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Reggio Calabria. Per le “Notti d’Estate” al museo Archeologico nazionale quarto appuntamento in sinergia col Touring Club Italiano. Fabrizio Mollo sull’importanza dell’area dello Stretto tra l’età ellenistica e la prima età imperiale. Accesso alla terrazza con il Green Pass

Per le Notti d’estate al MArRC, locandina dell’incontro con Fabrizio Mollo sulla storia dello Stretto

“Mobilità sociale e relazioni commerciali tra le due sponde dello Stretto tra età ellenistica e prima età imperiale” è il tema del quarto appuntamento di “Notti d’Estate al MArRC” giovedì 29 luglio 2021, alle 21: la conferenza del professor Fabrizio Mollo, organizzata in sinergia con il Club di Territorio del Touring Club Italiano, rientra tra le iniziative promosse dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria per la programmazione estiva con le aperture serali del MArRC. Il Mare nostrum torna dunque con la conferenza di Mollo, volta a far conoscere al pubblico l’importanza dell’area dello Stretto tra l’età ellenistica e la prima età imperiale. La conferenza sarà introdotta da Francesco Zuccarello Cimino, console per Reggio Calabria del Touring Club Italiano. “Ogni serata sulla terrazza del Museo è una festa della cultura”, commenta il direttore del Museo, Carmelo Malacrino. “Arte, musica, scienza e letteratura vengono declinate ogni volta in eventi sempre diversi, ricchi di mille suggestioni. Con il Touring Club Italiano di Reggio Calabria sono attive da molti anni iniziative volte a favorire la cultura e il dibattito su temi del territorio e del paesaggio – continua Malacrino -. E, dopo mesi di chiusura, in queste settimane si è registrato grande interesse da parte del pubblico e degli appassionati di arte e archeologia per gli eventi estivi, ma anche per le ricche collezioni esposte al Museo. Alle quali si aggiunge ora la suggestiva mostra “Salvati dall’oblio. Tesori d’archeologia recuperati dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale”, allestita nello spazio di piazza Paolo Orsi. Pur mantenendo alta l’attenzione verso i rigidi protocolli di sicurezza, siamo fiduciosi di poter tornare presto alla normalità – conclude il direttore -. Reggio e la Calabria hanno sete di socializzazione, serenità e cultura. E noi, per le celebrazioni del prossimo anno, siamo già pronti a promuovere i Bronzi di Riace come simboli del Mediterraneo”. Il Museo sarà aperto fino alle 23 (ultimo ingresso 22.30) e a partire dalle 20 il costo del biglietto sarà di soli 3 euro. A partire dalle 20.30 si potrà accedere anche in terrazza. I protocolli di sicurezza impongono ai visitatori il distanziamento e l’uso del gel disinfettante e della mascherina negli spazi chiusi, nonché il possesso del Green Pass per la partecipazione agli eventi serali all’aperto sulla terrazza. Tutte le info sul sito www.museoarcheologicoreggiocalabria.it.

Contrasto al saccheggio e al traffico di reperti archeologici: rinnovato per altri due anni il protocollo di intesa tra il Parco archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, e Nunzio Fragliasso, procuratore FF di Torre Annunziata, al rinnovo del protocollo di intesa per il contrasto al saccheggio e al traffico di reperti archeologici (foto parco archeologico di pompei)

Non si ferma il contrasto al saccheggio e al traffico di reperti archeologici a Pompei e nell’area vesuviana. A distanza di due anni dalla prima sottoscrizione, è stato rinnovato il protocollo di intesa tra il Parco archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, finalizzato al contrasto del fenomeno criminale di saccheggio dei siti archeologici e di traffico dei reperti e opere d’arte, a riprova della riuscita sinergia tra i due enti. Mercoledì 28 luglio 2021 presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Torre Annunziata, il procuratore F.F. Nunzio Fragliasso e il direttore generale Gabriel Zuchtriegel hanno firmato la proroga dell’accordo per altri 2 anni. “Questo protocollo conferma che, laddove le Istituzioni collaborano ad obiettivi comuni, si possono raggiungere risultati incredibili, in termini di legalità e di tutela, come nel caso dell’esperienza di Civita Giuliana”, dichiara Zuchtriegel. “In questo si deve dar merito alla lungimiranza del Direttore Osanna che ha saputo cogliere l’opportunità, assieme alla Procura, di trasformare un mirato intervento in uno strumento modello da riproporre in diverse situazioni, formalizzando le buone prassi operative messe in campo”. E il procuratore Fragliasso sottolinea: “La tutela dell’immenso patrimonio storico, artistico, archeologico e culturale presente nel circondario di propria competenza costituisce una delle priorità dell’azione della Procura della Repubblica di Torre Annunziata. L’impegno di questo Ufficio in tal senso sarà costante anche nei prossimi anni, nel segno della continuità con l’azione avviata unitamente al professore Osanna. In questo contesto si colloca il rinnovo odierno del protocollo sottoscritto nel 2019 da questa Procura con il Parco Archeologico di Pompei, che rappresenta un vero e proprio accordo “pilota” nel campo della sinergia tra le Istituzioni per la salvaguardia del patrimonio archeologico nazionale e che si è rivelato uno strumento formidabile per restituire alla collettività reperti e testimonianze di eccezionale valore storico e culturale”.

La firma del protocollo d’intesa tra il procuratore del Tribunale di Torre Annunziata, procuratore Pierpaolo Filippelli, e il Parco archeologico di Pompei, dg Massimo Osanna (foto parco archeologico di Pompei)

L’accordo iniziale fu firmato nel 2019 e nel corso di questi due anni ha visto un’intensa collaborazione tra le due Istituzioni impegnate – tra i vari interventi- in particolare nell’area di Civita Giuliana, dove un’operazione congiunta ha portato all’arresto dell’attività clandestina di tombaroli che operavano nell’area di una antica villa suburbana (fuori le mura della città antica), determinando al contempo straordinarie scoperte scientifiche. Rinnovandosi, il protocollo si conferma quale modello pilota nel contrasto alle attività illecite che investono il patrimonio archeologico e artistico. La validità del protocollo è di altri due anni, con ulteriore possibilità di rinnovo.

I cunicoli dei tombaroli individuai dal laser scanner dei carabinieri (foto parco archeologico di Pompei)

Il rinnovato protocollo conserva i vari punti e gli impegni reciproci, del Parco e della Procura, alla base del primo accordo. Il territorio di competenza del Parco Archeologico di Pompei, in particolare l’area suburbana dove sono presenti vari insediamenti (tra cui alcune ville e necropoli), la cui tutela è anche tra gli obiettivi di natura giurisdizionale della Procura, è stato interessato negli anni da diversi episodi di danneggiamento e di furto. Scopo del protocollo è di continuare a mantenere un costante e rapido canale di scambio di informazioni e notizie oltre all’attuazione di procedure condivise – ormai avviate – nel rispetto delle reciproche attribuzioni e competenze, al fine di interrompere l’azione criminale e arrestare la spoliazione di siti archeologici, spesso reiterata, scongiurandone la prosecuzione.

I carabinieri esplorano i cunicoli clandestini nel sito archeologico di Civita Giuliana (foto parco archeologico di Pompei)

Tra i principali punti dell’accordo: la Procura si impegna a trasmettere tempestivamente e formalmente al Parco tutte le notizie in proprio possesso relative ad attività clandestine nelle aree di competenza ed eventualmente a richiedere la realizzazione di saggi archeologici o vere e proprie attività di scavo. Sul cantiere sarà autorizzata la presenza di ufficiali della Polizia Giudiziaria autorizzati a ispezionare tunnel e cunicoli, a sequestrare gli oggetti e strumenti di reato, oltre che a prendere visione dei reperti rinvenuti, che saranno affidati in custodia al Parco. Il Parco, per sua parte, si impegna ad attivare in caso di richiesta, procedure urgenti per avviare i relativi scavi, nell’area di interesse investigativo. Le attività di scavo, oltre a garantire il rispetto di tutti gli standard di intervento scientifico, contribuiranno a fornire tutti gli elementi di prova di attività illecite, utili alle indagini. Dovrà fornire, inoltre, periodicamente una carta archeologica aggiornata del territorio di pertinenza, con indicazione delle aree d’interesse non esplorate e suddivise per tipologia (necropoli, ville suburbane, monumenti infrastrutturali, ecc.), eventuali scavi legalmente condotti e re-interrati, o anche scavi clandestini precedenti, di cui si abbia avuto notizia. E ancora il Parco si impegna a fornire un dettagliato elenco dei beni trafugati, anche quelli che attraverso varie fonti risultino attualmente esportati in territorio estero, al fine di consentire una visione complessiva e aggiornata del fenomeno e poter meglio orientare le azioni investigative.

Roma. Aperture serali straordinarie della mostra “Roma. Nascita di una capitale 1870-1915” al Museo di Roma a Palazzo Braschi. Visite guidate gratuite con prenotazione obbligatoria e sconto del 20% alla caffetteria del museo

L’ingresso della mostra “Roma. Nascita di una capitale 1870-1915” al Museo di Roma a Palazzo Braschi (foto Alessandro Nanni)

Dal 28 luglio 2021 aperture straordinarie serali della mostra “Roma. Nascita di una capitale 1870-1915”, ospitata fino al 26 settembre al Museo di Roma a Palazzo Braschi. Dal 28 luglio al 28 agosto, ogni mercoledì e sabato, l’orario di apertura della mostra sarà prolungato eccezionalmente fino alle 22 (ultimo ingresso alle 20.40) e saranno offerte visite guidate gratuite alle 19 e alle 20 per un massimo di 15 persone a turno. Per le visite la prenotazione, con acquisto del biglietto, è obbligatoria allo 060608. I cittadini e i turisti che prediligono la visita serale potranno godere anche dello sconto del 20% sulla consumazione presso la caffetteria del museo, Il Bras Cafè. La riduzione sarà valida sia nella stessa serata, sia nei giorni successivi, previa presentazione del biglietto acquistato per l’ingresso in orario straordinario.

La presa di Porta Pia, 1870, tela di Michele Cammarano. Collezione privata (foto courtesy Galleria W. Apolloni Roma)

Ideata in occasione delle celebrazioni dei 150 anni di Roma Capitale, la mostra “Roma. Nascita di una capitale” ripercorre gli eventi storici e le profonde trasformazioni urbanistiche della Terza Roma e illustra anche l’immagine più quotidiana della nuova Capitale, attraverso opere d’arte, sculture, fotografie, filmati d’epoca, documenti. L’esposizione, promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e a cura di Flavia Pesci, Federica Pirani e Gloria Raimondi, si avvale di un comitato scientifico presieduto da Vittorio Vidotto, di cui fanno parte Maria Vittoria Marini Clarelli, Bruno Tobia, Elisabetta Pallottino, Federica Pirani, Gloria Raimondi, Nicoletta Cardano, Rita Volpe. Organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Alla realizzazione della mostra hanno collaborato il Comitato Roma 150, il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, la Fondazione Cineteca di Bologna, la Fondazione Primoli, l’Istituto Luce – Cinecittà, il Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso, il Museo Ebraico di Roma, il Dipartimento di Architettura e il Dipartimento delle Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Roma Tre e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Un particolare ringraziamento va alla Camera dei Deputati per la gentile concessione di importanti prestiti. Il catalogo curato da Federica Pirani, Gloria Raimondi e Flavia Pesci è edito da De Luca Editori D’Arte.

Manifesto di Aleardo Terzi per l’Esposizione internazionale di Roma 1911 conservato al Castello Sforzesco di Milano (foto Civica Raccolta Stampe A. Bertarelli)

Nel percorso espositivo svolto in un arco temporale che va dalla Breccia di Porta Pia alla Prima Guerra Mondiale, si sviluppano tre principali nuclei tematici raccontati attraverso episodi emblematici che illustrano, insieme agli eventi storici, le trasformazioni urbanistiche e le nuove architetture della nuova Capitale, in dialogo con i mutamenti socio culturali. Nel racconto, le circa 600 opere tra dipinti, sculture, disegni, grafica, fotografie e materiale documentario provenienti da raccolte pubbliche e private sono poste in continuo dialogo con le suggestive immagini tratte da filmati originali che descrivono Roma nel passaggio tra Otto e Novecento e, a chiusura del percorso, nel momento dei festeggiamenti per la fine del primo conflitto mondiale. Una presenza costante e significativa lungo il percorso è rappresentata dalle immagini fotografiche di straordinaria qualità realizzate dal conte Giuseppe Primoli tra 1888 e 1903, che al valore documentario uniscono quasi un carattere di reportage ante-litteram. Apparati didattici, installazioni immersive, supporti multimediali e video, a volte accompagnati da citazioni di scrittori italiani e stranieri, illustrano i tanti aspetti legati a politica, arte, commercio, industrie nascenti, turismo, sport, vita sociale e mondana che costituirono l’impalcatura su cui costruire l’immagine di una città rivolta alla modernità.

L’Aquileia Film Festival entra nel vivo con le tre serate dell’archeologia: cinque film e tre conversazioni con Francesco Tiboni, Cristiano Tiussi e Alberto Angela. Tutto il programma

L’Aquileia Film Festival dall’alto con le due piazze, Capitolo e Patriarcato, riservate al pubblico (foto fondazione aquileia)

aquileia_film-festival-2021_locandinaL’Aquileia Film Festival con le serate dell’archeologia, dal 28 al 30 luglio 2021, entra nel vivo. La formula è quella ormai rodata: cinema, archeologia e grandi divulgatori scientifici si alterneranno sul palco di piazza Capitolo e trasmessi in diretta sullo schermo – largo dieci metri e alto otto – di piazza Patriarcato. Infatti, per garantire la fruizione in piena sicurezza e consentire la presenza di 1000 persone, il festival si svolgerà in contemporanea sulle due piazze – piazza Capitolo e piazza Patriarcato – che circondano la Basilica di Aquileia: le conversazioni con l’ospite della serata curate da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. La prenotazione è obbligatoria su www.fondazioneaquileia.it. La giuria dei film in concorso alle serate dell’archeologia è composta da Dario Di Blasi (direttore di Firenze ArcheoFilm), Luca Villa (archeologo) Simonetta Di Zabutto (travel blogger e giornalista) Lorenza Cesaratto (Fvg Social Ambassador).

Frame del film “Il mistero del Cavallo di Troia. Sulle tracce di un mito” di Roland May, Christian Twente (foto foto gruppe 5 _Scope VFX)

Si inizia mercoledì 28 luglio 2021, alle 21, con il film “Il mistero del Cavallo di Troia. Sulle tracce di un mito” di Roland May, Christian Twente (Germania 2021, 52’). La storia del cavallo di Troia è probabilmente una delle storie più famose mai raccontate. Ma se il mito del cavallo non fosse vero? Nuove rivoluzionarie scoperte dimostrano che una delle storie più famose di tutti i tempi dovrà forse essere riscritta. Il cavallo di Troia probabilmente non era affatto un cavallo. Ma allora come fecero i greci a superare in astuzia i loro nemici? E quale storia troveremo in futuro sui libri di storia? Dopo la proiezione, prima conversazione, con Francsco Tiboni, archeologo navale.

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L’archeologo navale Francesco Tiboni

“L’archeologia navale”, spiega Francesco Tiboni, “è una disciplina molto particolare che, purtroppo, in Italia, a discapito della nostra tradizione marittima e non solo, è poco sviluppata e studiata. Questo è legato a una serie di cause che affondano le radici nel secolo scorso. Innanzitutto, all’idea che l’archeologia navale sia soltanto una parte dell’archeologia subacquea, peraltro la meno fortunata, perché studia, come si dice in gergo, il legno. E purtroppo, il legno, elemento deperibile, raramente si conserva. Poi, ma dovremmo forse dire di conseguenza, nel corso soprattutto degli ultimi anni, con il fiorire dei social network e di una comunicazione che possiamo definire istantanea, sembra ormai affermata l’idea che l’archeologia navale altro non sia che una caccia al tesoro, giocata con mezzi sempre più tecnologici e costosi, e quindi aperta a pochi. Raramente agli scienziati. Ecco, in questi anni, anche grazie alla visibilità che mi ha dato la mia ricerca sul Cavallo di Troia e alla collaborazione con testate, come ad esempio “Archeologia Viva”, sto cercando di veicolare, e non sono il solo, l’idea che l’archeologia navale in Italia debba e possa affermarsi come merita, branca essenziale per la conoscenza del nostro passato.  Non posso comunque negare – continua – che la componente della ricerca a mare, sott’acqua, sia la più affascinante di questa disciplina. Immergersi, magari come da alcuni anni faccio con la mia squadra, a profondità a volte molto impegnative, con sistemi innovativi come i rebreathers, crea un grande interesse non solo intorno ai nostri risultati, ma anche intorno ad operazioni che appaiono sempre più complesse e scenografiche. Tuttavia, spesso non si considera che dietro queste che sembrano ‘avventure’ ci sono professionisti che dedicano anni della loro vita a studi approfonditi su documenti, testi, reperti e che quella dell’operazione, a mare o su terra, è solo la punta dell’iceberg. Del resto, il mare rappresenta da sempre un confine fisico, una barriera, ma è anche un importantissimo mezzo attraverso il quale si è compiuta l’unione di popoli, sono nate e si sono diffuse le più importanti scoperte tecnologiche. Sul mare – conclude – sono state combattute alcune delle battaglie più importanti della storia e nel mare degli antichi sono nati tanti di quei miti che ancora oggi permeano la nostra cultura, dalle sirene ai mostri marini, da Poseidone a Ulisse. E tutto questo ha lasciato tracce che sta a noi ritrovare e capire. Per questo, mi piace dire che confrontarsi col mare e con la storia che il mare nasconde è come fare un viaggio verso l’ignoto, un viaggio da cui si torna sempre arricchiti”.

Frame del film “Choquequirao, la geografia sacra degli Incas” di Agnès Molia e Nathalie Laville

Chiude la serata di mercoledì 28 il film “Choquequirao, la geografia sacra degli Incas” di Agnès Molia e Nathalie Laville (Francia 2017, 26’). Ultimi arrivati sulla scena andina, nel XV secolo gli Incas costruirono il più grande impero che l’America avesse mai visto. Sebbene non conoscessero né la scrittura né la ruota, gli Incas si rivelarono geniali architetti, costruendo enormi edifici in pietra e terrazze a più livelli per l’agricoltura.

Frame del film “Il patrimonio sommerso. Un museo sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli e Marta Saviane

La seconda serata, giovedì 29 luglio 2021, si apre con il film “Il patrimonio sommerso. Un museo sul fondo del mare” (Italia viaggio nella bellezza) di Eugenio Farioli Vecchioli e Marta Saviane (Italia 2020, 60’). Un viaggio alla scoperta del patrimonio sommerso nei nostri mari. Dalle meraviglie della città sommersa di Baia alla storia della nave romana di Albenga. Dal satiro danzante di Mazara del Vallo ai rostri navali della battaglia delle Egadi, nell’isola di Levanzo. Le pagine più importanti dell’archeologia subacquea italiana: dal lavoro pionieristico di Nino Lamboglia a quello dell’archeologo Sebastiano Tusa, scomparso tragicamente nel marzo del 2019. Alla fine della proiezione la seconda conversazione: con Cristiano Tiussi, archeologo e direttore della Fondazione Aquileia.

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L’archeologo Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia

Aquileia e il suo porto fluviale, strategico per la storia della città saranno al centro della conversazione. Oggi chi visita le rovine, ancora ben conservate, della sponda e delle banchine di carico e scarico, dei piani inclinati e delle rampe di raccordo con le vie urbane fatica a immaginare che sotto la passeggiata della cosiddetta “via Sacra” si aprisse un bacino fluviale largo quasi cinquanta metri, nel quale approdavano imbarcazioni di diversa stazza, provenienti da tutto il Mediterraneo; oppure, che alle spalle della banchina si sviluppasse un lunghissimo edificio, con tre soli accessi collegati ai piani inclinati.

Frame del film “Elarmekora” di Clément Champiat

Chiude la serata di giovedì 28 luglio, il film “Elarmekora” di Clément Champiat (Francia 2019, 19’). Una spedizione archeologica nel cuore del Gabon, sulle tracce dei primi uomini lungo il fiume Congo, cerca di datare gli strumenti in pietra rinvenuti a Elarmekora nel cuore della foresta pluviale. Il film illustra i passaggi necessari per la datazione della presenza umana nella foresta dell’Africa centrale: una ricerca in grado di scardinare i modelli della storia delle nostre origini.

Frame del film “Indagini in profondità. Il robot degli abissi” di Guilain Depardieu, Frédéric Lossignol

La terza serata, venerdì 30 luglio 2021, alle 21, si apre col film “Indagini in profondità. Il robot degli abissi” di Guilain Depardieu, Frédéric Lossignol (Francia 2017, 26’). Nell’aprile del 2016, al largo delle coste di Tolone, in Francia, una squadra di archeologi sta per inviare su di un relitto un robot umanoide chiamato “Ocean One” sviluppato dai ricercatori californiani e francesi per sostituire l’essere umano nelle immersioni a grandi profondità. Sarà in grado, il robot, di eseguire la campionatura in autonomia, raggiungendo il relitto alla profondità di 90 metri? Alla fine della proiezione, la terza conversazione, questa volta in streaming, con Alberto Angela, che presenterà i primi due volumi della Trilogia di Nerone.

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Alberto Angela, giornalista, scrittore e divulgatore scientifico

Il primo volume è “L’ultimo giorno di Roma” in cui si svelano le ultime ore della città prima del grande incendio: sabato 18 luglio 64 d.C. è una calda notte estiva, la città sta per svegliarsi con le sue strade brulicanti di attività e di persone, ed è del tutto ignara di quello che accadrà dopo poche ore… Saranno Vindex e Saturninus, due vigiles di turno quel giorno, a guidarci per le strade alla scoperta della vita quotidiana di uno dei più grandi centri abitati dell’epoca. Nel secondo volume “L’inferno su Roma” è il fuoco il protagonista indiscusso di questo libro e artefice del colossale incendio che cambia per sempre la città eterna. Nell’arco di nove lunghissimi giorni, avanza per le strade, si infila in ogni vicolo, distrugge case, edifici e botteghe, ferisce e uccide moltissime persone.

Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel tredicesimo, penultimo appuntamento, il viaggio parte dal Tempio di Vesta e dalla Casa delle Vestali, nel Foro Romano, e giunge alle Barberini Corsini Gallerie nazionali per scoprire la storie di queste sacerdotesse, custodi del fuoco sacro

Il cortile della Casa delle Vestali (Atrium Vestae) nel Foro Romano (foto PArCo)

Tredicesimo, penultimo, appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano), villa di Tiberio a Sperlonga (Lt), Palazzo Barberini al Quirinale, il parco archeologico di Priverno (residenze private), il parco archeologico di Ostia Antica (Sinagoga), Santa Maria Maggiore a Ninfa (Lt), il complesso di Massenzio sulla via Appia, Palazzo Farnese a Caprarola (Vt), il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte dal Foro Romano, più precisamente dal Tempio di Vesta, appena restaurato, e dalla Casa delle Vestali, da poco aperta al pubblico con un nuovo percorso, per giungere in via delle Quattro Fontane alle gallerie nazionali Barberini Corsini, dove approfondire la storia di queste sacerdotesse, che da sempre suscita interesse e curiosità tra gli appassionati del mondo antico.

Il tempio di Vesta nel Foro Romano a Roma (foto PArCo)

“Le sei Vestali, il cui compito principale era la cura dell’ignis perpetuus, il fuoco che ardeva giorno e notte all’interno del tempio di Vesta, simbolo del sacro focolare della città”, ricordano gli archeologi del PArCo, “costituivano l’unico sacerdozio femminile della Roma antica. Scelte tra le discendenti delle più illustri famiglie della città (in origine solo tra quelle appartenenti al patriziato), le Vestali erano reclutate tra bambine di età compresa fra i 6 e i 10 anni, ed avevano l’obbligo di esercitare il sacerdozio vivendo nell’Atrium Vestae, ovvero la dimora situata presso il tempio, per 30 anni”.

Statua di Vestale conservata nella Casa delle Vestali (Atrium Vestae) nel Foro Romano (foto PArCo)

“Sempre vestite di bianco, con una lunga stola e un corto mantello di lana – continuano -, le Vestali legavano ogni giorno i capelli in un’acconciatura che le donne romane sfoggiavano solo nel giorno del loro matrimonio: sei trecce strette sul capo a cui si avvolgevano bende che ricadevano sui lati. Le Vestali erano le uniche donne romane a non essere sottoposte alla tutela del pater familias, potevano inoltre disporre autonomamente dei propri beni e testimoniare in giudizio senza giuramento. E se un condannato a morte incontrava una Vestale sulla sua strada era graziato”.

La piscina nella Casa delle Vestali (Atrium Vestae) nel Foro Romano (foto PArCo)
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“La Velata”, statua della vestale Tuccia, conservata a Palazzo Barberini a Roma (foto PArCo)

“Questi diritti erano bilanciati da altrettanti doveri”, spiegano gli archeologi del PArCo: “se una Vestale lasciava spegnere il sacro fuoco era punita a colpi di verga dal Pontefice Massimo; se violava il voto di castità la punizione era durissima: intoccabile perché sacra, la Vestale veniva seppellita viva in una cella sotterranea, condannata ad una morte lenta e terribile. La storia ci ricorda il supplizio di più di 15 Vestali, di frequente immolate come capro espiatorio per placare gli dei in caso di guerre, epidemie o altre situazioni di crisi. Ma le fonti ci tramandano anche i casi di Vestali scampate alla condanna: la più nota è la vergine Tuccia che, ingiustamente accusata, chiese di provare la sua innocenza raccogliendo l’acqua del Tevere in un setaccio, e ci riuscì grazie alla protezione della dea Vesta”.

La vergine Tuccia di Andrea Mantegna, tavola conservata alla National Gallery di Londra (foto PArCo)
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“La Velata” di Antonio Corradini, scultura conservata a Palazzo Barberini a Roma (foto PArCo)

“La storia di Tuccia”, spiegano gli archeologi del PArCo, “ispirò in epoca post antica numerose opere d’arte che la raffigurano spesso come simbolo di castità; famosa è la tavola di Andrea Mantegna conservata alla National Gallery di Londra. La rappresentazione più nota in scultura è invece probabilmente quella di Antonio Corradini, conservata a Palazzo Barberini e nota come “La Velata”. La statua si distingue per il velo impalpabile che la ricopre, che genera onde e viluppi su tutto il corpo e aderisce al ventre con finissime increspature. Il setaccio sul fianco sinistro ci permette di identificare la donna rappresentata con la Vestale Tuccia. Corradini ha privilegiato il punto di vista frontale mentre la parte retrostante è appena abbozzata; ciononostante, a seconda del punto di vista, la statua offre scorci sempre nuovi e suggestivi”.

“La Velata”, scultura di Antonio Corradini che rappresenta la vestale Tuccia, conservata a Palazzo Barberini a Roma (foto PArCo)

“La Velata suscitò grande ammirazione nel pubblico dell’epoca tanto da guadagnarsi più di un articolo sul “Diario ordinario”, giornale allora in voga, che il sabato pubblicava le notizie più rilevanti della città. Tra queste, nel settembre 1743, viene comunicata la visita allo scultore da parte di Giacomo III pretendente al trono d’Inghilterra. Quattro anni dopo, la scultura tornò agli onori della cronaca, messa in vendita al prezzo di 4 mila scudi. Forse a causa del prezzo elevato o per “l’invidia dei Romani” come sostiene Pier Leone Ghezzi in una caricatura, nessuno la comprò, Corradini partì per Napoli, la statua – concludono – fu trasferita al piano terra di Palazzo Barberini, e probabilmente acquistata dai Barberini stessi a un prezzo più vantaggioso dopo la morte dell’artista”. Per informazioni su Barberini Corsini Gallerie Nazionali e sulle modalità di visita si visiti il sito ufficiale https://www.barberinicorsini.org/.

Roma. Alla Domus Aurea l’attore Marton Csokas legge le poesie di Gabriele Tinti e fa rivivere l’arte un tempo presente nella reggia di Nerone

Nello straordinario contesto della Domus Aurea dove secoli di storia si sono incontrati e hanno dialogato, è ripartito il ciclo di #CantidiPietra, promosso e organizzato dal Parco archeologico del Colosseo, in collaborazione con Anantara Palazzo Naiadi e curato dallo scrittore e poeta Gabriele Tinti. In questo nuovo inizio è toccato all’attore neozelandese Marton Csokas, noto per la partecipazione a produzioni internazionali tra le quali la trilogia del Signore degli Anelli, far rivivere l’arte un tempo presente nell’eccezionale Reggia di Nerone. Dopo la collaborazione con attori come Alessandro Haber, Michele Placido, James Cosmo, Stephen Fry e Robert Davi che nel corso del 2020 hanno prestato la loro arte per celebrare le antiche divinità del Pantheon romano e alcuni dei più celebri monumenti del Foro Romano e del Palatino, è stata la volta di Marton Csokas. Per “Canti di pietra alla Domus Aurea” Marton Csokas legge “Rovine”, poesie dello scrittore e poeta Gabriele Tinti ispirate alle opere d’arte presenti nella residenza di Nerone. Le composizioni poetiche evocano gli affreschi di Fabullo e la statuaria che, grazie a Plinio il Vecchio, sappiamo essere stata vanto della collezione dell’imperatore. È noto infatti che Nerone utilizzò un grande numero di statue, portate a Roma dalla Grecia e dall’Asia minore, per decorare la sua residenza.

Al via la XII edizione di Aquileia Film Festival con una serata-evento di cinema muto e musica dal vivo dedicata al centenario del Milite Ignoto. E la conversazione con Paolo Mieli che presenta il libro “La terapia dell’oblio”

Con una serata-evento dedicata al centenario del Milite Ignoto il 27 luglio 2021 prende il via la dodicesima edizione dell’Aquileia Film Festival, la rassegna di cinema arte e archeologia, organizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con Archeologia Viva, Firenze Archeofilm e con Comune di Aquileia, Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio del Fvg, PromoTurismoFvg, Regione FVG, Fondazione So.Co.Ba. e il prezioso sostegno di Solaris Yachts (vedi XII Aquileia Film Festival: sette serate da martedì 27 luglio a martedì 3 agosto. Cinema, archeologia e grandi divulgatori scientifici: dalla serata-evento sul centenario del Milite Ignoto alle serate dell’archeologia nelle piazze Capitolo e Patriarcato e in diretta streaming, al concerto sulla mostra “Da Aquileia a Betlemme”, alle serate fuori concorso sul Patriarcato | archeologiavocidalpassato). “Evento di cinema muto e musica dal vivo dedicata al centenario del Milite Ignoto”, annuncia Emanuele Zorino, sindaco e presidente della Fondazione Aquileia, “che abbiamo fortemente voluto per sottolineare l’importanza della ricorrenza della traslazione della salma del Milite Ignoto nel 1921 da Aquileia a Roma e per aprire le celebrazioni che vedranno Aquileia protagonista tutto l’anno”. L’evento per garantire la fruizione in piena sicurezza e consentire la presenza di 1000 persone si svolgerà in contemporanea sulle due piazze – piazza Capitolo e piazza Patriarcato – che circondano la Basilica di Aquileia. La prenotazione è obbligatoria su www.fondazioneaquileia.it.

Frame del film “Gloria. Apoteosi del soldato ignoto” (foto fondazione aquileia)

Sarà una prima assoluta la proiezione del film “Gloria. Apoteosi del soldato ignoto” ( Italia 1921, durata 77’. Federazione Cinematografica Italiana e Unione Fototecnici: formato originale 35mm (4/3), lunghezza 1680 m.; lingua: muto) in una versione restaurata digitalmente dalla Cineteca del Friuli nel 2006-2007 a partire dai materiali in 35mm conservati nella Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Il film sarà accompagnato dal vivo dalle note di Valter Poles (compositore e live electronics), Martina Pietrafesa al corno e pianoforte e Diego Cal alla tromba e strumenti virtuali che eseguiranno la nuova colonna sonora del film sostenuta dalla Fondazione Aquileia, ed effettuata nel 2021 da Aquileia Digital Arts (progetto a cura di Pasqualino Suppa) a partire dai file conservati presso l’Archivio Cinema della Cineteca del Friuli. Il 28 ottobre 1921 Maria Bergamas, madre di un fante italiano disperso sul fronte della prima guerra mondiale, sceglie tra undici bare con le salme di soldati non identificati quella del Milite Ignoto, in una cerimonia che si tiene all’interno della Basilica di Aquileia. Il feretro, caricato su un convoglio speciale, parte alla volta di Roma, dove viene tumulato il 4 novembre al Vittoriano. Riprese effettuate dal 28 ottobre al 4 novembre 1921 a Trieste, Aquileia, Grado, Udine, Codroipo, Pordenone, Sacile, Conegliano, Venezia, Mestre, Montegrotto, Pontelagoscuro, Ferrara, Firenze, Arezzo, Orvieto, Roma, Napoli, Milano, Genova, Bergamo, Catania, Messina, Torino.

Copertina del libro “La terapia dell’oblio. Contro gli eccessi della memoria” di Paolo Mieli
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Paolo Mieli, giornalista e storico

La serata proseguirà con la conversazione sui temi del film con il giornalista e storico Paolo Mieli intervistato da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Si partirà dai temi del film, dal Milite Ignoto, e poi si parlerà del suo ultimo libro “La terapia dell’oblio. Contro gli eccessi della memoria” edito da Rizzoli. I percorsi storici, le vie della storia sono costellate di manipolazioni e dimenticanze, talvolta casuali, ma più spesso determinate dalla volontà di legittimare ideologie e giustificare regimi. Talvolta prevale il bisogno di dimenticare perché il ricordo è insopportabile: sono i meccanismi psicologici di difesa che ognuno porta dentro di sé e che ci aiutano a liberarci di un passato troppo invadente che non ci consente di vivere annullando i vincoli costrittivi. C’è poi un contrasto insanabile fra storia e memoria, ovvero fra il ricordo personale dei fatti e una ricostruzione più oggettiva e riflessa. Della “terapia dell’oblio” fanno parte delle curiose amnesie, come quella della Rivoluzione napoletana del 1799 che la restaurazione della monarchia borbonica condannò alla distruzione di tutti i documenti, in modo da non lasciarne traccia. In questo caso, come in tanti altri, si trattò di una “terapia dell’oblio” utile alla conservazione di un potere che si autolegittima. La “terapia dell’oblio” indispensabile nelle persone, pericolosa quando viene esercitata dalle istituzioni, e comunque utile contro gli “eccessi della memoria” che possono rovinare le vite personali come quelle dei popoli. Oggi sembra necessaria una somministrazione sapiente di dimenticanza anche in ambito storico e politico. Alla fine del Purgatorio di Dante, le anime dirette in Paradiso lavano i propri peccati nel fiume Lete per rimuovere le cose cattive del passato. Ma attenzione: riconoscono prima i loro peccati. 

Napoli. Il Mosaico di Alessandro narrato con le nuove tecnologie al museo Archeologico nazionale: un sistema multicanale in 3D con contenuti aumentati e uso del videomapping che migliorano ulteriormente l’accessibilità nei confronti dei diversi pubblici ai quali il Mann si rivolge

Restauratori al lavoro sul grande mosaico di Alessandro al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Marco Pedicini)

Il Mosaico di Alessandro narrato con le nuove tecnologie: conclusa la prima fase di restauro sul capolavoro che rappresenta la celebre battaglia di Isso, la sezione dei Mosaici del museo Archeologico nazionale di Napoli si arricchisce grazie a un sistema  multicanale in 3D con contenuti aumentati e uso del videomapping.  L’iniziativa “Il Gran Mosaico”, che rientra fra le azioni previste dal progetto “Il Museo accessibile” (PON CULTURA E SVILUPPO FESR 2014-20 Decreto ADG 11/2016), prevede, in allestimento, quattro contenuti multimediali (tre video ed un ologramma).  Ideazione, testi e coordinamento scientifico del progetto sono a cura dei Servizi Educativi del MANN- Lucia Emilio (responsabile) con  Elisa Napolitano,  Angela Rita Vocciante e Annamaria Di Noia,  mentre  la realizzazione è stata affidata a Protom Group SpA: finalità del programma di interventi “Museo Accessibile”, coordinato dal prof. Ludovico Solima (università della Campania “Luigi Vanvitelli”), è l’inclusione di diversi tipi di visitatori, con particolare riguardo alle persone sorde. 

Il gruppo di lavoro con personale Mann e Protom Group per il progetto “Gran Mosaico” (foto mann)

“Il Mann è sempre più digitale e accessibile grazie a questo progetto prezioso che affianca lo storico restauro del mosaico di Alessandro, accompagnandoci in una nuova fruizione della sezione dei mosaici”, commenta il direttore del Mann, Paolo Giulierini. “Grande cura scientifica,  nuovi linguaggi e tecnologie, attenzione per l’inclusione, sono le linee guida di questi progetti, circa venti, che, partendo dalla copertura Wi-Fi del Museo nel 2017,  portano oggi al Museo la realtà aumentata, con il macedone che racconta in ologramma le sue imprese. E altre sorprese ci attendono”. E il professor Ludovico Solima afferma: “Il Mann si avvia al completamento del programma “Il Museo accessibile”, del quale ho svolto il coordinamento scientifico, con la presentazione di questo progetto, che adotta un’innovativa modalità di narrazione del Mosaico di Alessandro: insieme ai tre filmati, che descrivono i luoghi, le tecniche e il viaggio dell’opera da Pompei al Mann, è stata infatti messa a punto da Protom un ologramma che mostra Alessandro descrivere i momenti salienti della Battaglia di Isso, con animazioni facciali e movimenti labiali che conferiscono a tale raffigurazione tridimensionale una significativa espressività. Con questo progetto, il Mann conferma la sua propensione all’innovazione, sperimentando linguaggi e tecnologie innovative, in grado di migliorare ulteriormente la propria accessibilità nei confronti dei diversi pubblici ai quali il Museo si rivolge”.

Frame del video che racconta il trasferimento del Mosaico di Alessandro da Pompei al Real Museo Borbonico (foto mann)

Nell’allestimento multimediale sono presenti tre video: parte 1) Il “Mosaico di Alessandro” racconta non solo il contesto in cui nasce l’opera, nella  casa del Fauno di Pompei, ma anche la funzione che il capolavoro rivestiva all’interno della lussuosa domus e la specificità del soggetto rappresentato. Dal punto di vista tecnico, di particolare interesse è stata l’attività di modellazione e colorazione della Casa del Fauno, cui è seguita l’animazione del mosaico stesso; parte 2)  “Le tecniche del Mosaico” descrive, attraverso la produzione di modelli virtuali rappresentativi della sezione di un mosaico di epoca romana, la prassi di realizzazione del capolavoro in dettaglio, secondo quanto definito dalle fonti ed evidenziato dalla ricerca archeologica; parte 3) “Il viaggio del Gran Mosaico” ripercorre le principali tappe storiche che portarono al distacco del capolavoro da Pompei ed al suo successivo arrivo al Museo. Di particolare suggestione è stata l’indagine sui documenti  di archivio (prima metà del XIX secolo) e sulle fotografie (decenni iniziali del XX secolo). La tecnologia del digital composing (VFX) permette di evidenziare parti di testo sulle scannerizzazioni dei documenti storici e di animare le foto, proprio come se scorresse una macchina da presa nel seguire il racconto. Tutti i video prevedono dei sottotitoli, elaborati ad hoc per un pubblico di non udenti; Luigi Spina e Giorgio Albano hanno fornito alcune immagini dei cortometraggi. 

Mosaico di Alessandro: video con avatar Protom (foto mann)

In aggiunta a questi prodotti multimediali è stato realizzato un quarto contenuto, che rappresenta la battaglia di Isso tra storia e leggenda: ricalcando le tessere, è stato così realizzato un modello virtuale degli schieramenti, costituiti da centinaia di guerrieri delle due fazioni in uno scenario surreale, arido e polveroso. Con un movimento circolare a volo d’uccello, si raggiunge, così, il centro della scena: qui il fulcro emotivo della rappresentazione è costituito dallo scontro fra gli occhi di Alessandro e quelli del suo acerrimo nemico; sullo sfondo, tutti i personaggi, uomini ed animali, sono raffigurati come semplici silhoutte. Questa narrazione per immagini è il risultato di diversi passaggi tecnologici: 1. modellazione e sovrapposizione prospettica delle figure per la replica della battaglia (diorama); 2. disegno del paesaggio con effetti particellari; 3. rigging del busto di Alessandro (FACS); 4. animazione del 3D di Alessandro (lipsync) del racconto della battaglia di Isso; 5. produzione software (busto di Alessandro real-time); 6. sincronizzazione ologramma con video della battaglia.

L’ologramma di Alessandro (foto mann)

L’animazione prevede un sonoro, con un avvincente racconto della battaglia scritto proprio dal direttore del Museo, Paolo Giulierini: a questa suggestiva narrazione, Protom ha abbinato un avatar, inserito in una cornice olografica digitale con sistema light-field in grado di offrire un ampio raggio di percezione della stereoscopia senza bisogno di occhiali o speciali visori. L’ologramma di Alessandro è stato realizzato da una scansione grezza, successivamente rielaborata in modo da consentire la corretta deformazione durante la produzione delle animazioni. Per i movimenti facciali dell’Avatar, sono state predisposte decine di copie dei modelli che ripropongono i fonemi corretti, come previsto dallo standard FACS (facial animation coding system). La precisione del lipsync (animazione del labiale), una delle più complesse pratiche dell’animazione al computer, enfatizza l’espressività dell’ologramma, che segue un semplice meccanismo di funzionamento, collegato ad un pc: terminato il set-up dell’hardware e avviato il dispositivo, il software parte automaticamente, in modo che la cornice riceva il segnale di avvio ed, illuminandosi, riproduca l’ologramma. L’ascolto è possibile attraverso un impianto di speaker collocato in prossimità della bacheca.​ Le installazioni multimediali, da oggi fruibili in sezione, si combinano con il riallestimento delle sale dei Mosaici: pannelli ed apparati didascalici sono stati aggiornati, seguendo l’immagine coordinata scelta dal Museo. 

Lo spostamento del Mosaico di Alessandro nel museo di Napoli nel 1917 (foto archivio mann)

“È sempre una grande emozione restituire vita alla storia grazie al supporto delle tecnologie”, conclude Fabio De Felice, fondatore di Protom. “Il mosaico di Alessandro e la battaglia di Isso rappresentano un gioiello che da sempre il mondo ci invidia. Siamo entusiasti di partecipare a questa iniziativa, su proposta del MANN, di dare corpo e voce a un personaggio del calibro di Alessandro Magno e lavorare, con cura, alla ricostruzione di ambienti ed eventi storici. Portabilità e mobilità sono le caratteristiche che rappresentano il nostro lavoro, nato con l’obiettivo di avvicinare a una nuova fase della vita di questi capolavori, caratterizzata dall’incontro con le tecnologie, anche persone con diverse abilità, in particolare i non udenti, attraverso il ricorso ai sottotitoli”. 

Roma Capitale. Riapriranno il 1° settembre le aree archeologiche e ai monumenti della Sovrintendenza Capitolina chiuse dal marzo 2020. Al via le prenotazioni per le visite di associazioni e singoli cittadini. Ecco le modalità, e il calendario delle aperture

Il Mitreo dell’Ara Massima di Ercole a Roma riapre al pubblico il 1° settembre 2021 (foto sovrintendenza capitolina)

Al via le prenotazioni per singoli cittadini e associazioni per le visite alle aree archeologiche e ai monumenti della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, che riapriranno di nuovo al pubblico a partire dal 1° settembre 2021. Chiusi dall’8 marzo 2020, a causa dell’emergenza sanitaria, apriranno nuovamente al pubblico, con ingressi contingentati: Acquedotto Vergine: 5 visitatori max; Auditorium di Mecenate: 25 visitatori max; Area archeologica del Sepolcro degli Scipioni: 12 visitatori max; Area Sacra di S. Omobono: 15 visitatori max; Fontanone dell’Acqua Paola: 15 visitatori max; Insula dell’Ara Coeli: 12 visitatori max; Ludus Magnus: 15 visitatori max; Mausoleo Monte del Grano: 15 visitatori max; Mausoleo Sacrario Garibaldino: 25 visitatori max; Mitreo dell’Ara Massima: 5 visitatori max; Monte Testaccio: 15 visitatori max; Mura Aureliane di via Campania: max 10 (prenotabili dal 1° ottobre 2021); Mura Aureliane di viale Pretoriano: max 15 (prenotabili dal 1° ottobre. Ingresso gratuito); Necropoli Ostiense (Sepolcreto Ostiense): 15 visitatori max. Accessibile ai disabili; Porta Asinaria: 10 visitatori max; Sepolcri repubblicani di via Statilia: 10 visitatori max; Trofei di Mario: 10 visitatori max. Accessibile ai disabili.

Il Sepolcreto degli Scipioni sulla via Appia apre il 1° settembre 2021 (foto sovrintendenza capitolina)

Per la visita ai siti del territorio è necessario indossare scarpe comode. Non sarà consentito accedere ai siti se: sono stati effettuati viaggi o soggiorni all’estero in zone o Paesi a rischio epidemiologico, come individuati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità; sono intercorsi contatti con un caso probabile o confermato di Covid-19; sono state effettuate visite presso strutture sanitarie ove sono ricoverate persone affette da Covid-19; la temperatura corporea risulta superiore ai 37,5°. È obbligatorio: mantenere la distanza interpersonale di almeno un metro; utilizzare le radio guide; indossare la mascherina al chiuso e, quando all’aperto, non si è certi di poter rispettare la distanza interpersonale sopra indicata. È obbligatoria la prenotazione dei biglietti (4 euro intero e 3 euro ridotto) al contact center 060608 (tutti i giorni dalle 9 alle 19). Ogni associazione può prenotare la visita, da effettuare tramite guida propria, per un massimo di cinque appuntamenti a trimestre (2 nel fine settimana e 3 infrasettimanali); la disdetta della prenotazione deve avvenire con almeno 7 giorni di anticipo; è richiesto l’acquisto di minimo 5 biglietti da pagare sul posto; quando le associazioni non manderanno l’eventuale disdetta nei tempi previsti, dovranno riconoscere all’Amministrazione, attraverso Zètema, il pagamento di 5 biglietti interi. Qualora non lo facciano, saranno esclusi dalla prenotazione del trimestre successivo. 

La Necropoli Ostiense a Roma riapre al pubblico il 1° settembre 2021 (foto sovrintendenza capitolina)

Per i visitatori singoli ogni mercoledì è prevista l’apertura di un sito del territorio secondo il seguente calendario: 1° settembre, Acquedotto Vergine; 8 settembre – Auditorium di Mecenate; 15 settembre, Area archeologica del Sepolcro degli Scipioni; 22 settembre, Area Sacra di S. Omobono; 29 settembre, Fontanone dell’Acqua Paola; 6 ottobre, Insula dell’Ara Coeli; 13 ottobre, Ludus Magnus; 20 ottobre, Mausoleo Monte del Grano; 27 ottobre, Mausoleo Sacrario Garibaldino; 3 novembre, Mitreo dell’Ara Massima di Ercole; 10 novembre, Monte Testaccio; 17 novembre, Necropoli Ostiense; 24 novembre, Porta Asinaria; 1° dicembre, Sepolcri repubblicani di via Statilia; 8 dicembre, Trofei di Mario; 15 dicembre, Mura Aureliane di via Campania; 29 dicembre, Mura Aureliane di viale Pretoriano. Nel caso in cui il sito sia indisponibile sarà proposto un cambio orario o il rimborso. Le riaperture sono promosse da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

Palermo. Aperto ai visitatori l’Itinerario Archeologico di Palazzo Reale “Radici Ritrovate” alla scoperta delle storie sotterranee del Palazzo e di Palermo. Esposti i reperti trovati sotto Palazzo Reale e i corredi di tombe della necropoli punica

Aperto al pubblico l’Itinerario Archeologico di Palazzo Reale a Palermo (foto fondazione Federico II)

Palermo arricchisce l’offerta culturale. Quella di Palazzo Reale. Dopo aver aperto il Portone Monumentale, il corridoio medievale con accesso al cortile Maqueda, la Sala di Re Ruggero, la Torre Pisana e i Giardini Reali ed aver reso le Sala Duca di Montalto in grado di accogliere mostre di livello internazionale, ora un’altra area di Palazzo Reale è diventata fruibile ai visitatori, che stavolta andranno alla scoperta delle storie sotterranee del Palazzo e di Palermo. È stato inaugurato, infatti, l’Itinerario Archeologico di Palazzo Reale, che la Fondazione Federico II ha voluto denominare “Radici Ritrovate”. L’apertura dell’Itinerario è frutto di un’ampia collaborazione interistituzionale, che ha impegnato la Fondazione per oltre un anno.

L’allestimento dell’Itinerario Archeologico di Palazzo Reale a Palermo (foto fondazione Federico II)
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Gianfranco Miccichè, presidente delal fondazione Federico II (foto fondazione Federico II)

Un altro tassello verso quell’obiettivo fissato da Gianfranco Miccichè nel 2018 per la Fondazione Federico II: “Quando abbiamo iniziato”, afferma il presidente dell’Ars e della Fondazione Federico II Gianfranco Miccichè, “ci siamo subito resi conto che c’era molto da fare. Ma occorreva prima di tutto garantire la piena fruizione culturale di Palazzo Reale perché questo Palazzo è della città e del mondo. Oggi siamo su un altro pianeta rispetto ad allora, ma i pianeti vanno esplorati tutti, fino ad arrivare al sole. L’Itinerario Archeologico di Palazzo Reale non è solo un altro spazio visitabile del percorso culturale-turistico che ci permette di scoprire le meraviglie sotterranee di Palermo: ritroviamo anche, concretamente e concettualmente, le radici più antiche del Palazzo e della città”.

Vetrina con reperti dalla necropoli punica di Palermo allestita nell’Itinerario Archeologico di Palazzo Reale (foto fondazione Federico II)
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Strutture antiche evidenziate nell’Itinerario Archeologico di Palazzo Reale (foto fondazione Federico II)

Il percorso offre un’esposizione permanente di quei reperti finalmente fruibili, che erano stati rinvenuti a Palazzo Reale durante gli scavi del 1984, dando lustro al lavoro dell’archeologa Roa Camerata Scovazzo, nonché di reperti integri ed emblematici del periodo punico. In particolare è presente l’intero corredo funerario di una delle tombe della necropoli punica, rinvenuto a Palermo durante gli scavi del 1953. “La Fondazione Federico II, grazie alla collaborazione con un team di archeologi e di musei, ha voluto ancora una volta offrire lo sguardo di insieme del Palazzo”, dichiara Patrizia Monterosso, direttore generale della Fondazione Federico II, “che è un complesso di stratificazioni storico-culturali, proponendo un allestimento comprensivo di reperti che sono testimonianza del periodo punico, islamico e normanno-svevo. L’Itinerario Archeologico pertanto abbraccia un esteso periodo e racconta oltre duemilacinquecento anni di storia, dalla fondazione della città coi punici fino alla fase normanno-sveva”.

Supporti multimediali nell’Itinerario Archeologico del Palazzo Reale (foto fondazione Federico II)
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La mappa islamica della Sicilia (XI secolo) nell’Itinerario Archeologico di Palazzo Reale (foto fondazione Federico II)

Un nutrito apparato didattico accompagna una fruizione immersiva. L’idea espositiva della Fondazione Federico II si è avvalsa del supporto scientifico del museo Archeologico “Antonino Salinas” e della soprintendenza di Palermo per la musealizzazione dei meravigliosi reperti che costituiscono e restituiscono perfettamente il racconto dei secoli di storia. È così evidenziata la tradizione sepolcrale legata al mondo punico e vengono poste in rassegna ceramiche medievali in grado di narrare i momenti storici che fecero di Palermo una delle città più evolute e note del Mediterraneo, ruolo sottolineato dalla mappa islamica della Sicilia, richiesta dalla Fondazione alla biblioteca di Oxford. L’esposizione permanente dei reperti fornirà ai visitatori una chiave di lettura completa sulla storia della città attraverso pannelli didattici e mappe tematiche. L’evoluzione urbica e militare rappresentata offre un’utile lettura anche dell’organizzazione socio-culturale che contraddistinse Palermo sin dalle origini puniche.