Vigevano (Pv). Al museo Archeologico nazionale della Lomellina nel Castello Sforzesco, dopo un impegnativo restauro, apre la mostra “Regina. Sperimentatrice geniale”: 108 opere tra sculture, disegni e collage ripercorrono la straordinaria parabola creativa di Regina Cassolo

Dal 26 febbraio 2026, al museo Archeologico nazionale della Lomellina (MANLo), apre l’allestimento “Regina. Sperimentatrice geniale”. Negli spazi restaurati per l’occasione del Castello Sforzesco di Vigevano, il museo Archeologico nazionale della Lomellina dedica a Regina Cassolo un grande allestimento che ne ripercorre la straordinaria parabola creativa. La mostra valorizza 108 opere tra sculture, disegni e collage, mettendo in luce la forza innovativa di un’artista capace di anticipare le avanguardie e di fondere sperimentazione, materia e poesia. Con un progetto reso possibile da interventi di ristrutturazione e restauro per quasi 300.000 euro, l’allestimento raccoglie 41 sculture e circa 65 tra disegni e collage, con l’obiettivo di restituire al pubblico la modernità di una delle voci più originali del panorama artistico del Novecento. Obiettivo del progetto, a cura della direttrice del museo Stefania Bossi con Valentina Cane e Michele Tavola e con il contributo di un comitato scientifico, è quello di evidenziare la cultura artistica maturata da Regina nelle diverse fasi evolutive della sua carriera, ricostruendone le esperienze a partire dalla formazione accademica fino agli sviluppi più moderni dovuti all’incontro con le avanguardie, rielaborate con intelligenza e originalità. Il percorso espositivo è articolato in quattro sezioni tematiche: Regina in breve: un’introduzione alla vita e alla carriera dell’artista, dalla formazione accademica ai primi tentati-vi di emancipazione artistica, fino agli sviluppi maturi dell’astrazione; I materiali di Regina: la tensione costante tra radici classiche e ricerca sperimentale che si evince attraverso l’utilizzo innovativo dei materiali; Il Futurismo secondo Regina: l’adesione al movimento con una declinazione personale e indipendente che vede l’uso dell’alluminio al centro della sperimentazione; Regina e la natura: la ricerca della sintesi attraverso gli erbari. L’esposizione è corredata da un catalogo per i tipi di Emuse, in cui confluiscono saggi di approfondimento e accurati apparati. Il volume è stato finanziato da Fondazione Monte di Lombardia, Società Storica Vigevanese, Istituzioni riunite ETS Mede, Sicam e Rotary club Vigevano Mortara. Fondazione Monte di Lombardia ha finanziato anche le descrizioni certificate Descrivendo presenti in mostra per consentire l’accessibilità rispetto alle forme di disabilità visiva.

“È con grande soddisfazione”, afferma il direttore dei Musei statali lombardi Rosario Maria Anzalone, “che giungiamo all’inaugurazione di questa importante esposizione nei rinnovati ambienti del primo piano del MANLo a Vigevano. Il lungo percorso progettuale, avviato nel 2024 con l’accordo di comodato delle opere con il Comune di Mede e la riqualificazione degli spazi nello straordinario complesso sforzesco, trova così il suo più naturale compimento. Ringrazio di cuore le istituzioni e le persone coinvolte per l’alacre lavoro di questi anni, orientato a offrire al pubblico un racconto ricco e sfaccettato di un artista speciale: Regina. Sperimentatrice geniale costituisce una concreta occasione di rilancio per il nostro museo, sul quale stiamo investendo con l’intento di supportare la comunità lomellina. Siamo pronti ad accogliere i visitatori che vorranno condividere con la città e il nostro istituto questa splendida esperienza espositiva”.

Roma. A Palazzo Altemps presentazione del libro “La collezione epigrafica di Evan Gorga” a cura di Maria Letizia Caldelli e Antonella Ferraro (edizioni Quasar), primo incontro del ciclo “Museo che legge” nei mercoledì di divulgazione del museo nazionale Romano 

Nell’ambito dell’appuntamento del mercoledì dedicato alla divulgazione, agli incontri e allo scambio di saperi al museo nazionale Romano, Il “Museo che legge” è un nuovo ciclo di conferenze organizzato in collaborazione con l’associazione Terra Italia Onlus e a cura di Antonella Ferraro, Maria Letizia Caldelli e Giulia Cirenei. Nel primo incontro, mercoledì 25 febbraio 2026, alle 17, a Palazzo Altemps, presentazione del libro “La collezione epigrafica di Evan Gorga”, Quasar 2025, a cura di Maria Letizia Caldelli e Antonella Ferraro. Introduce Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano. Modera Chiara Giobbe (museo nazionale Romano). Presentano Alessandra Capodiferro (AIAC) e Silvia Orlandi (Sapienza – università di Roma).

Copertina del libro “La collezione epigrafica di Evan Gorga” a cura di Maria Letizia Caldelli e Antonella Ferraro

Il libro. Quella di Evan (Gennaro Evangelista) Gorga (1865-1957) è una delle tante collezioni epigrafiche romane del primo quarto del ’900, formata sul mercato antiquario cittadino nel fervore degli scavi per Roma capitale. Sequestrata nel 1929 e, per quel che si può ricostruire, quasi integralmente finita nel Museo Nazionale Romano, non aveva ancora ricevuto una edizione complessiva, a differenza di altre categorie di materiali acquistati dal bulimico collezionista. Da qui l’idea di una edizione globale dei materiali epigrafici con il duplice obiettivo di ricostruire un tassello significativo del collezionismo romano di antichità del primo ’900 e, al tempo stesso, valorizzare una componente importante delle collezioni epigrafiche del Museo Nazionale Romano. Precedono il catalogo scientifico alcuni capitoli dedicati alla storia dell’acquisizione della collezione epigrafica da parte dello Stato, alla storia della formazione della collezione con le ipotesi di provenienza delle iscrizioni e alle vicende della dispersione. Seguono il catalogo alcuni approfondimenti sulla composizione della raccolta nel tentativo di delineare, se possibile, il gusto del proprietario che nelle «Camere delle meraviglie» dei suoi appartamenti aveva voluto riunire la varietà del reale.

 

Firenze. Al Palazzo dei Congressi al via la dodicesima edizione di tourismA, Salone dell’Archeologia e Turismo Culturale organizzato da Archeologia Viva. Tre giorni di incontri e confronti, stand, archeo-degustazioni, film, mostre, laboratori didattici, realtà virtuali, tavole rotonde, presentazioni libri: 50 convegni, 250 relatori

Ci siamo. Mancano poco più di 48 ore a tourismA 2026, dodicesima edizione del Salone dell’Archeologia e Turismo Culturale organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore) aperto a tutti: dal 27 febbraio al 1° marzo 2026, al Palazzo dei Congressi di Firenze, dalle 9 alle 18 con ingresso libero e gratuito, tre giorni di esposizione, divulgazione e confronto di tutte le iniziative legate alla comunicazione del mondo antico e alla valorizzazione delle sue testimonianze: 50 convegni, 250 relatori. Stand, archeo-degustazioni, film, mostre, laboratori didattici, realtà virtuali, tavole rotonde, presentazioni libri. E ancora lo stato dell’arte del turismo sostenibile, i dati sulle mete predilette dai “viaggiatori culturali”, la comunicazione archeologica, le scoperte che fanno la storia, gli ultimi scavi, il dialogo tra civiltà. Tra i big Luciano Canfora, Mario Tozzi, Cristoforo Gorno, Franco Cardini, Alberto Angela (padrino della manifestazione). Vediamo qualche appuntamento del ricco programma. Info: www.tourisma.it

“PROGETTO ETRUSCHI VERSO IL FUTURO” è il titolo del convegno che apre la XII edizione di tourismA curato da assessorato Cultura e Turismo culturale della Regione Toscana. Un grande momento di incontro – venerdì 27 mattina – per fare il punto sulla valorizzazione e promozione dell’enorme “lascito culturale” di questa mitica affascinante civiltà. 

URNA… A COLORI. Quest’anno, in occasione del sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze, il museo Archeologico nazionale presenterà in anteprima assoluta a tourismA la bellissima Urna del Bottarone, uno dei capolavori etruschi rimasti nel fango del ’66, ora restaurata grazie al sostegno dell’Ufficio federale della cultura svizzero. A distanza di sessant’anni, i colori dell’urna di alabastro sono tornati a risplendere regalando nuova vita alla coppia di sposi etruschi che vi compaiono uniti in un abbraccio affettuoso da 2400 anni. La mostra resterà visitabile per tutti i giorni della manifestazione.

Kiev: Stryiska St, 66 (foto UNESCO Yuriy Yurchenko1)

PATRIMONIO SOTTO LE BOMBE IN UCRAINA. Da Firenze a Kiev: domenica 1° marzo mattina l’archeologa fiorentina Chiara Dezzi Bardeschi responsabile Ufficio UNESCO in Ucraina presenterà le misure in atto per la difesa del patrimonio culturale ucraino mentre la guerra è ancora in corso. Nell’occasione verranno propositi al pubblico alcuni passaggi del film di Rai Cultura “Nella mente degli uomini. UNESCO 1945-2025” di Brigida Gullo ed Eugenio Farioli Vecchioli dove la Dezzi Bardeschi è una delle protagoniste.

ARCHEOVINO – LA STRANA COPPIA. Per la prima volta in assoluto sbarca a tourismA un incontro ad hoc fra archeologi e produttori del settore viti-vinicolo. Un momento di incontro per presentare il panorama delle aziende agricole e cantine che hanno sviluppato connessioni tra le loro produzioni e i siti archeologici. Fra i siti interessati saranno presenti Pompei, Isola d’Elba, San Gimignano, il colle del Palatino, la Valpolicella, Aquileia. Chiude la carrellata di interventi il professor Attilio Scienza, uno dei massimi esperti internazionale di viticultura che parlerà della vigna di Leonardo da Vinci a Milano.

ARCHEOLOG- IA. Come l’intelligenza artificiale può essere utile al mondo dell’archeologia e come sta trasformando metodi, strumenti e prospettive della ricerca sul passato? Il tema – attualissimo – sbarca a tourismA con un confronto tra i massimi esperti della materia.

SGUARDO SUL MONDO. Il patrimonio culturale dell’Iraq, quello dell’Azerbaigian, Turchia, Marocco, Oman, Siria… sotto la lente delle missioni di scavo italiane all’estero che attraverso le testimonianze dirette degli archeologi raccontano appunto la loro “missione”.

PREMIO GIORNALISTICO. Sarà ancora tourismA a ospitare la prossima edizione del premio GIST ACTA – Archeological & Cultural Tourism Award. Il prestigioso Premio ACTA, giunto alla terza edizione, viene attribuito dal Gruppo Italiano Stampa Turistica a chi, persona fisica o istituzione, favorisce il rispetto, la valorizzazione, la fruizione e la comunicazione dei beni culturali. 

SPAZIO LIBRI. Nei tre giorni di “tourismA 26” (27 febbraio – 1° marzo) in Sala 6 presentazioni di libri del settore archeologico-storico-artistico a cura di Massimo Cultraro (Università di Palermo). Sono in programma 42 presentazioni con la partecipazione degli autori e curatori.

Buy Cultural Tourism a tourismA negli spazi del Palazzo dei Congressi (foto archeologia viva)

OPERATORI TURISTICI INTERNAZIONALI. Torna, venerdì 27 febbraio Buy Cultural Tourism, il 9° workshop B2B del turismo culturale organizzato da Mark PR che ospita un centinaio tra destinazioni, enti del turismo, tour operator, strutture ricettive e agenzie di viaggi specializzate in viaggi culturali. Per la prima volta presenti anche buyer internazionali grazie alla collaborazione con Toscana promozione Turistica e la Fondazione Destination Florence in qualità di Host Destination Partner.

REPORT SUL TURISMO CULTURALE. Vengono presentati in anteprima venerdì 27 febbraio a tourismA i dati del “Report Turismo culturale in Italia 2026 “di The Data Appeal Company, parte del Gruppo Almawave. L’analisi si basa sull’elaborazione di circa 8,6 milioni di contenuti digitali sul turismo culturale in Italia nel 2025 e, per la prima volta, con l’IA integrata nella piattaforma di Data Appeal, capace di leggere e interpretare in tempo reale le recensioni su destinazioni e punti di interesse culturali, individuando temi e sfumature con estrema precisione.

Laboratori didattici con tourismA al Palazzo dei Congressi di Firenze (foto archeologia viva)

ARCHEO-DIVERTIMENTO. Simulare uno scavo armati di pennello e cazzuola, incidere un cartiglio egizio, realizzare un mosaico romano, scheggiare la pietra o accendere il fuoco come i primitivi, tessere come gli etruschi. È tutto possibile (e gratuito) a tourismA, all’interno dei laboratori pensati per famiglie e bambini.

Alberto Angela accolto tra gli applausi al Palazzo dei Congressi (foto Giuseppe Cabras)

ALBERTO ANGELA E IL “SUO” CESARE. Chiude la kermesse domenica 1° marzo, alle 16, il noto scrittore e divulgatore televisivo che – nel grande auditorium del Palacongressi – racconterà la sua ultima fatica editoriale: “Cesare. La conquista dell’eternità” (Mondadori). Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Venezia. A Ca’ Foscari il convegno internazionale “SPOLIA. Il reimpiego di scultura e architettura dallo scavo al museo” a cura di Myriam Pilutti Namer e Luigi Sperti (UniVe). Due giorni di confronto: ecco il programma

Il dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia promuove il convegno internazionale “SPOLIA. Il reimpiego di scultura e architettura dallo scavo al museo” a cura di Myriam Pilutti Namer e Luigi Sperti (università̀ Ca’ Foscari Venezia). Appuntamento il 25 e il 26 febbraio 2026 nell’aula Baratto, Ca’ Foscari, Dorsoduro 3246 a Venezia.

PROGRAMMA DEL 25 FEBBRAIO 2026. Alle 15, saluti delle autorità. Modera Margherita Ferri (università Ca’ Foscari Venezia). Myriam Pilutti Namer e Luigi Sperti (università Ca’ Foscari Venezia), “Spolia dallo scavo al museo: stato dell’arte, metodi e strumenti, prospettive future”; Silvia Cipriano (direttrice dei lavori sul campo, progetto Alla ricerca di Altinum, università Ca’ Foscari Venezia) ed Emanuele Morezzi (Politecnico di Torino) presentano il libro di Chiara Tomaini (Istituto Veneto per i Beni Culturali), “Pro memoria. Intonaci e stucchi da Altinum Località Campo Rialto. Note dal cantiere di restauro”, Il Prato Edizioni, Padova, 2025; Margherita Bolla (già musei civici di Verona; università di Verona), Luigi Sperti (università Ca’ Foscari Venezia), “Episodi di reimpiego a Verona: ricognizione e sculture romane reimpiegate”; mostra virtuale degli intonaci e degli stucchi da Altino, Campo Rialto, a cura di Chiara Tomaini e Margherita Cimarosti (Istituto Veneto per i Beni Culturali).

PROGRAMMA DEL 26 FEBBRAIO 2026. Alle 9.30, inizio lavori. Modera Lorenzo Lazzarini (già università IUAV di Venezia), Stefano Maggi (già università di Pavia), “Il reimpiego in architettura: il caso degli anfiteatri romani della Cisalpina”; Maddalena Bassani (università IUAV di Venezia), “Fortune e sfortune di un mosaico dal contesto nemorense”; Leonardo Fuduli (Universidade de São Paulo), “Il reimpiego di scultura architettonica nel Mediterraneo: casi di studio” a partire dal volume “Ancient Marbles and Stones in Venice. Architecture-Sculpture-Reuse from Antiquity to the Baroque”, di Lorenzo Lazzarini, Myriam Pilutti Namer e Luigi Sperti (Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, Venezia, 2024);  da remoto Roberto Santamaria (università per Stranieri di Siena), “L’utilizzo di marmi antichi policromi nella scultura decorativa genovese di età moderna”. Conclusioni a cura di Myriam Pilutti Namer e Luigi Sperti (università Ca’ Foscari Venezia).

Verona. Al Centro Polifunzionale di Quinzano al via ciclo di incontri su “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche”, quattro conferenze dedicate alle indagini archeologiche sul territorio di Quinzano. Ecco il programma

Dal 24 febbraio al 26 maggio 2026, alle 20, nella sala “Garonzi” del Centro Polifunzionale, in via Quinzano 24D a Verona, al via ciclo di incontri su “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche”, articolato in quattro conferenze dedicate alle indagini archeologiche sul territorio di Quinzano per offrire un quadro aggiornato e approfondito delle ricerche del passato, in corso e future sulla preistoria dell’area quinzanese, uno dei contesti più significativi per la ricostruzione delle prime fasi di antropizzazione del territorio comunale di Verona. Gli appuntamenti sono promossi dalla Circoscrizione 2ª, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura, i Musei Civici di Verona e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza. Il ciclo di conferenze rappresenta un’occasione di divulgazione scientifica e valorizzazione del patrimonio archeologico locale, favorendo il dialogo tra istituzioni, comunità scientifica e cittadinanza, e restituendo centralità a Quinzano come luogo chiave per la comprensione delle origini più antiche di Verona. Attraverso il contributo di studiosi e ricercatori che hanno dedicato parte significativa delle loro ricerche all’analisi del sito, verranno affrontati temi legati all’insediamento umano nel Neolitico, alle pratiche funerarie, alla cultura materiale e alle più recenti metodologie di analisi applicate ai reperti archeologici e antropologici.

Il programma è stato presentato dal consigliere comunale Pietro Trincanato, su delega dell’assessora alla Cultura Marta Ugolini, insieme ad Andrea Rosignoli soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; e a Leonardo Latella e Massimo Saracino dei Musei Civici di Verona – museo di Storia Naturale. “Un calendario di appuntamenti di particolare interesse”, evidenzia il consigliere Pietro Trincanato, “che non solo arricchisce gli eventi in programmazione in Circoscrizione 2^ ma è anche la prova tangibile della forza delle collaborazioni, essendo il risultato di un fattivo lavoro di squadra fra istituzioni di ogni livello. Una proposta che mira a valorizzare la storia del nostro territorio da una prospettiva che è assolutamente originale. Siamo abituati a vedere Verona soltanto per la sua monumentalità. Nella realtà c’è tutto un mondo non solo da valorizzare ma anche da scoprire per la straordinaria e bellezza”. “È un’occasione estremamente importante”, sottolinea il soprintendente Andrea Rosignoli, “un momento di restituzione alla cittadinanza e, in particolare, alle comunità locali, perché Quinzano è una delle zone più interessanti dal punto di vista delle ricerche archeologiche paleontologiche. Le ex cave hanno restituito ormai decenni fa dei reperti di notevole interesse, ma anche in tempi molto più recenti, a partire dal 2023, attraverso uno scavo della soprintendenza, sono emersi nuovi resti ancora in fase di studio. Questo ciclo di quattro conferenze, quindi, presenterà le anteprime e i primi risultati. L’aspetto veramente suggestivo è che sembrano essere i resti del primo insediamento stabile del territorio veronese, quindi le origini della città risalenti a circa 7000 anni fa”.

Programma. Martedì 24 febbraio 2026, Nicoletta Martinelli & Massimo Saracino (Musei Civici di Verona – Museo di Storia Naturale), “Dalle cave di Quinzano al progetto VBQ: archeologia e innovazione nella preistoria di Verona”; martedì 3 marzo 2026, Emanuela Cristiani (università “La Sapienza” di Roma) & Irene Dori (soprintendenza ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza), “Vivere a Quinzano durante il Neolitico. Cosa raccontano le ossa”; martedì 31 marzo 2026, Paola Salzani (soprintendenza ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza), “Alle origini di Quinzano: nuovi dati dagli scavi della Soprintendenza Archeologica”; martedì 26 maggio 2026, Marika Ciela (università di Trento), “Tra forme e gesti. Le ceramiche di Quinzano e le comunità neolitiche del Veronese (VI–V millennio a.C.)”.

 

Trento. Allo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas va in scena “Pompei. Persone di gesso”, lezione recitata scritta da Valentina Cabiale e interpretata da Chiara Galliano: originale drammaturgia che spazia attraverso i tempi e i generi, dai testi storici di Plinio il Vecchio alla musica di Freddie Mercury

Lo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, in piazza Cesare Battisti a Trento (foto soprintendenza tn)

Appuntamento con il teatro martedì 24 febbraio, alle 17.30, allo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, a Trento in piazza Cesare Battisti, dove andrà in scena “Pompei. Persone di gesso”, lezione recitata scritta da Valentina Cabiale e interpretata da Chiara Galliano. Lo spettacolo, prodotto dalla compagnia Lo stagno di Goethe, prende spunto dai calchi di Pompei e dallo svelamento di come nacquero per riflettere sul presente, sui desideri, sulle paure e sul rapporto con il dolore e i sentimenti altrui, andando oltre il puro ambito archeologico per esplorare terreni letterari, storici, antropologici e filosofici. Tutto questo in modo brillante, grazie a una originale drammaturgia, che spazia attraverso i tempi e i generi – dai testi storici di Plinio il Vecchio alla musica di Freddie Mercury. Il recital sarà preceduto, alle 16.30, da una visita guidata alla mostra “I colori di Tridentum. Decorazione e arredo nella città romana”, allestita nel sito. L’ingresso e la partecipazione alla visita e allo spettacolo sono gratuiti fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Chiara Galliano è violoncellista e attrice. Diplomata al Conservatorio di Torino, si perfeziona a Parigi dove frequenta il Master di creazione teatrale dell’Università Sorbonne Nouvelle. Ha partecipato a svariati progetti teatrali e musicali. È co-fondatrice della compagnia teatrale Collectif Merci pour la tendresse. Dal 2022 fa parte dell’equipe di mediazione del Théâtre des Quartiers d’Ivry (CDN du Val-de-Marne).

Valentina Cabiale, archeologa specializzata in archeologia medievale a Firenze, dal 2004 lavora in attività di scavo archeologico e archeologia preventiva e dal 2013 è direttore tecnico di un’azienda specializzata nel settore. In parallelo, partecipa a progetti in ambito teatrale, scrive recensioni, articoli, testi drammaturgici tra i quali le “Lezioni recitate” della compagnia teatrale “Lo stagno di Goethe”. Uno dei suoi principali interessi è lo studio dei molteplici modi attraverso i quali il passato è attivo e influenza il presente.

Dettaglio del calco di una delle vittime dell’eruzione del Vesuvio ritrovati a Porta Nocera di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Nel caso archeologico eccezionale che è Pompei, l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. non ha pietrificato soltanto l’ultimo giorno di vita di una città, con le sue strade, le abitazioni, la cultura materiale degli abitanti. La città sepolta conserva anche i resti e le impronte di molti degli uomini e donne che vi morirono. Giuseppe Fiorelli, ispettore degli Scavi, nel 1863 ebbe la geniale intuizione di colare del gesso liquido nelle cavità che si conservavano all’interno degli strati deposti dall’eruzione vulcanica; in questo modo dalle impronte in negativo fu possibile ricreare il volume dei corpi umani, che si erano decomposti dopo che gli strati si erano già induriti. Così furono ottenuti i famosi calchi di Pompei, che ci permettono di vedere gli uomini e le donne pompeiani nell’istante in cui morirono. La morte “colta sul fatto”, come scrisse il letterato svizzero Marc Monnier nel 1864. Sin dall’inizio i calchi sono stati un oggetto da esposizione e una delle principali attrattive di Pompei: attraggono almeno quanto spaventano e la loro esposizione solleva questioni di etica, come nel caso delle mummie o di altri resti umani ma in misura anche maggiore, perché i calchi mostrano uomini e donne in agonia. È eticamente corretto mostrarli pubblicamente? Esiste un modo di esporli più dignitoso di un altro? I calchi di Pompei, reperti archeologici senza confronti, ci interrogano nel profondo su come porci davanti al dolore degli altri.

 

Roma. All’Istituto Italiano di Numismatica a Palazzo Barberini giornata di studi “Offerte di moneta al santuario etrusco-romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni” a cura di Renata Cantilena (IIN) e Giacomo Pardini (Unisa/DiSPaC). Ecco il programma

Martedì 24 febbraio 2026, nella sede dell’Istituto Italiano di Numismatica a Palazzo Barberini a Roma, giornata di studi “Offerte di moneta al santuario etrusco-romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni”, a cura di Renata Cantilena (IIN) e Giacomo Pardini (Unisa/DiSPaC), riunisce studiose e studiosi per un confronto interdisciplinare sui ritrovamenti monetali del Santuario Ritrovato di San Casciano.

Monete antiche dal Bagno Grande di San casciano dei Bagni (foto sabap-si/unistrasi)

Monete antiche dal Bagno Grande di San casciano dei Bagni (foto sabap-si/unistrasi)

Il programma. Alle 9.30, saluti e introduzione Renata Cantilena (Istituto Italiano di Numismatica); 10, Jacopo Tabolli (università per Stranieri di Siena) e Ada Salvi (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Siena Arezzo e Grosseto), “Nuove prospettive per il Santuario Ritrovato di San Casciano dei Bagni”; 11, Emanuele Mariotti (Comune di San Casciano dei Bagni/università per Stranieri di Siena), “Il santuario tra le sorgenti: nuovi dati dalla campagna di scavo 2025”; 11.30, pausa caffè; 12, Giacomo Pardini (università di Salerno), “L’offerta monetale: questioni interpretative e prospettive di ricerca”; 12.30, Federico Carbone (università di Salerno), “Le monete dalla vasca sacra: dati preliminari”; 13, Vilma Basilissi (Istituto Centrale per il Restauro), “L’intervento conservativo sui reperti monetali: dal primo intervento in situ all’esposizione”; 13.30, pausa buffet; 14.30, Mattia Bischeri (università per Stranieri di Siena), “Due pesi e due misure. Riflessioni metrologiche sulle offerte in bronzo a figura umana”; 15, Michele Asolati (università di Padova), “Il deposito monetale della sorgente di Doccia della Testa (San Casciano dei Bagni-SI)”; 15.30, tavola rotonda “Monete e non solo: temi e spunti di ricerca sulle offerte nelle acque sacre”: introduce e coordina Samuele Ranucci (musei nazionali di Perugia – direzione regionale Musei nazionali Umbria); partecipano Claudia Perassi (università Cattolica del Sacro Cuore – Milano), Maria Cristina Biella (università di Roma- La Sapienza), Philippa Walton (University of Leicester); 17.30, discussione e conclusioni.

 

Gela (Cl). Al Bosco Littorio apre il museo dei Relitti greci con l’allestimento stabile della Nave di Gela del V sec. a.C. (relitto Gela I) scoperta nel 1988 e recuperata tra il 2003 e il 2008. L’assessore Scarpinato: “Il museo restituisce al territorio un patrimonio archeologico di straordinario valore”

Martedì 24 febbraio 2026, alle 11.30, viene inaugurato il museo dei Relitti greci nell’area demaniale di Bosco Littorio a Gela (Cl). “Un luogo della cultura a lungo atteso”, dice l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, “che restituisce al territorio un patrimonio archeologico di straordinario valore e si candida a diventare un importante moltiplicatore di sviluppo turistico per l’intera area”. Al taglio del nastro interverranno Francesco Paolo Scarpinato, assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana; Mario La Rocca, dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana; Daniela Vullo, soprintendente per i Beni culturali e ambientali della provincia di Caltanissetta. Dalle 15 il museo sarà aperto al pubblico. Su disposizione della direzione del parco archeologico, guidata dal soprintendente Ennio Turco, è stata prevista un’apertura straordinaria al pubblico per promuovere la più ampia partecipazione dei cittadini e dei visitatori. Dal 25 febbraio 2026 e per l’intero periodo dei mesi di febbraio e marzo 2026, il museo sarà aperto dal lunedì al venerdì: dalle 9 alle 13, sabato e domenica: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. Per garantire una visita ordinata e sicura potranno accedere massimo 20 persone alla volta; l’ingresso avverrà in modo progressivo: all’uscita dei visitatori potranno entrare i successivi; l’ingresso sarà completamente gratuito per tutta la durata dell’iniziativa.

Il museo dei Relitti greci al Bosco Littorio di Gela (foto comune di gela)

Nella struttura iniziata cinque anni fa e ora completata, allestita nell’area di Bosco Littorio, il vanto è la Nave arcaica datata tra il VI e il V secolo a.C., trovata nel 1988 nei fondali marini di contrada Bulala e recuperata tra il 2003 e il 2008. La nave avrà una collocazione stabile nel museo che fa capo alla Regione siciliana e alla Soprintendenza. Il museo è inserito nella rete che si estende dal parco archeologico di Lipari al Lilibeo di Marsala e al museo della navigazione che sarà aperto a Palermo. Mentre la nave arcaica sta per fare il proprio esordio nel museo, sono sottoposti a trattamenti preliminari i resti di un secondo relitto, destinato a futura esposizione.

Il suggestivo allestimento della Nave di Gela per la mostra “Ulisse in Sicilia. I luoghi del Mito” al Bosco Littorio di Gela (foto regione siciliana)

Un primo passo venne mosso quattro anni fa, con un allestimento provvisorio della nave e dei reperti recuperati nei fondali, collocati in una struttura provvisoria, sempre a Bosco Littorio, in occasione della mostra “Ulisse in Sicilia”, sostenuta dalla Regione (vedi Gela. Al parco archeologico di Bosco Littorio apre la grande mostra “Ulisse in Sicilia. I luoghi del Mito”, che con oltre 80 pezzi racconta il passaggio dell’eroe greco in Sicilia. Fulcro è la “Nave di Gela” del V sec. a.C. per la prima volta ricomposta dopo Forlì. Regione Siciliana: “Occasione di rilancio per Gela e il turismo archeologico siciliano” | archeologiavocidalpassato). I visitatori furono oltre 45 mila. Fu l’archeologo Sebastiano Tusa, scomparso nel 2019 in un incidente aereo (vedi Archeologia in lutto. Nel disastro aereo del Boing 737 precipitato in Etiopia è morto l’archeologo Sebastiano Tusa: siciliano doc, docente di paletnologia e archeologia marina, ha creato la soprintendenza del Mare. A Malindi con l’Unesco doveva promuovere ricerche subacquee nell’oceano Indiano | archeologiavocidalpassato), a insistere con forza per dare vita al recupero di quello che venne catalogato “Relitto Gela I” e per la realizzazione di un apposito museo. La nave arcaica è la punta di una campagna di attività in mare che portò a far riemergere anche i preziosi oricalchi associati alla leggenda di Atlantide. Ricerca e recupero alle quali parteciparono anche sub esperti e appassionati di archeologia, come Franco Cassarino.

L’allestimento della Nave di Gela (relitto Gela I) al museo dei Relitti greci a Gela (foto comune di gela)

L’allestimento del “Museo dei relitti greci” di Bosco Littorio è iniziato nell’aprile 2025 con l’apertura delle prime due casse contenenti gli elementi lignei della nave greca arcaica, recuperata nelle acque antistanti contrada Bulala, a Gela, durante due campagne di scavo svolte dalla Soprintendenza di Caltanissetta, tra il 2003 e il 2008. L’imbarcazione, risalente agli inizi del V secolo a.C. e lunga circa 17 metri, conserva quasi integralmente la sua ossatura, composta dal paramezzale e dai madieri e parte del fasciame. I reperti sono stati restaurati presso il laboratorio del Mary Rose archeological services, una struttura specializzata nel restauro del legno “bagnato”, che si trova all’interno della base della Marina britannica di Portsmouth (Regno Unito), una delle realtà più avanzate in questo settore. Dopo il rientro in Italia, i resti della nave sono rimasti in deposito per anni in attesa della realizzazione della sede museale. La costruzione del museo, la cui copertura lignea richiama la carena di una nave rovesciata, è stata interamente finanziata dall’assessorato dei Beni culturali con oltre 5 milioni di euro a valere sul POR 2000-2006. I lavori, avviati nell’ottobre del 2020, si sono conclusi nel 2023 con il collaudo della struttura. Un ingente furto di cavi di rame dell’impianto elettrico ha causato un ritardo nell’attuazione del progetto, successivamente ripristinato grazie a un ulteriore finanziamento dell’assessorato.

Tutti venduti i 100 esemplari emessi dai Parchi archeologici di Paestum e Velia del biglietto Aeternum, il primo “pass” che vale tutta la vita promosso da un’istituzione culturale statale. Il direttore Tiziana D’Angelo: “È la mia dichiarazione d’amore verso questi luoghi”

L’eternità è l’attimo infinito, è quella sensazione che ti porti addosso e che il tempo non riesce a cancellare, è tutto ciò che resta anche “oltre” e che vive nei ricordi. È un’emozione che continua a vibrare anche quando il momento è passato. È un luogo che ti chiama ancora, anche dopo che lo hai lasciato. È uno sguardo, una pietra, un silenzio che custodisce secoli. Da questo nasce qualcosa che non è solo un biglietto. È una promessa. È un legame. È memoria. È storia. Nasce Aeternum, il biglietto eterno dei parchi archeologici di Paestum e Velia, il primo Biglietto Eterno promosso da un’istituzione culturale statale: un “pass” che vale tutta la vita, perché la storia non è fatta per essere visitata una sola volta… ma per essere vissuta, amata, ritrovata ogni volta come fosse la prima. Perché l’eternità è tutto ciò che supera il tempo e che continua a vivere dentro di noi, per sempre.

Cento esemplari numerati, al costo di 250 euro l’uno. Nominale, irripetibile. Non è un abbonamento. È una dichiarazione. Significa scegliere di appartenere a un luogo. Tornare senza limiti. Crescere insieme alla storia. Emessi il 13 febbraio 2026, sono andati esauriti in un lampo. “È accaduto qualcosa di straordinario”, commentano alla direzione dei parchi di Paestum e Velia. “I 100 Biglietti Eterni dei parchi archeologici di Paestum e Velia sono stati scelti, uno dopo l’altro, da cento persone che vedranno la loro storia intrecciarsi con quella di questi luoghi. Un progetto nato come iniziativa speciale è diventato un legame permanente. A chi ha scelto AETERNUM, grazie per aver deciso di coltivare un legame infinito con i Parchi”. Realizzato in lamina placcata color oro, custodito in un cofanetto dedicato, firmato dal direttore Tiziano D’Angelo: AETERNUM è pensato per durare, come il nostro patrimonio. Un gesto simbolico. Un oggetto unico. Un legame definitivo. Perché l’eternità non si visita, si sceglie.

Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia (foto pa-paeve)

“Ci sono luoghi che incontri e che, senza che tu lo sappia, ti scelgono per sempre”, commenta il direttore Tiziana D’Angelo. “La prima volta che ho visto Paestum ero poco più che una ragazzina. Velia è arrivata dopo, come una rivelazione silenziosa. Non immaginavo che un giorno sarebbero diventate parte così importante della mia vita. Eppure è successo. Dirigere questi Parchi significa custodire non solo maestosi templi e straordinari reperti, ma anche vite. Storie di comunità, di donne e uomini che hanno abitato questi luoghi, che hanno amato, costruito, sperato. A Paestum e a Velia l’eternità non è un concetto astratto. É per questo che abbiamo scelto di presentare qualcosa che parla di durata, di legame, di appartenenza. AETERNUM: il Biglietto Eterno. È la mia dichiarazione d’amore verso questi luoghi. Un modo per dire: questa storia mi appartiene e io le appartengo. Ci sono incontri che cambiano il nostro cammino. Alcuni, semplicemente, restano per sempre”.

Pompei. “Coltivare la storia”: nel parco nasce la nuova azienda vitivinicola – interamente a conduzione biologica – con oltre 6 ettari di vigneti (una vera e propria vigna “archeologica”) grazie a un partenariato col Gruppo Tenute Capaldo

In uno dei siti più iconici del nostro patrimonio archeologico, la cantina Feudi di San Gregorio e il parco archeologico di Pompei stanno dando vita a una azienda vitivinicola unica nel suo genere, con oltre 6 ettari di vigneti coltivati secondo pratiche biologiche e sostenibili, e una cantina situata all’interno dell’area archeologica. Un progetto con finalità culturali prima che commerciali, volto a far rivivere la storia del vino laddove, duemila anni fa, questo prodotto si faceva ambasciatore della civiltà romana nel mondo. Il progetto nasce dalla convinzione che agricoltura e cultura siano due espressioni della medesima tensione dell’uomo verso la cura: della terra, dello spirito, della comunità. Entrambe, non a caso, derivano dal verbo latino colere, “coltivare”. Il sito di Pompei offre un’opportunità unica: coltivare su terreni di origine vulcanica, intatti da oltre due millenni, e riscoprire tecniche agronomiche antiche, supportati da una solida collaborazione scientifica con importanti Università. Ma ancora più unica è la forma con cui tutto ciò prende vita: un partenariato sperimentale, in cui pubblico e privato uniscono le forze in nome del bene comune, per portare nel mondo un modello virtuoso del Made in Italy che racconta bellezza, sostenibilità e responsabilità.

Il progetto è stato presentato il 3 febbraio 2026 al ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare alla presenza del ministro Francesco Lollobrigida. Forte dell’esperienza acquisita negli ultimi anni su alcuni vigneti già esistenti si costruirà una vera e propria vigna “archeologica” con un’estensione vitata che nel tempo supererà i 6 ettari e con strutture di vinificazione e affinamento da realizzarsi nell’ambito del perimetro del Parco, finalizzate alla produzione di vino. L’esecuzione di questo progetto di lungo termine non è affidata ai classici strumenti di collaborazione pubblico-privato (la concessione o l’appalto), ma sarà garantita da un partenariato in cui il Parco e il Gruppo Tenute Capaldo collabora mettendo a fattor comune le rispettive esperienze e competenze.

Foro Boario a Pompei: vigneti con vista Vesuvio (foto parco archeologico pompei)

“Il Parco archeologico fin dagli anni Novanta si è occupato, attraverso gli studi di botanica condotti dal Laboratorio di ricerche applicate interno, di analizzare i vigneti dell’antica Pompei, per indagarne le caratteristiche storico scientifiche, le tecniche di viticoltura e dunque le abitudini alimentari. Da allora sono state attuate azioni di valorizzazione dei vigneti, quale modo per raccontare e far conoscere la città antica sotto aspetti diversi”, commenta il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. “Oggi il Parco sta investendo in una più ampia forma di valorizzazione nonché di tutela del patrimonio naturale, del paesaggio e dell’ambiente che sono elementi integranti dell’area archeologica. L’azienda vitivinicola fa parte di un più ampio progetto di azienda archeo agricola che sta interessando anche altre attività, quali ad esempio la valorizzazione e coltivazione degli ulivi, i progetti di agricoltura sociale nell’ambito della fattoria sociale e culturale. E la strada vincente per raggiungere importanti risultati per tutto il territorio circostante è a nostro parere il coinvolgimento di privati con competenze specifiche, quali partner attivi dei progetti”.

Vigneti a pochi passi dall’anfiteatro di Pompei (foto parco archeologico pompei)

La nuova azienda vitivinicola – interamente a conduzione biologica – fa leva su un’importante ricerca in merito alle tecniche tradizionali di allevamento della vite e di trasformazione delle uve, in collaborazione con il prof. Attilio Scienza dell’università di Milano, oltre a beneficiare delle consolidate competenze agronomiche di Feudi di San Gregorio e del suo responsabile di produzione Pierpaolo Sirch, agronomo di fama internazionale. L’obiettivo è duplice: da una parte, produrre vini autentici di elevata qualità, dall’altra integrare la viticoltura con la storia e il percorso di visita del parco archeologico. Sarà un’azienda fortemente inserita nel suo territorio, non soltanto dal punto di vista culturale e produttivo, ma anche dal punto di vista del tessuto sociale, con il coinvolgimento di realtà del c.d. Terzo Settore nelle fasi di lavorazione. Per Feudi di San Gregorio, da 40 anni impegnata nello studio e nella valorizzazione dei vitigni autoctoni campani (tra cui le viti centenarie di Taurasi), il progetto si iscrive nell’impegno volto alla valorizzazione del territorio e delle comunità locali, inserito anche nello statuto societario all’atto della trasformazione in Società Benefit (2021).

Negli orti delle domus pompeiane spuntano nuovi vigneti (foto parco archeologico pompei)

“Il parco archeologico di Pompei è uno dei siti culturali più rilevanti al mondo e rappresenta un pilastro fondamentale dell’identità della nostra regione. Abbiamo quindi aderito a questo progetto con entusiasmo, mettendo le nostre competenze al servizio del Parco per sviluppare insieme un innovativo progetto agricolo e agronomico”, ha dichiarato Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio. “Vogliamo far rivivere Pompei non solo come luogo di ricerca e conoscenza, ma anche come centro di produzione e scambio, ritornando alle sue radici storiche. Per questo, occorreranno tempo e investimenti importanti ma la cosa non ci spaventa, anzi: avere il coraggio di percorrere nuove strade, guardando questo progetto millenario con occhi nuovi, accumuna la nostra visione a quella del Parco. L’approccio scelto è fortemente culturale e non speculativo, con una visione lungimirante che guarda oltre il ritorno immediato e pensa al futuro delle generazioni a venire, assicurando un avvenire sostenibile a questo luogo straordinario. Inoltre, ci offre la possibilità di continuare a condividere con il mondo la cultura millenaria del vino”.