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Nicolò Bongiorno col film “Songs of the Water Spirits” protagonista da Sud a Nord: sabato all’XI Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Ct), domenica al primo RAM film festival di Rovereto (Tn)

Frame del film film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno

Il film è il risultato di 3 anni di lavoro sul campo nell’Himalaya Kashmiriano nel tentativo di raccontare la sfida di una società incastonata nei deserti d’alta quota e alcune delle vette più alte e spettacolari del mondo. Il Ladakh è una regione dell’India in profonda trasformazione che sta affrontando un percorso di rigenerazione culturale costantemente in bilico tra il richiamo di una tradizione arcana e uno sviluppo rampante, che mette a rischio l’ambiente e snatura i suoi abitanti. Parliamo del film pluripremiato “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno (Italia 2020, 100’) protagonista nella serata di sabato 16 ottobre 2021 all’XI Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Ct) e nel pomeriggio di domenica 17 ottobre 2021 alla prima edizione di RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie a Rovereto (Tn), doppia programmazione che ha obbligato il regista a un tour de force Sud-Nord per essere presente sia in Sicilia che in Trentino.

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Alessandra Cilio e Nicolò Bongiorno all’XI Rassegna del documentario e del cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) (foto graziano tavan)

A Licodia il film è in concorso: appuntamento sabato 16 ottobre, alle 21, per la sessione serale della Rassegna. Tradizione e sviluppo del Ladakh due concetti sviluppati con testimonianze e iniziative e una fotografia potente sull’immensità delle montagne himalayane. Menti coraggiose vogliono superare questo dualismo proponendo una mediazione virtuosa, valorizzando gli stimoli di una modernità che non implichi una mutazione antropologica. “Possiamo imparare da questo laboratorio sociale, economico e culturale?” è la domanda che alla fine il regista fa a tutti noi.

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Il regista Nicolò Bongiorno

A Rovereto il film è fuori concorso, a chiusura della cinque giorni del festival e prima della proclamazione del premio del pubblico e della chiusura ufficiale del festival. Appuntamento domenica 17 ottobre, alle 16.30, al teatro Zandonai: Nicolò Bongiorno è l’ospite speciale. Il regista di “Songs of the Water Spirits” racconta il film realizzato nella meravigliosa regione del Ladakh in India, dialogando con l’antropologo Duccio Canestrini, anche membro del comitato scientifico del festival.

Roma-Eur. Al museo delle Civiltà si presenta (anche in diretta streaming) il libro “L’eredità umana e scientifica di Mario Bussagli” che raccoglie gli atti del convegno tenutosi nel 2017 in occasione del centesimo anniversario della nascita del grande studioso di Arte orientale, allievo di Giuseppe Tucci

Locandina dell’incontro al Muciv per la presentazione del volume “L’eredità umana e scientifica di Mario Bussagli”

Venerdì 15 ottobre 2021, alle 16.30, in presenza in sala conferenze Pigorini al museo delle Civiltà di Roma-Eur, e in diretta streaming https://youtu.be/O8keeHCsGn0, presentazione del volume “L’eredità umana e scientifica di Mario Bussagli” (Roma 2021) a cura di Marco Bussagli, Paola D’Amore, Pierfrancesco Fedi, Laura Giuliano, Massimiliano A. Polichetti, Filippo Salviati per la collana Il Novissimo Ramusio 27, in co-edizione con il museo delle Civiltà. Dopo i saluti di benvenuto di Loretta Paderni (MuCiv), funzionario delegato dal direttore generale Musei, intervengono Adriano Rossi, presidente di ISMEO-Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente; Massimiliano A. Polichetti (MuCiv), coordinatore del museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”; Laura Giuliano (MuCiv), curatrice della sezione India e Sud-Est asiatico del museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”; Claudio Strinati, già soprintendente storico dell’arte del ministero della Cultura. Saranno presenti Marco Bussagli e i curatori del volume.

roma_palazzo-brancaccio_convegno-ereditù-mario-bussagli_locandinaNel 2016, in occasione del centesimo anniversario della nascita di Mario Bussagli (1917-1988), il figlio Marco e un gruppo di allievi di prima e seconda generazione, tutti collegati con la Sapienza università di Roma e/o con il museo nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ (poi confluito nel museo delle Civiltà e di cui Mario Bussagli ebbe la direzione transitoria nei primi mesi dalla sua istituzione nel 1957-1958), proposero al Dipartimento ISO della Sapienza e a ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente la co-organizzazione di un convegno sulla figura dello studioso. Il volume “L’eredità umana e scientifica di Mario Bussagli” (Il Novissimo Ramusio 27, ISMEO- MuCiv, Roma 2021) a cura di Marco Bussagli, Paola D’Amore, Pierfrancesco Fedi, Laura Giuliano, Massimiliano A. Polichetti e Filippo Salviati, raccoglie gli Atti di quel convegno articolato in tre giornate (21 – 23 settembre 2017) e destinato a concludersi nel giorno del genetliaco dello studioso che, nato nel 1917, avrebbe compiuto cento anni, se – il 14 agosto del 1988 – una prematura scomparsa non l’avesse sottratto all’affetto e alla stima dei suoi cari, dei suoi amici e dei suoi colleghi.

Copertina del libro “L’eredità umana e scientifica di Mario Bussagli”

Il volume raccoglie trentaquattro contributi a firma di colleghi, allievi e amici del professor Bussagli, che affiancano ricordi personali e aneddoti alla discussione delle più recenti tendenze degli studi archeologici e storico-artistici di cui si è occupato per decenni Mario Bussagli. In particolare studi legati a fenomeni artistici dell’India e dell’Asia Centrale e particolarmente all’arte del Gandhāra, aree d’elezione nelle ricerche bussagliane, si accompagnano – negli Atti che si presentano – all’interesse per il Tibet e agli influssi orientalistici nell’arte occidentale.

Il ritratto dell’orientalista Mario Bussagli accanto a una scultura dell’arte del Gandhara (foto muciv)

Mario Bussagli si formò presso la Scuola Orientale della Sapienza come allievo di Giuseppe Tucci, per divenire poi, dalla fine degli anni Cinquanta, ordinario della Cattedra di Storia dell’Arte dell’India e dell’Asia Centrale. Studioso di fama internazionale, egli “[…] seppe come pochi unire al rigore della ricerca scientifica un raro garbo di divulgatore. Senese di origine, la parlata toscana gli prestò un’innata facilità di parola e di scrittura, che rendono le sue opere, anche quelle più astruse, di lettura facile e piacevole. I suoi interessi spaziarono dall’arte dei Kushana, dell’India e della Cina fino alla natia Siena, nella cui arte e cultura seppe individuare influssi e motivi di origine orientale, rimasti finora inosservati. L’entusiasmo che Mario Bussagli seppe sempre infondere ai suoi discepoli, non rimase senza frutto e non pochi sono i suoi allievi e allieve che continuano, in cattedra, la tradizione da lui iniziata. […]” (Raniero Gnoli, in Le Grandi Scuole della Sapienza, Roma 1994).

Paestum, XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico: assegnato alla scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto” la 7ma edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, scelta tra le cinque più importanti del 2020. A novembre sarà consegnato anche il premio della 6° edizione (saltato per il Covid) andato alla scoperta di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti gli dèi dell’Antica Mesopotamia presso il sito di Faida (Iraq)

paestum_XXIII_BMTA_2021La scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto” la 7ma edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, promosso dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e da Archeo: la XXIII edizione si svolgerà a Paestum dal 25 al 28 novembre 2021. L’International Archaeological Discovery Award, il Premio intitolato a Khaled al-Asaad, direttore dell’area archeologica e del Museo di Palmira dal 1963 al 2003, che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo, la prima testata archeologica italiana, hanno inteso dare il giusto tributo alle scoperte attraverso un Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), Archäologie in Deutschland (Germania), Archéologia (Francia), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). Nel 2015 il Premio è stato assegnato a Katerina Peristeri, Responsabile degli scavi, per la scoperta della Tomba di Amphipolis (Grecia); nel 2016 all’INRAP Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (Francia), nella persona del presidente Dominique Garcia, per la Tomba celtica di Lavau; nel 2017 a Peter Pfälzner, direttore della missione archeologica, per la città dell’Età del Bronzo presso il villaggio di Bassetki nel nord dell’Iraq; nel 2018 a Benjamin Clément, responsabile degli scavi, per la “piccola Pompei francese” di Vienne; nel 2019 a Jonathan Adams, responsabile del Black Sea Maritime Archaeology Project (MAP), per la scoperta nel mar Nero del più antico relitto intatto del mondo.

L’impressionante distesa dei sarcofagi scoperti dalla missione archeologica egiziana a Saqqara alla presentazione agli ambasciatori e ai media (foto Ministry of Tourism and Aniquities)

Ecco le cinque scoperte archeologiche del 2020 finaliste della 7ma edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”. Egitto: centinaia di sarcofagi rinvenuti a Saqqara, patrimonio Unesco a 30 km a Sud del Cairo; Germania: la verità sul Disco di Nebra, il reperto più analizzato della storia archeologica tedesca; Indonesia: nell’isola di Suwalesi le pitture rupestri più antiche del mondo con un cinghiale dipinto in ocra rossa di 45500 anni fa; Israele: a Gerusalemme sotto il Muro del Pianto si celavano tre stanze di 2000 anni fa; Italia: le numerose scoperte di Pompei, un Thermopolium, un carro cerimoniale, le origini Etrusche della città. Come detto, la 7ma edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” va alla scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto”. Il Premio sarà consegnato a Mostafa Waziry, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità di Egitto, venerdì 26 novembre 2021. alle 18, alla presenza di Fayrouz, archeologa e figlia di Khaled al-Asaad, in occasione della XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico. Per quanto riguarda, invece, lo “Special Award” per il maggior consenso sulla pagina Facebook della BMTA, è risultata la scoperta delle “tre stanze di 2000 anni fa sotto il Muro del Pianto di Gerusalemme”.

Rilievo 7 a Faida (Kurdistan iracheno) dell’VIII-VII sec. a.C. (foto di Alberto Savioli / LoNAP)

Nella stessa cerimonia sarà premiata anche la scoperta archeologica riferita all’anno 2019 vincitrice della 6a edizione, ma non conferita in quanto la BMTA nel novembre 2020 fu annullata a causa del lockdown: Daniele Morandi Bonacossi, direttore della Missione Archeologica Italiana nel Kurdistan Iracheno e Ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico dell’Università di Udine, per la scoperta di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti gli dèi dell’Antica Mesopotamia presso il sito di Faida, a 50 km da Mosul (vedi Il ritrovamento dei dieci rilievi rupestri di Faida nel Kurdistan iracheno da parte dell’università di Udine premiato come la scoperta archeologica più importante del 2019 con l’assegnazione della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” promossa dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e da Archeo | archeologiavocidalpassato).

I sarcofagi in legno inviolati e sigillati, risalenti a 2500 anni fa, scoperti dalla missione egiziana nella necropoli di Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

A Saqqara, patrimonio Unesco a 30 km a sud del Cairo, ritrovati centinaia di sarcofagi. A novembre 2020, un prezioso tesoro di 50 sarcofagi in legno è stato rinvenuto nella necropoli da un team di archeologi guidato da Zahi Hawass. Il ritrovamento getta nuova luce sulla storia di Saqqara durante il Nuovo Regno, il periodo della storia egizia compreso tra il XVI secolo a.C. e l’XI secolo a.C. Le preziose bare sono state trovate in 52 pozzi sepolcrali, profondi tra i 10 e 12 metri, che facevano parte del tempio funerario dedicato alla regina Naert, moglie del re Teti, il primo faraone della VI dinastia del Vecchio Regno. Sempre a novembre 2020, vicino alla piramide di Djoser (la prima struttura di cemento completa esistente al mondo e la più antica piramide a gradoni di tutto l’Egitto), oltre 100 sarcofagi, risalenti a due epoche, Tolomeo e Tardo Periodo, e più di 40 statue con maschere e mummie dorate di 2500 anni, ben conservate in pozzi profondi di 12 mt. (vedi Egitto. Nella necropoli di Saqqara la missione egiziana scopre 100 sarcofagi inviolati e sigillati di 2500 anni fa, 40 statue dorate di Ptah Soker, 20 scatole di legno di Horus, e poi statuette, amuleti, ushabti e 4 maschere in cartonnage dorato. I sarcofagi andranno tra il Grand Egyptian Museum, il National Museum of Egyptian Civilization, il museo della Nuova Capitale Amministrativa e il museo Egizio di piazza Tahrir. Le mummie al National Museum of Egyptian Civilization | archeologiavocidalpassato). A ottobre, la scoperta di 3 pozzi funerari di 10, 11 e 12 metri di profondità e contenenti più di 59 sarcofagi antropomorfi e policromi di ben 2.600 anni fa, risalenti alla XXVI dinastia, disposti in diverse camere, impilati l’uno sull’altro e appartenenti a sacerdoti, alti funzionari e personalità di spicco dell’alta società. Inoltre, le sabbie dell’area cimiteriale hanno portato alla luce ben 28 statue lignee del dio principalmente venerato nella necropoli,

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Le statue dorate di Ptah Soker, dio della necropoli di Saqqara, trovate dalla missione egiziana a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

Ptah-Sokar-Osiris, e un gran numero di amuleti, ushabti e altri oggetti, inclusa la statua di bronzo con intarsi in agata rossa, turchese e lapislazzuli del dio Nefertum (vedi Egitto. La missione archeologica egiziana nella necropoli di Saqqara conferma l’eccezionalità della scoperta in tre pozzi sacri. Il ministro: “Siamo arrivati a 59 sarcofagi in legno ancora sigillati, di 2500 anni fa; 28 statue del dio Ptah Sokar e un gran numero di amuleti e ushabti. E non è finita” | archeologiavocidalpassato). A settembre 2020, 27 sarcofagi intatti sepolti da più di 2500 anni e mai aperti, con bare in legno ottimamente conservate, dipinte con colori vivaci, trovati insieme ad altri manufatti più piccoli, all’interno di un pozzo nel sito sacro (vedi Egitto. La missione archeologica egiziana nella necropoli di Saqqara ha scoperto 27 sarcofagi di epoca tarda, risalenti a 2500 anni fa, ancora sigillati. Il ministro el-Anani: “Una scoperta molto emozionante. E penso siamo solo all’inizio”. E ora gli egittologi sperano di trovare all’interno intatto anche il corredo | archeologiavocidalpassato). Tutti questi straordinari tesori antichi, ritrovati in tempi diversi dalla missione archeologica egiziana con a capo Mustafa Waziri, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità, verranno trasferiti al GEM Grand Egyptian Museum per essere esposti, dopo i dovuti restauri.

Il famoso disco di Nebra (museo di Halle, in Sassonia) dell’età del Bronzo, una delle più antiche rappresentazioni del cielo

La verità sul Disco di Nebra, scoperto nella Germania centrale, il reperto più analizzato di sempre. Il Disco di Nebra è una lastra in metallo con applicazioni in oro risalente all’Età del Bronzo, che raffigura chiaramente fenomeni astronomici e simboli di forte impronta religiosa, considerato la più antica rappresentazione del cielo e uno dei ritrovamenti archeologici più importanti del XX secolo. Il reperto è un disco in bronzo del diametro di 32 cm e dal peso di 2 kg su cui sono riportate, in lamina d’oro, le possibili figure del Sole, della falce lunare e un insieme di 32 piccoli dischetti che potrebbero rappresentare le stelle. Di questi 32 dischetti aurei, 29 sono ben visibili, mentre i restanti si sono staccati, lasciando però una traccia evidente sulla superficie del disco di bronzo. Scoperto nel 1999 da alcuni saccheggiatori di tombe all’interno di una cavità in pietra sul monte Mittelberg, vicino Nebra, a 252 metri di quota, nella foresta dello Ziegelroda, a 180 km a sud-ovest di Berlino, ora è al museo regionale della preistoria di Halle, in Sassonia-Anhalt. Il disco è stato principalmente esaminato dall’archeologo Harald Meller (Ente per l’Archeologia e la Conservazione dei monumenti storici di Halle), dall’astronomo Wolfhard Schlosser (Università di Bochum) e dai chimici esperti in archeologia Ernst Pernicka (archeometallurgia), Heinrich Wunderlich (tecnica e metodo delle costruzioni) e da Miranda J. Aldhouse Green (Università del Galles), archeologa e studiosa delle religioni dell’Età del Bronzo. In una pubblicazione della rivista scientifica “Archaeologia Austriaca” lo stesso Meller, insieme a dodici suoi collaboratori, ha riproposto una sintesi di tutte le più recenti indagini a favore dell’attribuzione del disco al 1600 a.C., ovvero all’Età del Bronzo, con le prove inequivocabili circa l’esattezza del luogo di ritrovamento che, al di là delle dichiarazioni dei due (certo poco attendibili) scopritori, si avvale ora di una dati scientifici difficilmente oppugnabili: l’aumentata concentrazione, nel terreno, di particelle d’oro e di rame, spiegabili con la prolungata permanenza del reperto nel terreno, e la corrispondenza tra la terra sul luogo del ritrovamento e tracce di essa rinvenute su una delle asce e sul disco stesso. La datazione del reperto si avvale dei risultati dell’analisi al radiocarbonio effettuati su resti organici (tracce di corteccia di betulla) prelevati dal manico di una delle spade rinvenute insieme al disco. Le controprove predisposte affrontano, su larga scala, “l’accusa” mossa al disco di non essere, cronologicamente e territorialmente, contestuali agli altri componenti del ritrovamento. Argomento centrale diventa, così, la composizione chimica dei metalli (per la quale non esiste ancora un metodo di datazione scientifica) e il luogo di provenienza degli stessi. Dal confronto con un database, che riunisce ben 50mila miniere metallifere preistoriche sul territorio europeo (e basandosi sull’esame geochimico della concentrazione degli isotopi del piombo) è emersa con evidenza l’origine del rame impiegato nel disco da depositi nelle Alpi orientali, nell’odierna Austria (miniera di Mitterberg, presso Salisburgo), mentre l’oro delle decorazioni proviene, con grande probabilità, dal fiume Carnon, nella regione della Cornovaglia (Inghilterra sudoccidentale).

Nell’isola di Suwalesi (Indonesia) le pitture rupestri più antiche del mondo con un cinghiale dipinto in ocra rossa di 45500 anni fa (foto bmta)

In Indonesia nell’isola di Suwalesi le pitture rupestri più antiche del mondo con un cinghiale dipinto in ocra rossa di 45500 anni fa. Datata a 45500 anni fa la pittura rupestre del cinghiale delle verruche di Celebes, trovata nella grotta calcarea di Leang Tedongnge e che potrebbe essere la più antica pittura rupestre conosciuta al mondo. Per fare un confronto, le pitture rupestri di Lascaux, in Francia, sono datate a circa 17500 anni fa; quelle più antiche delle grotte di Altamira, in Spagna, a 36000 anni fa. La grotta si trova in una valle racchiusa da ripide falesie calcaree ed è accessibile solo da uno stretto passaggio della grotta e solo nella stagione secca, poiché il fondovalle è allagato durante la stagione delle piogge. “L’isolata comunità Bugis, che vive in questa valle nascosta afferma che non era mai stata visitata prima dagli occidentali” ha spiegato Adam Brumm dell’Australian Research Center for Human Evolution della Griffith University, co-leader del team di ricerca condotto con Arkenas, il principale centro di ricerca archeologica dell’Indonesia, Pusat Penelitian Arkeologi Nasional. Il dipinto in ocra rossa mostra un cinghiale con una corta cresta di peli eretti e un paio di verruche facciali simili a corno davanti agli occhi, una caratteristica dei cinghiali di Sulawesi maschi adulti, specie endemica dell’isola. “Gli esseri umani hanno cacciato i cinghiali di Sulawesi per decine di migliaia di anni” ha spiegato l’archeologo indonesiano Basran Burhan. “Questi maiali erano l’animale più comunemente raffigurato nell’arte rupestre dell’era glaciale dell’isola, il che suggerisce che siano stati a lungo apprezzati sia come cibo sia come fulcro del pensiero creativo e dell’espressione artistica”. L’arte rupestre realizzata nelle grotte calcaree può essere datata utilizzando l’analisi della serie di uranio dei depositi di carbonato di calcio, i “popcorn delle caverne”, che si formano naturalmente sulla superficie della parete della caverna usata per dipingere. A Leang Tedongnge, un piccolo “popcorn” si era formato sul piede posteriore di una delle figure di maiale, dopo che era stata dipinta; una volta datato, ha fornito un’età minima per il dipinto: visto che è questo deposito a essere stato datato a 45500 anni fa, la scena era quindi stata dipinta qualche tempo prima. Numerosi esempi di arte rupestre primitiva sono stati datati in precedenza, comprese rappresentazioni di animali e scene narrative che sono eccezionali sia per la qualità della loro esecuzione sia per la rarità, di almeno 43900 anni.

Sotto il Muro del Pianto a Gerusalemme scoperte tre stanze di duemila anni fa (foto bmta)

A Gerusalemme sotto il Muro del Pianto si celavano tre stanze di 2000 anni fa. Si tratta di un complesso sotterraneo che comprende tre ambienti contenenti oggetti di uso quotidiano. Quella porzione di muro, nei pressi del Secondo Tempio (o Tempio di Erode), era stata distrutta dai Romani nell’anno 70 a.C. Infatti, un tempo esistevano due templi sacri a Gerusalemme, principali luoghi di culto costruiti sul Monte del Tempio, ma furono entrambi distrutti dapprima dai Babilonesi e poi, appunto, dai Romani. Le stanze erano nascoste dietro uno strato di roccia. Gli archeologi erano ignari del fatto di aver scoperto delle nuove strutture collegate tra loro da scalinate. Barak Monnickendam-Givon, co-direttore degli scavi per conto dell’Autorità per le antichità israeliane, ha spiegato che “Siamo convinti che tutto ciò che ora comprende la piazza del Muro occidentale fosse sostenuto da un colonnato. Scaveremo ulteriormente per dimostrarlo. Una volta conclusi gli scavi ci sarà una netta divisione tra l’attività liturgica riservata alla preghiera dei fedeli e quella turistica, con i visitatori che verranno a scoprire il sito archeologico”. Tehila Sadiel, il secondo co-direttore responsabile degli scavi, ha precisato che “Tra i vari oggetti, abbiamo rinvenuto delle stoviglie di terracotta, alcune basi di lampade a olio usate per fare luce, una tazza di pietra eccezionale per il periodo e un frammento di “qalal”, un ampio contenitore di pietra usato per l’acqua, forse legato alle pratiche ebraiche del rituale di purificazione”. Del resto, nel corso dei millenni, Gerusalemme è stata costruita e ricostruita più volte da tutte le popolazioni che l’hanno abitata e conquistata. Gli strati di abitazioni, strade e luoghi sacri si sovrappongono tra loro ed è quindi facile trovare nascosto sotto qualche piano di mattoni un nuovo strato di storia. Sotto il Muro del Pianto ci sono già dei tunnel che si possono visitare e che corrono lungo i 485 metri di muro che circondavano l’antico Tempio e che oggi sono nascosti sotto le case della Città Vecchia.

Anello con sigillo raffigurante il suicidio di Aiace Argento e corniola) dal santuario di Fondo Iozzino (foto Graziano Tavan)

A Pompei, numerose scoperte: un Thermopolium, un carro cerimoniale, le origini Etrusche della città. Il geografo greco Strabone faceva risalire le origini di Pompei agli Osci, una popolazione di ceppo sannitico appartenente alla Campania preromana, per tanti secoli ritenuta la più valida, anche se la fondazione di Pompei, avvenuta almeno 700 anni prima della sua tragica fine, 79 d.C., continuava a essere avvolta dal mistero. Le ultime campagne di scavo raccontano che Pompei sarebbe stata una città etrusca per lingua e per cultura, seppur costruita con uno stile diverso rispetto a quello che contraddistingue i suoi fondatori. La scoperta presentata dal direttore Massimo Osanna e dall’archeologo Carlo Rescigno si basa sulle centinaia di anfore, vasi, ampolle e coppe con iscrizioni ritrovate nello scavo del santuario costruito lungo la strada che collegava la città al mare, una costruzione a pianta rettangolare e a cielo aperto, riemersa a poche centinaia di metri dalle mura meridionali della città, in quello che viene indicato come il “Fondo Iozzino” (vedi Nella Palestra Grande agli scavi la mostra “Pompei e gli Etruschi”: 800 reperti provenienti da musei italiani e europei. 2^ parte: dalla Pompei – città nuova etrusca – in una Campania multietnica fino al suo tramonto, e alla memoria di alcune usanze etrusche | archeologiavocidalpassato). Le coppe ritrovate recano graffiti con frasi rituali accompagnate dal nome di chi ha fatto l’offerta presso il santuario, nomi tutti Etruschi, alcuni dei quali mai ritrovati prima nei territori della Campania, ma conosciuti nei centri di origine etrusca di Lazio e Toscana. La divinità onorata su questi oggetti, inoltre, è sempre indicata con il nome generico “Apa”, che in etrusco significa “Padre” e rappresenta un chiaro riferimento alla cultura religiosa degli Etruschi. A tutto ciò si aggiunge il santuario di Apollo, la principale area sacra pompeiana, dove gli scavi storici e quelli più recenti hanno fatto emergere delle coppe con iscrizioni ancora una volta in alfabeto e lingua etrusca (vedi Aperta al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Gli Etruschi al Mann”: un inedito focus sulla realtà di una Campania etrusca con 600 reperti (di cui 200 visibili per la prima volta). I tesori “scoperti” nei depositi del Mann costituiranno una nuova sezione permanente del museo napoletano | archeologiavocidalpassato).

Un lato del bancone del termopolio scoperto nella Regio V di Pompei con decorazione di anatre, un gallo e un cane da guardia al guinzaglio (foto Luigi Spina)

L’ambiente quasi integro di un Thermopolium, bottega alimentare alla quale si aggiungeva uno street food con piatti di vario tipo, dalle lumache a una sorta di paella. Il Termopolio della Regio V, una delle tavole calde di Pompei, con l’immagine della Nereide a cavallo, era già stato parzialmente scavato nel 2019. Ora è riaffiorato per intero con nuove ricche decorazioni di nature morte, rinvenimenti di resti alimentari, ossa di animali e di vittime dell’eruzione del vulcano. Nella nuova fase di scavo, sull’ultimo braccio di bancone tornato alla luce, sono emerse ulteriori scene di nature morte, con rappresentazioni di animali. Frammenti ossei degli stessi animali sono stati rinvenuti all’interno di recipienti ricavati nello spessore del bancone, contenenti cibi destinati alla vendita. Tra questi, le due anatre germane esposte a testa in giù, pronte a essere preparate e consumate, un gallo e un cane al guinzaglio. Sono state rinvenute, inoltre, ossa umane, sconvolte a causa del passaggio di cunicoli realizzati nel XVII secolo da scavatori clandestini in cerca di oggetti preziosi e vario materiale da dispensa e da trasporto (nove anfore, una patera di bronzo, due fiasche, un’olla di ceramica comune da mensa). Per la prima volta si è scavato un simile ambiente per intero ed è stato possibile condurre tutte le analisi che le tecnologie odierne consentono da un team interdisciplinare composto da antropologo fisico, archeologo, archeobotanico, archeozoologo, geologo, vulcanologo, per capire cosa venisse venduto e quale era la dieta alimentare (vedi Pompei. Nuova scoperta eccezionale nella Regio V: torna alla luce un termopolio (una tavola calda dell’epoca) intatto, con ricche decorazioni di nature morte, rinvenimenti di resti alimentari, ossa di animali e di vittime dell’eruzione. Il direttore del parco archeologico Osanna descrive la scoperta. E il ministro Franceschini: “Pompei esempio di tutela e gestione” | archeologiavocidalpassato).

Il carro da parata, un unicum in Italia, scoperto nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Il rinvenimento di un carro cerimoniale, un reperto straordinario emerso integro dallo scavo della villa suburbana in località Civita Giuliana, a nord di Pompei, oltre le mura della città antica rientra nell’ambito dell’attività congiunta finalizzata al contrasto delle attività illecite a opera di scavi clandestini nell’area a opera di “tombaroli”. Un grande carro cerimoniale a quattro ruote, con i suoi elementi in ferro, decorazioni in bronzo e stagno di carattere erotico (si trattava forse di un carro nuziale oppure destinato al culto di Cerere o Venere), i resti lignei mineralizzati, le impronte degli elementi organici (dalle corde a resti di decorazioni vegetali), è stato rinvenuto quasi integro nel porticato antistante alla stalla dove già nel 2018 erano emersi i resti di 3 cavallo, tra cui uno bardato. Gli scavi, che hanno permesso di verificare anche l’estensione dei cunicoli dei clandestini, in parte al di sotto e a ridosso delle abitazioni moderne, con conseguenti difficoltà sia di tipo strutturale che logistico, a causa dei 6 mt di profondità. A Pompei sono stati ritrovati in passato veicoli per il trasporto, come quello della casa del Menandro, o i due carri rinvenuti a Villa Arianna, ma niente di simile al carro di Civita Giuliana, un carro cerimoniale, probabilmente il Pilentum, utilizzato non per gli usi quotidiani o i trasporti agricoli ma per accompagnare momenti festivi della comunità, parate e processioni (vedi Nuova eccezionale scoperta nella lussuosa villa di Civita Giuliana (Pompei): scoperto un carro da parata (pilentum) integro, con decorazioni erotiche, forse per una cerimonia nuziale. Osanna: “Un unicum in Italia. Grazie all’intesa Parco archeologico di Pompei e Procura di Torre Annunziata per contrastare le attività dei tombaroli” | archeologiavocidalpassato).

Il film di Nicolò Bongiorno “Songs of the water spirits” si è aggiudicato il premio della giuria e quello del pubblico della quarta edizione di Varese Archeofilm 2021. L’intervista di Dario Di Blasi al regista

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Nicolò Bongiorno con Angelo Castiglioni mostra i premi vinti al Varese Archeofilm 2021 (foto archeologia viva)

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Frame del film film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno

varese_archeofilm_locandina“Songs of the water spirits”, l’ultimo film di Nicolò Bongiorno interamente girato fra le montagne e le genti del Ladakh, si è aggiudicato tutti i premi della quarta edizione del Varese Archeofilm 2021, che si è concluso domenica 5 settembre 2021. A Bongiorno è andato sia il Premio della giuria tecnica dedicato ad Alfredo Castiglioni che il Premio del pubblico. Menzioni speciali per “Gli ultimi segreti di Nasca” di Jean Baptiste Erreca e per “Libri di sabbia” di Maurizio Fantoni Minnella. “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno (Italia, 100′): il Ladakh è una regione dell’India in profonda trasformazione che sta affrontando un percorso di rigenerazione culturale costantemente in bilico tra il richiamo di una tradizione arcana e uno sviluppo rampante, che mette a rischio l’ambiente e snatura i suoi abitanti. Menti coraggiose vogliono superare questo dualismo proponendo una mediazione virtuosa per restare se stessi senza chiudersi al mondo, valorizzando gli stimoli di una modernità che non implichi una mutazione antropologica. Possiamo, come Occidentali, imparare da questo laboratorio sociale, economico e culturale che è oggi il Ladakh? Sabato 4 settembre 2021, dopo la proiezione del film, Nicolò Bongiorno è stato intervistato da Dario Di Blasi, direttore artistico del festival. Ecco per i lettori di archeologiavocidalpassato.com il video dell’intervista.

Al via la quarta edizione di Varese Archeofilm festival internazionale del cinema di archeologia arte ambiente etnologia: quattro giornate nei Giardini Estensi con due film a serata e un incontro con un ospite sui temi presentati dai documentari

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I Giardini Estensi a Varese sede del Varese Archeofilm (foto Archeologia Viva)

Il docufilm “Libri di sabbia”, regia di Maurizio Fantoni Minnella, giovedì 2 settembre 2021 apre la quarta edizione di Varese Archeofilm Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente Etnologia, Premio “A. Castiglioni”, allestito da giovedì 2 a domenica 5 settembre 2021, alle 20.30, negli splendidi Giardini Estensi di Varese, ingresso gratuito. Organizzazione generale: Marco Castiglioni; selezione filmati: Dario Di Blasi, Marco Castiglioni; direzione editoriale: Giuditta Pruneti; conduzione delle serate: Giulia Pruneti. Evento organizzato da: Comune di Varese, Museo Castiglioni, Archeologia Viva – Giunti Editore, Firenze Archeofilm, Ce.R.D.O., Associazione Conoscere Varese. Archivio cinematografico: Firenze Archeofilm

Frame del film “Libri di sabbia” di Maurizio Fantoni Minnella
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Il regista Maurizio Fantoni Minnella (foto varesepolis.it)

Il programma, giovedì 2 settembre 2021. Si inizia alle 20.30, come detto, con il film “Libri di sabbia” di Maurizio Fantoni Minnella (Italia, 52’). A Chinguetti e Ouadane, due delle quattro antiche città carovaniere del deserto della Mauritania, si conservano gelosamente antichi volumi e manoscritti che testimoniano l’elevato grado di civiltà raggiunto durante i secoli dalla cultura sahariana. Questo film ne ripercorre la suggestiva e misteriosa bellezza attraverso il racconto che di essa fanno i bibliotecari, custodi di un patrimonio inestimabile e raro. Il deserto è cultura, fascino e sopravvivenza. Per questo ci appare sempre più vicino. Ospite: Maurizio Fantoni Minnella scrittore, saggista, documentarista, critico cinematografico, pubblicista, fotografo. Segue il film “L’Era glaciale. Ritorno al futuro / Ice Age. Back to the future” di Anna Afanasyeva (Russia, 43’). Russia, il nord estremo, al confine tra la Chukotka e la Yakutia. In questi spettacolari paesaggi, lo scienziato russo Sergei Zimov, uno dei massimi esperti al mondo dello studio del permafrost, ha condotto un esperimento climatico unico dal cui risultato dipende il futuro della specie umana.

Frame del film “70 milioni di mummie animali: il segreto oscuro dell’Egitto / 70 million animal mummies: Egypt’s dark secret” di Jon Eastman
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L’egittologa Donatella Avanzo all’interno della tomba di Tutankhamon ricostruita a Jesolo (foto Graziano Tavan)

Seconda giornata, venerdì 3 settembre 2021. Apre, alle 20.30, il film “70 milioni di mummie animali: il segreto oscuro dell’Egitto / 70 million animal mummies: Egypt’s dark secret” di Jon Eastman (Regno Unito, 60’). Grazie alla moderna tecnologia medica applicata alle mummie animali egizie dei musei di tutto il mondo, gli esperti stanno scoprendo la verità sullo strano ruolo degli animali nelle antiche credenze egizie. Nel film incontriamo scienziati che lavorano in Egitto e che stanno esplorando le antiche catacombe, dove erano state originariamente sepolte le mummie, per scoprire perché gli antichi Egizi mummificarono milioni e milioni di animali. Ospite: Donatella Avanzo egittologa. Segue il film “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca (Francia, 52’). Nel Sud del Perù, ai piedi delle Ande, i Nazca costruirono città e disegnarono un’immensa rete di linee geometriche e geoglifi. Chi rappresentavano queste figure enigmatiche visibili solo dal cielo e qual era il loro significato? Un team di archeologi di tutto il mondo sta sfruttando le ultime tecnologie per scoprire uno dei più grandi segreti dell’umanità. Le loro ultime campagne di scavo hanno portato alla luce nuove mummie, tessuti favolosi, ceramiche e misteriosi teschi allungati…

Frame del film film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno

nicolò-bongiornoTerza giornata, sabato 4 settembre 2021. Apre, alle 20.30, il film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno (Italia, 100′). Il Ladakh è una regione dell’India in profonda trasformazione che sta affrontando un percorso di rigenerazione culturale costantemente in bilico tra il richiamo di una tradizione arcana e uno sviluppo rampante, che mette a rischio l’ambiente e snatura i suoi abitanti. Menti coraggiose vogliono superare questo dualismo proponendo una mediazione virtuosa per restare se stessi senza chiudersi al mondo, valorizzando gli stimoli di una modernità che non implichi una mutazione antropologica. Possiamo, come Occidentali, imparare da questo laboratorio sociale, economico e culturale che è oggi il Ladakh? Ospite: Nicolò Bongiorno regista, produttore cinematografico, produttore televisivo. Segue il film “Mare Nostrum: storie dal mare di Roma” di Guido Fuganti (Italia, 21’). Docu-film dedicato al commercio trans-marino verso Roma all’inizio del II secolo d.C., durante l’impero di Traiano. Tre personaggi, un Armatore, un Capitano di naviglio fluviale (navis caducaria) e un Addetto del Corpus dei Mensores di Ostia, discutono di un carico di frumento e di altre merci che devono raggiungere Roma attraverso il Tevere.

Frame del film “L’Eldorado dei faraoni” di Pippo Cappellano (foto Archeologia Viva)
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L’archeologa Serena Massa e l’esploratore e cineasta Angelo Castiglione (foto ARONAnelWEB.it)

Quarta giornata, domenica 5 settembre 2021. Apre, alle 20.30, il film “L’Eldorado dei faraoni” di Pippo Cappellano (Italia, 50’). Da dove proveniva l’immensa quantità d’oro che, per secoli, rese enorme il potere dei Faraoni? Un viaggio alla ricerca delle antiche miniere della Nubia e delle rovine della mitica Berenice Pancrisia, centro vitale di una regione così ricca di prezioso metallo da essere considerata per secoli l’Eldorado dei Faraoni. Ospiti: Angelo Castiglioni archeologo, etnologo, antropologo, scrittore, cineasta e documentarista; Serena Massa archeologa, docente all’università Cattolica, responsabile scavi archeologici di Adulis in Eritrea. Segue il film “Pagine di preistoria” di Angelo e Alfredo Castiglioni (Italia, 24′). L’Antropologia studia l’uomo. Cosa c’è di più entusiasmante che immergersi nel passato e ritrovarlo nelle popolazioni “primitive”, specchio delle nostre lontane origini? Fu questo il motivo che spinse nel 1974 i fratelli Castiglioni a raggiungere gli Indios Mahekototeri del gruppo Yanoama, navigando con un “bonghito”, una piccola imbarcazione, l’Alto Rio Orinoco in Venezuela. Restarono con i Mahekototeri a lungo scoprendo, giorno dopo giorno, le incredibili pagine della loro vita. Il soggiorno non fu né facile né senza pericoli. Anche le difficili condizioni ambientali crearono un’infinità di problemi ai due ricercatori e al delicato materiale cinematografico. Riuscirono tuttavia a raccogliere immagini di straordinarie situazioni, alcune fino ad allora mai documentate: la caccia in foresta, l’inalazione della polvere allucinogena, l’endocannibalismo, la consumazione della polvere delle ossa dei defunti, le controversie sociali risolte a colpi di bastone.

Notte europea dei Musei al museo delle Civiltà a Roma-Eur: visita guidate sulla collezione sudarabica; sull’arte copta; sul grande cammino delle Ande; visita guidata-caccia al tesoro “verso l’Oriente”

Il museo delle Civiltà a Roma-Eur aderisce all’iniziativa Notte europea dei Musei con l’apertura straordinaria di sabato 3 luglio 2021, dalle 19 alle 22, con ingresso a 1 euro.

Foto d’epoca della missione archeologica in Yemen (foto muciv)

Alle 20, al museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, visita guidata sul tema “Cultura e Diplomazia tra l’Italia e lo Yemen. La collezione sudarabica del Museo e la sua nascita”. La visita guidata accompagnerà i visitatori alla scoperta di un’importante selezione di opere sudarabiche del museo Orientale. A partire dalle opere si ripercorrerà inoltre la storia della collezione che deve la sua nascita al lavoro di diplomati, medici ed orientalisti italiani attivi nello Yemen negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso.

Fibula copta conservata al museo delle Civiltà a Roma-Eur (foto aditum-muciv)

“Arte copta: l’arte dei Cristiani d’Egitto”: visita guidata di Aditum Cultura. Durata: 1 ora e 30 minuti circa. Visite guidate su prenotazione per un massimo di 14 persone. Prezzo: 8 euro per adulti e bambini, più il biglietto di ingresso di 1 euro. Prenotazione: è previsto un diritto di prenotazione, di 10 euro, se si tratta di visita fuori da calendario. Durante la visita guidata va mantenuto il distanziamento dei partecipanti, e gli operatori AditumCultura saranno forniti di apposite mascherine e DPI di protezione. Per arte “copta” si intende l’arte della chiesa cristiana d’Egitto che ebbe i suoi momenti più fulgidi tra il V e l’VIII d.C. Il percorso di visita ci porterà alla scoperta della collezione copta, che raccoglie rilievi e tessuti dall’epoca romana fino a quella islamica. Durante la visita si avrà modo di conoscere questo repertorio decorativo, che spazia dalla cultura greco-romano alla religione cristiana fino al mondo orientale.

Arte orientale al museo delle Civiltà a Roma-Eur (foto aditum-muciv)

“Caccia al tesoro: verso l’Oriente”: visita guidata di Aditum Cultura. Durata: 1 ora e 30 minuti circa. Visite guidate su prenotazione per un massimo di: 10 persone. Prezzo: 12 euro per adulti e bambini, più il biglietto di ingresso di 1 euro. Durante la visita guidata va mantenuto il distanziamento dei partecipanti, e gli operatori AditumCultura saranno forniti di apposite mascherine e DPI di protezione. Una visita che si trasforma in una ‘caccia al tesoro’… Chi sarà il più scaltro a risolvere gli enigmi? Chi sarà il più abile a guardare? Nelle sale del museo ci sono tutti gli indizi per completare il percorso utilizzando capacità di osservazione, memoria e spirito di squadra.

Qhapaq, il cammino delle Ande, al museo delle Civiltà di Roma-Eur (foto aditum-muciv)

“Qhapaq Ñan: il grande cammino delle Ande”: visita guidata di Aditum Cultura. Durata: 1 ora e 30 minuti circa. Visite guidate su prenotazione per un massimo di 14 persone. Prezzo: 8 euro per adulti e bambini, più il biglietto di ingresso di 1 euro. Prenotazione: è previsto un diritto di prenotazione, di 10 euro, se si tratta di visita fuori da calendario. Durante la visita guidata va mantenuto il distanziamento dei partecipanti, e gli operatori AditumCultura saranno forniti di apposite mascherine e DPI di protezione. Migliaia di chilometri di strade, ponti, stazioni e fortificazioni si snodano attraverso sei diverse nazioni dell’America del Sud. Oggi più che mai, ripercorrendo questo cammino, se ne può apprezzare, oltre alla grandezza monumentale, l’importanza come elemento generatore di incontri, contatti, comunicazione, in una parola cultura che travalica i confini, per essere un fattore di coesione transnazionale ed universale.

“Sette sguardi sul cinema italiano”, progetto del ministero degli Affari Esteri per promuovere la produzione italiana negli 82 istituti italiani di Cultura nel mondo. Affidata alla Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto la selezione dei dodici documentari sulle missioni archeologiche italiane, in Italia e all’estero: ecco i film che si vedranno che cinque continenti

Il teatro Zandonai di Rovereto dove si tengono le proiezioni dei film della Rassegna internazionale del Cinema archeologico (foto fmcr)
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Il logo della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Dodici finestre sul mondo antico attraverso gli occhi di altrettanti registi italiani: saranno gli ambasciatori del documentario italiano nei cinque continenti, selezionati dallo staff tecnico-scientifico della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto scelta dal ministero degli Affari Esteri per una selezione di documentari sulle missioni archeologiche italiane, in Italia e all’estero, per la rete degli istituti italiani di Cultura nel mondo nell’ambito di un prestigioso progetto “Sette sguardi sul cinema italiano”. Uno di questi “sguardi” è sull’archeologia, sulla ricerca e la narrazione del nostro passato, e per assolvere a questo compito il Mae si è affidato a Rovereto. Da più di trent’anni (la 32.ma edizione è in programma dal 13 al 17 ottobre 2021, in presenza e on line), la Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto, organizzata dalla Fondazione Museo civico, nata nel 1990 con l’intento di raggiungere e sensibilizzare il grande pubblico sui temi della ricerca archeologica e della tutela del patrimonio culturale, è un importante punto di riferimento per la documentaristica legata al patrimonio culturale, sia a livello italiano che internazionale. Gran parte delle maggiori produzioni documentaristiche legate ad archeologia, popoli e culture passano dalla kermesse roveretana. Inoltre contribuisce alla programmazione di numerose manifestazioni in Italia e all’estero, e provvede anche alla digitalizzazione dei materiali e alla realizzazione di una banca dati online in continuo aggiornamento.

“Archeologia – Sette Sguardi sul Cinema italiano” progetto del ministero degli Affari Esteri

Il ruolo centrale della Rassegna roveretana è dunque sottolineato dall’importante iniziativa del ministero degli Affari Esteri dal titolo “Sette sguardi sul cinema italiano”, che coinvolge per tutto il 2021 la rete degli 82 istituti italiani di Cultura nel mondo. L’iniziativa propone una panoramica inedita sulla produzione italiana contemporanea di film e documentari, individuando sette percorsi tematici diversi rappresentati da 50 documentari italiani –  i più apprezzati da pubblico e critica negli ultimi anni – selezionati in collaborazione con i più rappresentativi festival nazionali in diversi settori (Archeologia, Alpinismo, Animazione, Arte, Biografie, Cinema femminile Diritti Umani) e proposti in tutte le location dove sono presenti gli istituti italiani di Cultura, raggiungendo il pubblico internazionale, e contribuendo così a diffondere la cultura italiana. Vediamo quali sono i dodici film selezionati.

“I leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno

“I Leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno (2019; 76’): il film evoca la leggendaria battaglia navale di Lissa (1866), scontro simbolo e icona dell’iconografia moderna. Attraverso un mosaico di suggestioni visive, storiche e mitologiche, lo spettatore viaggia con grandi maestri dell’esplorazione subacquea fino al grembo profondo di un capitolo dimenticato dell’unità d’Italia.

Frame del film Mare Nostrum. Storie dal mare di Roma Nazione” di Guido Fuganti

“Mare Nostrum. Storie del mare di Roma” di Guido Fuganti (2020; 21′): docufilm sulla navigazione nell’antichità e sul commercio transmarino negli anni dell’impero di Traiano.

Dal docufilm “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura”: straordinarie le scoperte in Magna Grecia di Paolo Orsi

“Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” di Andrea Andreotti (2019; 67′): storia di uno dei principali protagonisti dell’archeologia italiana nel Mediterraneo, il roveretano Paolo Orsi, a cavallo fra XIX e XX secolo.

“Sicilia Grand Tour” di Giorgio Italia (2019; 90′): un’esplorazione inedita della Sicilia attraverso le carte e gli schizzi del pittore francese Jean Houel, compiuta da Giorgio, giovane studente universitario, che in biblioteca scopre il fascino del “Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari”.

“Mesopotamia in memoriam: appunti su un patrimonio violato” di Alberto Castellani (2019), 48′: saccheggi operati dall’Isis, razzie di regimi diversi: un documentario sulle perdite inestimabili causate al patrimonio archeologico di Iraq e Siria.

Frame del film “Pecunia non olet” di Nicola Barile

“Pecunia non olet” di Nicola Barile (2018; 40′): le attività produttive nell’antica Pompei generavano odori di ogni tipo. Può il lavoro degli archeologi restituirci i profumi ormai perduti dell’Antichità?

“Eroi, miti e leggende alle origini delle città del Lazio” di Alessandro Grassi (2018; 31′): un viaggio tra storia e leggenda, attraverso i luoghi e i racconti che hanno segnato in modo indelebile l’identità epica alle origini delle città laziali.

“L’arte in guerra” di Massimo Becattini (2017; 64′): la salvaguardia del patrimonio artistico italiano nel corso della Seconda Guerra Mondiale, affidata ad alcuni funzionari che, rischiando la vita, lo hanno nascosto e recuperato grazie ad un avventuroso lavoro di intelligence.

“La casa dei dirigibili. L’Hangar di Augusta tra passato e presente” di Lorenzo Daniele (2016; 50′): uno straordinario monumento di archeologia industriale, costruito in occasione della Prima Guerra Mondiale e ormai dimenticato, cerca oggi il suo riscatto come luogo di pace e di cultura.

Il tempio di Angkor-Wat in Cambogia

“Nuovi orizzonti in Cambogia” di Isabella Astengo (2015; 60′): attraverso l’impegno di due importanti missioni italiane coinvolte nel restauro del sito di Angkor Wat, il documentario racconta le sfide della ricerca archeologica in Cambogia, tema che si intreccia alla drammatica storia del genocidio  perpetrato 40 anni fa nei confronti degli intellettuali.

Lo scavo di Arslantepe, la “collina dei leoni”, in Turchia

“La passione della Memoria – Il Mondo di Arslan Tepe” di Isabella Astengo (2013; 30′): la missione archeologica italiana di Arslatepe, in Anatolia Orientale, raccontata dalla professoressa Marcella Frangipane che da più di 30 anni lavora agli scavi di un sito di straordinario fascino.

“Reopening Colosseum” di Luca Lancise e Davide Morabito (2020, 51′): nei grandi spazi del Colosseo, inaccessibile per l’emergenza Covid-19, una piccola grande famiglia di uomini e donne continua a prendersi cura di un gigante fragile, che per loro è una seconda casa. Insieme affrontano la sfida più difficile, costruire un nuovo modo di visitare uno dei monumenti più celebri al mondo, per riaprirlo al pubblico e garantire il suo futuro.

“Storie di vita”: la rubrica prodotta da Streamcult, in streaming e on demand, è condotta da Dario Di Blasi che stavolta incontra Angelo Castiglioni e il figlio Marco per parlare dei fratelli Angelo e Alfredo Castiglioni i risultati delle cui incredibili ricerche sono raccolti nel museo Castiglioni di Varese

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Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm

Terzo appuntamento con la rubrica “Storie di vita” da seguire on line in streaming e on demand: ma attenzione questa settimana non sarà di martedì, ma di giovedì: la rubrica utilizza le relazioni e i rapporti di conoscenza acquisiti nel mondo dell’archeologia e del cinema da Dario Di Blasi, direttore del Firenze Archeofilm, curatore per più di 30 anni di manifestazioni cinematografiche dedicate all’archeologia, all’etnografia e all’antropologia culturale. Prodotta da StreamCult in collaborazione con la Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, “Storie di vita” è un format di approfondimento culturale che vede importanti personalità del campo dell’archeologia, della cinematografia e della cultura raccontarci le loro esperienze, le loro passioni e il loro lavoro.

Appuntamento dunque giovedì 1° aprile 2021 alle 17 con Angelo Castiglioni e il figlio Marco presidente dell’associazione culturale Conoscere Varese che gestisce il museo Castiglioni, in streaming sul sito www.streamcult.it e sui canali social di StreamCult (Facebook e YouTube). La stessa puntata resterà visibile on demand per permettere a chiunque, nelle settimane a seguire, di poterla vedere. “Alcune persone hanno speso l’intera vita e le proprie risorse in un’avventura infinita alla ricerca di altri popoli e altre culture, un viaggio interminabile nel Mondo Antico fino alla più lontana preistoria”, spiega Dario Di Blasi. “Tra questi i fratelli Angelo e Alfredo Castiglioni i risultati delle cui incredibili ricerche sono raccolti nel museo Castiglioni di Varese. Parleremo delle loro esperienze con Angelo e suo figlio Marco che si occupa quotidianamente del museo. Alfredo è purtroppo scomparso da non molto ma nei racconti di Angelo e nelle immagini dei loro film è sempre presente”.

I fratelli Angelo e Alfredo Castiglioni nel 1970 in Etiopia meridionale, nella terra dei Borana (foto museo castiglioni)

varese_museo-castiglioni_logo-copertina“Alla fine della seconda guerra mondiale”, continua Di Blasi, “i giovanissimi fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni partono alla scoperta del mondo con una piccola motoretta, una Vespa,  e arrivano in Africa. La loro vita da quel momento sarà all’insegna dell’avventura, della voglia infinita di conoscere altri popoli, altre culture, altre tradizioni. Sul loro percorso incontreranno e chiederanno collaborazione ad archeologi, antropologi  e tanti altri professionisti., raccogliendo una quantità gigantesca di reperti. Realizzeranno decine di filmati, documentando un mondo, ora, purtroppo scomparso. Chiunque abbia la fortuna, la voglia,  di visitare il museo Castiglioni all’interno dello splendido parco della Villa Toeplitz di Varese (Jósef Leopold Toeplitz personaggio da scoprire) troverà uno scrigno prezioso e ne uscirà piacevolmente stupito”.

Al museo Archeologico nazionale di Napoli quattro giorni con la rassegna cinematografica “L’Altro Giappone – Il privato e la Storia”, uno spaccato inedito sulla vita e sulla società nipponiche

La locandina della rassegna cinematografica “L’altro Giappone. Il privato e la storia” al museo Archeologico nazionale di Napoli
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Il nuovo auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Conoscere il Giappone più autentico al museo Archeologico nazionale di Napoli. È un’occasione unica quella proposta “L’Altro Giappone. Il privato e la Storia”, la rassegna cinematografica organizzata dall’associazione  L’Altro Giappone in rete con il museo Archeologico nazionale di Napoli, primo evento di questo genere ospitato nel nuovo Auditorium del Mann, al quale sarà possibile accedere previa prenotazione e nel rispetto delle regole anti-COVID. Tra film, dibattiti ed incontri con gli esperti, la kermesse offre uno spaccato inedito sulla vita e sulla società nipponiche; grazie alla proiezione di rari ed imperdibili documentari, è possibile scoprire che la cultura orientale non è tanto lontana da noi. La manifestazione, che segue l’edizione numero zero tenutasi la scorsa primavera presso la sede de Lalineascritta, si articola su 4 date: sabato 17 e domenica 18, giovedì 22 e venerdì 23 ottobre 2020. Tutti gli eventi sono gratuiti. Gli ingressi sono contingentati, fino ad esaurimento dei posti disponibili, e avvengono solo dopo verifica della prenotazione. Si raccomanda di recarsi al Mann con congruo anticipo in quanto ogni evento rispetterà l’orario programmato. All’ingresso del museo, una telecamera termica consentirà la rilevazione della temperatura corporea, indicando come soglia limite per l’ingresso i 37.5°C; all’interno dell’auditorium sarà indispensabile indossare dispositivi di protezione individuale; vi sono pannelli informativi e indicatori per il distanziamento; in alcuni punti degli ambienti saranno disponibili dispenser con gel disinfettante. Prima dell’accesso alla sala sarà necessario verificare la prenotazione e le generalità. Le prenotazioni sono esclusivamente online sul sito http://laltrogiappone.it/. Contatti: laltrogiappone@gmail.com. Cell.: 3395422966.

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Il direttore Giulierini al dispenser con gel disinfettante (foto Mann)

Non casuale la scelta del museo Archeologico nazionale di Napoli come scenario della kermesse: “Napoli è legata da cinquanta anni alla gemella Kagoshima, una città giapponese che ha un affaccio sul mare e un vulcano”, spiega Paolo Giulierini, direttore del Mann. “Di fatto i legami con l’Oriente sono testimoniati sia dalle tante ceramiche e saloni decorati -alla giapponese- frutto di suggestioni derivate da colti viaggi ottocenteschi, in un’epoca in cui era forte il gusto per l’esotico, presenti nei principali musei, come Capodimonte, sia dalle piante giapponesi fiorite negli storici orti botanici, sia dalle straordinarie collezioni di armi e armature dei Samurai conservate al museo Filangieri. La presenza, di più, in città, dell’università l’Orientale, garantisce un soggetto scientifico di particolare rango che possa avviare rapporti di alto profilo. In questo contesto si è mosso il Mann, forte di un patrimonio archeologico pompeiano che deve la propria grandezza alle eccezionali condizioni di conservazione derivate dalla celebre e devastante eruzione del 79 d.C., che, da molti anni, ha una stabile attività internazionale di mostre anche con il Giappone. Il processo di avvicinamento al Giappone – conclude – inizia con l’organizzazione di una settimana di cultura giapponese nel mese di ottobre al Mann, in collaborazione con l’Associazione L’Altro Giappone: tante sorprese culturali attenderanno i nostri visitatori, perché il viaggio verso Oriente è appena iniziato”.

Frame del film “i-Documentary of the Journalist” che apre al Mann la rassegna “L’altro Giappone” (foto Mann)
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Frane del film “Still the Water” di Naomi Kawase

Quattro giorni di cinema e incontri (17 e 18, 22 e 23 ottobre 2020) La giornata di apertura del 17 ottobre, dedicata al sistema dell’informazione giapponese e realizzata in collaborazione con il Far East Film Festival, vedrà alle 16 la proiezione del documentario “i-Documentary of the Journalist” (Giappone, 2019) con le testimonianze di Pio D’Emilia, premiato corrispondente di lungo corso da Tokyo, oggi per SkyTG24, e presente nel documentario; Marta Stefanile, avvocata ed esperta di diritti civili; Antonio Moscatello, nipponista e giornalista dell’agenzia di stampa askanews. La mattina seguente, 18 ottobre, alle 11 ci si immergerà nell’agricoltura biologica nipponica, con il documentario “Bio” di Lorenzo Fodarella (Italia, 2019), nell’ambito della sezione ‘Terre d’incontro’ in cui si parlerà anche del gemellaggio tra Napoli e Kagoshima. Nel pomeriggio, alle 16, un evento eccezionale dedicato alla figura del grande fotoreporter Eugene Smith, con la proiezione di due documentari – “Eugene Smith, 678 Days in the Pacific” (Giappone, 2019) e “Photography is a Small Voice: Eugene Smith and Minamata” (Giappone, 2019), disponibili grazie alla collaborazione con NHK World, e incentrati sulle sue attività in Giappone. A commentarlo vi saranno il corrispondente in Italia del giornale giapponese Asahi shimbun, Shinichi Kawarada, e il fotoreporter Paolo Patrizi, vincitore del World Press Photo e del Sony World Photography Award. Le proiezioni sono state autorizzate da Aileen Mioko Smith, vedova dell’autore, espressamente per questa manifestazione. Il 22 ottobre alle 16 sarà la volta del documentario “Nobody To Watch Over Me” di Ryoichi Kimizuka (Giappone, 2009), in collaborazione con l’Istituto giapponese di cultura, dedicato alle contraddizioni del giornalismo e del mondo dei social media. Seguirà un approfondimento sulla cinematografia della regista Naomi Kawase, con la proiezione del film “Still the Water” (Giappone, 2014) introdotto da un talk che avrà come protagonisti Chiara Ghidini dell’università L’Orientale di Napoli e lo scrittore Amleto De Silva. La giornata finale del 23 ottobre inizierà alle 16 con il saluto del direttore del Museo, Paolo Giulierini, cui seguirà la presentazione del libro “Forse non tutti sanno che in Giappone” di Antonio Moscatello. La rassegna si concluderà con la speciale proiezione del documentario sulla figura del grande scrittore Ryūnosuke Akutagawa “A stranger in Shanghai” di Taku Kato (Giappone, 2019), prima visione assoluta in Italia grazie alla collaborazione con NHK World. A precederlo un dibattito con Giorgio Amitrano (università L’Orientale di Napoli), Paolo Villani (università di Catania) e Luca Milasi (università La Sapienza di Roma), e con Antonella Cilento (autrice e direttrice de Lalineascritta).

“Schermi dell’antico”: quattro venerdì a Rovereto con tra i documentari più belli e premiati sul patrimonio culturale mondiale, dall’archivio della Fondazione Museo Civico come tappe di avvicinamento alla XXXI Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Il giardino della Fondazione Museo Civico Rovereto sede degli Schermi dell’Antico (foto Fmcr)

Quattro venerdì con alcuni tra i documentari più belli e premiati sul patrimonio culturale mondiale, dall’archivio della Fondazione Museo Civico come tappe di avvicinamento alla prossima Rassegna internazionale del cinema archeologico, la XXXI, in programma a Rovereto dal 30 settembre al 4 ottobre 2020. Appuntamento da non perdere quindi per i prossimi 4 venerdì (28 agosto, 4-11-18 settembre 2020) sempre alle 21 al Giardino della Fondazione Museo Civico di Rovereto con l’iniziativa “Gli schermi dell’antico”.  Spettacolari immagini porteranno il pubblico a scoprire siti, monumenti e luoghi patrimonio dell’umanità. Il primo appuntamento venerdì 28 agosto 2020, alle 21, grazie alla collaborazione con il Comune di Rovereto, l’ingresso è gratuito ma contingentato. In caso di pioggia le proiezioni avverranno in Sala Zeni della Fondazione Museo Civico.

Il film “La grotte Chauvet révelée par la 3D / La grotta Chauvet svelata dal 3D” di Pedro Lima, Philippe Psaïlla

Programma “Schermi dell’antico – cinema archeologico all’aperto”. Venerdì 28 agosto 2020. Presenta Maurizio Battisti. Apre il film “La grotte Chauvet révelée par la 3D / La grotta Chauvet svelata dal 3D” di Pedro Lima, Philippe Psaïlla (2011, 13’). Grazie alla “3D”, i primi disegni dell’umanità, dipinti nella Grotta Chauvet in Ardèche (Francia) 37mila anni fa, vengono rivelati al pubblico nei loro minimi particolari e possono essere più dettagliatamente studiati dagli scienziati. Segue il film “Le peuple des Dunes / Il popolo delle dune” di David Geoffroy (2018, 52’). Su una spiaggia normanna le scoperte archeologiche portano i ricercatori sulle tracce di un popolo celtico la cui cultura sembra diversa da quella del resto della Gallia. Lottando contro l’inevitabile progressivo deterioramento delle labili testimonianze del passato, gli archeologi cercano di ricostruire la vita di un antico popolo normanno e i suoi stretti legami con il territorio dell’attuale Inghilterra.

Il regista Tristan Chytroschek

Venerdì 4 settembre 2020. Presenta Barbara Maurina. Apre il film “The assyrian room of Iraq virtual museum / La stanza assira del Museo virtuale iracheno” di Francesco Gabellone (2006, 16’). Il dvd contiene 4 filmati in cui sono “narrate“, in forma virtuale, scene rappresentative della civiltà assira. Il progetto si inserisce nell’ambito delle attività previste dall’Iraq virtual museum, finanziato dal ministero degli Affari esteri italiano, coordinato e realizzato dal Cnr. Tutti gli oggetti, monumenti e complessi antichi presenti nelle scene sono completamente virtuali e sono stati restituiti esclusivamente attraverso l’uso delle tecnologie image-based. Segue il film “Des tresors contre des armes / Tesori in cambio di armi” di Tristan Chytroschek (2014, 51’). Il commercio di antichi tesori d’arte finanzia i conflitti e la violenza, secondo quanto riferito da Interpol e FBI. La documentazione dimostra come i profitti derivanti dal mercato dell’antiquariato, florido soprattutto nei paesi occidentali, alimentino le guerre civili e la fornitura di armi a gruppi terroristici. Ma da dove vengono questi tesori? Mentre in Afghanistan vengono depredate le tombe di un tempio buddista, la città siriana di Palmira viene sistematicamente saccheggiata.

Il film “Looters of the Gods / Ladri di dei” di Adolfo Conti

Venerdì 11 settembre 2020. Presenta Barbara Maurina. Apre il film “Project Mosul, The Story of Rekrei / Progetto Mosul: la storia di Rekrei” di Joosung Kwon (2018, 9’). Subito dopo la distruzione del Museo da parte dello Stato Islamico, due esperti informatici mettono in piedi uno sforzo internazionale di crowdsourcing, di collaborazione collettiva, per creare repliche digitali 3D del patrimonio perduto. Segue il film “Looters of the Gods / Ladri di dei” di Adolfo Conti (2010, 74’). Il traffico dell’arte rubata è stimato per grandezza il terzo dopo quello della droga e delle armi. Da decenni l’Italia, la Grecia e molti paesi di tutto il mondo sono nel mirino di tombaroli, trafficanti e, quel che è ancora peggio, di studiosi e musei senza scrupoli. Il film è una doppia inchiesta che dimostra il ruolo complice di molti importanti musei nel promuovere questo traffico criminale. Da una parte seguiremo la storia delle indagini che hanno visto protagonista l’Italia nel fermare il saccheggio di migliaia di reperti archeologici, dall’altra la storia della Corona d’oro, capolavoro dell’oreficeria antica, trafugato in Grecia, acquistato dal Getty Museum di Los Angeles infine rientrato in patria grazie alle indagini di un giornalista greco.

Il film “Izeh” di Iman Karsi

Venerdì 18 settembre 2020. Presenta Barbara Maurina. Apre il film “Izeh” di Iman Karsi (2018, 14’). Questo breve documentario illustra le opere della civiltà elamita (2700-547 a.C.) e dell’Impero Partico (247 a.C.-224 d.C.) nella città di Izeh, la loro bellezza ma anche l’attuale stato di deterioramento. Segue il film “Nuovi Orizzonti in Cambogia” di Isabella Astengo (2015, 60’). Questo paese devastato da anni di duro regime, si sta lentamente riappropriando della propria ancestrale cultura, rappresentata nel suo massimo splendore dal Parco Archeologico di Angkor. Il documentario racconta l’impegno di lavoro e di integrazione di due importanti gruppi di studiosi e tecnici italiani; col progetto di formazione del restauro “Trinacria” dell’Università di Palermo, e l’I.GE.S. di Roma per il consolidamento degli argini del fossato lungo il tempio di Angkor Wat. Il sistema idrico è tra i più sofisticati ed è motivo della nascita e della fine dell’Impero di Angkor. Accanto alle scoperte archeologiche, guardiamo alla vita quotidiana nei villaggi rimasti immutati nel tempo, ai Templi lontani come Beng Mealea ancora nascosti dalla giungla, ai villaggi galleggianti e alla recente drammatica storia della strage degli intellettuali di 40 anni fa.