Roma. Alle Terme di Diocleziano per i “Mercoledì al Museo”, secondo appuntamento della nuova sessione del ciclo di conferenze “Il Museo si trasforma” con l’incontro “Terme di Diocleziano. Roma prima di Roma: Le aule: restauri e allestimenti in corso”

Mercoledì 21 ottobre 2026, alle 17, alle Terme di Diocleziano a Roma, per i “Mercoledì al Museo”, torna il ciclo di conferenze “Il Museo si trasforma”, coordinato da Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano, e Saveria Petillo, dedicato ai grandi lavori del progetto URBS, dalla città alla campagna romana, il progetto finanziato dai fondi del Piano Nazionale Complementare al PNRR, con interventi a cura dei gruppi di lavoro coordinati dai Responsabili dei Progetti e dai Direttori dei Lavori con la partecipazione dei progettisti e delle imprese coinvolte. Il tema del secondo appuntamento di questa nuova sessione del ciclo dedicata alle Terme di Diocleziano è “Terme di Diocleziano. Le aule: restauri e allestimenti in corso”. Gli interventi saranno a cura dei gruppi di lavoro coordinati dai Responsabili dei Progetti e dai Direttori dei Lavori con la partecipazione dei progettisti e delle imprese coinvolte. Ingresso libero nel limite dei posti disponibili. Prenotazione obbligatoria al link: https://www.eventbrite.it/…/biglietti-il-museo-si… Prossimo appuntamento: 18 novembre 2026, “Terme di Diocleziano. Il nuovo ingresso e i nuovi percorsi di fruizione”.
Firenze. Apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale con visite guidate di Gregorio Aversa e Gabriella Sabatini per il ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”

Sabato 21 ottobre 2026, apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale di Firenze, dalle 18 alle 22 (ultimo ingresso 21.15), con un nuovo appuntamento del ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”. Alle 19 e alle 21, visita guidata “Alla scoperta delle collezioni del MAF. Storie, luoghi e contesti da conoscere” con Gregorio Aversa e Gabriella Sabatini, curatori del museo Archeologico nazionale di Firenze. Un viaggio nelle collezioni del museo Archeologico nazionale di Firenze, tra reperti celebri e testimonianze meno note, per riscoprire le storie che si celano dietro gli oggetti esposti. In ogni appuntamento un percorso diverso condurrà alla scoperta di epoche, luoghi e protagonisti del passato, seguendo le tracce lasciate dai reperti e dalle circostanze del loro rinvenimento. Perché un reperto non è mai soltanto un oggetto: il luogo da cui proviene, il contesto nel quale è stato ritrovato e le vicende che lo hanno portato fino al museo possono restituirgli una storia e nuovi significati. Alle 18.15 e alle 20.15 visita “L’Arringatore fuori dalla vetrina. La statua, il ritrovamento, il processo, il paesaggio” a cura di Gabriella Sabatini. Un viaggio oltre l’immagine della celebre statua, per ricostruirne la storia attraverso le tracce documentarie del ritrovamento, il processo per la sua proprietà e il paesaggio di Pila, dove fu rinvenuta nel 1567. Dagli archivi al territorio, nuove domande per guardare l’Arringatore con occhi diversi. Attività comprese nel costo del biglietto di ingresso. Info: man-fi@cultura.gov.it
Pompei. Nell’Insula Occidentalis con un restauro da quasi un milione e mezzo di euro (interamente pagato da un privato) rinasce la Casa di Marco Fabio Rufo, una delle dimore più spettacolari della città antica, ispirata direttamente ai palazzi imperiali di Roma, chiusa da oltre 40 anni

Nell’Insula Occidentalis di Pompei sorge la Casa di Marco Fabio Rufo, probabilmente la casa più grandiosa della città sepolta dal Vesuvio nel 79 d.C., ispirata direttamente ai palazzi imperiali di Roma: chiusa al pubblico da più di 40 anni. Costruita sulle antiche mura di Pompei e nota per la sua facciata con ampie finestre sul golfo, con infissi in legno e verosimilmente anche di vetro, la Casa di Marco Fabio Rufo sta rinascendo grazie a un impegnativo intervento di restauro, il cui costo – pari a 1.462.000 euro – è interamente a carico di un sostenitore privato, la società PompeiAR. Proprio in questi giorni, il contratto di sponsorizzazione è stato siglato dal rappresentante legale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, e dal titolare della società sostenitrice, Frank Hoefer.

Alle spalle una storia da imprenditore, il dottor Hoefer, nato in Germania, ha contattato il parco archeologico di Pompei dopo la lettura del libro del direttore Zuchtriegel, “Pompei: la città incantata”, uscito nel 2023. “Sono stato a Pompei per la prima volta nel 1974, all’età di 16 anni, e ho immediatamente percepito il fascino della città antica, che racconta un modello di vita sociale al quale, per certi aspetti, siamo molto vicini e per altri molto lontani”, racconta l’imprenditore Frank Hoefer. “Chi visita le case con occhio attento viene ricompensato da infiniti dettagli tratti dalla vita quotidiana, dall’arte e dal saper fare antico. Restaurare la spettacolare dimora di Marco Fabio Rufo, inaccessibile dal 1980, e renderla accessibile al pubblico è un progetto che trovo appassionante. Anche perché ho l’impressione che a Pompei c’è una grande apertura verso modelli innovativi di tutela e fruizione. Ma per attuare i progetti del Parco servono altri sostenitori e vorrei aiutare a trovarli”.

“Ora lavoriamo su un progetto di valorizzazione del complesso – ha dichiarato il direttore Zuchtriegel – Facciamo leva anche sulla tecnologia digitale per far comprendere la complessità di questo labirinto incredibile, che è la casa di M. Fabio Rufo: a volte si ha l’impressione di essere in un palazzo ottocentesco di Napoli, invece è una casa romana di 2000 anni fa. Entro Natale vogliamo procedere a una prima apertura parziale, con gruppi accompagnati. L’entusiasmo e il supporto di Frank Hoefer sono un segnale bellissimo del valore di Pompei, anche perché ci piacerebbe replicare questo modello in altre case, che sono altrettanto affascinanti e hanno bisogno di restauro e valorizzazione.”

L’intervento di restauro ora in corso riguarda gli affreschi, tra cui la famosa Venere di Pompei, collocata in una vera e propria “cappella” rituale della dimora, e segue a lavori strutturali, di messa in sicurezza e scavo, eseguiti dal Parco negli anni 2021-2023. I lavori di restauro sono stati affidati tramite un bando di gara alla società Artigiana Romana Impianti OE e sono seguiti da parte del Parco dalle funzionarie Elena Gravina in qualità di responsabile unico del Progetto (RUP) e Teresa Argento in qualità di direttore dei lavori (DL).

La casa di M. Fabio Rufo, insieme alle adiacenti case “di Castricio” e “del Bracciale d’Oro”, è costruita sul precipizio dell’antica fortificazione di Pompei è pertanto conserva fino a quattro piani, collegati da un labirinto di corridoi, scale e passaggi, sia di rappresentanza sia di servizio. Il proprietario, forse un magistrato della cittadina campana oppure un liberto della casa imperiale, doveva avere immense disponibilità economiche, che consentivano la realizzazione di una villa urbana che, per quanto sappiamo, a Pompei non ha eguali.

Nel complesso sono state trovate anche diverse vittime dell’eruzione, alcune delle quali giacciono ancora negli spazi che le videro esalare l’ultimo respiro: tre vittime sulle scale della Casa di M. Fabio Rufo, altrettante nella cosiddetta casa di Castricio, emerse negli scavi del 1961, e le vittime della casa del Bracciale d’Oro, rinvenute nel 1974.
Rovereto. Il 37mo RAM film festival chiude con oltre 3.300 presenze complessive tra proiezioni, incontri ed eventi diffusi (+ 8% rispetto all’anno precedente): i numeri confermano la soddisfazione espressa “a caldo” dalla direttrice Alessandra Cattoi ad “archeologiavocidalpassato.com”. Appuntamento all’autunno 2027

La soddisfazione espressa “a caldo” da Alessandra Cattoi, direttrice della Fondazione Museo Civico di Rovereto, per il successo della 37ma edizione del RAM film festival dedicata al tema “Sguardi sulla città” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2026/10/12/rovereto-la-direttrice-alessandra-cattoi-fa-un-bilancio-del-37mo-ram-film-festival-ed-ecco-tutti-i-film-premiati-nelledizione-2026/) è ora confermato dai numeri: il RAM film festival 2026 va in archivio con un bilancio decisamente positivo e in netta crescita. La 37ª edizione ha fatto segnare oltre 3.300 presenze complessive tra proiezioni, incontri ed eventi diffusi, registrando un incremento superiore all’8% rispetto all’anno precedente, a dimostrazione che la riflessione sulla “comunità urbana” attraverso il cinema e l’archeologia hanno saputo parlare al presente. Dal 7 all’11 ottobre, Rovereto è diventata il crocevia del cinema dedicato al patrimonio culturale con particolare attenzione alle città, tra passato e futuro: 90 film provenienti da 35 Paesi, di cui ben 42 anteprime nazionali o internazionali e 18 opere dedicate al tema delle città. A completare la manifestazione si sono aggiunti 6 incontri di approfondimento, 3 matinée per le scuole, 2 eventi speciali con ospiti d’eccezione, 2 masterclass, 8 proposte tra musei e territorio e 17 ospiti internazionali. Il RAM film festival dà l’appuntamento al pubblico per la 38ª edizione, in programma nell’autunno 2027.

Un po’ di numeri. Oltre alla partecipazione nutrita nelle sale e nella programmazione cinematografica Fulldome, RAM X e Officina RAM, la risposta del pubblico ha premiato l’intera offerta del palinsesto. Teatri pieni per le serate evento: Il Teatro Zandonai ha registrato quasi 900 presenze per i tre grandi appuntamenti serali (la fiction Lady Nazca, lo spettacolo Di isole e di città con Giuseppe Cederna e il tributo a Valentino Braitenberg). Il cinema al centro: 42 le anteprime portate al festival, con la partecipazione diretta di 27 tra registi e produttori. Scuole e territorio: il programma CINEMaSCUOLA ha coinvolto 882 tra studenti e insegnanti, mentre le uscite di “Festival in città” hanno registrato 132 partecipanti. Incontri informali: 350 presenze per gli Aperitivi al Bistrot e le colazioni di Buongiorno RAM.
Venezia. A Palazzo Ducale, sede Sabap, l’incontro “ALBERONI: SCAVO, RESTAURO E VALORIZZAZIONE. Gli scavi archeologici in Strada della Marina: dal cantiere alla restituzione alla collettività”, a conclusione del progetto pluriennale dedicato a uno dei ritrovamenti archeologici più significativi degli ultimi anni nel suolo veneziano

Cosa si nasconde sotto la sabbia del Lido di Venezia? Nel 2022, agli Alberoni, un importante ritrovamento archeologico ha riportato alla luce le tracce di un passato ancora tutto da raccontare. Da allora, archeologi, restauratori e specialisti hanno lavorato per studiare, comprendere e conservare un complesso archeologico pluristratificato, tra i ritrovamenti più significativi degli ultimi anni nel territorio veneziano. Mercoledì 21 ottobre 2026, alle 14, nella sala del Piovego di Palazzo Ducale, sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia, l’incontro “ALBERONI: SCAVO, RESTAURO E VALORIZZAZIONE. Gli scavi archeologici in Strada della Marina: dal cantiere alla restituzione alla collettività”, a conclusione del progetto pluriennale dedicato a uno dei ritrovamenti archeologici più significativi degli ultimi anni nel suolo veneziano: il complesso pluristratificato emerso in località Alberoni al Lido di Venezia nel 2022. Un pomeriggio per scoprire cosa è emerso dagli scavi, come si è lavorato per preservare le testimonianze del passato e in che modo l’archeologia può diventare un patrimonio accessibile a tutti. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria al link https://alberoniscavorestaurovalorizzazione.eventbrite.it

Nel corso dell’incontro verranno illustrati i risultati delle ricerche multidisciplinari svolte per la comprensione dei dati archeologici, gli interventi conservativi condotti sulle porzioni strutturali e sui materiali mobili rinvenuti in scavo, nonché gli strumenti sviluppati per la valorizzazione del contesto tra cui un plastico ricostruttivo dello scavo, un pannello illustrativo in linguaggio accessibile e video 3D con ricostruzione della sequenza costruttiva delle evidenze portate alla luce. A raccontare questa straordinaria esperienza saranno proprio i professionisti che hanno partecipato alle ricerche, al restauro e alla valorizzazione del sito.
Reggio Calabria. Dopo la tappa al museo dell’Acropoli di Atene approda al museo Archeologico nazionale la mostra “Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca”, seconda tappa della mostra promossa dal ministero della Cultura, nell’ambito delle attività del Piano Olivetti per la cultura

Dopo la tappa al museo dell’Acropoli di Atene, dal 22 ottobre al 31 dicembre 2026 il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria ospiterà “Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca”, la grande mostra internazionale dedicata alle trasformazioni dell’arte greca nel Mediterraneo promossa dal ministero della Cultura nell’ambito delle attività del Piano Olivetti per la cultura. Una collaborazione istituzionale nel solco delle eccellenti relazioni culturali fra Italia e Grecia, rafforzate a seguito della visita istituzionale del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ad Atene nel giugno 2025. Il progetto è elaborato dal dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, tramite l’Istituto centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale, in collaborazione con il museo dell’Acropoli di Atene e il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. La mostra è curata da Alfonsina Russo, Nikolaos Stampolidis, Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro e Fabrizio Sudano. L’esposizione a Reggio Calabria, l’antica Rhegion, tra i principali centri della Magna Grecia, valorizza il legame storico e culturale tra Grecia e Italia, costruito nel corso dei secoli attraverso scambi, mobilità e reciproche influenze che hanno attraversato il Mediterraneo. In questo contesto, il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, con le sue collezioni provenienti dai principali centri della Magna Grecia e i celebri Bronzi di Riace, rappresenta un luogo di particolare rilievo per approfondire la conoscenza di questa storia condivisa.

LA TAPPA A REGGIO CALABRIA E IL PIANO OLIVETTI PER LA CULTURA. La mostra rientra nelle attività strategiche del Piano Olivetti per la cultura, che promuove quest’ultima come motore di crescita civile, coesione sociale e sviluppo locale. In tale prospettiva, l’appuntamento reggino pone il patrimonio archeologico al centro della relazione tra identità storica e comunità, creando occasioni di conoscenza e confronto volte a generare un concreto impatto collettivo. Realizzato in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, il percorso espositivo nasce dalla stretta intesa tra il Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale e il Piano Olivetti per la cultura. Il progetto sarà arricchito da un articolato programma pubblico rivolto a cittadini, studiosi, scuole e turisti, con iniziative dedicate all’inclusione, all’educazione museale e alla valorizzazione dell’area. A Reggio Calabria, il dialogo tra reperti di straordinario pregio e un contesto profondamente segnato dalla memoria della civiltà greca aggiunge all’esperienza una dimensione ulteriore: la riscoperta delle origini e la riappropriazione di un’appartenenza, a pieno sostegno dei processi di rigenerazione promossi dal Piano Olivetti.

IL PERCORSO ESPOSITIVO. “Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca” esplora il significato storico e artistico assunto dall’arte greca in Italia attraverso una selezione di capolavori conservati nei musei italiani, raccontandone la lunga eredità culturale e le continue trasformazioni nel corso dei secoli. Il progetto non presenta le opere come oggetti isolati, ma ne ricostruisce le “biografie”, seguendone la circolazione, i trasferimenti, i riusi e i nuovi significati assunti nei diversi contesti storici. L’esposizione è articolata in sette sezioni. Attraverso una selezione di capolavori provenienti dai più importanti musei italiani, racconta le molteplici forme di presenza, trasformazione e reinterpretazione dell’arte greca nella Penisola, dalla tarda età del Ferro fino al Novecento. Le opere sono ricollocate nel proprio orizzonte storico e diventano documenti “parlanti”, capaci di raccontare storie di circolazione, scelte, riusi e trasformazioni culturali che nei secoli hanno legato le due sponde del Mediterraneo: attraverso il loro linguaggio iconografico e formale, raccontano i valori di un’arte fondativa per l’identità occidentale e per la cultura europea contemporanea.

Il visitatore è accompagnato dalle prime forme di presenza dell’arte greca nella Penisola, anteriori alla conquista romana, fino alla nascita del collezionismo moderno e della moderna storia dell’arte antica. Dalla circolazione degli oggetti greci come strumenti di prestigio e veicoli di modelli culturali si passa ai fenomeni di appropriazione e trasferimento delle opere, fino ai processi di reinterpretazione e riuso in età romana, moderna e contemporanea. La mostra si conclude con una riflessione sulla ricezione dell’arte greca tra XVIII e XX secolo, con un focus su Antonio Canova e con alcuni artisti del Novecento italiano. Tra le opere esposte figurano una splendida statua femminile proveniente dall’Acropoli di Atene, il Trono Ludovisi, la Fanciulla di Anzio, le celebri teste bronzee dal relitto di Porticello e importanti testimonianze del collezionismo e della ricezione moderna dell’arte greca.
Agrigento. Al parco archeologico della Valle dei Templi si chiude la III campagna di scavi archeologici nell’area della Kolymbethra e sul pianoro di Case Montana: scoperte monumentali evidenze di un quartiere dell’antica Akragas risalente al V secolo a.C., fino ad oggi sconosciuto


Si conclude il 24 ottobre 2026 la III campagna di scavi archeologici nell’area della Kolymbethra e sul pianoro di Case Montana ad Agrigento. La missione è diretta dalla prof.ssa Claudia Lambrugo dell’università di Milano e dall’archeologa Maria Concetta Parello del parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, con il sostegno del FAI ed all’interno di un progetto quinquennale fortemente voluto dal direttore del Parco, Roberto Sciarratta. La ricerca ha visto anche l’intervento del prof. Andrea Zerboni (università di Milano) e della dott.ssa Eleonora Regattieri (CNR di Pisa) per definire il contesto geomorfologico, programmare carotaggi per il 2027 ed effettuare prelievi di speleotemi dagli ipogei per analisi di laboratorio sulle cronologie di formazione. In totale, la missione coinvolge 33 tra studenti e specializzandi coordinati dalla prof.ssa Lambrugo insieme al prof. Alessandro Pace.


I risultati principali di questa campagna toccano tre punti cruciali. Sul pianoro di Case Montana, due saggi di scavo di 10 per 10 metri stanno riportando alla luce monumentali evidenze di un quartiere dell’antica Akragas risalente al V secolo a.C., fino ad oggi sconosciuto. Sono stati rinvenuti possenti muri e tracce di edifici distrutti durante l’assedio cartaginese del 406 a.C., conservatisi perfettamente sotto i crolli. Nell’alveo del torrente, i lavori di pulizia della vegetazione hanno permesso di documentare nuovi apprestamenti idraulici, tra condotti di scarico e canali scavati nel banco calcarenitico, riconducibili all’ingegnosa diga del lago artificiale della Kolymbethra. Poco distante, è proseguito lo svuotamento dell’Ipogeo Nuovo, scoperto nel dicembre 2023. La sua storia comprende diverse fasi: da antico condotto per l’acqua di falda a ricovero per animali, fino ad utilizzo rurale nell’Ottocento.




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