Geronimo Stilton testimonial del sito Unesco “Pompei, Ercolano, Torre Annunziata” per un progetto educativo per ragazzi sul patrimonio culturale

Geronimo Stilton testimonial di un progetto educativo per ragazzi del sito Unesco Pompei, Ercolano, Torre Annunziata
Il sito Unesco “Pompei, Ercolano, Torre Annunziata” lancia in collaborazione con l’Osservatorio Permanente del Centro Storico di Napoli-sito Unesco, un progetto educativo per ragazzi rivolto ai giovani cittadini del territorio con un testimonial d’eccezione: Geronimo Stilton, il topo giornalista più amato dai bambini di tutto il mondo, con l’obiettivo per l’anno 2018-2019 di aumentare la consapevolezza e la sensibilità dei più giovani nei confronti del patrimonio culturale mondiale. La presentazione del progetto martedì 5 giugno 2018 alle 12 alla Palestra Grande degli scavi di Pompei. Interverranno Massimo Osanna, direttore generale del Parco archeologico di Pompei; Francesco Sirano, direttore generale del Parco archeologico di Ercolano; gen. Mauro Cipolletta, direttore del Grande Progetto Pompei; arch. Silvia Patrignani, segretariato generale del ministero per i Beni e le Attività culturali, Ufficio UNESCO. E naturalmente non mancherà l’ospite di eccezione, il testimonial Geronimo Stilton in pelliccia e baffi. Il progetto educativo è realizzato in collaborazione con Atlantyca Entertainment, l’azienda milanese che gestisce i diritti editoriali internazionali, di animazione e di licensing del personaggio Geronimo Stilton.
Al museo Archeologico nazionale di Adria si proietta il documentario di Antonio Bonadonna “Il delta del Po e l’archeologia di Adria”
Un documentario per valorizzare il Delta del Po e le sue aree: è quanto si propone il film “Il delta del Po e l’archeologia di Adria”, prodotto da Antonio Bonadonna, curato da Antonio Bonadonna e Maria Grazia Vanin, in collaborazione con Consorzio Delta Poolservice E Co.Se.Del.Po – La Cooperativa del Parco, film che domenica 3 giugno 2018, in occasione della prima domenica del mese gratuita, sarà proiettato alle 17 al museo Archeologico nazionale di Adria. Il documentario dà risalto all’antico passato del territorio adriese, analizzandone la preziosa eredità custodita gelosamente nel museo Archeologico nazionale di Adria, e racconta i luoghi d’interesse culturale rivestendoli della loro antica e non del tutto perduta identità. Un viaggio che porterà lo spettatore a rivalutare, a guardare e a valorizzare un territorio, già meraviglioso, da un altro punto di vista, che ne ingrandirà ulteriormente la bellezza. Al progetto hanno contribuito e partecipato anche Giovanna Gambacurta, Maria Cristina Vallicelli, Sandra Bedetti, Ilaria Ruggini, Nicola Donà. Le musiche sono a cura di Andreas Bonadonna e Clarisse Boraly. Il tutto narrato dalla voce di Andrea Bordin.
Pompei. I nuovi scavi nella V Regio hanno restituito un intero vicolo di edifici con balconi risparmiati dall’eruzione: conservati i parapetti, resti di tegole e anche anfore vinarie lasciate ad asciugare al sole. Osanna: sono una rarità, saranno restaurati

Le anfore vinarie trovate ancora capovolte come erano state messe ad asciugare al sole (foto Ciro Fusco)
A quasi duemila anni di distanza dall’eruzione del 79 d.C, che seppellì persone e cose, Pompei continua a regalare tesori. I nuovi scavi avviati nella V Regio grazie al Grande progetto – i primi in epoca recente in una zona “vergine” dei 66 ettari coperti dalla colonia romana- stanno restituendo giorno dopo giorno i veri colori e tanti particolari importantissimi per la storia della città. Emergono edifici con tre grandi balconi: un intero vicolo punteggiato da balconi aggettanti che incredibilmente hanno resistito alla furia dell’eruzione, con i parapetti, i resti delle coperture in tegole, persino le anfore svuotate dal vino che qualcuno aveva lasciato in un angolo ad asciugare al sole. E poi il rosso pompeiano come veramente era, così intenso da richiamare il vino tanto amato dai romani. Insieme agli ocra pastosi e rilucenti, le decorazioni geometriche, gli animali, i fiori, gli amorini. Massimo Osanna, direttore del parco archeologico, è emozionato nell’annunciare la scoperta: “Il ritrovamento dei balconi – in tutto al momento sono quattro, uno accanto all’altro sullo stesso vicolo che si sta tirando fuori in questi giorni- è straordinario perché a Pompei ne sono rimasti pochi e la conservazione del piano superiore è una rarità”. E proprio per questo i balconi verranno restaurati e inseriti in un percorso tutto nuovo che collegherà la via di Nola con il vicolo delle Nozze d’Argento, quello che prende il nome dalla monumentale dimora privata, una delle più sontuose di Pompei, che ora dopo una chiusura lunga decenni verrà restaurata e restituita al pubblico.
L’Antico Egitto a Vittorio Veneto. L’ing. Rubino nelle conferenze della mostra “Rispetto, Conoscenza e valore. 1989-2018, Paolo Renier per Abydos-Egitto”, interviene su “Il codice geometrico armonico universale del sarcofago, piramide di Cheope”
Per i tanti appassionati dell’Antico Egitto che seguono Paolo Renier nella conoscenza dell’Osireion, un unicum nell’architettura della civiltà dei faraoni, cioè la mitica tomba di Osiride, il dio dell’Oltretomba cui era dedicata la città sacra di Abydos, il “codice geometrico armonico” studiato dall’ingegner Alfonso Rubino, esperto di geometria sacra, non è una novità. Lo studioso era già intervenuto a Conegliano nel 2014 in occasione della mostra di Paolo Renier a Palazzo Sarcinelli “EGITTO come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2014/10/29/lantico-egitto-a-conegliano-ce-un-codice-geometrico-armonico-alla-base-dellosireion-di-abido-lo-ha-scoperto-ling-rubino-grazie-ai-rilievi-reali/). Sabato 2 giugno 2018, alle 18, nell’aula magna della Rotonda di villa Papadopoli a Vittorio Veneto (Tv), messa a disposizione dall’associazione storico culturale Zheneda, per le conferenze promosse in occasione della mostra “Rispetto, Conoscenza e valore. 1989-2018, Paolo Renier per Abydos-Egitto”, Alfonso Rubino interviene su “Il codice geometrico armonico universale del sarcofago, piramide di Cheope”.
Lo studio, anticipa Rubino, si basa sulle misure del sarcofago della Grande Piramide di Giza eseguite nel 1883 da Sir William Matthew Flinders Petrie (227,63 x 97,79 x 104,92), misure in centimetri che ci portano a trovare una stretta correlazione con le misure e le proporzioni dell’Arca dell’Alleanza riportate nel Libro dell’Esodo (25, 10-21; 37, 1-9 ), rese col cubito ebraico pari a 44,45 cm. “Secondo questi dati l’Arca dell’Alleanza misurava dunque 111,125 cm. di lunghezza per 66,675 cm. di larghezza. Fin qui questi numeri dicono poco. Ma non per Rubino che prima inizia a disegnare un reticolo geometrico quadrato con semilato di lunghezza pari a 97,79 cm., cioè la larghezza del sarcofago di Cheope. Quindi procede a tracciare linee linee diagonali e linee verticali passanti dai punti di intersezione del rombo interno al reticolo quadrato e alle linee diagonali già tracciate. A Vittorio Veneto, assicura Rubino, queste operazioni saranno facilmente comprensibili dalla grafica. Qui dobbiamo accontentarci delle spiegazioni. “Dopo questi tracciamenti si giunge a identificare un quadrato che ha il lato pari a 11/14 di 195,58 cm. che dà 153,67 cm. E questa non è una misura qualsiasi”, spiega, “ma rappresenta una soluzione geometrica (approssimata) della quadratura del cerchio detta di Archimede: il perimetro del quadrato è uguale al perimetro della circonferenza inscritta nel reticolo quadrato e corrisponde al valore approssimato π ∗ = 22/7”.

Il modello geometrico armonico rappresenta l’icnogramma del Sarcofago della Grande Piramide (studio ing. Rubino)
Il percorso per giungere a identificare il “codice geometrico armonico” non è ancora concluso. Rubino arriva a tracciare 7 circonferenze dello stesso raggio pari ai 3/14 di 97,79 cm. (cioè la larghezza del sarcofago di Cheope) che dà 20,955 cm. Alla fine si riesce a tracciare un doppio profilo rettangolare. Il profilo rettangolare esterno misura 227,5003 cm. x 97,79 cm., mentre il profilo rettangolare interno 197,8654 cm. x 68,1552 cm. con una distanza tra i due profili di 14,8174 cm. “Il confronto tra le misure calcolate del modello e le misure rilevate del Sarcofago”, spiega Rubino, “dimostra una elevata coerenza dei dati. Ad esempio se osserviamo la leggera anomalia dello spessore della parete del lato Nord tra rilievo e modello e modifichiamo il dato rilevato con il valore medio degli altri tre spessori misurati, l’errore si riduce ulteriormente. Penso che il modello geometrico armonico presentato sia l’autentico icnogramma del Sarcofago della Grande Piramide”.

Negli studi dell’ing. Rubino il dio Shu del soffitto astronomico della stanza del sarcofago dell?osireion risponde agli stessi canoni dell’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci
L’icnogramma del Sarcofago è suscettibile di un ulteriore sviluppo che permette di definire un nuovo rettangolo di proporzioni e dimensioni esattamente corrispondenti a quelle dell’Arca dell’Alleanza. L’icnogramma integrato del Sarcofago e dell’Arca dell’Alleanza permette a sua volta di spiegare e giustificare le proporzioni e le dimensioni di due primarie opere pittoriche di Leonardo da Vinci: l’Annunciazione , e la Vergine delle Rocce conservata al Museo del Louvre. “Lo studio presentato dimostra che sia il Sarcofago della Grande Piramide che l’Arca dell’Alleanza , descritta nella Bibbia, sono manufatti che derivano da un unico preciso icnogramma di quadratura del cerchio. Quadratura detta di Archimede. L’Arca dell’Alleanza è di fatto una filiazione compositiva del codice geometrico armonico del Sarcofago come lo sono l‘Annunciazione e la Vergine delle Rocce di Leonardo da Vinci”. Concetti, studi, confronti che l’ingegnere spiegherà al pubblico di Vittorio Veneto, dando risposte a dubbi e curiosità dei presenti. Anche perché Rubino ha in mente un gran finale: l’applicazione del codice geometrico armonico al bassorilievo del dio Shu al centro del soffitto astronomico della stanza del sarcofago dell’Osireion di Abydos che ci porta direttamente all’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci. Un motivo in più per non mancare a Vittorio Veneto.
Aquileia. Per l’ultima settimana della mostra “Tesori e imperatori. Lo splendore della Serbia romana” due eventi speciali: focus sull’antica città di Felix Romuliana e l’imperatore Galerio, e visite guidate “a porte chiuse” con archeologi speciali

Un prezioso elmo da parata esposto nella nella mostra “Tesori e imperatori. Lo splendore della Serbia romana” ad Aquileia
Ultima settimana per visitare la mostra “Tesori e imperatori. Lo splendore della Serbia romana” che proseguirà fino a domenica 3 giugno 2018 a palazzo Meizlik ad Aquileia, organizzata dalla Fondazione Aquileia, dal museo nazionale di Belgrado e dalla soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia in collaborazione con il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia, il Comune di Aquileia e l’Associazione nazionale per Aquileia. Settimana arricchita da alcuni eventi speciali: martedì 29 maggio 2018 alle 18 l’antica città di Felix Romuliana e l’imperatore Galerio saranno protagonisti di un incontro aperto al pubblico in Casa Bertoli (via Popone 6) che vedrà come ospite speciale Bora Dimitrijevic, già direttore di Felix Romuliana e del museo nazionale di Zajecar. Alla conferenza, organizzata da Fondazione Aquileia, soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio del Friuli Venezia Giulia e Associazione nazionale per Aquileia seguirà per i partecipanti la visita alla mostra guidata da Cristiano Tiussi. Venerdì 1° giugno 2018 doppio appuntamento alle 18 e alle 20 con le visite “a porte chiuse” alla mostra guidate dal direttore della Fondazione Aquileia con la partecipazione di due archeologi provenienti dalla Serbia- Nemanja Mrđić e Biljana Lučić – che ci racconteranno gli antichi siti di Sirmium e Viminacium (prenotazioni scrivendo a ufficiostampa@fondazioneaquileia.it).

Ai confini orientali della Serbia il Danubio s’incunea nello splendido scenario delle Porte di Ferro
Alle estreme propaggini orientali della Serbia il Danubio s’incunea nello splendido scenario delle Porte di Ferro. Duemila anni fa il fiume segnava il confine di un impero, quello romano, che nel periodo della sua massima espansione arrivava alla Tracia (Bulgaria sud-orientale, Grecia nord-orientale, Turchia europea) e alla Dacia. L’Illirico fu teatro di eventi cruciali – la campagna di Traiano, l’ascesa al potere di Diocleziano e di Costantino. Fu terra di fortificazioni, di legionari e di imperatori, di grandi residenze imperiali, di prosperi quartieri urbani, di commerci fiorenti, luogo di convivenza di culture e segni dei diversi influssi religiosi. Seicento anni di storia e di storie sono raccolti nella mostra “Tesori e imperatori. Lo splendore della Serbia romana” che attraverso sessantadue reperti provenienti dal museo nazionale di Belgrado, dal museo nazionale di Zaječar e di Niš e dai musei di Požarevac, Novi Sad, Sremska Mitrovica e Negotin, oltre a un calco storico della Colonna Traiana (1861) prestato dal museo della Civiltà Romana, ci trasportano in un lungo viaggio sulle tracce della storia dell’impero romano, dalla sua espansione all’età tardoantica fino al suo crepuscolo, quando il limes non resse più all’invasione dei barbari, in particolare gli Unni, gli stessi che, guidati da Attila, metteranno a ferro e fuoco anche Aquileia. E al Danubio, una via d’acqua che non era solo linea di frontiera, ma confine permeabile agli scambi e alle influenze che provenivano dai territori situati al di là, è dedicata la prima sala della mostra, che ne rievoca gli scenari grazie a un’installazione multimediale di suoni e immagini.

Il cosiddetto cammeo di Belgrado in sardonica a più strati, con l’imperatore a cavallo trionfante sopra il nemico sconfitto
Questo territorio nel medio e tardo impero conobbe uno sviluppo eccezionale, grazie anche ai favori dei numerosi imperatori che vi nacquero: da Ostiliano a Costanzo III, passando attraverso Costantino il Grande. In questi luoghi diverse relazioni sociali e impulsi culturali provenienti dal territorio italico e dalle province orientali hanno trovato una sintesi. Le tradizioni locali si fusero ben presto con la cultura romana lasciandoci opere di grande valore in una regione che con la riorganizzazione amministrativa e municipale vide sorgere grandiose ville imperiali, come quella di Mediana presso Naissus (Niš), a volte nella forma di fortezza, come a Felix Romuliana (Gamzigrad), o nuovi lussuosi quartieri urbani su iniziativa dei regnanti che, nel caso di Sirmium (Sremska Mitrovica), potevano anche includere la presenza di un palazzo con il circo, come ad Aquileia. Alcune opere, che vengono riunite eccezionalmente nell’esposizione, sono da annoverare tra le più significative creazioni artigianali o artistiche dell’epoca: le maschere da parata in bronzo ci restituiscono tutto il solenne cerimoniale dell’esercito romano e gli elmi tardoantichi di ufficiali, in particolare quello ritrovato a Berkasovo, dorato e tempestato di elementi in pasta vitrea multicolore a imitazione delle pietre dure, sono un vero e proprio capolavoro. La testa in porfido rosso dell’imperatore Galerio proveniente da Gamzigrad e la mano sinistra con globo sembra siano appartenute ad una figura colossale che poteva rappresentare Galerio come dominatore del mondo. Uno dei reperti più preziosi esposto in mostra è il cosiddetto cammeo di Belgrado in sardonica a più strati, con l’imperatore a cavallo trionfante sopra il nemico sconfitto. Ma il pezzo di arte e di propaganda politica più rappresentativo del tempo di Costantino è la famosa testa in bronzo con diadema dello stesso imperatore parte di una statua dorata rinvenuta nella città natale Naissus, esempio di magnificenza imperiale.
L’Antico Egitto a Vittorio Veneto. L’arch. Zanovello apre le conferenze della mostra “Rispetto, Conoscenza e valore. 1989-2018, Paolo Renier per Abydos-Egitto”: studiando il cubito sacro, unità di misura base per gli antichi egizi, ha dato forma e significato al percorso di iniziazione che si articolava all’interno dell’Osireion

Una veduta dall’alto dell’Osireion di Abydos, monumento unico nell’architettura sacra dell’Antico Egitto (foto Paolo Renier)
Oggi le loro misure sembrano incomprensibili. Ma i monumenti antichi non vanno letti con la lente di ingrandimento del sistema metrico decimale moderno, bensì con l’unità di misura con la quale gli architetti del tempo li hanno pensati e realizzati. Ne è convinto l’architetto Rinaldo Zanovello che sabato 26 maggio 2018 alle 18 nell’aula magna della Rotonda di villa Papadopoli a Vittorio Veneto (Tv), messa a disposizione dall’associazione storico culturale Zheneda, apre il ciclo di conferenze promosse in occasione della mostra “Rispetto, Conoscenza e valore. 1989-2018, Paolo Renier per Abydos-Egitto”, con un intervento su “Il Cubito sacro: strumento simbolico per conoscere l’Osireion di Abydos”. L’unità fondamentale per la misura delle lunghezze nel mondo egizio era infatti il cubito (in latino: cubitum, cioè gomito), che rappresentava la lunghezza dell’avambraccio del faraone, dal gomito alla punta del dito medio. Erano in uso due tipi di cubito: il cubito piccolo di circa 44,7 cm, usato per le misurazioni quotidiane, e il cubito regale, utilizzato in architettura, di 52,36 cm, ovvero la misura presa dal gomito alla punta del dito medio, più la larghezza di un palmo. Una caratteristica del cubito architettonico consisteva nel fatto che le misure verticali venivano effettuate con pertiche, mentre le misure orizzontali venivano effettuate facendo rotolare un odometro (un cilindro del diametro di un cubito verticale). Quindi un cubito orizzontale era lungo 3,14 volte un cubito verticale. Le piramidi classiche avevano un rapporto tra l’altezza e il lato di base che era di 4:1 (4:3,14 >1) e quindi un angolo di circa 51°. Le piramidi meno ripide avevano un rapporto di 3:1 (3:3,14 <1) e quindi un angolo di circa 41°.

L’architetto Rinaldo Zanovello nel sopralluogo all’Osireion di Abydos (foto Paolo Renier)
La conferenza di Rinaldo Zanovello, architetto e studioso di architettura simbolica e sacra, è il risultato di un soggiorno ad Abydos con il fotografo Paolo Renier. “Con la missione a maggio 2013 in Egitto”, ricorda Renier, “si è potuto raccogliere una documentazione aggiornata e realizzare i rilievi necessari per le ricostruzioni in scala 1:20 e in scala 1:1. È stato un bellissimo lavoro di squadra che è servito indubbiamente a definire al meglio i risultati delle varie spedizioni rendendoli interessanti anche per un pubblico di non esperti”. Zanovello anticipa i temi dell’incontro di Vittorio Veneto: “Affronterò le questioni più significative del luogo e della sua storia, mostrando per mezzo di parallelismi le forti analogie tra l’Osireion e il mito di Osiride e utilizzando il cubito sacro per decodificare il percorso di iniziazione situato all’interno del tempio iniziatico dell’Osireion”. Non dimentichiamo che uno degli elementi architettonici dell’Osireion è il corridoio che costituiva l’accesso all’ipogeo sacro: un percorso voltato sulle cui pareti laterali si potevano leggere dei testi oltremondani del repertorio regale, realizzati interamente con la tecnica della pittura a secco, perciò molto di quello che poterono leggere i primi scopritori oggi è andato perduto. “Sulla parete a Est”, spiega l’egittologa Federica Pancin, “c’è la più antica e completa versione conosciuta del Libro delle Cripte, che illustra il viaggio del Sole nella Duat, l’Aldilà. Il Sole dispensa benefici a coloro che, nel giudizio di Osiride, si sono dimostrati degni di Resurrezione. Mentre agisce senza pietà per chi ha peccato in vita. Sul lato occidentale, invece, figurano le scene e i testi del Libro delle Porte, che scandisce le fasi del viaggio solare, scandite in dodici sezioni percorse in dodici ore”. Per l’architetto Zanovello c’è un percorso di iniziazione, una “via attraverso il quale l’homo naturalis – cioè l’uomo decaduto in seguito a una sorta di “peccato originale” – riesce a ritornare alla condizione adamitico-originaria di Homo Spiritualis, nella quale conscio e subconscio sono nuovamente riuniti”. Come si vede ci sono tutti gli elementi per una conferenza di grande interesse.





























Commenti recenti