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Tarquinia. Al via “Tra terra e mare”,  il ciclo di conferenze del giovedì sera dedicato all’archeologia subacquea con ispettori delle soprintendenze, docenti universitari e subacquei professionisti. Apre Luca Moccheggiani Carpano

tarquinia_stas_tra-terra-e-mare_conferenze-archeologia-subacquea_locandinaLe ricerche archeologiche e le ricognizioni subacquee: dai fondali della costa tirrenica e del mar Mediterraneo a quelli dei laghi e dei fiumi italiani. È questo il filo conduttore della nuova edizione del ciclo delle conferenze serali a ingresso libero dedicate all’archeologia subacquea dal titolo “Tra terra e mare”, promosso dalla Società Tarquiniense d’Arte e Storia (STAS), con il sostegno del ministero della Cultura (MIC) e in collaborazione con l’Assonautica di Tarquinia “G. Maffei”. Appuntamento a Tarquinia, ogni giovedì, dal 7 luglio al 4 agosto 2022, in Campo Cialdi, Parco Palombini, con ingresso su via della Ripa 25. “Quest’anno le nostre conferenze di archeologia subacquea, a causa dei lavori in corso alla Torre di Dante”, spiega la presidente della STAS Alessandra Sileoni, “si spostano in una location altrettanto prestigiosa nel cuore del centro storico di Tarquinia, in un luogo sospeso tra passato e presente, Campo Cialdi. Ad aprire gli incontri un relatore, Luca Moccheggiani Carpano, il cui cognome in Italia e all’estero è sinonimo di ricerca subacquea. Ispettori delle Soprintendenze, docenti universitari e subacquei professionisti tratteranno di diversi contesti, perché l’archeologia subacquea non è soltanto legata al mare, ma anche a fiumi e laghi”. In caso di maltempo, le conferenze si terranno a palazzo dei Priori, nella sala Sacchetti, al civico 4 di via dell’Archetto. Saranno rispettate le regole in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da covid-19.

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Ricerche nel villaggio perilacustre del Gran Carro di Bolsena (inizio età del Ferro) (foto catalogo beni culturali)

Si inizia dunque giovedì 7 luglio 2022, alle 21,30, con Luca Mocchegiani Carpano (centro ricerche Claudio Moccheggiani Carpano) su “Archeologia a Testaccio: il quartiere e il fiume”: un quadro degli esiti delle ricerche condotte sul porto fluviale sul Tevere a Monte Testaccio a Roma, a partire dall’impegno di suo padre Claudio. Giovedì 14 luglio, alle 21.30, Giovanna Bucci (soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo) su “Le imbarcazioni nell’iconografia musiva pavimentale del Mediterraneo tardoantico”: elementi di tecnica costruttiva e di navigazione antica, partendo dalle fonti iconografiche. Il 21 luglio, alle 21,30, Sergio Anelli (subacqueo professionista, socio della STAS e dell’associazione archeologica Centumcellae di Civitavecchia) su “Peschiere e approdi nell’antico Tirreno”: un quadro delle emergenze archeologiche presenti sulla costa, tra Santa Severa e la località di Pian di Spille (Tarquinia). A lui si affiancherà Marco Marcelli (direttore dell’Istituto di Oceanologia dell’università della Tuscia) su “I mari di Civitavecchia”: i progetti in corso sul litorale di Civitavecchia. Quindi seguiranno due interventi sull’età protostorica: il 26 luglio, alle 21.30, Barbara Barbaro (soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale) su “Uomini e dei sotto le acque: le recenti ricerche al Gran Carro di Bolsena”: gli esiti delle recenti campagne di scavo nel villaggio palafitticolo del Gran Carro sul lago di Bolsena. Il 28 luglio, alle 21.30, Anna Depalmas (docente all’università di Sassari) su “La Sardegna protostorica e i territori al di là del mare: i contatti, le navi, le rotte”: focus sui contatti e i commerci da e verso la Sardegna. A chiudere, il Corpo delle Capitanerie di Porto, il 4 agosto, alle 21,30, tratterà della normativa dei rinvenimenti in mare e dell’attività di supporto della Guarda costiera alla Soprintendenza, nell’ambito della ricerca subacquea, portando vari esempi lungo la costa tirrenica e nel Mediterraneo.

Padova. “Sulle tracce dell’uomo alato”: apertura straordinaria del laboratorio di scavo della Soprintendenza per scoprire le sepolture preromane della necropoli orientale di Padova

padova_laboratorio-archeologico_sulle-tracce-dell-uomo-alato_locandina“Sulle tracce dell’uomo alato”: mercoledì 6 luglio 2022 apertura straordinaria del laboratorio di scavo della Soprintendenza per scoprire le sepolture preromane della necropoli orientale di Padova. In occasione del Piano di valorizzazione dei luoghi della cultura 2022, iniziativa promossa dal ministero della Cultura, la soprintendenza area metropolitana Venezia e province Belluno Padova Treviso apre le porte del proprio laboratorio di scavo archeologico in via Crimea, a Padova, per accompagnare il visitatore alla scoperta delle sepolture preromane della necropoli orientale patavina, rinvenute in via Tiepolo e via San Massimo. Lo scavo in laboratorio in essere si intitola “Sulle tracce dell’uomo alato”, un progetto che nasce attorno alla ricerca dell’università Ca’ Foscari di Venezia AWD (Another Way of Digging – Lo scavo in laboratorio delle sepolture preromane della necropoli orientale di Padova), attuata in collaborazione con la soprintendenza e giunta al suo quinto anno di attività. Il progetto prende il nome dall’immagine, unica in tutta l’arte delle situle e nel Veneto preromano, di un uomo alato su un gancio da cintura in bronzo, rinvenuto nella necropoli. Appuntamento dunque mercoledì 6 luglio 2022, dalle 15.30 alle 19.30, al deposito della Soprintendenza in via Crimea 68 a Padova. Ingresso gratuito su prenotazione. Massimo 20 persone distribuite nei seguenti turni di visita: alle 16, 16.45, 17.30, 18.15. Per prenotare, scrivere a sabap-ve-met.urp@cultura.gov.it entro martedì 5 luglio, indicando l’orario di visita scelto.

“Afghanistan: tracce di una cultura sfregiata”: il regista veneziano Alberto Castellani svela in anteprima il suo nuovo film che racconta di un Paese martoriato, un popolo umiliato, una cultura millenaria e un patrimonio archeologico ricchissimo a rischio; con il contributo dei massimi esperti in materia

“Afghanistan, una terra dimenticata. Un popolo ferito e umiliato. Una tragedia immane. Un conflitto senza fine. Afghanistan, ultimo atto? Afghanistan, una cultura millenaria. Una cultura calpestata. Una incredibile avventura archeologica. Un patrimonio archeologico ricchissimo singolare incrocio di culture diverse oggi sottoposte a un sistematico saccheggio”. È con queste parole accompagnate da immagini straordinarie e drammatiche che il regista veneziano Alberto Castellani ci svela con un promo in anteprima il suo ultimo nuovo film, di cui sta ultimando in queste settimane la produzione: “Afghanistan: tracce di una cultura sfregiata” destinato a essere uno dei film protagonista delle rassegne cinematografiche a soggetto archeologico dell’autunno 2022. “Dovrebbe durare all’incirca un’ora”, anticipa Castellani, “ma un minutaggio preciso al momento non è possibile. Vorrei che il film fosse disponibile per settembre in tempo per partecipare fuori concorso ad un momento dedicato all’Afghanistan che il RAM, il festival internazionale di Rovereto, sta organizzando per la giornata finale della manifestazione di quest’anno, esattamente tra tre mesi, il 2 ottobre 2022”.

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La valle di Bamiyan in Afghanistan con quel che resta dei Budda fatti saltare dai Talebani (foto TOI)

Dopo il film “Mesopotamia in memoriam” il racconto di una nuova pagina drammatica destinata a sconvolgere le nostre coscienze: “È stata una decisione presa all’indomani della presa di Kabul da parte dei talebani”, racconta Castellani. “Una decisione forse un po’ avventata per l’impegno e le difficoltà che poteva comportar la realizzazione di programma televisivo dedicato all’Afghanistan. Ed è così che abbandonato per un po’ il Medio Oriente legato alla mia produzione audiovisiva di questi ultimi anni, mi sono letteralmente “tuffato” nel continente asiatico venendo a contatto con un mondo ed una cultura che fino ad oggi non mi avevano coinvolto”.

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La corona d’oro trovata nelle tombe di Tillia Tepe (Afghanistan)

L’Afghanistan è una data, il 15 agosto 2021, quando ha cominciato a chiamarsi “Emirato islamico dell’Afghanistan”. “È lo Stato, se così possiamo ancora chiamarlo, che, nel corso di poche settimane, le milizie talebane hanno conquistato o meglio riconquistato occupando i principali centri della nazione compresa la capitale Kabul. Ed è lo Stato totalmente disfatto, da cui la popolazione civile sta tuttora cercando, con crescente difficoltà, di fuggire verso l’occidente. A quale Afghanistan rivolgersi? mi sono allora chiesto. Ma perché allora non pensare anche ad un altro possibile intervento, ad altre risorse che non debbono essere dimenticate dall’opinione pubblica internazionale oltre che dagli stessi afghani? Perché non pensare, ad esempio, alla millenaria cultura di quel popolo, a qualcosa che va ad inserirsi nelle radici più lontane di una comunità oggi in ginocchio ma che forse un domani potrà trovare nuove forze guardando al suo glorioso passato? L’Afghanistan rischia di perdere la propria identità e di svegliarsi dal caos attuale senza la coscienza di possedere una storia”, denuncia il regista. “L’Archeologia con le sue capacità a volte inesauribili di scoprire e ricostruire il passato può fornire un prezioso contributo per la sua rinascita”.

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Un rilievo dell’arte di Gandhara esposto nella mostra “Città, palazzi, monasteri. Le avventure archeologiche dell’IsMEO/IsIAO in Asia”

Il programma intende ricordare le principali figure di studiosi che nel corso del ‘900 e di questo inizio secolo si sono dedicati a ricostruire le vicende artistiche più lontane dell’Afghanistan facendo conoscere al mondo soprattutto l’arte del Gandhara che si caratterizza per la compresenza di elementi indiani, ellenistici ed iranici. Si tratta, nella fase iniziale, di archeologi francesi ma anche di ricercatori italiani tra i quali spicca la figura di Giuseppe Tucci.

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L’archeologa Anna Filigenzi in Afghanistan dove dirige la missione archeologica italiana dal 2004 (foto ismeo)

Per accompagnare il pubblico in questo viaggio, il regista veneziano si è avvalso della collaborazione di prestigiose istituzioni culturali, dal Museo Guimet di Parigi al Museo delle Civiltà di Roma, dal Museo Archeologico di Kabul all’ISMEO di Roma. E soprattutto ha trovato dei “compagni di viaggio” preziosi che ora costituiscono il comitato scientifico del film. “A partire dal coinvolgimento di Anna Filigenzi, direttrice della missione archeologica italiana in Afghanistan”, ricorda Castellani. “È stata la sua una presenza discreta, concretizzatesi in un incontro avvenuto a Firenze e proseguito poi con una serie di contatti telefonici e di suggerimenti per individuare alcune figure chiave di consulenti”. Si tratta di Massimo Vidale (università di Padova), di Luca Maria Olivieri (università Ca’ Foscari Venezia), di Ciro Lo Muzio (università La Sapienza di Roma), di Laura Giuliano e di Michael Jung (museo delle Civiltà di Roma). Particolarmente significativo il carattere scientifico del contributo ma anche il valore simbolico della partecipazione, il coinvolgimento di Mohammed Fahim Rahmi, Direttore Museo di Kabul, che in qualche modo, è proprio il caso di dirlo, è riuscito a far giungere nel mio computer delle preziose immagini a testimonianza della situazione del Museo più importante dell’Afghanistan”.

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Il regista Alberto Castellani al Museo Guimet di Parigi per le riprese del film “Afghanistan” (foto media venice)

Sono stati soprattutto due i Musei cui Castellani si è rivolto per la sua documentazione. Innanzitutto il parigino museo nazionale delle Arti Asiatiche, più noto come Museo Guimet, una esposizione permanente dedicata all’arte asiatica, in grado di documentare, tutte le campagne di scavo, tenutesi in territorio afghano, tra gli anni Venti e gli anni Quaranta del secolo scorso grazie ad accordi intercorsi tra Francia ed Afghanistan. Quanto esposto al Guimet ha consentito a Castellani di far emergere alcune figure base della archeologia afghana. Si tratta di Alfred Foucher, giustamente considerato l’iniziatore di una campagna di indagini sul territorio che porterà alla individuazione di alcuni fondamentali siti come Hadda e Balkh. Si tratta di Joseph Hackin e di sua moglie Marie legati alla scoperta del Tesoro di Begram, di Jean Carl ed alle sue indagini sul monastero di Fundukistan, di Daniel Schlumberger che tanto operò sul sito di Ai Khanun.

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Il prof. Massimo Vidale, dell’università di Padova, tra i consulenti scientifici del film di Alberto Castellani (foto castellani)

Senza contare l’impegno italiano che ha preso avvio sin dal lontano 1957 con indagini su siti pre-islamici e islamici, Ghazni soprattutto, ponendo in luce aspetti inediti della storia culturale dell’Afghanistan e la sua centralità nella creazione e diffusione pan-asiatica di modelli artistici originali. Un impegno complessivo che ha fatto conoscere all’opinione pubblica internazionale quella che viene conosciuta come l’arte del Gandhara e attraverso essa lo sviluppo di una rivoluzione formale, di un nuovo modo di concepire le forme, il corpo umano, la narrazione, fattori questi che non esistevano nel mondo indiano. “Prima ci si esprimeva più attraverso delle icone statiche, dense di significato, immagini codificate”, sostiene il prof. Vidale in un suo contributo che appare nel film. “L’ellenismo portò veramente la capacità di rappresentare la vita dell’uomo in tutte le sue forme: la sensualità, i movimenti delle donne, i bambini, gli asceti i boschi, gli animali. Tutte cose che prima non c’erano. Ma questi codici formali non furono utilizzati per parlare dell’Occidente e dei valori del mondo greco, furono utilizzati per raccontare il mondo indiano. Ed è stata questa sintesi che ha avuto l’effetto così rivoluzionario che ancora oggi ci ammalia per la sua ambiguità e per la sua vitalità”.

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Shiva e Parvati: il prezioso rilievo fa parte delle collezioni del museo di Arte orientale “Giuseppe Tucci” al Muciv di Roma

Una seconda tappa fondamentale è costituita dal materiale esposto al Museo romano delle Civiltà e la riscoperta di una figura forse un po’ dimenticata in questi ultimi anni. Si tratta di Giuseppe Tucci. In anni in cui il Nepal era ancora un paese misterioso, il Tibet un paese proibito e favolistico, l’India una realtà poco conosciuta, Tucci fu uno dei primi occidentali a visitare quei paesi. Per decenni ne ha percorso le mulattiere, gli altopiani e le vette innevate. Lo ha fatto servendosi di asini o cavalli, unendosi a carovane di passaggio, spesso muovendo da solo a piedi, trascorrendo le notti in ricoveri di fortuna. Per avvicinare e comprendere civiltà allora in gran parte ignote, ha usato la sua conoscenza, eccezionale per quegli anni, del sanscrito, del tibetano, del cinese, e di molte altre lingue orientali come l’ebraico, l’hindi, l’urdu, l’iranico, il pashtu, il mongolo. “I temi sono tanti, forse troppi per un film, me ne sto rendendo conto di giorno in giorno”, conclude Castellani. “Forse sessanta minuti alla fine saranno pochi per celebrare un Paese come l’Afghanistan. Perché questa terra, come ha sostenuto il prof. Olivieri davanti alla mia camera, è certamente un ammasso di orografie confuse e difficili da comprendere. Ma questo ammasso dice due cose. Innanzitutto come sia difficile affrontare la complessità di questo territorio, come sia difficile prenderlo, conquistarlo, mantenerlo sotto un controllo. Ma anche come dietro quel mucchio di pietre ci siano altri mucchi di pietre: mucchi di pietre che sono quelle lasciate dall’uomo. E la straordinaria ricchezza dell’Afghanistan, dal punto di vista archeologico, non ha probabilmente pari in tutta l’Eurasia”.

Chiusi. Al museo nazionale Etrusco, aperto fino alle 23 per la festa della patrona Santa Mustiola, visite guidate e presentazione del libro “Terra di mezzo. I Longobardi e la nascita della Toscana”

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L’ingresso del museo nazionale Etrusco di Chiusi (foto drm-toscana)

Domenica 3 luglio 2022, in occasione dei festeggiamenti di Santa Mustiola patrona di Chiusi, il museo nazionale Etrusco di Chiusi (Si) è aperto eccezionalmente dalle 9 alle 23 con visite guidate alle collezioni curate dal personale alle 11 e alle 21. Alle 17 Chiara Valdambrini, direttrice del museo Archeologico e d’Arte della Maremma, presenta il libro “Terra di mezzo. I Longobardi e la nascita della Toscana” (Silvana Editoriale). Introduce il direttore del museo, Fabrizio Vallelonga. L’iniziativa è in collaborazione con il Gruppo Archeologico Città di Chiusi. Ingresso gratuito per la #domenicaalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che prevede il libero accesso a tutti i luoghi della cultura statali la prima domenica del mese. La partecipazione alle iniziative è libera, senza prenotazione, fino ad esaurimento dei posti disponibili.

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Copertina del libro “Terra di mezzo. I Longobardi e la nascita della Toscana” (Silvana Editoriale)

Il volume nasce dall’esperienza della mostra allestita nel museo Archeologico e d’Arte della Maremma tra luglio 2021 e gennaio 2022 che ha raccolto numerosi reperti, alcuni dei quali inediti o poco conosciuti dal grande pubblico, e che ha visto tra i principali prestatori la Direzione regionale musei della Toscana con materiali provenienti dal museo di Chiusi, dal museo Archeologico nazionale di Firenze, dal museo Gaio Cilnio Mecenate di Arezzo e da quello di Villa Guinigi di Lucca. Il libro è interamente dedicato ai Longobardi, protagonisti di una lunga migrazione che nel 568 d.C. li condusse in Italia, dove crearono un regno destinato a durare poco più di due secoli. Un’epopea, la loro, che li portò anche in Toscana, terra di confine assorbita nell’orbita longobarda con l’occupazione della Tuscia, avvenuta fra il 572 e il 593. La conquista ridefinì un equilibro ormai fragile, indebolito dalla guerra tra Goti e Bizantini, cui avevano fatto seguito epidemie di peste e carestie: il nuovo assetto generò ripresa e vivacità economica grazie al processo di integrazione. Il volume racconta la storia di un popolo dinamico e improntato al cambiamento, che pur segnando la prima frammentazione politica della Penisola, dopo secoli di unità garantiti da Roma, ne definì linee di civiltà e cultura che daranno l’impronta alla nascita dell’Italia medievale. Il corposo volume raccoglie più di cinquanta saggi che forniscono un racconto completo ed efficace dell’intero territorio di cui era parte Chiusi: l’intera Toscana e parte dell’alto Lazio. Tante sono, infatti, le scoperte, anche inedite, che raccontano la storia della parte più a sud della Langobardia Maior (Italia centrosettentrionale), una terra di frontiera e di connessione, una parte ai margini, ma tutt’altro che marginale, del regno longobardo, la Tuscia, che ha ispirato il titolo Una Terra di Mezzo. I numerosi saggi si soffermano non solo sui nuovi centri di potere longobardi, per lo più città di antica fondazione nelle quali si installano, ad esempio i duchi di Chiusi e di Lucca, ma analizzano le conseguenze sulle campagne, sul popolamento, sull’economia, sulla gerarchizzazione sociale e sull’organizzazione ecclesiastica. Il risultato non è solo un punto della situazione e uno stimolo alla conoscenza locale della storia e dell’archeologia del territorio ma un importante contributo al dibattito scientifico in corso nel panorama italiano. Il volume così non si limita ad essere un semplice catalogo di una mostra, ma si sviluppa come luogo di confronto di studiosi nazionali e internazionali e restituisce ai lettori un quadro ampio, dinamico e diacronico della “Terra di Mezzo”.

La secolare storia dei trabucchi, protagonisti del film “I giganti del mare” di Daniele Di Domenico, vince il premio del pubblico Venere Sosandra della seconda edizione del Vieste Archeofilm

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I trabucchi, dal film “I giganti del mare” di Daniele Di Domenico

vieste_archeofilm_2022_locandinaLa secolare storia dei trabucchi e delle generazioni che ne tramandano l’eredità al centro della pellicola che ha vinto la seconda edizione di “Vieste Archeofilm”, il festival internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente organizzato, nella splendida cornice del Castello Svevo Aragonese (che ha registrato il tutto esaurito), dalla Città di Vieste – Assessorato alla Cultura – in collaborazione con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm e con il patrocinio di Apulia Film Commission. I film proposti al “Vieste Archeofilm” sono stati il risultato di una selezione delle opere presentate in anteprima al “Firenze Archeofilm 2022”, il festival – casa madre organizzato nel capoluogo toscano e che raccoglie ogni anno le più importanti novità mondiali del cinema di archeologia arte e ambiente. “Il grande successo di questa iniziativa”, ha dichiarato l’assessore alla Cultura del Comune di Vieste, Graziamaria Starace, “ci rende molto soddisfatti. Il pubblico, numerosissimo ogni sera, ha premiato l’alta qualità degli ospiti e dei contenuti dei film proposti. Per le prossime edizioni proporremo un ventaglio più ampio di location per questa importante e ormai affermata manifestazione”.

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Frame del film “I giganti del mare” di Daniele Di Domenico

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Al Castello Aragonese di Vieste platea gremita per il Vieste Archeofilm (foto archeologia viva)

Dei film in concorso presentati nelle tre sere (dal 29 giugno al 1° luglio 2022) a fare il pieno di voti, espressi dal pubblico nella veste di giuria popolare, è stato il film “I giganti del mare” (Italia, 52’) per la regia di Daniele Di Domenico, direttore della fotografia e co-autore il viestano Fabio Abatantuono che ha ricevuto il Premio Venere Sosandra direttamente dal noto storico e giornalista Paolo Mieli, ospite d’onore della serata. La pellicola vincitrice conduce il pubblico in un viaggio in barca a vela lungo le coste di Abruzzo, Molise e Puglia alla scoperta dei trabucchi, grandi macchine da pesca che ricordano mostri colossali. Una storia che ci porta indietro di oltre 300 anni, quando un naufragio diede inizio all’epopea dei “giganti del mare”, testimoni silenziosi di una civiltà marinara unica al mondo, ma ancora poco conosciuta. Grazie ai suoni del mare e del vento che ci accompagnano, ci si immerge in un racconto senza tempo.

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Lo storico Paolo Mieli (a destra) intervistato al Vieste Archeofilm da Piero Pruneti, al centro, e Giuliano Volpe (foto archeologia viva)

Grande apprezzamento per l’intervista a Paolo Mieli, condotta da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, e Giuliano Volpe, archeologo dell’università di Bari, che ha preso le mosse dall’ultimo libro del giornalista e scrittore “Il tribunale della storia. Processo alle falsificazioni” per spaziare poi sui temi più cari al noto personaggio fino alla più scottante attualità.  Da Fidel Castro a Mussolini, passando per Vittorio Emanuele III, Filippo V e perfino Gesù di Nazareth, Mieli ha ricostruito con la brillantezza del grande divulgatore e lo sguardo vigile sui nostri giorni, in cosa consista l’applicazione di un metodo “giudiziario” per una rivisitazione dei fatti e delle figure della storia. Senza tralasciare cosa sia il tribunale della storia oggi nell’epoca dell’informazione diffusa.

Roma. Presentate e illustrate per la prima volta al pubblico le quattro lastre dipinte etrusche di terracotta, del VI sec. a.C., recuperate a Cerveteri nel 2019 dalla Guardia di Finanza. Saranno esposte nel Castello di Santa Severa

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Lastra dipinta etrusca arcaica da Cerveteri: il combattimento tra Achille e Pentesilea, in cui la regina delle Amazzoni si lancia, contro l’eroe greco che la sconfiggerà (foto sabap vt-em)

A tre anni dal loro recupero a Cerveteri, nel 2019, da parte della Guardia di Finanza nel corso di un’operazione contro il mercato illecito delle opere d’arte, le quattro lastre dipinte etrusche di epoca arcaica sono state restaurate, in un complesso intervento di conservazione a cura di Antonio Giglio. Attualmente sono ancora conservate presso i laboratori della Soprintendenza, ma la loro destinazione definitiva sarà nell’esposizione permanente dell’Antiquarium del Castello di Santa Severa, in una apposita sezione dedicata alle lastre dipinte dell’antica Caere. Ciò permetterà di valorizzarle meglio con un percorso espositivo più ‘mirato’. Di sicuro questo straordinario evento ricorda che, se è possibile ammirare le quattro lastre, è solo grazie al grande lavoro in sinergia e in collaborazione fra la Soprintendenza e le forze dell’ordine.

E ora le quattro lastre dipinte etrusche di terracotta del VI sec. a.C. cominciano a svelare le loro “storie”. È successo nell’incontro promosso dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Viterbo e dell’Etruria meridionale in occasione delle Giornate europee dell’archeologia con la loro presentazione in anteprima al pubblico nella sede della Sabap a Palazzo Patrizi Clementi di Roma. A introdurre sono stati il soprintendente, arch. Margherita Eichberg (nel video) e il ten. Col. della Guardia di Finanza, Alberto Franceschin.

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Lastra dipinta etrusca del VI sec. a.C. da Cerveteri: un’eroina armata di arco (foto sabap vt-em)

A raccontare quelle storie che hanno danno il titolo all’incontro (“Nuove storie per immagini dall’Etruria meridionale”) sono state le scene dipinte su quattro lastre etrusche di terracotta risalenti al VI secolo a.C., esposte per la prima volta in quest’occasione e presentate in anteprima al pubblico. A spiegare il tutto sono stati gli archeologi della Sabap VT-EM Rossella Zaccagnini (nel video) e Daniele Maras, assieme al collega Leonardo Bochicchio, della Sabap per le provincie di Pisa e Livorno, e ad Antonio Giglio, del Consorzio Cavaklik Restauro.

Scene inedite di natura rituale e mitologica, che ne mostrano l’eccezionale valore storico e archeologico, in quanto opera di eccellenti maestri della pittura antica, come è possibile riscontrare nei particolari del volto di alcuni personaggi. E poi si sono potute apprezzare le tonalità dei colori particolarmente vivaci, esaltati proprio dal grande intervento di restauro eseguito a cura della Soprintendenza (nel video Antonio Giglio, del Consorzio Cavaklik Restauro).

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Lastra dipinta etrusca del VI sec. a.C. da Cerveteri: il messaggero degli dei Hermes, l’etrusco Turms, dalle ricche ali (foto sabap vt-em)

I soggetti sono stati spiegati dal funzionario archeologo Daniele Maras (nel video). Fra le scene figurate mitologiche e rituali del tutto inedite, notiamo: il combattimento tra Achille e Pentesilea, in cui la regina delle Amazzoni si lancia, bella e terribile, contro l’eroe greco che la sconfiggerà, racchiuso nella sua armatura; un’eroina armata di arco, impegnata in una gara di corsa contro un avversario biondo, che brandisce un ramo (forse la sfida tra la cacciatrice Atalanta e il suo futuro marito Melanione); il messaggero degli dei Hermes, l’etrusco Turms, dalle ricche ali, che scorta una donna in atto di svelarsi (forse parte di un quadro del giudizio di Paride); una coppia di aruspici al lavoro.

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Lastra dipinta etrusca del VI secolo a.C. da Cerveteri: coppia di aruspici al lavoro (foto sabap vt-em)

“L’analisi della tecnica usata rivela informazioni utili”, precisa l’archeologo Leonardo Bochicchio. “Le lastre sarebbero opera di almeno due artisti, forse un maestro e il suo allievo. Il primo, infatti, mostra una mano più raffinata e specializzata proprio in scene mitologiche, in grado di dare particolare rilievo alla luminosità e all’espressività dei volti. Il suo ‘discepolo’, invece, potrebbe proprio aver lavorato anche nell’officina delle lastre ‘Campana’, oggi al Louvre. Ricordiamo che queste ultime, insieme a quelle ‘Boccanera’ attualmente al British Museum di Londra, sono gli unici esemplari (rinvenuti nel XIX secolo sempre a Cerveteri) simili alle lastre esposte per la prima volta a Palazzo Patrizi Clementi (via Cavalletti 2), risalenti al VI sec. a.C.”.

Matera. Prorogata al 15 settembre la mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza” al museo Archeologico “Domenico Ridola”

Prorogata al 15 settembre la mostra “Da Matera a Pompei” al museo Archeologico di Matera

Chi questa mattina si è recato al museo Archeologico “Domenico Ridola” di Matera non ha trovato un cantiere aperto per smantellare la grande mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza” la cui chiusura era prevista per ieri, 30 giugno 2022, ma tutto normale. Cosa è successo? La mostra, frutto della collaborazione tra il ministero della Cultura, il museo nazionale di Matera e il parco archeologico di Pompei, è stata prorogata e si potrà visitare fino al 15 settembre 2022. La mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza” crea un dialogo tra la Basilicata antica, in cui era predominante l’influenza della moda del mondo greco coloniale, e Pompei e l’area vesuviana, dove predominavano lo stile e il gusto romano, ben documentati nel I secolo d.C.. Un dialogo che si esplica attraverso ori, monili, pietre preziose, ornamenti in bronzo e gioielli, testimoni del gusto estetico del mondo antico e dei suoi cambiamenti nel tempo. Un dialogo attraverso il quale è possibile scoprire storie di donne, potere, bellezza e femminilità (vedi Matera. Al museo Archeologico ultimi giorni per visitare la mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza”: racconta il ruolo della donna nel mondo antico, attraverso ornamenti e gioielli, espressione del gusto estetico di epoche e contesti differenti | archeologiavocidalpassato).

Estate 2022 a Pompei: ogni venerdì di luglio e agosto passeggiate notturne dal Foro alla Basilica all’Antiquarium, con un percorso sonoro e suggestioni artistiche

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Il Foro di Pompei illuminato a cura di Enel Sole per le passeggiate notturne estive (foto parco archeologico di pompei)

E il venerdì sera? Faccio una passeggiata nel foro romano di Pompei. Riprendono le passeggiate notturne promosse dal parco archeologico di Pompei. Dal 1° luglio al 26 agosto 2022, tutti i venerdì sera (ad eccezione di venerdì 12 agosto) dalle 20 alle 23 (ultimo ingresso alle 22) sarà possibile passeggiare a Pompei, avvolti dalle suggestioni notturne e accompagnati da un percorso sonoro da Porta Marina al Foro e da proiezioni artistiche presso la Basilica, nell’ambito del progetto di arte contemporanea Pompeii Commitment. Materie archeologiche. L’ingresso serale è al costo di 5 euro (riduzioni e gratuità, come da normativa vigente). L’accesso sarà consentito fino a un massimo di 1500 persone, distribuite su fasce orarie (500 ogni ora). È consigliato l’acquisto on-line su www.ticketone.it.

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Scorci suggestivi del Foro di Pompei illuminato per le passeggiate notturne estive (foto parco archeologico di pompei)

Il percorso ha inizio da Porta Marina e conduce all’area monumentale del Foro Civile – illuminata a   cura di Enel Sole – dove si affacciano tutti i principali edifici pubblici per l’amministrazione della città e della giustizia, per la gestione degli affari, per le attività commerciali, come i mercati, oltre ai principali luoghi di culto cittadino. I visitatori saranno accompagnati da un intervento artistico sonoro realizzato da Invernomuto (Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi), che, a partire dall’opera “Black Med. POMPEII” realizzata grazie al sostegno di Italian Council (VII edizione, 2019), progetto della Direzione Generale Creatività Contemporanea, su presentazione di Fondazione Morra Greco, Napoli ed entrata a far parte della nuova collezione d’arte contemporanea (Collectio) del Parco all’interno del programma Pompeii Commitment. Materie archeologiche – ha realizzato una installazione sonora, elaborata appositamente per la serata, che intercetta, raccoglie e compone assieme le traiettorie sonore che attraversano la complessa e stratificata area del Mediterraneo.

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Le proiezioni all’interno della Basilica di Pompei per le passeggiate notturne estive (foto parco archeologico di pompei)

Sulla parete interna laterale della Basilica sarà, invece, proiettato “79 d.C.”, un video dell’artista Giovanna Silva, in collaborazione con Giacomo Bianco. Una selezione di circa 90 foto scattate durante l’emergenza pandemica, e pubblicate all’interno dei suoi due contributi (Commitment e Inventario) per il portale www.pompeiicommitment.org nel maggio 2021. Un resoconto inaspettato di una Pompei privata dei suoi visitatori e perfino del suo vulcano, attraverso immagini non da cartolina di largo consumo. E documentano inoltre anche i quattro depositi di Pompei (Boscoreale, Terme Femminili, Granai del Foro, Casa Bacco), normalmente chiusi al pubblico. Il percorso si conclude con la visita all’Antiquarium, edificio dell’’800 che ospita uno spazio museale dedicato all’esposizione permanente di reperti che illustrano la storia di Pompei. Uscita da Piazza Esedra.

Vetulonia. Per l’inaugurazione della mostra evento “A tempo di DANZA. In armonia, grazia e BELLEZZA”, il museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” propone due serate speciali: una istituzionale, l’altra “a passo di danza”

Il museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia ha deciso di fare le cose in grande. Così per l’apertura della mostra evento del 2022 “A tempo di DANZA. In armonia, grazia e BELLEZZA” (vedi Vetulonia. Dal 1° luglio al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” la mostra-evento “A tempo di danza. In Armonia, Grazia e Bellezza” con la Danzatrice dalla Villa dei Papiri di Ercolano, gemme della Collezione Farnese, la Venere Italica di Canova e le foto di Luigi Spina | archeologiavocidalpassato) saranno ben due gli eventi legati all’inaugurazione: due serate speciali, una istituzionale, l’altra “a passo di danza”, in collaborazione con le allieve della scuola Arte Danza di Castiglione della Pescaia, che arricchiranno e renderanno uniche, con le loro performance, le visite alla nuova mostra. Ecco il programma.

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Locandina della mostra “A tempo di danza. In armonia grazia e bellezza” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia dal 1° luglio al 6 novembre 2022

Venerdì 1° luglio 2022, alle 18, inaugurazione in piazza Vatluna, davanti al museo, della mostra evento 2022 “A tempo di DANZA. In armonia, grazia e BELLEZZA: dalle meraviglie del Museo Archeologico Nazionale di Napoli alle opere di Canova, figlie del cuore”. Prima i saluti istituzionali, quindi la conferenza di presentazione in piazza. A seguire: degustazione di vini a cura della Scuola Europea Sommelier e piccolo rinfresco. Dalle 21: visite guidate alla mostra a cura dello staff.

vetulonia_archeologico_mostra-a-tempo-di-danza_serata-arte-danza_locandinaSabato 2 luglio 2022, alle 21, serata speciale “a passo di danza”, un dialogo tra danzatrici del passato e del presente! A partire dalle 21 e fino alle 23 le allieve della scuola di Arte Danza di Castiglione della Pescaia eseguiranno performance ispirate al tema della mostra, alternandosi alle visite guidate a cura delle archeologhe dello staff. Un’occasione unica anche per chi non potrà essere presente alla serata inaugurale. Entrambi gli eventi sono gratuiti.

Vieste. Al Castello svevo-aragonese tre sere con “Vieste Archeofilm”, festival internazionale del cinema di archeologia arte e ambiente. Il pubblico assegna il Premio “Venere Sosandra”

Con l’intervista di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, a Giuliano Volpe sugli “Scavi nel santuario in grotta di Venere Sosandra” tra i film sui dinosauri e gli Incas, mercoledì 29 giugno 2022, al Castello svevo-aragonese di Vieste è iniziato “Vieste Archeofilm”, festival internazionale del cinema di archeologia arte e ambiente, che assegna il Premio “Venere Sosandra”, evento in tre sere a ingresso libero e gratuito organizzato da Comune di Vieste, Archeologia Viva – Giunti Editore, Firenze Archeofilm, Apulia Film Commission. Il programma prevede giovedì 30 giugno 2022, alle 21.15, i film “Il patrimonio sommerso. Un museo sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli, Marta Saviane (Italia, 60’) e “I giganti del mare” di Daniele Di Domenico (Italia, 52′). In mezzo l’intervista a Nicola Martinelli e Beppe Carlone su “Vieste. Il faro di Santa Eufemia”. Venerdì 1° luglio 2022, terza e ultima serata, alle 21.15, si inizia con il film “Città del Vaticano, alla ricerca dell’eternità / Vatican City, the quest for eternity” di Marie Thiry, Marc Jampolsky (Francia, 52’). Segue l’intervista a Paolo Mieli su “Il tribunale della storia. Processo alle falsificazioni”. Quindi cerimonia di premiazione con attribuzione del “Premio Venere Sosandra – Vieste 2022” al film più gradito al pubblico. Chiude la serata e il festival la proiezione di tre corti: “Seleucus I Nikator” di Yiotis Vrantzas (Grecia, 12’); “Paglicci. La grotta delle meraviglie” di Vito Cea (Italia, 4’); “Ionio. Dialogo tra due mari” di Lorenzo Scaraggi (Italia, 23′).