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Velia, riaperta al pubblico Porta Rosa a tre anni dall’incendio che ne determinò la chiusura. Si lavora per il rilancio del sito archeologico e del territorio

La Porta Rosa a Velia è riaperta al pubblico a tre anni dall’incendio che ne determinò la chiusura (foto Pa-Paeve)

Ha il nome di una donna ed è il monumento simbolo dell’antica città di Velia: Porta Rosa, dal 31 luglio 2020 riaperta al pubblico dopo l’incendio del 2017 che ne ha determinato la chiusura. Un evento altamente simbolico che coinvolge l’intero territorio velino e che ribadisce la volontà del Parco di migliorare l’accessibilità e la fruizione del sito archeologico e di potenziare gli interventi di manutenzione, restauro e ricerca. Intensa anche la rete di collaborazione che si sta creando con gli altri Enti attivi sul territorio, come la Comunità Montana Bussento, Lambro e Mingardo che si è occupata del taglio della vegetazione infestante.

La cerimonia di riapertura al pubblico di Porta Rosa a Velia (foto Pa-Paeve)

La riapertura di Porta Rosa si inserisce in un programma più ampio di riqualificazione e valorizzazione del sito che è stato recentemente ufficializzato dall’istituto autonomo del Parco Archeologico di Paestum e Velia. Dopo l’accorpamento del sito velino all’autonomia di Paestum, la direzione del Parco con i suoi funzionari e collaboratori ha svolto tanto lavoro per il rilancio dell’antica città magno-greca con lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria dei monumenti e con la creazione di nuovi percorsi di visita per garantire una maggiore fruibilità del sito. Inoltre, sono in fase di svolgimento interventi di restauro delle strutture archeologiche danneggiate, in particolare nelle insulae abitative, e i lavori di risistemazione della galleria ferroviaria adibita a deposito e l’estensione dell’impianto di illuminazione nell’area archeologica. Contemporaneamente si stanno realizzando due importanti interventi di manutenzione, messa in sicurezza, riqualificazione e valorizzazione dell’area archeologica di Velia diretti da altri enti del MiBACT: i lavori del Segretariato Regionale della Campania con il progetto “Velia città delle acque”, finanziato con fondi PON, e l’intervento del Direzione Regionale Musei Campania che hanno per oggetto il costone lato sud di Porta Rosa.

Porta Rosa a Velia è il più antico esempio di arco a tutto sesto d’Italia (foto Pa-Paeve)

Porta Rosa fu scoperta nel 1964 dall’archeologo e allora soprintendente Mario Napoli che scelse il nome di sua moglie per indicare il più antico esempio di arco a tutto sesto d’Italia; più che una porta, in realtà, si tratta di un viadotto che collega le due sommità naturali dell’acropoli di Velia e che da oggi diventa di nuovo visitabile con accesso dal lato nord. A sud, invece, i lavori sono tuttora in corso e si concluderanno con il ripristino di tutto il percorso di visita chiamato “Sentiero degli dei” che conduce dall’acropoli alla fortezza del Castelluccio attraverso le terrazze sacre.

Al via l’11.ma edizione di Aquileia Film Festival 2020: ma attenzione, è obbligatoria la prenotazione gratuita on line del posto. Ecco tutto il programma delle cinque serate

Per l’edizione 2020 di Aquileia Film Festival sarà artciolato sulel due piazze antistanti la basilica: piazza Patriarcato e piazza Capitolo

L’undicesima edizione di Aquileia Film Festival 2020 è ai nastri di partenza: la rassegna di cinema arte e archeologia, organizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm e il patrocinio del Comune di Aquileia è in programma per cinque serate da martedì 28 a venerdì 31 luglio e lunedì 3 agosto 2020, arricchita di alcune novità per garantire la fruizione in piena sicurezza e nel rigoroso rispetto della normativa anti COVID-19 all’ampia platea di appassionati. Per la prima volta l’evento si svolgerà in contemporanea sulle due piazze – piazza Capitolo e piazza Patriarcato – che circondano la Basilica di Aquileia che potranno ospitare 500 spettatori ciascuna: le conversazioni con l’ospite della serata curate da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva si svolgeranno sul palco di piazza Capitolo e verranno trasmesse in diretta sullo schermo – largo dieci metri e alto otto –  di piazza Patriarcato. Ma per partecipare all’Aquileia Film Festival è obbligatoria la prenotazione gratuita del posto al link
https://www.fondazioneaquileia.it/it/aquileia-film-festival-2020-prenotazioni, compilando il form con nome, cognome, mail e telefono, selezionare la serata e inviare. In risposta si riceverà una mail con il biglietto d’ingresso e il posto assegnato da esibire anche su smartphone ai varchi d’ingresso. I posti verranno assegnati in ordine cronologico di arrivo delle prenotazioni. Ecco il programma.

Il film “Le tre vite di Aquileia” di Giovanni Piscaglia

Martedì 28 luglio 2020, alle 21. “Le tre vite di Aquileia”, film fuori concorso, di Giovanni Piscaglia (Italia, 60′, 2019, 3D Produzioni per Fondazione Aquileia). Un film che restituisce la complessità dell’eredità storica di Aquileia e la vitalità della grande città cosmopolita che fu nei secoli passati. Non solo storia anti­ca, la città viene raccontata fino ai giorni nostri indagando il modo in cui la storia è diventata oggetto di studio, scavo, musealizzazione e tutela. A guidarci nel viaggio gli interventi degli esperti e di chi quotidianamente lavora per valorizzare il suo patrimonio. Segue la conversazione con Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia, e Orietta Rossini, direttrice del Museo dell’Ara Pacis, a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.

Frame del film “Pompei, dopo il disastro” di Sabine Bier

Mercoledì 29 luglio 2020, alle 21. “Pompei, dopo il disastro” di Sabine Bier (Italia, Germania, 52’, 2019, produzione: Massimo My, consulenza scientifica: Ersilia D’Ambrosio. Per la prima volta un documentario racconta gli avvenimenti immediatamente successivi all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., un intervento di protezione civile voluto e sostenuto dall’imperatore Tito per soccorrere le popolazioni colpite dal disastro naturale e rilanciare le attività, la produzione e il commercio, la vita. Segue la conversazione con Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Chiude la serata “Antico Presente” di Lucio Fiorentino (Italia, 19’, 2018, responsabile scientifico: Ludovico Solima, produzione: museo Archeologico nazionale di Napoli, produzione esecutiva: Transitans Film SRL. Una storia, uno o due personaggi a noi contemporanei, un sentimento universale, un capolavoro del museo. Un’opera della collezione del Mann “rivela” ad un personaggio il sentimento profondo che lo muove. L’arte del passato ritorna alla vita creando un ponte tra l’uomo dell’antichità e l’uomo del presente.

Frame del film “La Scuola Archeologica Italiana di Atene” prodotto da Rai Cultura con la regia di Eugenio Farioli Vecchioli

Giovedì 30 luglio 2020, alle 21. “La Scuola Archeologica Italiana di Atene” (Italia viaggio nella bellezza) di Eugenio Farioli Vecchioli, Agostino Pozzi, Stefano Stefanelli (Italia, 52’, 2019, consulenza scientifica: Luca Peyronel, produzione: Rai Cultura. Un viaggio nell’archeologia italiana in Grecia, con il racconto degli scavi antichi e presenti, e delle sensazionali scoperte effettuate nell’isola di Creta e di Lemno. Una produzione che ripercorre oltre un secolo di vita della Scuola Archeologica Italiana di Atene in occasione dei 110 anni dalla sua nascita. Segue la conversazione con Giuliano Volpe, archeologo, ordinario di Metodologia della ricerca archeologica all’università di Bari, a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Chiude la serata “La storia dimenticata degli Swahili / L’histoire oubliée des Swahilis” di Raphael Licandro, Agnès Molia (Francia, 26’, 2018, consulenza scientifica: Peter Eeckhout, produzione: Tournez S’il Vous Plait Productions, lingua: italiano. Lungo la costa orientale dell’Africa, il popolo degli Swahili a lungo ha intrigato gli scienziati. Divennero musulmani molto prima dell’islamizzazione dell’Africa, e la loro lingua, lo swahili, è infusa con l’arabo. Si ritiene che in questa zona, tra il X e il XV secolo, gli Swahili avessero costruito dozzine di opulente città in pietra.

Frame del film “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lamaitre

Venerdì 31 luglio 2020, alle 21. “Egitto: i templi salvati / Egypt: saving temples” di Olivier Lemaitre (Francia, 53’, 2018, produzione: Sequana Media, lingua: italiano. Nel 1954 l’annuncio della costruzione di una nuova diga minacciava l’intera Nubia e oltre venti antichi santuari. Alcuni templi furono smantellati in fretta e trasferiti su isole artificiali, altri furono spediti all’estero in città come Madrid, Torino o addirittura New York. Segue la conversazione con Mario Tozzi, primo ricercatore del CNR, divulgatore scientifico, conduttore di “Sapiens, un solo pianeta” su RAI3 a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.

Film Aquileia Mater – 2200 anni dalla fondazione di Aquileia” curato da Maurizio Buora e Francesco Snidero

Lunedì 3 agosto 2020, alle 21. “AQUILEIA MATER – 2200 anni dalla fondazione di Aquileia”,
fuori concorso, a cura di: Maurizio Buora e Francesca Snidero  (Italia, coordinamento: Paola Treppo, 60’, 2019, produzione: Telefriuli per conto della Società Friulana di Archeologia. Un documentario arricchito da interviste a esperti e studiosi italiani, ma anche provenienti da Slovenia, Austria e Germania per comprendere la storia della antica città di Aquileia e la varietà delle relazioni con il mondo mediterraneo e continentale. Segue “Il Porto scomparso” di Luigi Zannini (Italia, 13’, 2020, autori: Pietro Spirito e Luigi Zannini, produzione: Rai FVG. Sulle tracce dell’antico porto tra Grado e Aquileia e della strada che collegava le due città.

Nel sito archeologico di Velia l’estate 2020 porta “Velia Musica & Parole”, cinque appuntamenti tra concerti, spettacoli di danza e altre performance artistiche. Il direttore Zuchtriegel: “Sosteniamo il settore dello spettacolo dal vivo”

Il sito archeologico di Velia ospita la rassegna “Velia Musica & Parole” (foto pa-paeve)

Un programma di “musica e parole” per contribuire al rilancio dello spettacolo e della musica dal vivo in questa “fase 3” post-emergenza Covid, e anche per incrementare l’offerta culturale del territorio di Velia, nel cuore del Cilento. È questa la proposta “Velia Musica & Parole”, che il Parco Archeologico di Paestum e Velia ha lanciato per questa estate 2020. “Dopo l’accorpamento dei due siti di Velia e Paestum e all’indomani di un repentino avvio di molti interventi di messa in sicurezza e manutenzione nel sito archeologico di Velia, è la volta di contribuire alla ripresa degli eventi culturali”, dichiara il direttore, Gabriel Zuchtriegel. “In particolare, vogliamo accogliere l’indirizzo del ministro, Dario Franceschini, che ha chiesto a parchi e musei di dare una mano al settore dello spettacolo dal vivo, fortemente colpito dalla crisi sanitaria Nella stessa ottica, stiamo collaborando con Velia Teatro nella speranza di poter riportare le rappresentazioni teatrali all’interno del sito archeologico, al momento in calendario presso la sede della Fondazione Alario. Quest’anno le condizioni per un programma di questo tipo non c’erano, ma stiamo lavorando su varie ipotesi, tra cui quella di attrezzare il teatro antico di Velia per rappresentazioni teatrali, ovviamente nel massimo rispetto del luogo e della tutela del monumento”.

La locandina della prima rassegna culturale “Velia Musica & Parole”

Per la prima rassegna culturale “Velia Musica & Parole”, sono stati fissati cinque appuntamenti tra concerti, spettacoli di danza e altre performance artistiche che animeranno le serate estive veline dal 31 luglio al 5 settembre 2020. Si partirà venerdì 31 luglio 2020, con il concerto “La musica è pericolosa” della Compagnia della Luna, diretto da Nicola Piovani; per sabato 8 agosto 2020, l’Orchestra da camera della Campania presenterà Sebastiano Somma in “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway. Si prosegue venerdì 14 agosto 2020 con un suggestivo spettacolo di musica, canto e danza Lis con il progetto VIVIDARTE LIS che presenterà “Voci pe’ ll’aria – l’arte per tutti”. È la volta della compagnia Aquadia che, venerdì 21 agosto 2020, presenterà il concerto “Tiempo. Voci, suoni e colori di una Napoli del cuore e della fantasia”, con Peppe Barra. Venerdì 4 settembre 2020, Teatronovanta andrà in scena con Emilia Zamuner TRIO in “Napoli in jazz” con la regia di Gaetano Stella. Gli spettacoli sono inclusi nel biglietto di ingresso al Parco e nell’abbonamento Paestum&Velia, così che lo stesso titolo di ingresso potrà essere sfruttato sia in orario diurno per le visite archeologiche sia in serata per prender parte agli spettacoli e alle manifestazioni a Paestum e a Velia. In questo modo, la direzione del Parco punta anche al potenziamento dell’inclusione territoriale e dell’accessibilità economica.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, dal 15 luglio 2020 è anche cittadino italiano

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, giura davanti al sindaco di Matera Raffaello De Ruggeri

Dal 15 luglio 2020 Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Paestum e Velia, è divenuto anche cittadino italiano. Il giorno prima, infatti, 14 luglio 2020, con il giuramento prestato davanti al sindaco di Matera, Raffaello De Ruggeri, si è conclusa la procedura di conferimento della cittadinanza italiana. “In realtà non mi sono mai sentito uno straniero”, dichiara il neo cittadino italiano, “perché da subito sono stato accolto con straordinario calore e grande affetto. Ho considerato di aver trascorso ormai più della metà della mia vita professionale in Italia, Paese per la cui cultura nutro una profonda ammirazione. Ho perciò voluto presentare l’istanza per la cittadinanza italiana. Devo dire che il giorno del conferimento è stato uno dei più belli e emozionanti della mia vita”. Zuchtriegel, di nazionalità tedesca, fu nominato alla guida dell’autonomia amministrativa e gestionale di Paestum con decorrenza dal 1° novembre 2015, nell’ambito della riforma del sistema museale nazionale voluta dall’allora e attuale ministro Dario Franceschini. L’individuazione di alcuni direttori non italiani alla guida di musei, siti monumentali e archeologici aveva suscitato un dibattito a livello nazionale e non erano mancati ricorsi nel merito, poi respinti in via definitiva dal Consiglio di Stato nel 2018.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum e Velia

Dopo aver frequentato le università di Berlino, Roma-Tor Vergata e Bonn, Zuchtriegel ha conseguito un dottorato di ricerca in Archeologia Classica con una tesi sul sito laziale di Gabii. Ha partecipato a scavi e ricerche in Sicilia e Magna Grecia ed è stato titolare di borse di ricerca e riconoscimenti di istituzioni rinomate quali la Studienstiftung des deutschen Volkes, l’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, l’Istituto Archeologico Germanico e la Fondazione Alexander von Humboldt. Ha pubblicato numerosi articoli, volumi collettanei e monografie, tra cui “Gabii” (Venosa, 2012) e “Colonization and Subalternity in Classical Greece” (Cambridge, 2018). Oltre al suo incarico a Paestum e Velia, insegna alla Scuola Superiore Meridionale di Napoli. Durante il mandato di Zuchtriegel, il numero annuale dei visitatori a Paestum è salito da 300mila nel 2015 a 443mila nel 2019. Sul finire della prima fase dell’emergenza sanitaria, i siti di Paestum e Velia sono stati tra i primi a riaprire al pubblico. Già dal 18 maggio 2020 il direttore ha rilanciato l’attività in entrambi i siti, dando ulteriore impulso all’accessibilità e alla fruizione inclusiva, alla ricerca quale attività pubblica e partecipata e alla tutela supportata da strumenti innovativi, collaborando con Università, istituti di ricerca e aziende private. “Senza una squadra eccezionale e dinamica”, sottolinea Zuchtriegel, “tutto ciò non sarebbe stato possibile. Ringrazio di cuore tutti i colleghi e collaboratori di Paestum e Velia, le Istituzioni locali e tutte le persone che qui mi hanno sempre fatto sentire a casa”.

Alla XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico protagonista l’archeologia subacquea: 1a Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo in memoria di “Sebastiano Tusa”; 1° “Premio di Archeologia Subacquea Sebastiano Tusa”; lanciare un Itinerario Culturale Europeo dei siti archeologici subacquei

L’archeologo Sebastiano Tusa, tragicamente scomparso in un incidente aereo nel marzo 2019

Il segretario della Bmta Ugo Picarelli consegna alla vedova Valeria Li Vigni l premio “Paestum Mario Napoli” assegnato postumo a Sebastiano Tusa durante la XXII Bmta (foto bmta)

Novità alla XXIII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico in programma a Paestum tra Centro Espositivo Savoy Hotel, Basilica, e Parco Archeologico, da giovedì 19 a domenica 22 novembre 2020: è in programma 1a Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo in memoria di “Sebastiano Tusa” con la partecipazione delle più note destinazioni archeologiche subacquee mediterranee e il 1° “Premio di Archeologia Subacquea Sebastiano Tusa”, che sarà assegnato alla scoperta archeologica dell’anno o quale riconoscimento alla carriera, alla migliore mostra in ambito scientifico internazionale, al progetto più innovativo a cura di Istituzioni, Musei e Parchi Archeologici, al miglior contributo giornalistico in termini di divulgazione. La conferenza e il premio seguono e sono diretto sviluppo di quanto avvenuto nell’ultima edizione – quella del 2019 – della BMTA in occasione della quale è stato assegnato postumo il Premio “Paestum Mario Napoli” a Sebastiano Tusa, per onorare la memoria del grande archeologo, dello studioso, dell’amico della Borsa, ma soprattutto dell’uomo del Sud, che ha vissuto la sua vita al servizio delle istituzioni per contribuire allo sviluppo locale e alla tutela del Mare Nostrum. È proprio in quegli stessi giorni che è nata l’idea di inserire, annualmente all’interno del programma, una iniziativa di carattere internazionale, volta a ricordare l’impegno e le progettualità di Sebastiano Tusa. Le iniziative in programma alla XXIII Bmta si svolgeranno in collaborazione con soprintendenza del Mare e fondazione “Sebastiano Tusa” della Regione Siciliana, Centro universitario europeo per i Beni culturali di Ravello, Icomos Italia, NIAS Nucleo per gli Interventi di Archeologia Subacquea dell’ICR Istituto centrale per il Restauro del MiBACT, parco archeologico dei Campi Flegrei, Accademia internazionale di Scienze e Tecniche subacquee, Istituto italiano di Archeologia subacquea, Gruppi Archeologici d’Italia, Archeoclub d’Italia.

Ma c’è dell’altro: valorizzare gli Itinerari culturali dei siti sommersi del Mediterraneo. La presenza del Centro universitario europeo per i Beni culturali di Ravello, costituitosi nel 1983 proprio sotto gli auspici del Consiglio d’Europa, e della soprintendenza del Mare della Regione Siciliana con i soggetti promotori assume particolare valenza per la certificazione di una rete dei siti sommersi nel “Programma degli Itinerari Culturali”, che fu avviato dal Consiglio d’Europa nel 1987. Gli Itinerari Culturali, mettendo in pratica i valori del Consiglio d’Europa – “diritti umani, diversità culturale, dialogo e scambi interculturali” – sono un invito al viaggio e alla scoperta del ricco e variegato patrimonio culturale europeo, con lo scopo di creare una rete di persone e luoghi legati tra loro grazie a una storia e a un patrimonio comuni. Gli “Itinerari Culturali dei siti sommersi del Mediterraneo” (una rete che collegherà Campania, Puglia, Sicilia, Egitto, Grecia e Israele attraverso i siti di Baia Sommersa nel Parco Archeologico dei Campi Flegrei, delle Tremiti, di Ustica-Egadi-Pantelleria, di Alessandria d’Egitto, di Pavlopetri e di Caesarea Maritima) rappresentano una risorsa chiave per il turismo responsabile e lo sviluppo sostenibile, rispondendo alle attività e ai progetti innovativi richiesti dal Consiglio d’Europa nel quadro dei cinque settori d’azione prioritari, strategici per lo sviluppo locale e la valenza culturale dei territori: cooperazione in materia di ricerca e sviluppo; valorizzazione della memoria, della storia e del patrimonio europeo; scambi culturali e educativi per i giovani europei; pratiche artistiche e culturali contemporanee; turismo culturale e sviluppo culturale sostenibile. Ha assicurato la sua presenza alla Borsa Gabriella Battaini-Dragoni, vice Segretario generale del Consiglio d’Europa, che sin dall’inizio della sua brillante carriera alla Direzione Cultura fu artefice dello sviluppo del “Programma degli Itinerari Culturali Europei” (che partì nel 1987 con il riconoscimento del Cammino di Santiago di Compostela) e della costituzione dell’Istituto Europeo degli Itinerari Culturali, insediato a Lussemburgo nel 1998.

Archeosub nelle acque di Levanzo (foto Soprintendenza del Mare)

I siti sommersi sono meta di un numero sempre maggiore di turisti subacquei. Sono, infatti, circa 30 milioni i subacquei certificati a livello mondiale e circa 6 milioni quelli che si sono “tuffati” almeno una volta senza certificazione e si stima che oltre 3 milioni di “diver” fanno uno o più viaggi ogni anno. Il viaggiatore, oggi, è alla ricerca sempre più di un turismo esperienziale autentico a contatto con la natura e le identità territoriali, per cui un’anfora, un’ancora o una struttura antica conservatesi sott’acqua sono parte integrante del mondo naturale e non più solo manufatti. Il turismo archeologico in immersione ha, dunque, caratteristiche che per un verso lo rendono un’esperienza unica e per l’altro potenziano alcuni elementi presenti anche nel turismo abituale. Il primo è la conservazione dei luoghi: l’ecosistema marino è fragile e sensibile al turismo di massa. Il deterioramento della bellezza di alcune aree implica la cessazione delle attività turistiche, molto più in fretta di quanto avviene sulla terra. Il turismo archeologico subacqueo, per esplicare appieno le proprie potenzialità, richiede la presenza di un sistema turistico locale integrato ed efficiente, in cui attori diversi accettino di interagire, a parte la necessità di aree in cui sia già prevista una tutela giuridica del territorio di tipo ambientale. Il secondo è la relazione con la tecnologia: il turismo subacqueo è sì una pratica naturalistica, perché implica un contatto totale con l’ambiente, ma è anche, da subito, una pratica tecnologica, perché necessita di una serie di apparecchiature, di conoscenze e implica un rapporto con l’ambiente, che è sempre mediato dalla tecnica. Il mondo viene visto attraverso una maschera, in un rapporto immediatamente di tipo virtuale – mediato e immersivo – esattamente come quello che può essere stabilito con gli apparati di visualizzazione virtuale. Da qui a pensare pratiche di realtà aumentata il passo è breve.

I tablet con sensori subacquei sono l’ultima frontiera dell’archeologia subacquea

L’ultima frontiera del turismo subacqueo parla di unire ancora più strettamente la pratica di immersione in parchi archeologici e aree naturali con la tecnologia e progettare tour in realtà aumentata che i sub possono seguire direttamente nei siti sommersi, ma anche progettare tour subacquei in realtà aumentata restando sulla terra. Il progetto nasce dalla considerazione che ci sono ancora pochi itinerari o aree archeologiche subacquee attrezzate e fruibili al pubblico, sia in Italia che in campo internazionale. Per la verità molteplici sono i siti archeologici subacquei meta di visita, anche guidata, da parte dei diving club locali, ma si tratta di siti non tutelati e, comunque, privi di alcuna segnaletica ed organizzazione didattica propedeutica alla visita. La richiesta di certificazione al Consiglio d’Europa di un Itinerario Culturale Europeo ha, dunque, l’obiettivo di mettere in luce le potenzialità del turismo archeologico subacqueo per lo sviluppo locale delle tante destinazioni, anche lontane dalle località più note, che richiedono nuove offerte turistiche nel segno della tutela, delle esperienze autentiche e della sostenibilità.

Al museo Archeologico nazionale di Napoli presentata in diretta Fb la raccolta di saggi sulla mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” (prorogata fino al 31 agosto) e lanciato il trailer del documentario per raccontare i tesori sommersi dal Mediterraneo

La locandina della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” prorogata al 31 agosto 2020

Cosa accomuna un’impegnativa raccolta di saggi (trecento pagine e oltre quattrocento illustrazioni) ed un suggestivo trailer di un documentario? Di certo il viaggio di scoperta della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, in proroga al museo Archeologico nazionale di Napoli sino al 31 agosto 2020: al MANN, Paolo Giulierini (direttore del Museo), Salvatore Agizza e Luigi Fozzati (curatori dell’esposizione), Cherubino Gambardella e Simona Ottieri (responsabili dell’allestimento), Antonio Longo (direttore del documentario dedicato all’exhibit) hanno ripercorso, in diretta Facebook, le caratteristiche di un progetto scientifico che non si ferma al momento espositivo, ma scommette su diversi strumenti della comunicazione per narrare il Mare nostrum.

Alla presentazione dei saggi su “Thalassa” non era potuta essere presente, così Valeria Li Vigni, soprintendente del Mare della Regione Siciliana e moglie del compianto Sebastiano Tusa, promotore della mostra “Thalassa”, ) ha mandato un suo messaggio al Mann.

Una tavola dell’originale racconto illustrato “Thalassa, tra mare e stelle” (ideazione: Servizi Educativi del MANN)

Agli esperti, naturalmente, è destinata la silloge scientifica, edita da Electa a completamento del ciclo di pubblicazioni già lanciate con la guida breve; tante le tematiche affrontate nel corposo volume: dall’archeologia subacquea alla geologia marina, dai musei del mare alla storia della navigazione, dai commerci alla pirateria, dalla vita di bordo all’esistenza ai margini del Mediterraneo, dalla storia alla mitologia. E se la mostra ha scommesso sulle nuove generazioni con l’originale racconto illustrato “Thalassa, tra mare e stelle” (ideazione: Servizi Educativi del MANN), è il documentario, di cui è stato presentato il trailer, un nuovo spazio di approfondimento sulle avventure, storiche e moderne, dell’archeologia subacquea. Diretto da Antonio Longo e scritto dallo stesso Longo a quattro mani con Salvatore Agizza, il documentario “Thalassa, il racconto” (uscita prevista nel 2020) è un’occasione per ripercorrere le emozioni degli scavi subacquei nel Mediterraneo, anche grazie alle nuove frontiere di ricerca in acque profonde. Se i filmati delle Teche Rai ricostruiscono l’esperienza dei pionieri novecenteschi dell’archeologia subacquea, è il ricordo di Sebastiano Tusa, promotore della mostra scomparso tragicamente nel marzo 2019, a narrare quanto la ricerca abbia bisogno di grandi maestri per segnare nuovi traguardi.

“Thalassa, il racconto”. Di primo acchito, fermi sulla superficie del tempo, non si scorge niente. Ci vuole pazienza, ma anche questa da sola può non bastare. A volte nemmeno un occhio attento è sufficiente se si sta cercando qualcosa in territori inesplorati, bui e profondissimi. Ed ecco che improvviso e leggero come un alito di vento irrompe il caso e svela quello che era addormentato e nascosto solo un po’ più in là, ma da tutto il tempo possibile. Così comincia l’avventura, giovanissima ed eterna dell’archeologia subacquea nelle acque del Mediterraneo. Partendo dall’esperienza della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, il documentario “Thalassa, il racconto”, diretto da Antonio Longo e scritto con Salvatore Agizza, già curatore della mostra, comincia proprio dal caso e dai primi ritrovamenti subacquei a narrare le storie dei suoi protagonisti. Grazie ai filmati provenienti dall’archivio delle Teche Rai, alternando passato e presente alle testimonianze dei pionieri dell’archeologia sottomarina del Novecento, con le osservazioni di coloro che hanno curato il progetto scientifico e l’allestimento, si raccontano le storie di tesori sommersi; nel documentario è presente un omaggio al compianto Sebastiano Tusa, noto archeologo e fondatore della soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. “Thalassa, il racconto” propone allo spettatore la possibilità di scoprire la storia dell’archeologia subacquea partendo dai reperti in mostra fino alla nuova frontiera della ricerca in acque profonde. Per la prima volta un documentario racconta la storia e le suggestioni dell’archeologia subacquea nel Mezzogiorno d’ Italia. Il nuovo, crescente e meritato interesse per questa branca dell’archeologia è testimoniato dalla recente istituzione della Soprintendenza Nazionale per il patrimonio culturale subacqueo.

Adria. Ha riaperto il museo Archeologico nazionale in sicurezza. Occasione per (ri)vedere la tomba della Biga o la grande lekythos a figure nere con Eracle e le Amazzoni: magari con l’abbonamento annuale

Il museo Archeologico di Adria ha riaperto (foto museo di Adria)

Il virus si avvicina, tenta di entrare in museo, ma il Minotauro lo ferma: così la riapertura del museo Archeologico nazionale di Adria è in piena sicurezza. Da sabato 20 giugno 2020 il museo Archeologico nazionale di Adria e il suo parco alberato sono riaperti al pubblico. Orario estivo 2020: dal martedì al sabato 14.30 – 19.30; domenica e festivi 15 – 19.30; lunedì chiuso. “In caso di forte affluenza”, spiegano alla direzione, “gli ingressi verranno contingentati. È obbligatorio l’uso della mascherina. Mantenere la distanza di sicurezza: 1,5 metri (i gruppi famigliari rimangono uniti). Igienizzare le mani con il gel disposto lungo il percorso museale. All’entrata verrà rilevata la temperatura corporea”. Biglietto di ingresso: intero, 4 euro; ridotto (18-25 anni), 2 euro; gratuito: 0-18 anni e gratuità di legge. E c’è un’importante novità: l’abbonamento annuale. “Il nipotino ti chiede di tornare a vedere (e ri-vedere…) i cavalli della Tomba della Biga? Hai un lontano parente in visita e vuoi fargli da Cicerone? Cerchi un luogo di riposo, pace e bellezza dopo una giornata di shopping, una passeggiata lungo l’argine del Canalbianco o dopo una visita al vicino Ospedale? O, più semplicemente, andare al museo ti piace, con i suoi vetri famosi in tutto il mondo, il suo racconto a colori e la possibilità di imparare sempre qualcosa sulla storia dell’intero Mediterraneo?”, chiedono provocatoriamente al museo. La risposta è facile: “Allora, l’abbonamento annuale fa per te! Al costo di 12 euro ti verrà rilasciato un biglietto nominativo valido 365 giorni con il quale potrai visitare il museo un numero illimitato di volte. Perché, il museo, è anche per te un luogo magico di questa bella città”.

“Imperdibile! La Tomba della Biga ti aspetta al museo Archeologico nazionale di Adria, che è aperto per tutta l’estate in orario pomeridiano”. La Tomba della Biga del III sec. a.C. è una sepoltura di tre cavalli e un carro dalla necropoli del Canal Bianco ad Adria. La tomba, rinvenuta nel 1938 ad Adria, fa parte di una più vasta area funeraria di epoca etrusca e romana. Il rito funebre ha comportato il sacrificio di tre cavalli, due dei quali attaccati ad un carro. Si riconoscono dei morsi detti ad omega e una punta di lancia (forse usata per il sacrificio), entrambi del III secolo a.C. Rimane un enigma: il destinatario di questo sacrificio. Il terreno circostante appariva però sconvolto, forse da una violazione, mentre una ricca tomba di un giovane si rinveniva a circa 15 metri di distanza. Nei pressi della biga si rinveniva anche la semplice sepoltura di un giovane, che indossava un torquis celtico in bronzo.

I visitatori troveranno anche un altro capolavoro: la grande lekythos a figure nere rientrata dal museo nazionale Atestino di Este dove era esposta nell’ambito della mostra “Veleni e magiche pozioni”. Questo vaso è unico nel suo genere: solitamente le lekythoi, usate dai greci come porta-profumi pregiati, sono di piccole dimensioni. La lekythos di Adria, invece, è di proporzioni davvero uniche. Misura 30 cm, ma con il piede e il collo doveva arrivare almeno a 50 cm. È stata rinvenuta dalla famiglia Bocchi presso la chiesa della Tomba. È stata dipinta da un pittore della cerchia di Antimenes attorno all’anno 530 a.C. Da poco, grazie ad un intenso lavoro di ricomposizione e di restauro, sono stati aggiunti alcuni frammenti, ritrovati tra le migliaia conservati nei depositi. Tra questi, la parte mancante dell’Amazzone trafitta da Eracle. Ora la scena è completa in tutta la sua drammaticità. Nel video con foto di Olivo Bondesan focus sulla decorazione della spalla: la lotta di Eracle e i suoi compagni contro le Amazzoni.

Napoli. In diretta Fb la presentazione dei saggi su “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, la mostra al museo Archeologico nazionale di Napoli prorogata fino al 31 agosto. Pronto un documentario sull’esposizione

L’Atlante Farnese simbolo e fulcro della mostra “Thalassa” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

Il viaggio alla scoperta delle meraviglie sommerse dal Mediterraneo non si ferma: la mostra “Thalassa” al museo Archeologico nazionale di Napoli è prorogata al 31 agosto 2020. Ancora due mesi quindi per poter visitare nel Salone della Meridiana non soltanto i reperti provenienti da importanti scavi subacquei nel Mediterraneo, ma anche opere che raccontano le suggestioni esercitate dal Mare nostrum sull’iconografia antica; il prestito, da parte della soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, di un’ancora (II sec. a.C.), un remo ed un albero (età imperiale) di un’imbarcazione, rappresenta un suggestivo completamento dell’esposizione.

Alcuni preziosi reperti del carico recuperato dal relitto di Antykithera alla mostra “Thalassa” (foto Graziano Tavan)

Luigi Fozzati uno dei curatori della mostra “Thalassa” al Mann (foto Graziano Tavan)

Non solo una mostra, ma anche un importante progetto di ricerca, proiettato verso il prossimo futuro: mercoledì 1° luglio 2020 (alle 12), in diretta Facebook dal Salone della Meridiana, i curatori dell’exhibit Paolo Giulierini, Salvatore Agizza, Luigi Fozzati e Valeria Li Vigni, presentano il volume “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo. Saggi” (Electa Editore); all’incontro, interverranno anche Cherubino Gambardella e Simona Ottieri (responsabili allestimento della mostra). Parallelamente al volume, l’evento sarà anche l’occasione per il lancio del trailer del documentario dedicato all’esposizione: il documentario è diretto da Antonio Longo e scritto dallo stesso Longo con Salvatore Agizza. Un mare di idee per una mostra che ha creato rete tra istituzioni; “Thalassa” ha ottenuto il patrocinio morale di: ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Campania, Comune di Napoli ed Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale (Napoli-Salerno-Castellammare di Stabia), università di Salerno, università “L’Orientale” e università Suor Orsola Benincasa di Napoli. L’esposizione è stata realizzata anche in collaborazione con la Scuola Archeologica di Atene, l’università di Bari, l’università “Parthenope”, ENEA ed INGV.

Lezioni di yoga all’ombra dei templi dorici di Paestum: cultura orientale e occidentale si incontrano

Lezioni di yoga all’ombra dei templi dorici di Paestum (foto pa-paeve)

Tornano per il terzo anno consecutivo le lezioni di yoga all’ombra dei templi dorici di Paestum, organizzate dall’associazione Madhava con il Parco Archeologico di Paestum e Velia. Dal 30 giugno 2020 cultura orientale e occidentale si danno appuntamento a Paestum, con lo yoga nei templi. In calendario sono state fissate due lezioni a settimana – ogni martedì e giovedì – dalle 18 alle 19; prima lezione il 30 giugno 2020, presso l’area del “Parco dei Piccoli” nell’area archeologica di Paestum. A seguire i partecipanti ai corsi, ci saranno gli insegnanti Luciano Bufano e Stefania Zerella, entrambi professionisti di esperienza ventennale, che gestiranno direttamente le prenotazioni per le lezioni nei templi; l’accesso all’area archeologica sarà consentito previo acquisto del biglietto di ingresso giornaliero o con l’abbonamento Paestum&Velia – ancora in promozione a 20 euro – con il quale si potranno visitare i due siti archeologici di Paestum e Velia liberamente per un anno intero. Prenotazione obbligatoria. Per le lezioni del martedì contattare Stefania: 3384777750. Per le lezioni del giovedì contattare Luciano: 3383491264.

“L’idea di coniugare due culture differenti in uno scenario così suggestivo come il Santuario meridionale di Paestum è nata qualche estate fa”, dichiara il maestro, Luciano Bufano. “L’energia positiva che si percepisce tra le antiche mura di Paestum aiuta a far maturare quella pace interiore necessaria per praticare una disciplina come lo yoga. Tutti coloro che hanno partecipato alle scorse lezioni di yoga nei templi sono ancora oggi entusiasti: l’esperienza che si vive in un luogo così pregno di sacralità è indescrivibile e rappresenta uno spunto di crescita per tutti, compresi gli insegnanti”.

#iorestoacasa. Il museo Archeologico nazionale di Altino ci fa conoscere un settimo reperto “imperdibile”: frammento di bilancia in bronzo con iscrizioni in greco su entrambe le facce (fine I – inizi II sec. d.C.)

Vado al Museo Egizio di Torino per vedere la Tomba di Kha e Merit. E vado ad Altino per vedere…? È la settima e ultima “provocazione” del museo Archeologico nazionale di Altino per presentare il settimo reperto “imperdibile”: frammento di bilancia in bronzo con iscrizioni su entrambe le facce (fine I – inizi II sec. d.C.) da un rinvenimento sporadico del 1986 nell’area della città romana di Altino. Nel video di Francesca Farroni Gallo, il testo e la voce narrante sono di Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino.

Frammento di bilancia in bronzo con iscrizioni in greco sulle due facce (fine I – inizi II sec. d.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Altino (foto PM-Veneto)

Una barra di bronzo piatta con una lunga fessura, parole e numeri in greco incise su entrambe le facce. Quali storie racconta? “Ricetta alla mano”, narra Marianna Bressan, “pesava con attenzione gli ingredienti a cominciare dal fior di farina di grano tenero, che noi chiamavamo siligo e lui semidalis. Veniva dall’Egitto lui e parlava in greco. Era arrivato dal mare, si era stabilito ad Altino da qualche tempo e aveva la sua bottega in città. Aveva questo strumento magnifico, tutto di bronzo luccicante che pareva oro. Era una bilancia, ma non una classica stadera con il contrappeso che scorre sull’asta per definire la pesata. In questa il contrappeso era fisso ed era il punto di sospensione a scorrere così la bilancia si poteva adattare a seconda dell’unità di misura di peso che di volta in volta voleva usare. È stato lui a spiegarci cosa volevano dire le scritte in greco incise sulla bilancia. Erano le scale di peso: la romana, in once e libbre, quella che usavamo di solito ad Altino; la greca, in dracme greche leggere; e l’egiziana, in dracme tolemaiche, alle quali lui era più avvezzo. Diceva che nessun altro al mondo possedeva una bilancia che parlava addirittura tre lingue. Ma quali ricette preparava realmente: farmaci? Cosmetici? Pane? Dolci di pasticceria? O era un rabbino che confezionava cibi per i sacrifici ebraici? Ci lasciamo con il dubbio. Peccato non poterlo chiedere all’egiziano ché parlava in greco”.