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Rovereto. Presentato il programma della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie, un festival diffuso che si espande a coinvolgere la città e il territorio con un programma ricco e articolato: al teatro Zandonai e on-line, una sessantina di film con 16 prime italiane, 10 prime assolute e 2 prime internazionali; all’Alfio Ghezzi Bistrot gli incontri culturali; al museo della Città la mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto”. Molti gli eventi speciali

La locandina della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie dal 13 al 17 ottobre 2021

Il festival di Rovereto cambia pelle nel segno della tradizione. Così la 32.ma edizione della Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto diventa sezione della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie, in calendario a Rovereto dal 13 al 17 ottobre 2021, un festival diffuso che si espande a coinvolgere la città e il territorio con un programma ricco e articolato che si potrà seguire in presenza, ad acceso gratuito, alcune volte con prenotazione obbligatoria, e sempre con il Green Pass, al teatro Zandonai – sede principale delle proiezioni –, all’Alfio Ghezzi Bistrot – scelto per gli incontri -, al museo della Città e nelle altre location coinvolte. Ma i film in concorso saranno disponibili anche online, attraverso una piattaforma fruibile gratuitamente previa registrazione e comodamente raggiungibile sul sito del RAM film festival.

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Alessandra Cattoi e Giovanni Laezza: direttrice e presidente della fondazione museo civico di Rovereto (foto Graziano Tavan)

“Da ben 32 anni, il mese di ottobre di ogni autunno roveretano è legato a uno degli eventi più importanti e impegnativi per la Fondazione Museo Civico che presiedo, cioè l’annuale rassegna di documentari dedicati alla valorizzazione e alla conservazione del patrimonio culturale mondiale, nata nel 1990 in memoria di uno degli studiosi più grandi della città di Rovereto, l’archeologo Paolo Orsi, uno dei padri della nostra istituzione che quest’anno compie 170 anni”, scrive Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo Civico di Rovereto. “L’ho sempre considerata una straordinaria opportunità di arricchimento culturale, di scambio e di confronto.  Oggi, dall’interno dell’organizzazione, mi è ancora più chiara l’importante mission di questo evento. La memoria. Fare memoria del patrimonio, materiale e immateriale, che ci definisce, come donne e come uomini. Proprio da qui nasce l’idea del nuovo nome del Festival. RAM – Rovereto, Archeologia, Memorie. La RAM è la memoria operativa del computer, una memoria che lavora, che fa circolare informazioni e idee, e così vuole essere il nostro Festival. Non si può progettare il futuro con tutti gli strumenti necessari – continua – senza conoscere il nostro passato, la nostra storia, senza guardare con interesse e rispetto i popoli che ci hanno preceduto o che vivono anche oggi lontano da noi, con culture diverse. Al contempo, sono particolarmente soddisfatto del cambio di passo operato quest’anno, dei grandi nomi che hanno accettato di far parte, per la prima volta nella storia del Festival del neonato comitato scientifico, la scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti, l’archeologa Barbara Maurina, l’antropologo Duccio Canestrini, lo sceneggiatore e fumettista Andrea Artusi. Sono fiero dello sforzo per aprirsi nei confronti della città e di un pubblico vasto, con un’offerta, oltre che del palinsesto cinematografico, anche di svariate occasioni per riflettere, per incontrare i numerosi ospiti, protagoniste e protagonisti del nostro tempo, per usufruire di corsi di formazione e di masterclass. Il Festival – conclude – rimane sì un appuntamento di alto livello, ma non è di nicchia. Oltre al teatro, esce per le strade cittadine, propone appuntamenti per i giovani, intreccia cultura, tradizioni e vita”.

Il teatro Zandonai di Rovereto dove si tengono le proiezioni dei film del Rovereto-Archeologia-Memorie (foto fmcr)

In programma, al teatro Zandonai, una sessantina di film con 16 prime italiane, 10 prime assolute e 2 prime internazionali. E qui balza subito all’occhio, scorrendo il programma, la differenza rispetto al passato. C’è un’icona che precede il titolo del film e ne identifica la sezione, cioè il premio cui concorre. Un capitello identifica i 23 film che concorrono per il premio “Paolo Orsi”; una matita gli 11 film per il premio “Cultura animata”; un mappamondo i 13 film per il premio “Sguardi dal mondo” e per la menzione CinemAMoRE; e l’Italia i 12 film per il premio “L’Italia si racconta”. E per ognuno di questi premi c’è una specifica giuria qualificata che decreterà i vincitori nella cerimonia di domenica 17 ottobre, alle 18.40, e la chiusura del Festival.

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Lo chef Alfio Ghezzi

Gli Incontri al Bistrot. La novità della prima edizione di RAM è proprio lo sdoppiamento della sede. Non più al teatro Zandonai, ma all’Alfio Ghezzi Bistrot, sempre in corso Bettin come il teatro, e a pochi passi sull’altro lato della strada, al Mart. Sono su prenotazione, con posti limitati. Gli incontri diventano un aperitivo in compagnia degli ospiti del Festival, nella cornice del prestigioso locale dello chef stellato Alfio Ghezzi. Tre gli “Incontri” in calendario, sempre dalle 17 alle 18.30: il 14 ottobre 2021, con Andrea Augenti, docente di Archeologia medievale all’Università di Bologna, su “Il lungo viaggio dell’archeologia”, modera Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo; il 15 ottobre 2021, con Tiziano Straffelini, geologo impegnato nel restauro della cattedrale parigina, su “Notre-Dame: tecnologie e progetti per il restauro del secolo”, modera Alessandra Cattoi, direttrice del RAM Film Festival; e il 16 ottobre 2021, con Andrea Artusi, sceneggiatore e disegnatore per la Sergio Bonelli Editore e conduttore del programma radiofonico Avamposto 31, su “Il fumetto tra storia e fiction: Martin Mystère a Venezia”, modera Marco Nicolò Perinelli, archeologo e giornalista.

“Frutto di un percorso in divenire, la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico si presenta oggi con la nuova veste del Festival”, spiega Alessandra Cattoi, direttrice del RAM Film Festival e della Fondazione Museo Civico di Rovereto. “Nato come momento per appassionati e addetti ai lavori, è cresciuto e si è trasformato in un appuntamento atteso dalla città e dai tanti affezionati che lo hanno frequentato con regolarità. Una manifestazione non solo roveretana, che negli anni ha proposto migliaia di film, organizzato centinaia di incontri, messo in rete registi, produttori, giovani talenti. Un evento che ad ogni edizione mette in campo il meglio di un team affiatato, creativo ed esperto, che si prende cura e fa crescere anno dopo anno quello che oggi è diventato il RAM film festival – Rovereto, Archeologia, Memorie. L’esplorazione delle migliori produzioni di documentari a tema archeologico – continua – rimane il cuore di una manifestazione che ha ampliato i propri orizzonti per raccontare antiche tradizioni, luoghi, popoli, lingue, monumenti, temi che rischiano di essere confinati in un cono d’ombra sul quale è invece importante mantenere la luce. Perché rappresentano il nostro patrimonio di culture, la memoria di tutti noi. Il Festival è certamente una rara occasione per promuovere la cultura cinematografica, per mostrare opere che non trovano riscontro nei circuiti commerciali, è anche un momento di confronto e di scambio tra professionisti, ma è soprattutto un’occasione per vivere quella straordinaria e particolarissima “atmosfera di Festival”. Spaziando dalle proiezioni dei film agli incontri, dalle passeggiate alle presentazioni di libri, dalle mostre agli aperitivi, il RAM Film Festival – conclude – vuole coinvolgere il suo pubblico e tutta la città di Rovereto, protagonista di un evento culturale che ci auguriamo sia davvero speciale”.

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Il museo della Città a Rovereto, ospitato a Palazzo Sichardt (foto fmcr)

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Logo della mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto”

Ci sono poi gli eventi speciali. Il 13 ottobre 2021, alle 18, al museo della Città, inaugurazione della mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto. Le misure di contenimento del morbo tra ‘500 e ‘600” in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia – Venezia. La mostra si potrà visitare fino al 9 gennaio 2022. In concomitanza con il RAM Film Festival, da giovedì 14 a sabato 16 ottobre, apertura straordinaria dalle 10 alle 20.30, domenica 17 ottobre, dalle 10 alle 18, con ingresso gratuito per i partecipanti al festival. Inoltre, venerdì 15 ottobre, alle 14.30, visita guidata alla mostra con ingresso gratuito per i partecipanti al Festival. Partecipazione gratuita, posti limitati; su prenotazione: 0464 452820 – rassegna@fondazionemcr.it

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La regista Leni Riefenstahl durante le riprese di Olympia nel 1936 a Berlino (foto Bundesarchiv)

Giovedì 14 ottobre 2021, alle 20.45, al teatro Zandonai, “1936: l’Olimpiade che ha cambiato il cinema”: storie di uomini e di sport e Grande Storia si intrecciano attraverso gli “sguardi” della regista Leni Riefenstahl nel racconto di Federico Buffa. Leni Riefenstahl fu incaricata da Hitler di realizzare un documentario delle Olimpiadi del 1936 a Berlino, il primo in assoluto, che raccontasse la più importante avventura dello Sport mondiale. Un documentario che ha attraversato Storia e storie, che ha sperimentato tecniche nuove e che ha rivoluzionato per sempre la nostra visione dello sport e del cinema.

Il maestro Leandro Piccioni (dietro, al centro) con il Quartetto Pessoa (foto fmcr)

Sabato 16 ottobre 2021, alle 20.45, al teatro Zandonai, “Musica per il cinema”, un emozionante percorso musicale fra le più belle colonne sonore del cinema, con i brani più celebri del geniale compositore italiano passando per il tango argentino di Astor Piazzolla. Il RAM Film Festival vuole così rendere omaggio al genio indiscusso delle colonne sonore, scomparso nel luglio del 2020 all’età di 91 anni dedicandogli il concerto “Omaggio a Ennio Morricone”, per pianoforte e quartetto d’archi con Leandro Piccioni & Quartetto Pessoa. Evento gratuito, posti limitati.

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Frame del film film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno

Domenica 17 ottobre 2021, alle 16.30, al teatro Zandonai, “Raccontando l’india: il Ladakh”. Nicolò Bongiorno, regista di “Songs of the Water Spirits”, racconta il film realizzato nel Ladakh in India, dialogando con l’antropologo Duccio Canestrini. Proiezione del film fuori concorso “Songs of the Water Spirits / Le canzoni degli spiriti dell’acqua” di Nicolò Bongiorno (Italia 2020, 100’). Il film è il risultato di 3 anni di lavoro sul campo nell’Himalaya Kashmiriano nel tentativo di raccontare la sfida di una società “laboratorio” incastonata tra i deserti di alta quota e alcune delle vette più alte e spettacolari del mondo, travolta dall’impatto dei cambiamenti climatici e alla ricerca di una “nuova” via verso un “antico futuro”.

A Trissino (Vi) prima tappa della mostra itinerante “La scansia di casa mia. 2500 anni fa” con i reperti di un villaggio dell’età del Ferro scoperto nel 1981. Si entra così in una delle case scoprendo interessanti aspetti della vita alla metà del I millennio a.C.: nella “scansia” coppe, tazze e boccale, stoviglie in ceramica sorprendentemente ben conservate

La locandina della mostra itinerante “La scansia di casa mia. 2500 anni fa”: prima tappa a Trissino (Vi) dal 18 settembre al 24 ottobre 2021

1981: a Trissino (Vi), sul colle che domina il paese, durante lavori di ampliamento del cimitero,  compaiono resti di inequivocabile importanza archeologica. Le campagne di scavo che si susseguono tra il 1981 e il 1990  mettono in luce un settore di un villaggio dell’età del Ferro. Sono passati quarant’anni. E proprio perché l’antico villaggio non è più visibile, il museo “G. Zannato” – Sistema Museale Agno-Chiampo propone la mostra archeologica “La scansia di casa mia. 2500 anni fa” che vuole restituirne la memoria, offrendo l’occasione di “entrare” in una delle case e di scoprire interessanti  aspetti della vita di 2500 anni fa. Appuntamento a Trissino sabato 18 settembre 2021, alle 17,  nella Biblioteca in via Manzoni 10, per l’inaugurazione della prima tappa della mostra che sarà visitabile fino al 24 ottobre 2021, con i seguenti orari: sabato 16-19 e domenica 9.30-12.30. Per l’accesso è richiesto il Green Pass e in occasione dell’inaugurazione è necessario prenotare al 0445/499340 oppure inviando un’e-mail a scuolacultura@comune.trissino.vi.it. Alla mostra sono collegati una serie di eventi collaterali. Ci sono già le date delle conferenze che si terranno a Trissino, in biblioteca, sede della mostra: martedì 5 ottobre 2021, alle 20.30, “Guerre e amori degli antichi Veneti” con Luca Zaghetto; e martedì 19 ottobre 2021, alle 20.30, “Lingue e scritture a confronto: venetico e retico” con Anna Marinetti.

Il villaggio dell’età del Ferro scoperto nel cimitero di Trissino: lo scavo archeologico si svolse tra il 1981 e il 1990. Laser scanner 3D (foto sabap-vr-vi-ro)

Dopo la prima mostra naturalistica del  2017 e 2018, il museo “G. Zannato” – Sistema Museale Agno-Chiampo propone una nuova mostra itinerante, questa volta archeologica, che ci porta – come detto – indietro nel tempo, alla metà del I millennio a.C., in una casa del villaggio dell’età del Ferro di Trissino, scoperto nel 1981 durante i lavori di ampliamento del cimitero comunale e parzialmente messo in luce dagli scavi archeologici condotti fino al 1990. L’allestimento è stato curato da Annachiara Bruttomesso,  conservatrice archeologa del museo Zannato, e da Angela Ruta Serafini, già direttore del museo nazionale Atestino, con la collaborazione di Fiorenza Bortolami e di Roberto Battiston, conservatore.

Le case ben conservate del villaggio dell’età del Ferro nel cimitero di Trissino emerse dallo scavo archeologico degli anni Ottanta del Novecento (foto sabap-vr-vi-ro)

Com’erano le case 2500 anni fa nel territorio collinare e montano del Nord-Est? Che cosa rivelano stoviglie e manufatti della vita quotidiana che si svolgeva nella casa? Quali attività si svolgevano nel villaggio, quali piante si coltivavano, quali animali si allevavano? I vestiti erano ovviamente confezionati in casa, ma con quali strumenti? È arrivato fino a noi qualche ornamento? E qualche oggetto che fornisca indizi sul mondo interiore dei nostri “antenati”? “Nella mostra – spiegano i curatori – si possono cercare le risposte a queste e a tante altre domande”. Reperti e pannelli ricostruiscono la vita quotidiana dell’antico villaggio veneto ai confini con il mondo dei Reti, mettendone in luce i diversi aspetti.

Laser scanner 3D del villaggio dell’età del Ferro scoperto nel cimitero di Trissino (foto sabap-vr-vi-ro)

Le case, a schiera, sono caratterizzate da profondi scassi nella roccia, che ospitavano probabilmente fresche cantine. Sigillate da incendi con il loro contenuto di oggetti della vita quotidiana, alcune case repentinamente abbandonate sono ben conservate. Per queste si pensò alla musealizzazione in loco, ma la collocazione all’interno dell’attuale cimitero rende impossibile la realizzazione di un’area archeologica. Per questo tra il 2014 e il 2015, le strutture furono consolidate, restaurate e documentate con rilievo laser-scanner 3D e infine protette con tessuto non tessuto, sabbia e terra.

Le ceramiche di 2500 anni fa, ben conservate, trovate nelle case del villaggio dell’età del Ferro (foto sabap-vr-vi-ro)

La “scansia” del titolo, ricostruita sulla base dei dati di scavo con il suo servizio di coppe, tazze e boccale, stoviglie in ceramica sorprendentemente conservate, utensili in metallo, pietra e osso, integrati da pannelli esplicativi adeguatamente illustrati sono alcuni dei punti di forza della mostra. Un grande dolio sapientemente ricomposto da molti frammenti, la ricostruzione di un telaio  e alcune macine completano il suggestivo angolo della casa. Tra i tanti reperti, alcune sortes per la divinazione del futuro e un oggetto  “venuto da molto lontano”: un piccolo frammento di ceramica prodotto ad Atene nel IV secolo a.C. e giunto nella valle dell’Agno forse insieme ad un carico di vino pregiato… Non manca un video con la storia delle scoperte e le straordinarie  immagini ricavate dal rilievo laser scanner 3D dell’antico villaggio.

sistema-museale-agno-chiampo_logoLe tappe successive della mostra sono a Castelgomberto, nella sala Loggia, Palazzo Barbaran, in via Barbaran, dal 6 novembre al 5 dicembre 2021; a Sovizzo, in Municipio, Sala Conferenze, in via Cavalieri di Vittorio Veneto 21, dall’8 al 23 gennaio 2022; a Montecchio Maggiore, in Galleria Civica, via Bivio San Vitale, dal 5 febbraio al 6 marzo 2022. Sempre a ingresso gratuito.

Roma. A un anno dalle celebrazioni ufficiali per il centenario della morte di Felice Barnabei, fondatore del museo di Villa Giulia, apre la mostra “FELICE BARNABEI. Gocce di memorie private”, con parte dei disegni giovanili e della collezione archeologica dell’illustre archeologo donata al museo dai suoi discendenti. Ingresso col Green Pass

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La locandina della mostra “FELICE BARNABEI. Gocce di memorie private” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma

Il 29 ottobre 2022 ricorrerà il centenario della morte di Felice Barnabei, fondatore del museo di Villa Giulia, Felice Barnabei, figura di spicco nell’ambito della direzione generale Antichità e Belle Arti e deputato alla Camera del Regno d’Italia dal 1899 al 1917 per i Collegi di Teramo e di Atri. Manca ancora un anno, ma in attesa delle celebrazioni ufficiali il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia offre un primo assaggio giovedì 9 settembre 2021, alle 17, quando si inaugura la mostra “FELICE BARNABEI. Gocce di memorie private” (fino al 10 ottobre 2021 nella Sala dei Sette Colli, al piano nobile di Villa Giulia), curata da Maria Paola Guidobaldi con il contributo alla progettazione di Antonietta Simonelli, Miriam Lamonaca, Vittoria Lecce e Angela Laganà. La mostra è visitabile negli orari di apertura del museo (martedì-domenica, dalle 9 alle 20) ed è compresa nel costo del biglietto di ingresso. ​ L’ingresso al museo è consentito nel rispetto delle misure di prevenzione anti-Covid. Obbligo di esibizione del Green Pass corredato da un valido documento di riconoscimento. “Dobbiamo essere grati ad alcuni dei suoi discendenti, che in anni recenti hanno donato a questo luogo del cuore del loro illustre antenato venti suoi disegni giovanili e la sua collezione archeologica, di cui il nostro museo si è preso cura e che ora per la prima volta espone al pubblico”, scrive la curatrice Maria Paola Guidobaldi. “Un’occasione per onorare colui che ha legato il proprio nome e la propria intelligente ed energica azione al museo di Villa Giulia, la cui fondazione nel 1889 come sezione extraurbana del museo nazionale Romano si colloca nel fervido clima dell’Italia postunitaria, in cui si gettarono le basi dell’Archeologia Nazionale”.

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Un disegno giovanile di Felice Barnabei, prima e dopo il restauro (foto etru)

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Palazzo Fuschi, casa di Felice Barnabei, a Castelli, ai piedi del Gran Sasso d’Italia, in Abruzzo (foto etru)

Un primo assaggio dunque in attesa delle celebrazioni per il centenario della sua morte del 2022, e perciò “gocce”, in questo caso di memorie private, restaurate da Barbara Costantini (i disegni) e da Miriam Lamonaca e Irene Cristofari (la collezione archeologica). Si potranno ammirare otto dei venti disegni autografi donati nel 2019 da Lucia, Guido, Maria Angelina, Francesca e Caterina Fiegna, pronipoti di Caterina, sorella di Felice Barnabei, trovati nell’estate del 2018 nelle soffitte di Palazzo Fuschi di Castelli, pittoresco borgo abruzzese alle pendici del Gran Sasso d’Italia, dominato dal Monte Camicia, ferito dal sisma del 2016 e ove Felice Barnabei nacque il 13 gennaio del 1842. Realizzati a matita e a carboncino su carta, sono esercitazioni sul disegno anatomico che denotano spiccate qualità disegnative. Risalgono agli anni 1854-1858, quando Felice Barnabei, grazie a un sussidio del governo borbonico, poté studiare a Teramo presso i Padri Barnabiti e frequentare la scuola di disegno di Pasquale Della Monica.

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Alcune ceramiche della collezione archeologica di Felice Barnabei (foto etru)

Le vetrine accolgono una significativa selezione della collezione archeologica donata nel 2018 dalla pronipote Roberta Nicoli Barnabei. Costituita da ottantuno oggetti fra originali e riproduzioni moderne di reperti antichi, la raccolta riflette gli interessi scientifici e professionali di Barnabei. Fra gli oggetti di bronzo spiccano quelli di provenienza medio-adriatica, molto vicini ai materiali caratteristici della necropoli di Alfedena in Abruzzo, la cui esplorazione era stata condotta dalla direzione generale Antichità e Belle Arti e seguita dallo stesso Barnabei. Rilevanti anche i frammenti di ceramica sigillata, detta anche “aretina” che dalla metà dell’Ottocento destò la curiosità degli studiosi, sia per la tecnica esecutiva, sia per la presenza di marchi di fabbrica.

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Un calco di marchio di fabbrica con il nome Marcus Perennius (foto etru)

Di grande interesse appaiono pertanto i calchi di sette marchi di fabbrica in cui ricorre il nome di Marcus Perennius, titolare della più nota officina aretina, individuata proprio negli anni ’80 dell’Ottocento e pubblicata in “Notizie degli Scavi di Antichità”, periodico dell’Accademia nazionale dei Lincei, di cui dal 1880 Barnabei era redattore ed è dunque probabile, come ha intuito Antonietta Simonelli, che dopo essere stati utilizzati per la pubblicazione tali calchi siano rimasti nella disponibilità dello stesso Barnabei. Analoga spiegazione potrebbe avere la presenza nella collezione del calco del Vaso dei mietitori, opera rinvenuta a Creta nel 1902 e pubblicata l’anno successivo insieme a foto tratte sia dall’originale, sia da calchi appositamente eseguiti in un altro periodico curato da Barnabei, i “Monumenti Antichi”.

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Singolare caricatura di Felice Barnabei, realizzata in ceramica probabilmente di Castelli e a forma di salvadanaio (foto etru)

Completano l’esposizione una singolare caricatura di Felice Barnabei, realizzata in ceramica probabilmente di Castelli e a forma di salvadanaio, prestata per l’occasione dal pronipote Peppino Scarselli, e alcune foto di famiglia prestate dal pronipote Alfredo Celli. Un video realizzato da Mauro Benedetti presenta in modo suggestivo tutte le opere donate e le foto di famiglia e le vedute di Castelli degli inizi del Novecento appartenenti all’archivio di Alfredo Celli. L’allestimento comprende infine due inusitati pannelli dipinti che, lungi dall’essere meri fondali, diventano essi stessi opere esposte. Sono stati eseguiti da artisti generosi che hanno messo a disposizione il proprio talento per onorare insieme a tutti noi il fondatore del Museo e omaggiare, da artisti, le sue inattese qualità disegnative che l’esposizione per la prima volta disvela.

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L’albero genealogico della famiglia Barnabei dipinto da Giampiero Abate e Bianca Maria Scrugli (foto etru)

L’albero genealogico della famiglia Barnabei, ricostruito grazie al contributo fondamentale di Alfredo Celli, è stato mirabilmente trasformato da Giampiero Abate e Bianca Maria Scrugli in un’opera figurativa di grande piacevolezza, dipinta per esigenze di allestimento con colori acrilici su una pellicola in PVC autoadesiva, successivamente applicata a uno dei supporti di sala (1.50×2 metri). Giancarlo Bucci ha invece con grande efficacia e sapienza coloristica trasfigurato una veduta storica del natio borgo di Castelli, ove egli stesso ha studiato, diplomandosi come “Maestro d’arte per la ceramica” in quella Scuola d’arte fondata proprio da Felice Barnabei nel 1906. Il dipinto (3×2 metri) è stato realizzato su pannelli di forex con colori acrilici e con finitura di vernice trasparente opaca, una tecnica sperimentata per la prima volta dall’artista e dettata anch’essa da necessità di allestimento.

Bologna. Al museo civico Archeologico week end con “Dante tra parole e musica”, lettura teatrale di Carlo Varotti, corollario della mostra “…che mi fa sovvenir del mondo antico. Archeologia e Divina Commedia”

Logo Archeologico-bn positivo_prove sovr“Percorsi nel tempo e nello spazio”: ogni settimana, i musei di Bologna i Musei Civici di Bologna propongono un ricco calendario di appuntamenti, veri e propri viaggi tematici nelle collezioni, spaziando dalle letture più immediate dei capolavori esposti alla creazione di associazioni inedite tra oggetti appartenenti ai patrimoni delle diverse aree museali fino ad approfondimenti specifici e maggiormente specialistici. Questa settimana, due appuntamenti al museo civico Archeologico di Bologna.

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Carlo Varotti, dell’università di Parma, impegnato in una lettura teatrale

bologna_archelogico_lettura-di-dante_logoVenerdì 17 settembre 2021, alle 21 (sold out), e sabato 18 settembre 2021, alle 19 (prenotazione obbligatoria: 18 settembre 2021 ore 19 | Dante tra parole e musica | Lettura teatrale di Carlo Varotti, musiche a cura di Alessandro Pirotti (google.com)), ingresso: gratuito: “Dante tra parole e musica”, lettura teatrale di Carlo Varotti, università di Parma. Musiche a cura di Alessandro Pirotti. Le letture intendono esaltare la natura teatrale e intimamente plurilinguistica del testo dantesco. Di qui la scelta di una ‘messa in voce’ in cui l’espressività dei personaggi viene sottolineata, nei diversi contesti emotivi (paura, incertezza, rabbia e orgoglio); e voci diverse, spesso fortemente connotate, assumono i diversi personaggi che ricorrono nei brani scelti: dai diavoli di Malebranche a Farinata e Cavalcante, al furbo e sfuggente barattiere navarrese, allo scaltro e infido Bonifacio VIII. Ognuno di essi portatore di un proprio universo umano, sociale e culturale. Parole e musica, infine. La scelta dei brani che accompagnano alcuni momenti del testo dialogano con le parole, con una funzione non esornativa, ma nella ricerca di una espressività che vuole essere coerente con i versi, e che con essi si incontri, alla ricerca di una suggestione anche ritmica.

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Locandina della mostra “…che mi fa sovvenir del mondo antico. Archeologia e Divina Commedia” al museo civico Archeologico di Bologna

Lo spettacolo è realizzato in occasione della mostra “…che mi fa sovvenir del mondo antico. Archeologia e Divina Commedia” a cura di Marinella Marchesi in corso al museo fino al 1° novembre 2021 nell’ambito della rassegna AGORÀ ARCHEOLOGIA. La piazza vicino alla piazza. Il museo civico Archeologico di Bologna celebra i settecento anni dalla morte di Dante Alighieri dedicandogli un’esposizione temporanea che, attraverso materiali di varie provenienze, tutti appartenenti al proprio patrimonio, analizza personaggi e tradizioni miti-storiche del mondo antico, riprese e rielaborate in chiave cristiana nella costruzione dell’Aldilà della Divina Commedia. La narrazione del viaggio che Dante intraprende il 25 marzo del 1300 attraverso i tre regni oltremondani è infatti un insieme perfetto di influssi e apporti culturali, filosofici, teologici e letterari che provengono non solo dal mondo classico – quelli sicuramente più evidenti – ma anche dalle aree orientali del bacino del Mediterraneo, filtrati dalle tradizioni ebraica, greco-romana e cristiana e dalle successive dottrine medievali.

Cividale. Per il 700mo di Dante e il 50mo della Fondazione de Claricini Dornpacher apre al museo Archeologico nazionale la mostra “Tutte quelle vive luci. Codici miniati della Commedia. Un itinerario dantesco da Nicolò Claricini (1466) a Quirico Viviani (1823)”, con i sei codici miniati, editi e presenti in Friuli, esposti in prima assoluta

Locandina della mostra “Tutte quelle vive luci. Codici miniati della Commedia. Un itinerario dantesco da Nicolò Claricini (1466) a Quirico Viviani (1823)” al museo Archeologico nazionale di Cividale dal 19 settembre al 7 novembre 2021

università-di-udine_logofondazione-de-claricini-dornpacher_logoNel 2021 ricorrono i 50 anni della Fondazione de Claricini Dornpacher di Bottenicco di Moimacco (Ud), istituita con lascito dalla contessa Giuditta de Claricini Dornpacher nel 1971, e i 700 anni della morte di Dante. Per il cinquantennale la Fondazione ha avviato assieme all’università di Udine un percorso progettuale celebrativo intitolato “Dante 700 – Tutte quelle vive luci”. Il progetto ha ottenuto il patrocinio, l’uso del logo e il supporto del ministero dei Beni Culturali (Mic) nell’ambito delle celebrazioni dantesche nazionali che si sono svolte durante tutto il 2021. Tra queste, di particolare importanza la mostra “Tutte quelle vive luci. Codici miniati della Commedia. Un itinerario dantesco da Nicolò Claricini (1466) a Quirico Viviani (1823)”, con i sei codici miniati, editi e presenti in Friuli che saranno esposti, in prima assoluta, dal 19 settembre al 7 novembre 2021 al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli.

Veduta aerea di Villa de Claricini Dornpacher in Bottenicco di Moimacco (Ud) (foto fondazione de Claricini Dornpacher)

Il motivo principale che ha indotto la Fondazione ad elaborare tale progetto è dovuto al ruolo che la famiglia de Claricini Dornpacher ha svolto nei secoli per lo sviluppo degli studi danteschi, tant’è che nel 1466 il conte Nicolò de Claricini esemplò la Commedia editandola in Cividale del Friuli. Oltre al codice miniato denominato “de Claricini” la nobile famiglia ha costituito una imponente biblioteca dantesca con oltre 5000 volumi ora donata alla biblioteca storica del Comune di Padova, dove la famiglia aveva anche una residenza, e altrettanti volumi presenti presso la biblioteca di Villa de Claricini Dornpacher in Bottenicco di Moimacco. E fino al 7 novembre 2021 è istituito un servizio di bus navetta gratuito da Cividale a villa de Claricini Dornpacher con partenza da Cividale alle 9.30, 10.30, 11.30, 14, 16, 18; e da villa de Claricini Dornpacher alle 9.45, 10.45, 11.45, 14.15, 16.15, 18.15.

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Foglio incipitale del Codice de Claricini (foto fondazione de Claricini Dornpacher)

La mostra riunisce per la prima volta in un medesimo spazio espositivo alcuni codici della Commedia: quello un tempo proprietà della famiglia de Claricini, unico provatamente copiato in Friuli e altri quattro codici pervenuti in Friuli in varie epoche, attualmente custoditi in collezioni librarie pubbliche o private. Al nucleo dei codici danteschi, sono affiancati alcuni manoscritti copiati in Friuli e connessi variamente con il poema dantesco, i quali anch’essi, pur indirettamente, ne testimoniano la diffusione e la lettura. Obiettivo principale è di documentare e far conoscere al vasto pubblico la fortuna e l’incidenza che l’opera di Dante ebbe nella cultura friulana tardo medievale, moderna e contemporanea.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia viene presentato il progetto Musitaly per il rilancio e l’internazionalizzazione dello spettacolo dal vivo e del turismo italiani. E avvio degli “Incontri con la Musica”: accesso col Green Pass

Il giardino centrale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma (foto etru)

“Musitaly”, ovvero come rilanciare e internazionalizzare lo spettacolo dal vivo e il turismo del nostro Paese. Mercoledì 15 settembre 2021, alle 18, nel giardino centrale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, presentazione del progetto “Musitaly”, iniziativa patrocinata dal Parlamento Europeo, dal ministero della Cultura e dall’associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale, che si propone di attuare dei piani concreti per il rilancio del settore dello spettacolo dal vivo italiano (in particolare quello musicale) a livello nazionale e internazionale, attraverso una sinergica collaborazione con enti di produzione artistica e di promozione turistica in Italia e soprattutto all’estero. L’obiettivo è quello di esportare i prodotti e gli spettacoli musicali che rappresentano un’eccellenza del “Made in Italy” nel mondo, attraverso attività di internazionalizzazione, digitalizzazione e marketing. Un nuovo approccio alla promozione e alla distribuzione dei contenuti artistici del nostro Paese con una visione internazionale. All’incontro parteciperanno Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; Alessandro Muller ed Enrico Loprevite, fondatori di Promu – All For Music; Michele De Gasperis, presidente dell’istituto italiano Obor e altre personalità del mondo della cultura e dello spettacolo. Tra le attività previste nel progetto “Musitaly” ci sono la realizzazione di eventi musicali ideati appositamente per la valorizzazione del territorio: lo spettacolo inteso come offerta turistica per la creazione e il rilancio di nuove e tradizionali destinazioni turistiche; la creazione di un portale on-line per la promozione e la vendita dei migliori spettacoli italiani su circuiti internazionali; l’organizzazione di tavoli di lavoro con stakeholders stranieri operanti nei settori di promozione turistica e culturale, marketing e comunicazione, al fine di ideare prodotti ed iniziative artistiche esportabili all’estero.

musitaly_logo“Musitaly” è stato ideato da Promu – All For Music, una factory di giovani professionisti attivi nella produzione e promozione di prodotti ed eventi musicali classici, jazz e contemporanei, con l’obiettivo di superare i tradizionali, talvolta anacronistici, schemi e contesti di marketing e distribuzione del circuito della musica “colta”. Promu nei suoi anni di attività ha lavorato con artisti del calibro di Ennio Morricone, Nicola Piovani, Danilo Rea, Enrico Pieranunzi, Rita Marcotulli, Fabrizio Bosso, Roberto Gatto, Gabriele Geminiani, Carlo Boccadoro e l’ensemble Sentieri Selvaggi, l’Orchestra d’Archi de I Solisti Aquilani e molti altri. I principali clienti e collaboratori sono la galleria nazionale d’Arte moderna e contemporanea, il museo Maxxi, il comitato per l’apprendimento pratico della musica nelle scuole (Miur), associazione Teatrale tra i Comuni del Lazio (Atcl).  Hanno collaborato con il Parlamento Europeo di Bruxelles e con la Camera dei Deputati di Roma per la presentazione del progetto “Una Nuova Stagione”, un’interpretazione in chiave ambientalista de “Le Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi a cura di Daniele Orlando e de I Solisti Aquilani. Sono organizzatori, direttori artistici e direttori tecnici di numerosi festival musicali diffusi sul territorio della Regione Lazio, tra cui l’Appia Antica Chamber Music Festival (Roma) e l’Etruria Jazz Festival (Cerveteri).

istituto-italiano-obor_logoPartner principale del progetto è l’Istituto Italiano OBOR, il network più competitivo per la creazione di sbocchi commerciali sul mercato della Nuova Via della Seta, nonché il partner di riferimento per istituzioni e imprese italiane intenzionate ad aprirsi a questo nuovo mercato. L’Istituto ha un’organizzazione diffusa in Cina e in Italia, ma anche in Europa, Emirati Arabi Uniti e Marocco, con 33 organizzazioni partner in Italia e 17 in Cina. Dispone inoltre di una rete di 47 advisor in Italia e 65 in Cina. Grazie all’esperienza dell’Istituto Italiano OBOR e del suo network locale, il progetto avrà pieno riscontro sul mercato cinese, uno dei più grandi al Mondo e in costante crescita. L’istituto, infatti, si occuperà di promuovere l’iniziativa presso i principali canali istituzionali in Italia e in Cina, e di elaborare un piano di promozione del progetto, indirizzandolo verso gli stakeholder cinesi.

La locandina della rassegna “Incontri con la musica” nel giardino centrale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma

La rassegna “Incontri con la Musica” fino al 19 settembre 2021 ospiterà nel giardino centrale del museo di Villa Giulia i grandi nomi della musica classica a livello internazionale. La rassegna è stata realizzata grazie al contributo della Regione Lazio. I concerti sono compresi nel biglietto di ingresso al Museo, al costo eccezionale di 3 euro. Il primo concerto il 15 settembre 2021, alle 20.15: inaugura la rassegna il prestigioso trio composto dalle prime parti dei Solisti di Pavia Sergio Lamberto (violino), Riccardo Savinelli (viola) e Jacopo Di Tonno (violoncello), che eseguirà le “Variazioni Goldberg, BWV 988” di J.S. Bach, nell’elaborazione per trio d’archi di Bruno Giuranna. Il 16 settembre 2021 sarà la volta del violinista Rocco Roggia e del pianista Riccardo Natale, che presenteranno un programma composto dalle opere dei più grandi compositori napoletani dell’800 come: G. Martucci, A. D’ Ambrosio, A. Curci e L. De Felice. Si proseguirà il 17 settembre 2021 con un evento speciale dedicato al Maestro Ezio Bosso. Il TTR_Piano Trio composto dal pianista Mario Montore, dal violinista David Romano e dal violoncellista Diego Romano eseguirà le composizioni del Maestro Bosso in occasione dell’anniversario della sua nascita (13 settembre 1971). TTR è l’acronimo di Things That Remain, frase iconica del Maestro che intitolerà anche il docu-film a lui dedicato, che verrà presentato in anteprima nella prossima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il 18 settembre 2021 si esibiranno il Primo Violoncello dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Gabriele Geminiani, e il pianista Monaldo Braconi con un concerto dedicato a S. Prokofiev e D. Shostakovich. A chiudere la rassegna, il 19 settembre 2021, il pianista Enrico Zanisi che si esibirà in un recital di piano solo nel quale proporrà alcune delle sue composizioni tratte dal suo ultimo progetto “Piano Tales” che spaziano da uno stile classico contemporaneo al jazz.

Roma. 14 settembre: passano dalla Domus Aurea le celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. Gli allievi di due prestigiose scuole di recitazione interpretano dalla reggia di Nerone il I canto dell’Inferno

Passano dalla Domus Aurea le celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, che spirò a Ravenna nella notte tra il 13 e il 14 Settembre 1321. Il ministero della Cultura e la RAI ricordano il Sommo Poeta con una speciale lettura del I Canto dell’Inferno dagli ambienti sul Colle Oppio dello splendido palazzo di Nerone. Gli allievi del Centro sperimentale di Cinematografia e dell’Accademia nazionale d’Arte drammatica “Silvio d’Amico” interpreteranno i versi del canto proemiale della Divina Commedia in prima visione su Rai Storia a partire dalle 22.30 del 14 settembre 2021. Visione disponibile su Rai Play e sul canale 51 del digitale terrestre.

Così Beniamino Presutti (allievo CSC) interpreta i versi 1-9 dal III canto dell’Inferno. “Nel mezzo del cammin”, un viaggio nella Divina Commedia, ha scandito i giorni fino al 14 settembre, data del 700° anniversario della morte di Dante Alighieri. Gli allievi del Centro sperimentale di Cinematografia e dell’Accademia nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” hanno letto e interpretato terzine tratte e scelte dalla Commedia in quattordici “pillole”, realizzate da Rai Cultura in collaborazione con il ministero della Cultura, andate in onda tutti i giorni alle 19.50 su Rai Storia e riproposte all’interno del palinsesto della rete. “Nel mezzo del cammin” ha anticipato la lettura integrale del I canto dell’Inferno che gli attori di domani, gli allievi delle due prestigiose scuole di recitazione, reciteranno coralmente negli spazi della Domus Aurea del parco archeologico del Colosseo, alle 22.30 su Rai Storia il 14 settembre 2021, giorno della scomparsa di Dante nel 1321.

Napoli. Nel giorno del 700mo anniversario dalla morte di Dante il museo Archeologico nazionale presenta la mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Divina Commedia nelle Collezioni del Mann”: 56 reperti, in gran parte inediti; due sezioni espositive, tra mito e storia. Progetto di valorizzazione con un podcast dedicato

Locandina della mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Divina Commedia nelle Collezioni del Mann” al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 29 ottobre 2021 al 10 gennaio 2022

Lo scorso marzo, in occasione del Dantedì 2021 e delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Alighieri, il museo Archeologico nazionale di Napoli aveva presentato in anteprima digitale, su Facebook ed Instagram, alcune opere dell’esposizione dedicata a “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Divina Commedia nelle Collezioni del Mann” (vedi Napoli. In occasione del Dantedì 2021 il museo Archeologico nazionale presenta on line della mostra “Divina Archeologia” (dal 14 settembre), mitologia e storia della Divina Commedia nelle collezioni del Mann. Giulierini: “Racconteremo Dante e il mondo classico. E anche il rapporto del nostro territorio con Virgilio e l’immaginario del Sommo Poeta” | archeologiavocidalpassato). “Annunciamo nel DanteDì  la data simbolica scelta  per l’inaugurazione della mostra, il 14 settembre 2021”, aveva spiegato il direttore Paolo Giulierini. Il 14 settembre 2021 la mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia di Dante nelle collezioni del MANN” non apre (sarà in programma al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 29 ottobre 2021 al 10 gennaio 2022: 56 reperti, di cui 40 selezionati dai depositi, manufatti in gran parte poco conosciuti al pubblico o inediti).  Ma in questa data emblematica, il direttore Paolo Giulierini traccia le linee guida dell’esposizione: “Perché Dante al museo Archeologico nazionale di Napoli?  Divina archeologia, che abbiamo voluto annunciare proprio in occasione del 14 settembre, data della morte del Sommo Poeta 700 anni fa, vuole essere un cammino dantesco originale e pieno di scoperte.

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L’affresco da Ercolano con Achille e il centauro Chirone, conservato al Mann (foto Giorgio Albano)

Dante, che fu a Napoli due volte come ambasciatore presso Carlo II d’Angiò, nella Commedia come in altre sue opere ci parla infatti di argomenti e personaggi  rappresentati  negli straordinari reperti del nostro Museo.  Da creature fantastiche, come Cerbero, Medusa, Eracle, Diomede, Ulisse, Teseo, Minosse, il Minotauro, le Arpie,  a personaggi storici, a partire da Virgilio, Cesare, Costantino, Traiano.  E su una volta del museo c’è anche lui, Dante. Tanti sono poi gli spunti per itinerari dedicati, a Napoli e in Campania, dalla tomba di Virgilio, ai Campi Flegrei, fino alla vicina piazza Dante, dalla facciata del duomo alla Biblioteca nazionale di Napoli che custodisce uno dei primi manoscritti della Commedia. La nostra narrazione è arricchita anche da  una serie di podcast che ci condurranno con i loro protagonisti all’interno e all’esterno del Mann”.

Monete conservate al Mann ed esposte nella mostra “Divina Archeologia” (foto mann)

napoli_unina_illuminated-dante-project_logoLa mostra, realizzata con il contributo della Regione Campania, si avvarrà della consulenza scientifica del dipartimento di Studi umanistici dell’università di Napoli “Federico II”, in particolare con il professore Gennaro Ferrante, responsabile scientifico dell’Illuminated Dante Project, e delle collaboratrici Fara Autiero e Serena Picarelli. Al team della “Federico II” sono affidate l’analisi e la scelta delle immagini tratte dai manoscritti medievali della Commedia: queste miniature saranno parte integrante del percorso espositivo, instaurando così un dialogo suggestivo tra il reperto classico ed il mondo al tempo di Dante.  Alighieri ed i suoi contemporanei, infatti, studiavano la classicità quasi esclusivamente grazie alle fonti letterarie e, per questo, l’esposizione creerà una saldatura ideale tra espressioni culturali diverse (vasi, statue, affreschi, monete) che hanno “tradotto”, con il proprio linguaggio, la fortuna millenaria della tradizione mitologica.

Vasi, recuperati dai depositi del Mann, con raffigurati miti ripresi da Dante (foto mann)

L’esposizione, che potremo ammirare nelle sale degli affreschi del Mann, sarà articolata in due sezioni: “I racconti del mito” e “I personaggi del mito e della storia”. Nella prima parte dell’allestimento, a cura di Valentina Cosentino (segreteria scientifica del museo), saranno illustrati cinque miti, legati a cinque personaggi significativi del poema dantesco: Achille, Teseo, Ercole, Enea, Ulisse. La seconda sezione sarà immaginata come una galleria di ritratti dei personaggi reali o fantastici che Dante incontra nel suo viaggio ultraterreno: quattro le “categorie” narrate, con mostri, dei, figure storiche, scrittori.

La presunta tomba di Virgilio a Piedigrotta (Napoli)
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La giornalista e scrittrice Cinzia Dal Maso

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Il regista Andrea W. Castellanza

Un allestimento e non solo: il 14 settembre, su Spreaker e sulla pagina Facebook del Mann, viene lanciata la prima delle sei puntate della serie “Divina Archeologia podcast”, promossa dal museo Archeologico nazionale di Napoli e realizzata da Archeostorie e NW.Factory.media. Per questo podcast introduttivo, dedicato a Virgilio, ecco un suggestivo viaggio dal presunto sepolcro del poeta a Piedigrotta, giungendo al Lago D’Averno, a Castel dell’Ovo ed, infine, in un ricongiungimento ideale, alle sale del nostro Istituto: musica e parole in un percorso che si svilupperà in altri cinque racconti, diffusi sulle piattaforme podcast e sui canali del Mann, a partire dall’inaugurazione della mostra. Sei puntate, dunque, che raccontano Dante guardandolo da lontano, dal punto di vista di quegli antichi che lui ha usato come metafore di umani vizi e virtù. Ogni puntata è un filo teso tra le epoche per cogliere continuità, connessioni, diversità, stravolgimenti. I brevi testi evocativi di Cinzia Dal Maso e Andrea W. Castellanza, interpretati da attori di vaglia, sono inseriti in un ambiente sonoro che, ideato e realizzato da Erica Magarelli e Francesco Sergnese con la regia di Paolo Righi, è esso stesso racconto. Il risultato è un vero e proprio “podcast narrativo” dove tutto, parole suoni e musiche, concorre armonicamente allo svolgersi del racconto. Divina Archeologia Podcast si ascolta sul sito web del Mann (www.mannapoli.it) e su tutte le piattaforme podcast.

Gran finale di Firenze Archeofilm 2021 con la prima nazionale sull’Arca dell’Alleanza, le premiazioni dei film vincitori e un ricordo di Sebastiano Tusa

Frame del film “L’arca dell’Alleanza: alle origini della Bibbia” di Thierry Ragobert

firenze_archeofilm_2021_locandinaGran finale domenica 12 settembre 2021 di Firenze Archeofilm 2021. Alle 16, al Cinema La Compagnia di Firenze, con ingresso gratuito, in prima nazionale assoluta proiezione dell’ultimo capolavoro di Thierry Ragobert “L’arca dell’Alleanza: alle origini della Bibbia / L’Arche d’Alliance, aux origines de la Bible ” (Francia 2020, 90’). Una missione scientifica congiunta franco-israeliana, guidata dall’archeologo Israel Finkelstein e dal biblista Thomas Romer, si prepara a svelare i segreti di Kiryath-Jearim. Secondo la Bibbia, l’Arca dell’Alleanza era custodita sulla collina di Kiryath-Iearim prima di essere portata a Gerusalemme. Una grande e affascinante indagine che rivelerà una storia ancora più grande… Alle 17.30, segue la cerimonia di premiazione dei film vincitori, con la consegna del Premio “Firenze Archeofilm”, del Premio “Università di Firenze”, e del Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria”.

Frame del film “Sulle orme di Sebastiano” di Nicola Ferrari

Quindi ricordo dell’archeologo Sebastiano Tusa con il film “Sulle orme di Sebastiano” di Nicola Ferrari (Italia 2021, 25’). Il breve filmato raccoglie i ricordi e le testimonianze dei colleghi e dei collaboratori del professor Sebastiano Tusa, scomparso tragicamente il 10 marzo 2019. Un’occasione per ricordare il suo amore e impegno per l’archeologia, la ricerca e il mare.

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Il film “Sicilia Grand Tour 2.0” per la regia di Giorgio Italia

In chiusura il film “Sicilia Grand Tour 2.0” di Giorgio Italia (Italia, 2019, 90’). Giorgio, giovane studente universitario, trova in biblioteca dei vecchi volumi: sono pieni di carte, schizzi e disegni. Sono pieni di storie. Il ragazzo è talmente affascinato dal racconto che Jean Houel, architetto francese del XVIII secolo, riesce a tessere della Sicilia, che decide di esplorare quest’isola. Scoprirà così che le parole di Houel, che definiva la Sicilia “il luogo più curioso dell’universo”, sono ancora oggi veritiere (vedi Alla XXX rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto il film “Sicilia Grand Tour 2.0”, viaggio al ritmo dei viaggiatori del Settecento alla scoperta della Sicilia “non solo da cartolina” che sa ancora stupire, anche la gente distratta del Terzo millennio | archeologiavocidalpassato).

Roma. Dopo quasi duemila anni, è tornata a scorrere l’acqua nella Fontana delle Pelte, nel cortile inferiore della Domus Augustana, sul Palatino, nel rispetto del monumento antico e dell’impegno green del PArCo. Quattro statue aniconiche in metallo ricordano le copie anticamente presenti dell’Amazzone ferita di Fidia. Ai loro piedi ora si sprigionano nuvole profumate con fragranze

L’acqua è tornata a scorrere nella Fontana delle Pelte della Domus Augustana sul Palatino (foto PACo)

Dopo quasi duemila anni, da mercoledì 8 settembre 2021  l’acqua è tornata scorrere nella Fontana delle Pelte ubicata nel cortile inferiore della Domus Augustana, il settore privato dell’immenso palazzo imperiale voluto dall’imperatore Domiziano sul Palatino. Il progetto “Instar aquae tempus – Il tempo scorre incessantemente come l’acqua”, nel segno dell’impegno green del parco archeologico del Colosseo, curato dall’architetto paesaggista Gabriella Strano e attuato nel pieno rispetto del valore e dell’importanza dell’acqua e della necessità di operare strategie di adattamento alle nuove realtà climatiche, è stato presentato dal cortile inferiore della Domus Augustana con il direttore del PArCo Alfonsina Russo e il geologo e divulgatore Mario Tozzi. Il cortile del palazzo, un tempo porticato, viene nuovamente arricchito del rumore e dello scorrere dell’acqua all’interno della monumentale fontana decorata dal motivo delle quattro pelte contrapposte (scudi ellittici troncati in alto), il cui nome richiama la forma degli scudi indossati dalle Amazzoni. Per l’occasione sono stati rivisti tutti gli elementi architettonici del complesso: “Qui si deve immaginare”, spiega Alfonsina Russo, “un grande peristilio a due piani, quindi la maestosità di questi ambienti, e dietro ci sono delle sale ottagone che riprendono quelle geometrie dei Flavi,  nella Domus Aurea la reggia di Nerone”.

Frammenti di colonna ricordano la presenza in antico del peristilio attorno alla Fontana delle Pelte nella Domus Augustana sul Palatino (foto PArCo)
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La grande Fontana delle Pelte nella Domus Augustana sul Palatino rifunzionalizzata con un progetto green (foto PArCo)

Dopo anni di chiusura, il cortile del palazzo, un tempo porticato, viene dunque nuovamente arricchito del rumore e dello scorrere dell’acqua all’interno della monumentale Fontana decorata dal motivo delle quattro pelte contrapposte, il cui nome richiama la forma degli scudi indossati dalle Amazzoni. L’intervento, che si configura come una vera installazione cui è stato associato il motto latino “Instar aquae tempus – Il tempo scorre incessantemente come l’acqua”, è stato curato dall’arch. paesaggista Gabriella Strano (“Il progetto – conferma – nasce proprio dalla necessità di far risentire proprio il rumore dell’acqua là dove l’acqua c’è sempre stata e creava non solo suggestione ma anche refrigerio) ed è stato attuato nel pieno rispetto del valore e dell’importanza dell’acqua e della necessità di operare strategie di adattamento alle nuove realtà climatiche.

La vasca in acciaio della Fontana delle Pelte con, in primo piano, l’elemento aniconico in metallo (foto PArCo)

Proseguendo nel progetto di rifunzionalizzazione di tutte le fontane antiche e moderne del Parco archeologico del Colosseo, avviato nel giugno del 2019 con il ripristino del Ninfeo degli Specchi e della Fontana dei papiri all’interno degli Horti Farnesiani, ora è toccato alla Fontana che in età romana allietava le passeggiate della corte imperiale tra lo Stadio Palatino e le stanze private affacciate sull’immensa valle del Circo Massimo. “L’impianto che abbiamo realizzato – spiega Strano – per rifunzionalizzare la fontana rispetta totalmente il manufatto antico, senza operare alcun tipo di alterazione nella struttura del monumento. La vasca in acciaio, totalmente removibile, è adagiata su tessuto non tessuto e malta magra di sacrificio, ed è stata brunita con acqua acida come quella piovana”. A seguito di un antico crollo di dissesto nella struttura centrale è stata riscontrata un’apertura che ha messo in luce un canale ipogeo (“dove si può cogliere la grande capacità idraulica dei romani nel creare l’impianto idraulico che permetteva il funzionamento della fontana), accanto al quale è stato possibile alloggiare tutto l’impianto idraulico per il funzionamento della nuova fontana, completamente a ricircolo dell’acqua.

Studio per l’elemento aniconico della Fontana delle Pelte del Palatino ispirato alla copia della Amazzone ferita di Fidia conservata ai Musei Capitolini di Roma (foto PArCo)

“Gli elementi che ora si vedono”, continua Strano, “rappresentano solo la parte di superficie di questo progetto, suggeriti proprio dagli elementi antichi presenti, come le quattro state aniconiche agli angoli della fontana, che abbiamo proposto come elemento che quindi suggerisce la presenza archeologica antica”. Le statue aniconiche, in metallo, situate ai quattro angoli della fontana, si ispirano alla copia romana dell’originale statua in bronzo dell’Amazzone ferita realizzata in occasione di una gara indetta dal Santuario di Artemide di Efeso, intorno al 435 a.C. con la competizione, tra gli altri, di Policleto e Fidia e raffigurata proprio con la pelta (ovvero l’antico scudo) ai piedi. Da qui si sprigionano nuvole profumate con fragranze che si alterneranno secondo ritmi stagionali o legate ad arcaiche festività: in questo momento di rose. Ma avrà nel tempo, a seconda delle stagioni, profumi diversi: melograno, gelsomino, cannella, anticamente impiegate per usi religiosi o cosmetici.