Ostia antica (Roma). Negli appartamenti papali del Castello di Giulio II al via la mostra “IN HOC SIGNO. Testimonianze cristiane tra Ostia e Porto” a cura di Alessandro D’Alessio, Dario Daffara e Cristina Genovese con le testimonianze più rappresentative del primo Cristianesimo nel territorio ostiense e portuense, dal III secolo d.C. fino all’Alto Medioevo

Dal 21 maggio al 21 novembre 2026 gli appartamenti papali del Castello di Giulio II, nel parco archeologico di Ostia antica (Roma) ospitano la mostra “IN HOC SIGNO. Testimonianze cristiane tra Ostia e Porto”, a cura di Alessandro D’Alessio, Dario Daffara e Cristina Genovese, che presenta al pubblico le testimonianze più rappresentative, relative alla cultura materiale e storico-artistica, del primo Cristianesimo nel territorio ostiense e portuense, partendo dalla coesistenza di più religioni nel III secolo d.C. all’affermazione definitiva della nuova fede tra IV e V secolo, fino all’Alto Medioevo. Opere, poco note al pubblico e in qualche caso esposte per la prima volta, capaci di evocare il cambiamento culturale avvenuto tra IV e V secolo, con la diffusione di un simbolo religioso universale e pervasivo sia in ambito pubblico che privato. Tale cambiamento si intreccia con la trasformazione politica e sociale dell’Impero durante la tarda antichità, determinando l’affermarsi di temi e immagini che si riverberano ancora oggi nel mondo contemporaneo. La visita alla mostra è compresa nel biglietto del Castello di Giulio II e segue gli stessi orari di apertura.

I due insediamenti di Ostia e Portus costituivano il principale sistema portuale dell’antichità, dove per secoli hanno convissuto culture, popolazioni e religioni differenti, come testimoniato dai numerosi ritrovamenti di simulacri di divinità quali Mithra, Cibele, Iside e Serapide. A partire dal III secolo d.C. si assiste alla progressiva diffusione della fede cristiana, testimoniata dalla produzione di oggetti con decorazioni allusive al nuovo credo, che spesso recuperano e interpretano iconografie già diffuse nel mondo classico. Alcuni manufatti, come le lucerne, recano la raffigurazione del pastore crioforo (portatore di ariete), interpretato in chiave cristiana come Buon Pastore e le rappresentazioni di Orfeo che incanta gli animali, nelle quali si allude alla figura salvifica di Cristo. Con il cessare delle persecuzioni nel IV secolo il Cristianesimo può diffondersi liberamente in tutto l’impero: a Ostia l’imperatore Costantino fa costruire un’imponente basilica dedicata ai santi Pietro, Paolo e Giovanni Battista, riportata alla luce dai recenti scavi condotti dall’Istituto Archeologico Germanico di Roma, mentre a Porto e nell’Isola Sacra si attestano, a poca distanza l’una dall’altra, due basiliche con funzioni cultuali verosimilmente differenti.

Nella città di Ostia, i ritrovamenti archeologici testimoniano l’impiego del monogramma cristiano (il chrismon) su molti oggetti legati alla vita quotidiana, in particolare su lucerne, anelli e altre suppellettili domestiche; nella sfera funeraria la diffusione del culto è suggerita dai contenitori in vetro con iscrizioni a lettere d’oro, chiamati refrigeria, utilizzati durante i banchetti funebri in onore dei defunti. In città inoltre vengono innalzati luoghi di culto di minori dimensioni, come l’oratorio di Ciriaco presso il Teatro e l’oratorio delle Terme del Mitra presso via della Foce: da quest’area provengono i frammenti di una grande mensa marmorea decorata con le raffigurazioni di Apostoli e del Giardino dell’Eden, che in occasione della mostra tornano a Ostia per la prima volta dalla loro scoperta nel 1862, grazie a un prestito della Banca d’Italia, nelle cui collezioni sono nel frattempo confluiti. Tra la fine del IV e l’inizio del V secolo il culto si diffonde anche nel suburbio di Ostia con la costruzione di basiliche funerarie come quella di Pianabella, dove i cristiani trovano sepoltura presso le reliquie dei santi. Da qui proviene una grande tavola marmorea circolare, utilizzata per la benedizione del cibo da consumare nel banchetto rituale in onore dei defunti, un rito praticato fino al V-VI secolo. Inoltre, la basilica di Pianabella accoglie fino all’VIII secolo le sepolture degli abitanti di Ostia, quando vengono realizzati gli ultimi restauri: l’edificio viene provvisto di una nuova recinzione presbiteriale con pilastrini decorati di croci dipinte, segno della persistente presenza di una comunità gravitante sul territorio.

A Portus, la costruzione della basilica in un’area un tempo strategicamente rilevante per la sua posizione rispetto al bacino di Traiano, trasformatasi dal IV secolo in area residenziale, documenta quanto la progressiva evoluzione in città portuale sia stata accompagnata dall’affermazione e diffusione del culto cristiano. Sempre in ambito portuense, ma sul lato opposto della Fossa Traiana (il Canale di Fiumicino), nel comprensorio dell’Isola Sacra, si trova un’altra potente testimonianza dell’identità cristiana del territorio: la basilica ad corpus, dedicata alla fine del IV secolo dal vescovo Eraclida al martire portuense Ippolito ed eretta su una serie di preesistenze nel luogo in cui, secondo la tradizione martirologica, sarebbe avvenuto il supplizio di Ippolito, gettato in un pozzo. Le fasi alto medievali nelle due basiliche portuensi sono documentate dalla sontuosa decorazione marmorea che esibisce la perizia delle officine del tempo.

La mostra si conclude con un quadro sulle più recenti indagini antropologiche effettuate nei due distretti di Ostia e di Porto, che aiutano a fornire importanti informazioni sulle peculiarità degli individui che popolavano tale territorio. Tutte queste testimonianze restituiscono l’entità e la complessità delle manifestazioni monumentali e storico-artistiche dei primi secoli del Cristianesimo: emerge l’immagine di un territorio complesso e articolato, nel quale Ostia e Portus sono i principali poli di diffusione della nuova religione, ruolo che i due centri hanno saputo mantenere e accrescere anche nel corso del medioevo e dell’età moderna e, in alcuni casi, fino ad oggi.
Altino (Ve). Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Leggere la terra. Pillole di stratigrafia dall’area archeologica del decumano” con Gaspare De Angeli, archeologo libero professionista, terzo incontro di primavera del ciclo “Novità. Doc?”, conferenze divulgative dedicate alle ricerche archeologiche in corso ad Altino

Giovedì 21 maggio 2026, alle 15.30, al museo Archeologico nazionale di Altino (Ve) terzo appuntamento di primavera di “Novità, Doc?”, il ciclo di conferenze divulgative dedicate alle ricerche archeologiche in corso ad Altino: Gaspare De Angeli, archeologo libero professionista, nell’incontro “Leggere la terra. Pillole di stratigrafia dall’area archeologica del decumano” parlerà del significato della stratigrafia e di come questa disciplina sia indispensabile per ricostruire la storia archeologica di un sito. L’evento è compreso nel biglietto d’ingresso al Parco, gratuito per gli abbonati, su prenotazione. Per info e prenotazioni: info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422789443.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” incontro con Gabriella Capecchi, Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, e Mara Visonà, fondazione di studi di Storia dell’arte Roberto Longhi di Firenze, su “I tre “Pasquino” di Firenze”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze per “I Pomeriggi dell’Archeologico”, giovedì 21 maggio 2026, alle 17, la conferenza “I tre “Pasquino” di Firenze” con Gabriella Capecchi, Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, e Mara Visonà, fondazione di studi di Storia dell’arte Roberto Longhi di Firenze. I due gruppi fiorentini del Pasquino, oggi con i restauri ottocenteschi, sono le copie meglio conservate di un famoso originale perduto. Quello di Pitti giunse per primo a Firenze, sottratto da Cosimo I agli Strozzi, che avevano da farsi perdonare decenni di ribellione. Restaurato in maniera singolare, rimase sempre nel Palazzo e in ambienti di rappresentanza. Quello oggi alla Loggia dei Lanzi fu invece elevato su una fonte nel quadrivio a sud di Ponte Vecchio, dal quale parte anche la via verso Pitti. Il suo completamento fu affidato allo scultore Pietro Tacca, ed eseguito nella sua bottega con una tale aderenza a forma e stile dell’antico che alcuni touristes lo consideravano tutto greco; e fu riprodotto in incisioni, bronzetti, porcellane e biscuits. Eliminato nell’Ottocento, il lavoro di Tacca e dei suoi è riemerso dai depositi di Villa Corsini a Castello, sfregiato ma ancora ben leggibile come creazione dell’autore dei Quattro Mori. Ingresso libero su prenotazione scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it
Cabras (Or). Al museo civico “Giovanni Marongiu” l’incontro “Senza Frontiere: il network per la conservazione delle tartarughe marine” con Andrea Camedda (Cnr), quinto appuntamento della rassegna “I venerdì al Museo” che ora diventano “I Giovedì al Museo”

“I Venerdì al Museo” diventeranno “I Giovedì al Museo”. Da questa settimana gli appuntamenti al museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras (Or) si terranno il giovedì. Giovedì 21 maggio 2026, alle 18, l’incontro “Senza Frontiere: il network per la conservazione delle tartarughe marine” con Andrea Camedda, ricercatore del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr) e al Centro di Recupero del Sinis (CReS), che approfondirà le attività di salvaguardia, monitoraggio e gestione delle tartarughe marine, con particolare attenzione alla specie Caretta caretta. Si parlerà dei casi di recupero degli esemplari in difficoltà, delle principali minacce che interessano la specie, come plastica, pesca accidentale e cambiamenti climatici, e delle collaborazioni internazionali che collegano il Mediterraneo ad altre esperienze di tutela nel mondo. Ingresso gratuito con prenotazione al link: https://tr.ee/59djX8.
Firenze. All’università la conferenza “Il Tempio di Esna: Divinità e miti di un santuario egiziano di epoca romana” con Federica Pancin (università di Bologna)

Nell’ambito dei festeggiamenti per i 40 anni dalla fondazione dell’Istituto Italiano per la Civiltà Egizia (IICE), mercoledì 20 maggio 2026, alle 17, nel plesso di via Capponi 9 dell’università di Firenze, aula 13, la conferenza “Il Tempio di Esna: Divinità e miti di un santuario egiziano di epoca romana” con Federica Pancin (università di Bologna). La conferenza sarà introdotta dalla prof.ssa Gloria Rosati (presidente IICE) e moderata dal prof. Federico Contardi.
Roma. Nella chiesa di Santa Caterina de’ Funari la conferenza “Crypta Balbi. Gli spazi di condivisione. Archivi e biblioteche (Parte I)”, quarto appuntamento del ciclo di conferenze “Il Museo si trasforma” a cura di Federica Rinaldi e Saveria Petillo

Il 20 maggio 2026 si terrà il quarto appuntamento del ciclo di conferenze “Il Museo si trasforma”, dedicato alla presentazione dei cantieri del grande progetto “URBS, dalla città alla campagna romana”, a cura di Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano, e di Saveria Petillo. Appuntamento alle 17, nella chiesa di Santa Caterina de’ Funari a Roma, con la conferenza “Crypta Balbi. Gli spazi di condivisione. Archivi e biblioteche (Parte I)” in collaborazione con Istituto Romano di San Michele e Rettoria di Santa Caterina de’ Funari. interverranno: Antonio Zunno, RUP; Gabriella Musto, direttore lavori; Maria Claudia Clemente, Fabio Fumagalli, progettisti. Ingresso libero nel limite dei posti disponibili. Prenotazione obbligatoria al link: https://www.eventbrite.it/…/biglietti-il-museo-si…
Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale inaugurazione di “Paestum Smart”, il nuovo sistema integrato di videosorveglianza, digitalizzazione e servizi intelligenti all’interno dei Parchi di Paestum e Velia

La tecnologia incontra la storia, nel rispetto del paesaggio e del patrimonio. Mercoledì 20 maggio 2025, alle 10.30, al museo Archeologico nazionale di Paestum (Sa) inaugurazione di “Paestum Smart”, il nuovo sistema integrato di videosorveglianza, digitalizzazione e servizi intelligenti all’interno dei Parchi archeologici di Paestum e Velia. Un progetto innovativo che mette la tecnologia al servizio della tutela, della sicurezza e della qualità dell’esperienza di visita. Telecamere intelligenti, sistemi avanzati di monitoraggio, una rete digitale diffusa e nuove “isole smart” trasformano l’area archeologica in un modello innovativo e sostenibile, dove infrastrutture contemporanee dialogano con uno dei paesaggi archeologici più significativi del Mediterraneo in modo discreto e armonioso. Perché innovare significa anche prendersi cura del patrimonio con strumenti nuovi, capaci di proteggere il passato e accompagnarlo nel futuro.
Pompei. Doppio appuntamento al parco archeologico per il X festival dello Sviluppo Sostenibile: visite alle coltivazioni sperimentali fuori le mura del sito archeologico con gli studenti di Agraria; tavola rotonda e workshop esperienziali alla fattoria culturale e sociale

Doppio appuntamento a Pompei in occasione della decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, che su tutto il territorio nazionale coinvolge cittadini, associazioni, aziende, enti locali, scuole e università nella promozione di iniziative per diffondere la cultura della sostenibilità. Il parco archeologico di Pompei, in collaborazione con il CREA – Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria, organizza per giovedì 21 maggio 2026, dalle 10 alle 13, un’iniziativa dedicata all’agricoltura sostenibile. L’evento coinvolge gli studenti dell’Istituto Superiore “M.P. Vitruvio”, indirizzo Agraria, di Castellammare di Stabia, che avranno l’opportunità di visitare i campi sperimentali situati nell’area fuori le mura del sito archeologico, accompagnati dagli esperti del CREA, e di conoscere da vicino le attività di ricerca attualmente in corso. L’iniziativa rientra tra gli appuntamenti del Festival dello Sviluppo Sostenibile, in programma a livello nazionale dal 6 al 21 maggio, volto a promuovere una maggiore consapevolezza sui temi della sostenibilità ambientale, economica e sociale. A Pompei, le sperimentazioni attualmente in corso si concentrano sul recupero di antiche colture locali, individuate attraverso studi di etnobotanica. Si tratta di varietà vegetali naturalmente adattate al microclima dell’area vesuviana e alle caratteristiche del suolo, oggi coltivate secondo pratiche ecosostenibili. L’attività di ricerca è finalizzata all’individuazione e selezione di specie sempre più affini a quelle antiche, con l’obiettivo di ottenere varietà resistenti e in grado di affrontare le sfide legate al cambiamento climatico. Le prime colture oggetto di sperimentazione includono farro, finocchio, ceci, cipolla e zucca, già presenti nella Pompei arcaica.

L’iniziativa nata dalla collaborazione tra Parco e CREA sarà anticipata mercoledì 20 maggio 2026 (ore 10-13), da un evento tematico nella Parvula Domus di Pompei, la prima fattoria culturale e sociale in un sito Unesco, gestita dalla cooperativa sociale “Il tulipano”, sita nell’anello verde del parco archeologico. L’evento, realizzato con il patrocinio del Comune di Pompei, è stato concepito come un momento di partecipazione attiva e scambio intellettuale, articolato in due fasi principali. Si parte con una tavola rotonda ideata come spazio di dialogo strutturato tra realtà territoriali, per dare vita a un dibattito sulla sostenibilità, ambientale e sociale e sulla capacità di fare rete a partire dalle persone e dell’ambiente. Si prosegue con workshop esperienziali di ortodidattica e apicoltura didattica in occasione della Giornata mondiale delle api, laboratori creativi e motori in ambiente outdoor. Agli incontri è prevista la partecipazione di una classe di studenti del liceo classico “G.B. Vico” di Napoli e del liceo “Pascal” di Pompei percorso Tred – Transizione Ecologica e Digitale. Accanto alle iniziative sul territorio nazionale del Festival dello Sviluppo Sostenibile, si svolgono anche gli eventi organizzati dall’ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, con tappe itineranti in diverse città italiane, tra cui Milano, Bologna, Parma, Torino, Bari, Genova e Roma e, per la prima volta, anche a Bruxelles, segnando l’apertura del Festival oltre i confini nazionali.
Torino. Al museo Egizio, in presenza e on line, presentazione del libro “Giuseppe Parvis, ebanista e designer tra Egitto ed Europa nel secondo ottocento” di Manfredo Lapi Gatteschi (ETS) con Patrizia Piacentini e Cinzia Lacchia

Martedì 19 maggio 2026, alle 18, in Sala conferenze del museo Egizio di Torino, presentazione del libro “Giuseppe Parvis, ebanista e designer tra Egitto ed Europa nel secondo ottocento” di Manfredo Lapi Gatteschi (ETS) con Patrizia Piacentini e Cinzia Lacchia. L’ingresso (da via Maria Vittoria 3 M) è libero con prenotazione al link https://www.eventbrite.it/…/giuseppe-parvis-ebanista-e…. L’evento è disponibile anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. La presentazione mette al centro la vicenda personale e familiare di Parvis, mostrando come arte e imprenditoria si intreccino nella sua storia, attraverso il ritratto di un protagonista originale della cultura decorativa ottocentesca, capace di trasformare l’incontro tra mondi diversi in un linguaggio di bellezza, lusso e dialogo tra le culture. La presentazione approfondisce il gusto orientalista ottocentesco e ne legge le declinazioni tra stile neo-moresco, suggestioni turche e richiami neo-egizi. Emergono il ruolo del laboratorio cairota e la capacità di Parvis di fondere eleganza italiana, arte islamica e fascinazione per l’antico Egitto, dando spazio ai suoi stili, le sue tecniche e la qualità decorativa dei suoi arredi. Ampio spazio è dedicato anche alla presenza dell’atelier Parvis nelle esposizioni universali della seconda metà del XIX secolo, decisive per la sua affermazione internazionale. La presentazione segue poi la fortuna collezionistica delle sue opere, conservate e studiate in contesti museali di grande rilievo. Tra questi spiccano la Sala Araba del Museo Borgogna di Vercelli, il Castello d’Albertis di Genova e il Museo Stibbert di Firenze, luoghi che documentano la diffusione e la ricezione della sua produzione.
Manfredo Lapi Gatteschi, conseguita la maturità Classica presso il Liceo G. Galilei di Pisa, entra in Accademia Navale. Durante l’imbarco su unità della Marina Militare, prende parte ad attività operative ivi inclusa la missione Mare Nostrum, contribuendo al salvataggio di numerose vite umane. Dal 2014, è destinato a Roma presso Uffici di vertice e diretta collaborazione del ministro della Difesa. Attualmente è in servizio presso il Centro Alti Studi Difesa. Appassionato delle “storie di famiglia” cura e custodisce l’archivio di casa, contenente volumi, documenti e contratti a partire dal 1300, oltre a lettere e fotografie del XIX e XX sec. È Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana.
Patrizia Piacentini, socia dell’Accademia dei Lincei e dell’Accademia Ambrosiana, è professore ordinario di Egittologia e Archeologia egiziana all’università di Milano, dove è anche responsabile scientifico della Biblioteca e degli Archivi egittologici. Direttore dell’Egyptian-Italian Mission at West Aswan (Egitto), ha vinto nel 2022 il premio alla carriera “Gaston Maspero” dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres di Parigi.
Cinzia Lacchia è storica dell’arte di formazione, conservatore del museo Borgogna di Vercelli dal 2000. Ha dedicato la sua tesi di laurea e di specialità allo studio della genesi del Museo Borgogna e del suo fondatore. Ha avviato e curato il riallestimento degli ambienti della casa-museo, coordinando con i funzionari ministeriali e con uno staff di specialisti, il restauro e lo studio della “Sala Araba”. Dal 2018 è docente di storia dell’arte moderna presso l’ACME di Novara; dal 2011 al 2013 ha svolto attività di consulenza per il museo civico e Gipsoteca “L. Bistolfi” di Casale Monferrato. Socia ICOM e di varie associazioni culturali e di volontariato.

Giuseppe Parvis, ebanista e designer tra Egitto ed Europa nel secondo ottocento. Il libro si incentra sulla figura di Giuseppe Parvis (1831-1909), noto ebanista, formatosi a Torino, emigrato nel 1859 al Cairo e ivi titolare di un laboratorio per la produzione di mobili e oggetti di pregio, improntati ad un gusto orientalista (neomoresco e neoegizio) ispirati dai luoghi e dagli stili antichi, ma abilmente ideati e adattati per rispondere ai desideri di decoro e esotismo delle classi agiate europee ed extraeuropee. Presente nella maggior parte delle grandi esposizioni che si susseguono tra Otto e Novecento, vincitore di premi e di continui riconoscimenti, decoratore e arredatore di una squisita clientela di artisti e colti collezionisti, Parvis è oggi ricordato in numerose pubblicazioni sulle arti applicate del periodo, ma non è stato ancora oggetto di un contributo che ne chiarisse e individuasse lo specifico ruolo artistico. Prefazione di Michele Quaroni.
Pisa. A Palazzo della Carovana, sede della Scuola normale superiore, in presenza e live su Teams, “Scavi della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dell’Istituto Archeologico Germanico sul Campidoglio. Uno spaccato sulla storia del centro della città”, seminario a cura di Ortwin Dally, direttore dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma

Martedì 19 maggio 2026, alle 18, nella Sala Stemmi del Palazzo della Carovana, sede della Scuola normale superiore in piazza dei Cavalieri 7 a Pisa, “Scavi della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dell’Istituto Archeologico Germanico sul Campidoglio. Uno spaccato sulla storia del centro della città”, seminario a cura di Ortwin Dally, direttore dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma. Live su Teams: Partecipa alla conversazione. La conferenza presenta i risultati preliminari di un progetto di ricerca promosso dalla sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali e dall’Istituto Archeologico Germanico nel giardino dell’Istituto di Corrispondenza Archeologica e dell’ex Ospedale Teutonico, nella parte meridionale del Campidoglio. Gli scavi offrono una nuova prospettiva su alcune fasi fondamentali dello sviluppo storico e culturale di Roma: dal santuario di Giove Ottimo Massimo all’età medievale, fino al XVI e XVII secolo e all’Ottocento, quando la sommità occidentale del colle divenne proprietà della Prussia, creando le condizioni per la fondazione dell’Istituto di Corrispondenza Archeologica, predecessore dell’Istituto Archeologico Germanico.
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