Torino. Al museo Egizio la conferenza “Coptic spells in the British Museum” con l’egittologa Elisabeth R. O’Connell (British Museum), in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Martedì 16 giugno 2026, alle 18, al museo Egizio di Torino nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del museo Egizio: in sala conferenze, con accesso da via Maria Vittoria 3M, conferenza di Philippe Collombert su “Coptic spells in the British Museum”. Evento in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. L’ingresso alla Sala Conferenze (è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/the-hay-archive-of-coptic…. L’evento è disponibile anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

L’archivio Hay dei manoscritti copti è costituito da sette fogli frammentari in pelle contenenti formule e incantesimi destinati alla divinazione, alla protezione, alla guarigione, all’avanzamento personale, alla maledizione e alla soddisfazione del desiderio sessuale. Acquistati dall’erede del celebre egittologo e disegnatore Robert Hay, i manoscritti entrarono a far parte delle collezioni del British Museum nel 1869. Un nuovo studio, avviato in risposta all’urgente necessità di conservazione del corpus, ha sviluppato un approccio integrato alla pubblicazione dei testi antichi, considerandoli non solo come documenti scritti ma anche come oggetti archeologici. Attraverso una sorprendente combinazione di motivi derivati dalle tradizioni dell’antico Egitto, del mondo greco-romano, della Bibbia e di fonti extra-bibliche, il contenuto dei manoscritti testimonia un ambiente cristiano che continuava a utilizzare i meccanismi delle precedenti pratiche considerate “magiche”, in un periodo dell’Egitto successivo all’arrivo dell’Islam.

L’egittologa Elisabeth R. O’Connell (British Museum)

Elisabeth R. O’Connell è Byzantine World Curator al British Museum. Ha curato o co-curato cinque volumi, tra cui Egypt: Faith after the Pharaohs (2015), pubblicato in occasione dell’omonima mostra del British Museum, Abydos in the First Millennium (2020) ed Egypt and Empire: The Formation of Religious Identity after Rome (2022). Più recentemente è stata co-curator della mostra Silk Roads del British Museum e coautrice del volume che l’ha accompagnata (2024). Ha condotto ricerche sul campo in Tunisia, Sudan ed Egypt, dove ha co-diretto una spedizione del British Museum dal 2009 al 2013. È stata Principal Investigator di numerosi progetti di ricerca finanziati e ha ottenuto diverse fellowship nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Egitto. Ha conseguito il PhD presso la University of California, Berkeley.

Altino (Ve). Al parco archeologico per #ScaviAperti visita guidata allo scavo nell’area della Porta-Approdo a cura degli archeologi dell’università di Padova sulle ultime novità

Scavi archeologici a cura dell’università di Padova nell’area di Porta-approdo al parco archeologico di Altino (Ve) (foto parco archeologico altino)

Martedì 16 giugno 2026, alle 15.30, al parco archeologico di Altino (Ve) torna #ScaviAperti con l’università di Padova: gli archeologi del dipartimento dei Beni culturali dell’ateneo patavino accompagneranno visitatrici e visitatori agli scavi in corso nell’area della Porta-approdo per illustrare le ultime novità della ricerca. Visita gratuita per gli abbonati e inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri, su prenotazione. Per info e prenotazioni: info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422 789443.

Lori (RC). A Palazzo Nieddu il convegno “Patrimonio: tra prevenzione e riqualificazione” con sottotitolo “Il patrimonio culturale è la nostra eredità, il futuro della nostra comunità”, curato da Nicola Monteleone e Antonio Panetta

Martedì 16 giugno 2026, alle 18, nella Biblioteca “G. Incorpora” di Palazzo Nieddu del Rio a Locri (RC), il convegno “Patrimonio: tra prevenzione e riqualificazione” con sottotitolo “Il patrimonio culturale è la nostra eredità, il futuro della nostra comunità”, promosso dall’Archeoclub d’Italia – sede di Locri, con il patrocinio del Comune di Locri e del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri, e curato da Nicola Monteleone e Antonio Panetta. Il convegno, che nasce dalla consapevolezza che il patrimonio culturale rappresenti non soltanto una testimonianza del passato, ma anche una risorsa strategica per il futuro delle comunità locali, si propone come un momento di confronto tra istituzioni, professionisti ed esperti del settore per approfondire il ruolo che la tutela dei beni culturali può svolgere nello sviluppo sostenibile del territorio.

Programma. Dopo i saluti istituzionali dell’assessore alla Cultura del Comune di Locri, Domenica Bumbaca; del presidente dell’Archeoclub di Locri, Nicola Monteleone; della direttrice del museo e parco Archeologico di Locri Epizefiri, Elena Trunfio; e dell’ex senatore della Repubblica, Franco Crinò; intervengono l’archeologo Antonio Panetta; il responsabile dell’Area Innovazione Digitale del Comune di Roccella Jonica, Beniamino Cordova; l’architetto Ilario Tassone; e gli avvocati Anna Careri e Carlo Tropiano.

Roma. Al Colosseo la mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico”: oltre 300 reperti dai principali musei italiani e da Troia che per la prima volta approfondiscono i nessi storici e mitologici che legano le due città, tra le principali della grande e plurale civiltà gravitante sul Mediterraneo antico

Locandina della la mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico” al Colosseo dal 12 giugno al 18 ottobre 2026

Dalla tavoletta in argilla da Hattusa che cita la leggendaria città di (W)Ilios dei poemi omerici alle oreficerie in filigrana e granulazione rinvenute a Troia da Heinrich Schliemann, dai corredi della necropoli di Santa Palomba a Roma al rilievo di fontana con cinghialessa allattante i cuccioli da Palestrina, dall’urna in bronzo con iscrizione rinvenuta nel tumulo di Dardano nella Troade ai rilievi in marmo da Afrodisia con miti iliadici, dal sarcofago in marmo di Aurelia Boitane Demetria con episodi dell’Iliade al mosaico di Teti dall’acropoli di Xanthos. Sono alcuni dei 300 reperti esposti nella mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico” che dal 12 giugno al 18 ottobre 2026il parco archeologico del Colosseo ospita nell’Anfiteatro Flavio, una prima assoluta nel panorama espositivo internazionale che nasce dalla felice collaborazione culturale tra Italia e Türkiye. Mai prima d’ora, infatti, è stato dedicato un evento espositivo sui nessi storici e mitologici che legano le due città, tra le principali della grande e plurale civiltà gravitante sul Mediterraneo antico. Promossa dal dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale del ministero della Cultura italiano e dalla direzione generale dei Beni culturali e dei Musei del ministero della Cultura e del Turismo turco nell’ambito delle linee di azione del Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo, la mostra rappresenta un’importante iniziativa di diplomazia culturale finalizzata a consolidare i rapporti tra i due Paesi, valorizzando il patrimonio storico e archeologico quale strumento di dialogo, sviluppo sostenibile e crescita sociale, civile ed economica. La mostra, curata da Alfonsina Russo, Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro, Massimo Cultraro, Bulent Gönültaş, Mehtap Ateş, Deniz Doğu Yöndem, Rüstem Aslan, offre al grande pubblico un racconto organico e scientificamente aggiornato delle vicende culturali e storiche di Troia e Roma, riannodando idealmente i fili del mito, della leggenda e della realtà storica in una narrazione unitaria che abbraccia circa tre millenni di civiltà anatolica e italica.

L’ingresso della mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico” al Colosseo (foto simona murrone / PArCo)
Tavoletta in argilla incisa in caratteri cuneiformi rinvenuta nel sito di Hattuša con il trattato tra il re Mutawalli II e il sovrano Alaksandu di Walusa (foto PArCo)

Il percorso è introdotto, già al primo ordine del Colosseo, da una replica monumentale del Cavallo di Troia, mentre nello spazio espositivo vero e proprio, allestito al secondo ordine del Colosseo, sono presentati oltre 300 reperti, provenienti da alcuni dei principali musei italiani e da Troia: in particolare, sono più di duecento le opere in prestito da diciannove musei turchi e, tra queste, il nucleo più significativo comprende reperti mai esposti prima in Italia. I visitatori potranno ammirare pertanto eccezionali testimonianze riferibili alle due civiltà, a partire dalla straordinaria tavoletta in argilla incisa in caratteri cuneiformi rinvenuta nel sito archeologico dell’antica capitale ittita Hattuša, che registra il trattato formale tra il re Mutawalli II e il sovrano Alaksandu di Walusa, offrendo la prova che collega la leggendaria città di (W)Ilios dei poemi omerici con la Wilusa menzionata dai testi ittiti e, quindi, alla realtà storica della tarda età del bronzo. All’orizzonte tra Neolitico Recente ed Eneolitico rimanda la statuetta di Dea Madre in marmo rinvenuta nella necropoli di Porto Ferro (Alghero). Si datano tra il 2500 il 2250 a.C. le oreficerie in filigrana e granulazione rinvenute a Troia da Heinrich Schliemann.

Rilievo in marmo da Afrodisia con raffigurazioni di miti iliadici, proveniente dal tempio dedicato al culto di Augusto e della famiglia imperiale (foto PArCo)

Sono in mostra anche alcuni corredi della necropoli di Santa Palomba a Roma, identificata dagli studiosi come il luogo di sepoltura delle aristocrazie latine dell’Età del Ferro, mentre proviene da Castro (Lecce) la statuetta in bronzo di Atena Iliaca, la cui cronologia si colloca tra fine V e IV secolo a.C., ed alcuni oggetti preziosi appartenenti al tesoro della dea. Il rilievo di fontana con cinghialessa allattante i cuccioli da Palestrina testimonia il mito dell’età dell’oro e del ritorno alle origini troiano-romulee promosso da Augusto. Risale al IV secolo a.C. l’urna sempre in bronzo con iscrizione rinvenuta nel tumulo di Dardano nella Troade. Eccezionale poi è la presenza di alcuni rilievi in marmo da Afrodisia, capolavori dell’arte romana imperiale con raffigurazioni di miti iliadici, provenienti dal tempio dedicato al culto di Augusto e della famiglia imperiale.

Allestimento della mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico” al Colosseo (foto simona murrone / PArCo)

È esposto il sarcofago in marmo di Aurelia Boitane Demetria, recuperato nel 1997 in seguito a uno scavo clandestino, che costituisce un notevole esempio di “sarcofago asiatico a colonne” e sul quale sono scolpiti tre episodi dell’Iliade; un’iscrizione indica che venne prodotto tra il 212 e il 225 d.C. Sempre dalla Türkiye, da un complesso termale dell’acropoli di Xanthos, capitale della Licia, proviene il mosaico di Teti databile tra il III e il IV secolo d.C. Questi insieme a numerosi altri reperti sono esposti in un percorso che si sviluppa lungo un doppio binario, letterario e archeologico, restituendo una lettura critica e comparata delle fonti oggi disponibili. Attraverso il racconto di figure emblematiche quali Paride, Elena, Priamo, Ecuba, Cassandra, Ettore, Agamennone, Menelao, Achille, Patroclo, Enea, Lavinia, Ascanio e Romolo, la mostra propone un viaggio critico e accessibile nella memoria condivisa del Mediterraneo, evidenziando la perdurante attualità di miti e storie che continuano a costituire un ponte tra passato e presente.

Mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico”: i ministri Mehmet Nuri Ersoy e Alessandro Giuli (foto mic)

“Con questa mostra”, si legge nella presentazione al catalogo del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “il ministero della Cultura italiano e il ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Türkiye intendono far conoscere al vasto pubblico internazionale del Parco archeologico del Colosseo le vicende straordinarie di queste due città e dei loro antichissimi legami, in un racconto che intreccia storia, archeologia e mito. Oltre a illustrare con rigore scientifico i nudi fatti per come la ricerca contemporanea è in grado di ricostruirli, l’esposizione valorizza anche il pensiero mitistorico, secondo l’accezione di Andrea Carandini, come ermeneutica della realtà storica in grado di ricomprendere le leggende e la religione nell’organizzazione della società del tempo, nella prospettiva di consapevole appartenenza a una comune civiltà mediterranea”. “Realizzata grazie alla collaborazione tra il ministero della Cultura italiano e il ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Türkiye”, scrive nella presentazione al catalogo il ministro Mehmet Nuri Ersoy, “la mostra ci invita a rileggere Troia, la Guerra di Troia e i legami politici, culturali e mitologici stabiliti tra Roma e l’Anatolia. L’esposizione va ben oltre il racconto di una singola guerra o leggenda: esplora gli scambi politici e culturali avvenuti nel Mediterraneo orientale alla fine del II millennio a.C. e riflette su come questi abbiano continuato a risuonare fino ai giorni nostri, promuovendo al contempo un rinnovato dialogo tra le due aree geografiche”.

Allestimento della mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico” al Colosseo (foto simona murrone / PArCo)

“La mostra presenta al pubblico”, osserva nella premessa al catalogo Alfonsina Russo, capo dipartimento per la Valorizzazione del patrimonio culturale del MiC, “i primi risultati del progetto di valorizzazione delle comuni radici storiche tra Italia e Türkiye promosso dal Ministero della Cultura tramite il Dipartimento per la Valorizzazione del patrimonio culturale in collaborazione con la Direzione Generale del Patrimonio Culturale dei Musei della Repubblica di Türkiye. Il progetto, elaborato dal Dipartimento nell’ambito delle linee di azione del Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo allargato, prevede la realizzazione di una serie attività di ricerca, disseminazione e valorizzazione, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione scientifica tra Italia e Türkiye, promuovere a livello internazionale la conoscenza dei rispettivi patrimoni culturali e favorire modelli di sviluppo basati su un turismo sostenibile e di qualità”. “Con questa rilevante iniziativa di diplomazia culturale”, si legge invece nel testo di premessa al catalogo di Simone Quilici, direttore del parco archeologico del Colosseo – il PArCo porta agli occhi del mondo la narrazione di un mito fondativo cruciale per la storia dell’umanità, restituendo al contempo le evidenze archeologiche di una civiltà generatrice. Il tutto in una esposizione che dà al racconto una dimensione concreta, capace di correlare la costruzione mitologica con il luogo che la ha ispirata”. “La mostra”, scrivono i curatori nella introduzione al catalogo, “vuole essere uno strumento meditato di ricerca, disseminazione e valorizzazione di una parte identitaria del patrimonio culturale di Italia e Türkiye, col quale i due Paesi condividono e mettono a disposizione della comunità scientifica e del pubblico internazionale una visione umanistica fatta di studio, innovazione, dialogo e reciproca amicizia”.

Allestimento della mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico” al Colosseo (foto simona murrone / PArCo)
Mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico” al Colosseo: Aphrodite heykelcigi da Cannakale (foto PArCo)
Mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico”: ritratto di Augusto da Cannakale (foto PArCo)

La mostra si apre al secondo ordine del Colosseo con una prima ampia sezione dedicata alla ricostruzione storica, archeologica e topografica del sito di Troia, attraverso un significativo nucleo di reperti provenienti dai musei turchi. Tale sezione offre, inoltre, una panoramica inedita sul mondo ittita e sulle diverse realtà culturali dell’Anatolia del III e II millennio a.C. La seconda sezione è dedicata alla Guerra di Troia, narrata a partire dal punto di vista dei Troiani, con particolare attenzione ai protagonisti e agli eventi principali del conflitto. Ampio spazio è riservato alla figura di Omero e al tema della tradizione epica, analizzata nei suoi risvolti filologici, storici e antropologici. La sezione si conclude con la caduta della città, la Ilioupersis, e l’avvio della diaspora che vede protagonista Enea. La terza sezione approfondisce il viaggio di Enea, ricostruito sulla base delle tradizioni letterarie – da Stesicoro a Virgilio – e della documentazione archeologica, con particolare enfasi sui contesti italiani tramite la valorizzazione di siti dell’Italia meridionale, della Sicilia e del Lazio legati al passaggio dell’eroe troiano. La sezione propone anche un quadro ricostruttivo del Lazio tra il XII e il IX secolo a.C., offrendo strumenti interpretativi per una contestualizzazione storica del mito. La quarta sezione è dedicata al mito di Romolo e alla fondazione di Roma, attraverso l’analisi delle principali tradizioni e la presentazione di reperti e testimonianze figurative di grande rilevanza. Viene ricostruito il quadro della Roma arcaica e approfondito il processo attraverso il quale i Romani elaborarono la propria origine troiana, elemento centrale nella costruzione dell’identità politica e ideologica della città. La sezione si conclude con un focus sull’età augustea, su Virgilio e sulla canonizzazione della saga eneadica.

Ragusa Ibla. In piazza Pola presentazione del libro “Alessandria d’Egitto. Storia di una capitale del mondo antico” di Lorenzo Guardiano per il ciclo di incontri “A tutto volume”

Per il ciclo di incontri “A tutto volume”, le grandi avventure dell’archeologia mediterranea, presentazione del libro “Alessandria d’Egitto. Storia di una capitale del mondo antico” di Lorenzo Guardiano (Il Mulino). Appuntamento domenica 14 giugno 2026, alle 19.15, in piazza Pola a Ragusa Ibla. Conduce Giovanni Di Stefano. Con l’autore si parlerà del sogno di Alessandro Magno, di Cleopatra, del faro di Alessandria (la settima meraviglia del mondo antico), di Eratostene, di Ipazia, della tomba di Alessandro e di tante altre cose. Ma anche della storia e dell’archeologia di una capitale del mondo antico. Parlando dei contenuti del libro si farà un viaggio affascinante in una città antica fra oriente e occidente.

Lorenzo Guardiano, egittologo (UniMi)

Lorenzo Guardiano èegittologo nell’università di Milano, dove insegna Introduction to Pharaonic Egypt, ed è epigrafista della missione archeologica EIMAWA ad Assuan (Egitto). Ha pubblicato “Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno” (Milano University Press, 2024).

Copertina del libro “Alessandria d’Egitto. Storia di una capitale del mondo antico” di Lorenzo Guardiano

Alessandria d’Egitto. Storia di una capitale del mondo antico. “La città era più grande di un continente e gli abitanti più numerosi di una nazione. Se consideravo la città, non riuscivo a credere che un popolo potesse riempirla; se invece guardavo la popolazione, mi meravigliavo che una città potesse contenerla”. Alessandria ha mille volti. Fondata su una striscia di terra fra un lago e il mare, divenne capitale di un Egitto che, al tramonto dei faraoni, si preparava a essere il cuore del Mediterraneo. Una dinastia di re vi creò il più grande centro di cultura dell’antichità, sotto la luce del Faro, una delle sette meraviglie del mondo. Al suo nome sono legate la tragedia di amore e morte di Cleopatra e Antonio e la vicenda della filosofa Ipazia. Ad Alessandria la chioma di una regina venne portata fra le stelle, fu calcolata la circonferenza terrestre e qualcuno osò dire che è il Sole a occupare il centro dell’Universo. Dopo duemila anni, Alessandria è rimasta un crocevia di popoli, poeti e letterati di culture diverse ma figli della stessa città, come Ungaretti e Kavafis. Il racconto avvincente di una metropoli millenaria che mescola nei suoi quartieri le sue anime egizia, greca, romana, bizantina, araba, turca ed europea, e che non ha mai smesso di produrre violenza e bellezza.

Civitavecchia. “Un viaggio tra archeologia e arte a Civitavecchia”: visita allo scavo di Punta della Vipera e alla mostra “Il corpo che resta: la prothesis nell’urna etrusca di Civitavecchia e le risonanze contemporanee”

Domenica 14 giugno 2026, alle 10, “Un viaggio tra archeologia e arte a Civitavecchia”: visita allo scavo di Punta della Vipera e alla mostra “Il corpo che resta: la prothesis nell’urna etrusca di Civitavecchia e le risonanze contemporanee” con Lara Anniboletti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Civitavecchia e dell’area archeologica delle Terme Taurine, e Alessandro Mandolesi e Rosa Lucidi, curatori della mostra. Appuntamento davanti al museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, largo Camillo Benso Conte di Cavour 1.

Parco archeologico dell’Appia Antica (Roma). Domenica speciale: laboratorio “Lo scavo per tutti” a Villa di Sette Bassi; visita guidata all’Antiquarium di Lucrezia Romana e alla Villa dei Quintili. Ecco il programma

Domenica 14 giugno 2026, alle 9.30, in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, il parco archeologico dell’Appia Antica (Roma) propone il laboratorio “Lo scavo per tutti” — dai 9 ai 99 anni — a Villa di Sette Bassi, ingresso da via Tuscolana 1700. Il personale del Parco illustrerà le tecniche dello scavo scientifico: come si leggono gli strati del terreno, come si interpretano i materiali ceramici, e come si ricostruisce la storia a partire dai reperti. I partecipanti potranno toccare e pulire i materiali di scavo: un’esperienza concreta che avvicina al lavoro dell’archeologo. Attività inclusa nel biglietto speciale “GEA – Lo scavo per tutti a Villa di Sette Bassi”, acquistabile sul sito di Musei Italiani, tramite l’app o il giorno stesso dai totem posizionati all’ingresso del sito, esclusivamente con carta di pagamento elettronico (max 20 partecipanti).

Da domenica 14 giugno 2026, nuovi appuntamenti con le visite guidate per scoprire l’Antiquarium di Lucrezia Romana, piccolo gioiello dell’Appio Tuscolano che svela l’antica storia del quartiere, un viaggio storico e artistico dal Neolitico al Rinascimento preistorica e protostorica fino al medioevo tramite i reperti emersi dalle indagini archeologiche effettuate negli ultimi trent’anni. Appuntamento con ingresso in via Lucrezia Romana 62 a Roma: domenica 14 giugno 2026, alle 10.30 e 15.30; sabato 20 giugno 2026, alle 10.30 e 15.30; domenica 28 giugno 2026, alle 10.30 e 15.30. Per partecipare selezionare il biglietto “Visita guidata | Antiquarium di Lucrezia Romana” e la tariffa: intero 8 euro / ridotto 2 euro / gratuito e scegli tra le date previste. L’ingresso è gratuito per i possessori di Appia Card previa prenotazione da app o portale Musei Italiani. Il biglietto può essere acquistato: online sul sito Musei Italiani al link: https://portale.museiitaliani.it/…/a62f7628-2b88-42c7…; da telefono con la app Musei Italiani disponibile su Google Play e su App Store; il giorno stesso dai totem posizionati all’ingresso del sito, esclusivamente con carta di pagamento elettronico. Il biglietto consente l’accesso, nell’arco della stessa giornata e senza prenotazione, ai siti di Antiquarium di Lucrezia Romana, Mausoleo di Cecilia Metella, Complesso di Capo di Bove, Villa dei Quintili-Santa Maria Nova.

E ancora, sempre da domenica 14 giugno 2026, visite guidate a cura del personale del parco archeologico dell’Appia Antica (Roma) nella maestosa cornice di Villa dei Quintili con Ingresso in via Appia Nuova 1092 a Roma. Appuntamento domenica 14 giugno 2026, alle 17; sabato 20 giugno 2026, alle 9.30. Per partecipare selezionare il biglietto “Visita guidata | Villa dei Quintili” e la tariffa: intero 8 euro / ridotto 2 euro / gratuito e scegliere tra le date previste. L’ingresso è gratuito per i possessori di Appia Card previa prenotazione da app o portale Musei Italiani. Il biglietto può essere acquistato: online sul sito Musei Italiani al link: https://portale.museiitaliani.it/…/a62f7628-2b88-42c7…; da telefono con la app Musei Italiani disponibile su Google Play e su App Store; il giorno stesso dai totem posizionati all’ingresso del sito, esclusivamente con carta di pagamento elettronico.

Ravenna. L’Antico Porto di Classe apre gratuitamente al pubblico con visite guidate dedicate alla storia del porto di Ravenna

Domenica 14 giugno 2026, nell’ambito delle Giornate Europee dell’Archeologia, l’Antico Porto di Classe apre gratuitamente al pubblico con visite guidate dedicate alla storia del porto di Ravenna. Un viaggio nel passato per riscoprire le radici marittime della città. La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ravenna Forlì-Cesena e Rimini presenta, in collaborazione con Fondazione RavennAntica e Comune di Ravenna, “Ravenna e il suo porto”, che sì terrà domenica 14 giugno 2026 nell’area archeologica “Antico Porto di Classe”, in via Marabina 7 a Ravenna, aperta gratuitamente al pubblico dalle 9 alle 12 e dalle 15.30 alle 19. Saranno organizzati inoltre quattro turni di visita guidata (alle 9.30, 11, 16 e 17.30) per illustrare i resti archeologici del porto commerciale attivo tra V e VII secolo. L’evento fa parte del calendario di “Ravenna Capitale del Mare 2026”. Prenotazione consigliata a sabap-ra.eventi@cultura.gov.it

Marzabotto (Bo). Al museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” la conferenza “Acque sacre a Marzabotto (Kainua). Il santuario fontile” con Elisabetta Govi, Denise Tamborrino, Federica Timossi, ottavo appuntamento del ciclo di conferenze diffuso in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Venezia

Sabato 13 giugno 2026, alle 18, al museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto (Bo) appena inaugurato nel suo nuovo allestimento, la conferenza “Acque sacre a Marzabotto (Kainua). Il santuario fontile” con Elisabetta Govi, Denise Tamborrino, Federica Timossi, ottavo appuntamento del ciclo di conferenze diffuso che da marzo a settembre 2026, in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale di Venezia fino al 29 settembre 2026, si terrà nei luoghi coinvolti dal progetto espositivo. ​Gli incontri accompagnano il pubblico lungo una geografia ampia e connessa, toccando Venezia e Adria, fino a Marzabotto, Milano, Ferrara e San Casciano dei Bagni: un’occasione per approfondire temi e contesti della mostra direttamente nei territori, tra musei e siti che ne condividono la trama di ricerche, prestiti e relazioni. La conferenza verterà sulla sezione dedicata ad Adria e Spina nella mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” in corso a Venezia. Il santuario fontile di Kainua era un luogo di culto dedicato ad acque curative situato appena fuori dal centro urbano. Le ricerche archeologiche sul santuario delle acque hanno restituito molti bronzetti che testimoniano quanto il culto di questo particolare luogo fosse sentito dalla comunità di Kainua e non solo. La conferenza sarà anche l’occasione per conoscere meglio gli aspetti religiosi e devozionali del mondo etrusco, in particolar modo per quanto riguarda il contesto della città di Kainua. La conferenza è gratuita, per i partecipanti biglietto di accesso al Museo alla tariffa speciale di 2 euro, gratuito fino a 18 anni e residenti nel comune di Marzabotto. Posti limitati, è consigliata la prenotazione scrivendo a mn-bo.prenotazionikainua@cultura.gov.it

Roma. Apertura straordinaria della chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella, con ingresso gratuito: dal II sec. d.C. ai restauri del XVII secolo

La chiesa di Sant’Urbano alal Caffarella a Roma (foto sovr. capitolina)

Sabato 13 giugno 2026, dalle 10 alle 13 (ultimo ingresso alle 12.30), apertura straordinaria della chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella, una costruzione cristiana, dedicata alla devozione del papa Urbano VIII, edificata su di una delle strutture del complesso intitolato alla memoria di Annia Regilla nel 140 d.C. e alle divinità dell’oltretomba. Accesso da vicolo di Sant’Urbano a Roma (dall’area di parcheggio seguire il vialetto pedonale fino all’ingresso del sito). Apertura promossa dalla sovrintendenza capitolina ai Beni culturali in collaborazione con Zetema Progetto Cultura. Il sito non è accessibile alle persone con disabilità motoria con uso di sedia a rotelle. Ingresso consentito fino alla capienza prevista per il sito di massimo 25 persone in contemporanea. L’accesso è regolato con ingressi scaglionati in base alla disponibilità dei posti via via disponibili.

Affreschi all’interno della chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella a Roma (foto sovr. capitolina)

La storia dell’edificio risale alla metà del II sec. d.C., quando il letterato e politico Erode Attico decise di costruire nella propria proprietà tra il II e il III miglio della via Appia un tempietto in onore della defunta moglie Annia Regilla, di Cerere e della diva Faustina, consorte di Antonino Pio. Nel corso del IX secolo l’edificio venne trasformato in oratorio cristiano; a quest’epoca risale l’affresco di una Madonna col bambino, che decora la parete della cripta. Al XIV secolo sono riferibili le decorazioni pittoriche sulle pareti della cella, mentre al 1634, quando la chiesa era di proprietà dei Barberini, si data un radicale restauro voluto da papa Urbano VIII: il portico venne tamponato con murature laterizie, nelle quali si aprono tre finestre in alto e due ai lati dell’ingresso e sul colmo del tetto fu costruito un piccolo campanile a vela.