Ariano nel Polesine (Ro). Al Centro turistico culturale San Basilio la conferenza “Nei dintorni di San Basilio. Cosa raccontano le ricognizioni archeologiche” con il prof. Jacopo Turchetto (UniPd) che chiude il ciclo di “Incontri di Archeologia 2026” dedicati alle indagini archeologiche nell’area di San Basilio

Venerdì 6 novembre 2026, alle 18.30, al Centro turistico culturale San Basilio in via San Basilio 12 ad Ariano nel Polesine (Ro), per “Incontri di Archeologia”, la conferenza “Nei dintorni di San Basilio. Cosa raccontano le ricognizioni archeologiche” con il prof. Jacopo Turchetto del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, che conclude il ciclo di “Incontri di Archeologia 2026” dedicati alle indagini archeologiche nell’area di San Basilio (Ro). Nel corso dell’incontro verranno presentati i nuovi dati emersi grazie alle indagini non invasive condotte nel territorio di San Basilio, mostrando come le tracce conservate nel paesaggio possano aiutarci a ricostruire la storia e le trasformazioni di questo territorio nell’antichità. Info e prenotazioni: +39 392 9259875.

Quinzano (Vr). A San Rocco l’incontro “Restitutor orbis: il sogno dell’imperatore Maggioriano” col prof. Luca Dossi

Venerdì 6 novembre 2026, alle 21, in sala del Rettore nella chiesa di San Rocco, in via San Rocco a Quinzano (Vr), l’incontro “Restitutor orbis: il sogno dell’imperatore Maggioriano” con il prof. Luca Dossi, promosso dalla Circoscrizione 2.

“La conferenza”, anticipa il prof. Dossi, “si addentrerà nella complessa fase di trasformazione del mondo tardo antico del V secolo d.C., seguendo la figura dell’imperatore Giulio Valerio Maggioriano. Un personaggio poco noto, ma che tentò per l’ultima volta di riaffermare la potenza imperiale romana in Occidente. Il suo breve regno (457-461) fu caratterizzato da un ambizioso programma di restaurazione politica, istituzionale e militare, volto a ricomporre l’unità dei territori imperiali e a restituire a Roma il proprio ruolo nel Mediterraneo. Attraverso le testimonianze delle fonti antiche”, conclude Dossi, “la conferenza ripercorre il progetto di Maggioriano, tra aspirazioni universalistiche, concrete strategie di governo e fragili equilibri di potere, indagando il significato e i limiti di un ultimo sogno di restaurazione romana”.

Palermo. Completati restauro e riallestimento del primo e del secondo piano del museo Archeologico regionale “Antonino Salinas”: per l’inaugurazione, ingresso gratuito e visite guidate alla scoperta delle collezioni

Museo Archeologico Salinas di Palermo: riallestimento Sala I con la collezione Casuccini (foto parrinello / regione siciliana)
Le archeologhe del museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo (foto regione siciliana)

Completati restauro e riallestimento del primo e del secondo piano del museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo. Per celebrare la riapertura al pubblico, il museo Salinas sarà visitabile gratuitamente per l’intera giornata di venerdì 6 novembre 2026. A guidare alla scoperta delle collezioni, dalle 9.30 alle 15.30, saranno le archeologhe del Salinas insieme alla numismatica dell’università di Palermo, che accompagneranno i visitatori con spiegazioni dal vivo. Al PRIMO PIANO: Collezioni storiche: Museo Salnitriano dei Gesuiti, Museo dell’Abbazia Benedettina di San Martino delle Scale e Museo Astuto di Noto; Collezioni ceramiche: Campolo, Duca della Verdura e Torrearsa, con Sandra Ruvituso; Monetiere e Medagliere, con Lavinia Sole (università di Palermo); Donazioni borboniche, con Laura D’Esposito; Collezione etrusca Casuccini, con Costanza Polizzi; Gioielli, con Lucia Ferruzza. Al SECONDO PIANO: Preistoria, con Alessandra Merra e Lucia Ferruza; Palermo medievale e moderna, con Elena Pezzini; Centri punici: Palermo, Lilibeo e Solunto, con Giuliana Sarà.

Museo Archeologico Salinas di Palermo: riallestimento Sala 11, grande ariete e menade farnese (foto parrinello / regione siciliana)

La più antica istituzione museale della Sicilia (1814) si presenta con un nuovo ordinamento delle sue storiche collezioni, ospitate dal 1866 nel complesso monumentale del seicentesco ex-convento dei Padri Filippini, in piazza Olivella. Avviati nel 2009, i lavori di restauro, ripristino funzionale e riallestimento museografico dei tre piani del Museo Salinas hanno raggiunto una prima tappa nel 2016, con la riapertura del piano terra, seguita nel 2017 dallo spazio multifunzionale Agorà. Nel 2022 è stato avviato il riallestimento del primo e del secondo piano, già interessati dagli interventi di ristrutturazione, completato nel 2026.

Torino. Al museo Egizio dialogo fra il mondo dell’archeologia e quello del cinema con presentazione del libro di “Troia, l’eterna illusione” di Stefano De Martino (CRAST)

Che si sia trattato dell’Odissea di Christopher Nolan, di una lezione di epica a scuola, di un viaggio in Turchia o di una partita a A Total War Saga, chi può dire di non aver mai incontrato, nel corso della propria vita, il mito della città di Troia? Il 6 novembre 2026, alle 18, in sala conferenze del museo Egizio di Torino, proprio questo luogo, dove da sempre si intrecciano finzione e realtà, diventa teatro di un dialogo fra il mondo dell’archeologia e quello del cinema, a partire dal libro “Troia, l’eterna illusione” (il Mulino), recentemente pubblicato da Stefano De Martino (CRAST). Attraverso un dialogo fra l’autore, Grazia Paganelli (museo nazionale del Cinema) e Letizia Polacco (museo Egizio), torneremo nel sito archeologico dell’odierna Hisarlık, interrogandoci sulle connessioni fra le fonti antiche e i grandi kolossal cinematografici. L’ingresso è gratuito. Accesso da via Maria Vittoria 3M,  con prenotazione è obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/e/troia-leterna-illusione-tickets-2003924209254?aff=ebdsoporgprofile&_gl=1*ha8cv0*_up*MQ..*_ga*MTExMjM2MzQ5NC4xNzkzMTc1MTY1*_ga_TQVES5V6SH*czE3OTMxNzUxNjQkbzEkZzAkdDE3OTMxNzUxNjQkajYwJGwwJGgwJGRrTk9OZkI4SUY5bExNWGl2aS1ER2ZVZkVyWHBJYXhPT2hn.

Copertina del libro “Troia. L’eterna illusione” di Stefano De Martino

Troia, l’eterna illusione. Terra di re, eroi e dei. Tra realtà e leggenda, gloria e inganno, il racconto di una città che non ha mai smesso di bruciare. Troia non è soltanto un luogo del passato: è un ponte tra storia e mito, un simbolo universale capace di attraversare i millenni e di rinnovare il proprio potere evocativo. Queste pagine accompagnano il lettore in un viaggio suggestivo articolato in tre tappe – la scoperta, la città, la memoria – con l’intento di restituire vita, tra verità archeologica e immaginario collettivo, a una delle vicende più affascinanti del mondo antico. Con Heinrich Schliemann ci addentreremo tra le rovine e i tesori che egli riportò alla luce, rivivendo l’entusiasmo della scoperta ma anche le ombre di una controversia ormai leggendaria con il governo ottomano. Ci spingeremo poi nel cuore della città, per indagare chi fossero i troiani e come si svolgesse la loro vita quotidiana, dalle origini nel III millennio a.C. fino all’età classica. Infine, seguiremo le tracce della memoria di Troia attraverso i secoli, da Omero ad Alessandro Magno fino ad Atatürk, senza tralasciare le moderne rappresentazioni cinematografiche che continuano a farne un’icona senza tempo.

Stefano de Martino è presidente del Centro ricerche archeologiche e scavi per il Medio Oriente e l’Asia di Torino, e già docente di Ittitologia nell’Ateneo torinese. Tra i suoi saggi: “Micenei e Ittiti” (con L. Godart, Einaudi, 2025), “La civiltà degli Ittiti” (Carocci, 2020).

Roma. Al via al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, la mostra “L’Olla di Cerere e le altre. Voci, forme, complessità”: al centro, l’Olla di Cerere con una delle più significative testimonianze della lingua e della scrittura degli antichi Falisci. Un dialogo tra archeologia, studio delle lingue antiche e tecnologie digitali

Brocchetta da Falerii conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Un vaso, un’iscrizione. Una storia sorprendente, ancora da esplorare. Il 6 novembre 2026 apre al pubblico, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, la mostra “L’Olla di Cerere e le altre. Voci, forme, complessità”, che si potrà visitare fino al 27 febbraio 2027: momento di sintesi di un percorso di ricerca che, muovendo da una delle più significative testimonianze della lingua e della scrittura degli antichi Falisci, mette in dialogo archeologia, studio delle lingue antiche e tecnologie digitali. Al centro dell’esposizione è l’Olla di Cerere, così chiamata dal nome della divinità che compare all’inizio dell’iscrizione: un documento prezioso per indagare le prime forme di scrittura nell’Italia antica e avvicinarsi alla civiltà falisca. La mostra presenta infatti i risultati di uno studio interdisciplinare che torna a interrogare il testo e il vaso che lo custodisce, nel più ampio contesto della produzione epigrafica falisca di fase arcaica (VII-VI secolo a.C.), facendo convergere metodi e competenze diversi in una lettura rinnovata del reperto.

Olla da Falerii: restauro allestimento 1996 (foto etru)
Olla da Falerii: restauro Mengarelli 1908 (foto etru)

Avviato nel 2023, il progetto di revisione dell’iscrizione è promosso dal dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia; in collaborazione con La Sapienza università di Roma, attraverso l’insegnamento di Civiltà dell’Italia preromana; l’università di Bologna – Alma Mater Studiorum, con il dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali; CINECA – Data Visualization; il Politecnico di Milano, con il dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta”. Al progetto ha aderito il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, contribuendo a un percorso che riunisce competenze archeologiche, linguistiche, scientifiche e tecnologiche. L’iniziativa si avvale inoltre della collaborazione della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale e della direzione regionale Musei nazionali Lazio, con il patrocinio dell’Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici e del Comune di Civita Castellana.

Ricostruzione virtuale della Olla 1 (foto etru)
Ricostruzione virtuale della Olla 2 (foto etru)

Le indagini hanno portato al sorprendente risultato che i frammenti sono relativi non a una sola olla, ma a due olle diverse, di uguale fattura. Resta aperta la possibilità che uno dei frammenti sia pertinente addirittura a una terza olla dello stesso tipo. Le iscrizioni presenti sono una straordinaria testimonianza della cultura scrittoria di fase arcaica, nell’ambito dell’età definita dagli archeologi “orientalizzante”. La mostra ha lo scopo di mettere in risalto l’importanza della produzione falisca, affiancando alle olle altri vasi iscritti provenienti da Falerii, più o meno coevi, anch’essi utilizzati come supporti di testi lunghi ed elaborati. Per questo, accanto all’Olla di Cerere, una selezione di vasi e frammenti amplia lo sguardo sulle peculiarità linguistiche dell’area falisca e accompagna il visitatore alla scoperta di forme, segni e tracce attraverso cui la ricerca ricostruisce il passato.

Pompei. All’auditorium del parco archeologico la giornata di studi “La gestione dei parchi archeologici in Italia tra ricerca e valorizzazione”

Il 6 novembre 2026, dalle 9, all’auditorium del parco archeologico di Pompei, giornata di studi “La gestione dei parchi archeologici in Italia tra ricerca e valorizzazione”, aperta dal direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtiregel; dal direttore generale Supporto Attuazione programmi MiC, Giovanni Capasso; dal presidente dell’ICOMOS Italia, Maurizio Di Stefano: dal presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli, Andrea Prota; dal presidente dell’Ordine degli Architetti di Napoli, Beniamino Visone. La giornata di studi sarà introdotta dal capo dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale del ministero della Cultura, Alfonsina Russo, sulla tematica rivolta anche allo sviluppo delle politiche culturali e gestionali dei Parchi Archeologici di cui alle linee guida vigenti considerando a rilevanza del ruolo scientifico che i parchi hanno assunto ed alla funzione sociale dei patrimoni viventi e partecipati. Dopo la presentazione a cura di Ugo Carughi, seguiranno 3 panel coordinati ed introdotti da Paolo Carpentieri, Vincenzo Calvanese ed Alexandra Chavarria incentrati sui temi normativi, sulla governance e gestione dei parchi e sulla ricerca ed il rapporto con le comunità.

La giornata di studi intende infatti discutere sul ruolo assunto dai parchi archeologici italiani negli ultimi 10 anni in Italia in linea con gli indirizzi contenuti dalle “Linee guida per la costituzione e la valorizzazione dei Parchi Archeologici” adottate con Decreto del ministero della Cultura del 18 aprile 2012. I parchi archeologici nazionali infatti assolvono non solo alla funzione di luoghi della cultura custodi della nostra storia ma sono divenuti opportunità di aggregazione sociale grazie a funzioni trasversali introdotte compatibilmente con la complessità gestionale degli stessi facendo convivere funzioni culturali, tecniche e scientifiche con iniziative che rendono questi luoghi viventi generando sempre maggiore interesse e partecipazione nelle Comunità locali e non solo. Luoghi di cultura che vivono, dove i valori immateriali che essi custodiscono riescono sempre più a coinvolgere i visitatori trasformando la conoscenza in esperienza e socializzando il contesto urbano, monumentale e infrastrutturale con le arti, le tradizioni, le peculiarità espressioni di stili di vita sempre più riconoscibili nelle Comunità patrimoniali attuali.

Questa funzione sociale dei parchi archeologici esprime in pieno il ruolo universale che l’UNESCO ha riconosciuto ad alcuni di essi orgogliosamente inseriti nella prestigiosa Word Heritage list. La giornata di studi organizzata dall’ICOMOS Italia congiuntamente al Parco Archeologico di Pompei, intende approfondire questi aspetti per riconoscerne metodologie di valorizzazione di successo, ponendole in stretta relazione con la complessità della governance e dei piani di gestione. Cultura, scienza, tecnica, innovazione e divulgazione costituiscono i temi della giornata nel confronto con la loro attuazione e l’attualizzazione delle linee guida per la costituzione valorizzazione dei parchi archeologici.

La giornata di studi vuole confrontare le esperienze nazionali ed internazionali analoghe ed in particolare nei siti archeologici della World Heritage List per avviare una riflessione sulle linee di azione per il futuro dei parchi archeologici come siti simbolo e laboratori viventi di pratiche innovative nella gestione dei beni culturali in una inscindibile simbiosi tra valori materiali ed immateriali affida così al convegno una funzione auspicabilmente operativa e propositiva. Concluderà la giornata di studi la visita al cantiere della Insula Meridionalis e della Insula Occidentalis.

Isera (Tn). Al via a Palazzo de Probizer la “Rassegna di Film archeologici” promosso dall’Associazione Lagarina di Storia Antica: tre giovedì per altrettante proiezioni in collaborazione con RAM film festival

Al via a Isera (Tn) la Rassegna dei Film Archeologici 2026, organizzata dall’Associazione Lagarina di Storia Antica, In collaborazione con il RAM film festival e con il Comune di Isera. Appuntamento alle 20.45, dei giovedì 5, 12 e 19 novembre 2026, al piano nobile di Palazzo de Probizer, in piazza S. Vincenzo 1 a Isera (Tn), sempre a ingresso libero. Per informazioni:ass.lagarina.storia@gmail.com

Frame del film “Navis Romana ep. I” di Pere Salom, Antoni M. Thomas

Giovedì 5 novembre 2026, alle 20.45, il film “Navis Romana ep. I” di Pere Salom, Antoni M. Thomas (Spagna 2025, 51′). Il film racconta l’affascinante storia del relitto scoperto al largo di Palma di Maiorca. Un nuotatore si imbatté in un’imbarcazione di 1.700 anni fa, in ottime condizioni e con a bordo un carico spettacolare (oltre 300 anfore). In modo meticoloso ma accessibile, il documentario illustra le caratteristiche della nave e le circostanze che hanno reso possibile la scoperta. Il relitto di Ses Fontanelles rappresenta un evento unico nella storia dell’archeologia subacquea del Mediterraneo.

Frame del film “Scoprendo Pompei e Ercolano. L’eredità di Roque Joaquìn de Alcubierre” di Silvia Pradas

Giovedì 12 novembre 2026, alle 20.45, il film “Scoprendo Pompei e Ercolano. L’eredità di Roque Joaquìn de Alcubierre” di Silvia Pradas (Spagna 2025, 52′). Pompei ed Ercolano rimasero nascoste sotto le ceneri per secoli, in attesa di qualcuno capace di riportarle in vita. Quell’uomo fu Roque Joaquín de Alcubierre, un ingegnere spagnolo dimenticato dalla Storia, la cui ostinata determinazione finì per rivelare due città intatte e accendere l’immaginazione di tutta Europa. La sua scoperta segnò una svolta che rivoluzionò per sempre il modo in cui conserviamo il nostro patrimonio, diede vita all’archeologia moderna e favorì l’ascesa del Neoclassicismo, ridefinendo il nostro rapporto con il passato.

Freme del film “Sulawesi, l’isola delle prime immagini” di Denis Van Waerebeke, Pascal Goblot

Giovedì 19 novembre 2026, alle 20.45, il film “Sulawesi, l’isola delle prime immagini” di Denis Van Waerebeke, Pascal Goblot (Francia 2025, 55′). Nel 2019, una scoperta straordinaria in Indonesia, sull’isola di Sulawesi, ha radicalmente rimesso in discussione ciò che credevamo di sapere sull’origine dell’arte. Grazie a una nuova tecnica, l’immagine di un cinghiale, che si pensava antica di qualche migliaio di anni, è stata datata ad almeno 45.000 anni fa, una data che ha fatto notizia sulle più importanti riviste scientifiche, cambiando non solo la storia delle origini dell’arte, ma anche il nostro modo di comprendere l’evoluzione di sapiens. Fino ad allora, dalle scoperte delle grotte di Lascaux (18.000 anni fa) e di Chauvet (36.000 anni fa), si pensava che il momento chiave della nostra evoluzione culturale fosse avvenuto in Europa, circa 40.000 anni fa, nonostante sapessimo già da tempo che la nostra specie, Homo sapiens, fosse nata in Africa oltre 300.000 anni fa. Da allora, ogni anno vengono scoperte decine di grotte con pitture sull’isola di Sulawesi. Seguiamo Maxime Aubert e Adhi Agus Oktaviana, due archeologi impegnati in una campagna attraverso l’isola per catalogare e datare questa straordinaria messe di immagini antiche.

Ancona-Numana. Al via il convegno “Grecità medioadriatica. Studi in ricordo di Lorenzo Braccesi” organizzato dall’università di Ferrara: tre giorni per approfondire, in una prospettiva interdisciplinare, il ruolo della cultura greca nella storia del Medio Adriatico. Ecco il programma

Dal 5 al 7 novembre 2026, tra Ancona e Numana, il convegno “Grecità medioadriatica. Studi in ricordo di Lorenzo Braccesi” organizzato dall’università di Ferrara, dal Centro Studi Architettura Civiltà Tradizione del Classico (ClassicA) dell’università IUAV di Venezia, dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro e Urbino e dalla direzione regionale Musei nazionali Marche. Il convegno intende approfondire, in una prospettiva interdisciplinare, il ruolo della cultura greca nella storia del Medio Adriatico, indagandone le forme di presenza, diffusione e ricezione nel corso dei secoli. Dedicata alla memoria di Lorenzo Braccesi, che ha riservato a questi temi una parte fondamentale della propria attività scientifica, l’iniziativa riprende e sviluppa alcune delle questioni centrali della sua ricerca, alla luce delle nuove acquisizioni archeologiche e dei più recenti orientamenti degli studi. Attraverso il confronto tra prospettive storiche, archeologiche, letterarie, epigrafiche e storico-artistiche, il convegno si propone di esplorare le molteplici forme della presenza e dell’influenza greca lungo le due sponde dell’Adriatico, considerato non come uno spazio di separazione, ma come un ambito privilegiato di mobilità, contatti e interazioni culturali. Particolare attenzione sarà dedicata alla circolazione di uomini, merci, conoscenze e modelli culturali, nonché ai processi di ricezione, appropriazione e rielaborazione degli elementi greci da parte delle comunità locali. Il convegno si articolerà in quattro sessioni tematiche e si svolgerà in tre giornate, dal 5 al 7 novembre 2026, in sedi di particolare rilevanza culturale e archeologica: 5 novembre, dalle 14 alle 20 alla Pinacoteca civica “Francesco Podesti” di Ancona; 6 novembre, alle 9 alle 19 al museo Archeologico nazionale delle Marche, a Palazzo Ferretti; 7 novembre, dalle 9 alle 13, al Polo Culturale Piceno “Umana Culture” di Numana.

GIOVEDÌ 5 NOVEMBRE 2026. Ancona, pinacoteca civica “Francesco Podesti”. RACCONTI E STORIE / UN MARE DI RELAZIONI Moderatore: Raffaella Cantore. Alle 14, saluti istituzionali; 14.30, Giuseppe Sassatelli (università di Bologna) “In ricordo di Lorenzo Braccesi”; Paolo Scattolin (università di Verona) “La risalita di Antenore: un mito greco tra Medio e Alto Adriatico”; Laura Lulli (università dell’Aquila) “Diodoro Siculo e le tracce dei poemi epici con visioni d’Occidente”; Flavio Raviola, Michele Nardelli (università di Padova) “Strabone e il medio Adriatico”; Silvia Geraci (università di Verona) “Il medio Adriatico come spazio di connettività tra mondo greco e Italia romana”; Francesco Reali (università di Bologna) “Identità greca e alterità locale nel medio Adriatico”; Stefano Bruni (università di Ferrara) “Appunti sulle rotte adriatiche”; 16.25, pausa caffè; Nicoletta Frapiccini (Antiquarium statale di Numana) “Tracce di rituali e culti misterici tra le due sponde del medio Adriatico in età ellenistico-romana”; Luigi Caliò, Helena Catania, Giulia Raimondi (università di Catania) “Strade, rotte e santuari greci nell’Adriatico di età arcaica”; 17.40, discussione; 18.15, “Πάντα ἤδη οἴχεται. Voci in esilio da Bisanzo alle coste adriatiche Lettura teatrale” a cura di Monica Centanni (università Iuav di Venezia).

VENERDÌ 6 NOVEMBRE 2026. Ancona, museo Archeologico nazionale delle Marche, Palazzo Ferretti. PRESENZE E INFLUENZE GRECHE NELLA CULTURA MATERIALE Moderatore: Maddalena Bassani. Alle 9, Stefano Finocchi (SABAP-AN-PU), Diego Voltolini (museo Archeologico nazionale delle Marche) “Ancona: per un quadro d’insieme fra nuovi scavi e riscoperte nei depositi”; Valentina Belfiore (MAN Chieti/DrMn Abruzzo) “Le stele di Novilara, tra piceni e greci per Lorenzo Braccesi”; Anna Maria D’Onofrio (università di Napoli L’Orientale) “Kouroi e Korai: la statuaria arcaica nel medio Adriatico”; Daniela Liberatore (università di Foggia) “I frontoni fittili della Civitella di Chieti”; 10.20, pausa caffè; Michela Nocita (Sapienza università di Roma) “Epigrafi greche dal medio Adriatico: alcune osservazioni”; Alessandra Coen, Maria Elisa Micheli (università di Urbino “Carlo Bo”) “Le oreficerie di età tardo classica ed ellenistica dal Piceno nella koinè mediterranea”; 11.20, discussione; 11.40, visita al museo Archeologico nazionale; 13, pausa pranzo. TERRITORI DI CULTURA GRECA Moderatore: Rachele Dubbini. Alle 14.30, Francesco Belfiori (SABAP AP-FM-MC) “Dalla Grecità adriatica al Mare Superum. Luoghi di culto e divinità tra Greci, Indigeni Romani”; Maddalena Bassani (università Iuav di Venezia) “Acque termominerali in area medio-adriatica: contesti, culti, terapie in età ellenistico-romana”; Boris Cargo (Arheološki muzej u Splitu) “La struttura urbanistica di Issa e le forme dell’architettura residenziale nel periodo tardo classico ed ellenistico”; Claudio Negrini (Universität Wien), Martina Castoldi (Sapienza università di Roma) “La componente greca del territorio Rimini-Verucchio”; Gabriele Baldelli (Istituto nazionale di Studi etruschi e italici) “La presenza greca tra Cesano e confine romagnolo”; 15.50, pausa caffè; Vinko Udiljak, Antonio Nađ, Dinko Radić, Kanarija (Municipal Heritage Museum of Vis) “The Kanarija Site (Vis): New Insights into the Hellenistic Public Space of Issa and its Transformations”; Maria Raffaella Ciuccarelli (università di Macerata), Eleonora Iacopini (Scuola Normale Superiore di Pisa) “Lo sviluppo urbanistico di Ancona dal IV al I sec. a.C. alla luce delle nuove evidenze nello studio delle Terme”; Vincenzo Baldoni (università di Bologna), Stefano Finocchi (SABAP AN-PU) “Numana e la grecità medioadriatica: evidenze, contatti e ricezione”; Giacomo Bardelli (università di Napoli Federico II) “Grecia e Piceno. Alcune riflessioni a partire dalla “Tomba della Regina” di Sirolo-Numana”; 17.40, discussione.

SABATO 7 NOVEMBRE 2026. Numana, Polo Culturale Piceno Umana Culture. GRECITÀ DI RITORNO Moderatore: Monica Centanni. Alle 9, saluti istituzionali; Lucrezia Sozzè (università IULM) “Icone ‘greche’ nelle Marche: alcune note su circolazione, ricezione e culto”; Michail Chatzidakis (Humboldt Universität zu Berlin) “Ciriaco d’ Ancona e “il ritorno” della Grecia in Italia. Pratiche antiquarie e trasferimento culturale”; Carmelo Nicolò Benvenuto (università della Basilicata) “Ancona e la diplomazia bizantina in età comnena”; Luigi Bravi (università “G. d’Annunzio” di Chieti Pescara) “Il greco alla corte di Urbino. I libri, i personaggi, le imprese”; 10.30, discussione: 10.50, pausa caffè; 11.10, Mauro Tulli (università di Pisa) “Riflessioni conclusive”; 11.45, visita all’Antiquarium statale di Numana, Nicoletta Frapiccini (Antiquarium statale di Numana).

Milano. Alla Fondazione Prada la mostra “Global Antiquity” a cura di Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi; 150 opere per uno sguardo originale sulle interazioni tra le culture del Mediterraneo e quelle dell’Asia dal 600 a.C. al 1000 d.C. circa. Tra i reperti una preziosa teca in argento proveniente dalla Tomba degli Ori di Canosa di Puglia, conservata al MArTa e restaurata da Prada per l’occasione

Allestimento della mostra “Global Antiquity” alla Fondazione Prada a Milano (foto roberto marossi / fondazione prada)

Dal 5 novembre 2026 al 1° marzo 2027, nel Podium, lo spazio all’interno della sede di Milano di Fondazione Prada, la mostra “Global Antiquity”, un progetto di ricerca a cura di Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi, in un allestimento concepito da Rem Koolhaas e AMO/OMA, che propone una prospettiva inattesa sulle interazioni tra le culture del Mediterraneo e quelle dell’Asia in un ampio arco cronologico, dal 600 a.C. al 1000 d.C. circa.

Allestimento della mostra “Global Antiquity” alla Fondazione Prada a Milano (foto roberto marossi / fondazione prada)

Attraverso un’attenta selezione di oltre 150 opere e oggetti, “Global Antiquity” propone uno sguardo originale sulle relazioni artistiche, culturali, commerciali e politiche che, nel corso di oltre 1.600 anni di storia, hanno collegato popoli e culture dal Mediterraneo all’Asia, attraverso continenti e mari. Ognuno degli oggetti esposti, provenienti da diverse aree del mondo, diventa un soggetto narrativo in grado di testimoniare relazioni significative tra due o più zone geografiche e società, spesso distanti tra loro. In questa prospettiva, il luogo di ritrovamento di un manufatto riveste la stessa importanza di quello originario di produzione. Connettere questi punti in una mappa globale consente di individuare una pluralità di rotte commerciali e di legami politici, culturali, economici e religiosi, ben oltre le cosiddette vie della seta e delle spezie. Il mondo antico ne emerge come una trama fitta e dinamica di scambi estesi su scala intercontinentale.

Allestimento della mostra “Global Antiquity” alla Fondazione Prada a Milano (foto roberto marossi / fondazione prada)

“Global Antiquity” sottolinea l’intensità e la reciprocità di queste connessioni che si sono sviluppate non solo lungo percorsi lineari e univoci, ma hanno anche costruito una rete fluida e in continua evoluzione di direttrici poligonali. Mettendo in scena inattese presenze “mediterranee” in Asia, o esponendo una statuetta femminile del subcontinente indiano giunta a Pompei prima dell’eruzione del 79 d.C., la mostra innesca un cortocircuito spazio-temporale che invita a ripensare il nostro sguardo sulla storia e a riflettere sul presente attraverso una prospettiva di lunga durata. Due dei temi alla base del progetto trovano particolare risonanza nel dibattito pubblico contemporaneo: l’idea di globalità, luogo comune e argomento controverso nel discorso politico ed economico di oggi, e il complesso fenomeno dell’ibridazione culturale.

Teca in argento proveniente dalla Tomba degli Ori di Canosa di Puglia e conservata al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto marta)
Teca in argento proveniente dalla Tomba degli Ori di Canosa di Puglia: assemblaggio di valva e coperchio dopo il restauro (foto marta)

Tra i reperti presentati in mostra una preziosa teca in argento proveniente dalla Tomba degli Ori di Canosa di Puglia e conservata al museo Archeologico nazionale di Taranto, giunta a Milano al termine dell’intervento di manutenzione straordinaria e della campagna d’indagine sulla teca, realizzati proprio con il supporto di Fondazione Prada, nell’ambito degli accordi previsti dal contratto di prestito del reperto stipulato con il MArTa. L’intervento conservativo, condotto nel laboratorio di restauro del MArTA sotto la supervisione del team tecnico-scientifico, ha costituito un’importante occasione di studio della teca portagioie, anche grazie all’approfondita campagna d’indagine che ha preceduto e guidato l’intervento diretto sul manufatto.

teca in argento proveniente dalla Tomba degli Ori di Canosa di Puglia: dettaglio della nereide che cavalca un mostro marino (foto marta)
Teca in argento proveniente dalla Tomba degli Ori di Canosa di Puglia: dettaglio della nereide che cavalca una pistrice (foto marta)

La teca portagioie o porta-cosmetici, databile tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C., proviene da una tomba a camera femminile rinvenuta nel 1928 e denominata “Tomba degli Ori” per il suo eccezionale corredo. La teca, in lamina d’argento parzialmente dorata, è costituita da una vasca, che imita la forma di una valva di conchiglia (Pecten jacobaeus) e da un coperchio, decorato su entrambi i lati con figure a sbalzo. Su un lato una nereide cavalca un mostro marino (ketos o pistrice) dalla testa felina e solleva un lembo del mantello sopra la testa; sull’altro una nereide, a cavallo di una pistrice dal volto di drago, è girata di schiena e sorregge un flabello nella mano sinistra. In entrambi i casi, gli occhi dei mostri marini sono resi con pietre preziose di colore rosso scuro incastonate nella lamina metallica. Infine, sul lato esterno della conchiglia, nei pressi della cerniera che univa le due parti, si legge nella lingua indigena della Daunia l’iscrizione puntinata OPAKAS SABALEIDAS, verosimilmente riferibile alla nobile proprietaria (Opaka Sabaleida).

Teca in argento proveniente dalla Tomba degli Ori di Canosa di Puglia: pulizia del coperchio (foto marta)
Teca in argento proveniente dalla Tomba degli Ori di Canosa di Puglia: pulizia della valva (foto marta)

La manutenzione straordinaria è consistita dapprima in una graduale e accurata pulitura delle superfici, che apparivano molto annerite a causa dei naturali processi di ossidazione dell’argento. Questa operazione, che ha visto l’utilizzo combinato di metodologie di tipo chimico e di una blanda azione meccanica, ha permesso di recuperare gli effetti policromi dati dal contrasto cromatico tra l’argento e le dorature presenti, ripristinando una corretta lettura dell’opera. L’asportazione delle sostanze di varia natura che nel tempo si erano depositate sulle superfici ha inoltre permesso di rendere nuovamente visibili alcuni dettagli della raffinatissima lavorazione del modellato. Fondamentale è stata anche la revisione degli incollaggi risalenti ai restauri precedenti, che risultavano in parte non più funzionali anche a causa dell’invecchiamento dei materiali d’intervento. Dove necessario questi sono stati sostituiti con delle nuove applicazioni di prodotto adesivo, ripristinando per quanto possibile la tenuta strutturale della delicata lamina d’argento. Un trattamento simile è stato riservato alle integrazioni già presenti in corrispondenza delle lacune del metallo prezioso. Una volta accertata la loro effettiva stabilità sono state accuratamente rifinite e intonate cromaticamente alle superfici originali, in modo tale da risultare riconoscibili all’osservatore senza impattare visivamente sull’aspetto del raffinato oggetto.

Pertosa-Auletta (Sa). Dal 4 novembre, nel piazzale delle Grotte, una mostra gratuita ripercorre la prima esplorazione speleologica completa del 1926 attraverso fotografie, mappe e documenti

Prima di entrare nelle Grotte di Pertosa-Auletta (Sa), si può fare un salto indietro di cento anni. Dal 4 novembre 2026 è visitabile, nel piazzale antistante l’ingresso, una mostra all’aperto e completamente gratuita, promossa dalla Fondazione MIdA per celebrare la spedizione che segnò una svolta nella conoscenza del sistema sotterraneo. Una data simbolica: proprio il 4 novembre 1926 si concludeva la spedizione iniziata il 27 ottobre, condotta dagli speleologi della Commissione Grotte della Società alpina delle Giulie di Trieste, oggi intitolata a Eugenio Boegan. Già note e frequentate da secoli, le Grotte erano state oggetto di indagini archeologiche e precedenti ricognizioni. Quella missione ne realizzò però la prima esplorazione speleologica completa, accompagnata da un rilievo topografico complessivo e dalla documentazione fotografica degli ambienti. Sotto la direzione di Mariano Apollonio operarono otto speleologi, tra i quali Bruno Boegan, con il sostegno del Touring Club Italiano di Salerno. Fotografie d’archivio, mappe e testimonianze ne raccontano il lavoro, mostrando gli ambienti prima della realizzazione degli attuali percorsi turistici.

Grotte di Pertosa-Auletta: l’esplorazione del 1926 (foto fondazione mida)

L’allestimento all’esterno rende questa storia accessibile a tutti, offrendo una chiave di lettura a chi si prepara alla visita e un’occasione di scoperta anche a chi desidera fermarsi soltanto per la mostra. Una storia che continua a regalare meraviglia, come testimonia la recente riapertura della Sala del Paradiso e della Sala delle Spugne, dopo il rinnovo dell’illuminazione. Le testimonianze archeologiche e gli ambienti naturali custoditi nella cavità continuano a offrire temi di ricerca: nuove esplorazioni e tecnologie possono aiutarci a comprenderne aspetti ancora poco conosciuti.

Grotte di Pertosa-Auletta: gruppo dell’esplorazione del 1926 (foto fondazione mida)

Per tutto il periodo dell’esposizione sarà inoltre possibile scaricare gratuitamente tramite QR code il libro “Le Grotte dell’Angelo a Pertosa. Il sistema sotterraneo e il giacimento archeologico” di Felice Larocca, direttore del Museo Speleo-Archeologico di Pertosa, pubblicato dalla Fondazione MIdA. Un approfondimento sulla storia delle esplorazioni, sulle caratteristiche della cavità e sul suo patrimonio archeologico.