Un libro al giorno. “La necropoli dell’età del Bronzo di Franzine Nuove di Villa Bartolomea (Verona). Scavi 1968-1983” di Alessandra Aspes e Marisa Morelato, sugli scavi condotti tra il 1968 e il 1983

È uscito per il museo di Storia naturale di Verona il libro “La necropoli dell’età del Bronzo di Franzine Nuove di Villa Bartolomea (Verona). Scavi 1968-1983” di Alessandra Aspes e Marisa Morelato, della collana Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di Verona, 2ª serie, Sezione Scienze dell’Uomo, n. 18 – 2025. Il libro documenta per la prima volta in modo sistematico gli scavi condotti tra il 1968 e il 1983 nella necropoli di Franzine Nuove, un sito di riferimento per la media e la recente età del Bronzo nella pianura veronese. La necropoli è particolarmente significativa per il biritualismo funerario, con la coesistenza di inumazioni e cremazioni, un fenomeno raro nel quadro delle altre aree della pianura padana.
Un libro al giorno. “Il regno perduto degli dèi. Il paganesimo nell’Europa medievale (300-1200)” di Francesco Borri: rare testimonianze che ci consentono di gettare uno sguardo su pratiche, credenze e divinità

È uscito per i tipi di Carocci Editore il libro “Il regno perduto degli dèi. Il paganesimo nell’Europa medievale (300-1200)” di Francesco Borri. Dalla conversione di Costantino alla conquista di Arkona nel 1168, in una vasta regione che dal Mediterraneo raggiungeva il Mar Baltico e l’Irlanda, donne e uomini continuarono a seguire usanze antiche, praticando potenti rituali e immolando agli dèi. I cristiani li chiamarono pagani, narrandone il caleidoscopico mondo spirituale in racconti laconici e incerti, tra fascinazione e biasimo. Sono tracce sbiadite che conducono in luoghi distanti: le zone d’ombra dei grandi regni, foreste tenebrose e stagni profondi, fino alle sconfinate terre che si estendevano oltre i limiti della parola scritta. Rare testimonianze che ci consentono di gettare uno sguardo su pratiche, credenze e divinità: scorgiamo i grandi fuochi accesi sui campi nel cuore dell’inverno, il legame che univa le streghe, la luna e i lupi, i cruenti sacrifici officiati nelle paludi del Nord, il fosco Wodan e la sinistra schiera di numi senza nome. Il volume ci guida in un viaggio attraverso un mondo perduto, oscuro ma rischiarato da frammenti che, preziosi, scintillano nel buio.
Francesco Borri insegna Storia medievale all’università Ca’ Foscari Venezia. Si è occupato di barbari, marinai e monaci volanti. Su questi e altri temi ha scritto libri, articoli e curato volumi miscellanei.
PNRR, il ministero della Cultura traccia un bilancio: 400 milioni di euro di investimenti, oltre 1200 progetti e interventi, più di 800 luoghi della cultura coinvolti
Con un video riassuntivo il ministero della Cultura restituisce la portata nazionale di un grande lavoro corale e l’eredità di una stagione di investimenti destinata a durare: 400 milioni di euro di investimenti. Oltre 1200 progetti e interventi. Più di 800 luoghi della cultura coinvolti. Sono i numeri di una trasformazione che, negli ultimi cinque anni, ha attraversato l’Italia. Il PNRR ha reso possibile una vera e propria rivoluzione, fondata sulla sostenibilità e sull’accessibilità, nelle loro diverse dimensioni. Per un patrimonio davvero aperto a tutti, condiviso e vissuto, nel quale ciascuno possa riconoscersi. Dagli spazi agli allestimenti, dai percorsi agli strumenti digitali, gli interventi hanno migliorato l’accoglienza, le forme di mediazione dei contenuti e la qualità della visita. Alle opere si sono affiancati nuovi servizi, attività di formazione e competenze professionali.
Paestum (Sa). Al parco archeologico “Mito”, secondo appuntamento della rassegna “I racconti della luna” dei parchi archeologici di Paestum e Velia, passeggiate tematiche accompagnate dopo il tramonto seguite da un brindisi e performance originale

Secondo appuntamento della rassegna “I Racconti della Luna”, dedicato al “Mito”. Il 13 agosto 2026, dalle 20 alle 24 (ultimo ingresso ore 23.15), il parco archeologico di Paestum apre le sue porte di sera per un’esperienza immersiva tra archeologia, narrazione e performance artistiche. Accompagnati da Tiziana D’Angelo, direttore, e dagli archeologi dei Parchi, i visitatori attraverseranno l’antica Poseidonia seguendo un percorso ispirato ai grandi racconti del mito, tra i templi illuminati e la magia della notte. Al termine della visita, un calice di vino e una performance originale completeranno una serata pensata per vivere il patrimonio con uno sguardo nuovo. Prenotazione obbligatoria. Quattro i turni disponibili: ore 20.30, 21.15, 21.30, 21.45. Biglietto di ingresso by night 15 euro. Per gli eventi estivi serali è disponibile una navetta gratuita che collega Paestum e Velia. Per usufruire del servizio è necessario ritirare il ticket navetta presso le biglietterie dei Parchi entro le 18.30 del giorno dell’evento. È comunque consentito visitare liberamente le aree archeologiche di Paestum (area del Tempio di Nettuno e della Basilica) e di Velia (parte basa della città) dalle 20 fino a mezzanotte con ultimo ingresso alle 23.15.
Un libro al giorno. Aldo Schiavone, “I giuristi. Roma. La storia. Scritti scelti” a cura di Cristina Giachi, Valerio Marotta, Fara Nasti, Iolanda Ruggiero, Emanuele Stolfi e Francesca Tamburi: selezione degli ‘scritti minori’ di Storia e di diritto romano di Aldo Schiavone, uno dei più autorevoli studiosi della disciplina

È uscito per i tipi de L’Erma di Bretschneider il libro di Aldo Schiavone “I giuristi. Roma. La storia. Scritti scelti”, a cura di Cristina Giachi, Valerio Marotta, Fara Nasti, Iolanda Ruggiero, Emanuele Stolfi e Francesca Tamburi. Un’occasione di confronto dedicata al rapporto tra diritto, storia e mondo romano attraverso gli scritti di uno dei più autorevoli studiosi della disciplina. Il libro raccoglie una selezione degli ‘scritti minori’ di Storia e di diritto romano di Aldo Schiavone, uno storico che – negli ultimi sessant’anni – ha lasciato un’impronta indelebile sulle discipline antichistiche, le cui opere sono state tradotte in tutto il mondo e in varie lingue, dall’inglese all’arabo. Sul piano culturale, l’obiettivo è di mettere a disposizione degli studiosi una serie di contributi spesso di difficile reperibilità. Gli scritti di Aldo Schiavone hanno sempre intercettato l’interesse di un pubblico molto ampio, interessato ad approfondire lo studio della cultura giuridica del mondo antico.
Aldo Schiavone è uno degli storici italiani più tradotti nel mondo. Ha insegnato presso l’università di Firenze. È membro dell’American Academy of Arts and Sciences e dell’Institute for Advanced Study. Tra i suoi libti pubblicati si ricorda Spartaco. Le armi e l’uomo (Einaudi, 2011), Ponzio Pilato (Einaudi, 2016) e Ius. L’invenzione del diritto in Occidente (Einaudi, 2017).
Roma. Sul Celio scoperto un edificio di età imperiale con mosaici e affreschi, durante i lavori PNRR di consolidamento del muraglione storico di Villa Celimontana: una residenza aristocratica forse parte della caserma della V Coorte dei Vigiles. Necessarie ulteriori analisi di strutture e materiali per chiarire la destinazione d’uso

Otto ambienti decorati con mosaici e affreschi di grande pregio, un edificio di età imperiale rimasto nascosto per secoli e un ritrovamento che potrebbe ridefinire la conoscenza di uno dei settori più importanti del Celio antico. È questo il risultato degli scavi condotti dalla soprintendenza speciale di Roma del ministero della Cultura nell’ambito degli interventi finanziati dal PNRR, durante i lavori di consolidamento del muraglione storico di Villa Celimontana a Roma.

“L’intervento di Villa Celimontana dimostra in modo esemplare la capacità del ministero di utilizzare le risorse del PNRR”, sottolinea il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, in un messaggio letto dal Capo di Gabinetto del MiC, Valentina Gemignani: “Un cantiere nato per consolidare un muro di sostruzione romano si è trasformato, grazie alla scoperta di un importante edificio del II secolo d.C., in un cantiere di ricerca archeologica. È la dimostrazione di come tutela, ricerca e valorizzazione possano procedere insieme”.


Le indagini hanno portato alla luce cinque ambienti completamente scavati e altri tre parzialmente conservati, appartenenti a un edificio costruito nel II secolo dopo Cristo e riorganizzato nel III secolo. Tra i ritrovamenti più significativi figurano un grande mosaico con un emblema marino raffigurante un delfino, un pesce, un’aragosta e un granchio intorno a un cratere, frammenti di un precedente pavimento musivo di età antonina, ampie porzioni del soffitto affrescato e numerosi rivestimenti in opus sectile, testimonianza dell’elevato livello decorativo del complesso. L’edificio, costruito nel II secolo e riorganizzato nel III, fu abbandonato tra V e VI secolo e parzialmente distrutto per la costruzione della loggia seicentesca di Villa Mattei.

“Roma continua a stupirci”. dichiara la soprintendente speciale di Roma, Daniela Porro, “restituendo testimonianze capaci di ampliare la conoscenza della città antica. La Soprintendenza è riuscita con i fondi del Pnrr per mettere in sicurezza un muraglione antico, a fare anche una scoperta archeologica di grande valore scientifico, che spinge ad aprire nuove prospettive di ricerca e valorizzazione”.



La natura dell’edificio resta al momento oggetto di studio e apre un’affascinante questione interpretativa. I raffinati mosaici e gli affreschi sembrano raccontare la storia di una residenza aristocratica, mentre la collocazione dell’edificio e alcuni elementi emersi durante lo scavo potrebbero indicare che facesse parte della caserma della V Coorte dei Vigiles. Se questa seconda ipotesi fosse confermata, il ritrovamento contribuirebbe a ridefinire l’estensione di uno dei più importanti complessi militari della Roma imperiale. “Lo scavo ha restituito un insieme di dati di straordinario interesse, ma la fase più delicata e complessa comincia adesso. Saranno l’analisi delle strutture, dei materiali e del contesto a permetterci di verificare le diverse ipotesi interpretative e di comprendere la reale funzione dell’edificio”, conclude Simona Morretta, responsabile scientifica dello scavo.
Gran finale del “Mese dei Bronzi di Riace”: a Riace lo spettacolo “Tra Arte e Mito – Storie di Eroi” del Teatro Carlo Magno, al MarRC il concerto-spettacolo “Note a margine” del Premio Oscar Nicola Piovani

Si avvicina il momento culminante il “Mese dei Bronzi di Riace. La Calabria del Mito”, il programma promosso dalla Regione Calabria che, attraverso spettacoli, musica, teatro e valorizzazione del patrimonio culturale, ha trasformato i Bronzi di Riace nel fulcro di una grande rete culturale diffusa sull’intero territorio regionale. Dopo il successo delle prime tappe del Mese dei Bronzi di Riace 2026, la Calabria si prepara a vivere gli ultimi due appuntamenti di un programma che, nelle scorse settimane, ha coinvolto migliaia di persone tra siti archeologici, musei, luoghi della cultura e scenari di straordinaria bellezza paesaggistica. L’iniziativa, promossa dalla Regione Calabria e realizzata dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria grazie alla collaborazione tra istituzioni culturali, enti territoriali e operatori del settore, sta confermando la capacità dei Bronzi di Riace di essere non soltanto un simbolo identitario, ma anche un motore di partecipazione, promozione culturale e valorizzazione del territorio.

Mercoledì 12 agosto 2026, alle 21.30 a Riace (RC), luogo simbolo del ritrovamento dei due celebri capolavori, nella suggestiva piazza Bronzi di Riace, il teatro incontrerà uno dei simboli più potenti della storia e dell’identità del Mediterraneo. Lo spettacolo “Tra Arte e Mito – Storie di Eroi”, del Teatro Carlo Magno, si inserisce nel programma del Mese dei Bronzi di Riace 2026 creando un ideale dialogo tra le due celebri opere e l’antica arte del teatro di figura. Da oltre cinquant’anni i Bronzi custodiscono a Riace la memoria silenziosa di un universo popolato da guerrieri, imprese, viaggi e miti. Sul palcoscenico, quello stesso immaginario tornerà a vivere attraverso figure armate, cavalieri e combattimenti, mossi dalla sapienza dei pupari e accompagnati dalla forza della narrazione teatrale. Il filo che unisce i Bronzi allo spettacolo è proprio la figura dell’eroe. Da una parte il bronzo, immobile e monumentale, capace di attraversare i millenni; dall’altra il teatro, che restituisce all’eroe gesto, voce, movimento e racconto. Due linguaggi differenti che appartengono a una comune memoria mediterranea e continuano, ancora oggi, ad affascinare generazioni diverse. “Tra Arte e Mito – Storie di Eroi” diventerà così un ponte tra patrimonio artistico e tradizione teatrale: un modo per immaginare che, per una sera, i guerrieri custoditi dalla storia possano tornare simbolicamente a muoversi e a raccontare le proprie imprese.

Il percorso si concluderà domenica 16 agosto 2026 a Reggio Calabria, nel giorno del 54° anniversario del ritrovamento dei Bronzi di Riace, avvenuto il 16 agosto 1972 nelle acque del Mar Ionio reggino. Una data che rappresenta una delle pagine più significative della storia culturale italiana e che continua a richiamare l’attenzione del pubblico nazionale e internazionale. Per celebrare l’anniversario, il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria ospiterà in piazza De Nava il concerto-spettacolo “Note a margine” del Premio Oscar Nicola Piovani, accompagnato sul palco da Marina Cesari, Marco Loddo e Vittorino Naso e dalle suggestive immagini e i disegni di Milo Manara. Sogni, miti e suggestioni prenderanno vita sulla facciata di Palazzo Piacentini, trasformando il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria in un grande scenario narrativo a cielo aperto. Musica, immagini e racconto si fonderanno così in un evento di forte impatto emotivo e simbolico, pensato per rendere omaggio ai Bronzi di Riace e al loro straordinario legame con la storia, l’arte e l’identità della Calabria. Il concerto rappresenterà il momento culminante di un mese di iniziative che ha saputo trasformare la celebrazione dei Bronzi in una grande festa diffusa della cultura, confermando il valore della collaborazione tra istituzioni e il ruolo centrale del patrimonio culturale come strumento di crescita, conoscenza e partecipazione.
Siccità e alluvioni: l’università di Padova, partner del progetto europeo WatHer, sperimenta sul campo l’utilità idraulica del “modello romano”. L’ingegneria romana di duemila anni fa torna utile per la crisi idrica attuale

L’ingegneria romana di duemila anni fa torna utile per la crisi idrica attuale. Così l’università di Padova, partner del progetto europeo WatHer, sperimenta sul campo l’utilità idraulica del “modello romano”. WatHer – Water Heritage in European Rural Mediterranean è un progetto cofinanziato dal programma Interreg Euro-MED, coordinato dal Politecnico di Milano e attivo da settembre 2025 a febbraio 2029. Coinvolge 12 partner di otto Paesi e dieci siti pilota: dai canali irrigui a gravità di Spagna, Portogallo, Francia e Albania alle marcite lombarde e alla centuriazione padovana, dalle pozze pastorali della Croazia e della Slovenia ai sistemi idraulici di Cipro. Il progetto è articolato in tre fasi – studio, sperimentazione e trasferimento dei risultati – che confluiranno in una strategia comune per i territori rurali mediterranei, con l’obiettivo di rispondere al problema della siccità riscoprendo, recuperando e rafforzando i sistemi storici di gestione dell’acqua.

Quella del 2026 si prospetta come l’estate più calda registrata dal 1992. Un primato certificato dagli ultimi dati Arpav: nei mesi di giugno e luglio la temperatura media regionale ha raggiunto 23,1 gradi frantumando i record del 2003 (22,7) e del 2022 (22,7). Le altissime temperature e l’assenza di precipitazioni degli ultimi mesi hanno costretto la Regione del Veneto a dichiarare lo stato di emergenza regionale per deficit idrico con l’Ordinanza n. 72 del 1° luglio 2026. Le principali criticità includono un calo delle precipitazioni del 28% con un deficit di 2,4 miliardi di metri cubi d’acqua, la portata del fiume Adige ridotta del 21% e il rischio di ingresso del cuneo salino. Di fronte a questa crisi idrica senza precedenti la storia può insegnarci qualcosa? E la risposta a questa crisi potrebbe arrivare dall’eredità del nostro passato?

La centuriazione: c’era una volta, o c’è ancora? C’erano una volta le centuriazioni romane, i fossi di scolo e le siepi campestri, che per secoli hanno modellato e protetto il paesaggio rurale padovano. In particolare il Graticolato Romano si estendeva nell’area a nord-est della città, tra le attuali province di Padova e Venezia. Nate come opere idrauliche antiche (risalenti al I secolo a.C.), recentemente patrimonializzate (con il museo della Centuriazione a Borgoricco e un Osservatorio del paesaggio del Graticolato), ma anche in parte cancellate dall’urbanizzazione e dall’agricoltura intensiva, oggi tornano a candidarsi come risposta concreta alle emergenze climatiche del XXI secolo. È questo il cuore di WatHer (Water Heritage in European Rural Mediterranean), il progetto di cooperazione transnazionale co-finanziato per 3 milioni di euro dal programma Interreg Euro-MED a cui partecipa l’università di Padova, e che vede coinvolti 12 partner da otto Paesi del Mediterraneo, coordinati dal Politecnico di Milano, con l’obiettivo di recuperare la “saggezza” dei sistemi storici di gestione dell’acqua per rafforzare la resilienza del territorio. Il principal investigator per l’università di Padova è il professor Mauro Varotto che unitamente alla ricercatrice Tanja Kremenić del dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità hanno concentrato la loro ricerca sui territori comunali di Mirano e Borgoricco compresi nei 200 km quadrati di estensione dell’intera centuriazione.
Il “trilemma dell’acqua” e la centuriazione patavina. WatHer si propone di elaborare e applicare a fossi e siepi dell’agro centuriato un modello eco-idrologico che possa rispondere al “trilemma dell’acqua” nel Mediterraneo, ovvero le tre sfide da affrontare per il prossimo futuro: siccità prolungate e scarsità d’acqua, precipitazioni estreme e repentini rischi di alluvione, degrado della qualità idrica causato dall’inquinamento della falda superficiale. Le tre criticità sono strettamente interconnesse e quindi necessitano di un approccio congiunto per essere affrontate. “Si tratta di immaginare per il futuro una terza centuriazione”, dice Mauro Varotto, geografo e coordinatore del progetto per l’università di Padova, “in continuità ma diversa dalle precedenti: la prima era principalmente vocata alla produzione agricola, la seconda è diventata una città diffusa con il paesaggio dei capannoni che conosciamo, la terza deve essere una centuriazione verde-blu, una infrastruttura ambientale e idraulica capace di affrontare le sfide del cambiamento climatico. Per fare questo serve un nuovo modello di governance per queste millenarie linee d’acqua, oggi frammentate in miriadi di proprietà private prive di una cabina di regia”. Questa porzione di territorio è particolarmente indicata per studiare il “trilemma dell’acqua”: il caso di studio padovano si concentra sulla rete degli scoli minori che caratterizza lo storico paesaggio centuriato per denunciare la scomparsa negli ultimi cinquant’anni di molti fossi e delle relative siepi alberate, fenomeno che ha ridotto la capacità del territorio di mitigare le piene e contrastare la siccità. Se il cambio di paradigma del dopoguerra rispondeva alla logica di estendere i terreni coltivati, migliorare la produttività degli stessi e implementare la meccanizzazione “senza barriere”, come le siepi, oggi a fronte dell’aumento di precipitazioni intense e prolungati periodi di siccità il recupero del concetto idrologico legato alla centuriazione romana non è un mero ritorno al passato.

“Le analisi GIS del Comune di Borgoricco, cuore simbolico della centuriazione, mostrano che, tra il 2008 e il 2022, la rete dei fossi si è ridotta in media di circa 2,4 chilometri l’anno e quella delle siepi, nello stesso periodo, di circa 1,8 chilometri l’anno”, sottolinea Tanja Kremenić. “Nonostante alle priorità produttive dei decenni del boom economico si siano recentemente affiancate norme di maggiore tutela ambientale, la perdita continua ancora oggi. WatHer nasce da questa emergenza e sperimenta su piccola scala la fattibilità e i benefici della reintegrazione del sistema fosso-siepe, riproponendo l’eredità culturale come risorsa idraulica e climatica”. Da questa analisi risulta evidente che il patrimonio della centuriazione romana non consiste soltanto nella divisione agraria in centurie per ripartire terreni agricoli tra coloni, ma si rivela prima di tutto imponente e strategica opera di ingegneria idraulica e bonifica territoriale. La griglia ortogonale di strade e canali era stata pensata soprattutto per distribuire l’acqua, e favorirne il deflusso seguendo la naturale inclinazione della pianura, un sistema sapiente che proprio per la sua efficacia è giunto fino a noi, drenando le acque in eccesso e convogliandole fino all’Adriatico. Il progetto WatHer mette in dialogo la conoscenza ancestrale dei gromatici antichi con i più avanzati strumenti tecnologici: dati LiDAR e analisi cartografiche in ambiente GIS, sensori ambientali di monitoraggio sul campo, che serviranno ad elaborare piani d’azione co-progettati con le amministrazioni e le comunità locali (i Comuni di Borgoricco e Mirano sono partner associati del progetto), con il supporto tecnico del Consorzio di Bonifica Acque Risorgive.

Il progetto WatHer alla prova pratica. Da settembre 2026 saranno individuati alcuni tratti pilota di scoli, nei quali il progetto intende intervenire con il ripristino del sistema integrato fosso-siepe, paesaggio storico della maglia di origine romana, potenziandone le funzioni di collettore d’acqua, mitigazione climatica e corridoio ecologico, allargando lo scavo del fosso e aggiungendo la siepe alberata con funzione di ombreggiamento anti-evaporazione. La riqualificazione di questi elementi in un sistema integrato offrirà nel tempo molteplici vantaggi: aiuterà a rallentare i picchi di piena, a stoccare acqua per la ricarica della falda, a fitodepurare con la vegetazione riparia gli inquinanti prima che raggiungano i fiumi, a ridurre l’evaporazione grazie all’ombra portata dalle siepi, e a creare corridoi ecologici e isole climatiche anche per la fauna. Insieme agli altri siti pilota distribuiti tra Spagna, Portogallo, Italia, Croazia, Slovenia, Cipro, Albania e Francia, l’esperienza di Padova servirà a dimostrare che attraverso una gestione sapiente dei sistemi bimillenari di irrigazione tradizionale si possono ottenere molteplici benefici: garantire servizi ecosistemici misurabili, salvaguardare la risorsa acqua, mantenere il bel paesaggio celebrato da Goethe e, si spera, anche un ritorno economico nel medio-lungo termine. La centuriazione esce così dal museo e torna ad essere paesaggio vivo.













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