Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per “Etru di sera” apre la mostra “BASTA BUSTE”, personale di Oreste Baldini, spettacolare ciclo di opere sul tema del Plastic Free. La presentazione del direttore Nizzo e dello stesso autore

Sabato 16 ottobre 2021, in occasione di ETRU DI SERA, l’apertura serale straordinaria del museo nazionale Etrusco “Villa Giulia” di Roma, dalle 20 alle 23, apre al pubblico “BASTA BUSTE”, personale di Oreste Baldini, a cura di Maria Paola Guidobaldi con il patrocinio di Istituto Polacco di Roma, in collaborazione con Frame by Frame. La mostra, allestita nelle Sale dei Sette Colli e di Venere, al piano nobile di Villa Giulia, sarà visitabile fino al 16 gennaio 2022. La mostra è inclusa nel biglietto di ingresso al Museo che, in occasione dell’apertura serale straordinaria, è al costo ridotto di 3 euro. Già sede nell’autunno del 2019 della mostra “Acqua”, nella quale l’artista si era misurato con l’emergenza ambientale, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia torna a farsi scrigno delle creazioni artistiche di Oreste Baldini: uno spettacolare ciclo di opere sul tema del Plastic Free, suo ulteriore approfondimento intorno a un tema di forte attualità. Fra le opere presenti in mostra, potenti sculture con pesci soffocati dalla plastica si ergono, provocatorie e denuncianti, come monito imponente a ridurre il nostro impatto ambientale e come metafora, più che mai vivida in questo tempo segnato dalla pandemia, delle costrizioni psichiche e fisiche in cui l’Uomo è ingabbiato e fra cui si dimena alla ricerca di una via d’uscita.
Richiamare l’attenzione sulla necessità della salvaguardia ambientale e del patrimonio culturale e paesaggistico, sul rispetto della Terra e della Natura, sentimento per altro profondamente radicato nella cultura etrusca e disseminato in molteplici testimonianze della raccolta museale permanente, è uno dei tanti compiti di un’istituzione culturale che si prende cura del passato per trasmetterlo alle generazioni future. “L’urgenza del messaggio”, scrive Maria Paola Guidobaldi, nel catalogo della mostra (ed. sillabe), “scorre rapida e incisiva nelle sue talentuose mani di pittore e di scultore e l’immagine delle acque avvelenate assume allora forma e concretezza nella materia in cui essa si eterna, il durevole bronzo (quattro “Lische” e otto “Mari”, cui si aggiunge lo splendido mosaico in pietre, marmi e tessere d’oro che incarna l’Oceano Pacifico), mentre le visioni delle correnti marine che disegnano le rotte della plastica si imprimono in sedici struggenti tavole dipinte in tecnica mista con studiate cromie e ci trascinano negli abissi profondi in cui le creature del mare, intrappolate nelle buste di plastica, si dimenano e soccombono”. La mostra segue cronologicamente le iniziative nazionali e internazionali di sensibilizzazione e mobilitazione ai temi del cambiamento climatico come Youth4Climate (28-30 settembre 2021) e il Festival dello Sviluppo sostenibile (28 settembre-14 ottobre), quest’ultima, la più grande iniziativa italiana per il coinvolgimento di cittadini, giovani generazioni, imprese, associazioni e istituzioni sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale e per la diffusione di comportamenti responsabili.
Licodia Eubea. All’XI Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica la storica Maria Stupia presenta il libro su Claudio, ricostruendo la figura dell’imperatore vittima della storiografia senatoria. E nella terza giornata performance in piazza, corollario della mostra fotografica “Madre Terra, Natura-Naturans. Tra materia, immagine e corpo”

Alessandra Cilio, co-direttrice artistica della Rassegna di Licodia Eubea, intervista la storica Maria Stupia, che ha scritto un libro sull’imperatore Claudio (foto graziano tavan)
L’imperatore Claudio protagonista del primo degli “Incontri di archeologia” in programma venerdì 15 ottobre 2021, seconda giornata dell’XI Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea. Ad approfondire il “discusso” imperatore romano la giovane storica Maria Stupia (che vediamo nel video per archeologiavocidalpassato.com) autrice del libro “Clavdio. L’imperatore fra opposizione e consenso. Dinamiche di esclusione e di integrazione” (Dielle edizioni, 2021). Considerato incapace e succube, Claudio è stato vittima della storiografia senatoria a lui ostile e, più tardi, di molti studi scientifici. In realtà, Claudio non è stato solo homo philologus e storico, ma anche raffinato politico, capace di comprendere a fondo le dinamiche di corte. Consapevole di dover costruire un solido consenso al suo potere, promuove la carriera di uomini fidati e l’ascesa di comunità provinciali come i Galli. I fenomeni di mobilità sociale e integrazione sono, quindi, la cifra distintiva della sua politica e ci permettono di riconsegnare al pubblico un’immagine rinnovata del penultimo imperatore giulio-claudio. Maria Stupia, laureata in Filologia Moderna all’università di Catania con un percorso di studi incentrato sulla storia e con un’attenzione particolare rivolta all’approfondimento della Storia Romana, ha preso parte a numerosi seminari e attività didattiche. Ha in attivo pubblicazioni all’interno di riviste scientifiche come Siculorum Gymnasium e Quaderni Friulani di Archeologia.


Immagine della mostra fotografica di Andrea Iran e Giuseppe La Rosa “Madre Terra, Natura-Naturans. Tra materia, immagine e corpo”
Dall’impero romano alla Madre Terra. Momento clou della terza giornata della rassegna di Licodia Eubea, sabato 16 ottobre 2021, ad arricchire il programma delle proiezioni, è la performance live di Margherita Peluso e Pamela Vindigni in piazza Stefania Noce, alle 18.30 (replica al Castello Santa Pau, domenica 17 ottobre, alle 10), collegata alla mostra fotografica di Andrea Iran e Giuseppe La Rosa “Madre Terra Natura-Naturans. Tra materia immagine e corpo”, aperta al museo Etnoantropologico “P. Angelo Coniglione” di Licodia Eubea, nei giorni della rassegna dalle 16 alle 22, e ogni sabato e domenica dal 23 ottobre al 14 novembre 2021 dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 20. La prima divinità di culto concepita dall’uomo è senz’altro la Grande Madre, come energia creatrice della natura e degli uomini. Gea e Rea, Pachamama, Ninhursag, Astarte, Hathor poi Iside, Demetra, la stessa Maria di Nazareth: nomi che uniscono differenti culture e tempi, ma che si riferiscono ad un’unica grande fonte di creazione, fertilità, sessualità, nutrimento, nascita. Pamela Vindigni con le sue sculture in terracotta e Margherita Peluso mettono in scena una performance condivisa tra materia e corpo in azione, in cui uomo e natura entrano in contatto, momenti immortalati grazie alle fotografie di Andrea Iran e Giuseppe La Rosa in mostra.
Cortona. A un mese dalla chiusura della mostra “Luci dalle tenebre. Dai lumi degli Etruschi ai bagliori di Pompei” al Maec, conferenza di Luigi Donati con considerazioni conclusive sulla mostra e presentazione del catalogo

La mostra “Luci dalle tenebre. Dai lumi degli Etruschi ai bagliori di Pompei” al museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona (Maec) si è chiusa il 12 settembre 2021: in assoluto la prima mostra dedicata all’illuminazione nel mondo etrusco con reperti giunti dai più prestigiosi Musei italiani, una esposizione interamente dedicata alle tecniche di illuminazione e ai rituali connessi nell’epoca etrusca (vedi Cortona. Ancora poche settimane per visitare la mostra “Luci dalle tenebre, dai lumi degli Etruschi ai bagliori di Pompei” al MAEC – museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona, la prima mostra dedicata all’illuminazione nel mondo etrusco | archeologiavocidalpassato). A distanza di poco più di un mese sabato 16 ottobre 2021, alle 16, in sala Medicea di Palazzo Casali a Cortona, sede del Maec, “Considerazioni conclusive sulla mostra Luci dalle tenebre” a cura del prof. Luigi Donati, lucumone dell’Accademia Etrusca di Cortona. Seguirà la presentazione del catalogo. Green pass e prenotazione obbligatori: 0575637235 – prenotazioni@cortonamaec.org.

In mostra, grazie alla collaborazione di docenti dei maggiori atenei italiani e di studiosi di fama internazionale, si sono potuti ammirare gli oggetti che testimoniano le tecniche di illuminazione naturale e gli strumenti di illuminazione artificiale usati dagli Etruschi. Dal celebre lampadario etrusco in bronzo già custodito nelle sale del Maec, stupefacente e prezioso strumento di illuminazione artificiale antica, all’eccezionale prestito dal Mann di Napoli: una statua ritrovata a Pompei rappresentante un efebo, cui è dedicato uno speciale allestimento nella sala dei Mappamondi. La statua in bronzo è alta circa un metro e mezzo e rappresenta un adolescente con un candelabro che svolgeva il ruolo di accoglienza per gli ospiti illustri nelle dimore dell’antichità. Una intera sezione è stata dedicata ai sistemi di illuminazione collegati alla cultura nuragica, sviluppata nella Sardegna preromana, ed una sezione, particolarmente ricca, è stata riservata ad alcune delle più prestigiose realizzazioni rinvenute nella città di Pompei – legata al mondo etrusco da antichi vincoli di dipendenza – fra cui – come si diceva – la splendida statua di efebo lampadoforo rinvenuta integra in una ricca dimora di via dell’Abbondanza.
Rovereto. Al RAM film festival Notre-Dame protagonista del pomeriggio della terza giornata, e le musiche di Morricone nella quarta: i film e l’incontro con Artusi e “l’archeologo” Martin Mystère

A Rovereto il pomeriggio di venerdì 15 ottobre 2021, terza giornata del primo RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie, ha per grande protagonista Notre-Dame de Paris, con un doppio appuntamento. Prima, al teatro Zandonai, il film “Notre-Dame de Paris: the secrets of the builders / Notre-Dame di Parigi: i segreti dei costruttori” di Emmanuel Blanchard (Francia 2020, 48’). Il 19 aprile 2019, gli occhi del mondo erano puntati sulla cattedrale di Notre-Dame di Parigi in fiamme. Tutta l’umanità temeva che questo capolavoro dell’architettura gotica, incarnazione del genio dell’artigianato medievale, fosse perduta. Con una grande indagine sulla costruzione di Notre-Dame, il film ci fa scoprire insieme ai costruttori le grandi sfide architettoniche, umane e politiche durante gli 800 anni della sua storia turbolenta.

Il geologo Tiziano Straffelini
A seguire, per gli INCONTRI AL BISTROT Alfio Ghezzi Bistrot (sold out da tempo), un aperitivo nella cornice del prestigioso locale dello chef stellato Alfio Ghezzi in compagnia di Tiziano Straffelini, su “Notre-Dame: tecnologie e progetti per il restauro del secolo”: il geologo impegnato sul cantiere della cattedrale a Parigi ne svela andamento e peculiarità. A due anni dall’incendio che ha devastato la cattedrale di Notre-Dame, le operazioni di restauro sono solo all’inizio. Alla complessità tecnica dell’intervento si aggiunge la delicatezza di lavorare su uno dei monumenti più conosciuti e visitati al mondo. Parleremo delle difficoltà e dei progetti in corso con Tiziano Straffelini che – a Parigi – si occupa di restauro di monumenti storici e che, proprio a No – tre-Dame, ha seguito il restauro-test di due cappelle danneggiate.

Sabato 16 ottobre 2021, quarta giornata di manifestazioni, il RAM film festival, Rovereto Archeologia Memorie, arriva al suo apice dalle proiezioni agli incontri, fino al concerto serale omaggio al maestro Morricone al teatro Zandonai che è l’evento clou. Alle 20.45, appuntamento con il concerto “Musica per il cinema. Omaggio a Ennio Morricone”, per pianoforte e quartetto d’archi con Leandro Piccioni, il pianista di Morricone, e un quartetto d’archi, il Quartetto Pessoa. Il RAM film festival vuole rendere omaggio al genio indiscusso delle colonne sonore scomparso nel luglio del 2020 all’età di 91 anni dedicandogli il concerto. Un emozionante percorso musicale fra le più belle colonne sonore del cinema, con i brani più celebri del geniale compositore italiano passando per il tango argentino di Astor Piazzola. Leandro Piccioni pianista, arrangiatore e compositore, ha collaborato con Ennio Morricone fin dal 2001 e dal 2015 è stato il suo pianista solista ufficiale suonando in tutto il mondo con orchestre internazionali. Il Quartetto d’archi Pessoa è composto dai due violinisti, Marco Quaranta e Rita Gucci, da Achille Taddeo alla viola e dal violoncellista Marco Simonacci. L’evento è ad ingresso libero e gratuito, si raccomanda di presentarsi con un po’ di anticipo.

Frame del film “Narbonne, the second Rome” di Alain Tixier
Proiezioni. Nel pomeriggio ci sono sette film tra cui “Ark of the Covenant. The Bible’s Origins / L’Arca dell’Alleanza. Le origini della Bibbia”. Il film franco-israeliano racconta la missione scientifica per scoprire i segreti di Kiriath Jearim, la collina su cui fu conservata l’Arca dell’Allenza, secondo la Bibbia, prima di essere portata a Gerusalemme. A seguire “Il patrimonio sommerso. Un museo sul fondo del mare”, un documentario prodotto da Rai Cultura alla scoperta dello straordinario patrimonio sommerso dei mari italiani con l’archeologia subacquea di cui Nino Lamboglia ne è il pioniere. A conclusione del pomeriggio di proiezioni si trova “Narbonne, the second Rome / Narbona, la seconda Roma” alla sua prima italiana. Un team di ricercatori esplora il più grande sito archeologico francese per scoprire lo splendore dimenticato di questa piccola città costiera, prima colonia romana sulle terre galliche.


Disegno-ritratto di Andrea Artusi (foto fmcr)
Non solo cinema però nella giornata di sabato 16 ottobre 2021 al RAM film festival: alle 17 l’ultimo dei tre INCONTRI AL BISTROT assieme ad Andrea Artusi, sceneggiatore e disegnatore per la Sergio Bonelli Editore, che parlerà assieme a Marco Nicolò Perinelli, archeologo e giornalista, all’Alfio Ghezzi Bistrot. Si parlerà anche dell’albo speciale che ha per protagonista il più famoso archeologo dei fumetti, “Martin Mystère e la città di Venezia”. Il fumetto seriale italiano annovera tra i suoi personaggi più celebri proprio Martin Mystère, l’archeologo detective dell’impossibile creato da Alfredo Castelli che da quasi quarant’anni racconta in chiave avventurosa alcuni dei più affascinanti misteri della storia. In occasione dei 1600 anni dalla fondazione di Venezia il character bonelliano è tornato nella Città dei Dogi con un albo speciale basato su un racconto inedito scritto da Alberto Toso Fei.
Roma-Eur. Al museo delle Civiltà si presenta (anche in diretta streaming) il libro “L’eredità umana e scientifica di Mario Bussagli” che raccoglie gli atti del convegno tenutosi nel 2017 in occasione del centesimo anniversario della nascita del grande studioso di Arte orientale, allievo di Giuseppe Tucci

Venerdì 15 ottobre 2021, alle 16.30, in presenza in sala conferenze Pigorini al museo delle Civiltà di Roma-Eur, e in diretta streaming https://youtu.be/O8keeHCsGn0, presentazione del volume “L’eredità umana e scientifica di Mario Bussagli” (Roma 2021) a cura di Marco Bussagli, Paola D’Amore, Pierfrancesco Fedi, Laura Giuliano, Massimiliano A. Polichetti, Filippo Salviati per la collana Il Novissimo Ramusio 27, in co-edizione con il museo delle Civiltà. Dopo i saluti di benvenuto di Loretta Paderni (MuCiv), funzionario delegato dal direttore generale Musei, intervengono Adriano Rossi, presidente di ISMEO-Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente; Massimiliano A. Polichetti (MuCiv), coordinatore del museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”; Laura Giuliano (MuCiv), curatrice della sezione India e Sud-Est asiatico del museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”; Claudio Strinati, già soprintendente storico dell’arte del ministero della Cultura. Saranno presenti Marco Bussagli e i curatori del volume.
Nel 2016, in occasione del centesimo anniversario della nascita di Mario Bussagli (1917-1988), il figlio Marco e un gruppo di allievi di prima e seconda generazione, tutti collegati con la Sapienza università di Roma e/o con il museo nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ (poi confluito nel museo delle Civiltà e di cui Mario Bussagli ebbe la direzione transitoria nei primi mesi dalla sua istituzione nel 1957-1958), proposero al Dipartimento ISO della Sapienza e a ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente la co-organizzazione di un convegno sulla figura dello studioso. Il volume “L’eredità umana e scientifica di Mario Bussagli” (Il Novissimo Ramusio 27, ISMEO- MuCiv, Roma 2021) a cura di Marco Bussagli, Paola D’Amore, Pierfrancesco Fedi, Laura Giuliano, Massimiliano A. Polichetti e Filippo Salviati, raccoglie gli Atti di quel convegno articolato in tre giornate (21 – 23 settembre 2017) e destinato a concludersi nel giorno del genetliaco dello studioso che, nato nel 1917, avrebbe compiuto cento anni, se – il 14 agosto del 1988 – una prematura scomparsa non l’avesse sottratto all’affetto e alla stima dei suoi cari, dei suoi amici e dei suoi colleghi.

Il volume raccoglie trentaquattro contributi a firma di colleghi, allievi e amici del professor Bussagli, che affiancano ricordi personali e aneddoti alla discussione delle più recenti tendenze degli studi archeologici e storico-artistici di cui si è occupato per decenni Mario Bussagli. In particolare studi legati a fenomeni artistici dell’India e dell’Asia Centrale e particolarmente all’arte del Gandhāra, aree d’elezione nelle ricerche bussagliane, si accompagnano – negli Atti che si presentano – all’interesse per il Tibet e agli influssi orientalistici nell’arte occidentale.

Mario Bussagli si formò presso la Scuola Orientale della Sapienza come allievo di Giuseppe Tucci, per divenire poi, dalla fine degli anni Cinquanta, ordinario della Cattedra di Storia dell’Arte dell’India e dell’Asia Centrale. Studioso di fama internazionale, egli “[…] seppe come pochi unire al rigore della ricerca scientifica un raro garbo di divulgatore. Senese di origine, la parlata toscana gli prestò un’innata facilità di parola e di scrittura, che rendono le sue opere, anche quelle più astruse, di lettura facile e piacevole. I suoi interessi spaziarono dall’arte dei Kushana, dell’India e della Cina fino alla natia Siena, nella cui arte e cultura seppe individuare influssi e motivi di origine orientale, rimasti finora inosservati. L’entusiasmo che Mario Bussagli seppe sempre infondere ai suoi discepoli, non rimase senza frutto e non pochi sono i suoi allievi e allieve che continuano, in cattedra, la tradizione da lui iniziata. […]” (Raniero Gnoli, in Le Grandi Scuole della Sapienza, Roma 1994).
Castelfranco Emilia (Mo). A Villa Sorra incontro con Luigi Malnati e presentazione del suo libro “La passione e la polvere”

Appuntamento a Castelfranco Emilia (Mo), nella prestigiosa sede di Villa Sorra, venerdì 15 ottobre 2021, dalle 15 alle 17, per la presentazione del libro “La passione e la polvere” di Luigi Malnati. Il Comune di Castelfranco Emilia, in qualità di ente capofila dei Comuni comproprietari (Castelfranco Emilia, Modena, Nonantola e San Cesario sul Panaro), sta attuando il progetto di conservazione e valorizzazione del parco Villa Sorra progetto che per la sua strategicità ha ottenuto finanziamenti non solo da parte dei Comuni comproprietari, ma anche della Regione Emilia Romagna. Parole-chiave del nuovo progetto sono fruizione pubblica, valorizzazione delle eccellenze culturali e territoriali e luogo di comunità. In attesa della realizzazione del progetto, stiamo costruendo un programma di iniziative culturali e ricreative per l’autunno 2021, che vanno ad illustrare la funzione di villa Sorra andrà ad assumere nel tempo. In questo programma si inserisce l’appuntamento di venerdì al 15 ottobre 2021 a Villa Sorra. Alle 15, saluti del sindaco.

Luigi Malnati, già soprintendente archeologo (foto Mibact)
A seguire, il giornalista Stefano Luppi del Giornale dell’Arte – insieme a Valentina Di Stefano, funzionario della soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bologna e le Province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara – intervista l’autore Luigi Malnati che è stato funzionario archeologo per Modena e Reggio Emilia, direttore del museo nazionale Etrusco di Marzabotto, poi soprintendente delle Marche, del Veneto, dell’Emilia-Romagna, della Lombardia e dal 2010 al 2014 direttore generale alle Antichità per il ministero dei Beni Culturali. Ha al suo attivo più di 150 pubblicazioni scientifiche, molte esposizioni anche di rilievo nazionale, la direzione di decine di scavi archeologici e si occupa di etruscologia, archeologia urbana e problemi relativi alla tutela. Al termine verrà proposto un brindisi in Villa.

La passione e la polvere. L’archeologia è fango, polvere, cemento, baracche prefabbricate in lamiera, bagni mobili, panini consumati in fretta. E l’emozione della scoperta. In una parola: l’archeologia. Declinata attraverso il suo sviluppo e la sua evoluzione in 250 anni di scavi in Italia, e l’esperienza personale di 40 anni di attività in prima linea dell’archeologo Luigi Malnati, autore di “La passione e la polvere. Storia dell’archeologia italiana da Pompei ai nostri giorni”, edito da La Nave di Teseo, con l’introduzione di Vittorio Sgarbi (vedi Storia dell’archeologia italiana da Pompei ai nostri giorni” di Luigi Malnati, per 40 anni in prima linea come archeologo e soprintendente: è il racconto di un mondo tanto affascinante quanto ancora poco conosciuto, con le parole di un testimone diretto | archeologiavocidalpassato).
Parco archeologico del Castello di Lettere. Si presenta “Il Castello di Lettere. La rocca il villaggio la cattedrale”, la prima guida archeologica del sito medievale, frutto della collaborazione tra il parco archeologico di Pompei e dell’amministrazione comunale

Il castello medioevale di Lettere rientra tra i siti di competenza scientifica del Parco archeologico di Pompei. Ubicato sulla collina di Lettere il Castello fu edificato dal Ducato Amalfitano nel corso del X secolo per difendere i suoi confini settentrionali ed era parte di una rete di fortificazioni che assicurava agli amalfitani il controllo dei due versanti dei monti Lattari. Venerdì 15 ottobre 2021, alle 12, il parco archeologico di Lettere presenta “Il Castello di Lettere. La rocca il villaggio la cattedrale”, la prima guida archeologica del sito medievale, a firma di Domenico Camardo, Paola Marzullo e Mario Notomista pubblicato da Eidos. Alla presentazione interverranno il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel; il consulente archeologo del parco archeologico del Castello di Lettere, Domenico Camardo; il funzionario responsabile del parco archeologico di Pompei, Luana Toniolo. Porteranno il loro saluto Sebastiano Giordano (sindaco di Lettere); Anna Lauriello (assessore alla Cultura Comune di Lettere); Francesco Mosca (dirigente Comune di Lettere); Pasquale D’Avino (dirigente scolastico I.C. Pellico); Paola Marzullo (direttore parco archeologico del Castello di Lettere). La pubblicazione della Guida è parte integrante di un processo di valorizzazione intrapreso sin dalla costituzione del Parco Archeologico del Castello di Lettere e frutto del protocollo d’intesa tra l’amministrazione comunale e il Parco archeologico di Pompei nell’ottobre del 2018.

Il sito è tuttora in una splendida posizione panoramica che permetteva di controllare l’area dal porto di Castellammare fino alla foce del Sarno e tutto il golfo di Napoli, ma anche la Valle del Sarno dominata dal Vesuvio e dai monti di Sarno fino a Pagani. Durante i numerosi scavi condotti presso il castello e il suo villaggio è stato rinvenuto vasellame, ossa animali, che ci consentono di ricostruire l’alimentazione degli abitanti del villaggio nel XII sec., oltre a reperti in ferro, tra cui alcune punte di lance utilizzate nel castello. I reperti sono oggi esposti in un percorso museale, che racconta la vita nel castello in età medievale. L’allestimento delle sale consistente nella ricostruzione storica del 1528, con reperti riprodotti di epoca cinquecentesca è stata realizzata dal Comune di Lettere, con la supervisione scientifica del Parco archeologico di Pompei. “Il Castello di Lettere, tra i siti posti sotto la competenza scientifica del Parco,”, interviene Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, “è con il suo percorso museale esempio di come le Istituzioni siano in grado di portare avanti progetti di valorizzazione e fruizione attraverso una stretta collaborazione, nell’ambito delle rispettive competenze. La guida completa questo processo di valorizzazione, fornendo informazioni storico scientifiche e immagini che ne esaltano le caratteristiche paesaggistiche e architettoniche”.

“La consapevolezza dell’attrattività territoriale e culturale, e della conseguente intrinseca potenzialità che il sito medievale riveste nel territorio”, dichiara Paola Marzullo, direttore del parco archeologico del Castello di Lettere, “ha innescato una significativa attenzione verso la necessità di realizzare piani strategici di sviluppo e promozione mediante interventi che favoriscano l’incremento di un turismo di qualità. Sin dall’inizio dell’istituzione del parco archeologico del Castello di Lettere, ogni iniziativa intrapresa è stata finalizzata non solo alla tutela e alla valorizzazione del sito, ma soprattutto alla divulgazione del ruolo sociale e aggregativo che esso riveste per le popolazioni locali. Ogni sforzo intrapreso in questi anni ha avuto l’obiettivo di implementare ed evidenziare tale peculiarità, ricostruendo e riscoprendo il rapporto tra il Castello ed il territorio, vero punto di riferimento, di aggregazione e di appartenenza per un’intera collettività, che supera i confini locali, e guarda con rinnovato interesse all’intera valle del Sarno sino a tutto il bacino del Mediterraneo”.

“Sin dal 2014, con il progetto di adeguamento funzionale del sito monumentale, l’amministrazione comunale ha investito in maniera significativa e prioritaria risorse economiche ed umane nel rilancio di quello che è diventato Parco Archeologico del Castello di Lettere”, ricorda il sindaco di Lettere, Sebastiano Giordano. “Il rapporto istaurato tra il parco archeologico di Pompei e il Comune di Lettere ha favorito la nascita di un’intensa collaborazione tecnico-scientifica finalizzata all’attuazione di una politica comune di fruizione e valorizzazione del sito monumentale, ripercorrendone la vocazione storica di riferimento territoriale e urbano avuto sin dall’origine della sua edificazione. La pubblicazione della Guida del Castello di Lettere rappresenta la sintesi delle attività di promozione e valorizzazione sin qui intraprese dall’amministrazione comunale di Lettere, il più importante strumento di divulgazione delle tradizioni e degli usi e costumi del territorio”.
Venerdì col Mann protagonista in due prestigiosi festival del cinema archeologico: con il film “Agalma” in concorso al RAM Film Festival di Rovereto, e con il film “Thalassa. Il racconto” in prima internazionale alla XI edizione della rassegna di Licodia Eubea: entrambi visibili anche on line

Venerdì di cinema archeologico con protagonista il museo Archeologico nazionale di Napoli. Dal Nord al Sud della Penisola, viaggiando con le emozioni del grande schermo: il MANN porta due opere in concorso, una al I RAM Film Festival di Rovereto, l’altra all’XI edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea.

RAM Film Festival di Rovereto (13/17 ottobre 2021). Nella sezione pomeridiana di venerdì 15 ottobre 2021, va in scena il film “Agalma”, vita al museo Archeologico nazionale di Napoli, film documentario scritto e diretto da Doriana Monaco con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni, che concorre per il Premio Paolo Orsi e per la menzione speciale “Archeoblogger”. Il documentario, già selezionato per le Giornate degli Autori di Venezia 77 è prodotto da Antonella Di Nocera (Parallelo 41 produzioni) e Lorenzo Cioffi (Ladoc) con il museo Archeologico nazionale diretto da Paolo Giulierini; la produzione esecutiva è di Lorenzo Cioffi. Il pubblico potrà seguire la manifestazione in loco e online: sarà possibile, infatti, assistere gratuitamente alla proiezione grazie alla piattaforma digitale raggiungibile dal sito RAM film festival ONLINE | Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico | Fondazione Museo Civico Rovereto (rassegnacinemaarcheologico.it).

Lo spostamento dell’Atlante Farnese sul set di “Agalma” (foto Angelo Antolino)
Il film, realizzato con il contributo della Regione Campania e in collaborazione con Film Commission Regione Campania, si sintonizza con lo spirito della rassegna trentina che, promossa dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, sin dal 1990 dedica attenzione ai temi dell’archeologia e della memoria, con uno sguardo privilegiato a tutela e valorizzazione del patrimonio culturale mondiale: in cinquanta (e intensi) minuti, la regista Doriana Monaco segue l’esistenza “dietro le quinte” del MANN, tra lavori di restauro e progetti di allestimento. Filo conduttore della pellicola, la celebrazione dell’impegno e della passione delle persone, che rendono concreto un progetto di promozione culturale.
XI edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea (14-17 ottobre 2021). Non può che partire dalla Sicilia, il viaggio del documentario “Thalassa. Il racconto”, diretto da Antonio Longo e scritto dallo stesso Longo con Salvatore Agizza: venerdì 15 ottobre 2021 (ore 19), il film, prodotto da Teichos srl Servizi e Tecnologie per l’Archeologia e dal Mann, sarà presentato in prima internazionale per la sezione “Cinema e Archeologia” della rassegna. “Thalassa. Il racconto”, in concorso per il Premio Archeoclub d’Italia al film preferito dal pubblico e per il Premio ArcheoVisiva al miglior film, ripercorre, anche grazie a filmati d’archivio di Rai Teche, gli scavi di archeologia subacquea realizzati nelle acque del Sud Italia:

Frame del film “Thalassa. Il racconto” di Antonio Longo
una vera e propria immersione ricca di suggestioni, per ripercorrere il lavoro che ha permesso di proporre la grande mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, in programma al Mann nella stagione 2019/2020. Da quelle straordinarie ricerche, condotte anche sotto l’egida dell’indimenticabile Sebastiano Tusa, è stato possibile riunire 400 reperti in un unicum espositivo, che ha rappresentato una prospettiva nuova, per complessità di approccio, sui tesori dischiusi dal Mare nostrum. Possibile consultare il calendario della manifestazione dal sito rassegnalicodia.it, mentre la votazione sarà accessibile da streamcult.it.
Licodia Eubea (Ct). Aperta l’XI Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica: la presentazione di Alessandra Cilio. Vernice della mostra “Ca semu” di Jay Cavallaro. Pronti per il primo incontro di archeologia: Maria Stupia presenta i suo libro sull’imperatore Claudio
Nell’ex chiesa di San Benedetto e Santa Chiara a Licodia Eubea (Ct) si è aperto il sipario sull’XI Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica. Finalmente in presenza senza restrizioni, nel rispetto delle norme sanitarie, e ancora in streaming, per allargare la platea degli appassionati che possono non solo seguire i 19 film in concorso, ma anche votarli, e concorrere così all’assegnazione del Premio Archeoclub d’Italia – Sezione di Licodia Eubea. Quattro giorni intensi (dal 14 al 17 ottobre 2021) intensi: 19 film (sei prime internazionali, quattro prime nazionali, cinque prime regionali), tre incontri di archeologia (Maria Stupia, università di Catania; Filippo Brianni, presidente Archeoclub d’Italia Area Ionica; Lorenzo Nigro, università La Sapienza), due mostre (“Ca semu” e “Madre Terra, Natura-Naturans. Tra materia, immagine e corpo”), una finestra sul documentario siciliano, tre premi (“Archeoclub d’Italia”, assegnato al film più votato dal pubblico; “ArcheoVisiva”, al film migliore selezionato da una giuria internazionale di qualità; “Antonino Di Vita”, assegnato a chi spende la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio storico-artistico e archeologico), attività didattica per le scuole, e poi visite guidate e aperitivi al museo Archeologico.
La prima giornata della Rassegna di Licodia ha visto la vernice della mostra fotografica di Giovanni Jay Cavallaro “Cà semu. La Madre Terra” esposta nell’ex chiesa di San Benedetto e Santa Chiara, sede della Rassegna. Il punto di partenza del progetto “Cà semu” di Jay Cavallaro è una vecchia immagine di famiglia: ritrae la mamma Maria Angelina all’età di tre anni assieme alla sorella maggiore nel paese natale di Piedimonte Etneo. Maria Angelina, ancora adolescente, lascia la Sicilia alla volta degli Stati Uniti. Quella foto sbiadita, assieme a poche altre, acquista per chi emigra e la sua famiglia un valore un valore prezioso: assieme al ricordo del momento, essa restituisce il ricordo di una terra ormai distante e inaccessibile. A distanza di anni Giovanni Cavallaro ritorna in quei luoghi; li osserva con la nostalgia ereditata dalla madre, mista allo sguardo nuovo di chi è nato e cresciuto negli Stati Uniti. Ogni scatto rivela un racconto che vive di vita propria; al tempo stesso si inquadra all’interno di un disegno più ampio, diventando segmento di una storia più complessa, di cui sono protagonisti uomini e donne, giovani e anziani, persone, piante e animali.

Copertina del libro “Claudio” di Maria Stupia (Dielle editore)
Con la seconda giornata, arriva il primo degli “Incontri di archeologia”. Venerdì 15 ottobre 2021, alle 18.30, incontro con Maria Stupia, dell’università di Catania, che presenta il suo libro “CLAVDIO. L’imperatore fra opposizione e consenso. Dinamiche di esclusione e di integrazione” (Dielle editore, 2021) . Considerato incapace e succube, Claudio è stato vittima della storiografia senatoria a lui ostile e, più tardi, di molti studi scientifici. In realtà, Claudio non è stato solo homo philologus e storico, ma anche raffinato politico, capace di comprendere a fondo le dinamiche di corte. Consapevole di dover costruire un solido consenso al suo potere, promuove la carriera di uomini fidati e l’ascesa di comunità provinciali come i Galli. I fenomeni di mobilità sociale e integrazione sono, quindi, la cifra distintiva della sua politica e ci permettono di riconsegnare al pubblico un’immagine rinnovata del penultimo imperatore giulio-claudio.

Maria Stupia (università di Catania)
Maria Stupia, laureata in Filologia Moderna all’università di Catania con un percorso di studi incentrato sulla storia e con un’attenzione particolare rivolta all’approfondimento della Storia Romana, ha preso parte a numerosi seminari e attività didattiche. Ha in attivo pubblicazioni all’interno di riviste scientifiche come Siculorum Gymnasium e Quaderni Friulani di Archeologia.
Torino. Al via il ciclo “Musei e Ricerca. Scavi, Archivi, Reperti” con la conferenza egittologica di Paolo Marini su “Botteghe regali e botteghe templari nell’Egitto di età ramesside: i vasi per ushabti di Tuna El-Gebel”

Paolo Marini, curatore del museo Egizio di Torino, apre una nuova stagione di incontri parte del programma “Musei e Ricerca. Scavi, Archivi, Reperti” con una conferenza dal titolo “Botteghe regali e botteghe templari nell’Egitto di età ramesside: i vasi per ushabti di Tuna El-Gebel”. Appuntamento giovedì 14 ottobre 2021, alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio: il direttore Christian Greco introduce la relazione del curatore Paolo Marini. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Sarà comunque possibile seguire la conferenza in Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. I vasi per ushabti sono dei contenitori – appositamente realizzati per le statuette funerarie – attestati solo in alcuni siti egiziani e datati tra la XIX e la XX dinastia (1292-1076 a.C.). Questa produzione si innesta in una tradizione molto più antica e diffusa, che prediligeva l’uso di cassette lignee per questo scopo. Proprio grazie alla loro peculiare caratteristica, i vasi per ushabti sono oggetti importanti per indagare le differenze che contraddistinguono la produzione artigianale centrale e periferica, regale e templare. Durante la conferenza, Paolo Marini illustrerà la sua ricerca condotta su un corpus di vasi per ushabti conservato al museo Egizio, quasi completamente inedito, molto probabilmente proveniente da Tuna el-Gebel, l’antica necropoli dei sacerdoti del tempio di Thot a Ermopoli.
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