#iorestoacasa. “Le Passeggiate del Direttore”: con l’undicesimo appuntamento il direttore del museo Egizio, Christian Greco, ci fa conoscere la cosiddetta Unità Solare Osiriaca, attraverso l’esame di sarcofagi antropomorfi in legno e in pietra
L’undicesimo appuntamento con le “Passeggiate del direttore” ci fa conoscere la cosiddetta Unità Solare Osiriaca, un concetto, come ben spiega il direttore del museo Egizio di Torino Christian Greco, si sviluppa nel Nuovo Regno. Per introdurre l’argomento Greco ci ricorda come veniva definita una persona nell’Antico Egitto e quindi perché erano state elaborate per fare in modo di garantire al defunto di vivere e sopravvivere nell’Aldilà. C’era il ba, “l’anima”, che veniva rappresentato come un uccello con testa antropomorfa e poteva viaggiare da una parte all’altra della falsa porta. C’era il ka, la “forza vitale”, l’alter ego. C’era il corpo, che doveva essere preservato e trasfigurato con la mummificazione. E poi vi era il nome, che aveva una valenza molto importante: bisognava che il nome venisse ricordato, bisognava anzi che i passanti che si trovavano davanti alla tomba leggessero ad alta voce il nome per farlo vivere per sempre. E si arriva così, con il Nuovo Regno, con la definizione di Unità Solare Osiraca. Proprio quando cambia anche la forma dei sarcofagi che diventano antropomorfi. Nella cassa si evidenzia tutta la valenza di Osiride, sovrano d’Egitto, morto e risuscitato, ora sovrano dell’Oltretomba al quale il defunto vuole essere accomunato. “Osiride – e colui che vuole essere accomunato a Osiride –“, spiega Greco, “deve innanzitutto fare in modo che il proprio corpo venga conservato. Ecco quindi non solo la presenza di Osiride ma anche le divinità canopiche, Hapi e Qebehsenuf, Imset e Duamutef, che sono i quattro figli di Horus, e poi c’è Anubi, il dio Sciacallo che deve portare il defunto nell’Aldilà. Quindi il sarcofago è un cosmogramma, quel luogo in cui tutti gli elementi fondamentali della religione antico-egizia trovano spazio e, grazie ai testi che sono scritti, si fa in modo che il corpo venga preservato. Perché solo se il corpo è preservato, come è scritto nel capitolo 151 del Libro dei Morti, il defunto può sopravvivere nell’Aldilà”. Una volta che l’obiettivo è stato raggiunto, cioè che la cassa e il sarcofago riescono a preservare il defunto, arrivati sul coperchio il defunto deve avere la forza di essere trasfigurato e di poter viaggiare con il dio Sole e prendere parte al periplo solare. Le due divinità, Osiride e Ra, hanno un ruolo fondamentale nel determinare la vita dell’Antico Egitto. Osiride garantirà la sopravvivenza nell’Aldilà, il Sole con il suo periplo continuo garantisce che sulla terra ci sia maat “ordine” e che la terra possa continuare a vivere. Ecco quindi che il sarcofago con elementi osiriaci ed elementi solari garantisce che con la “nuova nascita” il defunto possa continuare a vivere: è l’Unità Solare Osiriaca”.

Il sarcofago di Djehutymes in granito rosa di Assuan al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)
I sarcofagi antropomorfi compaiono dalla XVII dinastia. E non sono solo in legno ma anche in pietra. Al museo Egizio di Torino ci sono due esemplari meravigliosi in granito rosa di Assuan. Il sarcofago di Djehutymes, intendente del tempio di Amon a Karnak durante l’epoca di Ramses II, circa il 1250 a.C., e, di fronte a lui, il sarcofago della moglie, Isis, che ha il titolo di cantatrice di Amon, come dimostra il sistro che tiene in mano, titolo di una sacerdotessa molto comune in questo periodo”, descrive Greco. “Qui si vedono solo i due coperchi, dove si capisce che la policromia doveva rendere questi sarcofagi ancora più spettacolari. Sono imponenti e maestosi. Ma sono anche una testimonianza importante per quanto riguarda il collezionismo e la formazione della nostra collezione”. Questi due sarcofagi – ricorda il direttore – furono ritrovati da Antonio Lebolo, un piemontese nel 1819, e Lebolo penetrò probabilmente all’interno della tomba tebana TT32 che Djehutymes aveva fatto preparare per sé e la sua famiglia. “Lebolo dentro questa tomba non trovò solo questi sarcofagi di età ramesside, ma scoprì anche che la tomba fu riutilizzata in età romana, tra Traiano e Adriano. La tomba e il suo corredo venne suddiviso tra vari collezionisti, così oggi al museo Egizio vediamo reperti che appartengono alla prima occupazione di età ramesside, ma anche un sarcofago di età adrianea, che appartiene al piccolo Petamenofi. Ma i sarcofagi della famiglia di Petamenofi e le mummie della sua famiglia sono sparse per tutta Europa: i nonni al British Museum, i genitori a Parigi, cugini e fratelli a Berlino, e la zia al museo nazionale di Antichità di Leida”.
#iorestoacasa. Il museo Archeologico nazionale di Napoli propone una visita virtuale della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” con un primo video della sezione “Acque profonde” sulle esplorazioni nel mare di Pantelleria e delle isole Eolie. Tributo a Sebastiano Tusa

Un frame del video del museo Archeologico nazionale di Napoli sulle esplorazioni archeologiche nel mare di Pantelleria e delle isole Eolie dalla mostra “Thalassa. Meraviglie sommerse dal Mediterraneo”
La grande mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” si è chiusa il 9 marzo 2020, proprio quando scattavano le misure di contenimento per l’emergenza coronavirus. Nel Salone della Meridiana del museo Archeologico nazionale di Napoli le luci si sono spente quasi in sordina. L’esposizione, che ha rappresentato una vera e propria summa di quanto svelato dalla disciplina dell’archeologia subacquea dal 1950 sino a oggi, ha raccolto circa quattrocento reperti, provenienti da prestigiose istituzioni italiane ed internazionali. Il percorso espositivo di “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” si concludeva con la sezione “Acque profonde”, una suggestiva camera immersiva, offrendo al visitatore un’unica esperienza sensoriale, grazie a spettacolari filmati girati anche ad oltre 600 metri di profondità che permettono di ammirare i relitti, ritrovati nei luoghi simbolo del Mediterraneo (da Capri a Capo Palinuro, dalla Liguria alla Sardegna).

Sebastiano Tusa in missione nel mare di Pantelleria e delle isole Eolie (foto soprintendenza del Mare)
Pronti ad immergervi con noi nelle acque del Mare nostrum? Il Mann, nel rispetto di #iorestoacasa, inizia la visita virtuale di “Thalassa” presentando le esplorazioni archeologiche condotte nel mare di Pantelleria e delle isole Eolie, in collaborazione tra la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e la Global Underwater Explorer (GUE): in questo video, le straordinarie immagini dei diversi relitti naufragati a profondità comprese tra gli 80 e i 120 metri. Ed, in questo video, anche un ricordo cui teniamo molto: il volto, l’impegno, il gesto del prof. Sebastiano Tusa, scomparso lo scorso anno, ma sempre anima della mostra “Thalassa”. Ecco il video: https://it-it.facebook.com/MANNapoli/videos/2814950755291906/
“Lapilli di Ercolano”: con la settima clip si va alla scoperta della Casa del Bel Cortile, in una visita virtuale 3D grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN”
Torna l’appuntamento settimanale con i Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano. Dopo la visita virtuale del Parco della settimana scorsa (https://bit.ly/3cfiPsv) oggi si va alla scoperta di una delle domus caratteristiche di Herculaneum: la Casa del Bel Cortile! Cliccando qui: https://bit.ly/2K5YVEv si può esplorarla in ogni suo dettaglio attraverso le nuvole di punti 3D ad altissima densità, acquisite per mezzo di laserscanner 3D e riprese fotogrammetriche da drone grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN”. Per una esperienza di uso migliore vi consigliamo di utilizzare un pc invece di uno smartphone. Il progetto è realizzato grazie alla collaborazione dell’Herculaneum Conservation Project sostenuto dal Packard Humanities Institute.
La Casa del Bel Cortile è caratterizzata da diverse pitture parietali ed un ampio cortile da cui il nome. Presenta un impianto totalmente diverso dal classico schema delle case romane. Superato l’ingresso, si accede direttamente a un ambiente che funge sia da vestibolo che da atrio, dal basso soffitto e le pareti decorate in quarto stile, con zona centrale in rosso e fregio in bianco e disegni geometrici. Sul lato nord una porta conduce alla cucina, mentre su quello sud si trovano una serie di cubicoli, tutti affrescati. Sul lato orientale dell’atrio si apre il cortile con decorazioni in quarto stile dove predomina il colore rosso, e una scala in muratura con parapetto in pietra conduce al piano superiore, oggi non accessibile al pubblico.
#iorestoacasa. Dieci giorni di proposte culturali del Mann sui social: proroga online di “Thalassa”; game social “Mann in quiz”; premiere on line de “La genesi del Mann. Un viaggio con ilCartastorie in quattro video”; e poi gli “Incontri di Archeologia”: si inizia con il racconto della Magna Grecia
Dieci giorni. Tanti ci distanziano, a meno di contrordini, all’inizio della Fase 2 che significa meno restrizioni per tutti noi chiusi in casa da marzo. Ma non sono comunque dieci giorni qualsiasi: in tempi normali questi sarebbero stati per molti momenti di preparazione ai ponti del 25 aprile e del 1° maggio. E questo fa pesare ancora di più questi – speriamo – ultimi dieci giorni di “clausura”. Ma ci soccorre ancora una volta il web. Il museo Archeologico nazionale di Napoli si prepara con un’intensa attività online e social a queste particolari giornate di festa, caratterizzate dalla campagna ministeriale #iorestoacasa: dal 24 aprile al 3 maggio 2020, infatti, saranno tanti i contenuti nuovi presentati sulle piattaforme Instagram e Facebook dell’Istituto. Mostre, incontri, approfondimenti, giochi: continua online, con un palinsesto culturale sempre più ricco, l’attività del museo Archeologico nazionale di Napoli. “Il Mann sta facendo un gran lavoro per arricchire l’offerta social di contributi originali e di contest per coinvolgere le famiglie in questi giorni di grande sacrificio”, spiega il direttore Paolo Giulierini. “Mettere in palio degli abbonamenti al Museo tra chi vorrà partecipare ai quiz, è una iniziativa che contiene l’augurio di ritrovarci presto in serenità e sicurezza nelle sale del Mann. La nostra comunità, fatta di studiosi e appassionati, potrà accedere on line ai seguitissimi Incontri di archeologia, richiesta che ci era stata fatta spesso e che ora realizziamo. La mostra Thalassa sarà riproposta con approfondimenti e curiosità, che ci porteranno con gli archeologi subacquei in fondo al mare. In un momento come questo, infine, è importante tenere sempre viva la rete territoriale Extramann, in vista di una ripartenza insieme. Ci fa quindi particolarmente piacere proporre il prezioso lavoro di ricerca fatto con gli amici del Cartastorie, un viaggio alle origini del Mann”. E allora vediamo meglio le iniziative social del Mann che saranno tutte contrassegnate dall’hashtag della campagna Mibact #iorestoacasa.

Il Mann propone una proroga on line della mostra “Thalassa” con i video della sezione “Acque profonde” (foto Mann)
Mostra “Thalassa” virtuale. Da venerdì 24 aprile 2020 si salperà virtualmente alla scoperta di “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”: la mostra, a cura di Paolo Giulierini, Salvatore Agizza, Luigi Fozzati, Sebastiano Tusa e Valeria Li Vigni, sarà prorogata online per i fan e follower di Facebook e Instagram. Grazie alla riproposizione web dei video della sezione “Acque profonde”, sarà possibile seguire, come se fossimo nella profondità degli abissi, le più importanti campagne di scavo subacqueo nel Mare Nostrum; non mancheranno brevi percorsi con mini-documentari, realizzati dai curatori, per scoprire i capolavori dell’esposizione.
Mann in quiz. Sempre dal 24 aprile 2020 (ogni martedì e venerdì, alle 11, per quattro puntate), spazio al gioco con la sfida social “Mann in quiz”, proposta dai Servizi Educativi del Museo: in palio, un abbonamento annuale OpenMANN (opzione Family) destinato a chi risponderà, nel modo più completo e rapido possibile, alle cinque domande poste online.
Cortometraggi “La genesi del Mann”. Per due settimane (sabato 25 e domenica 26 aprile 2020; sabato 2 e domenica 3 maggio 2020), sarà per la prima volta online “La genesi del MANN. Un viaggio con ilCartastorie in quattro video”: i docufilm, realizzati nell’ambito del progetto universitario “Obvia- Out of boundaries viral art dissemination”, sono frutto di una ricerca tra i documenti del museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli, partner della rete Extra Mann; i video ricostruiscono l’entusiasmo per le prime scoperte archeologiche delle città vesuviane durante il regno di Carlo III di Borbone e l’atmosfera del tempo nel decennio francese (regia: Damiano Falanga; testi: Andrea Zappulli; supervisione: Sergio Riolo; consulenza scientifica: Andrea Milanese e Daniela Savy). I cortometraggi, nati come approfondimento della mostra “Carlo III e le antichità: Napoli Madrid e Città del Mexico”, offrono l’occasione per conoscere meglio, tramite i volumi della Stamperia di Re Carlo, la figura dell’ingegner Rocco Gioacchino Alcubierre, che non soltanto lavorò alla costruzione della Reggia di Portici, ma fu scopritore e, successivamente, direttore degli scavi di Ercolano. Due documenti del Banco di San Giacomo raccontano, ancora, la permanenza napoletana di Marcello Venuti, archeologo cortonese chiamato da re Carlo III per partecipare alle scoperte di Ercolano. Nei video, caratterizzati dall’originale storytelling de ilCartastorie, è data voce anche al cocchiere dell’Ufficio del Regio Corriere, che accompagnava l’illustre incisore Giovanni Antonio Aloja, e all’orologiaio del Real Museo.
Gli “Incontri di Archeologia”. Da giovedì 30 aprile 2020, infine, saranno online gli “Incontri di Archeologia”: il ciclo web sarà inaugurato dalla lezione di Maria Lucia Giacco, che presenterà un suggestivo virtual tour della splendida collezione Magna Grecia del Mann. A seguire, conferenza di Aurita Di Maria per scoprire “Un cold case del collezionismo egittologico” con le nuove indagini su Giuseppe Picchianti e Angelica Drosso: la collezione egiziana del Museo di Napoli deve la sua fama anche al nucleo della collezione Picchianti, preziosa testimonianza del gusto e della curiosità culturale che, tra Settecento e Ottocento, connotò lo studio delle antichità.
#iorestoacasa. “Gli artisti del Rinascimento, tra cui Raffaello, scoprirono le pitture della Domus Aurea attraverso un’apertura. Lo stesso è capitato anche agli archeologi moderni”: così il parco archeologico del Colosseo ricorda la scoperta della Sala della Sfinge alla Domus Aurea

Particolare di una “grottesca” della Stanza delle Maschere nella Domus Aurea (foto parco archeologico del Colosseo)
In questi giorni la Domus Aurea avrebbe dovuto ospitare la grande mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. Così il Parco archeologico del Colosseo sui social tiene vivo il tema tornando a parlare di Raffaello in Domus Aurea. Con un paragone interessante. “Come già capitato agli artisti del Rinascimento, anche gli archeologi, gli architetti e i restauratori del Parco archeologico del Colosseo si sono imbattuti in una grande apertura all’altezza della copertura di una stanza della Domus Aurea”. È così che è stata scoperta la Sala della Sfinge. E propone il video con il sopralluogo della direttrice del Parco, Alfonsina Russo, appollaiata sopra le impalcature, a verificare la straordinaria scoperta, grazie ad un ponteggio montato per restaurare la volta della sala 72 della Domus Aurea. Al momento se ne conoscono 150.
“Rischiarate dalle luci artificiali”, raccontano, “sono apparse l’intera volta a botte di una sala completamente affrescata, la sommità delle pareti e la finestra a bocca di lupo che si apre sulla lunetta di fondo dell’ambiente. Tra diverse figurine elegantemente dipinte con tratti di colore denso (centauri rampanti, figure di Pan con oggetti fra le mani, creature acquatiche stilizzate tra ghirlande e cespi) sulla lunetta di fondo si staglia una tipica architettura immaginaria con le sue esili colonne su uno sfondo inesistente. Accanto ad essa, una muta e solitaria sfinge da cui questa sala prende il nome”. In realtà la scoperta risale alla fine del 2018, ed è stata annunciata nel maggio 2019, dopo la messa in sicurezza degli affreschi, con la relazione di Alessandro D’Alessio, il funzionario responsabile della Domus Aurea: “Ci siamo imbattuti in una grande apertura posta proprio all’imposta nord della copertura della stanza. Rischiarata dalle luci artificiali è apparsa d’un tratto l’intera volta a botte di una sala adiacente completamente affrescata”.
#iorestoacasa. “Le Passeggiate del Direttore”: con il decimo appuntamento il direttore del museo Egizio, Christian Greco, ci fa scoprire alcune formule magico-funerarie che si trovavano sui sarcofagi
Nel decimo appuntamento con le “Passeggiate del Direttore” Christian Greco ci fa scoprire alcune formule magico-funerarie che si trovavano sui sarcofagi. A partire dal Nuovo Regno assistiamo all’introduzione di una nuova tipologia di sarcofagi: i sarcofagi a cassa, molto semplici nella loro forma, ma con una novità: sono coperti da un testo. Comincia infatti l’introduzione dei cosiddetti Testi dei Sarcofagi. “La letteratura funeraria dell’Antico Egitto”, spiega il direttore del museo Egizio di Torino, “si può classificare in questo modo: nell’Antico Regno abbiamo i cosiddetti Testi delle Piramidi, che cominciano a svilupparsi a partire dalla piramide di Unas, sovrano della V dinastia, che sulle pareti della sua tomba fa scrivere questi testi, riservati al sovrano e alla stretta cerchia della famiglia reale. I Testi delle Piramidi contenevano una serie di formule che dovevano garantire la sopravvivenza del sovrano nell’Aldilà. Nel Medio Regno, semplificando, si assiste a una democratizzazione del culto funerario. I Testi delle Piramidi, che prima erano riservati solo al faraone, ora possono essere scritti anche sui sarcofagi di persone che certo appartengono all’élite ma non è detto siano connesse alla cerchia regale. E così abbiamo i Testi dei Sarcofagi”. Oltre ai Testi dei Sarcofagi che hanno una serie di formule che riguardano la trasfigurazione del defunto e il raggiungimento dei Campi Elisi e la vita nell’Aldilà, continua Greco, “vi sono anche delle formule magico-funerarie che noi chiamiamo “Offerta magica” o “Offerta di voce”: solo il fatto di scrivere quello di cui il defunto ha bisogno farà in modo di garantire che lui avrà nell’Aldilà tutto ciò di cui necessita. A volte le formule magiche sono anche più estese: non si parla solo di offerte, ma anche di tutte quelle cose buone e giuste di cui vive un dio. E lo stesso tipo di formula si trova anche nelle stele”.
Eugene, Oregon (Usa): il 17.mo The Archeology Channel International Film Festival non sarà in sala causa emergenza coronavirus. Ma sarà visibile on-line con un ticket simbolico. Ecco i 26 film selezionati
Quattro giorni di cinema archeologico on-line, in inglese, al costo di 5 dollari. L’invito a seguire The Archaeology Channel International Film Festival viene direttamente da Rick Pettigrew, responsabile del festival di cinema archeologico che si tiene a Eugene in Oregon (Usa). Ce lo fa sapere Dario Di Blasi, direttore artistico del Firenze Archeofilm che del festival statunitense è gemello: “Ci invita a vedere in lingua inglese dal 13 al 17 maggio i film del loro festival che non possono proiettare in sala cinematografica a causa dell’epidemia anche in quel Paese”.

Rick Pettigrew, responsabile del festival di cinema archeologico che si tiene a Eugene in Oregon (Usa
“Il nostro evento, la 17a edizione annuale di The Archeology Channel International Film Festival”, scrive Pettigrew, “si svolgerà dal 13 al 17 maggio 2020. Tuttavia, a causa della pandemia di coronavirus, abbiamo abbandonato i piani per tutti i nostri incontri pubblici. La buona notizia è che continueremo il Festival online. Tutto il mondo può vederli! Proporremo la maggior parte dei film del nostro concorso online nel periodo dal 13 al 17 maggio. Aiutateci a spargere la voce sulle nostre proiezioni online! Per guardare tutti i film di questa mostra nel periodo del TAC Festival, dal 13 al 17 maggio 2020, il costo è minimo: solo 5 USD per un biglietto virtuale. Il link di iscrizione è disponibile all’indirizzo http://bit.ly/TACIFF. Puoi vedere l’elenco dei titoli lì e ottenere maggiori informazioni su di loro in questo momento e persino guardare i trailer (anteprime) per decidere quali vorresti guardare”.
È già possibile vedere in un promo-video le anteprime dei 26 film selezionati. Ecco i titoli: “Art at War” di Davide Becattini (Italia, 55’); “Becoming Singapore” di Tom St. John Gray (Singapore, 48’); “The Boy with the Nikon” di Lucio Rosa (Italia, 33’); “Bronze. A Forgotten Tresaure” di Nivitra Devi D/O Hari (Singapore, 49’); “Cedar: Tree of Life” di Odessa Shuquaya (Canada, 12’); “First Horse Warriors” di Niobe Thompson (Canada/Usa, 53’); “Hafez and Goethe” di Farshad Fereshteh Hekmat (Iran, 78’); “The last Bonesetter” di Adam Booher, Kathryn Oths (Perù, 27’); “The Last Tribes” di Ebru Cakirkaya (Turchia, 54’); “The Lions of Lissa” di Nicolò Bongiorno (Italia/Croazia, 77’); “Lost Cities with Albert Lin: Stonehenge” di Mathew Thompson (Regno Unito, 46’); “Mayan Time: Archaeo-astronomical Phenomena” di Alberto Bross (Messico, 9’); “Neanderthal: The Mistery of Bruniquel Cave” di Luc-Henri Fage (Francia, 54’); “Papua New Guinea: The Fire Dance” di Agnes Molia and Mikael Lefrancois (Francia, 27’); “Pyramids Builders New Clues” di Florence Tran (Francia, 54’); “Remains. The Search for SFC Samuel J. Padgett” di Jose H. Rodriguez and Joe Day (Usa, 41’); “The Ring People” di Anthony Koelker (Usa, 30’); “River of Tresaures” di Marcin Jamkowski and Konstanty Kulik (Polonia, 74’); “Samurai in the Oregon Sky” di Ilana Sol (Usa, 49’); “Saving places” di Joseph Daniel (Usa, 65’); “Stout Hearted: George Stout and the Guardians Art” di Kevin Kelley (Usa, 81’); “Theirstory” di Sarah Cahian (Usa, 23’); “Vars” di Gianmarco D’Agostino (Iran, 53’); “Versailles Rediscovered: The Sun King’s Vanished Palace” di Marc Jampolsky (Francia, 53’); “We, The Voyagers: Our Vaka” di Marianne “Mimi” George (Usa, 60’); “Yam Festival, Ghana” di James Dalrymple (Ghana, 5’).
#iorestoacasa. RavennAntica propone sui canali social nuove rubriche e appuntamenti per coinvolgere i più piccoli in un viaggio virtuale nel museo Classis
La cultura non si ferma, anche a Ravenna, con rubriche e appuntamenti online. “La chiusura dei monumenti è stata prorogata al 3 maggio 2020: #restareacasa continua ad essere importantissimo, per aiutare a sconfiggere il Covid-19 e poter tornare a visitare le meraviglie italiane e di tutto il mondo”, spiegano alla Fondazione Ravennantica. “Nella speranza di riprendere presto le nostre attività, continuano gli appuntamenti online: distanti ma uniti, seguiteci sulle nostre pagine Facebook (@ravennantica e @classisravenna) e Instagram (@ravennantica e @classisravenna) dove potete trovare alcune interessanti rubriche. Al #Dizionario dell’ #arte, dove cerchiamo di raccontare, ogni settimana, il significato di un termine relativo ad un oggetto o un reperto o una tecnica artistica presente nei nostri siti e all’iniziativa lanciata dal Mibact #iorestoacasa, in cui presentiamo un particolare delle bellezze della nostra #Ravenna, si aggiungono gli Archeoracconti in CAA, in collaborazione con le sezione didattica di RavennAntica e FareLeggereTutti per la creazione delle schede in CAA”.
“Cinque appuntamenti per intrattenere i più piccoli con un viaggio virtuale all’interno del Museo Classis: in ogni post, si va alla scoperta di un reperto presente all’interno del Museo e della sua storia. Ma non solo! Accompagneranno gli archeoracconti, le schede in CAA preparate da Fare Leggere Tutti (FB: @FareLeggereTutti; IG: fareleggeretutti): se vi state chiedendo cosa sia la CAA, ecco la risposta! E’ la Comunicazione Aumentativa Alternativa e offre alle persone con bisogni comunicativi complessi la possibilità di esprimersi tramite canali che si affiancano a quello orale. Grazie alla preziosa collaborazione con Fare Leggere Tutti, un’associazione di promozione sociale per stimolare la lettura presso i bambini e i ragazzi, con particolare attenzione alle fasce di lettori svantaggiati, i monumenti della Fondazione RavennAntica sono alla portata di tutti. Che aspettate? Andiamo insieme alla scoperta del Museo Classis! Vi aspettiamo sulla nostra pagina Facebook (@museoclassis)”.













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