Taranto. Al museo Archeologico nazionale visita guidata alla mostra “L’arte della vittoria. Atleti e competizioni nel Mediterraneo”

Domenica 13 settembre 2026, alle 11 e alle 13, al museo Archeologico nazionale di Taranto, visita guidata alla mostra “L’arte della vittoria. Atleti e competizioni nel Mediterraneo”, mostra che racconta lo sport nel Mediterraneo antico attraverso reperti e testimonianze legate alle pratiche atletiche, con l’Atleta di Taranto come protagonista d’eccezione. Massimo 20 partecipanti per turno. Attività gratuita compresa nel costo del biglietto d’ingresso al Museo. Prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti al numero 099 4532112, indicando nome e cognome, email, recapito telefonico e numero di partecipanti.

Aquileia (Ud) apre la mostra “IL VANGELO DI MARCO. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo”. Per la prima volta insieme, dopo sette secoli, i tre frammenti originali del Vangelo di Marco: espositivo il Codex Forojuliensis, conservato a Cividale del Friuli, e i preziosi frammenti del Vangelo marciano provenienti da Praga e Venezia. Previsti itinerari nei luoghi della vicenda marciana, dalla cripta degli affreschi della Basilica di Aquileia, a Grado e a San Canzian d’Isonzo

Cripta degli Affreschi, Basilica di Aquileia, Storie di Marco (Courtesy Fondazione So.Co.Ba. © V. Makovac)

Per la prima volta dopo sette secoli, le tre parti originali del Vangelo di Marco, oggi conservate a Cividale del Friuli, Venezia e Praga, vengono presentate ad Aquileia, luogo in cui la loro storia ebbe origine. Il racconto del manoscritto è ricomposto in una prospettiva d’insieme. Sabato 12 settembre 2026, alle 17, nella Basilica di Aquileia (Ud) si inaugura la mostra “IL VANGELO DI MARCO. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo”, ospitata a Palazzo Meizlik fino al 25 aprile 2027, che narra un capitolo significativo della storia religiosa e politica dell’Europa attraverso le vicissitudini di un manoscritto che la tradizione riteneva vergato di suo pugno dall’Evangelista. Attorno a ciò che resta dell’antico codice si ricostruiscono le vicende legate alla sua fortuna attraverso i secoli e si approfondiscono la figura di Marco, la tradizione marciana e il ruolo centrale di Aquileia nel periodo tardoantico e nel medioevo. Il progetto è accompagnato da un catalogo in quattro lingue (italiano, ceco, tedesco e inglese) pubblicato da Gaspari Editore e si completa con un sistema di itinerari nei luoghi della vicenda marciana, dalla cripta degli affreschi della Basilica di Aquileia, a Grado e a San Canzian d’Isonzo.

Curata da Martina Dlabajová, Cristiano Tiussi e Luca Villa, promossa e organizzata da Fondazione Aquileia l’esposizione è il punto d’arrivo di un intenso lavoro di diplomazia culturale intrapreso dalla Fondazione, che ha messo in dialogo istituzioni civili, religiose e museali italiane e ceche attraverso una collaborazione scientifica, istituzionale e diplomatica. Il risultato è un’operazione senza precedenti. La mostra è resa possibile grazie alla collaborazione con il Comune di Aquileia, la Basilica di Aquileia, l’Arcidiocesi di Gorizia, il museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli afferente al Museo storico e Parco del Castello di Miramare – Direzione regionale Musei nazionali del Friuli Venezia Giulia, la Procuratoria di San Marco di Venezia, il Capitolo Metropolitano di San Vito di Praga, l’Archivio del Castello di Praga presso la Cancelleria della Presidenza della Repubblica Ceca e l’Arcidiocesi di Praga, istituzioni strettamente legate alla storia e alla vicenda del Vangelo di Marco. Per il suo alto prestigio la mostra “IL VANGELO DI MARCO. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo” ha ottenuto la Medaglia del Presidente della Repubblica Italiana e il patrocinio del Presidente della Repubblica Ceca ed è stata realizzata con il sostegno del ministero della Cultura, della Regione Friuli Venezia Giulia e di PromoTurismo FVG.

La cripta degli affreschi nella Basilica di Aquileia (foto eye-studio)

L’iniziativa promossa da Fondazione Aquileia ha come scopo di ricomporre, dopo sette secoli e per il tempo di una mostra, una delle pagine fondative del continente europeo. Roberto Corciulo, presidente di Fondazione Aquileia: “Una mostra come questa non nasce da un’intuizione isolata, ma dalla capacità di tenere insieme per anni istituzioni distanti per storia, lingua e giurisdizione: intese internazionali costruite nel tempo, prestiti negoziati con enti che rispondono a ordinamenti giuridici diversi, un comitato scientifico chiamato a far dialogare competenze lontane fra loro. È il compito che la Fondazione Aquileia ha scelto di assumere: non soltanto custodire un patrimonio, ma metterlo in relazione. Aquileia è stata, nei secoli, uno dei luoghi in cui si è costruita l’idea di un’Europa fatta di rapporti tra popoli e territori, prima ancora che di confini. Che i Presidenti Sergio Mattarella e Petr Pavel abbiano voluto riconoscere questo progetto non è un atto formale: è il segno che due Stati vi leggono un valore che oltrepassa i confini nazionali”. Emanuele Zorino, sindaco di Aquileia: “Aquileia è una città dell’anima e della memoria: porto e soglia sull’Adriatico, ha intrecciato per secoli rotte di arte, fedi e idee tra Mediterraneo, Europa e Oriente. Oggi, Patrimonio UNESCO, riconferma la sua vocazione di luogo d’incontro: la mostra riunisce dopo quasi un millennio le tre parti originali dell’Evangeliario di San Marco, ricomponendo una storia che attraversa Friuli, Venezia, Praga, il mondo slavo. Non è solo una riunione di pagine, ma il ritorno di un messaggio: Aquileia torna ponte vivo dove il passato dialoga con il presente. Un’idea radicata ma latente nella nostra identità. Ringraziamo la Fondazione Aquileia per averla tramutata in realtà”.

Profeta con cartiglio (VII o XI-XII secolo) conservato nelle Raccolte d’Arte Applicata del Castello Sforzesco (foto Comune di Milano)

Martina Dlabajová, curatrice della mostra: “I tre frammenti del manoscritto di san Marco sono stati separati dalla storia, ma non hanno mai smesso di appartenere allo stesso racconto. Riunirli oggi ad Aquileia, dopo sette secoli, è un momento storico e per me motivo di grande orgoglio. Non siamo soltanto osservatori del passato, ma diventiamo l’anello presente di una lunga catena di trasmissione. In questo ritrovo anche l’essenza dell’Europa: identità diverse che, messe in relazione, acquistano un significato nuovo e più profondo”. Cristiano Tiussi, direttore di Fondazione Aquileia, curatore: “Non esponiamo soltanto una reliquia celebre: raccontiamo come un libro abbia costruito identità e legittimato poteri, da Aquileia a Venezia a Praga. Le ricerche confluite nel catalogo, dall’origine ravennate del codice alla probabile identificazione di San Canzian d’Isonzo come suo luogo di custodia altomedievale, restituiscono a questo manoscritto tutta la sua densità storica, oltre il mito dell’autografo”. Luca Villa, curatore della mostra: “Il Liber vitae vergato ai margini dell’Evangeliario è un unicum: oltre millecinquecento nomi che fotografano l’Europa carolingia in movimento, dai sovrani franchi ai principi slavi. La mostra restituisce anche il paesaggio di questa storia, da San Canzian d’Isonzo alla laguna, attraverso itinerari che proseguono oltre le sale espositive”.

Veduta della Basilica di Aquileia da sud ovest (foto eye-studio)

Conosciuta come Splendida civitas in epoca romana, in seguito all’introduzione della libertà di culto a partire dal 313, Aquileia divenne un importante centro di diffusione del Cristianesimo in Europa centrale e nei Balcani. La Basilica di Aquileia ne conserva ancora oggi la testimonianza. Tra i monumenti più celebri e più ricchi d’arte dell’Occidente cristiano e non solo, dal 1998 la Basilica è entrata a far parte della Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Particolare del Documento con cui Carlo IV, re dei Romani e di Boemia, dona alla chiesa di Praga (la cattedrale dei santi Vito, Venceslao e Adalberto) due quaterni del Vangelo di Marco, ricevuti in dono ad Aquileia, impartendo disposizioni per la venerazione della reliquia, Feltre, 31 ottobre 1354. Documento rilasciato a corredo del frammento del manoscritto del Vangelo di Marco, Archivio del Castello di Praga presso la Cancelleria del Presidente della Repubblica Ceca, Praga (foto Eye-studio)

Il Codex Forojuliensis, o Evangeliario Forogiuliese, oggi conservato al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli, contiene i Vangeli di Matteo, Luca e Giovanni: in origine comprendeva anche quello di Marco. Risalente al VI secolo, il codice giunse ad Aquileia verso la metà del IX secolo, probabilmente all’epoca del patriarca Teodemaro (851-872), che vi appose la propria firma. Da allora fu uno dei più importanti libri liturgici della Chiesa aquileiese, e resta ancora oggi una delle opere fondamentali per comprendere la storia e la spiritualità del Patriarcato. Fu probabilmente tra il XII e il XIII secolo che il Libro di Marco venne estratto dall’Evangeliario Forogiuliese, di cui restano oggi in quella posizione soltanto le pagine di apertura e di chiusura, per cominciare una vita autonoma. Venerato come autografo dell’Evangelista, il libro rafforzava una tradizione antichissima: quella che riconosceva in san Marco, discepolo di Pietro, il primo evangelizzatore della regione nord-adriatica.

Particolari del Documento con cui Nicola, patriarca di Aquileia, attesta di aver donato con il consenso del capitolo una parte del Vangelo di san Marco (Cim 1) a Carlo IV, re dei Romani e di Boemia, Udine, 17 ottobre 1354. Documento rilasciato a corredo del frammento del Vangelo di Marco, Archivio del Castello di Praga presso la Cancelleria del Presidente della Repubblica Ceca, Praga (foto Eye-studio)

Fu proprio la sua natura di reliquia a determinare un ulteriore smembramento del Vangelo di Marco. La fama leggendaria del Libro marciano si era ormai diffusa in tutto l’Occidente latino: nel 1354 il re Carlo IV di Boemia, di passaggio in Friuli durante il viaggio verso Roma per ricevere la corona imperiale, chiese al fratellastro Nicolò di Lussemburgo, allora patriarca di Aquileia, alcune pagine del Vangelo per la Cattedrale di Praga. Lo attestano i documenti di accompagnamento esposti in mostra. La richiesta era insieme il riconoscimento del prestigio che circondava il manoscritto e un segno tangibile del suo peso spirituale e politico: un valore che lo Stato patriarcale aveva saputo sfruttare, anche in chiave di rivendicazione, nei contenziosi con le altre sedi, in particolare con Grado e Venezia. Un aspetto che a Venezia, l’altro luogo marciano per antonomasia, era ben chiaro. All’indomani della conquista del Patriarcato, la Serenissima prese possesso di quanto restava del Vangelo di Marco e il 24 giugno 1420 lo fece trasferire nella Basilica di San Marco. Con quell’atto simbolico si sanciva la sottomissione di Aquileia a Venezia e si preparava la nascita della funzione metropolitica veneziana, che sarebbe stata istituita in seguito alla soppressione del patriarcato di Grado, nel 1451. La mostra mette in luce anche un altro aspetto del codice. Tra la seconda metà del IX e gli inizi del X secolo, prima dello smembramento, l’Evangeliario aveva assunto la funzione di Liber Vitae, o Libro dei Viventi: sulle sue pagine sono vergati centinaia di nomi di persone (più di millecinquecento) giunte da un’area vastissima e dalle regioni più lontane, dall’Alemagna alla Baviera, dalla Carantania alla Pannonia, dalla Moravia alla Croazia, dalla Bulgaria a Bisanzio. Questi straordinari documenti, collegati alle vicende della Chiesa di Aquileia, costituiscono un elemento fondamentale per comprendere la sua sfera d’influenza nell’area dell’Alpe-Adria e dell’Europa orientale. Il Patriarcato di Aquileia fu una delle istituzioni ecclesiastiche più vaste e influenti dell’Europa medievale. Svolse a lungo una funzione di mediazione con il mondo slavo e, più in generale, con l’Europa orientale e balcanica, fino all’affermarsi della Repubblica di Venezia. La città stessa è sempre stata sospesa tra Occidente e Oriente, tra l’Italia, i Balcani e il resto d’Europa: crocevia e luogo d’incontro tra culture e popoli. Prima come città romana, poi come sede metropolitana cristiana e capitale del suo Patriarcato, Aquileia ha occupato una posizione centrale nelle dinamiche di evoluzione del continente.

Sigillo di cera del Patriarca Nicolo II di Lussemburgo relativo al Documento con cui Nicola, patriarca di Aquileia, attesta di aver donato con il consenso del capitolo una parte del Vangelo di san Marco (Cim 1) a Carlo IV, re dei Romani e di Boemia, Udine, 17 ottobre 1354, Archivio del Castello di Praga presso la Cancelleria del Presidente della Repubblica Ceca, Praga (foto Eye-studio)

Per tutti questi motivi, il Codex Forojuliensis e il Vangelo di Marco costituiscono una delle testimonianze più vive delle complesse vicende e relazioni che hanno contribuito a costruire una tradizione comune e un profondo legame tra i popoli d’Europa.

Riunire ad Aquileia, per la prima volta dopo circa sette secoli, le tre parti superstiti del Vangelo di Marco, tutte in originale, costituisce un evento unico. Significa rendere nuovamente visibile un legame che la storia ha interrotto, ma non cancellato.

Venezia, Tesoro di San Marco. Coperta della teca del Vangelo di san Marco conservato nel Tesoro della basilica (foto fondazione aquileia)

Attorno ai due frammenti del Vangelo di Marco e all’Evangeliario di Cividale, il percorso di Palazzo Meizlik accosta opere di eccezionale rilievo: otto formelle della Cattedra eburnea di San Marco di Grado, capolavoro del VII secolo in prestito dal Castello Sforzesco di Milano, presentate con una ricostruzione virtuale; l’architrave della pergula realizzata dal patriarca Giovanni II (tra l’806 e il 810) per la Cappella di san Marco in Sant’Eufemia, la più antica iscrizione occidentale nota con il nome di san Marco, Roma esclusa; la capsella reliquiario dei martiri Canziani; i documenti originali praghesi del 1354 con i sigilli del patriarca Nicolò e la firma di Carlo IV; le pale d’altare di Giovanni Antonio Guardi e Augusto Tominz. Un’installazione interattiva consente di “sfogliare” virtualmente i codici, mentre una sala immersiva ricostruisce l’evoluzione millenaria del complesso basilicale di Aquileia. I fogli in pergamena del Vangelo di Marco e dell’Evangeliario di Cividale sono materiali estremamente fragili, che l’esposizione prolungata alla luce e ai raggi ultravioletti può danneggiare in modo irreversibile. Per ragioni di tutela e nel rispetto delle condizioni stabilite dagli enti prestatori, gli originali di Praga e di Cividale saranno esposti nelle prime sei settimane di apertura della mostra, per poi cedere il posto a riproduzioni digitali ad alta risoluzione; la teca-reliquiario veneziana resterà invece visibile per l’intera durata dell’esposizione.

Torino. Arte, musica e cultura fino a mezzanotte con la “Notte bianca” al museo Egizio in occasione della riapertura al pubblico di via Roma pedonalizzata

Arte, musica e cultura fino a mezzanotte con la “Notte bianca” al museo Egizio di Torino. In occasione della riapertura di via Roma a Torino, il museo Egizio partecipa ai festeggiamenti con una speciale apertura serale. Sabato 12 settembre 2026, dalle 20 alle 24, sarà possibile visitare il museo Egizio gratis e senza prenotazione. L’ingresso sarà consentito fino al raggiungimento della capienza di sicurezza. L’iniziativa si inserisce in un programma di festeggiamenti che coinvolgerà il centro di Torino con negozi aperti, attività culturali, musica e iniziative nelle strade e nei musei, per celebrare la restituzione di via Roma alla città. Durante la serata, oltre alla possibilità di fruire liberamente di tutti gli spazi museali, il museo Egizio in collaborazione con il conservatorio G. Verdi di Torino propone un blitz jazz negli spazi di “Materia. Forma del tempo” alle 21.30. L’esibizione dal titolo “Pas de Duo” vedrà protagonisti Carlotta Maggia al flauto e Valentino Voster alla chitarra, con la partecipazione della Scuola di musica da camera con Francesca Gosio. Gli artisti proporranno al pubblico un viaggio tra epoche e linguaggi musicali differenti attraverso un repertorio internazionale con brani di Béla Bartók, Manuel De Falla, da Celso Machado ad Astor Piazzolla. Una serata speciale per scoprire il museo Egizio e unirsi ai festeggiamenti per la riapertura di via Roma, tra arte, musica e cultura. 

Torino: la centralissima via Roma pedonalizzata (foto comune di Torino)

“Con la conclusione dei lavori di pedonalizzazione dell’ultimo tratto, compreso tra piazza Castello e piazza Carlo Felice”, dichiara il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, “via Roma ha completato la sua trasformazione come spazio urbano interamente dedicato a chi la attraversa, la vive e la frequenta. Restituirla alla piena fruizione ha significato valorizzare uno degli assi più importanti del centro cittadino per renderlo ancora più piacevole, accessibile e attrattivo. Per festeggiare questo momento abbiamo in programma una festa diffusa, con un ricchissimo calendario di iniziative. Musica, cultura, spettacolo, negozi e musei aperti fino a tarda sera, animazione e attività per tutte le età accompagneranno torinesi e visitatori in un programma pensato per stare insieme e vivere pienamente questo spazio. Una festa che vuole essere anche un invito a vivere Via Roma con uno sguardo nuovo: passeggiando senza fretta, incontrandosi, fermandosi sotto i portici, entrando nei negozi e nelle attività che contribuiscono ogni giorno all’energia e all’attrattività della nostra Torino”.

Santa Marinella (Roma). All’antiquarium di Pyrgi nel castello di Santa Severa apre la mostra “I Colori che ritornano. Un patrimonio ritrovato. Le lastre dipinte etrusche riunite nel loro territorio” che vede riunite in un’unica esposizione le lastre dipinte da Cerveteri oggetto di recenti recuperi da parte dei Carabinieri TPC e della Guardia di Finanza

Sabato 12 settembre 2026, alle 18, al Castello di Santa Severa, negli spazi della Manica Lunga, Antiquarium di Pyrgi, apre la mostra “I Colori che ritornano. Un patrimonio ritrovato. Le lastre dipinte etrusche riunite nel loro territorio” che vede riunite in un’unica esposizione le lastre dipinte da Cerveteri oggetto di recenti recuperi da parte dei Carabinieri TPC e della Guardia di Finanza, testimoni di una particolare corrente pittorica tra il VI ed il V sec. a.C. che ebbe negli artigiani di Cerveteri il suo centro produttivo. Il mondo ideale dell’aristocrazia etrusca di Caere del VI secolo a.C. è racchiuso, tutto, nei preziosi frammenti di terracotta recuperati negli ultimi anni dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e dalla Guardia di Finanza nell’ambito di complesse indagini. Si tratta di uno dei recuperi di opere d’arte più significativi degli ultimi decenni per la quantità e soprattutto per la rarità dei reperti, oltre che per la complessità delle scene figurate rappresentate e della tecnica utilizzata per la loro realizzazione. Quasi contemporaneamente al rientro in Italia e al recupero è stato sottoscritto a Roma, nel 2016, un accordo di cooperazione culturale con la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen, che ha comportato la restituzione, dalla Danimarca all’Italia, di reperti consistente, tra gli altri, in una serie di 110 frammenti di lastre dipinte ceretane.

La presentazione al museo Archeologico nazionale di Firenze delle quattro lastre dipinte da Cerveteri con la Guardia di Finanza e il direttore Daniele Maras (foto maf)

Complessivamente il corpus delle lastre qui presentate riunite in un’unica esposizione si data tra 530 e 480 a.C.; l’uso di dipingere su lastre di terracotta, applicate alle pareti degli edifici e affiancate in fregi continui, ha avuto nell’antica Caere, la più filo-ellenica delle città etrusche, una fortuna tutta particolare, collegata all’arrivo di artigiani provenienti dalla Grecia orientale nelle città etrusche a partire dalle fasi iniziali del VI secolo a.C.  La tecnica di produzione di queste lastre fittili era simile a quella di altre terrecotte architettoniche, offrendo però ai decoratori ampie superfici modulari, adatte a ospitare fregi pittorici che a volte si potevano estendere su intere pareti, valicando lo stretto spazio di un’unica lastra. Da un punto di vista spaziale, le lastre erano disposte l’unica accanto all’altra in fregi continui che proseguivano lungo le pareti, a volte con un sistema decorativo unitario che si dipanava su diverse lastre dipinte, altre volte utilizzando i singoli esemplari come quadri indipendenti, ciascuno con proprio soggetto autonomo. Sono stati identificati dipinti a tema mitologico, coreutico-musicale, simposiaco, atletico-sportivo, militare e rituale, come nella contemporanea pittura parietale e vascolare, a testimoniare la varietà e la vivacità della pittura nei luoghi di rappresentanza degli Etruschi.

Per garantire un ottimale svolgimento dell’evento, prenotare a: 0766/570194 (Antiquarium di Pyrgi) https://shorturl.at/5BSNC.

Adria (Ro). Seconda giornata adriese di Adrikà: mattino con le scuole e visite guidate, pomeriggio con l’antico Egitto e il miele tra miti e reperti. E gran finale alla sera con lo spettacolo “AquaDueO” con la Banda Osiris e Telmo Pievani

Il museo Archeologico di Adria una delle sedi di Adrikà – rassegna internazionale del cinema archeologico (foto drm-veneto)

Seconda giornata adriese, sabato 12 settembre 2026, di Adrikà – rassegna internazionale del cinema archeologico Adria Delta del Po quasi interamente al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro). La mattina inizia con “Etruscreen: cinema, scuola e patrimonio culturale” e la proiezione di tre film: “S’ozzastru” di Carolina Melis (Italia 2023, 8’), “L’uomo di Val Rosna” di Stefano Zampini (Italia 2024, 19’), “Il segreto della Dea” di Lorenzo Antonioni (Italia 2019, 26’). A seguire per INCONTRI CON L’ANTICO “Dalla scuola al cinema: giovani registi per la narrazione dell’Antico”. Intervengono: Stefano Zampini, regista; Lorenzo Antonioni, regista.

Quindi per SCUOLA ATTIVA proiezione del video realizzato dagli studenti del Liceo Bocchi Galilei nell’ambito del progetto “La ceramica prende vita” a cura di Sandra Bedetti. DAL MUSEO ALLA TAVOLA presentazione del percorso formativo sui piatti della cucina greca a cura dell’IPSEOA “Giuseppe Cipriani” di Adria.

VISITE GUIDATE. Museo archeologico nazionale di Adria: 9.30 -12.30, visite guidate all’interno delle sale espositive; 15-16, visita guidata alla sezione della barca “cucita” con animazione del Gruppo Danza antica di Villadose. Museo Diocesano della Cattedrale di Adria: 9.30-12.30 e 15-16, visite guidate all’interno delle sale espositive.

Al pomeriggio, sempre al museo Archeologico nazionale di Adria, alle 16, INCONTRI CON L’ANTICO: “L’Accademia delle Scienze di Torino e la formazione del Museo Egizio più antico del mondo”. Intervengono: Silvia-Rosa Brusin, giornalista, già caporedattrice di TG Leonardo; Chiara Mancinelli, cancelliera-direttrice dell’Accademia delle Scienze di Torino. Proiezione dei film “Ernesto Schiaparelli, l’Egittologo fotografo” di Silvia Rosa-Brusin, regia e montaggio di Giulio Cavallini (Italia 2024, 19’) e “Silvio Curto e il Tempio salvato” di Silvia Rosa-Brusin, regia di Giulio Cavallini (Italia 2024, 17’) (film fuori concorso).

Alle 17, per INCONTRI CON L’ANTICO: “Il miele nel tempo: un viaggio dolce tra api, miti e reperti”. Interviene: Raffaella Bortolin, archeologa. A seguire esplorazione sensoriale del miele locale a cura dell’Azienda Agricola “La Bocalina” di Silvia Bertazzo: situata all’interno del Parco del Delta del Po, più precisamente ad Adria, in Località Ca’ Garzoni, è una piccola realtà contraddistinta da: produzione di miele, coltivazione e macinazione di cereali antichi e moderni, rispetto per l’ambiente grazie anche all’uso del metodo biologico ed impegno socio-culturale come fattoria didattica.

Quindi, alle 18.30, ci si sposta all’Auditorium Pertini per la proiezione del film “Anguane, le voci dell’acqua” di Giovanni Pellegrini (Italia 2026, 70’).

Alle 20, alla Fondazione Franceschetti e Di Cola, apericena a cura dell’IPSEOA “Giuseppe Cipriani” di Adria

Alle 21, al Teatro Politeama, EVENTO SPECIALE: lo spettacolo “AquaDueO, un pianeta molto liquido” con la Banda Osiris e Telmo Pievani, filosofo della Scienza ed evoluzionista. Come fare a creare uno spettacolo che parli di acqua con musica, ironia e scienza, lasciando il pubblico senza fiato? 5 scienziati sono i luminari che promuovono il XX simposio “L’acqua sul nostro pianeta, quale domani?”. Si interrogano in un laboratorio con tavolo di esperimenti, una lavagna gigante ed interattiva, un’infinità di cartelli esplicativi e tante bocce d’acqua che riescono anche a suonare. “Com’è profondo il mare” di Lucio Dalla guida la narrazione come leit-motiv dello spettacolo. In un palco pieno di plastica, fa eco la canzone della Banda “Oleodotto” in cui si descrivono gli scempi contro il mare. Quando agli inizi la terra era un inferno inospitale, la prima goccia di pioggia fu un vero miracolo. I professori si ritrovano così in un fortunale tra citazioni di D’Annunzio e Jovanotti. L’acqua è anche musica e si può suonare, una versione della “Barcarola” di Offenbach suonata con l’acqua riporta lo stupore e il giusto atteggiamento. Ma per il futuro avremo come prospettiva un disastro fino ad arrivare all’acqua che brucia. E si scatena una versione ustionante di “Smoke on the water” in quartetto di fiati. Attraverso un improbabile documentario in perfetto stile anni ’60, viene svelata la vita subacquea dei pesci, rappresentati con gli strumenti musicali. La loro vita sessuale viene raccontata in perfetto stile gozzaniano attraverso una poesia degna della miglior tradizione teatrale. Quello che ci aspetta sarà la desertificazione futura. Intere popolazioni saranno costrette a migrare, saremo obbligati ad assistere a spostamenti di intere popolazioni. A questo proposito “Onda su onda” cantata dal punto di vista di un migrante ne ribalterà il significato. Come ogni vero convegno, lo spettacolo si chiude con la stesura di un documento finale: inventiamoci una nuova resistenza altamente creativa. La risposta musicale non può essere che una versione forte e toccante di “Bella Ciao”: una canzone-simbolo nata dalle acque delle mondine. La Banda Osiris si cimenta in uno spettacolo radicalmente nuovo, con la totalità di brani inediti, e riscopre la vena onirica e surreale degli esordi. La complicità del prof. Pievani sposta il dibattito su temi importanti ed indispensabili trattati con leggerezza e semplicità.

Ariano nel Polesine (Ro). “San Basilio: Scavi aperti”: alla scoperta del cantiere archeologico con visita dello scavo dell’abitato etrusco condotto dall’università Ca’ Foscari di Venezia

“San Basilio: Scavi aperti”: alla scoperta del cantiere archeologico con visita dello scavo dell’abitato etrusco diretto, dal 7 settembre al 3 ottobre 2026, dalla prof.ssa Giovanna Gambacurta del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia, in convenzione con la soprintendenza ABAP di Verona, Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Appuntamento sabato 12 settembre 2026, con ritrovo alle 9.45, al Centro Turistico Culturale San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro): dalle 10 alle 12 ci sarà la giornata dedicata alla visita dello scavo dell’abitato etrusco condotto dall’università Ca’ Foscari Venezia. Info e prenotazioni: 3929259875.

“PENTEO. Dialogo sulla cecità” a Villa San Marco di Stabia e alla villa dei Misteri a Pompei, terzo appuntamento con “ECSTATIC POMPEII. I misteri di Dionysos” il ciclo di performance teatrali e visite guidate promosso dal parco archeologico di Pompei con la Casa del Contemporaneo

Dopo Semele, la principessa di Tebe, madre di Dioniso, e lo stesso Dioniso, è Penteo il protagonista del terzo appuntamento del ciclo di performance teatrali e visite guidate dal titolo “ECSTATIC POMPEII. I misteri di Dionysos”, in programma dal 28 agosto al 26 settembre 2026 durante le aperture serali del parco archeologico di Pompei e nei siti della grande Pompei. Appuntamento con “PENTEO. Dialogo sulla cecità” l’11 settembre 2026 a Villa San Marco di Castellammare di Stabia (Na) e l’11 settembre 2026 alla villa dei misteri a Pompei, alle 20 e alle 21.30: due rappresentazioni della durata di 30’. Interpreti Elisabetta Pogliani, Luca Iervolino e Massimo Cordovani; testo e regia Rosario Sparno; costumi Filippo Giorgi “Sanctamuerte”; foto in copertina di Simone Florena. Spettacolo prodotto da Casa del Contemporaneo produzioni teatrali in collaborazione con le Nuvole nell’ambito del progetto “ESOPOP, storie in Festival” del parco archeologico di Pompei promosso dalla direzione generale Spettacolo dal Vivo del MIC. I costumi di scena sono parte delle collezioni Sanctamuerte del fiorentino Filippo Giorgi. Biglietti: 7 euro in vendita su www.vivaticket.it selezionando Ecstatic Pompeii. Prima di ogni replica è prevista una visita dei siti guidata da archeologi e storici dell’antichità (alle 20 e alle 21.30). La performance teatrale avrà inizio al termine del percorso di visita.

Che cosa significa vedere, quando questo implica perdere il proprio ordine interiore?
Il cuore di questo “Dialogo sulla cecità”, dal mito delle Baccanti, sta nello scarto tra il profeta Tiresia e il re Penteo: non è la mancanza fisica della vista a definire la cecità, ma la scelta di non riconoscere ciò che si ha davanti. In un’atmosfera sospesa, tra le pietre millenarie e la terra di Pompei che custodisce il tempo, la parola mostra la distanza incolmabile tra controllo e verità. Qui si scontra Penteo, il re che difende un ordine dogmatico ed esteriore, e Tiresia, il profeta veggente, cieco nel corpo perché “ha visto troppo”. Tiresia ha abitato un’altra carne attraverso una metamorfosi da uomo a donna, conoscendo i segreti del piacere e del dolore. Per il sovrano, la minaccia di Dioniso è un “contagio” da estirpare. Il dio incarna lo “straniero”: non solo colui che viene da fuori, ma tutto ciò che oggi consideriamo “Altro” da noi. Per il profeta, invece, questo straniero è il “ritorno” di ciò che l’ordine cittadino ha rimosso e sepolto vivo. Il baccanale si rivela così nella sua verità: il crollo delle finzioni sociali e il ritorno del rimosso, dove l’essere umano torna a essere carne nuda che sente

Comacchio (Fe). Il Museo Delta Antico ed il Comune di Comacchio con gli archeologi della missione dell’università di Bologna propongono “Spina 2026 – scavi, materiali, nuove scoperte”: momenti di divulgazione, apertura al pubblico dello scavo e condivisione di nuovi dati e scoperte

Con l’inizio del mese di settembre 2026 l’università di Bologna è tornata ad indagare il sito archeologico dell’antica città etrusca di Spina con una nuova campagna di scavo. Studentesse e studenti dell’Ateneo bolognese sono guidati sul campo dal prof. Andrea Gaucci. Anche quest’anno il Museo Delta Antico ed il Comune di Comacchio, in collaborazione con gli archeologi della missione, desiderano coinvolgere la cittadinanza e ogni appassionato proponendo “Spina 2026 – scavi materiali nuove scoperte”: momenti di divulgazione e aprendo al pubblico lo scavo per condividere nuovi dati e scoperte.

Il primo appuntamento è venerdì 11 settembre 2026 all’area archeologica di Spina, nello spazio-laboratorio adibito all’interno dell’ex casermetta della Guardia di Finanza, in prossimità del Cippo Folegatti. L’incontro ha lo scopo di presentare materiali provenienti dallo scavo svelandone usi, caratteristiche ed ogni altro dettaglio. Sono previsti due turni di visita: ore 16 e ore 18. L’evento è gratuito con richiesta di prenotazione ai seguenti contatti: telefono: 0533 311316; mail: info@museodeltaantico.com. Per facilitare il raggiungimento del laboratorio si forniscono le coordinate di geolocalizzazione: https://maps.app.goo.gl/wmgFKXKiJR4svYDb9.

In occasione dell’ultimo weekend di settembre, in coincidenza con le Giornate Europee del Patrimonio, il programma prosegue con un fitto calendario di appuntamenti tutti dedicati alle visite guidate sullo scavo condotte dagli archeologi bolognesi. Sono prenotabili i seguenti turni di visita: Venerdì 25 settembre 2026, ore 16 e ore 18; sabato 26 settembre 2026, ore 10, ore 12 e ore 16; domenica 27 settembre 2026, ore 10 e ore 12. L’evento è gratuito con richiesta di prenotazione ai seguenti contatti: telefono: 0533 311316; mail: info@museodeltaantico.com. Si forniscono le coordinate per raggiungere il sito archeologico di Spina e partecipare alla visita guidata: https://maps.app.goo.gl/dMj53Q6AD68veYcA9. Per maggiore chiarezza, provenendo da Comacchio, sarà necessario raggiungere lo stabilimento Terremerse, successivamente si dovrà imboccare la prima strada a destra e, passato il ponte, ancora la prima strada a destra.

Adria (Ro). Adrikà – rassegna internazionale del cinema archeologico Adria-Delta Po entra nel vivo: al Politeama il ricordo di Mazzacurati e le prime proiezioni, alla Fondazione Franceschetti e Di Cola la mostra “Fluide memorie” e l’Apericena

Il museo Archeologico di Adria una delle sedi di Adrikà – rassegna internazionale del cinema archeologico (foto drm-veneto)

Adrikà arriva ad Adria (Ro). Dopo le anteprime di Porto Viro e Loreo, la seconda edizione della rassegna internazionale del cinema archeologico Adria-Delta del Po entra nel vivo con l’inaugurazione ufficiale alle 17 al Teatro Politeama dove ci sarà spazio per un ricordo a Carlo Mazzacurati. Presentano Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, direttori artistici della Rassegna. Intervengono: Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria; Emanuela Finesso, presidente del Circolo del Cinema di Adria “Carlo Mazzacurati”; Massimo Barbujani, sindaco del Comune di Adria. Quindi “RICORDANDO CARLO MAZZACURATI”: interviene Marina Zangirolami Mazzacurati, produttrice cinematografica. Proiezione di “Storia di Ernesto” tratto dal film documentario “Sei Venezia” di Carlo Mazzacurati (Italia 2020, 15’).

Frame del film “Uomini e dei. Il mare e il sacro” di Massimo D’Alessandro

Alle 18, PROIEZIONI CINEMATOGRAFICHE POMERIDIANE al Teatro Politeama: apre il film “Uomini e dei. Il mare e il sacro” di Massimo D’Alessandro (Italia 2023, 43’); quindi il film “Mary Lefkowitz e le donne nella Grecia antica” di Nikos Dayandas (Grecia 2024, 13’); chiude la sezione pomeridiana il film “Un’immersione nella storia egea” di Stelios Apostolopoulos (Grecia 2023, 12’).

Ci si sposta alla Fondazione Franceschetti e Di Cola, dove alle 19.30, presentazione della mostra “Fluide Memorie” di Antonio Lovison: una mostra che esplora il rapporto tra l’acqua e l’identità di un luogo attraverso materiali vivi come ottone, metalli ossidati e uno sguardo che fa del territorio un archivio stratificato, dove passato e presente si incontrano senza mai separarsi del tutto. Sarà possibile visitare la mostra presso Fondazione Franceschetti e Di Cola in via F. Cavallotti 13 ad Adria dall’11 al 18 settembre 2026 sab 12 e dom 13: ore 10–12, lun 14 – ven 18: ore 16–19. Ingresso gratuito. Un lavoro poetico e materico, in perfetto dialogo con il filo conduttore di Adrikà 2026.

Alle 20, Apericena a cura dell’IPSEOA “Giuseppe Cipriani” di Adria, venerdì 11 e sabato 12 settembre, negli spazi della Fondazione Franceschetti e Di Cola: un momento per stare insieme, tra una proiezione e l’altra, discutere di cinema e archeologia, arte e cultura. Costo: 20 euro a persona, 15 euro in caso di acquisto del biglietto dello spettacolo AquaDueO.

Frame del film “Vitrum. Il vetro dei Romani” di Marcello Adamo

Alle 21, PROIEZIONI CINEMATOGRAFICHE DELLA SERA al Teatro Politeama: apre il film “Vitrum. Il vetro dei romani” di Marcello Adamo (Italia 2025, 52’). Alle 22, DOCUMENTARE IL RESTAURO: “Giovane cavaliere (Dioscuro?) sorretto da una sfinge, detto Cavaliere Marafioti” (museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria) di Stefano Zanni (Italia, Restituzioni 2016, 9’); “Letto di Fossa (II-I sec. a.C.)” (museo Archeologico nazionale d’Abruzzo) di Stefano Zanni (Italia, Restituzioni 2025, 7’). Interviene: Silvia Foschi, responsabile Patrimonio storico artistico e Attività Culturali, Intesa Sanpaolo

Un libro al giorno. “Selinunte, in Sicilia, nel Mediterraneo”. Atti del Convegno internazionale (Roma, 27–29 aprile 2022). Studi in onore di Dieter Mertens in occasione del suo ottantesimo compleanno a cura di Melanie Jonasch e Ortwin Dally

Copertina del libro “Selinunte, in Sicilia, nel Mediterraneo”. Atti del Convegno internazionale (Roma, 27–29 aprile 2022). Studi in onore di Dieter Mertens in occasione del suo ottantesimo compleanno a cura di Melanie Jonasch e Ortwin Dally

È uscito per i tipi di Edizioni Quasar il libro “Selinunte, in Sicilia, nel Mediterraneo”. Atti del Convegno internazionale (Roma, 27–29 aprile 2022). Studi in onore di Dieter Mertens in occasione del suo ottantesimo compleanno a cura di Melanie Jonasch e Ortwin Dally. Questo libro è il risultato di una conferenza internazionale svoltasi nel 2022 all’Istituto Archeologico Germanico di Roma. Celebra i primi cinquant’anni di ricerca condotta dall’Istituto nel sito antico di Selinunte e al contempo rende omaggio alla figura di Dieter Mertens, uno dei principali protagonisti di questo periodo di ricerca, i cui lavori sono stati cruciali per comporre un’immagine sempre più precisa della polis greca e della sua storia. I contributi di questo libro presentano i risultati di recenti ricerche e, per lo più, considerano il sito all’interno di una fitta trama di vie di comunicazioni, di azioni e oggetti che si muovono non solo nel contesto regionale dell’isola, ma nell’intero mondo mediterraneo.