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Giornate Europee del Patrimonio 2020 al parco archeologico del Colosseo. Aperture straordinarie, eventi ed attività speciali a Colosseo, Foro Romano e Palatino

Colosseo, Foro Romano, Palatino: aperture straordinarie, eventi ed attività speciali nel programma 2020 delle Giornate Europee del Patrimonio. Sabato 26 settembre 2020, tra le 15 e le 18, sarà protagonista il museo Palatino con la nuova guida tattile del museo ideata e promossa dal parco archeologico del Colosseo e la realizzazione di atipiche edizioni: in programma un laboratorio inclusivo per vedenti e non vedenti per presentare e testare in anteprima la nuova guida tattile del Museo Palatino. La sera di sabato 26 settembre invece l’attenzione sarà tutta per il Foro Romano con una visita serale “La vita politica nella Roma antica, tra il Foro e la Curia” al costo simbolico di 1 euro. Domenica 27 settembre 2020 il piano dell’arena del Colosseo, tra le 10 e le 12.30, ospiterà i festeggiamenti ufficiali per il centenario della nascita di Gianni Rodari (www.100giannirodari.it): i bambini che tra maggio e giugno hanno partecipato inviando il fumetto “L’uomo che rubava il Colosseo” avranno la possibilità di assistere alla performance musicale del quintetto di fiati “Gianni Rodari” che per l’occasione musicherà alcune delle favole più note e famose del grande scrittore.

Un mosaico con tessere bianco-nere conservato all’interno della Schola Praeconum a Roma (foto PArCo)

Per tutto il week end tra sabato 26 e domenica 27 settembre sarà poi possibile visitare grazie all’apertura straordinaria e all’accompagnamento dello staff del PArCo la Schola Praeconum, sede dell’associazione degli araldi del Circo Massimo (ingresso da via dei Cerchi senza acquisto di biglietto di ingresso), gli Horrea Agrippiana e il Complesso Severiano sul Palatino (per questi due ultimi siti la visita è compresa nel biglietto di ingresso). Infine nell’ambito del progetto Salus per artem del PArCo e grazie al protocollo di intesa con S.Komen Italia il PArCo aderisce al nuovo format della Race for the Cure per la lotta contro i tumori al seno: sabato 26 settembre 2020 dalle 11 alle 18 saranno attivi nella cornice di Vigna Barberini al Palatino laboratori teorico-pratici di terapie integrate (Mindfulness), su prenotazione.

Informazioni. 26 settembre 2020: 15-18, museo Palatino: presentazione e visita inclusiva con la nuova guida tattile del Museo Palatino, su prenotazione; 10.45/ 11.45/ 12.45/ 14.30/ 15.30/ 16.30, Horrea Agrippiana, Complesso Severiano: visita guidata inclusa nel biglietto “24h” e “Full Experience”; 10.45/ 11.45/ 12.45/ 14.30/ 15.30/ 16.30, Schola Praeconum: visita guidata con accesso da via dei Cerchi, su prenotazione; 19.15-21.45 (ultimo ingresso alle 21), Foro Romano, “La vita politica nella Roma antica, tra il Foro e la Curia”: visita serale al costo simbolico di 1 euro. Ingresso e uscita da largo della Salara Vecchia. 27 settembre 2020: 10-12.30, Colosseo: festeggiamenti per i 100 anni dalla nascita di Gianni Rodari, con accesso riservato ai partecipanti del concorso a fumetti “L’uomo che rubava il Colosseo”; 10.45/ 11.45/ 12.45/ 14.30/ 15.30/ 16.30, Horrea Agrippiana, Complesso Severiano: apertura straordinaria inclusa nel biglietto “24h” e “Full Experience”; 10.45/ 11.45/ 12.45/ 14.30/ 15.30/ 16.30, Schola Praeconum: visita guidata con accesso da via dei Cerchi, su prenotazione.

Roma. Tornano per due mesi i percorsi “Alle pendici del Palatino”, un viaggio nello spazio e nel tempo: per la prima volta inserito il Pedagogium noto per le pitture con graffiti tra cui il famoso “graffito blasfemo”

La mappa con il percorso “Alle pendici del Palatino” (foto PArCo)

“Alle pendici del Palatino”: un viaggio nello spazio e nel tempo. Tornano le visite lungo le pendici meridionali e occidentali del Palatino, ambientate in uno dei luoghi più suggestivi e incontaminati del centro di Roma, così vicino alla città, eppur distante dal chiassoso traffico urbano. Un cammino immerso a tratti nel completo silenzio, dove inflorescenze ed erbe, folti cespugli e macchie arboree con i loro colori e odori formano una cornice ricca di suggestioni visive e olfattive che rende indimenticabile l’esperienza di visita in un’area archeologica unica al mondo. La passeggiata è riaperta a partire dal 1° settembre 2020 fino al 24 ottobre 2020 con i seguenti orari: settembre, dalle 11 alle 18.15; ottobre, dalle 10 alle 17.15. La passeggiata è sospesa solo nei giorni 26 e 27 settembre 2020.

Il Paedagogium sul colle Palatino aperto per la prima volta al pubblico (foto PArCo)

Mosaici in bianco e nero di età severiana (III sec. d.C.) nel Paedagogium sul colle Palatino (foto PArCo)

Un viaggio nello spazio e nel tempo, si diceva. È questo lo spirito con cui il visitatore può intraprendere il percorso che si snoda lungo le pendici meridionali e occidentali del Palatino. Lungo il percorso sarà possibile ammirare la maestosità degli edifici che occuparono il colle tra l’età degli imperatori flavi e quelli della dinastia severiana: le cosiddette Arcate Severiane, i prospetti della Domus Flavia e della Domus Augustana, e per la prima volta anche l’area del Paedagogium, un collegio destinato all’istruzione e formazione dei paggi imperiali, noto per le pitture con graffiti (il famoso graffito con “crocefisso blasfemo” è conservato al museo Palatino) e i mosaici bianco-neri da poco riscoperti e restaurati.

Il cosiddetto “graffito blasfemo” trovato nel Paedagogium e conservato nel museo Palatino (foto PArCo)

Intonaco graffito con crocefisso blasfemo. Questa parte di intonaco bianco graffito venne rivenuta nel 1857 nel cosiddetto Paedagogium, un edificio annesso al Palazzo imperiale sul colle Palatino, probabilmente da identificare come il luogo in cui venivano formati gli schiavi della famiglia imperiale. Il graffito rappresenta una figura umana in croce, vista di schiena, vestita con una corta tunica senza maniche e caratterizzata dall’avere la testa di asino. Sulla sinistra, un uomo volge il viso ed alza il braccio sinistro verso il crocifisso. Nella parte inferiore è presente una scritta in greco antico, “Alexamenos adora (il suo) Dio”, disposta su quattro righe con lettere tracciate in modo irregolare. In alto a destra è presente una Y, interpretata sia come un grido di dolore sia come simbolo di una forca. Il graffito, di difficile lettura, è stato datato all’età severiana (tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C.), e rappresenterebbe una delle più antiche raffigurazioni di crocifissione. Probabilmente questa scena deve essere letta come un atto di scherno nei confronti di un cristiano, forse proprio tal Alexamenos.

Lo Studiolo nella Casa di Augusto con affreschi tra i più raffinati esempi di pittura del II stile (foto PArCo)

Proseguendo la passeggiata, lambendo il Circo Massimo, si giungerà alle pendici sud-ovest del colle Palatino, lì dove Romolo fondò la Città Eterna e dove abitò e visse Augusto, primo imperatore di Roma della cui Casa è visitabile lo Studiolo, dove è possibile ammirare gli esempi forse più raffinati della pittura romana di tardo II Stile. Di qui ancora, proseguendo lungo il fianco occidentale del monte, si ridiscende il tempo sovrastati dal santuario della Magna Mater Cibele e di Victoria e dall’incombere della Domus Tiberiana fino ad arrivare alla chiesa medievale di San Teodoro. Attraversando infine gli Horrea Agrippiana (magazzini del grano), il tragitto si conclude con l’ingresso al Foro Romano dopo aver percorso l’ultimo tratto del Vicus Tuscus.

Una serie di video con gli archeologi del Parco archeologico del Colosseo ci fanno toccare con mano i tesori che si visitano tra Foro Romano e Palatino col biglietto “full experience”

Dal Foro Romano al Palatino con gli archeologi del Parco archeologico del Colosseo per “toccare con mano”, attraverso una specie di diretta video, le opportunità offerte dal biglietto “Full Experience”, che dà la possibilità di visitare i siti SUPER: il primo piano del Museo Palatino, dove colori dei marmi delle sculture e delle decorazioni completano la visita ai palazzi imperiali; dall’atrio della casa di Augusto si scorgeranno i dettagli ancora vividi degli affreschi del cubicolo e dello studiolo; di nuovo visibile lo straordinario ciclo di pitture medievali che decora Santa Maria Antiqua e percorribile la Rampa domizianea che si affaccia sul Foro (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/07/21/roma-ora-ce-il-biglietto-full-experience-che-vale-48-ore-per-chi-desidera-scoprire-il-foro-romano-il-palatino-museo-casa-di-augusto-s-maria-antiqua-rampa-domizianea/). Si inizia con l’attraversare tutto il Foro Romano per poi avventurarsi sul colle Palatino: dai magazzini di Agrippa (Horrea Agrippiana) alla casa di Augusto, poi su al Palatino con uno sguardo anche al meraviglioso museo Palatino.

Foro Romano ️ Palatino. Dal Foro Romano salendo al Palatino incontriamo gli Horrea Agrippiana, una grandissima costruzione di magazzini per derrate realizzati appunto da Agrippa. Da qui attraverso una scala si accede al Palatino attraverso un bel percorso verde fino alla cima del colle dove ci sono le case degli imperatori.

Palatino ️ Casa di Augusto. Il percorso verde sul Palatino si snoda accompagnato da pannelli che illustrano la flora e la fauna del colle. Il parco infatti non è soltanto uno scrigno di tesori e monumenti, ma vive anche come parco in sé. Dalle Scalae Caci, un accesso molto antico che collegava il Palatino con il Foro Boario, si raggiunge la Casa di Augusto. Augusto fu il primo a decidere di edificare la sua grande casa sul Palatino, di fatto orientando per i secoli a venire la destinazione a residenza imperiale del colle fino alla fine dell’impero. Una parte della casa aveva un aspetto più residenziale, con stanze vere e proprie per l’abitazione, e l’altra parte era di rappresentanza, quindi connessa con l’azione pubblica. All’interno è presente un bel percorso di ricostruzione con le luci che raccontano l’aspetto degli ambienti all’epoca di Augusto.

Domus Flavia ️ Museo Palatino. Finalmente si giunge sul colle Palatino, sede dei palazzi imperiali. Ricordiamo la Domus Tiberiana, la Domus Transitoria, la Domus Flavia che è suddivisa in un settore pubblico e in uno privato, la Domus Augustana. Le planimetrie molto complesse di questi palazzi imperiali ci hanno fatto capire come queste residenze fossero tutte collegate tra loro, anche attraverso dei corridoi sotterranei. Uno di questi è il criptoportico neroniano. La presenza dei palazzi imperiali sul Palatino ha dato vita a un processo di identificazione, tanto è vero che il toponimo di palatium è diventato nelle lingue moderne sinonimo di residenze reali, di fatto noi parliamo di palazzi.

Roma: ora c’è il biglietto “Full Experience” (che vale 48 ore) per chi desidera scoprire il Foro Romano, il Palatino (museo, casa di Augusto, S. Maria Antiqua, rampa domizianea) e il Colosseo (compreso il II ordine e la mostra “Il Colosseo si racconta”) senza perdere nessuna delle possibilità di visita offerte dal Parco archeologico del Colosseo

Una spettacolare immagine dall’alto del Colosso, icona di Roma

Parco archeologico del Colosseo a Roma

Si chiama “Full Experience”: è il biglietto per chi desidera scoprire il Foro Romano, il Palatino e il Colosseo senza perdere nessuna delle possibilità di visita offerte dal Parco archeologico del Colosseo. E ciò è possibile da sabato 18 luglio 2020. “Full experience” consente l’accesso e la visita al piano dell’arena tra le 10.30 e le 14.30, oltre che al II ordine del Colosseo con la mostra permanente “Il Colosseo si racconta” e all’interno del Foro Romano-Palatino a quattro siti SUPER. Il biglietto è valido 48 ore a partire dal primo ingresso nel Parco, che può avvenire indifferentemente al Colosseo o all’area del Foro Romano-Palatino. Tra le 12 e le 18 sarà possibile visitare i siti SUPER: il primo piano del Museo Palatino, dove colori dei marmi delle sculture e delle decorazioni completano la visita ai palazzi imperiali; dall’atrio della casa di Augusto si scorgeranno i dettagli ancora vividi degli affreschi del cubicolo e dello studiolo; di nuovo visibile lo straordinario ciclo di pitture medievali che decora Santa Maria Antiqua e percorribile la Rampa domizianea che si affaccia sul Foro. Per organizzare al meglio la visita, sarà necessario prenotare l’orario di ingresso al Colosseo e decidere se visitare il Foro Romano e il Palatino, con i quattro siti SUPER, prima o dopo: il Colosseo e l’arena al mattino, i siti speciali di Foro e Palatino al pomeriggio. Il biglietto è acquistabile esclusivamente online: permette un solo ingresso a orario al Colosseo, e un solo ingresso all’area del Foro Romano-Palatino, senza orario prestabilito, purché nell’arco di validità delle 48 ore a partire dalla prima timbratura di accesso.

Lo studiolo della Casa di Augusto sul Palatino (foto PArCo)

Una visita approfondita del Parco, da godere nel corso di due giorni, perfetta per chi preferisce scoprire con calma ogni angolo del PArCo, aggiungendo a quanto  offerto dai biglietti ordinari, i “siti SUPER“, monumenti in eccezionale stato di conservazione, ad accesso contingentato, legati tutti dalla presenza di affreschi e decorazioni parietali che restituiscono, con straordinaria efficacia, la vivacità della vita quotidiana nel cuore di Roma antica. Chi vuole vivere a pieno l’esperienza di visita del Parco, grazie alla durata di due giorni, potrà godere di lunghe soste per il riposo, lo studio o la contemplazione, rispettando i propri tempi per la visita o l’esigenza di spezzarla in due tempi, per tornare a casa o fare una sosta nei vicini quartieri di Monti e del Celio.

“Sulle tracce di Nerone”: sesta e ultima tappa dell’itinerario proposto dagli archeologi del parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone. La destinazione finale non poteva essere che una: la Domus Aurea, la reggia di Nerone

La sala Ottagona della Domus Aurea di Nerone (foto PArCo)

Il percorso con le sei tappe “Sulle tracce di Nerone” tra il Palatino e il colle Oppio (foto PArCo)

Siamo arrivati alla sesta e ultima tappa del percorso “Sulle tracce di Nerone”, proposto dal parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone. Non poteva che essere una la destinazione finale: la Domus Aurea, la reggia di Nerone. “Per concludere la nostra passeggiata dal Palatino al colle Oppio”, intervengono gli archeologi del PArCo, “non possiamo non ricordare la celebre frase pronunciata dall’Imperatore all’indomani del completamento del cantiere della Domus Aurea, “finalmente comincio ad abitare in un casa degna di un uomo”!”.

La locandina dell’iniziativa “Sulle tracce di Nerine” promossa dal parco archeologica del Colosseo

Volendo dare un po’ di numeri, di quanti metri quadrati stiamo parlando? E di quanti padiglioni sparsi tra i colli di Roma? “La Domus Aurea si estendeva complessivamente su una superficie di circa 80 ettari, non del tutto edificata ovviamente, ma che inglobava per intero il Palatino e la Velia, il Celio, la valle del (successivo) Colosseo e il Colle Oppio. Proprio qui sono i maggiori e più spettacolari resti della reggia neroniana, il gigantesco padiglione estivo che tutti oggi identifichiamo con la Domus Aurea. Sepolto dalle gallerie di sostruzione delle Terme di Traiano, esso si sviluppa su una superficie di circa 16mila mq (più o meno 3 campi di calcio!) e comprende oltre 150 sale alte più di 10 metri e ancora diffusamente rivestite da meravigliosi affreschi in tardo III e IV Stile pompeiano, per un totale della decorazione pittorica e in stucco pari a circa 30mila mq. Per avere un’idea generale dell’impatto della Domus Aurea nello scenario urbano di Roma, dovremmo immaginare un edificio grande quanto Villa Adriana al centro della città!”.

“Sulle tracce di Nerone”: quinta delle sei tappe dell’itinerario proposto dagli archeologi del parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone: oggi scopriamo il Colosso e lo stagnum Neronis, che oggi non ci sono più. Al loro posto c’è il Colosseo

La piazza del Colosseo, un tempo occupata dallo stagnum Neronis e dal Colosso (Foto Simona Murrone / PArCo)

La locandina dell’iniziativa “Sulle tracce di Nerine” promossa dal parco archeologica del Colosseo

La quinta tappa del percorso in sei tappe “Sulle tracce di Nerone”, proposto dal parco archeologico del Colosseo, ci porta a soffermarci su due elementi neroniani, il Colosso e lo stagnum Neronis, che ora non ci sono più: i Flavi modificarono la statua ed eliminarono il lago per sostituirlo proprio con un anfiteatro, il Colosseo appunto. Dalle propaggini settentrionali di Vigna Barberini si percepisce una vista impareggiabile sulla Valle del Colosseo: “Ma se da questa cartolina cancellassimo l’Anfiteatro”, spiega Alessandro d’Alessio, archeologo del PArCo, “troveremo al suo posto il Colosso e lo stagnum Neronis”.

Il percorso con le sei tappe “Sulle tracce di Nerone” tra il Palatino e il colle Oppio (foto PArCo)

Moneta di Gordiano III con l’Anfiteatro Flavio e il Colosso (Foto PArCo)

Quali erano le funzioni del Colosso e dello stagnum Neronis e come si inserivano nell’organizzazione della Domus Aurea? “Questi due elementi”, interviene Federica Rinaldi, archeologa del PArCo, “si inseriscono nella ricerca di Nerone di emulare i modelli dei palazzi dei sovrani ellenistici: due passi per la divinizzazione del sovrano in vita e per la creazione di un microcosmo che doveva travalicare i confini del Palatino, facendo di Roma la sua casa. Al centro lo stagno, il lago artificiale su cui Nerone progetta di far convergere i padiglioni del “palazzo”, fulcro della nuova Roma di cui doveva essere ripensato tutto l’impianto urbanistico e architettonico. Ma questo modello di potere centrato su un solo uomo viene stravolto, di lì a pochissimo, dalla morte dello stesso Nerone e dall’avvento al potere della nuova dinastia dei Flavi: ciò che era di uno solo, viene restituito a tutti. Il Palazzo si ritira di nuovo sul Palatino; al posto dello stagno viene costruito, a beneficio di tutta la città e poi di tutto l’impero, il più grande luogo per spettacoli che Roma avesse mai avuto: l’Anfiteatro Flavio”.

“Sulle tracce di Nerone”: quarta delle sei tappe dell’itinerario proposto dagli archeologi del parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone: oggi scopriamo la famosa “coenatio rotunda”, la famosa sala da pranzo girevole di Nerone

I probabili resti della coenatio rotunda di Nerone scoperti nell’area di Vigna Barberini sul Palatino (foto PArCo)

La locandina dell’iniziativa “Sulle tracce di Nerine” promossa dal parco archeologica del Colosseo

La sala da pranzo girevole di Nerone, ovvero la famosa coenatio rotunda, è l’oggetto della quarta tappa del percorso in sei tappe “Sulle tracce di Nerone”, proposto dal parco archeologico del Colosseo. “La sala da pranzo rotonda e rotante voluta da Nerone è leggenda o realtà?”, si chiedono gli archeologi del PArCo. Svetonio ci ha tramandato la presenza, all’interno della Domus Aurea, di coenationes (sale da pranzo) dotate di “soffitti coperti da lastre di avorio, mobili e forate in modo da permettere la caduta di fiori e profumi”, e più in particolare di una, la coenatio rotunda appunto, “che perpetuamente di giorno e di notte veniva girata secondo il movimento del mondo [alias cosmo]”.

Il percorso con le sei tappe “Sulle tracce di Nerone” tra il Palatino e il colle Oppio (foto PArCo)

I probabili resti della coenatio rotunda di Nerone scoperti nell’area di Vigna Barberini sul Palatino (foto Mibact)

“Si è a lungo pensato si trattasse della sala Ottagona del padiglione di Colle Oppio”, spiegano, “ma più di recente è stata riconosciuta in un’alta e possente struttura in opera laterizia scoperta dagli archeologi dell’Ecole française de Rome presso il margine settentrionale dell’area di Vigna Barberini sul Palatino. Questa struttura, davvero impressionante, è costituita da un cilindro contenente una scala a chiocciola, collegato a un cerchio più grande ed esterno tramite serie di archi disposti su più ordini (8 per ciascuno), a sua volta circondato da un terzo cerchio ancora più ampio. Nei pressi è stato individuato anche un probabile meccanismo idraulico, cosa che ha fatto ipotizzare agli scopritori che sia appunto questa la ‘sala rotante’ descritta da Svetonio, ma dove a muoversi sarebbe stata non la volta, bensì un pavimento in legno. Una sorta di Fungo dell’EUR insomma! Si tratta però solo di un’ipotesi e molte altre interpretazioni potrebbero essere avanzate per la struttura di Vigna Barberini”.

“Sulle tracce di Nerone”: terza tappa delle sei dell’itinerario proposto dagli archeologi del parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone: conosciamo i pavimenti in opus sectile, parte della Domus Transitoria, sotto la Casina Farnese

Uno splendido esempio di pavimento in opus sectile di epoca neroniana sotto la Casina Farnese sotto il Palatino (foto PArCo)

Il percorso con le sei tappe “Sulle tracce di Nerone” tra il Palatino e il colle Oppio (foto PArCo)

La locandina dell’iniziativa “Sulle tracce di Nerine” promossa dal parco archeologica del Colosseo

Con la terza tappa del percorso in sei tappe “Sulle tracce di Nerone”, proposto dal parco archeologico del Colosseo, alla scoperta dell’aula porticata e dei pavimenti marmorei neroniani sotto la Casina Farnese, siamo ancora sul Palatino, nella prima reggia di Nerone, nota come Domus Transitoria, edificata tra il Palatino e l’Esquilino. Nella precedente tappa abbiamo conosciuto i cosiddetti Bagni di Livia, ora siamo al di sotto della Casina Farnese, dove – come ha dichiarato Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, “la bellezza raggiunge il culmine con il pavimento della grande aula a tre navate, forse l’esemplare più raffinato restituitoci dall’antichità”. Nerone è passato alla storia, tra le altre cose, per la sperimentazione nelle pavimentazioni di marmo, uniche nei disegni ma anche nella scelta dei colori. “Al di sotto della Casina Farnese – spiegano gli archeologi del PArCo – è conservato un “tipico” esempio di pavimentazione in marmo dell’epoca di Nerone, un opus sectile ritenuto l’esemplare più complesso e nello stesso tempo il più perfetto della “quadricromia neroniana” pervenuto fino a noi. È un disegno con motivi geometrici ed elementi vegetali, resi con quattro specie marmoree: il porfido rosso egiziano, il porfido verde greco, il giallo antico e il pavonazzetto. Grazie anche al restauro realizzato più di un secolo fa da Giacomo Boni, è ancora percepibile la disinvoltura nell’uso dei disegni curvilinei dei motivi delineati con tagli accuratissimi ed accostamenti millimetrici”.

Il 1° giugno riapre il parco archeologico del Colosseo dopo tre mesi di chiusura: sicurezza, accessibilità, accoglienza, emozioni. Nuova biglietteria e percorsi dedicati al Colosseo e al Foro romano

Un grande arcobaleno squarcia il cielo sopra il Colosseo (foto PArCo)

Un grande arcobaleno squarcia il cielo sopra il Colosseo. È l’immagine beneaugurante scelta dalla direzione del parco archeologico del Colosseo per annunciare la riapertura dell’area archeologica nel cuore di Roma il 1° giugno 2020 dopo quasi tre mesi di chiusura determinata dalla pandemia da CoVID-19. Il Parco riapre finalmente al pubblico e riapre nel segno dell’accessibilità, dell’accoglienza e soprattutto della sicurezza. “Sono stati mesi molto difficili anche per il PArCo”, raccontano gli archeologi, “avvolto in un silenzio surreale, difficile da accettare. All’improvviso si è interrotto, e per un periodo che è sembrato interminabile, il rapporto quotidiano, vitale e vivificante con il pubblico di tutto il mondo che ha amato e ama questi straordinari monumenti. Ma ora finalmente questo dialogo, non più solo virtuale attraverso il sito web e i canali social del PArCo come nell’ultimo periodo, potrà riprendere nelle forme consuete e, si spera, con un coinvolgimento sempre più diretto e intenso con la comunità di Roma, erede di un patrimonio culturale senza pari. E il PArCo riapre, innanzitutto, in sicurezza, con tutele puntuali sia per il personale che per i visitatori; tutele assicurate, in primo luogo, da un protocollo di intesa con l’Asl Roma 1 che garantirà, tra l’altro, un presidio medico-sanitario sulla piazza del Colosseo”.

Il Colosseo illuminato col Tricolore: segno di vicinanza a quanti hanno perso congiunti e amici per il Covid-19 (foto PArCo)

Altrettanto importanti i nuovi percorsi e le diverse modalità di accesso e fruizione del PArCo. Per quanto riguarda l’accesso, al fine di evitare la coincidenza con gli orari di punta dei mezzi pubblici, saranno variati gli orari di accesso, ora compresi tra le 10.30 e le 19.15 (ultimo ingresso alle 18.15). Due saranno le tipologie di biglietto che consentiranno la visita al Foro Romano-Palatino e al Colosseo. Rimane attivo il biglietto ordinario di 16 euro valido 24h ma viene introdotto per la prima volta un biglietto ridotto che punta al coinvolgimento di tutti i visitatori: A.R.T. (Afternoon reduced ticket) al prezzo di 9,50 euro, sarà acquistabile online e usufruibile tutti i giorni a partire dalle 14 e fino alla chiusura del PArCo. Questa agevolazione è rivolta, in primo luogo, ai cittadini romani che potranno frequentare il Parco al termine della giornata lavorativa. I biglietti saranno tutti smaterializzati, acquistabili online dal sito ufficiale http://www.parcocolosseo.it e dal sito del concessionario http://www.coopculture.it (a partire dal 28 maggio 2020) e collegati a una app gratuita che permetterà, già da casa, o al più tardi all’ingresso nell’area archeologica di scaricare le mappe dei percorsi, i contenuti storici e tutte le informazioni utili alla visita in sicurezza. Prima di varcare gli ingressi al Colosseo e all’area archeologica del Foro Romano e del Palatino (la Domus Aurea per il momento rimarrà chiusa al pubblico), i visitatori, preventivamente dotati di mascherina, dovranno obbligatoriamente sottoporsi alla misurazione della temperatura mediante termoscanner. Per commemorare questo importante momento e nello stesso tempo non dimenticare il duro colpo inferto da questa emergenza sanitaria a tutto il mondo, come segno di vicinanza a tutti coloro che hanno perso congiunti e amici, dalla sera prima della riapertura il Colosseo sarà illuminato con i colori del Tricolore, simbolo di coesione e condivisione.

File per entrare al Colosseo: una scena che non si vedrà più nel dopo Covid-19 (foto Omniroma)

Al Colosseo il biglietto prevede la prenotazione obbligatoria ad orario predeterminato. L’accesso, in questa prima fase, sarà esclusivamente dal cosiddetto “Sperone Valadier” e fruibile da singoli o gruppi di massimo 14 persone, adeguatamente distanziate, che entreranno ogni 15 minuti e saranno sempre accompagnati lungo tutto il percorso. I percorsi proposti sono due:

Il percorso previsto con l’opzione “Il Colosseo si racconta” di 45′ (foto PArCo)

1.“Il Colosseo si racconta” prevede l’affaccio ai sotterranei dal I ordine, la salita al II ordine, la visita dell’esposizione permanente, l’affaccio dalla terrazza Valadier sulla piazza del Colosseo (tempo stimato 45 minuti). L’accessibilità sarà sempre assicurata con l’assistenza ai pubblici fragili e l’utilizzo degli ascensori con interventi sistematici di igienizzazione.

Il percorso previsto con l’opzione “Colosseo-Arena” di 40′ (foto PArCo)

2.“Colosseo-Arena” si snoda lungo il I ordine, sempre nel segno della piena accessibilità, fino alla porta Libitinaria e da qui con un accesso emozionale sul piano dell’arena (tempo stimato 40 minuti, percorso ridotto, acquistabile con il biglietto pomeridiano- A.R.T.).

Veduta generale dal Campidoglio del foro romano e dei fori imperiali

Al Foro Romano e Palatino sarà ugualmente previsto un unico ingresso, lungo via dei Fori Imperiali, in largo della Salara/Largo Corrado Ricci. Da qui il pubblico, senza necessità di prenotare per un orario preciso, potrà seguire 4 percorsi differenziati:

Foro romano: il percorso di visita “La piazza del Foro” (foto PArCo)

1. “La piazza del Foro Romano” con uscita da via del Foro Romano (tempo stimato 30’)

Foro romano: il percorso di visita “Passeggiando sulla via Sacra” (foto PArCo)

2. “Passeggiando sulla via Sacra” con uscita dall’Arco di Tito (tempo stimato 1 ora e 30’)

Foro romano: il percorso di visita “Dal Foro romano ai palazzi imperiali” (foto PArCo)

3. “Dal Foro Romano ai palazzi imperiali” con uscita da via di S. Gregorio (tempo stimato 2 ore).

Foro romano: il percorso di visita “Alle origini di Roma” (foto PArCo)

4. “Alle origini di Roma”, percorso lungo le pendici meridionali del Palatino, con uscita da via di S. Gregorio (tempo stimato 2 ore e 30’)

“Sulle tracce di Nerone”: seconda tappa dell’itinerario in sei tappe proposto dagli archeologi del parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone: conosciamo i Bagni di Livia, parte della Domus Transitoria

Il percorso con le sei tappe “Sulle tracce di Nerone” tra il Palatino e il colle Oppio (foto PArCo)

La locandina dell’iniziativa “Sulle tracce di Nerine” promossa dal parco archeologica del Colosseo

Sono noti come Bagni di Livia, ma si tratta di una parte della Domus Transitoria, la prima reggia di Nerone edificata tra il Palatino e l’Esquilino. È questa la seconda tappa “Sulle tracce di Nerone” proposta dal parco archeologico del Colosseo. Lo storico Svetonio nelle Vite dei Cesari (Nerone, 31, 1) critica senza mezzi termini l’opera edificatoria dell’imperatore: “Nerone in nessun’altra cosa fu altrettanto dannoso quanto nel costruire: fece una casa che andava dal Palatino fino all’Esquilino, che chiamò in un primo tempo ‘transitoria’ e, dopo che fu distrutta da un incendio [evidentemente quello del 64 d.C.] e ricostruita, aurea”. Svetonio parla della prima reggia edificata da Nerone tra Palatino ed Esquilino, ma della quale ben poco conosciamo, a parte le strutture sottostanti la coenatio Iovis della successiva domus Flavia.

Ipotesi di ricostruzione della Domus Transitoria di Nerone (foto PArCo)

“La Domus Transitoria, prima residenza di Nerone sul Palatino, distrutta dall’incendio del 64 d.C. che portò alla successiva edificazione della Domus Aurea”, spiegano gli archeologi del parco del Colosseo, “permetteva di “transitare” – come sottintende il nome – dai possedimenti imperiali del Palatino a quelli dell’Esquilino. Oggi, dell’originario edificio neroniano, è ancora possibile riconoscere alcuni suggestivi ambienti. Tra questi, uno spazio occupato da un ninfeo con giochi d’acqua tra forme architettoniche che ricordano una quinta teatrale e un triclinio circondato da colonne di porfido e pilastri in marmi policromi, destinato al riposo e allo svago dell’imperatore. Altre due stanze recano, invece, i segni della preziosa decorazione di affreschi, stucchi e pavimenti marmorei, che sono in parte conservati e visibili nel vicino museo Palatino”.

I Bagni di Livia sul Palatino a Roma (foto PArCo)

Ma perché questa struttura, un monumentale ninfeo e triclinio semi-ipogeo scoperto nel 1721, fu chiamata erroneamente “bagni di Livia”? Perché la presenza di condutture per gli zampilli d’acqua, interpretati allora come bidet, fece pensare che gli ambienti fossero proprio dei bagni, attribuititi all’epoca di Livia per via di una fistula (conduttura, appunto) in piombo con il nome Augustus e la figura di un’aquila.