Torino. Per il ponte di Ognissanti al museo Egizio attesi oltre 10mila visitatori: esteso l’orario di apertura e pronti 130 egittologi per le visite didattiche
Oltre 10mila persone provenienti non solo dall’Italia, ma da tutta Europa, visiteranno il museo Egizio di Torino nel ponte di Ognissanti e 130 egittologi saranno impegnati ogni giorno nelle visite didattiche. Si tratta di un bel segnale di ripresa e di entusiasmo del pubblico, che torna a rivivere i luoghi della cultura, dopo il difficile periodo della pandemia. Per poter accogliere tutte le richieste di prenotazione, il museo ha deciso per sabato 30 e domenica 31 ottobre 2021 di estendere l’orario di apertura fino alle 22 e per lunedì primo novembre fino alle 18.30, in luogo del tradizionale orario di chiusura delle 14. Malgrado il nostro impegno, siamo a conoscenza del fatto che molti visitatori hanno subito disservizi per aver acquistato il biglietto d’ingresso non presso la biglietteria ufficiale del Museo, che ricordiamo essere quella dei siti: http://museoegizio.it/tickets-shop.it e http://egizio.museitorino.it.
Ercolano. I vandali la danneggiarono, il parco archeologico e il Comune l’hanno ricomposta: torna alla Villa Comunale la statua, copia in terracotta del soldato dell’esercito di Xian, donata dalla Cina a Ercolano

La statua, copia in terracotta del soldato dell’esercito di Xian, era stata donata dal governo della Repubblica Popolare Cinese alla Città di Ercolano. Ma fu danneggiata in modo molto grave con un atto vandalico. Il Parco, sentito il Comune di Ercolano, si rese subito disponibile a valutare un intervento e, dopo alcuni sopralluoghi, i frammenti furono trasportati nella sede del Parco in collaborazione con l’amministrazione comunale. Un gesto di solidarietà con il territorio, che grazie a un complesso intervento di ripristino e radicale rafforzamento degli assemblaggi della scultura, gestito con sapiente capacità dagli assistenti tecnici, ha permesso di riassemblare e ricostruire la scultura. Venerdì 29 ottobre 2021, alle 11, si celebra il ritorno della scultura nella Villa Comunale di Ercolano con una cerimonia in programma, alla presenza del sindaco Ciro Buonajuto, del direttore del Parco Archeologico Francesco Sirano; e di una rappresentanza di alunni delle scuole cittadine. “L’iniziativa di recupero della copia del soldato dell’esercito di Xian”, dichiara il direttore Sirano, “risponde a un processo partecipato in cui il Parco collabora fortemente con la comunità locale mettendo a disposizione il proprio know how, come già aveva fatto nel 2018 con un tabernacolo in via Mare posto di fronte all’ingresso settecentesco al Teatro antico. Non solo simbolici ma concreti e reali sono il dialogo tra passato e presente, la sinergia e l’intesa messi in campo ormai da anni nel mutuo intervento tra Parco, comunità locale e Amministrazione di Ercolano”. E il sindaco Buonajuto: “Chi distrugge la bellezza sappia che la ricostruiamo e che non ci arrendiamo ai vandali. Il recupero della statua, grazie al supporto del Parco Archeologico di Ercolano, è la risposta più efficace che potevamo dare a chi pensava che il proprio gesto sconsiderato ci avrebbe fermato. Non è così! Ho voluto fortemente che la cerimonia si tenesse alla presenza di una rappresentanza di alunni delle scuole di Ercolano perché le nuove generazioni possano essere sempre di più testimoni di momenti di crescita culturale. Continuiamo a guardare al futuro senza dimenticare il nostro passato”.
Napoli. Al via gli eventi di avvicinamento alla mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia nelle collezioni del MANN”, dal 6 dicembre al museo Archeologico nazionale: ogni venerdì voce ai personaggi danteschi con Divina Archeologia Podcast; incontro di Archeologia con Gennaro Ferrante, e lo spettacolo “Divin’a mmente”, la Commedia in napoletano

In attesa della mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia nelle collezioni del MANN”, che sarà in calendario al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 6 dicembre 2021 al 2 maggio 2022, il viaggio nel mondo del Sommo Poeta inizia sul web. Dal 29 ottobre 2021, infatti, tutti i racconti di “Divina Archeologia Podcast” saranno disponibili non solo su Spreaker e sulle principali piattaforme dedicate tra cui Spotify, ma anche sul sito e sul canale Facebook dell’Archeologico. Ogni venerdì, sino alla data di programmazione della mostra, focus online per celebrare Dante700 e, dunque, il settecesentesimo anniversario dalla morte dell’Alighieri: il Mann seguirà un innovativo percorso di comunicazione, intrapreso con le narrazioni del ciclo podcast realizzato da Archeostorie® e NWFactory.media, con il contributo di Scabec.

Dopo l’esordio a settembre con la prima puntata dedicata a Virgilio, altri personaggi, presenti nel poema dantesco, narreranno di sé in modo decisamente non convenzionale. Il 29 ottobre 2021 sarà Ercole, l’eroe che affronta gli esseri più mostruosi, a parlare per bocca del colossale Ercole Farnese. Dante non si riferisce direttamente al protagonista delle dodici fatiche, ma lo cita quando incontra nell’Inferno i “suoi” mostri oscuri. E il podcast riflette su di lui, che sconfigge terribili creature perché, in fondo, ne condivide la capacità di superare i limiti, esagerando nel bene e, forse, anche nel male. Tra i passi scelti dalla Commedia, possibile riconoscere Inferno VI, 16-18 e Inferno IX, 97-99 (Cerbero), Inferno, XXV (Caco sotto il monte Aventino) e Inferno XXXI, 132 (Anteo nel deserto libico). A seguire, saranno fruibili i podcast su Medusa, Traiano e Ulisse, per concludere con la voce dello stesso Dante.

Dal web agli eventi dal vivo: attendendo la mostra, l’incontro di archeologia dell’11 novembre 2021 (alle 16) sarà una conversazione con Gennaro Ferrante, docente all’Ateneo Federiciano e responsabile dell’Illuminated Dante Project. Il team scientifico di Ferrante collaborerà per la realizzazione della mostra “Divina Archeologia” con approfondimenti sui manoscritti medioevali della Commedia. Dopo la conferenza dello studioso, alle 17.15 sarà in programma, sempre in Auditorium, lo spettacolo “Divin’a mmente” di Francesca Muio e Luca Trezza. I due attori, diplomati all’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, tradurranno in napoletano l’Inferno dantesco, partendo dall’esperienza dell’editrice napoletana Matilde Donnarumma Pierro, che ne curò una versione in vernacolo.
Lugano (Svizzera). A Massagno la prima edizione di “TICINO ARCHEOFILM. Festival del cinema archeologico”, in occasione del 35° dell’Associazione Archeologica Ticinese (AAT)

Per la prima volta nella Svizzera italiana, giovedì 28 e venerdì 29 ottobre 2021 a Massagno (Lugano), al cinema LUX art house, in occasione del 35° dell’Associazione Archeologica Ticinese (AAT), appuntamento con “TICINO ARCHEOFILM. Festival del cinema archeologico”, organizzato da AAT con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm. Ingresso libero e gratuito.

Giovedì 28 ottobre 2021. Alle 14, proiezioni per le scuole. Introduzione di Moira Morinini Pè, archeologa e vice-Presidente dell’AAT. Apre il film “Il mondo di Cheope / Le monde de Kheops” di Florence Tran (Francia, 52’). La piramide di Cheope. La grandiosità dell’edificio affascina e suscita le spiegazioni più irrazionali (alieni, società segrete…). La maggior parte di queste teorie si fondano sulla negazione pura e semplice di due secoli di ricerca scientifica. È il momento di raccontare la ricerca vera, l’indagine scientifica: esporre i fatti, mostrarli, fornire le chiavi di lettura che permettano di coinvolgere, allo stesso tempo, la passione e lo spirito critico degli spettatori. Segue il film “Il suono di quel battito / The Sound of that Beat” di Mirko Furlanetto (Iraq, Italia, 5’). Questo breve docufilm nasce dal fumetto “La strada di Baghdad”: la ragazza rappresentata ormai adulta accompagna per la prima volta il figlio al museo. Lo scopo è spiegare che cosa è un museo a un piccolo visitatore. Alle 20, proiezioni per il pubblico. Introduzione di Giovanni Kappenberger, glaciologo, meteorologo. Apre il film “Lago di Ginevra: lo tsunami gigante / Lake Geneva: the giant tsunami” di Laurent Graenicher (Francia/Svizzera, 52’). Un millennio e mezzo fa, Ginevra fu distrutta da un’onda gigantesca. Grazie alle indagini condotte dagli scienziati e con l’aiuto di immagini e animazioni generate al computer, capiremo cosa successe in quell’epoca e, in particolare, che una catastrofe della stessa portata potrebbe ripetersi nello stesso luogo, ma anche in ogni lago del mondo. Segue il film “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca (Francia, 52’). Nel sud del Perú, ai piedi della catena delle Ande, i Nazca costruirono città e disegnarono un’immensa rete di linee geometriche e geoglifi. Chi e cosa rappresentano queste figure enigmatiche visibili solo dal cielo e quale è il loro significato? Un team di archeologi di tutto il mondo sta sfruttando le ultime tecnologie per scoprire uno dei più grandi segreti dell’umanità. Le ultime campagne di scavo hanno portato alla luce nuove mummie, tessuti favolosi, ceramiche e misteriosi teschi allungati…

Venerdì 29 ottobre 2021. Alle 14, proiezioni per le scuole. Introduzione di Benedetta Giorgi Pompilio, laureata in storia dell’arte, mediatrice culturale, membro del Comitato AAT. Apre il film “Ingegneria romana: città II” di Jose Antonio Muniz (Spagna 2018, 56’). Il documentario descrive la capacità dei Romani di accettare e assimilare ogni tipo di conoscenza, indipendentemente dalla sua provenienza, per poi perfezionarla e applicarla alla realizzazione di prodigiose strutture architettoniche per edificare le straordinarie città dell’Impero. Segue il film “Achille nell’isola di Skyros / Aquiles en la isla de Skyros” di J.L. Gomez Merino (Spagna, 5’). Dalle raffigurazioni presenti nella ceramica greca a un’animazione realizzata con i più recenti programmi di grafica: cinque minuti per raccontare l’avventura di Achille nell’isola di Skyros, nascosto tra le figlie del re per evitare il suo destino di guerra e di morte, e poi scoperto e smascherato dall’astuto Ulisse. Per diventare infine l’eroe della guerra di Troia che tutti conosciamo. Alle 20, proiezioni per il pubblico. Introduzione di Andrea Bignasca, archeologo, direttore dell’Antikenmuseum di Basilea, membro del Comitato AAT. Apre il film “Le ultime ore di Pompei / Les dernières heures de Pompei” di Pierre Stine (Francia, 90’). Pompei è il più grande e rinomato sito archeologico al mondo. Nel 2018 e 2019 si sono svolte importanti missioni di ricerca: si tratta degli scavi più estesi mai effettuati negli ultimi settant’anni. Affreschi vividi, case maestose, tragici destini fossilizzati dalla lava, testimonianze incise nella pietra, tesori inestimabili sono stati rinvenuti ai piedi del Vesuvio e hanno reso queste indagini il più grande evento archeologico del XXI secolo. Il documentario si rivela essere un punto di riferimento che segue, grazie agli accessi esclusivi sul cantiere, oltre un anno di scavi che gettano nuova luce sulla città antica più celebre al mondo. Segue il film “Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano / “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse” di Angès Molia, Raphaël Licandro (Francia, 26’). Sugli altopiani iraniani si trova la culla di una delle più grandi civiltà di costruttori dell’antichità: i Persiani. Qui hanno edificato un capolavoro di architettura: Persepoli. Fino a oggi si pensava che il sito si limitasse alla sua terrazza imponente, utilizzata dai “re dei re” solo qualche mese all’anno. Ma le recenti scoperte dell’archeologo italiano Pierfrancesco Callieri e del suo collega iraniano Alireza Askari rivelano uno scenario completamente diverso, quello di una città tra le più ricche del mondo antico: un Eden tra le montagne persiane.
Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line con l’archeologo Paolo Gull (Università del Salento) su “Convenzione di Faro: una sfida fra locale e globale”, introdotto da Eva Degl’Innocenti direttrice del museo Archeologico nazionale

A quasi un anno dalla ratifica italiana della “Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società”, stipulata nella città portoghese di Faro il 27 ottobre del 2005, se ne torna a discutere in un luogo come il museo Archeologico nazionale di Taranto che dei processi partecipati ha fatto una sua mission. Appuntamento il 27 ottobre 2021, alle 18, nell’ambito dei “Mercoledì del MArTA”, con la relazione del prof. Paolo Gull, professore associato di Metodologia e tecnica della ricerca archeologica dell’università del Salento, su “Convenzione di Faro: una sfida fra locale e globale” che si terrà on-line, in diretta sui canali YouTube e Facebook del MArTA. “La Convenzione di Faro”, chiarisce la direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti, che curerà l’introduzione dell’appuntamento, “stabilisce un concetto chiave per il patrimonio culturale di un paese perché incoraggia a riconoscere che gli oggetti e i luoghi sono importanti per i significati e gli usi che le persone attribuiscono loro e per i valori che rappresentano. Essa offre una struttura per coinvolgere la società civile nei processi decisionali e di gestione relativi al contesto del patrimonio culturale”.


Paolo Gull (università del Salento)
La “convenzione” venne approvata nel 2005 nella città portoghese di Faro con l’intenzione di fare della cultura uno strumento di pace in linea di pensiero con le Convenzioni UNESCO del 2003 sulla protezione del patrimonio culturale immateriale e la promozione della diversità delle espressioni culturali. Il retroterra storico è rappresentato dalla guerra combattuta tra i paesi dell’ex Jugoslavia dal 1991 al 2001, durante la quale ricchezze del patrimonio culturale, come il ponte di Mostar o la Biblioteca di Sarajevo, vennero distrutte, in quanto simbolo della storia e dell’identità dell’etnia da debellare. E il prof. Gull: “La Convenzione quadro sul valore del patrimonio culturale per la società (Faro 2005) contiene numerosi concetti innovativi che hanno avuto però, nel nostro Paese, un’accoglienza contrastata. Tali principi sono in realtà profondamente radicati nei presupposti teorici e metodologici delle nostre discipline e pongono una serie di problemi rispetto alla gestione tradizionale dei beni culturali italiani (e non solo) che vanno affrontati, pena la perdita di contatto tra il patrimonio culturale e la società civile. Tuttavia, fare propri i principi della convenzione non può ridursi ad una loro accettazione acritica perché questi vanno a definire una nuova frontiera di sollecitazioni ponendo questioni inedite in cui la dimensione locale e territoriale del patrimonio culturale si confronta con lo scenario globale disegnato dal mondo del XXI secolo”.
“Reliving at Pompeii”, in live streaming gratuito su ITsART, è il docufilm del parco archeologico di Pompei e del Gruppo TIM omaggio allo storico film-concerto del 1971 del regista Adrian Maben “Pink Floyd: live at Pompeii” nel 50° anniversario dalle riprese nell’anfiteatro senza pubblico di Pompei


L’anfiteatro romano di Pompei durante le registrazioni del video dei Pink Floyd nel 1971
A 50 anni dalle riprese del film-concerto “Pink Floyd: Live at Pompeii” diretto da Adrian Maben, che vide la storica band inglese esibirsi nel 1971 all’anfiteatro di Pompei in un memorabile concerto a porte chiuse, il parco archeologico di Pompei e il Gruppo TIM inaugurano una partnership per valorizzare ulteriormente un patrimonio unico al mondo, attraverso l’adozione di tecnologie digitali. Il 28 ottobre 2021, alle 20, in esclusiva gratuita live streaming su ITsART – la piattaforma digitale promossa dal MiC, dedicata all’arte e alla cultura italiana – sarà trasmesso il docufilm ‘Reliving at Pompeii’ in diretta dall’Anfiteatro in una modalità immersiva e digitale, da tutti fruibile. Per assistere al live streaming dell’evento trasmesso in esclusiva su ITsART basterà registrarsi gratuitamente al sito https://www.itsart.tv/it/.


Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, durante le riprese del docufilm “Reliving at Pompeii” (foto Magister Art)
Il docufilm ‘Reliving at Pompeii’ è stato realizzato con la regia di Luca Mazzieri, Magister Art, e la supervisione di Adrian Maben, che è ritornato per ripercorrere le tappe più significative del viaggio dei Pink Floyd a Pompei negli anni ’70. Alla narrazione filmica, audiovisiva, sonora e multimediale e a spezzoni del film originale, si aggiungono innovative soluzioni digitali rese disponibili dal Gruppo TIM, quali l’augmented reality, il light mapping dell’anfiteatro e la virtual reality, che consentiranno di vivere un’esperienza immersiva a tutto tondo da remoto. Il Gruppo TIM, partner tecnologico esclusivo e promotore dell’evento insieme al parco archeologico di Pompei, ha reso possibile questa iniziativa grazie alla sua capacità di innovazione in molteplici ambiti di applicazione, quali piattaforme di ‘live streaming’ in AR, il 5G, l’IoT e il Cloud.
“Il concerto a porte chiuse del 1971 segnò un momento importante per la band, ma anche per il sito di Pompei e l’anfiteatro che, attraverso la musica, hanno raggiunto nuovi pubblici”, dichiara Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco. “Si trattò di un connubio di arte, musica e monumento, di una potenza enorme. A 50 anni il Parco vuole celebrare quello che fu un evento straordinario, attraverso la sinergia con un partner come TIM in grado di fornire strumenti avanzati e innovativi. Inoltre, la diffusione di questo primo docufilm attraverso la piattaforma ministeriale ITsART, ci consente di garantire una fruizione ampia del patrimonio culturale”. Claudio Pellegrini, responsabile Sales Local Government, Health & Education di TIM: “Siamo orgogliosi di poter mettere a disposizione le nostre competenze e tecnologie in questa iniziativa con il Parco Archeologico di Pompei e il MiC, che conferma l’importante ruolo che TIM può svolgere per accelerare la diffusione di servizi digitali innovativi nel campo della cultura e del turismo. Si tratta di soluzioni appositamente sviluppate grazie alle piattaforme 5G, Edge cloud e alle competenze delle aziende del Gruppo TIM, come Olivetti e Noovle. Siamo convinti che l’utilizzo di queste tecnologie possa favorire l’adozione di nuovi modelli di fruizione del nostro immenso patrimonio artistico e culturale, valorizzandolo ulteriormente, e dare così impulso al processo di digitalizzazione del Paese”.
‘Reliving at Pompeii’ è un docufilm inedito declinato in 5 brevi episodi che ripercorre i momenti creativi del regista in un viaggio intimo dentro i luoghi del parco archeologico e della città di Pompei, per andare alle origini di quella intuizione concretizzata con il primo ciak del famoso film-concerto di cinquant’anni fa. Contenuti audiovisivi e multimediali di alta qualità, un allestimento scenografico contemporaneo e tecnologico d’avanguardia, intervallati da interventi e interviste condotte da Ernesto Assante, firma giornalistica storica ed esperto di musica, nonché della band, costituiranno l’evento della serata che ha la direzione artistica e creativa di Magister Art e quella tecnica di GSNET.

Alessandra Sorrentino nel docufilm “Reliving at Pompeii” (foto Magister Art)
Gli episodi narrano la genesi del film, realizzato ancora prima del clamoroso successo di “The Dark Side of the Moon” – divenuto poi “di culto” – contestualizzandolo ai giorni nostri rivolti ad un pubblico nuovo nel 2021. Conclude l’evento la proiezione del film “Pink Floyd: Live at Pompeii” ideato e realizzato da Adrian Maben nel 1971. Interpreti e personaggi principali: Adrian Maben, Giulio Cristini, Alessandra Sorrentino, Gabriel Zuchtriegel. L’ambientazione del contesto sarà altrettanto evocativa e in linea con l’identità dell’evento celebrato: l’Anfiteatro ospiterà solo un monolitico schermo, in assenza di pubblico, fedele al concetto anti-Woodstock del film originale, concentrato di iconiche immagini e di musica nella sua pura essenza: fu uno spostamento epocale, sperimentato per la prima volta, del modello di esecuzione della musica rock dal vivo.

“Pink Floyd: Live at Pompeii” (Francia, Belgio, Germania, 1972; 80’) è un film-concerto diretto da Adrian Maben, incentrato sulla musica del gruppo rock inglese dei Pink Floyd e sulla loro storica esibizione tra le rovine di Pompei. Magistralmente registrata di giorno nell’arena immersa nel sole, e di notte tra gli affascinanti resti della distruzione vulcanica, questa live session senza pubblico, girata nell’arco di quattro giorni nell’ottobre 1971, include i brani: Echoes (diviso in 2 parti), Careful with that axe, Eugene, A saucerful of secrets, One of those days, Set the controls for the heart of the sun, Mademoiselle nobbs (Seamus).
Ercolano. Dopo il sold out de “Gli Ozi di Ercole. Materia e corpi tra antico e moderno” in presenza, la rassegna diventa “Gli Ozi di Ercole on line”, una nuova serie di appuntamenti settimanali sui social del parco archeologico

Grande successo per la rassegna “Gli Ozi di Ercole. Materia e corpi tra antico e moderno”. fortemente voluta dal direttore del parco archeologico di Ercolano Francesco Sirano e curata nella direzione da Gennaro Carillo: sold out per tutti i 10 incontri con 13 straordinari relatori. La rassegna è stata realizzata grazie al Piano di valorizzazione del MIC e con il supporto della Regione Campania. Dopo il sold out, grazie alle richieste della community dal 27 ottobre 2021 le lezioni-spettacolo si spostano sul web e diventano una nuova serie di appuntamenti sui canali social del Parco, dove incontrarsi per scambiare idee sui temi trattati ogni settimana. Gli Ozi di Ercole, dunque, diventano una nuova serie social, gli “Ozi di Ercole on line”, che con appuntamenti settimanali sui canali social ufficiali del parco archeologico di Ercolano (https://www.facebook.com/parcoarcheologicodiercolano) appunto dal 27 ottobre 2021 estenderanno alla community online la fruizione degli incontri tenutisi presso l’area archeologica consentendo a chi ci è stato di riviverli, approfondirli, ricordarli, e a tanti nuovi utenti la possibilità di confrontarsi con un ciclo di eventi che ha segnato un nuovo successo nell’offerta culturale del Parco. “La condivisione degli incontri sul web”, spiega il direttore Francesco Sirano, “è un’opportunità che permetterà di ampliare ulteriormente il nostro pubblico social ma anche la possibilità di riproporre l’offerta agli appassionati del Parco, potremo assaporare nuovamente le tematiche affrontate per prepararci al meglio per il ciclo di Ozi del prossimo anno”.

“Protagonista è stato innanzitutto il pubblico”, ha dichiarato Sirano nell’incontro conclusivo, con Alfonso Iaccarino e Marino Niola, “che ha partecipato con costanza e straordinaria partecipazione per un mese e mezzo. Abbiamo fatto tutti insieme un viaggio alla scoperta di valori culturali che maieuticamente sono venuti alla nostra consapevolezza. Il successo ci conforta per annunciare il secondo ciclo della rassegna. Si è trattato di un’opera corale dove anche tutto lo staff del parco ha fatto la sua parte. Abbiamo nutrito gli occhi, lo spirito, la mente – conclude Sirano –, il nostro obiettivo è creare comunità e allargarla il più possibile”.

“Il risultato più lusinghiero è stata la coerenza tematica”, continua il curatore della rassegna Gennaro Carillo. “È come se un grande prisma fosse stato scomposto in dieci facce, ognuna delle quali dialogante con l’altra. Il salto di qualità è stato il ruolo assunto dal Parco archeologico di Ercolano quale ‘produttore’ e co-artefice del progetto. Il che rende auspicabile la continuità del ciclo, magari prevedendo un ampliamento ulteriore della platea”. Un bilancio estremamente positivo, che fa giustizia di troppi luoghi comuni sulla diseducazione del pubblico, per cui il ciclo ha evidenziato che la domanda di una proposta culturale alta e al tempo stesso fascinosa e non tediosa è fortissima. “Il successo del ciclo dimostra che si può arrischiare una proposta rigorosa, problematica e problematizzante, si possono mettere in discussione stereotipi o risalire alle origini della loro formazione, e insieme incontrare il favore del pubblico sempre molto partecipe e caloroso, mai passivo. Mi ha molto commosso, per esempio, che Edoardo Camurri, al suo arrivo, sia stato ringraziato da molti spettatori per aver alleviato, con le sue trasmissioni e il suo entusiasmo contagioso, i giorni più bui dell’emergenza pandemica. Ecco, tutto quanto significa riconoscenza e riconoscimento, da parte del Parco – termina Carillo -, nei confronti di un comparto, quello dello spettacolo, che è stato fra i più penalizzati e meno tutelati durante l’emergenza. Un piccolo segno, il nostro, che tuttavia rivendichiamo con orgoglio”.
Verona. Prorogata al museo di Storia naturale la mostra “Bolca, nuovi eccezionali ritrovamenti” per far conoscere al grande pubblico l’eccezionale bellezza e il particolare pregio dei reperti conservati in giacimenti in lista per diventare sito Unesco


Locandina della mostra “Bolca. Nuovi eccezionali ritrovamenti” al museo di Storia naturale di Verona
C’è tempo fino al 31 ottobre 2021 per poter ammirare la mostra “Bolca, nuovi eccezionali ritrovamenti”, a cura di Roberto Zorzin e Leonardo Latella, allestita al museo di Storia naturale di Verona, dedicata ai nuovi ritrovamenti di Bolca. È stata infatti riconosciuta una proroga speciale, il termine era originariamente fissato al 24 di ottobre 2021, per offrire al pubblico nuove opportunità per scoprire, con l’ulteriore proposta di visite guidate e laboratori didattici gratuiti, l’eccezionale reperto fossile di pesce cartilagineo. Bolca è nota particolarmente per i suoi pesci che iniziarono già a far mostra di sé nella prima raccolta naturalistica, allestita a Verona, da Francesco Calzolari nel 1571. Nel tempo ha restituito una cospicua quantità di esemplari, relativi alla fauna e alla flora caratterizzanti l’ecosistema della sequenza sedimentaria conservata nel sito e fornendo una ricca varietà di informazioni sulla biodiversità di circa 50 milioni di anni fa. Inoltre, l’eccezionale stato di conservazione dei reperti consente di effettuare, fra gli altri, studi di dettaglio sull’anatomia degli organismi e condurre ricerche tassonomiche che hanno permesso in più di una occasione di istituire nuove famiglie, nuovi generi e nuove specie. Dal 1999 la sezione di Geologia e Paleontologia del museo di Storia naturale di Verona risulta impegnata nel coordinamento e gestione delle attività di estrazione e ricerca scientifica dei siti della Pesciara e del Monte Postale. Da allora, quasi annualmente sono state svolte campagne di scavo che hanno restituito una grande varietà di reperti tra cui molti esemplari di rilevante interesse scientifico, come il Mene rhombea recuperato nel 2019 e la razza rinvenuta nel 2020, ora oggetto di studio da parte di un gruppo di specialisti italiani e stranieri.


Tecnici e organizzatori attorno all’esemplare di pesce cartilagineo in mostra al museo di Storia naturale di Verona (foto comune vr)
La mostra è allestita nell’atrio del museo e ha dato simbolicamente il via alle giornate di approfondimento su “Il patrimonio paleontologico della Val d’Alpone tra conservazione, valorizzazione e fruizione”. Il desiderio di realizzare una mostra con i più significativi esemplari recuperati durante i recenti scavi paleontologici, eseguiti presso i giacimenti della Pesciara di Bolca e del Monte Postale, ha lo scopo di far conoscere al grande pubblico l’eccezionale bellezza e il particolare pregio dei reperti che questi giacimenti conservano. Tra le meraviglie proposte al museo di Storia Naturale, un fossile di pesce cartilagineo mai rinvenuto prima, eccezionalmente ben conservato e simile alle attuali razze, due pesci ossei di pregevole interesse, tra cui una Mene rhombea, icona dello stesso Museo, e una pianta acquatica col suo apparato radicale, tutti provenienti dalla Pesciara.

La mostra conferma e sostiene l’importanza dell’attività scientifica promossa dal museo di Storia naturale di Verona in collaborazione con alcune università italiane, specialmente dopo che i giacimenti fossiliferi di Bolca, insieme ad altre località paleontologiche della Val d’Alpone, sono stati inseriti nella Tentative List italiana, la lista dei siti candidati a diventare patrimonio dell’Unesco. I siti paleontologici della Pesciara e del Monte Postale rappresentano un esempio a livello mondiale di Fossil-Lagerstätten, depositi sedimentari, caratterizzati sia da un’elevata concentrazione di organismi sia da un eccezionale stato di conservazione. La località di Bolca, conosciuta per i suoi fossili già dalla seconda metà del 1500, è uno dei siti fossiliferi con la più antica storia di ritrovamenti e indagini, su cui si è concentrata l’attenzione scientifica italiana e straniera.

I quattro reperti, visibili nell’atrio del museo di Storia naturale, fino al 31 ottobre 2021, verranno poi spostati nelle sale dove si trovano le collezioni dedicate ai fossili e saranno oggetto di accurati e approfonditi studi. In occasione della proroga, a partire dal 26 ottobre 2021 e per tutta la durata della mostra, alle 15.30, tutti i visitatori interessati potranno fruire di visite guidate gratuite. Per i bambini dai 6 agli 11 anni, la domenica, dalle 14.30 alle 17.30, in tre turni di 1 ora, con massimo 8 bambini per gruppo, sono invece proposti laboratori didattici sul tema dell’esposizione. La partecipazione alle visite guidate e ai laboratori didattici è gratuita, si paga solo il biglietto d’ingresso al museo. Iscrizione obbligatoria da effettuarsi entro il sabato mattina precedente la data della visita o del laboratorio. Orari, da martedì a domenica dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso alle 17.30), chiuso il lunedì, biglietteria 045 8004379. Biglietti, ingresso consentito con Green Pass e mascherina. Si consiglia di prenotare e acquistare i biglietti online a questo link www.museiverona.com.
Roma. “Roots N’ Roses”: quinto appuntamento con “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, il secondo del 2021: protagonisti The Oddroots, i cui membri fondatori, accompagnati dalle note archeologiche di Andrea Schiappelli e dalle domande di Carolina Di Domenico, raggiungono il roseto degli Horti Farnesiani sulla sommità del Palatino

“Roots N’ Roses” è il titolo del sesto appuntamento del parco archeologico del Colosseo con “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, il secondo della miniserie 2021 dedicata a tre nomi emergenti della scena musicale italiana, affermatisi di recente nel contest LAZIOSound, iniziativa della Regione Lazio a supporto della musica indipendente. Dopo Claire Audrin è la volta dei The Oddroots, i cui membri fondatori, accompagnati dalle note archeologiche di Andrea Schiappelli e dalle domande di Carolina Di Domenico, raggiungono il roseto degli Horti Farnesiani sulla sommità del Palatino. Salite le scenografiche scalinate affacciate sulla Basilica di Massenzio, Andrea Paoloemili e Fabrizio Ballistreri ritrovano la band al completo sul terrazzo delle Uccelliere per la live session di rito, con il brano “Queen of Evolution”. La musica dei The Oddroots, nati a Roma nel 2019, trova le proprie radici nel reggae e nel dub, lasciandosi contaminare da funk, soul, ska, jazz, hip hop, fino a ottenere un suono moderno e originale. Nel 2021, dopo aver pubblicato la live session “Ayahuaska”, il gruppo ha pubblicato i due singoli “Strangers” e “Regina dell’evoluzione” con l’etichetta Orange Park Records. Sono vincitori della categoria Jazzology del LAZIOSound Scouting 2020 con la canzone “Moonshine”. “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” è un progetto del Servizio Comunicazione del PArCo (responsabile Federica Rinaldi), ideato e curato da Andrea Schiappelli (PArCo), con Elisa Cella (PArCo), Andrea Lai e Roberto Testarmata; produzione audio e video: Popup Live Sessions; sigla iniziale: Cristiano Grillo; social media manager: Astrid D’Eredità con Francesca Quaratino (PArCo).
Dalla via Nova, una delle vie di mezza costa del colle Palatino, con sullo sfondo la Basilica di Massenzio e Santa Francesca Romana, il gruppo accompagnato dall’archeologo Andrea Schiappelli, inizia l’ascesa al colle Palatino, verso i giardini rinascimentali che la famiglia Farnese volle costruire a partire dal 1536 quando l’imperatore Carlo V percorse la via Sacra per celebrare il suo trionfo contro i saraceni a Tunisi. “Da quel momento – ricorda Schiappelli – Paolo III Farnese, che riorganizzò questo riordino del Colle e di parte del Foro, capì che il colle Palatino poteva essere un’ottima sede per una villa di rappresentanza sotto la Basilica di Massenzio dove, nel I sec. d.C. c’erano gli Horrea Piperataria, ovvero i magazzini delle spezie, che all’epoca erano preziosissime e molto amate dai Romani: provenivano dai nuovi mondi, dall’Asia, dall’Africa e perfino da Sumatra e dal Borneo. E tant’è che spesso come pagamento dei riscatti, oltre all’oro alle statue e ad altre cose di pregio, si chiedevano chili di pepe perché, soprattutto per i popoli del Nord, era un bene preziosissimo”. Il Teatro del Fontanone era il punto più ampio di questo ingresso monumentale agli Horti, caratterizzato da un fontanone costruito a coprire il fronte della Domus Tiberiana che in antico si sviluppava in altezza. E qui si vede una delle catene d’acqua dei giardini degli Horti Farnesiani, la stessa acqua che si sente scorrere nel Ninfeo della Pioggia, che si vede risalendo le scale. Qui sicuramente si svolgevano feste, manifestazioni, banchetti, anche musica, nel momento di maggior fioritura degli Horti, dalla metà del 1500 al 1650 circa quando poi comincia ad andare un po’ tutto in abbandono, in decadenza.

In cima al colle si raggiunge il terrazzo a pianta trapezoidale: “Una forma – fa notare Schiappelli – che aumenta questo effetto di proiezione del visitatore verso l’affaccio e sul panorama. Siamo in mezzo, tra le due Uccelliere, due costruzioni che effettivamente nel Seicento, quando vengono costruite, servivano a contenere, dentro voliere in griglia di metallo, gli uccelli esotici che erano importati dai mondi di nuova scoperta, Sud America, Asia e Africa, e che venivano anch’essi offerti come dono di rappresentanza al Papa dagli ospiti importanti, dalle ambasciate… E quindi era un punto di grande esotismo e di meraviglia per chi arrivava in cima al colle. E soprattutto, oltre a vedere gli uccelli esotici come prima introduzione a un nuovo mondo, si apriva il giardino verde e lussureggiante”.

I giardini conoscono un momento di abbandono quando i Farnese si ritirano un po’ dalla scena romana. “Qui tutto si inselvatichisce, torna a essere orto, frutteto, anche carciofaia, finché poi a fine Ottocento Giacomo Boni, un archeologo che dà un’impronta scientifica alla ricerca archeologica, crea un giardino farnesiano filologico, cioè crea una zona con piante importate da fuori e un’altra zona con piante tipiche del mondo romano. E qui crea un roseto con una serie di rose che effettivamente erano note ai romani, e in più con rose che nell’Ottocento cominciano a ibridare, perché – conclude Schiappelli – molte di queste rose sono frutto di incroci tra varie specie”.

Commenti recenti