Cultura e turismo, apertura straordinaria di grandi monumenti italiani. Dal 1° agosto sperimentazione al via a Roma (Colosseo e Pantheon) e a Milano (Castello Sforzesco)

Ministero della Cultura, ministero del Turismo e Comune di Milano avviano da sabato 1° agosto 2026 l’iniziativa di tenere aperti ogni giorno grandi monumenti e musei italiani fino a quattro ore in più dell’orario consueto. L’esperimento durerà per tutto il mese di agosto 2026. L’iniziativa è realizzata a Roma su monumenti statali e a Milano su monumenti civici. Nello specifico, i monumenti che seguiranno l’estensione dell’orario di apertura saranno il Colosseo, il Pantheon e il Castello Sforzesco. L’obiettivo è favorire i turisti, la razionalizzazione e la gestione dei flussi, l’accesso in fasce orarie meno calde e in momenti della giornata più compatibili con gli orari lavorativi. Ecco il dettaglio delle estensioni orarie: Colosseo, nei giorni di venerdì e sabato dalle19.45 alle 23.30; Pantheon, dalle 19 alle 23, a eccezione del giovedì; Castello Sforzesco, dalle 17.30 alle 19.30.
“Le aperture serali straordinarie del Colosseo e del Pantheon costituiscono un’occasione per accostarsi, in una dimensione di particolare suggestione, a due testimonianze universali della storia e dell’ingegno umano”, ha dichiarato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “Rendere ancora più accessibili questi luoghi promuove la conoscenza e rafforza la consapevolezza del valore che essi rivestono. La collaborazione tra il Ministero della Cultura e il Ministero del Turismo esprime la capacità delle istituzioni di operare insieme, ponendo competenze e risorse al servizio dei cittadini”. “Questa sperimentazione, frutto del confronto con le guide turistiche e gli operatori del settore, va incontro alle esigenze di viaggiatori e cittadini”, commenta il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. “In particolare rafforza il legame tra Ministero del turismo e Ministero della cultura, che dal 2026 come ci dice ISNART (Istituto Nazionale Ricerche Turistiche), è diventata la prima motivazione di viaggio per i turisti, balzando dal settimo al primo posto in soli dieci anni. Per questo al turismo culturale dedichiamo la massima attenzione, per approfondire il potenziale di crescita di un settore che già contribuisce all’economia nazionale con una spesa di 58 miliardi di euro”. “Milano aderisce alla sperimentazione nazionale promossa dal ministero della Cultura e dal ministero del Turismo insieme al Comune, che da sabato 1° agosto 2026 estenderà gli orari di apertura dei grandi monumenti italiani. Il Castello Sforzesco, che nell’ultimo anno ha registrato mezzo milione di ingressi nei suoi musei, resterà aperto ogni giorno fino alle 19.30, due ore oltre l’orario consueto. Il dato”, dichiara l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Tommaso Sacchi, “si inserisce in una crescita costante dei musei civici milanesi, che dal 2019 hanno visto aumentare i visitatori da 1,3 a 1,7 milioni, confermando l’importanza della cultura nei flussi turistici della città. Per tutto agosto i visitatori, con un biglietto ridotto, potranno ammirare le sale del Museo di Arte Antica e la Pietà Rondanini di Michelangelo, oltre alla mostra “Passione e Disegno” nelle Salette della Grafica, che raccoglie capolavori che spaziano da Leonardo da Vinci a Keith Haring”.
Aquileia (Ud). L’Aquileia Film Festival entra nel vivo con un film sulla missione dell’Unesco e il patrimonio culturale distrutto dalle guerre, e uno sul patrimonio archeologico rivelato dalla metro di Roma, mentre con Simone Quilici e Alfonsina Russo si parla di tutela e innovazione

La 17ma edizione dell’Aquileia Film Festival, organizzato dalla Fondazione Aquileia con Firenze entra nel vivo mercoledì 29 luglio 2026 con la tre giorni di film e incontri proponendo un viaggio attraverso il cinema tra alcuni dei temi più affascinanti dell’archeologia contemporanea.

Alle 21, in piazza Capitolo ad Aquileia (Ud), apre le proiezioni il film “Nella mente degli uomini. UNESCO 1945-2025. Italia viaggio nella bellezza” di Eugenio Farioli Vecchioli, Brigida Gullo (Italia 2025, 60’). “Poiché la guerra ha inizio nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace”. Le parole nel 1945 pronunciate nel preambolo della costituzione dell’UNESCO risuonano di drammatica attualità. Dal ponte di Mostar ai Buddha di Bamiyan, dalla città vecchia di Mosul, ai monumenti dell’Ucraina, ricostruire il patrimonio culturale distrutto dalla furia delle guerre, continua a essere una delle principali missioni dell’UNESCO.

Segue la conversazione “Dalla tutela all’innovazione: la sfida del futuro” a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva con Simone Quilici, architetto e paesaggista, dottore di ricerca in Progettazione urbana, territoriale e ambientale all’Università di Firenze. Dal 2019 al 2025 ha diretto il parco archeologico dell’Appia Antica, guidando tra l’altro il processo che ha portato all’iscrizione della Via Appia nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Da ottobre 2025 è direttore del parco archeologico del Colosseo, uno dei siti più visitati al mondo. E con Alfonsina Russo, archeologa e dirigente del ministero della Cultura, ha ricoperto incarichi di soprintendenza in Basilicata, Molise e per l’Etruria Meridionale, prima di diventare — dal 2017 al 2025 — direttrice del parco archeologico del Colosseo. Oggi è a capo del dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale del ministero della Cultura, con competenze che spaziano dall’accessibilità dei siti alla cooperazione internazionale.

Chiude la serata il film “Roma sotterranea, una metro nella storia” di Laurent Portes (Italia 2025, 52’). Quello di Roma è il sottosuolo archeologico più complesso al mondo profondo oltre 15 metri. Come fare dunque a costruire una linea metropolitana che attraversi il cuore del centro storico della città? Il film è un viaggio inedito nella città eterna raccontato attraverso scoperte sensazionali che hanno costretto gli esperti a riscrivere la Storia di ieri e oggi.
Roma. A Castel Sant’Angelo la mostra “Ercolano. L’arte di vivere” con reperti straordinari dai depositi del parco archeologico di Ercolano, raramente esposti al pubblico, che raccontano la vita quotidiana dell’antica città preservata dall’eruzione del 79 d.C.

Reperti straordinari provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano e raramente esposti al pubblico, oggetti che raccontano la vita quotidiana dell’antica città preservata dall’eruzione del 79 d.C., un pane sfornato duemila anni fa e carbonizzato dall’eruzione del Vesuvio, insieme ad alimenti, reperti organici, stoviglie, arredi e utensili d’uso quotidiano. Dal 22 luglio al 18 ottobre 2026 Castel Sant’Angelo apre le sue sale monumentali alla mostra “Ercolano. L’arte di vivere”, a cura di Massimo Osanna, capo dipartimento Attività culturali del ministero della Cultura; Federica Colaiacomo, direttrice del parco archeologico di Ercolano; Luca Mercuri, direttore dell’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – direzione Musei nazionali della città di Roma; e di Francesco Sirano, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, mostra che conduce il visitatore alla scoperta della città vesuviana, fermata per sempre dall’eruzione del Vesuvio. Il progetto nasce dalla felice collaborazione tra Castel Sant’Angelo e il parco archeologico di Ercolano. L’esperienza della mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antichità”, presentata nelle sale affrescate di Villa Campolieto a Ercolano, costituisce il punto di partenza di un nuovo progetto espositivo, completamente ripensato per gli spazi monumentali della Mole Adriana. Il percorso, articolato in sette sezioni, amplia significativamente il racconto, estendendolo dall’alimentazione alla vita quotidiana dell’antica Ercolano, ed è arricchito da una selezione di oltre 70 reperti, molti dei quali finora custoditi nei depositi del Parco archeologico e presentati eccezionalmente al pubblico in occasione di questa mostra.

“Con questa iniziativa”, commenta Luca Mercuri, direttore del Pantheon e Castel Sant’Angelo – direzione Musei nazionali della città di Roma e curatore della mostra, “Castel Sant’Angelo conferma la propria vocazione a essere luogo di incontro tra patrimoni, istituzioni e pubblici diversi. Questa mostra nasce da una collaborazione che testimonia quanto il dialogo tra musei possa generare progetti culturali di qualità, capaci di ampliare le occasioni di conoscenza e di valorizzare il patrimonio attraverso nuovi percorsi di visita. Per Castel Sant’Angelo è motivo di particolare soddisfazione dare vita a un progetto espositivo che mette in relazione due realtà di straordinario valore e propone ai visitatori un’esperienza culturale ricca e originale. Si inserisce inoltre in una programmazione culturale sempre più ampia e diversificata che, attraverso mostre, eventi e iniziative, conferma il Castello come un luogo vivo, aperto al dialogo tra epoche, linguaggi e pubblici differenti”.

“Ercolano, come Pompei, offre una testimonianza straordinaria della vita di una città romana”, sottolinea Massimo Osanna, capo del dipartimento per le Attività culturali e curatore della mostra. “Le particolari condizioni di conservazione determinate dall’eruzione del 79 d.C. hanno preservato edifici, arredi e oggetti d’uso quotidiano, permettendo di ricostruire le attività, le abitudini alimentari e le forme della convivialità dei suoi abitanti. La mostra presenta questo patrimonio attraverso i risultati della ricerca più recente, offrendo al pubblico nuovi strumenti per comprendere la società romana e la sua vita quotidiana. Portare questo racconto a Roma amplia le occasioni di conoscenza di un contesto archeologico unico e conferma il ruolo dei musei come luoghi di ricerca, confronto e partecipazione”.

“Portare Ercolano a Castel Sant’Angelo significa far compiere alla città antica un viaggio quasi naturale”, interviene Federica Colaiacomo, direttrice del parco archeologico di Ercolano e curatrice della mostra, “si tratta di due luoghi che la storia ha sepolto sotto strati diversi — uno di cenere e lava, l’altro di funzioni e trasformazioni continue — e che oggi tornano a raccontarsi a vicenda. In questa mostra abbiamo voluto restituire al pubblico non i monumenti, ma la vita: i gesti quotidiani, i sapori, gli oggetti d’uso che rendono Ercolano una delle testimonianze più intime e vivide del mondo antico. È un progetto che nasce dal dialogo tra le nostre istituzioni e che desidero ringraziare di cuore per aver reso possibile. Un ringraziamento speciale va a PHI per la preziosa e continua collaborazione, che ha accompagnato anche questo percorso attraverso i contenuti del progetto Ercolano Digitale, e a tutto il personale del Parco Archeologico di Ercolano, che con competenza, entusiasmo e una costante disponibilità a mettersi in gioco ha reso possibile ogni forma di collaborazione. Portare a Roma, nel cuore della Capitale, un pezzo autentico dell’arte di vivere degli antichi ercolanesi è il risultato di un impegno condiviso e di una visione comune”.

“Ercolano è uno straordinario laboratorio a cielo aperto”, dichiara Francesco Sirano, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli e curatore della mostra. “La ricchezza dei materiali rinvenuti, insieme alla quantità e alla varietà delle testimonianze conservate, porta una luce eccezionale sul tema del cibo nel mondo antico. Sono certo che lo studio di Ercolano, luogo da cui ha preso avvio l’archeologia sistematica occidentale, permetterà di approfondire e comprendere meglio anche molti dei reperti custoditi nel Museo archeologico nazionale di Napoli. Ercolano continua dunque a rappresentare una fonte inesauribile di conoscenza e potrà riservarci, anche in futuro, nuove e importanti scoperte”.

“Ercolano. L’arte di vivere”, commenta Alfonsina Russo, capo del dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, “rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra gli istituti del ministero della Cultura possa generare progetti di alto profilo scientifico e al tempo stesso raggiungere pubblici sempre più ampi. La circolazione delle opere, la condivisione delle competenze e il dialogo tra musei rafforzano il Sistema museale nazionale, creando nuove occasioni di conoscenza e valorizzando il patrimonio attraverso reti e percorsi condivisi. È questa la direzione nella quale intendiamo continuare a investire: una valorizzazione capace di mettere in connessione luoghi, collezioni e persone, ampliando l’accessibilità e la partecipazione culturale”.

Il percorso si apre con una straordinaria Wunderkammer, una “camera delle meraviglie” ispirata alle celebri raccolte rinascimentali. Vi sono riuniti 42 reperti di eccezionale valore provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano: statue, busti, affreschi, gioielli e oggetti della vita quotidiana che raccontano la raffinatezza artistica, il livello culturale e la qualità della vita nell’antica città alla vigilia della catastrofe. Come nelle originarie camere delle meraviglie, l’obiettivo non è soltanto esporre, ma suscitare stupore. Il visitatore entra quindi nel cuore dell’evento che ha segnato il destino di Ercolano: una sala immersiva dedicata all’eruzione del Vesuvio, tra contenuti audiovisivi, dipinti, stampe e arti decorative che documentano la costruzione dell’immaginario del vulcano nell’Europa del Grand Tour. Accanto alla tradizione resa celebre da Pierre-Jacques Volaire, la tempera di Giacomo e Antonio Baseggio (1784), la Burrasca al chiaro di luna nel Golfo di Napoli (1822) di Joseph Rebell e una rara porcellana della manifattura Poulard Prad restituiscono il fascino del sublime che attirò a Napoli viaggiatori, artisti e studiosi da tutta Europa.

Dal mito alla strada: la mostra ricostruisce poi, con installazioni audiovisive e reperti archeologici, la città viva, con le sue botteghe e i thermopolia, luoghi destinati alla vendita di cibi e bevande pronti per il consumo quotidiano. Tra i reperti più sorprendenti, le pagnotte carbonizzate dall’eruzione ma conservate intatte, identiche a quelle raffigurate nel celebre affresco pompeiano della distribuzione del pane, e le teglie del forno di Sextus Patulcius Felix, parte di una serie di 25 stampi rinvenuti a Ercolano. Il percorso entra quindi nell’intimità della domus, tra cucina e dispensa: mortai, pentole, casseruole e preziosi reperti organici – cereali e legumi restituiti dagli scavi – documentano con rara precisione la dieta quotidiana degli antichi ercolanesi.

Il racconto prosegue con il vino, tra le attività economiche più floride della Campania antica – Plinio il Vecchio celebrava il Falerno come uno dei vini più rinomati del suo tempo – e al tempo stesso ponte verso il divino nel culto di Bacco, dio della vite, della fertilità e dell’ebbrezza rituale. Gran finale nella sala dei banchetti, dove una meridiana in marmo scandisce i tre momenti dell’alimentazione antica – ientaculum, prandium e cena – tra campanelli in bronzo, vasellame in vetro, bronzo e argento e l’oggetto forse più peculiare della mostra: la larva convivialis, la piccola figurina scheletrica che, posata sulla tavola, ricordava ai commensali la brevità della vita e li invitava, sulle orme di Epicuro, a godere dei piaceri del convivio.

La scelta di Castel Sant’Angelo come sede espositiva riveste un significato particolare. Il monumento, emblema della stratificazione storica di Roma – da mausoleo imperiale a fortezza, da residenza papale a museo – offre l’occasione per un dialogo tra due luoghi profondamente diversi ma accomunati dalla capacità di conservare, ciascuno secondo la propria storia, straordinarie testimonianze del passato. Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso questo patrimonio eccezionale grazie al dialogo tra reperti archeologici, installazioni multimediali e ambientazioni immersive. La colata piroclastica che investi Ercolano nel 79 d.C. ha preservato edifici, oggetti, alimenti e materiali organici, trasformando una catastrofe in una straordinaria fonte di conoscenza e restituendo una documentazione unica sulle pratiche alimentari, le attività lavorative, la cura del corpo, le relazioni sociali nel mondo romano antico.
Roma. Aperta la vendita dei biglietti per “Notturno Imperiale alle Terme di Caracalla”: visite serali alle gallerie sotterranee

“Notturno Imperiale alle Terme di Caracalla”: aperta la vendita di biglietti, solo su museitaliani, per le visite serali del 19 settembre e del 15 ottobre 2026. Un museo sotterraneo tutto da scoprire. Le gallerie sotterranee delle Terme di Caracalla furono aperte al pubblico per la prima volta al pubblico nel 2012. Non solo, i frammenti architettonici scampati a spoliazioni e distruzioni trovano una loro collocazione espositiva. Una parte di quel dedalo di ambienti di servizio si trasforma in un Antiquarium: capitelli, bassorilievi, fregi colossali con raffinatissime scene figurate, si mostrano in un allestimento scenografico e filologico che consente di comprendere la bellezza dell’impianto architettonico.
Pompei. Nel parco del Real Polverificio Borbonico di Scafati apre il temporary use con presentazione di eventi e iniziative nel periodo di concessione dal parco archeologico, e delle opere di Philip Colbert nell’ambito della mostra “Pompeii: Pop Mythology”

Apre il parco del Real Polverificio Borbonico di Scafati del parco archeologico di Pompei (Na). Il 28 luglio 2026, alle 16.30, sarà inaugurato il temporary use nel parco del Real Polverificio Borbonico di Scafati (ingresso pedonale: Pompei – via Astolelle; ingresso carrabile: Scafati – via Pasquale Vitiello, 108): uno spazio pubblico nuovamente restituito alla collettività, nell’ambito del percorso di valorizzazione di uno dei più importanti complessi storico-industriali del Mezzogiorno. Durante la cerimonia di apertura degli spazi, concessi in uso temporaneo per 18 mesi dal parco archeologico di Pompei a seguito di un bando pubblico, saranno presentati dal direttore del parco archeologico Gabriel Zuchtriegel, dal direttore dell’Agenzia del demanio Alessandra dal Verme, e dal sindaco di Scafati Pasquale Aliberti, gli interventi di risistemazione di una parte del Parco e il programma di eventi che animeranno il sito. Nel corso dell’inaugurazione sarà anche presentato un aggiornamento sullo stato di avanzamento dei progetti e delle procedure in corso, con particolare riferimento al partenariato pubblico-privato (PPP). Saranno svelate, infine, due sculture dell’artista britannico Philip Colbert, inserite nel progetto espositivo “Pompeii: Pop Mythology”, in programma dal 27 luglio fino a novembre 2026 nel parco archeologico di Pompei.
Aquileia (Ud). Al via in piazza Capitolo il 17mo Aquileia Film Festival intitolato “Raccontare l‘invisibile” otto serate tra storia e archeologia accessibili a tutto il pubblico tra documentari, incontri con studiosi, anteprime per guardare oltre ciò che gli occhi possono vedere. Aprono l’incontro con Giada Messetti e il film “Orcolat” sul 50mo del terremoto del Friuli

Al via domani martedì 28 luglio 2026, alle 21, la diciasettesima edizione dell’Aquileia Film Festival intitolata “Raccontare l‘invisibile”: in piazza Capitolo otto serate – dal 28 luglio al 4 agosto 2026 – tra storia e archeologia accessibili a tutto il pubblico tra documentari, incontri con studiosi, anteprime per guardare oltre ciò che gli occhi possono vedere. Organizzato dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm in collaborazione con ministero della Cultura, Regione Friuli Venezia Giulia, Comune di Aquileia e Basilica di Aquileia e con il sostegno di PromoTurismoFVG, il festival dedicato al cinema archeologico e culturale propone un programma che intreccia grandi documentari, prime visioni, incontri con archeologi, storici, giornalisti e protagonisti della ricerca, trasformando il cinema in uno strumento di conoscenza e dialogo. Tutte le proiezioni iniziano ogni sera alle 21. L’ingresso è gratuito con prenotazione online obbligatoria (su www.fondazioneaquileia.it), ad eccezione delle due serate INCinema OUTSIDE (1-2 agosto), a ingresso libero. Inoltre tutti i documentari sono fruibili con sottotitoli per persone sorde e ipoacusiche e audiodescrizione per persone cieche e ipovedenti attraverso l’app Earcatch, mentre le conversazioni saranno accompagnate da un servizio di trascrizione dedicato. Nelle serate del 29-30-31 luglio 2026 inoltre il pubblico potrà votare il film preferito e nella serata di venerdì 31 luglio verrà consegnato il Premio Aquileia, che quest’anno raddoppia, affiancando al mosaico realizzato dalla Scuola Mosaicisti del Friuli un prezioso manufatto in vetro soffiato nel forno vetrario di Aquileia.

“L’edizione 2026”, spiega il presidente della Fondazione Aquileia, Roberto Corciulo, “invita il pubblico a guardare oltre la superficie. L’invisibile è ciò che l’archeologia riporta alla luce, ma anche ciò che il cinema riesce a raccontare: le storie nascoste nei luoghi, le connessioni tra passato e presente, le persone che dedicano la propria vita alla tutela del patrimonio, le memorie collettive che continuano a costruire l’identità delle comunità. Inoltre – aggiunge – anche quest’anno l’Aquileia Film Festival rinnova il proprio impegno per una cultura realmente accessibile. Tutti i documentari saranno infatti fruibili con sottotitoli per persone sorde e ipoacusiche e audiodescrizione per persone cieche e ipovedenti attraverso l’app Earcatch, mentre le conversazioni saranno accompagnate da un servizio di trascrizione dedicato”.


Il festival si apre martedì 28 luglio 2026 con una serata speciale, presentata da Giulia Pruneti, giornalista di Archeologia Viva, dedicata al cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli del 1976. In programma la presentazione del libro “Quando tornano le rondini. Friuli 1976: memorie di un terremoto” di Giada Messetti, giornalista e sinologa che verrà intervistata dalla giornalista e scrittrice Elena Commessatti. Giada Messetti, nata a Gemona del Friuli, dopo la laurea in Lingue orientali a Ca’ Foscari, ha vissuto a Pechino dal 2005 al 2011 lavorando per Rai e Corriere della Sera. Rientrata in Italia è diventata autrice televisiva per Rai3, dove collabora a CartaBianca, e cura una rubrica sulla Cina per Rai Radio1. Ha pubblicato con Mondadori “Nella testa del Dragone” (2020) e “La Cina è già qui” (2022).

A seguire la proiezione del film “Orcolat” di Federico Savonitto (Italia 2025, 92’), prodotto da Kublai Film e RAI Cinema. Narrato dalla voce inconfondibile di Bruno Pizzul, Orcolat è un racconto corale che intreccia memoria, identità e rinascita del Friuli a quasi cinquant’anni dal terremoto del 1976. Attraverso le testimonianze di artisti, sportivi, scrittori e studiosi — tra cui Dino Zoff, Manuela Di Centa, Fabio Capello, Paolo Rumiz, Ester Kinsky, Davide Toffolo, Tullio Avoledo e molti altri — il film restituisce un mosaico emotivo e collettivo di quel momento storico che ha segnato in modo indelebile il territorio e la sua gente. Lontano da ogni retorica, Orcolat esplora non solo la forza e la solidarietà della ricostruzione, ma anche le sue contraddizioni e le ombre dei primi interventi di soccorso. Con le musiche di Tre Allegri Ragazzi Morti ed Elisa, il film diventa un viaggio nella memoria e nella resilienza di un popolo capace di rinascere, trasformando il dolore in energia vitale e patrimonio condiviso.

Nelle serate successive, presentate da Giulia Pruneti, giornalista e responsabile PR di Archeologia Viva, il pubblico entrerà nel vivo del Festival e intraprenderà un viaggio attraverso il cinema tra alcuni dei temi più affascinanti dell’archeologia contemporanea: dalla missione dell’UNESCO nella difesa del patrimonio culturale alle sorprendenti scoperte nel sottosuolo di Roma durante i lavori di costruzione della metro C attraverso i documentari che verranno proiettati mercoledì 29 luglio 2026 il film “Nella mente degli uomini. UNESCO 1945-2025”, di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo, e il film “Roma sotterranea, una metro nella storia”di Laurent Portes.Dagli enigmatici “aquiloni del deserto” tra Arabia Saudita e Giordania ai preziosi vetri romani recuperati nei fondali del Mediterraneo che scopriremo giovedì 30 luglio 2026 attraverso il film “Il mistero degli aquiloni del deserto” di Nathalie Laville e il film “Vitrum – il vetro dei Romani” di Marcello Adamo; fino alla prima mondiale di venerdì 31 luglio 2026 del film “L’Impero Assiro – La storia rivelata” di Luis Miranda che racconta il lavoro di una missione archeologica tedesca e l’articolato programma di ricerca di un’eccellenza del nostro territorio, la missione italiana dell’Università degli Studi di Udine diretta dal professore Daniele Morandi Bonacossi impegnata da anni nella salvaguardia di un patrimonio minacciato dai conflitti in Kurdistan iracheno. Il legame tra Aquileia e il suo territorio trova espressione anche nella proiezione del documentario “Aquileia e i cristianesimi perduti” di Massimo Garlatti Costa (lunedì 3 agosto 2026) e nella serata conclusiva (martedì 4 agosto 2026) con il documentario “Quello che resta” di Marco D’Agostini, dedicato alle ritualità ancora vive del Friuli Venezia Giulia.

Accanto alle proiezioni, il festival ospiterà autorevoli ospiti del mondo della cultura e della ricerca, che verranno intervistatida Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, su temi che attraversano la conservazione del patrimonio, la memoria, il paesaggio e il ruolo dell’archeologia nella società contemporanea. Mercoledì 29 luglio 2026 saranno ospiti Alfonsina Russo, capo del Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del Ministero della Cultura e Simone Quilici, direttore del Parco Archeologico del Colosseo; giovedì 30 luglio 2026 interverrà Evelina Christillin, presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie e venerdì 31 luglio 2026 saranno protagonisti Daniele Morandi Bonacossi e Francesca Simi, rispettivamente professore ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente e ricercatrice in Archeologia del Vicino Oriente all’Università di Udine. In qualità di direttore e vicedirettrice, guidano la missione archeologica italiana Land of Niniveh Archaeological Project in Kurdistan iracheno. La serata finale di martedì 4 agosto 2026 sarà moderata da Paolo Mosanghini, giornalista e condirettore del Messaggero Veneto che intervisterà Elena Commessatti autrice del romanzo “Il tempo delle viole” edito da Newton Compton in cui narra le vite di tre ragazze che si intrecciano in un’Italia che si affaccia al nuovo secolo tra modernità e tradizione, tra la fatica del lavoro e il desiderio di emancipazione.
Il programma si arricchisce inoltre della collaborazione con INCinema – Festival del Cinema Inclusivo, che sabato 1° e domenica 2 agosto porterà sul palco di Aquileia due grandi classici della storia del cinema, Rear Window (La finestra sul cortile) di Alfred Hitchcock e The Seven Year Itch (Quando la moglie è in vacanza) di Billy Wilder, in versioni in lingua originale con sottotitoli in italiano e completamente accessibili, a ingresso libero.
Marzabotto (Bo). Per “Sere d’estate” al parco archeologico dell’Antica Kainua lo spettacolo “Il sogno di una cosa” di e con Elio Germano e Teho Teardo della rassegna “Crinali teatro”

Domenica 26 luglio 2026, alle 21, al parco archeologico dell’Antica Kainua a Marzabotto (Bo), per “Sere d’Estate”, lo spettacolo “Il sogno di una cosa” di e con Elio Germano e Teho Teardo delal rassegna “Crinali teatro”. Ma, attenzione, lo spettacolo è stato spostato all’ex Cartiera di Lama di Reno causa forte rischio maltempo. L’opera è liberamente tratta dal celebre capolavoro di Pier Paolo Pasolini, in una produzione firmata da Pierfrancesco Pisani per Infinito e Argot Produzioni. “Il sogno di una cosa”, tratto dall’omonimo romanzo di Pier Paolo Pasolini, è uno spettacolo di parole e musica con Elio Germano e Teho Teardo. Il racconto segue tre giovani friulani nel loro percorso verso l’età adulta, tra sogni, emigrazione, impegno politico e ricerca di un futuro migliore, restituendo tutta l’attualità e la forza della riflessione pasoliniana. Alle 18.30, visita guidata tematica alla scoperta del parco archeologico di Kainua, a cura dello staff del museo nazionale Etrusco di Marzabotto. Dalle 19.30, possibilità di consumare un aperitivo aspettando lo spettacolo (costo: 10 euro). Alle 21, inizio spettacolo: ingresso spettacolo 20 euro. L’ingresso è gratuito per i minori di 18 anni e per le gratuità previste di legge: https://www.evients.com/…/2c29faf3353c4ab1838d5bf24dea7… Per prenotazioni: iat@comune.marzabotto.bo.it
Castelseprio (Va). Al parco archeologico e antiquarium per “Paesaggi che cambiano”, una nuova passeggiata con l’archeologo

Un paesaggio non è mai lo stesso. Cambia, si trasforma, conserva tracce del passato e continua a raccontare nuove storie. Domenica 26 luglio 2026, al parco archeologico e antiquarium di Castelseprio per “Paesaggi che cambiano”, una nuova passeggiata con l’archeologo: visita guidata che, attraverso scavi archeologici, fotografie storiche e documenti d’archivio, accompagnerà i partecipanti alla scoperta dell’evoluzione di questo straordinario territorio. Turni di visita: ore 11, 14.30 e 16. Ritrovo all’Info Point all’ingresso del Parco. Si consiglia di indossare scarpe robuste. In caso di pioggia le visite saranno sospese. Prenotazione consigliata: 366 663 2727, parcoarcheologico.castelseprio@cultura.gov.it
Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale il laboratorio di ceramica “Il Simposio Greco: convivio e comunità” alla scoperta di uno dei momenti più importanti della cultura della Magna Grecia, il simposio, attraverso il corredo della Tomba 6 da Gaudo

Domenica 26 luglio 2026, alle 11, al museo Archeologico nazionale di Paestum un nuovo appuntamento con Kéramos, il laboratorio di ceramica dedicato alla scoperta delle tecniche artigianali e dei significati culturali legati ai reperti del mondo antico. Il laboratorio, dal titolo “Il Simposio Greco: convivio e comunità”, accompagnerà i partecipanti alla scoperta di uno dei momenti più importanti della cultura della Magna Grecia: il simposio, un’esperienza che andava ben oltre il semplice banchetto e che rappresentava uno spazio di incontro, dialogo e condivisione, dove il vino, la musica, la poesia e il confronto delle idee diventavano strumenti di relazione e crescita culturale. Attraverso l’osservazione dei reperti conservati al museo Archeologico nazionale di Paestum e la successiva attività di modellazione dell’argilla, i partecipanti saranno invitati a reinterpretare in chiave contemporanea i valori della convivialità, dell’ospitalità e dello scambio tra culture, realizzando manufatti ispirati alle forme e ai simboli del convivio antico. Biglietto per la partecipazione al laboratorio 2 euro (dai 6 anni in poi) che si aggiunge al costo del biglietto di ingresso ai Parchi (ove previsto) e all’abbonamento Paestum&Velia e che può essere acquistato presso le biglietterie dei Parchi oppure online: https://www.vivaticket.com/it/ticket/keramos-laboratori-di-ceramica/304047. L’incontro permetterà così di riscoprire il legame profondo tra ceramica, archeologia e memoria, trasformando la conoscenza del patrimonio in un’esperienza creativa e partecipata.
A guidare il percorso saranno anche le testimonianze provenienti dal territorio pestano: la Tomba 6 (seconda metà del IV sec. a.C.) rinvenuta in località Gaudo, a nord della città antica, ha restituito un corredo costituito da un servizio da vino in bronzo, un set completo per la preparazione e la distribuzione del vino durante il banchetto rituale (simposio). Si riconoscono un colino, impiegato per filtrare il vino eliminando residui di vinacce, erbe aromatiche e spezie. Un simpulum, piccolo mestolo con manico lungo utilizzato per attingere il vino dal recipiente principale e versarlo nelle coppe. Una situla, il vaso più grande del servizio, utilizzato per contenere il vino oppure una miscela di acqua e vino. Un bacile, contenitore ampio, con manici, utilizzato per la preparazione della bevanda e una coppa. A questi vasi in bronzo si accompagnavano anche forme in argilla che completavano il servizio. L’insieme di questi elementi all’interno di una sepoltura appartenente sicuramente ad un individuo di rango elevato, richiama il forte valore simbolico e rituale del simposio, pratica conviviale in cui il consumo del vino costituiva evidentemente il momento più importante, quasi un elemento identitario di una certa élite di cui doveva far parte il defunto.
Capo Colonna (Kr). Al teatro del parco archeologico “Il viaggio di Ulisse” con Tony Esposito: il viaggio di Ulisse diventa un racconto affidato al ritmo

Sabato 25 luglio 2026, alle 22, al Teatro del Parco archeologico di Capo Colonna (Kr), “Il viaggio di Ulisse” con Tony Esposito: il viaggio di Ulisse diventa un racconto affidato al ritmo. Tony Esposito porta a Capo Colonna uno spettacolo nel quale il mito omerico incontra la ricerca musicale che ha attraversato tutta la sua carriera: le radici mediterranee, le sonorità africane, il jazz, il funk e la world music. Le percussioni accompagnano la partenza, lo spaesamento e il ritorno dell’eroe, trasformando il concerto in un percorso sonoro tra mondi e culture. Con Tony Esposito saliranno sul palco Tommaso Cavallo, voce e chitarra, Antonio Nicola Bruno, voce e basso, e Claudio Romano alla batteria. Nel luogo in cui il mito continua a dialogare con il paesaggio, “Il viaggio di Ulisse” ritrova la propria dimensione più naturale. Evento a ingresso gratuito fino ad esaurimento posti
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