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Firenze. A Tourisma presentato il nuovo Servizio gestione parchi della Sicilia: in tutto sono 14, diffusi su tutto il territorio regionale organizzati attorno alle grandi realtà archeologiche e siti Unesco. Parello: “Una sfida ambiziosa”

Patrimonio archeologico della Sicilia: in alto, la mappa dei 14 grandi archeologici; sotto, i 14 nuovi parchi archeologici (foto Graziano Tavan)

Vent’anni. Sono passati vent’anni dall’istituzione del sistema regionale dei parchi archeologici con la legge regionale 20/2000 ma finalmente in Sicilia qualcosa si sta muovendo per giungere alla sua applicazione. “In termini anche migliorativi”, assicura Giuseppe Parello intervenuto a Tourisma 2020 nella nuova sezione “A Spasso nel tempo” dedicata alle nuove proposte per la fruizione dei parchi archeologici e ambientali. “Se oggi possiamo parlare di sistema parchi siciliani dobbiamo ringraziare l’opera preziosa di Sebastiano Tusa, scomparso prematuramente nel disastro aereo in Etiopia nel marzo 2019”, spiega Parello, già direttore del parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, ora dirigente del neonato Servizio gestione parchi e siti Unesco della Regione Siciliana. E proprio dalla denominazione dell’ente si capisce la novità e l’evoluzione rispetto al dettato originario della legge 20/2000: l’inclusione dei siti Unesco nel parco archeologico di riferimento. “Complessivamente abbiamo individuato ben 14 parchi regionali, diffusi capillarmente sull’intero territorio dell’isola, una vera sfida per il Servizio gestione parchi che ha il compito di gestione e coordinamento; orientamento e monitoraggio delle attività degli istituti sul territorio; razionalizzazione e ottimizzazione delle proposte e delle risorse; elaborazione di modelli, standard e linee guida in materia di gestione e valorizzazione, nonché di parametri qualitativi e quantitativi diretti a valutare la qualità dei servizi erogati; costruzione di un piano strategico di sviluppo regionale”. Per capire come cambia la gestione del patrimonio archeologico regionale basta guardare la cartina “aggiornata” della Sicilia dove ai 14 punti corrispondenti alle altrettante grandi realtà archeologiche, ora compaiono una serie di punti, aggregati a quei 14 poli e distinti da diversi colori: è il nuovo sistema parchi. “Il vero problema da risolvere”, ammette Parello, “è che il sistema deve funzionare dal punto di vista economico, e al momento sono in pochi a poterlo garantire, cioè Agrigento, Taormina, Piazza Armerina…. E questo fa capire quanto la nostra sia una sfida ambiziosa”. Ecco dunque come sono organizzati i nuovi 14 parchi regionali della Regione Siciliana da cui si capisce la portata della sfida.

Una visione d’insieme della famosa Valle dei Templi ad Agrigento

1. Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi (Agrigento). Il parco comprende il museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento; l’area archeologica e il museo di Sant’Angelo Muxaro; la villa Romana di Realmonte; l’area archeologica, l’antiquarium e il teatro di Eraclea Minoa; l’area archeologica di Monte Adranone a Sambuca di Sicilia; l’antiquarium di monte Kronio a Sciacca; la necropoli di Contrada Tranchina a Sciacca; il museo archeologico regionale della Badia a Licata; l’area archeologica di Monte Sant’Angelo a Licata; l’area archeologica di contrada Canale a Naro; l’area archeologica di Monte Saraceno a Ravanusa; il museo archeologico “Lauricella” di Ravanusa; il museo archeologico “Palazzo Panitteri” a Sambuca di Sicilia; l’antiquarium “Di Pisa Guardì” a Castetermini.

Orecchini d’oro conservati al museo archeologico regionale di Gela

2. Parco archeologico di Gela – Mura Timoleontee – Acropoli – Molino a Vento. Il parco comprende il museo archeologico regionale di Gela; l’area archeologica Bagni Greci a Gela; il Bosco Littorio a Gela; il museo archeologico di Marianopoli; il museo interdisciplinare di Caltanissetta.

Le fondamenta del tempio di Atena conservate nel museo archeologico regionale di Camarina (foto Regione Siciliana)

3. Parco archeologico di Kamarina e Cava d’Ispica. Il parco comprende l’area archeologica Caucana di Santa Croce Camerina; il parco Forza a Ispica; il museo regionale e area archeologica di Camarina (Ragusa); il museo archeologico Ibleo a Ragusa; il convento della Croce a Scicli; l’abitato e la necropoli sicula di Castiglione (Ragusa); la villa rustica dei Margi a Giarratana; la necropoli arcaica di contrada Rifriscolaro di Camarina; le miniere di asfalto di Castelluccio di Ragusa; l’abitato e la necropoli sicula di contrada di Monte Casasta a Monterosso Alma.

Veduta dall’alto del parco archeologico della Neapolis a Siracusa, dominato dal teatro greco

4. Parco archeologico di Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro. Il parco comprende il ginnasio romano di Siracusa; il castello Eurialo di Siracusa; il museo archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa; il tempio di Giove a Siracusa; l’area archeologica di Akrai e Palazzo Cappellani di Palazzolo Acreide; la villa del Tellaro a Noto.

Il manifesto del museo archeologico di Leontinoi

5. Parco archeologico di Leontinoi. Il parco comprende il museo archeologico di Lentini; area archeologica di monte San Basilio a Lentini; area archeologica di Megara Hyblaea ad Augusta.

Una veduta aerea del centro di Catania: ben visibili le strutture romane antiche

6. Parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci, teatro antico e Odeon. Il parco comprende l’anfiteatro romano di Catania; le terne della Rotonda a Catania; le terme dell’Indirizzo a Catania; l’ipogeo romano a Catania; la mostra permanente Katane a Catania; l’area archeologica Santa Venera al Pozzo di Acicatena; il museo della Ceramica di Caltagirone; l’area archeologica e il museo di Adrano; il Dongione Normanno di Adrano; le mura dionigiane di Adrano.

Il teatro greco nel sito archeologico di Morgantina (Aidone, Enna)

7. Parco archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale. Il parco comprende il museo archeologico di Aidone; il museo interdisciplinare di Enna; l’area archeologico di Sofiana.

Suggestiva veduta del teatro antico di Taormina (foto parco archeologico Naxos Taormina)

8. Parco archeologico di Naxos e Taormina. Il parco comprende il museo archeologico di Naxos e Giardini Naxos; l’arsenale navale di Naxos a Giardini Naxos; il teatro antico di Taormina; l’Odeon di Taormina; Castel Tauro a Taormina; le Terme di Taormina; l’Isola Bella a Taormina; il monastero e la chiesa basiliana dei SS. Pietro e Paolo d’Agrò a Casalvecchio; l’area archeologica di Francavilla di Sicilia.

L’area archeologica di Tindari (foto Regione Siciliana)

9. Parco archeologico di Tindari. Il parco comprende l’area archeologica Halaesa Arconidea e Antiquarium di Tusa; Antiquarium, casermette ed ex quartieri spagnoli a Milazzo; l’area archeologica di Viale dei Cipressi villaggio preistorico a Milazzo; l’area archeologica di Capo d’Orlando; la villa romana di Patti Marina; la villa romana di San Biagio – 7 Terme di Vigliatore; l’area archeologica Antica Apollonia a San Fratello; la necropoli in contrada Cardusa a Tripi; il sito archeologico di Gioiosa Guardia a Gioiosa Marea; la Grotta San Teodoro ad Acquedolci; l’area archeologica dell’antica Caronia Kalé Akté.

Le acque blu del mare dell’isola di Lipari nell’arcipelago delle Eolie in Sicilia

10. Parco archeologico delle isole Eolie. Il parco comprende il Castello e museo “Luigi Bernabò Brea” di Lipari; area archeologica contrada Diana a Lipari; le Saline di Lingua a Salina; le terme San Calogero a Lipari; il villaggio archeologico Filo Bracco a Filicudi; il villaggio preistorico di Punta Milazzese a Panarea; contrada Barone a Salina; il sito neolitico di Rincedda a Salina; il museo “Luigi Bernabò Brea” a Filicudi; il villaggio preistorico Capo Graziano a Filicudi.

La statua di Zeus conservata al museo archeologico regionale “Antonio Salinas” di Palermo

11. Parco archeologico di Himera, Solunto e Iato. Il parco comprende l’area archeologica di Solunto; l’area archeologica di Monte Iato; l’antiquarium e museo “Pirro Marconi” a Termini Imerese; l’antiquarium di Solunto; l’area archeologica di Monte Maranfusa a Roccamena; l’area archeologica del villaggio dei Faraglioni a Ustica; l’area archeologica Montagnola – museo della Valle dell’Eleuterio al Castello Beccadelli Bologna a Marineo. All’interno del parco c’è poi il museo archeologico regionale “Antonio Salinas” di Palermo che ha una propria autonomia.

Il tempio greco di Segesta

12. Parco archeologico di Segesta. Il parco comprende la grotta Scurati di Custonaci; l’area archeologica di San Miceli a Salemi; l’area archeologica di Mokarta a Salemi; l’area archeologica di Monte Castellazzo a Poggioreale; la Rocca di Entella a Contessa Entellina.

La sala del museo archeologico Baglio Anselmi di Marsala che ospita la nave punica

13. Parco archeologico di Lilibeo-Marsala. Il parco comprende il museo archeologico di Lilibeo “Baglio Anselmi” a Marsala; la grotta del Pozzo a Favignana.

Il cosiddetto Tempio C nel parco archeologico di Selinunte

14. Parco archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria. Il parco comprende il museo del Satiro nella chiesa di Sant’Egidio a Mazara del Vallo; il castello Grifeo a Partanna; le Cave di Cusa a Campobello di Mazara.

Museo Archeologico nazionale di Napoli: riapre dopo vent’anni, con un nuovo allestimento e ben 3mila reperti, la sezione Preistoria e Protostoria che racconta il popolamento della regione dal Paleolitico all’Età del Ferro

L’invito alla presentazione della rinnovata sezione Preistoria e Protostoria del museo Archeologico nazionale di Napoli

Tremila reperti, disposti negli ambienti prospicienti il Salone della Meridiana, costituiscono il ricco nucleo della rinnovata sezione di Preistoria e Protostoria del museo Archeologico nazionale di Napoli che viene riaperta, dopo vent’anni, venerdì 28 febbraio 2020. I reperti esposti ricostruiranno le caratteristiche delle civiltà che popolarono non soltanto la Campania, ma anche alcuni siti del Mezzogiorno d’Italia, a partire dal Paleolitico Inferiore (tra 450mila e 130mila anni fa) sino all’Età del Ferro (dal X al VII sec. a.C.). La sezione Preistoria e Protostoria ripercorre le vicissitudini, spesso complesse, legate al popolamento della regione dal Paleolitico fino all’Età del Ferro. In vista della sua prossima apertura, c’è stato il restyling dell’allestimento. La realizzazione di nuove didascalie e pannelli didattici e la definizione di un nuovo percorso di visita contribuiranno a incrementare le suggestioni del percorso museale, adeguandolo ai nuovi standard della ricerca scientifica. La sezione, presentata in ultimo allestimento nel 1995 e non più fruibile da oltre un ventennio, è stata infatti aggiornata nel criterio espositivo e nella comunicazione dei contenuti; saranno visibili, inoltre, per la prima volta, alcuni reperti conservati nei depositi e provenienti da siti dell’area interna della Campania. L’apertura della sezione Preistoria e Protostoria è anche l’occasione per presentare la mostra “Moebius. Alla ricerca del tempo”, che sarà in calendario negli ambienti della Sezione a partire dal prossimo 30 aprile: l’esposizione, a cura di Comicon, confermerà la collaborazione con il Salone del Fumetto. Se il 2019, infatti, è stato l’anno di Corto Maltese al MANN, il 2020 sarà dedicato a Jean Giraud: noto come Moebius, il fumettista ed illustratore francese ha scritto pagine indimenticabili del genere fantastico e fantascientifico.

“Preistorici, Etruschi e Romani…il Mann si fa in tre”: a TourismA il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli presenta le novità del 2020: l’apertura della sezione Preistoria e Protostoria, e l’inaugurazione delle mostre su Etruschi e Gladiatori

Il direttore Paolo Giulierini nello stand del Mann a Tourisma 2020

“Preistorici, Etruschi e Romani…il MANN si fa in tre” è il titolo dell’intervento di Paolo Giulierini al XVI incontro nazionale di Archeologia Viva, in programma domenica 23 febbraio 2020, alle 11.45, nell’auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze nell’ambito di TourismA, il Salone di archeologia e turismo culturale. Come tradizione ormai da qualche anno, il Mann fa tappa a TourismA con uno stand in cui presenta le principali mostre in programma e l’attività del museo. Con un ulteriore momento di promozione, appunto l’incontro con il direttore Giulierini che si focalizzerà naturalmente sui principali appuntamenti espositivi in calendario al Museo.

Vaso biconico da Sant’Angelo in Formis (Capua) dell’Età del Ferro esposto nella sezione Preistoria e Protostoria del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Si partirà venerdì 28 febbraio 2020 con la riapertura della sezione “Preistoria e Protostoria”, che raccoglierà circa 3mila reperti, presentati in modo diacronico e per contesti, dal Paleolitico Inferiore (da 450mila a 130mila anni fa) all’Età del Ferro (dal X al VII sec. a.C.). Su tre livelli espositivi sarà riproposto al pubblico il patrimonio di una collezione ricchissima, non fruibile da circa venticinque anni: dall’industria litica alle ceramiche, dalle armi agli ornamenti funerari, gli insediamenti della Campania costiera ed interna (in maniera analoga alle altre aree del Mezzogiorno nazionale ed, in particolare, al territorio di Matera), si configureranno come scrigni di un’arte antichissima, ancora oggi piena di suggestioni. Il nuovo progetto di apparato didattico, aggiornato alla luce degli studi più recenti, adeguato nell’apparato grafico ed accompagnato dai disegni artistici di Giorgio Albertini, aiuterà il visitatore a ripercorrere le tappe più significative nell’evoluzione della storia più antica dell’uomo nell’Italia meridionale.

Il Bronzetto dell’Elba conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Giulierini poi racconterà la mostra “Gli Etruschi e il Mann”, in programma dal 16 marzo 2020, partendo dal “Bronzetto di offerente dell’Elba”, ambasciatore simbolico del museo a TourismA, opera databile a fine VI – inizi V sec. a.C., di probabile produzione populoniese, per descrivere la dimensione innovativa del percorso espositivo, curato da Valentino Nizzo e visitabile sino al 31 ottobre 2020. La mostra sugli Etruschi, infatti, creerà un percorso di approfondimento, per molti aspetti inedito, sull’antica popolazione italica: saranno seicento i pezzi che potranno essere ammirati nelle sale del Mann; mai esposto almeno un terzo delle opere, oggi “riportate alla luce” dai depositi dopo attento restauro.

Marcello Venuti in un disegno di Carl Marcus Tuscher

Carlo di Borbone: promosse gli scavi di Ercolano e Pompei

Due le sezioni nell’itinerario di visita: la prima, “Gli Etruschi in Campania”, avrà un carattere prettamente archeologico ed approfondirà la presenza dell’antica civiltà nel Mezzogiorno d’Italia; la seconda, “Gli Etruschi al Mann”, presenterà, in una prospettiva storico-culturale, i materiali etrusco-italici acquisiti sul mercato collezionistico dal Museo di Napoli. Tra questi preziosi reperti, nuovamente valorizzati dalla mostra, il Bronzetto dell’Elba stabilirà una connessione significativa con la Toscana, che, con TourismA 2020, celebra i nuovi orizzonti degli studi archeologici e della promozione turistica del nostro territorio: il Bronzetto è, infatti, un pezzo storico del museo, rinvenuto nel 1764 e poi donato da tale Agarini a Carlo III di Borbone (all’epoca già Re di Spagna). Si tratta probabilmente del primo e più antico oggetto proveniente dall’Etruria propria che sia entrato a far parte del patrimonio del Mann, mezzo secolo prima che venissero acquistati i materiali della collezione Borgiana; è anche uno dei reperti etruschi di più antico rinvenimento all’Elba, mai presentato in allestimento permanente o temporaneo al museo Archeologico nazionale di Napoli. Ancora una volta, dunque, Campania e Toscana saranno unite nel segno della promozione del patrimonio archeologico nazionale: questa koinè era stata esemplificata dalla vicenda storica di Marcello Venuti che, prima di partecipare alle scoperte di Ercolano, fondò, nel 1727, l’Accademia Etrusca delle antichità ed iscrizioni. Una coincidenza ante litteram, che costituirà quasi una premessa simbolica alla programmazione dell’esposizione sugli Etruschi, ospitata negli spazi appena aperti della collezione Preistoria ed allo stesso livello dei celebri ambienti che custodiscono gli affreschi delle antiche città vesuviane.

Un elmo di gladiatore delle collezioni del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Tra le grandi mostre archeologiche del 2020 da non perdere, infine, il percorso su “I Gladiatori” (in calendario dall’8 aprile 2020); il progetto della mostra, nato in collaborazione con l’Antikenmuseum di Basilea, sarà un’occasione per valorizzare, in primis, le armi gladiatorie appartenenti al patrimonio del Mann: questi reperti, da anni “in tour” in occasione di importanti mostre internazionali, dal 2021 saranno esposti nell’allestimento permanente delle collezioni pompeiane del museo. Dalla Svizzera, inoltre, saranno dati in prestito importanti reperti, come il grande mosaico di Augusta Raurica, che, esposto per la prima volta interamente dopo il restauro, rappresenta scene di combattimenti su una superficie di eccezionale estensione. In esclusiva per il Mann, un focus sugli anfiteatri campani per valorizzare l’avanguardia architettonica e l’eccezionale patrimonio archeologico regionale, in rapporto ad un fenomeno dalle proporzioni internazionali. Tra le prestigiose collaborazioni della mostra, non poteva mancare, naturalmente, il Parco archeologico del Colosseo.

A Firenze al via TourismA, il salone di Archeologia e Turismo culturale: in 3 giorni 350 relatori e oltre 30 convegni. Ecco alcuni appuntamenti da non perdere

L’auditorium stracolmo di appassionati per TourismA (foto Giuseppe Cabras)

Il conto alla rovescia sta per scadere. Venerdì 21 febbraio 2020, alle 9, all’auditorium del Centro congressi di Firenze, con l’intervento di Eike Schmidt, direttore della Galleria degli Uffizi, al convegno Save Art dedicato al cinquecentenario di Raffaello, apre come da tradizione TourismA 2020, dal 21 al 23 febbraio 2020, l’evento espositivo e congressuale dell’anno a firma Archeologia Viva dedicato ai beni culturali: E come da tradizione sarò anche quest’anno Alberto Angela, domenica 23 febbraio pomeriggio, a concludere il grande evento fieristico. In tre giorni circa 350 relatori interverranno in oltre 30 convegni su temi che spaziano dalle grandi scoperte archeologiche alle proposte di valorizzazione di musei, monumenti e parchi, dall’arte all’ambiente, dalle città murate ai siti Unesco, ai nuovi itinerari, alle tecnologie d’avanguardia, al cinema. Tanti gli ospiti particolari di cui è confermata la partecipazione: Andrea Carandini, Louis Godart, Giuliano Volpe, Pupi Avati, Mario Tozzi, Edoardo Winspeare, Giorgio Ieranò, Eva Cantarella, Philippe Daverio, gen. Roberto Riccardi, Valerio Massimo Manfredi, Vittorio Sgarbi…

Il salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio di Firenze ospita l’anteprima di TourismA (foto Valerio Ricciardi)

Anteprima, che è un po’ inaugurazione un po’ presentazione, nel Salone de’ Cinquecento a Palazzo Vecchio di Firenze, Giovedì 20 febbraio 2020, alle 20. Interverranno: Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del Comune di Firenze; Giuliano Volpe, del Consiglio Superiore per i Beni culturali e paesaggistici del MiBACT; Piero Pruneti, direttore Archeologia Viva e TourismA. Maria Angela Turchetti, etruscologo, della direzione regionale Musei della Toscana, parlerà di “Benvenuti in Toscana, terra degli Etruschi”. Ingresso libero (senza prenotazione). Palazzo Vecchio sarà aperto dalle 19.30 (entrata lato via dei Gondi). L’ambiente monumentale non è riscaldato. Durata dell’evento: un’ora circa.

La locandina della mostra “Raffaello” alle Scuderie del Quirinale dal 5 marzo al 2 giugno 2020

Il programma. Venerdì 21 febbraio 2020. In Auditorium (9-13.15), “SAVE ART 2020” Che bellezza. Raffaello, l’armonia e i suoi contrari, a cura di Art e Dossier in collaborazione con Giunti T.V.P. Editori. Nel quinto centenario della morte di Raffaello Sanzio (1483-1520) ¬– il pittore più frequentemente associato ai concetti di grazia, armonia e bellezza – Save Art propone una riflessione su alcune questioni connesse al tema: il canone e l’accademia come modelli imprescindibili, il piacere di prescindere da quei modelli, il disinteresse per ogni possibile canone, e infine… brutto è bello? Introduce Piero Pruneti, direttore Archeologia Viva e “tourismA”, coordina Claudio Pescio direttore editoriale Art e Dossier.

Foto di gruppo della missione di scavo italo-egiziana EIMAWA 2019 (foto università di Milano)

Sempre venerdì 21 febbraio, ma in Sala Onice (9.30-12.45), “ITER” Archeologia Patrimonio e Ricerca italiana all’estero, a cura di Ettore Janulardo, della Scuola di Specializzazione in Beni archeologici dell’Università di Firenze. Alle 9.30, i saluti di Piero Pruneti e l’introduzione di Ettore Janulardo; 10, Livio Zerbini, missione archeologica dell’università di Ferrara in Georgia e Romania, “Dalla Colchide alla Dacia di Traiano”; 10.20, Lorenza Manfredi, missione archeologica del Cnr in Marocco-Algeria, “Fabulosissimum Atlantem: presente e futuro delle ricerche sulle miniere e gli itinerari antichi nel Maghreb”; 10.40, Daniele Morandi Bonacossi, missione archeologica dell’università di Udine nel Kurdistan iracheno, “La Mesopotamia del nord fra impero assiro e Alessandro Magno. Ricerche nel Kurdistan iracheno”; 11, pausa; 11.50, Oliva Menozzi, Eugenio Di Valerio, Maria Giorgia Di Antonio, Luca Cherstich, missione archeologica dell’università di Chieti a Cipro, in Egitto e Libia, “Archeologia a rischio, monitoraggio e sostenibilità”; 12.10, Giovanni Salmeri e Anna Lucia D’Agata, missione archeologica dell’università di Pisa e del Cnr in Turchia, “Archeologia di una città di frontiera tra Anatolia e Siria: Misis (antica Mopsouhestia) in Turchia sud-orientale”; 12.30, pausa; 14:15 (in Auditorium), Patrizia Piacentini Missione archeologica italo-egiziana dell’università di Milano in Egitto, “Ultime dall’Egitto. Le mummie di Assuan: l’anello mancante”. E poi venerdì, si apre un articolato capitolo sugli Etruschi. In Sala 4 (9-14): VIE ETRUSCHE IN TOSCANA, presentazione di percorsi culturali e turistici del costituendo Prodotto Turistico Omogeneo regionale “Toscana Terra Etrusca” – Convegno e Workshop, a cura di Toscana Terra Etrusca(34 Comuni toscani già all’interno del Distretto Etruria Meridionale – capofila Comune della Città di Chiusi), contributi e collaborazioni: Regione Toscana, Toscana Promozione Turistica, Comitato Scientifico TTE, Direzione regionale Musei della Toscana; in sala 9 (9.30-13): MARE ETRUSCO, La Corsica nel contesto del Tirreno antico, a cura di Jean Castela, direttore INEACEM – Corsica, e Simona Rafanelli, direttore museo civico Archeologico “I. Falchi” di Vetulonia; in Sala 9 (14-15.30): ARCHEOLOGIA GROSSETANA, Excursus fotografico dall’archivio della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena Grosseto Arezzo.

Il prof. Giuliano Volpe dell’università di Foggia

Seconda giornata, sabato 22 febbraio 2020. All’Auditorium (8.30-12.20), ARCHEOLOGIA AL FUTURO, esperienze di Archeologia Pubblica in Italia, a cura di Giuliano Volpe dell’università di Foggia, responsabile del Progetto di rilevante interesse nazionale “Archeologia al futuro”. Alle 8.30, i saluti di Piero Pruneti (Archeologia Viva), e introduzione di Giuliano Volpe; 9, Guido Vannini, Michele Nucciotti (università di Firenze), “Archeologia pubblica e territorio. Tra Toscana e Giordania”; 9.20, Daniele Manacorda, Valeria Di Cola (università di Roma Tre), “Alla scoperta del primo miglio della via Appia”; 9.40, Alexandra Chavarria, Gian Pietro Brogiolo, Francesca Benetti, Clemente Santacroce (università di Padova), “Ritorno al futuro: per un’archeologia partecipata, democratica e sostenibile”; 10, Marco Milanese, Pier Giorgio Spanu, Fabio Pinna (università di Sassari e università di Cagliari), “L’isola dell’archeologia. Dalla Sardegna un impegno contro lo spopolamento e la crisi”; 10.20, Enrico Zanini, Franco Cambi, Marco Valenti (università di Siena), “Non petrolio ma energia rinnovabile. Come l’Archeologia Pubblica promuove lo sviluppo”; 10.40, pausa; 11.30, Mario Tozzi CNR, presidente Parco regionale dell’Appia antica, conduttore televisivo, “Raccontare la ricerca annoia? Come stimolare la partecipazione”; 11.50, Andrea Carandini, presidente nazionale FAI e Daniele Manacorda, università di Roma Tre, dialogano con Giuliano Volpe autore del libro “Archeologia pubblica. Metodi, tecniche, esperienze” (Carocci 2020). Segue, sempre in Auditorium (12.20-13.15), proclamazione del PREMIO “RICCARDO FRANCOVICH, a cura della Sami (Società archeologi medievisti italiani), presiede Paul Arthur presidente Sami e docente all’università del Salento: premiazione musei-siti vincitori 2020: Museo dell’Alto Medioevo di Ascoli Piceno e Complesso archeologico di Sant’Eulalia a Cagliari; premio speciale al regista Edoardo Winspeare per la divulgazione delle tradizioni medievali tramite il cinema (Pizzicata, Filia Solis) e per il suo attivismo a favore di cultura e paesaggio. Omaggio all’antica danza popolare della Terra d’Otranto.

Il cosiddetto Tesoro, uno dei simboli di Petra, che per primo si svela alla vista dei turisti

La magia del parco archeologico dell’Antico Porto di Classe (Ravenna) al calar del sole

I resti dell’anfiteatro romano di Burnum in Croazia

Tra archeologia e turismo l’appuntamento in Sala Onice (10-17), VIAGGI DI CULTURA E ARCHEOLOGIA, rassegna di itinerari turistico-culturali, a cura di TRAVELMARK – Comunicazione per il turismo: alle 10.20, FRANCIA E SPAGNA, a cura di Kailas, Elisa Bianchi e Andrea De Pascale archeologi, “In viaggio con l’archeologo tra Francia e Spagna: dalle grotte preistoriche ai castelli”; 11.10, THAILANDIA, a cura di I Viaggi di Maurizio Levi, Dante Bartoli archeologo, “L’antico Regno del Siam”; 12, PAKISTAN E GIORDANIA, a cura di Azalai Travel Design, Chiara Marcotulli archeologa, “Dalla Via della Seta alla Via dell’Incenso: in Pakistan e Giordania con l’archeologa”; 12.50, pausa; 13.40, ROMAGNA, a cura di Visit Romagna, Chiara Astolfi direttore Visit Romagna, Sergio Fioravanti direttore Fondazione RavennAntica – Parco Archeologico di Classe, Giacomo Costantini assessore al Turismo Comune di Ravenna, Riccardo Pattuelli assessore al Turismo Comune di Comacchio; 14.30, CROAZIA, a cura di Parco Nazionale del Krka (Croazia), Joško Zaninović direttore Museo Archeologico di Puljane, Alessandro Campedelli ricercatore DiSCI – Università di Bologna, “L’anfiteatro romano di Burnum: dall’archeologia alla ricostruzione virtuale”; 15.20, TURCHIA, a cura di I Viaggi di Maurizio Levi, Dante Bartoli archeologo, “Turchia Orientale: in Anatolia tra siti classici e islamici, armeni e siriaci”; 16.10, ALGERIA, EGITTO, a cura di Agenzia Viaggi Rallo / I Viaggi di Archeologia Viva, Roberta Petrilli archeologa, “Algeria: dalle città romane alla pentapoli mozabita. Egitto: sulle orme di Belzoni”.

Il manifesto dell’edizione 2020 di Firenze Archeofilm

XVI incontro di Archeologia Viva (sempre in auditorium). Prima parte venerdì pomeriggio (14-18): si inizia alle 14.15, con Patrizia Piacentini (che chiude anche la sezione di Iter sulle missioni italiane all’estero); 14.45, Giorgio Ieranò, docente di Letteratura greca all’università di Trento, “Il mare d’amore. Eros, tempeste e naufragi nella Grecia antica”; 15.15, Ghjuvan-Guido Talamoni, presidente Assemblea della Corsica, “Un saluto dalla Corsica etrusca”; 15.30, pausa; 16.30, Dario Di Blasi, direttore artistico di FIRENZE ARCHEOLFILM, Giuditta Pruneti direttore editoriale, presentazione Festival internazionale del cinema di Archeologia Arte Ambiente 2020; 16.45, Jacopo Tabolli, funzionario archeologo Soprintendenza ABAP di Siena, “HINTHIAL. Un nuovo luogo sacro all’ombra di San Gimignano”; 17.15, Andro Krstulovic-Opara, sindaco di Spalato, “Spalato 1700 anni: dal palazzo di Diocleziano alla città”, introduce Miljenko Domijan presidente Consiglio Nazionale per i Beni culturali della Croazia.

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi (foto Graziano Tavan)

L’archeologo accademico Louis Godart (foto Graziano Tavan)

XVI incontro di Archeologia Viva, sabato 22 febbraio 2020, seconda parte (14-18). Si inizia alle 14, Giorgio Murru, coordinatore scientifico Museo Zapata di Barumini e direttore Museo dei Menhir di Laconi, “Spiriti e Dei nella statuaria preistorica della Sardegna”, apertura e chiusura al suono delle launeddas del maestro Luigi Lai; 14.30, Vittorio Sgarbi presidente MART, “Il fenomeno “arte” nella vicenda umana. Dedicato a Sebastiano Tusa”; 15, Eva Cantarella scrittrice, “Gli inganni di Pandora: l’origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica”; 15.30, pausa; 16.10, Donato Coppola, museo Civiltà preclassiche Murgia meridionale – Ostuni (Br), “La grotta di Santa Maria di Agnano a Ostuni nella sua storia millenaria”; 16.30, Louis Godart accademico dei Lincei, “Viaggio nel Mediterraneo antico: da Minosse a Omero”; 17, Eugenio Giani storico e presidente Consiglio Regionale della Toscana, “Magnus Dux Etruriae: gli Etruschi e Cosimo I de’ Medici”; 17.30, Valerio Massimo Manfredi archeologo e scrittore, “Malta: viaggio nell’Isola dei Giganti”.

L’auditorium del Palacongressi di Firenze stracolmo per Tourisma, il salone di Archeologia e Turismo culturale (foto Graziano Tavan)

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

Alberto Angela accolto tra gli applausi al Palazzo dei Congressi (foto Giuseppe Cabras)

XVI incontro di Archeologia Viva, domenica 23 febbraio 2020, terza parte (8.45-18). Si inizia con tre film a cura di Rai Cultura (8.45-10.30): “La falsa bellezza: Rai Storia racconta la storia del falso”, proiezione estratto del ciclo di Rai Storia dedicato al falso in arte e in archeologia “La vera storia del falso”. Introduce Giuseppe Giannotti vicedirettore Rai Storia. Interviene: Marcello Barbanera docente di Archeologia alla Sapienza Università di Roma. “1909-2019: 110 anni di archeologia italiana in Grecia. Rai Storia racconta la Scuola Archeologica Italiana di Atene”, proiezione estratto dal documentario di Rai Storia “A scuola di archeologia. 110 anni di ricerca italiana in Grecia” di Eugenio Farioli Vecchioli, regia Agostino Pozzi e Stefano Stefanelli, consulenza scientifica Luca Peyronel. Introduce Eugenio Farioli Vecchioli, autore e capo progetto Rai Cultura. Interviene: Emanuele Papi, direttore Scuola Archeologica Italiana di Atene. “Gli italiani a Abu Simbel: da Belzoni a Gazzola. Rai Storia racconta l’Egittologia italiana”, proiezione estratto dal documentario di Rai Storia “Nella terra dei Faraoni. L’avventura dell’egittologia italiana” di Marta Saviane, consulenza scientifica Luca Peyronel. Introduce Luca Peyronel, docente di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino oriente Antico all’Università degli Studi di Milano. Infine: Rai Storia e i nuovi progetti 2020 sul patrimonio culturale archeologico- Alle 10.30, Lorenzo Nigro, direttore Missione Archeologica in Palestina & Giordania, “Gerico. La rivoluzione della preistoria”; 11, pausa; 11.45, Paolo Giulierini, direttore MANN, “Preistorici, Etruschi e Romani: il MANN si fa in tre…”; 12.15, Pupi Avati regista, “Su Dante e per Dante: il film che mancava…”, interviene Dario Nardella sindaco di Firenze; 13, pausa; 14.30, Roberto Pisoni direttore Sky Arte, “Sky porta l’arte al cinema”: “Botticelli e Firenze. La nascita della bellezza”, “Raffaello”, “Pompei. Eros e mito”; 14.45, presentazione e proiezione di “Le tre vite di Aquileia” realizzato da Sky Arte – 3D Produzioni e Istituto Luce-Cinecittà, regia Giovanni Piscaglia. Introduce Antonio Zanardi Landi presidente Fondazione Aquileia; 16, pausa; 16.30, Alberto Angela, divulgatore scientifico e scrittore. Intervista “a tutto campo” a cura di Piero Pruneti.

Caorle (Ve). Apertura straordinaria del museo nazionale di Archeologia del Mare in occasione della 50.ma Fiera dell’Alto Adriatico: stand dedicato al Palaexpomar

Al Palaexpomar di Caorle la 50.ma edizione della Fiera dell’Alto Adriatico

A Caorle apre al Palaexpomar la 50.ma Fiera dell’Alto Adriatico e per l’occasione apre eccezionalmente, negli stessi giorni – dal 16 al 19 febbraio 2020 – il museo nazionale di Archeologia del Mare. L’accesso al museo sarà gratuito per i visitatori della Fiera (il 16 febbraio con ticket Fiera; dal 17 al 19 con pass Fiera). Domenica 16 febbraio il museo osserverà l’apertura dalle 10 alle 18. Nei giorni 17, 18, 19 il museo sarà aperto dalle 14 alle 18. Lo staff della Direzione regionale Musei sarà presente in Fiera nello stand del Comune- IAT per presentare ai visitatori il museo di Archeologia del Mare con video e depliant realizzati per l’occasione.

Timone di brigantino esposto al primo piano del museo nazionale di Archeologia del Mare (foto Pm-Veneto)

La sede del museo nazionale di Archeologia del Mare a Caorle (Ve) (foto Pm-Veneto)

Il Museo è articolato in due sezioni. La visita inizia con la prima parte espositiva TERREDACQUE da mostra a museo, allestita già nel 2014 dall’allora Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto. In queste sale, situate al primo piano del Museo, sono stati esposti i reperti più significativi rinvenuti a Caorle e in siti limitrofi, databili in un ampio arco cronologico che va dall’età del Bronzo recente (XIII—prima metà XII secolo a.C.) all’epoca moderna. Il progetto espositivo, elaborato dalla Soprintendenza, mirava a far conoscere ai visitatori l’evoluzione storico-archeologica dell’area: dal villaggio protostorico di San Gaetano al Portus Reatinum di Plinio al moderno centro di Caorle.

Il relitto del brick Mercurio affondato il 22 febbraio 1812 per l’esplosione della Santa Barbara colpito nella battaglia di Grado

Nelle sale al piano terra è invece raccontata la storia del brick Mercurio, un’imbarcazione da guerra a due alberi, armata con due vele quadre e una vela trapezoidale con un solo ponte, costruita in età napoleonica e ceduta dai Francesi alla flotta italiana. Il vascello saltò in aria il 22 febbraio del 1812, perché colpito al Santa Barbara, cioè nelle polveri poste a poppa, durante la battaglia di Grado, combattuta dagli Italo-francesi contro gli Inglesi. Solo tre marinai dell’intero equipaggio, costituito in particolar modo da Veneziani, riuscirono a salvarsi, gli altri morirono nella terribile esplosione. Il ruolo di bordo, conservato nell’Archivio di Stato di Venezia, ha fornito importanti informazioni sull’equipaggio, comandato da Giovanni Palicucchia. Da questo documento sappiamo che sulla nave era imbarcata anche una donna, la moglie dell’unico custode e che a bordo Francesco Martinelli e Lodovico Garbisa, entrambi veneziani, si occupavano dell’attività di calafataggio.

Il recupero del brick Mercurio nelle campagne della soprintendenza Archeologica del Veneto tra il 2004 e il 2011

In seguito al rinvenimento casuale a sette miglia da punta Tagliamento di un pezzo di artiglieria connesso allo sfortunato brick, la Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto nel 2001 avviò indagini subacquee in cui furono individuate altre evidenze archeologiche così significative che portarono allo svolgimento dal 2004 al 2011 di campagne estive di scavo stratigrafico nell’area in cui affondò il Mercurio. Le indagini subacquee hanno permesso di ottenere moltissime informazioni sul relitto e hanno portato al recupero di utensili per la vita di bordo, di elementi dell’artiglieria, di due carronate del vascello, di una petriera, di armi, di munizioni e di oggetti personali del suo equipaggio. Gli importanti risultati scientifici conseguiti dal progetto di ricerca sviluppato dall’Università di Venezia hanno indotto il Polo museale del Veneto a dedicare una sezione del Museo Nazionale di Archeologia del Mare di Caorle a questo relitto.

Al museo Archeologico nazionale di Napoli apre la mostra “Lascaux 3.0”: per la prima volta in Italia la copia della grotta di Lascaux, la “Cappella Sistina” dell’arte paleolitica, scoperta nella valle della Vézère (Dordogna) nel 1940

La locandina della mostra “Lascaux 3.0” al Mann dal 31 gennaio al 31 maggio 2020

I lavori di allestimento della mostra “Lascaux 3.0” al Mann (foto Di Blasi)

La “Cappella Sistina” dell’arte paleolitica arriva in Italia, a Napoli. E per il museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Lascaux 3.0” sarà una prima volta eccezionale. Grazie a una collaborazione con la società pubblica “Lascaux – L’esposizione internazionale”, il Dipartimento di Dordogne-Pèrigord e la Regione della Nouvelle Aquitaine, venerdì 31 gennaio 2020 apre al Mann la mostra “Lascaux 3.0” che si presenta come un viaggio nel passato. Grazie alle moderne tecnologie saranno riprodotti nelle sale del Mann ambienti e pitture rupestri delle famose Grotte di Lascaux scoperte in Francia nel 1940. L’esposizione, visitabile sino al 31 maggio 2020, sarà anche un piccolo anticipo per l’imminente riapertura il 28 febbraio 2020 della collezione “Preistoria e Protostoria”.

Lo sciamano: una delle pitture più famose della grotta di Lascaux nella valle della Vézère

Era il 12 settembre 1940 quando, per recuperare il cagnolino Rabot che sembrava essere stato inghiottito dal buio, in una fessura tra i ginepri, quattro ragazzi, Marcel Ravidat, Jacques Marsal, Georges Agniel e Simon Coencas, si addentrano nel cunicolo che porta a una profondità misteriosa. È lì che scoprono per caso numerose pitture rupestri, che si sarebbe rivelato uno dei tesori più importanti dell’arte pittorica mondiale: oltre 600 pitture rupestri di quasi 18mila anni fa, capolavoro dell’Uomo di Cromagnon. Ecco buoi, vacche rosse, orsi, bisonti, cavalli, cervi, un rinoceronte, un liocorno, armi e trappole e un uomo-sciamano mascherato con la testa da uccello. Uno spettacolo incantevole. Maurice Thaon, sotto la direzione dell’Abate Breuil, professore del Collège de France e grande esperto d’arte parietale, esegue i primi disegni e schizzi delle pareti affrescate. La grotta di Lascaux avrebbe aperto al pubblico nel 1948. E è subito un successo. Ma il grande afflusso di turisti lascia il segno: l’anidride carbonica emessa danneggia rapidamente le fragili pareti rupestri del sito. Per salvaguardare e preservare le opere d’arte, André Malraux, l’allora Ministro della Cultura, costituisce una commissione scientifica della grotta di Lascaux e ne decide la chiusura il 18 aprile del 1963.

Il museo Lascaux dietro la collina dove si apre la grotta originale

Vent’anni dopo, nel 1983, la prima svolta. Per il pubblico viene realizzata “Lascaux II”, copia perfetta di una sezione della grotta, ricostruita non lontano dall’originale. Da allora, ha accolto 280mila visitatori l’anno. Dal 15 dicembre 2016 il Centro internazionale d’arte parietale ha aperto Lascaux IV, che riproduce l’intero insieme del sito originario (eccetto una sezione minima quasi inaccessibile), ovvero i 900 metri quadri affrescati e incisi. Le cronache la descrivono così: una gigantesca fotocopia 1:1 realizzata da una trentina di artigiani che per tre anni hanno lavorato nel paleolitico, attraversando quotidianamente lo spazio millenario dalle carezze dell’aria alle tenebre della roccia, ricordando un grande poeta, René Char, che rese omaggio al mistero di Lascaux.

La vacca: una delle centinaia di raffigurazioni dipinte nella grotta di Lascaux

Dario Di Blasi e Paolo Giulierini (al centro) durante la loro trasferta con esperti del Mann a Lascaux

Ma dal 31 gennaio 2020 per avere un’idea immersiva della Grotta di Lascaux non sarà necessario andare in Dordogna-Perigord. Basterà andare a Napoli. “Insisto ancora sul sentimento di sorpresa che si prova a Lascaux”, scriveva lo scrittore, antropologo e filosofo francese George Bataille nel 1955 nella sua famosa opera Lascaux ou La naissance de l’art, tradotta da Eveline Busetto (Lascaux. La nascita dell’arte, a cura di Susanna Mati, Milano 2007). “Questa straordinaria caverna non cesserà mai di sbalordire: non finirà mai di corrispondere a quella brama di miracolo, che è, nell’arte come nella passione, l’aspirazione più profonda della vita. L’uomo di Lascaux creò dal nulla il mondo dell’arte, nel quale ebbe inizio la comunicazione tra spiriti. Situata nella valle della Vézère, a due chilometri dalla località di Montignac, la grotta Lascaux non è semplicemente la caverna più bella o la più ricca di dipinti; essa è colta all’origine, la prima testimonianza sensibile che ci sia pervenuta dell’uomo e dell’arte”. “Queste citazioni dal libro di Georges Bataille”, scrive Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm, che ha fatto incontrare le autorità della Dordogna con la direzione del Mann per concretizzare il progetto della mostra “Lascaux 3.0”, “rendono l’idea di quanto sia importante questa grotta scoperta in Dordogna nel 1940. che tanti artisti ha ispirato. Le immagini dipinte di Altamira, Lascaux, Chauvet, Cosquer hanno ispirato una sorta di timore reverenziale nei grandi artisti del ‘900 tanto che Pablo Picasso affermò Da Altamira in poi tutto è decadenza”.

Al via la XVII edizione di “Imagines”, rassegna del documentario archeologico del Gruppo archeologico bolognese: sullo schermo dalla Sicilia a Creta, da Marzabotto alla Val Camonica, e l’Iraq prima e dopo l’Isis

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Weekend a Bologna con il film archeologico. Venerdì 29 novembre, sabato 30 novembre e domenica 1° dicembre 2019, alla sala Eventi della Mediateca comunale di San Lazzaro a San Lazzaro di Savena (Bologna) il Gruppo Archeologico Bolognese e Il museo della Preistoria “Luigi Donini” presentano “Imagines, obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico giunto alla diciassettesima edizione, col patrocinio di Comune di Bologna e Comune di San Lazzaro. Nata nel 2003, “Imagines” è una rassegna voluta per creare un’occasione in cui i soci del Gruppo e il pubblico bolognese appassionato di Archeologia e Storia potessero trovarsi per assistere alla proiezione di documentari e filmati di contenuto storico – archeologico introdotti da esperti del settore, autori, registi o archeologi. Decine, finora, sono state le proiezioni effettuate e gli ospiti intervenuti. Quest’anno, al termine di ogni giornata di “Imagines” sarà estratto fra i presenti un abbonamento annuale alla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore). In più, domenica 1° dicembre sarà estratta la partecipazione gratuita a un viaggio di un giorno organizzato da Insolita Itinera per il Gruppo Archeologico Bolognese. Vediamo il programma.

Il film “Sicilia Grand Tour 2.0” per la regia di Giorgio Italia

Prima giornata, venerdì 29 novembre 2019. La rassegna apre alle 15.30 con i saluti di Gabriele Nenzioni, direttore del museo della Preistoria “L. Donini” di San Lazzaro (Bologna) e di Giuseppe Mantovani, vicedirettore del Gruppo Archeologico Bolognese e curatore della rassegna “Imagines”. Il primo film in programma è “Sicilia Grand Tour 2.0”, per la regia di Giorgio Italia (90’). La proiezione sarà introdotta da Lorenzo Daniele, regista e titolare di Fine Art Produzioni. Giorgio è uno studente universitario che trova una serie di vecchi volumi pieni di carte, schizzi e disegni ma anche di storie. Il ragazzo è affascinato dal racconto che il pittore francese Jean Houel tesse della Sicilia, e decide di esplorare l’isola facendo del “Voyage pittoresque des isles de Sicile de Malte et de Lipari” la sua guida. Scoprirà che le parole di Houel, che definiva la Sicilia il luogo più curioso dell’universo, sono ancora oggi veritiere (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/05/alla-xxx-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-il-film-sicilia-grand-tour-2-0-viaggio-al-ritmo-dei-viaggiatori-del-settecento-alla-scoperta-della-sicilia/). Dopo l’intervallo, proiezione del documentario “La spirale megalitica” di Gaspare Mannoia (16’). Introduce Giuseppe Mantovani. Una Sicilia inedita quella che Gaspare Mannoia descrive in questo filmato, una Sicilia sconosciuta ai turisti che di solito visitano le più conosciute meraviglie dell’isola al centro del Mediterraneo. Mannoia, con questo e con altri filmati, vuole divulgare la bellezza di siti meno noti ma non meno interessanti e suggestivi da un punto di vista archeologico, storico e paesaggistico di questa splendida regione. Segue un buffet offerto dal Gruppo Archeologico Bolognese.

Seconda giornata, sabato 30 novembre 2019. Si inizia, alle 15.30, proiezione della prima delle due parti del documentario “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” di Alberto Castellani (47’). Proprio della prima parte “Nascita e sviluppo della cultura urbana” abbiamo appena visto il trailer. Per il Gruppo archeologico bolognese è motivo di orgoglio poter inserire nel palinsesto di “Imagines” l’opera di Castellani, perché se questa prima parte è stata presentata a marzo al Firenze Archeofilm e a ottobre alla Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto, la seconda parte, in programma domenica 1° dicembre, sarà una prima assoluta (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/09/27/mesopotamia-in-memoriam-appunti-su-un-patrimonio-violato-prime-anticipazioni-della-nuova-produzione-cinematografica-di-alberto-castellani-una-miniserie-televisiva-in-uscita-nel-2/). C’erano una volta il Tigri e l’Eufrate e una terra fertile a forma di mezzaluna dove nacquero civiltà antiche che possiamo definire oggi la tomba della civiltà della Mesopotamia. L’elenco di ciò che l’uomo ha perduto è impossibile: saccheggi operati dall’Isis, ma anche razzie di regimi diversi, con connivenze colpevoli. È questo il tema del documentario, diviso in due parti, ambientato nelle terre martoriate del Vicino Oriente che intende affrontare il dramma della Mesopotamia, in particolare Siria e Iraq.

Il Palazzo Cnosso, tra le aree archeologiche più famose di Creta

Segue il documentario “Creta e la civiltà minoica. Cnossos, Festos e Haghia Triada” di Claudio Busi e Roberto Sarti (60’), introdotto dallo stesso Claudio Busi, speleologo, viaggiatore e film-maker. Un viaggio nell’isola di Creta dove nel secondo millennio a.C. è fiorita una straordinaria civiltà che ha lasciato testimonianze di grandiosi palazzi, mirabili affreschi e oggetti di grande pregio artistico. Il filmato illustra I principali antichi centri dell’area centro-occidentale dell’isola, tra cui Cnossos e Festos, rimandando a un prossimo video la descrizione della parte orientale. Dopo l’intervallo, il documentario “Storie dalla città sepolta. Marzabotto 1889” di Giuseppe Mantovani (45’), introdotto da Davide Giovannini, archeologo e appassionato di teatro. È l’estate del 1889 e da pochi giorni si è conclusa la campagna di scavo sul Pian di Misano, la prima condotta dal direttore delle Antichità professor Edoardo Brizio. Cesare Ruga, reggitore del Museo, apre il sito al pubblico per condurlo in una visita speciale in cui il racconto dei lavori appena conclusi si intreccia con la storia eccezionale del risveglio della città etrusca, ripercorrendo le emozioni delle prime scoperte ed il ricordo dei primi pionieri dell’archeologia bolognese di fine ‘800.

Terza e ultima giornata, domenica 1° dicembre 2019. Si inizia alle 15.30 con la seconda parte del film “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” di Alberto Castellani (60’), che sarà presente in sala per illustrare l’intero progetto cinematografico. La seconda parte, ambientata ancora in Iraq, si sofferma su “La stagione dei grandi imperi”. Segue il film “L’arte in guerra” Regia di Massimo Becattini (63’), introdotto dallo stesso Massimo Becattini, regista e documentarista. Il film racconta la storia di quegli italiani che si impegnarono nella salvezza del patrimonio artistico nazionale nel corso della Seconda Guerra Mondiale. È la storia di una vera e propria caccia ai tesori d’arte italiana, sventata dal coraggio di funzionari che, rischiando la vita, li hanno nascosti o recuperati con un avventuroso lavoro di intelligence. Dopo l’intervallo, per ricordare i 40 anni dall’inclusione tra i patrimoni dell’Umanità UNESCO dell’Arte rupestre della Val Camonica (marzo 1979), primo riconoscimento in Italia, proiezione del documentario ”Val Camonica 1957” di Emmanuel Anati (22’), presentato da Daniela Ferrari, archeologa e docente a Univaperta di Imola. Le incisioni rupestri della Val Camonica costituiscono una delle più ampie collezioni di petroglifi preistorici del mondo. Questo documentario, realizzato da Emmanuel Anati, fondatore del Centro Camuno di Studi Preistorici, ripercorre, con filmati dell’epoca, l’inizio degli studi scientifici delle incisioni rupestri a metà degli anni ‘50 del secolo scorso.