Napoli. Al via al museo Archeologico nazionale “MANNight, straordinarie aperture”: Itinerari di visita, performing arts, ricerche sonore. Un nuovo modo per scoprire e riscoprire le straordinarie collezioni del MANN attraverso un’esperienza multisensoriale e coinvolgente per una concreta esperienza di conoscenza. Apre il percussionista e D.J. Niklas Wandt

Quando il futuro incontra il passato. Da giovedì 3 settembre 2026 al museo Archeologico nazionale di Napoli “MANNight, straordinarie aperture”: Itinerari di visita, performing arts, ricerche sonore. Le arti performative e la creatività contemporanea in scena al Museo Archeologico Nazionale di Napoli: un nuovo modo per scoprire e riscoprire le straordinarie collezioni del MANN attraverso un’esperienza multisensoriale e coinvolgente per una concreta esperienza di conoscenza. Si intitola infatti “MANNight. Straordinarie aperture” il progetto nell’ambito del Piano di Valorizzazione del MiC grazie al quale, il Museo prolungherà l’orario di apertura dalle 19 alle alle 23.30 (ultimo ingresso ore 22.30), con performances tutte studiate per lo specifico del Museo e caratterizzate dall’interazione con il pubblico, oltre che dalla ricerca artistica e dalla consueta rigorosa base scientifica. Gli appuntamenti si terranno tutti i giovedì fino al 22 ottobre 2026, con un biglietto di ingresso a 10 euro. Serata speciale anche il sabato 26 settembre 2026 (che sostituirà l’apertura di giovedì 24), per le Giornate Europee del Patrimonio, con biglietto a 1 euro.
Ad inaugurare MANNight il 3 settembre 2026, ci sarà il tedesco Niklas Wandt, percussionista, produttore, DJ e conduttore radiofonico che ha partecipato a vari e importanti festival, in Europa e oltreoceano. La sua “tavolozza sonora” è ricca, caratterizzata da un’impronta ipnotica, capace di coinvolgere il pubblico con composizioni che spaziano dall’afro-funky alla progressive fino alla tech-house avvolgente (per info: niklaswandt.com). “Il Museo riparte a settembre all’insegna della contaminazione artistica e del coinvolgimento del pubblico”, commenta il direttore del MANN, Francesco Sirano. “Con MANNight, invitiamo a vivere con noi, in modo diverso dalla visita tradizionale, le nostre collezioni. Un grande Museo come il MANN è come un caleidoscopio di valori e punti di vista dove è il visitatore con la sua personalità a fare la differenza. Tra musica, danza e performance, il filo rosso dell’itinerario serale sarà l’integrazione fra le arti. Benvenuti al Museo, dunque, per condividere una nuova tappa del grande viaggio nella cultura del MANN preparandoci a festeggiare nel 2027 i 250 anni dalla sua istituzione!”,

Le proposte artistiche sono ispirate alle opere del MANN, perché, come recita il sottotitolo della rassegna, “il futuro incontra il passato”: bodypainting e tattoo artistico, installazioni multimediali, docubeat, interazioni, living art, crossover musicali, tableaux vivants. Comunicazione non verbale per apprezzare le straordinarie opere d’arte del Museo sotto una nuova luce. Pensando ai più giovani (ma non solo), le serate saranno contrassegnate anche dagli interventi di Dj-set, selezionati da Soul Express Collective tra i nomi più interessanti del panorama nazionale e internazionale che hanno accettato la sfida di mettere le loro ricerche sonore a servizio di un progetto culturale.
Un libro al giorno. “Oriente. Una storia” di Alessandro Vanoli che racconta la storia di come l’Oriente ha contribuito a costruire l’Occidente

È uscito per i tipi di Editori Laterza il libro “Oriente. Una storia” di Alessandro Vanoli. È tempo di una nuova mappa della storia. Una mappa dove ogni confine svanisce e comincia un viaggio millenario di connessioni, scambi e culture che hanno plasmato il mondo che conosciamo. È lì che scopriremo l’Oriente e la sua storia. Che parla tanto di noi. Ecco, dunque, il punto di partenza: una mappa. Come quelle dei viaggiatori antichi: una carta un po’ ingiallita, stesa con attenzione su un tavolo di legno. Per scoprire che non c’è nessun confine naturale, nessun luogo geografico dove sia possibile affermare che abbia inizio l’Oriente. C’è invece un solo unico immenso macrocontinente, dove le divisioni tra Europa e Asia non sono geologiche ma umane, culturali e politiche. In questo libro Alessandro Vanoli racconta la storia di come l’Oriente ha contribuito a costruire l’Occidente. Una storia fatta di viaggi, mercanti e guerre e che parla di spezie, di gioielli e di pietre preziose, ma anche di un’infinità di scoperte, dalla bussola allo zero, al divano. Ma in parallelo racconta anche come, proprio assieme a questa progressiva mescolanza, si sia costruita sempre di più una contrapposizione culturale, ideologica e politica. Perché erano in Oriente il giardino dell’Eden e le immense ricchezze sognate da Alessandro Magno, ma erano a Oriente anche i barbari e i più terribili mostri. E di secolo in secolo tutto questo sarebbe stato ripreso e rivisto in forme diverse, fino ai sogni orientalistici più moderni fatti di harem e odalische, di asceti in meditazione ma anche di violenza e di tirannide. Sino al presente, tra spiritualità indiana, ristoranti di sushi e serie televisive coreane, in un mondo sempre più frammentato e segnato dai drammi del Medio Oriente e dal potere della nuova Cina, dove nessuna facile definizione basta ormai a dirci cosa di noi sia Occidente e cosa Oriente.
Ariano nel Polesine (Ro). Al Centro Turistico Culturale di San Basilio inaugurazione dell’esposizione della Stele delle Rose, l’eccezionale reperto scoperto nel 2023 e restaurato dal Rotary Club. La prof.ssa Caterina Previato (UniPd), direttore dello scavo, anticipa per “archeologiavocidalpassato.com” qualche informazione sulla Stele delle Rose

Sabato 5 settembre 2026, alle 10.30, al Centro Turistico Culturale di San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro), si terrà l’inaugurazione dell’esposizione della Stele delle Rose, un importante documento epigrafico, restaurato dal Rotary Club Portoviro – Delta Po, che racconta la storia degli antichi Collegia romani. La Stele delle Rose fu rinvenuta nel 2023 nell’ambito delle ricerche archeologiche condotte dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza e dalle università di Padova e Venezia e sostenute dalla Fondazione Cariparo. La prof.ssa Caterina Previato, del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova, direttore dello scavo del sito romano di San Basilio, anticipa per archeologiavocidalpassato.com qualche informazione sulla Stele delle Rose
“Tra i reperti più eccezionali finora trovati a San Basilio – spiega la prof.ssa Caterina Previato ad archeologiavocidalpassato.com – vi è una stele iscritta su una lastra di marmo, che abbiamo ritrovato nella campagna di scavo 2023 nel settore subito a Nord della villa (saggio 2), in uno strato di riporto legato alla defunzionalizzazione del sito, quindi non nel suo contesto originario. Si tratta di un reperto molto interessante sia per il suo stato di conservazione, sia per il suo contenuto. L’iscrizione infatti è molto estesa: si conservano circa 13 righe del testo originario, che è stato studiato dal collega Alfredo Buonopane. L’iscrizione ricorda l’istituzione di una fondazione funeraria, con cui un privato destinava parte dei suoi beni ad un collegio, incaricato della manutenzione del sepolcro e della celebrazione di riti presso la sepoltura di una donna.

“Su base epigrafica l’iscrizione – continua Previato – si data puntualmente al III secolo d.C., e in origine doveva essere affissa su una tomba. Questo dato è molto interessante perché ci porta a riflettere sulle necropoli romane di San Basilio, ad oggi ancora non individuate, che si dovevano trovare a non grande distanza dagli edifici del sito. Diversamente dalle città infatti, in questo tipo di insediamenti le necropoli potevano anche essere in qualche modo frammiste all’abitato. Considerate le dimensioni della lastra dobbiamo immaginare una necropoli costituita da tombe monumentali. Questa ipotesi è avvalorata anche da alcuni ritrovamenti fatti nel passato, in particolare di un grande sarcofago in marmo, attualmente esposto al Centro Turistico Culturale di San Basilio e ritrovato negli anni ’80 non lontano dal punto di ritrovamento dell’iscrizione.
“L’iscrizione ritrovata nel 2023 – conclude Previato – sarà presto visibile e visitabile da parte del pubblico perché in settembre (dal 5 settembre 2026, ndr) verrà esposta al Centro Turistico Culturale, dopo essere stata restaurata grazie al contributo del Rotary Club Porto Viro”.
PROGRAMMA. Sabato 5 settembre 2026, alle 10.30, al Centro Turistico Culturale di San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro), accoglienza degli invitati; 10.45, saluti istituzionali con Luisa Beltrame (sindaco di Ariano nel Polesine), Giovanna Falezza (soprintendenza ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza) e Maura Rocchi (presidente Rotary Club Porto Viro – Delta Po). Alle 11, gli interventi di approfondimento a cura della prof.ssa Caterina Previato (università di Padova), del prof. Alfredo Buonopane (università di Verona) e del laboratorio di restauro Ar.Co. Sas. A seguire, aperitivo nella sala eventi della Tenuta Forzello a cura dei Gustabili.
Locri (RC). Al museo Archeologico nazionale presentazione del libro “Aristocratici servitori. Corrispondenze tra nobiluomini del Regno di Napoli e la Corte medicea in età spagnola (Secoli XVI-XVII)” di Roberto Fuda, terzo appuntamento della terza edizione di “Un caffè… storicamente corretto” a cura di Elena Trunfio e Marilisa Morrone

Dopo la pausa estiva, terzo appuntamento della terza edizione di “Un caffè… storicamente corretto”, la rassegna ideata e curata dalla direttrice del museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri, Elena Trunfio, e dalla presidente del Circolo di Studi Storici “Le Calabrie”, Marilisa Morrone, col patrocinio dei Comuni di Locri e Portigliola e dalla Deputazione di Storia Patria per la Calabria: dal 18 giugno al 21 novembre 2026, cinque appuntamenti dedicati alla storia, all’archeologia e alla valorizzazione del patrimonio culturale calabrese attraverso il dialogo con studiosi e autori. Giovedì 3 settembre 2026, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri, presentazione del libro “Aristocratici servitori. Corrispondenze tra nobiluomini del Regno di Napoli e la Corte medicea in età spagnola (Secoli XVI-XVII)” di Roberto Fuda, archivista di Stato (edizioni Corab). Introducono Elena Trunfio e Marilisa Morrone, e Luigi Franco, direttore editoriale di Rubettino editore. Discute con l’autore Giulio Sodano, ordinario di Storia moderna, e direttore del dipartimento di Lettere e Beni culturali dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”.
Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale per Estate al MarRC il concerto “Dialoghi sonori” con il J’oòutamà Trio, a cura della Fondazione Horcynus Orca

L’Estate al MArRC si avvia verso il gran finale con una serata in musica che attraversa il Mediterraneo e oltre, a cura della Fondazione Horcynus Orca. Giovedì 3 settembre 2026, alle 21, sulla Terrazza del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, che per l’occasione sarà aperto dalle 20 alle 24 (ultimo ingresso 23.30), il concerto “Dialoghi sonori” con il J’oòutamà Trio, formazione nata nel 2004 dall’incontro tra la sensibilità classica dell’arpista Silvana Urso e le radici etniche del polistrumentista Carmelo Geraci, in questa occasione arricchita dalla partecipazione del violinista Gianandrea Caruso. “Dialoghi sonori” è un viaggio che intreccia arpa, organetto e violino tra le melodie della tradizione irlandese, le atmosfere mediorientali e klezmer, il folk europeo e mediterraneo. Il nome J’oòutamà non ha un significato letterale: è un onomatopeismo che nel suono stesso richiama il vibrare dell’arpa e il respiro del mantice, un invito all’ascolto puro prima ancora che alla spiegazione. Un concerto in cui le differenze di età, formazione, strumenti e cultura musicale diventano la vera forza creativa dell’ensemble. Biglietto serale ridotto: 5 euro (comprensivo di visita al Museo e partecipazione al concerto). Accesso all’evento senza prenotazione, fino a esaurimento posti.
Un libro al giorno. “Cesare. La conquista dell’eternità” di Alberto Angela che prende spunto dal De bello Gallico per trascinare il lettore in un’avventura senza pari

È uscito per i tipi di Mondadori il libro “Cesare. La conquista dell’eternità” di Alberto Angela. Immaginate di partire assieme a Giulio Cesare e alle sue legioni. È il 58 a.C., la Gallia è una terra lontana, abitata da popolazioni bellicose, mai dome, che hanno già inflitto dolorose sconfitte ai Romani. Ma è anche una terra ricca e prospera. Giulio Cesare vuole conquistarla, per sé e per Roma, e per farlo è disposto ad affrontare ogni avversità: estenuanti marce nella neve e battaglie sanguinose, intrighi di palazzo e tradimenti, ponti da costruire e flotte da creare da zero, foreste che si dicono stregate e santuari con scheletri decapitati. Sarà un viaggio avventuroso e pieno di scoperte, che Cesare guiderà con il coraggio e la curiosità di Ulisse. Ma sarà anche un viaggio interiore, a fianco di un uomo implacabile e geniale, carismatico e instancabile, eppure non privo di dubbi e paure recondite. Un condottiero con i suoi lati oscuri e violenti, ma anche un fine pensatore e un grande scrittore, che ama con passione, tradisce ed è tradito, che è fidanzato, marito, padre, amante, vedovo, eterosessuale, bisessuale… E sullo sfondo del racconto, a completare il vasto affresco di quell’epoca cruciale per il destino di Roma e dell’Europa, ecco comparire Cicerone e Catullo, Cleopatra e Marco Antonio, Crasso e Pompeo, Calpurnia, la dolce moglie di Cesare, e Giulia, la sua amata figlia. Alberto Angela torna in libreria con un’opera unica e grandiosa, che prende spunto dal De bello Gallico per trascinare il lettore in un’avventura senza pari. Le pagine si susseguono con il ritmo e le atmosfere dei film e delle serie tv più avvincenti, e al tempo stesso arricchiscono il lettore di scoperte, curiosità e riflessioni sul mondo romano. Le ricostruzioni dei volti, delle scene di battaglia e di vita quotidiana, realizzate grazie al supporto dell’intelligenza artificiale, consentono inoltre di rivedere, come fossero attuali, fotogrammi di vita andati perduti. Tutto concorre a farci immergere nella Storia come raramente un libro era riuscito prima, permettendoci di sentirla così vicina e così viva.
Roma. Da settembre al museo nazionale Romano riparte “Il mercoledì al Museo”, la rassegna del museo nazionale Romano che trasforma il mercoledì nel giorno dedicato al racconto al pubblico delle ricerche, le attività e gli studi condotti dal Museo

A settembre 2026 riparte “Il mercoledì al Museo”, la rassegna del museo nazionale Romano che trasforma il mercoledì nel giorno dedicato al racconto al pubblico delle ricerche, le attività e gli studi condotti dal Museo. E quest’anno la rassegna sarà arricchita da un nuovo ciclo: Il Museo che nasce. Ecco le quattro sezioni.

Il Museo che nasce. Analisi e riflessioni storiche, critica e metodologica sulla relazione tra spazio e collezioni nella prima età moderna (XV-XVIII secolo), a cura di Francesca Mattei e Federica Rinaldi.

Il Museo tra le righe. Studi e ricerche tra gli archivi e le raccolte del museo nazionale Romano, a cura di Giulia Cirenei e Antonella Ferraro.

Il Museo si trasforma. Presentazione e condivisione dei grandi cantieri e lavori del progetto URBS, Dalla città alla campagna romana, coordinato da Federica Rinaldi e Saveria Petillo.

Il Museo che legge. Presentazione di pubblicazioni legate al patrimonio archeologico del museo nazionale Romano, a cura di Antonella Ferraro, Maria Letizia Caldelli e Giulia Cirenei in collaborazione con Terra Italia onlus
Un libro al giorno. “Plants and Humans in the Ancient Near East. Roots of Multispecies Connections / Piante e esseri umani nell’antico Vicino Oriente. Radici delle connessioni multispecie” a cura di Silvana Di Paolo e Gioele Zisa, con un approccio multidisciplinare che integra archeologia, filologia, archeobotanica e storia delle religioni

È uscito per i tipi di Zaphon editore il libro “Plants and Humans in the Ancient Near East. Roots of Multispecies Connections / Piante e esseri umani nell’antico Vicino Oriente. Radici delle connessioni multispecie” a cura di Silvana Di Paolo e Gioele Zisa. Questo libro esplora il ruolo delle piante nel Vicino Oriente antico attraverso un approccio multidisciplinare che integra archeologia, filologia, archeobotanica e storia delle religioni. Esamina l’importanza delle specie vegetali non solo come risorse economiche e alimentari (ruolo passivo), ma anche come elementi fondamentali nella co-produzione dello spazio con gli esseri umani per forgiare sistemi simbolici, pratiche religiose e rappresentazioni artistiche. Analizzando attentamente fonti testuali, prove archeologiche e iconografiche e resti archeobotanici, questo volume presenta studi di casi selezionati sulle interazioni tra le società umane e il mondo vegetale della regione. Negli ultimi anni, l’interesse accademico per le piante nel contesto del Vicino Oriente antico è cresciuto significativamente, in linea con lo sviluppo delle discipline umanistiche ambientali e l’emergere degli studi critici sulle piante. Questa prospettiva teorica e metodologica in evoluzione costituisce il fulcro di due iniziative di ricerca: il progetto BioANE (Biodiversità nell’Antico Vicino Oriente), diretto da Silvana Di Paolo (Cnr-Ispc) e Gioele Zisa (Sapienza università Roma), e il progetto PLANET (Piante nei testi antichi del Vicino Oriente), coordinato da Gioele Zisa. Questo volume si colloca all’incrocio di questi due progetti, offrendo nuove intuizioni su come le culture dell’antico Vicino Oriente percepissero, utilizzassero e rappresentassero le piante. Ma non solo: gli studi raccolti mettono in luce la complessità di queste relazioni, mettendo in discussione le prospettive antropocentriche e proponendo un’interpretazione che riconosce le piante come partecipanti attivi nella storia culturale e ambientale della regione. Esplorando le complesse relazioni tra esseri umani e piante nell’antico Vicino Oriente, questo libro mette in discussione le prospettive antropocentriche e mette in luce l’opera degli esseri vegetali nel plasmare i paesaggi culturali, religiosi ed economici. Così facendo, contribuisce a un crescente discorso accademico che ridefinisce la nostra comprensione del mondo naturale come partecipante attivo ai processi storici, spingendoci a ripensare i confini tra natura e cultura.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale tornano i “Pomeriggi dell’Archeologico” che spaziano dall’Antico Egitto al Medioevo: ecco il programma da settembre a dicembre

Da settembre a grande richiesta riprendono al museo Archeologico nazionale di Firenze i “Pomeriggi dell’Archeologico”. Insieme a prestigiosi relatori e relatrici, verranno affrontati i temi più svariati spaziando dall’Antico Egitto al Medioevo, perché tante sono le anime dell’archeologia e del MAF. Si tratteranno pratiche della vita quotidiana, di ideologia funeraria, di storia dell’archeologia, di tutela del patrimonio durante le emergenze e di molto altro. Ecco l’elenco degli incontri in programma fino a dicembre 2026. Ingresso gratuito esclusivamente su prenotazione. Per informazioni: man-fi@cultura.gov.it, 055-2357717.
PROGRAMMA. 10 settembre 2026, “L’arte di illuminare presso gli Etruschi” con Vittorio Mascelli (musei Vaticani); 24 settembre 2026, “Non solo un affare di mummie: alle origini dell’Egittologia in Toscana” con Daniela Picchi (museo civico Archeologico di Bologna); 8 ottobre 2026, “La riscoperta della città medievale di Tusculum (Monte Porzio Catone): quando storia e archeologia da sorelle gelose si trasformano in alleate preziose per la ricerca” con Valeria Beolchini (EEHAR-CSIC); 19 novembre 2026, “La museruola di Kroton. Equipaggiamento equino e arte della cavalleria presso gli antichi Greci” con Gregorio Aversa (MAF); 26 novembre 2026, “Costantino e la Basilica di San Pietro in Vaticano” con Paolo Liverani (università di Firenze); 10 dicembre 2026, “Archeologia nel cratere del sisma. Tra ricostruzione, tutela e valorizzazione. Il caso della basilica di San Benedetto di Norcia” con Claudia Cenci (soprintendente), Gabriella Sabatini (MAF), Marco Cruciani (SABAP Umbria).






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