Roma. A Sapienza università presentazione del primo volume dedicato agli scavi archeologici nella Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme di Francesca Romana Stasolla

Giovedì 17 settembre 2026, alle 15, nell’aula Odeion, museo dell’Arte classica, piano terra della Facoltà di Lettere e Filosofia, Sapienza università di Roma, in piazzale Aldo Moro 5, presentazione del primo volume dedicato agli scavi archeologici nella Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme di Francesca Romana Stasolla (TS edizioni). Dopo i saluti istituzionali di Antonella Polimeni, magnifica rettrice della Sapienza università di Roma; Domenico Bellato, console generale d’Italia a Gerusalemme; Fr. Francesco Ielpo ofm, Custode di Terra Santa; Mirko Tricoli, responsabile AICS Gerusalemme; Arianna Punzi, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia; interverranno Arnaldo Marcone, università Roma Tre; Vincenzo Fiocchi Nicolai, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, università di Roma Tor Vergata; Shimon Gibson, University of North Carolina; Basema Hamarneh, Universität Wien.

Copertina del libro “Hagia Polis Project. Excavations at the Holy Sepulchre in Jerusalem. Vol. 1 – Project and methodology” di Francesca Romana Stasolla

Hagia Polis Project. Excavations at the Holy Sepulchre in Jerusalem. Vol. 1 – Project and methodology / Progetto Hagia Polis. Scavi presso il Santo Sepolcro a Gerusalemme. Vol. 1 – Progetto e metodologia. Il libro inaugura una monumentale opera in più volumi dedicata allo studio scientifico e alla conservazione del santuario più venerato del cristianesimo. Esso illustra il progetto e la relativa metodologia, ripercorrendo diciassette secoli di storia racchiusi nelle pietre della Basilica del Santo Sepolcro. Grazie a una collaborazione senza precedenti tra le comunità greco-ortodossa, cattolica e armena e a un’équipe multidisciplinare composta da archeologi, ingegneri, storici ed esperti di conservazione – coordinata dalla Sapienza Università di Roma – il libro documenta l’approfondita indagine sulla pavimentazione, sulle sottostrutture e sulle infrastrutture sotterranee della basilica. Integrando scavo stratigrafico, GIS 3D, diagnostica avanzata e rigorose ricerche d’archivio, l’opera illustra la trasformazione del sito da cava e giardino a basilica imperiale e centro di pellegrinaggio di portata mondiale. Offrendo non solo nuovi dati ma anche un modello innovativo di intervento in un luogo di culto ancora attivo, questo primo volume getta le basi metodologiche e interpretative per i successivi volumi della serie.

La prof.ssa Francesca Romana Stasolla (UniRoma1)

Francesca Romana Stasolla è professoressa ordinaria di Archeologia cristiana e medievale all’università Sapienza di Roma. Fa parte dei comitati editoriali di diverse riviste scientifiche ed è membro di numerose accademie, tra cui la Pontificia Accademia Romana di Archeologia e l’Istituto Archeologico Germanico di Roma. In qualità di responsabile scientifica delle indagini archeologiche presso il Santo Sepolcro a Gerusalemme, dirige il progetto “Hagia Polis” per conto della Sapienza, sviluppando un approccio metodologico che integra scavo stratigrafico, documentazione GIS 3D, analisi interdisciplinari e una rilettura critica della tradizione storiografica su Gerusalemme. È autrice di centinaia di pubblicazioni scientifiche, tra cui monografie, articoli su riviste e contributi in volumi curati.

Villamarzana (Ro). Prima giornata di “Scavi aperti” al sito protostorico: visita guidata col prof. Michele Cupitò (UniPd), direttore dello scavo, preceduta dalla visita al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e seguita dalla visita al laboratorio temporaneo

Il 7 settembre 2026, dopo un anno di stop, è ripartita la nuova campagna di scavo al sito protostorico di Villamarzana (Ro), diretta da Michele Cupitò, professore del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova. E sono già fissate le giornate “Scavi aperti”, l’iniziativa che il 17 e il 24 settembre 2026 porta alla scoperta degli scavi di Villamarzana, a visitare il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e a seguire il laboratorio materiali allestito nel centro di Villamarzana. La nuova campagna di ricerca appena ripartita ha l’obiettivo di approfondire la conoscenza di questo grande villaggio, che tra la tarda Età del Bronzo e l’inizio della prima Età del Ferro (XIII-IX sec. a.C.) rappresentò un importante centro di popolamento, produzione e scambio. Attraverso lo scavo archeologico è possibile ricostruire progressivamente non soltanto l’organizzazione degli abitati, ma anche aspetti concreti della vita quotidiana: gli spazi domestici e produttivi, le attività artigianali, le modalità di approvvigionamento e lavorazione delle materie prime, i rapporti commerciali e le relazioni con altri territori. Lo scavo rientra nel progetto “Prima Europa. La protostoria del Polesine”, nell’ambito del più ampio programma “ArcheoPo. Archeologia in Polesine”, finanziato dalla Fondazione Cariparo e coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e il Comune di Villamarzana.

Primo Open Day dedicato allo scavo di Villamarzana giovedì 17 settembre 2026. Ritrovo alle 14 al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, nella barchessa nord di Villa Badoer in via Giovanni Tasso 1. I partecipanti saranno accompagnati dal prof. Michele Cupitò, dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, direttore dello scavo di Villamarzana. La partecipazione a “Scavi aperti” è gratuita, su prenotazione. Programma: dalle 14 alle 15,30, visita guidata al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine; dalle 15.45 alle 16.45, visita guidata allo scavo del sito di Villamarzana; dalle 17 alle 17.45, visita guidata al laboratorio temporaneo allestito in via Chiesa a Villamarzana. Per maggiori informazioni e prenotazioni è possibile contattare il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine al numero telefonico 0425 668523 o tramite e-mail all’indirizzo drm-ven.museofratta@cultura.gov.it. Biglietto d’ingresso al Museo archeologico nazionale gratuito. In caso di maltempo l’attività prevederà solo la visita al Museo e ai laboratori.

Pompei. Festa del Vino: al parco archeologico si torna a vendemmiare. Visite ai vigneti dell’area archeologica, brindisi con i vini di Feudi di San Gregorio e degustazione dell’olio IGP del Parco, Pumpaia

A Pompei si torna a vendemmiare e, con il taglio e la raccolta delle uve degli antichi vigneti dell’area archeologica, si celebra la Festa del Vino. Giovedì 16 settembre 2026, alle 16.30, al Vigneto della Casa del Triclinio all’aperto, con ingresso da piazza Anfiteatro, in occasione della prima vendemmia – frutto del progetto vitivinicolo nato dal partenariato pubblico-privato con il Gruppo Tenute Capaldo, attraverso le cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco – i visitatori potranno conoscere alcuni dei vigneti dell’area archeologica e riscoprire il legame profondo con la vite e la cultura del vino. Con la Festa del Vino, dunque, Pompei ripropone in chiave contemporanea un momento che richiama gli antichi saperi agricoli legati a Bacco, dio del vino, della vite, della convivialità e della rinascita della natura. Un tema particolarmente significativo per il Parco, che nel corso del 2026 ha dedicato diverse attività e iniziative alla dimensione dionisiaca della vita pompeiana, anche a seguito della recente scoperta, nella Regio IX, 10, del salone del Tiaso.

Uva nelle vigne del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Per l’occasione sarà previsto un brindisi con i vini di Feudi di San Gregorio e una degustazione di pane e olio IGP del Parco, Pùmpaiia, e anche di altri prodotti della Parvula Domus – Fattoria culturale e sociale del Parco, espressione della produzione agricola contemporanea sviluppata all’interno del sito archeologico. Il raccolto di quest’anno riguarda i 14 piccoli vigneti custoditi all’interno delle Domus del Parco, per una superficie complessiva di poco più di un ettaro, coltivata anche con finalità di ricerca e didattica. Con la vendemmia 2026 il progetto entra nella sua prima fase produttiva, riportando nel cuore dell’antica città un gesto agricolo che apparteneva alla vita quotidiana dei suoi abitanti e che oggi torna a essere occasione di conoscenza, ricerca e condivisione.

Il vigneto al Foro Boario di Pompei, a un passo dall’anfiteatro (foto parco archeologico pompei)

Nel corso della giornata i visitatori potranno assistere alle attività della vendemmia, partecipare alle visite ad alcuni dei vigneti dell’area archeologica e prendere parte al momento conviviale con: brindisi con i vini di Feudi di San Gregorio; degustazione di pane e olio IGP del Parco, Pùmpaiia; prodotti della Parvula Domus/Fattoria culturale e sociale del parco. La giornata sarà anche un’occasione per raccontare il progetto vitivinicolo e il lavoro di ricerca che accompagna la cura dei vigneti di Pompei. Programma visite e attività didattiche: visite ai vigneti dell’orto dei fuggiaschi e del triclinio all’aperto a partire dalle 16. Visite e attività didattiche per i ragazzi presso il vigneto del Foro Boario dalle 15, a cura del Pompeii Children’s Museum. Laboratori su prenotazione su www.pompeiichildrenmuseum.it.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale al via il ciclo di aperture straordinarie serali “Scopriamo le Collezioni del MAF” con due visite guidate a cura di Barbara Arbeid e Gregorio Aversa

Mercoledì 16 settembre 2026 il museo Archeologico nazionale di Firenze inaugura il suo ciclo di aperture straordinarie serali “Scopriamo le Collezioni del MAF”, nelle quali saranno proposte visite guidate e attività di curatori e archeologi del museo, comprese nel costo del biglietto di ingresso, per far conoscere al pubblico particolarità e sorprese delle nostre collezioni. Il MAF, con ingresso da via della Colonna 38, è aperto dalle 18 alle 22, con ultimo ingresso alle 21.15. Appuntamento alle 18 e alle 20: “Dei, devoti e sacerdoti. Il mondo degli Etruschi nelle collezioni del MAF”, con Barbara Arbeid; alle 19 e alle 21: “Tra Grecia e Magna Grecia: il fascino di una cultura”, con Gregorio Aversa.

Roma. Alle Terme di Diocleziano per i “Mercoledì al Museo”, riprende il ciclo di conferenze “Il Museo si trasforma” con l’incontro “Terme di Diocleziano. Roma prima di Roma: il nuovo Museo”

Mercoledì 16 settembre 2026, alle 17, alle Terme di Diocleziano a Roma, per i “Mercoledì al Museo”, riprende il ciclo di conferenze “Il Museo si trasforma”, coordinato da Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano, e Saveria Petillo, dedicato ai grandi lavori del progetto URBS, dalla città alla campagna romana, il progetto finanziato dai fondi del Piano Nazionale Complementare al PNRR, con interventi a cura dei gruppi di lavoro coordinati dai Responsabili dei Progetti e dai Direttori dei Lavori con la partecipazione dei progettisti e delle imprese coinvolte. Il tema del primo appuntamento di questa nuova sessione del ciclo dedicata alle Terme di Diocleziano è “Terme di Diocleziano. Roma prima di Roma: il nuovo Museo”. Ingresso libero nel limite dei posti disponibili. Prenotazione obbligatoria al link: https://www.eventbrite.it/…/biglietti-il-museo-si… Prossimi appuntamenti: 21 ottobre 2026, “Terme di Diocleziano. Le aule: restauri e allestimenti in corso”; 18 novembre 2026, “Terme di Diocleziano. Il nuovo ingresso e i nuovi percorsi di fruizione”.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la giornata di studi “Vulci a Villa Giulia. Rileggere la Tomba François nel suo contesto” a cura di Luana Toniolo, Laura Maria Michetti e Christian Mazet in occasione dell’acquisizione degli affreschi della Tomba François da parte dello Stato Italiano e della loro esposizione all’Etru

In occasione dell’acquisizione degli affreschi della Tomba François da parte dello Stato Italiano e della loro esposizione al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, mercoledì 16 settembre 2026 in sala della Fortuna al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia giornata di studi “Vulci a Villa Giulia. Rileggere la Tomba François nel suo contesto” a cura di Luana Toniolo, Laura Maria Michetti e Christian Mazet. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it

PROGRAMMA. Alle 9.30, saluti Istituzionali: Alfonsina Russo (dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale); Giuseppe Sassatelli (Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici); Luana Toniolo, Christian Mazet, Laura Maria Michetti, “Rileggere la tomba François nel suo contesto”. Alle 10, “Il contesto della Tomba François”: Alessandro Conti (Sapienza università di Roma) “La François e “le altre”. La necropoli di Ponte Rotto: topografia e architettura funeraria”; Giulio Paolucci (Fondazione Luigi Rovati), Lionel Pernet (Musée cantonal d’Archéologie et d’Histoire Lausanne) “Nuovi dati sul corredo della tomba François di Vulci”; Carmine Ampolo (Scuola Normale Superiore di Pisa) “La Tomba François e Roma arcaica, tra storia e mito”. Alle 11.30, pausa/discussione. Alle 12, “Storie di ricezione”: Laurent Haumesser (Musée du Louvre) “La tomba dei destini incrociati: la tomba François e i suoi lettori”; Maurizio Sannibale (Pontificia Accademia Romana di Archeologia) “L’ultima grande impresa di Carlo Ruspi: le copie della tomba François al Museo Gregoriano Etrusco”; Christian Mazet, Aude Mongiatti (British Museum) “Nuovi dati sugli ori della Tomba François: i gioielli Castellani del British Museum”. Alle 13.30, pausa. Alle 15, “Vulci in età ellenistica”: Anna Maria Moretti Sgubini (già soprintendente per i Beni archeologici dell’Etruria meridionale) “Esperienze di pittura parietale e scultura nelle tombe ellenistiche di Vulci”; Maurizio Harari (IUSS Pavia) “Fenomenologia della parete dipinta nella Tomba François. La grande pittura a parete all’alba dell’età ellenistica”; Enrico Benelli (università Roma Tre) “Scrivere nelle tombe. Note di epigrafia vulcente”; Alfonsina Russo (DiVA), Simona Carosi (SABAP Viterbo-Etruria Meridionale), Carlo Regoli, Carlo Casi (Fondazione Vulci) “Vulci nel IV secolo: nuovi studi e scoperte”. Discussione e conclusioni.

Cividale del Friuli (Ud). Al museo Archeologico nazionale presentazione del libro “Grimoaldo, dal ducato friulano al regno”, atti del quarto convegno del Centro studi longobardi tenutosi nel 2024 a Cividale

Martedì 15 settembre 2026, alle 18.30, al museo Archeologico nazionale di Cividale (Ud), aperto straordinariamente fino alle 23 (ultimo ingresso 22.30), presentazione del libro “Grimoaldo, dal ducato friulano al regno”, atti del quarto convegno del Centro studi longobardi tenutosi a Cividale (Villa de Claricini, 24-28 aprile 2024) che aveva affrontato gli anni centrali del VII secolo, un periodo decisivo per la formazione del primo medioevo. La figura di riferimento è il potente duca e poi re Grimoaldo, figlio di Gisulfo II e Romilda. Presentazione di Oldino Cernoia, presidente della fondazione de Claricini Dornpacher. Introduzione Angela Borzacconi, direttrice museo Archeologico nazionale di Cividale. Interventi: Attilio Vuga, sindaco di Cividale; Stefano Balloch, consigliere regionale FVG e già sindaco di Cividale; Andrea Tilatti, presidente deputazione di Storia Patria del Friuli; Gabriele Archetti, presidente del Centro studi longobardi di Brescia. Il libro raccoglie i principali orientamenti storiografici, il contesto storico generale, la biografia e l’operato del re, assieme alle strutture socioeconomiche e ai lasciti culturali, le elaborazioni artistiche, il persistere della memoria nei relitti linguistici, le tradizioni longobarde con attenzione alla realtà friulana. Dopo la presentazione, alle 20.30, è prevista una visita guidata alla sezione dei Longobardi con il direttore del museo (prenotazione consigliata).

GRIMOALDO. Dal ducato friulano al regno, a cura di Gabriele Archetti, Andrea Tilatti e la collaborazione di Oldino Cernoia. Atti del IV Convegno internazionale di studio (Cividale del Friuli – Bottenicco di Moimacco, 24-28 aprile 2024). Il quarto convegno internazionale del Centro studi longobardi affronta gli anni centrali del VII secolo, un periodo “oscuro”, ma decisivo per la formazione del primo Medioevo, della storia italica e della nascita del territorio forogiuliese, imperniata sul nome della città capo di uno dei più illustri ducati longobardi. A fare da cornice è lo scenario europeo di popoli che ne hanno caratterizzato gli sviluppi in prospettiva diacronica, con al centro il potente duca e poi re longobardo Grimoaldo. Figlio di Gisulfo II e Romilda, dopo un’infanzia in cui si distinse per il coraggio, riparò a Benevento dove ascese al vertice del ducato, respinse le ambizioni bizantine e liberò il santuario di San Michele sul Gargano. Inserendosi con destrezza nel conflitto per la successione al trono, conseguì la dignità regia a Pavia e tutte le terre longobarde, dal Nord al Sud, con lui furono riunite sotto un unico sovrano, abile nel governare le diverse regioni e nell’avvalersi di una rete di uomini a lui fedeli. Impegnato sul fronte interno al regno e ai ducati, fu attivo sullo scacchiere internazionale e in campo religioso. Mostrò tolleranza nei confronti dei cattolici, pur essendo di fede ariana, grazie all’influsso della seconda moglie e i nove “capitula” emanati a integrazione dell’Editto di Rotari documentano la sua attività legislativa. Grimoaldo morì nel 671, lasciando il trono al figlio minorenne Garibaldo che, pochi mesi dopo, venne deposto da Pertarito mentre il regno prendeva altre scelte politiche. Nel libro sono presentati i principali orientamenti storiografici, il contesto storico generale, la biografia e l’operato del sovrano, insieme alle strutture socio-economiche e ai lasciti culturali.

Miramare (Ts). A corollario della mostra “Una sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna” la conferenza “Tra meraviglia e curiosità: collezioni e musei tra il Rinascimento e Massimiliano d’Asburgo” a cura di Marianna Bressan. direttrice dei musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna. E visita guidata alla mostra

Mostra “Una Sfinge l’attrae”: testa di Sfinge di Sesostri III in siltite (Medio Regno, XII dinastia), conservata al Kunsthistorisches Museum (foto f. parenzan)

Nell’ambito della mostra “Una sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna”, allestita fino al 1° novembre 2026 alle Scuderie del Castello di Miramare (Ts) (vedi Trieste. Aperta alle Scuderie del Castello di Miramare la mostra “Una Sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna”, a cura di Massimo Osanna, Christian Greco, Cäcilia Bischoff e Michaela Hüttner: oltre cento repertitestimonianola passione per l’Egittologia nel panorama del collezionismo ottocentesco triestino – archeologiavocidalpassato), prosegue il ciclo di conferenze dedicato all’approfondimento di alcuni dei temi legati all’esposizione e alla figura di Massimiliano d’Asburgo. Il nuovo appuntamento martedì 15 settembre 2026, alle 17, nella Sala del Trono del Castello di Miramare, con la conferenza “Tra meraviglia e curiosità: collezioni e musei tra il Rinascimento e Massimiliano d’Asburgo” a cura di Marianna Bressan. direttrice dei musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna.

Prima della conferenza, alle ore 15.30, sarà possibile partecipare a una visita guidata alla mostra “Una sfinge l’attrae” alle Scuderie del Castello. La visita sarà curata dal personale del Museo e accompagnerà i partecipanti alla scoperta delle oltre cento opere esposte, tra reperti egizi e testimonianze del collezionismo ottocentesco, approfondendo il rapporto tra Massimiliano, l’egittologia e le collezioni sviluppatesi tra Trieste e Vienna. Per partecipare alla conferenza e alla visita guidata in mostra è necessaria la prenotazione, da effettuare scrivendo all’indirizzo eventi.miramare@cultura.gov.it, indicando entrambe le attività a cui si desidera prendere parte. La partecipazione alla conferenza è gratuita, mentre la visita guidata alla mostra è inclusa nell’acquisto del biglietto di ingresso ridotto alla mostra, pari a 10 euro. I posti sono limitati e la prenotazione si intende confermata esclusivamente a seguito della ricezione di una mail di conferma.

Adria (Ro). Al teatro Politeama, a conclusione di cinque giorni intensi e molto partecipati di Adrikà rassegna internazionale del cinema archeologico, proclamato il film vincitore del premio del pubblico “Città di Adria”: è il greco “L’esercito degli amanti” di Lefteris Charitos. E già si pensa alla terza edizione

Gli organizzatori di Adrikà 2026: da sinistra, Emanuela Finesso, Lorenzo Daniele, Alberta Facchi, Sandra Bedetti, Alessandra Cilio (foto graziano tavan)

Adrikà: cinque giorni di proiezioni, incontri, approfondimenti, visite guidate, spettacoli, scuola attiva, sotto lo sguardo incuriosito del Tritone a due code, conservato al museo Archeologico nazionale di Adria, simbolo e mascotte della rassegna elaborato dall’Agenzia Vassalli Associati, che ha portato fortuna. E lo dimostra la risposta di un pubblico attento, sempre partecipante, che ha sancito il successo della seconda edizione di Adrikà – rassegna internazionale del cinema archeologico Adria Delta del Po e ha convinto gli organizzatori che la scommessa/sfida del 2025 è stata ampiamente vinta. E quindi è già tempo di pensare alla terza edizione. In qualche modo lo hanno fatto capire i protagonisti di Adrikà sul palco del teatro Politeama di Adria, novità prestigiosa di questa seconda edizione. A cominciare dai direttori artistici, Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, forti dell’esperienza quindicennale a Licodia Eubea (Ct) dove curano il festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico; per passare all’organizzazione di Emanuela Finesso, presidente del circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria e giungere alla direzione scientifica di Alberta Facchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Adria, e Sandra Bedetti, archeologa. Tutti visibilmente soddisfatti e pronti migliorare e rendere più ricca la prossima edizione.

Momento atteso dell’ultima serata di Adrikà, domenica 13 settembre 2026, la proclamazione del film vincitore del premio “Città di Adria” assegnato dal voto del pubblico alla fine di ogni proiezione. A leggere la classifica finale e proclamare il vincitore è stato il direttore artistico Lorenzo Daniele.

Frame del film “Army of Lovers” di Lefteris Charitos

Al primo posto, vincitore di Adrikà 2026, con un voto di 4,72, il film “L’esercito degli amanti” di Lefteris Charitos (Grecia Austria 2025, 53’). L’esercito degli amanti porta alla luce la storia perduta del Battaglione Sacro di Tebe, un’unità d’élite composta da 150 coppie di amanti che divennero tra i guerrieri più formidabili del mondo antico. La loro vicenda riaffiora quando gli archeologi scoprono prove sepolte da secoli, rivelando un capitolo dimenticato di amore, guerra e lotta per la libertà.

Frame del film “Vitrum. Il vetro dei romani” di Marcello Adamo

Al secondo posto, con un voto medio di 4,62 su 5, il film “Vitrum. Il vetro dei romani” di Marcello Adamo (Italia 2025, 52’). Nel cuore del Mediterraneo, al largo della Corsica, riemerge dopo duemila anni un relitto romano con un carico straordinario di vetro grezzo e manufatti raffinati. Vitrum segue l’indagine di un team internazionale di archeologhe a bordo dell’Alfred Merlin, tra tecnologie avanzate e rotte antiche, per svelare il ruolo rivoluzionario del vetro nell’Impero romano e nella storia della civiltà.

Frame del film “Metabolè” di Lorenzo Scaraggi

Al terzo posto, con un voto medio di 4,46 su 5, il film “Metabolè” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2026, 65’). Una regista percorre le coste della Puglia inseguendo storie sepolte sotto la superficie. Tra Adriatico e Ionio il viaggio attraversa approdi, rovine e memorie affidate al mare. Gli incontri con archeologi e abitanti riportano alla luce tracce sommerse e identità in continua trasformazione. Il Mediterraneo diventa così un archivio vivente, dove il passato riaffiora nel presente e ogni luogo custodisce ciò che il tempo non è riuscito a cancellare.

Il giornalista Graziano Tavan ritira simbolicamente il premio “Città di Adria” (foto aurora cassetta)

A ritirare il premio, in modo simbolico, è stato chiamato sul palco Graziano Tavan, giornalista e protagonista della masterclass di domenica mattina “Quando l’archeologia fa notizia”.

Roma. Alle Terme di Traiano, sul Colle Oppio, riaperta al pubblico la galleria sotterranea con l’affresco della Città Dipinta e il Grande Mosaico, restaurati e valorizzati con gli interventi di riqualificazione nell’ambito del PNRR – Caput Mundi

Dettaglio del Grande Mosaico nella galleria sotterranea delle Terme di Traiano sul Colle Oppio a Roma (foto wps)
Il sindaco Roberto Gualtieri col sovrintendente capitolino Claudio Parise Presicce davanti all’affresco della Città dipinta (foto wps)

C‘è un nuovo tesoro da ammirare a Roma. Alle Terme di Traiano, sul Colle Oppio, torna accessibile la galleria sotterranea che conserva il Grande Mosaico e la cosiddetta Città Dipinta, dopo gli interventi di restauro e valorizzazione realizzati nell’ambito del PNRR – Caput Mundi. I lavori hanno interessato gli spazi superiori dell’esedra e la galleria sotterranea, con l’obiettivo di migliorare la conservazione, l’accessibilità e la fruizione di uno dei complessi archeologici più importanti del Colle Oppio. L’apertura al pubblico inizia in via sperimentale, solo per alcune giornate e in piccoli gruppi, per poter monitorare e valutare l’impatto della presenza antropica sulla conservazione delle delicate opere. Per il mese di settembre, a partire da sabato 12 e domenica 13 settembre 2026, la galleria sotterranea e l’esedra sono aperte al pubblico nel fine settimana con visite guidate gratuite, in lingua italiana e su prenotazione. Poi, a partire dal 2 ottobre 2026, le visite si svolgeranno dal venerdì alla domenica. Per ciascuna giornata sono previsti sei turni, alle 10, 11, 12, 13, 14 e 15 per un massimo di 15 partecipanti per fascia oraria. Prenotazione consigliata allo 060608. “Con questo intervento”, dichiara il sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri, “restituiamo alla città e rendiamo finalmente fruibile un luogo meraviglioso, nel cuore del Colle Oppio, recuperando e valorizzando testimonianze uniche della storia di Roma. Il restauro della Città Dipinta e del Grande Mosaico, insieme alle nuove scoperte emerse dagli scavi, racconta anche la straordinarietà di una città in cui ogni intervento sul patrimonio può riportare alla luce nuovi frammenti di storia e arricchire la conoscenza del nostro passato. È questo uno degli obiettivi più importanti di Caput Mundi, un programma che ci ha consentito di intervenire in maniera diffusa sul patrimonio archeologico e culturale della Capitale, coniugando tutela, ricerca e accessibilità e restituendo a romani e visitatori luoghi per troppo tempo poco conosciuti o non accessibili. Le Terme di Traiano sono un nuovo importante tassello di questo grande lavoro di cura e valorizzazione della storia millenaria di Roma”.

L’esedra delle Terme di Traiano sul Colle Oppio a Roma (foto wps)

Le Terme di Traiano furono costruite per volontà dell’imperatore Traiano su progetto di Apollodoro di Damasco, il più celebre architetto dell’epoca, e inaugurate il 22 giugno del 109 d.C. Esteso su circa 60.000 metri quadrati, il complesso sorse su un ampio terrazzamento del Colle Oppio, inglobando strutture più antiche, tra cui ambienti della Domus Aurea. Attorno al corpo termale si apriva una vasta area verde porticata, destinata non solo alla cura del corpo, ma anche allo sport, allo svago e alla cultura. L’esedra sud-occidentale delle Terme di Traiano, di circa trenta metri di diametro, conserva ancora la memoria della sua funzione culturale: le due file di nicchie erano probabilmente destinate ad armadi per libri e documenti, mentre i gradoni dovevano accogliere chi partecipava a letture e riunioni pubbliche. Davanti all’esedra correva il portico sorretto dalla galleria sotterranea che custodisce la Città Dipinta e il Grande Mosaico. Una stratificazione unica, nella quale si leggono, nello stesso luogo, le diverse fasi della storia monumentale del Colle Oppio, dall’età neroniano-flavia al grande impianto termale traianeo (I-II secolo d.C.).

L’affresco della Città dipinta nella galleria sotterranea delle Terme di Traiano sul Colle Oppio a Roma (foto wps)

Tra gli esiti più suggestivi del progetto c’è il recupero dell’affresco della Città Dipinta e del Grande Mosaico: due straordinarie opere del mondo antico che, per qualità stilistica e superficie conservata, rappresentano un unicum nel panorama archeologico romano, che il pubblico potrà adesso ammirare da vicino. Il restauro ne ha migliorato la leggibilità e la conservazione grazie a un trattamento biocida preventivo, alla rimozione dei depositi superficiali, al consolidamento e alle necessarie stuccature. La Città Dipinta è un affresco di circa dieci metri quadrati che raffigura, in una suggestiva veduta a volo d’uccello, una città cinta da mura e torri, con edifici rappresentati in prospettiva. La decorazione appartiene a un edificio precedente alla costruzione delle Terme di Traiano ed è databile al I secolo d.C.

Il Grande Mosaico nella galleria sotterranea delle Terme di Traiano sul Colle Oppio a Roma (foto wps)
Dettaglio del Grande Mosaico nella galleria sotterranea delle Terme di Traiano sul Colle Oppio a Roma (foto wps)
Dettaglio del Grande Mosaico nella galleria sotterranea delle Terme di Traiano sul Colle Oppio a Roma (foto wps)

Il Grande Mosaico è un’imponente decorazione parietale appartenente a un’ampia sala sulla quale si affaccia un ninfeo. Sulle pareti, messe in luce per circa cinque metri di altezza, il mosaico disegna una raffinata struttura architettonica identificata come una scaenae frons teatrale, articolata in due registri nei quali compaiono statue e personaggi reali. Le indagini archeologiche e l’approfondimento dello scavo, condotti nell’ambito del progetto PNRR, hanno consentito di acquisire elementi inediti sulla complessa stratificazione dell’area e di riportare alla luce un’ulteriore fascia decorata a mosaico, con una veduta di città portuale formata da una serie di edifici probabilmente affacciati sul mare e riconducibili al motivo delle cosiddette “ville marittime”. Più in profondità, al di sotto della decorazione musiva, sono stati inoltre individuati i resti di un rivestimento a grandi lastre marmoree e, al centro della parete, una nicchia, anch’essa decorata in marmo e alta circa 2,20 metri. Questi rinvenimenti permettono di ricostruire con maggiore precisione le imponenti dimensioni dell’ambiente, le cui pareti, riccamente decorate, dovevano raggiungere circa dodici metri di altezza. Anche questo complesso è databile alla seconda metà del I secolo d.C.

Il sindaco Roberto Gualtieri col sovrintendente capitolino Claudio Parise Presicce dall’alto della galleria sotterranea delle Terme di Traiano sul Colle Oppio a Roma (foto wps)
La galleria sotterranea delle Terme di Traiano sul Colle Oppio a Roma (foto wps)

Alla valorizzazione delle decorazioni e all’ampliamento degli scavi si affiancano gli interventi pensati per accompagnare il pubblico nella visita e rendere più accogliente l’intero complesso, dalla galleria alla sovrastante esedra. L’ambiente adiacente all’ingresso della galleria ospita un punto di accoglienza e un bookshop. È stata inoltre realizzata una passerella di collegamento tra le due parti della galleria, al di sopra del vano del Grande Mosaico, mentre un ampio ambiente triangolare custodisce le fistulae (tubature) in piombo appartenenti all’antica rete di approvvigionamento idrico delle Terme. Nell’area dell’esedra sono state condotte indagini sulla vulnerabilità sismica e strutturale, anche attraverso prove di carico sulla volta della galleria sottostante. Sono stati inoltre realizzati nuovi percorsi pedonali e aree di sosta panoramiche, risistemati gli spazi verdi e installato un nuovo impianto di illuminazione, destinato sia agli spazi per il pubblico sia alla valorizzazione delle strutture archeologiche. La valorizzazione dell’area comprende anche un nuovo sistema di sedute a cavea, ideato per accogliere concerti, conferenze ed eventi, un collegamento verticale meccanizzato tra il livello superiore e quello inferiore e nuovi allestimenti didattici per arricchire l’esperienza dei visitatori.