Appia Antica (Roma). Il parco archeologico con la visita guidata “Metella Unexpected” svela il volto segreto del Mausoleo di Cecilia Metella da una prospettiva inedita

In occasione del ponte del primo novembre il parco archeologico dell’Appia Antica (Roma) con la visita guidata “Metella Unexpected” svela il volto segreto del Mausoleo di Cecilia Metella da una prospettiva inedita. Sabato 31 ottobre 2026, alle 11, il personale del Parco accompagnerà i visitatori in un percorso guidato alla scoperta della facciata settentrionale del Mausoleo, che culminerà in un punto di vista straordinario sul monumento. Ingresso con biglietto “Secret Metella”, max 20 persone. Si consiglia l’acquisto preventivo del biglietto. Il biglietto può essere acquistato: online sul sito Musei Italiani, da telefono con la app Musei Italiani disponibile su Google Play e su App Store, il giorno stesso dai totem posizionati all’ingresso del sito. Oltre alle gratuità attualmente previste, l’esperienza è gratuita anche per i possessori di Appia Card in corso di validità.

Agrigento. Il parco archeologico della Valle dei Templi apre il nuovo antiquarium allestito dentro i locali di Casa Pace, a breve distanza dal Tempio della Concordia

L’antiquarium di Casa della Pace nel parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento (foto regione siciliana)

Venerdì 30 ottobre 2026, aperto il nuovo antiquarium allestito dal parco archeologico della Valle dei Templi dentro i locali di Casa Pace, sulla via Sacra e a breve distanza dal Tempio della Concordia. La struttura ospita due spazi espositivi dedicati a campagne di scavo recenti della Parco, oltre che una ricostruzione virtuale e interattiva di una casa greca dell’Akragas del V secolo a.C.

Torino. Al museo Egizio apertura prolungata per tutto il week end in occasione di Artissima

Dal 30 ottobre al 1° novembre 2026, “Notturni contemporanei”: in occasione di Artissima, il museo Egizio di Torino prolunga il proprio orario di apertura fino alle 22. Inoltre, chi possiede un biglietto di Artissima e Paratissima 2026 potrà visitare il museo al prezzo ridotto di 15 euro.

Riva del Garda (Tn). Al museo dell’Alto Garda – MAG l’incontro “Il sito archeologico di S. Cassiano a Riva del Garda. Tra romanità ed alto Medioevo” con Cristina Bassi, archeologa della soprintendenza per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento, conferenza conclusiva del ciclo “L’archeologia racconta il territorio”

Venerdì 30 ottobre 2026, alle 18, al museo dell’Alto Garda – MAG di Riva del Garda (Tn), conferenza conclusiva del ciclo “L’archeologia racconta il territorio” dedicata al sito archeologico di San Cassiano a Riva del Garda: “Il sito archeologico di S. Cassiano a Riva del Garda. Tra romanità ed alto Medioevo” con Cristina Bassi, archeologa della soprintendenza per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento, che esporrà lo stato della ricerca al sito archeologico di San Cassiano a Riva del Garda, una delle più importanti testimonianze del periodo romano nel territorio trentino. Sono passati ormai più di 20 anni dall’avvio delle prime indagini archeologiche sistematiche nel noto sito di S. Cassiano a Riva del Garda, da cui provengono importanti oggetti di età romana. Nel corso dell’incontro si propone un’analisi complessiva di questo articolato contesto archeologico, che con la sua notevole estensione (circa 6000 mq quelli attualmente esplorati archeologicamente), costituisce una delle più importanti testimonianze del periodo romano nel territorio trentino. L’attività è gratuita e non richiede la prenotazione.

Pompei. All’auditorium degli scavi del parco archeologico la conferenza “Dinamiche di popolamento nella Penisola Sorrentina. La Civiltà dei Colli e le nuove scoperte da Gragnano” con Francesca Mermati, funzionaria archeologa soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli, incontro promosso dall’associazione internazionale Amici di Pompei

Dettaglio decorazione di una coppa dalla necropoli di via dei Pastai a Gragnano (Na) (foto sabap-na)
Balsamario a sirena dalla necropoli di via dei Pastai a Gragnano (Na) (foto sabap-na)

Venerdì 30 ottobre 2026, alle 17, all’auditorium di Pompei Scavi, i nuovi scavi dell’Ager Stabianus, del territorio dell’antica città di Stabia, saranno al centro del nuovo incontro organizzato dall’Associazione Internazionale Amici di Pompei ETS: conferenza di Francesca Mermati, funzionaria archeologa soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli, su “Dinamiche di popolamento nella Penisola Sorrentina. La Civiltà dei Colli e le nuove scoperte da Gragnano”. Dopo un inquadramento storico della Penisola Sorrentina l’incontro si soffermerà sul racconto dell’inaspettata scoperta di 82 tombe nell’Ager Stabianus, site, in particolare, nell’odierna città di Gragnano, e trovate durante un lavoro di ampliamento dello stabilimento produttivo del pastificio Garofalo. I reperti emersi aggiungono tasselli alla storia di chi abitava in questa zona a partire dal VI sec. a.C. L’archeologa Mermati, che ha partecipato allo scavo come funzionaria della soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli responsabile scientifica delle indagini, condividerà i dettagli dello scavo straordinario sia per il racconto del contesto che per gli oggetti ritrovati. La scoperta ripropone, infatti, dettagli delle strategie di autorappresentazione sociale di un’élite di altissimo rango dell’Ager Stabianus, ma si rivela unica per l’incredibile stato di conservazione del corredo interno di alcune casse funerarie in tufo: il recupero di materiali organici deperibili altrove perduti, come tessuti, oggetti in legno e cestini in fibre intrecciate, sono un unicum assoluto per questa fase cronologica. I sontuosi corredi funerari – impreziositi da scarabei egizi di Naukratis, ambre zoomorfe, argenti e bronzi etruschi – inoltre proiettano la comunità che abitava l’Ager Stabianus al centro delle rotte commerciali tra la Grecia, l’Egitto e il Mediterraneo orientale nella prima metà del VI secolo a.C. 

Paestum (Sa). Alla Borsa mediterranea del turismo archeologico Pompei si aggiudica la 12ma edizione dell’INTERNATIONAL ARCHAEOLOGICAL DISCOVERY AWARD “PALMYRA” con le megalografie della Casa del Tiaso. Lo SPECIAL AWARD alla testa di fanciulla ritrovata a Vulci

Scorcio della sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: al centro del fregio col corteo di Dioniso c’è la donna inizianda (foto parco archeologico pompei)

Cinque le scoperte archeologiche del 2025 segnalate per l’INTERNATIONAL ARCHAEOLOGICAL DISCOVERY AWARD “PALMYRA”: due dall’Italia, una dall’Egitto, una dall’Albania e una dalla Turchia. La cerimonia di consegna dei premi alla XXVIII Borsa mediterranea del turismo archeologico è in programma venerdì 30 ottobre 2026, alle 17.30, nella sala Nettuno del Next ex Tabacchificio. E l’Italia archeologica fa il pieno di riconoscimenti. La 12ma edizione dell’INTERNATIONAL ARCHAEOLOGICAL DISCOVERY AWARD “PALMYRA”, assegnato a una delle cinque scoperte finaliste, è andata al parco archeologico di Pompei per la grande sala da banchetto affrescata e dedicata al corteo di Dioniso (vedi Pompei. Nell’insula 10 della Regio IX scoperto, in una sala per banchetti, un eccezionale fregio a figure grandi con Baccanti satiri e il corteo di Dioniso per l’iniziazione di una donna: nuova luce sui misteri dionisiaci a 100 anni dalla scoperta della Villa dei Misteri. Gli interventi del direttore Zuchtriegel e del ministro Giuli – archeologiavocidalpassato); e lo Special Award alla testa di fanciulla, scultura greca in territorio etrusco ritrovata a Vulci (Presentata al Mic la testa in marmo greco di una fanciulla (Kore), attribuibile ad un atelier attico di inizi V sec. a.C., scoperta nel sito della città etrusca di Vulci (Montalto di Castro. Vt), raro esempio di statuaria greca rinvenuta in Etruria. Gli interventi di Giuli, Russo, La Rocca, Oliva – archeologiavocidalpassato).

INTERNATIONAL ARCHAEOLOGICAL DISCOVERY AWARD “PALMYRA”, in collaborazione con Archeo: è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo hanno infatti inteso dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche attraverso un Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), arCHaeo (Svizzera), Archäologie in Deutschland (Germania), Archéologia (Francia), Current Archaeology e Current World Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). Dopo i saluti di Andreas M. Steiner, direttore responsabile “Archeo” e “Medioevo”, coordina Ugo Picarelli fondatore e direttore della BMTA. Consegna del Premio alla scoperta archeologica dell’anno 2025 al parco archeologico di Pompei per la grande sala da banchetto affrescata e dedicata al corteo di Dioniso. Ritira il Premio Gabriel Zuchtriegel, direttore parco archeologico di Pompei.

SPECIAL AWARD, attribuito alla scoperta, tra le cinque candidate, che ha ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico nel periodo 11 settembre – 15 ottobre 2026 sulla pagina Facebook della Borsa. consegna dello Special Award alla testa di fanciulla, scultura greca in territorio etrusco ritrovata a Vulci. Al termine il poeta Enzo Tafuri legge la poesia dedicata alla XXVIII BMTA.

Le cinque scoperte archeologiche del 2025 finaliste della 12ma edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Palmyra” sono state:

– Italia, Pompei: grande sala da banchetto affrescata e dedicata al corteo di Dioniso

A Pompei, gli scavi nell’insula 10 della Regio IX rivelano una grande sala da banchetto. Le pareti ospitano un fregio monumentale a figure quasi a grandezza naturale, una megalografia. Il decoro raffigura un vivace corteo dionisiaco. La quarta parete della stanza si apriva su un giardino, integrando lo spazio con la natura. Gli archeologi hanno denominato questa dimora Casa del Tiaso, in riferimento al corteo festante del dio Dioniso. L’affresco rinvenuto è databile al I secolo a.C. e con maggiore precisione tra gli anni 40 e 30 a.C.

– Italia, Vulci: una testa di fanciulla, scultura greca in territorio etrusco

A Vulci, negli scavi del progetto “Vulci Cityscape”, scoperta una testa in marmo greco di una giovane donna, una Kore. L’opera costituisce un raro esempio di scultura greca rinvenuta in territorio etrusco, offrendo significativi spunti per comprendere l’intensità dei rapporti culturali tra la Grecia e l’Italia preromana. La scultura raffigura una giovane figura femminile con un’acconciatura ricercata ed elaborata attribuibile a un atelier attico degli inizi del V secolo a.C.

– Albania: rinvenuto nella Valle di Bulqizë il primo ipogeo-mausoleo di epoca romana del Paese

Grande mausoleo romano databile tra il III e il IV secolo d.C., prima scoperta di questo genere nel Paese. Si caratterizza per la presenza di rari elementi architettonici ed epigrafici, tra cui un’iscrizione bilingue. Il monumento funerario, articolato in tre ambienti e introdotto da una scalinata monumentale, ha dimensioni notevoli (circa 9 x 6 metri) e presenta una camera sepolcrale alta 2,4 metri. All’interno sono stati rinvenuti oggetti di un corredo funerario, tra cui vasi in vetro, manufatti in osso, armi e frammenti tessili intrecciati con fili d’oro, segno del prestigio sociale del defunto.

– Egitto: a Taposiris Magna un porto sommerso

Complesso sommerso a 50 km a ovest di Alessandria, si ritiene che si tratti di uno sviluppo cruciale per risolvere il mistero della tomba della regina Cleopatra VII d’Egitto, risalente a 2.000 anni fa. Grazie al ritrovamento di anfore, diverse ancore, un pavimento levigato e colonne imponenti, il team ritiene di aver portato alla luce un antico porto perduto.

– Turchia: i mosaici con coccodrilli e fenicotteri a Eraclea al Latmo.

La scoperta arricchisce le conoscenze sull’arte e la vita nell’antica città greca della Ionia sulle pendici del Latmo: mosaici con animali, coccodrilli, delfini, fenicotteri e anguille, che offrono nuovi dettagli sulla rappresentazione degli animali nell’antichità. Nel frigidarium delle terme, ovvero la parte dove si facevano i bagni freddi, si trovano ben sei raffigurazioni di coccodrilli rivolte l’una verso l’altra. Tuttavia, questa zona non è molto adatta alla vita del coccodrillo, per cui il maestro che ha lavorato in questo luogo potrebbe essere stato un maestro itinerante.

Nel 2015 il Premio è stato assegnato a Katerina Peristeri, Responsabile degli scavi, per la scoperta della Tomba di Amphipolis (Grecia); nel 2016 all’INRAP Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (Francia), nella persona del Presidente Dominique Garcia, per la Tomba celtica di Lavau; nel 2017 a Peter Pfälzner, Direttore della missione archeologica, per la città dell’Età del Bronzo presso il villaggio di Bassetki nel nord dell’Iraq; nel 2018 a Benjamin Clément, Responsabile degli scavi, per la “piccola Pompei francese” di Vienne; nel 2019 a Jonathan Adams, Responsabile del Black Sea Maritime Archaeology Project (MAP), per la scoperta nel Mar Nero del più antico relitto intatto del mondo; nel 2020 a Daniele Morandi Bonacossi, Direttore della Missione Archeologica Italiana nel Kurdistan Iracheno e Ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico dell’Università di Udine, per la scoperta di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti gli dèi dell’Antica Mesopotamia; nel 2021 alla scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto”; nel 2022 a Zahi Hawass, Direttore della Missione Archeologica che ha scoperto “la città d’oro perduta”, fondata da Amenhotep III, riaffiorata dal deserto nei pressi di Luxor; nel 2023 ad Agnese Carletti Sindaco di San Casciano dei Bagni in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale titolare dell’area e a Jacopo Tabolli Responsabile scientifico dello scavo per la scoperta delle 24 statue di bronzo di epoca etrusca e romana riaffiorate dal fango a San Casciano dei Bagni (provincia di Siena); nel 2024 al MOLA Museum of London Archaeology per la scoperta a Londra, nel quartiere di Southwark, dei resti di un mausoleo romano; nel 2025 a Lina Mendoni Ministro della Cultura e dello Sport della Grecia e Olympia Vikatou Direttore Generale Antichità e Patrimonio Culturale del Ministero ellenico per la scoperta di un antico edificio minoico a Creta, risalente a oltre 4.000 anni fa, che richiama il mito del labirinto.

Pompei. Scoperto un armadio chiuso di una donna che è più tornata. Dopo duemila anni ci restituisce uno spaccato di vita quotidiana, in una casa di medie dimensioni lungo via dell’Abbondanza con stanze affrescate, ma anche qualche topo nell’attico

Impronta del fondo dell’armadio scoperto nella Casa di Cornelius Maximus (IX, 11, 7) (foto parco archeologico pompei)

Un armadio rimasto chiuso per duemila anni. Una donna della Pompei romana vi aveva riposto le sue cose, qualche profumo, qualche stoviglia, qualche ninnolo, un po’ di soldi; uno spaccato di vita quotidiana. Ma non è più tornata. Sorpresa, travolta, bloccata dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Di lei non sappiamo nulla. Ma ci rimane il suo armadio. La memoria di una vita, racchiusa in un armadio che non fu mai più riaperto e che ora è tornato alla luce a Pompei grazie al lavoro degli archeologi. L’armadio, perfettamente ricostruibile grazie ai dati di scavo, si trovava nell’area centrale della città sepolta dal Vesuvio, nella casa IX 11, 7 o di Cornelius Maximus, sull’affollatissima – allora come oggi – via dell’Abbondanza.

“A Pompei capita di trovare grandi opere d’arte, ma anche oggetti che raccontano la vita quotidiana”, spiega Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, “appoggiati in quel momento dell’eruzione del 79 d.C., in quel posto, e mai recuperati. In questo caso l’armadio in una casa probabilmente di una donna, perché ci sono anche strumenti per truccarsi, ci sono vasi, ci sono anche pesi di piombo per un’attività commerciale, verosimilmente. Ci sono i crepundia, questa collana con amuleti che si dava ai bambini forse come ricordo della propria infanzia o di un bambino che questa donna ha avuto. Quindi vediamo una specie di ritratto in frammenti di una persona che ha vissuto a Pompei 2000 anni fa in una casa di ceto medio, con stanze belle affrescate, ma anche qualche topo nell’attico alla ricerca di cibo. Due esemplari di topi selvatici li abbiamo trovati all’interno di un’anfora, morti anche loro in quel fatidico giorno del 79 d.C.”.

Impronta dell’armadio scoperto nella Casa di Cornelius Maximus (IX, 11, 7) (foto parco archeologico pompei)

Sembra di essere davanti a un racconto, che rievoca la vita di una donna di Pompei, prima della distruzione del sito nel 79 d.C. Un ritratto in cui c’è la bellezza, le abitudini personali, ma anche l’attività commerciale: utensili per truccarsi (pinzetta, stemperatoio), un balsamario in vetro, un bruciaprofumi per riempire la casa di belle fragranze, una lucerna bronzea, a fianco a pesi di piombo, verosimilmente usati per un’attività commerciale di vendita e sistemati in una cassettina lignea di cui restano labili tracce.

Lucerna in bronzo con deflettore scoperta nella Casa di Cornelius Maximus (IX, 11, 7) (foto parco archeologico pompei)

Inoltre, vasi e pentole di bronzo, di vetro e di ceramica: oggetti di uso quotidiano, ma forse anche carichi di ricordi, come nel caso di un boccalino raffinato decorato con scaglie di pigna. Un alto valore di memoria aveva sicuramente la collana composta da almeno ventiquattro oggetti miniaturistici di faïence, osso, pasta vitrea e cristallo di rocca, tutti con foro di sospensione e rappresentanti divinità (si riconoscono Bes e Mercurio), piedi e mani, pigne e grappoli.

Crepundia a calzare alato scoperto nella Casa di Cornelius Maximus (IX, 11, 7) (foto parco archeologico pompei)
Crepundia (reperto malacologico) scoperto nella Casa di Cornelius Maximus (IX, 11, 7) (foto parco archeologico pompei)

In passato a volte ritenuti oggetti “magici” per fatture e filtri, in realtà si tratta dei cosiddetti crepundia, letteralmente “sonagli”: collane con amuleti che si davano ai bambini per proteggerli, ma anche per sentirli quando si muovevano. Capitava che anche le persone adulte li conservassero, spesso in cassettine o, come in questo caso, in sacchetti di stoffa all’interno di armadi, evidentemente quali ricordi di un’infanzia di cui talvolta restava poco altro: il mondo romano era contraddistinto da un’elevata mobilità geografica a tutti i livelli, dagli schiavi ai ricchi commercianti, così che molte persone si trovavano a vivere lontano da parenti e genitori e dai luoghi dell’infanzia.

Monete scoperte nella Casa di Cornelius Maximus (IX, 11, 7) (foto parco archeologico pompei)

Un altro segreto custodito dall’armadio ritrovato negli scavi consiste in un piccolo tesoretto di monete: sono 38, tutte in bronzo, conservate in una “cistella”, un piccolo contenitore realizzato in materiale vegetale con la tecnica d’intreccio, di cui sono stati analizzati i resti recuperati durante lo scavo. La presenza delle monete, in particolare, lascia supporre che la proprietaria o i proprietari non abbiano avuto il tempo per recuperare gli oggetti di valore, economico o emotivo. Se erano in città nel momento della catastrofe, avranno tentato la fuga; così se sono riusciti a scappare, non saranno più tornati sul posto a scavare nel sottosuolo per i propri averi, come altri di cui recenti scavi hanno rivelato le tracce. Ma forse, appunto, non ce l’hanno fatta, e potrebbero far parte di coloro che, come ricorda lo storico Tacito, morirono senza erede e i cui beni sarebbero stati utilizzati per la rifondazione di Pompei, che poi non è mai avvenuta. Sono domande destinate a rimanere aperte. “Non possiamo ricostruire con certezza l’identità di chi abitava la casa, ma questi frammenti ci avvicinano alla sua quotidianità”, dichiara Zuchtriegel.

Raffinate pitture parietali di IV stile dell’ambiente B1, parete nord, nella Casa di Cornelius Maximus (foto parco archeologico pompei)

Intanto, lo scavo (per ulteriori approfondimenti consultare l’e-journal del parco archeologico di Pompei: https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/) ha potuto chiarire alcuni aspetti della casa in cui si trovava l’armadio. La facciata della dimora, attribuita dubitativamente a un personaggio di nome Cornelius Maximus in base al rinvenimento di iscrizioni ora non più visibili, era già stata scavata nel 1912. Solo ora, però, è avvenuta l’indagine di una parte degli ambienti retrostanti, nell’ambito del grande progetto di restauro e accessibilità dell’adiacente Insula dei Casti Amanti. Anche se la conoscenza della casa rimane parziale, ci sono alcuni dati di grande interesse: da un lato, le raffinate pitture parietali di IV stile dell’ambiente con l’armadio, attribuibili alla bottega di Via di Castricio, denotano un certo tenore di vita, in linea con la posizione centrale della casa, che affaccia su una delle arterie principali della città antica.

Collasso soppalco nella Casa di Cornelius Maximus (IX, 11, 7) (foto parco archeologico pompei)

Dall’altro lato, nel momento dell’eruzione, erano comunque in corso dei lavori vari che dovevano incidere non poco sulla vivibilità. A questo si aggiunge la scoperta di almeno due scheletri di topi, trovati all’interno di un’anfora su un soppalco. In base alle analisi del laboratorio del Parco, appartenevano verosimilmente al genere Apodemus sylvaticus, noto anche come “topo selvatico”. Topi di questo genere vivono normalmente in ambienti naturali e giardini, da dove invadono spesso attici e luoghi di stoccaggio di abitazioni umane alla ricerca di cibo. I due individui trovati a Pompei erano non completamente maturi, come indicato dal grado di sviluppo degli scheletri – 117 frammenti minuscoli – dei roditori. La scoperta si aggiunge ad attestazioni della presenza di roditori in altri contesti vesuviani, come per esempio nei quartieri servili della villa suburbana di Civita Giuliana o nelle fogne di Ercolano, e restituisce l’immagine di una società urbana che combatteva anche con ospiti non graditi.

Padova. A Palazzo Zuckermann la conferenza “Venezia medievale e la sua tradizione monetaria: una città bizantina agli estremi confini di Bisanzio” con Michele Asolati (UniPd), secondo appuntamento del ciclo “Incontri d’Autunno 2026 al Museo Bottacin”

Giovedì 29 ottobre 2026, alle 17.30, nella sala del Medagliere del museo Bottacin, a Palazzo Zuckermann, in corso Garibaldi 33 a Padova, la conferenza “Venezia medievale e la sua tradizione monetaria: una città bizantina agli estremi confini di Bisanzio” con Michele Asolati del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, secondo appuntamento del ciclo “Incontri d’Autunno 2026 al Museo Bottacin”, organizzato da Biblioteca e Archivio del museo Bottacin. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Venezia è una città di tradizione romana, direttamente dipendente dall’impero bizantino dopo la caduta dell’impero romano d’Occidente fino al IX secolo. Sviluppa una propria monetazione di tipo occidentale dopo l’820 per intrattenere rapporti più diretti con il Sacro Romano Impero; tuttavia, rimane saldamente legata all’uso della moneta bizantina che circola in quantità consistenti in laguna fino all’Inizio del XIII secolo e che Venezia contribuisce a diffondere anche in altre parti dell’Europa centrale. Tale legame è rimarcato dall’introduzione prima del 1202 del ducato/grosso/matapan a Venezia, la prima moneta grossa d’argento battuta in Occidente. Non solo le immagini presenti su questo innovativo e dirompente strumento monetario sono derivate da quelle presenti sulla valuta coeva prodotta a Bisanzio, ma il grosso stesso di fatto dà corpo a una più antica unità monetaria bizantina d’argento.

Paestum (Sa). I parchi archeologici di Paestum e Velia alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico propongono i laboratori del serious game educativo “Elea. Città da fondare”

I parchi archeologici di Paestum e Velia partecipano alla XXVIII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico (BMTA), proponendo, all’intero dello stand del ministero della Cultura, i laboratori del serious game educativo “Elea. Città da fondare”, che propone un approccio interattivo alla scoperta della storia e del patrimonio archeologico, con appuntamento giovedì 29 ottobre 2026, dalle 14 alle 15.15, venerdì 30 ottobre 2026, dalle 11 alle 12.15; sabato 31 ottobre 2026, dalle 12 alle 13.15. Intervengono Tiziana d’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia; Francesco Uliano Scelza, funzionario archeologo PAEVE; Annamaria Gimigliano, curatrice del progetto di gaming. Gli studenti sono chiamati a confrontarsi con le scelte legate alla fondazione di una città antica: dalla gestione delle risorse all’organizzazione della comunità, fino alle strategie di difesa e di governo. Il gioco diventa così uno strumento di apprendimento, capace di stimolare curiosità, partecipazione e capacità di riflessione attraverso le sfide affrontate dai partecipanti. I laboratori offrono l’opportunità di sperimentare un’esperienza didattica in cui la conoscenza del passato si costruisce attraverso le decisioni e il coinvolgimento diretto degli studenti. Le attività sono rivolte alle scuole secondarie di primo e secondo grado, con partecipazione fino a esaurimento posti.

Roma. In Curia Iulia presentazione del libro “Principi imperatori vescovi. La ricerca disegna città e territorio a Canosa” a cura di Raffaella Cassano e Giuliano Volpe: sintesi dei risultati conseguiti dalle ricerche più recenti e un aggiornamento delle conoscenze su Canosa e il suo territorio nelle fasi pre-protostorica, daunia, romana, tardoantica e medievale

Giovedì 29 ottobre 2026, alle 16.30, in Curia Iulia (parco archeologico del Colosseo) presentazione del libro “Principi imperatori vescovi. La ricerca disegna città e territorio a Canosa” a cura di Raffaella Cassano e Giuliano Volpe (Edipuglia). Dopo i saluti istituzionali di Simone Quilici, direttore del parco archeologico del Colosseo; Vito Malcangio, sindaco di Canosa di Puglia; Francesco Ventola, europarlamentare; Sergio Fontana, presidente della Fondazione Archeologica Canosina; intervengono Angela Pontrandolfo, università di Salerno; Enrico Zanini, università di Siena. Saranno presenti i curatori. Accesso da largo della Salara Vecchia. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria su https://canosa.eventbrite.it, fino ad esaurimento posti.

Copertina del libro “Principi imperatori vescovi. La ricerca disegna città e territorio a Canosa” a cura di Raffaella Cassano e Giuliano Volpe

Principi imperatori vescovi. Nel 1992 si tenne a Bari nel complesso di Santa Scolastica la mostra “Principi imperatori vescovi. Duemila anni di storia a Canosa” e fu pubblicato un corposo catalogo (Marsilio, Venezia). A distanza di oltre trent’anni questo libro presenta un’ampia sintesi dei risultati conseguiti dalle ricerche più recenti e un aggiornamento delle conoscenze su Canosa e il suo territorio nelle fasi pre-protostorica, daunia, romana, tardoantica e medievale, grazie anche all’apporto di nuovi filoni d’indagine, alle attività di tutela e valorizzazione degli istituti territoriali del Ministero della Cultura e ai progetti di ricerca sistematica condotti dalle équipe archeologiche delle Università di Bari e di Foggia, di altri atenei e istituti di ricerca italiani e stranieri. Quella presentata in questo libro è «una straordinaria microstoria che contribuisce a ripercorrere secoli di vicende e di uomini che hanno segnato l’Italia meridionale, e non solo, e la cui memoria deve essere conservata e trasmessa, perché strumento per prendere consapevolezza di una identità complessa» (dalla Premessa di Angela Pontrandolfo). «Merita di essere sottolineata l’importanza che in questo contesto rivela la città di Canosa, il cui patrimonio storico, archeologico e paesistico si presta ad essere protagonista di un progetto organico e multivocale proprio in virtù della quantità e della qualità delle ricerche che lo hanno contraddistinto in questa ultima generazione» (dalla Prefazione di Daniele Manacorda).