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Parco archeologico di Ercolano. Agosto da record. Un’estate di sold out. E anche per settembre biglietti a ruba per gli appuntamenti in programma. Riapre il Teatro antico

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Il sito di Ercolano illuminato per le visite serali (foto paerco)

Dopo un agosto con numeri da pre-pandemia, il parco archeologico di Ercolano si prepara a un settembre ancora ricco di sold out. Dopo un agosto 2022 che ha visto il parco archeologico di Ercolano protagonista della scena nazionale quasi comparando i numeri del 2019, anno precedente alla sofferta parentesi della pandemia, con 48.598 visitatori che hanno esplorato le strade dell’antica città; si annunciano gli eventi a seguire la calda estate. Il direttore Francesco Sirano, molto soddisfatto, dichiara: “Il Parco è una macchina con ingranaggi in sincronia che comporta un lavoro intenso e attento, ma i risultati arrivano e raccogliamo i frutti di un tale impegno che svolgiamo con passione e dedizione. I dati di affluenza premiano le scelte di offerta al pubblico e l’invito è quello di partecipare alle diverse proposte per una fruizione sempre più completa e ampia”.

ercolano_domenica-al-museo_4-settembreIl primo appuntamento di settembre 2022 è con la #domenicaalmuseo, ingresso gratuito a siti archeologici e musei nella prima domenica del mese voluta dal ministero della Cultura, che permetterà l’accesso gratuito al Parco il 4 settembre 2022.

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, nel teatro antico di Ercolano (foto paerco)

A settembre ritornano inoltre le visite sotterranee tra i cunicoli borbonici del primo monumento rinvenuto nei siti vesuviani nel corso del Settecento: il Teatro antico di Herculaneum. Riaperto il 23 aprile, dopo una pausa nei mesi centrali dell’estate per ottimizzare un’offerta diversificata al proprio pubblico, a grande richiesta riprendono le visite ogni sabato, a partire dal 3 settembre 2022. I biglietti, disponibili in biglietteria ed online, potranno essere acquistati sul sito www.ticketone.it, al link https://bit.ly/3Ow8QC2, e direttamente presso la biglietteria del Parco. I visitatori interessati sono invitati ad acquistare in anticipo i biglietti di accesso al Teatro antico, vera e propria esperienza speleologica nelle viscere dell’antica Ercolano, considerato che anche tale evento si avvia a continuare la grande stagione dei sold out degli eventi del Parco.

ercolano_venerdì-di-ercolano_sold out_locandinaCompletamente esauriti tutti i biglietti delle ultime date de “i Venerdì di Ercolano” che anche a settembre consentiranno ai fortunati visitatori che si sono già assicurati il biglietto il Parco di Ercolano al chiaro di luna, con i percorsi guidati notturni arricchiti di luci, proiezioni di immagini, oltre ai suggestivi “Tableaux Vivants”: un coinvolgente viaggio tra le meraviglie della città antica, realizzato grazie al Piano di Valorizzazione MIC 2022. Le ultime aperture serali ci saranno il 2 e 9 settembre 2022, e quella straordinaria al costo simbolico di un euro del 24 settembre 2022 in occasione delle Giornate Europee. Tema italiano delle GEP 2022 “Patrimonio culturale sostenibile: un’eredità per il futuro” che riprende e amplia lo slogan europeo “Sustainable Heritage”, scelto dal Consiglio d’Europa e condiviso dai Paesi aderenti alla manifestazione, e lo amplia con una riflessione sul patrimonio culturale come eredità per le generazioni future.

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La locandina dell’edizione 2022 de “Gli Ozi di Ercole” al parco archeologico di Ercolano

Ugualmente esauriti i posti per il 16 settembre 2022 quando torna il terzo appuntamento de “Gli ozi di Ercole Il materiale della vita//La vita materiale”, con Stefano Mancuso e Teresa Saponangelo in Il pianeta delle piante. Dialogo aperto sulla metamorfosi intesa non soltanto come passaggio di stato, trasformazione, ma anche come manifestazione di una natura riposta. I visitatori interessati a tutte le proposte del Parco sono sempre invitati ad acquistare con ampio anticipo i biglietti di accesso, considerato che ogni iniziativa si avvia a diventare ben presto sold out.

Cortona (Ar). “A 30 anni dagli scavi di Ossaia”: MAEC-Parco ricordano con un evento il ritrovamento, gli studi e i restauri dei reperti della villa romana di età tardo repubblicana-imperiale in località Ossaia. Visita agli scavi, incontro-dibattito e mostra fotografica sui reperti 

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Visita guidata alla villa romana di Ossaia (Cortona) (foto maec)

cortona_a-30-anni-dagli-scavi-di-ossaia_locandinaIn località Ossaia – La Tufa, nei pressi di Cortona in provincia di Arezzo, è stato messo in luce un’interessante villa romana di età tardo repubblicana-imperiale per un’area complessiva di circa 1000 mq in tre aree separate da un terrazzo intermedio. Questo complesso è stato interessato da tre diverse fasi abitative. La prima è databile tra il 50 a.C. e la metà del I sec. d.C. La seconda dall’80-100 d.C. al III sec. d.C. La terza fase documenta una ripresa fra l’età della Tetrarchia e quella costantiniana fino alla metà del V sec. d.C. I reperti più importanti della villa, che fa parte del Sistema MAEC-Parco, e una sua ricostruzione sono stati collocati nelle sale del museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (MAEC), a illustrare la fase romana della storia della città. Sabato 3 settembre 2022, alle 17.30, in località Ossaia di Cortona MAEC-Parco propone l’evento “A 30 anni dagli scavi di Ossaia” patrocinato dal ministero della Cultura, Comune di Cortona, Accademia Etrusca, Rotary Club Valdichiana Cortona, Gruppo sportivo Ossaia, Circolo Arci di Ossaia e Fotoclub Etruria. Ritrovo al parcheggio del Ristorante Tufa, visita agli scavi della Villa romana. Successivamente, al Circolo Arci di Ossaia, incontro-dibattito e piccolo buffet: saranno illustrate le fasi principali dei lavori e delle iniziative prese per la salvaguardia e la valorizzazione del sito. Coordinerà l’incontro l’architetto Silvia Neri, interverranno i professori Maurizio Gualtieri e Helena Fracchia, il sindaco di Cortona Luciano Meoni, l’assessore alla Cultura del Comune Francesco Attesti e il vice lucumone dell’Accademia Etrusca, Paolo Bruschetti. Parteciperà anche il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini. Quindi sarà aperta la mostra fotografica a cura del Fotoclub Etruria dedicata ai ritrovamenti archeologici.

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Mosaico policromo proveniente dalla villa romana di Ossaia, conservato al museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (foto maec)

Gli scavi archeologici sono effettuati appunto a partire dal 1992, su concessione ministeriale, con la supervisione scientifica dell’allora soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, condotti dall’università di Alberta (Canada) e di Perugia, sotto la direzione dei professori Helena Fracchia e Maurizio Gualtieri. L’università di Alberta ha effettuato la ricerca attraverso scavi e studi di materiali e strutture, con studenti universitari canadesi, dottorandi in archeologia, nell’ambito di un semestre accademico in Italia che ha permesso di individuare i resti di una villa imperiale romana, con una estensione complessiva di circa 1000 mq lungo un fronte di oltre 200 metri, impostata su un santuario etrusco del VI sec. a.C., che certamente era proprietà di personaggi di altissimo livello nella società cortonese di allora. La continuità abitativa del sito documenta varie trasformazioni sociali fino al VI sec. d.C. che illumina anche sullo sviluppo urbano e diacronico della città di Cortona. Il luogo dove sorgeva l’insediamento dominava su un’ampia estensione di terreni che raggiungevano anche il lago Trasimeno e che era collocato a ridosso dell’importante percorso stradale di collegamento fra le maggiori località dell’Etruria romana.

Agli Alberoni (Lido di Venezia) emerse strutture in elementi lignei e lapidei, e recipienti in vimini, uno ancora con coperchio. I risultati presentati in un incontro con i protagonisti

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Le strutture in elementi lignei e lapidei emerse nello scavo di emergenza agli Alberoni (Lido di Venezia) (foto sabap-ve-lag)

alberoni_sabap_conferenza_il-passato-che-riaffiora_locandinaAl Lido di Venezia, in località Alberoni sono emerse alcune strutture in elementi lignei e lapidei, oltre a dei recipienti in vimini, uno dei quali ancora con coperchio. Per chi è curioso di sapere qualche notizia più approfondita sui rinvenimenti agli Alberoni, la funzionaria archeologa Cecilia Rossi, assieme ai colleghi archeologi che hanno partecipato allo scavo, giovedì 1° settembre 2022, nella chiesa di Santa Maria della Salute, alle 17, hanno illustrato le prime interpretazioni del sito e i progetti di studio e valorizzazione futuri nella conferenza dal titolo “Alberoni: il passato che riaffiora. Gli scavi archeologici in corso in Strada della Marina”. Con gli archeologi incaricati dello scavo presenti anche alcuni ricercatori coinvolti nelle indagini aggiuntive. Ingresso gratuito senza obbligo di prenotazione.

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I recipienti in vimini, uno ancora col coperchio, scoperti nello scavo di emergenza agli Alberoni (Lido di Venezia) (foto sabap-ve-lag)

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Le strutture in elementi lignei e lapidei emerse nello scavo di emergenza agli Alberoni (Lido di Venezia) (foto sabap-ve-lag)

Durante i lavori per la realizzazione di due palazzine al Lido di Venezia, in località Alberoni, la funzionaria archeologa Cecilia Rossi aveva prescritto la sorveglianza archeologica, seguita dallo studio Zandinella. E la richiesta non era fuori luogo. “Sono infatti emerse – spiega – alcune strutture in elementi lignei e lapidei, oltre a dei recipienti in vimini, uno dei quali ancora con coperchio. Non è ancora chiaro a cosa potessero fare riferimento, ma non si esclude la loro interpretazione come strutture spondali, con camminamenti rialzati, rapportabili a un bacino interno (lacus) raffigurato, proprio in località Alberoni, nella mappa di Nicolò Dal Cortivo risalente al XVI secolo. Forse un luogo adibito alla piscicoltura?”. Qualche risposta più precisa nell’incontro promosso dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Venezia e laguna il 1° settembre agli Alberoni.

Riano (Rm). Durante i lavori di posa di una condotta idrica scoperti due tratti basolati dell’antica via Flaminia

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Il tratto di strada basolata dell’antica via Flaminia scoperto a Riano di Roma (foto sabap-etru-mer)

Quasi trenta metri di strada basolata romana a poco meno di un metro dal piano di calpestio. E non i basoli di una strada qualunque, ma dell’antica via Flaminia, la strada consolare costruita dal censore Gaio Flaminio per collegare Roma con l’Italia centro- settentrionale e realizzata in soli due anni, tra il 220 e il 219 a.C. È successo a Riano, a una trentina di chilometri a Nord di Roma, durante i lavori di scavo finalizzati alla messa in opera di una nuova condotta idrica. I lavori svolti da Acea Ato2 Spa, hanno rimesso in luce due tratti dell’antica via Flaminia.

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Il tratto di strada basolata dell’antica via Flaminia scoperto a Riano di Roma (foto sabap-etru-mer)

Subito sono partite le indagini archeologiche svoltesi a cura della società Archeo dell’archeologo Fabio Turchetta e sotto la direzione scientifica della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio dell’Etruria Meridionale, con funzionario competente Biancalisa Corradini. La via basolata, individuata ad una profondità di circa -0,90 m dall’attuale piano di calpestio, è stata indagata per un tratto lungo 27 metri. In questo tratto la moderna via Flaminia ripercorre in maniera piuttosto precisa il tracciato della via romana, fatta eccezione per un lieve disassamento.

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Il tratto di strada basolata dell’antica via Flaminia scoperto a Riano di Roma (foto sabap-etru-mer)

La strada antica, che presenta i tipici solchi carrai, è stata indagata per una larghezza massima di 4 metri e conserva solo piccole porzioni dell’originaria crepidine sul limite occidentale. Non è stato invece possibile riportare alla luce il limite orientale del basolato antico che prosegue al di sotto del piano stradale della via Flaminia moderna. Un ulteriore tratto dello stesso tracciato antico è stato identificato 90 metri più a Nord, sulla banchina occidentale della strada moderna immediatamente a ridosso del Monumento dedicato a Giacomo Matteotti; anche in questo caso il basolato romano risulta perfettamente conservato a soli -0,80 m di profondità dall’attuale piano di calpestio della via Flaminia moderna.

Etru di sera. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia il poema coreografico “Euridice non può tornare” inaugura le aperture serali straordinarie di settembre

roma_villa-giulia_euridice-non-può-tornare_locandinaA settembre ripartono le aperture serali straordinarie del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, dalle 20 alle 23, al costo eccezionale di 3 euro. Si inizia sabato 3 settembre 2022, alle 20.30: l’associazione Officina delle Culture in collaborazione con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presenta “Euridice non può tornare”, ispirato al testo “Euridice non può tornare”, poema coreografico della dimenticanza di Marcello Sambati. Voce e testo Marcello Sambati, sonorità Claudio Moneta, Marcello Sambati, danza Alessandra Cristiani. L’evento è compreso nel biglietto di ingresso al museo al costo di 3 euro. Prenotazioni info@officinadelleculture.org, www.officinadelleculture.org. Posti a sedere disponibili fino a esaurimento. Questa figura mitologica ci incanta, ci sorprende, ci incatena alla voce secolare che la vuole donna non più raggiungibile, bene supremo di cui si perde il contatto e la vista, nell’oscurità di ogni luogo e di ogni tempo, reali e immaginari. Ci trattiene sulla soglia, sulla percezione minima, sottile di quell’unico passo irriducibile e definitivo…. in uno stordimento che solo l’esperienza fisica del limite o lo struggimento per una sensazione possono provocare nell’animo umano. Nel linguaggio acre e intimo delle grandi leggende si ritorna alle radici vive dei bisogni e misteri primari. La poesia con i suoi versi è l’unica arma in grado di rendere docile una materia così tagliente, di avvicinarsi dolcemente alle fragilità umane e divine. L’Officina delle Culture ha risposto e vinto il bando pubblico del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per la presentazione di progetti di alto profilo culturale e propone nei meravigliosi giardini della villa uno spettacolo emozionante fra poesia, musica e danza.

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Alessandra Cristiani nel poema coreografico “Euridice non può tornare” (foto officina delle culture)

“qualcuno, / nessuno, è stato qui / ricordo, / sorgente”. Al di qua della soglia che lo sguardo non può oltrepassare, col cuore nell’ombra, il poeta ascolta l’inudibile. La sua parola dice la vanità di ciò che chiamiamo Essere, la cui natura è effimera come un soffio di vento. Egli è consapevole che la parola poetica non può salvare nulla, ma il suo fallimento darà conto dell’impossibilità del ritorno. Dalle regioni dello smarrimento, dall’abisso, Euridice non può tornare. È la vita che non può tornare. La figura di Euridice ha ispirato questi frammenti sulla fragilità del corpo umano (il minuto e fragile corpo umano, Benjamin): il suo essere tutto e poi niente, una vita e una morte, presenza e poi per sempre assenza. Queste parole rarefatte costituiscono le tracce che richiamano dalla dimenticanza e dall’oblio affetti, gesti ed eventi di una figura femminile scomparsa. La danza e il teatro sono gli spazi dell’anima che rendono possibile non il ritorno di ciò che non esiste più, ma l’apparizione del sembiante e il ricordo di tutte le perdite.

roma_villa-giulia_etru-di-sera_locandinaEtru di sera. Il programma di settembre è ricco con aperture serali straordinarie, dalle 19.30 alle 22. Tutti gli eventi sono gratuiti, compresi nel biglietto d’ingresso al museo a soli 3 euro. Venerdì 9 settembre 2022, alle 20.30, “Notte dalle stelle”: concerto della banda musicale dell’Esercito Italiano diretta dal m° magg. Filippo Cangiamilia a cura dell’associazione Amici di Porta Pia. Da martedì 13 a sabato 17 settembre 2022, alle 20, concerti a cura dell’associazione PROMU.

Al via Varese Archeofilm 2022, rassegna internazionale del film di archeologia, arte, ambiente, etnologia: quattro serate con la presenza di prestigiosi ospiti che approfondiranno i temi dei film proiettati

varese_archeofilm_2022_locandinaTorna nella “città giardino” di Varese, dal 1° al 4 settembre 2022, Varese Archeofilm, la Rassegna internazionale del film di archeologia, arte, ambiente, etnologia, organizzata da associazione “Conoscere Varese” in collaborazione con Comune di Varese, museo Castiglioni e Archeologia Viva/Firenze ArcheoFilm. Quattro nuove serate con il meglio della produzione documentaristica mondiale arricchite dalla presenza di prestigiosi ospiti che approfondiranno i temi dei filmati. Un appuntamento con la storia da non perdere nella splendida cornice dei Giardini Estensi. Ogni sera alle 20.30.

Giovedì 1° settembre 2022, alle 20.30, ai Giardini Estensi, si apre il Varese Archeofilm 2022, con il film di Olivier Bourgois “Il Giuramento di Ciriaco” (Andorra, 73’), uno straordinario documentario pluripremiato sul salvataggio del museo di Aleppo, da parte di un piccolo gruppo di archeologi, curatori di musei e assistenti mentre la guerra infuria. Segue l’incontro con Antonio Maria Orecchia, docente di Storia contemporanea all’università dell’Insubria. Chiude la serata il film “I misteri di Cabeço da Mina / Os Enigmas do Cabeço da Mina” di Rui Pedro Lamy (Portogallo, 27’). Il documentario descrive un enigmatico sito archeologico dove è stato rinvenuto un raro insieme di statue-menhir dalle fattezze antropomorfiche.

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Frame del film “Memorie di un mondo sommerso” di Philippe Nicolet

Venerdì 2 settembre 2022, alle 20.30, apre il programma il film “Memorie di un mondo sommerso” di Philippe Nicolet (Svizzera, 58′). Gusci di nocciole, pani, gomitoli, scarpe… La banalità degli oggetti di uso quotidiano diventa un bene quando ci giungono, quasi intatti, dopo essere stati sepolti sott’acqua per millenni.  Segue l’incontro con Barbara Cermesoni, conservatore museale ai Musei Civici di Villa Mirabello di Varese, Pierre Corboud, docente di Archeologia preistorica e Antropologia dell’università di Ginevra, e Philippe Nicolet, regista (partecipazione da confermare). Chiude la serata la proiezione del film “Città del Vaticano, alla ricerca dell’eternità / Vatican City, the quest for eternity” di Marie Thiry, Marc Jampolsky (Francia, 52’). La Città del Vaticano custodisce tra le sue mura 2000 anni di storia. Il film segue il lavoro di scienziati, archeologi, storici e un team di restauratori per svelare eventi poco noti della storia architettonica del luogo sacro.

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Frame del film “Il mistero del Cavallo di Troia. Sulle tracce di un mito” di Roland May, Christian Twente (foto foto gruppe 5 _Scope VFX)

Sabato 3 settembre 2022, alle 20.30, apre il film “Il mistero del Cavallo di Troia. Sulle tracce di un mito / The Mystery of the Trojan Horse – On the Trail of a Myth” di Roland May, Christian Twente (Germania, 52’). La storia del cavallo di Troia è probabilmente una delle storie più famose mai raccontate. Nuove rivoluzionarie scoperte dimostrano che una delle storie più famose di tutti i tempi dovrà forse essere riscritta. Il cavallo di Troia probabilmente non era affatto un cavallo. Segue l’incontro con Francesco Tiboni, archeologo navale, archeologo subacqueo, che ha riscritto la storia del cavallo di Troia. Chiude la serata il film “Narbo Martius, la figlia di Roma/ Narbo Martius, la fille de Rome” di Marc Azéma (Francia, 52’). Narbo Martius, antico nome della città di Narbona, fu fondata nel 118 a.C. e soprannominata la “figlia di Roma”, è oggi un po’ dimenticata dai nostri libri di storia perché, a differenza delle città di Nîmes o Arles, la maggior parte dei suoi resti non sono visibili…

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Frame del film “Ritorno a Berenice Pancrisia. In memoria di Alfredo Castiglioni” di Angelo Castiglioni

Domenica 4 settembre 2022, ultima giornata del festival, alle 20.30, apre con un film fuori concorso dedicato ad Angelo e Alfredo Castiglioni “Ritorno a Berenice Pancrisia. In memoria di Alfredo Castiglioni” di Angelo Castiglioni (Italia 2019, 40’). Cronaca dell’ultima missione archeologica a Berenice Pancrisia (deserto nubiano sudanese) nel 1997. Alfredo Castiglioni, in presa diretta, racconta la storia di questo importante centro urbano legato all’estrazione dell’oro fin dall’Antico Egitto. Segue l’incontro con Serena Massa, docente di Archeologia dell’università Cattolica di Milano e direttrice degli scavi del sito di Adulis (Eritrea), e Silvana Cincotti, storica dell’arte ed egittologa. Quindi l’ultimo film in programma: “I Beja, un Popolo Antico” di Alfredo e Angelo Castiglioni (Italia, 40’). Un viaggio di ritorno a Berenice Pancrisia, la città “tutta d’oro” degli antichi egizi, attraverso un’area abitata dai Beja-Bisharin, un’etnia ancora poco conosciuta del Deserto Nubiano. Chiude il Varese Archeofilm la cerimonia di premiazione con l’attribuzione del Premio del pubblico “Varese Archeofilm” e premio della giuria “Alfredo Castiglioni”.

Vetulonia. Al museo “Isidoro Falchi” chiude la rassegna “Archeologia sotto le stelle” con la conferenza emozionale “Mythos. Le figure femminili nella Mitologia greca” di Giacomo Moscato. Due turni, prenotazione obbligatoria. Seguono le visite guidate alla mostra “A tempo di danza”

vetulonia_archeologico_mostra-a-tempo-di-danza_archeologia-sotto-le-stelle_mythos_locandinaIl museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” dà appuntamento a tutti gli appassionati mercoledì 31 agosto 2022, in due turni, alle 19 e alle 21, per chiudere “in bellezza, grazia e armonia” gli appuntamenti serali dell’estate 2022 e della rassegna “Archeologia sotto le Stelle”. Protagonista l’attore e regista Giacomo Moscato che condurrà in pubblico in un viaggio emozionale con la conferenza emozionale “Mythos. Le figure femminili nella Mitologia greca” sul palcoscenico allestito nelle sale in occasione della mostra evento “A tempo di danza. In armonia, grazia e bellezza. Dalle meraviglie del Museo archeologico nazionale di Napoli alle opere di Antonio Canova, “figlie del cuore” aperta al MuVet fino al 6 novembre 2022. Testi di Giacomo Moscato, immagini di Giuliano Giuggioli. “Donne, ninfe e dee dell’Antichità riprenderanno vita in un racconto che, tra parole ed immagini, non smetterà un attimo di affascinare e stupire”, assicurano al MuVet. Evento gratuito. Per assistere alle due rappresentazioni all’interno delle sale del MuVet bisogna prenotare il posto (i posti in sala sono limitati, per questo la prenotazione obbligatoria) contattando il museo ai numeri 0564927241 o 0564948058 oppure scrivendo all’indirizzo museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it. Al termine degli spettacoli è prevista la visita guidata della mostra condotta dalle archeologhe dello Staff del Museo.

Roma-Eur. Il museo delle Civiltà cambia pelle e volto: in quattro anni da museo composto da molti musei diventerà un meta-museo che si propone di riflettere criticamente sulle stratificazioni delle collezioni e delle culture rappresentate. Prime aperture in autunno 2022

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Piazza Guglielmo Marconi a Roma-Eur dove si affacciano i musei che costituiscono il museo delle Civiltà (foto andrea ricci)

Quattro anni per cambiare il volto e la pelle del museo delle Civiltà a Roma-Eur. Progressivamente spariranno alcuni termini come “orientale” (museo d’Arte orientale o abbinamenti tipo “preistoria” ed “etnografia”. E ci sono già le date per i primi step di questo imponente programma di rinnovamento. Mercoledì 26 ottobre 2022 si inaugura: Preistoria? Storie dall’Antropocene; I due nuovi ingressi metodologici del Museo delle Civiltà; Le sei Research Fellowship del Museo delle Civiltà; Georges Senga. Comment un petit chasseur païen devient prêtre catholique; Istituzione e avvio del gruppo di ricerca connesso allo studio delle collezioni di provenienza coloniale. Mercoledì 30 novembre 2022 si inaugura: Le collezioni di geo-paleontologia e lito-mineralogia dell’ISPRA. Animali, Piante, Rocce, Minerali > Verso un museo multi-specie.

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Andrea Viliani, direttore del museo delle Civiltà di Roma Eur (foto Andrea Guermani)

È lo stesso direttore Andrea Viliani a spiegare in una lettera questo articolato progetto-processo di cambiamento. “A partire dall’autunno 2022, e per il prossimo quadriennio, il Museo delle Civiltà avvierà una programmazione basata su un processo di progressiva e radicale revisione che riscriverà, provando a metterle in discussione, la sua storia e la sua ideologia istituzionale, a partire dalle sue metodologie di ricerca e pedagogiche”, spiega il direttore Andrea Viliani. “La straordinaria articolazione e stratificazione delle opere e dei documenti che il museo conserva – dalla preistoria alla paleontologia, dalle arti e culture extraeuropee alle testimonianze della storia coloniale italiana, fino alle arti e tradizioni popolari italiane – è basata sulla coesistenza fra differenti origini, che hanno però un ricorrente fondamento ideologico nella cultura positivista, classificatoria, eurocentrica e coloniale del XIX e XX secolo. L’urgenza posta dalla tipologia delle sue collezioni, e la necessità di affrontare un rinnovamento dei suoi statuti – continua -, sono le ragioni principali che richiedono al museo delle Civiltà di assumersi e attuare, oggi, una riflessione sistemica sulle sue identità e sulle sue funzioni, interrogandosi se e come possa operare un museo antropologico contemporaneo. Il programma 2022 e del prossimo quadriennio sarà dedicato all’avvio di questa riflessione, volta a ripensare e riattivare il museo come spazio-tempo discorsivo, critico e autocritico: basandosi su progetti di ricerca di lungo periodo, il programma riguarderà principalmente il ripensamento e riallestimento delle collezioni e degli archivi museali e la ridefinizione dei criteri di studio, catalogazione, esposizione e condivisione del sapere che il museo esprime”.

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Allestimento delle collezioni etnografiche del Museo “Luigi Pigorini” negli anni ‘70 a Roma Eur (foto muciv)

Conosciuto da molti ancora come “Il Pigorini” – dal nome del suo primo direttore, l’archeologo Luigi Pigorini che, nel 1876, inaugurò il regio museo nazionale Preistorico-Etnografico presso il Collegio Romano – il museo delle Civiltà di Roma è dal 2016 un museo dotato di autonomia speciale. Le collezioni sono composte da circa 2 milioni fra opere e documenti, distribuiti su circa 80mila mq di sale espositive e depositi. Il museo delle Civiltà (termine non a caso declinato al plurale) è quindi innanzitutto un museo “di musei” e “sui musei” in cui sono confluite, dalla seconda metà del XIX secolo ad oggi, le collezioni di diverse istituzioni, riunite nella seconda metà del XX secolo presso l’attuale sede del museo, il Palazzo delle Scienze e il Palazzo delle Tradizioni Popolari, entrambi edificati per l’Esposizione Universale di Roma (EUR) del 1942.

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Presentazione del programma 2022 del museo delle Civiltà 2022 con il direttore Andrea Viliani e il direttore generale musei Massimo Osanna (foto muciv)

roma_muciv_nuovo-logoNel contesto più generale del “Grande Progetto Museo delle Civiltà” sostenuto dal ministero della Cultura, il museo delle Civiltà darà avvio a numerosi cantieri, non solo allestitivi ma anche metodologici, che porteranno gradualmente alla riapertura di tutte le sezioni del museo – molte delle quali non ancora pienamente operative o chiuse da decenni – ma anche alla contestuale e compartecipata discussione sull’opportunità di una loro riapertura, almeno secondo gli usuali formati museali. Al termine di questo processo il museo delle Civiltà non sarà più suddiviso e frammentato in singole istituzioni museali indipendenti, ma unito e congiunto in nuclei collezionistici e archivistici fra loro interdipendenti. In questa fase di cambiamento sarà inoltre analizzato, per essere anche dismesso, l’utilizzo di alcuni termini, come quello di “orientale”, o di alcuni abbinamenti, come quello fra “preistoria” ed “etnografia”, così come saranno messe in relazione le collezioni e le istanze più urgenti e radicali espresse dalla contemporaneità. Ciò al fine di connettere le fonti storico-critiche conservate nel museo, spesso non accessibili al pubblico più vasto, ed elementi a cui è imprescindibile riportarle, quali, fra altri, i fenomeni connessi alla crisi climatica e la possibile fine del cosiddetto Antropocene, la disuguaglianza di accesso alle risorse, sia materiali che immateriali, o, ancora, gli articolati processi di de-colonizzazione delle infrastrutture istituzionali. In base a queste premesse, il programma 2022 del museo delle Civiltà di Roma, così come le linee programmatiche per il prossimo quadriennio, intendono incarnare e condividere la consapevolezza di non poter più dare per scontata l’esistenza stessa di un museo come questo, se non attraverso una sua progressiva e radicale revisione.

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Fibula prenestina in oro (VII sec. a.C.) con iscrizione in latino arcaico scritta da destra a sinistra, proveniente da Palestrina (Roma) e conservata al museo Pigorini (foto muciv)

“Come sta emergendo da una molteplicità di ricerche teoriche e di pratiche artistiche e intellettuali, sia a livello nazionale che internazionale”, spiega ancora Viliani, “i musei antropologici stanno diventando un caso di studio nella museologia contemporanea, in quanto hanno separato e classificato in modo disuguale intere culture attraverso l’invenzione di categorie come quelle del “primitivo” e dell’“alterità”, funzionali alle narrazioni eurocentriche, divenendo produttori di conoscenze escludenti e fuorvianti. Per non essere un museo “tossico” – in cui la violenza che alcuni membri del pubblico non percepiscono è, invece, chiaramente percepibile e quindi percepita, da parte di alcuni membri di quello stesso pubblico – il museo antropologico contemporaneo può provare a: porre al centro della sua azione un accesso libero, esteso e gratuito ai suoi archivi e un sostegno plurale a quelle ricerche e pratiche che riscrivano la biografia di ogni singola opera e di ogni singolo documento, a partire dalla ricostruzione rigorosa delle provenienze; rinunciare a una politica delle “buone intenzioni”, ovvero a progetti che non affrontano e decostruiscono le storie e le dinamiche su cui le collezioni del museo sono fondate, e che esprimono per questo un atteggiamento unilaterale, e quindi ancora coloniale, che non fa altro che perpetuare una storia e una dinamica di rimozione; distinguere fra le opzioni a cui si richiamano i differenti termini e ambiti di azione “post-coloniale”, “de-coloniale” e “anti-coloniale”; connettere ricerca e pedagogia per accogliere e declinare su questa base una posizionalità, intersezionalità e pluriversalità consapevoli, in cui prendere posizione senza temere i rischi che ciò potrebbe comportare nella trasformazione del museo”.

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Plastico storico del Monte Vesuvio dopo l’eruzione del 1906 di Amedeo Aureli in scala: 1: 25.000 (Collezione ISPRA / foto muciv)

“Anche se il museo delle Civiltà già esiste da un secolo e mezzo, quindi, seppur con nomi diversi, è necessario concepirlo come ancora in formazione – sottolinea il direttore -, smettendo di considerarlo quale custode di risposte per iniziare a immaginarlo come un catalizzatore di nuove domande, magari sostituendo il concetto di “patrimonio culturale” (che insiste sul principio esclusivo della proprietà) con la pratica di quello che potremmo definire “matrimonio culturale”: ovvero una serie di azioni interconnesse e inclusive che prevedono pratiche di cura, assunzione di responsabilità, condivisione e restituzione. Per questo il programma proposto interpreta il museo delle Civiltà non come l’istituzione autorevole con cui in genere identifichiamo il “museo”, ma come: centro di ricerca in corso affidato a soggetti, sia interni che esterni al museo, in grado di svolgervi una sperimentazione inter-disciplinare (fra ricercatori universitari, artisti, scrittori, musicisti, chef, attivisti e altre figure di riflessione e produzione del sapere); cantiere epistemico e sociale in contatto permanente con le comunità locali e internazionali; osservatorio/laboratorio istituzionale e procedurale davvero plurale, più di ogni altro museo “specializzato”. Infine, se da un lato possiamo reagire alle collezioni riunite nel museo delle Civiltà interpretandole come espressione della modernità europea costruita sulla creazione sistematica di alterità – intesa come polarità contrapposta alle nuove identità nazionali europee, da cui anche il parallelismo fra culture extraeuropee e preistoria, entrambe intese come qualcosa di “primitivo” –, dall’altro il museo delle Civiltà può ripensarsi anche come l’erede di un’idea pre-moderna di museo, ovvero precedente alla suddivisione da cui originarono i musei moderni con la loro distinzione fra ambiti scientifici e umanistici o fra arte e antropologia. Un suo nucleo fondativo origina infatti dall’eterogenea raccolta del gesuita Athanasius Kircher al Collegio Romano: proprio il museo Kircheriano – ancor più del regio museo nazionale Preistorico-Etnografico con cui si identifica la genesi storica dell’attuale istituzione – può rappresentare una matrice istituzionale su cui, seppur anch’essa problematica, tornare a riflettere per ricomporre quelle fratture disciplinari e normative che le violenze innescate dalla modernità hanno rivelato come limitanti e rischiose, a fronte dello sviluppo di un sapere contemporaneo che tende a formularsi nuovamente all’incontro fra differenti discipline e dalla ridiscussione delle categorie dominanti, per far convivere e collaborare differenti forme di pensiero e sensibilità”.

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Ingresso del salone d’onore del Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari a Roma Eur (foto Francesca Montuori)

Il museo delle Civiltà di Roma – da museo composto da molti musei, ognuno riflesso di una stratificazione di metodologie museali che rispecchiano le epoche che le hanno generate – diviene quindi anche un meta-museo, ovvero un museo che si propone di riflettere criticamente su queste stratificazioni per contribuire al formarsi di una nuova opinione pubblica sul museo stesso e sulle necessità e modalità della sua trasformazione. “In sintesi la visione espressa dal programma proposto – per cui desidero ringraziare le sue co-autrici e co-autori, che vi hanno messo in comune le loro ricerche e progettualità – articola la necessità di indagare le potenzialità e i limiti, la porosità e trasformatività del concetto stesso di civiltà, e quindi di un museo ad esse dedicato. Le “Civiltà” a cui il museo delle Civiltà è dedicato sono, per essere realmente tali, plurali, policentriche e intersezionali, non solo storiche ma anche potenziali, in divenire o ancora da realizzare. Attraverso la riapertura delle narrazioni sul passato – conclude -, le azioni da intraprendere nel presente e il tentativo di invertire certe previsioni di futuro, che rischia di essere tutt’altro che civile, può forse affermarsi un museo che sia non solo un rassicurante custode istituzionale ma anche un attuatore critico di civiltà, disponibile a diventare un cantiere comunitario in grado di lavorare ritarando ogni giorno i propri strumenti e analizzando giorno per giorno la sua programmazione”.

Napoli. Al via il Festival delle Ville Vesuviane “Progetto Settecento”: teatro, danza e musica. Venti appuntamenti con quattro prime assolute nazionali

napoli_extramann_festival-ville-vesuviane_locandinaVenti appuntamenti all’insegna del teatro, della danza, della musica: torna il Festival delle Ville Vesuviane che sarà in programma dal 2 al 25 settembre 2022 nelle splendide Ville Vesuviane del XVIII secolo. Il Festival, giunto alla sua trentatreesima edizione, è promosso dalla Fondazione Ente Ville Vesuviane, presieduta da Gianluca Del Mastro, con il contributo della Regione Campania e del ministero della Cultura. Direttore artistico: Giuseppe Dipasquale, regista e commediografo italiano e già direttore artistico del Must Musco Teatro di Catania e del teatro Stabile di Catania e attualmente direttore artistico del BarbablùFest, Morgantina. Anche quest’anno il tema sarà “Progetto Settecento”, un format ripristinato dal direttore artistico della scorsa edizione, Luca De Fusco, che ha ripreso un filo conduttore che caratterizzò il Festival dalla metà degli anni ’80, per valorizzare il patrimonio architettonico delle ville del Miglio d’Oro: Villa Campolieto e Villa delle Ginestre. Quattro saranno le prime assolute nazionali che debutteranno durante la kermesse: “La vita è un sogno” di Pedro Calderon de la Barca, con Mariano Rigillo per la regia di Giuseppe Dipasquale; Raffaello Converso in “L’Opera da marciapiede tra Kurt Viviani e Raffaele Weill” con elaborazioni ed orchestrazioni di Roberto De Simone; “Così è (se vi pare)” di Luigi Pirandello con Eros Pagni e regia di Luca De Fusco; “Caro Pier Paolo” di Dacia Maraini con Anna Teresa Rossini. Per acquistare il tuo biglietto vai su https://www.villevesuviane.net/festival-2022/.

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Giuseppe Dipasquale, direttore artistico del Festival delle Ville Vesuviane

“Il tema di quest’anno del Festival, che si innesta sul solco lasciato dal suo fondatore Luca De Fusco, si può riassumere nel sintagma del sogno delle diversità”, scrive il direttore artistico Giuseppe Dipasquale. “Fare Teatro significa consegnare allo spettatore una visione. Una visione del mondo, una visione della vita, una visione della realtà, ovvero, in uno, una visione della Natura. Poiché l’arte del teatro, se arte è, è disperatamente umana. Essa viaggia attraverso il corpo e la voce dell’attore, che sono strumenti dell’anima. L’anima è la spugna del disagio, come il pozzo della gioia e del dolore. Il nostro compito è al servizio degli uomini. Siamo impegnati, come fossimo, per dirla con Lear, le spie di Dio, a mostrare agli altri come si può gioire e impazzire di dolore in un dato momento, in una data occasione, ma anche come l’inganno, frutto della coscienza applicata ad una azione perversa, può generare ragione e luce per risvegliare dal sonno oscuro delle umane mostruosità. Degli uomini contemporanei e viventi, gli attori, sono costretti a vestire i panni di personaggi immaginati o addirittura scritti in un’epoca differente. Cosa è possibile
raccontare di loro? Come un uomo del ‘700 è narrabile in teatro attraverso il gesto contemporaneo di un attore? E cosa imitiamo col teatro? Una realtà siffatta in quanto modello di vita o la sua azione? Di un’epoca da rappresentare ci basta ispirarci e imitare l’arte figurativa del periodo in questione per avere un risultato credibile, o ricercare nel contemporaneo anche un processo eterno che si replica di secolo in secolo? L’affermazione di Amleto che l’arte è lo specchio della natura ha del vero. Tuttavia credo che lo specchio non riflette, o non assume in sé l’immagine pedissequa della realtà di fronte alla quale si pone, poiché esso è strumento per nulla catalogabile all’interno delle cosiddette scienze esatte. Il teatro non può determinare una riproduzione perfetta della realtà, anzi semmai prende le distanze dalla realtà che vuole che sia guardata, in un certo senso difformandola. Il teatro mette in moto un processo che si pone in contraddizione con l’azione reale per esaltarne l’ineludibile imprendibilità. La società verso cui si rivolge oggi l’azione teatrale è una società che si può definire anaffettiva, e noi ne siamo parte. Per far questo oggi è necessario assumere un paradosso come azione trasversale di fruizione teatrale: destare l’attenzione sulla vita attraverso l’uso strumentale del sogno, della visione. Il confine tra vita e teatro è tanto labile come il confine tra il sogno e la realtà. Dove l’una entra nell’altro in un continuo travaso interpretativo. La vita entra nel sogno per riformularsi simbolicamente in immagini che servono alla vita. Ecco perché rischia di essere improprio considerare oggi il teatro solo come specchio della natura se non lo si intende come un edificio magico capace di costruire di sogni. In questo senso la scelta di autori e artisti musicali e di danza contemporanea come Calderon de La Barca, e Pirandello, Maraini, Pasolini, Buttafuoco, De Simone, Di Sivo, Di Capua, Noone, Bigonzetti, Merola ci aiuteranno a raccontare il senso di un contemporaneo che interroga il sogno e la visione. Poiché nonostante tutto sembri sulla scena sogno, anzi, proprio per questa ragione, solo la coerente responsabilità umana nelle azioni della vita può dare un significato non effimero all’esistenza”.

Campi Flegrei. Apertura straordinaria della villa rustica romana di Quarto con visita guidata a cura del gruppo archeologico

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La villa rustica romana di Quarto scoperta nel 2006 nell’area dei Campi Flegrei (foto pafleg)

Il gruppo archeologico dei Campi flegrei ogni ultima domenica del mese conduce alla scoperta dei resti della villa rustica romana del Torchio in via Masullo a Quarto. Appuntamento domenica 28 agosto 2022, alle 19.30, per la visita guidata con patrocinio morale del Comune di Quarto e autorizzazione del parco archeologico dei Campi flegrei. Prenotazione al 3888352036. La villa è stata portata alla luce nel 2006 ed è una delle poche che si conserva nei Campi Flegrei. L’edificio presenta un impianto quadrangolare, preceduto da un cortile con porticato su pilastri. Sorta presumibilmente negli ultimi anni del II sec. a. C., la struttura presenta varie fasi costruttive e successive modifiche, che testimoniano una continuità di vita fino al IV-V sec. d.C. Il rinvenimento in alcuni ambienti della villa di un torcularium e di una cella vinaria, consente di ipotizzare che l’edificio fosse un centro di produzione di vino che aveva permesso ai proprietari di arricchirsi, ipotesi sostenuta dalla presenza di un consistente numero di monete rinvenute.