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Loreo (Ro). Al teatro Sociale la seconda giornata di Adrikà, la rassegna internazionale del cinema archeologico Adria Delta Po. Viaggio tra antiche imbarcazioni, rotte romane e documentari dedicati al mare, con una protagonista assoluta: la barca cucita di Corte Cavanella. Ecco il programma

La barca cucita di Cortre Cavanella di Loreo (Ro) (I. sec. a.C.) nel nuovo allestimento al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) (foto graziano tavan)

Giovedì 10 settembre 2026 Adrikà, la rassegna internazionale del cinema archeologico Adria Delta Po, arriva a Loreo con un viaggio tra antiche imbarcazioni, rotte romane e documentari dedicati al mare. Dopo l’anteprima di Porto Viro, Adrikà fa tappa al Teatro Sociale di Loreo, un territorio che custodisce una delle più importanti testimonianze archeologiche legate alla navigazione antica del Delta del Po: la barca cucita di Corte Cavanella. Quella di Loreo sarà una serata che dimostrerà come l’archeologia possa raccontare non soltanto il passato di un territorio, ma anche le connessioni tra culture lontane, unite dall’acqua, dalla navigazione e dagli scambi che per secoli hanno caratterizzato il Mediterraneo.

La serata si apre alle 20.30 con il saluto delle istituzioni e la presentazione della rassegna da parte del direttore artistico Lorenzo Daniele, insieme alla direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria Alberta Facchi, alla presidente del Circolo del Cinema “Carlo Mazzacurati” Emanuela Finesso, al sindaco di Loreo Moreno Gasparini e alla consigliera delegata alla Cultura Marilena Berto. Promossa dal Circolo del Cinema “Carlo Mazzacurati” e dal museo Archeologico nazionale di Adria da un’idea di Emanuela Finesso, presidente del Circolo del Cinema, Adrikà è diretta artisticamente da Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, con la direzione scientifica di Alberta Facchi e Sandra Bedetti. La manifestazione gode del patrocinio della Regione Veneto, della Provincia di Rovigo e di Veneto Film Commission, nonché del sostegno del Comune di Adria, dell’Ente Parco Naturale Regionale Veneto del Delta del Po, della Fondazione CARIPARO, di Banca Adria Colli Euganei, della Fondazione Franceschetti e Di Cola, del Rotary Club di Adria, del CADA di Adria, della Fondazione Carlo Bocchi e dello Studio Vassalli Associati. È realizzata inoltre con la collaborazione dei Comuni di Porto Viro e Loreo, del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, del conservatorio “Buzzolla”,  del CPSSAE, della Pro Loco di Adria, dell’associazione Archeovisiva , del Festival della comunicazione del Cinema archeologico, del Foto Club di Adria, della Croce Verde di Adria, di Arteven, di Aboca, della Rivista REM.

Stefano Medas, archeologo subacqueo e navale

Seguirà il secondo appuntamento della sezione “Incontri con l’Antico”, dedicato alla navigazione interna e para-litoranea nell’Italia nordorientale in età romana. A guidare il pubblico sarà Stefano Medas, tra i maggiori studiosi italiani di archeologia navale, docente dell’università di Bologna, che illustrerà le rotte, le tecniche di navigazione e le imbarcazioni utilizzate lungo la costa adriatica e nei corsi d’acqua dell’Italia romana.

Il tema dell’acqua, filo conduttore dell’edizione 2026 della rassegna, troverà una naturale prosecuzione con la presentazione di due contributi dedicati alla Mansio di Corte Cavanella, importante sito archeologico del territorio di Loreo. Saranno infatti proiettati il documentario dedicato al ritrovamento della celebre barca lignea “cucita” e la ricostruzione virtuale dell’antica mansio romana, testimonianze che raccontano uno dei più significativi ritrovamenti archeologici del Delta del Po degli ultimi anni.

Frame del film “Le barche cucite del Kerala” di Raymond Collet

La seconda parte della serata sarà dedicata alle proiezioni internazionali. Si inizia con il film “Le barche cucite del Kerala” di Raymond Collet (Egitto 2012, 26’). Le prime imbarcazioni cucite sono molto antiche. In Egitto, 4500 anni fa, questa tecnica venne adoperata per costruire la barca solare di Cheope, lunga 43 metri e mezzo. L’archeologo navale Patrice Pomay si è diretto in India, nello stato del Kerala, dove questa tradizione esiste ancora, per confrontarla con il dato archeologico. Questa ricerca ha consentito una migliore comprensione dei relitti rinvenuti nel Mediterraneo e di quelli recentemente scoperti nella costa egiziana del Mar Rosso. Segue il film “Thalassa. Il racconto” di Antonio Longo (Italia 2021, 48’). In modo inedito il documentario diretto da Antonio Longo e scritto dallo stesso Longo con Salvatore Agizza, svela il percorso della ricerca archeologia nei mari del Sud Italia: alternando passato e presente grazie a filmati d’archivio Rai Teche e testimonianze di pionieri dell’esplorazione sottomarina, in dialogo con reperti riuniti per la prima volta in un’unica esposizione, “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” (MANN, Napoli).

Santa Maria Capua Vetere (Ce). Al via all’Anfiteatro Campano “Terra Sonans”, il festival ideato e diretto da Enzo Avitabile: un viaggio attraverso continenti, tradizioni e culture diverse con grandi artisti internazionali in 6 concerti gratuiti- Ecco il programma

Nel cuore dell’antica Capua prende forma un viaggio attraverso continenti, tradizioni e culture diverse: dal 9 al 13 settembre all’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere “Terra Sonans”, il festival ideato e diretto da Enzo Avitabile, racconta l’idea di una terra che vibra e che, attraverso la musica, si apre all’ascolto e al dialogo con il mondo con grandi artisti internazionali in 6 concerti gratuiti con prenotazione obbligatoria su Eventbrite. “Terra Sonans” è realizzato con il supporto della Regione Campania attraverso Scabec – Società Campana Beni Culturali, in collaborazione con il Comune di Santa Maria Capua Vetere, ed è prodotto da Black Tarantella in collaborazione con il ministero della Cultura, direzione regionale Musei nazionali Campania. Tra gli ospiti attesi al festival: la statunitense Dee Dee Bridgewater, i maliani Salif Keïta e Rokia Traoré, il norvegese Jan Garbarek con l’indiano Trilok Gurtu, gli iraniani Kayhan Kalhor, Kiya Tabassian e Niloufar Mohseni, oltre allo stesso Enzo Avitabile protagonista di un inedito progetto live insieme a Daby Touré, cantante e musicista mauritano naturalizzato francese.

L’Anfiteatro Campano a Santa Maria Capua Vetere (foto scabec)

L’Anfiteatro Campano, uno dei luoghi più significativi della nostra rete museale, sarà il palcoscenico di questo incontro, diventando uno spazio vivo di condivisione, capace di accogliere linguaggi, culture e sensibilità differenti, e ritornando alla sua dimensione più autentica: quella di un luogo aperto, attraversato da persone, culture e storie diverse. Un luogo in cui il passato non resta immobile, ma incontra il presente e torna a farsi ascoltare con linguaggi nuovi.

MERCOLEDÌ 9 SETTEMBRE 2026, alle 21: SALIF KEÏTA (Mali). Ad inaugurare il ciclo di concerti all’Anfiteatro Campano sarà Salif Keïta. Discendente diretto di Sundiata Keïta, eroe nazionale e fondatore dell’Impero del Mali nel XIV secolo, Salif Keïta è una delle figure più iconiche della musica africana contemporanea. Pioniere e punto di riferimento da oltre mezzo secolo dell’Afro-pop, grazie alla sua voce straordinaria – definita “The golden voice of Africa” – e alla fusione delle tradizioni musicali Mandé con influenze pop, jazz, funk, blues e sonorità elettroniche, ha dato vita a 20 album e successi planetari come “Yamore” e “Madan”. Salif Keïta è uno dei grandi protagonisti dell’evoluzione della musica africana, contribuendo in modo significativo alla sua diffusione globale. Sul palco, insieme a lui ci sarà la Electric Band composta da Soubeiga Fatoumata e Aicha Mariko (voci), Guimba Kouyate (chitarra), Harouna Samake (kamale n’goni), Seydou Kouyate (tastiera & kora), Mamady Kouyate (basso), Moise Sagara (batteria), Daouda Kone (percussioni) e Abou Cisse (MPC).

GIOVEDÌ 10 SETTEMBRE 2026, alle 21: JAN GARBAREK GROUP feat. TRILOK GURTU Norvegia (India). La seconda serata della rassegna Terra Sonans vede protagonista una leggenda del jazz europeo: Jan Garbarek. Un grande musicista che ha influenzato intere generazioni col suo stile inconfondibile, capace di definire il sound tipico della mitica etichetta ECM Records. Tra le sue numerose collaborazioni impossibile non citare quelle con Bill Frisell, Keith Jarrett, Agnes Buen Garnås, Zakir Hussain, Anouar Brahem e The Hilliard Ensemble. Ma il suo punto fermo è rappresentato dal progetto Jan Garbarek Group. Insieme al sassofonista e compositore norvegese classe 1947 (figlio di un ex prigioniero di guerra polacco) troviamo il suo collaudato gruppo composto dal pianista e tastierista tedesco Rainer Brüninghaus, dal bassista brasiliano Yuri Daniel e dal fenomenale percussionista indiano Trilok Gurtu. Un quartetto multietnico capace di superare stili e generi musicali, dando vita a un raffinatissimo estetismo sonoro. Nulla è più difficile di ciò che è semplice. Jan Garbarek, da sessant’anni, rende semplice, limpido ed evidente ciò che è complesso.

VENERDÌ 11 SETTEMBRE 2026, alle 21: DEE DEE BRIDGEWATER (U.S.A.). L’Anfiteatro Campano accoglie una delle più acclamate voci del jazz: Dee Dee Bridgewater. Nel corso di una carriera poliedrica che abbraccia più di quattro decenni, ha raggiunto l’apice tra le voci del panorama musicale mondiale. La cantante originaria di Memphis – vincitrice di tre Grammy Awards – porta sul palco un progetto che unisce musica e impegno civile, costruito insieme al suo ensemble tutto femminile: accanto a lei, Alexis Lombre (al pianoforte), Rosa Brunello (al basso elettrico, contrabbasso) e Anne Paceo (alla batteria). In questo spettacolo dal titolo evocativo, “WE EXIST!” – che richiama volutamente il capolavoro di Max Roach del 1960 “We Insist! Freedom Now Suite” – Dee Dee Bridgewater unisce il suo vasto vissuto e tutte le sue doti artistiche. Con questo progetto, arte e attivismo si fondono nella sua vocalità potente e raffinata, capace di attraversare generi, epoche e linguaggi, mantenendo intatta la propria identità.

SABATO 12 SETTEMBRE 2026, alle 21: ROKIA TRAORÉ (Mali). Tra le figure di punta della cosiddetta “nuova Africa musicale”, Rokia Traoré è un’artista capace di coniugare con naturalezza le radici della tradizione africana con le sonorità contemporanee del rock, del folk e della canzone d’autore globale. Nata nel 1974 a Kolokani, in Mali, e figlia di un diplomatico, ha vissuto tra Stati Uniti, Europa e Medio Oriente, esposta fin da giovane a culture e musiche diverse. Ha studiato sociologia a Bruxelles prima di dedicarsi interamente alla musica. Oltre alla carriera musicale e teatrale, Rokia Traoré è anche una figura centrale dell’attivismo culturale africano. Nel 2009 ha fondato a Bamako la Fondation Passerelle, con l’obiettivo di formare e sostenere giovani artisti maliani offrendo loro strumenti tecnici, educazione artistica e opportunità di crescita. Nel 2016 è stata nominata ambasciatrice di buona volontà dell’UNHCR, l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati.

SABATO 12 SETTEMBRE 2026, alle 22: THE ART OF IMPROVISATION IN IRANIAN MUSIC KAYHAN KALHOR · KIYA TABASSIAN · NILOUFAR MOHSENI (Iran). Tre straordinari musicisti ci conducono nel cuore di una delle più antiche tradizioni musicali del mondo, dove poesia, spiritualità e virtuosismo si intrecciano in un dialogo senza confini. L’ambasciatore della musica persiana, Kayhan Kalhor, vincitore del Grammy Award e del Womex Artist Award, considerato il più grande virtuoso al mondo del kamancheh (violino persiano). Le sue collaborazioni con il Silkroad Ensemble di Yo-Yo Ma, i Kronos Quartet e numerosi artisti provenienti da culture diverse gli hanno permesso di costruire un ponte tra Oriente e Occidente. Accanto a lui, Kiya Tabassian, virtuoso del setar (il liuto persiano), compositore e fondatore dell’ensemble Constantinople. Il suo lavoro esplora le connessioni tra la tradizione persiana, il Mediterraneo e il Medio Oriente. Completa il trio Niloufar Mohseni, interprete di grande sensibilità del tombak, il principale strumento a percussione della musica classica e popolare persiana.

DOMENICA 13 SETTEMBRE 2026, alle 21: ENZO AVITABILE IN ROTTE CLANDESTINE · guest DABY TOURÉ Italia (Mauritania). La serata conclusiva di Terra Sonans vede in scena il Maestro Enzo Avitabile con il nuovo e inedito concerto “Rotte Clandestine”. Il compositore e cantautore partenopeo, da sempre impegnato nella ricerca e nella contaminazione sonora, dialoga in questa esibizione con il cantante e musicista mauritano, naturalizzato francese, Daby Touré (storico collaboratore di Peter Gabriel e già al fianco di Avitabile in varie occasioni). Insieme presentano dal vivo questo progetto musicale che racconta, attraverso suoni e parole, le rotte migratorie contemporanee. Un concerto intimo ma pieno di groove, che si sviluppa come un viaggio simbolico tra Sud e Nord del mondo, mettendo al centro le storie di chi attraversa confini alla ricerca di dignità, identità e futuro. L’incontro tra Enzo Avitabile e Daby Touré, accompagnati da Gianluigi Di Fenza (chitarra) e Emidio Ausiello (tamburi a cornice), crea un dialogo artistico che fonde tradizioni diverse, trasformando il palco in uno spazio condiviso e la musica in un suono di comunità senza confini.

Varese. Al via la IX edizione del VARESE ARCHEOFILM 2026, Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente Etnologia. Film e incontri, con due premi: del pubblico e di una giuria tecnica

Al via in sala Montanari (Ex cinema Rivoli) in via dei Bersaglieri 1 a Varese, dal 9 al 12 settembre 2026, alle 20.30, la IX edizione del VARESE ARCHEOFILM 2026, Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente Etnologia, organizzato da Comune di Varese, in collaborazione con Museo Castiglioni, Ass. Conoscere Varese, Archeologia Viva, Firenze Archeofilm, Ce.R.D.O; con il patrocinio di università Insubria; selezione filmati Marco Castiglioni; archivio cinematografico Firenze Archeofilm. Ingresso libero e gratuito.

Frame del film “Nefertari: la grande regina dell’antico Egitto / Nefertari: the great queen of ancient Egypt” di Curtis Ryan Woodside

MERCOLEDÌ 9 SETTEMBRE 2026. Apre il film “Nefertari: la grande regina dell’antico Egitto / Nefertari: the great queen of ancient Egypt” di Curtis Ryan Woodside (Italia/Egitto 2025, 52’). La storia completa della vita e della morte della grande sposa reale del faraone Ramses II: Nefertari. Curtis Ryan Woodside, insieme ai celebri egittologi Zahi Hawass e Sofia Aziz, ci guida in un emozionante viaggio in Egitto alla scoperta della storia dell’amata regina. Segue la conversazione con Silvana Cincotti storica dell’arte, dottore di ricerca in Egittologia, responsabile del Progetto Rifaud e Livio Secco studioso di filologia, Presidente GESER (Gruppo Egittologico Studi e Ricerche) di Torino. Chiude la serata il film “Kofun.  Le misteriose tombe giapponesi” di Sergio Panariello (Italia 2025, 53’). Il film documenta la prima missione archeologica europea in Giappone finalizzata allo studio delle antiche tombe degli imperatori: i Kofun. L’archeologo Daniele Petrella, guida una missione durata oltre quattro anni tra l’Italia e il Giappone. Un viaggio in cui ci mostra i segreti di queste tombe e ricostruisce l’epoca in cui nasce l’Impero giapponese.

Frame del film “Maasai Eunoto” di Kire Godal

GIOVEDÌ 10 SETTEMBRE 2026. Apre il film “Maasai Eunoto” di Kire Godal (Kenya 2024, 34’). Gli indigeni Masai lottano ancora oggi per mantenere vive le loro tradizioni. Attraverso le voci di guerrieri e anziani durante il loro emotivo rito di passaggio nel 2022, il film segue il passaggio del guerriero Masai allo stadio di anziano, rivelando il passato e il presente nascosti di una delle cerimonie di iniziazione culturale più importanti dell’Africa. Quindi il film “Tabù – L’ultimo sciamano” di Nikita Khokhlov, Elena Sheblakova (Russia 2009, 26’). Nya: così si autodefiniscono i Nganasan, un piccolo popolo della penisola del Tajmyr, il popolo più settentrionale dell’Eurasia. Solo quarant’anni fa vagavano ancora su un territorio considerevole, poi il governo sovietico li costrinse alla vita sedentaria e oggi sono poco più di un migliaio. Il film racconta la storia dell’ultimo sciamano Nganasan che è riuscito a conservare tutto il necessario “arsenale sciamanico” ereditato da suo padre e suo nonno. Seguono la partecipazione di Ballafon Percussion Band diretta dal Maestro Antonio Testa e la conversazione con Enrico Longarini Cultural Anthropologist, Ph.D. Student in Geography. Chiude la serata il film “Il toro e la Madonna” di Claudio Sagliocco, Gianni Nunno (Italia 2025, 30′). A Bacugno, un paese di meno di cento abitanti nel centro Italia, sopravvive una festa di origini pagane. Ogni anno, si ripetono antichi riti precristiani che culminano in un momento solenne: un toro scende dalla montagna per inginocchiarsi davanti alla Vergine Maria. Il toro è stato donato a Bacugno dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nessuno sa da quanto tempo esista questa tradizione. Questo è il primo e unico film a raccontarne l’intera storia.

Frame del film “Vitrum. Il vetro dei Romani” di Marcello Adamo

VENERDÌ 11 SETTEMBRE 2026. Apre il film “Vitrum. Il vetro dei Romani” di Marcello Adamo (Italia 2025, 52’). Tra le acque profonde al largo della Corsica, un misterioso relitto romano riemerge dall’oblio dopo duemila anni. A bordo, un carico straordinario: blocchi di vetro grezzo e oggetti di vetro finemente lavorati. Il film segue un’indagine archeologica senza precedenti condotta da un team internazionale di ricercatrici a bordo dell’Alfred Merlin, nave oceanografica d’eccellenza, per far luce su una scoperta rara e preziosa. Segue la conversazione con Giovanna Marina Uboldi presidente Comitato Nazionale Italiano AIHV – Association Internationale pour l’Histoire du Verre e Barbara Cermesoni conservatrice archeologa Musei Civici di Varese. Chiude la serata il film “Roma sotterranea, una metro nella storia” di Laurent Portes (Italia, Francia, Canada 2025, 52’). Quello di Roma è il sottosuolo archeologico più complesso al mondo profondo oltre 15 metri. Come fare dunque a costruire una linea metropolitana che attraversi il cuore del centro storico della città? Il film è un viaggio inedito nella città eterna raccontato attraverso scoperte sensazionali che hanno costretto gli esperti a riscrivere la storia di ieri e oggi.

Varese Archeofilm: Marco Castiglioni e Giulia Pruneti (foto sara conte)

SABATO 12 SETTEMBRE 2026. Apre il film in prima assoluta “Sentinella dei cambiamenti. La foresta del Campo dei Fiori raccontata da Giorgio Vacchiano” di Marco Tessaro (Italia 2026, 15’). I boschi non si possono capire se non andandoci dentro. Nella foresta del Campo di Fiori si stanno concentrando tutti i cambiamenti che, pian piano, si manifestano nelle foreste italiane ed europee, come se questo ambiente delle Prealpi lombarde fosse un po’ in anticipo: una sentinella di quello che può avvenire sia dal punto di vista delle crisi, quindi gli eventi estremi, sia dal punto di vista delle possibili soluzioni. Roberto Vacchiano, docente e ricercatore riconosciuto a livello internazionale, racconta le suggestioni e gli insegnamenti che una foresta montana può svelare a chi si avvicina con il giusto passo. Segue la conversazione con Giuseppe Barra presidente del Parco Regionale del Campo dei Fiori, Marco Tessaro documentarista e autore, Massimo Valerio regista, fotografo e videomaker, e Barbara Ravasio responsabile Riserva Naturale Palude Brabbia – Oasi LIPU. Quindi il film “Vita da Oasi: la fauna della palude” di Massimo Valerio (Italia 2024, 55’). Conosciuta soprattutto per l’avifauna legata agli ambienti acquatici, la palude offre rifugio anche a molte altre specie faunistiche. Voleremo a pelo d’acqua sulle ali di falchi di palude e libellule alla scoperta di questo prezioso ambiente e della sua peculiare fauna. Chiude la serata e il festival la Cerimonia di premiazione con l’attribuzione del “Premio Città di Varese” al film più gradito al pubblico, e l’attribuzione del “Premio Alfredo e Angelo Castiglioni” da una giuria tecnica.

Un libro al giorno. “Oriente. Una storia” di Alessandro Vanoli che racconta la storia di come l’Oriente ha contribuito a costruire l’Occidente

Copertina del libro “Oriente. Una storia” di Alessandro Vanoli

È uscito per i tipi di Editori Laterza il libro “Oriente. Una storia” di Alessandro Vanoli. È tempo di una nuova mappa della storia. Una mappa dove ogni confine svanisce e comincia un viaggio millenario di connessioni, scambi e culture che hanno plasmato il mondo che conosciamo. È lì che scopriremo l’Oriente e la sua storia. Che parla tanto di noi. Ecco, dunque, il punto di partenza: una mappa. Come quelle dei viaggiatori antichi: una carta un po’ ingiallita, stesa con attenzione su un tavolo di legno. Per scoprire che non c’è nessun confine naturale, nessun luogo geografico dove sia possibile affermare che abbia inizio l’Oriente. C’è invece un solo unico immenso macrocontinente, dove le divisioni tra Europa e Asia non sono geologiche ma umane, culturali e politiche. In questo libro Alessandro Vanoli racconta la storia di come l’Oriente ha contribuito a costruire l’Occidente. Una storia fatta di viaggi, mercanti e guerre e che parla di spezie, di gioielli e di pietre preziose, ma anche di un’infinità di scoperte, dalla bussola allo zero, al divano. Ma in parallelo racconta anche come, proprio assieme a questa progressiva mescolanza, si sia costruita sempre di più una contrapposizione culturale, ideologica e politica. Perché erano in Oriente il giardino dell’Eden e le immense ricchezze sognate da Alessandro Magno, ma erano a Oriente anche i barbari e i più terribili mostri. E di secolo in secolo tutto questo sarebbe stato ripreso e rivisto in forme diverse, fino ai sogni orientalistici più moderni fatti di harem e odalische, di asceti in meditazione ma anche di violenza e di tirannide. Sino al presente, tra spiritualità indiana, ristoranti di sushi e serie televisive coreane, in un mondo sempre più frammentato e segnato dai drammi del Medio Oriente e dal potere della nuova Cina, dove nessuna facile definizione basta ormai a dirci cosa di noi sia Occidente e cosa Oriente.

Un libro al giorno. “Plants and Humans in the Ancient Near East. Roots of Multispecies Connections / Piante e esseri umani nell’antico Vicino Oriente. Radici delle connessioni multispecie” a cura di Silvana Di Paolo e Gioele Zisa, con un approccio multidisciplinare che integra archeologia, filologia, archeobotanica e storia delle religioni

Copertina del libro “Plants and Humans in the Ancient Near East. Roots of Multispecies Connections / Piante e esseri umani nell’antico Vicino Oriente. Radici delle connessioni multispecie” a cura di Silvana Di Paolo e Gioele Zisa

È uscito per i tipi di Zaphon editore il libro “Plants and Humans in the Ancient Near East. Roots of Multispecies Connections / Piante e esseri umani nell’antico Vicino Oriente. Radici delle connessioni multispecie” a cura di Silvana Di Paolo e Gioele Zisa. Questo libro esplora il ruolo delle piante nel Vicino Oriente antico attraverso un approccio multidisciplinare che integra archeologia, filologia, archeobotanica e storia delle religioni. Esamina l’importanza delle specie vegetali non solo come risorse economiche e alimentari (ruolo passivo), ma anche come elementi fondamentali nella co-produzione dello spazio con gli esseri umani per forgiare sistemi simbolici, pratiche religiose e rappresentazioni artistiche. Analizzando attentamente fonti testuali, prove archeologiche e iconografiche e resti archeobotanici, questo volume presenta studi di casi selezionati sulle interazioni tra le società umane e il mondo vegetale della regione. Negli ultimi anni, l’interesse accademico per le piante nel contesto del Vicino Oriente antico è cresciuto significativamente, in linea con lo sviluppo delle discipline umanistiche ambientali e l’emergere degli studi critici sulle piante. Questa prospettiva teorica e metodologica in evoluzione costituisce il fulcro di due iniziative di ricerca: il progetto BioANE (Biodiversità nell’Antico Vicino Oriente), diretto da Silvana Di Paolo (Cnr-Ispc) e Gioele Zisa (Sapienza università Roma), e il progetto PLANET (Piante nei testi antichi del Vicino Oriente), coordinato da Gioele Zisa. Questo volume si colloca all’incrocio di questi due progetti, offrendo nuove intuizioni su come le culture dell’antico Vicino Oriente percepissero, utilizzassero e rappresentassero le piante. Ma non solo: gli studi raccolti mettono in luce la complessità di queste relazioni, mettendo in discussione le prospettive antropocentriche e proponendo un’interpretazione che riconosce le piante come partecipanti attivi nella storia culturale e ambientale della regione. Esplorando le complesse relazioni tra esseri umani e piante nell’antico Vicino Oriente, questo libro mette in discussione le prospettive antropocentriche e mette in luce l’opera degli esseri vegetali nel plasmare i paesaggi culturali, religiosi ed economici. Così facendo, contribuisce a un crescente discorso accademico che ridefinisce la nostra comprensione del mondo naturale come partecipante attivo ai processi storici, spingendoci a ripensare i confini tra natura e cultura.

Un libro al giorno. “Destinazioni d’uso dei beni archeologici. Tra storia e memoria: l’uso strumentale del passato nel dibattito contemporaneo” di Marilena Scuotto

Copertina del libro “Destinazioni d’uso dei beni archeologici. Tra storia e memoria: l’uso strumentale del passato nel dibattito contemporaneo” di Marilena Scuotto

È uscito per i tipi di Antiqua Res il libro “Destinazioni d’uso dei beni archeologici. Tra storia e memoria: l’uso strumentale del passato nel dibattito contemporaneo” di Marilena Scuotto. Affinché nuove identità politiche, economiche e religiose riuscissero a sopraggiungere e a trovare spazio, è stato necessario talvolta, cancellare e distruggere le tracce e i simboli delle culture o dei regimi precedenti. Si pensi alla distruzione deliberata e pianificata dei colossali Buddha che sorgevano nella valle di Bamiyan, in Afghanistan, da parte dei Talebani nel marzo 2001, agli attacchi al sito archeologico di Palmira in Siria ad opera dell’estremismo islamico, avvenuti nell’agosto 2015 o anche a ciò che sta accadendo in questo momento in Palestina: secondo l’UNESCO, dal 7 ottobre 2023 fino al 29 novembre 2024, settantacinque siti culturali e religiosi sono stati danneggiati o distrutti dallo Stato moderno di Israele nella Striscia di Gaza, di cui dieci luoghi di culto, quarantotto edifici storici e artistici, tre depositi di beni culturali mobili, sei monumenti, un museo e sette siti archeologici. Nonostante la nascita e il riconoscimento da parte del diritto internazionale del concetto di “Patrimonio mondiale”, la distruzione o l’uso improprio dell’archeologia, dei simboli, delle antichità e del patrimonio culturale in generale, continua ad essere una pratica ordinaria dei poteri emergenti e dominanti. Nei secoli, il potere si è servito della storia, dell’archeologia e del patrimonio culturale con finalità dirette alla propria legittimazione, alla propaganda, alla propria salvaguardia, al rafforzamento del consenso e al consolidamento della propria identità.

L’archeologa Marilena Scuotto (UniOr)

Marilena Scuotto nasce a Torre del Greco in provincia di Napoli il 30 luglio 1985. Archeologa e direttore tecnico per l’Archeologia, dal 2004 ad oggi si occupa di scavo, documentazione e ricerca archeologica in ambito nazionale e internazionale. Vanta collaborazioni con i più prestigiosi Atenei italiani (università “L’Orientale” di Napoli, università di Pisa, Milano, Udine, Trieste, “Ca’ Foscari” di Venezia e “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara). Giornalista, scrittrice, e docente per le scuole superiori, è responsabile di diversi progetti didattici per l’inclusione e l’orientamento. Fa parte della rete di insegnanti “Docenti per Gaza” che dal 2023 si mobilita in solidarietà con il popolo palestinese e per la sua autodeterminazione.

Rovereto (Tn). Ecco il tema e le date del RAM film festival 2026: “Sguardi sulle città”, un invito a imparare dalle città che siamo stati, per immaginare città più consapevoli, resistenti e sostenibili, capaci di custodire la memoria e allo stesso tempo di trasformarsi

La Fondazione museo civico di Rovereto scopre le carte: ecco le date e il tema del RAM film festival 2026: la trentasettesima edizione avrà un focus sulle città. Dal 7 alkl’11 ottobre 2026, il RAM film festival torna con i migliori film e documentari per raccontare attraverso il cinema il nostro patrimonio, le tradizioni, la memoria, con uno sguardo quest’anno sulle città, tra sfide e meraviglie. Le città sono archivi in continua trasformazione, fatti di storie, pratiche e scelte da preservare e reinterpretare per il futuro con il passato come risorsa attiva, capace di ispirare nuovi modi di immaginare e vivere lo spazio urbano.  Attraverso il cinema e il confronto con studiosi e comunità, questa edizione del RAM vuole riflettere sulle città di ieri, di oggi e di domani, mostrando come forme urbane e modi di abitare siano il risultato di processi storici, culturali e ambientali. “Sguardi sulle città” è quindi un invito a imparare dalle città che siamo stati, per immaginare città più consapevoli, resistenti e sostenibili, capaci di custodire la memoria e allo stesso tempo di trasformarsi.

Un libro al giorno. “Ninive. Mito e realtà” di Paolo Brusasco che mette in evidenza come dagli annali e dai meravigliosi rilievi istoriati si delinei una città fulcro di cultura e un centro religioso dedicato alla leggendaria dea Ištar

Copertina del libro “Ninive. Mito e realtà” di Paolo Brusasco

È uscito per i tipi de La nave di Teseo il libro “Ninive. Mito e realtà” di Paolo Brusasco. La città di Ninive sfugge al tempo. È come un girone infernale e paradisiaco in cui vibrano le anime di ieri e di oggi, dei suoi scopritori, dei suoi re, delle sue regine, dei suoi distruttori e dei profeti biblici. Per Byron, gli Assiri piombano sul nemico “come il lupo sul gregge” e le loro coorti sono scintillanti di porpora e d’oro. I profeti la denigrano. Giona lancia invettive contro “quella grande città, nella quale vi sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra”; mentre per il profeta Naum, Ninive è prostituzione, colpa e castigo. Nelle testimonianze dei Greci la città e sovrani come Sardanapalo appaiono empi e lascivi, in preda a vizio e perdizione. Ma Ninive, capitale d’Assiria, fu soltanto una città sanguinaria votata alla guerra e alla barbarie, spietata dominatrice di popoli come narrato dalla Bibbia e dai classici? Partendo dall’avvincente narrazione della sua scoperta a metà Ottocento, Ninive. Mito e realtà mette in evidenza come dagli annali dei sovrani assiri, così come dai meravigliosi rilievi istoriati che decoravano le loro splendide regge, si delinei una città fulcro di cultura e un centro religioso dedicato alla leggendaria dea Ištar. Ninive è fonte di scienza, di sapere astronomico-astrologico, di pratiche divinatorie e miti primigeni quali L’Epopea di Gilgamesh e il Diluvio universale, ripresi nella tradizione biblica. Paolo Brusasco racconta l’affascinante storia della più grande città del suo tempo che, da villaggio neolitico sulle sponde del Tigri nel nord dell’attuale Iraq, si trasformò con Sennacherib nella capitale del primo impero universale, per diventare con Assurbanipal e la sua celebre biblioteca il faro culturale del mondo antico.

L’archeologo Paolo Brusasco (UniGe)

Paolo Brusasco è docente di Archeologia e storia dell’arte dell’Asia occidentale e del Mediterraneo orientale antichi all’università di Genova. Già PhD e Research Fellow dell’università di Cambridge (UK), ha effettuato scavi archeologici nel Mediterraneo, in Siria e Iraq, e attualmente dirige la Missione Assiria dell’università di Genova (MAUGE) nel Kurdistan iracheno. È stato inoltre intervistato dal “New York Times” sulla tutela dell’Iraq Museum di Baghdad. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni scientifiche e monografie tra cui La Mesopotamia prima dell’Islam (2008), Babilonia. All’origine del mito (2012) e Tesori rubati (2013). Per La Nave di Teseo ha pubblicato Dentro la devastazione (2018) che ha ricevuto il premio Montale Fuori di Casa 2018.

Un libro al giorno. “Alessandro Magno. Re, condottiero, eroe” di Mariangela Galatea Vaglio che narra la grandezza, l’intelligenza e l’umana fragilità del celebre condottiero

Copertina del libro “Alessandro Magno. Re, condottiero, eroe” di Mariangela Galatea Vaglio

È uscito per i tipi di Giunti editore il libro “Alessandro Magno. Re, condottiero, eroe” di Mariangela Galatea Vaglio. Alessandro Magno: un nome che, a distanza di millenni, evoca battaglie epiche, vicende appassionanti, campagne militari in grado di superare ogni immaginazione. Nato dall’ambizioso re Filippo II e dall’astuta principessa Olimpiade, il giovane principe è destinato a un futuro di gloria militare e politica: infatti, dopo la conquista delle poleis greche, la Macedonia è più potente che mai. Ma quando il padre è ucciso in una torbida congiura e Alessandro sale sul trono, la sua sete di conoscenza non si accontenta dell’Ellade. È questa la scintilla da cui parte la sua conquista dell’Asia, nella quale il sovrano riscrive i confini del mondo conosciuto, entrando non solo nella storia, ma anche nel mito. In una parola, diventando Magno. Appassionante come un kolossal, scritta come un romanzo e documentata con rigore, la biografia di Mariangela Galatea Vaglio narra la grandezza, l’intelligenza e l’umana fragilità del celebre condottiero.

Un libro al giorno. “Gerusalemme” di Antonio Dell’Acqua che ripercorre l’evoluzione urbana e architettonica della città dal periodo ellenistico alla conquista araba

Copertina del libro “Gerusalemme” di Antonio Dell’Acqua

È uscito per i tipi di Carocci editore il libro di “Gerusalemme” di Antonio Dell’Acqua. Possono le pietre raccontare delle storie? A Gerusalemme sì. Il libro ripercorre l’evoluzione urbana e architettonica della città dal periodo ellenistico alla conquista araba, attraverso nove secoli di trasformazioni politiche, culturali e religiose. Integrando archeologia, fonti storiche ed epigrafiche, delinea un ritratto chiaro e aggiornato della Gerusalemme ellenistica, romana e tardoantica e mostra come templi, strade, mura e quartieri abbiano plasmato non solo lo spazio urbano, ma anche l’immaginario delle comunità che lo abitarono. Le stratificazioni del passato diventano così chiavi per leggere la città contemporanea, tra continuità e fratture ancora riconoscibili. Il libro offre dunque un’introduzione accessibile e al tempo stesso rigorosa, pensata per studiosi, studenti e lettori interessati alla storia del Medio Oriente.

Antonio Dell’Acqua è ricercatore in Archeologia classica all’università di Udine, dove insegna Archeologia romana. È direttore della missione archeologica italiana presso il ninfeo di Gerasa.