Per gli iscritti alla Newsletter della Fondazione Aquileia sconto esclusivo per vedere il film “Pompei. Eros e Mito” di Pappi Corsicato, al cinema solo il 29, 30 e il 1° dicembre

Locandina del film “Pompei. Eros e mito” di Pappi Corsicato

Il film “Pompei. Eros e Mito”, diretto dal poliedrico Pappi Corsicato, è in uscita al cinema solo il 29, 30 novembre e 1° dicembre 2021. Questo lo avevamo già detto. Ma c’è una piccola novità: per gli iscritti alla newsletter di Fondazione Aquileia c’è uno sconto esclusivo: basta inserire sul sito il codice POMP4489AD60DA al momento della prenotazione su https://www.nexodigital.it/pompei-eros-e-mito-2/. Prodotto da Sky, Ballandi e Nexo Digital, in collaborazione e con il contributo scientifico del parco archeologico di Pompei e con la partecipazione del museo Archeologico nazionale di Napoli, il film “Pompei. Eros e Mito” è un viaggio che ci guida indietro nel tempo di duemila anni. Vengono messi a nudo i miti e i personaggi che hanno contribuito a rendere immortale questo sito archeologico unico al mondo che l’UNESCO ha inserito nella lista dei siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Dalla storia d’amore tra Bacco e Arianna nella celebre Villa dei Misteri al rapporto ambiguo tra Leda e il Cigno, dalle lotte gladiatorie sino alla disperata ricerca dell’immortalità di Poppea Sabina (seconda moglie dell’imperatore Nerone), il docu-film metterà in scena e analizzerà anche i lati meno noti e più segreti della città. 

Bologna. Aperta la mostra “Faïence – Faenza. Dall’antico Egitto al contemporaneo”, secondo evento del progetto “Agorà Archeologia. La piazza vicino alla piazza”: il toponimo della città romagnola è passato a indicare anche un genere di ceramica a pasta colorata, porosa, rivestita con uno smalto bianco, brillante. Focus sull’uso della faenza nei millenni

Locandina della mostra “Faïence – Faenza. Dall’antico Egitto al contemporaneo”, nell’ambito di “Agorà archeologia”, dal 19 novembre 2021 al 30 gennaio 2022

“Faïence – Faenza. Dall’antico Egitto al contemporaneo”, dal 19 novembre 2021 al 30 gennaio 2022, è la seconda mostra dossier della programmazione espositiva ideata dal museo civico Archeologico di Bologna nell’ambito di “Agorà Archeologia. La piazza vicino alla piazza”, lo spazio polifunzionale pensato per l’incontro e il confronto, così come avviene nella vicina piazza Maggiore. La mostra, a cura di Daniela Picchi e Valentina Mazzotti, muove dall’indagine sull’ambivalenza semantica della parola faenza. Mutuato dal toponimo della città romagnola, famosa da secoli in tutto il mondo per la produzione delle maioliche, il vocabolo è stato infatti traslato per pura convenzione a indicare anche un genere di ceramica a pasta colorata, porosa, rivestita con uno smalto bianco, brillante, a base di ossido di piombo e di stagno. Tali impasti possono essere a base argillosa (faenza) o silicea (faenza silicea) e avere un rivestimento vetroso trasparente (vetrina) o opaco (smalto). Le varianti degli impasti e dei rivestimenti hanno determinato nel corso dei secoli una grande pluralità di prodotti, di sviluppi tecnologici e di aree di diffusione. Da un confronto scientifico con il museo internazionale delle Ceramiche in Faenza, istituzione museale che conserva la raccolta di arte ceramica più grande al mondo, – e in collaborazione con i musei civici d’Arte Antica di Bologna e la Bottega Gatti di Faenza – il focus tematico esplora le possibilità espressive delle due diverse interpretazioni attraverso un percorso esemplificativo e diacronico articolato in cinque sezioni che, partendo dalle faenze silicee dell’antico Egitto, definite faïence negli studi di settore, percorre gli sviluppi che di questo materiale ne fece il mondo islamico fino agli esiti rinascimentali in maiolica (faenza smaltata) e all’arte contemporanea di ambito faentino.

Il retro di uno scarabeo Keprì in faïence (foto ibm)

Apre la mostra la sezione “La faenza silicea ovvero la faïence nell’Egitto antico” con l’ushabti del faraone Seti I. La statuetta fu trovata dal padovano Giovanni Battista Belzoni nella tomba di Seti I a Tebe Ovest (1817). Per quanto il corredo funerario del sovrano contemplasse centinaia di ushabti, questo esemplare è particolarmente raro per materiale, dimensioni, qualità di esecuzione e tono di azzurro. Molte delle statuette erano infatti in legno oppure in faïence ma di dimensioni minori e meno dettagliate. Belzoni scoprì solo altre tre statuette simili, che mise in vendita a Londra nel 1822. Gli ushabti sono statuette funerarie attestate dal Medio Regno all’Epoca Tolemaica (2046-306 a.C.). Da uno o pochi esemplari per tomba, il loro numero aumenta nel tempo sino a varie centinaia. Sostituivano il defunto nei lavori agricoli dell’aldilà, rianimandosi magicamente grazie al testo iscritto sul corpo (cap.VI, Libro dei Morti). La maggior parte degli ushabti ha aspetto mummiforme come il dio Osiride, più rari sono quelli in abito di vivente. Da fine Nuovo Regno sono prodotti prevalentemente in faïence. Di notevole interesse, sempre dall’antico Egitto, anche i pettorali e gli scarabei del cuore: prodotti soprattutto in faïence, erano appoggiati sulla mummia per indurre il cuore a non tradire il defunto nel tribunale dell’Oltretomba. Le scene raffigurate attestano l’associazione del culto solare a quello di Osiride, signore dell’Oltretomba. Identificato allo scarabeo Khepri (il sole nascente), il defunto poteva aspirare alla rinascita eterna sotto la protezione delle dee Iside e Nefti.

Brocca in faenza silicea con decorazione dipinta in nero sotto vetrina, di produzione iraniana del XII-XIII secolo (foto ibm)

Nella sezione dedicata a “La faenza silicea nel mondo islamico” si segnala tra gli oggetti esposti, la brocca in faenza silicea con decorazione dipinta in nero sotto vetrina, di produzione iraniana del XII-XIII secolo, che mostra sul corpo globulare una decorazione impressa a nido d’ape a probabile imitazione delle coeve produzioni in vetro o in metallo. Di squisita realizzazione è poi il frammento di rivestimento murale, proveniente dall’Asia Centrale e datato al XV secolo. Il mattone, probabile bordura a un pannello decorativo, mostra un intreccio di girali che creano quadrilobi con all’interno piccoli trifogli. Il profondo intaglio dell’ornato a rilievo è evidenziato dalla densa e lucente invetriatura turchese. Sotto i Timuridi (1370-1507) i portali, le cupole e intere pareti di edifici furono ricoperte di elementi ceramici invetriati, in faenza e in faenza silicea, dalle forme geometriche e vegetali che si intrecciano insieme a eleganti iscrizioni.

Albarello, in maiolica dipinta in blu e lustro da Valencia (Manises), metà XV sec. (foto ibm)

Nella sezione dedicata a “La faenza dipinta a lustro tra Oriente e Occidente” di particolare interesse l’esemplare di albarello, in maiolica dipinta in blu e lustro da Valencia (Manises), metà XV sec. I ceramisti di Valencia derivarono la tecnica del lustro direttamente dagli artigiani musulmani, sviluppando nel corso del XV secolo una manifattura parallela a quella di Malaga. Essi adottarono un ricco repertorio decorativo di motivi vegetali a foglie di brionia, edera, felce, cardo, rosette, pseudo-margherite per decorare piatti, ciotole, scodelle ad ampia tesa e albarelli, questi ultimi desunti dal mondo islamico e divenuti popolari in Europa come contenitori per spezie e altri prodotti esotici dall’Oriente.

Splendido calamaio in maiolica della fine del XV secolo (foto ibm)

La sezione dedicata a “La fortuna di Faenza tra Rinascimento e Barocco” si apre con lo splendido calamaio in maiolica della fine del XV secolo, conservato ai musei civici d’Arte Antica di Bologna, che raffigura i quattro Santi protettori di Bologna e la città turrita.

L’imponente erma in ceramica di Luigi Ontani (foto ibm)

L’imponente statua in ceramica policroma ErmEstEtica AiDialettica, sposta infine il focus della mostra al XX secolo, con un assoluto protagonista dell’arte contemporanea, Luigi Ontani. Sperimentatore e anticonformista, unisce ironia e narcisismo, mito e favola, tra Oriente e Occidente. In questa elegante Erma, l’omaggio è alla cultura egizia nella sua icona emblematica. Le ErmEstEtiche sono sculture realizzate in collaborazione con la Bottega Gatti di Faenza. Ogni Erma raccoglie simboli, icone, miti, con l’immancabile auto rappresentazione dell’autore.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale si celebrano la Giornata mondiale dell’Alimentazione e la prima Giornata del Mediterraneo con un convegno in presenza e on line in streaming

Il 40% della popolazione mondiale non è in grado di garantirsi una dieta sana. Nel contempo, sono circa 2 miliardi gli individui obesi o sovrappeso. Il 14% degli alimenti viene buttato via a causa di difetti di produzione e il 17% è sprecato dal consumatore finale. È quanto ha ricordato la FAO in occasione della Giornata mondiale dell’Alimentazione 2021, lo scorso 16 ottobre. Quest’anno il CIHEAM (Mediterranean Agronomic Institute) di Bari e il museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA organizzano l’evento dedicato alle celebrazioni della Giornata mondiale dell’Alimentazione e alla prima Giornata del Mediterraneo nella sede del museo, lunedì 29 novembre 2021, alle 10, in presenza e on line. Per partecipare in diretta Zoom all’evento è necessario registrarsi al link: https://events.iamb.it/p/event/gmed. Al convegno, organizzato in stretta collaborazione con Regione Puglia, fondazione “L’Isola che non c’è” e con la partecipazione del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo, si parlerà di agricoltura, alimentazione e benessere, di patrimonio storico e archeologico. A dare il benvenuto agli ospiti saranno Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia; Maurizio Raeli, direttore del CIHEAM Bari; Mauro Massoni, capo ufficio II – Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo del MAECI; Eva Degl’Innocenti, direttrice del MArTa; Barbara Davidde, soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo; Franco Giuliano, presidente della fondazione “L’Isola che non c’è”. Interverranno, tra gli altri, Felice Ungaro, direttore della struttura di coordinamento Health Marketplace della Regione Puglia; Gianluigi Cardone e Roberta Callieris del CIHEAM Bari. L’iniziativa del Museo virtuale del Mediterraneo, un viaggio alla scoperta delle antiche civiltà agricole del Mediterraneo, sarà illustrata da Girolamo Fiorentino, archeobotanico del dipartimento di Beni Culturali dell’università del Salento. All’evento parteciperanno anche le delegazioni di Albania, Egitto, Libano, Montenegro e Tunisia. Le conclusioni saranno affidate a Teodoro Miano, delegato italiano e vicepresidente del consiglio di amministrazione del CIHEAM, e a Luigi De Luca, responsabile dei Poli Biblio-Museali di Puglia. Modererà Lino Patruno, giornalista e scrittore. Durante il meeting, inoltre, sarà presentato il Progetto Ci.Bu.S.- Cibo buono per tutti: uno “start” per l’Human Pole Puglia.

Il museo Archeologico nazionale di Napoli a Paestum, nello stand alla XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, presenta in anteprima la mostra “Sardegna Isola Megalitica” e il percorso immersivo e multisensoriale NURAGICA

Lo stand del museo Archeologico nazionale di Napoli alla Borsa Mediterranea del Turismo archeologico di Paestum (foto mann)

Imponenti architetture nuragiche, piante che riecheggiano la flora sarda, foto di reperti e visori per conoscere, grazie alla realtà virtuale immersiva, le meraviglie di una terra dalla cultura millenaria: sino a domenica 28 novembre 2021, il museo Archeologico nazionale di Napoli è presente alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum (25-28 novembre 2021) con uno stand dedicato alla mostra “Sardegna Isola Megalitica- Dai menhir ai nuraghi, storie di pietra nel cuore del Mediterraneo “, che sarà in programma al Mann dal 10 giugno all’11 settembre 2022. La grande esposizione sarà affiancata dall’experience NURAGICA, che racconterà la storia della civiltà sarda in un format innovativo e tecnologico. “Siamo qui a Paestum per presentare uno splendido evento al Mann”, spiega il direttore Paolo Giulierini, “dove l’archeologia della Sardegna sarà narrata non solo con un ricco progetto scientifico, ma anche con un suggestivo percorso multimediale. L’archeologia nuragica costituisce un punto di riferimento per la cultura del Mediterraneo e nasce dalla fusione di tanti popoli, ciascuno portatore di una specificità identitaria”.

Locandina del progetto “Sardegna Isola Megalitica”

Un percorso di approfondimento con due anime. In primis, “Sardegna Isola Megalitica”, che concluderà a Napoli il suo tour internazionale dopo Berlino, San Pietroburgo e Salonicco. La mostra è promossa, nell’ambito di un importante progetto di Heritage Tourism finanziato con fondi europei POR FESR 2014-2020, dalla Regione Autonoma Sardegna- assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio con il museo Archeologico nazionale di Cagliari e la Direzione regionale Musei della Sardegna, insieme al Mann e ai musei ospitanti dei vari Paesi. L’esposizione ha ottenuto il patrocinio del MAECI e del MIC ed è realizzata con la collaborazione della Fondazione di Sardegna e il coordinamento generale di Villaggio Globale International. La mostra ha inoltre ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica Italiana. “Sardegna Isola Megalitica” presenta quasi 200 reperti delle antiche culture megalitiche e nuragiche dell’isola. I manufatti, provenienti dai musei di Cagliari, Nuoro e Sassari, tracciano un affascinante viaggio alla scoperta di civiltà ancora in parte ignote, sviluppatesi nell’isola al centro del Mare nostrum.

Il manifesto promozionale del progetto di realtà virtuale Nuragica al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

NURAGICA, poi, proporrà un percorso immersivo e multisensoriale, creato ad hoc per il museo Archeologico: un viaggio guidato in cui il mondo dei nuragici riprenderà vita grazie a spettacolari scenografie e ambientazioni in scala reale che riprodurranno i principali siti archeologici dell’Isola. Così alla Bmta, sulle pareti dello stand del Mann, è possibile scoprire alcune immagini dei reperti in allestimento per “Sardegna Isola Megalitica”; i visitatori, nel corner del museo, hanno anche l’occasione di indossare i visori oculus, che permettono quasi di attraversare un antico villaggio isolano, avendo così un’anteprima dell’experience di NURAGICA.

Turismo Archeologico Subacqueo, parte dalla XXIII Borsa Mediterranea del Turismo archeologico la proposta al Consiglio d’Europa per l’Itinerario Culturale Europeo nel ventesimo della Convenzione Unesco del Patrimonio subacqueo. Illustrati i quattro siti italiani di archeologia subacquea. Consegnato il premio Tusa. Al Mann aprirà una sezione sul Mediterraneo

Rilievi subacquei del porto sui fondali di Lipari (foto salvo emma)

paestum_XXIII_BMTA_2021Il Turismo Archeologico Subacqueo al centro del dibattito della XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum (25-28 novembre 2021) con la Prima Conferenza Mediterranea, introdotta dal direttore della BMTA Ugo Picarelli, che si è soffermato sull’idea di approfondire, nel corso della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, anche il tema dei reperti archeologici sepolti in fondo al mare e renderlo centrale con un progetto che ha mosso i primi passi nella collaborazione col compianto archeologo e primo soprintendente del Mare della Regione Siciliana Sebastiano Tusa. Dopo il saluto di Gianfranco Gazzetti, direttore nazionale dei Gruppi Archeologici d’Italia, ha coordinato la conferenza l’archeologo Luigi Fozzati.

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Mounir Bouchenaki, presidente onorario della Borsa mediterranea del Turismo archeologico

Il presidente onorario della BMTA Mounir Bouchenaki ha presentato un excursus sulle diverse convenzioni dell’Unesco, per arrivare a quella del 2001 sul Patrimonio Subacqueo, molto contrastata dai grandi Paesi marittimi e dai ministeri della Difesa. Obiettivo della Conferenza è quello di presentare al Consiglio d’Europa la candidatura per un nuovo Itinerario Culturale Europeo “Mediterranean Underwater Cultural Heritage”, proprio in occasione del ventesimo anniversario della Convenzione Unesco sulla Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo. La proposta mette in rete i siti archeologici subacquei di Baia Sommersa nei Campi Flegrei e Parco Sommerso di Gaiola (Campania); Isole Egadi, Pantelleria, Plemmirio e Ustica (Sicilia); Egnazia, Isole Tremiti, San Pietro in Bevagna (Puglia); Capo Rizzuto (Calabria); Pavlopetri e Peristera (Grecia); Alessandria d’Egitto (Egitto); Cesarea Marittima (Israele); Kizlan (Turchia).

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La giornalista Donatella Bianchi riceve il premio Tusa 2021 da Patrizia Li Vigni e Dalila Nesci, presente Ugo Picarelli (foto bmta)

La Conferenza si è aperta, infatti, con il premio intitolato a Tusa e conferito a Donatella Bianchi, giornalista Rai, conduttrice di Linea Blu e presidente WWF Italia, per il miglior contributo giornalistico in termini di divulgazione. Il riconoscimento è stato consegnato dalla consorte Valeria Patrizia Li Vigni e dal sottosegretario di Stato per il Sud e la Coesione territoriale Dalila Nesci. Nel ricevere il premio, Donatella Bianchi ha ricordato che: “Questa nostra Italia, così piccola, ma incredibilmente ricca, merita che tutti ci facciamo carico della sua rinascita, guardando oltre il Piano nazionale di ripresa e resilienza, per una vera e concreta valorizzazione di tutti i suoi Beni”.

La famosa lastra di copertura della Tomba del Tuffatore esposta al museo Archeologico nazionale di Paestum

All’appuntamento sono intervenuti Alfonso Andria, presidente del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello, che ha messo l’accento sull’esistenza a Paestum della Tomba del Tuffatore, simbolicamente vicina al tema; Maurizio Di Stefano, presidente ICOMOS Italia, che ha sottolineato la necessità di migliorare la formazione delle competenze nel settore subacqueo delle imprese culturali.

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L’archeologa subacquea Barbara Davidde, soprintendente nazionale del patrimonio subacqueo

Barbara Davidde, soprintendente nazionale per il Patrimonio subacqueo; Maguelonne Déjeant-Pons segretario esecutivo della Convenzione del Paesaggio nel Consiglio d’Europa; Ulrike Guérin, in rappresentanza dell’UNESCO per la Convenzione del 2001, che ha testimoniato l’interesse dell’UNESCO verso i nuovi itinerari e la ricerca del patrimonio che giace sui fondali marini, perché non cercarlo non equivale a proteggerlo, ma a perderlo. È intervenuto, con un contributo video, anche Louis Godart, accademico dei Lincei e componente del Consiglio scientifico della “Maison de l’histoire européenne” del Parlamento Europeo, che ha ribadito l’importanza di creare grandi itinerari archeologici sotto l’egida dell’Europa e ha rimarcato la centralità dell’opera del direttore Ugo Picarelli e della sua BMTA in questa disciplina relativamente nuova.

I reperti dal relitto di Antikytera esposti alla mostra “Thalassa” (foto Mann)
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Colonne e reperti si possono ammirare nel nuovo “Percorso delle Colonne” nel parco sommerso di Baia (foto pasquale vassallo / pa-fleg)

Alla Bmta sono stati illustrati i quattro siti italiani di archeologia subacquea. Per la Campania Fabio Pagano direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei e Paolo Giulierini direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli hanno parlato dell’importanza dei reperti che si trovano in fondo al mare e della necessità di rendere questo patrimonio fruibile anche per chi non sa effettuare immersioni. “Il Parco sommerso di Baia è uno dei luoghi più iconici dei Campi Flegrei”, ha spiegato Pagano. “Il nostro obiettivo è portare l’eredità antica nel contemporaneo per raccontare storie antiche guardando al futuro”. Giulierini ha invece annunciato che al Mann, sulla falsariga della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, voluta da Sebastiano Tusa, sarà allestita una sezione permanente che ruoterà intorno all’importanza del mar Mediterraneo. Seguendo questa sottile linea azzurra, inoltre, si pensa di “istituire un centro di ricerca e documentazione”. Sulla fruizione del patrimonio archeologico subacqueo si sono soffermati anche Vincenzo Maione direttore Centro sub Campi Flegrei e Maurizio Simeone direttore AMP parco sommerso di Gaiola.

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Itinerari subacquei a Pantelleria (foto Regione Siciliana)

I 25 itinerari archeologici siciliani, tracciati seguendo un progetto di Sebastiano Susa, sono stati illustrati da Valeria Patrizi Li Vigni soprintendente del Mare della Regione Siciliana, a cui si è abbinato l’intervento dell’assessore regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana Alberto Samonà. L’appuntamento ha visto, inoltre, gli interventi di Fabio Bruno, associato del Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale dell’università della Calabria, che ha parlato del Progetto BlueMed per la valorizzazione del patrimonio sommerso di Capo Rizzuto (Calabria); di Gianpaolo Colucci, presidente associazione L’Anfora, e Adelmo Sorci, responsabile Laboratorio del Mare Marlintremiti, che si sono soffermati sui siti pugliesi di archeologia subacquea. Presente anche Aikaterini Dellaporta, direttore Eforato delle Antichità subacquee greche, che ha illustrato la bellezza e la fruibilità dei siti sommersi di Pavlopetri e Peristera.

Arriva (con un anno di ritardo causa Covid-19) in anteprima esclusiva al cinema “Pompei. Eros e Mito” di Pappi Corsicato, un viaggio indietro nel tempo di duemila anni tra miti e personaggi che hanno reso immortale questo sito archeologico unico al mondo

Locandina del film “Pompei. Eros e mito” di Pappi Corsicato

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Affresco pompeiano con “Leda e il Cigno” conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)


Pappi Corsicato_foto di Federica Belli

Il regista Pappi Corsicato

Con un anno di ritardo causa Covid-19, arriva in anteprima esclusiva al cinema “Pompei. Eros e Mito” di Pappi Corsicato, solo il 29, il 30 novembre e il 1° dicembre 2021, distribuito da Nexo Digital. Era stato infatti programmato per il 9, 10, 11 novembre 2020, ma in quei giorni era già scattato il lockdown con chiusura dei cinema. Nexo Digital ci riprova confidando che i contagi non aumentino oltre i limiti di sicurezza. Il film “Pompei. Eros e Mito” è diretto dal poliedrico Pappi Corsicato. Prodotto da Sky, Ballandi e Nexo Digital, in collaborazione e con il contributo scientifico del parco archeologico di Pompei e con la partecipazione del museo Archeologico nazionale di Napoli, “Pompei. Eros e Mito” è un viaggio che ci guida indietro nel tempo di duemila anni. Vengono messi a nudo i miti e i personaggi che hanno contribuito a rendere immortale questo sito archeologico unico al mondo che l’Unesco ha inserito nella lista dei siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Dalla storia d’amore tra Bacco e Arianna nella celebre Villa dei Misteri al rapporto ambiguo tra Leda e il Cigno, dalle lotte gladiatorie sino alla disperata ricerca dell’immortalità di Poppea Sabina (seconda moglie dell’imperatore Nerone), il docu-film metterà in scena e analizzerà anche i lati meno noti e più segreti della città. Gli stessi che nel XVIII secolo portarono la Chiesa Cattolica a nascondere alcuni dei reperti più scandalosi e scabrosi recuperati duranti gli scavi.

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Gladiatori a Pompei nel film “Pompei. Eros e mito” di Pappi Corsicato (foto di Federica Belli)

A condurci attraverso le strade di Pompei sarà una narratrice d’eccezione: la pluripremiata Isabella Rossellini. La sua presenza e la sua voce accompagneranno gli spettatori in un percorso elegante e serrato che mostrerà come i miti e le opere ritrovate abbiano ammaliato e influenzato artisti come Pablo Picasso e Wolfgang Amadeus Mozart. Arricchiscono il percorso tra storia e arte anche le rievocazioni dei miti in chiave contemporanea ideate da Pappi Corsicato: Bacco, Arianna, Teseo, Leda, solo per citarne alcuni, indossano abiti moderni e sono sospesi in un tempo che appartiene sia al passato che al presente, per mostrare quanto l’eredità di Pompei sia ancor oggi una continua fonte di ispirazione artistica.

Il mito di Arianna e Teseo ricostruito nel film “Pompei. Eros e mito” di Pappi Corsicato (foto Federica Belli)
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Massimo Osanna, già direttore generale del parco archeologico di Pompei (foto Still)

La colonna sonora originale del docu-film, in uscita per Nexo Digital/Sony Masterworks è firmata dal compositore e pianista Remo Anzovino, che ormai da anni si cimenta raccontando in musica l’arte mondiale, tanto da essere stato premiato ai Nastro d’Argento 2019 con una Menzione Speciale per le colonne sonore originali dei film. Tra gli interventi del film quelli di Massimo Osanna, all’epoca direttore generale del parco archeologico di Pompei; Andrew Wallace-Hadrill, professore emerito di Studi classici, università di Cambridge; Catharine Edwards, professore di Studi classici e Storia antica – Birkbeck, università di Londra; Darius Arya, direttore American Institute for Roman Culture; Ellen O’Gorman, professore associato di Studi classici, università di Bristol.

Il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna mostra l’affresco dei gladiatori scoperto nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico Pompei)
Carlo di Borbone

Carlo di Borbone: promosse gli scavi di Ercolano e Pompei

Era il 1748 quando re Carlo III di Borbone promosse i primi scavi ufficiali a Pompei a seguito dei primi ritrovamenti della vicina Ercolano. Fu da quel momento che cominciarono a riemergere con sempre maggior chiarezza i dettagli della catastrofe del 79 d.C., anno in cui il Vesuvio seppellì intere città, tra cui Pompei ed Ercolano, e tutto il territorio circostante. Nel corso degli scavi di Pompei sono stati rinvenuti tesori, statue, affreschi, mosaici, reperti di vita quotidiana, ma anche ville e abitazioni private che ancor oggi ci raccontano la vita di una città vivace, con giardini, fontane e imponenti apparati decorativi. Sarà lungo queste antiche vie e grazie alle opere conservate al Mann – museo Archeologico nazionale di Napoli, che si avrà modo di conoscere la vita degli abitanti di Pompei prima dell’eruzione. Attenzione particolare sarà dedicata al Gabinetto Segreto del Mann, istituito dai Borbone per custodire i reperti più “scandalosi” ed esplicitamente erotici.

La tragedia di Pompei si “vive” nei calchi dei suoi abitanti sepolti dall’eruzione del Vesuvio

Le storie esplorate sono quelle di uomini e donne di cui ci restano tracce concrete perché quando il flusso piroclastico ad altissima temperatura che investì Pompei ne provocò la morte istantanea per shock termico, i corpi delle vittime rimasero nella posizione in cui si trovavano lasciando la propria impronta dopo la decomposizione. A partire dalla seconda metà dell’Ottocento, poco più di un centinaio di calchi sono stati realizzati da queste impronte, ispirando poeti e artisti, tra cui lo stesso Roberto Rossellini, che dedicò alla scoperta di alcuni calchi una celebre scena del “Viaggio in Italia”.

“Luxor… la strada degli Arieti”: due ore di spettacolo stile Hollywood per l’apertura della grande strada processionale, il Viale delle Sfingi, dal tempio di Karnak al tempio di Luxor, dopo un decennale progetto di scavo archeologico, restauro e ricomposizione. Un grande promo dell’offerta turistica di Luxor sotto gli occhi del presidente al-Sisi. Ecco le immagini

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Il Viale delle Sfingi a Luxor durante la cerimonia di apertura (foto ministry of tourism and antiquities)


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Il presidente della Repubblica araba d’Egitto Abdel Fattah al-Sisi alla cerimonia di apertura della Viale delle Sfingi a Luxor (foto ministry of tourism and antiquities)


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I fuochi d’artificio hanno illuminato la notte di Luxor al termina della cerimonia di apertura del Viale delle Sfingi (foto ministry of tourism and antiquities)

Due ore di spettacolo stile Hollywood, anche un po’ kitsch, ma certo di forte presa sul grande pubblico, per l’apertura del Viale delle Sfinge, la straordinaria strada processionale che già 3500 anni fa i pellegrini percorrevano dal tempio di Luxor al tempio di Karnak accompagnati nei loro passi da una teoria di statue leonine con testa umana (per celebrare il faraone di turno) o di arieti (in onore del dio Amon), a seconda del periodo: sono le sfingi, che un decennale progetto di scavo, restauro e ricomposizione ha riportato all’antico splendore. In tutto 2700 metri che il presidente della Repubblica araba d’Egitto Abdel Fattah al-Sisi accompagnato dal ministro al Turismo e alle Antichità Khaled el-Anani hanno percorso fino al cortile colonnato di Amenofi III del tempio di Luxor dove è stata creata una platea per le autorità con un enorme schermo sul quale hanno potuto seguire tutta la cerimonia: balletti, coreografie, musiche, cori, immagini spettacolari con interventi dai monumenti più famosi dell’antica Tebe, sulle sponde Est e Ovest del Nilo, dal regno di vivi al regno dei morti. Fino all’ultima, spettacolare processione con la barca solare sacra ad Amon portata da Karnak a Luxor, a ricordare la Festa di Opet, durante la quale la triade tebana, composta dalle statue di Amon, la sposa Mut e il figlio Khonsu, usciva dal tempio di Karnak e veniva portata nella cappella del Sud del grande tempio di Luxor costruito principalmente per la celebrazione di questa ricorrenza.

Primi turisti nel Viale delle Sfingi a Luxor (foto ministry of tourism and antiquities)

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Il tempio di Hatshepsut a Tebe Ovest (foto ministry of tourism and antiquities)


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Nuovi pannelli per i turisti al tempio di Karnak a Luxor (foto ministry of tourism and antiquities)

Così l’evento “Luxor… La strada degli arieti” del 25 novembre 2021 è diventato l’occasione per un eccezionale promo sull’offerta turistica di Luxor, dalle attrazioni ai grandi alberghi, dai templi alle più famose tombe della Valle dei Re e delle Regine. E non è un caso che, nei ringraziamenti ufficiali, il ministro el-Anani abbia definito Luxor, con l’apertura del Viale delle Sfingi, il più grande museo all’aperto del mondo. E se l’evento ha avuto una copertura mediatica globale, gli effetti sono stati evidenti. Così già il giorno dopo, come annuncia trionfalmente il sito del ministero del Turismo e delle Antichità, la grande strada processionale, il Viale delle Sfingi, era già percorsa da migliaia di turisti e cittadini egiziani per visitare questa strada con la nuova bigliettazione del tempio di Luxor e dei templi di Karnak, che non prevede l’aumento di prezzo.

Cividale del Friuli. Al museo Archeologico nazionale incontro di archeologia sperimentale: l’associazione La Fara presenta la ricostruzione di una capanna longobarda. Obbligatorio il Green Pass

Al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli appuntamento venerdì 26 novembre 2021 con l’archeologia sperimentale: “Ricostruzione di una capanna longobarda”. Alle 17.30, i ricercatori dell’associazione La Fara racconteranno il loro nuovo progetto: la ricostruzione di una capanna longobarda, tra gli studiosi nota come Grubenhaus (casa affossata), una tipologia abitativa utilizzata dalla popolazione longobarda al suo arrivo in Italia. Ingresso libero. Si accede al museo con mascherina indossata e Green Pass.

Archeologia sperimentale: ricostruzione di una capanna longobarda a cura dell’associazione La Fara (foto la fara)

Si tratta di una struttura seminterrata, di dimensioni contenute, dotata di una struttura e di una copertura in materiali deperibili realizzata nell’ambito di un progetto sperimentale/ricostruttivo a lungo termine, ovvero pensato per testarne le modalità realizzative, ma anche l’uso effettivo, nonché la riparazione e il disuso/abbandono. La capanna è rigorosamente realizzata con le sole tecniche tradizionali e con le materie prime fornite da un terreno incolto, a simulare la disponibilità delle risorse in un contesto di età altomedievale.

Israele. Così gli assiri conquistarono la città di Lachish e la Giudea: gli archeologi dell’università di Gerusalemme e di Oakland hanno scoperto come fu realizzata la rampa d’assedio della città, micidiale macchina da guerra dell’esercito di Sennacherib. Ad oggi è l’unica nota del Vicino Oriente antico e la più antica del mondo: risale a 2700 anni fa

Veduta aerea della collina sulla cui sommità sorgeva la città di Lachish, in Giudea (foto Quarta campagna di scavo a Lachish)
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La rampa d’assedio realizzata a Lachish, in Giudea, con tre milioni di pietre (foto Yosef Garfinkel)

Alle truppe del re assiro Sennacherib bastavano poco più di tre settimane per innalzare la rampa d’assedio, una macchina da guerra micidiale usata nella conquista delle città del Levante meridionale che si erano ribellate nell’VIII sec. a.C. All’epoca gli assiri avevano un esercito potente e ben equipaggiato: nel 721 a.C. fu conquistato il Regno d’Israele. Venti anni dopo, l’esercito assiro attaccò il regno di Giuda, assediando la sua città più importante, Gerusalemme, e lanciando un assalto diretto alla sua seconda città più importante, Lachish. Lo stesso re Sennacherib andò a Lachish per sovrintendere alla sua distruzione, che iniziò con la costruzione di una rampa per raggiungere le mura della città sulla collina. Ed è proprio a Lachish che gli archeologi hanno scoperto la tecnica usata dagli assiri per costruire la rampa e il suo uso per conquistare la città di Lachish: ad oggi è l’unica nota del Vicino Oriente antico e la più antica del mondo. Fu realizzata 2700 anni fa. Le rovine di Lachis erano state infatti scavate fin dagli anni ’30 del secolo scorso e i resti della rampa d’assedio assira, sollevata nell’angolo sud-ovest del sito, erano già stati identificati negli anni ’70. Ma proprio i nuovi studi degli archeologi dell’università di Gerusalemme e dell’americana Oakland stanno facendo luce su una delle battaglie più documentate della storia antica, descritta nella Bibbia, nei testi assiri e persino in rilievi giunti fino a noi. I risultati sono stati pubblicati sull’Oxford Journal of Archaeology. Il team, guidato dal professor Yosef Garfinkel e dalla dott.ssa Madeleine Mumcuoglu dell’Istituto di archeologia dell’università ebraica di Gerusalemme (HU), e dai professori Jon W. Carroll e Michael Pytlik dell’università di Oakland, negli Stati Uniti, ha attinto a diverse fonti su questo evento storico per fornire un quadro completo. L’eccezionale quantità di dati include testi biblici (2 Re 18:9–19:37; 2 Cronache 32; Isaia 36–37), iconografia (rilievi in ​​pietra raffiguranti scene di battaglia assira) e iscrizioni accadiche, scavi archeologici e fotografie di droni del XXI secolo.

L’assedio della città di Lachish da un rilievo assiro (foto Osama Shukir Muhammed Amin)
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Ceramiche scoperte nel sito archeologico di Lachish (foto C. Amit / IAA)

Gli assiri all’epoca erano una delle superpotenze del Vicino Oriente: controllavano un impero che si estendeva dall’Iran all’Egitto. Per conquistare Israele hanno utilizzato tecnologie militari che hanno permesso loro di vincere le battaglie e penetrare nelle città fortificate. E se oggi per prevalere ci si affida alla forza aerea e alle forze speciali, nel IX-VII secolo a.C., tutto ruotava attorno alla rampa d’assedio, una struttura elevata che trasportava rampe di attacco fino alle mura della città nemica e permetteva ai soldati assiri di aver la meglio sui loro nemici. Lachish era una fiorente città cananea nel II millennio a.C. ed era stata la seconda città più importante del regno di Giuda. Nel 701 a.C. Lachish fu attaccata dall’esercito assiro, guidato dal re Sennacherib. L’analisi di Garfinkel ha permesso di superare le diverse ipotesi avanzate giungendo a definire come fu costruita dagli assiri la massiccia rampa che permise loro di trasportare arieti fino alla cima della collina su cui sorgeva Lachish, violare le sue mura e invadere completamente la città. Garfinkel si è avvalso anche dell’analisi fotogrammetrica delle fotografie aeree e della creazione di una mappa digitale dettagliata del paesaggio, che ha prodotto un modello che tiene conto di tutte le informazioni disponibili su quella battaglia.

Le sei posizioni sulla rampa d’assedio assira dove le pietre sono state recuperate e pesate (foto Dr. M. Pytlik)
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Un muro del X sec. a.C. portato in luce a Lachish (foto Emil Aladjem)

Secondo Garfinkel, la rampa era fatta di piccoli massi, di circa 6,5 ​​kg ciascuno. Quindi per realizzarla sarebbero servite qualcosa come tre milioni di pietre. Impensabile che siano state raccolte nei campi attorno al sito, perché avrebbe richiesto troppo tempo rallentando la costruzione della rampa che invece doveva essere rapida. L’ideale sarebbe stata l’estrazione delle pietre all’estremità opposta della rampa: ed è proprio lì che gli archeologi hanno trovato una rupe che rivelava l’esistenza di un substrato roccioso. La costruzione della rampa, dalle evidenze archeologiche, sarebbe iniziata a una ottantina di metri di distanza dalle mura della città di Lachish, vicino a dove si potevano estrarre le pietre necessarie per la rampa. Le pietre sarebbero state trasportate con una catena umana, passate da uomo a uomo a mano. Secondo Garfinkel con quattro catene umane che lavorano in parallelo sulla rampa, ciascuna attiva 24 ore su 24, ogni giorno sarebbero state spostate circa 160mila pietre. “Il tempo era la principale preoccupazione dell’esercito assiro”, spiega Garfinkel. “Centinaia di operai lavoravano giorno e notte trasportando pietre, possibilmente in due turni di 12 ore ciascuno. La manodopera era probabilmente fornita dai prigionieri di guerra e dai lavori forzati della popolazione locale. Gli operai erano protetti da massicci scudi posti all’estremità settentrionale della rampa. Questi scudi venivano fatti avanzare verso la città di pochi metri ogni giorno”. Con questo sistema la rampa, un gigantesco cuneo triangolare, avrebbe potuto raggiungere le mura della città in 25 giorni. “Questo modello”, sottolinea Garfinkel, “presuppone che gli assiri fossero molto efficienti, altrimenti ci sarebbero voluti mesi per essere completato”.

Ricostruzione delle fasi di realizzazione della rampa d’assedio, partendo dall’estremità opposta con una cava di pietra nelle vicinanze (foto Yosef Garfinkel)
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Rampe d’assedio assiro sul rilievo di Lachish scoperto nel palazzo di Sennacherib. Si può notare la macchina d’assedio con le sue ruote su una strada pavimentata (disegno di Judith Dekel)

Man mano che gli operai completavano la rampa e si avvicinavano alle mura di Lachish, gli abitanti cercavano di difendere la loro città lanciando frecce e lanciando pietre sul nemico. Garfinkel suggerisce che gli operai usassero massicci scudi di vimini a forma di L, simili a quelli mostrati mentre proteggono i soldati sui rilievi assiri. Nella fase finale, le travi di legno sono state posate sopra le pietre, dove sarebbero stati posizionati in modo sicuro gli arieti all’interno delle loro massicce macchine d’assedio, del peso di una tonnellata. L’ariete, una grande e pesante trave di legno con una punta di metallo, colpiva le pareti facendolo oscillare avanti e indietro. Garfinkel suggerisce che l’ariete fosse sospeso all’interno della macchina d’assedio su catene metalliche, poiché le corde si sarebbero consumate rapidamente. In effetti, una catena di ferro è stata trovata in cima alla rampa a Lachish.

Fiscaglia (Fe). “La Massa di Fiscaglia: la storia, il territorio, nuove prospettive di ricerca”: giornata di studi in occasione degli 800 anni dalla concessione degli Statuti Comunali. Ingresso a teatro con Green Pass

“La Massa di Fiscaglia: la storia il territorio nuove prospettive di ricerca”: giornata di studi in occasione degli 800 anni dalla concessione degli Statuti Comunali. Appuntamento venerdì 26 novembre 2021 al teatro Vittoria in via Castello 16, località Massa Fiscaglia, Comune di Fiscaglia (Fe). L’ingresso sarà soggetto al controllo del Green Pass. La registrazione della giornata di studi sarà visibile sulla pagina Facebook dell’associazione Culturale “L. Franzon”. Info: associazione Culturale “L. Franzon” (ass.culturale.lorenzofranzon@gmail.com), tel. 3711380343. Sarà un’occasione per riscoprire le origini della comunità di Fiscaglia dall’antichità alle soglie dell’epoca moderna. È una data importante che merita di essere ricordata e celebrata, soprattutto quale occasione per riscoprire una storia antica e poco conosciuta, quella delle origini di una comunità definita dalle fonti antiche come “massa” e “arimannia”, di un territorio direttamente dipendente dal Papa, ma conteso tra Ravenna, Pomposa e Ferrara, che oggi coincide a grandi linee con il Comune di Fiscaglia, a sua volta frutto della fusione di Massa Fiscaglia, Migliaro e Migliarino. Programma. Allo 9.30, saluti istituzionali. Seguono gli interventi di Rolando Dondarini (Motivazioni e significati degli Statuti); Patrizia Luciani (Le fonti documentali dell’antica Massa di Fiscaglia e della Diocesi di Cervia in Massafiscaglia); Alberto Andreoli (Toponomastica e topografia storica fiscagliese e massese). Pausa: 12 – 13.30. Nel pomeriggio, interventi di Claudio Balista (L’aspetto geomorfologico del territorio di Fiscaglia); Chiara Guarnieri (Inquadramento archeologico del territorio); Giovanna Bucci (Nuovi studi per la ricostruzione della storia della chiesa di San Pietro a Massafiscaglia); Cornelius Mayr (Le prospezioni magnetometriche: metodologia); Marco Bruni (Nuove ricerche nel territorio di Fiscaglia: S. Lorenzo e tracce del popolamento in età romana); Flavia Amato (Il territorio di Fiscaglia tra Medioevo e Rinascimento: i casi di S. Vitale, Corba e Torre Thieni). Conclusioni.