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Roma. Il Colosseo 3D: avviato il primo rilievo tridimensionale integrato completo dell’Anfiteatro Flavio. Sarà disponibile per la primavera 2023

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Colosseo 3D: vista assonometrica del modello tridimensionale fotogrammetrico dello sperone Valadier. Esterno (foto PArCo)

Colosseo 3D. Avviato il primo rilievo tridimensionale integrato completo dell’Anfiteatro Flavio con documentazione digitale e modellazione HBIM. Entro la primavera del 2023 sarà per la prima volta disponibile un rilievo geometrico 3D globale, con metodologie geomatiche integrate. Si tratta di un progetto di straordinaria importanza per la tutela del monumento e che costituirà un riferimento fondamentale per qualsiasi intervento di studio, manutenzione e restauro, valorizzazione. Il progetto elaborato dal parco archeologico del Colosseo (Rup, Federica Rinaldi) vede da alcuni mesi impegnate imprese leader, ciascuna con specifiche competenze, nel settore (raggruppamento temporaneo aggiudicatario di una gara pubblica bandita da Invitalia e costituito da Consorzio Futuro in Ricerca CFR di Ferrara – mandataria – che ha il coordinamento scientifico delle attività, Geogrà srl di Sermide, ETS srl e Janus srl di Roma). Sono stati, inoltre, coinvolti esperti nelle diverse discipline, studiosi e professionisti, a supportare un’attività di documentazione di particolare complessità. Per il rilievo digitale tridimensionale integrato del Colosseo, infatti, vengono impiegate contemporaneamente tecnologie topografiche, laser scanner, terrestri e da drone, acquisizioni fotogrammetriche e rilievi diretti che consentiranno di descrivere nel dettaglio lo stato di fatto del monumento, con la georeferenziazione di ogni singolo punto.

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Colosseo 3D: vista assonometrica del modello parziale tridimensionale interno di coordinate a nuvola di punti acquisito tramite laser scanner 3D (foto PArCo)

Questa unica e completa banca dati, riferita al Colosseo e raccolta in più modelli tridimensionali multidisciplinari, renderà disponibile a storici, archeologi, architetti, restauratori, diagnosti ed esperti di diverse discipline una base conoscitiva inedita per lo studio e la verifica delle diverse fasi storiche ed evolutive, nonché la conoscenza dello stato di conservazione delle superfici e delle strutture del monumento, anche in previsione delle ulteriori e già programmate verifiche del rischio sismico.

Il rilievo 3D a nuvola di punti costituirà anche la base geometrico-morfologica in ambiente HBIM (Historical/Heritage Building Information Modeling), il cui sviluppo informativo arricchirà il modello geometrico con informazioni relative a materiali, tecniche costruttive, superfetazioni, stati di degrado e appunto condizione strutturale del monumento. Non da ultimo il rilievo potrà costituire il supporto digitale per future restituzioni a scopo scientifico e didattico dell’originaria decorazione architettonica grazie alla previsione inserita nel Capitolato di gara del rilievo di 50 reperti notevoli, tra capitelli, colonne, transenne, gradini della cavea, tripodi.

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Colosseo 3D: sperone Valadier, vista assonometrica del modello tridimensionale di coordinate a nuvola di punti acquisito tramite laser scanner 3d (foto PArCo)

L’attività è coordinata dallo staff del parco archeologico del Colosseo e vede coinvolti archeologi, architetti e restauratori, con l’obiettivo di realizzare un caso scuola sia per le metodologie di rilievo, sia per l’uso del BIM in ambito gestionale e manutentivo dei beni storico-archeologici. “Per il Parco archeologico del Colosseo la cura dei monumenti rappresenta l’aspetto centrale e fondante della propria attività e, tra i numerosi interventi realizzati allo scopo, questo progetto si rivela di fondamentale importanza, in quanto consentirà, attraverso un rilievo per la prima volta integrale e tridimensionale dell’Anfiteatro Flavio, di ottenere risultati ancora più incisivi per la conoscenza e la tutela di un monumento, noto in tutto il mondo e patrimonio dell’umanità. Per il raggiungimento di questo risultato ringrazio i funzionari e i collaboratori del PArCo, di cui ancora una volta ho potuto apprezzare una dedizione e una professionalità non comuni”, dichiara Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. “Sarà così possibile, tra l’altro, rispettare in pieno le innovazioni normative in tema di appalti di restauro e manutenzione, che prevedono a partire dal 2025 – conclude – l’obbligo di progettazione in modalità BIM per interventi superiori ad un milione di euro”.

Roma. In presenza all’anfiteatro flavio e in diretta streaming evento in ricordo di Fabrizio Bisconti e presentazione del libro “Gerusalemme al Colosseo. Il dipinto ritrovato” a cura di Alfonsina Russo e Federica Rinaldi (Electa Editore)

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L’arco di fondo della Porta Triumphalis verso il Foro Romano, dove si trova il dipinto murale raffigurante una veduta ideale della città di Gerusalemme (foto PArCo)

A un anno e mezzo dalla fine dei lavori di restauro a febbraio 2022 è uscito il libro “Gerusalemme al Colosseo. Il dipinto ritrovato” a cura di Alfonsina Russo e Federica Rinaldi (Electa Editore) (vedi A 18 mesi dalla conclusione del restauro del dipinto di fine XVI secolo della veduta di Gerusalemme sull’arco di fondo della Porta Trumphalis esce per Electa il volume “Gerusalemme al Colosseo. Il dipinto ritrovato” a cura di Alfonsina Russo e Federica Rinaldi | archeologiavocidalpassato).

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La copertina del libro “Gerusalemme al Colosseo. Il dipinto ritrovato” (Electa)

Un volume che documenta i risultati e le ricerche scaturite dal complesso lavoro di restauro (estate 2020) di uno straordinario dipinto murale del XVII secolo, pressoché illeggibile in precedenza, si trova a 7 m di altezza sulla Porta Triumphalis del Colosseo, in corrispondenza dell’accesso occidentale al monumento, e riassume tutta la storia di Gerusalemme: una storia che si dipana nei secoli attorno alle mura della città e, dunque, con i numerosi assedi e l’avvento di eserciti che si sono avvicendati fuori e dentro le sue mura (compresi gli accampamenti dei romani), raffigurati in parallelo alla crocifissione e alla resurrezione di Gesù.

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Dettaglio della veduta ideale di Gerusalemme: si vede bene il Golgota (foto PArCo)

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Il professor Fabrizio Bisconti del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e dell’università Roma Tre (foto piac)

I saggi sono corredati da una selezione di scatti ravvicinati che rivelano i colori, i contorni delle figure, gli effetti di ombreggiature, l’articolazione del disegno, consentendo al lettore di ammirare dettagli dell’affresco impossibili da cogliere a occhio nudo. Di grande interesse è l’approfondimento introduttivo dedicato al tema della cristianizzazione del Colosseo e alle origini dell’iconografia di Gerusalemme come modello urbanistico della città ideale: Fabrizio Bisconti su “Alle origini dell’iconografia di Gerusalemme: la civitas e l’ecclesia” e Barbara Nazzaro su “Gerusalemme modello urbanistico di città ideale”. Purtroppo Fabrizio Bisconti, uno dei massimi esperti di Archeologia cristiana, si è spento improvvisamente martedì 22 marzo 2022, a 66 anni (vedi Archeologia in lutto. Si è spento improvvisamente, a 66 anni, il prof. Fabrizio Bisconti, uno dei massimi esperti di Archeologia cristiana. Il ricordo del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e del Dipartimento di Studi umanistici dell’università Roma Tre | archeologiavocidalpassato).

roma_colosseo_gerusalemme-al-colosseo_presentazione-libro_locandinaLunedì 6 giugno 2022, alle 18.30, il parco archeologico del Colosseo ha promosso un evento per presentare il libro “Gerusalemme al Colosseo. Il dipinto ritrovato” (Electa) e al contempo ricordare il prof. Fabrizio Bisconti. Appuntamento in presenza all’anfiteatro flavio con prenotazione obbligatoria (40 posti fino ad esaurimento disponibilità.Si ricorda che all’interno del PArCo è fortemente consigliato indossare la mascherina chirurgica) e in diretta streaming sulla pagina YouTube del PArCo: www.youtube.com/parcocolosseo. Introduce Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo. Presentano: Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani; Alessandro Zuccari, accademico dei Lincei e professore ordinario di Storia dell’Arte moderna (Sapienza Università di Roma); Marcello Fagiolo, accademico dei Lincei e già professore ordinario di Storia dell’Architettura.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con la dodicesima e ultima tappa si va alla scoperta dei lussuosi pavimenti in marmo di un’altra residenza imperiale sul Palatino, la Domus Flavia

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Il corridoio settentrionale della Domus Flavia sul Palatino: corridoio settentrionale, pavimento a lastre di marmi policromi su cui insistono i fusti frammentati di colonne in giallo antico (foto Archivi PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo dodicesimo e ultimo appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana, del Paedagogium, e della Schola Praeconum, e i lussuosi pavimenti in marmo della Domus Aurea e della Domus Augustana, si conclude alla Domus Flavia, la parte pubblica della residenza imperiale voluta dall’imperatore Domiziano, su progetto dell’architetto Rabirio. La domus era formata da tre serie di ambienti disposti su tre lati di un peristilio rettangolare, circondato da un quadriportico con colonne di marmo numidico e con al centro una fontana ottagonale. Al centro del lato settentrionale si apriva una enorme sala detta Aula Regia, dove l’imperatore, seduto sul trono situato nell’abside semicircolare al lato opposto rispetto all’ingresso, riceveva e dava udienza.

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La Coenatio Iovis della Domus Flavia sul Palatino: opus sectile marmoreo con schema complesso dell’abside (foto Archivi PArCo)

Lungo il lato meridionale del peristilio si apre al centro una vasta sala absidata pavimentata con lastre marmoree policrome e posta sopra un’intercapedine dove nei periodi più freddi dell’anno veniva fatta circolare aria calda, riconosciuta come il triclinio e citata nelle fonti col nome di Coenatio Jovis. Il pavimento è un opus sectile marmoreo policromo in marmi africano, pavonazzetto, giallo antico, portasanta, databile in età tardoantica. Il settore centrale presenta una sequenza di pannelli quadrangolari contenenti alternativamente rettangoli e dischi listellati. L’abside di fondo invece è decorata da uno opus sectile con schema complesso.

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La Coenatio Iovis della Domus Flavia sul Palatino: porzione marmorea orientale avvallata a causa del dissesto statico delle sottostanti suspensurae e continuamente oggetto di interventi di restauro (foto Archivi PArCo)

Del pavimento si segnala la porzione marmorea orientale, profondamente avvallata a causa del dissesto statico delle sottostanti suspensurae, ai lati dell’ambiente, e continuamente oggetto di interventi di restauro. A causa del continuo ristagno delle acque, dovuto ad un avvallamento nella zona dove insistono i fusti di colonne, si è proceduto alla copertura di una parte del pavimento con breccia cromaticamente abbinata alle superfici pavimentali. Ulteriore breccia è stata disposta attorno alle lastre superstiti del peristilio e del corridoio, a limitare la ricrescita della vegetazione infestante.

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Il peristilio centrale della Domus Flavia sul Palatino: pavimento a lastre di marmo proconnesio della fase originaria di età domizianea (foto Archivi PArCo)

Il vasto peristilio con al centro la fontana ottagonale, di cui ancora si vede la forma, è pavimentato da lastre marmoree rettangolari di marmo proconnesio, relative al primo impianto del palazzo, di età domizianea. Spostandoci verso nord, in direzione dell’Aula Regia, presso il corridoio della corte centrale si conservano porzioni del rivestimento a lastre di marmo rettangolari, di dimensioni e materiali eterogenei. Parte del lastricato è coperto da due fusti frammentati di colonne scanalate in marmo giallo antico.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con l’undicesima tappa si va alla scoperta dei lussuosi pavimenti in marmo di un’altra residenza imperiale sul Palatino, la Domus Augustana

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Domus Augustana, sul Palatino: ambiente mistilineo, opus sectile marmoreo che sviluppa il motivo dei quadrati con quadrati inscritti diagonalmente (foto Archivi PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo undicesimo appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana, del Paedagogium, e della Schola Praeconum, e i lussuosi pavimenti in marmo della Domus Aurea, va alla scoperta dei preziosi pavimenti di un secondo palazzo, la cosiddetta Domus Augustana, che costituiva la parte privata della residenza imperiale. Al contrario della parte pubblica (la Domus Flavia), composta da pochi ambienti di grandi dimensioni, la Domus Augustana era formata da vani piccoli alternati ad ambienti più ampi, tutti disposti intorno a giardini colonnati.

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Domus Augustana sul Palatino: il portico conserva in numerose porzioni un pavimento a lastre rettangolari di pavonazzetto (foto Archivi PArCo)

“I pavimenti meglio conservati”, spiegano gli archeologi del PArCo, “si collocano presso un ambiente molto particolare, la cosiddetta aula biabsidata, una sala preceduta da colonne e provvista di due absidi lungo i lati corti, con affaccio scenografico sul cosiddetto Stadio di Domiziano. Mentre si gode la vista mozzafiato sullo stadio, si attraversa l’area un tempo colonnata, e se si puntano gli occhi a terra si può notare una serie di “isole marmoree”: non sono altro che i resti del pavimento in marmo che doveva originariamente rivestire il portico, composto da lastre rettangolari di pavonazzetto”.

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Domus Augustana sul Palatino: l’aula biabsidata conserva un pavimento a lastre rettangolari di marmo africano (foto Archivi PArCo)

“Entrando nell’aula vera e propria si conservano grandi porzioni di un pavimento a lastre disposte su filari paralleli, tutte in marmo africano. In questo caso – ricordano gli archeologi del PArCo -, a causa di problemi legati al ristagno di acque, dal 2018 il pavimento è stato interessato da un esteso intervento di manutenzione straordinaria, che ha previsto il restauro dei lacerti marmorei, la ripavimentazione dell’area in cocciopesto e la disposizione di graniglia cromaticamente abbinata alle lastre lungo i bordi. L’aula biabsidata determina la formazione di ambienti di risulta, di forma mistilinea, meglio conservati lungo il lato meridionale, che conservano due eleganti pavimenti in opus sectile marmoreo policromo a schema geometrico (Q3), in cui si riconoscono il portasanta, il pavonazzetto, il giallo antico, il marmo bigio, la breccia e il marmo bianco”.

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Domus Augustana sul Palatino: uno dei pannelli del percorso il Parco per Tutti, pannelli tattili illustrativi di singoli monumenti o tematismi (foto PArCo)

“Un suggerimento in più per quanti avranno la possibilità di percorrere dal vivo questo itinerario: nell’area della Domus Augustana, precisamente sul lato verso lo Stadio di Domiziano – concludono gli archeologi del PArCo -, è presente uno dei numerosi pannelli tattili disseminati nel PArCo che aiutano la comprensione e la conoscenza dei monumenti. Questo pannello descrive la sala ellittica e il peristilio della Domus Augustana ed è del tutto eccezionale rispetto agli altri perché presenta anche due frammenti di marmo tutti da toccare!”.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con la decima tappa si va alla scoperta dei lussuosi pavimenti in marmo delle residenze imperiali sul Palatino, a cominciare dalla Domus Aurea

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Veduta zenitale dei resti della Domus Aurea sul Palatino dove sono conservati tra i più bei esempi di pavimenti in opus sectile dell’antichità (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo nono appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana, del Paedagogium, e della Schola Praeconum, ci porta ad ammirare – in più tappe – i lussuosi pavimenti in marmo delle residenze imperiali dove, non a caso, al più “povero” mosaico erano preferiti i preziosi pavimenti a lastre o in opus sectile.

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Pavimento in opus sectile policromo da ambienti della Domus Aurea sul Palatino (foto PArCo)

“Tra le imponenti rovine dei palazzi imperiali sul colle Palatino”, spiegano gli archeologi del PArCo, “troviamo ogni genere di marmi policromi, il più delle volte l’importazione. I marmi preferiti dagli imperatori erano quelli nord africani, come il marmo giallo antico, detto anche numidicum, o il prezioso porfido rosso d’Egitto, ma anche marmi greci come il proconnesio, il porfido verde ed il marmo cipollino, con le sue eleganti venature verdi”.

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Pavimento in opus sectile policromo da ambienti della Domus Aurea sul Palatino (foto PArCo)

“La prima tappa del percorso – continuano – ci porta alla scoperta di quello che dagli studiosi del settore è stato definito come il pavimento più bello dell’Antichità, il lussuoso e raffinato opus sectile che doveva rivestire una sala monumentale scandita da portici colonnati della Domus Aurea sul versante del Palatino, la dimora di uno degli imperatori più famosi di sempre, Nerone. Di certo a gusto Nerone non era secondo a nessuno, come ci testimoniano ancora le monumentali architetture della Domus Aurea e le sue decorazioni pittoriche e pavimentali”.

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Pavimento in opus sectile policromo da ambienti della Domus Aurea sul Palatino (foto PArCo)

“L’opus sectile, redatto con marmi policromi quali giallo antico, porfido rosso, serpentino e portasanta, sviluppa un disegno geometrico particolarmente sofisticato e mai più riproposto nell’antichità, con motivi floreali nella zona centrale e lastre listellate sulle fasce. Da notare – concludono – la raffinatezza dei dettagli in porfido verde e rosso, come le foglioline, i bottoncini al centro degli elementi floreali, i triangoli negli elementi vegetali”.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con la nona tappa si va alla scoperta dei mosaici pavimentali della Schola Praeconum, da poco riaperta al pubblico in alcuni periodi dell’anno

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Pianta dell’edificio della Schola Praeconum sul Palatino (da Lugli G., Capitolium, 9, 1933, p. 442) (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo nono appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana e del Paedagogium, si sposta dalla sommità del colle ai suoi piedi, verso il Circo Massimo. Si trova qui, infatti, la Schola Praeconum, un complesso che si apre lungo via dei Cerchi, a Est della chiesa di Sant’Anastasia, da poco riaperto al pubblico in alcuni periodi dell’anno. “L’edificio fu realizzato in tecnica laterizia in epoca severiana”, spiegano gli archeologi del PArCo, “contestualmente alla generale ristrutturazione del versante meridionale del Palatino. La struttura presenta tre grandi ambienti coperti a volta, il maggiore in posizione centrale, gli altri disposti simmetricamente ai lati, aperti con grandi soglie verso un cortile porticato a pilastri, che metteva in comunicazione la struttura con l’asse viario antistante”.

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Schola Praeconum sul Palatino: mosaico bianco-nero con raffigurazione di araldi in processione con vessilli, caducei e bastoni (foto Archivi PArCo)

“Il nome con cui viene convenzionalmente identificato – continuano gli esperti del PArCo – è dovuto all’iconografia del mosaico scoperto da Antonio Muñoz, e alle scene raffigurate sulle pitture dell’ambiente orientale. Il soggetto principale del mosaico è una processione di otto personaggi, divisi in due gruppi, che sfilano sulle pareti opposte dal fondo del vano verso la porta; si tratta di figure maschili vestite di corta tunica, con vessilli, caducei e bastoni, interpretate come araldi o aurighi (praecones) preposti a guidare le processioni circensi. Le tessere presentano dimensioni e taglio irregolare, che consentono di datare il mosaico in età tardo imperiale (III-IV secolo d.C.). Il soggetto e l’iconografia del mosaico non trovano confronti precisi tra le pavimentazioni musive, e potrebbero quindi essere stati creati appositamente per l’ambiente della schola, prendendo in parte spunto dalla decorazione pittorica che ugualmente raffigura una teoria di figure maschili e tenendo conto anche della funzione per il quale l’ambiente stesso veniva utilizzato”.

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Schola Praeconum sul Palatino: restauro in corso del mosaico bianco-nero con araldi in processione (foto Archivi PArCo)

“Dal 2020 il mosaico è stato interessato da un intervento di restauro che ha previsto la rimozione dell’interro protettivo e delle piante superiori, il trattamento biocida, il consolidamento dei cordoli di contenimento costituiti da mattoni di taglio, il fissaggio delle tessere mobili, la pulizia con impacchi di acqua e di sali solubili di bicarbonato di ammonio. Infine – concludono – le lacune sono state integrate con breccia bianca aurora per le parti in bianco e con breccia in basalto per quelle in nero”.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con l’ottava tappa si va alla scoperta dei mosaici pavimentali del Paedagogium, sulle pendici meridionali del Palatino

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Paedagogium, pianta dell’edificio (da Graffiti del Palatino. Raccolti ed editi sotto la direzione di Veikko Väänänen. I. Paedagogium, a cura di H. Solin e M. Itkonen-Kaila, Acta Instituti Romani Finlandiae III, Helsinki 1966, fig. 2 p. 2) (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo ottavo appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana prosegue lungo le pendici meridionali del colle fino ad arrivare al Paedagogium, un tempo luogo di istruzione per i paggi imperiali ma anche per gli schiavi. Di età domizianea, come confermano i bolli laterizi qui rinvenuti, l’edificio si affaccia sul Circo Massimo. “L’edificio, disposto su due livelli che sfruttano la morfologia del pendio del colle”, spiegano gli archeologi del PArCo, “era costituito da due file di stanze separate da un cortile. All’ambiente principale, absidato, non disposto sull’asse centrale, si affiancano nove stanze minori. L’impianto di età flavia fu ampiamente rimaneggiato e alla fase di età severiana (quindi ai primi decenni del III secolo d.C.) appartengono i mosaici conservati in tre degli ambienti del complesso, tutti geometrici e con impiego di tessere bianche e nere”.

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Paedagogium sul Palatino: mosaico bianco con bordo in tessere nere, veduta d’insieme del pavimento (foto Archivi PArCo)

“Nel primo ambiente da sinistra, ponendosi di fronte all’edificio, si riconosce un mosaico a tessere bianche disposte su file parallele, bordato da tessere nere. Le tessere, piuttosto grossolane, non presentano taglio regolare né identiche dimensioni, determinando una generale irregolarità dell’ordito, in particolare per quanto riguarda i margini del bordo”.

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Paedagogium sul Palatino: mosaico bianco-nero con composizione di ellissi (foto Archivi PArCo)

“Nel secondo ambiente da sinistra, ponendosi di fronte all’edificio, si riconosce un mosaico con composizione di grandi ellissi tangenti che formano quadrati a lati concavi grandi e piccoli. Nel terzo ambiente da sinistra, ponendosi di fronte all’edificio, si riconosce un altro mosaico geometrico internamente decorato da grandi ellissi campite di tessere nere e quadrati a lati concavi intercalati tra i disegni delle ellissi. L’esiguità della parte conservata non consente di determinare in che modo i vari motivi decorativi si associassero e si alternassero”.

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Palatino, Domus tardoantica di via di San Gregorio: disegno ricostruttivo dell’ambiente con mosaico bianco-nero decorato da una composizione di quadrilobi (St. Clair A., Late Antiquity transitions: a recently discovered room on the Palatine in the context of late Roman decoration, in MAAR, XLVII, 2002, fig. 4 p. 231) (foto PArCo)

“Il gusto geometrico dei mosaici del Paedagogium”, ricordano sempre gli archeologi del PArCo, “è quello tipico di età severiana, quando si assiste ad un’esplosione delle figure geometriche sui mosaici in bianco e nero, spesso di grandi dimensioni, come nel nostro caso. Un mosaico con composizione simile si conserva sempre presso il colle Palatino, ma lungo il suo versante orientale, presso la cosiddetta domus di via di San Gregorio”.

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Paedagogium sul Palatino: mosaico bianco-nero con composizione di ellissi (foto Archivi PArCo)

“I mosaici, seppur lacunosi, si trovano in buono stato di conservazione, e dal 2020 – concludono – sono stati oggetto di un intervento di manutenzione che ha previsto, per i due tessellati geometrici, la predisposizione di graniglia lungo i bordi per impedire la ricrescita della vegetazione infestante e nello stesso tempo per colmare la lacuna con una soluzione cromaticamente affine al disegno originale”.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con la settima tappa si va alla scoperta degli straordinari rivestimenti pavimentali del Palatino partendo dagli Horrea Agrippiana

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Horrea Agrippiana sul Palatino: mosaico con raffigurazione del dio Oceano. Veduta d’insieme del sacello dedicato al genius horreorum (foto Archivi PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo settimo appuntamento, la passeggiata virtuale lascia il Foro Romano alla scoperta degli straordinari rivestimenti pavimentali del Palatino partendo dagli Horrea Agrippiana, un complesso di magazzini edificati da Marco Vipsanio Agrippa che da lui prese il nome. “L’edificio, accessibile dal vicus Tuscus lungo il lato nord-occidentale del colle”, ricordano gli archeologi del PArCo, “era originariamente a tre piani con pianta rettangolare e presenta, lungo tutti e quattro i lati, tabernae affacciate su un cortile centrale. La prima fase degli Horrea è da comprendere tra il 33 e il 12 a.C., con ristrutturazioni successive documentabili alla fine del II d.C., epoca a cui risale la risistemazione del sacello centrale, e ancora fino al IV-V secolo d.C. Al centro della corte si imposta un’edicola centrale con il sacello dedicato al genius horreorum, come documenta l’iscrizione sul piedistallo che si è conservato. Il pavimento è in tessellato con raffigurazione del volto del dio Oceano”.

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Horrea Agrippiana sul Palatino: mosaico con raffigurazione del dio Oceano, particolare in una foto d’Archivio. Da notare le corna e le chele sulla sommità del capo e la barba terminante con due teste a forma di pesce (foto Archivi PArCo, 30 FR-HA-asf015459)

“Il mosaico a tessere bianche e nere dell’edicola centrale”, continuano gli archeologi del PArCo, “raffigura una maschera maschile inserita entro un ottagono curvilineo i cui vertici sono generati da sei candelabri filiformi e due vasi panciuti. I candelabri a loro volta si sviluppano a partire da elementi vegetalizzati che danno all’insieme un effetto arabescante. Il punto focale del disegno è il volto maschile al centro della composizione: spiccano le corna e le chele sulla sommità del capo e la folta barba terminante con due teste a forma di pesce. Gli attributi caratterizzano inequivocabilmente il volto come quello del dio Oceano, presentato frontalmente e con fattezze piuttosto giovani. È importante sottolineare che la rappresentazione del dio non ha alcuna relazione con il decoro vegetale del pavimento ma ha sola funzione decorativa e di riempimento dell’intero disegno”.

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Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme: mosaico con raffigurazione del dio Oceano tra pesci ed uccelli acquatici (foto da Cercone G., Mosaico da via delle Mura Portuensi, in Museo Nazionale Romano. Palazzo Massimo alle Terme. I mosaici, a cura di R. Paris e M.T. Di Sarcina, Milano 2012, n. 26 p. 289)

“Il soggetto non è diffusissimo e compare solo a partire dall’età adrianeo-antonina (seconda metà del II secolo d.C.), sia nella versione in bianco e nero, attestata qui negli Horrea Agrippiana e in un mosaico di via delle Mura Portuensi a Roma, sia nella versione policroma, come nel celebre esempio della villa di Baccano. Tutti i confronti citati sono conservati presso il museo nazionale Romano nella sede di Palazzo Massimo. L’iconografia – concludono – conosce ampia attestazione nel corso del III secolo d.C., soprattutto in ambito nord-africano e la sua presenza all’interno del complesso degli Horrea può essere riconducibile al legame con il mare e genericamente con il commercio, anche se non sono mancate altre interpretazioni”.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: nella sesta tappa il pavimento in opus sectile della Curia Iulia

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Curia Iulia nel Foro Romano: opus sectile marmoreo policromo, particolare della decorazione geometrica in porfido verde greco, porfido rosso e pavonazzetto. Ai lati del quadrato con disco centrale e decorazione vegetalizzata si sviluppa nei rettangoli un motivo “a cornucopia” (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo sesto appuntamento, la passeggiata virtuale continua tra i mosaici del Foro Romano. Dopo aver esplorato la Casa delle Vestali e la Fonte di Giuturna, e una delle tabernae adiacenti la Basilica Emilia, e prima di salutare il Foro Romano e orientare la visita virtuale alla scoperta dei mosaici e dei pavimenti marmorei in direzione del colle Palatino, viene dedicata una tappa importante al pavimento della Curia Iulia. “Questo edificio”, spiegano gli archeologi del PArCo, “deve il suo nome alle assemblee dei “curiati” che si svolgevano nel Comizio; qui si affacciava la prima curia dell’Urbe, la Curia Hostilia, edificata secondo la tradizione da Tullo Ostilio, terzo re di Roma”.

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Esterno della Curia Iulia nel Foro Romano: veduta della chiesa di Sant’Adriano al Foro in una foto d’archivio (foto PArCo, ASF, 36 FR-C-LS-asf013118)

“Dopo essere stata danneggiata da un incendio nel 52 a.C.”, continuano, “venne restaurata, ma poco dopo Giulio Cesare iniziò i lavori di realizzazione del suo Foro che interessarono tutta l’area ad essa limitrofa. L’edificio che prese infine il nome di Curia Iulia fu quindi terminato e inaugurato da Augusto il 28 agosto del 29 a.C.; restaurato sotto Domiziano nel 94, subì ulteriori interventi sotto Diocleziano e nel 630, durante il pontificato di papa Onorio I, fu trasformato in chiesa, assumendo il nome di Sant’Adriano al Foro. La chiesa venne decorata con affreschi bizantini, ancora in parte visibili, e dotata di campanile, per essere successivamente restaurata in stile barocco. Tra il 1930 e il 1936 si decise di riportare l’importante edificio al suo aspetto originario: la chiesa venne sconsacrata e l’edificio spogliato di tutte le aggiunte successive all’epoca dioclezianea”.

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Interno della Curia Iulia nel Foro Romano: veduta d’insieme dell’opus sectile in marmi policromi a schema reticolare con motivi complessi di elementi vegetalizzati (foto PArCo)

Il grande pavimento su cui si soffermano gli archeologi del PArCo risale al rifacimento generale della Curia da parte dell’imperatore Diocleziano a seguito dell’incendio del 283 d.C. “Il disegno geometrico, redatto con marmi bianchi e policromi, mostra un sistema a schema reticolare con motivi complessi di elementi vegetalizzati in porfido verde greco contenenti al loro interno dischi in porfido rosso alternati a dischi in porfido verde, con foglioline a tre petali presso i quattro angoli. Nei rettangoli dello schema reticolare si sviluppano quadrati di porfido rosso delimitato da una fascia ondulata in pavonazzetto seguita da una fascia in porfido verde. Ai due lati del quadrato si sviluppa un motivo “a cornucopia” in porfido rosso, con foglioline e dettagli in porfido verde. Il pavimento è uno splendido esemplare di opus sectile di III secolo d.C. e la sua particolarità nella redazione lo rende praticamente un unicum”.

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Interno della Curia Iulia nel Foro Romano: opus sectile in marmi policromi, veduta del pavimento in una foto d’Archivio (foto PArCo, ASF, 1 FR-C-PA-asf013411)

“A seguito degli interventi di ripristino della Curia negli anni Trenta, anche il pavimento è stato oggetto di restauro e ampiamente reintegrato. Presso l’Archivio Fotografico del PArCo – concludono gli archeologi – sono reperibili numerose fotografie antecedenti il restauro, che mostrano il pavimento lacunoso e conservato per un tratto decisamente più breve rispetto a quello odierno e corrispondente alla schola cantorum della chiesa di Sant’Adriano, che a partire dal VI secolo si insedia nel Senato romano”.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: nella quinta tappa i mosaici di una delle tabernae adiacenti la Basilica Emilia

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Foro Romano, Basilica Emilia, taberna: veduta d’insieme dell’opus sectile in marmi policromi che presenta al centro un riquadro con cerchi intersecantisi affiancati da pannelli quadrati e rettangolari, campiti da decorazioni geometriche (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo quinto appuntamento, la passeggiata virtuale continua tra i mosaici del Foro Romano. Dopo aver esplorato la Casa delle Vestali e la Fonte di Giuturna il percorso entra in una delle tabernae adiacenti la Basilica Emilia, che chiudono la piazza del Foro lungo il lato settentrionale. “La Basilica Emilia – ricordano gli archeologi del PArCo – venne fatta costruire nel 179 a.C. dai censori Marco Fulvio Nobiliore e Marco Emilio Lepido sui resti di un edificio precedente. Fino al V sec. d.C. la Basilica subì numerosi restauri e rifacimenti, l’ultimo dei quali risale alla prima metà del V secolo d.C. resosi necessario a causa dei notevoli danni subiti dalle devastazioni del sacco di Roma del 410 d.C. La taberna, antistante la Basilica, faceva parte in epoca repubblicana del cuore pulsante del Foro Romano, e in un momento successivo, verso il VI secolo d.C., venne rivestita da una elegante pavimentazione in opus sectile marmoreo realizzato con marmi di reimpiego, sia bianchi, venati e scritti, sia colorati, tra i quali il porfido verde greco, il porfido rosso e il giallo antico”.

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Foro Romani, Basilica Emilia, taberna: opus sectile marmoreo, particolare della parte centrale del pavimento, bordata da una scacchiera di rombi, e della decorazione di uno dei pannelli laterali, con scacchiera di quadrati alternativamente semplici e con un quadrato inscritto diagonalmente (foto PArCo)

“Il rivestimento è stato, in via ipotetica, connesso alla presenza di un insediamento cristiano nel portico antistante la Basilica Emilia – spiegano gli archeologi del PArCo – e in origine doveva rivestire una superficie di ca. 7,50×5,20 m, di cui se ne conservano quasi i due terzi. Esso presenta al centro un riquadro centrale, campito da un motivo a cerchi intersecantisi, da cui risultano esagoni. Il motivo è bordato da una cornice con scacchiera di rombi di giallo antico e porfido verde greco. Ai lati del riquadro centrale si sviluppano due coppie di pannelli, ognuno dei quali contiene una scacchiera di quadrati di marmo bianco alternato a giallo antico e porfido verde greco, questi ultimi con un quadrato di marmo bianco o giallo antico inscritto diagonalmente. La fascia centrale è racchiusa sui lati anteriore e posteriore da cinque pannelli. I due estremi, agli angoli dell’ambiente, sono rettangolari e si compongono di una lastra in giallo antico circondata da lastrine quadrate e rettangolari in marmi bianchi e venati. Tra i pannelli angolari sono compresi tre riquadri rettangolari, il maggiore dei quali è lungo quanto gli altri due e si affianca ad essi; essi contengono il motivo degli ottagoni affiancati, con quadrati di risulta in porfido verde greco”.

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Foro Romano, Basilica Emilia, taberna: opus sectile marmoreo, particolare della scacchiera di quadrati in marmo bianco alternato a giallo antico e porfido verde greco (foto PArCo)

“Questo tipo di pavimento in opus sectile – continuano – è completamente diverso da quello visto nel tablino della Casa delle Vestali, di prima età imperiale. Completamente diversa è la dimensione delle formelle: in epoca tardo antica e poi medievale, infatti, i pavimenti marmorei venivano realizzati recuperando i sectilia pavimenta di epoche precedenti, le cui lastre, fratturate e sconnesse dall’usura e dal tempo, venivano parzialmente riutilizzate e rimodulate in dimensioni più piccole, a ricomporre gli schemi geometrici di epoca imperiale”.

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Foro Romano, Basilica Emilia, taberna: opus sectile marmoreo, integrazione delle parti mancanti con mattonelle laterizie effettuata nel corso dei restauri da parte di Giacomo Boni agli inizi del XX secolo (foto PArCo)

“Il complesso disegno geometrico del pavimento è stato restaurato all’inizio del 1900 da Giacomo Boni con un sistema all’avanguardia che ripropone le parti mancanti con l’uso di mattonelle laterizie di almeno due diverse tonalità cromatiche per riproporre il disegno originario. A partire dal 2020 – concludono – il pavimento, che nel secolo precedente era stato coperto da un interro protettivo, è stato riportato interamente alla luce ed oggetto di un esteso intervento di manutenzione straordinaria. L’intervento riguarda l’intera superficie dell’ambiente, sia quella restaurata dal Boni, sia quella originale. Entrambe le zone sono interessate da difetti di adesione degli elementi che compongono la decorazione dalle malte preparatorie. È stato dunque necessario eseguire la rimozione delle lastre dal letto di posa, l’incollaggio degli elementi fratturati, e successivamente il loro riposizionamento. Al termine delle operazioni di ricollocazione, nelle loro posizioni originarie, le lastre sono state pulite e stuccate in superficie. Le aree di lacuna sono state reintegrate con malte idrauliche idonee per granulometria e colorazione”.