Torino. Al museo Egizio la conferenza “Al ladro! Richieste di giustizia in Egitto tolemaico” con l’egittologa Lavinia Ferretti (università di Ginevra), in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Martedì 17 marzo 2026, alle 18, al museo Egizio di Torino, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. In Sala Conferenze (con accesso da Via Maria Vittoria 3m) incontro con Lavinia Ferretti su “Al ladro! Richieste di giustizia in Egitto tolemaico”. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link  https://www.eventbrite.it/…/osiris-in-the-temples-of… L’evento è disponibile anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

Nel papiro UPZ II 187 (Parigi, Musée du Louvre, inv. N 2330), scritto a Tebe nel 126 avanti Cristo, alcuni preti coachiti si rivolgono al capo della polizia locale. Qualche giorno prima hanno avuto una brutta sorpresa: qualcuno è entrato con la forza in una delle tombe di loro proprietà, ha spogliato alcune delle mummie che vi erano depositate e ha pure rubato i loro mobili. Non solo! I ladri se ne sono andati lasciando la porta aperta, così alcuni lupi sono entrati e hanno divorato i corpi. I nostri preti hanno qualche sospetto su chi sia il colpevole; ecco quindi che scrivono all’amministrazione facendone il nome e chiedendo aiuto e giustizia. I papirologi greci chiamano questo tipo di documenti petizioni. Si sono conservati a migliaia, scritti in greco e datati all’epoca tolemaica, romana e bizantina. In questa conferenza ci addentreremo in alcune delle storie che raccontano, cercando di capire come gli storici usano questi testi per studiare la società del tempo.

L’egittologa Lavinia Ferretti

Lavinia Ferretti ha studiato archeologia classica e greco antico all’università di Ginevra (Svizzera), dove si è specializzata nello studio archeologico e materiale dei testi documentari greci. Presso lo stesso ateneo ha conseguito un dottorato di ricerca con una tesi di papirologia greca documentaria dedicata a una specifica categoria di documenti, i cosiddetti ipomnemata. Si tratta di richieste e denunce fatte all’amministrazione dell’Egitto tolemaico e romano, quali denunce alla polizia e richieste di aiuto (le cosiddette petizioni), dichiarazioni di nascita e di morte, o dichiarazioni di proprietà. Dopo una parentesi in cui si è occupata di paleografia e intelligenza artificiale, è ritornata agli ipomnemata e grazie a un finanziamento del Fondo nazionale Svizzero della Ricerca scientifica, studierà cosa faceva l’amministrazione di queste richieste, e in particolare delle richieste di aiuto o petizioni.

 

Milano. A Palazzo Litta l’incontro “LA FORMA DELL’ABITARE ROMANO. Nuove evidenze archeologiche alle Grotte di Catullo” di Sirmione, per il ciclo “Dove si fa la storia. Studi e ricerche”

La ricerca archeologica in Lombardia produce continue e sorprendenti scoperte. Questo fondamentale lavoro di studio e conoscenza trova un importante momento di restituzione al pubblico grazie al ciclo di incontri “Dove si fa la storia. Studi e ricerche”, che mira a diffondere tra studiosi, operatori del settore e semplici appassionati le più recenti (e in certi casi assai rilevanti) scoperte. Martedì 17 marzo 2026, alle 17.30, a Palazzo Litta in corso Magenta 24 a Milano, l’incontro “LA FORMA DELL’ABITARE ROMANO. Nuove evidenze archeologiche alle Grotte di Catullo” di Sirmione. PRENOTA IL TUO POSTO Prima dell’incontro è prevista una visita guidata a Palazzo Litta, con ritrovo alle 16.30 nelle immediate adiacenze della portineria. L’itinerario dura circa cinquanta minuti e include le sale del piano nobile e la spettacolare Sala degli Specchi, uno dei più significativi esempi di barocchetto lombardo.

Venezia. Con la conferenza “Stranieri e lupi nel santuario del dio Altino” con Chiara Squarcina e Margherita Tirelli a Palazzo Grimani inizia il ciclo di conferenze diffuso in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale. Margherita Tirelli presenta il progetto espositivo

Con la conferenza “Stranieri e lupi nel santuario del dio Altino” con Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, in programma martedì 17 marzo 2026, alle 17, a Palazzo Grimani (musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna) a Venezia inizia il ciclo di conferenze diffuso che da marzo a settembre 2026, in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale di Venezia fino al 29 settembre 2026, si terrà nei luoghi coinvolti dal progetto espositivo. ​Gli incontri accompagneranno il pubblico lungo una geografia ampia e connessa, toccando Venezia e Adria, fino a Marzabotto, Milano, Ferrara e San Casciano dei Bagni: un’occasione per approfondire temi e contesti della mostra direttamente nei territori, tra musei e siti che ne condividono la trama di ricerche, prestiti e relazioni.

Margherita Tirelli in mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale a Venezia (foto graziano tavan)

Con Margherita Tirelli, curatrice della mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” insieme a Chiara Squarcina, direttrice scientifica della Fondazione Musei Civici di Venezia, approfondiamo alcuni aspetti della mostra. Ecco l’intervento di Margherita Tirelli alla presentazione ufficiale dell’esposizione il 5 marzo 2026 a Palazzo Ducale alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli.

“Quando, insieme alla direttrice scientifica della Fondazione dei Musei civici di Venezia, Chiara Squarcina, abbiamo iniziato a progettare questa mostra”, spiega Tirelli, “fin da subito il nostro obiettivo è stato quello di porre sotto una lente di ingrandimento il rapporto tra l’uomo, le acque e il sacro all’interno di due delle principali civiltà dell’Italia protostorica, mettendo a confronto le molteplici declinazioni di una sacralità sicuramente condivisa da Etruschi e Veneti, anche se con rispettive specifiche peculiarità.

Allestimento della mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” nell’appartamento del Doge a Palazzo Ducale (foto graziano tavan)

“Il culto delle acque è stato oggetto di grande interesse da parte della comunità scientifica negli ultimi decenni, anche se generalmente rivolto a singoli orizzonti culturali e geografici, mentre nel contempo Etruschi e Veneti hanno recentemente goduto di una particolare visibilità mediatica a seguito di alcune grandi mostre che hanno avuto il merito non solo di focalizzare e approfondire, anche da inediti punti di vista, molteplici tematiche scientifiche, ma soprattutto di attrarre un pubblico sempre più vasto e interessato.

La locandina della mostra “Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna” al museo Archeologico di Bologna dal 7 dicembre 2019 al 24 maggio 2020

“Per la civiltà etrusca basti citare Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna (Bologna, 2019-2020), Spina etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo (Ferrara, 2022-2023) e Gli dei ritornano. I Bronzi di San Casciano, esposizione che partita da Roma nel 2023 sta presentando non solo in Italia ma anche all’estero le straordinarie recentissime scoperte. Da ultima in ordine di tempo la mostra Etruschi del Novecento (Rovereto-Milano, 2024-2025), volta a mettere in luce quel fenomeno culturale che fu la riscoperta della civiltà etrusca nel corso del XX secolo.

“Venetkens”, la grande mostra a Padova

“Per la civiltà veneta la mostra Venetkens. Viaggio nella terra dei Veneti antichi, allestita a Padova nel 2013, ne ha offerto per la prima volta un panorama esaustivo, articolato e aggiornato, recuperandone la dovuta visibilità nel quadro delle popolazioni dell’Italia preromana.

Il catalogo della mostra “Gli Etruschi” a Palazzo Grassi curata da Mario Torelli

“Per quanto concerne però nello specifico l’attività culturale ed espositiva dell’universo museale veneziano, va osservato che mentre gli Etruschi vi facevano l’ultima comparsa ormai venticinque anni fa con la bellissima mostra Gli Etruschi, curata da Mario Torelli a Palazzo Grassi, tra il 2000 e il 2001, ai Veneti era stata dedicata unicamente la mostra Arte e civiltà dei Veneti antichi alla Bevilacqua La Masa nel lontano 1967, oltre a un modestissimo spazio a loro riservato nel 1970 nell’ambito della mostra storica della laguna veneta tenutasi anch’essa a Palazzo Grassi nel cui catalogo un capitolo, curato da Bianca Maria Scarfì e Attilia Dorigato, veniva dedicato all’archeologia altinate e agli allora primi, inaspettati rinvenimenti di materiali protostorici.

Acroterio frontale destro a figura femminile (metà II sec. a.C.) in terracotta dal santuario di Fucoli a Chianciano Terme (foto graziano tavan)

“Ora la mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari trae origine dalla volontà di affrontare un tema finora inedito, non tanto relativo al confronto tra la civiltà etrusca e quella veneta, già oggetto di riflessione scientifica e di aggiornamento delle conoscenze, bensì volto a indagare il rapporto con la sacralità delle acque nel mondo etrusco e nel mondo veneto. Il panorama che ne deriva risulta popolato da molteplici divinità, preposte chi alle acque salutifere, chi al guado di un grande fiume, chi ancora agli approdi marittimi, insediate ciascuna all’interno di scenari particolari, siano essi sorgenti sananti o porti ospitali, di cui l’elemento acqua costituiva il fulcro oltre che talora anche il potenziale oggetto di culto.

Parte inferiore di corpo femminile in bronzo (età cesariana, I sec. a.C.) dal santuario del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni, con dedica di Acilia Romana alle Nymphae (foto graziano tavan)

“Ma il filo conduttore della mostra è anche la trascendenza, insita tanto negli strumenti di culto, siano essi coppe, tazzine, e vasetti di diverse classi dimensionali, quanto nei doni votivi, siano essi modelli anatomici o autorappresentazioni dei devoti. Trascendenza che connota universalmente attraverso l’elemento acqua il rapporto tra l’uomo e il soprannaturale.

Antefissa di dea e di etiope in terracotta (510 a.C.) dal santiuario monumentale, Tempio B, di Pyrgi (foto graziano tavan)

 

Statuetta di giovane nudo (kouros) in bronzo (470 a.C.) dal santuario per il culto delle acque di Kainua (Marzabotto) (foto graziano tavan)

“Il viaggio che il visitatore è invitato a compiere nel I millennio a.C. ha come premessa il duplice aspetto del rapporto tra acque e sacro, acque del mare ricche di incognite e pericoli cui si legano le divinità preposte ai santuari dei porti, e acque minerali e termali, essenze divine dalle proprietà sananti. Il percorso espositivo, allestito nella splendida cornice dell’appartamento del Doge in Palazzo Ducale, prende avvio dai sacri approdi della costa tirrenica, Vulci e Pyrgi, si inoltra nell’Etruria interna tra le acque termali di Chiusi, Chianciano e San Casciano, raggiunge Marzabotto, Spina e Adria nell’Etruria padana, per entrare quindi nel territorio dei Veneti, dove incontra altre acque salutifere a Montegrotto e Lagole di Calalzo, ma anche la divinità fluviale di Este, per concludersi quindi ad Altino, sacro approdo veneto sulla costa nord-adriatica.

Disco in bronzo con scena di sortilegio (I sec. a.C. – I sec. d.C.) da monte Calvario di Auronzo (foto graziano tavan)

 

Testa di Minerva in terracotta (III-II sec. a.C.) dal santuario di Reitia a Este (foto graziano tavan)

“Oltre settecento reperti provenienti da numerosi musei del territorio nazionale consentiranno al pubblico dei visitatori di Palazzo Ducale, agli appassionati e agli addetti ai lavori di affrontare, approfondire e apprezzare questo particolare aspetto della sfera religiosa etrusca e veneta. Ciò è stato reso possibile in quanto queste sono entrambe due realtà archeologiche di cui ora possiamo dire di conoscere molto grazie alla capillarità delle ricerche sul campo e al proliferare deli studi. È stato quindi solo con il concorso appassionato dei protagonisti di tali ricerche e degli autori delle più recenti pubblicazioni, funzionari di soprintendenze e docenti di università, che è stato possibile realizzare, e a tempo di record, il progetto della mostra.

Paride che incorda l’arco (V sec. a.C.): dono votivo in bronzo con uno dei protagonisti del mito omerico, dal santuario di Altino (foto graziano tavan)

“Di questa sinergia di istituzioni e persone, coordinata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati, sono parte fondamentale i numerosi direttori dei musei coinvolti, nazionali e civici che non hanno esitato a privare i propri spazi museali dei reperti in certi casi più prestigiosi per consentirne l’esposizione nl percorso veneziano. Desidero quindi concludere con un grande sincero e affettuoso grazie a tutti i colleghi di soprintendenza e università, e direttori dei musei, che hanno condiviso con noi questa avventura con estrema competenza, generosità e spirito di corpo. Grazie”.

 

Molti questi “colleghi di soprintendenza e università, e direttori dei musei, che hanno condiviso con noi questa avventura” li ritroviamo nel ciclo di conferenze diffuso. Dopo Venezia il ciclo di conferenze continua a TREVISO, giovedì 26 marzo 2026, alle 17, al museo di Santa Caterina (Musei Civici di Treviso) con Anna Marinetti e Carla Pirazzini su “Culti, immagini e nomi di divinità nel Veneto preromano”; PADOVA, martedì 31 marzo 2026, alle 17, al museo degli Eremitani con Giovanna Gambacurta e Angela Ruta Serafini su “Il culto delle acque termali dall’Etruria ai Colli Euganei”; ESTE, giovedì 9 aprile 2026, alle 17, al museo nazionale Atestino di Este con Anna Marinetti, Benedetta Prosdocimi e Angela Ruta Serafini su “Culti e scrittura nel santuario di Reitia”.

Quindi si prosegue ad ADRIA, giovedì 23 aprile 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Adria con Alberta Facchi e Tiziano Trocchi su “Adria e Spina. Testimonianze del sacro”; PIEVE DI CADORE, mercoledì 29 aprile 2026, alle 17.30, nella Sede comunale, Sala Consiliare, con Matteo Da Deppo e Alessandro Asta su “Il santuario di Lagole di Calalzo – Culti antichi in Cadore fra terre e acque”; CHIUSI CHIANCIANO TERME, giovedì 14 maggio 2026, alle 17, al museo nazionale Etrusco di Chiusi con Fabrizio Vallelonga e Giulio Paolucci su “Santuari del territorio di Chiusi: culti, decorazioni e doni”.

Infine si va a MARZABOTTO, sabato 23 maggio 2026, alle 17, al museo nazionale di Marzabotto con Elisabetta Govi, Denise Tamborrino e Federica Timossi su “Acque sacre a Marzabotto (Kainua). Il santuario fontile”; MILANO (TBC) alla Fondazione Luigi Rovati con Giovanna Forlanelli Rovati; FERRARA, giovedì 18 giugno 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Ferrara con Alberta Facchi e Tiziano Trocchi su “Adria e Spina. Testimonianze del sacro”; SAN CASCIANO DEI BAGNI, venerdì 11 settembre 2026, alle 21, in piazza della Repubblica con Agnese Carletti, Jacopo Tabolli e Ada Salvi su “Dal Bagno Grande a Venezia: il viaggio dei bronzi”.

 

Firenze. L’archeologia sarda, il patrimonio distrutto dalle guerre, le riflessioni sull’uomo Sapiens, le pitture rupestri dell’Amazzonia hanno conquistato il pubblico e le giurie dell’VIII edizione di “Firenze Archeofilm”. Ecco tutti i film premiati, le menzioni, e le motivazioni

Firenze Archeofilm 2026: un momento della cerimonia di premiazione (foto AV)

Il fascino dell’archeologia sarda, le pitture rupestri dell’Amazzonia, il patrimonio distrutto dalle guerre, le riflessioni di Bruno Bozzetto sull’uomo “Sapiens” hanno conquistato il pubblico e le giurie dell’VIII edizione di “Firenze Archeofilm”, il festival di Archeologia Arte e Ambiente organizzato dalla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore) al Cinema La Compagnia di Firenze. In 5 giorni (dall’11 al 15 marzo 2026) sono stati proposti al pubblico 80 film da tutto il mondo di cui oltre la metà anteprime. Domenica 15 marzo 2026, nel pomeriggio, le premiazioni.

Vincitore del Premio “Firenze Archeofilm”, al film più votato dal pubblico in qualità di giuria popolare, è il film “Carlo Tronchetti. La mia Sardegna archeologica” di Nicola Castangia, soggetto e sceneggiatura di Anthony Muroni, consulenza scientifica di Giorgio Murru (Italia 2024-2025, 45’). L’archeologo Carlo Tronchetti racconta l’avventura degli scavi da lui diretti in Sardegna dal 1977 in poi nei siti di Nora, Mont’e Prama, Sant’Antioco e Tharros. Il film conduce lo spettatore in un viaggio, narrato dallo stesso protagonista, che si rivela ricco di suggestione, dove il dato scientifico dello scavo archeo logico è intriso di aneddoti, accompagnato da suggestive riprese aeree, ricostruzioni virtuali e immagini storiche d’archivio.

Frame del film “Carlo Tronchetti. La mia Sardegna archeologica” di Nicola Castangia

“Sono onorato che il nostro documentario abbia ricevuto questo prestigioso premio”, ha dichiarato il regista Castangia. “Mi onora soprattutto il fatto di aver potuto lavorare con Carlo Tronchetti, uno dei padri dell’archeologia sarda e di aver avuto al mio fianco figure autorevoli come Anthony Muroni e Giorgio Murru. A Anthony Muroni va in particolare il merito di aver ideato questo progetto, che ci ha consentito di ascoltare dalla viva voce del protagonista Carlo Tronchetti alcune fasi importanti dell’archeologia sarda del XX secolo. Rivolgo un sincero ringraziamento ai collaboratori che hanno partecipato alla realizzazione del progetto, a tutto il pubblico che ha accolto con grande entusiasmo la proiezione del nostro documentario e all’impeccabile organizzazione della rassegna Firenze Archeofilm”.

Il Premio “Studenti Unfi” per il miglior cortometraggio assegnato da una giuria di 100 studentesse e studenti dell’università di Firenze è andato al film “Sapiens?” di Bruno Bozzetto (Italia 2023, 22’). Le sinfonie di diversi autori di musica classica fanno da sfondo a tre cortometraggi dedicati all’uomo e al suo comportamento nei riguardi della natura e della società. Temi diversi con un comune denominatore: l’amore per la violenza e la non accettazione del diverso. Un’i dea originale di Bruno Bozzetto che vuole invitare a riflettere sull’aggettivo “sapiens” associato a quell’essere umano che ama la violenza, non accetta il diverso, danneggia la natura, gli animali e la società.

Il Premio “Università di Firenze” attribuito dai docenti dell’Ateneo fiorentino è stato assegnato al film prodotto da Rai Cultura “Nella mente degli uomini. Unesco 1945-2025” di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo (Italia 2025, 60’). “Poiché la guerra ha inizio nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace”. Le parole nel 1945 pronunciate nel preambolo della costituzione dell’UNESCO risuonano di drammatica attualità. Dal ponte di Mostar ai Buddha di Bamiyan, dalla città vecchia di Mosul, ai monumenti dell’Ucraina, ricostruire il patrimonio culturale distrutto dalla furia delle guerre, continua a essere una delle principali missioni dell’UNESCO.

Frame del film “Nella mente degli uomini. Unesco 1945-2025” di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo

Questa la motivazione: “Mescolando sapientemente memoria d’archivio e girato contemporaneo, Nella mente degli uomini racconta l’impegno transnazionale dell’UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale in zone di guerra. L’opera sottolinea con forza non solo il fondamentale operato di questa agenzia, ma soprattutto come i beni archeologici siano pilastri insostituibili dell’identità di un popolo, e che proteggerli o ricostruirli non sia solo un dovere conservativo, ma uno strumento fondamentale di riconciliazione e diplomazia universale”.

Due le menzioni: al film “Fengyang. L’antica capitale dimenticata della Cina” di Stéphane Bégoin (Francia, Cina 2025, 52’). Motivazione: “Una città imperiale dimenticata, riportata alla luce nella Cina centro-orientale grazie alla tenacia di un giovane archeologo. Con una narrazione innovativa che mescola diversi linguaggi e che rifugge ogni retorica, Fengyang ci svela la storia di una grande impresa di ricerca archeologica in una regione del mondo per noi lontana e ancora poco valorizzata dalla pratica documentaristica contemporanea”. E al film “Vitrum – il vetro dei Romani” di Marcello Adamo (Italia 2025, 52’). Motivazione: “Vitrum racconta con sensibilità e precisione la nascita di una materia che accompagna da millenni la vita dell’uomo, unendo arte, tecnica e quotidianità. La trasparenza del vetro porta luce attraverso le finestre e dà forma a oggetti, contenitori e gioielli, fondendo natura e cultura, bellezza e ingegno umano. Il ritrovamento del relitto da parte di Guido Gay nelle acque italiane al largo della Corsica, dà il via alla ricostruzione di un percorso di scoperta di un materiale antico proiettato verso la contemporaneità”.

Infine il Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria” è stato assegnato all’unanimità, dalla giuria composta da Fabio Martini, Maddalena Chelini e Massimo Tarassi, al film “Les secrets des fresques d’Amazonie / I segreti dipinti dell’Amazzonia” di Juan José Lozano (Francia, Colombia 2025, 55’). Nel sud-est della Colombia, all’interno del Parco Nazionale di Chiribiquete, la foresta pluviale amazzonica custodisce un tesoro archeologico che gli scienziati stanno appena iniziando a esplorare. Enigmatiche pitture rupestri si estendono su centinaia di metri quadrati di parete rocciosa, nascoste alla vista per decenni. Per i ricercatori colombiani, è finalmente giunto il momento di decifrare questa storia dipinta o incisa, per raccontare meglio le vicende dei popoli amazzonici che un tempo vivevano qui.

Frame del film “Les secrets des fresques d’Amazonie / I segreti dipinti dell’Amazzonia” di Juan José Lozano

Motivazione: “Il film narra l’avvio delle ricerche e degli studi nella foresta pluviale amazzonica all’interno del Parco nazionale di Chiribiquete. Il focus è posto sulle numerosissime pitture parietali. Ignote sino a pochi anni orsono, le figurazioni rappresentano personaggi enigmatici, faune, scene di comunità la cui cronologia di dettaglio deve ancora essere definita ma che risalgono probabilmente a più fasi del più antico popolamento umano dell’America meridionale. Il tema viene trattato con prudenza e grande delicatezza, il film trasmette emozione e mostra una notevole capacità empatica che coinvolge lo spettatore, mettendo in secondo piano la pur corretta impostazione scientifica. La sapienza tecnica del regista si fonde con la narrazione sciolta ed essenziale”.

Menzione speciale al film “Abiseo, la foresta culturale del Chachapoya” (Perù) di Rosemarie Lerner (Perù 2025, 22’). Motivazione: “Anche in questo notevole film il tema concerne una cultura precolombiana, la cultura Chachapoya, che ha lasciato all’interno del Parco nazionale di Rio Abiseo una importante documentazione architettonica e figurativa. Il film si caratterizza per il rigore narrativo, la correttezza scientifica, la naturalezza e l’immediatezza della comunicazione”.

 

Firenze. A tourismA 2026 la Fondazione Sebastiano Tusa ha conferito il premio “Thalassa – Fondazione Sebastiano Tusa 2026” a Louis Godart, insigne grecista e filologo, che ha dedicato la propria vita allo studio delle scritture egee e delle tavolette micenee in Lineare B. Ecco la motivazione

Il prof. Louis Godart tra Valeria Li Vigni e Massimo Cultraro, con Piero Pruneti sul palco dell’Auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze per tourismA 2026 (foto graziano tavan)

Il premio “Thalassa – Fondazione Sebastiano Tusa 2026” è andato a Louis Godart ed è stato consegnato domenica 1° marzo 2026 a tourismA 2026 nell’ambito del XXII incontro nazionale di Archeologia Viva, a cura di Piero Pruneti direttore Archeologia Viva, in programma nell’auditorium del Centro congressi di Firenze. Louis Godart, già docente di Filologia micenea all’università “Federico II” di Napoli, introdotto da Massimo Cultraro, docente dell’università di Palermo, all’incontro nazionale di Archeologia Viva, era presente per parlare di “Antichi poteri nel Mediterraneo: regalità minoica, micenea e ittita”.

Il prof. Louis Godart (al centro) con i rappresentati della Fondazione Sebastiano Tusa a tourismA 2026 (foto graziano tavan)

Al termine la consegna del premio “Fondazione Sebastiano Tusa” per le ricerche nel Mediterraneo con l’intervento di Valeria Li Vigni, presidente Fondazione Sebastiano Tusa, che ha presentato la Rassegna del Mare Sebastiano Tusa – Nel cuore del Mediterraneo fra Pantelleria e Favignana. Quindi Valeria Li Vigni ha proceduto alla lettura della motivazione e alla consegna del premio.

Valeia Li Vigni, presidente della Fondazione Sebastiano Tusa, consegna il premio “Fondazione Sebastiano Tusa” per le ricerche nel Mediterraneo al prof. Louis Godart (foto graziano tavan)

La Fondazione Sebastiano Tusa – recita la motivazione – conferisce il Premio Thalassa 2026 a Louis Godart, insigne studioso delle civiltà egee e tra le più autorevoli voci della cultura europea contemporanea, la cui opera scientifica e attività divulgativa hanno contribuito in modo determinante alla conoscenza delle radici più antiche del Mediterraneo. Grecista di formazione e filologo di straordinario rigore, è stato docente presso l’università di Napoli Federico II e consigliere per la Conservazione del Patrimonio Artistico del Presidente della Repubblica, Louis Godart ha dedicato la propria vita allo studio delle scritture egee e delle tavolette micenee in Lineare B, restituendo voce a un mondo che costituisce il fondamento stesso della civiltà mediterranea. Le sue ricerche, riconosciute a livello internazionale, non solo hanno ampliato in modo significativo il campo degli studi micenologici, ma hanno saputo trasmettere al grande pubblico il senso profondo di una memoria condivisa, patrimonio vivo della nostra identità culturale. Il suo impegno scientifico si inscrive in una visione del Mediterraneo quale spazio di incontro, di scambio e di costruzione di civiltà, una visione che trova profonde consonanze con il pensiero e l’opera di Sebastiano Tusa. Come Sebastiano Tusa, egli ha saputo riconoscere nel “Grande Verde” non un confine, ma un orizzonte comune, teatro di relazioni, conflitti e dialoghi che hanno plasmato la storia dell’uomo. In questa prospettiva, il suo lavoro rappresenta un contributo essenziale alla comprensione di quei processi culturali che ancora oggi definiscono il volto del Mediterraneo. Nel conferire a Louis Godart il Premio Thalassa, la Fondazione intende rendere omaggio non solo all’altissimo valore della sua produzione scientifica, ma anche alla sua costante opera di trasmissione del sapere, svolta con passione, chiarezza e profondo senso delle responsabilità civili della cultura. Il suo percorso testimonia, nel modo più autentico, come la ricerca possa farsi ponte tra passato e presente e come la conoscenza del Mediterraneo continui a rappresentare, nel solco tracciato da Sebastiano Tusa, uno strumento indispensabile di consapevolezza, dialogo e civiltà”.

 

 

Bova Marina (RC). Il museo Archeologico nazionale chiude per i lavori del PNRR, rimane aperto il parco con cantiere mobile

Il museo Archeologico nazionale di Bova Marina (RC) (foto drm-cal)

La direzione regionale Musei nazionali della Calabria comunica che nell’ottica dei lavori che si stanno effettuando grazie ai finanziamenti derivanti dalla Misura 1.2 e 1.3 del PNRR (che riguarderanno anche l’impiantistica e l’allestimento del Museo), a partire dal 16 marzo 2026 il museo Archeologico nazionale di Bova Marina (RC) rimarrà chiuso al pubblico. Si potrà comunque visitare il parco archeologico, nei settori ove non siano previsti interventi strutturali. La direzione si scusa per il disagio: “Vista la variabilità dei servizi culturali, vi preghiamo di contattarci preventivamente per verificare la disponibilità del servizio (tramite email all’indirizzo drm-cal.archeoderi@cultura.gov.it o al numero 3346561714)”.

Verona. Al Malacarne Art Lab appuntamento con “Risguardi” dedicato a “Cosa immagina chi immagina la preistoria” con la proiezione di due film: “Mauro Cutrona. Immaginare la preistoria” di Nicolò Scialpi, Stefano Zampini e “Tracce. Ricostruire la nostra preistoria” di Davide Dalpiaz

Cosa immaginiamo quando immaginiamo la preistoria? Lunedì 16 marzo 2026, nuova serata di “Risguardi”, rassegna di cinema e fotografia che sceglie il ritorno come gesto critico, ideata da Stefano Zampini e Loris Righetto: alla base c’è l’idea di riavvicinare opere recenti per scoprire ciò che alla prima visione resta invisibile., dedicata alle immagini con cui proviamo a dare forma al passato più remoto. Appuntamento al Malacarne Art Lab in via San Vitale 14/a a Verona, con “Cosa immagina chi immagina la preistoria”, partecipazione gratuita e aperta al pubblico: alle 19.30, proiezione del film “Mauro Cutrona. Immaginare la preistoria” di Nicolò Scialpi, Stefano Zampini e del film “Tracce. Ricostruire la nostra preistoria” di Davide Dalpiaz (MUSE, Trento). Temi affrontati: archivio, istituzioni culturali, trasformazione del museo. Durante la serata verranno inoltre presentati i disegni dell’artista Mauro Cutrona, illustratore scientifico che immagina la preistoria con una precisione che ricorda le botteghe rinascimentali. Da confermare la presenza dell’artista durante la serata. Sarà un’occasione per dialogare sulla rappresentazione del passato tramite l’arte e sulla rappresentazione del presente tramite l’immagine del passato. Il pomeriggio si apre alle 18, con ingresso su richiesta, con la registrazione del podcast: dialogo tra Mauro Cutrona, Stefano Zampini, Nicolò Scialpi, Davide Dalpiaz.

Torino. Al museo Egizio il concerto “Metamorfosi” con Matteo Fabi, nuovo appuntamento con “ONDE: le matinée al museo Egizio”

Domenica 15 marzo 2026, alle 11, al museo Egizio di Torino, il concerto “Metamorfosi” con Matteo Fabi, violoncello – Musiche di Bach, Koeppen, Summer, Henryson, Sollima, nuovo appuntamento con “ONDE: le matinée al museo Egizio” con l’orchestra Filarmonica di Torino, conservatorio statale di musica “Giuseppe Verdi” di Torino e Fondazione Merz. l’orchestra Filarmonica di Torino cura un appuntamento che è un itinerario attraverso epoche, culture, linguaggi, mettendo in dialogo tradizione e contemporaneità. Matteo Fabi propone un mosaico cangiante che racconta l’identità mutevole e sorprendente del violoncello, spaziando dal rigore architettonico di Bach al Blues, alle melodie popolari, al Novecento fino ai tempi più attuali. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria. Accesso da via Eleonora Duse. Per la durata dell’evento accesso gratuito in Galleria dei Re (esclusivamente nella Galleria delle Sekhmet). La performance sarà fruibile in piedi. Il biglietto dedicato all’evento non consente l’accesso a altre zone e servizi del museo diversi dalla Galleria delle Sekhmet.

 

Roma. Nell’Area Sacra di Largo Argentina la XXIII edizione della Rievocazione Storica delle Idi di Marzo a cura del Gruppo Storico Romano

Il 15 marzo 2026, nel luogo in cui la storia cambiò per sempre, l’Area Sacra di Largo Argentina a Roma, il Gruppo Storico Romano realizzerà la XXIII edizione della Rievocazione Storica delle Idi di Marzo. Un appuntamento che, da oltre vent’anni, restituisce memoria, gesto e consapevolezza a uno dei momenti più drammatici e simbolici della storia di Roma: la morte di Gaio Giulio Cesare. Non uno spettacolo. Non una celebrazione. Ma un atto di rievocazione storica rigorosa, rispettosa del luogo e del significato profondo di quell’evento. L’evento è a cura del Gruppo Storico Romano, con la collaborazione della Legio XXX Ulpia Victrix dell’associazione culturale Decima Legio e Gruppo Storico Sabino. La manifestazione è patrocinata da Roma Capitale e si svolge con gli auspici del Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati. L’appuntamento è per domenica 15 marzo 2026, alle 16, nell’Area Sacra di Largo di Torre Argentina, dove nel 44 a.C., nella Curia di Pompeo, Cesare venne colpito a morte dai congiurati guidati da Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino, in uno degli episodi più celebri della storia universale. Ogni anno questa rievocazione richiama appassionati di storia, cittadini e visitatori da tutto il mondo, restituendo alla città il racconto vivo di un momento che segnò profondamente il destino di Roma e il passaggio dalla Repubblica all’Impero. La manifestazione sarà introdotta da saluti e interventi istituzionali, che si svolgeranno a Largo di Torre Argentina. Programma: alle 16, rievocazione storica della congiura e dell’assassinio di Giulio Cesare; 16.40, partenza del corteo funebre che da Largo di Torre Argentina raggiungerà la statua di Giulio Cesare in Via dei Fori Imperiali. Nel corso della commemorazione verranno pronunciate le celebri orazioni di Bruto, Marco Antonio e Calpurnia, rievocando uno dei momenti più drammatici e simbolici della storia di Roma. “Le Idi di Marzo rappresentano uno dei momenti più intensi della memoria storica di Roma”, Sergio Iacomoni, presidente del Gruppo Storico Romano. “Non si tratta soltanto di una rievocazione, ma di un’occasione per riflettere sul passaggio dalla Repubblica all’Impero e sul valore della storia come patrimonio condiviso. Attraverso queste iniziative vogliamo continuare a raccontare Roma nei luoghi stessi in cui la storia è accaduta”.

 

Lugo (Ra). In via Tellarini si inaugura il nuovo Deposito archeologico con reperti dal villaggio neolitico fino alle ceramiche rinascimentali: sarà visitabile nel corso dell’anno grazie a una serie di aperture mirate

Sabato 14 marzo 2026, alle 16.30, a Lugo (Ra) in via Tellarini 38, si inaugura il nuovo Deposito archeologico, uno spazio individuato dall’Amministrazione comunale di Lugo dotato di ampi ambienti che, nei mesi scorsi e in accordo con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ravenna Forlì-Cesena e Rimini, è stato oggetto di lavori che lo hanno reso idoneo alla conservazione dei reperti rinvenuti nel territorio lughese. È stato determinante il contributo operativo dei volontari del Comitato per lo studio e la tutela dei Beni storici del Comune di Lugo di Romagna, che saranno coinvolti anche nell’opera di valorizzazione dei reperti, con una serie di aperture mirate del deposito in modo che possa essere visitato dalla popolazione. La prima occasione, dopo l’inaugurazione del 14 marzo 2026, sarà il week-end successivo, il 21 e 22 marzo 2026, in occasione delle Giornate Fai di Primavera.

I reperti conservati nel deposito coprono un ampio arco cronologico: dai ritrovamenti del villaggio neolitico e di età romana dell’ex Fornace Gattelli fino ai materiali raccolti tra il 2009 e il 2018 grazie al progetto “Bassa Romandiola”, dalle ceramiche rinascimentali recuperate nella Rocca di Lugo e nell’ex convento di San Domenico ai rinvenimenti nel cortile dell’ex Palazzo Locatelli del 2002. Un fondo specifico di reperti risale alle ricerche svolte a inizio Novecento da Edmondo Ferretti, che al momento degli scavi era ispettore onorario alle Antichità del Comune di Lugo, e Paolo Matteucci. Nel complesso, il deposito conserva circa 550 casse di documenti e materiali, la cui dispersione è stata scongiurata grazie all’impegno volontari del Comitato per lo studio e la tutela dei Beni storici del Comune di Lugo di Romagna, che si sono adoperati per la loro conservazione dalla fine degli anni ’70. Nel nuovo deposito archeologico è, inoltre, in fase di allestimento una biblioteca, composta da oltre 4000 volumi di storia locale e archeologia, in gran parte donati dalla famiglia dell’architetto Gian Luigi Gambi, socio del Comitato e per anni Ispettore onorario della Soprintendenza, al quale la biblioteca sarà intitolata. Si tratta del primo passo verso un futuro inserimento nella