Pompei. Per le GEA 2026 il parco archeologico apre i cantieri per raccontare “in diretta” il lavoro degli archeologi: Casa di Giulio Polibio, Tombe di Porta Stabia, Insula Occidentalis, Insula Meridionalis, Granai del Foro, e i depositi del museo Archeologico di Stabia “D’Orsi”

Raccontare “in diretta” il lavoro sul campo di archeologi, restauratori, architetti e ingegneri, aprendo al pubblico cantieri di restauro e depositi di reperti con l’obiettivo di rendere i luoghi dell’archeologia e della ricerca spazi di confronto con i visitatori, in una dimensione inclusiva e accessibile. Così il parco archeologico di Pompei aderisce anche quest’anno alle Giornate Europee dell’Archeologia (GEA), in programma in tutta Europa nei giorni venerdì 12, sabato 13 e domenica 14 giugno 2026. Il tema di questa edizione è “Archeologia in corso / Archaeology in the Making”. Al centro c’è il processo della ricerca archeologica, la valorizzazione del “dietro le quinte” del lavoro – cantieri, magazzini, depositi, laboratori, archivi, biblioteche – come spazi di conoscenza, racconto e partecipazione, attraverso l’apertura dei contesti operativi al pubblico. In piena aderenza al tema centrale delle Giornate, il Parco Archeologico di Pompei propone visite a cantieri di scavo e di restauro ma anche a depositi di reperti. Le visite ai cantieri del sito di Pompei, a cura dei funzionari del Parco, dureranno circa 45 minuti nella fascia oraria indicata, per un numero massimo di 30 persone per volta. Accesso fino ad esaurimento posti, prenotazione non necessaria.

Il fronte dell’Insula Occidentalis a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Venerdì 12 giugno 2026 a Pompei sono previsti tre appuntamenti. Dalle 9 alle 13 sarà possibile visitare i cantieri di restauro dell’Insula Meridionalis e della Casa di Giulio Polibio, mentre dalle 13 alle 17 è prevista la visita ai depositi dei Granai del Foro. L’intervento di messa in sicurezza, consolidamento e restauro dell’Insula Meridionalis di Pompei, uno più articolati quartieri del sito archeologico – visibile lungo il viale delle Ginestre di ingresso al sito – un tempo affacciato scenograficamente sul Golfo di Napoli e sulla vallata del Sarno, rappresenta un esempio di cantiere estremamente complesso a causa della morfologia dell’area e della tipologia degli edifici oggetto dei lavori. Visite a cura dell’archeologo Antonino Russo. La Casa di Giulio Polibio, una tra le domus più significative della città antica, è nota per le sue decorazioni pittoriche e per l’importanza storica del proprietario. Attualmente è oggetto di un articolato intervento di restauro finalizzato alla sua riapertura al pubblico e alla conservazione a lungo termine. Visite a cura dell’architetto Annamaria Mauro. Nel pomeriggio, invece, sarà possibile vedere i depositi dei Granai del Foro con visite a cura dell’archeologo Alessandro Russo. Sarà illustrato il progetto di allestimento dei Granai del Foro, il cui obiettivo è riqualificare e rifunzionalizzare gli spazi per consentire sia lo studio che l’esposizione dei reperti, migliorando la comprensione della vita quotidiana a Pompei prima dell’eruzione del 79 d.C.

Necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Sabato 13 giugno 2026 l’appuntamento (dalle 9 alle 13) è con la visita ad altri due cantieri. I visitatori potranno accedere al cantiere di scavo e restauro delle Tombe di Porta Stabia e al cantiere di restauro dell’Insula Occidentalis. L’area della necropoli di Porta Stabia si trova all’esterno del perimetro urbano della città antica. È caratterizzata da ricche sepolture, tra cui due tombe a schola di personaggi illustri e altre tombe monumentali, tra cui quella di G.A. Alleius Nigidius Maius. Il progetto mira alla conservazione del bene culturale attraverso attività di prevenzione, manutenzione e restauro. Visite a cura dell’architetto Raffaele Martinelli. Il cantiere di messa in sicurezza, restauro e fruizione dell’Insula Occidentalis di Pompei, ha l’obiettivo di restituire al pubblico le straordinarie ville urbane di Marco Fabio Rufo e di Maio Castricio, della Casa del Bracciale d’Oro e della Biblioteca, affacciate sul Golfo di Napoli e finora non accessibili. Il grandioso complesso della Regio VI è situato ai margini della città antica, non distante dal Foro. Quattro terrazze panoramiche, digradanti scenograficamente verso il mare, offrono al visitatore un’emblematica testimonianza del gusto romano di vivere in fastose ed eleganti dimore dove il paesaggio costituisce uno degli elementi predominanti della stessa composizione architettonica. Visite a cura della restauratrice Teresa Argento.

I depositi del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico pompei)

Domenica 14 giugno 2026, infine, è in programma l’apertura straordinaria, dalle 9 alle 13, dei depositi archeologici del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” presso la Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia, con visite a cura dell’archeologa Maria Rispoli, secondo due turni di visita alle 10 e alle 12 per gruppi di massimo 30 persone. Prenotazione non necessaria. I depositi sono visitabili anche in autonomia. I visitatori avranno la possibilità di immergersi nella “filiera archeologica” e di conoscere il lavoro di tutela, restauro e ricerca che solitamente si svolge dietro le quinte. L’accesso è compreso nel costo del biglietto di ingresso al museo Archeologico di Stabia.

Aquileia (Ud). In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, gli Open-day dei cantieri di scavo (solo sabato 13), aperture straordinarie, passeggiate, visite guidate, archeologia sperimentale e musica. Ecco il ricco programma della tre giorni GEA

Dal 12 al 14 giugno 2026, in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, Aquileia si anima con gli Open-day dei cantieri di scavo (solo sabato 13), aperture straordinarie, passeggiate, visite guidate, archeologia sperimentale e musica. Il programma è frutto della sinergia tra Fondazione Aquileia, Comune di Aquileia, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, soprintendenza Archivistica del Friuli Venezia Giulia, direzione regionale Musei FVG – museo Archeologico nazionale di Aquileia, Basilica di Aquileia, PromoTurismoFVG, le università di Padova, Trieste, Udine e Verona, la Pro Loco Aquileia e l’Associazione Nazionale per Aquileia. Durante tutto il weekend delle Giornate Europee dell’Archeologia sarà possibile usufruire gratuitamente del servizio di audioguida “Aquileia, i tesori di un’antica metropoli romana: walking tour con audioguida”, messo a disposizione da PromoTurismoFVG, per passeggiare in completa libertà e scoprire uno dei siti archeologici più importanti d’Italia. L’audioguida potrà essere ritirata presso l’Infopoint PromoTurismoFVG (via Giulia Augusta 11) dalle 9 alle 16. Per maggiori informazioni: info.aquileia@promoturismo.fvg.it  – 0431 919491.

PROGRAMMA VENERDÌ 12 GIUGNO 2026. Presentazione “Il progetto XRculture e le sue applicazioni: digitalizzazione 3D per i musei”, dalle 10 alle 13, al museo Archeologico nazionale. Giornata di presentazione dei risultati del progetto europeo XRCulture. XRculture è il progetto europeo che grazie alle nuove tecnologie come intelligenza artificiale e realtà estesa (XR) mira a creare modelli 3D ad alta qualità, esperienze immersive e strumenti innovativi per la conoscenza del patrimonio culturale nei musei e nelle istituzioni culturali di tutta Europa. Il progetto vede la collaborazione del ministero della Cultura e dell’ICCD (Istituto Centrale per la Catalogazione e la Documentazione) e vanta la partecipazione di numerosi partner italiani e stranieri, che nella giornata odierna dialogheranno e presenteranno al pubblico i risultati del lavoro svolto. Partecipazione gratuita su prenotazione obbligatoria a museoaquileiaeventi@cultura.gov.it – 0431 91016. A cura del museo Archeologico nazionale di Aquileia, in collaborazione con ICCD. Inaugurazione “Restituire forma alle cose perdute. La coppa diatreta di Aquileia”, alle 15.15, al museo Archeologico nazionale. Inaugurazione della vetrina olografica sperimentale realizzata nell’ambito del progetto XRCulture – eXplore & Reuse 3D cultural heritage within the Data Space. Ingresso gratuito su prenotazione obbligatoria a museoaquileiaeventi@cultura.gov.it  – 0431 91016. A cura del museo Archeologico nazionale di Aquileia, in collaborazione con ICCD.

Concerto inaugurale della stagione 2026 dei concerti in basilica, alle 20.45, nella basilica patriarcale di Aquileia. La Basilica Patriarcale di Aquileia organizza annualmente, da trentotto edizioni, la sua personale stagione dei Concerti in Basilica. Quest’anno l’inaugurazione sarà il 12 giugno 2026. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria sulla piattaforma Eventbrite. Tutte le informazioni sul sito www.basilicadiaquileia.it. A cura della Fondazione Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia.

PROGRAMMA SABATO 13 GIUGNO 2026. Shinrin Yoku “Bagno di foresta nell’area archeologica dell’antico porto fluviale di Aquileia”, alle 10, con ritrovo in piazza Capitolo alle 9.50. Il termine Shirin- yoku (森林浴, “Forest bathing” o “Bagni di foresta”) nasce nel 1982 e promuove il risveglio dei sensi attraverso lentezza, suoni, textures, profumi e respirazione nella natura. Dal 2025, la Stazione di Terapia Forestale FVG insieme ad alcuni dei massimi esperti giapponesi sul tema e alla International Society of Forest Therapy, propongono i Bagni di foresta non solo come attività episodica, ma anche come ‘percorso’ di riavvicinamento graduale alla natura, ossia come ‘Via’. Lo ShinrinYoku-Dō 森林浴道 consente di aumentare l’apporto individuale alla difesa della natura e di generare benefici psicologici e fisiologici che durano più a lungo nel tempo, creando così un circuito virtuoso che può portare a una vera e propria partnership tra uomo e natura e un riequilibrio generale. Abbigliamento consigliato: tipico per camminate in natura con scarpe da ginnastica o scarponcini, pantaloni lunghi, camicia/t-shirt manica lunga, felpa/pile, giacca, k-way o mantellina, facoltativo un tappettino-stuoino o una copertina. Animali non ammessi. Età minima: 16 anni (se minorenne, accompagnato da un adulto, parimenti iscritto all’attività). Partecipazione gratuita su prenotazione obbligatoria (massimo 20 persone) su Eventbrite @FondazioneAquileia. Per informazioni: www.fondazioneaquileia.it. A cura della Fondazione Aquileia e Stazione di Terapia Forestale FVG-ITALIA, Eco&Salute Soc. Coop. – servizi ecosistemici per la salute umana.

Dimostrazioni di lavorazione del vetro secondo tecniche antiche con il forno ‘romano’ (foto fondazione aquileia)

Lavorazione sperimentale di vetro con un forno “romano”, dalle 10.30 alle 13, dalle 15 alle 19, nell’area archeologica dei mercati tardo-antichi (fondo Pasqualis). Dimostrazioni di lavorazione del vetro secondo tecniche antiche (soffiatura libera e dentro stampo, lavorazione a mosaico, ecc.) con il forno ‘romano’ a legna e con la partecipazione di maestri vetrai di scuola muranese. Partecipazione gratuita senza prenotazione. Per informazioni: assaquileia@libero.it. A cura della Fondazione Aquileia e Associazione Nazionale per Aquileia APS

Passeggiata guidata “Caccia al reimpiego”, dalle 10.30 alle 12.30, alla Casa Bertoli in via Popone 6. Passeggiata guidata nel centro di Aquileia per imparare a leggere le murature degli edifici e a riconoscere i frammenti dei materiali antichi recuperati e utilizzati nella loro costruzione. Partecipazione gratuita su prenotazione obbligatoria (massimo 30 posti) a assaquileia@libero.it. A cura dell’Associazione Nazionale per Aquileia APS

Open day all’area archeologica di Aquileia (foto fondazione aquileia)

Archeo open day: visite con l’archeologo ai cantieri di scavo dalle 10.30 alle 13, dalle 16.30 alle 19. Gli archeologi e i restauratori della Fondazione Aquileia e delle Università accolgono i visitatori per raccontare le nuove scoperte, i reperti emersi nelle ultime campagne di scavo, le storie e i costumi dell’Aquileia antica. 
Aree archeologiche: Foro – Decumano e Mura a zig-zag – Grandi Terme – Teatro romano – Antico Porto Fluviale – Antichi Mercati (Fondo Pasqualis) – Domus romane (Fondo CAL) – Domus dei Putti Danzanti.
Ingresso libero senza prenotazione. A cura della Fondazione Aquileia, Università di Padova, Università di Verona, Università di Trieste, Università di Udine, Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per il FVG.

Conferenza “Il colore della meraviglia: la coppa diatreta dalla domus dei Putti danzanti tra realtà e digitale”, alle 11, al museo Archeologico nazionale di Aquileia. Conferenza a cura di Emanuela Murgia sul frammento di vetro diatreta rinvenuto dall’equipe dell’Università di Trieste nello scavo in concessione ministeriale della Domus dei Putti Danzanti di Aquileia e per la prima volta esposto al museo in occasione delle GEA 2026. Al termine dell’evento e per tutto il fine settimana sarà possibile inoltre visionare la vetrina olografica realizzata nell’ambito del progetto XRculture in collaborazione con ICCD. Partecipazione gratuita su prenotazione obbligatoria a: museoaquileiaeventi@cultura.gov.it  – 0431 91016. A cura del museo Archeologico nazionale di Aquileia in collaborazione con Università degli Studi di Trieste – Dipartimento di Studi Umanistici e Fondazione Aquileia.

Esposizione “XRCulture: una vetrina olografica al servizio delle collezioni museali”, dalle 12 alle 17, al museo Archeologico nazionale. Esposizione della vetrina olografica sperimentale realizzata nell’ambito del progetto XRCulture – eXplore & Reuse 3D cultural heritage within the Data Space. Saranno presenti i tecnici e gli archeologi che hanno collaborato al progetto. Accesso compreso nel biglietto di ingresso al Museo. Per informazioni: museoaquileiaeventi@cultura.gov.it  – 0431 91016. A cura del museo Archeologico nazionale di Aquileia, in collaborazione con ICCD.

Visita guidata “Sotto la superficie”, alle 12, al museo Archeologico nazionale di Aquileia. Visita guidata ai depositi museali aperti al pubblico. Accesso compreso nel biglietto di ingresso al Museo. Per informazioni: museoaquileiaeventi@cultura.gov.it  – 0431 91016. A cura del museo Archeologico nazionale di Aquileia. Visita guidata “Riscoprire Casa Bertoli nei suoi aspetti architettonici e decorativi”, dalle 15.30 alle 19. Visite guidate ogni 30 minuti. Ultima entrata alle 18.30, alla Casa Bertoli, via Patriarca Popone 6. Visita guidata alla casa del canonico Giandomenico Bertoli, padre della ricerca archeologica di Aquileia, tra aspetti architettonici, affreschi medievali e “pietre iscritte”. Partecipazione gratuita senza prenotazione. Per informazioni: assaquileia@libero.it A cura dell’Associazione Nazionale per Aquileia APS e Soprintendenza ABAP per il FVG.

Shinrin Yoku “Bagno di foresta nell’area archeologica dell’antico porto fluviale di Aquileia”, alle 16, con ritrovo in piazza Capitolo alle 15.50. Il termine Shirin- yoku (森林浴, “Forest bathing” o “Bagni di foresta”) nasce nel 1982 e promuove il risveglio dei sensi attraverso lentezza, suoni, textures, profumi e respirazione nella natura. Dal 2025, la Stazione di Terapia Forestale FVG insieme ad alcuni dei massimi esperti giapponesi sul tema e alla International Society of Forest Therapy, propongono i Bagni di foresta non solo come attività episodica, ma anche come ‘percorso’ di riavvicinamento graduale alla natura, ossia come ‘Via’. Lo ShinrinYoku-Dō 森林浴道 consente di aumentare l’apporto individuale alla difesa della natura e di generare benefici psicologici e fisiologici che durano più a lungo nel tempo, creando così un circuito virtuoso che può portare a una vera e propria partnership tra uomo e natura e un riequilibrio generale. Abbigliamento consigliato: tipico per camminate in natura con scarpe da ginnastica o scarponcini, pantaloni lunghi, camicia/t-shirt manica lunga, felpa/pile, giacca, k-way o mantellina, facoltativo un tappettino-stuoino o una copertina. Animali non ammessi. Età minima: 16 anni (se minorenne, accompagnato da un adulto, parimenti iscritto all’attività). Partecipazione gratuita su prenotazione obbligatoria (massimo 20 persone) su Eventbrite @FondazioneAquileia. Per informazioni: www.fondazioneaquileia.it. A cura della Fondazione Aquileia e Stazione di Terapia Forestale FVG-ITALIA, Eco&Salute Soc. Coop. – servizi ecosistemici per la salute umana.

Convegno “La domus romana di Tito Macro ad Aquileia: il restauro, la protezione e valorizzazione”, alle 17, alla Domus di Tito Macro. Saluti istituzionali: Emanuele Zorino, sindaco del Comune di Aquileia
Mario Anzil, vicepresidente e assessore alla cultura e allo sport della Regione FVG. Intervengono:
Cristiano Tiussi direttore di Fondazione Aquileia; Eugenio Vassallo, architetto; Pierluigi Grandinetti, architetto; Paola Ventura, soprintendente SABAP per il FVG; ​Gabriele Botti, funzionario architetto SABAP per il FVG; Jacopo Bonetto, professore ordinario dell’università di Padova. Ingresso libero, senza prenotazione, fino ad esaurimento posti

Passeggiata “La salvezza viene dal riuso: storia di un monastero che diventa museo”, alle 20.30, con ritrovo in piazza Pirano, Aquileia. Gli edifici spesso vivono molte vite e raccontano molte storie, è così anche per l’antico monastero benedettino di Aquileia diventato oggi il Museo paleocristiano. Partecipazione gratuita su prenotazione consigliata a prolocoaquileia@libero.it. A cura della Pro Loco Aquileia aps.

PROGRAMMA DOMENICA 14 GIUGNO 2026. Esposizione “XRCulture: una vetrina olografica al servizio delle collezioni museali”, dalle 10 alle 17, al museo Archeologico nazionale. Esposizione della vetrina olografica sperimentale realizzata nell’ambito del progetto XRCulture – eXplore & Reuse 3D cultural heritage within the Data Space. Saranno presenti i tecnici e gli archeologi che hanno collaborato al progetto. Accesso compreso nel biglietto di ingresso al Museo. Per informazioni: museoaquileiaeventi@cultura.gov.it  – 0431 91016. A cura del museo Archeologico nazionale di Aquileia, in collaborazione con ICCD.

Lavorazione sperimentale di vetro con un forno “romano”, dalle 10.30 alle 13, dalle 15 alle 19, nell’area archeologica dei mercati tardo-antichi (fondo Pasqualis). Dimostrazioni di lavorazione del vetro secondo tecniche antiche (soffiatura libera e dentro stampo, lavorazione a mosaico, ecc.) con il forno ‘romano’ a legna e con la partecipazione di maestri vetrai di scuola muranese. Partecipazione gratuita senza prenotazione. Per informazioni: assaquileia@libero.it. A cura della Fondazione Aquileia e Associazione Nazionale per Aquileia APS.

“Le voci dell’arte”: LETTURE TRATTE DAL LIBRO “Il Milite Ignoto e il Cimitero degli Eroi di Aquileia”, Treviso, ZeL Edizioni, 2024, alle 20.15, con ritrovo in piazza Capitolo (poi svolgimento all’interno del Cimitero degli Eroi). Si leggono a più voci brani di lettere o provvedimenti ufficiali risalenti al tempo della Prima guerra mondiale aventi riferimento alla nascita e allo sviluppo del Cimitero degli Eroi. Partecipazione gratuita su prenotazione obbligatoria a storia.aquileia@gmail.com (massimo 40 partecipanti per ciascun turno). A cura della Soprintendenza archivistica del Friuli Venezia Giulia e del Fogolar Furlan di Aquileia.

San Lorenzo Bellizzi (Cs). Al Centro di ricerca speleo-archeologica la tavola rotonda “Grotte preistoriche dal Pollino all’Orsomarso. Conoscenza, tutela, valorizzazione” e inaugurazione della mostra fotografico-documentaria “Grotte preistoriche dal Pollino all’Orsomarso”. Ecco il programma

Mercoledì 10 giugno 2026, alle 16, nella sala conferenze del Centro di ricerca speleo-archeologica (Centro Polifunzionale, Rione Sgrotto, via Saragat s.n.c.), a San Lorenzo Bellizzi (Cs), la tavola rotonda “Grotte preistoriche dal Pollino all’Orsomarso. Conoscenza, tutela, valorizzazione”, aperta a tutti, prende spunto dall’eccezionale ricchezza quantitativa e pregio qualitativo dei giacimenti archeologici, perlopiù di epoca preistorica, presenti nelle cavità naturali della Calabria settentrionale, ubicati tra massiccio del Monte Pollino e Monti dell’Orsomarso. Saranno presenti all’evento rappresentanti della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Provincia di Cosenza, dell’Ente Parco Nazionale del Pollino, del Centro di ricerca speleo-archeologica “Enzo dei Medici”, dell’università di Bologna, della Fondazione MIdA e della Missione di ricerca speleo-archeologica “Pietra Sant’Angelo”. La manifestazione è ospitata dal Comune di San Lorenzo Bellizzi, particolarmente attento alle tematiche di carattere archeologico vista la presenza nel proprio territorio di importanti siti pre-protostorici in grotta, oggetto dal 2017 di puntuali scavi e ricerche.

PROGRAMMA. Introduce e modera Andrea Mazzotta, giornalista. Dopo i saluti istituzionali di Antonio Cersosimo, sindaco del Comune di San Lorenzo Bellizzi, e Paola Aurino, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Cosenza, intervengono: Felice Larocca, Centro di ricerca speleo-archeologica “Enzo De Medici”, su “Grotte, caverne e ripari sottoroccia: un patrimonio straordinario”; Paola Aurino e Mariangela Barbato, Sabap-Cs, su “Conoscere per tutelare: un progetto di censimento delle grotte d’interesse archeologico”; Donata Luiselli, università di Bologna, su “Lo studio del DNA antico nei contesti sotterranei: una nuova prospettiva”; Luigi Lirangi, commissario ente parco nazionale del Pollino, su “Il ruolo del Parco Nazionale del Pollino per la valorizzazione dei siti sotterranei”; Maria Rosaria Carfagna, presidente Fondazione MIdA-musei integrati dell’Ambiente, su “Grotte archeologiche tra ricerca e turismo: il caso delle Grotte di Pertosa-Auletta”. A seguire l’inaugurazione della mostra fotografico-documentaria “Grotte preistoriche dal Pollino all’Orsomarso”.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale è tornato il “Torso di Livorno”, straordinaria scultura in bronzo parte delle Collezioni medicee di Cosimo I, dopo un articolato progetto di restauro sostenuto dai Friends of Florence. Ecco la storia del Torso e del suo recupero. E a settembre protagonista di un convegno scientifico e della mostra “Broken. Il potere del frammento” a Palazzo Strozzi

Daniele Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, mostra il “Torso di Livorno” rientrato al MAF (foto maf)

Fa parte dei Grandi Bronzi delle Collezioni Medicee. È il celebre “Torso di Livorno” straordinaria scultura in bronzo che dal 9 giugno 2026 è di nuovo visitabile al museo Archeologico nazionale di Firenze dopo un lungo lavoro che l’ha visto protagonista di un articolato progetto di restauro, studio tecnologico e indagine scientifica avanzata coordinato da specialisti italiani e internazionali. L’intervento conservativo, iniziato nel 2024, è stato possibile grazie al sostegno dei Friends of Florence, alla professionalità del restauratore Nicola Salvioli e alla lungimiranza di Mario Iozzo, allora alla guida del Museo. Il restauro, particolarmente complesso per la variabilità della superficie e per le criticità conservative dell’opera, è stato affiancato da uno studio analitico della lega metallica e delle tecniche di realizzazione. E dopo l’estate il Torso sarà protagonista della mostra “Broken. Il potere del frammento” a Palazzo Strozzi dal 25 settembre 2026.

Daniele Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, e Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence, davanti al Torso di Livorno (foto maf)

“È stata un’indagine appassionante”, commenta Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, “in cui le competenze di diverse discipline scientifiche e umanistiche si sono intrecciate all’insegna del restauro, per raccontare la lunghissima storia del bronzo antico, dalla sua realizzazione alla permanenza sotto le acque del mare fino all’esposizione nelle collezioni granducali, quindi al museo. Un lavoro di squadra tra tanti specialisti che mette in luce il ruolo attivo del museo come centro di ricerca e di conoscenza sul patrimonio archeologico; ma anche una nuova e preziosa collaborazione con i Friends of Florence, che rinsalda il rapporto tra la collezione e il suo pubblico più generoso e appassionato”. “Con il restauro del Torso di Livorno, Friends of Florence è lieta di rinnovare la propria collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Firenze”, annuncia Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence, “sostenendo un progetto che ha saputo coniugare conservazione, ricerca e approfondimento scientifico. Un intervento che ha restituito leggibilità e stabilità all’opera e ha consentito di approfondirne la storia, i materiali e la tecnica esecutiva. Siamo profondamente grati ai Signori Lauri e Michael Corliss: grazie alla loro generosa donazione, Friends of Florence ha potuto sostenere e rendere possibile questo importante progetto, contribuendo alla tutela e alla valorizzazione di un’opera che oggi può raccontare al pubblico una storia ancora più ricca e completa. Il nostro ringraziamento va anche a tutto lo staff del museo per la preziosa collaborazione e a Nicola Salvioli che ha curato il restauro dell’opera coordinando, un articolato e innovativo percorso di diagnostica e ricerca”.

Il “Torso di Livorno” prima del restauro, ancora con le “patinature lorenesi” (foto maf)

Annoverato fra i Grandi Bronzi del museo, il Torso faceva parte delle collezioni medicee sin dai tempi di Cosimo I (1537-1574) e figura tra le opere più rappresentative della Galleria già nel celebre dipinto La Tribuna degli Uffizi (1772-1778) di Johann Zoffany. Ancora avvolta nel mistero rimane la sua origine, già in passato ci si interrogava se fosse un originale greco o una copia romana, se fosse davvero stato rinvenuto al largo di Livorno o se da sempre appartenesse alle gallerie medicee, quello che è certo, come emerso anche dalle analisi del restauro, è che l’opera ha avuto una lunga permanenza subacquea. Come molti altri bronzi provenienti dalle antiche collezioni medicee, anche il Torso era ricoperto da spesse stesure superficiali scure, le cosiddette “patinature lorenesi”, che è stato indispensabile rimuovere per poter intervenire sulla corrosione della lega metallica. Così sono state riportate alla luce le variazioni di colore della superficie metallica, inoltre il restauro ha consentito di mappare accuratamente i tasselli e residui di conchiglie e concrezioni marine presenti all’interno della scultura.

Il “Torso di Livorno” nei laboratori dell’Institute Laue-Langevin (ILL) di Grenoble, in Francia (foto maf)

Per approfondire i numerosi interrogativi ancora aperti sull’opera, è stata avviata una vasta campagna diagnostica che ha previsto l’impiego di tecniche non invasive e micro-invasive finalizzate allo studio della lega metallica e dei suoi processi di alterazione. Inoltre, già nel giugno 2024 il Torso è stato sottoposto ad avanzate analisi presso l’Institute Laue-Langevin (ILL) di Grenoble, in Francia: per la prima volta la tecnica dell’imaging neutronico (usata per penetrare materiali densi) è stata applicata a una scultura bronzea di dimensioni monumentali. Il restauro ha rappresentato un’importante occasione di ricerca e approfondimento scientifico, i cui risultati saranno illustrati nel corso di una giornata di studi in programma giovedì 17 settembre 2026 al museo fiorentino. Oltre al restauro, Nicola Salvioli ha curato anche la progettazione del nuovo supporto espositivo della scultura, concepito per garantire una maggiore stabilità strutturale, una più corretta distribuzione dei carichi e una migliore restituzione estetica dell’opera.

Il restauratore Nicola Salvioli mostra il “Torso di Livorno” (foto maf)
Giulia Basilissi, restauratrice del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

OPERAZIONE RESTAURO. Restauro, documentazione grafica 3D, studio e realizzazione del supporto: Nicola Salvioli, coadiuvato da Giorgio Pettiti. Direzione tecnico-scientifica: Barbara Arbeid – Giulia Basilissi. Diagnostica sul metallo, le patine e i prodotti di alterazione: Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, Barbara Salvadori, Silvia Vettori, Sofia Brizzi. Diagnostica neutronica: Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara”, Francesco Grazzi, Francesco Cantini; Institute Laue-Langevin (ILL) di Grenoble, Antonella Scherillo, Anna Fedrigo, Alessandro Tengattini. Studio delle terre di fusione: Sonia Mugnaini. Studio dei residui di organismi marini: Università di Firenze – Museo di Storia Naturale La Specola, Gianna Innocenti, Simone Cianfanelli. Documentazione fotografica ufficiale: Antonio Quattrone.

Il “Torso di Livorno”, tra i grandi bronzi della Collezione Medicea, dopo l’intervento di restauro (foto maf)

IL VIAGGIO DEL TORSO NON SI FERMA QUI. Dopo aver trascorso l’estate al museo Archeologico, infatti, dal 25 settembre 2026 il bronzo sarà parte della grande mostra di Palazzo Strozzi “Broken. Il potere del frammento”, in programma fino al 24 gennaio 2027: una grande esposizione che indagherà il tema del frammento dall’archeologia all’arte contemporanea. “Il restauro del Torso di Livorno rappresenta un’occasione di valorizzazione e restituzione al pubblico di un’opera di straordinario significato, che farà parte del percorso della grande mostra di Palazzo Strozzi Broken. Il potere del frammento (25 settembre 2026 – 24 gennaio 2027)”, dichiara Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi. “Un risultato reso possibile grazie al prezioso supporto di Friends of Florence, che ha sostenuto la campagna di restauro, e alla collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Firenze, il cui prestito dell’opera rinnova e rafforza il dialogo tra le istituzioni culturali della città”.

Appia antica (Roma). Al parco regionale “Roma sotto Roma”: presentazione della nuova Carta delle cavità sotterranee, importante aggiornamento del quadro conoscitivo sulla distribuzione dei vuoti sotterranei nel territorio urbano romano. Ecco il programma

Mercoledì 10 giugno 2026, alle 9.30, in sala conferenza del parco regionale dell’Appia antica in via Appia Antica 42 a Roma, “Roma sotto Roma”: presentazione della nuova Carta delle cavità sotterranee. La città di Roma custodisce nel proprio sottosuolo un patrimonio straordinariamente complesso, frutto di una stratificazione naturale e antropica sviluppatasi nel corso di millenni. Cave antiche, catacombe, ipogei, cunicoli idraulici e numerose altre opere sotterranee costituiscono una componente strutturale della storia urbana della Capitale, ma rappresentano al tempo stesso un elemento di rilevante interesse per la conoscenza del territorio e per la prevenzione dei fenomeni di instabilità del suolo. In questo contesto si inserisce la Carta delle Cavità sotterranee di Roma 2026, un importante aggiornamento del quadro conoscitivo sulla distribuzione dei vuoti sotterranei nel territorio urbano romano. La cartografia, frutto dell’integrazione di fonti scientifiche, archivi cartografici storici, database istituzionali, cartografie archeologiche e dati derivanti da indagini dirette, restituisce una visione d’insieme senza precedenti del patrimonio ipogeo cittadino. Per partecipare a questo evento è necessario registrarsi al link https://www.isprambiente.gov.it/it/events/roma-sotto-roma.

PROGRAMMA. Alle 9.30, saluti istituzionali: Fabrizio Molina, commissario straordinario dell’ente regionale Parco dell’Appia Antica; Maria Alessandra Gallone, presidente ISPRA; Maria Siclari, direttore generale ISPRA; Fabrizio Ghera, assessore reg. Lazio, Mobilità e Trasporti, Tutela del Territorio, Ciclo dei Rifiuti, Demanio e Patrimonio; Giancarlo Righini, assessore reg. Lazio, Bilancio, Programmaz. Econom., Agricoltura e Sovranità Alimentare, Caccia e Pesca, Parchi e Foreste; mons. Pasquale Iacobone, presidente Pontificia Commissione di Archeologia Sacra; Roberto Troncarelli, presidente consiglio nazionale dei Geologi; Simonetta Ceraudo, presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio.  Interventi: Massimo Milani, VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici; Rocco Ferraro, consigliere capitolino e consigliere delegato per Città Metropolitana di Roma Capitale; Fabio Vittorini, consigliere Municipio XII; Enrico Maria Guarneri, direttore parco regionale dell’Appia Antica; Stefania Nisio, dirigente tecnologo ISPRA; Sergio Madonna, professore università della Tuscia; Giancarlo Ciotoli, primo ricercatore CNR IGAG; Giuseppe Delmonaco, dirigente tecnologo ISPRA. Tavola rotonda e conclusioni.

Nuova Carta delle cavità sotterranee. L’analisi ha consentito di raccogliere e organizzare circa 5.600 elementi puntuali e 1.500 elementi lineari e poligonali, distribuiti su circa 350 km² del territorio urbano, permettendo l’identificazione delle principali tipologie di cavità sotterranee e la costruzione di una mappa di densità dei sistemi ipogei. Le aree di maggiore concentrazione si collocano prevalentemente nel centro storico e nei quadranti orientali e sud-orientali della città, in stretta relazione con le antiche attività estrattive nei depositi piroclastici e con la presenza di estesi complessi catacombali. La giornata di presentazione del 10 giugno 2026 rappresenta un momento di confronto e condivisione dedicato a questo nuovo strumento conoscitivo, concepito come supporto alle analisi territoriali di scala generale, alla pianificazione urbana e alla valutazione preliminare della suscettibilità ai fenomeni di sprofondamento. È importante sottolineare che la carta, pur rappresentando un significativo avanzamento nella sistematizzazione delle conoscenze disponibili, presenta limiti intrinseci legati alla natura eterogenea delle fonti utilizzate, ai differenti livelli di accuratezza e completezza delle informazioni e alla possibile presenza di cavità non documentate, non più accessibili o modificate dall’evoluzione urbana. Per tale ragione, essa non costituisce uno strumento per verifiche puntuali o progettazioni di dettaglio, ma una base conoscitiva di supporto per orientare ulteriori approfondimenti tecnici.

Gattatico (RE). Alla biblioteca di Praticello presentazione del libro “Storia archeologica di Reggio Emilia” dell’archeologo Paolo Storchi

Martedì 9 giugno 2026, alle 21, alla biblioteca comunale “Amos Tragni”, in via Cicalini 14 a Praticello di Gattatico (RE), presentazione del libro “Storia archeologica di Reggio Emilia” (Compagnia editoriale Aliberti) di Paolo Storchi, archeologo, che guiderà i partecipanti nel racconto di una Reggio Emilia mai vista. Un viaggio unico tra carotaggi geologici, urbanistica romana e paleoalvei, dove il rigore dell’archeologia incontra i riferimenti della cultura pop e si conclude con la magia di un racconto d’altri tempi.

Copertina del libro “Storia archeologica di Reggio Emilia” dell’archeologo Paolo Storchi

Storia archeologica di Reggio Emilia. Passeggiando per le strade di Reggio Emilia non vedrete neppure un muro romano, una colonna, un capitello. Eppure, l’eredità della città romana è proprio lì, “tatuata” nel disegno stesso della città: il vecchio Crostolo, la piazza forense, gli antichi isolati (le insulae), forse persino il teatro. Percorriamo ogni giorno strade antichissime, senza prestarci neppure attenzione. Questo libro accompagna il lettore in un viaggio appassionato e documentato nella storia archeologica della città, ricostruendo lo sviluppo del paesaggio urbano dalle origini al primo Medioevo, tra scoperte fortuite, scavi programmati, dati toponomastici, documenti d’archivio, lettura geomorfologica del terreno e antiche vedute. Un approccio multidisciplinare, tipico della Topografia Antica. Con uno stile chiaro, ma senza mai banalizzare la complessità, l’Autore sintetizza anni di ricerche scientifiche spesso rimaste inaccessibili al dibattito pubblico e restituisce al passato il suo fascino autentico. Prefazione di Tomaso Montanari. Presentazione di Axel Hémery.

Verona. Al museo degli Affreschi la conferenza “Scavi scaligeri. Un’area urbana dalla ricerca alla valorizzazione” con Marco Borsotti del Politecnico di Milano e Brunella Bruno della soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza, 17mo appuntamento delle “Conversazioni di archeologia arte e scienza” promosse dai Musei Civici di Verona

Il percorso archeologico al Centro internazionale di Fotografia – Scavi scaligeri di Verona (foto graziano tavan)
Il percorso archeologico al Centro internazionale di Fotografia – Scavi scaligeri di Verona (foto graziano tavan)

Martedì 9 giugno 2026, alle 17, , nella Sala Galtarossa del Museo degli Affreschi “G.B. Cavalcaselle” di Verona, la conferenza “Scavi scaligeri. Un’area urbana dalla ricerca alla valorizzazione” con Marco Borsotti del Politecnico di Milano e Brunella Bruno della soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza, 17mo appuntamento con le conferenze dei Musei Civici 2025 – 2026 “Conversazioni di archeologia arte e scienza”, che presenta il caso degli “Scavi scaligeri” come esempio significativo di dialogo tra ricerca archeologica, progettazione architettonica e valorizzazione del patrimonio culturale in ambito urbano. Attraverso l’esperienza maturata in tale contesto, saranno illustrate le diverse fasi che hanno accompagnato la scoperta, lo studio e la restituzione pubblica di un’area archeologica complessa, inserita nel tessuto storico della città. L’intervento affronta il rapporto tra indagine scientifica e progetto di valorizzazione, evidenziando le problematiche legate alla conservazione delle evidenze archeologiche, alla loro integrazione negli spazi contemporanei e all’allestimento di ambienti espositivi accoglienti, praticabili e comunicativi. Partendo dalle attività di scavo e documentazione, la conferenza mostrerà inoltre come archeologi, architetti e istituzioni abbiano cooperato nella costruzione di percorsi capaci di rendere accessibile e comprensibile un patrimonio spesso nascosto o frammentario. Accesso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. Si prega di arrivare con un breve anticipo per agevolare l’ingresso a tutti i partecipanti.

Marco Borsotti, architetto (Politecnico di Milano)

Marco Borsotti. È architetto, PhD in Architettura degli Interni e Allestimento, professore associato alla Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni/Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano, dove è membro del Collegio dei Docenti del Dottorato di Ricerca in Progettazione architettonica, Urbana e degli Interni. È docente al Master IDEA Exhibition Design – Architettura dell’esporre (PoliDesign). È Responsabile Scientifico dell’Unità del Sistema Laboratori ABClab, MIMEX – Museum Innovation, Management and Exhibition Design, DABC Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito. Si occupa principalmente di allestimento contemporaneo in termini di museografia e di nuovi modelli narrativi per la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale. Su questi temi ha pubblicato numerosi saggi e monografie tra cui: La continuità dell’esporre. Allestimenti ai Musei Civici di Verona 2004-2023 (2023), Digital practices for generating interaction: exhibits and museums as phygital environments (2022), A Brief Journey through Definitions of Contemporary Exhibition Design. From Display to Narrative and Back (2020), Tutto si può narrare. Riflessioni critiche sul progetto di allestimento (2017), Il progetto di allestimento e la sua officina. Luogo, memoria ed evento: mostre alle Fruttiere di Palazzo Te, Mantova (2009).

Brunella Bruno, archeologa (sabap-vr)

Brunella Bruno. Funzionaria archeologa alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, si occupa di tutela, ricerca e valorizzazione del patrimonio archeologico del territorio veronese e rodigino e, in particolare dell’archeologia della città di Verona. Ha diretto e coordinato numerose indagini archeologiche, tra cui in città gli scavi dell’Arena, dell’ex Cinema Astra, di Castel San Pietro.  I suoi interessi scientifici riguardano in particolare i contesti di età romana e tardoantica, gli aspetti della cultura materiale e le metodologie della ricerca archeologica.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale presentazione di due libri dedicati al patrimonio archeologico del Salento e alla storia della ricerca in Puglia. Ecco il programma

Martedì 9 giugno 2026, alle 17.30, in Sala Lippolis del museo Archeologico nazionale di Taranto, presentazione di due libri dedicati al patrimonio archeologico del Salento e alla storia della ricerca in Puglia: “Il tesoretto di Salve nel museo Archeologico nazionale di Taranto” a cura di A. D’Andrea e G. Sarcinelli; e “Quintino Quagliati e l’archeologia del Salento” di A. Alessio, pubblicati col patrocinio di Lions Club Taranto Host. Interverranno Luciano Ciussi, presidente Lions Club Taranto Host; Stella Falzone, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA; Francesco Villanova, sindaco del Comune di Salve; Patrizia Pizzolante, assessore alla Cultura del Comune di Salve; Giuseppe Sarcinelli, università del Salento; Arcangelo Alessio, già soprintendenza Archeologica della Puglia. Presenzierà Girolamo Tortorelli, Governatore del Distretto Lions 18A.

Marzabotto (Bo). Riaperto al pubblico il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” dopo un accurato intervento di riallestimento da 800mila euro, “Vivere Kainua”: un modello di musealizzazione completamente rinnovato, capace di far dialogare le testimonianze del passato con la sensibilità contemporanea

Il nuovo allestimento del museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto (Bo) (foto o. de carlo)
Il nuovo allestimento del museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto (Bo) (foto o. de carlo)

Dopo un accurato intervento di riallestimento e una profonda riflessione sul ruolo del museo oggi, lunedì 8 giugno 2026 ha riaperto al pubblico il MNEMA – museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto (Bo) con un modello di musealizzazione completamente rinnovato, capace di far dialogare le testimonianze del passato con la sensibilità contemporanea. “La riapertura del MNEMA segna un passaggio importante nel percorso di valorizzazione di Kainua e del patrimonio etrusco nazionale”, interviene Luigi Gallo, direttore dei Musei nazionali di Bologna – direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna. Con il nuovo allestimento Vivere Kainua, il MNEMA vuole essere un luogo, accessibile e in continua evoluzione, che fa dell’apertura e dell’inclusività alcuni dei suoi principi guida: un museo in grado di accogliere pubblici diversi e di offrire strumenti nuovi per comprendere il passato attraverso lo sguardo del presente”. Grazie a un finanziamento di 800mila euro, inserito nella programmazione della legge 190/2014, il MNEMA è stato oggetto di una rilettura accurata e complessiva che ha interessato gli spazi interni e che proseguirà nell’area archeologica, che si estende per una superficie di ben 25 ettari. Il progetto, curato da un team multidisciplinare, ha trasformato il museo e il parco in strumenti attivi di mediazione del patrimonio. Dopo la riapertura verranno organizzati alcuni eventi che arricchiranno l’offerta del Museo durante tutto il periodo estivo.

Il nuovo ingresso del museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto (Bo) (foto o. de carlo)

Nel nuovo allestimento, progettato dall’arch. Fabio Fornasari, oggetti e manufatti vengono presentati in un racconto che li contestualizza e ne traccia il percorso nel tempo, dal ritrovamento al significato sociale, presentando il museo come una realtà dinamica. L’esposizione è arricchita dai numerosi nuovi reperti rinvenuti durante le campagne di scavo in concessione condotte dall’università di Bologna – dipartimento di Storia Culture e Civiltà, che hanno consentito di poter mettere in valore ulteriori aspetti della vita della città di Kainua. Nel corso del tempo sarà possibile ospitare approfondimenti o prestiti in collaborazione con altre istituzioni museali, per creare ulteriori confronti e riflessioni sul patrimonio conservato in museo e sulle ricerche in corso. Ne è un esempio l’esposizione temporanea (fino al 29 settembre 2026) dedicata alle terrecotte votive provenienti dal Santuario di Veio e conservate al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. A livello architettonico, è inoltre stata eliminata la barriera che separava fisicamente l’interno e l’esterno, costituita dalla vecchia scalinata, migliorando l’accoglienza e la fruibilità degli spazi anche attraverso la realizzazione di una nuova biglietteria.

Il nuovo allestimento del museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto (Bo) (foto o. de carlo)

“Il progetto di riallestimento e rilettura dell’area archeologica nasce da una riflessione profonda sul ruolo che un museo deve avere oggi: non soltanto luogo di conservazione, ma uno spazio capace di creare connessioni tra ricerca, paesaggio, comunità e visitatori”, dichiara Denise Tamborrino, direttrice del museo nazionale Etrusco. Uno degli obiettivi principali è stato proprio quello di ricucire il rapporto tra il museo e il parco archeologico, concependoli come parti di un unico racconto: da un lato gli oggetti e le testimonianze materiali, dall’altro il paesaggio e il tracciato urbano dell’antica Kainua. Il nuovo allestimento punta sull’accessibilità come metodo di lavoro. Nuove letture hanno portato a ripensare anche i reperti, non più semplici esemplari tipologici ma oggetti portatori di una propria biografia specifica, quindi capaci di raccontare la storia anche attraverso riproduzioni tattili e sonografie che ricostruiscono paesaggi sonori dell’epoca etrusca”.

Il nuovo allestimento del museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto (Bo) (foto o. de carlo)

Il cuore del rinnovamento è racchiuso nel concept “Kainua. Manuale d’uso”, quasi un’idea di manifesto del nuovo museo, elaborato in collaborazione con il prof. Roberto Zancan dell’HEAD di Ginevra. Kainua. Manuale d’uso trae ispirazione da una riflessione più ampia sul significato delle città, intese come luoghi in cui si intrecciano architettura, natura e socialità. Le città non sono mai realtà statiche: nascono, si trasformano, vibrano, vivono e muoiono, mantenendo una loro memoria profonda. Questa visione supera la dicotomia tra museo e parco archeologico, trattandoli invece come un unico organismo narrativo. L’obiettivo è restituire leggibilità all’unica città etrusca ancora percorribile nel suo impianto originario, trasformando la visita in un’esperienza collettiva per riflettere sul nostro modo di abitare il mondo.

Il progetto Under the Same Sky di Eva Marisaldi al museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto (Bo) (foto o. de carlo)

La nuova visione del MNEMA trova il suo ideale punto di contatto con la contemporaneità anche attraverso l’arte di oggi, che viene integrata nel sito, anzi diventa strumento per amplificare immaginari e sensibilità. Proprio all’interno della cornice di “Kainua. Manuale d’uso”, si inserisce il progetto Under the Same Sky di Eva Marisaldi. L’archeologia viene indagata dall’artista bolognese come un ponte che unisce tempi diversi in un momento unico. Il progetto di Marisaldi è costituito da tre interventi che vengono presentati per la prima volta e fungono da elementi di mediazione tra il visitatore e il patrimonio archeologico. Attraverso il suo sguardo immaginativo, Eva Marisaldi invita il pubblico a esplorare aspetti ancora poco noti della società etrusca, stimolando una visione personale e nuova della vita quotidiana nell’antica Kainua. Si tratta del primo di una serie di interventi commissionati ad artisti contemporanei che continueranno anche in futuro, con l’obiettivo di rinnovare e ampliare la comprensione e la narrazione intorno a Kainua.

Eventi dell’estate 2026 al MNEMA. Ecco il programma dei primi tre appuntamenti, in occasione delle Giornate europee dell’Archeologia.

12 giugno 2026, alle 21: “Pianoforte Bill” con Lella Costa e Alberto Nosè. Un omaggio a due grandi autori per l’infanzia: il grande scrittore e poeta Gianni Rodari e il meno noto compositore Remo Vinciguerra, prolifico autore di composizioni pianistiche dedicate ai giovani e meno giovani esecutori. Fra un gruppo di brani e l’altro l’attrice Lella Costa leggerà brani poetici e testi in prosa scelti appositamente in funzione delle musiche eseguite e viceversa, in una specie di duetto poetico-musicale “consonante” che rapirà l’attenzione del pubblico. L’evento si svolge nell’ambito della rassegna “Pianofortissimo” ed è realizzato in collaborazione con il Comune di Marzabotto. Costo evento 10 euro, gratuito per i minori di 18 anni, abbonamento 35 euro. Prenotazioni: iat@comune.marzabotto.bo.it. | Info: tel. 051 931026 – 349 7536667.

13 giugno 2026, alle 18: “Acque sacre a Marzabotto (Kainua). Il santuario fontile” con Elisabetta Govi e Federica Timossi. Evento promosso all’interno delle Giornate Europee dell’Archeologia 2026. La città etrusca di Marzabotto, l’antica Kainua, offre una ricca documentazione sulla gestione dell’acqua: le infrastrutture idriche, tra pozzi, canalette e la fonte pubblica, ci rivelano un’attenzione sapiente verso l’elemento naturale che per gli Etruschi è sacro. Nel piccolo ma monumentale santuario per il culto delle acque, costruito attorno ad una sorgente naturale, sono emerse le tracce di una devozione che dura secoli e di un culto salutare. Le acque captate, convogliate, sacralizzate sono al centro di un racconto che si snoda tra passato e presente, riportando in evidenza il delicato rapporto tra uomo e ambiente. Evento gratuito, per chi partecipa al convegno costo di accesso al Museo con tariffa ridotta 2 euro. Gradita prenotazione, posti limitati. Info e prenotazioni: mn-bo.prenotazionikainua@cultura.gov.it | Tel. 349 2834073.

14 giugno 2026, alle 16: visita tematica con accesso alla Necropoli Nord. Evento promosso all’interno delle Giornate Europee dell’Archeologia 2026. La durata della visita è di circa 1h e 30. Le visite sono condotte dallo staff del Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto. Nel contesto della visita tematica sarà possibile visitare la Necropoli Nord parte del Parco Archeologico non accessibile nei normali percorsi di visita. La prenotazione è consigliata, i gruppi verranno chiusi al raggiungimento delle 30 unità. Costo visita 10 euro a persona, gratuita per minori di 10 anni e i titolari Card Cultura.  Info e prenotazioni: mn-bo.prenotazionikainua@cultura.gov.it | Tel. 349 2834073.

Ariano nel Polesine (Ro). Apre la campagna di scavo 2026 nel sito etrusco di San Basilio diretta da Silvia Paltineri (UniPd) che in esclusiva per “archeologiavocidalpassato.com” traccia un primo bilancio della campagna 2025, con uno sguardo al futuro: dalle tecniche edilizie alle strutture accessorie, dalla valutazione degli animali presenti alla ricostruzione dell’ambiente particolare tra terra e mare

La prof.ssa Silvia Paltineri del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova, sullo scavo che dirige del sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

Dall’8 giugno al 4 luglio 2026 riprende la missione archeologica diretta da Silvia Paltineri del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova nel sito etrusco di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro). “È mia intenzione”, spiega la professoressa Silvia Paltineri, “riprendere da dove avevamo lasciato nel 2025 e aprire una nuova area di scavo in corrispondenza del limite dell’insediamento: vedremo quali sorprese ci riserverà il terreno”. Per conoscere le novità e le scoperte l’appuntamento è per tutti gli interessati e appassionati per la conferenza di Silvia Paltineri del 26 giugno 2026 al Centro turistico culturale San Basilio, e il giorno dopo, 27 giugno 2026, per un’esperienza a tu per tu con gli archeologi in “Scavi aperti”. Intanto, riprendiamo le fila del discorso ripercorrendo i risultati raggiunti dalla campagna 2025 in queste interviste in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com con la professoressa Silvia Paltineri direttamente sullo scavo del sito etrusco di San Basilio alla fine della missione nel settembre 2025.

“La nostra ultima di scavo si è svolta dal 1° al 26 settembre 2025”, spiega Silvia Paltineri ad archeologiavocidalpassato.com. “Alla missione archeologica che conduciamo nel sito etrusco di San Basilio prendono parte gli studenti della triennale, della magistrale e della scuola di specializzazione e anche della scuola di dottorato.

Campagna di scavo 2025 al sito etrusco di San Basilio: un gruppo di studenti con la prof.ssa Silvia Paltineri (foto graziano tavan)

Quindi abbiamo diversi livelli di formazione dei partecipanti e in genere si affida ai più esperti la responsabilità di un’area di scavo oppure – per esempio – della gestione della topografia o della documentazione. Il nostro punto d partenza era un dato noto sin dal 2019, ovvero il rinvenimento di un esteso piano pavimentale che abbiamo anche fatto studiare da un collega archeometra: era fatto in cocciopesto e aveva un andamento particolare, nordovest-sudest e che incominciava nell’area ancora aperta anche se coperta. Questo piano pavimentale – dicevo – aveva questo orientamento ed era interessato anche dalla presenza di buche di palo e da alcune canalette strutturali che erano le canalette che ospitavano quelle che in archeologia si chiamano le “travi dormienti” su cui si impostava l’alzato in materiale deperibile. Questo piano è stato asportato in buona parte dell’area scavata negli anni scorsi, ma non avevamo ancora individuato il suo perimetro complessivo. In pratica finiva in corrispondenza del limite della nostra vecchia trincea. Allora nel 2025 ci siamo allargati e abbiamo aperto un’area nuova, abbastanza estesa, con la speranza di capire l’estensione di questo piano: ma non l’abbiamo trovata neppure con l’allargamento, perché evidentemente l’edificio era ancora più esteso. Questo in un certo senso è il preludio al futuro, alla campagna 2026, perché i limiti effettivi di questa grande casa, appunto, non sono ancora stati identificati.

Campagna 2025 al sito etrusco di San Basilio: strato di mattonelle cotte intenzionalmente e disposte in maniera ordinata a scopo di impermeabilizzazione (foto unipd)

“Nelle ultime campagne abbiamo approfondito le conoscenze della tecnica edilizia: il piano pavimentale era stato steso al di sopra di una preparazione che consisteva in due strati di sabbia e un sottostante livello di blocchetti, di mattonelle cotte intenzionalmente e disposte in maniera ordinata a scopo di impermeabilizzazione e di creazione di una superficie al riparo dall’umidità. Si tratta di una tecnica costruttiva molto avanzata. Possiamo parlare davvero di una tecnica carpentieristica del Delta che in qualche modo richiama anche quello che sappiamo dagli autori antichi sugli Etruschi, abili nella gestione delle acque, che qui nel Delta avevano sicuramente anche sperimentato diverse modalità di costruzione. Il sito etrusco di San Basilio, a quanto se ne sa, è un sito che utilizza unicamente l’edilizia leggera, quindi legno, paglia, argilla. Però ci sono altri siti vicini, scavati molti anni fa, che addirittura avevano le fondazioni in blocchi litici e quindi sostenevano una copertura pesante con un tetto in tegole. Quindi qui gli Etruschi del Delta nel corso del VI secolo e poi ancora nel V hanno perfezionato tecniche che probabilmente affondano le loro radici in una “sapienza” edilizia che aveva caratterizzato anche nei secoli precedenti, sin dall’Età del Bronzo, tutta la Pianura Padana.    

Campagna 2025 al sito etrusco di San Basilio: il battuto pavimentale della trincea di scavo (foto unipd)

“Un primo aspetto su cui stiamo lavorando, e su cui lavoreremo ancora, è quello dell’assetto interno del sito, delle tecniche edilizie, e anche dei suoi caratteri urbanistici. Infatti, le strutture che troviamo hanno tutte il medesimo orientamento. Il piano pavimentale che stiamo portando alla luce potrebbe essere pertinente a un unico grande edificio, oppure relativo a un complesso costituito da due case indipendenti. E questo è un tema che sicuramente approfondiremo. Poi ci sono la coerenza negli andamenti, nel modo in cui viene stesa la preparazione in blocchetti, negli allineamenti delle buche di palo, delle canalette strutturali, in altre evidenze ambientali. Noi sappiamo che poco più a Ovest rispetto al nostro scavo correva, sempre con un andamento nordovest-sudest, un canale antico. E quindi sicuramente l’insediamento assecondava anche caratteristiche del paesaggio”.

Campagna 2025 al sito etrusco di San Basilio: rivestimento della canaletta di scolo con tavola di legno (foto unipd)

“Non è solamente la tecnica edilizia con cui si costruivano le case a interessarci”, spiega Silvia Paltineri, “ma anche per esempio il tema di eventuali strutture accessorie. Tra queste sicuramente ci dovevano essere delle canalette interne di deflusso delle acque. Ne abbiamo individuata una che rispetta gli orientamenti già visti per il piano pavimentale e si allinea con l’andamento del canale. Questa canaletta, di sui si sta scavando il riempimento, era una canaletta che aveva un rivestimento, un contenimento di legno. E qui a San Basilio, anche grazie all’abbondante risalita della falda, il legno si conserva. E quindi abbiamo proprio queste tavole di legno, che si vedono bene su questa sponda, e che intendiamo ovviamente campionare per le datazioni. Ma se riusciamo, prima di chiudere la campagna, vorremmo tentare di portarle a casa, e quindi di incassonarle, per ternare di fare un microscavo, cioè uno scavo molto più accurato in laboratorio, per vedere se ci sono delle particolarità nella tecnica costruttiva”.

“I materiali che abbiamo trovato quest’anno (2025, ndr) non sono abbondanti”, sottolinea Silvia Paltineri, “anche perché abbiamo lavorato su determinate aree, quindi su un edificio che era già stato spogliato nell’antichità, e in una posizione di prossimità rispetto a una canaletta interna. Quindi non abbiamo abbondanti materiali, però quelli che abbiamo di fatto confermano il quadro che conoscevamo già. Abbiamo trovato dei frammenti di ceramica attica, come sempre, abbiamo trovato la ceramica etrusco-padana. E poi c’è un po’ una curiosità. Dall’area in cui si conserva ancora parte del pavimento, abbiamo trovato un mattone crudo. Il rinvenimento del mattone crudo è particolare perché finora sapevamo che l’edilizia di San Basilio era un’edilizia deperibile. L’impiego del mattone crudo apre alla possibilità di ulteriori tecniche e questo sarà sicuramente un dato da approfondire in futuro, magari scavando un po’ più in estensione. Altre particolarità: abbiamo trovato dei frammenti di anfore da trasporto che venivano dalla Grecia e abbiamo trovato della ceramica di importazione dalla Grecia un pochino più antica rispetto alla ceramica attica, cioè la ceramica corinzia, che è un’altra ceramica che era già attestata fin dagli anni scorsi all’interno del sito. Infine, abbiamo in corso lo studio dei macroresti, sia dei resti vegetali sia della fauna. Ma non posso anticipare niente perché sono ancora in corso di studio. Noi portiamo all’archeobotanico e all’archeozoologo i campioni di sedimento. Quindi ogni strato che togliamo viene in buona parte conservato e poi processato. Però è un’attività che facciamo in laboratorio. E quindi per quello che riguarda l’ambiente e lo sfruttamento delle risorse, ancora non sono in grado di dare un quadro. Forse lo sapremo nei mesi invernali, quando questi dati saranno stati studiati ed elaborati”.

Campagna 2025 al sito etrusco di San Basilio: campionamento per lo studio archeozoologico (foto unipd)

“Sull’ambiente e sugli animali presenti nel sito abbiamo dei dati preliminari che derivano da studi precedenti”, ricorda Silvia Paltineri. “Studi fatti, tra l’altro, dal dottor Vito Prillo che ha da poco concluso il suo dottorato di ricerca dedicato non solamente al sito di San Basilio ma anche ad altri siti dell’Italia settentrionale. Qui troviamo ovini, bovini, caprovini, il cervo, però è ben rappresentato il suino. Quindi in questo senso il sito di San Basilio si allinea con i siti etruschi dell’area padana. Ci sono poi alcuni molluschi e, tra le particolarità, la presenza nel sito dello storione, che si trova raramente, e quindi è un dato un po’ curioso che apre ad alcuni ragionamenti sull’ambiente. È raro trovarlo in un sito: non mi risulta che in siti dell’età del Bronzo sia mai stato trovato, e anche nell’età del Ferro è relativamente raro. Poi, per esempio, abbiamo resti del germano reale. Quindi questa zona, anche nell’età del Ferro, presentava un quadro ambientale molto variegato proprio per la posizione tra terra e mare, tra acqua salata e acqua dolce. Perciò da questo punto di vista il quadro delle specie rappresentate è piuttosto interessante. Dalle campagne degli anni scorsi abbiamo ormai tanti dati”.

“Ho raccontato tante cose del passato, però volendo guardare un po’ anche avanti è chiaro che abbiamo delle prospettive per il futuro. Quest’area in cui mi trovo oggi non sarà più scavata. Per tante ragioni. Siamo già andati abbastanza in profondità e le condizioni di risalita della falda non consentono di indagare in maniera estensiva quello che si trova al di sotto di questa stesura delle mattonelle e del piano di calpestio che vediamo accanto alle mattonelle. Quindi qui si chiuderà. Resterà aperta quell’area e vorrei anche allargare le indagini perché è evidentissimo che quella porzione di edificio è solo una parte: non abbiamo raggiunto i limiti della struttura. È necessario allargarsi e creare una trincea che sarà il doppio di quella attualmente aperta.

Campagna di scavo 2025 al sito etrusco di San Basilio: veduta generale dell’area di scavo (foto graziano tavan)

Perciò nel 2026 vorrei fare un allargamento delle indagini 2025. E poi mi piacerebbe molto lavorare in un’area più a Nord rispetto a dove siamo oggi perché in quell’area le prospezioni hanno evidenziato quello che sembra il limite del sito. Forse un argine. E quindi mi piacerebbe lavorare anche in una zona che doveva essere periferica dal punto di vista urbanistico, perché mi interessa anche il tema delle opere difensive e del rapporto tra le strutture e l’ambiente, come la presenza di un argine, di un fossato. Poi in prossimità di questo argine le prospezioni hanno messo in luce altre strutture che probabilmente sono simili a quella che stiamo scavando. Sarebbe bello lavorare su due aree distinte dell’insediamento”, conclude Silvia Paltineri, “anche per vedere se, dal punto di vista funzionale, un’area che probabilmente era più centrale rispetto a un’area periferica aveva caratteri diversi. Ovviamente tutto quello che abbiamo fatto è stato possibile grazie a diversi finanziamenti che abbiamo avuto in questi anni. L’università di Padova sostiene con un “fondo scavi” le nostre attività, però il finanziamento più consistente che ha permesso ogni anno di svolgere missioni di scavo di un mese con 10 studenti è stato il finanziamento della Fondazione Cariparo – Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Noi naturalmente ci auguriamo che i nostri sponsor vorranno sostenerci anche in futuro, perché le campagne di scavo sono costose. E con i fondi a disposizione solo dall’ateneo non si riesce a fare una campagna lunga e che si sviluppa anche in estensione. Si vedrà nel 2026 cosa succederà”.