Montefiascone (Vt). Alla Rocca dei Papi simposio conclusivo della mostra diffusa (tra Montefiascone e Bolsena) “L’infinita varietà del tessere, dall’epoca villanoviana a oggi” curata da Giovanna dalla Chiesa. Ecco il programma

Sabato 5 settembre 2026, dalle 11 alle 14, nella Rocca dei Papi a Montefiascone (Vt), simposio conclusivo della mostra diffusa “L’infinita varietà del tessere, dall’epoca villanoviana a oggi” curata da Giovanna dalla Chiesa. PROGRAMMA: alle 11.15, Barbara Barbaro: “La trama del tempo”; 11.40, Francesco Moretti: “Tessere lo spazio”; 12, Lydia Saraca Colonnelli: “Gli aspetti tessili dell’Art Brut: occasioni di riflessione suggerite da una mostra parigina”; 12.20, Anna Maria Panzera: ” Le industrie femminili del tessuto e del ricamo agli inizi del Novecento”; 12.40, pausa buffet; 13, Anna Onesti, Enrica Biscossi “Trame di luce e colore”; 13.20, Luisa Lanarca: “Gli intrecci della mente”; 13.40, conclusioni Giovanna dalla Chiesa: “La lezione della tessitura”.

Il telaio domestico rinvenuto nel sito villanoviano del Gran Carro nel lago di Bolsena (foto mic / sabap etru-mer)

Due cittadine, Montefiascone e Bolsena, affacciate su un lago maestoso (circa 114 km di superficie e 151 di profondità) che custodisce nelle proprie acque il mistero di civiltà protostoriche come quella etrusco-villanoviana, annoverano incredibili meraviglie dall’Età antica al Rinascimento. Entrambe sono impegnate dal 4 luglio e fino al 10 settembre 2026 in una mostra diffusa che attraversa i contesti architettonici del passato con la trama leggera di opere contemporanee, le quali dell’arte del tessere e del ricamo fanno il loro soggetto principale. L’esposizione “L’infinita varietà del tessere, dall’epoca villanoviana a oggi”, curata da Giovanna dalla Chiesa, vuole essere anche una sfida rivolta alle istituzioni del territorio, affinché s’impegnino in progetti più ambiziosi di cooperazione per la rilettura del proprio patrimonio, che ancora riserva sorprese inestimabili. La mostra origina infatti dal ritrovamento – sostenuto dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, sotto la guida operosa di Margherita Eicheberg – di molteplici reperti tessili in località Gran Carro del lago di Bolsena (tra cui un telaio di due metri), risalenti all’epoca del villanoviano; si avvale, oltre alla collaborazione della predetta Soprintendenza e dei Comuni di Montefiascone e Bolsena, del patrocinio dell’Associazione Rocca dei Papi e del sostegno del Consiglio Regionale e della Provincia di Viterbo.

Pannello sulla tessitura nella mostra diffusa “L’infinita varietà del tessere: dall’epoca villanoviana a oggi” (foto sabap etru-mer)

Inoltre 14 tra artisti e artiste rappresentano con circa 50 opere diversi modi di intendere il principio originario del tessere; i loro lavori non rispondono a categorie tecniche ma a singolari strutture del pensiero che mostrano di saper piegare qualsiasi strumento alla volontà di creare un tessuto – intreccio di materia, spazio e tempo – che esprima integralmente un’idea. Dalla periferia, in cui le categorie di “arte minore” o di “artigianato” l’avevano relegato, l’attività del tessere è tornata a rappresentare il cuore del processo creativo, riappropriandosi di tutte quelle prerogative d’invenzione intraprese dall’essere umano nel percorso di liberazione dal tempo delle avanguardie a oggi. Al fondo della mostra c’è anche un monito che molti hanno compreso. Tessere può voler dire molte cose: oltre alla realizzazione materiale di un manufatto, consiste di azione spirituale, culturale e politica basata su relazioni che possono dar forma a una comunità.

Un libro al giorno. “Discovering Tutankhamun. From Howard Carter to the Golden City (Revised and Updated) / Scoprire Tutankhamon. Da Howard Carter alla Città d’Oro (rivisto e aggiornato)” di Zahi Hawass: un resoconto approfondito e coinvolgente della vita e dei tempi del famoso giovane faraone Tutankhamon

Copertina del libro “Discovering Tutankhamun. From Howard Carter to the Golden City (Revised and Updated)” di Zahi Hawass

È uscito per i tipi di AUC Press – The American University in Cairo Press il libro “Discovering Tutankhamun. From Howard Carter to the Golden City (Revised and Updated) / Scoprire Tutankhamon. Da Howard Carter alla Città d’Oro (rivisto e aggiornato)” di Zahi Hawass. Un resoconto approfondito e coinvolgente della vita e dei tempi del famoso giovane faraone Tutankhamon, dalla scoperta della sua tomba alle TAC del ventunesimo secolo, ora completamente aggiornato ed ampliato. Scritto da uno dei più noti egittologi al mondo, l’ex ministro di stato egiziano per le antichità Zahi Hawass, che fu personalmente coinvolto nella ricerca sull’enigmatico giovane faraone, questa edizione rivista e aggiornata di Scoprire Tutankhamon rivela lo stato attuale delle nostre conoscenze sulla vita, la morte e la sepoltura di Tutankhamon alla luce delle ultime indagini e delle tecnologie più recenti, incluse le TAC che finalmente rivelarono l’identità della madre di Tutankhamon. Hawass colloca il re nel contesto più ampio della storia egiziana, svelando il rapporto complesso e molto dibattuto tra vari membri della famiglia reale e le circostanze che circondano il turbolento periodo di Amarna. Spiega inoltre in modo conciso il contesto religioso e le complesse credenze sull’aldilà che hanno definito e informato molte caratteristiche della tomba di Tutankhamon. Viene discussa la storia dell’esplorazione della Valle dei Re, così come il contesto e le relazioni reciproche dei protagonisti principali. La tomba e i suoi tesori più importanti sono descritti e illustrati, e le moderne radiazioni e TAC della mummia del re sono presentate in dettaglio. La descrizione dell’ultimo esame del DNA delle mummie di Tutankhamon e dei membri della sua famiglia, gran parte delle quali non è mai stata resa pubblica, è una delle parti più coinvolgenti del libro e dimostra che i metodi scientifici possono produrre risultati che non possono essere eguagliati dall’egittologia tradizionale. Questa edizione aggiornata e rivista racconta storie inedite del 1922 su Howard Carter e la sua scoperta memorabile della tomba di Tutankhamon. Include anche un intero nuovo capitolo dedicato alla Città d’Oro, fondata da Amenhotep III, che getta nuova luce sulla nostra conoscenza del paesaggio di Tebe durante il regno di Tutankhamon e la fine del Nuovo Regno.

Reggio Calabria. Per Estate al MarRC sulla Terrazza del museo Archeologico nazionale la conferenza “Il dio ha trovato un varco per l’imprevedibile (Eur. Ba. 1391)” con Mariangela Monaca e Auretta Sterrantino dell’università di Messina, appuntamento del festival Il Settembre di Demetra

Il festival Il Settembre di Demetra, giunto alla seconda edizione, , promosso da A.I.Par.C. Nazionale ETS con il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, la Città di Reggio Calabria, la Città metropolitana di Reggio Calabria, e il Consiglio Regionale della Calabria, fa nuovamente tappa al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, che per l’occasione sarà straordinariamente aperto dalle 20 alle 23, con ultimo ingresso alle 22.30, con una serata dedicata alla cultura classica, nell’ambito di Estate al MArRC 2026. Venerdì 4 settembre 2026, alle 20.30, sulla Terrazza del MarRC, la conferenza “Il dio ha trovato un varco per l’imprevedibile (Eur. Ba. 1391)” con Mariangela Monaca e Auretta Sterrantino dell’università di Messina. Il ruolo del divino nelle tragedie classiche: dalla giustizia solenne di Eschilo alla volontà indecifrabile di Sofocle, fino agli dèi imprevedibili di Euripide. La partecipazione alla conferenza è inclusa nel biglietto di ingresso al Museo (ridotto 5 euro).

Roma. La Piramide Cestia riapre al pubblico dopo tre anni di lavori. Ma le aperture diurne e serali programmate sono già esaurite. La soprintendenza speciale sta valutando la possibilità di programmare nuove date di visita

La Piramide Cestia a Roma riapre al pubblico dopo tre anni di lavori (foto ssabap-roma)

La Piramide Cestia a Roma riapre al pubblico dopo tre anni di lavori: il recente intervento di restauro e di valorizzazione finanziato con fondi PNRR ha permesso alla soprintendenza speciale ABAP di Roma di mettere in sicurezza la scalinata di accesso, il riordino botanico del giardino, attraverso una ricognizione delle specie vegetali esistenti e il monitoraggio del loro stato. Un nuovo impianto di illuminazione e una nuova pannellistica didattica renderanno l’accoglienza al pubblico più accessibile. Dal 4 settembre al 31 ottobre 2026 sono in programma otto aperture diurne con visite libere gratuite con prenotazione obbligatoria e cinque aperture serali con visita guidata gratuita con prenotazione obbligatoria e due eventi speciali in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio sabato 26 e domenica 27 settembre 2026. Ma solo i più fortunati riusciranno ad accedere alla piramide costruita nel 12 a.C. come sepolcro di Gaio Cestio Epulone, alta 36,40 metri di altezza, rivestita di marmo lunense, con all’interno una camera funeraria decorata con pitture del terzo stile pompeiano. “I posti disponibili per le visite alla Piramide Cestia nelle date attualmente in programma sono esauriti”, spiegano in soprintendenza. “Siamo consapevoli che l’elevato numero di richieste abbia lasciato molte persone nell’impossibilità di prenotare e comprendiamo il disappunto di quanti avrebbero voluto partecipare. Il numero dei partecipanti per ciascun turno è necessariamente legato alle caratteristiche del monumento e alle esigenze di tutela e sicurezza. La Soprintendenza sta valutando la possibilità di programmare nuove date di visita. Tutti gli aggiornamenti saranno comunicati attraverso il sito istituzionale e i nostri canali social. Ringraziamo il pubblico per il grande interesse dimostrato e per la comprensione”.

“DIONYSOS. Lo straniero” al museo Archeologico di Stabia e alla villa dei Misteri a Pompei, secondo appuntamento con “ECSTATIC POMPEII. I misteri di Dionysos” il ciclo di performance teatrali e visite guidate promosso dal parco archeologico di Pompei con la Casa del Contemporaneo

Dopo Semele, la principessa di Tebe, madre di Dioniso, è lo stesso Dioniso il protagonista del secondo appuntamento del ciclo di performance teatrali e visite guidate dal titolo “ECSTATIC POMPEII. I misteri di Dionysos”, in programma dal 28 agosto al 26 settembre 2026 durante le aperture serali del parco archeologico di Pompei e nei siti della grande Pompei. Appuntamento con “DIONYSOS. Lo straniero” il 4 settembre 2026 al museo Archeologico di Stabia nella Reggia Quisisana a Castellammare di Stabia (Na) e il 5 settembre 2026 alla villa dei misteri a Pompei, alle 20 e alle 21.30: due rappresentazioni della durata di 30’. Interpreti Gennaro Apicella e Francesco Giangrande, regia di Rosario Sparno. Foto in copertina di Simone Florena. Spettacolo prodotto da Casa del Contemporaneo produzioni teatrali in collaborazione con le Nuvole nell’ambito del progetto “ESOPOP, storie in Festival” del parco archeologico di Pompei promosso dalla direzione generale Spettacolo dal Vivo del MIC. I costumi di scena sono parte delle collezioni Sanctamuerte del fiorentino Filippo Giorgi. Biglietti: 7 euro in vendita su www.vivaticket.it selezionando Ecstatic Pompeii. Prima di ogni replica è prevista una visita dei siti guidata da archeologi e storici dell’antichità (alle 20 e alle 21.30). La performance teatrale avrà inizio al termine del percorso di visita.

L’irruzione di Dioniso si manifesta come una presenza ambigua e perturbante. Lo Straniero che avanza non è un elemento estraneo venuto a violare le leggi e a sedurre i corpi; è, al contrario, la voce di tutto ciò che l’ordine sociale e razionale ha escluso per poter fondare se stesso. Di fronte a Penteo, sovrano irrigidito nel tentativo di difendere un confine precario, Dioniso svela la natura puramente difensiva del potere temporale. Chiamarlo “straniero” diventa l’ultimo espediente di chi non possiede un nome per l’eccedenza. Dioniso è la pulsione viscerale di un rave ipnotico, il grido politico, un’irruzione sonora in una lingua di cui non comprendiamo le parole ma che rivendica ferocemente il proprio diritto a esistere. Tra le pietre millenarie di Pompei, questo scontro assume una risonanza quasi minerale. Lo spazio archeologico, sospeso tra la geometrizzazione originaria delle strade e la forma spezzata impressa dalla natura, si fa cassa di risonanza per una parola che non si chiude, ma fermenta e disfa la forma. La vertigine del desiderio del re, che condanna pubblicamente ciò che segretamente brama di spiare, viene assecondata dallo Straniero, che lo spoglia delle sue difese regali per vestirlo di silenzio e di notte.

Napoli. Al via al museo Archeologico nazionale “MANNight, straordinarie aperture”: Itinerari di visita, performing arts, ricerche sonore. Un nuovo modo per scoprire e riscoprire le straordinarie collezioni del MANN attraverso un’esperienza multisensoriale e coinvolgente per una concreta esperienza di conoscenza. Apre il percussionista e D.J. Niklas Wandt

Quando il futuro incontra il passato. Da giovedì 3 settembre 2026 al museo Archeologico nazionale di Napoli “MANNight, straordinarie aperture”: Itinerari di visita, performing arts, ricerche sonore. Le arti performative e la creatività contemporanea in scena al Museo Archeologico Nazionale di Napoli: un nuovo modo per scoprire e riscoprire le straordinarie collezioni del MANN attraverso un’esperienza multisensoriale e coinvolgente per una concreta esperienza di conoscenza. Si intitola infatti “MANNight. Straordinarie aperture” il progetto nell’ambito del Piano di Valorizzazione del MiC grazie al quale, il Museo prolungherà l’orario di apertura dalle 19 alle alle 23.30 (ultimo ingresso ore 22.30), con performances tutte studiate per lo specifico del Museo e caratterizzate dall’interazione con il pubblico, oltre che dalla ricerca artistica e dalla consueta rigorosa base scientifica. Gli appuntamenti si terranno tutti i giovedì fino al 22 ottobre 2026, con un biglietto di ingresso a 10 euro. Serata speciale anche il sabato 26 settembre 2026 (che sostituirà l’apertura di giovedì 24), per le Giornate Europee del Patrimonio, con biglietto a 1 euro.

MANNight, straordinarie aperture: Giovanni Petrone e il direttore Francesco Sirano (foto mann)

Ad inaugurare MANNight il 3 settembre 2026, ci sarà il tedesco Niklas Wandt, percussionista, produttore, DJ e conduttore radiofonico che ha partecipato a vari e importanti festival, in Europa e oltreoceano. La sua “tavolozza sonora” è ricca, caratterizzata da un’impronta ipnotica, capace di coinvolgere il pubblico con composizioni che spaziano dall’afro-funky alla progressive fino alla tech-house avvolgente (per info: niklaswandt.com). “Il Museo riparte a settembre all’insegna della contaminazione artistica e del coinvolgimento del pubblico”, commenta il direttore del MANN, Francesco Sirano. “Con MANNight, invitiamo a vivere con noi, in modo diverso dalla visita tradizionale, le nostre collezioni. Un grande Museo come il MANN è come un caleidoscopio di valori e punti di vista dove è il visitatore con la sua personalità a fare la differenza. Tra musica, danza e performance, il filo rosso dell’itinerario serale sarà l’integrazione fra le arti. Benvenuti al Museo, dunque, per condividere una nuova tappa del grande viaggio nella cultura del MANN preparandoci a festeggiare nel 2027 i 250 anni dalla sua istituzione!”,

MANNight, straordinarie aperture: preparazione Veronique Art (foto mann)

Le proposte artistiche sono ispirate alle opere del MANN, perché, come recita il sottotitolo della rassegna, “il futuro incontra il passato”: bodypainting e tattoo artistico, installazioni multimediali, docubeat, interazioni, living art, crossover musicali, tableaux vivants. Comunicazione non verbale per apprezzare le straordinarie opere d’arte del Museo sotto una nuova luce. Pensando ai più giovani (ma non solo), le serate saranno contrassegnate anche dagli interventi di Dj-set, selezionati da Soul Express Collective tra i nomi più interessanti del panorama nazionale e internazionale che hanno accettato la sfida di mettere le loro ricerche sonore a servizio di un progetto culturale.

Un libro al giorno. “Oriente. Una storia” di Alessandro Vanoli che racconta la storia di come l’Oriente ha contribuito a costruire l’Occidente

Copertina del libro “Oriente. Una storia” di Alessandro Vanoli

È uscito per i tipi di Editori Laterza il libro “Oriente. Una storia” di Alessandro Vanoli. È tempo di una nuova mappa della storia. Una mappa dove ogni confine svanisce e comincia un viaggio millenario di connessioni, scambi e culture che hanno plasmato il mondo che conosciamo. È lì che scopriremo l’Oriente e la sua storia. Che parla tanto di noi. Ecco, dunque, il punto di partenza: una mappa. Come quelle dei viaggiatori antichi: una carta un po’ ingiallita, stesa con attenzione su un tavolo di legno. Per scoprire che non c’è nessun confine naturale, nessun luogo geografico dove sia possibile affermare che abbia inizio l’Oriente. C’è invece un solo unico immenso macrocontinente, dove le divisioni tra Europa e Asia non sono geologiche ma umane, culturali e politiche. In questo libro Alessandro Vanoli racconta la storia di come l’Oriente ha contribuito a costruire l’Occidente. Una storia fatta di viaggi, mercanti e guerre e che parla di spezie, di gioielli e di pietre preziose, ma anche di un’infinità di scoperte, dalla bussola allo zero, al divano. Ma in parallelo racconta anche come, proprio assieme a questa progressiva mescolanza, si sia costruita sempre di più una contrapposizione culturale, ideologica e politica. Perché erano in Oriente il giardino dell’Eden e le immense ricchezze sognate da Alessandro Magno, ma erano a Oriente anche i barbari e i più terribili mostri. E di secolo in secolo tutto questo sarebbe stato ripreso e rivisto in forme diverse, fino ai sogni orientalistici più moderni fatti di harem e odalische, di asceti in meditazione ma anche di violenza e di tirannide. Sino al presente, tra spiritualità indiana, ristoranti di sushi e serie televisive coreane, in un mondo sempre più frammentato e segnato dai drammi del Medio Oriente e dal potere della nuova Cina, dove nessuna facile definizione basta ormai a dirci cosa di noi sia Occidente e cosa Oriente.

Ariano nel Polesine (Ro). Al Centro Turistico Culturale di San Basilio inaugurazione dell’esposizione della Stele delle Rose, l’eccezionale reperto scoperto nel 2023 e restaurato dal Rotary Club. La prof.ssa Caterina Previato (UniPd), direttore dello scavo, anticipa per “archeologiavocidalpassato.com” qualche informazione sulla Stele delle Rose

Sabato 5 settembre 2026, alle 10.30, al Centro Turistico Culturale di San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro), si terrà l’inaugurazione dell’esposizione della Stele delle Rose, un importante documento epigrafico, restaurato dal Rotary Club Portoviro – Delta Po, che racconta la storia degli antichi Collegia romani. La Stele delle Rose fu rinvenuta nel 2023 nell’ambito delle ricerche archeologiche condotte dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza e dalle università di Padova e Venezia e sostenute dalla Fondazione Cariparo. La prof.ssa Caterina Previato, del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova, direttore dello scavo del sito romano di San Basilio, anticipa per archeologiavocidalpassato.com qualche informazione sulla Stele delle Rose

“Tra i reperti più eccezionali finora trovati a San Basilio – spiega la prof.ssa Caterina Previato ad archeologiavocidalpassato.com – vi è una stele iscritta su una lastra di marmo, che abbiamo ritrovato nella campagna di scavo 2023 nel settore subito a Nord della villa (saggio 2), in uno strato di riporto legato alla defunzionalizzazione del sito, quindi non nel suo contesto originario. Si tratta di un reperto molto interessante sia per il suo stato di conservazione, sia per il suo contenuto. L’iscrizione infatti è molto estesa: si conservano circa 13 righe del testo originario, che è stato studiato dal collega Alfredo Buonopane. L’iscrizione ricorda l’istituzione di una fondazione funeraria, con cui un privato destinava parte dei suoi beni ad un collegio, incaricato della manutenzione del sepolcro e della celebrazione di riti presso la sepoltura di una donna.

La Stele delle Rose, reperto scoperto nel 2023 a San Basilio, restaurato dal Rotary Club, ed esposto al Centro Turistico Culturale di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)

“Su base epigrafica l’iscrizione – continua Previato – si data puntualmente al III secolo d.C., e in origine doveva essere affissa su una tomba. Questo dato è molto interessante perché ci porta a riflettere sulle necropoli romane di San Basilio, ad oggi ancora non individuate, che si dovevano trovare a non grande distanza dagli edifici del sito. Diversamente dalle città infatti, in questo tipo di insediamenti le necropoli potevano anche essere in qualche modo frammiste all’abitato. Considerate le dimensioni della lastra dobbiamo immaginare una necropoli costituita da tombe monumentali. Questa ipotesi è avvalorata anche da alcuni ritrovamenti fatti nel passato, in particolare di un grande sarcofago in marmo, attualmente esposto al Centro Turistico Culturale di San Basilio e ritrovato negli anni ’80 non lontano dal punto di ritrovamento dell’iscrizione.

“L’iscrizione ritrovata nel 2023 – conclude Previato – sarà presto visibile e visitabile da parte del pubblico perché in settembre (dal 5 settembre 2026, ndr) verrà esposta al Centro Turistico Culturale, dopo essere stata restaurata grazie al contributo del Rotary Club Porto Viro”.

PROGRAMMA. Sabato 5 settembre 2026, alle 10.30, al Centro Turistico Culturale di San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro), accoglienza degli invitati; 10.45, saluti istituzionali con Luisa Beltrame (sindaco di Ariano nel Polesine), Giovanna Falezza (soprintendenza ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza) e Maura Rocchi (presidente Rotary Club Porto Viro – Delta Po). Alle 11, gli interventi di approfondimento a cura della prof.ssa Caterina Previato (università di Padova), del prof. Alfredo Buonopane (università di Verona) e del laboratorio di restauro Ar.Co. Sas. A seguire, aperitivo nella sala eventi della Tenuta Forzello a cura dei Gustabili.  

Locri (RC). Al museo Archeologico nazionale presentazione del libro “Aristocratici servitori. Corrispondenze tra nobiluomini del Regno di Napoli e la Corte medicea in età spagnola (Secoli XVI-XVII)” di Roberto Fuda, terzo appuntamento della terza edizione di “Un caffè… storicamente corretto” a cura di Elena Trunfio e Marilisa Morrone

Dopo la pausa estiva, terzo appuntamento della terza edizione di “Un caffè… storicamente corretto”, la rassegna ideata e curata dalla direttrice del museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri, Elena Trunfio, e dalla presidente del Circolo di Studi Storici “Le Calabrie”, Marilisa Morrone, col patrocinio dei Comuni di Locri e Portigliola e dalla Deputazione di Storia Patria per la Calabria: dal 18 giugno al 21 novembre 2026, cinque appuntamenti dedicati alla storia, all’archeologia e alla valorizzazione del patrimonio culturale calabrese attraverso il dialogo con studiosi e autori. Giovedì 3 settembre 2026, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri, presentazione del libro “Aristocratici servitori. Corrispondenze tra nobiluomini del Regno di Napoli e la Corte medicea in età spagnola (Secoli XVI-XVII)” di Roberto Fuda, archivista di Stato (edizioni Corab). Introducono Elena Trunfio e Marilisa Morrone, e Luigi Franco, direttore editoriale di Rubettino editore. Discute con l’autore Giulio Sodano, ordinario di Storia moderna, e direttore del dipartimento di Lettere e Beni culturali dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale per Estate al MarRC il concerto “Dialoghi sonori” con il J’oòutamà Trio, a cura della Fondazione Horcynus Orca

L’Estate al MArRC si avvia verso il gran finale con una serata in musica che attraversa il Mediterraneo e oltre, a cura della Fondazione Horcynus Orca. Giovedì 3 settembre 2026, alle 21, sulla Terrazza del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, che per l’occasione sarà aperto dalle 20 alle 24 (ultimo ingresso 23.30), il concerto “Dialoghi sonori” con il J’oòutamà Trio, formazione nata nel 2004 dall’incontro tra la sensibilità classica dell’arpista Silvana Urso e le radici etniche del polistrumentista Carmelo Geraci, in questa occasione arricchita dalla partecipazione del violinista Gianandrea Caruso. “Dialoghi sonori” è un viaggio che intreccia arpa, organetto e violino tra le melodie della tradizione irlandese, le atmosfere mediorientali e klezmer, il folk europeo e mediterraneo. Il nome J’oòutamà non ha un significato letterale: è un onomatopeismo che nel suono stesso richiama il vibrare dell’arpa e il respiro del mantice, un invito all’ascolto puro prima ancora che alla spiegazione. Un concerto in cui le differenze di età, formazione, strumenti e cultura musicale diventano la vera forza creativa dell’ensemble. Biglietto serale ridotto: 5 euro (comprensivo di visita al Museo e partecipazione al concerto). Accesso all’evento senza prenotazione, fino a esaurimento posti.