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Firenze Archeofilm, annullata l’edizione 2020: lo annuncia il direttore artistico Dario Di Blasi. Appuntamento alla primavera 2021

Il manifesto dell’edizione 2020 di Firenze Archeofilm

Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm

Alla fine poté più il Covid dell’impegno e della buona volontà. L’edizione 2020 del Firenze Archeofilm non si farà. Sul sito ufficiale della rassegna, organizzata da Archeologia Viva (Giunti Editore) nell’ambito delle manifestazioni promosse da “tourismA”, le date del 21-25 ottobre 2020 sono ancora confermate, ma il breve annuncio, quasi un “twitter”, che suona come una resa, del direttore artistico Dario Di Blasi non lascia dubbi: “Cari amici, a noi dispiace ma non potremo utilizzare il cinema e  la mediateca di Firenze, 21-25 ottobre,  i limiti della presenza fisica per Covid  sono troppo pesanti. Dobbiamo rinviare alla primavera 2021 Firenze Archeofilm”. La programmazione dell’edizione 2020 del Firenze Archeofilm è stata tribolata fin dall’inizio, perché fin dall’inizio ha dovuto fare i conti con l’esplodere della pandemia. Previsto inizialmente dall’11 al 15 marzo 2020, cioè praticamente all’indomani della dichiarazione del lockdown per tutta l’Italia, era stato sospeso e rinviato all’8-12 giugno 2020 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/03/05/firenze-archeofilm-in-programma-dall11-al-15-marzo-sospeso-conseguenza-provvedimenti-contenimento-coronavirus-e-rinviato-all8-12-giugno-2020/). Ma quel rinvio non è stato sufficiente, perché a giugno i cinema erano ancora chiusi al pubblico per motivi di sicurezza. E così gli organizzatori si erano visti costretti a un nuovo rinvio, questa volta a ottobre (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/06/03/firenze-archeofilm-nuovo-rinvio-il-lungo-lockdown-costringe-gli-organizzatori-a-spostare-il-festival-del-cinema-di-archeologia-arte-ambiente-da-giugno-a-ottobre-2020/). Non è stato sufficiente. Il virus circola ancora, e le misure richieste per la sicurezza delle persone nei luoghi di incontro sono ancora molto stringenti. Ed è stato dato il forfait. “per fortuna – conclude Di Blasi – abbiamo una realtà diffusa del  festival con proiezioni da tre a quattro giorni, soprattutto all’aperto, e abbiamo potuto e possiamo mostrare alcuni dei film che sono arrivati a Firenze. Ad Aquileia, Roselle, Varese e Napoli”.

Varese ArcheoFilm: con la consegna del Premio Città di Varese e del Premio Alfredo Castiglioni e la retrospettiva delle opere dei fratelli Castiglioni chiude la terza edizione della rassegna internazionale del film di archeologia, arte, ambiente, etnologia

La locandina della terza edizione di Varese ArcheoFilm

Un momento della presentazione della prima edizione del Varese ArcheoFilm 2018 (foto museo Castiglioni)

Con la premiazione dei documentari vincitori del “Premio città di Varese” conferito dalla giuria popolare e del “Premio Alfredo Castiglioni”, assegnato dalla giuria tecnica, domenica 6 settembre 2020 chiude la terza edizione di “Varese ArcheoFilm” (3-6 settembre 2020), la rassegna internazionale del film di archeologia, arte, ambiente, etnologia, organizzata dell’associazione Conoscere Varese in collaborazione col Comune di Varese, Museo Castiglioni e Firenze ArcheoFilm: organizzazione generale, Marco Castiglioni; direzione artistica, Dario Di Blasi; direzione editoriale, Giuditta Pruneti; conduzione delle serate, Giulia Pruneti. “Quest’anno per garantire la sicurezza del pubblico”, spiega Marco Castiglioni, “l’organizzazione ha previsto tutti gli accorgimenti necessari affinché la rassegna si svolga nel miglior modo possibile con il dovuto rispetto delle norme sanitarie. Come tutta la stagione culturale estiva varesina, anche il festival ha rischiato di saltare. Fortunatamente, grazie al Comune di Varese che si è impegnato e ha investito risorse e personale, è stato possibile mantenere il programma intatto. Per Varese ArcheoFilm sarebbe stato davvero un peccato perché la terza edizione rappresenta sempre il consolidamento di una formula. È quella che conferisce la certezza che l’appuntamento durerà nel tempo ed è entrato a far parte dell’offerta culturale che i cittadini attendono ogni anno. Lo dimostra anche il fatto che il sistema di prenotazioni che abbiamo realizzato sul sito del museo Castiglioni ha velocemente registrando il tutto esaurito”. E continua: “Anche quest’anno, dopo una lunga selezione tra circa 80 documentari a loro volta già selezionati dal festival Firenze ArcheoFilm da cui nasce la rassegna varesina, abbiamo composto un programma interessante e per molti versi originale. Come sempre abbiamo affiancato a filmati sull’archeologia “classica” dell’Antico Egitto,  romana e preistorica, ma sempre sviluppati in modo innovativo, tematiche diverse e inconsuete in modo da interessare e attirare un pubblico più vasto ed eterogeneo possibile. Anche gli ospiti sono stati certamente all’altezza delle scorse edizioni. Sono tutti studiosi dalle grandi doti comunicative e divulgative in grado di raccontare tematiche scientifiche complesse in modo tale che siano comprensibili a tutti”. I posti a disposizione per gli spettatori nella “tendo struttura” dei Giardini Estensi sono come sempre gratuiti ma ridotti rispetto al consueto per i noti motivi sanitari. Considerata la grande affluenza di pubblico delle passate edizioni, l’organizzazione per questo ha realizzato un sistema di prenotazione dei posti sul sito del museo Castiglioni (www.museocastiglioni.it). Le norme anti Covid-19 hanno imposto anche di trovare un sistema alternativo alle schede cartacee per far esprimere al pubblico la propria preferenza ai filmati e assegnare il premio della giuria popolare. Quest’anno è stato possibile esprimere il voto per via telematica attraverso lo smartphone o collegandosi al sito del Museo Castiglioni con le modalità spiegate nel corso delle serate. La giuria tecnica composta da Angelo Castiglioni, Matteo Inzaghi, Diego Pisati e Giulio Rossini, invece, assegna il premio “Alfredo Castiglioni” dedicato alla memoria dell’etnologo e archeologo scomparso nel 2016.

Frame del film “La memoria di un filo” di Franco Zaffanella

Nel corso della serata di giovedì 3 settembre 2020 sono stati proiettati 3 documentari: “Mostri e miti” di Carsten Gutschmidt )Germania, 2018, 52’), che affronta il tema dei draghi, i mostri più celebri di tutti i tempi, utilizzando metodi scientifici per rintracciare la verità che si nasconde dietro la nascita di questo mito universale. Elaborate animazioni riportano in vita i leggendari mostri. È seguito “Indagini in profondità – il robot degli abissi” di Guilain Depardieu, Frédéric Lossignol (Francia, 2017, 26’), che racconta come l’utilizzo di automi meccanici possano sostituire l’essere umano nelle ricerche archeologiche sottomarine a grandi profondità. Ha chiuso la serata “La memoria di un filo” di Franco Zaffanella (Italia, 2019, 30’), un progetto di archeologia sperimentale che mostra la realizzazione di un tessuto di lino con tecniche preistoriche partendo dai semi della pianta. Ospite della serata la professoressa Irene Affede Di Paola, sinologa dell’università dell’Insubria.

Frame del film “Stonehenge bringing the dead” di Nick Gillam-Smith

Venerdì 4 settembre 2020, è stata la volta di “Stonehenge bringing the dead” di Nick Gillam-Smith (Austria, 2013, 50’), prima nazionale, che racconta le straordinarie scoperte effettuate in uno dei siti preistorici più famosi al mondo dal team guidato dal celebre archeologo Mike Person che ha ritrovato i corpi di 63 individui sepolti sotto i monoliti. È seguito “La prossima Pompei” di Duncan Bulling (Regno Unito, Usa, 2019, 52’). All’ombra del Vesuvio, un vulcano meno noto minaccia la zona dei Campi Flegrei. Gli scienziati studiando ciò che è avvenuto a Pompei quasi 2000 anni fa riusciranno a scoprire se questo territorio in continua evoluzione sta raggiungendo un nuovo punto di rottura? Ospite della serata il dott. Omar Larentis, antropologo fisico e paleopatologo presso l’Università dell’Insubria.

Frame del film “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lemaitre

Sabato 5 settembre 2020 è stata la volta dei faraoni con “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lemaitre (Francia, 2018, 53’). Nel film, ricco di animazioni 3D e documenti storici, vengono illustrati gli ingegnosi piani che hanno consentito il salvataggio di oltre venti antichi santuari che sarebbero altrimenti scomparsi sotto l’acqua del Nilo in seguito alla costruzione della Diga di Assuan. Un grande apporto in questa impresa è stato dato anche dagli archeologi e dai tecnici italiani. Ha completato la serata “Ingegneria romana: Città II” di Jose Antonio Muñiz (Spagna, 2018, 56’). Il documentario descrive la capacità dei Romani di accettare e assimilare ogni tipo di conoscenza, indipendentemente dalla sua provenienza, per poi perfezionarla e applicarla alle prodigiose strutture progettate per edificare le straordinarie città dell’Impero. È intervenuta la prof.ssa Donatella Avanzo, egittologa e storica dell’arte.

Ricerche ad Adulis (Eritrea) dalla missione archeologica diretta da Serena Massa (foto museo Castiglioni)

E arriviamo a domenica 5 settembre 2020. Si inizia alle 20.30, con le proiezioni dedicate alla retrospettiva sul lavoro di Angelo e Alfredo Castiglioni. “Adulis. Cronaca della missione archeologica 2012 – 2013” di Angelo e Alfredo Castiglioni (Italia, 43’), aprirà la serata. Il Mar Rosso nell’antichità ebbe un’importanza paragonabile a quella della via della seta o dell’ambra. Nei suoi porti affluivano e venivano ridistribuiti beni di lusso destinati al consumo di una élite internazionale, accanto a derrate per le necessità quotidiane di più ampio consumo. Il sito di Adulis, ubicato sulla costa sud occidentale del Mar Rosso, all’interno della ben protetta baia di Zula, (attuale Eritrea) fu uno dei più importanti scali nei rapporti tra Africa orientale, India e Mediterraneo a partire forse dall’epoca faraonica, con uno sviluppo crescente ben documentato in concomitanza con l’ascesa del regno aksumita, di cui Adulis rappresentava l’accesso al mare. Il filmato è la cronaca della missione nel sito archeologico nell’inverno 2012-2013. Oltre all’attività di scavo e alle scoperte effettuate, vengono evidenziate le difficoltà organizzative e logistiche in un ambiente dove la ricerca scientifica è difficile: l’approvvigionamento dell’acqua, del cibo, i problemi sanitari e l’allestimento del capo campo tendato. Ma anche l’amicizia e la proficua collaborazione di tutti i partecipanti ad un grande progetto culturale che unisce l’Eritrea e l’Italia, del quale nel 2021 si festeggeranno dieci anni di attività. Interverranno la prof.ssa Serena Massa, archeologa dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e direttrice scientifica Missione a Adulis e il dott. Angelo Castiglioni, archeologo, antropologo, cineasta.

La locandina del film “Sulle tracce degli esploratori” di Angelo e Alfredo Castiglioni

Dopo la premiazione dei documentari vincitori del “Premio città di Varese” conferito dalla giuria popolare e del “Premio Alfredo Castiglioni”,  seguirà il film “Sulle tracce degli esploratori” di Angelo e Alfredo Castiglioni (Italia, 22’). Alla metà dell’800 le sorgenti del Nilo non erano ancora state scoperte. Svelare il mistero che avvolgeva l’origine di questo grande fiume lungo le cui sponde si sviluppò una civiltà millenaria, aveva fatto nascere una accesa competizione tra gli esploratori europei e le Società Geografiche. Iniziò, quindi, l’esplorazione geografica dell’Alto Nilo Bianco. Sarebbe impossibile elencare tutti i viaggiatori che risalirono il Nilo e i suoi affluenti. Tra questi ricordiamo l’inglese Samuel Baker, il tedesco Georg Schweinfurth, gli italiani Carlo Piaggia e Giovanni Miani che ci lasciarono dettagliate descrizioni delle popolazioni incontrate. I loro diari sono stati punti di riferimento delle spedizioni da noi effettuate negli anni tra il 1960 e il 1965 lungo l’Alto Nilo Bianco, nelle regioni di Equatoria nel Sud Sudan. Missioni che ci hanno permesso di realizzare questo documentario sulla vita delle popolazioni nilotiche (soprattutto dei pastori Mundari), constatando che i riti e i costumi di questi gruppi etnici erano rimasti pressoché immutati dall’epoca dei primi esploratori. Un sorprendente immobilismo che contrastava con lo sviluppo del nostro mondo occidentale che, proprio negli anni ’60 aveva iniziato (con lo sbarco dell’uomo sulla Luna, un’altra esplorazione: quella del cosmo.

Al via la seconda edizione del Roselle Archeofilm: ecco tutto il programma serale a Roselle, e quello pomeridiano a Grosseto

L’anfiteatro romano di Roselle (Gr) ospita la seconda edizione del Roselle ArcheoFilmFestival

Al via la seconda edizione del Festival di cinema archeologico di Roselle. Premio “O. Fioravanti” dal 21 al 23 agosto 2020. Tre serate (alle 21.15) nella celebre area archeologica e due proiezioni pomeridiane (alle 18.15) a Grosseto, negli spazi del Polo Culturale Le Clarisse e al museo di Storia Naturale. La manifestazione è organizzata da Archeologia Viva/Firenze Archeofilm con direzione regionale Musei della Toscana / Area archeologica nazionale di Roselle e Associazione M.Arte. Di Roselle Archeofilm il direttore artistico è Dario Di Blasi, responsabile organizzativo Lorenzo Luzzetti, direttore editoriale Giuditta Pruneti, responsabile della comunicazione Giulia Pruneti, direttore di Archeologia Viva Piero Pruneti che cura le conversazioni. Ingresso libero e gratuito, prenotazione consigliata: per le proiezioni serali: maremmaarte@gmail.com, per le proiezioni pomeridiane: accoglienzamaam@gmail.com. Ogni sera degustazione di vini offerta da “I Lecci” e “La Selva”.

Il film “A la Dècouverte du Temple d’Amenhophis III / Alla scoperta del tempio di Amenhophis III” di Antoine Chènè

Maria Angela Turchetti

Ecco il ricco programma. Iniziamo con il programma serale nell’area archeologica di Roselle. Venerdì 21 agosto 2020, alle 21:15, apre il film “Alla scoperta del tempio di Amenophis III” di Antoine Chéné (Francia, 52’). A Luxor, i colossi di Memnone, segnano l’ingresso del maestoso tempio di Amenophis III. A partire dall’inizio degli anni 2000, una équipe internazionale ha ridato vita a questo tempio, di cui, a parte i due colossi, ben poco era rimasto visibile. Seguiamo, insieme a tutta la squadra di archeologi, le grandi tappe di questa impresa, filmata a partire dal 2004, e prendiamo dunque consapevolezza del carattere grandioso di questo tempio, costruito da un faraone durante il suo regno pacifico e prospero. Segue il film “Le acque segrete di Palermo” di Stefania Casini (Italia, 52’). Palermo cela nelle sue viscere un affascinante segreto: i qanat. Canali sotterranei scavati dall’uomo che raccolgono acque sorgive: le acque segrete di Palermo. Un sorprendente incrocio di culture aveva fatto di Palermo la capitale del Mediterraneo, dove l’acqua era la grande ricchezza, di cui restano le tracce visibili nelle architetture, nella toponomastica, nell’organizzazione urbanistica e nelle tecniche di ripartizione e gestione. Cosa è rimasto di questa cultura che sapeva incanalare, ridistribuire, celebrare l’acqua anche come valore estetico? Andiamo alla ricerca di queste testimonianze attraverso un affascinante viaggio dove l’acqua è la vera protagonista. Il documentario svela fra storia, scienza e leggenda le vie segrete dell’acqua. Attraverso il suo percorso costituito dalle opere dell’uomo che l’hanno scovata, incanalata e recapitata, vogliamo scoprire gli itinerari inconsueti che ci consegnano la testimonianza della ricchezza di scambi culturali fra le civiltà romana, araba e normanna. Chiude la serata la conversazione con Maria Angela Turchetti, direttore Area Archeologica Nazionale di Roselle.

Il prof. Pierfrancesco Callieri sul sito di Tol-e Ajori, a tre chilometri e mezzo da Persepoli

Sabato 22 agosto 2020, alle 21:15. Apre il film “Pavlopetri – Un tuffo nel passato” di Paul Olding (Inghilterra, 50’). Appena al largo della costa meridionale della Grecia continentale si trova la più antica città sommersa del mondo. Ha prosperato per duemila anni, il tempo che ha visto la nascita della civiltà occidentale. Un team di esperti utilizza tecnologie all’avanguardia per scoprire i secolari segreti del complesso di strade ed edifici in pietra che si trovano a meno di cinque metri sott’acqua. Segue il film “Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Angès Molia e Raphaël Licandro (Francia, 26’). Sugli altopiani iraniani si trova la culla di una delle più grandi civiltà di costruttori dell’antichità: i Persiani. Qui hanno edificato un capolavoro di architettura: Persepoli. Fino a oggi si pensava che il sito si limitasse alla sua terrazza imponente, utilizzata dai re persiani solo qualche mese all’anno. Ma le recenti scoperte dell’archeologo italiano Pierfrancesco Callieri rivelano uno scenario completamente diverso, quello di una città tra le più ricche del mondo antico: un Eden tra le montagne persiane. Chiude la serata la conversazione con Chiara Valdambrini, direttore del museo Archeologico e d’Arte della Maremma.

Frame del film “Pompei, dopo il disastro” di Sabine Bier

Il prof. Giuliano Volpe dell’università di Bari

Domenica 23 agosto 2020, alle 21:15. Apre in prima nazionale il film “Pompei, dopo il disastro” di Sabine Bier (Italia, Germania, 52’). Per la prima volta un documentario racconta gli avvenimenti immediatamente successivi all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.: un intervento di protezione civile voluto e sostenuto dall’imperatore Tito per soccorrere le popolazioni colpite dal disastro naturale e rilanciare le attività, la produzione e il commercio, la vita nella regione vesuviana. Segue l’assegnazione del Premio “O. Fioravanti” 2020. Quindi il film fuori concorso “Achille nell’isola di Skyros” di J.L. Gomez Merino (Spagna, 5’). Dalle raffigurazioni presenti nella ceramica greca a un’animazione realizzata con i più recenti programmi di grafica: cinque minuti per raccontare l’avventura di Achille nell’isola di Skyros, nascosto tra le figlie del re per evitare il suo destino di guerra e di morte, e poi scoperto e smascherato dall’astuto Ulisse. Per diventare infine l’eroe della guerra di Troia che tutti conosciamo. Chiude la conversazione con Giuliano Volpe, archeologo e scrittore, docente all’università di Bari.

Il film “Iceman Reborn (La rinascita di Iceman)”, regia di Bonnie Brennan

Programma pomeridiano. Proiezioni fuori concorso in collaborazione con il museo Archeologico e d’Arte della Maremma. Venerdì 21 agosto 2020, alle 18:15, al polo culturale Le Clarisse (via Vinzaglio 27) di Grosseto. Il film “Sotto la sabbia” di Domingo Mancheño Sagrario (Spagna, 50’). La scoperta di alcuni disegni sulle pareti di una caverna vicino allo Stretto di Gibilterra ci parla di antiche colonizzazioni e della più importante città fenicia d’Occidente: Gadir. “Sotto la sabbia” riguarda alcune di queste scoperte, soprattutto il ritrovamento sorprendente dei sarcofagi fenici di Sidone. Gli archeologi ci parlano dei reperti riemersi dopo tremila anni, delle circostanze dei ritrovamenti, delle curiosità e della loro importanza storica. Sabato 22 agosto 2020, alle 18:15, al museo di Storia Naturale (str. Corsini 5) di Grosseto. Il film “Iceman Reborn” di Bonnie Brennan (Usa, 53’). Assassinato più di cinquemila anni fa, Otzi, la più antica mummia umana sulla Terra, è portata alla vita e preservata con la modellazione 3D. Adesso recentissime scoperte fanno luce non solo su questo misterioso uomo antico, ma sugli albori della civiltà in Europa.

Firenze Archeofilm, nuovo rinvio: il lungo lockdown costringe gli organizzatori a spostare il festival del Cinema di Archeologia Arte Ambiente da giugno a ottobre 2020

Il manifesto dell’edizione 2020 di Firenze Archeofilm

“Cari amici, il lungo periodo di blocco delle attività ci ha costretto a rinviare ancora la terza edizione del Firenze Archeofilm al 21 -25 ottobre 2020”. Un messaggio stringato, quasi un “cinguettio” quello mandato oggi da Dario Di Blasi, direttore artistico del grande Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente, ma che trasmette tutte le difficoltà, le incertezze, le frustrazioni sopportate quando non subite dagli organizzatori di eventi culturali in questi mesi di lockdown. L’edizione 2020 di Firenze Archeofilm già aveva subito un rinvio dalla prima programmazione dall’11 al 15 marzo 2020 a un periodo che, a fine febbraio, sembrava già sicura, dall’8 al 12 giugno 2020. Non è stato sufficiente. Ha vinto il coronavirus. Se ne riparlerà dunque a ottobre, da mercoledì 21 a domenica 25 ottobre 2020. Lo ha deciso Archeologia Viva (Giunti Editore) che promuove la kermesse con Dario Di Blasi direttore artistico, e Giuditta Pruneti direttore editoriale. Firenze Archeofilm 2020 si terrà sempre al Cinema La Compagnia di Firenze con proiezioni mattina, pomeriggio e sera. In programma la proiezione di 70 film in concorso, 10 film in versione originale, con 20 prime visioni nazionali. E la domenica anche incontri con registi e produttori. Tre i premi in palio: Premio “Firenze Archeofilm”, Premio “Università di Firenze”, Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi”.

Eugene, Oregon (Usa): il 17.mo The Archeology Channel International Film Festival non sarà in sala causa emergenza coronavirus. Ma sarà visibile on-line con un ticket simbolico. Ecco i 26 film selezionati

Il logo di “The Archeology Channel International Film Festival”

Quattro giorni di cinema archeologico on-line, in inglese, al costo di 5 dollari. L’invito a seguire The Archaeology Channel International Film Festival viene direttamente da Rick Pettigrew, responsabile del festival di cinema archeologico che si tiene a Eugene in Oregon (Usa). Ce lo fa sapere Dario Di Blasi, direttore artistico del Firenze Archeofilm che del festival statunitense è gemello: “Ci invita a vedere in lingua inglese dal 13 al 17 maggio i film del loro festival che non possono proiettare in sala cinematografica a causa dell’epidemia anche in quel Paese”.

Rick Pettigrew, responsabile del festival di cinema archeologico che si tiene a Eugene in Oregon (Usa

“Il nostro evento, la 17a edizione annuale di The Archeology Channel International Film Festival”, scrive Pettigrew, “si svolgerà dal 13 al 17 maggio 2020. Tuttavia, a causa della pandemia di coronavirus, abbiamo abbandonato i piani per tutti i nostri incontri pubblici. La buona notizia è che continueremo il Festival online. Tutto il mondo può vederli! Proporremo la maggior parte dei film del nostro concorso online nel periodo dal 13 al 17 maggio. Aiutateci a spargere la voce sulle nostre proiezioni online! Per guardare tutti i film di questa mostra nel periodo del TAC Festival, dal 13 al 17 maggio 2020, il costo è minimo: solo 5 USD per un biglietto virtuale. Il link di iscrizione è disponibile all’indirizzo http://bit.ly/TACIFF. Puoi vedere l’elenco dei titoli lì e ottenere maggiori informazioni su di loro in questo momento e persino guardare i trailer (anteprime) per decidere quali vorresti guardare”.

È già possibile vedere in un promo-video le anteprime dei 26 film selezionati. Ecco i titoli: “Art at War” di Davide Becattini (Italia, 55’); “Becoming Singapore” di Tom St. John Gray (Singapore, 48’); “The Boy with the Nikon” di Lucio Rosa (Italia, 33’); “Bronze. A Forgotten Tresaure” di Nivitra Devi D/O Hari (Singapore, 49’); “Cedar: Tree of Life” di Odessa Shuquaya (Canada, 12’); “First Horse Warriors” di Niobe Thompson (Canada/Usa, 53’); “Hafez and Goethe” di Farshad Fereshteh Hekmat (Iran, 78’); “The last Bonesetter” di Adam Booher, Kathryn Oths (Perù, 27’); “The Last Tribes” di Ebru Cakirkaya (Turchia, 54’); “The Lions of Lissa” di Nicolò Bongiorno (Italia/Croazia, 77’); “Lost Cities with Albert Lin: Stonehenge” di Mathew Thompson (Regno Unito, 46’); “Mayan Time: Archaeo-astronomical Phenomena” di Alberto Bross (Messico, 9’); “Neanderthal: The Mistery of Bruniquel Cave” di Luc-Henri Fage (Francia, 54’); “Papua New Guinea: The Fire Dance” di Agnes Molia and Mikael Lefrancois (Francia, 27’); “Pyramids Builders New Clues” di Florence Tran (Francia, 54’); “Remains. The Search for SFC Samuel J. Padgett” di Jose H. Rodriguez and Joe Day (Usa, 41’); “The Ring People” di Anthony Koelker (Usa, 30’); “River of Tresaures” di Marcin Jamkowski and Konstanty Kulik (Polonia, 74’); “Samurai in the Oregon Sky” di Ilana Sol (Usa, 49’); “Saving places” di Joseph Daniel (Usa, 65’); “Stout Hearted: George Stout and the Guardians Art” di Kevin Kelley (Usa, 81’); “Theirstory” di Sarah Cahian (Usa, 23’); “Vars” di Gianmarco D’Agostino (Iran, 53’); “Versailles Rediscovered: The Sun King’s Vanished Palace” di Marc Jampolsky (Francia, 53’); “We, The Voyagers: Our Vaka” di Marianne “Mimi” George (Usa, 60’); “Yam Festival, Ghana” di James Dalrymple (Ghana, 5’).

Firenze Archeofilm, in programma dall’11 al 15 marzo, sospeso (conseguenza provvedimenti contenimento coronavirus) e rinviato all’8-12 giugno 2020

Il manifesto dell’edizione 2020 di Firenze Archeofilm

L’annuncio era nell’aria. La domanda sempre più ricorrente: si farà la terza edizione di Firenze Archeofilm, il grande Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente a cadenza annuale, organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore) nell’ambito delle manifestazioni promosse da “tourismA”, in programma dall’11 al 15 marzo 2020? L’emergenza coronavirus e le sempre più stringenti disposizioni delle autorità governative non lasciavano molti margini di manovra. Così oggi è arrivata la comunicazione ufficiale da parte del direttore artistico Dario Di Blasi: “Buongiorno, mi dispiace dover comunicare che il Firenze Archeofilm è stato sospeso a causa dei provvedimenti del governo per il Covid-19 e rinviato alle date di 8-12 giugno 2020”. Firenze Archeofilm 2020 si terrà sempre al Cinema La Compagnia di Firenze con proiezioni mattina, pomeriggio e sera. In programma la proiezione di 70 film in concorso, 10 film in versione originale, con 20 prime visioni nazionali. Nei 5 giorni anche incontri con registi e produttori. Tre i premi in palio: Premio “Firenze Archeofilm”, Premio “Università di Firenze”, Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi”.

Al museo Archeologico nazionale di Napoli apre la mostra “Lascaux 3.0”: per la prima volta in Italia la copia della grotta di Lascaux, la “Cappella Sistina” dell’arte paleolitica, scoperta nella valle della Vézère (Dordogna) nel 1940

La locandina della mostra “Lascaux 3.0” al Mann dal 31 gennaio al 31 maggio 2020

I lavori di allestimento della mostra “Lascaux 3.0” al Mann (foto Di Blasi)

La “Cappella Sistina” dell’arte paleolitica arriva in Italia, a Napoli. E per il museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Lascaux 3.0” sarà una prima volta eccezionale. Grazie a una collaborazione con la società pubblica “Lascaux – L’esposizione internazionale”, il Dipartimento di Dordogne-Pèrigord e la Regione della Nouvelle Aquitaine, venerdì 31 gennaio 2020 apre al Mann la mostra “Lascaux 3.0” che si presenta come un viaggio nel passato. Grazie alle moderne tecnologie saranno riprodotti nelle sale del Mann ambienti e pitture rupestri delle famose Grotte di Lascaux scoperte in Francia nel 1940. L’esposizione, visitabile sino al 31 maggio 2020, sarà anche un piccolo anticipo per l’imminente riapertura il 28 febbraio 2020 della collezione “Preistoria e Protostoria”.

Lo sciamano: una delle pitture più famose della grotta di Lascaux nella valle della Vézère

Era il 12 settembre 1940 quando, per recuperare il cagnolino Rabot che sembrava essere stato inghiottito dal buio, in una fessura tra i ginepri, quattro ragazzi, Marcel Ravidat, Jacques Marsal, Georges Agniel e Simon Coencas, si addentrano nel cunicolo che porta a una profondità misteriosa. È lì che scoprono per caso numerose pitture rupestri, che si sarebbe rivelato uno dei tesori più importanti dell’arte pittorica mondiale: oltre 600 pitture rupestri di quasi 18mila anni fa, capolavoro dell’Uomo di Cromagnon. Ecco buoi, vacche rosse, orsi, bisonti, cavalli, cervi, un rinoceronte, un liocorno, armi e trappole e un uomo-sciamano mascherato con la testa da uccello. Uno spettacolo incantevole. Maurice Thaon, sotto la direzione dell’Abate Breuil, professore del Collège de France e grande esperto d’arte parietale, esegue i primi disegni e schizzi delle pareti affrescate. La grotta di Lascaux avrebbe aperto al pubblico nel 1948. E è subito un successo. Ma il grande afflusso di turisti lascia il segno: l’anidride carbonica emessa danneggia rapidamente le fragili pareti rupestri del sito. Per salvaguardare e preservare le opere d’arte, André Malraux, l’allora Ministro della Cultura, costituisce una commissione scientifica della grotta di Lascaux e ne decide la chiusura il 18 aprile del 1963.

Il museo Lascaux dietro la collina dove si apre la grotta originale

Vent’anni dopo, nel 1983, la prima svolta. Per il pubblico viene realizzata “Lascaux II”, copia perfetta di una sezione della grotta, ricostruita non lontano dall’originale. Da allora, ha accolto 280mila visitatori l’anno. Dal 15 dicembre 2016 il Centro internazionale d’arte parietale ha aperto Lascaux IV, che riproduce l’intero insieme del sito originario (eccetto una sezione minima quasi inaccessibile), ovvero i 900 metri quadri affrescati e incisi. Le cronache la descrivono così: una gigantesca fotocopia 1:1 realizzata da una trentina di artigiani che per tre anni hanno lavorato nel paleolitico, attraversando quotidianamente lo spazio millenario dalle carezze dell’aria alle tenebre della roccia, ricordando un grande poeta, René Char, che rese omaggio al mistero di Lascaux.

La vacca: una delle centinaia di raffigurazioni dipinte nella grotta di Lascaux

Dario Di Blasi e Paolo Giulierini (al centro) durante la loro trasferta con esperti del Mann a Lascaux

Ma dal 31 gennaio 2020 per avere un’idea immersiva della Grotta di Lascaux non sarà necessario andare in Dordogna-Perigord. Basterà andare a Napoli. “Insisto ancora sul sentimento di sorpresa che si prova a Lascaux”, scriveva lo scrittore, antropologo e filosofo francese George Bataille nel 1955 nella sua famosa opera Lascaux ou La naissance de l’art, tradotta da Eveline Busetto (Lascaux. La nascita dell’arte, a cura di Susanna Mati, Milano 2007). “Questa straordinaria caverna non cesserà mai di sbalordire: non finirà mai di corrispondere a quella brama di miracolo, che è, nell’arte come nella passione, l’aspirazione più profonda della vita. L’uomo di Lascaux creò dal nulla il mondo dell’arte, nel quale ebbe inizio la comunicazione tra spiriti. Situata nella valle della Vézère, a due chilometri dalla località di Montignac, la grotta Lascaux non è semplicemente la caverna più bella o la più ricca di dipinti; essa è colta all’origine, la prima testimonianza sensibile che ci sia pervenuta dell’uomo e dell’arte”. “Queste citazioni dal libro di Georges Bataille”, scrive Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm, che ha fatto incontrare le autorità della Dordogna con la direzione del Mann per concretizzare il progetto della mostra “Lascaux 3.0”, “rendono l’idea di quanto sia importante questa grotta scoperta in Dordogna nel 1940. che tanti artisti ha ispirato. Le immagini dipinte di Altamira, Lascaux, Chauvet, Cosquer hanno ispirato una sorta di timore reverenziale nei grandi artisti del ‘900 tanto che Pablo Picasso affermò Da Altamira in poi tutto è decadenza”.

Verona romana: l’architettura segno del potere di Roma. A Verona Archeofilm incontro con Francesca Ghedini: “L’Arena alla sua costruzione era il più grande anfiteatro dell’impero”

Verona romana in una famosa ricostruzione del disegnatore Gianni Ainardi

La locandina della prima edizione di Verona Archeofilm al teatro Ristori di Verona

Non solo film. La prima edizione di Verona Archeofilm, promossa da Archeologia Viva e dal Comune di Verona al teatro Ristori, con la direzione artistica di Dario Di Blasi, ha regalato al numeroso pubblico di appassionati presenti anche un interessante incontro culturale con Francesca Ghedini, professore emerito dell’università di Padova, archeologa classica, profonda conoscitrice di Ovidio. Intervistata dal direttore di Archeologia Viva, Piero Pruneti, Ghedini ha declinato sul caso Verona il tema del rapporto tra architettura e potere nel mondo romano. E a Verona, come sottolinea la professoressa, è possibile farlo perché “negli anni ha avuto eccellenti archeologi della soprintendenza che hanno ricercato, studiato, conservato e salvaguardato le notevoli testimonianze della Verona romana” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/21/a-quarantanni-dalla-prima-esperienza-torna-a-verona-il-grande-cinema-archeologico-grazie-ad-archeologia-viva-con-verona-archeofilm-nove-titoli-e-lincontro-con-francesca-ghedini/).

La professoressa Francesca Ghedini intervistata da Piero Pruneti al teatro Ristori di Verona

Architettura e potere. “Roma ha creato un impero che è durato secoli: di certo la forza militare è stata fondamentale, ma non è stato il solo motivo che ha favorito la romanizzazione. Va considerata anche la grande attrattività: si poteva vivere meglio sotto i romani, che quando fondavano una città o ne conquistavano una portavano subito i servizi, a cominciare dalle fognature”. Quindi il primo segno di Roma si esprime con la scelta del luogo di fondazione di una colonia. E allora cerchiamo di capire meglio perché Verona è nata qui e non altrove. “Verona sorge qui perché c’è l’Adige e perché qui passa una importantissima via consolare, la via Postumia”, chiarisce Ghedini. “È vero che sul colle di San Pietro esiste già un nucleo abitato precedente, ma la città romana nasce all’interno dell’ansa dell’Adige perché in una posizione che le permette di avere tre quarti di città difesa naturalmente dal fiume, e perché di qui passa la via Postumia che, all’interno delle mura, superate le porte, diventa il decumano massimo, oggi rappresentato dall’asse corso Cavour – corso Porta Borsari”.

Il tracciato della via Emilia da Rimini a Piacenza

La situazione geo-politica. Siamo nel 148 a.C. In quel momento Roma è impegnata a Sud contro Cartagine (terza guerra punica, dal 149 al 146 a.C.), e a Est si sta espandendo verso il Mediterraneo orientale (dal 146 a.C. la Grecia diventa un protettorato romano). Entrambi i fronti sono sostenuti a Roma dal cosiddetto “partito del mare” che punta a fare di Roma una potenza navale nel Mediterraneo. Ma c’è anche il cosiddetto “partito degli agricoltori” che ovviamente ha i suoi interessi soprattutto in pianura Padana, dove la romanizzazione era iniziata con la fondazione della via Emilia tra il 189 e il 187 a.C. collegando Rimini (terminale della via Flaminia, 220 a.C., quindi con Roma) a Piacenza sul Po, che diventa il caposaldo romano in pianura padana. L’espansione di Roma a Nord continua con la fondazione di Aquileia nel 181 a.C., con sbocco nel Nord dell’Adriatico, quasi un punto nel nulla nell’estremo nord-est dell’Italia, in un territorio abitato da popolazioni non romane. Per difendere questo avamposto i Romani realizzano la via Postumia: è il 148 a.C. La strada collega i due porti settentrionali, a Ovest Genova, a Est Aquileia: una grande opera ingegneristica in territorio non romanizzato che prevede strutture invasive e la partizione del territorio. Una situazione vista dalle popolazioni locali come una penetrazione anche militare”.

Piazza delle Erbe a Verona occupa lo spazio del foro romano (da http://www.verona.net)

Il foro della Verona romana sorse all’incrocio tra la via Postumia (decumano) e il cardo

La fondazione di Verona: il Foro. “È su questa importante via consolare, strategica per i romani, che nasce Verona romana la quale ci ha restituito dei bellissimi segni del potere di Roma. Il primo segno del potere di Roma si manifesta con la realizzazione del foro (oggi piazza delle Erbe) all’incrocio tra la via Postumia (sull’asse Est-Ovest) e il cardo massimo (N-S). Ma cos’ha di speciale il foro di Verona? Qui si incontrano il momento e la celebrazione del sacro, della giustizia, dell’economia e della socialità intesa come incontro. Il foro veronese appare molto allungato (il lato corto è un terzo di quello lungo), discostandosi da quelle che sono le proporzioni canoniche codificate da Vitruvio, dove il lato corto è due terzi di quello lungo. Ciò dimostra che il foro non appartiene alla monumentalizzazione della città del primo periodo imperiale, ma la sua realizzazione è contemporanea alla deduzione della colonia repubblicana, in un sistema urbanistico dominato dal tempio sul lato corto settentrionale”.

Edificato nella seconda metà del I sec. a.C. sul lato settentrionale del Foro, il Capitolium era caratterizzato da un fronte largo 35 m (con tre file di sei colonne), tre celle e portici ai lati, ed era lungo circa 42 m. Su tre lati correva tutt’intorno al tempio un porticato che aveva anche la funzione di archivio. Lungo le sue pareti erano esposte numerose epigrafi e tavole in bronzo, delle quali si sono ritrovati solo frammenti: si trattava di leggi, decreti, liste di magistrati e imperatori, documenti catastali. A sostenere tutta questa struttura c’era un criptoportico (oggi recuperato dagli scavi della soprintendenza e visitabile nell’area archeologica di Corte Sgarzerie: proprio dopo l’incontro con la prof.ssa Francesca Ghedini, il Verona Archeofilm ha proposto il documentario di Davide Borra, di cui qui abbiamo visto il trailer). Il criptoportico si sviluppava per oltre 200 metri sotto il portico. Diviso in due navate larghe 4,5 m da una spina di archi retti da 78 pilastri in pietra e coperta da volte a botte, era debolmente illuminato da finestre “a strombo” affacciate sulla terrazza superiore. Il complesso rimase in vita fino al IV secolo, quando, per effetto dell’affermazione del cristianesimo e probabilmente per un incendio cadde in abbandono.

La ricostruzione del Capitolium di Verona e del triportico, dove erano collocate le tavole catastali

“L’impostazione del tempio a Giove Capitolino, rialzato rispetto al foro, imita il Campidoglio dell’Urbe dedicato alla Triade capitolina. E poi c’è il blocco centrale del foro che è un inno alla romanità – continua Ghedini -. È lì che sorge infatti il complesso curia/basilica, cioè i due luoghi deputati per eccellenza alla gestione della cosa pubblica e della giustizia. E più a Ovest si apre un’altra piazza dominata al centro da un tempio dedicato al culto imperiale. Questo lealismo e completa adesione dimostrano che i veronesi si sentivano romani. Assistiamo quindi a un fenomeno di autoromanizzazione: chiedono di sentirsi romani e diventano romani. Il complesso del foro romano ne è la prova”.

L’Arena di Verona: l’anfiteatro fu realizzato in età giulio-claudia

Gli edifici di spettacolo. “Senza sottovalutare il valore simbolico delle mura, che non rappresentano un limite invalicabile, ma piuttosto un segno di potere: la prolessi della grande Verona, di certo l’altra prova del potere e della civiltà di Roma sono gli edifici di spettacolo, cioè l’arena e il teatro, entrambi bellissimi, segno della civiltà romana, esempio del vivere quotidiano. Il teatro di Verona è romano, ma realizzato secondo la tecnica greca, cioè sfruttando il clivio naturale di un colle. A Verona non è una scelta casuale. Il colle di San Pietro permetteva di riprodurre il modello dei grandi santuari tardo-repubblicani. Perché il complesso del teatro si completava con il soprastante tempio della Fortuna Primigenia offrendo una fortissima adesione alla grande architettura romana. E poi c’è l’arena. L’anfiteatro veronese è da sempre considerato il terzo più grande dell’impero, dopo il Colosseo e quello di Capua. Ma se guardiamo la sequenza di realizzazione dei tre anfiteatri, notiamo che l’Arena di Verona (metri 152×123) risale all’epoca giulio-claudia, mentre il Colosseo (metri 187×155) alla successiva età flavia, e l’anfiteatro di Capua (metri 165×136), di fondazione più antica, è stato ampliato come lo conosciamo noi oggi solo nel II sec. d.C. Quindi, al momento della sua costruzione, l’Arena di Verona era l’anfiteatro più grande dell’impero”.

A quarant’anni dalla prima esperienza, torna a Verona il grande cinema archeologico grazie ad Archeologia Viva con Verona Archeofilm: nove titoli e l’incontro con Francesca Ghedini

L’affaccio del museo archeologico di Verona a strapiombo sul teatro romano (foto Graziano Tavan)

La presentazione di Verona Archeofilm: da sinistra, il direttore artistico Dario Di Blasi, l’assessore alla Cultura Francesca Briani, e il direttore artistico di Schermi d’Amore Paolo Romano (foto Graziano Tavan)

Trentatré anni dopo l’ultima edizione (patrocinata dalla Regione Veneto) e quarantaquattro anni dopo la prima edizione (a cadenza biennale) partita quasi in sordina al teatro Romano di Verona, torna nella città di Giulietta il grande cinema archeologico con il Verona Archeofilm, che si è concretizzato grazie ad Archeologia Viva / Firenze Archeofilm, che ha fornito il supporto scientifico, e al Comune di Verona / Area Cultura e Turismo, che ha garantito il supporto tecnico-logistico. Il risultato è – per quest’anno – un mini-festival cinematografico di Archeologia, Arte e Ambiente con nove titoli per una giornata tra passato e presente. E con un impegno, ribadito dal direttore artistico Dario Di Blasi, dall’assessore alla Cultura e Turismo Francesca Briani, e da Margherita Bolla direttore del museo Archeologico al Teatro Romano di Verona, che a questa prima edizione – una sorta di anteprima-assaggio – già dall’anno prossimo avrà una durata più consona a un festival cinematografico – almeno tre giorni – e una location prestigiosa, cioè quel teatro Romano che questo festival l’ha visto nascere quasi mezzo secolo fa. E così il Verona Archeofilm si viene a inserire a pieno titolo nella Città di Verona, “il cui tessuto archeologico”, sottolinea l’assessore Briani, “è il principale scenario urbano e rappresenta da sempre la sua più forte attrattiva culturale e turistica. Il nuovo e prestigioso appuntamento – continua – va ad aggiungersi ai due Festival storici di Verona dedicati al cinema, e cioè Schermi d’Amore, che ha riaperto i battenti proprio quest’anno dopo otto anni di assenza, e Corti per Piccoli, che tra pochi mesi festeggerà i primi vent’anni di attività”. Sull’opportunità di proporre il Verona Archeofilm in una location prestigiosa e più attinente ai contenuti proposti interviene anche il direttore artistico di Schermi d’Amore, Paolo Romano: “Ricordo ancora le prime edizioni al teatro Romano: c’era un’atmosfera speciale”.

La locandina della prima edizione di Verona Archeofilm al teatro Ristori di Verona

Il teatro Ristori di Verona

Tutto in una giornata: nove film e un incontro speciale. Appuntamento al teatro Ristori di Verona martedì 22 ottobre 2019, con due sezioni: una pomeridiana, dalle 16.30; l’altra serale, dalle 21. Ingresso libero. “Sono particolarmente contento poter riportare a Verona il grande cinema archeologico che proprio da questa città ha mosso i primi passi”, spiega il direttore artistico Dario Di Blasi. “La rassegna veronese alla fine degli anni ’70 del secolo scorso fu tra le prime del genere a livello europeo: solo Parigi era partita un anno prima. E poteva contare, tra gli organizzatori, personaggi come Valerio Massimo Manfredi e Giuseppe Orefici, archeologi e comunicatori che negli anni sarebbero diventati famosi mostrando tutto il loro valore”. La formula scelta per Verona Archeofilm è quella classica di Firenze Archeofilm, dal cui archivio Dario Di Blasi ha scelto i film a carattere storico-archeologico tra i migliori a livello mondiale presentati alla rassegna internazionale fiorentina che fa da capofila al festival diffuso per la valorizzazione dei territori locali. “L’antica Pompei, i misteri di Tutankhamon, il labirinto del Minotauro, i secoli bui del Medioevo, la battaglia di Canne, i segreti di Verona sotterranea”, riassume Di Blasi, “sono alcuni dei grandi temi che sfileranno sullo schermo del teatro Ristori”. E nel tardo pomeriggio, all’interno della programmazione filmica, ci sarà l’incontro speciale con l’archeologa classica Francesca Ghedini, professore emerito dell’università di Padova, che parlerà di “Verona e non solo: architettura e potere nel mondo romano” intervistata da Piero Pruneti, direttore della rivista Archeologia Viva.

Il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero” di Stephen Mizelas

Francesca Ghedini (università di Padova)

Visita guidata all’area archeologica di Corte Sgarzerie a Verona

Il programma di martedì 22 ottobre 2019. Sezione del pomeriggio, dalle 16.30 alle 19. Apre il film “Malagne gallo-romana” di Philippe Axell (Belgio, 18′). L’Archeopark di Malagne è sorto intorno ai resti di un’imponente villa gallo-romana ed è impegnato nella rievocazione del passato. Ecco come dopo anni di studio, le terme di Malagne sono state ricostruite e “restituite” dal computer. Segue “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero / Toutankhamon, les secrets du pharaon: un roi guerrier” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 50′). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e più studiato della storia. Il corredo della sua tomba è una fonte inestimabile di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero per gli archeologi. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o venne ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto… Alle 18, incontro/intervista con Francesca Ghedini, professore emerito di Archeologia all’università di Padova, su “Verona e non solo: architettura e potere nel mondo romano”. Segue il film “Alla scoperta di Verona sotterranea. Il sito archeologico di Corte Sgarzerie” di Davide Borra (Italia, 15′). I resti romani dell’imponente Capitolium di Verona vengono descritti grazie al racconto in prima persona di Scipione Maffei in costume d’epoca. La descrizione dell’area archeologica di Corte Sgarzerie passa attraverso una complessa stratificazione architettonica. Il video è frutto di un grande lavoro di computer grafica e ricostruzioni virtuali. Quindi “Apud Cannas”, regia e supervisione 3D di Francesco Gabellone (Italia, 16′). La battaglia di Canne, la “battaglia per eccellenza”, studiata dai militari di ogni tempo per una strategia bellica che ha fatto scuola, viene da molti descritta con notevoli differenze di vedute. In questo film animato, su base 3D, lo studio diretto delle fonti viene coniugato con l’uso delle tecnologie per la rappresentazione e la comunicazione di quegli eventi, i protagonisti, le condizioni politiche e sociali di contesto. Chiude il pomeriggio il film “Vivere tra le rovine / Living amid the ruins” di Isılay Gürsu (Turchia, 14′). Il film esamina la complessa relazione tra archeologia e società contemporanea, concentrandosi su come le comunità che abitano vicino ai siti archeologici siano influenzate dal contesto in cui vivono. Il cortometraggio conduce lo spettatore nell’antica regione della Pisidia, sulla catena montuosa del Tauro nel sud-ovest della Turchia.

Una scena del film “Creta, il mito del Labirinto / Crète, le mythe du Labyrinthe” di Mikael Lefrançois, Agnès Molia

Il programma della sera, dalle 21 alle 23. Apre il film “Creta, il mito del Labirinto / Crète, le mythe du Labyrinthe” di Mikael Lefrançois, Agnès Molia (Francia, 26′). Creta, tra il 3000 e il 1400 a.C., fu la culla della prima grande civiltà del mondo greco: i minoici. Primo popolo europeo a padroneggiare la scrittura, hanno costruito sontuosi edifici dall’architettura complessa e monumentale. I miti greci sono stati a lungo sfruttati per spiegare queste strutture, fino ai recenti scavi che hanno infine portato alla decodificazione di questi edifici. Segue il film “Il misterioso vulcano del Medioevo / Le mystérieux volcan du Moyen-Âge” di Pascal Guérin (Francia, 52′). Il film mette in primo piano il lavoro minuzioso di ricerca, perseveranza, collaborazione e intuizione, degli scienziati che hanno dedicato tanti anni alla ricerca di questo misterioso vulcano. Questa scoperta sarebbe fondamentale per comprendere come le eruzioni vulcaniche, hanno trasformato il clima del pianeta e gli ecosistemi in cui viveva la società… Quindi il film “Alla ricerca dei secoli bui / W poszukiwaniu Sredniowiecza” di Jakub Stepnik (Polonia, 8′). Il film è la storia del lavoro degli archeologi che hanno scavato la fortezza medievale di Kłodnica, nella Polonia orientale. Un’opportunità per narrare la bellezza della professione dell’archeologo e l’intimità del contatto con i reperti che tornano fra le mani dopo mille anni. Chiude la prima edizione di Verona Archeofilm “La casa di Giulio Polibio a Pompei” di Alessandro Furlan (Italia, 12′). La casa di Giulio Polibio rivive oggi grazie alla messa in video di un grande studio interdisciplinare coordinato dal Laboratorio di Ricerche Applicate della Soprintendenza Archeologica di Pompei sulla base dei diari di scavo della casa, stilati negli anni ’70, e di altri dati analitici e sperimentali.

A Modica (Rg) il 1° festival internazionale del cinema archeologico: sette film in concorso e incontri con gli esperti

Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm

Non solo cioccolato. A Modica arriva il cinema archeologico. L’estate siciliana si arricchisce infatti di un grande evento organizzato da Comune di Modica (Rg) insieme ad Archeologia Viva/Firenze Archeofilm e Direzione del Parco archeologico di Cava d’Ispica. Da mercoledì 17 a venerdì 19 luglio 2019 all’auditorium “Pietro Floridia” va in scena il 1° festival internazionale del cinema archeologico di Modica, coordinato da Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm, che ha selezionato i sette film in concorso dall’archivio di Firenze Archeofilm. Ogni sera, alle 21.15, la proiezione dei film si alternerà a incontri con archeologi per interviste a tema: Giovanni Distefano (direttore dei parchi archeologici di Cava d’Ispica e di Camarina), Massimo Frasca e Marco Camera (Università di Catania), Massimo Cultraro (CNR Catania). “Cercherò di approfondire con conversazioni-intervista”, spiega Di Blasi, “alcuni aspetti del rapporto della presenza greca in Sicilia , minoici, micenei, e greci del periodo classico con le popolazioni indigene sicani , elimi, siculi”. Il Festival si chiuderà venerdì 19 luglio con l’assegnazione del Premio “Città di Modica” al film più gradito al pubblico che, in veste di giuria popolare, potrà esprimere ogni sera il suo voto sui film. Vediamo il programma.

Una scena del film “Olimpia. Le origini dei Giochi” di Olivier Lemaitre

L’archeologo Marco Camera

L’archeologo Massimo Frasca

Prima serata, mercoledì 17 luglio 2019. Dopo i saluti del sindaco di Modica, Ignazio Abbate, e dell’assessore alla Cultura, Maria Monisteri, si inizia con il film “Olimpia, alle origini dei Giochi / Olympie, aux origines des Jeux” di Olivier Lemaitre (Francia, 52’). Sia santuario religioso che sito sportivo, Olimpia fu, per quasi mille anni, sede dei giochi più prestigiosi dell’antica Grecia. Gli archeologi hanno indagato gran parte del sito e hanno rinvenuto grandi quantità di ceramiche dipinte che rappresentano gli atleti. Ma queste scene sono una rappresentazione accurata della realtà? Utilizzando ricostruzioni e immagini tridimensionali, il documentario riporta in vita le meraviglie passate di Olimpia e immerge lo spettatore nel cuore dei celebri Giochi. Segue l’incontro con l’ospite della serata: Massimo Frasca e Marco Camera (università di Catania). Quindi il film “Gladiatori, il ritorno / Gladiateurs, le retour” di Emmanuel Besnard, Gilles Rof (Francia, 26’). Oltre quindici secoli dopo la loro scomparsa, i gladiatori sono tornati nell’anfiteatro di Arles in Francia, con combattimenti e corsi di formazione. Promotore di questo ritorno è l’esperto di arti marziali Brice Lopez, che da vent’anni dedica la sua vita a ricostruire meticolosamente le regole e il contesto di queste antiche battaglie. Con il suo team offre ai ricercatori e al pubblico una nuova visione, lontana dalle fantasiose versioni hollywoodiane, di quello che è stato il primo grande spettacolo nella storia dell’umanità.

Film “Oman, il tesoro di Mudhmar” di Cédric Robion

Massimo Cultraro del Cnr di Catania

Seconda serata giovedì 18 luglio 2019. Apre il film “Oman, il tesoro di Mudhmar / Oman, le trésor de Mudhmar” di Cédric Robion (Francia, 52’). Un team di scienziati francesi sta conducendo importanti scavi in Oman. Il loro obiettivo è capire come gli abitanti di queste terre siano riusciti a prosperare in un ambiente così ostile, creando tecnologie innovative per la gestione dell’acqua. Il documentario segue l’équipe di giovani archeologi ai quali il deserto riserverà non poche sorprese nel corso di questa emozionante avventura archeologica nel cuore del Medio Oriente. Segue l’incontro con l’ospite della serata: Massimo Cultraro (CNR Catania). Quindi il film “Apud Cannas” di Francesco Gabellone (Italia, 16’). La battaglia di Canne, la “battaglia per eccellenza”, studiata dai militari di ogni tempo per una strategia bellica che ha fatto scuola, viene da molti descritta con notevoli differenze di vedute. In questo film animato, su base 3D, lo studio diretto delle fonti viene coniugato con l’uso delle tecnologie per la rappresentazione e la comunicazione di quegli eventi, i protagonisti, le condizioni politiche e sociali di contesto. Chiude la serata il film “C’era una volta Iato” di Donatella Taormina (Italia, 20’). Sullo sfondo di scenari e personaggi realizzati con ombre cinesi, dodici ragazzi narrano la storia di Iato, da città elimo-sicana a ultima roccaforte musulmana di Sicilia in lotta contro Federico II di Svevia. Il corto, estremamente originale per la trovata artistica e narrativa, è stato realizzato in ambito scolastico durante un progetto dedicato alla storia del monte Iato.

Il film “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse / Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Angès Molia, Raphaël Licandro

Giovanni Distefano, direttore dei parchi archeologici di Cava d’Ispica e Camarina

Ultima serata venerdì 19 luglio 2019. Si inizia con il film “Persepoli, il paradiso persiano / Persépolis, le paradis perse” di Angès Molia, Raphaël Licandro (Francia, 26’). Sugli altopiani iraniani si trova la culla di una delle più grandi civiltà di costruttori dell’antichità: i Persiani. Qui hanno edificato un capolavoro di architettura: Persepoli. Fino a oggi, si pensava che il sito si limitasse alla sua terrazza imponente, utilizzata dai re persiani solo qualche mese all’anno. Ma le recenti scoperte rivelano uno scenario completamente diverso, quello di una città tra le più ricche del mondo antico: un Eden tra le montagne persiane. Quindi l’incontro con l’ospite della serata: Giovanni Distefano (direttore Parchi archeologici di Cava d’Ispica e Camarina). Segue l’assegnazione Premio “Città di Modica” per il film più gradito al pubblico. Chiude la prima edizione del festival di Modica il film fuori concorso “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero / Toutankhamon, les secrets du pharaon: un roi guerrier” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 50’). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e più studiato della storia. Il corredo della sua tomba è una fonte inestimabile di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero per gli archeologi. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o venne ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto…