Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale “Arte, memoria e città”, incontro con l’artista Christian Leperino, ultimo appuntamento del ciclo “Dialoghi sull’Arte”

Giovedì 5 febbraio 2026, alle 17, sulla terrazza del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, “Arte, memoria e città”, incontro con l’artista Christian Leperino, ultimo appuntamento del ciclo “Dialoghi sull’Arte”, progetto nazionale PNRR Italian Network of Artistic Research, curato da Giuseppina De Marco e realizzato in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. Sarà l’occasione per approfondire i temi della ricerca artistica di Leperino, tra paesaggio urbano, memoria, trasformazioni dei luoghi e relazioni sociali, in un confronto diretto tra artista, istituzioni e pubblico.

Incontro online di aggiornamento “Il corretto utilizzo del plugin dedicato ai dati archeologici dell’Emilia-Romagna” promosso dalle soprintendenze ABAP dell’Emilia-Romagna

Le soprintendenze ABAP dell’Emilia-Romagna organizzano l’incontro online di aggiornamento “Il corretto utilizzo del plugin dedicato ai dati archeologici dell’Emilia-Romagna”, giovedì 5 febbraio 2026, alle 16. Incontro in diretta streaming. Il link per accedere alla diretta, i contenuti on demand e ulteriori info sono disponibili all’indirizzo: https://emiliaromagna.cultura.gov.it/archeodb/. Incontro di aggiornamento sul corretto utilizzo del plugin ArcheoDB, il Geodatabase dei siti oggetto di interventi e/o ritrovamenti archeologici, pienamente interoperabile con il Geoportale Nazionale per l’Archeologia (GNA), adottato come strumento obbligatorio per la raccolta sistematica dei dati archeologici sul territorio regionale. Saranno presi in esame alcuni dei problemi segnalati dagli utenti e/o dai funzionari preposti al controllo della documentazione: il corso è quindi aperto a tutti, ma rivolto in particolare a gli archeologi già in possesso delle conoscenze di base dell’utilizzo del plugin.

Palestrina (Rm). Al Palazzo dell’ex Seminario Vescovile al Foro di Praeneste la mostra “Gabii: le origini”, a cura di Martina Almonte, Marco Fabbri e Federica Zabotti, che racconta la nascita di Gabii 

Dal 31 gennaio al 31 ottobre 2026 il Palazzo dell’ex Seminario Vescovile al Foro di Praeneste, a Palestrina (RM) ospita la mostra “Gabii: le origini”, a cura di Martina Almonte, Marco Fabbri e Federica Zabotti, che racconta la nascita di Gabii, una delle più antiche città del Lazio preromano a partire dal paesaggio alle prime comunità, dalle residenze d’élite alle necropoli; il percorso espositivo si focalizza sulle prime testimonianze di scrittura che resero Gabii un centro culturale di primaria importanza nell’antico Lazio (Latium Vetus). Articolata in due sezioni, “Gabii: le origini” riunisce in un unico luogo, reperti provenienti da altri Istituti del ministero della Cultura, come il museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano, il museo nazionale etrusco di Villa Giulia – Villa Poniatowski e il museo delle Civiltà – MUCIV, assieme a manufatti inediti e in corso di studio venuti alla luce da recenti campagne di scavo presso il sito.

 

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” la conferenza “Il ritorno della dea. Studio, conservazione e restauro del bassorilievo raffigurante la dea Maat” con Giulia Basilissi, restauratrice del Maf; Anna Consonni, curatrice sezione “Museo Egizio” del Maf; Alice Maccoppi, restauratrice

Al museo Archeologico nazionale di Firenze per i “Pomeriggi dell’Archeologico” giovedì 5 febbraio 2026, alle 17, la conferenza “Il ritorno della dea. Studio, conservazione e restauro del bassorilievo raffigurante la dea Maat” con Giulia Basilissi, funzionaria restauratrice del museo Archeologico nazionale di Firenze; Anna Consonni, curatrice sezione “Museo Egizio” del museo Archeologico nazionale di Firenze; Alice Maccoppi, restauratrice. Prenotazione obbligatoria scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it. Il celebre bassorilievo raffigurante la dea egizia Maat, simbolo di verità, giustizia e ordine cosmico, conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e proveniente dalla tomba del faraone Seti I, rappresenta uno dei capolavori più significativi della collezione fiorentina. Il recente intervento di restauro, avviato in occasione dell’esposizione nella mostra Divine Egypt al Metropolitan Museum of Art di New York appena conclusasi, ha costituito un’importante occasione di studio, permettendo di ripercorrere la storia conservativa dell’opera e di approfondire le tecniche esecutive degli artigiani dell’antico Egitto. Durante l’incontro si offrirà l’inquadramento storico e collezionistico del bassorilievo, soffermandosi sulle modalità del suo arrivo a Firenze, e verranno illustrati alcuni dei risultati delle indagini diagnostiche non invasive condotte dal CNR-IFAC di Firenze. Queste analisi sono state fondamentali per valutare lo stato di conservazione, orientare le scelte di restauro e acquisire nuove informazioni materiali e tecniche, utili sia alla ricerca scientifica sia alla valorizzazione e divulgazione museale, per restituire al pubblico una lettura rinnovata di questo straordinario manufatto.

 

Taranto. Al museo Archeologico nazionale tour virtuale immersivo “Il museo come non lo hai mai visto” con visori nell’ambito del progetto di ricerca con l’università di Bari

Giovedì 5 febbraio 2026, al museo Archeologico nazionale di Taranto, “Il museo come non lo hai mai visto”: tour virtuale immersivo dalle 14 alle 17. Un’occasione unica per esplorare il museo in modo immersivo e sorprendente. Grazie ai visori potrai attraversare spazi, dettagli e opere da una prospettiva nuova, impossibile nella visita tradizionale. L’iniziativa fa parte di un progetto di ricerca realizzato in collaborazione con l’università di Bari. Partecipazione gratuita, con posti limitati. L’esperienza con il visore dura fino a 10 minuti per persona. Prenotazione obbligatoria al numero 099 4532112 (fino a esaurimento posti), indicando nome, cognome, email, telefono e numero dei partecipanti. Attenzione: l’esperienza con gli Oculus non si svolge all’interno delle sale museali. Chi desidera visitare il museo prima o dopo l’esperienza virtuale potrà farlo acquistando regolarmente il biglietto d’ingresso.

Santa Maria Capua Vetere (Ce). All’anfiteatro Campano gli studenti dell’I.S.I.S.S. “Amaldi-Nevio” mettono in scena “Fulgens: storia di una scintilla” nell’ambito del programma della Fondazione Milano Cortina 2026 Olimpiade Culturale

Nell’ambito del programma della Fondazione Milano Cortina 2026 Olimpiade Culturale, giovedì 5 febbraio 2026, dalle 9 alle 13.30, all’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere (Ce) va in scena “Fulgens: storia di una scintilla”. L’iniziativa, promossa dalla direzione regionale Musei nazionali Campania e dalla direzione dell’Anfiteatro, del museo Archeologico nazionale dell’antica Capua e del Mitreo di Santa Maria Capua Vetere, in collaborazione con il Comune di Santa Maria Capua Vetere e con l’I.S.I.S.S. “Amaldi-Nevio”, intende celebrare le origini della gladiatura e il loro legame con i giochi funebri del mondo italico e con la tradizione letteraria classica – in particolare Omero e Virgilio – evidenziando come i valori agonistici, rituali e sociali dell’antichità siano confluiti nelle Olimpiadi moderne. Proprio nell’area antistante l’Anfiteatro campano – in origine area di necropoli che ospitava i giochi funebri in onore dei defunti – viene esposta la base per tripode che ospitò la fiamma olimpica negli anni Sessanta, rafforzando il dialogo simbolico tra passato e presente. Durante la mattinata, all’interno dell’Anfiteatro, gli studenti mettono in scena “Fulgens: storia di una scintilla” coinvolgendo il pubblico dei visitatori presenti in una connessione profonda tra la fiamma olimpica e la figura di Spartaco, simbolo di riscatto e dignità. Il fuoco, elemento sacro del mondo antico, diventa metafora di una sfida condivisa e di uno spirito olimpico che, ieri come oggi, invita a superare i limiti, a spezzare le catene dell’oppressione e a tendere verso ideali universali di libertà e speranza.

L’anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere (foto mic)

Lo spettacolo, ideato e realizzato dagli studenti dell’I.S.I.S.S. “Amaldi-Nevio”, prende le mosse dalla Grecia arcaica e dall’episodio dei giochi funebri in onore di Patroclo (Omero, Iliade, vv. 257 ss.), per svilupparsi in una carrellata di scene che ripercorrono la storia delle Olimpiadi dalle origini ai nostri giorni. Il racconto, accompagnato da musica e danza, attraversa epoche di guerra e di pace, momenti di esclusione e di inclusione, soffermandosi in particolare sulla loro evoluzione nei giochi gladiatori, che trovarono nell’Anfiteatro dell’antica Capua uno dei luoghi più significativi. Il programma della giornata prevede i saluti istituzionali del sindaco di Santa Maria Capua Vetere, Antonio Mirra; del direttore dell’Anfiteatro campano, Antonella Tomeo; della dirigente scolastica dell’I.S.I.S.S. “Amaldi-Nevio”, Rosaria Bernabei, e la presentazione del progetto extracurricolare curato dai professori Renata D’Angelo, Natascia De Gennaro e Alfredo Troiano. Verrà illustrato il percorso didattico e creativo che ha condotto alla realizzazione dell’iniziativa e proposto un intervento introduttivo dedicato alla fiaccola olimpica, simbolo di pace, continuità e dialogo tra i popoli.

Antonella Tomeo, direttrice dell’Anfiteatro, del Museo archeologico nazionale dell’antica Capua e del Mitreo (foto bmt)

“Eventi come questo confermano il ruolo del museo e dell’Anfiteatro campano come luoghi vivi, capaci di mettere in dialogo il patrimonio archeologico con le giovani generazioni e con i grandi temi del presente. In concomitanza con il viaggio della fiamma olimpica, lo spazio che fu teatro della gladiatura e della storia di Spartaco diventa occasione per riflettere sui valori della dignità umana, della libertà e dell’inclusione, riaffermando la funzione civile e sociale dei nostri luoghi della cultura”, così Antonella Tomeo, direttrice dell’Anfiteatro, del Museo archeologico nazionale dell’antica Capua e del Mitreo commenta l’iniziativa rivolta a un pubblico di tutte le età e pienamente accessibile alle persone con disabilità, con misure volte a garantire inclusione e partecipazione.

 

Roma. Al museo di Scultura antica “Giovanni Barracco” in mostra il Nettuno di Lione, uno dei più grandi bronzi della Gallia romana

Dal 5 febbraio al 7 giugno 2026 al museo di Scultura antica “Giovanni Barracco” di Roma in esposizione uno dei più grandi bronzi della Gallia romana, un prestito eccezionale dal museo Lugdunum-musée et Théâtres romains di Lione. Un evento espositivo di assoluto rilievo, frutto di un prestigioso scambio internazionale, porta negli spazi del Museo di scultura antica Giovanni Barracco un ospite d’eccezione. Nella sala al piano terra del Museo, per la prima volta a Roma si potrà ammirare la grande statua di Nettuno, tra le più significative opere provenienti dall’antica colonia romana di Lugdunum, l’attuale Lione.

Gallipoli (Le). Scoperto 7 mesi fa, nel mar Ionio, ma tenuto segreto per evitare saccheggi, il relitto di una nave oneraria romana di epoca imperiale perfettamente conservato con il suo carico di anfore per il trasporto del garum: ora 780mila euro dal Mic per studiare e tutelare il relitto

Recupero di due anfore dal relitto di una nave oneraria romana scoperta sui fondali al largo di Gallipoli (foto mic)

Team tecnico-scientifico impegnato nel recupero di alcune anfore dal relitto del mar Ionio (foto mic)

Sui fondali al largo di Gallipoli, nel mar Ionio, scoperto il relitto di una nave oneraria romana di epoca imperiale. L’eccezionale scoperta risale al giugno 2025, ma fino a oggi è stata mantenuta strettamente riservata per proteggere il sito da possibili saccheggi e preservarne l’enorme valore scientifico. L’area è stata costantemente monitorata dalla Guardia di Finanza, in coordinamento con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Brindisi Lecce e Taranto. Si tratta del relitto di una grande nave oneraria di età romana, che risalirebbe al IV-V secolo d.C., lunga alcune decine di metri, perfettamente conservato sul fondale, con il suo carico di anfore destinate al trasporto di garum, una delle merci più preziose dell’antichità. Di grande valore storico il carico di garum che restituisce una testimonianza diretta dei traffici commerciali nel Mediterraneo romano e apre nuove prospettive di ricerca sull’economia e sulla vita quotidiana dell’età imperiale. Un patrimonio sommerso che torna a raccontare la storia. Si comincerà il col rilievo, la mappatura, lo scavo stratigrafico. Poi si valuterà se procedere al prelievo del relitto e al suo restauro. Interventi per cui la soprintendenza ha ricevuto un finanziamento di 780mila euro dal ministero della Cultura.

 

Montopoli di Sabina (Ri). Scoperto antico acquedotto della villa romana dei Casoni durante la ricerca e lo studio sull’immenso patrimonio ipogeo della Sabina della soprintendenza e del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio. Fagiani: “Col LiDAR faremo mappatura 3D dell’intero sistema idraulico sotterraneo”

Il secondo terrazzamento della Villa dei Casoni, di età repubblicana, a Montopoli di Sabina (foto mic)

Scoperto un importante acquedotto di epoca romana all’interno della Villa dei Casoni, nel territorio di Montopoli di Sabina in provincia di Rieti. L’importante ritrovamento si deve all’attività di ricerca e studio sull’immenso patrimonio ipogeo della Sabina della soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti, che sta coordinando gli scavi, e il Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio. La villa dei Casoni, di epoca repubblicana, si sviluppava su due terrazze digradanti: quella inferiore ospitava il giardino con ninfeo e piscina circolare, mentre su quella superiore si articolava la zona residenziale con criptoportico, cubicoli e tablino. La presenza di “acquedotti molto antichi” e della cosiddetta Fonte Varrone era già segnalata alla fine del Settecento e nel corso dell’Ottocento da diverse fonti storiche, ma solo oggi, grazie a un’accurata indagine topografica e a ripetute ricognizioni sul territorio, è stato possibile rintracciare con certezza non solo la fonte, ma anche l’acquedotto e le sorgenti che alimentavano il complesso. “La scoperta di questo acquedotto rappresenta un’opportunità unica per comprendere l’approvvigionamento idraulico di una delle ville più importanti della Sabina”, sottolinea Nadia Fagiani della soprintendenza, che aggiunge: ”Grazie alla tecnologia LiDAR sarà possibile ottenere una mappatura completa in 3D dell’intero sistema idraulico sotterraneo, in relazione alle strutture murarie e agli ambienti soprastanti della villa. Trattandosi di un’opera idraulica molto antica, lo studio consentirà inoltre di ampliare le conoscenze sugli insediamenti sabini, i cosiddetti vici, antecedenti alla conquista romana”.

Indagini speleo del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio alla Villa dei Casoni di Montopoli di Sabina (foto cristiano ranieri)

Le indagini speleologiche hanno permesso di individuare un complesso sistema idraulico sotterraneo costituito da una rete articolata di cunicoli scavati nel conglomerato naturale. “Si tratta di un sistema di drenaggio e captazione delle acque situato a circa 300 metri dalla villa”, spiega Cristiano Ranieri, presidente del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio. “Le acque provenienti da queste sorgenti, che fino a pochi decenni fa alimentavano un fontanile noto come ‘Fonte Varrone’, venivano convogliate in una cisterna con funzione anche di vasca limaria e poi redistribuite alle varie utenze della villa. È un sistema che doveva essere in uso già prima della romanizzazione della Sabina, riferibile a un antico abitato presente nell’area”, evidenzia Ranieri. Questo ritrovamento, inoltre, costituisce un contributo rilevante all’ampliamento delle conoscenze sul territorio di Montopoli di Sabina e sull’area archeologica della Villa dei Casoni, già interessata da campagne di indagine non invasive e attività di ricerca condotte dal dipartimento di Studi classici della università di Basilea, sotto la direzione di Sabine Huebner.

 

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro Flavia Trupia su “Retorica e coraggio: un viaggio tra gli oratori audaci del nostro tempo”: ultimo appuntamento della rassegna “Mercoledì talk!”

Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia torna l’appuntamento con MERCOLEDÌ TALK! il ciclo di incontri ideato dall’Associazione Amici dell’Arte moderna a Valle Giulia, che vede protagonisti grandi nomi della cultura e del pensiero italiano per svelare ciò che resta nascosto tra le pieghe della vita, della memoria, della cronaca. Mercoledì 4 febbraio 2026, alle 17.45, appuntamento con Flavia Trupia su “Retorica e coraggio: un viaggio tra gli oratori audaci del nostro tempo”. Gli oratori del presente e del recente passato che hanno parlato pubblicamente con coraggio, per cambiare il mondo in senso positivo: da Alcide De Gasperi alla Conferenza di Pace di Parigi; a Rosaria Costa, al funerale del marito Vito Schifani, agente della scorta di Giovanni Falcone; fino a Meryl Streep che dichiara all’Onu che i talebani in Afghanistan hanno più considerazione per le gatte che per le donne… Alla fine, la relatrice condividerà con il pubblico alcuni trucchi retorici per ostentare sicurezza, quando si parla in pubblico. Ingresso gratuito in sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mail: presentazioni11@yahoo.com

Flavia Trupia è docente, divulgatrice e amministratrice della società Per La Retorica srls. Ha riportato al centro la retorica in chiave contemporanea, secondo una doppia lettura: valorizzare le idee in modo legittimo e, allo stesso tempo, creare un reto-vaccino contro le parole della manipolazione e della propaganda. Ha recentemente pubblicato “Prendiamo la parola! La retorica dalla parte delle donne”.