Libri sotto l’albero. È uscito il libro “Il viaggio più pericoloso della storia. Sulla rotta degli Argonauti” di Tommaso Braccini (Il Mulino)

Copertina del libro “Il viaggio più pericoloso della storia. Sulla rotta degli Argonauti” di Tommaso Braccini (Il Mulino)
È uscito il libro di Tommaso Braccini “Il viaggio più pericoloso della storia. Sulla rotta degli Argonauti” (Il Mulino). Un ariete che, prima di finire tra le costellazioni, lascia sulla terra il suo vello d’oro, un condottiero allevato da un centauro e non sempre all’altezza del suo compito, una ragazzina sognante che si trasforma in strega rabbiosa, e poi un viaggio infinito per acque perigliose. Quali altri ingredienti potrebbero mancare per ordire la trama della nostra umanità? Il viaggio degli Argonauti è l’archetipo di tutti i viaggi, una inesauribile fonte di rivelazioni, suggestioni e rimandi che riserveranno più di una sorpresa. Unifica il mondo antico e ne prefigura il futuro; è la storia del primo contatto tra Oriente e Occidente, la testimonianza della reciproca conoscenza e il formarsi di un dialogo possibile. Ripercorrendo le rotte della nave Argo e dei suoi intrepidi marinai, Tommaso Braccini ricostruisce la geografia e l’etnografia mitica del cuore dell’Europa, del Mediterraneo e delle sue sponde, e dell’Oceano illimitato.

Tommaso Braccini, ellenista (università di Siena)
Tommaso Braccini (Pistoia, 1977) si è laureato in Letteratura greca (Firenze, 2002), ha conseguito il dottorato di ricerca in Antropologia del Mondo antico (Siena, 2006), e dopo essere stato ricercatore di Filologia classica (2011-2016) e professore associato di Lingua e letteratura neogreca (2016-2019) all’università di Torino, e professore associato di Filologia classica all’università di Siena (2019-2024), dal 2024 è professore ordinario di Filologia greca e latina all’università di Siena.
Trieste. Un raro pugnale risalente all’età del Rame di più di 4000 anni fa è stato rinvenuto nella grotta Tina Jama nel Carso Triestino a Sgonico, insieme ad abbondanti resti ceramici e manufatti in pietra grazie: i risultati della campagna di scavo condotta dall’università Ca’ Foscari Venezia. Nuova luce sulla preistoria dell’Alto Adriatico

Pugnale in rame a codolo risalente alla seconda metà del III millennio a.C. al momento del rinvenimento nella grotta Tina Jama nel Carso Triestino a Sgonico (foto di Federico Bernardini)
Un raro pugnale risalente all’età del Rame di più di 4000 anni fa è stato rinvenuto nella grotta Tina Jama nel Carso Triestino a Sgonico, insieme ad abbondanti resti ceramici e manufatti in pietra grazie alla campagna di scavo condotta dall’università Ca’ Foscari Venezia, in concessione di scavo per il ministero della Cultura – soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con l’Institute of Archaeolgy – Research Centre of the Slovenian Academy of Sciences and Arts, il Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam e l’università di Siena. L’eccezionale scoperta è stata presentata mercoledì 23 ottobre 2024, a Trieste a Palazzo Economo, sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, alla presenza di Monica Hrovatin, sindaca di Sgonico; Andrea Pessina, segretario regionale del MiC per il FVG; Roberto Micheli, funzionario per la soprintendenza ABAP FVG; Federico Bernardini, professore di Metodologia della ricerca archeologica al dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari Venezia; ed Elena Leghissa, dell’Institute of Archaeolgy, Research Centre of the Slovenian Academy of Sciences and Arts.

La campagna di scavo nella grotta di Tina Jama (Ts) è condotta dall’università Ca’ Foscari Venezia, in concessione di scavo per il ministero della Cultura – soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia (foto unive/sabap fvg)
Le nuove indagini hanno permesso di ricostruire con metodologie di scavo moderne, la storia delle regioni dell’Adriatico nord-orientale in un lungo arco cronologico compreso tra circa 9000 e 4000 anni fa. “Lo scavo presso la grotta Tina Jama, condotto da un team italo-sloveno”, ha affermato il direttore dello scavo Federico Bernardini, “mira a chiarire diversi aspetti della preistoria recente delle regioni adriatiche nord-orientali, adottando un approccio moderno e rigoroso. Al contempo, offre un’importante esperienza formativa per studenti italiani e internazionali”. Ed Elena Leghissa ha aggiunto: “Gli scavi presso la grotta Tina Jama hanno rivelato strati dell’età del Bronzo e del Rame finale, risalenti alla seconda metà del III millennio a.C., cruciali per comprendere le trasformazioni tecnologiche, culturali e sociali dell’Europa di quel periodo. Il proseguimento degli scavi approfondirà le relazioni tra le diverse facies culturali del III millennio a.C. nell’area del Caput Adriae”. Secondo Federico Bernaridini ed Elena Leghissa “Il ritrovamento di un raro pugnale in rame, risalente alla seconda metà del III millennio a.C., è un evento eccezionale che solleva interrogativi sull’uso della grotta, dato che manufatti così preziosi sono generalmente rinvenuti in contesti sepolcrali”.

L’ingresso della grotta Tina Jama nel Carso Triestino a Sgonico – Zgonik, non lontano dalla cima del monte Lanaro/Volnik (foto unive / sabap fvg)
I risultati degli scavi e il pugnale in rame. Non lontano dalla cima del monte Lanaro/Volnik, nella grotta Tina Jama, nel Comune di Sgonico – Zgonik, nel Carso triestino, le ricerche italo-slovene in corso stanno permettendo di ricostruire con metodologie di scavo moderne la storia delle regioni dell’Adriatico nord-orientale in un lungo arco cronologico compreso tra circa 9000 e 4000 anni fa. Sta infatti per concludersi la seconda campagna di scavi, condotta su concessione ministeriale sotto la direzione di Federico Bernardini del Venice Centre for Digital and Public Humanities e del Centro Studi Archeologia Venezia dell’università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con l’Institute of Archaeolgy, Research Centre of the Slovenian Academy of Sciences and Arts, il Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam, l’università di Siena e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia. Le ricerche sono state realizzate anche grazie alla collaborazione con i proprietari del terreno Marino Pernarcich e Paola Zivec, nonché le aziende agricole Marucelli Omar e Milič Zagrski, che con il loro entusiastico supporto e il fondamentale sostegno logistico hanno reso possibile l’attività di ricerca sul campo.

Fase della campagna di scavo nella grotta di Tina Jama (Ts) è condotta dall’università Ca’ Foscari Venezia, in concessione di scavo per il ministero della Cultura – soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia (foto unive/sabap fvg)
Gli scavi, che segnano una ripresa delle indagini archeologiche nelle grotte del Carso dopo alcuni decenni di inattività, hanno permesso di raggiungere livelli attribuibili all’età del Rame nei quali è stato rinvenuto un raro pugnale in rame risalente a più di 4000 anni fa, oltre ad abbondanti resti ceramici e manufatti in pietra. È stata scoperta inoltre una struttura in lastre e blocchi di pietra che chiudeva l’ingresso della grotta in un periodo probabilmente compreso circa tra il 2000 e il 1500 a.C., la cui funzione è ancora misteriosa ma forse connessa a scopi funerari, come potrebbero far pensare alcuni frammenti di crani umani in parte ad essa associati. Tuttavia la struttura potrebbe essere stata creata anche per riparare l’interno della grotta dai venti di bora.

Resti ossei rinvenuti nello scavo della grotta di Tina Jama (Ts) condotto dall’università Ca’ Foscari Venezia, in concessione di scavo per il ministero della Cultura – soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia (foto unive/sabap fvg)
Prima della creazione di questa struttura, i materiali ceramici raccolti e la presenza di un focolare suggeriscono che la cavità venne frequentata da gruppi la cui cultura materiale suggerisce stretti contatti con l’area dalmata nella seconda metà del III millennio a.C. (cultura di Cetina). Il pugnale in rame proviene da questi livelli; esso presenta una lunghezza di poco meno di 10 cm e una forma a foglia con codolo. Simili reperti non trovano confronti puntuali in Italia mentre il manufatto della Tina Jama può essere confrontato con simili reperti provenienti da un famoso sito palafitticolo nei pressi di Ljubljana in Slovenia, le palafitte di Dežman/Deschmann.

Punta di freccia in selce rinvenuta nello scavo della grotta di Tina Jama (Ts) condotto dall’università Ca’ Foscari Venezia, in concessione di scavo per il ministero della Cultura – soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia (foto unive/sabap fvg)
Materiali portati in superficie da animali, tra cui punte di freccia in selce, lunghe lame dello stesso materiale prodotte a pressione, un manufatto in ossidiana (vetro vulcanico importato dal sud Italia o dal centro Europa), asce in pietra levigata, altri manufatti litici e ceramici e ornamenti in conchiglia dimostrano che la grotta è stata frequentata per millenni e fanno ben sperare per le future campagne di scavo.
Roma. In Curia Iulia al via il ciclo di conferenze “Tre capitali cristiane. Rileggendo Richard Krautheimer” a trent’anni dalla morte dell’insigne storico dell’arte e storico dell’architettura autore del libro “Tre capitali cristiane. Topografia e politica”, pietra miliare degli studi di archeologia e topografia cristiana e tardoantica. Ecco il programma
Giovedì 31 ottobre 2024, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la prima conferenza del ciclo “Tre capitali cristiane. Rileggendo Richard Krautheimer”. ingresso libero da largo della Salara Vecchia con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti. A trent’anni dalla morte di Richard Krautheimer (Fürth, 6 luglio 1897 – Roma, 1° novembre 1994), insigne storico dell’arte e storico dell’architettura, il parco archeologico del Colosseo propone un ciclo di conferenze a partire dal libro “Tre capitali cristiane. Topografia e politica” (1983) pietra miliare degli studi di archeologia e topografia cristiana e tardoantica. Ciascun appuntamento approfondirà la trasformazione di una delle tre capitali dell’Impero – Roma, Costantinopoli e Milano – all’indomani dell’Editto di Milano, sulla spinta dell’impulso rinnovatore di Costantino che determinò profonde e susseguenti trasformazioni urbanistiche e topografiche. Sarà inoltre l’occasione, a trent’anni di distanza, per portare alla conoscenza del grande pubblico nuove scoperte e acquisizioni archeologiche. L’iniziativa gode del patrocinio del dicastero per l’Evangelizzazione – sezione per le questioni fondamentali per l’evangelizzazione nel mondo.

La testa colossale di Costantino conservata nel cortile del Palazzo dei Conservatori ai musei Capitolini di Roma (foto PArCo)
Giovedì 31 ottobre alle 16.30 il ciclo di conferenze si apre con “Quei giorni che cambiarono il mondo: Costantino tra novità religiose, topografia e politica”, intervento di monsignor Andrea Lonardo, direttore del Servizio per la Cultura e l’Università della Diocesi di Roma, che offrirà un’ampia introduzione sulla figura di Costantino tra novità religiose, topografia e politica e il rapporto fra il potere temporale e quello religioso. Introduce Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo. L’imperatore Costantino è figura estremamente controversa proprio perché è indubbia la sua grandezza, paragonabile forse solo a quella di Ottaviano Augusto. La sua intuizione di puntare su Costantinopoli e sull’oriente creò uno spazio in occidente che sarà decisivo nell’evoluzione di impero e chiesa. Sebbene il cristianesimo fosse ancora minoritario in occidente ed egli non avesse alcun interesse per questioni teologiche complesse – sulla scia dei suoi predecessori interessati soprattutto alla pax deorum -, nondimeno egli comprese la crisi del paganesimo e si appoggiò con evidenza al cristianesimo, mentre da parte della chiesa si guardò a lui come se fosse un catecumeno.

Ricostruzione dell’area presbiteriale della basilica lateranense a Roma all’epoca costantiniana (foto PArCo)
Sabato 9 novembre, alle 11.30, Lucrezia Spera in “Città degli imperatori e città degli apostoli. Roma tardoantica e la metamorfosi in capitale cristiana”. Nel giorno del millesettecentesimo anniversario della dedicazione della basilica lateranense, Lucrezia Spera, professoressa di Archeologia tardoantica all’università di Roma Tor Vergata e di Topografia cristiana di Roma al Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, rileggerà il radicamento progressivo del Cristianesimo nel tessuto urbano di Roma attraverso gli apporti delle scoperte archeologiche più recenti, con la rilettura monumentale di alcuni contesti significativi e alcune riflessioni aggiornate sulla città tardoantica.

Mappa di Constantinopoli (1422) del cartografo fiorentino Cristoforo Buondelmonte, conservata alal biblioteca nazionale di Parigi (foto Wp)
Sabato 23 novembre, alle 11.30, Enrico Zanini in “Costantinopoli: una città, tre capitali (una delle quali cristiana)”. A pochi giorni dalla ricorrenza della cerimonia della limitatio della città, Enrico Zanini, professore di Metodologia della ricerca archeologica all’università di Siena, illustra la fondazione della Nuova Roma e il conseguente spostamento della capitale dell’Impero da Roma a Costantinopoli, città multiforme e straordinariamente complessa che conosciamo ancora poco dal punto di vista archeologico, fornendo una chiave di interpretazione degli spazi, delle funzioni e dei monumenti di un organismo urbano al tempo stesso luogo di vita quotidiana e grandiosa macchina scenica.

La basilica di San Lorenzo Maggiore a Milano (foto PArCo)
Sabato 7 dicembre, alle 11.30, Marco Sannazaro in “Milano paleocristiana: un bilancio delle ricerche degli ultimi decenni”. In occasione della festa di Sant’Ambrogio, Marco Sannazaro, professore di Archeologia cristiana, tardoantica e medievale all’università Cattolica del Sacro Cuore, concluderà la serie di incontri approfondendo le vicende di Milano / Mediolanum e proponendo un bilancio delle ricerche degli ultimi decenni sulla città paleocristiana.
Siena. All’auditorium Santa Chiara Lab la conferenza “La gestione museale tra piani strategici e gaming: l’esperienza del MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli” con Giulierini, Solima e Viola

L’esperienza del museo Archeologico nazionale di Napoli e le tematiche legate alla gestione del museo: se ne parla mercoledì 5 giugno 2024, alle 16, all’auditorium Santa Chiara Lab in via Valdimontone 1 a Siena, nella conferenza “La gestione museale tra piani strategici e gaming: l’esperienza del MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli” promossa dal dipartimento di Scienze storiche e dei Beni culturali dell’università di Siena che, in qualità di Dipartimento di Eccellenza 2023-2027, sta promuovendo un percorso focalizzato sui temi della sostenibilità culturale, anche attraverso il digitale, con la collaborazione del Santa Chiara Lab, delle Scuole di specializzazione in Beni storico-artistici e in Beni archeologici, del dottorato in Storia dell’Arte UNISI-UNISTRASI, ma anche del DISPOC – dipartimento di Scienze sociali, politiche e cognitive, del DISAG – dipartimento di Studi aziendali e giuridici, del DFCLAM – dipartimento di Filologia e Critica delle Letterature. La conferenza è inoltre patrocinata da ICOM Italia attraverso il Coordinamento Toscano, dalla Regione Toscana, dalla Fondazione Musei Senesi e dall’Ordine degli Architetti di Siena. L’ingresso è libero ma è consigliata la prenotazione online (ISCRIZIONI APERTE).

Museo Archeologico nazionale di Napoli: da sinistra, Fabio Viola, Paolo Giulierini, Ludovico Solima (foto mann)
Intervengono: Paolo Giulierini, già direttore del MANN di Napoli; Ludovico Solima, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”; Fabio Viola, curatore del museo nazionale del Cinema di Torino e fondatore del collettivo TuoMuseo. Modera: Elisa Bruttini, università di Siena; ICOM Toscana. Successivamente, dalle 18 alle 19, sarà possibile visitare il FabLab dell’università di Siena e visionare i prototipi del progetto europeo “Beaucoup” per la fruizione ludica del patrimonio culturale a persone con disabilità.
Trieste. Al via al museo civico di Storia Naturale “Preistoria 2024”: otto incontri dedicati ai temi dell’archeologia preistorica e protostorica regionale, promossi dalla Società per la Preistoria e la Protostoria della Regione Friuli Venezia Giulia
Al via a Trieste “Preistoria 2024”: otto incontri dedicati ai temi dell’archeologia preistorica e protostorica regionale per divulgare e far conoscere i risultati delle ultime ricerche, le nuove scoperte e i grandi temi che alimentano il dibattito sulle principali tematiche preistoriche e protostoriche, grazie al coinvolgimento dei principali studiosi che se ne occupano. Il ciclo di conferenze, a ingresso gratuito sino ad esaurimento dei posti, che si tiene tra marzo e dicembre 2024, sempre alle 17, al museo civico di Storia Naturale di Trieste, via dei Tominz 4, è realizzato dalla Società per la Preistoria e la Protostoria della Regione Friuli Venezia Giulia, in co-organizzazione con il museo civico di Storia Naturale del Comune di Trieste. La SPP-FVG, fondata a Trieste il 22 dicembre 1970 da Benedetto Lonza con Gabriella Pross-Gabrielli, Luigi Parentin, Manlio Peracca, Nicolò Romani e Francesco Stradi, ha voluto sin dalla sua nascita dedicare particolare attenzione alla divulgazione scientifica delle principali tematiche preistoriche e protostoriche della nostra regione. Con tali obiettivi, la Società ha coinvolto in numerose circostanze i principali studiosi che si occupano di problematiche archeologiche preistoriche – prevalentemente regionali, ma non solo – cercando di diffondere tra gli appassionati locali ed i cultori della materia le principali novità che continuamente emergono grazie alle ultime ricerche nel campo archeologico. Il ciclo “Preistoria 2024 darà ampio spazio a diversi punti “caldi” con un focus in particolare sui numerosi aspetti ancora problematici che riguardano la nascita e lo sviluppo di quei particolari abitati fortificati su altura che chiamiamo “castellieri” e che sono l’elemento fondamentale del paesaggio antropico antico dell’Istria, del Carso e della Pianura Friulana, a partire dall’Età del Bronzo e sino alla conquista romana della regione. Ecco il programma.
Mercoledì 13 marzo 2024: “Abitare nei castellieri tra Bronzo finale ed età del Ferro: evidenze da Tabor presso Vrabce e ŠStanjel (Carso)”, con Manca Vinazza, archeologa, università di Lubiana.
Mercoledì 17 aprile 2024: “La colonizzazione neolitica della pianura friulana: nuovi dati e prospettive di ricerca” con Andrea Pessina, archeologo, segretario regionale del Mic per il Friuli Venezia Giulia e soprintendente ad interim della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia.
Mercoledì 15 maggio 2024: “Vita e morte di un cacciatore mesolitico. La sepoltura di Mondeval de Sora (San Vito di Cadore) alla luce delle nuove indagini” con Federica Fontana, professoressa associata di Preistoria e Protostoria all’università di Ferrara.
Mercoledì 12 giugno 2024: “Le sculture preromane di Nesazio. Una revisione stratigrafica e archeologica” con Paolo Paronuzzi, professore di Geologia applicata all’università di Udine e geoarcheologo.
Mercoledì 18 settembre 2024: “Ricostruzione dell’esodo biblico secondo Emmanuel Anati in epoca persiana ed ellenistica” con Fabio Crosilla, già professore ordinario di Topografia all’università di Udine, dipartimento Politecnico di Ingegneria e Architettura.
Mercoledì 16 ottobre 2024: “Connessioni tra Slovenia e Carso nel terzo millennio a.C.” con Elena Leghissa, ricercatrice associata di archeologia dell’università di Lubiana, accademia slovena di Scienze ed arte, istituto di archeologia.
Mercoledì 13 novembre 2024: “Uomini, bronzo e vetro sul versante meridionale delle Alpi durante l’età del Bronzo medio e tardo” con Peter Turk, curatore della Preistoria e Archeologia del museo nazionale della Slovenia di Lubiana.
Mercoledì 18 dicembre 2024: “Tra cacciatori e pastori: la Grotta dell’Edera e il Carso durante le prime fasi dell’Olocene” con Francesco Boschin, professore associato, dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente, università di Siena.
Roma. Al Teatro Argentina la decina edizione di “Luce sull’Archeologia” dal titolo “La “villeggiatura” nell’antica Roma: l’otium come sentimento sublime di bellezza ed esperienza di civiltà”: sette incontri con approfondimento del tema da un punto di vista letterario, teatrale, giornalistico e con rimandi al tempo presente
“Luce sull’Archeologia” dal titolo “La “villeggiatura” nell’antica Roma: l’otium come sentimento sublime di bellezza ed esperienza di civiltà” torna per la decima edizione sul palcoscenico del Teatro Argentina che, dopo i successi delle passate edizioni, continua ad alimentare la sete di conoscenza e la grande passione per la millenaria storia di Roma. Sette appuntamenti, dal 14 gennaio al 14 aprile 2024, alle 11, per approfondire il rapporto dei romani con la terra e la natura, quando alla fine dell’età repubblicana ragioni storico-politiche e culturali determinarono la trasformazione della mentalità e del costume dell’élite sociale romana, che prediligeva sempre più una vita lontano dalla città e dal centro del potere. Si desiderava vivere una vita agiata e i piaceri del paesaggio in contesti extra urbani: otium cum dignitatem tempo libero da poter dedicare, con tranquillità, alle proprie attività intellettuali, ma anche al disbrigo degli affari politici e degli interessi economici. Residenze che nel tempo si sono arricchite di nuovi spazi, destinati non solo al piacere del corpo, come gli impianti termali, ma anche dello spirito, come i giardini per passeggiare, conversare, leggere.

Massimo Osanna direttore generale Musei, protagonista del primo incontro di “Luci sull’Archeologia” (foto graziano tavan)
Come per le precedenti edizioni, ogni incontro si comporrà come un viaggio di testimonianze, ricerche, riflessioni e immagini con il contributo esclusivo di storici, archeologi e studiosi d’arte, che guideranno il pubblico. “Luce sull’Archeologia” è un progetto del Teatro di Roma – Teatro Nazionale in collaborazione con la direzione generale Musei del ministero della Cultura e con il contributo dell’Istituto Nazionale di Studi Romani, del periodico mensile Archeo e di Dialogues Raccontare L’arte. La decima edizione arricchisce i sette incontri di un nuovo contributo per una prospettiva multifocale, dal titolo La parola oltre il sipario, un momento di riflessione e approfondimento del tema da un punto di vista letterario, teatrale, giornalistico e con rimandi al tempo presente. Introduce Massimiliano Ghilardi con le anteprime del passato di Andreas M. Steiner e con i contributi di storia dell’arte di Claudio Strinati.
GLI INCONTRI. 14 gennaio 2024: Maurizio Bettini, università di Siena, su “Villa rustica: il paesaggio sonoro di un otium campestre”; Massimo Osanna, direttore generale Musei MiC, su “Tiberio a Capri. Nuovi progetti”; Paolo Di Paolo, scrittore, su “Il fondale è un paesaggio”. 21 gennaio 2024: Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei, su “La sublime bellezza di Baia, tra memorie emerse e patrimoni sommersi”; Francesca Rohr, università di Venezia, su “Tra villeggiatura e politica: soggiornare in campagna nella tarda repubblica”; Fabio Pierangeli, università di Roma Tor Vergata, su “Le vacanze di Palomar – Itinerari d’otium di Italo Calvino”; 11 febbraio 2024: Ivano Dionigi, università di Bologna, su “Lucrezio: un rivoluzionario a Roma”; Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, su “Elogio del tempo perso: la Villa dei Papiri di Ercolano”; Dacia Maraini, scrittrice, su “L’ozio della lettura con lo sguardo contemporaneo”. 25 febbraio 2024, Alberta Campitelli, storica dell’arte e dei giardini, su “L’eredità del passato nelle ville romane tra Rinascimento e Barocco: modelli e stili di vita”; Tiziana Maffei, direttore della Reggia di Caserta, su “Dal piacere al potere: l’evoluzione dei giardini alla Reggia di Caserta”; Lina Bolzoni, Scuola Normale Superiore di Pisa, su “L’ozio creativo della lettura e della conversazione”. 3 marzo 2024: Francesca Romana Berno, università di Roma La Sapienza, su “Le smanie per la villeggiatura. Seneca in vacanza, tra ville al mare e riflessione filosofica”; Filippo Demma, direttore della direzione regionale Musei Calabria e del parco archeologico di Sibari, su “Eno/oìno. E dove non è vino non è amore, né alcun altro diletto hanno i mortali”; Ritanna Armeni, scrittrice, su “La rivoluzione dell’ozio femminile”. 10 marzo 2024: Francesca Ceci, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, su “Bellezza e otium attraverso i capolavori dei Musei Capitolini”; Emanuele Papi, università di Siena e direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, su “Erode Attico e le ville di un milionario in Grecia”; Matteo Nucci, scrittore, su “Perdere tempo per vivere il tempo: la scholè che vince la morte”. 14 aprile 2024: Giuliana Calcani, università di Roma Tre, su “Immagini dell’otium. Tra realtà e ricerca della perfezione”; Monica Salvadori, università di Padova, su “L’otium e l’arte di vivere nelle case romane”; Paolo Di Paolo, scrittore, su “Il tempo pieno e vuoto del teatro”.
Arezzo. Al museo Archeologico nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” presentazione del libro di Orazio Licandro “Cesare deve morire. L’enigma delle Idi di Marzo”: rilettura approfondita e innovativa di uno dei più interessanti enigmi dell’antichità
L’assassinio di Giulio Cesare è stato di certo un evento cardinale nella storia di Roma repubblicana. Come Alessandro Magno, anche Cesare mirava forse a conquistare un vasto impero? Temevano i cesaricidi che tornasse in patria in trionfo, accolto dalla folla come un nuovo sovrano di stampo ellenistico? Partendo da queste domande, e alla luce dei nuovi ritrovamenti e delle nuove scoperte in campo epigrafico, il saggio di Orazio Licandro offre una rilettura approfondita e innovativa di uno dei più interessanti enigmi dell’antichità, una di quelle vicende sulle quali la Storia e la storiografia non smettono mai di interrogarsi. Venerdì 24 novembre 2023, alle 17, nella Sala delle Ceramiche del museo Archeologico nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” e anfiteatro romano di Arezzo sarà presentato il libro di Orazio Licandro “Cesare deve morire. L’enigma delle Idi di Marzo” (Baldini+Castoldi). Introdurranno e dialogheranno con l’autore Maria Gatto (direttrice del Museo), Annalisa Gualdani (università di Siena, Polo di Arezzo), Valerio Marotta (università di Pavia), Iolanda Ruggiero (università di Siena, Polo di Arezzo) ed Emanuele Stolfi (università di Siena).

Copertina del libro “Cesare deve morire. L’enigma delle Idi di marzo” di Orazio Licandro
“Cesare deve morire. L’enigma delle Idi di Marzo”. L’assassinio di Giulio Cesare – evento cardinale nella storia della repubblica romana – è stato studiato e analizzato per secoli: la storiografia moderna sembra concordare sul fatto che i tre cesaricidi abbiano agito per impedire il disegno del generale di instaurare la monarchia a Roma attraverso la dittatura a vita, uno strumento assolutamente inedito e che minacciava di sconvolgere l’ordine istituzionale e sociale costituito. Tuttavia, il recente ritrovamento di una tavola su cui è inciso l’elenco delle liste magistratuali del 45-44 a.C., gli anni in cui maturò e si realizzò la congiura, riapre la discussione: Cesare era infatti stato già nominato dictator perpetuus; ma l’aggettivo perpetuus non significava “a vita”. Se Cesare non voleva farsi re, allora cosa cercavano di impedire Gaio Cassio, Marco e Decimo Bruto? E quale fu il vero ruolo di Antonio? Attraverso un’analisi attenta e dettagliata delle fonti antiche e della storiografia moderna, Orazio Licandro rilegge l’intera vicenda e, scandagliando i fondali oscuri della lotta politica, presta ascolto a un altro grande condottiero, sorta di alter ego di Cesare, ovvero Napoleone: anche lui, infatti, sospettava che ci fosse un’altra ragione dietro l’omicidio di un uomo che, col suo potere e la sua geniale irruenza, avrebbe potuto cambiare il corso della Storia. La sua azione militare, del resto, dopo la conquista esemplare della Gallia, era orientata verso Oriente come a voler ripercorrere le orme di un idolo del passato: Alessandro Magno.
“Sacrifici umani nelle società umane antiche e premoderne. I miti tenebrosi, il pregiudizio e la storia” è il tema di grande fascino storico del 6° convegno internazionale di studi in programma a Ragusa il 28 e il 29 dicembre 2024. Diretto come i precedenti da Carlo Ruta, storico e direttore scientifico del Laboratorio degli Annali di storia, il convegno nasce dal partenariato scientifico con l’università Sorbona di Parigi, il Centre National de la Recherche Scientifique francese, l’università di Genova, l’università di Bari, l’università di Siena, Unitelma-Sapienza università di Roma e il Laboratorio di studi marittimi e navali Ferdinand Braudel dell’università di Genova. “L’obiettivo del convegni è di fare chiarezza su fenomeni storici di difficile interpretazione”, spiega il prof. Ruta, “e, più in particolare, di fornire contributi che aiutino a superare limiti interpretativi che persistono sulla materia dei “sacrifici umani”, sotto il profilo storico-archeologico e antropologico. Si tratta di fare chiarezza, in sostanza, su condotte sociali ancora controverse, che passano tuttavia come provate e certificate, la cui realtà resta invece tutta da dimostrare e le cui interpretazioni risentono troppo da etnocentrismi, stereotipi e rigidità di lettura. Vanno sottolineate inoltre le influenze esercitate sul lavoro storico-antropologico da letterature antiche e moderne che appaiono a conti fatti ben poco rispondenti all’oggettività. Il caso di Salammbò di Flaubert, con riferimento ai presunti sacrifici umani dell’antica Cartagine, potrebbe essere al riguardo emblematico”.
Sabato 28 e domenica 29 settembre 2024 tornano le Giornate Europee del Patrimonio e il museo Archeologico nazionale di Civitavecchia propone incontri, concerti e laboratori. Sabato 28 settembre 2024, alle 16, “Pasticci romani”, laboratorio di cucina per bambini dai 5 ai 10 anni. I bambini prepareranno un tipico dolce degli antichi romani, guidati dall’archeologa Barbara Gianvincenzi a cura di Vlogging Tour. Alle 18, “Gli Etruschi nel Civitavecchiese”: la direttrice Lara Anniboletti dialoga con Andrea Zifferero (università di Siena), Francesco di Gennaro (già soprintendente archeologo) Alessandro Mandolesi (autore del volume ‘Tra Caere e Tarquinia. La costiera civitavecchiese in età etrusca’), Maria Rosa Lucidi (archeologa collaboratrice DRMN Lazio). Dialogo sul ruolo di frontiera marittima svolto da questo vivace territorio fra i distretti delle città di Caere e Tarquinia. Si tratta di un contesto culturalmente misto, all’interno del quale si sono evoluti gli interessi tattici e strategici delle città di riferimento per il controllo dei passaggi costieri e degli accessi a risorse naturali di notevole importanza, come i giacimenti minerari dei Monti della Tolfa. Si parlerà anche di alcune novità archeologiche emerse dal riesame dei materiali conservati nei depositi del museo Archeologico nazionale di Civitavecchia. Alle 20.30, concerto Maestri dell’Unione Musicale Civitavecchiese con Sofia Colaiacomo (pianoforte), Emiliano Manna (pianoforte), MIB (Men in Blues duo) composto da Giovanni Cernicchiaro (chitarra) e Gino Fedeli (flicorno). Domenica 29 settembre 2024, alle 17, “Mosaico al Museo”, laboratorio per famiglie con bambini sulla tecnica del mosaico con l’archeologa Francesca Regina, a cura della ProLoco Civitavecchia APS.
Al via la XVII edizione del Paleofestival, il Festival dell’Archeologia sperimentale divulgativa sul Mondo antico, che si tiene al Castello San Giorgio della Spezia nelle giornate del 27 e del 28 aprile 2024. In queste due giornate il giardino, le terrazze e tutti gli spazi del Castello si trasformano in un grande parco archeologico urbano dove saranno creati dei punti interattivi condotti da archeologi sperimentalisti, archeotecnici, personale didattico dei musei e di parchi archeologici e sperimentatori per divulgare, con dimostrazioni interattive e laboratori, gli usi e i costumi della Preistoria e delle antiche civiltà. Anche quest’anno saranno inseriti laboratori per adulti che potranno finalmente divertirsi da soli o con i loro bambini. È consigliato per tutti i partecipanti scegliere e prenotarsi per le attività programmate per la giornata. Il biglietto di ingresso ha il costo di 5 euro un giorno; 8 euro due giorni. Biglietto famiglia genitori e figli 15 euro un giorno e 20 euro due giorni; ulteriore accompagnatore 2.50 euro al giorno. L’evento si svolgerà anche in caso di maltempo. La prevendita è attiva al museo del Castello. Info: tel. 0187/751142 e 0187/727219, e-mail: 
Il programma di quest’anno è particolarmente ricco di proposte, ben 35 diverse attività, e saranno presenti, oltre ai fidati protagonisti delle scorse edizioni, nuovi sperimentatori e nuove collaborazioni con parchi archeologici provenienti da tutta Italia e anche dalla Corsica. Al termine della giornata del 27 aprile 2024 sarà presentato uno spettacolo fondato sul racconto e la musica che narrerà le tappe fondamentali del lungo cammino umano, con il sottofondo delle musiche di Antonio Vivaldi, che ci porterà alla conoscenza delle scoperte che hanno cambiato la nostra storia. La novità più significativa di quest’anno è la riproposta del convegno scientifico dal respiro internazionale del Paleofestival “Quinto incontro studi di archeologia sperimentale. Problematiche e soluzioni tra ricerca e divulgazione” che si svolgerà domenica 28 aprile 2024 dalle 11 alle 13 a ingresso gratuito e senza prenotazione. I lavori del convegno, dopo i saluti istituzionali del sindaco Peracchini, saranno introdotti da Donatella Alessi, conservatrice del museo del Castello San Giorgio e moderati dall’archeologo Edoardo Ratti. Le tematiche trattate saranno il racconto di sperimentazioni archeologiche nuove e ricerche specialistiche e la presentazione di parchi archeologici, dei loro scavi archeologici e delle loro attività educative. Nel corso del convegno interverranno: Marta Coccoluto, responsabile del parco archeologico di Baratti e Populonia “Populonia, città sul mare. Ricerca archeologica, progetti di valorizzazione e management culturale”; Vincent Lascour dell’associazione Chalcophore, “La strada dell’ossidiana. La circumnavigazione della Corsica in piroga monossile”; Stefano Ricci, antropologo dell’università di Siena, “Noi, i Neandertaliani e i Denisoviani: storie di convivenza preistoriche”; Fabio Fazzini, archeologo, “Ambra, storia e lavorazione nel Piceno dell’Età del Ferro”.
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