Desenzano del Garda. Per il progetto educativo di accessibilità e inclusione “Storie di passioni: cibo bellezza e musica”, proposto un parallelismo tra presente e passato nella vita quotidiana della villa Romana attraverso le esperienze delle tre donne protagoniste Roxana, Erika e Giovanna

Un grande pavimento a mosaico della Villa Romana e Antiquarium di Desenzano del Garda (Bs) (foto drm-lombardia)

desenzano_villa-romana_storie-di-passioni_locandinaSi chiama “Storie di passioni: cibo bellezza e musica”, è il progetto educativo di accessibilità e inclusione nella Villa Romana di Desenzano del Garda (Bs) promosso dalla Direzione regionale Musei della Lombardia in collaborazione con la cooperativa sociale Agespha Onlus di Bussolengo (VR) e incentrato sul tema della casa. Con un obiettivo preciso: facilitare l’integrazione delle persone con disabilità in tutti i campi della vita sociale, favorendone il pieno sviluppo e l’autonomia da un punto di vista non soltanto fisico ma anche cognitivo e quindi culturale. Il progetto è iniziato nell’autunno scorso e si è concluso venerdì 30 luglio 2021 con una serata dedicata. Le tre donne protagoniste, Roxana, Erika e Giovanna, hanno avuto modo di raccontare la loro esperienza e di condividere con il pubblico uno sguardo nuovo sulla Villa Romana, seguendo il filo rosso delle “passioni” che gettano un ponte tra la quotidianità di oggi e quella del passato. L’incontro ha segnato un compimento ma anche un nuovo inizio: il progetto vuole essere un modello replicabile e segnare lo stile di altre azioni future dei musei afferenti alla Direzione regionale. Una delle attenzioni che contraddistinguono l’operato della Direzione regionale Musei Lombardia è rivolta all’accessibilità: solo attraverso il superamento delle barriere architettoniche, cognitive e sensoriali è possibile garantire la piena fruibilità del patrimonio culturale a tutti i visitatori. È in tale ottica che, nel corso degli ultimi mesi, il personale di accoglienza e vigilanza ha ricevuto una formazione specifica promossa dalla Fondazione Paideia al fine di promuovere la cultura dell’accoglienza e dell’inclusione, dal punto di vista innanzitutto relazionale e comunicativo, dei visitatori con disabilità. Obiettivo del progetto è stato quello di rendere il museo un luogo familiare, di cui tutti abbiamo responsabilità. Ma un’altra finalità è stata quella di fare del percorso museale occasione per sostenere la creatività, l’autonomia, la socialità e la collaborazione, accrescendo nello stesso tempo la consapevolezza di quanto sia articolata la società in cui vivono.

La presentazione del progetto “Storie di passioni” nella villa Romana di Desenzano del Garda (foto drm-lombardia)

L’area archeologica della Villa romana di Desenzano ha aperto le sue porte a tre donne, Roxana, Erica e Giovanna, che hanno trovato qui un ambiente di dialogo, confronto e partecipazione. Le tre protagoniste convivono nell’appartamento semi-protetto Iris, frutto di un progetto di inserimento per la disabilità lieve della Cooperativa Sociale Agespha che ha come finalità l’accoglienza e la gestione di una vita quotidiana e sociale autonoma. Vivere la casa è un’esperienza che coinvolge le ragazze in prima persona, ma diventa anche l’occasione di confrontarsi con la vita casalinga ai tempi della Villa e di scoprire la quotidianità dei suoi antichi proprietari. Il progetto si sviluppa su un parallelismo tra presente e passato attraverso tre tematiche individuate delle ragazze stesse sulla base delle loro inclinazioni e passioni. Roxana ama la musica: ha portato in Villa la sua chitarra e ha suonato nello spazio silenzioso e privato del viridarium, dove in antichità si sentiva il solo rumore dell’acqua del ninfeo. In Villa ha scoperto i mosaici che raffigurano strumenti e il significato che veniva attribuito alla musica. Erika ha scelto il tema della bellezza e della cura di sé. Lo spazio dedicato a questo erano le terme. Anche gli uomini e le donne del passato erano attenti al loro aspetto e avevano una trousse molto simile alla sua. Giovanna, invece, preferisce stare in salotto, rilassarsi, guardare la televisione o ascoltare la radio. Il triclinium era il luogo della Villa in cui i proprietari accoglievano ospiti e offrivano loro un ricco banchetto, consumato da sdraiati e accompagnato da musica, danza e spettacoli.

Il settore A della villa Romana di Desenzano del Garda (Bs) (foto drm-lombardia)
desenzano_villa-romana_mosaici_foto-drm-lombardia

Percorso in sicurezza sui mosaici della villa Romana di Desenzano del Garda (Bs) (foto drm-lombardia)

La Villa Romana di Desenzano del Garda è la più importante testimonianza archeologica delle grandi villae tardo-antiche nell’Italia settentrionale. I resti, scoperti a partire dal 1921-1923, sono riferibili a più fasi databili tra la fine del I sec. a.C. e il V sec. d.C. e si distinguono per l’eccezionale complesso delle pavimentazioni a mosaico. La villa fruiva di un’eccellente situazione ambientale e paesaggistica essendo situata poco a Nord della via Gallica, che collegava Bergomum, Brixia e Verona, in una splendida posizione lungo la riva meridionale del lago di Garda, che oggi dista poche decine di metri. All’interno del perimetro dell’area archeologica, oltre a un’ampia zona di verde, si trova l’Antiquarium che espone una ricca selezione dei materiali provenienti dalla Villa.

Al via “Antro. Cento vie, cento porte, cento voci”, il festival del Parco archeologico dei Campi Flegrei: in due settimane più di 20 gli eventi tra musica, teatro, danza, arte, conferenze e reading, ospitati nel Castello aragonese di Baia, nel Parco archeologico di Cuma, alle Terme di Baia e nello Stadio di Antonino Pio di Pozzuoli. Ecco tutto il ricco programma

campi-flegrei_parco-archeologico_logoParte “Antro. Cento vie, cento porte, cento voci”. Dopo il successo dello scorso anno con “Il Parco in maschera”, prende il via il Festival del Parco archeologico dei Campi Flegrei “Antro. Cento vie, centro porte, centro voci” che si tiene dal 27 agosto al 12 settembre  2021 e ospiterà nei luoghi del parco performance di musica, teatro, danza, arte,  conferenze e reading: più di 20 gli eventi in programma per due settimane ospitati nel Castello aragonese di Baia, nel Parco archeologico di Cuma, nel Parco archeologico delle Terme di Baia e nello Stadio di Antonino Pio di Pozzuoli. Info e prenotazioni biglietti su www.pafleg.it

fabio-pagano_campi-flegrei

Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei

“Gran parte della rassegna”, interviene il direttore del Parco archeologico del Campi Flegrei, Fabio Pagano, “è stata costruita attraverso un avviso pubblico bandito a luglio con l’obiettivo di costruire un modello di interpretazione contemporanea della memoria materiale e immateriale del Parco archeologico dei Campi Flegrei in grado di definire un appuntamento dove eventi culturali, spettacoli dal vivo e performance artistiche contribuiscano a valorizzare il contesto archeologico e storico-culturale del Parco.  Il Festival ruota intorno al concetto di Antro e la prima edizione declina il tema con uno specifico accento, sempre ispirato dalla tradizione virgiliana, per aggiungere un’ulteriore chiave di lettura interpretativa: Cento vie, cento porte, cento voci, un suggerimento tratto dal libro VI dell’Eneide, invito a coltivare la polifonia come minimo comune denominatore del paesaggio culturale flegreo”.

Il castello Aragonese di Baia (Bacoli) sede del museo Archeologico dei Campi Flegrei
Manzi-Giorgio_paleoantropologo

Il paleoantropologo Giorgio Manzi

Il festival “Antro” apre al Castello di Baia il 27 agosto 2021 con “Napucalisse. Oratorio di lettura”, scritto e interpretato da Mimmo Borrelli, tra i maggiori interpreti del teatro partenopeo, con musiche di Antonio Della Ragione. Il 28 agosto al Parco archeologico di Cuma il direttore del Parco Fabio Pagano converserà con Giorgio Manzi in un incontro dal titolo “I nostri Neanderthal. Signori dell’antro”. Sempre il 28 agosto, al Castello di Baia, sarà la volta di “Cento mani e cento occhi”, incontro concerto con Vittorio Nocenzi de Il Banco del mutuo soccorso, in dialogo con i filosofi Nicola Magliulo e Lucio Saviani, a cura dell’Associazione Sfera. Domenica 29 agosto l’associazione Ellegipi teatro 20 porterà in scena, al Castello di Baia, lo spettacolo “Alluccamm”, con la regia di Luca Pizzurro e le musiche originali di Enzo Gragnaniello. Le Terme di Baia faranno da scenografia il primo settembre allo spettacolo “M’agma. Eruzioni emozionali”, con regia, testi e coreografie del maestro Antonio Colandrea.

L’antro della sibilla a Cuma (foto Jazz and Conversation)
MAPPA-ROTTA-ENEA_foto-associazione-rotta-di-enea

Mappa della rotta di Enea da Troia alle coste del Lazio (foto associazione Rotta di Enea)

Il 2 settembre 2021, al Parco archeologico di Cuma, Visit Campi Flegrei organizzerà la performance artistica “Comics and myth in ancient Cuma”, eseguita dal vivo dagli artisti Zulema Giada Scotto Di Lavinia e Giuseppe Manfredi. Il 3, 4 e 5 settembre Giovanni Cafiero, presidente dell’associazione Rotta di Enea, porterà a Cuma la prima edizione del Festival Internazionale Rotta di Enea dal titolo “A’ornos. Un viaggio tra Enea e Virgilio”, un itinerario straordinario sulle orme del mitico eroe, tra storia e leggende, tra natura e paesaggi. Questo il programma: venerdì 3 settembre si svolgerà la presentazione dell’itinerario culturale del consiglio d’Europa “Cuma, l’Egeo, le Cicladi”. Seguirà il concerto di musica tradizionale greca con Roberto Trenca e il gruppo Xenitià e una degustazione di vini dei Campi Flegrei a cura della condotta Slow Food Campi Flegrei. Il 4 settembre si terrà “Kepos, una passeggiata eneadica” nel “giardino” archeologico di Cuma con una Lectio Magistralis a cura di Claudio Buongiovanni e Carlo Rescigno e una degustazione di vini dei Campi Flegrei a cura della condotta Slow Food Campi Flegrei. Domenica 5 settembre concluderà il festival Rotta di Enea una Lectio brevis di Alessandro Fo e Filomena Giannotti, a seguire Concerto dal VI libro dell’Eneide con regia di Matteo Belli e musiche di Paolo Vivaldi, a cura dell’Associazione Cilento Arte. Il 6 settembre si continuerà a Cuma con il concerto al tramonto del trio diretto dal chitarrista Pietro Condorelli, a cura dell’Associazione Jazz and Conversation. Il 7 settembre sarà la danza a farla da padrona sempre a Cuma con “Nea Gynaika”, performance itinerante di musica, danza e prosa, di Emma Cianchi con testi di Manuela Barbato a cura dell’Associazione culturale Luna Nova.

Le Terme Romane nel parco archeologico di Baia (foto Pafleg)

L’8 settembre 2021 tornerà la musica alle Terme di Baia con “Itaca. Richiamo mediterraneo” di Rosalba Di Girolamo e Marzouk Mejri, a cura dell’Associazione Baba Yaga. Sempre alle Terme di Baia, il 9 settembre, con un nuovo spettacolo a cura dell’Associazione O Thiasos Teatro Natura, “Miti d’acqua” di Sista Bramini, autrice teatrale che ha esplorato il mito in ogni sua forma.

Lo stadio dell’imperatore Antonino Pio a Pozzuoli (foto pafleg)
andrea-mazzucchi_unina

Andrea Mazzucchi dell’università “Federico II” di Napoli

Il 10 settembre 2021 a Cuma Fabio Pagano converserà con il professor Andrea Mazzucchi in un incontro dal titolo “La sentenza di Sibilla. L’estremo omaggio dantesco a Virgilio”. Allo stadio di Antonio Pio, lo stesso giorno, “Tristan” concerto di musica classica del trio Buzuru, a cura dell’Associazione Gaggia. Sabato 11 settembre a Cuma si terrà la presentazione del volume “Musei e antropologia. Storie esperienze prospettive”, di Vito Lattanzi che per l’occasione converserà con il direttore Fabio Pagano. Allo stadio di Antonino Pio, sempre l’11 settembre, andrà in scena “Le supplici” da Eschilo con la regia di Salvatore Scotto di Apollonia, a cura della Fondazione Teatro Napoli. Concluderà Antro 2021, Festival del Parco archeologico dei Campi Flegrei, il 12 settembre allo stadio di Antonino Pio, “Grecità”, il reading di Moni Ovadia tratto da Quarta Dimensione di Ghiannis Ritsos.

Il parco archeologico di Ercolano punta all’integrazione tra offerta reale e virtuale: bene la ripresa con eventi sold out e crescita dei canali social. Sirano: “Il visitatore è al centro delle nostre attenzioni per fare in modo che la Herculaneum Experience risuoni nell’anima di chiunque si avvicini a questo straordinario luogo”

Le suggestive atmosfere del parco archeologico di Ercolano nelle visite guidate dei “Venerdì” (foto èaerco
ercolano_nodo-di-ercole_logo-paerco

Il nodo di Ercole, nuovo logo del parco archeologico di Ercolano

Ripresa da sold out per il parco archeologico di Ercolano. Ma nulla è più come prima: l’incremento numerico si accompagna ai primi passi verso una nuova qualità del rapporto con i pubblici. Il parco archeologico di Ercolano ha dato avvio ad una nuova fase della sua vita e le prime iniziative sono state bene accolte come dimostrano i continui sold out sia per la visita al Parco, con un totale di visitatori giornaliero che per alcune giornate ha  sfiorato i 2000 biglietti staccati, sia per gli eventi serali de I Venerdì di Ercolano. E di pari passo si registra la crescita dei canali social: questo mese la pagina Facebook del Parco ha superato il mezzo milione di copertura organica, confermando il lavoro di costruzione identitaria di una affezionata community che si ritrova nei valori rappresentati dal Parco, e partecipa condividendo idee, emozioni, ricordi. Il Parco dunque sta costruendo nel tempo una piena integrazione tra offerta reale e virtuale, che continuerà con ulteriori progetti che mirano da un lato all’ampliamento dei percorsi di visita sul sito e dall’altro all’arricchimento dell’offerta digitale e del coinvolgimento e della partecipazione attiva sui social. Senza dimenticare che il Parco ha saputo accompagnare la fase della progressiva ripresa con iniziative mirate come l’abbonamento “un anno=un giorno” che favorisce il turismo di prossimità creando le condizioni anche per incidere positivamente sull’indotto e sul territorio.

Veduta panoramica dell’area archeologica di Ercolano (foto paerco)
ercolano_fornici_venerdì di ercolano_foto-paerco

I fornici dell’antica spiaggia di Ercolano illuminati per le visite guidate serali (foto paerco)

“Il visitatore è al centro delle nostre attenzioni”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “e lo vogliamo sempre più consapevole, partecipe, libero di connettersi  con i valori culturali del sito, di esplorarlo nella ricchezza dei racconti e delle esperienze possibili. Si rinsalda il senso che si è voluto rappresentare con la nuova identità visiva, il nodo di Ercole, la figura dell’eroe, a cui sono non a caso dedicati sia gli eventi estivi sia quelli in preparazione per la stagione autunnale che si preannuncia particolarmente densa. Si è ricominciato a viaggiare e il crescente numero di visitatori che scelgono il Parco ci rende ancora più determinati per proseguire sulla strada intrapresa da tutto lo staff per fare in modo che la Herculaneum Experience risuoni nell’anima di chiunque si avvicini a questo straordinario luogo”.

Paestum. Nelle sere di agosto e settembre sul Tempio di Nettuno c’è “Glaukos”, la video installazione dell’artista Alessandra Franco che narra le storie del mito antico

La locandina dell’evento “Glaukos” al Tempio di Nettuno di Paestum

È arrivata a Paestum “Glaukos”, la video installazione dell’artista Alessandra Franco che usa come tela schermo il tempio di Nettuno generando così un unicum inscindibile tra l’evanescenza della luce e l’arte contemporanea per celebrare l’architettura, l’arte e i riti della Grecia antica. Ogni sera, nei mesi di agosto e settembre, all’imbrunire, sulle architetture doriche del tempio di Nettuno prendono vita animazioni che narrano le storie del mito antico. Un viaggio onirico e sorprendente che grazie alla tecnologia lascia scrutare le policromie proprie degli antichi edifici pubblici, presenta i protagonisti delle metope rinvenute presso il tempio di Hera a Foce Sele e mette in evidenza alcune figure come Medusa, la gorgone dalla testa ricoperta di serpenti che ha il potere di pietrificare chiunque incroci il suo sguardo. Tra le immagini si scorgono anche le famose sculture del tempio di Artemide a Corfù che occupano il timpano del tempio con il chiaro intento di allontanare gli influssi negativi: atto auspicabile oggi come nel passato.

Le metope del Tempio di Nettuno a Paestum con la videoinstallazione “Glaukos” (foto pa-paeve)

“Glaukos” significa brillante nell’antica lingua greca e vuole richiamare alla mente la forza dirompente della luce che da sempre contrasta e allontana il buio: una forte similitudine e un vigoroso messaggio di speranza e di rinascita per il mondo intero contro le difficoltà causate della pandemia da coronavirus. Con la sua opera l’artista Alessandra Franco sfrutta a pieno le potenzialità del video-mapping, della proiezione sagomata sulla pietra del tempio ed evoca non solo i colori, ma anche le suggestioni sonore e le musiche che portano il visitatore nelle atmosferiche del passato, anche attraverso l’interpretazione contemporanea dello spazio e del monumento per rendere sempre più fecondo il dialogo tra contemporaneo e archeologia. “Glaukos” è un racconto realizzato espressamente per Paestum, un’experience visiva che coinvolge tutti i sensi e attiva un’architettura silenziosa nel quale lo spettatore può abbandonarsi al sogno. La video installazione “Glaukos” di Alessandra Franco, a cura del Parco Archeologico di Paestum e Velia, è fruibile tutti i giorni dal tramonto fino a mezzanotte nei mesi di agosto e settembre.

Il museo Archeologico nazionale di Taranto nei giorni del Ferragosto fa il boom di presenze. La direttrice Eva Degl’Innocenti: “Risultati positivi. Grazie alle vacanze in Puglia e nei luoghi della cultura, anche Taranto in questi ultimi anni ha riscoperto, tra le altre, una vocazione turistica rinnovata”

La nuova identità visiva e digitale del museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTa
taranto_marta_direttrice-eva-degl-innocenti_foto-marta

Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTA)

Il museo Archeologico nazionale di Taranto nei giorni del Ferragosto fa il boom di presenze. È il risultato del gradimento dei visitatori, nonostante le prescrizioni anti-Covid limitino il numero di accessi e la durata della visita, che ha fatto registrare l’importante risultato di quasi +50% rispetto all’anno 2020. “Sono risultati positivi”, spiega la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, “considerato che l’inedita condizione dettata dalla pandemia e dalle regole anti-Covid ha ridotto la capienza del Museo al circa il 10% rispetto alla normalità. Un sold out registrato già alcuni giorni prima del periodo ferragostano e che conferma anche il trend di crescita registrato da tutti i musei italiani. Il museo è un luogo sicuro e protetto considerato che entrano 15 persone alla volta ogni mezz’ora e l’accesso ai piani di esposizione consente di creare delle vere e proprie bolle Covid-free negli ampi spazi delle 25 sale che ospitano i reperti – continua la direttrice – dalla preistoria, alla città greca, passando per l’importante collezione degli Ori di Taranto e dalla sezione dedicata agli atleti e guerrieri con la tomba dell’atleta di Taranto, fino alla città romana e per concludere con il Medioevo. Ha vinto la cultura e Taranto ha accolto i numerosi turisti stranieri che quest’anno hanno fatto tappa nella città bimare anche grazie all’approdo delle navi da crociera”.

Lo sguardo di meraviglia davanti a una vetrina degli ori di Taranto (foto MArTA)
vetulonia_archeologico_mostra_taras-e-vetl_rafanelli_degl-innocenti_foto-Marta

Simona Rafanelli, direttrice del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, ed Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, all’inaugurazione della mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” (foto MArTa)

“L’offerta si è duplicata – afferma ancora la direttrice Eva Degl’Innocenti – perché nel costo del biglietto d’accesso alle collezioni è inserita la possibilità di visitare nell’area delle esposizioni temporanee, al piano terreno del MArTA, anche la mostra “Taras e Vatl. Protagonisti del Mediterraneo a confronto. Archeologia di Vetulonia a Taranto”, dedicata a due importanti civiltà dell’Italia antica Magna Grecia ed Etruschi. La mostra, curata dalla direttrice Eva Degl’Innocenti e dal funzionario archeologo del MArTA, Lorenzo Mancini, in collaborazione con la direttrice del museo “Isidoro Falchi” di Vetulonia, Simona Rafanelli, propone nell’esposizione tarantina anche la ricostruzione in scala 1:1 della tomba a tumulo di Poggio Pelliccia, monumentale complesso funerario etrusco nel territorio di Vetulonia”. La mostra “Taras e Vatl. Protagonisti del Mediterraneo a confronto. Archeologia di Vetulonia a Taranto” sarà visitabile fino al 9 gennaio 2022. L’ingresso alla mostra è incluso nel biglietto di accesso al Museo Archeologico Nazionale di Taranto.

“Grazie alle vacanze in Puglia e nei luoghi della cultura, anche Taranto, che in questi ultimi anni ha riscoperto, tra le altre, una vocazione turistica rinnovata, è stata premiata dal successo di presenze e gradimento dei turisti. È il frutto di un lavoro di squadra, composto da tanti tasselli. Piccoli e grandi. Per tale ragione il nostro sito – conclude la direttrice -, ma anche la nostra comunicazione sui social (da TikTok a Facebook oTripAdvisor) ha voluto condividere con tutti voi il grande patrimonio di Taranto”.

Reggio Calabria. Per l’undicesimo incontro di “Notti d’Estate al MArRC” il museo Archeologico nazionale ospita, in collaborazione con il Touring Club Italiano, il giornalista Giuseppe Smorto che presenta il libro “A Sud del Sud – Viaggio dentro la Calabria tra i diavoli e i resistenti”. Accesso al museo col Green Pass

Il giornalista reggino Giuseppe Smorto protagonista dell’undicesimo appuntamento con “Notti d’estate del MArRC”, la fortunata serie di eventi svolti dopo il tramonto al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Il suggestivo scenario dello Stretto di Messina sarà lo sfondo, giovedì 26 agosto 2021, della presentazione del volume “A Sud del Sud – Viaggio dentro la Calabria tra i diavoli e i resistenti”, di Giuseppe Smorto, iniziativa realizzata in sinergia con il Touring Club Italiano, sezione di Reggio Calabria. “Siamo orgogliosi di poter ospitare al MArRC una delle firme più prestigiose del giornalismo italiano”, commenta il direttore Carmelo Malacrino. “Smorto, già direttore di Repubblica.it e vicedirettore del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, racconterà dei tanti volti positivi della nostra regione, delle sue bellezze, troppo spesso offuscate da fenomeni criminali. Non potevamo perdere l’opportunità di offrire al nostro pubblico un confronto su questi temi – conclude -, convinti che solo il dibattito aperto e lo scambio di visioni possa contribuire alla crescita culturale del territorio. Ringrazio per questo il TCI Reggio Calabria che, assieme ad altri enti, costituisce una delle più solide partnership del Museo”. Accanto a Smorto, sulla terrazza panoramica ci sarà anche Francesco Zuccarello Cimino, console del Touring club reggino. Come ogni giovedì e sabato, il Museo sarà aperto con orario non-stop fino alle 23, con ultimo ingresso alle 22.30. Dalle 20 il costo del biglietto sarà di 3 euro e darà accesso alla terrazza panoramica, oltre che, naturalmente, ai quattro livelli di collezione permanente e alla sala dei Bronzi di Riace e di Porticello. Per accedere al Museo, ai sensi delle ultime disposizioni governative, è necessario il Green Pass per tutti i visitatori, ad eccezione dei minori di anni 12 e dei soggetti per i quali non è prevista la vaccinazione. L’accesso al MArRC avviene senza prenotazione. Il personale contingenta gli ingressi a gruppi di circa 10 persone ogni 15 minuti. 

Centuripe (En). Al via la prima edizione del Festival internazionale del cinema archeologico “Premio Augusto”, in onore del più bel ritratto dell’imperatore Cesare Augusto ritrovato in Sicilia che il 28 agosto rientra a Centuripe dopo 83 anni. Ecco il programma del festival

La piazza del Duomo di Centuripe (Enna) sede della prima edizione del Centuripe Archeofilm (foto AV)

centuripe_archeofilm_logoDal 27 al 30 agosto 2021, alle 21, la splendida piazza Duomo di Centuripe (En) si trasforma nel palcoscenico più prestigioso di Sicilia ospitando il I Festival Internazionale del cinema Archeologico “Premio Augusto”, organizzato da Comune di Centuripe, Regione Siciliana – Assessorato turismo sport e spettacolo, con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm. Ingresso gratuito. Info: 0935.919480, ufficioturistico@comune.centuripe.en.it. Il ricco programma prevede una carrellata di film e documentari di produzione internazionale che trovano a Centuripe la location perfetta (la città ha un patrimonio archeologico tra i più importanti dell’Isola).

Il ritratto dell’imperatore Augusto trovato a Centuripe (En) (foto AV)

Il titolo del “Premio Augusto” non è casuale, ma coincide con un altro importante evento che si svolgerà il 28 agosto 2021, data in cui è previsto il rientro a Centuripe, dopo 83 anni, del più bel ritratto dell’imperatore Cesare Augusto ritrovato in Sicilia, il 30 aprile 1938, da uno degli operai intenti a scavare il cavo di fondazione di uno dei quattro piloni che sorreggevano un tratto di strada. Il ritratto di Augusto rientrerà a Centuripe grazie alla collaborazione tra l’assessorato per i Beni culturali e l’Identità siciliana, il parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci assieme all’intera collezione “centuripina”, custodita per quasi un secolo nel museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa. Le opere saranno trasferite nel museo Archeologico regionale di Centuripe per cinque anni. La collezione comprende anche due straordinari ritratti, quelli di Germanico e Druso Minore, oltre a importanti vasi centuripini e diverse opere in terracotta.

Il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero” di Stephen Mizelas

Il programma, venerdì 27 agosto 2021. Le quattro giornate di “Centuripe Archeofilm” si aprono con “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 50’). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e studiato della storia. Il corredo della sua tomba è una fonte infinita di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto… Segue il film “Pompei 3D, una storia sepolta” di Maria Chiffi (Italia, 26’). Pompei, sepolta nel 79 d.C. dall’eruzione del Vesuvio, rivive attraverso questo film-documentario capace di ricreare in 3D, luoghi, ambienti e situazioni esattamente come erano in origine, allo scopo di condurre i visitatori/spettatori in una sorta di “viaggio nel tempo” e poter rivivere virtualmente uno dei siti archeologici più importanti della storia.

“Le mystérieux volcan du Moyen-Âge / Il misterioso vulcano del Medioevio” di Pascal Guérin

Il programma, sabato 28 agosto 2021. Apre alle 21 il film “Il misterioso vulcano del Medioevo / Le mystérieux volcan du Moyen-Âge” di Pascal Guérin (Francia, 52’). Il film mette in primo piano il minuzioso lavoro di ricerca e studio degli scienziati per comprendere come la più terrificante eruzione vulcanica a memoria d’uomo avvenuta in Indonesia nel XIII secolo abbia trasformato il clima di tutto il pianeta e gli ecosistemi determinando fame ed epidemie. Segue il film “Choquequirao, la geografia sacra degli Incas / Choquequirao, la géographie sacrée des Incas” di Agnès Molia, Nathalie Laville (Francia, 26’). Gli Incas, gli ultimi arrivati sulla scena andina, nel XV secolo costruirono il più grande impero che l’America avesse mai visto. Senza conoscere né la scrittura né la ruota si rivelarono geniali architetti, costruendo enormi edifici in pietra e terrazze a più livelli per l’agricoltura.

Una scena del film “Gladiatori, il ritorno” di Emmanuel Besnard e Gilles Rof

Il programma, domenica 29 agosto 2021. Apre alle 21 il film “Gladiatori, il ritorno / Gladiateurs, le retour” di Emmanuel Besnard, Gilles Rof (Francia, 26’). Oltre quindici secoli dopo la loro scomparsa, i gladiatori sono tornati nell’anfiteatro di Arles in Francia, con combattimenti e corsi di formazione. Promotore di questo ritorno è un esperto di arti marziali che da vent’anni dedica la sua vita a ricostruire meticolosamente le regole e il contesto di queste antiche battaglie. Lontana dalle fantasiose versioni hollywoodiane, il film propone una nuova visione di quello che è stato il primo grande spettacolo nella storia dell’umanità. Segue la cerimonia di premiazione-assegnazione del “Premio Augusto” al film più gradito al pubblico. Chiude la serata il film “Stonehenge – Bringing back the dead” di Nick Gillam-Smith (Austria, 50’). Stonehenge, il più celebre sito preistorico della Gran Bretagna, è rimasto un enigma per secoli. Adesso un team guidato da rinomato archeologo Mike Parker Person ha fatto alcune straordinarie scoperte in grado di rispondere a molte domande. Si scoprirà ad esempio che le prime pietre posate sul sito erano in realtà segnacoli di antiche tombe… Stonehenge era dunque originariamente un grande cimitero preistorico circolare, completamente diverso da quello che appare oggi.

Il film “Sicilia Grand Tour 2.0” per la regia di Giorgio Italia

Lunedì 30 agosto 2021, serata con il film fuori concorso “Sicilia Grand Tour 2.0” di Giorgio Italia (Italia, 90’). Giorgio, giovane studente universitario, trova in biblioteca dei vecchi volumi: sono pieni di carte, schizzi, disegni, storie. Il ragazzo è talmente affascinato dal racconto che Jean Houel, architetto francese del XVIII secolo, riesce a tessere della Sicilia, che decide di esplorare quest’isola. Scoprirà così che le parole di Houel, che definiva la Sicilia “il luogo più curioso dell’universo”, sono ancora oggi veritiere.

Cortona. Ancora poche settimane per visitare la mostra “Luci dalle tenebre, dai lumi degli Etruschi ai bagliori di Pompei” al MAEC – museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona, la prima mostra dedicata all’illuminazione nel mondo etrusco

La locandina della mostra “Luci dalle tenebre, dai lumi degli Etruschi ai bagliori di Pompei”, dal 5 giugno al 12 settembre 2021 al Maec di Cortona

È in assoluto la prima mostra dedicata all’illuminazione nel mondo etrusco e offre un percorso attraverso reperti provenienti dai più prestigiosi Musei italiani. C’è ancora qualche settimana di tempo, fino al 12 settembre 2021, per visitare la mostra “Luci dalle tenebre. Dai lumi degli Etruschi ai bagliori di Pompei” al museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona (Maec). “Il tema dell’illuminazione nel mondo etrusco, nelle sue varie applicazioni, non era mai stato affrontato in una sede museale”, spiegano i tre curatori Luigi Donati, Vittorio Mascelli, Paolo Bruschetti. “È una grossa lacuna alla quale il museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona intende provvedere con questo evento, suggerito dalla volontà di offrire al pubblico dei visitatori un quadro esauriente sul complesso tema della luce e dei lumi, che tanta parte ha avuto nello sviluppo delle varie civiltà e quindi anche di quella etrusca, valorizzando ancora una volta la presenza di un pezzo unico di cui dispone. Se, infatti, nel 2016 il Maec ospitava la mostra “Etruschi, maestri di scrittura” (vedi A Cortona la mostra “Etruschi maestri di scrittura. Cultura e società nell’Italia antica”. Per la prima volta assieme i più importanti testi in etrusco: dalla mummia di Zagabria alla Tabula Cortonensis, dalla Tegola di Capua alle lamine auree di Pyrgi, dal Cippo di Perugia al fegato di Piacenza. Tutte le novità su una scrittura in parte ancora avvolta dal mistero | archeologiavocidalpassato), nata intorno ad uno dei pezzi scrittori più importanti del mondo etrusco, la Tabula Cortonensis acquisita nel 1992, anche questa mostra è originata dalla presenza, nel medesimo museo dove fa mostra di sé dal 1842, del famosissimo “lampadario” bronzeo, un capolavoro unico dell’arte toreutica degli etruschi”.

Il famoso lampadario etrusco conservato al museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona (foto maec)

“La mostra – continuano i curatori – vuole quindi accompagnare il visitatore attraverso questo affascinante viaggio nel tempo, illustrando le varie soluzioni escogitate per sfruttare la luce naturale negli ambienti chiusi, ed in particolare nelle abitazioni, via via che l’architettura diveniva più complessa: la porta, la finestra, l’abbaino o il lucernario, il timpano aperto oppure l’atrio od il cortile interno. Largo spazio viene quindi dato ai vari metodi e agli strumenti specifici, fissi o mobili, adottati dagli antichi per produrre delle luci artificiali che consentissero di vincere le tenebre della notte, ma anche di lavorare in luoghi permanentemente oscuri come le gallerie minerarie, le tombe ipogee, oppure di garantire un sistema di segnali luminosi a distanza con finalità strategiche per il controllo del territorio. Ma il percorso espositivo allarga lo sguardo anche sull’altra sponda del Tirreno, a quell’isola Argyróphleps che, stando a Platone, verrà poi chiamata Sardò dal nome della sposa di Tyrrenòs, l’eroe eponimo dei Tirreni d’Etruria ed era abitata, secondo Strabone, dall’antico popolo dei Tyrrhenoi omonimi di questi ultimi. Tradizioni mitistoriche entrambe, dalle quali emerge il ricordo di una comunanza molto stretta fra le due sponde del mare, oggi confermata dall’archeologia con le testimonianze che si vanno infittendo nel corso del primo millennio a.C.. In linea con uno dei principi fondanti del Maec, vale a dire quello di una divulgazione larga ma al contempo di alto profilo”, ricordano Donati, Mascelli e Bruschetti, “vi è anche una sezione didattica che, mediante la creazione di copie tridimensionali degli strumenti da illuminazione esposti nelle vetrine, permette di comprenderne il funzionamento. Le repliche tridimensionali consentono anche di ricreare od integrare strumenti non conservatisi fino a noi perché composti con materiali estremamente deperibili come elementi vegetali o cera”.

L’Efebo di via dell’Abbondanza: una statua in bronzo a grandezza quasi naturale riadattata ad uso porta-lampade (foto mann)

“Il percorso si conclude con l’esposizione di splendidi manufatti bronzei per l’illuminazione provenienti da Pompei, che fu fondata probabilmente dagli stessi Etruschi con l’ausilio di maestranze locali, come dimostrerebbero la pianta della città ed i materiali che gli scavi stanno mettendo in luce nei livelli più antichi. Quelli qui presentati, tutti strumenti di età romana rimasti in uso nelle abitazioni della città vesuviana fino alla tragica eruzione del 79 d.C., stanno ad indicare il filo ideale che si mantenne vivo nei secoli, sempre teso a coniugarne la funzionalità con l’attenzione al valore ornamentale. Spiccano fra di essi due pezzi. Il primo è una lucerna trilicne (a tre fuochi) con sirena realizzata in stile arcaizzante, quasi a voler richiamare esplicitamente un legame ideale da parte degli abitanti della Pompei romana con quei remoti antenati ai quali si deve la nascita della città. Il secondo – concludono i curatori – è l’Efebo di via dell’Abbondanza: una statua in bronzo a grandezza quasi naturale riadattata ad uso porta-lampade, col quale si chiude la mostra rimandando idealmente all’epos omerico, a quei “giovinetti d’oro su piedistalli ben costruiti che recavano in mano fiaccole accese e facevano lume durante la notte ai convitati nella sala”, incontrati da Ulisse nella reggia di Alcinoo”.

Aquileia. La scrittrice palestinese Suad Amiry presenta in piazza Capitolo il libro “Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea”. Prenotazione obbligatoria e ingresso col Green Pass. Evento collaterale alla mostra “Da Aquileia a Betlemme. Un mosaico di fede e bellezza” a Palazzo Meizlik

Ad Aquileia l’incontro con la scrittrice palestinese Suad Amiry (foto fondazione aquileia)

aquileia_fondazione_logoGiovedì 26 agosto 2021, alle 21, in piazza Capitolo ad Aquileia, la scrittrice Suad Amiry presenta il suo libro “Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea” (Mondadori, 2020). Modera Elena Commessati, scrittrice e giornalista, con la partecipazione di Cinzia Biondi, lettura scenica, e Taisir Hasbun, oud e nay (liuto e flauto orientale). Prenotazione obbligatoria sul link Incontro con Suad Amiry – Presentazione di “Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea” | Fondazione Aquileia. Si ricorda l’obbligo di Green Pass per accedere all’evento. Suad Amiry è una scrittrice e un architetto palestinese, fondatrice del Riwaq Centre for Architectural Conservation a Ramallah, dove risiede. Nata a Damasco, ha vissuto tra Amman, Damasco, Beirut e Il Cairo, ha studiato architettura all’American University of Michigan, specializzandosi infine a Edimburgo. Attualmente si muove tra Ramallah, New York e l’Umbria. Suad Amiry ha scritto Sharon e mia suocera” (2003), a cui hanno fatto seguito “Se questa è vita” (2005), “Niente sesso in città” (2007), “Murad Murad” (2009), “Golda ha dormito qui” (2013) e “Damasco” (2016), tutti pubblicati da Feltrinelli. Ha vinto il premio internazionale Viareggio Versilia nel 2004 e il premio Nonino Risit d’Aur nel 2014.

libro_storia-di-un-abito-inglese-e-di-una-mucca-ebrea_copertina

La copertina del libro “Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea” di Suad Amiry

Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea. Palestina, 1947. Giaffa è una città viva di mercati, caffè, strade affollate, aperta sul mare pescoso e chiusa da distese immense di aranceti profumati. Subhi è un ragazzo che sogna di diventare il Miglior Meccanico della città. È in effetti un talento e quando riesce a riparare una pompa d’irrigazione, il ricco uomo d’affari che lo ha messo alla prova gli fa confezionare, in segno di riconoscenza, un abito inglese in lana di Manchester. Subhi è al settimo cielo e con quell’abito acquista una nuova consapevolezza di sé e della città in cui si muove, ma soprattutto immagina di indossarlo, malgrado il caldo, per fare colpo sulla ragazza dei suoi sogni, la giovanissima e bellissima Shams. Peccato che non siano tempi facili, tanto più per le storie d’amore: gli inglesi, che da oltre vent’anni amministravano la Palestina, dichiarano concluso il loro mandato e finiscono con il fomentare le già forti tensioni tra gli ebrei sempre più numerosi e i residenti palestinesi. Nel 1948 arriva l’attacco deliberato, quello che fu chiamato Nakba, la catastrofe: le forze israeliane ben equipaggiate dalla Gran Bretagna bombardano Giaffa senza pietà, la occupano, la riducono a una città fantasma. Traditi gli accordi, sono disperse centinaia di famiglie, le abitazioni e gli aranceti sono espropriati, la vita quotidiana è sfigurata da uno stato di polizia. E in quel teatro di caos e di morte le giovani anime di Subhi e Shams, perduti l’uno all’altra, disegnano sulla mappa della Storia il loro destino, senza rassegnazione, illuminati dalla certezza di appartenere a una terra, alla gente che l’ha abitata, a una avventurosa speranza, che, come in un sogno, è di volta in volta l’apparizione di una mucca sfortunata, la morbida eleganza della lana di Manchester, o un coloratissimo volo di aquiloni. Suad Amiry ha saputo ascoltare i veri protagonisti di questo racconto, ha saputo narrare con sapienza e humour una promessa d’amore, ha saputo mettere nel cuore di un ragazzino la meraviglia di esistere e ha intessuto tutto questo dentro una delle pagine più drammatiche e meno note del secolo scorso.

La locandina della mostra “Da Aquileia a Betlemme. Un mosaico di fede e bellezza” a Palazzo Meizlik dall’11 luglio al 30 settembre 2021

L’evento promosso da Fondazione Aquileia è abbinato alla mostra “Da Aquileia a Betlemme. Un mosaico di fede e bellezza” a Palazzo Meizlik di Aquileia fino al 30 settembre 2021, che celebra la rinascita della Basilica della Natività di Betlemme e la storia dell’evoluzione della Basilica di Aquileia. Il percorso espositivo si snoda in due sezioni: la sezione Betlemme, curata da Taisir Hasbun, Alessandro Fichera e Tommaso Santi si avvale del progetto di scavo e restauro durato dieci anni come di un filo che permette di ricucire attraverso testi, foto e video la storia del monumento più antico della Cristianità per concludersi con un video dove viene letteralmente svelata la Basilica nella sua ritrovata bellezza (vedi A Palazzo Meizlik di Aquileia apre la mostra “Da Aquileia a Betlemme: un mosaico di fede e bellezza” che celebra quel filo ancora inesplorato che unisce la Basilica della Natività a Betlemme e la Basilica di Aquileia, entrambe tappa e meta di pellegrinaggi, entrambi siti Patrimonio dell’Umanità | archeologiavocidalpassato).

Cortona. Al tumulo del Sodo (Maec Parco) le ultime due domeniche di agosto appuntamento con “Chi è di scena?”, spettacoli teatrali per adulti e bambini a cura dell’associazione Trabagai

cortona_tumulo-II-del-sodo_gradinata-terrazza_foto-drm-toscana

La gradinata-terrazza del tumulo II del Sodo nel parco archeologico di Cortona (foto drm-toscana)

cortona_logo-maec-parcoL’appuntamento al parco archeologico di Cortona – Maec Parco, in località Sodo, nel pomeriggio delle ultime due domeniche di agosto con “Chi è di scena?”, spettacoli teatrali per adulti e bambini a cura dell’associazione Trabagai con Elena Farulli e Giorgio Monteleone. Info e prenotazioni: Maec, tel. 0575.630415; mail cortonamusei@itinera.info. Costo spettacoli: adulti 8 euro;  bambini 6 euro;  0-3 anni gratuito. “Trabagai” nella parlata livornese vuol dire “traffici, piccoli mercati, acrobazie di sopravvivenza”. Lo stile dei primi comici era basato su continui “trabagai” e lotte per vedere riconosciuto il loro mestiere. L’associazione culturale Trabagai è nata nel 1998 dall’esperienza artistica dei suoi fondatori: Giorgio Monteleone, Elena Farulli e Claudio Monteleone. L’associazione Trabagai divulga la cultura del teatro attraverso la diffusione della conoscenza delle tecniche della commedia dell’arte, della clownerie, della musica e delle tradizioni popolari. Il luogo scelto per lo spettacolo, come si diceva, è località Sodo nota per  la presenza di due tumuli etruschi di età arcaica. Tra questi spicca il tumulo II del Sodo, con la spettacolare gradinata-terrazza decorata da gruppi scultorei ed elementi architettonici di stile orientalizzante.

cortona_maec_stornelli-infernali_foto-maec

Lo spettacolo “Stornelli infernali” (foto maec)

Domenica 22 agosto 2021, alle 18, al parco archeologico di Cortona, lo spettacolo “Stornelli infernali”, ispirato e tratto dall’Inferno di Dante Alighieri. Due menestrelli raccontano, in maniera comica ma fedele, il rocambolesco viaggio di Dante e Virgilio, intervallando la narrativa con versi della Divina Commedia cantati su arie popolari. Un originale intreccio tra teatro, letteratura, cultura popolare e comicità.

cortona_maec_principessa-triste_foto-maec

Lo spettacolo “Principessa triste” (foto maec)

Domenica 29 agosto 2021, alle 18, al parco archeologico di Cortona, lo spettacolo “Principessa triste”. Un pentolaio arriva con il suo carretto pieno di pentole e si presenta ai bambini: interagisce con loro e davanti a loro, come per magia, trasforma il carretto in un castello, dalle cui finestre si affaccia la principessa triste. Catapultato nella storia che lui stesso sta raccontando, il pentolaio si troverà ad affrontare diverse peripezie per rendere felice la principessa. Una fiaba classica russa “la principessa triste”, che nella nostra versione liberamente riadattata tocca temi come il consumismo, l’amicizia, la solidarietà.