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Dantedì: “Nel mezzo del cammin … Passeggiata dantesca nel Parco archeologico del Colosseo”. Attraverso le terzine dantesche si ripercorrono alcune delle vicende della storia di Roma, dalle origini alla fine dell’impero, testimoniate ancora oggi nel Foro Romano, sul Palatino e nei Fori Imperiali

“Nel mezzo del cammin … Passeggiata dantesca nel Parco archeologico del Colosseo”: in occasione del primo Dantedì, 25 marzo 2020, il Parco archeologico del Colosseo ha partecipato alla giornata dedicata a Dante Alighieri accogliendo l’invito del MIBACT a condividere con #Dantedì e #IoleggoDante un percorso dantesco che ripercorre la storia del PArCo attraverso le terzine dantesche che hanno narrato alcune delle vicende della storia di Roma, dalle origini alla fine dell’impero. Foro Romano, Palatino e Fori imperiali conservano oggi le testimonianze tangibili e monumentali dell’esistenza di personaggi storici a cui Dante ha dato voce nelle cantiche della Divina Commedia, assieme alle divinità pagane venerate nei templi dell’area archeologica centrale. Il pubblico è guidato a riscoprire, leggendo le terzine dantesche, le vicende di Enea e del Palladio, il pastore Caco, l’evoluzione del potere attraverso Cesare, il princeps Augusto e Giustiniano, l’umiltà di Traiano davanti a una vedova, fino ad arrivare all’essenza della fede e alla figura di San Pietro, e alle tante divinità tutelari che da sempre hanno popolato il Pantheon romano. Ad accompagnare il pubblico le voci narranti di attori che hanno generosamente dato la loro disponibilità a prendere parte all’iniziativa, ideata e curata dalle funzionarie archeologhe Elisa Cella e Federica Rinaldi. Ad aprire la maratona la voce di Massimo Ghini, seguito da Giuseppe Cederna, Rosa Diletta Rossi e Domenico Cupaiuolo.

La Passeggiata dantesca nel Parco archeologico del Colosseo inizia nei pressi dell’arco di Tito, sulla soglia di ingresso. Massimo Ghini introduce il percorso invitando i visitatori a seguirlo, così come Dante, sulla soglia del Paradiso, invita i lettori a non allontanarsi: Minerva, Apollo e le Muse lo sostengono e gli indicano la rotta da seguire.

La Basilica Iulia, la Curia, il tempio del Divo Giulio: l’area centrale del Foro è racchiusa da tre monumenti che ancora oggi raccontano la parabola di Cesare, dalla sua ascesa alla divinizzazione, a opera di Augusto. Dante trasferisce il dinamismo e l’inarrestabile serie di vittorie del Dictator nelle terzine che illustrano, nel celeberrimo discorso di Giustiniano, l’evoluzione del potere attraverso il percorso dell’aquila imperiale. Voce narrante: Giandomenico Cupaiuolo.

Dante sceglie Catone l’Uticense, campione di integrità repubblicana, come custode del Purgatorio. Ripercorrendo i passi di quest’uomo integerrimo, nemico di Cesare, si toccano i luoghi dell’agone politico dell’antica Roma: la piazza del Foro con le sue Basiliche, in cui si amministrava la giustizia e la tribuna dei Rostra da cui si tenevano le arringhe. Voce narrante: Giuseppe Cederna.

Vissuto a Roma “sotto ‘l buono Augusto al tempo de li dei falsi e bugiardi”, Virgilio è il primo spirito che Dante incontra lungo il suo cammino: sarà per lui “duca” e guida tra le bolge dell’Inferno e le cornici del Purgatorio, fino alla cima del Paradiso Terrestre. L’autore dell’Eneide, alfiere della propaganda augustea, è ritratto nel mosaico proveniente dal Museo del Bardo accanto alle Muse. Possiamo immaginarlo percorrere i sentieri in salita del Palatino per raggiungere il Princeps Augusto nel suo studiolo. Voce narrante: Giandomenico Cupaiuolo.

Nelle stanze affrescate della Casa di Augusto si muoveva anche la cerchia del poeta Mecenate, perno e cuore della narrazione augustea. Ne facevano parte anche Orazio e Ovidio, poeti che Dante incontra nel Limbo insieme a Omero e Lucano. Sono anime che si distinguono dalle altre per la loro luminosità, segno distintivo e ricordo della luce emanata in vita dalla loro arte. Voce narrante: Rosa Diletta Rossi.

Con una certa sorpresa troviamo Traiano, l’optimus Princeps, tra i Cieli del Paradiso: nonostante fosse stato un imperatore pagano, le sue particolari doti di umiltà e umanità gli fecero guadagnare l’ingresso nella cerchia dei Beati grazie alle preghiere di papa Gregorio Magno. Le sue gesta sono eternate nella Divina Commedia, così come nel racconto che si snoda sul fusto della Colonna che sorge tra le due Biblioteche Latina e Greca nel Foro da lui costruito. Voce narrante: Giuseppe Cederna.

Una visione dall’alto mostra innevati i monumenti del cuore di Roma, dal Campidoglio al Colosseo: le immagini accompagnano le parole dell’Imperatore Giustiniano che si presenta a Dante nel VI Canto del Paradiso come l’artefice del Corpus iuris civilis, raccolta di leggi che gli fu ispirata direttamente da Dio non appena ebbe abbandonato l’eresia monofisita, grazie all’intervento di papa Agapito. Giustiniano ripercorrendo 12 secoli della storia di Roma attraverso il percorso dell’aquila, simbolo dell’Impero: sfilano i luoghi della Monarchia, i simboli della Repubblica, le insegne del potere degli imperatori da Giulio Cesare in poi. Voce narrante: Massimo Ghini.

Il museo Palatino conserva il frammento del volto di una dea: è il Palladio, la statua della dea Atena che Enea portò via con sé assieme al padre Anchise e al figlio Ascanio Iulo durante la fuga da Troia verso le coste del Lazio. Dante indica Enea come il padre di Silvio, nato dalle seconde nozze con Lavinia e capostipite della dinastia da cui discende Rea Silvia, madre dei gemelli Romolo e Remo. Questo passaggio di Dante ci riporta all’innesto della saga troiana su quella romulea. Voce narrante: Giandomenico Cupaiuolo.

C’è un passaggio antichissimo lungo il fianco sud occidentale del Palatino che Virgilio racconta essere stato percorso da Enea insieme al re Evandro. Si tratta delle Scalae Caci, il cui nome deriva dal gigante mitologico Caco, avversario di Ercole. La causa del loro scontro è rappresentata in uno degli affreschi della Casina Farnese, piccolo e prezioso edificio rinascimentale costruito sulla cima del Palatino: il gigante, che viveva in una grotta dell’Aventino, rubò parte di una mandria di buoi consacrati ad Apollo che l’eroe greco aveva a sua volta già sottratto al mostro Gerione. Per questo Dante lo colloca nella VII Bolgia dell’VIII Cerchio dell’Inferno, quella in cui i ladri sono puniti per l’eternità. Voce narrante: Giuseppe Cederna.

Per Dante, Apollo è la personificazione dell’ispirazione divina e ne invoca l’assistenza nel Proemio del Paradiso per l’ultimo lavoro. Per Augusto, Apollo è la personificazione dell’ordine e della moralità e in esso il princeps si identifica, includendolo nella sua propaganda politica, valorizzandone il culto tanto da renderlo elemento cardine del programma edilizio e decorativo della sua casa. Il ciclo delle Lastre Campana con la contrapposizione tra Apollo e Ercole, o ancora l’affresco di Apollo citaredo dai colori estremamente vivaci sono alcune delle immagini attraverso le quali Augusto regge l’Impero. Voce narrante: Rosa Diletta Rossi.

I bagliori di luce tra le colonne del Tempio di Venere e Roma accompagnano nell’ascolto dei versi del Paradiso, in cui Dante parla della dea, nata dalla spuma del mare di Cipro. Noncurante della sua natura mortale, Venere si unì con Anchise, re di Troia, per poi dare alla luce Enea, padre di Ascanio-Iulo, fondatore di Alba Longa. Questo legame sarà alla base delle origini divine vantate da Cesare per la gens Iulia, da lui ribadite con la dedica stessa del tempio di Venere Genitrice nel suo foro. Dante si sofferma sulla vera natura dell’amore incarnato dalla dea: non un sentimento sensuale, come erroneamente creduto dagli antichi, ma un sentire puro e disinteressato verso il prossimo. Voce narrante: Rosa Diletta Rossi.

Il limite settentrionale del Foro Romano, coincidente con le pendici meridionali del Campidoglio, è luogo di devozione e di profondo legame con il Cristianesimo delle origini. È lì che si trovano i resti del Tullianum, l’ambiente sotterraneo, originariamente a pianta circolare, nel quale, al pari di altri nemici del popolo romano, furono reclusi in ceppi gli apostoli Pietro e Paolo. Lì, i condannati erano lasciati morire tra le acque scaturite da una polla di acqua sorgente, riportata in luce durante le indagini archeologiche; ed è proprio a quelle acque che è legata la tradizione della conversione dei carcerieri da parte di Pietro. Il custode delle chiavi del Paradiso sarà colui che metterà alla prova la fede di Dante, definita, in linea con la tradizione paolina, “sustanza di cose sperate e argomento de le non parventi”. Voce narrante: Massimo Ghini.

Al termine di questo primo, entusiasmante Dantedì ecco le terzine scelte dal direttore del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, con l’augurio che possano ispirare sempre i passi di ciascuno. È un vero e proprio monito di Virgilio a Dante durante la loro ascesa al Purgatorio: tenere sempre ben presente la meta, l’obiettivo, senza distrazioni. Alfonsina Russo: “Grazie per averci accompagnato in questo viaggio lungo un giorno!”.

Roma, domenica 5 febbraio 2017 riunificati il foro romano con i fori imperiali: nasce un unico grande percorso nel cuore archeologico della Capitale, una nuova occasione per immergersi senza soluzione di continuità nella storia e nelle emozioni della Roma Antica. E lo sarà ogni prima domenica del mese, con ingresso gratuito, per tutto il 2017

Veduta generale dell'area archeologica centrale di Roma dal Campidoglio al Colosseo

Veduta generale dell’area archeologica centrale di Roma dal Campidoglio al Colosseo

Il cuore di Roma antica nuovamente unificato la prima domenica del mese. Quando al primo gennaio, aprendo simbolicamente il cancello che divideva due mondi e due proprietà, di qua il foro romano (dello Stato), di là i fori imperiali (del Comune), nessuno avrebbe scommesso che quella “promessa di matrimonio” (cioè di collaborazione) tra la sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e la soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’Area archeologica centrale di Roma si sarebbe concretizzata in tempi brevi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/12/31/capodanno-speciale-a-roma-fori-senza-confini-aperti-gratuitamente-i-fori-imperiali-del-comune-e-il-foro-romano-dello-stato-in-ununica-passeggiata-grazie-a-un-accordo-tra-sovrintendenza/). Siamo stati smentiti. Con domenica 5 febbraio 2017, quindi alla domenica gratuita del primo mese successivo, le due aree archeologiche sono state unificate.  E così sarà ogni prima domenica del mese, almeno per tutto il 2017. Nasce un unico grande percorso nel cuore archeologico della Capitale, una nuova occasione per immergersi senza soluzione di continuità nella storia e nelle emozioni della Roma Antica. Una passeggiata senza barriere architettoniche e all’insegna dell’abbattimento di ogni cancello in grado di interrompere la continuità del racconto storico. Dai Fori Imperiali al Foro Romano e Palatino si può passare liberamente da un sito a un altro e percepire, nella ritrovata unitarietà, la grandezza di un passato che ci appartiene. L’accesso ai siti è consentito dalle 8.30 alle 16.30, con ultimo ingresso alle 15.30. “Il percorso che attraversa l’area archeologica dei Fori”, spiegano all’assessorato alla Cultura di Roma Capitale, “può essere compiuto indifferentemente partendo dall’accesso all’area di competenza capitolina, da piazza Santa Maria di Loreto, presso la Colonna Traiana, o da uno degli ingressi della soprintendenza di Stato, a largo Corrado Ricci, all’Arco di Tito, o a via di San Gregorio. Partendo da uno degli ingressi al Foro Romano e Palatino della soprintendenza si può accedere alle residenze imperiali palatine, alla Basilica di Massenzio, all’area monumentale della piazza del Foro, dove si affacciano i grandi Templi e le grandi Basiliche Iulia ed AEmilia, per arrivare alla Curia (sede del senato romano), da dove si passa nell’area della sovrintendenza comunale. Qui si aprono i Fori di Nerva e di Cesare e, passando al di sotto di via dei Fori imperiali, attraverso le cantine delle antiche abitazioni del quartiere Alessandrino, si arriva al Foro di Traiano, con la spettacolare visuale sulla Colonna e sui Mercati traianei”.

I soprintendenti Prosperetti e Parisi Presicce col vicesindaco di Roma, Bergamo, il 1° gennaio 2017, al cancelletto che divide il foro romano (Stato italiano) dai fori imperiali (Comune di Roma)

I soprintendenti Prosperetti e Parisi Presicce col vicesindaco di Roma, Bergamo, il 1° gennaio 2017, al cancelletto che divide il foro romano (Stato italiano) dai fori imperiali (Comune di Roma)

“In occasione dell’apertura congiunta del primo dell’anno”, spiega il soprintendente Francesco Prosperetti, “avevamo preso un impegno per continuare a offrire ai romani e ai turisti l’opportunità di visitare senza barriere il centro più antico della Capitale. La promessa è stata mantenuta nel segno di un ampliamento dell’offerta culturale. È questo solo un primo passo per integrare sempre di più la città con il suo cuore archeologico, rimuovendo steccati ideologici, divisioni amministrative, barriere architettoniche”. E il sovrintendente Parisi Presicce: “Consentire a tutti di immergersi nell’atmosfera della Roma antica e di passeggiare tra i Fori dimenticando, per un momento, quale porzione di arte e di memoria sia sotto la tutela dello Stato e quale sotto quella del Comune costituisce un piccolo, ma significativo atto di amore per la città di Roma nell’esclusivo interesse per i valori che condividiamo”.

Veduta generale dal Campidoglio del foro romano e dei fori imperiali

Veduta generale dal Campidoglio del foro romano e dei fori imperiali

“Dopo lo straordinario successo dell’apertura simbolica del cancello che separava le due aree, statali e comunali, avvenuta lo scorso primo gennaio per festeggiare nel migliore dei modi il nuovo anno”, conclude il vicesindaco di Roma e assessore alla Crescita culturale, Luca Bergamo, “oggi siamo contenti di mantenere l’impegno preso in quella occasione nei confronti di cittadini e turisti che amano questa città e vogliono sempre più che l’eredità della sua storia entri a far parte della quotidianità. Questo lavoro ribadisce ancora una volta quanto sia fondamentale per il bene di Roma e dell’intero Paese la collaborazione istituzionale e l’apertura degli spazi che possono essere tutelati solo se ognuno di noi li sente anche propri. Sono molto soddisfatto, a nome di tutta l’amministrazione, di consegnare al mondo in modo continuativo un pezzo prezioso e unico del nostro patrimonio con la certezza che si continuerà in questa direzione”.

Capodanno speciale a Roma: fori senza confini. Aperti gratuitamente i fori imperiali (del Comune) e il foro romano (dello Stato) in un’unica passeggiata grazie a un accordo tra sovrintendenza capitolina e soprintendenza ministeriale. Prova generale per il futuro?

Una panoramica dell'area archeologica dei fori di Roma: il 1° gennaio aperti gratis "senza confini"

Panoramica dell’area archeologica dei fori di Roma: il 1° gennaio aperti gratis per una passeggiata “senza confini”

Prosperetti, Bergamo e Parisi Presicce all'ingresso dei Fori

Prosperetti, Bergamo e Parisi Presicce ai Fori

È solo un piccolo cancello, ma riesce a dividere due mondi: di qua il Comune di Roma, di là lo Stato italiano; di qua la soprintendenza capitolina, di là la soprintendenza speciale; di qua i fori imperiali, di là il foro romano-palatino. Sì, avete letto bene: la più grande area archeologica del mondo nel cuore di Roma è divisa in due. Cioè due padroni, due gestioni, due biglietti. Ma non il 1° gennaio 2017: per la prima volta si potranno visitare i fori “senza confini”, con un percorso unico che collega il Foro Romano e i Fori Imperiali. E gratis. L’Area Archeologica Centrale aprirà dunque le sue porte per un unico grande percorso all’insegna dell’abbattimento di ogni tipo di cancello in grado di limitare e interrompere la continuità del racconto storico, in un percorso attrezzato senza barriere architettoniche. A presentare l’iniziativa, veramente “storica”, il vicesindaco e assessore alla Cultura di Roma Luca Bergamo, il sovrintendente capitolino ai Beni culturali Claudio Parisi Presicce e il soprintendente per il Colosseo e l’area archeologica centrale Francesco Prosperetti, che si sono ritrovati proprio al famoso cancelletto.

Prosperetti, Parisi Presicce e Bergamo al cancelletto che divide il foro romano (Stato italiano) dai fori imperiali (Comune di Roma)

Prosperetti, Parisi Presicce e Bergamo al cancelletto che divide il foro romano (Stato italiano) dai fori imperiali (Comune di Roma)

“Tutti coloro che trascorreranno il Capodanno a Roma avranno l’occasione unica di attraversare 25 secoli di storia”, interviene soddisfatto Parisi Presicce. “È un fatto storico vedere finalmente il Foro Romano e i Fori Imperiali senza soluzione di continuità e senza preoccuparsi di divisioni di competenze tra Stato e Comune. Le normative esistono ed esiste lo strumento che consente una gestione unificata tra Roma Capitale e lo Stato e il risultato è sotto gli occhi di tutti: siamo davanti a un complesso monumentale che tutti ci invidiano, credo che la giornata del primo gennaio sarà ricordata da tutti coloro, turisti e romani, che saranno a Roma quel giorno. È anche una sorta di promessa alla città: un piccolo passo per l’archeologia di Roma ma anche una grande idea che rappresenta il progetto per il futuro di quest’area archeologica centrale”. E Bergamo: “C’è un accordo di valorizzazione tra Roma e lo Stato che ha subito rallentamenti ed è stato messo in discussione, ma fin dal nostro insediamento sono state riprese le fila di questo discorso e lo possono vedere tutti: siamo probabilmente in uno di posti più belli del mondo, un posto che a causa di una certa interpretazione burocratica dell’organizzazione dello Stato italiano non è ancora oggi possibile vivere come un corpo unitario. Il primo gennaio facciamo un passo importante, un passo che non risolve il problema ma penso e auspico che faccia capire a tutti il valore aggiunto della cooperazione istituzionale che rende visitabile quest’area a chiunque voglia vederla. Con questo atto mettiamo un tassello che costituisce una pedina importante in un progetto di proiezione di questa città nel mondo e nel futuro. Non solo si rompe una barriera ma la si rompe per ricostruire una crescita culturale di un patrimonio unico al mondo”.

Veduta generale dell'area archeologica centrale di Roma dal Campidoglio al Colosseo

Veduta generale dell’area archeologica centrale di Roma dal Campidoglio al Colosseo

Addio dunque a barriere e cancelli. Un esperimento che durerà solo per il primo giorno dell’anno ma che amministrazione capitolina e soprintendenza speciale contano di poter continuare a realizzare. Dai Fori Imperiali al Foro Romano e Palatino: si potrà passare liberamente e gratuitamente da un sito a un altro. L’accesso ai siti sarà consentito dalle 10 alle 16, con ultimo ingresso alle 15. Il percorso che attraversa l’area archeologica dei Fori potrà essere compiuto indifferentemente partendo dall’area di competenza capitolina, da piazza Santa Maria di Loreto, presso la Colonna Traiana, o da uno degli ingressi della soprintendenza di Stato, a largo Corrado Ricci, all’Arco di Tito, o a via di San Gregorio, per una passeggiata archeologica unica. Partendo dalla Colonna Traiana seguendo la passerella presente nel sito, la visita toccherà una parte del Foro di Traiano, passerà sotto via dei Fori Imperiali percorrendo le cantine delle antiche abitazioni del Quartiere Alessandrino, attraverserà il Foro di Cesare e del Foro di Nerva per proseguire nell’area statale, senza la barriera divisoria che obbligava a uscire dai Fori imperiali per rientrare al Foro Romano. Il passaggio dall’area comunale a quella statale avverrà dietro la Curia Julia, antica sede del Senato romano, e permetterà di accedere nel fulcro della piazza del Foro, all’altezza della Basilica Æmilia, sulla Sacra Via. Di qui si articolano percorsi in diverse direzioni: Basilica Julia, Tempio del Divo Giulio, Casa delle Vestali, Lacus Iuturnæ, Tempio di Antonino e Faustina, per arrivare all’Arco di Tito e fino ai palazzi imperiali sul Palatino, dove per l’occasione resterà aperto il Museo.

Il foro romano e il Palatino: il 1° gennaio aperti gratuitamente insieme ai fori imperiali

Il foro romano e il Palatino: il 1° gennaio aperti gratuitamente insieme ai fori imperiali

Il soprintendente Francesco Prosperetti

Il soprintendente Francesco Prosperetti

“È un evento storico dal forte valore simbolico”, conferma Prosperetti. “Con questa iniziativa riusciamo a cogliere la possibilità di dare corpo a un progetto che avevamo in testa da anni, accompagnato da un accordo con il ministero ma che stentava a trovare attuazione: i Fori senza barriere architettoniche, visive ed economiche. Si apre il “confine” di Stato che separa il Foro Romano dai Fori Imperiali. Un risultato tangibile di una politica culturale portata avanti insieme verso l’obiettivo, che è di tutti noi romani, di ridare il senso di centro della città a questo luogo rimasto troppi anni separato e visto più dai turisti che dai romani, e che deve ritrovare la sua centralità rispetto alla città di Roma”. E nel 2017 quali sono le prospettive per il cuore antico di Roma? “Da luglio 2016 è in corso una situazione del tutto inedita che ci consente di intervenire sul patrimonio monumentale, almeno per le competenze di manutenzione, restauro e tutela che ricadono sullo Stato, su un patrimonio monumentale di Roma con risorse che questa città non ha mai più avuto dai tempi del grande Giubileo del 2000. Io quando ho preso in luglio la soprintendenza ai monumenti di Roma ho trovato le casse vuote, il programma di lavori azzerato e ritengo sia stato un mio preciso dovere di dare corso a una programmazione nuova per cui nel 2017 porto 10 milioni di euro sui monumenti di Roma, cosa che la città non aveva mai avuto negli ultimi 15 anni, e lo faccio grazie alle risorse della soprintendenza autonoma speciale del Colosseo e dell’area centrale di Roma. Mi auguro che questa possibilità mi sia confermata dalla riforma che ci sarà, perché sarebbe esiziale per la nostra città ritornare a una situazione come la precedente in cui i monumenti avevano risorse zero”.

Roma. I fori imperiali “vissuti” da protagonisti con la app “Imperial Fora”: viaggio nel tempo in 3D e in realtà aumentata passando dai grandi imperatori all’unità d’Italia

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Il foro di Traiano a Roma nella ricostruzione 3D della nuova app “Imperial Fora”

Il tuo i-pad come una straordinaria macchina del tempo per “vivere” in diretta lo sviluppo e la trasformazione di Roma dall’impero al medioevo all’unità d’Italia. E con la possibilità di scegliere il viaggio: comodamente seduti sul divano di casa o immersi nel cuore dei fori imperiali a Roma. È “Imperial Fora”, la nuova “app” per comprendere la storia e le trasformazioni dei Fori Imperiali di Roma, documentando l’area archeologica di Roma non solo durante il periodo romano, ma anche nel medioevo e e nell’epoca moderna. Al momento è disponibile per iPad al costo di 4,99 euro, ma presto lo sarà anche per gli iPhone e i dispositivi con Android e Windows. Si può leggere e ascoltare, in italiano e in inglese, la storia dei Fori imperiali, navigare all’interno di un modello 3D dell’area archeologica e accedere a contenuti, immagini e ricostruzioni immersive dei vari periodi storici. Un viaggio che può avvenire sul posto in realtà aumentata, grazie all’ausilio del Gps e dell’accelerometro, oppure navigando da casa, per chi intende arrivare a Roma ben preparato. È possibile confrontare in tempo reale i resti del Tempio di Augusto con l’assetto originale o con quello risultante alla fine del Medioevo. Intorno alla Colonna Traiana o all’Arco dei Pantani, fermi nella stessa posizione da più di venti secoli, si scoprono chiese e edifici che hanno accompagnato i monumenti imperiali per qualche secolo.

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L’app “Imperial Fora” disponibile al momento per i-pad

La navigazione può essere impostata in vari periodi storici: il 125 d.C., il 1450, il 1750 e il 1815. La scelta dellʼepoca permette di accedere a contenuti specifici. Dei cartelli ci indicano i luoghi di interesse, toccandoli ci ritroviamo a osservare gli scenari ricostruiti di quel periodo storico, riceviamo in audio le informazioni essenziali e possiamo guardare gallerie di immagini. Possiamo anche cambiare epoca e vedere lʼevoluzione di quel luogo nel tempo. Lungo il cammino delle sfere rotanti ci permetto di immergerci in ricostruzioni tridimensionali esplorabili (bolle o capsule del tempo). La conoscenza e lʼesperienza della città viene direttamente vissuta entrando virtualmente nella città di Roma in età romana, nel tardo medioevo, nel 1750 e nel 1815. Possiamo dunque esplorare i luoghi come in una macchina del tempo passando da unʼepoca allʼaltra. “L’applicazione Imperial Fora”, afferma Sergio Fontana, autore del progetto 3D Rome, “consente a tutti di apprezzare le trasformazioni di Roma, dall’antichità ai giorni nostri, in un punto nevralgico della città, l’area dei Fori Imperiali. Il visitatore virtuale si trova immerso in scenari sovrapponibili che seguono le tappe principali dello sviluppo della città. Si tratta di uno strumento realizzato con linguaggio divulgativo ma sulla base degli studi scientifici che hanno interessato l’area dei Fori imperiali”.

Con la app "Imperial Data" il viaggio nel tempo inizia dal foro di Traiano

Con la app “Imperial Data” il viaggio nel tempo inizia dal foro di Traiano

Si parte dunque dal 125 d.C., in piena Roma imperiale. Una data non casuale: all’epoca, imperatore Marco Aurelio che proprio in quell’anno inaugurò il suo futuro mausoleo (oggi castel Sant’Angelo), si può ammirare in tutto il suo splendore e monumentalità il Foro di Traiano realizzato una decina di anni prima. È lì che l’imperatore Marco Aurelio negli anni Settanta del II secolo fece arricchire il già prezioso foro del conquistatore della Dacia con le statue dei generali romani che si erano imposti contro le popolazioni germano-sarmatiche del nord Europa nelle cosiddette guerre sarmatiche.

Nel tardo Medioevo sull'area del foro di Traiano insisteva un intero quartiere

Nel tardo Medioevo sull’area del foro di Traiano insisteva un intero quartiere

Il secondo step è il 1450, nel primo Rinascimento: più di un millennio di “salto” che mostra come sia cambiata la fisionomia dell’area dei fori imperiali, con le piazze in parte occupate da nuovi palazzi e da chiese. E anche in questo caso la scelta dell’anno non è casuale. Sul soglio pontificio c’era Niccolò V il quale proprio in quell’anno avviò il cantiere per il rinnovamento della basilica costantiniana di San Pietro affidando la progettazione a Bernardo Rossellino, che però dovette fermarsi per la morte del papa. A lui, nei decenni successivi si sarebbero succeduti alla guida della grande opera Bramante, Michelangelo, Maderno e Bernini.

La Via Crucis al Colosseo fu istituita da papa Benedetto XIV per il giubileo del 1750

La Via Crucis al Colosseo fu istituita da papa Benedetto XIV per il giubileo del 1750

Un salto di altri secoli e si arriva al 1750, quando la Roma moderna si era completamente sovrapposta ai Fori. Il 1750 è un anno importante per il cuore antico della città eterna e per la cristianità. Era papa Benedetto XIV, il quale con la bolla “Peregrinantes”, promulgò per il 1750 il Giubileo, improntato ad un profondo clima spirituale. Il pontefice curò ogni singolo dettaglio dell’Anno Santo, stabilendo le principali iniziative spirituali (tra cui anche l’unità dei cristiani, organizzando le strutture ricettive (l’ospitale della Trinità accolse, su disposizione del papa, per tre giorni i pellegrini poveri) e accogliendo lui stesso i pellegrini che giungevano nella città eterna. Fu allora che il Colosseo venne consacrato alla passione di Cristo e alla memoria dei martiri. Il pontefice fece erigere 14 edicole con le stazioni tradizionali e fece piantare al centro una grande croce. Nasceva così quella che ancora oggi è la tradizionale processione del Venerdì Santo, con le quattordici stazioni disposte nello stesso ordine: la condanna a morte, il carico della croce, le tre cadute lungo la via, l’incontro con un gruppo di pie donne, quello col Cireneo, con Maria e con la Veronica, la spoliazione delle vesti, la Crocifissione, la morte, la deposizione dalla croce, la sepoltura.

Roma, scavi al foro di Traiano negli anni '90 del Novecento

Roma, scavi al foro di Traiano negli anni ’90 del Novecento

L’ultima fermata di questo speciale viaggio nel tempo è il 1815, anno del Congresso di Vienna, in seguito al quale si ripristina lo Stato della Chiesa. È in quel periodo che a Roma di vedono gli effetti delle demolizioni e degli scavi promossi dai francesi col primo recupero dei resti antichi. L’area del Forum Traiani era stata scavata infatti per la prima volta in maniera sistematica nel 1811 durante il periodo dell’occupazione napoleonica. I lavori, affidati a Pietro Bianchi, avevano comportato la demolizione del monastero dello Spirito Santo e del convento di Sant’Eufemia che insistevano sulle rovine del foro, giudicati “senza interesse per le arti”. Bianchi riportò alla luce il settore centrale della Basilica Ulpia, il peristilio attorno alla Colonna di Traiano, una parte dell’area forense e numerosi elementi architettonici finemente lavorati.

Una delle mappe interattive utilizzabili con la app "Imperial Fora"

Una delle mappe interattive utilizzabili con la app “Imperial Fora”

“Imperial Fora” è frutto di cinque anni di lavoro e rappresenta una assoluta novità per la divulgazione scientifica nell’area dei Fori Imperiali. In virtù dell’elevato contenuto culturale e delle potenzialità di promozione turistica che l’app “3D Rome Imperial Fora” presenta per la città di Roma, l’amministrazione di Roma Capitale ha patrocinato il progetto, realizzato dalla società Sema snc. L’app è composta da tre sezioni principali: Live 3D, Map, History. Nella sezione Live 3D si possono esplorare le aree del Foro di Traiano e del Foro di Augusto così come sono oggi. Se si è sul luogo, il Gps del dispositivo riporta il visitatore nell’esatto punto dove si trova, facendo coincidere lo spazio virtuale e quello reale. La navigazione può essere impostata in vari periodi storici: il 125 d.C., il 1450, il 1750 e il 1815. La scelta dell’epoca permette di accedere a contenuti specifici. La sezione Map permette di accedere ai contenuti (luoghi di interesse, bolle) esplorando e manipolando modelli tridimensionali che ricostruiscono interamente l’area dei Fori imperiali nei vari periodi storici. Si possono visualizzare i contenuti su una foto aerea e localizzarli nella città attuale. La sezione History consente di rivivere, con testi dinamici e immagini, la millenaria Skyline dei Fori imperiali nel 125 d.C., nel 1450, nel 1750 e nel 1815.

Roma: fori imperiali “senza barriere”. Sabato 26 prima visita guidata per disabili dal foro di Traiano al foro di Nerva

Fori imperiali senza barriere: il nuovo ascensore che permette l'accesso ai disabili

Fori imperiali senza barriere: il nuovo ascensore che permette l’accesso ai disabili

Gradini, passaggi sconnessi, soglie improvvise: la visita di un sito archeologico è spesso impegnativa. Ma per un disabile quasi sempre impossibile. Ma da sabato 26 settembre 2015 potrebbe esserci una svolta “storica”: i fori imperiali di Roma – quindi non un sito secondario – accessibili ai disabili con la prima visita guidata “senza barriere”: grazie a un ascensore, collocato all’altezza della Colonna di Traiano, che apre la via a 550 metri di percorso attrezzato. Sabato 26 settembre, alle 10, proprio dalla Colonna di Traiano, partirà il primo gruppo di visitatori dei Fori Imperiali, per i quali l’antica Roma era rimasta finora preclusa dalle barriere architettoniche. L’area attrezzata permetterà di visitare il Foro di Traiano, il Foro di Cesare e in parte il Foro di Nerva. Si entrerà dal Foro di Traiano, all’altezza della grandiosa Colonna istoriata che racconta le vittoriose imprese contro i Daci dell’imperatore Traiano e, attraverso un passaggio sottostante Via dei Fori Imperiali, ricavato nelle cantine dello storico quartiere alessandrino, si raggiungerà il Foro di Cesare. Da qui potranno essere ammirati i resti monumentali del Foro di Nerva. Una “full immersion” in un secolo e mezzo di storia, a partire dal 46 a.C., con il Foro di Cesare, primo tra i Fori Imperiali, che finirà per costituire il modello di riferimento per i successivi Fori della Città Eterna e delle altre città nelle province dell’Impero, al II sec. d.C., con il Foro di Traiano, ultimo e più grandioso tra gli altri complessi monumentali forensi.

La visita "senza barriere" ai fori imperiali di Roma parte dalla zona della colonna Traiana

La visita “senza barriere” ai fori imperiali di Roma parte dalla zona della colonna Traiana

“Siamo al lavoro da tempo”, assicura l’assessore alla Cultura e allo Sport di Roma, Giovanna Marinelli, “per rendere sempre più accessibili i nostri luoghi. Questa iniziativa di sabato è stata resa possibile grazie all’impegno già profuso dalla nostra amministrazione nella realizzazione degli spettacoli di Piero Angela e Paco Lanciano nei Fori, per i quali sono state realizzate delle strutture appositamente predisposte per l’accesso a tutti. Sabato 26 sarà sicuramente un’esperienza unica e mi auguro che questi eventi siano sempre più frequenti. La storia di questa città e la grande bellezza che ci circonda sono patrimonio universale che non deve conoscere barriere”.

Un disabile testa il percorso senza barriere nell'area dei Fori Imperiali a Roma

Un disabile testa il percorso senza barriere nell’area dei Fori Imperiali a Roma

“Non è la prima volta”, interviene il soprintendente capitolino Claudio Parisi Presicce, “che raccontiamo ad adulti e bambini diversamente abili la storia dell’antica Roma, ma è la prima volta che possono finalmente entrare fisicamente nella storia. Valorizzazione e fruibilità: queste le parole chiave cui si ispirano tutte le proposte dei funzionari della soprintendenza capitolina. In particolare per questa iniziativa si coniugano due importanti progetti: l’ideazione e la realizzazione di una passerella all’interno dei Fori Imperiali e il Programma Garanzia Giovani”. La visita sarà infatti guidata dal team di giovani volontari del Servizio Civile – Programma Garanzia Giovani che negli incontri degli ultimi mesi all’ospedale della Fondazione Santa Lucia hanno introdotto i pazienti alla vita e ai costumi degli antichi romani con l’ausilio di materiali multimediali. La visita ai Fori lungo il nuovo percorso anti-barriere si inserisce infatti nel progetto “Degenza e conoscenza: la storia di Roma entra negli ospedali”, che grazie alla soprintendenza capitolina continuerà nei prossimi mesi con incontri in diversi ospedali di Roma e visite a musei e siti archeologici. “Gli incontri in ospedale sono stati momenti per sentirsi meno paziente”, conclude Antonino Salvia, direttore Sanitario della Fondazione. “È stato molto bello vedere i commenti e perfino gli scambi di battute, che nascevano nel corso delle presentazioni, su fatti successi duemila anni fa. E anche la visita ai Fori Imperiali di sabato 26, dedicata solo a loro, è un gesto concreto di affermazione della centralità del paziente”.

Roma. Il foro di Traiano rinascerà grazie al magnate uzbeco Usmanov: si raddrizzano le colonne e si pongono gli architravi. Con i due milioni donati si restaura anche la sala degli Orazi e Curiazi ai musei Capitolini

L'area archeologica del foro di Traiano, a Roma, dominata dalla Colonna traiana

L’area archeologica del foro di Traiano, a Roma, dominata dalla Colonna traiana

Il plastico del complesso del Foro di Traiano conservato al museo della Civiltà Romana

Il plastico del complesso del Foro di Traiano conservato al museo della Civiltà Romana

La firma dell'accordo tra Alisher Usmanov e Ignazio Marino al Campidoglio

La firma dell’accordo tra Alisher Usmanov e Ignazio Marino al Campidoglio a Roma

Fu l’ultimo dei Fori imperiali ad essere costruito. Lo volle l’imperatore Traiano, che lo inaugurò nel 112 d.C.: sarà il più grande e maestoso mai edificato e per quasi tre secoli fece bella mostra di sé. Poi la decadenza. Diciannove secoli dopo, il foro di Traiano torna prepotente sulla scena di Roma. “Grazie a un mecenate”, annuncia il sindaco di Roma, Ignazio Marino, “potremo alzare di nuovo le sei colonne del Foro di Traiano che non erano più alzate dal 350 d.C., così cambierà di nuovo lo scenario di questo spettacolare posto della città”. E il mecenate ha un nome: Alisher Usmanov; e un obiettivo: destinare una cospicua somma di denaro al restauro della Sala degli Orazi e Curiazi nei musei Capitolini e della fontana del Quirinale e, come detto, all’anastilosi del Foro di Traiano che tornerà così al suo antico splendore. Il magnate uzbeco ha donato complessivamente a Roma due milioni di euro. L’accordo di mecenatismo è stato siglato in Campidoglio tra Usmanov e Marino. Un accordo che prevedeva all’inizio una donazione di 900mila euro. Cifra che poi, a sorpresa, è aumentata: “Usmanov ha visionato il progetto completo del Foro di Traiano ed ha deciso di finanziarlo per intero facendo salire la donazione a 2 milioni di euro cambiando così a mano il contratto siglato», spiega il primo cittadino. “Ciò che riceviamo questa sera è per me il modo con cui dobbiamo raccogliere denaro per restaurare il nostro patrimonio archeologico”, dice Marino, “e sono molto orgoglioso della scelta fatta da Usmanov”. E il magnate uzbeco: “Amo molto l’Italia e quando abbiamo tenuto il congresso della nostra federazione a Roma (Usmanov è presidente della Federazione internazionale scherma, ndr) ci siamo incontrati con il sindaco. Con questa donazione ho voluto dimostrare la mia gratitudine per l’ospitalità dimostratami dal sindaco. Sono rimasto colpito da come il popolo italiano è riuscito a conservare la propria storia e con molto piacere sponsorizzerò questi progetti. È un grande onore”. E a chi gli chiede se fosse pronto ad altre donazioni Usmanov risponde: «Se mi indicheranno altre opere, sì”.

Un rendering del grande porticato del complesso del Foro di Traiano con le imponenti colonne

Un rendering del grande porticato del complesso del Foro di Traiano con le imponenti colonne

Il foro di Traiano chiuso dagli imponenti Mercati traianei

Il foro di Traiano chiuso dagli imponenti Mercati traianei

“Il progetto del Campidoglio – spiegano dalla soprintendenza capitolina – vuole restituire al pubblico l’idea dello sviluppo verticale del Foro di Traiano attraverso un intervento di ricomposizione e ricostruzione degli ordini architettonici, che dalla visione frammentaria dei reperti passi a un’unità visiva comprensibile”. Quattro colonne, già complete con il loro capitello antico, saranno restaurate e ancorate secondo i criteri antisismici, in grado di reggere in una prima fase la ricostruzione del fregio architrave con figure di Vittorie (ottenuta attraverso riprese al laser scanner degli originali conservati a Roma e a Monaco di Baviera), e in una seconda fase le tre colonne in cipollino, smontate, restaurate, integrate, ancorate in sicurezza. Il progetto statico, antisismico, di restauro e conservazione, nonché di ricostruzione e ricomposizione, architettonico-scultoreo sarà curato dalla soprintendenza Capitolina ai beni culturali, avvalendosi di esperti nei diversi settori professionali.

La ricostruzione di un tratto dei portici monumentali del Foro di Traiano a Roma

La ricostruzione di un tratto dei portici monumentali del Foro di Traiano a Roma

La pianta del complesso del Foro di Traiano con la Basilica Ulpia

La pianta del complesso del Foro di Traiano con la Basilica Ulpia

Il Foro di Traiano, celebre per la sua piazza dominata dalla statua equestre di Traiano (alta quattro volte quella di Marco Aurelio oggi in Campidoglio) e per la Colonna Traiana, un nastro scolpito che con 2500 figure racconta le gesta dell’imperatore in Dacia (odierna Romania), ospitava il più grande edificio civile dell’antichità, la Basilica Ulpia, grande quanto la basilica di S. Paolo fuori le mura. La Basilica Ulpia si articolava in cinque navate, delle quali la centrale era molto ampia e delimitata da colonne in granito (denominato «del Foro»), sostenenti un alto fregio-architrave con la decorazione famosa che vede alternate le vittorie che uccidono il toro a quelle che adornano candelabri: soggetti mitici e sacrali. Al di sopra svettava un secondo ordine di colonne in prezioso e splendente marmo cipollino, verde smeraldo, raggiungendo così circa 23 metri di altezza. Di questa maestosa struttura, sepolta nei secoli dopo l’Impero, fu scavata tra l’Ottocento e gli anni Trenta del Novecento un’ampia area oggi visibile con colonne in granito rialzate e in parte estesa anche sotto i giardini lungo via dei Fori Imperiali. Tre colonne in cipollino ricomposte furono collocate fuori posto in corrispondenza dell’attuale sottopassaggio verso i Mercati di Traiano, perdendo così il loro ruolo di secondo ordine architettonico. Un tratto del fregio-architrave fu collocato nell’area sotterranea, oggi esteso deposito archeologico.

Roma. Dal Foro di Augusto al Foro di Cesare: al via il nuovo archeoshow di Piero Angela che raddoppia e porta il pubblico per la prima volta nelle viscere dei fori imperiali

Dopo il successo del 2014 al Foro di Augusto, Piero Angela raddoppia l'archeoshow al Foro di Cesare

Dopo il successo del 2014 al Foro di Augusto, Piero Angela raddoppia l’archeoshow al Foro di Cesare

Paco Lanciano, Piero Angela e Ignazio Marino in Campidoglio a Roma

Paco Lanciano, Piero Angela e Ignazio Marino in Campidoglio a Roma

Dal foro di Augusto al foro di Cesare: il viaggio nell’antica Roma avviato lo scorso anno fa il bis. Dal 25 aprile arriverà al foro di Cesare lo spettacolo di luci e narrazione storica di Piero Angela e Paco Lanciano che consentirà di penetrare “nelle viscere dei Fori Imperiali, sotto la strada”: lo annuncia il soprintendente ai Beni culturali di Roma, Claudio Parisi Presicce, sottolineando che “è la prima volta che questo percorso, messo in sicurezza, si apre al pubblico. L’ingresso per lo spettacolo al Foro di Cesare è dalla Colonna di Traiano: si attraversa una parte della piazza del Foro di Traiano e si entra nelle viscere di via dei Fori Imperiali, si passa sotto la strada, e si sbuca alle spalle del tempio di Venere Genitrice nel foro di Cesare. Una volta arrivati nel foro di Cesare inizia un itinerario per tappe”.

Il Foro di Cesare a Roma è protagonista dell'archeoshow del 2015 di Angela e Lanciano

Il Foro di Cesare a Roma è protagonista dell’archeoshow del 2015 di Angela e Lanciano

Nel futuro anche l’ipotesi di un collegamento tra il Foro di Traiano e le Domus Romane sotto palazzo Valentini. “C’è effettivamente un collegamento dalle Domus Romane alla base delle colonne di Traiano. Quindi penso sia immaginabile”, conferma il sindaco Ignazio Marino che ha ricordato le 563  repliche dello scorso anno per il progetto legato al Foro di Augusto.  “Purtroppo non siamo riusciti ad accontentare tutte le persone che volevano assistere allo spettacolo anche se gli spettatori hanno  raggiunto quota 108mila . Quest’anno sono convinto che supereremo i 200mila spettatori”. Lo scorso anno il Comune ha investito 820mila euro e in soli sei mesi sono stati incassati 1 milione 220mila euro. “Credo che un’offerta culturale che riesce a portare il 50% di incassi in sei mesi, dimostra che quando l’offerta culturale è di alto valore e di qualità attira turisti e romani”. E il sindaco Marino già rilancia: “Abbiamo il Foro di Traiano che è uno straordinario candidato per un terzo spettacolo nel 2016. Oltre a innalzare sette colonne al Foro della Pace, ne innalzeremo altre sei proprio al Foro di Traiano grazie ai fondi di un mecenate. I Fori Imperiali non sono più bui come li ho trovati quando sono diventato sindaco di Roma”, rivendica Marino confermando ancora una volta il suo piano di pedonalizzazione completa dell’area, “vivono di giorno e di notte, con un’offerta culturale straordinaria che porta anche risorse economiche e lavoro di qualità nella nostra città. Presentiamo delle attività straordinarie che uniscono cultura, archeologia e business”.

Lo spettacolo al Foro di Cesare permetterà al pubblico di accedere nelle viscere dei Fori imperiali sotto il livello stradale

Lo spettacolo al Foro di Cesare permetterà al pubblico di accedere nelle viscere dei Fori imperiali sotto il livello stradale

Gli spettacoli, progettati nell’ambito del piano di valorizzazione dell’area archeologica centrale, prenderanno il via subito dopo i festeggiamenti del Natale di Roma. Il nuovo tour si presenta come una passeggiata notturna nel cuore dei Fori Imperiali in cui il pubblico attraverserà anche la galleria sotterranea dei Fori, aperta per la prima volta dopo gli scavi del secolo scorso. Gli spettatori saranno accompagnati dalla voce del famoso divulgatore scientifico, da filmati e ricostruzioni che mostreranno i luoghi così come si presentavano in passato. I due percorsi nei fori si potranno compiere separatamente (15 euro per singolo spettacolo intero; 10 ridotto), ma anche in forma combinata nella stessa serata o in due serate diverse (intero 25 euro, ridotto 17). Otto le lingue disponibili: italiano, inglese, francese, russo, spagnolo, tedesco, cinese e giapponese.

Gli spettacoli al Foro di Cesare saranno ogni 20 minuti dalle 20,30 alle 23,50 comprese

Gli spettacoli al Foro di Cesare saranno ogni 20 minuti dalle 20,30 alle 23,50 comprese

Differenti le modalità di accesso: per il Foro di Augusto sono previste tre repliche alle 21, alle 22 e alle 23, mentre per il Foro di Cesare sarà possibile accedere ogni 20 minuti dalle 20,30 alle 23,50 comprese. Solo per il 24 aprile sera al Foro di Cesare dopo le 22.20 sarà possibile accedere gratuitamente, prenotando fino ad esaurimento posti allo 060608. “Il pubblico avrà la possibilità di viaggiare dentro questo foro attraverso immagini ricostruite, luci, filmati e effetti speciali”, preannuncia Piero Angela. E in vista del Natale di Roma, quando è attesa l’inaugurazione dell’altro grande piano di Marino – l’illuminazione notturna firmata Vittorio Storaro – potrebbero arrivare altre novità. “Siamo al lavoro col ministro Franceschini per rendere comune l’offerta culturale. Nei prossimi giorni saremo in grado di annunciare il lavoro che stiamo facendo. Abbiamo programmato con il ministro un momento in cui insieme vogliamo parlarne. Con il Mibact c’è una straordinaria collaborazione e un senso comune di rendere fruibili tutti i beni di questa città”.

Grazie al milione di euro donato dall’Azerbaijan parte l’operazione Parco dei Fori imperiali riuniti a Roma: scavi in via Alessandrina che in parte “sparirà”

Il tracciato di via Alessandrina e di via dei Fori imperiali che insiste suI foro di Nerva, di Augusto e di Traiano a Roma

Il tracciato di via Alessandrina e di via dei Fori imperiali che insiste suI foro di Nerva, di Augusto e di Traiano a Roma

Via Alessandrina a Roma corre alta sopra i Fori Imperiali, che in parte divide: presto una parte "sparirà"

Via Alessandrina a Roma corre alta sopra i Fori Imperiali, che in parte divide: presto una parte “sparirà”

Grazie a fondi privati questa sembra la volta buona per dare sostanza al grande progetto del parco archeologico dei Fori imperiali, nel cuore di Roma: una delle più grandi aree archeologiche del mondo. C’è infatti il via libera agli scavi archeologici e alla valorizzazione dell’area dei Fori imperiali, in particolare sotto la via Alessandrina (destinata in parte a “sparire”), che permetteranno la riunificazione di uno dei complessi archeologici più importanti al mondo costituito dai fori di Traiano, Augusto e Nerva. E tutto grazie a un mecenate: la Repubblica dell’Azerbaijan, che ha donato a Roma un milione di euro. L’annuncio è stato dato durante l’incontro tra il sindaco di Roma Ignazio Marino e il presidente della Repubblica dell’Azerbaijan Ilham Aliyev, sulla terrazza sui Mercati di Traiano, che affaccia proprio sulla via Alessandrina, strada parallela ai Fori imperiali, chiusa nel 2007 per essere riaperta completamente ristrutturata il 28 ottobre 2013, nella zona più bassa del Rione Monti, dalla quale la zona circostante prendeva il nome di Quartiere Alessandrino. L’intervento (che sarà curato dalla soprintendenza Capitolina, guidata da Claudio Parisi Presicce, e da quella statale, la soprintendenza ai Beni archeologici di Roma) partirà tra circa 6 mesi e sarà affidato con gara pubblica, coinvolgendo le università con i dipartimenti di Archeologia e le accademie straniere presenti a Roma, per una durata di 24 mesi dall’affidamento. Il finanziamento sarà suddiviso in due rate da 500mila euro: la prima entro 3 mesi dal completamento delle procedure della legislazione azera, la seconda a un anno di distanza. Anche i lavori saranno divisi in due fasi: una per le verifiche e i sondaggi archeologici e la seconda per l’eliminazione del terreno attraverso l’uso di speciali macchinari. Questa comunque è solo l’ultima delle iniziative che la Repubblica dell’Azerbaijan ha messo in piedi con Roma Capitale: la collaborazione, infatti, ha già visto la mostra al museo della Civiltà Romana “Azerbaijan, la terra dei fuochi sulla via della seta” e il restauro degli elementi architettonici delle opere della Sala dei Filosofi nei Musei Capitolini.

Una veduta aerea di via Alessandrina nel cuore dei Fori imperiali a Roma

Una veduta aerea di via Alessandrina nel cuore dei Fori imperiali a Roma

Il nome Via Alexandrina era stato attribuito alla via nata dall’allargamento dell’antica Via Recta voluto da Alessandro VI per il giubileo del 1500. Il toponimo “Alessandrino” oggi in uso deriva dall’acquedotto Alessandrino che insiste nella zona. La zona dei Fori – ricordano gli archeologi – non fu mai completamente abbandonata, anche nei secoli della decadenza, in parte demolendo ma anche ricostruendo e riutilizzando strutture dei fabbricati antichi, e in parte trasformando in terreno agricolo quello che era un tempo il centro della Roma imperiale. Gli scavi nell’area dei Fori in corso dal 1998 hanno infatti evidenziato gli strati di crollo o di abbandono databili tra il VI e il VII secolo e resti di case aristocratiche databili al IX e X secolo nel Foro di Nerva, tra le pochissime tracce di edilizia di età carolingia note in Roma. La zona comunque, pianeggiante e posta ai piedi dei colli Quirinale, Viminale e Oppio, con la messa fuori uso del sistema fognante romano era tornata paludosa, tanto da essere denominata popolarmente i Pantani. La prima sistemazione urbanistica moderna della zona tra il Foro di Nerva e la Colonna Traiana avvenne attorno al 1570 per opera del cardinale Michele Bonelli, nipote di Pio V Ghislieri, detto l’Alessandrino dalla sua zona di origine. Questi provvide a bonificare l’area e a renderla edificabile, tracciandovi la via detta, dal suo appellativo, Alessandrina. La strada tagliava l’antico Argiletum raggiungendo il Tempio della Pace (al di là dell’odierna via Cavour).

Il quartiere Alessandrino nel cuore di Roma prima degli sventramenti del Ventennio fascista

Il quartiere Alessandrino nel cuore di Roma prima degli sventramenti del Ventennio fascista

Il quartiere, con una sua vita, una sua storia, e memorie anche di rilievo, insisteva però su un’area che, per la sua ricchezza dovuta alla presenza di straordinari giacimenti archeologici, fin dall’Unità d’Italia era stata al centro di quella che Antonio Cederna chiamò “l’eterna fissazione sventratoria che si afferma subito dopo l’Unità”. Già il primo piano regolatore di Roma capitale, del 1873, prevedeva l’allargamento di via Cremona (la parallela di via Alessandrina sotto il Campidoglio, che insisteva sul Foro di Cesare) in direzione di via Cavour e la costruzione di un viadotto che, prolungando la stessa via Cavour (costruita appunto in quegli anni), attraversasse il Foro romano in sopraelevata, verso la Bocca della Verità e Trastevere. Tuttavia la costruzione dell’enorme massa del Vittoriano – avvenuta tra il 1900 e il 1911 al di fuori di ogni piano, come accadde per decenni a Roma – spostò il fuoco dell’attenzione urbanistica dai Fori a piazza Venezia.

Una veduta del quartiere Alessandrino a Roma durante gli sventramenti del 1932

Una veduta del quartiere Alessandrino a Roma durante gli sventramenti del 1932

Cominciò allora ad apparire indispensabile realizzare un tracciato viario rettilineo che mettesse in comunicazione il nuovo nucleo monumentale moderno con quello antico individuato nel Colosseo. Le prime demolizioni – finalizzate appunto alla costruzione del Vittoriano – erano avvenute nel primo decennio del Novecento tra piazza Venezia e il fianco nord del Campidoglio, polverizzando fra l’altro il chiostro del convento dell’Ara Coeli e la Torre di Paolo III sul Campidoglio. Nel 1926 venne deliberata una variante al piano regolatore che prevedeva la completa demolizione di quanto era stato costruito nei secoli sopra i Fori tra piazza Venezia e via Cavour. Lo sventramento fu così approvato nel 1931, e realizzato in un solo anno, interessando tutto lo spazio tra piazza Venezia e il Colosseo, dove per costruire i 900 metri di quella che sarà poi chiamata la Via dell’Impero vengono rimossi 300mila metri cubi di terra e calcestruzzi romani (sversati qualche chilometro più in là a colmare “le bassure già malariche della via Ostiense”), praticamente senza fare rilievi di ciò che si distruggeva. Alla fine dell’operazione saranno stati demoliti circa 5mila vani di abitazione in cui abitavano circa 4mila persone, trasferite dalle loro case sotto al Campidoglio in borgate cosiddette “provvisorie” che erano allora sperdute in mezzo alla campagna – Val Melaina, Tormarancia, Primavalle, Gordiani, Pietralata, San Basilio, Prenestino, Tiburtino. L’ultimo blocco di case demolito nel 1933 – la via dell’Impero è aperta al pubblico il 21 aprile 1933 – è quello di via Alessandrina.

 

Al Colosseo “La biblioteca infinita”: ricostruiti I luoghi del sapere nel mondo greco-romano. Presentate le scoperte fatte a Roma al tempio della Pace ai Fori Imperiali, e agli “auditoria” di Adriano

Gli affreschi pompeiani in mostra al Colosseo ricordano le "recitationes"

Gli affreschi pompeiani in mostra al Colosseo ricordano le “recitationes”

Gli "Auditoria" di Adriano scoperti in piazza Madonna di Loreto a Roma

Gli “Auditoria” di Adriano scoperti in piazza Madonna di Loreto a Roma

La ricostruzione grafica del Templum Pacis ai Fori Imperiali di Roma

La ricostruzione grafica del Templum Pacis ai Fori Imperiali di Roma

Quando, nel mondo antico, si parla di biblioteche, il pensiero corre subito a quella più famosa di tutte, la Biblioteca di Alessandria, che nell’immaginario collettivo è “la” biblioteca. Ma nel mondo greco-romano la lettura era presente e più diffusa di quel che si possa pensare. Di qui l’esistenza di luoghi deputati alla conservazione dei volumi (cioè i rotoli con i testi su pergamena o papiro: in latino “volumen” significa proprio rotolo) e luoghi deputati alla loro lettura, come gli “auditoria” dove si leggevano testi a voce alta: oggi diremmo ambienti riservati al “reading”. Proprio la scoperta degli “auditoria” di Adriano in piazza Madonna di Loreto a Roma nel 2008, durante gli scavi preventivi alla costruzione della linea C della metropolitana, nonché l’esigenza di dare una lettura organica ai risultati delle indagini archeologiche finora eseguite, e tuttora in corso, nel “templum Pacis”, lungo via dei Fori Imperiali, considerato una delle meraviglie di Roma, scavi che hanno restituito inediti reperti, hanno fatto nascere l’idea della mostra “La biblioteca infinita. I luoghi del sapere nel mondo antico” allestita fino al 5 ottobre nel più famoso monumento del mondo antico, il Colosseo.  Nei suggestivi ambulacri dell’anfiteatro flavio 120 opere tra statue, affreschi, rilievi, strumenti e supporti di scrittura, alcune delle quali – come quelle provenienti dal “templum Pacis” – presentate per la prima volta, raccontano l’evoluzione del libro e della lettura nel mondo greco-romano dall’età ellenistica al tardo antico, ma descrivono anche i luoghi pubblici e privati dove si scambiava e si custodiva il sapere. Così, per l’occasione, i monumentali ambulacri del Colosseo sono stati “rivestiti” di “armaria”, le antiche scaffalature, e di immagini degli spazi dedicati alla cultura in un inedito allestimento scenografico.

Gli "armaria", le scaffalature delle biblioteche greco-romane, ricostruite negli ambulacri del Colosseo

Gli “armaria”, le scaffalature delle biblioteche greco-romane, ricostruite negli ambulacri del Colosseo

Dopo “Roma caput mundi, una città tra dominio e integrazione” (2012) eCostantino 313 d.C.” (2013), la rassegna prosegue, idealmente, il viaggio alla scoperta della cultura ellenistica e romana. In questo caso, spiegano i curatori Roberto Meneghini e Rossella Rea, “l’idea di indagare i luoghi del sapere a Roma e nei territori di cultura ellenistica conquistati dai romani è nata da due fattori contingenti: la scoperta a Roma, a partire dal 2008, degli “Auditoria” di Adriano a piazza Madonna di Loreto, e l’esigenza di ricomporre in un contesto unitario i risultati delle indagini archeologiche finora eseguite, e tuttora in corso, nel templum Pacis”. L’evento è promosso dalla soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma e dalla soprintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con Electa, superando di fatto l’incredibile situazione gestionale dei Fori di Roma, divisi tra le due amministrazioni, statale e comunale.

Al Colosseo la mostra "La biblioteca infinita. I luoghi del sapere nel mondo antico" fino al 5 ottobre

Al Colosseo la mostra “La biblioteca infinita. I luoghi del sapere nel mondo antico” fino al 5 ottobre

La statuetta in avorio di Settimio Severo seduto in adlocutio, conservata al museo nazionale Romano

La statuetta in avorio di Settimio Severo seduto in adlocutio, conservata al museo nazionale Romano

La ricostruzione grafica degli "Auditoria" di Adriano

La ricostruzione grafica degli “Auditoria” di Adriano

La mostra “La biblioteca infinita. I luoghi del sapere nel mondo antico” riprende nel titolo una definizione cara allo scrittore argentino Jorge Luis Borges, che nei suoi testi “La biblioteca di Babele” e “Del culto dei libri”, definisce la biblioteca “interminabile”, “illimitata” e “infinita”. “Tutte definizioni – spiegano i curatori – che sottendono un unico concetto: la biblioteca è la sede della cultura e, in quanto tale, non ha limiti perché coincide con l’universo, dunque ciò che caratterizza la cultura è la sua universalità”. La rassegna propone dunque 120 lavori, fra statue, affreschi, rilievi, strumenti e supporti di scrittura, inseriti in un allestimento scenografico che ricostruisce le antiche scaffalature delle biblioteche, le cosiddette “armaria”. Fra le opere più significative esposte negli ambulacri del Colosseo, la statuetta in avorio di Settimio Severo seduto in adlocutio, conservata al museo nazionale Romano e portata al Colosseo solo per l’inaugurazione della mostra; l’affresco con instrumentum scriptorium da Pompei (Casa di Marco Lucrezio, 45–79 d.C), oggi al museo archeologico di Napoli; e la statua di Areté (la Virtù) dalla Biblioteca di Celso ad Efeso (II secolo), proveniente dal Kunsthistorisches museum di Vienna. Ma anche gli affreschi inediti che un tempo decoravano il teatro di Nemi con gli “strumenti del mestiere”, e perfino alcuni testi che risultano leggibili, e adesso si tenterà di tradurre. E poi gli affreschi pompeiani, i busti di filosofi, letterati e imperatori, le piccole teste in avorio che riproducono Settimio Severo e di Giuliano l’Apostata, con la funzione di segnalibro negli scaffali di rotoli in papiro del “templum Pacis”. Edificato vicino ai Fori di Cesare e Augusto nel 70 d.C. dall’imperatore Vespasiano, dopo le terribili guerre civili, il “templum Pacis” fu un santuario dedicato alla pace, ma anche un centro di cultura con un’importante raccolta d’arte greca e romana e con la “bibliotheca Pacis”, attorno alla quale orbitarono numerosi intellettuali. “Si tratta di capolavori di arte antica – spiega la curatrice Rossella Rea – soprattutto il piccolo ritratto dell’imperatore, presente nella biblioteca del Tempio della Pace in qualità di scrittore”. Quel luogo del sapere venne distrutto da un incendio (ma lo splendido monumento venne fatto ricostruire), le tracce del quale sono ancora ben visibili sulla bellissima statuetta. “Il reperto – continua Rea – è troppo prezioso e delicato. Per questo dopo l’inaugurazione è tornato nel caveau climatizzato che lo protegge, per essere sostituito da una copia. La nostra speranza è comunque che, dal momento che le ricerche proseguono lungo la via dei Fori Imperiali, riemergano altri reperti di questa qualità”. Cantieri aperti anche a piazza della Madonna di Loreto, dove sono venuti alla luce gli “auditoria” di Adriano: “Fra poco dovrebbe cominciare il restauro – aggiunge Rea-, per fortuna la zona regge bene la pioggia e inoltre la Metropolitana non impatta. La costruzione si potrà ammirare dall’esterno, mentre gli interni si potranno visitare in piccoli gruppi e naturalmente su prenotazione”.

L'ampia area occupata dal "Templum Pacis" ai Fori imperiali di Roma

L’ampia area occupata dal “Templum Pacis” ai Fori imperiali di Roma

La mostra "La biblioteca infinita" al Colosseo è articolata in sette sezioni

La mostra “La biblioteca infinita” al Colosseo è articolata in sette sezioni

Il percorso della mostra si snoda in sette sezioni: La lettura nel mondo antico; Come leggevano gli antichi; Le biblioteche ellenistiche, centri di cultura e di trasmissione del sapere; Le biblioteche private nel mondo romano: l’esempio della Villa dei Papiri; Le biblioteche pubbliche; Il Templum Pacis e Le biblioteche dal mondo antico al mondo moderno. L’excursus storico della mostra parte dunque dal periodo ellenistico documentando le grandi biblioteche dell’antichità, prima fra tutte quella di Alessandria d’Egitto, edificata nel III secolo a.C, la più famosa e vasta con 490mila volumi. La Biblioteca di Pergamo, sua rivale, dovette subire da Tolomeo V una sorta di embargo. Il faraone vietò infatti l’esportazione di papiro per arginarne la concorrenza, ma Pergamo rispose con l’invenzione della pergamena (fogli ricavati dalla pelle di pecora). La narrazione proposta in mostra è vivace, e si sviluppa fra numerosi reperti che testimoniano l’importanza di preservare la memoria, filosofica e scientifica, attraverso la creazione di testi, da custodire all’interno di luoghi protetti, come appunto gli “auditoria”, sale destinate all’ascolto di pubbliche letture (recitationes), compiute rigorosamente ad alta voce. La rassegna illustra anche i templi e i santuari romani che cominciarono a ospitare i centri del sapere, “luoghi tutt’altro che silenziosi – conclude Rea – fatti di scambi, di dibattiti, veri centri polifunzionali per ammirare l’arte, ascoltare la musica, il teatro e la lettura”. A raccontarlo gli affreschi di Nemi, quelli pompeiani, marmi e bronzi dai maggiori musei.