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Torino. Per la Festa della Mamma ingresso gratuito al museo Egizio alle mamme accompagnate dai propri figli e figlie

In occasione della Festa della Mamma, domenica 10 maggio 2026, ingresso gratuito al museo Egizio di Torino per tutte le mamme accompagnate dai propri figli e figlie. Prenotare il biglietto al link: https://egizio.museitorino.it/

Torino. Grazie al contributo della Fondazione CRT è nato ME-Scripta, il centro di ricerca del museo Egizio di Torino dedicato allo studio, al restauro e alla digitalizzazione delle fonti scritte dell’Antico Egitto e dei suoi supporti dai papiri agli ostraca, fino alle legature copte

È nato ME-Scripta, il centro di ricerca del museo Egizio di Torino dedicato allo studio, al restauro e alla digitalizzazione delle fonti scritte dell’Antico Egitto e dei suoi supporti dai papiri agli ostraca, fino alle legature copte. Tra i più rilevanti progetti a livello internazionale in questo ambito, ME-Scripta è reso possibile grazie a un investimento di circa 3 milioni di euro da parte della Fondazione CRT, principale sostenitore dell’iniziativa. La Fondazione CRT, socio fondatore della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, accompagna da oltre vent’anni lo sviluppo del museo Egizio contribuendo alla sua valorizzazione e trasformazione. ME-Scripta nasce come progetto interno al Museo, con una propria struttura scientifica e operativa.

Susanne Töpfer, curatrice responsabile della collezione papirologica del museo Egizio, con Andrea Fanciulli, dottorando a Liegi (foto museo egizio)

Diretto da Susanne Töpfer, curatrice responsabile della collezione papirologica del museo Egizio, il centro impiega 2 curatori, 3 collaboratori, un’apprendista e un data manager. Istituzione di riferimento internazionale per l’egittologia, il museo Egizio da anni è impegnato sul fronte della ricerca. Con ME-Scripta, questa vocazione si arricchisce di un nuovo capitolo: un programma sistematico e di lungo periodo interamente dedicato a una delle più significative collezioni di papiri al mondo, composta da circa mille manoscritti, interi o riassemblati, e oltre 30mila frammenti, che documentano più di 3000 anni di cultura materiale scritta, in 7 scritture e 8 lingue. Un patrimonio di straordinaria ricchezza, ancora in parte da studiare, valorizzare e restituire al pubblico e alla comunità scientifica.

La presentazione del centro di ricerca ME-Scripta al museo Egizio di Torino: da sinistra, Anna Maria Poggi (Crt), Gianluca Cuniberti (UniTo), Susanne Töpfer (museo Egizio), Evelina Christillin (museo Egizio), e a destra, il direttore Christian Greco (foto museo egizio)

“Duecento anni dopo la fondazione”, dichiara la presidente del museo Egizio, Evelina Christillin, “il Museo si concentra sempre più sulla ricerca. Nell’Ottocento l’arrivo delle collezioni segnò l’inizio della nostra istituzione e rese Torino un punto di riferimento internazionale per lo studio dell’Egitto antico. Il Novecento portò l’avvio della grande stagione di scavi ed oggi, grazie alla generosità e lungimiranza della Fondazione CRT, parte un progetto decennale che pone al centro lo studio dei papiri e degli ostraka. L’obiettivo è quello di pubblicare il materiale, elaborare edizioni critiche e continuare nella formazione delle nuove generazioni. La nostra ambizione è quella di divenire un centro internazionale di riferimento per lo studio della scrittura ieratica”. E la Presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi: “Oggi segniamo un passo significativo per la città e per il Paese: la nascita del centro ME-Scripta che unisce storia, cultura, tecnologia e ricerca. Un polo di eccellenza nella ricerca scientifica e nello studio di un patrimonio di valore inestimabile, reso possibile da una collaborazione pubblico-privata ormai consolidata tra Museo Egizio e Fondazione CRT. Si tratta di un progetto con una visione pluriennale, che si inserisce tra le linee strategiche individuate dalla Fondazione CRT nel Documento Programmatico Pluriennale 2026-2028, e sul quale saranno investite risorse significative. Un investimento strategico che mira non solo a conservare, valorizzare, rendere accessibile alla comunità scientifica e alla collettività un patrimonio straordinario della storia dell’Antico Egitto, che è anche parte della nostra storia, ma anche a rafforzare il ruolo di Torino come punto di riferimento internazionale per l’innovazione culturale e la ricerca, ambiti su cui siamo da sempre fortemente impegnati”.

Studio di frammenti di papiro al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Una visione di lungo periodo. Studiare, analizzare e rendere accessibile alla comunità scientifica e al pubblico le fonti scritte dell’Antico Egitto, nell’ambito di un programma di ricerca attivo, aperto a partnership accademiche e istituzionali: è questo l’obiettivo principale di ME-Scripta. Filologia e analisi multispettrali, papirologia e informatica: ME-Scripta nasce dall’incontro tra discipline umanistiche e scientifiche. Il centro inoltre integra ricerca filologica, restauro avanzato e innovazione digitale in un unico luogo, con l’obiettivo di produrre nuova conoscenza e renderla accessibile, non solo alla comunità scientifica internazionale.

Fase di restauro di un papiro al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Tre i filoni di ricerca. Il programma scientifico si articola in tre macro-progetti complementari, ciascuno dedicato a una diversa categoria di materiale scritto, con interlocutori e partner scientifici che vanno dall’Università di Torino all’IFAO del Cairo. Il primo macro-progetto è focalizzato su papiri e filologia, comprende il riassemblaggio e lo studio del cartonnage di Assiut, testi fiscali, economici e letterari del III-II secolo a.C., preziosi per la storia amministrativa dell’Egitto tolemaico – e l’edizione critica di circa 25 manoscritti demotici inediti provenienti da Gebelein, che documentano la vita dei templi, le proprietà fondiarie e gli archivi sacerdotali dell’epoca. Particolare rilievo hanno due filoni: uno studio pionieristico sul ruolo delle donne nel Libro dei Morti, con un’analisi sistematica dei rotoli funerari femminili tra iconografia e funzione religiosa; e un nuovo intervento sul celebre Libro dei Morti di Kha, il rotolo del XV secolo a.C. che sarà oggetto di restauro avanzato, imaging multispettrale e nuova edizione critica. Completa il quadro ECHiMaP, progetto dedicato allo sviluppo di metodologie innovative per rimuovere supporti e adesivi non conservativi applicati in restauri storici su papiri.

Ostraca conservati al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il secondo macro-progetto si concentra sugli ostraca, le schegge di pietra calcarea e i cocci di ceramica che costituivano i supporti su cui scrivevano e disegnavano gli antichi egizi. Gli ostraca demotici da Pathyris (Gebelein) restituiranno informazioni sulla mobilità sociale e sui sistemi fiscali del II secolo a.C., mentre i 560 frammenti ieratici provenienti da Deir el-Medina – il villaggio delle maestranze delle tombe reali nella Valle dei Re – saranno restaurati e pubblicati in un’edizione sistematica. Questo filone prevede anche un collegamento con l’Institut Français d’Archéologie Orientale (IFAO) del Cairo, per reperti frammentari in parte conservati a Torino e in parte al Cairo.

Studio dei papiri copti al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il terzo macro-progetto, RE-BIND, affronta il restauro e lo studio di diciassette legature copte delle collezioni del Museo, manufatti che racchiudono strati di cuoio, papiro e cartonnage databili tra il VII e l’VIII secolo. Attraverso tecnologie come la spettroscopia FT-IR, la microtomografia a raggi X (µ-CT), l’imaging 3D e la tecnica RTI, sarà possibile ricostruire i volumi nella loro forma originaria e restituirli al contesto monastico di provenienza.

Una pagina del sito web del museo Egizio “Turin Papyrus Online Platform” (foto museo Egizio)

Una piattaforma digitale per 3.000 anni di scrittura egiziana. A coronamento del programma, ME-Scripta prevede entro il 2034 il lancio di una piattaforma digitale integrata, che estenderà l’attuale piattaforma digitale online TPOP, un database dedicato ai papiri, anche agli ostraca, alle pergamene e legature in un unico ambiente di ricerca online. Con immagini in formato IIIF, trascrizioni digitali e collegamenti alle principali banche dati internazionali, la piattaforma sarà la prima risorsa al mondo dedicata in modo sistematico alla scrittura egizia attraverso 3.000 anni di storia.

Il museo Egizio di Torino si avvale dell’apporto di qualificati restauratori internazionali, come Eva Menei da Parigi (foto museo egizio)

Ricadute per Torino e il Piemonte. ME-Scripta avrà effetti diretti e misurabili sul territorio. Il progetto l’impiego di ricercatori postdoc, restauratori, informatici. Si stima che in 9 anni oltre 150 professionisti accederanno a programmi di formazione, tra summer school internazionali, tirocini, workshop tecnici su imaging multispettrale, TEI-XML e restauro avanzato.

Susanne Töpfer col gruppo di lavoro nei laboratori del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Didattica, divulgazione e servizi educativi. ME-Scripta non è solo un centro di ricerca: è anche uno strumento di trasmissione della conoscenza. Il programma prevede la produzione di contenuti didattici bilingui (italiano e inglese) destinati a scuole e università, insieme a percorsi educativi strutturati per gli istituti scolastici piemontesi. Laboratori aperti, workshop, giornate di studio e attività con docenti e studenti renderanno il centro un luogo vivo, capace di dialogare con il territorio. La ricerca diventerà esperienza accessibile attraverso mostre digitali e fisiche concepite per un pubblico ampio. La piattaforma ME-Scripta – con le sue immagini in formato IIIF e le trascrizioni ricercabili – funzionerà come risorsa educativa globale, messa a disposizione di chiunque voglia avvicinarsi alla scrittura dell’Antico Egitto: studenti, insegnanti o semplici appassionati. ME-Scripta rafforzerà così la didattica museale del museo Egizio, arricchendone l’offerta formativa.

 

Torino. Prorogata di trent’anni la convenzione del museo Egizio con il ministero della Cultura: ora scade nel 2064

Museo Egizio di Torino: Il direttore Christian Greco e la presidente Evelina Christillin (foto unito)

Prorogata di trent’anni la convenzione del museo Egizio di Torino con il ministero della Cultura. Lo ha deliberato il 30 aprile 2026, all’unanimità, il Collegio dei Fondatori del museo Egizio determinando la data di scadenza della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino all’anno 2064. In data 10 ottobre 2004, con l’atto costitutivo della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, la scadenza della convenzione era stata prevista per il 2034, con durata trentennale. “Questa nuova disposizione – commentano alla fondazione -, ottenuta grazie alla lungimiranza e alla fiducia del ministero della Cultura, del ministro Giuli in particolare, che ha preso direttamente a cuore la vicenda, oltre a quella degli altri Soci Fondatori, testimonia la loro convinzione nel buon operato del modello Egizio, rendendo al contempo più agevole la programmazione scientifica e finanziaria dell’Ente per il prossimo futuro”.

 

Roma. Al museo dell’Arte classica dell’università Sapienza la conferenza “Il futuro è la nostra memoria” con Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino

Lunedì 27 aprile 2026, alle 15.30, nell’aula di Archeologia del museo dell’Arte classica dell’università Sapienza Roma la conferenza “Il futuro è la nostra memoria” con Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino.

Torino. Al museo Egizio la conferenza “New gleanings from Deir el-Medina. From the IFAO Archive”, con l’egittologo Pierre Grandet, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Giovedì 23 aprile 2026, alle 18, al museo Egizio di Torino, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. In Sala Conferenze (con accesso da Via Maria Vittoria 3m) incontro con Pierre Grandet su “New gleanings from Deir el-Medina, from the IFAO Archive”, in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/new-gleanings-from-deir-el… L’evento è disponibile anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino.

Panoramica sul sito archeologico di Deir el-Medina a Tebe Ovest (foto museo egizio)

Fin dal suo avvio nel 1905 ad opera di Ernesto Schiaparelli, lo scavo del villaggio di Deir el-Medina, in particolare dal 1918 fino a oggi da parte dell’IFAO (Istituto francese di archeologia orientale del Cairo), ha prodotto una grande quantità di ostraka (circa 20.000), scritti in ieratico su lastre di calcare o frammenti di ceramica. Circa la metà di questo numero (l’altra costituita da ostraka letterari e figurativi) documenta in ogni modo possibile la vita e il lavoro degli abitanti del villaggio: una comunità di operai incaricata dai re del Nuovo Regno di scavare e decorare le tombe reali e principesche della Valle dei Re e della Valle delle Regine. Il relatore, incaricato dall’IFAO di pubblicare questi documenti (di cui sei volumi già pubblicati), si propone di offrire una panoramica di alcuni aspetti interessanti che possono essere ricavati da questo archivio e di arricchire la nostra conoscenza della vita quotidiana nell’antico Egitto.

L’egittologo Pierre Grandet

Pierre Grandet è nato nel 1954. Ha conseguito il dottorato in Egittologia all’Université Paris-Sorbonne (Paris IV) nel 1984, con una traduzione e un commento del Papiro Harris I del British Museum, pubblicati nel 1994 dall’IFAO, con un volume di glossario uscito nel 1999. Ha ottenuto l’abilitazione a dirigere ricerche (Habilitation à diriger des recherches) nel 1999. Ha insegnato storia, civiltà e lingua egizia presso l’Institut Khéops di Parigi tra il 1986 e il 2023, all’Université Catholique de l’Ouest ad Angers tra il 1987 e il 2010, all’Université de Poitiers tra il 2010 e il 2011 e all’University of Lille negli anni accademici 2015-2016 e 2019-2020. Ha inoltre insegnato ieratico presso l’École pratique des Hautes Études, IV sezione, tra il 2004 e il 2010. È andato in pensione nel 2023, ma prosegue tuttora l’attività didattica come membro del Collettivo Khéops. Dal 1997 è incaricato della pubblicazione degli ostraka ieratici non letterari dell’IFAO e ne ha finora pubblicati sei volumi. Dal 2006 prepara inoltre, per il Musée du Louvre, la pubblicazione degli ostraka della ex collezione Varille, attualmente in corso di stampa. È autore di vari articoli e libri che riflettono le sue ricerche in altri ambiti di interesse, come la storia dell’Egitto ramesside.

 

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” incontro Alessia Amenta, curatore reparto Antichità Egizie e del Vicino Oriente dei Musei Vaticani su “La litania in pietra della dea leonessa Sekhmet. Presentazione della più straordinaria scenografia d’Egitto”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze per “I Pomeriggi dell’Archeologico”, giovedì 23 aprile 2026, alle 17, la conferenza “La litania in pietra della dea leonessa Sekhmet. Presentazione della più straordinaria scenografia d’Egitto” con Alessia Amenta, curatore reparto Antichità Egizie e del Vicino Oriente dei Musei Vaticani. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it. La conferenza presenta il Progetto Sekhmet, un progetto di ricerca internazionale e multidisciplinare diretto da Alessia Amenta, curatore del Reparto per le Antichità Egizie e del Vicino Oriente, e dedicato allo studio delle centinaia statue della dea leonessa Sekhmet in granodiorite, realizzate per il tempio funerario di Amenhotep III a Tebe Ovest a Kom el-Hettan (Tebe Ovest), eretto tra il 1390 e il 1353 a.C., ma distrutto qualche tempo dopo per un terribile terremoto. Le statue di Sekhmet, disposte nella parte più intima del tempio, avrebbero funzionato come una grandiosa scenografica litania di protezione per il faraone Amenhotep III e contro ogni possibile pericolo per il cosmo ordinato. Il progetto, diretto da Alessia Amenta, curatore del Reparto di Antichità Egizie e del Vicino Oriente dei Musei Vaticani, ha sviluppato metodi di ricerca innovativi. Nell’assenza di documentazione scritta antica relativa a questo gigantesco cantiere, la linea guida è stata quella di ‘far parlare le statue’ attraverso un software che utilizza l’Intelligenza Artificiale (AI). Il sito ha restituito statue finite, ma anche ‘non finite’, che rappresentano la scoperta archeologica più importante, poiché cristallizzano nello spazio e nel tempo un preciso momento della lavorazione della pietra. Siamo davanti a un gigantesco cantiere a cielo aperto, una straordinaria produzione fluida di ‘varietà seriali’.

 

Torino. Al museo Egizio il concerto “Oriente, Occidente & altro” a cura di Fondazione Merz, con Mario Romeo (fisarmonica) e Ugo Nastrucci (liuti e Ūd), quarto appuntamento con “ONDE: le matinée al museo Egizio”

Domenica 19 aprile 2026, al museo Egizio di Torino, quarto appuntamento con “ONDE: le matinée al museo Egizio” con l’orchestra Filarmonica di Torino, il conservatorio statale di musica “Giuseppe Verdi” di Torino e la Fondazione Merz: alle 11, il concerto “Oriente, Occidente & altro” a cura di Fondazione Merz, con Mario Romeo, fisarmonica, e Ugo Nastrucci, liuti e Ūd, musiche di Dowland, Rameau, Merz, Piazzolla, El Monim, Milan, Sanz, Alfonso X “el sabio”. Mario Romeo e Ugo Nastrucci per Fondazione Merz porteranno i partecipanti in un viaggio dalla musica antica dell’Andalusia all’Egitto contemporaneo, dalle reminiscenze gregoriane alle ispirazioni egizie del barocco francese. L’interazione tra fisarmonica, liuto e ūd arabo costruirà ponti tra culture musicali, epoche e contesti geografici. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria. Accesso da via Eleonora Duse. Per la durata dell’evento accesso gratuito in Galleria dei Re (esclusivamente nella Galleria delle Sekhmet). La performance sarà fruibile in piedi. Il biglietto dedicato all’evento non consente l’accesso a altre zone e servizi del museo diversi dalla Galleria delle Sekhmet.

Napoli. A Palazzo Du Mesnil (UniOr) l’incontro “Il culto solare nell’antico Egitto. Dalle origini all’epoca romana alla luce delle più recenti ricerche” con Rosanna Pirelli (università di Napoli L’Orientale) e Massimiliano Nuzzolo (università di Torino)

Martedì 14 aprile 2026, dalle 16 alle 18, nella sala Conferenze di Palazzo Du Mesnil (UniOr) a Napoli, l’università L’Orientale e il Touring Club Italiano promuovono l’incontro “Il culto solare nell’antico Egitto. Dalle origini all’epoca romana alla luce delle più recenti ricerche” con Rosanna Pirelli (università di Napoli L’Orientale) e Massimiliano Nuzzolo (università di Torino). Dopo gli indirizzi di saluto di Roberto Tottoli, magnifico rettore università di Napoli L’Orientale; Roberta Giunta, direttrice del dipartimento Asia Africa e Mediterraneo; Andrea Manzo, professore ordinario di Antichità nubiane e Archeologia della Valle del Nilo; introducono Antonio Buonajuto, presidente comitato scientifico Touring Club Italiano; Francesco Sirano, direttore museo Archeologico nazionale di Napoli – comitato scientifico Touring Club Italiano. Nessun culto ha influenzato la civiltà dell’antico Egitto quanto il culto solare. Pur declinandosi nel corso del tempo in forme diverse e sotto differenti appellativi — come nel caso della riforma religiosa in senso monoteistico promossa dal faraone Akhenaton nella seconda metà del II millennio a.C. — il dio sole permeò la religione egiziana fin dalle sue origini, attraversando fasi di straordinario splendore, come l’epoca delle piramidi, e mantenendo un ruolo centrale fino alla tarda età romana. Questa conferenza si propone di offrire un excursus sulle nostre conoscenze di un tema fondamentale per la comprensione della civiltà dei faraoni, presentando al contempo i risultati delle più recenti ricerche e scoperte relative al periodo di massimo sviluppo della religione solare: la V dinastia (metà del III millennio a.C.). Fu infatti in questa fase che i sovrani egiziani costruirono per la prima volta dei monumenti specificamente dedicati al suo culto, i Templi Solari. Da oltre quindici anni una missione archeologica italiana è impegnata nello scavo del più grande di questi santuari, il tempio solare del re Nyuserra ad Abu Ghurab. I risultati eccezionali emersi dalle indagini sul campo e le nuove prospettive di ricerca che ne derivano saranno illustrati nel corso della conferenza dai due co-direttori della missione.

Torino. Al museo Egizio, in presenza e on line, l’egittologa Anna Giulia De Marco presenta il libro di prossima pubblicazione “Lavorare il legno: botteghe e artigiani a Deir el-Medina. Uno studio a partire dai materiali conservati presso il Museo Egizio di Torino”

Giovedì 9 aprile 2026, alle 18, in Sala Conferenze del museo Egizio di Torino appuntamento con Anna Giulia De Marco, che presenta il libro di prossima pubblicazione “Lavorare il legno: botteghe e artigiani a Deir el-Medina. Uno studio a partire dai materiali conservati presso il Museo Egizio di Torino”. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/botteghe-e-artigiani-del… L’evento è disponibile anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio. Il libro analizza per la prima volta l’artigianato del legno nel sito di Deir el-Medina. La ricerca si basa sullo studio e sulla redazione del catalogo completo dei manufatti lignei provenienti dal sito e oggi conservati al museo Egizio, molti dei quali ancora inediti. Attraverso un approccio multidisciplinare che integra l’analisi della cultura materiale con fonti testuali e iconografiche, lo studio ricostruisce il sistema produttivo degli oggetti lignei presso Deir el-Medina in epoca ramesside (1292-1077 a.C.). Vengono analizzate le principali tipologie di manufatti, i metodi di lavorazione e, soprattutto, viene restituita l’identità professionale degli artigiani del legno, individuandone i nomi, ruoli e attività.

L’egittologa Anna Giulia De Marco (Medjehu Project)

Anna Giulia De Marco è un’egittologa e attualmente ricercatrice post-doc all’università di Jaén (Spagna), specializzata nello studio dell’artigianato del legno e dei manufatti lignei nell’antico Egitto. Ha conseguito il dottorato in Egittologia all’università di Pisa, in collaborazione con il museo Egizio di Torino, con una ricerca dedicata all’analisi e alla catalogazione della collezione di oggetti lignei provenienti da Deir el-Medina e conservati al museo Egizio. Questo lavoro rappresenta il primo studio sistematico sul sistema di lavorazione del legno nel sito e costituisce la sua monografia attualmente in stampa, oggetto della presente conferenza. È inoltre autrice di diversi articoli scientifici dedicati ai manufatti lignei, alla lavorazione del legno e ai suoi aspetti socioeconomici. Dal 2012 partecipa a numerose missioni archeologiche in Egitto, tra cui Deir el-Medina, Dra Abu el-Naga, i Wadi Occidentali tebani e Kom Ombo. Nel 2021 ha co-fondato il Medjehu Project, volto allo studio e alla conservazione del patrimonio ligneo egiziano.

 

Trento. Allo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas al via “Archeocinema a Tridentum”: tre film per tre mercoledì sul tema “l colori del passato” in collaborazione con RAM film festival. Ecco il programma

Con il tema “l colori del passato” torna allo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, a Trento, in piazza Cesare Battisti, “Archeocinema a Tridentum”, la rassegna proposta dall’Ufficio beni archeologici in collaborazione con RAM film festival (Rovereto Archeologia Memorie) della Fondazione Museo Civico di Rovereto nell’ambito della mostra “I colori di Tridentum. Decorazione e arredo nella città romana”. Tre gli appuntamenti in programma, l’8, 15 e 22 aprile 2026, alle 18, con altrettanti film provenienti dall’archivio della rassegna di Rovereto che ha curato le edizioni italiane delle opere straniere. Gli incontri, che intendono restituire la policromia e la vivacità di colori del mondo antico, saranno introdotti dagli esperti della Fondazione Museo Civico di Rovereto e dell’Ufficio beni archeologici. La partecipazione è libera e gratuita.

Frame del film “Rosso, i colori dell’arte” di Linda Tugnoli

Mercoledì 8 aprile 2026, alle 18, il film “Rosso, i colori dell’arte” di Linda Tugnoli (Italia 2023, 52′). L’avventura del rosso è l’avventura dell’umanità, simbolo di sangue e fuoco, del sacro e della vita. L’esperto Michel Pastoureau afferma che ogni colore contiene una storia, e non solo artistica. Dall’ocra delle pitture rupestri ai pigmenti degli egizi, dalla porpora degli imperatori romani al cinabro, i grandi artisti hanno creato colori iconici come il rosso Tiziano e i rossi di Caravaggio.

Frame del film “La Grotta Chauvet. Sulle tracce degli artisti preistorici” di Alexis de Favitski

Mercoledì 15 aprile 2026, alle 18, il film “La Grotta Chauvet. Sulle tracce degli artisti preistorici / Grotte Chauvet. Dans les pas des artistes de la Préhistoire” di Alexis de Favitski (Francia 2024, 52′). Trent’anni dopo la scoperta della grotta Chauvet, nel dipartimento francese dell’Ardèche, le sue straordinarie pitture rupestri, tra le più antiche al mondo, realizzate 20.000 anni prima di quelle di Lascaux, continuano a porre domande su chi fossero i loro autori e sul significato spirituale delle opere. Un’équipe scientifica indaga oggi i misteri ancora irrisolti di questo straordinario sito preistorico.

La regista Elli Kriesch

Mercoledì 22 aprile 2026, alle 18, il film “Sulle tracce dei colori scomparsi – Marmi colorati dell’antica Grecia / Auf den Spuren verlorenen Farbe – Bunter Marmor im antiken Griechenland” di Elli Kriesch (Germania 2000, 46′). Quanto fosse magnificamente colorata un tempo l’architettura greca, lo testimonia già Platone. Anche le iscrizioni documentano che la pittura colorata era preziosa come il lavoro dello scultore. Tuttavia i colori non sono sopravvissuti ai millenni, solo delle tracce si sono conservate nei pori del marmo. Il film ci conduce ai famosi siti storici della Grecia: dall’isola di Samos, al famoso cimitero di Atene, all’Acropoli, a Delfi, a Egina. Le analisi dei resti di colore contribuiscono, oltre che alla ricostruzione della colorazione antica, anche a farci conoscere l’antico significato di straordinarie opere d’arte.