Bari. Alla Libreria Laterza presentazione del nuovo libro di Giuliano Volpe “Archeologia. Storia e metodi, paesaggi e persone”. Intervengono Francesca Romana Paolillo e Alessandro Laterza
A pochi giorni dall’uscita in libreria, appuntamento mercoledì 22 aprile 2026, alle 18.30, alla Libreria Laterza in via Dante a Bari, presentazione del nuovo libro di Giuliano Volpe “Archeologia. Storia e metodi, paesaggi e persone” (Laterza), in collaborazione con il Centro studi normanno svevi. Dialogheranno con il prof. Volpe Francesca Romana Paolillo, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bari, e Alessandro Laterza, amministratore delegato di Editori Laterza. Il libro: nell’ultimo mezzo secolo l’archeologia ha molto modificato e arricchito il proprio bagaglio metodologico e ampliato i propri campi d’azione a livello temporale, spaziale e tematico. Questo libro offre un punto di vista aggiornato sull’evoluzione della disciplina, valorizzandone le molteplici opportunità.
Roma. A Palazzo Patrizi Clementi presentazione di due libri su “casi freddi” (la scure letterata) e “casi risolti” (la Bicherna): due casi di recupero di beni culturali mobili, uno archeologico, l’altro storico artistico
“Casi freddi. La scure letterata e le sue peregrinazioni: dalla Calabria al British Museum” di Gino Famiglietti e “La Biccherna. Peripezie di una tavola dipinta” di Gino Famiglietti e Micaela Procaccia, sono i due libri che verranno presentati mercoledì 22 aprile 2026, alle 16, a Palazzo Patrizi Clementi, in via Cavalletti 2 a Roma, sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale. Si parlerà di CASI FREDDI (cold cases) e CASI RISOLTI. Un confronto tra esperti di beni culturali su due casi diversi ma con un tratto in comune, il grande lavoro tecnico e giudiziario fatto per contrastare la dispersione del nostro patrimonio. La “scure letterata” è un pezzo straordinario, scoperto nel 1846 a San Sosti, vicino Cosenza, probabilmente proveniente da un santuario. Riporta un’iscrizione di dedica alla dea Hera, da parte di Kyniscos, vittimario, come decima del compenso per il suo lavoro. Il reperto è finito nella Collezione di Alessandro Castellani e dopo varie “peregrinazioni” tra Napoli, Roma e Parigi, è oggi al British Museum. La Biccherna è una copertina dipinta di un registro contabile dell’Antica Repubblica di Siena. Risalente al Quattrocento, è stata acquistata in Italia da un suddito dell’impero Germanico, ma poi riconosciuta nel 2016 in occasione di un’asta, è oggi una preziosa opera d’arte recuperata al patrimonio italiano. Dopo la presentazione della soprintendente, Margherita Eichberg, i due casi di recupero di beni culturali mobili, uno archeologico, l’altro storico artistico, saranno al centro di un dialogo tra le funzionarie Anna Corsi e Giulia Pollini, con il prof. Andrea Piacentini Vernata e gli autori, Gino Famiglietti e Micaela Procaccia, esperti di vicende giuridiche e tecnico-amministrative che hanno riguardato la dispersione e la riacquisizione del nostro patrimonio culturale. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Copertina del libro “Casi freddi. La “scure letterata” e le sue peregrinazioni: dalla Calabria al British Museum” di Gino Famiglietti
Casi freddi. La “scure letterata” e le sue peregrinazioni: dalla Calabria al British Museum (Scienze e Lettere). Intorno alla metà dell’800 una “scure di bronzo, con greca iscrizione” viene rinvenuta in Calabria. L’importanza del reperto è notevole: addirittura, la sua restituzione grafica, pubblicata, insieme ad una dettagliata scheda di catalogo, su una nota rivista scientifica, è realizzata dal Primo disegnatore dei Reali Scavi di Pompei. In ragione del suo “merito”, la scure è quindi uno di quegli oggetti di cui, secondo le leggi dell’epoca, è proibita l’esportazione “fuori del Regno”. E tuttavia, nel 1884, la scure viene venduta in asta a Parigi e viene acquistata da un emissario del British Museum. Ma come è arrivata la scure a Parigi? Fra i documenti ufficiali che la riguardano non c’è traccia di un eventuale permesso che ne abbia potuto consentire la legittima uscita dal territorio italiano. Eppure, l’indifferenza degli apparati amministrativi rispetto alla strana vicenda perdura nel tempo, nonostante le ripetute richieste di chiarimenti che, in merito all’accaduto, vengono rivolte, da parlamentari di ogni estrazione politica, appartenenti tanto alle forze di maggioranza quanto a quelle di opposizione, ai governi di volta in volta in carica. Un frastornante silenzio, che dura da troppo tempo. Ci sarà un modo per trarre la vicenda dall’oblio in cui è stata confinata?

Copertina del libro “La “Biccherna”. Peripezie di una tavola dipinta” di Gino Famiglietti e Micaela Procaccia
La “Biccherna”. Peripezie di una tavola dipinta (Scienze e Lettere). Negli anni che precedono e seguono l’esordio del Regno d’Italia, un suddito dell’Impero germanico, appassionato d’arte, compie ripetuti viaggi in Italia. Non si tratta solo dell’abituale Grand tour, assai in voga in quegli anni, ma di un preciso interesse collezionistico. Nel corso dei suoi viaggi, in una data sconosciuta, il suddito germanico compra una tavoletta dipinta quattrocentesca che altro non è che la copertina di un registro contabile dell’antica Repubblica di Siena, come le tante conservate all’archivio di Stato di quella città. Per decenni la tavoletta resta nella collezione della famiglia, fino a quando gli eredi non la mettono all’asta. È il 2016 e, per la prima volta, gli organi di tutela si rendono conto che – forse – l’uscita della tavoletta dal territorio italiano non è avvenuta, a suo tempo, con modalità proprio ineccepibili, per così dire. Le ricerche, condotte pure sui documenti d’archivio, sveleranno, infatti, anche “distrazioni” amministrative e pressioni indebite per favorire l’attività del collezionista a scapito del patrimonio culturale italiano. Inizia così una lunga battaglia legale che, fra alterne vicende, imprevisti, momenti alti e bassi, condurrà al rientro in Italia del prezioso oggetto.
Verona. Al museo di Storia naturale, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, convegno dedicato a far conoscere e approfondire le ricerche scientifiche in corso nel territorio sui temi della sostenibilità ambientale
Mercoledì 22 aprile 2026, dalle 10 alle 18, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, il museo di Storia naturale di Verona ospita un convegno dedicato a far conoscere ed approfondire le ricerche scientifiche in corso nel territorio. La partecipazione è libera e aperta al pubblico (ingresso fino a esaurimento dei posti disponibili). L’iniziativa – realizzata grazie alla collaborazione tra i Musei civici di Verona – museo di Storia naturale e il dipartimento di Biotecnologie dell’università di Verona, viene ospitata nella sala conferenze “Sandro Ruffo”, a Palazzo Pompei, e nasce con l’intenzione di sensibilizzare scuole, cittadini e istituzioni sui temi della sostenibilità ambientale, promuovendo una maggiore consapevolezza sull’importanza di un utilizzo responsabile delle risorse naturali e sulla tutela della biodiversità. Nel corso del convegno, ricercatori ed esperti del museo di Storia naturale di Verona e del dipartimento di Biotecnologie dell’università di Verona, presentano studi, progetti e ricerche in corso legate agli ecosistemi locali, offrendo uno sguardo concreto sulle sfide ambientali attuali e sulle possibili soluzioni per il futuro. La sessione pomeridiana è dedicata in modo particolare ai monitoraggi nella città di Verona.
Programma del convegno. Alle 10, Sessione mattutina: Giovanni Dal Corso e Elisa Fasani, “Vivere dove altri non possono: piante iper-accumulatrici e strategie di sopravvivenza nei suoli contaminati”; Claudio Zaccone, “Radici nel Futuro: il ruolo del suolo nel sequestro del carbonio e nella mitigazione del cambiamento climatico”; Elodie Vandelle e Matteo Dainese, “Biodiversità del suolo: la salute delle piante si costruisce alla radice”; Matteo Ballottari, “Vita al limite della luce: i cianobatteri nelle grotte della Lessinia”; Silvia Lampis, “PFAS, ecosistemi e microorganismi: le potenzialità della biodiversità nascosta”. Alle 16, Sessione pomeridiana: Leonardo Latella, “Monitorare la biodiversità in ambiente urbano: la fauna”; Sebastiano Andreatta, “Come le piante si adattano all’ambiente urbano: scomparse e nuovi arrivi a Verona”; Massimo Saracino e Nicoletta Martinelli, “Antichi “equilibri”: uomo e ambiente 4000 anni fa”.
Verona. Al museo di Storia naturale la conferenza “Mobilità e differenziazione sociale tra le popolazioni celtiche dell’età del Ferro sui due versanti delle Alpi” con Zita Laffranchi (università di Cordoba) e Marco Milella (università di Pisa), quindicesimo appuntamento con le conferenze dei Musei Civici 2025 – 2026
Martedì 21 aprile 2026, alle 17, nella sala “Sandro Ruffo” del museo di Storia naturale di Verona, 15mo appuntamento con le conferenze dei Musei Civici 2025 – 2026 dal titolo “Mobilità e differenziazione sociale tra le popolazioni celtiche dell’età del Ferro sui due versanti delle Alpi”: relatori Zita Laffranchi dell’università di Cordoba, e Marco Milella dell’università di Pisa. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. La tarda età del Ferro (IV-I sec. a.C.) rappresenta un periodo cruciale caratterizzato da intensi scambi di persone, oggetti e idee tra le Alpi e le pianure. Questo intervento propone un viaggio che collega il territorio svizzero alla provincia di Verona, evidenziando come un approccio integrato, che combina analisi chimiche, antropologiche e archeologiche, possa arricchire la nostra comprensione di questi flussi migratori, rivelando sorprese inaspettate. Particolare attenzione viene riservata ad alcuni contesti veronesi, che offrono uno spaccato privilegiato delle interazioni tra origini diverse e tradizioni locali. Le evidenze archeologiche e isotopiche hanno permesso infatti di esplorare come individui con storie distinte potessero inserirsi nei rituali comunitari, mentre alcuni oggetti e segnali chimici rinviano a memorie di luoghi e percorsi di vita differenti. L’intervento invita a considerare la mobilità non solo come semplice spostamento, ma come una dinamica sociale complessa e creativa. Questa prospettiva è fondamentale per comprendere come le comunità della tarda età del Ferro costruissero identità condivise e gestissero la diversità in un contesto di trasformazione continua.
Natale di Roma. Il museo nazionale Romano lo celebra con appuntamenti alle Terme di Diocleziano e a Palazzo Altemps. Ecco il programma
In occasione del Natale di Roma – la leggendaria data del 21 aprile del 753 a.C. legata alla memoria della fondazione della città da parte di Romolo – il museo nazionale Romano apre le sue porte al pubblico con una serie di appuntamenti speciali, alle Terme di Diocleziano e a Palazzo Altemps, per celebrare insieme questa importante ricorrenza.

Le Terme di Diocleziano, martedì 21 aprile 2026, ospiteranno due importanti momenti di rievocazione storica curati dal Gruppo Storico Romano. Al centro della giornata ci saranno due appuntamenti simbolici e altamente evocativi, la rievocazione del Tracciato del Solco Primigenio e dei Palilia, che offriranno al pubblico un’esperienza immersiva tra storia, mito e tradizione, con figuranti in abiti d’epoca e ricostruzioni fedeli dei rituali antichi. Il Tracciato del Solco Primigenio: è il rito che sancisce la nascita dell’Urbe attraverso il gesto fondativo attribuito a Romolo, che segnò con un aratro il confine sacro della città, il cosiddetto pomerium. Sono previste due repliche della rievocazione del Tracciato del solco, alle 11.30 e alle 14.30. I Palilia (o Parilia): una delle più antiche festività della religione romana. Si svolgevano proprio il 21 aprile in onore della divinità Pale, protettrice dei greggi e dei pastori, diventando nel tempo parte integrante delle celebrazioni del Natale di Roma. Appuntamento alle 15.30. Partecipazione gratuita con prenotazione al link: https://natalediroma.eventbrite.it.
Nello spazio del teatro di Palazzo Altemps, alle 17.30, il concerto “2779 Ab Urbe Condita. Palilia”, con l’esibizione degli studenti e delle studentesse del Coro del Liceo Cavour, nell’ambito delle attività previste e progettate nell’Accordo di Partenariato esistente tra Il Museo e il Liceo che, attraverso la musica corale, crea rapporti di inclusione e crescita tra gli studenti. Il coro, composto di 35 studentesse e studenti del Liceo, è uno dei 15 cori che partecipa al Progetto “Un coro in ogni scuola” che, attraverso la musica corale, crea rapporti di inclusione e crescita tra gli studenti ed è realizzato dall’associazione Culturale Decanto. Il repertorio del Coro del Liceo Cavour, attivo da 5 anni, varia dal colto del ‘500, al popolare italiano e straniero, fino al pop arrangiato per sole voci a cappella. Il programma: 1. Benia Calastoria, Bepi de Marzi, 4 voci; 2. Viva la Vida, Coldplay, arr. Biciocchi-Versino, 5 voci; 3. Helplessly Hoping, Crosby, Still &Nash, arr. Dodo Versino, 4 voci; 4. Some Nights, Fun, Elaborazione: Caroni-D’Angelo-Filippini-Versino, 5 voci; 5. Ex’s and oh’s, E. King, arr. Dodo Versino, 5 voci; 6. Chi la gagliarda, donne, vo’ imparare?, Baldassarre Donato, Il Primo Libro di Canzon Villanesche alla Napolitana, № 13 (Venezia 1550), 4 voci; 7. Carol of the bells, M. Leontovich, 4 voci; 8. Drunken master, Medley piratesco, arm. Grifoncoro, 6 voci; 9. Rumour Has It, Adele, arr. Dodo Versino, 5 voci. L’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria al https://concerto21aprile.eventbrite.it.
Napoli. A Palazzo Corigliano (università di Napoli L’Orientale), in presenza e su Zoom, il seminario “Siracusa: l’alba di una città greca Prime evidenze e spazi del sacro” tenuto da Giulio Amara della Scuola Normale Superiore
Martedì 21 aprile 2026, alle 10.30, al Salone delle Conferenze (II Piano) di Palazzo Corigliano, università di Napoli L’Orientale in piazza San Domenico Maggiore 12 di Napoli, il seminario “Siracusa: l’alba di una città greca Prime evidenze e spazi del sacro” tenuto da Giulio Amara della Scuola Normale Superiore: approfondimento sulle origini della città di Siracusa, con particolare attenzione alle prime testimonianze archeologiche e agli spazi sacri che hanno caratterizzato la sua nascita e sviluppo. Sarà possibile seguire il seminario anche in remoto, tramite piattaforma Zoom, chiedendo il link al responsabile della segreteria dell’evento: nitti_francesco993@libero.it.
Tivoli (Roma). Al Santuario di Ercole Vincitore la giornata di studi “Sant’Ignazio a Tivoli. L’eredità spirituale e accademica” a cura dell’Istituto VILLÆ. Ecco il programma
Il Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli (Roma) ospita, martedì 21 aprile 2026 a partire dalle 9, la giornata di studi “Sant’Ignazio a Tivoli. L’eredità spirituale e accademica”, un appuntamento dedicato alla presenza gesuitica nel territorio tiburtino e al suo contributo alla formazione culturale, religiosa e scientifica. L’iniziativa, organizzata dall’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, si inserisce nel programma del 3241° Natale di Tivoli 2026, promosso dal Comune di Tivoli, ed è realizzata in collaborazione con i Parchi Letterari, nell’ambito del Parco Letterario dedicato a Marguerite Yourcenar, Ludovico Ariosto e Ignazio di Loyola, strettamente connesso alla storia del Santuario, prima sede del nucleo originario dei gesuiti a Tivoli. L’ingresso è gratuito. La giornata riunisce studiose e studiosi impegnati nell’approfondire temi che spaziano dalla pedagogia ignaziana alla storia del territorio, dall’archeologia gesuitica al sapere barocco, offrendo un’occasione di confronto tra ricerca scientifica e valorizzazione del patrimonio. L’incontro si configura come un momento di approfondimento e condivisione aperto alla cittadinanza, volto a valorizzare il legame tra storia locale e grandi correnti del pensiero europeo, riaffermando il ruolo di Tivoli come crocevia di cultura, spiritualità e conoscenza.
Il programma. Ad aprire i lavori, alle 9.30, saranno i saluti istituzionali del direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, Alberto Samonà, recentemente nominato alla guida dell’Istituto. Alle 9.50, Stanislao de Marsanich, presidente dei Parchi Letterari, introdurrà il tema dell’incontro; 10.10, Alessandro Orlandi (Edizioni La Lepre) approfondirà il tema de “L’eredità del museo kircheriano oggi”; 10.30, Eugenio Lo Sardo, già direttore dell’Archivio di Stato di Roma, “Ercole e Ignazio: gli eroici furori”. Dopo la pausa caffè, alle 11.20, i lavori proseguiranno con l’intervento di Carla Benocci, del Comitato scientifico dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, dedicato a “L’opera gesuitica al servizio della comunità tiburtina: il culto, la cura del territorio e la pedagogia”; 11.40, Sabrina Pietrobono, dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, presenterà “Un mondo sotterraneo. Padri Gesuiti e proprietà storiche della Compagnia di Gesù nel quadro dell’archeologia tiburtina e laziale”. A concludere la sessione alle 12 sarà l’intervento di Viviana Carbonara e Sara Tarissi de Jacobis (Istituto Villa Adriana e Villa d’Este) “Il theatrum di Kircher. Villa d’Este e il Santuario di Ercole Vincitore come dispositivi del sapere”.
“È per me motivo di grande soddisfazione questo momento di approfondimento dedicato a Sant’Ignazio e alla presenza gesuitica a Tivoli”, sottolinea il direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, Alberto Samonà, “un capitolo di straordinaria rilevanza nella storia culturale e spirituale del territorio. L’iniziativa testimonia l’impegno dell’Istituto nel promuovere la produzione e la condivisione di conoscenza, favorendo occasioni di confronto tra studiosi e comunità. In questo contesto – conclude – il legame tra eredità gesuitica, formazione del pensiero europeo e identità tiburtina emerge con rinnovata forza, offrendo nuove prospettive di riflessione”. “Con questa giornata di studi”, evidenziano Viviana Carbonara, Sara Tarissi de Jacobis, Tiziano Latini dell’Ufficio Eventi Culturali dell’Istituto VILLÆ, “intendiamo restituire profondità e visibilità a una pagina fondamentale della storia culturale tiburtina, in occasione delle celebrazioni del Natale della città, mettendo in dialogo ricerca, patrimonio e comunità. Il Santuario di Ercole Vincitore, primo luogo di insediamento dei gesuiti a Tivoli, si conferma uno spazio vivo di conoscenza e confronto”.
Roma. Una cista etrusca con manico di Satiro e Menade del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia torna a splendere: restaurata ed esposta a Palazzo Dama nell’ambito del progetto “Arte fuori dal Museo”
Una cista etrusca con manico di Satiro e Menade torna a splendere: restaurata ed esposta a Palazzo Dama nell’ambito del progetto “Arte fuori dal Museo”. Dal 19 aprile al 10 giugno 2026 è esposta al pubblico una cista di epoca etrusca proveniente dalle collezioni del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, restaurata ed esposta a Palazzo Dama, nuova tappa del progetto “Arte fuori dal Museo”, promosso dalla direzione generale Musei del ministero della Cultura, da LoveItaly e da Federalberghi Lazio, con l’obiettivo di restituire visibilità a opere custodite nei depositi museali, restaurarle e renderle accessibili al grande pubblico in luoghi inusuali ma sicuri, come gli hotel di valore storico-architettonico.
Palazzo Dama, raffinata struttura in un palazzo nobiliare, è stato selezionato per la sua rilevanza storica e cura degli spazi, ma anche per l’impegno nella promozione della cultura sul territorio. Alla presentazione, domenica 19 aprile, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, è intervenuta per una visita speciale la direttrice Luana Toniolo. Il progetto, promosso nell’ambito del protocollo d’intesa siglato dalla direzione generale Musei del ministero della Cultura con l’associazione non-profit LoveItaly, si avvale della rete degli hotel aderenti nella regione Lazio al sistema Federalberghi, e ha l’obiettivo di rendere fruibili al pubblico opere archeologiche e storico-artistiche che sono oggi conservate nei depositi dei musei e bisognose di restauro, per esporle negli spazi prestigiosi degli hotel. Si tratta della terza iniziativa espositiva legata a questo importante progetto. Lo scorso giugno sono stati presentati all’Hotel Dom di via Giulia una raffinata cista e un balsamario a testa femminile, risalenti al III secolo a.C. e provenienti da due diverse tombe della necropoli dell’Osteria di Vulci, appartenenti alle collezioni del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. E nel 2024 all’Hotel Bettoja Mediterraneo è stata esposta una statua di marmo romana del II secolo d.C. raffigurante la Dea Roma o Virtus proveniente dai depositi del museo nazionale Romano.
Un capolavoro ritrovato. La protagonista di questa nuova esposizione a Palazzo Dama è una cista in bronzo datata al IV-III secolo a.C., trovata a Palestrina e appartenente alla Collezione Castellani del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Le ciste sono contenitori di oggetti legati al mondo femminile e offerte alle fanciulle come dono di nozze, ornate con scene mitologiche o di genere che richiamano i temi cari alle loro fruitrici. Questa cista, in particolare, colpisce per la ricchezza narrativa delle incisioni, che raccontano la vita e i valori della società etrusca. Sul corpo, infatti, vi è una duplice scena di partenza con personaggi legati al tema dell’esaltazione della virtù guerriera dell’uomo, Inoltre, una scena di bagno femminile allude alla futura unione nuziale. L’oggetto è sostenuto da tre piedi a zampa ferina con capitello ionico e demone alato, sul coperchio appare l’incisione di due Nereidi su ippocampo e drago marino, mentre il manico è decorato con le figure di un Satiro e di una Menade, vestiti di una lunga pelle animale e uniti per le braccia. Il restauro, supervisionato dalla restauratrice Miriam Lamonaca, responsabile del Servizio Conservazione del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, ha restituito leggibilità e stabilità al bronzo, segnato da abrasioni, lacune e fratture, riportandolo al suo splendore originario.
Villanova di Castenaso (Bo). Al museo della Civiltà villanoviana visita guidata gratuita dedicata all’archeologia del territorio
Domenica 19 aprile 2026, alle 16.30, al museo della Civiltà villanoviana in via Tosarelli 191 a Villanova di Castenaso (Bo), visita guidata gratuita dedicata all’archeologia del territorio ed in particolare alla civiltà Villanoviana. L’esposizione permanente dedicata alla necropoli di Marano di Castenaso permetterà ai partecipanti di scoprire il rituale funerario del periodo orientalizzante; mentre la ricostruzione della capanna villanoviana rivelerà affascinanti aspetti della vita quotidiana nell’età del Ferro. Biglietti di ingresso: 5 euro intero, 3 euro ridotto, gratuito per gli aventi diritto. Informazioni: 051-780021 oppure muv@comune.castenaso.bo.it. Prenotazione su apposito modulo: https://forms.gle/fhjtbgLgJ38z8oME9.
Altino (Ve). Al parco archeologico visita guidata “Destinazione: Altino! Incontri tra popoli diversi”

Reperti dal deposito votico di Porta Approdo ad Altino conservati nel museo Archeiologico nazionale di Altino (foto parco archeologico altino)
Diamo #ParolaalleFonti: quali sono i reperti che raccontano la presenza e gli influssi culturali di greci, etruschi, celti e romani ad Altino? Domenica 19 aprile 2026, alle 15.30, al parco archeologico di Altino (Ve) visita guidata “Destinazione: Altino! Incontri tra popoli diversi”, a cura dello staff del Parco: i partecipanti percorreranno insieme il Museo alla ricerca dei reperti che attestano la presenza e il passaggio di popoli diversi nell’antica città di Altino, dalle sue origini venetiche nel VII secolo a.C. fino alla sua massima espansione nel I secolo d.C. La visita è su prenotazione; è gratuita per gli abbonati e inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri. Per informazioni e prenotazioni: info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422789443.












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