Aquileia (Ud). Per il Solstizio d’Estate e la festa della Musica, concerto all’alba col duo Harpfully all’antico porto fluviale, organizzato da Fondazione Aquileia con Jazzinsieme

Veder sorgere il sole accompagnati dalle note eclettiche dell’arpa nello scenario mozzafiato dell’area archeologica dell’antico porto fluviale di Aquileia: sono questi gli ingredienti dell’evento organizzato da Fondazione Aquileia per il sesto anno consecutivo. Protagonista dell’appuntamento di quest’anno sarà JazzInsieme -la rassegna organizzata dall’Associazione Culturale Blues in Villa APS: domenica 21 giugno 2026, alle 5 del mattino, proporrà un concerto da non perdere in occasione del Solstizio d’estate e della Festa della Musica. L’evento – a ingresso libero e senza prenotazione, con accesso da via Gemina – è organizzato da Fondazione Aquileia con Jazzinsieme, in collaborazione con Comune di Aquileia e soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il FVG. JAZZINSIEME è realizzato dall’Associazione Culturale Blues In Villa APS con la collaborazione e il supporto di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Comune di Pordenone, Pordenone Capitale della Cultura 2027 e Fondazione Friuli, e di importanti partner privati quali Oesse, Salvadori Cornici, Banca 360 FVG e BCC Pordenonese – Monsile.

Ad accompagnare l’arrivo di questo giorno speciale, il più lungo dell’anno, celebrato da tutte le civiltà come simbolo di rinascita, saranno gli Harpfully Duo, ovvero Nartan Savona (arpa) e Max Castlunger (percussion set), che ci faranno scoprire una versione dell’arpa anticonvenzionale, improvvisata, con forti influenze jazz ed elettroniche, in interazione con percussioni, strumenti a fiato e tastiera. Affascinati dall’improvvisazione, guidati dalla gioia di fare musica insieme e rafforzati da una lunga amicizia, questi due artisti propongono un repertorio crossover spaziando abilmente dal jazz all’elettronica, fino alla world music.

“Il concerto del solstizio d’estate”, dichiara Roberto Corciulo, presidente di Fondazione Aquileia, “è diventato oramai uno degli appuntamenti più attesi della stagione estiva di Aquileia, molto apprezzato dal pubblico per l’atmosfera evocativa del contesto archeologico in cui si svolge e per l’elevata qualità delle proposte artistiche. Siamo certi che la sinergia attivata con JazzInsieme rappresenti un esempio concreto di proficua collaborazione tra realtà culturali della Regione. La musica comunica attraverso un linguaggio universale e grazie alle sonorità degli HarpfullyDuo potremo accogliere l’arrivo dell’estate all’insegna dell’arte, della bellezza e dell’emozione di poter rendere sempre più vivo il patrimonio dall’eccezionale valore universale di cui siamo custodi”. “Affianchiamo con piacere un ente prestigioso come Fondazione Aquileia per l’organizzazione di questo appuntamento che si svolge in una location unica e suggestiva, dove potremo veder sorgere il sole sulle tracce di una delle più grandi città dell’antichità, luogo d’incontro tra Oriente e Occidente”, sono le parole di Giorgio Ivan, presidente dell’Associazione Culturale Blues In Villa APS. “Si tratta di un’occasione per far conoscere ulteriormente la nostra attività al di fuori del territorio pordenonese e speriamo che questo primo appuntamento possa rappresentare l’inizio di una lunga collaborazione”.
Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale per la visita guidata del terzo sabato del mese stavolta si va “Alla scoperta di Adria antica: la barca ‘cucita’ di Corte Cavanella di Loreo”

Come ogni terzo sabato dle mese, anche sabato 20 giugno 2026, alle 15 alle 17, visita guidata “Alla scoperta di Adria antica: la barca ‘cucita’ di Corte Cavanella di Loreo”, a cura dello staff del museo. . Attività compresa nel costo dell’ingresso, gratuito per gli abbonati. Prenotazione: 0426 21612; drm-ven.museoadria@cultura.gov.it
Roma. Aperture straordinarie gratuite per nove siti archeologici al termine degli interventi di restauro e valorizzazione: Circo Massimo, via delle Botteghe Oscure, chiesa di S. Urbano alla Caffarella, Torrione Prenestino, mausoleo Monte del Grano, sepolcro di Largo Talamo, necropoli di San Paolo, cisterna Cristoforo Colombo, villa romana di Tor de’ Cenci. Ecco il programma

Da domenica 7 giugno 2026, nove siti archeologici di Roma Capitale aprono eccezionalmente al pubblico con un calendario di visite straordinarie gratuite, alla fine degli interventi di restauro e valorizzazione realizzati dalla Sovrintendenza Capitolina nell’ambito del programma PNRR – Caput Mundi. Dalle aree monumentali più note ai luoghi meno conosciuti ma di grande valore storico e archeologico, il programma offre la possibilità di scoprire il patrimonio culturale cittadino, recuperato grazie ai recenti interventi di restauro e valorizzazione.
PROGRAMMA DELLE APERTURE. In occasione delle aperture straordinarie, guide specializzate accompagnano i visitatori alla scoperta dei monumenti. Successivamente, i siti entreranno a far parte delle aree archeologiche visitabili su richiesta o in occasioni speciali. Ingresso libero fino all’esaurimento dei posti disponibili, nel rispetto della capienza massima definita per ciascun sito. Domenica 7 giugno 2026, dalle 10 alle 13 Mausoleo Monte del Grano; dalle 15 alle 18 Sepolcro di Largo Talamo; sabato 13 giugno 2026, dalle 10 alle 13, chiesa di S. Urbano alla Caffarella. Domenica 14 giugno 2026, dalle 10 alle 13, Villa romana di Tor De’ Cenci, dalle 10 alle 13, area archeologica del Circo Massimo integrata. Domenica 21 giugno 2026, dalle 10 alle 13, Torrione Prenestino; dalle 15 alle 18, area archeologica di via delle Botteghe Oscure. Domenica 28 giugno 2026, dalle 10 alle 13, Rupe S. Paolo; dalle 15 alle 18, Cisterna Cristoforo Colombo. Per info 060608 attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19.

Al Circo Massimo si amplia il percorso di visita con l’inclusione di una porzione dell’emiciclo del lato Aventino, che consente una lettura ancora più completa della storia e dell’architettura del più imponente edifico per spettacoli dell’antichità. Per la prima volta è inoltre visitabile l’Area archeologica di via delle Botteghe Oscure, che conserva i resti di una piazza porticata e le imponenti basi di colonne di un tempio, forse la Porticus Minucia Vetus o Frumentaria e il tempio delle Ninfe o dei Lari Permarini.

Nell’area dell’Appia Antica riapre la Chiesa di S. Urbano alla Caffarella, originariamente tempietto dedicato a Cerere nel II secolo d.C. e successivamente trasformato in edificio cristiano. Il monumento conserva straordinari affreschi dell’XI e del XVII secolo, questi ultimi legati al radicale rifacimento voluto da papa Urbano VIII, in un contesto di grande suggestione paesaggistica e storica come la Valle della Caffarella. Nell’ambito dello stesso progetto è stato interessato da un intervento di manutenzione straordinaria anche il vicino Ninfeo di Egeria. Nel quartiere del Pigneto torna accessibile il Torrione Prenestino, mausoleo di età augustea tra i più grandi di Roma con i suoi 41 metri di diametro, interessato da un intervento di restauro conservativo e ricostruttivo accompagnato da una nuova illuminazione artistica.

Riapre inoltre l’imponente Mausoleo Monte del Grano, monumento della metà del II secolo d.C. situato in piazza dei Tribuni, a pochi passi dal Parco archeologico di Centocelle, dal quale proviene il raffinato sarcofago con scene della vita di Achille, conservato ai Musei Capitolini dal 1590. Oggetto di interventi anche il Sepolcro di Largo Talamo (I sec. a.C.) nel quartiere di S. Lorenzo, originariamente collocato lungo l’antica via Collatina; nonché un settore del Sepolcreto Ostiense (Necropoli di San Paolo), ubicato presso la Rupe di S. Paolo, a circa due chilometri dalla Porta S. Paolo. Si tratta di nove tombe, visibili sia lungo il fronte stradale che attorno a un cortile interno, le cui differenti tipologie riflettono il passaggio dal rito dell’incinerazione all’inumazione durante il II sec. d.C. Il restauro, unitamente ad un allestimento con pannelli didattici e la riproduzione a grandezza naturale di tre lunette affrescate, oltre a un nuovo impianto di illuminazione, ha consentito di restituire leggibilità al valore del sito.

Non molto distante, la grande Cisterna Cristoforo Colombo circolare (II sec. d.C.) rinvenuta nel corso degli sbancamenti per la realizzazione della via Imperiale (ora via Cristoforo Colombo), offre invece un esempio di struttura pertinente a un antico complesso agricolo, mentre i resti della Villa romana di Tor de’ Cenci documentano la presenza di una residenza suburbana attiva dal I secolo a.C. al V secolo d.C.
“Mi illumino di tiffany”: la Casina dell’Aquila al parco archeologico di Pompei e il Tempio di Nettuno al parco archeologico di Paestum illuminati di verde, colore simbolo internazionale della lotta al tumore ovarico

Il parco archeologico di Pompei ha aderito a “Mi illumino di tiffany”, la campagna nazionale di ALTo – Lotta al Tumore Ovarico APS ETS che ricorre ogni 8 maggio, in occasione della Giornata Mondiale del Tumore Ovarico. In questa ricorrenza, per una notte, monumenti, palazzi istituzionali e luoghi della cultura di tutta Italia si illuminano di verde tiffany, il colore simbolo internazionale della lotta a questa neoplasia. L’edizione 2026 coinvolge circa trenta luoghi, da Udine ad Alcamo, sotto lo slogan “Guarire tutte, nessuna esclusa”. Per l’occasione, nella serata dell’8 maggio 2026, la facciata della Casina dell’Aquila, edificio tardo settecentesco situato al centro dell’area archeologica di Pompei e visibile dalla strada pubblica, è stata illuminata di verde tiffany. “L’adesione del Parco Archeologico di Pompei a Mi illumino di tiffany“, commenta Maria Teresa Cafasso, presidente di ALTo Lotta al Tumore Ovarico APS ETS, “ha per noi un valore che va oltre il gesto simbolico. La facciata della Casina dell’Aquila, illuminata di verde tiffany in uno dei luoghi più visitati e amati al mondo, porterà la voce delle donne con tumore ovarico molto più lontano di quanto potremmo fare da sole. Pompei è memoria, ed è il segno che dopo l’ombra può tornare la luce: è esattamente il messaggio che vogliamo far arrivare alle migliaia di donne che ogni anno ricevono una diagnosi di questa malattia silenziosa, troppo spesso scoperta in fase avanzata. Ringrazio di cuore la Direzione e l’intera struttura del Parco per aver scelto di stare al fianco delle pazienti. Ogni luce accesa è un invito a una donna a fare un controllo, a informarsi, a non sentirsi sola: lo slogan di quest’anno – “Guarire tutte, nessuna esclusa” – nasce proprio dall’impegno a garantire ascolto, prevenzione e cura a ciascuna paziente, ovunque viva”.

Anche i parchi archeologici di Paestum e Velia, in occasione della giornata mondiale sui tumori ginecologici, hanno partecipato a “Mi illumino di tiffany”, illuminando il Tempio di Nettuno di verde tiffany, colore simbolo della lotta contro il tumore ovarico. “Un gesto simbolico per accendere l’attenzione sulla prevenzione, la ricerca e il sostegno alle donne che affrontano queste patologie, trasformando uno dei luoghi più iconici del nostro patrimonio in un segno di consapevolezza e vicinanza. Un modo per ricordare che la luce della conoscenza e della cura può e deve illuminare ovunque”.
Roma. Per il 2779° “Natale di Roma” musica, arte, presentazioni, itinerari tematici e visite guidate: appuntamenti culturali gratuiti, pensati per raccontare e celebrare la storia millenaria dell’Urbe. Ecco il ricco programma dal 19 al 22 aprile
In occasione del 2779° anniversario della fondazione della Città, Roma Capitale, assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, promuove un ricco programma di appuntamenti culturali gratuiti, pensati per raccontare e celebrare la storia millenaria dell’Urbe. Musica, arte, presentazioni, itinerari tematici e visite guidate costituiranno l’essenza dei festeggiamenti che si svolgeranno dal 19 al 22 aprile 2026, e raggiungeranno diverse zone della città e alcuni dei luoghi più prestigiosi e riconoscibili: dalle vie e piazze del centro storico fino alle zone del Quadraro e di Casal de’ Pazzi, dagli spazi dei Musei Civici messi a disposizione dalla sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali fino a Palazzo Senatorio in Campidoglio, cuore pulsante della vita pubblica cittadina, eccezionalmente aperto per l’occasione. “In una città che cambia questa celebrazione del Natale di Roma diventa ancora più importante perché coinvolge diffusamente tutta la città e con iniziative che arrivano a tutti”, dichiara Massimiliano Smeriglio, assessore alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale. “Il 2779° dell’anniversario della fondazione di Roma passa infatti attraverso la storia, l’arte e la musica in piazza con numerosi appuntamenti, attraversando lo spazio pubblico urbano, da Casal de’ Pazzi, passando per il Quadraro, Trinità dei Monti e ancora a Palazzo Senatorio in Campidoglio. Siamo felici di poter mettere a disposizione delle romane e dei romani gli itinerari guidati e gratuiti a cura della Sovrintendenza Capitolina in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, le visite presso Palazzo Senatorio e i concerti diffusi delle bande musicali delle Forze Armate”.
Il programma di visite e itinerari guidati a cura della sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, comincia il 19 aprile 2026 alle 10 al museo di Casal de’ Pazzi, dove si terrà la presentazione di un inedito albo a fumetti dedicato alla preistoria dell’area e alle origini del popolamento umano nell’agro romano. Un racconto affascinante che restituisce, in forma accessibile e coinvolgente, le radici più profonde della città.

Concerto della Banda della Polizia locale di Roma Capitale in piazza del Campidoglio (foto musei in comune)
Elemento cardine dei festeggiamenti sarà in primo luogo la musica che allieterà il tardo pomeriggio del 21 aprile con un momento di partecipazione collettiva, in partenza in contemporanea alle 17.30, in diversi punti del centro storico. Protagoniste assolute di questo omaggio alla città eterna saranno le Bande musicali delle Forze Armate che porteranno il proprio repertorio in alcuni luoghi suggestivi: da piazza del Campidoglio che ospiterà il consueto concerto della Banda della Polizia locale di Roma Capitale, fino alla scalinata di Trinità dei Monti, dove si esibirà la Banda dell’Esercito Italiano; da piazza San Silvestro, in cui si terrà il concerto della Banda della Marina Militare, fino ad arrivare a piazza Pia, luogo designato a ospitare l’esibizione della Banda dell’Aeronautica Militare. E poi ancora piazza di San Lorenzo in Lucina con la Banda dell’Arma dei Carabinieri, piazza Di Pietra, in cui si esibirà la Banda della Polizia di Stato e piazza di S. Ignazio che ospiterà la Banda della Polizia Penitenziaria.
Ancora il 21 aprile 2026, nel pomeriggio, si tornerà in piazza del Campidoglio per un’altra iniziativa speciale. Alle ore 16.30, 17.15, 18.00 e 18.45 le visitatrici e i visitatori potranno accedere eccezionalmente a Palazzo Senatorio per le visite gratuite all’Aula Giulio Cesare, a cura della Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. I gruppi di massimo 30 partecipanti potranno accedere dall’ingresso di Sisto IV, in prossimità della colonna con la Lupa Capitolina (in via San Pietro in Carcere). Guide esperte accoglieranno i visitatori presso l’Aula Giulio Cesare e forniranno brevi approfondimenti sulla storia di Palazzo Senatorio, sede del Comune di Roma dal 1143, e sulla funzione dell’Aula assembleare.

Ai Mercati di Traiano – museo dei Fori imperiali la mostra “mostra Constantin Brâncuşi: le Origini dell’Infinito” (foto musei in comune)
Martedì 21 aprile 2026, nel giorno della fondazione di Roma, il programma si intensificherà con numerosi appuntamenti disseminati lungo l’intera giornata. Alle 10, con un itinerario urbano gratuito tra le strade del Quadraro, si andrà alla scoperta delle opere di street art del progetto M.U.Ro, in un percorso che intreccia linguaggi contemporanei e memoria storica del quartiere, colpito dal tragico rastrellamento del 17 aprile 1944 (partecipazione gratuita con prenotazione obbligatoria allo 060608). Si prosegue poi alle 11 con la visita guidata alla mostra Constantin Brâncuşi: le Origini dell’Infinito ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali che metterà in luce il suggestivo dialogo tra la scultura antica e quella moderna del maestro rumeno, evidenziando al contempo i legami culturali tra Roma e la Romania. Sempre alle 11, nell’ambito del programma aMICi, si terrà al museo Pietro Canonica la visita guidata Pietro Canonica e il fascino dell’Oriente per scoprire i tesori nascosti nella casa-museo di Villa Borghese e approfondire il ruolo dello scultore nell’esportazione del modello dei monumenti delle Capitali d’Italia – da Torino a Roma – presso i leader mediorientali.
Nel pomeriggio, gli appuntamenti proseguiranno alle 15.30 al museo di Scultura antica “Giovanni Barracco” con la visita guidata alla sala Romana che consentirà di approfondire tematiche relative all’antica Civiltà attraverso lo studio delle opere d’epoca in essa conservate; alle 16.30, alla galleria d’Arte moderna, con una visita tematica alla mostra GAM 100. Un secolo di Galleria Comunale 1925–2025, per scoprire e approfondire la nascita e l’evoluzione della prima collezione comunale di arte moderna e contemporanea; alle 18, al museo di Roma in Trastevere per ammirare le immagini della città eterna vista attraverso gli scatti del fotografo francese Hervé Gloaguen, realizzati tra il 1975 e il 1995 durante le sue esplorazioni notturne.

A Palazzo Braschi visita “Vivere a Roma: piazze, feste e mestieri”, guidata attraverso una selezione di opere del Gabinetto delle Stampe e dei Disegni (foto musei in comune)
Il programma si concluderà mercoledì 22 aprile 2026, alle 16, al museo di Roma, a Palazzo Braschi, con la visita Vivere a Roma: piazze, feste e mestieri. Un approfondimento sulla vita quotidiana della città dal Seicento all’Ottocento – tra mercati, celebrazioni e antichi mestieri – raccontata attraverso i disegni e le incisioni presenti nella collezione del museo.
Altino (Ve). Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Conoscere per proteggere: l’archeologia preventiva nel territorio altinate” con Cecilia Rossi (Sabap Ve) apre gli incontri di primavera del ciclo “Novità. Doc?”, conferenze divulgative dedicate alle ricerche archeologiche in corso ad Altino
Con l’incontro di giovedì 19 marzo 2026, al museo Archeologico nazionale di Altino (Ve) iniziano gli incontri di primavera 2026 “Novità. Doc?”, il ciclo di conferenze divulgative dedicate alle ricerche archeologiche in corso ad Altino. In questa stagione, gli incontri saranno dedicati ai temi della tutela e delle metodologie di ricerca: sono numerosi i professionisti che si dedicano alla salvaguardia e allo studio del ricco patrimonio archeologico altinate. Le loro attività sul campo e l’analisi dei dati così raccolti permettono di aggiungere nuovi tasselli utili per ricostruire e capire la storia e le trasformazioni della città di Altino e del suo territorio. Li abbiamo invitati a parlarne al Parco. Le conferenze si svolgeranno nel deposito Sala colonne e saranno anche un’occasione per conoscere le metodologie e gli strumenti impiegati ogni giorno dagli addetti ai lavori.
Si inizia giovedì 19 marzo 2026, alle 15.30, la conferenza “Conoscere per proteggere: l’archeologia preventiva nel territorio altinate” con Cecilia Rossi, funzionario soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia, che illustrerà le potenzialità e l’importanza dell’archeologia preventiva come strumento per tutelare e ampliare le nostre conoscenze del territorio altinate. L’evento è su prenotazione (info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422789443); è gratuito per gli abbonati e incluso nel biglietto d’ingresso per gli altri.
Il ciclo continua giovedì 16 aprile 2026, alle 15.30, “Tracciare la storia. Geomatica in archeologia” con Alessandro Pellegrini (topografo libero professionista); e giovedì 21 maggio 2026, alle 15.30, “Leggere la terra. Pillole di stratigrafia dall’area archeologica del Decumano” con Gaspare De Angeli (archeologo libero professionista).
Giornata della donna. Sabato visite guidate a Villa di Orfeo di Trento e al museo Retico di Sanzeno. Domenica ingresso gratuito per le donne nei siti del Trentino
Sabato 7 marzo 2026, due proposte a cura dei Servizi Educativi dell’Ufficio beni archeologici per esplorare il mondo femminile nell’antichità. A Villa di Orfeo, in via Rosmini 4 a Trento, alle 10.30 e 15.30, “Storie e mestieri delle donne di Tridentum”: visite guidate per scoprire gli usi e costumi delle donne della Trento romana. Ingresso e partecipazione gratuiti per tutte le donne previa prenotazione al numero 0461 230171.
Sabato 7 marzo 2026, al museo Retico – Centro per l’archeologia e la storia antica della Val di Non a Sanzeno (Tn), alle 15.30, “Donne nell’antichità: reperti che raccontano”, un viaggio nel pozzo del tempo, tra i reperti rinvenuti in Val di Non, a cui seguirà un laboratorio di lavorazione dell’argilla. Ingresso e partecipazione gratuiti per tutte le donne previa prenotazione al numero 331 6201376 entro le 13 del giorno dell’iniziativa.
Domenica 8 marzo 2026, in occasione della Giornata internazionale della Donna sarà gratuito l’ingresso per tutte le donne al museo delle Palafitte di Fiavé (dalle 13 alle 18), al museo Retico – Centro per l’archeologia e la storia antica della Val di Non a Sanzeno (dalle 14 alle 18) e ai siti della Trento romana, lo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas in piazza Cesare Battisti e la Villa di Orfeo in via Rosmini (9-13/14-17.30). Un’occasione per visitare la mostra “I colori di Tridentum. Decorazione e arredo nella città romana”.
Firenze. Daniele Maras, direttore del museo Archeologico nazionale, illustra ad “archeologiavocidalpassato.com” le novità che interesseranno il MAF nel 2026, sessantesimo dell’alluvione del 1966: dal rifacimento delle sale delle sculture etrusche alla riapertura del museo Topografico dell’Etruria
Il 2026 per il museo Archeologico nazionale di Firenze è un anno particolare, l’anno della riapertura completa alla fine di un processo-progetto di rinnovamento delle sale e delle sezioni delle collezioni, ma è anche un anno speciale per tutta Firenze che il 4 novembre celebrerà il sessantesimo anniversario della catastrofica alluvione del 1966, che mise in ginocchio l’esposizione permanente del MAF. È proprio il direttore Daniele F. Maras, in occasione dell’inaugurazione della nuova sala della Chimera di Arezzo, il 19 dicembre 2025, a illustrare ad archeologiavocidalpassato.com le tappe salienti del programma di rinnovamento del museo Archeologico nazionale nel 2026: dal rifacimento delle sale delle sculture etrusche, dove troveranno la propria sede definitiva altri capolavori dell’arte etrusca come l’Arringatore e la Testa Lorenzini, alla riapertura del museo Topografico dell’Etruria.
“L’inaugurazione di oggi (19 novembre 2025, ndr)”, spiega Maras, “è il primo risultato di una grande fase di trasformazioni che sta attraversando questo museo che vedrà nel corso del 2026 una serie di riaperture: le vicine sale delle sculture etrusche sono in corso di sistemazione con lo stesso finanziamento internazionale e vedranno la presentazione come collezionismo di Stato all’indomani dell’Unità d’Italia nell’800 e collezionismo di Stato oggi con la presentazione di nuove vetrine, nuovi elementi tecnologici. Ma ancora più importante l’intero museo Topografico dell’Etruria voluto nell’800 dal direttore Luigi Adriano Milani per presentare in questa sede tutta l’Etruria e far sì che il visitatore di Firenze poi avesse un’idea di dove altro andare a vedere nel resto delle regioni italiane la civiltà degli Etruschi. È stato duramente colpito nel 1966 dall’alluvione di Firenze e quindi sessant’anni dopo, nel novembre 2026, abbiamo l’impegno di riaprirlo per il pubblico e presentarlo a tutti, per riportare il museo Topografico dell’Etruria in una nuova veste rinnovata a essere ancora una volta un viaggio nel tempo e nello spazio con cui i visitatori potranno avere la percezione della civiltà etrusca e sentirsi tutt’uno con la storia”.
Un libro al giorno. “Archeologia, arte e paesaggio tra Asia occidentale e Mediterraneo orientale (ca. 4500-323 a.C.)” di Marco Ramazzotti che presenta e discute alcuni tra i maggiori contesti archeologici, artistici e insediamentali dell’Eurasia centro-occidentale

Copertina del libro “Archeologia, arte e paesaggio tra Asia occidentale e Mediterraneo orientale (ca. 4500-323 a.C.)” di Marco Ramazzotti
È uscito per i tipi di Mondadori Università il libro “Archeologia arte e paesaggio tra Asia occidentale e Mediterraneo orientale (ca. 4500-323 a.C.)” di Marco Ramazzotti. Questo libro presenta e discute alcuni tra i maggiori contesti archeologici, artistici e insediamentali dell’Eurasia centro-occidentale secondo un approccio geostorico, interdisciplinare e comparativo. I documenti di cultura materiale, figurativa, epigrafica e i dati insediamentali, territoriali e paesaggistici di Mesopotamia, Siria-Palestina, Anatolia, Penisola Arabica e Africa nord-orientale delineano diversi processi complementari e talora sincronici di interazione culturale, economica e simbolica avvenuti tra la metà del V millennio a.C. e la morte di Alessandro Magno in Babilonia nel 323 a.C. È nel corso di questo lungo arco temporale che tra l’Oceano Indiano e il Mediterraneo si formeranno le prime città della storia, gli stati arcaici e gli imperi universali, ed è un’introduzione alla loro complessità e varietà che quest’opera manualistica vuole essere.
Marco Ramazzotti insegna alla Sapienza Università di Roma Archeologia e Storia dell’Arte dell’Asia Occidentale e del Mediterraneo Orientale Antichi al dipartimento di Scienze dell’Antichità. Dirige il Laboratorio di Archeologia Analitica e Sistemi Artificiali Adattivi, l’Atlante del Vicino Oriente antico, la Missione Archeologica della Sapienza nella Penisola Arabica e nel Golfo, e presiede il Corso di Studi in Scienze del Turismo Sostenibile presso la Facoltà di Lettere e Filosofia.
Archeologia in lutto. È mancata, a 94 anni, la prof.ssa Maria Bonghi Jovino, napoletana, archeologa ed etruscologa, attiva tra Capua e Pompei e Tarquinia, professore emerito di Etruscologia e Archeologia Italica all’università di Milano. I ricordi e il cordoglio tra Campania, Etruria e Milano
Lutto nell’archeologia. Il 23 dicembre 2025, all’età di 94 anni, si è spenta a Milano la prof.ssa Maria Bonghi Jovino, archeologa ed etruscologa, attiva tra la Campania e l’Etruria, professore emerito di Etruscologia e Archeologia Italica all’università di Milano; membro del direttivo dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici. I funerali si sono tenuti mercoledì 24 dicembre 2025, nella chiesa di Santa Maria Segreta a Milano. Era nata a Napoli nel 1931. Dopo il liceo Ginnasio Umberto I, frequentò l’università “Federico II” dove conseguì la laurea in Archeologia, dopo aver seguito con passione il corso di Amedeo Maiuri sulle Antichità pompeiane. Sotto la guida di Massimo Pallottino, fondatore dell’Etruscologia, iniziò poi alla Scuola Nazionale di Archeologia di Roma i primi lavori e le prime ricerche sulla Capua preromana. Il ruolo delle origini campane rimarrà sempre vivo in lei, come un’eredità preziosa che porta con sé a Milano, dove giunse, agli inizi degli anni Ottanta, con alle spalle esperienze importanti di scavo a Pompei (scavi nella Regio VI, con la prima stratigrafia completa del sito d’intervento) e soprattutto a Tarquinia (dove individuò, al di sotto delle testimonianze di età storica già note, le prove di un insediamento stabile e di un complesso monumentale al centro della città). Milano segnò il suo destino professionale e intellettuale: all’università di Milano è stata professoressa ordinaria (poi emerita) di Etruscologia e archeologia italica. Maria Bonghi Jovino definì la sua attività “archeologia da campo”, frutto dalla pratica di scavo che si rapporta con altre discipline e competenze tecniche. Lei infatti si riconobbe sempre nell’archeologia multidisciplinare. Il cordoglio per la sua morte viene da colleghi, allievi, istituti culturali che si possono raccogliere in tre grandi blocchi: l’arra campana, l’area tarquiniese e l’area accademica milanese.
Confederazione Italiana Archeologi. La Confederazione Italiana Archeologi si unisce al cordoglio della comunità scientifica per la scomparsa di Maria Bonghi Jovino, professore emerito di Etruscologia e Antichità Italiche presso la Statale di Milano e protagonista di una stagione mirabile di indagini scientifiche a Pompei, Capua e Tarquinia. I suoi insegnamenti sono stati d’ispirazione per diverse generazioni di archeologi confluiti poi nelle Università, nelle Soprintendenze, e in tutti gli altri aspetti dell’Archeologia Professionale e non solo. Il suo impegno e la sua passione sono stati linfa per la disciplina e per i suoi allievi, che spesso la ricordano come la scintilla che li ha fatti “innamorare” di questa materia. Che la terra ti sia lieve e grazie per tutto quello che hai fatto per questa nostra professione.
Giuseppe Di Leva. Addio a Maria Bonghi Jovino (1931-2025). Napoli appare cupa, piangente sotto le bombe che gli aerei “alleati” vomitano dal cielo sul golfo più bello del mondo. Maria è una bimbetta di appena nove anni quando la famiglia decide di lasciare la città natia per rifugiarsi nella penisola sorrentina: così, la piccola Maria, “assaggia” la durezza delle privazioni di guerra come tanti bimbi di quell’infausta epoca. Ma poi arrivano gli Alleati, i “liberatori”, che sono appena sbarcati a Salerno e che consentiranno a Maria ed alla sua famiglia di fare ritorno a Napoli nel 1945. Ecco, proprio in questi anni “difficili” e densi di rinunce si formerà già, nella futura archeologa allieva di Massimo Pallottino, quella sobrietà e quel senso della ricerca silenziosa che caratterizzeranno tutta la sua vita scientifica. Maria, intanto, incomincia ad attraversare tutta la più turbolenta storia recente del nostro Paese che, soprattutto negli anni settanta, la vedrà protagonista di un’archeologia “materiale” che iniziava a “liberarsi” dal grande contenitore dell’archeologia classica. Maria Bonghi Jovino si forma nella vivacità culturale della Napoli del dopoguerra. Prima si diploma al liceo Umberto I, poi si laurea all’Università Federico II dove la frequenza del corso di “Antichità Pompeiane”, tenuto da Amedeo Maiuri, le farà scoccare la scintilla della passione per l’archeologia.
Si trasferisce poi a Roma dove, presso la Scuola Nazionale di Archeologia, allieva di Massimo Pallottino – il noto fondatore della disciplina dell’Etruscologia -, muove i primi passi nell’archeologia da campo, a Capua. Seguono, poi, importanti esperienze di scavo e ricerca a Pompei e Tarquinia. In particolare a Pompei – tra il 1976 ed il 1979 – Maria, insieme ai suoi collaboratori (in particolar modo Cristina Chiaramonte Treré), avvierà importanti scavi nell’insula 5 della Regio VI sulla scia di una più generale ricerca archeologica propugnata in quegli anni dall’Istituto di Archeologia dell’Università Statale di Milano. Sono scavi dalla concezione nuova, mirati all’utilizzo di un metodo rigoroso che hanno come obiettivo affrontare problemi storici con interventi limitati ma molto approfonditi, il tutto senza il supporto di grandi risorse finanziarie. Un concetto che si sposa con l’idea di coinvolgere diversi attori che vanno dalle Soprintendenze fino agli studenti. Questo lavoro di Maria e dei suoi collaboratori (tra cui citiamo – oltre alla Chiaramonte Treré – Lucia Amalia Scatozza Hoericht, Elena Menotti, Renata Cantilena, Tiziano Mannoni, Lanfredo Castelletti, Isabella d’Este, Renato Arena, Anna Maria Volonté, Onelia Bardelli Mondini, Margherita Bedello Tata) si condenserà nell’opera “Ricerche a Pompei – l’insula 5 della Regio VI dalle origini al 79 d.C.” pubblicato nel 1984 dall’Erma di Bretschneider. Gli scavi a Pompei, in quella limitata porzione del tessuto urbanistico, sono fondamentali per l’avvio di un rinnovato interesse per la storia più antica di Pompei. Sono indagini stratigrafiche indirizzate a dipanare la matassa avviluppata in tante ipotesi della Pompei preromana. Le case interessate dalle ricerche appartengono nel loro impianto al II secolo a.C. Sono, in particolare, la cosiddetta Casa della Colonna Etrusca (VI 5, 17) e la Casa dei Fiori (VI 5, 19) ad essere oggetto delle maggiori attenzioni. La Casa della Colonna Etrusca, soprattutto, per il rinvenimento di uno strato combusto in cui sono inclusi resti di ceramica di impasto e di bucchero sottile, combinata con la presenza di frammenti lignei di rami di faggio, fanno pensare che l’area oggetto di scavo fosse stata – anche per la presenza della ‘Colonna etrusca’ quale ‘residuo votivo’ storicizzato conservata nel muro della casa che poi da essa prenderà il nome convenzionale – tra il VII ed il VI secolo un’ampia zona boscosa, situata in posizione topografica periferica di un antico abitato etrusco-indigeno, o forse fortemente etruschizzato con funzioni emporiche, che si avviava al processo di urbanizzazione. Una ricerca, un’indagine archeologica che riaprì la questione della ‘Pompei etrusca’.
Dopo queste esperienze, Maria Bonghi Jovino si trasferì a Milano, in un contesto professionale e culturale profondamente diverso dalla vivacità napoletana e romana vissuta nel suo periodo di formazione. Ma, anche nella nuova realtà meneghina – che la porterà a ricoprire il ruolo di professoressa ordinaria di Etruscologia e archeologia italica presso l’Università degli Studi di Milano – troverà modo di ritagliarsi un suo spazio in un ambiente ancora dominato dall’archeologia classica. L’ambito di ricerca accademica di Maria era, infatti, quello ostico, ‘lontano ed oscuro’ dell’età arcaica, fatto di archeologia da campo, di metodo, di impiego di strumenti teorici e pratici. D’altra parte fu lei stessa a definire il concetto di “archeologia da campo”: la fusione, multidisciplinare, della pratica di scavo con altre discipline e apporti tecnici. Un concetto, quello della multidisciplinarità, che nell’ambito della ricerca dei diversi mondi della cultura materiale diverrà cruciale.
L’etruscologa, allieva di Pallottino, troverà la sua consacrazione nelle ricerche e negli studi su Tarquinia che negli anni saranno oggetto di una proficua attività editoriale e di cui si ricordano i recenti “Tarquinia. I luoghi della città etrusca” (2001) e “Tarquinia. I tempi della scoperta. Realtà e immaginario di un archeologo” (2011). Tanti, ovviamente, sono stati i riconoscimenti ricevuti per la sua carriera scientifica ma anche quelli attribuitile da comunità cittadine dei luoghi in cui aveva scavato fin da giovane, come le cittadinanze onorarie di Pompei, Vico Equense, Capua. Con Maria Bonghi Jovino scompare non solo una grande archeologa, una importante etruscologa ma anche un esempio di cultura d’altri tempi, forgiato non solo nello studio, nel metodo rigoroso ma anche nella passione per l’antichità che è ricerca di radici ma anche spirito di condivisione e confronto tra mondi temporalmente lontani.
Museo Archeologico nazionale di Napoli. Il direttore generale e tutto lo staff del Mann esprimono cordoglio per la scomparsa di Maria Bonghi Jovino, illustre archeologa e professoressa ordinaria di Etruscologia all’università di Milano. “Maria Bonghi Jovino ha scritto pagine importanti anche sull’archeologia campana e, in particolare, su Capua. Gli studi suoi e della scuola di ricercatori da lei promossa hanno dato fondamentale sviluppo alle conoscenze sulle terrecotte votive e sui materiali campani conservati al Mann. Serberemo per sempre il ricordo della sua affabile generosità e del suo entusiasmo per la ricerca “, commenta il Direttore Francesco Sirano.
OR.SA. Docenti e allievi di OrSa si uniscono al dolore della famiglia per la scomparsa di Maria Bonghi Jovino, figura rilevante dell’archeologia. (Il 23 dicembre 2025) è venuta a mancare l’etruscologa Maria Bonghi Jovino, studiosa dei popoli dell’Italia preromana e principalmente del mondo etrusco, nata a Napoli nel 1931. Oltre all’importante contributo alla conoscenza della Campania preromana, portato avanti sin dalla gioventù sotto la guida di Massimo Pallottino, fondatore della moderna etruscologia, la prof.ssa Bonghi ha effettuato scavi e ricerche nell’abitato di Tarquinia, riportando alla luce sulla Civita uno straordinario complesso sacro. Tra i suoi numerosi studi dedicati ai processi di trasformazione delle culture dell’Italia preromana, ai sistemi di costruzione e decorazione architettonica, a centri come Pompei, Capua, Vico Equense e Tarquinia, si segnalano quelli sull’artigianato e sulle produzioni fittili. Direttrice delle collane “Capua preromana” e “Tarchna”, dedicata a Tarquinia, Maria Bonghi è stata ordinaria di Etruscologia ed Archeologia Italica dell’università di Milano, membro ordinario e del direttivo dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici, membro dell’Istituto Archeologico Germanico, del Comitato di consulenza scientifica della fondazione per il Museo Faina di Orvieto, socio dell’Accademia Pontaniana di Napoli. Docenti e allievi della Scuola OrSa si uniscono al dolore della famiglia e degli amici per la perdita di una studiosa rilevante nel panorama dell’archeologia italiana.
Musei Campania. Con profondo cordoglio apprendiamo la scomparsa della prof.ssa Maria Bonghi Jovino, figura di riferimento dell’archeologia italiana e internazionale. Studiosa rigorosa e appassionata, ha dedicato la sua vita alla ricerca e alla valorizzazione del patrimonio archeologico, offrendo contributi importanti non solo in Etruria ma anche in Campania. I suoi studi sull’antica Capua e sulla penisola sorrentina, esempi eccellenti di indagine scientifica attenta al territorio, sono in larga parte confluiti nelle esposizioni del museo Archeologico nazionale dell’antica Capua e nel museo Archeologico “Georges Vallet” di Piano di Sorrento. La sua capacità di formare nuove generazioni di studiosi e il suo impegno nella divulgazione del patrimonio archeologico resteranno un’eredità preziosa per tutti noi.
Roberto Barresi (Comitato Tecnico Scientifico Museo Provinciale Campano). Desidero esprimere il mio più profondo cordoglio per la scomparsa di Maria Bonghi Jovino, illustre archeologa e professoressa ordinaria di Etruscologia all’università di Milano. Maria Bonghi Jovino ha scritto pagine importanti anche sull’archeologia campana e, in particolare, su Capua. Serberò per sempre il ricordo della sua sensibilità, dell’affabile generosità e del suo entusiasmo per la ricerca. Alla sua famiglia, un forte e sentito abbraccio.
Progetto Tarquinia. Con profonda tristezza salutiamo la professoressa Maria Bonghi Jovino, maestra generosa e punto di riferimento per generazioni di studiose e studiosi. Il suo rigore, la sua umanità e la sua capacità di costruire ricerca e comunità resteranno con noi: nei cantieri, nei libri, nelle aule, e soprattutto nelle persone che ha formato e accompagnato. Il Progetto Tarquinia si unisce con affetto alla famiglia e a tutte e tutti coloro che le hanno voluto bene.
Alessandra Sileoni (Progetto Tarquinia). Apprendiamo con rammarico della scomparsa della professoressa Maria Bonghi Jovino, studiosa a cui Tarquinia deve molto, nostro Socio Onorario, maestra per molti di noi e riferimento autorevole e generoso per la ricerca non solo etruscologica e per l’università di Milano. A lei dobbiamo l’avvio del Progetto Tarquinia e delle indagini archeologiche dell’università di Milano per la ricostruzione della storia dell’antica Tarchna. Per chi ha avuto la fortuna di incontrarla, Maria Bonghi Jovino non è stata soltanto una grande studiosa: è stata una presenza capace di unire rigore e umanità, passione e prudenza, ascolto e determinazione. Ha insegnato a generazioni di allieve e allievi un metodo, ma anche un modo di stare nella ricerca: con responsabilità verso i contesti, rispetto per le persone e fiducia nel lavoro collettivo. Con affetto e gratitudine il Progetto Tarquinia si unisce al ricordo dei colleghi e di tutto il mondo archeologico, con l’impegno a proseguire quanto iniziato dalla professoressa con lo stesso fervore e la stessa profonda attenzione alla responsabilità pubblica dell’archeologia.
Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia. Il direttore, il consiglio scientifico e tutto il personale del Pact esprimono vivo rimpianto per la scomparsa della professoressa Maria Bonghi Jovino. Decana dell’etruscologia italiana e maestra di generazioni di studiosi e studiose, la professoressa Bonghi ha legato la sua carriera, fra gli altri temi, all’archeologia tarquiniese. Le sue ricerche costituiranno a lungo uno stimolo per il dibattito scientifico e per la valorizzazione del sito archeologico di Tarquinia.
Città di Tarquinia. “Abbiamo appreso con profondo dolore la notizia della scomparsa della professoressa Maria Bonghi Jovino, cittadina onoraria di Tarquinia dal 2007, eminente studiosa e figura di riferimento internazionale nel campo dell’Etruscologia e dell’Archeologia Italica”. Lo affermano il sindaco Francesco Sposetti e l’assessore alla cultura Roberta Piroli. “La città perde una studiosa di altissimo profilo e una persona che ha contribuito in modo determinante a farne conoscere la storia – afferma il primo cittadino -. Il suo rigore scientifico, la passione per la ricerca e il profondo legame con Tarquinia restano un patrimonio prezioso per la comunità e per le generazioni future”. “Tarquinia non ha solo beneficiato della sua competenza scientifica, ma ha accolto nel tempo anche il suo spirito curioso e appassionato – dichiara l’assessore Piroli -. A nome di tutti coloro che amano la storia, la cultura e la nostra città, vogliamo esprimere gratitudine per l’eredità che ci lascia, fatta di scoperte, di libri, di testimonianze e di amore per Tarquinia”. Professoressa ordinaria all’università di Milano, Maria Bonghi Jovino ha legato in modo indissolubile il suo nome a Tarquinia, dirigendo fin dal 1982 e per molti anni gli scavi sul pianoro della Civita. Un lavoro scientifico di straordinaria rilevanza che ha portato alla definizione del Complesso monumentale della Civita e allo sviluppo del celebre “Progetto Tarquinia”, oggi riconosciuto a livello mondiale per il contributo determinante offerto alla conoscenza della civiltà etrusca lungo un arco cronologico di circa dieci secoli. Tra le scoperte più significative si ricordano i celebri bronzi votivi – lo scudo, il lituo e la scure – simboli del potere sacro e politico di Tarquinia, testimonianze fondamentali della storia e dell’identità della città.
Amici delle Tombe dipinte di Tarquinia. L’Associazione Amici delle Tombe Dipinte di Tarquinia ricorda con stima e ammirazione la prof.ssa Maria Bonghi Jovino per il sostegno sempre manifestato alle attività promosse dall’Associazione. Ci mancheranno il suo entusiasmo e la sua straordinaria capacità di coinvolgere.
Università Agraria di Tarquinia. L’università Agraria ricorda a prof.ssa Maria Bonghi Jovino eminente archeologa italiana. L’università Agraria a seguito della notizia di queste ore della sua scomparsa vuole ricordare la prof.ssa Maria Bonghi Jovino. “Ha diretto scavi archeologici a Tarquinia”, riferisce l’assessore Claudia Rossi delegata alle valorizzazioni archeologiche, “i suoi interventi alla Civita ed in particolare al tempio dell’Ara della Regina hanno reso possibile il recupero di importanti elementi di notevole valore storico culturale. Oggi con il Presidente Alberto Riglietti e l’amministrazione dell’Università Agraria la ricordiamo facendo le più sincere condoglianze”.
Roberta Piroli. Con profonda tristezza apprendiamo della scomparsa di Maria Bonghi Jovino, una figura straordinaria dell’archeologia italiana il cui lavoro ha segnato indelebilmente la storia della nostra Tarquinia. Studiosa instancabile e dedicata all’etruscologia, Maria Bonghi Jovino ha dedicato gran parte della sua vita alla ricerca, agli scavi e allo studio della civiltà etrusca, portando alla luce nuove chiavi di comprensione dell’antica città e facendo della sua passione un ponte tra il passato e la comunità contemporanea. Il suo nome è indissolubilmente legato a Tarquinia, dove ha avviato e diretto ricerche archeologiche di grandissimo rilievo, tra cui gli scavi nella Civita e nel santuario dell’Ara della Regina, contribuendo in modo fondamentale alla comprensione dell’assetto urbano e del patrimonio culturale della città. Tarquinia non ha solo beneficiato della sua competenza scientifica, ma ha accolto nel tempo anche il suo spirito curioso e appassionato: Maria Bonghi Jovino è stata cittadina onoraria, simbolo di un rapporto sincero tra studiosa e comunità. A nome di tutti coloro che amano la storia, la cultura e la nostra città, vogliamo esprimere gratitudine per l’eredità che ci lascia, fatta di scoperte, di libri, di testimonianze e di amore per Tarquinia. Le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia, ai suoi colleghi, ai suoi allievi e a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerla e lavorare con lei.
Monte Zara – Missione archeologica UNIMI. Con profonda tristezza salutiamo la prof.ssa Maria Bonghi Jovino, maestra generosa e punto di riferimento per generazioni di studiose e studiosi. Il suo rigore, la sua umanità e la sua capacità di costruire ricerca e comunità resteranno con noi: nei cantieri, nei libri, nelle aule, e soprattutto nelle persone che ha formato e accompagnato. Ci uniamo con affetto alla famiglia e a tutte e tutti coloro che le hanno voluto bene.
Aristonothos. Rivista di Studi sul Mediterraneo Antico. Si è spenta questa mattina (23 dicembre 2025, ndr) Maria Bonghi Jovino, professoressa emerita di Etruscologia presso l’università degli studi di Milano e membro del comitato scientifico della nostra rivista. Ha legato il suo nome alle ricerche su Tarquinia etrusca e Capua preromana. La redazione e i membri del comitato scientifico ed editoriale si uniscono al lutto della famiglia, dei suoi allievi e collaboratori.
Marco Minoja. Con Maria Bonghi tutto è cominciato da qui. I corsi in aula al piano terra della Statale e gli scavi a Tarquinia, tra I ricordi più belli della mia vita! Eravamo giovani e appassionati, divertiti e folli. Poi la tesi di laurea a Capua, sul bucchero campano, questa cosa cosi soltanto etrusca mi sembrò quasi una tesi in etruscologia al quadrato!: da lì arrivò questo primo intervento a un convegno, il mio primo lavoro scientifico: qualche paginetta e un titolo lunghissimo, per dar loro importanza! Quindi gli anni ’90 a Santa Maria (una scuola di vita, altri incontri essenziali, Luisa, Stefano, Valeria più a lungo di tutti!), il pensiero e il desiderio di un’archeologia che fosse pubblica e di servizio. Quindi i musei, l’arrivo al ministero e tutto il resto poi, l’idea che ogni cosa andasse fatta con serietà e passione, gli scontri (li ricordavi spesso come una cosa proprio tipica tra noi due!) e gli incontri sempre così affettuosi nel corso degli anni, la tua idea che noi tutti fossimo la tua scuola. Devo davvero moltissimo alla mia maestra di università, di quella che è stata la mia vita professionale. Ma anche tanti umanissimi insegnamenti di vita, iniziati così tante volte con un “ohi ué, Marcolì…”. Ti porterò nel cuore come nella testa, Maria Bonghi che ho conosciuto in pantaloni corti…
Luca Frigerio. A 94 anni ci ha lasciato Maria Bonghi Jovino, archeologa di fama internazionale. Napoletana, allieva di Pallottino (il fondatore della moderna Etruscologia), ha condotto studi e scavi di grande valore scientifico, in Campania e in Toscana, insegnando poi a Milano dagli anni Ottanta. Io ne serbo un vivo ricordo, al tempo in cui frequentai il suo corso di Etruscologia e Archeologia italica all’Università degli studi di Milano.
Cristiano Brandolini. Amici del civico museo Archeologico e Paleontologico di Arsago Seprio (Va). Un altro pezzo importante dell’archeologia italiana ci ha lasciato. Maria Bonghi Jovino, classe 1931 è stata tra i più autorevoli docenti dell’Università degli Studi di Milano, in etruscologia e archeologia italica. Ho ricordi di lei, di quando frequentavo il dipartimento di archeologia, io ero con Nuccia Negroni Catacchio, scomparsa anche lei lo scorso anno. Maria Bonghi Jovino era cittadina onoraria a Tarquinia, Vico Equense e Capua, dove diresse molti scavi archeologici. Pubblicò tantissimo riguardo i popoli dell’Italia preromana ed Etruschi, divenendo un punto di riferimento per molti archeologi. Che la terra ti sia lieve.


















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