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Caorle. Al museo nazionale dell’Archeologia del Mare per il terzo appuntamento di “STORIE RIEMERSE. L’archeologia tra ricerca e racconto museale” presentazione della guida del museo Archeologico nazionale di Adria

caorle_archeologico_storie-riemerse_guida-del-man-di-adria_locandinaConto alla rovescia per il terzo appuntamento con “STORIE RIEMERSE. L’archeologia tra ricerca e racconto museale” al museo nazionale dell’Archeologia del Mare di Caorle: sabato 27 agosto 2022, alle 18.30, ospite è il museo Archeologico di Adria, con dialogo a due voci tra i due direttori, Federico Bonfanti e Alberta Facchi, in occasione della presentazione della nuova guida del MAN Adria, a cura di Alberta Facchi e Stefania Paiola. Testi di Giovanna Gambacurta e Loretta Zega. Schede tematiche di Sandra Bedetti, Fiorenza Bortolami, Alberta Facchi, Marta Franzin, Andrea Gaucci, Stefania Paiola, Cinzia Tagliaferro, Maria Cristina Vallicelli, Federica Wiel-Marin (vedi Adria. Al museo Archeologico nazionale presentazione della nuova Guida a cura di Alberta Facchi e Stefania Paiola per la collana “Quaderni della direzione regionale musei Veneto” | archeologiavocidalpassato). L’evento è gratuito. Per informazioni: tel. 042183149 o 3479941448, mail ddm-ven.museocaorle@beniculturali.it.

Piombino. Al parco archeologico di Baratti-Populonia week end con “Festa etrusca! La storia si racconta”. Ecco il ricco programma con una novità: un campo etrusco permanente per rivivere usi e costumi di questo antico popolo italico

populonia_parco-baratti_festa-etrusca_locandinaSabato 27 e domenica 28 agosto al parco archeologico di Baratti-Populonia a Piombino (Li), cioè proprio dove tutto ha avuto inizio nel 2016, arriva la seconda tappa della “Festa etrusca! La storia si racconta” la manifestazione culturale dedicata all’archeologia e alla storia, in particolare agli strumenti per la loro divulgazione: dai libri alla rievocazione storica, occasione di incontro, divertimento e scambio culturale tra i molteplici operatori del settore (musei, università, centri di ricerca, case editrici, società e cooperative archeologiche, agenzie specializzate nel turismo culturale, associazioni culturali) e il pubblico dei visitatori. Al parco archeologico di Baratti e Populonia il programma sarà ricchissimo e includerà una grande novità: un campo etrusco permanente per rivivere usi e costumi di questo antico popolo italico. Inoltre sarà possibile prenotare tanti laboratori per bambini e ragazzi e visite guidate in collaborazione con il museo ospitante! Per info: https://www.festaetrusca.info/.

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Laboratori “etruschi” promossi da “Festa etrusca! La storia si racconta” (foto etru)

Sabato 27 agosto 2022. Alle 11, sull’acropoli, inaugurazione del campo storico etrusco con Toscana Promozione Turistica, Regione Toscana, Marta Coccoluto (parco archeologico di Baratti e Populonia), Maurizio Amoroso (presidente Entertainment Game Apps, Ltd). Le didattiche presenti nel campo storico riguardano scrittura, religione, commercio, viaggi, armi, tessitura, profumi, cibo, vino, giochi, tiro con l’arco, fusione metalli, vetro, ceramica, danza, musica, numismatica, medicina sono realizzate a cura di: Associazione Culturale Suodales, Ruva Leo E.T.S., Phoenix Lanavium, G.A.M. Gruppo Archeologico Massarosese, A.R.S. Auxilia Legionis APS, Heliades Kuroi – Figli del Sole APS, Pithos Ancient Reproductions di Paolini Roberto, Associazione Culturale Ninuphar Eventi, Herentas, Luca Bedini, Associazione Arkè, Cohors Veterana APS. Il campo storico etrusco, con le pause per pranzo e cena, chiude alle 22. Alle 12, rievocazione storica “Il teatro della guerra: didattica sulla guerra nel mondo antico. Come si affrontavano i popoli nel Mediterraneo del VI secolo? guerrieri, armi e armature”. Alle 15.30 e alle 17, laboratorio di scrittura etrusca a cura della Parchi Val di Cornia (biglietto acquistabile in cassa, durata 1 ora e mezzo). Alle 17.30, “A touch of drama. la rievocazione storica nei musei e nei parchi archeologici. Studio, immedesimazione…diletto”: intervengono Marta Coccoluto (parco archeologico di Baratti e Populonia), Valentino Nizzo (museo nazionale Etrusco di Villa Giulia), Giulio Ranaldi (associazione Suodales). Introduce e modera Simona Sanchirico (fondazione Dià Cultura). Alle 18.15, narrazione storica sui popoli e le civiltà che fecero di Populonia un crocevia di tradizioni culturali al centro del Mediterraneo “La Populonia di 2500 anni fa: un crocevia di genti e culture nella Toscana degli Etruschi”. Alle 21 e alle 21.30, danze antiche. Alle 21.10, live session “Tursen: progetto musicale dedicato alla civiltà etrusca. Suoni delle perdute terre d’Etruria”. Alle 21.30, visita teatralizzata alla necropoli di San Cerbone a cura della Parchi Val di Cornia (chiusura biglietteria 15 minuti prima dell’inizio, tariffe Interno € 10,00 – ridotto € 8,00. Info e prenotazione tel. 0565 226445 – prenotazioni@parchivaldicornia.it.

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Rito etrusco a “Festa etrusca! La storia si racconta” (foto etru)

Domenica 28 agosto 2022, sull’acropoli, alle 10.30, apertura delle attività del campo storico etrusco, con le stesse modalità. Chiude alle 18. Alle 11.30, “L’aulos di Anthase”: incontro con un suplu e una danzatrice etrusca che spiegheranno il mondo della musica e della danza nell’Antica Etruria. Alle 16.30, visita guidata al campo storico a cura di Valentino Nizzo (direttore museo nazionale Etrusco di Villa Giulia). Alle 17.30, etrusca disciplina: rievocazione di un rito di aruspicina.

Parco dei Campi Flegrei. Al via la seconda edizione di Antro 2022 sul tema “Gli dei erranti”: 19 eventi dal 26 agosto all’11 settembre 2022 tra il Castello di Baia, il parco archeologico di Cuma e il parco sommerso di Baia. E all’interno, il secondo F.I.R.E – Festival Internazionale Rotta di Enea (1-5 settembre)

campi-flegrei_festival-antro_2022_locandinacampi-flegrei_festival-antro_2022_ascanio-celestiniArte, teatro, musica e danza nel parco archeologico dei Campi Flegrei: al via la seconda edizione di Antro 2022 “Gli dei erranti”, dal 26 agosto all’11 settembre 2022 tra il Castello di Baia, il parco archeologico di Cuma e il parco sommerso di Baia, per un totale di 19 eventi. E all’interno, dal 1° al 5 settembre, il secondo F.I.R.E – Festival Internazionale Rotta di Enea. Ad aprire la seconda edizione (26 agosto, Castello di Baia) sarà Ascanio Celestini, attore, regista, scrittore e drammaturgo romano, con lo spettacolo “Barzellette” tratto dall’omonimo libro edito da Einaudi nel 2019; in chiusura (11 settembre, parco sommerso di Baia e Castello di Baia) l’evento suggestivo a cura dell’associazione Zip Zone, “The Harp”, che vedrà l’arpista Kety Fusco interpretare il suo ultimo disco suonando su una piattaforma galleggiante sul parco sommerso di Baia, ripresa da un drone e da telecamere che manderanno la ripresa in diretta streaming. Per accedere agli spettacoli è sufficiente munirsi del biglietto d’ingresso al museo (prenotazioni su www.pafleg.it): intero 5 euro, ridotto 2 euro dai 18 ai 25 anni, gratuito per gli under 18 e per i possessori di myfleg card).

“Con la seconda edizione del nostro Festival i luoghi del Parco torneranno a riempirsi di arte, musica e teatro”, interviene Fabio Pagano, direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei. “Per questa stagione abbiamo scelto come tema “Gli dei erranti”, stimolo preso in prestito dall’Eneide di Virgilio che ci porterà a riflettere su storie antiche e vicende contemporanee. Dalla storia di Enea, prototipo del migrante, alle cronache dei nostri giorni il Mediterraneo è il mare dell’erranza. Grazie all’espressione artistica avremo la possibilità di guardare, ascoltare, riflettere e vivere intensamente la bellezza dei nostri luoghi. Gran parte della rassegna è stata costruita attraverso un avviso pubblico bandito a giugno con l’obiettivo di costruire un modello di interpretazione contemporanea della memoria antica del parco archeologico dei Campi Flegrei. Antro è la sintesi di mille voci e l’amplificatore della nostra memoria”.

campi-flegrei_festival-antro_2022_der-wandererIl variegato cartellone vedrà nel Castello di Baia sabato 27 agosto l’evento curato dall’associazione Sergio Gaggia, “Der Wanderer” con il baritono Lars Grünwoldt e il pianista Andrea Rucli in un ciclo liederistico di Franz Schubert. Domenica 28 agosto l’associazione siciliana Energie Alter-Native metterà in scena “Il viaggio del meschino”, liberamente tratto da Il Guerrin Meschino di Gesualdo Bufalino con musiche, messa in scena e regia di Miriam Palma.

campi-flegrei_festival-antro_2022_per-vie-traverseLunedì 29 agosto al Castello di Baia, Michela Latini, professoressa di Letteratura tedesca ed Estetica all’università di Ferrara, presenterà la conferenza “Per vie traverse: l’erranza come destino (da Kafka a Joseph Roth)” che si propone di ripercorrere le tappe della erranza nella cultura di lingua tedesca del Novecento. Nel parco archeologico di Cuma, martedì 30 agosto si terrà la performance di arte, letteratura, musica e danza “I profughi di ieri e di oggi” a cura dell’associazione Una città che. Farà da cornice l’esposizione dell’opera in bronzo, la “Sibilla Cumana”, del maestro scultore Domenico Sepe.

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Il logo dell’associazione Rotta di Enea

Un festival all’interno del festival dal 1° al 5 settembre con gli appuntamenti della seconda edizione del F.I.R.E, Festival Internazionale Rotta di Enea. Dal 2021 Rotta di Enea è il 45.mo Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa. Il riconoscimento, ottenuto dall’associazione Rotta di Enea, rispecchia i valori delle comuni radici europee, della mescolanza e dell’incontro delle diverse culture che hanno contribuito alla costruzione della storia e allo sviluppo del Mediterraneo. Il Festival è un’occasione di iniziative sia scientifiche che divulgative, con concerti musicali e rappresentazioni teatrali, degustazioni, visite, incontri con esperti e partecipazione delle scuole. La rassegna 2022 è organizzata con il sostegno del parco archeologico dei Campi Flegrei e in collaborazione con le amministrazioni regionali e locali, l’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Napoli e Slow Food Italia.

campi-flegrei_festival-antro_2022_festival-fire_locandinaIn cartellone: “L’amore, le armi: Enea, eroe moderno” (1° settembre al Castello di Baia), spettacolo teatrale a cura di Q Academy; Lungo la rotta: tappa in Albania (2 settembre al parco archeologico di Cuma) alla presenza di S.E. Ambasciatrice di Albania in Italia Anila Bitri Lani, con la presentazione del protocollo d’Intesa “Associazione Rotta di Enea, Parco archeologico dei Campi Flegrei, Parco archeologico di Butrinto”. Intervengono Blerina Suta (università L’Orientale Napoli), con la lezione “Il mito della Sibilla cumana nella letteratura albanese”, e Luigi Maria Caliò (università di Catania), con la conferenza “Fortificazioni d’Albania”. A seguire degustazione a cura di Slow Food e concerto di musica albanese (Hersi Matmuja, soprano; Jacopo Conoci, violoncello e voce; Ilaria Fantin, liutista); “Averno: archeologia, storia e leggende” (3 settembre al Parco archeologico di Cuma) con lettura delle poesie di Louise Glück dalla raccolta “Averno” dell’attrice e regista Angela Cicala. Interventi di Carlo Rescigno (università della Campania “Luigi Vanvitelli”), Michele Giovanni Silani (università della Campania “Luigi Vanvitelli”), Michele Stefanile (università di Napoli “Federico II”); e aperitivo al tramonto a cura di Slow Food; “Eneide”, spettacolo teatrale da Publio Virgilio Marone a cura dell’associazione Cilento Arte Velia Teatro Festival (4 settembre al Castello di Baia); proiezione del docufilm “La macchina delle immagini di Alfredo C.” regia di Roland Sejko (5 settembre al Castello di Baia). Intervengono il regista, Giuseppe Borrone, storico del Cinema, Settimio Stallone storico (università “Federico II” di Napoli).

campi-flegrei_festival-antro_2022_genti-mediterraneo-anticoMartedì 6 settembre al Castello di Baia si terrà la conferenza “Le genti del Mediterraneo antico. Raccontare erranza, migrazione e mobilità dall’analisi dei resti umani antichi”, a cura di Melania Gigante (bioarcheologo e antropologo fisico post-doc, Dipartimento di Beni Culturali – Università degli studi di Padova). Nella stessa giornata al Parco archeologico di Cuma la performance Sibyl Sessions, un’improvvisazione live e tecnologica tra passato, presente e futuro a cura dell’Associazione Culturale Kulturscio’ K (con replica il giorno dopo).

campi-flegrei_festival-antro_2022_le-donne-sono-mostriIl Teatro dell’Osso nel Castello di Baia presenterà lo spettacolo itinerante “Le donne sono mostri”, mercoledì 7 settembre, a seguire il concerto di Lino Cannavacciuolo “Via Napoli… da Pergolesi a Pino Daniele”, evento organizzato nell’ambito del Festival Antichi Scenari a cura dell’Associazione Luna Nova.

campi-flegrei_festival-antro_2022_cent-anni-di-solitudineGiovedì 8 settembre al Castello di Baia, il Teatro il Pozzo e il Pendolo metterà in scena “Cent’Anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez, mentre l’Associazione culturale Akerusia Danza sarà protagonista della serata di venerdì 9 settembre con lo spettacolo “Terra di nessuno”.

campi-flegrei_festival-antro_2022_quando-le-donne-persero-le-aliSabato 10 settembre al Castello di Baia il direttore del Parco Fabio Pagano proporrà una conferenza sull’erranza dal titolo “Quando le sirene perdono le ali” (a seguire visita straordinaria al museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia da parte del personale del Parco). Ultimo evento, come detto, domenica 11 settembre al parco sommerso di Baia – Castello di Baia Kety Fusco in “The Harp”.

Bologna. Manca giusto un mese alla grande mostra “I pittori di Pompei” al museo civico Archeologico di Bologna con oltre 100 capolavori provenienti da quella che è considerata la più grande pinacoteca dell’antichità al mondo, il museo Archeologico nazionale di Napoli. Ecco le prime anticipazioni

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Locandina della mostra “I pittori di Pompei” al museo Archeologico nazionale di Bologna dal 23 settembre 2022 al 19 marzo 2023

Un mese. Ancora un mese di attesa per la grande mostra “I pittori di Pompei” al museo civico Archeologico di Bologna dal 23 settembre 2022 al 19 marzo 2023 che si annuncia tra le più importanti nell’offerta culturale dell’autunno in Italia: oltre 100 capolavori provenienti da quella che è considerata la più grande pinacoteca dell’antichità al mondo, il museo Archeologico nazionale di Napoli. La mostra, curata da Mario Grimaldi e prodotta da MondoMostre, è stata resa possibile grazie a un accordo di collaborazione culturale e scientifica tra Comune di Bologna | museo civico Archeologico e museo Archeologico nazionale di Napoli. Alcuni degli splendidi affreschi che arricchivano le antiche domus romane di Pompei e delle altre città dell’area vesuviana saranno esposti a Bologna permettendo un excursus sulla società del I secolo d.C. a partire dalla figura dei pictores, sul cui ruolo aleggia una nuvola di mistero ancora oggi non del tutto svelato.

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Filosofo con Macedonia e Persia, affresco dalla parete Ovest dell’oecus della villa di Fannio Sinistore a Boscoreale (I sec. a.C., II stile), conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Se nel mondo della Grecia classica i pittori erano considerati “proprietà dell’universo” – come ricorda Plinio il Vecchio a sottolinearne l’importanza ed il ruolo – al tempo dei romani, i pictores erano visti come abili artigiani, e solo alcuni di loro conquistarono, per la qualità e la raffinatezza delle loro creazioni, il ruolo di artisti. E la loro arte, da mestiere riservato alle classi sociali marginali – schiavi, liberti – diventa arte che qualifica chi la pratica. Scrive infatti Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia (XXXV, 118): “In verità però non c’è gloria se non per coloro che dipinsero quadri; e a questo proposito tanto più ammirevole appare la saggezza degli antichi. Essi infatti non abbellivano le pareti soltanto per i signori e i padroni, né decoravano case che sarebbero rimaste sempre in quel luogo e sottoposte quindi alla distruzione per gli incendi … Non ancora era di moda dipinger tutta la superficie delle pareti; l’attività artistica di quei pittori era rivolta verso gli edifici cittadini e il pittore era considerato proprietà dell’universo”. Quindi, sottolinea il curatore Mario Grimaldi: “Per Plinio la differenza non risiede tanto nel concetto che è alla base dell’arte di dipingere, la ricerca di quell’inganno splendido che crea un rapporto tra l’opera e l’osservatore, ma nel diverso concetto di artista, tra quello che dipinge quadri e decora lo spazio pubblico (uomo o donna che fosse) considerato e da considerare proprietà dell’Universo, e quello ad egli contemporaneo, che semplicemente abbelliva le pareti delle case creando un’arte senza maestri conosciuti”.

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Ercole e Onfale, affresco dalla parete Est del triclinio della casa di Marco Lucrezio a Pompei (I sec. d.C., IV stile), conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Il progetto espositivo pone al centro le figure dei pictores, ovvero gli artisti e gli artigiani che realizzarono gli apparati decorativi nelle case di Pompei, Ercolano e dell’area vesuviana, per contestualizzarne il ruolo e la condizione economica nella società del tempo, oltre a mettere in luce le tecniche, gli strumenti, i colori e i modelli. L’importantissimo patrimonio di immagini che questi autori ci hanno lasciato – splendidi affreschi dai colori ancora vivaci, spesso di grandi dimensioni – restituisce infatti il riflesso dei gusti e i valori di una committenza variegata e ci consente di comprendere meglio i meccanismi sottesi al sistema di produzione delle botteghe. Sono pochissime le informazioni giunte a noi sugli autori di queste straordinarie opere e quasi nessun nome ci è noto. Grazie alle numerose testimonianze pittoriche conservate dopo l’eruzione avvenuta nel 79 d.C. e portate alla luce dalle grandi campagne di scavi borbonici nel Settecento, le cittadine vesuviane costituiscono un osservatorio privilegiato per comprendere meglio l’organizzazione interna e l’operato delle officine pittoriche.

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Parete in IV stile con Nature Morte (xenia) dalla parete Sud del tablino dei Praedia di Iulia Felix a Pompei (I sec. d.C.), conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Il caso delle città seppellite dall’eruzione vesuviana del 79 d.C. – Ercolano, Pompei e Stabia –“, scrive ancora Grimaldi nell’introduzione alla mostra, “appare uno dei più completi per l’eccezionale contestualizzazione degli apparati decorativi che, conservati perfettamente in situ, permettono così di ricomporre quei rapporti spazio-funzionali del contesto decorativo dandoci la possibilità di tener fede metodologicamente al concetto di rapporto tra spazio e decorazione e soprattutto di contesto. Infatti sempre più si è integrato all’analisi tipologica degli “stili” l’interesse verso i rapporti esistenti tra la decorazione degli ambienti e la loro funzione. In questo contesto la figura del pictor appare essere fondamentale per tradurre in immagini il rapporto esistente e necessario per il committente tra spazio, la sua casa, e decorazione. L’esperienza che si propone con questa mostra è dunque quella di rileggere, all’interno di questa prospettiva metodologica, alcuni grandi esempi decorativi facenti parte della Collezione degli Affreschi del museo Archeologico nazionale di Napoli provenienti da quelle città che, seppellite dalla grande eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., ci offrono ancora oggi la possibilità di indagare e far parte di quell’inganno splendido attraverso la personalità dei pictores che operarono in modo anonimo in quelle case”.

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Figura femminile, affresco dalla parete Est del tablino della Casa del Meleagro a Pompei (I sec. d.C., IV stile), conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

A Bologna, per la prima volta, verrà dunque esposto un corpus di straordinari esempi di pittura romana provenienti da quelle domus celebri proprio per la bellezza delle loro decorazioni parietali, dalle quali spesso assumono anche il nome con cui sono conosciute. Capolavori – solo per citarne alcuni – dalle domus del Poeta Tragico, dell’Amore punito, e dalle Ville di Fannio Sinistore a Boscoreale, e dei Papiri a Ercolano. Il visitatore potrà ammirare un’ampia selezione degli schemi compositivi più in voga nei diversi periodi dell’arte romana, osservando come alcuni artisti sapessero conferire una visione originale di modelli decorativi continuamente variati e aggiornati sulla base di mode e stili locali. Rivivere scene di accoglienza dell’ospite, raffinate immagini di paesaggi e giardini, architetture, ma anche ammirare gli strumenti tecnici di progettazione ed esecuzione del lavoro: colori, squadre, compassi, fili a piombo, disegni preparatori, reperti originali ritrovati nel corso degli scavi pompeiani, comprese coppe ancora ripiene di colori risalenti a duemila anni fa. E, ancora, triclini, lucerne, brocche, vasi, riaffiorati negli scavi e raffigurati proprio negli affreschi in mostra, con i quali dialogavano nello spazio. La mostra proporrà infine la ricostruzione di interi ambienti pompeiani come quelli della Casa di Giasone e, ancora di più della straordinaria domus di Meleagro con i suoi grandi affreschi con rilievi a stucco, per raccontare il rapporto tra spazio e decorazione, frutto della condivisione di scelte, e di messaggi da trasmettere, tra i pictores e i loro committenti.

 

Archeodromo del Conero. Il video immersivo sulla “Tomba della Regina” di Sirolo-Numana (Ancona), nell’area archeologica “I Pini”, premiato come miglior video dall’ICOM: la cerimonia il 25 agosto a Praga

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Frame del video immersivo sulla Tomba della Regina nell’area archeologica “I Pini” di Sirolo-Numana (foto sabap-marche)

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Home page del VR Archaeology sulla Tomba della Regina nell’area archeologica “I Pini” di Sirolo-Numana (foto sabap-marche)

Il video immersivo sulla “Tomba della Regina” di Sirolo-Numana (AN) nell’Archeodromo del Conero, realizzato con il coordinamento scientifico della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio AN-PU (Stefano Finocchi) in collaborazione con la Direzione regionale Musei Marche (Nicoletta Frapiccini), il parco del Conero (Filippo Invernizzi) e l’università Politecnica delle Marche (Paolo Clini), è stato riconosciuto quale “Miglior prodotto di realtà virtuale” aggiudicandosi il primo premio al F@IMP  di AVICOM (ICOM International Commitee for Audiovisual), che sarà consegnato all’Ente Parco del Conero il 25 agosto 2022 a Praga. Non si tratta di una semplice ricostruzione in 3D di un contesto archeologico, ma di un vero e proprio viaggio virtuale nel mondo funerario piceno e all’interno della celebre “Tomba della Regina”. Grazie a un visore (oculus) è possibile effettuare una prima visione aerea dell’intera necropoli per poi entrare all’interno della sepoltura, interagire con i diversi oggetti presenti nella scena, osservare da vicino e maneggiare virtualmente i manufatti. La soprintendenza ha voluto mettere a disposizione del pubblico e della comunità scientifica i primi risultati di un progetto di studio su questa ricca sepoltura, affidato al Römisch-Germanisches Zentralmuseum di Mainz (RGZM) (Giacomo Bardelli) in collaborazione con la Direzione regionale Musei e la stessa Sabap.

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L’area archeologica “I Pini” a Sirolo-Numana (foto sabap-marche)

Il video immersivo è stato pensato nell’ambito del progetto di valorizzazione dell’area archeologica “I Pini” di Sirolo (unica area archeologica delle Marche in cui è possibile visitare parte di una necropoli picena, il cui scavo è tuttora in corso sotto la direzione di Stefano Finocchi per la Sabap e del prof. Vincenzo Baldoni per l’università di Bologna), assieme all’utilizzo di sistemi di realtà aumentata e 3D e la realizzazione di video e librerie digitali che arricchiscono i percorsi espositivi e di visita anche dell’antiquarium statale di Numana e del Centro visite del parco del Conero. “È stata scelta questa sepoltura”, spiegano alla soprintendenza Abap delle Marche, “perché il grande circolo detto della Regina, scavato nel 1989, rappresenta il complesso funerario più spettacolare dell’antico insediamento piceno di Numana (oggi Sirolo-Numana, AN), nonché uno dei contesti archeologici più ricchi a livello italiano ed europeo. Il grande fossato anulare del circolo, com’è noto, ospitava al suo interno la sepoltura di una donna, vissuta durante la seconda metà del VI secolo a.C., il cui corredo era suddiviso in più fosse di diverse dimensioni e profondità. Abbiamo voluto che i primi risultati dello studio scientifico avessero una ricaduta immediata in termini di valorizzazione: essi – concludono – sono infatti alla base della realtà aumentata e 3D e hanno dato la possibilità di ripensare e aggiornare anche l’esposizione del corredo all’antiquarium di Numana”.

Nuove scoperte a Piuro, la Pompei delle Alpi (So): il prof. Fabio Saggioro (università di Verona) fa il punto sulle ricerche in corso: rinvenuta un’area funeraria tardo-romana che apre nuovi scenari sulla storia del piccolo borgo distrutto e cancellato dalla frana del 1618

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Immagini delle ricerche archeologiche a Piuro (So) da parte del team dell’università di Verona diretto dal prof. Fabio Saggioro (foto univr)

Il ritrovamento di sepolture e strutture murarie di enormi dimensioni, che indicano come, ad un certo punto, intorno all’VIII secolo d.C., il villaggio si fosse sviluppato su un’area funeraria, aprendo scenari nuovi sulla storia dell’area, sono tra i più importanti risultati ottenuti dagli scavi in corso sul villaggio alpino di Piuro, in Val Bregaglia (Sondrio). Con l’aiuto di un team di ricercatrici e ricercatori dell’università di Verona, molti e importanti sono i reperti venuti alla luce nell’area del borgo appartenenti all’epoca tardo romana. Il progetto, coordinato da Fabio Saggioro, docente di Archeologia cristiana e medioevale, ha recentemente condotto il team di archeologi a scoperte sorprendenti e utili a ricostruire il ruolo storico del Comune in provincia di Sondrio. “L’orizzonte cronologico di questi ritrovamenti”, ha spiegato Saggioro, “sembra rimandare all’epoca tardo romana e apre scenari nuovi, che fanno pensare ad origini molto più complesse, legate a quella fase di instabilità tra la fine del mondo romano e l’inizio del medioevo”. Un’importante testimonianza dell’antico ruolo di Piuro è inoltre fornita da Palazzo Vertemate – l’unico integro dal 1618 – che testimonia la ricchezza del borgo precedente alla frana. Piuro, conosciuta anche come la Pompei delle Alpi, era un ricco centro alpino noto alle cronache per la violenta frana che lo distrusse totalmente nel 1618. Il borgo, prima del catastrofico evento, aveva conosciuto un periodo di splendore commerciale, diventando un importante riferimento commerciale nel panorama europeo.

Gli studi archeologici del territorio della Val Bregaglia sono iniziati nel 2015, a seguito di un accordo tra soprintendenza archeologica e università di Verona, nel quale è stato coinvolto anche il Comune di Piuro. Le ricerche hanno avuto messo in luce il ruolo del borgo alpino, evidenziando la complessità delle dinamiche socio-insediative e ambientali del luogo e approfondendo la frana che lo rase al suolo, rappresentante un momento drammatico ma centrale nella storia e nell’evoluzione della valle. “Abbiamo lavorato su due zone e con due obiettivi diversi”, spiega Saggioro. “Capire chi ha abitato Piuro nel corso del tempo, quindi la loro vita quotidiana, dove abitassero, le caratteristiche delle abitazioni; e poi – cosa per noi importantissima – capire l’ambiente circostante, cioè come fosse fatta la valle prima della frana, non solo in senso geologico, ma anche la tipologia della copertura vegetale, quali fossero le coltivazioni, quale fosse in buona sostanza il rapporto tra i piuraschi e l’ambiente circostante. E perché a un certo punto, nel 1618, questo rapporto uomo-ambiente si rompe. E capirne anche le cause può essere un elemento di riflessione utile per la situazione attuale”. Sono state trovate alcune strutture di incerta definizione, forse legate a una fortificazione, ma soprattutto una decina di sepolture. “Un’area cimiteriale – continua Saggioro – per la quale siamo in attesa delle datazioni al radiocarbonio: la cronologia si può collocare tra la tarda età romana e il primissimo medioevo. E questo è un elemento interessante, cioè apre un nuovo orizzonte su chi fossero queste persone, che cosa facessero, quale fosse il loro insediamento di riferimento visto che lì case e strutture non ne abbiamo trovate. Quando la frana seppellisce Piuro il paese era molto ricco ma era articolato anche con dei piccoli nuclei satelliti: c’era il paese di Scilano, e poi Savogno, Dasile. Cioè era sul fondovalle ma con una serie di satelliti attorno, motivo per cui i piuraschi che avevano sempre avuto una forte identità ritornano anche dall’Europa e rifinanziano la costruzione della nuova Piuro che oggi prende il nome di Borgonuovo ed è spostata rispetto all’abitato originale. Possiamo dire che prima degli scavi archeologici la storia di Piuro è sempre rimasta alla frana, cioè quella frana ha bloccato e congelato la storia della valle. È stato un evento traumatico – conclude – che ha bloccato anche emotivamente. Molto interessante è anche analizzare i risvolti culturali e sociali che questi drammatici fenomeni, che purtroppo vediamo anche ai nostri giorni, lasciano sulle comunità”.

Napoli. Il museo Archeologico nazionale presenta “Father and son 2”, il sequel del videogioco lanciato nel 2017, già scaricabile su Google Play e App Store. Il direttore Giulierini: “Il gaming è diventato arte”

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Ragazzini provano il videogioco “Father and son 2” nella sala del Toro Farnese al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mario laporta / Kontrolab)

“Videogioco o arte?” Nella sala del Toro Farnese, risuona la domanda di Marianna: ha sedici anni, studia al liceo classico “Pietro Giannone” di Benevento e, al museo Archeologico nazionale di Napoli, è la prima giocatrice del videogioco “Father and son 2”. Accanto a lei c’è Luigi, allievo di Design della Comunicazione all’Accademia di Belle Arti di Napoli, già esperto del capitolo uno di “Father and son”. In questo flash dell’ufficio comunicazione del Mann la cronaca emozionale delle prove di gaming con il pubblico di “Father and son 2”, sequel del videogioco lanciato nel 2017 dal museo Archeologico nazionale di Napoli in collaborazione con l’associazione TuoMuseo, e che ora è giunto nel proprio luogo di nascita, dopo l’anteprima a “We Make Future”, il più grande festival sull’Innovazione digitale e sociale (Fiera di Rimini, 16-18 giugno 2022).

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Il direttore del Mann, Paolo Giulierini, gioca col videogioco “Father and son 2” (foto mario laporta / Kontrolab)

“L’avventura di Father and Son continua. Siamo orgogliosi di presentare, all’interno del piano di digitalizzazione del Mann”, commenta il direttore del museo, Paolo Giulierini, “la seconda attesa ‘puntata’ del nostro videogame. Il Mann è stato il primo museo in Italia e probabilmente il primo archeologico in assoluto a puntare sul videogame come strumento di coinvolgimento dei più giovani nell’ambito di una azione di comunicazione che abbiamo subito immaginato globale. E grazie all’incontro con uno specialista di profonda cultura come Fabio Viola il gaming è diventato arte”. “Il videogioco come forma d’arte e, al contempo, strumento per raggiungere e coinvolgere nuovi pubblici internazionali”, afferma Fabio Viola, game designer e fondatore di TuoMuseo. “Un modello di narrazione interattivo e partecipativo che aiuta il museo ad andare nei tempi e negli spazi dei larghi pubblici. Questo sequel cambia la prospettiva ponendo al centro una protagonista femminile per far riflettere i giocatori su come un Si o un No possano cambiare per sempre le nostre e altrui vite”. E Ludovico Solima (università della Campania “Luigi Vanvitelli”), che ha curato la supervisione del progetto del game, conclude: “Dopo il successo davvero straordinario della prima -puntata-, il Mann ha dunque ritenuto di voler proseguire nella strada tracciata qualche anno fa. Nuovi protagonisti, nuovi contesti, nuovi periodi storici, nuove emozioni: un nuovo approccio alla creazione e diffusione di prodotti culturali, nel segno dell’accessibilità”.

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Frame del videogioco “Father and son 2” realizzato dal team internazionale di TuoMuseo guidato da Fabio Viola e Massimiliano Elia (foto mann)

Già selezionato dal Segretariato Generale del Ministero della Cultura tra i progetti innovativi per promuovere le attività di valorizzazione digitale degli istituti italiani, “Father and son 2” è scaricabile su Google Play e App Store: dopo il successo della prima puntata (cinque milioni di download in tutto il mondo, traduzioni nelle principali lingue europee, in arabo e in cinese, una versione in napoletano), c’è attesa per la continuazione del gioco dedicato al Mann e pensato non solo per i più giovani. “Così, nella sala del Toro Farnese”, raccontano al museo, “sono in tanti a cimentarsi con il game in un clima di festa: tra questi Tina, abbonata Openmann, gli studenti dell’Accademia di Belle Arte di Napoli con il loro docente di fotogiornalismo Mario Laporta, le gemelline Gemma e Aurora, che hanno il cellulare scarico, ma si fanno prestare il telefonino per entrare a far parte dei players”.

“Father and son 2” ha come protagonista una giovane donna, Sofia, impiegata al Mann e vicina alla laurea in archeologia. Sofia è la compagna di Michael, il ragazzo che, nella prima puntata del videogioco, andava alla ricerca del padre scomparso, un tempo archeologo proprio al museo Archeologico nazionale di Napoli. Il game ha come filo conduttore il tema dell’amore, declinato secondo diverse sfaccettature: punti nodali della storia sono l’incontro con un antico etrusco a Capua nel 475 a.C. e le vicende di Cleopatra e Marcantonio in navigazione nel Mediterraneo. Senza sacrificare un’incursione nella storia più recente: dal viaggio di Charles Dickens a Napoli nel 1844 sino a giungere circa cento anni dopo, ai momenti più tragici ed emozionanti delle Quattro Giornate che sconvolsero Napoli nel 1943, durante la Seconda guerra mondiale. “Father and Son 2” è stato realizzato dal team internazionale di TuoMuseo guidato da Fabio Viola e Massimiliano Elia; della squadra fanno parte il game designer Sean Wenham, il compositore Arkadiusz Reikowski, lo sviluppatore Francesco Bizzini e l’animatore Angelo La Farina. In prospettiva, anche l’inserimento del Mann nell’universo Minecraft e la realizzazione di un’audiogame per non vedenti.

Locri Epizefiri. Al teatro greco romano va in scena “Sette contro Tebe” di Eschilo nell’adattamento di Aurelio Pes a cura del Centro Teatrale Meridionale

locri_teatro-greco-romano_sette-contro-tebe_locandinaLa grande tragedia classica rivive nel luogo della sua nascita, il Teatro Greco Romano di Locri Epizefiri. Appuntamento lunedì 22 agosto 2022, alle 21.30, quando al teatro antico di Locri va in scena “Sette contro Tebe” di Eschilo, adattamento di Aurelio Pes, a cura del Centro Teatrale Meridionale: con Lorenzo Parrotto (Eteocle), Roberta Azzarone (Antigone), Giovanni Carta (Creonte/Tiresia/coro) e (in o.a.) Anna Lisa Amodio (corifea/coro), Giuseppe Benvegna (terzo messaggero/coro), Camillo Marcello Ciorciaro (settimo messaggero/coro), Giovanni Di Lonardo (carnefice/coro), Nicolò Giacalone (quarto messaggero/coro), Monica Guazzini (corifea/coro), Alessandro Marmorini (sesto messaggero/coro), Giacomo Mattia (secondo e ottavo messaggero/coro), Mimma Mercurio (corifea/coro), Marco Valerio Montesano (quinto messaggero/coro), Matteo Munari (primo e nono messaggero/coro); e la partecipazione di Domenico Pantano (Ermocrate/coro); a cura di Nicasio Anzelmo.

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Il teatro greco romano di Locri Epizefiri nel parco archeologico nazionale di Locri (foto drm-calabria)

Il Teatro Greco Romano, sito entro il parco archeologico nazionale di Locri, si trova in contrada Dromo, Portigliola. Dopo il successo della serata di avvio, il 7 luglio 2022, il parco archeologico di Locri ospita nuovamente un’iniziativa di elevata qualità, nell’ambito delle celebrazioni per il 50° ritrovamento dei Bronzi di Riace, promosse dalla Città metropolitana di Reggio Calabria, in collaborazione con la Direzione regionale Musei Calabria e il Comune di Locri. Ingresso gratuito (fino ad esaurimento posti) senza prenotazione. Per info: 342.9533222.

centro-teatrale-meridionale_sette-contro-tebe_logo“Sette contro Tebe”. La messa in scena è una riproposizione del testo elaborato con interventi e all’adattamento di Aurelio Pes, lo scrittore, drammaturgo e critico musicale palermitano scomparso nel 2020 che ha saputo cristallizzare, con potenza evocativa, il male intrinseco alla vita dell’uomo e la caducità dell’essere umano di fronte al fato. “Sette contro Tebe” è la seconda più antica tragedia di Eschilo giunta a noi per intero, rappresentata per la prima volta ad Atene alle Grandi Dionisie del 467 a.C. centro-teatrale-meridionale_logoÈ la tragedia dell’orrore della guerra, del compimento della terribile maledizione del ghenos di Edipo: la sua stirpe infatti è segnata da antiche colpe che, in una perversa concatenazione di eventi, si riproducono e moltiplicano. Le colpe dei padri, così come i loro meriti, ricadono sempre sui figli. Nei “Sette contro Tebe” eschilei, in cui è protagonista il re Eteocle, si accenna di continuo al tema della spartizione dell’eredità e della successione ereditaria. In base alla versione a noi più nota della saga dei Labdacidi, alla morte di Edipo i suoi due figli, Eteocle e Polinice, decidono di regnare ad anni alterni, l’uno durante l’esilio dell’altro; Eteocle, primo a sedere sul trono di Tebe, calpesta l’accordo, ostinandosi a non cedere il trono al fratello allo scadere del suo anno di regno. Polinice, cacciato in esilio, giunge ad Argo, dove ottiene l’appoggio del re Adrasto che gli promette aiuto nel fare ritorno in patria. Polinice, insieme ad altri sei condottieri, muove così guerra alla sua patria. Capo contro capo, fratello contro fratello, nemico contro nemico sono le parole di Eteocle prima dello scontro.

centro-teatrale-meridionale_il-gruppo-in-scenaAccanto a questa, tuttavia, esisteva una differente variante della storia che riporta di un accordo tra i due fratelli, in base al quale Polinice, invitato da Eteocle a decidere se tenere per sé il regno oppure abbandonare la patria con una parte delle sostanze paterne, lascia il trono al fratello, scegliendo di andarsene ad Argo con il chitone e la collana che Cadmo, antico fondatore della città di Tebe, regalò alla dea Armonia: oggetti dal forte potere simbolico, poiché divini. Polinice poi li donò alla moglie dell’indovino Anfiarao, perché lo accompagnasse nella guerra contro il fratello a Tebe. Quale che sia la versione del mito, ci troviamo di fronte alla città sotto assedio. Eteocle ascolta il resoconto di sette messaggeri che, insieme al coro, si stringono intorno al loro capo, mentre raccontano con dovizia di particolari quali guerrieri argivi si schierano di fronte alle sette porte, quali armi indossano e quale furia li muove. Il re sa che deve combattere e si prepara ad affrontare il destino che gli pone di fronte proprio il fratello. Ma sopra ogni cosa Eteocle sa che Non è dato sfuggire a un male, quando il dio lo manda. L’attacco termina con la morte dei due fratelli che, nello scontro diretto, si danno vicendevolmente la morte. Il loro destino è compiuto.

In libreria “Il mondo nascosto di Pompei” di Massimo Osanna con Luana Toniolo: i due archeologi ci accompagnano “dentro il cantiere” di Civita Giuliana, nell’operatività della moderna archeologia, restituendoci l’emozione della scoperta e la passione del loro lavoro

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Copertina del libro “Il mondo nascosto di Pompei” di Massimo Osanna con Luana Toniolo

È il 2017 quando la Procura di Torre Annunziata contatta il parco archeologico di Pompei. La proposta è chiara: intraprendere indagini congiunte per stabilire le responsabilità dei tombaroli e degli “scavatori” non autorizzati che stanno saccheggiando – ultimi di una lunga serie di clandestini – il territorio vesuviano. Nasce da qui l’avventura di ricerca raccontata nel libro “Il mondo nascosto di Pompei” di Massimo Osanna con Luana Toniolo (Rizzoli, in libreria da aprile 2022): si ricomincia a scavare a Civita Giuliana, là dove, si sapeva da indagini di inizio secolo, era il complesso di un’antica villa. E gli straordinari risultati sono già chiari dal sottotitolo “Il carro della sposa, la stanza degli schiavi e le ultime scoperte”. E gli autori sono una garanzia oltre che i protagonisti di quelle ricerche.

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Massimo Osanna (foto graziano tavan)

Massimo Osanna è professore ordinario di Archeologia classica all’università di Napoli Federico II. Ha insegnato nell’università della Basilicata, a Matera, dove ha diretto la Scuola di Specializzazione in Beni archeologici; è stato visiting professor in prestigiosi atenei europei e ha promosso scavi e ricerche in Italia meridionale, Grecia, Francia. Dal 2014 al 2015 ha diretto la soprintendenza speciale di Pompei; dal 2016 è direttore generale del parco archeologico, riconfermato per un altro mandato nel 2019.

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Luana Toniolo (foto graziano tavan)

Luana Toniolo è dal 2017 funzionario archeologo del parco archeologico di Pompei, precedentemente componente della segreteria tecnica del Grande Progetto Pompei. Ha insegnato Antichità pompeiane ed ercolanesi all’università di Napoli “Federico II”. Specialista di ceramica romana, ha lavorato all’estero nella missione italiana a Hierapolis di Frigia (Turchia) e nella missione tedesca a Schedia (Egitto). Nel 2022 è stata nominata direttore della Direzione regionale Musei Sardegna.

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Il tratto di criptoportico della villa suburbana di Civita Giuliana con i calchi dei corpi dei due fuggiaschi ritrovati (foto Luigi Spina)

Seguendo gli interventi dei clandestini in un’area oggi densamente abitata, il team del Parco guidato dall’allora direttore Massimo Osanna avvia una campagna di scavi destinata a restituire, tra momenti di delusione per i reperti distrutti o trafugati dai tombaroli, scoperte sensazionali: nuove vittime di cui si riesce a realizzare i calchi in gesso (dopo trent’anni dagli ultimi) (vedi Eccezionale scoperta a Pompei. Nella villa suburbana di Civita Giuliana ritrovati i corpi integri di due fuggiaschi, il padrone col suo schiavo, vittime dell’eruzione: la tecnica ottocentesca della colatura di gesso restituisce “l’impronta del dolore”, una scena di morte e disperazione | archeologiavocidalpassato), una stalla con tre cavalli (il primo calco equino mai realizzato a Pompei) (vedi Pompei. Eccezionale scoperta nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli: nella stalla trovato un terzo cavallo di razza da parata con bardature militari. Osanna: “Nel 2019 fondi per esproprio terreni, completare lo scavo e aprire il sito al pubblico” | archeologiavocidalpassato), una sepoltura successiva all’eruzione del 79 d.C. Poi, in un ambiente limitrofo, un reperto eccezionale e unico nel suo genere: un pilentum, un fastoso carro da cerimonia finemente decorato, di cui si aveva traccia solo nelle fonti scritte. Praticamente intatto, solo sfiorato dai tunnel dei clandestini, conserva ancora i meravigliosi medaglioni a tema erotico (vedi Nuova eccezionale scoperta nella lussuosa villa di Civita Giuliana (Pompei): scoperto un carro da parata (pilentum) integro, con decorazioni erotiche, forse per una cerimonia nuziale. Osanna: “Un unicum in Italia. Grazie all’intesa Parco archeologico di Pompei e Procura di Torre Annunziata per contrastare le attività dei tombaroli” | archeologiavocidalpassato).

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La Stanza degli Schiavi nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Attraverso un’accurata ricostruzione del territorio oltre le mura di Pompei e delle ville che punteggiavano la campagna, Massimo Osanna e Luana Toniolo ci accompagnano dentro il cantiere di Civita Giuliana, nell’operatività della moderna archeologia, restituendoci l’emozione della scoperta e la passione del loro lavoro. Fino all’ultimo ritrovamento: una stanza abitata da una famiglia di schiavi che, a distanza di duemila anni dalla tragica eruzione, ci restituisce la vita quotidiana delle classi subalterne, quelle che meno – fino a oggi – avevano lasciato traccia di sé (vedi Pompei. Trovata la “stanza degli schiavi” nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli. L’eccezionale nuova scoperta segue quella della stalla con tre cavalli e del carro cerimoniale. L’ambiente, che ospitava una famigliola, è perfettamente conservata e permetterà di acquisire nuovi interessanti dati sulle condizioni abitative e di vita degli schiavi a Pompei e nel mondo romano | archeologiavocidalpassato). Un viaggio della conoscenza che diventa anche un monito: il nostro patrimonio archeologico e museale è un tesoro da difendere, da rilanciare, da valorizzare ogni giorno. E la villa al centro di questo libro, scrive Osanna, può oggi trasformarsi “da luogo di razzia, di distruzione dissennata, in un sito emblematico di tutela dinamica. Un simbolo della lotta dello Stato contro la piaga dello scavo clandestino e del commercio di manufatti archeologici e opere d’arte”.

Orvieto. Come mangiavano gli antichi Etruschi? Appuntamento alla necropoli etrusca di Crocifisso del tufo per la presentazione del libro “A tavola con gli Etruschi” di Giorgio Franchetti e degustazione di piatti “all’etrusca” con l’archeocuoca Cristina Conte e del vino “etrusco” di Francesco Mondini, premio Unesco

orvieto_necropoli-crocificco-del-tufo_a-tavaola-con-gli-etruschi_degustazioni-e-libro_locandinaCome mangiavano gli Etruschi? In mancanza di una letteratura etrusca, è possibile ricostruire le loro abitudini a tavola partendo dalle fonti latine e greche, dai pochissimi reperti, dalle immagini dell’iconografia funeraria e dai servizi da tavola a corredo delle sepolture? Quanto possiamo affidarci alle pitture funerarie? Illustrano eventi reali o sono una rappresentazione simbolica dell’oltremondo? Se vogliamo saperne di più non si può perdere la presentazione del saggio “A tavola con gli Etruschi” a cura del divulgatore storico Giorgio Franchetti. Un viaggio nel passato per conoscere gli antichissimi Rasenna osservandoli da un punto di vista inedito: quello del rapporto che ebbero con il cibo. Appuntamento domenica 21 agosto 2022, alle 21.30, alla necropoli etrusca di Crocifisso del Tufo di Orvieto. Con l’autore interverranno Lara Anniboletti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Orvieto e della necropoli etrusca di Crociffiso del Tufo e Cristina Conte, archeocuoca.

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L’archeocuoca Cristina Conte

“È sempre una grande emozione”, dichiara Franchetti, “mettermi al comando di questa macchina del tempo virtuale e mettere le lancette dell’orologio indietro quasi 30 secoli. Prenderemo per mano idealmente il pubblico e lo condurremo a ritroso nel tempo, entrando nella vita quotidiana degli Etruschi per comprendere il rapporto che ebbero con il cibo”. Ma attenzione, se si ha tempo, non è proprio da perdere l’anteprima alla presentazione del libro. Un’ora prima, infatti, alle 20.30, sarà allestita una degustazione di pietanze “all’etrusca” elaborate proprio da Cristina Conte, che ha collaborato al libro curando la sezione delle ricette.

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Francesco Mondini produce il “Nerum” etrusco

Sarà anche possibile degustare il vino “etrusco” prodotto da Francesco Mondini, in anfora sotterrata, processo che gli è valso un premio dell’UNESCO. “Coinvolgendo storici, archeologi, dottori in agraria, geologi, mastri cocciai”, spiega Mondini, “siamo arrivati nel 2014 ad avere un prodotto di eccellente qualità, perfetto nei suoi equilibri e soprattutto totalmente naturale senza aggiunta di sostanze chimiche, una autentica spremuta di uva, naturale come la terra ci dona. Oggi abbiamo l’onore di presentarvi il primo vino al mondo biologico vinificato in orci di terracotta, completamente interrati, con il metodo Mondini”. Ingresso libero e degustazioni gratuite con prenotazioni al numero: 0763 341039. Mail: drm-umb.necropoliorvieto@cultura.gov.it.

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Copertina del libro “A tavola con gli Etruschi” di Giorgio Franchetti (Edizioni Efesto)

A tavola con gli etruschi (2022, edizioni Efesto). Questo libro si propone di far conoscere meglio la cultura etrusca seguendo un filo particolare: quello del cibo. Le fonti romane fanno menzione di cibi e prodotti dell’agricoltura quanto dell’allevamento etrusco, così come dei cereali e dei formaggi, ma certamente questi autori vissero e scrissero quando praticamente gli Etruschi erano un popolo ormai da tempo assimilato nel tessuto sociale romano. Il cibo etrusco è giunto a noi in due versioni: quella dipinta, presente nell’iconografia funeraria, e i resti concreti rinvenuti in contesti di vario genere e studiati in archeobotanica. Quanto si è voluto rappresentare il vero e quanto invece va interpretato come un’immagine carica di simbolismo “altro”, lontano dal reale e posta nell’immaginario dell’oltremondo? L’autore propone una rilettura dell’evoluzione dell’immagine del banchetto, partendo dalle tombe più antiche e arrivando fino alla dominazione romana. Nel libro vengono anche proposte delle ricette per mangiare “all’etrusca”.

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Attestato Unesco del premio “La fabbrica del paesaggio” all’azienda agricola Tarazona Miriam di Arezzo

“Francesco Mondini ha inseguito per più di vent’anni un sogno: ricreare nella sua terra, la terra degli Etruschi nell’Aretino, il modo in cui i nostri illustri progenitori producevano il vino”, scrive Luigina Besi, presidente Unesco Arezzo che ne ha sostenuto la candidatura. “Con l’aiuto di archeologi e basandosi sulle conoscenze della viticoltura tramandate dal padre e dal nonno ha abbellito le sue colline riprendendo l’uso atavico di alternare filari di viti e filari di ulivi scavando dolcemente il suolo per interrare gli orci artigianali, di terracotta. Chi vede la sua opera se ne innamora. Il riconoscimento dell’Unesco premia la tutela, anzi il miglioramento del paesaggio naturale e culturale, nel rispetto delle vocazioni territoriali, dimostrando la capacità di costruire un modo colto e al tempo stesso produttivo il proprio luogo di lavoro, un paesaggio al tempo stesso poetico e ricco di memoria”.