Roma. Il MIC per 15 milioni acquisisce dagli eredi dei Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani la Tomba François di Vulci, uno dei più importanti capolavori della pittura etrusca e della pittura antica. Dal 25 giugno sarà esposta al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con eccezionali prestiti da Parigi, Londra, Bruxelles, Losanna, Vaticano, Roma

Nestore, il leggendario re di Pilo ricordato da Omero: dettaglio dei dipinti della Tomba François di Vulci, ora al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto mic)
Ministero della Cultura: da sinistra, il ministro Alessandro Giuli, il direttore generale dei Musei Massimo Osanna e la direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto mic)

La Tomba François è dello Stato italiano. Con la firma dell’atto di compravendita, avvenuta venerdì 29 maggio 2026 al ministero della Cultura alla presenza del ministro Alessandro Giuli, la celebre Tomba François di Vulci entra ufficialmente a far parte del patrimonio dello Stato italiano, a 169 dalla scoperta e a più di 100 dalla manifestazione di interesse dell’amministrazione statale. Uno dei più importanti capolavori della pittura etrusca e della pittura antica sarà così definitivamente consegnato alla piena fruizione pubblica e dal 25 giugno 2026 troverà collocazione permanente al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. L’acquisizione è stata resa possibile grazie alla collaborazione degli eredi delle famiglie Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani, proprietari dell’opera e al lavoro congiunto della direzione generale Musei, diretta da Massimo Osanna e del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, diretto da Luana Toniolo. Il ministero della Cultura raggiunge così un risultato di eccezionale rilievo per il patrimonio culturale nazionale, chiudendo un percorso avviato oltre un secolo fa, quando già nel 1921 lo Stato manifestò il proprio interesse per l’acquisizione della Tomba François, e riportando sotto tutela pubblica un monumento fondamentale per la conoscenza della civiltà etrusca e dell’immaginario figurativo del Mediterraneo antico. L’operazione, del valore complessivo di 15 milioni di euro, rappresenta uno dei più importanti investimenti realizzati negli ultimi anni dal ministero della Cultura nel campo delle acquisizioni patrimoniali.

Autorità, tecnici ed esperti intervenuti alla presentazione al MIC dell’acquisizione della Tomba François: al centro il ministro Giuli (foto mic)

“L’acquisizione della Tomba François rappresenta un risultato di straordinario valore per il patrimonio culturale nazionale e testimonia l’impegno del ministero della Cultura nel rafforzare le collezioni pubbliche attraverso la restituzione alla collettività di opere fondamentali della nostra storia”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “Con questo atto lo Stato acquisisce uno dei più importanti capolavori della pittura etrusca e dell’arte antica mediterranea, consegnandolo definitivamente alla fruizione pubblica e alla ricerca scientifica. La Tomba François è una testimonianza identitaria della civiltà etrusca e del ruolo centrale che essa ha avuto nella formazione culturale dell’Italia antica. Questa acquisizione conferma la volontà del ministero di investire nella tutela, nella valorizzazione e nell’accessibilità del patrimonio culturale come bene comune e strumento di conoscenza condivisa”.

Eteocle e Polinice: dettaglio dei dipinti della Tomba François di Vulci, ora al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto mic)

Per celebrare questa importante acquisizione, il 25 giugno 2026 sarà inaugurata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia una grande esposizione dedicata alla Tomba François. Grazie alla collaborazione di alcune delle più prestigiose istituzioni museali italiane e internazionali, sarà possibile ricomporre idealmente il contesto originario del monumento. Il Musée du Louvre, il British Museum, il Royal Museum of Art and History di Bruxelles, il Musée cantonal d’archéologie et d’histoire di Losanna, i Musei Vaticani e l’Istituto Archeologico Germanico di Roma hanno concesso prestiti eccezionali che permetteranno di riunire reperti, documenti, copie storiche e opere provenienti dal corredo della tomba o connesse alla sua vicenda collezionistica. L’allestimento, concepito secondo i più avanzati criteri di accessibilità fisica e cognitiva, consentirà al pubblico di approfondire la conoscenza del monumento attraverso strumenti innovativi, tavoli tattili e contenuti in Lingua dei Segni Italiana.

Vel Saties, rappresentante della potente famiglia dei Saties, col giovane Arnza (servo o membro della famiglia): dettaglio dei dipinti della Tomba François di Vulci, ora al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto mic)

La Tomba François. Scoperta il 1° maggio 1857 dall’archeologo Alessandro François nei terreni del principe Alessandro Torlonia, nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci (Vt), la tomba – voluta dalla potente famiglia vulcente dei Saties – è scavata nel tufo e composta da trentasette pannelli dipinti e da due cippi litici rinvenuti nel corridoio di accesso lungo 31,5 metri. Realizzata tra il 340 e il 320 a.C., rappresenta una delle più alte testimonianze della pittura etrusca e, più in generale, della pittura antica giunta fino a noi. La decorazione pittorica della Tomba François, in gran parte staccata nel 1863 e portata nelle proprietà dei Torlonia, costituisce uno straordinario intreccio tra mito greco, memoria storica etrusca e costruzione dell’identità aristocratica di Vulci. Attraverso iscrizioni dipinte accanto ai personaggi, le scene permettono ancora oggi di riconoscere nomi, volti ed episodi che intrecciano storia, leggenda e rappresentazione del potere.

Il grande pannello con il sacrificio dei prigionieri troiani presso la tomba di Patroclo: dettaglio dei dipinti della Tomba François di Vulci, ora al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto mic)
Prigioniero troiano: dettaglio dei dipinti della Tomba François di Vulci, ora al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto mic)

Tra le immagini più celebri spicca il grande pannello con il sacrificio dei prigionieri troiani presso la tomba di Patroclo: al centro compare Achille, mentre il mito greco viene reinterpretato secondo la sensibilità etrusca attraverso la presenza del demone Charun, dalla pelle bluastra e armato del martello, accompagnato dalla figura alata di Vanth. Sulla parete opposta è invece rappresentata la liberazione di Celio Vibenna da parte del fratello Aulo e di Mastarna, identificato dalla tradizione con il futuro re di Roma Servio Tullio, in una scena di eccezionale importanza storica e politica. A completare il ciclo corre il più lungo fregio animalistico noto dell’antichità, popolato da grifoni, leoni, pantere, cervi, cinghiali e altre creature reali e fantastiche, testimonianza della straordinaria qualità artistica dell’opera.

Archeologia in lutto. Si è spento a 73 anni l’archeologo Giulio Ciampoltrini, per oltre 30 anni era stato funzionario della Soprintendenza Archeologica operando soprattutto a Lucca e provincia, occupandosi prevalentemente di archeologia etrusca e romana, di epigrafia tardoantica, della monetazione antica e della presenza longobarda in Toscana. Il cordoglio di colleghi e amici

L’archeologo di Giulio Ciampoltrini venuto a mancare il 30 maggio 2026 a 73 anni (foto dal profilo FB di giulio ciampoltrini)

Un altro grave lutto ha colpito il mondo della cultura. Sabato 30 maggio 2026, all’età di 73 anni, si è spento a Grosseto l’archeologo Giulio Ciampoltrini, per oltre 30 anni era stato funzionario della Soprintendenza Archeologica operando soprattutto a Lucca e provincia. Lascia la moglie Paola Rendini, anche lei archeologa. Ha operato prevalentemente in Toscana, occupandosi prevalentemente di archeologia etrusca e romana, di epigrafia tardoantica, della monetazione antica e della presenza longobarda in Toscana. È autore di oltre 400 pubblicazioni. Nato a Castelfranco di Sotto, in provincia di Pisa, il 25 settembre 1952, Ciampoltrini, dopo la laurea in Lettere conseguita all’università di Pisa nel 1975, ha proseguito la sua formazione alla Scuola di Specializzazione in Archeologia della stessa università e, successivamente, ha frequentato il corso di perfezionamento alla Scuola Normale Superiore tra il 1976 e il 1980. Oltre agli scavi, che hanno costituito il suo interesse principale, ha curato l’allestimento scientifico di mostre e musei, fra cui il museo nazionale di Villa Guinigi di Lucca.Sotto la sua direzione scientifica si ottiene la definitiva sistemazione della collezione archeologica nel 2004. Il 10 maggio 2004, insieme a Elisabetta Abela e Susanna Bianchini, ha curato la realizzazione del Convegno intitolato Nella terra del tempo. Gli scavi archeologici nel Complesso Galli Tassi di Lucca, di cui vengono pubblicati gli Atti nella Rivista di Archeologia, Storia e Costume, anno XXXIV, nn. 1-2, 2006, (ed. agosto 2006), a cura dell’Istituto Storico Lucchese. Il suo riesame dei mosaici nella chiesa dei Santi Giovanni e Reparata gli è valsa la pubblicazione nel 2005 nella rivista francese edita a Roma La mosaïque gréco-romaine. IX.Fu membro corrispondente dell’istituto nazionale di Studi Etruschi e Italici e dell’Accademia dei Sepolti di Volterra. Unanime il cordoglio tra i colleghi.

L’archeologo Giulio Ciampoltrini (foto dal profilo FB di claudio calastri)

Claudio Calastri, casa editrice Ante Quem. Certe notizie arrivano di sera, inaspettate e sgradevoli come il caldo di questi giorni. È morto Giulio Ciampoltrini, archeologo di razza, straordinario studioso della Maremma, della Lucchesia e della Toscana tutta. Ci siamo conosciuti ormai trent’anni fa, durante le sudate ore della mia tesi sull’agro di Cosa, quando ebbi modo di ascoltare da lui centinaia di racconti, spunti di riflessione, approfondimenti di ricerca, salaci punzecchiate a colleghi. Da allora non abbiamo mai smesso di sentirci e di vederci, nelle mie puntate alla Regia Soprintendenza alle Antichità della Toscana, lui e Paola sempre insieme, e in altre uscite pubbliche. Ci eravamo sentiti solo qualche settimana fa, per l’ennesimo confronto sui ruderi del Porto Cosano della Tagliata e sulla Domitiana positio a Santa Liberata; la voce era affaticata, ma non credevo, non sapevo. Spero di riuscire a portare a termine, insieme ai colleghi della SABAP Grosseto, un progetto di cui abbiamo parlato tante volte: riportare a Torre Saline alla foce dell’Albegna la magnifica statua in nudità eroica conservata ad Alberese, da lui magistralmente attribuita all’imperatore Gallieno in uno dei suoi tanti studi, rimasto fondamentale per l’archeologia di questa terra. Volevo telefonarti per parlartene, Giulio, ma non ho fatto in tempo. Un grande abbraccio a Paola.

CONFEDERAZIONE ITALIANA ARCHEOLOGI. La Confederazione Italiana Archeologi si unisce al cordoglio della famiglia per la prematura scomparsa del dottor Giulio Ciampoltrini, funzionario archeologo per oltre trent’anni della Soprintendenza Archeologica della Toscana. Nato a Castelfranco di Sotto, in provincia di Pisa, profondamente legato al suo territorio, nella sua lunga carriera ha diretto numerose campagne di scavo e di restauro, organizzato e curato mostre archeologiche e contribuito alla progettazione scientifica di musei statali (si ricordi il Museo Nazionale di Villa Guinigi a Lucca) e enti locali; è stato autore di oltre 400 pubblicazioni. Dal carattere talvolta spigoloso, era persona di grande cultura e competenza; l’archeologia toscana perde uno studioso di grande spessore.

L’archeologo Giulio Ciampoltrini (foto dalla pagina FB del maf)

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI FIRENZE. Ci ha lasciati Giulio Ciampoltrini, grande studioso, arguto, sagace e penetrante, come solo lui sapeva essere. I corridoi del museo archeologico di Firenze e dell’allora Soprintendenza, per anni hanno sentito risuonare la sua voce, sempre insieme a quella della compagna di vita e di lavoro, Paola Rendini. Lassù all’ultimo piano degli uffici di via della Pergola, in quella stanza che condividevano, si sapeva sempre di trovarli, per confrontarsi, discutere e riflettere. Grazie di tutto Giulio e un abbraccio a Paola da tutti noi.

PARCO ARCHEOLOGICO DI ROSELLE. Ci ha lasciato Giulio Ciampoltrini, già funzionario archeologo per la Soprintendenza Archeologica Toscana e appassionato studioso. Ci uniamo al ricordo e al cordoglio per la famiglia e la comunità scientifica.

MUSEO ARCHEOLOGICO E D’ARTE DELLA MAREMMA. Ci uniamo al cordoglio della comunità scientifica per la perdita di Giulio Ciampoltrini, funzionario Archeologo per oltre trent’anni della Soprintendenza Archeologica della Toscana. Sui suoi innumerevoli articoli e pubblicazioni molti di noi si sono formati durante la carriera universitaria ed hanno continuato a studiare nel loro lavoro al museo. È stato un onore collaborare con lui nel 2022 in occasione della mostra “Una terra di mezzo. I Longobardi e la nascita della Toscana”.

MUGAR – MUSEO DELLA GARFAGNANA ARCHEOLOGICA. Ciao Giulio, se gran parte delle vetrine e dei magazzini sono pieni lo dobbiamo a te. Andremo avanti cercando di studiare e valorizzare sempre al meglio il tuo lavoro.

Massimo Baldacci, pensionato UniPi. Vengo a sapere con grande dolore della morte di Giulio Ciampoltrini: ai tempi del Liceo e poi dell’Università ci siamo scambiati idee, esperienze di studio e anche scherzi e battute. Poi l’ho visto sempre più raramente, e ultimamente ci sentivamo quasi solo su Facebook. Ma abbiamo sempre mantenuto sentimenti di reciproca amicizia. Un’ altra parte della mia giovinezza che se ne va.

L’archeologo Giulio Ciampoltrini (foto dal profilo FB di cristian pardossi)

Cristian Pardossi, Castelfranco di Sotto. Lo incontrai per la prima volta agli inizi degli anni Duemila, per la presentazione di uno dei tanti volumi che Giulio ha scritto e curato per la nostra collana “DSL – Documenti di Storia Locale”, dimostrando sempre un grande attaccamento per il suo paese natale anche se la professione e la vita lo avevano portato a vivere altrove. Mi ricordo anche la battuta fulminante che mi fece, con quel suo stile e quella postura che poi avrei imparato a conoscere negli anni: “Copertina rossa e immagini in bianco e nero. Sobrio, non c’è che dire. Sembra una di quelle pubblicazioni che giravano ai tempi di Enver Hoxha”. Negli anni successivi ci è capitato più volte di ridere su questo primo incontro, che poi chissà se davvero fu quello il primo: quando ho saputo che Giulio era figlio di Rina, la signora che abitava sull’angolo tra largo Carlo Alberto e via Dante dove abitavano i miei nonni, ho pensato che sicuramente ci saremo incontrati negli anni precedenti – lui a trovare la mamma a cui era molto legato, io bambino a casa dei nonni o in giro a giocare in strada per le vie del centro. Dopo quel libro ne sono venuti altri (memore della prima battuta facevo attenzione anche alla veste grafica!), e con il passare delle pagine è aumentata anche la stima reciproca, corroborata da diverse occasioni di collaborazione – ultima per quanto mi riguarda il tentativo poi interrotto dal cambio di legislatura di mettere insieme un’opera nuova sulla storia di Castelfranco dalle origini ai giorni nostri, dove provai a coinvolgere tra gli altri anche lui. Anche quando le occasioni di incontro si sono fatte più rare quella stima non è venuta meno; in questo caso si può dire che ci è venuto in soccorso proprio Facebook, dove abbiamo potuto confrontarci su alcune questioni inerenti la storia di Castelfranco ma anche su vicende politiche più contemporanee, ognuno consapevole della differenza di opinioni che c’era tra noi. Se ne va una persona colta, un profondo conoscitore della storia antica, un archeologo appassionato e competente: sono innumerevoli gli scavi che ha promosso e a cui ha preso parte, come le persone che grazie a lui si sono appassionate e avvicinate all’ archeologia. Come ricordavo all’ inizio, tra le centinaia di pubblicazioni che ha curato, ci sono anche quelle che figurano nella collana della nostra biblioteca e che invito tutti ad andare a consultare. Ma il contributo di Ciampoltrini al suo/nostro paese non si è limitato alla produzione scritta: Giulio è stato tra i protagonisti di quella stagione – forse la più effervescente della nostra storia recente – che portò all’apertura dei nostri piccoli musei, alla ritrovata attenzione verso la storia della Chiesa “della compagnia”, all’ avvio di nuovi scavi sul nostro territorio, offrendosi più di una volta insieme a colleghi, amici e appassionati – ricordo Daniele Casini, Roggero e Gabriele Manfredini e gli altri amici del Gruppo Archeologico Valdarno Inferiore, Giancarlo Nanni, Andrea Vanni Desideri, Augusto Andreotti, Savino Ruglioni, Giacomo Buoncristiani e tanti altri – per guidare i castelfranchesi vecchi e nuovi alla scoperta della storia di questo territorio. Mancheranno la sua competenza e la sua preparazione, ma i testi e gli studi che ci ha lasciato (è un privilegio che tocca a pochi) continueranno a essere un punto di riferimento per chi vuol conoscere la nostra storia. Per questo credo che la nostra comunità gliene debba essere grata. Alla moglie, ai familiari e agli amici le mie più sincere condoglianze.

Helga Di Giuseppe, archeologa. Che grande dolore oggi appendere del tuo viaggio. Sei una delle persone che ho stimato di più in archeologia per le tue conoscenze, la tua libertà e la tua rara umanità. Un grande dolore, ma ci rivedremo per farci ancora tante risate insieme. Un grande abbraccio Giulio.

Vittorio Mascelli, museo Gregoriano etrusco-musei Vaticani. E così se ne va anche Giulio Ciampoltrini. lo voglio ricordare con queste parole che sono tra quelle più lucide che ho letto in suo ricordo. Giulio era uno studioso dai vasti interessi, capace di spaziare dagli etruschi al medioevo in un battito di ciglia, caratterizzato da una spiccata passione per i territori d’origine. La sua cifra stilistica era l’ironia, ma un’ironia non accessibile a tutti, socratica, criptica, estremamente pungente, ma mai malevola e talora incomprensibile a chi non entrava in sintonia con il suo pensiero. Ho letto con sgomento che il suo carattere è stato definito “spigoloso” ma Giulio certo non lo era. Era decisamente un uomo di carattere che però aveva dalla sua un intelletto sottile, deciso e di una inaspettata sensibilità. Sempre presente in quella sala studio adiacente al suo ufficio che in tanti anni ha condiviso con Paola, resta una delle figure indelebili della mia formazione che hanno contribuito a spronare con sarcasmo le indecisioni e le paure di noi giovani sopraffatti spesso dalle “uterine” cazziate di personaggi ambigui. Giulio aveva ben chiare le difficoltà della vita e nonostante tutto aveva sempre una parola di sarcastico conforto. Se ne va con lui un ulteriore pezzo della gioventù che ho condiviso con tanti amici e colleghi. Sarebbe bello riuscire ad esser anche solo metà di quel che è stato lui per tanti di noi. A Paola il nostro più affettuoso pensiero in questi difficili momenti.

Elena Santoro, presidente Etruria Nova onlus. Ciao Giulio, oggi l’archeologia italiana perde un grande professionista. Sei stato un punto di riferimento importante durante tutti gli anni del progetto Marsiliana.

L’archeologo Giulio Ciampoltrini (foto dal profilo FB di paolo giulierini)

Paolo Giulierini, archeologo. Ciao Giulio… oggi è un sabato veramente crudele. Non mancavi mai nella Biblioteca di via della Pergola; archeologo elegante, colto, ironico, sei stato un funzionario e uomo dello Stato modello.

Leonardo Giovanni Terreni, archeologo. Purtroppo, poche ore fa, ci ha lasciato Giulio Ciampoltrini! Un sincero amico e un grande archeologo e ricercatore. Sono costernato. Condoglianze e un abbraccio affettuoso a sua moglie Paola Rendini.

ARCHAEOREPORER. Ci sono archeologi che si identificano con una specializzazione. Giulio Ciampoltrini apparteneva a una generazione diversa: quella degli ispettori archeologi di formazione enciclopedica, capaci di muoversi con la stessa competenza tra preistoria, età etrusca, mondo romano e medioevo, leggendo il territorio nella sua lunga durata storica. Con la sua scomparsa, avvenuta nelle scorse ore, l’archeologia toscana perde una delle figure che più profondamente ne hanno segnato la ricerca e la tutela negli ultimi decenni. Per molti anni funzionario di quella che fu la Soprintendenza Archeologica della Toscana, negli uffici di via della Pergola a Firenze, Ciampoltrini è stato molto più di un ispettore. La sua presenza sul territorio, soprattutto nella provincia di Lucca ma non soltanto, ha accompagnato generazioni di archeologi, amministratori, studiosi e ricercatori. A distinguerlo era una curiosità intellettuale rara, che lo portava a interessarsi a ogni periodo storico e a ogni tipo di evidenza archeologica, senza confini disciplinari rigidi. Accanto all’attività di tutela, che svolgeva con una conoscenza diretta e capillare del territorio, Ciampoltrini ha sviluppato un’intensa attività scientifica. Decine e decine di saggi, articoli e contributi hanno documentato nel tempo scavi, ritrovamenti, interpretazioni e riletture storiche, lasciando una traccia concreta e duratura del suo lavoro. Non era il funzionario che si limitava agli aspetti amministrativi della professione: era uno studioso che trasformava sistematicamente l’esperienza maturata sul campo in ricerca e conoscenza condivisa. Per questo la sua figura ha lasciato un segno che va oltre la Soprintendenza. Le sue pubblicazioni hanno contribuito in modo determinante alla conoscenza archeologica della Toscana e il suo lavoro è stato un punto di riferimento non soltanto per i colleghi della tutela, ma anche per il mondo della ricerca universitaria e dell’accademia.

Maria Angela Turchetti, direzione regionale Musei della Toscana. Anni di Soprintendenza archeologica passati anche insieme a Giulio Ciampoltrini e a Paola Rendini… Tanti ricordi e momenti di confronto e condivisione, in biblioteca, in ufficio all’ultimo piano di via della Pergola o sul territorio orbetellano, grossetano e chiusino… Tanti studi, ovunque Giulio Ciampoltrini avesse svolto il suo lavoro da funzionario archeologo, attivissimo nell’interpretare a 360° i territori di cui si è occupato, attraversando epoche e tematiche. Ho apprezzato e ammirato la mente brillante e la vasta produzione scientifica, lo sforzo costante a pubblicare ogni scoperta archeologica anche apparentemente non eclatante… così da lasciare anche e soprattutto on line, su academia.edu. una messe importante di dati… Un pensiero e un abbraccio forte a Paola, inseparabile compagna, nella vita come nel lavoro.

Elena Sorge, funzionario archeologa sabap-pi-li. Ci ha lasciato Giulio Ciampoltrini… 15 anni di vita praticamente in comune con lui e Paola la sua meravigliosa compagna di vita e di tante opere. I nostri uffici erano separati solo da una parete e potevamo discutere anche così a distanza scambiarci informazioni e pareri. Quante discussioni… Grazie di tutto Giulio… era bello anche litigare con te.

Flavia Zisa, archeologa università di Enna. Una notizia ferale mi giunge dalla mia amata Firenze, di un maestro, amico, confidente e gentilissimo archeologo che non c’è più. È un dramma che mi colpisce profondamente.  Ci eravamo sentiti da poco, parole durissime sulle notizie siciliane dei Bronzi, come dargli torto. Sono nata archeologicamente nella sua stanza, ovvero, nella LORO stanza, perché io imparai tutto dalla moglie, Paola Rendini, allieva di Di Vita che me la presentò e che mi ha istruita nell’archeologia non accademica ma del lavoro, del materiale, degli scavi, delle prime catalogazioni, della polvere, dei magazzini e della sapienza. Li vedevo sempre insieme, nella stessa stanza di Soprintendenza in via della Pergola. Come sia stato possibile unire due persone in matrimonio, nell’archeologia e nella stessa stanza di Soprintendenza e per decenni è un mistero per tutti noi che ogni giorno si apriva quella porticina della loro stanza stracolma di fascicoli e di libri. Il mio primo incarico all’Archeologico di Firenze, sul relitto del Campese, che mi diede la gioia unica di toccare materiale arcaico da tutto il Mediterraneo, dalla Fenicia all’Etruria. Il mio cuore è stracolmo di amore e dolore, ora che ricordo. La città di Firenze, l’archeologia, i tantissimi amici e moltissimo anche io soffriamo per la mancanza di Giulio Ciampoltrini. Mai nella vita ho avuto un problema con Giulio e con la sua dolcissima moglie, ed è cosa rarissima in decenni di amicizia e colleganza. Ma quanto rispetto c’è stato!! Ringrazio Elena Sorge per avermi subito avvista.  In questi momenti, ha ragione: siamo famiglia. Distrutta.

Nicoletta Barocca, archeologa. Voglio ricordarti così Giulio Ciampoltrini, con il mare di Talamone che tanto amavi e che ogni volta commentavi con tanto amore…. Non voglio pensare che tu vada via. Fa troppo male…

Simona Pozzi, archeologa sabap-gr. Caro Giulio Ciampoltrini la Maremma ti sarà sempre riconoscente per aver contribuito allo studio del suo passato e alla valorizzazione nel suo presente. Io personalmente ti sarò sempre grata per avermi insegnato con la tua ironia e il tuo acume a vivere e amare il mio lavoro da statale. Faccio a nome mio e dei colleghi della sede della Soprintendenza di Grosseto via Mazzini, le più sentite condoglianze alla moglie e nostra collega archeologa dott.ssa Paola Rendini

Lisa Rosselli, UniPi. Che grande dispiacere Giulio… studioso validissimo ed eclettico e persona generosa.

Cinzia Murolo, Rasenna Echoes. Ciao Giulio, mi mancheranno le nostre chiacchierate etrusche…

Roberto Petriaggi, archeologo. Il mio pensiero va al caro collega e amico Giulio Ciampoltrini che, come ho appreso improvvisamente poco fa, se ne è andato, lasciandoci soli in questo mondo tribolato e disonesto, troppo angusto per il suo Spirito libero e giusto. Ora si libra, nello spazio infinito, per sempre… “nella stagione che stagioni non sente”.

Paolo Liverani, UniFi. Un collega di grande valore, una grande mancanza.

Rosario Casillo, scrittore. Credimi Giulio ti voglio ricordare con l’ultima immagine che ho di te quando t’incontrai per caso a Firenze sui lungarni. Rimanemmo entrambi sorpresi di quell’incontro e il tuo sorriso che ricambiava il mio rimarrà sempre impresso nel mio cuore. Oggi le lastre del nostro paese hanno perso una grande persona. Spero che tu sia insieme a mamma Rina e a babbo Osvaldo.

Santino Alessandro Cugno, archeologo parco Appia antica. Un grandissimo dispiacere

Anna Iliana Casini, docente. Senza di lui non avrei fatto le mie tesi…grazie Giulio! buon viaggio. Commossa.

Valentino Nizzo, Università l’Orientale. Giulio era giustamente orgoglioso delle sue pubblicazioni. Le rendeva regolarmente disponibili sul suo vivacissimo profilo academia. Spesso le raccoglieva in forma monografica con un nuovo titolo per facilitare la ricerca degli studiosi ed evitare che si perdesse tra i mille rivoli del suo sapere. Era infatti un poliedrico e prolifico studioso. Attento. Puntuale. Curioso. Originale. Pativa un po’ la sua versatilità, non riuscendo a riconoscersi in nessun specifico inquadramento disciplinare. Meriti di altri tempi. Dei funzionari di una volta. Che sapevano leggere i territori affidatigli da tutte le prospettive possibili. Giulio era così e anche molto simpatico e ironico. Almeno nel mio sentire. Le volte che ho avuto il piacere di incontrarlo e ascoltarlo.

Crotone. La chiusura del museo Archeologico nazionale prorogata al 30 giugno per ultimare gli interventi previsti dal PNRR

Screenshot

Il 2 giugno 2026 doveva essere l’ultimo giorno di chiusura, invece il museo Archeologico nazionale di Crotone resterà chiuso al pubblico fino al 30 giugno 2026. La chiusura consentirà il completamento degli interventi previsti nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), finalizzati alla rimozione delle barriere fisiche e cognitive e al miglioramento dell’accessibilità del sito.

San Casciano dei Bagni (Si). Per il 2 giugno passeggiata archeologica con l’Associazione Eutyche Avidiena al santuario etrusco-romano del Bagno Grande

Scavi archeologici al santuario etrusco-romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni (foto sabap-si)

2 giugno 2026 al Santuario Ritrovato. Martedì 2 giugno 2026, alle 17, l’Associazione Eutyche Avidiena organizza una passeggiata archeologica al santuario etrusco-romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni (Si). Il percorso dura circa 2 ore e comprende la visita alle Stanze Cassianensi, il piccolo museo allestito nell’atrio del Palazzo Comunale, e l’ingresso all’area archeologica. La strada per raggiungere il sito e per risalire in paese è abbastanza ripida, quindi si consigliano scarpe comode. Si ricorda che i reperti rinvenuti tra il 2022 e il 2024 non si trovano a San Casciano, ma sono in restauro a Grosseto. Alcuni bronzi sono invece esposti a Venezia fino al 29 settembre 2026 nella mostra “Etruschi e Veneti” a Palazzo Ducale. Per maggiori info e prenotazioni contattare 057858141, info@sancascianoliving.it, o scrivere su whatsapp a 3381547577.

2 giugno, Festa della Repubblica: musei aperti gratuitamente

Martedì 2 giugno 2026, in occasione della Festa della Repubblica, i musei e i parchi archeologici statali sono aperti gratuitamente.

Incontro di “archeologiavocidalpassato.com” con Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria (Ro), che ripercorre i duemila anni di storia della barca cucita di Corte Cavanella di Loreo (Ro): dalla sua realizzazione nel I sec. a.C. alla scoperta nel 1983, al lungo restauro, fino al nuovo allestimento con supporti multimediali dell’eccezionale reperto al MAN-Adria

La barca cucita di Corte Cavanella di Loreo (Ro) (I. sec. a.C.) nel nuovo allestimento al museo Archeologico nazionale di SAdria (Ro) (foto graziano tavan)
Ricostruzione della mansio Fossis con la darsena (foto unipd/man adria)
Il relitto Corte Cavanella II nei depositi del museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) (foto man-adria)

Ha solcato le acque dai bassi fondali di canali e lagune per molti anni nel I sec. a.C. È la barca cucita che oggi conosciamo come relitto Corte Cavanella 2. Quella barca a un certo punto fu portata in secca. E nel I sec. d.C., privata delle sponde, segate via – perciò è rimasto solo il fondo – è stata riutilizzata come passerella su una vasca per l’acquacoltura. Lì è rimasta per duemila anni fino a quando, nel 1983, è stata scoperta durante lo scavo del sito di Corte Cavanella di Loreo (Ro), un complesso edilizio plurifase di età romana situato lungo la via Popillia costiera in posizione strategica per le rotte terrestri e fluviali, identificato con la Mansio Fossis degli itinerari antichi. L’eccezionalità del relitto e il suo buono stato di conservazione convinsero gli archeologi dell’epoca a portarla nei depositi del museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) conservata in una apposita vasca, immersa nell’acqua. Quarant’anni in ammollo, fino a quando, nel 2023, l’insorgenza di muffe ha richiesto un intervento di restauro urgente, che è diventato anche l’occasione per studiare a fondo il relitto che dal 23 maggio 2026, in occasione della Notte dei Musei, è ora esposto al pubblico al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro)

Apparato multimediale del MAN-Adria: modello 3D della barca cucita di Corte Cavanella di Loreo (foto graziano tavan)

con un allestimento arricchito da un apparato multimediale pieno di informazioni, in una sezione, quella di Corte Cavanella, rinnovata per ospitare la barca cucita. archeologiavocidalpassato.com ha incontrato Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria, che prima ripercorre ai nostri lettori il ritrovamento della barca cucita di Corte Cavanella nel sito della mansio Fossis, e poi spiega cos’è una barca cucita, ricorda le lunghe fasi del restauro, e descrive il nuovo allestimento al MAN-Adria.

La barca cucita di Corte Cavanella di Loreo al momento dello scavo nel 1985 (foto man-adria)
Apparato multimediale del MAN-Adria: planimetria del sito di Corte Cavanella di Loreo con mansio Fossis e darsena (foto graziano tavan)

“Siamo qui al museo Archeologico nazionale di Adria nella sezione dedicata a Corte Cavanella di Loreo”, esordisce la direttrice Alberta Facchi. “Il sito corrisponde probabilmente alla mansio Fossis, individuata già negli itinerari antichi, nella Tabula Peutingeriana, una stazione di posta lungo la Via Popilia. Il sito fu scavato negli anni Ottanta del secolo scorso. E oltre alle strutture della mansio fu individuata anche una darsena per le barche di una notevole importanza anche strutturale. Durante gli scavi all’interno della darsena si rinvenne un relitto ligneo. Si tratta di ambienti umidi”, spiega Alberta Facchi ad archeologiavocidalpassato.com, “quindi le strutture lignee talvolta si conservano in uno stato abbastanza buono. Questa prima barca, però, fu lasciata in loco perché era in pessimo stato di conservazione. Il relitto di una seconda barca, invece, si rinvenne di reimpiego, impiegato come passerella per una struttura idraulica che forse era una vasca per l’allevamento dei pesci. Questa seconda barca, Corte Cavanella 2, di cui si è rinvenuto soltanto il fondo, fu invece asportata e negli anni Ottanta, nel 1985, fu portata in museo, all’interno di una vasca riempita di acqua, normale acqua, dove fu conservata per 40 anni. Nel 2023, in seguito soprattutto allo sviluppo di muffe, ci fu l’urgenza di restaurarla. Quindi iniziò l’avventura del restauro di questo relitto”.

“Il relitto è stato portato in museo anche perché si trattava di un reperto molto particolare”, spiega Alberta Facchi ad archeologiavocidalpassato.com. “Si tratta del fondo di una barca, probabilmente una barca anfidroma, cioè che aveva la prua e la poppa uguali, quindi una barca da canale, che ha la particolarità di essere una barca cucita, una sutilis navis (il termine latino per indicare le cuciture), in cui le assi sono state unite non con incastri né tantomeno con chiodi, bensì con cuciture di corde vegetali e calafataggio di stoppa. È una tecnica tradizionale di tutto il Mediterraneo per l’età del Bronzo e l’età etrusca fino all’età classica, praticamente. Ma una tecnica che poi si perde nel Mediterraneo a vantaggio della tecnica a tenone e mortasa, quindi ad incastro, ma rimane tradizionale solo nell’Alto Adriatico, cioè in questa zona ricca di lagune, canali, fiumi, un ambiente anfibio. È una barca cucita, una nave cucita anzi, quella rinvenuta a Comacchio di età Giulio-Claudia, che è lunga 20 metri. È cucita un relitto che proviene dal fiume Stella, ma anche una barca dell’età del Bronzo rinvenuta a Zambrattia (vicino a Umago) e adesso al museo di Pola. 

Relitto di Corte Cavanella di Loreo: dettaglio delle cuciture (foto graziano tavan)

“Quindi un reperto eccezionale per la tecnica carpentieristica navale – continua Alberta Facchi – e perché racconta della vita di queste zone in età antica, ma che in fondo era la vita anche di queste zone fino a pochi decenni fa. È una tecnica, quella delle barche cucite, anche molto facile da riparare. Questo relitto mostra numerose riparazioni fatte in antico, sempre con la stessa tecnica. Quindi quando si vedono fori al di là delle assi, quindi all’interno delle assi, vuol dire che i proprietari avevano proceduto con la riparazione di fratture e buchi, proprio, con la medesima tecnica che era veramente semplicissima: si aveva bisogno solo di un trapano, di corda e di un po’ di stoppa, e di pece – ovviamente – per fare l’ultima impermeabilizzazione.

Una fase dei restauri del relitto di Corte Cavanella di Loreo (foto man-adria)

“Ovviamente dopo 40 anni in acqua e dopo 2000 anni in scavo – ricorda Facchi -, la barca è stata sottoposta a restauro. In occasione del restauro sono state fatte anche analisi ai legni (si tratta di due assi di cipresso e quella in mezzo è invece un’asse di abete) ed è stato effettuato il Carbonio 14. Il C14 ha dato una datazione tra il II e il I secolo a.C. che però non è concorde con la datazione della mansio che invece risale al I sec. d.C. Ricordiamo però che la barca era in riutilizzo, in reimpiego. Quindi questo gap di 50 anni, considerato l’uso della barca e il suo riuso, può essere forse spiegabile proprio così. Si tratta quindi di un qualcosa che era stato conservato dalla fase precedente della mansio, che si sa che esisteva, e poi reimpiegato proprio come passerella.

Barca cucita di Corte Cavanella di Loreo: consolidamento in vasca con immissione di peg a flusso moderato (foto man-adria)
L’inserimento dei frammenti della barca cucita di Corte Cavanella nel liofilizzatore a Torino (foto man-adria)

“Il restauro, realizzato grazie al programma Restituzioni di Intesa Sanpaolo e con il sostegno anche di Fondazione Cariparo, è stato molto lungo. Ha comportato un anno di consolidamento attraverso il PEG, quindi con il polietilenglicole, un anno in cui la barca è rimasta nei depositi del museo con una soluzione sempre più concentrata di PEG. E poi l’ultima asciugatura è stata fatta con un liofilizzatore. Quindi la barca è stata portata a Torino in questi grandi liofilizzatori della Criofarma per essere asciugata del tutto. Si è poi passati alla fase di restauro vero e proprio, quindi di unione e di stuccatura dei frammenti di barca. Il tutto è stato seguito dalla restauratrice Ilaria Bianca Perticucci e dalla sua società.

Museo Archeologico nazionale di Adria: inaugurazione della sezione di Corte Cavanella con la barca cucita. Da sinistra, Daniele Ferrara, direttore regionale Musei nazionali Veneto; Alberta Facchi, direttrice Man-Adria; Massimo Barbujani, sindaco di Adria; Pako Massaro, direttore Ente Parco Delta del Po Veneto; Antonio Giolo, Consigliere di amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; Silvia Foschi, Head of Patrimonio Storico Artistico e Attività Culturali di Intesa Sanpaolo (foto man-adria)

“Quindi noi oggi – conclude Facchi – possiamo fruire di questo reperto ancora fragilissimo, che deve essere tenuto all’aria per non avere fenomeni di condensa, e in ambiente controllato. Il nostro museo è un museo nazionale, quindi sappiamo che verrà ben controllato quotidianamente dal personale del museo. Per l’occasione è stata riallestita l’intera sezione del museo dedicata a Corte Cavanella proprio per ospitare la barca. Quindi è stato creato questo allestimento, grazie a un finanziamento del parco del Delta del Po; un allestimento proprio alla portata di tutti, con dei dissuasori per non far toccare la barca, con apparati multimediali di ultima generazione realizzati anche con la collaborazione dell’università di Padova. Ecco allora un allestimento moderno di un qualcosa di molto antico che speriamo d’ora in poi piaccia ai visitatori”.

Taormina (Me). Al via la stagione estiva 2026: aperture serali al Teatro Antico. Ecco le date

Al via la stagione estiva 2026 del Teatro Antico di Taormina (Me) con il calendario delle aperture serali annunciato dal parco archeologico Naxos Taormina che consente una fruizione ampliata e suggestiva del proprio patrimonio monumentale, dal mese di giugno a settembre 2026. Ecco le date: 1, 2, 3, 4, 5, 23 e 28 giugno 2026; 1, 2 e 13 luglio 2026; 3, 14, 15, 16, 17, 23 e 31 agosto 2026; 20, 27 e 28 settembre 2026. In questi giorni il sito archeologico rimarrà accessibile al pubblico con orario continuato dalle 9 alle 24. E per garantire un’ottimale gestione dei flussi dei visitatori, l’ultimo ingresso sarà alle 23.

Cultura in lutto. Si è spento a 69 anni Michele Lanzinger, geologo e antropologo, protagonista della cultura scientifica italiana e visionario ideatore e direttore del MUSE, e presidente di ICOM Italia. Unanime il cordoglio non solo da enti e istituzioni trentine, ma anche da musei, istituzioni e colleghi da tutta Italia

Michele Lanzinger, ideatore e direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto muse)

Cultura in lutto. Sabato 30 maggio 2026 si è spento a 69 anni, per una malattia incurabile, a Trento, dove era nato l’11 febbraio 1957, Michele Lanzinger, protagonista della cultura scientifica italiana e visionario ideatore del MUSE. Geologo e antropologo, è stato fondatore e direttore dal 2013 al 2024 del MUSE di Trento dopo essere stato dal 1992 direttore del museo tridentino di Scienze naturali. Dal 4 dicembre 2022 è stato presidente di ICOM Italia. Lascia la moglie Giuliana, e i figli Sofia e Leonardo. Unanime il cordoglio non solo da enti e istituzioni trentine, ma anche da musei, istituzioni e colleghi da tutta Italia.

Michele Lanzinger, ideatore e direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto muse)

MUSE – MUSEO DELLE SCIENZE. Il MUSE piange la scomparsa di Michele Lanzinger: protagonista della cultura scientifica italiana e visionario ideatore del MUSE. Il Presidente e tutto il Consiglio di Amministrazione, la Direzione e la grande comunità del MUSE – Museo delle Scienze di Trento si stringono alla moglie Giuliana, ai figli Sofia e Leonardo e a tutta la famiglia nel dolore per la scomparsa di Michele Lanzinger, storico direttore del Museo, nonché figura di assoluto rilievo nel panorama culturale e museale italiano e internazionale. Michele Lanzinger non è stato semplicemente un direttore: è stato il motore di una profonda metamorfosi culturale della nostra istituzione museale. Sotto la sua guida lungimirante e visionaria, il Museo Tridentino di Scienze Naturali si è trasformato nel MUSE, un’eccellenza capace di coniugare rigore scientifico, partecipazione, architettura d’avanguardia e un dialogo costante con il territorio, le istituzioni e la società. Grazie alla sua visione, il MUSE è diventato un punto di riferimento internazionale, un successo testimoniato anche dai suoi prestigiosi ruoli pubblici tra cui la presidenza di ICOM Italia, ANMS – Associazione nazionale Musei scientifici, e la partecipazione ai comitati direttivi di Ecsite, European network science centres & museum e International Council Museum – ICOM. La sua inesauribile curiosità intellettuale e la sua profonda cultura hanno ispirato generazioni di museologi, studiosi, ricercatori e divulgatori. Oggi tutto lo staff del museo piange un leader autorevole, sempre disponibile all’ascolto e al dialogo, una guida e un’instancabile fucina di idee, con una passione contagiosa per la conoscenza. Grazie Michele da tutte e tutti noi.

Michele Lanzinger con l’attuale direttore del MUSE Massimo Bernardi (foto muse)

Massimo Bernardi, direttore del MUSE. “Sulle competenze di Michele, la sua fine arte oratoria, la logica ferrea e la capacità di visione, le mie parole non potranno aggiungere molto a quanto già in queste ore è stato scritto nel ricordarlo. Dal web alla carta stampata, alle centinaia di messaggi giunti al museo, emerge coralmente l’immagine di un pensatore che ha segnato la storia culturale in Trentino, in Italia e oltre i confini nazionali. Un pensatore e, al contempo, un uomo del fare, e i musei sono proprio questo: luoghi in cui le idee si concretizzano in spazi, oggetti, allestimenti, attività. Michele era un maestro di quest’arte che chiamiamo mediazione museale, arte che ha studiato e sviluppato, dai viaggi nei musei di mezzo mondo alle notti trascorse a leggere e scrivere. “Ieri sera ho buttato giù due pensieri”, ci diceva al mattino in museo, e solitamente di trattava di articolate formulazioni di visioni lontane, spesso stupefacenti, che si facevano prossime, traducendo temi complessi in allestimenti, proposte educative, eventi.

“Michele ha sempre visto oltre, ha sempre guardato nel futuro e non di rado ci siamo sentiti piccoli di fronte a un cervello che, con tutta evidenza, lavorava più rapidamente e con maggiore ampiezza del nostro. Michele aveva una conoscenza profonda dei suoi temi cari, paleoantropologia e museologia in primis, ma ancora più spiccatamente, nelle riunioni e nei confronti cui ci invitava, emergeva quella sua mirabile capacità di connettere elementi apparentemente distanti. E quando quegli elementi erano dinamici, in movimento, in fuga verso il futuro, ecco che Michele diventava impareggiabile. Quella straordinaria capacità di cogliere i mutamenti, di individuare i processi in corso, di cogliere dinamiche evolutive anche distanti – come un marinaio sulla prua di una nave – era un tratto distintivo della sua poliedrica mente. Una testa in grado di dissezionare, organizzare e ricomporre il sapere in movimento, una “testa ben fatta”, come avrebbe detto un altro grande pensatore del quale abbiamo spesso parlato, Edgar Morin, scomparso solo poche ore prima di Michele.

“Ma da qui, dalla sua scrivania, dal “suo” museo che anche oggi riecheggia di voci gioiose, di sguardi meravigliati e di menti curiose, più di tutto risuonano – un concerto per viola, come quella che suonava e sovente rendeva parte di metafore e paragoni – le sue esortazioni a sperimentare, quel suo costante invito a provare, lavorando con le briglie della creatività sciolte, pronto a cogliere i segnali – spesso malfermi, in movimento – di quelle idee che avrebbero potuto diventare progetti innovativi per il nostro museo. Nei formali consessi internazionali, nelle riunioni del lunedì mattina, tanto quanto nelle nostre sale espositive o nelle passeggiate in montagna, Michele ci ha insegnato a dare del tu alla cultura, promuovendo quella confidenza verso la conoscenza che, prima di essere formulata in strumenti di divulgazione scientifica, doveva essere nostra vicina, confidente, amica. E quel dare del “tu”, quel modo competente ma leggero di fare, è diventato modus operandi e tono di voce di un’intera istituzione, radicata nella ricerca e orientata alle persone alle quali, anche domani, daremo, con un sorriso, del tu, come ci hai insegnato. Grazie, Michele”.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto vadalà/muse)

COMUNE DI TRENTO. Addio a Michele Lanzinger, il cordoglio del sindaco e di tutta la città. È un lutto grande quello che oggi è calato sulla città di Trento. Se ne è andato Michele Lanzinger, geologo, antropologo, soprattutto direttore e fondatore del Muse, l’istituzione che più di ogni altra ha democratizzato la scienza senza mai banalizzarla, incantando bambini, adulti, anziani con le meraviglie della natura e degli astri. Dai laboratori alle nanne al museo alle grandi mostre, Lanzinger ha fatto sì che il Muse non fosse una vetrina di oggetti più o meno rari, ma una macchina culturale potente, in grado di sensibilizzare la cittadinanza su temi importanti come la sostenibilità e il cambiamento climatico. Così lo ricorda il sindaco Franco Ianeselli: “Michele è stato non solo un direttore di museo, ma un punto di riferimento per la città, uno scienziato gentile e preparatissimo, un divulgatore affascinante, uno studioso rigoroso. Da sindaco c’è una sua esortazione che porto con me: ogni progetto, ogni azione per la città, pensateli in nome di chi deve ancora nascere. Cercheremo di tenere a mente le tue parole, Michele. E grazie di tutto”.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto prov-aut-tn)

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO. Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, l’assessore provinciale alla cultura, Francesca Gerosa, esprimono a nome dell’intera Giunta, della dirigenza, della Provincia e dei musei provinciali il più profondo cordoglio per la scomparsa di Michele Lanzinger, geologo, paleoantropologo e figura di assoluto rilievo nel panorama culturale e scientifico nazionale e internazionale. “Con Michele Lanzinger il Trentino perde non solo uno scienziato di straordinario valore, ma un visionario capace di trasformare radicalmente il modo di fare divulgazione nel nostro Paese – dichiara il presidente Fugatti – il suo nome resterà indissolubilmente legato alla storia del MUSE, che ha guidato con lungimiranza dal 1992 al 2024. È stato lui il motore che ha traghettato l’istituzione verso la nuova, iconica sede progettata da Renzo Piano nel 2013, posizionando il museo ai vertici d’Europa per innovazione e visitatori”. “Con la sua competenza e la sua totale dedizione al bene pubblico, Lanzinger ha segnato in modo indelebile il nostro territorio, rendendo le istituzioni culturali luoghi aperti e capaci di dialogare con la società contemporanea – aggiunge l’assessore Gerosa – la sua autorevolezza professionale, unita a una rara capacità di costruire relazioni e progettualità condivise, lo hanno reso un interlocutore prezioso. Per queste ragioni, di recente, avevamo voluto affidargli con entusiasmo la presidenza del Conservatorio ‘F.A. Bonporti’ di Trento e Riva del Garda, certi che la sua sensibilità potesse accompagnare questa eccellenza in una nuova fase di sviluppo”.

FONDAZIONE MUSEO CIVICO DI ROVERETO. Ci ha lasciato Michele Lanzinger. Una persona rara, in cui convivevano la visione e il pragmatismo: capace di immaginare il futuro e, allo stesso tempo, di costruirlo. Ha contribuito a rendere il MUSE il museo scientifico più innovativo d’Italia, guardando sempre oltre, a ripensare il ruolo dei musei nella società contemporanea. Come presidente di ICOM Italia ha portato avanti un’idea di musei come luoghi di partecipazione, di domande, di responsabilità verso il presente e il futuro. La sua non era solo la visione di un direttore illuminato, ma una convinzione profonda sul mondo dei musei, che ci ha trasmesso, e che non tornerà indietro. Chi lo ascoltava capiva che la scienza e la natura per lui non erano un mestiere. Erano una necessità. Con lo sguardo sempre proiettato in avanti: a progettare, a insistere su idee nuove, a spingere verso ciò che ancora non c’era. Ci mancherà come guida, come riferimento, come voce autorevole e appassionata di un mondo museale che ha contribuito a trasformare. Un pensiero e le nostre più sentite condoglianze vanno alla famiglia. I colleghi e le colleghe del Museo Civico di Rovereto

SAT SOCIETÀ ALPINISTI TRIDENTINI. Grazie Michele Lanzinger, protagonista della cultura scientifica trentina e instancabile promotore della conoscenza, della sostenibilità e della tutela dell’ambiente. Nei valori che hai saputo trasmettere attraverso il MUSE ritroviamo molti dei principi che guidano da sempre il nostro impegno per la montagna. La tua eredità continuerà a indicare la strada a chi guarda al futuro con responsabilità e rispetto per il territorio.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto trento film festival)

TRENTO FILM FESTIVAL. Il Trento Film Festival si unisce al cordoglio della famiglia, di colleghe e colleghi e di tutta la comunità del MUSE per la scomparsa di Michele Lanzinger. Per il nostro Festival Michele è stato molto più di un interlocutore autorevole: è stato un compagno di strada. Insieme abbiamo condiviso progetti, idee e riflessioni che hanno fatto dialogare scienza, ambiente, montagna e società, con uno sguardo sempre aperto al mondo e profondamente radicato nel nostro territorio. Ci mancheranno la sua curiosità, la sua capacità di creare connessioni e la generosità con cui ha sostenuto il confronto culturale. Grazie, Michele, per il cammino condiviso.

Alberto Pattini, Trento. Abbiamo giocato insieme da bambini. Abbiamo fatto l’università a Ferrara insieme. Sotto la tua regia abbiamo realizzato con grande successo la mia mostra fotografica e poetica “Fiume che cammina” al Muse nel 2017. Ci siamo incontrati insieme nella malattia. Buon viaggio caro Michele Lanzinger, per tanti sei stato un grande direttore del Muse. Condoglianze alla famiglia.

Marco Albino Ferrari, giornalista e scrittore. Una brutta notizia serpeggia in queste ore tra chi si occupa di scienza e cultura, di musei e di formazione. Ci ha lasciato Michele Lanzinger, geologo, paleoantropologo, fondatore e ideatore nel 2013 – insieme a Renzo Piano – del MUSE (Museo delle Scienze di Trento). Aveva 69 anni e da tempo lo funestava una malattia incurabile. Ci sono persone che pur rifuggendo con elegante discrezione dai riflettori riescono a lasciare un’impronta sulla vita culturale di un’intera comunità. Persone che ci sono, anche se non le vedi. Lanzinger era uno di questi. La sua vita è stata una continua ricerca del senso da dare a quell’oggetto un po’ austero e autoreferenziale che chiamiamo museo: non più scatola per conservare sottovuoto e in bell’ordine le collezioni, ma luogo vivo, pulsante di energia, dove fuori dalla porta si allungano code di ragazzi assetati di sapere. Lanzinger ha sviluppato, fino ai limiti, quella tendenza della museografia scientifica già in atto dagli anni Ottanta, che prevede il museo come macchina complessa, aperta a sedi esterne, promotrice di ricerca, di tutela, pungolo alla politica.

Vuoi saperne di più sulle ultime novità nel rapporto tra uomo e orso? Vai al MUSE. Vuoi capire il fenomeno delle stelle cadenti? Vai al distaccamento del MUSE alle Viote, dove si trova la Terrazza delle stelle. Un MUSEO scientifico, secondo Lanzinger, deve assumere il passo dei nostri nonni illuministi, che osservavano senza barriere disciplinari, senza costrizioni prospettiche. Sempre alla ricerca di uno sguardo onnivedente. Come quando, lui appassionato violista, ha sostenuto il progetto Anima, la realizzazione del quartetto d’archi con il legno dell’Avez del Prinzep, l’abete bianco più alto d’Europa schiantato durante una tempesta di vento. Sotto la sua guida, il MUSE di Trento è diventato il capofila di questa idea di divulgazione, in compagnia per esempio del Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, e il Museo Galileo di Firenze. Ciao caro Michele, grazie per quanto hai fatto.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto ICOM)

ICOM. Ci ha lasciati Michele Lanzinger, presidente di ICOM Italia dal 2023 al 2025. Oltre che indimenticato direttore del Muse di Trento, Michele ha ricoperto molti ruoli di prestigio in Comitati nazionali e internazionali e i suoi ultimi interessi riguardavano i musei del futuro. Futuro che per lui è stato interrotto troppo presto, lasciando nella comunità di ICOM un grande vuoto. Abbiamo perso un amico e un punto di riferimento. Le nostre più sentite condoglianze alla moglie Giuliana e ai figli Sofia e Leonardo.

Alberta Campitelli, storica dell’arte. Il coordinamento Icom Lazio si unisce alla grande famiglia nella tristezza per la perdita di Michele Lanzinger, grande amico, non solo eccellente studioso, direttore del MUSE e già presidente di ICOM Italia…ciao Michele, abbiamo fatto tanta strada insieme e continueremo anche per te ovunque tu sia…un abbraccio alla famiglia…

Giuliana Ericani, archeologa. Una grande perdita per tutti noi di ICOM, per la sua visione e per la consuetudine di affetto che ci legava. Ciao Michele! Ci siamo conosciuti che stavi progettando il MUSE ed io ero appena arrivata a Bassano, a Firenze alla mia prima Assemblea di ICOM. Mi sentivo, allora, come per molti anni a venire, come una scolaretta che dalle tue parole, vedeva nei musei un mondo nuovo…La nostra lunga chiacchierata la scorsa estate, quando pensavi di prendere il posto di membro italiano in ICOM Europe è stata una lunga condivisione del ruolo di ICOM Europa nella cultura europea. Tanti anni di lavoro comune a distanza…finito per te troppo presto…ci mancheranno le tue lunghe relazioni che ci aprivano panorami e relazioni diverse… ma sono sicura che continuerai a seguirci…

Michele Rota, architetto. Ci ha lasciato Michele Lanzinger, e quanto abbia toccato la vita professionale e personale di moltissimi lo leggiamo in post, articoli e centinaia di messaggi, che attraversano l’Italia e l’Europa. Ho sempre pensato che appartenesse a quella categoria di persone che piegano la realtà per realizzare cose ben fatte, con la forza della visione, del credere e del fare. L’ho conosciuto durante il riallestimento del Lotto XIV al MRSN di Torino (grazie a Luca Dal Pozzolo), nel periodo in cui stava per aprire quella meraviglia straordinaria che è il MUSE e dopo qualche anno ha scritto una generosa prefazione a un mio libro, che valeva in contenuti più del libro stesso. Da lì sono partite tante idee e progetti con al centro la sostenibilità e l’ecologia. Mi ha coinvolto nel Gruppo di Lavoro di ICOM Int. per la sostenibilità, e su quella base ne ha voluto creare uno anche in ICOM Italia, che facesse da ponte per il dialogo e lo scambio delle iniziative. Attorno a questi progetti ci sono tantissime persone e istituzioni che si impegnano verso quegli obiettivi. Non ultimo il progetto in cui credeva tantissimo per ragionare sui musei dei futuri, sulla loro responsabilità verso il mondo, con Ecosistema Futuro, ASviS – Alleanza italiana per lo Sviluppo sostenibile e ICOM Italia, che voleva traghettare in Europa. Teneva insieme idee e persone e desiderava allargare la scala dei progetti in una cassa armonica di reti di collaborazione. Nel mio personale ricordo ci sono innumerevoli messaggi, anche solo di pochi giorni fa, risposte, idee che diventavano domande, che a sua volta diventavano progetti. Sempre con entusiasmo. Così funzionava, e così lo ricordo, in quel filo continuo di scambi in cui la conversazione era costruzione. Sapeva ascoltare davvero, credo una capacità dei musicisti, e prendeva le tue idee sul serio e le restitutive arricchite. Ti sono grata di tutto questo, per la fiducia, l’incoraggiamento e l’invito alla calma. Nelle riunioni, come sempre dopo qualche battuta iniziale, poi diceva… dai dai mettiamoci al lavoro. Ci lasci un compito non facile di tenere sempre lo sguardo alto e gentile, tu continua ad ispirarci. Ne abbiamo bisogno. Mancherà tantissimo. Riposa in pace caro Michele. Un caro pensiero alla moglie Giuliana e alla sua famiglia.

I-MUV VERONA. Con profondo cordoglio apprendiamo della scomparsa di Michele Lanzinger, con cui abbiamo avuto il privilegio di collaborare in diverse occasioni. Rimarranno comunque per sempre il valore della sua visione, il suo impegno e il ricordo umano e professionale che lascia alla comunità, dei musei e della cultura. Ci uniamo al dolore della famiglia e di chi gli ha voluto bene.

Matteo Rapanà (MAG museo dell’alto Garda). Il mondo museale italiano e la comunità trentina perdono un gigante, un grande visionario che ha avvicinato il Museo alla gente, senza mai banalizzare i contenuti scientifici e culturali. Ricordo Michele con grande stima nella mia prima esperienza nel mondo nella cultura nel 2006, quando ero operatore in quello che era il Museo Tridentino di Scienze Naturali, e soprattutto in questi anni al MAG in cui, come guida e collega, ha sempre dimostrato grande sensibilità e attenzione sulle problematiche dei piccoli musei (anche se questa definizione proprio non gli piaceva). Ci mancherai caro Michele.

MUSEO EGIZIO TORINO. Il Museo Egizio si stringe alla famiglia nel ricordo di Michele Lanzinger, grande studioso e direttore visionario, punto di riferimento per la cultura italiana e internazionale.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto opd)

OPIFICIO DELLE PIETRE DURE. La soprintendente Emanuela Daffra e il personale dell’Opificio delle Pietre Dure si uniscono al cordoglio della famiglia e dei colleghi per la prematura scomparsa di Michele Lanzinger, storico ideatore e direttore del MUSE di Trento, nonché presidente di ICOM e figura di assoluto rilievo nel panorama culturale italiano e internazionale. Lo ricordiamo tutti con affetto e con profonda stima per il suo operato.

Diego Galizzi, direttore Imola Musei. Sentiremo molto la mancanza di Michele Lanzinger, persona di rara competenza, visione e umanità. Quasi vent’anni fa in una cena insieme mi fece innamorare del “suo” progetto del Muse di Trento, ma più in generale mi ha fatto capire che lavorare nei musei vuol dire passione. Grazie di tutto Michele.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto lubec)

LUBEC LUCCA BENI CULTURALI. Ci uniamo al cordoglio per la scomparsa di Michele Lanzinger, figura di riferimento per la cultura scientifica, la museologia e l’innovazione dei musei in Italia. Nel corso degli anni ha portato il suo contributo anche a LUBEC Lucca Beni Culturali, in particolare nei confronti dedicati al futuro dei musei, all’esperienza culturale, al digitale e alle nuove responsabilità delle istituzioni culturali. Lanzinger ha sempre sostenuto l’idea che l’innovazione dovesse essere uno strumento per rafforzare la capacità dei musei di produrre conoscenza, consapevolezza e cittadinanza. La sua presenza è stata quella di un interlocutore autorevole, capace di tenere insieme visione scientifica, attenzione pubblica e consapevolezza del ruolo sociale delle istituzioni culturali. Lo ricordiamo con gratitudine per il valore del suo pensiero e per il contributo dato al dibattito nazionale sulla cultura come spazio di conoscenza, accessibilità e innovazione. Lo ricordiamo e lo ricorderemo sempre per la sua umanità, il suo sguardo sorridente e la sua sensibile intelligenza, un uomo che sapeva guardare avanti portandoti con sé.

Giulia Dionisio, museo Archeologico nazionale di Firenze. Una triste notizia…

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto m-n-umbri))

GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA. I Musei Nazionali di Perugia-Direzione regionale Musei nazionali Umbria si uniscono al cordoglio per la perdita di Michele Lanzinger, che ha contribuito in modo profondo al rinnovamento del sistema museale italiano con intelligenza e straordinaria capacità di visione.

MUSEO NAZIONALE ROMANO. Il Museo Nazionale Romano si unisce con profondo cordoglio al dolore per la prematura scomparsa di Michele Lanzinger. In questo momento di grande tristezza, la Direzione e tutto il personale del Museo esprimono la più sentita vicinanza e il proprio affetto alla moglie, ai figli e alla famiglia.

Chiara Valdambrini con Michele Lanzinger (foto da profilo FB valdambrini)

Chiara Valdambrini, archeologa. Apprendo con grande dispiacere della scomparsa di Michele Lanzinger. L’ho conosciuto tramite Maurizio Vanni, attraverso “Museologia del presente”, un libro che ci ha uniti nel dibattito e nella riflessione. Qui siamo a Bari, durante una delle tappe del tour di presentazione, dove ho poi avuto l’opportunità di apprezzare la persona, la grande persona che era: generosa, disponibile e profondamente appassionata. Il suo ricordo e il suo contributo umano e culturale resteranno vivi in quanti hanno avuto il privilegio di incontrarlo. Con sincera partecipazione al dolore dei suoi cari. Ciao Michele.

Gianfranco Calandra, Muciv. È stato un onore lavorare con lui.

PARCHI ARCHEOLOGICI DI CROTONE E SIBARI. Esprimiamo il nostro cordoglio per la scomparsa di Michele Lanzinger. Già direttore del MUSE, presidente di ICOM Italia e dell’Associazione Nazionale Musei Scientifici, Lanzinger ha contribuito a rinnovare profondamente il mondo dei musei, promuovendo una visione aperta, partecipata e contemporanea delle istituzioni culturali. Alla sua famiglia va il nostro pensiero e le nostre più sentite condoglianze.

FONDAZIONE IDIS – CITTÀ DELLA SCIENZA. Con profondo dolore apprendiamo della scomparsa di Michele Lanzinger, figura di straordinario rilievo nel panorama museale e scientifico italiano. La Fondazione IDIS – Città della Scienza e tutta la sua comunità esprimono le più sentite condoglianze alla famiglia, ai colleghi, agli amici e a quanti hanno condiviso con lui percorsi di ricerca, innovazione culturale e impegno civile. Michele Lanzinger ha contribuito in modo decisivo a ridefinire il ruolo dei musei scientifici contemporanei, interpretandoli non soltanto come luoghi di conservazione e divulgazione del sapere, ma come spazi di partecipazione, educazione e costruzione di una più ampia consapevolezza collettiva. Geologo e paleoantropologo di formazione, ha guidato per oltre trent’anni il Museo Tridentino di Scienze Naturali e ha ideato e accompagnato la nascita del MUSE – Museo delle Scienze, uno dei più significativi progetti museali europei dedicati al dialogo tra scienza, ambiente e società. Nel corso della sua attività professionale ha promosso una visione del museo come attore attivo dello sviluppo culturale e sociale, impegnandosi per l’accessibilità, la sostenibilità e la valorizzazione della conoscenza scientifica come strumento di cittadinanza. Alla guida di ICOM Italia ha sostenuto con autorevolezza e lungimiranza il ruolo dei musei nelle trasformazioni del nostro tempo, favorendo il confronto tra professionisti, istituzioni e comunità. La sua eredità culturale continuerà a vivere nelle istituzioni che ha contribuito a costruire, nelle reti professionali che ha rafforzato e nelle generazioni di operatori museali che hanno trovato nella sua esperienza, nella sua competenza e nella sua visione un riferimento prezioso. Città della Scienza lo ricorda con gratitudine e rispetto, consapevole che il suo contributo ha lasciato un segno profondo e duraturo nel mondo della cultura, della scienza e dei musei, e che il suo esempio continuerà a ispirare quanti credono nel valore della conoscenza come bene comune e strumento di crescita della società.

Antonella Carlo, comunicazione, Mann. Ricordo una bellissima lezione di Michele Lanzinger a Città della Scienza, poco più di un anno fa: parole illuminanti, chiare, piene di intelligenza e passione. Con il profilo di Bagnoli sullo sfondo, ho vissuto una mattinata indimenticabile: ancora una volta, in quell’occasione, ho pensato che nel mondo dei beni culturali è fondamentale la sintonia tra ciò che si è come persone e ciò che si fa come professionisti.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto dbc-unipd)

DIPARTIMENTO BENI CULTURALI UNIPD. L’uomo che ha fatto nascere il MUSE, uno dei musei scientifici più audaci e amati del nostro paese, è morto il 30 maggio 2026i. Il nostro ricordo e la nostra personale visita tra gli spazi museali a Trento raccontata nel libro La scienza nascosta nei luoghi d’Italia.

“Come sentirete anche dal mio linguaggio, sono una specie piuttosto alpina, e quindi meno consueto agli ambienti acquatici, se non per quelle poche specie conosciute che solitamente vediamo sotto plastica nei supermercati, alludo alla trota o al salmerino. Ma poi noi abbiamo anche pesci abbastanza scorbutici, con nomi poco proponibili come lo scazzone. Ecco, io non saprei esattamente, in quest’ambito faunistico e acquatico alpino, come collocarmi tra queste due specie. Mi piacerebbe però rimanere, come sono, indisciplinato, e per questo segnalo da sempre il mio otto in condotta”. Così Michele Lanzinger, antropologo e geologo, morto ieri nella sua Trento, nel corso di un’intervista di Elisabetta Tola per il podcast “Ambiente, partecipazione e futuri del museo” (BoLive, https://ilbolive.unipd.it/…/michele-lanzinger…, organizzato dal dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova e realizzato con la collaborazione del gruppo di lavoro Musei, legalità e territorio di ICOM Italia, il principale network italiano di musei e professionisti museali, di cui lo stesso Lanzinger è stato presidente negli ultimi anni. 

Giacomo Montanari, università di Genova. È SCOMPARSO UN GIGANTE. Un onore aver conosciuto visione e competenza di un grande della museologia contemporanea come Michele Lanziger. Mancherà a tutti noi e a tutti I nostri Musei.

Patrizia Dragoni, università di Macerata. Che dispiacere, solo pochi mesi fa ci aveva inviato un bellissimo messaggio in apertura di un convegno sui musei universitari.

Michele Lanzinger con Ludovico Solima (foto da profilo FB solima)

Ludovico Solima, università della Campania. L’ultima volta ci siamo visti a fine aprile a Trento, nel “suo” MUSE, in occasione della presentazione del Piano Strategico del museo. Per oltre vent’anni ho avuto il privilegio di conoscerlo e di apprezzarne non solo le straordinarie qualità professionali, ma anche l’umanità, l’intelligenza, il garbo e la sua inarrestabile capacità di guardare sempre avanti. Michele è stato uno dei protagonisti più autorevoli e innovativi della museologia italiana, ma per chi lo ha conosciuto da vicino resterà soprattutto una persona generosa, curiosa e profondamente appassionata. Ciao Michele. Ci mancherai.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale il concerto “Le avventure di Pinocchio: sentieri alternativi in una favola immortale” con Amanda Sandrelli, Fabio Battistelli e l’Orchestra della Magna Grecia, ottavo appuntamento dell’anno della rassegna “Un anno di concerti al MArTa – Domeniche in concerto, musica e aperitivo”, promossa dal MArTa con l’orchestra della Magna Grecia e L.A. Chorus

Domenica 31 maggio 2026 al museo Archeologico nazionale di Taranto ottavo appuntamento della stagione 2026 di “Un anno di concerti al MArTa – Domeniche in concerto, musica e aperitivo”, la rassegna di musica e archeologia organizzata in collaborazione con l’Orchestra ICO della Magna Grecia e L.A. Chorus, con la direzione artistica del maestro Maurizio Lomartire. Appuntamento col concerto “Le avventure di Pinocchio: sentieri alternativi in una favola immortale” con Amanda Sandrelli: narratore; Fabio Battistelli: clarinetto; Ensemble dell’Orchestra della Magna Grecia. Musiche originali di Maurizio Lomartire. Ingresso al museo da corso Umberto al costo di 10 euro. L’accesso sarà consentito dalle 10 per la visita guidata, con inizio alle 10.30. L’accesso al concerto sarà dalle 11, con inizio alle 11.15. A seguire, l’aperitivo nel chiostro del Museo a partire dalle 12.15. Biglietti acquistabili presso Orchestra ICO della Magna Grecia, in via Giovinazzi 28 a Taranto, oppure su VIVATICKET:  https://www.vivaticket.com/…/le-avventure-di…/294518.

Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale il laboratorio di ceramica “Kéramos” dedicato a “Il mare e i pesci” alla scoperta del nuovo allestimento presto aperto al pubblico

Domenica 31 maggio 2026, al museo Archeologico nazionale di Paestum (Sa), alle 11, torna l’appuntamento mensile con i laboratori di ceramica “Kéramos”, organizzati dai parchi archeologici di Paestum e Velia in collaborazione con l’associazione Pandora Artiste Ceramiste. Il tema scelto per l’incontro è “Il mare e i pesci”: i partecipanti faranno un viaggio creativo tra arte, mare e archeologia, ispirato ai meravigliosi piatti da pesce della tradizione pestana esposti nel nuovo allestimento del museo Archeologico nazionale di Paestum, presto aperto al pubblico, e realizzeranno poi dei manufatti in argilla ispirati al mondo marino. Un’esperienza coinvolgente che unirà manualità, fantasia e patrimonio culturale, per riscoprire attraverso la ceramica, il profondo legame tra il mare e la storia di Paestum. Biglietto per la partecipazione al laboratorio 2 euro (dai 6 anni in poi) che si aggiunge al costo del biglietto di ingresso ai Parchi (ove previsto) e all’abbonamento Paestum&Velia e che può essere acquistato presso le biglietterie dei Parchi oppure online: https://www.vivaticket.com/it/ticket/keramos-laboratori-di-ceramica/304047.