Archivio tag | colle Palatino

Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel dodicesimo appuntamento, il viaggio parte dagli Horti Farnesiani, sul Palatino, e giunge a Caprarola (Vt), sulle tracce dei Farnese

Veduta generale degli Horti Farnesiani sul Palatino (foto PArCo)

Dodicesimo appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano), villa di Tiberio a Sperlonga (Lt), Palazzo Barberini al Quirinale, il parco archeologico di Priverno (residenze private), il parco archeologico di Ostia Antica (Sinagoga), Santa Maria Maggiore a Ninfa (Lt), il complesso di Massenzio sulla via Appia, il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte ancora dal Palatino, più precisamente dagli Horti Farnesiani, per giungere a Caprarola (Vt), a circa 60 km da Roma, sulle tracce dei Farnese.

I giardini al centro degli Horti Farnesiani sul Palatino (foto PArCo)

Il versante settentrionale del Palatino è sicuramente uno dei luoghi più suggestivi del Parco: “Questo alto bastione, che si affaccia sul Foro Romano con splendide vedute”, spiegano gli archeologi del PArCo, “conserva, sopra le imponenti sostruzioni della Domus Tiberiana, quel che resta degli Horti Farnesiani, gli straordinari giardini voluti dai Farnese nel cuore della Roma antica, per simboleggiare il ruolo centrale che la famiglia, salita al soglio pontificio con Paolo III, vuole assumere nella storia di Roma. A ideare gli Horti, con tenace volontà, fu il cardinale Alessandro, nipote del Papa, che a partire dal 1537 acquista una serie di piccoli appezzamenti sulla sommità dal Palatino”.

Pianta dell’epoca degli Horti Farnesiani (foto PArCo)

“Il progetto, perseguito dopo di lui da altri membri della famiglia”, continuano gli archeologi del PArCo, “porterà alla creazione di una grande proprietà articolata in serie di terrazze, collegate tra loro da scalinate e viali alberati, che dalla base del colle, recintata da un muro di accesso, salivano fin sulla sommità, collegando tra loro gli edifici disseminati nel verde: i portali di accesso, la Palazzina (ora scomparsa) a metà dal pendio, la Casina del Belvedere, le Uccelliere, ed i ninfei: il Ninfeo degli Specchi ed il più tardo Ninfeo della Pioggia”.

I giardini oggi negli Horti Farnesiani sul Palatino (foto PArCo)

“Organizzati in aiuole geometriche con alberi da frutto, olmi e allori, agrumi e magnolie, arricchiti da architetture di legno intrecciato a formare pergolati e cupole, i giardini erano anche “popolati” da statue antiche, incrementate dai continui scavi. Nel 1628 gli Horti erano nel loro massimo splendore quando ospitarono la festa di matrimonio tra Odoardo, duca di Parma e Piacenza, e Margherita De’ Medici. Ma il declino dei giardini ebbe inizio già poco dopo, con il trasferimento a Parma della corte: trascurati, poi affittati a mezzadri come terreno agricolo per ricavarne utili, gli Horti scomparvero infine quasi del tutto, smantellati nel corso degli scavi archeologici del XIX secolo; ma quello che rimane basta a farci immaginare il loro originario splendore”.

Veduta aerea del Palazzo Farnese a Caprarola (Vt) (foto PArCo)
caprarola_palazzo-farnese_immagine-d-epoca_foto-PArCo

Una vecchia foto del Palazzo Farnese a Caprarola (foto PArCo)

“Il cardinale Alessandro, ideatore degli Horti, ebbe un ruolo fondamentale anche nella costruzione di un altro “gioiello” Farnesiano: il Palazzo Farnese a Caprarola, nella Tuscia, territorio di origine dei Farnese, che proprio in quegli anni veniva organizzato nel Ducato di Castro. Riprendendo il progetto già iniziato da Antonio da Sangallo”, ricordano gli archeologi del PArCo, “Alessandro creò una residenza sontuosa, affidando, nel 1559, i lavori a Jacopo Barozzi da Vignola, che previde anche il riassetto urbanistico del borgo di Caprarola e le sistemazioni esterne di collegamento con il Palazzo; alla sua morte, nel 1573, l’edificio, celebratissimo in tutte le epoche e considerato il suo capolavoro, era pressoché completato”.

La scala monumentale con fontana del Palazzo Farnese a Caprarola (Vt) (foto PArCo)
caprarola_palazzo-farnese_fontana_giochi-d-acqua_foto-PArCo

Giochi d’acqua nei giardini di Palazzo Farnese a Caprarola (Vt) (foto PArCo)

“A monte del Palazzo si sviluppavano i giardini, anche in questo caso organizzati su diversi livelli, secondo il gusto dell’epoca. I Giardini Bassi, o Segreti, ornati da fontane e organizzati in aiuole compartimentate, mantengono le caratteristiche del giardino rinascimentale, di forma quadrata, recinto da alte mura, allestito da sempreverdi. Il Giardino Grande è invece una costruzione immersa nei boschi, raggiungibile da un sentiero fiancheggiato da filari di abeti. Realizzato in fasi successive, venne poi sviluppato e adattato a nuove esigenze nel corso del tempo. La posizione panoramica e la realizzazione dell’acquedotto consentirono la creazione di un “giardino d’acqua”, sul modello della vicina villa Lante a Bagnaia. In un percorso dal basso verso l’alto si dispiega con simmetria centrale disegnando tre blocchi tematici: un teatro d’acqua, un giardino di bossi detto Giardino delle Cariatidi, ed il Giardino dei Fiori, con vasche degradanti un tempo ornate da fioriture”.

I giardini di Palazzo Farnese a Caprarola (Vt) (foto PArCo)

Modalità di visita del Palazzo Farnese a Caprarola. Orario di visita: dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18.45). Il parco chiude un’ora prima del tramonto. La domenica il parco è chiuso, sono visitabili i Giardini Bassi. Chiusura: lunedì, 1° gennaio, 25 dicembre salvo aperture straordinarie su progetto MiC come da DM 330 30/06/2016, Criteri per l’apertura al pubblico, la vigilanza e la sicurezza dei musei e dei luoghi della cultura statali. Biglietto: intero 5 euro, agevolato 2 euro (dai 18 ai 25 anni), fatte salve le agevolazioni previste dal regolamento di ingresso ai luoghi della cultura italiani, consultabili nel sito web del MiC. È consentito l’ingresso a gruppi di 10 persone, oltre la guida, e a gruppi di 20 persone, oltre la guida, solo se munite di sistemi di radioguida (whisper). Biglietto: intero 5 euro, agevolato 2 euro (dai 18 ai 25 anni), fatte salve le agevolazioni previste dal regolamento di ingresso ai luoghi della cultura italiani, consultabili nel sito web del MiC.

Giornate europee dell’Archeologia 2021. Il parco archeologico del Colosseo partecipa con attività speciali, nell’ottica dell’accessibilità, per approfondire le collezioni archeologiche e il patrimonio culturale custodito

Tornano, finalmente in presenza, le Giornate Europee dell’Archeologia: appuntamento questo week-end, il 18, 19 e 20 giugno 2021. Il parco archeologico del Colosseo partecipa anche quest’anno alle Giornate Europee dell’Archeologia (GEA), istituite dall’Institut national de recherches archéologiques préventives (Inrap) in Francia e dal 2019 estese all’Europa, con attività speciali che permetteranno, nell’ottica dell’accessibilità, di approfondire le collezioni archeologiche e il patrimonio culturale custodito. Tutte le attività sono incluse nel biglietto di accesso al PArCo: per acquistare il biglietto d’ingresso al PArCo visitate la pagina dedicata del sito; i posti sono limitati, per partecipare alle attività è obbligatoria la prenotazione via mail all’indirizzo: pa-colosseo.didattica@beniculturali.it. Si ricorda l’obbligo di utilizzo durante le attività dei dispositivi di protezione individuale, dei guanti per le visite tattili, delle mascherine e del mantenimento della distanza di sicurezza.

Veduta aerea della Vigna Barberini sul Palatino dopo gli scavi recenti (foto PArCo)
roma_palatino_ex-vigna-barberini_coenatio-rotunda_foto-PArCo

Il grandioso pilone che sosteneva l’edificio circolare ritrovato nel 2009 sullo sperone nord-orientale della Vigna Barberini, panoramico sulla valle del Colosseo. Si tratta forse della famosa “coenatio rotunda” (foto PArCo)

Venerdì 18 giugno 2021, ore 10.30, visita dello scavo della Vigna Barberini; appuntamento: alla Vigna Barberini. Durata dell’attività: 1 ora ca. Per partecipare alla visita è obbligatorio indossare scarpe da ginnastica. Con la guida di un archeologo è in programma l’apertura straordinaria dello scavo in corso sulla Vigna Barberini al Palatino, dove è stata rinvenuta una complessa struttura di età neroniana in cui va forse riconosciuta la cosiddetta coenatio rotunda della Domus Aurea. Nella visita sarà possibile conoscere la storia di questo settore del Palatino e i risultati delle più recenti indagini archeologiche, toccando con mano il metodo di indagine stratigrafico.

Guida tattile: piano Interrato del Museo Palatino (foto PArCo)
roma_PArCo_La-prima-Guida-Tattile-del-PArCo_Museo-Palatino.-Accarezzare-la-Storia-di-Roma_dorso-di-copertina_foto-PArCo

La guida tattile “Museo Palatino. Accarezzare la storia” (foto PArCo)

Venerdì 18 giugno 2021, ore 16.30, e sabato 19 giugno 2021, ore 10, visite tattili del Museo Palatino; appuntamento: all’Arco di Tito. Durata delle attività: 2 ore ca. Il programma prevede venerdì e sabato visite tattili del Museo Palatino rivolte a persone con disabilità visiva, e loro accompagnatori, e persone normovedenti, senza limiti di età. Il carattere inclusivo delle attività permetterà ai partecipanti di approfondire l’archeologia attraverso una selezione di reperti significativi e di arricchire l’esperienza sensoriale di fruizione dei reperti e delle opere d’arte attraverso la sperimentazione della tattilità. Nel Museo Palatino l’attività didattica sarà supportata dall’utilizzo della guida tattile “Museo Palatino. Accarezzare la storia di Roma”. La lettura tattile dei reperti originali e l’esplorazione delle schede a rilievo della guida permetteranno di approfondire il tema del mestiere dell’archeologo, attraverso una reale interazione tra i partecipanti sia dal punto di vista tattile che del racconto verbale.

Panoramica sul Foro Romano visto dal Palatino (foto PArCo)

Domenica 20 giugno 2021, ore 10.30, visita tattile del Foro Romano; appuntamento: al Tempio del Divo Giulio nel Foro Romano. Durata dell’attività: 2 ore ca. La visita guidata tattile al Foro Romano è un percorso inedito per toccare con mano il paesaggio del Foro. Mediante un approccio tattile e integrato dei sensi, la visita si concentrerà sulle evidenze archeologiche dell’area e sui momenti più significativi del Foro Romano, oltre alla lettura di brani storico-letterari che ci aiuteranno a calarci nella dimensione antica. Dopo l’esplorazione in situ dei monumenti, nella Curia Iulia sarà possibile godere degli eccezionali Plutei traianei, ritrovando quindi i monumenti esplorati nel Foro rappresentati in un documento storico-artistico di eccezionale valore che restituisce in un rilievo storico il paesaggio del Foro Romano.

Le arcate severiane alle pendici meridionali del Palatino (foto PArCo / B. Angeli)

Sabato 19 e domenica 20 giugno 2021, ore 16.45, cacce al tesoro per bambini alle pendici del Palatino; appuntamento: Foro Romano, presso la Basilica Giulia, inizio del percorso lungo le pendici del Palatino. Durata: 90 minuti ca. Ai bambini dai 6 ai 12 anni sono invece dedicate le cacce al tesoro alla scoperta del patrimonio del PArCo che permetteranno di conoscere, attraverso il gioco, la storia della nascita della città, la leggenda di Romolo e Remo e della lupa, la flora e la fauna del luogo, esplorando le pendici del Palatino.

Roma. Nasce la membership card (ingresso illimitato per 12 mesi all’area del Palatino, Foro Romano e Colosseo) per diventare ambasciatori e sostenitori del Parco archeologico del Colosseo. Primo benefit: footing alle pendici del Palatino

Panoramica sul Foro Romano visto dal Palatino (foto PArCo)

roma_PArCo-membership_card_foto-PArCoDa lunedì 14 giugno 2021 sarà possibile entrare a far parte della comunità del Parco archeologico del Colosseo acquistando la membership card che offre l’ingresso illimitato per 12 mesi all’area del Palatino, Foro Romano e Colosseo, oltre a numerosi benefici riservati ai possessori. Aderire a una comunità che, da un lato, si prende cura e, dall’altro, si avvale dei servizi del monumento più iconico d’Italia e del parco archeologico centrale di Roma, vuol dire condividere un pensiero di responsabilità civica. Un segnale di reciproco sostegno per il patrimonio culturale. Il PArCo – custode di un Patrimonio Unesco che tutela e valorizza – ha utilizzato ricerche di marketing e sui pubblici condotte negli anni scorsi per mettere a punto un sistema differenziato di card tramite il quale chi aderirà, oltre a usufruire dei vantaggi tradizionalmente legati ad essa, potrà sostenere in prima persona gli studi, le ricerche e i restauri di questo complesso monumentale unico al mondo e conoscerne i risultati in anteprima. La membership card del PArCo è declinata in tre tipologie, rivolte a un pubblico ampio, eterogeneo, con interessi, riferimenti culturali e stili di vita diversi: Young (25 euro) è la card riservata a coloro cha hanno tra 18 e 30 anni compiuti; Individual (50 euro) è la card individuale dai 31 anni in su; Family&friends (80 euro) è la card dedicata a chi vuole condividere l’esperienza, riservata a due adulti, cui si possono aggiungere fino a 3 ragazzi entro i 18 anni. La membership card può essere acquistata alle biglietterie del PArCo oppure online.

La domus Tiberiana domina il colle Palatino a Roma (foto PArCo)
roma_Palatino_Pendici-meridionali_arcate-severiane_foto-PArCo-B.Angeli

Le arcate severiane alle pendici meridionali del Palatino (foto PArCo / B. Angeli)

“L’acquisto della membership card è un’azione concreta per rafforzare ancor più il rapporto dei cittadini con i tesori artistici di un bene pubblico contribuendone al rilancio”, dice Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo, “divenendone non soltanto sostenitori, ma soprattutto ambasciatori”. Il momento storico che si sta attraversando è quello più adatto alla creazione di questa nuova comunità, consentendo innanzi tutto ai residenti di godere di una ricchezza della propria città, prima esclusiva dei turisti, e divenirne attivi promotori. L’invito è quello di vivere il proprio quotidiano all’interno di un’area verde unica al mondo, e di avere un’esperienza di visita più consapevole: lenta, personale e intima. Oltre agli ingressi illimitati, la membership card include numerose agevolazioni, tra cui gratuità per visitare monumenti a ingresso contingentato all’interno dell’area archeologica, riduzioni e occasioni speciali per assistere agli eventi culturali che si svolgono negli spazi tutelati dal Parco. E si parte di corsa: per i possessori della membership card che amano correre al mattino, dal 21 giugno al 31 agosto dalle 8 alle 11 sarà riservato l’ingresso di via di San Gregorio per il footing lungo le pendici meridionali del Palatino. Il progetto della membership card del Parco archeologico del Colosseo è stato ideato in collaborazione con la casa editrice Electa, che ne cura anche la comunicazione e il marketing, e con Coopculture per la distribuzione e la vendita.

Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel settimo appuntamento, il viaggio parte ancora una volta dal Palatino per giungere sul colle Quirinale al Palazzo Barberini alla scoperta delle proprietà della famiglia Barberini

L’ex Vigna Barberini sul colle Palatino a Roma (foto PArCo)

Settimo appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano), villa di Tiberio a Sperlonga (Lt), il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte ancora dal Palatino, precisamente dall’area dell’ex Vigna Barberini per giungere sul colle Quirinale, a circa 2,5 km dal punto di partenza dove sorge Palazzo Barberini, sede di Barberini Corsini Gallerie Nazionali.

Vigna Barberini al tramonto: sullo sfondo, in corrispondenza con il podio del tempio costruito da Elagabalo, la chiesa di San Sebastiano. È ben visibile lo stemma in pietra, decorato dalle api Barberini (foto PArCo)

La Vigna Barberini è forse il luogo più tranquillo del Palatino: “In questa terrazza erbosa, dal suggestivo affaccio sul Colosseo, dominata dai conventi di San Bonaventura e San Sebastiano”, raccontano gli archeologi del PArCo, “arrivano attutiti i rumori del traffico cittadino, e quasi nulla ci fa ricordare il passato più antico: il silenzio e la pace della Vigna nascondono in realtà una storia affascinante e complessa, messa in luce dagli scavi svolti a partire dal 1985 in collaborazione con l’Ecole française de Rome. Le ricche abitazioni che sorgevano qui in età repubblicana furono presto “cancellate” dalla Domus aurea neroniana”.

Il grandioso pilone che sosteneva l’edificio circolare ritrovato nel 2009 sullo sperone nord-orientale della Vigna Barberini, panoramico sulla valle del Colosseo. Si tratta forse della famosa “coenatio rotunda” (foto PArCo)
roma_palatino_vigna-barberini_veduta-aerea-dopo-gli-scavi_foto-PArCo

Veduta aerea della Vigna Barberini sul Palatino dopo gli scavi recenti (foto PArCo)

“È proprio qui infatti che nel 2009 furono scoperti i resti di una eccezionale struttura alta più di 10 metri”, ricordano sempre gli archeologi del PArCo, “sorretta da un grande pilastro e da doppi archi a raggiera, su cui poggiava una piattaforma circolare: era forse questa la coenatio rotunda, la famosa sala da pranzo che girava giorno e notte imitando il movimento della terra. Le tracce di giardino scoperte durante gli scavi, con messa a coltura di essenze in vasi disposti a filari, fanno pensare che qui fossero anche gli splendidi “Giardini di Adone” che gli scrittori antichi nominano tra le attrattive del Palazzo Flavio. Ma un gravissimo incendio, nel 191 d.C., cambiò di nuovo le sorti della “vigna”, dove agli inizi del III secolo l’imperatore Elagabalo costruì il grandioso tempio dedicato al Dio Sole: oggi ne resta solo parte del basamento. Proprio sulle sue scale, ad gradus Elagabali, fu martirizzato, sotto il regno di Diocleziano, il giovane ufficiale Sebastiano: una chiesa dedicata al culto del Santo esisteva sul posto già nel IX secolo. Nel Medioevo l’area, ormai rurale, fu proprietà di diverse famiglie, finché, nell’agosto del 1631, fu acquistata dal principe Taddeo Barberini, nipote del Papa Urbano VIII: il Papa stesso in quell’anno diede inizio ai lavori di ricostruzione della Chiesa, del Santo cui si aggiunse poi il convento.

Palazzo Barberini. L’elegante scala elicoidale nell’ala sud, progettata da Francesco Borromini (foto Alberto Novelli)
roma_palazzo-barberini_scalone-d-onore-a-pianta-quadrata_foto-alberto-novelli

Palazzo Barberini. Lo scalone d’onore a pianta quadrata su disegno di Gian Lorenzo Bernini (foto Alberto Novelli)

La Vigna costituisce solo un piccolo tassello della fitta rete di proprietà della famiglia Barberini a Roma, che nel 1623 aveva raggiunto, con Urbano VIII, il soglio pontificio. Già nel 1625 infatti il cardinal Francesco Barberini, fratello del papa, acquista la villa della famiglia Sforza vicino al Quirinale per realizzare un palazzo in grado di rappresentare il nuovo status della famiglia. Per l’ampliamento dell’edificio i Barberini si affidano a Carlo Maderno, che realizza l’impianto ad H, una soluzione assolutamente innovativa che tramite un braccio centrale collega l’ala Sforza, orientata a settentrione su piazza Barberini, con una nuova ala, speculare, a Sud. Gian Lorenzo Bernini progetta lo scalone quadrato e il salone centrale, che occupa in altezza due piani del palazzo. Qui Pietro da Cortona dipinge sulla volta il Trionfo della divina Provvidenza (1632-1639) per celebrare la potenza spirituale e temporale del pontificato Barberini. Negli stessi anni, Francesco Borromini realizza la scala elicoidale nell’ala meridionale.

Palazzo Barberini. La grandiosa facciata è formata da sette campate che si ripetono su tre piani, con arcate sostenute da colonne caratterizzate dai tre stili classici: dorico, ionico e corinzio (foto Alberto Novelli)

La grandiosa impresa è tale da segnare un’epoca: il barocco, infatti, nasce qui. Il palazzo è più che una semplice dimora, è anche strumento politico nelle mani della famiglia, che commissiona la realizzazione di varie guide del palazzo rivolte a pubblici diversi e utilizzate come dono diplomatico e mezzo di propaganda. Per informazioni sulle Gallerie Nazionali Barberini Corsini e sulle modalità di visita si può visitare il sito ufficiale https://www.barberinicorsini.org/.

Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel sesto appuntamento, il viaggio parte ancora una volta dal Palatino per giungere al museo Archeologico nazionale e Grotta di Tiberio a Sperlonga, alla scoperta – seguendo il Palladio – del mito delle origini di Roma, legato all’arrivo di Enea nel Lazio

L’edificio che ospita il museo Palatino sul colle Palatino a Roma (foto PArCo)

Sesto appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano) il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte ancora dal Palatino, precisamente dal museo Palatino, dove si conserva il Palladio, per giungere, dopo un viaggio di quasi 130 chilometri, alla villa di Tiberio a Sperlonga (Lt).

Il Palladio Palatino è esposto all’interno del museo Palatino nella Sala di Augusto perché trovato nell’area della Casa di Augusto (foto PArCo)

Il museo Palatino è il luogo in cui si conserva il Palladio, l’oggetto protagonista di questo itinerario che ci porta a quasi 130 chilometri da Roma. Ma le caratteristiche dell’opera in questione ci spingono altrove, nel Mediterraneo orientale: ci sono invisibili fili che grazie a esso collegano il Palatino a Troia. C’è una tradizione che lega in modo indissolubile la storia di Roma al mito greco: l’arrivo di Enea, fuggito da Troia, in Italia e il suo ruolo di progenitore dei romani. Tra le numerose versioni del mito, Dionigi di Alicarnasso narra che fu proprio Enea a portare in Italia il Palladio, l’immagine sacra di Pallade Atena venerata dai Troiani e considerata il pegno per la difesa della città; altre tradizioni narrano invece che furono Ulisse e Diomede a sottrarre il Palladio e a portarlo in occidente.

Il frammento del volto del Palladio, copia in marmo dell’originale ligneo, conservato al museo Palatino (foto PArCo)
roma_museo-palatino_palladio-palatino_elmo_foto-PArCo

Il profilo del Palladio Palatino mostra la presenza dell’elmo di Atena (foto PArCo)

“Il Palladio, in origine una statua lignea (in greco xoanòn)”, raccontano gli archeologi del PArCo, “era fortemente simbolico anche per i Romani, tanto che il primo imperatore, Augusto, lo conservava nel tempio di Vesta dove, assieme al fuoco sacro, garantiva la salvezza della città. L’imperatore aveva istituito il culto di Vesta anche sul Palatino e alcuni studiosi sostengono che il Palladio fu trasportato in questo secondo tempio, o duplicato per avere due simulacri, uno per ogni tempio. Questa seconda ipotesi è però meno sostenuta. Del Palladio oggi al museo Palatino, probabilmente una copia in marmo della mitica statua lignea, si conserva solo un frammento del volto: ma anche così è evidente la forte influenza orientale dell’opera, che dovette essere realizzata tra il tardo arcaismo e la prima età severa (VI-V sec a.C.). L’occhio a mandorla della dea Atena mostra un disegno delicato; il sopracciglio è allungato, lo zigomo pronunciato, e la chioma ordinata disposta attorno al viso scende sulle tempie e copre parte dell’orecchio, che presenta un forellino per l’inserimento di un orecchino”.

I resti della Villa di Tiberio a Sperlonga (Lt): sullo sfondo la cittadina di Sperlonga e, simile a un’isola, il promontorio del Circeo (foto PArCo)
sperlonga_museo_gruppo-ratto-del-palladio_diomede-palladio-ulisse_foto-PArCo

Ciò che rimane del gruppo scultoreo del Ratto del Palladio conservato al museo di Sperlonga. A sinistra la testa di Diomede e parte del braccio che regge il Palladio. Sulla destra la statua di Ulisse, acefala; la testa è stata rinvenuta ed è esposta nello stesso Museo ma in un altro ambiente (foto PArCo)

Ma esiste una seconda raffigurazione del Palladio tra le sculture antiche del Lazio, fanno sapere gli archeologi del PArCo: “Nel 1957, durante la realizzazione della nuova via Flacca, a poche centinaia di metri dalla cittadina di Sperlonga, i costruttori s’imbatterono in una serie di resti archeologici, che furono presto identificati con la villa di Tiberio, più volte citata dalle fonti antiche ma la cui collocazione era sconosciuta. Durante gli scavi furono rinvenuti dei gruppi scultorei che narrano alcuni episodi delle gesta di Ulisse. Le sculture, tutte di pregevole valore artistico (quello di Scilla riporta le firme di tre scultori rodii, che sono ritenuti autori anche del Laocoonte dei musei Vaticani), erano in antico collocate in un teatro naturale costituito da una grotta resa ancor più suggestiva da una serie di accorgimenti decorativi”.

Gruppo in marmo del “Ratto del Palladio” al museo Archeologico nazionale di Sperlonga: si conserva la testa di Diomede e parte del suo braccio con la mano che afferra con forza e vigoria la statua del Palladio (foto PArCo)

“Il gruppo del Ratto del Palladio – continuano – narra uno degli episodi che incisero sull’esito finale della guerra di Troia, ossia proprio il momento in cui l’immagine sacra di Pallade Atena viene rubata da Ulisse e Diomede, privando così Troia della sua protezione divina. La composizione conservata al museo Archeologico nazionale di Sperlonga immortala uno degli istanti più significativi della narrazione, ossia il balenare degli occhi e il vibrare della lancia, segni tramite i quali il Palladio rivela sé stesso, e impedisce ad Ulisse, che nasconde la spada nel mantello avvolto intorno al braccio, già pronto a sguainarla, la realizzazione del suo piano -dettato dall’invidia- di colpire alle spalle l’amico Diomede e di presentarsi ai Greci come portatore del Palladio”.

Villa di Tiberio, Sperlonga: il suggestivo paesaggio che si può ammirare dalla grande grotta naturale in cui erano collocati i gruppi scultorei (ora conservati nel vicino museo Archeologico nazionale) (foto PArCo)

Il museo Archeologico nazionale di Sperlonga e Grotta di Tiberio si possono visitare dal giovedì alla domenica, dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 19). L’area archeologica: dal giovedì alla domenica, dalle 8.30 alle 16 (invernale), dalle 8.30 alle 19 (estivo). Biglietto: intero 5 euro, agevolato 2 euro (dai 18 ai 25 anni), fatte salve le agevolazioni previste dal regolamento di ingresso ai luoghi della cultura italiani, consultabili nel sito web del ministero della Cultura.

Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel terzo appuntamento, il viaggio parte ancora una volta dal Palatino per arrivare virtualmente a Prima Porta alla scoperta delle proprietà di Livia Drusilla: la casa di città e la villa in campagna

La Casa di Livia sul Palatino (foto PArCo)

Terzo appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri) e il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater) il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte ancora una volta dal Palatino, precisamente dalla Casa (di città) di Livia Drusilla, terza e ultima carismatica moglie di Augusto, e seguendo la via Flaminia si arriva idealmente a Prima Porta, dove sorgeva la sua villa in campagna.

Palatino, Casa di Livia: la fistula (tubatura in piombo) di adduzione dell’acqua su cui si legge la scritta IVLIAE AVG(ustae), rinvenuta nel corso degli scavi ottocenteschi ed ora esposta nel tablino della casa (foto PArCo)

La Casa di Livia sul Palatino. Iuliae Augustae: queste parole scritte su una tubatura di piombo rinvenuta durante gli scavi ottocenteschi hanno permesso di attribuire a Livia, terza e ultima moglie di Augusto, una ricca domus situata sulla sommità Palatino. “Costruita all’inizio del I sec a.C., quando il colle era disseminato di abitazioni private dell’aristocrazia senatoria”, spiegano gli archeologi del PArCo, “la casa fu ristrutturata intorno al 30 a.C. e decorata con gli affreschi ancora oggi in parte conservati; in quell’occasione fu probabilmente trasformata in un appartamento riservato a Livia all’interno del complesso abitativo augusteo”.

Palatino, Casa di Livia: un particolare della pittura del tablino. Tra architetture fantastiche ed elaborate (notare il calice di foglie che decora la colonna scanalata in primo piano) si apre un quadretto con una scena domestica, due donne ed un amorino in un interno; sfingi, candelabri e figure alate arricchiscono le ulteriormente la scena (foto PArCo)

“A colpirci, oltre alle semplici e raffinate pavimentazioni a mosaico bianco-nero, è la decorazione dipinta di secondo stile pompeiano: nel tablino, ambiente di ricevimento che si affaccia sull’atrio, ammiriamo un podio sormontato da colonne, tra cui si aprono vedute immaginarie. Tra le scene mitologiche si riconoscono Polifemo e Galatea e la ninfa Io sorvegliata da Argo. Ai lati dei quadri centrali aperture spaziano su paesaggi immaginari e architetture fantastiche, arricchite da sfingi, figure alate e candelabri”.

Palatino, Casa di Livia: le pitture dell’ala destra. Le colonne del portico sorreggono una ricca ghirlanda vegetale, ornata con frutta e nastri rossi. Sopra le ghirlande si nota il “fregio giallo” con scenette di carattere “egittizzante”, come voleva la moda dell’epoca (foto PArCo)

“Nell’ala destra la decorazione – continuano – invece è organizzata intorno a un portico aggettante: tra le colonne sono dipinti festoni vegetali ornati con bende e oggetti di culto. In alto corre un singolare fregio monocromo su fondo giallo, con rappresentazioni di vita reale alternate a scene di ambiente egizio, rese in modo “impressionistico” con rapide pennellate”.

Villa di Livia a Prima Porta. Una delle pareti lunghe dell’ambiente, in cui si riconoscono bene la staccionata in vimini e la balaustra in marmo che ripartiscono il giardino. Tra le due è piantato un albero di pino, mentre tutti gli altri arbusti si dispongono in secondo piano (foto PArCo)

La Villa di Livia a Prima Porta. “Ma Livia, discendente di una delle più note famiglie della Roma repubblicana”, ricordano ancora gli archeologi del PArCo, “famiglia che vantava tra i suoi membri consoli e generali, ed ex moglie di un esponente dell’illustre gens Claudia, aveva certamente molte altre proprietà. Tra queste c’era, come sappiamo dagli storici antichi, una villa sulla Via Flaminia, detta ad gallinas albas (alle galline bianche) a causa di un prodigio che vi si era verificato: un’aquila aveva lasciato cadere in grembo a Livia una gallina bianca che aveva nel becco un ramo di alloro. Su consiglio degli aruspici la gallina venne allevata, e intorno alla villa fu piantato un bosco di allori, da cui si coglievano i rami utilizzati nei trionfi”.

Villa di Livia a Prima Porta, ambiente ipogeo (ora al museo nazionale Romano Palazzo Massimo alle Terme): in questo particolare possiamo ammirare una rosa canina, con i fiori rosa e rossi che occhieggiano al di sopra di una staccionata di legno (foto mnr-palazzo massimo)

“Questa villa è stata identificata, grazie a numerosi indizi, con un complesso antico scavato presso Prima Porta, che conservava un ambiente sotterraneo con straordinarie pitture di giardino, oggi al museo nazionale Romano a Palazzo Massimo. Tale è il realismo di queste pitture – assicurano al PArCo -, che abbiamo l’illusione di trovarci davvero in un giardino disseminato di fiori e di arbusti: riconosciamo allori, rose, margherite, papaveri, cespi di camomilla, cotogni, melograni, mirti, oleandri, pini domestici, abeti, querce, lecci; tra gli uccelli lo zimbello ed il merlo. La raffigurazione degli elementi in scale diverse e le cime degli alberi piegate dal vento rendono ancora più realistica la rappresentazione”.

Villa di Livia a Prima Porta, ambiente ipogeo (ora al museo nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme). Un particolare della pittura di giardino: al centro si riconosce un oleandro, affiancato a destra da un albero di agrumi; alla sinistra i rami e le bacche di un lauro ceraso (foto mnr-palazzo massimo)

“Questa straordinaria decorazione, realizzata più o meno negli stessi anni delle pitture del Palatino, è il primo esempio noto di pittura di giardino, un genere che avrà grande fortuna nel mondo romano, non solo nelle abitazioni ma anche, in forme diverse, nella pittura funeraria: in essa il giardino – concludono – diventa infatti simbolo del piacere di vivere, che neanche nella morte i romani rinunciano a celebrare”. Orari di ingresso e informazioni sulla visita nelle quattro sedi del museo nazionale Romano sono disponibili sul sito ufficiale https://museonazionaleromano.beniculturali.it/.

Roma. Il parco archeologico del Colosseo riapre al pubblico da lunedì 26 aprile, 7 giorni su 7. Ecco le regole per le visite in sicurezza

L’interno del Colosseo dove si vede il breve tratto di cavea ricostruita negli anni Trenta del Novecento (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo riapre al pubblico da lunedì 26 aprile 2021 tutti i giorni della settimana dalle 10.30 alle 19.15 (con ultimo accesso alle 18.15). Con le nuove disposizioni governative in fascia gialla l’apertura del Colosseo, del Foro Romano e del Palatino è adesso estesa anche al sabato e alla domenica. Le vendite dei biglietti, con prenotazione obbligatoria della fascia oraria, saranno aperte settimanalmente, dal lunedì alla domenica, a partire dal 24 aprile. Il biglietto ordinario d’ingresso è di 16 euro, ridotto 2 euro, e acquistabile online sul sito ufficiale www.parcocolosseo.it o tramite l’APP scaricabile anche in situ. Sarà attivo l’info point sulla piazza del Colosseo-tempio di Venere e Roma per garantire la necessaria assistenza al pubblico. Il biglietto, con orario d’ingresso predeterminato per la visita al Colosseo, così da garantire il necessario distanziamento dei visitatori, è collegato all’APP gratuita ParcoColosseo che contiene le mappe dei percorsi, i contenuti storici e tutte le informazioni utili alla visita. Si applicheranno le misure di sicurezza già adottate e sperimentate con successo nelle precedenti riaperture: i visitatori, preventivamente dotati di mascherina, all’ingresso si sottoporranno alla misurazione della temperatura mediante termoscanner e sarà fatta rispettare la distanza di sicurezza sul percorso di visita. In questa prima fase di riapertura non saranno ancora accessibili gli spazi chiusi del PArCo: Santa Maria Antiqua, Rampa Domizianea, Museo Palatino, Casa di Augusto e Casa di Livia, Criptoportico Neroniano e Aula Isiaca e Domus Aurea. La loro fruizione è infatti vincolata all’andamento della situazione sanitaria generale. La visita al Foro Romano e al Palatino, spazio aperto e assimilabile a parchi e giardini, sarà aperta con un unico ingresso dalla via Sacra/arco di Tito, con orario libero, ma mantenendo il costante controllo dei flussi. L’uscita sarà consentita dall’arco di Tito, da via del Foro Romano e da largo Salara Vecchia.

La mappa del percorso a senso unico da 45′ con “Il Colosseo si racconta” (foto PArCo)

La visita. Il percorso, al Colosseo, seguirà un tracciato a senso unico dall’ingresso sotto il cosiddetto Sperone Valadier fino all’uscita, senza possibilità di interferenze tra il pubblico. L’accessibilità è sempre assicurata con l’assistenza ai pubblici fragili e l’utilizzo degli ascensori, con interventi sistematici di igienizzazione. La visita del I ordine dell’anfiteatro – senza passaggio sull’arena – e con affaccio ai sotterranei porta al II ordine attraversando gli spazi dell’esposizione permanente in cui è raccontata la storia del monumento in 11 tappe, e prosegue attraverso la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana”. La mostra illustra in maniera emblematica il dialogo tra i due centri, Roma e Pompei, facendo emergere il progressivo allineamento di Pompei ai modelli culturali che si impongono a Roma nel corso della formazione del suo dominio mediterraneo. La visita, poi, prosegue fino alla terrazza Valadier con il suggestivo affaccio sulla piazza del Colosseo e il percorso dell’intero anello interno dell’anfiteatro. Lungo il percorso d’uscita è visibile il dipinto murale che rappresenta Gerusalemme ideale, oggetto di un recente restauro.

Panoramica del Foro romano dal Palatino (foto PArCo)

Al Foro Romano il percorso sarà indicato da apposita segnaletica per evitare le zone di cantiere lungo la Via Sacra e invitando il pubblico ad entrare nella Casa delle Vestali, per poi raggiungere l’area dell’Arco di Settimio Severo dove è in corso un cantiere recintato da teli didattici con contenuti testuali e multimediali. Durante le chiusure di questi mesi l’attività di manutenzione ordinaria e straordinaria del Parco è rimasta costante. “Monitoraggio, cura e conservazione del patrimonio monumentale e del verde non si sono mai fermati”, dice Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. “Un intenso lavoro di cura del patrimonio che entro l’anno consentirà anche di aprire nuovi spazi di visita chiusi da decenni, come la Domus Tiberiana”. Un’attività che viene settimanalmente condivisa con il pubblico attraverso dirette sui canali social del PArCo, in cui funzionari e restauratori condividono i progressi e le novità dei cantieri in corso.

Il colle Palatino era il cuore di Roma antica con edifici pubblici e sacri fulcro della città

Al Palatino l’intera area sarà percorribile: dall’arco di Tito fino ai rinnovati Horti Farnesiani, dalle cosiddette terme di Elagabalo alla Vigna Barberini, attraversando la Domus Augustana e la Domus Flavia con il sempre suggestivo affaccio sullo Stadio Palatino.

Passeggiata dantesca nel Parco archeologico del Colosseo: il pubblico è accompagnato on line per dodici puntate a riconoscere i luoghi del PArCo attraverso le parole del sommo poeta. Si inizia col Dantedì

In occasione del secondo Dantedì – giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri – il parco archeologico del Colosseo accoglie l’invito del ministero della Cultura e, nel 700.mo anniversario della morte del Sommo Poeta, propone una passeggiata che ripercorre la storia del PArCo attraverso le terzine dantesche che hanno narrato alcune delle vicende della storia di Roma, dalle origini alla fine dell’impero. Foro Romano, Palatino e Fori imperiali conservano oggi le testimonianze tangibili e monumentali dell’esistenza di personaggi storici a cui Dante ha dato voce nelle cantiche della Divina Commedia, assieme alle divinità pagane venerate nei templi dell’area archeologica centrale. Il pubblico verrà guidato a riscoprire, leggendo le terzine dantesche, le vicende di Enea e del Palladio, il pastore Caco, l’evoluzione del potere attraverso Cesare, il princeps Augusto e Giustiniano, l’umiltà di Traiano davanti a una vedova, fino ad arrivare all’essenza della fede e alla figura di San Pietro, e alle tante divinità tutelari che da sempre hanno popolato il Pantheon romano. Ad accompagnare il pubblico ci saranno le voci narranti di attori che hanno generosamente dato la loro disponibilità a prendere parte all’iniziativa, ideata e curata dalle funzionarie archeologhe Elisa Cella e Federica Rinaldi. Ad aprire il percorso sarà Massimo Ghini, seguito da Giandomenico Cupaiuolo, Giuseppe Cederna e Rosa Diletta Rossi. Le loro voci accompagneranno per dodici puntate il pubblico, portandolo a riconoscere i luoghi del PArCo attraverso le parole del sommo poeta di Firenze. Primo appuntamento (doppio) con le passeggiate dantesche giovedì 25 marzo 2021, alle 21.04, online sugli account social del PArCo: “Introduzione | Paradiso, Canto II, 1-9” con Massimo Ghini, e “Caco, il pastore | Inferno, Canto XXV, 16-33” e con Giuseppe Cederna; 1° aprile 2021, “Enea | Inferno, Canto II, 10-36” con Giandomenico Cupaiuolo; 8 aprile 2021, “Catone l’Uticense | Purgatorio, Canto I, 28-93” con Giuseppe Cederna; 15 aprile 2021, “Cesare | Paradiso, Canto VI, 34-72” con Giandomenico Cupaiuolo; 22 aprile 2021, “Virgilio | Inferno, Canto I, 61-75” con Giandomenico Cupaiuolo; 29 aprile 2021, “Orazio, Ovidio e Lucano | Inferno, Canto IV, 73-102” con Rosa Diletta Rossi; 6 maggio 2021, “Traiano | Purgatorio, Canto X, 70-93” con Giuseppe Cederna; 13 maggio 2021, “Giustiniano | Paradiso, Canto VI, 1-27” con Massimo Ghini; 20 maggio 2021, “Apollo | Paradiso, Canto I, 13-36” con Rosa Diletta Rossi; 27 maggio 2021, “Venere | Paradiso, Canto VIII, 1-39” con Rosa Diletta Rossi; 3 giugno 2021, “San Pietro | Paradiso, Canto XXIV, 52-75” con Massimo Ghini.

Giornata nazionale del Paesaggio. Il parco archeologico del Colosseo presenta il “Parco Green”, il lato verde del Parco, per far rivivere lo spirito dei giardini imperiali e dei rinascimentali Horti Farnesiani. Sul Palatino piantata l’uva pantastica, un antico vitigno confermato dalle fonti

Esplosione di fiori nel parco archeologico del Colosseo, una grande area verde nel cuore di Roma (foto PArCo)

Nella Giornata nazionale del Paesaggio il parco archeologico del Colosseo presenta il “Parco Green”, il lato verde del Parco, per valorizzare al massimo l’eccezionale ambiente naturale che ci è stato affidato e per dare un contributo allo sviluppo dell’economia sostenibile nei suoi diversi aspetti. Il parco archeologico del Colosseo non è solo un sito archeologico, ma anche una grande area verde che si estende per più di 40 ettari (considerando solo il territorio del Foro Romano e del Palatino) nel cuore della città di Roma. Un “parco naturale” in cui la vegetazione spontanea, tipica dell’area mediterranea, convive con i grandi alberi piantati negli ultimi secoli, allo scopo di far rivivere lo spirito dei giardini imperiali e dei rinascimentali Horti Farnesiani che, in fasi successive, hanno abbellito la sommità dell’antico colle. Quest’area verde è stata scelta come habitat da una nutrita fauna di piccoli mammiferi, rettili, insetti e uccelli.

roma_Logo-PArCo-GREEN-con-albero

Il logo del progetto PArCo Green

Il progetto prende spunto dal concetto molto ampio di “Green Economy” o “Economia Verde” e comprende molte iniziative differenti, accomunate dallo scopo di ridurre l’impatto ambientale, quindi di diminuire l’inquinamento, di conservare l’ecosistema e la biodiversità, promuovendo un modo di vivere maggiormente “in accordo” con il nostro ambiente naturale, utilizzandone le risorse in maniera corretta e senza danneggiarlo. Le nostre attività spaziano dal riciclo dei rifiuti e dei materiali alla realizzazione di progetti pilota di restauro ecosostenibile; dalla raccolta delle piante e dei frutti spontanei del Parco alla messa a dimora di essenze antiche e rinascimentali legate alla storia del nostro sito, e ancora molto altro. In collaborazione con il Servizio Educazione Didattica e Formazione abbiamo inoltre realizzato progetti di educazione alla green economy, rivolti ai nostri visitatori di tutte le età… e oggi più che mai anche ai nostri visitatori virtuali.

La Vigna Barberini sul colle Palatino a Roma (foto PArCo)

Un vitigno antico: l’uva pantastica a Vigna Barberini. La ricerca storica e archeologica sui vini di eccellenza nell’antica Roma ha portato alla conoscenza di un antichissimo vitigno autoctono che Plinio chiama “uva pantastica”, da cui deriva il vino Bellone, coltivato nella provincia di Roma e in quella di Latina. La coltivazione della vite è sempre stata di rilevante importanza per tutte le civiltà che si sono susseguite nel corso della storia ed ebbe un ruolo molto importante anche nel corso della civiltà romana. I Romani furono eccellenti viticoltori: sono state infatti ritrovate tracce archeologiche di trincee della coltivazione della vite, per lo più a filari, spesso anche ad alberello per la vite così detta “maritata”.

Vigneti sul colle Palatino in un’antica mappa (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo conserva ancora nella sua toponomastica delle aree chiamate “vigna”, nel senso più esteso del termine, ovvero orti, e nelle indagini archeologiche e nelle carte storiche la presenza dei vigneti è ben documentata. Da qui l’idea di impiantare una piccola vigna, in un ambito del Colle Palatino denominato appunto “Vigna Barberini”, dall’omonima famiglia romana che nel XVII secolo ne deteneva la proprietà. Attualmente una piccola area della terrazza accoglie già delle piante da frutto, il fico sacro delle origini e altre tra le più antiche specie. I lavori sono in procinto di aver inizio dato il periodo favorevole nella nostra zona climatica, per l’impianto del vigneto.

Roma. Presentato in Curia Iulia da Emanuele Papi e Paola Quaranta il nuovo libro di Andrea Carandini e Paolo Carafa “Dal mostro al principe. Alle origini di Roma”, un racconto mitico, sacrale, rituale e storico che svela il significato più profondo del luogo dove Roma è stata fondata

Il plastico delle capanne del Germalus realizzato nel 1950 dall’architetto Alberto Davico, e conservato al museo Palatino (foto PArCo)

Un racconto mitico, sacrale, rituale e storico che svela il significato più profondo del luogo dove Roma è stata fondata. Ecco il nuovissimo libro di Andrea Carandini e Paolo Carafa “Dal mostro al principe. Alle origini di Roma” (Laterza, 2021) presentato giovedì 11 marzo 2021 in Curia Iulia nel Foro Romano nell’ambito dei “Dialoghi in Curia” promossi dal Parco archeologico del Colosseo. Il volume indaga l’essenza mitica e storico-archeologica del monte Germalus sul Palatino, con una ricerca nuova e sistematica: dal ritrovamento dell’altare e del penetrale di Pales ai nuovi studi sui templi di altri culti femminili e sulle capanne prima dei capi locali, poi del primo re; dal riesame del palazzo di Augusto alla riconsiderazione delle diverse fondazioni dell’abitato sul Tevere. Sono intervenuti Emanuele Papi direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, e Paola Quaranta funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo, responsabile dell’area del Palatino. Sulle pagine social del PArCo il resoconto dell’interessante incontro.

dal-mostro-al-principe_carandini-carafa_laterza_copertina

La copertina del libro di Andrea Carandini e Paolo Carafa “Dal mostro al principe. Alle origini di Roma” (Laterza, 2021)

I misteri delle origini di Roma si annidano nei 31 ettari del Palatino che si affacciano sul Tevere, lì dove un tempo si ergeva il monte Germalus: prima villaggio dei Velienses, poi centro ‘proto-urbano’ del Septimontium e infine urbs Roma. Tre abitati forse tutti fondati tra il 1050 e il 750 a.C., nel giorno di un capodanno pastorale anteriore alla città fissato al 21 aprile. Metà di questo monte è rimasta un luogo di culti e di memorie, l’unico risparmiato dai palazzi dei principi; l’altra metà è stata occupata dal primo palazzo di Augusto, che ha rifondato la città nella casa-santuario da cui governava l’impero come principe e pontefice massimo. “Dal mostro al principe. Alle origini di Roma” indaga l’essenza mitica e storico-archeologica del monte Germalus, con una ricerca nuova e sistematica: dal ritrovamento dell’altare e del penetrale di Pales ai nuovi studi sui templi di altri culti femminili e sulle capanne prima dei capi locali, poi del primo re; dal riesame del palazzo di Augusto, che ne propone una ricostruzione nuova sotto numerosi aspetti, alla riconsiderazione delle diverse fondazioni dell’abitato sul Tevere.