Firenze. Apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale con visite guidate di Gregorio Aversa e Anna Consonni per il ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”

Sabato 17 ottobre 2026, apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale di Firenze, dalle 14 alle 18 (ultimo ingresso 17.15), con un nuovo appuntamento del ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”. Alle 14 e alle 16, visita guidata “Uomini e dei nel Mediterraneo antico” con Gregorio Aversa, curatore della sezione magnogreca. Scoprire le collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Firenze significa, tra le altre cose, riuscire ad avere un contatto diretto non solo con grandi capolavori dell’arte antica, ma anche con immagini che rimandano ad uno dei temi di maggiore fascino delle culture mediterranee antiche, il rapporto dinamico tra esseri umani e dimensione del divino. Alle 15 e alle 17, visita guidata “Lasciati sorprendere dall’antico Egitto. Visite guidate tutte da scoprire” con Anna Consonni, curatrice della sezione egizia. Un sorprendente viaggio attraverso la seconda collezione egizia più ampia d’Italia. La curatrice in ogni appuntamento proporrà un percorso a sorpresa, approfondendo alcuni degli aspetti più importanti della vita quotidiana, della religione e dell’arte di questa affascinante civiltà, scoprendo ogni volta reperti più e meno noti della Sezione Egizia. Attività comprese nel costo del biglietto di ingresso. Info: man-fi@cultura.gov.it

Rovigo. Al museo dei Grandi Fiumi la conferenza “Dalla Spagna alla Cina, passando per il Polesine, alla ricerca delle “vie dell’ambra” con Paolo Bellintani (CPSSAE), secondo appuntamento di “Padusa Incontri: Tutte le vie dell’archeologia. Tracce antiche e nuove indagini sui sentieri di noi Umani”

L’archeologo Paolo Bellintani

Sabato 17 ottobre 2026, alle 16, al museo dei Grandi Fiumi a Rovigo, secondo appuntamento di “Padusa Incontri: Tutte le vie dell’archeologia. Tracce antiche e nuove indagini sui sentieri di noi Umani” promosso dal Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici (CPSSAE), in collaborazione con il museo Grandi Fiumi: l’archeologo Paolo Bellintani (CPSSAE) guiderà il pubblico lungo “Le vie dell’ambra”, esplorando non solo i dati scientifici ma anche narrazioni, distorsioni propagandistiche e curiosità polesane, nell’incontro “Dalla Spagna alla Cina, passando per il Polesine, alla ricerca delle “vie dell’ambra”. Anche per il 2026 la Fondazione per lo sviluppo del Polesine, in collaborazione con il Museo dei Grandi Fiumi ed il CPSSAE, promuove il festival “Sulle vie dell’ambra” (7-15.11.26). Ma sono realmente esistite le “vie dell’ambra”? Cos’altro transitava attraverso queste “vie”? Forse meno famose della “via della seta”, ma altrettanto utili a livello propagandistico, le “vie dell’ambra” sono state per l’archeologia pre-protostorica europea una delle più popolari allegorie del “commercio” su lunga distanza, inteso come forma “non predatoria” di approvvigionamento di materie prime e prodotti esotici. L’archeologia del III millennio, ormai legata alle scienze “dure” tanto quanto a quelle umanistiche, permette di mappare i “viaggi” dell’ambra con più precisione, ma propone anche nuovi enigmi su attori, modalità e motivi dello scambio dell’”oro del nord”.

Torino. Notte Bianca al museo Egizio in occasione degli Erasmus Days 2026

Notte Bianca al museo Egizio di Torino. In occasione degli Erasmus Days 2026, il 17 ottobre 2026 apertura speciale del museo Egizio, luogo simbolo della città di Torino, nominata Destinazione Erasmus 2026. Dalle 20 alle 24, il museo apre gratuitamente le sue porte per una serata dedicata alla scoperta delle sue collezioni e riservare un caloroso benvenuto a tutte le persone che hanno scelto Torino per vivere la propria esperienza Erasmus. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su: https://egizio.museitorino.it/…/notte-bianca-al-museo…/. Durante la serata sarà inoltre possibile partecipare a visite guidate in italiano e in inglese, a pagamento e con prenotazione.

Ercolano. Il parco archeologico rilancia “Wine Spot agli Scavi”: un’apertura serale straordinaria per vivere il sito come mai prima, tra domus illuminate, vini del territorio e musica dal vivo

Il successo della prima serata del 3 ottobre è stato travolgente: tutto esaurito e un pubblico entusiasta. Il parco archeologico di Ercolano non si ferma e rilancia sabato 17 ottobre 2026, dalle 20.15 alle 23.30, con “Wine Spot agli Scavi”: un’apertura serale straordinaria per vivere il sito come mai prima, tra domus illuminate, vini del territorio e musica dal vivo. Il format “Wine Spot agli Scavi” è ideato da Drop Eventi (The Band Agency S.r.l.) e organizzato in collaborazione con il parco archeologico di Ercolano. È un’occasione per vivere il sito con linguaggi diversi da quelli della visita tradizionale, mettendo in dialogo patrimonio culturale, produzioni del territorio e contemporaneità. Tra luci d’autore e il Vesuvio che veglia sullo sfondo, il pubblico potrà passeggiare lungo la visita libera individuata dalla Direzione del Parco e poi concedersi una pausa da veri intenditori: una degustazione guidata da sommelier professionisti iscritti all’albo, alla scoperta di vini e cantine autoctone vesuviane e campane. A fare da colonna sonora alla serata, un trio jazz con un set acustico dal vivo. I posti sono limitati: massimo 650 spettatori. Si raccomanda per la tutela del museo e del sito archeologico che non è consentito accedere con il proprio calice nell’area degli scavi e all’interno dell’Antiquarium.

Illuminazione artistica al parco archeologico di Ercolano per le aperture straordinarie serali (foto paerco)

Il biglietto comprende: visita libera al sito con illuminazione artistica, degustazione gastronomica ed enologica guidata da sommelier e musica dal vivo (set acustico jazz). Biglietti: intero 30 euro; ridotto 22 euro (18-25 anni, cittadini UE e, in condizione di reciprocità, extra-UE); agevolato 20 euro (minorenni dai 13 ai 17 anni, possessori di abbonamento al Parco e soggetti esenti per legge dal pagamento della visita libera); gratuito per i minorenni fino a 12 anni. Acquisto: online su ercolano.coopculture.it; tramite call center +39 081 0106490 (lun-sab, esclusi festivi, 9:00-17:00); presso la biglietteria del Parco fino a esaurimento posti e fino all’orario di inizio evento. App di visita: all’ingresso il QR code per l’app gratuita “Ercolano digitale”. Meteo: in caso di condizioni avverse l’evento potrebbe essere annullato; i biglietti saranno dirottati a una nuova data o rimborsati su richiesta.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, omaggio alla canzone romana con il concerto “RomaEterna. Festival di musica contemporanea. La poesia romana in musica” a cura dell’associazione Castellum

Sabato 17 ottobre 2026, alle 17.30, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, omaggio alla canzone romana con il concerto “RomaEterna. Festival di musica contemporanea. La poesia romana in musica” a cura dell’Associazione Castellum: progetto culturale che unisce musica contemporanea, poesia e memoria della città, finanziato dal ministero della Cultura (MiC). L’iniziativa rientra tra i Progetti Speciali dell’ambito Musica per l’anno 2026. Romaeterna è un viaggio che attraversa poesie di Trilussa, Belli, Zanazzo e Pascarella, musicate per la prima volta, in stile cameristico contemporaneo, e eseguite da Andrea Libero Cito al violino, Maria Sofia Rinaldi al violoncello, Pino Pecorelli al contrabbasso, Fabio Greco alla chitarra e cantate da Agnese Valle. Il focus principale è la valorizzazione della tradizione poetica romanesca come patrimonio culturale immateriale, riletta e trasformata in un’esperienza contemporanea attraverso il dialogo con nuove composizioni e sonorità musicali. Ingresso con biglietto giardini al costo di 4 euro. Prenotazione all’indirizzo: info@castellum.it.

Venezia. Al museo Archeologico nazionale visita guidata tattile, gratuita per i disabili

Sabato 17 ottobre 2026, alle 16, il museo Archeologico nazionale di Venezia offrirà a tutte le visitatrici e a tutti i visitatori la possibilità di svolgere una visita guidata tattile. I partecipanti, accompagnati dal personale del Museo, potranno toccare sei opere originali, adeguatamente selezionate. La visita sensoriale durerà 40 minuti. Il percorso tattile è incluso nel prezzo del biglietto. Questo percorso è sempre disponibile per le persone con disabilità visiva, quindi anche in altre date, è necessaria solo la prenotazione qualche giorno prima dell’arrivo. Le persone con disabilità e un loro accompagnatore hanno sempre diritto all’ingresso gratuito al museo Archeologico così come al museo Correr, il museo a noi contiguo. Il percorso è adatto anche a persone con disabilità motoria. Le persone con disabilità motoria sono invitate ad accedere dal museo Correr. In tal modo potranno usufruire dell’intero percorso museale marciano (museo Correr, museo Archeologico, sale monumentali della Biblioteca Marciana) gratuitamente. Nel percorso sono disponibili servizi igienici accessibili a persone con disabilità motoria. Ingresso da piazzetta San Marco 17 a Venezia. Prenotazione allo 0412997602. Posti limitati. Biglietti: interi 8 euro / ridotto giovani 18-25 anni 2 euro / gratuito per aventi diritto e abbonati. È possibile acquistare l’abbonamento annuale #Archeologico365 a 25 euro e godere di ingressi illimitati.

Altino (Ve). Nell’area archeologica del decumano riemergono la chiesa del Vescovo, la più antica del Veneziano (fine IV – prima metà V sec. d.C.) e, forse, il palazzo del Vescovo nella campagna di scavo di Ca’ Foscari diretta da Diego Calaon ed Elisa Possenti con Jacopo Paiano e Eleonora Delpozzo: le novità riemerse dalle ricerche illustrate al pubblico nella visita guidata Scavi Aperti. Approfondimenti su cafoscariNEWS

La chiesa più antica del territorio veneziano riemerge ad Altino dallo scavo di Ca’ Foscari. E sabato 17 ottobre 2026, alle 10.30, per #AltinoAperta / Scavi Aperti è in programma una visita per scoprire le ultime novità dagli scavi in corso nell’area archeologica del decumano di Altino. Gli scavi condotti nel 2026 da parte dell’università Ca’ Foscari Venezia nel parco archeologico di Altino (Ve) hanno identificato le tracce di alcuni edifici ecclesiastici tardo-antichi. Lo scavo è diretto da Diego Calaon (università Ca’ Foscari Venezia) e co-diretto da Elisa Possenti (università di Trento), con i fondi di Ca’ Foscari per il supporto alla ricerca archeologica e in collaborazione con il parco archeologico di Altino – musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna. L’ipotesi di identificazione della chiesa nasce dal lavoro di revisione dei dati archeologici relativi all’età romana e tardoantica svolto dai responsabili di scavo, Jacopo Paiano e Eleonora Delpozzo. Durante la visita #AltinoAperta / Scavi Aperti gli archeologi e le archeologhe che partecipano alla campagna di scavo illustreranno a visitatori e visitatrici le novità emerse dalle ricerche, aggiungendo un nuovo tassello alla lunga storia di Altino e delle origini degli abitati nella laguna di Venezia. Interverranno Diego Calaon, Jacopo Paiano ed Eleonora Delpozzo. La visita è su prenotazione (info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422 789443); è gratuita per gli abbonati e inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri. Si consiglia di indossare abiti comodi e scarpe chiuse antiscivolo. Prenotazione obbligatoria per i gruppi.

Veduta da drone dell’area paleocristiana messa in luce nella zona del decumano del parco archeologico di Altino (Ve) dalla missione di scavo dell’università Ca’ Foscari (foto unive)

“Per secoli le fonti scritte hanno parlato di una grande chiesa vescovile ad Altino”, scrivono Diego Calaon e Federica Ferrarin sul numero di cafoscariNEWS del 15 ottobre 2026. “Sul terreno, però, di quella chiesa non c’era traccia. Ora, con ogni probabilità, c’è. La campagna di scavo 2026 dell’università Ca’ Foscari Venezia, in corso tra settembre e ottobre nel parco archeologico di Altino, con i dati del 2025, ha identificato la chiesa episcopale tardoantica e altomedievale della città e, probabilmente, l’intero complesso paleocristiano: la chiesa e il palazzo del vescovo, che occupano una porzione consistente di un’insula della città romana. La chiesa è un’aula rettangolare di circa 30 per 20 metri, senza abside, orientata verso oriente e fondata tra la fine del IV e la prima metà del V secolo d.C. A est la affianca un grande edificio porticato, con una pianta complessa con setti interni e annessi, in cui è stato proposto di riconoscere il palazzo vescovile. Le fondazioni sono costruite in gran parte con i basoli delle strade romane: un segno “forte” del potere pubblico esercitato dal vescovo sulla città. La scoperta dà per la prima volta un luogo preciso e una forma materiale all’eredità paleocristiana di Altino, finora sfuggente. E getta nuova luce su una fase della città che fino a pochi anni fa era rimasta poco nota, ovvero quando Altino si trasforma e la sede vescovile si trasferisce poi a Torcello”.

Diego Calaon (università Ca’ Foscari Venezia) (foto unive)
Elisa Possenti (università di Trento) (foto unitn)
Marianna Bressan, direttore del musei Archeologici di Venezia e della laguna (foto drm-veneto)

“Per la prima volta possiamo dire con ottima probabilità dove si trovavano la chiesa e il palazzo del vescovo di Altino”, dichiara Diego Calaon, direttore dello scavo (università Ca’ Foscari Venezia). “Le fonti ci dicevano che dovevano esistere; ora ne abbiamo le prove archeologiche. Questa analisi ci permette di raccontare in modo nuovo il passaggio da Altino a Torcello e a Venezia: non una fuga improvvisa, ma una trasformazione lunga e governata, in cui la città antica e i suoi abitanti diventano promotori di scelte economico e politiche, oltre che gli spazi dell’Altino antica diventare riserva di materiali da cui nasce un nuovo modo di abitare la laguna”. Ed Elisa Possenti, co-direttrice (università di Trento): “Le ricerche in corso stanno scrivendo un capitolo nuovo nella storia della città di Altino che grazie a queste nuove scoperte si viene ad affiancare ad altri importanti centri episcopali dell’Italia nord-orientale tardoantica. Quanto potevamo immaginare dalle descrizioni delle fonti scritte sta finalmente acquisendo una sua materialità che aiuterà a rileggere con occhi nuovi la figura dei primi vescovi altinati le cui vicende sono per lo più avvolte nella leggenda”. Chiude Marianna Bressan, direttrice dei musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna: “La collaborazione con l’università Ca’ Foscari Venezia rientra nel progetto di ricerca complessivo del Parco archeologico di Altino, che prevede l’uso dello strumento della concessione di scavo agli Istituti di ricerca in funzione dello sviluppo coordinato delle conoscenze sulla città antica. La presenza dell’Università sul campo, inoltre, aggiunge al valore scientifico quello formativo delle nuove generazioni di archeologi e archeologhe. Gli scavi in corso sono particolarmente significativi, perché si concentrano sulle fasi storiche post-antiche, più sfuggenti a causa delle bonifiche otto-novecentesche, e perché stanno recuperando dati di rilievo, del tutto ignoti precedentemente, relativi agli edifici ecclesiastici di Altino tardoantica e altomedievale. Per i musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, la ricerca ad Altino permette di inserire la storia della città in una prospettiva più ampia, capace di raccontare le trasformazioni del territorio veneziano dall’antichità alla formazione della laguna che conosciamo oggi”

LA CHIESA DI ELIODORO NELLE LETTERE DI GIROLAMO. “Che Altino avesse un vescovo e un’importante area monumentale dedicata al culto – ricorda Calaon – lo sapevamo dalle fonti scritte. Notizie di questa chiesa si trovano già nelle lettere di San Girolamo a Eliodoro, primo vescovo di Altino, e al nipote Nepoziano descrivono una città tardoantica vitale e popolosa. Nell’Epistola 60, del 396 d.C., Girolamo descrive la cura del giovane presbitero per la chiesa: l’altare, le pareti, i pavimenti, le porte con le tende, i vasi sacri. Sono gli stessi anni in cui gli archeologi collocano la fondazione della chiesa ritrovata”.

Chiesa del vescovo ad Altino: portico e un’area cimiteriale con tombe a cassetta in laterizi (foto unive)

LA CHIESA DEL VESCOVO. “Che si tratti con ogni probabilità della chiesa episcopale lo dicono le dimensioni e l’orientamento”, sottolinea Calaon: “l’aula è disassata rispetto alle strade romane e rivolta a oriente, secondo un criterio liturgico. La pianta senza abside segue la tradizione altoadriatica di Aquileia. Quanto alla cronologia, gli archeologi collocano la fondazione del primo edificio tra la fine del IV e la prima metà del V secolo d.C. La datazione si basa sui materiali recuperati nello scavo, in particolare all’interno delle fosse di spoliazione, e sulla lettura complessiva del quartiere. La chiesa sorge quasi di fronte al vecchio Museo di Altino, oggi AltinoLab, in un quartiere augusteo riorganizzato come quartiere paleocristiano, lungo la strada per la porta-approdo e il canale Sioncello. Tra VI e VII secolo, davanti alla facciata, sorgono un portico e un’area cimiteriale con tombe a cassetta in laterizi, già in studio con l’università di Ferrara (Barbara Bramanti). Anche le tombe, come le murature, sono state spogliate. I mattoni delle casse sono stati asportati per essere riutilizzati, e con essi sono stati sconvolti gli scheletri dei defunti. Proprio questo intreccio di sepolture e spoliazioni rende l’area un archivio prezioso: lo studio antropologico e le datazioni al radiocarbonio, già programmati, permetteranno di definire il numero degli individui, le fasi di deposizione e i tempi in cui il complesso è stato smontato. Tra i materiali rinvenuti nell’area spiccano anche reperti di carattere religioso e cristiano, tra cui un piccolo contenitore decorato con una piccola croce: un indizio in più, accanto all’architettura e alle sepolture, della funzione dell’edificio”.

Parco archeologico di Altino: area di scavo della missione dell’università Ca’ Foscari di Venezia (foto unive)

IL PALAZZO DEL VESCOVO? “La vera novità della campagna 2026 – spiega il direttore dello scavo – è che la chiesa non era sola. Sul suo lato orientale era collegata a un secondo grande edificio che, secondo i dati dei recentissimi scavi, sembra avesse una pianta complessa e articolata e fosse anch’esso porticato. La possenza delle fondazioni fa pensare a una costruzione probabilmente a due piani, interpretato come il palazzo vescovile: in alto la residenza del clero, al piano terra forse ambienti per sepolture privilegiate di vescovi o notabili, come suggeriscono i resti di mosaici tardoantichi. Manca ancora il battistero, che potrebbe trovarsi nelle aree non indagate dell’insula”.

“FONDAMENTA” FATTE CON LE STRADE: IL VESCOVO COME AUTORITÀ PUBBLICA. “Le fondazioni sono realizzate con basoli di trachite, i blocchi che pavimentavano le strade romane, reimpiegati capovolti. Le strade erano infrastrutture pubbliche, tutelate dalla legislazione tardoromana: il vescovo ha potuto smontarle come autorità pubblica, segno del peso ormai assunto dalla Chiesa nel governo della città. Parte di questo edificio era già emersa negli scavi degli anni Ottanta e in saggi precedenti, oggi visibili nell’area archeologica. Ma solo la possibilità di indagare fondazioni e sottofondazioni con un metodo rigorosamente stratigrafico, in molti punti diversi, ha permesso di ricongiungere le tessere sparse. Il Parco archeologico di Altino ha dato accesso a tutte le aree indagabili, e il risultato è una sorta di puzzle archeologico ricomposto, che oggi ci permette di dire dove sorgevano la chiesa e il palazzo”.

Area paleocristiana nel parco archeologico di Altino: rendering di ipotesi dei volumi degli edifici paleocristiani (foto unive)

PERCHÉ LA CATTEDRALE ERA RIMASTA INVISIBILE. “Le fasi tardoantiche di Altino sono state cancellate due volte”, spiega Calaon: “dall’agricoltura industriale, che ha asportato gli strati più superficiali, e dallo spoglio sistematico di mattoni e pietre, finiti nei cantieri di Torcello e di Venezia che avevano assorbito enormi quantità di materiali provenienti dalla città antica. Per questo, quando si scava ad Altino, raramente si trovano gli edifici in sé o le loro fondazioni intatte. Si trovano piuttosto le fosse di spoliazione: le trincee scavate per estrarre i materiali da costruzione, che in negativo restituiscono la forma degli edifici scomparsi: leggerle con precisione stratigrafica è stata la chiave della scoperta. Inoltre, la strada provinciale 41 dir. (via Sant’Eliodoro) attraversa la chiesa esattamente nel mezzo”.

DA ALTINO A TORCELLO: UN TRASFERIMENTO PROGETTATO, NON UNA FUGA. “La tradizione voleva i nobili altinati in fuga davanti ai barbari. Gli scavi di Ca’ Foscari a Torcello – assicura Calaon – hanno invece mostrato che l’isola era il porto di Altino, dove nel VII secolo si impianta il nuovo edificio religioso. Il trasferimento della sede vescovile appare una scelta deliberata, dettata soprattutto da ragioni demografiche e ambientali; altrettanto programmata è la dismissione della chiesa di Altino, smontata pezzo per pezzo entro la prima metà del VII secolo, in accordo con l’epigrafe di Torcello del 639 e con lo scavo del battistero torcellano. Da allora Altino diventa un’enorme cava di materiali, mentre il suo baricentro demografico si sposta verso la laguna”.

Missione di scavo dell’università Ca’ Foscari di Venezia nel parco archeologico di Altino (foto unive)

IL PROGETTO E LA SQUADRA. La campagna 2026 prosegue le ricerche avviate nell’estate 2025, quando un primo intervento di circa due mesi a ridosso del vecchio Museo, lungo via S. Eliodoro, aveva individuato l’angolo sud-occidentale dell’edificio con fondazioni in basoli. Le ricerche sono nate da una revisione sistematica dell’archivio del Parco archeologico, dei vecchi scavi e dei loro reperti, e si svolgono in regime di concessione ministeriale. Lo scavo è diretto da Diego Calaon, docente di Archeologia del Paesaggio e Topografia antica all’università Ca’ Foscari Venezia, e co-diretto da Elisa Possenti dell’università di Trento, in collaborazione con Luigi Sperti, università Ca’ Foscari Venezia. È realizzato con i fondi di Ca’ Foscari per il supporto alla ricerca archeologica, in collaborazione con il Museo e Parco archeologico di Altino – Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, che ha reso accessibili tutte le aree indagabili. Sul campo il lavoro è condotto da due giovani ricercatori formati a Ca’ Foscari: Jacopo Paiano, cultore della materia e oggi dottorando all’università di Trento, ed Eleonora Delpozzo, cultrice della materia. A scavare materialmente studenti e specializzandi dell’università Ca’ Foscari. Studio dei resti antropologici – antropologia fisica: prof.ssa Barbara Bramanti e Jessica Mongillo, università di Ferrara. Studio dei materiali ceramici: Francesca Mombelli, università del Salento. I prossimi passi sono già definiti: lo studio sistematico dei reperti e dei resti antropologici, le datazioni al radiocarbonio e le indagini geofisiche nelle aree non ancora scavate dell’insula, alla ricerca del battistero e del resto del complesso episcopale.

Roma. Al teatro di Palazzo Altemps il concerto “Souvenir …di una Notte Trasfigurata” del Sestetto Sincronia a cura della Fondazione SINCRONÌA Musica Arte Bellezza, secondo appuntamento del ciclo “Il Museo in scena”

Per il ciclo “Il Museo in scena” promosso da museo nazionale Romano, venerdì 16 ottobre 2026, alle 19, nel teatro di Palazzo Altemps, aperto straordinariamente dalle 19 alle 22.30, con biglietto speciale a 5 euro, il secondo appuntamento a cura della Fondazione SINCRONÌA Musica Arte Bellezza il concerto “Souvenir …di una Notte Trasfigurata” con il Sestetto Sincronìa (Hans Liviabella – Barbara Agostinelli, violini; Leonardo Li Vecchi – Matteo Mizera, viole; Danilo Squitieri – Enrico Graziani, violoncelli): musiche di Arnold Schönberg (1874-1951): Verklärte Nacht op. 4 sestetto per archi sulla poesia di Richard Dehmel (30’); di Pëtr Il’ič Čajkovskij  (1840-1893): Souvenir de Florence in re minore op. 70, Allegro con spirito, Adagio cantabile e con moto, Allegretto moderato, Allegro vivace (35’), Con la rassegna realizzata con Luisa Sello, presidente e direttrice artistica dell’associazione Amici della Musica di Udine ETS, nell’ambito del progetto ARTI PARALLELE Mostly Mozart, il museo nazionale Romano mira ad avvicinare i visitatori alla musica classica, invitandoli a scoprire il legame con le altre arti.

Roma. A Palazzo Massimo (museo nazionale Romano), e on line, presentazione del libro “Ellenismo: il Lazio in Italia e nel Mediterraneo. Forme, processi e idee” a cura di Francesco M. Cifarelli, Alessandro D’Alessio, Sandra Gatti, Domenico Palombi (Edizioni Quasar) che raccoglie gli atti del convegno internazionale del 2023

Venerdì 16 ottobre 2026, alle 16, in presenza nella sala convegni di Palazzo Massimo (museo nazionale Romano) e on line con diretta streaming sul canale YouTube del museo nazionale Romano al link https://www.youtube.com/@MuseoNazionaleRomano, presentazione del libro “Ellenismo: il Lazio in Italia e nel Mediterraneo. Forme, processi e idee” a cura di Francesco M. Cifarelli, Alessandro D’Alessio, Sandra Gatti, Domenico Palombi (Edizioni Quasar) che raccoglie gli atti del convegno internazionale del 2023, dedicato al ruolo del Lazio antico nella formazione di uno specifico linguaggio culturale latino nel contesto dell’Ellenismo italico. I contributi mettono in luce la vitalità dei centri latini, la loro autonomia rispetto a Roma e il ruolo del Lazio nella diffusione di forme e modelli culturali tra Italia e Mediterraneo. Introduce e modera Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano. Presentano il libro Jacopo Bonetto (università di Padova), Elena Calandra (università di Pavia), Mauro Menichetti (università di Salerno). Saranno presenti i curatori e l’editore. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Copertina del libro “Ellenismo: il Lazio in Italia e nel Mediterraneo. Forme, processi e idee” a cura di Francesco M. Cifarelli, Alessandro D’Alessio, Sandra Gatti, Domenico Palombi

Ellenismo: il Lazio in Italia e nel Mediterraneo. Forme, processi e idee: atti del Convegno internazionale a Roma, 25-27 ottobre 2023. Nel nuovo scenario politico, economico e culturale che segue la fine dell’autonomia del nomen Latinum, la partecipazione del Lazio alla “romanizzazione” della Penisola e alla conquista del Mediterraneo si accompagna a un profondo rinnovamento della cultura e dell’identità delle sue antiche città. Il Convegno tenutosi nel 2023, che si è avvalso del contributo di numerosi studiosi italiani e stranieri, si è proposto di chiarire quale sia stato il ruolo del Lazio antico nella formazione di uno specifico linguaggio culturale “latino” nel contesto dell’Ellenismo italico. La tematica è stata, finora, affrontata dal punto di vista di Roma, per la sua ovvia ed indiscussa egemonia e centralità, ma gli studi e le ricerche hanno da tempo dimostrato la spiccata vitalità dei centri latini durante il periodo ellenistico, con elementi di autonomia – e a volte, anche di precocità – rispetto alla stessa Roma, vitalità che, rapidamente, trasforma il Lazio in uno straordinario laboratorio di forme e modelli di grande originalità, destinati a connotare la costruzione dell’Italia romana come una vera e propria “latinizzazione” della Penisola e, di riflesso, delle regioni occidentali del Mediterraneo. Nel complesso, i temi e i materiali qui indagati e discussi offrono un aggiornato quadro documentario e interpretativo e contribuiscono a ricostruire un quadro qualitativo e quantitativo molto articolato delle manifestazioni culturali del Lazio, tra la fine del IV e il I sec. a.C., tanto nella prospettiva storica che in quella geografica.

Ischia (Na). Al il museo Archeologico di Pithecusae in Villa Arbusto di Lacco Ameno la mostra “Da Pithekoussai a Parthenope: storia e mito” con il rilievo votivo delle Ninfe Nitrodi, custodito al Mann e proveniente dal complesso di rilievi marmorei rinvenuti nel 1757 presso la sorgente di Nitrodi

La cultura come strumento per ricomporre i fili della storia, rafforzare la conoscenza del territorio e costruire un rapporto più stretto tra i luoghi della ricerca, della tutela e della valorizzazione del patrimonio. È questo il significato dell’iniziativa che vede protagonista il museo Archeologico di Pithecusae in Villa Arbusto di Lacco Ameno sull’isola d’Ischia (Na) dove con la mostra “Da Pithekoussai a Parthenope: storia e mito” dal 16 ottobre al 30 novembre 2026 sarà esposto il rilievo votivo delle Ninfe Nitrodi, custodito al museo Archeologico nazionale di Napoli e proveniente dal complesso di rilievi marmorei rinvenuti nel 1757 presso la sorgente di Nitrodi, a Barano d’Ischia. L’inaugurazione venerdì 16 ottobre 2026, alle 11, al museo Archeologico di Pithecusae, alla presenza di Francesco Sirano, direttore del museo Archeologico di Napoli e di Maria Luisa Tardugno, funzionario archeologo per il territorio di Pozzuoli, Quarto, Procida e Isola di Ischia e direttrice del museo Archeologico di Pithecusae e delle autorità civili. Modera Mariangela Catuogno. L’esposizione si inserisce nel solco della collaborazione già sviluppata tra il museo Archeologico nazionale di Napoli, il museo Archeologico di Pithecusae e la soprintendenza SABAP-NA-Met, che nei mesi scorsi ha trovato una significativa espressione nella mostra “Parthenope. La Sirena e la città”, inaugurata il 3 aprile e conclusasi il 21 settembre al Mann. La mostra ha rappresentato un importante momento di valorizzazione della storia e dell’identità di Napoli attraverso il mito della Sirena Parthenope, proponendo circa 250 opere, dall’VIII secolo a.C. alla contemporaneità, e mettendo in relazione reperti archeologici, testimonianze artistiche e manufatti emersi anche dai più recenti scavi connessi alla realizzazione delle linee 1 e 6 della Metropolitana di Napoli.

Il Cratere del Naufragio proveniente dalla necropoli di San Montano (Lacco Ameno), fine dell’VIII sec. a.C. e conservato al museo Archeologico di Pithecusae (foto mann)

In quel percorso il museo Archeologico di Pithecusae ha contribuito con due reperti di particolare rilevanza: il Cratere del Naufragio e il Cratere di Ino, testimonianze capaci di restituire la centralità del mare nell’immaginario del mondo greco coloniale e di offrire nuovi elementi alla lettura dell’iconografia legata alla figura della Sirena. Ora il percorso prosegue in direzione opposta e simbolicamente riporta sull’isola un’opera che appartiene alla sua storia. Il rilievo votivo delle Ninfe Nitrodi, datato al II secolo d.C., raffigura Apollo, con il plettro nella mano destra e la lira appoggiata su un tripode, affiancato dalle tre Ninfe. La figura centrale regge una conchiglia, mentre le due laterali poggiano il braccio su un’idria rovesciata collocata su un pilastrino. L’iscrizione incisa sul rilievo – T. Turrianus Dionusius Numphis donum dedit – ne chiarisce la natura di ex voto, confermando il rapporto tra il manufatto, il culto delle divinità e la funzione terapeutica attribuita alle acque di Nitrodi. I rilievi rinvenuti presso la sorgente attestano infatti la persistenza del culto delle Ninfe e di Apollo e rappresentano una testimonianza particolarmente significativa della cura per aquas in epoca romana, offrendo uno spaccato prezioso della cultura legata alle acque termali nell’antica Ischia.