Roma. A Palazzo Massimo quarto appuntamento del ciclo di conferenze “Il Museo tra le righe. Studi e ricerche tra gli archivi e le raccolte del Museo Nazionale Romano”: ecco il programma
Mercoledì 6 maggio 2026, alle 17, a Palazzo Massimo a Roma, quarto appuntamento del ciclo di conferenze “Il Museo tra le righe. Studi e ricerche tra gli archivi e le raccolte del Museo Nazionale Romano” a cura di Giulia Cirenei e Antonella Ferraro promosso dal museo nazionale Romano. Dedicato agli studi e alle ricerche che hanno per oggetto o punto di partenza i reperti, la documentazione e le collezioni del Museo, il ciclo ha come obiettivo quello di far conoscere al pubblico, oltre alle opere esposte, anche il continuo dialogo e confronto del Museo con la comunità scientifica. Il 6 maggio 2026, alle 17, nella sala conferenze di Palazzo Massimo, la direttrice del museo nazionale Romano Federica Rinaldi introduce e modera i contributi “Le lastre Campana del Museo Nazionale Romano: dai documenti d’archivio alla raccolta archeologica” di Agnese Pergola, Giulia Severini, Giulia D’Angelo, e “Un sepolcro perduto della via Cassia” di Luca Zizi.
Ponti dal 25 aprile al ponte del 1° maggio (con #domenicalmuseo): 1,4 milioni i visitatori registrati in musei, parchi archeologici e altri luoghi della cultura statali (+9% rispetto al 2025). Sul podio della classifica assoluta al primo posto il Colosseo (con 46.598 + 79.245: 125.843 ingressi), seguito dal Foro Romano e Palatino (37.707 + 63.823: 101.530 ingressi) e dall’area archeologica di Pompei (29.185 + 54.172: 83.357 ingressi)


Straordinaria partecipazione nei luoghi della cultura statali dal 25 aprile al ponte del 1° maggio 2026. Quasi 1,4 milioni i visitatori registrati in musei, parchi archeologici e siti culturali su tutto il territorio nazionale. Il risultato evidenzia come i weekend festivi rappresentino un’occasione privilegiata di accesso al patrimonio culturale, favorendo una fruizione diffusa e partecipata, anche grazie alle aperture straordinarie e alle iniziative promosse su scala nazionale. Il dato conferma il forte interesse per l’offerta culturale italiana e l’efficacia delle iniziative di valorizzazione e promozione, in conformità con le linee strategiche indicate dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli. In particolare, il 25 aprile 2026 si sono registrati 320.879 ingressi; il 1° maggio 2026, 249.431; e la “Domenica al museo” del 3 maggio 2026 ha fatto segnare 372.790 ingressi. Complessivamente, il 25 e 26 aprile 2026 si contano 542.986 visitatori. Nel ponte del 1° maggio (1–3 maggio 2026) gli accessi sono stati 870.241. Nella classifica assoluta al primo posto il Colosseo (con 46.598 + 79.245: 125.843 ingressi), seguito dal Foro Romano e Palatino (37.707 + 63.823: 101.530 ingressi) e dall’area archeologica di Pompei (29.185 + 54.172: 83.357 ingressi) che torna sul podio.

Al parco archeologico di Erciolano più di 16mila visitatori nei ponti del 25 aprile e 1° maggio 2026 (foto paerco)
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici per il fine settimana del 25 aprile. Colosseo. Anfiteatro Flavio 46.598 ingressi; Foro Romano e Palatino 37.707; area archeologica di Pompei 29.185; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 26.363; museo Archeologico nazionale di Napoli 6.185; parco archeologico di Ercolano 6.055; museo e area archeologica di Paestum 5.580; Terme di Caracalla 4.993; Villa Adriana 4.910; area archeologica di Ostia antica 3.683; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 2.553; Terme di Diocleziano 2.416; museo Archeologico nazionale di Taranto 2.201; Complesso monumentale della Pilotta 1.993; museo Archeologico di Venezia 1.936; Villa della Regina 1.799; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 1. 654; museo Archeologico nazionale del Melfese “Massimo Pallottino” e Castello svevo di Melfi 1.640; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 1.581; Palazzo Massimo 1.486; Museo di Palazzo Grimani 1.480; parco archeologico di Siponto 1.172; Palazzo Altemps 1.168; museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” e parco archeologico di Venosa 1.059; anfiteatro campano – Santa Maria Capua Vetere 1.040.
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici per il fine settimana del 1° maggio. Colosseo. Anfiteatro Flavio 79.245; Foro Romano e Palatino 63.823; area archeologica di Pompei 54.172; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 41.044; museo e area archeologica di Paestum 10.818; parco archeologico di Ercolano 10.485; museo Archeologico nazionale di Napoli 9.572; Terme di Caracalla 8.696; Villa Adriana 7.589; Grotte di Catullo e museo Archeologico di Sirmione 7.351; area archeologica di Ostia antica 6.907; museo Archeologico di Venezia 5.632; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 5.269; Terme di Diocleziano 4.674; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 3.381; museo dell’arte salvata 3.329; museo Archeologico nazionale del Melfese “Massimo Pallottino” e Castello svevo di Melfi 3.286; Villa della Regina 3.112; Palazzo Massimo 2.804; museo Archeologico nazionale di Taranto 2.596; Palazzo Altemps 2.315; museo Archeologico nazionale di Sperlonga e Villa di Tiberio 2.236; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 2.127; museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” e parco archeologico di Venosa 2.051; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 1.637; museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia 1.502; Museo di Palazzo Grimani 1.487; museo Archeologico nazionale di Aquileia 1.353; parco archeologico di Cuma 1.352; mausoleo di Cecilia Metella e Chiesa di San Nicola 1.313; area archeologica del Teatro romano di Benevento 1.260; Anfiteatro e Teatro Romano di Lecce 1.249; Ostia antica – Castello Giulio II 1.197; Anfiteatro Flavio di Pozzuoli 1.182; Villa dei Quintili e Santa Maria Nova 1.031.
Torino. Grazie al contributo della Fondazione CRT è nato ME-Scripta, il centro di ricerca del museo Egizio di Torino dedicato allo studio, al restauro e alla digitalizzazione delle fonti scritte dell’Antico Egitto e dei suoi supporti dai papiri agli ostraca, fino alle legature copte
È nato ME-Scripta, il centro di ricerca del museo Egizio di Torino dedicato allo studio, al restauro e alla digitalizzazione delle fonti scritte dell’Antico Egitto e dei suoi supporti dai papiri agli ostraca, fino alle legature copte. Tra i più rilevanti progetti a livello internazionale in questo ambito, ME-Scripta è reso possibile grazie a un investimento di circa 3 milioni di euro da parte della Fondazione CRT, principale sostenitore dell’iniziativa. La Fondazione CRT, socio fondatore della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, accompagna da oltre vent’anni lo sviluppo del museo Egizio contribuendo alla sua valorizzazione e trasformazione. ME-Scripta nasce come progetto interno al Museo, con una propria struttura scientifica e operativa.

Susanne Töpfer, curatrice responsabile della collezione papirologica del museo Egizio, con Andrea Fanciulli, dottorando a Liegi (foto museo egizio)
Diretto da Susanne Töpfer, curatrice responsabile della collezione papirologica del museo Egizio, il centro impiega 2 curatori, 3 collaboratori, un’apprendista e un data manager. Istituzione di riferimento internazionale per l’egittologia, il museo Egizio da anni è impegnato sul fronte della ricerca. Con ME-Scripta, questa vocazione si arricchisce di un nuovo capitolo: un programma sistematico e di lungo periodo interamente dedicato a una delle più significative collezioni di papiri al mondo, composta da circa mille manoscritti, interi o riassemblati, e oltre 30mila frammenti, che documentano più di 3000 anni di cultura materiale scritta, in 7 scritture e 8 lingue. Un patrimonio di straordinaria ricchezza, ancora in parte da studiare, valorizzare e restituire al pubblico e alla comunità scientifica.

La presentazione del centro di ricerca ME-Scripta al museo Egizio di Torino: da sinistra, Anna Maria Poggi (Crt), Gianluca Cuniberti (UniTo), Susanne Töpfer (museo Egizio), Evelina Christillin (museo Egizio), e a destra, il direttore Christian Greco (foto museo egizio)
“Duecento anni dopo la fondazione”, dichiara la presidente del museo Egizio, Evelina Christillin, “il Museo si concentra sempre più sulla ricerca. Nell’Ottocento l’arrivo delle collezioni segnò l’inizio della nostra istituzione e rese Torino un punto di riferimento internazionale per lo studio dell’Egitto antico. Il Novecento portò l’avvio della grande stagione di scavi ed oggi, grazie alla generosità e lungimiranza della Fondazione CRT, parte un progetto decennale che pone al centro lo studio dei papiri e degli ostraka. L’obiettivo è quello di pubblicare il materiale, elaborare edizioni critiche e continuare nella formazione delle nuove generazioni. La nostra ambizione è quella di divenire un centro internazionale di riferimento per lo studio della scrittura ieratica”. E la Presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi: “Oggi segniamo un passo significativo per la città e per il Paese: la nascita del centro ME-Scripta che unisce storia, cultura, tecnologia e ricerca. Un polo di eccellenza nella ricerca scientifica e nello studio di un patrimonio di valore inestimabile, reso possibile da una collaborazione pubblico-privata ormai consolidata tra Museo Egizio e Fondazione CRT. Si tratta di un progetto con una visione pluriennale, che si inserisce tra le linee strategiche individuate dalla Fondazione CRT nel Documento Programmatico Pluriennale 2026-2028, e sul quale saranno investite risorse significative. Un investimento strategico che mira non solo a conservare, valorizzare, rendere accessibile alla comunità scientifica e alla collettività un patrimonio straordinario della storia dell’Antico Egitto, che è anche parte della nostra storia, ma anche a rafforzare il ruolo di Torino come punto di riferimento internazionale per l’innovazione culturale e la ricerca, ambiti su cui siamo da sempre fortemente impegnati”.
Una visione di lungo periodo. Studiare, analizzare e rendere accessibile alla comunità scientifica e al pubblico le fonti scritte dell’Antico Egitto, nell’ambito di un programma di ricerca attivo, aperto a partnership accademiche e istituzionali: è questo l’obiettivo principale di ME-Scripta. Filologia e analisi multispettrali, papirologia e informatica: ME-Scripta nasce dall’incontro tra discipline umanistiche e scientifiche. Il centro inoltre integra ricerca filologica, restauro avanzato e innovazione digitale in un unico luogo, con l’obiettivo di produrre nuova conoscenza e renderla accessibile, non solo alla comunità scientifica internazionale.
Tre i filoni di ricerca. Il programma scientifico si articola in tre macro-progetti complementari, ciascuno dedicato a una diversa categoria di materiale scritto, con interlocutori e partner scientifici che vanno dall’Università di Torino all’IFAO del Cairo. Il primo macro-progetto è focalizzato su papiri e filologia, comprende il riassemblaggio e lo studio del cartonnage di Assiut, testi fiscali, economici e letterari del III-II secolo a.C., preziosi per la storia amministrativa dell’Egitto tolemaico – e l’edizione critica di circa 25 manoscritti demotici inediti provenienti da Gebelein, che documentano la vita dei templi, le proprietà fondiarie e gli archivi sacerdotali dell’epoca. Particolare rilievo hanno due filoni: uno studio pionieristico sul ruolo delle donne nel Libro dei Morti, con un’analisi sistematica dei rotoli funerari femminili tra iconografia e funzione religiosa; e un nuovo intervento sul celebre Libro dei Morti di Kha, il rotolo del XV secolo a.C. che sarà oggetto di restauro avanzato, imaging multispettrale e nuova edizione critica. Completa il quadro ECHiMaP, progetto dedicato allo sviluppo di metodologie innovative per rimuovere supporti e adesivi non conservativi applicati in restauri storici su papiri.
Il secondo macro-progetto si concentra sugli ostraca, le schegge di pietra calcarea e i cocci di ceramica che costituivano i supporti su cui scrivevano e disegnavano gli antichi egizi. Gli ostraca demotici da Pathyris (Gebelein) restituiranno informazioni sulla mobilità sociale e sui sistemi fiscali del II secolo a.C., mentre i 560 frammenti ieratici provenienti da Deir el-Medina – il villaggio delle maestranze delle tombe reali nella Valle dei Re – saranno restaurati e pubblicati in un’edizione sistematica. Questo filone prevede anche un collegamento con l’Institut Français d’Archéologie Orientale (IFAO) del Cairo, per reperti frammentari in parte conservati a Torino e in parte al Cairo.
Il terzo macro-progetto, RE-BIND, affronta il restauro e lo studio di diciassette legature copte delle collezioni del Museo, manufatti che racchiudono strati di cuoio, papiro e cartonnage databili tra il VII e l’VIII secolo. Attraverso tecnologie come la spettroscopia FT-IR, la microtomografia a raggi X (µ-CT), l’imaging 3D e la tecnica RTI, sarà possibile ricostruire i volumi nella loro forma originaria e restituirli al contesto monastico di provenienza.
Una piattaforma digitale per 3.000 anni di scrittura egiziana. A coronamento del programma, ME-Scripta prevede entro il 2034 il lancio di una piattaforma digitale integrata, che estenderà l’attuale piattaforma digitale online TPOP, un database dedicato ai papiri, anche agli ostraca, alle pergamene e legature in un unico ambiente di ricerca online. Con immagini in formato IIIF, trascrizioni digitali e collegamenti alle principali banche dati internazionali, la piattaforma sarà la prima risorsa al mondo dedicata in modo sistematico alla scrittura egizia attraverso 3.000 anni di storia.

Il museo Egizio di Torino si avvale dell’apporto di qualificati restauratori internazionali, come Eva Menei da Parigi (foto museo egizio)
Ricadute per Torino e il Piemonte. ME-Scripta avrà effetti diretti e misurabili sul territorio. Il progetto l’impiego di ricercatori postdoc, restauratori, informatici. Si stima che in 9 anni oltre 150 professionisti accederanno a programmi di formazione, tra summer school internazionali, tirocini, workshop tecnici su imaging multispettrale, TEI-XML e restauro avanzato.
Didattica, divulgazione e servizi educativi. ME-Scripta non è solo un centro di ricerca: è anche uno strumento di trasmissione della conoscenza. Il programma prevede la produzione di contenuti didattici bilingui (italiano e inglese) destinati a scuole e università, insieme a percorsi educativi strutturati per gli istituti scolastici piemontesi. Laboratori aperti, workshop, giornate di studio e attività con docenti e studenti renderanno il centro un luogo vivo, capace di dialogare con il territorio. La ricerca diventerà esperienza accessibile attraverso mostre digitali e fisiche concepite per un pubblico ampio. La piattaforma ME-Scripta – con le sue immagini in formato IIIF e le trascrizioni ricercabili – funzionerà come risorsa educativa globale, messa a disposizione di chiunque voglia avvicinarsi alla scrittura dell’Antico Egitto: studenti, insegnanti o semplici appassionati. ME-Scripta rafforzerà così la didattica museale del museo Egizio, arricchendone l’offerta formativa.
Verona. Al museo civico di Storia naturale la conferenza “Agricoltura e allevamento nell’età del Bronzo alpina” col prof. Umberto Tecchiati (università di Milano), promossa dall’associazione Naturalisti veronesi con I-Muv
Martedì 5 maggio 2026, alle 17.30, nella sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo civico di Storia naturale di Verona, la conferenza “Agricoltura e allevamento nell’età del Bronzo alpina” col prof. Umberto Tecchiati (università di Milano), promossa dall’associazione Naturalisti veronesi in collaborazione con i musei civici di Verona. L’accesso è libero, fino ad esaurimento dei posti disponibili. L’intervento affronta il tema delle pratiche agricole e zootecniche nell’arco alpino durante l’età del Bronzo, con particolare riferimento al territorio del Trentino-Alto Adige. Attraverso alcuni casi di studio significativi, basati su dati archeologici, archeobotanici e archeozoologici, vengono analizzate le strategie di sfruttamento delle risorse ambientali adottate dalle comunità protostoriche. L’attenzione è rivolta all’organizzazione economica degli insediamenti, alla gestione degli animali domestici e alla coltivazione dei cereali, nonché al ruolo di tali attività nella costruzione del paesaggio alpino. I risultati contribuiscono a una migliore comprensione delle modalità di adattamento umano a un ambiente di montagna e delle dinamiche socio-economiche che caratterizzano la protostoria alpina.
Umberto Tecchiati è professore associato di Preistoria ed Ecologia preistorica al dipartimento di Beni culturali e ambientali all’università di Milano. Archeologo della preistoria, è specialista di archeologia alpina e archeozoologia, ambiti nei quali ha sviluppato un approccio fortemente interdisciplinare. Le sue ricerche si concentrano sullo studio delle società preistoriche e protostoriche dell’Italia settentrionale, con particolare attenzione al rapporto tra comunità umane, ambiente e risorse.
Afragola (Na). Al Palazzo Comunale presentazione di “Riscopriamo Afragola”, il protocollo d’intesa tra la soprintendenza e il Comune per la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e archeologico del territorio. Ecco il programma
Martedì 5 maggio 2026, alle 1630, nel Salone Moriani del Palazzo Comunale di Afragola (Na), sarà presentato “Riscopriamo Afragola”, il protocollo d’intesa tra la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli e il Comune di Afragola, finalizzato alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e archeologico del territorio. L’accordo nasce dalla volontà condivisa di rafforzare la collaborazione istituzionale per la tutela, la promozione e la fruizione dei beni culturali locali. Il territorio di Afragola, interessato negli ultimi anni da importanti rinvenimenti archeologici, si configura oggi come un contesto strategico per lo sviluppo di nuove politiche culturali integrate. Il Protocollo definisce un quadro organico di interventi che comprendono attività di conservazione, ricerca, valorizzazione e promozione, con l’obiettivo di restituire alla comunità un patrimonio spesso poco conosciuto ma di grande rilevanza storica. Tra le azioni previste: programmi di manutenzione e tutela dei siti archeologici, iniziative espositive e divulgative, attività educative rivolte alle scuole, nonché lo sviluppo di progetti di ricerca e collaborazioni con università e soggetti del territorio. Particolare rilievo assume la prospettiva della realizzazione di un museo/deposito e di un polo di studio e ricerca presso il Palazzo Comunale, insieme all’allestimento di una mostra temporanea dedicata ai reperti rinvenuti nel territorio afragolese.

Paola Ricciardi, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli (foto mic)
Il programma. Dopo i saluti istituzionali del commissario straordinario del Comune di Afragola, Fernando Mone, e della soprintendente ABAP per l’area metropolitana di Napoli, Paola Ricciardi, intervengono Daniele De Simone, funzionario archeologo della SABAP NA-MET, su “I reperti archeologici rinvenuti ad Afragola: quale futuro?”, e Salvatore Salzano, presidente nazionale del Movimento Culturale Ideelibere, su “Dal museo civico agli itinerari diffusi: tutela e valorizzazione del patrimonio culturale locale come fondamenti di una nuova strategia di rigenerazione urbana”. “Questo Protocollo”, dichiara la soprintendente Paola Ricciardi, “rappresenta un passaggio concreto verso una nuova idea di tutela, capace di tenere insieme conoscenza, responsabilità istituzionale e partecipazione delle comunità. Afragola non è solo un luogo di rinvenimenti archeologici, ma un territorio che può ritrovare, attraverso la cultura, una propria narrazione condivisa. Il nostro impegno è quello di trasformare le tracce del passato in strumenti vivi di crescita, consapevolezza e sviluppo, costruendo un dialogo continuo tra ricerca scientifica e vita quotidiana”. L’iniziativa rappresenta un primo momento pubblico di condivisione di un percorso istituzionale che mira a costruire, attraverso la cultura, nuove opportunità di crescita e consapevolezza per il territorio. Ingresso libero fino a esaurimento posti.
Napoli. A Palazzo Gravina presentazione del libro “MANN. Architettura, storie, restauro” a cura di Bianca Gioia Marino
Martedì 5 maggio 2026, alle 15.30, nell’aula magna di Palazzo Gravina in via Monteoliveto 3 a Napoli, sede del dipartimento di Architettura dell’università “Federico II”, presentazione del libro “MANN. Architettura, storie, restauro” a cura di Bianca Gioia Marino (Paparo edizioni, 2024), che accoglie gli esiti e le attività di studio e di terza missione maturate nell’ambito di una indagine interdisciplinare che ha coinvolto diversi dipartimenti dell’Ateneo federiciano, di Suor Orsola Benincasa, istituti di ricerca come il CNR IRISS e ITC, in cooperazione con il museo Archeologico nazionale di Napoli (Mann). Relazionano Cettina Lenza, prof. ordinario di Storia dell’Architettura, università della Campania “Luigi Vanvitelli”; Andrea Mazzucchi, prof. ordinario di Filologia letteratura italiana, direttore dipartimento di Studi umanistici dell’università di Napoli “Federico II”; Renata Picone, prof. ordinario di Restauro. dipartimento di Architettura, università di Napoli “Federico II”; Francesco Sirano, direttore museo Archeologico nazionale di Napoli. Modera Alessandro Castagnaro, presidente ANIAI, vicedirettore DiARC università di Napoli “Federico II”. Saranno presenti la curatrice e gli autori. L’iniziativa è stata patrocinata da SIRA – Società Italiana per il Restauro dell’Architettura.
MANN. Architettura, storie, restauro. L’edificio del Mann, registro materiale di molteplici trasformazioni culturali e testimone di avvicendamenti che hanno segnato la storia urbana e sociale della città di Napoli, ha orientato uno studio a più dimensioni riguardo a diversi ambiti tematico-interpretativi, come l’edificio nelle sue componenti materiche e strutturali nonché storiche, il complesso di relazioni urbane e storico-sociali che hanno contribuito, nel corso del tempo, a stratificare l’identità dell’edificio museale. L’obiettivo della ricerca MAN.TRA – grazie a una convenzione tra il dipartimento di Architettura (DiARC) dell’università di Napoli “Federico II” e il museo Archeologico nazionale di Napoli – è stato uno studio multidimensionale di un edificio che, prima sede pubblica dell’università di “Federico II”. Studium fondato e voluto a Napoli, nel 1224, da Federico II di Svevia per formare la classe dirigente dello Stato, fu poi, dopo alterne vicende, destinato a funzione museale.
Venezia. Alla Scuola Grande di San Teodoro presentazione del libro “La prima Venezia. Il racconto delle origini” di Mario Defina, primo appuntamento del ciclo di “Incontri con gli autori” promosso dall’associazione La Carta di Altino
Per il ciclo di “Incontri con gli autori” promosso dall’associazione La Carta di Altino, lunedì 4 maggio 2026, primo appuntamento dell’anno con Mario Defina che presenta il suo libro “La prima Venezia. Il racconto delle origini” (Edizioni Supernova). Appuntamento alle 17, alla Scuola Grande di San Teodoro a Venezia, San Salvador 4810 – zona Rialto, che ha ospitato l’ultima edizione della mostra “Altino-Prima di Venezia”. Protagonisti dell’incontro due figure chiave della storia associativa de “La Carta di Altino”: Mario Defina, uno dei soci fondatori, ed Enrico Cerni, che ha guidato l’associazione per lungo tempo come presidente.
La prima Venezia. Il racconto delle origini. La prima Venezia esplora le storie, le tradizioni, le leggende, le molte e spesso contraddittorie narrazioni sulle origini di Venezia. Aperto e concluso da brevi racconti, il saggio indaga l’alterità della città dei dogi, il suo rapporto problematico con l’acqua e con la terra e la relazione fra il primo capoluogo lagunare, Altino, e la Venezia dogale. Dai Troiani agli Unni, dai Bizantini ai Longobardi, fino al confronto aspro con i Franchi, i racconti delle origini parlano di fughe in Laguna, visioni celesti, assedi grotteschi, incendi domati per miracolo e atti di nascita falsificati. Nel momento in cui la memoria della prima Venezia tende a farsi evanescente, il libro propone una rilettura delle fonti antiche e delle cronache medievali, e riporta al centro testimonianze spesso trascurate o marginalizzate ma importanti. L’analisi incontra acque simboliche e mesopotamie venete, cattedrali nel deserto e malaria, porti interrati, marmi trafugati e capoluoghi migranti.
Roma. Alla fondazione Besso, in presenza e on line, al via “Lezioni di archeologia. Laocoonte, Sperlonga e Rodi” del prof. Filippo Coarelli promosse dall’associazione Ranuccio Bianchi Bendinelli: quattro incontri sulla celebre scultura di epoca ellenistica descritta da Plinio il Vecchio come il capolavoro di scultura di Rodi
Il primo incontro è già completo a conferma del successo delle “Lezioni di archeologia” del prof. Filippo Coarelli promosse dall’associazione Ranuccio Bianchi Bendinelli In collaborazione con la Fondazione Marco Besso, con il patrocinio dell’AIAC-Associazione internazionale di Archeologia classica. Ma c’è la possibilità di partecipare agli eventi in presenza prenotazione obbligatoria sui link diretta streaming su www.fondazionemarcobesso.net//eventi. Il tema di quest’anno è “Laocoonte, Sperlonga e Rodi”: quattro straordinarie lezioni di Archeologia di Filippo Coarelli sulla celebre scultura di epoca ellenistica descritta da Plinio il Vecchio come il capolavoro di scultura di Rodi. Ecco il programma. Gli incontri alla Fondazione Marco Besso ETS in largo di Torre Argentina 11 a Roma. Lunedì 4 maggio 2026, alle 17, “Plinio il Giovane e la scoperta del Laocoonte”; lunedì 11 maggio 2026, alle 17, “Sperlonga: la villa, la grotta, il programma decorativo”, Prenotazioni; lunedì 18 maggio 2026, alle 17, “I gruppi scultorei di Sperlonga: originali ellenistici della scuola rodia”, Prenotazioni; mercoledì 3 giugno 2026, alle 17, “Un altro capolavoro della scultura rodia: la Vittoria di Samotracia”, Prenotazioni.
Roma. Al dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza università al via il ciclo di seminari del prof. François Chausson, docente di Storia romana all’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne: ecco il programma
Lunedì 4 maggio 2026, alle 12, al dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza università di Roma, al via il ciclo di seminari del prof. François Chausson, docente di Storia romana all’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne, professore visitatore al dipartimento di Scienze dell’Antichità. Coordina la prof.ssa M.L. Caldelli. Si inizia dunque lunedì 4 maggio 2026, alle 12, in Aula III, con “Popoli gallici, terme padovane, concorsi greci, formaggio fatale: intorno ad Antonino Pio”; quindi mercoledì 6 maggio 2026, alle 12, in Aula Frugoni, con “Petrucci La dinastia antonina: le pratiche funerarie di un gruppo familiare tra storia familiare e storia politica (II-III secolo)”, lunedì 13 maggio 2026, alle 12, in Aula Frugoni, con “Petrucci Il sepulcrum di Adriano, la sua collocazione, i suoi occupanti nel II secolo”. Si chiude mercoledì 20 maggio 2026, alle 12, in Aula Frugoni, con “Petrucci Le ceneri di Geta”.
Giardini Naxos (Me). Terza edizione della Rievocazione Storica della Fondazione di Naxos promossa dal parco archeologico di Naxos Taormina
Naxos torna alle sue origini. Un approdo, un incontro, una storia che prende forma. Domenica 3 maggio 2026, alle 16, a Giardini Naxos, il parco archeologico di Naxos Taormina (Me) accoglie la Rievocazione Storica della Fondazione di Naxos, giunta alla sua terza edizione: regia e testi di Giovanni Bucolo, scenografie di Cristina Russo, costumi di Simona Gullotta, musiche dal vivo eseguite dal maestro liutaio Giuseppe Severini e dal percussionista Davide Campisi, danze curate da Ada Stagnitta. Parteciperanno gli studenti del Liceo linguistico Caminiti di Giardini Naxos e le delegazioni delle colonie greche di Akràgas e Kallìpolis. La Rievocazione Storica della Fondazione di Naxos celebra l’arrivo dei primi coloni greci guidati da Teocle, fondatori della prima colonia greca della Sicilia nel 734 a.C. L’evento nasce dalla sinergia tra Comune di Giardini Naxos, Pro Loco Giardini Naxos, Circolo Nautico Teocle con il patrocinio del parco archeologico di Naxos Taormina e la collaborazione della Rete Latitudini e dell’Archeoclub Naxos-Taormina-Valle Alcantara. Un racconto corale che restituisce vita all’arrivo dei coloni greci guidati da Teocle, nel 734 a.C., quando nasceva la prima colonia greca di Sicilia. Tra teatro, musica dal vivo e danza, il pubblico sarà accompagnato in un viaggio immersivo che attraversa il tempo e riscopre il legame profondo tra Naxos e le sue radici. Dallo sbarco sulla spiaggia antistante il Castello di Schisò fino al percorso all’interno del Parco, la storia si fa esperienza condivisa. Ingresso gratuito, prima domenica del mese.



















Commenti recenti