Verona. Al museo degli Affreschi ultimo incontro delle conferenze 2025-2026 su “Lo scavo della chiesa di San Martino in Aquaro” con Cristina Lonardi (Musei Civici di Verona), Fabio Saggioro ed Elisa Lerco (università di Verona) e Filippo Bricolo (Politecnico di Milano – Polo territoriale di Mantova) sui i risultati delle più recenti campagne e le prospettive future di ricerca e valorizzazione, in un dialogo tra archeologia, storia dell’architettura e valorizzazione del patrimonio


Martedì 23 giugno 2026, alle 17, nella Sala Galtarossa del museo degli Affreschi “G.B. Cavalcaselle” a Verona, ultimo appuntamento della stagione 2025-2026 con le conferenze dei Musei Civici di Verona. Tema dell’incontro “Lo scavo della chiesa di San Martino in Aquaro”, che nel mese di maggio 2026 ha visto l’avvio di una nuova campagna di scavi grazie al rinnovo della convenzione tra i Musei Civici di Verona e l’università di Verona – dipartimento Culture e Civiltà. Intervengono Cristina Lonardi dei Musei Civici di Verona, Fabio Saggioro ed Elisa Lerco dell’università degli Studi di Verona e Filippo Bricolo del Politecnico di Milano – Polo territoriale di Mantova. La conferenza presenta i nuovi risultati delle campagne di scavo condotte dall’università di Verona, in collaborazione con i Musei Civici, nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona, alla ricerca della chiesa di San Martino in Aquaro. Le indagini, coordinate da Fabio Saggioro dell’università di Verona e da Luca Fabbri dei Musei Civici nell’ambito di un progetto triennale – prorogato nel 2026 per un ulteriore biennio – hanno portato alla luce una complessa sequenza stratigrafica che getta nuova luce sulla storia di quest’area della città. Durante l’incontro i funzionari dei Musei Civici, i ricercatori dell’università di Verona impegnati sul cantiere e l’architetto Filippo Bricolo del Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano illustrano i risultati delle più recenti campagne e le prospettive future di ricerca e valorizzazione, in un dialogo tra archeologia, storia dell’architettura e valorizzazione del patrimonio. Ingresso libero.
Padova. A Palazzo Liviano workshop internazionale “From Field to Heritage. Strengthening Italian-Algerian Cooperation in the Archaeology of the Roman Limes”, in presenza e on line, con la presentazione e la discussione dei primi risultati della campagna 2026 condotta in Algeria

Lunedì 22 giugno 2026, dalle 9.30 alle 16, nell’aula Diano di Palazzo Liviano in piazza Capitaniato 7 a Padova, workshop internazionale “From Field to Heritage. Strengthening Italian-Algerian Cooperation in the Archaeology of the Roman Limes”, in presenza e in diretta streaming su Zoom: https://unipd.zoom.us/j/3833008118. L’incontro, organizzato nell’ambito del Limes Numidicus Survey Project e del progetto UniPd Shaping a World-Class University, sarà dedicato alla presentazione e discussione dei primi risultati della campagna 2026 condotta in Algeria dall’università di Padova, con particolare attenzione alle ricerche archeologiche nel territorio di El Hassai e, più in generale, allo studio dei paesaggi di frontiera della Numidia romana.
Programma. La prima sessione sarà dedicata alle attività del progetto LiNuS, con interventi su remote sensing, mobilità e assetti viari, materiali ceramici, evidenze numismatiche e documentazione digitale dei siti archeologici. La seconda sessione raccoglierà contributi registrati di studiosi e studiose provenienti da istituzioni algerine e tunisine, dedicati al limes, alla documentazione dei paesaggi archeologici, alla tutela del patrimonio, all’architettura romana nordafricana e alle forme di valorizzazione e museificazione digitale. Il workshop si inserisce in un percorso di cooperazione internazionale volto a rafforzare il dialogo scientifico tra l’Università di Padova e le istituzioni partner algerine, in particolare le Università di Biskra e Constantine 2. In linea con gli obiettivi del progetto From Field to Heritage, l’iniziativa intende integrare ricerca, formazione e valorizzazione del patrimonio culturale, promuovendo attività condivise di documentazione, interpretazione e disseminazione dei risultati archeologici.
Gattatico (RE). Alla biblioteca di Praticello presentazione del libro “Storia archeologica di Reggio Emilia” dell’archeologo Paolo Storchi

Martedì 9 giugno 2026, alle 21, alla biblioteca comunale “Amos Tragni”, in via Cicalini 14 a Praticello di Gattatico (RE), presentazione del libro “Storia archeologica di Reggio Emilia” (Compagnia editoriale Aliberti) di Paolo Storchi, archeologo, che guiderà i partecipanti nel racconto di una Reggio Emilia mai vista. Un viaggio unico tra carotaggi geologici, urbanistica romana e paleoalvei, dove il rigore dell’archeologia incontra i riferimenti della cultura pop e si conclude con la magia di un racconto d’altri tempi.
Storia archeologica di Reggio Emilia. Passeggiando per le strade di Reggio Emilia non vedrete neppure un muro romano, una colonna, un capitello. Eppure, l’eredità della città romana è proprio lì, “tatuata” nel disegno stesso della città: il vecchio Crostolo, la piazza forense, gli antichi isolati (le insulae), forse persino il teatro. Percorriamo ogni giorno strade antichissime, senza prestarci neppure attenzione. Questo libro accompagna il lettore in un viaggio appassionato e documentato nella storia archeologica della città, ricostruendo lo sviluppo del paesaggio urbano dalle origini al primo Medioevo, tra scoperte fortuite, scavi programmati, dati toponomastici, documenti d’archivio, lettura geomorfologica del terreno e antiche vedute. Un approccio multidisciplinare, tipico della Topografia Antica. Con uno stile chiaro, ma senza mai banalizzare la complessità, l’Autore sintetizza anni di ricerche scientifiche spesso rimaste inaccessibili al dibattito pubblico e restituisce al passato il suo fascino autentico. Prefazione di Tomaso Montanari. Presentazione di Axel Hémery.
Ariano nel Polesine (Ro). Apre la campagna di scavo 2026 nel sito etrusco di San Basilio diretta da Silvia Paltineri (UniPd) che in esclusiva per “archeologiavocidalpassato.com” traccia un primo bilancio della campagna 2025, con uno sguardo al futuro: dalle tecniche edilizie alle strutture accessorie, dalla valutazione degli animali presenti alla ricostruzione dell’ambiente particolare tra terra e mare

Dall’8 giugno al 4 luglio 2026 riprende la missione archeologica diretta da Silvia Paltineri del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova nel sito etrusco di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro). “È mia intenzione”, spiega la professoressa Silvia Paltineri, “riprendere da dove avevamo lasciato nel 2025 e aprire una nuova area di scavo in corrispondenza del limite dell’insediamento: vedremo quali sorprese ci riserverà il terreno”. Per conoscere le novità e le scoperte l’appuntamento è per tutti gli interessati e appassionati per la conferenza di Silvia Paltineri del 26 giugno 2026 al Centro turistico culturale San Basilio, e il giorno dopo, 27 giugno 2026, per un’esperienza a tu per tu con gli archeologi in “Scavi aperti”. Intanto, riprendiamo le fila del discorso ripercorrendo i risultati raggiunti dalla campagna 2025 in queste interviste in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com con la professoressa Silvia Paltineri direttamente sullo scavo del sito etrusco di San Basilio alla fine della missione nel settembre 2025.
“La nostra ultima di scavo si è svolta dal 1° al 26 settembre 2025”, spiega Silvia Paltineri ad archeologiavocidalpassato.com. “Alla missione archeologica che conduciamo nel sito etrusco di San Basilio prendono parte gli studenti della triennale, della magistrale e della scuola di specializzazione e anche della scuola di dottorato.

Quindi abbiamo diversi livelli di formazione dei partecipanti e in genere si affida ai più esperti la responsabilità di un’area di scavo oppure – per esempio – della gestione della topografia o della documentazione. Il nostro punto d partenza era un dato noto sin dal 2019, ovvero il rinvenimento di un esteso piano pavimentale che abbiamo anche fatto studiare da un collega archeometra: era fatto in cocciopesto e aveva un andamento particolare, nordovest-sudest e che incominciava nell’area ancora aperta anche se coperta. Questo piano pavimentale – dicevo – aveva questo orientamento ed era interessato anche dalla presenza di buche di palo e da alcune canalette strutturali che erano le canalette che ospitavano quelle che in archeologia si chiamano le “travi dormienti” su cui si impostava l’alzato in materiale deperibile. Questo piano è stato asportato in buona parte dell’area scavata negli anni scorsi, ma non avevamo ancora individuato il suo perimetro complessivo. In pratica finiva in corrispondenza del limite della nostra vecchia trincea. Allora nel 2025 ci siamo allargati e abbiamo aperto un’area nuova, abbastanza estesa, con la speranza di capire l’estensione di questo piano: ma non l’abbiamo trovata neppure con l’allargamento, perché evidentemente l’edificio era ancora più esteso. Questo in un certo senso è il preludio al futuro, alla campagna 2026, perché i limiti effettivi di questa grande casa, appunto, non sono ancora stati identificati.

“Nelle ultime campagne abbiamo approfondito le conoscenze della tecnica edilizia: il piano pavimentale era stato steso al di sopra di una preparazione che consisteva in due strati di sabbia e un sottostante livello di blocchetti, di mattonelle cotte intenzionalmente e disposte in maniera ordinata a scopo di impermeabilizzazione e di creazione di una superficie al riparo dall’umidità. Si tratta di una tecnica costruttiva molto avanzata. Possiamo parlare davvero di una tecnica carpentieristica del Delta che in qualche modo richiama anche quello che sappiamo dagli autori antichi sugli Etruschi, abili nella gestione delle acque, che qui nel Delta avevano sicuramente anche sperimentato diverse modalità di costruzione. Il sito etrusco di San Basilio, a quanto se ne sa, è un sito che utilizza unicamente l’edilizia leggera, quindi legno, paglia, argilla. Però ci sono altri siti vicini, scavati molti anni fa, che addirittura avevano le fondazioni in blocchi litici e quindi sostenevano una copertura pesante con un tetto in tegole. Quindi qui gli Etruschi del Delta nel corso del VI secolo e poi ancora nel V hanno perfezionato tecniche che probabilmente affondano le loro radici in una “sapienza” edilizia che aveva caratterizzato anche nei secoli precedenti, sin dall’Età del Bronzo, tutta la Pianura Padana.

“Un primo aspetto su cui stiamo lavorando, e su cui lavoreremo ancora, è quello dell’assetto interno del sito, delle tecniche edilizie, e anche dei suoi caratteri urbanistici. Infatti, le strutture che troviamo hanno tutte il medesimo orientamento. Il piano pavimentale che stiamo portando alla luce potrebbe essere pertinente a un unico grande edificio, oppure relativo a un complesso costituito da due case indipendenti. E questo è un tema che sicuramente approfondiremo. Poi ci sono la coerenza negli andamenti, nel modo in cui viene stesa la preparazione in blocchetti, negli allineamenti delle buche di palo, delle canalette strutturali, in altre evidenze ambientali. Noi sappiamo che poco più a Ovest rispetto al nostro scavo correva, sempre con un andamento nordovest-sudest, un canale antico. E quindi sicuramente l’insediamento assecondava anche caratteristiche del paesaggio”.

“Non è solamente la tecnica edilizia con cui si costruivano le case a interessarci”, spiega Silvia Paltineri, “ma anche per esempio il tema di eventuali strutture accessorie. Tra queste sicuramente ci dovevano essere delle canalette interne di deflusso delle acque. Ne abbiamo individuata una che rispetta gli orientamenti già visti per il piano pavimentale e si allinea con l’andamento del canale. Questa canaletta, di sui si sta scavando il riempimento, era una canaletta che aveva un rivestimento, un contenimento di legno. E qui a San Basilio, anche grazie all’abbondante risalita della falda, il legno si conserva. E quindi abbiamo proprio queste tavole di legno, che si vedono bene su questa sponda, e che intendiamo ovviamente campionare per le datazioni. Ma se riusciamo, prima di chiudere la campagna, vorremmo tentare di portarle a casa, e quindi di incassonarle, per ternare di fare un microscavo, cioè uno scavo molto più accurato in laboratorio, per vedere se ci sono delle particolarità nella tecnica costruttiva”.
“I materiali che abbiamo trovato quest’anno (2025, ndr) non sono abbondanti”, sottolinea Silvia Paltineri, “anche perché abbiamo lavorato su determinate aree, quindi su un edificio che era già stato spogliato nell’antichità, e in una posizione di prossimità rispetto a una canaletta interna. Quindi non abbiamo abbondanti materiali, però quelli che abbiamo di fatto confermano il quadro che conoscevamo già. Abbiamo trovato dei frammenti di ceramica attica, come sempre, abbiamo trovato la ceramica etrusco-padana. E poi c’è un po’ una curiosità. Dall’area in cui si conserva ancora parte del pavimento, abbiamo trovato un mattone crudo. Il rinvenimento del mattone crudo è particolare perché finora sapevamo che l’edilizia di San Basilio era un’edilizia deperibile. L’impiego del mattone crudo apre alla possibilità di ulteriori tecniche e questo sarà sicuramente un dato da approfondire in futuro, magari scavando un po’ più in estensione. Altre particolarità: abbiamo trovato dei frammenti di anfore da trasporto che venivano dalla Grecia e abbiamo trovato della ceramica di importazione dalla Grecia un pochino più antica rispetto alla ceramica attica, cioè la ceramica corinzia, che è un’altra ceramica che era già attestata fin dagli anni scorsi all’interno del sito. Infine, abbiamo in corso lo studio dei macroresti, sia dei resti vegetali sia della fauna. Ma non posso anticipare niente perché sono ancora in corso di studio. Noi portiamo all’archeobotanico e all’archeozoologo i campioni di sedimento. Quindi ogni strato che togliamo viene in buona parte conservato e poi processato. Però è un’attività che facciamo in laboratorio. E quindi per quello che riguarda l’ambiente e lo sfruttamento delle risorse, ancora non sono in grado di dare un quadro. Forse lo sapremo nei mesi invernali, quando questi dati saranno stati studiati ed elaborati”.

“Sull’ambiente e sugli animali presenti nel sito abbiamo dei dati preliminari che derivano da studi precedenti”, ricorda Silvia Paltineri. “Studi fatti, tra l’altro, dal dottor Vito Prillo che ha da poco concluso il suo dottorato di ricerca dedicato non solamente al sito di San Basilio ma anche ad altri siti dell’Italia settentrionale. Qui troviamo ovini, bovini, caprovini, il cervo, però è ben rappresentato il suino. Quindi in questo senso il sito di San Basilio si allinea con i siti etruschi dell’area padana. Ci sono poi alcuni molluschi e, tra le particolarità, la presenza nel sito dello storione, che si trova raramente, e quindi è un dato un po’ curioso che apre ad alcuni ragionamenti sull’ambiente. È raro trovarlo in un sito: non mi risulta che in siti dell’età del Bronzo sia mai stato trovato, e anche nell’età del Ferro è relativamente raro. Poi, per esempio, abbiamo resti del germano reale. Quindi questa zona, anche nell’età del Ferro, presentava un quadro ambientale molto variegato proprio per la posizione tra terra e mare, tra acqua salata e acqua dolce. Perciò da questo punto di vista il quadro delle specie rappresentate è piuttosto interessante. Dalle campagne degli anni scorsi abbiamo ormai tanti dati”.
“Ho raccontato tante cose del passato, però volendo guardare un po’ anche avanti è chiaro che abbiamo delle prospettive per il futuro. Quest’area in cui mi trovo oggi non sarà più scavata. Per tante ragioni. Siamo già andati abbastanza in profondità e le condizioni di risalita della falda non consentono di indagare in maniera estensiva quello che si trova al di sotto di questa stesura delle mattonelle e del piano di calpestio che vediamo accanto alle mattonelle. Quindi qui si chiuderà. Resterà aperta quell’area e vorrei anche allargare le indagini perché è evidentissimo che quella porzione di edificio è solo una parte: non abbiamo raggiunto i limiti della struttura. È necessario allargarsi e creare una trincea che sarà il doppio di quella attualmente aperta.

Perciò nel 2026 vorrei fare un allargamento delle indagini 2025. E poi mi piacerebbe molto lavorare in un’area più a Nord rispetto a dove siamo oggi perché in quell’area le prospezioni hanno evidenziato quello che sembra il limite del sito. Forse un argine. E quindi mi piacerebbe lavorare anche in una zona che doveva essere periferica dal punto di vista urbanistico, perché mi interessa anche il tema delle opere difensive e del rapporto tra le strutture e l’ambiente, come la presenza di un argine, di un fossato. Poi in prossimità di questo argine le prospezioni hanno messo in luce altre strutture che probabilmente sono simili a quella che stiamo scavando. Sarebbe bello lavorare su due aree distinte dell’insediamento”, conclude Silvia Paltineri, “anche per vedere se, dal punto di vista funzionale, un’area che probabilmente era più centrale rispetto a un’area periferica aveva caratteri diversi. Ovviamente tutto quello che abbiamo fatto è stato possibile grazie a diversi finanziamenti che abbiamo avuto in questi anni. L’università di Padova sostiene con un “fondo scavi” le nostre attività, però il finanziamento più consistente che ha permesso ogni anno di svolgere missioni di scavo di un mese con 10 studenti è stato il finanziamento della Fondazione Cariparo – Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Noi naturalmente ci auguriamo che i nostri sponsor vorranno sostenerci anche in futuro, perché le campagne di scavo sono costose. E con i fondi a disposizione solo dall’ateneo non si riesce a fare una campagna lunga e che si sviluppa anche in estensione. Si vedrà nel 2026 cosa succederà”.
Ariano nel Polesine (Ro). Al Centro turistico culturale San Basilio per “Incontri di Archeologia” la conferenza “San Basilio in età romana: nuovi dati dai recenti scavi” con Caterina Previato (UniPd), secondo appuntamento del “Progetto San Basilio”

Venerdì 5 giugno 2026, alle 18.30, al Centro turistico culturale San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro), per “Incontri di Archeologia” la conferenza “San Basilio in età romana: nuovi dati dai recenti scavi”, secondo appuntamento del “Progetto San Basilio”. La prof.ssa Caterina Previato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova illustrerà tutte le novità del nuovo scavo romano e le relative prospettive di indagine e ricerca. Info e prenotazioni: +39 392 9259875.
Primo week end con il Progetto San Basilio: al museo Archeologico di Adria la conferenza di Jacopo Bonetto (UniPd) e Giovanna Falezza (sabap-vr-ro-vi), e Scavi aperti al sito romano di San Basilio

Sono ufficialmente riprese le attività di scavo nel sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro). Gli studenti del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, diretti dalla prof.ssa Caterina Previato, sono tornati sul campo per riportare alla luce nuove tessere della storia di questo straordinario snodo commerciale dell’antichità. E con gli scavi in questo week end ripartono anche le attività collaterali, dagli Incontri di Archeologia al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) agli Scavi aperti nel sito di San Basilio. Venerdì 29 maggio 2026, alle 18.15, al museo Archeologico nazionale di Adria si terrà la prima conferenza del “Progetto San Basilio”, tenuta dal prof. Jacopo Bonetto del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova e dalla dott.ssa Giovanna Falezza della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo Vicenza. Info e prenotazioni: +39 392 9259875. E sabato 30 maggio 2026, c’è Scavi aperti: ritrovo alle 9.45 al centro turistico culturale di San Basilio per poi andare alla scoperta dello scavo dell’abitato romano con gli archeologi dell’università di Padova. Prenotazione obbligatoria al 3929259875.


















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