Archivio tag | università di Siena

Marina di Camerota (Sa): qui 140mila anni fa vivevano gli elefanti. Nella Grotta del Poggio trovati resti dell’elefante a zanne diritte durante gli scavi delle università di Bologna e Siena, ripresi dopo più di 50 anni di abbandono

marina-di-camerota_grotta-del-poggio_scoperti-resti-elefante_area-di-scavo_foto-unibo

Il punto dove sono stati trovati i resti del Palaeoloxodon antiquus nei livelli della Grotta del Poggio a Marina di Camerota (Sa) abitati dall’uomo di Neanderthal (foto unibo)

A Marina di Camerota 140mila anni fa vivevano gli elefanti. È il risultato più eclatante degli scavi condotti, tra il 1° e il 18 settembre 2022, ripresi, dopo più di 50 anni di abbandono, dalle università di Siena e di Bologna in collaborazione con la soprintendenza per le provincie di Salerno e Avellino e il Comune di Camerota (Sa): alla Grotta del Poggio hanno riportato alla luce, nella parte alta della serie stratigrafica, i resti di un grande pachiderma, il Palaeoloxodon antiquus, o elefante a zanne diritte. La presenza di questo animale nei livelli abitati dal Neanderthal, era stata già segnalata, per gli strati più antichi della grotta, dal prof. Arturo Palma di Cesnola negli anni ’60 del secolo scorso. I resti rinvenuti nel corso dell’attuale campagna di scavo appartengono all’osso di un arto e mostrano evidenti tracce di percussione indicative del fatto che l’elefante venne macellato dall’uomo. Le università di Bologna, Dipartimento di Beni culturali, e di Siena, Dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’Ambiente – UR Preistoria e Antropologia, hanno infatti ripreso gli scavi alla Grotta del Poggio (Marina di Camerota), un sito preistorico di grande rilievo per la sua potente serie stratigrafica relativa al Paleolitico medio (Uomo di Neanderthal).

marina-di-camerota_grotta-del-poggio_ingresso_foto-unibo

L’ingresso protetto della Grotta del Poggio a Marina di Camerota (Sa) (foto unibo)

La Grotta del Poggio fu scoperta nel 1954 dal prof. Pietro Parenzan, dell’università di Napoli. Nel 1964 la Soprintendenza di Salerno incaricò il prof. Arturo Palma di Cesnola dell’università di Siena di condurvi le prime indagini sistematiche. Tra il 1965 e il 1967 Palma di Cesnola effettuò un sondaggio nel deposito archeologico contenuto nella cavità dove vennero identificati 14 strati, ai quali fu attribuita, su basi geologiche e culturali, un’età compresa tra 190 e 130 mila anni fa. Il Poggio contiene dati unici ai fini della ricostruzione del popolamento antico dell’Italia meridionale.  Per questo motivo le indagini nel sito rivestono interesse internazionale e vengono finanziate da un progetto ERC advanced dal titolo “Our first steps to Europe: Pleistocene Homo sapiens dispersals, adaptations and interactions in South-East Europe” (FIRSTSTEPS), gestito dall’università di Tubingen (Principal Investigator prof. Katerina Harvati). Il progetto FIRSTSTEPS si focalizza sul primo popolamento dell’Europa da parte di Homo sapiens (il cui più antico arrivo nel nostro Continente si data, in base al fossile umano di Apidima in Grecia, intorno a 200mila anni fa) e sui suoi rapporti con le popolazioni autoctone (i Neanderthal).

marina-di-camerota_grotta-del-poggio_scoperti-resti-elefante_fasi-di-scavo_foto-unibo

Una fase degli scavi archeologici alla Grotta del Poggio condotti dalle università di Bologna e Siena (foto unibo)

Uno dei principali scopi delle nuove ricerche è stato quello di acquisire informazioni biostratigrafiche, cronologiche e comportamentali provenienti da moderni sistemi di indagine stratigrafica e da analisi effettuate con tecnologie all’avanguardia. Per quel che concerne invece la valorizzazione, il fine principale del progetto è quello di inserire attivamente la Grotta del Poggio (come già la Grotta della Cala) all’interno dell’offerta turistica del territorio, dando vita a un percorso virtuoso in cui i risultati della ricerca scientifica possano essere assorbiti e divulgati in tempo reale. L’auspicio è di creare in tal modo una costante, dinamica e vitale osmosi tra il mondo della ricerca e la comunità tutta.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, nell’ambito del ciclo “Taras e i doni del mare. Oltre la Mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse”, appuntamento on line con Franco Cambi, Laura Pagliantini e Claudia Abatino (università di Siena) ed Edoardo Vanni (ricercatore indipendente) su “Vivere sul mare in età romana. La villa delle Grotte all’isola d’Elba”, introdotto da Eva Degl’Innocenti direttrice del museo Archeologico nazionale

taranto_mercoledì-del-marta_villa-delle-grotte-all-isola-d-elba_conferenza_locandinaNuovo appuntamento del ciclo di conferenze “Taras e i doni del mare. Oltre la Mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse” inserito nei “Mercoledì del Marta” con il coordinamento scientifico della direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti, e dei professori Danilo Leone e Maria Turchiano dell’università di Foggia. Mercoledì 15 giugno 2022, alle 18, conferenza on line del prof. Franco Cambi (università di Siena), della dott.ssa Laura Pagliantini (università di Siena), della dott.ssa Claudia Abatino (università di Siena) e del prof. Edoardo Vanni (ricercatore indipendente) su “Vivere sul mare in età romana. La villa delle Grotte all’isola d’Elba”. La conversazione, che sarà introdotta dalla direttrice Eva Degl’Innocenti, sarà diffusa in diretta on-line sulle pagine Facebook, YouTube e Linkedln del MArTA.

elba_portoferraio_villa-delle-grotte_foto-marta

Il monumentale edificio romano noto come Villa romana delle Grotte (I secolo a.C.), nella rada di Portoferraio, all’Isola d’Elba (foto marta)

Il monumentale edificio romano noto come Villa romana delle Grotte (I secolo a.C.), nella rada di Portoferraio, all’Isola d’Elba, è stato oggetto di ricerche a partire dal 1700. Interpretato come una delle lussuose villae maritimae costruite nelle isole dell’arcipelago toscano da nobili esponenti delle classi aristocratiche di Roma per i loro otia, l’edificio è da alcuni anni oggetto di un profondo riesame. Tre anni di scavi e ricerche fanno pensare che si trattasse, prima che di una villa, di un monumentale apprestamento nel quale l’acqua rappresentava l’elemento centrale: un grande castellum aquarum con al centro un santuario.

Taranto. Per le “Conferenze al MArTa”, al museo Archeologico nazionale il prof. Emanuele Stolfi (università di Siena) relaziona su “Giustizia e potere nella cultura greca del V secolo a.C.: tragici e storici”

taranto_conferenze-marta_giustizia-e-potere-nella-cultura-greca_locandinaVenerdì 20 maggio 2022, alle 18, il museo Archeologico nazionale di Taranto, in collaborazione con il Dipartimento Jonico in Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo. Società, Ambiente, Culture dell’università di Bari “Aldo Moro”, l’università di Siena e l’associazione italiana di Cultura Classica (AICC)- delegazione di Taranto “Adolfo Mele”, organizza un’importante conferenza con uno dei maggiori esperti italiani di cultura giuridica dell’antica Grecia, di diritti greci e di fondamenti romanistici del diritto europeo. Si tratta del prof. Emanuele Stolfi, professore ordinario di Fondamenti romanistici del diritto europeo, Diritti greci e Diritto e letteratura dell’università di Siena che, per l’appuntamento del MArTA , relazionerà su “Giustizia e potere nella cultura greca del V secolo a.C.: tragici e storici”. Ingresso gratuito limitato esclusivamente alla sala Incontri. Per accedere alle sale espositive è necessario acquistare il biglietto di ingresso. “Un percorso interno a due grandi laboratori del pensiero politico (e della coscienza giuridica) dell’Occidente: la poesia tragica e l’analisi storiografica fiorite nell’Atene del V secolo a.C. Attraverso un approccio intersettivo, sulle tracce di motivi ricorrenti in saperi diversi e in apparenza lontani”, spiega il prof. Emanuele Stolfi, “si cercherà di far emergere alcune cruciali questioni che furono allora sollevate attorno a senso e implicazioni della giustizia, natura e derive del potere, prestazione egualitaria della legge, criticità della democrazia e rischi sempre incombenti di torsioni autocratiche”.

Roma. Per il ciclo “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo presentazione, in presenza e on line, del volume “From Pen to Pixel. Studies of the Roman Forum and the Digital Future of World Heritage”, a cura di Patrizia Fortini e Krupali Krusche sulla collaborazione DHARMA/PArCo per il rilevamento architettonico delle realtà monumentali del Foro Romano

roma_foro-romano_palatino_mostra-giacomo-boni_locandina

Locandina della mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità” al Foro Romano e al Palatino dal 15 dicembre 2021 al 30 aprile 2022

Nuovo appuntamento promosso dal parco archeologico del Colosseo per il ciclo “Dialoghi in Curia”. Giovedì 24 febbraio 2022, alle 16.30, in concomitanza con la mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità”, presentazione, in presenza e on line, del volume “From Pen to Pixel. Studies of the Roman Forum and the Digital Future of World Heritage”, a cura di Patrizia Fortini e Krupali Krusche, edito da L’Erma di Bretschneider. Presentano Irina Bokova, già direttore generale dell’UNESCO, e Daniele Manacorda, già professore di Archeologia nelle università di Siena e Roma Tre. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Intervengono le curatrici del volume. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti via eventbrite https://www.eventbrite.it/e/265122668037. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il Super Green Pass e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

Una foto del Foro Romano realizzata da Giacomo Boni col pallone frenato (foto Archivio Fotografico Storico PArCo)
libro_from-pen-to-pixel_copertina

Copertina del libro “From Pen to Pixel. Studies of the Roman Forum and the Digital Future of World Heritage”

Il volume raccoglie la lunga esperienza di collaborazione scientifica con la University of Notre Dame (Indiana, USA), in particolare con l’istituto DHARMA – Digital Historic Architectural Research and Material Analysis Lab dell’università di Notre Dame diretto dalla prof.ssa Ing. Krupali Krusche, per eseguire il rilevamento architettonico delle realtà monumentali del Foro Romano, tramite l’uso della tecnologia laser scanner e la fotografia ad altissima risoluzione. Il lavoro ha costituito un momento di formazione per gli studenti di architetture dell’University of Notre Dame​, supervisionati dalla dott.ssa Patrizia Fortini del parco archeologico del Colosseo, che hanno potuto prendere visione della documentazione della complessa articolazione topografica del Foro Romano con piante, foto, sezioni e disegni risalenti agli scavi e alle pionieristiche esplorazioni di Giacomo Boni. Parte di tale importante documentazione grafica, mai pubblicata in precedenza, costituisce l’apparato illustrativo a corredo dei saggi scientifici e consta di una serie completa di piante, prospetti e viste panoramiche in formato nuvola di punti 3D, fotografie Gigapan, disegni al tratto e acquerelli. L’introduzione di Irina Bokova, direttore generale dell’UNESCO negli anni di svolgimento del progetto, sottolinea l’impegno profuso dall’organizzazione internazionale per la conservazione del patrimonio culturale materiale e immateriale, anche attraverso gli strumenti digitali, già a partire dal 1992 con il varo del programma Memory of the World. La partnership Parco archeologico del Colosseo / Università di Notre Dame si inserisce appieno tra gli obiettivi di lungo termine UNESCO quale nuova sinergia per la ricerca, la sperimentazione e l’utilizzo di tecniche non distruttive per la documentazione e la valutazione dello stato di conservazione dei monumenti.

Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “Progetto archeologico Kom al-Ahmer – Kom Wasit: dieci anni di indagini nel Delta del Nilo occidentale” a cura di Cristina Mondin dell’università di Padova, dove è emersa un’antica capitale. Ecco come seguirlo

L’appuntamento è martedì 20 dicembre 2021, alle 17 ora italiana (18 ora egiziana) per il webinar “Progetto archeologico Kom al-Ahmer – Kom Wasit: dieci anni di indagini nel Delta del Nilo occidentale” a cura di Cristina Mondin dell’università di Padova, promosso dal Centro archeologico italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata italiana al Cairo. La conferenza potrà essere seguita attraverso Microsoft Teams al link https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_MDMwYzMzMzgtZWQwYS00MTcyLTg1YzItNGUzMWJkOGEzOWQ4%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22babdcf46-9524-4ae8-ae30-59e751a8a656%22%7d (istruzioni: 1- clicca sul link; 2- scegli “continua su questo browser”, non sarà necessario scaricare alcuna applicazione; 3 – fai clic su partecipa e sarai nella sala riunioni; 4- Se ti iscrivi da cellulare, dovrai installare l’app).

Istantanee dallo scavo di Kom al-Ahmer e Kom Wasit nel Delta occidentale (foto unipd)
Cristina-Mondin_unipd

Cristina Mondin dell’università di Padova

Era il 2014 quando il tam tam mediatico iniziò a far circolare nel mondo la notizia della scoperta un’antica capitale sul Delta del Nilo, a Kom al-Ahmer e Kom Wasit, siti a 6 km a Ovest del ramo Rosetta del Nilo, 35 km a Sud di Rosetta, 40 km a Sud-Est del porto di Thonis-Heracleion, e 52 km a Sud-Est del porto di Alessandria, proprio nella regione dove le fonti storiche e i geografi ellenistici e romani situano la capitale chiamata Metelite: il Progetto Kom al-Ahmer e Kom Wasit della missione archeologica italiana ha permesso di riportare in luce i resti di due città che con ogni probabilità costituirono gli insediamenti successivi della famosa e mai ritrovata Metelis, riferibili almeno all’epoca romana, tardo romana e primo periodo arabo. La campagna di ricerca, sotto la direzione del campo di Mohamed Kenawi (Bibliotheca Alexandrina – Università di Catania), Cristina Mondin (università di Padova), Giorgia Marchiori (CAIE – Centro Archeologico Italo Egiziano) e con la direzione scientifica di Emanuele Papi (università di Siena) e Paola Zanovello (università di Padova), si è svolta in collaborazione con numerosi specialisti internazionali.

egitto_delta-occidentale_kom-ahmer_terme_foto-foto-kom-ahmer-archaeological-project

Il complesso termale emerso a Kom al-Ahmer nel Delta occidentale (foto kom-ahmer archaeological project)

“Questa regione del Delta è poco noto sotto il profilo archeologico”, ricorda Cristina Mondin, “perché le prospezioni sono state possibili solo dopo la costruzione della diga di Aswan nel 1971 e la conseguente bonifica. Fino a quel momento erano noti solo pochi siti, tra cui proprio quello di Kom al-Ahmer, visitato per la prima volta dall’italiano Achille Adriani, grande esperto di arte alessandrina, ma solo nel 1942 indagato sotto la direzione dell’ispettore egiziano Abd el-Mohsen el-Khashab, che portarono alla luce un grande complesso termale e numerose monete databili tra i primi decenni dell’età ellenistica (III sec. a.C.) e gli inizi della dominazione araba (VII-VIII sec.). Mentre nel vicino sito di Kom Wasit fu effettuato solo un piccolo sondaggio esplorativo nel 1944 da un altro ispettore egiziano, Labib Habachi, che permise d’individuare un piccolo complesso termale di età ellenistica (III sec. a.C.). Ma poi non se ne fece più nulla”.

Udine. Webinar “Archeomafie e dintorni – mappe e organizzazioni del traffico illecito di materiali archeologici” organizzato dall’associazione A.C.CulturArti nell’ambito del 3° Festival dell’Archeologia Pubblica “senzaConfini”. Tra i relatori: Lucio Milano, Massimo Vidale, F. Mario Fales

La locandina del webinar “Archeomafie e dintorni” di A.C.CulturArti

La sottrazione di opere d’arte e reperti archeologici non solo procura un danno patrimoniale allo Stato di inestimabile valore, ma depaupera anche ogni singolo cittadino. Questa forma di arricchimento illecito molto spesso è gestita da organizzazioni malavitose. Se ne parla lunedì 20 dicembre 2021, dalle 15.30 alle 18, nel webinar “Archeomafie e dintorni – mappe e organizzazioni del traffico illecito di materiali archeologici” organizzato dall’associazione A.C.CulturArti di Udine in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Aquileia ed è inserito nel programma del 3° Festival dell’Archeologia Pubblica “senzaConfini”, finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. L’evento si tiene in diretta sulla piattaforma Zoom (iscrizione gratuita https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN__f16BRo3QGyc67yw7AJ8bw) e sulla pagina Facebook di A.C.CulturArti (www.facebook.com/A.C.CulturArti/videos), in differita sul canale YouTube di A.C.CulturArti (https://www.youtube.com/channel/UCBErWhQdXqcP8w6UvCJvyew). Sono definite “archeomafie” le organizzazioni che operano nel campo degli scavi clandestini, del furto e del traffico illecito internazionale di reperti archeologici. Di questi argomenti di riconosciuto interesse, si occuperà il convegno “Archeomafie e dintorni”. L’evento, attraverso relazioni tenute da studiosi di fama internazionale, sarà in grado di concorrere all’aggiornamento degli operatori del settore, arricchendo le loro competenze e contribuendo a illustrare gli strumenti e metodi tuttora in atto per monitorare e contrastare la vasta gamma di atti e traffici criminosi connessi.

i bulldozer dei miliziani dell’Isis si accaniscono contro le mura di Ninive

PROGRAMMA. Alle 15.30, saluti e presentazioni d’apertura: Marta Novello, direttrice del museo Archeologico nazionale di Aquileia; Roswitha Del Fabbro, presidente di A.C.CulturArti; F. Mario Fales, direttore scientifico di A.C.CulturArti. Parte prima: Perché “Archeomafie e dintorni” nell’archeologia pubblica: punti di vista. Interventi: Lucio Milano, università Ca’ Foscari di Venezia: “Lo scenario italiano: incontri recenti e implicazioni future”; Carlo Pavolini, università della Tuscia: “Riorganizzazione del Ministero e tutela del territorio – visuali a confronto”. Parte seconda: scorci d’Oriente. Interventi: Stefano Campana, università di Siena: “Alcune considerazioni sui primi risultati delle valutazioni dei danni provocati dall’ISIS al patrimonio archeologico iracheno: Hatra”. Massimo Vidale, università di Padova: “Alcune considerazioni sui primi risultati delle valutazioni dei danni provocati dall’ISIS al patrimonio archeologico iracheno: Ninive”. Parte terza: “Archeomafie e dintorni”. Interventi: Tsao Cevoli, direttore rivista “Archeomafie”: “I risultati e l’impatto delle indagini pluriennali della rivista”; Lidia Vignola, direttore Osservatorio Internazionale “Archeomafie”: “Il database e i risultati accessibili presso l’Osservatorio”. F. Mario Fales: “Saxa nondum loquuntur? Conclusioni parziali e provvisorie”.

Roma. Il parco archeologico del Colosseo celebra la giornata del Mare promuovendo il progetto “La rotta di Enea”, itinerario culturale che segue il viaggio del mitico eroe da Troia al Lazio. Annunciati convegno sul Tempio di Vesta e una mostra sul Palladio. E nel 2022 convegno su “Le città di Troia, Cartagine e Roma tra mito e storia”

La copertina del libro “Enea. L’ultimo dei Troiani. Il primo dei Romani” (Salerno Editrice)
giornata_del_mare_2021

Giornata nazionale del Mare 2021

Oggi, 11 aprile 2021, è la Giornata nazionale del Mare, istituita in Italia nel 2018. Il parco archeologico del Colosseo celebra la Giornata nazionale del Mare sull’onda grande progetto “La rotta di Enea”, promosso dall’associazione Rotta di Enea (www.aeneasroute.org ), al quale il PArCo partecipa sin dalle fasi di avvio. Il progetto coinvolge un ampio network di istituzioni internazionali presenti nel bacino del Mediterraneo, unite da un itinerario culturale che segue il viaggio del mitico eroe, fuggitivo da Troia in fiamme e poi fondatore della città di Lavinium, mentre il figlio Ascanio fonderà sui Colli Albani Alba Longa e dalla sua stirpe nascerà Romolo, fondatore di Roma e suo primo re. Di questo e molto altro ha parlato recentemente in Curia Iulia Mario Lentano (Università di Siena) a proposito del suo volume “Enea. L’ultimo dei Troiani, il primo dei Romani”, edito da Salerno editrice. Chi non ha avuto la possibilità di seguire l’incontro, è disponibile il podcast Dialoghi in Curia | Enea. L’ultimo dei Troiani, il primo dei Romani – Parco archeologico del Colosseo | Podcast on Spotify.

Ara Pacis (Roma): Enea, con il capo velato, compie un sacrificio agli dei appena giunto a Lavinium; di fronte a lui il figlio Ascanio, in alto a sinistra il tempio dei Penati portati da Troia (foto da http://www.aeneasroute.org)
associazione-rotta-di-enea_logo

Il logo dell’associazione Rotta di Enea

“Un progetto nel nome del mito di Enea”, spiega Giovanni Cafiero, presidente dell’associazione Rotta di Enea, “è un patto tra generazioni per non abbandonare il vecchio Anchise, ma allo stesso tempo per pre-occuparsi del futuro di Ascanio, un progetto di ripresa da un lungo periodo di smarrimento, che ruota intorno a un progetto umanistico comune. Uno smarrimento che ha portato a gravi crisi economiche e ambientali preesistenti, ma apparse più evidenti alla luce dell’emergenza pandemica. La Rotta di Enea costituisce un nuovo itinerario marittimo a tema archeologico, culturale e paesaggistico, che rappresenta – attraverso il mito di Enea e il racconto virgiliano dell’Eneide – la fusione del patrimonio culturale mediterraneo di cui la Roma antica fu erede e che sistematizzò attraverso istituzioni e leggi comuni che hanno costituito il riferimento per tutta l’Europa”.

Mappa della rotta di Enea da Troia alle coste del Lazio (foto associazione Rotta di Enea)

Le tappe del viaggio di Enea. “Leggere l’Eneide – spiega l’associazione Rotta di Enea -vuol dire scoprire le radici mitiche della nostra storia nata intorno al Mediterraneo, culla di civiltà e luogo di incontro fra culture, quasi il liquido amniotico della nostra Europa. La Rotta di Enea, attraverso un itinerario fatto di secoli e di molte soste nel Mediterraneo, è un percorso fisico, attraverso le località toccate dall’eroe troiano in fuga dalla sua città in fiamme in cerca di un nuovo inizio in una terra sconosciuta. È un viaggio ideale, perché parla della storia dell’uomo, sempre pronto a viaggiare, per scelta o per necessità, e a cercare casa dove regnano pace e prosperità, portando con sé affetti e saperi. È una rotta culturale, perché racconta attraverso l’archeologia, la natura, la letteratura, una storia avvincente nella quale tutti possiamo riconoscerci. Il viaggio tocca cinque paesi diversi, ventuno località diverse, tra le quali ben cinque siti Unesco, ma anche molti altri luoghi straordinari ed affascinanti, tutti da scoprire”.

Smontaggio dei ponteggi del cantiere di restauro del Tempio di Vesta (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo intende promuovere il patrimonio archeologico e culturale dei paesi coinvolti affacciati sul Mediterraneo, organizzando (dopo la riapertura) una serie di attività ed eventi che ne raccontano storia e leggende, natura e paesaggi. “Il 9 giugno 2021”, spiegano al PArCo, “abbiamo intenzione di proporre un convegno su “Il Tempio di Vesta – Archeologia, Architettura e Restauro” in occasione della conclusione delle attività di manutenzione straordinaria condotte sul monumento tra il 2020 e l’inizio del 2021. Verranno analizzati i diversi aspetti connessi all’evidenza archeologica e i differenti approcci alla conservazione e restauro di inizio Novecento”.

La testa di Atena, il cosiddetto Palladio, conservata al museo Palatino (foto PArCo)

Tra i progetti in cantiere una mostra sul Palladio, la statua in legno (xoanon) di Pallade Atena che aveva il potere di proteggere l’intera città. Ulisse e Diomede la sottrassero ai troiani ed Enea la portò a Roma, dove fu conservata nel Tempio di Vesta nel Foro Romano per secoli. In questa occasione verrà esposto anche il famoso Palladio del museo Palatino. “Si tratta di una testa in marmo greco insulare, proveniente molto probabilmente dall’area del Colle Palatino”, spiegano gli archeologi del PArCo, “che appartiene ad una statua di Atena armata di dimensioni minori rispetto al naturale (circa 1 metro di altezza). La testa è caratterizzata da un elmo liscio che lascia in vista la capigliatura. L’occhio a mandorla, di taglio ionico con sopracciglio allungato, e le ciocche di capelli ondulate ad incorniciare la fronte datano l’originale al periodo tardo arcaico o alla prima età severa (480-450 a.C.). La raffigurazione di Atena armata, di dimensioni ridotte, prende il nome di Palladio, statuetta sacra che aveva il potere di proteggere un’intera città e che, secondo una tradizione, era stata portato a Roma da Enea ed era conservata nel tempio di Vesta nel Foro Romano”. Per il prossimo anno sono in programma altri eventi. Tra questi, una conferenza internazionale su “Le città di Troia, Cartagine e Roma tra mito e storia”, un momento di confronto e di analisi delle più recenti informazioni archeologiche.

Roma. Per il ciclo “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo, presentazione on line del libro di Mario Lentano “Enea. L’ultimo dei Troiani, il primo dei Romani” con i professori Maurizio Bettini e Stefano Ferrucci

Per il terzo appuntamento del ciclo “Dialoghi in Curia”, ciclo promosso dal parco archeologico del Colosseo e dedicato alla presentazione di libri che spaziano dall’archeologia, alle figure femminili che hanno fatto la storia dell’Impero, alle nuove frontiere della comunicazione digitale dopo la pandemia, giovedì 8 aprile 2021 alla Curia Iulia è la volta di “Enea. L’ultimo dei Troiani, il primo dei Romani” di Mario Lentano (Salerno Editrice) di Mario Lentano, docente di Letteratura latina all’università di Siena. Ne parlano Maurizio Bettini (università di Siena) e Stefano Ferrucci (università di Siena). L’incontro di giovedì 8 Aprile 2021 sarà in diretta on line alle 16.30 sulle pagine Facebook del parco archeologico del Colosseo. Seguirà la pubblicazione del podcast dell’incontro. Il calendario sempre aggiornato delle presentazioni, delle dirette di approfondimento e di tutte le attività online è sempre consultabile su https://parcocolosseo.it/parco-online/

La copertina del libro “Enea. L’ultimo dei Troiani. Il primo dei Romani” (Salerno Editrice)
mario-lentano

Il prof. Mario Lentano (università di Siena)

Mario Lentano, docente di Letteratura latina all’università di Siena, affronta per la prima volta questa figura centrale del nostro panorama culturale, e così attuale nel contesto del Foro Romano, in chiave biografica, raccontando la sua vita come quella di un personaggio storico, dal concepimento fino alla nascita, l’infanzia e giovinezza, l’età matura, ma soprattutto la morte e apoteosi, se tale fu. Il mito di Enea, protagonista dell’Eneide, è uno dei racconti che hanno fatto la storia della cultura europea negli ultimi duemila anni, influenzando in modo determinante l’immaginario collettivo e alimentando innumerevoli riscritture, rivisitazioni, interpretazioni iconografiche e teatrali. Fonti letterarie, testi storiografici e raffigurazioni su reperti antichi in marmo o su terracotta sono interrogati per ricostruire la parabola dell’eroe che i Romani consideravano come il proprio capostipite, il remoto antenato dei gemelli Romolo e Remo, e che per questo tramite è diventato uno dei padri dell’Occidente. Un’avvincente scrittura narrativa, il tono accattivante e l’eliminazione delle note, supplite da una generosa bibliografia finale, rendono questa vita di Enea un libro accessibile a chiunque ami il mito antico e sia curioso di conoscerne un protagonista di primo piano, lo stesso che ha incontrato, da ragazzo, sui banchi di scuola.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con Emanuele Papi, direttore della Scuola archeologica italiana di Atena, su “Le copie dei monumenti antichi”

La copia della testa di Eracle al centro del foyer del museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)
taranto_marta_mercoledì_copie-monumenti-antichi_locandina

La locandina dell’incontro del prof. Papi su “Le copie dei monumenti antichi” per i “Mercoledì al MArTA”

La copia della testa di Eracle che nel nuovo allestimento del museo Archeologico nazionale di Taranto accoglie i visitatori nel foyer del MArTA, ma ancor più la copia fedele della Dea in trono conservata in originale all’Altes Museum di Berlino, sono la versione “moderna” di un bisogno documentato dalla storia e che svolge una sua funzione. È il riconoscimento del bello ma anche di una identità culturale che da sempre è in grado di condizionare con la sua influenza anche il presente. A crederci fermamente è uno dei più grandi studiosi di archeologia del mondo, il prof. Emanuele Papi, ordinario di Archeologia classica all’università di Siena e direttore della Scuola archeologica italiana di Atene (Saia), una scuola con oltre 111 anni di storia. Sarà lui infatti il protagonista dell’appuntamento di mercoledì 17 febbraio 2021 nell’ambito dei “Mercoledì del MArTA”: il prof Emanuele Papi, introdotto dalla direttrice Eva Degl’Innocenti, ci parlerà de ‘’Le copie dei monumenti antichi’’. Appuntamento alle 18 live sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del MArTA.

La copia dal vero del Partenone di Atene realizzata a Nashville negli Stati Uniti (foto MArTA)

“Parlerò di copie dei monumenti antichi, partendo da quelle a noi contemporanee, come il Partenone di Nashville negli Stati Uniti (replica delle stesse dimensioni del Partenone di Atene in Grecia, costruito nel 1897 per l’Esposizione del Tennessee) e risalendo nel tempo per scoprire quando, e per quali ragioni, è iniziata la prassi di copiare sistematicamente i monumenti antichi, soprattutto greci”, spiega il prof. Papi. “Questo è avvenuto tra fine XVIII-inizi XIX sec., a partire dal 1762, quando James Stuart e Nicholas Revett pubblicano a Londra The Antiquities of Athens (Le antichità di Atene). L’opera rese replicabili i monumenti che vi erano perfettamente misurati e disegnati. In precedenza, già a partire dal Quattro-Cinquecento, l’osservazione e l’ammirazione dell’antichità non avevano prodotto delle vere e proprie copie dei monumenti, ma solo citazioni”. E la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti: “L’ammirazione per la cultura greca è da sempre una caratteristica che contraddistingue i viaggiatori moderni, quelli del passato con i “grand tour”, o andando indietro nel tempo le famiglie aristocratiche di epoca romana. Questa ammirazione spingeva molti anche verso le più famose città della Grecia o l’ex colonie greche dell’Italia meridionale, come Taranto. Un modo di replicare quegli stilemi che oggi ad esempio abbiamo attualizzato creando il primo FabLab museale che consente di replicare i reperti, ma anche attualizzarne messaggio e stile”.

emanuele-papi_saia

Emanuele Papi, direttore della Scuola archeologica italiana di Atene

Emanuele Papi (Siena 1959) è direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, professore ordinario di Archeologia classica all’università di Siena e di Archeologia romana alla Scuola Archeologica Italiana di Atene. Ha diretto il Dottorato di Ricerca internazionale Preistoria e protostoria, storia e archeologia del mondo antico e coordina il Centro interuniversitario di studi sulle antiche società del Nord Africa, del Sahara e dell’Oriente mediterraneo insieme a B. Barich e M. de Vos Raaijmakers. Ha svolto ricerche archeologiche a Roma con A. Carandini (pendici settentrionali del Palatino), Siena (Spedale di S. Maria della Scala) e Bomarzo con J. Th. Peña e in collaborazione con l’American Academy in Rome. Ha fatto parte del comitato scientifico del Lexicon Topographicum Urbis Romae curato da E. M. Steinby ed è membro del comitato editoriale delle riviste Workshop di Archeologia Classica, Facta, Annali della Facoltà di Lettere dell’università di Siena. Svolge attualmente missioni archeologiche in Grecia, Marocco ed Egitto.

Prende forma l’antica città romana di Claterna, nel Bolognese: con la campagna 2018 individuati nuovi ambienti ed edifici e quasi certamente anche l’impianto termale. Presentazione ufficiale dei risultati di scavo

L’ipotesi di ricostruzione del teatro di Claterna su foto aerea del sito (grafuca 3D di Paolo Nanni)

Nel luglio 2018 sono ripresi gli scavi archeologici nell’area di Claterna, la città romana che giace sotto i campi del territorio di Ozzano dell’Emilia. E i risultati sono stati sorprendenti. La campagna di scavo 2018 ha portato grandi novità per la conoscenza dell’antica città che si estende per 600 metri lungo la Via Emilia per 600 metri e per 300 metri a nord e sud della stessa strada consolare. Gli scavi nella domus del Fabbro e nel teatro hanno individuato nuovi ambienti che aiutano a definire meglio forma e dimensione dei due edifici mentre la realizzazione della pista ciclabile lungo la via Emilia ha portato in luce un grande mosaico forse pertinente all’impianto termale. E, novità assoluta di quest’anno, è stata effettuata una ricerca geomagnetica su tutta la pianta del sito. “Alcune città hanno molte vite – sottolineano in soprintendenza -, una per ogni strato che viene in luce. Per sua fortuna Claterna ne ha solo una, più una seconda che si prefiggono di darle gli scavi e le ricerche sistematiche intraprese dal 2005 da soprintendenza, associazioni culturali, amministrazioni comunali e università, grazie al sostegno finanziario di alcuni mecenati. Da 1500 anni la città romana che dorme pressoché intatta sotto i campi della frazione Maggio di Ozzano dell’Emilia, a mezzo metro di profondità, è la protagonista di un grande progetto di studio e valorizzazione archeologica”. Grazie al finanziamento di CRIF SpA e al contributo di Gruppo IMA SpA e RENNER Italia SpA, la soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bologna e l’associazione culturale “Centro Studi Claterna Giorgio Bardella e Aureliano Dondi” hanno avviato un nuovo progetto di esplorazione e valorizzazione di Claterna a cui hanno partecipato anche l’università Ca’ Foscari di Venezia e l’università di Siena (che ha effettuato ricerche geomagnetiche) e gli studenti delle scuole superiori che hanno aderito al progetto di “alternanza scuola lavoro”, grazie all’apporto dei dieci Rotary Club di Bologna.

La presentazione della campagna 2018 a Claterna: da sinistra, Maurizio Liuti, Marco Mobili, Anna Rita Muzzarelli, Luca Lelli, Saura Sermenghi, Cristina Ambrosini, Renata Curina, Alessandro Golova Nevsky e Claudio Negrelli

Queste straordinarie novità e rinvenimenti sono stati presentati ufficialmente sul sito della città romana di Claterna, stradello Maggio in località Maggio di Ozzano dell’Emilia (Bo) da Cristina Ambrosini, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le provincie di Modena, Reggio Emilia e Ferrara (“Un grazie a quanti a Claterna rendono concreta l’archeologia del territorio, dagli amministratori pubblici alle associazioni culturali, dagli studenti ai volontari. Quello di Claterna non è solamente un progetto di ampio respiro che garantisce uno sviluppo di qualità ma un’esperienza che, oltre a ricadute sul piano turistico, aiuta il recupero del senso di comunità”); Saura Sermenghi, presidente dell’associazione culturale “Centro Studi Claterna Giorgio Bardella e Aureliano Dondi” (“La ricerca scientifica ha un’importanza strategica per la salvaguardia del patrimonio culturale”); Luca Lelli, sindaco di Ozzano dell’Emilia (“I lavori del museo Città di Claterna sono in dirittura d’arrivo”); Anna Rita Muzzarelli, assessore a Castel San Pietro Terme (“Fondamentali passione e dedizione condivise da tutti coloro che operano per la valorizzazione dell’antica città romana. Noi in corrispondenza della zona archeologica realizzeremo una piazzetta di sosta lungo la pista ciclabile”); Maurizio Liuti, direttore comunicazione CRIF; Daniele Vacchi, direttore corporate communications gruppo IMA; Marco Mobili, responsabile R&D RENNER Italia; Alessandro Golova Nevsky, delegato dei Rotary Club Bologna, per il coordinamento del progetto di alternanza scuola-lavoro (“Significativi l’impegno e la disponibilità dei tanti studenti dei licei i istituti tecnici di Bologna che hanno aderito al progetto prodigandosi ben oltre i tempi stabiliti nelle operazioni di ricerca, scavo e prima pulitura dei reperti, anticipando fin d’ora la disponibilità a proseguire questa esperienza anche nel 2019”); Claudio Negrelli, responsabile scientifico dell’associazione culturale “Centro Studi Claterna Giorgio Bardella e Aureliano Dondi”.

La ricostruzione delle strutture della domus del Fabbro a Claterna, riutilizzando materiali e tecniche antiche (foto di Paolo Nanni)

I potenti blocchi della cavea del teatro portati alla luce dagli scavi 2018 (foto di Maurizio Molinari)

Claterna nasce nel II secolo a.C. con una duplice funzione – riassumono gli archeologi della soprintendenza -: da un lato è un importante snodo viario all’incrocio fra via Emilia, torrente Quaderna e una via transappenninica, forse la Flaminia minor, dall’altra come centro di mercato e servizi. Nel I secolo a.C. Claterna, come tante altre città italiche, diventa un municipium con competenza sul vasto territorio compreso fra i torrenti Idice e Sillaro. Dopo il periodo di massimo splendore collocabile nella prima età imperiale, la città sopravvive fino alla tarda antichità (V-VI secolo d.C.), seppure notevolmente ridimensionata, per poi venire totalmente abbandonata fino al completo oblio. Fin dall’Ottocento, l’antica città romana di Claterna è stata un campo d’indagine privilegiato per l’archeologia emiliano-romagnola. L’unicità di Claterna è dovuta al fatto di non aver avuto una continuità storica analoga a quella degli altri centri sorti lungo la via Emilia (da Rimini a Piacenza) e questa assenza di stratificazione ha offerto la possibilità di indagare la città nella sua estensione e configurazione originale, senza le modifiche intervenute nel tempo. A partire dagli anni ’80, la soprintendenza ha intrapreso la progressiva acquisizione dell’ampia superficie su cui si estende l’antica città romana e dal 2005 si è dato vita a un grande progetto di studio e valorizzazione con enti locali e associazioni culturali. L’obiettivo delle ricerche e dei sondaggi sistematici intrapresi nell’ultimo decennio è di chiarire alcuni aspetti topografici (i suoi limiti, l’articolazione interna, gli spazi pubblici e sacri quali foro, basilica, edifici templari e teatro) e cronologici (dalla fondazione e dall’eventuale origine preromana al declino) dell’antica città e di valorizzare alcuni spazi per consentire al pubblico di visitare le evidenze archeologiche più suggestive, come la Casa del fabbro e la Domus dei mosaici. E allora vediamo meglio i risultati della campagna 2018, accompagnati virtualmente da Renata Curina, archeologa della soprintendenza, e Claudio Negrelli e Maurizio Molinari del centro studi Claterna.

Il settore Nord della domus del Fabbro a Claterna con i nuovi ambienti scavati in profondità (foto da drone di Paolo Nanni)

Molte e interessanti le novità emerse dalle ricerche 2018. Nella domus del Fabbro, sono proseguite le ricerche nella nuova area aperta verso Nord, operando più in profondità per raggiungere le fasi imperiali di I – III secolo d.C. “La scoperta più importante”, annunciano Curina, Negrelli e Molinari, “è stata quella di un secondo peristilio, un’area cortiliva porticata dotata di pozzo sulla quale affacciava una cucina. Sono stati anche scoperti un altro cortile e altri ambienti, questi ultimi intonacati. La domus insomma sta prendendo sempre più forma, confermandosi come un grande e complesso organismo architettonico”. Dal punto di vista della ricostruzione delle strutture, anche quest’anno si è proseguito nel progetto, aggiungendo nuovi ambienti, oltre alla ricostruzione di uno dei pozzi ritrovati negli anni precedenti. La sperimentazione continua con materiali e tecniche differenti, sempre però ispirate al sapere costruttivo degli antichi romani.

La strutture della cavea del teatro di Claterna si vedono bene nella foto da drone di Paolo Nanni

“Abbiamo proseguito le ricerche anche nel settore del Teatro, aprendo un’area molto vasta di fianco a quella dell’anno scorso. Le indagini sono ancora in corso ma va segnalato il ritrovamento di strutture di fondazione della cavea, in grandi blocchi di arenaria, che si stanno rivelando molto più profonde e ben conservate di quanto non fosse emerso l’anno scorso. L’esplorazione della parte bassa della cavea ha restituito anche materiali lapidei lavorati, come un grosso frammento di cornice, mentre sono iniziate quest’anno le indagini nella zona dell’orchestra e degli ingressi laterali che si trovano a profondità elevate in quanto parte della struttura è stata parzialmente costruita sotto il livello di calpestio antico. Queste scoperte stanno definendo la forma architettonica di un grande teatro, consentendoci in futuro di proporne una ricostruzione sempre più dettagliata”.

Prospezioni magnetometriche nel settore sud di Claterna

Ricerche geomagnetiche ed edifici pubblici. La campagna di scavo 2018 ha consentito di avviare un progetto sognato da tempo: l’esplorazione estensiva della città attraverso le più moderne tecnologie geofisiche. “Abbiamo trovato un ottimo interlocutore nell’università di Siena, in particolare nel prof. Stefano Campana, stimato e famoso ricercatore che vanta un’esperienza pluriennale nello specifico campo delle prospezioni su città e territori antichi e medievali”. I risultati non si sono fatti attendere: l’integrazione tra le nuove prospezioni geomagnetiche condotte dall’università di Siena (ben 16 ettari sui 18 del totale urbano) e la mappatura delle tracce aerofotografiche portata avanti in lunghi anni di ricerche ha prodotto un quadro quasi completo dell’area urbana e di parte del suburbio. “Questi nuovi dati ci permettono ora di individuare meglio, tra le tante altre particolarità, tutto il comparto pubblico, compresi alcuni edifici mai individuati prima, e la scansione interna del tessuto urbano. Un materiale di assoluto interesse che stiamo studiando nei particolari e che sarà oggetto di analisi nei prossimi mesi”.

Mosaico a motivi geometrici bianco-neri del complesso termale di Claterna (foto di Cristina Falla)

Ultima ma non meno importante novità di quest’anno è la scoperta legata alla realizzazione della pista ciclabile che collegherà San Lazzaro di Savena e Castel San Pietro Terme: le ricerche dirette dalla soprintendenza hanno intercettato un grande mosaico e potenti strutture proprio nel luogo dove le prospezioni e le foto aeree inducevano a ritenere che esistesse un grande edificio pubblico, probabilmente termale. Un nuovo tassello nella costruzione dalla seconda vita di Claterna. Scavi e indagini future confermeranno o chiariranno la natura di questa costruzione.