Bologna. Nell’atrio del museo civico Archeologico la mostra “Non solo monete… curiosità dal Medagliere” a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, nono appuntamento della rassegna espositiva Il “Medagliere si rivela”

Dall’8 luglio al 7 settembre 2026 nell’atrio del museo civico Archeologico di Bologna è liberamente visitabile la mostra “Il Medagliere si rivela. Non solo monete… curiosità dal Medagliere” a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini. Giunge così al suo nono appuntamento la rassegna espositiva Il “Medagliere si rivela”, avviata nell’ottobre 2023 dal museo civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna con lo scopo di avvicinare il pubblico – attraverso affondi tematici – alla conoscenza del proprio patrimonio numismatico. Il Medagliere conserva infatti circa 100mila beni numismatici dagli inizi della monetazione (verso la fine del VII secolo a.C.) fino all’euro, tra cui un importante nucleo di circa 16mila medaglie che vanno dalla metà del XV secolo fino ai giorni nostri. In occasione del periodo estivo 2026, il nuovo focus “Non solo monete… curiosità dal Medagliere”, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, propone una selezione di ventisette beni rari e curiosi che, pur gravitando intorno al mondo della moneta e della medaglia, se ne distaccano per funzione e caratteristiche, offrendo uno sguardo inedito sulla vita sociale e sulle tecniche artigianali dei secoli passati. Con l’esposizione si intende infatti valorizzare e far conoscere la ricchezza, la varietà e la poliedricità della collezione.

Gettone da gioco (fiches/token), XVIII-inizio XIX sec., manifattura cinese in madreperla, conservato nel Medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)

Tra i beni esposti figurano sei fiches da gioco in madreperla, prodotte tra il XVIII e il XIX secolo da artigiani cinesi specializzati, commissionate dall’alta aristocrazia europea per essere utilizzate sui tavoli da gioco nelle serate mondane, ma anche curiose “medaglie in legno”, protagoniste del tempo libero delle classi sociali più abbienti. Si tratta di pedine per il gioco del tric-trac (l’antenato del backgammon), del tutto simili a medaglie ma realizzate attraverso macchinari a pressione su dischi di legno, nelle quali si specializzò la manifattura di Norimberga in Germania. Sono inoltre visibili una collana e un paio di orecchini in piombo e argento, realizzati probabilmente nel XX secolo assemblando imitazioni perfette di monete antiche greche e romane. Si tratta dei pezzi più curiosi della donazione Giorgio Tabarroni (1921-2001) collezionista bolognese, ingegnere e docente universitario di storia della scienza, appassionato numismatico particolarmente attento al tema delle falsificazioni. La sua preziosa raccolta di 9473 esemplari è stata interamente donata al Museo Civico Archeologico di Bologna dalla moglie Carla Stradelli nel 2003 e nel 2010.

Gettone in vetro prodotto nell’Egitto del Califfato fatimita (X-XII secolo d.C.), e conservato nel Medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)

Dalla stessa collezione provengono anche quattro cammei in pietra lavica di manifattura partenopea. Capolavori in miniatura, ricercati come prestigiosi souvenir dai giovani dell’alta società che a partire dal Settecento intraprendevano il viaggio di formazione per antonomasia attraverso l’Europa chiamato Grand Tour, del quale Napoli e dintorni costituiva una tappa imprescindibile. In mostra anche quattro gettoni in vetro prodotti nell’Egitto del Califfato fatimita (X-XII secolo d.C.), tra i manufatti più affascinanti della storia economica islamica. Spesso scambiati per monete, questi dischi vitrei colorati erano in realtà pesi monetali di controllo, utilizzati dai cambiavalute e dai funzionari dei mercati per verificare l’accuratezza delle valute metalliche circolanti.

Pedina da gioco in legno (Brettstein) con busto di papa Innocenzo X (1611-1689; papa dal 1676), XVI-XVII sec., manifattura di Norimberga in Germania, conservata nel Medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)

Nel Medagliere è confluita ampia parte della strumentazione della zecca di Bologna, chiusa in seguito all’Unità d’Italia. A scopo esemplificativo degli strumenti utilizzati per la fabbricazione delle medaglie, sono stati selezionati per questa occasione un conio e un punzone, realizzati nel 1767 dallo scultore e medaglista bolognese Filippo Balugani (1734-1780), per la coniazione della medaglia per Francesco de Marchi (1504-1576), anch’essa esposta. L’esposizione si completa con due piastre metalliche su cui l’incisore della zecca imprimeva i colpi di prova per verificare la corretta resa plastica dei dettagli, la profondità del rilievo e l’usura del punzone stesso prima di batterlo sul conio.

TIPOLOGIE TEMATICHE DEI PEZZI ESPOSTI

Chi punta di più stasera? Manifattura cinese, gettoni da gioco (fiches/token), XVIII-inizio XIX sec., madreperla. Fiches utilizzate per il gioco delle carte, il passatempo preferito dell’aristocrazia occidentale per ostentare ricchezza e status. Al posto del denaro si usavano raffinati gettoni da gioco, gli antenati delle fiches odierne, a cui i giocatori assegnavano valori differenti. I pezzi più lussuosi ed esclusivi erano commissionati in Cina da famiglie britanniche, europee e americane. Venivano personalizzati con le iniziali o lo stemma araldico del proprietario e realizzati in madreperla ricavata da grandi ostriche perlifere d’importazione. Un set completo comprendeva solitamente 140 pezzi dalle forme più svariate. Lanciati sul tavolo da gioco, queste piccole opere d’arte scintillavano alla luce delle candele, aggiungendo un tocco di sfarzo e fascino esotico alle serate dell’alta società dell’epoca.

Souvenir partenopei Manifattura napoletana, cammei, XVIII-XIX sec., pietra lavica. Questi piccoli gioielli sono dei cammei, sculture in miniatura a rilievo che riproducono profili classici e soggetti mitologici. Gli esemplari esposti sono realizzati in tufo calcareo, vulcanite o scorie vesuviane. L’effetto policromo e di profondità è dato dalla naturale porosità e dalle micro-variazioni di tono della roccia vulcanica oltre che dal fortissimo stacco d’ombra generato dal rilievo. Tra il XVIII e il XIX secolo, i cammei diventarono i souvenir più desiderati dai nobili che effettuavano il Grand Tour (viaggio di formazione per i giovani dell’alta società attraverso l’Europa) permettendo di sfoggiare al rientro in patria una piccola opera d’arte, vero e proprio status symbol.
Tric-trac …si gioca! Manifattura tedesca (Norimberga), pedine da gioco (Brettstein), XVI-XVII sec., legno. A prima vista sembrano medaglie ma in realtà questi preziosi dischi di legno sono pedine da gioco utilizzate per il tric-trac (l’antenato del backgammon), un passatempo largamente diffuso tra l’aristocrazia europea a partire dal XVI secolo. Le pedine facevano parte di set lussuosi e potevano raffigurare personaggi eminenti dell’epoca o del passato. Schierando sul tavoliere le diverse pedine i giocatori riproducevano i reali equilibri geopolitici e religiosi del tempo, contrapponendo ad esempio i papi ai principi tedeschi campioni della Riforma protestante. Anche le donne più influenti e figure come cancellieri o generali potevano trovare posto in questi giochi di strategia. In altri casi, per favorire conversazioni colte e moraleggianti durante il gioco, si sceglievano personaggi dell’antichità noti per le loro virtù, come ad esempio Muzio Scevola.

Gioielli di monete. Manifattura est-europea (?), gioielli monetali, XX sec., piombo e argento. Poco dopo la sua invenzione la moneta è divenuta precocemente anche monile o amuleto, unendo alla preziosità del materiale la bellezza delle immagini sacre o simboliche impresse su di essa. Spesso forata e assicurata al collo con un sottile laccio, diventa nel corso dei secoli e nelle diverse culture, parte integrante di gioielli sempre più elaborati. La collana e gli orecchini esposti sono tra i pezzi più curiosi della donazione del collezionista bolognese Giorgio Tabarroni (1921-2001). I gioielli sono composti da monete inserite in una sottile cornice d’argento senza punzonatura, dotata di anelline per il collegamento che lasciano intatti e visibili sia il dritto che il rovescio. L’orafo ha prediletto la visione dei ritratti del dritto, orientandoli sull’asse verticale. Le indagini condotte sinora rivelano che si tratta di falsi realizzati in epoca moderna, in piombo ricoperti da una pellicola d’argento che riproducono monete antiche greche e romane oltre ad alcuni esemplari associabili a celebri falsari come Peter Rosa e Carl Wilhelm Becker.

Monete di vetro? Gettoni fatimiti, X-XII secolo d.C., vetro colorato. Spesso scambiati per monete, questi dischi vitrei colorati erano in realtà pesi monetali di controllo per verificare l’accuratezza delle valute metalliche circolanti. I gettoni in vetro prodotti nell’Egitto del Califfato fatimita (dinastia sciita discendente dalla figlia di Maometto, Fatima) sono tra i manufatti più affascinanti della storia economica islamica. Poiché nel Medioevo islamico le monete d’oro (dinar) e d’argento (dirham) venivano scambiate in base al loro peso effettivo in metallo prezioso e non al valore nominale, questi gettoni fungevano da contrappesi standard sulle bilance di precisione. Il vetro veniva scelto come materiale ideale dallo Stato poiché chimicamente stabile, inalterabile dall’umidità e impossibile da limare o tosare senza danneggiare in modo visibile e irreversibile l’oggetto. Normalmente recavano, oltre ai nomi dei responsabili dell’emissione, iscrizioni indicanti la loro funzione.

Come nasce una medaglia. Conio, punzone e medaglia di Filippo Balugani (1733-1780) per Francesco de Marchi (1504-1576), 1766-1767. Prima dell’avvento della coniazione moderna, la creazione di una moneta o di una medaglia era un processo complesso che prevedeva diverse fasi, tra cui la creazione di un conio (matrice d’acciaio su cui è inciso il tipo da riprodurre) realizzato attraverso l’impressione dei singoli elementi decorativi con punzoni (aste di acciaio duro recanti all’estremità una sigla, una lettera, un disegno a rilievo). Sono qui esposti il conio del dritto con il relativo punzone del ritratto e la relativa medaglia, ideata da Filippo Balugani nel 1767 come prova pratica nel concorso per la nomina del nuovo maestro di coni della zecca di Bologna. La medaglia fu giudicata la migliore per la resa accuratissima del ritratto e valse a Balugani la nomina tanto agognata. La medaglia è dedicata al bolognese capitano di guerra e stratega Francesco de Marchi al servizio dei Medici e poi dei Farnese, noto per la stesura di un manoscritto sull’architettura militare che vide le stampe solo dopo la sua morte.

Prova di stampa. Piastre di prova della zecca di Bologna e punzone con cetra, XVIII sec. (?), metallo- Queste piastre completamente punzonate erano barre solitamente in un metallo tenero su cui l’incisore della zecca imprimeva i colpi di prova per verificare la corretta resa plastica dei dettagli, la profondità del rilievo e l’usura del punzone stesso prima di batterlo sul conio (matrice finale). La piastra aveva anche lo scopo di allineare e verificare la riuscita dei diversi stili di lettere per comporre le legende e poteva servire come campionario delle diverse punzonature da mostrare eventualmente al committente. La più grande presenta un occhiello che suggerisce una collocazione appesa tra gli altri strumenti di lavoro quotidiano della zecca. Il piccolo punzone esposto reca l’impronta di una cetra, visibile anche sulla barra.

Vetulonia (Gr). Per “Le Notti dell’Archeologia” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” la conferenza “Ceramica etrusca a figure rosse: una storia di bassi e alti” con Vincent Jolivet, approfondimento sulla mostra “Un Mecenate e i suoi Tesori. La collezione archeologica di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona a Roma”

Partono mercoledì 8 luglio 2026, alle 21, al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (Gr), “Le Notti dell’Archeologia”, appuntamenti serali dedicati all’archeologia e ai temi della mostra “Un Mecenate e i suoi Tesori. La collezione archeologica di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona a Roma” a cura di Simona Rafanelli e Vincent Jolivet (vedi Vetulonia (Gr). Al museo civico Archeologico “Isidoro falchi” apre la mostra evento “Un Mecenate e i suoi Tesori. La collezione archeologica di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona a Roma” a cura di Simona Rafanelli e Vincent Jolivet con una selezione della collezione archeologica del marchese Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, per la prima volta fuori dalla residenza romana in un dialogo tra Arte Antica e Arte Contemporanea | archeologiavocidalpassato). L’8 luglio 2026, in piazza Vetluna a Vetulonia, la conferenza “Ceramica etrusca a figure rosse: una storia di bassi e alti” con Vincent Jolivet, archeologo ed etruscologo del CNRS di Parigi, che da molti anni lavora e conduce importanti campagne di scavo in Italia. Ingresso gratuito.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Fili d’oro e porpora per le vesti di Taranto” a cura del professor Francesco Meo dell’università del Salento

Mercoledì 8 luglio 2026, alle 17.30, in Sala Lippolis del museo Archeologico nazionale di Taranto, conferenza “Fili d’oro e porpora per le vesti di Taranto” a cura del professor Francesco Meo dell’università del Salento. Introduce l’incontro Stella Falzone, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto. L’incontro propone un viaggio nella tessitura della città antica, tra la preziosità dei fili d’oro, la raffinata lavorazione del bisso marino e la porpora, il colore ottenuto dal murice che per secoli ha contraddistinto abiti e manufatti di grande valore.

Parte da Palermo la 22ma edizione del Festival del Cinema Archeologico, un “festival diffuso” che poi tocca Licata, Realmonte e Agrigento, promosso dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento con il RAM film festival. Ecco il programma al museo “Antonino Salinas”

Con la tappa dell’8 luglio 2026 al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” al via la ventiduesima edizione del Festival del Cinema Archeologico, uno degli appuntamenti di riferimento per la divulgazione del patrimonio storico e archeologico del parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, realizzato in collaborazione con il RAM film festival e la Fondazione Museo Civico di Rovereto. Dall’8 al 17 luglio 2026 il cinema e l’archeologia si incontrano ancora una volta nei luoghi più suggestivi della Sicilia. Fedele alla formula del “festival diffuso”, un percorso di confronto e dialogo con le comunità locali, il Festival prende il via l’8 luglio 2026 a Palermo, al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas”, la più antica istituzione museale della Sicilia. Farà poi tappa a Licata con appuntamenti al museo della Badia e a Castel Sant’Angelo, sulla sommità del monte che conserva i resti dell’antica Finziade, per proseguire a Realmonte alla Villa romana, splendido esempio di villa marittima integrata nel paesaggio circostante. Il percorso si concluderà nel cuore della Valle dei Templi ad Agrigento, dove il chiostro medievale del museo Archeologico “Pietro Griffo” ospiterà gli ultimi appuntamenti. Un festival che continua a crescere, con al centro il tema della condivisione del patrimonio culturale: uno sguardo capace di andare oltre il locale, arricchendosi attraverso le storie e le testimonianze raccontate dal cinema.

PALERMO, 8 luglio 2026, al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas”. Alle 19, ARCHEOTALK “Un museo sotto il mare” con Fabio Pagano, archeologo e direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei, racconterà al pubblico come si affronta la sfida di rendere accessibile e fruibile un sito sottomarino unico al mondo, tra le complessità della ricerca scientifica e le esigenze della divulgazione. Alle 20, a seguire aperitivo a cura di Società Cooperativa Culture. Partecipazione gratuita su prenotazione, valida anche per le proiezioni a seguire | PRENOTA QUI.  Alle 21, inizio proiezioni col film “Il fiume e Nina” di Lorenzo Daniele (Italia 2025, 6′). Attraverso la tecnica dello stop motion, i bambini della Scuola dell’Infanzia del IV Istituto Comprensivo “D. Costa” raccontano la storia del territorio di Augusta, in Sicilia orientale: dai primi insediamenti preistorici, all’estrazione del sale, passando per le Guerre Mondiali e l’industrializzazione. Un viaggio nella memoria con un messaggio finale di speranza. Segue il film “Vitrum – il vetro dei romani” di Marcello Adamo (Italia 2025, 52′). Il ritrovamento di un relitto romano al largo della Corsica, con un carico eccezionale di vetro grezzo e manufatti raffinati. Un team internazionale di ricercatrici, a bordo della nave Alfred Merlin, indaga questa scoperta per ricostruire il ruolo rivoluzionario del vetro nell’Impero romano e nelle rotte commerciali del Mediterraneo. Quindi il film “Diari di scavo – San Cassiano | Frattesina” di Camilla Ferrari e Alberto Gambato (Italia 2025, 14′). Episodio 1. Tra il 1994 e il 2004 riaffiora un insediamento rurale con una residenza aristocratica a San Cassiano, cuore dell’entroterra produttivo di Adria, la grande città portuale che tra il VI e il IV secolo a.C. dominava i commerci della Pianura Padana. Episodio 2. Frattesina, villaggio protostorico sulle rive del Po di Adria, fu un importante crocevia dell’età del Bronzo: qui l’ambra baltica arrivava da lontano e veniva trasformata in preziosi manufatti. Chiude il film “L’inespugnabile “fortezza delle donne” / Gynaikokastro Kilkis, A fort impenetrable” di Yiotis Vrantzas (Grecia 2023, 10’). Gynaikokastro, la “fortezza delle donne”, era così solida che persino le donne potevano difenderla, secondo l’imperatore bizantino Kantakouzenos. Serviva a proteggere Tessalonica (l’odierna Salonicco) e la regione circostante. Ma quando fu costruita, e da chi? Ancora oggi, le sue rovine evocano storia, leggende e misteri.

Ercolano (Na). Il museo Archeologico Virtuale compie 18 anni e festeggia il compleanno con MAV18, una festa lunga un giorno. Ecco il programma

Era l’8 luglio 2008 quando a Ercolano (Na) apriva il museo Archeologico Virtuale (MAV). Da allora sono passati 18 anni, e il museo si è affermato come uno dei poli culturali più visitati della Campania e come punto di riferimento internazionale nel campo dell’archeologia virtuale. E per festeggiare “la maggiore età” l’8 luglio 2026 promuove MAV18 una festa lunga un giorno con un programma pensato per le famiglie e i bambini a ingresso libero. Si inizia alle 11, con “FABULAE. Da Esopo a Fedro”, all’Auditorium MAV. Teatro per bambini tra animali parlanti, miti e racconti senza tempo. Quindi dalle 16 alle 20, “MAV FREE. Viaggio immersivo nelle antiche città romane fino all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.”. Si chiude alle 21, in via IV Novembre a Ercolano, con “PSYCODRUMMERS – Led Jackets”: visual led-djset fatto di luci immersive, effetti visivi e atmosfere sonore.

Locri (RC). Al museo Archeologico nazionale presentazione del libro “Il medico a rovescio. Marco Aurelio Severino nell’Europa del Seicento” di Aurelio Musi, secondo appuntamento della terza edizione di “Un caffè… storicamente corretto” a cura di Elena Trunfio e Marilisa Morrone

Secondo appuntamento della terza edizione di “Un caffè… storicamente corretto”, la rassegna ideata e curata dalla direttrice del museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri, Elena Trunfio, e dalla presidente del Circolo di Studi Storici “Le Calabrie”, Marilisa Morrone, col patrocinio dei Comuni di Locri e Portigliola e dalla Deputazione di Storia Patria per la Calabria: dal 18 giugno al 21 novembre 2026, cinque appuntamenti dedicati alla storia, all’archeologia e alla valorizzazione del patrimonio culturale calabrese attraverso il dialogo con studiosi e autori. Martedì 7 luglio 2026, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri, presentazione del libro “Il medico a rovescio. Marco Aurelio Severino nell’Europa del Seicento” di Aurelio Musi, storico e scrittore dell’università del Salento (Rubettino editore). . Introducono Elena Trunfio e Marilisa Morrone, e Luigi Franco, direttore editoriale di Rubettino editore. Discute con l’autore Giulio Sodano, ordinario di Storia moderna, e direttore del dipartimento di Lettere e Beni culturali dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”.

Copertina del libro “Il medico a rovescio. Marco Aurelio Severino nell’Europa del Seicento” di Aurelio Musi

Il medico a rovescio. Marco Aurelio Severino nell’Europa del Seicento. “La medicina efficace nasce dal conflitto: tra sapere tradizionale e osservazione diretta, tra autorità e esperienza, tra prudenza e coraggio”. Figura affascinante e controversa, Marco Aurelio Severino (Tarsia, 1580 – Napoli, 1656) fu uno dei più originali protagonisti della medicina e della cultura europea del Seicento. Chirurgo innovatore, anatomista e scienziato, ma anche filosofo e discepolo di Campanella, visse tra la Calabria e Napoli, al centro di una rete intellettuale che travalicava i confini del Regno per intrecciarsi con le principali correnti europee. La sua vicenda biografica – dalla formazione provinciale al successo accademico, dalle disavventure con l’Inquisizione alla lotta contro la peste – restituisce l’immagine di un uomo capace di coniugare pratica ospedaliera, ricerca sperimentale e pensiero critico. Questo volume ne ripercorre la vita e l’opera, restituendo il ritratto di un “medico a rovescio” che seppe collocarsi nell’élite culturale transnazionale del suo tempo, anticipando temi e metodi della modernità scientifica.

Muro Lucano (Pz). Al museo Archeologico nazionale apre la mostra “Le Dee del Grano. Terra, radici, memoria e rinascita”: serata con un focus sulle villae rustiche, un momento di biodanza, e uno conviviale

Dopo il finissage al museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu” di Potenza, la mostra “Le Dee del Grano. Terra, radici, memoria e rinascita” riapre al museo Archeologico nazionale di Muro Lucano (Pz) martedì 7 luglio 2026, alle 18. L’inaugurazione si lega alle celebrazioni dell’Antica Roma delle Nonae Caprotinae, legate al tempo della mietitura, nello spirito della mostra diffusa, che segue il ciclo naturale dalla semina al raccolto. La serata si aprirà con la presentazione della mostra a cura di Sabrina Mutino, direttrice del museo, arricchita da un focus sulle villae rustiche di età romana e tardo romana a cura dell’équipe (università della Basilicata-SSBA di Matera e università di Macerata), attualmente impegnata presso la Villa romana di San Giovanni di Ruoti in indagini non invasive. Il percorso continuerà con un momento di biodanza, la “Danza della vita”, ispirato al mito di Demetra e alla sacralità della terra. Attraverso musica, movimento e relazione, la sessione inviterà i partecipanti a vivere un’esperienza dedicata all’incontro, al radicamento, all’accoglienza e alla connessione con la natura. A facilitare la sessione saranno Maria Brancucci e Fulvio Mesoletta, della Scuola di Napoli dell’International Biodanza Federation – IBFed. La serata si concluderà con un momento conviviale, arricchito dalla collaborazione con Slow Food Magna Grecia APS, per valorizzare il cibo come bene comune, memoria del territorio, biodiversità e occasione di condivisione.

Asiago (Vi). Nella Sala della Reggenza due incontri su “Archeologia dell’Altopiano: dalla Preistoria all’Età del Ferro. Scoperte e antiche presenze tra le montagne dei Sette Comuni” con Michele Busato e Riccardo Mantoan

Martedì 7 luglio e venerdì 31 luglio 2026, alle 20.30, nella sala della Reggenza di Asiago (Vi), in piazza Stazione, due incontri su “Archeologia dell’Altopiano: dalla Preistoria all’Età del Ferro. Scoperte e antiche presenze tra le montagne dei Sette Comuni”. Un excursus dalla preistoria all’Età del Ferro e alla romanizzazione tenuto da Michele Busato, ispettore onorario Sabap e presidente del Gruppo Archeologico Alto Vicentino (GAAV), con Riccardo Mantoan, responsabile del museo Archeologico Sette Comuni e dell’area archeologica Bostel di Rotzo. Ingresso libero.

Roma. Al Tempio di Venere e Roma al via la quinta edizione della rassegna “QUO VADIS? Al cinema nel cuore di Roma”, promossa da CSC – Cineteca Nazionale e Parco archeologico del Colosseo, intitolata “Morire dal ridere. Classici dell’orrore tra paura e parodia”. Ecco il programma

Dal 7 al 16 luglio 2026 torna nel Tempio di Venere e Roma la rassegna “QUO VADIS? Al cinema nel cuore di Roma”, promossa da CSC – Cineteca Nazionale e Parco archeologico del Colosseo. La quinta edizione – intitolata “Morire dal ridere. Classici dell’orrore tra paura e parodia” – attraversa alcune delle immagini più potenti e immortali del cinema dell’orrore, tra ombre espressioniste, castelli avvolti nella nebbia, scienziati folli e creature ai margini dell’umanità. Dai capolavori fondativi del muto e dell’Universal alle riletture d’autore e alle irresistibili parodie che ne hanno reinventato l’immaginario, il percorso propone un viaggio nella paura come forma artistica, spettacolare e profondamente cinematografica. Il vampiro scheletrico e perturbante di Nosferatu (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau, la creatura tragica di Frankenstein (1931) di James Whale e il mondo dolente e scandaloso di Freaks (1932) di Tod Browning hanno definito per sempre l’estetica dell’orrore sul grande schermo, trasformando il mostruoso in uno specchio delle nostre paure più profonde. Accanto a questi classici, la rassegna mette in dialogo, come attraverso una sorta di lente anamorfica, il gusto del macabro con l’ironia e la reinvenzione: da Frankenstein Junior (1974) di Mel Brooks, straordinario omaggio comico al cinema horror della Universal, a Per favore non mordermi sul collo! (1966) di Roman Polanski, dove il vampiro diventa materia di satira elegante e surreale. Il mito di Dracula ritorna poi nella dimensione visionaria e romantica di Nosferatu, il principe della notte (1979) di Werner Herzog, remake d’autore che trasforma l’orrore in una meditazione malinconica sulla solitudine e sulla morte. Il percorso si apre inoltre al gotico europeo e italiano con Tre passi nel delirio (1968) di Roger Vadim, Louis Malle, Federico Fellini, libero omaggio a Edgar Allan Poe, e con L’orribile segreto del dottor Hichcock (1962) di Riccardo Freda, esempio raffinato e morboso del gotico italiano degli anni Sessanta. A chiudere idealmente questo itinerario nel perturbante sarà Opera (1987) di Dario Argento, vertice visionario del thriller horror italiano, dove lo sguardo stesso diventa strumento di ossessione e violenza. Il maestro Dario Argento sarà presente ad introdurre il film nella serata di martedì 14 luglio 2026. Seguirà, il 16 luglio 2026, la proiezione del film La caduta di Troia (1911) di Giovanni Pastrone e Luigi Romano Borgnetto, musicato dal vivo da Maud Nelissen, compositrice e pianista olandese che ha completamente dedicato sé stessa alla creazione di musiche per film muti. Il film si inserisce nel percorso della grande mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico”, in programma da giugno a novembre 2026 presso il Parco archeologico del Colosseo. La mostra nasce dalla collaborazione tra Italia e Turchia siglata nel 2025 dai Ministri della Cultura dei due Paesi, Alessandro Giuli e Mehmet Nuri Ersoy, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo e la cooperazione culturale nel Mediterraneo. Il progetto espositivo è stato elaborato dal Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero della Cultura, guidato da Alfonsina Russo, e rappresenta una significativa azione di diplomazia culturale nell’ambito delle linee di intervento del Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo. Attraverso il racconto delle radici comuni delle civiltà mediterranee, il progetto valorizza il patrimonio storico e archeologico come strumento di dialogo, sviluppo sostenibile e crescita socioeconomica. La mostra è curata da Alfonsina Russo, Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro, Bülent Gönültaş, Mehtap Ateş, Deniz Doğu Yöndem e Rüstem Aslan. Ingresso libero, con accesso da Piazza del Colosseo a partire dalle 20.

IL PROGRAMMA. Tutti i film sono in versione originale con sottotitoli italiani; i film italiani in versione originale con sottotitoli inglesi. Si ringraziano: Cinecittà, Friedrich-Wilhelm-Murnau-Stiftung, Museo Nazionale del Cinema di Torino, Park Circus, RTI, Viggo srl

Martedì 7 luglio 2026, alle 20.45, presentazione del film. A seguire Nosferatu, eine Symphonie des Grauens di Friedrich Wilhelm Murnau (Nosferatu il vampiro, 1922, 94’).

Mercoledì 8 luglio 2026, alle 20.45, presentazione del film. A seguire The Fearless Vampire Killers di Roman Polanski (Per favore, non mordermi sul collo!, 1966, 107’).

Giovedì 9 luglio 2026, alle 20.45, presentazione del film. A seguire L’orribile segreto del dr. Hichcock di Riccardo Freda (1962, 88’).

Venerdì 10 luglio 2026, alle 20.45, presentazione del film. A seguire Histoires extraordinaires di Roger Vadim, Louis Malle, Federico Fellini (Tre passi nel delirio, 1968, 121’).

Sabato 11 luglio 2026, alle 20.45, presentazione del film. A seguire Nosferatu: Phantom der Nacht di Werner Herzog (Nosferatu, il principe della notte, 1979, 107’).

Domenica 12 luglio 2026, alle 20.45, presentazione del film. A seguire Young Frankenstein di Mel Brooks (Frankenstein Junior, 1974, 105’).

Lunedì 13 luglio 2026, alle 20.45, presentazione del film. A seguire Frankenstein di James Whale (1931, 71’).

Martedì 14 luglio 2026, alle 20.45, presentazione del film con Dario Argento. A seguire Opera di Dario Argento (1987,107’).

Mercoledì 15 luglio 2026, alle 20.45, presentazione del film. A seguire Freaks di Tod Browning (1932, 64’).

Giovedì 16 luglio 2026, alle 20.45. Incontro moderato da Maria Assunta Pimpinelli con Carlo Chatrian, Alessandro Marotto e Luca Mazzei. A seguire La caduta di Troia di Giovanni Pastrone e Luigi Romano Borgnetto (1911, 33’).

Gli incontri saranno moderati da Fulvio Baglivi.

Ingresso libero fino a esaurimento posti – prenotazione consigliata su https://parcocolosseo.eventbrite.com/. Biglietti disponibili 7 giorni prima della data della proiezione alle 11 e la mattina stessa nel giorno della proiezione alle 11. Accesso da piazza del Colosseo dalle 20. I film saranno introdotti da esperti alle 20.45. La prenotazione decade alle 21: da quel momento i posti non occupati saranno assegnati al pubblico in attesa. Le proiezioni inizieranno alle 21.15. Tutti i film sono in versione originale con sottotitoli in italiano (o inglese per i film in v.o. italiana)

Cabras (Or). Il film “Antonio Zara. L’uomo che amava scavare” di Antonio Sanna vince il premio del pubblico del Sardegna Archeofilm Festival, chiuso con la consegna del premio “Archeociak. Raccontami la storia” e del premio “Firenze Archeofilm 2026”

Il regista Antonio Sanna con il premio Sardegna Archeofilm Festival per il film “Antonio Zara. L’uomo che amava scavare” (foto fondazione mont’e prama)

Il film “Antonio Zara. L’uomo che amava scavare” del regista Antonio Sanna (Italia, 49’) ha vinto il premio del pubblico del Sardegna Archeofilm Festival, manifestazione organizzata dalla Fondazione Mont’e Prama in collaborazione con Firenze Archeofilm e Archeologia Viva – Giunti Editore. Dal 30 giugno al 5 luglio 2026, il Sardegna Archeofilm Festival ha trasformato il nuovo parco del museo civico “Giovanni Marongiu” in una sala cinematografica sotto le stelle, proponendo documentari italiani e internazionali, incontri con registi, archeologi e studiosi e approfondimenti dedicati al rapporto tra ricerca, cinema, memoria e territorio. Dalla preistoria europea alle grandi città dell’antica Cina, dalle civiltà dell’America meridionale alle tradizioni popolari italiane, fino alle storie dell’archeologia e del patrimonio della Sardegna, le opere presentate hanno mostrato la capacità del cinema documentario di rendere accessibili temi complessi senza rinunciare al rigore scientifico. Con la premiazione dei giovani partecipanti ad Archeociak, il riconoscimento dedicato a Carlo Tronchetti, il voto del pubblico e il racconto del viaggio internazionale dei Giganti, la serata conclusiva ha riassunto le diverse anime della manifestazione: divulgazione, formazione, partecipazione e valorizzazione del patrimonio.

Il film “Antonio Zara. L’uomo che amava scavare” di Antonio Sanna, dedicato a una figura fondamentale dell’archeologia a lungo rimasta lontana dai riflettori, restituisce visibilità e riconoscimento a un protagonista della storia della Sardegna, autore fin da giovanissimo di importanti scoperte. Tra queste spicca il ritrovamento, nel 1962, del Tofet di Monte Sirai, avvenuto quando Zara aveva appena sedici anni. Nel corso della sua attività come assistente tecnico della Soprintendenza partecipò inoltre a numerose campagne di scavo, dal Pozzo Sacro di Santa Cristina al rinvenimento del celebre bronzetto del cosiddetto “Sardus Pater” a Fluminimaggiore, sviluppando una straordinaria capacità di leggere il territorio e riconoscere le tracce del passato.

Al secondo posto si è classificato il film francese “Grotta Chauvet: sulle orme degli artisti preistorici” del regista Alexis de Favitski (Francia, 52’), al terzo posto il documentario “Fengyang. La capitale dimenticata dell’antica Cina” con la regia di Stéphane Bégoin (Francia-Cina, 52’).

La consegna del premio “Archeociak. Raccontami una storia” al Sardegna Archeofilm Festival 2026 (foto fondazione mont’e prama)

Il Premio “Archeociak. Raccontami la storia”. L’ultima serata ha riunito cinema, ricerca scientifica, formazione e partecipazione del pubblico. Ad aprire, l’atto conclusivo della rassegna è stata la premiazione del concorso “Archeociak. Raccontami la storia”, promosso in collaborazione con l’Associazione Culturale Babel e rivolto alle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado della Sardegna. Il premio è stato assegnato a “Il Signore del Sale”, con una sceneggiatura dedicata a Luigi Benvenuto Dol, il pioniere francese delle saline sarde. Il progetto cinematografico è stato realizzato dalle classi 5A e 5E della scuola primaria dell’istituto Comprensivo di Sinnai. Il concorso di scrittura cinematografica è dedicato alla valorizzazione dell’archeologia e della storia della Sardegna. “Il Signore del Sale” riporta alla luce una figura straordinaria e quasi dimenticata della Sardegna dell’Ottocento: Monsieur Luigi Benvenuto Dol, imprenditore originario di Martigues, erede di storiche saline francesi, che nel 1854 scelse la Sardegna come terra della propria vita e delle proprie imprese. La premiazione si è svolta alla presenza di Paolo Carboni, direttore artistico dell’associazione Babel e della docente della scuola di Sinnai Valeria Zedda. A seguire la proiezione del cortometraggio “La pietra del tempo”, realizzato dagli alunni della classe 5E della Scuola Primaria dell’Istituto Comprensivo di Uta con il coordinamento di Simona Rotella, vincitore del premio Archeociak nel 2025.

Nicola Castangia e Carlo Tronchetti col premio Firenze Archeofilm consegnato a Cabras al Sardegna Archeofilm (foto fondazione mont’e prama)

Il Premio “Firenze Archeofilm 2026” a Nicola Castangia e Carlo Tronchetti. La serata è proseguita con la consegna del Premio Firenze Archeofilm 2026 al documentario “Carlo Tronchetti. La mia Sardegna archeologica”, diretto da Nicola Castangia e risultato vincitore del premio del pubblico nell’edizione fiorentina della rassegna. Alla cerimonia hanno partecipato l’archeologo Carlo Tronchetti, il regista Nicola Castangia e Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, in un incontro condotto da Giulia Pruneti e Tore Cubeddu. Il documentario, con soggetto e sceneggiatura di Anthony Muroni e consulenza scientifica di Giorgio Murru, ripercorre attraverso la voce dello stesso Tronchetti una lunga stagione della ricerca archeologica in Sardegna. Dagli scavi condotti a partire dal 1977 nei siti di Nora, Mont’e Prama, Sant’Antioco e Tharros, emerge il racconto umano e professionale di uno dei protagonisti dell’archeologia isolana. Immagini storiche d’archivio, riprese aeree e ricostruzioni virtuali accompagnano un racconto nel quale il rigore della ricerca si intreccia con ricordi, incontri e aneddoti personali. Il riconoscimento ricevuto a Firenze e consegnato simbolicamente a Cabras conferma la capacità del documentario di portare la storia dell’archeologia sarda oltre i confini dell’Isola e di raggiungere un pubblico ampio attraverso il linguaggio del cinema.

Film “Il viaggio dei Giganti”: Anthony Muroni, presidente della fondazione Mont’ePrama, col regista Fabio Ortu (foto fondazione mont’e prama)

“Il viaggio dei Giganti” chiude la quinta edizione. A concludere il programma è stata la proiezione fuori concorso di “Il viaggio dei Giganti”, documentario diretto da Fabio Ortu e Andrea Marras che racconta il viaggio delle statue di Mont’e Prama dalla scoperta e dal recupero dei frammenti fino alla loro affermazione come ambasciatori della civiltà nuragica nel mondo. Il cuore dell’opera è il trasferimento di una parte delle sculture di Mont’e Prama dal museo archeologico di Cagliari al Museo Civico Giovanni Marongiu di Cabras. Un viaggio concreto, seguito nelle sue diverse fasi, ma anche un ritorno dal forte valore culturale e simbolico: i Giganti lasciano il luogo nel quale erano stati custoditi ed esposti per ricongiungersi agli altri elementi del complesso statuario nel territorio in cui furono scoperti. Il documentario è una testimonianza corale di tutti coloro che in questi anni si sono impegnati per il raggiungimento di un risultato straordinario, a partire da tutto il team della Fondazione Mont’e Prama che ha voluto raccontare l’emozione della riunificazione del complesso statuario nella casa di Cabras.  Un itinerario materiale e simbolico che attraversa ricerca, restauro, tutela, valorizzazione e promozione internazionale, mostrando come le sculture rinvenute nel Sinis siano diventate un riferimento dell’identità culturale della Sardegna e uno strumento di dialogo con pubblici e istituzioni di altri Paesi. La proiezione, che ha strappato un lungo applauso, ha rappresentato una conclusione coerente con il percorso costruito dal Festival: partire dall’archeologia e dalle testimonianze del passato per interrogarsi sul loro significato contemporaneo e sulle nuove forme attraverso le quali possono essere conosciute e condivise.