Tarquinia (Vt). Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Gli specchi etruschi” con le archeologhe Lucia Neri e Maria Stella Pacetti per il ciclo di conferenze “Attualità degli Etruschi”
Venerdì 27 marzo 2026, alle 17, nella sala dei Capolavori al museo Archeologico nazionale di Tarquinia (Vt), la conferenza “Gli specchi etruschi” con le archeologhe Lucia Neri e Maria Stella Pacetti, che parleranno degli specchi etruschi conservati al Museo che provengono dalla Raccolta Comunale. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Tarquinia, Francesco Sposetti, introduce la conferenza Vincenzo Bellelli, direttore del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia. L’incontro conclude il primo anno del ciclo di conferenze “Attualità degli Etriuschi”, ma il Pact è già pronto a ripartire nel mese di aprile 2026 con il direttore del PACT, Vincenzo Bellelli, e i segreti della Tomba delle Olimpiadi, protagonista indiscussa della mostra “I Giochi Olimpici. Una storia lunga tremila anni” alla Fondazione Luigi Rovati di Milano, organizzata in occasione dell’Olimpiade invernale Milano-Cortina 2025.
Pompei. All’auditorium degli scavi del parco archeologico la conferenza “L’area vesuviana alla fine dell’Impero romano” con l’archeologo Girolamo Ferdinando De Simone, secondo dei due incontri di marzo promossi dall’associazione internazionale Amici di Pompei
Secondo incontro di marzo a Pompei con l’associazione internazionale Amici di Pompei ETS. Venerdì 27 marzo 2026, alle 17, all’auditorium degli scavi del parco archeologico di Pompei, la conferenza “L’area vesuviana alla fine dell’Impero romano” con l’archeologo Girolamo Ferdinando De Simone. Organizzata dall’associazione internazionale Amici di Pompei ETS, racconterà il territorio vesuviano condizionato dall’eruzione del Vesuvio del 472 d.C., evento che offre, al pari di quella del 79 d.C., un orizzonte stratigrafico eccezionalmente “chiuso” che consente di leggere con alta risoluzione società, economia e paesaggi nel momento immediatamente precedente alla catastrofe.
L’intervento propone una ricostruzione integrata dell’area vesuviana nel V secolo d.C., combinando dati di scavo, distribuzione degli insediamenti e indicatori economici e ambientali. Partendo dai siti sepolti o sigillati dai depositi del 472 (con casi-studio chiave sul versante settentrionale, come Pollena Trocchia e Somma Vesuviana), verranno discussi: la geografia della presenza umana e delle funzioni insediative; le dinamiche di abbandono, riuso e resilienza; la riorganizzazione del paesaggio agrario e delle risorse (incluso lo sfruttamento del bosco, leggibile attraverso l’evidenza antracologica); e la posizione della regione nelle reti di circolazione di beni tra costa e interno, dal Golfo di Napoli fino alle aree appenniniche. Il risultato è un quadro articolato che, sfruttando la “potenza cronologica” del 472 d.C., restituisce la complessità della tarda antichità vesuviana con un livello di dettaglio comparabile a quello reso celebre dal 79 d.C., ma applicato a un mondo in piena riconfigurazione. Se il 79 d.C. restituisce l’istantanea di un mondo imperiale relativamente stabile, il 472 d.C. fotografa invece una Campania attraversata da trasformazioni politiche, demografiche e produttive, a pochi decenni dalla fine dell’Impero Romano d’Occidente: un contesto più complesso, ma proprio per questo particolarmente rivelatore.
Roma. Dal 27 marzo al via “L’Ara si rivela”, il nuovo e coinvolgente racconto dell’Ara Pacis: un’innovativa esperienza immersiva tra videomapping, narrazione e suggestioni sonore

L’Ara Pacis illuminata all’interno del museo progettato da Richard Meier (foto sovrintendenza capitolina)
Buio in sala. Il grande involucro monumentale progettato dall’architetto statunitense Richard Meier per “proteggere” l’Ara Pacis Augustae, l’Altare della Pace di Augusto, voluto dal Senato romano nel 9 a.C. per celebrare la Pax romana di Ottaviano Augusto, avvolge i bianchi marmi con i raffinati rilievi che raffigurano processioni ufficiali e scene mitologiche, a celebrare la stirpe imperiale. Ed ecco che poco a poco quelle figure riacquistano il loro colore originale e tornano “a vivere”. È un’esperienza unica quella che dal 27 marzo 2026 è offerta ai visitatori del museo dell’Ara Pacis, tra il lungotevere e la rinnovata piazza Augusto, di fronte al mausoleo di Augusto. Grazie infatti a un nuovo progetto multimediale di visita, romani e turisti potranno vivere un’affascinante esperienza immersiva di forte impatto visivo ed emotivo: “L’Ara si rivela” è un nuovo e coinvolgente racconto della storia dell’Ara Pacis. Una narrazione emozionante, ricca di informazioni, musiche e suggestioni sonore, condurrà i visitatori lungo un itinerario di colori, svelati in progressione grazie alla tecnica del videomapping. Con un percorso immaginato per “tappe”, un vero e proprio viaggio temporale permetterà di scoprire le mille vite del monumento, dalle sue origini augustee fino alle incredibili vicissitudini legate alla sua riscoperta. Vengono, così, ad aggiungersi le voci finora “mute” del monumento, quelle dei collezionisti cinquecenteschi, dei restauratori e degli archeologi che hanno contribuito a rivelare questo grande monumento dell’antichità. Le voci dell’Ara Pacis, ascoltabili in cuffia in italiano e inglese, rivivranno in tal modo attraverso le parole dei suoi protagonisti mentre i rilievi di marmo prenderanno vita, animati da suoni ed effetti visivi, accompagnati da contorni di luce che ne faciliteranno la lettura. Il progetto è promosso da Roma Capitale, assessorato alla Cultura e al coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, organizzato e gestito da Zètema Progetto Cultura e realizzato da AV Set Produzioni SpA con Luca Scarzella. La direzione scientifica è a cura della sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali.
“Con L’Ara si rivela – spiega il sindaco Roberto Gualtieri – offriamo a romani e turisti un modo nuovo di conoscere uno dei monumenti più importanti della storia di Roma. È un progetto che valorizza il patrimonio culturale della città e rafforza il ruolo dei musei civici come luoghi capaci di avvicinare sempre più persone alla storia, grazie all’uso di tecnologie innovative e a un racconto immersivo basato sulla ricerca scientifica. L’Ara Pacis permetterà al pubblico di conoscere meglio i significati delle sue immagini e della sua storia attraverso le voci di chi, nel corso dei secoli, ha contribuito a riportare alla luce e a interpretare questo grande monumento dell’antichità, mentre i rilievi saranno animati da suoni ed effetti visivi. Un percorso che arricchisce l’esperienza di visita e consente di scoprire in modo nuovo uno dei simboli più importanti della città”. E l’assessore Massimiliano Smeriglio aggiunge: “Questo progetto multimediale rappresenta l’idea di uno spazio eterno e al tempo stesso di uno spazio rinnovato continuamente. Grazie all’esperienza immersiva, alle romane e ai romani, così come ai turisti, sarà possibile ascoltare, vivere ed emozionarsi con le voci di chi ha contribuito a tenere viva l’Ara Pacis: i collezionisti del Cinquecento, i restauratori, gli archeologi. Sarà un viaggio nel futuro e un viaggio nel passato, per vivere la storia finora non raccontata del monumento. E credo fortemente che Roma debba sempre più investire in spazi versatili, attraversabili, capaci di rinnovarsi continuamente, creando nuove opportunità conoscitive e grandi emozioni, proprio come questo”.

L’Ara Pacis si rivela: l’effetto del sistema multimediale di videomapping dinamico con 8 videoproiettori 4K laser (foto sovrintendenza capitolina)
Il sistema multimediale di videomapping dinamico utilizza 8 videoproiettori 4K laser, gestiti da un Mediaserver Watch Out che controlla l’intero show, comprese le luci del museo, garantendo precisione e sincronizzazione perfette. La tecnica di proiezione, realizzata in digitale, consente di modificare e modulare i profili e i colori in tempo reale. I bassorilievi si illuminano in corrispondenza del punto di osservazione dei visitatori, rivelando dettagli, cromie e scene che restituiscono la ricchezza originaria dell’opera. La scelta delle singole colorazioni dell’Ara Pacis è stata operata sulla base di analisi di laboratorio, confronti con la pittura romana, specialmente pompeiana, e ricerche cromatiche su architetture e sculture antiche greco-romane. La colorazione degli elementi vegetali è stata possibile anche sulla base di un importante studio che nel 2010 ha riconosciuto più di 50 specie vegetali realmente esistenti in natura. Sull’ipotesi della colorazione originaria dell’Ara Pacis ha lavorato negli anni passati un gruppo di studio nato in occasione dell’allestimento del nuovo Museo. In particolare, è stato approntato un modello tridimensionale dell’altare sul quale è stata applicata la restituzione del colore secondo criteri filologici e storico-stilistici. Dal modello è nata l’idea di proiettare direttamente sulle superfici in marmo dell’altare raggi di luce colorata per ricreare, in via d’ipotesi, l’aspetto totale e realistico prossimo alla policromia originaria.
La visita multimediale e immersiva sarà fruibile nelle serate di venerdì, sabato e domenica dalle 20 alle 23 (gli orari cambieranno nel corso dell’estate). I gruppi saranno composti massimo da 25 persone a turno accompagnati da un operatore (previsti 3 turni a sera, uno ogni ora). La durata di ciascuna visita, il cui percorso si snoda sia intorno al monumento che all’interno del recinto, è di circa 45 minuti. L’esperienza è fruibile anche dalle persone con disabilità motoria. I biglietti sono pre-acquistabili online sul sito www.arapacis.it oppure acquistabili sul posto, se disponibili, nei Tourist Infopoint, in tutte le biglietterie dei musei civici e nelle librerie/biglietterie del Mausoleo di Augusto, del Clivo di Acilio e della Casina Vignola Boccapaduli. La prevendita è fortemente consigliata.
La visita che si svolge intorno al recinto dell’Ara, più un passaggio nell’ambulacro interno, accanto all’altare – cuore del monumento – è articolata in quattro punti. L’esperienza parte dal fronte dell’Ara, con una introduzione che contestualizza il monumento nella sua posizione originaria, all’interno della porzione nord del Campo Marzio, e ne specifica la funzione, legata alla celebrazione di un sacrificio annuale, fino alla descrizione dei pannelli sul fronte principale, che tessono la trama della relazione tra le origini di Roma e le origini della gens Iulia, la famiglia di Ottaviano Augusto. Sul grande fregio di destra si staglia la figura di Enea, mentre su quello di sinistra sono ritratti Romolo e Remo mentre vengono allattati dalla lupa sotto un albero di fico.
Nel secondo e nel terzo punto (fregio Nord e fregio Sud) si approfondiscono i lati lunghi del recinto, sui quali è scolpita la processione, un unico gruppo di magistrati, sacerdoti e componenti della famiglia imperiale, pensato per essere osservato da due diversi punti di vista, come una istantanea impressa nel marmo. Il fregio Nord vede sfilare i rappresentanti dei più importanti collegi sacerdotali romani, seguiti da uomini, donne e bambini appartenenti alla famiglia dell’imperatore. I personaggi che compongono il corteo – i littori, i sacerdoti, la famiglia imperiale – sono disposti in modo ordinato e solenne e indossano tutti la toga, bianca o color porpora.
Il fregio Sud mostra Augusto circondato da circa 50 personaggi – sacerdoti, magistrati, littori, addetti al sacrificio, e poi donne, uomini e bambini – mentre con il capo velato si accinge alla celebrazione di un rito sacro: probabilmente sta delimitando e consacrando proprio lo spazio di fondazione dell’Ara Pacis. Se la descrizione di come questi personaggi si presentano ci aiuta ad individuarli, sono le voci di alcuni di loro a raccontarne il ruolo all’interno della famiglia imperiale e del progetto dinastico augusteo. A raccontarsi sono Marco Vipsanio Agrippa, con Antonia minore e Druso.
Dopo essere passati all’interno dell’ambulacro che circonda l’altare, ai visitatori si offre il fronte posteriore (fronte Est), con la descrizione delle figure femminili presenti sui pannelli, da Tellus, la dèa madre dei Latini, che siede su una roccia come su un trono, alla dèa Roma con le gambe avvolte in un ampio panneggio e la presenza di uno profilo di scudo e tracce di armi. Ma soprattutto con il meraviglioso e lussureggiante fregio vegetale più famoso di tutta l’arte romana, la cui comprensione, soprattutto dal punto di vista degli aspetti simbolici, è esaltata e facilitata dall’ipotesi ricostruttiva del colore. La rigogliosa vegetazione si sviluppa da un cespo centrale di acanto da cui nascono cardi e fiori di zafferano. Si riconoscono poi le rose, i fiori bianchi del lilium, le ninfee e le palme da dattero. Ma non solo: questo mondo vegetale è popolato da tanti piccoli animali nascosti tra i cespi e le foglie: uccelli, serpenti, lucertole, salamandre, rane, lumache, scorpioni, cavallette e farfalle. Si tratta in molti casi di animali legati al concetto di metamorfosi, che oggi si confondono nel bianco del marmo, ma che in antico erano facilmente riconoscibili per i loro colori. Su tutti spiccano due candidi cigni che si posano ad ali spiegate su alti steli.
Nell’ultima parte dell’esperienza immersiva si è infine catapultati dall’età antica alle avvincenti vicende che il monumento ha vissuto successivamente: dal processo di interramento, che segnò il destino dell’Ara facendola calare per più di un millennio nel silenzio, al riaffiorare dell’altare in epoca rinascimentale fino agli scavi mirati che, tra la metà dell’Ottocento e gli anni Trenta del secolo scorso, hanno portato alla ricomposizione del monumento così come lo vediamo oggi.
Parma. All’auditorium dei Voltoni la conferenza “L’Uomo di Neanderthal e la transizione a Homo Sapiens” con Davide Delpiano (UniFe), quarto appuntamento con le conferenze di Arkheoparma
Giovedì 26 marzo 2026, alle 17, all’Auditorium dei Voltoni del Complesso monumentale della Pilotta a Parma, la conferenza “L’Uomo di Neanderthal e la transizione a Homo Sapiens” con il paleontologo Davide Delpiano dell’università di Ferrara, quarto appuntamento con le conferenze di Arkheoparma dedicate ai molteplici temi dell’archeologia. Un viaggio tra passato e ricerca contemporanea, tenuto da studiosi ed esperti del settore, pensato per avvicinare tutta la cittadinanza alla conoscenza del patrimonio archeologico in modo chiaro, accessibile e coinvolgente. Ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti (100 persone).
Negrar di Valpolicella (Vr). A Villa Albertini di Arbizzano la prima del film “Armonia dissonante – le pietre della Valpolicella” di Lorenzo Vanzan. Ne parla il produttore Stefano Zampini
Giovedì 26 marzo 2026, alle 21, nella sala cinema di Villa Albertini ad Arbizzano di Negrar di Valpolicella (Vr), la prima del documentario “Armonia dissonante – le pietre della Valpolicella” (Italia 2025, 86’), prodotto da Stefano Zampini per l’Associazione Culturale Pagus, scritto da Stefano Zampini e Lorenzo Vanzan, diretto da Lorenzo Vanzan, nato da un’idea di Davide Canteri, terzo documentario del progetto “Figli della stessa Terra”. Il documentario, attraverso le interviste a scalpellini, imprenditori, scultori, insegnanti, geologi, racconta delle pietre della Valpolicella: quella che si cava nella zona di Sant’Anna, la cosiddetta Pietra di Prun e quella che si cava a Sant’Ambrogio. Come gli altri episodi il taglio è storico, ma non solo: si parla del presente e del futuro della pietra e della sua lavorazione in Valpolicella.
“Tra gli intervistati – racconta Stefano Zampini – un amico di lunga data, lo scultore Gabriele Gottoli che ci ha fatto conoscere persone interessanti come Anna Ferrari, Anna Trevisani, le quali ci hanno presentato Otello Viviani, Fabio Coltri (Marmi Santa Caterina) , Giuseppe Gandini, Dario Marconi, Domenico Gandini. E grazie a tutti loro abbiamo potuto riprendere nella cava sul Monte Pastello, quella che tutti in Valpolicella vedono ogni giorno là in alto; nelle cave sul Monte Loffa, quelle che qualcuno non vorrebbe più vedere, ma intanto ci sono. Poi abbiamo ripreso nella Basilica di San Zeno, grazie all’associazione Chiese Vive e all’Abate Mons. Giovanni Ballarini; nella Chiesa di San Bernardino; nell’edificio della Scuola del marmo di Sant’Ambrogio e nelle aziende Ganmar e Marmi Santa Caterina, dove abbiamo scoperto chi ha lavorato con Carlo Scarpa alla realizzazione della sede della Banca Popolare di Verona… Un progetto che si nutre delle relazioni costruite in tre anni di lavoro”.
Ferrara. Al museo Archeologico nazionale, con apertura straordinaria serale, seconda lezione-concerto con Alessandro Perpich su “Le Partite e le Sonate per violino di Johann Sebastian Bach”
La musica di Bach risuona al MANFe con apertura straordinaria serale. Giovedì 26 marzo 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Ferrara il secondo appuntamento del ciclo di lezioni-concerto nato dalla collaborazione tra la Scuola diocesana di teologia “Laura Vincenzi” e il conservatorio “Girolamo Frescobaldi” di Ferrara, un progetto che mette in dialogo teologia e musica. Con Alessandro Perpich al violino protagoniste saranno “Le Partite e le Sonate per violino di Johann Sebastian Bach”, capolavori assoluti in cui spiritualità ed espressività si intrecciano in un dialogo senza tempo. Per l’occasione il Museo resterà aperto fino alle 21 (ultimo ingresso ore 20.30). Concerto incluso nel biglietto di visita del Museo. Intero 6 euro, agevolato 2 euro, gratuità di legge e possessori MyFE Card.
Treviso. Al museo di Santa Caterina la conferenza “Culti, immagini e nomi di divinità nel Veneto preromano” con Anna Marinetti e Carla Pirazzini, secondo appuntamento del ciclo di conferenze diffuso in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Venezia
Giovedì 26 marzo 2026, alle 17, in sala Coletti al museo di Santa Caterina di Treviso, la conferenza “Culti, immagini e nomi di divinità nel Veneto preromano” con Anna Marinetti e Carla Pirazzini, massime esperte di linguistica ed antichità venetiche, secondo appuntamento del ciclo di conferenze diffuso che da marzo a settembre 2026, in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale di Venezia fino al 29 settembre 2026, si terrà nei luoghi coinvolti dal progetto espositivo. Gli incontri accompagnano il pubblico lungo una geografia ampia e connessa, toccando Venezia e Adria, fino a Marzabotto, Milano, Ferrara e San Casciano dei Bagni: un’occasione per approfondire temi e contesti della mostra direttamente nei territori, tra musei e siti che ne condividono la trama di ricerche, prestiti e relazioni (vedi Venezia. Con la conferenza “Stranieri e lupi nel santuario del dio Altino” con Chiara Squarcina e Margherita Tirelli a Palazzo Grimani inizia il ciclo di conferenze diffuso in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale. Margherita Tirelli presenta il progetto espositivo | archeologiavocidalpassato). Le due archeologhe parleranno dei culti e della divinità tra onomastica e immagini nel Veneto preromano, illustrando gli aspetti della religiosità nel mondo dei Veneti antichi, quali i caratteri del culto e le divinità, sulla base della documentazione archeologica (reperti, figurazioni) ed epigrafica (iscrizioni votive), anche alla luce di recentissimi rinvenimenti nel territorio trevigiano.

Disco in lamina di bronzo figurato (IV sec. a.C.) con figura femminile riccamente abbigliata attorniata da un cane-lupo e un uccello, proveniente da Montebelluna-Treviso e conservata ai musei civici di Treviso (foto graziano tavan)
I Musei Civici di Treviso figurano tra le istituzioni coinvolte nella mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”, organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia ed aperta al pubblico nelle sale dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale dal 6 marzo al 29 settembre 2026. I Musei Civici di Treviso partecipano a questa grande iniziativa con il prestito di uno dei reperti più iconici della collezione archeologica, il disco figurato con figura femminile ammantata e affiancata da due animali (ambito veneto, IV sec. a.C.) a lamina in bronzo sbalzata e rifinita a cesello, proveniente dal mercato antiquario di Montebelluna e acquistato da Luigi Bailo a inizio ‘900 insieme ad altri quattro analoghi dischi votivi. L’esposizione propone un confronto inedito tra due grandi civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti, indagando il ruolo fondativo dell’acqua nel mondo del sacro e nello sviluppo delle società del I millennio a.C. Mari, fiumi, sorgenti e acque termali emergono come luoghi di culto, guarigione, scambio e costruzione dell’identità collettiva.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” incontro con Caterina Parigi dell’università di Genova su “Le sculture della Galleria di Arazzi e Tessuti antichi nel Palazzo della Crocetta: una storia travagliata”
Al museo Archeologico nazionale di Firenze per “I Pomeriggi dell’Archeologico”, giovedì 26 marzo 2026, alle 17, la conferenza “Le sculture della Galleria di Arazzi e Tessuti antichi nel Palazzo della Crocetta: una storia travagliata” con Caterina Parigi dell’università di Genova. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it. Il rinvenimento casuale della dicitura “Galleria degli Arazzi” all’interno dell’inventario del 1914 delle Gallerie degli Uffizi, in corrispondenza di un nucleo di 52 sculture, ha dato avvio a una specifica indagine archivistica. L’attività di ricerca è stata finalizzata all’identificazione dei singoli esemplari e alla ricostruzione dei loro passaggi collezionistici e, tra le tappe fondamentali emerse dallo studio, si segnala la permanenza delle opere nella Galleria di Arazzi e Tessuti antichi del Palazzo della Crocetta durante gli ultimi anni dell’Ottocento. L’intervento presenterà l’esito delle ricerche effettuate, ripercorrendo le complesse vicende storiche e conservative che hanno interessato questo gruppo di sculture.
Caterina Parigi si è laureata in Archeologia e Storia dell’Arte greca all’università di Firenze con una tesi su “La Tholos e gli edifici del settore sud-occidentale dell’Agora di Atene” e ha poi conseguito il Dottorato di ricerca all’università di Roma Tor Vergata con la tesi “Atene e il sacco di Silla: distruzioni, restauri e ricostruzioni fra l’86 a.C. e il 27 a.C.”. Attualmente è ricercatrice a tempo determinato in Archeologia classica al dipartimento di Antichità, filosofia e storia (DAFIST) dell’università di Genova.
Roma. Alle Terme di Diocleziano presentazione del libro “Le forme del sacro. Il riflesso delle pratiche religiose nell’epigrafia” a cura di Maria Letizia Caldelli, Gian Luca Gregori, David Nonnis, Silvia Orlandi, secondo appuntamento del ciclo di conferenze “Il Museo che legge” promosso dal museo nazionale Romano
Mercoledì 25 marzo 2026, alle 17, alle Terme di Diocleziano a Roma, presentazione del libro “Le forme del sacro. Il riflesso delle pratiche religiose nell’epigrafia” a cura di Maria Letizia Caldelli, Gian Luca Gregori, David Nonnis, Silvia Orlandi (edizioni Quasar), secondo appuntamento nell’ambito del nuovo ciclo di conferenze “Il Museo che legge” a cura di Antonella Ferraro, Maria Letizia Caldelli e Giulia Cirenei, promosso dal museo nazionale Romano. Introduce Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano. Modera Sara Colantonio. Presentano Giorgio Ferri (Sapienza università di Roma) e Cecilia Ricci (università del Molise). Ingresso libero sino ad esaurimento posti. Prenotazione obbligatoria al link: https://museonazionaleromano.beniculturali.it/…/il…/.

Copertina del libro “Le forme del sacro. Il riflesso delle pratiche religiose nell’epigrafia” a cura di Maria Letizia Caldelli, Gian Luca Gregori, David Nonnis, Silvia Orlandi
Le forme del sacro. Il focus è dedicato alle iscrizioni sacre, come riflesso delle pratiche religiose, con un’attenzione alla specificità dei contesti: studiare la religione significa infatti studiare la pratica religiosa, e cioè soprattutto le iscrizioni sacre, che consentono di intravedere quello che è il nucleo essenziale della religione romana (e non solo): il rituale. Leges sacrae, commentarii, acta, solo per citare alcune tipologie di testi, offrono una vasta messe di dati a partire dai quali si può tentare di ricostruire la pratica effettiva del culto; accanto al loro valore documentario, inducono a riflettere sulla funzione della scrittura nel contesto cultuale, che può avere anche il ruolo specifico di comunicare e fissare nella memoria, caratteristica della scrittura esposta.

















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