Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” incontro con Stefano Bruni (università di Ferrara) su “La fortuna della Chimera di Arezzo nel Novecento”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze per “I Pomeriggi dell’Archeologico”, giovedì 28 maggio 2026, alle 17, la conferenza “La fortuna della Chimera di Arezzo nel Novecento” con Stefano Bruni (università di Ferrara). Un viaggio affascinante tra mito, archeologia e cultura contemporanea per riscoprire le molte “metamorfosi” di questo straordinario capolavoro etrusco. Negli ultimi anni molti sono stati gli studi e le ricerche dedicate al mondo etrusco e al suo riverbero nella cultura moderna, un fenomeno ampio e complesso, solo apparentemente periferico e marginale, che interessa non solo il mondo degli studi e dell’accademia, ma che spazia da quello delle arti – dalla pittura alla scultura, all’artigianato artistico, dalla letteratura alla musica – alla stessa ideologia politica e culturale che impronta con accenti diversi le iniziative e le liturgie della classe dirigente. In questo quadro un posto affatto particolare ha senza ombra di dubbio l’attenzione riservata alla Chimera, fin dalla sua scoperta ad Arezzo nel 1553, icona princeps dell’immaginario moderno, di cui nel corso della conferenza si ripercorrono la fortuna e le variegate metamorfosi che il monumento ha conosciuto nel Novecento.
Ischia (Na). Ai Giardini La Mortella di Forio la conferenza “Il giardino dei Lumi e il valico dei confini” con Massimo Visone (università di Napoli “Federico II”), terzo appuntamento del “Progetto Kepos – Incontri di Archeologia e Paesaggio” a cura di Mariangela Catuogno

Giovedì 28 maggio 2026, alle 19, ai Giardini La Mortella di Forio, sull’isola d’Ischia (Na), la conferenza “Il giardino dei Lumi e il valico dei confini” con Massimo Visone, professore di Storia dell’Architettura dell’università di Napoli “Federico II”, terzo appuntamento del “Progetto Kepos – Incontri di Archeologia e Paesaggio”, a cura di Mariangela Catuogno, il ciclo di conferenze annuale – quest’anno è dedicato al ricordo del centenario di Lady Walton e al suo operato di creatrice di un luogo straordinario come i Giardini La Mortella – promosso dalla Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella, che con un approccio interdisciplinare propone una riflessione sullo straordinario patrimonio culturale italiano e internazionale. La conferenza offrirà un importante contributo sullo stato degli studi circa la presenza levantina attestata nell’insediamento di Pithekoussai. Il terzo appuntamento, in linea con la programmazione del Centenario di Lady Walton, è dedicato alla storia e alla evoluzione dei Giardini Botanici realizzati durante il Settecento. Dopo i saluti della presidente della Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella Alessandra Vinciguerra, nella sala Museo dei Giardini La Mortella relazionerà il prof. Massimo Visone sul tema. A moderare l’appuntamento sarà Mariangela Catuogno, direttore scientifico del Progetto Kepos. Nel corso dell’Illuminismo si avvia una rivoluzione culturale che porta a un cambiamento dei costumi. Questo, in tempi e modi diversi, si riflette su tutti gli aspetti e gli spazi della vita quotidiana in Europa. Possiamo osservare questo mutamento attraverso il disegno dei giardini delle principali dinastie al governo. L’architettura passa dai parchi geometrici e ordinati delle residenze reali, specchio dell’ancient régime, ai giardini paesaggistici, meglio noti come all’inglese, perché arrivavano dalla patria della rivoluzione culturale in corso. Quali sono i modelli di riferimento? Qual è il contesto più ampio all’interno del quale si sviluppa questa nuova idea di natura? Come convivono natura e artificio in questi anni di transizione? Come è accolto il nuovo disegno informale dei parchi nelle corti assolutistiche europee?
Cabras (Or). Al museo civico “Giovanni Marongiu” l’incontro “Il Costume tradizionale di Cabras: un viaggio nel tempo tra origini, evoluzione e prospettive” con Matteo Poddi (ricercatore), sesto appuntamento della rassegna “I Giovedì al Museo”

Al museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras (Or) giovedì 28 maggio 2026, alle 18, sesto appuntamento con “I Giovedì al Museo”, incontro su “Il Costume tradizionale di Cabras: un viaggio nel tempo tra origini, evoluzione e prospettive” con Matteo Poddi, docente di Lettere, che guiderà il pubblico in un viaggio nel tempo, esplorando le trame dell’abbigliamento tradizionale cabrarese per ricostruirne la genesi e le trasformazioni. Il tema proposto sarà il filo rosso di una narrazione più ampia che unirà il discorso sull’uso effettivo del costume, alle sue metamorfosi nel corso del tempo. Sarà l’occasione per approfondire non solo la distinzione tra abbigliamento quotidiano e festivo, ma anche per analizzarne tradizione e simbolismi che ritraggono la sfera sociale. Per partecipare all’evento è necessario prenotare al seguente link: https://www.eventbrite.com/e/1990391370168?aff=oddtdtcreator.
Matteo Poddi, docente di Lettere alla Scuola Secondaria di primo grado, dal 2007 conduce ricerche sull’abbigliamento tradizionale di Cabras e più in generale dell’oristanese, partecipando a mostre e convegni a tema. Oltre a diverse pubblicazioni, ha pubblicato un articolo incentrato sull’analisi delle differenze di classe nell’abbigliamento tradizionale di Cabras (Intrecci. Quaderni di Antropologia Culturale, 2, 2014).
Torino. Al museo Egizio la conferenza “Plasmare la devozione nella statuaria del Nuovo Regno” con il curatore Alessandro Girardi, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Giovedì 28 maggio 2026, alle 18, al museo Egizio di Torino, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. In sala conferenze (con accesso da via Maria Vittoria 3m) incontro con il curatore Alessandro Girardi (museo Egizio) su “Plasmare la devozione nella statuaria del Nuovo Regno”. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/plasmare-la-devozione-nella… L’evento è disponibile anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.
La statuaria è considerata una delle produzioni più emblematiche della civiltà egizia. Fin dagli albori dell’epoca faraonica, la statua si afferma come uno strumento privilegiato del culto: l’immagine del sovrano o della divinità, scolpita nella pietra, non è una semplice rappresentazione, ma un’entità vivente, capace di accogliere la presenza reale del soggetto raffigurato. Nel Nuovo Regno (1539–1077 a.C.), la statuaria privata risente profondamente del fenomeno della “pietà personale”, termine con cui si indica la ricerca di un rapporto diretto con la divinità. A lungo interpretato in chiave religiosa, questo fenomeno è stato recentemente riletto anche nella sua dimensione sociale. Il nuovo scenario religioso e sociale apre la strada ad una profonda trasformazione artistica, in cui si creano nuovi modelli scultorei, e si reinterpretano quelli tradizionali. Tra le diverse tipologie di statuaria privata, fanno la loro comparsa le statue stelofore: queste statue raffigurano un individuo inginocchiato che regge, con le braccia sollevate, una stele posta sulle ginocchia, o di fronte a sé.
Alessandro Girardi è egittologo e curatore junior al museo Egizio di Torino, dove si occupa dello sviluppo e dell’organizzazione di mostre itineranti. Ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Storiche e Orientalistiche all’università di Bologna e sta attualmente svolgendo un dottorato di ricerca alla Ludwig-Maximilian-Universität di Monaco di Baviera, con un progetto incentrato sulle statue stelofore del Nuovo Regno. I suoi interessi di ricerca comprendono la statuaria privata, le stele funerarie e votive e il villaggio di Deir el-Medina. È attualmente impegnato nella missione di scavo del Museo Egizio ed IFAO nel sito di Copto.
Roma. A Palazzo Massimo presentazione del libro “L’incendio delle navi di Nemi. Indagine su un cold case della Seconda Guerra Mondiale” a cura di Flavio Altamura e Stefano Paolucci, ultimo appuntamento del ciclo di conferenze “Il Museo che legge” a cura di Antonella Ferraro, Maria Letizia Caldelli e Giulia Cirenei, promosso dal museo nazionale Romano

Mercoledì 27 maggio 2026, alle 17, a Palazzo Massimo, presentazione del libro “L’incendio delle navi di Nemi. Indagine su un cold case della Seconda Guerra Mondiale” a cura di Flavio Altamura e Stefano Paolucci (Passamonti Editore), quarto e ultimo appuntamento nell’ambito del nuovo ciclo di conferenze “Il Museo che legge” a cura di Antonella Ferraro, Maria Letizia Caldelli e Giulia Cirenei, promosso dal museo nazionale Romano. Introduce Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano. Introduce Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano. Modera Agnese Pergola (mnr). Presentano Daniela De Angelis (DRM Lazio) e Giovanni Pietrangeli (museo nazionale della Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano). Ingresso libero sino ad esaurimento posti. Prenotazione obbligatoria al link: https://ilmuseochelegge.eventbrite.it.

L’incendio delle navi di Nemi. Indagine su un cold case della Seconda guerra mondiale. È la sera del 31 maggio 1944, quattro giorni prima della liberazione di Roma. Sulle sponde del lago di Nemi, un furioso incendio divampa all’interno del Museo delle Navi Romane, fatto costruire da Mussolini per ospitare i due immensi scafi delle navi-palazzo dell’imperatore Caligola. Il museo resta in piedi, ma tutto il resto è ridotto a un cumulo di cenere. Quei magnifici reperti, unici nel loro genere e famosi in tutto il mondo, erano riemersi solo da pochi anni dalle acque del lago, che era stato addirittura svuotato per l’eccezionale impresa di recupero. La loro perdita è tragica, di valore incalcolabile per la scienza e la civiltà umana. Per indagare sulle cause del disastro viene istituita una commissione d’inchiesta, che emette presto il suo verdetto: il rogo delle navi è da imputare a un deliberato atto vandalico dei militari tedeschi che da qualche giorno avevano piazzato una batteria di cannoni vicino al museo. Ma le cose sono andate proprio così? Nel corso degli anni saranno in molti a contestare la versione ufficiale, convinti che i veri responsabili siano stati altri: chi incolpa gli sfollati che si erano rifugiati nel museo, chi accusa i partigiani che lo avrebbero incendiato in sfregio al dittatore fascista, chi punta il dito contro dei semplici ladruncoli che volevano coprire le tracce dei loro saccheggi. Chi ha ragione? Cos’è successo veramente in quelle drammatiche ore? È quanto si sono proposti di scoprire gli autori di questo lavoro, il primo dedicato all’argomento e frutto di oltre dieci anni di ricerche. La rilettura critica delle indagini svolte dagli inquirenti, la minuziosa ricostruzione degli avvenimenti che hanno preceduto e seguito l’incendio, nonché lo smantellamento sistematico di tutte le «verità» alternative avanzate nel tempo, sono soltanto le fasi preliminari di un coinvolgente processo investigativo che si snoda attraverso l’analisi di una vasta ed eterogenea documentazione inedita. In questa vera e propria controinchiesta, le risultanze della commissione subiscono una revisione radicale, mentre al loro posto si fa strada, e prende via via sempre più corpo e solidità, una nuova dinamica dei fatti tanto insospettata quanto da sempre sotto gli occhi di tutti.
Tra Napoli ed Ercolano le giornate di studio “La tutela civile e penale dei beni culturali”, organizzate dalla Scuola Superiore della Magistratura, occasione di approfondimento multidisciplinare dedicata alla protezione giuridica del patrimonio culturale italiano. Ecco il programma

Dal 27 al 29 maggio, tra Napoli ed Ercolano, si tengono le giornate di studio “La tutela civile e penale dei beni culturali”, organizzate dalla Scuola Superiore della Magistratura, un’occasione di approfondimento multidisciplinare di assoluto rilievo per magistrati e operatori del diritto, dedicata alla protezione giuridica del patrimonio culturale italiano. Il corso affronta, infatti, con taglio scientifico e pratico i temi più attuali del diritto dei beni culturali: dai reati introdotti dalla legge n. 22/2022 (“Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale”) alle questioni civilistiche legate ai trasferimenti e all’usucapione; dalla tutela dell’arte generata con intelligenza artificiale alla street art; dal traffico internazionale di reperti alle nuove frontiere della proprietà intellettuale. Tra i relatori figurano docenti universitari, consiglieri della Corte di Cassazione, rappresentanti di Eurojust e dell’Arma dei Carabinieri. Il programma prevede lo svolgimento di tre sessioni fuori dai locali della Scuola: la prima, al museo civico G. Filangeri di Napoli; la seconda, al parco archeologico di Ercolano; la terza al MAV (museo Archeologico Virtuale) di Ercolano; l’ultima sessione avrà luogo nella sede napoletana della S.S.M., in Castel Capuano. La scelta delle location per lo svolgimento delle prime tre sessioni è frutto di una precisa scelta della Scuola, condivisa dagli Enti partner, di interagire in maniera sinergica con enti e poli culturali museali e culturali del territorio, con i quali sono stati stipulati specifici protocolli di intesa, anche finalizzati allo sviluppo di corsi in comune. In particolare, il museo civico G. Filangeri, fondato nel 1882 da Gaetano Filangieri Principe di Satriano, figlio del generale Carlo e nipote dell’omonimo filosofo autore de La Scienza della Legislazione, accoglie le collezioni d’arte della famiglia Filangeri, incluso il carteggio tra Gaetano sr. e Benjamin Franklin, conservata nell’Archivio del Museo. Il Parco di Ercolano è uno dei siti archeologici più straordinari al mondo per stato di conservazione e rilevanza scientifica, un vero laboratorio esperienziale immersivo. Grazie all’ausilio di archeologi e personale specializzato del Parco, i partecipanti potranno confrontarsi con la realtà concreta della tutela del patrimonio culturale e archeologico, toccando con mano le sfide e le responsabilità che essa comporta sul piano giuridico, investigativo e conservativo. Responsabili del corso: dott. Gian Andrea Chiesi, dott.ssa Loredana Nazzicone, avv. Pier Lorenzo Parenti, dott. Fabio Di Vizio. Esperto formatore: dott. Armando Bosso, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
PROGRAMMA Mercoledì 27 maggio 2026, Sessione unica pomeridiana (museo Filangieri – Napoli): alle 15, informazioni generali ed introduzione, Gian Andrea Chiesi (responsabile del corso, componente del Comitato direttivo), Armando Bosso (esperto formatore); 15.15, “Relazione a due voci: Il falso nell’arte tra repressione penale e tutele civilistiche”, Stefano Manacorda, ordinario di Diritto penale all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, titolare della cattedra Unesco Law Protection of Cultural Heritage; Alessandra Donati, associato di Diritto privato comparato all’università Milano Bicocca, presidente del CS di AitArt; 16.30, “Falsi, copie, repliche. Lo sguardo dello storico dell’arte. Attorno al rapporto tra realtà e verità nel giudizio sull’opera d’arte”, Francesco Tedeschi, ordinario di Storia dell’arte contemporanea ALL’UNIVERSITÀ Cattolica del Sacro Cuore di Milano; 17.15, dibattito; 17.30, visita guidata del museo Filangieri; 18, sospensione dei lavori.
Giovedì 28 maggio 2026, il parco archeologico di Ercolano ospita la sessione mattutina del corso: alle 9, accoglienza da parte del direttore del Parco Federica Colaiacomo: “Ercolano non è solo un sito da visitare, è un luogo dove il diritto e la storia si incontrano ogni giorno. Ospitare le Giornate di Studio della Scuola Superiore della Magistratura significa mettere il nostro patrimonio al servizio della formazione di chi è chiamato a tutelarlo: un dialogo concreto tra chi custodisce i beni culturali e chi li protegge sul piano giuridico. Siamo onorati di contribuire a questa importante iniziativa”. Alle 9.15, visita guidata al sito e all’Antiquarium; 11.45, pausa; 12, “Il ruolo dei Nuclei Specializzati dell’Arma dei Carabinieri nella tutela dei beni culturali e nel contrasto al traffico dei reperti archeologici e delle opere d’arte”, generale Antonio Petti, comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale; 12.45, dibattito; 13, sospensione lavori;
14, sessione pomeridiana al MAV – museo Archeologico Virtuale: 14.15, “Il ruolo di Eurojust nel contrasto al traffico illecito di reperti: casistica e protocolli”, Aldo Ingangi, membro nazionale italiano di Eurojust; 15, “Beni culturali e proprietà intellettuale (la tutela dell’immagine del David: novità giuridica e apripista per i beni culturali)”, Cecilie Hollberg, già direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze; 15.30, dibattito; 15.45, pausa; 16, divisione dei partecipanti in gruppi di lavoro: GRUPPO PENALE, “Dal Codice dei beni culturali alla legge n. 22 del 2022. Rassegna delle pronunce giurisprudenziali più significative”, Fabio Zunica, consigliere della Corte di Cassazione; GRUPPO CIVILE, “Acquisto a non domino, usucapione, prelazione artistica. Rassegna delle pronunce giurisprudenziali più significative”, Luca Varrone, consigliere della Corte di Cassazione; 17, sospensione dei lavori; al termine dei lavori sarà possibile assistere all’interno del MAV ad una proiezione in 5D dell’eruzione del 79 d.C.
Venerdì 29 maggio 2026, sessione unica mattutina (Castel Capuano – Napoli): alle 9, presentazione della sessione; 9.10, “La tutela costituzionale e amministrativa dei beni culturali”, Marco Brocca, professore ordinario di Diritto amministrativo e di Diritto dell’Ambiente e della Cultura all’università del Salento; 10.10, dibattito; 10.30, pausa; 11, divisione dei partecipanti in gruppi di lavoro: GRUPPO PENALE, “Cooperazione internazionale: il recupero dei beni culturali trafugati”, Nunzio Fragliasso, procuratore della Repubblica di Torre Annunziata; GRUPPO CIVILE, “Arte e nuove tecnologie: la tutela del diritto d’autore nell’era dell’Intelligenza Artificiale”, Fabio Dell’Aversana, ordinario di Diritto delle Arti, del design, dello spettacolo e dei beni culturali all’Accademia di Belle Arti di Napoli; 12, divisione dei partecipanti in gruppi di lavoro, GRUPPO PENALE, “La circolazione dei beni culturali nel diritto europeo e nel diritto internazionale. Profili penalistici”, Daniela Savy, ricercatore di Diritto dell’Unione Europea e docente di Diritto europeo dei Beni culturali all’università “Federico II” di Napoli; GRUPPO CIVILE, “Circolazione dei beni culturali e tutela civilistica dei beni immobili vincolati. Gli operatori del mercato delle opere d’arte: case d’asta, galleristi, antiquari”, Geo Magri, professore associato di Diritto privato all’università dell’Insubria di Como; 13, termine dei lavori.
Venosa (Pz). Al museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” di Venosa (Pz), la conferenza “Il viaggio dell’Askòs Catarinella. Storia ritualità e identità”, dedicato al ritorno nella collezione museale venosina di uno dei più importanti esemplari della ceramica listata canosina di età ellenistico-romana

Martedì 26 maggio 2026, alle 17.15, al museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” di Venosa (Pz), la conferenza “Il viaggio dell’Askòs Catarinella. Storia, ritualità e identità”, dedicato al ritorno nella collezione museale venosina di uno dei più importanti esemplari della ceramica listata canosina di età ellenistico-romana. Il ritorno e la valorizzazione dell’Askòs Catarinella, straordinaria testimonianza della civiltà daunia e delle sue pratiche rituali legate al culto dei defunti e alla concezione dell’aldilà, rappresenta un momento di grande rilievo culturale e simbolico per la città di Venosa e per il patrimonio archeologico della Basilicata.
Ad aprire l’incontro sarà Rosanna Calabrese, direttrice del museo Archeologico nazionale di Venosa, seguita dai saluti istituzionali del sindaco di Venosa Francesco Mollica. Interverranno studiosi italiani e internazionali: Christian Heitz – università di Innsbruck, Matthias Hoernes – università di Salisburgo, su “Lusso, rituali e potere: l’Askòs Catarinella e le élite della Daunia nell’età ellenistico-romana”; Maria Teresa Imbriani – università della Basilicata, su “Figlio mio che sogno lungo che ti fai: morte e pianto rituale nella Lucania di Scotellaro”. Le conclusioni saranno affidate a Tommaso Serafini, direttore dei musei e parchi archeologici di Melfi e Venosa.

A seguire, il pubblico assisterà allo svelamento della nuova teca espositiva che accoglierà l’Askòs Catarinella all’interno del percorso museale permanente. Il reperto, un grande vaso destinato a contenere e versare liquidi potori era verosimilmente parte del corredo funerario di un personaggio appartenente all’élite daunia. Scoperto intorno agli anni Venti del Novecento in seguito a scavi clandestini, l’Askòs costituisce un eccezionale esempio di produzione tarda della ceramica listata canosina, decorata con bande geometriche e motivi naturalistici stilizzati. Di straordinario interesse è il ricco apparato figurativo che si sviluppa sotto le bocche del vaso: un lungo corteo funerario animato da offerenti, musicisti e prèfiche con le braccia alzate in segno di lutto che assiste il defunto verso il passaggio nell’oltretomba. La scena culmina attorno a un catafalco funerario e a una struttura interpretata come ingresso della tomba a camera, mentre grandi figure femminili ornate di gioielli evocano divinità ctonie protettrici dei momenti di transizione tra vita e morte. L’intero immaginario decorativo rimanda a credenze salvifiche e a simboli di rinascita, tra cui galli, elementi floreali e il cipresso, in una narrazione visiva di eccezionale potenza simbolica e spirituale. Il ritorno dell’Askòs Catarinella al museo archeologico nazionale di Venosa rappresenta la restituzione alla comunità di una memoria identitaria profondamente legata alla storia antica del territorio.
Verona. A Quinzano la conferenza “Tra forme e gesti. Le ceramiche di Quinzano e le comunità neolitiche del Veronese (VI-V millennio a.C.)” con Marika Ciela dell’università di Trento, quarto e ultimo incontro del ciclo “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche”

Martedì 26 maggio 2026, alle 20, nella Sala “Garonzi” del Centro Polifunzionale della 2ª Circoscrizione, in via Quinzano 24/D a Verona, la conferenza “Tra forme e gesti. Le ceramiche di Quinzano e le comunità neolitiche del Veronese (VI-V millennio a.C.)” con Marika Ciela dell’università di Trento, quarto e ultimo incontro del ciclo “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche” organizzato dalla 2ª Circoscrizione del Comune di Verona in collaborazione con i Musei civici di Verona e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, per offrire al pubblico un quadro aggiornato e approfondito delle ricerche del passato, in corso e future sulla preistoria dell’area quinzanese, uno dei contesti più significativi per la ricostruzione delle prime fasi di antropizzazione del territorio comunale di Verona.









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