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Roma. Alla Basilica di Massenzio al via “Dante Assoluto”, sette serate, ognuna con un tema diverso, promosse da PArCo ed Electa, con interpreti del teatro, del cinema e della musica che celebreranno l’opera dantesca rileggendola e dandogli nuova vita

La presentazione del festival “Dante Assoluto” con Alfonsina Russo, direttore del PArCo, e Maria Ida Gaeta, direttrice artistica dell’evento (foto PArCo)

Sette serate in cui autrici e autori italiani, e non solo, omaggeranno Dante con testi inediti ispirati a un canto, un verso, un personaggio della Divina Commedia o di un’altra opera del poeta per offrirne una nuova “lettura d’autore”. Testimonieranno la varietà e la profondità dei contenuti e la durevole attualità dell’opera dantesca che, oltre che un ineludibile riferimento per la nostra identità linguistica e culturale, continua a stimolare la sensibilità e la creatività contemporanee e ad essere un vivaio di riflessioni letterarie, storiche, scientifiche, etiche, giuridiche, politiche, psicologiche e artistiche. Tutto questo è “Dante assoluto”, festival alla Basilica Di Massenzio dal 1° al 20 luglio 2021 per celebrare i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta Dante Alighieri, promosso dal parco archeologico del Colosseo, in collaborazione con Electa. Il Festival ha la direzione artistica di Maria Ida Gaeta, il patrocinio del Comitato Dante700 ed è realizzato in collaborazione con FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori). Si avvale, per la serata inaugurale, della collaborazione con il MAR Museo d’Arte della città di Ravenna e, per la serata del 5 luglio 2021, del sostegno del Centro per il libro e la letteratura e dell’ADI (Associazione degli Italianisti). Partner della manifestazione è Ferrovie dello Stato. Mediapartner RaiCultura, Rai5 e Rai Storia. Tutte le serate sono a ingresso libero con prenotazione obbligatoria attraverso la piattaforma Eventbrite. Le prenotazioni si aprono a partire dal decimo giorno precedente ogni singola serata, fino ad esaurimento posti. “Nel 2021, anno di Dante, il parco archeologico del Colosseo ha voluto omaggiare il Sommo Poeta con un Festival interamente dedicato a lui, simbolo della cultura e della lingua italiana nel mondo”, commenta Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, “all’interno di uno degli spazi più monumentali del Foro Romano celebriamo la sua opera e la sua figura, patrimonio di tutti”. E la direttrice artistica Maria Ida Gaeta: “Partendo dalla consapevolezza che un classico è un autore i cui testi non hanno mai finito di dire quel che hanno da dire, siamo certi che queste indagini contemporanee su un autore come Dante potranno offrirci una ricchezza tale da farci riflettere sull’attualità delle nostre vite con grande libertà critica”.

La locandina del festival “Dante Assoluto” dal 1° al 20 luglio 2021 alla basilica di Massenzio al Foro romano

Sul palco di Massenzio, insieme agli autori e alle autrici anche interpreti del teatro, del cinema e della musica celebreranno l’opera dantesca rileggendola e dandogli nuova vita grazie alla sua intrinseca immortalità che ritroviamo indistruttibile anche nella cultura popolare e nella musica pop italiana. E sarà proprio questo il tema della prima serata di “Dante assoluto” (giovedì 1° luglio 2021) organizzata in collaborazione con il museo d’Arte della città di Ravenna. Ne sarà protagonista lo studioso della lingua italiana Giuseppe Antonelli, affiancato da grandi ospiti come Francesco De Gregori, uno dei più importanti artisti italiani che ha accompagnato le nostre vite con liriche e rime di forte ispirazione poetica e letteraria, spesso con sfondi etico – politici. De Gregori, con i musicisti dell’Orchestra popolare italiana diretta da Ambrogio Sparagna, ci farà dono di un intervento musicale dedicato a Dante Alighieri.  Nella stessa serata d’apertura ascolteremo poi Chiara Valerio che con Sergio Rubini e Michela Murgia daranno vita a una intervista impossibile a Beatrice, sulle tracce di quella realizzata da Umberto Eco nel 1975 su Radio RAI. In conclusione l’intervento dei rapper Murubutu e Claver Gold, tra le ultime più significative espressioni artistiche che attualizzano in chiave rap la poetica dantesca.

Dante Alighieri “protagonista” per sette serate promosse dal parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

Gli appuntamenti successivi, che avranno ognuno un tema differente, vedranno protagonisti con i loro inediti scritti per l’occasione le scrittrici e gli scrittori Piero Trellini, Giulio Leoni, Javier Cercas, Roberto Saviano, Melania Mazzucco, Alessandro Piperno, Aldo Cazzullo, Fabio Stassi, Edoardo Albinati, Stefania Auci, Nicola Lagioia; gli studiosi Lina Bolzoni, Giulio Ferroni e Franco Cardini e i poeti Valerio Magrelli, Ana Blandiana, Daniela Attanasio, Silvia Bre, Nicola Bultrini, Claudio Damiani, Simone Di Biaso, Sara Ventroni. Con loro anche l’attrice Monica Guerritore con un testo teatrale di cui lei stessa è autrice.  Le letture dantesche sono affidate alle voci di Valeria Solarino, Anna Bonaiuto, Maddalena Crippa, Giorgio Colangeli, Lucia Mascino, Lunetta Savino. In tutte le serate musica live con i musicisti Riccardo Manzi, Erica Scherl, Pierpaolo Ranieri, Alessandra Celletti, Rita Marcotulli, Andrea Damiano, Sandra Castellano, Alessandra Bossa, Alessandro Gwis, Michele Rabbia che accompagneranno le parole di autrici e autori e le letture di attrici e attori. 

Dante Alighieri troneggia con le sue opere sulle grandi volte della Basilica di Massenzio al Foro romano (foto PArCo)

Infine, a testimonianza di quanto sia intenso il dialogo tra poesia, musica e canto nelle varie generazioni e nei vari stili musicali di autori italiani, in continuità con la presenza cantautoriale di Francesco De Gregori e dei rapper Murubutu e Claver Gold con i loro omaggi a Dante nella prima serata, anche la conclusione delle altre serate del Festival sarà affidata alle voci di cantautori quali Cristiano Godano, frontman del gruppo rock Marlene Kuntz,  la violinista H.E.R. vincitrice del Premio Musicultura e del Premio Amnesty International Emergenti, Giovanni Succi il poeta – cantante leader del gruppo indie rock Bachi da Pietra – e il giovanissimo Fulminacci, vincitore della Targa Tenco come miglior Opera Prima e del Premio MEI come miglior giovane cantautore dell’anno. Scarica qui il programma completo (SOLO PROGRAMMA.indd (parcocolosseo.it).

Roma. Il ministro Franceschini ha aperto ufficialmente la Domus Aurea e la mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. L’intervento dei curatori. Via libera al pubblico dal 23 giugno

Dal 23 giugno 2021 la Domus Aurea riapre al pubblico (foto PArCo)

roma_domus-aurea_nuova-locandina_apertura-23-giugnoIl giorno tanto atteso è arrivato: mercoledì 23 giugno 2021, alle 9, riapre la Domus Aurea, la reggia di Nerone, con un percorso di visita ricco di novità e con una mostra dedicata a Raffaello e alla straordinaria storia della scoperta delle sue superfici affrescate. Il Parco archeologico del Colosseo ha potenziato nel periodo di chiusura i lavori di restauro e di ripristino di spazi in precedenza ingombri da ponteggi che lasciano adesso vedere affreschi prima non visibili. Inoltre è stato creato un nuovo ingresso che dal parco del colle Oppio immette direttamente nella Sala Ottagona, sede della mostra, e lungo il percorso di visita del padiglione della reggia neroniana è stato completamente rinnovato l’impianto di illuminazione. Allo stesso tempo, sono state allestite sculture fino ad oggi conservate nei depositi del monumento, contribuendo a celebrare lo sfarzo della residenza di Nerone. Ingresso dal lunedì al giovedì: visita limitata alla sala Ottagona e alle sale limitrofe, comprensiva della mostra immersiva, con accompagnamento obbligatorio; 9.18.30 con ingressi contingentati e turni di massimo 20 persone ogni 15 minuti (guida inclusa). Dal venerdì alla domenica: visita guidata obbligatoria, estesa a tutto il monumento, compresa la mostra nella sala Ottagona e sale limitrofe; 9-18.30 con ingressi contingentati e turni di massimo 20 persone ogni 15 minuti (guida inclusa). Le capienze e i turni saranno soggetti a modifiche e revisioni in base alle norme vigenti sulle misure di contenimento della diffusione della pandemia. Biglietti: visita accompagnata dal lunedì al giovedì, intero: 12 euro; ridotto: 9 euro, visitatori tra 6 e 12 anni di età, docenti delle scuole di ogni ordine e grado; dipendenti Mic. Visita guidata dal venerdì alla domenica: intero: 18 euro; ridotto: 15 euro, visitatori tra 6 e 12 anni di età, docenti delle scuole di ogni ordine e grado; dipendenti Mic.

L’anteprima della mostra “Raffaello e la Domus Aurea” con il ministro Dario Franceschini, l’architetto Stefano Boeri, e i curatori Alfonsina Russo e Vicenzo Farinella (foto PArCo)

L’anteprima con il ministro. Lunedì 21 giugno 2021, anteprima alla presenza del ministro Dario Franceschini con inaugurazione della mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” (23 giugno 2021 – 7 gennaio 2022), la mostra dagli straordinari apparati interattivi e multimediali allestita nella Sala Ottagona e negli ambienti circostanti. La mostra è a cura di Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio. Produzione, organizzazione, promozione e catalogo Electa editore. Allestimento e interaction design dotdotdot.it. Nuova passerella di ingresso Stefano Boeri Architetti. Nuovo progetto di illuminazione Erco.

Aperti nella Domus Aurea nuovi ambienti con il posizionamento di sculture dai depositi (foto PArCo)

Il saluto del direttore del PArCo, Alfonsina Russo. “Dopo oltre un anno di chiusura”, ha ricordato Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, e co-curatrice della mostra, “apriamo oggi la Domus Aurea e insieme la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” che avremmo dovuto inaugurare l’anno scorso in occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Raffaello. La mostra è stata curata per le soluzioni multimediali da dotdotdot.it. In questa occasione inauguriamo anche un nuovo ingresso realizzato dall’architetto Stefano Boeri che consente di entrare direttamente nel cuore della Domus Aurea, nella Sala Ottagona dove è attualmente la mostra, da colle Oppio. Il percorso è arricchito da una alcune novità, un percorso ampliato con una serie di ambienti prima non visibili perché ingombri da ponteggi, e lungo questo percorso si dispiegano degli elementi scultorei rinvenuti nei depositi, come le Muse e alcuni elementi architettonici. E vera novità è l’illuminazione, l’elemento clou che ripropone quelli che erano gli espedienti degli architetti neroniani di catturare la luce attraverso delle finestre poste in alto le quali riuscivano in qualche modo a far filtrare la luce verso gli ambienti più bui. Devo ringraziare per questo Elisabetta Segala, e anche Francesca Guarneri l’attuale responsabile della Domus Aurea. E anche l’architetto Stefano Borghini che ha realizzato degli apprestamenti molto suggestivi. Infine devo ringraziare per il Giardino ecosostenibile il ministro Franceschini che ci ha dato con decreto una serie di fondi per riuscire a superare la criticità rappresentata dall’acqua che filtra attraverso le volte, e Gabriella Strano. La mostra è stata organizzata da Electa. E il parco archeologico del Colosseo ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il British Museum che attualmente ha in corso una mostra su “Nerone” per dare nuova luce alla figura di questo imperatore, che non è stato un imperatore solo con una serie di aspetti negativi ma ha avuto anche una serie di attività positive, come l’urbanistica, l’architettura, le arti”.

La nuova passerella pedonale che porta nel cuore della Domus Aurea (foto PArCo)

Il nuovo ingresso da colle Oppio. “Abbiamo realizzato questo ingresso all’interno di una delle gallerie che l’imperatore Traiano fece costruire”, ha spiegato l’architetto Stefano Boeri, “quando si decise sostanzialmente di riempire di terra tutti gli spazi della Domus Aurea per costruire sopra il grande impianto termale di Traiano. Riaprire, rendere visitabili una di queste gallerie, vuol dire fare i conti prima di tutto con un tema delicato: il nuovo rapporto della Sala Ottagona con l’esterno, cioè con il colle Oppio. Poi superare una pendenza molto importante, tra le due quote. Così questo viaggio nello spazio è anche un viaggio nel tempo. Percorrendo la gallerie si vedono infatti i resti degli impianti termali che Traiano fece costruire sopra la Domus Aurea. La galleria entra con un orientamento diverso da quello della Domus Aurea – ha continuato Boeri – e questo spiega il diverso orientamento dei due impianti: l’impianto di Traiano che è NW-SE, e l’impianto originario della Domus Aurea che è rigorosamente N-S. e questo è stato uno dei temi su cui abbiamo lavorato di più perché si leggesse questa differenza. Il progetto è fatto di tre parti: un inizio che è un vestibolo, un ingresso in cui abbiamo dovuto anche fare i conti con un problema termico (cioè non fare entrare il clima esterno all’interno della Domus Aurea); le rampe che non sono appoggiate sulle volte e arrivano fino al portale della Sala Ottagona; e infine l’approdo alla Sala Ottagona che è schermato da una parete che ha le dimensioni del portale storico per evitare che ci fosse un rapporto troppo diretto, come non c’è mai stato, tra interno e esterno”.

L’Atlante Farnese al centro della Sala Ottagona per la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot

Storia e descrizione della mostra. “Questa mostra è nata in collegamento con la grande mostra di Raffello che l’anno scorso si è tenuta alle scuderie del Quirinale, che era molto centrare su Roma e sul rapporto con l’artista”, è intervenuto il prof. Vincenzo Farinella co-curatore della mostra. “In quella mostra non si parlava delle grottesche, della scoperta delle grottesche, dell’invenzione delle grottesche, perché quel tema era in qualche modo lasciato alla Domus Aurea. Poi gli eventi hanno reso impossibile inaugurare la mostra, ed è slittata di un anno. Ma ora fortunatamente ci siamo riusciti. È una mostra frutto di un lavoro collegiale che ha dato vita a un progetto originale. L’obiettivo di questa mostra era raccontare una storia che inizia alla fine degli anni Settanta del Quattrocento, quando i primi artisti (Pinturicchio, Signorelli, e altri) scendono sottoterra da sopra, dal colle Oppio, calandosi per cunicoli, per grotte, come gli speleologi, con le torce, e scoprono questo mondo dimenticato, sepolto, senza neanche rendersi conto che era la Domus Aurea di Nerone. Ma rimasero abbagliati da questi affreschi che all’epoca dovevano essere molto ben conservati, che vengono immediatamente chiamati grottesche, dalle grotte in cui erano stati riscoperti. La storia si diceva inizia alla fine degli anni Settanta del Quattrocento. E poi perché Raffaello? Raffaello intorno al 1515, grazie anche allo stimolo datogli da questa sua collaborazione con Giovanni da Udine, scende anche lui nella Domus Aurea, scopre anche lui le grottesche, e in modo geniale le reinventa completamente, creando i primi veri e propri ambienti all’antica, organicamente all’antica: come la Stufetta del card. Bibbiena in Vaticano, 1516, che abbiamo ricostruito in mostra, in uno degli ambienti radiali della Sala Ottagona. E poi l’ambizione – ha sottolineato lo storico dell’arte – era anche quella di estendere il discorso sia andando indietro nel tempo, e quindi rievocando per il visitatore, almeno in parte, l’effetto straordinario che doveva essere entrare nella Domus Aurea ai tempi di Nerone, quando la Domus Aurea era una delle meraviglie assolute del mondo. E infatti nella Sala Ottagona si vede la proiezione, l’effetto rotante della cupola, che vuole in qualche modo rievocare quella notizia di Svetonio che scrive che nella Domus Aurea c’era una sala da pranzo, una coenatio, rotonda che ruotava continuamente. E poi andare più avanti, ossia raccontare la storia delle grottesche da Raffaello in poi, mostrando quindi lo sviluppo delle grottesche e la diffusione in Italia e poi in Europa e poi nell’intero mondo di questo linguaggio ornamentale senza dimenticare il fatto che le grottesche non muoiono mai sostanzialmente, ma hanno anzi un ulteriore momento di rinascita novecentesca, e forse una delle sorprese maggiori sarà la quinta stanza dove viene evocato in qualche modo il tema della fortuna novecentesca delle grottesche. È una storia complicata, lunga, articolata che la mostra riesce a raccontare in modo non solo chiaro ma anche molto suggestivo”.

Un bell’esempio di “grottesca” da una parete della Domus Aurea (foto PArCo)
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La Sala Ottagona come si presenta per la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot

L’ultima parola al ministro Dario Franceschini. “Questa bellissima mostra arricchisce ancora di più questo luogo straordinario, magico, unico, che lascia sbalorditi, a bocca aperta tutti i visitatori che entrano, perché percepiscono la grandezza di Roma, la maestosità dell’intervento, percepiscono la magia di questi buchi nel soffitto da cui si calavano Pinturicchio e altri pittori del Rinascimento. Veramente un luogo magico. Io non dimentico – ha raccontato il ministro – l’ammirazione e lo stupore negli occhi del presidente Macron, che abbiamo accompagnato qui qualche anno fa con l’allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Questo luogo viene arricchito oggi con un intervento di architettura contemporanea, grazie a Stefano Boeri, dimostrazione di come si possano fare interventi contemporanei di qualità che svolgono una funzione ma che si conciliano perfettamente con la conservazione, la tutela dei luoghi più prestigiosi del nostro Paese. È questa un’altra grande occasione di arricchimento del nostro patrimonio culturale in un luogo simbolo per tutta Italia e tutto il mondo. Fra poco più di un mese, il 29 luglio, si aprirà il G20 dei ministri della Cultura all’interno del Colosseo: insomma un modo per dimostrare che l’Italia investe sul futuro anche sulla base della grandiosità di quello che hanno fatto le generazioni prima di noi. È un luogo stupendo. Ora dobbiamo rendere stupendo anche fuori – ha dichiarato Franceschini – con l’intervento per il Giardino sostenibile, per evitare le infiltrazioni d’acqua che hanno rovinato purtroppo nel tempo gli affreschi della Domus Aurea. C’è un problema che si chiama parco di colle Oppio. Il Ministero ha offerto collaborazione al Comune. Vedremo dopo le elezioni amministrative. Ma come Parco archeologico del Colosseo siamo pronti a prenderci in gestione il parco di colle Oppio all’interno del PArCo perché sarebbe un modo per renderlo, come è giusto che sia, uno dei luoghi più collegati al Colosseo in tutto il suo splendore e non in un degrado come è oggi, veramente imbarazzante, che mal si concilia con lo splendore della Domus Aurea e del Colosseo”.

Roma. Nasce la membership card (ingresso illimitato per 12 mesi all’area del Palatino, Foro Romano e Colosseo) per diventare ambasciatori e sostenitori del Parco archeologico del Colosseo. Primo benefit: footing alle pendici del Palatino

Panoramica sul Foro Romano visto dal Palatino (foto PArCo)

roma_PArCo-membership_card_foto-PArCoDa lunedì 14 giugno 2021 sarà possibile entrare a far parte della comunità del Parco archeologico del Colosseo acquistando la membership card che offre l’ingresso illimitato per 12 mesi all’area del Palatino, Foro Romano e Colosseo, oltre a numerosi benefici riservati ai possessori. Aderire a una comunità che, da un lato, si prende cura e, dall’altro, si avvale dei servizi del monumento più iconico d’Italia e del parco archeologico centrale di Roma, vuol dire condividere un pensiero di responsabilità civica. Un segnale di reciproco sostegno per il patrimonio culturale. Il PArCo – custode di un Patrimonio Unesco che tutela e valorizza – ha utilizzato ricerche di marketing e sui pubblici condotte negli anni scorsi per mettere a punto un sistema differenziato di card tramite il quale chi aderirà, oltre a usufruire dei vantaggi tradizionalmente legati ad essa, potrà sostenere in prima persona gli studi, le ricerche e i restauri di questo complesso monumentale unico al mondo e conoscerne i risultati in anteprima. La membership card del PArCo è declinata in tre tipologie, rivolte a un pubblico ampio, eterogeneo, con interessi, riferimenti culturali e stili di vita diversi: Young (25 euro) è la card riservata a coloro cha hanno tra 18 e 30 anni compiuti; Individual (50 euro) è la card individuale dai 31 anni in su; Family&friends (80 euro) è la card dedicata a chi vuole condividere l’esperienza, riservata a due adulti, cui si possono aggiungere fino a 3 ragazzi entro i 18 anni. La membership card può essere acquistata alle biglietterie del PArCo oppure online.

La domus Tiberiana domina il colle Palatino a Roma (foto PArCo)
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Le arcate severiane alle pendici meridionali del Palatino (foto PArCo / B. Angeli)

“L’acquisto della membership card è un’azione concreta per rafforzare ancor più il rapporto dei cittadini con i tesori artistici di un bene pubblico contribuendone al rilancio”, dice Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo, “divenendone non soltanto sostenitori, ma soprattutto ambasciatori”. Il momento storico che si sta attraversando è quello più adatto alla creazione di questa nuova comunità, consentendo innanzi tutto ai residenti di godere di una ricchezza della propria città, prima esclusiva dei turisti, e divenirne attivi promotori. L’invito è quello di vivere il proprio quotidiano all’interno di un’area verde unica al mondo, e di avere un’esperienza di visita più consapevole: lenta, personale e intima. Oltre agli ingressi illimitati, la membership card include numerose agevolazioni, tra cui gratuità per visitare monumenti a ingresso contingentato all’interno dell’area archeologica, riduzioni e occasioni speciali per assistere agli eventi culturali che si svolgono negli spazi tutelati dal Parco. E si parte di corsa: per i possessori della membership card che amano correre al mattino, dal 21 giugno al 31 agosto dalle 8 alle 11 sarà riservato l’ingresso di via di San Gregorio per il footing lungo le pendici meridionali del Palatino. Il progetto della membership card del Parco archeologico del Colosseo è stato ideato in collaborazione con la casa editrice Electa, che ne cura anche la comunicazione e il marketing, e con Coopculture per la distribuzione e la vendita.

Il Colosseo e il Mann “uniti” da un portale: da oggi la tecnologia SLIDEDOOR collega in tempo reale i due Istituti di Roma e Napoli. Al via un nuovo itinerario culturale tra reale e virtuale

Il direttore del Mann. Paolo Giulierini, saluta da Napoli gli amici del parco archeologico del Colosseo attraverso il portale Slidedoor (foto mann)

“Uniti si vince”, sventola Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli. E Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo applaude. Nuove connessioni per i Musei del futuro. Grazie al portale SLIDEDOOR, da oggi, 11 giugno 2021, il Mann e il PArCo sono più vicini e uniti oltre che da legami culturali, anche da prospettive virtuali. SLIDEDOOR è uno strumento di sofisticata tecnologia, ideato dall’ingegno tutto napoletano dalla Factory Slide World: il progetto consiste nella realizzazione di portali a grandezza naturale, attraverso cui è possibile guardare ed essere guardati, vivendo l’esperienza di avere di fronte a sé persone e luoghi in realtà molto distanti. La tecnologia 4k live cam-streaming è così al servizio di una raffinata filosofia progettuale: dal lato opposto del portale c’è un’altra persona che osserva e, al tempo stesso, è osservata; ognuno dei due protagonisti è inserito nel proprio contesto di riferimento, ma le due realtà si fondono ed emergono le comuni radici storico-culturali. La realizzazione di SLIDEDOOR rientra nel progetto più ampio di ricerca per la creazione di un dizionario meta-museale dei gesti.

Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, da Roma saluta Paolo Giulierini a Napoli attraverso il portale Slidedoor (foto PArCo)

Lo sguardo, tra reale e virtuale, completa una condivisione di intenti, che diviene anche promozione congiunta: in uno splendido itinerario culturale tra Roma e Napoli, il pubblico della mostra potrà visitare con ticket ridotto entrambi gli Istituti. La promozione sarà valida anche per i titolari di membership del Parco archeologico del Colosseo, la cui messa in vendita è imminente, e per i possessori di abbonamento OpenMann.

Lo staff del museo Archeologico nazionale di Napoli mostra alcuni cartelli agli amici dall’altra parte del portale Slidedoor a Roma (foto mann)

Il trait d’union tecnologico e simbolico fra il Mann e il Colosseo, infatti, sottolinea proprio il legame tra la storia e la programmazione culturale dei due istituti: al museo Archeologico nazionale di Napoli SLIDEDOOR è nell’Atrio, di fronte al grande rilievo che, proveniente dalla Necropoli Marittima di Pompei, accoglie i visitatori con un suggestivo invito a visitare la mostra “Gladiatori”; al Colosseo, il portale è collocato al di sotto della cosiddetta Porta Triumphalis, da dove entrava la pompa gladiatoria prima dell’inizio dei giochi, inquadrando così il punto di vista dell’arena e della cavea dell’anfiteatro. Il legame inter-istituzionale si rafforza ancora di più: dopo la felice collaborazione per la realizzazione della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” che, a cura dell’indimenticabile Mario Torelli, propone in allestimento significativi prestiti del Mann, oggi è la volta di “Gladiatori”; qui sono esposti alcuni importanti reperti provenienti dall’Anfiteatro Flavio, luogo per antonomasia dei combattimenti e degli spettacoli gladiatorii.

Napoli e Roma, il museo Archeologico nazionale di Napoli e il parco archeologico del Colosseo uniti attraverso il portale Slidedoor (foto mann)

“Dalla Campania di Spartacus, terra di Gladiatori, dove il mito ha le sue radici, all’Anfiteatro cuore dell’Impero, il Colosseo, immagine dell’Italia nel mondo”, commenta il direttore del Mann, Paolo Giulierini: “non poteva esserci occasione migliore della grande mostra che il museo Archeologico di Napoli dedica a questi eroi dell’antichità, uomini che hanno sofferto, amato e vissuto, per aprire il nostro portale ‘virtuale’ con il parco del Colosseo che è anche il  simbolo di una collaborazione forte e concreta tra i due siti, sia dal punto di vista scientifico che della valorizzazione. Ringrazio il parco archeologico del Colosseo e la sua direttrice Alfonsina Russo per essere con noi in questa entusiasmante ripartenza, nel segno dell’arte e della bellezza: solo uniti vinceremo”.

Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, davanti al portale Slidedoor in collegamento col Mann (foto PArCo)

“Sono orgogliosa di questa novità che consente al Colosseo di unire la propria storia a quella del Mann, scrigno delle più importanti collezioni di antichità e custode di moltissimi reperti dal fortissimo legame con gli spettacoli gladiatorii”, gli fa eco Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. “E sono anche orgogliosa di aver favorito anche una connessione fisica oltre che virtuale, con l’istituzione di un biglietto ridotto per favorire la visita dei nostri Istituti”.

Roma. In Curia Iulia giornata internazionale di studio “Aedes Vestae. Archeologia, Architettura e Restauro” a cura di Federica Rinaldi e Giulia Giovanetti. Alla fine dei restauri, momento di dibattito e confronto sul monumento dal punto di vista archeologico, architettonico e della storia della sua ricostruzione

Locandina della giornata internazionale di studio “Aedes Vestae. Archeologia, Architettura e Restauro” in Curia Iulia

Federica Rinaldi e gli altri archeologi e restauratori del parco archeologico del Colosseo lo avevano annunciato in occasione della conclusione dei restauri del tempio di Vesta nel Foro romano: “Stiamo organizzando una giornata internazionale di studio dedicata proprio all’Aedes Vestae che, con i buoni auspici della Dea (leggi Covid permettendo), sì terra il 1º marzo 2021” (vedi: Roma. Archeologi e restauratori del parco archeologico del Colosseo raccontano il cantiere di restauro del Tempio di Vesta nel Foro romano. E a primavera giornata di studi internazionali sull’Aedes Vestae | archeologiavocidalpassato). La prudenza era d’obbligo. Ora i vincoli per le iniziative con la pandemia si sono un po’ allentati, grazie soprattutto alla campagna massiccia di vaccinazioni, e così il parco archeologico del Colosseo ha potuto finalmente fissare la data per la giornata di studio “Aedes Vestae. Archeologia Architettura e Restauro” che si propone, a conclusione delle attività di manutenzione straordinaria del monumento, come momento di dibattito e confronto sul monumento dal punto di vista archeologico, architettonico e della storia della sua ricostruzione. Ideata e curata da Federica Rinaldi e Giulia Giovanetti, la Giornata di Studio ha il patrocinio della Scuola di Specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio di Sapienza università di Roma e del Master Biennale Internazionale Culture del Patrimonio dell’università Roma Tre.​ Appuntamento mercoledì 9 giugno 2021, dalle 10 alle 17, in Curia Iulia. La Giornata di Studi sarà trasmessa integralmente a partire dalle 10 in diretta dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo. Per seguire i lavori collegarsi a www.facebook.com/ParcoColosseo.

Il tempio di Vesta nel Foro Romano a Roma (foto PArCo)

Il fulcro del complesso monumentale legato al culto di Vesta è il tempio dedicato alla dea, culto antichissimo e risalente già al secondo re di Roma Numa Pompilio, più volte ricostruito a causa dei numerosi incendi e infine restaurato, nelle forme visibili ancora oggi, dall’imperatrice Giulia Domna verso la fine del II secolo d.C. Dal podio circolare in opera cementizia rivestito in marmo, si innalzavano colonne con capitelli corinzi. L’interno accoglieva il braciere con il fuoco sacro, che non doveva mai spegnersi, simbolo dell’eternità di Roma e del suo destino di impero universale. La forma circolare era forse ispirata a quella delle capanne di epoca arcaica, con un foro al centro del tetto conico per far uscire il fumo. All’interno del tempio era anche conservato il Palladio, piccolo simulacro di Atena-Minerva, portato a Roma, secondo la leggenda, da Enea e simbolo della nobiltà della stirpe romana. Accanto al tempio è la casa delle Vestali, sacerdotesse dedicate al culto di Vesta e alla sorveglianza del fuoco sacro, l’unico sacerdozio femminile di Roma. In numero di sei e provenienti da famiglie patrizie, dovevano osservare il loro servizio per 30 anni, conservando la verginità, pena la morte. In cambio godevano di molti privilegi (si spostavano in carro in città e disponevano di posti riservati negli spettacoli).

Smontaggio dei ponteggi del cantiere di restauro del Tempio di Vesta (foto PArCo)

L’intervento conservativo 2020 dell’Aedes Vestae al parco archeologico del Colosseo ha rappresentato un’occasione di tutela e conoscenza del monumento in un’ottica multidisciplinare. Il coinvolgimento di differenti specialisti – archeologi, architetti, restauratori, rilevatori, archivisti, ingegneri – ha avuto come esito l’acquisizione di dati finalizzati alla progettazione e all’esecuzione dell’intervento, rivelandosi allo stesso tempo proficuo per il riesame del bene storico-archeologico, permettendo di approfondire la conoscenza del monumento che, frutto di un’anastilosi degli anni Trenta del secolo scorso, andava indagato anche nei suoi aspetti strutturali e statici. La giornata di studio sull’Aedes Vestae che il PArCo propone a conclusione delle attività di cantiere si configura come momento di confronto e dibattito con gli studiosi del monumento dal punto di vista archeologico, architettonico e della storia della sua ricostruzione, alla luce dei più recenti apporti frutto dell’intervento e di nuove ricerche anche in ambito internazionale.

Immagini d’archivio dei restauri e ricostruzione per anastilosi del Tempio di Vesta negli anni 1929-30 (foto PArCo)

Una giornata di studio. Nella prima sessione, presieduta dal professore Alessandro Viscogliosi, direttore della scuola di specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio di Sapienza università di Roma, un approccio archeologico al monumento, che non può prescindere dal punto di vista dell’archeologia dell’architettura, affronta, a partire dall’inquadramento del tema degli edifici circolari a pianta centrale, la questione della ‘forma’ dell’Aedes Vestae, attraverso l’esame degli elementi architettonici decorativi, dei resti archeologici e dell’ulteriore documentazione che il mondo antico ci ha trasmesso. La seconda sessione, presieduta dalla professoressa Elisabetta Pallottino, direttore del master biennale internazionale Culture del Patrimonio dell’università Roma Tre, è dedicata all’anastilosi degli anni Trenta del XX secolo. Il tema della ricostruzione viene affrontato attraverso il riesame della documentazione degli archivi, contestualizzando l’intervento nella stagione dei grandi scavi del XIX secolo arrivando fino alla ricostruzione ed entrando nel dettaglio delle scelte tecniche operate nell’anastilosi. Emergeranno anche gli esiti dello studio strutturale della porzione ricostruita e verrà proposto un approfondimento inedito sulla forma “geometrica” dell’Aedes. L’ultima sessione, presieduta dal direttore del parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo, è dedicata alla metodologia dell’intervento conservativo 2020, progettato integrando e verificando anche in corso d’opera i dati acquisiti nelle ricerche preliminari, con il confronto costante tra i diversi specialisti. Con l’intervento conservativo degli elementi architettonici dell’elevato ricostruito dell’Aedes, il PArCo si impegna per il futuro alla prosecuzione del restauro dell’area del podio in situ e alla valorizzazione dei reperti mobili facenti parte del monumento originario, per completare la restituzione di valore ai resti materiali di un monumento che ha rivestito un ruolo simbolico per la città di Roma dalle sue origini e ancora, in chiave propagandistica, nell’età contemporanea. Infine, in un’ottica nuova il cantiere ha inaugurato una prassi di coinvolgimento del pubblico nel racconto delle attività in corso, oggi acquisita dagli altri cantieri del PArCo, con pannelli didattici di recinzione e la comunicazione online degli interventi.

Roma. L’attesa mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” apre, con la Domus Aurea, il 23 giugno. Lo annunciano in contemporanea il Parco archeologico del Colosseo ed Electa

Il manifesto della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” alla Domus Aurea dal 23 giugno 2021

Domus Aurea, stavolta ci siamo: riaprirà il 23 giugno 2021 con la mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. Programmata per l’8 marzo 2020, in occasione della celebrazione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio (Urbino, 1483 – Roma, 1520); bloccata e rinviata a data da destinarsi per lo scoppio della pandemia; più volte annunciata con date via via sempre aggiornate, questa sembrerebbe la volta buona: lo confermerebbero la comunicazione ufficiale – quasi in contemporanea – sulle newsletter rispettivamente di Electa e del Parco archeologico del Colosseo (vedi: Cosa ci porta il 2021. Finalmente una data per l’attesa mostra-evento alla Domus Aurea “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: è l’11 marzo. Quindi un anno dopo la prima programmazione | archeologiavocidalpassato). “È tutto pronto negli ambienti della Domus Aurea”, confermano al PArCo, “per l’apertura al pubblico della mostra dedicata a Raffaello Sanzio e al tema delle grottesche, con straordinari apparati interattivi e multimediali. Il progetto, promosso dal PArCo e prodotto da Electa, narra l’eccezionale storia della riscoperta della pittura antica sepolta nelle “grotte” della Domus Aurea di Nerone”. Ora si attendono informazioni tempestive sull’apertura e le modalità di visita.

Mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: render Sala Ottagona. Allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot

Pensata per il cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio che cadeva il 6 aprile del 2020, il Parco archeologico del Colosseo per la riapertura al pubblico della Domus Aurea ha mantenuto nella sua programmazione “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” (al momento programmata dal 23 giugno al 31 dicembre 2021), allestita nella Sala Ottagona e negli ambienti circostanti. Raffaello (Urbino, 1483 – Roma, 1520) fu il primo artista rinascimentale a comprendere a fondo la logica dei sistemi decorativi della residenza neroniana, riproponendoli organicamente, grazie alle sue profonde competenze antiquarie, in numerosi capolavori ricordati in questa esposizione curata da Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio. Allestimento e interaction design sono progettati da Dotdotdot.

Il nuovo accesso pedonale alla Domus Aurea è stato disegnato da Stefano Boeri Architetti (foto PArCo)

Per questa prima grande mostra realizzata all’interno della Domus Aurea è stato progettato un ingresso dedicato (vedi Roma. Aperto il nuovo ingresso per la Domus Aurea, con un percorso che suggerisce un viaggio alla ricerca della volta celeste che si apre nella volta della Sala Ottagona. Il progetto propedeutico all’apertura della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” | archeologiavocidalpassato). In una delle gallerie originata dalle sostruzioni delle Terme di Traiano che cancellarono la memoria di questo padiglione della Domus Aurea, lo Studio Stefano Boeri Architetti ha progettato una passerella pedonale che – dal parco di Colle Oppio – si insinua, sfiorandole, tra le rovine fino ad approdare nella Sala Ottagona. Una linea guida che accompagna il visitatore direttamente verso il fulcro dell’edificio neroniano.

Roma. Il parco archeologico del Colosseo sigla un accordo di collaborazione con Coldiretti e Unaprol per la manutenzione degli olivi del parco e la produzione di olio extravergine. Presentate le prime bottiglie di evo Palatinum

Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, mostra le prime bottiglie dell’olio extravergine Palatinum, prodotto con le olive del PArCo (foto PArCo)

Negli ultimi mesi lo staff del parco archeologico del Colosseo ha lavorato a moltissimi progetti per essere davvero pronto a ripartire quando le condizioni lo avrebbero permesso. Quanto era stato sperato finalmente si è concretizzato e proprio da fine maggio prende il via la collaborazione formativa e educativa del PArCo con Coldiretti e Unaprol-Consorzio olivicolo italiano. L’accordo è presentato in un video, girato tra la fine del 2020 e questi ultimi giorni, che racconta bene le attività portate avanti finora, strettamente connesse al percorso dedicato agli alberi di olivo presenti nel PArCo. Una su tutte, quella dedicata a studenti e studentesse che, accompagnati da guide archeologiche del PArCo, potranno visitare le principali aree in cui sono presenti gli olivi e seguire anche una speciale lezione tutta dedicata all’olio, a cura della Fondazione Evoo School.

“Abbiamo sottoscritto questo protocollo che punta alla manutenzione, all’assistenza, delle circa 200 piante dentro il parco archeologico del Colosseo”, spiega David Granieri, presidente Coldiretti Lazio, “convinti che in questo contesto si possa costruire una coscienza del consumatore dove in un ambiente così speciale e così unico può anche imparare parte della cultura agroalimentare italiana”. Il PArCo – ricorda il direttore Alfonsina Russo, “porta avanti nel suo programma strategico, oltre alla cura del patrimonio monumentale, la cura del verde, del paesaggio che costituisce il contesto nel quale i monumenti sono inseriti. Questo binomio tra verde-paesaggio e cultura-monumenti archeologici si coniuga in quest’azione che il parco archeologico ha messo in atto con Coldiretti ed è importante per noi perché l’ulivo rappresenta una pianta sacra legata anche al mito. È una pianta sacra alla dea Minerva. E in questo modo raccontiamo anche quello che la pianta rappresenta per quest’area archeologica. Credo che questa sia un’attività sperimentale che possa fungere da modello per altre aree archeologiche italiane”. Nicola Di Noia, direttore generale Unaprol: “Stiamo dando nuova vita a questi alberi facendo in modo di raccogliere le olive e ottenerne un olio di assoluta qualità e unicità perché questo è un luogo unico dove i turisti potranno non solo ammirare queste opere straordinarie millenarie, ma potranno in qualche modo avvicinarsi anche alla cultura di questo prodotto che è l’olio extravergine di oliva e delle olive da tavola che in Italia da più di duemila anni si produce, che anche i romani producevano anticamente”. E Sara Paraluppi, direttore Coldiretti Lazio: “Questa è una bellissima giornata di sole in cui nel cuore di Roma, nel parco archeologico del Colosseo, abbiamo iniziato la raccolta delle olive. È un momento importante perché è un’occasione per un percorso di collaborazione stretta con l’arte di una città storica per eccellenza in tutto il mondo in cui oltre alla visita ai monumenti possiamo pensare di poter far gustare quelle che sono le eccellenze di un territorio in cui l’olio sicuramente la fa da padrona”. L’annata 2020 è confezionata in splendide bottiglie, con un’etichetta molto elegante che riproduce, come disegni e come colori, una pittura parietale di una delle domus che sono presenti sul Palatino, la cosiddetta Casa dei Grifi. “Ci auguriamo – conclude Alfonsina Russo – si possano realizzare all’interno del parco archeologico del Colosseo con Coldiretti dei laboratori aperti alle famiglie ai giovani ai bambini. Credo che sia molto importante anche l’educazione, la trasmissione di quella che è la filiera di produzione dell’olio. Quindi dalla pianta all’olio stesso”.

Roma. Per il ciclo “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo, presentazione on line di due libri sui musei e la cultura digitale: “Musei e media digitali” di Nicolette Mandarano e “Musei e cultura digitale” di Maria Elena Colombo

Il settimo e ultimo appuntamento della rassegna “Dialoghi in Curia”, a cura del Parco archeologico del Colosseo, è interamente dedicato ai musei e alla cultura digitale. Giovedì 27 maggio 2021, alle 11, in diretta on line dalla Curia Iulia nel Foro Romano, presentazione dei volumi “Musei e media digitali” di Nicolette Mandarano (Carocci editore) e “Musei e cultura digitale” di Maria Elena Colombo (Editrice bibliografica). A discutere di queste nuove dinamiche di comunicazione interverranno Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino; Federica Rinaldi, responsabile archeologo del Colosseo e del Servizio Comunicazione del PArCo, e il direttore del PArCo Alfonsina Russo. Christian Greco – ricordiamolo – direttore del museo Egizio di Torino dal 2014, è stato docente universitario del corso “Archeologia funeraria egizia e archeologia della Nubia e del Sudan” all’università di Leida. Come direttore del museo Egizio, Christian Greco ha guidato e diretto il progetto di ri-funzionalizzazione, il rinnovo dell’allestimento e del percorso espositivo, concluso il 31 marzo 2015, portando alla trasformazione dell’Egizio, da museo antiquario a museo archeologico aperto e centro di ricerca in grado di interagire su vari piani con il suo pubblico proponendo corsi, lezioni, eventi e incontri. Per seguire la conferenza collegarsi giovedì 27 maggio alle 11 all’indirizzo https://www.facebook.com/parcocolosseo; la conferenza sarà trasmessa nel primo post disponibile sulla pagina (non è necessario avere un account Facebook. L’evento sarà disponibile anche su YouTube e come podcast su Spotify (dopo il 30 maggio su ​https://open.spotify.com/show/3JU094BAQp4eITYs6iAsRC).

La copertina del libro “Musei e media digitali” di Nicolette Mandarano (Carocci editore)
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Nicolette Mandarano, storica dell’arte

Musei e media digitali (Carocci editore). L’autrice Nicolette Mandarano si interroga su quali siano i mezzi più adatti per creare un dialogo fra istituzione museale e visitatore in un momento storico (il volume è uscito nel 2019) in cui l’accelerazione imposta dalla pandemia per il “posizionamento in rete” non aveva ancora prodotto molti dei risultati che con l’occasione si intendono rileggere. L’autrice con un linguaggio pacato e molto accessibile ripercorre brevemente la storia della relazione fra musei e comunicazione e indaga il contesto in cui tale rapporto si sviluppa. Analizza gli strumenti che possono essere impiegati nei percorsi museali per coinvolgere il visitatore, agevolando la fruizione e la comprensione delle opere esposte e del loro contesto. Affronta il tema della comunicazione museale online, fra siti web e piattaforme social, per individuare le buone pratiche comunicative.

La copertina del libro “Musei e cultura digitale” di Maria Elena Colombo (Editrice Bibliografica)
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Maria Elena Colombo, esperta in museologia e sul digitale

Musei e cultura digitale (Editrice Bibliografica). Solo un anno dopo, all’inizio della pandemia (marzo 2020), Maria Elena Colombo si trova nella condizione di dover inserire nel suo volume “Musei e cultura digitale” (Editrice Bibliografica) un post scriptum interamente dedicato ai musei e alla dimensione digitale in Italia al tempo del coronavirus. Il post scriptum rafforza l’impianto rigoroso del volume di Maria Elena Colombo che raccoglie inediti spunti e voci per interrogarsi sulla relazione ormai decennale tra musei e cultura digitale, cogliendone stereotipi, resistenze, illuminazioni e opportunità. Il volume ha le sue premesse nelle interviste condotte dall’autrice negli ultimi tre anni a professionisti del digitale nei musei di tutto il mondo e pubblicate su “Artribune”.

Roma. Per il ciclo “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo, presentazione on line di due libri sullo storytelling digitale: “I musei e le forme dello storytelling digitale” di Elisa Bonacini e “L’arte del coinvolgimento” di Fabio Viola e Vincenzo Idone Cassone

Il sesto appuntamento della rassegna “Dialoghi in Curia”, ciclo di presentazione di libri che spaziano dall’archeologia, alle figure femminili che hanno fatto la storia dell’Impero, alle nuove frontiere della comunicazione digitale dopo la pandemia, è interamente dedicato al tema dello storytelling digitale e all’arte del coinvolgimento con la presentazione di due volumi, “I musei e le forme dello storytelling digitale” di Elisa Bonacini (Aracne editrice) e “L’arte del coinvolgimento” di Fabio Viola e Vincenzo Idone Cassone (Hoepli – La Grande Libreria online), che saranno oggetto di riflessioni, alla luce anche dell’accelerazione imposta dalla pandemia che ha interessato l’ultimo anno. Appuntamento on line dalla Curia Iulia giovedì 20 maggio alle 16.30. A discutere di come si possa “coinvolgere” il pubblico nei musei e quali siano le nuove frontiere del digitale interverranno, insieme al direttore del PArCo Alfonsina Russo, Ludovico Solima (università della Campania “Luigi Vanvitelli”) e Stefano Borghini (PArCo). Per seguire la conferenza: collegarsi giovedì 20 maggio 2021, alle 16.30, all’indirizzo https://www.facebook.com/parcocolosseo; la conferenza sarà trasmessa nel primo post disponibile sulla pagina (non è necessario avere un account Facebook) e sarà disponibile anche sul canale YouTube; dopo il 22 maggio il video sarà disponibile qui: https://parcocolosseo.it/evento/dialoghi-in-curia-lo-storytelling-digitale-e-larte-del-coinvolgimento/; dopo il 22 Maggio l’audio sarà disponibile qui: ​https://open.spotify.com/show/3JU094BAQp4eITYs6iAsRC.

La copertina del libro “I musei e le forme dello storytelling digitale” di Elisa Bonacini

“I Musei e le forme dello storytelling digitale”, edito nel giugno 2020, in piena pandemia, è l’ultima fatica di Elisa Bonacini, archeologa specializzata nella comunicazione culturale con le nuove tecnologie e coordinatrice regionale per la Sicilia dell’evento annuale Invasioni Digitali. Nel volume l’autrice illustra le molteplici esperienze adottate nei musei e nel mondo culturale nel campo dello storytelling digitale, analizzandone 14 tipologie: orale, scritto, video, visuale, animato, interattivo, immersivo, social media storytelling, partecipativo, generativo, geo-storytelling, multimedia mobile storytelling, crossmediale e transmediale.

La copertina del libro “L’arte del coinvolgimento” di Fabio Viola e Vincenzo Idone Cassone

“L’Arte del coinvolgimento”, edito nel 2017, è il volume di riferimento per chiunque voglia avvicinarsi al mondo della gamification. Fabio Viola, fondatore di TuoMuseo, Designer culturale e direttore scientifico Area Gaming della Scuola Internazionale di Comics di Firenze, ritenuto uno dei più influenti “gamification designer” al mondo, e Vincenzo Idone Cassone, docente di Sociosemiotica del design allo IAAD (Istituto d’arte applicata e design di Torino) hanno anticipato la nuova frontiera del concetto di coinvolgimento (engagement), individuando nei videogiochi una delle primarie forme di intrattenimento. Gli autori esplorano l’intersezione tra game design, scienza comportamentale e innovazione per fornire chiavi di azione utili a implementare le meccaniche e dinamiche di engagement nei contesti più vari: finanza, salute, educazione, lavoro, shopping, progettazione urbana e altro ancora.

Roma. Nella Giornata internazionale dei Musei il parco archeologico del Colosseo vince la call MUSEI HIGH TECH per la stampa 3D dell’iscrizione di Lampadio. E al Colosseo entra il ventaglio settecentesco di Maria Luigia Raggi

Martedì 18 maggio 2021, Giornata Internazionale dei Musei 2021 “Il futuro dei Musei: rigenerarsi e reinventarsi”, il Parco archeologico del Colosseo ha annunciato la vittoria alla call promossa dal Coordinamento Regionale Lazio di ICOM Italia in partnership con Sòphia High Tech, con l’obiettivo di avviare progetti sperimentali per l’applicazione delle tecnologie dell’Industria 4.0 per la protezione del Patrimonio Culturale. Il PArCo ha presentato un progetto centrato sulla grande iscrizione del Prefetto di Roma Rufius Caecina Felix Lampadius, rinvenuta nel 1812 durante gli scavi dei sotterranei del Colosseo ed attualmente esposta nel percorso della mostra permanente “Il Colosseo si racconta”. La lastra, come la si può vedere oggi, riporta un’iscrizione commemorativa relativa ai restauri effettuati al piano dell’arena, al podio e alle gradinate, parti che erano state gravemente danneggiate dal terremoto del 443 d.C. La presenza di fori per perni di fissaggio di lettere metalliche e alcune parti erase hanno consentito di ritrovare l’originaria iscrizione che costituisce il principale documento che menziona la costruzione dell’Anfiteatro Flavio grazie al bottino (ex manubiis) ricavato dalla distruzione di Gerusalemme (vedi “Storie dal Colosseo. Lezioni di Epigrafia” in quattro appuntamenti con l’epigrafista Silvia Orlandi. La prima è l’Iscrizione di Lampadio: dal ricordo del restauro dopo il terremoto del 443 alla riscoperta dell’iscrizione dell’inaugurazione del Colosseo nell’80 d.C. | archeologiavocidalpassato).

L’iscrizione di Lampadio che ricorda l’inaugurazione del Colosseo (foto PArCo)

Il progetto proposto prevede studi e prototipi per la realizzazione di una stampa in 3D della grande iscrizione con la riproposizione del testo originale, associando materiali diversi per il supporto e per le lettere dell’iscrizione. “Questo vuol dire che avvieremo studi e prototipi per la realizzazione di una stampa in 3D della grande iscrizione di Lampadio con l’obiettivo di riproporre il testo originale, associando materiali diversi per il supporto e per le lettere dell’iscrizione”. La proposta del PArCo è stata scelta per la complessità del processo di reverse engineering con scansione laser, simile a quello effettuato per la riproduzione del David di Michelangelo eseguito per l’Expo di Dubai. La sfida sarà ottimizzare il processo rendendolo più efficiente in termini di costi e di tempi.

Il ventaglio di Maria Luigia Raggi entrato nelle collezioni del Colosseo (foto PArCo)

Ma non finisce qui. Il Colosseo proprio nella Giornata Internazionale dei Musei 2021 accresce le sue collezioni con l’acquisizione di una nuova preziosa opera d’arte esposta per la prima volta lungo il percorso della mostra permanente “Il Colosseo si racconta”. Si tratta di una tempera su carta pergamena (cm 14,5 x 47, inv. 20.M324-8.1) opera dell’artista Maria Luigia Raggi raffigurante, sul recto, la “Veduta del Colosseo con l’Arco di Costantino e la Meta Sudans” e, sul verso, il “Paesaggio della campagna romana con scena mitologica”. L’opera è datata all’ultimo quarto del XVIII secolo, ed è preparatoria ad una particolare tipologia di ventola (o ventaglio), detta del “Grand Tour”, una sorta di souvenir che aveva come acquirente privilegiato il turista nordeuropeo in visita in Italia. Nel ventaglio il Colosseo è ripreso dalla via Sacra, nei pressi dell’Arco di Tito. Alla sua destra sono la Meta Sudans, oggi non più visibile, e l’Arco di Costantino. Alcune figure animano la scena: in primo piano è ben visibile un gruppo familiare, a sinistra; il punto di osservazione è ravvicinato e uno scorcio di paesaggio arcadico accompagna la composizione che si snoda quindi tra veduta esatta e veduta ideale. Sul verso è dipinta un’articolata allegoria mitologica del tempo e dell’alternanza delle stagioni. Questa è resa visivamente con una netta separazione tra la porzione di destra, immersa nella luce, dove la dea Flora volteggia circondata da putti festosi e colorati, e la porzione di sinistra, in ombra, avvolta in una nube oscura e minacciosa. I protagonisti sono Giano – con i due volti opposti nell’atto di impugnare le chiavi del tempio alle sue spalle –, e il Tempo, raffigurato come un vecchio che si copre con un manto di colore turchese.

“La Vendemmia” di Maria Luigia Raggi, opera conservata a Palazzo Pretorio di Prato (foto palazzo pretorio prato)

Il dipinto, proveniente dalla Collezione Zito, era parte di un lotto di opere per le quali erano stati richiesti gli attestati di libera circolazione. L’Ufficio Esportazione oggetti d’antichità e d’arte della Soprintendenza speciale archeologia belle arti e paesaggio di Roma ha disposto l’acquisizione coattiva a favore del Parco archeologico del Colosseo con la motivazione – prodotta dalla dott.ssa Ilaria Sgarbozza, funzionario storico dell’arte del Parco archeologico dell’Appia antica – che riflette l’importanza dell’opera e dei suoi elementi unici, ovvero: “la rarità della tempera; la rilevanza e armonia della doppia rappresentazione …; l’appartenenza a un contesto storico e artistico di primo piano, che collega Genova a Roma e all’Europa; nonché il riferimento a una delle pochissime artiste attive in Italia in età moderna …”. Il ventaglio è infatti opera di Maria Luigia Raggi, l’unica artista donna nota che esplora la tematica del paesaggio nel Settecento, la cui personalità e il cui catalogo di opere sono emersi in tempi recenti grazie agli studi condotti da Antonio Gesino prima e Consuelo Lollobrigida poi. Ed è proprio quest’ ultima a censire l’opera nella monografia dedicata alla pittrice come lavoro autografo. L’artista, Maria Luigia Raggi, nasce a Genova nel 1742 da famiglia aristocratica, figlia del marchese Giovan Antonio Raggi e di Maria Brignole Sale. A sette anni fa il suo ingresso come educanda nel monastero dell’Incarnazione, per abbracciare la vita religiosa. Diventata monaca turchina e stabilitasi nel monastero dell’Ordine della Santissima Annunziata, si forma artisticamente da autodidatta. Nel 1781 Maria Luigia Raggi soggiorna a Roma, città che ne influenza la produzione artistica. Non sono chiari i termini cronologici della sua permanenza, che comunque non daterebbe con certezza il ventaglio ora esposto Colosseo: l’opera potrebbe essere stata realizzata in un momento precedente o successivo, sulla scorta di lavori di altra mano, o di disegni preparatori e schizzi. Muore comunque nel 1813 a Genova. Le oltre 80 opere a lei attribuite, dipinti di paesaggio e capricci, sono tutte tempere su carta caratterizzate da una tavolozza chiara e lucente, che dà vita a piccole scenette bucoliche tipiche della cultura tardo rococò, in cui spesso ritorna come tratto dominante il colore “turchese”, possibile omaggio proprio all’Ordine di cui era entrata a far parte nel corso della sua vita.

Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, davanti alla vetrina con il modellino del Colosseo e il ventaglio di Maria Luigia Raggi (foto PArCo)

Da martedì 18 maggio 2021 è possibile ammirare il ventaglio di Maria Luigia Raggi lungo il percorso dell’esposizione permanente “Il Colosseo si racconta”, al secondo ordine dell’Anfiteatro Flavio. “Il ventaglio è collocato all’interno della vetrina che già ospita il modello ligneo del Colosseo, opera di Carlo Lucangeli”, commenta il direttore del parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo. “La scelta di abbinare le due opere d’arte nasce, oltre che dalla contemporaneità delle stesse, dalla volontà di documentare la fortuna che un’icona come il Colosseo ha avuto ben oltre il suo valore storico, simbolico e archeologico, fino a diventare “souvenir” irrinunciabile per i viaggiatori del Grand Tour. Con l’introduzione di quest’opera di “piccole” dimensioni nel formato, ma “monumentale” nel valore simbolico, rispetto al “gigantismo” del modello del Lucangeli – prosegue il Direttore -, vogliamo anche dare voce alla storia della produzione femminile in ambito artistico, non sempre debitamente tenuta in considerazione nelle collezioni pubbliche”.