Lugo (Ra). In via Tellarini si inaugura il nuovo Deposito archeologico con reperti dal villaggio neolitico fino alle ceramiche rinascimentali: sarà visitabile nel corso dell’anno grazie a una serie di aperture mirate
Sabato 14 marzo 2026, alle 16.30, a Lugo (Ra) in via Tellarini 38, si inaugura il nuovo Deposito archeologico, uno spazio individuato dall’Amministrazione comunale di Lugo dotato di ampi ambienti che, nei mesi scorsi e in accordo con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ravenna Forlì-Cesena e Rimini, è stato oggetto di lavori che lo hanno reso idoneo alla conservazione dei reperti rinvenuti nel territorio lughese. È stato determinante il contributo operativo dei volontari del Comitato per lo studio e la tutela dei Beni storici del Comune di Lugo di Romagna, che saranno coinvolti anche nell’opera di valorizzazione dei reperti, con una serie di aperture mirate del deposito in modo che possa essere visitato dalla popolazione. La prima occasione, dopo l’inaugurazione del 14 marzo 2026, sarà il week-end successivo, il 21 e 22 marzo 2026, in occasione delle Giornate Fai di Primavera.
I reperti conservati nel deposito coprono un ampio arco cronologico: dai ritrovamenti del villaggio neolitico e di età romana dell’ex Fornace Gattelli fino ai materiali raccolti tra il 2009 e il 2018 grazie al progetto “Bassa Romandiola”, dalle ceramiche rinascimentali recuperate nella Rocca di Lugo e nell’ex convento di San Domenico ai rinvenimenti nel cortile dell’ex Palazzo Locatelli del 2002. Un fondo specifico di reperti risale alle ricerche svolte a inizio Novecento da Edmondo Ferretti, che al momento degli scavi era ispettore onorario alle Antichità del Comune di Lugo, e Paolo Matteucci. Nel complesso, il deposito conserva circa 550 casse di documenti e materiali, la cui dispersione è stata scongiurata grazie all’impegno volontari del Comitato per lo studio e la tutela dei Beni storici del Comune di Lugo di Romagna, che si sono adoperati per la loro conservazione dalla fine degli anni ’70. Nel nuovo deposito archeologico è, inoltre, in fase di allestimento una biblioteca, composta da oltre 4000 volumi di storia locale e archeologia, in gran parte donati dalla famiglia dell’architetto Gian Luigi Gambi, socio del Comitato e per anni Ispettore onorario della Soprintendenza, al quale la biblioteca sarà intitolata. Si tratta del primo passo verso un futuro inserimento nella
Venezia. Al museo Archeologico nazionale visita guidata tattile: si potranno toccare sei opere originali
Sabato 14 marzo 2026, alle 15, il Museo archeologico nazionale di Venezia offrirà a tutte le visitatrici e a tutti i visitatori la possibilità di svolgere una visita guidata tattile. I partecipanti, accompagnati dal personale del Museo, potranno toccare sei opere originali, adeguatamente selezionate. La visita sensoriale durerà 40 minuti. Il percorso tattile, a cura di Ilaria Fidone, è incluso nel prezzo del biglietto. Ingresso da piazzetta San Marco 17. Prenotazione obbligatoria allo 0412997602. Posti limitati, Biglietti: interi 8 euro / ridotto giovani 18-25 anni 2 euro / gratuito per aventi diritto e abbonati. È possibile acquistare l’abbonamento annuale Archeologico365 a 25 euro e godere di ingressi illimitati. Questo percorso è sempre disponibile per le persone con disabilità visiva, quindi anche in altre date, è necessaria solo la prenotazione qualche giorno prima dell’arrivo. Le persone con disabilità e un loro accompagnatore hanno sempre diritto all’ingresso gratuito al Museo archeologico così come al Museo Correr, il museo a noi contiguo. Il percorso è adatto anche a persone con disabilità motoria. Le persone con disabilità motoria sono invitate ad accedere dal Museo Correr. In tal modo potranno usufruire dell’intero percorso museale marciano (Museo Correr, Museo archeologico, Sale monumentali della Biblioteca Marciana) gratuitamente. Nel percorso sono disponibili servizi igienici accessibili a persone con disabilità motoria.
Firenze. Al cinema La Compagnia ultime due giornate di proiezioni del Firenze Archeofilm 2026 tra Etruschi inediti, le scoperte a Roma per la Metro C, la regina Nefertari e il battaglione sacro di Tebe. Si chiude con i premi e il film-evento “Nemos”
Arriva il week end di Firenze Archeofilm – Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte e Ambiente – organizzato dalla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore) al cinema La Compagnia. Sabato 14 marzo 2026 tra le anteprime da non perdere: il film che attraverso la vita quotidiana degli archeologi racconta lo scavo di un sito etrusco rimasto nascosto per 2500 anni nel Valdarno Superiore e – cambiando scenario – l’indagine sul Castello di Azuchi, residenza medievale del temibile capo samurai Oda Nobunaga oggi riportato in vita dal videogioco “Assassin’s Creed Shadows”. E ancora – sempre sabato 14 – le storie riscoperte nel sottosuolo di Roma durante la costruzione della nuova linea metropolitana, la vicenda storica e umana della Regina Nefertari, l’epica saga del Battaglione Sacro di Tebe, composto da 150 coppie di amanti maschi, ora riscoperto attraverso prove archeologiche.
Domenica saranno assegnati i seguenti riconoscimenti: Premio “Firenze Archeofilm” al film più votato dal pubblico in qualità di giuria popolare; Premio “Università di Firenze”; Premio “Studenti UniFi” al miglior corto cinematografico; Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria” al miglior film di archeologia preistorica. Chiude il festival domenica 15 marzo 2026, alle 16.45, il film evento “Némos andando per mare. Odissea di un pastore di capre inabile al nuoto”. Recitato interamente in sardo (con sottotitoli in italiano) da attori non professionisti il film è una rilettura in chiave favolistica dell’Odissea, ambientata in Sardegna, un’isola dalle radici profonde, ben piantate al centro del Mediterraneo. Saranno presenti il regista Marco Antonio Pani e l’attore (Ulisse) Giovanni Masia.
PROGRAMMA SABATO 14 MARZO 2026 – MATTINA. Alle 10, in prima nazionale, il film “Pink pottery / Ceramica rosa” di Christine Banna (Stati Uniti 2023, 4’); seguono: il film “Grotta Chauvet: sulle orme degli artisti preistorici / Grotte Chauvet: dans les pas des artistes de la Prehistoire” di Alexis de Favitski (Francia 2024, 52’); il film “Vegetariani, la grande odissea / Vegetarians, the great odyssey” di Martin Blanchard (Francia 2025, 52’); in prima assoluta il film “Roma sotterranea, una metro nella storia” di Laurent Portes ( Italia, Francia, Canada 2025, 52’); in prima assoluta il film “Etruschi di Confine: un sito etrusco nel Valdarno Superiore” di Ermanno Betti (Italia 2025, 28’).
SABATO 14 MARZO 2026 – POMERIGGIO. Alle 15, in prima assoluta il film “Il castello perduto di Azuchi Un’indagine al tempo dei samurai / Le chateau perdu d’Azuchi Enquête au temps des samouraïs” di Marc Jampolsky (Francia 2026, 52’); seguono: in prima assoluta il film “Nefertari: la grande regina dell’antico Egitto /
Nefertari: the great queen of ancient Egypt” di Curtis Ryan Woodside (Italia/Egitto 2025, 52’); il film “Io non dimentico” di Antonello Murgia (Italia 2025, 13′); il film “Army of Lovers” di Lefteris Charitos (Grecia, Austria 2025, 53′); in prima cinematografica il film “Aphrodisia” di Michele Iodice (Italia 2023, 7’); il film “Il volto di Alessandro. Il restauro del Mosaico di Alessandro e Dario” di Vanni Gandolfo (Italia 2025, 52’).
PROGRAMMA DOMENICA 15 MARZO 2026 – MATTINA. Alle 10, in prima assoluta il film “Ngaben – il lungo sonno / Ngaben – the long sleep” di Massimo Brega (Indonesia 2025, 31’); in prima assoluta il film “Vulci. Cuore del mistero etrusco” di Mirko Melchiorre (Italia 2025, 46’); il film “Il toro e la Madonna” di Claudio Sagliocco, Gianni Nunno (Italia 2025, 30′); il film “Ernesto “Tito” Canal, l’uomo che ha riscritto le origini della Laguna di Venezia” di Pierandrea Gagliardi, Marino Rossi (Italia 2025, 60’).
DOMENICA 15 MARZO 2026 – POMERIGGIO. Alle 16, Cerimonia di Premiazione: Premio “Firenze Archeofilm”, Premio “Università di Firenze”, Premio “Studenti UniFi”, Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria”. Chiude il Firenze Archeofilm 2026 il FILM EVENTO “Némos andando per mare. Odissea di un pastore di capre inabile al nuoto” di Marco Antonio Pani (Italia 2025, 110’).
Pompei. Per la Giornata del Paesaggio attività e laboratori tra vigneti, vivaio e percorsi nel verde per famiglie, visita tematica al Bosco Sacro, e un’installazione al museo Archeologico di Stabia
Sabato 14 marzo 2026 si celebra la Giornata nazionale del Paesaggio in tutti luoghi della cultura statali. A Pompei sarà possibile trascorrere la giornata nelle aree verdi del Parco per scoprire, attraverso attività e laboratori, quelle che sono ed erano le diverse specie naturali presenti e il rapporto uomo–natura nel mondo antico. Pompei e i siti della Grande Pompei (Villa di Poppea a Oplontis, le ville Arianna e San Marco a Stabia e Villa Regina a Boscoreale), presentano accanto al patrimonio archeologico, un ampio patrimonio naturale costituito da aree verdi, vigneti, oliveti e frutteti che sono oggetto di conservazione, manutenzione e valorizzazione, anche con il supporto di partner privati. L’ingresso ai siti archeologici in occasione della Giornata del Paesaggio è al costo ordinario.
Per l’occasione, il 14 marzo 2026 sarà aperto per tutta la giornata (dalle 9 alle 14) il Vivaio della Flora Pompeiana presso la Casa di Pansa, centro di ricerca sulla biodiversità e la produzione della flora pompeiana, dove gli esperti del Parco illustreranno le principali specie presenti utilizzate anche per la ricostruzione storica dei giardini delle domus (case) pompeiane. Sarà, inoltre, possibile scoprire i vigneti della Casa della Nave Europa e del Triclinio all’aperto assieme al personale dell’azienda vitivinicola Feudi di San Gregorio, partner del Parco per il progetto di cura e valorizzazione scientifica dei vigneti del Parco, che illustrerà le principali tecniche antiche a confronto con quelle attuali (ingresso libero nei seguenti orari 9-12.30 – 14-16.30).

Il percorso verde nel Bosco Sacro, area orientale della antica città di Pompei (foto parco archeologico pompei)
E ancora, le famiglie potranno prenotare una visita tematica “Natura e vita selvaggia all’ombra del Vesuvio” con percorso verde nel Bosco Sacro, area orientale della antica città di Pompei, e sosta alla Casa Rosellino, sede del Pompeii Children’s Musuem, che assieme alla Cooperativa Il Tulipano, curerà gli itinerari. Il percorso prevede poi un giro in bicicletta fino alla Parvula Domus, Fattoria Culturale e Sociale sede di attività per ragazzi con autismo e/o disabilità cognitive, dove si potrà partecipare a un laboratorio multisensoriale finalizzato alla scoperta accessibile del paesaggio. Il costo del biglietto è di 10 euro per tutti (sia i bambini che i genitori / accompagnatori) e per gli adulti che partecipano all’attività, l’ingresso al Parco è gratuito. Partenza alle 10.30 o alle 11-30 da piazza Anfiteatro. Info sul sito www.pompeiichildrensmuseum.it
Il museo Archeologico di Stabia alla Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia, inoltre, il 14 e il 15 marzo 2026 ospiterà nelle Sale 4 e 13 un’installazione dedicata al paesaggio sonoro dell’antica Stabia, nell’ambito del progetto Echeia di Funneco aps a cura di M. D’Acunzo e M. Lucia. I visitatori potranno immergersi nella ricostruzione sonora dell’antico paesaggio dell’Ager Stabianus e dell’area sacra di Privati.
Ercolano. Per la Giornata nazionale del Paesaggio visita tematica gratuita “Paesaggi nel tempo. Vesuvio e dintorni” per scoprire e riflettere sulle trasformazioni del paesaggio nell’area vesuviana dall’antichità ad oggi
In occasione della Giornata nazionale del Paesaggio, che si celebra il 14 marzo 2026, il parco archeologico di Ercolano propone al pubblico la visita tematica gratuita “Paesaggi nel tempo. Vesuvio e dintorni”, dedicata alla scoperta e alla riflessione sulle trasformazioni del paesaggio nell’area vesuviana dall’antichità fino all’età contemporanea. Orari dei turni: 10.30 e 12. Durata della visita: circa 1 ora. Partecipanti: massimo 25 persone per turno. Modalità di partecipazione: l’attività è gratuita con biglietto ordinario di ingresso al sito e prenotazione obbligatoria al link: Parco Archeologico di Ercolano | CoopCulture. È un’occasione per osservare il sito archeologico da una prospettiva diversa, mettendo al centro il rapporto tra uomo e ambiente e l’evoluzione del territorio nel corso dei secoli. Attraverso alcuni scorci della città antica, con le sue visuali sul Monte Vesuvio a nord e sul mare a sud, i partecipanti saranno guidati in un percorso che racconta come il paesaggio vesuviano si sia trasformato nel tempo. Durante la visita si rifletterà su come oggi percepiamo il paesaggio che ci circonda, sul suo significato e sull’importanza della sua tutela e cura. Il paesaggio non è solo un contesto naturale, ma un patrimonio culturale e identitario, risultato dell’interazione tra ambiente, risorse, attività umane e modalità di utilizzo del territorio. Partendo dall’osservazione della città antica, sarà possibile indagare come gli abitanti di Ercolano sfruttassero le risorse del territorio e come tali dinamiche siano cambiate nel corso del tempo, in relazione a esigenze sociali, tecnologie e forme di organizzazione dello spazio. Con questa iniziativa il parco archeologico di Ercolano invita visitatori e comunità a riflettere sul valore del paesaggio vesuviano e sulla responsabilità condivisa di conoscerlo, tutelarlo e preservarlo nel tempo.
Pompei. Aperta nella Palestra Grande l’esposizione permanente dei calchi originali delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. e dei reperti organici (piante e animali): per la prima volta si racconta l’origine, la storia e la tecnica dei calchi di Pompei nel rispetto dell’archeologia del dolore. Parlano il direttore Zuchtriegel, il ministro Giuli e l’archeologa Bertesago

Il braccio nord della Palestra Grande di Pompei con l’esposizione permanente di 22 calchi originali delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. (foto graziano tavan)

Palestra Grande a Pompei: l’avviso ai visitatori che chiede silenzio e rispetto (foto graziano tavan)
Silenzio. E rispetto. L’avviso per i visitatori all’ingresso del braccio Nord della Palestra Grande di Pompei, di fronte all’anfiteatro, che torna a essere monumento a sé stante e non più spazio per mostre temporanee, è chiaro: chi varca quella soglia lo faccia in silenzio e nel rispetto di quei “corpi” testimoni di una morte violenta e tragica con l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. è un vero e proprio “memoriale”, o se si vuole “sacrario”, quello inaugurato l’11 marzo 2026 dal ministro della Cultura Alessandro Giuli nella Palestra Grande che racconta la fine di Pompei e le sue vittime per la prima volta narrata attraverso un allestimento museale permanente, aperto al pubblico dal 12 marzo 2026, che ne restituisce la storia, momento per momento, esponendo i calchi delle vittime e una selezione di reperti organici straordinariamente conservati.
Una galleria di 22 calchi di vittime dell’eruzione da percorrere col rispetto che questi corpi meritano perché, come ha spiegato il ministro Giuli, “qui vediamo ciò che vedono i medici legali, cioè cadaveri, morti di morte violenta, morte acerba – come dicevano gli antichi – che nell’antichità procurava uno shock delle anime che lasciava nel luogo in cui morivano la disperazione, la rabbia, lo sgomento per l’epilogo inatteso da placare con determinati riti. Perché non erano le ombre silenti, come ci racconta Omero, di chi ci lascia per vecchiaia, malattia”. Sono vite umane che richiedono rispetto.

Il calco di un bambino di tre anni ritrovato nella Casa del Bracciale d’Oro a Pompei (foto graziano tavan)

Calco di adulto in posizione rannicchiata ritrovato nella Palestra Grande di Pompei (foto graziano tavan)
Ecco nella nuova galleria il calco del bimbo di tre anni, ritrovato da solo, perduto, nella Casa del Bracciale d’Oro, sdraiato su un fianco, le labbra tumefatte, con i segni della sofferenza per il calore elevatissimo. Ecco la coppia, un adulto e un corpo più giovane, il sesso è incerto, trovata nel giardino della Casa del Criptoportico: la testa del giovane appoggiata nel grembo dell’adulto forse in cerca di conforto o sicurezza, un gesto di grande umanità. Ecco il calco di una vittima, un uomo adulto, ritrovato proprio nella Palestra Grande dove ora è esposto, in posizione rannicchiata con gambe e braccia piegate verso il petto, le ginocchia appoggiate sullo strato di cenere e pomici, in un tentativo estremo di proteggersi. “Sono morti da diciotto secoli”, scrive Luigi Settembrini, scrittore e patriota napoletano, subito dopo aver ricevuto la notizia da Giuseppe Fiorelli, nel 1863, che era stato realizzato il primo calco di una vittima dell’eruzione, “ma sono creature umane che si vedono nella loro agonia. Lì non è arte, non è imitazione; ma sono le loro ossa, le reliquie della loro carne e de’ loro panni mescolati col gesso: è il dolore della morte che riacquista corpo e figura”. I calchi non sono quindi semplici reperti, ma testimonianze dirette della tragedia che colpì Pompei. Attraverso di essi la scienza ci restituisce i volti, i gesti e l’umanità degli abitanti dell’antica città, fermi nell’attimo in cui il tempo si è interrotto. “Questo siamo noi”, ha detto il direttore Gabriel Zuchtriegel, ricordando l’espressione di un collega durante lo scavo di alcune vittime di Pompei: “era vero. Quello che vediamo è la nostra fragilità, la nostra umanità, ma anche la nostra speranza di umanità”.
“Quello che cerchiamo di raccontare in questa nuova esposizione permanente”, spiega Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, “è quello che rende Pompei un luogo speciale. È la più grande tragedia naturale dell’antichità, ma è anche un tesoro per l’archeologia e per la storiografia. E questa ambiguità è una sfida enorme per la museografia perché da un lato abbiamo voluto dare dignità alle persone: esponiamo resti umani, sono donne bambini uomini come noi che hanno perso la vita, e dunque è un po’ un memoriale, un luogo della memoria, ma vuole anche essere un’esposizione inclusiva. Ci sono modelli tattili, ci sono vari linguaggi, Abbiamo cercato di parlare a tutti e abbiamo cercato di lasciare a chi visita Pompei la scelta fino a che punto esporsi a questo dolore, a questa esperienza. Comunque c’è una specie di avviso all’inizio del percorso. Ci sono apparati didattici, ci sono disegni, ci sono video, ma il tutto con un linguaggio scientifico, di basso profilo, ma spero anche di grande dignità per le persone per cui dobbiamo avere grande rispetto”.

Palestra Grande di Pompei: percorso espositivo permanente dei calchi originali delle vittime dell’eruzione (foto parco archeologico pompei)
“L’allestimento? Fatto con un grandissimo rigore scientifico”, commenta il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “la capacità di restituire la cruda drammatica verità dell’eruzione di Pompei, la tragedia e l’espressività delle vittime, e al tempo stesso l’atteggiamento rispettoso nei confronti delle vittime attraverso una galleria del dolore che ci restituisce la verità, ma ce la restituisce come un sacrario molto contemporaneo. Perché tutte le tragedie che avvengono per calamità naturali vengono condensate in questa magnifica e terrificante e molto molto istruttiva rappresentazione che il direttore Zuchtriegel e tutto il magnifico staff del parco archeologico di Pompei ci hanno offerto. È un’esposizione intensa e coraggiosa perché è anche estremamente contemporanea. Non è facile la rappresentazione della morte, non è facile mettere in mostra la nudità dei calchi, di corpi travolti da cenere, lapilli e lava. Bisogna saper farlo e saper raccontarlo. Raccontarlo appunto con uno sguardo che è scientifico ovviamente, ma allo stesso tempo deve essere empatico. Empatico nei confronti del dolore. E la missione è riuscita”.
“Oggi qui alla Palestra grande inauguriamo il nuovo percorso permanente”, interviene Silvia Bertesago, funzionario archeologo del parco archeologico di Pompei, responsabile unico di progetto. “Che cosa potrà vedere il visitatore di Pompei? Due portici all’interno dei quali abbiamo raccontato la storia dell’eruzione di Pompei, la storia della distruzione attraverso uno studio vulcanologico, installazioni multimediali, ma anche le straordinarie testimonianze che questa eruzione ci ha conservato e tramandato. E quindi resti organici straordinariamente conservati di animali e piante che ci parlano del rapporto tra uomo e risorse naturali. E poi nel braccio nord, invece, la sequenza di 22 esemplari di vittime umane che sono state colpite in questa immane catastrofe. Sono i calchi delle vittime di Pompei, sono calchi originali, esposti alcuni per la prima volta, altri riallestiti, che sono accompagnati da un apparato grafico, fotografico, di installazioni multimediali, che ci consente di capire per la prima volta di cosa stiamo realmente parlando: come è fatto un calco, cos’è in realtà il calco, come si forma, come si realizza. E che cosa ci dice ancora oggi.
A finire ci sono due calchi di porte, cioè di arredi, perché noi oggi possiamo fare, grazie appunto alla tecnica dei calchi, calchi di qualsiasi reperto organico in teoria, cioè qualsiasi reperto che decomposto ha lasciato un vuoto e la sua impronta all’interno di questo strato durissimo di cenere. E quindi anche degli arredi delle stanze delle case noi possiamo avere spesso calchi che ci consentono di ricostruire gli interni come se ci fossero degli scatti fotografici dei giorni nostri. Per raggiungere questo risultato – conclude Silvia Bertesago -, abbiano lavorato per circa due anni, partendo dalla progettazione scientifica, dalla progettazione dell’allestimento, la gara di appalto per la realizzazione dell’allestimento e poi i lavori, e quindi un lavoro molto lungo che ha impegnato tantissime persone: c’è un grande gruppo di lavoro che ha seguito le varie fasi e quindi è stato veramente un lavoro di tutto il parco”.

La colonna di 4 metri che mostra la stratigrafia di ceneri e lapilli che ha ricoperto Pompei (foto graziano tavan)
Il percorso espositivo. Nel braccio Sud trova spazio una sezione vulcanologica, dedicata al Vesuvio e al racconto dell’eruzione del 79 d.C., arricchito da un nuovo video che ne ripropone in sintesi la dinamica e dalla ricostruzione di una colonna di circa 4 metri di ceneri e lapilli, il materiale eruttivo che seppellì completamente la città di Pompei. Segue una parte dedicata agli animali e alle piante con una collezione dei reperti organici straordinariamente conservati che raccontano il rapporto fra l’uomo e le risorse naturali. La sezione è accompagnata da un apparato grafico di testi e riproduzioni iconografiche di fauna e flora presenti in famosi affreschi pompeiani, alcuni anche di recente scoperta (come quelli provenienti dalla casa del Tiaso).

Calchi originali esposti nell’allestimento permanente nella Palestra Grande di Pompei (foto graziano tavan)
Il braccio Nord, accanto ad una piccola parte sugli arredi con due calchi di porte, ospita la grande sezione dedicata ai resti umani, che espone una collezione di calchi originali delle persone colpite dall’eruzione. I calchi delle vittime del 79 d.C. sono tra le testimonianze più famose e commoventi di Pompei. Spesso confusi con corpi pietrificati, sono in realtà il risultato di un processo unico, reso possibile dalle condizioni create dall’eruzione e da una tecnica archeologica sviluppata nel tempo. Anche se sono noti tentativi negli anni precedenti, fu nel 1863 che l’archeologo Giuseppe Fiorelli, versando gesso liquido in queste cavità, per primo riuscì a restituire la forma originaria delle vittime. Una volta indurito il gesso e rimossa la cenere circostante, riemergevano figure umane sorprendentemente dettagliate, spesso con ossa ancora presenti al loro interno. Il tema trattato e il tipo di reperti esposti ci pongono a stretto contatto con il momento della morte improvvisa. Per tale motivo la sezione delle vittime non è subito visibile, ma è protetta alle due estremità, da elementi divisori che avvisano dell’ingresso in un settore peculiare, dando quindi allo spettatore la possibilità di scegliere se affrontare o meno la visita.
L’allestimento è scandito da un apparato grafico in cui è ridotto al minimo l’uso del colore e di ogni elemento decorativo, a vantaggio di testi lineari accompagnati da foto d’archivio, che documentano i contesti o i calchi in fase di scavo o di restauro. È arricchito da contenuti multimediali dedicati da un lato alla tecnica di realizzazione dei calchi dal momento dell’invenzione fino ad oggi e alla struttura interna dei calchi con immagini tratte da TAC eseguite su alcuni esemplari, dall’altro lato a contenuti storici come l’intervista ad Amedeo Maiuri sui calchi dell’Orto dei Fuggiaschi o ancora agli aspetti emozionali legati alla vista di questi reperti, come ben rappresentato nel frammento del film “Viaggio in Italia” di R. Rossellini

Modellino tattile di un calco di una vittima dell’eruzione del 79 d.C. espostio nel percorso permanente nella Palestra Grande di Pompei (foto graziano tavan)
Un percorso flessibile e accessibile: video in LIS e ISL e modellini tattili. Tutto il percorso, per la sua ubicazione all’interno dell’area archeologica, è volutamente flessibile, è cioè strutturato per poter essere visitato ed avere una lettura compiuta nei diversi sensi di marcia e a prescindere dal lato di ingresso al monumento, adattandosi così alle diverse direzioni dei flussi di visitatori. Particolare attenzione è stata data all’accessibilità, attraverso contenuti audio, video in LIS e ISL, strumenti in CAA (Comunicazione Aumentata Alternativa) e due sezioni tattili dedicate rispettivamente una alla parte sulle vittime umane e l’altra a quella sugli animali e le piante con modellini 3d dei reperti accompagnati da testi in braille. Attraverso gli apparati grafici, i video e gli approfondimenti, l’allestimento vuole garantire la più ampia fruizione di questi materiali unici, rispettandone e valorizzandone le peculiarità, restituendo loro il giusto significato, quali straordinarie testimonianze della storia di Pompei e dei suoi abitanti.
Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il “caso Pompei” dove col progetto “Coltivare la storia” si creerà una vera e propria vigna “archeologica” di 6 ettari con produzione di vino grazie a un partenariato con le cantine Feudi di San Gregorio. Ne hanno parlato l’ing. Vincenzo Calvanese e l’arch. Claudia Bonanno del parco archeologico di Pompei, e Ilaria Zanardini, project manager di Feudi di San Gregorio
Produrre vino negli orti delle domus più famose del mondo, quelle di Pompei. È l’obiettivo che si propone il progetto “Coltivare la storia” presentato il 3 febbraio 2026 al ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare alla presenza de
l ministro Francesco Lollobrigida. Forte dell’esperienza acquisita negli ultimi anni su alcuni vigneti già esistenti si costruirà una vera e propria vigna “archeologica” con un’estensione vitata che nel tempo supererà i 6 ettari e con strutture di vinificazione e affinamento da realizzarsi nell’ambito del perimetro del Parco, finalizzate alla produzione di vino. L’esecuzione di questo progetto di lungo termine non è affidata ai classici strumenti di collaborazione pubblico-privato (la concessione o l’appalto), ma sarà garantita da un partenariato in cui il Parco e le cantine Feudi di San Gregorio del Gruppo Tenute Capaldo collabora mettendo a fattor comune le rispettive esperienze e competenze (vedi Pompei. “Coltivare la storia”: nel parco nasce la nuova azienda vitivinicola – interamente a conduzione biologica – con oltre 6 ettari di vigneti (una vera e propria vigna “archeologica”) grazie a un partenariato con le cantine Feudi di San Gregorio del Gruppo Tenute Capaldo | archeologiavocidalpassato).

Presnetazione a touismA 2026 nel convegno archeoVINUM il progetto “Coltivare la storia” del parco archelogico di Pompei in partenariato con le cantine Feudi di San Gregorio (foto graziano tavan(
Nel viaggio eno-archeologico attraverso l’Italia proposto nel convegno archeoVINUM, organizzato dall’università di Bari e presentato a tourismA 2026, il salone di archeologia e turismo culturale promosso da Archeologia Viva, in una mattinata densa di interventi di cui archeologiavocidalpassato.com ne ha seguito alcuni, non poteva quindi mancare il “caso Pompei”. Ecco quindi che dopo la Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia, la Vigna Barberini sul Colle Palatino nel parco archeologico del Colosseo, e la Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (Vr9 (vedi Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il sito della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella, caso unico in Italia in cui due cantine hanno messo a disposizione i propri terreni vitati per lo scavo di una villa tardo romana che il MIC valorizzerà con un parco archeologico. Ne ha parlato Vincenzo Tinè (SABAP) e poi Simone Benedetti e Giulio Franchini (cantine) | archeologiavocidalpassato), il realizzando vigneto del parco archeologico di Pompei. Sono l’ingegner Vincenzo Calvanese, capo area tecnica del parco archeologico di Pompei; Ilaria Zanardini, project manager di Feudi di San Gregorio; e l’architetto Claudia Buonanno, valorizzazione delle aree verdi del parco archeologico di Pompei, illustrano ad “archeologiavocidalpassato.com” il progetto “Coltivare la storia” del parco archeologico di Pompei.
“Il convegno archeoVINUM”, spiega l’ingegner Vincenzo Calvanese ad archeologiavocidalpassato.com, “è stata l’occasione per raccontare come a Pompei, con lo strumento del partenariato pubblico-privato, il parco archeologico sta mettendo in piedi un’azione di tutela e valorizzazione dei propri territori ripristinando e realizzando nuove vigne con produzione di un vino locale con un marchio specifico, con un partner che è Feudi di San Gregorio nel tema ovviamente della sostenibilità e della valorizzazione del nostro patrimonio”. E Ilaria Zanardini sottolinea: “L’azienda Feudi di San Gregorio ha presentato oggi insieme al parco di Pompei il progetto che non è solo simbolico, ma concreto che prevederà la creazione di questa azienda vitivinicola all’interno del parco archeologico di Pompei in cui il vino diventa protagonista e viene associato a cultura e convivialità”. Conclude l’architetto Claudia Buonanno: “Questo strumento giuridico del partenariato speciale pubblico-privato ci garantisce una visione condivisa con il partner privato e degli obiettivi comuni. Momenti che ritengo fondamentali di questo percorso, e di questo oggetto che stiamo portando avanti, sono proprio i tavoli tecnici che diventano momenti di confronto e di condivisione con il partner, ma anche momenti di studio e di approfondimento come con il coinvolgimento del professor Attilio Scienza dell’università di Milano”.
Padova. Al Palazzo Bo, in presenza e on line, giornata di studi “Ricostruire il passato. Dalla ricerca storica alla Virtual Reality”: esperienze recenti di ricostruzioni virtuali, dalla ricostruzione dei siti archeologici polesani al teatro romano di Aquileia, dal Tempietto longobardo di Cividale al Capitolium di Verona. Ecco il programma
Giovedì 12 marzo 2026, alle 9, in Aula Nievo di Palazzo Bo dell’università di Padova, giornata di studi “Ricostruire il passato. Dalla ricerca storica alla Virtual Reality”, che si può seguire anche in streaming alla pagina youtube.com/dbcunipd: incontro nazionale dedicato alle nuove frontiere di sviluppo delle ricostruzioni digitali dei siti archeologici e delle architetture storiche. Studiosi di diversi enti di ricerca italiani presenteranno varie esperienze recenti di ricostruzioni virtuali e il percorso metodologico che intercorre tra la ricerca e la trasmissione visuale delle conoscenze. La giornata sarà aperta dalla prima presentazione pubblica delle ricostruzioni dei siti archeologici di Corte Cavanella, San Basilio e Frattesina in Polesine, cui hanno contribuito il dipartimento dei Beni culturali dell’ateneo patavino e l’università Ca’ Foscari di Venezia in un progetto sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dal Parco Delta del Po Veneto. Hanno coordinato le attività la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza e la direzione regionale Musei nazionali del Veneto. La giornata di studi vuole mettere a confronto metodi e prospettive della divulgazione scientifica nel campo dell’archeologia e dell’architettura.
IL PROGRAMMA. Modera la giornata il prof. G. Salemi. Alle 9, saluti istituzionali e Introduzione: G. Valenzano, M. S. Busana (UniPD-dBC); G. Muraro (fondazione Cariparo); P. Massaro (parco regionale veneto Delta del Po); A. Rosignoli (soprintendenza ABAP Verona Rovigo Vicenza); 9.30, J. Bonetto, A. Zara, E. Faresin, A. Facchi, G. Falezza, G. Gambacurta, S. Paltineri, C. Previato, G. Iadicicco, N. Pollon, V. Cremasco, D. Pagella (università di Padova; soprintendenza ABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza; direzione regionale Musei nazionali Veneto; università Ca’ Foscari di Venezia; Rendering Studio: “L’antico Polesine tra ricerca e comunicazione digitale: San Basilio, Corte Cavanella, Adria”; 10.10, L. Cardarelli, P. Bellintani, W. de Neef, M.L. Pulcini, P. Salzani, A. Cardarelli (Sapienza università di Roma; soprintendenza per i Beni culturali – Provincia autonoma di Trento – CPSSAE; Otto-Friedrich-Universität Bamberg; direzione regionale Musei nazionali Veneto; soprintendenza ABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza; Fondazione Sapienza – Istituto italiano di Preistoria e Protostoria): “Il grande villaggio del Bronzo finale di Frattesina (Fratta Polesine – Ro). Dalla ricerca sul campo alla ricostruzione digitale”; 10.40, A.R. Ghiotto, G. Furlan, E. Faresin, S. Berto, K. Mendola (università di Padova; CNR, Istituto Scienze del Patrimonio Culturale): “Roma La ricostruzione 3D del teatro romano di Aquileia e del “Campo romano” di Schio”; 11.10, M. Baioni, C. Mangani, G. Maltese (museo Archeologico della Valle Sabbia, Gavardo – Bs; museo Archeologico Platina, Piadena-Drizzona – Cr; museo civico Archeologico “G. Rambotti”, Desenzano del Garda – Bs): “Il sito UNESCO delle palafitte: dalla ricerca alla sfida della valorizzazione attraverso la realtà virtuale”; 11.30, coffee break; 11.50, C. Guarnieri, M. Toffanin (università di Padova; Archivio di Stato di Rovigo): “Ricerche al cuore del Santo. Indagando attorno alle perdute barriere liturgiche della Basilica di Sant’Antonio di Padova”; 12.20, L. Galeazzo, F. Panarotto (università di Padova): “Ricostruire la periferia d’acqua di Venezia: storia e trasformazioni delle isole lagunari in un’infrastruttura geospaziale 3D”; 12.50, discussione; pausa pranzo.

Verona Time Machine: con gli smartglass alal scoperta della Verona romana in Realtà Aumentata (foto artglass)
Alle 15, A. Giordano, E. Svalduz, G. Guidarelli, R. A. Bernardello, P. Borin, F. Panarotto, M. Perticarini, M. Rossi (università di Padova; università di Brescia; musei di Palazzo dei Pio): “Dalla storia alla rappresentazione: città e architetture invisibili”; 15.30, M. S. Busana, I. Carpanese, N. Dalla Pozza, A. Padoan, A. Vacilotto (università di Padova): “CArD3d – Carta Archeologica Digitale Tridimensionale del Veneto: un prototipo di webApp per far conoscere il patrimonio archeologico regionale attraverso le ricostruzioni virtuali”; 16, L. Villa (Stiftung pro Kloster S. Johann, Müstair): “Raccontare il Tempietto Longobardo di Cividale del Friuli”; 16.30, A. Scuderi, M. R. Bertoncini, M. Tramonti, A. Tricomi (Capitale Cultura Group/ARtGlass Imprese Culturali e Creative; associazione ArcheoNaute Onlus): “Verona Per una fruizione accessibile del Capitolium di Verona: l’esperienza in realtà aumentata di Verona Time Machine”; 17, E. Demetrescu, T. Ismaelli, S. Berto, S. Bozza (CNR, Istituto Scienze del Patrimonio Culturale, Roma): “Ricostruire come pratica scientifica: dal dato stratigrafico al modello interpretativo”; 17.30, P. Basso, N. Del Barba (università di Verona): “La ricostruzione delle mura tardoantiche nel settore meridionale di Aquileia”; 18, discussione.

















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