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Torino. Al museo Egizio due visite guidate con il curatore alla mostra “Figli di Horus proteggete questo ushabti! Il modellino di sarcofago di Kha”, terza esposizione del ciclo “Nel Laboratorio dello Studioso”

Il modellino del sarcofago di Kha esposto nella mostra “Figli di Horus proteggete questo ushabti!” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
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L’egittologo Paolo Marini (foto museo Egizio)

Cosa c’è di più bello che ascoltare le storie degli oggetti dalla viva voce di chi fa ricerca ogni giorno? Paolo Marini ci aiuta a capire che significato avesse la presenza dei modellini di sarcofago nei corredi funerari degli antichi Egizi. Martedì 21 settembre e martedì 19 ottobre 2021, dalle 16.10 alle 17.10, al museo Egizio di Torino visita guidata con il curatore alla mostra “Figli di Horus proteggete questo ushabti! Il modellino di sarcofago di Kha”, con il nuovo reperto sotto la lente “Nel Laboratorio dello Studioso” visitabile fino al 1° novembre 2021. Per prenotare clicca QUI. Il curatore Paolo Marini, racconta e approfondisce le tipologie e l’evoluzione dei modellini di sarcofago – usati probabilmente fino al 664 a.C. – attraverso gli esemplari più significativi della collezione, ponendo l’accento anche sul tema religioso, in particolare sul ruolo dei figli di Horus, i geni funerari chiamati a proteggere l’ushabti, così come avveniva per il defunto.

Il modellino del sarcofago della tomba di Kha conservato al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Protagonista della terza esposizione del ciclo “Nel Laboratorio dello Studioso” è il modellino di sarcofago appartenuto a Kha, vissuto nella seconda metà della XVIII dinastia (ca. 1400-1292 a.C.). Il reperto, in legno e ricoperto da vernice nera, costituisce un unicum per il perfetto stato di conservazione, la completezza del set – composto da modellino di sarcofago, ushabti e attrezzi da lavoro – e per la conoscenza del contesto di rinvenimento.

Milano. L’università statale e l’Ambasciata d’Italia in Egitto dedicano una giornata a ricordare il salvataggio dei templi di File a 40 anni dalla straordinaria impresa con la presentazione del volume “File, la Perla del Nilo salvata dalle acque. Il contributo italiano”: incontro in presenza su invito e in streaming

File, tempio sommerso durante la piena del Nilo, secondo pilone, veduta da ovest. Foto di Alexandre Varille, anni 1940. Stampa su carta fotografica (Archivi Egittologia Università di Milano)

Quarant’anni fa, era il 1980, grazie alla collaborazione tra Egitto e Italia, si concludeva l’epica impresa del salvataggio del magnifico complesso faraonico sorto sul Nilo: i templi di File. A quella straordinaria impresa l’università statale di Milano e l’Ambasciata d’Italia in Egitto dedicano la giornata del 21 settembre 2021  con l’incontro “File salvata dalle acque. Alla Statale gli archivi di un’impresa straordinaria”, promosso con la partecipazione dell’Istituto Italiano di Cultura – Centro Archeologico Italiano al Cairo. Appuntamento in Sala Rappresentanza della sede di via Festa del Perdono dell’Università Statale, alle 11 (ingresso su invito e solo con Green Pass), in diretta sul canale YouTube d’Ateneo @UnimiVideo. L’evento sarà l’occasione per presentare il volume “File, la Perla del Nilo salvata dalle acque. Il contributo italiano”, curato dall’Ambasciata d’Italia al Cairo e dall’Istituto Italiano di Cultura – Centro Archeologico Italiano al Cairo e stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato attraverso il prestigioso marchio Libreria dello Stato.

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Giampaolo Cantini, ambasciatore d’Italia al Cairo

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Patrizia Piacentini, egittologa dell’università di Milano (foto mudec)

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Giuseppina Capriotti Vittozzi (Centro Archeologico Italiano – Istituto Italiano di Cultura del Cairo)

La giornata sarà aperta, alle 11, dai saluti istituzionali del rettore Elio Franzini, della prorettrice a Ricerca e Innovazione Maria Pia Abbracchio, e da Claudia Berra, direttrice del dipartimento di Studi letterari, filologici e linguistici dell’Ateneo milanese. Ai saluti istituzionali seguirà l’intervento (da remoto) di Giampaolo Cantini, ambasciatore d’Italia in Egitto, su “L’Italia in Egitto: l’anniversario di una grande impresa”. Quindi, alle 11.30, gli interventi in presenza: Patrizia Piacentini, ordinario di Egittologia (Università di Milano), su “L’archivio Condotte negli Archivi di Egittologia dell’Università degli Studi di Milano”; Matteo Uggetti, commissario straordinario della Società Italiana per Condotte d’Acqua S.p.A., su “Le Condotte in Egitto”; Giuseppina Capriotti Vittozzi, Centro Archeologico Italiano – Istituto Italiano di Cultura del Cairo, presenta il volume “File, la Perla del Nilo salvata dalle acque. Il Contributo dell’Italia”, Roma, Poligrafico e Zecca dello Stato, 2021; Antonio Palma, presidente del Poligrafico e Zecca dello Stato Italiano, su “Il volume su File nel Catalogo della Libreria dello Stato”. Chiude, alle 12.10, la proiezione del video “Egyptian-Italian Cooperation for the Preservation of the Egyptian Cultural Heritage”.

Il tempio di Iside sull’isola di File vicino ad Assuan (Egitto)

Il volume raccoglie gli Archivi della Società Italiana per Condotte d’Acqua SpA (donati nel dicembre 2020 all’università di Milano) che ripercorrono la straordinaria impresa che 40 anni fa permise di salvare dalle acque, in seguito alla costruzione della Grande Diga di Assuan a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, i monumenti dell’antica File e altri monumenti della Nubia, come quelli di Abu Simbel, che sarebbero andati definitivamente perduti. Nell’ambito della Campagna UNESCO (1960-1980), infatti, i monumenti furono salvati grazie a un intervento di traslazione altamente specialistico, nel quale l’Italia ebbe un ruolo importante. L’ultimo salvataggio fu quello di File, dove i lavori furono portati a temine dalla Società Italiana Condotte – Mazzi Estero (mentre il precedente intervento ad Abu Simbel era stato messo in atto da Impregilo).

Torino. Il museo Egizio lancia You&Me, la prima campagna di membership per coinvolgere i visitatori dell’Egizio nelle attività dell’ente: con una quota annuale si può fruire di pacchetti di benefit, differenziati a seconda della fascia di età o del tipo di membership

You&ME, il museo Egizio di Torino lancia la prima campagna di membership per coinvolgere i visitatori dell’Egizio nelle attività dell’ente, dalla cura della collezione di reperti, al sostegno alla ricerca e all’inclusione sociale: “Vivi 365 giorni di scoperta, ricerca e passione: da oggi con la Membership Card Digitale potrai aderire a un programma di attività a te dedicate e seguire il dietro le quinte del museo Egizio. Diventa custode di una collezione millenaria, sostenendo i progetti di ricerca, la cura dei reperti e il futuro del museo”.  Chi aderirà alla campagna potrà sostenere l’attività del Museo con una quota annuale, che gli permetterà di fruire di pacchetti di benefit, differenziati a seconda della fascia di età o del tipo di membership. Cuore della campagna sono i contenuti scientifici: la membership, infatti, offre un punto di vista privilegiato sul dietro le quinte dell’attività del Museo, con approfondimenti, format on line, anche per chi è lontano e non ha la possibilità di visitare con frequenza il museo, ed eventi esclusivi. A questo si aggiungono ingressi gratuiti e sconti riservati.

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Logo della campagna di sostegno al museo Egizio di Torino “Prenditi cura di ME”

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Logo della campagna del museo Egizio di Torino “AFME, American Friends of Museo Egizio”

“La cura della collezione che il Museo custodisce, così come l’importante attività di ricerca che svolge quotidianamente”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio, “possono trovare nuova forza attraverso un maggior coinvolgimento dei nostri pubblici, facendoli sentire non semplici spettatori, ma parte integrante di questa straordinaria istituzione. Il nostro programma ‘You&ME’ mira proprio a questo: stabilire e consolidare una relazione con i nostri sostenitori, per costruire una comunità che partecipi alla vita del museo, contribuendo a renderlo sempre più un patrimonio condiviso”. E la presidente Evelina Christillin: “Il programma di membership ci offre l’opportunità di rinsaldare il legame con i nostri pubblici, attraverso il sostegno alle attività che svolgiamo. Questo importante progetto rafforza inoltre le possibilità di fundraising del Museo, avviate a fine 2020 con la campagna ‘Prenditi cura di Me’; insieme ad altre iniziative, come il lancio dell’American Friends of Museo Egizio, a oggi ha permesso di contare su 270 donazioni, per un importo che supera i 45mila euro, interamente reinvestito nella cura della collezione. Un primo risultato positivo, che pone le basi per le sfide future, nel solco dell’importanza strategica che la Fondazione ha sempre assegnato alla sostenibilità, anche in ambito economico”.

“You&ME” è un programma inclusivo, internazionale e sostenibile: la newsletter riservata ai member, così come gli altri contenuti on line, saranno diffusi sia in italiano sia in inglese e la stessa Membership Card, ad eccezione di quella per gli Under14, progettata per essere uno strumento di ampliamento dell’esperienza di membership, sarà consegnata ai destinatari esclusivamente in formato digitale, consentendo di abbattere l’impronta ecologica della campagna. “You&ME” si estende anche alle aziende, che potranno sostenere il Museo attraverso piani personalizzati di corporate membership, con la possibilità di definire benefit, ideati ad hoc per dipendenti e stakeholder. “Ovunque tu sia, il nostro programma di membership digitale ti permetterà di seguire da vicino le attività del Museo. Scopri i benefit a te riservati ed entra nella community del museo Egizio su Membership – Museo Egizio”.

Roma-Eur. Al museo delle Civiltà presentazione (anche in streaming) del libro di Eugenio Fantusati e Marco Baldi “Abu Erteila 2008-2020. Twelve Years of Research in a New Meroitic Site” sulla missione archeologica in Sudan di ISMEO e Accademia russa delle Scienze

La copertina del libro “Abu Erteila 2008-2020. Twelve Years of Research in a New Meroitic Site” di Eugenio Fantusati e Marco Baldi
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Locandina dell’incontro al Muciv su Abu Erteila (foto muciv)

Mercoledì 15 settembre 2021, alle 17, al museo delle Civiltà di Roma-Eur, presentazione del volume di Eugenio Fantusati e Marco Baldi “Abu Erteila 2008-2020. Twelve Years of Research in a New Meroitic Site”. Dopo i saluti istituzionali del museo delle Civiltà, interverranno il min. plen. Mohamed Elmouataz Jaffar E. Osman, ambasciata della Repubblica del Sudan a Roma; dr Hatim Elnour, NCAM General Director; S.E. Gianluigi Vassallo, ambasciatore d’Italia a Khartoum; amb. Fabrizio Lobasso, vice direttore per i Paesi dell’Africa sub-sahariana, ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; prof. Adriano Rossi, presidente ISMEO. È possibile partecipare all’incontro in presenza mostrando all’ingresso la certificazione verde COVID-19 (Green Pass). Contestualmente, l’evento sarà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube accessibile al seguente link: https://youtu.be/KvbqAKXdcs4.

Il tempio maggiore di Abu Erteila in Sudan nella ricostruzione 3D (foto muciv)

Abu Erteila è situata nel moderno Sudan a Nord-Est della città di Shendi in corrispondenza della bocca del Wadi El-Hawad, circa 9 chilometri dalla necropoli di Meroe e meno di 5 chilometri dalla riva orientale del Nilo. Una missione archeologica congiunta italo-russa di ISMEO e dell’Istituto per gli Studi Orientali dell’Accademia russa delle Scienze, attiva sul campo dal 2008, ha portato alla luce i resti di un insediamento che ebbe la sua massima fortuna nel corso del I secolo d.C. Esso ebbe il suo nucleo in un tempio a più ambienti eretto per volontà della coppia reale Natakamani-Amanitore, e fiancheggiato da un edificio residenziale coevo. Un ulteriore edificio culturale di minori dimensioni, dedicato al dio leone Apedemak, fu presumibilmente costruito in epoca precedente. Numerosi rinvenimenti parrebbero indicare la consacrazione del tempio maggiore alla dea Iside: ne rappresentano testimonianza preminente arredi decorati e iscritti realizzati in arenaria ferrosa, riconosciuti dal National Corporation for Antiquities and Museums of Sudan (NCAM) fra le principali scoperte degli ultimi anni dell’archeologia nubiana.

Ad Arona (No) prima tappa tra le Pro Loco piemontesi della mostra del museo Egizio “Liberi di imparare” con venti copie di reperti realizzati nel carcere di Torino con la collaborazione dell’istituto tecnico “Plana” e del Primo Liceo Artistico: dalla Cappella di Maia agli affreschi della tomba di Iti e Neferu, dai ritratti del Fayyum all’ostrakon della ballerina

L’ingresso della mostra “Liberi di imparare” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

È approdata ad Arona (No) il 10 settembre 2021 la mostra “Liberi di imparare”, frutto della collaborazione iniziata nel 2018 tra il museo Egizio di Torino, la Direzione della Casa Circondariale ‘Lorusso e Cutugno’ e l’Ufficio del Garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Torino (vedi Torino. Al museo Egizio la mostra “Liberi di imparare” con venti copie di reperti realizzati nel carcere di Torino con la collaborazione dell’istituto tecnico “Plana” e del Primo Liceo Artistico: dalla Cappella di Maia agli affreschi della tomba di Iti e Neferu, dai ritratti del Fayyum all’ostrakon della ballerina | archeologiavocidalpassato), prima tappa di un tour dell’esposizione, ideato in collaborazione con Unpli Piemonte, comitato regionale dell’Unione nazionale pro loco d’Italia, e con il patrocinio della Regione Piemonte. Fino al 17 ottobre 2021 la Pro Loco di Arona ospiterà, all’ufficio turistico della località sul lago Maggiore, la mostra, che proseguirà il suo viaggio sul territorio piemontese, trovando ospitalità di volta in volta nelle altre Pro Loco. Un’opportunità molto apprezzata dal museo Egizio, che da anni dedica attenzione e risorse alla promozione della sua collezione anche in Piemonte. 

La Cappella di Maia e gli affreschi della tomba di Iti e Neferu riprodotti nel carcere di Torino per la mostra “Liberi di imparare” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

“Liberi di imparare” espone le copie di alcuni reperti dell’antico Egitto, realizzate dai detenuti delle sezioni scolastiche della Casa Circondariale dell’Istituto tecnico “Plana” e del Primo Liceo Artistico, tra cui la Cappella di Maia, gli affreschi della tomba di Iti e Neferu, i ritratti del Fayyum, l’ostrakon della ballerina. Gli oggetti riprodotti fedelmente dai detenuti, al termine di un corso di formazione con egittologi del museo torinese, hanno ricevuto l’apprezzamento dei vertici del museo Egizio. “Siamo molto orgogliosi di questa nuova iniziativa, che ci permette di far conoscere i nostri reperti in una veste inedita e accessibile e nell’ambito di un’iniziativa di grande valore sociale qual è Liberi di imparare”, dichiarano Evelina Christillin e Christian Greco, presidente e direttore del museo Egizio. “Un progetto che prosegue il nostro impegno nei confronti dei pubblici di prossimità e che proseguirà il tour   in altre località piemontesi”.

Firenze Archeofilm 2021. Proclamati i film vincitori: il premio del pubblico ai segreti di Nazca; il premio dell’università di Firenze ai templi salvati dell’Egitto; il premio del museo fiorentino di Preistoria ai misteri di Cabeço da Mina; menzione al film iraniano sui Bakhtiari

Firenze Archeofilm 2021: la cerimonia di premiazione. Da sinistra, Fabio Martini, Stefania Ippoliti, Alessandra Petrucci, Giulia Pruneti, Piero Pruneti, Dario Di Blasi (foto Firenze Archeofilm)

Archiviata la terza edizione di Firenze Archeofilm. In cinque giorni al Cinema La Compagnia di Firenze per l’edizione 2021 dell’evento più atteso del grande Cinema di Archeologia Arte Ambiente, organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore), è stata proiettata una sessantina di film selezionati a livello mondiale tradotti e doppiati in italiano e in original sound (60 film in concorso, 10 film “original sound”, 20 prime visioni nazionali) che hanno concorso per i 3 premi in palio. E domenica 12 settembre 2021 il momento clou con la proclamazione dei film che si sono aggiudicati il Premio “Firenze Archeofilm”, il Premio “Università di Firenze”, e il Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi”, alla presenza di Fabio Martini, professore emerito Archeologia preistorica; Stefania Ippoliti, responsabile cinema Sistema Toscana; Alessandra Petrucci, rettrice dell’università di Firenze; Giulia Pruneti, responsabile comunicazione FA/AV; Piero Pruneti, direttore AV; Dario Di Blasi, direttore artistico FA.

Frame del film “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca

Premio “Firenze Archeofilm” del pubblico al film “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca (Francia, 2018; 52’). Nel sud del Perù, ai piedi delle Ande, i Nazca costruirono città e disegnarono un’immensa rete di linee geometriche e geoglifi. Chi rappresentavano queste figure enigmatiche visibili solo dal cielo e qual era il loro significato? Un team di archeologi di tutto il mondo sta sfruttando le ultime tecnologie per scoprire uno dei più grandi segreti dell’umanità. Le loro ultime campagne di scavo hanno portato alla luce nuove mummie, tessuti favolosi, ceramiche e misteriosi teschi allungati…

Frame del film “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lamaitre

Premio “Università di Firenze” al film “Egitto: i templi salvati / Egypt: saving temples” di Olivier Lamaitre (Francia, 2018; 53’). Nel 1954 la costruzione di una nuova diga minacciava l’intera Nubia e oltre venti antichi santuari: alcuni templi furono smantellati in fretta e trasferiti su isole artificiali, altri furono spediti all’estero in città come Madrid, Torino o New York. Nel film, ricco di animazioni 3D, vengono presentanti anche i documenti di archivio che illustrano gli ingegnosi piani di salvataggio e le estenuanti operazioni di lavoro degli operai del cantiere. Questa la motivazione della giuria: “Il premio viene assegnato per il sapiente uso dei filmati e dei documenti d’archivio, grazie ai quali il documentario illustra gli sforzi e le energie politiche, imprenditoriali e scientifiche messe in campo per salvare le preziose vestigia archeologiche ed architettoniche dell’Antico Egitto, un patrimonio messo al sicuro dalla risalita delle acque del Nilo e tramandato così alle generazioni future. A questo si aggiunge la capacità di costruire un dialogo con la realtà del ‘900 e per aver raccontato, con competenza ed equilibrio tra ricerca e divulgazione, una storia esemplare che rappresenta uno stimolo per chi crede nella necessità e nel dovere di conservare la memoria delle antiche civiltà passato”.

frame del film “I misteri di Cabeço da Mina / Os Enigmas do Cabeço da Mina” di Rui Pedro Lamy

Premio “Museo Fiorentino di Preistoria” al film “I misteri di Cabeço da Mina / Os Enigmas do Cabeço da Mina” di Rui Pedro Lamy (Portogallo, 2019; 27’). Il film descrive un enigmatico sito archeologico dove è stata scoperta una rara serie di statue-menhir con fattezze antropomorfe. Il documentario collega la realtà geografica e quella storica della regione circostante ad alcune affascinanti scoperte effettuate nella bellissima Vale da Vilariça, nella regione settentrionale del paese. Questa la motivazione della giuria: “Il film si è distinto per il rigore scientifico nella illustrazione del contesto monumentale, per il linguaggio accessibile che facilita la comprensione di quanto è emerso dal sito archeologico, per il valore tecnico. Importante è il collegamento con la realtà ambientale e sociale, indicativo di una visione ampia dell’archeologia come strumento di conoscenza e di identità civica”.

firenze_archeofilm_2021_locandinaMenzione speciale dell’università di Firenze al film “Bakhtiari sulle pendici di Oshtrankuh / Bakhtirihaey Damaneh Oshtrankuh” di Mohammadreza Hafezi (Iran, 2019; 40’). Film etnografico di forte impatto naturalistico e umano che va alla scoperta di una remota realtà. Penetrando del cuore di un Iran poco conosciuto, documenta le tra[1]dizioni e le usanze della piccola tribù dei Bakhtiari. Questa la motivazione della giuria: “Oltre all’interessante ed originale contenuto, il film si distingue per la tensione del racconto, il rigore formale, l’uso sorvegliato dei suoni e della musica, l’ottimo coordinamento tra voce narrante e inquadrature”.

Nell’ambito del programma “Restituzioni. Tesori d’arte restaurati” Intesa Sanpaolo restaura uno splendido rilievo templare con immagine del dio Heh conservato nel museo civico Archeologico di Bologna: cantiere aperto al pubblico nei giorni 8, 15 e 22 settembre 2021

Una mummia esposta nella sezione Egizia del museo civico Archeologico di Bologna (foto istituzione bologna musei)

Intesa Sanpaolo restaura uno splendido rilievo templare con immagine del dio Heh nell’ambito del programma “Restituzioni. Tesori d’arte restaurati”. La tecnologia diagnostica e il restauro incontrano l’antico Egitto al museo civico Archeologico di Bologna. Nell’ambito della XIX edizione di “Restituzioni. Tesori d’arte restaurati”, il programma biennale di restauri di opere d’arte appartenenti al patrimonio nazionale curato e promosso da Intesa Sanpaolo, da mercoledì 8 settembre 2021 prende avvio il restauro di uno splendido rilievo templare con immagine del dio Heh, che data molto probabilmente al regno del sovrano Tolomeo II Filadelfo (285-246 a.C.). Il restauro sarà eseguito da Cristina del Gallo, restauratrice esperta in materiali lapidei. Per presentare e condividere con il pubblico questa importante operazione sono previsti tre giorni di restauro ‘aperto’ all’interno della sezione Egizia – 8, 15 e 22 settembre 2021 (dalle 15 alle 19) -, durante i quali si potranno osservare da vicino il rilievo e i trattamenti conservativi. È possibile accedere con il biglietto del museo nei normali orari di apertura e nel rispetto delle misure di sicurezza finalizzate al contenimento del rischio di contagio da Covid-19.

I coniugi Giampietro e Bianca Puppi in Egitto, settembre 1956 (foto per gentile concessione della famiglia Puppi)
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“Restaurare l’antico”, progetto del museo civico Archeologico di Bologna (foto istituzione bologna musei)

Coordinato sotto il profilo scientifico dalla funzionaria egittologa Daniela Picchi, il progetto consente al museo civico Archeologico di proseguire e aggiornare le attività di ricerca, studio e valorizzazione sulle proprie collezioni storiche. Il restauro è stato preceduto da una campagna diagnostica di imaging, a cura di DI.AR. Diagnostica per immagini per i Beni Culturali, e di indagini micro-invasive, a cura degli esperti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, con il quale il museo vanta una collaborazione pluriennale. I risultati di tali indagini hanno permesso di verificare l’eventuale sopravvivenza di colori, sicuramente presenti in origine, e le caratteristiche della patina che oscura parzialmente il calcare. Il rilievo fu esposto al pubblico per la prima volta al museo civico Archeologico di Bologna nel 1961, in occasione della mostra temporanea “L’Egitto antico nelle collezioni minori dell’Italia settentrionale” curata da Silvio Curto, allora direttore del museo Egizio di Torino. A distanza di mezzo secolo, nel 2013, la famiglia Puppi, che lo possedeva, lo ha generosamente ceduto al museo, perpetuando una tradizione cittadina di donazioni che ha reso ricca e prestigiosa la collezione egiziana di Bologna.

Rilievo templare in calcare con il dio Heh di epoca Tolemaica (332-31 a.C.) donato da Giampietro e Bianca Puppi al museo civico Archeologico di Bologna (foto istituzione bologna musei)

Il rilievo con immagine del dio Heh. Questo frammento lapideo (MCABo EG 3711: 25 x 73 cm) proviene dalla parete di un tempio egiziano non ancora identificato e mostra solo parte di una scena più grande scolpita ad incavo. Vi sopravvive la parte superiore della figura di Heh, una divinità nota sin dall’Antico Regno, che rappresenta il concetto di moltitudine e di infinito. Il dio indossa un ampio pettorale, una barba ricurva e una parrucca dalle fitte ciocche, sormontata da ciò che rimane di un disco solare. È rivolto a sinistra e solleva le braccia all’altezza delle spalle, tenendo in ogni mano un ramo di palma renepet (‘tempo’). Un segno ankh (‘vita’), inclinato verso la testa del dio, è posto nella giunzione tra il ramo di palma e il pugno del dio per sostenere un cartiglio, di cui sopravvive solo la parte inferiore. Il cartiglio a sinistra, sebbene molto danneggiato, permette di identificare gli ultimi due geroglifici del nome di intronizzazione di Tolomeo II Filadelfo (285-246 a.C.), secondo sovrano della dinastia di origine macedone che assunse il potere in Egitto dopo Alessandro Magno. Tutti gli elementi che definiscono l’iconografia del dio, a partire dalla sua stessa figura che ha il valore semantico di ‘milione’, rimandano ai concetti di tempo e di moltitudine, di vita, di dominio e di durata. L’associazione ai cartigli di Tolomeo II sembra tradire l’aspirazione del sovrano a un perpetuo rinnovamento del potere, della legittimità, della forza e della vita, più che il concetto di infinito o infinità di tempo e spazio, che comunque connotano il dio.

restituzioni_tesori-d-arte-restaurati_logoRestituzioni. Tesori d’Arte restaurati è il programma biennale di Intesa Sanpaolo che punta alla salvaguardia del patrimonio storico-artistico del Paese attraverso la restituzione alla collettività di opere d’arte fragili. La conoscenza del territorio dove viviamo passa attraverso la comprensione delle opere d’arte che vi sono state prodotte o che vi sono conservate; ognuna di esse racchiude in sé un brano della nostra storia, di un passato in cui troviamo le ragioni del presente e le radici del nostro futuro. Si tratta di segni dell’uomo, di espressioni della sua più alta dimensione immateriale che prendono forma nella materia. Per questo intrinsecamente fragili. Con questa consapevolezza, dal 1989, attraverso Restituzioni, Intesa Sanpaolo investe risorse, competenze ed energie per la difesa dei beni artistici e per la salvaguardia delle identità territoriali che danno forma alla nostra penisola. Ogni due anni la Banca, in collaborazione con Soprintendenze, Poli museali e Musei autonomi, seleziona un numero consistente di opere bisognose di intervento, ne sostiene il restauro e organizza le mostre temporanee che permettono al pubblico di conoscerne i risultati. A oggi sono oltre un migliaio le opere d’arte restaurate e restituite alla collettività: con testimonianze che spaziano dall’archeologia fino alle soglie dell’età contemporanea, dalla pittura, alla scultura, all’oreficeria, alle manifatture tessili. Il programma si impegna inoltre nel restauro di opere monumentali come gli affreschi giotteschi dell’Abbazia di Chiaravalle e la grande tela di Paolo Veronese Cena di San Gregorio Magno, nella Basilica di Monte Berico a Vicenza, in occasione dei 30 anni di Restituzioni.

Torino. Il Green Pass non frena i visitatori al museo Egizio che in agosto segna il tutto esaurito. E già si pensa al 2024, anno del Bicentenario dell’Egizio

Visitatori al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

torino_egizio_logo_1824Le stime erano più caute, l’introduzione del Green Pass faceva temere un calo di prenotazioni ma, al contrario, il pubblico ha apprezzato le misure di sicurezza e ha dimostrato piena collaborazione, consentendo al museo Egizio di Torino di confermare il trend positivo dei mesi di giugno e luglio, registrando il tutto esaurito anche ad agosto con 53.203 visitatori, pari ad una crescita del 31,6% rispetto ad agosto 2020.  Un ottimo risultato, soprattutto alla luce delle norme sul distanziamento e delle altre prescrizioni di sicurezza previste dal DPCM del 23 luglio 2021 che limitano i numeri dell’affluenza. Come nell’estate 2020, il pubblico italiano è stato il più presente a cui, quest’anno, si sono aggiunti turisti europei (soprattutto francesi, olandesi e tedeschi, in una percentuale di circa 25%) che hanno potuto tornare in Italia e nelle città d’arte per le vacanze estive. Il museo Egizio ha espresso soddisfazione e gratitudine per il pubblico che si adegua ai regolamenti per continuare a scoprire le sue collezioni e fruire di un’ampia offerta museale. Le famiglie, in particolare, rappresentano un target importante, che ha costituito il 23% del totale dei visitatori.

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Evelina Christillin, presidente del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

“Siamo veramente fiduciosi nel prossimo futuro della nostra istituzione e speriamo di proseguire con tutti i numerosi progetti che abbiamo in cantiere”, ha dichiarato la presidente Evelina Christillin. “Per questo auspichiamo che al più presto possa insediarsi il Consiglio di Amministrazione: bisogna considerare che mancano poco più di 2 anni al 2024, anno in cui celebreremo il bicentenario dell’Egizio che dovrà essere all’altezza dell’incessante attività di ricerca e divulgazione che ha restituito la rilevanza e il rispetto internazionale che merita il museo”. Ed è proprio la parola Rispetto che la presidente Christillin ha scelto come ospite di un altro importante appuntamento: infatti l’8 settembre 2021, Giornata mondiale dell’Alfabetizzazione e della Cultura, la Corte Costituzionale, alla presenza del Capo dello Stato e delle più Alte cariche, incontrerà personaggi che testimoniano la centralità della cultura in ogni processo di ricostruzione della società. L’evento si terrà alle 19 ma verrà poi trasmesso su Rai 5 alle 21 dello stesso giorno.

Torino. Al museo Egizio la mostra “Figli di Horus proteggete questo ushabti! Il modellino di sarcofago di Kha”, a cura di Paolo Marini, terzo appuntamento del progetto espositivo “Nel laboratorio dello studioso”

Il modellino del sarcofago di Kha esposto nella mostra “Figli di Horus proteggete questo ushabti!” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Terzo appuntamento del progetto espositivo “Nel laboratorio dello studioso”, dedicato all’attività scientifica che quotidianamente si svolge sugli oggetti esposti nelle sale e custoditi nei magazzini del museo Egizio di Torino. Da venerdì 3 settembre 2021 è aperta al pubblico la mostra “Figli di Horus proteggete questo ushabti! Il modellino di sarcofago di Kha”. Il tema al centro di questa mostra, che resterà aperta al pubblico fino al 1° novembre 2021, è quello dei modellini di sarcofago, reperti rivenuti in luoghi dedicati al culto del defunto o nelle camere funerarie a partire dal periodo compreso tra la XI e la XII dinastia (1980-1759 a.C.) e, sporadicamente, fino al Terzo periodo Intermedio (1076-664 a.C.), che avevano l’obiettivo di enfatizzare l’identificazione dell’ushabti al loro interno con il defunto. L’esposizione dedicata al modellino di sarcofago di Kha è a cura di Paolo Marini, curatore e coordinatore delle mostre itineranti ideate dal museo Egizio.

Ushabti conservati all’interno del modellino del sarcofago di Kha esposti nella mostra del progetto “Nel laboratorio dello studioso” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

In particolare, a costituire il centro dell’esposizione è il modellino di sarcofago dell’architetto Kha, vissuto nella seconda metà della XVIII dinastia (ca. 1400-1292 a.C.), e il cui corredo funebre è interamente conservato ed esposto al Museo Egizio. Il reperto, in legno e ricoperto da vernice nera, costituisce un unicum per il perfetto stato di conservazione, la completezza del set – composto da modellino di sarcofago, ushabti e attrezzi da lavoro – e per la conoscenza del contesto di rinvenimento: una tomba intatta scoperta nel 1906 da Ernesto Schiaparelli a Deir el-Medina. Le tipologie e l’evoluzione dei modellini di sarcofago sono raccontate e approfondite nelle restanti quattro vetrine della mostra, che espongono alcuni degli esemplari più significativi presenti all’interno della collezione del Museo. Tra i temi approfonditi anche quello religioso dei figli di Horus, i quattro geni funerari chiamati, come avveniva per il defunto, a protezione dell’ushabti.  

L’allestimento della mostra “Figli di Horus proteggete questo ushabti! Il modellino di sarcofago di Kha” del progetto “Nel laboratorio dello studioso” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Nei mesi di apertura della mostra sono inoltre in programma alcune visite guidate con il curatore della mostra: le visite sono programmate per martedì 21 settembre e 19 ottobre dalle 16.10 alle 17.10.  La partecipazione è consentita a un massimo di 20 persone con prenotazione online; il costo è di 7 euro a persona (escluso il biglietto d’ingresso). “Nel laboratorio dello studioso” è un ciclo di mostre per mettere sotto la lente di ingrandimento una serie di reperti della collezione torinese e offrire ai visitatori un approfondimento inedito sulle storie che custodiscono e sulle ricerche realizzate dal museo Egizio di Torino. Ecco il calendario delle prossime mostre che saranno realizzate nello spazio della mostra: NOVEMBRE 2021 – GENNAIO 2022: Gatti, falchi e anguille. I bronzi votivi per mummie animali (a cura di Johannes Auenmüller); GENNAIO – MARZO 2022: Un santuario portatile per la dea Anuket (a cura di Paolo Del Vesco); MARZO – MAGGIO 2022: Il Libro dei Morti di Baki, Scriba del Signore delle Due Terre (a cura di Susanne Töpfer).

Al via la quarta edizione di Varese Archeofilm festival internazionale del cinema di archeologia arte ambiente etnologia: quattro giornate nei Giardini Estensi con due film a serata e un incontro con un ospite sui temi presentati dai documentari

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I Giardini Estensi a Varese sede del Varese Archeofilm (foto Archeologia Viva)

Il docufilm “Libri di sabbia”, regia di Maurizio Fantoni Minnella, giovedì 2 settembre 2021 apre la quarta edizione di Varese Archeofilm Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente Etnologia, Premio “A. Castiglioni”, allestito da giovedì 2 a domenica 5 settembre 2021, alle 20.30, negli splendidi Giardini Estensi di Varese, ingresso gratuito. Organizzazione generale: Marco Castiglioni; selezione filmati: Dario Di Blasi, Marco Castiglioni; direzione editoriale: Giuditta Pruneti; conduzione delle serate: Giulia Pruneti. Evento organizzato da: Comune di Varese, Museo Castiglioni, Archeologia Viva – Giunti Editore, Firenze Archeofilm, Ce.R.D.O., Associazione Conoscere Varese. Archivio cinematografico: Firenze Archeofilm

Frame del film “Libri di sabbia” di Maurizio Fantoni Minnella
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Il regista Maurizio Fantoni Minnella (foto varesepolis.it)

Il programma, giovedì 2 settembre 2021. Si inizia alle 20.30, come detto, con il film “Libri di sabbia” di Maurizio Fantoni Minnella (Italia, 52’). A Chinguetti e Ouadane, due delle quattro antiche città carovaniere del deserto della Mauritania, si conservano gelosamente antichi volumi e manoscritti che testimoniano l’elevato grado di civiltà raggiunto durante i secoli dalla cultura sahariana. Questo film ne ripercorre la suggestiva e misteriosa bellezza attraverso il racconto che di essa fanno i bibliotecari, custodi di un patrimonio inestimabile e raro. Il deserto è cultura, fascino e sopravvivenza. Per questo ci appare sempre più vicino. Ospite: Maurizio Fantoni Minnella scrittore, saggista, documentarista, critico cinematografico, pubblicista, fotografo. Segue il film “L’Era glaciale. Ritorno al futuro / Ice Age. Back to the future” di Anna Afanasyeva (Russia, 43’). Russia, il nord estremo, al confine tra la Chukotka e la Yakutia. In questi spettacolari paesaggi, lo scienziato russo Sergei Zimov, uno dei massimi esperti al mondo dello studio del permafrost, ha condotto un esperimento climatico unico dal cui risultato dipende il futuro della specie umana.

Frame del film “70 milioni di mummie animali: il segreto oscuro dell’Egitto / 70 million animal mummies: Egypt’s dark secret” di Jon Eastman
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L’egittologa Donatella Avanzo all’interno della tomba di Tutankhamon ricostruita a Jesolo (foto Graziano Tavan)

Seconda giornata, venerdì 3 settembre 2021. Apre, alle 20.30, il film “70 milioni di mummie animali: il segreto oscuro dell’Egitto / 70 million animal mummies: Egypt’s dark secret” di Jon Eastman (Regno Unito, 60’). Grazie alla moderna tecnologia medica applicata alle mummie animali egizie dei musei di tutto il mondo, gli esperti stanno scoprendo la verità sullo strano ruolo degli animali nelle antiche credenze egizie. Nel film incontriamo scienziati che lavorano in Egitto e che stanno esplorando le antiche catacombe, dove erano state originariamente sepolte le mummie, per scoprire perché gli antichi Egizi mummificarono milioni e milioni di animali. Ospite: Donatella Avanzo egittologa. Segue il film “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca (Francia, 52’). Nel Sud del Perù, ai piedi delle Ande, i Nazca costruirono città e disegnarono un’immensa rete di linee geometriche e geoglifi. Chi rappresentavano queste figure enigmatiche visibili solo dal cielo e qual era il loro significato? Un team di archeologi di tutto il mondo sta sfruttando le ultime tecnologie per scoprire uno dei più grandi segreti dell’umanità. Le loro ultime campagne di scavo hanno portato alla luce nuove mummie, tessuti favolosi, ceramiche e misteriosi teschi allungati…

Frame del film film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno

nicolò-bongiornoTerza giornata, sabato 4 settembre 2021. Apre, alle 20.30, il film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno (Italia, 100′). Il Ladakh è una regione dell’India in profonda trasformazione che sta affrontando un percorso di rigenerazione culturale costantemente in bilico tra il richiamo di una tradizione arcana e uno sviluppo rampante, che mette a rischio l’ambiente e snatura i suoi abitanti. Menti coraggiose vogliono superare questo dualismo proponendo una mediazione virtuosa per restare se stessi senza chiudersi al mondo, valorizzando gli stimoli di una modernità che non implichi una mutazione antropologica. Possiamo, come Occidentali, imparare da questo laboratorio sociale, economico e culturale che è oggi il Ladakh? Ospite: Nicolò Bongiorno regista, produttore cinematografico, produttore televisivo. Segue il film “Mare Nostrum: storie dal mare di Roma” di Guido Fuganti (Italia, 21’). Docu-film dedicato al commercio trans-marino verso Roma all’inizio del II secolo d.C., durante l’impero di Traiano. Tre personaggi, un Armatore, un Capitano di naviglio fluviale (navis caducaria) e un Addetto del Corpus dei Mensores di Ostia, discutono di un carico di frumento e di altre merci che devono raggiungere Roma attraverso il Tevere.

Frame del film “L’Eldorado dei faraoni” di Pippo Cappellano (foto Archeologia Viva)
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L’archeologa Serena Massa e l’esploratore e cineasta Angelo Castiglione (foto ARONAnelWEB.it)

Quarta giornata, domenica 5 settembre 2021. Apre, alle 20.30, il film “L’Eldorado dei faraoni” di Pippo Cappellano (Italia, 50’). Da dove proveniva l’immensa quantità d’oro che, per secoli, rese enorme il potere dei Faraoni? Un viaggio alla ricerca delle antiche miniere della Nubia e delle rovine della mitica Berenice Pancrisia, centro vitale di una regione così ricca di prezioso metallo da essere considerata per secoli l’Eldorado dei Faraoni. Ospiti: Angelo Castiglioni archeologo, etnologo, antropologo, scrittore, cineasta e documentarista; Serena Massa archeologa, docente all’università Cattolica, responsabile scavi archeologici di Adulis in Eritrea. Segue il film “Pagine di preistoria” di Angelo e Alfredo Castiglioni (Italia, 24′). L’Antropologia studia l’uomo. Cosa c’è di più entusiasmante che immergersi nel passato e ritrovarlo nelle popolazioni “primitive”, specchio delle nostre lontane origini? Fu questo il motivo che spinse nel 1974 i fratelli Castiglioni a raggiungere gli Indios Mahekototeri del gruppo Yanoama, navigando con un “bonghito”, una piccola imbarcazione, l’Alto Rio Orinoco in Venezuela. Restarono con i Mahekototeri a lungo scoprendo, giorno dopo giorno, le incredibili pagine della loro vita. Il soggiorno non fu né facile né senza pericoli. Anche le difficili condizioni ambientali crearono un’infinità di problemi ai due ricercatori e al delicato materiale cinematografico. Riuscirono tuttavia a raccogliere immagini di straordinarie situazioni, alcune fino ad allora mai documentate: la caccia in foresta, l’inalazione della polvere allucinogena, l’endocannibalismo, la consumazione della polvere delle ossa dei defunti, le controversie sociali risolte a colpi di bastone.