Roma. Al dipartimento di Storia Antropologia Religioni Arte Spettacolo di Sapienza università l’incontro “I Mestieri dell’Arte – Dirigere i musei: i grandi musei nazionali”, nuovo appuntamento per il ciclo curato dalla prof.ssa Caterina Volpi (SARAS)

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Giovedì 30 aprile 2026, alle 16, in aula Venturi del dipartimento di Storia Antropologia Religioni Arte Spettacolo di Sapienza università di Roma, l’incontro “I Mestieri dell’Arte – Dirigere i musei: i grandi musei nazionali”, nuovo appuntamento per il ciclo curato dalla prof.ssa Caterina Volpi (SARAS). Al centro dell’incontro, i grandi musei, la loro storia e la loro organizzazione. Saranno affrontati vari temi come la conservazione, la promozione e la gestione delle risorse economiche. Si scoprirà che, come spesso accade in Italia, il patrimonio storico artistico è costituito non solo dalle opere esposte nei musei, ma dai musei stessi. Ospiti dell’incontro: la direttrice Alessandra Necci (Palazzo Reale di Napoli), il direttore Luigi Gallo (Musei Nazionali di Bologna, Direzione Regionale Musei Nazionali Emilia Romagna), e il direttore Thomas Clement Salomon (Galleria Nazionale di Arte Antica, Palazzo Barberini e Palazzo Corsini di Roma).

Verona. Al museo di Storia naturale presentazione del libro “Ecologia preistorica. Ambiente, società e cultura nella preistoria d’Italia” di Umberto Tecchiati (UTET Università), secondo incontro del 2026 del ciclo “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al Museo di Storia Naturale di Verona”, a cura di Massimo Saracino e Andrea Tenca

Giovedì 30 aprile 2026, al museo civico di Storia naturale di Verona, secondo incontro del ciclo “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al Museo di Storia Naturale di Verona”, a cura di Massimo Saracino e Andrea Tenca: sette appuntamenti, distribuiti da marzo a dicembre, grazie ai quali conoscere testi di recente pubblicazione scritti e curati da specialiste e specialisti i cui interessi di ricerca intrecciano i terreni di indagine del Museo di Storia Naturale, con un occhio di particolare riguardo per il taglio comunicativo, interdisciplinare e storicizzato del sapere scientifico. Appuntamento, alle 17, nella sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo di Storia naturale, presentazione del libro “Ecologia preistorica. Ambiente, società e cultura nella preistoria d’Italia” di Umberto Tecchiati (UTET Università) che affronta lo studio del passato preistorico con una prospettiva nuova, ambientale e aperta a intrecci multidisciplinari. L’incontro è realizzato dai Musei civici di Verona – museo di Storia naturale di Verona e Servizio Biblioteche Specialistiche e Archivi Storici dei Musei, in collaborazione con il dipartimento di Culture e Civiltà dell’università di Verona e con il patrocinio della Società italiana di Storia della Scienza. L’autore dialogherà con Massimo Saracino, della Sezione di Preistoria del museo di Storia naturale di Verona, e Mara Migliavacca, dell’università di Verona. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Copertina del “Ecologia preistorica. Ambiente, società e cultura nella preistoria d’Italia” di Umberto Tecchiati

Ecologia preistorica. Ambiente, società e cultura nella preistoria d’Italia. Oggetto di questo manuale-trattato è la relazione delle società preistoriche e protostoriche italiane con il loro ambiente tra il X e il I millennio a.C. con riferimento all’impatto che queste ebbero su di esso nella costruzione del paesaggio culturale e nello sfruttamento delle risorse naturali. All’inizio dell’Olocene, comunità piccole e mobili, che basavano la propria sussistenza su caccia e raccolta, esercitavano un debole impatto sull’ambiente, ma, a partire dal VI millennio a.C., l’agricoltura comportò un uso più intenso e continuativo delle risorse del suolo in territori circoscritti. Vi si aggiunse, dal IV millennio a.C., la coltivazione di miniere di rame e attività metallurgiche. La ricostruzione della storia di questa lunga relazione, basata su evidenze archeologiche e bioarcheologiche, riflette l’evoluzione di strumenti metodologici appropriati e di approcci estesi a numerosi ambiti naturalistici. Sussistenza, deforestazione, sistemi irrigui, connettività, tecniche, stili alimentari, mobilità, estrazione mineraria, edilizia, artigianato, scambi e conflitti sono analizzati alla luce dei reperti, mostrando una preistoria e protostoria vive e attuali, non cristallizzate in un’astratta “antichità”.

 

San Vero Milis (Or). Al museo civico Santeru il seminario “Dialoghi sull’Oltre. Archeologia funeraria e non solo”, primo di un nuovo ciclo di approfondimento culturale

Giovedì 30 aprile 2026, alle 17.30, al museo civico Santeru di San Vero Milis (Or), al via un nuovo ciclo di approfondimento culturale con il seminario “Dialoghi sull’Oltre. Archeologia funeraria e non solo” a cura della direttrice del museo Barbara Panico che si propone di esplorare il rapporto tra l’uomo e la morte attraverso un approccio interdisciplinare, andando oltre l’analisi dei rituali, utilizzando le moderne tecnologie bioarcheologiche per ricostruire l’identità, la salute e lo stile di vita delle comunità del passato. Apre il seminario, moderato da Pier Giorgio Spanu dell’università di Sassari, con l’intervento di Marco Milanese (università di Sassari) su “Archeologia e antropologia della morte in contesti di catastrofe”. Quindi Anna Rita Punzo (direttrice del MURATS – museo unico regionale dell’Arte Tessile sarda di Samugheo-Or) su “Il simbolismo del tappeto come soglia di commiato”. Chiude Antonio Fornaciari (università di Pisa) su “Racconti dall’oltretomba: lo studio bioarcheologico dei resti umani”.

Portogruaro (Ve). Al museo nazionale Concordiese prorogata la mostra “Sport e salute nelle monete romane. Un racconto per immagini attraverso i denari d’argento di Cinto Caomaggiore”

Al museo nazionale Concordiese di Portogruaro (Ve) la mostra “Sport e salute nelle monete romane. Un racconto per immagini attraverso i denari d’argento di Cinto Caomaggiore”, realizzata dalla direzione regionale Musei nazionali Veneto e curata dagli archeologi Federico Bonfanti e Andrea Ziglio, è prorogata fino al 31 maggio 2026. La mostra esplora i temi iconografici connessi allo sport, alla salute e al benessere nell’antica Roma. In esposizione denari romani su cui trovano spazio la corsa dei carri e le venationes, connessi allo sport inteso secondo un’accezione ludica e spettacolare, a fianco di altri – quali ad esempio la raffigurazione di un pugile – dedicati allo sport legato all’allenamento fisico, quasi una sorta di addestramento militare. Altri nuclei di monete ci mostreranno poi come i Romani concepivano la salute e il benessere, distinti, nel pantheon delle divinità, tra sfera pubblica/sociale (Salus) e personale/privata (Valetudo). Per chi non l’avesse già fatto, c’è ancora tempo per immergersi in un emozionante percorso tra storia, mito e società. Dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 19.30; domenica e festivi dalle 8.30 alle 13.30, compresa nel biglietto d’ingresso.

 

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale prorogata la mostra “Gianni Versace. Terra Mater – Magna Graecia Roots Tribute”

Visto il grande successo di pubblico, la mostra “Gianni Versace. Terra Mater – Magna Graecia Roots Tribute” a cura di Sabina Albano e Fabrizio Sudano, al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria è stata prorogata fino al 3 maggio 2026.  Con quasi 50mila visitatori, si conferma tra gli eventi di maggior richiamo nel panorama culturale degli ultimi mesi. Un’esperienza immersiva che mette in dialogo l’immaginario creativo di Versace con le radici della Magna Grecia. Un viaggio nell’estetica inconfondibile di uno dei miti della moda internazionale, che continua a conquistare il pubblico giorno dopo giorno. C’è quindi ancora l’occasione per visitarla con l’apertura straordinaria, a pagamento, del 1° maggio 2026 e dell’apertura gratuita  del 3 maggio 2026 (prima domenica del mese). “Il grande riscontro di pubblico che la mostra sta registrando”, dichiara il direttore del MArRC, Fabrizio Sudano, “testimonia quanto il dialogo tra patrimonio archeologico e creatività contemporanea sia capace di coinvolgere e appassionare un pubblico ampio e diversificato. La proroga rappresenta un’opportunità significativa per consentire a un numero ancora maggiore di visitatori di conoscere e approfondire il legame profondo tra Gianni Versace e la sua terra d’origine, in un percorso che unisce memoria, identità e innovazione”. La giornata conclusiva della mostra, domenica 3 maggio 2026, coinciderà con l’iniziativa ministeriale di ingresso gratuitooffrendo così un’ulteriore occasione di visita e partecipazione al pubblico. La mostra continua così il suo percorso, offrendo al pubblico un’esperienza immersiva che mette in relazione l’immaginario creativo di Versace con le radici della Magna Grecia, valorizzando il ruolo del Museo come luogo di dialogo tra antico e contemporaneo.

 

Roma. Al museo dell’Arte Classica (UniRoma1) presentazione del libro “Gente d’Appennino. Il villaggio eneolitico di Maddalena di Muccia (Mc)” di Cecilia Conati Barbaro e Alessandra Manfredini

Mercoledì 29 aprile 2026, alle 18, nell’aula di Archeologia, museo dell’Arte Classica, piazzale Aldo Moro 5, Sapienza università di Roma, presentazione del libro “Gente d’Appennino. Il villaggio eneolitico di Maddalena di Muccia (Mc)” di Cecilia Conati Barbaro e Alessandra Manfredini, pubblicato nella collana Origines, n° 39, dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze. Interverranno Francesca Romana Stasolla, direttrice del dipartimento di Scienze dell’Antichità; Maria Bernabò Brea, già funzionario archeologo MIC e membro del direttivo dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria; Andrea Cardarelli, presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Il libro presenta i risultati delle campagne di scavo condotte a Maddalena di Muccia, che hanno messo in luce numerose capanne a pianta rettangolare absidata o ovale. Il rinvenimento di un’imponente palizzata che delimita il villaggio in direzione SE suggerisce l’esistenza di un altro nucleo insediativo più antico, che indica la continuità di occupazione del pianoro in età eneolitica.

Pieve di Cadore (Bl). In sala Consiliare la conferenza “Il santuario di Lagole di Calalzo. Culti antichi in Cadore tra terre e acque” con Matteo Da Deppo (museo Archeologico Cadorino), Alessandro Asta (Sabap Pd-Tv-Bl), Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari), sesto appuntamento del ciclo di conferenze diffuso in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Venezia

Mercoledì 29 aprile 2026, alle 18, nella sala Consiliare della sede comunale di Pieve di Cadore (Bl), la conferenza “Il santuario di Lagole di Calalzo. Culti antichi in Cadore tra terre e acque” con Matteo Da Deppo, direttore museo Archeologico Cadorino “E. De Lotto”; Alessandro Asta, funzionario archeologo soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Padova Treviso e Belluno; Giovanna Gambacurta, professoressa associata di Etruscologia e Archeologia italica, università Ca’ Foscari di Venezia; sesto appuntamento del ciclo di conferenze diffuso che da marzo a settembre 2026, in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale di Venezia fino al 29 settembre 2026, si terrà nei luoghi coinvolti dal progetto espositivo. ​Gli incontri accompagnano il pubblico lungo una geografia ampia e connessa, toccando Venezia e Adria, fino a Marzabotto, Milano, Ferrara e San Casciano dei Bagni: un’occasione per approfondire temi e contesti della mostra direttamente nei territori, tra musei e siti che ne condividono la trama di ricerche, prestiti e relazioni. La conferenza verterà sulla sezione dedicata ad Adria e Spina nella mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” in corso a Venezia. Nel corso della conferenza verranno illustrati i temi cardine alla base della mostra, ci si concentrerà, inoltre, sulle ragioni che hanno portato ad esporre un consistente lotto di reperti provenienti dallo straordinario sito archeologico di Lagole di Calalzo, ampliando lo sguardo alle dinamiche del culto in età preromana, in Veneto, tra gli ambienti di montagna e di pianura. Si coglierà anche l’occasione per raccontare la nascita e la continua evoluzione dei percorsi espositivi del MARC – museo Archeologico Cadorino “Enrico De Lotto” e i progetti di studio e valorizzazione in corso. Incontro realizzato grazie al sostegno della soprintendenza ABAP per le Province di Belluno Padova e Treviso; Fondazione Musei Civici di Venezia; dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia; Comune di Pieve di Cadore; Magnifica Comunità di Cadore.

 

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro con Maddalena Santeroni su “Donne in… scienza”: nuovo appuntamento della rassegna “Mercoledì talk!”

Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia torna l’appuntamento con MERCOLEDÌ TALK! il ciclo di incontri ideato dall’Associazione Amici dell’Arte moderna a Valle Giulia, che vede protagonisti grandi nomi della cultura e del pensiero italiano per svelare ciò che resta nascosto tra le pieghe della vita, della memoria, della cronaca. Mercoledì 29 aprile 2026, alle 17.45, appuntamento con Maddalena Santeroni su “Donne in… scienza”, che parlerà delle scienziate del XX secolo con letture di Chiara Anguissola. Ingresso gratuito in sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mail: presentazioni11@yahoo.com.  L’incontro ripercorre le storie e i contributi di donne pioniere della scienza, come Marie Curie – prima persona a vincere due Premi Nobel, Rita Levi Montalcini, Lise Meitner, Rosalind Franklin e, ancora Emmy Noether – il cui teorema è oggi alla base della fisica moderna. Spazio anche a nomi meno noti al grande pubblico ma fondamentali per la ricerca, come Barbara McClintock, Katherine Johnson e Grace Hopper. La conferenza nasce per restituire visibilità a queste scienziate, spesso rimaste in ombra, e svelare curiosità, aneddoti e racconti di vita. “Raccontare le scienziate del XX secolo significa raccontare la scienza per intero” dichiara Maddalena Santeroni, curatrice dell’iniziativa. “Molte di loro hanno lavorato senza riconoscimenti, alcune hanno pagato con l’esclusione accademica. Oggi è il momento di ridare loro voce”.

 

Roma-Eur. Al museo delle Civiltà “Parliamo di Neanderthal!”: un pomeriggio tra i reperti di Grotta Guattari con le antropologhe e archeo-zoologhe del Muciv

Fossili neanderthaliani dalla Grotta Guattari al museo delle Civiltà a Roma-Eur (foto giorgio benni)

“Parliamo di Neanderthal!” Un pomeriggio tra i reperti di Grotta Guattari con le antropologhe e archeo-zoologhe del museo delle Civiltà: appuntamento mercoledì 29 aprile 2026, dalle 15 alle 18, al Palazzo delle Scienze a Roma-Eur. Durante il pomeriggio le funzionarie del Servizio di Bioarcheologia del Muciv incontrano il pubblico lungo il percorso espositivo “LABORATORIO NEANDERTHAL. Le scoperte di Grotta Guattari”. L’esposizione racconta una pagina straordinaria della paleoantropologia europea: le ultime scoperte effettuate a Grotta Guattari al Monte Circeo hanno restituito infatti numerosi nuovi resti di Neanderthal, insieme a faune, testimonianze del loro modo di vita e del loro ambiente. Attraverso reperti originali, ricostruzioni, supporti multimediali e strumenti di ricerca, sarà possibile conoscere più da vicino chi erano i Neanderthal, il loro comportamento e perché rappresentano un capitolo fondamentale della storia evolutiva umana. I partecipanti si potranno confrontare con le funzionarie, diventare parte del dialogo, portare tutte le domande che vorranno e scoprire di più sui metodi e sui risultati delle ricerche. Attività gratuita. Prenotazione consigliata. Ingresso al Museo con biglietto ordinario, salvo riduzioni di legge.

Roma. Nel cantiere di uno studentato scoperta un’ampia area funeraria riconducibile alla Necropoli Ostiense: cinque edifici funerari di età imperiale, probabilmente colombari, con affreschi e stucchi. Nelle sepolture tardo-antiche l’antico rito del chiodo conficcato nel petto

Durante le indagini di archeologia preventiva per la realizzazione di uno studentato in via Ostiense a Roma, la soprintendenza speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma del ministero della Cultura ha riportato alla luce un’ampia area funeraria riconducibile alla Necropoli Ostiense, tra le più estese dell’antica Roma. Cinque edifici funerari di età imperiale, probabilmente colombari, con affreschi e stucchi di grande qualità, insieme a strutture tardo-antiche, restituiscono un contesto di straordinaria rilevanza scientifica. Le nuove scoperte, articolate in una lunga fase temporale tra la prima età imperiale e la tarda antichità, costituiscono un rinvenimento di grandissima rilevanza, in grado di fornire informazioni nuove e preziose sull’impianto topografico, nonché sugli aspetti antropologici, epigrafici e di cultura materiale della Necropoli Ostiense.

Necropoli Ostiense: lo scavo di una tomba con doppia sepoltura (foto mic)

“La Necropoli Ostiense, una delle più estese dell’antica Roma”, commenta il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “ci regala un’altra importante testimonianza che, grazie alla soprintendenza speciale di Roma del Ministero della Cultura, “verrà tutelata, studiata, valorizzata senza impedire il progetto di un nuovo studentato e anzi con l’auspicio di rendere i ritrovamenti visitabili. Una volta di più le Soprintendenze si dimostrano il punto di incontro tra le esigenze del territorio e la cittadinanza per conservare e consegnare alle generazioni future i valori del patrimonio culturale italiano”. “Questo rinvenimento”, dichiara la soprintendente speciale di Roma, Daniela Porro, “conferma la straordinaria complessità del patrimonio archeologico della città, che continua a emergere anche nei contesti interessati da trasformazioni urbane. La qualità delle strutture, l’organizzazione degli spazi e la ricchezza degli apparati decorativi rappresentano un’importante occasione di approfondimento scientifico. La Soprintendenza garantirà la piena tutela del complesso e avvierà un significativo progetto di valorizzazione, per restituire alla cittadinanza i risultati della ricerca”.

Necropoli Ostiense: edicole affrescate nelle tombe di età imperiale (foto mic)

Dallo scavo, diretto da Diletta Menghinello, archeologa della soprintendenza speciale di Roma, è emerso, a circa un metro di profondità, un nucleo di cinque edifici funerari d’età imperiale a pianta quadrangolare con copertura a volta, allineati da nord-est a sud-ovest e preceduti da due strutture minori. Un sesto edificio, analogo agli altri ma a essi perpendicolare, suggerisce, insieme ai resti di ulteriori ambienti, l’organizzazione del complesso attorno a un cortile interno.

Necropoli Ostiense: una decorazione rinvenuta nello scavo delal soprintednenza speciale (foto mic)

“Lo scavo dei sepolcri”, spiega Menghinello, “molto probabilmente identificabili come colombari, ambienti dotati di nicchie destinate a ospitare le urne cinerarie, è ancora in una fase preliminare. Nella limitata porzione attualmente visibile delle camere sepolcrali, è comunque già possibile riconoscere un elaborato apparato decorativo, costituito da intonaci affrescati a fasce e a motivi vegetali, stucchi, edicole ornate da figure della simbologia funeraria romana (come Oranti o Vittorie Alate). La prosecuzione dello scavo potrebbe consentire il rinvenimento di numerosi elementi di corredo, epigrafi e rivestimenti pavimentali”.

Scoperte in via Ostiense un’aula absidata e un altro grande ambiente con resti di pavimentazione a mosaico (foto ssabap-roma)

Nell’area più prossima alla strada, a profondità via via maggiori, sono stati inoltre rimessi in luce un’aula absidata e un altro grande ambiente con resti di pavimentazione a mosaico, entrambi in laterizi, la cui funzione si chiarirà con il procedere dell’indagine. In età tardo-antica, una necropoli assai più modesta si impianta alle spalle del settore monumentale occupato dalle tombe di età imperiale, dal quale è separata da un lungo muro in blocchetti di tufo: scarsi oggetti di corredo accompagnano semplici sepolture a fossa, sovrapposte le une alle altre in fitta successione. Il contesto, particolarmente ricco e stratificato, va ricondotto alla vasta Necropoli della via Ostiense, sviluppatasi tra la tarda età repubblicana e il tardo impero, di cui sono attualmente visibili i settori del Sepolcreto Ostiense e della Rupe di San Paolo. “Queste scoperte archeologiche “, riflette Luigi La Rocca, capo dipartimento per la Tutela dei Beni culturali, “evidenziano come uno strumento normativo, ovvero la verifica preventiva dell’interesse archeologico, costituisca una opportunità di ricerca e di conoscenza della storia di Roma, che non finisce di stupire per la sua stratificazione, e fornisca, al tempo stesso, l’occasione per riflettere sul tema della conservazione del patrimonio ritrovato e della sua possibile integrazione nel tessuto e nei bisogni della città moderna, in un comparto urbano interessato da profonde trasformazioni”.

Necropoli Ostiense: l’antico rito del chiodo conficcato nel petto in una sepoltura tardo-antica (foto ssabap-roma)

Nel nuovo settore della Necropoli Ostiense le sepolture tardo-antiche con le salme sepolte nella terra, presentano l’antico rito del chiodo conficcato nel petto. L’inserimento di chiodi nella sepoltura è ben noto in epoca romana e nelle successive e la sua funzione è stata interpretata in vari modi e la sua la sua presenza esprime un evento compiuto, immutabile. In primo luogo avrebbe fissato la condizione di morte del defunto tuttavia era anche una pratica magica legata alla superstizione. Il chiodo preserva, protegge la salma da eventuali profanatori della sua ultima dimora, il morto dal maligno e i parenti superstiti da un suo possibile ritorno tra i vivi. L’azione magica del chiodo vede le sue origini in antichissime credenze religiose e per la sua funzione materiale di “fissaggio” che nel simbolismo esoterico dipendeva dal suo utilizzo. Poteva avere un significato positivo, come mezzo di espiazione del passato, chiudendo il tempo andato e augurando fortuna al futuro, segnandone il principio, come nel clavum figendi, cioè il conficcamento di un grosso chiodo, celebrata in ambito etrusco e romano in occasioni particolari, come il passaggio al nuovo anno. Allo stesso modo poteva essere usato per fissare il male e di conseguenza augurare il bene, Plinio il Vecchio, nelle Naturalis Historiae, attribuisce ai chiodi il potere di combattere malattie come peste, febbre, ferite, epilessia; piantando un chiodo nel punto era caduto per la prima volta l’epilettico egli sarebbe guarito. Poteva anche scongiurare eventi naturali pericolosi, come le inondazioni. La valenza negativa è testimoniata dalle defixiones, maledizioni che prendono il loro nome dallo stesso verbo defigere, “inchiodare”. Esse consistevano in una lamina di piombo su cui veniva incisa la volontà maligna che in questo modo si sarebbe fissata; in alcuni casi si usava materialmente un chiodo per sigillare il foglietto metallico