Gela (Cl). Al Bosco Littorio al via i lavori di allestimento del museo dei Relitti greci: prima l’assemblaggio del relitto Gela I, poi le vetrine con i reperti recuperati, infine le installazioni multimediali

Il suggestivo allestimento della Nave di Gela per la mostra “Ulisse in Sicilia. I luoghi del Mito” al Bosco Littorio di Gela (foto regione siciliana)
Inizieranno giovedì 3 aprile 2026, alle 11, a Gela (Cl) i lavori per l’allestimento del museo dei relitti greci, all’interno di Bosco Littorio. Il museo, interamente finanziato dall’assessorato regionale ai Beni culturali, e realizzato ex novo in appena tre anni, è stato progettato dalla Soprintendenza dei beni culturali di Caltanissetta che ne ha anche curato la direzione dei lavori e l’allestimento. Saranno presenti all’avvio dei lavori l’assessore ai Beni culturali e identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato; la soprintendente dei Beni culturali e Ambientali di Caltanissetta, Daniela Vullo; la direttrice del Parco archeologico di Gela, Donata Giunta; i dipendenti della Soprintendenza di Caltanissetta Ettore Dimauro (progettista e direttore), Emanuele Turco (rup e dirigente della sezione archeologica), Filippo Ciancimino (curatore allestimento). Si procederà dapprima con l’apertura delle casse contenenti gli elementi lignei appartenenti al relitto greco arcaico, recuperato dalla Soprintendenza di Caltanissetta, nelle acque antistanti contrada Bulala, a Gela, con due campagne di scavo avvenute negli anni 2003-2004 e 2007-2008. Terminato l’assemblaggio del relitto, che costituisce la fase più complessa dell’intero allestimento, si procederà con la realizzazione di vetrine espositive contenenti i reperti provenienti dall’imbarcazione e installazioni multimediali. Parte del relitto (il paramezzale e i madieri) è stato esposto tra il 2022 e il 2023, all’interno del padiglione appositamente realizzato dalla Soprintendenza a Bosco Littorio (di fronte l’attuale struttura museale), per la mostra “Ulisse in Sicilia” che ha avuto oltre 45mila visitatori in tre mesi.
Trieste. Aperta alle Scuderie del Castello di Miramare la mostra “Una Sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna”, a cura di Massimo Osanna, Christian Greco, Cäcilia Bischoff e Michaela Hüttner: oltre cento repertitestimonianola passione per l’Egittologia nel panorama del collezionismo ottocentesco triestino

I quattro curatori, Massimo Osanna, Christian Greco, Cäcilia Bischoff e Michaela Hüttner, all’inaugurazione della mostra “La Sfinge l’attrae” alle Scuderie del Castello di Miramare (foto castello miramare)

Allestimento della mostra “Una Sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna” alle Scuderie del Castello di Miramare (foto f. parenzan)
Sono passati 143 anni da quando la collezione egizia di Massimiliano d’Asburgo fu trasferita a Vienna, dove venne esposta nella Collezione egizio-orientale del Kunsthistorisches Museum nel 1891. Proprio grazie alla prestigiosa collaborazione tra il museo viennese e il museo storico di Miramare, una parte importante della collezione egizia di Massimiliano torna a Trieste, dal 2 aprile al 1° novembre 2026, con la mostra “Una Sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna”, a cura di Massimo Osanna, Christian Greco, Cäcilia Bischoff e Michaela Hüttner, organizzata dal museo storico e parco del Castello di Miramare, co-organizzata dal Kunsthistorisches Museum, realizzata da MondoMostre e CoopCulture, in collaborazione con il Comune di Trieste e PromoTurismoFVG, e con il contributo scientifico del museo Egizio di Torino. In mostra oltre cento reperti, in prestito anche dal civico museo d’Antichità J.J. Winckelmann di Trieste, testimonianza della passione per l’egittologia nel panorama del collezionismo ottocentesco triestino. Alle Scuderie del Castello di Miramare, la dimora nobiliare progettata dall’arciduca d’Austria e futuro imperatore del Messico, i visitatori avranno la possibilità di scoprire il sogno di Massimiliano e la sua lungimirante visione: la realizzazione di un museo ideale dove esporre le sue eclettiche collezioni. “Il ritorno di questi oggetti a Trieste, anche se temporaneo”, sottolinea Jonathan Fine, direttore generale, Kunsthistorisches Museum, “mette in luce la straordinaria storia internazionale della collezione di Massimiliano e i profondi legami culturali che da tempo uniscono città come Vienna e Trieste. In un momento in cui il dialogo e la cooperazione in Europa sono più importanti che mai, la collaborazione tra i musei dimostra come il patrimonio culturale possa costruire ponti tra i confini e le generazioni. Collezioni come questa ci ricordano che i musei non sono depositi statici, ma parte di uno spazio culturale europeo condiviso, plasmato dallo scambio, dalla cultura e dalla comprensione reciproca”.

Statuetta di Osiride in oro massiccio (Terzo periodo intermedio) conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna (foto KHM-Museumsverband)

Occhio udjat in faience verde (Terzo periodo intermedio) conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna (foto KHM-Museumsverband)
Per l’esposizione di Miramare, i curatori Massimo Osanna, direttore della direzione generale Musei; Christian Greco, direttore del museo Egizio; Cäcilia Bischoff, storica dell’arte del KHM; e Michaela Hüttner, curatrice della Collezione egizio-orientale del KHM, hanno selezionato una serie di opere provenienti dalle raccolte costituite da Massimiliano d’Asburgo in diverse fasi della sua vita. Si tratta di reperti oggi appartenenti alla Collezione egizio-orientale del Kunsthistorisches Museum, dove confluirono in seguito all’ingresso di Miramare nella rete delle residenze imperiali austriache amministrate direttamente da Vienna. Il percorso espositivo racconta la storia della collezione in relazione al suo contesto, le scelte e gli interessi di Massimiliano come collezionista di antichità e offre lo spunto per riflettere sul concetto di museo di antichità nell’Ottocento: da luogo privato di godimento estetico e di collezionismo, riservato a una ristretta élite, esso assume progressivamente il valore di testimonianza storica, destinata allo studio, alla conservazione e alla fruizione collettiva. Oltre ai prestiti viennesi e ad alcune opere della collezione di Miramare, saranno esposti reperti provenienti dal Civico Museo d’Antichità J. J. Winckelmann di Trieste, che testimoniano come la passione per l’egittologia di Massimiliano riflettesse un gusto diffuso nel panorama del vivace collezionismo ottocentesco triestino.
“Un’importante mostra Una Sfinge l’attrae qui al Castello di Miramare, uno dei luoghi più straordinari del sistema museale nazionale”, interviene Massimo Osanna, “una mostra che nasce da un progetto di ricerca solido grazie a una collaborazione istituzionale straordinaria, innanzitutto con il Kunsthistorisches Museum di Vienna, ma non solo: anche con il museo civico d’Antichità J. J. Winckelmann di Trieste, con la collaborazione scientifica del museo Egizio di Torino, quindi un grande rapporto istituzionale di collaborazione. E poi una collaborazione fondamentale di MondoMostre che ha reso possibile l’inaugurazione di una mostra che definirei un piccolo gioiello qui, in un luogo talmente emblematico dove è bello che ritornino a casa oggetti che da lungo tempo erano stati allontanati, e ritrovano finalmente – anche se temporaneamente – la loro casa”.

Allestimento della mostra “Una Sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna” alle Scuderie del Castello di Miramare (foto f. parenzan)
“Si apre un’esposizione importantissima – spiega Christian Greco – oggi a Miramare, una mostra che mette al centro la biografia dell’oggetto, che ci racconta quello che avvenne in Europa 200 anni fa con la riscoperta dell’Egitto, la curiosità per la formazione delle collezioni, lo studio, la ricerca, che è la radice ontologica del nostro continente, e poi come la ricerca è evoluta fino ad oggi dove abbiamo cercato di fare scavi per la contestualizzazione archeologica e come oggi ci poniamo di fronte a temi quale l’esposizione dei resti umani e ai temi etici che ad essi sono collegati. Una mostra che ci fa fare un viaggio nel tempo, gli ultimi 150 anni della storia del continente, nel cuore dell’Europa, qui a Trieste, al confine con diversi Stati nazionali, che ci parla di noi stessi, e lo fa usando la categoria culturale che negli ultimi 200 anni forse ha più forgiato il nostro continente, ovvero l’Egitto”.

Mostra “Una Sfinge l’attrae”: testa di Sfinge di Sesostri III in siltite (Medio Regno, XII dinastia), conservata al Kunsthistorisches Museum (foto f. parenzan)
La genesi della collezione illustra il duraturo interesse dell’Arciduca per le antichità egizie e il suo stretto intreccio con la vicenda personale. Nei primi anni Cinquanta dell’Ottocento egli acquistò in blocco un primo nucleo di reperti da Anton von Laurin, già console generale ad Alessandria d’Egitto; la raccolta si ampliò poi negli anni successivi attraverso missioni diplomatiche e vere e proprie campagne di acquisto. Nelle intenzioni dell’Arciduca, la collezione che andava costituendo non doveva essere soltanto uno strumento di accrescimento del proprio patrimonio e prestigio personale, ma anche un mezzo a sostegno della ricerca storica e filologica sulla civiltà egizia. Per questo motivo Massimiliano incaricò l’egittologo S.L. Reinisch di studiare la raccolta e di redigere un catalogo ragionato. Successivamente, una volta divenuto imperatore del Messico, affidò allo stesso Reinisch una vasta campagna di acquisti in Egitto (1865–1866), con l’obiettivo di ampliare ulteriormente la collezione e destinarla al Museo Nacional del Messico, progetto che tuttavia non si realizzò. Massimiliano morì infatti alla soglia dei 35 anni, giustiziato dai repubblicani in un Messico sconvolto dalla guerra civile.

Allestimento della mostra “Una Sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna” alle Scuderie del Castello di Miramare (foto f. parenzan)
In occasione della mostra, il Museo storico e Parco del Castello di Miramare, in collaborazione con CoopCulture, propone un importante programma di attività educative pensato per coinvolgere le scuole di ogni ordine e grado. Le esperienze offerte combinano esplorazione, gioco, narrazione e laboratorio, con l’obiettivo di far vivere agli studenti un incontro stimolante con la civiltà egizia, i suoi simboli e il suo fascino senza tempo. Ad affiancare le attività educative, un calendario di appuntamenti come i workshop con egittologa per un pubblico adulto e per famiglie, con partecipazione gratuita inclusa nell’acquisto del biglietto d’ingresso alla mostra.
Torino. Con il biglietto speciale “Be the first” si può scoprire il museo Egizio in una chiave unica ed esclusiva grazie all’ingresso prima dell’orario di apertura. Ecco i week end disponibili
Dal 2 al 6 aprile, e poi dal 1° al 3 maggio, e ancora dal 30 maggio al 2 giugno 2026, si può scoprire il museo Egizio di Torino in una chiave unica ed esclusiva grazie all’ingresso prima dell’orario di apertura. Con il biglietto speciale “Be the First” si può accedere al Museo già dalle 8 del mattino in modalità a porte chiuse e avere così l’opportunità unica di ammirare la collezione immersa nelle prime luci del giorno. Inoltre, acquistando questo biglietto, si può godere una colazione nella nostra caffetteria al prezzo speciale di 1 euro per un caffè e un croissant. Attenzione: i posti sono limitati per garantire l’esclusività dell’esperienza. L’ingresso “Be the First” non prevede tariffe agevolate o gratuità. Le tessere “Abbonamento Musei” e “Torino+Piemonte Card” non sono valide in questi orari. Non è consentito effettuare visite guidate. Per accedere al Museo prima del consueto orario di apertura è obbligatorio acquistare il biglietto d’ingresso online.
Appia antica (Roma). La Tomba dei Pancrazi chiude per restauro: il diario del cantiere sui social. E apertura straordinaria della mansio

Il soffitto della Tomba dei Pancrazi nell’area archeologica della Via Latina a Roma (foto parco appia antica)
Dal 1° aprile 2026 la Tomba dei Pancrazi, uno dei sepolcri più suggestivi dell’area archeologica della Via Latina, nel parco archeologico dell’Appia Antica a Roma, chiude temporaneamente le sue porte al pubblico per un importante intervento di restauro degli affreschi della camera sepolcrale. Ma la tomba non sparisce: si può seguire sui social, passo dopo passo, con la rubrica “Diario di cantiere dalla Via Latina”. Dietro le quinte del restauro, tra diagnostica, ricerca e conservazione, vi racconteremo il lavoro di chi ogni giorno si prende cura di questo straordinario patrimonio.
E per chi vuole continuare a esplorare la via Latina, c’è una novità: il percorso si arricchisce con l’apertura straordinaria della mansio, uno spazio solitamente non accessibile al pubblico. Tabernae, ambienti residenziali, impianti termali: un mondo tutto da scoprire, dedicato all’accoglienza dei viaggiatori dell’antichità.
Milano. Alla Fondazione Luigi Rovati mostra “Gli Etruschi e l’Olanda. A/R dei bronzi Corazzi”: esposto il nucleo di preziosi bronzi etruschi della collezione cortonese Corazzi (oggi conservata al Rijksmuseum van Oudheden) con una selezione di volumi ne ripercorre la fortuna critica
Dal 1° aprile al 4 ottobre 2026, la Fondazione Luigi Rovati, in corso Venezia 52 a Milano, ospita la nuova mostra “Gli Etruschi e l’Olanda. A/R dei bronzi Corazzi”, realizzata in collaborazione con il Rijksmuseum van Oudheden di Leida, il MAEC – Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona e il Comune di Cortona. In mostra il nucleo di preziosi bronzi etruschi della collezione cortonese Corazzi, oggi conservato al Rijksmuseum van Oudheden, che eccezionalmente rientra in Italia. Accanto ai bronzi, una selezione di volumi ne ripercorre la fortuna critica, evidenziando sia il valore delle fonti bibliografiche come strumenti essenziali per comprendere la storia delle opere e del loro collezionismo, sia il ruolo nella trasmissione di modelli iconografici e memorie visive. Il progetto espositivo, ospitato al Piano Ipogeo del Museo d’arte della Fondazione Luigi Rovati, riprende e sviluppa il percorso avviato al MAEC di Cortona, concentrandosi sui reperti etruschi della collezione Corazzi e approfondendo il ruolo del collezionismo privato nella costruzione del patrimonio culturale, tra dimensione locale ed europea. La relazione tra la collezione Corazzi e l’esposizione permanente della Fondazione mostra come le raccolte private possano divenire strumenti di conoscenza condivisa, dai nuclei dei primi musei pubblici alle attuali forme di integrazione tra musei pubblici e privati.

Il Fanciullo con oca: bronzo votivo della collezione Corazzi, conservato al Rijksmuseum van Oudheden di Leida (foto fondazione rovati)

Il dio della guerra Loran, bronzo della collezione Corazzi, conservato al Rijksmuseum van Oudheden di Leida (foto fondazione rovati)
La collezione di Galeotto Ridolfini Corazzi nasce a partire dal XVIII secolo quando la diffusione delle libertà intellettuali favorisce l’affermarsi di un’élite internazionale interessata all’archeologia e alle civiltà antiche, contribuendo alla circolazione di reperti e opere d’arte. Fra i bronzi in mostra, alcune statuette e manufatti hanno carattere votivo e culturale, come il Fanciullo con oca, raffigurante un bambino nudo con un’oca in braccio, che indossa al collo una bulla, la cui iscrizione sulla gamba destra attesta la funzione votiva; analoga destinazione è confermata dall’iscrizione dedicatoria della statuetta in bronzo di Laran, dio della guerra rappresentato con corazza ed elmo, databile tra il 540 e il 520 a.C.; alla metà del IV secolo a.C. risale invece il bronzetto raffigurante un Grifone, animale fantastico che unisce il leone, re della terra, all’aquila, regina del cielo, recante sul lato destro del corpo un’iscrizione dedicatoria a Tinia, divinità delle folgori.
Accanto ai bronzi Corazzi è esposta una selezione di volumi che sottolinea il valore testimoniale delle pubblicazioni antiche per lo studio della storia delle opere d’arte e della storia del gusto: sono esposti, tra gli altri, una copia di Ad monumenta Etrusca operi Dempsteriano additae explanationes et conjecturae di Filippo Buonarroti (1723-1724), i Due ragionamenti del dottore Lodovico Coltellini agli Accademici Etruschi di Cortona sopra quattro superbi bronzi antichi […] di Lodovico Coltellini (1750) e il Museum Cortonense di Francesco Valesio, Antonio Francesco Gori, Ridolfino Venuti (1750). In questo contesto, il libro si configura come un dispositivo curatoriale capace di mantenere attiva la vita dell’oggetto anche in sua assenza fisica – quando disperso, non accessibile o lontano, rendendone possibile la fruizione e lo studio e assicurandone la trasmissione nel tempo. La riflessione bibliografica introduce così una relazione tra due distinti mondi comunicativi, l’opera e il libro sull’opera, intesi come spazio di mediazione e interpretazione per la conservazione e la riattivazione della memoria materiale.
Codigoro (Fe). Pomposa guarda al futuro: arrivano i totem digitali per l’ingresso all’abbazia e al museo. Dal 1° aprile biglietteria elettronica e nuovi servizi per una visita più semplice, accessibile e autonoma
L’innovazione digitale entra in uno dei luoghi simbolo del patrimonio culturale emiliano. A partire dal 1° aprile 2026, l’Abbazia di Pomposa e il Museo Pomposiano adottano un nuovo sistema di biglietteria elettronica, introducendo servizi pensati per rendere l’esperienza di visita più accessibile, inclusiva e in linea con le esigenze del pubblico contemporaneo. L’iniziativa si inserisce nella strategia nazionale del ministero della Cultura per la creazione di un ecosistema digitale integrato per i musei statali. Il complesso di Pomposa, afferente ai Musei Nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna, si conferma così protagonista di un processo di rinnovamento che semplifica l’accesso e valorizza il patrimonio culturale. Dal 1° aprile 2026 l’ingresso all’Abbazia e al Museo sarà gestito interamente tramite sistemi di pagamento elettronico. I visitatori potranno acquistare il biglietto in modo autonomo attraverso due canali: i totem, multilingua: italiano, inglese, francese e spagnolo, installati in loco presso la biglietteria del museo oppure la piattaforma digitale dedicata “Musei Italiani”, accessibile anche tramite app gratuita disponibile su Google Play e Apple Store.
“L’introduzione dei totem digitali rappresenta un passaggio importante nel percorso di innovazione dell’Abbazia di Pomposa”, sottolinea la direttrice Serena Ciliani. “Vogliamo offrire ai visitatori strumenti semplici ed efficaci che rendano la visita più autonoma e accessibile, senza rinunciare alla qualità dell’accoglienza. L’Abbazia di Pomposa sarà il primo sito, tra quelli della direzione musei regionale, a sperimentare l’utilizzo di questi totem. I visitatori potranno effettuare in autonomia i pagamenti che potranno avvenire solo tramite bancomat e carta di credito. È un modo concreto per avvicinare nuovi pubblici e migliorare l’esperienza di chi sceglie di scoprire questo luogo straordinario”. Le nuove postazioni digitali, collocate all’ingresso del complesso, consentiranno non solo l’acquisto immediato dei biglietti tramite POS, ma offriranno anche informazioni aggiornate sull’intero sistema dei musei statali italiani, contribuendo a orientare e arricchire l’esperienza del visitatore, al contempo lo staff museale in servizio presso la biglietteria faciliterà le operazioni di acquisto biglietti e darà indicazioni sul complesso abbaziale. La nuova infrastruttura digitale si affianca all’impegno costante per garantire tariffe accessibili e una gestione efficiente del sito, con l’obiettivo di coniugare innovazione e valorizzazione.

L’Abbazia di Pomposa e il suo iconico campanile (foto francesca marchini / gfc gruppo fotoamatori codigoro)
L’Abbazia di Pomposa, con il suo iconico campanile e gli straordinari cicli di affreschi medievali, rappresenta uno dei complessi monastici più rilevanti del patrimonio statale. Le sue origini risalgono ai secoli VI-VII, quando sorse un insediamento benedettino sull’antica Insula Pomposia, un territorio boscoso circondato da rami fluviali e protetto dal mare. Dopo l’anno Mille visse la sua stagione di massimo splendore, affermandosi come centro monastico di primaria importanza sotto la guida dell’abate San Guido. Tra le figure illustri che vi soggiornarono spicca Guido d’Arezzo, il monaco cui si deve l’introduzione del sistema musicale basato sulle sette note. Insieme al Museo Pomposiano, l’abbazia è oggi parte dei Musei nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna.
Roma. A Palazzo Massimo va in scena “Afrodite”, nuova performance di teatrodanza di ArteStudio con la direzione artistica di Riccardo Vannuccini, nell’ambito di “Una Stanza per Ofelia”, che offre una visione segreta e misteriosa di Afrodite: un’archeologia del guardare
Martedì 31 marzo 2026, alle 16, alle 17 e alle 18, nelle sale di Palazzo Massimo del museo nazionale Romano, va in scena “Afrodite”, nuova performance di teatrodanza di ArteStudio con la direzione artistica di Riccardo Vannuccini e realizzato nell’ambito di “Una Stanza per Ofelia”, un progetto co-finanziato dall’Unione Europea e con il sostegno del MIC e la collaborazione importante del museo nazionale Romano diretto da Federica Rinaldi. Evento incluso nel biglietto del museo. In scena Alessandra Marini, Pietro Freddi, Chiara Giangrande, Gabriele Guerra, Silvia Fasoli, Sofia Russotto, Maria Santuzzo, Sabrina Biagioli, Agata Alma Sala, Alba Bartoli, Maria Sandrelli con la partecipazione dei ragazzi e delle ragazze del Centro Sabelli e della scuola Borgoncini Duca che aderiscono al progetto “Una Stanza per Ofelia”. Una performance di teatrodanza liberamente ispirata alla statua di Afrodite al bagno che, affascinante e di conturbante bellezza, sembra guardare le cose del mondo con leggerezza tutta femminile. Una posa in movimento che suggerisce libertà e presenza scenica. La performance intende proporre un’archeologia dello sguardo, ovvero gli artisti accompagneranno il pubblico nella visione segreta e misteriosa di Afrodite attraverso prospettive inedite del guardare e del conservare la memoria dello sguardo.
Il progetto di ArteStudio composto da attività sceniche e laboratoriali dedicato al contrasto e alla prevenzione dei fenomeni e dei comportamenti riferibili alla violenza sulle donne e sulle persone fragili in genere, esplora qui il tema in una relazione fra abitanti e città facendo dello spazio museale il luogo principale di nuove forme di cittadinanza attraverso un rapporto in sensi con la tradizione e il futuro culturale del nostro Paese, utilizzando la performance artistica nei luoghi d’arte come strumento di ricerca e comprensione della vicenda umana e, in questo caso, stabilendo una relazione originale, interessata ed interessante, con gli spazi museali del Palazzo Massimo.
Verona. A Quinzano la conferenza “Alle origini di Quinzano: nuovi dati dagli scavi della soprintendenza Archeologica” con Paola Salzani (Sabap-Vr), terzo del ciclo di quattro incontri “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche”
Martedì 31 marzo 2026, alle 20, nella Sala “Garonzi” del Centro Polifunzionale della 2ª Circoscrizione, in via Quinzano 24/D a Verona, la conferenza “Alle origini di Quinzano: nuovi dati dagli scavi della soprintendenza Archeologica” con Paola Salzani della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, terzo del ciclo di quattro incontri “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche” organizzato dalla 2ª Circoscrizione del Comune di Verona in collaborazione con i Musei civici di Verona e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, per offrire al pubblico un quadro aggiornato e approfondito delle ricerche del passato, in corso e future sulla preistoria dell’area quinzanese, uno dei contesti più significativi per la ricostruzione delle prime fasi di antropizzazione del territorio comunale di Verona. “È un’occasione estremamente importante – sottolinea il soprintendente Andrea Rosignoli –, un momento di restituzione alla cittadinanza e, in particolare, alle comunità locali, perché Quinzano è una delle zone più interessanti dal punto di vista delle ricerche archeologiche paleontologiche. Le ex cave hanno restituito ormai decenni fa dei reperti di notevole interesse, ma anche in tempi molto più recenti, a partire dal 2023, attraverso uno scavo della soprintendenza, sono emersi nuovi resti ancora in fase di studio. Questo ciclo di quattro conferenze, quindi, presenta le anteprime e i primi risultati. L’aspetto veramente suggestivo è che sembrano essere i resti del primo insediamento stabile del territorio veronese, quindi le origini della città risalenti a circa 7000 anni fa”.

















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