Torino. Al museo Egizio, per Salone OFF 2026, presentazione del libro “Il demone della nostalgia. L’invenzione della Grecia da Nietzsche a Arendt” di Mauro Bonazzi (Giulio Einaudi Editore) con Christian Greco, direttore del museo Egizio

Venerdì 15 maggio 2026, alle 18, in sala conferenze del museo Egizio di Torino (ingresso da via Maria Vittoria 3M), presentazione del libro “Il demone della nostalgia. L’invenzione della Grecia da Nietzsche a Arendt” di Mauro Bonazzi (Giulio Einaudi Editore) nell’ambito del programma del Salone OFF 2026. Mauro Bonazzi, filosofo e docente di Filosofia antica, che si occupa di platonismo e della ricezione del pensiero greco nella modernità, con particolare attenzione al rapporto tra antico e contemporaneo, converserà con Christian Greco, direttore del museo Egizio. Il libro indaga il modo in cui il pensiero novecentesco ha reinterpretato e in qualche modo “reinventato” la Grecia antica, da Nietzsche ad Arendt, facendone un modello culturale, politico e filosofico. Un percorso che mette in luce il ruolo della nostalgia nella costruzione dell’idea di classicità e nella riflessione sull’identità europea. L’evento è gratuito con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/il-demone-della-nostalgia….

Il demone della nostalgia. L’invenzione della Grecia da Nietzsche a Arendt. La tempesta che ha attraversato l’Europa tra Otto e Novecento è stata anche una battaglia di idee, identità, visioni del mondo: una storia di uomini e donne, filosofi e filologi, scrittori, intellettuali che in quei tempi inquieti per capire chi erano – e chi siamo – hanno guardato in una direzione precisa: la Grecia antica, la sola e vera patria, da cui tutti si sentivano esuli. Qual era allora, ed è oggi, il peso del passato nella costruzione della nostra identità, sia individuale sia collettiva, di europei e occidentali? Qual è il segreto che la Grecia custodisce così gelosamente? Mauro Bonazzi ricostruisce l’appassionante genealogia di questi dibattiti, in cui ritornare agli antichi è l’unico modo per fare i conti con una modernità che si scopre in crisi. E nel ricostruirla rievoca tutti quei personaggi che in maniera geniale, provocatoria e sorprendente hanno proposto «un’altra idea di Grecia»: da Nietzsche a Heidegger, da Adorno e Popper ad Hannah Arendt. Perché non c’è niente di meno pacifico del passato, ed è il modo in cui lo immaginiamo a dare forma al nostro futuro. Tra Ottocento e Novecento si scatena in tutta Europa, e in particolare in Germania, un acceso dibattito sull’eredità greca. Quanto e come di ciò che era stato scritto in quel tempo così remoto doveva sopravvivere nei tempi moderni? Un dibattito che riemerge in tutta la sua vivacità in queste pagine, riccamente documentate, che compongono un grande racconto che non ha mai smesso di parlarci. Discutere dei Greci significa infatti discutere di noi, della nostra identità di europei e occidentali, ed è fondamentale farlo adesso, in un mondo che sta cambiando velocemente. Il punto di partenza è colui che più di tutti attaccò il mito ottocentesco della Grecia ideale, perfetta, razionale. L’anno è il 1872, il libro è “La nascita della tragedia”, il protagonista è Friedrich Nietzsche. È lui che per primo svela tutte le mistificazioni del classicismo ottocentesco, conducendo i suoi lettori verso una Grecia completamente diversa, molto più oscura e inebriante, arcaica, di cui la modernità europea è traditrice e non certo erede. Le sirene di questa Grecia attrarranno poi molti altri – siamo a cavallo delle due guerre mondiali – intenzionati a coglierne il potenziale politico. Al centro di tutto è allora Platone, un Platone umano, fin troppo umano, per cui la contemplazione teoretica deve tradursi in un’azione concreta. È appropriandosi di questa Grecia che i nazisti potranno presentarsi come i guardiani della Germania, e dell’Europa tutta, gli unici capaci di proteggere una tradizione che sembrava ormai prossima al collasso. Si tratta solo di un’aberrazione o la storia è più complicata? Nel 1933 discuteranno proprio di questo, in un dialogo a distanza, Martin Heidegger e Edmund Husserl. Per chi dal nazismo scappa invece, come Auerbach, Adorno, Weil e Bespaloff, gli stessi numi tutelari del mondo antico assumono altri connotati, meno monolitici e più critici. La resistenza passa anche per i libri. Per arrivare ad Arendt e Strauss, convinti che sia necessario tornare alle origini per portare il mondo della modernità fuori dalle secche in cui si è arenato: tornare in Grecia, dove tutto era cominciato, per capire il perché di tutto ciò che sarebbe poi successo. Bonazzi ci guida, con la consapevolezza dello studioso e il passo leggero del narratore, tra i meandri di un intreccio di pensiero e storie che riguarda il nostro rapporto sempre multiforme con il passato, e che può aiutarci a decifrare il tempo caotico che stiamo attraversando.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Ciò che non ti aspetti e il difficile percorso dell’interpretazione archeologica: alcuni esempi dal sito di Campetti SO a Veio” con Ugo Fusco: quinto incontro della quarta edizione del ciclo “chi (ri)cerca trova. I professionisti si raccontano al museo”

Venerdì 15 maggio 2026, alle 16, in sala della Fortuna al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, “Ciò che non ti aspetti e il difficile percorso dell’interpretazione archeologica: alcuni esempi dal sito di Campetti SO a Veio” con Ugo Fusco, quinto appuntamento della quarta edizione di “CHI (RI)CERCA TROVA”, il ciclo di incontri a cura dei Servizi Educativi che apre il mondo della ricerca alla conoscenza e alla fruizione del grande pubblico. Da gennaio a dicembre 2026, 10 conferenze con esperti e studiosi di diverse discipline che presentano la loro ricerca scientifica e i progetti di studio che vedono il Museo e Villa Giulia grandi protagonisti. Esperienze, indagini, approfondimenti che rendono la ricerca condivisa, partecipata, quindi utile, a beneficio del pubblico di curiosi, studenti e specialisti. Venerdì 15 maggio 2026 Ugo Fusco porterà i partecipanti alla scoperta del sito di Campetti e dei suoi scavi. Ingresso gratuito in Sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Il sito di Campetti SO costituisce una delle aree archeologiche con il maggior numero di edifici e di testimonianze di continuità dell’occupazione di tutto il pianoro veiente. A partire dal 1996 è iniziata un’ampia fase di ricerca, ad opera della Sapienza Università di Roma, nell’ambito delle attività del “Progetto Veio”. Gli scavi hanno portato alla luce un’articolata sequenza di frequentazioni, che comprendono: un insediamento capannicolo dell’età del ferro; un ampio santuario urbano etrusco, nelle vicinanze di una porta urbana e in connessione con le sorgenti termali dell’area; la successiva trasformazione del sito in complesso pubblico a carattere termale, terapeutico e cultuale in età romana; infine, sono state scoperte ampie testimonianze di una frequentazione tardoantica e dell’allestimento di un cantiere per lo smontaggio e il recupero del materiale edilizio in età altomedioevale. Sono presentati in questa occasione almeno tre ritrovamenti, pertinenti a fasi cronologiche differenti, che hanno posto problemi interpretativi non ancora completamente risolti.
Ugo Fusco, archeologo classico, ha svolto il ruolo di ricercatore in Archeologia classica all’università di Roma Tor Vergata dove ha condotto una ricerca finanziata dal PNRR sui luoghi di culto del sito di Veio e del territorio dall’età del ferro a quella romana. Ha insegnato corsi in Archeologia romana e Archeologia delle province romane ed effettuato scavi in Italia (Volterra, Roma, Veio e Grumento) e all’estero (Portogallo e Inghilterra), indagando siti urbani e rurali. Si è occupato di vari temi, tra cui: architettura romana, greca, prosopografia, epigrafia latina, topografia del suburbio di Roma, storia arcaica romana e culti legati all’acqua.
Roma. Al museo del Vicino Oriente (UniRoma1) per il ciclo di incontri “Diari di Scavo”, in presenza e on line, la conferenza “Diversi processi di centralizzazione politica ed economica nella Greater Mesopotamia del IV millennio. Controllo di territorio e risorse alle radici della violenza organizzata” con Marcella Frangipane (Sapienza Università di Roma)

Nell’ambito del ciclo di incontri “Diari di Scavo”, una rassegna di conferenze dedicate all’archeologia dell’Asia Occidentale e ai più recenti risultati della ricerca sul campo, venerdì 15 maggio 2026, alle 16 (anziché il 16 maggio come precedentemente comunicato), la prof.ssa Marcella Frangipane (Sapienza Università di Roma, Accademia Nazionale dei Lincei) terrà una conferenza al museo del Vicino Oriente della Sapienza Università di Roma su “Diversi processi di centralizzazione politica ed economica nella Greater Mesopotamia del IV millennio. Controllo di territorio e risorse alle radici della violenza organizzata”. Diretta sulla pagina FB del museo. Info: 06 49910228; mvoem@uniroma1.it.
Marcella Frangipane è professoressa ordinaria di Archeologia preistorica. Per oltre trent’anni ha insegnato Preistoria e Protostoria del Vicino e Medio Oriente alla Sapienza di Roma, dove ha tenuto anche corsi internazionali e interdisciplinari di strategie e metodi della ricerca archeologica. Ha condotto ricerche e scavi in Messico, Egitto e Turchia, dirigendo per più di 30 anni il Grande Scavo d’Ateneo ad Arslantepe (Malatya), sito riconosciuto Patrimonio mondiale UNESCO nel 2021. È socia nazionale dell’Accademia Nazionale dei Lincei, membro straniero della National Academy of Sciences degli USA, della British Academy (FBA) e del Deutsches Archäologische Institut di Berlino, nonché membro dell’Archaeological Institute of America.
Cabras (Or). Al museo civico “Giovanni Marongiu” il documentario “Anche le Statue muoiono” curato da Simone Cireddu, quarto appuntamento della rassegna “I venerdì al Museo”

Venerdì 15 maggio 2026, nella sala conferenze del museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras, alle 18, il documentario “Anche le Statue muoiono” curato da Simone Cireddu, quarto appuntamento della rassegna “I venerdì al Museo”. Simone Cireddu, storico dell’immagine in movimento e videomaker, si occupa in particolare di avanguardie cinematografiche, sperimentazione audiovisiva, found footage e documentari di creazione. Il tema centrale ruota attorno al racconto di tre documentari onirici “Le Statues meurent aussi” di Renais & Marker (1953) e “Dahomey” (Orso d’Oro 2024) di Mati Diop. L’incontro, diretto da Cireddu, metterà in dialogo queste opere documentaristiche con l’obiettivo di mettere in luce il tema della mercificazione delle opere, del colonialismo e della restituzione dell’arte sottratta a un popolo. Ingresso gratuito con prenotazione al link https://sl1nk.com/p3w2dpe.
Roma. Al museo dell’Ara Pacis “La dinastia di Augusto. Volti e voci dei protagonisti”: dal 15 maggio la dinastia giulio-claudia rivive attraverso i nuovi podcast prodotti dalla Fondazione Sorgente Group con la sovrintendenza Capitolina. Un nuovo modo per immergersi nelle vicende e nelle storie degli eredi di Augusto

Il museo dell’Ara Pacis a Roma presenta un nuovo progetto di valorizzazione della propria collezione permanente, dedicato in particolare alla Galleria dei busti: a partire dal 15 maggio 2026, alcune opere della Galleria – che accoglie i calchi in gesso di ritratti dei principali membri della famiglia di Augusto – saranno approfondite grazie a una serie di podcast offerti gratuitamente ai visitatori. L’iniziativa è promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali con il sostegno della Fondazione Sorgente Group. Podcast realizzati da Foglio Edizioni. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

La Galleria dei busti, arricchita fin dal 2017 da sei calchi donati dalla Fondazione Sorgente Group e tratti da originali della propria collezione, presenta i volti di alcuni dei più importanti tra i famigliari del primo imperatore. Le loro vite, le imprese militari, gli amori e le vicende personali saranno raccontati da otto podcast, disponibili in italiano e in inglese e fruibili in autonomia grazie a un QR code presente accanto a ciascuna didascalia. Attraverso la voce narrante, si presentano al pubblico figure come Augusto, con il fedele generale e amico Agrippa, e inoltre Marcello, il preferito per la discendenza imperiale, nonché i nipoti Gaio e Lucio Cesari, figli di Giulia, e la splendida ed elegante Antonia minore con suo figlio, il coraggioso Germanico.
“Grazie alla collaborazione con Fondazione Sorgente Group, arricchiamo l’esperienza di visita del Museo con nuovi strumenti di approfondimento, pensati per rendere la fruizione ancora più coinvolgente”, sottolinea il sovrintendente Capitolino, Claudio Parisi Presicce. “Non più soltanto una galleria di volti ma un racconto vivo, capace di restituire identità, ruolo e importanza ai personaggi nell’età augustea. Un percorso che accompagna i visitatori nell’osservazione del monumento, invitandoli a riconoscerne le presenze e a scoprirne, dettaglio dopo dettaglio, il significato e la storia”. E Valter Mainetti, presidente della Fondazione Sorgente Group: “Raccontare le vicende degli eredi di Augusto avvicina il pubblico alla storia e alle dinamiche dinastiche imperiali con maggiore partecipazione. I ritratti in gesso, copie fedeli dagli originali in marmo di età augustea, sono una preziosa testimonianza e documentazione scientifica e danno la possibilità di riunire insieme in un unico luogo opere conservate in diverse istituzioni museali”. “La dinastia imperiale della gens giulio-claudia è da sempre protagonista nelle nostre attività culturali e nelle scelte di acquisizione”, prosegue Paola Mainetti, vicepresidente della Fondazione Sorgente Group. “La collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina e il Museo dell’Ara Pacis ha visto la realizzazione di numerosi progetti espositivi. Ringraziamo per questa fiducia e stima il Sovrintendente Claudio Parisi Presicce”.
Venezia. A Palazzo Ducale presentazione del libro “Olivolo, archeologia alle origini di Venezia. Scavi 1986-1992 a San Pietro di Castello” a cura di Massimo Dadà e Claudio Negrelli (All’Insegna del Giglio)

Venerdì 15 maggio 2026, alle 15, nel Salone del Piovego di Palazzo Ducale a Venezia, presentazione del libro “Olivolo, archeologia alle origini di Venezia. Scavi 1986-1992 a San Pietro di Castello” a cura di Massimo Dadà e Claudio Negrelli (All’Insegna del Giglio). Venezia conserva nelle sue isole e nei suoi antichi nuclei insediativi le tracce più profonde della propria storia. Tra questi luoghi, San Pietro di Castello, l’antico Olivolo, occupa un posto centrale per comprendere le origini della città e le trasformazioni del paesaggio lagunare nel Medioevo. L’incontro sarà introdotto da Corrado Azzollini, soprintendente ABAP per la città metropolitana di Venezia; Fabrizio Magani, direttore generale ABAP; e dall’università Ca’ Foscari Venezia con i saluti istituzionali. Il libro sarà presentato dal prof. Richard Hodges, già presidente dell’American University of Rome, con la moderazione del prof. Sauro Gelichi, già professore ordinario di Archeologia Medievale all’università Ca’ Foscari di Venezia. Prenotazione obbligatoria: https://librosanpietrodicastello.eventbrite.it. Un’occasione importante per tornare a riflettere, attraverso l’archeologia, sulle radici più antiche di Venezia e sul ruolo di San Pietro di Castello nella formazione della città medievale.

Olivolo, archeologia alle origini di Venezia. “Il libro dedicato agli scavi archeologici condotti tra il 1986 e il 1992 presso l’isola di San Pietro di Castello, nel cuore dell’antico Olivolo”, scrive Fabrizio Magani, “costituisce un contributo essenziale alla conoscenza delle origini di Venezia e rappresenta al contempo un atto pienamente coerente con i principi e gli obiettivi della tutela pubblica del patrimonio culturale. La sua pubblicazione giunge a colmare una lacuna lunga oltre trent’anni, dando finalmente forma organica e pubblica a una documentazione archeologica tra le più significative per la ricostruzione delle prime fasi insediative della città lagunare. Con la sua articolata sequenza stratigrafica e con l’eccezionale conservazione di strutture lignee e sistemi di bonifica, il sito di San Pietro di Castello si impone oggi come uno dei luoghi fondativi della Venezia medievale. La ricchezza delle informazioni raccolte, oggi ordinatamente presentate e interpretate, consente di leggere con nuova chiarezza le trasformazioni che interessarono questo margine orientale dell’arcipelago veneziano tra il Tardoantico e l’alto Medioevo, con evidenze che rimandano non solo alla formazione di spazi abitativi e religiosi, ma anche a sistemi di organizzazione ambientale e produttiva. La pubblicazione, frutto di una solida collaborazione tra la soprintendenza ABAP per il Comune di Venezia e Laguna e il dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari, si inserisce in un percorso di tutela che ha saputo unire, con rigore e visione, le esigenze della conservazione, dell’approfondimento scientifico e della comunicazione pubblica”.
Verona. Al museo di Storia naturale presentazione del libro “Morituri. La vera storia dei gladiatori” di Luca Fezzi e Marco Rocco (Garzanti), terzo incontro del 2026 del ciclo “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al Museo di Storia Naturale di Verona”, a cura di Massimo Saracino e Andrea Tenca

Giovedì 14 maggio 2026, al museo civico di Storia naturale di Verona, terzo incontro del ciclo “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al Museo di Storia Naturale di Verona”, a cura di Massimo Saracino e Andrea Tenca: sette appuntamenti, distribuiti da marzo a dicembre, grazie ai quali conoscere testi di recente pubblicazione scritti e curati da specialiste e specialisti i cui interessi di ricerca intrecciano i terreni di indagine del museo di Storia naturale, con un occhio di particolare riguardo per il taglio comunicativo, interdisciplinare e storicizzato del sapere scientifico. Appuntamento, alle 17, nella sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo di Storia naturale, presentazione del libro “Morituri. La vera storia dei gladiatori” di Luca Fezzi e Marco Rocco (Garzanti, 2024), promossa dai Musei Civici di Verona – museo di Storia naturale di Verona e Servizio biblioteche Specialistiche e Archivi storici dei Musei, in collaborazione con il dipartimento di Culture e Civiltà dell’università di Verona e con il patrocinio della Società Italiana di Storia della Scienza. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Il libro ricostruisce storie e vicende legate a un fenomeno culturale e sociale che non ha smesso di esercitare il suo fascino nemmeno oggi. Sarà presente uno dei due autori, Luca Fezzi, per dialogare assieme a Francesca Morandini, curatrice responsabile delle Collezioni Archeologiche dei Musei Civici di Verona, e a Sofia Piacentin, dell’università di Verona.
Morituri. La vera storia dei gladiatori. Nati da riti funebri antichissimi in onore degli uomini illustri, i giochi gladiatori si svilupparono come fenomeno di massa in grado di appassionare individui di ogni provenienza sociale. Tra il pubblico in delirio non mancavano senatori e imperatori, né donne dell’alta società disposte a elargire cifre cospicue pur di trascorrere una notte con i campioni. Alcuni di questi combattenti si resero protagonisti della storia di Roma: dalla figura quasi mitica di Spartaco a Birria, che uccise il candidato pretore Clodio accelerando l’inizio della guerra civile tra Cesare e Pompeo; e ancora Narcisso, prima allenatore dell’imperatore-gladiatore Commodo e poi suo assassino. Eppure, a eccezione di pochi casi, i gladiatori restano per noi folle anonime. In “Morituri” Luca Fezzi e Marco Rocco tentano di farli uscire dall’ombra attraverso una ricostruzione che unisce alle testimonianze storiografiche i mosaici, i graffiti e le incisioni realizzati sulle pareti di anfiteatri e palestre così come su oggetti di uso quotidiano. L’ultimo combattimento organizzato nel Colosseo risale a quasi milleseicento anni fa, eppure i gladiatori hanno vinto la loro sfida contro la morte: sono riusciti a sopravvivere nella letteratura, nelle arti figurative e nel cinema, fino ad approdare, oggi, anche nel mondo virtuale dei videogiochi.
Torino. Al museo Egizio, per Salone OFF 2026, presentazione del libro “Platone. Una storia d’amore” di Matteo Nucci (Feltrinelli Editore) con Christian Greco, direttore del museo Egizio

Giovedì 14 maggio 2026, alle 18, in sala conferenze del museo Egizio di Torino (ingresso da via Maria Vittoria 3M), presentazione del libro “Platone. Una storia d’amore” di Matteo Nucci (Feltrinelli Editore) nell’ambito del programma del Salone OFF 2026. Matteo Nucci, scrittore e studioso del mondo antico, autore di saggi e romanzi in cui i classici sono riletti con uno sguardo contemporaneo, converserà con Christian Greco, direttore del museo Egizio. Un racconto che intreccia filosofia e narrazione per fare emergere il pensiero di Platone attraverso il tema dell’amore, inteso come forza centrale della sua riflessione e come chiave per comprendere il rapporto tra desiderio, conoscenza e verità. Il dibattito con l’autore sarà aperto dagli studenti e dalle studentesse del Collegio Universitario Einaudi di Torino che, tramite Matteo Nucci, sottoporranno al celebre filosofo greco alcune “domande impossibili”, mettendo alla prova l’atemporalità delle sue teorie di fronte a questioni di attualità. Durante la presentazione, ampio spazio sarà dedicato anche al dialogo con il pubblico. L’evento è gratuito con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/platone-una-storia-damore….
Platone. Una storia d’amore. È un mattino d’estate del 415 a.C. e su un masso che sporge sopra il porto del Pireo sono appollaiati quattro ragazzini. Il canto delle cicale copre il brusio della folla. C’è aria di festa, ma la guerra incombe, e i quattro tacciono, assorti. Tra loro c’è un dodicenne dallo sguardo febbrile. Si chiama Aristocle e, cinque anni più tardi, per via delle ampie spalle, prenderà un nome destinato all’eternità: Platone. Accanto a lui, in quel mattino decisivo, l’uomo che ne racconta la storia. Questa storia. Una storia d’amore. È un romanzo di verità, quello che avete in mano. Un romanzo che per la prima volta ripercorre la vita del più grande filosofo di sempre. Bambino timido e facile all’ira, all’inizio. Sofferente per la morte prematura del padre, dominato da una madre onnipresente, e accudito da una sorella che lo accompagna nel mondo senza darlo a vedere, il ragazzo scruta le vicende del suo tempo con occhi onnivori e assiste attonito alla sconfitta di Atene contro Sparta. Gli zii lo invitano a partecipare a un’operazione politica sanguinaria, ma resiste. Ha conosciuto Socrate, infatti, l’uomo più strano di Atene, e con lui si consegna alla filosofia. La filosofia però non basta, Socrate viene condannato a morte. Platone allora parte verso Cirene e l’Egitto per trovare la sua strada. Sarà una strada retta e tortuosa assieme. Ciò che la segna, tuttavia, è l’eros, l’amore sensuale vissuto con ragazzi lascivi e uomini dalla mente brillante, e l’amore totalizzante, la passione sublime, il motore più potente dell’animo umano. Con il suo stile inconfondibile, Matteo Nucci ci regala un romanzo fuori dal tempo, frutto di anni di studio e di sana ossessione, con cui riesce a farci superare di nuovo la linea d’ombra della letteratura, rendendo la nostra esperienza di lettori un capitolo di vita epico, erotico, illuminante. Scopriamo in Platone un uomo sempre in lotta per realizzare giustizia e felicità, un “atleta dell’anima”. Seguendone dolori, fallimenti e amori, alla fine di questa lettura travolgente, ci ritroveremo diversi: cambiati nel profondo da uno scrittore filosofico capace di sfidare ogni luogo comune pur di dare a noi la possibilità di rimettere sempre in gioco il nostro modo di vivere il tempo che ci è concesso.
Paestum. Al via “Nel cuore del restauro. Visite ai cantieri”: ogni giovedì i parchi aprono eccezionalmente al pubblico i cantieri di restauro, offrendo la possibilità di osservare da vicino il lavoro dei restauratori

Cosa significa davvero prendersi cura di un patrimonio che attraversa i millenni? Ai parchi archeologici di Paestum e Velia la tutela non è qualcosa che accade dietro le quinte. È un lavoro quotidiano, fatto di studio, attenzione, esperienza e gesti pazienti che permettono ai luoghi della storia di continuare a vivere nel presente. Per questo motivo i parchi, insieme al team di manutenzione programmata di ALES S.p.A., aprono eccezionalmente al pubblico i cantieri di restauro, offrendo la possibilità di osservare da vicino il lavoro dei restauratori e di entrare in contatto con una dimensione del patrimonio culturale che raramente è visibile ai visitatori. Al via “Nel cuore del restauro. Visite ai cantieri” a Paestum, ogni giovedì alle 11, a partire dal 14 maggio 2026. Costo della visita 2 euro (dai sei anni in su), in aggiunta al regolare biglietto d’ingresso o all’abbonamento. Il biglietto per la visita ai cantieri può essere acquistato direttamente presso le biglietterie dei Parchi archeologici di Paestum e Velia oppure online sul sito di Vivaticket al seguente link. Le visite non sono su prenotazione, ma la capienza massima è di 30 persone. Punto di incontro sarà la biglietteria del museo Archeologico nazionale di Paestum. Per informazioni scrivere a pa-paeve.promozione@cultura.gov.it. Non una semplice visita guidata. Ma un’esperienza immersiva nel “Dietro le quinte” dell’archeologia e della conservazione. Un’occasione per vedere il patrimonio nel suo momento più fragile e, forse proprio per questo, più autentico.
Tra i cantieri visitabili vi è quello dedicato al restauro di un prezioso pavimento mosaicato in opus signinum ornato con tessere bianche che disegnano raffinati cerchi intrecciati, situato nel quartiere abitativo romano di Paestum, all’interno dell’isolato In (N-2). Ci troviamo in uno spazio straordinario non solo per il livello di conservazione degli apparati decorativi, ma anche per la sua storia: un ambiente che probabilmente univa funzione abitativa e attività artigianale, testimonianza concreta della vita quotidiana nella Paestum romana. La sala interessata dal restauro, identificata come ambiente S.V.6, sembrerebbe essere stata destinata all’accoglienza e al ricevimento degli ospiti. Ancora oggi conserva dettagli decorativi di grande fascino: lastre in calcare rosato, una soglia in cocciopesto decorata con tessere bianche disposte a “zampe di gallina” e bordature nere che incorniciano l’ingresso dell’ambiente. Durante la visita sarà possibile osservare i restauratori mentre eseguono dal vivo le principali operazioni conservative: dalla rimozione dei depositi superficiali alla disinfezione biologica, fino alla pulitura manuale e alle delicate stuccature realizzate con materiali compatibili con quelli originali.
Accanto a questo intervento, i visitatori potranno scoprire anche il cantiere di restauro dell’Anfiteatro di Paestum, uno dei luoghi più suggestivi e meno conosciuti dell’area archeologica. L’Anfiteatro, oggi visibile solo nella sua metà occidentale a causa del taglio operato dalla strada moderna costruita in epoca borbonica, racconta due diverse fasi costruttive dell’edificio: quella più antica in blocchi di travertino e quella successiva, realizzata nel I secolo d.C., caratterizzata dalla presenza di pilastri in laterizio e grandi pavimentazioni in bipedali, gli antichi mattoni quadrati romani. Qui il lavoro di restauro assume quasi il ritmo di un’opera di ricostruzione paziente: le pavimentazioni, compromesse dal tempo, dalla vegetazione infestante e dal degrado, vengono smontate, pulite, consolidate e ricollocate una ad una nella loro posizione originaria. Durante il percorso i partecipanti potranno assistere direttamente alle operazioni di restauro della pavimentazione in laterizio dell’Anfiteatro, osservando tecniche, strumenti e materiali utilizzati dagli addetti ai lavori per garantire il rispetto delle caratteristiche storiche e materiche dell’antico monumento.
Partecipare a queste visite significa entrare in una dimensione normalmente invisibile. Significa comprendere che il patrimonio culturale non è qualcosa di immobile o distante, ma un organismo vivo, che necessita di cura costante, competenze specialistiche e attenzione continua. Ogni superficie pulita, ogni frammento ricollocato, ogni tessera recuperata racconta infatti un gesto di responsabilità verso il passato, ma soprattutto verso il futuro. Perché conservare un sito archeologico non vuol dire soltanto proteggere delle rovine. Vuol dire custodire storie, identità, memoria collettiva ed emozioni che appartengono a tutti noi. E poter assistere da vicino a questo lavoro significa vivere Paestum in un modo completamente nuovo: non soltanto come visitatori, ma come partecipi di un processo di tutela che continua ogni giorno, davanti ai nostri occhi.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Il Rinascimento ritrovato. Il cantiere di restauro di Villa Giulia” con Luana Toniolo e Miriam Lamonaca, secondo appuntamento con il ciclo di conferenze “Costruire il futuro: i restauri di Villa Giulia”

Giovedì 14 maggio 2026, alle 17, in sala Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Il Rinascimento ritrovato. Il cantiere di restauro di Villa Giulia” con Luana Toniolo, direttrice del Museo, e Miriam Lamonaca, restauratrice e direttore dei lavori, che per il secondo appuntamento con il ciclo di conferenze “Costruire il futuro: i restauri di Villa Giulia” a cura della direttrice Luana Toniolo, portano i partecipanti nel cuore dei restauri di Villa Giulia. La facciata rinascimentale è oggi al centro di un intervento delicato e affascinante: tra puliture, rimozione di vecchie stuccature e recupero dei materiali originari, la superficie torna a respirare, ritrovando equilibrio e autenticità. Dettagli dimenticati riaffiorano, raccontando nuove storie e restituendo al pubblico una bellezza che il tempo aveva nascosto. Questo cantiere è solo l’inizio di una trasformazione più ampia: il Museo si prepara a diventare un rinnovato polo culturale, aperto a nuove visioni e prospettive nel cuore di Roma. Ingresso gratuito. Prenotazione all’indirizzo mail: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it.






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