PNRR, il ministero della Cultura traccia un bilancio: 400 milioni di euro di investimenti, oltre 1200 progetti e interventi, più di 800 luoghi della cultura coinvolti
Con un video riassuntivo il ministero della Cultura restituisce la portata nazionale di un grande lavoro corale e l’eredità di una stagione di investimenti destinata a durare: 400 milioni di euro di investimenti. Oltre 1200 progetti e interventi. Più di 800 luoghi della cultura coinvolti. Sono i numeri di una trasformazione che, negli ultimi cinque anni, ha attraversato l’Italia. Il PNRR ha reso possibile una vera e propria rivoluzione, fondata sulla sostenibilità e sull’accessibilità, nelle loro diverse dimensioni. Per un patrimonio davvero aperto a tutti, condiviso e vissuto, nel quale ciascuno possa riconoscersi. Dagli spazi agli allestimenti, dai percorsi agli strumenti digitali, gli interventi hanno migliorato l’accoglienza, le forme di mediazione dei contenuti e la qualità della visita. Alle opere si sono affiancati nuovi servizi, attività di formazione e competenze professionali.
Un libro al giorno. Aldo Schiavone, “I giuristi. Roma. La storia. Scritti scelti” a cura di Cristina Giachi, Valerio Marotta, Fara Nasti, Iolanda Ruggiero, Emanuele Stolfi e Francesca Tamburi: selezione degli ‘scritti minori’ di Storia e di diritto romano di Aldo Schiavone, uno dei più autorevoli studiosi della disciplina

È uscito per i tipi de L’Erma di Bretschneider il libro di Aldo Schiavone “I giuristi. Roma. La storia. Scritti scelti”, a cura di Cristina Giachi, Valerio Marotta, Fara Nasti, Iolanda Ruggiero, Emanuele Stolfi e Francesca Tamburi. Un’occasione di confronto dedicata al rapporto tra diritto, storia e mondo romano attraverso gli scritti di uno dei più autorevoli studiosi della disciplina. Il libro raccoglie una selezione degli ‘scritti minori’ di Storia e di diritto romano di Aldo Schiavone, uno storico che – negli ultimi sessant’anni – ha lasciato un’impronta indelebile sulle discipline antichistiche, le cui opere sono state tradotte in tutto il mondo e in varie lingue, dall’inglese all’arabo. Sul piano culturale, l’obiettivo è di mettere a disposizione degli studiosi una serie di contributi spesso di difficile reperibilità. Gli scritti di Aldo Schiavone hanno sempre intercettato l’interesse di un pubblico molto ampio, interessato ad approfondire lo studio della cultura giuridica del mondo antico.
Aldo Schiavone è uno degli storici italiani più tradotti nel mondo. Ha insegnato presso l’università di Firenze. È membro dell’American Academy of Arts and Sciences e dell’Institute for Advanced Study. Tra i suoi libti pubblicati si ricorda Spartaco. Le armi e l’uomo (Einaudi, 2011), Ponzio Pilato (Einaudi, 2016) e Ius. L’invenzione del diritto in Occidente (Einaudi, 2017).
Roma. Sul Celio scoperto un edificio di età imperiale con mosaici e affreschi, durante i lavori PNRR di consolidamento del muraglione storico di Villa Celimontana: una residenza aristocratica forse parte della caserma della V Coorte dei Vigiles. Necessarie ulteriori analisi di strutture e materiali per chiarire la destinazione d’uso

Otto ambienti decorati con mosaici e affreschi di grande pregio, un edificio di età imperiale rimasto nascosto per secoli e un ritrovamento che potrebbe ridefinire la conoscenza di uno dei settori più importanti del Celio antico. È questo il risultato degli scavi condotti dalla soprintendenza speciale di Roma del ministero della Cultura nell’ambito degli interventi finanziati dal PNRR, durante i lavori di consolidamento del muraglione storico di Villa Celimontana a Roma.

“L’intervento di Villa Celimontana dimostra in modo esemplare la capacità del ministero di utilizzare le risorse del PNRR”, sottolinea il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, in un messaggio letto dal Capo di Gabinetto del MiC, Valentina Gemignani: “Un cantiere nato per consolidare un muro di sostruzione romano si è trasformato, grazie alla scoperta di un importante edificio del II secolo d.C., in un cantiere di ricerca archeologica. È la dimostrazione di come tutela, ricerca e valorizzazione possano procedere insieme”.


Le indagini hanno portato alla luce cinque ambienti completamente scavati e altri tre parzialmente conservati, appartenenti a un edificio costruito nel II secolo dopo Cristo e riorganizzato nel III secolo. Tra i ritrovamenti più significativi figurano un grande mosaico con un emblema marino raffigurante un delfino, un pesce, un’aragosta e un granchio intorno a un cratere, frammenti di un precedente pavimento musivo di età antonina, ampie porzioni del soffitto affrescato e numerosi rivestimenti in opus sectile, testimonianza dell’elevato livello decorativo del complesso. L’edificio, costruito nel II secolo e riorganizzato nel III, fu abbandonato tra V e VI secolo e parzialmente distrutto per la costruzione della loggia seicentesca di Villa Mattei.

“Roma continua a stupirci”. dichiara la soprintendente speciale di Roma, Daniela Porro, “restituendo testimonianze capaci di ampliare la conoscenza della città antica. La Soprintendenza è riuscita con i fondi del Pnrr per mettere in sicurezza un muraglione antico, a fare anche una scoperta archeologica di grande valore scientifico, che spinge ad aprire nuove prospettive di ricerca e valorizzazione”.



La natura dell’edificio resta al momento oggetto di studio e apre un’affascinante questione interpretativa. I raffinati mosaici e gli affreschi sembrano raccontare la storia di una residenza aristocratica, mentre la collocazione dell’edificio e alcuni elementi emersi durante lo scavo potrebbero indicare che facesse parte della caserma della V Coorte dei Vigiles. Se questa seconda ipotesi fosse confermata, il ritrovamento contribuirebbe a ridefinire l’estensione di uno dei più importanti complessi militari della Roma imperiale. “Lo scavo ha restituito un insieme di dati di straordinario interesse, ma la fase più delicata e complessa comincia adesso. Saranno l’analisi delle strutture, dei materiali e del contesto a permetterci di verificare le diverse ipotesi interpretative e di comprendere la reale funzione dell’edificio”, conclude Simona Morretta, responsabile scientifica dello scavo.
Siccità e alluvioni: l’università di Padova, partner del progetto europeo WatHer, sperimenta sul campo l’utilità idraulica del “modello romano”. L’ingegneria romana di duemila anni fa torna utile per la crisi idrica attuale

L’ingegneria romana di duemila anni fa torna utile per la crisi idrica attuale. Così l’università di Padova, partner del progetto europeo WatHer, sperimenta sul campo l’utilità idraulica del “modello romano”. WatHer – Water Heritage in European Rural Mediterranean è un progetto cofinanziato dal programma Interreg Euro-MED, coordinato dal Politecnico di Milano e attivo da settembre 2025 a febbraio 2029. Coinvolge 12 partner di otto Paesi e dieci siti pilota: dai canali irrigui a gravità di Spagna, Portogallo, Francia e Albania alle marcite lombarde e alla centuriazione padovana, dalle pozze pastorali della Croazia e della Slovenia ai sistemi idraulici di Cipro. Il progetto è articolato in tre fasi – studio, sperimentazione e trasferimento dei risultati – che confluiranno in una strategia comune per i territori rurali mediterranei, con l’obiettivo di rispondere al problema della siccità riscoprendo, recuperando e rafforzando i sistemi storici di gestione dell’acqua.

Quella del 2026 si prospetta come l’estate più calda registrata dal 1992. Un primato certificato dagli ultimi dati Arpav: nei mesi di giugno e luglio la temperatura media regionale ha raggiunto 23,1 gradi frantumando i record del 2003 (22,7) e del 2022 (22,7). Le altissime temperature e l’assenza di precipitazioni degli ultimi mesi hanno costretto la Regione del Veneto a dichiarare lo stato di emergenza regionale per deficit idrico con l’Ordinanza n. 72 del 1° luglio 2026. Le principali criticità includono un calo delle precipitazioni del 28% con un deficit di 2,4 miliardi di metri cubi d’acqua, la portata del fiume Adige ridotta del 21% e il rischio di ingresso del cuneo salino. Di fronte a questa crisi idrica senza precedenti la storia può insegnarci qualcosa? E la risposta a questa crisi potrebbe arrivare dall’eredità del nostro passato?

La centuriazione: c’era una volta, o c’è ancora? C’erano una volta le centuriazioni romane, i fossi di scolo e le siepi campestri, che per secoli hanno modellato e protetto il paesaggio rurale padovano. In particolare il Graticolato Romano si estendeva nell’area a nord-est della città, tra le attuali province di Padova e Venezia. Nate come opere idrauliche antiche (risalenti al I secolo a.C.), recentemente patrimonializzate (con il museo della Centuriazione a Borgoricco e un Osservatorio del paesaggio del Graticolato), ma anche in parte cancellate dall’urbanizzazione e dall’agricoltura intensiva, oggi tornano a candidarsi come risposta concreta alle emergenze climatiche del XXI secolo. È questo il cuore di WatHer (Water Heritage in European Rural Mediterranean), il progetto di cooperazione transnazionale co-finanziato per 3 milioni di euro dal programma Interreg Euro-MED a cui partecipa l’università di Padova, e che vede coinvolti 12 partner da otto Paesi del Mediterraneo, coordinati dal Politecnico di Milano, con l’obiettivo di recuperare la “saggezza” dei sistemi storici di gestione dell’acqua per rafforzare la resilienza del territorio. Il principal investigator per l’università di Padova è il professor Mauro Varotto che unitamente alla ricercatrice Tanja Kremenić del dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità hanno concentrato la loro ricerca sui territori comunali di Mirano e Borgoricco compresi nei 200 km quadrati di estensione dell’intera centuriazione.
Il “trilemma dell’acqua” e la centuriazione patavina. WatHer si propone di elaborare e applicare a fossi e siepi dell’agro centuriato un modello eco-idrologico che possa rispondere al “trilemma dell’acqua” nel Mediterraneo, ovvero le tre sfide da affrontare per il prossimo futuro: siccità prolungate e scarsità d’acqua, precipitazioni estreme e repentini rischi di alluvione, degrado della qualità idrica causato dall’inquinamento della falda superficiale. Le tre criticità sono strettamente interconnesse e quindi necessitano di un approccio congiunto per essere affrontate. “Si tratta di immaginare per il futuro una terza centuriazione”, dice Mauro Varotto, geografo e coordinatore del progetto per l’università di Padova, “in continuità ma diversa dalle precedenti: la prima era principalmente vocata alla produzione agricola, la seconda è diventata una città diffusa con il paesaggio dei capannoni che conosciamo, la terza deve essere una centuriazione verde-blu, una infrastruttura ambientale e idraulica capace di affrontare le sfide del cambiamento climatico. Per fare questo serve un nuovo modello di governance per queste millenarie linee d’acqua, oggi frammentate in miriadi di proprietà private prive di una cabina di regia”. Questa porzione di territorio è particolarmente indicata per studiare il “trilemma dell’acqua”: il caso di studio padovano si concentra sulla rete degli scoli minori che caratterizza lo storico paesaggio centuriato per denunciare la scomparsa negli ultimi cinquant’anni di molti fossi e delle relative siepi alberate, fenomeno che ha ridotto la capacità del territorio di mitigare le piene e contrastare la siccità. Se il cambio di paradigma del dopoguerra rispondeva alla logica di estendere i terreni coltivati, migliorare la produttività degli stessi e implementare la meccanizzazione “senza barriere”, come le siepi, oggi a fronte dell’aumento di precipitazioni intense e prolungati periodi di siccità il recupero del concetto idrologico legato alla centuriazione romana non è un mero ritorno al passato.

“Le analisi GIS del Comune di Borgoricco, cuore simbolico della centuriazione, mostrano che, tra il 2008 e il 2022, la rete dei fossi si è ridotta in media di circa 2,4 chilometri l’anno e quella delle siepi, nello stesso periodo, di circa 1,8 chilometri l’anno”, sottolinea Tanja Kremenić. “Nonostante alle priorità produttive dei decenni del boom economico si siano recentemente affiancate norme di maggiore tutela ambientale, la perdita continua ancora oggi. WatHer nasce da questa emergenza e sperimenta su piccola scala la fattibilità e i benefici della reintegrazione del sistema fosso-siepe, riproponendo l’eredità culturale come risorsa idraulica e climatica”. Da questa analisi risulta evidente che il patrimonio della centuriazione romana non consiste soltanto nella divisione agraria in centurie per ripartire terreni agricoli tra coloni, ma si rivela prima di tutto imponente e strategica opera di ingegneria idraulica e bonifica territoriale. La griglia ortogonale di strade e canali era stata pensata soprattutto per distribuire l’acqua, e favorirne il deflusso seguendo la naturale inclinazione della pianura, un sistema sapiente che proprio per la sua efficacia è giunto fino a noi, drenando le acque in eccesso e convogliandole fino all’Adriatico. Il progetto WatHer mette in dialogo la conoscenza ancestrale dei gromatici antichi con i più avanzati strumenti tecnologici: dati LiDAR e analisi cartografiche in ambiente GIS, sensori ambientali di monitoraggio sul campo, che serviranno ad elaborare piani d’azione co-progettati con le amministrazioni e le comunità locali (i Comuni di Borgoricco e Mirano sono partner associati del progetto), con il supporto tecnico del Consorzio di Bonifica Acque Risorgive.

Il progetto WatHer alla prova pratica. Da settembre 2026 saranno individuati alcuni tratti pilota di scoli, nei quali il progetto intende intervenire con il ripristino del sistema integrato fosso-siepe, paesaggio storico della maglia di origine romana, potenziandone le funzioni di collettore d’acqua, mitigazione climatica e corridoio ecologico, allargando lo scavo del fosso e aggiungendo la siepe alberata con funzione di ombreggiamento anti-evaporazione. La riqualificazione di questi elementi in un sistema integrato offrirà nel tempo molteplici vantaggi: aiuterà a rallentare i picchi di piena, a stoccare acqua per la ricarica della falda, a fitodepurare con la vegetazione riparia gli inquinanti prima che raggiungano i fiumi, a ridurre l’evaporazione grazie all’ombra portata dalle siepi, e a creare corridoi ecologici e isole climatiche anche per la fauna. Insieme agli altri siti pilota distribuiti tra Spagna, Portogallo, Italia, Croazia, Slovenia, Cipro, Albania e Francia, l’esperienza di Padova servirà a dimostrare che attraverso una gestione sapiente dei sistemi bimillenari di irrigazione tradizionale si possono ottenere molteplici benefici: garantire servizi ecosistemici misurabili, salvaguardare la risorsa acqua, mantenere il bel paesaggio celebrato da Goethe e, si spera, anche un ritorno economico nel medio-lungo termine. La centuriazione esce così dal museo e torna ad essere paesaggio vivo.
Un libro al giorno. “La città invisibile. Passeggiate archeologiche a Milano” di Luigi Malnati che guida alla scoperta di una città che non ti aspetti, dai Longobardi alla Milano paleocristiana, passando per il periodo romano

È uscito per i tipi del Touring Club Italiano il libro “La città invisibile. Passeggiate archeologiche a Milano” di Luigi Malnati. Come guidati in una luminosa galleria con varie stanze, una per ogni epoca – dai Longobardi alla Milano paleocristiana, passando per il periodo romano – si attraversa la storia della città di Milano fin dalle sue origini. Il racconto di Luigi Malnati, in nove passeggiate, scopre la dimensione invisibile di una città che abbaglia per ricchezza, progresso, tecnologia e che più discretamente cela nelle sue pieghe del tempo tesori altrettanto preziosi. Ogni passeggiata inizia in un punto esatto della città, tesa all’ascolto di storie, presenze, calchi della memoria, segni di un’altra epoca, di una dimensione storica altra. Un reperto, un personaggio, un’opera d’arte diventano una finestra sulla stagione da raccontare, consentendo l’esplorazione e la scoperta di una città che non sapevamo di abitare.
Vetulonia (Gr). In piazza Vetluna la conferenza “Miti e storie dalla Grecia all’Etruria” con Giuseppina Carlotta Cianferoni (già direttrice della sezione Etrusca del museo Archeologico nazionale di Firenze) apre gli appuntamenti di “Archeologia sotto le stelle”

Per “Archeologia sotto le Stelle 2026”, secondo degli appuntamenti serali di agosto dedicati all’archeologia, sotto le stelle di piazza Vetluna a Vetulonia (Castiglione della Pescaia, Gr): un viaggio tra miti, dèi, ceramiche figurate e racconti che attraversano il mondo greco ed etrusco, ispirati alla mostra “Un Mecenate e i suoi tesori. La Collezione archeologica di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona in Roma”. Martedì 11 agosto 2026, alle 21, la conferenza “Miti e storie dalla Grecia all’Etruria” con Giuseppina Carlotta Cianferoni, già direttrice della sezione Etrusca del museo Archeologico nazionale di Firenze. Ingresso libero e gratuito. Info: 0564927245; museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it
Mazara del Vallo (Tp). Scoperto relitto di epoca romana (II-I sec. a.C.) lungo 20 metri segnalato da due apneisti e rilevato dalla soprintendenza del Mare e dai nuclei TPC e Subacqueo dei Carabinieri: centinaia di anfore. Giuli: “Una delle più importanti scoperte archeologiche subacquee degli ultimi anni”

Un relitto di epoca romana, databile tra il II e il I secolo a.C., è stato individuato a circa tre miglia dalla costa di Mazara del Vallo, a una profondità di 46 metri. L’imbarcazione, lunga oltre venti metri e larga cinque, presenta centinaia di anfore, nella quasi totalità della tipologia Dressel 1A, due ceppi d’ancora in piombo lunghi oltre un metro e settanta e una struttura in piombo, probabilmente riferibile alla pompa di sentina. Grazie alla collaborazione di due apneisti pescatori sportivi, Giacomo De Mola e Igor Bisulli, un relitto antico è stato segnalato alla soprintendenza del Mare della Regione Siciliana che è intervenuta per le verifiche assieme al Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri e al Nucleo Subacqueo dei Carabinieri di Messina.

Nel corso di un’operazione congiunta, sul relitto si sono immersi i subacquei della soprintendenza del Mare e del Nucleo Sommozzatori dei Carabinieri di Messina, coadiuvati dai mezzi e dal personale del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri. Nel corso delle immersioni i subacquei della Soprintendenza del Mare hanno realizzato la fotogrammetria tridimensionale che consentirà un primo studio del relitto che, alle prime osservazioni, si presenta in ottime condizioni. I due segnalatori, presenti nel corso delle operazioni, hanno collaborato al posizionamento del sito subacqueo. Ancora una volta la collaborazione tra privati cittadini, Pubblica Amministrazione e Forze dell’Ordine, si conferma come la strada vincente per la tutela del patrimonio culturale sommerso e lo studio della storia antica.

Iniziano adesso le attività di studio e documentazione da parte della Soprintendenza del Mare che inizierà l’analisi del carico. Sono già programmate ricognizioni subacquee al fine di verificare l’eventuale presenza di ulteriori elementi per la ricostruzione della storia dell’imbarcazione. L’area è stata interdetta con una ordinanza della Capitaneria di Porto e sottoposta a specifiche misure di tutela.
“È una delle più importanti scoperte archeologiche subacquee degli ultimi anni”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “Mi congratulo con l’Arma dei Carabinieri, con i suoi reparti specializzati, e con la soprintendenza del Mare della Regione Siciliana per la competenza e la dedizione che hanno reso possibile questo risultato. Il mare continua a restituirci frammenti preziosi della nostra storia e il relitto di Mazara del Vallo ci parla degli uomini, delle rotte e degli scambi che fecero del Mediterraneo un crocevia di civiltà. La ricerca proseguirà per svelarne la storia e consegnarla alla collettività”.
Un libro al giorno. “Un ostrearum vivarium nella laguna di Venezia” di Carlo Beltrame sui risultati dello scavo subacqueo nel sito di Lio Piccolo

È uscito per i tipi di Edipuglia il libro “Un ostrearum vivarium nella laguna di Venezia” di Carlo Beltrame. Nel libro vengono presentati i risultati dello scavo subacqueo, in acque torbide, condotto dal dipartimento di Studi umanisitici nel sito di Lio Piccolo, nella laguna di Venezia, tra il 2022 e il 2025. Le indagini, condotte anche per mezzo della fotogrammetria digitale, hanno permesso di documentare un vivarium per mantenere vive le ostriche, costruito in mattoni con un alzato in tavole di legno e munito di due coppie di gargami per cataractae interne sempre in legno. All’interno della vasca sono state trovate centinaia di ostriche conservate grazie ad un rapido ricoprimento. Si tratta di una struttura che ha un unico confronto nel mondo antico con una vasca simile trovata vicino a Narbonne. Grazie a numerose analisi al C 14 e dendrocronologiche, la costruzione della vasca può essere fatta risalire alla seconda metà del 1° secolo d.C. mentre la stratigrafia suggerisce un suo seppellimento entro la fine del 2° secolo. La struttura è collegata alle sottofondazioni in pali di un importante edificio che la presenza di centinaia di frammenti di affresco di pregio, di frammenti di marmo e di altri materiali permette di interpretare come una dimora di pregio, forse una di quelle ville marittime menzionate da Marziale quando parla di Altino. Lo studio del contesto è stato condotto in collaborazione con biologi impegnati nell’analisi delle ostriche, archeobotanici, che hanno lavorato sullo studio dei macroresti organici e del polline, geologi e dendrocronologi. Il sito di Lio Piccolo è il primo di età romana che viene scavato sistematicamente e in maniera stratigrafica e interdisciplinare nella laguna di Venezia e uno dei primi contesti subacquei in acque torbide, in assoluto, ad essere documentato per mezzo della fotogrammetria.
Un libro al giorno. “Gli uccelli nella pittura funeraria tarquiniese” di Cristiana Zaccagnino che affronta il tema delle relazioni tra esseri umani e animali, concentrandosi su un gruppo particolarmente affascinante: gli uccelli

È uscito per i tipi di Dario Cimorelli Editore il libro “Gli uccelli nella pittura funeraria tarquiniese” di Cristiana Zaccagnino. Il libro, parte della collana Scritti, affronta il tema, oggi centrale negli studi sulle civiltà del Mediterraneo antico, delle relazioni tra esseri umani e animali, concentrandosi su un gruppo particolarmente affascinante: gli uccelli. Creature capaci di camminare, volare e talvolta tuffarsi, i volatili occupano un posto unico nell’immaginario antico, anche per il loro legame con il ritmo delle stagioni, segnato dalle migrazioni. Se per il mondo greco-romano esistono studi d’insieme dedicati all’avifauna, un’analoga ricognizione mancava per l’Etruria, dove gli uccelli sono spesso associati alla sfera della divinazione. Attraverso l’analisi di un nucleo selezionato di immagini tratte dalle tombe tarquiniesi di età arcaica e classica, l’autrice identifica – quando possibile – le diverse specie rappresentate, ne esamina le abitudini e le peculiarità naturali, e ne ricostruisce le valenze simboliche, religiose e culturali. Ne emerge un quadro articolato, in cui il mondo aviario diventa chiave di lettura privilegiata per comprendere credenze, rituali e sensibilità dell’Etruria antica.











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