Tarquinia (Vt). Al museo Archeologico nazionale per il ciclo “Attualità degli Etruschi” la conferenza “Tarquinia e Capua nell’età orientalizzante: élite scambi e nuovi modelli sociali” con Mattia Maturo (università dell’Insubria)

Venerdì 29 maggio 2026, alle 17, nella sala dei Capolavori del museo Archeologico nazionale di Tarquinia (Vt), per il ciclo “Attualità degli Etruschi”, la rassegna di conferenze che il parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia ha ideato in collaborazione con il Comune di Tarquinia, giunta alla sua seconda edizione, la conferenza “Tarquinia e Capua nell’età orientalizzante: élite, scambi e nuovi modelli sociali” con Mattia Maturo, ricercatore dell’università dell’Insubria. Dopo i saluti istituzionali di Francesco Sposetti, sindaco di Tarquinia, e l’introduzione di Vincenzo Bellelli, direttore del PACT, interviene Mattia Maturo che, attraverso il confronto tra due grandi protagoniste del mondo etrusco, Tarquinia e Capua, offrirà uno sguardo sulle trasformazioni sociali e culturali dell’età orientalizzante, tra reti di scambio, affermazione delle élites e nuove forme di rappresentazione del potere. Ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti in sala. Non è necessaria la prenotazione.
Matera. Visita guidata itinerante “DEE E DONNE – Eros e femminile dall’Antichità al Novecento” da Palazzo Lanfranchi all’ex Ospedale San Rocco con apericena e degustazioni

Venerdì 29 maggio 2026, alle 17.45, “DEE E DONNE – Eros e femminile dall’Antichità al Novecento”: visita guidata itinerante da Palazzo Lanfranchi all’ex Ospedale San Rocco di Matera a cura di Funzionaria Archeologa dei musei. Dalle antiche dee ai simboli del desiderio, della maternità, della forza e dell’identità femminile: una visita immersiva tra reperti, racconti e suggestioni senza tempo. Un focus speciale dedicato alle dee del grano, ultimo approfondimento tematico prima della conclusione del percorso espositivo prevista il 7 giugno 2026. La serata si conclude alle 19 con apericena, show cooking e degustazione di prodotti del grano nella corte dell’ex Ospedale San Rocco. Visita itinerante e degustazione inclusa nel biglietto di Palazzo Lanfranchi. I biglietti acquistati al museo ex Ospedale San Rocco danno diritto alla sola degustazione. Per info e prenotazioni al link https://forms.gle/CFyDmxGGUzzhzNMH9.
Primo week end con il Progetto San Basilio: al museo Archeologico di Adria la conferenza di Jacopo Bonetto (UniPd) e Giovanna Falezza (sabap-vr-ro-vi), e Scavi aperti al sito romano di San Basilio

Sono ufficialmente riprese le attività di scavo nel sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro). Gli studenti del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, diretti dalla prof.ssa Caterina Previato, sono tornati sul campo per riportare alla luce nuove tessere della storia di questo straordinario snodo commerciale dell’antichità. E con gli scavi in questo week end ripartono anche le attività collaterali, dagli Incontri di Archeologia al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) agli Scavi aperti nel sito di San Basilio. Venerdì 29 maggio 2026, alle 18.15, al museo Archeologico nazionale di Adria si terrà la prima conferenza del “Progetto San Basilio”, tenuta dal prof. Jacopo Bonetto del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova e dalla dott.ssa Giovanna Falezza della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo Vicenza. Info e prenotazioni: +39 392 9259875. E sabato 30 maggio 2026, c’è Scavi aperti: ritrovo alle 9.45 al centro turistico culturale di San Basilio per poi andare alla scoperta dello scavo dell’abitato romano con gli archeologi dell’università di Padova. Prenotazione obbligatoria al 3929259875.
Pompei. All’auditorium degli scavi del parco archeologico, per iniziativa dell’’associazione internazionale Amici di Pompei, presentazione del libro “Pompei nel suo sviluppo storico. Pompei romana” di Antonio Sogliano, pubblicato dall’Associazione Amici di Pompei e la curatela dell’archeologa Grete Stefani, con i testi inediti scritti negli anni Trenta del Novecento acquisiti dagli eredi

Venerdì 29 maggio 2026, alle 17, all’auditorium degli scavi del parco archeologico di Pompei, promossa dall’Associazione Amici di Pompei ETS, presentazione del libro “Pompei nel suo sviluppo storico. Pompei romana” di Antonio Sogliano, edito dall’Associazione Amici di Pompei ETS. Dopo l’acquisto da parte dell’Associazione Amici di Pompei ETS dei testi inediti del Sogliano, grazie al lavoro di curatela dell’archeologa Grete Stefani, viene pubblicato il racconto della Pompei Romana scritto alla fine anni Trenta del secolo scorso (stampato da Vulcanica srl di Nola). Il volume viene presentato da Antonio Varone e Stefano De Caro, archeologi che hanno avuto nella loro carriera anche l’incarico di direttore dell’Ufficio Scavi di Pompei, come l’autore del volume. Antonio Sogliano, che operò a Pompei dal 1877 al 1911, come bibliotecario, come segretario, come ispettore e come direttore e che, per alterne vicende, passò poi all’insegnamento universitario, aveva previsto di pubblicare una serie di tre volumi sulla storia di Pompei, ma non era riuscito. Il primo, con il sottotitolo Pompei preromana, vide la luce nel 1937, il secondo, dal sottotitolo Pompei romana era già stato completato nel 1939 e in attesa di un editore, mentre del terzo il Sogliano aveva composto solo alcuni capitoli ma redatto un indice con i vari argomenti da trattare, dal 79 d.C. al Novecento. Per vicende sconosciute il secondo volume non venne mai stampato e l’opera, insieme ai pochi capitoli compilati del terzo volume, rimase tra le carte del Sogliano e, alla sua morte, avvenuta il 27 luglio 1942, è passato agli eredi dai quali l’Associazione Amici di Pompei lo ha acquistato. L’Associazione, quasi come obbligo morale, ha deliberato di pubblicare queste sfortunate pagine che completano l’opera di Antonio Sogliano, uno degli archeologi che operarono a Pompei tra l’Ottocento e il Novecento e che, nonostante sia stato quasi dimenticato, fu invece uno dei protagonisti dell’Archeologia dell’area vesuviana dell’epoca. L’edizione del secondo volume, cui seguono, nell’appendice, i pochi capitoli del terzo volume rimasti, è stata curata dall’archeologa Grete Stefani. A lei si deve l’introduzione, l’aggiornamento bibliografico, e anche l’inserimento dell’apparato fotografico, recuperato in gran parte dalla documentazione storica, raccolta o indicata dallo stesso Sogliano, nonché le immagini a colori delle pitture della Casa dei Vetti (domus recentemente riaperta al pubblico dopo anni di chiusura) scavata dal Sogliano, e da lui mirabilmente pubblicata nella rivista Monumenti Antichi dei Lincei del 1898.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” incontro con Stefano Bruni (università di Ferrara) su “La fortuna della Chimera di Arezzo nel Novecento”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze per “I Pomeriggi dell’Archeologico”, giovedì 28 maggio 2026, alle 17, la conferenza “La fortuna della Chimera di Arezzo nel Novecento” con Stefano Bruni (università di Ferrara). Un viaggio affascinante tra mito, archeologia e cultura contemporanea per riscoprire le molte “metamorfosi” di questo straordinario capolavoro etrusco. Negli ultimi anni molti sono stati gli studi e le ricerche dedicate al mondo etrusco e al suo riverbero nella cultura moderna, un fenomeno ampio e complesso, solo apparentemente periferico e marginale, che interessa non solo il mondo degli studi e dell’accademia, ma che spazia da quello delle arti – dalla pittura alla scultura, all’artigianato artistico, dalla letteratura alla musica – alla stessa ideologia politica e culturale che impronta con accenti diversi le iniziative e le liturgie della classe dirigente. In questo quadro un posto affatto particolare ha senza ombra di dubbio l’attenzione riservata alla Chimera, fin dalla sua scoperta ad Arezzo nel 1553, icona princeps dell’immaginario moderno, di cui nel corso della conferenza si ripercorrono la fortuna e le variegate metamorfosi che il monumento ha conosciuto nel Novecento.
Ischia (Na). Ai Giardini La Mortella di Forio la conferenza “Il giardino dei Lumi e il valico dei confini” con Massimo Visone (università di Napoli “Federico II”), terzo appuntamento del “Progetto Kepos – Incontri di Archeologia e Paesaggio” a cura di Mariangela Catuogno

Giovedì 28 maggio 2026, alle 19, ai Giardini La Mortella di Forio, sull’isola d’Ischia (Na), la conferenza “Il giardino dei Lumi e il valico dei confini” con Massimo Visone, professore di Storia dell’Architettura dell’università di Napoli “Federico II”, terzo appuntamento del “Progetto Kepos – Incontri di Archeologia e Paesaggio”, a cura di Mariangela Catuogno, il ciclo di conferenze annuale – quest’anno è dedicato al ricordo del centenario di Lady Walton e al suo operato di creatrice di un luogo straordinario come i Giardini La Mortella – promosso dalla Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella, che con un approccio interdisciplinare propone una riflessione sullo straordinario patrimonio culturale italiano e internazionale. La conferenza offrirà un importante contributo sullo stato degli studi circa la presenza levantina attestata nell’insediamento di Pithekoussai. Il terzo appuntamento, in linea con la programmazione del Centenario di Lady Walton, è dedicato alla storia e alla evoluzione dei Giardini Botanici realizzati durante il Settecento. Dopo i saluti della presidente della Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella Alessandra Vinciguerra, nella sala Museo dei Giardini La Mortella relazionerà il prof. Massimo Visone sul tema. A moderare l’appuntamento sarà Mariangela Catuogno, direttore scientifico del Progetto Kepos. Nel corso dell’Illuminismo si avvia una rivoluzione culturale che porta a un cambiamento dei costumi. Questo, in tempi e modi diversi, si riflette su tutti gli aspetti e gli spazi della vita quotidiana in Europa. Possiamo osservare questo mutamento attraverso il disegno dei giardini delle principali dinastie al governo. L’architettura passa dai parchi geometrici e ordinati delle residenze reali, specchio dell’ancient régime, ai giardini paesaggistici, meglio noti come all’inglese, perché arrivavano dalla patria della rivoluzione culturale in corso. Quali sono i modelli di riferimento? Qual è il contesto più ampio all’interno del quale si sviluppa questa nuova idea di natura? Come convivono natura e artificio in questi anni di transizione? Come è accolto il nuovo disegno informale dei parchi nelle corti assolutistiche europee?
Cabras (Or). Al museo civico “Giovanni Marongiu” l’incontro “Il Costume tradizionale di Cabras: un viaggio nel tempo tra origini, evoluzione e prospettive” con Matteo Poddi (ricercatore), sesto appuntamento della rassegna “I Giovedì al Museo”

Al museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras (Or) giovedì 28 maggio 2026, alle 18, sesto appuntamento con “I Giovedì al Museo”, incontro su “Il Costume tradizionale di Cabras: un viaggio nel tempo tra origini, evoluzione e prospettive” con Matteo Poddi, docente di Lettere, che guiderà il pubblico in un viaggio nel tempo, esplorando le trame dell’abbigliamento tradizionale cabrarese per ricostruirne la genesi e le trasformazioni. Il tema proposto sarà il filo rosso di una narrazione più ampia che unirà il discorso sull’uso effettivo del costume, alle sue metamorfosi nel corso del tempo. Sarà l’occasione per approfondire non solo la distinzione tra abbigliamento quotidiano e festivo, ma anche per analizzarne tradizione e simbolismi che ritraggono la sfera sociale. Per partecipare all’evento è necessario prenotare al seguente link: https://www.eventbrite.com/e/1990391370168?aff=oddtdtcreator.
Matteo Poddi, docente di Lettere alla Scuola Secondaria di primo grado, dal 2007 conduce ricerche sull’abbigliamento tradizionale di Cabras e più in generale dell’oristanese, partecipando a mostre e convegni a tema. Oltre a diverse pubblicazioni, ha pubblicato un articolo incentrato sull’analisi delle differenze di classe nell’abbigliamento tradizionale di Cabras (Intrecci. Quaderni di Antropologia Culturale, 2, 2014).
Torino. Al museo Egizio la conferenza “Plasmare la devozione nella statuaria del Nuovo Regno” con il curatore Alessandro Girardi, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Giovedì 28 maggio 2026, alle 18, al museo Egizio di Torino, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. In sala conferenze (con accesso da via Maria Vittoria 3m) incontro con il curatore Alessandro Girardi (museo Egizio) su “Plasmare la devozione nella statuaria del Nuovo Regno”. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/plasmare-la-devozione-nella… L’evento è disponibile anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.
La statuaria è considerata una delle produzioni più emblematiche della civiltà egizia. Fin dagli albori dell’epoca faraonica, la statua si afferma come uno strumento privilegiato del culto: l’immagine del sovrano o della divinità, scolpita nella pietra, non è una semplice rappresentazione, ma un’entità vivente, capace di accogliere la presenza reale del soggetto raffigurato. Nel Nuovo Regno (1539–1077 a.C.), la statuaria privata risente profondamente del fenomeno della “pietà personale”, termine con cui si indica la ricerca di un rapporto diretto con la divinità. A lungo interpretato in chiave religiosa, questo fenomeno è stato recentemente riletto anche nella sua dimensione sociale. Il nuovo scenario religioso e sociale apre la strada ad una profonda trasformazione artistica, in cui si creano nuovi modelli scultorei, e si reinterpretano quelli tradizionali. Tra le diverse tipologie di statuaria privata, fanno la loro comparsa le statue stelofore: queste statue raffigurano un individuo inginocchiato che regge, con le braccia sollevate, una stele posta sulle ginocchia, o di fronte a sé.
Alessandro Girardi è egittologo e curatore junior al museo Egizio di Torino, dove si occupa dello sviluppo e dell’organizzazione di mostre itineranti. Ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Storiche e Orientalistiche all’università di Bologna e sta attualmente svolgendo un dottorato di ricerca alla Ludwig-Maximilian-Universität di Monaco di Baviera, con un progetto incentrato sulle statue stelofore del Nuovo Regno. I suoi interessi di ricerca comprendono la statuaria privata, le stele funerarie e votive e il villaggio di Deir el-Medina. È attualmente impegnato nella missione di scavo del Museo Egizio ed IFAO nel sito di Copto.
Roma. A Palazzo Massimo presentazione del libro “L’incendio delle navi di Nemi. Indagine su un cold case della Seconda Guerra Mondiale” a cura di Flavio Altamura e Stefano Paolucci, ultimo appuntamento del ciclo di conferenze “Il Museo che legge” a cura di Antonella Ferraro, Maria Letizia Caldelli e Giulia Cirenei, promosso dal museo nazionale Romano

Mercoledì 27 maggio 2026, alle 17, a Palazzo Massimo, presentazione del libro “L’incendio delle navi di Nemi. Indagine su un cold case della Seconda Guerra Mondiale” a cura di Flavio Altamura e Stefano Paolucci (Passamonti Editore), quarto e ultimo appuntamento nell’ambito del nuovo ciclo di conferenze “Il Museo che legge” a cura di Antonella Ferraro, Maria Letizia Caldelli e Giulia Cirenei, promosso dal museo nazionale Romano. Introduce Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano. Introduce Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano. Modera Agnese Pergola (mnr). Presentano Daniela De Angelis (DRM Lazio) e Giovanni Pietrangeli (museo nazionale della Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano). Ingresso libero sino ad esaurimento posti. Prenotazione obbligatoria al link: https://ilmuseochelegge.eventbrite.it.

L’incendio delle navi di Nemi. Indagine su un cold case della Seconda guerra mondiale. È la sera del 31 maggio 1944, quattro giorni prima della liberazione di Roma. Sulle sponde del lago di Nemi, un furioso incendio divampa all’interno del Museo delle Navi Romane, fatto costruire da Mussolini per ospitare i due immensi scafi delle navi-palazzo dell’imperatore Caligola. Il museo resta in piedi, ma tutto il resto è ridotto a un cumulo di cenere. Quei magnifici reperti, unici nel loro genere e famosi in tutto il mondo, erano riemersi solo da pochi anni dalle acque del lago, che era stato addirittura svuotato per l’eccezionale impresa di recupero. La loro perdita è tragica, di valore incalcolabile per la scienza e la civiltà umana. Per indagare sulle cause del disastro viene istituita una commissione d’inchiesta, che emette presto il suo verdetto: il rogo delle navi è da imputare a un deliberato atto vandalico dei militari tedeschi che da qualche giorno avevano piazzato una batteria di cannoni vicino al museo. Ma le cose sono andate proprio così? Nel corso degli anni saranno in molti a contestare la versione ufficiale, convinti che i veri responsabili siano stati altri: chi incolpa gli sfollati che si erano rifugiati nel museo, chi accusa i partigiani che lo avrebbero incendiato in sfregio al dittatore fascista, chi punta il dito contro dei semplici ladruncoli che volevano coprire le tracce dei loro saccheggi. Chi ha ragione? Cos’è successo veramente in quelle drammatiche ore? È quanto si sono proposti di scoprire gli autori di questo lavoro, il primo dedicato all’argomento e frutto di oltre dieci anni di ricerche. La rilettura critica delle indagini svolte dagli inquirenti, la minuziosa ricostruzione degli avvenimenti che hanno preceduto e seguito l’incendio, nonché lo smantellamento sistematico di tutte le «verità» alternative avanzate nel tempo, sono soltanto le fasi preliminari di un coinvolgente processo investigativo che si snoda attraverso l’analisi di una vasta ed eterogenea documentazione inedita. In questa vera e propria controinchiesta, le risultanze della commissione subiscono una revisione radicale, mentre al loro posto si fa strada, e prende via via sempre più corpo e solidità, una nuova dinamica dei fatti tanto insospettata quanto da sempre sotto gli occhi di tutti.





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