Pompei. All’auditorium degli Scavi la conferenza “La Tomba del Cerbero nel comprensorio di Liternum. Dati preliminari di scavo e prospettive di ricerca” con l’archeologa Simona Formola (Sabap-met Na), ultimo incontro dell’anno dell’associazione internazionale Amici di Pompei
Appuntamento di febbraio con l’Associazione Internazionale Amici di Pompei ETS: venerdì 20 febbraio 2026, alle 17, all’Auditorium degli Scavi di Pompei, la conferenza “La Tomba del Cerbero nel comprensorio di Liternum. Dati preliminari di scavo e prospettive di ricerca” con l’archeologa Simona Formola, funzionario per la soprintendenza ABAP dell’area metropolitana di Napoli.

L’interno della Tomba del Cerbero ricostruita nello stand della Sabap di Napoli al Salone internazionale del Restauro a Ferrara (foto sabap-met-na)

Il complesso della Tomba del Cerbero nella necropoli di Giugliano in Campania (Na) (foto sabap-met-na)
L’incontro racconterà i dettagli della scoperta, avvenuta nell’ottobre 2023, a Giugliano, in un’area mai indagata in precedenza, durante interventi di archeologia preventiva ad opere pubbliche: nel comprensorio dell’antica Liternum, viene portata alla luce una tomba a camera ipogea, interamente affrescata, con l’ingresso ancora inviolato e sigillata. Si tratta di una camera ad ambiente unico, alla quale si accede attraverso un breve corridoio scavato nella terra, che conserva anche due letti tricliniari, un sarcofago ed una mensa su cui è collocato vasellame ceramico per gli aspetti cultuali del rito funerario. Si propone una descrizione delle deposizioni e del corredo deposto con i defunti, nonché del ricco apparato decorativo con interpretazione iconografica preliminare dei soggetti rappresentati: due Ittiocentauri clipeofori sulla parete frontale della camera e la dodicesima fatica di Ercole contro il Cerbero, alla presenza di Hermes, sulla parete d’ingresso. Viene infine esaminato il contesto storico e topografico di riferimento, connesso all’istituzione della colonia di Liternum nel 194 a.C., e significativamente in un punto nevralgico dell’Ager Campanus, nei pressi di assi centuriali noti e di nodi stradali di maggiore rilevanza, la Consularis Campana, la via Cumis-Capuam e la via per Liternum. Vengono analizzati i dati preliminari del rinvenimento, suscettibili certamente di diverse altre interpretazioni, soprattutto alla luce dei dati che potranno emergere dall’imminente prosieguo delle indagini, e riportati brevemente i risultati delle indagini polliniche ed archeobotaniche realizzate su campioni.
Roma. A Palazzo Patrizi Clementi, sede Sabap, presentazione del libro “Tusculum VII: ridefinendo la città medievale scomparsa” a cura di Valeria Beolchini e Pilar Diarte-Blasco, che fa chiarezza sulle fasi di vita archeologicamente meno note, quelle medievali, della Civitas Tuscolana
Giovedì 19 febbraio 2026, alle 16, a Palazzo Patrizi Clementi, sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti, in via Cavalletti n. 2 a Roma, presentazione del libro “Tusculum VII: ridefinendo la città medievale scomparsa” a cura di Valeria Beolchini e Pilar Diarte-Blasco (Consejo Superior de Investigaciones Científicas), che fornisce un’organica rilettura delle informazioni raccolte e consente di fare chiarezza sulle fasi di vita archeologicamente meno note, quelle medievali, della Civitas Tuscolana. Dopo i saluti di Lisa Lambusier, soprintendente; Marco De Carolis, commissario straordinario Comunità montana dei Castelli romani e prenestini; Antonio Pizzo, direttore della Escuela Española de Historia y Arqueologia en Roma-CSIC; presentano il libro Tommaso di Carpegna Falconieri, presidente della Società romana di Storia patria; e Riccardo Santangeli Valenzani, università Roma Tre. Modera Gabriella Serio, funzionaria archeologa Sabap.

Copertina del libro “Tusculum VII: ridefinendo la città medievale scomparsa” a cura di Valeria Beolchini e Pilar Diarte-Blasco
Tusculum VII. Nell’immaginario collettivo, il nome Tusculum rimanda inevitabilmente alla città di epoca romana, all’antiquissimum municipium di ciceroniana memoria. Immerso nella natura rigogliosa del Parco regionale dei Castelli Romani, per secoli le rovine di questo sito archeologico oggi abbandonato hanno attratto eruditi, letterati, viaggiatori del Grand Tour e semplici appassionati di storia e archeologia, che in questo luogo fuori dal tempo ritrovavano le radici di un lontano passato. Gradualmente, in anni recenti, questa immagine affascinante ma parziale di Tusculum ha iniziato a svanire, grazie al progredire delle ricerche condotte nel sito dal 1994 dall’Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma-CSIC, i cui risultati hanno permesso di restituire una storia ben più complessa e articolata dell’insediamento: dalla sua prima fondazione in epoca protostorica, alla monumentalità e potenza in età classica, al rinato splendore nei secoli centrali del medioevo sotto il dominio del potente lignaggio aristocratico dei Conti de Tusculana e, infine, alla sua definitiva distruzione e abbandono nel 1191, causato dall’atavica rivalità con la vicina Roma. La prima monografia dedicata alle fasi di vita post-classiche dell’insediamento risale al 2006 ed apparve in questa stessa collana editoriale (V. Beolchini, Tusculum II. Tuscolo. Una roccaforte dinastica a controllo della Valle Latina. Fonti storiche e dati archeologici). Da allora, le nostre conoscenze sull’abitato medievale si sono notevolmente arricchite, in particolare grazie all’avvio di uno specifico sotto-progetto di ricerca dedicato a “Tusculum medievale: territorio, paesaggio, economia e società”. Questo nuovo volume nasce dunque dall’esigenza di provare a mettere a sistema ed elaborare l’ingente mole di dati oggi a disposizione, con l’obiettivo di fornire un’organica rilettura delle informazioni che consenta di fare luce sulle fasi di vita archeologicamente più labili e, conseguentemente, meno note della città. Per raggiungere tale obiettivo ci si è avvalsi della collaborazione di specialisti provenienti da differenti discipline: all’iniziale inquadramento storico e archeologico seguono approfondimenti che spaziano dall’archeobiologia alle prospezioni geofisiche, dalle ricognizioni topografiche allo studio della materialità architettonica della città, dall’analisi dei reperti ceramici e numismatici all’antropologia e all’archeologia della guerra. Una ricerca corale e interdisciplinare che si propone di mantenere vivo lo spirito di collaborazione e sperimentazione della ricerca che tradizionalmente ha caratterizzato il Progetto Tusculum, nella speranza di contribuire a far riemergere dall’oblio del passato la storia di questa potente città medievale per secoli rimasta invisibile.
Arezzo. Al museo Archeologico nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” al via le visite guidate con Francesca Giordano alla mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”. Ecco il programma
Giovedì 19 e 26 febbraio 2026 al museo Archeologico nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” di Arezzo visite guidate alla mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”. Due i turni di visita, alle 15 e alle 16.30, per scoprire la sezione romana del Museo completamente riallestita e visitare la mostra insieme all’operatrice Francesca Giordano. Durata della visita: 1 ora e 15 minuti circa. Visita compresa nel biglietto d’ingresso, fino esaurimento posti (max 15 persone). Prenotazione consigliata a drm-tos.archeoar@cultura.gov.it.
La mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”, ospitata fino al 6 settembre al museo Archeologico nazionale di Arezzo, è il primo evento organizzato nell’ambito del progetto “Semi di Comunità. Piano Olivetti per la cultura”, promosso dal ministero della Cultura – Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale – Istituto centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale, in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Firenze e il museo Archeologico nazionale di Arezzo. La mostra e il relativo public program – articolato in eventi, incontri, laboratori, seminari e processi culturali partecipati – intendono rafforzare il legame tra territorio, patrimonio e comunità, restituendo alla Minerva il suo ruolo di catalizzatore identitario e culturale (vedi Arezzo. Al museo Archeologico nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” il ministro Giuli inaugura la mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”, primo appuntamento del progetto nazionale “Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura”, per un più ampio percorso di valorizzazione e partecipazione culturale | archeologiavocidalpassato).
Verona. Riapre al pubblico, dopo un decennio di chiusura, il Centro Internazionale di Fotografia – Scavi Scaligeri con la mostra “Winter games! Gli sport invernali. Fotografie dagli archivi LIFE 1936-1972” nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026
Dopo un decennio di chiusura, il Centro Internazionale di Fotografia – Scavi Scaligeri riapre al pubblico e torna a essere uno spazio vivo di produzione culturale e confronto. Dal 20 febbraio 2026, i suggestivi ambienti sotterranei nel cuore di Verona accolgono la mostra “Winter games! Gli sport invernali. Fotografie dagli archivi LIFE 1936-1972” che intreccia fotografia, sport, storia e immaginario collettivo, inserendosi nel palinsesto di iniziative che accompagnano la città durante i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, di cui Verona è protagonista. Attraverso questa mostra, gli Scavi Scaligeri non segnano soltanto la riapertura di un luogo emblematico per la fotografia italiana, ma ribadiscono anche la centralità di Verona come polo di produzione culturale, confronto internazionale e riflessione sull’immaginario contemporaneo. Un ritorno a lungo atteso, fortemente voluto dall’Amministrazione attraverso l’Assessorato alla Cultura, che restituisce al pubblico uno spazio affascinante e unico, capace di guardare al futuro a partire da immagini che hanno segnato la storia. La mostra, da un’idea di Giuseppe Ceroni e curata da Simone Azzoni, inserita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, è promossa dal Comune di Verona e prodotta da Silvana Editoriale, in collaborazione con PEP Artists e Grenze Arsenali Fotografici, e porta negli Scavi Scaligeri uno sguardo iconico e senza tempo: quello della storica rivista LIFE, uno dei magazine fotografici più influenti del Novecento. A rendere unica questa esposizione è l’assoluta originalità del progetto, pensato e realizzato ad hoc per Verona e per questa occasione.
Il percorso espositivo prende avvio dagli sport invernali, ma va ben oltre la dimensione della competizione e della pura performance atletica. Le circa cento immagini selezionate, molte delle quali inedite, restituiscono lo sport come esperienza condivisa, spettacolo, rito collettivo e potente specchio del proprio tempo. Dalle Olimpiadi invernali di Garmisch-Partenkirchen del 1936 a quelle di Sapporo del 1972, passando per la storica edizione di Cortina 1956, LIFE racconta quasi quarant’anni di storia segnati da guerre, ricostruzioni, crescita economica e tensioni geopolitiche. Il percorso espositivo si articola in sei aree tematiche – Ice Lines, People, Experienced, Cortina 1956, Garmisch-Partenkirchen 1936 e Fun out of Life – che guidano il visitatore attraverso diversi livelli di lettura, offrendo una narrazione fluida e immersiva. Un vero e proprio viaggio nella memoria visiva del Novecento, capace di rendere il pubblico testimone e partecipe allo stesso tempo. La visita alla mostra offre un’occasione speciale per riscoprire gli Scavi Scaligeri, che tornano accessibili al pubblico proprio in concomitanza con l’esposizione, dopo dieci anni di importanti lavori di restauro e valorizzazione. Con un unico biglietto, i visitatori potranno accedere sia alla mostra sia all’area archeologica, riscoprendo un luogo di straordinario valore storico, all’interno del quale si snoda l’allestimento, in un dialogo suggestivo tra fotografie, architettura e stratificazioni del passato.
Roma. Con la conferenza “Patrimonium Appiae. Le ragioni di questo volume e le sue istruzioni d’uso” di Stefano Roascio al via il ciclo di incontri in biblioteca “Leggiamo… il Parco Archeologico dell’Appia Antica” promosso dal parco archeologico dell’Appia antica per rafforzare il rapporto tra il Parco e le comunità locali. Ecco il programma
Come lavora un archeologo o come nasce un parco archeologico? Lo scopriremo seguendo “Leggiamo… il Parco Archeologico dell’Appia Antica”, il progetto di incontri pubblici dedicati alla conoscenza e alla condivisione del patrimonio archeologico, storico e paesaggistico dell’Appia Antica. Il parco archeologico dell’Appia Antica con questo progetto avvia una nuova collaborazione con le Biblioteche del Comune di Roma, in particolare con quelle che si affacciano sul suo territorio, con l’obiettivo di rafforzare il rapporto tra il Parco e le comunità locali e di promuovere una conoscenza più consapevole del patrimonio archeologico, storico e paesaggistico. Il progetto nasce dalla volontà di sensibilizzare i cittadini che vivono in prossimità dell’area protetta, utilizzando come strumento di dialogo il libro “Patrimonium Appiae. Depositi emersi” (disponibile gratuitamente online cliccando qui), edito come catalogo dell’omonima mostra, che diventa così il punto di partenza per gli incontri pubblici ospitati in due biblioteche limitrofe al Parco: la Biblioteca Nelson Mandela e la Biblioteca Arcipelago Auditorium. Gli incontri affronteranno temi generali legati alla storia, all’uso e alla percezione del territorio dell’Appia Antica. A questi momenti di approfondimento teorico seguiranno visite guidate nei principali luoghi della cultura del Parco, per favorire un collegamento diretto tra narrazione, studio ed esperienza dei luoghi. Particolare rilievo assume il circle time, momento conclusivo del ciclo di incontri che si svolgerà all’Antiquarium di Lucrezia Romana. Si tratta di uno spazio di ascolto e condivisione in cui il Parco accoglierà testimonianze, ricordi ed esperienze personali di cittadini, appassionati e frequentatori abituali dei luoghi, valorizzando saperi e narrazioni che contribuiscono a costruire un patrimonio culturale condiviso. L’iniziativa si propone, dunque, come progetto pilota, con la prospettiva di poter coinvolgere ulteriori biblioteche del circuito comunale e sviluppare nuove tematiche, nel segno della partecipazione, dell’inclusione e del dialogo tra istituzioni culturali e cittadinanza.
Questo un nuovo percorso nelle biblioteche di quartiere in collaborazione con le Biblioteche di Roma prende il via mercoledì 18 febbraio 2026, alle 17, alla Biblioteca Arcipelago Auditorium in via Benedetto Croce 50 a Roma, con la conferenza “Patrimonium Appiae, le ragioni di questo volume e le sue istruzioni d’uso” di Stefano Roascio che farà scoprire come una mostra organizzata su base topografica che diventa libro e offre una finestra sul lavoro dello storico, dell’archeologo e dell’architetto, possa trasformarsi in racconto, e come, dal Settecento a oggi, l’impegno di storici e architetti abbia contribuito a custodire e valorizzare la bellezza senza tempo della Regina Viarum con la formazione del Parco Archeologico dell’Appia Antica. Ingresso libero fino a esaurimento posti. La partecipazione agli Incontri in Biblioteca dà diritto a una visita guidata gratuita nei siti del Parco.
Calendario di “Leggiamo… il Parco Archeologico dell’Appia Antica”. Mercoledì 25 febbraio 2026, alle 17, alla Biblioteca Arcipelago Auditorium, “La morte e la memoria” con Mara Pontisso: sepolcri e pratiche funerarie presenti nell’area del parco archeologico dell’Appia Antica, tra monumenti funerari, rituali e forme di autorappresentazione che raccontano il rapporto tra i vivi, i defunti e il territorio. Lunedì 2 marzo 2026, alle 17, alla Biblioteca Nelson Mandela, “Percorsi per la conquista, le migrazioni, i viaggi” con Federica Pollari: strade fondamentali per l’organizzazione politica e gestionale dell’impero, come la via Appia, la via Latina e la via Ardeatina, che in seguito diventeranno cammini della fede. Lunedì 9 marzo 2026, alle 17, alla Biblioteca Nelson Mandela, “I luoghi del vivere” con Maria Cristina Rinaldoni: come viene utilizzato il territorio dall’età Repubblicana al Medioevo, tra abitati, villaggi, ville, fortificazioni, acquedotti e chiese, per comprendere le diverse forme di insediamento, organizzazione e vita quotidiana. L’ingresso agli incontri in biblioteca e alle visite guidate è libero fino ad esaurimento posti.
Roma. Nella chiesa di Santa Caterina de’ Funari la conferenza “Crypta Balbi. Il chiostro rinascimentale” con gli architetti Saveria Petillo e Mauro Marzullo e lo Studio Jurina e Radaelli, primo incontro del ciclo “Il Museo si trasforma. I cantieri del Programma URBS. Dalla città alla campagna romana”
Mercoledì 18 febbraio 2026, per “Il Museo si trasforma. I cantieri del Programma URBS. Dalla città alla campagna romana”, nuovo ciclo di conferenze al museo nazionale Romano, curato da Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano, e da Saveria Petillo, e dedicato alla presentazione dei cantieri del grande progetto URBS, dalla città alla campagna romana, alle 17, nella chiesa di Santa Caterina de’ Funari, in collaborazione con la Rettoria di S. Caterina de’ Funari e l’Istituto Romano di S. Michele, la conferenza “Crypta Balbi. Il chiostro rinascimentale” con gli architetti Saveria Petillo e Mauro Marzullo e lo Studio Jurina e Radaelli. Modera Federica Rinaldi. Ingresso libero nel limite dei posti disponibili. Prenotazione obbligatoria: https://www.eventbrite.it/…/biglietti-il-museo-si…






















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