Melfi-Venosa (Pz). Prorogata al 3 gennaio 2027 la mostra diffusa “Salvati. Storia di un sequestro” che spazia da raffinati vasi a figure rosse a preziosi gioielli in ambra e oro, fino a sculture e a un grande mosaico policromo, sottratti allo scavo clandestino e restituiti alla fruizione pubblica grazie all’azione investigativa e alla rete istituzionale

Nuova proroga dell’apertura della mostra diffusa “Salvati. Storia di un sequestro” sarà visitabile fino a domenica 3 gennaio 2027, allestita in contemporanea al museo Archeologico nazionale “Massimo Pallottino” (Castello di Melfi, Pz) e il museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” (Castello di Venosa, Pz): percorso espositivo diffuso, tra Melfi e Venosa, che spazia da raffinati vasi a figure rosse a preziosi gioielli in ambra e oro, fino a sculture e a un grande mosaico policromo. Nata dalla sinergia strategica con il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) e con la Direzione Generale Musei, l’itinerario si snoda tra reperti di straordinario valore storico e scientifico, sottratti allo scavo clandestino e restituiti alla fruizione pubblica grazie all’azione investigativa e alla rete istituzionale. Programmata inizialmente dal 17 luglio al 27 settembre 2026, era stata una prima volta prorogata fino al 1° novembre 2026. La visita alla mostra è inclusa nel biglietto d’ingresso ordinario secondo gli orari di apertura dei Musei.

Allestimento della mostra diffusa “Salvati. Storia di un sequestro” tra Melfi e Venosa (foto musei melfi venosa)

L’esposizione è dedicata al recupero di circa 140 reperti archeologici sottratti all’Italia da scavi clandestini e reimmessi sul mercato clandestino internazionale. Il cruciale rientro, finalizzato nel maggio 2023 al termine di un lungo e complesso negoziato con la società di diritto inglese in liquidazione Symes Ltd – appartenuta al noto trafficante d’arte Robin Symes –, è stato reso possibile grazie alla complessa attività investigativa del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. L’operazione ha visto il fondamentale coinvolgimento dell’Avvocatura Generale dello Stato, dell’Ambasciata d’Italia a Londra e dei Dipartimenti del Ministero della Cultura dedicati alla Tutela e alla Valorizzazione del patrimonio. A seguito del recupero, il Ministero della Cultura ha avviato un’attenta ridistribuzione territoriale dei beni: il lotto assegnato ai Musei e parchi archeologici di Melfi e Venosa comprende vasi a figure rosse, ornamenti in ambra e oro, sculture, oggetti di uso quotidiano e un grande mosaico policromo. La mostra intende accendere i riflettori su un fenomeno drammatico che colpisce il nostro patrimonio culturale. Strappati brutalmente ai contesti di provenienza, questi reperti erano stati ridotti a meri oggetti d’arredo per il collezionismo clandestino. L’esposizione si configura quindi come una profonda riflessione sulla legalità e sulla congiunta azione di tutela e valorizzazione del patrimonio.

Tag:, , , , ,

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.