archivio | Scoperte archeologiche RSS per la sezione

Verona. Al museo degli Affreschi ultimo incontro delle conferenze 2025-2026 su “Lo scavo della chiesa di San Martino in Aquaro” con Cristina Lonardi (Musei Civici di Verona), Fabio Saggioro ed Elisa Lerco (università di Verona) e Filippo Bricolo (Politecnico di Milano – Polo territoriale di Mantova) sui i risultati delle più recenti campagne e le prospettive future di ricerca e valorizzazione, in un dialogo tra archeologia, storia dell’architettura e valorizzazione del patrimonio

L’area archeologica di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona (foto i-muv)

Martedì 23 giugno 2026, alle 17, nella Sala Galtarossa del museo degli Affreschi “G.B. Cavalcaselle” a Verona, ultimo appuntamento della stagione 2025-2026 con le conferenze dei Musei Civici di Verona. Tema dell’incontro “Lo scavo della chiesa di San Martino in Aquaro”, che nel mese di maggio 2026 ha visto l’avvio di una nuova campagna di scavi grazie al rinnovo della convenzione tra i Musei Civici di Verona e l’università di Verona – dipartimento Culture e Civiltà. Intervengono Cristina Lonardi dei Musei Civici di Verona, Fabio Saggioro ed Elisa Lerco dell’università degli Studi di Verona e Filippo Bricolo del Politecnico di Milano – Polo territoriale di Mantova. La conferenza presenta i nuovi risultati delle campagne di scavo condotte dall’università di Verona, in collaborazione con i Musei Civici, nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona, alla ricerca della chiesa di San Martino in Aquaro. Le indagini, coordinate da Fabio Saggioro dell’università di Verona e da Luca Fabbri dei Musei Civici nell’ambito di un progetto triennale – prorogato nel 2026 per un ulteriore biennio – hanno portato alla luce una complessa sequenza stratigrafica che getta nuova luce sulla storia di quest’area della città. Durante l’incontro i funzionari dei Musei Civici, i ricercatori dell’università di Verona impegnati sul cantiere e l’architetto Filippo Bricolo del Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano illustrano i risultati delle più recenti campagne e le prospettive future di ricerca e valorizzazione, in un dialogo tra archeologia, storia dell’architettura e valorizzazione del patrimonio. Ingresso libero.

Padova. A Palazzo Liviano workshop internazionale “From Field to Heritage. Strengthening Italian-Algerian Cooperation in the Archaeology of the Roman Limes”, in presenza e on line, con la presentazione e la discussione dei primi risultati della campagna 2026 condotta in Algeria

Lunedì 22 giugno 2026, dalle 9.30 alle 16, nell’aula Diano di Palazzo Liviano in piazza Capitaniato 7 a Padova, workshop internazionale “From Field to Heritage. Strengthening Italian-Algerian Cooperation in the Archaeology of the Roman Limes”, in presenza e in diretta streaming su Zoom: https://unipd.zoom.us/j/3833008118. L’incontro, organizzato nell’ambito del Limes Numidicus Survey Project e del progetto UniPd Shaping a World-Class University, sarà dedicato alla presentazione e discussione dei primi risultati della campagna 2026 condotta in Algeria dall’università di Padova, con particolare attenzione alle ricerche archeologiche nel territorio di El Hassai e, più in generale, allo studio dei paesaggi di frontiera della Numidia romana.

Programma. La prima sessione sarà dedicata alle attività del progetto LiNuS, con interventi su remote sensing, mobilità e assetti viari, materiali ceramici, evidenze numismatiche e documentazione digitale dei siti archeologici. La seconda sessione raccoglierà contributi registrati di studiosi e studiose provenienti da istituzioni algerine e tunisine, dedicati al limes, alla documentazione dei paesaggi archeologici, alla tutela del patrimonio, all’architettura romana nordafricana e alle forme di valorizzazione e museificazione digitale. Il workshop si inserisce in un percorso di cooperazione internazionale volto a rafforzare il dialogo scientifico tra l’Università di Padova e le istituzioni partner algerine, in particolare le Università di Biskra e Constantine 2. In linea con gli obiettivi del progetto From Field to Heritage, l’iniziativa intende integrare ricerca, formazione e valorizzazione del patrimonio culturale, promuovendo attività condivise di documentazione, interpretazione e disseminazione dei risultati archeologici.

Adria (Ro). A meno di tre mesi dall’inaugurazione, Emanuela Finesso, presidente del Circolo del Cinema “Carlo Mazzacurati”, presenta ad “archeologiavocidalpassato.com” la seconda edizione di Adrikà, rassegna internazionale del Cinema archeologico, con le prime anticipazioni sul programma

Il conto alla rovescia è partito. Il Circolo del Cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria (Ro) in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Adria, e con la direzione artistica di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele (festival internazionale della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Euba) è al lavoro per organizzare la seconda edizione di Adrikà, rassegna internazionale di cinema archeologico Adria – Delta del Po, in programma ad Adria (Ro) l’11, 12 e 13 settembre 2026, con due anteprime: il 9 settembre a Porto Viro e il 10 settembre a Loreo. Con una novità assoluta: le proiezioni saranno al cinema teatro Politeama. Mentre gli incontri culturali e gli eventi collaterali saranno sempre al MAN-Adria. A fare il punto sulla situazione, con le novità e qualche anticipazione sul programma, è la presidente del circolo del cinema “Carlo Mazzacurati”, Emanuela Finesso, in questo intervento per archeologiavocidalpassato.com.

“La prima edizione di Adrikà, nel 2025”, esordisce Emanuela Finesso, “è stata una scommessa, vinta. Siamo state coraggiose, io e la direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria, quindi il Circolo del Cinema “Carlo Mazzacurati” che si è proposto a una istituzione nazionale e che ha accettato questa idea di fare una rassegna che coniuga l’archeologia al cinema. Siamo state molto appassionate per questa iniziativa, ma abbiamo avuto effettivamente dei riscontri molto lusinghieri. Quasi 500 persone sono transitate in questo luogo che è il museo Archeologico di Adria, apprezzando i 13 film che abbiamo proiettato. Abbiamo avuto la presenza di registi importantissimi, giornalisti, esperti del settore. È stato molto gradito, per esempio, il duo Laura Noviello e Mario La Rosa, archeologi della musica, che hanno fatto vedere come si suonava nell’antichità, che strumenti e che suoni c’erano nell’antichità.

Il cinema-teatro Politeama di Adria (Ro) ospiterà le proiezioni di Adrikà 2026, la rassegna internazionale di cinema archeologico (foto regione veneto)

“E quest’anno – continua Finesso -, motivati da questa esperienza che abbiamo giudicato molto positiva, riproviamo. E portiamo tutte le proiezioni di Adrikà – è la grossa novità, la più importante dal punto di vista del cinema – al cinema teatro Politeama, restituito alla città un paio di anni fa, poi reso agibile. E adesso trasferiremo là le nostre proiezioni, che saranno sempre tante e autoriali, film di qualità, addirittura alcuni inediti che non hanno partecipato a nessun tipo di rassegna o concorso. E invece le conversazioni, gli incontri con gli esperti saranno fatti qui, nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale. Ovviamente il programma è ancora in fase di definizione. Abbiamo qualche conferma, di altre aspettiamo con ansia. Per esempio abbiamo la presentazione di un libro dell’ex direttrice del museo nazionale Atestino di Este sulle donne del Veneto antico. Abbiamo un’archeologa del miele che verrà a parlarci dell’uso del miele nell’antichità, e abbineremo a questa sua relazione una degustazione, perché abbiamo molti mielicoltori e apicoltori, di cui il Polesine è ricco, e quindi faremo anche questa associazione “gustosa”.

Campagna 2024: la fornace (la “fornacetta” negli scavi 2023, ndr) e dell’area antistante nel sito protostorico di Frattesina di Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

“Abbiamo anche eventi collaterali, sicuramente anche questi importanti. Il primo dei quali è l’escursione a Frattesina, nel comune di Fratta Polesine, dove andremo a visitare questo sito protostorico importantissimo per la lavorazione del vetro, tra i più antichi.

La barca cucita di Cortre Cavanella di Loreo (Ro) (I. sec. a.C.) nel nuovo allestimento al museo Archeologico nazionale di SAdria (Ro) (foto graziano tavan)

“E quindi noi vi aspettiamo tutti, coloro che sono interessati o anche semplicemente curiosi, al nostro festival. Saremo ad Adria l’11, 12 e 13 settembre 2026. L’inaugurazione venerdì 11 settembre, al pomeriggio. Ma con anteprime nel comune di Porto Viro il 9 settembre, e nel comune di Loreo il 10 settembre. Porto Viro per noi è importante quest’anno per l’Eracle di Contarina che è una piccola statua di bronzo molto preziosa che attualmente è esposta a Palazzo Ducale a Venezia nella mostra “Etruschi e Veneti”. Noi avremo qua la copia nel museo, ma la porteremo anche a Porto Viro, dove potrà essere vista da vicino e toccata anche, accompagnata dalla proiezione di un film. Mentre a Loreo, che è protagonista con Corte Cavanella dove è stata rinvenuta la barca cucita (da maggio 2026 esposta al museo Archeologico nazionale di Adria), parleremo appunto di navigazione con un esperto archeologo, faremo vedere il video di Restituzioni di Banca Intesa. E quindi Loreo – conclude Finesso – merita un posto di rilievo. E saremo lì appunto il 10 settembre”.

Altino (Ve). Al parco archeologico per #ScaviAperti visita guidata allo scavo nell’area della Porta-Approdo a cura degli archeologi dell’università di Padova sulle ultime novità

Scavi archeologici a cura dell’università di Padova nell’area di Porta-approdo al parco archeologico di Altino (Ve) (foto parco archeologico altino)

Martedì 16 giugno 2026, alle 15.30, al parco archeologico di Altino (Ve) torna #ScaviAperti con l’università di Padova: gli archeologi del dipartimento dei Beni culturali dell’ateneo patavino accompagneranno visitatrici e visitatori agli scavi in corso nell’area della Porta-approdo per illustrare le ultime novità della ricerca. Visita gratuita per gli abbonati e inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri, su prenotazione. Per info e prenotazioni: info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422 789443.

Gattatico (RE). Alla biblioteca di Praticello presentazione del libro “Storia archeologica di Reggio Emilia” dell’archeologo Paolo Storchi

Martedì 9 giugno 2026, alle 21, alla biblioteca comunale “Amos Tragni”, in via Cicalini 14 a Praticello di Gattatico (RE), presentazione del libro “Storia archeologica di Reggio Emilia” (Compagnia editoriale Aliberti) di Paolo Storchi, archeologo, che guiderà i partecipanti nel racconto di una Reggio Emilia mai vista. Un viaggio unico tra carotaggi geologici, urbanistica romana e paleoalvei, dove il rigore dell’archeologia incontra i riferimenti della cultura pop e si conclude con la magia di un racconto d’altri tempi.

Copertina del libro “Storia archeologica di Reggio Emilia” dell’archeologo Paolo Storchi

Storia archeologica di Reggio Emilia. Passeggiando per le strade di Reggio Emilia non vedrete neppure un muro romano, una colonna, un capitello. Eppure, l’eredità della città romana è proprio lì, “tatuata” nel disegno stesso della città: il vecchio Crostolo, la piazza forense, gli antichi isolati (le insulae), forse persino il teatro. Percorriamo ogni giorno strade antichissime, senza prestarci neppure attenzione. Questo libro accompagna il lettore in un viaggio appassionato e documentato nella storia archeologica della città, ricostruendo lo sviluppo del paesaggio urbano dalle origini al primo Medioevo, tra scoperte fortuite, scavi programmati, dati toponomastici, documenti d’archivio, lettura geomorfologica del terreno e antiche vedute. Un approccio multidisciplinare, tipico della Topografia Antica. Con uno stile chiaro, ma senza mai banalizzare la complessità, l’Autore sintetizza anni di ricerche scientifiche spesso rimaste inaccessibili al dibattito pubblico e restituisce al passato il suo fascino autentico. Prefazione di Tomaso Montanari. Presentazione di Axel Hémery.

Ariano nel Polesine (Ro). Apre la campagna di scavo 2026 nel sito etrusco di San Basilio diretta da Silvia Paltineri (UniPd) che in esclusiva per “archeologiavocidalpassato.com” traccia un primo bilancio della campagna 2025, con uno sguardo al futuro: dalle tecniche edilizie alle strutture accessorie, dalla valutazione degli animali presenti alla ricostruzione dell’ambiente particolare tra terra e mare

La prof.ssa Silvia Paltineri del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova, sullo scavo che dirige del sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

Dall’8 giugno al 4 luglio 2026 riprende la missione archeologica diretta da Silvia Paltineri del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova nel sito etrusco di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro). “È mia intenzione”, spiega la professoressa Silvia Paltineri, “riprendere da dove avevamo lasciato nel 2025 e aprire una nuova area di scavo in corrispondenza del limite dell’insediamento: vedremo quali sorprese ci riserverà il terreno”. Per conoscere le novità e le scoperte l’appuntamento è per tutti gli interessati e appassionati per la conferenza di Silvia Paltineri del 26 giugno 2026 al Centro turistico culturale San Basilio, e il giorno dopo, 27 giugno 2026, per un’esperienza a tu per tu con gli archeologi in “Scavi aperti”. Intanto, riprendiamo le fila del discorso ripercorrendo i risultati raggiunti dalla campagna 2025 in queste interviste in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com con la professoressa Silvia Paltineri direttamente sullo scavo del sito etrusco di San Basilio alla fine della missione nel settembre 2025.

“La nostra ultima di scavo si è svolta dal 1° al 26 settembre 2025”, spiega Silvia Paltineri ad archeologiavocidalpassato.com. “Alla missione archeologica che conduciamo nel sito etrusco di San Basilio prendono parte gli studenti della triennale, della magistrale e della scuola di specializzazione e anche della scuola di dottorato.

Campagna di scavo 2025 al sito etrusco di San Basilio: un gruppo di studenti con la prof.ssa Silvia Paltineri (foto graziano tavan)

Quindi abbiamo diversi livelli di formazione dei partecipanti e in genere si affida ai più esperti la responsabilità di un’area di scavo oppure – per esempio – della gestione della topografia o della documentazione. Il nostro punto d partenza era un dato noto sin dal 2019, ovvero il rinvenimento di un esteso piano pavimentale che abbiamo anche fatto studiare da un collega archeometra: era fatto in cocciopesto e aveva un andamento particolare, nordovest-sudest e che incominciava nell’area ancora aperta anche se coperta. Questo piano pavimentale – dicevo – aveva questo orientamento ed era interessato anche dalla presenza di buche di palo e da alcune canalette strutturali che erano le canalette che ospitavano quelle che in archeologia si chiamano le “travi dormienti” su cui si impostava l’alzato in materiale deperibile. Questo piano è stato asportato in buona parte dell’area scavata negli anni scorsi, ma non avevamo ancora individuato il suo perimetro complessivo. In pratica finiva in corrispondenza del limite della nostra vecchia trincea. Allora nel 2025 ci siamo allargati e abbiamo aperto un’area nuova, abbastanza estesa, con la speranza di capire l’estensione di questo piano: ma non l’abbiamo trovata neppure con l’allargamento, perché evidentemente l’edificio era ancora più esteso. Questo in un certo senso è il preludio al futuro, alla campagna 2026, perché i limiti effettivi di questa grande casa, appunto, non sono ancora stati identificati.

Campagna 2025 al sito etrusco di San Basilio: strato di mattonelle cotte intenzionalmente e disposte in maniera ordinata a scopo di impermeabilizzazione (foto unipd)

“Nelle ultime campagne abbiamo approfondito le conoscenze della tecnica edilizia: il piano pavimentale era stato steso al di sopra di una preparazione che consisteva in due strati di sabbia e un sottostante livello di blocchetti, di mattonelle cotte intenzionalmente e disposte in maniera ordinata a scopo di impermeabilizzazione e di creazione di una superficie al riparo dall’umidità. Si tratta di una tecnica costruttiva molto avanzata. Possiamo parlare davvero di una tecnica carpentieristica del Delta che in qualche modo richiama anche quello che sappiamo dagli autori antichi sugli Etruschi, abili nella gestione delle acque, che qui nel Delta avevano sicuramente anche sperimentato diverse modalità di costruzione. Il sito etrusco di San Basilio, a quanto se ne sa, è un sito che utilizza unicamente l’edilizia leggera, quindi legno, paglia, argilla. Però ci sono altri siti vicini, scavati molti anni fa, che addirittura avevano le fondazioni in blocchi litici e quindi sostenevano una copertura pesante con un tetto in tegole. Quindi qui gli Etruschi del Delta nel corso del VI secolo e poi ancora nel V hanno perfezionato tecniche che probabilmente affondano le loro radici in una “sapienza” edilizia che aveva caratterizzato anche nei secoli precedenti, sin dall’Età del Bronzo, tutta la Pianura Padana.    

Campagna 2025 al sito etrusco di San Basilio: il battuto pavimentale della trincea di scavo (foto unipd)

“Un primo aspetto su cui stiamo lavorando, e su cui lavoreremo ancora, è quello dell’assetto interno del sito, delle tecniche edilizie, e anche dei suoi caratteri urbanistici. Infatti, le strutture che troviamo hanno tutte il medesimo orientamento. Il piano pavimentale che stiamo portando alla luce potrebbe essere pertinente a un unico grande edificio, oppure relativo a un complesso costituito da due case indipendenti. E questo è un tema che sicuramente approfondiremo. Poi ci sono la coerenza negli andamenti, nel modo in cui viene stesa la preparazione in blocchetti, negli allineamenti delle buche di palo, delle canalette strutturali, in altre evidenze ambientali. Noi sappiamo che poco più a Ovest rispetto al nostro scavo correva, sempre con un andamento nordovest-sudest, un canale antico. E quindi sicuramente l’insediamento assecondava anche caratteristiche del paesaggio”.

Campagna 2025 al sito etrusco di San Basilio: rivestimento della canaletta di scolo con tavola di legno (foto unipd)

“Non è solamente la tecnica edilizia con cui si costruivano le case a interessarci”, spiega Silvia Paltineri, “ma anche per esempio il tema di eventuali strutture accessorie. Tra queste sicuramente ci dovevano essere delle canalette interne di deflusso delle acque. Ne abbiamo individuata una che rispetta gli orientamenti già visti per il piano pavimentale e si allinea con l’andamento del canale. Questa canaletta, di sui si sta scavando il riempimento, era una canaletta che aveva un rivestimento, un contenimento di legno. E qui a San Basilio, anche grazie all’abbondante risalita della falda, il legno si conserva. E quindi abbiamo proprio queste tavole di legno, che si vedono bene su questa sponda, e che intendiamo ovviamente campionare per le datazioni. Ma se riusciamo, prima di chiudere la campagna, vorremmo tentare di portarle a casa, e quindi di incassonarle, per ternare di fare un microscavo, cioè uno scavo molto più accurato in laboratorio, per vedere se ci sono delle particolarità nella tecnica costruttiva”.

“I materiali che abbiamo trovato quest’anno (2025, ndr) non sono abbondanti”, sottolinea Silvia Paltineri, “anche perché abbiamo lavorato su determinate aree, quindi su un edificio che era già stato spogliato nell’antichità, e in una posizione di prossimità rispetto a una canaletta interna. Quindi non abbiamo abbondanti materiali, però quelli che abbiamo di fatto confermano il quadro che conoscevamo già. Abbiamo trovato dei frammenti di ceramica attica, come sempre, abbiamo trovato la ceramica etrusco-padana. E poi c’è un po’ una curiosità. Dall’area in cui si conserva ancora parte del pavimento, abbiamo trovato un mattone crudo. Il rinvenimento del mattone crudo è particolare perché finora sapevamo che l’edilizia di San Basilio era un’edilizia deperibile. L’impiego del mattone crudo apre alla possibilità di ulteriori tecniche e questo sarà sicuramente un dato da approfondire in futuro, magari scavando un po’ più in estensione. Altre particolarità: abbiamo trovato dei frammenti di anfore da trasporto che venivano dalla Grecia e abbiamo trovato della ceramica di importazione dalla Grecia un pochino più antica rispetto alla ceramica attica, cioè la ceramica corinzia, che è un’altra ceramica che era già attestata fin dagli anni scorsi all’interno del sito. Infine, abbiamo in corso lo studio dei macroresti, sia dei resti vegetali sia della fauna. Ma non posso anticipare niente perché sono ancora in corso di studio. Noi portiamo all’archeobotanico e all’archeozoologo i campioni di sedimento. Quindi ogni strato che togliamo viene in buona parte conservato e poi processato. Però è un’attività che facciamo in laboratorio. E quindi per quello che riguarda l’ambiente e lo sfruttamento delle risorse, ancora non sono in grado di dare un quadro. Forse lo sapremo nei mesi invernali, quando questi dati saranno stati studiati ed elaborati”.

Campagna 2025 al sito etrusco di San Basilio: campionamento per lo studio archeozoologico (foto unipd)

“Sull’ambiente e sugli animali presenti nel sito abbiamo dei dati preliminari che derivano da studi precedenti”, ricorda Silvia Paltineri. “Studi fatti, tra l’altro, dal dottor Vito Prillo che ha da poco concluso il suo dottorato di ricerca dedicato non solamente al sito di San Basilio ma anche ad altri siti dell’Italia settentrionale. Qui troviamo ovini, bovini, caprovini, il cervo, però è ben rappresentato il suino. Quindi in questo senso il sito di San Basilio si allinea con i siti etruschi dell’area padana. Ci sono poi alcuni molluschi e, tra le particolarità, la presenza nel sito dello storione, che si trova raramente, e quindi è un dato un po’ curioso che apre ad alcuni ragionamenti sull’ambiente. È raro trovarlo in un sito: non mi risulta che in siti dell’età del Bronzo sia mai stato trovato, e anche nell’età del Ferro è relativamente raro. Poi, per esempio, abbiamo resti del germano reale. Quindi questa zona, anche nell’età del Ferro, presentava un quadro ambientale molto variegato proprio per la posizione tra terra e mare, tra acqua salata e acqua dolce. Perciò da questo punto di vista il quadro delle specie rappresentate è piuttosto interessante. Dalle campagne degli anni scorsi abbiamo ormai tanti dati”.

“Ho raccontato tante cose del passato, però volendo guardare un po’ anche avanti è chiaro che abbiamo delle prospettive per il futuro. Quest’area in cui mi trovo oggi non sarà più scavata. Per tante ragioni. Siamo già andati abbastanza in profondità e le condizioni di risalita della falda non consentono di indagare in maniera estensiva quello che si trova al di sotto di questa stesura delle mattonelle e del piano di calpestio che vediamo accanto alle mattonelle. Quindi qui si chiuderà. Resterà aperta quell’area e vorrei anche allargare le indagini perché è evidentissimo che quella porzione di edificio è solo una parte: non abbiamo raggiunto i limiti della struttura. È necessario allargarsi e creare una trincea che sarà il doppio di quella attualmente aperta.

Campagna di scavo 2025 al sito etrusco di San Basilio: veduta generale dell’area di scavo (foto graziano tavan)

Perciò nel 2026 vorrei fare un allargamento delle indagini 2025. E poi mi piacerebbe molto lavorare in un’area più a Nord rispetto a dove siamo oggi perché in quell’area le prospezioni hanno evidenziato quello che sembra il limite del sito. Forse un argine. E quindi mi piacerebbe lavorare anche in una zona che doveva essere periferica dal punto di vista urbanistico, perché mi interessa anche il tema delle opere difensive e del rapporto tra le strutture e l’ambiente, come la presenza di un argine, di un fossato. Poi in prossimità di questo argine le prospezioni hanno messo in luce altre strutture che probabilmente sono simili a quella che stiamo scavando. Sarebbe bello lavorare su due aree distinte dell’insediamento”, conclude Silvia Paltineri, “anche per vedere se, dal punto di vista funzionale, un’area che probabilmente era più centrale rispetto a un’area periferica aveva caratteri diversi. Ovviamente tutto quello che abbiamo fatto è stato possibile grazie a diversi finanziamenti che abbiamo avuto in questi anni. L’università di Padova sostiene con un “fondo scavi” le nostre attività, però il finanziamento più consistente che ha permesso ogni anno di svolgere missioni di scavo di un mese con 10 studenti è stato il finanziamento della Fondazione Cariparo – Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Noi naturalmente ci auguriamo che i nostri sponsor vorranno sostenerci anche in futuro, perché le campagne di scavo sono costose. E con i fondi a disposizione solo dall’ateneo non si riesce a fare una campagna lunga e che si sviluppa anche in estensione. Si vedrà nel 2026 cosa succederà”.

Ariano nel Polesine (Ro). Al Centro turistico culturale San Basilio per “Incontri di Archeologia” la conferenza “San Basilio in età romana: nuovi dati dai recenti scavi” con Caterina Previato (UniPd), secondo appuntamento del “Progetto San Basilio”

Venerdì 5 giugno 2026, alle 18.30, al Centro turistico culturale San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro), per “Incontri di Archeologia” la conferenza “San Basilio in età romana: nuovi dati dai recenti scavi”, secondo appuntamento del “Progetto San Basilio”. La prof.ssa Caterina Previato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova illustrerà tutte le novità del nuovo scavo romano e le relative prospettive di indagine e ricerca. Info e prenotazioni: +39 392 9259875.

Altino (Ve). Per gli incontri “Scavi aperti” visita accompagnata con la direttrice Marianna Bressan e gli archeologi di Malvestio alla scoperta degli scavi in corso nell’area del foro romano

Per gli incontri “Scavi aperti” ad Altino (Ve) giovedì 12 giugno 2026, alle 15, visita accompagnata con la direttrice dei musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, Marianna Bressan, e gli archeologi di Malvestio Diego & C. alla scoperta degli scavi in corso nel centro di Altino romana e delle novità che stanno emergendo dall’area del foro e del teatro. Alle 15, ritrovo e accoglienza all’ingresso carraio dell’area archeologica della Porta-approdo di Altino; 15.45, passeggiata e visita accompagnata agli scavi; 17.30, conclusione della visita e passeggiata di rientro. L’attività è gratuita, compresa nel biglietto d’ingresso e su prenotazione. È necessario arrivare già muniti di biglietto al punto di ritrovo: https://maps.app.goo.gl/YgjWgZENdHstSyrs5. Il personale del Parco non emette biglietti al punto di ritrovo. Il biglietto (gratuito o a pagamento) si può acquistare tramite app Musei Italiani (consigliato) oppure presso la biglietteria del Parco. L’attività si svolge completamente all’aperto, in un paesaggio a vocazione agricola. Agli scavi si arriva esclusivamente a piedi, al termine di una gradevole passeggiata di circa 20 minuti nel paesaggio altinate. All’inizio e al termine del percorso verso l’area degli scavi sono disponibili un punto di ristoro con bottigliette d’acqua e alcune sedute. Arrivare muniti di cappello e/o parasole; crema solare; antizanzare. In caso di maltempo l’incontro sarà rimandato a data da destinarsi; l’annullamento sarà comunicato con il maggior preavviso possibile. È consigliabile usufruire del parcheggio gratuito a lato della piazza di Altino. In alternativa il parcheggio del Parco è a disposizione ed è raggiungibile in sicurezza in 5 minuti a piedi.

Incontro di “archeologiavocidalpassato.com” con Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria (Ro), che ripercorre i duemila anni di storia della barca cucita di Corte Cavanella di Loreo (Ro): dalla sua realizzazione nel I sec. a.C. alla scoperta nel 1983, al lungo restauro, fino al nuovo allestimento con supporti multimediali dell’eccezionale reperto al MAN-Adria

La barca cucita di Corte Cavanella di Loreo (Ro) (I. sec. a.C.) nel nuovo allestimento al museo Archeologico nazionale di SAdria (Ro) (foto graziano tavan)
Ricostruzione della mansio Fossis con la darsena (foto unipd/man adria)
Il relitto Corte Cavanella II nei depositi del museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) (foto man-adria)

Ha solcato le acque dai bassi fondali di canali e lagune per molti anni nel I sec. a.C. È la barca cucita che oggi conosciamo come relitto Corte Cavanella 2. Quella barca a un certo punto fu portata in secca. E nel I sec. d.C., privata delle sponde, segate via – perciò è rimasto solo il fondo – è stata riutilizzata come passerella su una vasca per l’acquacoltura. Lì è rimasta per duemila anni fino a quando, nel 1983, è stata scoperta durante lo scavo del sito di Corte Cavanella di Loreo (Ro), un complesso edilizio plurifase di età romana situato lungo la via Popillia costiera in posizione strategica per le rotte terrestri e fluviali, identificato con la Mansio Fossis degli itinerari antichi. L’eccezionalità del relitto e il suo buono stato di conservazione convinsero gli archeologi dell’epoca a portarla nei depositi del museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) conservata in una apposita vasca, immersa nell’acqua. Quarant’anni in ammollo, fino a quando, nel 2023, l’insorgenza di muffe ha richiesto un intervento di restauro urgente, che è diventato anche l’occasione per studiare a fondo il relitto che dal 23 maggio 2026, in occasione della Notte dei Musei, è ora esposto al pubblico al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro)

Apparato multimediale del MAN-Adria: modello 3D della barca cucita di Corte Cavanella di Loreo (foto graziano tavan)

con un allestimento arricchito da un apparato multimediale pieno di informazioni, in una sezione, quella di Corte Cavanella, rinnovata per ospitare la barca cucita. archeologiavocidalpassato.com ha incontrato Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria, che prima ripercorre ai nostri lettori il ritrovamento della barca cucita di Corte Cavanella nel sito della mansio Fossis, e poi spiega cos’è una barca cucita, ricorda le lunghe fasi del restauro, e descrive il nuovo allestimento al MAN-Adria.

La barca cucita di Corte Cavanella di Loreo al momento dello scavo nel 1985 (foto man-adria)
Apparato multimediale del MAN-Adria: planimetria del sito di Corte Cavanella di Loreo con mansio Fossis e darsena (foto graziano tavan)

“Siamo qui al museo Archeologico nazionale di Adria nella sezione dedicata a Corte Cavanella di Loreo”, esordisce la direttrice Alberta Facchi. “Il sito corrisponde probabilmente alla mansio Fossis, individuata già negli itinerari antichi, nella Tabula Peutingeriana, una stazione di posta lungo la Via Popilia. Il sito fu scavato negli anni Ottanta del secolo scorso. E oltre alle strutture della mansio fu individuata anche una darsena per le barche di una notevole importanza anche strutturale. Durante gli scavi all’interno della darsena si rinvenne un relitto ligneo. Si tratta di ambienti umidi”, spiega Alberta Facchi ad archeologiavocidalpassato.com, “quindi le strutture lignee talvolta si conservano in uno stato abbastanza buono. Questa prima barca, però, fu lasciata in loco perché era in pessimo stato di conservazione. Il relitto di una seconda barca, invece, si rinvenne di reimpiego, impiegato come passerella per una struttura idraulica che forse era una vasca per l’allevamento dei pesci. Questa seconda barca, Corte Cavanella 2, di cui si è rinvenuto soltanto il fondo, fu invece asportata e negli anni Ottanta, nel 1985, fu portata in museo, all’interno di una vasca riempita di acqua, normale acqua, dove fu conservata per 40 anni. Nel 2023, in seguito soprattutto allo sviluppo di muffe, ci fu l’urgenza di restaurarla. Quindi iniziò l’avventura del restauro di questo relitto”.

“Il relitto è stato portato in museo anche perché si trattava di un reperto molto particolare”, spiega Alberta Facchi ad archeologiavocidalpassato.com. “Si tratta del fondo di una barca, probabilmente una barca anfidroma, cioè che aveva la prua e la poppa uguali, quindi una barca da canale, che ha la particolarità di essere una barca cucita, una sutilis navis (il termine latino per indicare le cuciture), in cui le assi sono state unite non con incastri né tantomeno con chiodi, bensì con cuciture di corde vegetali e calafataggio di stoppa. È una tecnica tradizionale di tutto il Mediterraneo per l’età del Bronzo e l’età etrusca fino all’età classica, praticamente. Ma una tecnica che poi si perde nel Mediterraneo a vantaggio della tecnica a tenone e mortasa, quindi ad incastro, ma rimane tradizionale solo nell’Alto Adriatico, cioè in questa zona ricca di lagune, canali, fiumi, un ambiente anfibio. È una barca cucita, una nave cucita anzi, quella rinvenuta a Comacchio di età Giulio-Claudia, che è lunga 20 metri. È cucita un relitto che proviene dal fiume Stella, ma anche una barca dell’età del Bronzo rinvenuta a Zambrattia (vicino a Umago) e adesso al museo di Pola. 

Relitto di Corte Cavanella di Loreo: dettaglio delle cuciture (foto graziano tavan)

“Quindi un reperto eccezionale per la tecnica carpentieristica navale – continua Alberta Facchi – e perché racconta della vita di queste zone in età antica, ma che in fondo era la vita anche di queste zone fino a pochi decenni fa. È una tecnica, quella delle barche cucite, anche molto facile da riparare. Questo relitto mostra numerose riparazioni fatte in antico, sempre con la stessa tecnica. Quindi quando si vedono fori al di là delle assi, quindi all’interno delle assi, vuol dire che i proprietari avevano proceduto con la riparazione di fratture e buchi, proprio, con la medesima tecnica che era veramente semplicissima: si aveva bisogno solo di un trapano, di corda e di un po’ di stoppa, e di pece – ovviamente – per fare l’ultima impermeabilizzazione.

Una fase dei restauri del relitto di Corte Cavanella di Loreo (foto man-adria)

“Ovviamente dopo 40 anni in acqua e dopo 2000 anni in scavo – ricorda Facchi -, la barca è stata sottoposta a restauro. In occasione del restauro sono state fatte anche analisi ai legni (si tratta di due assi di cipresso e quella in mezzo è invece un’asse di abete) ed è stato effettuato il Carbonio 14. Il C14 ha dato una datazione tra il II e il I secolo a.C. che però non è concorde con la datazione della mansio che invece risale al I sec. d.C. Ricordiamo però che la barca era in riutilizzo, in reimpiego. Quindi questo gap di 50 anni, considerato l’uso della barca e il suo riuso, può essere forse spiegabile proprio così. Si tratta quindi di un qualcosa che era stato conservato dalla fase precedente della mansio, che si sa che esisteva, e poi reimpiegato proprio come passerella.

Barca cucita di Corte Cavanella di Loreo: consolidamento in vasca con immissione di peg a flusso moderato (foto man-adria)
L’inserimento dei frammenti della barca cucita di Corte Cavanella nel liofilizzatore a Torino (foto man-adria)

“Il restauro, realizzato grazie al programma Restituzioni di Intesa Sanpaolo e con il sostegno anche di Fondazione Cariparo, è stato molto lungo. Ha comportato un anno di consolidamento attraverso il PEG, quindi con il polietilenglicole, un anno in cui la barca è rimasta nei depositi del museo con una soluzione sempre più concentrata di PEG. E poi l’ultima asciugatura è stata fatta con un liofilizzatore. Quindi la barca è stata portata a Torino in questi grandi liofilizzatori della Criofarma per essere asciugata del tutto. Si è poi passati alla fase di restauro vero e proprio, quindi di unione e di stuccatura dei frammenti di barca. Il tutto è stato seguito dalla restauratrice Ilaria Bianca Perticucci e dalla sua società.

Museo Archeologico nazionale di Adria: inaugurazione della sezione di Corte Cavanella con la barca cucita. Da sinistra, Daniele Ferrara, direttore regionale Musei nazionali Veneto; Alberta Facchi, direttrice Man-Adria; Massimo Barbujani, sindaco di Adria; Pako Massaro, direttore Ente Parco Delta del Po Veneto; Antonio Giolo, Consigliere di amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; Silvia Foschi, Head of Patrimonio Storico Artistico e Attività Culturali di Intesa Sanpaolo (foto man-adria)

“Quindi noi oggi – conclude Facchi – possiamo fruire di questo reperto ancora fragilissimo, che deve essere tenuto all’aria per non avere fenomeni di condensa, e in ambiente controllato. Il nostro museo è un museo nazionale, quindi sappiamo che verrà ben controllato quotidianamente dal personale del museo. Per l’occasione è stata riallestita l’intera sezione del museo dedicata a Corte Cavanella proprio per ospitare la barca. Quindi è stato creato questo allestimento, grazie a un finanziamento del parco del Delta del Po; un allestimento proprio alla portata di tutti, con dei dissuasori per non far toccare la barca, con apparati multimediali di ultima generazione realizzati anche con la collaborazione dell’università di Padova. Ecco allora un allestimento moderno di un qualcosa di molto antico che speriamo d’ora in poi piaccia ai visitatori”.

Primo week end con il Progetto San Basilio: al museo Archeologico di Adria la conferenza di Jacopo Bonetto (UniPd) e Giovanna Falezza (sabap-vr-ro-vi), e Scavi aperti al sito romano di San Basilio

Sono ufficialmente riprese le attività di scavo nel sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro). Gli studenti del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, diretti dalla prof.ssa Caterina Previato, sono tornati sul campo per riportare alla luce nuove tessere della storia di questo straordinario snodo commerciale dell’antichità. E con gli scavi in questo week end ripartono anche le attività collaterali, dagli Incontri di Archeologia al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) agli Scavi aperti nel sito di San Basilio.  Venerdì 29 maggio 2026, alle 18.15, al museo Archeologico nazionale di Adria si terrà la prima conferenza del “Progetto San Basilio”, tenuta dal prof. Jacopo Bonetto del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova e dalla dott.ssa Giovanna Falezza della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo Vicenza. Info e prenotazioni: +39 392 9259875. E sabato 30 maggio 2026, c’è Scavi aperti: ritrovo alle 9.45 al centro turistico culturale di San Basilio per poi andare alla scoperta dello scavo dell’abitato romano con gli archeologi dell’università di Padova. Prenotazione obbligatoria al 3929259875.