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Bologna. Al museo Archeologico si presenta il progetto “OLTRE LE BENDE: storia di un antico egiziano. Progetto per la Collezione egiziana di Giuseppe Acerbi, Museo della Città e delle Collezioni di Mantova”

Mummia della collezione di Pelagio Palagi, conservata al museo civico Archeologico di Bologna, interessata dal progetto di restauro “Oltre le bende” (foto istituzione bologna musei)

“OLTRE LE BENDE: storia di un antico egiziano. Progetto per la Collezione egiziana di Giuseppe Acerbi, Museo della Città e delle Collezioni di Mantova”: è il titolo del progetto di recupero, valorizzazione e divulgazione del patrimonio culturale, realizzato congiuntamente da Museo Civico Archeologico | Istituzione Bologna Musei e Musei Civici di Mantova, che sarà presentato ufficialmente martedì 15 giugno 2021 alle 11 al museo civico Archeologico di Bologna. Il progetto è realizzato in collaborazione e grazie al finanziamento del Comune di Mantova con il contributo di Fondazione Banca Agricola Mantovana e Regione Lombardia e vede inoltre le preziose collaborazioni istituzionali con il Dipartimento di Radiologia dell’IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, l’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research di Bolzano e la rivista Mediterraneo Antico. Nella Sezione egiziana del museo civico Archeologico di Bologna sarà visibile al pubblico il restauro di una mummia umana di adulto conservata nei depositi del museo dal 1994, appartenente alla straordinaria collezione di antichità egizie, greche, etrusche e romane di Pelagio Palagi (Bologna, 1775 – Torino, 1860). L’intervento conservativo – affidato a Cinzia Oliva, fra i massimi esperti nel restauro dei tessuti antichi e consulente di importanti istituzioni museali – si svolgerà in tre tranche tra giugno e settembre 2021. Durante gli orari di apertura del museo e nel rispetto delle misure di sicurezza finalizzate al contenimento del rischio di contagio da Covid-19, i visitatori potranno osservare dal vivo quali siano le operazioni necessarie al complesso restauro tessile di una mummia egiziana dalla storia millenaria, in parte ancora inedita. Il trattamento conservativo rappresenta la premessa necessaria al trasferimento in sicurezza della mummia, che il museo di Bologna ha concesso in prestito ai Musei Civici di Mantova, unitamente a un prezioso gruppo di 11 bronzetti di divinità egiziane, per arricchire e integrare la Collezione egiziana di Giuseppe Acerbi nella sede di Palazzo San Sebastiano, nell’ambito di un accordo pluriennale di collaborazione scientifica per il piano di riordino complessivo delle collezioni civiche della città lombarda.

Torino. Al museo Egizio doppia visita guidata con curatore “Una statua sonora”: Federico Poole guida i partecipanti alla scoperta di Hel, “signora della casa”

La statua di Hel, di epoca ramesside, conservata al museo Egizio di Torino, apre le mostre del progetto “Nel laboratorio dello studioso” (foto museo egizio)

Cosa c’è di più bello che ascoltare le storie degli oggetti dalla viva voce di chi fa ricerca ogni giorno? Ogni reperto può celare mille storie e gli studiosi possono rivelarcele in modo appassionante e coinvolgente e farci sentire più vicini ai tesori che il museo Egizio di Torino custodisce nelle sale e nei magazzini. Appuntamento giovedì 10 giugno 2021, alle 13, e mercoledì 16 giugno 2021, alle 16.30, con “Una statua sonora”, visita guidata con curatore. Federico Poole, curatore del museo Egizio e della rivista scientifica RIME, guiderà i partecipanti alla scoperta di Hel, “signora della casa”, una statua “sonora” di epoca Ramesside. Grazie ad altri reperti a essa connessi sarà possibile viaggiare con la mente e avvicinarsi all’arte egizia del periodo, i culti religiosi e agli strumenti musicali rituali. I partecipanti saranno inseriti in gruppi di massimo 20 persone. A ogni partecipante sarà consegnata una radio guida con auricolari monouso per rispettare le distanze di sicurezza. Costo: 7 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione online obbligatoria: https://egizio.museitorino.it/eventi/visita-guidata-con-curatore-una-statua-sonora/.

Federico Poole si occupa dell’editoria scientifica del museo e dirige la Rivista del Museo Egizio. Ha curato la mostra temporanea “Il Nilo a Pompei” (2016). Fra i suoi interessi di studio vi sono i rapporti di dipendenza nell’antico Egitto, l’ideologia funeraria, gli ushabti e la ricezione di elementi culturali egiziani nella Campania antica. Sapete però che aveva altri sogni nel cassetto? Conosciamo il suo lavoro da vicino in questa intervista.

Torino. Conferenza egittologica in presenza e on line al museo Egizio con i curatori Beppe Moiso e Tommaso Montonati su “Come l’Occidente scopre l’Egitto?”: dalla spedizione napoleonica all’avvento della fotografia

Nell’ambito dell’edizione 2021 della rassegna Archivissima, il museo Egizio di Torino dedica una conferenza al rapporto tra l’Egitto e i Paesi europei. Appuntamento mercoledì 9 giugno 2021, alle 18, al museo Egizio con la conferenza egittologica “Come l’Occidente scopre l’Egitto?”, tenuta dal curatore Beppe Moiso e da Tommaso Montonati, egittologo addetto all’archivio storico del Museo. L’evento si terrà in presenza nella sala conferenze del Museo con accesso dalle 17.30 fino a esaurimento posti, e sarà inoltre trasmesso in streaming sul profilo Facebook e sul canale YouTube del Museo Egizio, oltre che sul sito di Archivissima, “l’unico festival”, ricorda Francesca Leon, assessore alla Cultura della Città di Torino, “dedicato alla promozione degli archivi e della documentazione che conservano, che permette di scoprire un patrimonio enorme. Questa edizione lancia lo sguardo verso l’Europa ed è un elemento importante, così come aver fatto tesoro dell’esperienza dell’anno di pandemia portando i contenuti sia in presenza che online con una programmazione ibrida che consente di diffondere in modo vasto le iniziative e le proposte”. Al museo Egizio Beppe Moiso e Tommaso Montonati raccontano a due voci come prende forma l’identità visiva dell’antico Egitto nell’immaginario collettivo, partendo dalle prime incisioni pubblicate sulla Description de l’Egypt fino all’avvento della fotografia. La conferenza si terrà in italiano e sarà moderata da Alessia Fassone, curatrice del Museo.

Torino. Al museo Egizio Rita Lucarelli dell’università di Berkeley, California, su “From the Museum back to the tomb: the virtual rejoining of a sarcophagus and its burial in 26th Dynasty Saqqara”. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Il sarcofago interno del tardo periodo del “medico capo” e “sorvegliante dei Temehu (mercenari libici)” Psamtek, ritrovato nel 1900 nella tomba di Psamtek a sud della piramide di Unas a Saqqara, è ora esposto al pubblico nel museo di Antropologia “Phoebe A. Hearst” a Berkeley, California. Partirà da qui la conferenza on line della professoressa Rita Lucarelli “From the Museum back to the tomb: the virtual rejoining of a sarcophagus and its burial in 26th Dynasty Saqqara”, martedì 8 giugno 2021, alle 18, promossa dal museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME. La conferenza, in lingua inglese, introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio, verrà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Ricostruzione 3D della tomba di Psamtek a sud della piramide di Unas a Saqqara (foto museo egizio)
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Modello digitale del sarcofago di Psamtek (foto museo egizio)

Come molti oggetti del museo, la sua esposizione non può replicare adeguatamente il contesto archeologico originale – in questo caso un profondo pozzo scavato nella roccia, annidato tra centinaia di imponenti tombe d’élite della necropoli. Per collocare virtualmente il sarcofago nel suo contesto originale, un team congiunto dell’università della California di Berkeley e Santa Cruz, sta sviluppando un’esperienza in realtà aumentata, fruibile con un visore, che combina un modello di ricostruzione 3D di Saqqara e un modello fotogrammetrico del sarcofago. In questa presentazione verrà mostrata una demo dell’applicazione del visore VR (in fase di sviluppo), e verrà presentato il progetto “Book of the Dead in 3D”, che ha l’obiettivo di costruire un database di sarcofagi in 3D, e rappresenta un’interessante sfida sotto il versante tecnologico e intellettuale, alla luce della combinazione di più tipi di dati che possono essere inseriti nell’applicazione.

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Rita Lucarelli dell’università di Berkeley

Rita Lucarelli è professore associato di Egittologia alla UC Berkeley, curatrice della facoltà di Egittologia presso il Phoebe A. Hearst Museum of Anthropology della University of California, Berkeley e studiosa di Digital Humanities a Berkeley. Lavora a un progetto che mira a realizzare modelli 3D di sarcofagi egizi (http://3dcoffins.berkeley.edu/) e sta completando una monografia sulla demonologia nell’antico Egitto. È inoltre tra i coordinatori del progetto Ancient Egyptian Demonology e Faculty member del programma di laurea in Storia antica e Archeologia mediterranea della UC Berkeley.

Apre al Canadian Museum of History di Gatineau (Ottawa, Québec) la mostra “Queens of Egypt”, con 250 reperti del museo Egizio di Torino: dopo Kansas City e Fort Worth in Texas, i reperti delle collezioni torinesi proseguono il viaggio in Nord America e arrivano in Canada

Al Canadian Museum of History di Gatineau (Ottawa) la mostra itinerante “Queens of Egypt” del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Nuova tappa del tour nordamericano dei reperti del museo Egizio di Torino, protagonisti della mostra itinerante “Regine del Nilo”. Nonostante il complesso contesto internazionale fortemente condizionato dalla pandemia di Covid-19, la mostra “Queens of Egypt” approda con un nuovo allestimento al Canadian Museum of History di Gatineau (Ottawa), dove può essere visitata dal pubblico canadese a partire da mercoledì 2 giugno 2021. L’esposizione, dopo Kansas City e Fort Worth in Texas, si presenta nella nuova sede col titolo “Queens of Egypt”: il percorso espositivo che si snoda attraverso circa 250 reperti del Museo che comprendono, insieme a statue e oggetti di vita quotidiana, il corredo funerario e il coperchio del sarcofago di Nefertari, portati alla luce dalla Missione Archeologica Italiana guidata da Ernesto Schiaparelli e al lavoro nella Valle delle Regine tra il 1903 e il 1905. Prima di tornare nelle vetrine, alcuni reperti – nello specifico alcune stele e sarcofagi – sono stati oggetto di una campagna di analisi realizzate in collaborazione con il museo di Gatineau e il Canadian Conservation Institute: attraverso diverse tipologie di analisi sono state studiate la composizione chimica dei differenti pigmenti e la loro reazione in seguito alle sollecitazioni da radiazioni luminose.

La teoria di Sekhmet dal museo Egizio di Torino al Canadian Museum of History di Gatineau (Ottawa) per la mostra “Queens of Egypt” (foto museo egizio)

“Le restrizioni dell’ultimo anno ci hanno imposto nuove modalità di lavoro anche per quanto riguarda le mostre itineranti che continuiamo a promuovere all’estero”, dichiara il direttore del museo Egizio, Christian Greco: “un grandissimo e incessante impegno che coinvolge in particolare il nostro ufficio Collection Management e i colleghi della Soprintendenza, a cui va un sentito ringraziamento, e che ci permette di inaugurare un’altra importante tappa dell’esposizione dedicata alle regine d’Egitto. Un risultato importante che testimonia inoltre la forza della cultura materiale che abbiamo l’onore e l’onere di custodire, e la sua capacità di continuare a coinvolgere pubblici di tutto il mondo”.

Nella mostra “Queens of Egypt” in Canada esposti 250 reperti dal museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

“Siamo davvero orgogliosi di poter proseguire il percorso di internazionalizzazione che il Museo sta conducendo da anni, e che nel corso delle tappe nordamericane ci ha permesso di raccogliere un significativo successo”, aggiunge Evelina Christillin, presidente del museo Egizio: “in tutte le sedi statunitensi e canadesi toccate finora la nostra mostra si è infatti imposta come una delle più apprezzate dal pubblico, con oltre 500mila visitatori complessivi. Un’attività strategica, quindi, che continua a vederci in prima linea in piena sintonia con i nostri partner locali, il ministero dei Beni culturali e la Soprintendenza torinese”.

Torino. Al museo Egizio Vincent Rondot del musée du Louvre su “Nubian studies”: gli ultimi risultati sul culto di Amon a Meroe. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Il tema dell’organizzazione del culto di Amon nell’isola di Meroë, cuore dell’Impero Meroitico, è ancora molto aperto. Ne parlerà il professor Vincent Rondot martedì 25 maggio 2021, alle 18, al museo Egizio di Torino, nella conferenza online “Nubian studies”, in collaborazione con ACME.

Viale di Sfingi a Meroe in Nubia (Sudan) (foto museo egizio)

Se il tema dell’organizzazione del culto di Amon è ancora aperto ci sono molte ragioni: le condizioni di conservazione dei monumenti presenti sull’isola, perlopiù in rovina, compreso il Grande Tempio di Amon annesso alla capitale; la conservazione relativamente buona dei due siti di Naga e Mussawarat es-Sufra, che tendono a catalizzare l’attenzione relativamente a questo tema; e il gran numero di siti che potenzialmente includono un tempio di Amon tra i loro monumenti reali che sono ancora sconosciuti o scarsamente documentati. Da quando è stata avviata nel 2000, la Missione di El-Hassa ha cercato di gettare ulteriore luce su questo argomento: dopo vent’anni, è possibile presentare una serie di nuovi dati che offrono molti spunti (archeologici, architettonici, epigrafici, iconografici e storici) sulla politica e l’evoluzione del culto di Amon nella regione.

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Vincent Rondot è direttore del dipartimento di Antichità egizie del museo del Louvre (foto musée du louvre)

Vincent Rondot è direttore del dipartimento di Antichità egizie del museo del Louvre dal 2014 e ricercatore presso il Centre national de la recherche scientifique (CNRS) dal 1997. È stato inoltre membro dell’Institut français of oriental archaeology al Cairo (1988-1992 ) e, dal 2004 al 2009, direttore dell’Unità archeologica francese a Khartoum. Al Louvre ha curato la riorganizzazione della collezione del Dipartimento di antichità egizie (1993-1997). Epigrafista e archeologo, le sue ricerche si concentrano sui culti al dio Amon, sia in Sudan che in Egitto, e sui culti del dio coccodrillo Sobek nel Fayum in epoca greco-romana. I suoi interessi di ricerca più recenti riguardano, tra gli altri, la questione dell’iconografia divina e l’impatto dell’ellenismo durante gli ultimi secoli del paganesimo, sia in Sudan che in Egitto.

Torino. Nella Galleria delle Sekhmet del museo Egizio session dal vivo del cantautore Germanò del suo album “Piramidi”: cinque brani in un’atmosfera speciale

Il cantautore Alex Germanò nella “Piramidi Session” nella Gallerie delle Sekhmet al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
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La locandina della “Germanò Piramidi Session” al museo Egizio di Torino

È uscito lo showcase “Germanò Piramidi Session”, registrato dal cantautore romano al museo Egizio di Torino all’interno della Galleria delle Sekhmet. A un anno dall’uscita del suo album “Piramidi”, Germanò ha eseguito dal vivo alcuni brani del disco  nella cornice unica del museo Egizio a Torino. Il risultato è uno speciale video showcase girato nella “Galleria dei Re” del museo, uno spazio potente,  fuori dall’ordinario, in cui i pezzi di Alex si riscoprono in nuova luce. Tutti i brani sono stati riarrangiati e suonati in trio con Francesco Aprili alla batteria ed Emanuele Triglia al basso. La scaletta di cinque brani è composta dai singoli Ça Va e Caramella, dai brani Gluten Free e Dov’è che mi fa male e dalla title track “Piramidi”. La regia delle “Piramidi Session” è di Jacopo Trematore e Paolo Bertino.

Germanò racconta l’album Piramidi. “È un disco che ho scritto e arrangiato completamente da solo in casa e a differenza del precedente ha più elementi di elettronica e campionamento. Per cercare il ritmo infatti è stato arrangiato in saletta con dei musicisti, cercavo l’approccio più naturale possibile perché volevo fosse replicabile dal vivo senza sequenze. Piramidi è un disco nato al computer, sentivo la necessità di avere il controllo su tutti gli aspetti della produzione e ho assecondato il mio bisogno di creare da solo, sarà anche per questo che il tema che accomuna le sue canzoni è la solitudine. Per realizzarlo ne ho scritti quasi due, ho esplorato strade diverse per poi in parte tornare sui miei passi rispetto a chi sono come artista e cosa voglio dire con la mia musica cercando allo stesso tempo un’evoluzione. In quel periodo ascoltavo cose diversissime ma Philippe Zdar, Enzo Carella ed Etienne Daho sono le influenze più ispiratrici per la realizzazione di Piramidi”.

Il manifesto della Germanò Piramidi Session al museo Egizio di Torino

Alex Germanò è nato a Trastevere e vissuto a Monteverde Vecchio. È cresciuto con l’idea di vivere all’estero ma poi ha visto Il Sorpasso di Dino Risi. Inizia a fare musica nel 2008 con i “Jacqueries” e nel 2012 fonda l’art rock band “Alpinismo” con cui pubblica un ep per 42 Records. Franco Califano ed Enzo Carella sono i suoi autori e personaggi preferiti. Per Cercare Il Ritmo, del 2017, è stato il suo esordio solista, che lo ha portato in giro su palchi di locali e festival della penisola. Ad aprile 2020 esce il suo secondo lavoro solista “Piramidi”. Anticipato dai singoli “Ça va?”, “Matteo non c’è” e “Friends Forever”  il nuovo album vede un’evoluzione musicale grazie alla coproduzione di Matteo Cantaluppi, ma anche grazie ad  un’ulteriore affinamento delle liriche delle undici canzoni che lo compongono.

Torino. Conferenza egittologica on line al museo Egizio con il curatore Johannes Auenmüller sui bronzi utilizzati come cosiddette “bare votive” per resti di mummie animali

Il museo Egizio di Torino è attualmente impegnato in un progetto interdisciplinare che mira a studiare approfonditamente tutte le mummie animali e gli oggetti correlati presenti nella collezione torinese. Un contesto di studio nell’ambito del quale sono venuti alla ribalta anche gli oggetti in bronzo. Il tema viene affrontato martedì 18 maggio 2021, alle 18, nella conferenza egittologica online “A New Look at Old Bronzes: some technological observations on bronze votive coffins for animal mummies”, tenuta dal curatore Johannes Auenmüller. La conferenza si terrà in inglese e verrà introdotta dal curatore Federico Poole. L’evento verrà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Bara votiva di anguilla in bronzo conservata al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Nel corso della conferenza il curatore si concentrerà proprio su questa categoria di manufatti: innanzitutto fornirà una panoramica della gamma di bronzi utilizzati come cosiddette “bare votive” per resti di mummie animali e, in secondo luogo, verranno presentate una serie di osservazioni per fare luce sulla sofisticata tecnica di fabbricazione di questi oggetti realizzati tramite fusione cava. A questo proposito verrà presa in esame e discussa in modo più dettagliato una “bara votiva di anguilla” che mostra notevoli lavori di riparazione secondaria, anche tramite il confronto con reperti simili.

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L’egittologo Johannes Auenmüller, curatore del museo Egizio di Torino

Johannes Auenmüller è un curatore del museo Egizio. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Egittologia presso la Free University Berlin e ha svolto ricerche sulla tecnologia della fusione del bronzo all’università di Bonn. Ha insegnato in diverse università, tra cui quella di Münster e Monaco di Baviera (Germania), partecipando inoltre a scavi archeologici in Austria, Egitto (Dahshur & Elephantine) e Sudan (Amara West). Tra i suoi interessi principali ci sono la sociologia e la prosopografia regionale dell’Egitto faraonico, la tecnologia della produzione di metalli e della fusione del bronzo, l’archeologia degli insediamenti e le iscrizioni faraoniche rupestri in Nubia.

Torino. Al museo Egizio la mostra “Liberi di imparare” con venti copie di reperti realizzati nel carcere di Torino con la collaborazione dell’istituto tecnico “Plana” e del Primo Liceo Artistico: dalla Cappella di Maia agli affreschi della tomba di Iti e Neferu, dai ritratti del Fayyum all’ostrakon della ballerina

L’ingresso della mostra “Liberi di imparare” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Si chiama “Liberi di imparare”: è il titolo di un progetto che è diventato una singolare mostra al museo Egizio di Torino con copie di reperti realizzati nel carcere di Torino. Il progetto è nato nel 2018 dalla collaborazione del museo Egizio con la direzione della Casa Circondariale ‘Lorusso-Cutugno’ e l’Ufficio della Garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Torino. L’Istituto tecnico “Plana” e il Primo Liceo Artistico sono presenti da molti anni con sezioni scolastiche carcerarie presso la Casa Circondariale, dove le classi si sono trasformate dal 2018 in laboratori che hanno coinvolto i detenuti nella realizzazione e decorazione di repliche di reperti della collezione del Museo.  Questa è la seconda edizione della mostra “Liberi di imparare”, aperta per la prima volta nel dicembre 2018 al museo Egizio e che ha fatto tappa anche presso la Caffetteria del Palazzo di Giustizia “Bruno Caccia” nel febbraio 2019. Anche nei mesi difficili della pandemia il progetto è proseguito grazie all’impegno di tutte le istituzioni coinvolte: sono state sviluppate nuove modalità di lavoro che hanno permesso ai detenuti coinvolti di proseguire l’attività, realizzando repliche di grandissima qualità. Queste copie, tecnicamente ineccepibili e risultato di un lavoro svolto con passione, assolvono anche a un importante compito educativo e scientifico, a supporto delle attività dentro e fuori il Museo: tra le iniziative in cui sono state utilizzate vale la pena di citare la mostra itinerante “Papirotour” realizzata in collaborazione con le Biblioteche civiche torinesi, le attività di didattica svolte presso l’ospedale infantile di Torino “Regina Margherita”, nonché alcune handling sessions, ossia esperienze di manipolazione e di studio di reperti, previste per i prossimi mesi.

La Cappella di Maia e gli affreschi della tomba di Iti e Neferu riprodotti nel carcere di Torino per la mostra “Liberi di imparare” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Così dal 13 maggio al 18 luglio 2021 il pubblico potrà visitare, in una sala dedicata al secondo piano, un’esposizione di venti copie di altrettanti reperti della collezione torinese, realizzati dai detenuti delle sezioni scolastiche della Casa Circondariale dell’Istituto tecnico “Plana” e del Primo Liceo Artistico. La mostra ospita in particolare copie di alcuni capolavori della collezione del museo Egizio: tra questi la Cappella di Maia, gli affreschi della tomba di Iti e Neferu, i ritratti del Fayyum, l’ostrakon della ballerina e alcuni libri funerari. Gli oggetti riprodotti sono accompagnati da didascalie con le indicazioni che consentono ai visitatori di ritrovare gli originali all’interno della collezione principale del museo.

La saletta al secondo piano del museo Egizio di Torino che ospita la mostra “Liberi di imparare” (foto museo egizio)

“Ben lontani dall’essere una torre d’avorio, proseguiamo nel nostro intento di fare rete con altre istituzioni, anche quelle in apparenza più lontane”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Liberi di imparare rappresenta in quest’ottica un’iniziativa di grandissimo valore, capace di far proseguire il dialogo tra la nostra collezione e le sezioni scolastiche carcerarie, nonostante le forti restrizioni dell’ultimo anno”. Ed Evelina Christillin, presidente del museo Egizio, aggiunge: “Tutto ciò non sarebbe possibile senza un incredibile lavoro di squadra, di cui siamo orgogliosi e per cui voglio ringraziare tutte le istituzioni coinvolte. Questa iniziativa dimostra inoltre, ancora una volta, quanto nei mesi passati il Museo non abbia mai smesso di lavorare anche ai propri progetti di integrazione, che ci vedono impegnati nel costruire ponti con numerose istituzioni del territorio, dalla Casa Circondariale all’ospedale infantile Regina Margherita”. “L’esperienza offerta dal museo Egizio alle persone detenute della Casa Circondariale di Torino è senz’altro stata fra le più significative e culturalmente apprezzate non solo dai partecipanti ai laboratori dedicati ma anche da coloro che in più occasioni hanno avuto modo di vedere le opere realizzate”, afferma inoltre Monica Gallo, Garante delle persone private della libertà personale della Città di Torino. “Un progetto di grande valore che come Ufficio abbiamo fortemente voluto e promosso ed auspichiamo che possa continuare ed evolversi”.

Torino. “Formazione e ricerca”: nuova pagina web del museo Egizio con gli Atti dei convegni. La prima pubblicazione, convegno nell’ambito della mostra “Anche le statue muoiono”, accompagnata dalla tavola rotonda “Perché preservare il passato”: un confronto tra egittologi, archeologi, storici e curatori museali sul ruolo dei musei

Una serie di teste di Qau, conservate al museo Egizio di Torino, mostra il diverso stato di conservazione dei reperti (foto museo egizio)

È online una nuova pagina web del museo Egizio di Torino dedicata all’importante attività di studio e approfondimento che l’istituzione porta avanti quotidianamente, tanto al proprio interno quanto attraverso il confronto e la collaborazione con una rete di istituzioni nazionali ed internazionali: il portale “Formazione e ricerca” (raggiungibile dal sito del Museo e all’indirizzo https://formazioneericerca.museoegizio.it) permetterà infatti di consultare e scaricare liberamente gli Atti dei Convegni curati e realizzati dall’istituzione. Dopo la rivista scientifica, la possibilità di consultare online alcuni dei reperti conservati e dei papiri, la piattaforma “Formazione e ricerca” rappresenta quindi un’ulteriore risorsa a disposizione della comunità scientifica, ma non solo: “Garantire il più ampio accesso alla propria attività di ricerca ritengo che sia uno dei compiti principali che un museo è chiamato a svolgere, e la scelta di rendere disponibili a tutti i nostri Atti dei Convegni è certamente in linea con questo obiettivo”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Il nostro museo è un’istituzione viva, dinamica e moderna, che mira ad una profonda crescita culturale attraverso il confronto e il dialogo con altre discipline, dall’egittologia ai beni culturali, dal restauro all’inclusione sociale: sono solo alcuni degli argomenti affrontati nel corso di Convegni ed Incontri svolti in Museo nel corso degli anni e che troveranno in questo portale spazio, condivisione e accesso gratuito, nell’ottica di favorire la diffusione della conoscenza”.

La locandina della mostra “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo” allestita al museo Egizio nel 2018

La prima pubblicazione disponibile è quella relativa a “Statues Also Die. Destruction and Preservation in Ancient and Modern Times”, convegno realizzato nell’ambito della mostra temporanea “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo” e dedicato al rapporto tra istituzioni culturali, conservazione e distruzione del patrimonio. In occasione della messa online degli Atti, giovedì 13 maggio 2021, alle 18.15, il museo Egizio ospita la tavola rotonda “Perché preservare il passato”: un confronto tra egittologi, archeologi, storici e curatori museali introdotta dal direttore Christian Greco, che si focalizzerà proprio sui temi del convegno, approfondendoli grazie a un dialogo tra esperti di discipline diverse. La mostra diffusa “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo”, inserita nel calendario italiano dell’Anno Europeo del Patrimonio 2018, era nata dalla comune riflessione di quattro istituzioni – Museo Egizio, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Musei Reali, Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino – e aveva proposto un dialogo tra opere d’arte e manufatti di epoche e contesti geografici diversi attorno al tema trasversale della distruzione e della perdita e quindi, in parallelo, della conservazione e della protezione del patrimonio. Il progetto aveva fornito uno sguardo sul presente, in particolare sulla sistematica distruzione del patrimonio storico-artistico che ha di recente interessato le aree di conflitto nel Vicino Oriente. Introducendo, però, una diversa temporalità, legata alla storia e all’idea di trasmissione da un’epoca a un’altra di manufatti, opere, idee. Oggetto di riflessione è stato anche il ruolo del Museo che, a partire dal ventesimo secolo, si è imposto come luogo di tutela e conservazione di un patrimonio che appartiene, almeno in teoria, a tutta l’umanità. I musei si trovano, tuttavia, in una posizione liminale: è ineludibile, infatti, pensarli sia come “predatori” di patrimoni altrui, sia come luoghi di conservazione e protezione di reperti che, altrimenti, sarebbero soggetti alla distruzione e all’oblio.

La locandina della tavola rotonda “Perché preservare il passato?” al museo Egizio di Torino

Giovedì 13 maggio 2021, alle 18.15, il museo Egizio di Torino ospita dunque la tavola rotonda “Perché preservare il passato?”. La tavola rotonda si svolgerà in italiano e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del Museo Egizio. L’evento verrà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube del Museo (QUI il link alla diretta). Si è radicato il concetto che la società abbia l’obbligo morale di conservare i reperti antichi per la posterità, opponendosi, quindi, alla distruzione dettata dallo scorrere del tempo. È lecito e doveroso allora domandarsi che ruolo abbia l’istituzione museale – luogo di conservazione per eccellenza, destinata a farsi testimone dell’arte o delle culture dei secoli passati – in questo processo. I musei concorrono alla morte delle opere che conservano nelle loro collezioni, cristallizzando il naturale processo di trasformazione e distruzione degli oggetti, o sono l’ultimo baluardo perché esse possano sfuggire alla fine di un’esistenza messa in pericolo da una miriade di fattori quali l’oblio, mancanza di risorse, conflitti, disastri ambientali o più semplicemente incuria? Un ricco panel di relatori discuterà di questi temi dal punto di vista museale, archeologico, storico e scientifico. Intervengono: Arianna Arisi Rota (Università di Pavia), Irene Calderoni (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo), Elena Calandra (Istituto Centrale per l’Archeologia), Paolo Del Vesco (Museo Egizio), Christian Greco (Museo Egizio), Salvatore Settis (Scuola Normale Superiore di Pisa), Caterina Ciccopiedi (Università di Torino), Carlo Lippolis (Università di Torino), Simonetta Graziani (Università di Napoli “L’Orientale”), Rita Lucarelli (University of California, Berkeley), Hourig Sourouzian (direttrice de “The Colossi of Memnon and Amenhotep III Temple Conservation Project”/DAI).