Un libro al giorno. “Gerusalemme” di Antonio Dell’Acqua che ripercorre l’evoluzione urbana e architettonica della città dal periodo ellenistico alla conquista araba

Copertina del libro “Gerusalemme” di Antonio Dell’Acqua

È uscito per i tipi di Carocci editore il libro di “Gerusalemme” di Antonio Dell’Acqua. Possono le pietre raccontare delle storie? A Gerusalemme sì. Il libro ripercorre l’evoluzione urbana e architettonica della città dal periodo ellenistico alla conquista araba, attraverso nove secoli di trasformazioni politiche, culturali e religiose. Integrando archeologia, fonti storiche ed epigrafiche, delinea un ritratto chiaro e aggiornato della Gerusalemme ellenistica, romana e tardoantica e mostra come templi, strade, mura e quartieri abbiano plasmato non solo lo spazio urbano, ma anche l’immaginario delle comunità che lo abitarono. Le stratificazioni del passato diventano così chiavi per leggere la città contemporanea, tra continuità e fratture ancora riconoscibili. Il libro offre dunque un’introduzione accessibile e al tempo stesso rigorosa, pensata per studiosi, studenti e lettori interessati alla storia del Medio Oriente.

Antonio Dell’Acqua è ricercatore in Archeologia classica all’università di Udine, dove insegna Archeologia romana. È direttore della missione archeologica italiana presso il ninfeo di Gerasa.

Policoro (Mt). Al museo Archeologico nazionale della Siritide l’incontro “Storia di un’amicizia. Dino Adamesteanu raccontato dagli amici”: un pomeriggio dedicato ai ricordi, alle testimonianze e agli aneddoti di chi ha condiviso con lui esperienze di vita e di ricerca

Venerdì 7 agosto 2026, alle 17.30, in sala conferenze del museo Archeologico nazionale della Siritide a Policoro (Mt), l’incontro “Storia di un’amicizia. Dino Adamesteanu raccontato dagli amici”: un pomeriggio dedicato ai ricordi, alle testimonianze e agli aneddoti di chi ha condiviso con lui esperienze di vita e di ricerca. Ci sono persone che hanno lasciato un segno nella storia dell’archeologia italiana e della Basilicata. Tra queste, Dino Adamesteanu occupa un posto speciale: studioso, pioniere e protagonista della riscoperta del patrimonio archeologico della Magna Grecia. Dopo i saluti di Raffaella Bonaudo, direttrice dei musei nazionali di Matera, intervengono Angelo Bottini, già soprintendente della Basilicata; Salvatore Bianco, già direttore del museo della Siritide. Modera Carmelo Colelli, direttore del museo Archeologico nazionale della Siritide. Ingresso gratuito.

Copertina del libro “Storia di un’amicizia. Dinu, Teresa e Ida” a cura di Teresa Armenti, Ida Iannella

L’incontro sarà anche l’occasione per la presentazione del libro “Storia di un’amicizia. Dinu, Teresa e Ida” a cura di Teresa Armenti, Ida Iannella (EditricErmes), con la partecipazione degli autori, che illustra la mostra fotografico-documentaria a cura di Teresa Armenti e Ida Iannella (Castelsaraceno 28 maggio 2011).

Paestum (Sa). Al parco archeologico per la rassegna “Musica & Parole” Michele Ricciardi nello spettacolo “Viaggio nel Tempo”

Nuovo appuntamento con la rassegna “Musica & Parole” promossa dai parchi archeologici di Paestum e Velia: venerdì 7 agosto 2026, dalle 20 alle 24, “Viaggio nel Tempo”, lo spettacolo di Michele Ricciardi che accompagnerà il pubblico in un percorso emozionante tra narrazione, immagini e musica, nel suggestivo scenario del parco archeologico di Paestum. Un’occasione per lasciarsi trasportare in un racconto che attraversa epoche e memorie, dove il patrimonio archeologico diventa parte integrante dello spettacolo. Per gli eventi estivi serali è disponibile una navetta gratuita che collega Paestum e Velia. Per usufruire del servizio è necessario ritirare il ticket navetta alle biglietterie dei Parchi entro le 18.30 del giorno dell’evento.

Torino. Al museo Egizio al via le visite guidate tematiche “Sotto il disco solare. Come gli Egizi affrontavano il caldo”. Ecco il calendario

Come affrontavano il caldo gli antichi Egizi? Quest’estate si può scoprire il museo Egizio attraverso una visita guidata tematica “Sotto il disco solare. Come gli Egizi affrontavano il caldo” che porterà i partecipanti a osservare la collezione da un punto di vista inedito. Accanto ai reperti più iconici, si esploreranno le soluzioni adottate dagli antichi Egizi per convivere con le alte temperature, mettendole a confronto con le nostre abitudini di oggi. Un percorso pensato sia per chi visita il Museo per la prima volta sia per chi desidera riscoprirlo con uno sguardo nuovo. Appuntamento il 7, 14, 21 e 28 agosto 2026, alle 16.10, al museo Egizio di Torino. La visita è disponibile con un supplemento di soli 7 euro rispetto al biglietto d’ingresso. Prenotazioni al link Visita guidata: “Sotto il disco solare. Come gli Egizi affrontavano il caldo” – Museo Egizio.

Morgantina (En). Nell’area archeologica ventesima edizione della rassegna “Tra Mito e Storia… Morgantina Rivive” promossa dall’Archeoclub di Aidone-Morgantina: in scena “Odissee” e “Le Supplici” tra teatro, memoria e identità

Il 7 agosto 2026 l’area archeologica di Morgantina (En), alle 17.30, diventa un grande palcoscenico tra teatro, memoria e identità con “Tra Mito e Storia… Morgantina Rivive”, ventesima edizione della rassegna promossa dall’Archeoclub d’Italia – sede di Aidone-Morgantina, sostenuta dal Parco archeologico di Morgantina e Villa Romana del Casale diretto da Carmelo Nicotra, e inserita all’interno del BarbablùFest, prodotto e organizzato da Terzo Millennio di Andrea Peria e sostenuto dall’assessorato regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana. La rassegna celebra così vent’anni di attività dedicati alla valorizzazione del patrimonio archeologico attraverso il linguaggio del teatro, trasformando il sito in uno spazio vivo di incontro tra mito, storia e comunità. In scena “Le Supplici” con Ovadia, Benassai, Calcagno e Vincenti. Pubblico guidato tra quadri dell’Odissea curati dalla compagnia Kalós diretta da Federica Amore e stand di maestranze artigianali della Cna. Ticket 20 euro (5 euro per i residenti di Aidone). “Morgantina Rivive è nata vent’anni fa come un atto di amore e di riscatto civile. Volevamo reagire alla ferita dei tesori depredati”, dichiara Cinzia Randazzo, presidente dell’Archeoclub Aidone-Morgantina, “ma soprattutto volevamo accendere i riflettori su un sito straordinario che allora rischiava di essere dimenticato. Abbiamo scommesso sulla nostra comunità inventando un Teatro di Comunità quando ancora nessuno conosceva il significato di questa espressione. Vedere oggi i nostri ragazzi della compagnia Kalòs calcare il palco principale accanto a giganti del teatro internazionale, sotto la direzione di Mario Incudine, è il segno che quella scommessa l’abbiamo vinta”. La memoria quindi non come atto nostalgico, ma “fuoco vivo che illumina il futuro della nostra terra, un rito che si rinnova e che quest’anno, più che mai, restituisce a Morgantina la sua voce più fiera”. E il direttore artistico Mario Incudine: “Sono particolarmente felice di respirare tanto entusiasmo sulla straordinaria giornata del 7 agosto a Morgantina che vedrà i cittadini di Aidone protagonisti come attori raccontando l’Odissea di Omero anche attraverso la valorizzazione del dialetto gallo-italico, e anche accanto ad artisti di fama internazionale ne Le Supplici, opera tradotta in siciliano da me e Kaballà e diretta da me e Moni Ovadia, che viene riproposta qui dopo dieci anni con un nuovo cast”.

Venerdì 7 agosto 2026 il programma prende il via alle 17.30 con “Odissee – Briciole del banchetto di Omero”, una performance itinerante curata dalla compagnia teatrale Kalós (formata da attori amatoriali di Aidone, Piazza Armerina, Enna, San Cono, Caltagirone), diretta dalla regista Federica Amore, che accompagnerà il pubblico lungo un percorso immersivo tra i resti dell’antica città di Morgantina, intrecciando il racconto dell’Odissea con la memoria del territorio e la valorizzazione del dialetto gallo-italico di Aidone. Alle 21 sarà invece la volta de “Le Supplici” di Eschilo, nella traduzione e adattamento in siciliano e greco moderno di Mario Incudine, Moni Ovadia e Kaballà, con la regia di Ovadia e Incudine. In scena, gli stessi Ovadia, Incudine, assieme a Federica Luna Vincenti, Paride Benassai e Giovanni Calcagno, accompagnati dalle musiche originali di Mario Incudine con Antonio Vasta eseguite dal vivo da Vasta, Manfredi Tumminello e Pino Ricosta. “Tre concetti chiave ci guidano in questa edizione – aggiunge Incudine – democrazia, accoglienza e pace. Sono tutte proposte al pubblico sia attraverso la vicenda di Ulisse che nell’opera di Eschilo. La sinergia che esiste tra diverse istituzioni, associazioni e realtà del territorio che credono nel progetto e nel messaggio che vogliamo lanciare ci fa ben sperare sul futuro dello sviluppo della nostra terra e dei nostri tesori”.

Presentazione della 20ma “Tra Mito e Storia… Morgantina Rivive”: da sinistra, Angelo Di Franco, Mario Incudine, Angelo Scalzo, Cinzia Randazzo e Annamria Raccuglia (foto archeoclub aidone)

Nel corso della presentazione è intervenuto anche il presidente del Libero Consorzio Comunale di Enna, Pietro Capizzi, che ha sottolineato il valore della collaborazione istituzionale: “Lavorare assieme senza campanilismi – chiosa – recuperando l’orgoglio di essere ennesi nel centenario della nascita di questa Provincia è quello che più di ogni altra cosa può salvarci dallo spopolamento e renderci attraenti per visitatori e residenti”. Il sindaco di Aidone, Annamaria Raccuglia, sottolinea l’alto valore della manifestazione che per la prima in vent’anni con una storica delibera comunale è stata istituzionalizzata e inserita tra gli eventi di preminente interesse culturale, beneficiando del patrocinio e del sostegno economico dell’amministrazione. Il soprintendente ai Beni culturali e ambientali di Enna, Angelo Di Franco, ricorda poi un’importante novità per il patrimonio museale aidonese: “I cinque pezzi di argenteria che fanno parte del tesoro di Eupòlemo di Morgantina già destinati al mercato nero e recuperati in extremis, attualmente in restauro a Roma, arriveranno presto al Museo di Aidone andandosi a unire ai sedici pezzi argentei già qui custoditi. Auspico un dialogo fattivo tra istituzioni locali, Parco e assessorato regionale ai Beni culturali per garantire la conservazione e la piena fruizione di Morgantina, che merita la giusta attenzione”. E il sindaco di Enna, Mirello Crisafulli, chiede di includere il capoluogo all’interno dell’Ente Parco archeologico di Morgantina e Villa Romana del Casale. Mentre l’assessore al Turismo del Comune di Enna, Marilisa Milano, pone l’accento sulla necessità di una strategia condivisa capace di trasformare la cultura in attrattore turistico, valorizzando un territorio ricco di tesori artistici e archeologici ma ancora ai margini dei grandi flussi di visitatori. Sulla stessa linea anche Michele Sabatino, assessore allo Sviluppo economico del Comune di Enna e presidente della Società Rocca di Cerere Unesco Global Geopark, che evidenzia come lo sviluppo economico passi anche attraverso iniziative culturali di qualità: “L’economia si attiva anche grazie iniziative artistiche di valore, come Morgantina Rivive che sosteniamo come partner – sottolinea – l’Unesco Global Geopark unisce ben diciannove comuni della nostra zona promuovendo in maniera integrata il patrimonio geologico, archeologico, storico e naturalistico del territorio, favorendo un modello di sviluppo sostenibile fondato sul turismo culturale, sull’educazione ambientale, sulla ricerca scientifica e sulla valorizzazione delle identità locali”.

Ampio spazio il 7 agosto 2026 è riservato anche all’artigianato artistico. Angelo Scalzo, presidente nazionale Cna – Lavorazioni artistiche in legno, vetro e marmo, ha annunciato la partecipazione di maestri artigiani che realizzeranno in loco laboratori e dimostrazioni dal vivo. “Abbiamo accolto con entusiasmo l’invito a realizzare un percorso espositivo che guiderà il pubblico in un salto indietro nel tempo dell’antica Grecia – spiega – mostrando come venivano realizzati allora oggetti d’arte in ceramica, vetro, legno e oreficeria”. Infine il presidente regionale Cna, Filippo Scivoli, sottolinea come iniziative di questo tipo rappresentino un’opportunità concreta per rilanciare l’artigianato siciliano, mettendo in relazione cultura, creatività e sviluppo economico.

Paestum (Sa). Inaugurato dal ministro Giuli “Paestum fuori le mura”, il nuovo allestimento del museo Archeologico nazionale al termine del vasto programma di riqualificazione e rinnovamento dell’edificio e dell’esposizione permanente avviato nel 2019: oltre quarantamila anni di storia tornano a comporsi in un unico racconto, dalla preistoria a Poseidonia, dal Grand Tour agli scavi recenti

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il direttore dei parchi archeologici Paestum e Velia Tiziana D’Angelo davanti alla Tomba del Tuffatore di Paestum (foto pa-paeve)

Oltre quarantamila anni di storia tornano a comporsi in un unico racconto: dalle prime testimonianze della presenza umana alla città greca di Poseidonia, dalle trasformazioni di età lucana e romana alla riscoperta di Paestum durante il Grand Tour, fino alle più recenti attività di ricerca archeologica. Dal 4 agosto 2026 il museo Archeologico nazionale di Paestum si presenta al pubblico nel suo allestimento completo, al termine del vasto programma di riqualificazione e rinnovamento dell’edificio e dell’esposizione permanente avviato nel 2019 dai parchi archeologici di Paestum e Velia.

Inaugurazione nuovo allestimento del museo Archeologico nazionale di Paestum: da sinistra, Luca Mercuri, Gaetano Paolino, Alessandro Giuli, Tiziana D’Angelo (foto pa-paeve)

A inaugurare “Paestum fuori le mura” è stato – lunedì 3 agosto 2026 – il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, insieme al direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, Tiziana D’Angelo; presenti anche Luca Mercuri, dirigente delegato della direzione generale Musei, e Gaetano Paolino, sindaco di Capaccio Paestum. “Il museo Archeologico nazionale di Paestum rappresenta da anni un punto di riferimento per il territorio”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “Il nuovo allestimento lo rende ancora più bello e ne amplia le possibilità di fruizione. Cura e accessibilità sono le parole chiave di questa giornata: un museo realizza pienamente la propria funzione quando favorisce la partecipazione e consente a ciascuno di sentirsi parte attiva della comunità. Professionalità, passione e tecnologie avanzate permettono di avvicinare pubblici sempre più numerosi. È così che il museo diventa un presidio fondamentale, capace di tenere viva una rete di relazioni e di rafforzare il senso di appartenenza. La cultura è anche presenza e prossimità ai cittadini”.

Allestimento della sezione romana del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)
La Tomba degli Atleti nella sezione “Oltre il museo” nei depositi del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

L’inaugurazione segna il punto di arrivo di un percorso sviluppato per fasi. Nel 2023 sono state riaperte la sezione dedicata alla Preistoria e alla Protostoria del territorio, le sale sui Santuari e sullo spazio pubblico della città greco-lucana e la nuova sezione “Oltre il museo”. Nel 2024 è stata inaugurata la sezione “Paestum: dalla città romana a oggi”. Con l’inaugurazione della sezione “Nuovi scavi e ricerche” e la riapertura delle sale dedicate alle necropoli, al territorio e alle tombe dipinte della città greco-lucana, il disegno espositivo del Museo giunge a compimento. Il titolo “Paestum fuori le mura” racchiude il cuore del nuovo racconto espositivo: lo sguardo si sposta oltre la cinta muraria dell’antica città, verso un paesaggio popolato in età greco-lucana da necropoli, santuari suburbani e rurali, nuclei abitativi e produttivi. Uno spazio tutt’altro che marginale, nel quale la città costruiva il proprio rapporto con il territorio, con il sacro e con la memoria dei defunti. Non si tratta, dunque, dell’apertura di un singolo nucleo espositivo, ma del momento conclusivo di un progetto pluriennale che restituisce il Museo nella sua interezza. Reperti, contesti archeologici, apparati didattici e strumenti multimediali costruiscono oggi una narrazione organica, capace di mettere in relazione la storia della città con quella delle comunità e del paesaggio che la circondavano. “Il nuovo allestimento del museo Archeologico nazionale di Paestum rappresenta un risultato di grande rilievo per la valorizzazione del patrimonio: porta a conclusione un progetto pluriennale che restituisce al Museo la piena unità del suo percorso e ne rafforza il ruolo nel panorama nazionale e non solo”, afferma Alfonsina Russo, capo del dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale. “Un risultato reso possibile anche dalla capacità di integrare risorse pubbliche e contributi privati, consolidando il legame con il territorio e ampliando la capacità del Museo di raggiungere nuovi pubblici”.

Collezione delle tombe dipinte del museo di Paestum: lastre funerarie di periodo greco-lucano (V-III sec. a.C.) (foto pa-paeve)

Il ritorno delle tombe dipinte. Tra i protagonisti della nuova esposizione c’è la straordinaria collezione delle tombe dipinte, uno dei nuclei più importanti e identitari del patrimonio archeologico di Paestum. Le lastre funerarie di periodo greco-lucano, databili tra il V e i primi decenni del III secolo a.C., tornano pienamente fruibili insieme ai rispettivi corredi, all’interno di un allestimento completamente rinnovato. Scene di ritorno del guerriero, combattimenti, gare, cortei e momenti di commiato raccontano i valori, le credenze e i ruoli sociali delle comunità lucane. Il nuovo percorso restituisce le pitture al loro contesto originario, ricostruendo le forme delle sepolture, i rituali funerari e le circostanze del rinvenimento. Le lastre non sono presentate soltanto come testimonianze di straordinario valore artistico, ma come parti di contesti funerari unitari. Il dialogo con i corredi consente di avvicinarsi alle storie delle persone per le quali quelle immagini furono realizzate e di comprendere il significato che la morte, la memoria e la rappresentazione dell’identità assumevano nella società lucana.

Il ministro Giuli con il direttore Tiziana D’Angelo tra le nuove sezioni del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

Alle tombe dipinte già presenti nel precedente allestimento, si aggiungono lastre che entrano ora per la prima volta prima volta nell’esposizione permanente del Museo. Spiccano, tra queste, le pareti dipinte della tomba a camera 113 della necropoli di Spinazzo, pregevoli per qualità di esecuzione del programma decorativo, sottoposte a un delicato intervento di restauro cofinanziato dal ministero della Cultura e dalla donazione privata della società Eutecne Srl. nell’ambito del programma nazionale Art bonus. Accanto alla collezione delle tombe dipinte, le sale dedicate alle necropoli e al territorio ricostruiscono l’organizzazione dello spazio esterno alla città in età greca e lucana. Reperti noti e materiali finora non esposti restituiscono i rapporti tra il centro urbano, i luoghi di culto, gli insediamenti, le attività produttive e le aree funerarie disseminate nella chora dell’antica Poseidonia.

Paestum fuori le mura” segna il completamento del progetto di rinnovamento del museo Archeologico nazionale di Paestum ed è un traguardo di grande significato”, dichiara il direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, Tiziana D’Angelo. “È il risultato di un lavoro di squadra che oggi, alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, restituiamo alla comunità e ai visitatori. Il nuovo allestimento racconta ciò che accadeva oltre le mura della città antica e il legame tra Poseidonia e il suo territorio, attraverso reperti provenienti da scavi ancora in corso, materiali finora conservati nei depositi e restauri realizzati anche grazie al sostegno dei nostri mecenati. Un museo non è soltanto un luogo di conservazione, ma uno spazio in cui il patrimonio viene interpretato, condiviso e reso accessibile. Il nuovo percorso tattile, esteso all’intero Museo, testimonia questo impegno e si inserisce in un più ampio progetto dedicato all’accessibilità fisica, sensoriale e cognitiva. Con questo intervento il Museo di Paestum si conferma uno spazio aperto, di conoscenza e partecipazione. È un risultato che condividiamo con tutte le professionalità che hanno contribuito alla sua realizzazione a cui desidero esprimere un sentito ringraziamento e con tutta la comunità, alla quale oggi restituiamo un luogo fondamentale della propria identità e della propria cultura”.

Il manifesto che annunciava l’apertura del museo nazionale nel 1952 (foto pa-paeve)

Un Museo che racconta oltre quarantamila anni di storia. Fondato nel 1952 nel cuore dell’antica Poseidonia-Paestum, il museo conserva una delle più importanti collezioni archeologiche del Mediterraneo, formatasi attraverso oltre un secolo di scavi, studi e ricerche. L’edificio, progettato negli anni Trenta del Novecento secondo i principi dell’architettura razionalista, nacque per accogliere l’eccezionale ciclo di metope scolpite in arenaria, datate tra il 570 e il 560 a.C. e rinvenute nel santuario di Hera sul fiume Sele. Alle metope si sono aggiunte nel tempo testimonianze di valore eccezionale, prima fra tutte la celebre Tomba del Tuffatore, risalente al 480-470 a.C., unica tomba dipinta con scene figurate finora conosciuta nel mondo greco per questo periodo.

Veduta da drone del tempietto greco lungo le mura di Paestum con il team di archeologi che segue le ricerche: al centro la direttrice Tiziana D’Angelo (foto pa-paeve)

Il percorso museale, che dalla preistoria si spinge fino all’età moderna, comprende due sezioni concepite ex novo: “Oltre il museo”, inaugurata nel 2023 e dedicata ai depositi visitabili; e “Nuovi scavi e ricerche”, uno spazio dinamico nel quale presentare le attività condotte dai Parchi nell’ambito della ricerca, della tutela, della conservazione, della didattica e della valorizzazione. Quest’ultima sezione, aperta oggi per la prima volta, porta il pubblico “dietro le quinte” del Museo, rendendo visibile il lavoro svolto quotidianamente dal personale dei Parchi e l’impegno che accompagna ogni scoperta, dallo scavo allo studio, dalla conservazione alla restituzione pubblica. Le vetrine accolgono allestimenti temporanei dedicati anche alle collaborazioni con università, istituti di ricerca italiani e internazionali, scuole del territorio, enti e associazioni impegnati nel settore culturale. “Con il completamento del nuovo allestimento, il museo Archeologico Nazionale di Paestum offre al pubblico un racconto unitario e accessibile della città antica, del suo territorio e delle comunità che lo hanno abitato, valorizzando la straordinaria ricchezza delle sue collezioni”, afferma Luca Mercuri, dirigente delegato della direzione generale Musei. “È un progetto che unisce qualità scientifica e attenzione a tutti i pubblici, rafforza il ruolo di Paestum nel sistema museale nazionale e interpreta pienamente la funzione del museo contemporaneo: un luogo aperto, nel quale conservazione, ricerca e partecipazione concorrono a rendere il patrimonio sempre più comprensibile e condiviso”.

Nuovo allestimento del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

Un percorso accessibile e aperto alla comunità. Il rinnovamento del Museo non riguarda soltanto ciò che viene esposto, ma anche il modo in cui il patrimonio viene raccontato e condiviso. Apparati didattici, contenuti multimediali, supporti tattili e percorsi in Lingua dei Segni offrono diversi livelli di lettura e favoriscono l’accessibilità fisica, cognitiva e sensoriale. Gli interventi sono stati sostenuti dai programmi PON “Cultura e Sviluppo” FESR 2014-2020, dal Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche e da progetti finanziati dal PNRR, dedicati al miglioramento dell’accessibilità fisica e cognitiva, alla digitalizzazione del patrimonio documentale e all’efficientamento energetico. Con i lavori del PNRR “Miglioramento dell’accessibilità fisica e cognitiva del patrimonio archeologico e documentale storico e corrente del Parco Archeologico di Paestum e Velia” è stato integrato e completato, anche grazie alla collaborazione con il Museo Statale Tattile “Omero” di Ancona, il percorso tattile che accompagna il visitatore in tutte le sale, con 25 nuove riproduzioni in stampa 3D e con la realizzazione di supporti su misura e didascalie in italiano, inglese e Braille bilingue, che ripercorrono la storia di Poseidonia-Paestum. Sia le riproduzioni sia i relativi supporti sono stati progettati secondo i principi dell’universal design, in coerenza con i reperti originali. I supporti, corredati da didascalie, sono concepiti per essere movimentati insieme ai modelli che ospitano, così da consentire al percorso tattile del Museo di essere riproposto anche in mostre temporanee e in diversi allestimenti. In questo modo, l’intero progetto mantiene la propria unitarietà e identità anche in contesti espositivi differenti, valorizzando il patrimonio archeologico di Paestum. Nella strategia di accessibilità del Museo il nuovo percorso tattile coopera con il progetto “E.LIS.A. per Paestum”, precedentemente realizzato nelle sale espositive, promosso dalla Regione Campania in collaborazione con l’ENS – Ente Nazionale Sordi e coordinato dalla Fondazione IFEL Campania con fondi della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità. Il progetto ha previsto la disseminazione di contenuti multimediali in Lingua dei Segni Italiana (LIS) e in International Sign Language (IS), pensati per rendere la visita sempre più inclusiva e per dare ai visitatori sordi la possibilità di esplorare il patrimonio culturale in modo completo e accessibile.

L’opera di Carlo Alfano nel giardino del museo Archeologico nazionale di Paestum: la prima installazione di arte contemporanea in un museo archeologico in Italia (foto pa-paeve)

“Paestum fuori le mura” è stato costruito assieme alla comunità. Nel cortile del Museo è stata ripristinata la piena funzionalità dell’installazione artistica realizzata da Carlo Alfano nel 1972, anche grazie al sostegno della famiglia Palmieri dell’azienda Vannulo, nell’ambito del loro impegno a favore della valorizzazione del patrimonio culturale. L’opera, concepita come conclusione del ciclo “Tempi prospettici” in seguito alla straordinaria scoperta della Tomba del Tuffatore avvenuta nel 1968, costituisce il primo esempio opera d’arte contemporanea installata in un museo archeologico, contestualizzando così il tema del dialogo tra antico e contemporaneo. Grazie al recente restauro, l’opera di Alfano torna a confrontarsi, grazie al complesso gioco di riflessioni e rifrazioni reso possibile dai suoi dispositivi ottici, con la celebre scena dipinta sulla lastra di copertura della sepoltura, esposta nella sala antistante.

Un libro al giorno. “Archeologia della performance musicale e della danza in Magna Grecia e nella Sicilia greca. Rituali, spazi e contesti” di Angela Bellia che analizza come le attività musicali e coreutiche abbiano plasmato l’identità sociale e religiosa in Magna Grecia e nella Sicilia greca

Copertina del libro “Archeologia della performance musicale e della danza in Magna Grecia e nella Sicilia greca. Rituali, spazi e contesti” di Angela Bellia

È uscito per i tipi degli Istituti editoriali e poligrafici internazionali il libro “Archeologia della performance musicale e della danza in Magna Grecia e nella Sicilia greca. Rituali, spazi e contesti” di Angela Bellia. Il libro esplora la pervasività della “song culture” nell’Occidente greco, analizzando come le attività musicali e coreutiche abbiano plasmato l’identità sociale e religiosa in Magna Grecia e nella Sicilia greca. Muovendo dal concetto di archeologia della performance, l’opera indaga l’inscindibile legame tra l’azione rituale e l’evidenza materiale, superando l’approccio puramente iconografico per restituire la dimensione multisensoriale e vissuta del rito. Attraverso l’analisi di strumenti musicali, coroplastica, pitture funerarie e architetture sacre, i contributi raccolti mirano a ricostruire i “sacred soundscapes” e i dancescapes dell’antichità, laddove il suono e il movimento non erano semplici ornamenti, ma elementi co-creatori dello spazio e dell’esperienza sacra e funeraria. Il lavoro affronta la sfida metodologica della “duplice immaterialità” di musica e danza, posizionando la cultura materiale come nucleo dell’indagine per accedere a significati antropologici profondi: dalla costruzione delle identità collettive ai riti di passaggio, fino alle ideologie escatologiche materializzate nei corredi e negli spazi del sepolcro. In questa prospettiva, il libro non solo offre una sintesi aggiornata sui reperti e sui contesti dell’Occidente greco, ma apre a nuove frontiere di ricerca interdisciplinare, integrando l’archeologia dei sensi con l’archeo-acustica e le tecnologie digitali per il recupero del patrimonio sonoro e performativo del passato.

Sibari (Cs). Al parco archeologico per la sezione Jazz di #Sibarinprogress Enrico Rava con “The Fearless Five”: l’esperienza di uno dei protagonisti del jazz italiano incontra l’energia di una nuova generazione di musicisti

Al parco archeologico di Sibari (Cs) appuntamento Jazz di #Sibarinprogress: giovedì 6 agosto 2026, alle 22, concerto di Enrico Rava: l’esperienza di uno dei protagonisti del jazz italiano incontra l’energia di una nuova generazione di musicisti. Enrico Rava arriva a Sibari con “The Fearless Five”, il progetto che lo vede alla guida di una formazione giovane, creativa e aperta alla sperimentazione. Alla tromba di Rava si affiancano Matteo Paggi al trombone, Francesco Diodati alla chitarra, Francesco Ponticelli al basso ed Evita Polidoro alla batteria. Il quintetto sviluppa una musica libera e dinamica, capace di alternare scrittura, lirismo e improvvisazione senza rinunciare alla chiarezza del racconto musicale. Un confronto tra generazioni che rinnova una delle formazioni centrali nel percorso artistico di Enrico Rava. L’ingresso all’evento è compreso nel costo del biglietto per il Parco e gratuito per i possessori della PACS community card. Accesso consentito fino ad esaurimento posti.

Cabras (Or). Al museo civico Archeologico “Giovanni Marongiu” torna “Metti una sera al museo”: tre visite guidate in notturna accompagnate dal coro giovanile “G.P. da Palestrina”

“Metti una sera al museo” torna con tre appuntamenti speciali. Il museo civico Archeologico “Giovanni Marongiu” di Cabras (Or) propone tre visite guidate in notturna (il 6 e il 20 agosto, e il 2 settembre 2026), accompagnate dalle voci del Coro Giovanile “G.P. da Palestrina” di Cabras. Un’occasione per scoprire il museo e le sue collezioni in un’atmosfera unica e suggestiva. Due turni per ogni serata: 21 e 22.15. Ingresso gratuito. Prenotazione obbligatoria su Eventbrite al link: https://www.eventbrite.it/…/metti-una-sera-al-museo…

Un libro al giorno. “Il vischio e la luna. Una storia del popolo dei Celti” di Giuliana Borghesani

Copertina del libro “Il vischio e la luna. Una storia del popolo dei Celti” di Giuliana Borghesani

È uscito per i tipi di Dielle Editore il libro “Il vischio e la luna. Una storia del popolo dei Celti” di Giuliana Borghesani. La storia dei Celti spesso è confusa con quello che ancora oggi la tradizione “celtica” dei paesi anglosassoni ci racconta. Questi, invece, sono Celti che sono vissuti nella Pianura Padana. Il druido della teuta sente che si avvicinano tempi bui, ne ha ricevuto segni, lo sente nell’aria. All’inizio teme che si tratti della propria morte, o comunque della morte di qualcuno, ha visto un cervo, il messaggero del dio che trasporta nell’Aldilà le anime, in attesa della rinascita. Perché in questo credono i Celti, non temono la morte, anche quella in battaglia, perché subito ci sarà una rinascita, una reincarnazione. In realtà è l’unico figlio del loro rix, il signore della comunità, che, debole e fragile, non riuscirà a raggiungere l’età adulta. Il ragazzino avrà una sepoltura incredibile, degna non tanto di un bambino, quanto di un principe. E davvero la “tomba del principe” è stata ritrovata a Santa Maria di Zevio presso Verona. Il druido sa il dolore degli uomini e conosce i segnali degli dei, sarà la luna e sarà il vischio a tratteggiare il suo cammino.