Cabras (Or). Entra nel vivo la quinta edizione del Festival Letterario dell’Archeologia, promosso dalla Fondazione Mont’e Prama: con quattro serate consecutive nella Peschiera Mar’e Pontis tra letteratura, storia, politica, giornalismo, musica, fumetto e spettacolo dal vivo- Ecco il programma

Dopo la grande partecipazione registrata all’anteprima del 26 giugno 2026, la quinta edizione del Festival Letterario dell’Archeologia, promosso dalla Fondazione Mont’e Prama, entra nel vivo con quattro serate consecutive, dal 9 al 12 luglio 2026, nella Peschiera Mar’e Pontis di Cabras (Or). Letteratura, storia, politica, giornalismo, musica, fumetto e spettacolo dal vivo si incontrano in un programma nel quale i libri diventano strumenti per interpretare il presente, interrogare il passato e raccontare le trasformazioni della società.

Il 9 luglio 2026: identità, potere, religione e storia. Il Festival riprenderà giovedì 9 luglio 2026, alle 20, con quattro incontri dedicati alla narrativa, alla geopolitica, al pontificato di Leone XIV e alla figura meno conosciuta di Giuseppe Garibaldi. Davide Piras presenterà, in dialogo con Andrea Fulgheri, il romanzo “Femmenella”, ambientato nella Sardegna del primo Novecento e incentrato su una relazione segnata dai pregiudizi e dalla violenza del fascismo. Marco Varvello accompagnerà il pubblico nei luoghi simbolo del potere britannico con “Londra, i luoghi del potere”, mentre Antonio Preziosi, intervistato da Anthony Muroni, analizzerà il profilo e le sfide del nuovo pontefice nel volume “Leone XIV. La via disarmata e disarmante”. Chiuderà la serata Virman Cusenza con “L’altro Garibaldi. I «Diari» di Caprera”. Nel dialogo con Virginia Saba emergerà il ritratto quotidiano dell’Eroe dei due mondi: agricoltore, allevatore, innovatore e imprenditore.

Il 10 luglio 2026: Mediterraneo, guerra e Lucio Dalla. Venerdì 10 luglio 2026, dalle 20, Paolo Giulierini presenterà “Mare Monstrum, un viaggio tra miti, creature fantastiche, migrazioni e rappresentazioni dello straniero nelle antiche civiltà mediterranee”, in dialogo con l’archeologo Giorgio Murru. La lingua e la cultura della Sardegna saranno protagoniste di Gherras, incontro di e con Giuseppe Corongiu, accompagnato dalle sperimentazioni musicali di Arrogalla. L’attualità internazionale entrerà nel Festival con Paolo Mieli e il suo libro Il prezzo della pace. Quando finisce una guerra. Nel confronto con Marco Varvello, il giornalista e storico analizzerà le conseguenze politiche, sociali e territoriali che continuano a pesare anche dopo la cessazione dei conflitti. La serata si concluderà con lo spettacolo “Il futuro è tra mezz’ora. Le ultime 48 ore di Lucio Dalla”, con Federico Buffa e Cesare Pomarici, accompagnati da Alessandro Nidi al pianoforte ed Emanuele Nidi alla chitarra e alla voce.

L’11 luglio 2026: autobiografia, moda, corpo e cronaca nera. Sabato 11 luglio 2026, a partire dalle 20, il Festival esplorerà il racconto autobiografico, la creatività, il rapporto con il corpo e il lato oscuro della cronaca. Elda Alvigini presenterà “Inutilmentefiga”, un’opera di autofiction ironica e intima, mentre Patrizia Marras, con “La moda non è un mestiere per cuori solitari”, ripercorrerà la storia personale, familiare e imprenditoriale costruita insieme ad Antonio Marras, dagli inizi ad Alghero alle passerelle internazionali. Con “Avevo un fuoco dentro”, Tea Ranno affronterà il tema dell’endometriosi e della diagnosi tardiva, in dialogo con Giovanni Follesa. Chiuderà la serata Stefano Nazzi con il reading “Predatori. I serial killer che hanno segnato l’America”, dedicato ad alcuni dei casi criminali più noti della storia statunitense e ai contesti sociali, investigativi e mediatici nei quali maturarono.

Il 12 luglio 2026: romanzo storico, fumetto, noir e Residenza degli scrittori. Domenica 12 luglio 2026, dalle 20, Luca Scarlini proporrà un reading dedicato a Unicum Opus di Monaldi & Sorti, romanzo storico e indagine sui meccanismi del potere. Con “Topolino tra i Giganti”, il disegnatore Luca Usai e lo sceneggiatore Bruno Enna racconteranno il processo creativo che conduce dalla scrittura alla tavola disegnata e le potenzialità del fumetto nella divulgazione della storia, del patrimonio e dell’archeologia. Seguirà “Scrittori tra i Giganti”, il talk di presentazione della Residenza degli scrittori, con Gabriella Genisi, Víctor del Árbol, Antonella Lattanzi, Gaja Cenciarelli e Giovanni Follesa. L’incontro, condotto da Andrea Frailis, racconterà il rapporto tra la produzione narrativa e i paesaggi, la storia e il patrimonio del Sinis. L’Oristanese diventerà scenario letterario con “Omicidio a Torregrande” di Matteo Manca, nuovo giallo ambientato nella borgata marina, presentato in dialogo con Andrea Fulgheri. A chiudere il programma principale sarà “Soundtrack d’autore nell’universo noir” di Piergiorgio Pulixi, con Simona Arrai alla voce e Mauro Mulas al pianoforte.

Il Festival Letterario OFF prosegue il 28, 29 e 30 luglio 2026. Il programma continuerà alla fine del mese con tre appuntamenti del Festival Letterario OFF.

Martedì 28 luglio 2026, alle 19 nel nuovo parco del museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras, Cristina Guasti presenterà, in dialogo con Francesca Spanu, “Alle soglie della maturità”, romanzo dedicato al viaggio in Sardegna di un uomo costretto a rimettere in discussione certezze e pregiudizi.

Mercoledì 29 luglio 2026, sempre alle 19, Giulio Neri dialogherà con Davide Piras sul romanzo “Dei fiori che rinascono”, racconto corale ambientato in un paese della Sardegna sud-orientale, tra relazioni, solitudini e possibilità di rinascita.

A chiudere il cartellone con una serata di particolare prestigio sarà, giovedì 30 luglio 2026, alle 21, l’egittologo e direttore del museo Egizio di Torino Christian Greco, protagonista di una lectio magistralis dedicata al corredo funerario di Kha e Meryt, a 120 anni dalla sua scoperta. L’incontro si terrà al museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras e offrirà al pubblico l’occasione di approfondire uno dei ritrovamenti più straordinari dell’archeologia egizia.

Parco archeologico dei Campi Flegrei (Na). Tiziana D’Angelo nominata direttore delegato in attesa del nuovo direttore al posto dell’uscente Fabio Pagano

Parco archeologico dei Campi Flegeri: Fabio Pagano, direttore uscente, con Tiziana D’Angelo, direttore delegato (foto pa-paeve)

Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, è stata nominata direttore delegato del parco archeologico dei Campi Flegrei, che le dà il benvenuto, con lo scopo di assicurare la continuità amministrativa in attesa della nomina del nuovo direttore al posto dell’uscente Fabio Pagano. La dottoressa D’Angelo esprime un sincero ringraziamento al ministero della Cultura per la fiducia riposta e rivolge al contempo un pensiero di stima e gratitudine al collega Fabio Pagano per il lavoro svolto alla guida del parco archeologico dei Campi Flegrei. “Nel raccogliere questo testimone”, assicura Tiziana D’Angelo, “l’obiettivo sarà quello di proseguire nel solco tracciato, valorizzando il lavoro già avviato e affrontando le nuove sfide in piena sinergia con la squadra del Parco, alla quale mi lega una profonda fiducia. Insieme continueremo a lavorare per la tutela, la ricerca e la valorizzazione di un patrimonio straordinario, sempre più aperto al dialogo con il territorio e con le comunità”.

Licata (Ag). Seconda tappa della 22ma edizione del Festival del Cinema Archeologico, “festival diffuso” promosso dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento con il RAM film festival. Ecco il programma della due giorni tra museo Archeologico regionale della Badia e Castel S. Angelo

Il 9 e il 10 luglio 2026, a Licata (Ag), seconda tappa siciliana del Festival del Cinema Archeologico 2026, in due luoghi eccezionali della città, promosso dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento con il RAM film festival e la Fondazione Museo Civico di Rovereto. Due giorni di programmazione tutta dedicata alla dimensione marittima.

Giovedì 9 luglio 2026, al museo Archeologico regionale della Badia a Licata (Ag), il chiostro di uno dei musei archeologici più significativi della Sicilia ospita, a partire dalle 21, un doppio viaggio subacqueo. Si inizia con il film “Missione Mediterraneo – Il museo degli abissi / Mission Méditerranée, treasures of the deep” di Thomas Marlier e Mathieu Pradinaud (Francia 2023, 56′). Per la prima volta, un team specializzato in archeologia subacquea con membri provenienti da otto Paesi del Mediterraneo studia i relitti sul Banc des Esquerquis (piattaforma continentale tunisina), seguendo le orme delle spedizioni Ballard-McCann nel Canale di Sicilia. Segue il film “Ernesto “Tito” Canal, l’uomo che ha riscritto le origini della Laguna di Venezia” di Pierandrea Gagliardi e Rossi Marino (Italia 2024, 64’). Il film racconta la vita ed alcune delle scoperte archeologiche più importanti fatte da Ernesto “Tito” Canal nell’arco della sua vita (1924-2018), anche attraverso l’inedita testimonianza video raccolta da Pierandrea Gagliardi nel 2012. Un racconto coinvolgente per vivere da vicino le emozioni di un vero esploratore delle acque lagunari, delle sue scoperte e dei suoi sogni.

Venerdì 10 luglio 2026, a Castel Sant’Angelo. Le mura della fortezza che domina Licata fanno da scenario alla seconda serata. Si parte alle 19.30 con un aperitivo di benvenuto con Quignones Casa Vinicola, per poi entrare nel vivo, alle 20.30, con l’Archeotalk “Insulae Aqua: isola isolamento e isolitudine”: incontro con Alessandra Klimciuk, critica d’arte e manager culturale, curatrice di Insulae Aqua, progetto fotografico sull’isola di Linosa, che parlerà in maniera più ampia dell’isola come dimensione fondante del nostro stare al mondo, metafora del vivere contemporaneo. Cosa significa vivere su un’isola? E cosa significa essere un’isola? Il mare non separa soltanto: radicalizza. E quella separazione genera una condizione così unica da aver bisogno di una parola nuova, l’isolitudine, che non descrive solo l’isolamento, ma il senso di appartenenza profonda di chi su un’isola è nato e cresciuto. Partecipazione gratuita, con prenotazione obbligatoria | PRENOTA QUI

Frame del film “Approdi” di Lorenzo Scaraggi

Alle 21.30, la proiezione del film “Approdi” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2024, 45′). Approdi è un viaggio tra tempi e luoghi. Nicolò Carnimeo, giornalista e scrittore, intraprende un viaggio lungo le coste pugliesi a bordo della sua barca a vela insieme a scrittori, giornalisti e intellettuali, narrando di popoli, navigatori e migranti, da Platone ai giorni nostri, raccontando gli approdi che non ci sono più, descrivendo il rapporto col mare e l’importanza strategica del porto e dei fari per i naviganti. Chiude la serata l’annuncio del vincitore della MENZIONE CITTÀ DI LICATA. Le proiezioni sono ad accesso libero e gratuito. Gli Archeotalk sono a partecipazione gratuita, su prenotazione da effettuarsi online > PRENOTA QUI

Aquileia (Ud). Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Giovanni Brusin e la decorazione architettonica di Aquileia” con Alessandro Mortera (università di Udine), secondo appuntamento di “Suggestioni archeologiche” il ciclo di conferenze quest’anno dedicato all’eredità di Giovanni Brusin (1883-1976) e alle grandi scoperte dell’archeologia aquileiese

Con la conferenza “Giovanni Brusin e la decorazione architettonica di Aquileia” con Alessandro Mortera (università di Udine), giovedì 9 luglio 2026, alle 17.15, al museo Archeologico nazionale di Aquileia (Ud) secondo appuntamento con le “Suggestioni archeologiche”, il ciclo di conferenze organizzato ogni anno da museo Archeologico nazionale e Associazione nazionale per Aquileia per raccontare l’archeologia del territorio: scoperte, novità, approfondimenti e storie di persone che si sono spese per la cura, lo studio e la valorizzazione di Aquileia. L’edizione 2026 è dedicata a uno dei protagonisti dell’archeologia aquileiese e alle grandi scoperte della sua epoca: Giovanni Battista Brusin, direttore del museo Archeologico nazionale dal 1922 al 1952. Quale fu l’approccio di Giovanni Brusin nello studio dei moltissimi elementi architettonici riemersi nel corso delle sue indagini? Ce lo spiegherà Alessandro Mortera dell’università di Udine giovedì 9 luglio, alle 17.15. Questa volta, al termine dell’incontro, si brinda con @vini_puntin. La partecipazione è gratuita con prenotazione consigliata (molto consigliata, visto l’affluenza del primo appuntamento!) a museoaquileiaeventi@cultura.gov.it / 0431 91016.

Capitello proveniente dagli scavi di Aquileia (foto man-aquileia)

Il secondo appuntamento con le #Suggestioni archeologiche 2026 condurrà dunque i partecipanti in diversi luoghi di Aquileia, i più monumentali tra quelli messi in luce da Giovanni Brusin. Non una scoperta precisa avvenuta in città, bensì una classe molto particolare di reperti archeologici: la decorazione architettonica. Motivi geometrici e vegetali, composti sapientemente con forme eleganti in un finissimo durevole marmo, che oggi ricordano delicati e leggeri ricami, pensati per abbellire e al tempo stesso veicolare modelli e tradurre messaggi politici. Spazzata via la terra, superata l’emozione del ritrovamento, in archeologia non si tratta infatti di collezionare, bensì di tradurre. Parafrasando un passo di uno dei testi che ogni archeologo alle prime armi tiene sul comodino, il lavoro dell’archeologo è assimilabile a quello di un traduttore. Come un traduttore, per fare il suo lavoro al meglio, l’archeologo deve conoscere le componenti della lingua, la sintassi, le forme e le espressioni che traducono le parole in significati. Il racconto dell’archeologia comincia con una scoperta sul campo, ma non è completo senza studio, traduzione e interpretazione.

Cividate Camuno (Bs). Al parco archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro il Civitas Camunnorum Archeofilm, festival internazionale del cinema di archeologia arte ambiente, con l’attribuzione del “Premio Civitas Camunnorum Archeofilm” al film più votato dal pubblico

Dal 9 all’11 luglio 2026, alle 20.45, al parco archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro di Cividate Camuno (Bs) il Civitas Camunnorum Archeofilm, festival internazionale del cinema di archeologia arte ambiente, organizzato da soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, Archeologia Viva – Giunti Editore, Firenze Archeofilm, Comune di Cividate Camuno, Assocamuna; con il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Brescia, Comunità Montana di Valle Camonica, MiC – Direzione Regionale Musei Nazionali Lombardia, museo Archeologico nazionale della Valle Camonica, Comune di Breno, Consorzio Turistico Thermae & Ski – Vallecamonica, Valle Camonica la Valle dei Segni. Ingresso libero e gratuito. Info: 0364.534580, segreteria@assocamuna.it. In caso di maltempo il festival si svolgerà all’auditorium parrocchiale “San Giovanni Bosco”, in via Port Castello 1 a Cividate Camuno.

Frame del film “La Grotta Chauvet. Sulle tracce degli artisti preistorici” di Alexis de Favitski

GIOVEDÌ 9 LUGLIO 2026. Alle 20.45, apertura festival. Apre le proiezioni il film “Grotta Chauvet: sulle orme degli artisti preistorici / Grotte Chauvet: dans les pas des artistes de la Prehistoire” di Alexis de Favitski (Francia 2024, 52’). Le Gole dell’Ardèche, dicembre 1994: tre speleologi scoprono la Grotta Chauvet la più importante e antica d’Europa. Decorata con innumerevoli figure animali mozzafiato risalenti a 36.000 anni fa. Ventimila anni prima di Lascaux, Homo Sapiens aveva già dimostrato una sorprendente maestria artistica. Per motivi di conservazione, la grotta Chauvet non è mai stata accessibile al pubblico. Solo un team di ricercatori è autorizzato a scendere nella grotta e studiarla per un mese all’anno. La troupe cinematografica avrà il privilegio di accompagnarli e accompagnarci in una delle loro missioni… Segue la conversazione con Umberto Tecchiati, docente di Preistoria ed Ecologia preistorica – UniMi. Chiude la serata il film “Sapiens?” di Bruno Bozzetto (Italia 2023, 22’). Le sinfonie di diversi autori di musica classica fanno da sfondo a tre cortometraggi dedicati all’uomo e al suo comportamento nei riguardi della natura e della società. Temi diversi con un comune denominatore: l’amore per la violenza e la non accettazione del diverso. Un’idea originale di Bruno Bozzetto che vuole invitare a riflettere sull’aggettivo “sapiens” associato a quell’essere umano che ama la violenza, non accetta il diverso, danneggia la natura, gli animali e la società.

Frame del film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro

VENERDÌ 10 LUGLIO 2026. Alle 20.45, apre il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (Italia 2024, 52’). Nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto, si cela Campo della Fiera, un luogo dove sacralità e storia s’intrecciano da oltre duemila anni. Santuario federale degli Etruschi, poi centro spirituale dei Romani e infine dimora dei Francescani, questo sito è testimone di un’eredità millenaria. Grazie a decenni di scavi archeologici affiorano reperti straordinari: ceramiche pregiate, antichi templi e un pozzo misterioso che racchiude tesori dimenticati. Attraverso ricostruzioni emozionanti, interviste agli archeologi e riprese spettacolari, il documentario svela la vita, il declino e la rinascita di un luogo unico. Interviene il regista Massimo D’Alessandro. Segue la conversazione con Serena Solano, soprintendenza ABAP BG BS e direttore parchi archeologici Valle Camonica romana. Chiude la serata il film “Abiseo, la foresta culturale del Chachapoya / Abiseo, el bosque cultural de los Chachapoya” di Rosemarie Lerner (Lúcida Media) (Perú 2025, 22’). Nel cuore del Parco Nazionale Río Abiseo in Perù, un team interdisciplinare del World Monuments Fund Perù intraprende un viaggio senza precedenti nella Zona Storico-Culturale del parco. La loro missione: indagare, documentare e proteggere il Gran Pajatén, una delle più belle eredità della cultura Chachapoya, rivelando le sue strutture circolari in pietra ornate da straordinari fregi, testimoni di una civiltà che prosperava in armonia con la foresta.

Frame del film “Philae, il santuario sommerso / Philae, the sunken sanctuary” di Olivier Lemaitre

SABATO 11 LUGLIO 2026. Alle 20.45, apre il film “Philae, il santuario sommerso / Philae, the sunken sanctuary” di Olivier Lemaitre / Coautore: Claudine Le Tourneur d’Ison (Germania 2023, 52′). L’isola di Philae affascina i viaggiatori da secoli. Su questa roccia che sorge dal Nilo, potenti sovrani fecero costruire santuari monumentali. Per salvare i preziosi resti dall’innalzamento del livello dell’acqua dopo la costruzione delle dighe, una campagna internazionale si è posta l’obiettivo di smantellare i monumenti pietra dopo pietra per ricostruirli su un’isola vicina. Il film incrocia le interviste degli ex soccorritori con gli egittologi di oggi che ancora esplorano le rovine. Segue lo spettacolo teatrale “Batracomiomachia: la battaglia dei topo e delle rane” con Andrea Macaluso, live sound design Marco Mantovani, musiche Nicola Pedroni. Chiude la cerimonia di premiazione con l’attribuzione del “Premio Civitas Camunnorum Archeofilm” al film più votato dal pubblico. Le conversazioni sono condotte da Piero Pruneti direttore di “Archeologia Viva”

Monte Porzio Catone (Rm). Nel Foro di Tusculum inaugurazione dei lavori di restauro consolidamento e valorizzazione dell’area archeologica

Giovedì 9 luglio 2026, alle 10, nell’area del Foro di Tusculum a Monte Porzio Catone (RM), verranno inaugurati i lavori di restauro, consolidamento e valorizzazione dell’area archeologica di Tusculum, realizzati dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti nell’ambito del PNRR – Caput Mundi. Il soprintendente Lisa Lambusier, le funzionarie architetto Valentina Milano (RUP) e Claudia Castagnoli (direttore lavori) e Gabriella Serio (direttore scientifico) illustreranno le finalità del progetto, che ha restituito nuova fruibilità al sito grazie all’ampliamento del percorso di visita, al miglioramento dell’accessibilità, al restauro dei pavimenti musivi e alla valorizzazione della fontana arcaica, frutto della collaborazione tra istituzioni, enti di ricerca e territorio.

Trento. Visita guidata “La città invisibile”: dallo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas alla caupona di Palazzo Lodron, al meraviglioso mosaico della Villa romana di Orfeo

Lo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas a Trento (foto sopr. beni culturali tn)

Come scoprire il volto più antico di Trento? Giovedì 9 luglio 2026, alle 10, allo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas a Trento, la visita guidata “La città invisibile”: tre siti archeologici, un unico grande racconto. Un itinerario guidato alla scoperta dei tesori nascosti di Tridentum tra le domus del S.A.S.S., la caupona di Palazzo Lodron e il meraviglioso mosaico della Villa romana di Orfeo. Partecipazione 3 euro previa prenotazione tel. 0461 230171, la quota non comprende l’ingresso ai siti.

Bologna. Nell’atrio del museo civico Archeologico la mostra “Non solo monete… curiosità dal Medagliere” a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, nono appuntamento della rassegna espositiva Il “Medagliere si rivela”

Dall’8 luglio al 7 settembre 2026 nell’atrio del museo civico Archeologico di Bologna è liberamente visitabile la mostra “Il Medagliere si rivela. Non solo monete… curiosità dal Medagliere” a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini. Giunge così al suo nono appuntamento la rassegna espositiva Il “Medagliere si rivela”, avviata nell’ottobre 2023 dal museo civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna con lo scopo di avvicinare il pubblico – attraverso affondi tematici – alla conoscenza del proprio patrimonio numismatico. Il Medagliere conserva infatti circa 100mila beni numismatici dagli inizi della monetazione (verso la fine del VII secolo a.C.) fino all’euro, tra cui un importante nucleo di circa 16mila medaglie che vanno dalla metà del XV secolo fino ai giorni nostri. In occasione del periodo estivo 2026, il nuovo focus “Non solo monete… curiosità dal Medagliere”, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, propone una selezione di ventisette beni rari e curiosi che, pur gravitando intorno al mondo della moneta e della medaglia, se ne distaccano per funzione e caratteristiche, offrendo uno sguardo inedito sulla vita sociale e sulle tecniche artigianali dei secoli passati. Con l’esposizione si intende infatti valorizzare e far conoscere la ricchezza, la varietà e la poliedricità della collezione.

Gettone da gioco (fiches/token), XVIII-inizio XIX sec., manifattura cinese in madreperla, conservato nel Medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)

Tra i beni esposti figurano sei fiches da gioco in madreperla, prodotte tra il XVIII e il XIX secolo da artigiani cinesi specializzati, commissionate dall’alta aristocrazia europea per essere utilizzate sui tavoli da gioco nelle serate mondane, ma anche curiose “medaglie in legno”, protagoniste del tempo libero delle classi sociali più abbienti. Si tratta di pedine per il gioco del tric-trac (l’antenato del backgammon), del tutto simili a medaglie ma realizzate attraverso macchinari a pressione su dischi di legno, nelle quali si specializzò la manifattura di Norimberga in Germania. Sono inoltre visibili una collana e un paio di orecchini in piombo e argento, realizzati probabilmente nel XX secolo assemblando imitazioni perfette di monete antiche greche e romane. Si tratta dei pezzi più curiosi della donazione Giorgio Tabarroni (1921-2001) collezionista bolognese, ingegnere e docente universitario di storia della scienza, appassionato numismatico particolarmente attento al tema delle falsificazioni. La sua preziosa raccolta di 9473 esemplari è stata interamente donata al Museo Civico Archeologico di Bologna dalla moglie Carla Stradelli nel 2003 e nel 2010.

Gettone in vetro prodotto nell’Egitto del Califfato fatimita (X-XII secolo d.C.), e conservato nel Medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)

Dalla stessa collezione provengono anche quattro cammei in pietra lavica di manifattura partenopea. Capolavori in miniatura, ricercati come prestigiosi souvenir dai giovani dell’alta società che a partire dal Settecento intraprendevano il viaggio di formazione per antonomasia attraverso l’Europa chiamato Grand Tour, del quale Napoli e dintorni costituiva una tappa imprescindibile. In mostra anche quattro gettoni in vetro prodotti nell’Egitto del Califfato fatimita (X-XII secolo d.C.), tra i manufatti più affascinanti della storia economica islamica. Spesso scambiati per monete, questi dischi vitrei colorati erano in realtà pesi monetali di controllo, utilizzati dai cambiavalute e dai funzionari dei mercati per verificare l’accuratezza delle valute metalliche circolanti.

Pedina da gioco in legno (Brettstein) con busto di papa Innocenzo X (1611-1689; papa dal 1676), XVI-XVII sec., manifattura di Norimberga in Germania, conservata nel Medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)

Nel Medagliere è confluita ampia parte della strumentazione della zecca di Bologna, chiusa in seguito all’Unità d’Italia. A scopo esemplificativo degli strumenti utilizzati per la fabbricazione delle medaglie, sono stati selezionati per questa occasione un conio e un punzone, realizzati nel 1767 dallo scultore e medaglista bolognese Filippo Balugani (1734-1780), per la coniazione della medaglia per Francesco de Marchi (1504-1576), anch’essa esposta. L’esposizione si completa con due piastre metalliche su cui l’incisore della zecca imprimeva i colpi di prova per verificare la corretta resa plastica dei dettagli, la profondità del rilievo e l’usura del punzone stesso prima di batterlo sul conio.

TIPOLOGIE TEMATICHE DEI PEZZI ESPOSTI

Chi punta di più stasera? Manifattura cinese, gettoni da gioco (fiches/token), XVIII-inizio XIX sec., madreperla. Fiches utilizzate per il gioco delle carte, il passatempo preferito dell’aristocrazia occidentale per ostentare ricchezza e status. Al posto del denaro si usavano raffinati gettoni da gioco, gli antenati delle fiches odierne, a cui i giocatori assegnavano valori differenti. I pezzi più lussuosi ed esclusivi erano commissionati in Cina da famiglie britanniche, europee e americane. Venivano personalizzati con le iniziali o lo stemma araldico del proprietario e realizzati in madreperla ricavata da grandi ostriche perlifere d’importazione. Un set completo comprendeva solitamente 140 pezzi dalle forme più svariate. Lanciati sul tavolo da gioco, queste piccole opere d’arte scintillavano alla luce delle candele, aggiungendo un tocco di sfarzo e fascino esotico alle serate dell’alta società dell’epoca.

Souvenir partenopei Manifattura napoletana, cammei, XVIII-XIX sec., pietra lavica. Questi piccoli gioielli sono dei cammei, sculture in miniatura a rilievo che riproducono profili classici e soggetti mitologici. Gli esemplari esposti sono realizzati in tufo calcareo, vulcanite o scorie vesuviane. L’effetto policromo e di profondità è dato dalla naturale porosità e dalle micro-variazioni di tono della roccia vulcanica oltre che dal fortissimo stacco d’ombra generato dal rilievo. Tra il XVIII e il XIX secolo, i cammei diventarono i souvenir più desiderati dai nobili che effettuavano il Grand Tour (viaggio di formazione per i giovani dell’alta società attraverso l’Europa) permettendo di sfoggiare al rientro in patria una piccola opera d’arte, vero e proprio status symbol.
Tric-trac …si gioca! Manifattura tedesca (Norimberga), pedine da gioco (Brettstein), XVI-XVII sec., legno. A prima vista sembrano medaglie ma in realtà questi preziosi dischi di legno sono pedine da gioco utilizzate per il tric-trac (l’antenato del backgammon), un passatempo largamente diffuso tra l’aristocrazia europea a partire dal XVI secolo. Le pedine facevano parte di set lussuosi e potevano raffigurare personaggi eminenti dell’epoca o del passato. Schierando sul tavoliere le diverse pedine i giocatori riproducevano i reali equilibri geopolitici e religiosi del tempo, contrapponendo ad esempio i papi ai principi tedeschi campioni della Riforma protestante. Anche le donne più influenti e figure come cancellieri o generali potevano trovare posto in questi giochi di strategia. In altri casi, per favorire conversazioni colte e moraleggianti durante il gioco, si sceglievano personaggi dell’antichità noti per le loro virtù, come ad esempio Muzio Scevola.

Gioielli di monete. Manifattura est-europea (?), gioielli monetali, XX sec., piombo e argento. Poco dopo la sua invenzione la moneta è divenuta precocemente anche monile o amuleto, unendo alla preziosità del materiale la bellezza delle immagini sacre o simboliche impresse su di essa. Spesso forata e assicurata al collo con un sottile laccio, diventa nel corso dei secoli e nelle diverse culture, parte integrante di gioielli sempre più elaborati. La collana e gli orecchini esposti sono tra i pezzi più curiosi della donazione del collezionista bolognese Giorgio Tabarroni (1921-2001). I gioielli sono composti da monete inserite in una sottile cornice d’argento senza punzonatura, dotata di anelline per il collegamento che lasciano intatti e visibili sia il dritto che il rovescio. L’orafo ha prediletto la visione dei ritratti del dritto, orientandoli sull’asse verticale. Le indagini condotte sinora rivelano che si tratta di falsi realizzati in epoca moderna, in piombo ricoperti da una pellicola d’argento che riproducono monete antiche greche e romane oltre ad alcuni esemplari associabili a celebri falsari come Peter Rosa e Carl Wilhelm Becker.

Monete di vetro? Gettoni fatimiti, X-XII secolo d.C., vetro colorato. Spesso scambiati per monete, questi dischi vitrei colorati erano in realtà pesi monetali di controllo per verificare l’accuratezza delle valute metalliche circolanti. I gettoni in vetro prodotti nell’Egitto del Califfato fatimita (dinastia sciita discendente dalla figlia di Maometto, Fatima) sono tra i manufatti più affascinanti della storia economica islamica. Poiché nel Medioevo islamico le monete d’oro (dinar) e d’argento (dirham) venivano scambiate in base al loro peso effettivo in metallo prezioso e non al valore nominale, questi gettoni fungevano da contrappesi standard sulle bilance di precisione. Il vetro veniva scelto come materiale ideale dallo Stato poiché chimicamente stabile, inalterabile dall’umidità e impossibile da limare o tosare senza danneggiare in modo visibile e irreversibile l’oggetto. Normalmente recavano, oltre ai nomi dei responsabili dell’emissione, iscrizioni indicanti la loro funzione.

Come nasce una medaglia. Conio, punzone e medaglia di Filippo Balugani (1733-1780) per Francesco de Marchi (1504-1576), 1766-1767. Prima dell’avvento della coniazione moderna, la creazione di una moneta o di una medaglia era un processo complesso che prevedeva diverse fasi, tra cui la creazione di un conio (matrice d’acciaio su cui è inciso il tipo da riprodurre) realizzato attraverso l’impressione dei singoli elementi decorativi con punzoni (aste di acciaio duro recanti all’estremità una sigla, una lettera, un disegno a rilievo). Sono qui esposti il conio del dritto con il relativo punzone del ritratto e la relativa medaglia, ideata da Filippo Balugani nel 1767 come prova pratica nel concorso per la nomina del nuovo maestro di coni della zecca di Bologna. La medaglia fu giudicata la migliore per la resa accuratissima del ritratto e valse a Balugani la nomina tanto agognata. La medaglia è dedicata al bolognese capitano di guerra e stratega Francesco de Marchi al servizio dei Medici e poi dei Farnese, noto per la stesura di un manoscritto sull’architettura militare che vide le stampe solo dopo la sua morte.

Prova di stampa. Piastre di prova della zecca di Bologna e punzone con cetra, XVIII sec. (?), metallo- Queste piastre completamente punzonate erano barre solitamente in un metallo tenero su cui l’incisore della zecca imprimeva i colpi di prova per verificare la corretta resa plastica dei dettagli, la profondità del rilievo e l’usura del punzone stesso prima di batterlo sul conio (matrice finale). La piastra aveva anche lo scopo di allineare e verificare la riuscita dei diversi stili di lettere per comporre le legende e poteva servire come campionario delle diverse punzonature da mostrare eventualmente al committente. La più grande presenta un occhiello che suggerisce una collocazione appesa tra gli altri strumenti di lavoro quotidiano della zecca. Il piccolo punzone esposto reca l’impronta di una cetra, visibile anche sulla barra.

Vetulonia (Gr). Per “Le Notti dell’Archeologia” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” la conferenza “Ceramica etrusca a figure rosse: una storia di bassi e alti” con Vincent Jolivet, approfondimento sulla mostra “Un Mecenate e i suoi Tesori. La collezione archeologica di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona a Roma”

Partono mercoledì 8 luglio 2026, alle 21, al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (Gr), “Le Notti dell’Archeologia”, appuntamenti serali dedicati all’archeologia e ai temi della mostra “Un Mecenate e i suoi Tesori. La collezione archeologica di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona a Roma” a cura di Simona Rafanelli e Vincent Jolivet (vedi Vetulonia (Gr). Al museo civico Archeologico “Isidoro falchi” apre la mostra evento “Un Mecenate e i suoi Tesori. La collezione archeologica di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona a Roma” a cura di Simona Rafanelli e Vincent Jolivet con una selezione della collezione archeologica del marchese Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, per la prima volta fuori dalla residenza romana in un dialogo tra Arte Antica e Arte Contemporanea | archeologiavocidalpassato). L’8 luglio 2026, in piazza Vetluna a Vetulonia, la conferenza “Ceramica etrusca a figure rosse: una storia di bassi e alti” con Vincent Jolivet, archeologo ed etruscologo del CNRS di Parigi, che da molti anni lavora e conduce importanti campagne di scavo in Italia. Ingresso gratuito.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Fili d’oro e porpora per le vesti di Taranto” a cura del professor Francesco Meo dell’università del Salento

Mercoledì 8 luglio 2026, alle 17.30, in Sala Lippolis del museo Archeologico nazionale di Taranto, conferenza “Fili d’oro e porpora per le vesti di Taranto” a cura del professor Francesco Meo dell’università del Salento. Introduce l’incontro Stella Falzone, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto. L’incontro propone un viaggio nella tessitura della città antica, tra la preziosità dei fili d’oro, la raffinata lavorazione del bisso marino e la porpora, il colore ottenuto dal murice che per secoli ha contraddistinto abiti e manufatti di grande valore.