Gallipoli (Le). Scoperto 7 mesi fa, nel mar Ionio, ma tenuto segreto per evitare saccheggi, il relitto di una nave oneraria romana di epoca imperiale perfettamente conservato con il suo carico di anfore per il trasporto del garum: ora 780mila euro dal Mic per studiare e tutelare il relitto

Recupero di due anfore dal relitto di una nave oneraria romana scoperta sui fondali al largo di Gallipoli (foto mic)

Team tecnico-scientifico impegnato nel recupero di alcune anfore dal relitto del mar Ionio (foto mic)
Sui fondali al largo di Gallipoli, nel mar Ionio, scoperto il relitto di una nave oneraria romana di epoca imperiale. L’eccezionale scoperta risale al giugno 2025, ma fino a oggi è stata mantenuta strettamente riservata per proteggere il sito da possibili saccheggi e preservarne l’enorme valore scientifico. L’area è stata costantemente monitorata dalla Guardia di Finanza, in coordinamento con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Brindisi Lecce e Taranto. Si tratta del relitto di una grande nave oneraria di età romana, che risalirebbe al IV-V secolo d.C., lunga alcune decine di metri, perfettamente conservato sul fondale, con il suo carico di anfore destinate al trasporto di garum, una delle merci più preziose dell’antichità. Di grande valore storico il carico di garum che restituisce una testimonianza diretta dei traffici commerciali nel Mediterraneo romano e apre nuove prospettive di ricerca sull’economia e sulla vita quotidiana dell’età imperiale. Un patrimonio sommerso che torna a raccontare la storia. Si comincerà il col rilievo, la mappatura, lo scavo stratigrafico. Poi si valuterà se procedere al prelievo del relitto e al suo restauro. Interventi per cui la soprintendenza ha ricevuto un finanziamento di 780mila euro dal ministero della Cultura.
Montopoli di Sabina (Ri). Scoperto antico acquedotto della villa romana dei Casoni durante la ricerca e lo studio sull’immenso patrimonio ipogeo della Sabina della soprintendenza e del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio. Fagiani: “Col LiDAR faremo mappatura 3D dell’intero sistema idraulico sotterraneo”

Il secondo terrazzamento della Villa dei Casoni, di età repubblicana, a Montopoli di Sabina (foto mic)
Scoperto un importante acquedotto di epoca romana all’interno della Villa dei Casoni, nel territorio di Montopoli di Sabina in provincia di Rieti. L’importante ritrovamento si deve all’attività di ricerca e studio sull’immenso patrimonio ipogeo della Sabina della soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti, che sta coordinando gli scavi, e il Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio. La villa dei Casoni, di epoca repubblicana, si sviluppava su due terrazze digradanti: quella inferiore ospitava il giardino con ninfeo e piscina circolare, mentre su quella superiore si articolava la zona residenziale con criptoportico, cubicoli e tablino. La presenza di “acquedotti molto antichi” e della cosiddetta Fonte Varrone era già segnalata alla fine del Settecento e nel corso dell’Ottocento da diverse fonti storiche, ma solo oggi, grazie a un’accurata indagine topografica e a ripetute ricognizioni sul territorio, è stato possibile rintracciare con certezza non solo la fonte, ma anche l’acquedotto e le sorgenti che alimentavano il complesso. “La scoperta di questo acquedotto rappresenta un’opportunità unica per comprendere l’approvvigionamento idraulico di una delle ville più importanti della Sabina”, sottolinea Nadia Fagiani della soprintendenza, che aggiunge: ”Grazie alla tecnologia LiDAR sarà possibile ottenere una mappatura completa in 3D dell’intero sistema idraulico sotterraneo, in relazione alle strutture murarie e agli ambienti soprastanti della villa. Trattandosi di un’opera idraulica molto antica, lo studio consentirà inoltre di ampliare le conoscenze sugli insediamenti sabini, i cosiddetti vici, antecedenti alla conquista romana”.

Indagini speleo del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio alla Villa dei Casoni di Montopoli di Sabina (foto cristiano ranieri)
Le indagini speleologiche hanno permesso di individuare un complesso sistema idraulico sotterraneo costituito da una rete articolata di cunicoli scavati nel conglomerato naturale. “Si tratta di un sistema di drenaggio e captazione delle acque situato a circa 300 metri dalla villa”, spiega Cristiano Ranieri, presidente del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio. “Le acque provenienti da queste sorgenti, che fino a pochi decenni fa alimentavano un fontanile noto come ‘Fonte Varrone’, venivano convogliate in una cisterna con funzione anche di vasca limaria e poi redistribuite alle varie utenze della villa. È un sistema che doveva essere in uso già prima della romanizzazione della Sabina, riferibile a un antico abitato presente nell’area”, evidenzia Ranieri. Questo ritrovamento, inoltre, costituisce un contributo rilevante all’ampliamento delle conoscenze sul territorio di Montopoli di Sabina e sull’area archeologica della Villa dei Casoni, già interessata da campagne di indagine non invasive e attività di ricerca condotte dal dipartimento di Studi classici della università di Basilea, sotto la direzione di Sabine Huebner.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro Flavia Trupia su “Retorica e coraggio: un viaggio tra gli oratori audaci del nostro tempo”: ultimo appuntamento della rassegna “Mercoledì talk!”
Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia torna l’appuntamento con MERCOLEDÌ TALK! il ciclo di incontri ideato dall’Associazione Amici dell’Arte moderna a Valle Giulia, che vede protagonisti grandi nomi della cultura e del pensiero italiano per svelare ciò che resta nascosto tra le pieghe della vita, della memoria, della cronaca. Mercoledì 4 febbraio 2026, alle 17.45, appuntamento con Flavia Trupia su “Retorica e coraggio: un viaggio tra gli oratori audaci del nostro tempo”. Gli oratori del presente e del recente passato che hanno parlato pubblicamente con coraggio, per cambiare il mondo in senso positivo: da Alcide De Gasperi alla Conferenza di Pace di Parigi; a Rosaria Costa, al funerale del marito Vito Schifani, agente della scorta di Giovanni Falcone; fino a Meryl Streep che dichiara all’Onu che i talebani in Afghanistan hanno più considerazione per le gatte che per le donne… Alla fine, la relatrice condividerà con il pubblico alcuni trucchi retorici per ostentare sicurezza, quando si parla in pubblico. Ingresso gratuito in sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mail: presentazioni11@yahoo.com
Flavia Trupia è docente, divulgatrice e amministratrice della società Per La Retorica srls. Ha riportato al centro la retorica in chiave contemporanea, secondo una doppia lettura: valorizzare le idee in modo legittimo e, allo stesso tempo, creare un reto-vaccino contro le parole della manipolazione e della propaganda. Ha recentemente pubblicato “Prendiamo la parola! La retorica dalla parte delle donne”.
Roma. A Palazzo Massimo riprende il ciclo di conferenze “Il Museo tra le righe. Studi e ricerche tra gli archivi e le raccolte del museo nazionale Romano” a cura di Giulia Cirenei e Antonella Ferraro: ecco il programma
Con l’incontro di mercoledì 4 febbraio 2026 riprende il ciclo 2025-2026 di conferenze “Il Museo tra le righe. Studi e ricerche tra gli archivi e le raccolte del museo nazionale Romano” a cura di Giulia Cirenei e Antonella Ferraro, con i suoi appuntamenti al museo nazionale Romano. Appuntamento alle 17, nella sala conferenze di Palazzo Massimo per un incontro dedicato ad alcuni interventi conservativi realizzati sotto la direzione del Servizio Restauro del museo nazionale Romano. Introduce e modera Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano. Intervengono Silvia Borghini, Debora Fagiani su “Il restauro dello zoo di marmo. l’intervento sulle teste animali colossali del giardino del chiostro di Michelangelo presso le Terme di Diocleziano”; e Chiara Alisi, Rita Reale su “Biofilm su superfici lapidee: diversità microbica, trattamenti conservativi, prodotti innovativi”. Nel corso del 2023 le sette teste colossali di animali, esposte nel Chiostro di Michelangelo, sono state protagoniste di un intervento di restauro che ha saputo mettere a punto un’innovativa “strategia eco-sostenibile” attraverso l’uso di tecniche e prodotti bio-compatibili. Di questo intervento, progettato dal Servizio Restauro del museo nazionale Romano, e di altre tecnologie sperimentali in atto, si parlerà proprio nell’incontro di mercoledì 4 febbraio 2026. Ingresso libero nel limite dei posti disponibili. Prenotazione obbligatoria: ilmuseotralerighe.eventbrite.it.
IL PROGRAMMA FINO A MAGGIO 2026. 4 marzo 2026, alle 17, a Palazzo Massimo: Clara Di Fazio, “Rosa Novecento. Prospettive femminili negli studi antichistici agli inizi del XX secolo”; 8 aprile 2026, alle 17, Palazzo Altemps: Chiara Giobbe, Raffaella Bucolo, “I mosaici del Museo Nazionale Romano da via Emanuele Filiberto: nuovi dati dalle ricerche di archivio”; Andrea Grazian, “Nuovi dati da vecchi scavi sull’edilizia abitativa dell’Esquilino. Il contributo della documentazione d’archivio alla ricomposizione di contesti archeologici perduti”; 6 maggio 2026, alle 17, a Palazzo Massimo: Agnese Pergola, Giulia Severini, Giulia D’Angelo, “Le lastre Campana del Museo Nazionale Romano: dai documenti d’archivio alla raccolta archeologica”; Luca Zizi, “Un sepolcro perduto della via Cassia”. Prenotazione per ogni appuntamento: ilmuseotralerighe.eventbrite.it.
In occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina, Milano e Verona ospitano la mostra “Stefano Cigada. Le fratture del tempo” a cura di Francesca Alfano Miglietti: 40 fotografie in bianco e nero di grande formato di statue classiche

Glyptothek di Munich: foto di Stefano Cigada esposta nelal mostra “Le fratture del tempo” a Milano e Verona
In occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, lo spazio “Nonostante Marras” in via Cola di Rienzo 8 a Milano (dal 5 al 28 febbraio 2026: vernissage mercoledì 4 febbraio 2026, alle 18) e il negozio Antonio Marras Verona in via Mazzini 83 a Verona (dal 5 al 28 marzo) presentano la mostra “Stefano Cigada. Le fratture del tempo” a cura di Francesca Alfano Miglietti. L’esposizione esplora, attraverso 40 fotografie in bianco e nero di grande formato di statue classiche, il legame tra tempo, movimento e resilienza, mettendo in dialogo l’immobilità della pietra con l’energia vitale dello sport. Le immagini, nate dall’incontro fra luce naturale casualità, diventano metafore della condizione umana e dell’atleta — in particolare di quello paralimpico — che, pur segnato da fratture o trasformazioni, conserva forza e dignità. In sintonia con lo spirito delle manifestazioni olimpiche, la mostra celebra il valore del kairos: l’attimo presente in cui impegno, bellezza e perseveranza si fondono. Un invito a riflettere sul significato del corpo, della sfida e della rinascita attraverso l’arte, nel qui e ora che sancisce l’inevitabile connessione tra l’opera d’arte e il luogo in cui essa si manifesta.
#domenicalmuseo. Nella prima domenica di febbraio Roma conquista tutto il podio della classifica assoluta: al primo posto il Colosseo (14.120 ingressi), al secondo il Pantheon (12.423 ingressi) e al terzo Foro Romano e Palatino (12.409 ingressi)
Sono stati 220mila gli ingressi domenica 1° febbraio 2026, giornata di apertura gratuita in occasione della #domenicalmuseo di febbraio, l’iniziativa del ministero della Cultura che prevede l’accesso libero nei luoghi della cultura statali nella prima domenica del mese. A gennaio il podio della classifica è monopolizzato da Roma: al primo posto il Colosseo con 14.120 ingressi; al secondo posto troviamo il Pantheon (12.423 ingressi), e al terzo Foro Romano e Palatino (12.409 ingressi).
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo. Anfiteatro Flavio 14.120 ingressi; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 12.423; Foro Romano e Palatino 12.409; Area archeologica di Pompei 8.177; Terme di Diocleziano 3.651; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.600; Terme di Caracalla 3.007; Palazzo Massimo 2.204; Villa Adriana 1.825; museo e area archeologica di Paestum 1.724; museo nazionale etrusco di Villa Giulia 1.682; museo Archeologico nazionale di Aquileia 1.504; parco archeologico di Ercolano 1.470; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.052; museo Archeologico nazionale di Taranto 917; museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia 860; museo nazionale di Archeologia subacquea dell’Alto Adriatico Grado 732; mausoleo di Cecilia Metella e chiesa di San Nicola 594; museo Archeologico nazionale di Firenze 592; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 551; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 547; parco archeologico di Cuma 541; Anfiteatro campano – Santa Maria Capua Vetere 450.
Marzabotto (Bo). Le sale del museo nazionale Etrusco chiuse lavori di manutenzione del percorso espositivo e restauro dei materiali
Dal 2 febbraio 2026 le sale del museo nazionale Etrusco di Marzabotto non sono visitabili a causa dei lavori di manutenzione del percorso espositivo e restauro dei materiali. Il parco archeologico della città di Kainua rimarrà invece fruibile: dal martedì al sabato accesso solo per gruppi accompagnati da guida su prenotazione dalle 9.15 alle 16.30, domenica accesso libero dalle 9.15 alle 16.30, lunedì chiuso. Potranno essere accettati solo pagamenti effettuati tramite la App Museitaliani o POS. Non sarà possibile effettuare pagamenti in contanti. Info mn-bo.museonazionaletrusco@cultura.gov.it oppure chiamando al 349.2834073.
Con archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale a Roma: dopo i tesori dalla tomba di Yuya e Tuya e quelli dalla tomba di Psusennes I, si chiude la sezione dedicata alla “Vita dopo la morte” con tesori da tombe sacerdotali e principesche, tra cui quelli provenienti dalla Cachette di Bab el-Gasus a Deir el-Bahari

Amuleto della dea Nekbet in oro e argento dalla Tomba del principe Hornakht a Tanis (XXII dinastia) conservato al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)
Dopo le sale dedicate ai i tesori trovati all’interno della tomba di Yuya e Tuya (KV 46), scoperta nella Valle dei Re a Tebe Ovest il 5 febbraio 1905, e quelle dedicate ai tesori provenienti dalla tomba di Psusennes I (NRT III), scoperta da Pierre Montet nel 1940 a Tanis, nel Delta del Nilo, capitale dell’Egitto nel Terzo Periodo Intermedio (XXI-XXII dinastia), la visita proposta da archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni”, aperta alle Scuderie del Quirinale a Roma fino al 3 maggio 2026, con una selezione di 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro Paese, continua nella sala 5 che chiude la sezione “La vita dopo la morte” e l’esposizione del primo piano con la presentazione di alcuni tesori da tombe sacerdotali e principesche, tra cui quelli provenienti dalla Cachette di Bab el-Gasus o Cachette Sacerdotale o Secondo Deposito di Deir el-Bahari, scoperta nel 1891. Il percorso della mostra continua al secondo piano.

Coperchio in legno dipinto del sarcofago interno di Ankhefenmut dalla Cachette di Bab el-Gasus di Deir el-Bahari (XXI dinastia), conservato al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)
Sala 5 – Principi e Alti Sacerdoti. Lungo la parete corre un lungo papiro proveniente dalla Cachette di Bab el-Gasus di Deir el-Bahari, a Tebe Ovest, e conservato al museo Egizio del Cairo: è il papiro di Djedkhonsuiusankh, cantatrice di Amon (terzo periodo intermedio) che viene raffigurata nel momento in cui viene accolta nell’aldilà da Osiride. Dalla stessa Cachette proviene anche il coperchio in legno dipinto del sarcofago interno di Ankhefenmut, conservato sempre al museo Egizio del Cairo, una donna vissuta sotto la XXI Dinastia (terzo periodo intermedio). Il sarcofago raffigura la mummia della defunta Ankhefenmut con i soli pugni serrati visibili sul petto. La resa del volto è sorprendentemente realistica.

Pendente in lapislazzuli e oro col volto di Hathor (XXII dinastia) dalla Tomba del principe Sheshonq, figlio di Osorkon II, a Saqqara, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
In una vetrina sono conservati alcuni piccoli gioielli: un amuleto in oro con le sembianze di Hathor (XXII dinastia) proveniente dalla Tomba dell’Alto Sacerdote e Principe Sheshonq a Kom el-Fakri (Memphis); un pendente in lapislazzuli e oro col volto di Hathor (XXII dinastia) dalla Tomba del principe Sheshonq, figlio di Osorkon II, a Saqqara; un bracciale in oro e lapislazzuli con sigillo simbolico a cilindro (XXII dinastia) dalle Tombe reali di Tanis; un pettorale in oro, lapislazzuli e vetro di Sheshonq I dalle Tombe reali di Tanis; e un amuleto in oro e argento della dea Nekbet (XXII dinastia) dalla Tomba del Principe Hornakht di Tanis.

Stele funeraria di Njt-Ptah dalla tomba rupestre della necropoli di Assasif a Tebe Ovest (foto graziano tavan)
Il percorso della “vita dopo la morte” si chiude con un focus sulle stele funerarie che nell’Antico Egitto erano una componente essenziale nelle sepolture, anche se la loro diffusione non era limitata esclusivamente alle tombe. Numerosi esemplari sono stati rinvenuti ad Abido, l’importante centro religioso meta di pellegrinaggi in cui sorgeva il principale santuario del dio Osiride: alle Scuderie del Quirinale ne possiamo ammirare quattro. Parte essenziale della stele era l’iscrizione che riportava il nome del defunto e la formula tradizionale per la presentazione delle offerte, nota fin dai tempi più antichi. Essa iniziava sempre con le parole: “Un’offerta che il re concede, un’offerta presentata da Osiride, signore di Abido…”. Le stele erano offerte dai familiari ai propri defunti “affinché il loro nome vivesse per sempre”, una frase che ricorre immancabilmente nelle dediche incise su di esse.
(continua – 4)










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