Dantedì: “Nel mezzo del cammin … Passeggiata dantesca nel Parco archeologico del Colosseo”. Attraverso le terzine dantesche si ripercorrono alcune delle vicende della storia di Roma, dalle origini alla fine dell’impero, testimoniate ancora oggi nel Foro Romano, sul Palatino e nei Fori Imperiali

“Nel mezzo del cammin … Passeggiata dantesca nel Parco archeologico del Colosseo”: in occasione del primo Dantedì, 25 marzo 2020, il Parco archeologico del Colosseo ha partecipato alla giornata dedicata a Dante Alighieri accogliendo l’invito del MIBACT a condividere con #Dantedì e #IoleggoDante un percorso dantesco che ripercorre la storia del PArCo attraverso le terzine dantesche che hanno narrato alcune delle vicende della storia di Roma, dalle origini alla fine dell’impero. Foro Romano, Palatino e Fori imperiali conservano oggi le testimonianze tangibili e monumentali dell’esistenza di personaggi storici a cui Dante ha dato voce nelle cantiche della Divina Commedia, assieme alle divinità pagane venerate nei templi dell’area archeologica centrale. Il pubblico è guidato a riscoprire, leggendo le terzine dantesche, le vicende di Enea e del Palladio, il pastore Caco, l’evoluzione del potere attraverso Cesare, il princeps Augusto e Giustiniano, l’umiltà di Traiano davanti a una vedova, fino ad arrivare all’essenza della fede e alla figura di San Pietro, e alle tante divinità tutelari che da sempre hanno popolato il Pantheon romano. Ad accompagnare il pubblico le voci narranti di attori che hanno generosamente dato la loro disponibilità a prendere parte all’iniziativa, ideata e curata dalle funzionarie archeologhe Elisa Cella e Federica Rinaldi. Ad aprire la maratona la voce di Massimo Ghini, seguito da Giuseppe Cederna, Rosa Diletta Rossi e Domenico Cupaiuolo.

La Passeggiata dantesca nel Parco archeologico del Colosseo inizia nei pressi dell’arco di Tito, sulla soglia di ingresso. Massimo Ghini introduce il percorso invitando i visitatori a seguirlo, così come Dante, sulla soglia del Paradiso, invita i lettori a non allontanarsi: Minerva, Apollo e le Muse lo sostengono e gli indicano la rotta da seguire.

La Basilica Iulia, la Curia, il tempio del Divo Giulio: l’area centrale del Foro è racchiusa da tre monumenti che ancora oggi raccontano la parabola di Cesare, dalla sua ascesa alla divinizzazione, a opera di Augusto. Dante trasferisce il dinamismo e l’inarrestabile serie di vittorie del Dictator nelle terzine che illustrano, nel celeberrimo discorso di Giustiniano, l’evoluzione del potere attraverso il percorso dell’aquila imperiale. Voce narrante: Giandomenico Cupaiuolo.

Dante sceglie Catone l’Uticense, campione di integrità repubblicana, come custode del Purgatorio. Ripercorrendo i passi di quest’uomo integerrimo, nemico di Cesare, si toccano i luoghi dell’agone politico dell’antica Roma: la piazza del Foro con le sue Basiliche, in cui si amministrava la giustizia e la tribuna dei Rostra da cui si tenevano le arringhe. Voce narrante: Giuseppe Cederna.

Vissuto a Roma “sotto ‘l buono Augusto al tempo de li dei falsi e bugiardi”, Virgilio è il primo spirito che Dante incontra lungo il suo cammino: sarà per lui “duca” e guida tra le bolge dell’Inferno e le cornici del Purgatorio, fino alla cima del Paradiso Terrestre. L’autore dell’Eneide, alfiere della propaganda augustea, è ritratto nel mosaico proveniente dal Museo del Bardo accanto alle Muse. Possiamo immaginarlo percorrere i sentieri in salita del Palatino per raggiungere il Princeps Augusto nel suo studiolo. Voce narrante: Giandomenico Cupaiuolo.

Nelle stanze affrescate della Casa di Augusto si muoveva anche la cerchia del poeta Mecenate, perno e cuore della narrazione augustea. Ne facevano parte anche Orazio e Ovidio, poeti che Dante incontra nel Limbo insieme a Omero e Lucano. Sono anime che si distinguono dalle altre per la loro luminosità, segno distintivo e ricordo della luce emanata in vita dalla loro arte. Voce narrante: Rosa Diletta Rossi.

Con una certa sorpresa troviamo Traiano, l’optimus Princeps, tra i Cieli del Paradiso: nonostante fosse stato un imperatore pagano, le sue particolari doti di umiltà e umanità gli fecero guadagnare l’ingresso nella cerchia dei Beati grazie alle preghiere di papa Gregorio Magno. Le sue gesta sono eternate nella Divina Commedia, così come nel racconto che si snoda sul fusto della Colonna che sorge tra le due Biblioteche Latina e Greca nel Foro da lui costruito. Voce narrante: Giuseppe Cederna.

Una visione dall’alto mostra innevati i monumenti del cuore di Roma, dal Campidoglio al Colosseo: le immagini accompagnano le parole dell’Imperatore Giustiniano che si presenta a Dante nel VI Canto del Paradiso come l’artefice del Corpus iuris civilis, raccolta di leggi che gli fu ispirata direttamente da Dio non appena ebbe abbandonato l’eresia monofisita, grazie all’intervento di papa Agapito. Giustiniano ripercorrendo 12 secoli della storia di Roma attraverso il percorso dell’aquila, simbolo dell’Impero: sfilano i luoghi della Monarchia, i simboli della Repubblica, le insegne del potere degli imperatori da Giulio Cesare in poi. Voce narrante: Massimo Ghini.

Il museo Palatino conserva il frammento del volto di una dea: è il Palladio, la statua della dea Atena che Enea portò via con sé assieme al padre Anchise e al figlio Ascanio Iulo durante la fuga da Troia verso le coste del Lazio. Dante indica Enea come il padre di Silvio, nato dalle seconde nozze con Lavinia e capostipite della dinastia da cui discende Rea Silvia, madre dei gemelli Romolo e Remo. Questo passaggio di Dante ci riporta all’innesto della saga troiana su quella romulea. Voce narrante: Giandomenico Cupaiuolo.

C’è un passaggio antichissimo lungo il fianco sud occidentale del Palatino che Virgilio racconta essere stato percorso da Enea insieme al re Evandro. Si tratta delle Scalae Caci, il cui nome deriva dal gigante mitologico Caco, avversario di Ercole. La causa del loro scontro è rappresentata in uno degli affreschi della Casina Farnese, piccolo e prezioso edificio rinascimentale costruito sulla cima del Palatino: il gigante, che viveva in una grotta dell’Aventino, rubò parte di una mandria di buoi consacrati ad Apollo che l’eroe greco aveva a sua volta già sottratto al mostro Gerione. Per questo Dante lo colloca nella VII Bolgia dell’VIII Cerchio dell’Inferno, quella in cui i ladri sono puniti per l’eternità. Voce narrante: Giuseppe Cederna.

Per Dante, Apollo è la personificazione dell’ispirazione divina e ne invoca l’assistenza nel Proemio del Paradiso per l’ultimo lavoro. Per Augusto, Apollo è la personificazione dell’ordine e della moralità e in esso il princeps si identifica, includendolo nella sua propaganda politica, valorizzandone il culto tanto da renderlo elemento cardine del programma edilizio e decorativo della sua casa. Il ciclo delle Lastre Campana con la contrapposizione tra Apollo e Ercole, o ancora l’affresco di Apollo citaredo dai colori estremamente vivaci sono alcune delle immagini attraverso le quali Augusto regge l’Impero. Voce narrante: Rosa Diletta Rossi.

I bagliori di luce tra le colonne del Tempio di Venere e Roma accompagnano nell’ascolto dei versi del Paradiso, in cui Dante parla della dea, nata dalla spuma del mare di Cipro. Noncurante della sua natura mortale, Venere si unì con Anchise, re di Troia, per poi dare alla luce Enea, padre di Ascanio-Iulo, fondatore di Alba Longa. Questo legame sarà alla base delle origini divine vantate da Cesare per la gens Iulia, da lui ribadite con la dedica stessa del tempio di Venere Genitrice nel suo foro. Dante si sofferma sulla vera natura dell’amore incarnato dalla dea: non un sentimento sensuale, come erroneamente creduto dagli antichi, ma un sentire puro e disinteressato verso il prossimo. Voce narrante: Rosa Diletta Rossi.

Il limite settentrionale del Foro Romano, coincidente con le pendici meridionali del Campidoglio, è luogo di devozione e di profondo legame con il Cristianesimo delle origini. È lì che si trovano i resti del Tullianum, l’ambiente sotterraneo, originariamente a pianta circolare, nel quale, al pari di altri nemici del popolo romano, furono reclusi in ceppi gli apostoli Pietro e Paolo. Lì, i condannati erano lasciati morire tra le acque scaturite da una polla di acqua sorgente, riportata in luce durante le indagini archeologiche; ed è proprio a quelle acque che è legata la tradizione della conversione dei carcerieri da parte di Pietro. Il custode delle chiavi del Paradiso sarà colui che metterà alla prova la fede di Dante, definita, in linea con la tradizione paolina, “sustanza di cose sperate e argomento de le non parventi”. Voce narrante: Massimo Ghini.

Al termine di questo primo, entusiasmante Dantedì ecco le terzine scelte dal direttore del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, con l’augurio che possano ispirare sempre i passi di ciascuno. È un vero e proprio monito di Virgilio a Dante durante la loro ascesa al Purgatorio: tenere sempre ben presente la meta, l’obiettivo, senza distrazioni. Alfonsina Russo: “Grazie per averci accompagnato in questo viaggio lungo un giorno!”.

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  1. Italina Bacciga dice :

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