Rovereto (Tn). Ecco il tema e le date del RAM film festival 2026: “Sguardi sulle città”, un invito a imparare dalle città che siamo stati, per immaginare città più consapevoli, resistenti e sostenibili, capaci di custodire la memoria e allo stesso tempo di trasformarsi

La Fondazione museo civico di Rovereto scopre le carte: ecco le date e il tema del RAM film festival 2026: la trentasettesima edizione avrà un focus sulle città. Dal 7 alkl’11 ottobre 2026, il RAM film festival torna con i migliori film e documentari per raccontare attraverso il cinema il nostro patrimonio, le tradizioni, la memoria, con uno sguardo quest’anno sulle città, tra sfide e meraviglie. Le città sono archivi in continua trasformazione, fatti di storie, pratiche e scelte da preservare e reinterpretare per il futuro con il passato come risorsa attiva, capace di ispirare nuovi modi di immaginare e vivere lo spazio urbano.  Attraverso il cinema e il confronto con studiosi e comunità, questa edizione del RAM vuole riflettere sulle città di ieri, di oggi e di domani, mostrando come forme urbane e modi di abitare siano il risultato di processi storici, culturali e ambientali. “Sguardi sulle città” è quindi un invito a imparare dalle città che siamo stati, per immaginare città più consapevoli, resistenti e sostenibili, capaci di custodire la memoria e allo stesso tempo di trasformarsi.

Un libro al giorno. La peinture murale romaine. Les styles décoratifs pompéiens / Pittura murale romana. Stili decorativi pompeiani” di Alix Barbet, terza edizione revisionata e corretta, l’unica a fornire un’abbondante illustrazione di decorazioni spesso dimenticate, in particolare quelle dei soffitti e delle volte, che ora sono molto difficili da leggere sul posto

Copertina del libro “La peinture murale romaine. Les styles décoratifs pompéiens / Pittura murale romana. Stili decorativi pompeiani” di Alix Barbet

È uscito per i tipi di Éditions Mergoil il libro “La peinture murale romaine. Les styles décoratifs pompéiens / Pittura murale romana. Stili decorativi pompeiani” di Alix Barbet, terza edizione revisionata e corretta. Sono passati quarant’anni dalla pubblicazione, nel 1985, di questo libro di sintesi sugli stili pompeiani, la cui ristampa nel 2009 è fuori stampa. È diventato necessario ripubblicare quest’opera, che è l’unica a fornire un’abbondante illustrazione di decorazioni spesso dimenticate, in particolare quelle dei soffitti e delle volte, che ora sono molto difficili da leggere sul posto. Infatti, la nuova generazione di studenti e ricercatori non ha più accesso a esso, eppure viene costantemente citato nelle pubblicazioni più recenti come riferimento essenziale. Grazie al suo apparato grafico e fotografico, per lo più a colori, possiamo ancora una volta considerare le relazioni tra muri, tetti e pavimenti e farci un’idea del volume interno delle stanze. Si è prestata attenzione tanto al problema dei pastiche, degli stili ibridi e di transizione, quanto a una consolidazione della cronologia dei quattro cosiddetti stili “pompeiani“, ai quali si è aggiunto uno stile pre-pompeiano, basandosi su un attento esame dei dati archeologici. La tipologia degli stili è stata anche rivista in base alla diversità degli ambienti artistici, dei laboratori o semplicemente allo scopo delle stanze all’interno della casa. La struttura in cemento della decorazione diventa quindi percepibile. Le nuove scoperte nella regione di Pompei, che sono state successivamente pubblicate, e il loro sfruttamento in questa nuova edizione, ci permettono di arricchire la nostra conoscenza aggiornando alla fine del capitolo, in modo chiaro e rapido, e offrendo nuove vie di riflessione. Il campo della pittura murale antica, e in particolare la pittura murale pompeiana, è di interesse non solo per gli specialisti della storia antica ma anche per il grande pubblico. Da tempo è stata fonte di ispirazione per artisti e graphic designer, e più recentemente per modellisti in cerca di riproduzioni ideali. Per tutte queste ragioni scientifiche e artistiche, la ripubblicazione di questo volume è uno strumento prezioso.

Roma. Tra Terme di Diocleziano (antico), Foro romano (Medioevo) e Vittoriano (moderno e contemporaneo) la mostra “Roma in moneta: arte e potere nella storia della città eterna”, una grande esposizione diffusa che racconta oltre duemila anni di storia di Roma attraverso la moneta, uno dei più potenti strumenti di rappresentazione politica, economica, ideologica e culturale elaborati dall’Occidente

Mostra “Roma in moneta”: sezione alle Terme di Diocleziano: allestimento (foto mnr)

Mezzo di scambio, emblema del potere, veicolo di propaganda, oggetto artistico e supporto di memoria, la moneta ha accompagnato per secoli la costruzione dell’identità di Roma e della sua immagine nel mondo. Le monete coniate in città costituiscono per questo un osservatorio privilegiato sulle sue trasformazioni politiche, religiose, artistiche e sociali. Inaugurata il 2 luglio c’è tempo fino al 27 settembre 2026 per visitare la mostra “Roma in moneta: arte e potere nella storia della città eterna”, una grande esposizione diffusa che racconta oltre duemila anni di storia di Roma attraverso la moneta, uno dei più potenti strumenti di rappresentazione politica, economica, ideologica e culturale elaborati dall’Occidente.

Mostra “Roma in moneta”: sezione alle Terme di Diocleziano: allestimento (foto mnr)

La mostra è a cura di Alfonsina Russo (dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale), Edith Gabrielli (VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia), Simone Quilici (parco archeologico del Colosseo) e Federica Rinaldi (museo nazionale Romano). La mostra utilizza le monete come chiavi di lettura per ricostruire alcuni momenti cruciali della storia e della cultura di Roma, mettendole in dialogo con opere d’arte antica, dipinti, sculture, codici miniati, oreficerie, installazioni contemporanee e testimonianze della cultura materiale. Tre grandi musei dello Stato collaborano per la prima volta alla realizzazione di una mostra comune.

Mostra “Roma in moneta”: sezione alle Terme di Diocleziano: allestimento (foto mnr)
Mostra “Roma in moneta”: sezione al Tempio di Romolo al Foro romano: allestimento (foto PArCo)

Il percorso si articola in tre sezioni cronologiche: l’età antica al museo nazionale Romano, il Medioevo al parco archeologico del Colosseo, l’età moderna e contemporanea al VIVE. Le tre sezioni della mostra possono essere visitate sia in maniera autonoma sia secondo un percorso unitario. La sezione del museo nazionale Romano è affidata al coordinamento scientifico di Fabrizio Oppedisano (Scuola Normale Superiore di Pisa) e Massimiliano Papini (‘Sapienza università di Roma); quella del parco archeologico del Colosseo di Sandro Carocci (università di Roma “Tor Vergata”), Serena Romano (università di Losanna) e Dario Internullo (università di Roma Tre); quella del VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia di Francesco Benigno (Scuola Normale Superiore di Pisa), Edith Gabrielli e Matteo Sanfilippo (università della Tuscia). Il comitato scientifico comprende, oltre ai coordinatori, Barbara Agosti, Marta Barbato, Federico Barello, Lorenzo Canova, Raffaella Morselli, Massimo Osanna, Emanuele Pellegrini, Roberto Pinto, Pier Paolo Racioppi, Alessia Rovelli, Lucia Travaini e Claudio Zambianchi.

Mostra “Roma in moneta”: sezione al Tempio di Romolo al Foro romano: allestimento (foto PArCo)
Mostra “Roma in moneta”: sezione alle Terme di Diocleziano: allestimento (foto mnr)

Il percorso si articola in venticinque sottosezioni – otto al museo nazionale Romano, otto al parco archeologico del Colosseo e nove al VIVE – dedicate ad altrettanti episodi cruciali nella storia di Roma e alle relative temperie culturali, inclusi l’elezione di Giulio Cesare dittatore, il rientro di papa Martino V dalla cattività avignonese e la breccia di Porta Pia. Ciascuna sottosezione prende avvio da una moneta e mette in relazione opere d’arte, testi di approfondimento e innovativi strumenti digitali, concepiti come supporti alla visita e strumenti di interpretazione. La mostra presenta oltre 160 opere, dall’antichità al contemporaneo. Le monete antiche provengono dal Medagliere del museo nazionale Romano, da poco riaperto al pubblico e interessato da un importante progetto di digitalizzazione finanziato con fondi PNRR; le monete contemporanee dal museo della Zecca. Le opere d’arte sono concesse in prestito dai principali musei dello Stato italiano, dalla sovrintendenza Capitolina, dai Musei Vaticani, da numerosi musei civici, da archivi, fondazioni, gallerie e collezionisti privati.

Mostra “Roma in moneta”: sezione al Tempio di Romolo al Foro romano: allestimento (foto PArCo)
Mostra “Roma in moneta”: sezione al Vittoriano: “Untitled” di Maurizio Cattelan (foto vive)

Tra le opere di maggior rilievo figurano, al museo nazionale Romano, il Piatto onorario di Ardabur Aspar (Firenze, museo Archeologico nazionale), il Ritratto di Giulio Cesare (Musei Vaticani) e il Ritratto di Costantino (Roma, Sovrintendenza Capitolina); al parco archeologico del Colosseo, gli affreschi da Santa Maria in Via Lata con I sette dormienti (Roma, Crypta Balbi) e la Madonna di Pietro di Belizo e Belluomo (Parma, Fondazione Magnani-Rocca); al VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia, il Messale della Rovere decorato da Jacopo Rivaldi, capolavoro della miniatura quattrocentesca (Torino, Archivio di Stato); il Ritratto di papa Alessandro VII Chigi di Gianlorenzo Bernini (Roma, Gallerie Nazionali d’Arte Antica) e Untitled di Maurizio Cattelan, che chiude il racconto sul presente europeo.

Un libro al giorno. “L’Africa in deposito. Collezioni coloniali italiane nei musei Euregio” a cura di Nicola Labanca e Davide Zendri: indagine su come gli oggetti – raccolti in Eritrea, Somalia, Libia ed Etiopia – siano arrivati fino a noi e quali narrazioni abbiano costruito

Copertina del libro “L’Africa in deposito. Collezioni coloniali italiane nei musei Euregio” a cura di Nicola Labanca e Davide Zendri

È uscito per i tipi di Verlag Militaria il libro “L’Africa in deposito. Collezioni coloniali italiane nei musei Euregio” a cura di Nicola Labanca e Davide Zendri, pubblicato dal MITAG Museo Storico Italiano della Guerra. “L‘Africa in deposito” dischiude i depositi dei musei dell‘Euregio (Trentino-Alto Adige/ Südtirol e Tirolo) per svelare una storia nascosta: quella delle collezioni coloniali italiane. Per decenni, armi africane, uniformi cachi, cimeli e fotografie esotiche hanno popolato le vetrine museali, spesso senza una reale contestualizzazione, rimanendo testimoni silenti di un passato rimosso. Questo volume è il frutto di un vasto progetto di ricerca e catalogazione intrapreso in occasione dell‘Anno dei Musei Euregio 2025. Non si tratta di un semplice catalogo, ma di un‘indagine su come questi oggetti – raccolti durante la vicenda coloniale italiana in Eritrea, Somalia, Libia ed Etiopia – siano arrivati fino a noi e quali narrazioni abbiano costruito. Il libro analizza la genesi di queste raccolte, formatesi in gran parte nel Ventennio fascista, quando musei come quello di Rovereto inauguravano Sale Coloniali dedicate. In quel contesto, gli oggetti non servivano solo a documentare, ma a celebrare la conquista, a ostruire l‘immagine di un nemico esotico e a rafforzare l‘identità imperiale italiana attraverso la propaganda. “L‘Africa in deposito, attraverso saggi e approccio catalografico diviso per tipologie di bene descritto e area geografica di provenienza, interroga la natura stessa di queste collezioni. Studiosi come Nicola Labanca e Emanuele Ertola inquadrano i caratteri specifici del colonialismo italiano. Massimo Zaccaria approfondisce il ruolo degli ascari. Alessandro Triulzi riflette sulle complesse modalità di rappresentare la colonia, mentre Nicola Fontana e Sabrina Meneghini indagano i fondi fotografici conservati. Il cuore del volume è dedicato alla cultura materiale e alla geografia materiale dell‘impero. Analisi dettagliate, curate da Renzo Catellani, Gabriele Zorzetto e Davide Zendri, esaminano uniformi, caschi e distintivi. Gianfrancesco Lusini traccia il lungo viaggio degli oggetti etnografici, dall‘altopiano etiopico alle vetrine europee. Questa mappatura si estende dai primi possedimenti in Eritrea e Somalia, alla guerra Mahdista in Sudan, alla conquista della Libia e infine alla brutale guerra d‘Etiopia, senza dimenticare appendici su esperienze meno note come la Concessione di Tianjin e il Dodecaneso. Attraverso la catalogazione meticolosa dei fondi di musei come il MITAG, la Fondazione Museo Storico del Trentino, il Museo Caproni, il Museo Nazionale Storico Degli Alpini, il MAG di Riva e il Palais Mamming di Merano, il volume offre uno strumento essenziale per comprendere non solo cosa l‘Italia prese dall‘Africa, ma anche come scelse di raccontare a se stessa quella conquista.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale “L’Atleta di Taranto”, evento ufficiale collaterale della XX edizione dei Giochi del Mediterraneo: per tre giorni dopo la visita guidata performance con il giovane atleta rappresentato in carne e ossa da un giovane attore

Il 25, 26 e 27 agosto 2026 al museo Archeologico nazionale di Taranto, “L’Atleta di Taranto”, evento ufficiale collaterale della XX edizione dei Giochi del Mediterraneo – Taranto 2026. Il 25 e 26 agosto: 19:30, visita alla tomba dell’atleta; 20, spettacolo; 21, visita alla Tomba dell’Atleta; 21.30, spettacolo. Il 27 agosto: 16.30, visita alla tomba dell’atleta, 17:00 spettacolo, 18:00 visita alla tomba dell’atleta, 18:30 spettacolo. L’ingresso allo spettacolo è gratuito su prenotazione obbligatoria, previo acquisto del biglietto di ingresso al Museo, e fino ad esaurimento posti. Info e prenotazioni: 099 4532112.

La Tomba dell’Atleta al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto marta)

Unicum al mondo, l’Atleta di Taranto dorme circondato dal suo splendido corredo funerario nella sala VII del MArTA, museo Archeologico nazionale di Taranto. Per tre giorni proverà a svegliarlo la compagnia Terra Magica, facendolo rivivere in uno spettacolo pieno di suggestioni. La penna della drammaturga Barbara Gizzi ne ha immaginato il lato umano nella città capitale della Magna Grecia e nel suo importante ginnasio, una Taranto unica in campo sportivo fin dall’antichità. Con i Giochi del Mediterraneo appare ancora più forte il legame tra la storia millenaria della città e i grandi valori dello sport di cui l’Atleta è eccezionale rappresentante. Massimo Cimaglia, regista e interprete dello spettacolo insieme a Valeria Cimaglia, Marco Maggio e all’arpista Benedetta Miro, propone agli spettatori un’esperienza immersiva a livello culturale ed emozionale. Lo spettatore, infatti, dopo aver visitato la tomba dell’Atleta con le guide del MArTA, avrà modo di vederlo rappresentato in carne e ossa da un giovane attore, vivendo con lui le paure, le emozioni, gli entusiasmi che ogni sportivo vive. Lo spettacolo è in italiano con soprattitoli in inglese e in francese.

Rosarno (RC). Al museo dell’Antica Medma la conferenza “Gli Dei di Calderazzo. Riflessioni sul culto del santuario scoperto da Paolo Orsi” con la prof.ssa Ágnes Bencze, dell’università cattolica Péter Pázmány Péter di Budapest

Martedì 25 agosto 2026, al museo dell’Antica Medma a Rosarno (RC), alle 18, nell’ambito del ciclo di conferenze sull’archeologia medmea organizzato dal museo e parco archeologico nazionale di Medma-Rosarno, la conferenza “Gli Dei di Calderazzo. Riflessioni sul culto del santuario scoperto da Paolo Orsi” con la prof.ssa Ágnes Bencze, dell’università cattolica Péter Pázmány Péter di Budapest, da diversi anni impegnata nella revisione dell’importante complesso di reperti coroplastici provenienti dalla grande stipe votiva scoperta agli inizi del ‘900 da Paolo Orsi, che parlerà dei suoi studi, accompagnando i partecipanti nel mondo degli dei e dei culti praticati nel santuario di Calderazzo.

Un libro al giorno. “Il kouros di Rhegion. Recupero, restauro, valorizzazione” a cura di Carmelo Malacrino. La prima monografia dedicata al celebre kouros, nata dal restauro del 2020

Copertina del libro “Il kouros di Rhegion. Recupero, restauro, valorizzazione” a cura di Carmelo Malacrino

È uscito per i tipi de L’Erma di Bretschneider il libro “Il kouros di Rhegion. Recupero, restauro, valorizzazione” a cura di Carmelo Malacrino. La prima monografia dedicata al celebre kouros, nata dal restauro del 2020: un intervento non solo conservativo, ma anche conoscitivo, che ha riaperto il dibattito su origine, funzione e cronologia dell’opera. Un volume corale, con il contributo di numerosi studiosi, che rappresenta oggi un punto di riferimento imprescindibile per lo studio di uno dei reperti più importanti del MArRC, spesso accostato ai Bronzi di Riace. “Un volume monografico sul kouros di Rhegion – scrive Fabrizio Sudano, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, nella presentazione – non era ancora mai stato dato alle stampe ed è grazie a Carmelo Malacrino, il curatore di questo lavoro, che la letteratura archeologica si arricchisce di un nuovo e doveroso contributo. Il tutto prende spunto dal suo restauro, effettuato nel 2020, con un cantiere aperto al pubblico, grazie al progetto Restituzioni finanziato dalla Fondazione Intesa San Paolo. Come si vedrà, un restauro non solo conservativo ma anche conoscitivo, che ha permesso di sviluppare nuovi studi e di consolidare vecchie ipotesi su provenienza e destinazione dell’opera. Un progetto editoriale che si distingue per aver coinvolto numerosi studiosi del settore che, con gran de impegno e straordinaria competenza, hanno arricchito il volume con contributi collaterali all’oggetto di studio principale e che risultano fondamentali per inquadrarlo dal punto di vista cronologico, tipologico e tecnologico. La giusta cornice, quindi, per dare spazio a teorie utili all’identificazione e all’interpretazione del reperto archeologico forse più prezioso, insieme alla lastra con danzatrici in terracotta da Griso-Laboccetta, tra i tanti esposti al MArRC e provenienti da Reggio Calabria. Probabilmente prezioso e importante quanto gli stessi Bronzi di Riace, con i quali, purtroppo, con divide l’amaro ma forse affascinante destino di essere avvolti dal mistero. Un giovane aristocratico o un dio (Apollo?) – realizzato per il segnacolo di una tomba o per il donario in un santuario, proveniente dal settore meridionale o settentrionale di Reggio, con l’arco e la faretra o con una phiale – il nostro kouros farà ancora discutere gli studiosi. Nel frattempo, questo volume analizza con rigore metodologico il dato scientifico e la documentazione archivistica e costituisce pertanto un punto fermo e imprescindibile per il suo studio. D’altra parte, mutuando le parole pronunciate da Vittorio Sgarbi a proposito dei Bronzi di Riace, la nostra statua “avrebbe” solo 35 anni, essendo stata “scoperta” nel 1990 dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria, durante un controllo di carattere tributario. Concludiamo dunque con un plauso a tutte le Forze dell’Ordine che collaborano con gli organi del ministero della Cultura e grazie alle quali possiamo ammirare, in tutto il loro splendore, capolavori come il kouros di Rhegion, sottratti definitivamente al traffico illecito di opere d’arte, nell’ambito di una quotidiana lotta contro i delitti sul patrimonio culturale”.

Locri (RC). Apertura straordinaria del museo e parco archeologico con visite guidate, degustazioni, talk e live show. E al museo del Territorio di Palazzo Nieddu “Usque ad Sidera”, osservazione delle stelle, arte, visite guidate e performance

A Locri (RC) apertura straordinaria lunedì 24 agosto 2026 dei siti archeologici con doppio appuntamento. Al museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri, dalle 17 alle 19.30, visite guidate “Itinerario culturale” e degustazioni a cura del Gal Terre Locridee. E alle 18, talk “La storia che viene dal mare”, evento gratuito con prenotazione obbligatoria al +39 379 3964710. Intervengono Giuseppe Fontana, sindaco di Locri; Raffaele Greco, direttore generale Ente parchi marini Regione Calabria; Elena Trunfio, direttore del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri; Francesco Macrì, presidente Gal Terre Locridee; Giovanni Calabrese, assessore regionale al Turismo. Alle 21, all’Arena Epizefiri di Locri, live show di Alessandro Siani.

Al museo del Territorio di Palazzo Nieddu, dalle 20.30 alle 24, “Usque ad Sidera”, osservazione delle stelle, arte, visite guidate e performance con Archeoclub Locri. Gli eventi sono gratuiti. Dopo i saluti istituzionali, interviene il prof. Giuseppe Arcidiacono su “Astronomia e Cosmologia nell’operfa di Dante”. A seguire: osservazione stellare al telescopio a cura di Nicola Sgambelluri e dello staff del Planetario. Visite guidate alla scoperta del museo del Territorio con l’Archeoclub e l’archeologa Maria Teresa Iannelli. Esposizione pittorica a tema di artisti locali. Musiche a cura del gruppo Usanticu e Tiziana Romeo. Sotto le Stelle: estemporanea di pittura a cura di Maria Adele Longo.

Castelvetrano (Tp). “Tra templi e mare: aperitivo sul Mediterraneo”: visita guidata speciale sull’Acropoli di Selinunte quando il Parco si prepara alla sera

Ci sono luoghi che al tramonto cambiano voce. Sull’Acropoli di Selinunte (Tp), quando la luce si abbassa e il Mediterraneo resta davanti agli occhi, la visita diventa un’esperienza diversa: più lenta, più intima, più vicina al paesaggio. Il 24, 28, 30 agosto e 2 settembre 2026, alle 18.30, speciale visita guidata “Tra templi e mare: aperitivo sul Mediterraneo” quando il Parco si prepara alla sera: tra pietra dorata, brezza marina e il profilo dei templi contro il cielo. Punto di incontro: biglietteria Ingresso Est – Collina Orientale del Parco a Marinella di Selinunte, Castelvetrano (Tp). Durata 30 minuti, costo 27 euro, esclusi il biglietto ridotto d’ingresso al parco euro (7 euro) e il biglietto trenino (3 euro). Info e prenotazioni su coopculture.it: https://www.coopculture.it/…/tra-templi-e-mare…

Passeggiando lungo le antiche strade dell’Acropoli guidati da un archeologo, si scoprono la storia e i miti della colonia greca fino a raggiungere il Tempio C e i resti degli altri templi affacciati sul mare. L’esperienza si conclude sulla terrazza panoramica con un aperitivo gustando prodotti locali. Un’esperienza di puro relax per scoprire la storia di Selinunte e guardare il Mediterraneo mentre il sole inizia a scendere. Il menù aperitivo comprende: 2/3 bruschette, salatini misti, primo sale o altri formaggi del territorio. pizza siciliana, olive condite e da mensa e pomodori secchi, 1 coppetta di granita al limone, aperitivo alcolico o analcolico o vino.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale la visita guidata “Nei luoghi dello Sport: dalle antiche strutture sportive ai moderni stadi” con un funzionario architetto del museo

Gli impianti sportivi moderni hanno radici nell’antichità? Dopo il primo appuntamento, al museo Archeologico nazionale di Taranto torna l’approfondimento sulle antiche strutture dedicate allo Sport e alla loro evoluzione fino ai moderni stadi. Domenica 23 agosto 2026, alle 15 e alle 17, la visita guidata “Nei luoghi dello Sport: dalle antiche strutture sportive ai moderni stadi”: un funzionario architetto del museo metterà in luce tipologie, trasformazioni e curiosità, mostrando come, a distanza di duemila anni, questi spazi continuino a essere progettati per accogliere emozioni, pubblico e competizioni. Un’occasione per osservare lo sport e la sua architettura con uno sguardo rivolto al passato. L’approfondimento tematico si terrà presso la teca della hall del museo. Attività inclusa nel biglietto d’ingresso (euro 10, salvo gratuità e riduzioni). Prenotazione obbligatoria al numero: 099 4532112