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Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con la dodicesima e ultima tappa si va alla scoperta dei lussuosi pavimenti in marmo di un’altra residenza imperiale sul Palatino, la Domus Flavia

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Il corridoio settentrionale della Domus Flavia sul Palatino: corridoio settentrionale, pavimento a lastre di marmi policromi su cui insistono i fusti frammentati di colonne in giallo antico (foto Archivi PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo dodicesimo e ultimo appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana, del Paedagogium, e della Schola Praeconum, e i lussuosi pavimenti in marmo della Domus Aurea e della Domus Augustana, si conclude alla Domus Flavia, la parte pubblica della residenza imperiale voluta dall’imperatore Domiziano, su progetto dell’architetto Rabirio. La domus era formata da tre serie di ambienti disposti su tre lati di un peristilio rettangolare, circondato da un quadriportico con colonne di marmo numidico e con al centro una fontana ottagonale. Al centro del lato settentrionale si apriva una enorme sala detta Aula Regia, dove l’imperatore, seduto sul trono situato nell’abside semicircolare al lato opposto rispetto all’ingresso, riceveva e dava udienza.

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La Coenatio Iovis della Domus Flavia sul Palatino: opus sectile marmoreo con schema complesso dell’abside (foto Archivi PArCo)

Lungo il lato meridionale del peristilio si apre al centro una vasta sala absidata pavimentata con lastre marmoree policrome e posta sopra un’intercapedine dove nei periodi più freddi dell’anno veniva fatta circolare aria calda, riconosciuta come il triclinio e citata nelle fonti col nome di Coenatio Jovis. Il pavimento è un opus sectile marmoreo policromo in marmi africano, pavonazzetto, giallo antico, portasanta, databile in età tardoantica. Il settore centrale presenta una sequenza di pannelli quadrangolari contenenti alternativamente rettangoli e dischi listellati. L’abside di fondo invece è decorata da uno opus sectile con schema complesso.

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La Coenatio Iovis della Domus Flavia sul Palatino: porzione marmorea orientale avvallata a causa del dissesto statico delle sottostanti suspensurae e continuamente oggetto di interventi di restauro (foto Archivi PArCo)

Del pavimento si segnala la porzione marmorea orientale, profondamente avvallata a causa del dissesto statico delle sottostanti suspensurae, ai lati dell’ambiente, e continuamente oggetto di interventi di restauro. A causa del continuo ristagno delle acque, dovuto ad un avvallamento nella zona dove insistono i fusti di colonne, si è proceduto alla copertura di una parte del pavimento con breccia cromaticamente abbinata alle superfici pavimentali. Ulteriore breccia è stata disposta attorno alle lastre superstiti del peristilio e del corridoio, a limitare la ricrescita della vegetazione infestante.

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Il peristilio centrale della Domus Flavia sul Palatino: pavimento a lastre di marmo proconnesio della fase originaria di età domizianea (foto Archivi PArCo)

Il vasto peristilio con al centro la fontana ottagonale, di cui ancora si vede la forma, è pavimentato da lastre marmoree rettangolari di marmo proconnesio, relative al primo impianto del palazzo, di età domizianea. Spostandoci verso nord, in direzione dell’Aula Regia, presso il corridoio della corte centrale si conservano porzioni del rivestimento a lastre di marmo rettangolari, di dimensioni e materiali eterogenei. Parte del lastricato è coperto da due fusti frammentati di colonne scanalate in marmo giallo antico.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con l’undicesima tappa si va alla scoperta dei lussuosi pavimenti in marmo di un’altra residenza imperiale sul Palatino, la Domus Augustana

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Domus Augustana, sul Palatino: ambiente mistilineo, opus sectile marmoreo che sviluppa il motivo dei quadrati con quadrati inscritti diagonalmente (foto Archivi PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo undicesimo appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana, del Paedagogium, e della Schola Praeconum, e i lussuosi pavimenti in marmo della Domus Aurea, va alla scoperta dei preziosi pavimenti di un secondo palazzo, la cosiddetta Domus Augustana, che costituiva la parte privata della residenza imperiale. Al contrario della parte pubblica (la Domus Flavia), composta da pochi ambienti di grandi dimensioni, la Domus Augustana era formata da vani piccoli alternati ad ambienti più ampi, tutti disposti intorno a giardini colonnati.

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Domus Augustana sul Palatino: il portico conserva in numerose porzioni un pavimento a lastre rettangolari di pavonazzetto (foto Archivi PArCo)

“I pavimenti meglio conservati”, spiegano gli archeologi del PArCo, “si collocano presso un ambiente molto particolare, la cosiddetta aula biabsidata, una sala preceduta da colonne e provvista di due absidi lungo i lati corti, con affaccio scenografico sul cosiddetto Stadio di Domiziano. Mentre si gode la vista mozzafiato sullo stadio, si attraversa l’area un tempo colonnata, e se si puntano gli occhi a terra si può notare una serie di “isole marmoree”: non sono altro che i resti del pavimento in marmo che doveva originariamente rivestire il portico, composto da lastre rettangolari di pavonazzetto”.

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Domus Augustana sul Palatino: l’aula biabsidata conserva un pavimento a lastre rettangolari di marmo africano (foto Archivi PArCo)

“Entrando nell’aula vera e propria si conservano grandi porzioni di un pavimento a lastre disposte su filari paralleli, tutte in marmo africano. In questo caso – ricordano gli archeologi del PArCo -, a causa di problemi legati al ristagno di acque, dal 2018 il pavimento è stato interessato da un esteso intervento di manutenzione straordinaria, che ha previsto il restauro dei lacerti marmorei, la ripavimentazione dell’area in cocciopesto e la disposizione di graniglia cromaticamente abbinata alle lastre lungo i bordi. L’aula biabsidata determina la formazione di ambienti di risulta, di forma mistilinea, meglio conservati lungo il lato meridionale, che conservano due eleganti pavimenti in opus sectile marmoreo policromo a schema geometrico (Q3), in cui si riconoscono il portasanta, il pavonazzetto, il giallo antico, il marmo bigio, la breccia e il marmo bianco”.

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Domus Augustana sul Palatino: uno dei pannelli del percorso il Parco per Tutti, pannelli tattili illustrativi di singoli monumenti o tematismi (foto PArCo)

“Un suggerimento in più per quanti avranno la possibilità di percorrere dal vivo questo itinerario: nell’area della Domus Augustana, precisamente sul lato verso lo Stadio di Domiziano – concludono gli archeologi del PArCo -, è presente uno dei numerosi pannelli tattili disseminati nel PArCo che aiutano la comprensione e la conoscenza dei monumenti. Questo pannello descrive la sala ellittica e il peristilio della Domus Augustana ed è del tutto eccezionale rispetto agli altri perché presenta anche due frammenti di marmo tutti da toccare!”.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con la decima tappa si va alla scoperta dei lussuosi pavimenti in marmo delle residenze imperiali sul Palatino, a cominciare dalla Domus Aurea

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Veduta zenitale dei resti della Domus Aurea sul Palatino dove sono conservati tra i più bei esempi di pavimenti in opus sectile dell’antichità (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo nono appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana, del Paedagogium, e della Schola Praeconum, ci porta ad ammirare – in più tappe – i lussuosi pavimenti in marmo delle residenze imperiali dove, non a caso, al più “povero” mosaico erano preferiti i preziosi pavimenti a lastre o in opus sectile.

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Pavimento in opus sectile policromo da ambienti della Domus Aurea sul Palatino (foto PArCo)

“Tra le imponenti rovine dei palazzi imperiali sul colle Palatino”, spiegano gli archeologi del PArCo, “troviamo ogni genere di marmi policromi, il più delle volte l’importazione. I marmi preferiti dagli imperatori erano quelli nord africani, come il marmo giallo antico, detto anche numidicum, o il prezioso porfido rosso d’Egitto, ma anche marmi greci come il proconnesio, il porfido verde ed il marmo cipollino, con le sue eleganti venature verdi”.

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Pavimento in opus sectile policromo da ambienti della Domus Aurea sul Palatino (foto PArCo)

“La prima tappa del percorso – continuano – ci porta alla scoperta di quello che dagli studiosi del settore è stato definito come il pavimento più bello dell’Antichità, il lussuoso e raffinato opus sectile che doveva rivestire una sala monumentale scandita da portici colonnati della Domus Aurea sul versante del Palatino, la dimora di uno degli imperatori più famosi di sempre, Nerone. Di certo a gusto Nerone non era secondo a nessuno, come ci testimoniano ancora le monumentali architetture della Domus Aurea e le sue decorazioni pittoriche e pavimentali”.

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Pavimento in opus sectile policromo da ambienti della Domus Aurea sul Palatino (foto PArCo)

“L’opus sectile, redatto con marmi policromi quali giallo antico, porfido rosso, serpentino e portasanta, sviluppa un disegno geometrico particolarmente sofisticato e mai più riproposto nell’antichità, con motivi floreali nella zona centrale e lastre listellate sulle fasce. Da notare – concludono – la raffinatezza dei dettagli in porfido verde e rosso, come le foglioline, i bottoncini al centro degli elementi floreali, i triangoli negli elementi vegetali”.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con la nona tappa si va alla scoperta dei mosaici pavimentali della Schola Praeconum, da poco riaperta al pubblico in alcuni periodi dell’anno

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Pianta dell’edificio della Schola Praeconum sul Palatino (da Lugli G., Capitolium, 9, 1933, p. 442) (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo nono appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana e del Paedagogium, si sposta dalla sommità del colle ai suoi piedi, verso il Circo Massimo. Si trova qui, infatti, la Schola Praeconum, un complesso che si apre lungo via dei Cerchi, a Est della chiesa di Sant’Anastasia, da poco riaperto al pubblico in alcuni periodi dell’anno. “L’edificio fu realizzato in tecnica laterizia in epoca severiana”, spiegano gli archeologi del PArCo, “contestualmente alla generale ristrutturazione del versante meridionale del Palatino. La struttura presenta tre grandi ambienti coperti a volta, il maggiore in posizione centrale, gli altri disposti simmetricamente ai lati, aperti con grandi soglie verso un cortile porticato a pilastri, che metteva in comunicazione la struttura con l’asse viario antistante”.

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Schola Praeconum sul Palatino: mosaico bianco-nero con raffigurazione di araldi in processione con vessilli, caducei e bastoni (foto Archivi PArCo)

“Il nome con cui viene convenzionalmente identificato – continuano gli esperti del PArCo – è dovuto all’iconografia del mosaico scoperto da Antonio Muñoz, e alle scene raffigurate sulle pitture dell’ambiente orientale. Il soggetto principale del mosaico è una processione di otto personaggi, divisi in due gruppi, che sfilano sulle pareti opposte dal fondo del vano verso la porta; si tratta di figure maschili vestite di corta tunica, con vessilli, caducei e bastoni, interpretate come araldi o aurighi (praecones) preposti a guidare le processioni circensi. Le tessere presentano dimensioni e taglio irregolare, che consentono di datare il mosaico in età tardo imperiale (III-IV secolo d.C.). Il soggetto e l’iconografia del mosaico non trovano confronti precisi tra le pavimentazioni musive, e potrebbero quindi essere stati creati appositamente per l’ambiente della schola, prendendo in parte spunto dalla decorazione pittorica che ugualmente raffigura una teoria di figure maschili e tenendo conto anche della funzione per il quale l’ambiente stesso veniva utilizzato”.

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Schola Praeconum sul Palatino: restauro in corso del mosaico bianco-nero con araldi in processione (foto Archivi PArCo)

“Dal 2020 il mosaico è stato interessato da un intervento di restauro che ha previsto la rimozione dell’interro protettivo e delle piante superiori, il trattamento biocida, il consolidamento dei cordoli di contenimento costituiti da mattoni di taglio, il fissaggio delle tessere mobili, la pulizia con impacchi di acqua e di sali solubili di bicarbonato di ammonio. Infine – concludono – le lacune sono state integrate con breccia bianca aurora per le parti in bianco e con breccia in basalto per quelle in nero”.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con l’ottava tappa si va alla scoperta dei mosaici pavimentali del Paedagogium, sulle pendici meridionali del Palatino

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Paedagogium, pianta dell’edificio (da Graffiti del Palatino. Raccolti ed editi sotto la direzione di Veikko Väänänen. I. Paedagogium, a cura di H. Solin e M. Itkonen-Kaila, Acta Instituti Romani Finlandiae III, Helsinki 1966, fig. 2 p. 2) (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo ottavo appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana prosegue lungo le pendici meridionali del colle fino ad arrivare al Paedagogium, un tempo luogo di istruzione per i paggi imperiali ma anche per gli schiavi. Di età domizianea, come confermano i bolli laterizi qui rinvenuti, l’edificio si affaccia sul Circo Massimo. “L’edificio, disposto su due livelli che sfruttano la morfologia del pendio del colle”, spiegano gli archeologi del PArCo, “era costituito da due file di stanze separate da un cortile. All’ambiente principale, absidato, non disposto sull’asse centrale, si affiancano nove stanze minori. L’impianto di età flavia fu ampiamente rimaneggiato e alla fase di età severiana (quindi ai primi decenni del III secolo d.C.) appartengono i mosaici conservati in tre degli ambienti del complesso, tutti geometrici e con impiego di tessere bianche e nere”.

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Paedagogium sul Palatino: mosaico bianco con bordo in tessere nere, veduta d’insieme del pavimento (foto Archivi PArCo)

“Nel primo ambiente da sinistra, ponendosi di fronte all’edificio, si riconosce un mosaico a tessere bianche disposte su file parallele, bordato da tessere nere. Le tessere, piuttosto grossolane, non presentano taglio regolare né identiche dimensioni, determinando una generale irregolarità dell’ordito, in particolare per quanto riguarda i margini del bordo”.

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Paedagogium sul Palatino: mosaico bianco-nero con composizione di ellissi (foto Archivi PArCo)

“Nel secondo ambiente da sinistra, ponendosi di fronte all’edificio, si riconosce un mosaico con composizione di grandi ellissi tangenti che formano quadrati a lati concavi grandi e piccoli. Nel terzo ambiente da sinistra, ponendosi di fronte all’edificio, si riconosce un altro mosaico geometrico internamente decorato da grandi ellissi campite di tessere nere e quadrati a lati concavi intercalati tra i disegni delle ellissi. L’esiguità della parte conservata non consente di determinare in che modo i vari motivi decorativi si associassero e si alternassero”.

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Palatino, Domus tardoantica di via di San Gregorio: disegno ricostruttivo dell’ambiente con mosaico bianco-nero decorato da una composizione di quadrilobi (St. Clair A., Late Antiquity transitions: a recently discovered room on the Palatine in the context of late Roman decoration, in MAAR, XLVII, 2002, fig. 4 p. 231) (foto PArCo)

“Il gusto geometrico dei mosaici del Paedagogium”, ricordano sempre gli archeologi del PArCo, “è quello tipico di età severiana, quando si assiste ad un’esplosione delle figure geometriche sui mosaici in bianco e nero, spesso di grandi dimensioni, come nel nostro caso. Un mosaico con composizione simile si conserva sempre presso il colle Palatino, ma lungo il suo versante orientale, presso la cosiddetta domus di via di San Gregorio”.

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Paedagogium sul Palatino: mosaico bianco-nero con composizione di ellissi (foto Archivi PArCo)

“I mosaici, seppur lacunosi, si trovano in buono stato di conservazione, e dal 2020 – concludono – sono stati oggetto di un intervento di manutenzione che ha previsto, per i due tessellati geometrici, la predisposizione di graniglia lungo i bordi per impedire la ricrescita della vegetazione infestante e nello stesso tempo per colmare la lacuna con una soluzione cromaticamente affine al disegno originale”.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con la settima tappa si va alla scoperta degli straordinari rivestimenti pavimentali del Palatino partendo dagli Horrea Agrippiana

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Horrea Agrippiana sul Palatino: mosaico con raffigurazione del dio Oceano. Veduta d’insieme del sacello dedicato al genius horreorum (foto Archivi PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo settimo appuntamento, la passeggiata virtuale lascia il Foro Romano alla scoperta degli straordinari rivestimenti pavimentali del Palatino partendo dagli Horrea Agrippiana, un complesso di magazzini edificati da Marco Vipsanio Agrippa che da lui prese il nome. “L’edificio, accessibile dal vicus Tuscus lungo il lato nord-occidentale del colle”, ricordano gli archeologi del PArCo, “era originariamente a tre piani con pianta rettangolare e presenta, lungo tutti e quattro i lati, tabernae affacciate su un cortile centrale. La prima fase degli Horrea è da comprendere tra il 33 e il 12 a.C., con ristrutturazioni successive documentabili alla fine del II d.C., epoca a cui risale la risistemazione del sacello centrale, e ancora fino al IV-V secolo d.C. Al centro della corte si imposta un’edicola centrale con il sacello dedicato al genius horreorum, come documenta l’iscrizione sul piedistallo che si è conservato. Il pavimento è in tessellato con raffigurazione del volto del dio Oceano”.

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Horrea Agrippiana sul Palatino: mosaico con raffigurazione del dio Oceano, particolare in una foto d’Archivio. Da notare le corna e le chele sulla sommità del capo e la barba terminante con due teste a forma di pesce (foto Archivi PArCo, 30 FR-HA-asf015459)

“Il mosaico a tessere bianche e nere dell’edicola centrale”, continuano gli archeologi del PArCo, “raffigura una maschera maschile inserita entro un ottagono curvilineo i cui vertici sono generati da sei candelabri filiformi e due vasi panciuti. I candelabri a loro volta si sviluppano a partire da elementi vegetalizzati che danno all’insieme un effetto arabescante. Il punto focale del disegno è il volto maschile al centro della composizione: spiccano le corna e le chele sulla sommità del capo e la folta barba terminante con due teste a forma di pesce. Gli attributi caratterizzano inequivocabilmente il volto come quello del dio Oceano, presentato frontalmente e con fattezze piuttosto giovani. È importante sottolineare che la rappresentazione del dio non ha alcuna relazione con il decoro vegetale del pavimento ma ha sola funzione decorativa e di riempimento dell’intero disegno”.

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Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme: mosaico con raffigurazione del dio Oceano tra pesci ed uccelli acquatici (foto da Cercone G., Mosaico da via delle Mura Portuensi, in Museo Nazionale Romano. Palazzo Massimo alle Terme. I mosaici, a cura di R. Paris e M.T. Di Sarcina, Milano 2012, n. 26 p. 289)

“Il soggetto non è diffusissimo e compare solo a partire dall’età adrianeo-antonina (seconda metà del II secolo d.C.), sia nella versione in bianco e nero, attestata qui negli Horrea Agrippiana e in un mosaico di via delle Mura Portuensi a Roma, sia nella versione policroma, come nel celebre esempio della villa di Baccano. Tutti i confronti citati sono conservati presso il museo nazionale Romano nella sede di Palazzo Massimo. L’iconografia – concludono – conosce ampia attestazione nel corso del III secolo d.C., soprattutto in ambito nord-africano e la sua presenza all’interno del complesso degli Horrea può essere riconducibile al legame con il mare e genericamente con il commercio, anche se non sono mancate altre interpretazioni”.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: nella sesta tappa il pavimento in opus sectile della Curia Iulia

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Curia Iulia nel Foro Romano: opus sectile marmoreo policromo, particolare della decorazione geometrica in porfido verde greco, porfido rosso e pavonazzetto. Ai lati del quadrato con disco centrale e decorazione vegetalizzata si sviluppa nei rettangoli un motivo “a cornucopia” (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo sesto appuntamento, la passeggiata virtuale continua tra i mosaici del Foro Romano. Dopo aver esplorato la Casa delle Vestali e la Fonte di Giuturna, e una delle tabernae adiacenti la Basilica Emilia, e prima di salutare il Foro Romano e orientare la visita virtuale alla scoperta dei mosaici e dei pavimenti marmorei in direzione del colle Palatino, viene dedicata una tappa importante al pavimento della Curia Iulia. “Questo edificio”, spiegano gli archeologi del PArCo, “deve il suo nome alle assemblee dei “curiati” che si svolgevano nel Comizio; qui si affacciava la prima curia dell’Urbe, la Curia Hostilia, edificata secondo la tradizione da Tullo Ostilio, terzo re di Roma”.

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Esterno della Curia Iulia nel Foro Romano: veduta della chiesa di Sant’Adriano al Foro in una foto d’archivio (foto PArCo, ASF, 36 FR-C-LS-asf013118)

“Dopo essere stata danneggiata da un incendio nel 52 a.C.”, continuano, “venne restaurata, ma poco dopo Giulio Cesare iniziò i lavori di realizzazione del suo Foro che interessarono tutta l’area ad essa limitrofa. L’edificio che prese infine il nome di Curia Iulia fu quindi terminato e inaugurato da Augusto il 28 agosto del 29 a.C.; restaurato sotto Domiziano nel 94, subì ulteriori interventi sotto Diocleziano e nel 630, durante il pontificato di papa Onorio I, fu trasformato in chiesa, assumendo il nome di Sant’Adriano al Foro. La chiesa venne decorata con affreschi bizantini, ancora in parte visibili, e dotata di campanile, per essere successivamente restaurata in stile barocco. Tra il 1930 e il 1936 si decise di riportare l’importante edificio al suo aspetto originario: la chiesa venne sconsacrata e l’edificio spogliato di tutte le aggiunte successive all’epoca dioclezianea”.

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Interno della Curia Iulia nel Foro Romano: veduta d’insieme dell’opus sectile in marmi policromi a schema reticolare con motivi complessi di elementi vegetalizzati (foto PArCo)

Il grande pavimento su cui si soffermano gli archeologi del PArCo risale al rifacimento generale della Curia da parte dell’imperatore Diocleziano a seguito dell’incendio del 283 d.C. “Il disegno geometrico, redatto con marmi bianchi e policromi, mostra un sistema a schema reticolare con motivi complessi di elementi vegetalizzati in porfido verde greco contenenti al loro interno dischi in porfido rosso alternati a dischi in porfido verde, con foglioline a tre petali presso i quattro angoli. Nei rettangoli dello schema reticolare si sviluppano quadrati di porfido rosso delimitato da una fascia ondulata in pavonazzetto seguita da una fascia in porfido verde. Ai due lati del quadrato si sviluppa un motivo “a cornucopia” in porfido rosso, con foglioline e dettagli in porfido verde. Il pavimento è uno splendido esemplare di opus sectile di III secolo d.C. e la sua particolarità nella redazione lo rende praticamente un unicum”.

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Interno della Curia Iulia nel Foro Romano: opus sectile in marmi policromi, veduta del pavimento in una foto d’Archivio (foto PArCo, ASF, 1 FR-C-PA-asf013411)

“A seguito degli interventi di ripristino della Curia negli anni Trenta, anche il pavimento è stato oggetto di restauro e ampiamente reintegrato. Presso l’Archivio Fotografico del PArCo – concludono gli archeologi – sono reperibili numerose fotografie antecedenti il restauro, che mostrano il pavimento lacunoso e conservato per un tratto decisamente più breve rispetto a quello odierno e corrispondente alla schola cantorum della chiesa di Sant’Adriano, che a partire dal VI secolo si insedia nel Senato romano”.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: in questa tappa i mosaici della Fonte di Giuturna

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Fonte di Giuturna, nel Foro Romano: veduta d’insieme del corridoio e dei lacerti musivi superstiti. Mosaico a tessere bianche e nere con scena marina (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo quarto appuntamento, l’itinerario digitale chiude il percorso all’interno della Casa delle Vestali alla scoperta dei suoi pavimenti. Dopo aver ammirato i pavimenti in mosaico e a lastre di marmo policromo della Casa delle Vestali, il percorso prosegue verso Ovest, in direzione del Campidoglio. Volgendo lo sguardo al di là della transenna metallica accanto al Tempio di Vesta, si nota un lungo corridoio, che in antico serviva alcune tabernae. L’ambiente fa parte del complesso della Fonte di Giuturna, un nucleo di strutture e ambienti gravitanti attorno alla fonte sacra dedicata alla ninfa Giuturna, ubicati tra il Tempio di Vesta e il Tempio dei Castori.

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Fonte di Giuturna, nel Foro Romano: mosaico con scena marina, porzione musiva raffigurante un personaggio maschile su piroga con rete da pesca (foto PArCo)

Le strutture sono state riportate alla luce nel 1900-1901 da Giacomo Boni e successivamente interessate da saggi di scavo da parte dell’Institutum Romanum Finlandiae tra il 1982 e il 1985. “Alla fase finale di utilizzo del complesso, di epoca tardoantica e successiva al trasferimento della statio aquarum dal Campo Marzio al Foro Romano”, spiegano gli archeologi del PArCo, “risale la risistemazione del corridoio che viene per l’occasione pavimentato da un tessellato bicromo con scena marina. Il pavimento si conserva in due porzioni entrambe con immagini figurate. Nella prima porzione – continuano – si riconosce presso un angolo una roccia, da cui sembrano sporgere porzioni di piante lacustri. Al centro compare un personaggio maschile con copricapo, che stringe nelle mani probabilmente il timone della piroga su cui si trova. Il mare è definito da linee diritte di tessere nere, e si riconosce una rete da pesca, al cui interno si intravede il profilo di un pesce. Davanti al personaggio maschile è parte di una stella, forse la cima di una palma”.

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Fonte di Giuturna, nel Foro Romano: mosaico con scena marina, porzione musiva raffigurante un personaggio maschile su piroga intento a remare, circondato da pesci e volatili (foto PArCo)

“Nella seconda porzione si conserva una scena marina in cui si distingue il profilo di una roccia, presso cui sta un pesce rivolto verso l’angolo opposto (oppure le fauci spalancate di un ippopotamo che affiora dall’acqua: voi che ne pensate?). Presso l’angolo opposto nuota un pesce di grandi proporzioni. Al centro, su una piroga, si vede una figura maschile, priva della testa, con corporatura atletica, munita di reme. Presso l’angolo chiude la scena la figura di un volatile. Dalla documentazione custodita presso gli Archivi – concludono – il pavimento risulta distaccato nel 1982 per essere poi ricollocato in situ. È attualmente oggetto di interventi di manutenzione”.

Roma. Forum Pass SUPER, riapre il percorso di visita unitario per Foro Romano/Palatino e Fori Imperiali: dal 1° marzo di nuovo attivo il biglietto unico per la visita integrata all’area archeologica centrale di Roma

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Il parco archeologico del Colosseo visto dalla colonna Traiana (foto PArCo)

Dal 1° marzo 2022 torna il Forum Pass SUPER, il biglietto unico che consente – tutti i giorni, dal lunedì alla domenica – la visita integrata delle aree archeologiche dei Fori Imperiali, del Foro Romano e del Palatino, incluse le mostre in corso. “Ritornano oggi nuovamente fruibili in un unico percorso di visita il Palatino, il Foro Romano e i Fori Imperiali”, dichiara il direttore del parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, “ricostituendo un unico racconto lungo 3000 anni. Si riconferma la collaborazione tra il ministero della Cultura e Roma Capitale con un unico obiettivo condiviso: restituire ai romani il cuore pulsante della città, quale luogo da vivere e non solo come spazio musealizzato”.  “La possibilità di poter di nuovo acquistare, grazie alla collaborazione con il Ministero della Cultura, un biglietto unico con il quale poter visitare il cuore archeologico della Roma classica”, prosegue l’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Miguel Gotor, “è una notizia bellissima, un segno tangibile del fatto che il cammino verso una fruibilità nuova del nostro immenso patrimonio storico e artistico è ricominciato. È un primo passo del grande lavoro che abbiamo in mente di portare avanti in quest’area della città e non solo”. Dopo una prova a Capodanno 2016 (vedi Capodanno speciale a Roma: fori senza confini. Aperti gratuitamente i fori imperiali (del Comune) e il foro romano (dello Stato) in un’unica passeggiata grazie a un accordo tra sovrintendenza capitolina e soprintendenza ministeriale. Prova generale per il futuro? | archeologiavocidalpassato), il Forum Pass SUPER è nato nel 2019 dalla collaborazione tra ministero della Cultura e Roma Capitale, attraverso un importante protocollo d’intesa siglato tra la sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali (che gestisce l’area dei Fori Imperiali) e il parco archeologico del Colosseo (che ricomprende tra l’altro anche il Foro Romano e il Palatino), ma è stato successivamente sospeso a causa dell’emergenza sanitaria. Da oggi, 1° marzo 2022, il biglietto unico è dunque riattivato: con un solo ticket da 16 euro (12 euro per i possessori di MIC Card) valido per l’intera giornata, si potrà accedere nuovamente al percorso che, in circa due ore, consente di visitare il cuore archeologico di Roma.

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Veduta generale dal Campidoglio del foro romano e dei fori imperiali

Il percorso di visita nei Fori Imperiali, seguendo la passerella presente nel sito, è privo di barriere architettoniche. Attraversa una parte del Foro di Traiano, passa sotto via dei Fori Imperiali percorrendo le cantine delle antiche abitazioni del Quartiere Alessandrino e, dopo aver attraversato il Foro di Cesare per la sua intera estensione, in prossimità del Foro di Nerva raggiunge la Curia Iulia nel parco archeologico del Colosseo, per entrare nel Foro Romano. L’accesso all’area è consentito anche dai varchi della via Sacra/Arco di Tito, via di S. Gregorio e, a breve, via del Tulliano, di fronte al Carcere Mamertino: in questo caso il percorso terminerà alla biglietteria della Colonna Traiana in piazza della Madonna di Loreto.

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La “Stanza delle Maschere” nella Casa di Augusto sul Palatino, con decorazione pittorica in tardo secondo stile, che evoca la facciata di una scena teatrale (foto PArCo)

Inclusa nel biglietto anche la visita dei siti SUPER nel Foro Romano e sul Palatino, luoghi unici al mondo la cui visita speciale permette di entrare nel vivo dell’arte e della civiltà romana, anche attraverso tecnologie immersive e narrazioni virtuali. Così il visitatore sarà condotto alla scoperta della pittura antica dall’età augustea, con la casa di Augusto (dal martedì alla domenica), a quella tardo antica e alto medievale, con il Tempio di Romolo, Santa Maria Antiqua e l’oratorio dei Quaranta Martiri. Sabato, domenica e lunedì sarà anche possibile accedere alla Curia Iulia, l’antica sede del Senato Romano.

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Veduta generale dell’area archeologica centrale di Roma dal Campidoglio al Colosseo

Gli accessi ai siti SUPER sono contingentati, in quanto conservano preziose pitture che potrebbero risentire dell’eccessivo affollamento. Fino al 30 aprile 2022 sarà aperta al pubblico anche la mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità” che include anche la sezione permanente ospitata nella sede di Santa Maria Nova. Il biglietto può essere acquistato sia nella biglietteria presso la Colonna Traiana sia online su https://parcocolosseo.it e www.coopculture.it. Per i giovani sono previste particolari agevolazioni: ingresso gratuito per i cittadini dell’Unione Europea fino ai 18 anni e biglietto a 2 euro dai 18 ai 25 anni. Servizi museali a cura di Zètema Progetto Cultura e Electa – CoopCulture. Maggiori informazioni ai numeri 060608 (tutti i giorni dalle 9 alle 19) e 06 39967700 (tutti i giorni dalle 10 alle 15).

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: quarta e ultima tappa nella Casa delle Vestali con i mosaici a tessere disposte a stuoia

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Foro Romano, Casa delle Vestali, rampa metallica lungo il lato ovest dell’abitazione: mosaico a tessere bianche disposte a stuoia intervallate da inserti marmorei policromi (foto archivio PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo quarto appuntamento, l’itinerario digitale chiude il percorso all’interno della Casa delle Vestali alla scoperta dei suoi pavimenti. Dopo aver passeggiato attorno al cortile della Casa delle Vestali, aver visitato la nuova esposizione permanente ospitata presso gli ambienti che si aprono lungo il versante meridionale dell’abitazione, aver proseguito in direzione del braccio occidentale, si giunge all’uscita del percorso interno alla Casa delle Vestali. Proseguendo lungo la rampa metallica che supera il dislivello con il tempio rotondo nel lato ovest, guardando proprio sotto la rampa è possibile notare un piccolo ma prezioso frammento di mosaico che risale ad una delle prime sistemazioni della Casa, databile ad epoca tardo-repubblicana.

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Foro Romano, Casa delle Vestali, rampa metallica lungo il lato ovest dell’abitazione: mosaico bianco con tessere disposte a stuoia e inserti marmorei policromi, particolare (foto archivio PArCo)

“Il mosaico – spiegano gli archeologi del PArCo – è completamente diverso da quelli che abbiamo visto all’interno della Casa e che abbiamo datato alla piena età imperiale: è un tessellato bianco, realizzato con tessere di forma quadrangolare e rettangolare, queste ultime disposte a creare il motivo di una stuoia o di una intelaiatura a canestro. La superficie è impreziosita da inserti di marmi policromi tra i quali si riconoscono l’africano, il cipollino, il porfido verde, il greco scritto. Rinvenuto nel corso degli scavi realizzati da Giacomo Boni agli inizi del Novecento, venne delimitato da mattoni disposti a coltello e le parti mancanti sono state integrate con una malta cementizia rossa”.

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Palatino, Casa dei Grifi, piano superiore: mosaico bianco con tessere disposte a stuoia e inserti policromi, particolare (foto archivio PArCo)

“Il motivo delle tessere rettangolari disposte a formare una stuoia impreziosita da frammenti di marmi colorati – continuano gli archeologi del PArCo – è tipico dell’età tardo-repubblicana e dal II-I secolo a.C. si ritrova sul Palatino all’interno della Casa dei Grifi e nella cosiddetta Casa repubblicana accanto alla Scalae Caci, di cui vi mostriamo in foto alcuni interessantissimi particolari”.

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Palatino, Casa repubblicana accanto alle Scalae Caci: mosaico bianco con tessere disposte a stuoia e inserti policromi, particolare (foto archivio PArCo)

“A testimonianza di come anche nell’antichità il gusto fosse assai mutevole, questo tipo di mosaico sparisce completamente già a partire dal I secolo d.C.: la moda cambia, e il mosaico verrà soppiantato da pavimentazioni marmoree, spesso disposte a formare combinazioni geometriche, come quella che abbiamo visto nella sala di rappresentanza della Casa delle Vestali (i cosiddetti sectilia pavimenta). Questo dato – concludono – è molto importante perché consente agli specialisti di datare in maniera abbastanza puntuale i mosaici con tessere cosiddette a stuoia“.