Ragusa. Il Laboratorio degli Annali di Storia organizza il terzo convegno internazionale di studi “Dall’Uomo del rame all’Homo faber: il sostrato profondo della storia”
Il Laboratorio degli Annali di Storia di Ragusa organizza il terzo convegno internazionale di studi “Dall’Uomo del rame all’Homo faber: il sostrato profondo della storia”, che prende spunto da paradigmi elaborati da Carlo Ruta in “Homo faber e civiltà”, in partenariato con l’università di Milano, l’università di Genova, il Laboratorio di Storia marittima e navale dell’università di Genova, l’università di Siena, la statunitense New York University e il francese Centre national de la Recherche scientifique. Appuntamento il 27 e 28 luglio 2023, a Ragusa, in via Pezza 108, sede del Laboratorio. Il convegno vuole accendere alcune luci sull’età del Rame e dare qualche risposta: la nascita della pietra squadrata, l’avvento della città storica, la creazione delle navi assemblate, la scoperta del mare, la catena causale che spiega la nascita della scrittura. Tra gli studiosi partecipanti, in presenza o in streaming, Giuseppe Foglio, Francesco Aleo, Annalisa Di Nuzzo, Maristella Trombetta, Loredana Di Lucchio, Michele Longo, Corrado Fianchino, Giuseppe Varnier, Michele Fasolo, Marco Leonardi, Tommaso Fazello, Pamela Kile Crossley, Emiliano Beri, Alberto Cazzella, Claudio Giardino, Umberto Tecchiati, Juan Carlos Moreno Garcia, Sandra Origone. Ad aprire i lavori del 27 mattina sarà la relazione scientifica di Carlo Ruta, sui percorsi dell’Uomo del Rame che condussero appunto alla scoperta del mare, all’assemblaggio delle navi e, come conseguenza diretta di quest’ultimo, alla nascita della scrittura. Interverrà poi lo storico barese Giuseppe Foglio che, a partire dai modelli lanciati dal direttore scientifico, traccerà le condizioni per una possibile “fenomenologia della materia”. Al pomeriggio, tra gli altri, parlerà lo storico del Cristianesimo Francesco Aleo focalizzerà le culture del rame e del bronzo tra la tarda antichità e la prima cristianità. L’antropologa Annalisa Di Nuzzo tornerà quindi al nocciolo protostorico per un esame sulle relazioni tra manualità e genere. Quindi la storica dell’estetica Maristella Trombetta, prendendo ancora le mosse dal paradigma dell’uomo assemblatore di navi, interverrà sullo sguardo cartografico dell’homo faber, in età premoderna e moderna. La sessione mattutina del 28 luglio sarà aperta dalla storica statunitense Pamela Kile Crossley con un focus sulle questioni storiografiche legate all’età del bronzo e alla nascita dell’Eurasia. Sarà poi la volta dello storico dell’età moderna Emiliano Beri, che illustrerà l’”uomo del mare” dalla prospettiva del mar Ligure e dell’Alto Tirreno in età moderna. Quindi l’archeologo Claudio Giardino sulle tecnologie minerarie e metallurgiche in età pre-protostorica, e l’archeologo Umberto Tecchiati sulla transizione tra preistoria e protostoria nell’Italia settentrionale. L’egittologo Juan Carlos Moreno García si occuperà poi dell’uomo del Nilo e dell’organizzazione del lavoro agricolo nelle prime età dinastiche. Nella sessione pomeridiana, venerdì 28 luglio, chiude il convegno la tavola rotonda “La nascita della scrittura in Homo faber e civiltà di Carlo Ruta. Dibattito su un paradigma”. Le conclusioni saranno affidate a Carlo Ruta.
Campiglia Marittima (Li). Al via Miners, il nuovo progetto archeologico nel parco archeominerario di Rocca San Silvestro: per il pubblico tre incontri sui risultati dei lavori in corso e poter osservare dal vivo i reperti
Da questa settimana il gruppo di ricercatori dell’università di Siena, insieme a studenti di varie università italiane, sarà impegnato sino ai primi giorni di agosto 2023 nelle attività previste dal nuovo progetto Miners, nel parco archeominerario di Rocca San Silvestro nel comune di Campiglia Marittima (Li).
Per ascoltare direttamente dalla loro voce i risultati dei lavori in corso e osservare dal vivo i reperti e le attività di laboratorio, la Parchi Val di Cornia ha organizzato tre incontri: 20, 27 luglio, e 3 agosto 2023. Il 20 e 27 luglio 2023: BONES – Un’indagine tra i minatori medievali di San Silvestro. Un laboratorio aperto a tutti per conoscere le scoperte degli antropologi che indagano sulla vita dei minatori di Rocca San Silvestro. I laboratori, compresi nel prezzo del biglietto di visita si svolgeranno a Rocca San Silvestro a partire dalle 18. Il 3 agosto 2023: MINERS – Incontro con i ricercatori alla fine del lavoro sul campo. Sede Villa Lanzi, ore 18.30-19. Su prenotazione sarà possibile cenare all’ostello Gowett, e proseguire la serata con la visita alla Rocca in notturna.

Il trenino dalla miniera del Temperino nel parco archeominerario di Rocca San Silvestro nel comune di Campiglia Marittima (Li) (foto parchi val cornia)
Chi arriva in una giornata di sole con il trenino dalla miniera del Temperino, in bicicletta o a piedi, non può rimanere indifferente alla vista quasi improvvisa del castello di Rocca San Silvestro. Il bianco delle pietre in calcare con cui furono costruiti la torre, la chiesa, il borgo e la cinta muraria si stagliano all’orizzonte contrastando con l’azzurro del cielo. Un’immagine e un contesto straordinario, unico, anche perché cristallizzato così dalla fine del Medioevo e indagato tra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento in quasi tutta la sua estensione. Oggi la storia del castello viene raccontata nei percorsi di visita nel sito e nel Museo del Temperino, dove il visitatore può rivivere le vicende di un abitato fortificato che assunse le sue forme attuali nel corso del XII-XIII secolo e che legò la sua fortuna allo sfruttamento delle risorse minerarie del territorio circostante. Rame, piombo e argento, ottenuti dai giacimenti locali gestiti dalla famiglia dei Della Rocca per conto del potente casato dei Della Gherardesca, erano venduti alle zecche comunali del tempo per coniare monete.
La ricerca nel castello, diretta da Riccardo Francovich, fu una eccezionale occasione di formazione per tanti giovani archeologi perché qui, oltre a scavare, si sperimentò una strategia caratterizzata dal confronto tra le metodologie proprie dell’archeologia e quelle delle scienze applicate: archeobotanica, antropologia fisica, geoarcheologia e archeometallurgia. Si trattò quindi di un innovativo esperimento di indagine multidisciplinare, oggi la norma in molti contesti di ricerca europei. La continua evoluzione dei metodi di lavoro degli scienziati al servizio dell’archeologia e più in generale dei beni culturali, differenzia, però, notevolmente le indagini compiute ormai oltre trenta anni fa. Tecniche più raffinate e specializzate consentono oggi di acquisire molte più informazioni di dettaglio rispetto al passato.

Ricercatori dell’università di Siena impegnati nel progetto Miners al parco archeominerario di Rocca San Silvestro (foto unisi)
“Miners” è un nuovo progetto di ricerca bio e geo-archeologica che nasce dall’esigenza di ripartire da dove i vari specialisti si erano fermati decenni orsono, affinché nuove procedure di indagine possano meglio illuminare la storia del castello. Il focus del progetto è puntato sulla comunità che viveva al suo interno e ne esplora demografia e stile di vita, analizzando età di morte, traumi subiti, indicatori occupazionali, patologie sofferte, alimentazione e interazione col territorio e le sue risorse. Per raggiungere questi obiettivi è necessario tornare a studiare i resti scheletrici di uomini, donne e bambini, recuperati nelle passate indagini, che tra XIII e XIV secolo furono sepolti nel piccolo spazio antistante la chiesa interna al castello. Lo studio antropologico riguarderà un significativo campione scheletrico in grado di fornire dati statisticamente validi per conoscere lo stato di salute della comunità, all’interno della quale alcuni individui erano impegnati a lavorare nei cunicoli e nei ridotti spazi delle miniere presenti nelle aree sottostanti il castello: i minatori (miners).
“Miners” si svolge all’interno di un grande progetto internazionale che ha come obiettivo lo studio della salute pubblica in età moderna e vede coinvolte, oltre l’università di Siena, la Monash University di Melbourne (capofila, prof. Guy Geltner), l’Australian Catholic University, la Delhi University (India) e la Leiden University (Olanda) che studieranno altre categorie di comunità. Studiare lo stile di vita presuppone, però, anche la conoscenza del contesto dove questa comunità viveva. Per questo, accanto agli antropologi, nel gruppo di ricerca dell’università di Siena coordinato dalla prof.ssa Giovanna Bianchi, vi sono anche archeobotanici e studiosi della fauna antica. Lo studio dei macro resti vegetali e delle ossa animali consentirà di mettere a fuoco le strategie di allevamento e la produzione agraria, per ricostruire la dieta e la qualità alimentare della comunità che viveva a Rocca San Silvestro. La ricerca sullo sfruttamento degli habitat agro-forestali del passato permetterà di determinare l’evoluzione e i cambiamenti ecologici conseguenti alle attività antropiche. Archeologi e geochimici, tramite specifiche analisi con strumentazione portatile, analizzeranno invece, il paesaggio minerario medievale con lo scopo di capire le dinamiche legate allo sfruttamento minerario e anche i possibili livelli di contaminazione dei suoli.
Firenze. A TourismA 2023 la consegna del X premio Riccardo Francovich della SAMI al Mercato delle Gaite di Bevagna (Pg)

TourismA 2023: consegna del X premio Riccardo Francovich. Da sinistra, Piero Pruneti, Giuseppe Proietti, Annarita Falsacappa, Franco Franceschi, Paul Arthur (di spalle), e Angela Borzacconi (foto graziano tavan)

Annarita Falsacappa, sindaco di Bevagna (Pg) (foto graziano tavan)
La soddisfazione la si leggeva sugli occhi di tutti i rappresentanti del Mercato delle Gaite di Bevagna sul palco dell’auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze per TourismA 2023 dove si è tenuta cerimonia di consegna della X edizione del premio Riccardo Francovich. Perché loro, come ha ricordato Annarita Falsacappa, sindaco del Comune di Bevagna, in provincia di Perugia, “ne hanno fatto do strada. Erano partiti dalla sagra della porchetta e sono arrivati a realizzare il Mercato delle Gaite con il suo Circuito dei Mestieri Medievali che negli anni, grazie a consulenze scientifiche e alla grande passione delle decine e decine di volontari che vi concorrono, sono riusciti a migliorare di anno in anno fino a essere premiati dalla SAMI (Società degli Archeologi Medievisti Italiani) che nel 2013 ha istituito il riconoscimento per ricordare l’operato del professor Riccardo Francovich, con l’intenzione di premiare il museo o parco archeologico italiano che “rappresenti la migliore sintesi fra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione degli stessi verso il pubblico dei non specialisti“.

TourismA 2023, X premio Francovich. Da sinistra, Piero Pruneti, due rappresentanti delle Gaite, Giuseppe Proietti, Annarita Falsacappa, Franco Franceschi, Luigi La Rocca, Angela Barzacconi, Marco Valenti, Gabriella Picinni, altri due rappresentanti delle Gaite. Davanti c’è Paul Arthur (foto grazianio tavan)
Quest’anno, per la X edizione, la Commissione Giudicatrice, presieduta da Paul Arthur (presidente SAMI, professore di Archeologia medievale, università del Salento), e composta da Angela Borzacconi (direttore museo Archeologico nazionale, Cividale), Giovanni Floris (giornalista e conduttore televisivo), Luigi La Rocca (direttore generale Archeologia Belle arti e paesaggio, MIC), Gabriella Picinni (professore di Storia medievale, università di Siena), Piero Pruneti (direttore di Archeologia Viva), Marco Valenti (professore di Archeologia medievale, università di Siena), aveva selezionato sei musei-siti: Bevagna: Il mercato e il circuito dei mestieri di Bevagna (Pg); Brescia: museo di Santa Giulia a Brescia (Bs); Fasano: parco rupestre Lama d’Antico nel territorio di Fasano (Br); Firenze: museo dell’Opera del Duomo (Fi); Milano: chiesa inferiore di San Sepolcro (Mi); Positano: museo Archeologico romano Santa Maria Assunta (Sa).

Il gruppo di Bevagna (Proietti, Falsacappa, Franceschi) con la giuria (La Rocca, Barzacconi e Arthur) (foto graziano tavan)
A ricevere il premio dalle mani del presidente Paul Arthur insieme al sindaco di Bevagna Annarita Falsacappa anche il prof. Franco Franceschi dell’università di Siena, referente scientifico del Mercato delle Gaite, e Giuseppe Proietti, podestà del Mercato delle Gaite. È stato proprio quest’ultimo a leggere la motivazione iscritta sulla targa del premio Francovich.

Il podestà Giuseppe Proietti con la targa del X premio Francovich (foto graziano tavan)
È stato proprio Proietti a leggere la motivazione iscritta sulla targa del X premio Francovich ricevuta dalle mani del presidente di Sami, Paul Arthur: “La Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI) fondata nel 1994, premio Riccardo Francovich per il miglior museo e parco archeologico italiano a tematica medievale, X edizione, anno 2022. Premio del pubblico conferito al Mercato delle Gaite di Bevagna per la fedele ricostruzione storica e la rievocazione materiale di un mercato tardo medievale e dei suoi mestieri, con l’ambiente, la sua gente, le sue bancarelle e le sue merci, i suoi artisti e i suoi artigiani, il suo trambusto, attraverso le quattro gaite di Bevagna, le scritture della storia e i manufatti dell’archeologia prendono vita, comunicando con grande efficacia il passato al presente. Firenze 25 marzo 2023”. La proiezione di un promo sul Mercato delle Gaite di Bevagna ha chiuso la breve cerimonia.
Firenze. A Tourisma 2023 la consegna del premio “R. Francovich”: ultimi giorni per votare on-line uno dei sei siti indicati dalla commissione giudicatrice della SAMI

Riccardo Francovich, l’iniziatore dell’archeologia medievale in Italia: a lui è dedicato il premio Sami
Ultimi giorni per votare il Parco o Museo a cui verrà assegnato il Premio “R. Francovich”, il prestigioso riconoscimento istituito dalla SAMI – Società degli Archeologi Medievisti Italiani, presieduta dal prof. Paul Arthur. Le votazioni sono aperte sia ai soci della SAMI che al pubblico in generale fino al 25 febbraio 2023. Clicca e vota http://archeologiamedievale.unisi.it/…/x-edizione…. La consegna del premio è in programma a “tourismA”, sabato 25 marzo 2023, alle 12, nel grande auditorium del Palacongressi di Firenze. Con la partecipazione di Archeologia Viva. Sono sei i musei-siti individuati dalla commissione per la X edizione Premio Parco e Museo “Riccardo Francovich”. La Commissione Giudicatrice, presieduta da Paul Arthur (presidente SAMI, professore di Archeologia medievale, università del Salento), è composta da: Angela Borzacconi (direttore museo Archeologico nazionale, Cividale), Giovanni Floris (giornalista e conduttore televisivo), Luigi La Rocca (direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio, MIC), Gabriella Picinni (professore di Storia medievale, università di Siena), Piero Pruneti (direttore di Archeologia Viva), Marco Valenti (professore di Archeologia medievale, università di Siena), ha selezionato i seguenti sei musei-siti: Bevagna: Il mercato e il circuito dei mestieri di Bevagna (PG); Brescia: Museo di Santa Giulia a Brescia (BS); Fasano: Parco Rupestre Lama d’Antico nel territorio di Fasano (BR); Firenze: Museo dell’Opera del Duomo (FI); Milano: Chiesa inferiore di San Sepolcro (MI); Positano: Museo Archeologico Romano Santa Maria Assunta (SA).
Roma. Per “Dialoghi in Curia” incontro, in presenza e on line, con i docenti dell’università di Siena Alessandro Fo e Filomena Giannotti su “Fra poesia e pandemia: presenze di Enea oggi” nell’ambito della mostra “Il viaggio di Enea. Da Troia a Roma” al Tempio di Romolo nel Foro Romano
Alla mostra “Il viaggio di Enea. Da Troia a Roma” allestita al Tempio di Romolo, nel Foro romano, è legato un interessante programma di conferenze e visite guidate mirate all’approfondimento di temi specifici o dei luoghi del parco archeologico del Colosseo legati al mito di Enea. Per “Dialoghi in Curia”, promossi dal parco archeologico del Colosseo, giovedì 16 febbraio 2023, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la conferenza “Fra poesia e pandemia: presenze di Enea oggi”. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo; intervengono Alessandro Fo e Filomena Giannotti, studiosi entrambi afferenti al Dipartimento di Filologia e Critica delle Letterature antiche e moderne della università di Siena. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su eventbrite https://www.eventbrite.it/e/522978040397. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo: https://www.facebook.com/parcocolosseo. Oltre a vantare un’incredibile fortuna nell’arte di tutti i tempi e nella letteratura contemporanea, il celebre episodio del secondo libro dell’Eneide, in cui Enea fugge da Troia in fiamme con il padre sulle spalle e il figlioletto per mano, ha ispirato in Italia una serie di riflessioni tra marzo 2020 e marzo 2021. Sullo sfondo della drammatica questione, emersa nel primo dilagare del contagio, circa la distribuzione delle cure in base alle aspettative di vita, saranno presentati vari testi, nati perlopiù nell’ambito della comunicazione di massa e tutti incentrati sulla figura di Enea e sul suo entrare in risonanza con la pandemia da Covid-19. Ne scaturisce la lezione dell’importanza della pietas verso i propri cari, a riprova di quanto l’archetipo di Enea continui ad agire sulla coscienza di noi moderni.
Marina di Camerota (Sa): qui 140mila anni fa vivevano gli elefanti. Nella Grotta del Poggio trovati resti dell’elefante a zanne diritte durante gli scavi delle università di Bologna e Siena, ripresi dopo più di 50 anni di abbandono

Il punto dove sono stati trovati i resti del Palaeoloxodon antiquus nei livelli della Grotta del Poggio a Marina di Camerota (Sa) abitati dall’uomo di Neanderthal (foto unibo)
A Marina di Camerota 140mila anni fa vivevano gli elefanti. È il risultato più eclatante degli scavi condotti, tra il 1° e il 18 settembre 2022, ripresi, dopo più di 50 anni di abbandono, dalle università di Siena e di Bologna in collaborazione con la soprintendenza per le provincie di Salerno e Avellino e il Comune di Camerota (Sa): alla Grotta del Poggio hanno riportato alla luce, nella parte alta della serie stratigrafica, i resti di un grande pachiderma, il Palaeoloxodon antiquus, o elefante a zanne diritte. La presenza di questo animale nei livelli abitati dal Neanderthal, era stata già segnalata, per gli strati più antichi della grotta, dal prof. Arturo Palma di Cesnola negli anni ’60 del secolo scorso. I resti rinvenuti nel corso dell’attuale campagna di scavo appartengono all’osso di un arto e mostrano evidenti tracce di percussione indicative del fatto che l’elefante venne macellato dall’uomo. Le università di Bologna, Dipartimento di Beni culturali, e di Siena, Dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’Ambiente – UR Preistoria e Antropologia, hanno infatti ripreso gli scavi alla Grotta del Poggio (Marina di Camerota), un sito preistorico di grande rilievo per la sua potente serie stratigrafica relativa al Paleolitico medio (Uomo di Neanderthal).

L’ingresso protetto della Grotta del Poggio a Marina di Camerota (Sa) (foto unibo)
La Grotta del Poggio fu scoperta nel 1954 dal prof. Pietro Parenzan, dell’università di Napoli. Nel 1964 la Soprintendenza di Salerno incaricò il prof. Arturo Palma di Cesnola dell’università di Siena di condurvi le prime indagini sistematiche. Tra il 1965 e il 1967 Palma di Cesnola effettuò un sondaggio nel deposito archeologico contenuto nella cavità dove vennero identificati 14 strati, ai quali fu attribuita, su basi geologiche e culturali, un’età compresa tra 190 e 130 mila anni fa. Il Poggio contiene dati unici ai fini della ricostruzione del popolamento antico dell’Italia meridionale. Per questo motivo le indagini nel sito rivestono interesse internazionale e vengono finanziate da un progetto ERC advanced dal titolo “Our first steps to Europe: Pleistocene Homo sapiens dispersals, adaptations and interactions in South-East Europe” (FIRSTSTEPS), gestito dall’università di Tubingen (Principal Investigator prof. Katerina Harvati). Il progetto FIRSTSTEPS si focalizza sul primo popolamento dell’Europa da parte di Homo sapiens (il cui più antico arrivo nel nostro Continente si data, in base al fossile umano di Apidima in Grecia, intorno a 200mila anni fa) e sui suoi rapporti con le popolazioni autoctone (i Neanderthal).

Una fase degli scavi archeologici alla Grotta del Poggio condotti dalle università di Bologna e Siena (foto unibo)
Uno dei principali scopi delle nuove ricerche è stato quello di acquisire informazioni biostratigrafiche, cronologiche e comportamentali provenienti da moderni sistemi di indagine stratigrafica e da analisi effettuate con tecnologie all’avanguardia. Per quel che concerne invece la valorizzazione, il fine principale del progetto è quello di inserire attivamente la Grotta del Poggio (come già la Grotta della Cala) all’interno dell’offerta turistica del territorio, dando vita a un percorso virtuoso in cui i risultati della ricerca scientifica possano essere assorbiti e divulgati in tempo reale. L’auspicio è di creare in tal modo una costante, dinamica e vitale osmosi tra il mondo della ricerca e la comunità tutta.
Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, nell’ambito del ciclo “Taras e i doni del mare. Oltre la Mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse”, appuntamento on line con Franco Cambi, Laura Pagliantini e Claudia Abatino (università di Siena) ed Edoardo Vanni (ricercatore indipendente) su “Vivere sul mare in età romana. La villa delle Grotte all’isola d’Elba”, introdotto da Eva Degl’Innocenti direttrice del museo Archeologico nazionale
Nuovo appuntamento del ciclo di conferenze “Taras e i doni del mare. Oltre la Mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse” inserito nei “Mercoledì del Marta” con il coordinamento scientifico della direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti, e dei professori Danilo Leone e Maria Turchiano dell’università di Foggia. Mercoledì 15 giugno 2022, alle 18, conferenza on line del prof. Franco Cambi (università di Siena), della dott.ssa Laura Pagliantini (università di Siena), della dott.ssa Claudia Abatino (università di Siena) e del prof. Edoardo Vanni (ricercatore indipendente) su “Vivere sul mare in età romana. La villa delle Grotte all’isola d’Elba”. La conversazione, che sarà introdotta dalla direttrice Eva Degl’Innocenti, sarà diffusa in diretta on-line sulle pagine Facebook, YouTube e Linkedln del MArTA.

Il monumentale edificio romano noto come Villa romana delle Grotte (I secolo a.C.), nella rada di Portoferraio, all’Isola d’Elba (foto marta)
Il monumentale edificio romano noto come Villa romana delle Grotte (I secolo a.C.), nella rada di Portoferraio, all’Isola d’Elba, è stato oggetto di ricerche a partire dal 1700. Interpretato come una delle lussuose villae maritimae costruite nelle isole dell’arcipelago toscano da nobili esponenti delle classi aristocratiche di Roma per i loro otia, l’edificio è da alcuni anni oggetto di un profondo riesame. Tre anni di scavi e ricerche fanno pensare che si trattasse, prima che di una villa, di un monumentale apprestamento nel quale l’acqua rappresentava l’elemento centrale: un grande castellum aquarum con al centro un santuario.
Roma. Per il ciclo “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo presentazione, in presenza e on line, del volume “From Pen to Pixel. Studies of the Roman Forum and the Digital Future of World Heritage”, a cura di Patrizia Fortini e Krupali Krusche sulla collaborazione DHARMA/PArCo per il rilevamento architettonico delle realtà monumentali del Foro Romano


Locandina della mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità” al Foro Romano e al Palatino dal 15 dicembre 2021 al 30 aprile 2022
Nuovo appuntamento promosso dal parco archeologico del Colosseo per il ciclo “Dialoghi in Curia”. Giovedì 24 febbraio 2022, alle 16.30, in concomitanza con la mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità”, presentazione, in presenza e on line, del volume “From Pen to Pixel. Studies of the Roman Forum and the Digital Future of World Heritage”, a cura di Patrizia Fortini e Krupali Krusche, edito da L’Erma di Bretschneider. Presentano Irina Bokova, già direttore generale dell’UNESCO, e Daniele Manacorda, già professore di Archeologia nelle università di Siena e Roma Tre. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Intervengono le curatrici del volume. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti via eventbrite https://www.eventbrite.it/e/265122668037. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il Super Green Pass e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

Copertina del libro “From Pen to Pixel. Studies of the Roman Forum and the Digital Future of World Heritage”
Il volume raccoglie la lunga esperienza di collaborazione scientifica con la University of Notre Dame (Indiana, USA), in particolare con l’istituto DHARMA – Digital Historic Architectural Research and Material Analysis Lab dell’università di Notre Dame diretto dalla prof.ssa Ing. Krupali Krusche, per eseguire il rilevamento architettonico delle realtà monumentali del Foro Romano, tramite l’uso della tecnologia laser scanner e la fotografia ad altissima risoluzione. Il lavoro ha costituito un momento di formazione per gli studenti di architetture dell’University of Notre Dame, supervisionati dalla dott.ssa Patrizia Fortini del parco archeologico del Colosseo, che hanno potuto prendere visione della documentazione della complessa articolazione topografica del Foro Romano con piante, foto, sezioni e disegni risalenti agli scavi e alle pionieristiche esplorazioni di Giacomo Boni. Parte di tale importante documentazione grafica, mai pubblicata in precedenza, costituisce l’apparato illustrativo a corredo dei saggi scientifici e consta di una serie completa di piante, prospetti e viste panoramiche in formato nuvola di punti 3D, fotografie Gigapan, disegni al tratto e acquerelli. L’introduzione di Irina Bokova, direttore generale dell’UNESCO negli anni di svolgimento del progetto, sottolinea l’impegno profuso dall’organizzazione internazionale per la conservazione del patrimonio culturale materiale e immateriale, anche attraverso gli strumenti digitali, già a partire dal 1992 con il varo del programma Memory of the World. La partnership Parco archeologico del Colosseo / Università di Notre Dame si inserisce appieno tra gli obiettivi di lungo termine UNESCO quale nuova sinergia per la ricerca, la sperimentazione e l’utilizzo di tecniche non distruttive per la documentazione e la valutazione dello stato di conservazione dei monumenti.
Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “Progetto archeologico Kom al-Ahmer – Kom Wasit: dieci anni di indagini nel Delta del Nilo occidentale” a cura di Cristina Mondin dell’università di Padova, dove è emersa un’antica capitale. Ecco come seguirlo

L’appuntamento è martedì 20 dicembre 2021, alle 17 ora italiana (18 ora egiziana) per il webinar “Progetto archeologico Kom al-Ahmer – Kom Wasit: dieci anni di indagini nel Delta del Nilo occidentale” a cura di Cristina Mondin dell’università di Padova, promosso dal Centro archeologico italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata italiana al Cairo. La conferenza potrà essere seguita attraverso Microsoft Teams al link https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_MDMwYzMzMzgtZWQwYS00MTcyLTg1YzItNGUzMWJkOGEzOWQ4%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22babdcf46-9524-4ae8-ae30-59e751a8a656%22%7d (istruzioni: 1- clicca sul link; 2- scegli “continua su questo browser”, non sarà necessario scaricare alcuna applicazione; 3 – fai clic su partecipa e sarai nella sala riunioni; 4- Se ti iscrivi da cellulare, dovrai installare l’app).


Cristina Mondin dell’università di Padova
Era il 2014 quando il tam tam mediatico iniziò a far circolare nel mondo la notizia della scoperta un’antica capitale sul Delta del Nilo, a Kom al-Ahmer e Kom Wasit, siti a 6 km a Ovest del ramo Rosetta del Nilo, 35 km a Sud di Rosetta, 40 km a Sud-Est del porto di Thonis-Heracleion, e 52 km a Sud-Est del porto di Alessandria, proprio nella regione dove le fonti storiche e i geografi ellenistici e romani situano la capitale chiamata Metelite: il Progetto Kom al-Ahmer e Kom Wasit della missione archeologica italiana ha permesso di riportare in luce i resti di due città che con ogni probabilità costituirono gli insediamenti successivi della famosa e mai ritrovata Metelis, riferibili almeno all’epoca romana, tardo romana e primo periodo arabo. La campagna di ricerca, sotto la direzione del campo di Mohamed Kenawi (Bibliotheca Alexandrina – Università di Catania), Cristina Mondin (università di Padova), Giorgia Marchiori (CAIE – Centro Archeologico Italo Egiziano) e con la direzione scientifica di Emanuele Papi (università di Siena) e Paola Zanovello (università di Padova), si è svolta in collaborazione con numerosi specialisti internazionali.

Il complesso termale emerso a Kom al-Ahmer nel Delta occidentale (foto kom-ahmer archaeological project)
“Questa regione del Delta è poco noto sotto il profilo archeologico”, ricorda Cristina Mondin, “perché le prospezioni sono state possibili solo dopo la costruzione della diga di Aswan nel 1971 e la conseguente bonifica. Fino a quel momento erano noti solo pochi siti, tra cui proprio quello di Kom al-Ahmer, visitato per la prima volta dall’italiano Achille Adriani, grande esperto di arte alessandrina, ma solo nel 1942 indagato sotto la direzione dell’ispettore egiziano Abd el-Mohsen el-Khashab, che portarono alla luce un grande complesso termale e numerose monete databili tra i primi decenni dell’età ellenistica (III sec. a.C.) e gli inizi della dominazione araba (VII-VIII sec.). Mentre nel vicino sito di Kom Wasit fu effettuato solo un piccolo sondaggio esplorativo nel 1944 da un altro ispettore egiziano, Labib Habachi, che permise d’individuare un piccolo complesso termale di età ellenistica (III sec. a.C.). Ma poi non se ne fece più nulla”.
Venerdì 20 maggio 2022, alle 18, il museo Archeologico nazionale di Taranto, in collaborazione con il Dipartimento Jonico in Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo. Società, Ambiente, Culture dell’università di Bari “Aldo Moro”, l’università di Siena e l’associazione italiana di Cultura Classica (AICC)- delegazione di Taranto “Adolfo Mele”, organizza un’importante conferenza con uno dei maggiori esperti italiani di cultura giuridica dell’antica Grecia, di diritti greci e di fondamenti romanistici del diritto europeo. Si tratta del prof. Emanuele Stolfi, professore ordinario di Fondamenti romanistici del diritto europeo, Diritti greci e Diritto e letteratura dell’università di Siena che, per l’appuntamento del MArTA , relazionerà su “Giustizia e potere nella cultura greca del V secolo a.C.: tragici e storici”. Ingresso gratuito limitato esclusivamente alla sala Incontri. Per accedere alle sale espositive è necessario acquistare il biglietto di ingresso. “Un percorso interno a due grandi laboratori del pensiero politico (e della coscienza giuridica) dell’Occidente: la poesia tragica e l’analisi storiografica fiorite nell’Atene del V secolo a.C. Attraverso un approccio intersettivo, sulle tracce di motivi ricorrenti in saperi diversi e in apparenza lontani”, spiega il prof. Emanuele Stolfi, “si cercherà di far emergere alcune cruciali questioni che furono allora sollevate attorno a senso e implicazioni della giustizia, natura e derive del potere, prestazione egualitaria della legge, criticità della democrazia e rischi sempre incombenti di torsioni autocratiche”.
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