Rovereto (Tn). Presentata la 37.ma edizione del RAM film festival (Rovereto Archeologia Memorie): l’intervento del sindaco Giulia Robol, della direttrice Alessandra Cattoi, della direttrice artistica Claudia Beretta, del presidente Maurizio Dapor. “Questa è l’edizione dei record”

Presentazione in municipio della 37ma edizione del RAM film festival 2026: da sinistra. Claudia Beretta, Alessandra Cattoi, Maurizio Dapor, Giulia Robol e Micol Cossali (foto graziano tavan)

Due settimane. Tante ne mancano al via della 37.ma edizione del RAM film festival (Rovereto Archeologia Memorie) a Rovereto (Tn) dal 7 all’11 ottobre 2026, dedicato al cinema su archeologia, storia, tradizioni e patrimonio culturale, con focus “Sguardi sulle città”. E già si annuncia come un’edizione da record, come sottolineato il 17 settembre 2026 alla presentazione con Giulia Robol, sindaco di Rovereto; Micol Cossali, assessore alla Promozione artistica e culturale e al Turismo del Comune di Rovereto; Maurizio Dapor, presidente della Fondazione Museo Civico; e Alessandra Cattoi, direttora della Fondazione e del RAM film festival. Un’edizione da record a cominciare dai numeri: 5 giornate, 80 film in concorso da 35 Paesi, 42 prime nazionali o internazionali, 18 film in focus, per la prima volta una fiction, 3 matinée per le scuole, 2 eventi speciali con grandi ospiti, 6 incontri, 2 masterclass, 8 proposte per vivere il territorio e i musei, 2 anteprime. Proprio gli 80 i film in concorso da 35 Paesi rappresentano il record di tutte le edizioni, una maratona visiva che conferma come il RAM rappresenti oggi un presidio culturale unico e un punto di riferimento per la cinematografia documentaristica dedicata all’archeologia, alla storia, all’antropologia e alla memoria collettiva, con tanti registi e produttori che hanno già confermato la loro presenza a Rovereto. Il festival è un evento capace di rendere accessibili temi complessi e di coinvolgere pubblici molto diversi per età, interessi e formazione, non solo con il cinema ma anche con incontri ed eventi sul territorio. Location per le proiezioni il Teatro Rosmini, il Teatro Zandonai e il Planetario del Museo di Scienze e Archeologia. Tutte le proiezioni e gli incontri del RAM sono a ingresso gratuito. RAM film festival 2026 è organizzato da Fondazione Museo Civico di Rovereto, partner la Fondazione Museo storico del Trentino, con il sostegno di Comune di Rovereto, Provincia autonoma di Trento, Ministero della Cultura, Regione Trentino Alto Adige, ApT di Rovereto Vallagarina Monte Baldo, Cassa Rurale AltoGarda Rovereto. Con il contributo di Fondazione Caritro. Media partner la rivista ARCHEO. Il RAM è un ECO-EVENTO del Trentino. In collaborazione con Trentino Film Commission, Biblioteca Civica “Tartarotti” di Rovereto, MITAG, Mart, La Foresta – Accademia di comunità, Euritmus, Libreria piccoloblu, Exquisita.

È Giulia Robol, sindaco di Rovereto, a presentare il RAM film festival 2026 per archeologiavocidalpassato.com: “Apre dal 7 all’11 ottobre 2026 la 37ma edizione di RAM film festival nella città di Rovereto”, esordisce. “Un’occasione imperdibile di un festival che è cresciuto particolarmente nella visione di progetti archeologici molto importanti che vengono da tutto il mondo. Un’occasione per vivere la città, di relazioni culturali con il Mart e con le altre attrattive culturali di Rovereto. Un’occasione per avere uno sguardo sulla tradizione, l’identità della nostra città, ma una relazione fondamentale sul mondo attraverso lo spunto del linguaggio dei film, della cinematografia, dei documentari che interessano non solo gli esperti ma certamente anche chi ha voglia in qualche modo di viaggiare con l’interesse storico e capirne anche la sua contemporaneità”.

Con Alessandra Cattoi, direttore del RAM film festival, si entra nel vivo della manifestazione. “Appuntamento a Rovereto, come ogni anno per il RAM film festival”, spiega ad archeologiavocidalpassato.com: “Quest’anno dal 7 all’11 ottobre 2026. Abbiamo 80 film in concorso nelle sezioni che riguardano l’archeologia, la storia, l’antropologia e le animazioni, e una sezione speciale cinema full dome, cioè di film proiettati nella cupola del planetario che diventano sempre più numerosi a testimonianza che la tecnologia e il cinema fanno dei grandi progressi.

Frame del film “Roma sotterranea – una metro nella storia” di Laurent Portes

“Il tema di quest’anno sono le città. Abbiamo pensato che è proprio la città il luogo d’eccellenza dove gli strati dell’archeologia si vedono. Non serve scavare se pensiamo a città come Atene, come Roma, come Pompei, come Delphi. Sono tutti luoghi dove il susseguirsi delle civiltà hanno animato momenti di conflitti, momenti di pace, di crescita. Ecco questi sono luoghi visibili ancora oggi. Abbiamo poi importanti appuntamenti oltre al cinema. A cominciare dai quattro Aperitivi, come li chiamiamo noi, dove attorno a un tavolo parliamo con gli esperti che affronteranno ad esempio il tema Roma. Roma è chiaramente un luogo eccezionale dal punto di vista archeologico. Ma Roma di recente ha dovuto fare i conti con la metropolitana, la nuova metropolitana C con una fermata al Colosseo. Immaginate cosa significhi fare convivere il luogo archeologico del Colosseo con una metropolitana dove viaggiano milioni di persone. Ecco che allora raccontare che cosa significa far convivere la città antica e la città contemporanea è davvero un momento di riflessione importante.

Frame del film “Lady Nazca” di Damien Dorsaz

“E poi abbiamo per la prima volta al RAM una fiction, un film che racconta delle linee di Nazca in Perù. Vogliamo provare a spingere anche su territori che riguardano un po’ un pubblico più ampio di quello che è l’amante dell’archeologia perché la fiction ovviamente è più semplice e più adatta al grande pubblico. E quindi il RAM si spinge per la prima volta anche su questo terreno. Vedremo come andrà.

“Infine tre mattine dedicate alle scuole. Ci rendiamo conto ogni anno che l’approccio al patrimonio culturale, all’archeologia, deve partire dalla scuola e lo strumento del cinema e delle animazioni è uno strumento incredibile in cui anche i bambini più piccoli trovano quella curiosità, trovano quell’idea per potersi appassionare, approfondire. Quindi – conclude Cattoi – al di là del film in sé il Cinema Scuola, come noi lo chiamiamo, è un modo per avvicinare i più piccoli alla tecnica del cinema e al mondo della cultura”.

Qualche dettaglio in più sui film in concorso ci viene da Claudia Beretta, che cura la direzione artistica del RAM film festival: “Siamo qui anche quest’anno a presentare il RAM film festival”, sottolinea ad archeologiavoicidalpassato.com. “Il programma dei film è veramente ricchissimo. Quest’anno abbiamo un record sia nella partecipazione dei film, che sono oltre 90, di cui 80 in selezione per il concorso. Ma addirittura abbiamo 42 anteprime, che vuol dire che i registi hanno voglia di venire da noi a presentare per la prima volta il loro film, e abbiamo anche molto forte la sezione Full dome che noi ospitiamo al planetario del museo civico.

Frame del film “Silkroad” di Hannes Rall

“I film, come dicevo, sono 90 divisi in quattro sezioni principali più la Full dome: sono il cinema archeologico, che è il nostro punto di forza, e anche la sezione con più film; ma anche Storia e memoria, con la storia più recente; Tradizioni e culture, con tutta una serie di chicche interessanti sulle tradizioni che arrivano non solo dall’Italia ma dal mondo; e Cultura animata, la sezione che abbiamo da qualche anno: la storia e le tradizioni dei vari popoli attraverso il cinema animato. E tanti sono i film nella sezione Full dome. E poi c’è una sezione che chiamiamo Ram-X, all’interno sempre del museo di Scienze e archeologia, dedicata ai film sperimentali. Quindi tantissime produzioni, alcune sono inserite nel focus che quest’anno è Sguardi sulle città. La città che però non è vista come la città antica, ma un organismo vivo che racconta di come le comunità si sono organizzate e di come la memoria può aiutare a costruire città più resistenti rispetto anche a tante sfide, e comunità più solide dal punto di vista sociale.

“Non tutti i film sono in focus ovviamente perché rimangono i temi tradizionali del festival. Tra i tanti film dedicati alle città, ci sono due film su Pompei. E ancora Delfi, Atene, dove nasce la democrazia, ma anche piccole chicche nelle altre sezioni, come il film sul quartiere Sanità di Napoli e gli spiriti che aleggiano in quei vicoli.

“Tante sono le iniziative, però veramente il programma dei film – conclude Beretta – è tutto da scoprire. Lo trovate sul sito www.ramfilfestival.it dove ogni film ha una scheda dedicata con più di quello che trovate sul libretto cartaceo, con più informazioni, la promozione fatta dai registi, dove c’è anche un trailer per decidere dove venire”.

Chiudiamo con l’intervento che Maurizio Dapor, presidente della Fondazione Museo Civico di Rovereto, ha fatto alla presentazione di RAM film festival 2026. “Per chi rappresenta la Fondazione museo civico di Rovereto – spiega Dapor – il RAM è l’occasione perfetta per ribadire un concetto fondamentale. Un museo non deve essere un deposito di oggetti ma piuttosto un laboratorio di relazioni. Un museo non si limita o, a mio giudizio, non deve limitarsi a conservare il passato ma piuttosto a metterlo in dialogo con il presente, con la ricerca, con le persone e con il territorio. Il RAM fa esattamente questo. Usa il cinema non come semplice intrattenimento, ma come uno strumento di indagine, un modo per guardare, per conoscere, soprattutto per interrogare il mondo. Il tema di quest’anno, Sguardi sulla città, è particolarmente significativo. Per definizione la città è il luogo dove il passato e il presente si scontrano e si fondono. È fatta di pietre, monumenti, strade, edifici, certo. Ma è fatta soprattutto di memorie vive, di trasformazione, di scelte. Guardare una città significa guardare la sua storia. Ma significa anche chiedersi: quale città vogliamo costruire per il futuro? Il nostro obiettivo non è guardare il passato con nostalgia, ma usarlo come bussola per immaginare il domani. È questo l’equilibrio che la nostra fondazione cerca di mantenere ogni giorno tra conservazione e trasformazione, tra patrimonio e contemporaneità.

“Il programma parla chiaro – continua Dapor -. Oltre 90 film, da 35 Paesi; sezioni in concorso, full dome. In generale una fortissima proiezione verso il territorio. Il RAM infatti non è un festival che si svolge a Rovereto, è un festival che vive a Rovereto, portando la cultura fuori dalle sale per renderla parte del tessuto urbano. Vorrei infine sottolineare un aspetto, secondo me, importantissimo, cioè quello del rapporto con le giovani generazioni. I programmi per le scuole, l’attenzione ai nuovi linguaggi, non sono accessori, sono la nostra missione, perché conservare la memoria ha senso solo se la rendiamo viva, se permettiamo ai giovani di discuterla, di abitarla, di reinterpretarla.

“Ovviamente devo ringraziare la direzione, Alessandra Cattoi, la nostra Claudia Beretta, insomma tutto lo staff della Fondazione, i curatori, i collaboratori, i volontari. E le istituzioni. Grazie ai partner che sostengono questa visione. Ne elenco qualcuno: sicuramente dobbiamo ringraziare gli enti che ci finanziano, in particolare il Comune di Rovereto, ben rappresentato dal sindaco e dall’assessore alla Cultura; ma anche la Provincia autonoma di Trento, la Regione Trentino-Alto Adige, il ministero della Cultura, la Cassa rurale Alto Garda-Rovereto, la Fondazione Caritro. E poi i partner: la Fondazione Museo Storico del Trentino, principale partner del RAM per il secondo anno; la rivista mensile Archeo. E varie collaborazioni: la biblioteca Tartarotti, il MART che garantisce l’ingresso ridotto a chi partecipa al RAM, ospita l’evento su invito per i registi e, in quell’occasione, offre una visita guidata alla mostra Di quadro in quadro. L’arte della citazione con la direttrice Micol Forti. Poi abbiamo avuto molti altri contributi a cominciare dalla Trentino Film Commission.

Il comitato di indirizzo del RAM film festival: da sinistra, Angelo Cimarosti, Antonia Falcone, Luca Ferrario, Matteo Gentilini, Giovanni Laezza (foto fmcr)

“Poi i ringraziamenti vanno alle giurie: 16 persone che sono coinvolte nelle diverse sezioni in concorso. E infine voglio menzionare il Comitato di indirizzo: il nostro amico Angelo Cimarosti, giornalista e archeologo, che collabora con noi da tempo; l’archeologa Antonia Falcone, Luca Ferrario della Trentino Film Commission, Matteo Gentilini della Fondazione Museo Storico, e Giovanni Laezza che è stato il precedente presidente della Fondazione Museo Civico e che è nel comitato di indirizzo in qualità di esperto di grandi eventi.

“Perché questo lungo elenco di persone, enti che collaborano alla realizzazione del nostro festival? Perché una iniziativa così complessa non appartiene a chi la organizza. Noi vogliamo fare rete a Rovereto. E quindi appartiene – se volete – alla città. E il RAM – conclude Dapor – ha un doppio compito, che è anche il mio desiderio più grande, portare il mondo a Rovereto e nello stesso tempo aiutare Rovereto a guardare il mondo con gli occhi rivolti al passato, ma con lo sguardo puntato al futuro. Grazie e buon RAM a tutti”.

Selinunte (Tp). Al Baglio Florio nel parco archeologico la conferenza “I nuovi scavi dell’università di Torino sulla collina orientale” per la presentazione dei risultati preliminari delle campagne 2025–2026 e delle ricerche in corso

Selinunte, dove la ricerca continua. Lunedì 21 settembre 2026, alle 17.30, al Baglio Florio nel parco archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria la conferenza “I nuovi scavi dell’università di Torino sulla collina orientale” per la presentazione dei risultati preliminari delle campagne 2025–2026 e delle ricerche in corso dell’università di Torino sulla Collina Orientale (Castelvetrano, Tp). Interverranno Felice Crescente, direttore del parco archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria; e Marco Serino, professore associato di Archeologia classica all’università di Torino. Un incontro per conoscere il lavoro del S.A.P.To – Selinous Archaeological Project e guardare Selinunte da una prospettiva della ricerca sul campo, degli scavi, delle indagini geofisiche e delle nuove tecnologie applicate all’archeologia. Selinunte, con i suoi templi e le sue tracce urbane, continua a restituire domande e nuove possibilità di lettura dell’antica città.

Legnago (Vr). Al via la campagna di scavo nel villaggio protostorico (frequentato dalla tarda età del Bronzo al V sec. a.C.) di Terranegra, diretto da Mara Migliavacca (UniVr) con Fondazione Fioroni e Silvia Bandera (Caa). Con “Scavo in prima fila” indagini in diretta per gli appassionati. E programma di incontri

Indagini archeologiche a Terranegra di Legnago (foto caa)

Prende il via il 21 settembre 2026 e proseguirà fino al 16 ottobre 2026 la nuova campagna di scavi archeologici a Terranegra di Legnago (Vr). Le indagini saranno condotte in regime di concessione ministeriale della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, sotto la direzione scientifica della prof.ssa Mara Migliavacca dell’università di Verona, in collaborazione con la Fondazione Fioroni di Legnago e con Silvia Bandera, conservatrice del Centro Ambientale Archeologico di Legnago. L’iniziativa è frutto di un notevole sforzo organizzativo che ha permesso a Fondazione Fioroni di creare negli anni un gruppo qualificato di istituzioni sensibili alla storia del territorio e alla sua valorizzazione. I lavori, infatti, coinvolgono, oltre a Fondazione Fioroni e al Centro Ambientale Archeologico, il dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona, l’amministrazione comunale di Legnago, ESU Verona e il Consorzio di Bonifica Veronese.

E quest’anno con “Scavo in prima fila” gli appassionati avranno un posto in prima fila nelle indagini archeologiche a Terranegra di Legnago, in via Fusinato. Dal 22 settembre al 15 ottobre 2026 (dal lunedì al venerdì), dalle 8 alle 12 e dalle 13 alle 17, sarà possibile osservare gli archeologi al lavoro, scoprire passo dopo passo cosa emerge dal terreno, fare domande e ascoltare le spiegazioni degli esperti, entrando così nel vivo della ricerca archeologica. In caso di pioggia non si scava.

Indagini archeologiche a Terranegra di Legnago (foto caa)

Il sito di Terranegra, già indagato a partire dagli anni Novanta del Novecento, ha restituito importanti testimonianze relative ad un abitato protostorico. Dopo una prima occupazione nella tarda età del Bronzo, tra il 1300 e il 1150 a.C., con l’installazione di un villaggio arginato, l’area fu nuovamente abitata durante la prima età del Ferro, dall’VIII al V secolo a.C., nell’ambito della cultura dei Veneti antichi. Le recenti campagne di scavo hanno portato alla luce numerosi reperti e strutture riferibili alla fase più recente dell’insediamento, tra il VI e il V secolo a.C. In particolare, lo scorso anno sono state individuate due abitazioni di circa 10 per 5 metri, separate da canalette per il drenaggio delle acque e lo smaltimento dei rifiuti. Le strutture, realizzate in legno e frasche, conservano i fori di alloggiamento dei pali; all’interno di una delle capanne sono stati rinvenuti anche un focolare con piattaforma in argilla scottata e un grande vaso interrato utilizzato come silos per la conservazione delle derrate alimentari.

Indagini archeologiche a Terranegra di Legnago: in primo piano le sedie per gli appassionati (foto caa)

Accanto alle importanti attività di ricerca che testimoniano il ruolo cruciale di Fondazione Fioroni nello sviluppo della conoscenza del territorio, verranno organizzate alcune iniziative di divulgazione gratuite, rivolte alle scuole e alla cittadinanza. Visite e approfondimenti verranno curati dagli archeologi impegnati sul campo. Gli scavi saranno inoltre raccontati attraverso i canali social del Centro Ambientale Archeologico. Ecco gli appuntamenti già in programma:

Domenica 27 settembre 2026: alle 10.30, saranno inaugurati i pannelli esplicativi realizzati in collaborazione con il liceo Cotta di Legnago. L’iniziativa, organizzata con il liceo Cotta di Legnago, l’associazione Terranegra Viva APS, prevede la visita allo scavo e laboratori per bambini e ragazzi, con dimostrazioni di archeologia sperimentale a cura dell’associazione Suliis as Torc.

Martedì 29 settembre 2026: alle 10.30, cerimonia di intitolazione del parco che ospita lo scavo. Il nome scelto, “Parco dei Paleoveneti. L’antichità sotto i piedi”, è nato grazie ad un lavoro condiviso con gli studenti dell’Istituto Comprensivo Legnago 01, plesso di Terranegra.

Mercoledì 14 ottobre 2026: alle 20.30, al Centro Ambientale Archeologico, il prof. Umberto Tecchiati, università Statale di Milano, presenterà il libro “Ecologia preistorica. Ambiente società e cultura nella preistoria d’Italia” (Utet 2025). L’incontro sarà dedicato al rapporto tra le società preistoriche e protostoriche e il loro ambiente, dal X al I millennio a.C., con particolare attenzione all’impatto delle attività umane nella costruzione del paesaggio culturale e nello sfruttamento delle risorse naturali delle Valli Grandi Veronesi.

Dicembre 2026 (data ancora da definire): è prevista una conferenza divulgativa per presentare al pubblico i risultati della campagna di scavi.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale finissage della mostra “Parthenope. La Sirena e la città” e presentazione del catalogo edito da Allemandi

Francesco Sirano, direttore del mueo Archeologico nazionale di Napoli, co-curatore della mostra “Parthenope. La Sirena e la città” al Mann (foto mann)

Dopo aver accompagnato il pubblico del museo Archeologico nazionale di Napoli dal 3 aprile 2026 (vedi Napoli. Al museo Archeologico nazionale aperta la mostra “Parthenope. La Sirena e la città” che conduce il visitatore alla scoperta delle Sirene e della sirena cara ai napoletani, Parthenope: oltre 250 opere, dall’VIII sec. a.C. sino alla contemporaneità – archeologiavocidalpassato), la sirena Parthenope ci saluterà lunedì 21 settembre 2026 quando, alle 16, in Auditorium, è in programma il finissage della mostra “Parthenope. La Sirena e la città”, a cura di Francesco Sirano, Massimo Osanna, Raffaella Bosso e Laura Forte, e la presentazione del catalogo edito da Allemandi. Dopo i saluti del direttore del Mann Francesco Sirano e dell’assessore alla Cultura della Regione Campania Onofrio Giustino Angelo Cutaia, presenteranno il volume Luigina Tomay, direttore regionale Musei Nazionali Campania e Marino Niola, professore di Antropologia all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli. A seguire un aperitivo a cura del MANNCaffè.

Cavriana (Mn). Alla seconda edizione della rassegna internazionale del cinema archeologico “Frammenti dal tempo”, promossa da Petrafilm al museo civico Archeologico dell’Alto Mantovano, vince il film “Donne di miniera” di Roberto Carta che ha conquistato il favore del pubblico

Rassegna internazionale del cinema archeologico di Cavriana 2026: da sinistra, Stefano Zampini, Lorenzo Scaraggi, Petra Paola Lucini, Filippo Ticozzi e Roberto Carta (foto graziano tavan)

Quando sono saliti sul palco era ormai mezzanotte a Cavriana (Mn) alla fine di una giornata intensa di proiezioni e incontri con i protagonisti. Petra Paola Lucini, l’anima della rassegna internazionale del cinema archeologico “Frammenti dal tempo” giunta alla seconda edizione promossa da Petrafilm col museo civico Archeologico dell’Alto Mantovano, aveva appena letto con delicatezza, con i toni distanti dai proclami da stadio, la classifica finale decretata dal voto del pubblico, e tutti i registi presenti in sala civica – vincitori e vinti – si sono raccolti attorno a Petra – Stefano Zampini, Lorenzo Scaraggi, Filippo Ticozzi e Roberto Carta. E questo esemplifica lo stile e il clima che caratterizzano la rassegna del cinema archeologico di Cavriana: un’occasione di incontro e confronto con registi indipendenti tra loro e con il pubblico.

Rassegna internazionale del cinema archeologico di Cavriana 2026: Petra Paola Lucini (Petrafilm) e Adalberto Piccoli (direttore museo Archeologico dell’Alto Mantovano) plaudono il regista Roberto Carta vincitore col film “Donne in miniera” (foto graziano tavan)
Frame del film “Donne in miniera” di Roberto Carta

Tra pomeriggio e sera, sabato 19 settembre 2026, “Frammenti dal tempo” ha proposto un suggestivo viaggio in 10 tappe tra lungometraggi e cortometraggi d’autore: dieci sguardi unici che hanno ricomposto un grande disegno collettivo permettendo al pubblico di immergersi nel passato. E il pubblico alla fine ha premiato il film “Donne di miniera” di Roberto Carta (Italia 2023, 54’). Il film vuole raccontare quella che è stata la grande industria mineraria nel Sulcis Iglesiente in Sardegna attraverso l’originale punto di vista femminile. Ribaltando l’immaginario comune che mette in relazione l’ambiente minerario solo col genere maschile, il documentario vuole riportare alla luce le storie di queste lavoratrici che hanno contribuito a spianare la strada all’emancipazione delle donne di oggi.

Rassegna internazionale del cinema archeologico di Cavriana 2026: il regista Lorenzo Scaraggi riceve il premio da Petra Paola Lucini e Adallberto Piccoli per il film “Metabolè” (foto graziano tavan)

Al secondo posto il film “Metabolè” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2026, 65’). Antonella è una regista pugliese che da anni percorre le coste della sua terra inseguendo storie. Non è una turista, non è un’accademica: è una cacciatrice di memorie, che ha imparato a guardare sotto la superficie delle cose — sotto la sabbia, tra le pietre consumate dal vento — e a riconoscere che nessun luogo è davvero immobile. Il film attraversa un viaggio lungo il mare, insieme letterale e interiore, lungo alcuni dei luoghi più stratificati della Puglia adriatica e ionica: Vieste e il Gargano, Siponto, le Isole Tremiti, Scalo di Furno, Porto Cesareo, Leuca. In ogni tappa, Antonella incontra archeologi, studiosi e abitanti, entrando in contatto con storie che affiorano tra superficie e profondità. È attraverso questi incontri che il Mediterraneo prende forma: non come sfondo, ma come protagonista.

Frame del film “Le colline moreniche del Garda” di Mario Piavoli

Al terzo posto il film “Le colline moreniche del Garda. Ambienti, paesaggi e insediamenti umani” di Mario Piavoli (Italia 2025, 34’). Le colline moreniche del lago di Garda dalla formazione geologica ai paesaggi della contemporaneità con un particolare approfondimento sui siti Unesco di Tosina di Monzambano e di Castellaro Lagusello. Flora, fauna, reperti neolitici e romani, testimonianze dei principali protagonisti delle ricerche e scavi archeologici. 

Locri (RC). La rassegna multidisciplinare “Ierofania – Sulle vie del Sacro” fa tappa nel week end al museo e parco archeologico nazionale. Ecco il programma

Il parco archeologico di Locri (RC) (foto drm-cal)

La rassegna multidisciplinare “Ierofania – Sulle vie del Sacro” fa tappa in questo week end a Locri. Ideato dal Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale (DiVa) e organizzato tramite l’Istituto centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale (IC-VEPP), l’evento del ministero della Cultura ad oggi ha coinvolto i musei e i parchi archeologici di Praeneste e Gabii (Lazio), i parchi archeologici di Paestum e Velia (Campania), il Castello Carlo V e l’Anfiteatro romano di Lecce (Puglia), il museo nazionale di Matera (Basilicata). In rassegna un calendario di incontri, spettacoli, mostre, visite guidate e letture nei luoghi identitari della memoria culturale nazionale del Centro e del Mezzogiorno d’Italia, realizzati con l’obiettivo di promuovere una nuova relazione tra beni culturali, comunità e linguaggi contemporanei. Ora lo step in Calabria, al museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri (RC).

La due giorni di eventi è in programma sabato 19 e domenica 20 settembre 2026. Il primo dei due appuntamenti ha preso il via il 19 settembre alle 11.30 al Parco con il Vernissage “Archetype” di Antonio Taschini e l’accompagnamento sonoro degli Hang Dub. Si è proseguito alle 18.30 all’interno del museo Archeologico nazionale con “Il canto del creato. Sulle tracce di San Francesco”, conversazione con padre Antonio Bottino, Pierfranco Bruni, Beatrice Buscaroli, Angelo Piero Cappello, Oronzo Cilli, Fulvio Delle Donne e il direttore della Direzione regionale Musei nazionali Calabria, Fabrizio Sudano, moderata da Mariangela Preta. La prima giornata di eventi si è conclusa alle 20.30 nella splendida cornice del Teatro Greco-Romano, con “Danza in corpi liturgici” della compagnia Zappalà. La coreografia è la regia dello spettacolo sono di Roberto Zappalà, tra i protagonisti la danzatrice Maud de la Purification. Domenica 20 la rassegna multidisciplinare proseguirà, alle 18, con la visita guidata al Parco archeologico, a cura della direttrice Elena Trunfio, e con il successivo reading teatrale e poetico “Pietre che cantano”, introdotto da Francesca Serragnoli, in programma alle 19.15 presso il Museo archeologico. Nell’occasione, a dare voce ai versi della poetessa Cristina Campo sarà l’attrice Galatea Ranzi. 2026.

Il viaggio di “Ierofania – Sulle vie del Sacro” tra le regioni del Centro e Sud Italia si concluderà il 26 e 27 settembre 2026 in Sicilia, al parco archeologico Naxos di Taormina, consentendo di realizzare una geografia che unisce luoghi simbolo della cultura italiana, rivisti come spazi capaci di generare nuove interpretazioni, partecipazione e dialogo tra patrimonio, territori e comunità. Il nome della rassegna richiama il concetto di “ierofania” elaborato dallo storico delle religioni Mircea Eliade, cui il Ministero aveva già dedicato un incontro introduttivo lo scorso giugno alla Curia Iulia del Parco archeologico del Colosseo.

Rutigliano (Ba). Al museo civico Archeologico “Grazia e Pietro Di Donna” apre la mostra “Sotto i nostri piedi il cielo. Archeologie della trasformazione” curata da Sandra Sivilli e Silvana Annicchiarico con le opere di Tarshito che connette reperti antichi, arte contemporanea, installazioni, performance e pratiche partecipative

La mostra sta prendendo forma. Giorno dopo giorno, gli spazi del museo civico Archeologico “Grazia e Pietro Di Donna” di Rutigliano (Ba) si trasformano per accogliere Tarshito e la mostra “Sotto i nostri piedi il cielo. Archeologie della trasformazione” curata da Sandra Sivilli e Silvana Annicchiarico. L’attesa è finita. Domenica 20 settembre 2026, alle 18.30, inaugurazione della mostra che sarà visitabile fino al 31 dicembre 2026. Sviluppato con la collaborazione e il contributo scientifico della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Bari, il supporto, il patrocinio e la collaborazione scientifico-didattica del Politecnico di Milano, Scuola del Design, i patrocini e la collaborazione scientifico-didattica del Politecnico di Bari, dipartimento Architettura, Costruzione, Design e dell’Accademia di Belle arti di Bari, i patrocini di Regione Puglia, Città Metropolitana di Bari, Poli Biblio-Museali di Puglia, Terre di Bari, Rete Musei di Puglia, Puglia Culture, il partenariato di realtà imprenditoriali e associative locali.

L’artista pugliese Tarshito (foto da profilo FB di Tarshito)

Il percorso espositivo si sviluppa nei tre livelli del museo Archeologico, con azioni in vari luoghi della città, connettendo reperti antichi, arte contemporanea, installazioni, performance e pratiche partecipative, attraverso le opere di Tarshito, artista pugliese che da oltre quarant’anni realizza progetti condivisi con artigiani e comunità di numerosi Paesi del mondo. La mostra si articola in tre nuclei simbolici – Il Lavoro, Il Rito/Dono e il Viaggio – dedicati alla terra che genera, alla relazione e all’incontro tra culture. Ne emergono le radici archeologiche della tradizione artigianale e agricola di Rutigliano e in genere della Puglia, la vocazione dell’artigianato della ceramica di Rutigliano, la pratica artistica e collaborativa dall’arte di Tarshito.

Al piano terra, la sezione dedicata al Lavoro si apre con un monumentale vaso rivestito da frammenti di terracotta provenienti da diverse aree geografiche e caratterizzato dalle impronte digitali di numerosi partecipanti: una metafora della comunità che, nell’atto creativo, si fonde in un unico corpo sociale. Lungo la rampa d’accesso, un ricamo di 14 metri simboleggia un pellegrinaggio che introduce il visitatore al percorso, integrato da manufatti provenienti da Bangladesh, Kashmir e Gujarat. Seguono opere realizzate in Messico con sfere di vetro su cera, pitture cerimoniali Warli, vasi in terra cruda della tradizione sarda e i “Guerrieri d’Amore” in bronzo, a testimonianza della pluralità di gesti e culture del fare. Il legame con la terra e la sua trasformazione guida la sezione archeologica, arricchita da materiali inediti. La lavorazione dell’argilla emerge come simbolo della trasformazione neolitica e del processo di sedentarizzazione, avvenuta in Puglia circa 8000 anni fa. Le opere contemporanee di Tarshito incontrano frammenti di ceramica impressa neolitiche, pesi da telaio, intonaci di capanne antiche, macine in pietra, creando un ponte tra le prime comunità agricole e la ricerca artistica odierna.

Allestimento della mostra “Sotto i nostri piedi il cielo. Archeologie della trasformazione” al museo civico Archeologico “Grazia e Pietro Di Donna” di Rutigliano (foto museo archeologico rutigliano)

Il primo piano esplora la trasformazione simbolica del lavoro in Rito, Dono e Celebrazione. L’installazione “Zorba Buddha” mette in relazione la terra con l’offerta spirituale — frutti, piante e cibo — accompagnata da una performance video sull’incontro tra nutrimento materiale e interiore. I reperti archeologici delineano, insieme alle icone contemporanee di Tarshito – animali sacri, vasi rituali, elefanti-tempio e figure dorate – un paesaggio rituale. Tra i reperti delle necropoli di Rutigliano databili tra il VII sec. a.C. e il II sec. d.C., emerge la figura di Dioniso, divinità liminale tra vita e morte, umano e selvaggio. Il suo culto, legato alla fertilità e ai cicli naturali, è evocato attraverso i suoi simboli iconografici — la vite, l’edera, il tirso e gli animali sacri, le figure danzanti— che rappresentano l’unione tra il piano materiale e l’estasi spirituale. Il banchetto dionisiaco, rappresentato da crateri e coppe a figure rosse o vernice nera, trova una sintesi ideale nelle opere di Tarshito. L’ultimo piano è dedicato al Viaggio e all’Incontro. Attraverso strutture mobili, fiumi sacri e architetture simboliche realizzate in India, Colombia, Mongolia e Perù, si delinea una geografia immaginaria e nomade, la visione di una terra senza confini, dove il movimento dei popoli e lo scambio culturale divengono opportunità di evoluzione collettiva. Il tema dell’umanità in movimento emerge dalle testimonianze archeologiche degli spostamenti preistorici e di età classica; strumenti in selce e ossidiana rinvenuti nel territorio di Rutigliano documentano reti di scambio e relazioni intessute già 6000 anni fa da esperti navigatori e viaggiatori neolitici.

Elemento centrale del progetto è il coinvolgimento della comunità: maestri ceramisti, cittadini, studenti del Politecnico di Milano, del Politecnico di Bari e dell’Accademia di Belle Arti di Bari prenderanno infatti parte a laboratori, performance e momenti di confronto (dal 16 al 20 ottobre 2026 workshop con politecnico di Milano e politecnico di Bari, dal 1° al 3 dicembre 2026 con Accademia di Belle Arti di Bari), trasformando la mostra in un’esperienza condivisa in diversi luoghi della rete museale e cittadina: il museo del Fischietto, rappresentativo di un’arte popolare diffusa in tutto il mondo, è il più ricco museo italiano con una collezione di circa 1000 fischietti creati da artigiani e artisti di tutt’Italia negli ultimi 50 anni; il Museo a cielo aperto Galloforie nel centro storico di Rutigliano, che prevede una collaborazione annuale tra un artista ospite e gli artigiani locali, culminando nella performance pubblica “Picciafuoco”, le botteghe di circa 20 artigiani e artisti coinvolti a più riprese in progetti di creazione e valorizzazione della tradizione. La tradizione locale ha come elemento centrale la Fiera del Fischietto, un evento-concorso che permette di arricchire la collezione museale di nuove opere con il contributo di artisti e artigiani da tutta l’Italia.

Torino. Al museo Egizio il concerto “Fusioni” con Kymeia Duo, nuovo appuntamento con “ONDE: le matinée al museo Egizio”. Al termine visita gratuita alla sezione “Materia. Forma del Tempo”

Domenica 20 settembre 2026, alle 11, al museo Egizio di Torino, il concerto “Fusioni”, nuovo appuntamento con “ONDE: le matinée al museo Egizio” con l’orchestra Filarmonica di Torino, conservatorio statale di musica “Giuseppe Verdi” di Torino e Fondazione Merz. L’Orchestra Filarmonica di Torino, con Kymeia Duo, trasforma i due mondi apparentemente distanti, quello del violoncello e delle percussioni, in un unico organismo espressivo. Il duo, composto da Serena Costenaro e Fabio Saccavino, ci rivelerà nuove possibilità timbriche e narrative in un concerto che esplora il dialogo, il contrasto e la fusione tra corpo, ritmo e canto. Il concerto si terrà in Sala Conferenze (con ingresso da via Maria Vittoria 3M: gratuito con prenotazione al link: https://www.museoegizio.it/…/torna-onde-con-12-matinee…/) e i partecipanti potranno visitare gratuitamente “Materia. Forma del Tempo” alla fine dello spettacolo.

Cavriana (Mn). Al museo Archeologico dell’Alto Mantovano la seconda edizione della rassegna cinematografica “Frammenti dal tempo”, promossa da Petrafilm: 10 tappe tra lungometraggi e cortometraggi d’autore, dieci sguardi unici che ricompongono un grande disegno collettivo e permettono di immergersi nel passato. E un incontro con i registi

Come i tasselli di un antico mosaico custodito nel museo Archeologico dell’Alto Mantovano a Cavriana (Mn), la storia e la memoria non si svelano mai tutte in una volta, si svelano per frammenti. A volte è proprio in quella parte mancante, in quel vuoto lasciato nel disegno, che si nasconde la certezza fondamentale per comprendere il passato e metterci in cammino. E allora appuntamento sabato 19 settembre 2026, proprio al museo Archeologico dell’Alto Mantovano con la seconda edizione della rassegna cinematografica “Frammenti dal tempo”, per una giornata all’insegna della cultura, del cinema e della storia. La rassegna propone un suggestivo viaggio in 10 tappe tra lungometraggi e cortometraggi d’autore: dieci sguardi unici che ricompongono un grande disegno collettivo e permettono di immergersi nel passato. L’evento è organizzato da Petrafilm, Solari Fotostudio e Cremona, con il patrocinio e il sostegno di enti e realtà del territorio.

Frame del film “Le colline moreniche del Garda” di Mario Piavoli

Si inizia alle 16 con la prima sessione di proiezioni: apre il film “Il fiume e Nina” di Lorenzo Daniele (Italia 2025, 6’); segue il film “Mauro Curtona. Immaginare la preistoria” di Stefano Zampini e Nicolò Scialpi (Italia 2025, 19’); quindi il film “Neanderthal. Avvoltoi e riti ancestrali” di Stefano Zampini (Italia 2025, 5’). Dopo i tre corti, il film “Gargano Sacro” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2025, 28’); segue il film “Le colline moreniche del Garda. Ambienti, paesaggi e insediamenti umani” di Mario Piavoli (Italia 2025, 34’); chiude la sessione il film “La necropoli ellenistica di Reghion” di Lorenzo Daniele (Italia 2026, 20’).

Dopo un gustoso intermezzo gastronomico offerto ai partecipanti, alle 20.30 inizia la seconda sessione di proiezioni: apre il film “Donne di miniera” di Roberto Carta (Italia 2023, 54’); segue il film “Metabolè” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2026, 65’); quindi il film “Io mi sono conosciuto nel sogno” di Filippo Ticozzi (Italia 2025, 20’); chiude il film “Aphrodisia” di Michele Iodice (Italia 2023, 7’).

Frame del film “Iuliae” di Massimo D’Alessandro

Tra gli appuntamenti più attesi, la prima assoluta del trailer di “IULIAE”, il nuovo documentario di Massimo D’Alessandro.

Registi alla Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Cavriana 2025: da sinistra, , Stefano Zampini, Filippo Ticozzi, Massimo D’Alessandro, Marco Castiglioni. e Nicolò Bongiorno (foto graziano tavan)

Questa giornata nasce da un’appassionata sinergia che, partendo dai luoghi del museo, aprirà le porte alla storia e alla memoria. Ad accogliere i visitatori vi saranno il direttore del museo di Cavriana, il prof. Adalberto Piccoli, e il personale scientifico della struttura, a disposizione per arricchire l’esperienza con approfondimenti storico-archeologici. Durante l’intera giornata saranno presenti in sala quasi tutti i registi dei film proiettati, pronti a dialogare con il pubblico, condividere dettagli e approfondire il retroscena dei loro lavori. Saranno proprio i registi, alle 23, a chiudere “Frammenti dal tempo” con un incontro-confronto in dialogo col pubblico, in attesa della premiazione del film scelto dal pubblico.

Torino. Al museo Egizio giornata di studi in occasione della presentazione del libro “Fare museo. Nuovi scenari, professioni e formazione continua” a cura di Martina De Luca ed Elena Pelosi. Ecco il programma

Cosa significa oggi “fare museo”? Il 19 settembre 2026, alle 10, in sala conferenze del museo Egizio di Torino, in occasione della presentazione del libro “Fare museo. Nuovi scenari, professioni e formazione continua” (Luca Sossella Editore), a cura di Martina De Luca ed Elena Pelosi della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, giornata di studi dedicata alla scoperta delle professioni museali, raccontate attraverso la voce di chi ogni giorno lavora in queste istituzioni. La “macchina museo” è un organismo complesso e affascinante, la cui conoscenza al di fuori degli addetti ai lavori è ancora poco approfondita. Una mattinata dedicata all’approfondimento di alcune di queste figure professionali, riflettendo anche sulla loro profonda e costante trasformazione, in relazione al cambiamento del ruolo dei musei nella società e alle sfide sociali, tecnologiche, ambientali e organizzative che stanno ridisegnando il settore. L’incontro è pensato per chi il museo lo vive da dentro e per chi vorrebbe farlo in futuro: professionisti e professioniste del settore, studenti e studentesse universitari, giovani che intendono intraprendere un percorso lavorativo nel mondo dei musei, e più in generale chiunque sia appassionato di questo ambito. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria al link: https://www.museoegizio.it/…/fare-museo-oggi…/

Programma. Alle 10, saluti istituzionali. PRIMA SESSIONE Le professioni museali oggi: come orientarsi tra ruolo dei musei, competenze e formazione: alle 10.30, Daniele Jalla (ICOM Italia) “Le professioni museali nel sistema italiano”; 11, Martina De Luca (scuola nazionale del Patrimonio e delle Attività culturali) “Fare musei. Nuovi scenari, professioni e formazioni continua”; 11.20, pausa. SECONDA SESSIONE Le sfide contemporanee e profili: quali competenze per il museo del futuro?: 11.40, tavola rotonda: Paola D’Agostino (musei Reali), Marco Rossani (museo Egizio), Elena Stradiotto (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo) in dialogo con Elena Pelosi (scuola nazionale del Patrimonio e delle Attività culturali); 12.30, Sara Menato (museo Egizio), Sylvia Mazzoccoli (museo Egizio), Paola Zanini (Castello di Rivoli); 13.15, confronto con il pubblico.