Roma. A Palazzo Massimo presentazione del libro “L’incendio delle navi di Nemi. Indagine su un cold case della Seconda Guerra Mondiale” a cura di Flavio Altamura e Stefano Paolucci, ultimo appuntamento del ciclo di conferenze “Il Museo che legge” a cura di Antonella Ferraro, Maria Letizia Caldelli e Giulia Cirenei, promosso dal museo nazionale Romano

Mercoledì 27 maggio 2026, alle 17, a Palazzo Massimo, presentazione del libro “L’incendio delle navi di Nemi. Indagine su un cold case della Seconda Guerra Mondiale” a cura di Flavio Altamura e Stefano Paolucci (Passamonti Editore), quarto e ultimo appuntamento nell’ambito del nuovo ciclo di conferenze “Il Museo che legge” a cura di Antonella Ferraro, Maria Letizia Caldelli e Giulia Cirenei, promosso dal museo nazionale Romano. Introduce Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano. Introduce Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano. Modera Agnese Pergola (mnr). Presentano Daniela De Angelis (DRM Lazio) e Giovanni Pietrangeli (museo nazionale della Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano). Ingresso libero sino ad esaurimento posti. Prenotazione obbligatoria al link: https://ilmuseochelegge.eventbrite.it.

Copertina del libro “L’incendio delle navi di Nemi. Indagine su un cold case della Seconda Guerra Mondiale” a cura di Flavio Altamura e Stefano Paolucci

L’incendio delle navi di Nemi. Indagine su un cold case della Seconda guerra mondiale. È la sera del 31 maggio 1944, quattro giorni prima della liberazione di Roma. Sulle sponde del lago di Nemi, un furioso incendio divampa all’interno del Museo delle Navi Romane, fatto costruire da Mussolini per ospitare i due immensi scafi delle navi-palazzo dell’imperatore Caligola. Il museo resta in piedi, ma tutto il resto è ridotto a un cumulo di cenere. Quei magnifici reperti, unici nel loro genere e famosi in tutto il mondo, erano riemersi solo da pochi anni dalle acque del lago, che era stato addirittura svuotato per l’eccezionale impresa di recupero. La loro perdita è tragica, di valore incalcolabile per la scienza e la civiltà umana. Per indagare sulle cause del disastro viene istituita una commissione d’inchiesta, che emette presto il suo verdetto: il rogo delle navi è da imputare a un deliberato atto vandalico dei militari tedeschi che da qualche giorno avevano piazzato una batteria di cannoni vicino al museo. Ma le cose sono andate proprio così? Nel corso degli anni saranno in molti a contestare la versione ufficiale, convinti che i veri responsabili siano stati altri: chi incolpa gli sfollati che si erano rifugiati nel museo, chi accusa i partigiani che lo avrebbero incendiato in sfregio al dittatore fascista, chi punta il dito contro dei semplici ladruncoli che volevano coprire le tracce dei loro saccheggi. Chi ha ragione? Cos’è successo veramente in quelle drammatiche ore? È quanto si sono proposti di scoprire gli autori di questo lavoro, il primo dedicato all’argomento e frutto di oltre dieci anni di ricerche. La rilettura critica delle indagini svolte dagli inquirenti, la minuziosa ricostruzione degli avvenimenti che hanno preceduto e seguito l’incendio, nonché lo smantellamento sistematico di tutte le «verità» alternative avanzate nel tempo, sono soltanto le fasi preliminari di un coinvolgente processo investigativo che si snoda attraverso l’analisi di una vasta ed eterogenea documentazione inedita. In questa vera e propria controinchiesta, le risultanze della commissione subiscono una revisione radicale, mentre al loro posto si fa strada, e prende via via sempre più corpo e solidità, una nuova dinamica dei fatti tanto insospettata quanto da sempre sotto gli occhi di tutti.

Tra Napoli ed Ercolano le giornate di studio “La tutela civile e penale dei beni culturali”, organizzate dalla Scuola Superiore della Magistratura, occasione di approfondimento multidisciplinare dedicata alla protezione giuridica del patrimonio culturale italiano. Ecco il programma

Dal 27 al 29 maggio, tra Napoli ed Ercolano, si tengono le giornate di studio “La tutela civile e penale dei beni culturali”, organizzate dalla Scuola Superiore della Magistratura, un’occasione di approfondimento multidisciplinare di assoluto rilievo per magistrati e operatori del diritto, dedicata alla protezione giuridica del patrimonio culturale italiano. Il corso affronta, infatti, con taglio scientifico e pratico i temi più attuali del diritto dei beni culturali: dai reati introdotti dalla legge n. 22/2022 (“Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale”) alle questioni civilistiche legate ai trasferimenti e all’usucapione; dalla tutela dell’arte generata con intelligenza artificiale alla street art; dal traffico internazionale di reperti alle nuove frontiere della proprietà intellettuale. Tra i relatori figurano docenti universitari, consiglieri della Corte di Cassazione, rappresentanti di Eurojust e dell’Arma dei Carabinieri. Il programma prevede lo svolgimento di tre sessioni fuori dai locali della Scuola: la prima, al museo civico G. Filangeri di Napoli; la seconda, al parco archeologico di Ercolano; la terza al MAV (museo Archeologico Virtuale) di Ercolano; l’ultima sessione avrà luogo nella sede napoletana della S.S.M., in Castel Capuano. La scelta delle location per lo svolgimento delle prime tre sessioni è frutto di una precisa scelta della Scuola, condivisa dagli Enti partner, di interagire in maniera sinergica con enti e poli culturali museali e culturali del territorio, con i quali sono stati stipulati specifici protocolli di intesa, anche finalizzati allo sviluppo di corsi in comune. In particolare, il museo civico G. Filangeri, fondato nel 1882 da Gaetano Filangieri Principe di Satriano, figlio del generale Carlo e nipote dell’omonimo filosofo autore de La Scienza della Legislazione, accoglie le collezioni d’arte della famiglia Filangeri, incluso il carteggio tra Gaetano sr. e Benjamin Franklin, conservata nell’Archivio del Museo. Il Parco di Ercolano è uno dei siti archeologici più straordinari al mondo per stato di conservazione e rilevanza scientifica, un vero laboratorio esperienziale immersivo. Grazie all’ausilio di archeologi e personale specializzato del Parco, i partecipanti potranno confrontarsi con la realtà concreta della tutela del patrimonio culturale e archeologico, toccando con mano le sfide e le responsabilità che essa comporta sul piano giuridico, investigativo e conservativo. Responsabili del corso: dott. Gian Andrea Chiesi, dott.ssa Loredana Nazzicone, avv. Pier Lorenzo Parenti, dott. Fabio Di Vizio. Esperto formatore: dott. Armando Bosso, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

PROGRAMMA Mercoledì 27 maggio 2026, Sessione unica pomeridiana (museo Filangieri – Napoli): alle 15,  informazioni generali ed introduzione, Gian Andrea Chiesi (responsabile del corso, componente del Comitato direttivo), Armando Bosso (esperto formatore); 15.15, “Relazione a due voci: Il falso nell’arte tra repressione penale e tutele civilistiche”, Stefano Manacorda, ordinario di Diritto penale all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, titolare della cattedra Unesco Law Protection of Cultural Heritage; Alessandra Donati, associato di Diritto privato comparato all’università Milano Bicocca, presidente del CS di AitArt; 16.30, “Falsi, copie, repliche. Lo sguardo dello storico dell’arte. Attorno al rapporto tra realtà e verità nel giudizio sull’opera d’arte”, Francesco Tedeschi, ordinario di Storia dell’arte contemporanea ALL’UNIVERSITÀ Cattolica del Sacro Cuore di Milano; 17.15, dibattito; 17.30, visita guidata del museo Filangieri; 18, sospensione dei lavori.

Giovedì 28 maggio 2026, il parco archeologico di Ercolano ospita la sessione mattutina del corso: alle 9, accoglienza da parte del direttore del Parco Federica Colaiacomo: “Ercolano non è solo un sito da visitare, è un luogo dove il diritto e la storia si incontrano ogni giorno. Ospitare le Giornate di Studio della Scuola Superiore della Magistratura significa mettere il nostro patrimonio al servizio della formazione di chi è chiamato a tutelarlo: un dialogo concreto tra chi custodisce i beni culturali e chi li protegge sul piano giuridico. Siamo onorati di contribuire a questa importante iniziativa”. Alle 9.15, visita guidata al sito e all’Antiquarium; 11.45, pausa; 12, “Il ruolo dei Nuclei Specializzati dell’Arma dei Carabinieri nella tutela dei beni culturali e nel contrasto al traffico dei reperti archeologici e delle opere d’arte”, generale Antonio Petti, comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale; 12.45, dibattito; 13, sospensione lavori;

14, sessione pomeridiana al MAV – museo Archeologico Virtuale: 14.15, “Il ruolo di Eurojust nel contrasto al traffico illecito di reperti: casistica e protocolli”, Aldo Ingangi, membro nazionale italiano di Eurojust; 15, “Beni culturali e proprietà intellettuale (la tutela dell’immagine del David: novità giuridica e apripista per i beni culturali)”, Cecilie Hollberg, già direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze; 15.30, dibattito; 15.45, pausa; 16, divisione dei partecipanti in gruppi di lavoro: GRUPPO PENALE, “Dal Codice dei beni culturali alla legge n. 22 del 2022. Rassegna delle pronunce giurisprudenziali più significative”, Fabio Zunica, consigliere della Corte di Cassazione; GRUPPO CIVILE, “Acquisto a non domino, usucapione, prelazione artistica. Rassegna delle pronunce giurisprudenziali più significative”, Luca Varrone, consigliere della Corte di Cassazione; 17, sospensione dei lavori; al termine dei lavori sarà possibile assistere all’interno del MAV ad una proiezione in 5D dell’eruzione del 79 d.C.

Venerdì 29 maggio 2026, sessione unica mattutina (Castel Capuano – Napoli): alle 9, presentazione della sessione; 9.10, “La tutela costituzionale e amministrativa dei beni culturali”, Marco Brocca, professore ordinario di Diritto amministrativo e di Diritto dell’Ambiente e della Cultura all’università del Salento; 10.10, dibattito; 10.30, pausa; 11, divisione dei partecipanti in gruppi di lavoro: GRUPPO PENALE, “Cooperazione internazionale: il recupero dei beni culturali trafugati”, Nunzio Fragliasso, procuratore della Repubblica di Torre Annunziata; GRUPPO CIVILE, “Arte e nuove tecnologie: la tutela del diritto d’autore nell’era dell’Intelligenza Artificiale”, Fabio Dell’Aversana, ordinario di Diritto delle Arti, del design, dello spettacolo e dei beni culturali all’Accademia di Belle Arti di Napoli; 12, divisione dei partecipanti in gruppi di lavoro, GRUPPO PENALE, “La circolazione dei beni culturali nel diritto europeo e nel diritto internazionale. Profili penalistici”, Daniela Savy, ricercatore di Diritto dell’Unione Europea e docente di Diritto europeo dei Beni culturali all’università “Federico II” di Napoli; GRUPPO CIVILE, “Circolazione dei beni culturali e tutela civilistica dei beni immobili vincolati. Gli operatori del mercato delle opere d’arte: case d’asta, galleristi, antiquari”, Geo Magri, professore associato di Diritto privato all’università dell’Insubria di Como; 13, termine dei lavori.

Roma. Alla Pontificia università Gregoriana presentazione del libro “La basilica di Santa Maria in Cosmedin a Roma” di Lia Barelli (Viella editrice)

Martedì 26 maggio 2026, alle 17.30, nell’Aula C009 della Pontificia università Gregoriana, in piazza della Pilotta a Roma, presentazione del libro “La basilica di Santa Maria in Cosmedin a Roma” di Lia Barelli (Viella editrice) con contributi di Chihade Abboud, Michele Asciutti, Ottavio Bucarelli, Sabina Carbonara, Anna Cavallaro, Roberta Flaminio, Alessandra Guiglia, Raffaele Pugliese, Alessandro Taddei. Dopo i saluti di P. Paul Oberholzer S.I., decano della facoltà di Storia e Beni culturali della Chiesa, Pontificia università Gregoriana; Archimandrita Chihade Abboud, rettore della basilica di S. Maria in Cosmedin; intervengono Domenico Palombi, dipartimento di Scienze dellʹAntichità Sapienza università di Roma; Manuela Gianandrea, dipartimento di Storia Antropologia Religioni Arte Spettacolo, Sapienza università di Roma; Claudio Varagnoli, dipartimento di Ingegneria Civile Edile e Ambientale, Sapienza università di Roma. Modera Nicoletta Bernacchio, dipartimento dei Beni culturali della Chiesa, Pontificia università Gregoriana. Saranno presenti gli autori. La basilica di S. Maria in Cosmedin a Roma, sorta nell’Alto Medioevo presso le rive del Tevere nel sito dell’antico Foro Boario, è una delle chiese più note e più importanti della città per la sua complessa stratificazione, che parte almeno dall’età repubblicana, per le sue qualità architettoniche e artistiche, per il senso del sacro che la pervade. Il libro ripercorre in sintesi l’intera storia della basilica e del suo contesto e guida il lettore nella visita, anche attraverso schede di approfondimento curate da esperti.

Venosa (Pz). Al museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” di Venosa (Pz), la conferenza “Il viaggio dell’Askòs Catarinella. Storia ritualità e identità”, dedicato al ritorno nella collezione museale venosina di uno dei più importanti esemplari della ceramica listata canosina di età ellenistico-romana

Martedì 26 maggio 2026, alle 17.15, al museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” di Venosa (Pz), la conferenza “Il viaggio dell’Askòs Catarinella. Storia, ritualità e identità”, dedicato al ritorno nella collezione museale venosina di uno dei più importanti esemplari della ceramica listata canosina di età ellenistico-romana. Il ritorno e la valorizzazione dell’Askòs Catarinella, straordinaria testimonianza della civiltà daunia e delle sue pratiche rituali legate al culto dei defunti e alla concezione dell’aldilà, rappresenta un momento di grande rilievo culturale e simbolico per la città di Venosa e per il patrimonio archeologico della Basilicata.

Ad aprire l’incontro sarà Rosanna Calabrese, direttrice del museo Archeologico nazionale di Venosa, seguita dai saluti istituzionali del sindaco di Venosa Francesco Mollica. Interverranno studiosi italiani e internazionali: Christian Heitz – università di Innsbruck, Matthias Hoernes – università di Salisburgo, su “Lusso, rituali e potere: l’Askòs Catarinella e le élite della Daunia nell’età ellenistico-romana”; Maria Teresa Imbriani – università della Basilicata, su “Figlio mio che sogno lungo che ti fai: morte e pianto rituale nella Lucania di Scotellaro”. Le conclusioni saranno affidate a Tommaso Serafini, direttore dei musei e parchi archeologici di Melfi e Venosa.

L’Askòs Catarinella, straordinaria testimonianza della civiltà daunia e delle sue pratiche rituali legate al culto dei defunti e alla concezione dell’aldilà, al museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” di Venosa (foto drm-basilicata)

A seguire, il pubblico assisterà allo svelamento della nuova teca espositiva che accoglierà l’Askòs Catarinella all’interno del percorso museale permanente. Il reperto, un grande vaso destinato a contenere e versare liquidi potori era verosimilmente parte del corredo funerario di un personaggio appartenente all’élite daunia. Scoperto intorno agli anni Venti del Novecento in seguito a scavi clandestini, l’Askòs costituisce un eccezionale esempio di produzione tarda della ceramica listata canosina, decorata con bande geometriche e motivi naturalistici stilizzati. Di straordinario interesse è il ricco apparato figurativo che si sviluppa sotto le bocche del vaso: un lungo corteo funerario animato da offerenti, musicisti e prèfiche con le braccia alzate in segno di lutto che assiste il defunto verso il passaggio nell’oltretomba. La scena culmina attorno a un catafalco funerario e a una struttura interpretata come ingresso della tomba a camera, mentre grandi figure femminili ornate di gioielli evocano divinità ctonie protettrici dei momenti di transizione tra vita e morte. L’intero immaginario decorativo rimanda a credenze salvifiche e a simboli di rinascita, tra cui galli, elementi floreali e il cipresso, in una narrazione visiva di eccezionale potenza simbolica e spirituale. Il ritorno dell’Askòs Catarinella al museo archeologico nazionale di Venosa rappresenta la restituzione alla comunità di una memoria identitaria profondamente legata alla storia antica del territorio.

Verona. A Quinzano la conferenza “Tra forme e gesti. Le ceramiche di Quinzano e le comunità neolitiche del Veronese (VI-V millennio a.C.)” con Marika Ciela dell’università di Trento, quarto e ultimo incontro del ciclo “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche”

Martedì 26 maggio 2026, alle 20, nella Sala “Garonzi” del Centro Polifunzionale della 2ª Circoscrizione, in via Quinzano 24/D a Verona, la conferenza “Tra forme e gesti. Le ceramiche di Quinzano e le comunità neolitiche del Veronese (VI-V millennio a.C.)” con Marika Ciela dell’università di Trento, quarto e ultimo incontro del ciclo “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche” organizzato dalla 2ª Circoscrizione del Comune di Verona in collaborazione con i Musei civici di Verona e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, per offrire al pubblico un quadro aggiornato e approfondito delle ricerche del passato, in corso e future sulla preistoria dell’area quinzanese, uno dei contesti più significativi per la ricostruzione delle prime fasi di antropizzazione del territorio comunale di Verona.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale riapre, dopo il restauro e il riallestimento, la sezione Numismatica, oltre seimila monete cui si aggiungono centotrenta gioielli e quattro rarissimi tessuti aurei. Il direttore Francesco Sirano: “Raccontiamo un viaggio nel tempo e nello spazio dall’antica Grecia alle grandi corti rinascimentali”

La sezione Numismatica del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Al museo Archeologico nazionale di Napoli c’è un museo nel museo: la sezione Numismatica. Curata da Renata Cantilena e Floriana Miele, con la collaborazione scientifica di Lucia Amalia Scatozza per la sezione dedicata alle antiche gioiellerie, la Numismatica riapre al pubblico il 25 maggio 2026, alle 11.30, dopo un lungo intervento di restauro e riallestimento, grazie a un finanziamento straordinario del ministero della Cultura (PON Cultura e Sviluppo 2014-2020, integrato da fondi ordinari 2024 e 2025): oltre seimila monete, medaglie, coni e punzoni, insieme a tanti altri materiali archeologici conducono il visitatore alla scoperta dell’economia nel mondo greco, romano, medievale, rinascimentale e moderno, aprendo uno spaccato su temi ancora attuali, come gli interessi sui prestiti e l’inflazione. In vista della riapertura, si è lavorato anche al risanamento degli arredi storici e alla pulitura e restauro di tutti gli esemplari esposti, così come all’aggiornamento dell’illuminazione e del sistema di videosorveglianza nelle vetrine.

Il direttore del Mann, Francesco Sirano, nella sezione Numismatica (foto mann)
La sezione Numismatica del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“La riapertura della sezione Numismatica corona le rigorose attività di studio e ricerca nel ricchissimo Medagliere del museo Archeologico nazionale di Napoli, collezione eccezionale non solo per il numero di esemplari conservati (circa 160mila), ma anche per l’estensione temporale e la varietà delle zecche emittenti”, commenta il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Francesco Sirano. “Quella che raccontiamo non è una semplice raccolta di monete, ma un vero e proprio viaggio sorprendente per la sua multiformità, un viaggio nel tempo e nello spazio che ci porta dall’antica Grecia all’Italia e alle altre regioni dell’Impero romano, dai mercati popolari alle grandi corti rinascimentali. Un viaggio, infine, anche nella storia stessa del Museo: non a caso l’allestimento è aperto simbolicamente dal busto di Giuseppe Fiorelli, principale ordinatore della sezione numismatica dell’Istituto. Presentiamo una collezione rinnovata e più accessibile, con apparati bilingue, resa ancora più affascinante dall’approfondimento sugli antichi gioielli, che restituiscono uno spaccato di estremo interesse sul gusto e sul design del passato. E, a conclusione del percorso, ci aspettano i tessuti d’oro dall’area sepolta dal Vesuvio nel 79 d.C. che lasciano senza parole per la loro rarità. La riapertura della Numismatica segna un ulteriore tassello nella strategia di valorizzazione per incrementare l’offerta culturale destinata ai cittadini e a tutti i visitatori”.

Gioielli esposti nella sezione Numismatica del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Tessuti aurei nella sezione Numismatica del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

L’ampliamento più significativo della sezione riguarda centotrenta gioielli in oro, metalli preziosi e gemme, esposti nuovamente dopo cinquant’anni: i raffinati esemplari (greci, italici, magno-greci, etruschi, romani e tardo-antichi), sono presentati in un percorso diacronico e, ove possibile, per contesti di ritrovamento; i gioielli testimoniano manifatture dall’alto valore artistico e socioculturale. Di eccezionale rilevanza i rarissimi tessuti aurei provenienti dagli scavi nell’area seppellita dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.: si ripresentano al pubblico dopo un meticoloso restauro, realizzato in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Gli studi effettuati hanno messo in evidenza l’altissimo livello delle lavorazioni, con trame che intrecciano fili d’oro e seta selvatica; sono innovative anche le modalità di conservazione e presentazione al pubblico di queste testimonianze uniche di stoffe preziose di età imperiale.Tra le novità espositive, oltre i gioielli, figurano un prezioso ripostiglio di monete dalla Caupona di Salvius a Pompei e un’importante iscrizione funeraria di un nummularius (una sorta di cambiavalute in ambito romano).

Il direttore del Mann, Francesco Sirano, nella sezione Numismatica (foto mann)
Un aureo romano esposto nella sezione Numismatica del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

La moneta rappresenta per tutti unità di valore, status symbol e mezzo di scambio per acquistare beni di prima necessità o durevoli e di lusso, fare investimenti e sognare acquistando un biglietto di lotteria o compilando una schedina. Benché oggi sia sempre più smaterializzata, la moneta ricopre ancora un ruolo che va ben oltre la sfera economica: si pensi all’Euro e al suo valore simbolico nella prospettiva dell’UE. La moneta ha una lunghissima storia fatta di tecnologia, controlli da parte di un’autorità, sistemi di cambio, scale di valore, simboli e immagini che diventano in alcuni casi capolavori d’arte. La moneta è sempre stata, inoltre, un vero e proprio mass medium ante litteram, di enorme importanza già prima dell’affermarsi dei moderni sistemi di comunicazione. Dal 25 maggio 2026 il luogo dove andare per conoscere il mondo della moneta dall’antichità greca fino alle collezioni rinascimentali e agli studi dell’età moderna è la sezione Numismatica del Mann.

Monete rinascimentali esposte nella sezione Numismatica del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Monete antiche esposte nella sezione Numismatica del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Il “Medagliere” conserva monete, singole e associate in ripostigli, prodotte da zecche antiche greche, magno-greche, italiche, etrusche e romane, nonché dei Goti e Bizantini, di epoca longobarda e carolingia, normanna, angioina e aragonese, e ancora pertinenti alle dominazioni austro-spagnola e borbonica, e infine coniate da varie zecche estere, compresa quella pontifica. Nel loro complesso esse documentano la circolazione monetale nel Mezzogiorno d’Italia per un arco cronologico di oltre due millenni e mezzo di storia. Alle unità propriamente monetali si aggiungono, inoltre, medaglie e contorniati, sigilli, tessere e piombi dell’antichità e di epoche successive, nonché coni e punzoni della zecca reale dei Borbone. Conservata dal Cinquecento a Roma e poi a Parma, la famosa raccolta pervenne nella prima metà del Settecento nella capitale partenopea grazie a Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese e sovrano del Regno di Napoli dal 1734 al 1759. Questo originario fondo collezionistico fu ulteriormente accresciuto dalla dinastia borbonica, tra la seconda metà del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, in seguito agli straordinari rinvenimenti avvenuti nel corso degli scavi condotti nei territori del Regno: nelle aree vesuviana e flegrea, nel Sannio e in Campania, nell’Italia meridionale, nonché in Sicilia. Alle già cospicue raccolte borboniche si aggiunsero nel tempo altri nuclei derivanti da acquisti operati già nell’Ottocento di importanti collezioni numismatiche: quella del Duca Carafa di Noja, quella della famiglia Borgia, quella di Francesco I di Borbone, oltre al Medagliere del monastero di Monteoliveto; nonché donazioni avvenute nel Novecento delle collezioni di Emilio Stevens e di Giustino Fortunato. Notevole importanza per entità, rarità e varietà dei suoi esemplari riveste anche il fondo di monete, sigilli, tessere e medaglie, composto di oltre 35.000 unità, appartenute alla collezione Santangelo, la più grande raccolta privata costituita a Napoli tra il Settecento e l’Ottocento dal giureconsulto Francesco, incrementata dalla sua autorevole famiglia, in particolare dal figlio Nicola, Ministro dell’Interno sotto Ferdinando II, e infine ceduta nel 1864 da suo fratello, Michele, ultimo erede e appassionato numismatico, al Comune di Napoli grazie alla mediazione di Giuseppe Fiorelli, primo Direttore del Museo Nazionale di Napoli dal 1863 al 1875. Questi riuscì, con apposito Decreto del Ministero della Pubblica Istruzione nel 1865, a fare affidare la custodia permanente dell’intera collezione all’Istituto partenopeo, esponendola nel 1867 in tre sale separate al primo piano dell’edificio.

Venezia. Allo Iuav workshop “Da San Casciano dei Bagni al laboratorio LAMA”, dedicato alle indagini in corso sui materiali del Santuario ritrovato di San Casciano dei Bagni

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Lunedì 25 maggio 2026, dalle 10.30 alle 12.30, a Badoer, aula A, dell’università IUAV di Venezia, workshop “Da San Casciano dei Bagni al laboratorio LAMA”, dedicato alle indagini in corso sui materiali del Santuario ritrovato di San Casciano dei Bagni. Nell’ambito del progetto di ricerca “San Casciano dei Bagni – Archeologia e Architettura termale” dell’università per Stranieri di Siena e CADMO e dello IUAV di Venezia, il Laboratorio LAMA ha avviato una serie di indagini non invasive su una selezione di materiali provenienti dal santuario, condotte su autorizzazione della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Siena Grosseto e Arezzo. Intervengono Mario Bandiera, Maddalena Bassani, Alberto Conventi, Chiara Fermo, Lorenzo Lazzarini, Floriana Majerle, Jacopo Tabolli, Elena Tesser, Alessandro Vierucci con la collaborazione del Laboratorio di Geomatica CIRCE-Iuav Sandro Vierucci.

Aci Castello (Ct). Il museo civico diventa digitale e interattivo con “Castellum” nell’ambito del progetto SAMOTHRACE (Sicilian Micro and Nano Technology Research and Innovation Center) dell’università di Catania con Meridionale Impianti e Xenia Progetti

Lunedì 25 maggio 2026, alle 10, al museo civico di Aci Castello (Ct), si inaugura “Castellum – Museo digitale e interattivo”, risultato degli oltre tre anni di ricerca e sperimentazione condotte sul sito, trasformato in Living Lab, in seno alla linea Cultural Heritage del progetto SAMOTHRACE (Sicilian Micro and Nano Technology Research and Innovation Center – PNRR Missione 4 – componente 2 – Ecosistemi dell’innovazione), con Meridionale Impianti e Xenia Progetti. Dopo i saluti istituzionali di Carmelo Scandurra, sindaco di Aci Castello; Enrico Foti, rettore dell’università di Catania; Maurizio Auteri, soprintendente Beni culturali e ambientali di Catania; Salvatore Baglio, presidente fondazione SAMOTHRACE; presentazione delle attività SAMOTHRACE, a cura di università di Catania, Meridionale Impianti e Xenia Progetti. Alle 10.30, taglio del nastro e visita guidata.

Il tavolo touch del progetto “Castellum – Museo digitale e interattivo” al museo civico di Aci Castello (foto unict)

Una teca olografica, un tavolo touch, un totem, sei visori per VR e RA e diverse stampe 3D dei reperti esposti nelle vetrine, diventano parte integrante dell’allestimento museale, contribuendo alla messa a terra di quella catena concettuale “ricerca-conservazione-valorizzazione” che vede nelle tecnologie innovative un elemento infrastrutturale e migliorativo del sistema, utili a trasformare le aree di interesse culturale in luoghi digitali di apprendimento continuo, capaci di accelerare e perfezionare la raccolta e l’elaborazione dei dati e di offrire modelli di fruizione alternativi e inclusivi.

Ostellato (Fe). Visite guidate allo scavo della fornace romana scoperta nel 2024 durante gli interventi per la posa della nuova condotta idrica su via dei Lidi Ferraresi

Importanti evidenze di età romana sono emerse nel 2024 durante gli interventi di scavo per la posa della nuova condotta idrica su via dei Lidi Ferraresi ad Ostellato (foto sabap-fe)

Importanti evidenze di età romana sono emerse nel 2024 durante gli interventi di scavo per la posa della nuova condotta idrica su via dei Lidi Ferraresi ad Ostellato, in un’area già nota per l’interesse archeologico. Le indagini di archeologia preventiva -condotte con la direzione scientifica della ex Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara- hanno portato alla luce un’area produttiva di grandi dimensioni dedicata alla lavorazione del materiale da costruzione, il cui impianto è probabilmente da datarsi al I sec. d.C. Dagli scavi sono emersi i resti di più strutture riconducibili a diverse attività funzionali, tra le quali spicca il ritrovamento di una fornace per la cottura del materiale da costruzione, e una grande quantità di frammenti di laterizio “marchiato”, come mattoni ed embrici sui quali sono stati apposti bolli ampiamente attestati nell’area nord adriatica e che rimandano a diverse officine produttive. La scoperta non è importante solo per il territorio di Ostellato, che conferma la sua rilevanza nel periodo romano, ma apre anche importanti scenari di ricerca sul sistema produttivo romano e sulla storia economica e sociale del mondo antico. Grazie alla collaborazione tra la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le provincie di Modena Reggio Emilia e Ferrara e il museo Delta Antico di Comacchio (Fe), l’area interessata dallo scavo viene aperta per una serie di visite guidate rivolte al pubblico. Appuntamento domenica 24 maggio 2026, dalle 10.30 alle 16.30, per visite guidate allo scavo della fornace romana di Ostellato. Previsti turni di visita con partenza alle 10.30, 11.30, 14.30, 15.30. Prenotazione obbligatoria, max 30 partecipanti per turno. Per info e prenotazioni: Museo Delta Antico Tel. 0532 330276 – Email info@museodeltaantico.com. Per raggiungere il sito seguire le indicazioni per l’Impianto Idrovoro San Zagno, via Lidi Ferraresi, Ostellato (Fe)

Marzabotto (Bo). Visita tematica a raccolta nel parco archeologico dell’antica Kainua (compresa la necropoli nord) a cura dello staff del museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria”

Tornano le visite a raccolta del museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto (Bo). Domenica 24 maggio 2025, alle 16, visita tematica del parco archeologico della città di Kainua a cura dello staff del Museo. La visita avrà una durata di circa 1 h e 30 minuti e prevederà anche l’accesso alla Necropoli Nord, solitamente non visitabile. Inizio visita ore 16, è consigliato arrivare qualche minuto prima. Il costo dell’iniziativa è 10 euro incluso l’accesso al parco archeologico. Bambini e bambine fino a 10 anni non pagano, gratuito anche per i possessori Card Cultura dei musei bolognesi. La prenotazione è necessaria perché i posti sono limitati. Per prenotare scrivere a mn-bo.prenotazionikainua@cultura.gov.it.