Grande Pompei. Dal 12 febbraio, ogni giovedì, visite speciali al nuovo cantiere di scavo nella Villa di Poppea a Oplontis (Torre Annunziata): un’occasione per ammirare in diretta l’attività degli archeologi e le nuove scoperte nei raffinati ambienti che stanno emergendo dagli strati di cenere e lapillo

Maschere di scena, figure di pavoni dai vivaci colori conservati intatti sotto strati di cenere e lapillo, impronte di alberi e nuovi raffinati ambienti che stanno emergendo dallo scavo di ampliamento della villa di Poppea – la sontuosa dimora attribuita alla seconda moglie di Nerone nel sito di Oplontis a Torre Annunziata – potranno essere ammirati durante il cantiere in corso (vedi Grande Pompei. Dal cantiere di scavo e restauro della Villa di Poppea a Oplontis (Torre Annunziata) i primi affioramenti di affreschi: il raffinato salone della Maschera e del Pavone disvela le sue reali dimensioni e ricchezze decorative. Parlano Zuchtriegel e Arianna Spinosa | archeologiavocidalpassato).

Planimetria dell’itinerario di visita del nuovo cantiere nella Villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

Dal 12 febbraio 2026 ogni giovedì, dalle 10.30 alle 12, i visitatori muniti di regolare biglietto di accesso alla Villa – in numero di 10 pax per volta – potranno accedere ad alcune aree del cantiere, accompagnati da personale del Parco. Si tratta un’occasione unica per osservare dal vivo le operazioni in corso di scavo e restauro degli eccezionali affreschi del Salone della Maschera e del Pavone, uno degli ambienti più raffinati della villa, decorato in II stile. La visita dura 15 minuti. Punto di incontro: Atrio grande. Non è necessaria la prenotazione.

Frammento di affresco con maschera scenica scoperto nel salone del Pavone e della Maschera nella villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

Lo Spolettificio di Torre Annunziata diventerà centro culturale e servizi a disposizione del territorio (foto parco archeologico pompei)

Il cantiere, dettato da necessità di chiarire aspetti relativi allo sviluppo del settore ovest della villa che costeggia il tratto urbano di via dei sepolcri e risolvere criticità conservative, si configura anche come occasione importante di valorizzazione del contesto archeologico e urbano. Lo scavo in corso consentirà di fatto di creare una connessione con il confinante Spolettificio Borbonico dove, nei prossimi anni, saranno realizzati spazi museali espositivi, depositi e servizi aggiuntivi.

Parete con la pavonessa scoperta nella parete messa in luce nel salone della Maschera e del Pavone nella villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

Calchi di alberi del giardino della villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

Tra le scoperte di particolare rilievo sono emersi una figura integra di una pavonessa, speculare all’esemplare maschio rinvenuto sulla porzione meridionale della stessa parete, e alcuni frammenti con la raffigurazione di una maschera scenica riconducibile a un personaggio della Commedia Atellana, a differenza di altri presenti nell’ambiente e attribuibili alla Tragedia. Grazie alla tecnica dei calchi, lo scavo ha anche restituito le impronte di alberi che ornavano il giardino, in posizione originale e inseriti in un preciso schema ornamentale, che raddoppiava il colonnato del porticato meridionale, richiamando schemi documentati nelle domus pompeiane e nello stesso sito di Oplontis. Lo scavo ha, inoltre, determinato l’individuazione di quattro nuovi ambienti che si aggiungono ai 99 già noti, tra cui un vano absidato che fa verosimilmente parte del settore termale.

Restauratrice al lavoro negli ambienti affrescati della villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

Cantiere di restauro nella vilal di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

In contemporanea all’intervento di scavo è in corso anche un cantiere di restauro degli apparati decorativi di due piccoli e preziosi ambienti, in origine destinati ad area di riposo, detti cubicola, che affacciano nell’area sud occidentale della Villa, proprio in prossimità dell’area dell’altro cantiere. Colpisce la loro ricca decorazione, costituita da stucchi, pareti affrescate, volte dipinte e mosaici pavimentali di straordinaria bellezza, che rivela, al pari degli altri ambienti della Villa, una capacità tecnica da parte degli esecutori dell’epoca molto alta, ed una palette di pigmenti varia, costituita anche dal blu egizio.

 

Ostia antica (Roma). Al parco archeologico “Storie d’Archivio”: visita guidata all’Archivio Fotografico del parco archeologico di Ostia antica con la responsabile Marina Lo Blundo

Giovedì 12 febbraio 2026, alle 15, il parco archeologico di Ostia antica propone “Storie d’Archivio”: visita guidata all’Archivio Fotografico del Parco archeologico di Ostia antica con Marina Lo Blundo. Appuntamento davanti all’Antiquarium all’interno degli Scavi di Ostia (circa 10 minuti a piedi dall’ingresso). Evento gratuito con prenotazione obbligatoria a pa-oant.archiviofotografico@cultura.gov.it. I partecipanti devono ritirare il biglietto gratuito in biglietteria all’ingresso degli Scavi. Vera memoria storica degli Scavi, fondato nel 1909 da Dante Vaglieri, l’Archivio Fotografico degli Scavi di Ostia racconta attraverso le sue migliaia di immagini tutto lo sviluppo degli scavi e dei restauri di Ostia antica (e non solo) dal 1909 fino a noi. Nel corso della visita, condotta all’interno dell’Archivio, dalla responsabile Marina Lo Blundo, ci si concentrerà sulle fotografie storiche, impresse su lastra di vetro e sul fondo fotografico Raissa Calza, preziosissimo e che presto sarà oggetto di una grande opera di valorizzazione.

 

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” incontro con Maria Emanuela Alberti del dipartimento SAGAS dell’università di Firenze su “I tessuti e il mondo egeo: economia tessile e abbigliamento nell’Età del Bronzo”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze per “I Pomeriggi dell’Archeologico”, giovedì 12 febbraio 2026, alle 17, la conferenza “I tessuti e il mondo egeo: economia tessile e abbigliamento nell’Età del Bronzo” con Maria Emanuela Alberti del dipartimento SAGAS dell’università di Firenze. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it. Sulla base degli studi più recenti, la conferenza illustra l’importanza dei tessuti nell’area egea dell’Età del Bronzo (soprattutto tra 1900 e 1200 a.C.). La produzione tessile è stata infatti un elemento economico fondamentale per le società palaziali dell’epoca. Unendo documentazione iconografica, materiale e testuale si possono illustrare non solo i cambiamenti tecnologici e di organizzazione produttiva occorsi nel tempo, ma anche i codici di abbigliamento e le loro trasformazioni tra ambito minoico e quello miceneo. Un breve resoconto di alcune attività sperimentali permetterà di apprezzare meglio le difficoltà e la bellezza insite in questo tipo di produzione.

 

Pechino. Aperte al museo nazionale della Cina le mostre “Pompei. Un’eterna scoperta” (con 88 reperti dal Mann) e “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo” a conclusione delle celebrazioni per il 55° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina. Gli interventi di Giuli e Sirano

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli inaugura al museo nazionale di Pechino la doppia mostra “Pompei Palladio” (foto mic)

Rilievo votivo attico, originale greco degli inizi del IV sec. a.C., da Pompei, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Ottantotto reperti dai depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli sono in mostra al National Museum di Pechino: il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha infatti inaugurato il 4 febbraio 2026 le mostre “Pompei. Un’eterna scoperta” e “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo”, ospitate eccezionalmente in contemporanea al museo nazionale della Cina in programma sino ad ottobre 2026, a conclusione delle celebrazioni per il 55° anniversario dello stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina, e rappresentano uno dei principali progetti di cooperazione culturale tra i due Paesi. “Queste due mostre sono la brillante affermazione della condivisione della conoscenza e rappresentano uno splendido esempio di diplomazia culturale”, ha affermato il ministro Giuli durante la cerimonia inaugurale, alla presenza del ministro della Cultura e del Turismo cinese, Sun Yeli, e del direttore del museo nazionale, Luo Wenli. “Pur nella loro diversità, le esposizioni dialogano tra loro come due capitoli di un unico grande racconto: quello della civiltà italiana nel suo continuo confronto con il mondo. Il racconto degli scavi di Pompei e il genio di Andrea Palladio sono tasselli del grande mosaico dell’identità culturale italiana. Siamo orgogliosi di presentarli in questo prestigioso museo al pubblico di Pechino e della Cina”.

Coppa profonda da vino (Kantharus) con centauro e amorino, dalla Casa dell’Argenteria, conservata al museo Archeologico naziomale di Napoli (foto mann)

La mostra “Pompei. Un’eterna scoperta” (4 febbraio – 10 ottobre 2026) ricostruisce la storia degli scavi della città vesuviana dal 1748 alle più recenti campagne archeologiche. Promossa dal museo Archeologico nazionale di Napoli e dal parco archeologico di Pompei, è organizzata in collaborazione con l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani e il museo nazionale della Cina, con il supporto dell’Ambasciata d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino. “Il Mann promuove questa esposizione non soltanto prestando numerosi reperti, ma anche cooperando, dal punto di vista scientifico, a un percorso suggestivo sulla perenne attualità del mito di Pompei ed Ercolano”, commenta il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Francesco Sirano. “Il viaggio culturale intrapreso non finisce qui: è allo studio un nuovo progetto espositivo che, presso il nostro Museo, sarà ancora una volta dedicato ai rapporti culturali tra Oriente e Occidente”. L’esposizione propone una selezione significativa di opere provenienti da Pompei ed Ercolano, con particolare attenzione alle più recenti scoperte archeologiche e ai risultati degli studi condotti negli ultimi anni. Attraverso affreschi, sculture, elementi decorativi e materiali della vita quotidiana, la mostra offre una lettura articolata del mondo romano, soffermandosi sull’organizzazione degli spazi urbani e sulle dinamiche sociali, economiche e culturali delle città vesuviane.

Guido Beltramini (Palladio Museum Vicenza) illustra la mostra “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo” al museo nazionale di Pechino (foto mic)

La mostra “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo” (4 febbraio – 16 maggio 2026) presenta per la prima volta al pubblico asiatico un progetto unitario dedicato ad Andrea Palladio, raccontando la diffusione dell’architettura palladiana, in dialogo con l’architettura cinese. Con la curatela congiunta italiana – del Centro Internazionale di Studi Andrea Palladio – e cinese, è realizzata dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto Italiano di Cultura di Pechino, in collaborazione con il museo nazionale della Cina, il Palladio Museum di Vicenza e Treccani.

 

Potenza. Al museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu”, la conferenza “È davvero tutta farina del tuo sacco?” con Giuliana Bianco e Angela Di Capua (università della Basilicata), primo intervento del ciclo “Grano e Cibo”, nell’ambito della mostra “Le dee del grano. Terra, radici, memoria e rinascita”

Mercoledì 11 febbraio 2026 a Potenza, alle 10, nella sala del Cortile di Palazzo Loffredo, sede del museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu”, la conferenza “È davvero tutta farina del tuo sacco?” con Giuliana Bianco e Angela Di Capua, professoresse di Chimica analitica dell’università della Basilicata, primo intervento del ciclo di conferenze “Grano e Cibo”, nell’ambito della mostra “Le dee del grano. Terra, radici, memoria e rinascita”. Sarà presente anche personale del POLiS (Centro di Ateneo per i Percorsi di Orientamento, Lifelong learning e supporto agli Studenti) per eventuali informazioni sull’offerta didattica dell’ateneo lucano. In programma discussione della tematica affrontata con domande dei partecipanti, la visita guidata alla mostra “Le dee del grano. Terra, radici, memoria e rinascita” e delle sale museali (durata prevista di due ore e mezza, circa). La conferenza è rivolta agli istituti superiori di secondo grado e hanno come scopo l’orientamento in uscita dei ragazzi, l’ampliamento delle conoscenze su tematiche trasversali che traggono spunto dalla coltivazione del grano e, nel caso di progetti FSL concordati con l’Istituto alberghiero e agrario di Potenza, lo sviluppo di competenze specifiche. Il seminario illustrerà un approccio metodologico basato sull’uso di tecnologie analitiche avanzate, come la spettrometria di massa, per valorizzare la produzione locale sia dal punto di vista economico che etico. L’utilizzo di questa tecnica analitica ci permette di ottenere “impronta chimica” delle materie prime e consente quindi di tutelare la qualità, l’origine e la sicurezza dei prodotti agroalimentari, offrendo un valore aggiunto per i produttori e un maggior grado di fiducia per i consumatori.

Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale “Ricordi Sergio? Un tributo all’artista a otto anni dalla sua scomparsa”: momento di ricordo, riflessione e condivisione, per celebrare l’eredità artistica e umana di Sergio Vecchio

“Ricordi Sergio? Un tributo all’artista a otto anni dalla sua scomparsa”: mercoledì 11 febbraio 2026, alle 16, nello spazio pubblico del museo Archeologico nazionale di Paestum incontro dedicato alla figura di Sergio Vecchio, a otto anni dalla sua scomparsa. L’iniziativa intende rendere omaggio all’artista e al suo percorso umano e creativo, sottolineando il legame profondo che unisce Sergio Vecchio a Paestum. Un rapporto che si è concretizzato, lo scorso anno, nella donazione al Museo di una tela da parte della famiglia dell’artista che celebra il forte legame di Vecchio con il paesaggio pestano. L’opera, dal titolo “L’attesa”, oggi parte integrante del patrimonio del museo Archeologico nazionale di Paestum, rappresenta un segno tangibile della volontà di mantenere viva la sua memoria attraverso l’arte, affidandola a un luogo simbolo della storia e dell’identità culturale del territorio.

L’incontro, aperto a tutti, sarà un momento di ricordo, riflessione e condivisione, per celebrare l’eredità artistica e umana di Sergio Vecchio e il valore della donazione come gesto di dialogo tra memoria privata e patrimonio collettivo. Oltre alla moglie dell’artista, Bruna Alfieri e ai figli Viviana e Marco, saranno presenti alla commemorazione: il direttore dei Parchi Tiziana D’Angelo, l’antropologo Paolo Apolito, lo storico e critico d’arte Massimo Bignardi e il giornalista e scrittore Paolo Romano, tutte personalità che hanno condiviso con l’artista un rapporto di vicinanza umana e intellettuale, testimoni del suo percorso artistico e della sua eredità culturale. A seguire, visita all’opera di Sergio Vecchio esposta stabilmente nel Museo e alla nuova sezione “Paestum: dalla città romana ad oggi”, recentemente rinnovata e aperta al pubblico.

 

Torino. Al museo Egizio la conferenza “Osiris in the temple of Kush”, con l’egittologa Angelika Lohwasser (università di Münster), in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Martedì 10 febbraio 2026, alle 18, al museo Egizio di Torino, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. In Sala Conferenze (con accesso da Via Maria Vittoria 3m) incontro con Angelika Lohwasser su “Osiris in the temple of Kush”, in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link  https://www.eventbrite.it/…/osiris-in-the-temples-of… L’evento è disponibile anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino.

La conferenza si concentra sul dio Osiride a Kush (antica Nubia) nel I millennio a.C., dove egli è, da un lato, il dio dell’Aldilà e, dall’altro, associato al re defunto. Ad esempio, compare nelle cappelle delle piramidi meroitiche, rappresentato come una combinazione di Osiride in quanto divinità e del re terreno. Un altro aspetto significativo da considerare è costituito dalle piccole figure in bronzo di Osiride, rinvenute in quasi tutti i templi di Amon in Nubia. Esse suggeriscono che all’interno di questi santuari venisse praticato uno speciale rituale legato a Osiride. Inoltre, le fonti testuali indicano una stretta connessione tra Osiride e Amon. In quanto re defunto, Osiride è l’antenato regale di tutti i sovrani successivi, un ruolo che lo radica nella legittimazione e nella trasmissione della regalità di Kush. Amon, come supremo “dio di Stato” dei Kushiti, sceglie e incorona il re, mentre Osiride, in quanto suo predecessore divino, accoglie il sovrano nella linea di successione.

L’egittologa Angelika Lohwasser (università di Münster)

Angelika Lohwasser ha studiato Egittologia, Archeologia del Sudan e Archeologia all’università di Vienna, Austria. La sua tesi di dottorato era dedicata alle regine di Kush (VIII–IV sec. a.C.), mentre la sua abilitazione ha avuto come oggetto il cimitero di Sanam, un’area di sepoltura non reale nel Sudan settentrionale, datata all’VIII/VII sec. a.C. Dal 2009 è professoressa ordinaria di Egittologia all’università di Münster (Germania) e direttrice di ricerche archeologiche sul campo nel deserto di Bayuda. Le sue pubblicazioni trattano diversi aspetti storico-culturali, storici e archeologici delle culture del Sudan antico e dell’Egitto del Periodo Tardo. È principal investigator (PI) nel Cluster di Eccellenza “Religion and Politics” e svolge ricerche sul rapporto tra la regalità e le principali divinità di Kush (dall’VIII sec. a.C. al IV sec. d.C.).

 

Con archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale a Roma: al secondo piano la sala 6 introduce alla sezione dedicata a “Un re e il suo popolo”

“Un popolo e il suo re” è il tema affrontata nella sala 6 della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale (foto graziano tavan)

Salita l’ampia scala a chiocciola si raggiunge il secondo livello delle Scuderie del Quirinale a Roma dove troviamo le altre cinque sale della mostra “Tesori dei Faraoni”, aperta fino al 3 maggio 2026, con una selezione di 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro Paese. Dopo aver apprezzato la prima sala dedicata all’Egitto “terra dell’oro”, e le sale 2-5 con un focus su “La vita dopo la morte”, la visita proposta da archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” continua nelle sale 6-7 dedicate a “Un re e il suo popolo”. Dopo l’introduzione alla sezione, ci focalizziamo sulla prima, la sala 6.

“Un popolo e il suo re” è il tema affrontata nella sala 6 della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale (foto graziano tavan)

Un re e il suo popolo. “Agli albori della storia dell’antico Egitto, intorno al 3200 a.C.”, spiegano i curatori della mostra, “apparve il termine shemsu Hor, ossia “seguaci di Horus”, con il quale si identificavano i sovrani. L’esistenza del faraone, o meglio l’istituzione stessa della regalità, era strettamente legata a quella di un popolo persuaso della sua sacralità. La società egizia era gerarchica e aveva al vertice il faraone, che incarnava tanto l’autorità religiosa quanto quella politica e amministrativa. Quest’ordine sociale rimase stabile per oltre tremila anni, anche grazie all’accettazione della mobilità tra le classi, basata sul merito e sulle capacità personali. Imhotep, il brillante architetto che raggiunse posizioni di rilievo, era un uomo del popolo. Anche Senenmut, vissuto durante il regno della regina Hatshepsut, si distinse e arrivò a ricoprire più di venti importanti cariche amministrative e religiose. Immediatamente al di sotto del faraone si collocavano gli aristocratici, i sacerdoti e i ministri. Durante l’Antico Regno, le più alte cariche erano riservate quasi esclusivamente ai membri della famiglia reale. Ma a partire dal Medio Regno, e poi nel Nuovo Regno e oltre, il sistema cambiò radicalmente e l’assegnazione delle qualifiche si basò sul merito e non più solo sul ceto. Questo fu sicuramente uno dei punti di forza della società egizia. La promozione dell’innovazione e dell’eccellenza rese possibili meraviglie come piramidi, tombe, templi e altre opere straordinarie, testimonianza dell’ingegno di una società dinamica, che stimolava i suoi membri ad apprendere e a migliorare. Di fatto, la parte più importante della società dell’antico Egitto era la classe media costituita da scribi, soldati e professionisti specializzati, tra cui artigiani e artisti. Seguivano i contadini, gli operai che lavoravano nelle cave e nell’edilizia, i marinai e i pescatori, mentre il gradino più basso della scala sociale era occupato dalla classe servile, di cui facevano parte anche cuochi, birrai, tessitori e domestici”.

Statua di Satmeret, in pietra calcarea, moglie di Neferherenptah, sacerdote wab (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Neferherenptah (Giza) conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)

E allora vediamo qualche “immagine” di questo popolo che fa bella mostra nella Sala 6. Nella prima vetrina, con sculture conservate al museo Egizio del Cairo, troviamo c’è la statua di Tjenti in pietra calcarea dipinta (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Nefu, nella necropoli occidentale di Giza, funzionario rappresentato nudo come si usava per i bambini.  Accanto la statua di Satmeret, in pietra calcarea, moglie di Neferherenptah, sacerdote wab (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Neferherenptah, nella necropoli occidentale di Giza: vestita da una tunica aderente che lascia intravedere le forme armoniose del corpo, e una grande collana che le adorna il petto. Quindi la doppia statua del sacerdote Nimaatsed, in pietra calcarea dipinta (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Nimaatsed, una mastaba a Saqqara, scoperta da Auguste Mariette nel 1860: ancora oggetto di discussione perché venivano scolpita una statua doppia dello stesso personaggio. Possibile rappresentasse il defunto e il suo ka. Chiude la statua di Sobeknakht Renefseneb seduto, in granodiorite (fine secondo periodo intermedio, inizio XXI dinastia), da Medinet el-Fayyum, con caratteristiche che riconducono alle cosiddette statue-cubo.

Statua del nomarca Ukh-Hotep e la sua famiglia dalla Tomba di Ukh-Hotep, nella necropoli di Meir, conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)

Ecco la statua del nomarca (sindaco) Ukh-Hotep e la sua famiglia in granodiorite (XII dinastia, Medio Regno), dalla Tomba di Ukh-Hotep, nella necropoli di Meir (Medio Egitto): il gruppo scultoreo con le sue iscrizioni conferma il processo di decentralizzazione del potere durante il quale i governatori provinciali ottennero il diritto a esercitare l’autorità assoluta del faraone nei rispettivi territori di essere sepolti nei pressi delle loro residenze. E poi c’è la statua di Hekenu seduta in pietra calcarea dipinta (V dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Ranefer ed Hekenu, a Saqqara: un caso raro, nell’Antico Regno, che una donna, Hekenu è la moglie di un potente sacerdote di Ptah, avesse una statua tutta per sé.

Statua di Ibes e della moglie Henutsen (V dinastia, Antico Regno), dalla necropoli di Giza, conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)

In una seconda vetrina la statua di Nimaatsed investe di scriba in granito grigio dipinto (V dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Nimaatsed a Saqqara: è uno dei capolavori della scultura non regale della V dinastia. Al centro la statua di Inty-Shedu “sovrintendente alla barca della dea Neith” in pietra calcarea dipinta, dal cimitero superiore della necropoli dei Costruttori di Piramidi a Sud-Est della Sfinge a Giza, scoperta da Zahi Hawass nel 1992. Chiude la statua di Ibes e della moglie Henutsen in pieta calcarea dipinta (V dinastia, Antico Regno), dalla necropoli di Giza, scoperta dall’università del Cairo nel 1973.

Testa di riserva del principe Seneferuseneb (IV dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Seneferuseneb dalla necropoli di Giza, conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)

Nella sala 6 c’è anche una curiosità: la testa di riserva del principe Seneferuseneb in calcare (IV dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Seneferuseneb dalla necropoli di Giza. Le cosiddette “teste di riserva” sono tra i reperti più affascinanti della IV dinastia e, al contempo, uno dei grandi misteri dell’Antico Egitto. Tutti gli esemplari rinvenuti, in fine pietra calcarea e privi di iscrizioni, raffigurano individui specifici con tratti sorprendentemente realistici. Secondo gli egittologi, sarebbero un fenomeno artistico circoscritto al regno di Cheope forse legato a un inspiegabile divieto di realizzare statue sancito dal faraone. Ma l’ipotesi che Cheope si fosse proclamato dio equiparandosi alla divinità Ra, e per questo avesse autorizzato solo le rappresentazioni divine escludendo quelle umane, non appare del tutto convincente.

(continua – 5)

 

Ercolano. Al parco archeologico “Cultura senza barriere”: il 23 febbraio 2026 una giornata di gioco, scoperta e tecnologia per tutti

Il parco archeologico di Ercolano propone per il 23 febbraio 2026 una nuova giornata speciale nell’ambito del progetto Cultura senza barriere, realizzato in collaborazione con Mi Coloro di Blu Onlus e CoopCulture. Un appuntamento aperto a tutti coloro che desiderano vivere il patrimonio culturale in modo più libero, partecipato e divertente e pensato per accogliere anche ragazzi con disturbi del neurosviluppo, in particolare nello spettro autistico. A febbraio l’iniziativa sceglie di mettere al centro il gioco come linguaggio universale, capace di unire bambini, famiglie e scuole in un’esperienza condivisa. Una visita che supera i confini della didattica tradizionale e si trasforma in un’avventura inclusiva, dove ciascuno può sentirsi protagonista. Visite inclusive: esplorare Ercolano insieme. Nel corso della mattinata, dalle 9 alle 13, si svolgeranno visite guidate inclusive organizzate in turni (massimo 25 partecipanti per gruppo), della durata di circa un’ora e mezza. I percorsi sono progettati per garantire tempi distesi, linguaggi chiari e un clima accogliente, favorendo la partecipazione attiva e il benessere di tutti. La partecipazione è gratuita con il biglietto ordinario d’ingresso al sito, incluse le riduzioni e gratuità previste dalla normativa vigente. Le attività sono su prenotazione tramite il portale https://www.coopculture.it/it/prodotti/cultura-senza-barriere/ oppure via e-mail edu@coopculture.it.

L’iniziativa è rivolta a scuole primarie e secondarie di I grado, famiglie con bambini e a chiunque voglia sperimentare una cultura davvero accessibile. Si consiglia abbigliamento comodo. Cuore dell’esperienza è “Avventura a Ercolano”, la guida digitale interattiva che accompagna bambini e ragazzi alla scoperta dell’antica città attraverso realtà aumentata, giochi e attività immersive. Pensata per favorire il coinvolgimento anche di visitatori con autismo o difficoltà cognitive, l’app trasforma la visita in un percorso personalizzato e stimolante. L’applicazione è disponibile su tablet messi a disposizione dal Parco oppure scaricabile gratuitamente su iPad Apple al link https://ercolano.cultura.gov.it/accessibilita/. Tra le attività proposte: ricomposizione virtuale dei mosaici antichi, lancio del giavellotto nella Palestra, raccolta di monete sulla terrazza di Balbo, simulazioni di restauro di reperti archeologici. Operatori specializzati ed esperti del patrimonio affiancheranno i gruppi, creando un contesto di scoperta, collaborazione e gioco, dove la tecnologia diventa strumento di relazione oltre che di conoscenza.

 

Crotone. Al museo Archeologico nazionale chiuso quattro mesi per la rimozione delle barriere fisiche e cognitive

Il museo Archeologico nazionale di Crotone sarà chiuso dal 9 febbraio al 2 giugno 2026 per lavori di rimozione delle barriere fisiche e cognitive. Un intervento strategico della Missione 1 del PNRR – Cultura 4.0, pensato per rendere la visita più accessibile, fluida e inclusiva: un museo davvero “per la prossima generazione”. In cantiere percorsi più leggibili e accessibili, l’eliminazione delle barriere fisiche e cognitive, nuovi strumenti di comunicazione per una fruizione più chiara e partecipata. Spiegano alla direzione: “Lavoriamo oggi per offrirvi domani un museo più accogliente, aperto e comprensibile”