Asiago (Vi). Nella Sala della Reggenza il secondo dei due incontri su “Archeologia dell’Altopiano: dalla Preistoria all’Età del Ferro. Scoperte e antiche presenze tra le montagne dei Sette Comuni” con Michele Busato e Riccardo Mantoan

Per chi avesse perso la prima… Per chi è appena arrivato in Altopiano… Per chi vuole fare un ripasso… Venerdì 31 luglio 2026, alle 20.30, nella sala della Reggenza di Asiago (Vi), in piazza Stazione, il secondo dei due incontri su “Archeologia dell’Altopiano: dalla Preistoria all’Età del Ferro. Scoperte e antiche presenze tra le montagne dei Sette Comuni”. Un excursus dalla preistoria all’Età del Ferro e alla romanizzazione tenuto da Michele Busato, ispettore onorario Sabap e presidente del Gruppo Archeologico Alto Vicentino (GAAV), con Riccardo Mantoan, responsabile del museo Archeologico Sette Comuni e dell’area archeologica Bostel di Rotzo. Ingresso libero.
Aquileia (Ud). Nella quarta giornata dell’Aquileia Film Festival il film in prima mondiale “L’Impero assiro” con la conversazione “Dal Friuli al Kurdistan iracheno” con Daniele Morandi Bonacossi e Francesca Simi. Quindi la consegna del Premio Aquileia

Quarta giornata venerdì 31 luglio 2026 della XVII edizione dell’Aquileia Film Festival, la rassegna internazionale di cinema archeologico organizzata dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm.

Alle 21, in piazza Capitolo di Aquileia (Ud), apre la serata la proiezione in prima mondiale del film “L’Impero Assiro – La storia rivelata” di Luis Miranda (Francia 2026, 90’). Due équipe conducono un’indagine archeologica senza precedenti per svelare i misteri dell’Impero Assiro: una tedesca riporta alla luce i resti di una città dimenticata nel cuore dell’antica Assiria, una italiana ricostruisce una straordinaria rete di canali, costruita in pieno deserto dai re Assiri quasi 3.000 anni fa. La testimonianza del prof. Morandi Bonacossi, direttore della missione condotta dall’Università degli Studi di Udine ci ricorda che la tutela del patrimonio è oggi una delle frontiere concrete della difesa della memoria e della pace.
Segue la conversazione “Dal Friuli al Kurdistan iracheno: una ricerca che parla al mondo” a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva con Daniele Morandi Bonacossi, professore ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente antico all’Università di Udine. Ha condotto campagne di scavo in Siria, Iraq, Oman e Yemen e dal 2012 dirige la Missione Archeologica Italiana Land of Niniveh Archaeological Project, nel Kurdistan iracheno. Dal 2013 è responsabile del progetto di formazione di personale iracheno specializzato nella conservazione e gestione del patrimonio archeologico. Parte del suo lavoro è dedicata alla documentazione e protezione del patrimonio culturale minacciato dai conflitti in Siria e Iraq. E con Francesca Simi, ricercatrice in Archeologia del Vicino Oriente all’Università di Udine, ha preso parte a molti progetti sul campo, partecipando a scavi e ricognizioni archeologiche in Siria, Iraq, Turchia e Italia. Il suo lavoro sul campo attualmente si concentra nella Regione del Kurdistan iracheno: è vicedirettrice del Progetto Archeologico Terra di Ninive e del Kurdistan-Italian Faida Archaeological Project. I suoi interessi di ricerca includono anche l’Archeologia Pubblica e la protezione del patrimonio culturale minacciato.
Chiude la serata la consegna del Premio Aquileia al film più votato dal pubblico.
Tiziana D’Angelo confermata per altri quattro anni alla direzione dei parchi archeologici di Paestum e Velia (Sa). Il personale la intervista per un bilancio “emozionale” e l’annuncio delle linee programmatiche per il nuovo mandato

“Sono entusiasta di entrare a far parte di una squadra di lavoro eccezionale e di una comunità vivace, da cui ho ricevuto un’accoglienza estremamente calorosa. Le criticità insorte a causa dell’emergenza sanitaria degli ultimi due anni sono state affrontate e risolte egregiamente, e il Parco è pronto per una nuova fase di crescita”: così Tiziana D’Angelo all’indomani del suo insediamento alla direzione dei parchi archeologici di Paestum e Velia (Sa). Era la primavera del 2022 (vedi Primo giorno di lavoro per Tiziana D’Angelo, neodirettore del parco archeologico di Paestum e Velia, che annuncia progetti per il sito di Velia, l’area archeologica di Paestum e il museo Archeologico nazionale di Paestum | archeologiavocidalpassato). Sono passati 4 anni, e per Tiziana D’Angelo è arrivata la conferma al suo secondo mandato, fino al 2030. Niente conferenza pubblica per annunciare l’importante decisione del ministero della Cultura, ma un’intervista “sui generis” fatta dallo stesso personale dei Parchi: un’occasione per un breve bilancio “emozionale” e l’annuncio delle linee programmatiche per i prossimi quattro anni.
Teresa Ronga, addetta marketing e comunicazione dei Parchi di Paestum e Velia: “Se dovesse scegliere di raccontare questi primi 4 anni in una sola parola, quale sceglierebbe e perché?”. Risponde Tiziana D’Angelo: “Travolgente: sia a livello umano sia professionale. In questi 4 anni Paestum e Velia mi hanno trasformato da dentro e mi hanno dato piccole grandi cose che forse cercavo da una vita”.
Mauro Omar De Rosa, assistente per la tutela, l’accoglienza e la vigilanza del patrimonio e dei servizi culturali dei Parchi: “Qual è stata la sfida più complessa che ha dovuto affrontare in questi anni, quel momento in cui ha sentito maggiormente il peso e la responsabilità di gestire un luogo come questo?”. Risponde Tiziana D’Angelo: “Sicuramente le persone, nella loro meravigliosa complessità. La sfida, fatta anche di tanti errori, di costruire una comunità di Paestum e Velia e di prendermene cura, a partire dalla squadra dei parchi, passando per i cittadini del Cilento e senza trascurare i visitatori da ogni angolo del mondo, perché sono loro da sempre a fare la storia di questi meravigliosi luoghi”.
Gaetano Del Gaudio, assistente per la tutela, l’accoglienza e la vigilanza del patrimonio e dei servizi culturali dei Parchi: “Il lavoro svolto in questi anni, come ha cambiato il volto di Velia?”. Risponde Tiziana D’Angelo: “In questi anni è in un certo senso rinata con nuovi scavi, mostre, e progetti innovativi di manutenzione e restauro. Abbiamo ampliato la squadra facendo spazio al servizio civile e al volontariato, e abbiamo cercato nuovi linguaggi per comunicare con il nostro pubblico in modo sempre più accessibile e inclusivo”.
Francesco Uliano Scelza, funzionario archeologo dei Parchi: “Il futuro di questo territorio passa da Velia?”. Risponde Tiziana D’Angelo: “Sì, perché qui affondano le sue radici e qui si possono riscoprire importanti valori della cultura cilentana, dall’attenzione al benessere al profondo rispetto per la natura. Ma in realtà siamo noi a imparare da questo territorio attraverso progetti e collaborazioni come la realizzazione di percorsi di archeo trekking o la produzione di olio extra vergine d’oliva, progetti che legano il passato archeologico all’oggi e rendono Velia un parco vivo”.
Rossella Anna Tedesco, responsabile ufficio stampa e promozione dei Parchi: “Guardando avanti ai prossimi quattro anni, qual è la direzione e che promessa ti senti di poter portare avanti?”. Risponde Tiziana D’Angelo: “La mia promessa è con il territorio. A Paestum guarderemo alla chora, dalle mura al santuario di Santa Venera fino al museo dell’Heraion sul Sele. A Velia invece lavoreremo sul paesaggio archeologico e naturale e le daremo finalmente un suo museo. E poi un impegno personale con gli abitanti di questo meraviglioso territorio perché adesso ho altri 4 anni per imparare un po’ di Cilentano”.
Esclusivo. Con la prof.ssa Caterina Previato (UniPd) primo bilancio della campagna 2026 nel sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): tra le scoperte, un pozzo “alla veneziana” ma realizzato mille anni prima all’esterno della villa romana di cui si è definita la stratigrafia di cinque secoli di frequentazione. Tra i reperti – ceramica, laterizi, vetro, metalli, alcune monete – una maniglia in bronzo, spilloni in osso, un vago di collana in pasta vitrea

Da uno sguardo veloce lo definiresti un tipico “pozzo alla veneziana”. In effetti la tecnica dell’utilizzo della sabbia come filtro dell’acqua è proprio quella dei costruttori veneziani, ma quel pozzo è di più di mille anni più antico: è romano. Ed è stato scoperto poco lontano dalla darsena del complesso polifunzionale legato al sito della mansio Hadriani, l’odierna San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro). È forse la scoperta più eclatante della campagna di scavo 2026, condotto dalla prof.ssa Caterina Previato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con la soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Ecco un primo bilancio provvisorio delle cinque settimane di scavo a San Basilio nel resoconto di Caterina Previato in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.
“Quest’anno come Università di Padova – spiega la prof.ssa Caterina Previato ad archeologiavocidalpassato.com -, abbiamo ripreso lo scavo dell’insediamento romano di San Basilio, in regime di concessione autorizzata dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza e grazie al sostegno della Fondazione Cariparo, nell’area dove già negli anni ’70 venne individuata una villa romana, o meglio, un complesso polifunzionale legato al sito della mansio Hadriani, con la quale si identifica l’attuale San Basilio.


“Nello specifico, la campagna di quest’anno si è svolta nei mesi di maggio e giugno per una durata complessiva di 5 settimane, e ha visto il coinvolgimento di circa 25 studenti a vari livelli dell’università di Padova. La campagna era finalizzata a completare o, meglio, a procedere con lo scavo dei settori già in corso di indagine dagli anni precedenti. Due di questi settori riguardano l’edificio della cosiddetta villa, mentre il terzo settore riguarda un nuovo edificio che è stato individuato poco più ad Ovest grazie alle prospezioni geofisiche, ignoto prima dell’avvio di questo progetto di ricerca.
“La campagna di scavo si è rivelata molto interessante – assicura Previato -. Nel primo saggio abbiamo potuto indagare le diverse fasi edilizie della villa. Avevamo già iniziato lo scavo di un ambiente negli anni passati e quest’anno lo abbiamo completato fino ad arrivare ad un livello che ipotizziamo essere il suolo sterile, su cui si imposta la costruzione della villa. Le indagini condotte quest’anno e lo studio dei reperti rinvenuti ci permetteranno ora di ricostruire la storia dell’edificio dal momento della sua costruzione al momento del suo abbandono.
“Il secondo settore di scavo che abbiamo indagato è quello dove ci troviamo in questo momento, il cosiddetto saggio 2, anche questo in corso di scavo dal 2023, che si colloca in corrispondenza dell’ipotetico limite nord della villa, che pensiamo ormai di aver intercettato. Proprio qui si collocava una darsena, ovvero una rampa in leggera pendenza rivolta verso un bacino d’acqua, forse un piccolo canale, funzionale alla rimessa delle barche, che ci conferma che ci troviamo in una zona scoperta, esterna alla villa.

“Poco lontano dalla darsena, proprio quest’anno – continua Previato -, abbiamo individuato una struttura eccezionale per dimensioni e stato di conservazione, ovvero un pozzo costruito interamente in laterizi con una struttura molto solida e caratterizzato da un diametro eccezionale, pari a quasi 2 metri. Il pozzo è particolare anche per un’altra sua caratteristica, ovvero per la presenza, intorno alla camicia, su almeno due lati, di un potente livello di sabbia depurata, che è stato probabilmente collocato in questa posizione per agire come filtro, secondo la tecnica dei cosiddetti pozzi alla veneziana, che utilizzavano proprio la sabbia come sistema di filtraggio dell’acqua per renderla più idonea ai diversi usi che se ne potevano fare. Intorno al pozzo c’è poi tutta una serie di buche e strutture che ipotizziamo essere gli alloggiamenti di pali lignei, di cui abbiamo trovato anche alcune porzioni, funzionali probabilmente ad estrarre l’acqua dall’interno del pozzo.

“Infine, il terzo settore in cui abbiamo lavorato nella campagna 2026 è quello dell’edificio ad Ovest della villa, che avevamo già riportato in luce lo scorso anno nella sua interezza. Quest’anno ci siamo approfonditi all’interno di uno degli ambienti dell’edificio, rimuovendo i livelli più superficiali legati all’abbandono e allo smantellamento dell’edificio stesso, e nell’area del portico, dove siamo riusciti a intercettare almeno due fasi edilizie che confermano la lunga continuità di vita di questo edificio. L’anno scorso, infatti, avevamo già identificato una struttura di sottofondazione sotto il perimetrale del complesso architettonico, costituita di pali di legno disposti in orizzontale, che abbiamo studiato e analizzato col metodo del radiocarbonio e che ci permette di ipotizzare che l’edificio sia stato costruito nella seconda metà del I sec. d.C. All’interno dell’area del portico abbiamo invece intercettato una fase edilizia ben più recente, riferibile al V sec. d.C., che sembra impostarsi su una fase più antica e che ci dimostra l’esistenza di più eventi di ristrutturazione che coinvolsero questo complesso architettonico”.
“Qui ci troviamo in un settore di scavo che abbiamo aperto nel 2022 – spiega la prof.ssa Caterina Previato ad archeologiavocidalpassato.com -. Ci troviamo nella zona della cosiddetta villa, all’interno di un ambiente che non era mai stato indagato prima e che abbiamo iniziato a scavare appunto nel 2022 e dove quest’anno ci siamo approfonditi fino a una quota piuttosto bassa, che ci sembra corrispondere al livello sterile su cui si imposta la costruzione della villa stessa. Nella stratigrafia che abbiamo rimosso nel corso di questi anni si concentra dunque tutta la storia edilizia di questo grande edificio che si sviluppa dal I sec. d.C. fino almeno al V sec. d.C., conservata proprio in tutti questi livelli sovrapposti che corrispondono alle progressive ristrutturazioni dell’edificio e in particolare di quest’ambiente, che subì progressive modifiche nei suoi limiti e nelle sue pavimentazioni, ma continuò a vivere ininterrottamente nel corso dei secoli”.
“Anche nella campagna 2026 – anticipa la prof.ssa Previato ad archeologiavocidalpassato.com -, abbiamo trovato un consistente numero di reperti di vario genere, tra cui ceramica, laterizi, vetro, metalli, alcune monete, e anche quest’anno degli oggetti molto particolari che ci raccontano della vita che si svolgeva a San Basilio, all’interno dei suoi edifici.

“Qui, per esempio, abbiamo una maniglia in bronzo – forse di un piccolo armadietto, uno scrigno – che proviene dall’edificio situato ad Ovest della villa. Abbiamo anche dalla stessa zona un chiodo in bronzo, che dobbiamo immaginare utilizzato in un mobile o comunque in un elemento di arredo della villa stessa. Abbiamo anche numerosissimi chiodi in ferro che rimandano invece ai materiali edilizi in uso nella villa, in particolare alle travi di copertura degli edifici.
“Abbiamo poi anche oggetti di uso quotidiano, di cui alcuni legati alle attività che si svolgevano all’interno del sito. Questo, per esempio, è un peso da rete in piombo che, unito a numerosi altri ritrovamenti dello stesso tipo, ci dimostra come la pesca fosse una delle attività più diffuse in questi territori.
“Oltre a questo abbiamo anche numerosi oggetti che rimandano al mondo femminile che abbiamo ritrovato soprattutto nell’area del saggio 2, quindi nella zona del pozzo e del settore Nord della villa, da cui provengono numerosissimi spilloni in osso lavorato che erano utilizzati dalle donne per le acconciature, ma in realtà avevano anche numerose altre funzioni: potevano servire ad esempio anche per chiudere le vesti. Qui ne vediamo due esemplari.
“Tra i ritrovamenti sempre di questo settore inoltre ce n’è uno particolarmente bello: si tratta di un elemento in pasta vitrea che costituisce sicuramente un vago di collana, a dimostrazione delle possibilità economiche di chi viveva e frequentava San Basilio in età romana”.
“Questa quinta campagna di scavo a San Basilio nell’insediamento romano è la prima di una nuova serie di ricerche che proseguiranno anche nei prossimi due anni grazie ad un finanziamento della Fondazione Cariparo, e che ci permetteranno di raccogliere nuove importanti informazioni sulla storia di San Basilio, in particolare in relazione all’età romana. Le ricerche – conclude la prof.ssa Caterina Previato – si concentreranno sugli edifici già noti, ma proseguiranno anche in tutto il contesto limitrofo, attraverso indagini non invasive, quali le prospezioni geofisiche, o micro-invasive, come i carotaggi, non solo per individuare eventuali nuove strutture ed edifici facenti parte del sito di San Basilio di età romana, ma anche per comprendere il suo rapporto con il paesaggio antico. Già dai dati raccolti negli scorsi anni infatti appare evidente come San Basilio fosse appunto un insediamento caratterizzato da edifici e strutture di vario genere, ma anche da una fitta rete di vie d’acqua interne che scorrevano a lato degli edifici e che permettevano un collegamento diretto non solo tra gli edifici, ma anche con l’entroterra”.
Aquileia (Ud). Nella terza giornata dell’Aquileia Film Festival un film sulle misteriose figure geometriche come aquiloni tra Arabia Saudita e Giordania, e uno sul relitto romano carico di vetro grezzo, mentre con Evelina Christillin si parla del nuovo volto dei grandi musei

Terza giornata giovedì 30 luglio 2026 della XVII edizione dell’Aquileia Film Festival, la rassegna internazionale di cinema archeologico organizzata dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm.

Alle 21, in piazza Capitolo di Aquileia (Ud), apre la serata la proiezione del film “Il mistero degli aquiloni del deserto” di Nathalie Laville (Francia 2025, 54’). Nel nord dell’Arabia Saudita e nel sud della Giordania si trovano migliaia di misteriose strutture geometriche, la cui forma, vista dal cielo, ricorda quella di enormi aquiloni. Il più antico di questi giganteschi allineamenti di pietre fu creato intorno al 7000 a.C. Questo li rende più antichi di oltre 4000 anni rispetto alle piramidi d’Egitto e agli allineamenti di Stonehenge. Chi li ha costruiti? E perché? Un team internazionale di archeologi, sta tentando di risolvere l’enigma…

Segue la conversazione “Oltre le collezioni: il nuovo volto dei grandi musei” a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, con Evelina Christillin, presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie. Laureata in Storia e Demografia Storica, ha da sempre rivestito importanti incarichi in diversi ambiti inerenti lo sport e la cultura. Già presidente di eccellenze quali ENIT, Teatro Stabile di Torino, Comitato promotore Torino 2006, ha partecipato alla Giunta Nazionale del CONI e nel 2023 ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana.

Chiude la serata la proiezione del film “Vitrum – il vetro dei Romani” di Marcello Adamo (Italia 2025, 52’). Nel cuore del Mar Mediterraneo, tra le acque profonde al largo della Corsica, un misterioso relitto romano riemerge dall’oblio dopo duemila anni. A bordo, un carico straordinario: blocchi di vetro grezzo e oggetti di vetro finemente lavorati. Il film segue un’indagine archeologica senza precedenti condotta da un team internazionale di ricercatrici a bordo dell’Alfred Merlin, nave oceanografica d’eccellenza, per far luce su una scoperta rara e preziosa.
Cabras (Or). Al museo civico “Giovanni Marongiu” la lectio magistralis “Il corredo di Kha e Meryt a 120 anni dalla scoperta” con Christian Greco chiude il Festival Letterario OFF

Giovedì 30 luglio 2026, alle 21, al museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras (Or), il Festival Letterario OFF, promosso dalla Fondazione Mont’e Prama, chiude con Christian Greco, egittologo e direttore del museo Egizio di Torino, protagonista della lectio magistralis “Il corredo di Kha e Meryt a 120 anni dalla scoperta”. L’incontro sarà dedicato a uno dei più importanti ritrovamenti dell’archeologia egizia. Prenotazione al link: https://tr.ee/p0w50p.
Cultura e turismo, apertura straordinaria di grandi monumenti italiani. Dal 1° agosto sperimentazione al via a Roma (Colosseo e Pantheon) e a Milano (Castello Sforzesco)

Ministero della Cultura, ministero del Turismo e Comune di Milano avviano da sabato 1° agosto 2026 l’iniziativa di tenere aperti ogni giorno grandi monumenti e musei italiani fino a quattro ore in più dell’orario consueto. L’esperimento durerà per tutto il mese di agosto 2026. L’iniziativa è realizzata a Roma su monumenti statali e a Milano su monumenti civici. Nello specifico, i monumenti che seguiranno l’estensione dell’orario di apertura saranno il Colosseo, il Pantheon e il Castello Sforzesco. L’obiettivo è favorire i turisti, la razionalizzazione e la gestione dei flussi, l’accesso in fasce orarie meno calde e in momenti della giornata più compatibili con gli orari lavorativi. Ecco il dettaglio delle estensioni orarie: Colosseo, nei giorni di venerdì e sabato dalle19.45 alle 23.30; Pantheon, dalle 19 alle 23, a eccezione del giovedì; Castello Sforzesco, dalle 17.30 alle 19.30.
“Le aperture serali straordinarie del Colosseo e del Pantheon costituiscono un’occasione per accostarsi, in una dimensione di particolare suggestione, a due testimonianze universali della storia e dell’ingegno umano”, ha dichiarato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “Rendere ancora più accessibili questi luoghi promuove la conoscenza e rafforza la consapevolezza del valore che essi rivestono. La collaborazione tra il Ministero della Cultura e il Ministero del Turismo esprime la capacità delle istituzioni di operare insieme, ponendo competenze e risorse al servizio dei cittadini”. “Questa sperimentazione, frutto del confronto con le guide turistiche e gli operatori del settore, va incontro alle esigenze di viaggiatori e cittadini”, commenta il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. “In particolare rafforza il legame tra Ministero del turismo e Ministero della cultura, che dal 2026 come ci dice ISNART (Istituto Nazionale Ricerche Turistiche), è diventata la prima motivazione di viaggio per i turisti, balzando dal settimo al primo posto in soli dieci anni. Per questo al turismo culturale dedichiamo la massima attenzione, per approfondire il potenziale di crescita di un settore che già contribuisce all’economia nazionale con una spesa di 58 miliardi di euro”. “Milano aderisce alla sperimentazione nazionale promossa dal ministero della Cultura e dal ministero del Turismo insieme al Comune, che da sabato 1° agosto 2026 estenderà gli orari di apertura dei grandi monumenti italiani. Il Castello Sforzesco, che nell’ultimo anno ha registrato mezzo milione di ingressi nei suoi musei, resterà aperto ogni giorno fino alle 19.30, due ore oltre l’orario consueto. Il dato”, dichiara l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Tommaso Sacchi, “si inserisce in una crescita costante dei musei civici milanesi, che dal 2019 hanno visto aumentare i visitatori da 1,3 a 1,7 milioni, confermando l’importanza della cultura nei flussi turistici della città. Per tutto agosto i visitatori, con un biglietto ridotto, potranno ammirare le sale del Museo di Arte Antica e la Pietà Rondanini di Michelangelo, oltre alla mostra “Passione e Disegno” nelle Salette della Grafica, che raccoglie capolavori che spaziano da Leonardo da Vinci a Keith Haring”.
Aquileia (Ud). L’Aquileia Film Festival entra nel vivo con un film sulla missione dell’Unesco e il patrimonio culturale distrutto dalle guerre, e uno sul patrimonio archeologico rivelato dalla metro di Roma, mentre con Simone Quilici e Alfonsina Russo si parla di tutela e innovazione

La 17ma edizione dell’Aquileia Film Festival, organizzato dalla Fondazione Aquileia con Firenze entra nel vivo mercoledì 29 luglio 2026 con la tre giorni di film e incontri proponendo un viaggio attraverso il cinema tra alcuni dei temi più affascinanti dell’archeologia contemporanea.

Alle 21, in piazza Capitolo ad Aquileia (Ud), apre le proiezioni il film “Nella mente degli uomini. UNESCO 1945-2025. Italia viaggio nella bellezza” di Eugenio Farioli Vecchioli, Brigida Gullo (Italia 2025, 60’). “Poiché la guerra ha inizio nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace”. Le parole nel 1945 pronunciate nel preambolo della costituzione dell’UNESCO risuonano di drammatica attualità. Dal ponte di Mostar ai Buddha di Bamiyan, dalla città vecchia di Mosul, ai monumenti dell’Ucraina, ricostruire il patrimonio culturale distrutto dalla furia delle guerre, continua a essere una delle principali missioni dell’UNESCO.

Segue la conversazione “Dalla tutela all’innovazione: la sfida del futuro” a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva con Simone Quilici, architetto e paesaggista, dottore di ricerca in Progettazione urbana, territoriale e ambientale all’Università di Firenze. Dal 2019 al 2025 ha diretto il parco archeologico dell’Appia Antica, guidando tra l’altro il processo che ha portato all’iscrizione della Via Appia nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Da ottobre 2025 è direttore del parco archeologico del Colosseo, uno dei siti più visitati al mondo. E con Alfonsina Russo, archeologa e dirigente del ministero della Cultura, ha ricoperto incarichi di soprintendenza in Basilicata, Molise e per l’Etruria Meridionale, prima di diventare — dal 2017 al 2025 — direttrice del parco archeologico del Colosseo. Oggi è a capo del dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale del ministero della Cultura, con competenze che spaziano dall’accessibilità dei siti alla cooperazione internazionale.

Chiude la serata il film “Roma sotterranea, una metro nella storia” di Laurent Portes (Italia 2025, 52’). Quello di Roma è il sottosuolo archeologico più complesso al mondo profondo oltre 15 metri. Come fare dunque a costruire una linea metropolitana che attraversi il cuore del centro storico della città? Il film è un viaggio inedito nella città eterna raccontato attraverso scoperte sensazionali che hanno costretto gli esperti a riscrivere la Storia di ieri e oggi.
Roma. A Castel Sant’Angelo la mostra “Ercolano. L’arte di vivere” con reperti straordinari dai depositi del parco archeologico di Ercolano, raramente esposti al pubblico, che raccontano la vita quotidiana dell’antica città preservata dall’eruzione del 79 d.C.

Reperti straordinari provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano e raramente esposti al pubblico, oggetti che raccontano la vita quotidiana dell’antica città preservata dall’eruzione del 79 d.C., un pane sfornato duemila anni fa e carbonizzato dall’eruzione del Vesuvio, insieme ad alimenti, reperti organici, stoviglie, arredi e utensili d’uso quotidiano. Dal 22 luglio al 18 ottobre 2026 Castel Sant’Angelo apre le sue sale monumentali alla mostra “Ercolano. L’arte di vivere”, a cura di Massimo Osanna, capo dipartimento Attività culturali del ministero della Cultura; Federica Colaiacomo, direttrice del parco archeologico di Ercolano; Luca Mercuri, direttore dell’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – direzione Musei nazionali della città di Roma; e di Francesco Sirano, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, mostra che conduce il visitatore alla scoperta della città vesuviana, fermata per sempre dall’eruzione del Vesuvio. Il progetto nasce dalla felice collaborazione tra Castel Sant’Angelo e il parco archeologico di Ercolano. L’esperienza della mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antichità”, presentata nelle sale affrescate di Villa Campolieto a Ercolano, costituisce il punto di partenza di un nuovo progetto espositivo, completamente ripensato per gli spazi monumentali della Mole Adriana. Il percorso, articolato in sette sezioni, amplia significativamente il racconto, estendendolo dall’alimentazione alla vita quotidiana dell’antica Ercolano, ed è arricchito da una selezione di oltre 70 reperti, molti dei quali finora custoditi nei depositi del Parco archeologico e presentati eccezionalmente al pubblico in occasione di questa mostra.

“Con questa iniziativa”, commenta Luca Mercuri, direttore del Pantheon e Castel Sant’Angelo – direzione Musei nazionali della città di Roma e curatore della mostra, “Castel Sant’Angelo conferma la propria vocazione a essere luogo di incontro tra patrimoni, istituzioni e pubblici diversi. Questa mostra nasce da una collaborazione che testimonia quanto il dialogo tra musei possa generare progetti culturali di qualità, capaci di ampliare le occasioni di conoscenza e di valorizzare il patrimonio attraverso nuovi percorsi di visita. Per Castel Sant’Angelo è motivo di particolare soddisfazione dare vita a un progetto espositivo che mette in relazione due realtà di straordinario valore e propone ai visitatori un’esperienza culturale ricca e originale. Si inserisce inoltre in una programmazione culturale sempre più ampia e diversificata che, attraverso mostre, eventi e iniziative, conferma il Castello come un luogo vivo, aperto al dialogo tra epoche, linguaggi e pubblici differenti”.

“Ercolano, come Pompei, offre una testimonianza straordinaria della vita di una città romana”, sottolinea Massimo Osanna, capo del dipartimento per le Attività culturali e curatore della mostra. “Le particolari condizioni di conservazione determinate dall’eruzione del 79 d.C. hanno preservato edifici, arredi e oggetti d’uso quotidiano, permettendo di ricostruire le attività, le abitudini alimentari e le forme della convivialità dei suoi abitanti. La mostra presenta questo patrimonio attraverso i risultati della ricerca più recente, offrendo al pubblico nuovi strumenti per comprendere la società romana e la sua vita quotidiana. Portare questo racconto a Roma amplia le occasioni di conoscenza di un contesto archeologico unico e conferma il ruolo dei musei come luoghi di ricerca, confronto e partecipazione”.

“Portare Ercolano a Castel Sant’Angelo significa far compiere alla città antica un viaggio quasi naturale”, interviene Federica Colaiacomo, direttrice del parco archeologico di Ercolano e curatrice della mostra, “si tratta di due luoghi che la storia ha sepolto sotto strati diversi — uno di cenere e lava, l’altro di funzioni e trasformazioni continue — e che oggi tornano a raccontarsi a vicenda. In questa mostra abbiamo voluto restituire al pubblico non i monumenti, ma la vita: i gesti quotidiani, i sapori, gli oggetti d’uso che rendono Ercolano una delle testimonianze più intime e vivide del mondo antico. È un progetto che nasce dal dialogo tra le nostre istituzioni e che desidero ringraziare di cuore per aver reso possibile. Un ringraziamento speciale va a PHI per la preziosa e continua collaborazione, che ha accompagnato anche questo percorso attraverso i contenuti del progetto Ercolano Digitale, e a tutto il personale del Parco Archeologico di Ercolano, che con competenza, entusiasmo e una costante disponibilità a mettersi in gioco ha reso possibile ogni forma di collaborazione. Portare a Roma, nel cuore della Capitale, un pezzo autentico dell’arte di vivere degli antichi ercolanesi è il risultato di un impegno condiviso e di una visione comune”.

“Ercolano è uno straordinario laboratorio a cielo aperto”, dichiara Francesco Sirano, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli e curatore della mostra. “La ricchezza dei materiali rinvenuti, insieme alla quantità e alla varietà delle testimonianze conservate, porta una luce eccezionale sul tema del cibo nel mondo antico. Sono certo che lo studio di Ercolano, luogo da cui ha preso avvio l’archeologia sistematica occidentale, permetterà di approfondire e comprendere meglio anche molti dei reperti custoditi nel Museo archeologico nazionale di Napoli. Ercolano continua dunque a rappresentare una fonte inesauribile di conoscenza e potrà riservarci, anche in futuro, nuove e importanti scoperte”.

“Ercolano. L’arte di vivere”, commenta Alfonsina Russo, capo del dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, “rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra gli istituti del ministero della Cultura possa generare progetti di alto profilo scientifico e al tempo stesso raggiungere pubblici sempre più ampi. La circolazione delle opere, la condivisione delle competenze e il dialogo tra musei rafforzano il Sistema museale nazionale, creando nuove occasioni di conoscenza e valorizzando il patrimonio attraverso reti e percorsi condivisi. È questa la direzione nella quale intendiamo continuare a investire: una valorizzazione capace di mettere in connessione luoghi, collezioni e persone, ampliando l’accessibilità e la partecipazione culturale”.

Il percorso si apre con una straordinaria Wunderkammer, una “camera delle meraviglie” ispirata alle celebri raccolte rinascimentali. Vi sono riuniti 42 reperti di eccezionale valore provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano: statue, busti, affreschi, gioielli e oggetti della vita quotidiana che raccontano la raffinatezza artistica, il livello culturale e la qualità della vita nell’antica città alla vigilia della catastrofe. Come nelle originarie camere delle meraviglie, l’obiettivo non è soltanto esporre, ma suscitare stupore. Il visitatore entra quindi nel cuore dell’evento che ha segnato il destino di Ercolano: una sala immersiva dedicata all’eruzione del Vesuvio, tra contenuti audiovisivi, dipinti, stampe e arti decorative che documentano la costruzione dell’immaginario del vulcano nell’Europa del Grand Tour. Accanto alla tradizione resa celebre da Pierre-Jacques Volaire, la tempera di Giacomo e Antonio Baseggio (1784), la Burrasca al chiaro di luna nel Golfo di Napoli (1822) di Joseph Rebell e una rara porcellana della manifattura Poulard Prad restituiscono il fascino del sublime che attirò a Napoli viaggiatori, artisti e studiosi da tutta Europa.

Dal mito alla strada: la mostra ricostruisce poi, con installazioni audiovisive e reperti archeologici, la città viva, con le sue botteghe e i thermopolia, luoghi destinati alla vendita di cibi e bevande pronti per il consumo quotidiano. Tra i reperti più sorprendenti, le pagnotte carbonizzate dall’eruzione ma conservate intatte, identiche a quelle raffigurate nel celebre affresco pompeiano della distribuzione del pane, e le teglie del forno di Sextus Patulcius Felix, parte di una serie di 25 stampi rinvenuti a Ercolano. Il percorso entra quindi nell’intimità della domus, tra cucina e dispensa: mortai, pentole, casseruole e preziosi reperti organici – cereali e legumi restituiti dagli scavi – documentano con rara precisione la dieta quotidiana degli antichi ercolanesi.

Il racconto prosegue con il vino, tra le attività economiche più floride della Campania antica – Plinio il Vecchio celebrava il Falerno come uno dei vini più rinomati del suo tempo – e al tempo stesso ponte verso il divino nel culto di Bacco, dio della vite, della fertilità e dell’ebbrezza rituale. Gran finale nella sala dei banchetti, dove una meridiana in marmo scandisce i tre momenti dell’alimentazione antica – ientaculum, prandium e cena – tra campanelli in bronzo, vasellame in vetro, bronzo e argento e l’oggetto forse più peculiare della mostra: la larva convivialis, la piccola figurina scheletrica che, posata sulla tavola, ricordava ai commensali la brevità della vita e li invitava, sulle orme di Epicuro, a godere dei piaceri del convivio.

La scelta di Castel Sant’Angelo come sede espositiva riveste un significato particolare. Il monumento, emblema della stratificazione storica di Roma – da mausoleo imperiale a fortezza, da residenza papale a museo – offre l’occasione per un dialogo tra due luoghi profondamente diversi ma accomunati dalla capacità di conservare, ciascuno secondo la propria storia, straordinarie testimonianze del passato. Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso questo patrimonio eccezionale grazie al dialogo tra reperti archeologici, installazioni multimediali e ambientazioni immersive. La colata piroclastica che investi Ercolano nel 79 d.C. ha preservato edifici, oggetti, alimenti e materiali organici, trasformando una catastrofe in una straordinaria fonte di conoscenza e restituendo una documentazione unica sulle pratiche alimentari, le attività lavorative, la cura del corpo, le relazioni sociali nel mondo romano antico.
Roma. Aperta la vendita dei biglietti per “Notturno Imperiale alle Terme di Caracalla”: visite serali alle gallerie sotterranee

“Notturno Imperiale alle Terme di Caracalla”: aperta la vendita di biglietti, solo su museitaliani, per le visite serali del 19 settembre e del 15 ottobre 2026. Un museo sotterraneo tutto da scoprire. Le gallerie sotterranee delle Terme di Caracalla furono aperte al pubblico per la prima volta al pubblico nel 2012. Non solo, i frammenti architettonici scampati a spoliazioni e distruzioni trovano una loro collocazione espositiva. Una parte di quel dedalo di ambienti di servizio si trasforma in un Antiquarium: capitelli, bassorilievi, fregi colossali con raffinatissime scene figurate, si mostrano in un allestimento scenografico e filologico che consente di comprendere la bellezza dell’impianto architettonico.


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