Pompei. All’auditorium il sesto “Workshop internazionale sugli scavi e le ricerche in corso” e la presentazione, in Palestra grande, del restauro del soffitto a volta della Casa con Panificio nella Regio IX, importante testimonianza della ricca decorazione delle dimore pompeiane e del tema dionisiaco. Ecco il programma

Pompei presenta il restauro del soffitto della Casa con Panificio della Regio IX: il grande affresco ispirato al tema mitologico di Dioniso e Arianna sarà mostrato al termine del “Workshop internazionale sugli scavi e le ricerche in corso” in programma all’Auditorium degli Scavi giovedì 23 luglio 2026 alle 10.30. Pompei rilancia dunque il dialogo tra ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico con il sesto “Workshop Internazionale” dedicato agli scavi e alle ricerche in corso. L’appuntamento sarà anche l’occasione per presentare il restauro del soffitto a volta della Casa con Panificio nella Regio IX, importante testimonianza della ricca decorazione delle dimore pompeiane e del tema dionisiaco. I culti legati a Dioniso, oggetto delle più recenti scoperte archeologiche, saranno anche filo conduttore delle iniziative culturali del Parco, a partire dalla nuova edizione del festival teatrale Esopop, “Ecstatic Pompei. La città dionisiaca, tra furore e misteri” in programma da fine agosto per tutto il mese di settembre. L’iniziativa rappresenta un’occasione di incontro tra le istituzioni e le università italiane e straniere impegnate nelle attività di ricerca all’interno del Parco archeologico, con l’obiettivo di fare il punto sulle campagne di scavo e favorire la condivisione dei risultati. Il workshop è rivolto non solo agli esperti, ma anche agli studenti, ai visitatori e agli appassionati di archeologia.

Il restauro del soffitto a volta del tablino (studio di rappresentanza) della Casa con Panificio nella Regio IX, esposto nella Palestra Grande del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Al termine dell’incontro, alle 18.30, sarà presentato il restauro del soffitto a volta del tablino (studio di rappresentanza) della Casa con Panificio nella Regio IX, esposto nella Palestra Grande. L’intervento, condotto sui frammenti recuperati durante le indagini archeologiche, ha consentito di ricostruire oltre un quarto della composizione originaria, mantenendo però aperta la possibilità di ulteriori integrazioni grazie al proseguimento delle ricerche.

PROGRAMMA. Alle 10.30, saluti istituzionali di Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei; 11, Vincenzo Calvanese et al. (parco archeologico di Pompei) su “Progetti di restauro e scavo del Parco Archeologico di Pompei: un survey”; 11.20, Silvia Pallecchi, Elena Santoro (università di Genova) su “Spazi, attività e trasformazioni: la campagna di scavo 2025 nella bottega del civico 8 (Regio VII, Insula 14)”; 11.40, Llorenç Alapont (Universitat de València) su “L’area funeraria intorno alla tomba di Marco Obellio Firmo, alla Porta di Nola. Nuove indagini e interpretazioni”; 12, Anselme Cormier, François Fouriaux (Centre Jean Bérard) su “Usi e artigianato dell’osso lavorato e dell’avorio a Pompei”; 12.20, Antonella Coralini (università di Bologna) su “Archeologia della strada a Pompei: l’indagine dello spazio fra le insulae I 16 e I 17”; 12.40, Christoph Baier, Albert Ribera, Francesco Maria Ferrara (Österreichische Akademie der Wissenschaften) su “Insula VII 4: Nuove indagini nella Casa dei Capitelli Figurati”. Pausa. Alle 15, Dora D’Auria (Universite de Franche-Comtè – Besancon)su “La casa VI 11, 11-12/7: un aggiornamento delle ricerche”; 15.20, Sandra Zanella (Université Côte d’Azur) su “Progetto TransUrbs : campagna 2026. Risultati preliminari dei sondaggi nelle botteghe VII 5 6 e 7”; 15.40, Maria Teresa d’Alessio (Sapienza università di Roma) su “Dal progetto MAPS agli Atlanti di Pompei”; 16, Carmela Capaldi, Antonella Ciotola (università di Napoli “Federico II”) su “Scavi e ricerche dell’università di Napoli Federico II nella Regio VIII, insula 7: un aggiornamento”; 16.20, Domenico Esposito, Monika Trümper (Freie Universität Berlin) su “Il progetto di studio della FU Berlin nell’Insula VIII 5 a Pompei”; 16.40, Luigi Cicala (università di Napoli “Federico II”) su “Le attività di ricerca nel cd. Hospitium di Albinus (VI 17, 1-4)”; 17, Eraldo Avanzo (Sapienza università di Roma) su “Casa della Pescatrice (VII, 9, 63). Primi risultati dai contesti ceramici”; 17.15, Fabio Paolo Inesi (Sapienza università di Roma) su “I signacula in bronzo di Pompei: dai contesti agli abitanti”; 17.30, Fred Licci (Sapienza università di Roma) su “Gli unguenti a Pompei: un’analisi integrata tra contesti e analisi archeometriche”; 18.30, Palestra Grande: presentazione del restauro del soffitto a volta di un ambiente della Casa con Panificio nella Regio IX.

Vetulonia (Gr). Per la serata conclusiva delle Notti dell’Archeologia il museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” propone in piazza Vatluna l’incontro “La fine del volto. Tre artisti d’avanguardia contro l’identità” con Mauro Papa, direttore del polo culturale Le Clarisse di Grosseto

In occasione della serata conclusiva delle Notti dell’Archeologia 2026, mercoledì 22 luglio 2026, alle 21, in piazza Vatluna a Vetulonia (Gr), per la prima volta al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” sarà ospite Mauro Papa, direttore del polo culturale Le Clarisse di Grosseto, che parlerà de “La fine del volto. Tre artisti d’avanguardia contro l’identità”. “Per quasi tremila anni gli artisti hanno cercato di dare un volto all’uomo”, scrive Mauro Papa. “Gli Etruschi, i Greci, i Romani, il Rinascimento, il Barocco. Poi, all’inizio del Novecento, accade qualcosa di inatteso: alcuni artisti cominciano a fare esattamente il contrario. Non cercano più il volto. Lo smontano, lo moltiplicano, lo cancellano. È la storia che raccontano le tre opere oggi riunite a Vetulonia: il Giano Bifronte di Severini, Gli Archeologi di De Chirico e le Forme uniche della continuità nello spazio di Boccioni”. Evento gratuito. Info: 0564 927245, museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it

I parchi archeologici di Paestum e Velia aprono i propri spazi a un percorso di Pilates Autentico immerso nella straordinaria cornice dei due siti: al via “Il Respiro dei Templi – Pilates e Armonia Classica”. Ecco il programma

Per la prima volta, i parchi archeologici di Paestum e Velia (Sa) aprono i propri spazi a un progetto dedicato al benessere della persona, trasformando il patrimonio culturale in un luogo di incontro tra archeologia, storia e cura della salute. Nasce “Il Respiro dei Templi – Pilates e Armonia Classica”, un percorso di Pilates Autentico immerso nella straordinaria cornice dei siti di Paestum e Velia, pensato per promuovere una nuova forma di fruizione del patrimonio: lenta, consapevole e orientata al benessere psicofisico. Con questa iniziativa, i Parchi archeologici di Paestum e Velia riscoprono simbolicamente una delle loro funzioni originarie: essere luoghi di vita, di pensiero e di benessere per la comunità. Un progetto che unisce passato e futuro, mettendo il patrimonio culturale al servizio della qualità della vita delle persone.

Le lezioni saranno condotte da Nicoletta Ciardo, insegnante di Pilates Autentico con un percorso di formazione d’élite, che ha conseguito diverse certificazioni internazionali studiando con i più grandi maestri del settore, tra cui Inelia Garcia, portavoce e referente mondiale del Metodo Pilates Autentico. Appuntamento a Paestum, dalle 18 alle 19, il 22 luglio, 29 luglio, 5 agosto, 19 agosto, 26 agosto, 2 settembre; appuntamento a Velia, dalle 9 alle 10, il 24 luglio, 21 agosto, 11 settembre. Il tappetino necessario allo svolgimento dell’attività sarà a carico dei partecipanti. Costo della singola lezione di pilates 5 euro (dai 18 anni in poi), in aggiunta al regolare biglietto d’ingresso o all’abbonamento. Il biglietto per la lezione può essere acquistato direttamente alle biglietterie dei Parchi archeologici di Paestum e Velia oppure online sul sito di Vivaticket. Capienza massima per ogni lezione: 20 persone. Appuntamento presso le biglietterie dei Parchi. La prenotazione non è obbligatoria.

Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia (al centro), alla presentazione del progetto “Il benessere è un’opera d’arte” (foto pa-paeve)

L’iniziativa rientra nel progetto dei parchi archeologici di Paestum e Velia, denominato “Il benessere è un’opera d’arte” e si inserisce nell’ambito delle attività di Welfare Culturale previste dal Protocollo d’Intesa sottoscritto tra il ministero della Cultura e il ministero della Salute che prevede l’integrazione delle attività culturali e motorie nei percorsi di prevenzione sanitaria, valorizzando i luoghi d’arte come veri e propri presidi per il benessere psico-fisico della comunità. Il progetto parte dall’idea che un sito archeologico non sia soltanto un luogo da visitare e osservare, ma anche un ambiente capace di generare benefici per la salute, favorendo la connessione tra corpo, mente e paesaggio culturale. In questo contesto, la pratica del Pilates diventa uno strumento per riscoprire il rapporto tra movimento, equilibrio e armonia, valori che affondano le proprie radici nella cultura del mondo antico. Sebbene sviluppato nel Novecento da Joseph Pilates, il metodo richiama principi profondamente legati alla tradizione greco-romana: il controllo consapevole del corpo attraverso la mente, la ricerca dell’equilibrio proporzionale e l’importanza del respiro come elemento vitale. Praticare pilates tra i maestosi templi dorici di Paestum o tra i monumenti di Velia, significa confrontarsi con la stessa idea di armonia che caratterizza l’architettura classica, mentre il respiro diventa un ponte simbolico tra la dimensione interiore e il paesaggio circostante.

Lezioni di pilates condotte da Nicoletta Ciardo ai parchi archeologici di Paestum e Velia (foto pa-paeve)

Il progetto si pone molteplici obiettivi. Da un lato valorizza il patrimonio archeologico attraverso esperienze innovative e partecipative; dall’altro promuove la salute e la prevenzione, contribuendo a migliorare postura, mobilità articolare, flessibilità, forza e capacità respiratoria. Centrale è anche la dimensione inclusiva dell’iniziativa, che mira a rendere i Parchi uno spazio accogliente e accessibile a pubblici diversi. Le attività sono infatti progettate per coinvolgere persone di tutte le età e condizioni fisiche. Particolare attenzione sarà dedicata alla terza età, con programmi orientati al mantenimento della mobilità e dell’equilibrio, e alle categorie più fragili, attraverso esercizi adattati e modalità di partecipazione inclusive. Le lezioni saranno inoltre aperte a cittadini, visitatori e turisti, favorendo la costruzione di una comunità che vive il patrimonio culturale come esperienza condivisa. La scelta dei luoghi e delle modalità organizzative risponde a criteri di sostenibilità e rispetto della tutela. Le lezioni si svolgeranno negli spazi verdi limitrofi ai monumenti, senza alcun impatto sull’integrità delle strutture archeologiche e con l’utilizzo di attrezzature leggere ed ecosostenibili. Gli appuntamenti saranno programmati nelle ore dell’alba o del tramonto, quando la luce naturale valorizza il paesaggio e consente di vivere il sito in una dimensione particolarmente suggestiva.

Ercolano (Na). Al parco archeologico ha riaperto al pubblico la Galleria Martusciello, scavata nel materiale vulcanico che seppellì la città nel 79 d.C.: il pubblico così rivive il gesto di chi duemila anni fa approdava dal mare all’Antica Spiaggia

La Galleria Martusciello al parco archeologico di Ercolano che dà sull’Antica Spiaggia dove ci sono gli scheletri dei fuggiaschi (foto paerco)

Da mercoledì 15 luglio 2026, al parco archeologico di Ercolano, ha riaperto al pubblico la Galleria Martusciello, che regala ai visitatori un ritrovato modo di raggiungere l’Antica Spiaggia degli Scavi di Ercolano: un suggestivo percorso lungo oltre 100 metri, che collega la quota della città moderna a quella dell’antico litorale, dove è possibile ammirare gli scheletri dei fuggiaschi custoditi nei fornici, gli antichi ricoveri per le barche in cui furono ritrovati i resti di circa 300 vittime dell’eruzione. Percorrere il tunnel è quasi un viaggio nel tempo e nella drammaticità dell’evento che ha colpito la città: la rampa è infatti scavata nella spessa coltre di materiali vulcanici che nel 79 d.C. la seppellì, e attraversarla significa attraversare fisicamente gli stessi strati eruttivi, scendendo passo dopo passo verso l’antico livello del mare su cui si affacciava Ercolano. C’è un senso quasi commovente in questo ritorno: chi oggi imbocca la Galleria Martusciello rivive, nel proprio piccolo, il gesto di chi duemila anni fa approdava a Ercolano proprio da qui, dal mare. Chi arrivava dall’acqua vedeva la città aprirsi davanti a sé esattamente in questo modo: prima i fornici, gli antichi ricoveri delle barche divenuti poi il luogo dell’ultima notte per centinaia di ercolanesi, e subito dopo la scenografica terrazza monumentale dedicata a Marco Nonio Balbo, pensata fin dall’origine per accogliere e impressionare chi giungeva dal mare. “Riaprire la Galleria Martusciello significa restituire ai visitatori un’esperienza che va oltre la semplice visita”, dichiara la direttrice del parco archeologico di Ercolano, Federica Colaiacomo, “è la possibilità di rivivere, camminando, lo stesso sguardo che duemila anni fa si posava su questa città arrivando dal mare. È un tassello importante del percorso di valorizzazione dell’Antica Spiaggia e del fronte mare, reso possibile dal lavoro quotidiano di tutte le professionalità del Parco”.

La rampa di accesso dal livello superiore alla Galleria Martuscello al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

La riapertura di questo collegamento è stata possibile grazie alla realizzazione delle opere previste nello stesso appalto di lavori che ha interessato l’Antica Spiaggia e il fronte mare, con interventi di sistemazione e valorizzazione che, nel giugno 2024, hanno consentito l’apertura al pubblico dell’area della spiaggia, puntando anche al ricongiungimento visivo con la Villa dei Papiri. Il nuovo assetto permette ora di rendere più diretto e coinvolgente il rapporto tra la Galleria, i fornici e l’antico litorale, restituendo al pubblico un percorso di accesso capace di ricucire luoghi tra i più suggestivi ed emotivamente intensi del sito archeologico.

La Galleria Martusciello completamente rinnovata al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Nella Galleria Martusciello il percorso è stato completamente rinnovato: il precedente grigliato di calpestio, che copriva le gradonate in tufo, è stato sostituito da un nuovo sistema integrato con l’illuminazione. Una soluzione pensata non solo per rendere più sicuro e suggestivo il passaggio dei visitatori, ma anche per facilitare la manutenzione lungo tutto il tracciato, soprattutto in corrispondenza dell’area delle vasche di raccolta delle acque e delle pompe di captazione, elementi essenziali per il corretto funzionamento del sistema di smaltimento dell’intero invaso dell’Antica Spiaggia. La luce accompagna così la discesa verso l’antico litorale con effetti discreti e immersivi, fino all’arrivo sulla spiaggia, dove due rampe laterali simmetriche rendono il percorso più agevole e consentono il transito in doppio senso, sia in entrata sia in uscita.

I suggestivi effetti delal nuova illuminazione alal Galaleria Martusciello del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

La nuova illuminazione. Sono stati progettati due diversi sistemi di illuminazione, uno inserito sul fianco del nuovo grigliato per la percorrenza in sicurezza del piano di calpestio, l’altro, non visibile dal percorso, è inserito tra il fianco esterno della rampa e il tunnel scavato nel materiale vulcanico, e realizza l’illuminazione indiretta del tunnel stesso, con la possibilità di selezionare infiniti cromatismi della luce, anche evocativi del materiale eruttivo.

La rampa di accesso dall’Antica Spiaggia alla Galleria Martuscello al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Un risultato di squadra. Dietro la riapertura della rampa c’è il lavoro coordinato di tante professionalità diverse del Parco Archeologico di Ercolano, che ha curato la direzione tecnica, e delle fondazioni Packard responsabili della redazione del progetto esecutivo e offrendo anche supporto nel corso dei lavori. Grazie all’impegno congiunto, spesso silenzioso e mai scontato, di archeologi, architetti, ingegneri e restauratori, che vigilano ogni giorno sulla conservazione delle strutture antiche, del personale di vigilanza che presidia i percorsi e accompagna i visitatori in sicurezza, della biglietteria e dell’ufficio comunicazione che rendono l’informazione accessibile al pubblico, fino agli uffici amministrativi che rendono possibile ogni intervento, è possibile restituire ogni giorno un pezzo in più di Ercolano alla città e ai suoi visitatori.

Sibari (Cs). Al museo Archeologico nazionale della Sibaritide la mostra “Orghia. Miti riti e misteri” che narra il mito delle “dee del grano”, Demetra e Kore-Persefone. Visitata in anteprima dal ministro Giuli

Al museo Archeologico nazionale della Sibaritide la mostra “Orghia. Miti, riti e misteri” (foto drm-calabria)

Al museo Archeologico nazionale della Sibaritide a Sibari (Cs) dal 18 luglio al 17 settembre 2026, la mostra “Orghia. Miti, riti e misteri” che narra il mito delle “dee del grano”, Demetra e Kore-Persefone. Gli orghia – le azioni sacre – si svolgono in onore delle divinità, attraverso simboli, cibi, bevande, offerte rituali. La mostra conduce in un percorso che va dalle azioni degli dèi (il mito) a quelle ripetute dagli esseri umani (il rito), illustrando l’incontro tra culti italici e greci.

Allestimento della mostra “Orghia. Miti, riti e misteri” al museo Archeologico nazionale della Sibaritide (foto drm-calabria)

L’esposizione presenta per la prima volta i rinvenimenti recenti effettuati nei santuari di Locri Epizefiri (RC) ed Eraclea lucana (Policoro, Mt). Affiancate alle dee del grano sono l’Hera Lacinia di Capo Colonna, signora della natura, degli animali e della fertilità femminile, e La Dama di Sibari (Athena), legata ai passaggi di stato e alle acque profonde. In un dialogo tra passato e presente, il percorso giunge sino ai rituali contadini del Sud Italia e al culto e alle celebrazioni in onore delle sante cristiane, che da quelle antiche derivano direttamente, e nelle quali permane la necessità di propiziare la crescita del grano e la rigenerazione della vita.

La mostra “Orghia. Miti, riti e misteri” al museo Archeologico nazionale della Sibaritide: il ministro della Cultura Alessandro Giuli (a dx) con il direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari Filippo Demma (foto drm-calabria)

Nella serata di venerdì 17 luglio 2026 il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha visitato in anteprima la nuova mostra “Orghia. Riti, miti e misteri”, allestita al museo Archeologico nazionale della Sibaritide, accompagnato dal direttore, Filippo Demma, ed accolto dallo staff dei Parchi. La visita al nuovo percorso espositivo ha offerto l’occasione per raccontare la direzione intrapresa dal museo della Sibaritide. Nel solco del Piano Olivetti per la Cultura, ricerca, patrimonio, pae*saggio e comunità diventano sempre di più gli elementi di una strategia condivisa, capace di trasformare la cultura in un motore di crescita per il territorio. Il ministro Giuli ha voluto anche visitare i locali in allestimento della nuova Biblioteca Popolare del Museo, un’iniziativa che arricchirà il territorio di un nuovo presidio culturale aperto alla comunità, dedicato allo studio e alla ricerca.

Bresega di Ponso (Pd). Al teatro l’incontro “Il santuario di Bresega. I primi dati dallo scavo” con il racconto dello scavo e gli sviluppi futuri. Il santuario venetico, emerso durante i lavori nell’area interessata dalla SR10, era già attivo in età preromana, con una funzione significativa anche in età romana

Lunedì 20 luglio 2026, alle 21, in Sala Teatro di Bresega di Ponso (Pd) l’incontro “Il santuario di Bresega. I primi dati dallo scavo” con il racconto dello scavo e gli sviluppi futuri. Il ritrovamento del santuario venetico a Bresega di Ponso, emerso durante i lavori nell’area interessata dalla SR10, solleva infatti la necessità di trovare soluzioni tecniche e condivise per preservare il sito senza cancellare la sua fruibilità per la comunità. Secondo gli specialisti, che si rifanno esperienze internazionali di tutela e trasferimento di monumenti, esistono alternative alla semplice copertura o sigillatura dell’area. La scelta di procedere in modo trasparente e partecipato è importante per assicurare alla collettività il diritto alla memoria storica. Intervengono, per conto della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province Padova Treviso e Belluno, la funzionaria archeologa Carla Pirazzini e la funzionaria restauratrice Federica Santinon; Anna Marinetti, dell’università Ca’ Foscari; Alberto Manicardi e Simone Melato per la SAP Soc. Archeologica; Luca Rinaldi, di Geoarcheologi Associati; Gabriella Manginelli e Alberto Cuogo di Veneto Strade.

Santuario venetico di Bresega di Ponso (Pd): elementi lapidei con iscrizioni in caratteri latini e, in misura nettamente maggiore, venetici (foto sabap-pd)

L’eccezionale rinvenimento archeologico, in corso di indagine sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province Padova Treviso e Belluno, risale a maggio 2026 a Bresega di Ponso (Pd) durante i lavori di Veneto Strade per la realizzazione del 1° lotto funzionale della Nuova Strada Regionale 10 “Padana Inferiore” da Borgo Veneto a Carceri: si tratta di un’area di carattere culturale, già attiva in età preromana, con una funzione significativa anche in età romana.

Santuario venetico di Bresega di Ponso (Pd): lastricato realizzato nel I sec. con elementi di reimpiego (foto sabap-pd)

I primi rinvenimenti sono stati effettuati durante le operazioni di bonifica bellica e hanno comportato l’avvio di alcuni sondaggi stratigrafici di approfondimento. Si tratta di elementi lapidei recanti iscrizioni in caratteri latini e, in misura nettamente maggiore, venetici. Molti di questi, preliminarmente databili al V-IV sec. a.C., risultano reimpiegati in un lastricato pavimentale dalla funzione ancora incerta, mentre alcuni risultano ancora in posto. Il lastricato sarebbe stato realizzato durante il I sec. d.C., come suggeriscono alcune evidenze attualmente in fase di studio.

Santuario venetico di Bresega di Ponso (Pd): colonne del porticato del tempio periptero (foto sabap-pd)

Le iscrizioni, alcune delle quali incise su tre facce dei cippi, grazie ai dati epigrafici riscontrati al momento, presentano carattere votivo. Con il proseguire delle operazioni di scavo sono emerse nuove ampie strutture a pianta rettangolare a livello di fondazione identificabili come templi, una delle quali presenta le caratteristiche del periptero, circondato da una fila di colonne attorno ai lati.

Santuario venetico di Bresega di Ponso (Pd): il team di scavo sull’area archeologica (foto sabap-pd)

Le evidenze messe in luce, obliterate successivamente da una potente alluvione del vicino corso del fiume Adige (che al tempo scorreva in questa zona), indicano quindi la presenza di un’area con frequentazione di carattere cultuale, attiva già in età preromana, ma con successive fasi di utilizzo in età romana. Nel loro insieme, i dati finora acquisiti suggeriscono una continuità di frequentazione del luogo con trasformazioni nel tempo, piuttosto che un semplice abbandono. Il sito sembra infatti conservare una funzione significativa anche in età romana, pur con modalità e linguaggi diversi rispetto alla fase precedente. Le indagini in corso consentiranno di definire con maggiore precisione l’organizzazione dell’area e le diverse fasi di utilizzo.

Grosseto. Al giardino dell’archeologia la V edizione di Maremma Archeofilm si è chiusa con l’assegna del “Premio Maremma Archeofilm 2026” al film “Vitrum. Il vetro dei Romani” di Marcello Adamo

Il Maremma Archeofilm al giardino dell’archeologia a Grosseto (foto archeologia viva)

Si è chiusa la V edizione di Maremma Archeofilm, dal 16 al 18 luglio al giardino dell’archeologia di Grosseto, organizzata da Firenze Archeofilm, Archeologia Viva (Giunti Editore), Associazione M.Arte, museo Archeologico e d’Arte della Maremma e Comune di Grosseto, con il sostegno di Fondazione CR Firenze, Visit Tuscany, in collaborazione con Fondazione Grosseto Cultura.

Frame del film “Vitrum. Il vetro dei Romani” di Marcello Adamo

Il pubblico ha decretato vincitore il film “Vitrum. Il vetro dei Romani” di Marcello Adamo (Itaia 2025, 52’) al quale è andato il premio Maremma Archeofilm 2026. Nel cuore del Mar Mediterraneo, tra le acque profonde al largo della Corsica, un misterioso relitto romano riemerge dall’oblio dopo duemila anni. A bordo, un carico straordinario: blocchi di vetro grezzo e oggetti di vetro finemente lavorati. Il film segue un’indagine archeologica senza precedenti condotta da un team internazionale di ricercatrici a bordo dell’Alfred Merlin, nave oceanografica d’eccellenza, per far luce su una scoperta rara e preziosa.

Agrigento. Al museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” si è chiusa l’edizione 2026 del Festival del Cinema Archeologico con l’assegnazione dei premi del pubblico al film “Trame di patrimonio” e della giuria al film “Il mondo perduto dei giardini pensili”

Festival del cinema archeologico di Agrigento: serata finale con Alessandra Cattoi, direttrice del museo civico di Rovereto; Maurizio Dapor, presidente della fondazione Museo civico Rovereto; e Maria Cncetta Parello, funzionario archeologo del parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, e responsabile scirentifica del Festival (foto regione siciliana)

Dopo tre giorni di proiezioni e incontri, al museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento, venerdì 17 luglio 2026, si è chiusa l’edizione 2026 del Festival del Cinema Archeologico con l’assegnazione dei premi del pubblico e della giuria. Dopo Palermo Licata Realmonte, il Festival del Cinema Archeologico, organizzato dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi con RAM film festival e Fondazione museo civico di Rovereto, ad Agrigento la quarta e ultima tappa. Davanti ad un numeroso pubblico si è ripetuta la magia di questa manifestazione: portare, grazie ad un uno schermo, la ricerca storica e archeologica del mondo tra la pietra antica dei beni culturali siciliani. Dal Medio Oriente al Sudamerica, il Festival è un grande viaggio – sia fisico che mentale – tra secoli di storia. Una formula che continua ad appassionare e ad avvicinare sempre maggiore pubblico.

Frame del film “Il mondo perduto dei Giardini Pensili / Lost world of the Hanging Gardens” di Duncan Bulling

Il premio della giuria è andato al film “Il mondo perduto dei giardini pensili / The Lost World of the Hanging Gardens” di Duncan George Bulling (Regno Unito 2024, 55′). Per tre anni Mosul è stata devastata dallo Stato Islamico, che ha distrutto tesori archeologici inestimabili. Ma la rinascita potrebbe nascondersi nel suo passato glorioso, quando era Ninive, la capitale assira. Gli scavi e gli studi stanno riportando alla luce questa grande civiltà: è forse stata questa la sede dei leggendari Giardini Pensili di Babilonia?

Frame del film “Le città d’oro, il grande malinteso / Les cités d’Or, le grand malentendu” di Joséphine Duteuil

Menzione speciale al film “Le città d’oro: il grande malinteso / Les cités d’Or: le grand malentendu” di Joséphine Duteuil (Francia 2024, 54’). Cinque secoli dopo la conquista delle Americhe, il documentario illustra la ricerca ossessiva dell’oro come motore della colonizzazione, e mette a confronto la visione sacra dell’oro delle culture indigene con l’avidità dei conquistadores, svelandone le conseguenze: violenza, distruzione e cancellazione di intere civiltà. Un viaggio tra Colombia, Perù e Bolivia che riscrive la storia e ridà voce ai popoli precolombiani.

Frame del film “Threads of Heritage – Down the Rabbit Hole of Art Crime”

Premio del pubblico al film “Trame di patrimonio – Nella tana del crimine d’arte / Threads of Heritage – Down the Rabbit Hole of Art Crime” di Brian Parodi (Italia 2025, 45′). Il film indaga il traffico illecito di beni culturali su scala globale. Attraverso casi giudiziari, testimonianze e documenti esclusivi, racconta il ruolo di trafficanti, musei e case d’asta, evidenziando il lavoro delle forze dell’ordine e l’uso della tecnologia – inclusa l’AI – per combattere il crimine.

Chiusdino (Si). Nella casa natale di San Galgano apre il museo Archeologico di Miranduolo che raccoglie i reperti dello scavo del Castello di Miranduolo, oggetto di 17 campagne di scavo dall’università di Siena. Ecco il programma

Domenica 19 luglio 2026, alle 17, sarà inaugurato nella casa natale di San Galgano il museo Archeologico di Miranduolo, nel centro di Chiusdino (Si). PROGRAMMA: alle 17, in piazza del Plebiscito, dopo i saluti delle autorità intervengono il prof. Marco Valenti, docente di Archeologia Cristiana e Medievale, dipartimento di Scienze storiche e dei Beni culturali, università di Siena; arch. Piero Guicciardini, Studio Guicciardini e Magni Architetti, Firenze. In centro storico, dalle 17.30 alle 23, scene di vita quotidiana nel 1240 a cura de La Compagnia del Portino. In piazza Guidotti, dalle 18 alle 24, brindisi inaugurale e inizio delle visite guidate al museo con l’accompagnamento musicale dell’associazione MUSICH. Dalle 20 alle 23, cena chiusdinese (su prenotazione) in tutti i ristoranti del capoluogo.

La val di Merse e il sito di Miranduolo (foto fondazione san galgano)

Il museo Archeologico di Miranduolo raccoglie i reperti dello scavo del Castello di Miranduolo, oggetto di 17 campagne di scavo dall’università di Siena. Miranduolo, nell’alta Val di Merse senese e situato lungo i rilievi alto collinari della Costa Castagnoli, costituisce un articolato osservatorio archeologico per l’analisi delle dinamiche insediative e delle trasformazioni socio-politiche del territorio toscano tra VII e XIV secolo. Il contesto, molto ben conservato, permette così di seguire con continuità diacronica lo sviluppo di una comunità dall’origine funzionale legata allo sfruttamento minerario e fino alla piena configurazione castrense: un “laboratorio” per l’interpretazione delle metamorfosi del potere e delle strutture sociali attraverso la cultura materiale. I dati quantitativi rivelano il grande impegno degli archeologi e lo sforzo in conoscenza fatto. 17 campagne di scavo, 652 giorni effettivi. L’area occupata dal castello è pari a 4.290,72 mq e lo spazio indagato all’interno delle mura ammonta a 4.096,97 mq. Percentuale pari al 95,48%. Inoltre si sono affrontate le superfici esterne per un’estensione di 1.028,32 mq. Nell’insieme, dunque, lo scavo archeologico ha interessato 5.125,29 mq. Più di 80 pubblicazioni, tante e tante conferenze e interventi a convegni. Lavoro di ricostruzione grafica costante con Simone Boni di InkLink Musei. Interazioni con IA e tanto altro. Una vita di ricerca, un museo che, con tanta fatica e difficoltà, grazie al sindaco Luciana Bartaletti, finalmente apre.

Marzabotto (Bo). Nuova visita tematica a cura dello Staff del Museo con apertura della Necropoli Nord, di solito chiusa al pubblico

Domenica 19 luglio 2026, alle 18, al museo nazionale Etrusco di Marzabotto e al parco archeologico dell’Antica Kainua nuova visita tematica a cura dello Staff del Museo e apertura Necropoli Nord. La visita tematica, della durata di circa un’ora e mezzo, inizierà con l’accesso straordinario alla Necropoli Nord, di solito chiusa al pubblico, per poi proseguire tra Museo e parco archeologico sulla scia di un percorso tematico che incrocerà storia, archeologia e arte. Informazioni: inizio visita alle 18, è consigliato arrivare qualche minuto prima; il costo dell’iniziativa è 10 euro incluso l’accesso al Museo e parco archeologico. Bambini e bambine fino a 10 anni non pagano, gratuito anche per i possessori Card Cultura dei musei bolognesi. La prenotazione è necessaria perché i posti sono limitati! Per prenotare scrivere a mn-bo.prenotazionikainua@cultura.gov.it.