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Antico Egitto. A Dra Abu el-Naga (Tebe Ovest) una missione archeologica spagnola ha trovato un giardino funerario con semi di 4mila anni fa. È il primo scoperto, e conferma quanto finora dedotto solo dall’iconografia. Il prof. Josè Manuel Galan, direttore dello scavo, ne parla al museo Egizio di Torino

Il giardino funerario trovato a Dra Abu el-Naga (Tebe Ovest, Egitto) dalla missione spagnola diretta da Josè Manuel Galan (foto Project Djehuty)

È un piccolo rettangolo di 3 metri per 2, sollevato da terra di circa mezzo metro, e diviso in spazi/aiuole di 30 centimetri quadrati. È il primo giardino funerario scoperto da una missione archeologica in Egitto. Finora infatti non ne era mai stato trovato nessuno, anche se dell’esistenza di giardini funebri gli archeologi sapevano dalle illustrazioni presenti in alcune tombe. José Manuel Galán, l’archeologo che dirige la missione spagnola sulla collina di Dra Abu el-Naga, a Tebe Ovest, lo ha scoperto in un cortile aperto, all’ingresso di una tomba scavata nella roccia, risalente forse al 2000 a.C. (Medio Regno). I diversi riquadri in cui era diviso il giardino contenevano probabilmente tipi diversi di piante e fiori, mentre al centro, in due “lettucci” rialzati rispetto agli altri dovevano essere ospitati piccoli alberi o arbusti. “È la prima volta che si è trovato un giardino, fisicamente, ed è quindi la prima volta che l’archeologia può confermare ciò che era stato dedotto dall’iconografia“ spiega Galan, che martedì 15 ottobre 2019, alle 18, al museo Egizio di Torino parlerà di “The Djehuty Project in Egypt: a funerary garden in Dra Abu el-Naga”, conferenza promossa in collaborazione con ACME (Associazione Amici e collaboratori del Museo Egizio). José Manuel Galán, direttore del Progetto Djehuty, è professore di Egittologia al dipartimento di Lingue e culture del Vicino Oriente e del Mediterraneo del Consejo Nacional de Investigaciones Científicas (CSIC, Madrid). L’incontro, a ingresso gratuito in base alla disponibilità della sala, sarà introdotta dal direttore Christian Greco e si terrà in inglese. Per chi desidera, in sala sarà disponibile un servizio di traduzione simultanea. La conferenza sarà inoltre trasmessa in streaming sulla pagina Facebook del Museo.

Il giardino funerario di Dra Abu el-Naga è il primo trovato in Egitto (foto Djehuty Project)

L’egittologo Josè Manuel Galan

Una missione archeologica spagnola, coordinata dal Consiglio Nazionale Spagnolo delle Ricerche di Madrid, lavora dal gennaio 2002 a Dra Abu el-Naga, all’estremità settentrionale della necropoli di Tebe sulla riva occidentale di Luxor. La missione ha iniziato a concentrarsi sulle cappelle funerarie scavate nella roccia di Djehuty e Hery, due alti funzionari che hanno servito rispettivamente sotto Hatshepsut e la Regina Madre Ahhotep (ca. 1520-1460 a.C.). L’area era in precedenza occupata da pozzi funerari e cappelle in mattoni di fango che appartenevano ai membri della famiglia reale e all’élite tebana durante la diciassettesima dinastia, tra il 1600 e il 1520 a.C. A loro volta, questi ultimi dovettero trovare uno spazio libero tra le grandi tombe scavate nella roccia costruite quattrocento anni prima dell’undicesima e della dodicesima dinastia. Due di esse condividono un cortile aperto, e davanti a uno degli ingressi è stato portato alla luce il modellino di un piccolo giardino funerario. L’analisi dei semi e dei resti di 4mila anni fa che si trovano all’interno del giardino può contribuire alle nostre conoscenze sulla coltivazione di piante per scopi funerari e territoriali.

Tentativo di riproduzione del giardino funerario di Dra Abu el-Naga (foto Djehuty Project)

Ipotesi di riproposizione virtuale del giardino funerario di Dra Abu el-Naga (foto Djehuty Project)

“Il giardino – continua Galan – fornirà anche informazioni sulle credenze e le pratiche religiose, così come sulla cultura e la società al momento della XII dinastia, quando Tebe divenne per la prima la capitale del regno unificato dell’Alto e del Basso Egitto“. La palma, il sicomoro e la Persea (l’Albero dell’Egitto, un lontano parente dell’avocado), secondo gli egittologi, erano piante associate alla forza della resurrezione, mentre la lattuga era legata alla fertilità. Galan è prudente: “Dobbiamo aspettare, per vedere quali piante si possono individuare, analizzando i semi che abbiamo raccolto. Si tratta di un ritrovamento spettacolare e più unico che raro, che apre molteplici strade di ricerca”.

La collezione di papiri del museo Egizio di Torino, 700 completi e oltre 17mila frammenti, è ora online grazie alla piattaforma “TTOP. Turin Papyrus Online Platform” aperta a studiosi e appassionati

Uno dei preziosi papiri da Deir el Medina conservati nella collezione papirologica del museo Egizio di Torino (foto museo Egizio Torino)

Papiro da Deir el Medina conservato nella collezione papirologica del museo Egizio di Torino (foto museo Egizio Torino)

È una delle collezioni di papiri più significative a livello mondiale quella custodita dal museo Egizio di Torino con quasi 700 manoscritti completi (interi o ricomposti) e oltre 17mila frammenti di papiro. Circa la metà di questi testi sono scritti in egiziano (nella scrittura corsivo-geroglifica o ieratica), mentre il resto è scritto in demotico, greco, copto o arabo. I manoscritti spaziano da contenuti documentari (ad es. amministrazione di necropoli e templi, testi giuridici) a quelli letterari, rituali, religiosi, magici e funerari (ad es. il Libro dei morti). Solo una piccola parte della collezione trova spazio lungo il percorso espositivo, mentre la maggior parte di essi è custodita nella “papiroteca” del museo, il deposito in cui vengono archiviati e conservati gli antichi scritti. Da oggi questo patrimonio inestimabile, in larga parte non visibile né noto al pubblico, non sarà più “chiuso” nelle mura dell’istituzione torinese, riservato a pochi studiosi, perché i papiri del museo Egizio di Torino approdano sul web grazie alla piattaforma online open data “TPOP – Turin Papyrus Online Platform” che rende accessibili i reperti digitalizzati della collezione papirologica torinese con l’obiettivo, in particolare, di consentirne liberamente lo studio alla comunità scientifica, oltreché di garantirne una migliore conservazione e valorizzazione. “TPOP – Turin Papyrus Online Platform” rappresenta un progetto strategico per il Museo, che permetterà di implementare la conoscenza sulla propria collezione di papiri e, inoltre, si propone di diventare in prospettiva un punto di riferimento per gli egittologi di tutto il mondo, nonché un luogo virtuale di ricerca, condivisione e confronto, in particolare per quanto riguarda l’attività di studio sui frammenti, anche nell’ottica di contribuire a ricomporre documenti finora divisi in porzioni di ogni dimensione.

Una pagina della nuova piattaforma online Tpop Turin Papyrus Online Platform per l’accesso alla collezione papirologica del museo Egizio di Torino n(foto museo Egizio Torino)

Il sito che rende disponibile la piattaforma (https://collezionepapiri.museoegizio.it/), al momento in lingua inglese e prossimamente disponibile anche in italiano, si sviluppa attorno a un database che attualmente conta 230 papiri, la cui totalità è a disposizione degli utenti professionali e di coloro che si registrano sul portale, mentre 50 di essi sono liberamente “navigabili” da chiunque. È comunque in corso una costante attività di implementazione che renderà sempre più ricco questo eccezionale catalogo digitale, le cui schede, oltre all’immagine fotografica ingrandibile di entrambe le facciate di ciascun papiro, propongono la trascrizione dei contenuti e la loro traslitterazione in caratteri geroglifici, le informazioni sul reperto e la sua storia. Inoltre specifiche sezioni del sito consentono anche di scoprire l’attività di ricerca che si sta compiendo attraverso l’applicazione delle nuove tecnologie su questi antichi manoscritti. La maggior parte dei testi presenti sono in ieratico (la forma di scrittura dell’antico Egitto più utilizzata nel quotidiano), e appartengono al gruppo di papiri legati al sito archeologico di Deir el-Medina.

Susanne Töpfer, responsabile della collezione papirologica del museo Egizio di Torino

Il numero dei reperti disponibili online è in continua crescita: il progetto TPOP, infatti, avviato e sostenuto fortemente dal Museo, è sviluppato con un lavoro quotidiano e continuativo a cura dei ricercatori del Museo – e in particolare della responsabile della collezione papiri, Susanne Töpfer – e con l’apporto di una comunità accademica internazionale. Ecco perché il database è stato realizzato in lingua inglese, ma in futuro, e in particolare le traduzioni dei testi, saranno disponibili anche in altre lingue. Tra le iniziative che vedono protagonista la collezione papiri vale la pena di citare inoltre il progetto internazionale “Crossing Boundaries” che, oltre al Museo, coinvolge le università di Basilea e Liegi: tale programma, che ha l’obiettivo di approfondire lo studio dei papiri di epoca Ramesside (1292 – 1076 a.C. circa) del sito di Deir el-Medina presenti nella collezione torinese, ha garantito un sostegno economico al Museo che, in particolare, permette di impiegare un restauratore che si occupa della conservazione e del consolidamento dei papiri ramessidi. Molti frammenti devono infatti essere puliti, distesi e stabilizzati per migliorare (o semplicemente permettere) la leggibilità e per consentire la loro riproduzione fotografica, e il successivo inserimento nel database digitale.

Christian Greco, direttore dell’Egizio di Torino

“La messa online di TPOP, Turin Papyrus Online Platform, è un risultato importante, che permetterà di rendere visibile a tutti una delle parti fondamentali della ricerca del museo Egizio”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “In questi anni abbiamo infatti dedicato una grande attenzione ai papiri: con la piattaforma d’ora in poi studiosi, studenti, ma anche appassionati e curiosi, potranno trovare numerose e preziose informazioni che riguardano una delle documentazioni più importanti che si sono preservate dall’antico Egitto. Sarà così possibile costruire, e in alcuni casi rafforzare, la rete di accademici che studiano sulla nostra collezione papirologica, e allo stesso tempo permettere a tutti di scoprire tesori inediti custoditi nel Museo. Un’ulteriore testimonianza del forte impegno a fare della ricerca sulla cultura materiale, sulla biografia degli oggetti e sulla ricerca filologica, la spina dorsale di questa istituzione”.

Dai calchi di Pompei alle mummie egizie: al museo Egizio di Torino, dopo Napoli-Pompei, secondo atto della conferenza internazionale “Human remains: ethics, conservation, display”. Antropologi, medici, universitari, ricercatori, funzionari, direttori di musei affrontano il problema della conservazione e della visualizzazione dei resti umani

La locandina della sessione al museo Egizio di Torino della conferenza internazionale “Human remains: ethics, conservation, display”

“Human remains: ethics, conservation, display”, atto secondo. Al museo Egizio di Torino. Dai calchi di Pompei alle mummie egizie. Quanto è lecito esporre un corpo umano al pubblico? Il corpo ha ancora dei diritti? O tali diritti vengono considerati di minore importanza rispetto al valore scientifico che racchiude? Un corpo umano può essere proprietà di un ente o esso ne è solo il custode? Quali diritti hanno le comunità di eredità (cioè quelle che con quei corpi hanno ancora un legame)? A queste e a molte altre domande rispondono, ciascuno dal suo punto di vista, antropologi, medici, universitari, ricercatori, funzionari, direttori di musei, chiamati a confrontarsi nella conferenza Internazionale che, dopo la tappa di maggio al parco archeologico di Pompei e all’università Federico II di Napoli, approda al museo Egizio di Torino lunedì 30 e martedì 1° ottobre 2019, col coordinamento scientifico di Massimo Osanna (università Federico II), Christian Greco (museo Egizio), Valeria Amoretti (parco archeologico di Pompei) e Paolo Del Vesco (museo Egizio) (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/05/21/dai-calchi-di-pompei-alle-mummie-egizie-tra-pompei-e-napoli-la-conferenza-internazionale-human-remains-ethics-conservation-display-antropologi-medici-universitari-ricercatori/). Tutelare, conservare, esporre i resti umani consegnatici in maniera straordinaria dalla storia, assicurando il più alto rispetto etico di questo patrimonio unico, è il delicato compito di alcune istituzioni come il parco archeologico di Pompei e il museo Egizio di Torino, partner del progetto, accomunato dalle stesse problematiche, in particolare riguardo alle mummie. Come il precedente evento, la conferenza di Torino intende affrontare il problema della conservazione e della visualizzazione dei resti umani (http://www.humanremains.org), ma con particolare attenzione alle mummie, data la natura della collezione del museo Egizio.

Una mummia esposta al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Nella piena consapevolezza del fatto che non esiste una risposta unica alla questione dell’accettabilità o meno dell’esposizione umana e che una varietà di strategie espositive sono state adottate da diverse istituzioni sulla scena internazionale, questi giorni di studio vogliono dare voce alla vasta gamma di approcci a una questione così delicata. L’apertura a discipline al di fuori dell’Egittologia rimane un prerequisito indispensabile per il dibattito sull’esibizione umana. Da qui il desiderio di coinvolgere antropologi fisici e culturali, biologi, restauratori, sociologi, curatori e operatori di musei, medici legali e paleopatologi. La conferenza sarà divisa in tre sezioni: I vivi e i morti; Preservare il corpo, preservare la mummia; Musei e mostre: casi studio. Questioni etiche e punti di discussione. Alla fine della conferenza, le questioni più urgenti e i principali punti di riflessione emersi negli ultimi due giorni saranno discussi e discussi tra tutti i partecipanti.

Torino. Per la Notte Europea dei Ricercatori al museo Egizio 13 eventi con i collaboratori del museo e 16 con gli istituti di ricerca: occasione unica per incontrare egittologi, archeologi, fotografi, archivisti, docenti di chimica e restauratori

Il museo Egizio di Torino partecipa alla Notte europea dei Ricercatori

Evento speciale a Torino. Venerdì 27 settembre 2019 il museo Egizio partecipa alla Notte Europea dei Ricercatori con un’apertura straordinaria fino alle 24 e ingresso gratuito a parte dalle 18.30. Ultimo ingresso alle 23.30. La notte è organizzata con il patrocinio di università di Torino, Politecnico di Torino, Città Metropolitana e Città di Torino, in collaborazione con la Compagnia di San Paolo e il Sistema Scienza Piemonte, con il supporto dei volontari dell’Associazione Solidarietà Insieme 2010. L’evento è un’occasione unica per incontrare egittologi, archeologi, fotografi, archivisti, docenti di chimica e restauratori, pronti a svelare cosa accade “dietro le quinte” del Museo. Un modo per mettere al centro, con un evento straordinario e attività di divulgazione accessibili a tutti, una delle mission fondamentali all’interno della vita e dell’attività dell’istituzione, ossia la ricerca. In primo piano, quindi, le ricerche svolte dal personale del Museo, anche in collaborazione con altri enti – che spaziano dagli studi sui sarcofagi alle analisi sui colori, dalle storie custodite dalla fototeca storica all’uso delle tecnologie 3D negli scavi archeologici -, che verranno illustrate in numerosi corner disseminati nelle sale, con una ricca offerta di laboratori per i più piccoli e altri adatti anche a ragazzi e adulti. Nella serata di venerdì, il Museo ospiterà inoltre professori e ricercatori dell’università di Torino e di altri istituti di ricerca (INFN, INAF, MBC e CNR), che presenteranno i loro progetti attraverso spiegazioni scientifiche, esperimenti e dimostrazioni pratiche. Le attività saranno ospitate principalmente nel cortile, ma anche al piano terra e nei tre piani del Museo. Anche Spazio Zero Sei Egizio partecipa alla serata: grandi scoperte e ricerche (nella sabbia e non solo…) per piccoli esploratori futuri scienziati! Ingresso libero dalle 18.30 alle 23.

I partecipanti del Vatican Coffin Project al Centro conservazione e restauro de La Venaria (foto museo Egizio)

Ecco le attività realizzate per la Notte dei Ricercatori a cura del Museo Egizio (nelle sale del Museo): “Vatican Coffin Project: conoscere e conservare i sarcofagi gialli”: si indaga e conosce la storia del sarcofago ligneo policromo dello scriba reale Butehamon, protagonista della mostra “Archeologia invisibile”. A cura di Giovanna Prestipino (musei Vaticani); “La dama e lo scultore: viaggio intorno a una statua”: un viaggio nell’officina dello scultore e nella cultura artistica della XIX dinastia, a partire dalla statua di una donna e dalla sua iscrizione geroglifica. A cura di Federico Poole (museo Egizio); “Scavi nella fototeca storica del Museo Egizio”: la Fototeca storica del Museo contiene migliaia di fotografie che consentono di raccontare episodi e contesti poco conosciuti. A cura di Beppe Moiso e Tommaso Montonati (museo Egizio); “La chimica dei colori egizi”: studiamo la scienza che va alla ricerca dei segreti per la preparazione e l’uso dei colori realizzati dagli artigiani egizi. A cura di Enrico Ferraris (museo Egizio); “Archeologia digitale. La missione archeologica del museo Egizio a Saqqara e lo scavo in 3D”: come si lavora in uno scavo archeologico oggi? Scopriamo insieme il lavoro sul campo e i modelli digitali tridimensionali. A cura di Paolo Del Vesco (museo Egizio); “I viaggi di Sekhmet: un’antica dea egizia in giro per il mondo”: dal 2015 il Museo ha avviato un intenso programma di mostre itineranti, che consente al suo patrimonio di girare il mondo. A cura di Alessandro Girardi (museo Egizio); “Creare doppi digitali”: impariamo insieme a creare modelli 3D! Quale funzione ha la fotogrammetria per un museo o un istituto di ricerca? A cura di Riccardo Antonino (Robin Studio) e Nicola dell’Aquila (museo Egizio); “La divinità dietro le bende. Le dee bendate”: il culto degli animali, i processi di mummificazione, il restauro delle mummie e un laboratorio per bambini per realizzare una mummia di gatto. A cura di Federica Facchetti, Sara Aicardi (museo Egizio), Matilde Borla (soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino), Cinzia Oliva; “Falegnami, pittori e scribi, dal Museo alla scuola”: Esperimento di artigianato parte del progetto “Liberi di imparare”, in collaborazione con primo liceo Artistico, IPIA “G. Plana” e Casa Circondariale “Lorusso e Cotugno” di Torino. A cura di Alessia Fassone (museo Egizio), con Guido Gallione, Enrica Panero, Annalisa Gallo; “Fiori e alberi sacri nell’antico Egitto: tra simbolismo e materialità”: l’interesse pratico e religioso degli Egizi per la flora si manifesta in molti dei reperti materiali che ci sono pervenuti. Fiori, ghirlande e alberi assumono infatti importanti significati simbolici. A cura di Divina Centore (museo Egizio); “The Turin Papyrus Online Platform. Modalità e strumenti della documentazione e ricomposizione dei papiri”: il Museo Egizio ospita una delle collezioni di papiri più significative al mondo. Saranno presentati il nuovo sito e il database online con la loro storia e altri contenuti. A cura di Susanne Töpfer (museo Egizio); “Manufatti in osso e avorio al Museo Egizio: dagli scavi alla ricerca su forme, materiali e significati”: presentazione della ricerca condotta con l’archeologa Cristina Ghiringhello sul contesto archeologico di provenienza di alcuni oggetti della collezione del Museo Egizio, sui processi di lavorazione e il loro impiego. A cura di Marcella Trapani (soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino); “Stone. Pietre egizie”: una app per conoscere le pietre con cui gli Egizi hanno costruito il loro patrimonio tangibile ed eterno, dalle piramidi alle statue. A cura di Francesca Gambino (dipartimento di Scienze della Terra – università di Torino).

Il planetario di Torino

Ecco le attività realizzate per la Notte dei Ricercatori a cura dei Dipartimenti e degli istituti di ricerca (nel cortile del Museo): “Occhio al telescopio!”: gli astronomi dell’INAF – Osservatorio Astrofisico di Torino faranno ammirare gli astri con i loro telescopi portatili e racconteranno l’affascinante avventura del Cosmo. A cura di Daniele Gardiol, Carlo Benna, Giuseppe Pettiti (istituto nazionale di Astrofisica – Osservatorio Astrofisico di Torino); “Racconti di cielo”: 2019, cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna. Conosciamo da vicino il nostro satellite grazie al Planetario virtuale Stellarium. A cura di Simona Romaniello, Emanuele Balboni (Infini.To – Planetario di Torino – museo dell’Astronomia e dello Spazio); “Beyond archeology. Le scienze si uniscono per studiare (e raccontare) la protostoria del Giappone: attività legate allo studio della tomba megalitica di Tobi Otsuka in Giappone, scoprendo modelli 3D, parlando con geofisici, esperti di datazione e partecipando a curiosi indovinelli. A cura del gruppo Be-Archeo (università di Torino e TecnArt); “Divertiamoci con la filogenesi”: costruire un albero filogenetico partendo dalle caratteristiche esteriori di alcuni esemplari di scarabei e, per i ragazzi più grandi, visualizzare le relazioni evolutive con tecniche di filogenesi molecolare. A cura di Cornelia di Gaetano (UniTo Polo Biotech), con la partecipazione del museo di Zoologia Doderlein di Palermo; “Le proprietà ‘geniali’ del DNA”: un laboratorio per analizzare la trasmissione genetica dei tratti di una famiglia ed estrarre del DNA a partire da diversi tipi di cellule. A cura di Antonella Roetto (dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche); “Le fantastiche 4 (forze)”: un laboratorio sperimentale sulle quattro forze fondamentali – gravitazionale, eletromagnetica, forte e debole – con esperimenti, exhibit e giochi. A cura di Michela Chiosso e Chiara Oppedisano (dipartimento di Fisica e INFN); “Machine learning in ematologia”: verrà illustrato come l’intelligenza artificiale può essere utilizzata per identificare le caratteristiche predittive della progressione di leucemia mieloide cronica. A cura di Paola Berchialla e Carmen Fava (dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche); “Come ti difendo le piante: virus amici e biodiversità”: un modo per conoscere da vicino i nemici delle piante giocando su un pezzo di foglia, in cui i virus dovranno passare di foglia in foglia. A cura di Marta Vallino e Marina Ciuffo (CNR – Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante); “Mi batte il cuore per la ricerca”: alla scoperta dell’attività del cuore, dalla posizione, alla forma, alla dimensione, alla frequenza cardiaca. A cura di Stefano Comità (dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche); “Colesterolo: Dottor Jekyll e Mister Hyde”: il colesterolo è un alleato o un nemico della nostra salute? Attività pratiche e avvincenti esperimenti illumineranno l’oscuro mondo dei grassi. A cura di Noemi Iaia (dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche); “Il micromondo”: attraverso esperimenti, giochi e quiz impariamo come sono fatti i microrganismi invisibili al nostro occhio e qual è il loro ruolo. A cura di Rachele Francese, Andrea Civra e Irene Arduino (dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche); “Lattattack”: ti sei mai chiesto com’è fatto il latte? Ecco a voi un alimento completo, ma anche una perfetta base per creazioni artistiche. A cura di Francesca Orso (UniTo Polo Biotech); “Molecole colorate”: come usare sostanze naturali coloratissime (cavolo rosso, curcuma, …) per costruire cartine al tornasole “home made” e una scala cromatica. A cura di Francesca Orso (UniTo Polo Biotech); “Assaggio di cromatografia”: vi siete mai chiesti quali pigmenti compongono il vostro colore preferito? E quali costituiscono i colori dei fiori e delle foglie? Scopriamolo insieme! A cura di Sarah Allegra (dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche); “Da Platone a domani: filosofia antica e vita nel mondo contemporaneo”: attività interattive di lettura, discussione di testi filosofici greco-latini e dibattito sull’eredità del pensiero antico con particolare riferimento al mondo dell’Islam medievale. A cura di Federico Petrucci (dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione).

“Uno, due tre… Antico Egitto!”: per le Giornate Europee del Patrimonio apertura straordinaria del museo Egizio di Torino con speed tour tematico gratuito

Locandina dell’iniziativa “Uno, due, tre… Antico Egitto!” al museo Egizio di Torino per le Gep 2019

Le Giornate Europee del Patrimonio, promosse dal Consiglio d’Europa con l’appoggio della Commissione europea, tornano quest’anno con il tema “Uno, due tre… Arte!”: un’occasione per aprire ai cittadini le porte di monumenti e siti storici, artistici e naturalistici. La manifestazione coinvolge dal 1991, in diversi fine settimana di settembre e ottobre, i 49 Stati Membri della Convenzione culturale europea. Il museo Egizio di Torino aderisce alle Gep 2019 con “Uno, due, tre… Antico Egitto!”: sabato 21 settembre 2019 apertura straordinaria fino alle 22.30, con ultimo ingresso alle 22. A partire dalle 18.30 l’ingresso al museo sarà inoltre per tutti a 5 euro, e sarà possibile prenotarsi a uno speed tour tematico gratuito con prenotazione in loco. In totale ci saranno 8 tour, con partenza ogni 20 minuti. Il museo Egizio di Torino è, come quello del Cairo, dedicato esclusivamente all’arte e alla cultura dell’Egitto antico. Molti studiosi di fama internazionale, a partire dal decifratore dei geroglifici egizi, Jean-François Champollion, che giunse a Torino nel 1824, si dedicano da allora allo studio delle sue collezioni, confermando così quanto scrisse lo stesso Champollion: “La strada per Menfi e Tebe passa da Torino”.

Road to Rome. A Vittorio Veneto la mostra “30 anni per Abydos – Egitto”: esperienze di Paolo Renier dal 1989 al 2019 con testimonianze fotografiche e ricostruzioni del tempio di Seti I. Primo passo verso la grande mostra di Roma

La locandina della mostra “30 anni per Abydos – Egitto” di Paolo Renier a Vittorio Veneto

Road to Rome. Se fossimo in ambito calcistico questo sarebbe l’incipit dell’iniziativa di Paolo Renier “30 anni per Abydos – Egitto”. Perché la mostra che il 31 agosto 2019 alle 18 apre alla Rotonda Villa Papadopoli di Vittorio Veneto (Tv) potrebbe essere considerata una prova generale, o almeno il primo step, verso l’obiettivo prestigioso: la Grande Moschea di Roma. Grazie infatti all’interessamento dell’Accademia d’Egitto a Roma e di Mariapia Ciaghi, direttrice de “Il Sextante”, Editoria-Comunicazione-Eventi di Roma, il complesso disegnato da Paolo Portoghesi potrebbe ospitare al suo interno, dove ci sono spazi notevoli adatti a esposizioni significative, le gigantografie di rilievi e architetture di Abydos e i plastici dei suoi monumenti più significativi realizzati da Paolo Renier con la collaborazione di Maurizio Sfiotti. Senza dimenticare che c’è un’altra sede espositiva prestigiosa che si è detta interessata al lavoro del fotografo (anche se il termine è riduttivo) trevigiano: è Villa Manin di Passariano (Ud), la dimora dell’ultimo doge di Venezia.

Andreas M. Steiner, direttore di Archeo

In attesa del “gran salto”, godiamoci l’esposizione di Vittorio Veneto che ripercorre i 30 anni di esperienze di Paolo Renier in Egitto, e in special modo ad Abydos, a partire proprio da quel 1989, lontano ormai ma che segnò una svolta nella vita di Renier, quando realizzò il suo primo viaggio in Egitto, partecipando a un tour promosso dalla rivista Archeo, diretta da Andreas M. Steiner con il quale nel tempo è nata una stretta amicizia. Non è un caso che proprio Steiner sia tra gli invitati d’onore alla vernice vittoriese. Dopo quel viaggio memorabile per Paolo, ne seguirono molti altri: 30 anni ininterrotti all’insegna del motto “Rispetto, conoscenza, valore” che è diventato un po’ il mantra di Renier. “È proprio in questo contatto diretto con l’Antico Egitto”, spiega, “in questo vivere quasi in simbiosi con la città sacra ad Osiride che mi resi conto che proprio in questo sito nasce la storia della regalità e monumentalità dei Faraoni”.

La stanza del sarcofago nell’Osireion ad Abydos (foto Paolo Renier)

Il fotografo Paolo Renier con l’egittologa Carla Alfano

L’egittologo Sergio Donadoni nel suo studio a Roma (foto Paolo Renier)

Anni di viaggi, ma anche di incontri e di eventi. Uno dei primi, e tra i più importanti, fu la piccola mostra fotografica su Abydos negli spazi dell’Accademia d’Egitto a Roma, nel 2004, con la presentazione dell’egittologa Carla Alfano: piccola ma sufficiente per far conoscere a tutti le capacità e gli obiettivi di Paolo Renier e, soprattutto, il suo amore per Abydos. Ma in quell’occasione non fu presentata solo la mostra fotografica ma anche il libro “Abydos, Egitto” che Renier scrive con il cuore: un viaggio emozionale di immagini e testi alla scoperta della città sacra ad Osiride, un reportage praticamente irripetibile – visto il degrado che ha colpito molti monumenti, a partire da quello più simbolico, l’Osireion – che incontra l’entusiasmo e l’approvazione del decano degli egittologi, Sergio Donadoni, il quale – nella prefazione – ha parole di ammirazione per la sensibilità di Renier fotografo nel solco di una tradizione che affonda nell’Ottocento. Tra gli invitati alla vernice di Roma c’era anche Roberto Giacobbo, all’epoca direttore del programma Voyager su Rai3 che nel febbraio 2005, memore della mostra all’Accademia d’Egitto, invitò Renier come fotografo in una spedizione In Egitto: “Fu in quell’occasione – ricorda – che ebbi modo di conoscere e di lavorare con Zahi Hawass, il più famoso egittologo egiziano, allora segretario del Consiglio supremo delle Antichità”.

Paolo Renier con l’archeologo Stephen P. Harvey dell’università di Chicago ad Abydos (foto Graziano Tavan)

Paolo Renier ad Abydos con l’egittologo Gunter Dreyer dell’università Tedesca del Cairo (foto Graziano Tavan)

È dalla mostra di Roma che nasce l’idea di un viaggio in Egitto, invitato dall’allora ministro egiziano alla Cultura, Farouk Hosny, incontrato nel suo ufficio al Cairo, e mirato su Abydos per incontrare i protagonisti, cioè i direttori delle missioni archeologiche ad Abydos. Così nel dicembre 2004 Paolo Renier spiega il suo progetto di valorizzazione di Abydos al responsabile della missione tedesca, Gunter Dreyer, lo scopritore a Umm el-Ghaab, nella zona Sud-Ovest di Abydos, dei primi ideogrammi e segni di scrittura databili a 5200 anni fa: straordinari reperti, iscritti su piccole tavolette in avorio o in pietra, testimonianze delle prime dinastie dei faraoni, oggi conservate al museo Egizio del Cairo e all’università tedesca al Cairo. E ancora, ecco l’incontro con gli egittologi americani Stephen P. Harvey, dell’università di Chicago, scopritore dell’ultima piramide (siamo ormai nel Medio Regno) nella zona a sud, vicino alle montagne, dove invece sono state trovate tracce dell’uomo preistorico di 200mila anni fa, e Matthew Adams, dell’università di New York, impegnato nella zona di Shunet el-Zebib, nella grande muraglia del faraone Khasekhemwy (2700 a.C.), un monumento in mattoni crudi con mura perimetrali alte anche 15 metri e larghe 4-5, che racchiudono un grande spazio vuoto, il cui significato e utilizzo lascia aperti ancora molti interrogativi.

Paolo Renier mostra le straordinarie immagini della stanza del sarcofago dell’Osireion di Abido

In questi anni, tra il 2003 e il 2005, Paolo Renier realizza la sua opera più preziosa: la ricognizione fotografica a 360 gradi del soffitto astronomico dell’Osireion. “Riuscii a entrare nella Stanza del Sarcofago con grande difficoltà”, racconta, ancora emozionato, “rischiando anche la vita, perché si camminava in un acquitrino putrido pieno di larve pericolose e su un pavimento irregolare, scivoloso e pieno di buche, purtroppo invisibili per la scarsa illuminazione e l’acqua melmosa. Ma sentivo che dovevo farcela, perché umidità e pipistrelli, insieme all’incuria dell’uomo, stavano minando irrimediabilmente l’integrità della stanza segreta del faraone Seti I”. E continua: “Feci varie riprese del soffitto, con i suoi bellissimi rilievi che raffigurano due scene della dea Nut”. È qui che incontra un altro egittologo, James Westerman, incaricato dal governo egiziano di studiare la provenienza e i livelli in continuo movimento dell’acqua ancora presente nel canale attorno all’isola centrale dell’Osireion. Un modo per cercare di capire i segreti di questo tempio, molto particolare, un unicum, con dieci pilastri in granito rosa di 80-90 tonnellate l’uno e un canale attorno all’isola centrale profondo una quindicina di metri. “Westerman con le sue ricerche geologiche”, interviene Renier, “è riuscito a definire quando fu costruito il tempio dell’Osireion, datandolo almeno al 4000/5000 a.C., quindi prima dei faraoni. Mi piace pensare che Seti I abbia scoperto e capito l’importanza di questo monumento e abbia deciso di costruire qui il suo tempio, inglobando l’Osireion, probabilmente per riti straordinari, legati probabilmente ai livelli della sua acqua purificatrice. Non dimentichiamo che l’Osireion è così chiamato perché gli antichi egizi ritenevano che custodisse la testa di Osiride”.

La locandina della mostra “Il tempio di Osiride svelato. L’Antico Egitto nell’Osireion di Abydos” al museo Archeologico nazionale di Firenze nel 2009

Il Progetto Abydos e le mostre. Ormai Paolo Renier e il suo Progetto Abydos per la conoscenza e la valorizzazione del sito sono una realtà. È il momento di allargare la platea. Vengono così organizzate alcune mostre che allargano le conoscenze e le collaborazioni. Si inizia nel 2006 con “Abydos, Egitto. Ricostruzione scenografica del sito di Abydos” nella prestigiosa cripta della basilica di San Lorenzo a Firenze, con il contributo di Maria Cristina Guidotti direttrice del museo Egizio di Firenze. L’anno successivo la stessa mostra viene proposta al Palazzo del Turismo al Lido di Jesolo (Ve), e nel 2008 passa nell’aula magna dell’istituto scolastico di Tarzo (Tv). Nel 2009 Renier torna a Firenze con “Il tempio di Osiride svelato. L’Antico Egitto nell’Osireion di Abydos”. Stavolta siamo nel cuore archeologico di Firenze. La mostra infatti viene ospitata nella sezione Egizia del museo Archeologico nazionale di Firenze, dove, con la direttrice Maria Cristina Guidotti, viene proposto un percorso di documenti fotografici e gigantografie insieme a splendidi reperti egizi del museo fiorentino.

Manifesto della mostra “Il tempio di Osiride svelato” alla Scuola Grande di S. Giovanni Evangelista a Venezia

La locandina della mostra “L’Osirion di Abydo. Viaggio nel cuore spirituale dell’Antico Egitto” nelle antiche scuderie di Dolo (Ve)

Nel 2012 la mostra diventa sempre più ricca. Alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista a Venezia va in scena “Il tempio di Osiride svelato”, mostra allestita tra un antico cimitero coperto e l’annessa bellissima chiesa di S. Giovanni Evangelista. “Non abbiamo mai visto un allestimento così in sintonia con le nostre particolari sale: Renier è riuscito a sposare i nostri ambienti religiosi con la spiritualità dell’Antico Egitto”, il commento del Guardian Grande della Scuola. Per l’occasione il museo Egizio di Firenze ha messo a disposizione ben 23 reperti tra cui un sarcofago con la dea Nut, restaurato e presentato per la prima volta, che dialogava idealmente con le raffigurazioni della dea Nut del soffitto astronomico riprodotto, grazie alle immagini di Renier, nella cappella centrale dell’altare della chiesa. A Venezia intervengono Matthew Adams dell’università di New York, Emanuele Ciampini dell’università Ca’ Foscari di Venezia e Alessandro Roccati dell’Accademia delle Scienze di Torino. Nel 2013 con la mostra “L’Osirion di Abydo. Viaggio nel cuore spirituale dell’Antico Egitto” nelle antiche scuderie di Dolo (Ve), Renier con l’egittologa di Ca’ Foscari, Federica Pancin, “ricrea” l’Osireion, la tomba di Osiride, cioè il luogo più sacro nella città più sacra dell’Egitto dei faraoni: Abydo, a 150 chilometri da Luxor, ai margini dei deserto occidentale, è la città di Osiride, il dio dell’Oltretomba ma anche della Rinascita, per tremila anni meta di pellegrinaggi dal faraone all’egiziano comune; la città dove le prime dinastie (solo dalla V le sepolture monumentali sono state spostate a nord, nella piana di Giza) hanno posto le loro tombe; la città che prima il faraone Seti I (XIX dinastia) e poi il figlio Ramses II hanno monumentalizzato (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2013/11/30/in-riva-al-brenta-losireion-di-abydo-e-i-misteri-dellantico-egitto/).

Maurizio Sfiotti durante i rilievi dell’Osireion ad Abydos, in Egitto

Il plastico dell’Osireion realizzato da Maurizio Sfiotti: in primo piano il Corridoio ipogeo

Nel 2014 un nuovo salto di qualità con la mostra a Palazzo Sarcinelli di Conegliano (Tv): “Egitto. Come faraoni e sacerdoti nel tempio di Osiride custodi di percorsi ormai inaccessibili” con la collaborazione dell’egittologa di Ca’ Foscari, Federica Pancin (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2014/09/09/lantico-egitto-a-conegliano-nella-mostra-a-palazzo-sarcinelli-viaggio-alla-scoperta-dei-misteri-di-osiride-ad-abido-dalla-stanza-del-sarcofago-con-il-soffitto-astronomico-in-scala-11-al-co/). La mostra è preceduta da un ennesimo viaggio-missione ad Abido. Stavolta ad accompagnare Renier c’è Maurizio Sfiotti, presidente dell’associazione culturale Osireion di Abydos, che realizza i rilievi necessari a realizzare in scala 1:20 i modellini del tempio di Seti I con le sette cappelle e dell’Osireion, ma anche le misure esatte del soffitto astronomico della Stanza del Sarcofago. Questi modellini vengono esposti proprio nella mostra di Conegliano. E, per la prima volta, è possibile toccare con mano il soffitto astronomico della stanza del sarcofago a ridosso dell’Osireion di Abido, posizionato con tutto il suo straordinario potere comunicativo in verticale in uno sviluppo che avvolge il visitatore.

Paolo Renier tra i pannelli della mostra a Vittorio Veneto (foto Graziano Tavan)

Nel 2015, grazie all’invito e alla collaborazione della associazione Zheneda e di Ceneda Arte e Cultura, Renier approda per la prima volta alla Rotonda Villa Papadopoli di Vittorio Veneto (Tv) con la mostra “Egitto. Il tempio del faraone Seti I: le sacre rappresentazioni” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2015/04/24/lantico-egitto-a-vittorio-veneto-il-tempio-del-faraone-seti-i-ad-abido-nella-mostra-di-paolo-renier-alla-rotonda/), un allestimento del tutto originale dove, ovviamente, non manca l’esposizione in scala 1:1 del soffitto astronomico dell’Osireion di Abido (vero unicum che può permettersi di mostrare solo Paolo Renier) e un excursus su Abido, la città sacra dedicata a Osiride il dio dell’Aldilà e della resurrezione. Ma stavolta il focus è incentrato tutto sul grande faraone Seti I, il padre di Ramses II, sotto il cui regno l’arte egizia toccò uno dei suoi punti più elevati, un vero “rinascimento”. Tre anni dopo Renier è ancora a Vittorio Veneto con “Rispetto, Conoscenza e valore. 1989-2018, Paolo Renier per Abydos-Egitto” dove Renier presenta un racconto particolare in cui il protagonista è proprio lui o, meglio, la sua trentennale esperienza dedicata all’antico Egitto, tra incontri, scoperte e documenti fotografici (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/05/21/1989-2018-paolo-renier-per-abydos-egitto-a-vittorio-veneto-il-fotografo-trevigiano-racconta-per-immagini-e-emozioni-la-sua-trentennale-esperienza-dedicata-alla-citta-sacra-dei-fara/).

Franco Naldoni, ricercatore dell’associazione Archeosofica di Firenze, esperto di Egittologia

E siamo al 2019. Ancora a Vittorio Veneto, con “30 anni per Abydos – Egitto. Esperienze di Paolo Renier dal 1989 al 2019. Testimonianze fotografiche, ricostruzioni del tempio di Seti I”, a cura di Paolo Renier e Maurizio Sfiotti, in collaborazione con le associazioni Zheneda, Osirion Abydos, Archeosofica, aperta alla Rotonda Villa Papadopoli fino al 13 ottobre 2019. All’inaugurazione, sabato 31 agosto 2019, alle 18.30, Renier e Sfiotti insieme a Franco Naldoni dell’associazione Archeosofica di Firenze anticiperanno, con approfondimenti, alcuni temi che saranno trattati nella prossima grande mostra. Road to Rome.

Ferragosto e dintorni al museo Egizio di Torino: visite guidate speciali e a tema per bambini, famiglie e adulti alla scoperta dei segreti e dei misteri dell’Antico Egitto, come dei veri detective del passato

La Galleria dei Sarcofagi al museo Egizio di Torino

Ferragosto e dintorni al museo Egizio di Torino per una full immersion nell’Antico Egitto. Il museo Egizio resta aperto al pubblico il giorno di Ferragosto 2019, con un fitto programma di attività e visite guidate che proseguirà anche nei giorni successivi. Giovedì 15 agosto 2019 il museo osserverà l’orario di apertura ordinario (9–18.30), mentre venerdì 16, grazie allo Speciale Estate, sarà aperto fino alle 22.30, con biglietteria aperta fino a un’ora prima e ingresso a tariffa unica (5 euro) dalle 18.30.

Vasetti per olii sacri esposti al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Sulle tracce del passato. AAA piccoli detective cercansi! Da giovedì 15 a domenica 18 agosto, alle 10.10, attività per famiglie. Il museo Egizio invita le famiglie a partecipare a una nuova attività didattica, da vivere in museo in modo piacevole e costruttivo. Da martedì 13 a domenica 18 agosto 2019, i piccoli visitatori potranno farsi accompagnare dai loro genitori per sperimentare il lavoro d’indagine compiuto da un archeologo, aiutato dalle moderne tecnologie. In questo modo, utilizzando speciali programmi informatici, sarà possibile vedere come “dal vivo” lo scavo archeologico nel deserto egiziano mediante l’uso della fotogrammetria e della riproduzione in 3D degli oggetti emersi dalla sabbia. Attraverso i potenti mezzi della tecnologia sarà possibile “sbirciare” dentro un vaso antico ancora sigillato, così come all’interno di un corpo imbalsamato senza spostare di una virgola le sue bende. A seguire le famiglie, fornite di una torcia UV, potranno collaborare alla ricerca di errori, correzioni, mutilazioni antiche e restauri più recenti che l’occhio umano non è in grado di vedere. Le scoperte effettuate in museo saranno annotate sul proprio quaderno che ciascuno potrà personalizzare segretamente mediante una penna magica. Grazie a tale dotazione piccoli e grandi detective potranno dare continuità alle indagini iniziate in museo! Durata: 120 minuti, per famiglie con bambini (ragazzi tra i 5 e gli 11 anni). Prezzo: 12 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione obbligatoria: 011.4406903, email: info@museitorino.it. È possibile acquistare i biglietti online: https://www.ticketlandia.com/m/event/visita-museo-egizio-sulle-tracce-del-passato

L’ala del museo Egizio di Torino dove è esposto il ricco materiale della tomba di Kha (foto Graziano Tavan)

A casa di Kha. Giovedì 15 agosto 2019, alle 10.30, visita guidata. Si tratta di un percorso dedicato alla vita quotidiana dell’Antico Egitto, che per molti aspetti rispecchia le difficoltà che ancora oggi l’uomo affronta giorno per giorno, dividendosi tra il lavoro e la vita privata. Le attività lavorative erano frenetiche, ma non mancava il tempo da condividere in famiglia, ciascuno con il proprio ruolo. Il percorso propone di osservare gli oggetti più adatti a ricostruire uno spaccato di vita, particolarmente dettagliato nel caso del corredo funerario di Kha e Merit: dai mobili ai vestiti persino agli strumenti di lavoro, il pubblico potrà stupirsi di fronte alla straordinaria attualità di oggetti appartenuti ad un architetto e scriba reale vissuto circa 3400 anni fa. Durata: 90 minuti per famiglie con bambini. Prezzo: 5 euro (biglietto d’ingresso escluso) Prenotazione obbligatoria: 011.4406903, email: info@museitorino.it. È possibile acquistare i biglietti online: https://www.ticketlandia.com/m/event/egizio-a-casa-di-kha

Deir el-Medina, il villaggio degli artigiani dei faraoni cintato da mura

Tebe capitale d’Egitto. Giovedì 15 agosto 2019, alle 15.40, visita guidata. Un percorso che conduce alla scoperta del dinamismo culturale del Nuovo Regno. In area tebana, Deir-el Medina offre una testimonianza straordinaria: l’abitato costituisce la residenza di tutti coloro che sono impiegati a vario titolo nella costruzione delle tombe reali. Il “papiro dello sciopero”, gli esercizi scolastici degli apprendisti che vanno “a bottega”, il culto degli antenati e il ricorso a divinità pressoché sconosciute rivelano la sorprendente attualità di usi e tradizioni di cui sono testimonianza. Il percorso culmina illustrando le strategie impiegate dall’architetto Kha per preservare dai ladri la propria tomba: il suo corredo funerario è considerato il più ampio e completo esposto fuori dall’Egitto. Durata: 60 minuti per adulti. Prezzo: 5 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione obbligatoria: 011.4406903, email: info@museitorino.it.

Il Papiro dei re conservato al museo Egizio di Torino

L’antico sapere dei faraoni. Venerdì 16 agosto, alle 10.30, visita guidata per famiglie che condurrà alla scoperta dell’Antico Egitto, della sua storia e delle sue curiosità. Dove inizia e finisce una parola? Come si riconosce una formula magica? Quale significato nascondono i geroglifici? All’epoca dei faraoni il sapere veniva trasmesso mediante formule e testi presenti nei papiri oppure presenti su statue, sarcofagi o stele. L’uso della scrittura geroglifica era rivelato a pochi eletti, grazie ad un lungo e difficile insegnamento. Il percorso guidato si concentra sul fascino delle antiche iscrizioni geroglifiche e, attraverso la descrizione dei reperti esposti, farà luce sul sapere dei faraoni, sulle paure e sui loro desideri. Durata: 90 minuti. Costo: 5 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione obbligatoria: 011.4406903, email: info@museitorino.it. È possibile acquistare il biglietto online: https://www.ticketlandia.com/m/event/egizio-antico-sapere-dei-faraoni

Immagini 3D dei sarcofagi egizi nella mostra “Archeologia invisibile” al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Sulle tracce del passato (speciale adulti) AAA Detective Cercansi! Venerdì 16 agosto 2019, alle 19.30. Il museo Egizio invita il suo pubblico adulto a partecipare a una nuova attività didattica, da vivere in museo in modo piacevole e costruttivo. I visitatori potranno sperimentare il lavoro d’indagine compiuto da un archeologo, aiutato dalle moderne tecnologie. In questo modo, utilizzando speciali programmi informatici, sarà possibile vedere come “dal vivo” lo scavo archeologico nel deserto egiziano mediante l’uso della fotogrammetria e della riproduzione in 3D degli oggetti emersi dalla sabbia. Attraverso i potenti mezzi della tecnologia sarà possibile “sbirciare” dentro un vaso antico ancora sigillato, così come all’interno di un corpo imbalsamato senza spostare di una virgola le sue bende. A seguire i partecipanti, forniti di una torcia UV, potranno collaborare alla ricerca di errori, correzioni, mutilazioni antiche e restauri più recenti che l’occhio umano non è in grado di vedere. Grazie a tale dotazione i detective potranno dare continuità alle indagini iniziate in museo! Orario: 19:30 Durata: 90 minuti per adulti (edizione speciale!). Prezzo: 8 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione obbligatoria: 011.4406903, email: info@museitorino.it. È possibile acquistare i biglietti online: https://www.ticketlandia.com/m/museo-egizio

Visita guidata al museo Egizio di Torino

Museo Egizio nascosto. Venerdì 16 agosto 2019, alle 19, visite speciali. Il percorso mette in luce le curiosità più interessanti relative alla fondazione del museo. La descrizione dei reperti è accompagnata dalla narrazione di alcuni aneddoti, che consentono di scoprire le meraviglie e gli aspetti più insoliti della cultura materiale egizia che il Museo custodisce. Durata: 90 minuti per adulti. Prezzo: 5 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione obbligatoria: 011.4406903, email: info@museitorino.it. È possibile acquistare i biglietti anche online: https://www.ticketlandia.com/m/event/museo-egizionascosto-132

Amuleti dell’Antico Egitto al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Formule magiche, storie e incantesimi sulle sponde del Nilo. Sabato 17 e domenica 18 agosto 2019, alle 11.30, visita tematica. Un percorso guidato inusuale propone ai giovani visitatori una scelta di oggetti della collezione, che offrano l’occasione di raccontare storie di maghi ultracentenari capaci di prodigi sorprendenti, come trasformare una tavoletta di cera in uno spietato coccodrillo, spalancare le acque di un lago oppure riportare magicamente in vita animali dal capo mozzato. Le famiglie hanno l’occasione di ascoltare storie e testimonianze materiali poco note, immersi nella millenaria e affascinante dimensione magica egizia. Durata: 90 minuti per famiglie con bambini (bambini in età di Scuola Primaria). Prezzo: 5 euro per adulti e bambini (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione obbligatoria: 011.4406903, email: info@museitorino.it. È possibile acquistare i biglietti online: https://www.ticketlandia.com/m/museo-egizio