Archivio tag | colle Palatino

“Sulle tracce di Nerone”: sesta e ultima tappa dell’itinerario proposto dagli archeologi del parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone. La destinazione finale non poteva essere che una: la Domus Aurea, la reggia di Nerone

La sala Ottagona della Domus Aurea di Nerone (foto PArCo)

Il percorso con le sei tappe “Sulle tracce di Nerone” tra il Palatino e il colle Oppio (foto PArCo)

Siamo arrivati alla sesta e ultima tappa del percorso “Sulle tracce di Nerone”, proposto dal parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone. Non poteva che essere una la destinazione finale: la Domus Aurea, la reggia di Nerone. “Per concludere la nostra passeggiata dal Palatino al colle Oppio”, intervengono gli archeologi del PArCo, “non possiamo non ricordare la celebre frase pronunciata dall’Imperatore all’indomani del completamento del cantiere della Domus Aurea, “finalmente comincio ad abitare in un casa degna di un uomo”!”.

La locandina dell’iniziativa “Sulle tracce di Nerine” promossa dal parco archeologica del Colosseo

Volendo dare un po’ di numeri, di quanti metri quadrati stiamo parlando? E di quanti padiglioni sparsi tra i colli di Roma? “La Domus Aurea si estendeva complessivamente su una superficie di circa 80 ettari, non del tutto edificata ovviamente, ma che inglobava per intero il Palatino e la Velia, il Celio, la valle del (successivo) Colosseo e il Colle Oppio. Proprio qui sono i maggiori e più spettacolari resti della reggia neroniana, il gigantesco padiglione estivo che tutti oggi identifichiamo con la Domus Aurea. Sepolto dalle gallerie di sostruzione delle Terme di Traiano, esso si sviluppa su una superficie di circa 16mila mq (più o meno 3 campi di calcio!) e comprende oltre 150 sale alte più di 10 metri e ancora diffusamente rivestite da meravigliosi affreschi in tardo III e IV Stile pompeiano, per un totale della decorazione pittorica e in stucco pari a circa 30mila mq. Per avere un’idea generale dell’impatto della Domus Aurea nello scenario urbano di Roma, dovremmo immaginare un edificio grande quanto Villa Adriana al centro della città!”.

“Sulle tracce di Nerone”: quinta delle sei tappe dell’itinerario proposto dagli archeologi del parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone: oggi scopriamo il Colosso e lo stagnum Neronis, che oggi non ci sono più. Al loro posto c’è il Colosseo

La piazza del Colosseo, un tempo occupata dallo stagnum Neronis e dal Colosso (Foto Simona Murrone / PArCo)

La locandina dell’iniziativa “Sulle tracce di Nerine” promossa dal parco archeologica del Colosseo

La quinta tappa del percorso in sei tappe “Sulle tracce di Nerone”, proposto dal parco archeologico del Colosseo, ci porta a soffermarci su due elementi neroniani, il Colosso e lo stagnum Neronis, che ora non ci sono più: i Flavi modificarono la statua ed eliminarono il lago per sostituirlo proprio con un anfiteatro, il Colosseo appunto. Dalle propaggini settentrionali di Vigna Barberini si percepisce una vista impareggiabile sulla Valle del Colosseo: “Ma se da questa cartolina cancellassimo l’Anfiteatro”, spiega Alessandro d’Alessio, archeologo del PArCo, “troveremo al suo posto il Colosso e lo stagnum Neronis”.

Il percorso con le sei tappe “Sulle tracce di Nerone” tra il Palatino e il colle Oppio (foto PArCo)

Moneta di Gordiano III con l’Anfiteatro Flavio e il Colosso (Foto PArCo)

Quali erano le funzioni del Colosso e dello stagnum Neronis e come si inserivano nell’organizzazione della Domus Aurea? “Questi due elementi”, interviene Federica Rinaldi, archeologa del PArCo, “si inseriscono nella ricerca di Nerone di emulare i modelli dei palazzi dei sovrani ellenistici: due passi per la divinizzazione del sovrano in vita e per la creazione di un microcosmo che doveva travalicare i confini del Palatino, facendo di Roma la sua casa. Al centro lo stagno, il lago artificiale su cui Nerone progetta di far convergere i padiglioni del “palazzo”, fulcro della nuova Roma di cui doveva essere ripensato tutto l’impianto urbanistico e architettonico. Ma questo modello di potere centrato su un solo uomo viene stravolto, di lì a pochissimo, dalla morte dello stesso Nerone e dall’avvento al potere della nuova dinastia dei Flavi: ciò che era di uno solo, viene restituito a tutti. Il Palazzo si ritira di nuovo sul Palatino; al posto dello stagno viene costruito, a beneficio di tutta la città e poi di tutto l’impero, il più grande luogo per spettacoli che Roma avesse mai avuto: l’Anfiteatro Flavio”.

“Sulle tracce di Nerone”: quarta delle sei tappe dell’itinerario proposto dagli archeologi del parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone: oggi scopriamo la famosa “coenatio rotunda”, la famosa sala da pranzo girevole di Nerone

I probabili resti della coenatio rotunda di Nerone scoperti nell’area di Vigna Barberini sul Palatino (foto PArCo)

La locandina dell’iniziativa “Sulle tracce di Nerine” promossa dal parco archeologica del Colosseo

La sala da pranzo girevole di Nerone, ovvero la famosa coenatio rotunda, è l’oggetto della quarta tappa del percorso in sei tappe “Sulle tracce di Nerone”, proposto dal parco archeologico del Colosseo. “La sala da pranzo rotonda e rotante voluta da Nerone è leggenda o realtà?”, si chiedono gli archeologi del PArCo. Svetonio ci ha tramandato la presenza, all’interno della Domus Aurea, di coenationes (sale da pranzo) dotate di “soffitti coperti da lastre di avorio, mobili e forate in modo da permettere la caduta di fiori e profumi”, e più in particolare di una, la coenatio rotunda appunto, “che perpetuamente di giorno e di notte veniva girata secondo il movimento del mondo [alias cosmo]”.

Il percorso con le sei tappe “Sulle tracce di Nerone” tra il Palatino e il colle Oppio (foto PArCo)

I probabili resti della coenatio rotunda di Nerone scoperti nell’area di Vigna Barberini sul Palatino (foto Mibact)

“Si è a lungo pensato si trattasse della sala Ottagona del padiglione di Colle Oppio”, spiegano, “ma più di recente è stata riconosciuta in un’alta e possente struttura in opera laterizia scoperta dagli archeologi dell’Ecole française de Rome presso il margine settentrionale dell’area di Vigna Barberini sul Palatino. Questa struttura, davvero impressionante, è costituita da un cilindro contenente una scala a chiocciola, collegato a un cerchio più grande ed esterno tramite serie di archi disposti su più ordini (8 per ciascuno), a sua volta circondato da un terzo cerchio ancora più ampio. Nei pressi è stato individuato anche un probabile meccanismo idraulico, cosa che ha fatto ipotizzare agli scopritori che sia appunto questa la ‘sala rotante’ descritta da Svetonio, ma dove a muoversi sarebbe stata non la volta, bensì un pavimento in legno. Una sorta di Fungo dell’EUR insomma! Si tratta però solo di un’ipotesi e molte altre interpretazioni potrebbero essere avanzate per la struttura di Vigna Barberini”.

“Sulle tracce di Nerone”: terza tappa delle sei dell’itinerario proposto dagli archeologi del parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone: conosciamo i pavimenti in opus sectile, parte della Domus Transitoria, sotto la Casina Farnese

Uno splendido esempio di pavimento in opus sectile di epoca neroniana sotto la Casina Farnese sotto il Palatino (foto PArCo)

Il percorso con le sei tappe “Sulle tracce di Nerone” tra il Palatino e il colle Oppio (foto PArCo)

La locandina dell’iniziativa “Sulle tracce di Nerine” promossa dal parco archeologica del Colosseo

Con la terza tappa del percorso in sei tappe “Sulle tracce di Nerone”, proposto dal parco archeologico del Colosseo, alla scoperta dell’aula porticata e dei pavimenti marmorei neroniani sotto la Casina Farnese, siamo ancora sul Palatino, nella prima reggia di Nerone, nota come Domus Transitoria, edificata tra il Palatino e l’Esquilino. Nella precedente tappa abbiamo conosciuto i cosiddetti Bagni di Livia, ora siamo al di sotto della Casina Farnese, dove – come ha dichiarato Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, “la bellezza raggiunge il culmine con il pavimento della grande aula a tre navate, forse l’esemplare più raffinato restituitoci dall’antichità”. Nerone è passato alla storia, tra le altre cose, per la sperimentazione nelle pavimentazioni di marmo, uniche nei disegni ma anche nella scelta dei colori. “Al di sotto della Casina Farnese – spiegano gli archeologi del PArCo – è conservato un “tipico” esempio di pavimentazione in marmo dell’epoca di Nerone, un opus sectile ritenuto l’esemplare più complesso e nello stesso tempo il più perfetto della “quadricromia neroniana” pervenuto fino a noi. È un disegno con motivi geometrici ed elementi vegetali, resi con quattro specie marmoree: il porfido rosso egiziano, il porfido verde greco, il giallo antico e il pavonazzetto. Grazie anche al restauro realizzato più di un secolo fa da Giacomo Boni, è ancora percepibile la disinvoltura nell’uso dei disegni curvilinei dei motivi delineati con tagli accuratissimi ed accostamenti millimetrici”.

Il 1° giugno riapre il parco archeologico del Colosseo dopo tre mesi di chiusura: sicurezza, accessibilità, accoglienza, emozioni. Nuova biglietteria e percorsi dedicati al Colosseo e al Foro romano

Un grande arcobaleno squarcia il cielo sopra il Colosseo (foto PArCo)

Un grande arcobaleno squarcia il cielo sopra il Colosseo. È l’immagine beneaugurante scelta dalla direzione del parco archeologico del Colosseo per annunciare la riapertura dell’area archeologica nel cuore di Roma il 1° giugno 2020 dopo quasi tre mesi di chiusura determinata dalla pandemia da CoVID-19. Il Parco riapre finalmente al pubblico e riapre nel segno dell’accessibilità, dell’accoglienza e soprattutto della sicurezza. “Sono stati mesi molto difficili anche per il PArCo”, raccontano gli archeologi, “avvolto in un silenzio surreale, difficile da accettare. All’improvviso si è interrotto, e per un periodo che è sembrato interminabile, il rapporto quotidiano, vitale e vivificante con il pubblico di tutto il mondo che ha amato e ama questi straordinari monumenti. Ma ora finalmente questo dialogo, non più solo virtuale attraverso il sito web e i canali social del PArCo come nell’ultimo periodo, potrà riprendere nelle forme consuete e, si spera, con un coinvolgimento sempre più diretto e intenso con la comunità di Roma, erede di un patrimonio culturale senza pari. E il PArCo riapre, innanzitutto, in sicurezza, con tutele puntuali sia per il personale che per i visitatori; tutele assicurate, in primo luogo, da un protocollo di intesa con l’Asl Roma 1 che garantirà, tra l’altro, un presidio medico-sanitario sulla piazza del Colosseo”.

Il Colosseo illuminato col Tricolore: segno di vicinanza a quanti hanno perso congiunti e amici per il Covid-19 (foto PArCo)

Altrettanto importanti i nuovi percorsi e le diverse modalità di accesso e fruizione del PArCo. Per quanto riguarda l’accesso, al fine di evitare la coincidenza con gli orari di punta dei mezzi pubblici, saranno variati gli orari di accesso, ora compresi tra le 10.30 e le 19.15 (ultimo ingresso alle 18.15). Due saranno le tipologie di biglietto che consentiranno la visita al Foro Romano-Palatino e al Colosseo. Rimane attivo il biglietto ordinario di 16 euro valido 24h ma viene introdotto per la prima volta un biglietto ridotto che punta al coinvolgimento di tutti i visitatori: A.R.T. (Afternoon reduced ticket) al prezzo di 9,50 euro, sarà acquistabile online e usufruibile tutti i giorni a partire dalle 14 e fino alla chiusura del PArCo. Questa agevolazione è rivolta, in primo luogo, ai cittadini romani che potranno frequentare il Parco al termine della giornata lavorativa. I biglietti saranno tutti smaterializzati, acquistabili online dal sito ufficiale http://www.parcocolosseo.it e dal sito del concessionario http://www.coopculture.it (a partire dal 28 maggio 2020) e collegati a una app gratuita che permetterà, già da casa, o al più tardi all’ingresso nell’area archeologica di scaricare le mappe dei percorsi, i contenuti storici e tutte le informazioni utili alla visita in sicurezza. Prima di varcare gli ingressi al Colosseo e all’area archeologica del Foro Romano e del Palatino (la Domus Aurea per il momento rimarrà chiusa al pubblico), i visitatori, preventivamente dotati di mascherina, dovranno obbligatoriamente sottoporsi alla misurazione della temperatura mediante termoscanner. Per commemorare questo importante momento e nello stesso tempo non dimenticare il duro colpo inferto da questa emergenza sanitaria a tutto il mondo, come segno di vicinanza a tutti coloro che hanno perso congiunti e amici, dalla sera prima della riapertura il Colosseo sarà illuminato con i colori del Tricolore, simbolo di coesione e condivisione.

File per entrare al Colosseo: una scena che non si vedrà più nel dopo Covid-19 (foto Omniroma)

Al Colosseo il biglietto prevede la prenotazione obbligatoria ad orario predeterminato. L’accesso, in questa prima fase, sarà esclusivamente dal cosiddetto “Sperone Valadier” e fruibile da singoli o gruppi di massimo 14 persone, adeguatamente distanziate, che entreranno ogni 15 minuti e saranno sempre accompagnati lungo tutto il percorso. I percorsi proposti sono due:

Il percorso previsto con l’opzione “Il Colosseo si racconta” di 45′ (foto PArCo)

1.“Il Colosseo si racconta” prevede l’affaccio ai sotterranei dal I ordine, la salita al II ordine, la visita dell’esposizione permanente, l’affaccio dalla terrazza Valadier sulla piazza del Colosseo (tempo stimato 45 minuti). L’accessibilità sarà sempre assicurata con l’assistenza ai pubblici fragili e l’utilizzo degli ascensori con interventi sistematici di igienizzazione.

Il percorso previsto con l’opzione “Colosseo-Arena” di 40′ (foto PArCo)

2.“Colosseo-Arena” si snoda lungo il I ordine, sempre nel segno della piena accessibilità, fino alla porta Libitinaria e da qui con un accesso emozionale sul piano dell’arena (tempo stimato 40 minuti, percorso ridotto, acquistabile con il biglietto pomeridiano- A.R.T.).

Veduta generale dal Campidoglio del foro romano e dei fori imperiali

Al Foro Romano e Palatino sarà ugualmente previsto un unico ingresso, lungo via dei Fori Imperiali, in largo della Salara/Largo Corrado Ricci. Da qui il pubblico, senza necessità di prenotare per un orario preciso, potrà seguire 4 percorsi differenziati:

Foro romano: il percorso di visita “La piazza del Foro” (foto PArCo)

1. “La piazza del Foro Romano” con uscita da via del Foro Romano (tempo stimato 30’)

Foro romano: il percorso di visita “Passeggiando sulla via Sacra” (foto PArCo)

2. “Passeggiando sulla via Sacra” con uscita dall’Arco di Tito (tempo stimato 1 ora e 30’)

Foro romano: il percorso di visita “Dal Foro romano ai palazzi imperiali” (foto PArCo)

3. “Dal Foro Romano ai palazzi imperiali” con uscita da via di S. Gregorio (tempo stimato 2 ore).

Foro romano: il percorso di visita “Alle origini di Roma” (foto PArCo)

4. “Alle origini di Roma”, percorso lungo le pendici meridionali del Palatino, con uscita da via di S. Gregorio (tempo stimato 2 ore e 30’)

“Sulle tracce di Nerone”: seconda tappa dell’itinerario in sei tappe proposto dagli archeologi del parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone: conosciamo i Bagni di Livia, parte della Domus Transitoria

Il percorso con le sei tappe “Sulle tracce di Nerone” tra il Palatino e il colle Oppio (foto PArCo)

La locandina dell’iniziativa “Sulle tracce di Nerine” promossa dal parco archeologica del Colosseo

Sono noti come Bagni di Livia, ma si tratta di una parte della Domus Transitoria, la prima reggia di Nerone edificata tra il Palatino e l’Esquilino. È questa la seconda tappa “Sulle tracce di Nerone” proposta dal parco archeologico del Colosseo. Lo storico Svetonio nelle Vite dei Cesari (Nerone, 31, 1) critica senza mezzi termini l’opera edificatoria dell’imperatore: “Nerone in nessun’altra cosa fu altrettanto dannoso quanto nel costruire: fece una casa che andava dal Palatino fino all’Esquilino, che chiamò in un primo tempo ‘transitoria’ e, dopo che fu distrutta da un incendio [evidentemente quello del 64 d.C.] e ricostruita, aurea”. Svetonio parla della prima reggia edificata da Nerone tra Palatino ed Esquilino, ma della quale ben poco conosciamo, a parte le strutture sottostanti la coenatio Iovis della successiva domus Flavia.

Ipotesi di ricostruzione della Domus Transitoria di Nerone (foto PArCo)

“La Domus Transitoria, prima residenza di Nerone sul Palatino, distrutta dall’incendio del 64 d.C. che portò alla successiva edificazione della Domus Aurea”, spiegano gli archeologi del parco del Colosseo, “permetteva di “transitare” – come sottintende il nome – dai possedimenti imperiali del Palatino a quelli dell’Esquilino. Oggi, dell’originario edificio neroniano, è ancora possibile riconoscere alcuni suggestivi ambienti. Tra questi, uno spazio occupato da un ninfeo con giochi d’acqua tra forme architettoniche che ricordano una quinta teatrale e un triclinio circondato da colonne di porfido e pilastri in marmi policromi, destinato al riposo e allo svago dell’imperatore. Altre due stanze recano, invece, i segni della preziosa decorazione di affreschi, stucchi e pavimenti marmorei, che sono in parte conservati e visibili nel vicino museo Palatino”.

I Bagni di Livia sul Palatino a Roma (foto PArCo)

Ma perché questa struttura, un monumentale ninfeo e triclinio semi-ipogeo scoperto nel 1721, fu chiamata erroneamente “bagni di Livia”? Perché la presenza di condutture per gli zampilli d’acqua, interpretati allora come bidet, fece pensare che gli ambienti fossero proprio dei bagni, attribuititi all’epoca di Livia per via di una fistula (conduttura, appunto) in piombo con il nome Augustus e la figura di un’aquila.

Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica: dopo “The Zen Domus” con The Zen Circus sul Palatino tra Domus Flavia e Domus Augustana, seconda puntata con Clavdio dagli Horti Farnesiani

Il cantautore romano Clavdio sul Palatino per la seconda puntata di Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica (foto PArCo)

Non solo arte, storia e poesia: il Parco archeologico del Colosseo si apre alla musica. È tutto pronto per il secondo appuntamento di StarWalks – Quando il PArCo incontra la musica, il progetto innovativo e unico nel suo genere, ideato e realizzato coinvolgendo artisti musicali di primo piano, per incuriosire e avvicinare chi finora si è tenuto lontano da parchi archeologici e musei, attraverso il racconto e le sensazioni dei musicisti ospiti. L’appuntamento è per venerdì 8 maggio 2020 con Clavdio, al secolo Claudio Rossetti, il cantautore romano che inizierà la sua visita dalle pendici del colle Palatino. il cantautore romano Clavdio, lo speaker di Rai Radio2 Pierluigi Ferrantini e l’archeologo del PArCo Andrea Schiappelli si muovono lungo il colle Palatino, partendo dai resti del ramo secondario dell’acquedotto che portava l’Aqua Claudia nei palazzi imperiali, per raggiungere il palazzo degli imperatori Tiberio e Claudio e dare vita a una live session sulla terrazza degli Horti Farnesiani. La voce del cantautore, rappresentante illustre del quartiere Alessandrino, rinsalda il rapporto tra il PArCo e il resto della città, e fa riflettere sul legame tra Roma e i suoi abitanti, divisi tra amore infinito e difficoltà quotidiane, tra maestosità del centro e intimità delle periferie. [Puntata registrata prima del DPCM sul Coronavirus]

Il progetto StarWalks – Quando il PArCo incontra la musica è stato lanciato venerdì 24 aprile 2020 sul canale YouTube del Parco archeologico del Colosseo e sui canali social di Rai Radio2. La prima puntata della prima serie, dal titolo “The Zen Domus”, è stata registrata [prima del DPCM sul Coronavirus] sul colle Palatino negli spazi della Domus Flavia e della Domus Augustana, sedi del Palazzo degli imperatori romani, con scorci mozzafiato sulla valle del Circo Massimo: ospiti per l’occasione The Zen Circus, intervistati da Pierluigi Ferrantini. Dal momento della pubblicazione il video ha raggiunto quasi 2000 visualizzazioni, confermando il successo annunciato di un format che innova il rapporto con il pubblico e in particolare con quella fascia di pubblico giovane compresa tra i 15 e i 25 anni più difficile da coinvolgere.

#iorestoacasa. 21 aprile, 2773° Natale di Roma: il parco del Colosseo apre virtualmente i suoi cancelli con una speciale visita ad alcuni dei cantieri di restauro e manutenzione in programma nel corso del 2020. Diretta online chiusa dall’intervento del prof. Carandini

Suggestiva immagine dei fori da una prospettiva insolita, più in alto della statua di San Pietro posta sulla Colonna Traiana (foto parco archeologico del Colosseo))

L’archeologo Andrea Carandini, tra i massimi esperti di Roma antica, oggi presidente del Fai

21 aprile, 2773° Natale di Roma: il Parco archeologico del Colosseo apre virtualmente i suoi cancelli con una speciale visita ad alcuni dei cantieri di restauro e manutenzione in programma nel corso del 2020. Sulla scia delle altre iniziative di successo organizzate per le campagne #laculturanonsiferma e #iorestoacasa martedì 21 aprile 2020 con foto e video gli appassionati sono accompagnati virtualmente nell’Arco di Tito, camminano su mosaici e marmi antichi, scoprono il progetto di anastilosi degli anni Trenta al Tempio di Vesta, salgono a 40 metri dal suolo fino alla statua di S. Pietro sulla Colonna Traiana e visitano da vicino l’Arco di Settimio Severo. A partire dalle 11 e per tutta la giornata il pubblico da casa può seguire sui social @parcocolosseo l’evento online. Da non perdere alle 17 l’appuntamento con il prof. Andrea Carandini che si collegherà con il Parco del Colosseo per un approfondimento sulla storia di Roma e le sue origini.

Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo

“Il Parco archeologico del Colosseo comprende oltre all’Anfiteatro Flavio e la Domus Aurea, le aree del Foro Romano e del Palatino in cui si ritrovano le tracce delle origini di Roma”, afferma il direttore, Alfonsina Russo. “Nel corso dei secoli questi luoghi sono diventati la culla della civiltà occidentale, ospitando case, palazzi, templi e monumenti pubblici. Su questi luoghi si sono depositati i segni del tempo, ma nei secoli non si è mai cancellato il messaggio di cui essi sono portatori. È nostro dovere conservare questo messaggio per il futuro, è nostro dovere prenderci cura della Storia. In questo giorno in cui si celebra il Natale di Roma apriamo virtualmente i cancelli del Parco e vi invitiamo ad entrare e a partecipare delle nostre attività di cura e manutenzione di un patrimonio che è Vostro innanzitutto, conclude il direttore”.

Roma. Anticipazioni sulla mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” (per ora bloccata dall’emergenza coronavirus) promossa da Parco archeologico del Colosseo ed Electa nei suggestivi ambienti della reggia neroniana in occasione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio: ricostruzioni virtuali, riletture, e giochi di specchi

La pagina del sito di Electa che pone tra gli eventi futuri la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: l’immagine (foto De Agostini) mostra “Il Laocoonte nella Domus Aurea”, tela dipinta da George Chedanne e conservato al museo di Rouen

Era tutto pronto per il grande evento alla Domus Aurea promosso dal Parco archeologico del Colosseo per il cinquecentenario dalla morte di Raffaello Sanzio: la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. Ma l’emergenza coronavirus con la chiusura per decreto governativo di musei e parchi archeologici ha bloccato tutto. Lunedì 6 aprile 2020, in occasione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio, il Parco archeologico del Colosseo insieme a Electa ha presentato una speciale maratona dedicata al maestro urbinate, in attesa della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, mostrando sotto una nuova luce i suggestivi ambienti della residenza neroniana, con anticipazioni sull’allestimento, e muovendo in anteprima tra le architetture e le decorazioni della Domus Aurea, tra ricostruzioni virtuali, riletture, e giochi di specchi.

Il rendering della Sala Ottagona per la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” realizzato da dotdotdot.it

La mostra, il cui allestimento e interaction design sono progettati da dotdotdot.it, si svilupperà nella Sala Ottagona, vero e proprio capolavoro dell’architettura romana imperiale, e nei cinque ambienti limitrofi, oltre alle Stanze di Achille a Sciro e di Ettore e Andromaca ancora preziosamente affrescate, dove si possono ammirare tracce delle cosiddette “grottesche”. Per questa prima grande mostra realizzata all’interno della Domus Aurea viene progettato un ingresso dedicato. In una delle gallerie originata dalle sostruzioni delle Terme di Traiano che cancellarono la memoria di questo padiglione della Domus Aurea, lo Studio Stefano Boeri Architetti ha progettato una passerella pedonale che – dal parco di Colle Oppio – si insinua, sfiorandole, tra le rovine fino ad approdare nella Sala Ottagona della Domus Aurea. Una linea guida che accompagnerà il visitatore direttamente verso il fulcro dell’edificio neroniano. Il progetto, curato da Vincenzo Farinella con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio, intende narrare l’eccezionale storia della riscoperta della pittura antica sepolta nelle “grotte” dell’originaria Domus Aurea di Nerone, raccontando la storia e l’arte di uno dei complessi architettonici più famosi al mondo, che ha segnato e influenzato, con la sua scoperta, l’iconografia del Rinascimento. Alla mostra si accompagna il catalogo edito da Electa, che ripercorre la riscoperta della Domus Aurea e l’invenzione delle grottesche grazie allo straordinario impulso di Raffaello.

La famosa “coenatio rotunda” (Sala Ottagona) della Domus Aurea neroniana (foto parco archeologico del Colosseo)

La Domus Aurea. L’imperatore Nerone, dopo il devastante incendio del 64 d.C. che distrusse gran parte del centro di Roma, iniziò la costruzione di una nuova residenza che per sfarzo e grandiosità passò alla storia con il nome di Domus Aurea. Progettata dagli architetti Severus e Celer e decorata dal pittore Fabullus, la reggia era costituita da una serie di edifici separati da giardini, boschi e vigne e da un lago artificiale, situato nella valle dove oggi sorge il Colosseo. I nuclei principali del palazzo si trovavano sul Palatino e sul colle Oppio ed erano celebri per la sontuosa decorazione in cui a stucchi, pitture e marmi colorati si aggiungevano rivestimenti in oro e pietre preziose. L’enorme complesso comprendeva, tra l’altro, bagni con acqua normale e sulfurea, diverse sale per banchetti, tra cui la famosa coenatio rotunda, che ruotava su se stessa, e un enorme vestibolo che ospitava la statua colossale dell’imperatore nelle vesti del dio Sole. Dopo la morte di Nerone i suoi successori vollero cancellare ogni traccia dell’imperatore e del suo palazzo. I lussuosi saloni vennero privati di rivestimenti e sculture e riempiti di terra fino alle volte per essere utilizzati come sostruzioni per altri edifici. In occasione della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, la Domus Aurea sarà eccezionalmente aperta al pubblico con orari prolungati.

Particolare di una “grottesca” della Stanza delle Maschere nella Domus Aurea (foto parco archeologico del Colosseo)

La riscoperta delle Grottesche. La storia della riscoperta delle “grottesche” comincia intorno al 1480, quando alcuni pittori (Pinturicchio, Filippino Lippi e Signorelli tra i primi) si calarono nelle cavità del colle Oppio per recarsi, a lume di torce, ad ammirare le decorazioni pittoriche delle antiche abitazioni romane: pensavano di trovarsi di fronte agli affreschi delle Terme di Tito e invece stavano scoprendo, senza ancora saperlo, le rovine dimenticate dell’immenso palazzo imperiale che Nerone, dopo il disastroso incendio del 64 d. C., aveva voluto far costruire nel cuore di Roma. Nel 1496 appariva a stampa per la prima volta il termine “grottesche”, coniato probabilmente dagli stessi artisti per definire i diversi sistemi decorativi della pittura antica sepolta nelle “grotte” dell’originaria Domus Aurea. Sarà però Raffaello, nel secondo decennio del Cinquecento, insieme al fidato collaboratore Giovanni da Udine, a comprendere a fondo la logica di questi sistemi decorativi, riproponendoli organicamente, grazie alle sue profonde competenze antiquarie, per la prima volta nella Stufetta del cardinal Bibbiena (1516) e poi, sempre nell’appartamento del Bibbiena nel Palazzo Apostolico in Vaticano, nella Loggetta (1516-17), vera e propria prova generale per il grande ciclo di stucchi ed affreschi all’antica realizzato nelle Logge vaticane (1517-1519). La secolare fortuna delle grottesche, in particolare nell’interpretazione fornita da Raffaello e dai suoi seguaci, può essere documentata anche sul lunghissimo periodo: alcuni dei massimi artisti novecenteschi, come Paul Klee e Alexander Calder, hanno infatti subìto il fascino delle grottesche antiche e rinascimentali. Saranno in particolare i principali esponenti del Surrealismo (Victor Brauner, Salvador Dalì, Max Ernst, Joan Miro, Yves Tanguy), a causa della natura fantastica, irrazionale, sostanzialmente irrealistica, di questo sistema decorativo, a essere sedotti dall’“arte magica” delle grottesche, riproponendo ancora una volta, in chiave onirica e freudiana, quelle invenzioni capaci di scandalizzare il gusto dei classicisti e la falsa coscienza dei moralisti.

Dantedì: “Nel mezzo del cammin … Passeggiata dantesca nel Parco archeologico del Colosseo”. Attraverso le terzine dantesche si ripercorrono alcune delle vicende della storia di Roma, dalle origini alla fine dell’impero, testimoniate ancora oggi nel Foro Romano, sul Palatino e nei Fori Imperiali

“Nel mezzo del cammin … Passeggiata dantesca nel Parco archeologico del Colosseo”: in occasione del primo Dantedì, 25 marzo 2020, il Parco archeologico del Colosseo ha partecipato alla giornata dedicata a Dante Alighieri accogliendo l’invito del MIBACT a condividere con #Dantedì e #IoleggoDante un percorso dantesco che ripercorre la storia del PArCo attraverso le terzine dantesche che hanno narrato alcune delle vicende della storia di Roma, dalle origini alla fine dell’impero. Foro Romano, Palatino e Fori imperiali conservano oggi le testimonianze tangibili e monumentali dell’esistenza di personaggi storici a cui Dante ha dato voce nelle cantiche della Divina Commedia, assieme alle divinità pagane venerate nei templi dell’area archeologica centrale. Il pubblico è guidato a riscoprire, leggendo le terzine dantesche, le vicende di Enea e del Palladio, il pastore Caco, l’evoluzione del potere attraverso Cesare, il princeps Augusto e Giustiniano, l’umiltà di Traiano davanti a una vedova, fino ad arrivare all’essenza della fede e alla figura di San Pietro, e alle tante divinità tutelari che da sempre hanno popolato il Pantheon romano. Ad accompagnare il pubblico le voci narranti di attori che hanno generosamente dato la loro disponibilità a prendere parte all’iniziativa, ideata e curata dalle funzionarie archeologhe Elisa Cella e Federica Rinaldi. Ad aprire la maratona la voce di Massimo Ghini, seguito da Giuseppe Cederna, Rosa Diletta Rossi e Domenico Cupaiuolo.

La Passeggiata dantesca nel Parco archeologico del Colosseo inizia nei pressi dell’arco di Tito, sulla soglia di ingresso. Massimo Ghini introduce il percorso invitando i visitatori a seguirlo, così come Dante, sulla soglia del Paradiso, invita i lettori a non allontanarsi: Minerva, Apollo e le Muse lo sostengono e gli indicano la rotta da seguire.

La Basilica Iulia, la Curia, il tempio del Divo Giulio: l’area centrale del Foro è racchiusa da tre monumenti che ancora oggi raccontano la parabola di Cesare, dalla sua ascesa alla divinizzazione, a opera di Augusto. Dante trasferisce il dinamismo e l’inarrestabile serie di vittorie del Dictator nelle terzine che illustrano, nel celeberrimo discorso di Giustiniano, l’evoluzione del potere attraverso il percorso dell’aquila imperiale. Voce narrante: Giandomenico Cupaiuolo.

Dante sceglie Catone l’Uticense, campione di integrità repubblicana, come custode del Purgatorio. Ripercorrendo i passi di quest’uomo integerrimo, nemico di Cesare, si toccano i luoghi dell’agone politico dell’antica Roma: la piazza del Foro con le sue Basiliche, in cui si amministrava la giustizia e la tribuna dei Rostra da cui si tenevano le arringhe. Voce narrante: Giuseppe Cederna.

Vissuto a Roma “sotto ‘l buono Augusto al tempo de li dei falsi e bugiardi”, Virgilio è il primo spirito che Dante incontra lungo il suo cammino: sarà per lui “duca” e guida tra le bolge dell’Inferno e le cornici del Purgatorio, fino alla cima del Paradiso Terrestre. L’autore dell’Eneide, alfiere della propaganda augustea, è ritratto nel mosaico proveniente dal Museo del Bardo accanto alle Muse. Possiamo immaginarlo percorrere i sentieri in salita del Palatino per raggiungere il Princeps Augusto nel suo studiolo. Voce narrante: Giandomenico Cupaiuolo.

Nelle stanze affrescate della Casa di Augusto si muoveva anche la cerchia del poeta Mecenate, perno e cuore della narrazione augustea. Ne facevano parte anche Orazio e Ovidio, poeti che Dante incontra nel Limbo insieme a Omero e Lucano. Sono anime che si distinguono dalle altre per la loro luminosità, segno distintivo e ricordo della luce emanata in vita dalla loro arte. Voce narrante: Rosa Diletta Rossi.

Con una certa sorpresa troviamo Traiano, l’optimus Princeps, tra i Cieli del Paradiso: nonostante fosse stato un imperatore pagano, le sue particolari doti di umiltà e umanità gli fecero guadagnare l’ingresso nella cerchia dei Beati grazie alle preghiere di papa Gregorio Magno. Le sue gesta sono eternate nella Divina Commedia, così come nel racconto che si snoda sul fusto della Colonna che sorge tra le due Biblioteche Latina e Greca nel Foro da lui costruito. Voce narrante: Giuseppe Cederna.

Una visione dall’alto mostra innevati i monumenti del cuore di Roma, dal Campidoglio al Colosseo: le immagini accompagnano le parole dell’Imperatore Giustiniano che si presenta a Dante nel VI Canto del Paradiso come l’artefice del Corpus iuris civilis, raccolta di leggi che gli fu ispirata direttamente da Dio non appena ebbe abbandonato l’eresia monofisita, grazie all’intervento di papa Agapito. Giustiniano ripercorrendo 12 secoli della storia di Roma attraverso il percorso dell’aquila, simbolo dell’Impero: sfilano i luoghi della Monarchia, i simboli della Repubblica, le insegne del potere degli imperatori da Giulio Cesare in poi. Voce narrante: Massimo Ghini.

Il museo Palatino conserva il frammento del volto di una dea: è il Palladio, la statua della dea Atena che Enea portò via con sé assieme al padre Anchise e al figlio Ascanio Iulo durante la fuga da Troia verso le coste del Lazio. Dante indica Enea come il padre di Silvio, nato dalle seconde nozze con Lavinia e capostipite della dinastia da cui discende Rea Silvia, madre dei gemelli Romolo e Remo. Questo passaggio di Dante ci riporta all’innesto della saga troiana su quella romulea. Voce narrante: Giandomenico Cupaiuolo.

C’è un passaggio antichissimo lungo il fianco sud occidentale del Palatino che Virgilio racconta essere stato percorso da Enea insieme al re Evandro. Si tratta delle Scalae Caci, il cui nome deriva dal gigante mitologico Caco, avversario di Ercole. La causa del loro scontro è rappresentata in uno degli affreschi della Casina Farnese, piccolo e prezioso edificio rinascimentale costruito sulla cima del Palatino: il gigante, che viveva in una grotta dell’Aventino, rubò parte di una mandria di buoi consacrati ad Apollo che l’eroe greco aveva a sua volta già sottratto al mostro Gerione. Per questo Dante lo colloca nella VII Bolgia dell’VIII Cerchio dell’Inferno, quella in cui i ladri sono puniti per l’eternità. Voce narrante: Giuseppe Cederna.

Per Dante, Apollo è la personificazione dell’ispirazione divina e ne invoca l’assistenza nel Proemio del Paradiso per l’ultimo lavoro. Per Augusto, Apollo è la personificazione dell’ordine e della moralità e in esso il princeps si identifica, includendolo nella sua propaganda politica, valorizzandone il culto tanto da renderlo elemento cardine del programma edilizio e decorativo della sua casa. Il ciclo delle Lastre Campana con la contrapposizione tra Apollo e Ercole, o ancora l’affresco di Apollo citaredo dai colori estremamente vivaci sono alcune delle immagini attraverso le quali Augusto regge l’Impero. Voce narrante: Rosa Diletta Rossi.

I bagliori di luce tra le colonne del Tempio di Venere e Roma accompagnano nell’ascolto dei versi del Paradiso, in cui Dante parla della dea, nata dalla spuma del mare di Cipro. Noncurante della sua natura mortale, Venere si unì con Anchise, re di Troia, per poi dare alla luce Enea, padre di Ascanio-Iulo, fondatore di Alba Longa. Questo legame sarà alla base delle origini divine vantate da Cesare per la gens Iulia, da lui ribadite con la dedica stessa del tempio di Venere Genitrice nel suo foro. Dante si sofferma sulla vera natura dell’amore incarnato dalla dea: non un sentimento sensuale, come erroneamente creduto dagli antichi, ma un sentire puro e disinteressato verso il prossimo. Voce narrante: Rosa Diletta Rossi.

Il limite settentrionale del Foro Romano, coincidente con le pendici meridionali del Campidoglio, è luogo di devozione e di profondo legame con il Cristianesimo delle origini. È lì che si trovano i resti del Tullianum, l’ambiente sotterraneo, originariamente a pianta circolare, nel quale, al pari di altri nemici del popolo romano, furono reclusi in ceppi gli apostoli Pietro e Paolo. Lì, i condannati erano lasciati morire tra le acque scaturite da una polla di acqua sorgente, riportata in luce durante le indagini archeologiche; ed è proprio a quelle acque che è legata la tradizione della conversione dei carcerieri da parte di Pietro. Il custode delle chiavi del Paradiso sarà colui che metterà alla prova la fede di Dante, definita, in linea con la tradizione paolina, “sustanza di cose sperate e argomento de le non parventi”. Voce narrante: Massimo Ghini.

Al termine di questo primo, entusiasmante Dantedì ecco le terzine scelte dal direttore del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, con l’augurio che possano ispirare sempre i passi di ciascuno. È un vero e proprio monito di Virgilio a Dante durante la loro ascesa al Purgatorio: tenere sempre ben presente la meta, l’obiettivo, senza distrazioni. Alfonsina Russo: “Grazie per averci accompagnato in questo viaggio lungo un giorno!”.