Pompei. Nel giardino-meleto della Casa delle Nozze d’Argento “Pomona a Pompei”: una giornata dedicata alla raccolta delle mele cotogne e alla scoperta delle attività agricole che ancora oggi caratterizzano il paesaggio pompeiano

Al centro la mela cotogna, antica coltura documentata nel paesaggio agricolo pompeiano. Pomona, figura mitologica della tradizione romana legata agli alberi da frutto e ai loro prodotti, è stata infatti protagonista mercoledì 14 ottobre 2026, dalle 10 alle 13, alla Casa delle Nozze d’Argento (Regio V), al parco archeologico di Pompei, dove sono coltivate diverse varietà di melo, tra cui la mela cotogna, la mela limoncella e annurca, di una giornata dedicata alla raccolta delle mele cotogne e alla scoperta delle attività agricole che ancora oggi caratterizzano il paesaggio pompeiano, in un dialogo costante con il patrimonio archeologico. Parliamo di “Pomona a Pompei”, evento nato dalla collaborazione tra il parco archeologico di Pompei e l’azienda agricola Agros S.r.l., partner privato del partenariato speciale pubblico-privato “Azienda Agricola Pompei”.

L’obiettivo era quello di valorizzare il patrimonio rurale del Parco e avvicinare in particolare le giovani generazioni alla conoscenza della terra e dei suoi prodotti. A tal fine sono state coinvolte le scuole del territorio e la Cooperativa Sociale “Il Tulipano”, che ha accompagnato i visitatori in un percorso esperienziale dalla pianta al frutto, dalla raccolta alla trasformazione.

I partecipanti hanno potuto prendere parte a visite didattiche, all’attività di raccolta e a un laboratorio dedicato alla produzione della composta di mele cotogne. Inoltre hanno potuto degustare i prodotti realizzati dall’azienda agricola Agros Srl. Infine i visitatori hanno avuto la possibilità di conoscere il mondo dell’apicoltura attraverso la presentazione delle arnie e del miele. Un insieme di esperienze concrete, dunque, attraverso cui riscoprire il valore della biodiversità e delle tradizioni agricole.
Milano. Apre alla Fondazione Luigi Rovati la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” che prosegue e completa il progetto avviato a Palazzo Ducale a Venezia, con un nuovo allestimento, i disegni di Mauro Ceolin e un confronto con la civiltà nuragica, grazie ai bronzetti e alle ceramiche votive dal museo Archeologico nazionale di Cagliari


Il conto alla rovescia è finito. Mercoledì 14 ottobre 2026 alla Fondazione Luigi Rovati, in corso Venezia 52 a Milano, apre la nuova mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”. Un viaggio nell’Italia preromana, tra sorgenti sacre, porti, luoghi di culto e offerte votive, alla scoperta di due civiltà e del loro rapporto con il divino. “Nuova” perché, anche se è la seconda tappa del progetto realizzato in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia e con il patrocinio del ministero della Cultura e dell’istituto nazionale di Studi Etruschi e Italici, la mostra, a cura di Giovanna Gambacurta, Laura Maria Michetti, Giulio Paolucci, Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, non sarà la stessa, non un semplice trasferimento da Venezia a Milano. Fino al 10 gennaio 2027 troveremo un percorso unico che prosegue e completa il progetto avviato a Palazzo Ducale a Venezia. Prima con un dialogo fra due civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti, tra grandi santuari, ex voto in bronzo e terracotta. Poi con un confronto con la civiltà nuragica, grazie ai bronzetti e alle ceramiche votive dal museo Archeologico nazionale di Cagliari. Il tutto arricchito da incursioni contemporanee: l’artista Mauro Ceolin, ha infatti utilizzato il disegno per rendere più accessibili i contenuti e favorire la comprensione degli oggetti esposti.

La mostra propone un confronto inedito e peculiare sul ruolo fondativo dell’acqua nell’orizzonte del sacro e nello sviluppo delle società in due grandi civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti, nel corso del I millennio a.C. Mari, fiumi, sorgenti salutifere e acque termali sono gli ambienti privilegiati di contatto con il divino: spazi di guarigione spesso legati al mito e abitati da divinità, ma anche luoghi per la crescita della collettività, per il transito e per lo scambio culturale. Nella mostra emergono le affinità e differenze tra Etruschi e Veneti: convergenze nelle scelte materiche, soprattutto terracotta e bronzo, e nelle pratiche votive, come le deposizioni in acqua e l’uso di oggetti miniaturistici o defunzionalizzati; divergenze nelle dimensioni monumentali e nei ricchi apparati decorativi fittili dei grandi santuari etruschi. In alcuni punti, reperti etruschi e veneti dialogano direttamente, rendendo queste relazioni visivamente evidenti.


Il progetto espositivo si articola intorno ai principali contesti archeologici legati all’acqua, senza separare nettamente i due ambiti culturali. La sezione Sacri approdi approfondisce siti come il porto-santuario fluviale di Este, dove il legame tra la dea Reitia, la scrittura e le attività femminili di filatura e tessitura è centrale, Pyrgi, grande porto mediterraneo caratterizzato da profondi intrecci tra culto, navigazione e potere politico, e Altino, aperto alle rotte adriatiche ed endolagunari. La sezione Acque miracolose, articolata nelle tre cupole del Piano Ipogeo, approfondisce il tema delle sorgenti curative, con testimonianze provenienti dall’Etruria con Vulci, Chianciano, Chiusi, Marzabotto e dal Veneto con Montegrotto e Lagole di Calalzo. Di particolare importanza i reperti provenienti da San Casciano dei Bagni: otto bronzi che testimoniano pratiche mediche avanzate e riti complessi legati all’acqua, alla divinazione e alla salute del corpo. La mostra è accompagnata da un evocativo intervento dell’artista Mauro Ceolin, che ha utilizzato il disegno come strumento per rendere più accessibili i contenuti e favorire la comprensione degli oggetti esposti.

Il percorso si amplia con un ulteriore confronto “Acque sarde”: un nucleo di bronzetti nuragici e ceramiche votive dal museo Archeologico nazionale di Cagliari porta in mostra la Sardegna nuragica, dove, tra la fine dell’età del Bronzo e la prima età del Ferro, l’acqua diventa il centro di nuovi luoghi di culto: pozzi e fonti sacre, spesso inseriti in santuari capaci di riunire comunità diverse. Anche qui il rito ruota attorno all’offerta: bronzetti di offerenti, arcieri e pugilatori, miniature di nuraghi e navicelle, armi e parti del vestiario. In una società in profondo mutamento, questi luoghi offrono a individui e gruppi emergenti nuove forme di affermazione e autorappresentazione, confermando il legame tra acqua, sacro e potere.

Il catalogo, a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, riunisce contributi di studiosi ed esperti di primo piano che illustrano il valore sacrale dell’acqua per gli Etruschi e per i Veneti, si addentrano nell’analisi sia dei principali luoghi di culto e santuari che delle più importanti fonti sananti, e approfondiscono gli aspetti votivi e dedicatori così come le criticità legate alla valorizzazione di questi beni archeologici. Testi di Alberta Facchi, Alessandro Asta, Alessandro Conti, Angela Ruta Serafini, Anna Marinetti, Benedetta Prosdocimi, Carla Pirazzini, Chiara Squarcina, Daniele F. Maras, Elisa Biancifiori, Elisabetta Govi, Federica Timossi, Giovanna Gambacurta, Giulio Paolucci, Giuseppe Sassatelli, Heinz-Werner Dämmer, Jacopo Tabolli, Laura M. Michetti, Loredana Capuis, Maddalena Bassani, Margherita Tirelli, Rossella Zaccagnini, Silvia Paltineri, Simona Carosi, Tiziano Trocchi.
Trieste. All’auditorium della Casa della Musica la conferenza “Gli alberi sacri nell’antico Egitto: tra fonti e mitologia” con Federica Pancin, ricercatrice post-doc dell’università di Bologna promossa dal Centro culturale egittologico “Claudia Dolzani”

Nell’antico Egitto gli alberi non erano semplicemente elementi del paesaggio: alcuni di essi erano considerati manifestazioni del divino, simboli di vita, protezione e ordine cosmico e protagonisti di miti e rituali. Ma quali alberi erano ritenuti sacri? E come possiamo ricostruirne il significato attraverso testi, immagini e testimonianze archeologiche? Mercoledì 14 ottobre 2026. Alle 18, all’auditorium della Casa della Musica in via dei Capitelli 3 a Trieste, promossa dal Centro culturale egittologico “Claudia Dolzani” presieduto da Susanna Lena, la conferenza “Gli alberi sacri nell’antico Egitto: tra fonti e mitologia” con Federica Pancin, ricercatrice post-doc dell’università di Bologna. La conferenza propone un viaggio nell’immaginario religioso dell’Egitto faraonico, seguendo le tracce di alcuni degli alberi più significativi – dal sicomoro all’acacia – e delle divinità a essi associate. Tra fonti e racconti mitologici, esploreremo un mondo nel quale natura e sacro non erano realtà separate, ma profondamente intrecciate.

“Questa conferenza”, anticipa Federica Pancin ad archeoilogiavocidalpassato.com, “è l’occasione per presentare un progetto di ricerca che porto avanti parallelamente ai miei principali interessi scientifici e che ha già dato origine a due contributi pubblicati: Pancin, Federica 2023. The nbs-tree and its geographies: Egyptian and Nubian traditions in Graeco-Roman temples. In el-Aguizy, Ola and Burt Kasparian (eds), ICE XII: proceedings of the Twelfth International Congress of Egyptologists, 3rd-8th November 2019, Cairo, Egypt 2, 1175-1182. [Cairo]: Institut français d’archéologie orientale. Pancin, Federica 2025. The transmission of priestly science in ancient Egyptian temples of the Graeco-Roman period: the case study of the sacred trees. In Kallas, Nathalie (ed.), Bridging the gap: disciplines, times, and spaces in dialogue. Volume 2: sessions 3, 7 and 8 from the conference Broadening Horizons 6 held at the Freie Universität Berlin, 24-28 June 2019, 174-186. Bicester: Archaeopress. In essa, si propone un viaggio alla scoperta degli alberi nell’antico Egitto, esplorandone il ruolo nel paesaggio nilotico, il valore economico e le molteplici funzioni nell’agricoltura, nella carpenteria e nei commerci, anche attraverso l’importazione di legname da regioni lontane. L’attenzione si sposterà poi sulla dimensione simbolica e religiosa degli alberi cosiddetti “sacri”, per indagare le credenze, i culti e i racconti mitologici che li vedevano protagonisti. Un approfondimento specifico sarà dedicato alle fonti e alle metodologie utili a ricostruire questo argomento ancora poco esplorato della civiltà egizia. A partire dalla definizione stessa di “albero sacro”, alternativamente “divino” o “protetto”, si analizzeranno alcuni esempi più significativi. Alcuni alberi erano, infatti, considerati vere e proprie manifestazioni della divinità: forse risulteranno familiari a molti le dee dell’albero, raffigurate nelle pitture parietali delle tombe tebane mentre emergono dal tronco di un sicomoro per offrire sostentamento e vita ai defunti. Meno noti sono invece gli alberi custoditi all’interno dei recinti sacri dei templi, come l’augusto ished di Eliopoli, l’albero solare per eccellenza, o come l’antico sicomoro di File, che veniva innaffiato con il latte di una vacca nera. Alcuni avevano addirittura cerimonie dedicate, come il salice di Dendera, per il quale era calendarizzata la festa della piantagione ogni anno durante la luna piena del mese di Pachons”.
Federica Pancin è una ricercatrice post-doc all’Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Si è formata in archeologia all’università Ca’ Foscari di Venezia (laurea triennale, laurea magistrale e diploma di specializzazione) e ha poi conseguito il dottorato di ricerca in filologia alla Sapienza Università di Roma, con una tesi sulla crittografia in geroglifico di epoca romana. I suoi interessi di ricerca spaziano dalla cultura templare dell’Egitto greco-romano all’archeologia sudanese (ha all’attivo numerose campagne di scavo in Sudan, nel sito di Jebel Barkal). Sugli alberi sacri ha pubblicato due contributi scientifici: “The nbs-tree and its geographies. Egyptian and Nubian traditions in Graeco-Roman temples” (2023) e “The transmission of priestly science in ancient Egyptian temples of the Graeco-Roman period: the case study of the sacred trees” (2025).
Legnago (Vr). Al Centro Ambientale Archeologico, in occasione dello scavo di Terranegra 2026, presentazione del libro “Ecologia Preistorica. Ambiente, società e cultura nella preistoria d’Italia” di Umberto Tecchiati (università Statale di Milano)

Mercoledì 14 ottobre 2026, alle 20.30, al Centro Ambientale Archeologico, in via E. Fermi 10 a Legnago (Vr), in occasione dello scavo di Terranegra 2026, appuntamento dedicato all’archeologia e alla conoscenza del nostro passato: presentazione del libro “Ecologia Preistorica. Ambiente, società e cultura nella preistoria d’Italia” di Umberto Tecchiati (università Statale di Milano, Preclab – laboratorio di Preistoria, Protostoria ed Ecologia preistorica) edito da Utet università.

Ecologia Preistorica. Ambiente, società e cultura nella preistoria d’Italia. Oggetto di questo manuale-trattato è la relazione delle società preistoriche e protostoriche italiane con il loro ambiente tra il X e il I millennio a.C. con riferimento all’impatto che queste ebbero su di esso nella costruzione del paesaggio culturale e nello sfruttamento delle risorse naturali. All’inizio dell’Olocene, comunità piccole e mobili, che basavano la propria sussistenza su caccia e raccolta, esercitavano un debole impatto sull’ambiente, ma, a partire dal VI millennio a.C., l’agricoltura comportò un uso più intenso e continuativo delle risorse del suolo in territori circoscritti. Vi si aggiunse, dal IV millennio a.C., la coltivazione di miniere di rame e attività metallurgiche. La ricostruzione della storia di questa lunga relazione, basata su evidenze archeologiche e bioarcheologiche, riflette l’evoluzione di strumenti metodologici appropriati e di approcci estesi a numerosi ambiti naturalistici. Sussistenza, deforestazione, sistemi irrigui, connettività, tecniche, stili alimentari, mobilità, estrazione mineraria, edilizia, artigianato, scambi e conflitti sono analizzati alla luce dei reperti, mostrando una preistoria e protostoria vive e attuali, non cristallizzate in un’astratta “antichità”.
Napoli. Alla Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti l’incontro internazionale di Studi “Comunicare la Cultura Materiale del Mediterraneo Antico”: due giorni dedicati al confronto su approcci, metodi e strumenti per la comunicazione della cultura materiale. Ecco il programma

Il dibattito sul ruolo del patrimonio culturale nello sviluppo socio-culturale, nella qualificazione o riqualificazione del territorio e dell’ambiente sociale ha assunto nel tempo una sempre maggiore importanza nei programmi degli enti per la tutela e la valorizzazione e degli enti di ricerca. Comunicare la cultura materiale costituisce una delle sfide più complesse, rispetto alla quale si sono fatti negli ultimi decenni enormi progressi, con una significativa sensibilizzazione degli addetti ai lavori e grazie alla centralità che il tema ha assunto nell’ambito delle Digital Humanities. Il 14 e 15 ottobre 2026 alla Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti in Napoli, in via Mezzocannone 8, si terrà l’Incontro Internazionale di Studi “Comunicare la Cultura Materiale del Mediterraneo Antico”, dedicato al confronto su approcci, metodi e strumenti per la comunicazione della cultura materiale. La discussione verterà su casi di studio, esperienze condotte in siti, parchi e musei archeologici, e sulle sperimentazioni sviluppate da enti e gruppi di ricerca, valorizzando la sinergia tra archeologia, comunicazione museale e Digital Humanities.
L’avvicinamento del pubblico e delle comunità locali alla cultura materiale dei centri del Mediterraneo antico è essenziale non solo affinché esse possano conoscere e riappropriarsi del proprio passato, ma anche perché possano garantire il loro contributo alla conservazione e alla trasmissione nel tempo di un patrimonio culturale di cui sono custodi. Ciò può avvenire solo attraverso l’attuazione di strategie comuni per la disseminazione e trasmissione delle conoscenze sulla cultura materiale a tutti i livelli. L’incontro di studi si connette al progetto di ricerca SiDiCumaFleg – sistemi digitali per la conoscenza e la valorizzazione della cultura materiale dei Campi Flegrei in età romana in corso presso il Dipartimento di Studi Umanistici, avente come obiettivo lo sviluppo di un sistema integrato di conoscenze finalizzato alla tutela e alla valorizzazione della cultura materiale dei Campi Flegrei (Na, Campania) e incentrato su quei manufatti che rappresentano la ricchezza culturale di questo territorio e delle sue comunità tra III sec. a.C. e V sec. d.C. I Campi Flegrei costituiscono dunque il punto di partenza di una riflessione che vuole però coinvolgere studiosi ed esperti di comunicazione impegnati nelle diverse aree del Mediterraneo, per confrontarsi su approcci, metodi e strumenti per la comunicazione della cultura materiale.
La discussione si concentrerà sulle strategie della comunicazione e trasmissione di evidenze materiali spesso difficili da raccontare al grande pubblico, attraverso la sinergia tra archeologia, comunicazione museale e Digital Humanities.
PROGRAMMA MERCOLEDÌ 14 OTTOBRE 2026. Napoli, Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti in Napoli: alle 10.30, saluti: ANDREA MAZZUCCHI, magnifico rettore dell’università di Napoli “Federico II”; EDOARDO MASSIMILLA, componente interno del Consiglio di Amministrazione dell’università di Napoli “Federico II”; GIANLUCA GIANNINI, direttore del dipartimento di Studi umanistici dell’università di Napoli “Federico II”; ROSALBA DI MEGLIO, coordinatrice del CdLM in Archeologia del Mediterraneo dell’università di Napoli “Federico II”. Introduzione ai lavori: CARMELA CAPALDI, università di Napoli “Federico II”, ANTONELLA CIOTOLA, università di Napoli “Federico II”: “SiDiCuMaFleg. Una risorsa digitale per la cultura materiale dei Campi Flegrei”. SEZIONE I – Musei: progetti e orientamenti, presiede EMMANUEL BOTTE, Centre Jean Bérard UAR 3133 CNRS-EFR. Alle 11, LUIGINA TOMAY, direzione regionale Musei nazionali della Campania, “Raccontare la cultura materiale ai visitatori dei musei. Qualche esempio dalla rete dei Musei nazionali della Campania”; 11.30, FRANCESCO SIRANO, museo Archeologico nazionale di Napoli, “Comprendere, partecipare, appartenere. Il MANN accessibile”; 12, MARIA RISPOLI, museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”, “Dal museo al territorio: governance, partecipazione ed educazione al patrimonio nel Museo Archeologico di Stabia”; 12.30, FRANCESCO MUSCOLINO, musei nazionali di Cagliari, “La Sardegna e il Mediterraneo: strategie di comunicazione e nuovi allestimenti nei Musei Nazionali di Cagliari”; 13, Refreshment break. SEZIONE II — Territorio e parchi archeologici: progetti e orientamenti, presiede RAFFAELLA BONAUDO, musei nazionali di Matera. Alle 14, ASTRID D’EREDITÀ, parco archeologico del Colosseo, “Oltre la vetrina. Raccontare la cultura materiale sui social del Parco Archeologico del Colosseo”; 14.30, TIZIANA D’ANGELO, parchi archeologici di Paestum e Velia, “Che chic l’archeologia. Raccontare le storie del Mediterraneo antico ai Parchi archeologici di Paestum e Velia; 15, MARINA CASO, parco archeologico di Ercolano, “La cultura materiale di Herculaneum nella prospettiva futuristica di Amedeo Maiuri”; 15.30, SIMONE MARINO, parco archeologico di Ercolano, “Il patrimonio culturale dell’antica Ercolano nell’orbita di un ecosistema digitale”; 16, LUCA DI FRANCO, GIANCARLO DI MARTINO, ROSARIA GAROFALO, musei e parchi archeologici di Capri, “La cultura materiale dell’antica Capri tra ricerca e valorizzazione museale”; 16.30, MARCO MIANO, MARTA POLLIO, STEFANIA TUCCINARDI, università di Messina, “La villa di Damecuta, 1937-2027: un secolo di ricerche in un GIS”; 17, MARIA LUISA TARDUGNO, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio area metropolitana di Napoli, “I depositi del Rione Terra di Pozzuoli: archeologia nascosta e strategie per comunicare la cultura materiale”.
PROGRAMMA GIOVEDÌ 15 OTTOBRE 2026. Napoli, Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti in Napoli. SEZIONE I – Musei: progetti e orientamenti, presiede CARLO RESCIGNO, Scuola Superiore Meridionale. Alle 9, SARA AIRÒ, STELLA FALZONE, AGNESE LOJACONO, AMBRA MORTELLARO, ALESSANDRA VIVACQUA, museo Archeologico nazionale di Taranto, “Raccontare la cultura materiale. Le strategie di comunicazione delle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Taranto – MarTA”; 9.30, LUANA TONIOLO, museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e museo delle Civiltà, “La materia della memoria: oggetti e cultura materiale a Villa Giulia”; 10, LAURA PETACCO, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, “Comunicare il tempo di Roma. Il progetto multimediale L’eredità di Cesare e la conquista del tempo come strategia di valorizzazione dei Fasti Capitolini; 10.30, Coffee break. SEZIONE III – Cultura materiale e archeologia urbana, presiede CARLO RESCIGNO, Scuola Superiore Meridionale. Alle 11, GIULIA BOETTO, Centre Camille Jullian, CNRS, Aix Marseille Université, “Comunicare la cultura marittima: relitti di navi in museo, Italia ed Europa a confronto”; 11.30, GIULIANA BOENZI, DANIELA GIAMPAOLA, STEFANO IAVARONE, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, “Conoscere, documentare, comunicare il paesaggio urbano costiero di Napoli antica”; 12.15, GIOVANNA BALDASARRE, ANNA CAPARRO, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, “Napoli sottosopra: raccontare l’archeologia al grande pubblico. Il progetto di tutela attiva e comunicazione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli”; 12.45, ALBERT RIBERA, Institut Català d’Arqueologia Clàssica, “Valentia, la storia di una città romana ricostruita e spiegata attraverso la ceramica”; 13.15, Refreshment break. SEZIONE IV – Studio e comunicazione nell’era del digitale, presiede: LUCA CERCHIAI, università di Salerno. Alle 14.30, MACARENA BUSTAMANTE, Universidad de Granada, “Digital Humanities e ceramica. L’archivio online Corpus Vasorum Hispanorum”; 15, MARIA TERESA D’ALESSIO con ROSY BIANCO, SARA BOSSI, VALERIO BRUNI, Sapienza, Università di Roma, “I paesaggi urbani di Pompei nell’Atlante digitale della città”; 15.30, MACARENA BUSTAMANTE, Universidad de Granada, ANTONELLA CIOTOLA, università di Napoli “Federico II”, ARIANA PÉREZ, Universidad de Cantabria, ALBERT RIBERA, Institut Català d’Arqueologia Clàssica, CHRISTOPH BAIER, FRANCESCO FERRARA, Österreichisches Archäologisches Institut, “Lo studio di un grande contesto ceramico a Pompei, Regio VII insula 4”. Presiede ALESSANDRO MANNI, università di Napoli “Federico II”. Alle 16, GLORIA OLCESE, università di Milano, “Comunicare la cultura materiale di Ischia: approcci digitali per l’accessibilità e la valorizzazione dell’area artigianale di Santa Restituta di Lacco Ameno e dei palmenti rupestri dell’isola”; 16.30, MATTEO D’ACUNTO, CHIARA IMPROTA, CRISTIANA MERLUZZO, FRANCESCO NITTI, università di Napoli L’Orientale, MARCO CAPURRO, Scuola Normale Superiore di Pisa, “Dalla ricerca alla comunicazione della cultura materiale: le esperienze dell’Università di Napoli L’Orientale tra Terza Missione e digitalizzazione a Cuma e Pithekoussai”; 17, LUCA CERCHIAI, università di Salerno, Presentazione delle comunicazioni scritte.
Milano. Alla Fondazione Luigi Rovati in occasione dell’inaugurazione della mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”, la conferenza “Etruschi e Veneti. Le ragioni di una mostra” con Laura M. Michetti, Sapienza università di Roma e co-curatrice della mostra, e Jacopo Tabolli, università per Stranieri di Siena

Martedì 13 ottobre 2026, alle 18, al museo della Fondazione Luigi Rovati in corso Venezia 52 a Milano, in occasione dell’inaugurazione – mercoledì 14 ottobre 2026 – della mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”, la conferenza “Etruschi e Veneti. Le ragioni di una mostra” con Laura Maria Michetti, Sapienza università di Roma e co-curatrice della mostra, e Jacopo Tabolli, università per Stranieri di Siena, che illustreranno le ragioni scientifiche e culturali del progetto espositivo. A partire dalle 17 sarà inoltre possibile visitare gratuitamente la mostra in anteprima. Ingresso libero.
Velia (Sa). La nascita dell’antica Elea diventa un videogioco educativo (digitale e da tavolo) “ELEA. CITTÀ DA FONDARE”, promosso dai parchi archeologici di Paestum e Velia, che traduce la storia dell’antica Elea e il pensiero di Parmenide in un’esperienza partecipativa. Il videogioco, finanziato con fondi PNRR, unisce ricerca, tecnologia e gamification per ampliare l’accesso al patrimonio culturale. Ecco come si gioca

Fondare una città significa scegliere: dove abitare, come difendersi, quali risorse sviluppare, come governare. Da queste decisioni prende forma il serious game “ELEA. CITTÀ DA FONDARE”, il videogioco dei parchi archeologici di Paestum e Velia presentato lunedì 12 ottobre 2026, al parco archeologico di Velia (Sa). Un progetto che traduce la storia dell’antica Elea e il pensiero di Parmenide in un’esperienza partecipativa, nella quale i giocatori sono chiamati a confrontarsi con la costruzione di una comunità e con le conseguenze delle proprie scelte. E a guidare le scelte dei giocatori sarà proprio il pensiero di Parmenide. Realizzato in coproduzione con AMONG S.r.l. Società Benefit, il gioco integra contenuti storici, archeologici e filosofici in un percorso che mette al centro il confronto tra interessi differenti, la capacità di argomentare e la responsabilità delle decisioni. È disponibile in versione digitale e da tavolo, con una specifica versione online destinata alle scuole secondarie di secondo grado. Il progetto ha potuto contare sulla collaborazione della Società Filosofica Italiana, nell’ambito del Protocollo d’Intesa sottoscritto con i Parchi archeologici di Paestum e Velia e del relativo Atto attuativo dedicato al collaudo e alla diffusione del gioco nelle scuole. La presentazione ha offerto l’occasione per condividere le prospettive di utilizzo didattico di “ELEA. CITTÀ DA FONDARE”, rafforzando il dialogo tra istituzioni culturali, comunità scientifica e mondo dell’istruzione. Con questa iniziativa, i Parchi archeologici di Paestum e Velia proseguono il proprio impegno nell’educazione al patrimonio e nella sperimentazione di strumenti per una fruizione più ampia e inclusiva. La storia di Elea e il pensiero di Parmenide diventano il fondamento di un’esperienza che connette ricerca e innovazione, offrendo alle nuove generazioni e a un pubblico più esteso un’opportunità di conoscenza e di partecipazione alla cultura.

Alla presentazione, dopo i saluti istituzionali di Tiziana D’Angelo, direttore parchi archeologici di Paestum e Velia, e Stefano Sansone, sindaco di Ascea, sono intervenuti Roberto Vannata, dirigente Servizio II, direzione generale Musei; Francesco Uliano Scelza, funzionario archeologo, parchi archeologici di Paestum e Velia; Maria Pia Vozzi, presidente Società Filosofica Italiana, Sezione di Salerno; Annamaria Gimigliano, ideatrice e coautrice del videogioco; Tiziana D’Angelo, direttore parchi archeologici di Paestum e Velia. Il progetto è stato realizzato con fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU, nell’ambito della Missione 1 “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura”, Componente 3 “Turismo e Cultura 4.0”, Misura 1 “Patrimonio culturale per la prossima generazione”. L’intervento rientra nell’Investimento 1.2 “Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi per consentire un più ampio accesso e partecipazione alla cultura”, nell’ambito della Linea d’Azione 7 “Formazione degli operatori culturali” e degli interventi per la valorizzazione e l’accessibilità del patrimonio attraverso tecnologie innovative e metodologie di gamification.

Il progetto è stato realizzato con il sostegno della direzione generale Musei, nell’ambito delle iniziative dedicate al gaming previste dal Piano della comunicazione dell’investimento PNRR per l’accessibilità nei luoghi della cultura. Un sostegno che si inserisce in una più ampia strategia di innovazione della fruizione e di ampliamento della partecipazione al patrimonio culturale, come sottolinea Roberto Vannata, dirigente del Servizio II della direzione generale Musei: “L’investimento PNRR dedicato all’accessibilità nei luoghi della cultura, coordinato dalla Direzione generale Musei, ha rappresentato un’occasione straordinaria per rafforzare la qualità della fruizione attraverso interventi sui luoghi, formazione degli operatori, comunicazione e sperimentazione di nuovi linguaggi. In questa prospettiva, il Piano della comunicazione ha previsto anche un bando dedicato al gaming, riconoscendo nel gioco uno strumento capace di ampliare le forme di partecipazione e di avvicinare nuovi pubblici al patrimonio culturale. ELEA. CITTÀ DA FONDARE esprime con particolare efficacia questa visione: mette in relazione ricerca, archeologia, filosofia e partecipazione, offrendo una nuova chiave di accesso alla storia della città antica. Esperienze di questo tipo contribuiscono a far crescere il Sistema Museale Nazionale e ad ampliare la capacità dei musei di costruire relazioni con pubblici diversi”.
“ELEA. CITTÀ DA FONDARE nasce da questa prospettiva e dalla collaborazione tra istituzioni, ricerca e competenze professionali diverse”, dichiara Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia. “Un progetto che rafforza il ruolo del Parco come luogo di conoscenza e formazione, offrendo alle scuole e ai visitatori nuove opportunità per approfondire la storia della città e la sua tradizione filosofica. Attraverso la partecipazione e il confronto, il gioco invita a comprendere la complessità della vita di una comunità antica e il valore delle decisioni che ne determinano il futuro. Un modo diverso e coinvolgente di raccontare la storia di Elea, incentrato sull’apprendimento del senso civico. L’innovazione diventa così uno strumento al servizio della missione educativa dei Parchi, per favorire una conoscenza più consapevole del patrimonio e consolidare il legame tra le nuove generazioni e i luoghi della cultura”.
“La sfida è stata costruire un gioco semplice e accessibile, senza rinunciare alla ricchezza dell’esperienza”, dichiara Annamaria Gimigliano, ideatrice e coautrice del videogioco. “La soluzione è stata incorporare il pensiero di Parmenide nella meccanica del gioco e proporre alternative storicamente plausibili, che permettono la costruzione di decine di città diverse”.

ELEA. CITTA’ DA FONDARE propone un modo di avvicinarsi al patrimonio fondato sulla partecipazione attiva. La conoscenza della città antica passa attraverso i problemi che i suoi abitanti dovettero affrontare: organizzare gli spazi, garantire le risorse, stabilire relazioni con altre comunità e costruire un equilibrio sociale e politico capace di durare. Il punto di partenza è la vicenda dei Focei che, in fuga dall’avanzata persiana, attraversarono il Mediterraneo fino a raggiungere le coste del Cilento, dove fondarono Elea nel VI secolo a.C. Il gioco invita i partecipanti ad assumere la prospettiva di quella comunità, in un momento in cui il futuro della città era ancora da definire. La partita si articola in cinque turni dedicati alla collocazione delle abitazioni, alla difesa, alle opere e agli spazi destinati alla comunità, alle strategie di crescita e alla forma di governo. I partecipanti rappresentano cinque gruppi della società – sacerdoti, guerrieri, costruttori, agricoltori e mercanti – ciascuno con esigenze proprie e tutti legati al destino della stessa città. Le scelte vengono discusse, motivate e votate, modificando le risorse, le infrastrutture, la difesa, le relazioni e la coesione della polis, oltre agli equilibri di potere tra i gruppi. Nella fase conclusiva, la “Prova della storia”, eventi imprevisti mettono alla prova la comunità costruita. Crisi, conflitti e nuove opportunità consentono di osservare la tenuta delle decisioni e le fragilità della città. L’esperienza invita così a comprendere il rapporto tra le scelte compiute e le circostanze che una comunità non può controllare, mostrando come ogni decisione produca vantaggi, costi e conseguenze. Il pensiero di Parmenide è stato utilizzato come base per sviluppare la meccanica del gioco: le scelte dei diversi turni seguono le prospettive di Doxa (vantaggio dei gruppi) e Aletheia (vantaggio per la città) e gli stalli decisionali sono risolti dal Grammateus con uno speciale “algoritmo parmenideo”.

Tecnologia e gamification assumono una funzione di mediazione culturale. La versione digitale amplia le occasioni di incontro con la storia di Elea, consentendo di utilizzare il gioco anche in classe e al di fuori della visita al Parco. L’applicazione svolge il ruolo del Grammateus, la figura che guida il gioco e illustra gli effetti delle decisioni, risolvendo gli stalli attraverso la logica parmenidea. Le dinamiche di gioco permettono di tradurre contenuti complessi in situazioni da esplorare. Assumere un ruolo, discutere un’alternativa, esprimere un voto e verificarne gli effetti offre ai partecipanti strumenti per comprendere le relazioni tra i diversi aspetti della vita di una città antica. Il coinvolgimento diventa parte del percorso di apprendimento: ogni scelta richiede di mettere in relazione informazioni, formulare ipotesi e confrontare prospettive differenti. Per la valorizzazione del patrimonio archeologico, questo approccio apre nuove possibilità di lettura delle testimonianze materiali. Abitazioni, fortificazioni, santuari, approdi e territorio possono essere compresi attraverso la loro funzione nella vita della comunità e i rapporti che li collegavano. Il gioco offre così una chiave per avvicinarsi al sito con maggiore consapevolezza, riconoscendo negli spazi e nei resti archeologici le tracce di una storia fatta di persone, necessità e decisioni.


































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