Realmonte (Ag). Alla villa romana di Durrueli la terza tappa del Festival del Cinema Archeologico 2026, promosso dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento con il RAM film festival. Ecco il programma della due giorni

Dopo le tappe di Palermo e Licata, il Festival del Cinema Archeologico 2026, promosso dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento con il RAM film festival e la Fondazione Museo Civico di Rovereto, raggiungere la suggestiva Villa Romana di Realmonte (Ag) lunedì 13 e martedì 14 luglio 2026. Proiezioni libere e gratuite. Archeotalk a partecipazione gratuita, su prenotazione.

REALMONTE, 13 luglio 2026, Villa Romana. Alle 21, iniziano le proiezioni con il film “Gargano sacro” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2025, 28′). Il cammino di Lorenzo Scaraggi attraverso il promontorio del Gargano: 120 km a piedi tra boschi, eremi e abbazie millenarie. Un percorso che intreccia natura, spiritualità e storia, invitando a riscoprire la lentezza, il silenzio e il significato profondo del viaggio. Segue il film “Sardegna segreta – I misteri dei Nuraghi / Secret Sardinia, Mysteries of the Nuraghi” di Thomas Marlier (Francia 2024, 53′). In Sardegna, una delle civiltà più antiche e misteriose del Mediterraneo lasciò tracce straordinarie quasi 4.000 anni fa: i Nuragici, costruttori di torri-fortezza, santuari e tombe dalla forma geometrica. Un’équipe di ricerca internazionale indaga questi resti con metodi innovativi, gettando nuova luce su una cultura affascinante dell’Età del Bronzo. Chiude la serata il film “Diari di scavo – San Cassiano | Frattesina” di Camilla Ferrari e Alberto Gambato (Italia 2025, 14′). Episodio 1. Tra il 1994 e il 2004 riaffiora un insediamento rurale con una residenza aristocratica a San Cassiano, cuore dell’entroterra produttivo di Adria, la grande città portuale che tra il VI e il IV secolo a.C. dominava i commerci della Pianura Padana. Episodio 2. Frattesina, villaggio protostorico sulle rive del Po di Adria, fu un importante crocevia dell’età del Bronzo: qui l’ambra baltica arrivava da lontano e veniva trasformata in preziosi manufatti.

REALMONTE, 14 luglio 2026, Villa Romana. Alle 19.30, Aperitivo di benvenuto con Quignones Casa Vinicola. Alle 20.30, Archeotalk “Il paesaggio perduto” con Carmelo Di Nicuolo: il ricercatore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, guiderà il pubblico alla scoperta di un paesaggio scomparso: quello di corsi e specchi d’acqua, fiumi e paludi che un tempo modellavano la geografia di Atene e del Pireo. Attraverso le sue ricerche sull’area costiera ateniese, Di Nicuolo aprirà una riflessione su come l’acqua abbia plasmato e a volte cancellato la storia delle grandi città del Mediterraneo antico. Partecipazione gratuita, con prenotazione obbligatoria | PRENOTA QUI. Alle 21.30, inizio proiezioni col film “Mary Lefkowitz e le donne nell’antica Grecia / Mary Lefkowitz and Women in Ancient Greece” di Nikos Dayandas (Grecia/Stati Uniti 2024, 13′). Un breve documentario ispirato al lavoro della filologa Mary Lefkowitz che, insieme alle evidenze archeologiche, ha contribuito a una migliore comprensione dei ruoli complessi e spesso sorprendenti delle donne nella società dell’antica Grecia. Segue il film “Roma e il suo fiume” di Mattia Ippoliti (Italia 2024-2025, 52′). I fiumi hanno favorito la nascita delle città europee, ma anche portato rischi come le esondazioni. Il film racconta come Roma, nei secoli, si sia continuamente adattata per affrontare le sfide ambientali e urbane, e come continui a farlo. Chiude la serata l’annuncio del vincitore della MENZIONE CITTÀ DI REALMONTE.
Cividate Camuno (Bs). Alla seconda edizione del Civitas Camunnorum Archeofilm il pubblico assegna il premio “Civitas Camunnorum Archeofilm” al film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro

Il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro si è aggiudicato il premio “Civitas Camunnorum Archeofilm” per il film più votato dal pubblico al termine delle tre serate della seconda edizione di Civitas Camunnorum Archeofilm, organizzata dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, Archeologia Viva – Giunti Editore, Firenze Archeofilm, Comune di Cividate Camuno e Assocamuna: film, talk e anche uno spettacolo teatrale in una location d’eccezione come il Parco archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro di Cividate Camuno (Bs).

Tra gli ospiti d’onore Serena Solano, direttrice del Parco che ospita l’evento e funzionaria archeologa della soprintendenza ABAP Bergamo e Brescia che ha annunciato l’assegnazione dell’European Heritage Award 2026 al progetto Intorno a Minerva riconoscendone il valore nell’ambito delle iniziative culturali e rapporti interculturali tra fedi diverse.

Ad aprire la manifestazione Umberto Tecchiati docente di Preistoria ed Ecologia preistorica – UniMi che ha parlato alla platea del rapporto tra l’uomo e l’ambiente nella Preistoria e nel mondo attuale. Mentre la serata finale ha visto sbarcare al Parco archeologico anche il teatro con la famosa “Batracomiomachia: la battaglia dei topi e delle rane” applaudita a scena aperta dal pubblico. In scena Andrea Macaluso, live sound design Marco Mantovani, musiche Nicola Pedroni.

Il premio della giuria popolare è andato dunque al film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (Italia 2024, 52’). Nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto, si cela Campo della Fiera, un luogo dove sacralità e storia s’intrecciano da oltre duemila anni. Santuario federale degli Etruschi, poi centro spirituale dei Romani e infine dimora dei Francescani, questo sito è testimone di un’eredità millenaria. Grazie a decenni di scavi archeologici affiorano reperti straordinari: ceramiche pregiate, antichi templi e un pozzo misterioso che racchiude tesori dimenticati. Attraverso ricostruzioni emozionanti, interviste agli archeologi e riprese spettacolari, il documentario svela la vita, il declino e la rinascita di un luogo unico. Il film guida il pubblico nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto dove si cela Campo della Fiera, un luogo dove sacralità e storia s’intrecciano da oltre duemila anni.
Licata (Ag). La due giorni del Festival del Cinema archeologico si è chiusa con la premiazione del film “Approdi” di Lorenzo Scaraggi (più gradito dal pubblico) e del film “Missione Mediterraneo – Il museo degli abissi” di Thomas Marlier e Mathieu Pradinaud


Grande partecipazione di pubblico a Licata (Ag), il 9 e il 10 luglio 2026, per la seconda tappa del Festival del Cinema Archeologico 2026, promosso dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento con il RAM film festival e la Fondazione Museo Civico di Rovereto che ha animato per due serate il Museo Archeologico Regionale della Badia e Castel Sant’Angelo. La serata a Castel Sant’Angelo, aperta dall’aperitivo di benvenuto e continuata con l’Archeotalk sul tema dell’Isolitudine a cui hanno partecipato la critica d’arte e manager culturale Alessandra Klimciuk e l’archeologa del Parco della Valle dei Templi Maria Concetta Parello, si è chiusa con le premiazioni al film più gradito dal pubblico e dalla giuria. Il festival prosegue a Realmonte, il 13 e 14 luglio 2026, nella Villa Romana di Durrueli, per un nuovo capitolo di questo viaggio tra cinema e patrimonio.

Il film “Approdi” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2024, 45′) si è aggiudicato il premio del pubblico licatese. Approdi è un viaggio tra tempi e luoghi. Nicolò Carnimeo, giornalista e scrittore, intraprende un viaggio lungo le coste pugliesi a bordo della sua barca a vela insieme a scrittori, giornalisti e intellettuali, narrando di popoli, navigatori e migranti, da Platone ai giorni nostri, raccontando gli approdi che non ci sono più, descrivendo il rapporto col mare e l’importanza strategica del porto e dei fari per i naviganti.
La giuria di qualità ha scelto il film “Missione Mediterraneo – Il museo degli abissi / Mission Méditerranée, treasures of the deep” di Thomas Marlier e Mathieu Pradinaud (Francia 2023, 56′). Per la prima volta, un team specializzato in archeologia subacquea con membri provenienti da otto Paesi del Mediterraneo studia i relitti sul Banc des Esquerquis (piattaforma continentale tunisina), seguendo le orme delle spedizioni Ballard-McCann nel Canale di Sicilia.
Il Polesine fa rete e lancia un fine estate-autunno all’insegna dell’archeologia: Adrikà ad Adria e Delta; Giornate Europee del Patrimonio a Fratta Polesine; festival internazionale sulle Vie dell’Ambra a Rovigo. Un ricco programma proposto dai musei Archeologici nazionali di Adria e Fratta Polesine, dal museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, Comune di Rovigo, C.P.S.S.A.E., Circolo del Cinema di Adria e Fondazione per lo Sviluppo del Polesine, col sostegno di Fondazione Cariparo

Il Polesine fa rete e annuncia un fine estate-autunno all’insegna dell’archeologia con un programma condiviso per valorizzare l’archeologia del territorio: si inizia nella prima metà di settembre con Adrikà – Rassegna del Cinema Archeologico ad Adria e Delta dal 9 al 13 settembre 2026; quindi a fine settembre con le iniziative delle Giornate Europee del Patrimonio a Fratta Polesine il 26 settembre 2026; infine a novembre col Festival Internazionale sulle Vie dell’Ambra a Rovigo dal 7 al 15 novembre 2026. I dettagli sono stati illustrati il 9 luglio 2026 a palazzo Cezza a Rovigo, presenti l’assessore alla Cultura del Comune di Rovigo Erika De Luca; Chiara Vallini, conservatore del museo Grandi Fiumi di Rovigo; Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria; Maria Letizia Pulcini, direttrice del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine; Sandra Bedetti, consigliera d’amministrazione di Fondazione Cariparo; Elisabetta Brusa, direttrice artistica del festival internazionale “Sulle vie dell’Ambra”, collegata da remoto; Paolo Bellintani, presidente del CPSSAE; Emanuela Finesso, presidente del Circolo del cinema “Carlo Mazzacurati di Adria; Andrea Cardarelli, presidente dell’Istituto italiano di Preistoria e protostoria, già docente di Protostoria europea all’università di Roma “La Sapienza”, presente con un intervento registrato.

L’incontro è nato dalla volontà di rafforzare il lavoro di rete sul territorio, promuovendo una progettualità condivisa che valorizzi il patrimonio archeologico e culturale conservato nei tre Musei attraverso la collaborazione tra Enti, la messa in comune di competenze e la costruzione di un’offerta culturale coordinata e rivolta a un pubblico sempre più ampio. Pur mantenendo ciascuno la propria identità scientifica e culturale, i tre musei condividono infatti l’obiettivo di promuovere una visione unitaria del territorio, nella consapevolezza che la storia del Polesine costituisce un patrimonio comune, che trova forza proprio nella collaborazione tra enti, istituzioni, università, associazioni e comunità locali. L’incontro del 9 luglio 2026 rappresenta quindi non solo la presentazione di tre importanti appuntamenti culturali, ma anche il segno concreto di un percorso condiviso che intende rafforzare il sistema museale e archeologico del territorio, valorizzando il dialogo tra ricerca, tutela e divulgazione. Un percorso reso possibile anche grazie al sostegno della Fondazione CARIPARO, il cui contributo ha consentito di sviluppare progetti innovativi dedicati alla ricerca, alla valorizzazione e all’accessibilità del patrimonio culturale.

A quarant’anni dalla mostra “L’antico Polesine. Testimonianze archeologiche e paleoambientali”, che segnò una tappa fondamentale nella conoscenza e valorizzazione del patrimonio archeologico provinciale, il Polesine continua a restituire nuovi dati e nuove prospettive di ricerca. È cambiato, però, anche il modo di raccontare l’archeologia: oggi, accanto ai risultati scientifici, si valorizzano il percorso della ricerca, le metodologie, il lavoro interdisciplinare e il ruolo della tutela, con l’obiettivo di coinvolgere il pubblico in una conoscenza più consapevole e partecipata del patrimonio culturale. In questo quadro, l’archeologia dialoga sempre più con altri linguaggi della cultura e dell’arte, sperimentando forme di comunicazione innovative capaci di coinvolgere pubblici diversi. Il cinema, il teatro, la musica, la divulgazione scientifica, le nuove tecnologie, l’archeologia sperimentale e gli strumenti per una fruizione più accessibile e inclusiva diventano occasioni per avvicinare il patrimonio a una comunità sempre più ampia, trasformando il museo in uno spazio di esperienza, confronto e partecipazione. È in questa prospettiva che i musei Archeologici nazionali di Adria e Fratta Polesine-Direzione regionale Musei Veneto, insieme al museo dei Grandi Fiumi di Rovigo-Comune di Rovigo, al C.P.S.S.A.E., al Circolo del Cinema di Adria e alla Fondazione per lo Sviluppo del Polesine e a tutti gli Enti e le Associazioni in partenariato e in collaborazione hanno scelto di presentare congiuntamente alcune delle principali iniziative che caratterizzeranno la programmazione culturale tra la fine dell’estate e l’autunno.

Adrikà 2026, il cinema archeologico torna nel Delta del Po. Dal 9 al 13 settembre 2026 appuntamenti tra Porto Viro, Loreo e Adria con film, incontri, spettacoli e grandi ospiti. Tra gli eventi speciali “AquaDueO” con la Banda Osiris e Telmo Pievani e i film muti accompagnati dal vivo dall’Ensemble Jazz del Conservatorio “Antonio Buzzolla”. La rassegna di cinema archeologico Adrikà torna a settembre con un programma che intreccia cinema, archeologia, divulgazione e spettacolo, coinvolgendo il territorio del Delta del Po in cinque giornate di eventi. Organizzata dal circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria, in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Adria e con la direzione artistica di ArcheoVisiva, la rassegna è realizzata con il patrocinio della Regione Veneto, della Provincia di Rovigo e della Veneto Film Commission, con il sostegno del Comune di Adria, dell’Ente Parco Regionale del Delta del Po, della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, di Banca Adria Colli Euganei, del Rotary Club di Adria e dell’Associazione CADA.

La manifestazione prenderà il via con due appuntamenti di anteprima: mercoledì 9 settembre 2026 a Porto Viro e giovedì 10 settembre a Loreo 2026. Il cuore della rassegna sarà quindi ad Adria, dove l’11, 12 e 13 settembre 2026 si alterneranno proiezioni di film d’autore a tema archeologico, incontri con esperti ed eventi collaterali. Le proiezioni si svolgeranno al Cinema Teatro Politeama, recentemente restituito alla città, e al Teatro Pertini, mentre gli incontri e gli approfondimenti troveranno spazio nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Adria. Durante la manifestazione sarà inoltre possibile visitare gratuitamente il museo, che ha recentemente arricchito il proprio percorso espositivo con una nuova installazione dedicata alla celebre barca “cucita” rinvenuta a Corte Cavanella di Loreo e recentemente restaurata.

Giornate Europee del Patrimonio 2026 a Fratta Polesine. Nuovi strumenti per raccontare Frattesina: accessibilità, ricerca e innovazione. Il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine è ospitato in una delle barchesse di Villa Badoer, capolavoro di Palladio inserito dal 1996 nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Il percorso espositivo racconta la storia delle comunità che vissero sulle rive dell’antico Po di Adria durante l’età del Bronzo finale (1200-900 a.C.). I reperti più significativi provengono dal villaggio di Frattesina, scoperto poco fuori dall’attuale centro abitato di Fratta Polesine, e dalle sue necropoli (Narde e Fondo Zanotto). In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, in programma il 26 settembre 2026, il Museo presenterà al pubblico un insieme di nuovi strumenti di mediazione culturale pensati per migliorare la fruizione del percorso espositivo e rendere l’esperienza di visita sempre più accessibile, inclusiva e coinvolgente. L’iniziativa rappresenta un momento significativo nel percorso di rinnovamento del museo, che affianca alla ricerca archeologica nuove modalità di comunicazione del patrimonio, capaci di dialogare con pubblici diversi e di favorire una partecipazione attiva alla conoscenza. Una parte dei nuovi materiali è stata realizzata grazie ai finanziamenti del PNRR – M1C3-3 Intervento 1.2 “Rimozione delle barriere fisiche e cognitive nei musei, biblioteche e archivi” del ministero della Cultura. Tra questi figurano ad esempio pannelli con testi in linguaggio facilitato, pensati per rendere i contenuti del percorso espositivo più accessibili. Tra i nuovi materiali, saranno presentati due importanti novità sviluppate nell’ambito del progetto “Prima Europa. La Protostoria del Polesine”, coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza in collaborazione con Sapienza università di Roma, C.P.S.S.A.E. e università di Padova, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che ha permesso la ripresa delle indagini nei siti di Frattesina e di Villamarzana dal 2022 al 2024.
La prima è un video di ricostruzione del villaggio di Frattesina, realizzato da Sapienza università di Roma sulla base dei dati emersi dalle campagne di scavo condotte negli ultimi tre anni. Attraverso una ricostruzione scientificamente fondata, il filmato permette di immergersi nell’antico abitato, illustrandone l’organizzazione degli spazi, le attività produttive e la vita quotidiana, offrendo ai visitatori una nuova chiave di lettura del sito archeologico e delle collezioni del museo. La seconda riguarda una serie di riproduzioni tattili di reperti provenienti dal villaggio di Villamarzana, realizzati con finanziamenti PNRR, ma grazie alla collaborazione con l’università di Padova che ha realizzato le scansioni dei reperti. Questi supporti ampliano le possibilità di fruizione del patrimonio museale, favorendo un’esperienza di visita più inclusiva e multisensoriale e rendendo accessibili anche reperti particolarmente significativi ma di difficile manipolazione. L’appuntamento delle Giornate Europee del Patrimonio rappresenta così un’occasione per mostrare come ricerca, tutela e innovazione possano tradursi in strumenti concreti di valorizzazione, rendendo il museo un luogo sempre più aperto, accessibile e capace di raccontare il patrimonio archeologico attraverso linguaggi contemporanei, senza rinunciare al rigore scientifico.

Festival Sulle vie dell’ambra diretto da Elisabetta Brusa, al museo dei Grandi Fiumi di Rovigo. Per vocazione e per missione museo di comunità, il museo dei Grandi Fiumi di Rovigo coltiva progetti, collaborazioni e relazioni: oltre a studiarne e valorizzarne il patrimonio, queste risorse diversificano le proposte culturali, favoriscono la pluralità degli apporti disciplinari, ampliano l’accoglienza a pubblici con molteplici esigenze e caratteristiche. Un Festival dentro un Museo può assumere un significato particolarmente ricco. Può non trattarsi, infatti, di una semplice “offerta culturale”, ma di un dispositivo sociale capace di trasformare il Museo da luogo di conservazione a spazio vivo di produzione di identità e di legami, in grado di superare la visione della cultura e degli eventi come ambito separato per cominciare a leggerli, invece, come una modalità operativa necessaria per affrontare la complessità contemporanea con l’obiettivo di incidere sui processi di sviluppo del territorio e sulla qualità della vita della comunità. Questa è stata, fin dalle origini, l’ambizione del Festival Sulle vie dell’ambra, arrivato quest’anno alla sua terza edizione e, non a caso, “inquilino speciale” del museo dei Grandi Fiumi, grazie alla presenza nel Museo di questa preziosa resina, patrimonio del territorio polesano.

In questa terza edizione Ambra: oro del Baltico e del Polesine, che si svolgerà dal 7 al 15 novembre 2026, il Festival, sostenuto dalla Regione del Veneto, dal Comune di Rovigo e dalla Fondazione Cariparo, si propone ancora una volta non solo di consolidare l’interesse e il successo ottenuto negli anni precedenti, ma di trasformare Rovigo in un crocevia culturale europeo. E se l’anno scorso il paese ospite era l’Estonia, quest’anno focalizzeremo l’attenzione sulla Polonia, cercando di approfondire la storia commerciale e culturale che si è sviluppata intorno al polacco “oro del Nord”, visto che anticamente l’ambra proveniente dai paesi baltici veniva paragonata all’oro. Il Festival svilupperà, inoltre, anche un progetto ulteriore, In cammino, percorso che si concentrerà sul tema dei “pellegrinaggi” che si effettuavano attraverso la via Romea Germanica, strada che nel Medioevo non servirà più per trasportare l’ambra, convertendo la “strada dei mercanti” nella “strada dei pellegrini”. Tra le varie attività promosse dal Festival: mostre, concerti, installazioni, spettacoli di danza e di teatro, conferenze, attività didattiche e ludiche -dentro e fuori il Museo-, sottolineiamo il Convegno internazionale Dal Baltico al Po. L’ambra nella Protostoria europea a cura del CPSSAE (14 novembre 2026, Museo dei Grandi Fiumi, Rovigo).
Magliano in Toscana (Gr). Al museo Archeologico aperta la mostra “Il Piombo di Magliano. Nel labirinto della lingua etrusca”: il museo Archeologico nazionale di Firenze porta il Piombo di Magliano dopo oltre 140 anni nel luogo del suo ritrovamento

Dopo oltre 140 anni, il Piombo di Magliano, una delle più importanti e complesse iscrizioni della civiltà etrusca, torna nel luogo del suo ritrovamento. Il museo Archeologico nazionale di Firenze, in collaborazione con il Comune di Magliano in Toscana (Gr), ha inaugurato, sabato 11 luglio 2026 al museo Archeologico di Magliano in Toscana, la mostra “Il Piombo di Magliano. Nel labirinto della lingua etrusca” a cura di Daniele F. Maras, visitabile gratuitamente fino all’11 ottobre 2026. L’iniziativa rappresenta un momento di grande valore simbolico: il museo Archeologico nazionale di Firenze esce dalle proprie mura e rafforza il proprio ruolo di museo del territorio, riportando temporaneamente nelle comunità di origine uno dei reperti più rappresentativi delle proprie collezioni.

“Il museo Archeologico nazionale di Firenze continua a svolgere la sua funzione di polo culturale del territorio”, commenta Daniele F. Maras, direttore del museo fiorentino e curatore della mostra, “come era già nel progetto di Luigi Adriano Milani, che diresse il Museo oltre un secolo fa e curò personalmente l’acquisto del Piombo di Magliano. Questa nuova esposizione fa seguito a quelle di Vetulonia, Arezzo, Rosignano Marittimo e Bibbona, allestite negli ultimi due anni nel desiderio di riunire gli odierni abitanti dei luoghi etruschi attorno alle nostre collezioni, attraverso oggetti dal forte valore identitario, che rafforzano così la propria relazione con le persone”. “Accolgo con estremo entusiasmo il ritorno del Piombo di Magliano nella nostra comunità. Questa esposizione”, dichiara Tamara Fattorini, vicesindaco del Comune di Magliano in Toscana, “non è solo un evento culturale di altissimo profilo, ma rappresenta l’avvio di un percorso strategico e importantissimo di valorizzazione del nostro territorio che unisce le nostre radici storiche a una nuova visione di promozione turistica. Il Piombo, simbolo identitario del nostro passato etrusco, è per la prima volta qui sotto gli occhi dei cittadini. Ci teniamo a ringraziare davvero di cuore il museo Archeologico nazionale di Firenze, per la disponibilità e la collaborazione, come amministrazione comunale, custodiremo con grande cura e orgoglio questo reperto storico”.

Il Piombo di Magliano fu scoperto casualmente nel 1882 durante lavori agricoli. I fratelli Busatti, proprietari del terreno e consapevoli dell’eccezionale valore del reperto, decisero di venderlo al regio museo Archeologico di Firenze per la somma di 1.000 lire, affinché fosse custodito in una grande istituzione museale a vantaggio della ricerca scientifica. Da allora il reperto è sempre rimasto a Firenze. Oggi, grazie alla collaborazione tra il museo Archeologico nazionale di Firenze e l’amministrazione comunale di Magliano in Toscana, la popolazione locale ritrova uno dei simboli più significativi delle proprie radici, testimonianza di un passato etrusco mai dimenticato e ormai entrato nella memoria collettiva del territorio. Il Piombo di Magliano è un disco di metallo inciso su entrambe le facce con due lunghe iscrizioni etrusche disposte a spirale, che registrano una serie di riti dedicati alle divinità etrusche dell’Aldilà. Databile alla metà del V secolo a.C., è la quinta iscrizione etrusca per lunghezza finora conosciuta, dopo il Libro di lino della Mummia di Zagabria, la Tegola di Capua, la Tavola di Cortona e il Cippo di Perugia. Rappresenta una testimonianza eccezionale della cultura e della religione etrusca e del ruolo centrale che la scrittura ebbe in questa civiltà, contribuendo alla nascita dell’alfabeto latino utilizzato ancora oggi.

L’allestimento della mostra, progettato dallo studio fiorentino De Ferrari+Modesti, rinnova in modo permanente le sale del Museo Archeologico di Magliano in Toscana, introducendo una nuova sezione dedicata alla lingua e alla scrittura etrusca che, al termine dell’esposizione, continuerà ad arricchire il percorso di visita. Il Piombo di Magliano è stato inoltre sottoposto a una scansione laser e continuerà a essere presente nel museo anche dopo il rientro dell’originale a Firenze grazie a una stampa 3D e a un elaborato video realizzati dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR. L’originale del Piombo di Magliano resterà esposto a Magliano in Toscana fino all’11 ottobre 2026, per poi tornare al museo Archeologico nazionale di Firenze, dove sarà accolto nella rinnovata sezione del museo Topografico dell’Etruria, attualmente in corso di riallestimento. La mostra è realizzata anche grazie al contributo della Fondazione Cassa Risparmio di Firenze, concesso nell’ambito del bando attività culturali 2026.
Appia antica (Roma). A luglio visite guidate a Mausoleo di Cecilia Metella, Castrum Caetani e chiesa di San Nicola col personale del parco archeologico

Anche a luglio 2026, tanti nuovi appuntamenti con le visite guidate a cura dal personale del parco archeologico dell’Appia antica (Roma) alla scoperta di quello che forse è il monumento più identificativo del parco archeologico dell’Appia Antica: il complesso che comprende il Mausoleo di Cecilia Metella, il Castrum Caetani e la chiesa di San Nicola. Appuntamento domenica 12 luglio 2026, alle 10.30 e 17; sabato 18 luglio 2026, alle 10.30 e 17; domenica 26 luglio 2026, alle 10.30 e 17; sabato 1° agosto 2026, alle 10.30 e 17. Ingresso in via Appia Antica 161 a Roma.
Taranto. Al museo Archeologico nazionale “Alla costante ricerca della bellezza. Espressioni della creatività tra passato, presente e futuro”, due speciali appuntamenti con l’arch. Sandro Maggi in occasione dell’ultima giornata della mostra “Forme senza tempo. Roberto Capucci dialoga con il MArTa”

Domenica 12 luglio 2026, in occasione dell’ultima giornata della mostra “Forme senza tempo. Roberto Capucci dialoga con il MArTa”, il museo Archeologico nazionale di Taranto propone “Alla costante ricerca della bellezza. Espressioni della creatività tra passato, presente e futuro”, due speciali appuntamenti di valorizzazione a cura dell’arch. Sandro Maggi, funzionario del MArTA. Un percorso tra i reperti archeologici del Museo e le creazioni di Roberto Capucci, per riconoscere i fili invisibili che attraversano il tempo e mettono in relazione forme, materiali, gesti creativi e saperi artigianali. Dal reperto archeologico all’abito, dal bozzetto alla forma, dal tessuto alla costruzione sartoriale, dall’arte al design, dalla memoria alla possibilità di immaginare il futuro. Una lettura interdisciplinare nata da una domanda che accompagna da sempre il percorso umano: come attraversa il tempo la bellezza? Primo appuntamento alle 11, secondo appuntamento alle 13. Durata di ciascun percorso: circa un’ora. Chi lo desidera può prenotarsi chiamando il centralino del MArTA al numero +39 099 4532112. La partecipazione è subordinata alle ordinarie modalità di accesso al Museo.
Bolsena (Vt). Visite guidate in immersione, snorkeling e imbarcazione all’area archeologica subacquea del Gran Carro nel lago di Bolsena

La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale promuove visite guidate in immersione, snorkeling e imbarcazione per il piano di valorizzazione 2026 l’area archeologica subacquea del Gran Carro nel lago di Bolsena. Appuntamento in località Sant’Antonio, via Cassia, km. 107.200, Bolsena (Vt), domenica 12 luglio 2026, ore 9-13; domenica 19 luglio 2026 (in notturna), ore 19-22; domenica 26 luglio 206, ore 9-13. Prenotazione obbligatoria a sabap-vt-em.subacquea@cultura.gov.it
Roccelletta (Cz). Completati gli importanti e indispensabili interventi di accessibilità ed efficientamento riapre il museo Archeologico di Scolacium

Il museo Archeologico di Scolacium a Roccelletta (Cz) riapre le sue porte! Dopo una lunga attesa, da domenica 12 luglio 2026 è aperto tutti i giorni, dal lunedì alla domenica, dalle 9 alle 19. Gli importanti e indispensabili interventi di accessibilità ed efficientamento sono stati completati, restituendo alla comunità e ai visitatori tutti gli spazi del museo Archeologico e del parco di Scolacium. C’è ancora qualcosa da fare e molti i lavori in cantiere, ma ciò non impedisce la riapertura per vivere insieme un’estate tra storia, archeologia e natura con un ricco programma di eventi, incontri e appuntamenti culturali.
Taurianova (RC). All’Anfiteatro della Villa Comunale la dissertazione “I Bronzi di Riace: patrimonio del Mediterraneo, patrimonio dell’Umanità”

Sabato 11 luglio 2026, alle 21.30, all’Anfiteatro della Villa Comunale di Taurianova (RC), appuntamento dedicato a uno dei più grandi tesori dell’archeologia mondiale, con la dissertazione “I Bronzi di Riace, patrimonio del Mediterraneo, patrimonio dell’Umanità”. Occasione per approfondire storia, arte e identità culturale attraverso gli interventi di autorevoli esperti. Dopo i saluti istituzionali di Domenico Romeo, sindaco di Taurianova, e l’introduzione di Maria Concetta Valotta, assessore alla Cultura, interverranno il prof. Daniele Castrizio, archeologo e docente all’università di Messina; prof.ssa Alessia Mancuso, archeologa e docente di Lettere.

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