Egitto. La missione archeologica egiziana nella necropoli di Saqqara conferma l’eccezionalità della scoperta in tre pozzi sacri. Il ministro: “Siamo arrivati a 59 sarcofagi in legno ancora sigillati, di 2500 anni fa; 28 statue del dio Ptah Sokar e un gran numero di amuleti e ushabti. E non è finita”

L’impressionante distesa dei sarcofagi scoperti dalla missione archeologica egiziana a Saqqara alla presentazione agli ambasciatori e ai media (foto Ministry of Tourism adn Aniquities)

Cinquanta sarcofagi, tutti integri. E la ricerca non è ancora finita! Da quando, ai primi di settembre, il ministro delle Antichità e del Turismo,  Khaled el-Anani, aveva annunciato l’eccezionale scoperta nell’area della necropoli di Saqqara di un pozzo sacro con una decina di sarcofagi inviolati da parte della missione archeologica egiziana diretta da Mostafa Waziri, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, è stato tutto un susseguirsi di nuove scoperte all’interno di pozzi funerari nell’area delle antichità di Saqqara: 59 bare di legno chiuse ancora nelle loro condizioni iniziali della loro deposizione 2500 anni fa; 28 statue del dio della necropoli di Saqqara, Ptah Sokar e un gran numero di amuleti, statue ushabti e reperti archeologici. Numeri impressionanti presentati dal ministro egiziano al-Anani in un affollato incontro sotto un tendone nell’area della necropoli di Saqqara dove, davanti una sessantina di ambasciatori stranieri, arabi e africani al Cairo e delle loro famiglie, e di numerose agenzie di stampa locali e straniere, giornali e canali televisivi, sono stati distesi i sarcofagi in legno colorati scoperti dalla missione archeologica  egiziana accatastati uno sull’altro in tre pozzi sepolcrali a diverse profondità che vanno dai 10 ai 12 metri.

Uno dei sarcofagi in legno dipinto risalente all’epoca tarda trovati in un pozzo sacro a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

“Questo è un giorno importante per l’Egitto”, ha esordito el-Anani: “Questa scoperta conferma l’unicità dell’Egitto riconosciuta da tutto il mondo. E la partecipazione oggi di tanti ambasciatori di 43 Paesi amici dell’Egitto e di media stranieri ne è la conferma”. Il ministro ha ricordato le tappe delle ricerche della missione egiziana in un’area, quella di Saqqara, particolarmente importante, Patrimonio dell’Umanità dal 1979, famosa per la piramide a gradoni di Djoser, che è stata riaperta al pubblico proprio nel marzo 2020 dopo un lungo restauro, iniziato nel 2006 e interrotto nel 2011 e completato nuovamente con un finanziamento egiziano di 150 milioni di sterline: “Inizialmente, tra la fine di agosto e il primi di settembre 2020 sono stati scoperti 3 pozzi contenenti 13 bare; due settimane dopo sono state trovate altre 14 bare, e ad oggi siamo arrivati a 59 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/09/21/egitto-la-missione-archeologica-egiziana-nella-necropoli-di-saqqara-ha-scoperto-27-sarcofagi-di-epoca-tarda-risalenti-a-2500-anni-fa-ancora-sigillati-il-ministro-el-anani-una-scoperta-mo/). Ma non è ancora finita. Abbiamo trovato altri strati di bare che verranno illustrati più avanti”. Khaled el-Anani ha spiegato che i sarcofagi trovati sono in buone condizioni di conservazione e conservano ancora i loro colori originali: “I primi studi effettuati dagli archeologi rivelano che risalgono alla XXVI dinastia e che appartengono a un gruppo di sacerdoti, diplomatici anziani e personalità di spicco nella società”. E poi l’annuncio ufficiale: “Questi sarcofagi saranno trasferiti al Grand Egyptian Museum per essere esposti nella sala di fronte a quella dedicata alla presentazione del nascondiglio di Al-Asasif, vicino al tempio della regina Hatshepsut (riva occidentale dell’odierna Luxor), trovato dalla missione archeologica egiziana nel 2019, dove sono state scoperte circa 32 bare chiuse ancora perfettamente integre di sacerdoti, alcune donne e bambini risalenti alla XXI-inizio XXII dinastia”.

Khaled el-Anani, ministro del Turismo e delle Antichità dell’Egitto, alla presentazione della scoperta degli oltre 50 sarcofagi di 2500 anni fa nell’area archeologica di Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

“Questa è la prima scoperta archeologica annunciata in piena crisi da coronavirus”, ha sottolineato el-Anani, che ha ringraziato i suoi colleghi che lavorano nel Consiglio Supremo delle Antichità guidato da Mostafa Waziri, segretario generale del Consiglio, soprattutto per il loro lavoro in circostanze difficili e ardue, il che conferma comunque che le ripercussioni del Covid-19 non hanno impedito il completamento del loro lavoro, nel rispetto di meticolose misure precauzionali per garantire la sicurezza a tutti gli archeologi, restauratori, lavoratori e partecipanti nella missione. “Oggi la maggior parte delle scoperte archeologiche egiziane sono nelle mani degli egiziani, archeologi dipendenti del Consiglio supremo delle antichità”, orgoglioso di far parte di questa squadra in cui è entrato dal 2016. “E un grazie anche alla Banca Nazionale d’Egitto per aver sponsorizzato questo evento”.

Il ministro Khaled el-Anani e il segretario dello Sca Mostafa Waziri (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

Le fasi della scoperta sono state ricordate anche da Mostafa Waziri, segretario generale del Consiglio supremo delle Antichità: “La missione ha iniziato i lavori di scavo lo scorso agosto, quando sono state trovate 13 bare e con il proseguimento degli scavi, gli archeologi hanno scoperto altre 14 bare, fino a quando il numero di bare è arrivato a  59. Trovate anche 28 statue in legno del dio Ptah Sokar, che è il dio principale della necropoli di Saqqara, oltre a un gran numero di statue e amuleti ushabti in maiolica, nonché una statua in bronzo del dio Nefertum, adorato a Memfi, dove era considerato figlio di Ptaḥ e di Sakhmis. La statuetta, intarsiata con pietre preziose, come agata rossa, turchese e azzurro, è alta 35 cm, e sulla base c’è un’iscrizione che porta il nome del suo proprietario, il sacerdote Badi-Amon”.

Alla presentazione della scoperta archeologica è intervenuto anche il famoso egittologo Zahi Hawass, che ha descritto l’emozione provata all’apertura di un sarcofago che conteneva ancora la mummia (come si vede nel cortometraggio sulla scoperta mostrato al pubblico presente, e qui sopra riprodotto), apertura avvenuta in occasione del suo sopralluogo a Saqqara su invito del ministro del Turismo e delle Antichità: “Il momento dell’apertura della bara per la prima volta non può essere descritto: lo si vede nei giovani archeologi egiziani che partecipano a queste missioni. E sono particolarmente felice del successo della missione archeologico guidata da Mostafa Waziri”. E ha aggiunto: “Queste scoperte archeologiche sono avvenute non in un’area qualsiasi: qui si trovano alcune tra le tombe più famose, tra cui la tomba di Maya “nutrice del re Tutankhamon”, la tomba del primo ministro durante il regno di re Amenhotep III, o la tomba di Pay e Raia”.

Museo Classis Ravenna: prorogata la mostra “Tesori Ritrovati. Il banchetto da Bisanzio a Ravenna”

L’ingresso della mostra “Tesori ritrovati. Il banchetto da Bisanzio a Ravenna” al museo Classis Ravenna (foto Ravennantica)

Doveva chiudere il 20 settembre 2020, ma la risposta del pubblico ha convinto la Fondazione parco archeologico di Classe – Ravennantica a prorogare al 20 dicembre 2020 la mostra “Tesori Ritrovati. Il banchetto da Bisanzio a Ravenna” allestita al museo Classis Ravenna. La mostra si inserisce perfettamente nel percorso espositivo del museo approfondendone alcuni aspetti: attraverso la selezione degli oggetti esposti, fornisce un focus e una riflessione sulla ritualità del banchetto tardoantico: grazie al confronto tra i piatti provenienti dal museo civico Archeologico di Cesena e il Tesoretto di Classe, costituito da sette cucchiai e una patera, è possibile tracciare la storia e l’evoluzione del simposio, comprenderne la ritualità, valorizzando e mettendo in dialogo le diverse realtà museali del territorio, favorendo uno scambio di saperi e conoscenze sul nostro passato (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/06/15/con-la-riapertura-del-museo-classis-ravenna-inaugurata-la-mostra-tesori-ritrovati-il-banchetto-da-bisanzio-a-ravenna-un-focus-e-una-riflessione-sulla-ritualita-del-banchetto-tardoa/). Il museo Classis, in via Classense 29, è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18,30. Prenotazione biglietti: www.ravennantica.it oppure 0544-473717.

31.ma Rassegna internazionale del Cinema di Rovereto 2020: assegnati i premi e le menzioni. Il premio “Città di Rovereto” del pubblico assegnato ex aequo a “La scuola di Atene. L’archeologia italiana nell’Egeo”, di Eugenio Farioli Vecchioli, e “Fabrizio Mori. Un ricordo del regista” di Lucio Rosa

“La scuola di Atene. L’archeologia italiana nell’Egeo” di Eugenio Farioli Vecchioli, e “Fabrizio Mori. Un ricordo del regista” di Lucio Rosa hanno conquistato ex aequo i favori del pubblico della 31.ma Rassegna internazionale del Cinema archeologico 2020 di Rovereto. Alla fine il coraggio della Fondazione Museo Civico di Rovereto: la rassegna edizione speciale “L’Italia si racconta” si è fatta, e soprattutto si è fatta in presenza. Con una buona risposta del pubblico, tenuto conto anche del maltempo che ha caratterizzato i giorni della rassegna 2020, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del Ministero ai Beni e alle Attività culturali e del Ministero degli Esteri. E il pubblico ha dato il suo responso, come annunciato domenica 4 ottobre 2020, al teatro Zandonai, e non nel giardino del teatro (inagibile per pioggia), dal presidente della fondazione, Giovanni Laezza, in apertura della cerimonia di premiazione. Il premio CITTÀ DI ROVERETO è stato attribuito dal pubblico a pari merito a due film che raccontano, sia pure con modalità diverse, i protagonisti italiani della ricerca storica e archeologica, “La scuola di Atene. L’archeologia italiana nell’Egeo”, di Eugenio Farioli Vecchioli, Agostino Pozzi e Stefano Stefanelli, RAI CULTURA, e “Fabrizio Mori. Un ricordo del regista” di Lucio Rosa, Studio FIlm Tv. La Menzione speciale “CinemAMoRe – SEZIONE FILM IN LINGUA ORIGINALE” assegnata al film “Postcards from India. A busker’s adventure” di Tommaso Dolcetta Capuzzo. La Menzione speciale ARCHEOBLOGGER al film “Italia: viaggio nella bellezza. Nella terra dei faraoni. L’avventura dell’egittologia italiana” di  Eugenio Farioli Vecchioli – RAI CULTURA. La Menzione speciale Nuvolette al film “The Fourfold (il quadruplice)” di Alisi Telengut. “È una Rassegna che abbiamo caparbiamente voluto in presenza, nonostante le grosse difficoltà organizzative e la consapevolezza della diffusa preoccupazione del pubblico a frequentare luoghi chiusi come cinema e teatri”, ha dichiarato Laezza. “Ma pur avendo offerto per la prima volta anche i film in streaming online, siamo convinti che un festival resta tale solo se permette di incontrare protagonisti, di scambiare opinioni. E grazie allo staff dell’istituzione che presiedo e al Comune di Rovereto che ha messo a disposizione il teatro Zandonai, tutto ciò è stato possibile anche quest’anno”.

 

Frame del film “Italia: viaggio nella bellezza. La scuola di Atene. L’archeologia italiana nell’Egeo” di Eugenio Farioli Vecchioli, Agostino Pozzi e Stefano Stefanelli

Premio CITTÀ DI ROVERETO: “Italia: viaggio nella bellezza. La scuola di Atene. L’archeologia italiana nell’Egeo” di Eugenio Farioli Vecchioli, Agostino Pozzi e Stefano Stefanelli, RAI CULTURA ((Italia, 2019, 59’). Il film è dedicato alla celebre Scuola Archeologica Italiana di Atene (SAIA), in occasione del 110° anniversario dalla sua nascita. Un viaggio nell’archeologia italiana in Grecia, con la storia degli scavi e le meravigliose scoperte sulle isole di Creta e di Lemno: i siti minoici di Festòs e Hagia Triada, la città di Gortyna a Creta, e Poliochni a Lemno, definita la città più antica d’Europa. 

Il paletnologo Fabrizio Mori nel film di Lucio Rosa “Fabrizio Mori. Un ricordo” (foto Lucio Rosa)

Premio CITTÀ DI ROVERETO: “Fabrizio Mori. Un Ricordo” di Lucio Rosa. Una produzione Studio Film Tv (Italia, 2020, 20’). Rosa riesce a tratteggiare non solo la figura del paletnologo di fama internazionale, uno dei più grandi studiosi delle antiche civiltà del Sahara, ma anche la grande umanità e sensibilità dell’uomo. E lo fa con un protagonista d’eccezione: lo stesso Fabrizio Mori, che Rosa aveva intervistato in occasione del film “Il segno sulla pietra. Il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome” (Italia, 2006, 50’), film che lo stesso Mori aveva apprezzato moltissimo (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/10/04/gran-finale-alla-31-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-chiude-le-proiezioni-il-film-di-lucio-rosa-fabrizio-mori-un-ricordo-dove-il-regista-veneziano/).

Frame del film “Postcards from India. A busker’s adventure” di Tommaso Dolcetta Capuzzo

Menzione speciale CinemAMoRe. Per la Menzione speciale “CinemAMoRe – SEZIONE FILM IN LINGUA ORIGINALE”: Istituito dal coordinamento di Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, Trento Festival e Religion Today Film Festival, la giuria composta da Miro Forti (TFF), Kosovare Krasniqi (RTFF) e Claudia Beretta (RICA) ha deciso all’unanimità di assegnare la menzione al film: “Postcards from India. A busker’s adventure”, di Tommaso Dolcetta Capuzzo (Italia/India, 2019, 68’). Motivazione: “Postcards from India” è Il film che meglio integra lo spirito dei tre festival rappresentati dalla Giuria. Una storia originale, appassionante e ben narrata: il tema principale è la musica, calata nei contesti popolari e quotidiani, strumento di comunicazione e solidarietà. La personalità vulcanica e la vicenda particolare e avventurosa del busker Filippo Masé, grazie alla regia attuale e dinamica di Tommaso Dolcetta Capuzzo, coinvolge lo spettatore in contesti di integrazione culturale, di tradizioni e modernità, attraversando la storia, la società e le affascinanti contraddizioni dell’India di oggi. Segnalazione della giuria di “CinemAMoRe” al film: “In their hands. Reshaping pottery of the European Bronze Age” di Marcello Peres, Nicola Tagliabue, Thomas Claus, Csaba Balogh, Vladan Caricic Tzar  (Spagna/Germania/Ungheria/Serbia, 2019, 32’). Motivazione: “Un riuscito tentativo di attualizzare il passato, in questo caso la storia della ceramica dell’Età del Bronzo europea, attraverso le “mani” e le competenze degli artigiani di oggi. A più mani anche la regia, con episodi che si integrano e si intrecciano perfettamente mantenendo equilibrio, ritmo e unità narrativa. L’assenza di un testo parlato favorisce l’immediatezza del linguaggio visuale”.

Il direttore del museo Egizio di Torino Christian Greco nel film “Italia: viaggio nella bellezza Nella terra dei faraoni. L’avventura dell’egittologia italiana” di  Eugenio Farioli Vecchioli

Menzione speciale ARCHEOBLOGGER. Per la Menzione speciale ARCHEOBLOGGER sui film a carattere archeologico in programma, la giuria composta da Antonia Falcone, Domenica Pate, Giovina Caldarola, Astrid D’Eredità, Alessandro Tagliapietra, Giovanna Baldassarre, Marina Lo Blundo, Marta Coccoluto, Mattia Mancini, Michele Stefanile ha attribuito il premio al film: “Italia: viaggio nella bellezza Nella terra dei faraoni. L’avventura dell’egittologia italiana” di  Eugenio Farioli Vecchioli – RAI CULTURA (Italia, 2019, 58’). Motivazione: “L’Egitto non smette di stupire, anche al cinema! “Le cose sono impossibili finché qualcuno non le ha fatte”, dice ad un certo punto uno dei protagonisti del film. E potrebbe essere proprio questo il sottotitolo della nostra menzione. Perché “Italia: viaggio nella bellezza. Nella terra dei faraoni” si distingue per essere non il solito documentario sull’Egitto, argomento sempre molto gettonato, ma un sorprendente e interessante viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta delle tappe cruciali che hanno reso l’egittologia italiana quella che è oggi. Un film faraonico, ma senza sensazionalismi: nonostante tutto sia straordinario – papiri srotolati “in diretta”, obelischi romani che riprendono vita e il direttore del museo Egizio di Torino Christian Greco in gran forma tra i ricordi del suo primo viaggio e la passeggiata tra le sale di uno dei musei più visitati in Italia – è un documentario privo dell’esaltazione “egittomaniacale” raccontando invece in modo compiuto la storia della ricerca italiana nelle terre del Nilo. Un prodotto ben strutturato, a più voci, con diversi registri narrativi che sfiora un’ora di girato senza stancare: ha l’incredibile merito di raccontare vicende e personaggi magari già noti agli addetti ai lavori, senza però mai innescare noia da ripetizioni. Da sottolineare la consapevolezza delle origini “colonialiste” (in senso lato) della disciplina che pone una questione centrale: quanto in termini di cultura materiale è stato tolto all’Egitto e quanto invece è stato restituito in termini di scienza e conoscenza? E poi lasciatecelo dire: finalmente tante donne!”.

Frame del film “The Fourfold (il quadruplice)” di Alisi Telengut

Menzione NUVOLETTE. Per la menzione speciale Nuvolette, assegnata dagli organizzatori e dagli artisti del Festival Nuvolette dedicato all’illustrazione, al racconto per immagini e al fumetto (Rovereto, 1-4 ottobre 2020) a cura di Impact Hub Trentino, la giuria composta da Daniele Pampanelli, Francesco Biagini, Chiara Galletti, Dalia Macii, al film: “The Fourfold (il quadruplice)” di Alisi Telengut (Canada, 2020, 7’). Motivazione: “Per il linguaggio visivo astratto che esprime perfettamente l’argomento a tema mitologico spirituale. Per l’armonico connubio tra visivo e sonoro, la voce narrante che ricorda la “Grande Madre” che accompagna in maniera perfetta le immagini e contribuisce a creare un effetto molto suggestivo e coerente con il mito. Per l’originalità con cui sono stati interpretati gli elementi naturali, la coerenza visiva e la fluidità dei movimenti nei cambi scena”. Segnalazione speciale della  giuria al film: “Back To Nature (Ritorno alla Natura)” di João Pombeiro (Portogallo, 2017, 8’). Motivazione: “Per l’ottimo impatto visivo  della narrazione che si avvale di uno stile “psichedelico” retrò grazie all’utilizzo della tecnica del collage, animazione con effetto caleidoscopio e colorazione acida dei frame. Per la “precisione” della scelta nei frame che comunicano con forza la bellezza variegata del mondo in cui viviamo e i pericoli a cui questo è esposto. Per la perfetta sincronia tra immagini e musica, molto ricercata e originale”.

Gran finale alla 31. Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto: chiude le proiezioni il film di Lucio Rosa “Fabrizio Mori. Un ricordo” dove il regista veneziano – nel decennale della morte – tratteggia non solo la figura del paletnologo di fama internazionale, uno dei più grandi studiosi delle antiche civiltà del Sahara, ma anche la grande umanità e sensibilità dell’uomo

Il famoso paletnologo Fabrizio Mori nel film di Lucio Rosa “Fabrizio Mori. Un ricordo” (foto Lucio Rosa)

Il manifesto della 31.ma rassegna internazionale del cinema archeologico intitolata “L’Italia racconta”

Fabrizio Mori: nato a Cascina il 4 dicembre 1925, morto a Trequanda nel 2010, etnografo e archeologo italiano, noto per i suoi studi sull’arte rupestre del Sahara. “Non c’è molto su questo grande ricercatore italiano. Non mi sembra che alla sua morte sia stato ricordato come si deve”, sottolinea il regista veneziano Lucio Rosa. “Eppure è stato un gigante. Meritava un ricordo degno della sua figura”. Così, nel decennale della sua morte, Lucio Rosa ha deciso di rendergli omaggio alla sua maniera: con un film. Ecco quindi “Fabrizio Mori. Un ricordo” (Italia, 20’, 2020) che domenica 4 ottobre 2020 al teatro Zandonai nel tardo pomeriggio chiuderà le proiezioni in concorso alla 31.ma Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto – L’Italia si racconta. Rosa, che ha l’Africa nel cuore, e la Libia è stata un suo “domicilio” per anni, riesce a tratteggiare non solo la figura del paletnologo di fama internazionale, uno dei più grandi studiosi delle antiche civiltà del Sahara, ma anche la grande umanità e sensibilità dell’uomo. E lo fa con un protagonista d’eccezione: lo stesso Fabrizio Mori, che Rosa aveva intervistato in occasione del film “Il segno sulla pietra. Il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome” (Italia, 2006, 50’), film che lo stesso Mori aveva apprezzato moltissimo.

Il regista Lucio Rosa durante le riprese in Libia

Fabrizio Mori impegnato nei rilievi fotografici nell’Acacus (foto archivio Mori)

“Ho conosciuto Fabrizio Mori a casa sua a Trequanda, nelle campagne senesi”, ricorda Rosa. “Tra me e il professore era nato un feeling particolare…come da vecchi amici. Un grande studioso delle antiche civiltà del Sahara, ma anche uomo dalla grande umanità. Basta ricordare che aveva trasformato la sua dimora in una “casa” per ragazzi con famiglie “difficili”. È il Centro Lorenzo Mori, intitolato al figlio Lorenzo, morto tragicamente giovanissimo, sepolto in una buca che stava scavando in spiaggia e che si è chiusa sopra di lui, inghiottendolo”. E continua: “Aveva creduto sin da principio in me. Appena conosciuti mi ha dato il film da lui girato all’inizio delle sue ricerche, film in unico originale 16mm, ‘se lo porti via, lo faccia duplicare in elettronica,  me lo riporterà la prossima volta che verrà a trovarmi…’, mi disse. Dopo un settimana tornai da lui per restituirgli il suo prezioso documento, di cui io usai alcuni brani sia nel mio film che Il segno sulla pietra, che stavolta nel film per il ricordo“.

Fabrizio Mori con le guide Tuareg (foto archivio Mori)

I vasti panorami dell’Acacus in Libia (foto Lucio Rosa)

Nel Tadrart Acacus, in Libia Fabrizio Mori ha scoperto centinaia di pitture preistoriche (foto Lucio Rosa)

I vasti orizzonti del Tadrart Acacus, in Libia, chiusi da profili rocciosi dove si aprono anfratti o si distendono pareti dove l’uomo preistorico ritrasse il mondo che lo circondava, aprono il film. È questo il mondo di stupefacente bellezza che si presenta allo studioso toscano che qui arriva nel 1955 e fa la grande scoperta dell’arte rupestre: centinaia di pitture preistoriche che istoriano i ripari sotto roccia. Attraverso lo studio delle pitture, avanza ipotesi, molte delle quali valide ancora oggi, di scansione cronologica delle opere, il cui inizio il paletnologo lo colloca a 9000 anni dal presente. Mori è consapevole della valenza della scoperta, ma nelle sue parole non c’è nulla di tutto questo. Tutti i suoi pensieri sono per “tutti coloro che mi sono stati a fianco in questo lungo tempo, a cominciare dalle prime guide Tuareg, alla gente di Ghat, alla gente di Auenath, alla popolazione del Tadrart Acacus, che dopo un periodo di incertezza si è aperta completamente, piena i stima e fiducia reciproca. E poi la mia gratitudine va agli studiosi italiani che mi hanno accompagnato, ai pittori che mi hanno accompagnato, per le riproduzioni delle pitture…Tutte persone alle quali io debbo tutto. Io da solo non avrei potuto fare niente”.

La mummia di bambino scoperta nell’Acacus nel 1958 da Fabrizio Mori (foto archivio Mori)

La mummia di bambino scoperta da Mori è conservata nel museo di Tripoli (foto Lucio Rosa)

È il 1958 quando il professor Mori accompagnato dalle fedeli guide Tuareg raggiunge il riparo di Uan Muhuggiag nell’uadi Teshuìnath e fa il ritrovamento della piccola mummia. “Sono stati momenti particolari, in tutti questi anni, come per esempio quel momento emozionante, importante anche un po’ così  impressionante, il ritrovamento  di quello che poi abbiamo capito essere una piccola mummia di bambino, perché lì per lì, noi abbiamo visto soltanto un involucro di pelle animale, era pelle di gazzella, che circondava qualcosa, era un qualcosa di sferico che noi non sapevamo cosa fosse”. Le sue parole, dolci, sembrano più quelle di un nonno affettuoso che di un ricercatore rigoroso. “L’abbiamo rivoltata piano piano, lentamente, e abbiamo incominciato a vedere il profilo di un piccolo bambino, con i suoi dentini, con le sue labbra, con il suo nasino disseccato, con i suoi occhi chiusi. Questo bambino era stato eviscerato, era stato riempito di erba secca per consentire il disseccamento più veloce e più perfetto e poi era stato ripiegato in maniera anormale, perché aveva le gambe sotto il ventre, quasi dentro il ventre. E poi aveva un segno di grandissimo affetto. Questo bambino aveva una collanina di anellini fatti con le uova di struzzo. E c’è venuto subito il dubbio, che facciamo? Lo dobbiamo portar via dal luogo in cui è stato così amorevolmente sepolto? Perché l’amore traspare da ogni cosa in questo bambino…forse era il figlio di qualcuno di importante…certamente era figlio di genitori che lo amavano molto”. Il corpo di questo bambino di tipo negroide venne datato al radiocarbonio a circa 5500 anni dal presente. Si tratta della più antica mummia intenzionale mai trovata in Africa di circa 1000 anni più antica delle prime mummie egiziane. Il museo di Tripoli conserva questo reperto che tanto aveva emozionato il giovane Mori.

Un esemplare di Bubalus Antiquus graffito sulle pareti rocciose dell’Acacus (archivio Mori)

Un aspetto culturale importante è l’addomesticamento che dà spunto allo studioso di fare una riflessione. “L’uomo incomincia a capire, a capire in millenni non in due giorni, in una storia durata millenni”, continua ancora Mori, “comincia a capire la possibilità di addomesticare, coltivare le piante, addomesticare gli animali, e quindi un modo di vita completamente diverso. Che poi naturalmente continua su quel sentiero fino al giorno d’oggi. Perché noi non dobbiamo dimenticare che noi viviamo ancora nel neolitico, non lo dobbiamo dimenticare. Invece lo si dimentica. E facendo di questa cultura un po’ ambigua che ci domina una torre di Babele, anche un po’ più apparente che sostanziale, ecco dimentica tutto quello che è stato il nostro passato, che potrebbe viceversa aiutarci moltissimo nel correggere i nostri errori. Perché tutto quello che è stato fatto dai primi passi di questi più antichi predecessori che risalgono a milioni di anni fino ad oggi, è cultura. Cultura e natura sono state i due fattori fondamentali della storia dell’evoluzione dell’uomo. E la cultura ha una parte di grandissimo rilievo, che poi è diventato sempre più importante con il passare dei millenni. Però”, conclude, “come la cultura ha concesso all’uomo di arrivare a tappe apparentemente di grandissima importanza, ecco la cultura potrebbe essere anche di grande peso nel correggere gli errori nei quali ci dibattiamo affannosamente e penosamente”.

In anteprima nazionale alla Rassegna internazionale del cinema archeologico il film “Reopening Colosseum. Il Colosseo in quarantena” evento clou della seconda giornata “L’Italia si racconta”

Frame del film “Reopening Colosseum” di Luca Lancise e Davide Morabito, in anteprima nazionale alla rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Sarà l’evento clou di sabato 3 ottobre 2020, seconda giornata della Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto – L’Italia si racconta: alle 18.30 al teatro Zandonai anteprima nazionale del film “Reopening Colosseum. Il Colosseo in quarantena” (Italia, 2020, 51’)  con la presenza in sala dei registi Luca Lancise e Davide Morabito e dei responsabili del Parco del Colosseo Federica Rinaldi e Elisa Cella. Nei grandi spazi del Colosseo, inaccessibile per l’emergenza Covid-19, una piccola grande famiglia di uomini e donne continua a prendersi cura di un gigante fragile, che per loro è una seconda casa. Insieme affrontano la sfida più difficile, costruire un nuovo modo di visitare uno dei monumenti più celebri al mondo, per riaprirlo al pubblico e garantire il suo futuro. Il 50% del traffico di turisti su Roma, ruota intorno al Colosseo, il monumento più visitato d’Italia, capace di generare un indotto locale e nazionale di miliardi di euro e di migliaia di posti di lavoro. Anche se durante il lockdown  il Colosseo sembrava  respirare e riposare, d’altro canto per sopravvivere ha bisogno delle entrate generate dalla vendita dei biglietti, necessaria a mantenerlo e preservarlo. Il team del Colosseo si è trovato così, di fronte alla più grande sfida della sua carriera. Una corsa contro il tempo per preparare questo gigante fragile alla riapertura al tempo del Covid-19.

Frame del film “Racconto di una strage” di Gaetano Di Lorenzo

Il programma di sabato 3 ottobre 2020 inizia al mattino con un episodio poco conosciuto della storia siciliana, Racconto di una strage, di Gaetano di Lorenzo, per proseguire con un film breve di Luca Annovi curiosamente interamente girato con lo smartphone dal titolo Sei statue in cerca di Roma. Il ricordo di un grande regista napoletano che ha narrato vita e tradizioni del sud, Luigi Di Gianni: Soul of the South, coproduzione italo statunitense diretta da Jeannine Guilyard  prosegue la mattinata, seguito da Ragusa Terra Iblea di Francesco Bocchieri che narra la storia della città fino alla sua rinascita barocca dopo il terremoto, e da un film sul Chad, il leggendario Gerewol di Yuri de Palma sul tradizionale corteggiamento tribale. La mattinata si chiude con Il Palazzo, di Alberto Valtellina, storia molto particolare con protagonista la tradizione del ricamo a tombolo.

Frame del film “Enzo, De Gasperi e la Bolex Paillard” di Delio Colangelo

Nel pomeriggio, spazio alle missioni Italiane nel mondo con il film prodotto da RAI Cultura Italia: Viaggio nella bellezza. La scuola di Atene. L’archeologia italiana nell’Egeo, dedicato alla celebre Scuola Archeologica Italiana di Atene (SAIA). Subito dopo il corto Venice is On the water di  Paolo Pandin, un gioco di immagini per raccontare Venezia, cui segue un originale e poetico  documentario che racconta dei sassi di Matera non come monumenti storici, ma come vita quotidiana  negli anni Cinquanta,  dal titolo Enzo, De Gasperi e la Bolex Paillard, di Delio Colangelo. A seguire una fiction sulla figura del musicista Domenico Cimarosa, Le stravaganze del conte, di Francesco Veronà e Peppe Lanzetta, un film su Eroi, Miti e Leggende alle origini delle città del Lazio, di  Alessandro Grassi e il poetico  Il Luciaiuolo di Joe Nappa, il corto che narra  la breve storia di un pescatore di sardine di Procida, nel Golfo di Napoli. Il pomeriggio prosegue con Attimi Sospesi di  Stefano Fiori, sul tentativo di salvare i reperti storico archeologici italiani nella seconda guerra mondiale, e Matera, il film più bello di  Vito Cea, ritratto della  Capitale europea della cultura. A chiudere il pomeriggio – come detto – l’evento speciale alle 18.30 sul Colosseo in quarantena.

Frame del film “Costruttori di piramidi: nuovi indizi” di Florence Tran

La serata del festival  è dedicata ai film Dal mondo con un documentario francese della Gedeon Programmes dal titolo  Costruttori di piramidi: nuovi indizi, una produzione su Petra, simbolo di multiculturalismo in Medioriente, un film  portoghese su Gli enigmi di Cabeço da Mina, un sito enigmatico in Portogallo, a Villa Flor, dove è stata scoperta una serie di stele e menhir dai tratti antropomorfi, e Madre di Mosul, film iracheno delicato e tragico sui bambini di Mosul che dopo essere stati evacuati dalle proprie case, studiano la storia della loro città distrutta e la perdita della loro identità. A chiudere, Elarmekora, film francese sulle tracce dei primi uomini preistorici del bacino del Congo, e Gonj (miele), film iraniano sulla raccolta del miele, usato per i malati,  in condizioni estreme sui Monti Zagros.

Emergenza Covid-19: sospese le domeniche gratuite al museo con ordinanza del ministero della Salute

Sospesa la #domenicaalmuseo. È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale l’ordinanza del ministero della Salute che sospende le domeniche gratuite al museo. Il provvedimento è stato preso a seguito della segnalazione da parte del ministero per i Beni e le Attività culturali e il Turismo della necessità, in attuazione delle misure di riduzione e contenimento del rischio connesso all’emergenza sanitaria da COVID-19, di sospendere l’efficacia delle disposizioni regolamentari sull’accesso gratuito ai musei e agli altri istituti e luoghi della cultura la prima domenica del mese. L’ordinanza del ministero della Salute è motivata in considerazione dell’evolversi della situazione epidemiologica a livello internazionale e del carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia da COVID-19.

Parco archeologico di Paestum e Velia: aperture serali, percorsi tematici e didattica per tutti da ottobre a dicembre

“Paestum al chiaro di luna”, le suggestive visite al buio con lanterne nel Santuario meridionale (foto pa-paeve)

Il Parco Archeologico di Paestum e Velia apre le porte ai visitatori di sera, grazie al Piano di Valorizzazione del MiBACT che consente la fruizione dei due siti archeologici oltre il consueto orario di apertura. Si parte venerdì 2 ottobre 2020 e si prosegue con un calendario di 20 serate: in programma da ottobre a dicembre eventi, percorsi tematici e didattica per tutti dalle 19.30 alle 22.30 (ultimo ingresso alle 21.45), con biglietto a 1 euro dai 18 anni in su. Calendario aperture straordinarie serali Paestum e Velia 2020: ottobre, 2, 3, 10, 17, 24, 31; novembre: 7, 14, 20, 21, 28; dicembre: 5, 6, 7, 8, 12, 19, 20, 26, 27. A Paestum nei giorni 2 e 3 ottobre e 14, 20 e 21 novembre 2020 saranno aperti sia il museo che l’area archeologica (limitatamente al percorso del Santuario Meridionale); nelle restanti date sarà aperto solo il Museo. Costo del biglietto serale “Paestum & Velia al chiaro di luna” 1 euro per tutti acquistabile presso la biglietteria di entrambi i siti oppure online sul circuito VivaTicket. Ingresso gratuito fino a 18 anni e per tutti coloro che sono in possesso dell’abbonamento “Paestum&Velia” e della card Adotta un blocco. Tutti gli eventi si svolgeranno nel pieno rispetto delle norme anti-Covid.

La locandina dello spettacolo “The Apology of Socrates” by Plato al parco archeologico di Paestum

A Paestum, il Piano di Valorizzazione 2020 esordisce con “Apology of Socrates by Plato”, spettacolo diretto e interpretato da Christian Poggioni con le musiche originali di Irina Solinas. La rappresentazione in lingua inglese sarà allestita nell’area archeologica di Paestum e rappresenta l’appuntamento conclusivo della XXIII edizione di VeliaTeatro, rassegna realizzata in collaborazione con Parco Archeologico di Paestum e Velia, Comune di Ascea, Associazione “Amici di Paestum” e Fondazione Alario per Elea-Velia. Il testo originario, scritto da Platone in giovane età, ripercorre l’autodifesa che Socrate pronunciò di fronte ai giudici ateniesi nel 399 a.C. di cui Platone era un testimone oculare. Socrate, vittima di una cospirazione politica, è accusato di empietà e di corruzione dei giovani. Per questi motivi è condannato a morte, ma alla fine del processo lascia ai suoi accusatori un ultimo messaggio fondamentale: “Perché se pensi che uccidendo gli uomini puoi evitare che l’accusatore censuri le tue vite, ti sbagli; nessun male può accadere a un uomo buono, né nella vita né dopo la morte”. Poggioni porta in scena tutta l’intensità di quel monologo che è il dialogo politico di Platone per eccellenza, che mostra un uomo e la sua comunità nel drammatico confronto sul significato della vita sia personale che politico.​ Sempre a Paestum, le altre serate del Piano di Valorizzazione 2020, a partire dalla sera del 10 ottobre 2020, saranno dedicate ai bambini e alle loro famiglie con l’evento “Pulcinella racconta Paestum”: la maschera napoletana più famosa al mondo diventa un Cicerone d’eccezione per raccontare con simpatia e ironia la storia in rima dell’antica città greca, lucana e romana di Poseidonia-Paestum con tour accompagnati nel museo.

A Velia il programma previsto per le aperture serali è altrettanto ricco e suggestivo con l’evento “Velia al chiaro di luna. Percorso con lanterne tra gli scavi di Velia”. Nei mesi autunnali e invernali, l’area archeologica velina subirà una contrazione dell’orario di visita, anticipando la chiusura a dopo il tramonto: grazie ai percorsi con le lanterne, all’opposto, sarà possibile visitare il sito anche in orario serale, godendo così di un’esperienza unica ed affascinante, quasi a tuffarsi nel passato e a immaginare di essere un antico abitante della città magno-greca, patria dei filosofi Parmenide e Zenone.

Parco archeologico di Ercolano. Da ottobre a dicembre al venerdì torna l’appuntamento con “Close Up Cantieri”: i visitatori condividono i risultati dei lavori di manutenzione e di restauro con la speciale guida di restauratori, archeologi e architetti. Annullate per Covid-19 le visite serali del 2-3 ottobre

Per il terzo anno al parco archeologico di Ercolano torna l’appuntamento del venerdì con “Close Up Cantieri” (foto Paerco)

Riparte “Close-Up Cantieri” al Parco Archeologico di Ercolano. Proprio mentre vengono annullati gli eventi serali del 2 e 3 ottobre 2020, nell’ambito dei “Venerdì di Ercolano”, nel rispetto dell’ordinanza n. 75 del 29.09.2020 della Regione Campania per l’emergenza Covid-19, il Parco archeologico di Ercolano annuncia che per il terzo anno di seguito, tra ottobre e dicembre, torna l’appuntamento che coinvolge i turisti nel quotidiano lavoro di conservazione svolto dallo staff del Parco. Nell’ambito dei Progetti di miglioramento dei servizi resi dall’Amministrazione all’utenza per l’anno 2020, nei venerdì dei mesi di ottobre, novembre e dicembre, i visitatori potranno condividere gli ultimi sviluppi e i risultati dei lavori di manutenzione e di restauro con la speciale guida di restauratori, archeologi e architetti. Quest’anno “Close-up cantieri” propone una vera full immersion nella vita del sito, permettendo ai visitatori di entrare nei cantieri in corso e dialogare con i funzionari che si occupano della gestione dei progetti d’intervento. Saranno loro infatti ad accompagnare le persone interessate e ad illustrare  le attività che giornalmente sono necessarie per la cura, la manutenzione ed il restauro dell’area archeologica. Il progetto “Close-up Cantieri” oltre ad essere per i visitatori un’occasione di partecipazione al lavoro svolto dagli addetti ai lavori, fornisce anche all’Istituto un utile feedback da parte del pubblico sulle attività del Parco. Il raggiungimento degli obiettivi del progetto e il grado di partecipazione da parte del personale, saranno riscontrati attraverso la compilazione di un report finale sulle attività svolte, i cantieri visitati, il numero dei visitatori coinvolti e i loro commenti sull’iniziativa.

A “Close Up Cantieri” a fare da guida ai visitatori sono restauratori, archeologi, architetti del Parco (foto Paerco)

Primo appuntamento venerdì 2 ottobre 2020 con tre turni di visita: ore 11.00, 11.30 e 12.00, per gruppi di massimo 10 visitatori.  L’attività sarà supportata anche dal personale Ales. Gli altri appuntamenti saranno: a ottobre il 9, 16, 23, 30; a novembre il 6, 13, 20, 27; a dicembre il 4, 11, 18. Le visite si svolgeranno nel rispetto delle norme di prevenzione anti COVID 19 (misurazione della temperatura corporea, igienizzazione delle mani all’ingresso, utilizzo delle mascherine e rispetto del distanziamento fisico). Ogni settimana i visitatori saranno guidati nei cantieri in corso e diffusi su tutto il sito: un modo per scoprire insieme il patrimonio archeologico del Parco come un organismo vivo in costante attività e fermento e di vivere da protagonisti il dietro le quinte dei lavori in corso al Parco. La prenotazione avviene nell’area della biglietteria, dove i visitatori troveranno dalle 10.30 alle 11.45, un funzionario del Parco che accoglierà le prenotazioni fino ad esaurimento della disponibilità.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

“Si rinnovano i fortunati appuntamenti del Venerdì mattina “Close-Up cantieri”, progetto che intende dare continuità all’iniziativa già realizzata nel 2018 e nel 2019, che ci ha donato un riscontro davvero positivo da parte del pubblico”, interviene il direttore Francesco Sirano. “Close-up cantieri è un programma di inclusione del pubblico e di partecipazione nelle attività di restauro e manutenzione dell’eccezionale patrimonio archeologico dell’antica città, e il nostro principale intento è di sensibilizzare i turisti verso le problematiche conservative di un sito archeologico complesso come quello di Ercolano,  stimolandoli nella direzione di una fruizione sempre più consapevole e partecipata”. Il respiro ancora più ampio del Progetto di miglioramento messo in campo dal Parco nel 2020 si esprime nell’iniziativa Situational Dialogues, mirato a dotare tutto il personale preposto all’accoglienza e alla vigilanza degli strumenti linguistici basilari in inglese e in francese, cioè le due lingue maggiormente utilizzate per comunicare con i turisti stranieri, così da migliorare concretamente il servizio di accoglienza al pubblico. Infatti, da settembre fino a tutto il mese di novembre, i funzionari archeologi del Parco in possesso di un’adeguata competenza linguistica, accompagneranno il personale addetto all’accoglienza e alla vigilanza in un percorso di apprendimento e di pratica del vocabolario e del frasario inglese e francese, selezionati in base a quanto ritenuto più utile nel rapporto con i visitatori, contemplando le nozioni grammaticali indispensabili. Il programma coinvolge anche gli assistenti e gli operatori tecnici, considerando che, nell’ambito delle rispettive attività, si trovano molto spesso ad operare con studiosi e tecnici stranieri.

A ottobre (venerdì e sabato) e a novembre (Notte dei Musei) passeggiate notturne a Pompei, reggia di Quisisana a Stabia, villa di Poppea A Oplontis e villa Regina a Boscoreale

Una suggestiva immagine del tempio di Giove by night nel foro di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Tornano i percorsi illuminati nei siti archeologici vesuviani, nell’ambito dei progetti di valorizzazione 2020, promossi dal ministero per i Beni, le Attività culturali e il Turismo. Otto serate, dal 2 ottobre fino al 24 ottobre 2020, tutti i venerdì e i sabato (2/3 -9/10-16/17-23/24 ottobre)  dalle 20 alle 23 (ultimo ingresso alle 22) nei siti di Pompei, alla Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia – Museo archeologico di Stabiae “Libero D’Orsi”, alla Villa di Poppea a Oplontis e a Villa Regina a Boscoreale. A Pompei, Oplontis e Villa Regina è prevista un’ulteriore apertura serale il 31 ottobre 2020, a recupero della serata prevista nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio del 26 settembre scorso e rinviata a causa del maltempo. L’apertura, dalle 20 alle 23, con ultimo ingresso alle 22 è al costo simbolico di 1 euro. Acquisto on-line su www.ticketone.it (+ 1,50 euro di prevendita) o presso la biglietteria di Porta Marina Superiore. Alle aperture serali di ottobre, si aggiunge la Notte dei Musei il 14 novembre 2020, negli stessi siti e con gli stessi orari e tariffe di ingresso.

Passeggiata notturna al Foro di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

A Pompei le passeggiate notturne interesseranno uno dei luoghi più monumentali del sito, l’area del Foro, cuore della vita politica, religiosa ed economica della città antica, attraverso un percorso di suoni e luci a cura di Enel Sole, che ha inizio da porta Marina. L’itinerario si conclude con una video proiezione alla Basilica, l’antico palazzo di Giustizia e con l’ uscita dal Tempio di Venere su piazza Esedra. Ingresso di porta Marina superiore con uscita a piazza Esedra. Il biglietto di ingresso per Pompei, di 6 euro, 2 euro il ridotto (gratuità come da normativa) è acquistabile online su www.ticketone.it  (+ 1,50 euro di prevendita) oppure alla biglietteria di porta Marina. Gli ingressi sono scaglionati ogni mezz’ora secondo i seguenti turni: 20; 20.30; 21; 21.30; 22. A Pompei sarà consentito ingresso per massimo 300 persone per turno. Accesso disabili garantito a Pompei con ascensore dell’Antiquarium.

Una sala del nuovo museo Archeologico di Stabiae “Libero d’Orsi” (foto parco archeologico di Pompei)

Stabia partecipa alle aperture serale con la possibilità di accedere al museo Archeologico di Stabiae “Libero D’Orsi”, nuovo spazio museale di recente inaugurato negli storici ambienti della Reggia di Quisisana e dedicato all’esposizione di numerosi e prestigiosi reperti del territorio stabiano, alcuni mai esposti prima in Italia, tra affreschi, pavimenti in opus sectile, stucchi, sculture, terrecotte, vasellame da mensa, oggetti in bronzo e in ferro. Il percorso espositivo del museo, il cui progetto scientifico è curato dal Parco Archeologico di Pompei, si propone di offrire un quadro complessivo di Stabiae e dell’Ager Stabianus dall’età arcaica sino all’eruzione del 79 d.C. Il biglietto di ingresso di 3 euro, 2 euro il ridotto (gratuità come da normativa) è acquistabile esclusivamente online su www.ticketone.it  (+ 1,50 euro di prevendita). Gli ingressi sono scaglionati ogni mezz’ora con i seguenti turni: 20; 20.30; 21; 21.30; 22. Le sale del museo sono accessibili a persone con difficoltà motoria.

La villa di Poppea by night a Oplontis (Torre Annunziata) (foto parco archeologico di Pompei)

A Oplontis sarà possibile accedere alla villa di Poppea illuminata, tra i più splendidi esempi di villa dell’aristocrazia romana, attribuita a Poppaea Sabina, moglie dell’imperatore Nerone. Il biglietto di ingresso di 3 euro, 2 euro il ridotto (gratuità come da normativa) è acquistabile online su www.ticketone.it  (+ 1,50 euro di prevendita) oppure presso la biglietteria del sito. Gli ingressi sono scaglionati ogni mezz’ora con i seguenti turni: 20; 20.30; 21; 21.30; 22. Alla Villa di Poppea sarà consentito ingresso per massimo 40 persone per turno. Sono previste iniziative a cura dell’Archeoclub di Torre Annunziata. Accesso disabili con accompagnatore.

Passeggiate notturne a villa Regina a Boscoreale (foto Cesare Abbate)

Villa Regina by night a Boscoreale (foto Cesare Abbate)

A Boscoreale, infine, sarà possibile accedere alla villa Regina, unica villa rustica interamente visitabile tra le numerose fattorie specializzate nella produzione agricola presenti sul territorio pompeiano. È composta da vari ambienti disposti sui tre lati di un cortile scoperto che ospita la cella vinaria con diciotto dolia (orci per la conservazione del vino). L’attività principale era infatti la produzione del vino. Il biglietto di ingresso di 3 euro, 2 euro il ridotto (gratuità come da normativa) è acquistabile online su www.ticketone.it  (+ 1,50 euro di prevendita) oppure presso la biglietteria di Oplontis. Gli ingressi sono scaglionati ogni mezz’ora con i seguenti turni: 20; 20.30; 21; 21.30; 22. A Villa Regina sarà consentito ingresso per massimo 15 persone per turno. Sono previste iniziative a cura della Pro Loco Villa Regina. Accesso disabili con accompagnatore.

Alla rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto “Bike the History – la storia in bicicletta”: serata speciale con Alessandro De Bertolini in viaggio, attraverso foto e filmati, dall’oceano Pacifico all’oceano Artico

Locandina dell’evento “The bike history” alla Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto

Raccontare i territori attraverso i luoghi della storia e gli aspetti più caratteristici del paesaggio culturale e naturale: è questa la filosofia dichiarata del progetto sportivo e culturale “Bike the History – la storia in bicicletta” evento speciale della Rassegna internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto. Appuntamento giovedì 1° ottobre 2020, alle 20.45, al teatro Zandonai di Rovereto. Protagonista, Alessandro De Bertolini,  ricercatore presso la Fondazione Museo Storico del Trentino, pubblicista, autore e documentarista, in collaborazione con Montura Editing. De Bertolini porterà gli spettatori (anche quelli on line: il programma è disponibile anche in streaming http://www.rassegnacinemaarcheologico.it/rassegnaonline), in viaggio, attraverso foto e filmati, dall’oceano Pacifico all’oceano Artico attraverso i grandi parchi degli Stati Uniti, i deserti e le praterie dell’Ovest, le salite delle Rocky Mountains, i silenzi del Canada e le infinite solitudini delle terre d’Alaska. Nel mese di maggio 2017 Alessandro De Bertolini parte da solo con la sua bicicletta (“It’s my home for three months”, dice) dalle coste della California in direzione delle Montagne Rocciose, e di lì fino in cima all’Alaska, dove finisce il continente. Il viaggio si conclude all’inizio di settembre, dopo 90 giorni e 10.500 km in bicicletta, con tenda e sacco a pelo. Da questo progetto di “bikethehistory” nascono un film e un libro il cui ricavato, in linea con la filosofia editoriale di Montura Editing, viene devoluto alla Onlus Senza frontiere, che sostiene l’istituto Rarahil Memorial School di Kathmandu in Nepal.