Pontecagnano (Sa). Al museo Archeologico nazionale “Gli Etruschi di frontiera” prorogata la mostra “Cavalieri e Sirene. Nuove storie dalla terra” che accende i riflettori sullo straordinario contesto funerario della Tomba 10188

Visto il grande interesse del pubblico, l’esposizione temporanea “Cavalieri e Sirene. Nuove storie dalla terra”, allestita al museo Archeologico nazionale di Pontecagnano “Gli Etruschi di frontiera”, è prorogata fino al 15 novembre 2026. Inaugurata il 27 settembre 2026 in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2026, la mostra, curata dalla soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino in collaborazione con la direzione regionale Musei nazionali della Campania, accende i riflettori sullo straordinario contesto funerario della Tomba 10188, una rarissima tomba “a cubo” risalente alla prima metà del VI secolo a.C., rinvenuta di recente a Pontecagnano durante scavi di archeologia preventiva (vedi Pontecagnano Faiano (Sa). Al museo Archeologico nazionale “Gli Etruschi di frontiera” aperta la mostra “Cavalieri e sirene: nuove storie dalla terra” col contesto funerario di eccezionale rilievo della Tomba 10188 (VI sec. a.C.) del tipo “a cubo” scoperta nei mesi scorsi durante un intervento di archeologia preventiva – archeologiavocidalpassato).

La mostra presenta un contesto funerario di eccezionale rilievo, rinvenuto nei mesi scorsi durante un intervento di archeologia preventiva a Pontecagnano Faiano. Nel settore meridionale del lotto è stato individuato un gruppo di quattro sepolture databili alla prima metà del VI secolo a.C., purtroppo in parte distrutte da un impianto fognario moderno. Tra queste si distingue, per eccezionalità, la Tomba 10188 costituita da un cratere figurato – prodotto a Corinto – che ospitava le ossa combuste del defunto. La Tomba 10188, risalente alla prima metà del VI secolo a.C., appartiene alla tipologia “a cubo”, piuttosto rara nel sito, costituita da un blocco in travertino posto a protezione di un vaso utilizzato come urna cineraria. Nel caso della Tomba 10188 il cinerario è costituito da un cratere figurato di produzione corinzia, decorato con cavalieri al galoppo, su un lato, e con una sirena affiancata da cavalieri affrontati sull’altro. Numerosi elementi indicano che la sepoltura appartenesse a un personaggio di rango elevato nell’ambito della comunità dell’antico centro etrusco: la particolare tipologia della struttura della tomba, l’uso come cinerario del cratere, elemento centrale del simposio destinato alla mescita del vino, il rituale funerario dell’incinerazione nonché la decorazione figurata del vaso importato direttamente dalla Grecia.
Melfi-Venosa (Pz). Prorogata al 3 gennaio 2027 la mostra diffusa “Salvati. Storia di un sequestro” che spazia da raffinati vasi a figure rosse a preziosi gioielli in ambra e oro, fino a sculture e a un grande mosaico policromo, sottratti allo scavo clandestino e restituiti alla fruizione pubblica grazie all’azione investigativa e alla rete istituzionale

Nuova proroga dell’apertura della mostra diffusa “Salvati. Storia di un sequestro” sarà visitabile fino a domenica 3 gennaio 2027, allestita in contemporanea al museo Archeologico nazionale “Massimo Pallottino” (Castello di Melfi, Pz) e il museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” (Castello di Venosa, Pz): percorso espositivo diffuso, tra Melfi e Venosa, che spazia da raffinati vasi a figure rosse a preziosi gioielli in ambra e oro, fino a sculture e a un grande mosaico policromo. Nata dalla sinergia strategica con il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) e con la Direzione Generale Musei, l’itinerario si snoda tra reperti di straordinario valore storico e scientifico, sottratti allo scavo clandestino e restituiti alla fruizione pubblica grazie all’azione investigativa e alla rete istituzionale. Programmata inizialmente dal 17 luglio al 27 settembre 2026, era stata una prima volta prorogata fino al 1° novembre 2026. La visita alla mostra è inclusa nel biglietto d’ingresso ordinario secondo gli orari di apertura dei Musei.

L’esposizione è dedicata al recupero di circa 140 reperti archeologici sottratti all’Italia da scavi clandestini e reimmessi sul mercato clandestino internazionale. Il cruciale rientro, finalizzato nel maggio 2023 al termine di un lungo e complesso negoziato con la società di diritto inglese in liquidazione Symes Ltd – appartenuta al noto trafficante d’arte Robin Symes –, è stato reso possibile grazie alla complessa attività investigativa del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. L’operazione ha visto il fondamentale coinvolgimento dell’Avvocatura Generale dello Stato, dell’Ambasciata d’Italia a Londra e dei Dipartimenti del Ministero della Cultura dedicati alla Tutela e alla Valorizzazione del patrimonio. A seguito del recupero, il Ministero della Cultura ha avviato un’attenta ridistribuzione territoriale dei beni: il lotto assegnato ai Musei e parchi archeologici di Melfi e Venosa comprende vasi a figure rosse, ornamenti in ambra e oro, sculture, oggetti di uso quotidiano e un grande mosaico policromo. La mostra intende accendere i riflettori su un fenomeno drammatico che colpisce il nostro patrimonio culturale. Strappati brutalmente ai contesti di provenienza, questi reperti erano stati ridotti a meri oggetti d’arredo per il collezionismo clandestino. L’esposizione si configura quindi come una profonda riflessione sulla legalità e sulla congiunta azione di tutela e valorizzazione del patrimonio.
A Cerveteri prorogata a gennaio 2027 la mostra “Veder greco in Etruria. Le idrie di Cerveteri” al museo Archeologico nazionale Cerite. A Tarquinia prorogata a novembre 2027 la mostra “In viaggio nel Regno delle Ombre” al museo Archeologico nazionale

Si allunga il tempo disponibile per visitare le due mostre, “Veder greco in Etruria” al museo Archeologico nazionale Cerite di Cerveteri, e “In viaggio nel Regno delle Ombre”, al museo Archeologico nazionale di Tarquinia, promosse dal parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia, sono prorogate fino al 2027. Per la precisione, la prima dal 31 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027; la seconda dal 15 novembre 2026 al 30 novembre 2027.

MOSTRA “VEDER GRECO IN ETRURIA. LE IDRIE DI CERVETERI” a cura di Vincenzo Bellelli e Patrizio Fileri, prorogata fino al 31 gennaio 2027, al museo Archeologico nazionale Cerite di Cerveteri (Vt), coinvolge prestigiosi partner nazionali e internazionali, quali il Louvre, il British Museum, i musei Vaticani, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e i musei Capitolini, cui si aggiungono numerosi altri prestatori italiani. La mostra esalta il ruolo internazionale di Cerveteri in età arcaica e il suo rapporto speciale con il mondo greco-orientale, attraverso l’esposizione di una ampia varietà di ceramiche di importazione ionica e di opere che ne dimostrano l’influsso sulla produzione locale. Esempi significativi di questi contatti si ritrovano tanto nella pittura vascolare che nelle terrecotte decorative impiegate nell’architettura, produzioni di cui Cerveteri, nella seconda metà del VI secolo a.C. risulta protagonista assoluta, sia in quanto centro di importazione privilegiato, che come centro di incubazione e sviluppo di nuove tendenze artistiche.

Focus della mostra sono le hydriai (contenitori per acqua) ceretane: una classe di ceramiche dipinte eccezionali per qualità, rarità e raffinatezza, di stile greco-orientale, ma rinvenute esclusivamente a Cerveteri. Il pubblico può ammirare, tra le altre, la celeberrima hydria della Polledrara, conservata al British Museum, e la “regina” dei vasi ionici rinvenuti in Etruria, ovvero l’hydria Ricci, due capolavori assoluti della ceramografia antica. Insieme alle hydriai sono esposti per l’occasione numerosi materiali poco noti o inediti che illustrano le connessioni dell’ambiente artistico locale con questi straordinari vasi istoriati.

Tariffe. Per visitare la mostra temporanea “Veder greco in Etruria. Le idrie di Cerveteri” allestita al secondo piano del museo Cerite è previsto un supplemento di 2 euro al costo del biglietto cumulativo e di quello di tipologia “circuito”, pertanto non è possibile visitare esclusivamente la mostra pagando solo 2 euro. In occasione delle domeniche gratuite, viceversa, l’accesso a museo e necropoli sarà gratuito e chi vorrà visitare la mostra pagherà soltanto 2 euro. Le gratuità di legge restano valide.

MOSTRA “IN VIAGGIO NEL REGNO DELLE OMBRE. CAPOLAVORI DELLA PITTURA ETRUSCA FRA TARQUINIA E ORVIETO” a cura di Vincenzo Bellelli e Maria Cristina Tomassetti, prorogata fino al 30 novembre 2027, al museo Archeologico nazionale di Tarquinia (Vt), nasce dalla volontà dei Musei nazionali di Tarquinia e Orviero di fare sistema per valorizzare il patrimonio delle tombe dipinte di Tarquinia e di Orvieto mettendone in luce le caratteristiche specifiche e approfondendo lo studio dei rapporti che legavano in antico due delle più importanti metropoli etrusche, attraverso una collaborazione istituzionale che renda fruibili le tombe Golini durante il periodo di riallestimento del MAN-OR, quando avrebbero dovuto essere ricoverate in un deposito temporaneo e sottratte alla fruizione per diversi mesi. L’occasione permette di approfondire aspetti ancora poco noti del fenomeno della pittura parietale etrusca in epoca tardoclassica ed ellenistica, anche con l’esposizione della tomba Bruschi per la prima volta rimontata nel museo di Tarquinia, gettando nuova luce sui rapporti tra i due centri e valorizzando allo stesso tempo i luoghi della cultura del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia e della direzione regionale Musei nazionali dell’Umbria. Ospitare a Tarquinia le tombe Golini consente inoltre di approfondire e comunicare al pubblico gli aspetti che riguardano la conservazione dei dipinti, tematica trattata attraverso specifici apparati multimediali nella Sala delle Tombe Dipinte di recente sottoposta a un suggestivo riallestimento allo stesso secondo piano del museo.

Protagoniste dunque le tombe Golini, capolavori che parlano di tecniche, colori e storie antiche, insieme alla tomba Bruschi, riassemblata per la prima volta, e, nella rinnovata Sala delle Tombe Dipinte (nuova illuminazione, strumenti per l’accessibilità e tavolo multimediale per un racconto senza tempo) le Tombe del Triclinio, delle Bighe, della Nave e delle Olimpiadi. Esposti anche reperti straordinari: la panoplia completa ritrovata vicino alle Golini, l’anfora dei Centauri dalla Golini I e una preziosa testina in bronzo, probabilmente dalla tomba Bruschi. Fondamentale il contributo scientifico dell’Istituto Centrale per il Restauro, che ha prestato il prototipo del primo telaio a espansione, strumento chiave per la conservazione e il riallestimento delle tombe.

Tariffe. Per visitare la mostra temporanea “In viaggio nel Regno delle Ombre. Capolavori della pittura etrusca fra Tarquinia e Orvieto” allestita al secondo piano del museo Archeologico nazionale di Tarquinia è previsto un supplemento di 2 euro al costo del biglietto cumulativo e di quello di tipologia “circuito”, pertanto non è possibile visitare esclusivamente la mostra pagando solo 2 euro. In occasione delle domeniche gratuite, viceversa, l’accesso a museo e necropoli sarà gratuito e chi vorrà visitare la mostra pagherà soltanto 2 euro. Le gratuità di legge restano valide.
Cabras (Or). Al museo civico “Giovanni Marongiu” prorogata a gennaio 2027 la mostra “Tyrrhenòs e Sardò. Principi Etruschi e Guerrieri Nuragici: storia di due popoli e del mare che li unisce” a cura di Paolo Giulierini, Daniele Maras, Giorgio Murru e Raimondo Zucca, promossa dalla Fondazione Mont’e Prama

“Tyrrhenòs e Sardò. Principi etruschi e guerrieri nuragici” non si ferma: la mostra “Tyrrhenòs e Sardò. Principi Etruschi e Guerrieri Nuragici: storia di due popoli e del mare che li unisce” a cura di Paolo Giulierini, Daniele Maras, Giorgio Murru e Raimondo Zucca, nella nuova sala del museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras (Or), da sabato 18 luglio a lunedì 9 novembre 2026, è prorogata fino al 10 gennaio 2027. “Dal 18 luglio 2026 a oggi”, comunica la Fondazione Mont’e Prama, “ben 36.411 visitatori hanno varcato le porte del museo per scoprire l’incontro, i dialoghi e gli scambi tra due delle più affascinanti civiltà del Mediterraneo antico. Un risultato straordinario che premia la qualità del progetto scientifico e l’entusiasmo del pubblico. Un traguardo reso possibile dalla preziosa e rinnovata disponibilità di tutti gli enti prestatori e delle istituzioni museali partner, che hanno accordato l’estensione dei prestiti consentendo ai reperti di rimanere esposti ancora per i prossimi mesi. A tutti loro va il nostro più sincero e sentito ringraziamento per la collaborazione e la condivisione di questo percorso. Per chi non l’ha ancora visitata — o per chi desidera tornare — c’è tempo per tutto il periodo delle festività, fino al 10 gennaio 2027”.

I Greci la chiamavano “l’Isola dalle vene d’argento”: la Sardegna era una terra ricca di risorse minerarie, al centro delle rotte che attraversavano il Mediterraneo antico. Proprio il commercio dei metalli rappresentò una delle principali connessioni tra Sardegna ed Etruria. Navi, uomini e merci solcavano il Tirreno dando vita a una fitta rete di relazioni. È da questo dialogo che prende forma la mostra che, promossa dalla Fondazione Mont’e Prama, in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Firenze e il Comune di Cabras, propone un percorso che racconta il legame tra due grandi civiltà del Mediterraneo attraverso reperti, manufatti e testimonianze archeologiche (vedi Cabras (Or). Alla vigilia della grande mostra “Tyrrhenòs e Sardò. Principi Etruschi e Guerrieri Nuragici: storia di due popoli e del mare che li unisce” a cura di Paolo Giulierini, Daniele Maras, Giorgio Murru e Raimondo Zucca, al museo “Marongiu”, il direttore Maras fa qualche anticipazione e invita tutti a visitarla – archeologiavocidalpassato).
Appia Antica (Roma). Per la #domenicalmuseo il parco archeologico apre le porte serali del casale di Santa Maria Nova con visite guidate alla mostra “L’Ingegnere Volante. Taruffi torna sulla Via Appia Antica”


Domenica 1° novembre 2026, in occasione della #domenicalmuseo, il casale di Santa Maria Nova, con ingresso in via Appia Antica 251 a Roma, apre straordinariamente le porte al pubblico in orario serale, con ingresso gratuito dalle 19.30 alle 22.30, per la mostra “L’Ingegnere Volante. Taruffi torna sulla Via Appia Antica”. Alle 19.30 e alle 21, il personale del parco archeologico dell’Appia Antica (Roma) accompagnerà i visitatori in due visite dedicate all’esposizione. Diari, progetti tecnici, modelli per la galleria del vento e fotografie: l’archivio privato di Piero Taruffi, presentato per la prima volta sull’Appia, racconta come la regina viarum sia diventata il laboratorio a cielo aperto di uno degli ingegneri e piloti più visionari della storia dell’automobilismo. Il biglietto gratuito “Domenica al Museo | Mostra L’ingegnere volante. Apertura serale” è disponibile sul sito di Musei Italiani, tramite app oppure, il giorno stesso, presso i totem all’ingresso dei siti.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia apertura serale straordinaria (con ingresso alla Tomba François) e concerto “La parola si fa canto”

Sabato 31 ottobre 2026, apertura straordinaria del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia dalle 20 alle 24. Questo ultimo sabato di ottobre è l’occasione per vivere il Museo in un’atmosfera serale, magica e suggestiva, con un biglietto speciale al costo di 5 euro. Ingresso alla tomba François senza prenotazione. Formazione di gruppi sul posto, massimo 30 persone alla volta. Visite guidate tematiche a cura del personale negli orari 20.30, 21.30 e 22.30. Prenotazione direttamente in accoglienza. Si può acquistare il biglietto online oppure direttamente in biglietteria a partire dalle 19.30. Ultimo ingresso alle 23. Sale espositive dalle 20 alle 23.30.

Nell’ambito dell’apertura serale straordinaria del Museo, alle 20.30, il concerto “La parola si fa canto”. Un percorso guidato a cura del coro Cappella Musicale Enrico Stuart, diretto dal Maestro Giancarlo della Chiaie. Tra letture recitate e brani musicali che raccontano l’evoluzione della lauda spirituale dal Medioevo al Barocco, celebrando anche l’Ottavo Centenario della morte di San Francesco d’Assisi (1226-2026). Strumentazione (archi e percussioni): M° Paola Ghigo. Voce recitante: Riccardo Fioroni. Evento a cura di Rita Ferraro.
PROGRAMMA MUSICALE. Brani tratti dal Laudario di Cortona: Laude novella, Altissima luce, Gloria in cielo, De la crudel morte de Christo, Iesu Christo glorioso, Alta Trinità beata. Brani tratti dalle Laude dei Filippini: Giovanni Animuccia (1500–1571), Benedetto sia lo giorno; Giovanni Animuccia, Lodate Dio; Francisco Soto de Langa (1539–1616), Nell’apparir del sempiterno sole; Giovanni Animuccia, Ben venga amore. Letture: Cantico delle creature, La perfetta letizia, Testi tratti dal Laudario di Cortona.
Firenze. Apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale con visite guidate di Gregorio Aversa e Gabriella Sabatini per il ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”

Sabato 31 ottobre 2026, apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale di Firenze, dalle 14 alle 18 (ultimo ingresso 17.15), con un nuovo appuntamento del ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”. Alle 14 e alle 16, visita guidata “Esplora il MAF: storie, luoghi e tesori nascosti delle sue collezioni”, a cura di Gabriella Sabatini, curatrice del museo Archeologico nazionale di Firenze; alle 15 e alle 17, visita guidata “Le collezioni del MAF: un viaggio unico tra arte e storia antica”, a cura di Gregorio Aversa, curatore del museo Archeologico nazionale di Firenze. Visitare un Museo significa viaggiare nel tempo alla ricerca di storie, conoscere luoghi, approfondire relazioni riguardo a capolavori d’arte e non solo. Accompagnati dai curatori Gabriella Sabatini e Gregorio Aversa sarà possibile esplorare le collezioni del museo Archeologico nazionale di Firenze per scoprire ciò che lega il nostro presente ad un passato tanto lontano ma in fondo molto vicino, fatto di commercio, perizia artigiana, e soprattutto di umanità. Attività comprese nel costo del biglietto di ingresso. Info: man-fi@cultura.gov.it
Roma. Museo nazionale Romano: a Palazzo Massimo il primo movimento di “ODISSEA” di Emilio Villa a cura di ArteStudio. Il secondo e il terzo movimento in novembre alle Terme di Diocleziano

Sabato 31 ottobre 2026, al museo nazionale Romano di Palazzo Massimo, nella Sala del Discobolo, debutta il primo movimento di “ODISSEA” di Emilio Villa, Sax e contrabbasso, a cura di ArteStudio, con la performance di Riccardo Vannuccini: lo spettacolo si articola in due turni di 25 minuti ciascuno, alle 20.30 e 21.30, con il biglietto speciale di 5 euro ed è realizzato nell’ambito delle aperture straordinarie del museo nazionale Romano con ingresso dalle 19 alle 22.30 (ultimo ingresso alle 22). Il progetto prosegue anche nel mese di novembre 2026, con il secondo e il terzo movimento, e si svolgerà negli spazi del Chiostro michelangiolesco e del Chiostro Ludovisi delle Terme di Diocleziano, nelle date di sabato 14 e sabato 28 novembre 2026, con le stesse modalità di orario e di ingresso. Lo spettacolo è ideato nell’ambito del progetto “La Ferita e l’Arco” che ArteStudio realizza con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il ministero della Cultura, la Regione Lazio e con la collaborazione del museo nazionale Romano, diretto da Federica Rinaldi. Gli interpreti di “ODISSEA” sono Rocco Cucovaz e Sabrina Biagioli, Luisa Vagniluca, Alessandra Marini, Teresa Noemi Bove e con Pietro Freddi (sax), Armando Bagalà e Dalila Specchio (contrabbasso); gli oggetti di scena e costumi a cura di Yoko Hakiko; le musiche originali scritte da Pietro Freddi. Partecipano al programma gli studenti dell’università la Sapienza-Dipartimento di Studi Interculturali e i giovani ospiti del Centro Sabelli.
Il poema omerico è raccontato per frammenti attraverso la straordinaria traduzione di Emilio Villa, che propone una lettura nuova liberando l’eroe greco dalle riduzioni letterarie per restituirlo alle sue origini performative: il testo omerico è interpretato come un percorso labirintico da minoico a marino che dalle acque muove e ritorna. Non solo opera letteraria, ma sintesi scenica dove parola, musica, danza e canto si fondono. “Dietro ai versi omerici dell’epica ionica ed eolica”, afferma Emilio Villa, “c’è tutta la sterminata area linguistica della civiltà micenea, del greco arcaico e delle lingue mesopotamiche. Quindi la mia traduzione tiene conto soprattutto del travaglio linguistico attraverso il quale l’Odissea si è formata”. “La Ferita e l’Arco” è un progetto vincitore del bando Giovani Idee nell’ambito del programma finanziato dalle Politiche Giovanili della Regione Lazio con il sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Composto da attività sceniche e laboratoriali, esplora il tema della relazione fra abitanti e città facendo dello spazio museale il luogo principale di nuove forme di cittadinanza attraverso un rapporto con la tradizione e il futuro culturale del nostro Paese, utilizzando la performance artistica nei luoghi d’arte come strumento di ricerca e comprensione della vicenda umana.
4 novembre 1966 – 2026: nel 60esimo anniversario dell’alluvione di Firenze al via due mostre “Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze” e “L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi” nell’ambito del progetto “Curare il passato e proteggere il futuro: Storie del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e dell’Istituto degli Innocenti”. Ecco il programma di tre giorni di iniziative

4 novembre 1966: l’Arno esonda prima dell’alba, l’acqua raggiunge altezze impressionanti nel centro storico, fino a circa 5–6 metri in zone come Santa Croce, circa 3 metri in piazza del Duomo e oltre un metro a Santo Spirito. Nonostante la posizione leggermente più riparata rispetto ad altre zone vicine all’Arno, il museo Archeologico nazionale di Firenze subisce gravi danni a causa dell’acqua e del fango che travolgono vetrine, scaffali, lastre e stampe fotografiche, oltre a spazzare via il museo Topografico dell’Etruria. In occasione del 60esimo anniversario dell’alluvione di Firenze il museo Archeologico nazionale di Firenze e il museo degli Innocenti propongono un progetto espositivo comune: “Curare il passato e proteggere il futuro: Storie del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e dell’Istituto degli Innocenti”. In due mostre, “Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze” e “L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi”, fotografie dell’epoca, reperti archeologici restaurati, esposizione di oggetti ancora ricoperti dal fango e contenuti multimediali.
“L’alluvione del 1966”, ricorda Daniele Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, “è stato un momento cruciale della storia contemporanea di Firenze, qualcosa che ha cambiato quello che c’era prima rispetto a quello che c’era dopo. Un evento catastrofico legato al maltempo e anche al cambiamento climatico, che quindi è un argomento di estrema attualità oggi. E per il quale la città si è trovata indifesa, inerme, con una catastrofe di queste proporzioni che ha attaccato tutto il patrimonio culturale. Nel museo Archeologico l’alluvione è stata particolarmente dannosa – continua -, perché praticamente ha invaso tutto il primo piano e ha messo in ginocchio il Museo. La reazione positiva dello Stato italiano, di Firenze, dei fiorentini e di tutte le persone appassionate e dei volontari, degli studiosi che hanno collaborato per salvare il patrimonio culturale è stato un momento importantissimo in cui le istituzioni si sono date da fare. È stato istituito il grande laboratorio di restauro archeologico qui a Firenze che è diventato poi il centro di eccellenza del restauro internazionale. Sono state gettate le basi per la protezione civile: la protezione civile è nata allora, dopo l’alluvione di Firenze. Insomma, tutta una serie di collaborazioni con istituzioni internazionali nate allora per il salvataggio del patrimonio che ancora oggi funzionano in difesa di città che hanno catastrofi a volte non solo naturali, ma a volte legate a eventi umani come le guerre. Quindi diciamo che l’alluvione di Firenze è stato un momento drammatico, una tragedia devastante, ma è stata anche un punto di partenza per una costruzione di un futuro migliore. E ancora oggi stiamo lavorando per questo futuro. Queste storie, questo racconto – conclude -, saranno l’oggetto della grande mostra che stiamo realizzando qui nel museo, e che ci accompagnerà alla scoperta non solo dell’alluvione, ma soprattutto della resilienza di Firenze: Salvati dal fango. Il recupero dell’archeologia a Firenze”.

Affacciati sulla stessa piazza, la Santissima Annunziata, il museo Archeologico nazionale di Firenze e il museo degli Innocenti condividono non solo uno dei luoghi più riconoscibili della città, ma anche una storia segnata dall’alluvione del 1966. È da questo legame che nasce il progetto espositivo comune Curare il passato e proteggere il futuro, con cui i due musei, a 60 anni dall’alluvione, raccontano insieme le conseguenze del disastro, il lavoro di recupero e restauro e le storie degli oggetti e delle persone che hanno attraversato quei giorni, attraverso due mostre parallele: Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze visitabile all’Archeologico dal 4 novembre 2026 al 7 marzo 2027 e L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi visitabile al museo degli Innocenti dal 4 novembre al 31 dicembre 2026. I due progetti espongono nei rispettivi spazi fotografie d’epoca, reperti archeologici restaurati, filmati, oggetti ancora ricoperti dal fango e documenti provenienti dall’archivio di entrambi i musei. Inoltre, una parte della mostra all’Archeologico è dedicata alla nascita del Centro di Restauro Archeologico della Toscana, il laboratorio realizzato all’indomani della tragedia negli spazi del museo per volontà del Ministero dell’Istruzione e affermatosi poi come un’eccellenza italiana internazionale.
Mercoledì 4 novembre 2026 il museo Archeologico nazionale di Firenze a 60 anni dall’alluvione di Firenze, che colpì gravemente anche il museo, ricorda quei drammatici giorni con l’inaugurazione della mostra “Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze”, e con tre giorni di iniziative, tra le quali oltre alle visite guidate alla mostra, anche un incontro con i testimoni della tragedia e un’apertura straordinaria del laboratorio di restauro.

MERCOLEDI’ 4 NOVEMBRE 2026 apertura al pubblico della mostra: visita guidata del direttore alle 12. Apertura straordinaria ore 18-22: visite guidate della curatrice Claudia Noferi ogni ora. A seguire visite guidate con la funzionaria restauratrice Giulia Basilissi al laboratorio di restauro “Erminia Caudana” in piccoli gruppi.

GIOVEDI’ 5 NOVEMBRE 2026: ore 16, “IO C’ERO”, un incontro sulla narrazione dell’accaduto attraverso le parole dei testimoni dell’alluvione e delle sue conseguenze, tra i quali Filippo Delpino, all’epoca giovane borsista e oggi eminente etruscologo. Ingresso gratuito su prenotazione: man-fi@cultura.gov.it.

VENERDI’ 6 NOVEMBRE 2026: visita guidate alla mostra della curatrice Claudia Noferi alle 10 e alle 11.30. Visite comprese nel costo del biglietto di ingresso.



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