Pieve di Cadore (Bl). In sala Consiliare la conferenza “Il santuario di Lagole di Calalzo. Culti antichi in Cadore tra terre e acque” con Matteo Da Deppo (museo Archeologico Cadorino), Alessandro Asta (Sabap Pd-Tv-Bl), Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari), sesto appuntamento del ciclo di conferenze diffuso in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Venezia
Mercoledì 29 aprile 2026, alle 18, nella sala Consiliare della sede comunale di Pieve di Cadore (Bl), la conferenza “Il santuario di Lagole di Calalzo. Culti antichi in Cadore tra terre e acque” con Matteo Da Deppo, direttore museo Archeologico Cadorino “E. De Lotto”; Alessandro Asta, funzionario archeologo soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Padova Treviso e Belluno; Giovanna Gambacurta, professoressa associata di Etruscologia e Archeologia italica, università Ca’ Foscari di Venezia; sesto appuntamento del ciclo di conferenze diffuso che da marzo a settembre 2026, in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale di Venezia fino al 29 settembre 2026, si terrà nei luoghi coinvolti dal progetto espositivo. Gli incontri accompagnano il pubblico lungo una geografia ampia e connessa, toccando Venezia e Adria, fino a Marzabotto, Milano, Ferrara e San Casciano dei Bagni: un’occasione per approfondire temi e contesti della mostra direttamente nei territori, tra musei e siti che ne condividono la trama di ricerche, prestiti e relazioni. La conferenza verterà sulla sezione dedicata ad Adria e Spina nella mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” in corso a Venezia. Nel corso della conferenza verranno illustrati i temi cardine alla base della mostra, ci si concentrerà, inoltre, sulle ragioni che hanno portato ad esporre un consistente lotto di reperti provenienti dallo straordinario sito archeologico di Lagole di Calalzo, ampliando lo sguardo alle dinamiche del culto in età preromana, in Veneto, tra gli ambienti di montagna e di pianura. Si coglierà anche l’occasione per raccontare la nascita e la continua evoluzione dei percorsi espositivi del MARC – museo Archeologico Cadorino “Enrico De Lotto” e i progetti di studio e valorizzazione in corso. Incontro realizzato grazie al sostegno della soprintendenza ABAP per le Province di Belluno Padova e Treviso; Fondazione Musei Civici di Venezia; dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia; Comune di Pieve di Cadore; Magnifica Comunità di Cadore.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro con Maddalena Santeroni su “Donne in… scienza”: nuovo appuntamento della rassegna “Mercoledì talk!”
Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia torna l’appuntamento con MERCOLEDÌ TALK! il ciclo di incontri ideato dall’Associazione Amici dell’Arte moderna a Valle Giulia, che vede protagonisti grandi nomi della cultura e del pensiero italiano per svelare ciò che resta nascosto tra le pieghe della vita, della memoria, della cronaca. Mercoledì 29 aprile 2026, alle 17.45, appuntamento con Maddalena Santeroni su “Donne in… scienza”, che parlerà delle scienziate del XX secolo con letture di Chiara Anguissola. Ingresso gratuito in sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mail: presentazioni11@yahoo.com. L’incontro ripercorre le storie e i contributi di donne pioniere della scienza, come Marie Curie – prima persona a vincere due Premi Nobel, Rita Levi Montalcini, Lise Meitner, Rosalind Franklin e, ancora Emmy Noether – il cui teorema è oggi alla base della fisica moderna. Spazio anche a nomi meno noti al grande pubblico ma fondamentali per la ricerca, come Barbara McClintock, Katherine Johnson e Grace Hopper. La conferenza nasce per restituire visibilità a queste scienziate, spesso rimaste in ombra, e svelare curiosità, aneddoti e racconti di vita. “Raccontare le scienziate del XX secolo significa raccontare la scienza per intero” dichiara Maddalena Santeroni, curatrice dell’iniziativa. “Molte di loro hanno lavorato senza riconoscimenti, alcune hanno pagato con l’esclusione accademica. Oggi è il momento di ridare loro voce”.
Roma-Eur. Al museo delle Civiltà “Parliamo di Neanderthal!”: un pomeriggio tra i reperti di Grotta Guattari con le antropologhe e archeo-zoologhe del Muciv

Fossili neanderthaliani dalla Grotta Guattari al museo delle Civiltà a Roma-Eur (foto giorgio benni)
“Parliamo di Neanderthal!” Un pomeriggio tra i reperti di Grotta Guattari con le antropologhe e archeo-zoologhe del museo delle Civiltà: appuntamento mercoledì 29 aprile 2026, dalle 15 alle 18, al Palazzo delle Scienze a Roma-Eur. Durante il pomeriggio le funzionarie del Servizio di Bioarcheologia del Muciv incontrano il pubblico lungo il percorso espositivo “LABORATORIO NEANDERTHAL. Le scoperte di Grotta Guattari”. L’esposizione racconta una pagina straordinaria della paleoantropologia europea: le ultime scoperte effettuate a Grotta Guattari al Monte Circeo hanno restituito infatti numerosi nuovi resti di Neanderthal, insieme a faune, testimonianze del loro modo di vita e del loro ambiente. Attraverso reperti originali, ricostruzioni, supporti multimediali e strumenti di ricerca, sarà possibile conoscere più da vicino chi erano i Neanderthal, il loro comportamento e perché rappresentano un capitolo fondamentale della storia evolutiva umana. I partecipanti si potranno confrontare con le funzionarie, diventare parte del dialogo, portare tutte le domande che vorranno e scoprire di più sui metodi e sui risultati delle ricerche. Attività gratuita. Prenotazione consigliata. Ingresso al Museo con biglietto ordinario, salvo riduzioni di legge.
Roma. A Palazzo Altemps il collezionismo, i ritrovamenti e il restauro protagonisti di “IL COLLEZIONISTA”, una performance a cura di Yoko Hakiko
Il collezionismo, i ritrovamenti e il restauro, martedì 28 aprile 2026, alle 16, 17, e 18, nel cortile di Palazzo Altemps a Roma, una delle sedi del museo nazionale Romano, saranno i protagonisti di “IL COLLEZIONISTA”, una performance a cura di Yoko Hakiko. Il programma è realizzato nell’ambito di “Una stanza per Ofelia”, un progetto co-finanziato dall’Unione Europea, con il sostegno del MIC e la collaborazione importante del museo nazionale Romano. L’intrigo di scale, corridoi e sale dell’edificio diventano, in questa performance, metafora della vicenda umana in cui gli artisti, in collaborazione con il pubblico, indagheranno quel flusso che trattiene passato e futuro. Il progetto di Artestudio esplora la relazione fra abitanti e città utilizzando la performance artistica nei luoghi d’arte come strumento di ricerca per costruire nuove forme di cittadinanza.
Pompei. Nella necropoli di Porta Stabia scoperti i resti di due uomini che cercavano di scappare dalla città sotto l’eruzione del Vesuvio. Per la prima volta ricostruita con l’IA, in collaborazione con l’università di Padova, la fuga di un pompeiano dall’eruzione. E a luglio il convegno “Orbits — Dialogues with Intelligence. Habitat — Disegnare la società post-AI”

Pompeiano in fuga dall’eruzione del Vesuvio: ricostruzione con IA su ritrovamento a Porta Stabia (foto parco archeologico pompei)
Un pompeiano appena fuori Porta Stabia cerca di mettersi in salvo dalla pioggia di lapilli e frammenti vulcanici dell’eruzione del Vesuvio: ricostruiti questi momenti con l’IA in collaborazione con l’università di Padova. Per la prima volta, infatti, il parco archeologico di Pompei ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per proporre, in collaborazione con l’università di Padova – Laboratorio Digital Cultural Heritage, una ricostruzione digitale basata sui dati emersi dalle indagini archeologiche condotte dagli archeologi del ministero della Cultura. La ricostruzione riguarda un uomo morto durante l’eruzione del Vesuvio, che distrusse la città nel 79 d.C. in meno di 24 ore, ritrovato con un mortaio di terracotta, che sembra essere stato utilizzato come protezione durante la caduta di lapilli e frammenti vulcanici. Il gesto richiama le descrizioni di Plinio il Giovane, testimone oculare, che in una lettera riferisce come le persone in fuga dal vulcano cercassero di difendersi dal materiale eruttivo con oggetti o con cuscini legati sulla testa: “Con stracci legano dei cuscini posati sulle teste” (cervicalia capitibus imposita linteis constringunt)”.
“Si tratta del rinvenimento di due uomini che cercavano di scappare dalla città sotto l’eruzione del Vesuvio”, spiega Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei. “uno dei due cercava di coprirsi la testa con un mortaio, un vaso in terracotta, e abbiamo proposto per la prima volta in maniera scientifica, insieme all’università di Padova, una ricostruzione utilizzando l’intelligenza artificiale. E credo che si tratti di uno strumento che in futuro sarà sempre più importante, non solo per affrontare la vastità dei dati che emerge a Pompei e in altri siti, per tutelare un patrimonio fragile, esteso come appunto la città di Pompei, ma anche per raccontare un patrimonio molto articolato, molto ricco, un pubblico sempre più diversificato”.
Il rinvenimento è avvenuto durante recenti scavi nell’area della necropoli di Porta Stabia, appena fuori le mura dell’antica Pompei, condotti nell’ambito del completamento dell’indagine sulla tomba a schola di Numerius Agrestinus Equitius Pulcher. Gli archeologi impegnati sul campo hanno portato alla luce i resti di due uomini che tentarono di fuggire verso la costa durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. I due individui, morti in momenti diversi dell’eruzione, offrono nuovi elementi per comprendere le dinamiche dell’evento e le condizioni affrontate dagli abitanti nelle vie di fuga.

Lo scheletro di adulto probabilmente travolto da una corrente piroclastica, rinvenuto nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Uno di loro, più giovane, fu probabilmente travolto da una corrente piroclastica, ovvero una nube ardente di cenere e gas tossici, mentre tentava di allontanarsi dalla città. L’altro, più adulto, morì qualche ora prima sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi la testa con un mortaio di terracotta ritrovato accanto al corpo, con evidenti segni di frattura. Inoltre, portava con sé una lucerna in ceramica per orientarsi in condizioni di scarsa visibilità, un piccolo anello in ferro al mignolo sinistro e un gruzzolo di dieci monete in bronzo.

Pompeiano in fuga dall’eruzione del Vesuvio: ricostruzione con IA su ritrovamento a Porta Stabia (foto parco archeologico pompei)
Il modello digitale, che propone una ricostruzione della seconda vittima, è stato generato attraverso una combinazione di software di intelligenza artificiale e tecniche di fotoritocco, con l’obiettivo di restituire un’immagine scientificamente fondata ma accessibile a tutti. La ricostruzione rappresenta un prototipo sperimentale, pensato per rendere i risultati delle ricerche archeologiche maggiormente accessibili a un pubblico di non specialisti.

Lo scheletro di adulto morto sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi con un mortaio, rinvenuto nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)
“Quando Plinio il Giovane racconta la fine di suo zio, Plinio il Vecchio, che spirò sulla spiaggia di Stabia nel tentativo di mettersi in salvo la mattina del secondo giorno dell’eruzione”, si legge nell’approfondimento sull’E-journal degli scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/, “lo fa usando il presente storico (Epist. VI 16.). Nella lingua latina è una scelta ancora più forte rispetto all’italiano odierno, ispirata all’arte della retorica classica. Vuol dire portare il lettore sul posto, facendogli rivivere gli ultimi momenti dello zio. Ed è questo che l’archeologia, che in fondo altro non è che un monumentale “presente storico”, continua a fare sin dall’inizio degli scavi nelle città vesuviane: ci rivela gli ultimi momenti di bambini, donne, uomini che erano lì, in quella notte oscura, e non ce l’hanno fatta. Che i cuscini con cui Plinio il Vecchio e i suoi compagni si coprivano le teste fossero tutt’altro che superflui, viene ora confermato da un rinvenimento di due vittime nei pressi della biblioteca di San Paolino, al di fuori di Porta Stabia, dove nel 2024 venne alla luce una tomba a schola d’età augustea (Zuchtriegel et al. 2024). Si tratta di due uomini, che cercavano di raggiungere la spiaggia. Il primo rinvenuto durante lo scavo, il cui scheletro purtroppo risultava molto compromesso dai lavori di costruzione del complesso ottocentesco, morì verosimilmente la mattina del 25 agosto (secondo la data pliniana), nelle stesse ore in cui Plinio il Vecchio si trovava sulla spiaggia di Stabia: è stato trovato al di sopra dei lapilli, all’interno della cinerite. Secondo le analisi antropologiche eseguite sui resti scheletrici, era di giovane età.

Dettaglio del mortaio, con bollo, rinvenuto accanto allo scheletro di adulto nella necropoli di Porta Stabia (foto parco archeologico pompei)
Il secondo uomo, di età più matura, morì invece all’interno dei lapilli, dunque qualche ora prima. Portava con sé un grande mortaio di terracotta con cui si copriva la testa, che mostra evidenti segni di fratture. Ciò suggerisce che la pioggia di lapilli che si abbatteva sulla città tra il primo pomeriggio del 24 agosto e le prime ore del mattino del giorno successivo potesse essere letale a causa della natura dei frammenti. Infatti, oltre alle pomici, rocce vulcaniche poco dense perché ricche di vacuoli, anche frammenti lavici con dimensioni fino ad alcuni centimetri, molto più densi e pesanti, cadevano sulla città. Al di là del caso specifico, le due vittime rinvenute presso il complesso di San Paolino, insieme a numerose altre trovate nelle vicinanze delle porte urbiche, sono un monito per chi tenta di stimare il numero complessivo delle vittime dell’eruzione. Se è vero che le vittime trovate all’interno della città non sono tantissime (si stima un numero complessivo intorno ai 2.000 incluse le parti non scavate, rispetto a una popolazione di almeno 20.000 persone), è da tener presente che molti potrebbero aver perso la vita fuori dalla città, nel tentativo di raggiungere la costa, come appunto Plinio il Vecchio e i due uomini di San Paolino (Tuck 2019; Zuchtriegel 2022; Zuchtriegel et al. 2025)”.

Dettaglio dello scheletro di adulto morto sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi con un mortaio, rinvenuto nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La lucerna rinvenuta accanto allo scheletro di adulto assieme al mortaio nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)
“Pompei è forse il luogo più prestigioso al mondo per la ricerca archeologica”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “dove ogni nuova scoperta illumina in modo entusiasmante la trama della vita antica. Le indagini condotte con questi scavi dimostrano che le metodologie innovative, utilizzate con rigore, possono regalarci nuove prospettive storiche. È in questa direzione che il ministero della Cultura intende proseguire: rafforzare lo studio e la Tutela del nostro patrimonio, sostenendo la ricerca e ampliando la capacità di trasmettere conoscenza in modo sempre più efficace”. “La vastità dei dati archeologici a Pompei e oltre è ormai tale che solo con l’aiuto dell’intelligenza artificiale saremo in grado di tutelarli e valorizzarli adeguatamente”, afferma il direttore Gabriel Zuchtriegel. “Ed è importante che noi archeologi ce ne occupiamo in prima persona, perché altrimenti lo faranno altri al posto nostro che non hanno le basi umanistiche e scientifiche necessarie. Se usata bene, l’IA può contribuire a un rinnovamento degli studi classici, raccontando il mondo classico in maniera più immersiva. Visitare Pompei o imparare il latino, essenzialmente, significa fare un’esperienza profonda, unica e bellissima, e le ricostruzioni ci aiutano a coinvolgere più persone in questa avventura”. “Il progetto apre una riflessione più ampia sull’impiego dell’IA in archeologia”, aggiunge il prof. Jacopo Bonetto dell’università di Padova, “una tecnologia che può contribuire alla produzione di modelli interpretativi e al miglioramento degli strumenti di comunicazione, ma che richiede un uso controllato e metodologicamente fondato, sempre in integrazione con il lavoro degli specialisti”.

Lo scheletro di adulto morto sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi con un mortaio, rinvenuto nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Proprio sul tema dell’intelligenza artificiale, a luglio 2026 nel parco archeologico di Pompei, è in programma l’edizione 2026 di “Orbits — Dialogues with Intelligence. Habitat — Disegnare la società post-AI” che riporta l’etica e la filosofia al centro del dibattito tecnologico, promuovendo un uso consapevole del digitale. Tra i protagonisti, il prof. Luciano Floridi, founding director del Digital Ethics Center a Yale, che ha commentato così la novità: “L’uomo di Pompei fuggiva con un mortaio sul capo, una lucerna in mano, e dieci monete: portava ciò che gli sembrava utile per orientarsi nel buio. Duemila anni dopo, l’IA ci aiuta a ricostruire i suoi ultimi momenti. Il caso parla a tutte le discipline umanistiche. L’IA non sostituisce l’archeologo. Sotto il suo controllo, ne amplia e approfondisce le potenzialità; e rende accessibile a molti ciò che prima era leggibile solo per pochi. Senza l’IA, gran parte del patrimonio rischia di restare inesplorato per chi fa archeologia, e muto per chi la ama. Marguerite Yourcenar, nei taccuini delle Memorie di Adriano, descriveva il suo esercizio come un piede nell’erudizione, l’altro nella magia: quella magia che consiste nel trasportarsi col pensiero dentro qualcun altro. È esattamente ciò che l’archeologia fa da sempre: ricostruire scientificamente dal di dentro un mondo scomparso, e permetterci di immaginarlo. L’IA accelera la resa di quella ricostruzione, ma la magia resta umana. Una tecnologia così potente porta con sé rischi reali. L’IA produce ipotesi, non verità. Le ipotesi vanno riviste, discusse, corrette, integrate, approvate. La responsabilità scientifica non si delega. Ma il rischio non è che l’IA sbagli: è che smettiamo di pensare usandola. Le discipline umanistiche ci insegnano proprio questo, a distinguere la ricostruzione dalla fantasia. Pompei, ancora una volta, è il grande laboratorio che ci istruisce”.
Venezia. Al museo Archeologico nazionale di Venezia, la visita tematica “Immagine e potere: il volto degli imperatori tra i ritratti e le fonti” a cura di Luca Trolese apre il ciclo “Un viso familiare. Ritratti antichi e contemporanei nei Musei archeologici di Venezia e della Laguna”. Ecco il programma
Martedì 28 aprile 2026, alle 16.45, al museo Archeologico nazionale di Venezia, la visita tematica “Immagine e potere: il volto degli imperatori tra i ritratti e le fonti” a cura di Luca Trolese apre il ciclo di sei visite guidate – tra aprile e dicembre 2026 – “Un viso familiare. Ritratti antichi e contemporanei nei Musei archeologici di Venezia e della Laguna” per esplorare l’arte della ritrattistica dalla Roma imperiale fino ai giorni nostri nei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna. Si parte dal ritratto come strumento di potere – gli imperatori, la propaganda, il controllo dell’immagine – per scendere poi verso la nobiltà locale, le persone comuni, fino ad arrivare alle opere di Amoako Boafo in mostra a Palazzo Grimani. Duemila anni di sguardi. Ognuno con qualcosa da dire. Il primo incontro, in programma al museo Archeologico nazionale di Venezia, tratterà dei ritratti degli imperatori e del loro valore come strumento di potere. La visita, della durata di un’ora, si propone di indagare l’immagine di alcuni imperatori romani confrontandone i ritratti della collezione del museo Archeologico nazionale di Venezia con le corrispettive descrizioni fornite dalle fonti storiche, in primis “Le vite dei Cesari” di Svetonio e l’”Historia Augusta”. La visita è gratuita previo acquisto del biglietto di ingresso al Museo. Biglietti: interi 8 euro, ridotto giovani 18-25 anni 2 euro, gratuito per aventi diritto e abbonati. È possibile acquistare l’abbonamento annuale #Archeologico365 a 25 euro e godere di ingressi illimitati. Prenotazione obbligatoria: 0412997602.
Ecco il programma del ciclo “Un viso familiare. Ritratti antichi e contemporanei nei Musei archeologici di Venezia e della Laguna”: 17 maggio 2026, alle 15.30, “Storie di volti: i notabili di Altino”, al parco archeologico di Altino (info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422 789443); 30 maggio 2026, alle 17, “I ritratti contemporanei di Amoako Boafo”, al museo di Palazzo Grimani (info.museogrimani@cultura.gov.it, 041 2411507); 3 ottobre 2026, alle 17, “Antonio, Domenico, Giovanni: i Grimani alla prova del ritratto”, al Museo di Palazzo Grimani; 8 novembre 2026, alle 15.30, “Storie di volti: vite comuni”, al parco archeologico di Altino; 15 dicembre 2026, alle 15.45, “Immagine e potere: la propaganda imperiale nei ritratti”, al museo Archeologico nazionale di Venezia.
Ercolano (Na). Al parco archeologico ultime date disponibili per VENI, VIDI, HERCVLANEVM, la Virtual Reality Experience che un viaggio immersivo nell’antica città sepolta dall’eruzione del Vesuvio
Al parco archeologico di Ercolano (Na) ultime date disponibili per VENI, VIDI, HERCVLANEVM, la Virtual Reality Experience che dal mese di febbraio 2026 ha trasformato la visita al parco archeologico di Ercolano in un viaggio immersivo nell’antica città sepolta dall’eruzione del Vesuvio. Per vivere questo “viaggio”, senza costi aggiuntivi (sarà sufficiente acquistare il biglietto di ingresso), le ultime date disponibili sono: 27 e 29 aprile 2026 e 4 maggio 2026, al Visitor Center del Parco, dalle 9.30 alle 12.30, con turni da 10 minuti, 2 postazioni per 2 visitatori contemporaneamente. L’esperienza è accessibile a ogni tipologia di pubblico, con un’attenzione particolare alle persone con disabilità fisiche, cognitive e sensoriali. Il personale specializzato del Parco accompagna i partecipanti in ogni fase, garantendo sicurezza e piena fruibilità. Grazie a questo nuovo progetto sperimentale, il passato non è mai stato così vicino per i fruitori che, grazie ai visori 3D, possono attraversare virtualmente le strade, gli edifici e gli ambienti della Ercolano romana, con un livello di coinvolgimento emotivo e cognitivo del tutto inedito. Si tratta di un’iniziativa innovativa, coinvolgente e accessibile, che consente di entrare idealmente nell’antica Ercolano, esplorarne gli spazi, riviverne atmosfere e dettagli, osservare ambienti e architetture ricostruiti in 3D come se fossero davanti ai propri occhi. Grazie alla realtà virtuale, i visitatori possono comprendere meglio l’organizzazione urbana, gli edifici e la vita quotidiana della città antica.
Licata (Ag). Al via la quinta campagna di scavo archeologico sul Monte Sant’Angelo alla riscoperta dell’antica città di Finziade
Al via il 27 aprile 2026 (e andrà avanti fino al 5 giugno 2026) la quinta campagna di scavo archeologico sul Monte Sant’Angelo di Licata (Ag) alla riscoperta dell’antica città di Finziade, l’ultima fondazione greca di Sicilia (282 a.C.). Finziade ebbe un momento di grande fioritura nel corso dell’età tardo-repubblicana (II-I sec. a.C.), quando fu completamente rinnovata con la realizzazione di un nuovo impianto urbanistico. Si tratta di un contesto straordinario, soprattutto per le tematiche inerenti all’urbanistica, l’architettura domestica e la cultura materiale di età ellenistico-romana, con evidenze monumentali di elevato pregio.

Campagna di scavo archeologico nel sito di Filziade di Monte Sant’Angelo a Licata (Ag) (foto regione siciliana)
Lo scavo 2026. Sarà oggetto di indagine una porzione di un quartiere residenziale della città antica, dove si conservano strade e abitazioni, molto ben conservate, con ricchi apparati decorativi e ancora dotate di arredi fissi e mobili. I partecipanti saranno impegnati in attività sul campo e in attività di laboratorio: scavo, rilievo, lavaggio, classificazione e documentazione grafica dei materiali ceramici e faunistici. Le attività saranno dirette sul campo da Alessio Toscano Raffa (Cnr-Ispc) con la collaborazione di Mariano Morganti e Donata Giglio (Cnr-Ispc) e di Maria Concetta Parello (parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi).














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