Con archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale a Roma: al secondo piano la sala 6 introduce alla sezione dedicata a “Un re e il suo popolo”

“Un popolo e il suo re” è il tema affrontata nella sala 6 della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale (foto graziano tavan)
Salita l’ampia scala a chiocciola si raggiunge il secondo livello delle Scuderie del Quirinale a Roma dove troviamo le altre cinque sale della mostra “Tesori dei Faraoni”, aperta fino al 3 maggio 2026, con una selezione di 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro Paese. Dopo aver apprezzato la prima sala dedicata all’Egitto “terra dell’oro”, e le sale 2-5 con un focus su “La vita dopo la morte”, la visita proposta da archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” continua nelle sale 6-7 dedicate a “Un re e il suo popolo”. Dopo l’introduzione alla sezione, ci focalizziamo sulla prima, la sala 6.

“Un popolo e il suo re” è il tema affrontata nella sala 6 della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale (foto graziano tavan)
Un re e il suo popolo. “Agli albori della storia dell’antico Egitto, intorno al 3200 a.C.”, spiegano i curatori della mostra, “apparve il termine shemsu Hor, ossia “seguaci di Horus”, con il quale si identificavano i sovrani. L’esistenza del faraone, o meglio l’istituzione stessa della regalità, era strettamente legata a quella di un popolo persuaso della sua sacralità. La società egizia era gerarchica e aveva al vertice il faraone, che incarnava tanto l’autorità religiosa quanto quella politica e amministrativa. Quest’ordine sociale rimase stabile per oltre tremila anni, anche grazie all’accettazione della mobilità tra le classi, basata sul merito e sulle capacità personali. Imhotep, il brillante architetto che raggiunse posizioni di rilievo, era un uomo del popolo. Anche Senenmut, vissuto durante il regno della regina Hatshepsut, si distinse e arrivò a ricoprire più di venti importanti cariche amministrative e religiose. Immediatamente al di sotto del faraone si collocavano gli aristocratici, i sacerdoti e i ministri. Durante l’Antico Regno, le più alte cariche erano riservate quasi esclusivamente ai membri della famiglia reale. Ma a partire dal Medio Regno, e poi nel Nuovo Regno e oltre, il sistema cambiò radicalmente e l’assegnazione delle qualifiche si basò sul merito e non più solo sul ceto. Questo fu sicuramente uno dei punti di forza della società egizia. La promozione dell’innovazione e dell’eccellenza rese possibili meraviglie come piramidi, tombe, templi e altre opere straordinarie, testimonianza dell’ingegno di una società dinamica, che stimolava i suoi membri ad apprendere e a migliorare. Di fatto, la parte più importante della società dell’antico Egitto era la classe media costituita da scribi, soldati e professionisti specializzati, tra cui artigiani e artisti. Seguivano i contadini, gli operai che lavoravano nelle cave e nell’edilizia, i marinai e i pescatori, mentre il gradino più basso della scala sociale era occupato dalla classe servile, di cui facevano parte anche cuochi, birrai, tessitori e domestici”.

Statua di Satmeret, in pietra calcarea, moglie di Neferherenptah, sacerdote wab (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Neferherenptah (Giza) conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)
E allora vediamo qualche “immagine” di questo popolo che fa bella mostra nella Sala 6. Nella prima vetrina, con sculture conservate al museo Egizio del Cairo, troviamo c’è la statua di Tjenti in pietra calcarea dipinta (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Nefu, nella necropoli occidentale di Giza, funzionario rappresentato nudo come si usava per i bambini. Accanto la statua di Satmeret, in pietra calcarea, moglie di Neferherenptah, sacerdote wab (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Neferherenptah, nella necropoli occidentale di Giza: vestita da una tunica aderente che lascia intravedere le forme armoniose del corpo, e una grande collana che le adorna il petto. Quindi la doppia statua del sacerdote Nimaatsed, in pietra calcarea dipinta (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Nimaatsed, una mastaba a Saqqara, scoperta da Auguste Mariette nel 1860: ancora oggetto di discussione perché venivano scolpita una statua doppia dello stesso personaggio. Possibile rappresentasse il defunto e il suo ka. Chiude la statua di Sobeknakht Renefseneb seduto, in granodiorite (fine secondo periodo intermedio, inizio XXI dinastia), da Medinet el-Fayyum, con caratteristiche che riconducono alle cosiddette statue-cubo.

Statua del nomarca Ukh-Hotep e la sua famiglia dalla Tomba di Ukh-Hotep, nella necropoli di Meir, conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)
Ecco la statua del nomarca (sindaco) Ukh-Hotep e la sua famiglia in granodiorite (XII dinastia, Medio Regno), dalla Tomba di Ukh-Hotep, nella necropoli di Meir (Medio Egitto): il gruppo scultoreo con le sue iscrizioni conferma il processo di decentralizzazione del potere durante il quale i governatori provinciali ottennero il diritto a esercitare l’autorità assoluta del faraone nei rispettivi territori di essere sepolti nei pressi delle loro residenze. E poi c’è la statua di Hekenu seduta in pietra calcarea dipinta (V dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Ranefer ed Hekenu, a Saqqara: un caso raro, nell’Antico Regno, che una donna, Hekenu è la moglie di un potente sacerdote di Ptah, avesse una statua tutta per sé.

Statua di Ibes e della moglie Henutsen (V dinastia, Antico Regno), dalla necropoli di Giza, conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)
In una seconda vetrina la statua di Nimaatsed investe di scriba in granito grigio dipinto (V dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Nimaatsed a Saqqara: è uno dei capolavori della scultura non regale della V dinastia. Al centro la statua di Inty-Shedu “sovrintendente alla barca della dea Neith” in pietra calcarea dipinta, dal cimitero superiore della necropoli dei Costruttori di Piramidi a Sud-Est della Sfinge a Giza, scoperta da Zahi Hawass nel 1992. Chiude la statua di Ibes e della moglie Henutsen in pieta calcarea dipinta (V dinastia, Antico Regno), dalla necropoli di Giza, scoperta dall’università del Cairo nel 1973.

Testa di riserva del principe Seneferuseneb (IV dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Seneferuseneb dalla necropoli di Giza, conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)
Nella sala 6 c’è anche una curiosità: la testa di riserva del principe Seneferuseneb in calcare (IV dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Seneferuseneb dalla necropoli di Giza. Le cosiddette “teste di riserva” sono tra i reperti più affascinanti della IV dinastia e, al contempo, uno dei grandi misteri dell’Antico Egitto. Tutti gli esemplari rinvenuti, in fine pietra calcarea e privi di iscrizioni, raffigurano individui specifici con tratti sorprendentemente realistici. Secondo gli egittologi, sarebbero un fenomeno artistico circoscritto al regno di Cheope forse legato a un inspiegabile divieto di realizzare statue sancito dal faraone. Ma l’ipotesi che Cheope si fosse proclamato dio equiparandosi alla divinità Ra, e per questo avesse autorizzato solo le rappresentazioni divine escludendo quelle umane, non appare del tutto convincente.
(continua – 5)
Crotone. Al museo Archeologico nazionale chiuso quattro mesi per la rimozione delle barriere fisiche e cognitive
Il museo Archeologico nazionale di Crotone sarà chiuso dal 9 febbraio al 2 giugno 2026 per lavori di rimozione delle barriere fisiche e cognitive. Un intervento strategico della Missione 1 del PNRR – Cultura 4.0, pensato per rendere la visita più accessibile, fluida e inclusiva: un museo davvero “per la prossima generazione”. In cantiere percorsi più leggibili e accessibili, l’eliminazione delle barriere fisiche e cognitive, nuovi strumenti di comunicazione per una fruizione più chiara e partecipata. Spiegano alla direzione: “Lavoriamo oggi per offrirvi domani un museo più accogliente, aperto e comprensibile”
Torre del Greco (Na). A Villa Sora messo in luce dalle ricerche del parco archeologico di Ercolano un nuovo ambiente che restituisce decorazioni di alta qualità, apparati pittorici e tracce di un cantiere in attività al momento dell’eruzione del 79 d.C.
A Villa Sora di Torre del Greco (Na) nel parco archeologico di Ercolano messo in luce un nuovo ambiente che restituisce decorazioni di alta qualità, apparati pittorici e tracce di un cantiere in attività al momento dell’eruzione del 79 d.C. A distanza di oltre trent’anni dalle ultime indagini sistematiche Villa Sora torna a raccontare la propria storia. Le nuove ricerche archeologiche avviate nel novembre 2025 stanno restituendo dati di grande interesse su una tra le più significative ville marittime del Golfo di Napoli, offrendo nuove chiavi di lettura su un complesso di straordinaria ricchezza, ancora in larga parte da esplorare. “I risultati dello scavo di Villa Sora confermano l’importanza della ricerca archeologica come strumento essenziale di conoscenza”, commenta il direttore generale Musei Massimo Osanna. “Le nuove evidenze consentono non solo di acquisire dati inediti, ma di restituire aspetti concreti della vita quotidiana di una grande villa marittima, improvvisamente interrotta dall’eruzione del 79 d.C. Questo avanzamento della conoscenza offre basi più solide per rafforzare i percorsi di valorizzazione del sito e per rendere più consapevole e articolato il suo racconto al pubblico”.

Un ambiente affrescato di Villa Sora, straordinario complesso residenziale d’età romana a Torre del Greco (foto paerco)
Il nuovo intervento, condotto dal Parco archeologico di Ercolano, consente di ampliare in modo significativo il quadro conoscitivo della villa, portando all’individuazione di contesti finora non esplorati e a una ricostruzione più puntuale delle fasi di vita della residenza, bruscamente interrotte dall’eruzione del 79 d.C. Le indagini si sono concentrate sul fronte nord-orientale della villa, dove è stato documentato un ambiente di dimensioni contenute, circa 10 mq, ma di eccezionale qualità decorativa. Il progetto di scavo si inserisce nella Campagna nazionale di scavi archeologici promossa dalla Direzione generale Musei, avviata nel 2024 con l’obiettivo di sostenere una ricerca programmata e continuativa sull’intero territorio nazionale. La campagna, rafforzata nel 2025 da uno stanziamento complessivo di 4,8 milioni di euro, consente di dare continuità agli interventi avviati e di ampliare l’azione su scala nazionale. A Villa Sora, il finanziamento di 150.000 euro ha permesso di riattivare un percorso di conoscenza già avviato, ponendo le basi per un più ampio e strutturato programma di studio e valorizzazione dell’area archeologica.
I frammenti pittorici rinvenuti, riferibili alle pareti e al soffitto, restituiscono un programma decorativo di grande raffinatezza. Le pareti, impostate su un fondo scuro scandito da fasce in rosso cinabro, erano animate da elementi figurativi, tra cui aironi disposti attorno a un candelabro dorato. Il soffitto, a fondo chiaro, era ornato da ghirlande, fregi e figure mitologiche: tra queste emergono grifi inseriti in un ricco repertorio ornamentale e la figura di un centauro in movimento, di notevole qualità pittorica.
Di particolare significato è il contesto in cui questi apparati decorativi sono stati rinvenuti. All’interno dell’ambiente erano presenti tre ciste in piombo finemente decorate, riconducibili alla medesima officina, insieme a elementi architettonici in marmo bianco di elevata qualità, tra cui un capitello conservato in eccellenti condizioni. La qualità della lavorazione, realizzata esclusivamente a scalpello, e la presenza di ulteriori frammenti marmorei – tra cui un secondo frammento di capitello – indicano con chiarezza uno stoccaggio intenzionale di elementi destinati a un intervento architettonico in corso. L’insieme di questi dati restituisce l’immagine di un ambiente utilizzato come deposito o spazio di cantiere, confermando l’ipotesi che la villa fosse interessata da lavori edilizi al momento dell’eruzione.
La lettura stratigrafica ha consentito di ricostruire con chiarezza la sequenza degli eventi distruttivi, mettendo in evidenza l’impatto delle colate piroclastiche che investirono le strutture edilizie e provocarono il collasso delle coperture, del soffitto e il successivo cedimento delle pareti. Un quadro che restituisce con forza la violenza della catastrofe. Edificata intorno alla metà del I secolo a.C. e oggetto di successivi rifacimenti fino al momento della distruzione, Villa Sora si sviluppava lungo la linea di costa con un impianto scenografico, articolato su terrazze digradanti verso il mare. L’estensione stimata del complesso, pari a circa 150 metri lungo il litorale, restituisce l’immagine di una dimora di alto livello, dotata di ambienti residenziali e di rappresentanza di grande raffinatezza.
Roma. Dall’8 febbraio per oltre due mesi, fino al 12 aprile, ogni domenica visite guidate gratuite (in italiano e in inglese) alla grande mostra “La Grecia a Roma” ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli: oltre 150 opere tra sculture, rilievi e reperti archeologici, tutti originali greci e alcuni esposti per la prima volta
Da domenica 8 febbraio 2026 al via il ciclo di visite guidate gratuite alla grande mostra “La Grecia a Roma”, in corso ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli, a Roma, fino al 12 aprile 2026 che, attraverso un corpus eccezionale di 150 capolavori originali greci, alcuni mai esposti prima, svela l’incontro artistico che ridefinì identità, potere e bellezza nella Roma antica. Al fine di comprendere al meglio l’esposizione, per cittadini italiani e turisti stranieri, sarà possibile partecipare, per oltre due mesi, a visite guidate gratuite. Gli incontri si svolgeranno ogni domenica, da domenica 8 febbraio 2026, per una durata di 75 minuti e con due turni, in due diverse lingue: alle 11.30 in italiano e alle 16.30 in inglese. La partecipazione è gratuita e libera fino a esaurimento dei posti disponibili con prenotazione obbligatoria al numero 060608.
Per chi visita la mostra in autonomia, la mostra “La Grecia a Roma” offre un ulteriore strumento innovativo e coinvolgente: l’audioguida scaricabile tramite la piattaforma amuseapp – startup italiana che utilizza l’intelligenza artificiale per digitalizzare l’esperienza museale. Tale supporto è stato ideato con l’intento di approfondire le opere esposte, arricchendo la visita con chiavi di lettura aggiornate. Arte e tecnologia si incontrano infatti in un percorso che integra audiodescrizioni delle opere, contenuti multimediali e testi descrittivi. L’audioguida, inclusa gratuitamente nel biglietto e fruibile sul proprio dispositivo cellulare, è disponibile nella doppia lingua, italiano e inglese, ed è progettata per adattarsi a pubblici diversi. Accanto al percorso principale, infatti, è disponibile anche un itinerario dedicato all’accessibilità, pensato per facilitare la fruizione da parte di persone con esigenze specifiche, confermando l’attenzione verso un’esperienza culturale realmente inclusiva.
Il visitatore può utilizzare l’audioguida lungo il percorso espositivo tramite QR code presenti nelle sale senza alcun download obbligatorio, oppure scaricando l’applicazione Amuseapp da Google Play Store o dall’App Store per un’esperienza mobile dedicata. In questo modo l’utente può continuare a esplorare i contenuti online, approfondire, condividere, anche dopo aver terminato la visita. Gli itinerari possono essere consultati e scaricati anche dal sito dei Musei Capitolini. “La Grecia a Roma” è promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura.
LA MOSTRA. Con oltre 150 opere tra sculture, rilievi e reperti archeologici, tutti originali greci e alcuni esposti per la prima volta, la mostra racconta l’incontro tra due civiltà straordinarie, in un dialogo che ha plasmato il gusto e l’estetica dell’Occidente. Un viaggio che parte dalla fondazione di Roma e attraversa i secoli fino all’età imperiale, restituendo la straordinaria forza con cui l’arte greca penetrò la società romana: dapprima attraverso gli scambi commerciali e l’importazione di raffinati manufatti, poi grazie alle conquiste nel Mediterraneo Orientale, che portarono a Roma capolavori di inestimabile valore — statue in marmo e bronzo, argenti cesellati, pitture e arredi di lusso. Queste opere, spesso collocate in piazze, edifici pubblici e giardini, trasformarono il volto della città e contribuirono alla ridefinizione dei modelli estetici e culturali romani. Anche negli spazi privati l’arte greca fu sinonimo di distinzione e potere.
Tra i numerosi capolavori esposti spiccano i grandi bronzi capitolini, eccezionalmente riuniti, affiancati da monumenti chiave come la magnifica stele dell’Abbazia di Grottaferrata e le sculture di Niobidi dagli Horti Sallustiani, che furono disperse tra Roma e Copenaghen. Un ritorno dal forte valore simbolico è rappresentato da una scultura acroteriale femminile della celebre collezione rinascimentale del cardinale Alessandro Peretti Montalto, venduta oltre due secoli fa e oggi finalmente di nuovo visibile a Roma. Presenti anche dei reperti inediti, come le ceramiche attiche recentemente rinvenute in scavi archeologici presso il Colosseo e qui esposte al pubblico per la prima volta. Il percorso espositivo è arricchito da un apparato multimediale con videoproiezioni che accompagnano il visitatore in un viaggio immersivo alla scoperta del passato.
Appia antica (Roma). A febbraio visite guidate alla scoperta del monumento più identificativo del parco archeologico: il complesso che comprende il Mausoleo di Cecilia Metella, il Castrum Caetani e la chiesa di San Nicola. Ecco le date
A febbraio 2026 nuovi appuntamenti con le visite guidate a cura dal personale del parco archeologico dell’Appia antica (Roma), che conducono alla scoperta di quello che forse è il monumento più identificativo del parco archeologico dell’Appia Antica: il complesso che comprende il Mausoleo di Cecilia Metella, il Castrum Caetani e la chiesa di San Nicola. Le visite guidate sono in programma domenica 8 febbraio, alle 11 e alle 15; sabato 14 febbraio, alle 11 e alle 15, con Metella Unexpected: una speciale visita guidata alla scoperta della parte nascosta del Mausoleo di Cecilia Metella-Castrum Caetani. In questa visita guidata il monumento simbolo dell’Appia svela il suo volto segreto. È un’occasione unica per visitare il fronte nord, solitamente chiuso al pubblico, ed ammirarne l’imponenza. Domenica 22 febbraio, alle 11 e alle 15; e sabato 28 febbraio, alle 11 e alle 15. Ingresso in via Appia Antica 161, Roma
Per partecipare selezionare il biglietto “Visita guidata | Mausoleo di Cecilia Metella” e la tariffa: intero 8 euro / ridotto 2 euro / gratuito e scegliere tra le date previste. L’ingresso è gratuito per i possessori di Appia Card previa prenotazione da app o portale Musei Italiani. Il biglietto può essere acquistato: online sul sito Musei Italiani al link: https://portale.museiitaliani.it/…/a62f7628-2b88-42c7…; da telefono con la app Musei Italiani disponibile su Google Play e su App Store; il giorno stesso dai totem posizionati all’ingresso del sito, esclusivamente con carta di pagamento elettronico. Il biglietto consente l’accesso, nell’arco della stessa giornata e senza prenotazione, ai siti di Antiquarium di Lucrezia Romana, Mausoleo di Cecilia Metella, Complesso di Capo di Bove, Villa dei Quintili-Santa Maria Nova.
Borgomanero (No). A Villa Marazza presentazione del libro “Una comunità rurale della valle dell’Agogna fra età romana e medioevo: Quiregium-Cureggio” a cura Angela Guglielmetti e Giancarlo Andenna
Il 7 febbraio 2026, alle 15, a Villa Marazza di Borgomanero (No) presentazione del libro “Una comunità rurale della valle dell’Agogna fra età romana e medioevo: Quiregium-Cureggio” a cura Angela Guglielmetti e Giancarlo Andenna (Sap Libri). Gli autori in dialogo con Furio Sacchi (università Cattolica di Milano) e Gabriele Sartorio (soprintendenza per i Beni e le Attività culturali della Valle d’Aosta).

Copertina del libro “Una comunità rurale della valle dell’Agogna fra età romana e medioevo: Quiregium-Cureggio” a cura Angela Guglielmetti e Giancarlo Andenna.
Il libro offre approfondimenti e riflessioni sull’importante complesso battesimale paleocristiano e poi romanico di Cureggio (No) e sulla storia della comunità rurale e dei personaggi che ne determinarono la costruzione. Il libro restituisce un’immagine pluristratificata, dove gli importanti ritrovamenti archeologici avvenuti a partire dall’Ottocento sino ad anni recenti sono contestualizzati nel più ampio quadro degli eventi storici del comprensorio Novarese fra età preromana e Medioevo. Con grande sintesi interdisciplinare, la pubblicazione accoglie in sequenza cronologica il contributo di 23 autori, importanti docenti universitari e funzionari degli Enti preposti alla tutela del Patrimonio nazionale, specialisti e studiosi locali, giovani ricercatori, intervenuti a Giornate di Studi e Conferenze organizzate al TAM di Cureggio, o coinvolti appositamente in questo progetto editoriale. Un contributo finale illustra il Progetto del TAM – Spazio Multimediale sul Tardo Antico e il Medioevo Novarese, al cui allestimento e progressivo sviluppo hanno concorso le ricerche che finalmente confluiscono in questa pubblicazione. L’edizione del libro “Una comunità rurale della valle dell’Agogna fra età romana e Medioevo: Quiregium – Cureggio” rappresenta un nuovo tassello di un progetto di cura del territorio, crescita culturale e consapevolezza storica rivolti alla comunità di Cureggio e all’intero comprensorio Novarese come anche a livello scientifico un qualificato strumento di sintesi per le future ricerche.
Padova. Per la Giornata mondiale della Lingua Greca, al Liviano “Nel nome di Elena: da Omero a Ritsos. Parole e melodie fra antico e moderno”: letture e musica greca dal vivo con Neochori e Thenis Mavros
In occasione della Giornata mondiale della Lingua Greca, studenti e studentesse dell’università di Padova, in collaborazione con la sezione di Grecistica del dipartimento dei Beni culturali, invitano tutti a un evento di poesia, musica e convivialità per celebrare la lingua, la letteratura e la musica greche nelle sue mille declinazioni, dall’antico al contemporaneo. Appuntamento sabato 7 febbraio 2026, dalle 18, in Sala dei Giganti di Palazzo Liviano in piazza Capitaniato 7 a Padova, con “Nel nome di Elena, da Omero a Ritsos. Parole e melodie fra antico e moderno”: letture e musica greca dal vivo con Neochori e Thenis Mavros. Insieme per celebrare un patrimonio coinvolgente e uno strumento sempre attuale per comprendere e dare forma alla nostra identità e cultura mediterranea ed europea. La serata sarà dedicata alla bellezza dirompente e rivoluzionaria di Elena e animata dalle letture, a cura degli studenti e delle studentesse, di passi a lei dedicati nella letteratura in greco, da Omero a Ritsos. Le letture si alterneranno dalla musica greca moderna suonata dal vivo da Thenis Mavros e dal gruppo Neochori. Letture a cura di Riccardo Bertelli, Giulia Bolzonello, Giulia Criscuolo, Giorgia Odigitria Cuccia, Sofia D’Urso, Matteo Pio Monteleone, Lorenzo Rocca, Benedetta Scapin, Francesco Secci, Maria Speziani, Matilde Taroni. Con la partecipazione di Monica Baggio, Stefano Caneva, Alessandra Coppola, Sara Minuto, Francesco Scalora.
Norma (Lt). Al museo civico Archeologico si inaugura “Doni alle dee di Norba. Dai depositi del Museo Nazionale Romano al Museo di Norma”, l’allestimento dei materiali architettonici e votivi concessi dal Mnr nell’ambito del progetto “Il museo fuori dal Museo”
Nell’ambito del progetto “Il museo fuori dal Museo”, il 7 febbraio 2026, alle 11, sarà inaugurato l’allestimento dei materiali architettonici e votivi concessi in deposito al museo civico Archeologico di Norma (Lt) dal museo nazionale Romano. Appuntamento al museo civico Archeologico di Norma in via della Liberazione a Norma (Lt) con “Doni alle dee di Norba. Dai depositi del Museo Nazionale Romano al Museo di Norma” con conferenza inaugurale alla quale seguirà una visita guidata al nuovo allestimento a cura di Ártemis Culture APS. Dopo i saluti Istituzionali di Elena Palazzo, assessore al Turismo della Regione Lazio, e Andrea Dell’Omo, sindaco del Comune di Norma, intervengono Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano, “Il Museo Nazionale Romano in rete con il territorio”; Alessandro Betori, soprintendente SABAP Frosinone e Latina, “Territorio e Musei locali nell’impegno della Soprintendenza per le province di Frosinone e Latina”; Stefania Quilici Gigli, direttrice del museo civico di Norma, “Il Museo Archeologico di Norma e il Parco di Norba tra ricerca e intrecci di dialogo”. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

















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