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“Oltre Roma Medio Repubblicana. Il Lazio fra i Galli e la battaglia di Zama“: presentato il libro di Cifarelli, Gatti, Palombi con gli atti del convegno internazionale del 2017 su uno dei periodi cruciali della storia di Roma. Molti i saggi e i nuovi dati

L’area archeologica di Guidonia Montecelio ha restituito nuovi dati importanti (foto Sabap-rm-met)

L’invito per la presentazione del libro “Oltre Roma Medio Repubblicana. Il Lazio fra i Galli e la battaglia di Zama“ alal Curia Julia

Il periodo medio repubblicano (IV-III sec. a.C.) rappresenta uno dei periodi cruciali nella storia di Roma e del Lazio, ma anche uno dei meno conosciuti. Dopo la prima sintesi del 1973 compiuta con la mostra Roma medio repubblicana, e rimasta praticamente isolata, due convegni internazionali (Roma medio repubblicana. Dalla conquista di Veio alla battaglia di Zama e Oltre “Roma medio repubblicana”. Il Lazio fra i Galli e la battaglia di Zama) hanno affrontato di nuovo sia il tema della crescita e dei cambiamenti della città di Roma e del suo territorio, sia quello della ricostruzione del profilo complesso e articolato del Lazio antico fra gli inizi del IV e la fine del III secolo a.C., analizzando gli elementi fondamentali che ne possono restituire il quadro di insieme. A distanza di due anni dal convegno Oltre “Roma medio repubblicana”, tenutosi alla British School at Rome, all’Odeion della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza-Università di Roma e infine nel Palazzo Patrizi Clementi, sede della Soprintendenza, sono stati pubblicati per le Edizioni Quasar gli Atti del Convegno Internazionale (giugno 2017) nel libro “Oltre Roma Medio Repubblicana. Il Lazio fra i Galli e la battaglia di Zama“, a cura di Francesco M. Cifarelli, Sandra Gatti e Domenico Palombi, che è stato presentato venerdì 8 novembre 2019 nella monumentale Curia Iulia al Foro Romano per iniziativa del parco archeologico del Colosseo diretto da Alfonsina Russo, con gli interventi di Carmine Ampolo (SNS di Pisa), Fabrizio Pesando (università di Napoli “L’Orientale”) e Francesco Sirano (direttore del parco archeologico di Ercolano).

Una recente campagna di scavo a Nemi nell’area del tempio di Diana

La copertina del libro “Oltre Roma Medio Repubblicana. Il Lazio fra i Galli e la battaglia di Zama“ a cura di Cifarelli, Gatti, Palombi

L’attività di tutela archeologica e di ricerca svolta nel tempo dalle Soprintendenze, dalle Università e dagli istituti italiani e stranieri ha notevolmente arricchito il quadro conoscitivo, al punto che oggi è possibile delineare un profilo più complesso e articolato del Latium vetus nella fase della espansione di Roma. Nel convegno sono stati affrontati gli aspetti fondamentali per la ricostruzione storica del periodo medio repubblicano, da quelli istituzionali ed economici, ai problemi linguistici, alla cultura delle città latine nelle sue più diverse manifestazioni. Sul libro sono riportati i saggi di L. Capogrossi Colognesi, “Qualche considerazione introduttiva”; J. Pelgrom, “Roman colonial historiography and the 338 BC turning point theory”; M. Chiabà, “Roma e i populi Latini dal tumultus Gallicus allo scioglimento della Lega e oltre. Aspetti politici, giuridici e istituzionali”; C. Smith, “The Latin Wars”; M.K. Termeer, “Coinage production in the Latin colonies”; G. Mandatori, “La monetazione argentea del Latium: emissioni, cronologie e circolazione. Alcuni casi di studio”; D. Nonnis, “Appunti sulla comunicazione epigrafica nel Lazio medio repubblicano: cronologia, forme e contesti d’uso”; E. Benelli, “Non solo latino. Testimonianze epigrafiche di altre lingue italiche dal Lazio medio repubblicano”; D. Palombi, “Forma e cultura della città nel Latium vetus in età medio repubblicana”; F.M. Cifarelli, “Forma e cultura della città nel Latium adiectum in età medio repubblicana”; L. Quilici, S. Quilici Gigli, “Le fortificazioni tra ristrutturazioni, adeguamenti, nuove costruzioni”; M. Gnade, “Satricum as a mid-Republican town”; Z. Mari, “Materiali e tecniche costruttive nel Latium vetus in età medio repubblicana”; V. Jolivet, “La Grande Rome de Quintus Fabius Maximus Rullianus et le Latium”; L. Ambrosini, “Elementi per la ricostruzione della fisionomia del Latium vetus durante l’età medio repubblicana attraverso l’analisi delle produzioni e del commercio”; A.M. Jaia, “Aspetti economici della fascia costiera in età medio repubblicana”; F. Demma, “Appunti sulla cultura figurativa del Lazio in età medio repubblicana: nuovi rinvenimenti e revisioni critiche”; C. di Fazio, “La cultura religiosa latina tra IV e III secolo a.C. Culti, dei, riti”; G. Ghini, “Architettura e topografia del sacro nel Latium Vetus tra il IV e il III sec. a.C.”; S. Gatti, “Rituali e spazi funerari nel Latium Vetus”. E poi vengono presentati i nuovi dati ricavati dalle ricerche archeologiche: Z. Mari, “Le necropoli medio repubblicane di Tibur”; V. Cipollari, “Guidonia Montecelio (Rm). La fase medio repubblicana della necropoli in loc. Martellona”; Z. Mari, “La necropoli in località Corcolle a Gallicano nel Lazio (Roma)”; M. Marcosignori, B. Vallori-Márquez, V. Beolchini, P. Diarte-Blasco, “New studies on the arcis moenia of Tusculum”; F. Diosono, P. Braconi, G. D’Angelo, G. Ghini, A. La Notte, “Le prime fasi edilizie del tempio di Diana a Nemi”; A.L. Fischetti, “Un insediamento rustico ai margini del suburbio di Roma”; G. Ghini, A. Palladino, “Contesti funerari medio repubblicani al confine tra Aricia e Bovillae”; F.M. Cifarelli, F. Colaiacomo, S. Kay, C. Smith, L. Ceccarelli, C. Panzieri, M. Koroniova, “Segni: contesti medio repubblicani dallo scavo del Segni Project”; L. Ceccarelli, “Un contesto votivo medio repubblicano nell’area urbana di Segni”; G. Viani, “Cora: la fase medio repubblicana delle mura urbane”; M. Cancellieri, “Privernum fra Volsci e Romani”; F. Belfiori, “Il Lazio oltre l’Appennino. Colonizzazione romana, santuari e rito in area medioadriatica”; G. Piras, “Res Romana e Latium. Tradizione letteraria e memoria storica: Ennio, Orazio e Virgilio”.

Roma. Per i “Martedì di Carthago” alla Curia Julia incontro con il tunisino Nja Mahdaoui, “l’inventore della calligrafia astratta”, che parlerà di “Segni”

Un’opera calligrafica dell’artista tunisino Nja Mahdaoui ospite dei “Martedì di Carthago”

La locandina de “I martedì di Carthago”, ciclo di incontri a corollario della mostra “Carthago. Il mito immortale”

Il tunisino Nja Mahdaoui, l’artista della calligrafia, sarà il protagonista dell’incontro “Segni” alla Curia Julia martedì 5 novembre 2019, alle 16.30 (ingresso libero fino a esaurimento dei posti: 100 seduti, 30 in piedi), nell’ambito del ciclo “I martedì di Carthago”. Con l’apertura della mostra “Carthago. Il mito immortale” (fino al 29 marzo 2019) il Parco archeologico del Colosseo ha avviato infatti un articolato ciclo di incontri, che consente di approfondire non solo i temi della rassegna che si tiene al Colosseo e nel Foro Romano, al Tempio di Romolo e alla Rampa imperiale, ma anche di scoprire la realtà artistica contemporanea della Tunisia. Musicisti, danzatori, esperti di cinema e teatro si alterneranno nella Curia Iulia al Foro Romano con un ricco palinsesto di eventi. Ma non mancheranno giornate di studio e tavole rotonde dal taglio più specialistico.

Nja Mahdaoui, l’artista tunisino della calligrafia astratta, all’opera nel suo studio

Velivolo della Gulfair dipinto da Nja Mahdaoui

Mahdaoui, nato a Tunisi nel 1937, ha iniziato la sua carriera come pittore astratto negli anni ’60, poi ha continuato sperimentando la calligrafia araba. L’artista ha provato vari media tradizionali e sperimentali. Ha prodotto i suoi primi dipinti su pergamena nel 1972, si è interessato alla tessitura e alla produzione di tappeti nel 1979 e ha iniziato a dipingere su pelli di animali e sul corpo umano nel 1980. Oggi è conosciuto come “l’inventore della calligrafia astratta”, poiché i suoi disegni ricordano le lettere arabe, ma non hanno alcun significato letterale. Ha iniziato a utilizzare i suoi “calligrammi” personali su vari mezzi come: tela, papiro, scultura, alluminio, ottone, tamburo, tessuto, ricamo, arazzo, ceramica, legno, gioielli, vetro in acciaio colorato, aerei. Mahdaoui appartiene a quella generazione di artisti arabi che hanno studiato all’estero ma hanno cercato ispirazione dalle loro radici tradizionali.

Roma. Tra il parco archeologico del Colosseo e il Meis di Ferrara protocollo d’intesa per la storia dell’ebraismo dalla distruzione di Gerusalemme ad opera di Tito nel 70 d.C. In occasione della firma lectio di Zevi sugli ebrei nell’antica Roma

I simboli sacri degli ebrei portati nel trionfo di Tito (rilievo dell’omonimo arco sul Palatino a Roma)

Parco archeologico del Colosseo a Roma

Tra gli obiettivi comuni ci sarà lo studio dell’Arco di Tito, il Templum Pacis e l’Anfiteatro Flavio, monumenti realizzati, secondo il racconto delle fonti, con il bottino ricavato dalla distruzione di Gerusalemme. È quanto contenuto nel protocollo di intesa tra il museo nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah (Meis) di Ferrara e il parco archeologico del Colosseo la cui firma è in programma lunedì 28 ottobre 2019, alle 17, nella monumentale Curia Iulia al Foro Romano alla presenza del ministro per i Beni e le attività Culturali e per il Turismo, Dario Franceschini. Interverranno il presidente della Fondazione, Dario Disegni, il direttore del Meis, Simonetta Della Seta, e l’architetto progettista dell’allestimento, Giovanni Tortelli. Concluderà l’importante incontro una lectio dedicata agli Ebrei nell’antica Roma del prof. Fausto Zevi. La sottoscrizione avvia una collaborazione tra le due istituzioni culturali per realizzare progetti di ricerca e di valorizzazione condivisi, scambio di professionalità, strategie di comunicazione digitali integrate finalizzate alla conoscenza della storia dell’ebraismo a partire dalla distruzione di Gerusalemme ad opera di Tito nel 70 d.C.

“I martedì di Carthago” a Roma. La danza di Rochdi Belgasmi apre una finestra sul mondo tunisino a corollario della mostra al Colosseo “Carthago. Il mito immortale”

La locandina de “I martedì di Carthago”, ciclo di incontri a corollario della mostra “Carthago. Il mito immortale”

Il ballerino e coreografo tunisino Rochdi Belgasmi

“I martedì di Carthago” portano a Roma la coreografia e danza di Rochdi Belgasmi. Un nuovo appuntamento con la cultura tunisina martedì 15 ottobre 2019 alle 16.30 nella Curia Iulia con “Zoufri”, performance del danzatore contemporaneo nordafricano Rochdi Belgasmi già presentata nei più prestigiosi luoghi di cultura di Parigi come l’Istituto del Mondo Arabo e il Palais de Tokyo. Danzatore e coreografo, Rochdi Belgasmi è una figura di spicco della danza contemporanea tunisina che ha saputo oltrepassare il mito della danza popolare spesso folcloristica e riservata alle donne. Artista dinamico ma soprattutto provocatorio, ha fatto della danza un’arma per combattere i pregiudizi, un mezzo per imporsi come danzatore e uomo libero e impegnato in una società che si dichiara “progressista”. Dal 2006 collabora con più coreografi come interprete e lavora anche come coreografo con diversi registi, musicisti e compositori.

L’ingresso al Colosseo della mostra “Carthago” che richiama la stilizzazione della dea fenicia Tanit

Con l’apertura della mostra “Carthago. Il mito immortale” (catalogo Electa) il parco Archeologico del Colosseo ha avviato un articolato programma di incontri, che consente di approfondire non solo i temi della rassegna che si tiene al Colosseo e nel Foro Romano al Tempio di Romolo e alla Rampa imperiale, ma anche di scoprire la realtà artistica contemporanea della Tunisia. Infatti, in calendario giornate di studio su recenti scavi e ricerche, una riflessione sulla fortuna di Cartagine nel cinema, nel teatro e nella letteratura fino alla più contemporanea creazione di videogiochi. All’immaginario moderno appartengono anche le figure di Didone, Annibale e Salammbô che vivranno attraverso il racconto di studiosi. Momenti di riflessione e confronto sulla storia contemporanea saranno determinati da conversazioni sulla realtà geopolitica del bacino del Mediterraneo.

“I martedì di Carthago”: alla Curia Iulia di Roma incontri a corollario della grande mostra “Carthago. Il mito immortale” aperta al Colosseo e nel Foro Romano

La locandina de “I martedì di Carthago”, ciclo di incontri a corollario della mostra “Carthago. Il mito immortale”

“I martedì di Carthago”: la mostra “Carthago. Il mito immortale” al parco archeologico del Colosseo prevede un articolato programma di incontri all’interno della Curia Iulia, che consentiranno di approfondire non solo i temi affrontati nella rassegna, ma anche di scoprire la realtà artistica contemporanea della Tunisia (vedi . Infatti, in calendario si prevedono giornate di studio su recenti scavi e ricerche, una riflessione sulla fortuna di Cartagine nel cinema, nel teatro e nella letteratura fino alla più contemporanea creazione di videogiochi. All’immaginario moderno appartengono anche le figure di Didone, Annibale e Salammbô che vivranno attraverso il racconto di studiosi. Momenti di riflessione e confronto sulla storia contemporanea saranno dati da conversazioni sulla realtà geopolitica del bacino del Mediterraneo. Per finire, uno scrittore, un danzatore, un calligrafo sono tra gli artisti tunisini invitati a rappresentare la disciplina in cui si distinguono in patria e non solo, con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi. Fissati in calendario una prima serie di appuntamenti.

Il musicista tunisino Riadh Fehri

Si inizia martedì 1° ottobre 2019, alle 16.30, con “Ponte Sud Sud”, concerto di Riadh Fehri con Oud accompagnato al pianoforte da Mehdi Trabelsi. Martedì 15 ottobre 2019, alle 16.30, “Zoufri” coreografia del danzatore Rochdi Belgasmi. Martedì 29 ottobre 2019, alle 16.30, “Segni” incontro con l’artista della calligrafia Nja Mahdaoui. Martedì 26 Novembre 2019, alle 9.30, “Fenici e Cartaginesi: patrimonio e ricerca archeologica in Sardegna”; martedì 10 dicembre 2019, alle 9.30, “Fenici e Cartaginesi: patrimonio e ricerca archeologica in Sicilia”. Martedì 28 gennaio 2020, alle 9.30, Tavola rotonda: “Il Tofet”. Martedì 10 marzo 2020, alle 9.30, “Cartagine nell’immaginario moderno e contemporaneo.

“CARTHAGO. Il mito immortale”: al Colosseo e al Foro Romano, nel tempio di Romolo e nella Rampa imperiale, la prima grande esposizione con oltre 400 reperti interamente dedicata alla storia e alla civiltà di una delle città più potenti e affascinanti del mondo antico. La mostra dedicata a Sebastiano Tusa e Paolo Bernardini. Omaggio al museo del Bardo di Tunisi

Locandina della mostra “CARTHAGO. Il mito immortale”, al Colosseo e al Foro Romano dal 27 settembre 2019 al 29 marzo 2020

Parco archeologico del Colosseo a Roma

“Il solo nome di Cartagine evoca ancora oggi una civiltà esotica, uno straniero inquietante, un temibile nemico: un’alterità radicale. È una visione che la modernità ha ereditato dalla tradizione classica. In effetti, sono stati soprattutto gli autori latini a informarci sulla civiltà cartaginese, a raccontarne in parte la storia come componente della propria, a trasmetterci la loro visione: di fatto, noi vediamo Cartagine con gli occhi di Roma. Una prospettiva non sempre e solo negativa, ma comunque esterna, fortemente condizionata da una rivalità che è andata via via crescendo fino a provocare uno scontro fatale”. Inizia così l’intervento di Alfonsina Russo, Francesca Guarneri, Paolo Xella e José Ángel Zamora López, curatori della mostra “CARTHAGO. Il mito immortale”, la prima grande esposizione interamente dedicata alla storia e alla civiltà di una delle città più potenti e affascinanti del mondo antico. L’esposizione, promossa dal Parco archeologico del Colosseo, con l’organizzazione di Electa, è allestita fino al 29 marzo 2020 nei monumentali spazi del Colosseo e del Foro Romano, nel tempio di Romolo e nella Rampa imperiale, con oltre quattrocento reperti, provenienti dalle più prestigiose istituzioni museali italiane e straniere, grazie a prestiti straordinari, frutto di un lavoro assiduo di cooperazione internazionale.

Ricostruzione virtuale di Punto Rec Studios del porto commerciale e del tophet di Cartagine intorno al 150 a.C.

“Cartagine e Roma si confrontarono in un lungo percorso”, continuano i curatori, “contrassegnato all’inizio da reciproca indifferenza, poi da accordi e concorrenza, e infine da una lotta senza esclusione di colpi. Sarà Roma vincitrice quella che racconterà tutto questo percorso, dalla sua prospettiva e secondo la sua mentalità. Il prestigio della tradizione classica ha poi trasmesso il racconto romano al mondo moderno e contemporaneo. Tanti degli stereotipi ricevuti dal passato sono stati accolti e variamente rielaborati senza rimuovere, anzi talvolta rafforzando, l’idea centrale di Cartagine come alterità. La ricerca scientifica è tuttavia intervenuta attraverso un paziente lavoro storico, archeologico e filologico, riuscendo a restituire voce autonoma alla cultura di Cartagine. Si è inoltre avviata un’attenta riflessione sugli stereotipi tradizionali e le loro radici, che ha mirato alla loro comprensione e superamento. Sembra ora giunto il momento di trasmettere attraverso una mostra il percorso di questa lunga riflessione scientifica e le sue principali acquisizioni. Il titolo scelto, “Carthago” (resa latina del nome punico della città), evidenzia la centralità di Cartagine ma, al tempo stesso, ne sottolinea l’importanza rivestita dalla dialettica con Roma. La stessa Roma, sede della Mostra, è chiamata infatti a raccontare ora Cartagine in un modo diverso”.

Il cosiddetto Rostro Egadi 4 con decorazione di Vittoria alata sormontante iscrizione con i nomi dei due questori, ripescato nelle acque di Levanzo, area della battaglia delle Egadi, e conservato nell’Antiquarium di Pantelleria (foto Soprintendenza del Mare)

L’ingresso al Colosseo della mostra “Carthago” che richiama la stilizzazione della dea fenicia Tanit

Ad accogliere il visitatore all’ingresso del Colosseo una ricostruzione del Moloch del film “Cabiria” del 1914 di Giovanni Pastrone, sceneggiato da Gabriele D’Annunzio: la terribile divinità legata ai culti fenici e ai cartaginesi. La rassegna lega le vicende delle due grandi potenze del mondo antico – Cartagine e Roma – lungo un percorso narrativo che si snoda, negli spazi del Colosseo, dalla fondazione dell’Oriente fenicio passando per la storia della città e dei suoi abitanti, l’espansione nel Mediterraneo e la ricchezza degli scambi commerciali e culturali nella fase che va dalle guerre puniche all’età augustea, sino a giungere alla complessità del processo di romanizzazione che ha portato Roma ad annientare, nella battaglia delle Egadi (241 a.C.), quella che era ormai divenuta l’unica temibile rivale per il controllo del mare. E proprio dalle Egadi provengono reperti mai esposti prima, risultato delle campagne di ricerca condotte dalla Soprintendenza del Mare siciliana. Chiude l’esposizione al Colosseo un’appendice sulla riscoperta della città nell’immaginario moderno e contemporaneo.

Ritratto di Giulio Cesare di età tardo tiberiana-claudia dall’acropoli di Kossyra, conservata nell’Antiquarium di Pantelleria (foto Sabap Trapani)

Il processo di interscambio culturale tra le sponde del Mediterraneo è raccontato, all’interno del Foro Romano, nel tempio di Romolo con i casi di studio di Nora e Pantelleria. Il percorso prosegue nella Rampa imperiale con la rifondazione della nuova Colonia Concordia Iulia Carthago che per tutta l’età imperiale si distinguerà per la sua superficie di oltre 200 ettari e che diverrà a tutti gli effetti una città monumentale dotata di edifici da spettacolo e lussuose abitazioni private, famose ovunque per la ricchezza dei loro mosaici policromi di cui si hanno in mostra alcuni straordinari esemplari; si conclude quindi con testimonianze del nascente cristianesimo, di cui Cartagine è stata uno dei principali centri propulsori.

Corazza in bronzo del III-II sec- a-C- con decorazioni geometriche, vegetali e figurative (volto di dea guerriera) da Ksour es-Saaf, conservata al museo del Bardo di Tunisi (foto De Agostini Picture Library / A. Dagli Orti / Bridgeman Images)

Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo

“L’esposizione, che presenta, oltre ai numerosi reperti giunti dai principali musei italiani e internazionali (Spagna, Malta, Libano, Germania), diverse testimonianze provenienti dalla Tunisia (Museo di Cartagine) e in particolare dal museo del Bardo di Tunisi, intende anche contribuire a rilanciare l’immagine, a livello internazionale, di quel museo, colpito al cuore dall’attacco terroristico avvenuto il 18 marzo 2015, durante il quale sono morte ventiquattro persone, tra cui quattro turisti italiani: una testimonianza di grande rispetto per uno tra i musei archeologici più importanti di tutto il bacino del Mediterraneo”, spiega Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo. “Non è un caso che nel momento in cui si voglia attentare alla vita politica e civile di una comunità, gli obiettivi prioritari da colpire sono i musei e i monumenti, ma dalla cultura si può e si deve ripartire per riaffermare l’identità e la coesione sociale di una nazione, per costruire una rete di solidarietà internazionale, estremamente efficace per evitare l’isolamento di un popolo. La mostra “Carthago. Il mito immortale” ha anche questa finalità, forse la principale. Non a caso, con il Ministero della cultura della Repubblica di Tunisia, che ringrazio infinitamente per la straordinaria collaborazione, saranno organizzate, nel corso dell’evento, una serie di manifestazioni per far conoscere espressioni e testimoni importanti della cultura di questa nazione e per riaffermare e consolidare la vicinanza e l’amicizia tra l’Italia e la Tunisia”.

Sebastiano Tusa, 66 anni, archeologo subacqueo di fama internazionale, soprintendente del Mare, assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia, morto nel disastro areeo dell’Ethiopian Air LInes

“C’è uno studioso che riassume in sé queste relazioni profonde che legano i popoli del Mediterraneo nel nome di una cultura comune portatrice di valori importanti”, riprende Russo: “è Sebastiano Tusa, straordinaria figura di archeologo, cui si devono, tra l’altro, importanti scoperte sulle presenze fenicie e puniche in Sicilia ed eccezionali rinvenimenti sottomarini riferibili ai relitti delle navi romane e cartaginesi che nel 241 a.C. si scontrarono, con la vittoria di Roma, al largo delle isole Egadi, ponendo fine alla prima guerra punica. A lui, che, prima della tragica scomparsa a seguito di un incidente aereo nel marzo di quest’anno, ha rivestito anche la carica di Assessore ai beni culturali della Regione Siciliana, è dedicata questa mostra, di cui ha seguito le prime fasi organizzative. Accanto al nome di Sebastiano Tusa, non è possibile non affiancare – nel ricordo e nella dedica – quello di un altro studioso di altissimo profilo del mondo fenicio e punico, e della Sardegna in particolare: Paolo Bernardini, venuto a mancare proprio nel periodo più intenso della preparazione della Mostra, senza le cui ricerche e interpretazioni archeologiche e storiche, il Mediterraneo fenicio e punico non sarebbe così ricco, sfaccettato e oggetto di rinnovato interesse come lo è attualmente. Molti dei reperti in esposizione, che si devono agli studi e alle scoperte di questi due colleghi – conclude -, manterranno viva la loro presenza nel segno di un dialogo che dall’antichità prosegue sino ai nostri giorni tra le genti del Mediterraneo”.

Una vetrina della mostra “CARTHAGO. Il mito immortale” al Colosseo (foto Claudia Pescatori)

La via di presentazione scelta dai curatori è stata quella di fornire un grande affresco storico generale, prevedendo molteplici possibilità di fruizione. Il discorso proposto parte dalle radici fenicie di Cartagine nel Levante, ripercorre le fasi formative e di espansione e giunge ai definitivi scontri con Roma, che segneranno la sua distruzione, ricostruzione e integrazione definitiva nel mondo romano e poi cristiano. La presentazione si chiude con una riflessione sulla visione di Cartagine nell’immaginario moderno e contemporaneo. “Si sottolinea così la traccia incancellabile lasciata da una civiltà restituita scientificamente dalla ricerca, ma tuttora prigioniera di clichés creati da altri. Per ognuna di questa fasi storiche, si è cercato di privilegiare alcune chiavi di lettura che mirano a consentire al visitatore una riflessione su fenomeni moderni in qualche modo comparabili. Viviamo infatti un’epoca in cui la questione della convivenza tra genti in grande, crescente, inarrestabile mobilità, della necessità d’integrazione socio-culturale tra popoli di tradizioni e lingue diverse, dell’accoglienza dell’altro senza strumentalizzazioni o pregiudizi, è ineludibile: una rievocazione storica e documentata dell’esperienza fenicia e punica nel nostro Mediterraneo, che ha lasciato tracce profonde fino ai nostri giorni risulta, anche per questo, di straordinaria attualità”.

Il catalogo Electa della mostra “Carthago”

Alla mostra si accompagnano due pubblicazioni edite da Electa. Il volume di studi, dai numerosi contributi, fornisce un grande affresco storico generale, sorretto da rigorose e aggiornate basi scientifiche. Privilegia alcune chiavi di lettura che mirano a introdurre il lettore nella realtà antica e, al tempo stesso, a consentirgli una riflessione su fenomeni moderni in qualche modo comparabili. A questa pubblicazione si affianca un’agile guida, bilingue italiano e inglese, che accompagna il visitatore attraverso le varie sezioni della rassegna e nel percorso espositivo al Foro Romano.

Buon Compleanno, Augusto! Nel Dies Natalis del primo imperatore ingresso gratuito ai siti “super” del parco archeologico del Colosseo

Lo studiolo della Casa di Augusto sul Palatino (foto parco archeologico del Colosseo)

Particolare dell’Augusto dalla via Labicana, con capo velato come pontefice massimo. La statua è conservata al museo nazionale Romano di Palazzo Massimo a Roma (foto Mibac)

Buon Compleanno, Augusto! 23 Settembre 63 a.C.: secondo la tradizione sul Palatino vede la luce Ottaviano Augusto, futuro imperatore di Roma. Lunedì 23 settembre 2019 per festeggiare il Dies Natalis dell’imperatore Augusto il Parco archeologico del Colosseo propone l’apertura straordinaria e ingresso gratuito, dalle 9 alle 17.30, nel rispetto del contingentamento, ai siti “SUPER”, cioè Casa di Augusto, Casa di Livia, Aula Isiaca con il museo Palatino, nei quali è possibile ammirare alcuni tra i massimi capolavori dell’arte di età augustea. I siti augustei del Palatino, insieme agli eccezionali reperti esposti al Museo Palatino, posso essere ammirati anche on-line, nella sezione “Mirabilia” del nostro sito web: https://www.parcocolosseo.it/mirabilia/.

Le cosiddette Danaidi, erme in mamo nero rinvenute nel 1869, da Pietro Rosa, nel criptoportico sottostante l’area sacra del Tempio di Apollo Palatino, voluto da Augusto dopo la vittoria di Azio su Antonio e Cleopatra

Nel museo Palatino sono infatti ospitate le enigmatiche statue delle Danaidi in marmo nero antico e le splendide lastre di terracotta policroma che ornavano il complesso del tempio di Apollo Palatino, inaugurato dal primo imperatore nel 28 a.C.; ed inoltre due eccezionali sculture in marmo greco, raffiguranti delle ali spiegate in volo, forse relative ad una statua di Vittoria, rinvenute nel corso di recenti scavi e risalenti anch’esse molto probabilmente ad epoca augustea. Direttamente collegata al tempio di Apollo è la Casa di Augusto, che conserva pitture raffinatissime, tra cui quelle del famoso “studiolo” dell’imperatore. Ugualmente interessanti le decorazioni pittoriche della Casa di Livia, appartenuta alla moglie dell’imperatore, e quelle della cosiddetta Aula Isiaca: gli affascinanti dipinti con motivi egittizzanti che vi si possono ammirare, connessi al culto della dea Iside, appartenevano probabilmente anch’essi ad una ricca abitazione di epoca augustea.

Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo

Locandina delle giornate a ingresso gratuito al parco archeologico del Colosseo a Roma

“Vogliamo rendere il parco del Colosseo un luogo sempre più accessibile a tutti, turisti e cittadini romani”, interviene il direttore del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo. “Per questo il 23 Settembre, in occasione del giorno di ingresso gratuito che abbiamo voluto coincidesse con quello della nascita del “figlio” più famoso del colle Palatino, Ottaviano Augusto, abbiamo deciso di aprire gratuitamente anche i luoghi “SUPER” legati alla figura dell’imperatore” “Luoghi non solo di eccezionale bellezza ma anche fortemente simbolici, nei quali si possono cogliere appieno lo spirito e l’atmosfera di quell’eccezionale periodo storico”. L’ingresso gratuito per il 23 settembre 2019 è valido per l’intera giornata dalle 8.30 alle 19. La biglietteria chiude un’ora prima. L’ingresso sarà gratuito anche venerdì 4 ottobre 2019, Giornata della pace della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse; lunedì 4 novembre 2019, Giornata dell’Unità Nazionale; giovedì 21 novembre 2019, Giornata mondiale della filosofia; mercoledì 18 dicembre 2019, Giornata internazionale dei migranti. Lunedì 23 settembre rimarranno chiusi al pubblico, normalmente aperti il lunedì, il Criptoportico Neroniano, la Domus Transitoria, Santa Maria Antiqua con Oratorio dei Quaranta Martiri e Rampa Domizianea. Inoltre sarà limitato il percorso di visita al II ordine del Colosseo con la chiusura dell’esposizione permanente “Il Colosseo si racconta”.