Pompei. Nella necropoli di Porta Stabia scoperti i resti di due uomini che cercavano di scappare dalla città sotto l’eruzione del Vesuvio. Per la prima volta ricostruita con l’IA, in collaborazione con l’università di Padova, la fuga di un pompeiano dall’eruzione. E a luglio il convegno “Orbits — Dialogues with Intelligence. Habitat — Disegnare la società post-AI”

Pompeiano in fuga dall’eruzione del Vesuvio: ricostruzione con IA su ritrovamento a Porta Stabia (foto parco archeologico pompei)

Un pompeiano appena fuori Porta Stabia cerca di mettersi in salvo dalla pioggia di lapilli e frammenti vulcanici dell’eruzione del Vesuvio: ricostruiti questi momenti con l’IA in collaborazione con l’università di Padova. Per la prima volta, infatti, il parco archeologico di Pompei ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per proporre, in collaborazione con l’università di Padova – Laboratorio Digital Cultural Heritage, una ricostruzione digitale basata sui dati emersi dalle indagini archeologiche condotte dagli archeologi del ministero della Cultura. La ricostruzione riguarda un uomo morto durante l’eruzione del Vesuvio, che distrusse la città nel 79 d.C. in meno di 24 ore, ritrovato con un mortaio di terracotta, che sembra essere stato utilizzato come protezione durante la caduta di lapilli e frammenti vulcanici. Il gesto richiama le descrizioni di Plinio il Giovane, testimone oculare, che in una lettera riferisce come le persone in fuga dal vulcano cercassero di difendersi dal materiale eruttivo con oggetti o con cuscini legati sulla testa: “Con stracci legano dei cuscini posati sulle teste” (cervicalia capitibus imposita linteis constringunt)”.

“Si tratta del rinvenimento di due uomini che cercavano di scappare dalla città sotto l’eruzione del Vesuvio”, spiega Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei. “uno dei due cercava di coprirsi la testa con un mortaio, un vaso in terracotta, e abbiamo proposto per la prima volta in maniera scientifica, insieme all’università di Padova, una ricostruzione utilizzando l’intelligenza artificiale. E credo che si tratti di uno strumento che in futuro sarà sempre più importante, non solo per affrontare la vastità dei dati che emerge a Pompei e in altri siti, per tutelare un patrimonio fragile, esteso come appunto la città di Pompei, ma anche per raccontare un patrimonio molto articolato, molto ricco, un pubblico sempre più diversificato”.

Il rinvenimento è avvenuto durante recenti scavi nell’area della necropoli di Porta Stabia, appena fuori le mura dell’antica Pompei, condotti nell’ambito del completamento dell’indagine sulla tomba a schola di Numerius Agrestinus Equitius Pulcher. Gli archeologi impegnati sul campo hanno portato alla luce i resti di due uomini che tentarono di fuggire verso la costa durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. I due individui, morti in momenti diversi dell’eruzione, offrono nuovi elementi per comprendere le dinamiche dell’evento e le condizioni affrontate dagli abitanti nelle vie di fuga.

Lo scheletro di adulto probabilmente travolto da una corrente piroclastica, rinvenuto nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Uno di loro, più giovane, fu probabilmente travolto da una corrente piroclastica, ovvero una nube ardente di cenere e gas tossici, mentre tentava di allontanarsi dalla città. L’altro, più adulto, morì qualche ora prima sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi la testa con un mortaio di terracotta ritrovato accanto al corpo, con evidenti segni di frattura. Inoltre, portava con sé una lucerna in ceramica per orientarsi in condizioni di scarsa visibilità, un piccolo anello in ferro al mignolo sinistro e un gruzzolo di dieci monete in bronzo.

Pompeiano in fuga dall’eruzione del Vesuvio: ricostruzione con IA su ritrovamento a Porta Stabia (foto parco archeologico pompei)

Il modello digitale, che propone una ricostruzione della seconda vittima, è stato generato attraverso una combinazione di software di intelligenza artificiale e tecniche di fotoritocco, con l’obiettivo di restituire un’immagine scientificamente fondata ma accessibile a tutti. La ricostruzione rappresenta un prototipo sperimentale, pensato per rendere i risultati delle ricerche archeologiche maggiormente accessibili a un pubblico di non specialisti.

Lo scheletro di adulto morto sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi con un mortaio, rinvenuto nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Quando Plinio il Giovane racconta la fine di suo zio, Plinio il Vecchio, che spirò sulla spiaggia di Stabia nel tentativo di mettersi in salvo la mattina del secondo giorno dell’eruzione”, si legge nell’approfondimento sull’E-journal degli scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/, “lo fa usando il presente storico (Epist. VI 16.). Nella lingua latina è una scelta ancora più forte rispetto all’italiano odierno, ispirata all’arte della retorica classica. Vuol dire portare il lettore sul posto, facendogli rivivere gli ultimi momenti dello zio. Ed è questo che l’archeologia, che in fondo altro non è che un monumentale “presente storico”, continua a fare sin dall’inizio degli scavi nelle città vesuviane: ci rivela gli ultimi momenti di bambini, donne, uomini che erano lì, in quella notte oscura, e non ce l’hanno fatta. Che i cuscini con cui Plinio il Vecchio e i suoi compagni si coprivano le teste fossero tutt’altro che superflui, viene ora confermato da un rinvenimento di due vittime nei pressi della biblioteca di San Paolino, al di fuori di Porta Stabia, dove nel 2024 venne alla luce una tomba a schola d’età augustea (Zuchtriegel et al. 2024). Si tratta di due uomini, che cercavano di raggiungere la spiaggia. Il primo rinvenuto durante lo scavo, il cui scheletro purtroppo risultava molto compromesso dai lavori di costruzione del complesso ottocentesco, morì verosimilmente la mattina del 25 agosto (secondo la data pliniana), nelle stesse ore in cui Plinio il Vecchio si trovava sulla spiaggia di Stabia: è stato trovato al di sopra dei lapilli, all’interno della cinerite. Secondo le analisi antropologiche eseguite sui resti scheletrici, era di giovane età.

Dettaglio del mortaio, con bollo, rinvenuto accanto allo scheletro di adulto nella necropoli di Porta Stabia (foto parco archeologico pompei)

Il secondo uomo, di età più matura, morì invece all’interno dei lapilli, dunque qualche ora prima. Portava con sé un grande mortaio di terracotta con cui si copriva la testa, che mostra evidenti segni di fratture. Ciò suggerisce che la pioggia di lapilli che si abbatteva sulla città tra il primo pomeriggio del 24 agosto e le prime ore del mattino del giorno successivo potesse essere letale a causa della natura dei frammenti. Infatti, oltre alle pomici, rocce vulcaniche poco dense perché ricche di vacuoli, anche frammenti lavici con dimensioni fino ad alcuni centimetri, molto più densi e pesanti, cadevano sulla città. Al di là del caso specifico, le due vittime rinvenute presso il complesso di San Paolino, insieme a numerose altre trovate nelle vicinanze delle porte urbiche, sono un monito per chi tenta di stimare il numero complessivo delle vittime dell’eruzione. Se è vero che le vittime trovate all’interno della città non sono tantissime (si stima un numero complessivo intorno ai 2.000 incluse le parti non scavate, rispetto a una popolazione di almeno 20.000 persone), è da tener presente che molti potrebbero aver perso la vita fuori dalla città, nel tentativo di raggiungere la costa, come appunto Plinio il Vecchio e i due uomini di San Paolino (Tuck 2019; Zuchtriegel 2022; Zuchtriegel et al. 2025)”.

Dettaglio dello scheletro di adulto morto sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi con un mortaio, rinvenuto nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La zona di scavo nella necropoli di Porta Stabia a POmpei (foto parco archeologico pompei)

La lucerna rinvenuta accanto allo scheletro di adulto assieme al mortaio nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Pompei è forse il luogo più prestigioso al mondo per la ricerca archeologica”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “dove ogni nuova scoperta illumina in modo entusiasmante la trama della vita antica. Le indagini condotte con questi scavi dimostrano che le metodologie innovative, utilizzate con rigore, possono regalarci nuove prospettive storiche. È in questa direzione che il ministero della Cultura intende proseguire: rafforzare lo studio e la Tutela del nostro patrimonio, sostenendo la ricerca e ampliando la capacità di trasmettere conoscenza in modo sempre più efficace”. “La vastità dei dati archeologici a Pompei e oltre è ormai tale che solo con l’aiuto dell’intelligenza artificiale saremo in grado di tutelarli e valorizzarli adeguatamente”, afferma il direttore Gabriel Zuchtriegel. “Ed è importante che noi archeologi ce ne occupiamo in prima persona, perché altrimenti lo faranno altri al posto nostro che non hanno le basi umanistiche e scientifiche necessarie. Se usata bene, l’IA può contribuire a un rinnovamento degli studi classici, raccontando il mondo classico in maniera più immersiva. Visitare Pompei o imparare il latino, essenzialmente, significa fare un’esperienza profonda, unica e bellissima, e le ricostruzioni ci aiutano a coinvolgere più persone in questa avventura”. “Il progetto apre una riflessione più ampia sull’impiego dell’IA in archeologia”, aggiunge il prof. Jacopo Bonetto dell’università di Padova, “una tecnologia che può contribuire alla produzione di modelli interpretativi e al miglioramento degli strumenti di comunicazione, ma che richiede un uso controllato e metodologicamente fondato, sempre in integrazione con il lavoro degli specialisti”.

Lo scheletro di adulto morto sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi con un mortaio, rinvenuto nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Proprio sul tema dell’intelligenza artificiale, a luglio 2026 nel parco archeologico di Pompei, è in programma l’edizione 2026 di “Orbits — Dialogues with Intelligence. Habitat — Disegnare la società post-AI” che riporta l’etica e la filosofia al centro del dibattito tecnologico, promuovendo un uso consapevole del digitale. Tra i protagonisti, il prof. Luciano Floridi, founding director del Digital Ethics Center a Yale, che ha commentato così la novità: “L’uomo di Pompei fuggiva con un mortaio sul capo, una lucerna in mano, e dieci monete: portava ciò che gli sembrava utile per orientarsi nel buio. Duemila anni dopo, l’IA ci aiuta a ricostruire i suoi ultimi momenti. Il caso parla a tutte le discipline umanistiche. L’IA non sostituisce l’archeologo. Sotto il suo controllo, ne amplia e approfondisce le potenzialità; e rende accessibile a molti ciò che prima era leggibile solo per pochi. Senza l’IA, gran parte del patrimonio rischia di restare inesplorato per chi fa archeologia, e muto per chi la ama. Marguerite Yourcenar, nei taccuini delle Memorie di Adriano, descriveva il suo esercizio come un piede nell’erudizione, l’altro nella magia: quella magia che consiste nel trasportarsi col pensiero dentro qualcun altro. È esattamente ciò che l’archeologia fa da sempre: ricostruire scientificamente dal di dentro un mondo scomparso, e permetterci di immaginarlo. L’IA accelera la resa di quella ricostruzione, ma la magia resta umana. Una tecnologia così potente porta con sé rischi reali. L’IA produce ipotesi, non verità. Le ipotesi vanno riviste, discusse, corrette, integrate, approvate. La responsabilità scientifica non si delega. Ma il rischio non è che l’IA sbagli: è che smettiamo di pensare usandola. Le discipline umanistiche ci insegnano proprio questo, a distinguere la ricostruzione dalla fantasia. Pompei, ancora una volta, è il grande laboratorio che ci istruisce”.

 

Venezia. Al museo Archeologico nazionale di Venezia, la visita tematica “Immagine e potere: il volto degli imperatori tra i ritratti e le fonti” a cura di Luca Trolese apre il ciclo “Un viso familiare. Ritratti antichi e contemporanei nei Musei archeologici di Venezia e della Laguna”. Ecco il programma

Martedì 28 aprile 2026, alle 16.45, al museo Archeologico nazionale di Venezia, la visita tematica “Immagine e potere: il volto degli imperatori tra i ritratti e le fonti” a cura di Luca Trolese apre il ciclo di sei visite guidate – tra aprile e dicembre 2026 – “Un viso familiare. Ritratti antichi e contemporanei nei Musei archeologici di Venezia e della Laguna” per esplorare l’arte della ritrattistica dalla Roma imperiale fino ai giorni nostri nei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna. Si parte dal ritratto come strumento di potere – gli imperatori, la propaganda, il controllo dell’immagine – per scendere poi verso la nobiltà locale, le persone comuni, fino ad arrivare alle opere di Amoako Boafo in mostra a Palazzo Grimani. Duemila anni di sguardi. Ognuno con qualcosa da dire. Il primo incontro, in programma al museo Archeologico nazionale di Venezia, tratterà dei ritratti degli imperatori e del loro valore come strumento di potere.  La visita, della durata di un’ora, si propone di indagare l’immagine di alcuni imperatori romani confrontandone i ritratti della collezione del museo Archeologico nazionale di Venezia con le corrispettive descrizioni fornite dalle fonti storiche, in primis “Le vite dei Cesari” di Svetonio e l’”Historia Augusta”. La visita è gratuita previo acquisto del biglietto di ingresso al Museo. Biglietti: interi 8 euro, ridotto giovani 18-25 anni 2 euro, gratuito per aventi diritto e abbonati. È possibile acquistare l’abbonamento annuale #Archeologico365 a 25 euro e godere di ingressi illimitati. Prenotazione obbligatoria: 0412997602.

Ecco il programma del ciclo “Un viso familiare. Ritratti antichi e contemporanei nei Musei archeologici di Venezia e della Laguna”: 17 maggio 2026, alle 15.30, “Storie di volti: i notabili di Altino”, al parco archeologico di Altino (info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422 789443); 30 maggio 2026, alle 17, “I ritratti contemporanei di Amoako Boafo”, al museo di Palazzo Grimani (info.museogrimani@cultura.gov.it, 041 2411507); 3 ottobre 2026, alle 17, “Antonio, Domenico, Giovanni: i Grimani alla prova del ritratto”, al Museo di Palazzo Grimani; 8 novembre 2026, alle 15.30, “Storie di volti: vite comuni”, al parco archeologico di Altino; 15 dicembre 2026, alle 15.45, “Immagine e potere: la propaganda imperiale nei ritratti”, al museo Archeologico nazionale di Venezia.

 

Ercolano (Na). Al parco archeologico ultime date disponibili per VENI, VIDI, HERCVLANEVM, la Virtual Reality Experience che un viaggio immersivo nell’antica città sepolta dall’eruzione del Vesuvio

Al parco archeologico di Ercolano (Na) ultime date disponibili per VENI, VIDI, HERCVLANEVM, la Virtual Reality Experience che dal mese di febbraio 2026 ha trasformato la visita al parco archeologico di Ercolano in un viaggio immersivo nell’antica città sepolta dall’eruzione del Vesuvio. Per vivere questo “viaggio”, senza costi aggiuntivi (sarà sufficiente acquistare il biglietto di ingresso), le ultime date disponibili sono: 27 e 29 aprile 2026 e 4 maggio 2026, al Visitor Center del Parco, dalle 9.30 alle 12.30, con turni da 10 minuti, 2 postazioni per 2 visitatori contemporaneamente. L’esperienza è accessibile a ogni tipologia di pubblico, con un’attenzione particolare alle persone con disabilità fisiche, cognitive e sensoriali. Il personale specializzato del Parco accompagna i partecipanti in ogni fase, garantendo sicurezza e piena fruibilità. Grazie a questo nuovo progetto sperimentale, il passato non è mai stato così vicino per i fruitori che, grazie ai visori 3D, possono attraversare virtualmente le strade, gli edifici e gli ambienti della Ercolano romana, con un livello di coinvolgimento emotivo e cognitivo del tutto inedito. Si tratta di un’iniziativa innovativa, coinvolgente e accessibile, che consente di entrare idealmente nell’antica Ercolano, esplorarne gli spazi, riviverne atmosfere e dettagli, osservare ambienti e architetture ricostruiti in 3D come se fossero davanti ai propri occhi. Grazie alla realtà virtuale, i visitatori possono comprendere meglio l’organizzazione urbana, gli edifici e la vita quotidiana della città antica.

 

Licata (Ag). Al via la quinta campagna di scavo archeologico sul Monte Sant’Angelo alla riscoperta dell’antica città di Finziade

Al via il 27 aprile 2026 (e andrà avanti fino al 5 giugno 2026) la quinta campagna di scavo archeologico sul Monte Sant’Angelo di Licata (Ag) alla riscoperta dell’antica città di Finziade, l’ultima fondazione greca di Sicilia (282 a.C.). Finziade ebbe un momento di grande fioritura nel corso dell’età tardo-repubblicana (II-I sec. a.C.), quando fu completamente rinnovata con la realizzazione di un nuovo impianto urbanistico. Si tratta di un contesto straordinario, soprattutto per le tematiche inerenti all’urbanistica, l’architettura domestica e la cultura materiale di età ellenistico-romana, con evidenze monumentali di elevato pregio.

Campagna di scavo archeologico nel sito di Filziade di Monte Sant’Angelo a Licata (Ag) (foto regione siciliana)

Lo scavo 2026. Sarà oggetto di indagine una porzione di un quartiere residenziale della città antica, dove si conservano strade e abitazioni, molto ben conservate, con ricchi apparati decorativi e ancora dotate di arredi fissi e mobili. I partecipanti saranno impegnati in attività sul campo e in attività di laboratorio: scavo, rilievo, lavaggio, classificazione e documentazione grafica dei materiali ceramici e faunistici. Le attività saranno dirette sul campo da Alessio Toscano Raffa (Cnr-Ispc) con la collaborazione di Mariano Morganti e Donata Giglio (Cnr-Ispc) e di Maria Concetta Parello (parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi).

Roma. Al museo dell’Arte classica dell’università Sapienza la conferenza “Il futuro è la nostra memoria” con Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino

Lunedì 27 aprile 2026, alle 15.30, nell’aula di Archeologia del museo dell’Arte classica dell’università Sapienza Roma la conferenza “Il futuro è la nostra memoria” con Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino.

Fratta Polesine (Ro). Al museo Archeologico nazionale l’incontro “Dalle tracce ai gesti. L’archeologia sperimentale tra scienza e maestria” con Nicola Albertin (Cpssae), ultimo del ciclo “Un Tè al Museo” prima della pausa estiva

Domenica 26 aprile 2026, alle 15.30, al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (Ro) l’incontro “Dalle tracce ai gesti. L’archeologia sperimentale tra scienza e maestria” con Nicola Albertin, ultimo appuntamento prima della pausa estiva del ciclo “Un tè al museo”, iniziativa che unisce il piacere di un momento conviviale all’approfondimento di temi legati all’archeologia e alla storia antica. L’incontro sarà dedicato all’archeologia sperimentale, disciplina che affianca la pratica diretta alla ricerca teorica per comprendere tecniche, materiali e processi delle antiche civiltà. La partecipazione è gratuita con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti allo 0425668523 o su drm-ven.museofratta@cultura.gov.it.

Archeologia sperimentale con l’ing. Nicola Albertin (foto cpssae)

L’ing. Nicola Albertin, membro del CPSSAE e di Officina Temporis, che da anni si occupa di archeologia sperimentale, grazie alla sua esperienza, accompagnerà il pubblico in un viaggio a ritroso nel tempo che, a partire dalle tracce materiali rinvenute dagli archeologi, conduce alla ricostruzione dei gesti e delle competenze tecniche che le hanno generate. Nel corso dell’incontro verrà mostrato come la sperimentazione consenta di verificare ipotesi archeologiche e di restituire concretezza al sapere antico, trasformando oggetti e reperti in testimonianze vive di abilità, conoscenze e tradizioni. Come di consueto, “Un Tè al Museo” si svolgerà in un clima informale e accogliente: una tazza di tè accompagnerà il dialogo tra il relatore e il pubblico, favorendo la condivisione e il confronto su temi che rendono l’archeologia accessibile e coinvolgente. Per evitare sprechi, ai/alle partecipanti è consigliato di portare con sé la propria tazza.

 

Altino (Ve). Al museo Archeologico nazionale per #altinoapuntate e #depositiaperti la visita guidata “Messaggi al dio Altino. Ceramica iscritta dal santuario di Fornace”

Ceramica iscritta dal santuario di Fornace conservata nei depositi del mueo Archeologico nazionale di Altino (foto parco archeologico di altino)

Domenica 26 aprile 2026, alle 15.30, al museo Archeologico nazionale di Altino (Ve), per #altinoapuntate e #depositiaperti la visita guidata “Messaggi al dio Altino. Ceramica iscritta dal santuario di Fornace” a cura dello staff del parco archeologico di Altino, dedicata alla scoperta dei reperti custoditi nel deposito di Sala Colonne: saranno protagoniste le iscrizioni votive al dio Altino rinvenute al santuario di Fornace, alcune inedite. Il santuario in località Fornace ha restituito ceramiche iscritte, offerte lasciate da passanti e pellegrini: testimonianze dirette del rapporto tra i Veneti antichi e il sacro. Alcune di queste iscrizioni sono attualmente esposte alla mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale di Venezia. La visita è su prenotazione; gratuita per gli abbonati e inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri. Per informazioni e prenotazioni: info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422789443.

Castelseprio (Va). Al parco archeologico le “Passeggiate con l’archeologo”, il direttore Luca Polidoro, e caccia al tesoro per piccoli aspiranti archeologi

Domenica 26 aprile 2026 al parco archeologico e antiquarium di Castelseprio (Va) tornano le “Passeggiate con l’Archeologo” con il direttore Luca Polidoro per una domenica davvero speciale, all’insegna del piacere di stare all’aria aperta. Si può scegliere tra ben tre diversi orari (mattina alle 11, pomeriggio alle 14 e alle 16).  Se invece in famiglia ci sono dei piccoli aspiranti archeologi, si può ritirare il kit della caccia al tesoro e giocare a risolvere gli enigmi all’interno del nostro bellissimo parco, scoprendo tante cose sulla sua storia. In caso di maltempo l’evento sarà sospeso.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale il concerto “Historias de tango”, un viaggio emotivo tra baladas, milongas, sesto appuntamento dell’anno della rassegna “Un anno di concerti al MArTa – Domeniche in concerto, musica e aperitivo”, promossa dal MArTa con l’orchestra della Magna Grecia e L.A. Chorus

Domenica 26 aprile 2026 al museo Archeologico nazionale di Taranto sesto appuntamento della stagione 2026 di “Un anno di concerti al MArTa – Domeniche in concerto, musica e aperitivo”, la rassegna di musica e archeologia organizzata in collaborazione con l’Orchestra ICO della Magna Grecia e L.A. Chorus, con la direzione artistica del maestro Maurizio Lomartire. Appuntamento col concerto “Historias de tango” con Ettore Bassi, voce recitante; Gennaro Minichiello, violino; Giovanna D’Amato, violoncello; Manuel Petti, fisarmonica; Rachele Morelli e Nelson Piliu, ballerini di tango. La straordinaria voce di Ettore Bassi, con il supporto di un ensemble strumentale, guida il pubblico in un viaggio emotivo tra baladas, milongas, passioni, disillusioni e tradimenti, restituendo il pathos e l’ironia della cultura sudamericana. Ingresso al museo da corso Umberto al costo di 10 euro. L’accesso sarà consentito dalle 10 per la visita guidata, con inizio alle 10.30. L’accesso al concerto sarà dalle 11, con inizio alle 11.15. A seguire, l’aperitivo nel chiostro del Museo a partire dalle 12.15. Biglietti acquistabili presso Orchestra ICO della Magna Grecia, in via Giovinazzi 28 a Taranto, oppure su VIVATICKET:  https://www.vivaticket.com/…/historias-de-tango/294516.

Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale “Contenere il cibo: nutrire il corpo rispettare la terra”, il secondo appuntamento del nuovo ciclo dei laboratori di ceramica “Kéramos”

Domenica 26 aprile 2026, alle 11, il museo Archeologico nazionale di Paestum ospita un nuovo appuntamento del laboratorio di ceramica Kéramos dal titolo “Contenere il cibo: nutrire il corpo, rispettare la terra”. Un’esperienza che unisce archeologia, ceramica e cultura del cibo, trasformando i reperti del passato in un’esperienza concreta e creativa da vivere oggi. L’attività è inclusa nel biglietto d’ingresso o nell’abbonamento Paestum&Velia. I posti sono limitati a un massimo di 25 partecipanti ed è richiesta la prenotazione obbligatoria. Prenotazione su https://parchipaestumvelia.cultura.gov.it/laboratorio-di-ceramica-keramos-contenere-il-cibo-nutrire-il-corpo-rispettare-la-terra/. L’attività è ispirata alle pratiche di conservazione e consumo del cibo nel mondo greco-romano: dalle anfore alle hydrie, fino alle ceramiche da mensa conservate nel museo, testimonianze preziose della vita quotidiana antica. Partendo da questi oggetti, i partecipanti potranno avvicinarsi a un modo di vivere profondamente legato alla terra, ai suoi ritmi e alle sue risorse, riscoprendo il valore dei materiali naturali e delle tradizioni. Guidati dalle artiste dell’Associazione Pandora Artiste Ceramiste, infatti, realizzeranno manufatti in argilla ispirati ai reperti esposti come piccoli contenitori per spezie e legumi, orci e vasetti decorati con motivi vegetali. A ispirare l’attività è stato anche un raffinato esemplare conservato nel museo, che si vede nella locandina dell’evento: una lekythos a vernice nera a forma di mandorla, databile al IV secolo a.C. e proveniente dal Santuario meridionale di Poseidonia. Realizzata in argilla e di piccole dimensioni (h 10 cm, larghezza 5 cm), presenta un corpo allungato e affusolato, con la parte superiore rivestita da vernice nera lucida. La porzione inferiore, invece, è lasciata grezza e incisa con grande cura per riprodurre la superficie rugosa del guscio di una mandorla, completa della tipica linea centrale. Priva di ansa e con una lieve sbeccatura sul bordo, questa forma così particolare restituisce un esempio significativo della creatività e della ricerca formale nella ceramica antica.