Esclusivo. La prof.ssa Silvia Paltineri traccia un primo bilancio della campagna 2026 nel sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): tra le scoperte, un grande recipiente ceramico circolare interrato vicino alla casa portata alla luce, probabilmente usato come deposito domestico; e due strutture (grandi tronchi) in legno, tra loro ortogonali, la cui funzione è ancora da chiarire. Con la prof.ssa Paltineri intervengono anche lo specializzando Fusari e la dottoranda Iadicicco

La prof.ssa Silvia Paltineri, direttore dello scavo UniPd del sito etrusco di San Basilio ad Ariano nel Polesine, nella campagna 2026 (foto graziano tavan)

La campagna di scavo 2026 nel sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro), diretto da Silvia Paltineri del dipartimento di Beni culturali dell’Università di Padova, nell’ambito del progetto San Basilio si è tenuta dall’8 giugno al 3 luglio 2026. È tempo di un primo bilancio sui risultati raggiunti e sulle prospettive di questa ricerca che gode del sostegno economico di Cariparo. La professoressa Paltineri ne parla in esclusiva ad archeologiavocidalpassato.com. Ecco che allargando la trincea prende forma il grande edificio iniziato a scavare negli anni passati, e si inizia a capire il tra l’edificio e la parte esterna. E poi la nuova area di scavo dove sono emerse due intriganti strutture in legno, due grandi tronchi riempiti di limo in posizione perpendicolari tra loro: sono strutture di fondazione? Presto per dirlo anche perché non sono state ancora messe in luce nella loro estensione. Le risposte probabilmente verranno dalle prossime campagne di scavo: il finanziamento di Cariparo garantisce ancora due anni di ricerche. Durante i quali l’obiettivo di Paltineri è anche quello di capire il paesaggio e come questo interagiva con l’abitato, chiarendo al contempo il suo assetto urbanistico. Tra le scoperte, un grande recipiente ceramico interrato, piccolo deposito domestico, prossimo alla casa portata alla luce. Quest’anno, accanto alla prof.ssa Silvia Paltineri intervengono anche Matteo Fusari, specializzando al primo anno all’università di Padova, che si sofferma sugli esiti dello scavo rispetto alle prospezioni preliminari, e Giulia Iadicicco, dottoranda dell’università di Padova, presente a San Basilio sin dall’inizio delle indagini del sito, quindi dal 2018, che ci presenta alcuni materiali dallo scavo 2026.

“La campagna di quest’anno (2026, ndr) è iniziata l’8 giugno e si conclude il 3 luglio”, spiega la prof.ssa Silvia Paltineri, direttore dello scavo del sito etrusco di San Basilio, ad archeologiavocisalpassato.com.

Campagna 2026 UniPd nel sito etrusco di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): Paltineri con gli studenti del primo turno (foto unipd)
Campagna 2026 UniPd nel sito etrusco di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): Paltineri con gli studenti del secondo turno (foto unipd)

“Qui, alle mie spalle, ci sono studenti, specializzandi, dottorandi dell’università di Padova, e alcuni di loro scavano qui a San Basilio fin dal 2018, anno in cui sono ripartite le nostre indagini. Quest’anno avevamo due obiettivi. Il primo obiettivo era quello di concludere lo scavo dell’edificio che abbiamo scoperto nel 2019 – edificio di cui tra l’altro sono già state date notizie preliminari – che presentava una pavimentazione in cocciopesto molto solida che teneva il sito al riparo dall’umidità; e un alzato in materiale deperibile – quindi con pali, graticcio e tetto in legno e paglia -: di questo edificio, però, non era ancora chiara l’estensione complessiva. Quindi la campagna di quest’anno ha previsto un allargamento delle trincee precedentemente aperte, e un’indagine in estensione per capire quale fosse il limite dell’estensione dell’edificio già scoperto e quale fosse poi il rapporto tra l’edificio e la parte esterna: un eventuale cortile con pertinenze della casa o altro. Le condizioni di giacitura del deposito quest’anno non erano ottimali, anzi: in una vasta area la pavimentazione era danneggiata da arature contemporanee, e anche da altri interventi, come la posa di tubi per un impianto di irrigazione. Quindi il deposito non era in buone condizioni. Nonostante tutto, siamo riusciti a intercettare quello che restava proprio di questi lacerti pavimentali, e abbiamo compreso quale fosse la planimetria di questa casa, che era una casa estesa.

Campagna 2026 UniPd nel sito etrusco di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): piccolo deposito circolare (foto unipd)

Dopodiché ci siamo spostati in un’area esterna nella quale emergeva sin dal momento dell’apertura della trincea una traccia circolare che era chiaramente riferibile a un grande recipiente ceramico interrato intenzionalmente e al cui interno affioravano cocci, quindi affiorava del materiale. Normalmente quando si individua una situazione di questo genere il primo pensiero corre a una sepoltura a incinerazione, perché è così che normalmente si presentano le tombe a cremazione. Abbiamo fatto lo scavo micro-stratigrafico e abbiamo capito che non si trattava di una tomba, ma di un piccolo deposito domestico, prossimo alla casa e contiguo a un vespaio. Quindi probabilmente si svolgevano anche attività che prevedevano l’uso del fuoco. E possiamo riferire questo recipiente con il suo contenuto, vasi intenzionalmente rotti e ributtati all’interno, ad attività di preparazione, consumo di cibi, ma forse – e dobbiamo fare delle riflessioni che adesso sarebbero premature – anche ad attività di libagione o di ritualità legata alla sfera domestica”.

In questo breve video del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, ecco l’inizio del micro-scavo della struttura circolare (deposito domestico?) scoperto nella campagna 2026 nel sito etrusco di San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro), diretta dalla prof.ssa Silvia Paltineri (UniPd).

“Nel 2019 e nel 2021”, spiega ad archeologiavocidalòpassato.com Matteo Fusari, specializzando al primo anno all’università di Padova, “sono state condotte delle campagne di prospezione – in realtà in tutta l’area di San Basilio anche negli anni successivi – e sono state condotte in parte dal dottor Cornelius Meyer e dalla dott.ssa Vicke de Neef. Noi ci troviamo in quest’area dove, dalle prospezioni sembrerebbe essere presente una sorta di strutturazione del sito in cui si può intravvedere un basso morfologico, un alto morfologico che è questa cresta centrale, e un ulteriore basso. E al di qua si trova una situazione con forti anomalie che sono dettate da questo colore scuro e da questo colore chiaro, mentre al di fuori sembra non esserci nulla. Quindi questo settore è stato interpretato come un possibile “fine-sito” in cui si ha tutta la parte interna dell’abitato e la parte esterna. Parte interna che sembrerebbe essere chiusa in quest’area da un grande canale, che poi sarà utilizzato anche in età romana ma sembrerebbe concludersi già in fase preromana in quest’area, creando una sorta di strutturazione in questo angolo.

“Noi abbiamo deciso di aprire in quest’area – continua Fusari – cercando di intercettare il basso morfologico, cercando di intravvedere anche la cresta che si alzava, e poi cercando di intercettare queste anomalie scure che indicativamente, se le prospezioni sono poste al centimetro – cosa molto rara -, potrebbero essere proprio questa strutturazione finale. Per la situazione, invece, dell’alto e del basso morfologico, noi ci possiamo affidare alla sezione in cui si vede il livello delle sabbie che mano a mano sembrano decrescere proprio in prossimità di questo basso che abbiamo scavato (ieri) e soprattutto sembra rialzarsi man mano che si procede verso Nord. Un ulteriore indizio può esserci dato dal livello delle arature antiche, che sono in sezione – si può vedere la US 12301 – che a partire da Sud hanno un livello piuttosto coerente finché a un certo punto non vi è una bassura proprio in prossimità della fine del nostro saggio e poi si rialzano e sembrano scomparire. Questo farebbe anche ipotizzare la presenza di una duna, di un alto morfologico, in quanto in passato, a differenza di oggi, le arature non venivano fatte rasando totalmente l’area, ma seguendo la morfologia del terreno. Infatti il livello alto sono le arature moderne che rasano totalmente la situazione. Quindi il nostro indizio principale al momento per confermare questa ipotesi dell’alto morfologico potrebbe essere proprio questo rialzo delle sabbie. E basandosi su questa situazione dell’alto morfologico e di un basso morfologico, l’unica ipotesi che al momento – abbiamo appena aperto – possiamo fare è che questa sia una strutturazione legata magari a un controllo del sito, a un controllo di ciò che sta al di fuori in cui – ipotizzando – potremo trovarci le fondazioni che girano proseguendo anche verso Ovest e verso Sud in cui abbiamo rinvenuto queste due grandi buche cioè dei veri e propri plinti in cui veniva posto un grande tronco, probabilmente un grande palo, per andare a sostenere un alzato, probabilmente un impalcato ligneo per un camminamento o situazioni comunque a controllo del sito in cui l’area bassa, in quanto caratterizzata da sabbia, poteva essere utilizzata anche come semplice camminamento. Per questo non la vediamo strutturata, ma al momento sono ancora tutte delle ipotesi che dovremo poi confermare.

“Invece, in quell’area, quella un po’ più scura, che purtroppo ora ha la risalita delle acque, abbiamo trovato uno scarico o probabilmente una colmatura di questa bassura fatta di mattoni crudi che sembrerebbero essere formati da limo e sabbie, e che abbiamo già mandato a far analizzare dal prof. Michele Secco, e che farebbero pensare a un alzato anche con una carpenteria pesante, quindi delle fondazioni che dovrebbero avere una certa imponenza, importanza. Quest’altro elemento – conclude Fusari – potrebbe essere interpretato e confermato anche dalla presenza in sezione del tronco, nella sezione Ovest, di una sorta di “cemento-cocciopesto” – così noi lo chiamiamo – , formato da concotti sbriciolati, tritume anche di ghiaietti, un chamotte molto aggregato, anche toccandolo è molto difficile da scalzare. Il che fa pensare a una strutturazione che potrebbe sostenere anche un buon peso”.

“Obiettivo della campagna di quest’anno”, spiega la prof.ssa Silvia Paltineri ad archeologiavocisalpassato.com., “era l’apertura di una nuova trincea nella quale impostare nuovi saggi di scavo. Quindi, una volta concluso lo scavo dell’edificio, ci siamo spostati in quest’area nuova che doveva essere un’area periferica: non il centro dell’insediamento di epoca etrusca, ma invece una zona prossima al limite, alla chiusura dell’insediamento. Qui ci siamo mossi sulla base di indagini geofisiche precedenti e quando abbiamo aperto lo scavo abbiamo scoperto questa grande struttura in legno che trova il suo corrispettivo perpendicolare qui: una struttura molto lunga. L’abbiamo messa in luce per una lunghezza di circa 5 metri. Ma in realtà non abbiamo finito di scavarla perché prosegue oltre i limiti della nostra trincea. Quindi continueremo il prossimo anno. E lo stesso si può dire per la struttura perpendicolare alla prima che, come si vede, va sotto la sezione.

Campagna 2026 UniPd a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro): la grande struttura in legno (tronco) messa in luce, e in basso l’altra, sempre in legno, in posizione perpendicolare (foto graziano tavan)

“Come si presentavano queste due strutture? Erano completamente riempite di sedimento in limo. Un limo – continua Paltineri – abbastanza pulito che però in alcuni punti era interrotto da una messa in posa intenzionale di una sorta di cocciopesto molto duro, visibilmente simile al pavimento dell’edificio che abbiamo scavato fino a quest’anno. Ma in realtà, dal punto di vista della consistenza, molto, molto più solido: una consistenza cementata, durissima. È chiaro, quindi, che i riempimenti di queste strutture in legno erano riempimenti intenzionali. Ora, cosa siano queste strutture è un problema su cui dovremo lavorare, perché – come si vede – non sono state ricavate a grande profondità, ma a partire da un piano sabbioso. Il fatto che siano state riempite di limo sicuramente le rendeva molto stabili, a dispetto di quello che doveva essere un suolo abbastanza cedevole.

Campagna 2026 UniPd a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro): lo scavo della grande struttura in legno (tronco) (foto graziano tavan)

“Potremmo pensare che si trattasse di strutture di fondazione, però molto larghe, imponenti: tra i 50 e i 60-65 cm di larghezza. Quando si trovano strutture così solide bisogna pensare a un alzato, a un edificio in alzato piuttosto impegnativo. Quindi non certo un edificio in graticcio con i pali, ma a un edificio che aveva un certo peso. Naturalmente su questo saremo chiamati a lavorare nei prossimi anni, anche solo per capire quale fosse la configurazione di queste due strutture, perché non siamo riusciti a individuarle per intero. Quindi, nei prossimi anni ci allargheremo con questa precisa finalità. E poi per scavare bisogna studiare, ma quando si scava bisogna poi tornare a studiare per cercare se ci sono situazioni analoghe attestate magari in altri contesti.

“Per quanto riguarda la specie arborea utilizzata – conclude Paltineri -, siamo in attesa della visita dell’archeobotanico che ci dirà quale specie lignea appartengono questi grossi tronchi. Visti così, appena li abbiamo messi in luce e tolto il limo, ci hanno ricordato le piroghe monossili che, in questo caso, sarebbero state riutilizzate e riempite intenzionalmente con del sedimento, una sorta di malta cementizia per rifunzionalizzarle. Questo è quello che possiamo dire oggi a pochi giorni dalla chiusura della campagna 2026”.

Giulia Iadicicco, dottoranda dell’università di Padova, presente a San Basilio dall’inizio delle indagini del sito, quindi dal 2018, presenta per archeologiavocidalpassato.com. materiali che “provengono dall’area del nostro scavo, in particolare dalla struttura circolare che è emersa quest’anno e che è stata micro-scavata proprio qualche giorno fa. Quelli che vedete qui sono proprio i materiali della struttura. Sono stati già lavati dopo essere stati raccolti e suddivisi poi in sacchettini distinti, perché ciascuno di questi frammenti durante il micro-scavo è stato isolato e quindi insacchettato a parte.

“È stata poi fatta una prima ricerca degli attacchi – spiega Iadicicco -, e sono stati attaccati senza l’utilizzo di colle ma semplicemente con dello scotch-carta i frammenti che attaccavano tra loro. permettendoci in questo caso di ricostruire una parte di orlo, di inizio della parete e di ansa, della forma di uno skyphos, quindi una coppa molto profonda in ceramica corinzia che ha questa fascia di vernice nera. Si intravede anche una decorazione che vira su un colore più bruno. E una decorazione particolare nell’altra parte del corpo del vaso e del suo piede. Come si vede, nella parete del piede iniziano delle macchioline, almeno sembrano delle macchioline, che in realtà sono dei raggi. Infatti questo è uno skyphos a raggi che si intravedono anche nella parte superiore del vaso. Questo rinvenimento è stato per noi molto importante perché la ceramica corinzia è una ceramica che per il sito di San Basilio ci parla dei primi rapporti che gli abitanti di questo sito hanno avuto con l’area greca. Infatti, è una ceramica molto antica: solitamente la sua datazione si aggira attorno al 590-580 a.C. Ovviamente, avendo raccolto questi reperti da pochi giorni, dobbiamo ancora procedere con uno studio più preciso e fornire quindi una datazione puntuale a questi pezzi. La ceramica corinzia, insomma, ci aiuta a datare il primo periodo di convivenza in questo luogo di diverse componenti culturali, tra cui anche quella greca.

“All’interno della nostra struttura circolare – continua Iadicicco – sono emersi poi anche frammenti di quest’altra classe ceramica che non è tipica di quest’area e che, proprio per questo, verrà poi studiata attraverso il disegno di questi frammenti, e in laboratorio una volta rientrati si ricercheranno i confronti che ci consentiranno di essere più precisi per quanto riguarda datazione e classe ceramica. Questi frammenti attaccano anche se non abbiamo ancora proceduto a fissarli. Sempre all’interno della struttura circolare abbiamo scoperto e cercato di ricomporre altri frammenti: si tratta di un’olla in ceramica grossolana ed è una forma tipica di questo areale in generale, che si ritrova in tutta l’Etruria Padana. E qui per la prima volta quest’anno siamo riusciti a ricomporre praticamente dall’orlo fino al suo fondo. All’interno sempre della struttura abbiamo trovato anche altro materiale diverso dalla ceramica. È il caso di questi piccoli ciotoli. Ne abbiamo numerosi all’interno degli strati che abbiamo scavato. Sono lisci, alcuni sembrano addirittura “lavorati”.

“Infine, sul fondo della struttura scavata è emerso anche un frammento di ceramica zonata, quindi di ceramica veneta a fasce rosse e nere. È una coppa con un orlo ingrossato all’interno nella quale si intravede la decorazione rossa in una porzione dell’orlo. Ci siamo interrogati su cosa fosse questa struttura – conclude Iadicicco -, una volta emersi questi frammenti al suo interno, e abbiamo convenuto che potrebbe trattarsi di un piccolo deposito, appena al di fuori della struttura che abbiamo indagato con il piano pavimentale in cocciopesto, e che potrebbe essere stata realizzata in seguito a un atto, probabilmente una cerimonia come ad esempio un piccolo banchetto, e quindi questo materiale poi è confluito all’interno di questa struttura”.

“Questi sono gli ultimi giorni della nostra campagna, ne mancano solamente quattro, e quindi possiamo cominciare a fare un bilancio di quanto scoperto e di quanto ci rimane da scoprire nei prossimi anni. Sicuramente”, sottolinea la prof.ssa Silvia Paltineri ad archeologiavocidalpassato.com, “abbiamo portato a casa dei dati interessanti su un edificio e anche sulle attività che si svolgevano nelle sue pertinenze. Però – avete visto – sono emerse evidenze nuove completamente diverse: per tecnica di realizzazione, sicuramente per funzione.

“Nei prossimi due anni – continua Paltineri – ci concentreremo nella nuova area, quella che ha restituito le ultime evidenze, quelle poste al limite dell’insediamento e indagheremo più approfonditamente la funzione che avevano queste strutture forse di fondazione, realizzate con i grandi tronchi d’albero riempiti da limo e da cocciopesto. Cercheremo di capire se si trattasse di una struttura difensiva o comunque collegata ad attività che si svolgevano appena prima della chiusura dell’insediamento arcaico, e possibilmente metteremo queste strutture in connessione sia con quello che accadeva dentro il sito, sia con quello che accadeva fuori dal sito. E quindi, per esempio, abbiamo in mente di fare analisi sulla vegetazione antica, sulla copertura vegetale, tramite le carote polliniche, per capire quale fosse il paesaggio vegetale esterno all’insediamento.

“Abbiamo ancora un finanziamento che è erogato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e che ci coprirà le prossime due campagne. Dopodiché sicuramente sarebbe mia intenzione fermarmi per una fase di studio delle evidenze e per un ripensamento generale di quanto capito, scavato, studiato finora, per poi magari ripartire, perché comunque il sito si estendeva per alcuni ettari. Non era un sito grande, ma certo era un sito che aveva una sua strutturazione interna e quindi – conclude Paltineri – metteremo a sistema quanto trovato finora forse con quello che scaveremo in un futuro, anche per capire meglio l’assetto urbanistico e forse per riuscire a intercettare un punto accessibile e non compromesso dalla risalita della falda e capire quale fosse il momento di attivazione del sito e soprattutto come si presentasse il sito nel momento in cui era nato. E chissà che non si riesca in un futuro a ricucire tutta una serie di risposte e anche a chiudere una serie di quesiti scientifici che ci siamo posti ancora diversi anni fa e che, soprattutto per quello che riguarda la fase più antica di San Basilio, al momento rimangono senza risposta”.

Concordia Sagittaria (Ve). Nell’area archeologica sotto la cattedrale presentazione del libro “Al di là dei muri. Il tempo, la città. Il murale dell’Area archeologica di Concordia Sagittaria” a cura di Federico Bonfanti

Un viaggio nella storia e nella memoria di Concordia Sagittaria attraverso un libro dedicato al murale dell’area archeologica. Domenica 8 novembre 2026, alle 15, nell’Area archeologica di Concordia Sagittaria sotto la cattedrale, in piazza Cardinale Costantini 6 di Concordia Sagittaria (Ve), presentazione del libro “Al di là dei muri. Il tempo, la città. Il murale dell’Area archeologica di Concordia Sagittaria” a cura di Federico Bonfanti, organizzata con il coinvolgimento del Comune di Concordia Sagittaria, della direzione regionale Musei nazionali Veneto – Area archeologica di Concordia Sagittaria e della Società Cooperativa Santo Stefano, che ha finanziato il libro. All’incontro interverranno i rappresentanti della Società Cooperativa Santo Stefano, il curatore Federico Bonfanti e gli autori del libro che approfondisce il significato del murale dedicato alla storia e alla trasformazione urbana di Concordia Sagittaria, offrendo uno sguardo sul rapporto tra archeologia, memoria e identità della città. L’iniziativa rappresenta un’occasione per conoscere più da vicino il patrimonio storico e archeologico di Concordia Sagittaria e per scoprire il percorso culturale che ha portato alla realizzazione del libro. L’ingresso è gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili. Per l’occasione è prevista anche un’apertura straordinaria dell’Area archeologica dalle 14 alle 18. Info: 0421 275677, email: drm-ven.museoportogruaro@cultura.gov.it.

Pomezia (Roma). Al museo civico Archeologico Lavinium, visita guidata “Corpi e storie dall’antica Lavinium”

Dietro ogni reperto c’è una vita. Domenica 8 novembre 2026, alle 16, al museo civico Archeologico Lavinium, visita guidata “Corpi e storie dall’antica Lavinium”. Attraverso gli oggetti e lo studio dell’antropologia fisica, intraprenderemo un viaggio nel passato per ricostruire la storia degli uomini e delle donne che abitarono Lavinium. Perché la storia non è fatta soltanto di monumenti e opere, ma soprattutto di persone. Costo 4 euro, biglietto d’ingresso al museo secondo tariffario. Prenotazione obbligatoria. Per informazioni e prenotazioni: 0691984744 / 3386574802, infomuseolavinium@comune.pomezia.rm.it

Altino (Ve). Al parco archeologico “Storie di volti: vite comuni”, visita accompagnata alla scoperta delle storie degli abitanti di Altino, quinto incontro del ciclo “Un viso familiare. Ritratti antichi e contemporanei nei Musei archeologici nazionali di Venezia e della laguna”

Domenica 8 novembre 2026, alle 15.30, al parco archeologico di Altino (Ve), “Storie di volti: vite comuni”, visita accompagnata a cura dello staff del Parco alla scoperta delle storie degli abitanti di Altino, attraverso i loro ritratti. Quinto incontro del ciclo di conferenze “Un viso familiare. Ritratti antichi e contemporanei nei Musei archeologici nazionali di Venezia e della laguna”, in programma fino a dicembre 2026 nei #museiarcheovenezialaguna, dedicate all’arte della ritrattistica dalla Roma imperiale fino ai giorni nostri. Per info e prenotazioni: info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422 789443. La prenotazione è obbligatoria per i gruppi.

Roma. Al teatro di Palazzo Altemps il concerto di flauto e chitarra “Percorsi classici” del Duo Aura, quarto appuntamento del ciclo “Il Museo in scena”

Per il ciclo “Il Museo in scena” promosso da museo nazionale Romano, sabato 7 novembre 2026, alle 19, nel teatro di Palazzo Altemps, aperto straordinariamente dalle 19 alle 22.30, con biglietto speciale a 5 euro, il quarto appuntamento il concerto del DUO AURA flauto e chitarra “Percorsi classici” con Maria Francesca Arcidiacono chitarra, Luisa Sello flauto. In programma musiche di Ferdinando Carulli – Serenade, op. 109 n. 6 per flauto e chitarra (Tema 5 variazioni, Allegretto finale); W.A. Mozart – Variazioni sull’opera ‘Il Flauto Magico’; Mauro Giuliani – Gran Sonata per flauto e chitarra (Allegro maestoso, Andante, Scherzo). Biglietti: https://www.eventbrite.it/…/biglietti-il-museo-in-scena…. Con la rassegna realizzata con Luisa Sello, presidente e direttrice artistica dell’associazione Amici della Musica di Udine ETS, nell’ambito del progetto ARTI PARALLELE Mostly Mozart, il museo nazionale Romano mira ad avvicinare i visitatori alla musica classica, invitandoli a scoprire il legame con le altre arti.

Firenze. Apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale con visita guidata di Barbara Arbeid per il ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”

Sabato 7 novembre 2026, apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale di Firenze, dalle 14 alle 18 (ultimo ingresso 17.15), con un nuovo appuntamento del ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”. Alle 15 e alle 17, visita guidata “La storia in tasca: alla scoperta della collezione numismatica del Museo Archeologico”, a cura di Barbara Arbeid, curatrice del museo Archeologico nazionale di Firenze. “Il museo Archeologico nazionale di Firenze conserva un importante patrimonio di monete antiche, provenienti dal collezionismo mediceo e lorenese o confluite da acquisti e doni più recenti. Piccoli capolavori in metallo sono testimoni di grandi imperi, rotte commerciali e miti dell’antichità. Attraverso monete etrusche, greche e romane, la visita svela come l’arte, il potere e la propaganda viaggiassero di mano in mano”. Inoltre, in collaborazione con l’associazione culturale Antichi Popoli a partire dalle 15 fino alle 17, “Gli Etruschi e l’acqua. Come una risorsa vitale ha modellato una civiltà. Come una risorsa vitale ha modellato una civiltà”: i rievocatori tramite la ricostruzione di alcune figure chiave della società etrusca illustreranno lo stretto contatto tra questo popolo e l’acqua nelle sue varie forme. Attività comprese nel costo del biglietto di ingresso. Info: man-fi@cultura.gov.it

Bologna. Al museo civico Archeologico la conferenza “Il perduto tempio di Iside a Benevento: da Champollion alle nuove ricerche” con Rosanna Pirelli, università di Napoli L’Orientale

Sabato 7 novembre 2026, alle 17, al museo civico Archeologico di Bologna, il primo incontro del mese porta contestualmente in Campania e in Egitto, con Rosanna Pirelli, università di Napoli L’Orientale, in “Il perduto tempio di Iside a Benevento: da Champollion alle nuove ricerche”. Ingresso libero, fino ad esaurimento posti disponibili. Nell’ambito del progetto ministeriale “Intervento di adeguamento del Museo del Sannio e di rifunzionalizzazione degli spazi museali”, promosso e coordinato dal MiC – Direzione Generale Musei, è in corso un nuovo studio complessivo delle sculture dell’Iseo di Benevento, finalizzato al loro riallestimento, a oltre cinquant’anni dalla fondamentale pubblicazione di Hans W. Müller. Sebbene nessun edificio antico finora individuato possa essere identificato con l’Iseo, la presenza del santuario è confermata da un gruppo di circa 50 sculture, iscrizioni ed elementi architettonici rinvenuti in diversi punti della città antica. Si tratta di un insieme particolarmente ricco e vario: numerose statue raffigurano “faraoni”, sia in forma umana sia come sfingi; accanto a esse compaiono divinità antropomorfe, figure sacerdotali e rappresentazioni di animali sacri, tra cui falchi, babbuini e tori Apis, uno dei quali è scolpito in altorilievo su un elemento architettonico. In assenza del contesto archeologico originario del santuario, la ricerca metterà a confronto le caratteristiche morfologiche e stilistiche delle sculture con le testimonianze iconografiche offerte da pitture coeve, documentate soprattutto, ma non esclusivamente, nell’area vesuviana. Il confronto permetterà di individuare possibili relazioni tra le diverse opere e di formulare nuove ipotesi sulla loro collocazione all’interno dell’Iseo di età imperiale. I risultati della ricerca contribuiranno così alla progettazione del nuovo allestimento del Museo del Sannio, con l’obiettivo di restituire, pur in assenza dell’edificio e del contesto archeologico originari, un’immagine plausibile dello spazio del santuario e di rendere più comprensibile al pubblico il significato e la funzione delle sculture che ne facevano parte.

Acqualagna (PU). Per il VFF – Via Flaminia Festival – archeologia e arti performative tre eventi nel focus Nutrimento: “Cibo, rituali e identità nell’Italia antica” con Valentino Nizzo; inaugurazione nuovi apparati didattici dell’antiquarium Pitinum Mergens; storytelling divulgativo sul pane tra archeologia, miti e comunità con Filippo Mantoni e Francesca Casci Ceccacci

Ad Acqualagna (PU) per il VFF – Via Flaminia Festival – archeologia e arti performative, sabato 7 novembre 2026, con un ricco programma con focus su Nutrimento.

Si inizia alle 16, nella sala consiliare del Palazzo della Cultura di Acqualagna, con la conferenza del professor Valentino Nizzo “In dialogo con gli Etruschi. Cibo, rituali e identità nell’Italia antica” (sold out). Mangiare significa appartenere a una cultura. Ogni alimento racconta un territorio, ogni banchetto riflette una visione del mondo. Il prof. Valentino Nizzo, archeologo e docente dell’università di Napoli L’Orientale, guiderà il pubblico in un viaggio alla scoperta del mondo etrusco attraverso il cibo e i rituali, pratiche quotidiane e simboliche che hanno contribuito a costruire l’identità delle comunità dell’Italia antica. Un’occasione per comprendere come alimentazione, convivialità e gesti rituali fossero strumenti di relazione, memoria e appartenenza, capaci ancora oggi di raccontare le radici della nostra cultura. Modera Vanessa Lani, direttrice della Rete Museale della Via Flaminia.

Alle 17, inaugurazione nuovi apparati didattici del museo Archeologico antiquarium Pitinum Mergens di Acqualagna, a cura dell’archeologa Vanessa Lani, direttrice Rete Museale della Via Flaminia, con la collaborazione del Servizio Civile del Comune di Acqualagna · Soprintendenza ABAP AN-PU. Ingresso libero senza prenotazione. Il pubblico sarà accompagnato alla scoperta del nuovo percorso di visita, arricchito da pannelli didattici e audioguide che raccontano la storia dell’antica città romana di Pitinum Mergens e del territorio attraversato dalla Via Flaminia. L’intervento nasce con l’obiettivo di rendere il patrimonio archeologico sempre più accessibile, favorendo un dialogo tra ricerca scientifica, divulgazione e partecipazione culturale.

Alle 21, al Mercato coperto del Tartufo di Acqualagna (Salotto da Gustare), “Pane: miti, leggende e saperi: storytelling divulgativo sul pane tra archeologia, miti e comunità” con Filippo Mantoni, attore, autore e regista teatrale, cofondatore del Collettivo Collegamenti, e Francesca Casci Ceccacci, panificatrice e fondatrice di Pandefrà, forno di Senigallia premiato con i Tre Pani del Gambero Rosso. Ingresso libero con prenotazione su Eventbrite · 60 posti al link Prenota su Eventbrite↗(apre una nuova scheda). Il pane accompagna la storia dell’umanità da migliaia di anni. È il risultato di un sapere condiviso, di una trasformazione paziente della materia e di un gesto che continua a unire persone, territori e culture. Filippo Mantoni percorre il significato storico, simbolico e antropologico del pane, intrecciando fonti antiche, rituali e riflessioni contemporanee. Accanto a lui, la panificatrice Francesca Casci Ceccacci porta l’esperienza del fare: i grani, la pasta madre, la fermentazione naturale, il rapporto con agricoltori e mugnai.

Grado (Go). Al museo nazionale di Archeologia subacquea dell’Alto Adriatico la Iulia Felix racconta storie di navigazioni, commerci, naufragi con le visite teatralizzate di “Anche le statue parlano”

E se la Iulia Felix potesse raccontarci la sua storia? Sabato 7 novembre 2026, al museo nazionale di Archeologia subacquea dell’Alto Adriatico, in via dei Provveditori 14 a Grado (Go), il passato torna a parlare con “Anche le statue parlano”, visite teatralizzate che trasformano millenni di navigazioni, commerci e… naufragi in un racconto vivo ed emozionante: il progetto è ideato e prodotto da A.C.CulturArti, realizzato con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, in partenariato con il museo storico e parco del Castello di Miramare – direzione regionale Musei nazionali Friuli Venezia Giulia. In scena: gli attori Caterina Bernardi e Gilberto Innocenti, insieme al cantautore Edoardo De Angelis. Tra le testimonianze custodite dal Museo, anche quelle legate al naufragio della Iulia Felix: storie sommerse che riaffiorano attraverso gli oggetti, le voci e la musica, per farci scoprire il fascino dell’archeologia subacquea. Tre repliche: ore 14.30, 15.45 e 17. Partecipazione gratuita, inclusa nel biglietto d’ingresso al Museo: intero: 7 euro; ridotto: 2 euro; gratuito fino ai 18 anni e per le categorie previste dalla normativa ministeriale. I posti per le visite teatralizzate sono limitati. È necessaria la prenotazione al seguente link: tinyurl.com/museogrado

Napoli. Al museo Archeologico nazionale al via “MANN con me”: ciclo di visite guidate tra novembre e dicembre a cura di restauratori, archeologi e architetti del Museo in un percorso di avvicinamento alle celebrazioni per i suoi primi 250 anni. Con pausa gustosa al MANNcaffè. Ecco il programma

Dal 7 novembre al 20 dicembre 2026 il museo Archeologico nazionale di Napoli propone un percorso di avvicinamento alle celebrazioni per i suoi primi 250 anni, con un ciclo di visite guidate a cura di restauratori, archeologi e architetti del Museo. Il Mann apre le sue porte a un’esperienza d’eccezione: un viaggio guidato dalle voci dei suoi esperti. Archeologi, architetti e restauratori raccontano la storia del Palazzo, le sezioni riallestite negli ultimi anni, i cantieri dei grandi restauri in corso, in un percorso di avvicinamento alle celebrazioni dei 250 anni del Museo. Un’occasione unica per scoprire il patrimonio del MANN da una prospettiva privilegiata, viva e appassionante.

Il Salone della Meridiana del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Si comincia sabato 7 novembre 2026 con il Salone della Meridiana al mattino – ore 10 e 11.15 – a cura di Valentina Fiorito, restauratrice, e si prosegue con Domus. Gli arredi di Pompei il pomeriggio – ore 16 e 17.10 – a cura di Maria Rosaria Perrella, archeologa.

Le visite guidate sono gratuite, incluse nel biglietto d’ingresso al Museo o abbonamento. Prenotazione obbligatoria: al numero 081.4422336 (attivo dal lunedì al venerdì, dalle 10:00 alle 15:00). E poi una pausa gustosa: le promozioni del MANNcaffè. In occasione della rassegna, la caffetteria del Museo propone tre speciali formule a prezzo fisso e scontato per tutti i partecipanti: Pausa dolce (Caffè + Sfogliatella):  3 euro; Pausa panis (Caffè + Panis Pompeii): 5 euro; Aperitivo salato (Muffin salato + Calice di Prosecco): 9 euro (disponibile per le visite pomeridiane). Come accedere allo sconto: al termine della visita guidata, sarà consegnato a ciascun partecipante un coupon (valido esclusivamente nel giorno della visita) da presentare alla cassa del MANNcaffè.

Sabato 7 novembre 2026: 10 e 11.15, Il Salone della Meridiana (a cura di Valentina Fiorito – restauratrice); 16 e 17.10, Domus. Gli arredi di Pompei (a cura di Maria Rosaria Perrella – archeologa)

Domenica 8 novembre 2026: 10 e 11.15, Dalla Cavallerizza al MANN (a cura di Damiana Treccozzi – architetto); 16 e 17.10, Collezione Farnese (a cura di Laura Forte – archeologa)

Sabato 14 novembre 2026: 10 e 11.15, La Villa dei Papiri di Ercolano(a cura di Luigi Oscurato – archeologo); 16 e 17.10, La sezione Numismatica (a cura di Maria Rosaria Perrella – archeologa)

Domenica 15 novembre 2026: 10 e 11.15, Il Mosaico di Alessandro. Visita al cantiere (a cura di Amanda Piezzo – architetto); 16 e 17.10, La sezione Piana Campana (a cura di Luigi Oscurato – archeologo)

Sabato 21 novembre 2026: 10 e 11.15, Dalla Cavallerizza al MANN (a cura di Damiana Treccozzi – architetto); 16 e 17.10, Collezione Farnese (a cura di Laura Forte – archeologa)

Domenica 22 novembre 2026: 10 e 11.15, La sezione Numismatica (a cura di Maria Rosaria Perrella – archeologa); 16 e 17.10, La sezione Piana Campana (a cura di Luigi Oscurato – archeologo)

Sabato 28 novembre 2026: 10 e 11.15, Il Mosaico di Alessandro. Visita al cantiere (a cura di Amanda Piezzo – architetto); 16 e 17.10, La sezione Numismatica (a cura di Laura Forte – archeologa)

Domenica 29 novembre 2026: 10 e 11.15, Il Salone della Meridiana (a cura di Valentina Fiorito – restauratrice); 16 e 17.10, Domus. Gli arredi di Pompei (a cura di Marialucia Giacco – archeologa)

Sabato 12 dicembre 2026: 10 e 11.15, Domus. Gli arredi di Pompei (a cura di Marialucia Giacco – archeologa); 16 e 17.10, Dalla Cavallerizza al MANN (a cura di Damiana Treccozzi – architetto)

Domenica 13 dicembre 2026: 10 e 11.15, Il Mosaico di Alessandro. Visita al cantiere (a cura di Amanda Piezzo – architetto); 16 e 17.10, La Villa dei Papiri di Ercolano (a cura di Marialucia Giacco – archeologa)

Sabato 19 dicembre 2026: 10 e 11.15, La Villa dei Papiri di Ercolano (a cura di Marialucia Giacco – archeologa); 16 e 17.10, Dalla Cavallerizza al MANN (a cura di Damiana Treccozzi – architetto)

Domenica 20 dicembre 2026: 10 e 11.15, Collezione Farnese (a cura di Laura Forte – archeologa); 16 e 17.10, Il Mosaico di Alessandro. Visita al cantiere (a cura di Amanda Piezzo – architetto)