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Roma. Chiusa con un finissage online la mostra “Carthago. Il mito immortale” promossa dal parco archeologico del Colosseo. In cinque mesi contati più di 2 milioni e 300mila visitatori. Presentati 8 video che raccontano l’eccezionale evento per chi non è riuscito a vederla

Locandina della mostra “CARTHAGO. Il mito immortale”, al Colosseo e al Foro Romano dal 27 settembre 2019 al 29 marzo 2020

Il 29 marzo 2020 era in programma il finissage della mostra “Carthago. Il mito immortale” promossa dal Parco archeologico del Colosseo con l’organizzazione di Electa: ma non è stato quello previsto all’inaugurazione, il 27 settembre 2019 (vedi: https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/28/carthago-il-mito-immortale-al-colosseo-e-al-foro-romano-nel-tempio-di-romolo-e-nella-rampa-imperiale-la-prima-grande-esposizione-con-oltre-400-reperti-interamente-dedicata-alla/). Aderendo alla campagna #iorestoacasa, nello spirito di grande impegno e coesione di questi giorni, il finissage è stato online: curatori, allestitori, courier, restauratori, addetti alla didattica e alla custodia, montatori, tutto il personale e i professionisti che hanno dato vita e prestato cura alla mostra hanno salutato presentando se stessi e le istituzioni di appartenenza al pubblico, mentre sono stati percorsi gli eventi culturali organizzati nel Parco. I 36 musei ed enti prestatori che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa, distribuiti in tutto il Mediterraneo dal Libano alla Tunisia, a Malta, alla Spagna, fino alle regioni italiane quali la Sardegna e la Sicilia e le numerose istituzioni museali del Paese, dimostrano l’ampio respiro della mostra che ha ospitato più di 400 reperti, all’interno di un racconto distribuito tra il II millennio a.C. e l’età bizantina (VI sec. d.C.).

L’ingresso al Colosseo della mostra “Carthago” che richiama la stilizzazione della dea fenicia Tanit

Nei cinque mesi in cui è rimasta aperta al pubblico, l’esposizione è stata visitata da più di 2 milioni e 300mila visitatori, ricevendo numerosissime recensioni da quotidiani nazionali e internazionali. Nel corso dei mesi di esposizione la mostra è stata arricchita da eventi e momenti di incontro nell’ambito della rassegna “I martedì di Carthago”: performance musicali e teatrali e percorsi di calligrafia fino alle giornate di studio dedicate alla cultura fenicia e cartaginese tra Sicilia e Sardegna. Il ruolo del Mediterraneo è stato inoltre al centro dell’incontro con Lucio Caracciolo (vedi: https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/29/i-martedi-di-carthago-alla-curia-iulia-di-roma-incontri-a-corollario-della-grande-mostra-carthago-il-mito-immortale-aperta-al-colosseo-e-nel-foro-romano/; https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/15/i-martedi-di-carthago-a-roma-la-danza-di-rochdi-belgasmi-apre-una-finestra-sul-mondo-tunisino-a-corollario-della-mostra-al-colosseo-carthago-il-mito-immortale/; https://archeologiavocidalpassato.com/2019/11/03/roma-per-i-martedi-di-carthago-alla-curia-julia-incontro-con-il-tunisino-nja-mahdaoui-linventore-della-calligrafia-astratta-che-parlera-di-segni/; https://archeologiavocidalpassato.com/2019/11/25/roma-per-i-martedi-di-carthago-alla-curia-julia-giornata-di-studi-fenici-e-cartaginesi-patrimonio-e-ricerca-archeologica-in-sardegna-nuove-acquisizioni-progetti/; https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/09/per-i-martedi-di-carthago-nella-curia-julia-a-roma-giornata-di-studio-fenici-e-cartaginesi-patrimonio-e-ricerca-archeologica-in-sicilia-e-presentazione-del-libro-p/; https://archeologiavocidalpassato.com/2020/01/17/roma-incontro-evento-alla-curia-iulia-a-margine-della-mostra-carthago-il-mito-immortale-col-direttore-del-limes-lucio-caracciolo-su-dal-mediterraneo-di-roma-al-mediterrane/). A dicembre l’esposizione si è ampliata con la mostra fotografica di Marianne Catzaras, “Carthage ou la memoire des pierres”, una raccolta di scatti inediti della città di Cartagine (vedi: https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/16/roma-apre-al-foro-romano-la-mostra-fotografica-carthage-ou-la-memoire-des-pierres-della-fotografa-tunisina-marianne-catzaras-a-margine-della-mostra-al-colosseo-carthago-i/).

In seguito al DPCM dell’8 marzo, la mostra è stata chiusa al pubblico, ma si è intensificato il lavoro sui canali web e social del PArCo. Per concludere questa eccezionale avventura, che ha riportato Roma e Cartagine al centro del dibattito storico, il 29 marzo 2020 si è svolto il finissage online: una novità per il PArCo e per gli enti museali coinvolti e aperto da un video del direttore del PArCo, Alfonsina Russo, che ha inviato il suo messaggio di ringraziamento a chi ha partecipato alla mostra: “Portiamo sui social la grande festa che avevamo immaginato di tenere al PArCo in onore del Mediterraneo, della sua cultura che nei secoli ha rappresentato uno straordinario esempio di tolleranza e di dialogo tra i popoli”. L’evento si è concluso alle 21.30 con la pubblicazione dell’ultimo dei video per la serie “Carthago Diaries”, un ciclo con 8 appuntamenti che raccoglie in pillole un percorso di visita che va dalle immagini dietro le quinte, nei giorni dell’allestimento, ai momenti emozionanti dell’inaugurazione, sino agli approfondimenti sulla eredità di Cartagine nella cultura moderna e contemporanea. Un contributo didattico che, assieme ai cataloghi della mostra, consentirà a chi non ha avuto modo di visitarlo, di scoprire le sedi dell’allestimento, tra Colosseo, Tempio di Romolo al Foro Romano e Rampa imperiale per il Palatino. Vediamo i video realizzati da Mario Cristofaro.

Una mostra complessa come Carthago richiede mesi intensi di studio e progettazione. La concentrazione è ancor più alta negli ultimi giorni prima dell’apertura, quando ognuna delle opere viene esaminata da curatori e restauratori prima di trovare il suo posto nell’allestimento. Ecco un viaggio inedito dietro le quinte di “Carthago. Il mito immortale”!

Storie da un’inaugurazione. Dalla conferenza stampa agli ultimi ritocchi, un viaggio lungo un giorno alla scoperta di “Carthago. Il mito immortale”.

Una storia raccontata dalla parte di Cartagine. La direttrice del Parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo presenta la mostra “Carthago. Il mito immortale” e le tante novità in esposizione, provenienti dagli scavi archeologici degli ultimi anni. Il percorso valorizza diversi luoghi del PArCo: non solo l’anfiteatro ma anche il Foro Romano, con il Tempio di Romolo, e la Rampa Imperiale che conduce dal Foro verso il Palatino. Curatori della mostra sono Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo, Francesca Guarneri, Paolo Xella e José Ángel Zamora López, con Martina Almonte e Federica Rinaldi.

Cos’è il Tofet, santuario tipico della civiltà fenicia? Ce ne parla il prof. Paolo Xella (università di Tübingen – CNR), tra i curatori della mostra “Carthago. Il Mito immortale”.

I Fenici sono popolo di navigatori, commercianti e artigiani. Con l’affermarsi di Cartagine nel Mediterraneo le uova di struzzo decorate, l’oreficeria, le gemme e le pietre dure incise e i vasetti decorati in vetro per olii, unguenti e profumi si diffondono in tutte le terre toccate dalle rotte commerciali. Scopriamo l’artigianato punico insieme a Francesca Guarneri (soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale), tra i curatori della mostra “Carthago. Il Mito immortale”.

Cartagine ci è stata raccontata sempre da altri: i primi sono stati i Greci e i Romani, ma il loro sguardo è stato condizionato dalla rivalità. Il Rinascimento e la modernità, poi, hanno ripreso questa prospettiva. “Carthago. Il Mito immortale” dedica una sezione alla ricezione dell’idea della città di Cartagine in epoca moderna e contemporanea. In questo video ce ne parla José Ángel Zamora López dell’Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma e rivela la verità sul dio Moloch.

Per illustrare i rapporti complessi tra la cultura punica e quella romana sono esposti nel Tempio di Romolo reperti davvero eccezionali, corrispondenti a 3 casi di studio: Pantelleria, in Sicilia; Nora, in Sardegna; il culto di Saturno in Nordafrica. Ci accompagna oggi in visita Martina Almonte, funzionaria archeologa del Parco archeologico del Colosseo e co-curatrice dell’esposizione.

Ultima sezione della mostra “Carthago. Il mirto immortale” è la Rampa Imperiale che collegava il Foro Romano e il Palatino: qui ritroviamo Cartagine che risorge dalle sue ceneri dopo la fine della terza Guerra Punica nel 146 a.C. Sarà Augusto a dedurre nel 29 a.C. la colonia Iulia Concordia Carthago e sarà Virgilio a cantare nell’Eneide la ricostruzione di strade, mura, case, palazzi, teatri e anfiteatri. Edilizia pubblica ed edilizia imperiale sono raccontate dalla curatrice dell’allestimento della Rampa Federica Rinaldi, funzionaria archeologa del Parco archeologico del Colosseo.

Dantedì: “Nel mezzo del cammin … Passeggiata dantesca nel Parco archeologico del Colosseo”. Attraverso le terzine dantesche si ripercorrono alcune delle vicende della storia di Roma, dalle origini alla fine dell’impero, testimoniate ancora oggi nel Foro Romano, sul Palatino e nei Fori Imperiali

“Nel mezzo del cammin … Passeggiata dantesca nel Parco archeologico del Colosseo”: in occasione del primo Dantedì, 25 marzo 2020, il Parco archeologico del Colosseo ha partecipato alla giornata dedicata a Dante Alighieri accogliendo l’invito del MIBACT a condividere con #Dantedì e #IoleggoDante un percorso dantesco che ripercorre la storia del PArCo attraverso le terzine dantesche che hanno narrato alcune delle vicende della storia di Roma, dalle origini alla fine dell’impero. Foro Romano, Palatino e Fori imperiali conservano oggi le testimonianze tangibili e monumentali dell’esistenza di personaggi storici a cui Dante ha dato voce nelle cantiche della Divina Commedia, assieme alle divinità pagane venerate nei templi dell’area archeologica centrale. Il pubblico è guidato a riscoprire, leggendo le terzine dantesche, le vicende di Enea e del Palladio, il pastore Caco, l’evoluzione del potere attraverso Cesare, il princeps Augusto e Giustiniano, l’umiltà di Traiano davanti a una vedova, fino ad arrivare all’essenza della fede e alla figura di San Pietro, e alle tante divinità tutelari che da sempre hanno popolato il Pantheon romano. Ad accompagnare il pubblico le voci narranti di attori che hanno generosamente dato la loro disponibilità a prendere parte all’iniziativa, ideata e curata dalle funzionarie archeologhe Elisa Cella e Federica Rinaldi. Ad aprire la maratona la voce di Massimo Ghini, seguito da Giuseppe Cederna, Rosa Diletta Rossi e Domenico Cupaiuolo.

La Passeggiata dantesca nel Parco archeologico del Colosseo inizia nei pressi dell’arco di Tito, sulla soglia di ingresso. Massimo Ghini introduce il percorso invitando i visitatori a seguirlo, così come Dante, sulla soglia del Paradiso, invita i lettori a non allontanarsi: Minerva, Apollo e le Muse lo sostengono e gli indicano la rotta da seguire.

La Basilica Iulia, la Curia, il tempio del Divo Giulio: l’area centrale del Foro è racchiusa da tre monumenti che ancora oggi raccontano la parabola di Cesare, dalla sua ascesa alla divinizzazione, a opera di Augusto. Dante trasferisce il dinamismo e l’inarrestabile serie di vittorie del Dictator nelle terzine che illustrano, nel celeberrimo discorso di Giustiniano, l’evoluzione del potere attraverso il percorso dell’aquila imperiale. Voce narrante: Giandomenico Cupaiuolo.

Dante sceglie Catone l’Uticense, campione di integrità repubblicana, come custode del Purgatorio. Ripercorrendo i passi di quest’uomo integerrimo, nemico di Cesare, si toccano i luoghi dell’agone politico dell’antica Roma: la piazza del Foro con le sue Basiliche, in cui si amministrava la giustizia e la tribuna dei Rostra da cui si tenevano le arringhe. Voce narrante: Giuseppe Cederna.

Vissuto a Roma “sotto ‘l buono Augusto al tempo de li dei falsi e bugiardi”, Virgilio è il primo spirito che Dante incontra lungo il suo cammino: sarà per lui “duca” e guida tra le bolge dell’Inferno e le cornici del Purgatorio, fino alla cima del Paradiso Terrestre. L’autore dell’Eneide, alfiere della propaganda augustea, è ritratto nel mosaico proveniente dal Museo del Bardo accanto alle Muse. Possiamo immaginarlo percorrere i sentieri in salita del Palatino per raggiungere il Princeps Augusto nel suo studiolo. Voce narrante: Giandomenico Cupaiuolo.

Nelle stanze affrescate della Casa di Augusto si muoveva anche la cerchia del poeta Mecenate, perno e cuore della narrazione augustea. Ne facevano parte anche Orazio e Ovidio, poeti che Dante incontra nel Limbo insieme a Omero e Lucano. Sono anime che si distinguono dalle altre per la loro luminosità, segno distintivo e ricordo della luce emanata in vita dalla loro arte. Voce narrante: Rosa Diletta Rossi.

Con una certa sorpresa troviamo Traiano, l’optimus Princeps, tra i Cieli del Paradiso: nonostante fosse stato un imperatore pagano, le sue particolari doti di umiltà e umanità gli fecero guadagnare l’ingresso nella cerchia dei Beati grazie alle preghiere di papa Gregorio Magno. Le sue gesta sono eternate nella Divina Commedia, così come nel racconto che si snoda sul fusto della Colonna che sorge tra le due Biblioteche Latina e Greca nel Foro da lui costruito. Voce narrante: Giuseppe Cederna.

Una visione dall’alto mostra innevati i monumenti del cuore di Roma, dal Campidoglio al Colosseo: le immagini accompagnano le parole dell’Imperatore Giustiniano che si presenta a Dante nel VI Canto del Paradiso come l’artefice del Corpus iuris civilis, raccolta di leggi che gli fu ispirata direttamente da Dio non appena ebbe abbandonato l’eresia monofisita, grazie all’intervento di papa Agapito. Giustiniano ripercorrendo 12 secoli della storia di Roma attraverso il percorso dell’aquila, simbolo dell’Impero: sfilano i luoghi della Monarchia, i simboli della Repubblica, le insegne del potere degli imperatori da Giulio Cesare in poi. Voce narrante: Massimo Ghini.

Il museo Palatino conserva il frammento del volto di una dea: è il Palladio, la statua della dea Atena che Enea portò via con sé assieme al padre Anchise e al figlio Ascanio Iulo durante la fuga da Troia verso le coste del Lazio. Dante indica Enea come il padre di Silvio, nato dalle seconde nozze con Lavinia e capostipite della dinastia da cui discende Rea Silvia, madre dei gemelli Romolo e Remo. Questo passaggio di Dante ci riporta all’innesto della saga troiana su quella romulea. Voce narrante: Giandomenico Cupaiuolo.

C’è un passaggio antichissimo lungo il fianco sud occidentale del Palatino che Virgilio racconta essere stato percorso da Enea insieme al re Evandro. Si tratta delle Scalae Caci, il cui nome deriva dal gigante mitologico Caco, avversario di Ercole. La causa del loro scontro è rappresentata in uno degli affreschi della Casina Farnese, piccolo e prezioso edificio rinascimentale costruito sulla cima del Palatino: il gigante, che viveva in una grotta dell’Aventino, rubò parte di una mandria di buoi consacrati ad Apollo che l’eroe greco aveva a sua volta già sottratto al mostro Gerione. Per questo Dante lo colloca nella VII Bolgia dell’VIII Cerchio dell’Inferno, quella in cui i ladri sono puniti per l’eternità. Voce narrante: Giuseppe Cederna.

Per Dante, Apollo è la personificazione dell’ispirazione divina e ne invoca l’assistenza nel Proemio del Paradiso per l’ultimo lavoro. Per Augusto, Apollo è la personificazione dell’ordine e della moralità e in esso il princeps si identifica, includendolo nella sua propaganda politica, valorizzandone il culto tanto da renderlo elemento cardine del programma edilizio e decorativo della sua casa. Il ciclo delle Lastre Campana con la contrapposizione tra Apollo e Ercole, o ancora l’affresco di Apollo citaredo dai colori estremamente vivaci sono alcune delle immagini attraverso le quali Augusto regge l’Impero. Voce narrante: Rosa Diletta Rossi.

I bagliori di luce tra le colonne del Tempio di Venere e Roma accompagnano nell’ascolto dei versi del Paradiso, in cui Dante parla della dea, nata dalla spuma del mare di Cipro. Noncurante della sua natura mortale, Venere si unì con Anchise, re di Troia, per poi dare alla luce Enea, padre di Ascanio-Iulo, fondatore di Alba Longa. Questo legame sarà alla base delle origini divine vantate da Cesare per la gens Iulia, da lui ribadite con la dedica stessa del tempio di Venere Genitrice nel suo foro. Dante si sofferma sulla vera natura dell’amore incarnato dalla dea: non un sentimento sensuale, come erroneamente creduto dagli antichi, ma un sentire puro e disinteressato verso il prossimo. Voce narrante: Rosa Diletta Rossi.

Il limite settentrionale del Foro Romano, coincidente con le pendici meridionali del Campidoglio, è luogo di devozione e di profondo legame con il Cristianesimo delle origini. È lì che si trovano i resti del Tullianum, l’ambiente sotterraneo, originariamente a pianta circolare, nel quale, al pari di altri nemici del popolo romano, furono reclusi in ceppi gli apostoli Pietro e Paolo. Lì, i condannati erano lasciati morire tra le acque scaturite da una polla di acqua sorgente, riportata in luce durante le indagini archeologiche; ed è proprio a quelle acque che è legata la tradizione della conversione dei carcerieri da parte di Pietro. Il custode delle chiavi del Paradiso sarà colui che metterà alla prova la fede di Dante, definita, in linea con la tradizione paolina, “sustanza di cose sperate e argomento de le non parventi”. Voce narrante: Massimo Ghini.

Al termine di questo primo, entusiasmante Dantedì ecco le terzine scelte dal direttore del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, con l’augurio che possano ispirare sempre i passi di ciascuno. È un vero e proprio monito di Virgilio a Dante durante la loro ascesa al Purgatorio: tenere sempre ben presente la meta, l’obiettivo, senza distrazioni. Alfonsina Russo: “Grazie per averci accompagnato in questo viaggio lungo un giorno!”.

Roma. Incontro-evento alla Curia Iulia a margine della mostra “Carthago. Il mito immortale“ col direttore del Limes Lucio Caracciolo su “Dal Mediterraneo di Roma al Mediterraneo di chi?”: occasione di confronto sulla realtà geopolitica del bacino del Mediterraneo

La locandina dell’incontro con Lucio Caracciolo sul tema “Dal Mediterraneo di Roma al Mediterraneo di chi?” alla Curia Iulia di Roma

“Dal Mediterraneo di Roma al Mediterraneo di chi?” è il tema proposto dal parco archeologico del Colosseo nell’incontro con Lucio Caracciolo alla Curia Iulia, sabato 18 gennaio 2020, alle 11.30. Con questo evento speciale a inizio 2020 riprende l’articolato programma di incontri che il Parco archeologico del Colosseo, diretto da Alfonsina Russo, in collaborazione con Electa, ha avviato nell’ambito della mostra “Carthago. Il mito immortale” aperta al Colosseo e al Foro Romano fino al 29 marzo 2020. L’iniziativa incrementa ulteriormente il calendario di iniziative che ormai contraddistingue il monumentale spazio della Curia Iulia, diventato luogo di dibattito e incontro tra specialisti e protagonisti del mondo della cultura. Un dialogo che dall’antichità prosegue sino ai nostri giorni coinvolgendo la città.

Lucio Caracciolo, direttore di Limes

L’appuntamento di sabato 18 gennaio 2020, alle 11.30, vede protagonista – come detto – Lucio Caracciolo, direttore di Limes, che interverrà sul tema “Dal Mediterraneo di Roma al Mediterraneo di chi?”: occasione di confronto sulla realtà geopolitica del bacino del Mediterraneo. Un tema di grande attualità il cui spunto è offerto dalla mostra in corso al Colosseo e al Foro Romano, fino al 29 marzo. Cartagine, padrona dei mari e regina dei commerci, con la sua storia consente di affrontare il problema dell’interazione culturale tra popoli di tradizione e lingue diverse. Lucio Caracciolo, nato a Roma nel 1954, e laureato in Filosofia all’Università di Roma, è direttore della Rivista Italiana di Geopolitica Limes dal 1993, e dal 2000 di Heartland, rivista eurasiatica di geopolitica. Giornalista professionista, ha lavorato per La Repubblica e per MicroMega. Collabora con numerosi media italiani e stranieri. Commentatore per la Repubblica e per L’Espresso. Numerose le pubblicazioni, oltre a saggi e articoli pubblicati su riviste scientifiche italiane, tedesche, americane e francesi.

Roma. Apre al Foro Romano la mostra fotografica “Carthage ou la memoire des pierres” della fotografa tunisina Marianne Catzaras, a margine della mostra al Colosseo “Carthago. Il mito immortale”

La locandina della mostra fotografica al Foro Romano “Carthage ou la memoire des pierres” di Marianne Catzaras (17 dcembre 2019 – 29 marzo 2020)

“Carthage ou la memoire des pierre”: l’esposizione di dodici fotografie in bianco e nero, tutte scattate nel corso dell’ultimo anno in Tunisia, si inserisce con uno sguardo contemporaneo nella sezione della mostra “Carthago. Il mito immortale” che racconta la rifondazione della nuova Colonia Concordia Iulia Carthago, dopo la distruzione che segue la fine della Terza Guerra Punica: una città monumentale, dotata di edifici da spettacolo e lussuose abitazioni private, famose ovunque per la ricchezza musiva. “Carthage ou la memoire des pierres” di Marianne Catzaras nasce dalla volontà di raccontare attraverso le immagini e le fotografie dell’artista greco-tunisina dall’identità plurale – come lei stessa ama definirsi – il concetto di immortalità di Cartagine, il valore profondo della cultura del Mediterraneo, la voglia di credere nella diversità e nel mescolare le tracce. Il nuovo appuntamento al Parco archeologico del Colosseo con la cultura tunisina è in programma martedì 17 dicembre 2019, alle 11: la mostra fotografica “Carthage ou la memoire des pierres”, allestita nella Rampa Imperiale nel Foro Romano, rimarrà aperta fino al 29 marzo 2020. “È questa un’ulteriore occasione per scoprire la realtà artistica contemporanea della Tunisia e avvicinare il pubblico alla storia e alla civiltà di una delle città più potenti e affascinanti del mondo antico, Cartagine”, dice Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo. “Visitare, rivisitare Cartagine è, senza dubbio, un andare all’ascolto della memoria degli uomini, lì dove essa è più silenziosa e più presente” spiega Marianne Catzaras. “Rivisitare le civilizzazioni passate significa costruire delle passerelle, inventare un altro paese, quello di una lunga ospitalità”.

La fotografa e poetessa tunisina Marianne Catzaras

Marianne Catzaras, nata in Tunisia da genitori greci, è fotografa e poetessa. Dopo aver studiato letteratura alla Sorbona, si dedica alla fotografia, catturando ciò che è dietro il paesaggio rumoroso del mondo. I suoi primi lavori fotografici riguardano le minoranze, i neri di Jerba, gli zingari della Grecia. Con la scrittura e con lo sguardo trasfigura la realtà sfidando convenzioni e pregiudizi. In un andare e ritornare tra le lingue, tra le città, i paesi, nella ricerca incessante di tracce perse e ritrovate. Le sue fotografie sono state pubblicate in monografie e raccolte antologiche così come i suoi testi poetici. Ha esposto in Tunisia (Museo del Bardo, 2019; Galerie Le Violon Bleu, 2018), Francia (Institut des cultures d’islam, 2017), Italia (Fortezza di Livorno, 2017), Marocco (Musée de la palmeraie a Marrakech, 2017); ma anche negli Stati Uniti, Egitto, Grecia. Direttrice della Biennale d’arte mediterranea di Tunisi (2010), è stata curatrice di mostre in Italia (Photolux Lucca, 2017), in Arabia Saudita (L’Art Pur Gallery, 2019) e in Francia (Chapelle quartier haut, Sète, 2015). Ha ricevuto il Gran Premio della città di Tunisi (2010) e, nel 2011, è stata nominata Cavaliere delle arti e delle lettere della Repubblica francese. Vive a Tunisi.

Locandina della mostra “CARTHAGO. Il mito immortale”, al Colosseo e al Foro Romano dal 27 settembre 2019 al 29 marzo 2020

Con l’apertura della mostra “Carthago. Il mito immortale” il parco archeologico del Colosseo, con l’organizzazione di Electa, ha avviato un articolato programma di incontri, per approfondire non solo i temi della rassegna che si tiene al Colosseo e nel Foro Romano al Tempio di Romolo e alla Rampa imperiale, ma anche per avvicinare personalità della scena artistica tunisina di oggi. Dopo appuntamenti con artisti di varie discipline e giornate di studio su recenti scavi e ricerche, seguirà una riflessione sulla fortuna di Cartagine nel cinema, nel teatro e nella letteratura fino alla più contemporanea creazione di videogiochi. Un’importante occasione di confronto sarà fornita dal prossimo incontro in calendario (18 gennaio 2020), con Lucio Caracciolo, sulla realtà geopolitica del bacino del Mediterraneo.

Per i “Martedì di Carthago” nella Curia Julia a Roma giornata di studio “Fenici e Cartaginesi: Patrimonio e ricerca archeologica in Sicilia” e presentazione del libro postumo di Sebastiano Tusa sul sito della Battaglia delle Egadi

La locandina della Giornata di studio “Fenici e Cartaginesi: Patrimonio e ricerca archeologica in Sicilia” nell’ambito de “I Martedì di Carthago” a Roma

“Fenici e Cartaginesi: Patrimonio e ricerca archeologica in Sicilia” è il titolo della Giornata di Studio, organizzata nell’ambito della mostra “CARTHAGO. Il mito immortale”, al Parco archeologico del Colosseo fino al 29 marzo 2020, che rappresenta un’occasione di aggiornamento sui nuovi studi e sulle attività in corso sul mondo fenicio-punico in Sicilia, con l’obiettivo di stimolare e aprire un dibattito per il futuro, coinvolgendo le diverse Istituzioni attive sul territorio e nell’ambito della ricerca. La giornata di studio è a cura di Martina Almonte e Federica Rinaldi (parco archeologico del Colosseo), Francesca Guarneri (soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale), Paolo Xella (università di Tübingen) e José Ángel Zamora López (Escuela Española de Historia y Arqueología-CSIC). Appuntamento martedì 10 dicembre 2019 alla Curia Iulia nel Foro Romano a partire dalle 9, con i saluti del direttore del parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo e di Francesca Guarneri. La Giornata, articolata in una sessione mattutina e in una sessione pomeridiana, presenterà i nuovi dati sulla Sicilia fenicia e punica, attraverso approfondimenti mirati sui siti, sui parchi archeologici e sui materiali rinvenuti negli scavi. Le conclusioni dei lavori saranno lasciate a Mario Torelli. È gradita la prenotazione a: pa-colosseo.convegni@beniculturali.it

La copertina del libro postumo di Sebastiano Tusa “The Site of the Battle of the Aegates Islands at the end of the First Punic War. Fieldwork, analyses and perspectives, 2005-2015”

Dopo il dibattito e prima delle conclusioni, alle 16.40, sarà presentato da Alfonsina Russo il volume postumo a cura di Jeffrey G. Royal e Sebastiano Tusa sul sito della Battaglia delle Egadi: “The Site of the Battle of the Aegates Islands at the end of the First Punic War. Fieldwork, analyses and perspectives, 2005-2015” (L’Erma di Bretschneider, 2019), con contributi di Giovanni Garbini, Sebastiano Tusa, Tommaso Gnoli, W.M. Murray, J.R.W. Prag, Jeffre G. Royal, Aja Rose, Gemma Alia, Meritxell Aulinas, Robert A. Blanchette, Roberto Cabella, Claudio Capelli, Edward Faber, Benjamin W. Held, Jon C. Henderson, Michele Piazza, Lloyd Weeks, Cecilia Albana Buccellato, Francesca Oliveri, A.L. Goldman. La battaglia finale della prima guerra punica tra romani e cartaginesi, la battaglia delle isole Egadi, ebbe luogo nel 241 a.C. Nell’ambito del progetto di indagine sulle Isole Egadi condotto dalla Soprintendenza del Mare, in Sicilia, un’indagine intensiva ha portato a scoperte uniche da un antico campo di battaglia. Questa pubblicazione include le stagioni sul campo dal 2010-‘15. Reperti di arieti da guerra in bronzo, armature, anfore, iscrizioni e prove di siti di relitti confermano la scoperta di questo antico paesaggio di battaglia navale. Inoltre, questi manufatti forniscono nuove linee di indagine sull’epigrafia latina e sul ruolo dei funzionari, la formazione di paesaggi di battaglia, le dimensioni delle navi da guerra e i loro arieti, i tipi di armature personali, i cambiamenti culturali durante il III sec. a.C. e l’economia della flotta costruzione durante la prima guerra punica.

Roma. Per i “Martedì di Carthago” alla Curia Julia giornata di studi “Fenici e Cartaginesi: patrimonio e ricerca archeologica in Sardegna”: nuove acquisizioni, progetti in corso e azioni di tutela del patrimonio fenicio e punico in Sardegna

L’invito alla Giornata di Studi “Fenici e Cartaginesi: patrimonio e ricerca archeologica in Sardegna” nell’ambito dei “Martedì di Carthago”

“Fenici e Cartaginesi: patrimonio e ricerca archeologica in Sardegna” è il tema della giornata di studi promossa dal parco archeologico del Colosseo, diretto da Alfonsina Russo, nell’ambito del ciclo “I martedì di Carthago” a corollario della mostra “CARTHAGO. Il mito immortale”, al Parco archeologico del Colosseo fino al 29 marzo 2020. Appuntamento martedì 26 novembre 2019 alla Curia Iulia nel Foro Romano a partire dalle 9, occasione di aggiornamento sui nuovi studi e sulle attività in corso sul mondo fenicio-punico in Sardegna, con l’obiettivo di stimolare e aprire un dibattito per il futuro, coinvolgendo le diverse Istituzioni attive sul territorio e nell’ambito della ricerca. Aprono la Giornata di studi i saluti dei curatori dell’evento, Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, e Paolo Xella dell’università di Tübingen, col contributo al coordinamento di Martina Almonte e Federica Rinaldi (parco archeologico del Colosseo), Francesca Guarneri (soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale), e José Ángel Zamora López (Escuela Española de Historia y Arqueología-CSIC). La Giornata presenterà le nuove acquisizioni, i progetti in corso e le azioni di tutela del patrimonio fenicio e punico in Sardegna, coinvolgendo le diverse Istituzioni attive sul territorio e nell’ambito della ricerca. Nella prima sessione verranno presentate da parte della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna, della soprintendenza per le province di Sassari e Nuoro e del Polo Museale della Sardegna i risultati delle attività di ricerca e di valorizzazione. Nel pomeriggio proseguono gli interventi, tra le attività del Polo Museale fino all’inserimento della Sardegna Fenicia e Punica nel contesto Mediterraneo, coinvolgendo l’università della Tuscia. La Giornata di Studio mira quindi a costituire un’occasione di aggiornamento sui nuovi studi e sulle attività in corso sul mondo fenicio-punico in Sardegna, con l’obiettivo di stimolare e aprire un dibattito per il futuro.

“Oltre Roma Medio Repubblicana. Il Lazio fra i Galli e la battaglia di Zama“: presentato il libro di Cifarelli, Gatti, Palombi con gli atti del convegno internazionale del 2017 su uno dei periodi cruciali della storia di Roma. Molti i saggi e i nuovi dati

L’area archeologica di Guidonia Montecelio ha restituito nuovi dati importanti (foto Sabap-rm-met)

L’invito per la presentazione del libro “Oltre Roma Medio Repubblicana. Il Lazio fra i Galli e la battaglia di Zama“ alal Curia Julia

Il periodo medio repubblicano (IV-III sec. a.C.) rappresenta uno dei periodi cruciali nella storia di Roma e del Lazio, ma anche uno dei meno conosciuti. Dopo la prima sintesi del 1973 compiuta con la mostra Roma medio repubblicana, e rimasta praticamente isolata, due convegni internazionali (Roma medio repubblicana. Dalla conquista di Veio alla battaglia di Zama e Oltre “Roma medio repubblicana”. Il Lazio fra i Galli e la battaglia di Zama) hanno affrontato di nuovo sia il tema della crescita e dei cambiamenti della città di Roma e del suo territorio, sia quello della ricostruzione del profilo complesso e articolato del Lazio antico fra gli inizi del IV e la fine del III secolo a.C., analizzando gli elementi fondamentali che ne possono restituire il quadro di insieme. A distanza di due anni dal convegno Oltre “Roma medio repubblicana”, tenutosi alla British School at Rome, all’Odeion della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza-Università di Roma e infine nel Palazzo Patrizi Clementi, sede della Soprintendenza, sono stati pubblicati per le Edizioni Quasar gli Atti del Convegno Internazionale (giugno 2017) nel libro “Oltre Roma Medio Repubblicana. Il Lazio fra i Galli e la battaglia di Zama“, a cura di Francesco M. Cifarelli, Sandra Gatti e Domenico Palombi, che è stato presentato venerdì 8 novembre 2019 nella monumentale Curia Iulia al Foro Romano per iniziativa del parco archeologico del Colosseo diretto da Alfonsina Russo, con gli interventi di Carmine Ampolo (SNS di Pisa), Fabrizio Pesando (università di Napoli “L’Orientale”) e Francesco Sirano (direttore del parco archeologico di Ercolano).

Una recente campagna di scavo a Nemi nell’area del tempio di Diana

La copertina del libro “Oltre Roma Medio Repubblicana. Il Lazio fra i Galli e la battaglia di Zama“ a cura di Cifarelli, Gatti, Palombi

L’attività di tutela archeologica e di ricerca svolta nel tempo dalle Soprintendenze, dalle Università e dagli istituti italiani e stranieri ha notevolmente arricchito il quadro conoscitivo, al punto che oggi è possibile delineare un profilo più complesso e articolato del Latium vetus nella fase della espansione di Roma. Nel convegno sono stati affrontati gli aspetti fondamentali per la ricostruzione storica del periodo medio repubblicano, da quelli istituzionali ed economici, ai problemi linguistici, alla cultura delle città latine nelle sue più diverse manifestazioni. Sul libro sono riportati i saggi di L. Capogrossi Colognesi, “Qualche considerazione introduttiva”; J. Pelgrom, “Roman colonial historiography and the 338 BC turning point theory”; M. Chiabà, “Roma e i populi Latini dal tumultus Gallicus allo scioglimento della Lega e oltre. Aspetti politici, giuridici e istituzionali”; C. Smith, “The Latin Wars”; M.K. Termeer, “Coinage production in the Latin colonies”; G. Mandatori, “La monetazione argentea del Latium: emissioni, cronologie e circolazione. Alcuni casi di studio”; D. Nonnis, “Appunti sulla comunicazione epigrafica nel Lazio medio repubblicano: cronologia, forme e contesti d’uso”; E. Benelli, “Non solo latino. Testimonianze epigrafiche di altre lingue italiche dal Lazio medio repubblicano”; D. Palombi, “Forma e cultura della città nel Latium vetus in età medio repubblicana”; F.M. Cifarelli, “Forma e cultura della città nel Latium adiectum in età medio repubblicana”; L. Quilici, S. Quilici Gigli, “Le fortificazioni tra ristrutturazioni, adeguamenti, nuove costruzioni”; M. Gnade, “Satricum as a mid-Republican town”; Z. Mari, “Materiali e tecniche costruttive nel Latium vetus in età medio repubblicana”; V. Jolivet, “La Grande Rome de Quintus Fabius Maximus Rullianus et le Latium”; L. Ambrosini, “Elementi per la ricostruzione della fisionomia del Latium vetus durante l’età medio repubblicana attraverso l’analisi delle produzioni e del commercio”; A.M. Jaia, “Aspetti economici della fascia costiera in età medio repubblicana”; F. Demma, “Appunti sulla cultura figurativa del Lazio in età medio repubblicana: nuovi rinvenimenti e revisioni critiche”; C. di Fazio, “La cultura religiosa latina tra IV e III secolo a.C. Culti, dei, riti”; G. Ghini, “Architettura e topografia del sacro nel Latium Vetus tra il IV e il III sec. a.C.”; S. Gatti, “Rituali e spazi funerari nel Latium Vetus”. E poi vengono presentati i nuovi dati ricavati dalle ricerche archeologiche: Z. Mari, “Le necropoli medio repubblicane di Tibur”; V. Cipollari, “Guidonia Montecelio (Rm). La fase medio repubblicana della necropoli in loc. Martellona”; Z. Mari, “La necropoli in località Corcolle a Gallicano nel Lazio (Roma)”; M. Marcosignori, B. Vallori-Márquez, V. Beolchini, P. Diarte-Blasco, “New studies on the arcis moenia of Tusculum”; F. Diosono, P. Braconi, G. D’Angelo, G. Ghini, A. La Notte, “Le prime fasi edilizie del tempio di Diana a Nemi”; A.L. Fischetti, “Un insediamento rustico ai margini del suburbio di Roma”; G. Ghini, A. Palladino, “Contesti funerari medio repubblicani al confine tra Aricia e Bovillae”; F.M. Cifarelli, F. Colaiacomo, S. Kay, C. Smith, L. Ceccarelli, C. Panzieri, M. Koroniova, “Segni: contesti medio repubblicani dallo scavo del Segni Project”; L. Ceccarelli, “Un contesto votivo medio repubblicano nell’area urbana di Segni”; G. Viani, “Cora: la fase medio repubblicana delle mura urbane”; M. Cancellieri, “Privernum fra Volsci e Romani”; F. Belfiori, “Il Lazio oltre l’Appennino. Colonizzazione romana, santuari e rito in area medioadriatica”; G. Piras, “Res Romana e Latium. Tradizione letteraria e memoria storica: Ennio, Orazio e Virgilio”.