Napoli. Al museo Archeologico nazionale penultimo appuntamento con “MANNight, straordinarie aperture. Quando il futuro incontra il passato”. Ecco il programma

Visitatori al museo Archeologico nazionale di Napoli per MANNight (foto amedeo benestante)
Body art al museo Archeologico nazionale di Napoli per MANNight (foto amedeo benestante)

Due giovedì ancora per vivere la magia delle straordinarie aperture MANNight: il 15 e il 22 ottobre 2026, dalle 19 sino alle 23.30 (ingresso 10 euro), saranno ancora una volta i visitatori a far risplendere le sale e le collezioni del Museo partecipando alle performances artistiche, godendo della musica, interagendo con la danza e i dj-set e ricercando nelle sale il proprio percorso di curiosità e di arricchimento culturale. Il progetto, ideato dalla Direzione del Museo e prodotto da Casa del Contemporaneo in collaborazione con La Santissima Community Hub, ha attirato sino ad oggi un pubblico eterogeneo, dove giovani e giovanissimi hanno raggiunto percentuali che superano il 50%: più di 1600 presenze giovedì scorso, per una programmazione sempre apprezzata dal pubblico di ogni età. Anche questa settimana, così come il 22 ottobre 2026, sarà possibile sottoscrivere al Museo, durante le MANNight, l’abbonamento annuale al costo promozionale di 20 euro per adulto (in luogo di 25). “Partecipazione, senso di appartenenza, curiosità intellettuale, condivisione”, commenta il Direttore Generale del Museo, Francesco Sirano: “queste sono le parole chiave dello speciale legame che MANNight ricrea ad ogni appuntamento con i visitatori e tra i visitatori. Il Museo diventa un luogo accogliente, ospitale, amico e pieno di stimoli. Il vero spettacolo al MANN sono le centinaia di giovani (e giovani dentro) che in piccoli gruppi di amici o da soli esplorano le nostre sale e si soffermano sui capolavori, così come sugli oggetti della vita quotidiana e partecipano alle performances sempre diverse e tutte di alto livello degli artisti di Casa del Contemporaneo”.

Performance nel salone della Meridiana al museo Archeologico nazionale di Napoli per MANNight (foto amedeo benestante)

Tra le novità di questa settimana, la performance “Ritratto/i” di Mario Schiano, pittore e docente di Fumetto alla Scuola italiana di Comix: immerso tra i colori e gli sguardi degli affreschi, Schiano riproporrà i visi e i profili dei visitatori, con immagini che rendono contemporanee le testimonianze del passato. Presente anche questa settimana, nella Sezione Egizia, Weronique Art con il bodypainting, mentre Hoop, opera interattiva e multimediale di cosadelfuturo, raccoglierà i desideri del pubblico e li trasformerà in frasi ispirate e da interpretare, veri e propri oracoli da portare via con sé. Nel Giardino della Vanella, per la sezione dj a cura di Soul Express Collective, arriva Delphi, dj e producer romano che, da oltre un decennio, fa muovere i dancefloor, attraversando house, techno, disco con groove irresistibili e bassline potenti.

Nel corso della serata, inoltre, sarà possibile visitare la mostra “Siamo un’opera d’arte @MANN. Oltre il punto di vista”, un progetto coraggioso realizzato in collaborazione con FAIS (Federazione delle Associazioni Incontinenti e Stomizzati) e Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione G. Pascale di Napoli, per invitare il pubblico a guardare l’arte, il corpo e il concetto di bellezza in senso più ampio.

Bentivoglio (Bo). A Palazzo Rosso l’incontro “Viabilità e centuriazione nella pianura settentrionale bolognese” del ciclo “Dialoghi con il territorio. Scavi e ricerche delle Soprintendenze di Bologna e di Modena, Reggio Emilia e Ferrara”, promosso dalla soprintendenza, per illustrare i risultati delle ricerche condotte sul campo negli ultimi anni nel territorio dell’Unione Reno Galliera

Giovedì 15 ottobre 2026, alle 18, a Palazzo Rosso, Sala dello Zodiaco, in via Marconi 5 a Bentivoglio (Bo), l’incontro “Viabilità e centuriazione nella pianura settentrionale bolognese. Aggiornamento e nuovi dati dalle ricerche in corso nel territorio della Reno Galliera” per il ciclo “Dialoghi con il territorio. Scavi e ricerche delle Soprintendenze di Bologna e di Modena, Reggio Emilia e Ferrara”, promosso dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna per illustrare i risultati delle ricerche condotte sul campo negli ultimi anni nel territorio dell’Unione Reno Galliera. Intervengono Valentina Di Stefano, archeologa della soprintendenza ABAP città metropolitana di Bologna; Moreno Fiorini, Hydria – associazione di volontariato archeologico; Claudio Negrelli, Phoenix Archeologia. La conferenza illustrerà i risultati delle ricerche condotte sul campo negli ultimi anni nel territorio dell’Unione Reno Galliera. Verranno presentati i nuovi dati ricavati sia dagli scavi archeologici legati a interventi pubblici e privati, sia alle ricerche non invasive condotte dalla soprintendenza per la città metropolitana di Bologna e dall’associazione di volontariato archeologico Hydria. Nel corso dell’incontro verrà inoltre presentata una proposta di ricostruzione del sistema centuriale e della viabilità della pianura settentrionale bolognese, frutto della messa a sistema dei dati ricavati dalle nuove ricerche, con particolare attenzione ai casi di studio di Bentivoglio, Castel Maggiore e San Pietro in Casale.

Roma. Alla Camera dei Deputati, in presenza e on line, presentazione della Stele delle Rose di San Basilio (restaurata grazie a Rotary Porto Viro – Delta Po) e del Museo-Laboratorio dell’Ocarina di Grillara, due preziose testimonianze dell’identità di Ariano nel Polesine (Ro)

Giovedì 15 ottobre 2026, alle 17.30, alla Camera dei Deputati di Roma, in presenza e on line su Conferenze Stampa | WebTV, “La Stele delle Rose / l’Ocarina museo-laboratorio: la Storia di Ariano del Polesine”, presentazione della Stele delle Rose di San Basilio (restaurata grazie a Rotary Porto Viro – Delta Po) e del Museo-Laboratorio dell’Ocarina di Grillara, due preziose testimonianze dell’identità di Ariano nel Polesine (Ro). Dopo i saluti istituzionali dell’on. Nadia Romeo, deputata al Parlamento, e del sindaco di Ariano nel Polesine, Luisa Beltrame; intervengono Giovanna Falezza, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, responsabile di zona e responsabile scientifico del progetto San Basilio; Jacopo Bonetto e Caterina Previato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova; Benvenuto Fecchio dell’Ocarina museo-laboratorio. Modera Anna Nani, giornalista.

La Stele delle Rose, reperto scoperto nel 2023 a San Basilio, restaurato dal Rotary Club, ed esposto al Centro Turistico Culturale di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)

Archeologia e Ricerca. La Stele delle Rose, rinvenuta a San Basilio durante gli scavi dell’università di Padova nel 2023 e successivamente restaurata grazie al Rotary Club di Porto Viro e da poco restituita al pubblico presso il Centro Turistico Culturale di San Basilio (vedi Ariano nel Polesine (Ro). Al Centro Turistico Culturale di San Basilio inaugurazione dell’esposizione della Stele delle Rose, l’eccezionale reperto scoperto nel 2023 e restaurato dal Rotary Club. La prof.ssa Caterina Previato (UniPd), direttore dello scavo, anticipa per “archeologiavocidalpassato.com” qualche informazione sulla Stele delle Rose – archeologiavocidalpassato), “racconta il patrimonio millenario di San Basilio – spiegano nel comune polesano – e il lavoro di collaborazione tra Comune di Ariano nel Polesine, università di Padova e Venezia, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio e Fondazione Cassa di Risparmio Padova e Rovigo, per rendere il nostro territorio sempre più conosciuto e fruibile”.

La prof.ssa Caterina Previato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova nella campagna di scavo 2026 del sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

“I lavori condotti sul campo dalla prof.ssa Caterina Previato e dal prof. Jacopo Bonetto, in collaborazione con la dott.ssa Giovanna Falezza della Soprintendenza di Verona”, ricordano al dipartimento Beni culturali UniPd, “hanno permesso di recuperare un frammento di iscrizione latina ricca di informazioni sulle pratiche rituali funerarie della piena età imperiale romana. Si tratta di uno dei più lunghi e complessi testi ritrovati nell’area del Polesine. Il reperto costituiva un ricordo delle abitudini degli antichi abitatori del sito, noto in età romana come Mansio Hadriani. Il reperto è stato esposto nel locale Museo e sarà presto oggetto di pubblicazione in collaborazione con il prof. Alfredo Buonopane dell’università di Verona. Le ricerche a San Basilio sono supportate dalla Fondazione Cariparo, dal Parco Delta del Po e dal Comune di Ariano nel Polesine”.

“Sarà l’occasione per presentare anche il grande progetto di ricerca, tutela e valorizzazione condotto in questo sito negli ultimi anni insieme a università di Padova, università Ca’ Foscari di Venezia, Comune di Ariano nel Polesine e museo Archeologico nazionale di Adria, con il sostegno della Fondazione CariPaRo”.

Il museo-laboratorio dell’Ocarina a Grillara di Ariano nel Polesine (foto museo ocarina)

Tradizione e artigianato. Le Ocarine in terracotta di Benvenuto Fecchio testimoniano un sapere artigianale che trasforma l’argilla del Delta del Po in musica, arte e bellezza, mantenendo viva una tradizione preziosa.

Luisa Beltrame, sindaco di Ariano del Polesine (Ro)

“Portare Ariano nel Polesine alla Camera dei Deputati”, conclude il sindaco Luisa Beltrame, significa dare voce alle nostre radici, alle nostre eccellenze e alle potenzialità di un territorio che guarda al futuro. Un’opportunità per promuovere il nostro patrimonio e raccontare come archeologia, ricerca, turismo culturale e tradizioni artigianali possano diventare occasioni di crescita per tutta la comunità”.

Locri (RC). Alla biblioteca comunale “Gaudio Incorpora” l’incontro “Dalla villa romana di Casignana a Locri Epizefiri: tra studi, nuove identità e restauro dei beni culturali” promosso dall’Archeoclub di Locri

Giovedì 15 ottobre 2026, alle 17, alla biblioteca comunale “Gaudio Incorpora” in Palazzo Nieddu del Rio a Locri (RC), l’incontro “Dalla villa romana di Casignana a Locri Epizefiri: tra studi, nuove identità e restauro dei beni culturali” promosso dall’Archeoclub di Locri: esperti e istituzioni si confrontano con particolare attenzione alla Villa Romana di Casignana e al parco archeologico di Locri Epizefiri. Intervengono: Giuseppe Fontana, sindaco di Locri; Ornella Monteleone, assessore al Turismo; Nicola Monteleone, presidente dell’Archeoclub di Locri; Francesca Monteleone, architetta e dottoranda al Politecnico di Milano; Beniamino Cordova, responsabile della transizione al digitale del Comune di Roccella Jonica; Ilenia Deleo, restauratrice. Conclude Franco Crinò, senatore e presidente del consiglio Comunale di Casignana.

Padova. A Palazzo Folco presentazione del libro “I vetri rinascimentali del monastero di Santa Chiara di Cella Nova a Padova” a cura di Sara Emanuele, Silvia Ferrucci, Rosa Barovier Mentasti e Cristina Tonini, primo incontro del ciclo di conferenze della soprintendenza

Con l’incontro a Palazzo Folco di Padova giovedì 15 ottobre 2026, al via gli appuntamenti culturali inseriti nel Piano di Valorizzazione dei luoghi della cultura statali 2026, un progetto promosso dal ministero della Cultura al quale la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Padova Treviso e Belluino aderisce con un programma di conferenze a tema archeologico, storico artistico e architettonico, fornendo ai visitatori l’opportunità di conoscere e approfondire il patrimonio culturale del territorio. Ogni giovedì, dal 15 ottobre al 12 novembre 2026, Palazzo Folco, sede patavina della Soprintendenza, in via Aquileia 7 a Padova, ospita alle 16.45 una conferenza che racconta al visitatore i vari aspetti dell’attività istituzionale dell’Ufficio, uniti nel filo rosso della tutela e della valorizzazione, un’occasione per conoscere da vicino il lavoro della Soprintendenza. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti. Con prenotazione consigliata

CALENDARIO DELLE CONFERENZE

Giovedì 15 ottobre 2026, presentazione del libro “I vetri rinascimentali del monastero di Santa Chiara di Cella Nova a Padova. Restauro, studio e valorizzazione”.

Giovedì 22 ottobre 2026, presentazione del primo numero della nuova rivista di archeologia della Soprintendenza “Impronte del Tempo”.

Giovedì 29 ottobre 2026, “La storia e il recupero di Palazzo Contarini alla Restara a Este: gli interventi di restauro e riqualificazione dell’immobile e del parco”.

Giovedì 5 novembre 2026, “Un nuovo museo per Arquà Petrarca. Alle radici della tutela per la trasmissione della memoria”.

Giovedì 12 novembre 2026, “Freya Stark e Asolo: il racconto di una vita in una stanza”.

Primo incontro dunque giovedì 15 ottobre 2026: presentazione del libro “I vetri rinascimentali del monastero di Santa Chiara di Cella Nova a Padova. Restauro, studio e valorizzazione” a cura di Sara Emanuele, Silvia Ferrucci, Rosa Barovier Mentasti e Cristina Tonini (edizioni Scripta). Introduce Marta Mazza, soprintendente Abap Pd-Tv-Bl. Presenta Alessandro Asta, funzionario archeologo Sabap Pd-Tv-Bl. Intervengono i curatori: Sara Emanuele, funzionario restauratore Sabap Pd-Tv-Bl; Silvia Ferrucci, restauratrice professionista università di Bologna – Campus di Ravenna; Rosa Barovier Mentasti, storica del vetro; Cristina Tonini, storica del vetro.

Copertina del libro “I vetri rinascimentali del monastero di Santa Chiara di Cella Nova a Padova” a cura di Sara Emanuele, Silvia Ferrucci e Rosa Barovier Mentasti

I vetri rinascimentali del monastero di Santa Chiara di Cella Nova a Padova. Restauro, studio e valorizzazione. Scavi archeologici condotti tra il 2000 e il 2001 nel cortile della Questura di Padova hanno messo in luce la ghiacciaia dell’ex monastero di Santa Chiara di Cella Nova, riutilizzata come immondezzaio dalle suore Clarisse dalla seconda metà del XV alla prima metà del XVI secolo. Tra i reperti rinvenuti vi sono anche molti straordinari oggetti in vetro, sottoposti a un intervento conservativo d’emergenza per preservarne le fragili superfici decorate. Attraverso la selezione di migliaia di frammenti e l’applicazione di metodologie non invasive sono state ricostruite numerose forme realizzate dai maestri vetrai veneziani tra gli ultimi decenni del ’400 e i primi del ’500. Spiccano in particolare i vetri decorati a smalti policromi e con foglia d’oro graffita che rivelano connessioni con la pittura e le altre arti del periodo. A un quarto di secolo dalla scoperta, i vetri patavini arricchiscono il quadro dei dati archeologici sulla produzione vetraria veneziana del primo Rinascimento. Il volume, che raccoglie contributi interdisciplinari, offre l’opportunità di conoscere uno dei contesti più interessanti per lo studio del vetro rinascimentale.

Altino (Ve). Al parco archeologico la conferenza “Prima vetrina: anticipazioni dal cantiere di restauro archeologico dell’Istituto veneto per i Beni culturali” con Giacomo Facca e Maria Faiferri dell’Istituto veneto per i Beni culturali, nuovo appuntamento del ciclo “Novità, Doc?”

Sono numerosi i professionisti che, grazie alle continue attività di tutela e di ricerca, si dedicano alla salvaguardia e allo studio del ricco patrimonio archeologico altinate. Le loro attività sul campo e l’analisi dei dati così raccolti permettono di aggiungere nuovi tasselli utili per ricostruire e capire la storia e le trasformazioni della città di Altino e del suo territorio. Sono stati invitati a parlarne al Parco archeologico di Altino (Ve). Giovedì 15 ottobre 2026, alle 15.30, al parco archeologico di Altino in via S. Eliodoro 56 di Quarto d’Altino (Ve), “Prima vetrina: anticipazioni dal cantiere di restauro archeologico dell’Istituto veneto per i Beni culturali”, nuovo appuntamento di “Novità, Doc?”, il ciclo di conferenze per scoprire le ultime novità sulla storia di Altino in compagnia dei professionisti impegnati in attività di salvaguardia e studio del patrimonio archeologico altinate. Giacomo Facca e Maria Faiferri dell’Istituto veneto per i Beni culturali parleranno del restauro dei materiali archeologici altinati in vista della loro esposizione, delle informazioni che se ne possono ricavare e della loro utilità per la ricerca archeologica. La conferenza è su prenotazione; è gratuita per gli abbonati e inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri. Per informazioni: https://museivenezialaguna.cultura.gov.it/…/prima…/, 0422789443. Prenotazione obbligatoria per i gruppi.

Pompei. Nel giardino-meleto della Casa delle Nozze d’Argento “Pomona a Pompei”: una giornata dedicata alla raccolta delle mele cotogne e alla scoperta delle attività agricole che ancora oggi caratterizzano il paesaggio pompeiano

L’atrio della Casa delle Nozze d’Argento nella Regio V a Pompei (foto silvia vacca)
Alla Casa delle Nozze d’Argento a Pompei “Pomona a Pompei” (foto parco archeologico pompei)

Al centro la mela cotogna, antica coltura documentata nel paesaggio agricolo pompeiano. Pomona, figura mitologica della tradizione romana legata agli alberi da frutto e ai loro prodotti, è stata infatti protagonista mercoledì 14 ottobre 2026, dalle 10 alle 13, alla Casa delle Nozze d’Argento (Regio V), al parco archeologico di Pompei, dove sono coltivate diverse varietà di melo, tra cui la mela cotogna, la mela limoncella e annurca, di una giornata dedicata alla raccolta delle mele cotogne e alla scoperta delle attività agricole che ancora oggi caratterizzano il paesaggio pompeiano, in un dialogo costante con il patrimonio archeologico. Parliamo di “Pomona a Pompei”, evento nato dalla collaborazione tra il parco archeologico di Pompei e l’azienda agricola Agros S.r.l., partner privato del partenariato speciale pubblico-privato “Azienda Agricola Pompei”.

Il giardino-meleto della Casa delle Nozze d’Argento a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Raccolta delle mele cotogne alla Casa delle Nozze d’Argento (foto parco archeologico pompei)

L’obiettivo era quello di valorizzare il patrimonio rurale del Parco e avvicinare in particolare le giovani generazioni alla conoscenza della terra e dei suoi prodotti. A tal fine sono state coinvolte le scuole del territorio e la Cooperativa Sociale “Il Tulipano”, che ha accompagnato i visitatori in un percorso esperienziale dalla pianta al frutto, dalla raccolta alla trasformazione.

Raccolta delle mele cotogne alla Casa delle Nozze d’Argento (foto parco archeologico pompei)

I partecipanti hanno potuto prendere parte a visite didattiche, all’attività di raccolta e a un laboratorio dedicato alla produzione della composta di mele cotogne. Inoltre hanno potuto degustare i prodotti realizzati dall’azienda agricola Agros Srl. Infine i visitatori hanno avuto la possibilità di conoscere il mondo dell’apicoltura attraverso la presentazione delle arnie e del miele. Un insieme di esperienze concrete, dunque, attraverso cui riscoprire il valore della biodiversità e delle tradizioni agricole.

Roma. A Palazzo Altemps la conferenza “Alle origini della collezione: scavi e commercio di antichità a Roma nel Cinquecento” con Barbara Furlotti (Courtauld), terzo appuntamento de “Il Museo che nasce”, il ciclo di conferenze del museo nazionale Romano a cura di Francesca Mattei e Federica Rinaldi

Mercoledì 14 ottobre 2026, alle 17, a Palazzo Altemps, nel quadro del programma “Il Mercoledì al Museo”, terzo appuntamento de “Il Museo che nasce”, il nuovo ciclo di cinque incontri curato da Francesca Mattei e Federica Rinaldi, che propone una riflessione storica, critica e metodologica sulla relazione tra spazio e collezioni nella prima età moderna (XV-XVIII secolo). Superando l’idea del collezionismo come semplice espressione di erudizione, il ciclo si concentra sulle strategie di creazione, allestimento e rappresentazione degli spazi espositivi per offrire strumenti metodologici utili a ricostruire la genesi e l’evoluzione delle raccolte dell’epoca. Il tema dell’incontro sarà “Alle origini della collezione: scavi e commercio di antichità a Roma nel Cinquecento” con Barbara Furlotti (Courtauld). Ingresso libero nel limite dei posti disponibili. Prenotazione obbligatoria al link: https://ilmuseochenasce.eventbrite.it.

Milano. Apre alla Fondazione Luigi Rovati la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” che prosegue e completa il progetto avviato a Palazzo Ducale a Venezia, con un nuovo allestimento, i disegni di Mauro Ceolin e un confronto con la civiltà nuragica, grazie ai bronzetti e alle ceramiche votive dal museo Archeologico nazionale di Cagliari

Fondazione Luigi Rovati: allestimento della mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” (foto fondazione rovati)

Il conto alla rovescia è finito. Mercoledì 14 ottobre 2026 alla Fondazione Luigi Rovati, in corso Venezia 52 a Milano, apre la nuova mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”. Un viaggio nell’Italia preromana, tra sorgenti sacre, porti, luoghi di culto e offerte votive, alla scoperta di due civiltà e del loro rapporto con il divino. “Nuova” perché, anche se è la seconda tappa del progetto realizzato in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia e con il patrocinio del ministero della Cultura e dell’istituto nazionale di Studi Etruschi e Italici, la mostra, a cura di Giovanna Gambacurta, Laura Maria Michetti, Giulio Paolucci, Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, non sarà la stessa, non un semplice trasferimento da Venezia a Milano. Fino al 10 gennaio 2027 troveremo un percorso unico che prosegue e completa il progetto avviato a Palazzo Ducale a Venezia. Prima con un dialogo fra due civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti, tra grandi santuari, ex voto in bronzo e terracotta. Poi con un confronto con la civiltà nuragica, grazie ai bronzetti e alle ceramiche votive dal museo Archeologico nazionale di Cagliari. Il tutto arricchito da incursioni contemporanee: l’artista Mauro Ceolin, ha infatti utilizzato il disegno per rendere più accessibili i contenuti e favorire la comprensione degli oggetti esposti.

Fondazione Luigi Rovati: allestimento della mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” (foto fondazione rovati)

La mostra propone un confronto inedito e peculiare sul ruolo fondativo dell’acqua nell’orizzonte del sacro e nello sviluppo delle società in due grandi civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti, nel corso del I millennio a.C. Mari, fiumi, sorgenti salutifere e acque termali sono gli ambienti privilegiati di contatto con il divino: spazi di guarigione spesso legati al mito e abitati da divinità, ma anche luoghi per la crescita della collettività, per il transito e per lo scambio culturale. Nella mostra emergono le affinità e differenze tra Etruschi e Veneti: convergenze nelle scelte materiche, soprattutto terracotta e bronzo, e nelle pratiche votive, come le deposizioni in acqua e l’uso di oggetti miniaturistici o defunzionalizzati; divergenze nelle dimensioni monumentali e nei ricchi apparati decorativi fittili dei grandi santuari etruschi. In alcuni punti, reperti etruschi e veneti dialogano direttamente, rendendo queste relazioni visivamente evidenti.

Fondazione Luigi Rovati: allestimento della mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” (foto fondazione rovati)
Fondazione Luigi Rovati: allestimento della mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” (foto fondazione rovati)

Il progetto espositivo si articola intorno ai principali contesti archeologici legati all’acqua, senza separare nettamente i due ambiti culturali. La sezione Sacri approdi approfondisce siti come il porto-santuario fluviale di Este, dove il legame tra la dea Reitia, la scrittura e le attività femminili di filatura e tessitura è centrale, Pyrgi, grande porto mediterraneo caratterizzato da profondi intrecci tra culto, navigazione e potere politico, e Altino, aperto alle rotte adriatiche ed endolagunari. La sezione Acque miracolose, articolata nelle tre cupole del Piano Ipogeo, approfondisce il tema delle sorgenti curative, con testimonianze provenienti dall’Etruria con Vulci, Chianciano, Chiusi, Marzabotto e dal Veneto con Montegrotto e Lagole di Calalzo. Di particolare importanza i reperti provenienti da San Casciano dei Bagni: otto bronzi che testimoniano pratiche mediche avanzate e riti complessi legati all’acqua, alla divinazione e alla salute del corpo. La mostra è accompagnata da un evocativo intervento dell’artista Mauro Ceolin, che ha utilizzato il disegno come strumento per rendere più accessibili i contenuti e favorire la comprensione degli oggetti esposti.

Il percorso si amplia con un ulteriore confronto “Acque sarde”: un nucleo di bronzetti nuragici e ceramiche votive dal museo Archeologico nazionale di Cagliari porta in mostra la Sardegna nuragica, dove, tra la fine dell’età del Bronzo e la prima età del Ferro, l’acqua diventa il centro di nuovi luoghi di culto: pozzi e fonti sacre, spesso inseriti in santuari capaci di riunire comunità diverse. Anche qui il rito ruota attorno all’offerta: bronzetti di offerenti, arcieri e pugilatori, miniature di nuraghi e navicelle, armi e parti del vestiario. In una società in profondo mutamento, questi luoghi offrono a individui e gruppi emergenti nuove forme di affermazione e autorappresentazione, confermando il legame tra acqua, sacro e potere.

Copertina del catalogo, a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, della mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”

Il catalogo, a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, riunisce contributi di studiosi ed esperti di primo piano che illustrano il valore sacrale dell’acqua per gli Etruschi e per i Veneti, si addentrano nell’analisi sia dei principali luoghi di culto e santuari che delle più importanti fonti sananti, e approfondiscono gli aspetti votivi e dedicatori così come le criticità legate alla valorizzazione di questi beni archeologici. Testi di Alberta Facchi, Alessandro Asta, Alessandro Conti, Angela Ruta Serafini, Anna Marinetti, Benedetta Prosdocimi, Carla Pirazzini, Chiara Squarcina, Daniele F. Maras, Elisa Biancifiori, Elisabetta Govi, Federica Timossi, Giovanna Gambacurta, Giulio Paolucci, Giuseppe Sassatelli, Heinz-Werner Dämmer, Jacopo Tabolli, Laura M. Michetti, Loredana Capuis, Maddalena Bassani, Margherita Tirelli, Rossella Zaccagnini, Silvia Paltineri, Simona Carosi, Tiziano Trocchi.

Trieste. All’auditorium della Casa della Musica la conferenza “Gli alberi sacri nell’antico Egitto: tra fonti e mitologia” con Federica Pancin, ricercatrice post-doc dell’università di Bologna promossa dal Centro culturale egittologico “Claudia Dolzani”

Nell’antico Egitto gli alberi non erano semplicemente elementi del paesaggio: alcuni di essi erano considerati manifestazioni del divino, simboli di vita, protezione e ordine cosmico e protagonisti di miti e rituali. Ma quali alberi erano ritenuti sacri? E come possiamo ricostruirne il significato attraverso testi, immagini e testimonianze archeologiche? Mercoledì 14 ottobre 2026. Alle 18, all’auditorium della Casa della Musica in via dei Capitelli 3 a Trieste, promossa dal Centro culturale egittologico “Claudia Dolzani” presieduto da Susanna Lena, la conferenza “Gli alberi sacri nell’antico Egitto: tra fonti e mitologia” con Federica Pancin, ricercatrice post-doc dell’università di Bologna. La conferenza propone un viaggio nell’immaginario religioso dell’Egitto faraonico, seguendo le tracce di alcuni degli alberi più significativi – dal sicomoro all’acacia – e delle divinità a essi associate. Tra fonti e racconti mitologici, esploreremo un mondo nel quale natura e sacro non erano realtà separate, ma profondamente intrecciate.

Copertina del libro “ICE XII: proceedings of the Twelfth International Congress of Egyptologists, 3rd-8th November 2019, Cairo” che contiene il contributo di Federica Pancin “The nbs-tree and its geographies: Egyptian and Nubian traditions in Graeco-Roman temples”

“Questa conferenza”, anticipa Federica Pancin ad archeoilogiavocidalpassato.com, “è l’occasione per presentare un progetto di ricerca che porto avanti parallelamente ai miei principali interessi scientifici e che ha già dato origine a due contributi pubblicati: Pancin, Federica 2023. The nbs-tree and its geographies: Egyptian and Nubian traditions in Graeco-Roman temples. In el-Aguizy, Ola and Burt Kasparian (eds), ICE XII: proceedings of the Twelfth International Congress of Egyptologists, 3rd-8th November 2019, Cairo, Egypt 2, 1175-1182. [Cairo]: Institut français d’archéologie orientale. Pancin, Federica 2025. The transmission of priestly science in ancient Egyptian temples of the Graeco-Roman period: the case study of the sacred trees. In Kallas, Nathalie (ed.), Bridging the gap: disciplines, times, and spaces in dialogue. Volume 2: sessions 3, 7 and 8 from the conference Broadening Horizons 6 held at the Freie Universität Berlin, 24-28 June 2019, 174-186. Bicester: Archaeopress. In essa, si propone un viaggio alla scoperta degli alberi nell’antico Egitto, esplorandone il ruolo nel paesaggio nilotico, il valore economico e le molteplici funzioni nell’agricoltura, nella carpenteria e nei commerci, anche attraverso l’importazione di legname da regioni lontane. L’attenzione si sposterà poi sulla dimensione simbolica e religiosa degli alberi cosiddetti “sacri”, per indagare le credenze, i culti e i racconti mitologici che li vedevano protagonisti. Un approfondimento specifico sarà dedicato alle fonti e alle metodologie utili a ricostruire questo argomento ancora poco esplorato della civiltà egizia. A partire dalla definizione stessa di “albero sacro”, alternativamente “divino” o “protetto”, si analizzeranno alcuni esempi più significativi. Alcuni alberi erano, infatti, considerati vere e proprie manifestazioni della divinità: forse risulteranno familiari a molti le dee dell’albero, raffigurate nelle pitture parietali delle tombe tebane mentre emergono dal tronco di un sicomoro per offrire sostentamento e vita ai defunti. Meno noti sono invece gli alberi custoditi all’interno dei recinti sacri dei templi, come l’augusto ished di Eliopoli, l’albero solare per eccellenza, o come l’antico sicomoro di File, che veniva innaffiato con il latte di una vacca nera. Alcuni avevano addirittura cerimonie dedicate, come il salice di Dendera, per il quale era calendarizzata la festa della piantagione ogni anno durante la luna piena del mese di Pachons”.

L’egittologa Federica Pancin in Sudan (foto silvia callegher)

Federica Pancin è una ricercatrice post-doc all’Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Si è formata in archeologia all’università Ca’ Foscari di Venezia (laurea triennale, laurea magistrale e diploma di specializzazione) e ha poi conseguito il dottorato di ricerca in filologia alla Sapienza Università di Roma, con una tesi sulla crittografia in geroglifico di epoca romana. I suoi interessi di ricerca spaziano dalla cultura templare dell’Egitto greco-romano all’archeologia sudanese (ha all’attivo numerose campagne di scavo in Sudan, nel sito di Jebel Barkal). Sugli alberi sacri ha pubblicato due contributi scientifici: “The nbs-tree and its geographies. Egyptian and Nubian traditions in Graeco-Roman temples” (2023) e “The transmission of priestly science in ancient Egyptian temples of the Graeco-Roman period: the case study of the sacred trees” (2025).