Ancona-Numana. Al via il convegno “Grecità medioadriatica. Studi in ricordo di Lorenzo Braccesi” organizzato dall’università di Ferrara: tre giorni per approfondire, in una prospettiva interdisciplinare, il ruolo della cultura greca nella storia del Medio Adriatico. Ecco il programma

Dal 5 al 7 novembre 2026, tra Ancona e Numana, il convegno “Grecità medioadriatica. Studi in ricordo di Lorenzo Braccesi” organizzato dall’università di Ferrara, dal Centro Studi Architettura Civiltà Tradizione del Classico (ClassicA) dell’università IUAV di Venezia, dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro e Urbino e dalla direzione regionale Musei nazionali Marche. Il convegno intende approfondire, in una prospettiva interdisciplinare, il ruolo della cultura greca nella storia del Medio Adriatico, indagandone le forme di presenza, diffusione e ricezione nel corso dei secoli. Dedicata alla memoria di Lorenzo Braccesi, che ha riservato a questi temi una parte fondamentale della propria attività scientifica, l’iniziativa riprende e sviluppa alcune delle questioni centrali della sua ricerca, alla luce delle nuove acquisizioni archeologiche e dei più recenti orientamenti degli studi. Attraverso il confronto tra prospettive storiche, archeologiche, letterarie, epigrafiche e storico-artistiche, il convegno si propone di esplorare le molteplici forme della presenza e dell’influenza greca lungo le due sponde dell’Adriatico, considerato non come uno spazio di separazione, ma come un ambito privilegiato di mobilità, contatti e interazioni culturali. Particolare attenzione sarà dedicata alla circolazione di uomini, merci, conoscenze e modelli culturali, nonché ai processi di ricezione, appropriazione e rielaborazione degli elementi greci da parte delle comunità locali. Il convegno si articolerà in quattro sessioni tematiche e si svolgerà in tre giornate, dal 5 al 7 novembre 2026, in sedi di particolare rilevanza culturale e archeologica: 5 novembre, dalle 14 alle 20 alla Pinacoteca civica “Francesco Podesti” di Ancona; 6 novembre, alle 9 alle 19 al museo Archeologico nazionale delle Marche, a Palazzo Ferretti; 7 novembre, dalle 9 alle 13, al Polo Culturale Piceno “Umana Culture” di Numana.
GIOVEDÌ 5 NOVEMBRE 2026. Ancona, pinacoteca civica “Francesco Podesti”. RACCONTI E STORIE / UN MARE DI RELAZIONI Moderatore: Raffaella Cantore. Alle 14, saluti istituzionali; 14.30, Giuseppe Sassatelli (università di Bologna) “In ricordo di Lorenzo Braccesi”; Paolo Scattolin (università di Verona) “La risalita di Antenore: un mito greco tra Medio e Alto Adriatico”; Laura Lulli (università dell’Aquila) “Diodoro Siculo e le tracce dei poemi epici con visioni d’Occidente”; Flavio Raviola, Michele Nardelli (università di Padova) “Strabone e il medio Adriatico”; Silvia Geraci (università di Verona) “Il medio Adriatico come spazio di connettività tra mondo greco e Italia romana”; Francesco Reali (università di Bologna) “Identità greca e alterità locale nel medio Adriatico”; Stefano Bruni (università di Ferrara) “Appunti sulle rotte adriatiche”; 16.25, pausa caffè; Nicoletta Frapiccini (Antiquarium statale di Numana) “Tracce di rituali e culti misterici tra le due sponde del medio Adriatico in età ellenistico-romana”; Luigi Caliò, Helena Catania, Giulia Raimondi (università di Catania) “Strade, rotte e santuari greci nell’Adriatico di età arcaica”; 17.40, discussione; 18.15, “Πάντα ἤδη οἴχεται. Voci in esilio da Bisanzo alle coste adriatiche Lettura teatrale” a cura di Monica Centanni (università Iuav di Venezia).
VENERDÌ 6 NOVEMBRE 2026. Ancona, museo Archeologico nazionale delle Marche, Palazzo Ferretti. PRESENZE E INFLUENZE GRECHE NELLA CULTURA MATERIALE Moderatore: Maddalena Bassani. Alle 9, Stefano Finocchi (SABAP-AN-PU), Diego Voltolini (museo Archeologico nazionale delle Marche) “Ancona: per un quadro d’insieme fra nuovi scavi e riscoperte nei depositi”; Valentina Belfiore (MAN Chieti/DrMn Abruzzo) “Le stele di Novilara, tra piceni e greci per Lorenzo Braccesi”; Anna Maria D’Onofrio (università di Napoli L’Orientale) “Kouroi e Korai: la statuaria arcaica nel medio Adriatico”; Daniela Liberatore (università di Foggia) “I frontoni fittili della Civitella di Chieti”; 10.20, pausa caffè; Michela Nocita (Sapienza università di Roma) “Epigrafi greche dal medio Adriatico: alcune osservazioni”; Alessandra Coen, Maria Elisa Micheli (università di Urbino “Carlo Bo”) “Le oreficerie di età tardo classica ed ellenistica dal Piceno nella koinè mediterranea”; 11.20, discussione; 11.40, visita al museo Archeologico nazionale; 13, pausa pranzo. TERRITORI DI CULTURA GRECA Moderatore: Rachele Dubbini. Alle 14.30, Francesco Belfiori (SABAP AP-FM-MC) “Dalla Grecità adriatica al Mare Superum. Luoghi di culto e divinità tra Greci, Indigeni Romani”; Maddalena Bassani (università Iuav di Venezia) “Acque termominerali in area medio-adriatica: contesti, culti, terapie in età ellenistico-romana”; Boris Cargo (Arheološki muzej u Splitu) “La struttura urbanistica di Issa e le forme dell’architettura residenziale nel periodo tardo classico ed ellenistico”; Claudio Negrini (Universität Wien), Martina Castoldi (Sapienza università di Roma) “La componente greca del territorio Rimini-Verucchio”; Gabriele Baldelli (Istituto nazionale di Studi etruschi e italici) “La presenza greca tra Cesano e confine romagnolo”; 15.50, pausa caffè; Vinko Udiljak, Antonio Nađ, Dinko Radić, Kanarija (Municipal Heritage Museum of Vis) “The Kanarija Site (Vis): New Insights into the Hellenistic Public Space of Issa and its Transformations”; Maria Raffaella Ciuccarelli (università di Macerata), Eleonora Iacopini (Scuola Normale Superiore di Pisa) “Lo sviluppo urbanistico di Ancona dal IV al I sec. a.C. alla luce delle nuove evidenze nello studio delle Terme”; Vincenzo Baldoni (università di Bologna), Stefano Finocchi (SABAP AN-PU) “Numana e la grecità medioadriatica: evidenze, contatti e ricezione”; Giacomo Bardelli (università di Napoli Federico II) “Grecia e Piceno. Alcune riflessioni a partire dalla “Tomba della Regina” di Sirolo-Numana”; 17.40, discussione.
SABATO 7 NOVEMBRE 2026. Numana, Polo Culturale Piceno Umana Culture. GRECITÀ DI RITORNO Moderatore: Monica Centanni. Alle 9, saluti istituzionali; Lucrezia Sozzè (università IULM) “Icone ‘greche’ nelle Marche: alcune note su circolazione, ricezione e culto”; Michail Chatzidakis (Humboldt Universität zu Berlin) “Ciriaco d’ Ancona e “il ritorno” della Grecia in Italia. Pratiche antiquarie e trasferimento culturale”; Carmelo Nicolò Benvenuto (università della Basilicata) “Ancona e la diplomazia bizantina in età comnena”; Luigi Bravi (università “G. d’Annunzio” di Chieti Pescara) “Il greco alla corte di Urbino. I libri, i personaggi, le imprese”; 10.30, discussione: 10.50, pausa caffè; 11.10, Mauro Tulli (università di Pisa) “Riflessioni conclusive”; 11.45, visita all’Antiquarium statale di Numana, Nicoletta Frapiccini (Antiquarium statale di Numana).
Milano. Alla Fondazione Prada la mostra “Global Antiquity” a cura di Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi; 150 opere per uno sguardo originale sulle interazioni tra le culture del Mediterraneo e quelle dell’Asia dal 600 a.C. al 1000 d.C. circa. Tra i reperti una preziosa teca in argento proveniente dalla Tomba degli Ori di Canosa di Puglia, conservata al MArTa e restaurata da Prada per l’occasione

Dal 5 novembre 2026 al 1° marzo 2027, nel Podium, lo spazio all’interno della sede di Milano di Fondazione Prada, la mostra “Global Antiquity”, un progetto di ricerca a cura di Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi, in un allestimento concepito da Rem Koolhaas e AMO/OMA, che propone una prospettiva inattesa sulle interazioni tra le culture del Mediterraneo e quelle dell’Asia in un ampio arco cronologico, dal 600 a.C. al 1000 d.C. circa.

Attraverso un’attenta selezione di oltre 150 opere e oggetti, “Global Antiquity” propone uno sguardo originale sulle relazioni artistiche, culturali, commerciali e politiche che, nel corso di oltre 1.600 anni di storia, hanno collegato popoli e culture dal Mediterraneo all’Asia, attraverso continenti e mari. Ognuno degli oggetti esposti, provenienti da diverse aree del mondo, diventa un soggetto narrativo in grado di testimoniare relazioni significative tra due o più zone geografiche e società, spesso distanti tra loro. In questa prospettiva, il luogo di ritrovamento di un manufatto riveste la stessa importanza di quello originario di produzione. Connettere questi punti in una mappa globale consente di individuare una pluralità di rotte commerciali e di legami politici, culturali, economici e religiosi, ben oltre le cosiddette vie della seta e delle spezie. Il mondo antico ne emerge come una trama fitta e dinamica di scambi estesi su scala intercontinentale.

“Global Antiquity” sottolinea l’intensità e la reciprocità di queste connessioni che si sono sviluppate non solo lungo percorsi lineari e univoci, ma hanno anche costruito una rete fluida e in continua evoluzione di direttrici poligonali. Mettendo in scena inattese presenze “mediterranee” in Asia, o esponendo una statuetta femminile del subcontinente indiano giunta a Pompei prima dell’eruzione del 79 d.C., la mostra innesca un cortocircuito spazio-temporale che invita a ripensare il nostro sguardo sulla storia e a riflettere sul presente attraverso una prospettiva di lunga durata. Due dei temi alla base del progetto trovano particolare risonanza nel dibattito pubblico contemporaneo: l’idea di globalità, luogo comune e argomento controverso nel discorso politico ed economico di oggi, e il complesso fenomeno dell’ibridazione culturale.


Tra i reperti presentati in mostra una preziosa teca in argento proveniente dalla Tomba degli Ori di Canosa di Puglia e conservata al museo Archeologico nazionale di Taranto, giunta a Milano al termine dell’intervento di manutenzione straordinaria e della campagna d’indagine sulla teca, realizzati proprio con il supporto di Fondazione Prada, nell’ambito degli accordi previsti dal contratto di prestito del reperto stipulato con il MArTa. L’intervento conservativo, condotto nel laboratorio di restauro del MArTA sotto la supervisione del team tecnico-scientifico, ha costituito un’importante occasione di studio della teca portagioie, anche grazie all’approfondita campagna d’indagine che ha preceduto e guidato l’intervento diretto sul manufatto.


La teca portagioie o porta-cosmetici, databile tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C., proviene da una tomba a camera femminile rinvenuta nel 1928 e denominata “Tomba degli Ori” per il suo eccezionale corredo. La teca, in lamina d’argento parzialmente dorata, è costituita da una vasca, che imita la forma di una valva di conchiglia (Pecten jacobaeus) e da un coperchio, decorato su entrambi i lati con figure a sbalzo. Su un lato una nereide cavalca un mostro marino (ketos o pistrice) dalla testa felina e solleva un lembo del mantello sopra la testa; sull’altro una nereide, a cavallo di una pistrice dal volto di drago, è girata di schiena e sorregge un flabello nella mano sinistra. In entrambi i casi, gli occhi dei mostri marini sono resi con pietre preziose di colore rosso scuro incastonate nella lamina metallica. Infine, sul lato esterno della conchiglia, nei pressi della cerniera che univa le due parti, si legge nella lingua indigena della Daunia l’iscrizione puntinata OPAKAS SABALEIDAS, verosimilmente riferibile alla nobile proprietaria (Opaka Sabaleida).


La manutenzione straordinaria è consistita dapprima in una graduale e accurata pulitura delle superfici, che apparivano molto annerite a causa dei naturali processi di ossidazione dell’argento. Questa operazione, che ha visto l’utilizzo combinato di metodologie di tipo chimico e di una blanda azione meccanica, ha permesso di recuperare gli effetti policromi dati dal contrasto cromatico tra l’argento e le dorature presenti, ripristinando una corretta lettura dell’opera. L’asportazione delle sostanze di varia natura che nel tempo si erano depositate sulle superfici ha inoltre permesso di rendere nuovamente visibili alcuni dettagli della raffinatissima lavorazione del modellato. Fondamentale è stata anche la revisione degli incollaggi risalenti ai restauri precedenti, che risultavano in parte non più funzionali anche a causa dell’invecchiamento dei materiali d’intervento. Dove necessario questi sono stati sostituiti con delle nuove applicazioni di prodotto adesivo, ripristinando per quanto possibile la tenuta strutturale della delicata lamina d’argento. Un trattamento simile è stato riservato alle integrazioni già presenti in corrispondenza delle lacune del metallo prezioso. Una volta accertata la loro effettiva stabilità sono state accuratamente rifinite e intonate cromaticamente alle superfici originali, in modo tale da risultare riconoscibili all’osservatore senza impattare visivamente sull’aspetto del raffinato oggetto.
Pertosa-Auletta (Sa). Dal 4 novembre, nel piazzale delle Grotte, una mostra gratuita ripercorre la prima esplorazione speleologica completa del 1926 attraverso fotografie, mappe e documenti

Prima di entrare nelle Grotte di Pertosa-Auletta (Sa), si può fare un salto indietro di cento anni. Dal 4 novembre 2026 è visitabile, nel piazzale antistante l’ingresso, una mostra all’aperto e completamente gratuita, promossa dalla Fondazione MIdA per celebrare la spedizione che segnò una svolta nella conoscenza del sistema sotterraneo. Una data simbolica: proprio il 4 novembre 1926 si concludeva la spedizione iniziata il 27 ottobre, condotta dagli speleologi della Commissione Grotte della Società alpina delle Giulie di Trieste, oggi intitolata a Eugenio Boegan. Già note e frequentate da secoli, le Grotte erano state oggetto di indagini archeologiche e precedenti ricognizioni. Quella missione ne realizzò però la prima esplorazione speleologica completa, accompagnata da un rilievo topografico complessivo e dalla documentazione fotografica degli ambienti. Sotto la direzione di Mariano Apollonio operarono otto speleologi, tra i quali Bruno Boegan, con il sostegno del Touring Club Italiano di Salerno. Fotografie d’archivio, mappe e testimonianze ne raccontano il lavoro, mostrando gli ambienti prima della realizzazione degli attuali percorsi turistici.

L’allestimento all’esterno rende questa storia accessibile a tutti, offrendo una chiave di lettura a chi si prepara alla visita e un’occasione di scoperta anche a chi desidera fermarsi soltanto per la mostra. Una storia che continua a regalare meraviglia, come testimonia la recente riapertura della Sala del Paradiso e della Sala delle Spugne, dopo il rinnovo dell’illuminazione. Le testimonianze archeologiche e gli ambienti naturali custoditi nella cavità continuano a offrire temi di ricerca: nuove esplorazioni e tecnologie possono aiutarci a comprenderne aspetti ancora poco conosciuti.

Per tutto il periodo dell’esposizione sarà inoltre possibile scaricare gratuitamente tramite QR code il libro “Le Grotte dell’Angelo a Pertosa. Il sistema sotterraneo e il giacimento archeologico” di Felice Larocca, direttore del Museo Speleo-Archeologico di Pertosa, pubblicato dalla Fondazione MIdA. Un approfondimento sulla storia delle esplorazioni, sulle caratteristiche della cavità e sul suo patrimonio archeologico.
Roma. Al museo dell’Arte classica (Sapienza università) apre la “Riflessi di bronzo. Da San Casciano dei Bagni al museo dell’Arte classica”, la nuova sezione espositiva con copie 3D dedicata ai bronzi del santuario ritrovato di San Casciano dei Bagni a cura di Massimiliano Papini

Mercoledì 4 novembre 2026, alle 17, al museo dell’Arte classica della Sapienza università di Roma inaugurazione di “Riflessi di bronzo. Da San Casciano dei Bagni al museo dell’Arte classica”, la nuova sezione espositiva dedicata ai bronzi del santuario ritrovato di San Casciano dei Bagni (Si). Protagoniste le riproduzioni tridimensionali di tre sculture simbolo del santuario termominerale etrusco-romano: l’Apollo arciere, l’Orante e L. Marcio Grabillo, realizzate attraverso tecniche di stampa 3D e caratterizzazione cromatica. Un lavoro che permette di restituire l’aspetto dei bronzi così come si presentavano al momento della scoperta, quando sono riemersi dal fango e dalle acque calde della vasca sacra e di offrire al pubblico una nuova occasione per conoscere da vicino il nostro patrimonio archeologico. La sezione è curata dall’archeologo Massimiliano Papini, in collaborazione con il Polo Museale Sapienza e le istituzioni locali e di tutela (tra cui il Comune di San Casciano dei Bagni e l’Istituto Centrale per il Restauro).
Firenze. Nel 60mo dell’alluvione del 1966, aprono due mostre: “Salvati dal fango. Il recupero dell’archeologia a Firenze” al museo Archeologico nazionale, e “L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi” al museo degli Innocenti. Contributi per “archeologiavocidalpassato.com” del direttore Maras e della curatrice Claudia Noferi

“Verso le 10.30 del 4 novembre (1966, ndr) le acque dell’Arno dilaganti in Firenze cominciarono a entrare nei locali terreni della sovrintendenza alle Antichità da via della Pergola”, comincia così il racconto, drammatico, di quel giorno annotato da Guglielmo Maetzke, fresco direttore del museo Archeologico di Firenze. “Il personale di servizio tentò di creare degli sbarramenti, e come questi venivano rapidamente superati cercò di opporne altri, più interni per impedirne l’ingresso nel museo. Poi la piena premette sulle volte e il pavimento della seconda sala si gonfiò, si sollevò, e finalmente scoppiò con un rumore sordo, facendo capovolgere una grande vetrina e l’acqua irruppe liberamente nel museo salendo fino a un metro e mezzo di altezza. Cominciò a defluire verso le 9 di sera. Per circa nove ore quest’acqua fangosa, sporca di innumerevoli detriti, ricca di imprevedibili e inconoscibili reagenti, su cui galleggiavano larghe chiazze di nafta, tenne sommerse le collezioni del museo Topografico dell’Etruria, e i Gabinetti fotografico e di restauro, e tutti i magazzini sotterranei. Immersi in quel bagno, vasi di bronzo e ceramiche si mossero, galleggiarono se interi, o si sfasciarono se restaurati per la dissoluzione delle colle. Le vetrine centrali, più leggere, si rovesciarono. I palchetti in legno delle vetrine più grandi si sollevarono, si scollarono, e versarono sui piani inferiori gli oggetti che avevano sostenuti per anni. Da tutti gli oggetti decine di migliaia di cartellini inventariali si staccarono e si dispersero. Quando finalmente le acque si furono ritirate, rimase su tutto la coltre di marmo vischioso e maleodorante”.

Da quel giorno sono passati 60 anni. E non sono passati invano. E Firenze vuole ricordare. Il museo Archeologico nazionale di Firenze e l’Istituto degli Innocenti, le due istituzioni culturali affacciate sulla piazza della Santissima Annunziata di Firenze, ricordano il drammatico evento con il progetto “Curare il passato e proteggere il futuro: Storie del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e dell’Istituto degli Innocenti” sviluppato in due esposizioni parallele ma distinte – per materiali ed estensione – nelle due sedi museali: dal 4 novembre 2026 al 7 marzo 2027, al museo Archeologico nazionale di Firenze, la mostra “Salvati dal fango. Il recupero dell’archeologia a Firenze”; dal 4 novembre al 31 dicembre 2026, al museo degli Innocenti, la mostra “L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi”, che propongono proiezioni video realizzate con fotografie d’archivio, testimonianze dei protagonisti e una vasta selezione di oggetti e documenti dell’epoca. Il progetto è curato da Daniele Federico Maras e Claudia Noferi per il museo Archeologico e da Arabella Natalini per l’Istituto degli Innocenti. Le mostre intendono proporre un’opera di ricostruzione e restituzione di quanto accadde in quei giorni nelle due istituzioni. L’alluvione non rappresentò infatti solo uno spartiacque nella storia generale della città, ma segnò profondamente entrambi gli enti che, per riparare ai danni subiti, diedero il via a importanti interventi: al museo Archeologico si diede avvio a una straordinaria azione di salvataggio e recupero, che portò anche al potenziamento del laboratorio di restauro già esistente, divenuto eccellenza a livello internazionale mentre agli Innocenti si rafforzò l’urgenza di intraprendere l’opera di ricostruzione della Fabbrica e di riallestimento della Galleria d’arte al terzo piano.
“L’alluvione di Firenze è stato un momento drammatico, tragico, ma anche identitario per Firenze, che si è riconosciuta unita di fronte a una tragedia”, spiega Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, ad archeologiavocdalpassato.com, “per la solidarietà, per l’impegno dei cittadini, e che ha scoperto una grande solidarietà e impegno da parte di tutta l’Italia, di tutte le istituzioni. Lo Stato italiano ha mobilitato le proprie risorse. È nata la Protezione civile. Sono state introdotte delle borse di studio. Gli angeli del fango, giovani che da tutto il mondo si sono mossi per salvare il patrimonio di Firenze.

“Qui nel museo Archeologico – continua Maras – Firenze ha visto anche la nascita di un centro di eccellenza, perché non era mai successo che un patrimonio archeologico così vasto fosse messo a repentaglio. E quindi fu istituito presso il museo Archeologico il Centro di restauro archeologico della Toscana che divenne presto un centro di eccellenza con apparecchiature avanzatissime all’epoca, la propria macchina a Raggi X, attrezzature per analisi chimico-fisiche. Quindi diciamo che il restauro moderno archeologico ha cambiato da prima a dopo l’alluvione.
“Quindi è un momento in cui Firenze può essere orgogliosa del proprio impegno, delle proprie capacità, quella che oggi chiameremmo resilienza, e di produrre qualcosa di eccezionale a partire da una tragedia. E grazie a questo impegno il museo Archeologico vuole rinnovare l’abbraccio con la sua città, perché questo museo è la casa dei fiorentini”.
“Il progetto Curare il passato, proteggere il futuro”, illustra ad archeologiavocidalpassato.com il direttore del MAF Daniele F. Maras, “è un progetto che vuole mettere insieme realtà del territorio di Firenze, di questa parte di Firenze in particolare intorno alla piazza della Santissima Annunziata: e infatti ci siamo alleati, associati con l’Istituto degli Innocenti che nel suo museo ospita un’altra parte di questa mostra, una doppia mostra che è diffusa su due istituti, per raccontare quella che fu una tragedia cittadina che vide diverse realtà colpite. Nel loro caso non furono tanto le opere d’arte quanto i mezzi di sostentamento degli orfani, dei bambini ospitati nell’istituto. Noi ospitiamo qui alcune testimonianze dell’istituto colpito, vicino ai materiali archeologici colpiti dall’alluvione. E la stessa cosa succede presso l’istituto degli Innocenti dove viene raccontato di più il momento del colpo, della tragedia. Diciamo che qui, presso il museo Archeologico, raccontiamo il dopo, ciò che è successo subito dopo. In questo modo riallacciamo il rapporto con la città attraverso le sue istituzioni gloriose, potremmo dire, storiche, che uniscono tutti i cittadini di Firenze”.
“La mostra”, spiega Daniele F. Maras, direttore del MAF, ad archeologiavocdalpassato.com, “racconta diversi momenti a partire dalle voci dei protagonisti dell’epoca. Era appena divenuto soprintendente Guglielmo Maetzke che si trovò subito a fronteggiare una tragedia e un momento così drammatico. Ci fu l’impegno di archeologi e ispettori come Anna Talocchini che si mise immediatamente a catalogare i materiali e a recuperare tutto quello che si riusciva a recuperare dal giorno dopo la fine dell’alluvione. O Emilio Pecorella che salvò il patrimonio fotografico insieme a tutto un gruppo di fotografi.

“Noi – continua Maras – abbiamo voluto raccontare la storia di persone che si sono impegnate, ma non hanno semplicemente salvato il salvabile di fronte a una situazione così drammatica, ma hanno costruito un futuro migliore mettendo tutte le risorse a disposizione. La storia viene raccontata dal momento in cui c’è l’alluvione che colpisce, devasta, distrugge: basti pensare che ha riempito gli scantinati e i depositi sotterranei fino a far saltare i pavimenti per aria e buttando giù tutte le vetrine. Quindi la situazione era un bombardamento alla fine dell’alluvione. Dopodiché c’è stato un lavoro meticoloso di ricostruzione, e il personale all’epoca ebbe la prontezza d’animo di salvare i registri inventariali grazie ai quali si è potuto poi ricostruire e mettere insieme tutto il resto. Questo lungo lavoro, quasi uno scavo archeologico all’interno di un museo coperto di fango, ha permesso di ricostruire un patrimonio che oggi possiamo ancora vedere grazie a quegli eroi”.

“La mostra Salvati dal fango è sicuramente anche un racconto della storia di questo museo. Abbiamo attinto dagli archivi: l’archivio documentario, che il visitatore trova all’inizio della mostra; l’archivio fotografico, che invece è la guida dell’intero percorso espositivo”, spiega l’archeologa del MAF Claudia Noferi, curatrice della mostra, ad archeologiavocidalpassato.com. “E abbiamo attinto anche dalle cantine, dai magazzini, perché il visitatore troverà dei mobili, dei complementi di arredo, degli oggetti, che veramente hanno fatto parte della vita di quegli anni, dell’alluvione e del post alluvione. Il visitatore quindi potrà svolgere un percorso a tutto tondo all’interno di quello che è stato l’alluvione del 4 novembre del 1966 a Firenze, al museo Archeologico e anche di come il museo Archeologico e il personale ha reagito a questa immensa tragedia”.
“In questa mostra”, illustra la curatrice Claudia Noferi, “si troveranno ancora degli oggetti che sono stati conservati a futura memoria con le tracce del fango dell’alluvione. E si troverà addirittura una stele che rappresenta proprio il dio Arno, che viene dal Foro di Firenze, quindi dal centro, dallo storico cinema Gambrinus per noi fiorentini, adesso Hard Rock Cafè, che a inizio mostra ci ricorda proprio il rapporto tra l’Arno e i fiorentini nella storia”.
“Il museo Topografico dell’Etruria”, ricorda Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, ad archeologiavocidalpassato.com, “fu quello che è stato colpito di più dall’alluvione perché all’epoca era disposto al pian terreno e quindi fu duramente devastato.

Dopo d’allora ci sono stati vari momenti di recupero e di ripresentazione. In questo momento il museo Topografico dell’Etruria è in corso di riallestimento: prima ristrutturazione degli spazi e poi riallestimento, grazie anche a una donazione internazionale che consentirà l’allestimento del nuovo Topografico. I lavori sono in corso. È difficile, in un edificio storico, riuscire a prevedere le date per cui avevo sperato di poter arrivare in tempo per questo appuntamento (4 novembre 2026, ndr). Ma siamo ancora al lavoro e quindi l’anno prossimo dovrebbe essere quello buono, ma non voglio dare date visto che possono esserci sempre delle sorprese. Quello che stiamo facendo però è costruire un rapporto tra il museo Topografico dell’Etruria, anche quando è chiuso, e il resto del mondo. In questo momento a Cabras in Sardegna c’è una mostra con i materiali che saranno esposti nel Topografico, che sono stati spostati in Sardegna temporaneamente per una mostra di Etruschi e Sardi a confronto in collaborazione con la Fondazione Mont’e Prama (vedi Cabras (Or). Alla vigilia della grande mostra “Tyrrhenòs e Sardò. Principi Etruschi e Guerrieri Nuragici: storia di due popoli e del mare che li unisce” a cura di Paolo Giulierini, Daniele Maras, Giorgio Murru e Raimondo Zucca, al museo “Marongiu”, il direttore Maras fa qualche anticipazione e invita tutti a visitarla – archeologiavocidalpassato(. Prima c’era stata un’occasione del genere a Vetulonia (vedi Vetulonia. Il principe etrusco Raku Kakanas torna a casa: apre la mostra “Il ritorno del condottiero. Principi etruschi nella Tomba del Duce di Vetulonia” (con passeggiata alla Tomba del Duce), con il ricco corredo scoperto nella tomba a circolo nel 1886 da Isidoro Falchi. È la prima iniziativa dell’accordo tra Maf e Muvet – archeologiavocidalpassato). Quindi il museo esce dai propri spazi. Il Piombo di Magliano in questo momento è a Magliano in Toscana (vedi Magliano in Toscana (Gr). Al museo Archeologico aperta la mostra “Il Piombo di Magliano. Nel labirinto della lingua etrusca”: il museo Archeologico nazionale di Firenze porta il Piombo di Magliano dopo oltre 140 anni nel luogo del suo ritrovamento – archeologiavocidalpassato). Sono tutte occasioni in cui il museo – come dovrebbe essere – è un centro nazionale: quindi esce dal proprio spazio per poter presentare quello che ha, anche quando una parte del museo è chiuso per rinnovamento a tutto il mondo”.
4 novembre: per la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate accesso gratuito ai musei, alle aree archeologiche e ai complessi monumentali dello Stato

Il 4 novembre 2026, in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, il ministero della Cultura dispone l’accesso gratuito ai musei, alle aree archeologiche e ai complessi monumentali dello Stato: è la terza data ad accesso gratuito, insieme al 25 aprile e al 2 giugno, come previsto sin dal 2023 dal ministero della Cultura in occasione di ricorrenze dall’alto significato storico. L’iniziativa rappresenta un’importante occasione per favorire la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale nazionale, offrendo ai cittadini la possibilità di accedere liberamente alle collezioni e ai siti d’interesse storico del territorio.
Feltre (Bl). Nell’area archeologica sotto la cattedrale è tornato Esculapio: realizzata una copia con scansione 3D dell’originale, conservato nel museo civico, e posta dove la statua fu scoperta nel 1974

A più di cinquant’anni dalla sua scoperta la statua di Esculapio è tornato nell’area archeologica sotto il sagrato della cattedrale di Feltre, dove era stato ritrovato nel 1974. Ma senza spostare dal museo civico Archeologico di Feltre (Bl) l’originale, datato tra il 100 e il 120 d.C., dove può essere tutelato dalle variazioni di temperatura e umidità. Nell’area archeologica è sì tornato Esculapio, ma in copia. La Tryeco 2.0 srl ha infatti realizzato una copia in scala 1:1 della statua romana di Esculapio, dio della medicina e della guarigione.

“Il nostro lavoro”, raccontano alla Tryeco 2.0, “è partito dalla scansione 3D ad alta definizione della statua originale. Abbiamo poi elaborato il modello digitale e realizzato la riproduzione, alta 190 cm, attraverso stampa 3D in PLA in tre parti. Dopo l’assemblaggio, siamo intervenuti manualmente con stuccatura, finitura e verniciatura per eliminare giunture e layer di stampa e ottenere una resa il più possibile fedele all’originale. La copia è stata infine collocata nell’area archeologica della Feltre sotterranea, nella stessa posizione in cui la statua era stata rinvenuta più di cinquant’anni fa. Un progetto in cui tecnologia e lavorazione artigianale diventano strumenti per rendere il patrimonio storico nuovamente visibile nel suo contesto originario”.
Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct): a meno di un mese dall’inizio, presentata l’immagine simbolo della XVI edizione. Alessandra Cilio: “L’immagine nasce da una riflessione precisa, che ha determinato l’architettura di questa edizione e che può essere racchiusa nella parola-chiave (R)EVOLUTION”

Meno di un mese. Tanto manca all’inaugurazione della XVI edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico: a Catania dal 1° al 3 dicembre e a Licodia Eubea dal 4 al 6 dicembre 2026. Sembra ieri che i direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele annunciavano che per la prima volta il festival sdoppiava la sede: non più solo Licodia Eubea, dove è nato e diventato grande, ma anche Catania. Dal paese alla grande città allargando pubblico e orizzonti. E invece è già passato un anno. E a ricordarci che la macchina organizzativa è a pieno regime per ottimizzare proiezioni, incontri, accoglienza, sono i social dove, da qualche giorno, in attesa del programma definitivo (è questione di giorni) con le date del Festival ha fatto capolino la nuova locandina con l’immagine simbolo della XVI edizione: opera di Pierluigi Longo, pregiatissimo illustratore che da tre anni a questa parte firma le locandine del FCCA. “La silhouette è quella di un cratere. Una forma riconoscibile, fedele al suo modello antico”, spiega Alessandra Cilio. “La decorazione, però, viene dal futuro. O forse dall’idea romantica del futuro che George Lucas ci ha consegnato con Star Wars: un androide dai tratti essenziali, occhi meccanici nei quali cerchiamo d’istinto qualcosa di umano. Dal vaso si sprigiona una luce potente. Quella di un proiettore cinematografico, forse. Oppure l’energia del passato che torna a vivere, assumendo nuovi significati nel presente e suggerendo qualcosa sul nostro domani. Questa immagine, che suggerisce molteplici letture, nasce da una riflessione precisa, che ha determinato l’architettura di questa edizione e che può essere racchiusa nella parola-chiave (R)EVOLUTION”.

E così scopriamo anche il tema su cui rifletterà il XVI Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico. “Ci interessano i cambiamenti che attraversano la vita dell’essere umano”, continua Cilio, “ne modificano il corpo, le abitudini, le relazioni, il modo di pensare. Le trasformazioni sociali e politiche, le rivoluzioni tecnologiche, le invenzioni che hanno cambiato il corso della storia. Ogni trasformazione porta con sé possibilità e perdite, entusiasmi e resistenze. Può generare crescita, produrre un arretramento, costringere a ripensare il significato stesso della parola progresso. In questo discorso, il rapporto fra essere umano e tecnologia ha un posto centrale. È un rapporto antico e complesso, anche se oggi tendiamo a viverlo come una questione tutta contemporanea. Ci affascina ciò che possiamo creare e, al tempo stesso, ci preoccupa la possibilità che sfugga al nostro controllo, che diventi autonomo, che possa persino prendere il nostro posto. Le civiltà del passato avevano già immaginato qualcosa di simile, affidando a miti e racconti domande che riconosciamo ancora come nostre”.
“In un tempo in cui l’azione umana incide così profondamente sugli equilibri del pianeta”, sottolinea Cilio, “vale la pena chiederci a quale punto della nostra evoluzione ci troviamo. La relazione con la macchina, sempre più intima e quotidiana, accresce anche la nostra capacità di comprendere? Ci aiuta a scegliere con maggiore consapevolezza? E quali conseguenze siamo disposti a riconoscere nelle trasformazioni che promuoviamo? L’intelligenza artificiale rende questo confronto particolarmente urgente. Entra nel lavoro, nella ricerca, nella produzione delle immagini e dei racconti. Apre possibilità e solleva questioni che riguardano la conoscenza, l’autorialità, la responsabilità delle nostre scelte. Che cosa sta cambiando nel cinema? Quali strumenti offre alla ricerca archeologica? Come interviene nella lettura, nella ricostruzione e nella comunicazione del patrimonio culturale? È l’attualità di queste domande ad averci spinti in questa direzione – conclude Cilio -. Un festival dedicato al cinema del patrimonio culturale è un evento solo apparentemente di nicchia: le storie che racconta attraversano il nostro tempo e ci riguardano da vicino. Il cinema, insieme alla riflessione sul passato e sulle sue tracce tangibili e intangibili, ci offre la possibilità di rinnovare lo sguardo sul presente e sul futuro, esercitando quel senso critico del quale abbiamo sempre più bisogno”.
Appuntamento il 1° dicembre 2026 al Palazzo della Cultura in via Vittorio Emanuele II 119 a Catania; e poi, dal 4 dicembre 2026 al Teatro della Legalità in piazza Papa Giovanni XXIII 40 a Licodia Eubea (Ct). E intanto ricordiamo i momenti più belli della XV edizione scorrendo il video diario da Catania a Licodia Eubea.
Pontecagnano (Sa). Al museo Archeologico nazionale “Gli Etruschi di frontiera” prorogata la mostra “Cavalieri e Sirene. Nuove storie dalla terra” che accende i riflettori sullo straordinario contesto funerario della Tomba 10188

Visto il grande interesse del pubblico, l’esposizione temporanea “Cavalieri e Sirene. Nuove storie dalla terra”, allestita al museo Archeologico nazionale di Pontecagnano “Gli Etruschi di frontiera”, è prorogata fino al 15 novembre 2026. Inaugurata il 27 settembre 2026 in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2026, la mostra, curata dalla soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino in collaborazione con la direzione regionale Musei nazionali della Campania, accende i riflettori sullo straordinario contesto funerario della Tomba 10188, una rarissima tomba “a cubo” risalente alla prima metà del VI secolo a.C., rinvenuta di recente a Pontecagnano durante scavi di archeologia preventiva (vedi Pontecagnano Faiano (Sa). Al museo Archeologico nazionale “Gli Etruschi di frontiera” aperta la mostra “Cavalieri e sirene: nuove storie dalla terra” col contesto funerario di eccezionale rilievo della Tomba 10188 (VI sec. a.C.) del tipo “a cubo” scoperta nei mesi scorsi durante un intervento di archeologia preventiva – archeologiavocidalpassato).

La mostra presenta un contesto funerario di eccezionale rilievo, rinvenuto nei mesi scorsi durante un intervento di archeologia preventiva a Pontecagnano Faiano. Nel settore meridionale del lotto è stato individuato un gruppo di quattro sepolture databili alla prima metà del VI secolo a.C., purtroppo in parte distrutte da un impianto fognario moderno. Tra queste si distingue, per eccezionalità, la Tomba 10188 costituita da un cratere figurato – prodotto a Corinto – che ospitava le ossa combuste del defunto. La Tomba 10188, risalente alla prima metà del VI secolo a.C., appartiene alla tipologia “a cubo”, piuttosto rara nel sito, costituita da un blocco in travertino posto a protezione di un vaso utilizzato come urna cineraria. Nel caso della Tomba 10188 il cinerario è costituito da un cratere figurato di produzione corinzia, decorato con cavalieri al galoppo, su un lato, e con una sirena affiancata da cavalieri affrontati sull’altro. Numerosi elementi indicano che la sepoltura appartenesse a un personaggio di rango elevato nell’ambito della comunità dell’antico centro etrusco: la particolare tipologia della struttura della tomba, l’uso come cinerario del cratere, elemento centrale del simposio destinato alla mescita del vino, il rituale funerario dell’incinerazione nonché la decorazione figurata del vaso importato direttamente dalla Grecia.






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