Rovereto. Il 37mo RAM film festival chiude con oltre 3.300 presenze complessive tra proiezioni, incontri ed eventi diffusi (+ 8% rispetto all’anno precedente): i numeri confermano la soddisfazione espressa “a caldo” dalla direttrice Alessandra Cattoi ad “archeologiavocidalpassato.com”. Appuntamento all’autunno 2027

La soddisfazione espressa “a caldo” da Alessandra Cattoi, direttrice della Fondazione Museo Civico di Rovereto, per il successo della 37ma edizione del RAM film festival dedicata al tema “Sguardi sulla città” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2026/10/12/rovereto-la-direttrice-alessandra-cattoi-fa-un-bilancio-del-37mo-ram-film-festival-ed-ecco-tutti-i-film-premiati-nelledizione-2026/) è ora confermato dai numeri: il RAM film festival 2026 va in archivio con un bilancio decisamente positivo e in netta crescita. La 37ª edizione ha fatto segnare oltre 3.300 presenze complessive tra proiezioni, incontri ed eventi diffusi, registrando un incremento superiore all’8% rispetto all’anno precedente, a dimostrazione che la riflessione sulla “comunità urbana” attraverso il cinema e l’archeologia hanno saputo parlare al presente. Dal 7 all’11 ottobre, Rovereto è diventata il crocevia del cinema dedicato al patrimonio culturale con particolare attenzione alle città, tra passato e futuro: 90 film provenienti da 35 Paesi, di cui ben 42 anteprime nazionali o internazionali e 18 opere dedicate al tema delle città. A completare la manifestazione si sono aggiunti 6 incontri di approfondimento, 3 matinée per le scuole, 2 eventi speciali con ospiti d’eccezione, 2 masterclass, 8 proposte tra musei e territorio e 17 ospiti internazionali. Il RAM film festival dà l’appuntamento al pubblico per la 38ª edizione, in programma nell’autunno 2027.

Un po’ di numeri. Oltre alla partecipazione nutrita nelle sale e nella programmazione cinematografica Fulldome, RAM X e Officina RAM, la risposta del pubblico ha premiato l’intera offerta del palinsesto. Teatri pieni per le serate evento: Il Teatro Zandonai ha registrato quasi 900 presenze per i tre grandi appuntamenti serali (la fiction Lady Nazca, lo spettacolo Di isole e di città con Giuseppe Cederna e il tributo a Valentino Braitenberg). Il cinema al centro: 42 le anteprime portate al festival, con la partecipazione diretta di 27 tra registi e produttori. Scuole e territorio: il programma CINEMaSCUOLA ha coinvolto 882 tra studenti e insegnanti, mentre le uscite di “Festival in città” hanno registrato 132 partecipanti. Incontri informali: 350 presenze per gli Aperitivi al Bistrot e le colazioni di Buongiorno RAM.
Venezia. A Palazzo Ducale, sede Sabap, l’incontro “ALBERONI: SCAVO, RESTAURO E VALORIZZAZIONE. Gli scavi archeologici in Strada della Marina: dal cantiere alla restituzione alla collettività”, a conclusione del progetto pluriennale dedicato a uno dei ritrovamenti archeologici più significativi degli ultimi anni nel suolo veneziano

Cosa si nasconde sotto la sabbia del Lido di Venezia? Nel 2022, agli Alberoni, un importante ritrovamento archeologico ha riportato alla luce le tracce di un passato ancora tutto da raccontare. Da allora, archeologi, restauratori e specialisti hanno lavorato per studiare, comprendere e conservare un complesso archeologico pluristratificato, tra i ritrovamenti più significativi degli ultimi anni nel territorio veneziano. Mercoledì 21 ottobre 2026, alle 14, nella sala del Piovego di Palazzo Ducale, sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia, l’incontro “ALBERONI: SCAVO, RESTAURO E VALORIZZAZIONE. Gli scavi archeologici in Strada della Marina: dal cantiere alla restituzione alla collettività”, a conclusione del progetto pluriennale dedicato a uno dei ritrovamenti archeologici più significativi degli ultimi anni nel suolo veneziano: il complesso pluristratificato emerso in località Alberoni al Lido di Venezia nel 2022. Un pomeriggio per scoprire cosa è emerso dagli scavi, come si è lavorato per preservare le testimonianze del passato e in che modo l’archeologia può diventare un patrimonio accessibile a tutti. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria al link https://alberoniscavorestaurovalorizzazione.eventbrite.it

Nel corso dell’incontro verranno illustrati i risultati delle ricerche multidisciplinari svolte per la comprensione dei dati archeologici, gli interventi conservativi condotti sulle porzioni strutturali e sui materiali mobili rinvenuti in scavo, nonché gli strumenti sviluppati per la valorizzazione del contesto tra cui un plastico ricostruttivo dello scavo, un pannello illustrativo in linguaggio accessibile e video 3D con ricostruzione della sequenza costruttiva delle evidenze portate alla luce. A raccontare questa straordinaria esperienza saranno proprio i professionisti che hanno partecipato alle ricerche, al restauro e alla valorizzazione del sito.
Reggio Calabria. Dopo la tappa al museo dell’Acropoli di Atene approda al museo Archeologico nazionale la mostra “Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca”, seconda tappa della mostra promossa dal ministero della Cultura, nell’ambito delle attività del Piano Olivetti per la cultura

Dopo la tappa al museo dell’Acropoli di Atene, dal 22 ottobre al 31 dicembre 2026 il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria ospiterà “Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca”, la grande mostra internazionale dedicata alle trasformazioni dell’arte greca nel Mediterraneo promossa dal ministero della Cultura nell’ambito delle attività del Piano Olivetti per la cultura. Una collaborazione istituzionale nel solco delle eccellenti relazioni culturali fra Italia e Grecia, rafforzate a seguito della visita istituzionale del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ad Atene nel giugno 2025. Il progetto è elaborato dal dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, tramite l’Istituto centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale, in collaborazione con il museo dell’Acropoli di Atene e il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. La mostra è curata da Alfonsina Russo, Nikolaos Stampolidis, Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro e Fabrizio Sudano. L’esposizione a Reggio Calabria, l’antica Rhegion, tra i principali centri della Magna Grecia, valorizza il legame storico e culturale tra Grecia e Italia, costruito nel corso dei secoli attraverso scambi, mobilità e reciproche influenze che hanno attraversato il Mediterraneo. In questo contesto, il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, con le sue collezioni provenienti dai principali centri della Magna Grecia e i celebri Bronzi di Riace, rappresenta un luogo di particolare rilievo per approfondire la conoscenza di questa storia condivisa.

LA TAPPA A REGGIO CALABRIA E IL PIANO OLIVETTI PER LA CULTURA. La mostra rientra nelle attività strategiche del Piano Olivetti per la cultura, che promuove quest’ultima come motore di crescita civile, coesione sociale e sviluppo locale. In tale prospettiva, l’appuntamento reggino pone il patrimonio archeologico al centro della relazione tra identità storica e comunità, creando occasioni di conoscenza e confronto volte a generare un concreto impatto collettivo. Realizzato in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, il percorso espositivo nasce dalla stretta intesa tra il Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale e il Piano Olivetti per la cultura. Il progetto sarà arricchito da un articolato programma pubblico rivolto a cittadini, studiosi, scuole e turisti, con iniziative dedicate all’inclusione, all’educazione museale e alla valorizzazione dell’area. A Reggio Calabria, il dialogo tra reperti di straordinario pregio e un contesto profondamente segnato dalla memoria della civiltà greca aggiunge all’esperienza una dimensione ulteriore: la riscoperta delle origini e la riappropriazione di un’appartenenza, a pieno sostegno dei processi di rigenerazione promossi dal Piano Olivetti.

IL PERCORSO ESPOSITIVO. “Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca” esplora il significato storico e artistico assunto dall’arte greca in Italia attraverso una selezione di capolavori conservati nei musei italiani, raccontandone la lunga eredità culturale e le continue trasformazioni nel corso dei secoli. Il progetto non presenta le opere come oggetti isolati, ma ne ricostruisce le “biografie”, seguendone la circolazione, i trasferimenti, i riusi e i nuovi significati assunti nei diversi contesti storici. L’esposizione è articolata in sette sezioni. Attraverso una selezione di capolavori provenienti dai più importanti musei italiani, racconta le molteplici forme di presenza, trasformazione e reinterpretazione dell’arte greca nella Penisola, dalla tarda età del Ferro fino al Novecento. Le opere sono ricollocate nel proprio orizzonte storico e diventano documenti “parlanti”, capaci di raccontare storie di circolazione, scelte, riusi e trasformazioni culturali che nei secoli hanno legato le due sponde del Mediterraneo: attraverso il loro linguaggio iconografico e formale, raccontano i valori di un’arte fondativa per l’identità occidentale e per la cultura europea contemporanea.

Il visitatore è accompagnato dalle prime forme di presenza dell’arte greca nella Penisola, anteriori alla conquista romana, fino alla nascita del collezionismo moderno e della moderna storia dell’arte antica. Dalla circolazione degli oggetti greci come strumenti di prestigio e veicoli di modelli culturali si passa ai fenomeni di appropriazione e trasferimento delle opere, fino ai processi di reinterpretazione e riuso in età romana, moderna e contemporanea. La mostra si conclude con una riflessione sulla ricezione dell’arte greca tra XVIII e XX secolo, con un focus su Antonio Canova e con alcuni artisti del Novecento italiano. Tra le opere esposte figurano una splendida statua femminile proveniente dall’Acropoli di Atene, il Trono Ludovisi, la Fanciulla di Anzio, le celebri teste bronzee dal relitto di Porticello e importanti testimonianze del collezionismo e della ricezione moderna dell’arte greca.
Agrigento. Al parco archeologico della Valle dei Templi si chiude la III campagna di scavi archeologici nell’area della Kolymbethra e sul pianoro di Case Montana: scoperte monumentali evidenze di un quartiere dell’antica Akragas risalente al V secolo a.C., fino ad oggi sconosciuto


Si conclude il 24 ottobre 2026 la III campagna di scavi archeologici nell’area della Kolymbethra e sul pianoro di Case Montana ad Agrigento. La missione è diretta dalla prof.ssa Claudia Lambrugo dell’università di Milano e dall’archeologa Maria Concetta Parello del parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, con il sostegno del FAI ed all’interno di un progetto quinquennale fortemente voluto dal direttore del Parco, Roberto Sciarratta. La ricerca ha visto anche l’intervento del prof. Andrea Zerboni (università di Milano) e della dott.ssa Eleonora Regattieri (CNR di Pisa) per definire il contesto geomorfologico, programmare carotaggi per il 2027 ed effettuare prelievi di speleotemi dagli ipogei per analisi di laboratorio sulle cronologie di formazione. In totale, la missione coinvolge 33 tra studenti e specializzandi coordinati dalla prof.ssa Lambrugo insieme al prof. Alessandro Pace.


I risultati principali di questa campagna toccano tre punti cruciali. Sul pianoro di Case Montana, due saggi di scavo di 10 per 10 metri stanno riportando alla luce monumentali evidenze di un quartiere dell’antica Akragas risalente al V secolo a.C., fino ad oggi sconosciuto. Sono stati rinvenuti possenti muri e tracce di edifici distrutti durante l’assedio cartaginese del 406 a.C., conservatisi perfettamente sotto i crolli. Nell’alveo del torrente, i lavori di pulizia della vegetazione hanno permesso di documentare nuovi apprestamenti idraulici, tra condotti di scarico e canali scavati nel banco calcarenitico, riconducibili all’ingegnosa diga del lago artificiale della Kolymbethra. Poco distante, è proseguito lo svuotamento dell’Ipogeo Nuovo, scoperto nel dicembre 2023. La sua storia comprende diverse fasi: da antico condotto per l’acqua di falda a ricovero per animali, fino ad utilizzo rurale nell’Ottocento.
Ercolano. Al parco archeologico riaprono la Casa dell’Atrio a Mosaico e la Casa a Graticcio, nuova tappa del Progetto Domus

Al parco archeologico di Ercolano riaprono la Casa dell’Atrio a Mosaico e la Casa a Graticcio, due delle dimore più importanti della città antica, di nuovo accessibili al pubblico dopo decenni di chiusura. A presentarle, in antiquarium, avrebbe dovuto essere la direttrice Federica Colaiacomo, mercoledì 21 ottobre 2026, alle 11. Ma la presentazione è stata rinviata a giovedì 5 novembre 2026, sempre alle 11. La riapertura segna una nuova tappa del Progetto Domus, il programma di restauro conservativo dedicato a sei tra le domus più rilevanti del sito. Dopo la Casa del Colonnato Tuscanico e la Casa del Sacello di Legno, riaperte nel marzo 2025, e la Casa del Mobilio Carbonizzato, tornata accessibile nel luglio 2026, il percorso prosegue con altri due complessi di particolare pregio. Il progetto è sviluppato nell’ambito della collaborazione tra il Parco Archeologico di Ercolano e il Packard Humanities Institute, attraverso l’Istituto Packard per i Beni Culturali, e finanziato con 5 milioni di euro a valere sui fondi del Contratto Istituzionale di Sviluppo “Vesuvio – Pompei – Napoli” (FSC 2014-2020).
Stazioni-museo lungo la linea C della Metro di Roma: dal film “Roma sotterranea” (premiato al RAM film festival) agli approfondimenti per “archeologiavocidalpassato.com” col direttore del PArCo Quilici e l’archeologa Elisa Cella sullo scavo nel cantiere della metro, l’allestimento museale, la periferia che dialoga col centro, le tappe verso un museo diffuso a 40 metri di profondità

Linea Metro C a Roma: dodici anni di lavori per raggiungere, da San Giovanni in Laterano, la stazione Colosseo-Fori Imperiali, attraversando nel sottosuolo il cuore della città antica. Quell’impresa, tra ricerca archeologica e innovazione tecnologica applicata alla mobilità urbana, che ha visto il taglio del nastro il 16 dicembre 2025 alla presenza, tra gli altri, del ministro della Cultura Alessandro Giuli, è diventata un film: “Roma sotterranea – una metro nella storia” di Laurent Portes (Italia 2025, 52’). Produzione: MyMax Edutainment, Artline Films, Idéacom International, che al 37mo RAM Film Festival di Rovereto, è stato premiato con la Menzione speciale Archeoblogger (vedi Rovereto. La direttrice Alessandra Cattoi fa un bilancio del 37mo RAM film festival. Ed ecco tutti i film premiati nell’edizione 2026 – archeologiavocidalpassato).

Come si è proceduto lo scavo archeologico nel cantiere della Metro C? quali difficoltà sono state superate? Come si è arrivati alla realizzazione della stazione-museo? Quali scelte sono alla base dell’allestimento? Cosa rappresenta la stazione-museo Colosseo-Fori Imperiali per il parco archeologico del Colosseo e per Roma? Quali sono le prossime tappe di questo museo diffuso a 40 metri di profindità? Tutte domande che abbiamo girato ai diretti interessati, il direttore del parco archeologico del Colosseo Simone Quilici, e l’archeologa del PArCo Elisa Cella che ha seguito da vicino lo scavo archeologico e l’allestimento. Ecco come hanno risposto ad archeologiavocidalpassato.com.
“La stazione-museo Colosseo-Fori Imperiali della Metro C”, spiega Simone Quilici ad archeologiavocidalpassato.com, “permette di far conoscere il patrimonio archeologico-storico dell’area del colle della Velia, che non c’è più, grazie alla musealizzazione dei pozzi. È stata infatti una grande sorpresa che a 40 metri di profondità, quota alla quale normalmente non ci sono più evidenze archeologiche, la scoperta di questi pozzi che rappresentano un’importante occasione di conoscenza archeologica.
“Grazie al fatto che all’interno della stazione-museo Colosseo-Fori Imperiali della Metro C transitano milioni di persone”, continua Quilici, “è possibile avvicinare all’archeologia anche chi probabilmente in un museo non c’è mai stato o difficilmente viene. E quello che è importante è che tra questi milioni di visitatori non ci sono solo turisti ma anche romani. La Metro C, infatti, collega la zona Est di Roma, quartieri popolari, con il centro di Roma. Lo spazio dei Fori Imperiali è ampio, pensato per le parate. Con questa stazione, al di là dei numeri assoluti che tutti conosciamo, noi riequilibriamo la presenza dei romani con i turisti.
“Ora c’è operativa solo la stazione-museo Colosseo-Fori Imperiali della Metro C. Ma tra qualche anno”, fa sapere Quilici, “sarà aperta la stazione-museo di Piazza Venezia, e allora avremo un sistema. Tra l’altro, mentre la stazione Colosseo ha l’uscita direttamente sul piano stradale dei Fori Imperiali, quella di Piazza Venezia sarà un modello tentacolare con uscite a più livelli: ci sarà infatti non solo il livello verso la città, ma anche uno con uno sbocco direttamente nell’area archeologica del Foro di Traiano.

“Per la valorizzazione di questa stazione-museo Colosseo-Fori Imperiali della Metro C”, conclude il direttore Quilici, “potenzieremo il punto informativo, posto all’uscita delle scale mobili su via dei Fori Imperiali, che è gestito dal Comune e dal PArCo. Verranno allestiti degli apparati esplicativi e sarà posta in vendita una guida del museo della stazione della Metro C che è un corollario necessario per informare e indirizzare meglio i viaggiatori-visitatori”.
“L’allestimento della stazione Colosseo-Fori Imperiali”, spiega Elisa Cella ad archeologiavocidalpassato.com, “costituisce solo l’ultimo dei capitoli che riguardano un’attività che è iniziata diversi anni fa scavando nel cuore della Roma monumentale, ai piedi del Colosseo e al di sotto dell’attuale piano di calpestio di via dei Fori Imperiali. È stato un lavoro corale, iniziato prima dalla soprintendenza speciale di Roma, poi portata avanti dal parco archeologico del Colosseo. Lì archeologi giorno e notte hanno prima avviato delle indagini preventive e successivamente scavato ogni centimetro mentre veniva realizzata la stazione Colosseo-Fori Imperiali.

“Si pensava che non ci potessero essere grandi sorprese”, continua Cella, “poiché il corpo della stazione si trova esattamente lì dove un tempo si trovava la collina della Velia che venne di fatto sbancata, asportata nel 1932. E invece soprese ce ne sono state. Sono stati rinvenuti degli elementi che sono l’indizio della vita brulicante in età repubblicana di un quartiere popoloso che si era sviluppato sulla Velia. Sono stati rinvenuti ben 28 pozzi, molti di questi foderati con lastre di tufo, tutti utilizzati per la captazione dell’acqua dalla falda acquifera che quando però questa è andata ad abbassarsi hanno cambiato uso. E sono diventati oggetto di complesse cerimonie e di azioni votive, di offerte, i cui resti sono stati rinvenuti dagli archeologi.

“Ma un altro dei contesti che sono stati individuati”, ricorda Cella, “è stato proprio ai piedi del Colosseo. Si tratta di una domus, una domus sicuramente un tempo proprietà di un’abbiente famiglia romana che visse e la utilizzò tra la fine dell’età repubblicana e l’età giulio-claudia fino all’incendio famoso avvenuto durante il regno di Nerone nel 64 d.C. che distrusse quei muri, così come accadde per buona parte delle case di quell’area. Quella struttura fu distrutta e di fatto colmata da strati di macerie, andando quindi letteralmente a disseppellirla da queste macerie. Sono emersi i resti di qualcosa di eccezionale: un piccolo ma preziosissimo impianto termale privato, dotato di una piscina con gradini per godere di bagni in acqua fredda, e di un laconicum, cioè di una piccola sauna nella quale si poteva godere del calore sprigionato dal braciere in ceramica”.
“L’armonizzazione di quanto è emerso nel corso degli scavi e l’infrastruttura della stazione del Colosseo-Fori Imperiali è stata doverosa”, spiega Elisa Cella ad archeoologiavocidalpassto.com, “ed è stata anche possibile, mettendo al centro i bisogni degli utenti, che sono sì quelli di utilizzare una nuova linea che unisca la periferia al centro della città, ma anche di entrare in contatto, di godere, di conoscere quello che è il proprio passato e quello che è stato restituito dal sottosuolo.

“Siamo quindi partiti insieme al dipartimento di Architettura e Paesaggio della Sapienza università di Roma”, continua Cella, “mettendo al centro i flussi di pubblico all’interno della stazione, individuando delle aree che letteralmente li accompagnassero e consentissero a chiunque, sia a chi corre per andare a prendere un treno, sia chi – una volta arrivato al centro della città – ha tempo per cominciare a esplorare, quindi consentissero di godere delle diverse aree dell’allestimento. Quindi è un allestimento che non è realizzato a parte, non è disgiunto dai percorsi di transito, ma al contrario li affianca, li accompagna, dando anzi maggiore valore all’opera.
“Tutta la stazione di fatto è divenuta oggetto di un’attività di valorizzazione e di comunicazione. Ed è per noi, per il parco archeologico del Colosseo, un luogo essenziale per entrare in contatto con la città e quindi anche in qualche modo per consentire a chiunque di riappropriarsi di uno sguardo nuovo su questi rinvenimenti che parlano della Roma di età repubblicana, una volta varcati i tornelli. Ma prima di salire su via dei Fori Imperiali”, conclude l’archeologa Cella, “illustrano anche la monumentalità di queste grandi piazze realizzate dagli imperatori, e che quindi in qualche modo introducono a tutto quello che troveranno sul suolo e nel sottosuolo”.
“La stazione Colosseo – Fori Imperiali è la prima stazione-museo realizzata all’interno del parco archeologico del Colosseo, ma non è destinata a restare l’unica”, spiega Elisa Cella ad archeologiavocidalpassato.com. “La prossima stazione con queste caratteristiche sarà quella che è già in corso di realizzazione a Piazza Venezia. E va detto che la nostra stazione, quella che è visibile oggi ed è aperta al pubblico, in qualche modo si rifà e richiama la felice esperienza della prima stazione-museo di Roma, che è quella alla fermata di San Giovanni, sempre lungo la linea C, che con il tempo va di fatto acquisendo le caratteristiche quasi di un polo museale diffuso lungo la linea.
“È bellissimo immaginare che a breve, passando da San Giovanni a Porta Metronia, di prossima apertura come area archeologica da parte della soprintendenza di Roma; poi ancora lungo Colosseo-Fori Imperiali e Piazza Venezia, e oltre lungo Chiesa Nuova, con un biglietto chiunque potrà godere di una visita lungo la linea ma attraverso diversi contesti della città. Questa”, conclude Cella, “è anche un’intuizione che è stata accolta e sostenuta dal capo dipartimento Alfonsina Russo, all’epoca della realizzazione della stazione Colosseo-Fori Imperiali direttrice del parco archeologico, che ho potuto affiancare nella direzione scientifica e cura dell’allestimento che oggi possiamo offrire al pubblico”.
Torino. Al museo Egizio il concerto “Sax appeal: classici e colonne sonore” col conservatorio “G. Verdi” di Torino, decimo appuntamento con “ONDE: le matinée al museo Egizio”

Domenica 18 ottobre 2026, alle 11, al museo Egizio di Torino, il concerto “Sax appeal: classici e colonne sonore”, decimo appuntamento con “ONDE: le matinée al museo Egizio” con l’orchestra Filarmonica di Torino, il conservatorio statale di musica “Giuseppe Verdi” di Torino e la Fondazione Merz. Emma Rotatori, sax soprano, Stefano Denaro, sax contralto, Fabian Gherca, sax tenore, Valeria Bussacchini, sax baritono, del Conservatorio “G. Verdi” di Torino, mettono in luce la duttilità del sassofono, in un’alternanza di stili e sonorità che ci trasporta in una vera e propria macchina del tempo. La duttilità è l’aspetto che più di ogni altro ha caratterizzato il sassofono nei suoi 185 anni di vita. Il programma proposto dal quartetto di Sassofoni del Conservatorio mette in luce tale caratteristica, in un’alternanza di stili e sonorità che senza bisogno di troppa immaginazione ci aiutano a identificare i contorni di una vera e propria macchina del tempo. Musiche di: Rossini, Singelée, Bernstein, Morricone, Matitia. Ingresso gratuito per questo appuntamento al link: https://www.museoegizio.it/…/torna-onde-con-12-matinee…/. Il concerto si terrà in sala conferenze (con ingresso da via Maria Vittoria 3M) e i partecipanti potranno visitare gratuitamente “Materia. Forma del Tempo” alla fine dello spettacolo.
Orte (Vt). Apertura straordinaria al Porto Romano di Seripola con presentazione dei lavori di recupero e restauro condotti dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale; e visite guidate gratuite al sito archeologico

Domenica 18 ottobre 2026, alle 10.30, con ritrovo presso il sito, apertura straordinaria al Porto Romano di Seripola a Orte (Vt). Un’occasione speciale per riscoprire la storia e il fascino di un luogo antico, attraverso la presentazione dei lavori di recupero e restauro del Porto Romano di Seripola condotti dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, nell’ambito del PNRR, progetto Etruria Futura. Apre infatti l’intervento di Carlotta Schwarz, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, con la presentazione dei lavori di recupero e restauro; quindi visite guidate gratuite al sito archeologico. Una mattinata quindi dedicata alla valorizzazione del patrimonio archeologico, per conoscere più da vicino i risultati degli interventi e lasciarsi accompagnare alla scoperta di un sito di grande interesse storico-archeologico. Informazioni e prenotazioni: +39 379 208 5237. È consigliato abbigliamento idoneo.
Caneva-Polcenigo (Pn). Per due week end visite guidate con l’archeologo Roberto Micheli, direttore degli scavi della Sabap-FVG, al sito palafitticolo UNESCO del Palù di Livenza, importante archivio archeologico e paleoambientale per la conoscenza della vita nelle fasi finali del Neolitico. Ecco il programma

Per due weekend il Comune di Caneva e il Comune di Polcenigo (Pn) organizzano, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, visite guidate gratuite agli scavi archeologici del sito del Palù di Livenza, tenute dal funzionario archeologo Roberto Micheli, direttore degli scavi, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia. Appuntamento per le visite guidate domenica 18 ottobre, sabato 24 ottobre e domenica 25 ottobre 2026, al mattino alle 10 e alle 11.15, il pomeriggio alle 14 e alle 15.15. Punto di ritrovo: Info Point in via Longone a Caneva. Durata di ciascuna visita: circa un’ora. Prenotazione obbligatoria al link: https://shorturl.at/IpOna. Un’importante occasione per conoscere e approfondire il patrimonio storico e archeologico del territorio.

Sono riprese, infatti, il 18 settembre 2026, le ricerche archeologiche presso il sito UNESCO del Palù di Livenza, nell’ambito del Progetto di ricerca e tutela del sito, coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia e diretto dal funzionario archeologo Roberto Micheli. Per consentire a tutti di vedere come operano gli archeologi in un cantiere di un sito palafitticolo sono state perciò organizzate delle visite guidate agli scavi archeologici in corso al sito del Palù di Livenza, importante zona umida della Pedemontana pordenonese dal 2011, iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO come parte componente della serie transnazionale dei Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino, assieme ad altre 110 località distribuite in tutta Europa. Grazie alla ricchezza dei ritrovamenti e, in particolare, all’eccezionale stato di conservazione dei materiali organici (legno, fibre vegetali, ecc.) che si preservano nella torba, Palù di Livenza è un importante archivio archeologico e paleoambientale per la conoscenza della vita nelle fasi finali del Neolitico tra la fine del V e la prima metà del IV millennio a.C.


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