Cavriana (Mn). Alla rassegna internazionale del cinema archeologico il regista Massimo d’Alessandro presenta in anteprima il trailer del suo ultimo film “IULIAE. Il silenzio, la pietra, la memoria” e ne anticipa i contenuti ad “archeologiavocidalpassato.com”

Frame del film “IULIAE. Il silenzio, la pietra, la memoria” di Massimo D’Alessandro

L’uscita del film “IULIAE. Il silenzio, la pietra, la memoria”, ultima fatica del regista Massimo d’Alessandro, che fonde archeologia e narrazione intima, è prevista per dicembre 2026. Ma alla seconda rassegna internazionale del cinema archeologico di Cavriana (Mn) si è potuto apprezzare in anteprima il trailer. Per l’occasione il regista Massimo D’Alessandro presenta ad archeologiavocidalpassato.com come è nato il suo nuovo film.

“Nel maggio 2025 l’università di Foggia, l’università del Salento e il gruppo ASSO – Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione di Roma”, spiega Massimo D’Alessandro ad archeologiavocidalpassato.com, “hanno compiuto una campagna di ricerche archeologiche sull’isola di San Nicola nell’arcipelago delle isole Tremiti. La campagna aveva come obiettivo di indagare le strutture romane del I sec. preesistenti sull’isola, strutture che qualcuno ritiene associate alla relegatio, cioè all’esilio di Giulia Minore, la nipote di Augusto (vedi Isole Tremiti (Fg). Iniziata sull’isola di San Nicola la campagna di scavi archeologici “Sulle tracce di Giulia Minore” nell’ambito del progetto M.A.R.E.A. (Mediterraneo Archeologia Etnografia Ambiente) condotta dall’università di Foggia con il Comune di Isole Tremiti, università di Bari, soprintendenza ABAP FG-BAT e con il supporto di ASSO – Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione – archeologiavocidalpassato). Anche se non ci sono riscontri diretti del fatto che Giulia possa avere abitato in queste strutture, la storia però conferma che lei fu esiliata sull’isola per più di 20 anni. Questa era una conseguenza delle lotte dinastiche di successione che contrapponevano la fazione della famiglia Giulia, di cui facevano parte lei, la madre e Agrippa Postumo il fratello, sulla fazione Claudia che era rappresentata da Livia e Tiberio. Lotta dinastica che poi, come sappiamo bene, portò alla vittoria finale di Tiberio, all’interno della quale però abbiamo avuto l’idea di raccontare la storia dell’esilio di questa donna che segue lo stesso destino della madre Giulia Maggiore, relegata anche lei a Ventotene. Quindi è una storia di donne esiliate e la cui memoria è stata – come si dice, damnatio memoriae – dimenticata per secoli. Quindi da quello scavo nasce questo documentario che qui oggi al Festival di Cavriana presentiamo in anteprima come trailer del film che uscirà nel dicembre 2026 e cercherà di raccontare la storia di esilio e di emarginazione di queste donne che, benché potenti, subirono questa sorte”.

“IULIAE, il silenzio, la pietra, la memoria” è un documentario che intreccia lo scavo scientifico sul campo con una storia drammatica e intima. Il film segue la campagna investigativa condotta nell’ambito del Progetto M.A.R.E.A. (finanziato dall’Unione Europea) che vede archeologi delle Università di Foggia e Salento, insieme a speleologi dell’ASSO ETS, scendere nelle spettacolari cisterne romane profonde fino a 15 metri ed esplorare i resti monumentali di un criptoportico e di una sontuosa villa romana sull’isola di San Nicola. Da quelle antiche pietre riemerge la voce spezzata di Giulia, portata in vita in un monologo poetico e incisivo radicato nella rigorosa base delle fonti storiche (vedi Prima campagna di indagini archeologiche sull’isola di San Nicola (arcipelago delle Tremiti, Fg) condotta da UniFg con Asso, UniBa e Sabap-Fg: video di Massimo D’Alessandro sintetizza i risultati raggiunti – archeologiavocidalpassato).

Isola di san Nicola (arcipelago delle Tremiti): resti della villa romana emersi dagli scavi archeologici (foto asso)

Nell’8 d.C., la condanna di Giulia la Giovane scosse la corte romana [10, 17]. Accusata di adulterio e condotta scandalosa, la nipote del Pater Patriae fu strappata dai suoi figli e esiliata sull’isola remota di Trimerus. Le sue ceneri non avrebbero mai riposato nel mausoleo dinastico, e persino il figlio nato dopo la sua condanna fu privato del diritto alla vita [10, 17]. Ma cosa nascondeva davvero una punizione così severa? Il documentario “IULIAE” rivela che l’accusa morale era il perfetto espediente orchestrato dal regime per mascherare un conflitto dinastico e politico spietato. Julia era il cuore della stessa fazione di sangue di Augustus; era sposata con Lucio Emilio Paolo, che fu giustiziato per aver cospirato contro l’ascesa della fazione claudia guidata da Tiberio e Livia. L’esilio di Giulia equivaleva alla sistematica purga dell’ultimo ostacolo alla successione.

Fase dello scavo della villa romana sull’isola di San Nicola nell’arcipelago delle Tremiti (foto asso)

Il film, col coordinamento scientifico di Danilo Leone, Mariuccia Turchiano (università di Foggia), si sviluppa lungo due percorsi narrativi: Scienza e mistero: Si seguono in tempo reale le scoperte archeologiche contemporanee sull’isola di San Nicola. Si accompagnano i ricercatori mentre conducono rilievi 3D con droni, scansioni laser di monumentali rovine romane e discese mozzafiato in cisterne d’acqua sotterranee, tutto alla ricerca di tracce fisiche di un’occupazione durata vent’anni. La voce dell’Esilio: Il silenzio delle pietre viene rotto dal recitativo intimo e moderno di Giulia—una donna istruita ed emancipata che analizza lucidamente i meccanismi di potere che l’hanno schiacciata e condannata alla “morte civile”.

Frame del film “IULIAE. Il silenzio, la pietra, la memoria” di Massimo D’Alessandro

Sullo sfondo, l’isola di San Nicola si rivela come un duraturo “confine di pietra” attraverso i secoli [10]: dal romano Trimerus e dal rifugio monastico benedettino medievale fino alla sua trasformazione nuovamente in prigione nel ventesimo secolo—ospitando prigionieri libici nel 1911, antifascisti come Sandro Pertini e omosessuali deportati dal regime. Un’opera visionaria in cui il mare—lo stesso mare che ha isolato Giulia per vent’anni—diventa un attore dinamico, restituendoci la memoria di una verità che era rimasta sepolta troppo a lungo.

Agrigento. Il parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi apre al pubblico il cantiere di restauro dedicato ai pavimenti in mosaico del Bouleuterion

Apre al pubblico il il cantiere di restauro dedicato ai pavimenti in mosaico del Bouleuterion nel parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento (foto regione siciliana)
Pavimenti a mosaico del Bouleuterion nel parco archeologico e paesaggistico di Agrigento (foto regione siciliana)

Da lunedì 28 settembre 2026, il parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento avvia l’apertura al pubblico del cantiere di restauro dedicato ai pavimenti in mosaico del Bouleuterion. Si tratta di un edificio di epoca ellenistico-romana che fungeva da fulcro della vita politica della città antica. Uno spazio che rappresentava la sala del consiglio della polis di Akragas. Il progetto, voluto dal direttore del Parco Roberto Sciarratta, mira a unire l’attività di conservazione scientifica alla didattica e alla fruizione, trasformando gli scavi in un laboratorio vivo, dinamico e aperto al confronto per osservare direttamente le maestranze all’opera.

L’area del Bouleuterion nel parco archeologico e paesaggistico di Agrigento (foto regione siciliana)
Restauro dei mosaici del Bouleuterion nel parco archeologico e paesaggistico di Agrigento (foto regione siciliana)

Il cantiere è inserito lungo il normale circuito di visita dell’area archeologica del museo Archeologico regionale “Pietro Griffo”. Fino a fine cantiere, nelle mattinate di lunedì e giovedì, dalle 10 alle 12, saranno organizzati momenti di approfondimento e incontri tematici a cura della restauratrice Marilanda Rizzo Pinna, coordinatrice delle attività, per illustrare al pubblico le metodologie adottate e lo stato di salute dei pavimenti.

Negrar di Valpolicella (Vr). Nel portico del Giardino Pojega di Villa Rizzardi la mostra “7 anni a Colombare di Villa. Storie e ricerche sulla Preistoria della Valpolicella” dedicata agli anni di ricerca trascorsi dal gruppo del PrEcLab nel sito di Colombare di Villa

Il prof. Umberto Tecchiati (dietro, al centro) con un gruppo di partecipanti alla campagna 2023 nel sito preistorico di Colombare di Negrar (foto unimi)

Come si viveva in Valpolicella oltre 6mila anni fa? Dal 28 settembre al 16 ottobre 2026, nel portico del Giardino Pojega di Villa Rizzardi in via Pojega 10 a Negrar di Valpolicella (Vr), con ingresso gratuito dalle 10 alle 18, la mostra “7 anni a Colombare di Villa. Storie e ricerche sulla Preistoria della Valpolicella” dedicata agli anni di ricerca trascorsi dal gruppo del PrEcLab nel sito di Colombare di Villa diretto da Umberto Tecchiati (UniMi). L’allestimento, che rientra tra i diversi eventi organizzati in seno al progetto PRIN P:ANIS, nasce per raccontare, in primis a chi oggi vive e frequenta la Valpolicella, le attività svolte dalle università coinvolte – Milano, Pavia e Bari -, le conoscenze acquisite e i risultati ottenuti durante gli anni di ricerca sul campo – conclusasi nel 2025 – e di studio in laboratorio, ancora in corso.

Ricerche nel sito archeologico di Colombare di Negrar di Valpolicella (foto PrEcLab)

Le poche immagini esposte – una ventina tra documenti d’archivio e scatti recenti – creano un percorso che parte dalla scoperta del sito nel 1951 per mano dell’ex direttore del museo di Storia naturale di Verona, Francesco Zorzi, per poi illustrare le attività e gli studi multidisciplinari svolti prima solo dall’Università degli Studi di Milano, e poi con la collaborazione delle università di Pavia e Bari proprio grazie al progetto PRIN. “Con questo allestimento”, spiegano i promotori -, vogliamo restituire alla cittadinanza di Negrar – che tanto ci ha supportato in questi anni – il senso di sette estati di scavo e rilevamenti sul pianoro delle Colombare, sette (e più) anni di analisi archeozoologiche, archeobotaniche, tossicologiche, radiocarboniche, archeometriche e petrografiche che hanno arricchito la nostra conoscenza di questo territorio”. La mostra ha ottenuto il patrocinio del Comune di Negrar di Valpolicella (Vr).

Stintino (Ss). Per le GEP 2026 al museo della Tonnara la mostra “I reperti archeologici subacquei dal mare di Stintino” e la conferenza “Il patrimonio archeologico subacqueo di Stintino e del Golfo dell’Asinara”

Il museo della Tonnara in via Lepanto a Stintino (Ss) partecipa alle Giornate Europee del Patrimonio, la più estesa e partecipata manifestazione culturale d’Europa, promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea e coordinata in Italia dal ministero della Cultura, con un appuntamento dedicato alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio archeologico subacqueo di Stintino e del Golfo dell’Asinara, attraverso una conferenza, l’inaugurazione di una mostra e visite guidate. Domenica 27 settembre 2026, alle 17.30, inaugurazione della mostra “I reperti archeologici subacquei dal mare di Stintino” con una selezione di reperti archeologici provenienti dal mare di Stintino, testimonianze di un patrimonio sommerso che racconta la storia del territorio e il suo rapporto con il Mediterraneo. A seguire la conferenza “Il patrimonio archeologico subacqueo di Stintino e del Golfo dell’Asinara” curata dall’archeologa Gabriella Gasperetti e Alessandra Carreri, funzionarie della soprintendenza ABAP di Sassari e Nuoro. È l’occasione per riscoprire il patrimonio culturale sommerso, conoscerne il valore e riflettere sull’importanza della sua tutela e valorizzazione.

Vetulonia (Gr). Per la Giornata degli Etruschi al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” l’evento “Uno di Due: dal Culsans etrusco di Cortona al Giano Bifronte di Gino Severini. Storia di un dono e del mecenate che lo seppe volere”: conversazione e spettacolo teatrale

Domenica 27 settembre 2026, alle 17, per la Giornata degli Etruschi edizione 2026, al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” (Castiglione della Pescaia, Gr) l’evento “Uno di Due: dal Culsans etrusco di Cortona al Giano Bifronte di Gino Severini. Storia di un dono e del mecenate che lo seppe volere”. Appuntamento in piazza Vetluna e in caso di maltempo all’interno del museo. Info 0564 927245, museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it, www.museoisidorofalchi.it www.visitcastiglionedellapescaia.it. La Giornata degli Etruschi nasce, su iniziativa del Consiglio regionale della Toscana, per ricordare il conferimento del titolo di Granduca della Toscana al Duca di Firenze Cosimo I, avvenuto il 27 agosto 1569 con una bolla papale da parte di Pio V. Quel titolo poneva Cosimo I e i suoi successori ad un livello di prestigio che nessun altro principe italiano avrebbe potuto vantare, estendendo ufficialmente il loro governo dalla città di Firenze al territorio che fu degli Etruschi. A Vetulonia per l’occasione si celebra la straordinaria donazione della scultura in bronzo di Gino Severini denominata “Giano Bifronte” fatta al Comune di Castiglione della Pescaia e al MuVet da parte da parte di Romana Severini, Alessandra Franchina, Daniel Franchina e Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona.

Alle 17, conversazione con Romana Severini, figlia dell’artista. Un incontro dedicato al rapporto tra arte antica e arte moderna, attraverso il dialogo tra il Futurismo e la tradizione etrusca. Al centro della conversazione sarà la statua in bronzo di Severini, ispirata al bronzetto etrusco del dio Culsans, identificato dai Latini con Giano. Il bronzetto, ritrovato nel 1847 presso la porta bifora delle mura di Cortona, è oggi conservato al MAEC – museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona.

Alle 18.30, spettacolo teatrale “Diotima e i leoni” a cura della compagnia teatrale AnimaScenica. Lo spettacolo racconta il rapporto tra maschile e femminile e il ritorno alla forza originaria della Grande Dea Madre. La protagonista, Diotima, rompe gli schemi e si riappropria di un ruolo che non le viene riconosciuto. Attraverso il legame con il suo istinto più profondo, riscopre il culto della Dea Madre e la sua natura di donna libera, simboleggiata dalla danza con i leoni. Regia e testi di Irene Paoletti. Con Elisa Bartoli, Irene Paoletti e Pablo Torregiani.

Marzabotto (Bo). Per le GEP 2026 il museo nazionale Etrusco di Marzabotto promuove una visita tematica con accesso straordinario alla necropoli nord della città di Kainua

Domenica 27 settembre 2026, alle 16, in occasione delle GEP 2026 (GEP) il museo nazionale Etrusco di Marzabotto promuove una visita tematica con accesso straordinario alla necropoli nord della città di Kainua. Le visite tematiche sono una passeggiata della durata di circa un’ora e mezzo accompagnati dallo staff del museo. Ogni mese il tema proposto è sempre diverso e permette di conoscere Kainua e la sua storia sotto una luce nuova ogni volta. Il costo è 10 euro e include l’accesso al museo e parco archeologico. Bambini fino a 10 anni non pagano, gratuito anche per i possessori Card Cultura dei musei bolognesi. Per partecipare è necessaria la prenotazione scrivendo a mn-bo.prenotazionikainua@cultura.gov.it

Ferrara. Per GEP 2026 al museo Archeologico nazionale la Compagnia del Vado presenta “Asinaria” di Tito Maccio Plauto con intermezzi musicali e di danza proprio “all’uso della corte di Ercole I d’Este”

In occasione delle GEP 2026, alle 18.30, al museo Archeologico nazionale di Ferrara, con apertura straordinaria fino alle 21 (ultimo ingresso alle 20.30), la Compagnia del Vado, gruppo teatrale nato nel 1999 all’interno della Contrada di Santa Maria in Vado, presenta “Asinaria”, una delle più celebri commedie di Tito Maccio Plauto, tra le cinque opere rappresentate a Ferrara nel 1502 durante i festeggiamenti per il matrimonio di Alfonso I d’Este e Lucrezia Borgia. La commedia, articolata in cinque atti, racconta le vicende di un giovane innamorato che vuole riscattare una prostituta per venti mine d’argento. Ad aiutarlo nell’impresa sarà il padre, che escogita un piano per procurarsi il denaro da un mercante, ma in cambio pretende di trascorrere con la ragazza la prima notte. Tra inganni, equivoci e travestimenti, la vicenda si avvia verso una soluzione nel più autentico e divertente stile plautino. Lo spettacolo sarà arricchito da intermezzi musicali e di danza proprio “all’uso della corte di Ercole I d’Este”. Un’occasione speciale per riscoprire il teatro antico attraverso lo sguardo della tradizione rinascimentale ferrarese, nella suggestiva cornice del museo Archeologico nazionale di Ferrara.

Concordia Sagittaria (Ve). Nell’area archeologica di piazza Costantini l’incontro “Vivere e morire nell’antica Concordia. Nuovi rinvenimenti dal complesso paleocristiano”, dedicato alla scoperta della storia e dell’archeologia dell’antica Iulia Concordia

Domenica 27 settembre 2026, alle 16.30, per le GEP 2026, l’area archeologica di piazza Costantini a Concordia Sagittaria (Ve) ospita l’incontro “Vivere e morire nell’antica Concordia. Nuovi rinvenimenti dal complesso paleocristiano”, dedicato alla scoperta della storia e dell’archeologia dell’antica Iulia Concordia, attraverso i nuovi rinvenimenti del complesso paleocristiano. Intervengono Federico Bonfanti, direttore del museo nazionale Concordiese, e Maria Letizia Pulcini, direttrice del MAN di Fratta Polesine. Un’occasione per conoscere e valorizzare il patrimonio archeologico di Concordia Sagittaria. L’iniziativa è realizzata con il contributo dell’associazione Il Palo ETS ODV di Concordia Sagittaria.

Pontecagnano Faiano (Sa). Al museo Archeologico nazionale “Gli Etruschi di frontiera” aperta la mostra “Cavalieri e sirene: nuove storie dalla terra” col contesto funerario di eccezionale rilievo della Tomba 10188 (VI sec. a.C.) del tipo “a cubo” scoperta nei mesi scorsi durante un intervento di archeologia preventiva

Il rinvenimento della Tomba 10188 “a cubo” a Pontecagnano Faiano in un intervento di archeologia preventiva (foto sabap-sa)

Domenica 27 settembre al 25 ottobre 2026, al museo Archeologico nazionale di Pontecagnano “Gli Etruschi di frontiera” (Sa) si può visitare la mostra “Cavalieri e sirene, nuove storie dalla terra”, un contesto funerario di eccezionale rilievo, rinvenuto nei mesi scorsi durante un intervento di archeologia preventiva a Pontecagnano Faiano. Nel settore meridionale del lotto è stato individuato un gruppo di quattro sepolture databili alla prima metà del VI secolo a.C., purtroppo in parte distrutte da un impianto fognario moderno. Tra queste si distingue, per eccezionalità, la Tomba 10188 costituita da un cratere figurato – prodotto a Corinto – che ospitava le ossa combuste del defunto. La Tomba 10188, risalente alla prima metà del VI secolo a.C., appartiene alla tipologia “a cubo”, piuttosto rara nel sito, costituita da un blocco in travertino posto a protezione di un vaso utilizzato come urna cineraria. Nel caso della Tomba 10188 il cinerario è costituito da un cratere figurato di produzione corinzia, decorato con cavalieri al galoppo, su un lato, e con una sirena affiancata da cavalieri affrontati sull’altro. Numerosi elementi indicano che la sepoltura appartenesse a un personaggio di rango elevato nell’ambito della comunità dell’antico centro etrusco: la particolare tipologia della struttura della tomba, l’uso come cinerario del cratere, elemento centrale del simposio destinato alla mescita del vino, il rituale funerario dell’incinerazione nonché la decorazione figurata del vaso importato direttamente dalla Grecia. La sepoltura viene presentata per la prima volta al MAP insieme alle due tombe “a cubo” (T. 1840 e T. 9954) già presenti nella collezione permanente e ai corredi funebri rinvenuti nella necropoli recentemente esplorata.

La mostra è stata inaugurata domenica 27 settembre 2026, in occasione delle GEP 2026, con i saluti della soprintendente ABAP di Salerno e Avellino, Anna Onesti; del direttore regionale Musei nazionali della Campania, Luigina Tomay; della direttrice del museo Archeologico nazionale di Pontecagnano, Serena De Caro; del sindaco di Pontecagnano Faiano, Giuseppe Lanzara. I rinvenimenti illustrati da Maria Tommasa Granese, funzionario archeologo della soprintendenza; da Danilo Ferraro, archeologo incaricato di eseguire le attività di scavo; e da Antonio Vassallo, restauratore del Centro Restauri Vassallo.

Pieve d’Alpago (Bl). In Sala Placido Fabris finissage della mostra “La Situla di Pieve d’Alpago. Un dialogo tra Storia e Comunità” e conferenza di Stefano Buson “La Situla di Pieve d’Alpago: genesi di un capolavoro riscoperto con l’archeologia sperimentale”

Domenica 27 settembre 2026, alle 15.30, in Sala Placido Fabris, via Roma-Pieve 54 a Pieve d’Alpago (Bl), finissage della mostra “La Situla di Pieve d’Alpago. Un dialogo tra Storia e Comunità” dedicata alla ricostruzione sperimentale della Situla di Pieve d’Alpago. E conferenza di Stefano Buson “La Situla di Pieve d’Alpago: genesi di un capolavoro riscoperto con l’archeologia sperimentale”. Ingresso libero, senza prenotazione. Info: Ufficio Cultura Comune di Alpago, 0437 478086 int. 1, anagrafe@comune.alpago.bl.it