Un libro al giorno. “Questioni di stile. Le fibule a staffa di età gota in Italia” di Arancia Boffa, aggiornamento e una rilettura critica, con connessioni di respiro internazionale, dell’opera di Volker Bierbrauer

Copertina del libro “Questioni di stile. Le fibule a staffa di età gota in Italia” di Arancia Boffa

È uscito per i tipi di Sap Libri il libro “Questioni di stile. Le fibule a staffa di età gota in Italia” di Arancia Boffa, per la collana Archeologia Barbarica, curata dall’università Cattolica del Sacro Cuore – Milano in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli (Ud). A cinquant’anni dalla poderosa opera di Volker Bierbrauer, la monografia torna sulle fibule “a staffa” decorate a Kebschnitt di età gota in Italia per un aggiornamento e una rilettura critica, con connessioni di respiro internazionale. Le spille, comparse alla metà del V secolo in area pontico-danubiana, tra l’ultimo terzo del V e il VI secolo si diffusero in un ampio areale tra la Russia meridionale e la Penisola Iberica. La classificazione dei monili e lo studio della distribuzione, produzione, circolazione, cronologia e impiego dei reperti italiani e stranieri hanno contribuito alla ricostruzione della moda germanico-orientale in Italia e del profilo sociale delle donne che le indossavano. È stato possibile verificare come, nonostante le distanze geografiche, l’appartenenza alla koinè pontico-danubiana venne rivendicata e rinnovata per più di un secolo con modalità simili da individui femminili riferiti in letteratura alla compagine gotica.

Arancia Boffa è un’archeologa italiana, specializzata in Archeologia e cultrice della materia all’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, nota in particolare per i suoi studi sull’archeologia barbarica e altomedievale.

Pompei. Nel cantiere dell’Insula Meridionalis rinvenuti materiali e reperti ceramici del XV-XVI secolo che attestano la frequentazione nel Rinascimento dell’antica città sepolta dall’eruzione vesuviana. Il cantiere è visitabile su prenotazione. Tutti gli approfondimenti sull’E-journal del Parco

Il cantiere dell’Insula Meridionalis nell’antica Pompei (foto parco archeologico pompei)
Particolare del catino in ceramica smaltata di transizione rinvenuto nell’Insula Meridionalis di Pompei (foto parco archeologico pompei)

L’antica Pompei era stata cancellata dalla storia ormai da almeno 14 secoli sotto gli effetti dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e la sua scoperta sarebbe avvenuta un paio di secoli più tardi, nel 1748, dando inizio ufficialmente alla ricerca archeologica, che non era ancora propriamente scienza come la intendiamo noi. Eppure su quello che doveva essere il sito dell’antica città romana c’era della vita. Nell’area di cantiere dell’Insula Meridionalis, a Pompei, sono stati rinvenuti materiali e reperti ceramici del XV-XVI secolo, indizio della frequentazione nel periodo rinascimentale dell’antica città sepolta dall’eruzione vesuviana, che attestano fortemente questo legame e la continuità di una memoria storica che non si è mai interrotta nel tempo.

Ricostruzione 3D dell’area in abbandono di Pompei tra il XIV e il XVI secolo (foto cooperativa archeologia e de marco)

Nell’immaginario comune la storia di Pompei è spezzata in due blocchi netti e apparentemente separati tra loro: da un lato la città romana, cristallizzata nel tempo dall’eruzione del 79 d.C. e dall’altro la sua “seconda vita”, iniziata solo nel 1748 con gli scavi borbonici, dopo quasi diciassette secoli di totale oblio. Nel mezzo, uno spazio temporale in cui, tuttavia, la memoria della città sepolta non si era mai del tutto spenta, ma era stata custodita da una comunità rurale che in realtà non aveva mai abbandonato quel territorio. Tutti gli approfondimenti nell’E-journal del Parco al seguente link:  https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/

Il cantiere dell’Insula Meridionalis nell’antica Pompei (foto parco archeologico pompei)

È possibile visitare il cantiere dell’Insula Meridionalis insieme agli archeologi e restauratori del cantiere su prenotazione tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 11.00 alle 12.00chiamando al numero telefonico 327 2716666.

Ricostruzione 3D degli Horrea al Tempio di Venere nell’antica Pompei (foto cooperativa archeologia e de marco)
Frame del film “Pompei Fuori dal tempo” con Tom Hiddleston

“Il docu-drama Pompei Fuori dal tempo con Tom Hiddleston e lo studio dell’archeologo Steven Tuck”, spiega il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, “mostrano come il tema dei sopravvissuti sta finalmente diventando oggetto di ricerche e di iniziative di divulgazione. Pompei dopo l’eruzione si presentò come un paesaggio post apocalittico, eppure troviamo tracce di persone che tornavano qui, e una frequentazione che si estende nel tempo: ma sono tracce labili di vite precarie, all’ombra della storia ufficiale, e per questo hanno rischiato spesso di essere dimenticate o cancellate”.

Frammento di ceramica smaltata rinvenuto nell’Insula Meridionalis di Pompei (foto parco archeologico pompei)
“Deposizione di Cristo” attribuita ad Andrea Mantegna e riscoperta recentemente nel Santuario della Beata Vergine di Pompei dove è conservata (foto parco archeologico pompei)

Oggi, la ricerca della “Pompei dopo Pompei” si rafforza con alcuni recenti ritrovamenti materiali e artistici. Alcuni reperti emersi durante le attività di scavo, restauro e messa in sicurezza della cosiddetta Insula Meridionalis, un quartiere ai margini meridionali della città, sono databili tra il XV e il XVI secolo, attestando così una frequentazione in quell’epoca, approssimativamente la stessa in cui venne realizzata la “Deposizione di Cristo” attribuita ad Andrea Mantegna e riscoperta recentemente nel Santuario della Beata Vergine di Pompei. Il dipinto, di altissima qualità e a lungo ritenuto disperso, era documentato fino agli anni Venti del Cinquecento nella chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli. Con ogni probabilità, la tela giunse poi a Pompei negli ultimi decenni dell’Ottocento, proprio durante la fondazione del Santuario mariano. Identificato alcuni anni fa nel Palazzo della Prelatura di Pompei, il capolavoro è esposto, dal novembre 2025, all’interno della nuova Pinacoteca del Santuario, al termine di un lungo e meticoloso restauro condotto presso i laboratori dei Musei Vaticani. Si tratta di vicende storicamente indipendenti, che però mostrano come la percezione e la presenza di questo luogo nel corso dei secoli siano state assai più articolate e interconnesse di quanto si era abituati a pensare.

Ricostruzione 3D del forno nell’area dell’Insula Meridionalis (foto inklink)
Frammento di fiaschetta invetriata rinvenuto nell’Insula Meridionalis di Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Senza togliere nulla a ricercatori come Gioachino Alcubierre, arrivato dalla Spagna e promotore dei primi scavi archeologici a Pompei nel 1748”, aggiunge Zuchtriegel, “bisogna prendere atto che qui esisteva una comunità locale che sin dall’indomani dell’eruzione ha continuato a vivere a Pompei e a custodirne la memoria. Questo emerge non solo dalle scoperte archeologiche, ma anche dal toponimo Civita, che attesta la memoria di una città sepolta a livello locale. Naturalmente i contadini e pastori che vivevano tra le rovine antiche non avevano i mezzi per trasmettere la loro conoscenza dell’antico in modo scientifico, ma questo non significa che fosse una conoscenza inesistente. Pompei è ed è sempre stata una vera e propria heritage community e se oggi porta il nome della città antica, non è perché Pompei è risorta dal nulla, ma perché è sempre stata parte della memoria collettiva in questo territorio”.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale nuova proroga, fino al 21 settembre, della mostra “Parthenope. La Sirena e la città”, curata da Francesco Sirano, Massimo Osanna, Raffaella Bosso e Laura Forte

Francesco Sirano, direttore del mueo Archeologico nazionale di Napoli, co-curatore della mostra “Parthenope. La Sirena e la città” al Mann (foto mann)

Ci sono stati due mesi in più per andare alla scoperta delle Sirene e della sirena cara ai napoletani, Parthenope: ma la mostra “Parthenope. La Sirena e la città”, curata da Francesco Sirano, Massimo Osanna, Raffaella Bosso e Laura Forte, in programma al museo Archeologico nazionale di Napoli inizialmente dal 3 aprile al 6 luglio 2026, e poi prorogata di due mesi, non chiuderà neppure il 31 agosto 2026, perché c’è un’ulteriore proroga fino al 21 settembre 2026: un’occasione in più per visitare le sale climatizzate al terzo piano: una piacevole sosta per scoprire i tanti significati del mito della sirena. Oltre 250 opere, dall’VIII sec. a.C. sino alla contemporaneità, tracciano un percorso suggestivo che ha attraversato secoli e luoghi, rigenerandosi continuamente sino ai film di animazione e ai giocattoli dedicati (come Barbie Sirena). Allo stesso tempo, i manufatti esposti permettono di ricostruire storie e tradizioni legate alle origini della città di Napoli: emblematica, in tal senso, la presenza in mostra di reperti, in alcuni casi inediti, provenienti dagli scavi delle linee 1 e 6 della metropolitana, così come l’eccezionale concessione in prestito del busto in argento di Santa Patrizia.

Un libro al giorno. “Destinazioni d’uso dei beni archeologici. Tra storia e memoria: l’uso strumentale del passato nel dibattito contemporaneo” di Marilena Scuotto

Copertina del libro “Destinazioni d’uso dei beni archeologici. Tra storia e memoria: l’uso strumentale del passato nel dibattito contemporaneo” di Marilena Scuotto

È uscito per i tipi di Antiqua Res il libro “Destinazioni d’uso dei beni archeologici. Tra storia e memoria: l’uso strumentale del passato nel dibattito contemporaneo” di Marilena Scuotto. Affinché nuove identità politiche, economiche e religiose riuscissero a sopraggiungere e a trovare spazio, è stato necessario talvolta, cancellare e distruggere le tracce e i simboli delle culture o dei regimi precedenti. Si pensi alla distruzione deliberata e pianificata dei colossali Buddha che sorgevano nella valle di Bamiyan, in Afghanistan, da parte dei Talebani nel marzo 2001, agli attacchi al sito archeologico di Palmira in Siria ad opera dell’estremismo islamico, avvenuti nell’agosto 2015 o anche a ciò che sta accadendo in questo momento in Palestina: secondo l’UNESCO, dal 7 ottobre 2023 fino al 29 novembre 2024, settantacinque siti culturali e religiosi sono stati danneggiati o distrutti dallo Stato moderno di Israele nella Striscia di Gaza, di cui dieci luoghi di culto, quarantotto edifici storici e artistici, tre depositi di beni culturali mobili, sei monumenti, un museo e sette siti archeologici. Nonostante la nascita e il riconoscimento da parte del diritto internazionale del concetto di “Patrimonio mondiale”, la distruzione o l’uso improprio dell’archeologia, dei simboli, delle antichità e del patrimonio culturale in generale, continua ad essere una pratica ordinaria dei poteri emergenti e dominanti. Nei secoli, il potere si è servito della storia, dell’archeologia e del patrimonio culturale con finalità dirette alla propria legittimazione, alla propaganda, alla propria salvaguardia, al rafforzamento del consenso e al consolidamento della propria identità.

L’archeologa Marilena Scuotto (UniOr)

Marilena Scuotto nasce a Torre del Greco in provincia di Napoli il 30 luglio 1985. Archeologa e direttore tecnico per l’Archeologia, dal 2004 ad oggi si occupa di scavo, documentazione e ricerca archeologica in ambito nazionale e internazionale. Vanta collaborazioni con i più prestigiosi Atenei italiani (università “L’Orientale” di Napoli, università di Pisa, Milano, Udine, Trieste, “Ca’ Foscari” di Venezia e “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara). Giornalista, scrittrice, e docente per le scuole superiori, è responsabile di diversi progetti didattici per l’inclusione e l’orientamento. Fa parte della rete di insegnanti “Docenti per Gaza” che dal 2023 si mobilita in solidarietà con il popolo palestinese e per la sua autodeterminazione.

Sibari (Cs). Al parco archeologico, Vinitaly and the City – Follow Up chiude il percorso de “Il grano che unisce il Sud” con un cooking show sulla cucina calabrese con Catia Corbelli e Francesco Armentano e Daniele Campana

Al parco archeologico di Sibari, domenica 30 agosto 2026, alle 20, per Vinitaly and the City – Follow Up | Calabria, il percorso de “Il grano che unisce il Sud” si conclude con un cooking show che riunisce esperienze e territori differenti. Protagonisti dell’appuntamento saranno Catia Corbelli e Francesco Armentano dell’Osteria del Vicolo di Mormanno e Daniele Campana. Cucina calabrese, lavorazione della pizza e ricerca contemporanea si incontreranno in un confronto tra prodotti, tecniche e interpretazioni. Una giornata conclusiva dedicata ai modi in cui le tradizioni possono essere custodite, trasformate e raccontate attraverso la cucina. Introduce Luciano Pignataro. Modera Stefania Cavaliere. Info e prenotazioni al numero 3371603495

Taranto. Al museo Archeologico nazionale “L’ARTE DELLA VITTORIA. Tra allestimento museale e archeologia”, visita speciale alla mostra “L’Arte della Vittoria”

Domenica 30 agosto 2026, alle 15 e alle 17, al museo Archeologico nazionale di Taranto “L’ARTE DELLA VITTORIA. Tra allestimento museale e archeologia”, visita speciale alla mostra “L’Arte della Vittoria”, per scoprire non solo le opere esposte, ma anche come nasce e si costruisce un allestimento museale. Un funzionario architetto e lo staff del MArTA accompagneranno il pubblico alla scoperta delle scelte allestitive della mostra: dalla selezione dei reperti e dei cimeli moderni legati al mondo dello sport, fino al loro allestimento, rivolto al dialogo tra archeologia e contemporaneità. Seguirà un approfondimento dedicato ai reperti archeologici della mostra esposti nelle vetrine del secondo piano, per conoscere più da vicino le testimonianze del mondo dello sport nell’antichità. L’approfondimento tematico sull’allestimento inizierà presso la grande teca nella hall del museo. Attività inclusa nel biglietto d’ingresso: 10 euro, salvo gratuità e riduzioni. Prenotazione obbligatoria: 099 4532112

Sibari (Cs). Al parco archeologico, Vinitaly and the City – Follow Up, nel quarto fine settimana de “Il grano che unisce il Sud” saluta l’estate tra musica e convivialità con Le Ragazze del Paese Accanto

Al parco archeologico di Sibari (Cs), sabato 29 agosto 2026, alle 20, Vinitaly and the City – Follow Up | Bonus Track, per il quarto fine settimana de “Il grano che unisce il Sud”, saluta l’estate con un evento speciale per chiudere insieme il percorso de Il grano che unisce il Sud, tra musica e convivialità. Protagoniste Le Ragazze del Paese Accanto, progetto tutto al femminile nato a Crotone, che porta sul palco un viaggio sonoro tra Mediterraneo, suggestioni ispaniche, atmosfere dell’Est Europa e radici calabresi. Musica popolare nel senso più pieno del termine: voci e strumenti si incontrano in un repertorio che attraversa culture e geografie diverse, mantenendo il Sud come punto di partenza e di ritorno. Info e prenotazioni: 3371603495

Concordia Sagittaria (Ve). Apertura straordinaria serale dell’area archeologica della Basilica paleocristiana con concerto di Luca Magariello “Musica e Archeologia. Ricordando Giuseppe Sinopoli” nell’ambito del festival di Musica di Portogruaro

Sabato 29 agosto 2026, alle 21, l’area archeologica della Basilica paleocristiana di Concordia Sagittaria (Ve) ospita un appuntamento speciale del 44° festival internazionale di Musica di Portogruaro “Consonanze”: “Musica e Archeologia. Ricordando Giuseppe Sinopoli” con Luca Magariello al violoncello. In programma musiche di J.S. Bach. Biglietto per il concerto 1 euro, con prenotazione fino a esaurimento dei posti. Apertura straordinaria serale dell’area archeologica dalle 19 alle 23; visita con ingresso tariffa speciale eventi 4 euro (ultimo accesso ore 22.30).

Ischia (Na). Ai Giardini La Mortella di Forio la conferenza “Faraoni e fiori. La meraviglia dei giardini dell’antico Egitto” con Divina Centore, egittologa del museo Egizio di Torino, sesto appuntamento del “Progetto Kepos – Incontri di Archeologia e Paesaggio” a cura di Mariangela Catuogno

Sabato 29 agosto 2026, alle 20, ai Giardini La Mortella di Forio, sull’isola d’Ischia (Na), la conferenza “Faraoni e fiori. La meraviglia dei giardini dell’antico Egitto” con Divina Centore, egittologa del museo Egizio di Torino – dipartimento “Interpretazione, Accessibilità e Condivisione”, sesto appuntamento del “Progetto Kepos – Incontri di Archeologia e Paesaggio” a cura di Mariangela Catuogno, il ciclo di conferenze annuale promosso dalla Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella, che con un approccio interdisciplinare propone una riflessione sullo straordinario patrimonio culturale italiano e internazionale. Quest’anno, in cui ricorre il Centenario della nascita di Lady Walton e si celebra la sua opera di creatrice di un luogo straordinario come i Giardini La Mortella, il Progetto Kepos rende omaggio alla sua memoria e al costante sostegno che dedicò ai giovani talenti musicali con un appuntamento dedicato alla storia della musica. Dopo i saluti della presidente della Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella, Alessandra Vinciguerra, l’egittologa Divina Centore presenterà il tema nella sala Museo dei Giardini La Mortella. L’incontro sarà moderato da Mariangela Catuogno, direttore scientifico del Progetto Kepos. Un viaggio tra natura, mito e storia che sorprende e incanta alla scoperta dei segreti dei giardini dell’antico Egitto. Un esempio: Tebe, 1350 a.C. Sotto il sole ardente, brilla una gemma nascosta: il giardino di Nebamun, alto funzionario del tempio di Amon. Qui palme da dattero, fichi, alberi della vita o Persea egiziani, ninfee e papiri riflettono il potere e la ricchezza del proprietario. Oasi simili si trovano dentro templi e altri contesti sacri, come anche in residenze private. Quello dei suoi splendidi giardini è un aspetto poco conosciuto della civiltà egizia, eppure resti archeobotanici, testi antichi e pitture sfidano l’immagine di un paese quale terra arida e desertica e ci mostrano come gli egizi sapessero creare giardini e orti incantevoli che oltre a fornire cibo, materie prime e medicine, avevano profondi significati simbolici e tramandavano storie meravigliose.

Matera. Al museo nazionale – Palazzo Lanfranchi arriva “IEROFANIA – Sulle vie del Sacro” quarta tappa del progetto itinerante curato da Samonà e Toscano. Due giorni con incontri, spettacoli di teatro, una mostra, letture e una visita guidata a cura dei musei nazionali di Matera

Sabato 29 e domenica 30 agosto 2026 arriva a Matera “Ierofania. Sulle vie del sacro”, quarta tappa della rassegna multidisciplinare ideata dal dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale (DiVa) e organizzato tramite l’Istituto Centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale (IC-VEPP), con l’obiettivo di promuovere una nuova relazione tra beni culturali, comunità e linguaggi contemporanei. Il progetto coinvolge i musei e i parchi archeologici di Praeneste e Gabii, i parchi archeologici di Paestum e Velia, il castello Carlo V e l’anfiteatro romano di Lecce, i musei nazionali di Matera, il museo e parco archeologico nazionale di Locri e il parco archeologico Naxos Taormina. Come le precedenti, anche la tappa di Matera si svilupperà in due giornate, offrendo eventi di rilievo nazionale.

La rassegna prende avvio sabato 29 agosto 2026, alle 11.30, con il vernissage della mostra diffusa, curata da Giorgio Calcara, che porterà al museo nazionale di Matera, sulla Terrazza di Palazzo Lanfranchi, vernissage “L’angelo del trionfo” di Salvador Dalì. Alle 18.30, al museo nazionale di Matera – Palazzo Lanfranchi, “Vibrazioni del Divino: suono parola danza”: conversazione con Shilpa Bertuletti, Raffaella Bonaudo, Joscelyn Godwin, Guido Mina di Sospiro, Andrea Scarabelli. Modera Alberto Samonà, curatore scientifico della Rassegna. Alle 20, al museo nazionale di Matera – Palazzo Lanfranchi, “Tra Oriente e Occidente”: spettacolo di danze indiane classiche Odissi, di e con Shilpa Bertuletti. Alle 20, al museo nazionale di Matera – Palazzo Lanfranchi, “Beata Viscera”, di e con Raffaele Schiavo e il VoxEchology Ensemble. Produzione: Statale 114.

Domenica 30 agosto 2026, alle 18.30, sarà possibile partecipare a una visita guidata nel centro storico di Matera, a cura delle funzionarie dei Musei nazionali di Matera: i posti sono invece limitati a un massimo di 25 partecipanti e la prenotazione è obbligatoria. Alle 19.30, al museo nazionale di Matera – Palazzo Lanfranchi, “Pietre che cantano” con Cinzia Maccagnano, legge Marina Cvetaeva, introduce Cettina Caliò. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero fino a esaurimento posti.

Raffaele Schiavo in “Beata Viscera” (foto drm-basilicata)

Sabato 29 agosto 2026, alle 20, a Palazzo Lanfranchi, la voce come spazio del sacro; il canto come attraversamento, ascolto, risonanza. IEROFANIA – Sulle vie del Sacro accoglie Raffaele Schiavo con “Beata Viscera”, un momento performativo in cui la ricerca vocale incontra la dimensione spirituale e la forza evocativa del suono. Ad accompagnarlo, il Vox Echology Ensemble, in un percorso che restituisce alla voce la sua natura più antica: corpo, respiro, rito, relazione.

Shilpa Bertuletti in “Tra Oriente e Occidente” (foto drm-basilicata)

Sabato 29 agosto 2026, alle 20, a Palazzo Lanfranchi, il corpo diventa; il gesto si fa racconto; la danza, spazio d’incontro con il sacro. IEROFANIA – Sulle vie del Sacro accoglie Shilpa Bertuletti con “Tra Oriente e Occidente”, spettacolo dedicato alla danza classica indiana Odissi. Originaria dell’Odisha, sulla costa orientale dell’India, l’Odissi affonda le proprie radici in antiche tradizioni performative e rituali. Eleganza delle linee, precisione ritmica, geometria del movimento, gestualità e intensità dello sguardo trasformano il corpo della danzatrice in uno strumento capace di evocare immagini, narrare il mito e dare forma alla dimensione devozionale. Tra Oriente e Occidente attraversa alcune delle principali espressioni del repertorio Odissi: dall’invocazione alla danza pura, dalla narrazione attraverso l’abhinaya fino al Mokṣa, tradizionalmente associato all’idea di liberazione. Un percorso nel quale tecnica ed espressione, ritmo e sentimento, corpo e mito si intrecciano alla ricerca del rasa: quell’esperienza estetica ed emotiva che nasce nell’incontro tra chi danza e chi guarda.