Taranto. Alla vigilia dei Giochi del Mediterraneo “Il Canto di Mezzanotte”, notte speciale con apertura straordinaria della Tomba degli Atleti e performance musicale dell’arpista Gabriella Russo ispirata alla tradizione dell’Antica Grecia

Un concerto a mezzanotte, dentro una tomba di oltre duemila anni, per accompagnare simbolicamente Taranto verso il giorno dei Giochi del Mediterraneo. Dopo un prolungato periodo di chiusura, la Tomba degli Atleti di via Crispi a Taranto torna ad accogliere il pubblico con “Il Canto di Mezzanotte”, una notte speciale a poche ore dall’inizio dei XX Giochi del Mediterraneo. Giovedì 20 agosto 2026, alle 23, Taranto Sotterranea propone una visita guidata alla Tomba degli Atleti, uno dei luoghi più significativi della Taranto greca, seguita a mezzanotte dalla performance musicale dell’arpista Gabriella Russo. Ingresso 10 euro, gratuito per i bambini under 12. Posti limitati. Acquista il biglietto: https://bit.ly/4x34BVB. Prenotazione obbligatoria: 333 3716581

Tomba degli Atleti di via Crispi a Taranto (foto soprintendenza patrimonio subacqueo)

La tomba, databile tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C., conserva una testimonianza particolarmente suggestiva del rapporto tra la società tarantina dell’epoca, il simposio e la cultura dell’atletismo. La presenza della copia di un’anfora panatenaica, premio destinato agli atleti vincitori delle gare celebrate ad Atene, rende ancora più forte il legame simbolico con i Giochi che Taranto si prepara ad accogliere.

L’arpista Gabriella Russo (foto profilo FB russo)

E proprio allo scoccare della mezzanotte, quando inizierà il 21 agosto 2026, il giorno della cerimonia inaugurale dei Giochi, nella Tomba degli Atleti risuonerà l’arpa di Gabriella Russo, musicista tarantina diplomata al conservatorio “Giovanni Paisiello” con il massimo dei voti e la lode, con una significativa esperienza solistica, cameristica e orchestrale e collaborazioni con importanti formazioni, tra cui l’Orchestra ICO della Magna Grecia. Un momento musicale ispirato alla tradizione dell’antica Grecia, pensato come gesto augurale dedicato agli atleti dei Giochi del Mediterraneo, alla competizione leale, all’incontro e ai popoli che arriveranno a Taranto dalle diverse sponde del Mediterraneo.

Per Taranto Sotterranea questa serata rappresenta anche un momento importante di un percorso più ampio. MUSEION Soc.Coop. e Polisviluppo-Cultura e Turismo, cooperative vincitrici del bando per la gestione e valorizzazione di Taranto Sotterranea, stanno lavorando insieme al Comune di Taranto, agli assessorati competenti e al Tavolo per il Turismo per accompagnare il completamento degli interventi necessari alla restituzione dei diversi siti alla comunità, con il supporto della Soprintendenza. Un lavoro che continua anche in questi giorni di agosto, con l’obiettivo di tornare presto ad accogliere cittadini e visitatori nel patrimonio sotterraneo della città. Da Taras al Mediterraneo: che i Giochi abbiano inizio.

Tiriolo (Cz). Apertura straordinaria del parco archeologico di Gianmartino con visita guidata di Ricardo Stocco, direttore degli scavi del 2015

Giovedì 20 agosto 2026, alle 18.30, appuntamento speciale al parco archeologico di Gianmartino a Tiriolo (Cz): sarà l’archeologo Ricardo Stocco, direttore degli scavi del 2015, a guidare di persona i visitatori tra le meraviglie del sito e le sue affascinanti fasi storiche. Un’occasione unica nell’ambito dell’apertura straordinaria del parco e del museo Archeologico per ascoltare la storia del complesso ellenistico direttamente dalla voce di chi l’ha riscoperto. Info e prenotazioni: +39 339 815 7611 | +39 333 536 3542, email: comunitacooperativatiriolo@gmail.com

Tarquinia (Vt). Al museo Archeologico nazionale il vino incontra la storia con “Divino Etrusco”: appuntamenti che raccontano il legame del vino contemporaneo con la storia degli Etruschi, grandi produttori e consumatori di vino. Ecco il programma

Al museo Archeologico nazionale di Tarquinia (Vt) il vino incontra la storia con “Divino Etrusco”: organizzata da Città di Tarquinia e Pro loco Tarquinia con il sostegno di Regione Lazio e ARSIAL, torna per il ventesimo anno l’ormai celebre manifestazione che ogni estate richiama nel centro storico di Tarquinia cantine, produttori e appassionati di vino da tutta Italia. Per l’occasione, il museo Archeologico nazionale di Tarquinia aprirà le porte dello splendido Palazzo Vitelleschi ad appuntamenti che racconteranno il legame del vino contemporaneo con la storia degli Etruschi, grandi produttori e consumatori di vino, capaci di fare della convivialità un linguaggio di rango, rito e ospitalità.

Giovedì 20 agosto 2026, alle 19.30, il museo ospiterà l’inaugurazione ufficiale della manifestazione all’interno del cortile. Il 21, 22 e 29 agosto 2026, dalle 20.30 alle 23.30: visite guidate tematiche condotte dal personale del museo, alla scoperta degli oggetti del banchetto e del simposio: i crateri per mescolare il vino, le coppe per berlo e le scene conviviali dipinte sulle pareti delle tombe tarquiniesi. Giovedì 27 agosto 2026, alle 21.30, Lectio Magistralis di Vincenzo Bellelli, direttore del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia. Venerdì 28 agosto 2026, conversazione tra Vincenzo Bellelli e Carlo Zucchetti – Il Giornale Enogastronomico col Cappello Zucchetti, “L’Enogastronomo con il Cappello”, per intrecciare il racconto archeologico con la cultura del vino e del gusto contemporanei.

Aperture serali straordinarie: il museo Archeologico nazionale di Tarquinia sarà aperto dal 20 al 22 agosto e dal 27 al 29 agosto. Biglietto serale: 4 euro. Sono previste le gratuità secondo la normativa vigente. Il biglietto comprende eccezionalmente anche l’accesso alla mostra temporanea: “In viaggio nel Regno delle Ombre – Capolavori della pittura etrusca tra Tarquinia e Orvieto”, allestita al secondo piano del museo. La biglietteria chiuderà un’ora prima del termine delle visite.

Un libro al giorno. “Il Palazzo delle Carceri Nuove. Storia recupero e valorizzazione della sede della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo” a cura di Massimo Osanna e Daniela Porro

Copertina del libro “Il Palazzo delle Carceri Nuove. Storia recupero e valorizzazione della sede della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo” a cura di Massimo Osanna e Daniela Porro

È uscito per i tipi de L’Erma di Bretschneider il libro “Il Palazzo delle Carceri Nuove. Storia recupero e valorizzazione della sede della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo” a cura di Massimo Osanna e Daniela Porro. Il libro illustra gli esiti di un articolato lavoro di ricerca, restauro e valorizzazione incentrato sul Palazzo delle Carceri Nuove di Roma, oggi sede della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. L’iniziativa – promossa dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo in collaborazione con il ministero della Cultura, attraverso la soprintendenza Speciale archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma e la direzione generale Musei, con il comando carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, il Provveditorato interregionale alle Opere pubbliche per il Lazio, l’Abruzzo e la Sardegna e la Scuola di Specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio della Sapienza università di Roma – ha consentito di approfondire la storia architettonica dell’edificio e di restituire così piena leggibilità a uno dei complessi monumentali più significativi della capitale. A completamento dell’intervento di riqualificazione del Palazzo delle Carceri Nuove è stato realizzato un percorso espositivo permanente, inserito in modo organico all’interno di un contesto istituzionale pienamente operativo. L’allestimento riunisce apparati documentari che raccontano le trasformazioni dell’edificio nel tempo, reperti archeologici e dipinti derivanti dai recuperi effettuati dal comando carabinieri Tutela Patrimonio Culturale insieme a materiali provenienti dai depositi del museo nazionale Romano. Attraverso saggi specialistici, un’ampia documentazione fotografica e un ricco catalogo, la pubblicazione ripercorre la storia del Palazzo delle Carceri Nuove dalla sua costruzione fino ai giorni nostri, documentando un’opera di rilevante interesse pubblico e un modello particolarmente significativo di collaborazione tra amministrazioni, organi dello Stato e istituzioni scientifiche

Roccelletta (Cz). Al parco archeologico nazionale di Scolacium serata conclusiva dell’VIII edizione di “Calabria in Versi”, il concorso letterario promosso dall’associazione culturale Calabria Contatto, quest’anno dedicato al tema “Calabria meticcia”

Il parco archeologico nazionale di Scolacium, a Roccelletta di Borgia (Cz), mercoledì 19 agosto 2026, alle 18, ospita la serata conclusiva dell’VIII edizione di “Calabria in Versi”, il concorso letterario promosso dall’associazione culturale Calabria Contatto, quest’anno dedicato al tema “Calabria meticcia”. L’iniziativa celebra la scrittura come strumento di riflessione sull’identità, sulle trasformazioni culturali e sul dialogo tra esperienze, attraverso poesie, racconti brevi e altre forme di narrazione contemporanea. Nel corso dei mesi il concorso ha coinvolto autrici e autori provenienti da diverse realtà, chiamati a confrontarsi con un tema che invita a raccontare una Calabria aperta, plurale e in continua evoluzione. La serata del 19 agosto sarà dedicata alla cerimonia di premiazione, ai reading delle opere selezionate e alla presentazione del booklet 2026, che raccoglie una selezione dei testi dell’edizione. Saranno inoltre svelati i vincitori delle diverse sezioni del concorso, dopo il percorso di valutazione affidato alla giuria tecnica, al presidente di giuria Gioacchino Criaco e, per la sezione poesia, al contributo espresso dal voto popolare. L’appuntamento offrirà così l’occasione di ascoltare dal vivo le voci della nuova produzione letteraria dedicata alla Calabria, all’interno di uno dei siti archeologici più rappresentativi della regione, in un dialogo tra patrimonio culturale, paesaggio e scrittura contemporanea. 

Napoli. Al museo Archeologico nazionale l’Afrodite Callipigia come non l’avete mai vista: riaprono le sale 25-28 con alcuni capolavori della Collezione Farnese, dopo i lavori per l’efficientamento energetico e l’illuminazione

Nuova illuminazione per l’Afrodite Callipigia della collezione Farnese al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Dettaglio del piccolo donario pergameno al museo Archeologico nazionale di Napoli con la nuova illuminazione (foto mann)

L’Afrodite Callipigia, uno dei capolavori della Collezione Farnese del Mann, come non l’avete mai vista! Al museo Archeologico nazionale di Napoli riaprono ai visitatori le sale 25-28 (Farnesina), ritinteggiate, al termine del lotto dei lavori per l’efficientamento energetico e l’illuminazione, realizzati con fondi PNRR. Il sistema ad ali si presta al controllo dei singoli corpi illuminanti, offrendo la possibilità di cambiare gli scenari con luci d’ambiente e d’accento, per una illuminazione più scenografica delle sculture. Il nuovo apparato di illuminazione si accende sulla base dei sensori di rilevazione delle presenze, mentre l’intensità si regola a compensazione della luce naturale. Il piccolo donario pergameno, l’Afrodite Callipigia, i ritratti, i sarcofagi acquistano nuova luce, nuova forza.

Collezione Farnese del Mann: sarcofago con la nuova illuminazione (foto mann)

Sirmione (Bs). Alle Grotte di Catullo per “Appuntamenti d’estate” la visita guidata “Rituali di bellezza nell’antichità” con l’archeologa Lucia Notorio

Mercoledì 19 agosto 2026, alle 17, alle Grotte di Catullo di Sirmione (Bs), la visita guidata “Rituali di bellezza nell’antichità” per “Appuntamenti d’estate”, il ciclo di visite guidate a cura dell’archeologa Lucia Notorio. In questo secondo incontro vi accompagneremo alla scoperta della bellezza nel mondo antico: usanze, pratiche e rituali che raccontano il modo in cui gli abitanti dell’epoca si prendevano cura del corpo e della propria immagine. Al termine della visita si potrà continuare l’esperienza con un momento conviviale sulla spiaggia Giamaica, con un aperitivo a prezzo speciale per i partecipanti (2 euro).

Un libro al giorno. “La prima Venezia. Il racconto delle origini” di Mario Defina: le storie, le tradizioni, le leggende, le molte e spesso contraddittorie narrazioni sulle origini di Venezia

Copertina del libro “La prima Venezia. Il racconto delle origini” di Mario Defina

È uscito per i tipi di Supernova il libro “La prima Venezia. Il racconto delle origini” di Mario Defina. La prima Venezia esplora le storie, le tradizioni, le leggende, le molte e spesso contraddittorie narrazioni sulle origini di Venezia. Aperto e concluso da brevi racconti, il saggio indaga l’alterità della città dei dogi, il suo rapporto problematico con l’acqua e con la terra e la relazione fra il primo capoluogo lagunare, Altino, e la Venezia dogale. Dai Troiani agli Unni, dai Bizantini ai Longobardi, fino al confronto aspro con i Franchi, i racconti delle origini parlano di fughe in Laguna, visioni celesti, assedi grotteschi, incendi domati per miracolo e atti di nascita falsificati. Nel momento in cui la memoria della prima Venezia tende a farsi evanescente, il libro propone una rilettura delle fonti antiche e delle cronache medievali, e riporta al centro testimonianze spesso trascurate o marginalizzate ma importanti. L’analisi incontra acque simboliche e mesopotamie venete, cattedrali nel deserto e malaria, porti interrati, marmi trafugati e capoluoghi migranti.

Capri (Na). Alla Certosa di San Giacomo la mostra “Il ninfeo romano della Grotta Azzurra. Fotografie di Luigi Spina”, un viaggio straordinario tra archeologia, luce e mare, a cura di Luca Di Franco e Luigi Spina.

Il ninfeo romano della Grotta Azzurra di Capri come non l’avete mai visto grazie alla sensibilità del fotografo Luigi Spina. Alla Certosa di San Giacomo sull’isola di Capri (Na) la mostra “Il ninfeo romano della Grotta Azzurra. Fotografie di Luigi Spina”, inaugurata il 30 luglio e aperta fino al 20 dicembre 2026, un viaggio straordinario tra archeologia, luce e mare, a cura di Luca Di Franco e Luigi Spina.

Una delle statue del ninfeo romano della Grotta Azzurra di Capri (foto luigi spina)

Attraverso 20 fotografie di grande formato, Luigi Spina restituisce una nuova visione del ninfeo romano della Grotta Azzurra: un luogo in cui natura, architettura e storia si fondono in un dialogo senza tempo, svelando il volto meno conosciuto di uno dei simboli di Capri.

Una delle statue del ninfeo romano della Grotta Azzurra di Capri (foto luigi spina)

Il percorso espositivo è arricchito da preziose immagini provenienti dall’Archivio storico del museo Archeologico nazionale di Napoli, che raccontano le campagne di recupero delle statue rinvenute nella Grotta Azzurra tra gli anni Sessanta e Settanta, fondamentali per riscoprirne l’antica funzione di raffinato ninfeo della residenza imperiale di Gradola.

La Grotta Azzurra di Capri scoperta nel 1826 (foto luigi spina)

La mostra si inserisce nel programma delle celebrazioni del bicentenario della scoperta della Grotta Azzurra (1826-2026), offrendo al pubblico un’occasione unica per conoscere uno dei luoghi più affascinanti del patrimonio archeologico caprese attraverso lo sguardo di uno dei più importanti fotografi italiani.

Pompei. Con la app Portyl il parco archeologico lancia la visita in realtà aumentata: dalla Casa del Citarista (riaperta al pubblico dopo i restauri) al Foro, dal Quadriportico al Teatro Grande, dall’Odeon all’esterno dell’Anfiteatro, per un’esperienza che unisce rigore scientifico, innovazione tecnologica e fruizione immersiva. Edito il libro “L’Apollo di Pompei: ricostruzione di un capolavoro classico” di Gabriel Zuchtriegel

La Casa del Citarista a Pompei in realtà aumentata con la app Portyl (foto parco archeologico pompei)

Pompei lancia la realtà aumentata. Grazie all’app Portyl diventa ora possibile esplorare la città così come era nel 79 d.C., vivendo un’esperienza che unisce rigore scientifico, innovazione tecnologica e fruizione immersiva. La Casa del Citarista, una tra le più grandi case di Pompei e la prima a essere interessata da questo progetto digitale, dal 24 giugno 2026 ha aperto al pubblico diventando una vera e propria palestra per l’archeologia del futuro: un luogo in cui ricerca, ricostruzione e narrazione si fondono per restituire vita a uno spazio antico. All’interno della casa, celebre per la statua dell’Apollo Citarista – da cui il nome della dimora – i visitatori possono osservare ambienti, arredi e scene di vita quotidiana ricostruiti digitalmente. Ma l’esperienza non si limita a questo edificio: anche luoghi simbolo come il Foro, l’Anfiteatro, il Teatro Grande e l’Odeion (Teatro Piccolo) diventano visibili in realtà aumentata, offrendo un viaggio immersivo nel cuore della città antica.

L’anfiteatro di Pompei in realtà aumentata con la app Portyl (foto parco archeologico pompei)

Portyl, una App per ricostruire la casa e vivere i luoghi. L’app Portyl consente ai visitatori di vivere i siti storici così come apparivano nel periodo di massimo splendore, utilizzando un iPhone, uno smartphone Android o un tablet. Attraverso ricostruzioni digitali dettagliate e storicamente accurate, i visitatori possono esplorare liberamente ogni luogo, osservando non solo l’architettura, ma anche le persone, gli animali e gli eventi che un tempo davano vita a questi spazi. Gli utenti possono assistere a momenti della vita di Pompei come i combattimenti dei gladiatori nell’Anfiteatro, gli spettacoli nel Teatro Grande e nell’Odeon, e l’eruzione del Vesuvio. Nella Casa del Citarista, i visitatori possono immergersi nella vita quotidiana all’interno della domus e dell’ambiente circostante. La tecnologia su cui si basa l’app Portyl, realizzata da Histoury Inc., utilizza le più recenti innovazioni nei campi del LiDAR, della fotogrammetria e dell’intelligenza artificiale generativa. Ogni sito all’interno di Pompei è stato meticolosamente scansionato, studiato approfonditamente e ricreato con cura dal team di artisti della Histoury Inc. Il visitatore può scaricare l’app Portyl attraverso QR Code – posizionati presso le tre entrate del Parco, oppure nelle aree incluse nell’esperienza – che indirizzano all’App Store o al Play Store.

Il Foro di Pompei in realtà aumentata con la app Portyl (foto parco archeologico pompei)

Dal 16 luglio 2026, all’interno dell’app sono disponibili tre contenuti gratuiti: Basilica, nei pressi del Foro; Quadriportico; esterno dell’Anfiteatro. Tutti gli altri contenuti immersivi saranno disponibili a pagamento al costo di 15 euro. I siti inclusi nell’esperienza completa saranno: Foro di Pompei; Domus del Citarista; Teatro Grande; Odeon; Anfiteatro. Inoltre, presso la biglietteria, il bookshop e gli infopoint gestiti da Opera Laboratori Fiorentini sarà possibile noleggiare al costo di 20 euro un tablet che include l’app Portyl con tutti i contenuti interamente sbloccati, consentendo anche ai visitatori sprovvisti di un dispositivo compatibile di accedere all’esperienza immersiva. Portyl utilizza un sistema di geofencing basato sul segnale GPS per riconoscere la presenza fisica del visitatore all’interno delle aree abilitate. Questa tecnologia consente un allineamento estremamente preciso tra gli ambienti ricostruiti e la sua posizione reale, permettendo un utilizzo senza interruzioni. In pochi secondi, il visitatore viene posizionato virtualmente nel punto in cui si trova fisicamente, potendo osservare l’ambientazione storica ricostruita e riportata in vita. Per favorire una fruizione più ampia, anche al di là della presenza fisica sul posto, l’app sarà utilizzabile anche in modalità remota al di fuori di Pompei.

L’Odeon di Pompei in realtà aumentata con la app Portyl (foto parco archeologico pompei)

Non si tratta solo di un progetto digitale, ma di un nuovo modo di intendere l’archeologia. “L’introduzione dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali segna un passaggio cruciale. Questi strumenti sono destinati a rivoluzionare la tutela, la ricerca e la fruizione del patrimonio culturale. Tuttavia, questa rivoluzione non è neutrale”, spiega il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, “il suo esito dipende dall’uso che ne faremo. L’IA rappresenta una straordinaria opportunità se orientata alla democratizzazione della conoscenza, rendendo accessibili a tutti contenuti complessi e spesso difficili da comprendere. Può ampliare il pubblico, coinvolgere nuove generazioni e abbattere barriere culturali e fisiche. Allo stesso tempo, esiste un rischio: che la tecnologia si chiuda in un circuito autoreferenziale, arrivando a produrre contenuti per sé stessa, senza un reale legame con la ricerca scientifica e con il patrimonio autentico. È proprio qui che entra in gioco il ruolo dell’archeologia. Gli archeologi non devono diventare spettatori passivi di macchine che elaborano dati e ricostruzioni, ma registi consapevoli della trasmissione del patrimonio. La sfida è guidare queste tecnologie, assicurando che ogni ricostruzione digitale sia fondata su basi solide, verificabili e condivise mantenendo un equilibrio tra spettacolarizzazione e rigore scientifico”.

Parvula Domus di Pompei, la prima fattoria culturale e sociale in un sito Unesco (foto parco archeologico pompei)

Inclusione e creatività nella Casa del Citarista. Inoltre, con l’apertura della Casa del Citarista, Parvula Domus – la fattoria culturale e sociale del Parco, gestita dalla cooperativa “Il Tulipano” – prosegue il proprio impegno per favorire inclusione e creatività all’interno del sito archeologico di Pompei. I ragazzi di Parvula Domus, ogni mercoledì a partire dal 1° luglio 2026, accolgono il pubblico in un appuntamento dedicato alla visita degli ambienti e ai laboratori correlati ai temi che connotano la casa.

La statua di Apollo Citarista nella Casa del Citarista a Pompei (foto parco archeologico pompei)
La statua di Apollo Citarista nella Casa del Citarista a Pompei in realtà aumentata con la app Portyl (foto parco archeologico pompei)

Il “mistero” della statua dell’Apollo Citarista e nuove ipotesi sulla storia della casa del Citarista. Il progetto di realtà aumentata è basato su una ricerca multidisciplinare sulla casa del Citarista, che è stata scavata a partire dal 1853 ed è oggi difficilmente comprensibile, dal momento che molti affreschi e reperti furono portati al Museo di Napoli, come era usuale a quei tempi. I risultati delle ricerche coordinate dal direttore Zuchtriegel sono confluiti in un nuovo modello digitale della casa, elaborato insieme a un gruppo di ricerca guidato da Francesco Colace, dipartimento di Ingegneria industriale dell’università di Salerno, e a Luisa Ferro della facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Il modello è stato costruito con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale (IA) e ha fornito una base scientifica per l’app che viene messa a disposizione del pubblico.

Copertina del libro “L’Apollo di Pompei: ricostruzione di un capolavoro classico” di Gabriel Zuchtriegel

Inoltre, è stato pubblicato il libro “L’Apollo di Pompei: ricostruzione di un capolavoro classico”, a cura del direttore e con un’appendice dei collaboratori Anna Civale e Alessandro Russo, stampato da Giunti e Sillabe quali concessionari del servizio editoriale di Pompei. Il libro sostiene che la statua dell’Apollo Citarista, ovvero dell’Apollo suonatore di cetra (in realtà più verosimilmente di una lira), che a lungo è stata ritenuta un’invenzione classicistica di epoca imperiale, in realtà è una copia fedele di un originale greco di V secolo a.C., di cui si conservano altre copie, in tutto una decina. Tra esse, la statua di Pompei è l’unica in bronzo, mentre le altre sono realizzate in marmo. Attraverso la “critica delle copie”, il metodo sviluppato dall’archeologia ottocentesca per la ricostruzione degli originali greci tramite le copie romane, e l’analisi accurata del contesto della casa, gli autori cercano di mostrare come la domus pompeiana sia una grandiosa rievocazione della casa di Augusto sul Palatino, al cui centro sorgeva il tempio di Apollo, divinità a cui l’imperatore era molto legato. Considerando, inoltre, che Augusto aveva posseduto una statua di Apollo realizzata da Mirone, scultore ateniese di V secolo a.C., prende forma l’ipotesi che l’Apollo Citarista di Pompei discenda da un celebre archetipo classico. La casa, in questi anni, è anche oggetto di ricerche stratigrafiche e di archivio, a cura di Annette Haug e Asja Müller dell’università di Kiel (Germania), che mirano a chiarire meglio la complessa storia edilizia dell’edificio, che nasce dall’unificazione di più unità abitative originariamente separate.

Un giardino della Casa del Citarista a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Gli interventi di restauro e di ricostruzione storica dei giardini. La Casa del Citarista ha due ingressi distinti, situati rispettivamente su via dell’Abbondanza e su via Stabiana. L’abitazione occupa gran parte dell’isolato in cui sorge, poiché nacque nel I secolo a.C. dalla fusione di due dimore preesistenti. Questo accorpamento, che richiese importanti interventi di ristrutturazione e decorazione, ha dato vita a un complesso di ben 2.700 mq, caratterizzato da due atri e tre peristili. La casa è stata oggetto di interventi strutturali, di miglioramento dell’accessibilità e di restauro conservativo a cura del Team Ales Manutenzione Programmata e dei restauratori di Ales S.p.A. Nella quasi totalità degli ambienti si è proceduto alla pulitura e consolidamento delle murature. Particolare cura è stata dedicata ai peristili, le cui colonne sono state consolidate. Sul fronte dell’accessibilità e della fruizione, il percorso di visita è stato integrato per superare i dislivelli della domus e abbattere le barriere architettoniche, secondo gli standard del percorso facilitato “Pompei per tutti”. Infine, gli interventi conservativi hanno interessato superfici e manufatti. Un meticoloso lavoro di restauro ha interessato anche le celebri sculture bronzee dell’antica fonderia Chiurazzi, nello specifico la statua dell’Apollo Citarista, la figura del serpente e il gruppo con cani e cinghiale, che sono copie degli originali oggi conservati presso il Museo archeologico di Napoli.  Le copie sono state accuratamente ripulite dai materiali estranei, salvaguardando le loro patine nobili di cuprite e malachite, preservando così un tassello fondamentale della storia e della vita quotidiana di Pompei. Il restauro del giardino della Casa del Citarista si è basato sull’analisi delle tracce archeologiche e sull’impiego della vegetazione come elemento strutturale dello spazio. Il progetto valorizza la visione d’insieme degli ambienti, utilizzando per la ricostruzione botanica il Laurus nobilis (alloro), pianta sacra ad Apollo.