Altino. Al parco archeologico seconda giornata di studi “Altino dalla terra. Nuovi scavi e studi in corso”, nuovo momento di incontro, discussione e condivisione dei risultati più recenti delle indagini di scavo e degli studi sull’antica Altino. Ecco il programma

Alla luce degli interessanti esiti della giornata di studi “Altino dalla terra. Nuovi scavi e studi in corso” tenutasi nell’ottobre del 2025, anche quest’anno il Parco archeologico di Altino propone “Altino dalla terra II. Nuovi scavi e studi in corso”, un nuovo momento di incontro, discussione e condivisione dei risultati più recenti delle indagini di scavo e degli studi sull’antica Altino. Appuntamento giovedì 22 ottobre 2026, dalle 9 alle 17, in sala conferenze del parco archeologico di Altino (Ve). Entrata libera previo ritiro di biglietto gratuito in biglietteria, fino ad esaurimento posti. Per informazioni info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422789443. Molte di queste ricerche sono state avviate proprio nell’ultimo anno e sono tuttora in corso: il parco archeologico di Altino ha promosso e diretto le prime campagne di scavo nel cuore monumentale della città, mai esplorato prima attraverso indagini dirette sul campo, portando alla luce un tratto urbano della via Annia e parte della piazza forense e degli edifici che su di essa si affacciavano. Allo stesso tempo, sono proseguite le attività di ricerca portate avanti dagli atenei di Padova e Venezia nei pressi della porta-approdo e nell’area archeologica del decumano, così come quelle connesse alle azioni di tutela svolte nel territorio dell’agro altinate dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia. Infine, il riesame di contesti a oggi in larga parte inediti, lo studio dei reperti e l’applicazione di metodologie di analisi informatica, geofisica e archeometrica hanno ulteriormente arricchito le conoscenze sull’occupazione del territorio, lo sviluppo urbanistico, l’assetto economico-produttivo e la cultura materiale del sito. Un’occasione per conoscere le ultime novità della ricerca per una più approfondita ricostruzione delle vicende che interessarono la città e il suo territorio.

PROGRAMMA. Alle 9, inizio lavori con i saluti istituzionali.

SESSIONE 1 Nuove indagini sul campo
Moderatore: Jacopo Bonetto (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova). Alle 9.15, Marianna Bressan (direttrice Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna), Gaspare De Angeli (Malvestio Diego & C. snc), Alessandro Pellegrini (Archeozoom), Rita Deiana (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Valentina Mantovani (ricercatrice indipendente), “Gli scavi 2025-2026 nel cuore monumentale della città”; 9.45, Guido Furlan (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Stefania Mazzocchin (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova),
Agnese Borsato (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Eleonora Roggero (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), “Altino, canale presso la porta-approdo: esiti della seconda campagna di scavi”; 10.05, Jacopo Paiano (dipartimento di Lettere e Filosofia, università di Trento), Eleonora Delpozzo (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Francesca Mombelli (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia),
Elisa Possenti (dipartimento di Lettere e Filosofia, università di Trento), Diego Calaon (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), “La chiesa tardoantica di Altino: nuovi dati e prospettive di ricerca”; 10.25, pausa; 10.45, Cecilia Rossi (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia), Michele De Michelis (S.A.P. Società Archeologica s.r.l.), Rita Deiana (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Federica Sini (S.A.P. Società Archeologica s.r.l.), “La via Annia alle porte di Altino. Tra vecchi scavi, nuove indagini e necessità di tutela”; 11.05, Giulia Santini (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Carlo Beltrame (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Valentina Mantovani (ricercatrice indipendente), Paolo Mozzi (dipartimento di Geoscienze, università di Padova), “Studio contestuale del cosiddetto “Saggio Barca”, tenuta Zuccarello, Marcon (Ve)”; 11.25, Leonardo Bernardi (parco archeologico di Altino), “L’officina siderurgica nell’Area archeologica del decumano (scavo 2024)”; 11.45, discussione; 12.30, pranzo.

SESSIONE 2 Studi e progetti in corso Moderatore: Jacopo Bonetto (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova). Alle 14, Marianna Bressan (direttrice Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna), Alessandro Pellegrini (Archeozoom), Giovanna Sandrini (Malvestio Diego & C. snc), Eleonora Dalpozzo (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Leonardo Bernardi (parco archeologico di Altino), “Il Geodatabase del Parco archeologico di Altino: uno strumento di ricerca e tutela”; 14.15, Alessandro Asta (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Padova, Treviso e Belluno), Michele Cupitò (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Veronica Pastorino (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Valentina Santi (S.A.P. Società Archeologica s.r.l.), Giovanni Tasca (museo civico «Federico De Rocco», San Vito al Tagliamento – PN), “L’abitato di Roncade, H-Farm (TV). Nuovi dati sull’occupazione dell’agro altinate nell’antica età del Bronzo”; 14.30, Vanessa Baratella (facoltà di Arti, università di Lubiana), Manca Vinazza (facoltà di Arti, università di Lubiana), “La ceramica della prima età del Ferro dal sito di Altino, loc. Fornace. Nuovi dati sulla tecnologia delle produzioni altinati alla luce delle prime analisi archeometriche”; 14.45, Valentina Mantovani (ricercatrice indipendente), “Un’inedita coppa in terra sigillata da Altino: nuovi dati sulla circolazione della cosiddetta “terra sigillata dell’Ossaia” nella Regio X”; 15, Maddalena Bassani (dipartimento di Culture del Progetto, IUAV), Lorenzo Lazzarini (LAMA – Laboratorio di Analisi di Materiali Antichi), Alberto Andrea Magosso (dipartimento di Culture del Progetto, IUAV), Elena Tesser (LAMA – Laboratorio di Analisi di Materiali Antichi), “La porta-approdo e il sistema urbico di Altino. I risultati dalle analisi archeometriche dei materiali costituenti”; 15.15, Francesca Ballestrin (parco archeologico di Altino), “Militaria tardoantichi da Altino. Ulteriori testimonianze dai depositi del Parco archeologico di Altino”; 15.30, Myriam Pilutti Namer (università Ca’ Foscari Venezia – Istituto Veneto per i Beni culturali), Chiara Tomaini (Istituto Veneto per i Beni culturali), Giorgia Bornancin (Istituto Veneto per i Beni culturali), Thomas Calcagno (Istituto Veneto per i Beni culturali), “Le attività di manutenzione e restauro archeologico in corso presso il Parco archeologico di Altino”; 15.45-17, discussione e conclusioni.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro con Guido Barlozzetti su “Non ci sono più le mezze stagioni. E nemmeno le altre. Parliamo di clima”: nuovo appuntamento della rassegna “Mercoledì talk!”

Il clima cambia, le stagioni si confondono e quella che un tempo sembrava una battuta – “Non ci sono più le mezze stagioni” – è diventata una questione sempre più attuale. Mercoledì 21 ottobre 2026, alle 17.45, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia torna l’appuntamento con MERCOLEDÌ TALK! il ciclo di incontri ideato dall’Associazione Amici dell’Arte moderna a Valle Giulia, che vede protagonisti grandi nomi della cultura e del pensiero italiano per svelare ciò che resta nascosto tra le pieghe della vita, della memoria, della cronaca. Protagonista del nuovo appuntamento di MERCOLEDÌ TALK! è Guido Barlozzetti con “Non ci sono più le mezze stagioni. E nemmeno le altre. Parliamo di clima”. Un’occasione per riflettere su uno dei temi più urgenti del nostro tempo, tra cambiamenti ambientali, trasformazioni della vita quotidiana e interrogativi sul futuro del pianeta. Perché il clima non è soltanto una questione scientifica: riguarda il nostro modo di vivere, le nostre abitudini e il mondo che lasceremo alle prossime generazioni. Con il suo sguardo curioso e la capacità di intrecciare attualità e riflessione, Guido Barlozzetti accompagnerà il pubblico in una conversazione che invita a guardare oltre i luoghi comuni e a interrogarsi su ciò che sta accadendo intorno a noi. Ingresso gratuito in sala fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mail: presentazioni11@yahoo.com

Roma. Alle Terme di Diocleziano per i “Mercoledì al Museo”, secondo appuntamento della nuova sessione del ciclo di conferenze “Il Museo si trasforma” con l’incontro “Terme di Diocleziano. Roma prima di Roma: Le aule: restauri e allestimenti in corso”

Mercoledì 21 ottobre 2026, alle 17, alle Terme di Diocleziano a Roma, per i “Mercoledì al Museo”, torna il ciclo di conferenze “Il Museo si trasforma”, coordinato da Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano, e Saveria Petillo, dedicato ai grandi lavori del progetto URBS, dalla città alla campagna romana, il progetto finanziato dai fondi del Piano Nazionale Complementare al PNRR, con interventi a cura dei gruppi di lavoro coordinati dai Responsabili dei Progetti e dai Direttori dei Lavori con la partecipazione dei progettisti e delle imprese coinvolte. Il tema del secondo appuntamento di questa nuova sessione del ciclo dedicata alle Terme di Diocleziano è “Terme di Diocleziano. Le aule: restauri e allestimenti in corso”. Gli interventi saranno a cura dei gruppi di lavoro coordinati dai Responsabili dei Progetti e dai Direttori dei Lavori con la partecipazione dei progettisti e delle imprese coinvolte. Ingresso libero nel limite dei posti disponibili. Prenotazione obbligatoria al link: https://www.eventbrite.it/…/biglietti-il-museo-si… Prossimo appuntamento: 18 novembre 2026, “Terme di Diocleziano. Il nuovo ingresso e i nuovi percorsi di fruizione”.

Firenze. Apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale con visite guidate di Gregorio Aversa e Gabriella Sabatini per il ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”

Sabato 21 ottobre 2026, apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale di Firenze, dalle 18 alle 22 (ultimo ingresso 21.15), con un nuovo appuntamento del ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”. Alle 19 e alle 21, visita guidata “Alla scoperta delle collezioni del MAF. Storie, luoghi e contesti da conoscere” con Gregorio Aversa e Gabriella Sabatini, curatori del museo Archeologico nazionale di Firenze. Un viaggio nelle collezioni del museo Archeologico nazionale di Firenze, tra reperti celebri e testimonianze meno note, per riscoprire le storie che si celano dietro gli oggetti esposti. In ogni appuntamento un percorso diverso condurrà alla scoperta di epoche, luoghi e protagonisti del passato, seguendo le tracce lasciate dai reperti e dalle circostanze del loro rinvenimento. Perché un reperto non è mai soltanto un oggetto: il luogo da cui proviene, il contesto nel quale è stato ritrovato e le vicende che lo hanno portato fino al museo possono restituirgli una storia e nuovi significati. Alle 18.15 e alle 20.15 visita “L’Arringatore fuori dalla vetrina. La statua, il ritrovamento, il processo, il paesaggio” a cura di Gabriella Sabatini. Un viaggio oltre l’immagine della celebre statua, per ricostruirne la storia attraverso le tracce documentarie del ritrovamento, il processo per la sua proprietà e il paesaggio di Pila, dove fu rinvenuta nel 1567. Dagli archivi al territorio, nuove domande per guardare l’Arringatore con occhi diversi. Attività comprese nel costo del biglietto di ingresso. Info: man-fi@cultura.gov.it

Legnago (Vr). Al Centro Ambientale Archeologico presentazione del libro “L’uovo e il cigno. Scavi nella necropoli di Lovara di Villa Bartolomea (Verona)” di Luciano Salzani e Marisa Morelato

Mercoledì 21 ottobre 2026, alle 17, al Centro Ambientale Archeologico in via Enrico Fermi 10 a Legnago (Vr) presentazione del libro “L’uovo e il cigno. Scavi nella necropoli di Lovara di Villa Bartolomea (Verona)” di Luciano Salzani e Marisa Morelato. Dopo i saluti istituzionali della conservatrice Silvia Bandera, intervengono Alessandra Aspes (già direttrice del museo civico di Storia naturale di Verona), Luciano Salzani (già Sabap Verona), Marisa Morelato (collaboratrice della Fondazione Fioroni / Caa) e Giampaolo Rizzetto (archeologo, collaboratore del museo civico di Storia naturale di Verona), che accompagneranno il pubblico alla scoperta di questo importante contesto archeologico del territorio veronese. Aspes presenta il libro; Salzani parla de “Lo scavo della necropoli”; Morelato si sofferma su “I materiali delle tombe”; Rizzetto, infine, presenta “Osservazioni sul simbolismo di una statuetta fittile”. Ingresso libero.

Copertina del libro “L’uovo e il cigno. Scavi nella necropoli di Lovara di Villa Bartolomea (Verona)” di Luciano Salzani e Marisa Morelato

L’uovo e il cigno. Scavi nella necropoli di Lovara di Villa Bartolomea. Il libro prende in esame un gruppo di tombe dell’età del Ferro (VIII-VI secolo a.C.). Da alcune ricerche è emerso che a fronte di rilevanti ritrovamenti di carattere funerario, la situazione degli studi era carente. Le tombe sono quasi tutte a cremazione e si caratterizzano per la presenza di un grande vaso, deposto rovesciato a copertura della struttura tombale. Di particolare interesse simbolico sono una tomba che contiene nel corredo un uovo di cigno e un’altra tomba che presenta una figura fittile di uccellino. La necropoli si trova ai margini meridionali dell’area occupata dai Veneti Antichi.

Pompei. Nell’Insula Occidentalis con un restauro da quasi un milione e mezzo di euro (interamente pagato da un privato) rinasce la Casa di Marco Fabio Rufo, una delle dimore più spettacolari della città antica, ispirata direttamente ai palazzi imperiali di Roma, chiusa da oltre 40 anni

Gabriel Zuchtriegel e Frank Hoefer nella Casa di Marco Fabio Rufo nell’Insula Occidentalis a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Nell’Insula Occidentalis di Pompei sorge la Casa di Marco Fabio Rufo, probabilmente la casa più grandiosa della città sepolta dal Vesuvio nel 79 d.C., ispirata direttamente ai palazzi imperiali di Roma: chiusa al pubblico da più di 40 anni. Costruita sulle antiche mura di Pompei e nota per la sua facciata con ampie finestre sul golfo, con infissi in legno e verosimilmente anche di vetro, la Casa di Marco Fabio Rufo sta rinascendo grazie a un impegnativo intervento di restauro, il cui costo – pari a 1.462.000 euro – è interamente a carico di un sostenitore privato, la società PompeiAR. Proprio in questi giorni, il contratto di sponsorizzazione è stato siglato dal rappresentante legale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, e dal titolare della società sostenitrice, Frank Hoefer.

Affresco parietale con Venere nella Casa di Marco Fabio Rufo nell’Insula Occidentalis a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Alle spalle una storia da imprenditore, il dottor Hoefer, nato in Germania, ha contattato il parco archeologico di Pompei dopo la lettura del libro del direttore Zuchtriegel, “Pompei: la città incantata”, uscito nel 2023. “Sono stato a Pompei per la prima volta nel 1974, all’età di 16 anni, e ho immediatamente percepito il fascino della città antica, che racconta un modello di vita sociale al quale, per certi aspetti, siamo molto vicini e per altri molto lontani”, racconta l’imprenditore Frank Hoefer. “Chi visita le case con occhio attento viene ricompensato da infiniti dettagli tratti dalla vita quotidiana, dall’arte e dal saper fare antico. Restaurare la spettacolare dimora di Marco Fabio Rufo, inaccessibile dal 1980, e renderla accessibile al pubblico è un progetto che trovo appassionante. Anche perché ho l’impressione che a Pompei c’è una grande apertura verso modelli innovativi di tutela e fruizione. Ma per attuare i progetti del Parco servono altri sostenitori e vorrei aiutare a trovarli”.

Pavimento musivo nella Casa di Marco Fabio Rufo nell’Insula Occidentalis a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Ora lavoriamo su un progetto di valorizzazione del complesso – ha dichiarato il direttore Zuchtriegel – Facciamo leva anche sulla tecnologia digitale per far comprendere la complessità di questo labirinto incredibile, che è la casa di M. Fabio Rufo: a volte si ha l’impressione di essere in un palazzo ottocentesco di Napoli, invece è una casa romana di 2000 anni fa. Entro Natale vogliamo procedere a una prima apertura parziale, con gruppi accompagnati. L’entusiasmo e il supporto di Frank Hoefer sono un segnale bellissimo del valore di Pompei, anche perché ci piacerebbe replicare questo modello in altre case, che sono altrettanto affascinanti e hanno bisogno di restauro e valorizzazione.”

Restauro affreschi nella Casa di Marco Fabio Rufo nell’Insula Occidentalis a Pompei (foto parco archeologico pompei)

L’intervento di restauro ora in corso riguarda gli affreschi, tra cui la famosa Venere di Pompei, collocata in una vera e propria “cappella” rituale della dimora, e segue a lavori strutturali, di messa in sicurezza e scavo, eseguiti dal Parco negli anni 2021-2023. I lavori di restauro sono stati affidati tramite un bando di gara alla società Artigiana Romana Impianti OE e sono seguiti da parte del Parco dalle funzionarie Elena Gravina in qualità di responsabile unico del Progetto (RUP) e Teresa Argento in qualità di direttore dei lavori (DL).

Affresco parietale con scena rituale nella Casa di Marco Fabio Rufo nell’Insula Occidentalis a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La casa di M. Fabio Rufo, insieme alle adiacenti case “di Castricio” e “del Bracciale d’Oro”, è costruita sul precipizio dell’antica fortificazione di Pompei è pertanto conserva fino a quattro piani, collegati da un labirinto di corridoi, scale e passaggi, sia di rappresentanza sia di servizio. Il proprietario, forse un magistrato della cittadina campana oppure un liberto della casa imperiale, doveva avere immense disponibilità economiche, che consentivano la realizzazione di una villa urbana che, per quanto sappiamo, a Pompei non ha eguali.

Il calco di una vittima dell’eruzione nel complesso della Casa di Marco Fabio Rufo nell’Insula Occidentalis a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Nel complesso sono state trovate anche diverse vittime dell’eruzione, alcune delle quali giacciono ancora negli spazi che le videro esalare l’ultimo respiro: tre vittime sulle scale della Casa di M. Fabio Rufo, altrettante nella cosiddetta casa di Castricio, emerse negli scavi del 1961, e le vittime della casa del Bracciale d’Oro, rinvenute nel 1974.

Rovereto. Il 37mo RAM film festival chiude con oltre 3.300 presenze complessive tra proiezioni, incontri ed eventi diffusi (+ 8% rispetto all’anno precedente): i numeri confermano la soddisfazione espressa “a caldo” dalla direttrice Alessandra Cattoi ad “archeologiavocidalpassato.com”. Appuntamento all’autunno 2027

Il grande manifesto del RAM film festival lungo corso Bettini a Rovereto (foto fmcr)

La soddisfazione espressa “a caldo” da Alessandra Cattoi, direttrice della Fondazione Museo Civico di Rovereto, per il successo della 37ma edizione del RAM film festival dedicata al tema “Sguardi sulla città” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2026/10/12/rovereto-la-direttrice-alessandra-cattoi-fa-un-bilancio-del-37mo-ram-film-festival-ed-ecco-tutti-i-film-premiati-nelledizione-2026/) è ora confermato dai numeri: il RAM film festival 2026 va in archivio con un bilancio decisamente positivo e in netta crescita. La 37ª edizione ha fatto segnare oltre 3.300 presenze complessive tra proiezioni, incontri ed eventi diffusi, registrando un incremento superiore all’8% rispetto all’anno precedente, a dimostrazione che la riflessione sulla “comunità urbana” attraverso il cinema e l’archeologia hanno saputo parlare al presente. Dal 7 all’11 ottobre, Rovereto è diventata il crocevia del cinema dedicato al patrimonio culturale con particolare attenzione alle città, tra passato e futuro: 90 film provenienti da 35 Paesi, di cui ben 42 anteprime nazionali o internazionali e 18 opere dedicate al tema delle città. A completare la manifestazione si sono aggiunti 6 incontri di approfondimento, 3 matinée per le scuole, 2 eventi speciali con ospiti d’eccezione, 2 masterclass, 8 proposte tra musei e territorio e 17 ospiti internazionali. Il RAM film festival dà l’appuntamento al pubblico per la 38ª edizione, in programma nell’autunno 2027.

Teatro Zandonai gremito per la quarta serata del 37mo RAM film festival (foto graziano tavan)

Un po’ di numeri. Oltre alla partecipazione nutrita nelle sale e nella programmazione cinematografica Fulldome, RAM X e Officina RAM, la risposta del pubblico ha premiato l’intera offerta del palinsesto. Teatri pieni per le serate evento: Il Teatro Zandonai ha registrato quasi 900 presenze per i tre grandi appuntamenti serali (la fiction Lady Nazca, lo spettacolo Di isole e di città con Giuseppe Cederna e il tributo a Valentino Braitenberg). Il cinema al centro: 42 le anteprime portate al festival, con la partecipazione diretta di 27 tra registi e produttori. Scuole e territorio: il programma CINEMaSCUOLA ha coinvolto 882 tra studenti e insegnanti, mentre le uscite di “Festival in città” hanno registrato 132 partecipanti. Incontri informali: 350 presenze per gli Aperitivi al Bistrot e le colazioni di Buongiorno RAM.

Venezia. A Palazzo Ducale, sede Sabap, l’incontro “ALBERONI: SCAVO, RESTAURO E VALORIZZAZIONE. Gli scavi archeologici in Strada della Marina: dal cantiere alla restituzione alla collettività”, a conclusione del progetto pluriennale dedicato a uno dei ritrovamenti archeologici più significativi degli ultimi anni nel suolo veneziano

Cosa si nasconde sotto la sabbia del Lido di Venezia? Nel 2022, agli Alberoni, un importante ritrovamento archeologico ha riportato alla luce le tracce di un passato ancora tutto da raccontare. Da allora, archeologi, restauratori e specialisti hanno lavorato per studiare, comprendere e conservare un complesso archeologico pluristratificato, tra i ritrovamenti più significativi degli ultimi anni nel territorio veneziano. Mercoledì 21 ottobre 2026, alle 14, nella sala del Piovego di Palazzo Ducale, sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia, l’incontro “ALBERONI: SCAVO, RESTAURO E VALORIZZAZIONE. Gli scavi archeologici in Strada della Marina: dal cantiere alla restituzione alla collettività”, a conclusione del progetto pluriennale dedicato a uno dei ritrovamenti archeologici più significativi degli ultimi anni nel suolo veneziano: il complesso pluristratificato emerso in località Alberoni al Lido di Venezia nel 2022. Un pomeriggio per scoprire cosa è emerso dagli scavi, come si è lavorato per preservare le testimonianze del passato e in che modo l’archeologia può diventare un patrimonio accessibile a tutti. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria al link https://alberoniscavorestaurovalorizzazione.eventbrite.it

Lo scavo archeologico in strada della Marina agli Alberoni sull’isola del Lido di Venezia (foto sabap-met-ve)

Nel corso dell’incontro verranno illustrati i risultati delle ricerche multidisciplinari svolte per la comprensione dei dati archeologici, gli interventi conservativi condotti sulle porzioni strutturali e sui materiali mobili rinvenuti in scavo, nonché gli strumenti sviluppati per la valorizzazione del contesto tra cui un plastico ricostruttivo dello scavo, un pannello illustrativo in linguaggio accessibile e video 3D con ricostruzione della sequenza costruttiva delle evidenze portate alla luce. A raccontare questa straordinaria esperienza saranno proprio i professionisti che hanno partecipato alle ricerche, al restauro e alla valorizzazione del sito.

Reggio Calabria. Dopo la tappa al museo dell’Acropoli di Atene approda al museo Archeologico nazionale la mostra “Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca”, seconda tappa della mostra promossa dal ministero della Cultura, nell’ambito delle attività del Piano Olivetti per la cultura

Dopo la tappa al museo dell’Acropoli di Atene, dal 22 ottobre al 31 dicembre 2026 il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria ospiterà “Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca”, la grande mostra internazionale dedicata alle trasformazioni dell’arte greca nel Mediterraneo promossa dal ministero della Cultura nell’ambito delle attività del Piano Olivetti per la cultura. Una collaborazione istituzionale nel solco delle eccellenti relazioni culturali fra Italia e Grecia, rafforzate a seguito della visita istituzionale del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ad Atene nel giugno 2025. Il progetto è elaborato dal dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, tramite l’Istituto centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale, in collaborazione con il museo dell’Acropoli di Atene e il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. La mostra è curata da Alfonsina Russo, Nikolaos Stampolidis, Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro e Fabrizio Sudano. L’esposizione a Reggio Calabria, l’antica Rhegion, tra i principali centri della Magna Grecia, valorizza il legame storico e culturale tra Grecia e Italia, costruito nel corso dei secoli attraverso scambi, mobilità e reciproche influenze che hanno attraversato il Mediterraneo. In questo contesto, il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, con le sue collezioni provenienti dai principali centri della Magna Grecia e i celebri Bronzi di Riace, rappresenta un luogo di particolare rilievo per approfondire la conoscenza di questa storia condivisa.

Il Trono Ludovisi conservato a Palazzo Altemps a Roma (foto stefano castellani / mnr)

LA TAPPA A REGGIO CALABRIA E IL PIANO OLIVETTI PER LA CULTURA. La mostra rientra nelle attività strategiche del Piano Olivetti per la cultura, che promuove quest’ultima come motore di crescita civile, coesione sociale e sviluppo locale. In tale prospettiva, l’appuntamento reggino pone il patrimonio archeologico al centro della relazione tra identità storica e comunità, creando occasioni di conoscenza e confronto volte a generare un concreto impatto collettivo. Realizzato in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, il percorso espositivo nasce dalla stretta intesa tra il Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale e il Piano Olivetti per la cultura. Il progetto sarà arricchito da un articolato programma pubblico rivolto a cittadini, studiosi, scuole e turisti, con iniziative dedicate all’inclusione, all’educazione museale e alla valorizzazione dell’area. A Reggio Calabria, il dialogo tra reperti di straordinario pregio e un contesto profondamente segnato dalla memoria della civiltà greca aggiunge all’esperienza una dimensione ulteriore: la riscoperta delle origini e la riappropriazione di un’appartenenza, a pieno sostegno dei processi di rigenerazione promossi dal Piano Olivetti.

Testa in bronzo di filosofo da Porticello, conservata al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

IL PERCORSO ESPOSITIVO. “Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca” esplora il significato storico e artistico assunto dall’arte greca in Italia attraverso una selezione di capolavori conservati nei musei italiani, raccontandone la lunga eredità culturale e le continue trasformazioni nel corso dei secoli. Il progetto non presenta le opere come oggetti isolati, ma ne ricostruisce le “biografie”, seguendone la circolazione, i trasferimenti, i riusi e i nuovi significati assunti nei diversi contesti storici. L’esposizione è articolata in sette sezioni. Attraverso una selezione di capolavori provenienti dai più importanti musei italiani, racconta le molteplici forme di presenza, trasformazione e reinterpretazione dell’arte greca nella Penisola, dalla tarda età del Ferro fino al Novecento. Le opere sono ricollocate nel proprio orizzonte storico e diventano documenti “parlanti”, capaci di raccontare storie di circolazione, scelte, riusi e trasformazioni culturali che nei secoli hanno legato le due sponde del Mediterraneo: attraverso il loro linguaggio iconografico e formale, raccontano i valori di un’arte fondativa per l’identità occidentale e per la cultura europea contemporanea.

La Fanciulla di Anzio conservata a Palazzo Altemps (foto mnr)

Il visitatore è accompagnato dalle prime forme di presenza dell’arte greca nella Penisola, anteriori alla conquista romana, fino alla nascita del collezionismo moderno e della moderna storia dell’arte antica. Dalla circolazione degli oggetti greci come strumenti di prestigio e veicoli di modelli culturali si passa ai fenomeni di appropriazione e trasferimento delle opere, fino ai processi di reinterpretazione e riuso in età romana, moderna e contemporanea. La mostra si conclude con una riflessione sulla ricezione dell’arte greca tra XVIII e XX secolo, con un focus su Antonio Canova e con alcuni artisti del Novecento italiano. Tra le opere esposte figurano una splendida statua femminile proveniente dall’Acropoli di Atene, il Trono Ludovisi, la Fanciulla di Anzio, le celebri teste bronzee dal relitto di Porticello e importanti testimonianze del collezionismo e della ricezione moderna dell’arte greca.

Agrigento. Al parco archeologico della Valle dei Templi si chiude la III campagna di scavi archeologici nell’area della Kolymbethra e sul pianoro di Case Montana: scoperte monumentali evidenze di un quartiere dell’antica Akragas risalente al V secolo a.C., fino ad oggi sconosciuto

Campagna di scavo dell’università di Milano sul pianoro di Case Montana nel parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento (foto regione siciliana)
Ritrovamenti nella terza campagna di scavo dell’università di Milano nel parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento (foto regione siciliana)

Si conclude il 24 ottobre 2026 la III campagna di scavi archeologici nell’area della Kolymbethra e sul pianoro di Case Montana ad Agrigento. La missione è diretta dalla prof.ssa Claudia Lambrugo dell’università di Milano e dall’archeologa Maria Concetta Parello del parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, con il sostegno del FAI ed all’interno di un progetto quinquennale fortemente voluto dal direttore del Parco, Roberto Sciarratta. La ricerca ha visto anche l’intervento del prof. Andrea Zerboni (università di Milano) e della dott.ssa Eleonora Regattieri (CNR di Pisa) per definire il contesto geomorfologico, programmare carotaggi per il 2027 ed effettuare prelievi di speleotemi dagli ipogei per analisi di laboratorio sulle cronologie di formazione. In totale, la missione coinvolge 33 tra studenti e specializzandi coordinati dalla prof.ssa Lambrugo insieme al prof. Alessandro Pace.

Il pianoro di Case Montana nel parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento (foto regione siciliana)
Canale scavate nel banco calcarenitico esplorato dalla missione di scavo dell’università di Milano nel parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento (foto regione siciliana)

I risultati principali di questa campagna toccano tre punti cruciali. Sul pianoro di Case Montana, due saggi di scavo di 10 per 10 metri stanno riportando alla luce monumentali evidenze di un quartiere dell’antica Akragas risalente al V secolo a.C., fino ad oggi sconosciuto. Sono stati rinvenuti possenti muri e tracce di edifici distrutti durante l’assedio cartaginese del 406 a.C., conservatisi perfettamente sotto i crolli. Nell’alveo del torrente, i lavori di pulizia della vegetazione hanno permesso di documentare nuovi apprestamenti idraulici, tra condotti di scarico e canali scavati nel banco calcarenitico, riconducibili all’ingegnosa diga del lago artificiale della Kolymbethra. Poco distante, è proseguito lo svuotamento dell’Ipogeo Nuovo, scoperto nel dicembre 2023. La sua storia comprende diverse fasi: da antico condotto per l’acqua di falda a ricovero per animali, fino ad utilizzo rurale nell’Ottocento.