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ArcheocineMANN 2020. Dopo il Premio Mann (andato a “Gli ultimi segreti di Nazca”), assegnato il Premio Scuole: gli studenti votano “Mostri e Miti”

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Al film “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca il premio MANN 2020

Con l’assegnazione del secondo dei due premi previsti, quello assegnato dalle Scuole, si è chiusa definitivamente la seconda edizione di archeocineMANN, il festival internazionale del cinema archeologico organizzato dal museo Archeologico nazionale di Napoli in collaborazione con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm (Giunti Editore).  Dal primo riconoscimento, il “Premio MANN”, conferito dalla giuria di esperti, e comunicato dal direttore artistico Dario Di Blasi già nella diretta streaming del 5 dicembre 2020, archeologiavocidalpassato ne ha dato tempestivamente conto (vedi La seconda edizione di archeocineMANN vinta dal film “Gli ultimi segreti di Nazca” sugli enigmatici geoglifi di Nasca e la piramide di Cahuachi. Ora per cinque giorni i film della rassegna sono on demand | archeologiavocidalpassato). Per la cronaca, lo ricordiamo, il premio è andato al film “Gli ultimi segreti di Nazca” di Jean Baptiste Erreca (Francia): analizzando una campagna di scavo dopo l’altra, il documentario ricostruisce l’origine, nel deserto di Nazca (sud del Perù), dell’immenso complesso che, con le linee geometriche e i misteriosi geoglifi visibili solo dal cielo, ancora oggi desta meraviglia e curiosità. 

Al film “Mostri e Miti” di Carsten Gutschmidt (Germania) il premio Scuole di archeocineMANN
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Frame del film “Mostri e Miti” di Carsten Gutschmidt (Germania)

E ora ecco il “Premio Scuole”. È stato assegnato da circa 750 studenti degli istituti superiori napoletani con un team di 24 docenti: la partecipazione degli allievi è stata promossa grazie alla collaborazione dei Servizi Educativi del MANN con l’associazione Moby Dick. Il riconoscimento è stato conferito a “Mostri e Miti” di Carsten Gutschmidt (Germania): non è un caso, forse, che i giovanissimi esaminatori abbiano selezionato un’opera in grado di mescolare sapientemente strumenti tecnologici e rigore scientifico, raccontando l’evoluzione del concetto di Medioevo, tra folclore e cultura; nel documentario, draghi, animali fantastici e creature mitiche permettono di ripercorre l’origine di figure alla base dell’immaginario collettivo. Gli istituti che hanno partecipato alla giuria sono stati: liceo scientifico-linguistico “Elio Vittorini” (13 classi), ITC Caruso (10 classi), liceo classico “Vittorio Emanuele II- Garibaldi” (4 classi), liceo “Genovesi- Campanella” (3 classi), liceo scientifico “Renato Caccioppoli” (3 classi), liceo scientifico “Cuoco- Campanella” (1 classe). L’edizione di quest’anno – necessariamente online a causa delle normative Covid – ha permesso un “porta a porta” (gratuito) nelle case e nelle scuole, garantendo, con ottimi risultati in termini di accessi, la fruizione  del meglio del cinema internazionale di Archeologia, Arte e Ambiente.

La seconda edizione di archeocineMANN vinta dal film “Gli ultimi segreti di Nazca” sugli enigmatici geoglifi di Nasca e la piramide di Cahuachi. Ora per cinque giorni i film della rassegna sono on demand

Quattro giorni di diretta in streaming sulla piattaforma www.streamcult.it e ora cinque giorni, dal 6 al 10 dicembre 2020, on demand con la possibilità di vedere o rivedere i film in programma nella seconda edizione di archeocineMANN, festival internazionale del cinema archeologico di Napoli, organizzato dal museo Archeologico nazionale di Napoli in rete con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm. Quest’anno, in mancanza di pubblico in presenza, il premio Mann è stato assegnato da una giuria tecnica, composta dal direttore del Mann, Paolo Giulierini; dal direttore di Archeologia Viva, Piero Pruneti; e dal direttore artistico di archeocineMANN, Dario Di Blasi.

Al film “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca il premio MANN 2020

È toccato proprio a Dario Di Blasi l’onore di proclamare il vincitore del premio Mann: “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca (Francia, 2018, 52’). Nel Sud del Perù, ai piedi della catena montuosa delle Ande, i Nazca costruirono città e disegnarono un’immensa rete di linee geometriche e geoglifi. Chi rappresentavano queste figure enigmatiche visibili solo dal cielo e qual era il loro significato? Un team di archeologi di tutto il mondo sta sfruttando le ultime tecnologie per scoprire uno dei più grandi segreti dell’umanità. Le loro ultime campagne di scavo hanno portato alla luce nuove mummie, tessuti favolosi, ceramiche e misteriosi teschi allungati… Questa la motivazione della giuria tecnica: “Dei geoglifi di Nasca e della piramide di Cahuachi molto si è parlato in questi anni. Molti film sono stati fatti, ma finalmente in quest’opera cinematografica, “Gli ultimi segreti di Nazca”, molte ipotesi sono state raffinate e sono diventate più plausibili e convincenti. La più che quarantennale ricerca di Giuseppe Orefici e la realizzazione del museo Antonini ricevono gratificazione da queste immagini. Un mondo così lontano nello spazio e nel tempo ci viene restituito con splendide immagini e particolareggiata ricerca. È con grande piacere che attribuiamo il premio Mann a quest’opera con la non troppo nascosta intenzione di premiare l’opera faticosa, difficile e puntigliosa di Giuseppe Orefici nel Progetto Nasca e del suo collaboratore Antonini prematuramente scomparso a cui è stato intitolato il museo di Nasca”.

ArcheocineMANN: al via la seconda edizione, tutta on line, tutta gratuita, con dieci film in concorso e quattro prime nazionali. Ecco il programma

Siete pronti? Tutti all’archeocineMANN con…un semplice click! Dieci film in concorso per il Premio Mann con quattro prime nazionali. E poi film, fuori concorso, della produzione del museo Archeologico nazionale di Napoli. Una serata speciale. E incontri con i protagonisti. Tutto on line. Tutto gratuito per la seconda edizione di archeocineMANN, il festival internazionale del cinema di Archeologia, Arte e Ambiente, organizzato da museo Archeologico nazionale di Napoli in collaborazione con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm. L’appuntamento si rinnova online, per non perdere la preziosa occasione di far dialogare arti  solo apparentemente diverse: da mercoledì 2 a domenica 5 dicembre 2020 archeocineMANN arriva in streaming (con accesso gratuito). E dal 6 al 10 dicembre 2020 on demand. Con un semplice click (necessario registrarsi sul portale www.streamcult.it) si potrà assistere, senza barriere spazio-temporali, al meglio della produzione cinematografica dedicata a momenti e civiltà del passato che hanno fatto la storia. La definizione del programma di archeocineMANN, così come l’organizzazione dell’infrastruttura informatica e delle riprese, sono a cura dei Servizi Educativi del Museo (Lucia Emilio, responsabile, con Elisa Napolitano ed Antonio Sacco) insieme ad Archeologia Viva, Firenze Archeofilm. Il supporto tecnico è di Fine Art Produzioni. Ricco il programma, come ricorda il direttore Paolo Giulierini: “Da Olimpia a Canne, dall’Egitto delle Piramidi alla Arles dei  Gladiatori, da Stonehenge al Perù, dai draghi del Medioevo alle ultime ore di Pompei: il museo Archeologico di Napoli vi invita a un viaggio nel tempo e nello spazio partendo dai nostri capolavori”. Vediamo il programma.

Si inizia mercoledì 2 dicembre 2020, alle 10, con due film che concorrono per il Premio Mann: “Olimpia, alle origini dei Giochi” di Olivier Lemaitre (Francia, 52’), e “Apud Cannas”, regia e supervisione 3D di Francesco Gabellone (Italia, 16’). Alle 15, per la sezione “Mann fuori concorso”, “La genesi del MANN. Un viaggio con il Cartastorie” di Damiano Falanga Alcubierre. Produzione: MANN. Realizzazione: Fondazione Il Cartastorie. Quattro episodi: “Scavando tra le carte”, “Il passeggero artista”, “Il tempo dell’Impero Venuti”, “Le stanze vuote”. Segue un’altra produzione MANN: trailer di “Thalassa. Il Racconto”, di Antonio Longo. Testi Antonio Longo e Salvatore Agizza. Alle 16, altri due film per il Premio Mann: “Gladiatori, il ritorno” di Emmanuel Besnard, Gilles Rof (Francia, 26’) e in prima nazionale “Il mondo di Cheope” di Florence Tran (Francia, 52’). Tra i due film, l’incontro / intervista con Patrizia Piacentini, ordinario di Egittologia dell’università Statale di Milano.

Seconda giornata, giovedì 3 dicembre 2020. Alle 10, per il Premio Mann, il film “Mesopotamia in memoriam: appunti su un patrimonio violato. La stagione dei grandi Imperi” di Alberto Castellani (Italia, 60’). Alle 15, per la sezione “Mann fuori concorso”, “La genesi del MANN. Un viaggio con il Cartastorie” di Damiano Falanga Alcubierre. Produzione: MANN. Realizzazione: Fondazione Il Cartastorie. Quattro episodi: “Scavando tra le carte”, “Il passeggero artista”, “Il tempo dell’Impero Venuti”, “Le stanze vuote”. Segue un’altra produzione MANN: trailer di “Thalassa. Il Racconto”, di Antonio Longo. Testi Antonio Longo e Salvatore Agizza. Alle 16, per il Premio Mann, due film in prima nazionale: “Stonehenge. Un grande cimitero” di Nick Gillam-Smith (Austria, 50’) e “Gli ultimi segreti di Nazca” di Jean Baptiste Erreca (Francia,  52’). Tra i due film, l’incontro / intervista con Giuliano Volpe, archeologo e scrittore, dell’università di Bari.

Giovedì 3 dicembre 2020, serata speciale “Giovedì sera al Mann”. Alle 20.45, il film “La Signora Matilde. Gossip dal Medioevo” di Marco Melluso, Diego Schiavo (Italia, 50’). Interviene Syusy Blady (Maurizia Giusti) autrice conduttrice televisiva e “turista per caso”, protagonista del film nei panni di Matilde di Canossa.

Frame del film “Le ultime ore di Pompei” di Pierre Stine

Terza giornata, venerdì 4 dicembre 2020. Alle 10, per il Premio Mann, il film “Mostri e miti” di Carsten Gutschmidt (Germania, 52’). ). Alle 15, per la sezione “Mann fuori concorso”, “La genesi del MANN. Un viaggio con il Cartastorie” di Damiano Falanga Alcubierre. Produzione: MANN. Realizzazione: Fondazione Il Cartastorie. Quattro episodi: “Scavando tra le carte”, “Il passeggero artista”, “Il tempo dell’Impero Venuti”, “Le stanze vuote”. Segue un’altra produzione MANN: trailer di “Thalassa. Il Racconto”, di Antonio Longo. Testi Antonio Longo e Salvatore Agizza. Alle 16, per il Premio Mann, in prima nazionale il film “Le ultime ore di Pompei” di Pierre Stine (Francia, 90’).

Ultima giornata, sabato 5 dicembre 2020. Alle 11, attenzione: solo diretta streaming, il film “Agalma”, vita al museo Archeologico nazionale di Napoli,  film documentario scritto e diretto da Doriana Monaco con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni, selezionato alla 17.ma edizione delle Giornate degli Autori di Venezia 77. Il film è  frutto  di tre anni di lavoro sulla quotidianità  di uno dei più importanti musei del mondo, che ha aperto le porte alla giovane regista allieva di FilmaP – Atelier di cinema del reale di Ponticelli.  “Agalma” è anche un omaggio al classico  “Viaggio in Italia” di  Roberto Rossellini, oggi più che mai significativo: al centro del racconto c’è  il rapporto segreto e sempre nuovo che nasce tra i visitatori e le meraviglie dell’antichità greco-romana, ma anche il respiro appassionato di chi pianifica ogni giorno la vita del museo. Tutto fa emergere il Mann come un grande organismo produttivo, che rivela la sua natura di cantiere materiale e intellettuale. In squadra con la regista, i fonici Filippo Puglia e Rosalia Cecere, il compositore Adriano Tenore, gli aiuti regia Marie Audiffren ed Ennio Donato e per la post produzione la montatrice Enrica Gatto e la colorist Simona Infante. Il film ha ricevuto la menzione speciale al Perso Lab 2019.

Il film “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse / Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Angès Molia, Raphaël Licandro

Alle 16, per il Premio Mann, il film “Persepoli, il paradiso persiano” di Angès Molia, Raphaël Licandro (Francia, 26’). Segue l’incontro / intervista con Pierfrancesco Callieri, ordinario di Archeologia dell’Iran preislamico all’università di Bologna – ISMEO. Quindi si procede alla cerimonia di consegna del Premio Mann seconda edizione. Chiude archeocineMANN il film fuori concorso “Scritto sulla pietra” di Farhad Pakdel (Iran, 17’).  

Il museo Archeologico nazionale di Napoli lancia la seconda edizione di archeocineMANN in streaming gratuito dal 2 al 5 dicembre, e on demand dal 6 al 10. Film e interviste per capire tutto sul nostro passato più antico. Al termine il “Premio MANN” e il “Premio Scuole”

L’emergenza sanitaria non ferma la seconda edizione di archeocineMANN, il festival internazionale del cinema di Archeologia, Arte e Ambiente, organizzato da museo Archeologico nazionale di Napoli in collaborazione con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm. L’appuntamento si rinnova online, per non perdere la preziosa occasione di far dialogare arti solo apparentemente diverse: da mercoledì 2 a domenica 5 dicembre 2020 archeocineMANN arriva in streaming (con accesso gratuito). Con un semplice click (necessario registrarsi sul portale www.streamcult.it) si potrà assistere, senza barriere spazio-temporali, al meglio della produzione cinematografica dedicata a momenti e civiltà del passato che hanno fatto la storia. La definizione del programma di archeocineMANN, così come l’organizzazione dell’infrastruttura informatica e delle riprese, sono a cura dei Servizi Educativi del Museo (Lucia Emilio, responsabile, con Elisa Napolitano ed Antonio Sacco) insieme ad Archeologia Viva, Firenze Archeofilm. Il supporto tecnico è di Fine Art Produzioni.

Dietro le quinte: le riprese per il docu-film “Agalma” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

“Il Mann come un portale dell’archeologia internazionale”, commenta il direttore dell’Archeologico, Paolo Giulierini. “Da Olimpia a Canne, dall’Egitto delle Piramidi alla Arles dei  Gladiatori, da Stonehenge al Perù, dai draghi del Medioevo alle ultime ore di Pompei: il museo Archeologico di Napoli vi invita a un viaggio nel tempo e nello spazio partendo dai nostri capolavori. Avevamo immaginato la seconda edizione di archeocineMANN come una festa nel nuovo auditorium. Abbiamo deciso di confermare le date annunciate e diffondere il grande cinema archeologico internazionale in streaming gratuito, perché crediamo nell’importante valenza culturale di questo appuntamento organizzato con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm. E lo facciamo anche con un particolare impegno per la didattica a distanza, offrendo materiali di altissima qualità che possono essere di supporto agli insegnanti e sicuramente affascineranno spettatori di ogni età. Tra il Mann e il cinema, come è noto, il rapporto è strettissimo: nelle nostre sale sono stati girati film celebri (da ‘Cadaveri eccellenti’ a ‘Napoli velata’), videoclip d’autore, documentari, ma non solo. Il Museo è anche produttore di audiovisivi per il web, a partire dal progetto Obvia e dall’incontro con il mondo dell’animazione napoletana, fino a opere per il grande schermo, dai corti ‘Antico Presente’  ad ‘Agalma’, che ci ha portato all’ultimo Festival di Venezia. La nostra proposta è, quindi, quella di scoprire sempre più il cinema archeologico, che affida la divulgazione scientifica alla forza dell’immagine e alla suggestione del racconto. Vi aspettiamo numerosi nella nostra sala virtuale”.

“Al Mann presentiamo le migliori opere cinematografiche prodotte di recente a livello mondiale e ancora mai proposte al grande pubblico”, dice Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. “Sono opere che documentano le ricerche più aggiornate sul rapporto fra l’uomo e il pianeta dalle origini della specie fino alle civiltà storiche. Si tratta di un rapporto molto controverso, soprattutto quando si parla di coabitazione e condivisone delle risorse, che dobbiamo tenere ben presente, perché può insegnarci tante cose utili in questa fase critica per tutta l’umanità, apparentemente disorientata riguardo a un futuro che si annuncia preoccupante. Ancora una volta non possiamo capire dove vogliamo andare se non sappiamo chi siamo e da dove veniamo”.

Frame del film “Olimpia, alle origini dei Giochi” di Olivier Lemaitre
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Frame del film “Mesopotamia in memoria” di Alberto Castellani

Tante le anteprime che accompagneranno il pubblico a spasso nel tempo, viaggiando alla volta dei luoghi più remoti del pianeta: si potrà entrare, così, nei cunicoli della Piramide di Cheope, dove una missione internazionale condurrà gli spettatori alla scoperta di una nuova misteriosa cavità; ancora, nel documentario ‘Apud Cannas’, in animazione su base 3D, saranno svelati gli aspetti inediti della celebre Battaglia di Canne. La storia millenaria della città di Olimpia starà tutta nel film girato laddove nacquero i più prestigiosi giochi dell’antichità, che ancora portano il nome di quel luogo famoso: le Olimpiadi, appunto. È invece di un italiano, Alberto Castellani, ‘Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato. La stagione dei grandi imperi’: nel documentario, l’indagine archeologica si accompagnerà all’analisi dell’attuale stato dei siti iracheni, dopo i danni operati dall’Isis (e non solo).

Frame del film “Stonehenge. Un grande cimitero” di Nick Gillam-Smith
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Frame del film “Le ultime ore di Pompei” di Pierre Stine

Spazio, poi, al Medioevo, “rivisto e corretto” con grande ironia, nel film che vede nei panni di Matilde di Canossa l’ex “turista per caso” Syusy Blady (alias Maurizia Giusti). E ancora, lontano dalle fantasiose narrazioni hollywoodiane, ecco il (vero) mondo dei gladiatori, in un’anticipazione ideale della grande mostra che il Mann ospiterà nel marzo 2021. Non mancheranno novità sul sito megalitico più famoso di tutti i tempi, Stonehenge, identificato dal team dell’archeologo Mike Parker Pearson con un grande cimitero, così come un focus sulle ultime ore di Pompei, attraverso le scoperte recenti di un’equipe di studiosi francesi. Per gli appassionati di folclore e tradizioni millenarie, spazio di approfondimento su draghi e mostri nell’immaginario dei popoli del passato; da non perdere, infine, il film capolavoro dedicato alla grande capitale achemenide Persepoli.

La locandina del film documentario “Agalma” di Doriana Monaco

Arricchiranno il programma le più apprezzate produzioni cinematografiche del Mann: sarà possibile vedere il documentario ‘Agalma’ della giovane regista Doriana Monaco, che racconta, con le voci di Fabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco, la vita “dietro le quinte” del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il film, selezionato per la 17esima edizione delle Giornate degli Autori di Venezia 77, è stato prodotto da Antonella Di Nocera (Parallelo 41 produzioni) e Lorenzo Cioffi (Ladoc) con il Mann. Ancora, in streaming, saranno presentati i cortometraggi de “La genesi del MANN. Un viaggio con il Cartastorie in quattro video” e il trailer del documentario “Thalassa. Il racconto”.

Pierfrancesco Callieri co-direttore a Tol-e Ajori (Persepoli, Iran) con Alireza Askari Chaverdi

Non solo film, ma anche racconti ed esperienze vissute: gli spettatori virtuali avranno l’opportunità di conoscere da vicino i grandi nomi della ricerca e divulgazione archeologica con interviste a Patrizia Piacentini (egittologa, direttrice della Missione di scavo ad Assuan), Pierfrancesco Callieri (direttore degli scavi italiani a Persepoli), Giuliano Volpe (archeologo e scrittore), Syusy Blady (attrice e conduttrice televisiva).

Frame del film “Apud Cannas” di Francesco Gabellone

Dopo la conclusione dello streaming e l’assegnazione del “Premio MANN” al film scelto dalla giuria di esperti della rassegna, archeocineMANN continuerà on demand dal 6 al 10 dicembre 2020: un’occasione importante, rivolta anche a professori e studenti per intrecciare contenuti e temi, tra archeologia, arte e cinema. Il Festival si proporrà, così, come una vera e propria “piattaforma” di approfondimento per le scuole superiori: il MANN metterà a disposizione gratuitamente  i film, tra cui quattro anteprime nazionali, corti, interviste e contenuti extra. Anche quest’anno, in collaborazione con l’Associazione Moby Dick, sarà assegnato il “Premio Scuole” al miglior film, selezionato da una giuria composta da oltre 200 allievi degli istituti superiori napoletani.​

Bologna. Presentati i reperti precolombiani trafugati, sequestrati e donati ai Musei Civici dall’Agenzia Dogane e Monopoli. Arricchiranno le collezioni andine del museo Medievale. Approfondimenti nel ciclo di conferenze online “Cose dell’altro mondo”

Uno dei reperti precolombiani trafugati, sequestrati e donati dall’Agenzia Dogane e Monopoli ai Musei Civici Bologna (foto Agenzia Dogane Monopoli)

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bologna_musei-civici-logoDalla circolazione clandestina come reperti trafugati e destinati al mercato internazionale degli oggetti di arte e di antichità al recupero e alla successiva donazione verso un museo pubblico dove saranno fruibili alla collettività. I Musei Civici d’Arte Antica | Istituzione Bologna Musei acquisiscono un pregevole gruppo di 16 antichi manufatti ceramici di provenienza colombiana grazie a una donazione dell’Agenzia Dogane e Monopoli di Bologna.

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Statuetta precolombiana trafugata: sequestrata e donata dall’Agenzia Dogane e Monopoli ai Musei Civici di Bologna (foto Agenzia Dogane Monopoli)

Già oggetto di un sequestro penale per violazione dei divieti all’importazione di beni culturali e di un lungo e complesso iter giudiziario, i reperti, individuati e censiti, sono stati infatti donati dall’Amministrazione dei servizi doganali del capoluogo emiliano ai Musei Civici d’Arte Antica dell’Istituzione Bologna Musei, previa autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria competente. Accurati accertamenti iconografici e stilistici condotti dallo staff del museo in collaborazione con Davide Domenici, professore associato di Discipline demo-etno-antropologiche presso il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna, hanno consentito di ricostruire il contesto di provenienza da una specifica area geografica nonché di stabilirne l’autenticità e la verosimile datazione, attraverso la ricostruzione del processo storico che li ha prodotti. 

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Bottiglia fischiante ornitomorfa (pappagallo) della Cultura Mochica (Perù, sec. V- VII d. C.) conservata nella collezione andina di Pelagio Palagi al museo Medievale (foto Bologna Musei)

Questa donazione, che consente un prezioso incremento del patrimonio collezionistico precolombiano del museo civico Medievale di Bologna, si propone di sensibilizzare le istituzioni e il pubblico per sottolineare l’importanza, sempre più di maggiore attualità, di una sistematica attività di protezione e difesa dei beni di interesse artistico, storico e culturale nel contrasto delle multiformi aggressioni illecite finalizzate allo sfruttamento del loro valore economico. Restituiti alla fruizione pubblica, i manufatti troveranno entro breve una collocazione all’interno del percorso espositivo del museo e rimarranno a disposizione per consultazioni con finalità di studio e ricerca, per lo sviluppo della conoscenza archeologica e antropologica delle società mesoamericane in epoca pre-ispanica. Una prima occasione di divulgazione dei risultati di nuove ricerche sui materiali americani, sia precolombiani che di età coloniale, conservati nelle collezioni dei musei civici d’Arte Antica di Bologna sarà il ciclo di conferenze on line sulla piattaforma Google Meet dal titolo “Cose dell’altro mondo: oggetti americani nelle collezioni del Museo Civico Medievale”, organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna.

Ciotola precolombiana trafugata: è uno dei reperti sequestrati e donati dall’Agenzia Dogane e Monopoli ai Musei Civici di Bologna (foto Agenzia Dogane Monopoli)

Martedì 10 novembre 2020, nella prima conferenza del ciclo on line “Cose dell’altro mondo”, Antonella Mampieri (Musei Civici d’Arte Antica | Istituzione Bologna Musei) e Davide Domenici (Università di Bologna) hanno presentato la recente donazione al museo civico Medievale di un nuovo gruppo di materiali ceramici di età precoloniale provenienti dal territorio dell’attuale Colombia meridionale, ricordando con l’occasione il nucleo collezionistico di origine andina già esistente nel museo e proveniente dalla collezione dell’artista neoclassico Pelagio Palagi. 

Coppa con sostegno antropomorfo precolombiana trafugata: è uno dei reperti sequestrati e donati dall’Agenzia Dogane e Monopoli ai Musei Civici di Bologna (foto Agenzia Dogane Monopoli)

Il corpus di oggetti, che testimoniano l’attività di diversi ambiti culturali nord-andini, è costituito da 9 testine fittili Tumaco-La Tolita (ca. 300 a.C. – 200 d.C.), 1 pregevole bottiglia ornitomorfa di cultura Calima (ca. 200 – 800 d.C.) e 6 recipienti e sculture antropomorfe Nariño (ca. 800 – 1500 d. C.). Questi ultimi, provenienti da una regione oggi situata a cavallo del confine tra Colombia meridionale (Nariño) ed Ecuador settentrionale (Carchi), si caratterizzano per la peculiare decorazione “al negativo”, impiegata per realizzare motivi geometrici di grande complessità e raffinatezza. Gli oggetti della collezione bolognese derivano certamente dal saccheggio di contesti funerari d’élite, con ogni probabilità deposti in tombe “a pozzo” dotate di profondi “camini” verticali. Tra le figure antropomorfe Nariño spicca quella di un uomo con la guancia sinistra rigonfia di foglie di coca, pianta fondamentale della vita sociale e religiosa andina. I manufatti colombiani vanno ad arricchire la collezione andina, di notevole valore storico e culturale, già conservata al museo civico Medievale di Bologna che include un notevolissimo bauletto di età coloniale (XVII secolo) con immagini di indigeni e missionari gesuiti realizzate con la resina nota come mopa mopa o “vernice di Pasto”, tradizionalmente impiegata nella stessa regione di Nariño da cui provengono i suddetti manufatti fittili precolombiani. 

Ciotola con all’interno figura femminile (Cultura Narino – Colombia/Equador, 800 – 1005 d.C.) conservata nella collezione andina del museo Medievale (foto Bologna Musei) Bologna, Museo Civico Medievale

Il nucleo più rilevante della collezione andina del museo è d’altro canto costituito dalla serie di vasi dall’ampia varietà di forme riunita, per vie ancora tutte da ricostruire, dal celebre artista bolognese Pelagio Palagi (1775 – 1860), la cui ricchissima collezione è alla base delle raccolte civiche cittadine. Oltre a pezzi archeologici provenienti dal bacino del Mediterraneo, oggetti artistici di epoca medievale e rinascimentale e un’ampia raccolta di monete e medaglie, la “collezione di antichità” posseduta da Palagi comprende anche 38 “huacos”, cioè vasi precolombiani cerimoniali legati al culto dei morti riferibili alle civiltà delle coste settentrionali del Perù, di cui ben 33 attribuibili alla cultura Chimù (XI sec – 1465 d.C.), 4 alla civiltà Inca-Chimù (1465 – 1532 d.C.) e 1 alla Lambayeque (900 – 1200 d.C.). 

Vaso antropomorfo della Cultura Chimù (Perù, sec. XIII – XV d.C.) della collezione Pelagio Palagio al museo Medievale (foto Bologna Musei)

Se si confronta la figura di Palagi con i coevi collezionisti d’Oltralpe si può comprendere come il suo interesse per l’archeologia precolombiana ecceda la dimensione contingente di una raccolta occasionale ma prefiguri un impulso ad ampliare e intensificare la propria documentazione extraeuropea. La sua collezione di “huacos”, pur nella nebulosità della via e del tempo di acquisizione, è sorprendente se considerata nell’epoca in cui venne raccolta: essa ci dimostra che Palagi fu il primo, o tra i primi in Italia, ad essere sensibile a quel movimento culturale volto agli scavi, al collezionismo e agli studi delle civiltà dell’antica America precolombiana. In questo suo essere precursore del collezionismo americanista, egli si configura inoltre come continuatore dell’illustre tradizione bolognese di collezionismo enciclopedico che con le raccolte di naturalia, mirabilia e artificialia del marchese Ferdinando Cospi, circa due secoli prima, aveva dato vita a quello che si può considerare il più antico museo etnografico in Italia, i cui materiali provenienti dalle Americhe Palagi dovette visitare ammirato, prima che la dispersione li trasferisse al museo Preistorico ed Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma.

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Il marchese Ferdinando Cospi

Martedì 17 novembre 2020, alle 17, “Buccheri e cacao. Sapori americani nella Bologna della prima età moderna” con Davide Domenici (Università di Bologna). Alcuni manufatti fittili provenienti dalla celebre collezione del marchese Ferdinando Cospi sono stati recentemente riconosciuti come “buccheri delle Indie”, prodotti nell’America coloniale nel corso del XVII secolo e importati in Europa dove erano destinati all’aromatizzazione dell’acqua, a profumare gli ambienti e anche ad essere ingeriti per fini estetici. L’acqua aromatizzata con i buccheri era inoltre impiegata nella produzione di bevande a base di cacao, il cui consumo è testimoniato da diversi manufatti nella collezione del Museo Civico Medievale. Per seguire la conferenza online: meet.google.com/xqb-qibv-yoi

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Ulisse Aldrovandi

Martedì 26 novembre 2020, alle 17, “Il ritorno dell’idolum pileatum. Riscoperta di un manufatto messicano della collezione di Ulisse Aldrovandi” con Davide Domenici (Università di Bologna). La recente “riscoperta” nella collezione del museo civico Medievale di Bologna di una scultura mesoamericana in pietra verde appartenuta a Ulisse Aldrovandi – e sino ad oggi ritenuta irrimediabilmente perduta – ha dato l’avvio a una ricerca tesa a ricostruirne la biografia culturale. Ripercorrendo la storia dell’oggetto e del suo alter ego visuale, e cioè l’immagine della scultura stessa pubblicata nel Musaeum Metallicum (1648) di Ulisse Aldrovandi, è possibile esplorare la sensibilità – a cavallo tra studio antiquario e indagine naturalistica – con cui il grande studioso bolognese affrontò l’analisi dei manufatti provenienti dal Nuovo Mondo. Per seguire la conferenza online: meet.google.com/vkg-iioh-buk

Agrigento. Nello scenario del tempio di Giunone della Valle dei Templi al via XVI edizione del Festival del cinema archeologico. Novità il premio Giunone dedicato ai film sull’archeologia in pericolo. Quattro serate a tema: dalla preistoria europea alle città del mondo antico fino al Medioevo europeo

Il tempio di Giunone, nella Valle dei Templi di Agrigento, scenario del Festival del cinema archeologico

Il logo della XVI edizione del festival del cinema archeologico di Agrigento

Barbara Maurina, conservatore archeologo del museo civico di Rovereto

Ci siamo. Tutto è pronto per la XVI edizione del festival del Cinema archeologico nella suggestiva e imponente location che ha come scenario il Tempio di Giunone nella Valle dei Templi di Agrigento, organizzato dal Parco archeologico e paesaggistico Valle dei templi di Agrigento dal 17 al 20 luglio 2019 con la collaborazione della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto. I documentari, provenienti dall’archivio della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, sono stati selezionati da Barbara Maurina, conservatore per l’Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Coordinamento edizioni italiane e traduzioni a cura di Claudia Beretta della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Ogni sera, con inizio alle 21, a ingresso libero, si affronta una tematica diversa che, partendo dalla pre – protostoria europea, analizza le splendide città del mondo antico, fino al Medioevo europeo. Protagoniste saranno le città di Pompei, Creta, Petra, Nimes, la città perduta dei Tairona, l’Isola di Pasqua, l’Islanda e Mont Saint Michel. Ogni film sarà presentato da Barbara Maurina e Maurizio Battisti della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Alla fine verranno assegnati il “Premio Valle dei Templi” e quello “Città di Agrigento”. Ma la XVI edizione del Festival del Cinema archeologico porta una novità: il Premio Giunone, aperto a un vasto pubblico costituito da registi, artisti e studiosi amanti di antiche vestigia, siti storici e reperti, che da quest’anno potranno proporre filmati che siano aderenti a un tema preciso: quello scelto per questa prima edizione è quello dell’archeologia in pericolo, ovvero il racconto di quei siti minacciati da guerre, dal degrado, dall’ abbandono e lasciati all’incuria del tempo ma anche il racconto di siti sottratti al pericolo della loro scomparsa. Vediamo il ricco programma.

Frame del film “La Pompei britannica dell’Età del Bronzo” di Sarah Jobling

Mercoledì 17 luglio 2019, alle 21. Tema della serata: “Alla scoperta della pre-protostoria europea”. Si inizia con il film “La Pompei britannique de l’âge du Bronze / La Pompei britannica dell’Età del Bronzo” di Sarah Jobling (Francia, 2016; 69′). Il film segue un gruppo multidisciplinare di scienziati che conducono scavi a Must Farm, nella contea di Cambridgeshire in Inghilterra, alla scoperta di un villaggio dell’Età del Bronzo, ribattezzato “la Pompei britannica”. Grazie all’eccezionale conservazione delle strutture sepolte da millenni, gli archeologi hanno scoperto case circolari con tutto il loro contenuto, dalla più antica ruota britannica alle ciotole ancora piene di zuppa, dagli utensili alle armi, rivelando i molteplici rapporti che legavano anticamente i popoli europei. Abbiamo così l’impressione di tornare indietro di 3000 anni per stringere la mano ai nostri antenati. Segue il film “Crète, le mythe du labyrinthe / Creta, il mito del labirinto” di Agnès Molia (Francia, 2017; 26′). L’archeologo Peter Eeckhout, nella fortunata serie francese «Inchieste archeologiche», si cala nel vivo dell’attualità archeologica a livello mondiale. In questo film accompagna gli spettatori al centro del Mediterraneo, a Creta, l’isola che tra il 3000 e il 1400 a.C. fu la culla della prima grande civiltà del mondo greco, la civiltà Minoica. Varcheremo così i cancelli dei cantieri di scavo, alla scoperta dei più recenti risultati delle ricerche, di nuove tecnologie di indagine e dei segreti del mestiere degli archeologi.

Il film “Petra. Perduta cittò di pietra” di Gary Glassman

Giovedì 18 luglio 2019, alle 21. Tema della serata: “Splendide città del mondo antico”. Il primo film è “Petra, Lost city of stone / Petra, perduta città di pietra” di Gary Glassman (Francia e USA, 2015; 52′). Perduta al confine fra tre grandi deserti e ricca di monumenti tra i più spettacolari e più misteriosi del mondo antico, Petra rappresenta ancora oggi un formidabile enigma. Ma negli ultimi anni gli studi internazionali avviati da oltre un ventennio incominciano a dare frutti sorprendenti: dalle sabbie e dalle leggende che l’avvolgono emerge una vera e propria capitale del deserto. L’altro film è “Nîmes, la Rome francaise / Nîmes, la Roma francese” di Laurent Marmol e Fèdèric Lossignol (Francia, 2014; 52′). Nimes, l’antica colonia fondata da Augusto, ha conservato un eccezionale insieme di monumenti di età romana: l’anfiteatro, il tempio detto “Maison Carrée”, il santuario della Fonte, la cinta muraria con le sue porte e la Torre Magna. Combinando fiction, riprese aeree e panorami spettacolari, il film racconta 150 anni di storia e la trasformazione di un piccolo villaggio in una magnifica città gallo-romana.

Venerdì 19 luglio 2019, alle 21. Tema della serata: “Uno sguardo oltre l’Oceano”. Si inizia con il film “La cité perdue des Taironas / La città perduta dei Tairona” di Agnès Molia (Francia, 2017; 26′). L’archeologo Peter Eeckhout, per la serie “Inchieste archeologiche”, accompagna il pubblico nella Colombia nordorientale, dove la foresta tropicale ha inghiottito una delle più grandi città precolombiane, Ciudad Perdida, la Città Perduta. Un tempo famosa per la sua ricchezza, la città dei Tairona è rimasta nascosta per secoli, fino alla riscoperta negli anni Settanta. Segue il film “Île de Pâques, l’heure des vérités / Isola di Pasqua, l’ora della verità” di Thibaud Marchand (Francia, 2017; 90′). I Rapa Nui sono davvero responsabili della distruzione della loro isola e della loro antica civiltà? Si sono veramente uccisi l’un l’altro? Per più di venti anni i più eminenti specialisti del mondo hanno lavorato su questi temi per ristabilire finalmente la verità sulla storia dell’Isola di Pasqua e le nuove scoperte oggi ci rivelano una realtà inattesa e sorprendente.

Il film “Mont Saint Michel, labirinto dell’arcangelo” di Marc Jampolsky

Sabato 20 luglio 2019, si inizia alle 20 con “Raccontare l’archeologia: la sfida, dai media tradizionali al digitale”: incontro con Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo, e Antonia Falcone, archeologa e blogger; presenta Barbara Maurina, conservatore per l’Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Quindi, alle 21, la quarta serata di proiezioni dedicata al “Medioevo europeo”. Apre il film “Wiking women, Sigrun’s wrath and the discovery of Iceland / Donne vichinghe, l’ira di Sigrun e la scoperta dell’Islanda” di Kai Christiansen (Germania, 2017; 52′). Sigrun potrebbe essere una donna felice, ma sul suo matrimonio pesa un segreto: il marito l’ha rapita dal suo villaggio quando era una ragazzina, uccidendone il padre e il fratello. L’occasione del riscatto giunge con la notizia di un’isola recentemente scoperta a Ovest: Sigrun raduna un gruppo di fedeli e a bordo di una nave programma una fuga verso lidi lontani. Chiude il film “Mont Saint Michel, Labyrinthe de l’archange / Mont Saint Michel, labirinto dell’arcangelo” di Marc Jampolsky (Francia, 2017; 52′). Mont Saint Michel: in quello che è uno dei siti monumentali più famosi e spettacolari al mondo, un puzzle architettonico formatosi nel corso di quindici secoli si svela a poco a poco. Santuario, abbazia, fortezza e prigione, questo edificio labirintico che il documentario esplora con immagini spettacolari viene oggi studiato con approcci innovativi che aiuteranno a scoprirne i misteri. Quindi ci sarà l’assegnazione dei premi “Valle dei Templi”, “Città di Agrigento”, e “Concorso Giunone”. La giuria tecnica è presieduta da Antonio Barone, a capo anche dell’ associazione “John Belushi” ed esperto di cinema; ed è composta da Manuele Paradisi, appassionata di cinema; Caterina Trombi, archeologa; Alessandra Maganuco, studentessa di Archeologia, e Salvatore Indelicato, funzionario del Parco e scrittore.

I Conquistadores le misero al bando perché considerate “demoniache”: sono le musiche precolombiane che rivivono al MIC di Faenza nella mostra “Aztechi, Maya, Inca e le culture dell’antica America”

Il catalogo della mostra “Aztechi, Maya, Inca e le culture dell’antica America”, aperta fino al 28 aprile 2019, al Mic di Faenza

Volete sapere com’era la musica dei popoli precolombiani? Allora prima di tutto scordatevi le colonne sonore dei film. E poi recatevi a Faenza al Mic Museo internazionale delle Ceramiche e visitate la mostra “Aztechi, Maya, Inca e le culture dell’antica America” (aperta fino al 28 aprile 2019), a cura di Antonio Aimi e Antonio Guarnotta, avendo cura di prestare attenzione anche alla colonna sonora che accompagnerà in audioguida la visione delle raffinate ceramiche precolombiane qui per la prima volta riunite. “Se pensiamo alla musica nel Sud America ai tempi della Conquista”, interviene Claudia Casali, direttrice del museo faentino, “l’immagine che probabilmente ci torna più facilmente alla memoria è quella delle scene musicali di The Mission, il celebre film del 1986 diretto da Roland Joffé, vincitore della Palma d’oro al 39° Festival di Cannes. Nel film, angelici cori di bambini Guarani interpretavano melodie di straordinario fascino, scritte e dirette da quel mago delle colonne sono che è Ennio Morricone. Se la rievocazione filmica è una perfetta invenzione di un genio della musica, quello che invece è assolutamente vero è che danza, e canto e musica, considerati di origine divina, furono parte essenziale del patrimonio culturale delle popolazioni precolombiane. Come la mostra proposta dal nostro Museo, documenta”.

Fischietti in terracotta precolombiani al Mic di Faenza

“Non è oggi possibile ricostruire quali fossero le musiche precolombiane, non essendo disponibili tracce sonore o scritte originali”, scrive il professor Antonio Guarnotta in un brillante saggio del catalogo edito da Silvana. “Sono disponibili unicamente, oltre alle esecuzioni indigene attuali, rarissime testimonianze rilevate in epoche vicine alla conquista da parte di cronisti e viaggiatori. Uno degli effetti della musica precolombiana che colpì maggiormente i primi europei, era quello di provocare un forte senso di esaltazione religiosa o di trance allo scopo di onorare e propiziare le divinità ancestrali, in una vera e propria espressione di speranza e allo stesso tempo di timore verso di esse: sappiamo di certo che vari strumenti musicali originali vennero proibiti dai conquistatori in quanto il loro suono eccitava la popolazione indigena e spaventava quella europea che li assimilava a demoni”.

Il caratteristico teponaztli, tamburo orizzontale (dal sito xiuhcoatlahaukan.jimdo..com)

“Svariati strumenti musicali sono giunti dal passato fino a noi, in vari tipi di materiali: terracotta, osso, conchiglia, pietra, metallo, legno, canna e altri materiali di origine vegetale. Assieme a danza e canto, la musica formò parte essenziale del patrimonio culturale delle popolazioni precolombiane: miti e leggende ci parlano della sua origine divina che la ha destinata sia a repertori secolari e domestici (divertimento, festa, iniziazione, matrimonio, guerra, terapia magica delle malattie, corredo funebre) sia a complemento di rituali (rito e sacrificio, scongiuro di calamità cosmiche e naturali, riti agrari, riti dedicati alle forze naturali erette a personalità mitiche, offerte a montagne e vulcani). La musica indigena scaturisce dalla popolazione di cui riflette credenze, usi e ambiente, contribuendo a formare parte del proprio patrimonio inalienabile”. Di questo fondamentale patrimonio la mostra faentina da conto, sia attingendo alle immagini e alle forme di ceramiche qui esposte, sia con l’esposizione di strumenti originali. Utilizzati, forse per l’unica ed ultima volta, per creare la suggestiva colonna sonora di questa magica, imperdibile esposizione.

Aztechi, Maya e Inca giocavano a calcio molto prima degli europei. Alla mostra al Mic di Faenza per trovare gli “antenati”… di Ronaldo e Messi: si deve proprio ai popoli precolombiani l’invenzione del gioco con la palla

Dettaglio di una figura di divinità scelta per il manifesto della mostra “Aztechi, Maya, Inca e le culture dell’antica America” al Mic di Faenza

Volete conoscere gli “antenati”… di Ronaldo e Messi? Allora mettete in programma un giretto a Faenza (Ra) e visitate la spettacolare mostra che il MIC Museo Internazionale delle Ceramiche dedica fino al 28 aprile 2019 a “Aztechi, Maya, Inca e le culture dell’antica America” curata da Antonio Aimi e Antonio Guarnotta. Così si scopre, al di là della strepitosa bellezza e raffinatezza delle ceramiche esposte – veri e proprio capolavori d’arte -, che Aztechi, Maya e Inca giocavano a calcio molto prima degli europei, con tanto di tifo e di scommesse. Si deve proprio a questi popoli l’invenzione del gioco con la palla, che può essere considerato progenitore del nostro calcio e di tutti gli sport in cui si usa una palla che rimbalza. “Il gioco della palla”, scrive Aimi nel catalogo Silvana, “era presente in molte culture dell’antica America, dalla Mesoamerica alle Ande Meridionali, dall’Area Intermedia all’Amazzonia, ma non nell’Area Peruviana. Quello praticato nella Mesoamerica può essere considerato il gioco a squadra più antico del mondo, che aveva una centralità sconosciuta altrove e che ha lasciato monumenti impressionanti (il campo da gioco di Chichen Itza è lungo 168 metri) e paraphernalia straordinari”.

Statuetta di un giocatore di palla (collezione Ligabue)

“Il gioco della palla poteva essere praticato – continua il prof. Aimi – in spazi aperti o in costruzioni apposite, gli sferisteri, strutture allungate a forma di “I”, che erano delimitati o da bassi muretti o da grandi costruzioni con pareti inclinate o verticali, in cui, a partire dall’Epiclassico, erano inseriti degli anelli. Il terreno degli sferisteri era diviso a metà dai marcadores che delimitavano il campo di ogni squadra. Il gioco era la reiterazione di eventi dei miti cosmogonici di cui erano stati protagonisti gli eroi culturali e gli stessi dei…. Pur essendo nato come rituale religioso, nel corso del tempo il gioco della palla acquisì sempre più una componente profana, tant’è vero che le cronache riferiscono che alla vigilia della Conquista le partite erano accompagnate da un “tifo” appassionato e da numerose scommesse”.

Gioco della palla (Cultura Nasca, 350 a.C. – 550 d.C.)

Ma come si svolgevano quelle partite? I palloni usati erano più piccoli degli attuali. Il loro diametro non superava i 15 centimetri. La palla poteva essere colpita solo con le anche, le cosce o le ginocchia e ogni squadra doveva rinviare la palla nel campo degli avversari senza farla uscire dallo sferisterio, né farle toccare il terreno. Vinceva chi, commettendo meno errori, arrivava a totalizzare per prima un determinato punteggio. Ma quelle antiche partite anticipano anche altri sport di oggi, ad esempio la pallacanestro. Se, infatti, nel corso delle partite una squadra riusciva a far passare la palla attraverso gli anelli, che, a partire dal Postclassico erano stati collocati ai lati del campo, vinceva ipso facto la partita.

“Aztechi, Maya, Inca e le culture dell’antica America”: in mostra al museo internazionale delle Ceramiche di Faenza trecento reperti tra terrecotte e tessuti, e poi propulsori, sculture, stele, che raccontano in modo nuovo ed emozionale le culture precolombiane

Dettaglio di una figura di divinità scelta per il manifesto della mostra “Aztechi, Maya, Inca e le culture dell’antica America” al Mic di Faenza

Giovane dignitario seduto (Cultura Maya, periodo Classico, 300-900 d.C.) dalla collezione Ligabue

Figura di divinità (cultura classica del Veracruz, 200-500 d.C.)

Il museo internazionale delle Ceramiche (Mic) di Faenza “scava” nelle proprie collezioni e depositi. Il risultato è la mostra “Aztechi, Maya, Inca e le culture dell’antica America”, a cura di Antonio Aimi e Antonio Guarnotta, aperta al pubblico dall’11 novembre 2018 al 28 aprile 2019: una mostra dove fascino, bellezza, storia, tecnologia e ricerca scientifica si intersecano e si fondono per offrire al pubblico, uno spettacolo per gli occhi e interrogativi per la mente. In mostra circa trecento reperti (terrecotte e tessuti) della collezione del MIC di Faenza insieme ad altre opere (propulsori dorati, sculture, stele, ecc.) provenienti dai più importanti musei italiani di antropologia e da due collezioni private. Il MIC di Faenza possiede infatti una delle più interessanti collezioni italiane d’arte precolombiana, costituita da quasi 900 reperti. Il primo nucleo importante risale al prebellico. La collezione si arricchì poi nel dopo guerra, grazie alle donazioni di musei e istituzioni come l’Instituto Nacional de Arqueología y Historia di Città del Messico, The University Museum di Philadelphia, Museo Nacionál de Antropología y Arqueología di Lima, Museo Nacionál di San José ed è accresciuta fino ad oggi grazie a numerose donazioni private, alcune anche recenti. La mostra è arricchita di alcuni reperti, anche di altissimo livello e in alcuni casi unici al mondo, provenienti dalle collezioni del MDS (museo degli Sguardi) di Rimini, del MNAE (museo nazionale di Antropologia ed Etnologia) di Firenze, del MUCIV (museo delle Civiltà) di Roma e del MUDEC di Milano, unitamente a prestiti di alcuni collezionisti privati. “Una mostra orgogliosamente controcorrente”, sottolinea Claudia Casali, direttrice del Mic. “In un periodo in cui le mostre a carattere etnoantropologico tendono spesso a mettere a fuoco una singola cultura”, spiegano i curatori, “la mostra “Aztechi, Maya, Inca e le culture dell’antica America” vuole presentare una visione complessiva dell’America precolombiana in grado di offrire al visitatore sia una sintesi dei tratti pan-americani comuni alle diverse culture, sia gli approfondimenti specialistici e monotematici più interessanti. In un caso e nell’altro la mostra non dà nulla per scontato, non ripropone visioni superate, ma parte dalle ricerche archeologiche ed etnostoriche più recenti e più avanzate per presentare in modo nuovo gli elementi più affascinanti dell’antica America”.

Tamburo (cultura Nasca) dal museo delle Culture di Milano (foto Comune di Milano)

Scultura antropomorfa (cultura Chimù, 900 – 1470 d.C.) da collezione privata

“Questa è una mostra di emozioni”, anticipa ancora Casali, “che condurrà il visitatore a contatto diretto con civiltà che sono nell’immaginario di tutti, troppo spesso raccontate solo con gli occhi di chi le ha soppresse e depredate”. L’esposizione offre una sintesi nuova e aggiornata sulle più importanti culture dell’antica America e presenta al contempo alcuni dei temi più interessanti emersi dalle ricerche più recenti: la conquista dell’America vista dalla parte dei vinti, la condizione della donna, i sistemi di calcolo dell’antico Perù e l’arte precolombiana presentata come arte e non solo come archeologia. “Certo questa si presenta come una importantissima ed originale mostra d’arte. I pezzi qui riuniti sono degli autentici capolavori”, afferma la direttrice Casali. “Nell’ampia introduzione e nelle sezioni del percorso, in una ambientazione di grande suggestione evocativa, il visitatore ammirerà reperti di incredibile bellezza formale, veri capolavori d’arte, ma soprattutto verrà accompagnato a capirne la provenienza, l’utilizzo e il significato, in un viaggio all’interno delle culture di un continente per molti versi ancora da scoprire o per lo meno da indagare”.

Vaso cilindrico (cultura Maya, periodo Classico, 300 – 900 d.C.) dalla collezione Ligabue

Protagonisti al Mic saranno gli Aztechi, il più potente impero della Mesoamerica, che stupirono i conquistadores per il livello della loro organizzazione sociale, non dissimile da quella dell’Europa del tempo, pur in presenza di aspetti, come il cannibalismo e i sacrifici umani, inaccettabili per i nuovi arrivati. Poi i Maya, del Periodo Classico, un popolo che ha saputo elaborare sistemi calendariali raffinatissimi e una scrittura logo-sillabica che è stata decifrata solo negli ultimi decenni. E infine gli Inca, che costruirono il più grande impero di tutto il Nuovo Mondo. Con una organizzazione sociale che ha spinto alcuni studiosi a parlare di “socialismo”.

Bottiglia antropomorfa con ansa a staffa (cultura Moche, 100 a.C. – 850 d.C.)

“Di queste culture abbiamo voluto offrire una visione che va oltre l’ammirazione del livello artistico raggiunto nell’arte ceramica”, sottolineano Aimi e Guarnotta. “Siamo alle soglie del V Centenario della Conquista del Messico e ci sembra giunto il momento di condividere una nuova lettura di quell’evento, che nasca dalla visione dei vinti, contraddicendo così molti stereotipi sull’antica America. E a proposito di stereotipi, vogliamo sottolineare che la nostra mostra mette in evidenza un dato nuovo e di grande attualità: la condizione della donna in alcune società guerriere e apparentemente maschiliste (Aztechi, Costa Nord del Perù) era migliore di quella dell’Europa del tempo”.

Bottiglia a due beccucci (cultura Nasca, stile monumentale, 100 – 700 d.C.)

Altri focus avvicineranno i visitatori ad aspetti importanti di queste civiltà, dalla scrittura maya (presente in alcuni dei vasi esposti), al calcolo. “Al Mic, per la prima volta al mondo”, assicurano gli organizzatori, “una mostra offrirà al visitatore la possibilità di cimentarsi nei calcoli come facevano gli Inca, usando abachi a base 10 e 40. In termini di primati, ancora una volta in prima mondiale, chiunque avrà l’opportunità di conoscere la propria data di nascita tradotta nei tre calendari dei Maya. O di scoprire il gioco di squadra più antico del mondo: il gioco della palla praticato in Mesoamerica, anche se più che di uno sport si trattava di un rituale religioso. In mostra, accanto a testimonianze in questa antica tradizione, i video consentiranno di ammirare i giocatori di oggi in azione. A completare il percorso emozionale concorrerà anche la musica, diffusa da registrazioni realizzate con gli antichi strumenti musicali esposti”.

Da Ninive a Persepoli, dagli etruschi ai Mochica: appuntamento al IX Aquileia Film Festival. Tre serate con film, conversazioni, libri. E un’anteprima speciale su Caravaggio

La IX edizione di Aquileia Film Festival in piazza Capitolo dal 24 al 27 luglio 2018

Tre serate per esplorare da diverse prospettive, attraverso film e interviste con esperti, l’archeologia con un particolare focus sul Mediterraneo. E un’anteprima eccezionale martedì 24 luglio 2018. Un’occasione preziosa per ricordare il valore del nostro patrimonio culturale e farlo conoscere unendo contenuti rigorosamente scientifici alla spettacolarità del cinema. Ecco la IX edizione di Aquileia Film Festival (25-27 luglio 2018), rassegna internazionale del cinema archeologico, realizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con Archeologia Viva, Firenze Archeofilm, il patrocinio del Comune di Aquileia e il sostegno dell’azienda vinicola Jermann: film, conversazioni, libri con appuntamento in piazza Capitolo ad Aquileia (Ud) alle 21, con ingresso libero e gratuito. In caso di pioggia, le proiezioni si svolgeranno nella Sala Romana affacciata su piazza Capitolo (capienza della sala 240 persone, ritiro biglietti all’ingresso fino a esaurimento posti a partire dalle 20 il giorno della proiezione). In collaborazione con Arbor Sapientiae, casa editrice e di distribuzione editoriale specializzata del settore storico-archeologico, verrà allestito in piazza Capitolo un bookshop che proporrà un’ampia scelta di titoli per appassionati e studiosi.

Pubblico in piazza Capitolo ad Aquileia per l’Aquileia Film Festival

Martedì 24 luglio 2018 serata speciale, realizzata in collaborazione con ARTE.it, NEXO Digital e SKY Cinema d’Arte, con la proiezione alle 21, a ingresso libero, in piazza Capitolo di “Caravaggio – l’Anima e il Sangue”, il film che ha da poco vinto il Globo d’Oro come miglior documentario dell’anno e che racconta la vita, le opere e i tormenti del geniale artista. Seguirà una conversazione con Laura Allevi, sceneggiatrice del film, Roberta Conti, responsabile comunicazione Sky Cinema dArte e Eleonora Zamparutti direttore editoriale di Arte.it. Mercoledì 25, giovedì 26 e venerdì 27 luglio 2018 il sito UNESCO di Aquileia sarà animato da tre serate di cinema, archeologia e grandi divulgatori intervistati da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva: in concorso una selezione di documentari scelti tra il meglio della produzione cinematografica internazionale a tema archeologico e storico tra i quali il pubblico voterà il vincitore del Premio Aquileia, un mosaico realizzato dalla Scuola Mosaicisti del Friuli.

Il generale Fabrizio Parrulli, comandante del nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

Alberto Angela sarà ad Aquileia

“Viaggeremo nella Mesopotamia settentrionale, cuore dell’impero assiro insieme agli archeologi delle numerose missioni che vi scavano – tra cui la missione dell’Università di Udine da anni impegnata a Ninive in Iraq – e nella Libia degli anni Sessanta attraverso la toccante testimonianza del grande archeologo Antonino Di Vita”, anticipano gli organizzatori. “Percorreremo poi un itinerario alla scoperta del popolo degli Etruschi, ci sposteremo sugli altopiani iraniani di Persepoli e nel deserto peruviano dove i Mochica hanno costruito immense piramidi di argilla”. Ospiti di questa edizione mercoledì 25 luglio il generale Fabrizio Parrulli, comandante dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale che porterà la testimonianza di chi è in prima linea nella tutela del patrimonio culturale, dalle ultime operazioni condotte per contrastare il traffico illegale di opere d’arte e l’azione dei caschi blu della cultura in zone di guerra e in caso di emergenze, come il sisma nell’Italia centrale. Giovedì 26 luglio l’ospite sarà Valentino Nizzo, etruscologo, da poco più di un anno alla guida del museo Etrusco di Villa Giulia che potrà raccontare tutte le sfide legate alla promozione e valorizzazione di un grande museo e venerdì 27 luglio ritorna sul palco di piazza Capitolo Alberto Angela, da anni amico del Festival, con cui parleremo di divulgazione culturale, delle sue nuove sfide televisive ed editoriali e dei suoi segreti per portare la cultura in prima serata con ascolti da record.

Caravaggio, l’anima e il sangue

Il programma. Martedì 24 luglio 2018, alle 21, Anteprima Aquileia Film Festival: “Caravaggio, l’anima e il sangue” di Jesus Garces Lambert (Italia, 90’), documentario capolavoro di Sky Arte come esempio di diffusione della cultura attraverso il grande cinema. Segue la conversazione a cura di Piero Pruneti con Laura Allevi, sceneggiatrice del film “Caravaggio, l’anima e il sangue”, Roberta Conti, responsabile comunicazione e distribuzione Cinema d’Arte SKY, Eleonora Zamparutti, direttore editoriale Arte.it.

Il film “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse / Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Angès Molia, Raphaël Licandro

Mercoledì 25 luglio 2018, alle 21: “Mésopotamie, une civilisation oubliée / Mesopotamia, una civiltà dimenticata” di Yann Coquart (Francia, 52’). Lontana dalle principali spedizioni archeologiche del XX secolo per ragioni geopolitiche, la Mesopotamia settentrionale è il cuore dell’impero assiro. Per dieci anni, le porte di questo continente si sono gradualmente aperte e i più grandi archeologi del nostro tempo si sono affrettati a mappare, registrare, cercare, analizzare il territorio. Il film racconta un’incredibile avventura archeologica, tra passato e presente, in cui la conoscenza scientifica diventa una risposta alla barbarie. Segue la conversazione con il gen. B. Fabrizio Parrulli, comandante dei Carabinieri Tutela patrimonio Culturale, a cura di Piero Pruneti. Quindi il film “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse / Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Angès Molia, Raphaël Licandro (Francia, 26’). Sugli altopiani iraniani si trova la culla di una delle più grandi civiltà di costruttori dell’antichità: i Persiani. Qui hanno edificato un capolavoro di architettura: Persepoli. Fino a oggi, si pensava che il sito si limitasse alla sua terrazza imponente, utilizzata dai re persiani solo qualche mese all’anno. Ma le recenti scoperte rivelano uno scenario completamente diverso, quello di una città tra le più ricche del mondo antico: un Eden tra le montagne persiane.

Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma

Giovedì 26 luglio 2018, alle 21: “Italia viaggio nella bellezza: La fortuna degli Etruschi” in collaborazione con Rai Storia di Marzia Marzolla, Matteo Bardelli (Italia, 56’). Partendo dai capolavori Etruschi esposti nel museo di Villa Giulia il documentario offre un itinerario inconsueto alla scoperta della fortuna di una delle civiltà più affascinanti dell’Italia preromana, la cui eredità è ancora oggi parte integrante del nostro patrimonio identitario collettivo nazionale ed europeo. Segue la conversazione con Valentino Nizzo direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, a cura di Piero Pruneti. Chiude la serata il film “Enquêtes archéologiques. Le crépuscule des Mochicas / Indagini archeologiche. Il crepuscolo dei Mochica” di Angès Molia, Nathalie Laville (Francia, 26’). Tra il II e l’VIII secolo i Mochica hanno domato il deserto peruviano e costruito immense piramidi di adobe (mattoni di argilla). Recenti scoperte hanno riaperto il dibattito sull’estinzione di questa civiltà. Al contrario di ciò che si pensa, non sarebbe scomparsa a causa di un brusco cambiamento climatico, ma a causa di una rivolta contro la sanguinaria teocrazia al potere.

L’archeologo Antonino di Vita nel film “Storie dalla sabbia” di Lorenzo Daniele

Venerdì 27 luglio 2018, alle 21: “Storie dalla Sabbia. La Libia di Antonino Di Vita” di Lorenzo Daniele (Italia, 28’). “Anni Sessanta: la Libia cambiava pelle in quegli anni. Modernità e tradizione si misuravano, si scontravano. Un mondo si trasformava e io avevo il privilegio di esserne testimone. Ogni giorno mi regalava un tassello nuovo su cui riflettere. Imparai a guardare la realtà in cui mi muovevo senza giudicare, senza pormi sul terreno di una diversità dichiarata. Appresi molto dalle persone più disparate”. La Libia di ieri, quella di oggi, filtrata attraverso i ricordi di uno dei più grandi protagonisti dell’archeologia mediterranea, il professore Antonino Di Vita. Segue la conversazione con Alberto Angela a cura di Piero Pruneti. Chiude la serata l’assegnazione del Premio Aquileia, un pregiato mosaico realizzato dalla Scuola Mosaicisti del Friuli, al film più votato dal pubblico nel corso delle tre serate.