Torino. Al museo Egizio l’archeologo David Wengrow parlerà di “Rethinking early states. Ancient Egypt and Beyond”. Conferenza, in presenza e on line, in collaborazione con Acme
Approda a Torino uno degli autori del best seller internazionale “L’alba di tutto. Una nuova storia dell’umanità” (Rizzoli), una riflessione sull’evoluzione sociale dell’Homo Sapiens, nel 2022 per diverse settimane ai vertici della classifica dei libri del New York Times. Si tratta dell’archeologo David Wengrow, docente di Archeologia comparata all’Institute of Archaelogy dell’University College London, protagonista giovedì 16 marzo 2023, alle 18, al museo Egizio, con “Rethinking early states. Ancient Egypt and Beyond”, nell’ambito del ciclo di conferenze scientifiche del museo, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Introduce Federico Poole, curatore del museo Egizio. L’evento di terrà nella sala conferenze del Museo e l’ingresso è libero fino a esaurimento posti. Conferenza in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano per il solo pubblico in sala (fino esaurimento scorte). La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Durante la conferenza sarà anche possibile acquistare il libro di David Graeber e David Wengrow “L’alba di tutto. Una nuova storia dell’umanità”, edito da Rizzoli.

Copertina del libro di David Graeber e David Wengrow “L’alba di tutto. Una nuova storia dell’umanità”, edito da Rizzoli.
Gli studiosi hanno a lungo cercato le origini degli Stati moderni nell’antichità, con l’antico Egitto che funge da prototipo dello “Stato arcaico”. Prendendo spunto dalle idee contenute nel suo recente libro con David Graeber, “The Dawn of Everything (L’alba di tutto)”, David Wengrow presenterà una tesi alternativa. Invece di essere una forma politica profondamente radicata, lo Stato moderno può essere considerato come una recente convergenza di tre diversi principi di potere sociale: la sovranità, la politica competitiva (ad esempio le elezioni) e la burocrazia. Una prospettiva archeologica suggerisce che questi tre principi del potere organizzato hanno origini distinte e spesso sono apparsi indipendentemente o in tensione tra loro. Ciò potrebbe fornire un modo più convincente per comprendere la varietà delle forme politiche nel passato umano, piuttosto che cercare “le origini dello Stato”.

L’archeologo David Wengrow
David Wengrow è professore di Archeologia comparata all’Institute of Archaeology dell’University College London (UCL) ed è stato visiting professor alla New York University (Institute of Fine Arts), l’università di Auckland e l’università di Friburgo. David ha condotto ricerche archeologiche sul campo in Africa e in Medio Oriente. È autore di numerosi libri e articoli scientifici, tra cui The Archaeology of Early Egypt, What Makes Civilization? e co-autore con David Graeber del bestseller del New York Times The Dawn of Everything: A New History of Humanity.
Bologna. Al via “…Comunicare l’archeologia…” (primo semestre), il ciclo di incontri del Gruppo archeologico bolognese con focus sull’isola di Cipro, l’Antico Egitto “nascosto”, gli insediamenti rupestri, i ritrovamenti archeologici nel Bolognese e il riutilizzo dei materiali romani
Dal fascino dell’isola di Cipro a quello dell’Antico Egitto, dagli insediamenti rupestri ai ritrovamenti archeologici nel Bolognese al riutilizzo di architetture antiche: sono alcuni degli argomenti affrontati dal ciclo di incontri “…comunicare l’archeologia…” del primo semestre 2023 promossi dal Gruppo Archeologico Bolognese al martedì, alle 21, in presenza al Centro sociale ricreativo culturale “Giorgio Costa” in via Azzo Gardino 48 a Bologna. L’ingresso alle conferenze è libero e gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili. Il Gruppo Archeologico Bolognese (Gabo), affiliato ai Gruppi archeologici d’Italia, con i quali sono promosse – soprattutto d’estate – campagne di ricerca, scavi e ricognizioni d’interesse nazionale, in collaborazione con le competenti Soprintendenze Archeologiche, collabora con il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto, il museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena e il museo della Civiltà Villanoviana (Muv) di Castenaso.
Si inizia martedì 14 marzo 2023, alle 21, al Centro sociale ricreativo culturale “Giorgio Costa” con Silvia Romagnoli, archeologa e travel designer, che presenterà la conferenza “Kypros: crocevia di continenti. Racconto di viaggio con il Gruppo Archeologico Bolognese” raccontando l’itinerario di 9 giorni intrapreso alla scoperta di Cipro, organizzato da Insolita Itinera in collaborazione con il GABo. “Siamo appena tornati da un viaggio nella splendida isola di Cipro, una terra ricca di archeologia, tradizioni e tesori delle più antiche civiltà del mondo che l’hanno abitata nel corso dei secoli, in virtù della sua posizione strategica al crocevia di tre continenti”, ricorda Romagnoli. “L’isola è quindi, oggi, un grande museo a cielo aperto, dove si possono ammirare numerose testimonianze del suo movimentato passato, che ha fatto di Cipro un mosaico di differenti periodi e civiltà”. Per chi si è perso il viaggio e vuole scoprire la storia millenaria di questa affascinante isola del Mediterraneo, è la conferenza giusta.

“Insediamenti rupestri”: ne parla Giuseppe Rivalta
Si prosegue martedì 18 aprile 2023, alle 21, al Centro Sociale “G. Costa” con la conferenza “Gli insediamenti rupestri nel mondo” di Giuseppe Rivalta, antropologo, biospeleologo e viaggiatore, che presenterà questi luoghi descritti nell’omonimo libro scritto con Carla Ferraresi e in uscita il 20 marzo 2023.

La copertina del libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni” di Maurizio Zulian e Graziano Tavan (Marsilio Arte)
Terzo appuntamento martedì 2 maggio 2023, alle 21, al centro sociale “G. Costa”: Maurizio Zulian, viaggiatore, scrittore ed esperto dell’Antico Egitto, e Graziano Tavan, giornalista specializzato in archeologia, presentano il loro libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni”, edito da Marsilio Arte. “Nella terra di Pakhet”, spiegano gli autori, “non è una guida archeologica tout court né un libro fotografico sull’Egitto, ma è un viaggio, emozionale e scientifico al contempo, alla scoperta di un Egitto “nascosto”, lontano dai percorsi turistici, perché sostanzialmente chiuso ai visitatori – e spesso anche agli stessi studiosi -, in quello che gli egittologi chiamano Medio Egitto, ma che più correttamente è l’Egitto Centrale, dal governatorato di Beni Suef, appena a Sud del Cairo, a quello di Sohag, che finisce ad Abydos.

San Pietro in casale: scavi archeologici del mulino della Ca’ Gioiosa (foto sabap-bo)
Quarto appuntamento martedì 23 maggio 2023, alle 21, al Centro Sociale “G. Costa”, con la conferenza “Il ritrovamento del mulino della Ca’ Gioiosa: archeologia e storia della pianura bolognese tra l’età medievale e l’età moderna”. Introduzione a cura dell’archeologa Daniela Ferrari. Intervengono Valentina Di Stefano, archeologa Sabap-Bo; Daniele Mazzitelli, di Phoenix Archeologia; e Claudio Negrelli, direttore tecnico e presidente di Phoenix Archeologia. Il mulino detto della Ca’ Gioiosa, la cui storia inizia nel 1358, rimarrà per secoli uno dei più importanti della bassa pianura bolognese (almeno fino al XVIII secolo). A seguito dei lavori di scavo necessari alla costruzione, in questo sito, di capannoni industriali si è proceduto a dei sondaggi archeologici preventivi per controllare lo stato del vecchio Mulino ormai scomparso sotto stratificazioni centenarie. I lavori hanno portato alla luce i resti della Ca’ Gioiosa e di alcuni edifici limitrofi. Un ritrovamento di grande effetto, che ha permesso di rivedere e studiare questo vecchio Opificio e con esso anche le attrezzature in legno necessarie al movimento delle ruote e delle macine.

Un capitello romano riutilizzato a Bologna in epoca medievale (foto gabo)
Gli ultimi due appuntamenti, recuperano due incontri saltati nel precedente semestre. Martedì 6 giugno 2023, alle 21, al Centro Sociale “G. Costa”, la conferenza “Spolia bononensia. Il riutilizzo del materiale architettonico di età romana nel centro storico di Bologna” con Claudio Calastri, archeologo, classicista, dirigente di Ante Quem per servizi in campo archeologico e casa editrice dedicata all’archeologia.

“Interviste impossibili” a Howard Carter e al faraone Tutankhamon nel centenario della scoperta della tomba del faraone bambino (foto gabo)
Ultimo appuntamento, martedì 20 giugno 2023, alle 21, al Centro Sociale “G. Costa”. Per ricordare il centenario della scoperta della tomba di Tutankhamon da parte di Howard Carter nel novembre del 1922, il Gruppo Archeologico Bolognese e la compagnia Ten Teatro Costarena presenteno: “Intervista impossibile a Tutankhamon” di Giorgio Manganelli, e “Intervista impossibile a Howard Carter” di Giuseppe Mantovani. Introduzione a cura dell’archeologa Barbara Faenza.
Roma. Per la rassegna “Impara l’arte e mettila da parte” da Zalib a Trastevere lezione dell’egittologa Giulia Pagliari su “L’Egitto a Roma”
Domenica 12 marzo 2023, alle 17.30, da Zalib, in via della Penitenza 35 a Trastevere, riprendono gli appuntamenti de “Impara l’arte e mettila da parte”, una rassegna sulla storia dell’arte classica e contemporanea, in collaborazione con l’associazione culturale EOS. Apre “L’Egitto a Roma”, la conferenza-lezione dell’egittologa Giulia Pagliari sulla presenza della cultura egiziana nella Roma antica. Costo della lezione (compreso di Tessera Arci e Tessera EOS, obbligatorie): under30, 13 euro; over30, 15 euro. Per chi ha già partecipato ai primi incontri, o è già in possesso delle due tessere, il costo sarà solo di 5 euro per gli under30 e 7 euro per gli over30. Per informazioni e per prenotare: https://form.jotform.com/230584687494370. Prenotazione obbligatoria.

L’obelisco lateranense in piazza San Giovanni in Laterano a Roma, realizzato all’epoca di Tutmosi III e Tutmosi IV (XV sec. a.C.) e portato a Roma dall’imperatore Costanzo nel 357 d,C.
L’Egitto a Roma. Nella Roma antica e, in modo particolare, nella Roma imperiale, il fenomeno senza dubbio più significativo dei contatti avvenuti con ambiti culturali e artistici diversi e provenienti da civiltà lontane, non solo geograficamente, è rappresentato dall’assimilazione dei culti egizi che furono progressivamente e in modo variegato assorbiti nel complesso religioso dell’epoca nella capitale dell’Impero. I segni di questo interessantissimo fenomeno sono ancora oggi custoditi nella città e si possono scorgere nelle piazze, nei toponimi, in alcuni musei, nella Piramide di Caio Cestio, in monumenti imponenti e oggi scomparsi come l’Iseo Campense. L’Egitto fu uno dei più importanti territori dell’Impero romano a partire dal 30 a.C., quando fu acquisito da Ottaviano Augusto, dopo la morte di Cleopatra. In seguito alla conquista molti ricchi romani furono influenzati dallo stile egizio ma soprattutto gli imperatori che portarono a Roma molti obelischi in circa quattro secoli di tempo, monumenti che ancora oggi connotano la Città Eterna.
Vicenza. Prorogata al 28 maggio la mostra “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone” in corso alla Basilica palladiana. Rucco e Siotto: “Grazie al grande successo di critica e pubblico, già 45mila visitatori”

La mostra “I creatori dell’Egitto eterno” in Basilica Palladiana a Vicenza prorogata al 28 maggio 2023
Grazie al grande successo di critica e pubblico, con 45mila visitatori raggiunti finora, a due mesi e mezzo dall’apertura, la mostra “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone” – in corso alla Basilica palladiana di Vicenza dal 22 dicembre 2022 e inizialmente programmata fino al 7 maggio 2023 – verrà prorogata fino a domenica 28 maggio 2023. Sono inoltre stati decisi aperture straordinarie e un orario prolungato nel week end. Un segno dei risultati positivi ottenuti dall’esposizione curata da Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, Corinna Rossi Cédric Gobeil e Paolo Marini. L’esposizione è ideata e promossa dal Comune di Vicenza e dal museo Egizio, con il patrocinio della Regione Veneto e della Provincia di Vicenza, in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio e la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza. La promozione e l’organizzazione sono curate da Marsilio Arte, che ne pubblica il catalogo. I partner dell’esposizione sono Intesa Sanpaolo e Gallerie d’Italia – Vicenza, Fondazione Giuseppe Roi, AGSM AIM, Confindustria Vicenza, LD72, Beltrame Group ed Euphidra.

Basilica Palladiana: da sinistra, l’assessore alla Cultura Simona Siotto, il sindaco Francesco Rucco e il direttore dei Musei civici Mauro Passarin (foto comune di vicenza)
A spiegare le novità in Basilica palladiana il sindaco Francesco Rucco, l’assessore alla Cultura Simona Siotto e il direttore dei Musei civici Mauro Passarin. “La mostra “I creatori dell’Egitto eterno” sta riscuotendo un notevole successo”, annunciano il sindaco Francesco Rucco e l’assessore alla Cultura Simona Siotto. “Grazie alla collaborazione con il direttore del museo Egizio Christian Greco, l’esposizione accoglie capolavori provenienti da Torino, accompagnati da una serie di eccezionali prestiti del Museo del Louvre di Parigi. L’amministrazione, con un focus su Tebe e Deir el-Medina e sulla realizzazione delle tombe dei faraoni nelle Valli dei Re e delle Regine, chiude il ciclo delle tre “Grandi Mostre in Basilica” ideato dal Comune di Vicenza con il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio e la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza per valorizzare le eccellenze culturali della città. A seguito del grande interesse suscitato dall’esposizione, abbiamo deciso di prorogarla di tre settimane, prevedendo aperture straordinarie e un prolungamento dell’orario”.

Mostra “I creatori dell’Egitto eterno” in Basilica Palladiana: già 45mila visitatori (foto comune di vicenza)
Dal 10 marzo al 28 maggio 2023, ogni venerdì, sabato e domenica la rassegna sarà visitabile eccezionalmente dalle 10 alle 19 (l’ultimo ingresso è consentito alle 18). Sono previste ulteriori aperture straordinarie con orario prolungato, dalle 10 alle 19, nelle giornate di lunedì 10 e 24 aprile, martedì 25 aprile, mercoledì 26 aprile, giovedì 27 aprile, lunedì 1° maggio, martedì 2 maggio, mercoledì 3 maggio, giovedì 4 maggio. “I dati relativi agli ingressi della mostra e dei Musei civici sono particolarmente positivi”, commentano infine Rucco e Siotto. Nello stesso periodo della mostra, i Musei civici sono stati visitati da 51.927 persone (dal 22 dicembre 2022 al 5 marzo 2023) con un incremento del 67,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (dal 22 dicembre 2021 al 5 marzo 2022: 30.964 ingressi).

Statuetta in legno della dea Tauret, dedicata dal disegnatore Parahotep, venerata in ambito domestico, proveniente da Deir el Medina, e conservata al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)
Il percorso espositivo racconta la straordinaria storia di scribi, disegnatori, operai, artigiani e artisti dell’operosa e colta comunità di Deir el-Medina, villaggio fondato intorno al 1500 a.C. sulla riva ovest del Nilo e destinato a ospitare gli artigiani qualificati (e le loro famiglie), che ebbero il compito di costruire e decorare le tombe reali della Valle dei Re e della Valle delle Regine per buona parte del Nuovo Regno (1539-1076 a.C. circa). 180 reperti, 160 provenienti dalle collezioni del museo Egizio e 20 dal Louvre di Parigi, tra i quali statue, sarcofagi, papiri, bassorilievi, stele scolpite e dipinte, anfore, amuleti e strumenti musicali, permettono di ricostruire la vita quotidiana degli abitanti di Deir el-Medina.
Egitto. Nella Grande Piramide di Cheope scoperto un nuovo corridoio dietro l’entrata principale: prende così forma quel “grande vuoto” individuato nel 2016 dal progetto Sp-Nfc. Zahi Hawass: “Porterà a svelare altri segreti. La tomba del faraone?”

Prima immagine del nuovo corridoio scoperto dal progetto Sp-Nfc dietro l’entrata principale della Piramide di Cheope (foto ministry of tourism and antiquities)

Il ministro Ahmed Issa presenta la scoperta del nuovo corridoio ai piedi della Grande Piramide (foto ministry of tourism and antiquities)
È dal 2016, anno della sua scoperta col progetto “Sp-Nfc”, che quel “big void” (Grande Vuoto) nella Grande Piramide realizzata sulla piana di Giza 4500 anni fa per il faraone Cheope, non smette di arrovellare le menti degli egittologi con ipotesi e supposizioni. Ma ora c’è una certezza: dietro l’entrata principale della grande piramide di Khufu (Cheope) esiste un altro “corridoio”, “un tunnel”, di 9 metri di lunghezza, 2,10 di larghezza e 2,3 di altezza. L’annuncio è stato fatto dal ministro egiziano per il Turismo e le Antichità Ahmed Issa in una conferenza stampa tenuta sotto un tendone proprio ai piedi dei 139 metri della più vetusta ma meglio conservata delle sette meraviglie del mondo antico. Alla conferenza hanno partecipato l’archeologo Zahi Hawass, già ministro delle Antichità; Hani Hilal, ministro dell’istruzione superiore e della Ricerca scientifica e coordinatore del progetto di esplorazione delle piramidi ScanPyramids; Mamdouh Damati, già ministro delle Antichità; Khaled Al-Anani, ex ministro del Turismo e delle Antichità; Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, e Mohammed Al-Khasht, dell’università del Cairo; Hossamuddin Abdel Fattah, decano della Facoltà di Ingegneria dell’università del Cairo.

Il team del progetto Sp-Nfc sta “vedendo” il nuovo corridoio nella Piramide di Cheope (foto ministry of tourism and antiquities”
Utilizzando una tecnica chiamata radiografia a muoni a raggi cosmici, da Se’bastien Procureur dell’Université Paris-Saclay, e da Kunihiro Morishima dell’università di Nagoya, e colleghi hanno misurato in dettaglio le dimensioni, la forma e la posizione del corridoio della parete nord, senza entrarvi. Il corridoio misura circa 9 metri di lunghezza, ed ha una sezione trasversale di circa 2 metri per 2 metri. La tecnica rileva la radiazione cosmica che passa attraverso la piramide, consentendo agli autori di determinare la dimensione del corridoio perché una piramide solida consentirebbe a meno radiazioni di raggiungere i rivelatori rispetto allo spazio vuoto. Sebbene il corridoio sia stato scoperto alcuni anni fa, questo studio fornisce una visione più dettagliata della sua forma e posizione. Questo corridoio è stato raggiunto inserendo un piccolissimo telescopio con telecamera ad una delle aperture all’ingresso della piramide: non è rifinito ed è caratterizzato da monoliti che formano un soffitto spiovente.

Il ministro Hany Helal alla presentazione della scoperta del nuovo corridoio nella Grande Piramide (foto ministry of tourism and antiquities)
“L’ultima volta che è stato visto fu 4500 anni fa”, ha detto Hany Helal, sottolineando che quelle diffuse sono le prime immagini della misteriosa camera. La cavità del lato Nord della Grande Piramide è stata filmata da una sonda giapponese, una sorta di “endoscopio” introdotto attraverso una fessura di pochi millimetri. “Non chiedetemi perché questo corridoio sia qui”, ha detto Helal alimentando il mistero dopo che Hawass aveva comunque previsto che “porterà a svelare altri segreti”. “Crediamo che qualcosa sia nascosto sotto”, ha detto l’ex-ministro delle Antichità egiziano formulando una propria “opinione”: “la tomba di Cheope dovrebbe essere sotto quel tunnel” e quella appena annunciata “credo possa essere la scoperta più importante del secolo”.
I curatori di un video divulgativo hanno spiegato che la forma a “v rovesciata” del soffitto del corridoio, detta “tecnica dello chevron, fu introdotta per la prima volta” proprio nella piramide di Cheope e serve a proteggere “grandi stanze dal considerevole peso sovrastante”: insomma uno scarico di forze a tutela di quella che, secondo Hawass, sarebbe la tomba del faraone della IV dinastia. Il progetto di ricerca, in corso da otto anni, punta a studiare le piramidi dell’Antico regno usando “tecniche non-invasive” come la “radiografia muonica” che nel 2016 rilevò lo “ScanPyramids North Face Corridor” (Sp-Nfc) di cui ora sono state precisate le caratteristiche.

L’individuazione del nuovo corridoio con il progetto Sp-Nfc alla Grande Piramide di Cheope (foto ministry of tourism and antiquities)
Il progetto Sp-Nfc. Lanciata nell’ottobre 2015, la missione ScanPyramids è un’iniziativa internazionale finalizzata all’utilizzo di tecniche non distruttive per esaminare le piramidi egizie. La missione è coordinata congiuntamente dalla Facoltà di Ingegneria dell’università del Cairo (Egitto) e dall’Istituto HIP (Francia) e ha riunito un gruppo eterogeneo e internazionale di partner provenienti da vari settori e paesi. Questi includono l’università di Nagoya (Giappone), la CEA (Commissione francese per le energie alternative e l’energia atomica, Francia), la KEK (Organizzazione per la ricerca sugli acceleratori ad alta energia, Giappone), l’università di Laval (Canada), Inria (Istituto francese per la ricerca in Computer Science and Automation), il CNRS (Centro nazionale francese per la ricerca scientifica, Francia) e l’università tecnica di Monaco (Germania), nonché le società Dassault Systèmes, Whatever the Reality ed Emissive.

Il team che ha curato il progetto Sp-Nfc alla Grande Piramide di Cheope (foto ministry of tourism and antiquities)
Nel 2017, il team ha annunciato la scoperta di un grande vuoto sopra la Grande Galleria della Piramide di Cheope grazie ai muoni dei raggi cosmici (Morishima et al., 2017). Parallelamente, il team di ScanPyramids ha studiato altre parti della Piramide di Cheope e, in particolare, l’area che circonda lo spigolo della parete nord. Nel 2016, i team scientifici hanno rilevato anomalie termiche in quest’area. Successivamente hanno installato film di emulsione di muoni dell’Università di Nagoya nel corridoio discendente, situato sotto i galloni. Queste misurazioni hanno rivelato la presenza di un vuoto sopra il Corridoio Discendente. Questo vuoto, denominato ScanPyramids-North Face Corridor (SP-NFC), è stato quindi studiato utilizzando ulteriori film di emulsione di muoni per perfezionarne la posizione e le dimensioni. Tra il 2019 e il 2020, la CEA ha collocato i propri rilevatori di muoni in tempo reale sotto l’SP-NFC, oltre ai filmati dell’Università di Nagoya. Tra il 2020 e il 2022, l’Università tecnica di Monaco ha condotto campagne radar ed ecografiche sui galloni. Combinando i risultati di tutte le tecniche non distruttive impiegate nella piramide di Khufu, le piramidi di scansione si sono rese conto che l’SP-NFC poteva essere raggiunto con un endoscopio dietro i galloni.

Foto di gruppo dei partecipanti alla grande scoperta nella Piramide di Cheope (foto ministri of tourism and antiquities)

L’egittologo Zahi Hawass alla presentazione della grande scoperta nella Piramide di Cheope (foto ministry of tourism and antiquities)
Il 24 febbraio 2023, subito dopo aver presentato i risultati della ricerca al Comitato Scientifico presieduto da Zahi Hawass, il team di ScanPyramids ha mostrato con successo l’SP-NFC al Comitato: utilizzando un radar di penetrazione del terreno ad alta frequenza, il team di ScanPyramids ha trovato un’apertura nel giunto dietro i blocchi inferiori degli chevron, che ha permesso di introdurre un endoscopio di ultima generazione con un diametro di soli 5 mm. Il 2 marzo 2023, il team di ScanPyramids pubblica due articoli scientifici che descrivono in dettaglio questa scoperta, nonché la prima immagine del corridoio ScanPyramids-North Face.
Torino. Al museo Egizio conferenza della dottoranda Martina Landrino su “Al lavoro per il faraone: storie di vita operaia tra Deir el-Medina e la Valle dei Re”. Incontro in presenza e on line
La collezione papirologica del Museo Egizio ospita un abbondante numero di documenti provenienti dal villaggio di Deir el-Medina. Nuovo appuntamento con il ciclo di conferenze dei curatori del museo Egizio di Torino realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Giovedì 2 marzo 2023, alle 18, in sala conferenze del museo Egizio, conferenza di Martina Landrino, dottoranda all’università di Lipsia e museo Egizio, su “Al lavoro per il faraone: storie di vita operaia tra Deir el-Medina e la Valle dei Re”. Introduce Susanne Töpfer, curatrice del museo Egizio. L’evento di terrà nella sala conferenze del museo e l’ingresso è libero fino a esaurimento posti. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Il progetto di dottorato di Martina Landrino – “Working Hard for the Pharaoh. Administrative documents dated to Ramesses IX at the Museo Egizio Torino” – si occupa dello studio di un corpus di circa 30 papiri datati al faraone Ramses IX e provenienti proprio da Deir el-Medina. Questi documenti ci permettono di dare una sbirciatina alla vita lavorativa – e non solo – degli abitanti di Deir el-Medina. La conferenza ha lo scopo di presentare ciò che è emerso dallo studio di questi testi, mostrando come documenti noti agli studiosi da almeno 200 anni possano ancora essere fonte di nuove informazioni.

Martina Landrino (museo egizio)
Martina Landrino si è laureata all’università di Torino nel 2018 in Archeologia e Storia Antica, con un focus in Egittologia. Da settembre 2018 è iscritta come dottoranda all’università di Lipsia dove, sotto la supervisione di Hans-W. Fischer-Elfert e Ben Haring (Leiden), si sta occupando del progetto di dottorato “Working Hard for the Pharaoh. Administrative documents dated to Ramesses IX at the Museo Egizio, Torino”.
Firenze. Al via la quinta edizione di Firenze Archeofilm: per cinque giornate, dal 1° al 5 marzo 2023, mattino, pomeriggio e sera, il meglio della produzione mondiale sui temi di archeologia, arte e ambiente. Ecco il programma
Nelle sale dello storico Cinema La Compagnia, a Firenze in via Cavour 50 rosso, è tutto pronto per la quinta edizione di Firenze Archeofilm, il grande cinema che racconta la vicenda dell’Uomo, promosso da Archeologia Viva (Giunti editore) con il patrocinio e la collaborazione dell’università di Firenze e la partecipazione del museo e istituto fiorentino di Preistoria “Paolo Graziosi”: direttore Giuditta Pruneti, responsabile della comunicazione Giulia Pruneti, collaborazione tecnica Luigi Forciniti, consulente cinematografico V edizione Dario Di Blasi. Per cinque giornate, dal 1° al 5 marzo 2023, mattino, pomeriggio e sera, il meglio della produzione mondiale sui temi di archeologia, arte e ambiente. In programma un’ottantina di film: 63 in concorso, tra cui moltissime anteprime, provenienti da 16 nazioni diverse, e 15 nella sezione “Original Sound” con film in lingua originale (greco, spagnolo, francese, portoghese, turco). Domenica 5 marzo, a conclusione della rassegna, saranno assegnati i seguenti premi: premio “Firenze Archeofilm” 2023 al film più votato dal pubblico; premio “Università di Firenze”: giuria composta da docenti dell’università di Firenze: Silvia Pezzoli (docente di Scienze della comunicazione), Domenico Lo Vetro (docente di Archeologia preistorica); premio “Studenti UniFi” per il miglior cortometraggio: giuria coordinata da Diego Brugnoni; premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi” al miglior film di archeologia preistorica: giuria composta da Massimo Tarassi (storico, dirigente Cultura della Provincia di Firenze, membro del CdA del museo e istituto fiorentino di Preistoria), Domenico Lo Vetro (docente di Archeologia preistorica), Fabio Martini (archeologo, docente all’università di Firenze e presidente del museo e istituto fiorentino di Preistoria); premio Archeologia Viva per la comunicazione del patrimonio.
MERCOLEDÌ 1° MARZO 2023. Proiezioni dalle 9.45 alle 13: “Il giuramento di Ciriaco” (Andorra, Olivier Bourgeois, 73’), “Un sogno di Himera” (Italia, Gianfrancesco Iacono, 5′), “Arte rupestre in Valle d’Aosta” (Italia, Joseph Péaquin, 22′), “Il dono dei ghiacciai. Come le ere glaciali hanno plasmato l’Europa” (Germania, Heiko De Groot, 52’), “Painting by numbers” (Australia, Radheya Jegatheva, 5’). Dalle 14.30 alle 19.30: “L’oro di Venezia” (Italia, Nicola Pittarello, 55’), “Medina Azahara, la perla perduta di Al-Andalus” (Francia, Stéphane Bégoin, Thomas Marlier, 52’), “Persepolis – Chicago” (Iran, Orod Attarpour, 40’), “La Via Romana” (Portogallo, Rui Pedro Lamy, 18’), “Baia, la città sommersa” (Italia, Marcello Adamo, 52’), “L’anello di Grace” (Italia, Dario Prosperini, 66′).
GIOVEDÌ 2 MARZO 2023. Proiezioni dalle 10 alle 13: “Al tempo dei dinosauri” (Francia/Giappone, Pascal Cuissot in collaborazione con Yusuke Matsufune e Kazuki Ueda, 52’), “Le pitture dell’anfiteatro di Pompei” (Italia, Pietro Galifi della Bagliva, 5’), “Pupus” (Italia, Miriam Cossu Sparagano Ferraye, 33’), “Morte sul Nilo II” (Spagna, Manuel Pimentel Siles e Manuel Navarro Espinosa, 29’), “Nobody” (Stati Uniti, Mia Incantalupo, 5’), “The pillar of strenght” (Malesia, Ayie Ibrahim, 8’), “Il Moro” (Italia, Daphne Di Cinto, 22’), “Terra dei Padri” (Italia, Francesco di Gioia, 12’). Dalle 14.30 alle 19.30: “Non chiudere gli occhi. Ascolta l’anima di un territorio: Valle Camonica, la Valle dei segni” (Italia, Davide Bassanesi, 3’), “Neanderthal, sulle orme di un’altra Umanità” (Francia, David Geoffroy, 52’), “I giganti del mare” (Italia, Daniele Di Domenico, 38’), “Uzbekistan, un viaggio senza tempo in Asia Centrale” (Francia, Jivko Darakchiev, 54’), “Looking into Helenistic Pergamon” (Turchia, Serdar Yılmaz, 5’), “Le Pietre e le Parole. Ritratto di Raniero Gnoli” (Italia, Adriano Aymonino, Silvia Davoli, 20’), “L’ultima bottega” (Italia, Alessio Consorte, 8’), “One fine day in Troy” (Turchia, Ülkü Sönmez, 28’), “Arte paleolitica… La nostra storia” (Italia, Regia: Elisabetta Flor, 20’), “I templi sulle colline” (Indonesia, Himawan Pratista, 5’), “Un luogo infinito. La Certosa di Firenze” (Italia, Luigi M. dell’Elba, 53’).
VENERDÌ 3 MARZO 2023. Proiezioni dalle 10 alle 13: “Cacciatori di tombe. Il mistero della mummia dipinta” (Regno Unito, Stephen Mizelas, James Franklin, 44’), “Gilgamesh” (Iran, Hossein Moradizadeh, 10’), “Il Cavallo di Maiuri” (Italia, Marco Flaminio, 20’), “Il tesoro” (Regno Unito, Samantha Moore, 8’), “Paglicci. La grotta delle meraviglie” (Italia, Vito Cea, 4’), “Ateius e la Terra Sigillata Italica” (Italia, Pietro Galifi, 5’), “Dino Marinelli. Il Custode della Memoria” (Italia, Elena Giogli, 67’). Dalle 14 alle 19.30: “Memorie di un mondo sommerso” (Svizzera, Philippe Nicolet, 58’), “Il Signore delle Nevi” (Italia, Nello Correale, 52’), “La terracotta preistorica” (Italia, Saverio Caracciolo, 28’), “Bloody Skin” (Iran, Regia: Ebad Adibpour, 16’), “Spina e i destini di una laguna” (Italia, Eugenio Farioli Vecchioli, Amalda Ciani Cuka, Graziano Conversano, 52’), “Blue Truck, Yellow Earth” (Cina, Im Sungha, William Y Liu, Ziwei Xu, 27’), “Storie Sepolte” (Italia, Nicolangelo De Bellis / HGV Italia srl, 10’), “Investigatori del passato. Momenti di archeologia in Ticino” (Svizzera, Regia: Erik Bernasconi, Giorgio De Falco, 26’).
SABATO 4 MARZO 2023. Proiezioni dalle 10 alle 13: “Stromboli: a provocative island” (Francia, Pascal Guérin, 11’), “Perù, sacrifici nel Regno di Chimor” (Francia, Jérôme Scemla, 52’), “L’antica nave del vino” (Italia, Riccardo Cingillo, 28’), “La stele mancante” (Francia, Marie-Anne Sorba, Jean-Marc Cazenave, 8’), “La vera storia dei pirati” (Francia, Stéphane Bégoin, 52′), “The Kiss” (Francia, Ali Zare Ghanatnowi, 8’). Dalle 15 alle 19.30: “Le ossa raccontano” (Stati Uniti, Matthew Wilbur, 10’), “Mamody, l’ultimo scavatore di baobab” (Francia, Cyrille Cornu, 48’), “Syrinx” (Francia, Mallory Grolleau, 9’), “Jurassic Cash” (Francia, Xavier Lefebvre, 52’), “Faragola. Un mondo ritrovato” (Italia, Claudio D’Elia, 15′), “La città perduta di Tutankhamon rivelata” (Regno Unito, Charles Poe, 44’), “Water is Life” (Turchia, Anıl Gök, 5’), “La Dama di Elche: la storia in breve” (Spagna, Arly Jones, Sami Natsheh, 6’), “I misteri della grotta Cosquer” (Francia, Marie Thiry, 56’).
DOMENICA 5 MARZO 2023. Proiezioni dalle 10 alle 13: “Firenze città d’acque” (Italia, Massimo Becattini, Sandro Nardoni, Luciano Nocentini, 66’), “Pablo di Neanderthal” (Italia, Antonello Matarazzo, 60’), “Panorami sommersi: le origini di Venezia” (Italia, Samuele Gottardello, 52’). Alle 16, “Olimpus” (Italia, Pasquale D’Amico, 3’), “Sagrada Familia, la rivoluzione di Gaudì” (Francia, Marc Jampolsky, 52’). Interviene: Stéphane Millière presidente @Gedeon Programmes. Cerimonia di Premiazione: Premio “Firenze Archeofilm”, Premio “Università di Firenze”, Premio “Studenti UniFi”, Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria”, Premio “Archeologia Viva” per la comunicazione del patrimonio. A seguire proiezione del film vincitore di “Firenze Archeofilm 2023”.
Torino. Al museo Egizio l’egittologo Dietrich Raue parlerà di “The sun temple of Heliopolis. Egyptian-German Excavations 117 years after Ernesto Schiaparelli”. Conferenza, in presenza e on line, in collaborazione con Acme
Eliopoli è un’icona della religione e della cultura dell’antico Egitto. Il culto di Eliopoli spiega l’ordine politico dell’Egitto attraverso il mito della creazione. Pochi altri luoghi al mondo vantano una tradizione di culto ininterrotta, sponsorizzata dai governanti per un periodo di almeno 2400 anni. La sua reputazione come fonte di saggezza dell’antico Egitto avrebbe portato i progenitori della scienza e della filosofia europea (ad esempio Platone) in questo tempio e nella sua biblioteca. Se ne parla martedì 28 febbraio nel nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’Associazione ACME, Amici e Collaboratori del museo Egizio: alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio di Torino, incontro con Dietrich Raue su “The sun temple of Heliopolis. Egyptian-German Excavations 117 years after Ernesto Schiaparelli”. Conferenza in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano. Introduce Christian Greco, direttore del museo Egizio. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

Lo scavo archeologico nel sito di Eliopolis nel 1906 a cura della missione archeologica italiana in Egitto diretta da Ernesto Schiaparelli (foto archivio museo egizio)
In epoca moderna il sito urbano del temenos era ampiamente considerato privo di monumenti. I primi scavi sistematici intrapresi dalla Missione Egizio-Tedesca (2012-2021) hanno tuttavia rivelato le prime prove del paleo-paesaggio e della topografia del sito nel tempo, oltre a importanti monumenti e caratteristiche individuali del IV-I millennio a.C. Il progetto affronta l’architettura e l’epigrafia del temenos nella sua ultima fase, che rappresenta l’ultimo periodo in cui ebbe fama internazionale. Gli strati superiori del IV secolo a.C. possono ancora essere documentati quasi ovunque nel sito da indagini geofisiche e da scavi. Soprattutto la coesistenza di strutture e monumenti di vari periodi non è ancora ben compresa. Il progetto intende inoltre ricontestualizzare il considerevole numero di monumenti eliopolitani che sono stati spediti da Alessandria a Roma e in altre località, al fine di generare un’idea più precisa sulla natura visiva del santuario eliopolitano in Egitto. Una seconda componente del progetto proposto indaga le ragioni dell’abbandono storico di Eliopoli. Il tempio perse improvvisamente il patrocinio reale alla fine del IV secolo a.C., con il conseguente riutilizzo e spostamento di oggetti durante il periodo greco-romano, mentre Eliopoli continuò a vivere nella cultura testuale. Quindi, Eliopoli fu l’unico grande santuario in Egitto a essere smantellato durante il periodo romano, mentre la maggior parte degli altri santuari del Paese rimase attiva.

L’egittologo Dietrich Raue
Dietrich Raue ha studiato Egittologia, Archeologia del Vicino Oriente e Archeologia classica alle università di Heidelberg e di Berlino. Nel 1996 ha conseguito il dottorato di ricerca all’università di Heidelberg (tesi: Heliopolis und das Haus des Re. Eine Prosopographie und ein Toponym im Alten Reich). Dal 1987 al 2017 ha partecipato a scavi a Elefantina, Dra Abu el-Naga, Tomba Theben 95, Hierakonpolis, Dahschur, Saqqara, Giza, Heliopolis/Matariya. Dal 2010 al 2022, custode del museo Egizio Georg Steindorff dell’università di Lipsia, Germania; dal 2022, professore onorario di Egittologia all’università di Lipsia; dall’ottobre 2022, primo direttore dell’Istituto Archeologico Germanico – Sezione del Cairo.
Egitto. A Saqqara è iniziata la nuova campagna di scavo della missione internazionale italo-olandese, con il Rijksmuseum van Oudheden di Leiden e il museo Egizio di Torino: obiettivo l’interno e i dintorni della tomba di Panehsy

La tomba di Panehsy nella necropoli di Saqqara in Egitto (foto museo egizio)
Il team di ricerca internazionale italo-olandese si è riunito a Saqqara per lavorare su questo sito egiziano fino al 24 marzo 2023. Da quasi 50 anni, il Rijksmuseum van Oudheden di Leiden conduce scavi a Saqqara, la necropoli dell’antica città egizia di Menfi, e dal 2015 il museo Egizio di Torino collabora a questo progetto. Dopo due anni e mezzo di ritardo a causa della pandemia di COVID-19, gli scavi della missione congiunta sono finalmente ripresi nell’autunno del 2022. In quella stagione, il team ha scavato la tomba monumentale di Panehsy, un dignitario del regno di Ramesse II (1279-1259 a.C. circa). Quest’anno le indagini proseguiranno all’interno e nei dintorni della tomba per scoprire di più su Panehsy e sull’area in cui fu costruita. Inoltre, verranno studiati oggetti precedentemente scavati, come frammenti di statuette di legno e sarcofagi. Si può seguire la missione congiunta attraverso i Diari di Saqqara, che verranno pubblicati settimanalmente a partire da martedì 28 febbraio 2023.



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