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Primo RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie: al film Rai Cultura “Il patrimonio sommerso” il premio del pubblico, all’iraniano “Ganj Dareh” il premio Paolo Orsi. Ecco tutti gli altri premi e le menzioni

Al film Rai Cultura “Il patrimonio sommerso”, il premio del pubblico del primo RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie e all’iraniano “Ganj Dareh” il premio Paolo Orsi: alla fine di una “cinque giorni” (dal 13 al 17 ottobre 2021) densa di proiezioni, eventi e personaggi speciali in città all’insegna della valorizzazione del patrimonio culturale mondiale, chiude l’edizione 2021 del RAM film festival, un’edizione vivace che ha saputo usare diversi registri per portare i temi della cultura in città, rinnovandosi nel nome e nella formula. Di grande successo gli eventi speciali, la serata con Federico Buffa sulle Olimpiadi del 1936 e Leni Riefenstahl, il concerto con Leandro Piccioni e il quartetto Pessoa dedicato a Ennio Morricone, gli aperitivi con ospite negli incontri informali al Bistrot di Alfio Ghezzi. Applauditissimo lo spettacolare film fuori concorso di Nicolò Bongiorno, presente al festival,  “Songs of the water spirits” sul Ladakh, regione dell’India travolta dai cambiamenti climatici. Molti i film premiati, dalle diverse giurie chiamate a valutare i film in concorso.

Frame del film “Il patrimonio sommerso. Un viaggio sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli e Marta Saviane

Il premio del pubblico del RAM film Festival, è andato al film Rai Cultura “Il patrimonio sommerso. Un viaggio sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli e Marta Saviane (Italia 2020, 60’), un viaggio alla scoperta dello straordinario patrimonio sommerso nei nostri mari, che ha vinto anche la menzione speciale degli Archeoblogger, attribuito da Antonia Falcone di Professione Archeologo, Marta Coccoluto, Alessandro Tagliapietra di Archeologia Subacquea, Giovina Caldarola, Astrid D’Eredità di ArcheoPop, Giovanna Baldasarre di ArcheoKids, Michele Stefanile di Archeologia Subacquea Blog, Mattia Mancini di Djed Medu – Blog di Egittologia, Marina Lo Blundo – coordinatrice per quest’anno – e Domenica Pate con la seguente motivazione: “Il Patrimonio sommerso questo sconosciuto? “Assolutamente no”, sembra dirci la suggestiva immagine iniziale – e più volte ricorrente – dell’acquario di casa nel quale pesci tropicali nuotano accanto a coreografiche rovine in miniatura: il mondo sommerso ci è molto più familiare di quanto non sembri. L’approccio giusto, scientifico e divulgativo di questa fortunata serie di Rai Storia, prosegue in questa nuova puntata, presentandosi come una sorta di antologia dell’archeologia subacquea italiana, una disciplina ormai matura e giunta a livelli avanzati, che viene qui presentata in maniera “stratigrafica”, illustrando cioè le ricerche subacquee secondo un criterio progressivo di discesa in profondità. Il tema della ricerca, della valorizzazione e della protezione emergono nel corso del documentario e costituiscono un fil rouge che si dipana man mano che scorrono le immagini e i casi presentati. Giusto e necessario il tributo riservato a Nino Lamboglia, figura decisiva per l’archeologia subacquea italiana, e a Sebastiano Tusa, morto prematuramente tre anni fa, cui era caro il tema del senso di appartenenza che i ritrovamenti in mare suscitano nelle comunità locali. Importante il tema della tutela strettamente legato alla valorizzazione, perché senza l’una non può esservi l’altra, ben evidente sia per il caso di Baia sia per il caso ligure. Altrettanto rilevante il tema dell’educazione civica intesa come educazione al patrimonio, un aspetto che nel docufilm emerge forte e chiaro. Molto affascinanti tutti i dettagli tecnici relativi alle indagini vere e proprie, rintracciabili nei segmenti relativi ai relitti: tempi di immersione, metodologie, interviste con i ricercatori. “Il patrimonio sommerso. Un viaggio sul fondo del mare” è dunque un interessante documentario sull’archeologia subacquea a 360° che ricostruisce la nascita del metodo di ricerca arricchendolo con spezzoni di filmati storici dei primi importanti rinvenimenti e con testimonianze dei protagonisti, dell’epoca e recenti. Notevole la percezione dell’evoluzione dell’archeologia subacquea, dell’intensa e difficoltosa attività sia di monitoraggio sia di scavo nelle diverse aree di interesse. Alla narrazione si uniscono la bellezza delle riprese subacquee, il ritmo che non cala mai e la pluralità di voci, che concorrono a costruire un racconto corale e al tempo stesso estremamente variegato e vivace della ricerca archeologica subacquea in Italia”.

Il premio “Paolo Orsi”  è stato attribuito all’iraniano “Ganj Dareh”, di Keyvan Tabatabaie Samimi (Iran 2021, 39’): alcuni anni fa, un gruppo di archeologi danesi si recò in Iran per lavorare per la prima volta con i colleghi iraniani in uno dei siti “preistorici” più famosi e importanti del Medio Oriente, Ganj Dareh. Nel documentario si racconta la collaborazione archeologica internazionale, per scoprire e comprendere segreti e misteri di questo luogo chiave nella storia della vita umana. Il regista, che nei giorni scorsi ha tentato di venire a Rovereto, ma non ha potuto a causa delle restrizioni per la pandemia, ha mandato un bellissimo messaggio al pubblico, un ponte “dall’antica terra dall’Iran, all’antica terra italiana”.

Frame del film “Ganj Dareh”, di Keyvan Tabatabaie Samimi

La motivazione della giuria, formata da Andrea Augenti, Iefke van Kampen, Maria Concetta Parello e Antonia Falcone: “Per l’ottima ricostruzione di un capitolo importante della storia dell’archeologia a cavallo tra tre continenti, creando un ponte importante e significativo tra Iran, Canada e Danimarca; per aver dimostrato che la cooperazione tra nazioni in archeologia può portare a risultati notevoli; per aver saputo illustrare in maniera efficace l’evoluzione del lavoro dell’archeologo, partendo dalle indagini svolte nel passato fino ad arrivare a quelle più recenti; e per l’ottima qualità delle immagini e della sceneggiatura, e in particolare per la sapienza e il gusto nell’alternare in maniera equilibrata e illuminante interviste, nuovi filmati e testimonianze storiche”.

Menzione speciale al film francese “Homo Sapiens. Les Nouvelles Origines / Homo Sapiens. Le nuove origini” di Olivier Julien (Francia – Marocco 2020, 45’): una scoperta a Jebel Irhoud, in Marocco, ha rivoluzionato la storia della nostra specie, Homo sapiens. Nel 2017 un team internazionale annunciò di aver scoperto fossili che dimostrano la presenza dei nostri antenati umani nell’Africa nord-occidentale già 300.000 anni fa. Fino ad allora, i paleontologi credevano che Homo sapiens risalisse a 200.000 anni fa e che l’Africa orientale fosse la culla della nostra specie.

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Frame del film “Homo Sapiens, les Nouvelles Origines / Homo Sapiens, le nuove origini” di Olivier Julien

Il film, recita la menzione, “documenta per la prima volta sullo schermo le importanti recenti scoperte su Homo sapiens che hanno rivoluzionato le conoscenze sulla nostra specie. Per la capacità di raccontare il lavoro dell’archeologo in maniera semplice ma con grande attenzione ai dettagli, in particolare rispetto all’uso delle tecnologie più avanzate; per l’alta qualità delle immagini e delle ricostruzioni storiche, molto efficaci perché appena suggerite grazie al ricorso alle ombre; per la sceneggiatura di ottimo livello, che ricostruisce la vicenda in maniera avvincente come un giallo archeologico”. 

Il premio “L’Italia si racconta” è andato a “Paesaggi del cibo” di  Michele Trentini e Andrea Colbacchini, prodotto da tsm | step Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio. La giuria presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti con Romina Zanon e Alessandro De Bertolini ha dato la seguente motivazione: “L’opera di Michele Trentini e Andrea Colbacchini, prendendo le mosse dall’analisi di un piatto creato da un affermato chef locale, offre un approfondimento su alcune pratiche agroalimentari strettamente legate alla biodiversità del territorio trentino. Alternando un codice narrativo tipico dell’osservazione documentaristica ad un linguaggio lirico-visivo segnato da pause e silenzi evocativi, i registi disegnano un viaggio che conduce lo spettatore dai paesaggi alpini e dolomitici della Val Rendena e della Valle del Vanoi fino a quelli terrazzati dai tratti mediterranei dell’Alto Garda. Volti, gesti e frammenti di vita agreste si fondono in un canto corale allo spazio agricolo del territorio antropico trentino e alla solerzia degli uomini e delle donne che lo abitano”.

Il premio “Sguardi dal mondo” è andato al film spagnolo “Queens of Orango / le regine di Orango” di Raúl Bueno Herrera (Spagna 2020, 52’), uno splendido documentario antropologico ricchissimo di spunti di riflessione. Nel sud-ovest della Guinea Bissau ci sono alcune isole dove vive un popolo molto particolare, i Bissago, in armonia con la spettacolare natura che li circonda, dove la donna è protagonista. Attraverso  le donne di Eticoga, sull’isola di Orango, conosciamo gli aspetti più significativi e particolari di questa società matriarcale così diversa non solo dal modo di vivere occidentale, ma dal resto dell’Africa e da quasi tutte le altre culture del pianeta.

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Frame del film “Queens of Orango / le regine di Orango” di Raúl Bueno Herrera

Questa la motivazione della giuria presieduta da Duccio Canestrini con Katia Berrnardi e  Alessandro De Bertolini: “Arcipelago di Bissau (Isole Bijagos,  Africa occidentale). Una manciata di isolette sotto Capo Verde, davanti alla Guinea Bissau. Sull’isola maggiore, Orango, un’antica tradizione matriarcale affida alle donne sia la gestione delle risorse economiche sia la funzione spirituale. Interessante notare, come elemento di riflessione in un mondo ancora travolto dalle discriminazioni sessiste, come le donne qui abbiano grandi responsabilità politiche e sociali, oltre a tenere aperto il dialogo con la divinità: un rapporto straordinariamente intenso, mediato attraverso il contatto con le  anime dei defunti. Ottime le riprese video, intelligente la scelta degli intervistati. E com’è giusto che sia nell’ottica di una cinematografia etnografica moderna, c’è attenzione anche ai segnali di cambiamento, senza stucchevoli nostalgie né traccia di primitivismo”.

Il premio “Cultura animata”  è stato attribuito dalla giuria presieduta da Andrea Artusi con Sabrina Zanetti e Dalia Macii al geniale film d’animazione francese “Amerigo et le nouveau monde” di Luis Briceno e Laurent Crouzeix (Francia 2020, 14’) preferito anche dalle scuole primarie intervenute la prima mattina del festival, “per la straordinaria capacità di affrontare un tema storico controverso, come quello dell’attribuzione del nome al continente americano, attraverso le vicende di Amerigo Vespucci narrate con ironia e padronanza delle diverse tecniche di animazione, capaci di rendere il corto in grado di intrattenere e incuriosire sia un pubblico adulto che di ragazzi con ritmo, rigore narrativo e al contempo leggerezza dei toni espressivi”. 

Menzione speciale all’inglese “Weight of consciousness/ Il peso della coscienza” di Alemsah Firat (Regno Unito 2020, 4’) “per la poesia e l’originalità della tecnica utilizzata nell’animazione che, con un elegante e raffinato linguaggio pittorico, è in grado di condurre lo spettatore in un viaggio attraverso l’evoluzione della coscienza umana fin dal grembo della madre terra attraverso i luoghi del mito rappresentati con originalità e spessore narrativo”.

La menzione CinemAMoRe attribuita dai rappresentanti dei tre festival trentini Trento FIlm Festival, Religion Today e RAM film festival è andata al film “Et si Babel n’était qu’un mythe? / E se Babele non fosse che un mito?” di Sandrine Loncke (Francia 2019, 56’) con la seguente motivazione: “Ci sono storie che possiedono una forza intrinseca ed eversiva. Narrazioni in grado di ricalibrare, con una dolce e risoluta spinta, la nostra posizione nel mondo. Quella di What if Babel was just a Myth? è una di quelle storie. Il documentario descrive, con una cinematografia curata ed essenziale, le vicende umane, linguistiche e sociali degli abitanti di una remota località del sud del Ciad. La macchina da presa segue da vicino il lavoro di un giovane linguista francese che cerca di documentare nella maniera più precisa possibile uno dei molti idiomi locali. Gli abitanti del villaggio si rivelano essere poliglotti provetti. Alcuni di loro conoscono ed utilizzano fino a sei lingue diverse. Se ad ogni lingua corrisponde una visione del mondo e un sistema di valori, non si può non pensare che i protagonisti di questo documentario siano dotati di una immensa ricchezza, che rischia di scomparire insieme alla lingua che di essa è espressione. Il film diviene così una vera e propria celebrazione della diversità e dell’apertura mentale e della capacità di accoglienza che il multilinguismo porta con sé”. 

Venerdì col Mann protagonista in due prestigiosi festival del cinema archeologico: con il film “Agalma” in concorso al RAM Film Festival di Rovereto, e con il film “Thalassa. Il racconto” in prima internazionale alla XI edizione della rassegna di Licodia Eubea: entrambi visibili anche on line

Il direttore Paolo Giulierini sul set del film “Agalma” di Doriana Monaco (foto Angelo Antolino)

Venerdì di cinema archeologico con protagonista il museo Archeologico nazionale di Napoli. Dal Nord al Sud della Penisola, viaggiando con le emozioni del grande schermo: il MANN porta due opere in concorso, una al I RAM Film Festival di Rovereto, l’altra all’XI edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea.

Poster del film “Agalma” di Doriana Monaco in concorso alla prima edizione di RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie (2021)

RAM Film Festival di Rovereto (13/17 ottobre 2021). Nella sezione pomeridiana di venerdì 15 ottobre 2021, va in scena il film “Agalma”, vita al museo Archeologico nazionale di Napoli, film documentario scritto e diretto da Doriana Monaco con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni, che concorre per il Premio Paolo Orsi e per la menzione speciale “Archeoblogger”. Il documentario, già selezionato per le Giornate degli Autori di Venezia 77 è prodotto da Antonella Di Nocera (Parallelo 41 produzioni) e Lorenzo Cioffi (Ladoc) con il museo Archeologico nazionale diretto da Paolo Giulierini; la produzione esecutiva è di Lorenzo Cioffi. Il pubblico potrà seguire la manifestazione in loco e online: sarà possibile, infatti, assistere gratuitamente alla proiezione grazie alla piattaforma digitale raggiungibile dal sito RAM film festival ONLINE | Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico | Fondazione Museo Civico Rovereto (rassegnacinemaarcheologico.it).

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Lo spostamento dell’Atlante Farnese sul set di “Agalma” (foto Angelo Antolino)

Il film, realizzato con il contributo della Regione Campania e in collaborazione con Film Commission Regione Campania, si sintonizza con lo spirito della rassegna trentina che, promossa dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, sin dal 1990 dedica attenzione ai temi dell’archeologia e della memoria, con uno sguardo privilegiato a tutela e valorizzazione del patrimonio culturale mondiale: in cinquanta (e intensi) minuti, la regista Doriana Monaco segue l’esistenza “dietro le quinte” del MANN, tra lavori di restauro e progetti di allestimento. Filo conduttore della pellicola, la celebrazione dell’impegno e della passione delle persone, che rendono concreto un progetto di promozione culturale.

XI edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea (14-17 ottobre 2021). Non può che partire dalla Sicilia, il viaggio del documentario “Thalassa. Il racconto”, diretto da Antonio Longo e scritto dallo stesso Longo con Salvatore Agizza: venerdì 15 ottobre 2021 (ore 19), il film, prodotto da Teichos srl Servizi e Tecnologie per l’Archeologia e dal Mann, sarà presentato in prima internazionale per la sezione “Cinema e Archeologia” della rassegna. “Thalassa. Il racconto”, in concorso per il Premio Archeoclub d’Italia al film preferito dal pubblico e per il Premio ArcheoVisiva al miglior film, ripercorre, anche grazie a filmati d’archivio di Rai Teche, gli scavi di archeologia subacquea realizzati nelle acque del Sud Italia:

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Frame del film “Thalassa. Il racconto” di Antonio Longo

una vera e propria immersione ricca di suggestioni, per ripercorrere il lavoro che ha permesso di proporre la grande mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, in programma al Mann nella stagione 2019/2020. Da quelle straordinarie ricerche, condotte anche sotto l’egida dell’indimenticabile Sebastiano Tusa, è stato possibile riunire 400 reperti in un unicum espositivo, che ha rappresentato una prospettiva nuova, per complessità di approccio, sui tesori dischiusi dal Mare nostrum. Possibile consultare il calendario della manifestazione dal sito rassegnalicodia.it, mentre la votazione sarà accessibile da streamcult.it.

Rovereto. Presentato il programma della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie, un festival diffuso che si espande a coinvolgere la città e il territorio con un programma ricco e articolato: al teatro Zandonai e on-line, una sessantina di film con 16 prime italiane, 10 prime assolute e 2 prime internazionali; all’Alfio Ghezzi Bistrot gli incontri culturali; al museo della Città la mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto”. Molti gli eventi speciali

La locandina della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie dal 13 al 17 ottobre 2021

Il festival di Rovereto cambia pelle nel segno della tradizione. Così la 32.ma edizione della Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto diventa sezione della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie, in calendario a Rovereto dal 13 al 17 ottobre 2021, un festival diffuso che si espande a coinvolgere la città e il territorio con un programma ricco e articolato che si potrà seguire in presenza, ad acceso gratuito, alcune volte con prenotazione obbligatoria, e sempre con il Green Pass, al teatro Zandonai – sede principale delle proiezioni –, all’Alfio Ghezzi Bistrot – scelto per gli incontri -, al museo della Città e nelle altre location coinvolte. Ma i film in concorso saranno disponibili anche online, attraverso una piattaforma fruibile gratuitamente previa registrazione e comodamente raggiungibile sul sito del RAM film festival.

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Alessandra Cattoi e Giovanni Laezza: direttrice e presidente della fondazione museo civico di Rovereto (foto Graziano Tavan)

“Da ben 32 anni, il mese di ottobre di ogni autunno roveretano è legato a uno degli eventi più importanti e impegnativi per la Fondazione Museo Civico che presiedo, cioè l’annuale rassegna di documentari dedicati alla valorizzazione e alla conservazione del patrimonio culturale mondiale, nata nel 1990 in memoria di uno degli studiosi più grandi della città di Rovereto, l’archeologo Paolo Orsi, uno dei padri della nostra istituzione che quest’anno compie 170 anni”, scrive Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo Civico di Rovereto. “L’ho sempre considerata una straordinaria opportunità di arricchimento culturale, di scambio e di confronto.  Oggi, dall’interno dell’organizzazione, mi è ancora più chiara l’importante mission di questo evento. La memoria. Fare memoria del patrimonio, materiale e immateriale, che ci definisce, come donne e come uomini. Proprio da qui nasce l’idea del nuovo nome del Festival. RAM – Rovereto, Archeologia, Memorie. La RAM è la memoria operativa del computer, una memoria che lavora, che fa circolare informazioni e idee, e così vuole essere il nostro Festival. Non si può progettare il futuro con tutti gli strumenti necessari – continua – senza conoscere il nostro passato, la nostra storia, senza guardare con interesse e rispetto i popoli che ci hanno preceduto o che vivono anche oggi lontano da noi, con culture diverse. Al contempo, sono particolarmente soddisfatto del cambio di passo operato quest’anno, dei grandi nomi che hanno accettato di far parte, per la prima volta nella storia del Festival del neonato comitato scientifico, la scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti, l’archeologa Barbara Maurina, l’antropologo Duccio Canestrini, lo sceneggiatore e fumettista Andrea Artusi. Sono fiero dello sforzo per aprirsi nei confronti della città e di un pubblico vasto, con un’offerta, oltre che del palinsesto cinematografico, anche di svariate occasioni per riflettere, per incontrare i numerosi ospiti, protagoniste e protagonisti del nostro tempo, per usufruire di corsi di formazione e di masterclass. Il Festival – conclude – rimane sì un appuntamento di alto livello, ma non è di nicchia. Oltre al teatro, esce per le strade cittadine, propone appuntamenti per i giovani, intreccia cultura, tradizioni e vita”.

Il teatro Zandonai di Rovereto dove si tengono le proiezioni dei film del Rovereto-Archeologia-Memorie (foto fmcr)

In programma, al teatro Zandonai, una sessantina di film con 16 prime italiane, 10 prime assolute e 2 prime internazionali. E qui balza subito all’occhio, scorrendo il programma, la differenza rispetto al passato. C’è un’icona che precede il titolo del film e ne identifica la sezione, cioè il premio cui concorre. Un capitello identifica i 23 film che concorrono per il premio “Paolo Orsi”; una matita gli 11 film per il premio “Cultura animata”; un mappamondo i 13 film per il premio “Sguardi dal mondo” e per la menzione CinemAMoRE; e l’Italia i 12 film per il premio “L’Italia si racconta”. E per ognuno di questi premi c’è una specifica giuria qualificata che decreterà i vincitori nella cerimonia di domenica 17 ottobre, alle 18.40, e la chiusura del Festival.

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Lo chef Alfio Ghezzi

Gli Incontri al Bistrot. La novità della prima edizione di RAM è proprio lo sdoppiamento della sede. Non più al teatro Zandonai, ma all’Alfio Ghezzi Bistrot, sempre in corso Bettin come il teatro, e a pochi passi sull’altro lato della strada, al Mart. Sono su prenotazione, con posti limitati. Gli incontri diventano un aperitivo in compagnia degli ospiti del Festival, nella cornice del prestigioso locale dello chef stellato Alfio Ghezzi. Tre gli “Incontri” in calendario, sempre dalle 17 alle 18.30: il 14 ottobre 2021, con Andrea Augenti, docente di Archeologia medievale all’Università di Bologna, su “Il lungo viaggio dell’archeologia”, modera Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo; il 15 ottobre 2021, con Tiziano Straffelini, geologo impegnato nel restauro della cattedrale parigina, su “Notre-Dame: tecnologie e progetti per il restauro del secolo”, modera Alessandra Cattoi, direttrice del RAM Film Festival; e il 16 ottobre 2021, con Andrea Artusi, sceneggiatore e disegnatore per la Sergio Bonelli Editore e conduttore del programma radiofonico Avamposto 31, su “Il fumetto tra storia e fiction: Martin Mystère a Venezia”, modera Marco Nicolò Perinelli, archeologo e giornalista.

“Frutto di un percorso in divenire, la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico si presenta oggi con la nuova veste del Festival”, spiega Alessandra Cattoi, direttrice del RAM Film Festival e della Fondazione Museo Civico di Rovereto. “Nato come momento per appassionati e addetti ai lavori, è cresciuto e si è trasformato in un appuntamento atteso dalla città e dai tanti affezionati che lo hanno frequentato con regolarità. Una manifestazione non solo roveretana, che negli anni ha proposto migliaia di film, organizzato centinaia di incontri, messo in rete registi, produttori, giovani talenti. Un evento che ad ogni edizione mette in campo il meglio di un team affiatato, creativo ed esperto, che si prende cura e fa crescere anno dopo anno quello che oggi è diventato il RAM film festival – Rovereto, Archeologia, Memorie. L’esplorazione delle migliori produzioni di documentari a tema archeologico – continua – rimane il cuore di una manifestazione che ha ampliato i propri orizzonti per raccontare antiche tradizioni, luoghi, popoli, lingue, monumenti, temi che rischiano di essere confinati in un cono d’ombra sul quale è invece importante mantenere la luce. Perché rappresentano il nostro patrimonio di culture, la memoria di tutti noi. Il Festival è certamente una rara occasione per promuovere la cultura cinematografica, per mostrare opere che non trovano riscontro nei circuiti commerciali, è anche un momento di confronto e di scambio tra professionisti, ma è soprattutto un’occasione per vivere quella straordinaria e particolarissima “atmosfera di Festival”. Spaziando dalle proiezioni dei film agli incontri, dalle passeggiate alle presentazioni di libri, dalle mostre agli aperitivi, il RAM Film Festival – conclude – vuole coinvolgere il suo pubblico e tutta la città di Rovereto, protagonista di un evento culturale che ci auguriamo sia davvero speciale”.

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Il museo della Città a Rovereto, ospitato a Palazzo Sichardt (foto fmcr)

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Logo della mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto”

Ci sono poi gli eventi speciali. Il 13 ottobre 2021, alle 18, al museo della Città, inaugurazione della mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto. Le misure di contenimento del morbo tra ‘500 e ‘600” in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia – Venezia. La mostra si potrà visitare fino al 9 gennaio 2022. In concomitanza con il RAM Film Festival, da giovedì 14 a sabato 16 ottobre, apertura straordinaria dalle 10 alle 20.30, domenica 17 ottobre, dalle 10 alle 18, con ingresso gratuito per i partecipanti al festival. Inoltre, venerdì 15 ottobre, alle 14.30, visita guidata alla mostra con ingresso gratuito per i partecipanti al Festival. Partecipazione gratuita, posti limitati; su prenotazione: 0464 452820 – rassegna@fondazionemcr.it

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La regista Leni Riefenstahl durante le riprese di Olympia nel 1936 a Berlino (foto Bundesarchiv)

Giovedì 14 ottobre 2021, alle 20.45, al teatro Zandonai, “1936: l’Olimpiade che ha cambiato il cinema”: storie di uomini e di sport e Grande Storia si intrecciano attraverso gli “sguardi” della regista Leni Riefenstahl nel racconto di Federico Buffa. Leni Riefenstahl fu incaricata da Hitler di realizzare un documentario delle Olimpiadi del 1936 a Berlino, il primo in assoluto, che raccontasse la più importante avventura dello Sport mondiale. Un documentario che ha attraversato Storia e storie, che ha sperimentato tecniche nuove e che ha rivoluzionato per sempre la nostra visione dello sport e del cinema.

Il maestro Leandro Piccioni (dietro, al centro) con il Quartetto Pessoa (foto fmcr)

Sabato 16 ottobre 2021, alle 20.45, al teatro Zandonai, “Musica per il cinema”, un emozionante percorso musicale fra le più belle colonne sonore del cinema, con i brani più celebri del geniale compositore italiano passando per il tango argentino di Astor Piazzolla. Il RAM Film Festival vuole così rendere omaggio al genio indiscusso delle colonne sonore, scomparso nel luglio del 2020 all’età di 91 anni dedicandogli il concerto “Omaggio a Ennio Morricone”, per pianoforte e quartetto d’archi con Leandro Piccioni & Quartetto Pessoa. Evento gratuito, posti limitati.

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Frame del film film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno

Domenica 17 ottobre 2021, alle 16.30, al teatro Zandonai, “Raccontando l’india: il Ladakh”. Nicolò Bongiorno, regista di “Songs of the Water Spirits”, racconta il film realizzato nel Ladakh in India, dialogando con l’antropologo Duccio Canestrini. Proiezione del film fuori concorso “Songs of the Water Spirits / Le canzoni degli spiriti dell’acqua” di Nicolò Bongiorno (Italia 2020, 100’). Il film è il risultato di 3 anni di lavoro sul campo nell’Himalaya Kashmiriano nel tentativo di raccontare la sfida di una società “laboratorio” incastonata tra i deserti di alta quota e alcune delle vette più alte e spettacolari del mondo, travolta dall’impatto dei cambiamenti climatici e alla ricerca di una “nuova” via verso un “antico futuro”.

Due volte la Sicilia, poi Francia, Svizzera, Iran e ancora Italia: a queste produzioni su scoperte archeologiche di preistoria, protostoria e Vicino Oriente, o su ricerche artistico-antropologiche, sono andati i riconoscimenti della XXX Rassegna internazionale del Cinema Archeologico: XIV premio Paolo Orsi, premio del pubblico “Città di Rovereto”, menzione Cinema.Mo.Re e Archeoblogger

Teatro Zandonai con il pubblico delle grandi occasioni per la premiere del film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” di Andrea Andreotti (foto Graziano Tavan)

La direttrice della Fondazione Museo Civico di Rovereto, Alessandra Cattoi (foto Graziano Tavan)

Da Paolo Orsi a Paolo Orsi. Non si erano ancora spenti gli echi della serata di gala, sabato 5 ottobre 2019, presentata da Patrizia Orsingher al teatro Zandonai per celebrare il trentennale della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico con la premiere del docufilm “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” (52’) di Andrea Andreotti, realizzato da Fondazione Museo Civico di Rovereto e prodotto da Filmwork, concentrato sugli anni giovanili di Paolo Orsi, la sua formazione, il suo rapporto con la città natale, con il Regno d’Italia e asburgico. E poi il lavoro in Calabria e Sicilia, con le straordinarie scoperte conquistate in anni di lavoro puntuale, rigoroso, instancabile, grazie a quel “metodo Orsi” che trova le sue proprio nel nostro territorio montano. Ed ecco, nella sala bar del teatro Zandonai, la proclamazione, domenica 6 ottobre 2019, all’apertura della sezione pomeridiana della rassegna, dei film premiati, a iniziare dal premio “Paolo Orsi”, biennale, assegnato da una giuria internazionale.

Il film “Il popolo delle dune” di David Geoffroy ha vinto il XIV premio “Paolo Orsi” alla XXX rassegna internazionale del cinema archeologico

La giuria del premio Paolo Orsi: da sinistra, Franco Nicolis, Maria Longhena, Elli Kriesch, Gabriele Carletti, con Alessandra Cattoi (foto Graziano Tavan)

Il XIV premio “Paolo Orsi” è andato al film francese “Le peuple des dunes / Il popolo delle dune” di David Geoffroy (Francia, 2018, 52’; produzione: AMC2 productions / Cour-Jus production; consulenza scientifica: Anthony Lefort). Su una spiaggia normanna, le scoperte archeologiche portano i ricercatori sulle tracce di un popolo celtico la cui cultura sembra diversa da quella dei vicini del resto della Gallia. Il documentario invita a scoprire la vita di questo antico popolo normanno e i suoi legami con l’ile de Bretagne, l’attuale Inghilterra. “Il premio Paolo Orsi”, è intervenuta la direttrice Alessandra Cattoi, “è il principale della manifestazione, che consiste in un riconoscimento economico di 3000 euro, ed è stato attribuito dalla giuria internazionale formata da Gabriele Carletti (giornalista RAI), Elli Kriesch (regista), Maria Longhena (archeologa), Franco Nicolis (direttore ufficio beni archeologici, Trento) e Andreas M. Steiner (direttore Archeo)”. È toccato al giornalista Carletti leggere la motivazione del premio: “La storia di una suggestiva scoperta archeologica raccontata con immagini affascinanti e un eccezionale montaggio, dove il rigore della ricerca scientifica è accompagnato da ricostruzioni realizzate con grande maestria”.

Il film iraniano “Mysteries of the Lake / I misteri del lago” di Armin Isarian

La giuria internazionale ha anche assegnato due menzioni speciali. La prima menzione speciale (“Un viaggio esplorativo in un Iran poco conosciuto, sulle tracce di un mistero fino alle profondità di un lago, realizzato con strumenti avanzati e tecniche innovative”) è andata al film iraniano “Mysteries of the Lake / I misteri del lago” di Armin Isarian (Iran, 2018, 72’; produzione: Armin Isarian; consulenza scientifica: Soroush Modaberi, Alireza Namayandeh, Alireza Naderi, Majid Eskandari, Mansoor Ghorbani, Ebrahim Heydari, Alireza Shah Mohammadpoor). Il sito archeologico di Takht-e-Soleyman, nel nord- ovest dell’Iran, e il suo misterioso lago sono avvolti nel mistero, nel mito e nella leggenda, in parte per gli eventi storici reali che vi sono accaduti e in parte per la mente creativa dei locali. Il film presenta questo luogo storico e tenta l’esplorazione delle oscure profondità del lago. La seconda (“Coinvolgente e allo stesso tempo rigoroso. Lo spettatore viene preso per mano dagli archeologi e condotto nella grotta a tentare di risolvere insieme, nelle pieghe dei dialoghi in presa diretta, un affascinante rebus di stalagmiti”) è stata attribuita anche un’altra menzione speciale al film “Neandertal, le mystère de la grotte de Bruniquel / Neandertal, il mistero della grotta di Bruniquel” di Luc Henri Fage (Francia, 2018, 53’; produzione: Gedeon Programmes / Stéphane Millière; consulenza scientifica: Jacques Jaubert, Sophie Verheyden, Edouard Régnier, Catherine Ferrier, François Lévèque, Jean Claude Leblanc, Priscilla Bayle, João Zilhão, Hubert Camus). Nella grotta scoperta da un giovanissimo speleologo nel 1990 vicino al borgo di Bruniquel, nel sudovest della Francia, si nasconde un mistero: centinaia di stalagmiti e stalattiti spezzate, di cui alcune presentavano tracce di fuoco, si trovavano raccolte in cerchi, per mano dell’uomo di Neanderthal. Qual era il senso di tali costruzioni? E a quando risalgono? Questo documentario racconta gli ultimi quattro anni di ricerche archeologiche.

Il film “Neandertal, le mystère de la grotte de Bruniquel / Neandertal, il mistero della grotta di Bruniquel” di Luc Henri Fage ha avuto la menzione Archeoblogger

Antonia Falcone, archeologa e blogger, di professionearcheologo.it (foto Graziano Tavan)

Menzione Archeoblogger. Il film “Neandertal, le mystère de la grotte de Bruniquel / Neandertal, il mistero della grotta di Bruniquel” di Luc Henri Fage ha conseguito anche il premio speciale attribuito dalla giuria di Archeoblogger. “Più che un documentario, un racconto per immagini e parole di una ricerca rivoluzionaria”, si legge nella menzione Archeoblogger annunciata da Antonia Falcone di professionearcheologo.it: “dalle origini della scoperta all’uso delle più moderne tecnologie per datare una struttura unica nel suo genere. Un film in cui emerge, però, soprattutto la quotidianità del lavoro dell’archeologo, perché a guardare bene i veri protagonisti sono gli archeologi. Con Bruniquel non ci si annoia mai: la narrazione e le riprese hanno la capacità di condurre lo spettatore per mano, accompagnato dall’entusiasmo dei protagonisti. Forse è questo l’elemento che fa di Bruniquel un film emozionale ed emozionante: l’empatia che i ricercatori riescono a comunicare, il trasporto che trasmettono mentre semplicemente portano a compimento il loro lavoro. Non solo, certi scambi di battute, certe risate che esplodono, certe esclamazioni, rendono tutto estremamente familiare e trasportano lo spettatore dentro quella grotta, a condividere con l’équipe la sorpresa per il rinvenimento e le emozioni per ogni tassello di conoscenza acquisito in più. Quella grotta, accessibile soltanto a specialisti, può pertanto essere restituita alla comunità globale, non solo scientifica, mediante un prodotto divulgativo di questo tipo. Il tono narrativo alterna la narrazione scientifica a quella della scoperta, fino a diventare colloquiale; e allo stesso tempo viene messo in luce l’approccio multidisciplinare della ricerca, con l’utilizzo dell’archeologia sperimentale, della geologia e dell’archeometria. In conclusione, quando c’è una buona narrazione non c’è bisogno di ricorrere a ricostruzioni virtuali spettacolari: bastano storia e protagonisti. E qui abbiamo tutto”.

Il film “Sicilia Grand Tour 2.0” per la regia di Giorgio Italia

L’archeologa Alessandra Cilio con Claudia Beretta della Rassegna di Rovereto (foto Graziano Tavan)

Menzione Cinema.Mo.Re. Claudia Beretta, dello staff della Rassegna e membro della giuria: “La menzione speciale Cinema.Mo.Re è attribuita da una giuria mista che vede la collaborazione della Rassegna del Cinema archeologico con Trento Film Festival e Religion Today Filmfestival”. Quest’anno la menzione è andata a “Sicilia Grand Tour 2.0” di Giorgio Italia (Italia, 2019, 90’; prodotto da Fine Art Produzioni srl; consulenza scientifica: Alessandra Cilio). Giorgio è uno studente universitario, che trova una serie di vecchi volumi pieni di carte, schizzi e disegni, ma anche di storie. Il ragazzo è affascinato dal racconto che il pittore francese Jean Houel tesse della Sicilia, e decide di esplorare l’isola, facendo del “Voiage pittoresque des isles de Sicilie de Malte et de Lipari” la sua guida. Scoprirà che le parole di Houel, che definiva la Sicilia il luogo più curioso dell’universo, sono ancora oggi veritiere (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/05/alla-xxx-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-il-film-sicilia-grand-tour-2-0-viaggio-al-ritmo-dei-viaggiatori-del-settecento-alla-scoperta-della-sicilia/). Continua Beretta: “Il film che porta lo spettatore in un viaggio immersivo e coinvolgente alla scoperta della cultura siciliana nelle sue più varie e alte accezioni: architetture, paesaggi, tradizioni e storie di vita sono i protagonisti di un racconto moderno che non si dimentica del passato che l’ha reso possibile, narrato con abilità e genuina passione”. Un’ulteriore menzione (“Originale trama narrativa e montaggio arricchito da sequenze visive da video arte”) è andata al film “Ars Longa Vita Brevis” di Riccardo Campagna (Italia, 40’, 2018; prodotto da Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia; consulenza scientifica: Ayman Nabo e Stefano Savona). A Palmira, in Siria, un sito archeologico antico migliaia di anni è diventato uno dei poli centrali del complesso conflitto siriano. Alternativamente la Russia di Putin insieme con l’esercito regolare siriano di Assad si sono contesi il sito con i fondamentalisti dello Stato Islamico. Ciò mette in luce l’importanza dell’aspetto simbolico delle antichità, e ci consente di ragionare sul nostro rapporto col passato.

Il film “Berg der Steine Ausgrabungen auf dem Monte Iato / Monte Iato. Storia di uno scavo” di Andreas Elsener è stato premiato dal pubblico della XXX rassegna internazionale del cinema archeologico

Il regista Franco Zaffanella e il produttore Gian Maria Pontiroli con Alessandra Cattoi (foto Graziano Tavan)

Premio del pubblico “Città di Rovereto”. Il gradimento del pubblico che ha seguito il programma della Rassegna è andato a due film pari merito, uno svizzero e l’altro italiano. Si tratta del film “Berg der Steine Ausgrabungen auf dem Monte Iato / Monte Iato. Storia di uno scavo” di Andreas Elsener (Svizzera, 2019, 90’; prodotto da Andreas Elsener Filmproduktion; consulenza scientifica: Cristoph Reusser). Nel 1971 un team di archeologi dell’Università di Zurigo cominciò uno scavo sul sito del Monte Iato in Sicilia Occidentale, Da allora ogni anno tornano nel paese di San Cipirello per lavorare allo scavo, aiutati da operai locali, alcuni dei quali, pur non essendo archeologi, lavorano al sito da 40 anni. Il documentario racconta lo scavo, diventato un importante fattore economico per il paese, e il microcosmo che si crea a San Cipirello durante le sei settimane annuali di lavoro. A pari merito il film “La Memoria di un Filo” di Franco Zaffanella (Italia, 2019, 30’; prodotto da Gian Maria Pontiroli). Questo progetto ha avuto come obiettivo principale la realizzazione di un capo d’abbigliamento con una fibra vegetale ricavata dai gambi della pianta del lino, senza l’uso di apparecchiature elettroniche o meccaniche. Il progetto ha visto fra l’altro la costruzione di un telaio verticale a pesi, fusi, e altri attrezzi per lavorare le fibre, come pesi da telaio e fusaiole in argilla.

Al via a Rovereto la XXX rassegna internazionale del cinema archeologico: 44 film da 20 Paesi in concorso per il XIV premio “Paolo Orsi” assegnato da una giuria internazionale. Poi il premio del pubblico e degli archeoblogger

Il teatro Zandonai di Rovereto ospita proiezioni ed incontri della rassegna internazionale del cinema archeologico

Tutto è pronto a Rovereto per la 30ma Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del ministero ai Beni e alle Attività culturali e del ministero degli Esteri. Dal 2 al 6 ottobre 2019 a Rovereto, per la prima volta comprendendo anche la domenica per agevolare la partecipazione, il palinsesto cinematografico dedicato all’antichità sarà ricco di proposte, con 44 film in concorso da 20 nazioni diverse, 3 incontri, un evento speciale di celebrazione del trentennale della Rassegna con la première della docufiction su Paolo Orsi, voluto dalla Fondazione con la collaborazione dei produttori trentini della Filmwork (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/24/rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-per-ledizione-del-trentennale-cambia-la-giornata-finale-sara-la-domenica-dedica-ed-evento-speciale-per-larcheologo-rove/). Graditissima la presenza di numerose e nuove produzioni italiane, quasi la metà dei film in cartellone. Full immersion nella storia, nell’arte, nell’archeologia, nelle culture del passato che tornano presenti con immagini spettacolari e suggestive sul grande schermo, e con i racconti dei protagonisti. L’edizione italiana di tutti i film stranieri è curata dalla Fondazione Museo Civico con Sirio Film di Trento. Si confermano anche le collaborazioni con National Geographic Italia, media partner della manifestazione e con la rivista di settore Archeo, oltre alle quali vanno segnalate le sinergie costruite con numerose realtà che arricchiscono gli eventi della settimana con appuntamenti “Rassegna in città” di grande qualità e interesse. L’intera settimana della manifestazione sarà ospitata nella splendida cornice del Teatro Zandonai, salotto buono cittadino che la città di Rovereto apre al pubblico della Rassegna. Gli spettatori avranno la possibilità di attribuire, con votazioni giornaliere, il premio Città di Rovereto al film più gradito dal pubblico. Oltre al premio del pubblico, verranno attribuite la menzione speciale CinemAMoRe, insieme a Trento Film Festival e Religion Today Filmfestival, e la menzione speciale Archeoblogger, attribuita da una giuria formata da alcuni dei più seguiti blogger di archeologia italiani. Il premio più importante sarà il XIV premio Paolo Orsi attribuito da una giuria internazionale di esperti, composta da Gabriele Carletti, Elli Kriesch, Maria Longhena, Franco Nicolis, Andreas M. Steiner. Per il 2019, il “Premio Paolo Orsi” per la migliore realizzazione cinematografica consisterà in una targa e una somma di tre mila euro che saranno consegnati al produttore dell’opera. Si tratta quindi di un piccolo ma significativo incentivo a nuovi progetti e realizzazioni cinematografiche ad argomento archeologico.

Alla XXX rassegna internazionale del cinema archeologico sono 44 i film in concorso da 20 Paesi

I documentari 2019. Sono tantissimi gli argomenti toccati dai nuovissimi 49 film in palinsesto in questa XXX Rassegna. Sempre acceso l’obiettivo sulle origini dell’uomo e la preistoria, sull’Egitto e le civiltà fiorite nel Mediterraneo, per Roma, per il Medioevo, per le civiltà africane o orientali, per i nativi americani, la preistoria di Malta, la paleontologia dell’Alaska e molto altro ancora di curioso e affascinante, come gli sforzi per preservare e ricostruire il patrimonio culturale perduto grazie alle nuove tecnologie. Oltre 1200 i film arrivati alla Rassegna da tutto il mondo per la prima scrematura, per arrivare poi, con una strettissima selezione, alla cinquantina di film in programma, che cercano di coprire un ampio panorama storico e geografico, oltre a garantire un’elevata qualità della proposta cinematografica, che vuole dare spazio a mille voci diverse e anche a generi particolari come i corti d’autore o l’animazione.

La grande collina artificiale di Arslantepe dove opera la missione archeologica italiana in Anatolia orientale dell’università La Sapienza di Roma

Le conversazioni e gli incontri. Ma la Rassegna è molto più dei film. Gli incontri con i protagonisti di quest’anno propongono argomenti che vanno dall’archeologia nelle Alpi, al colore nell’antichità e fino al Rinascimento, al movimento di popoli nell’Anatolia, a un evento speciale per il Decennale dell’iscrizione delle Dolomiti nella Lista del Patrimonio Mondiale. Gli incontri saranno moderati da giornalisti, archeologi, blogger, e alla fine delle conversazioni le domande si potranno fare a tu per tu, incontrando i protagonisti nella sala bar del teatro, dove sarà possibile sciogliere qualche curiosità sugli argomenti proposti in un ambiente informale e amichevole. In particolare, Annaluisa Pedrotti, professore associato di Preistoria e Protostoria dell’università di Trento e Franco Marzatico, soprintendente per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento, parleranno di Archeologia nelle Alpi insieme al giornalista e archeologo Marco Perinelli; successivamente si parlerà deI colore nel tempo: dall’antichità al Rinascimento con Marco Leona, direttore del Dipartimento di ricerca scientifica del Metropolitan Museum of Art di New York, in una conversazione moderata da Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo. Infine con Marcella Frangipane, professore ordinario di Preistoria e Protostoria del Vicino e Medio Oriente alla Sapienza università di Roma, Fondazione Sapienza e Accademia dei Lincei, si parlerà dell’attualissimo argomento del movimento di popoli con la conversazione “Arslantepe: identità, movimenti e integrazione nell’Anatolia pre-protostorica”, moderata da Alessandra Clementi di National Geographic Italia.

XXVIII rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto: la giuria internazionale assegna il XIII premio Paolo Orsi al film francese “L’oeil et la pierre / L’occhio e la pietra”, il pubblico premia lo statunitense “Great Human Odyissey / La grande Odissea umana”

La coreografia sulle note del sirtaki proposto al teatro Zandonai dal Centro arte e movimento di Verona (foto Graziano Tavan)

I segreti della medicina romana, la complessità della diffusione dell’homo sapiens sulla terra, l’affascinante paesaggio del Grand Canyon e le tracce dell’uomo preistorico, e poi miti, riti ancestrali, presenza dell’uomo in un angolo tutto da studiare nella Sicilia più vera: ecco i grandi temi proposti dai film che hanno attirato l’attenzione della giuria internazionale, del pubblico, dei blogger e dei promotori di festival alla XXVIII Rassegna internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, a cura di Dario di Blasi e Barbara Maurina. La cerimonia di premiazione sabato 7 ottobre 2017 in una serata speciale al teatro Zandonai di Rovereto aperto a sorpresa da una coreografia di Valeria Bolla sulle note del sirtaki con il corpo di ballo del Centro arte movimento di Verona: in una settimana sono passati sul grande schermo dell’auditorium Melotti 56 film provenienti da una ventina di Paesi, film  spettacolari, accattivanti, coinvolgenti.

La giuria internazionale del premio Paolo Orsi schierata sul palco del teatro Zandonai con il direttore Dario Di Blasi (foto Graziano Tavan)

Il manifesto della 28.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto dal 3 all’8 ottobre 2017

Il premio più prestigioso, il “Paolo Orsi”, giunto alla 13ma edizione, è assegnato ogni due anni, in ricordo del grande archeologo roveretano, con un riconoscimento in denaro destinato alla produzione di un nuovo documentario, è stato assegnato dalla giuria internazionale al film “L’oeil et la pierre / L’occhio e la pietra” di Marcel Dalaise (Francia, produzione Cnrs Images, 2017). È stato lo stesso direttore artistico Dario Di Blasi a presentare i prestigiosi componenti della giuria: Maura Medri, archeologa e docente di Metodologia della ricerca archeologica e Archeologia dell’Architettura all’università di Roma Tre, accanto agli studi di carattere tradizionale, ha sempre svolto attività sul campo, dirigendo numerosi scavi ad Aquileia, in Liguria, nelle Marche e a Ostia. Ha scritto inoltre vari libri, tra i quali i più fortunati sotto il profilo editoriale sono la guida dei Campi Flegrei e il manuale di rilievo archeologico. Lulli Bertini, archeologa e regista cinematografica, si occupa prevalentemente di divulgazione scientifica, attraverso la realizzazione di audiovisivi e la cura di testi, e di attività didattica con l’ideazione e la gestione di laboratori per gli studenti sia della scuola dell’obbligo sia universitari. Per la produzione di video, tra le varie istituzioni ha collaborato con la soprintendenza archeologica del Veneto; il museo nazionale romano-Crypta Balbi; il Comune di Ravenna; il museo civico di Piadena; il museo civico di Foggia. Ha realizzato per RaiSatArt cinque puntate del programma Punti di vista, dedicato a interviste ad archeologi su problemi di salvaguardia e tutela dei siti archeologici. Per l’attività didattica, dal 2000 collabora con il museo preistorico etnografico Luigi Pigorini di Roma. Per l’attività editoriale ha collaborato e collabora tuttora per numerose opere con l’Istituto della Enciclopedia Italiana, in particolare curando l’area disciplinare archeologica per la IX Appendice della Grande Enciclopedia. Umberto Pappalardo, archeologo e docente di Archeologia classica all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli, ha fatto studi e ricerche nelle università di Basilea, Tübingen e Freiburg i.B. Ispettore degli Scavi di Pompei e direttore degli Scavi di Ercolano, ha condotto scavi in Italia, Grecia, Turchia e Israele e collabora con l’American School of Classical Studies. È membro della Scuola Archeologica Italiana di Atene, dell’Istituto Italiano di Dendrocronologia, dell’Istituto Archeologico Germanico, della Fondazione Alexander von Humboldt e della Premier Minister Takeshita Foundation. Ha al suo attivo centinaia di pubblicazioni, molte delle quali tradotte in tedesco, francese, inglese, spagnolo, giapponese e cinese. Farì Djalali-Lorenz, regista e produttrice cinematografica iraniana, dal 1978 in Germania, dove ha sposato Rüdiger Lorenz, con cui gestisce una casa di produzione e lavora come regista e produttrice. Produce soprattutto documentari per la televisione pubblica tedesca, ma anche per le scuole e le organizzazioni didattiche. Ha prodotto numerosi documentari e reportage in tutto il mondo, come in Iran, Palestina, Turchia, Sud Africa, Botswana, Namibia, Sudan, Camerun, Rwanda, Togo, Kenya, non solo per la televisione tedesca, ma anche per molti canali televisivi internazionali. Sono trasmessi in oltre 40 paesi i film della serie “Schätze der Welt- Erbe der Menschheit”, sui siti del patrimonio mondiale che sono inseriti nella lista UNESCO. Infine Philippe Dorthe, presidente fondatore di ICRONOS, festival International du Film d’Archéologie de Bordeaux, consigliere del dipartimento della Gironda, consigliere regionale della Nuova Aquitania, segue i progetti legati alla valorizzazione e promozione della Grotta di Lascaux.

Il film francese “L’oeil et la pierre / L’occhio e la pietra” ha vinto il XIII premio Paolo Orsi

Dunque il film vincitore del XIII Orsi, “L’oeil et la pierre / L’occhio e la pietra” di Marcel Dalaise, ci permette di accompagnare Muriel Labonnelie, specialista di medicina greco-romana, nella sua sorprendente ricerca sulle “compresse di collirio”, anche note come “compresse dell’oculista”: piccoli reperti all’apparenza insignificanti, ma il cui studio ci consente di scoprire una parte importante della storia della medicina romana del I secolo d.C. Per la giuria “questo delizioso, piccolo film dimostra forse più di altri come l’archeologo sappia trarre dagli oggetti, anche i più minuti, storie incredibili che collegano il passato più remoto alla nostra quotidianità. Dal punto di vista cinematografico, poi, il film mostra una grande sensibilità del regista Marcel Dalaise nel narrare le vicende della protagonista Muriel Labonnelie, sia nel procedere della ricerca scientifica che nel percorso individuale di una donna che si cimenta con la scoperta della sua vocazione”.  La giuria internazionale della Rassegna del cinema archeologico di Rovereto ha attribuito due menzioni speciali per due film di carattere completamente diverso, ma che rappresentano due approcci alla divulgazione dei temi scientifici che risultano particolarmente interessanti. La prima menzione speciale è andata a “La tombe de Gengis Khan, le secret dévoilé / La tomba di Gengis Khan, il segreto rivelato”, di Cédric Robion (Francia, produzione Blanche Guichou/AGAT Films&Cie); la seconda menzione speciale della giuria è andata a “Peau d’Ame / Sottopelle. La favola in superficie” di Pierre Oscar Levy (Francia, produzione Look at Sciences, 2017). Quindi con la giuria internazionale la produzione francese ha fatto l’en plein.

Il film statunitense “Great Human Odyissey / La grande Odissea umana” è stato il più gradito al pubblico

Il Premio Città di Rovereto è stato assegnato dal pubblico, che ha votato i film proiettati da martedì a venerdì. Il documentario più gradito è stato “Great Human Odyissey / La grande Odissea umana” di Niobe Thompson (Usa, produzione NOVA, 2016). I nostri più antichi antenati vivevano in Africa, in piccoli gruppi di poche migliaia di cacciatori-raccoglitori. Uscito dalla culla africana, l’homo sapiens si è rapidamente diffuso in ogni angolo del pianeta. Come hanno potuto i nostri precursori preistorici attraversare il Sahara a piedi, sopravvivere alle ere glaciali e navigare fino alle remote isole del Pacifico? “La Grande Odissea Umana” è uno spettacolare viaggio globale sulle loro tracce lungo una scia di nuovi indizi scientifici, con uno sguardo agli odierni cacciatori del Kalahari, ai pastori di renne siberiani e ai navigatori polinesiani.

Il film italiano “Eis pegas / alle sorgenti” è stato segnalato dagli archeoblogger

Anche quest’anno, per il terzo consecutivo, c’è stata la menzione speciale #ARCHEOBLOGGER, assegnata dalla speciale giuria di 11 archeoblogger coordinati da Antonia Falcone (ProfessioneArcheologo) con Domenica Pate (ProfessioneArcheologo), Paola Romi (blogger freelance), Astrid D’Eredità (ArcheoPop), Alessandro Tagliapietra (blog Archeologia Subacquea), Giovanna Baldassarre (Archeokids), Marina Lo Blundo (Generazione di Archeologi), Marta Coccoluto (blogger freelance), Mattia Mancini (Djed Medu Blog di Egittologia), Michele Stefanile (Archeologia subacquea blog), Stefania Berutti (Memorie dal Mediterraneo). La menzione è andata al film “Eis pegas / alle sorgenti” di Andrea Giannone (Italia, 2016).
L’assistente di Werner Herzog si sposta da Londra a Modica per effettuare un sopralluogo nella Cava Ispica, tra grotte, catacombe, antiche iscrizioni greche, affreschi bizantini e una natura rigogliosa: proverà a illustrarne storia, ricerche archeologiche, restauri, ne studierà i riti religiosi e verrà rapita dal mistero senza tempo della Cava. Il viaggio “éis pegàs”, alle sorgenti del torrente che ha scavato questa Cava, è anche un viaggio verso un passato mitologico che qui vive ancora: una di quelle storie che “non avvennero mai, ma sono sempre”.

La menzione CinemAMoRe al film “Mémoires de Pierre: De l’art au Temps des Dinosaures? / Memorie di Pietra: L’arte al Tempo dei Dinosauri?”

Menzione speciale anche da parte da CinemAMoRe, nato dalla collaborazione tra la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, il Trento Film Festival e il Religion Today Film Festival e promosso dall’assessorato alla Cultura della Provincia Autonoma di Trento per promuovere e valorizzare sul territorio la ricchezza e la varietà dei materiali cinematografici degli archivi dei tre festival, contribuendo a far conoscere film e linguaggi originali e innovativi, spesso assenti dai circuiti commerciali. La giuria, composta da Rosanna Stedile (Trento Film festival), Andrea Morghen (Religion Today film festival) e Giuseppe Zito (CinemAMoRe), ha premiato il film “Mémoires de Pierre: De l’art au Temps des Dinosaures? / Memorie di Pietra: L’arte al Tempo dei Dinosauri?” di Jean-Luc Bouvret e Benoit Laborde (Francia, produzione Le Miroir, 2016). I ricercatori Paul Bahn e Jean-Loïc Le Quellec conducono lo spettatore nel West americano sulle orme dei suoi primi occupanti alla scoperta di una delle più lunghe “gallerie d’arte” rupestre al mondo, fatta di migliaia di dipinti e incisioni misteriose, in cui qualcuno ha creduto di riconoscere marziani o animali preistorici. Una prova della coesistenza di uomini e dinosauri? Tra “evoluzionisti” e “creazionisti” le discussioni sono vivaci… ma gli indiani Hopi, antichi abitanti della regione, si uniranno alla danza.

Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto: 56 film da una ventina di Paesi e sei conversazioni con protagonisti della ricerca archeologica. Ecco i titoli da non perdere

Il manifesto della 28.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto dal 3 all’8 ottobre 2017

Dario Diblasi direttore della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto

Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo Civico di Rovereto

Il conto alla rovescia è iniziato per la più attesa kermesse sulla filmografia documentaristica della ricerca del mondo antico. Tra una settimana all’auditorium Melotti di Rovereto si aprirà ufficialmente la 28ma rassegna internazionale del Cinema archeologico, promossa dalla fondazione Museo Civico di Rovereto e diretta per l’ultima volta da Dario Di Blasi. Dal 3 all’8 ottobre 2017 saranno presentati 56 film da una ventina di Paesi, e si terranno 6 conversazioni con i protagonisti dell’archeologia: un’immersione totale nel lontano passato grazie alla sensibilità di alcuni dei migliori registi mondiali nel campo della divulgazione archeologica attraverso il cinema (vedi  https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/08/20/rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-prende-forma-il-programma-della-28-ma-edizione-dal-3-all8-ottobre-2017-sara-lultima-curata-da-dario-di-blasi-56-film-d/). “La manifestazione”, scrive nella presentazione della brochure della rassegna  Giovanni Laezza, presidente della Fondazione, “che da ben ventotto anni viene proposta dalla nostra istituzione ha molti meriti, primo fra tutti quello di ricordare la figura del roveretano Paolo Orsi, archeologo stimato, che con la sua opera scientifica ha portato alto il nome del Museo e della sua città natale, a livello nazionale e internazionale. Anche quest’anno ne celebriamo la memoria attraverso un premio a suo nome, il tredicesimo Premio Paolo Orsi consegnato al documentario giudicato da una giuria di esperti il più interessante tra le più recenti proposte cinematografiche a carattere archeologico, ritenendo che il cinema sia un mezzo suggestivo e straordinario per “raccontare” al grande pubblico il patrimonio culturale, sul quale accenderemo i riflettori alla presenza di ospiti illustri, scienziati, registi, ma anche importanti rappresentanti istituzionali”. Per tutto lo staff del museo, sottolinea il vice-direttore Alessio Bertolli, “la rassegna comporta una gran mole di lavoro: oltre alla selezione dei filmati più interessanti e accurati operata dai curatori, un anno intero di lavoro di un gruppo competente e appassionato è necessario per intrattenere rapporti con le produzioni internazionali e con gli illustri ospiti, per tradurre e rivedere i testi dei film stranieri, per curarne il doppiaggio e l’edizione italiana, per organizzare la logistica e l’intrattenimento e regalare alla città una settimana dove l’archeologia si sposta dalle sale istituzionali per avvicinarsi al grande pubblico attraverso il linguaggio diretto delle immagini. Una manifestazione unica, punto di riferimento per le molte altre che sono nate sulla sua scia, e che è per noi e per la città un motivo di grande orgoglio”.

Frame del film “La Pompei britannica dell’Età del Bronzo” di Sarah Jobling

E allora vediamo cosa offre il ricco programma della rassegna del cinema archeologico di Rovereto. La kermesse apre martedì 3 ottobre 2017, che approfondisce temi di preistoria. Al mattino, dai misteri dell’isola di Pasqua (Enquêtes Archéologiques – Île de Pâques: Le grand Tabou / Inchieste archeologiche – Isola di Pasqua: il grande tabù. Regia: Agnès Molia e Thibaud Marchand, Francia 2016) alla scoperta di un sito preistorico nell’est Europa (Doba bronzová. Objavenie pravekého sídliska / Età del Bronzo. Scoperta dell’insediamento preistorico. Regia: Stanislav Manca, Slovacchia 2016. Al pomeriggio, si va dal grande sito dell’età del Bronzo in Gran Bretagna (La Pompei britannique de l’âge du Bronze. Regia: Sarah Jobling, Francia 2016) alla cultura di Hallstatt (El Reino de la Sal. 7000 Años de Hallstatt / Il regno del sale. 7000 anni di Hallstatt. Regia: Domingo Rodes, Spagna 2013). La sera, da non perdere “Great Human Odyssey / La grande odissea umana”, regia: Niobe Thompson, Usa 2016.

Frammento di un bassorilievo assiro con il ritratto di re Sargon II dal palazzo di Sargon a Khorsabad in Iraq (museo delle Antichità di Torino)

Mercoledì 4 ottobre 2017 offre un programma particolarmente vario: dalla preistoria all’Antico Egitto, dalle popolazioni italiche preromane ai dinosauri. E c’è la prima conversazione:  alle 17.45, Frederick Mario Fales, docente di Storia del Vicino Oriente antico e di Filologia Semitica dell’università di Udine, parla de “Gli Antichi Assiri nell’odierno Kurdistan: Monumenti e iscrizioni da scoprire”. Tra i film, al mattino, “Handpas. Hands from the past / Handpas. Mani dal passato. Regia: José Camello, Spagna 2016; “Eravamo gente felice – Enotri”. Regia: Flaviano Pizzardi, Italia 2015; “La science se frotte aux momies dorme / La scienza si cimenta con le mummie dorate”. Regia: Nicola Baker, Francia 2016; “The Moving Statues of Alexandria / Le statue mobili di Alessandria”, Regia: Raymond Collet, Egitto 2016. Al pomeriggio, “Eis Pegas – Alle Sorgenti”. Regia: Andrea Giannone, Italia 2016; “A Gigantic Jigsaw Puzzle: The Epicurean Inscription of Diogenes of Oinoanda / Un gigantesco puzzle: l’iscrizione epicurea di Diogene di Enoanda”. Regia: Nazım Güvelŏlu, Turchia 2012. La sera, “Mémoires de Pierre: De l’art au Temps des Dinosaures? / Memorie di Pietra: L’arte al Tempo dei Dinosauri?”. Regia: Jean-Luc Bouvret e Benoît Laborde, Francia 2016.

Suggestiva visione dell’apadana di Persepoli

Terza giornata, giovedì 5 ottobre 2017, dedicata al mondo romano e all’Egitto dei Tolomei, ma anche all’antica Persia e al generale cartaginese Annibale. E proprio alle “Battaglie annibaliche attraverso le evidenze archeologiche, toponomastiche, letterarie: il  Trasimeno e altri episodi”, parlerà Giovanni Brizzi, docente di Storia Romana all’università di Bologna, nella conversazione delle 17.45. Al mattino da non perdere “Tecnologia mineira romana – o ouro de Tresminas / (The roman mining technology – the gold of Tresminas / Tecnologia mineraria – l’oro di Tresminas”. Regia: Rui Pedro Lamy, Portogallo 2015; “Limes”. Regia: Elli Kriesch, Germania 2016; “Did the ptolemies have a steam – powered force – pumpe? / I Tolomei avevano una pompa premente alimentata a vapore?”. Regia: Theodosis Tasios, Grecia 2014. Al pomeriggio, “Annibale al Trasimeno”. Regia: Luca Palma, Italia 2009. La sera, “Persepolis, le paradis perse. Enquêtes archéologique / Persepoli, il paradiso persiano. Indagini archeologiche”. Regia: Agnès Molia e Raphaël Licandro, Francia 2016; “Sensationsfund in Brasilien. Die ersten Amerikaner / Sensazionale scoperta in Brasile. I primi americani”. Regia: Peter Prestel e Saskia Weisheit, Germania 2016.

Frame del film “La tomba di Gengis Khan, il segreto rivelato”

Particolarmente ricco il programma del quarto giorno, venerdì 6 ottobre 2017, dall’imperatore Traiano a Gengis Khan, dalle misteriose linee di Nazca al popolo dei Mochicas, con un omaggio ai fratelli Castiglioni sull’Egitto all’anteprima di Alberto Castellani che introduce la conversazione alle 17.45 con Ken Dark, archeologo in Galilea, docente all’università di Reading, su “Gesù aveva una casa a Nazaret?”. Il mattino seguire i film “Traianus”. Regia: Livio Zerbini e Giovanni Ganino, Italia 2017; “Les secrets des lignes de Nazca / I segreti delle linee di Nazca”. Regia: Agnès Molia e Jacques Plaisant, Francia 2016; “Secret of Sakdrisi / Il segreto di Sakdrisi”. Regia: Toma Chagelishvili, Georgia 2016; “Dall’Egitto faraonico all’Africa di oggi”. Regia: Alfredo e Angelo Castiglioni, Italia 2016. Il pomeriggio, “Enquêtes archéologiques – Le crépuscule des Mochicas / Inchieste archeologiche – Il crepuscolo dei Mochicas”. Regia: Agnès Molia. Francia, 2015; “Rivisitare Nazareth. Archeologia e tradizione nel villaggio abitato da Gesù”. Regia: Alberto Castellani. Italia, 2017. La sera, “Facce di Etrusco”. Regia: Alessandro Barelli, Italia 2017; “La tombe de Gengis Khan, le secret dévoilé / La tomba di Gengis Khan, il segreto rivelato”. Regia: Cédric Robion. Francia, 2016.

Frame del film “Namibia. Il luogo dove regna il nulla”

E siamo arrivati alla giornata conclusiva, sabato 7 ottobre 2017, con la serata dedicata alle premiazioni. Con i film si viaggia lontano, dall’Australia (“Twelve canoes / Dodici canoe”. Regia: Molly Reynolds, Australia 2009) alla Namibia (“Namib. Der Ort an dem nichts ist / Namibia. Il luogo dove regna il nulla”. Regia: Rüdiger Lorenz e Faranak Djalali, Namibia 2016). Ma sono gli approfondimenti quelli che caratterizzano la giornata. Alle 11.15, tavola rotonda  su “Il Mondo Antico tra di noi? Realtà tridimensionale,  immersiva, aumentata, social e archeologia ai confini della realtà”, moderata da Antonia Falcone, archeologa, blogger e digital strategist, con Jacopo Bonetto (Progetto Nora – Università degli Studi di Padova), Davide Borra (NoReal), Alessandro Furlan (Altair4), Daniele Bursich (Gruppo Facebook “Archeologia, Beni Culturali e Nuove tecnologie”), Graziano Tavan (giornalista, archeologiavocidalpassato.wordpress.com): vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/09/18/nora-tra-archeologia-e-cinema-scavi-e-ricerche-multidisciplinari-delluniversita-di-padova-con-luso-delle-piu-innovative-tecnologie-per-studiare-valorizzare-e-comunicare-al-grande-p/. Alle 16.45, conversazione con Corinna Rossi, architetto ed egittologa, su “Raccontare il passato: l’archeologia tra fonti e interpretazioni personali”; e alle 17.30, Giulio Paolucci, direttore del museo civico Archeologico delle Acque di Chianciano, futuro direttore del museo Etrusco di Milano, e Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, converseranno su “Nuovi Musei e diffusione del Sapere”. La sera, alle 21, ma stavolta bisogna spostarsi al teatro Zandonai di Rovereto, cerimonia di premiazione con il saluto dell’ambasciatrice di Palestina, S.E. Mai Alkaila. Consegna del Premio “Paolo Orsi” e in chiusura, proiezione film più gradito al pubblico vincitore del premio “Città di Rovereto”.

Il personaggio di Indiana Jones “protagonista” dell’intervento di Graziano Tavan

Non solo film. Nell’ambito della rassegna sono previsti due eventi collaterali. Venerdì 6 Ottobre 2017, dalle 14.30 alle 17.30, a palazzo Alberti Poja, “Raccontare il patrimonio culturale. Dalla carta stampata ai social network”, corso di formazione per giornalisti a cura di Claudia Beretta, evento formativo accreditato dal Consiglio Nazionale  dell’Ordine dei Giornalisti. Relatori: Il giornalista Graziano Tavan su “Ricerca e divulgazione: l’archeologia sui giornali tra Tutankhamon e Indiana Jones” e l’archeologa e blogger Antonia Falcone su “Social Network per la comunicazione culturale. Strategie, tool, monitoraggio dei risultati e casi studio”. Mercoledì 4 Ottobre 2017, alle 18.30, a palazzo Alberti Poja, per “Incontro con… l’artista”  incontro con Maria Stoffella Fendros, artista roveretana protagonista della mostra temporanea ospitata a palazzo Alberti Poja. Introduce Micaela Vettori, curatrice della mostra “Il coraggio del colore. Maria Stoffella Fendros – Rovereto, Venezia, Firenze, Atene”, a palazzo Alberti Poja dal 28 settembre al 19 novembre 2017.

Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto: prende forma il programma della 28.ma edizione, dal 3 all’8 ottobre 2017. Sarà l’ultima curata da Dario Di Blasi: 56 film da venti Paesi, conversazioni con i protagonisti. Il simbolo della rassegna da una coppa egittizzante da Stabia oggi al Mann

Il manifesto della 28.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto dal 3 all’8 ottobre 2017

La 28.ma edizione della rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto prende forma. L’appuntamento, promosso dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto presieduta da Giovanni Laezza, è dal 3 all’8 ottobre 2017 all’auditorium “F. Melotti” di corso Bettini, dove saranno proiettati i 56 film in programma provenienti da una ventina di Paesi in rappresentanza di tutti i cinque continenti, e in sala convegni “F. Zeni” della fondazione Museo Civico in borgo Santa Caterina, dove la domenica 8 saranno presentati i film più graditi al pubblico e alla giuria internazionale. Quest’anno infatti ci sarà la 13.ma edizione del concorso biennale “Premio Paolo Orsi”, assegnato da una giuria qualificata composta da Maura Medri, archeologa e docente di Metodologia di ricerca archeologica e Archeologia dell’architettura all’università Roma Tre; Lulli Bertini, archeologa e regista cinematografica; Umberto Pappalardo, archeologo e docente di Archeologia classica all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli; Fari Djatali-Lorenz, regista e produttrice cinematografica Germania-Iran; Philippe Dorthe, presidente fondatore di Icronos, festival International du film d’Archéologie de Bordeaux.

Il prof. Frederick Mario Faled, assiriologo dell’università di Udine, apre le conversazioni alla Rassegna di Rovereto

Anche quest’anno alle 17.45, all’auditorium Melotti, sono previste conversazioni con alcuni protagonisti della ricerca archeologica moderate da Dario Di Blasi, curatore della rassegna internazionale del Cinema archeologico, e Barbara Maurina, conservatore per l’Archeologia del museo Civico di Rovereto. Il 4 ottobre 2017, interviene Frederick Mario Fales, docente di Storia del Vicino Oriente antico e di Filologia Semitica all’università di Udine, su “Gli antichi assiri nell’odierno Kurdistan: monumenti e iscrizioni da scoprire”; il 5 ottobre 2017, Giovanni Brizzi, docente di Storia romana all’università di Bologna, su “Le battaglie annibaliche attraverso le evidenze archeologiche, toponomastiche, letterarie: il Trasimeno e altri episodi”; il 6 ottobre 2017, Ken Dark, archeologo in Galilea, docente all’università di Reading, su “Gesù aveva una casa a Nazaret?”; il 7 ottobre 2017, Corinna Rossi, architetto ed egittologa, su “Raccontare il passato: l’archeologia tra fonti e interpretazioni personali”, e Giulio Paolucci, direttore del museo civico Archeologico delle Acque di Chianciano e futuro direttore del museo Etrusco di Milano, su “Nuovi musei e diffusione del Sapere”. Sempre al 7 ottobre, ma al mattino, alle 11.15, conversazione moderata da Antonia Falcone, archeologa, blogger e digital strategist, con Jacopo Bonetto, responsabile del progetto Nora dell’università di Padova; Davide Borra, NoReal; Alessandro Furlan, Altair4; Daniele Bursich, gruppo Facebook “Archeologia, Beni Culturali e Nuove tecnologie”; Graziano Tavan, giornalista del blog archeologiavocidalpassato.it, su “Il Mondo Antico tra di noi ? Realtà tridimensionale, immersiva, aumentata, social e archeologia ai confini della realtà”.

S.E. Mai Alkaima, ambasciatrice della Palestina in Italia

Ospiti internazionali sono confermati anche per la 28.ma edizione della rassegna internazionale del cinema archeologico. A Rovereto sono attesi S.E. Mai Alkaila, ambasciatrice di Palestina, che presenzierà nella serata conclusiva della rassegna, sabato 7 ottobre, alla cerimonia di premiazione dei film in concorso per il “Paolo Orsi” e per il “Città di Rovereto-Archeologia Viva”; dall’Egitto, Mostafa Amin Mostafa, segretario del Supreme Council of Antiquities of Egypt; Azza ElKholy, Head of Academic Research Sector della Biblioteca di Alessandria d’Egitto; Ahmed Mansour, Deputy Director of Calligraphy and Writing studies Center della Biblioteca di Alessandria d’Egitto; Mohamed Soliman, Head of Cultural Outreach Sector della Biblioteca di Alessandria d’Egitto.

Dario Diblasi direttore della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto

“In un tempo di archeologia in frantumi  per guerre, terrorismo, incuria, aggressioni speculative”, scrive nella prefazione al programma Dario Di Blasi, curatore storico della rassegna, “si fa urgente per ogni comunità locale, in ogni parte del pianeta, il bisogno di occuparsi del proprio territorio, della propria storia a prescindere da quel che fanno o non fanno gli Stati nazionali, le organizzazioni internazionali, e le cosiddette istituzioni preposte alla tutela, alla conservazione e alla valorizzazione. Nessuna comunità è in grado di occuparsi di ciò a prescindere dalla conoscenza e dalla cultura e tutti gli strumenti che aiutano a diffondere conoscenza, sapere e cultura  come il cinema sono utili a  questo scopo. La rassegna è nata 28 anni fa per questo e questo rimane il suo intento”. Per Di Blasi questa sarà l’ultima rassegna: “Mi accingo a lasciare, dopo quasi trent’anni, questa attività legata alla rassegna  e non mi vergogno a citare ancora una volta queste frasi di Giovanni Semerano: …Solo i popoli che acquistano chiara coscienza del proprio passato sono in grado di costruire un avvenire commisurato alle proprie istanze, perché liberi da errori che gravano sull’antico cammino. Gli altri impigliati nei congegni di un mondo senz’anima, mimano ogni giorno una vita non alimentata da segrete salutari radici… È un linguaggio antico sempre più attuale!”.

Skyphos di ossidiana da Stabiae con scene di culto egiziano in mostra al museo Archeologico di Napoli

Simbolo della 28.ma edizione della rassegna roveretana è un particolare da una coppa in ossidiana conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli, per gentile concessione di Paolo Giulierini, direttore del Mann. “Il 21 e il 22 maggio del 1954, durante i lavori di scavo dell’ambiente n. 37 della Villa San Marco a Stabiae, l’attuale Castellammare di Stabia”, scrive O. Elia sul Bollettino d’Arte nel 1957, “si rinvennero numerosissimi frammenti di ossidiana finemente lavorata e una notevole quantità di fili d’oro e minuscole tarsie di malachite, diaspro giallo, lapislazzulo, corallo bianco e rosa, alcune ancora inserite in tralicci di lamine d’oro, che costituivano una ricca decorazione ad intarsio con motivi egittizzanti. Insieme con i frammenti furono anche rinvenute otto zampe leonine in argento forse appartenenti a un piccolo armadio in cui i preziosi vasi venivano custoditi. Gli scopritori, intuita l’eccezionalità del rinvenimento, trasferirono i frammenti presso l’Officina dei Restauri del museo nazionale di Napoli ove l’accurato e paziente lavoro di restauro permise di ricomporre due skyphoi quasi gemelli con decorazione egittizzante (Coppa A e Coppa B), uno skyphos più piccolo con elementi vegetali conservato quasi per intero (Coppa C) e parte di una phiale, una coppa poco profonda utilizzata per le libagioni, con scena nilotica”. “A questo primo restauro, conclusosi nel 1956”, ricorda Luigia Melillo della soprintendenza speciale per il Beni archeologici di Napoli e Pompei, “seguirono altri due interventi, uno effettuato nel 1964 e uno nel 1974, nel corso dei quali furono ricollocate ulteriori parti dell’intarsio e furono riassemblati frammenti delle anse. Ulteriori restauri nel 2011-2012 hanno consentito la corretta collocazione di alcuni frammenti e la riesposizione al pubblico delle tre coppe nel novembre 2012”.

Dai misteri di Petra alle palafitte del Basso Garda ai primi Homo sapiens in Australia: la XXVI rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto ha decretato i film vincitori

La premiazione della regista iraniana Mahvash Sheikholeslami, vincitore del concorso Paolo Orsi del 2011

La premiazione della regista iraniana Mahvash Sheikholeslami, vincitore del concorso Paolo Orsi del 2011 col film “Kool Farah”

Gli organizzatori della XXVI rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto hanno aspettato che si svegliasse, dall’altra parte dell’oceano, per dargli la buona notizia: il suo film “Petra. Lost city of stone” aveva vinto il premio Città di Rovereto – Archeologia Viva del pubblico. E lui, il regista Gary Glassman, visibilmente soddisfatto, da Rhode Island, nell’East coast degli Stati Uniti, ha ringraziato con un videomessaggio la platea roveretana. Anche questo è la Rassegna di Rovereto che si è chiusa sabato 10 ottobre 2015 con le premiazioni dei migliori film in concorso. Secondo e terzo classificato “Australie: l’aventure des premiers hommes. Les grands nomades/Australia: l’avventura dei primi uomini. I grandi nomadi” e “Les génies de la grotte Chauvet/I grandi maestri della grotta Chauvet”. Invece il premio biennale “Paolo Orsi”, assegnato da una qualificata giuria internazionale, è stato assegnato ex aequo ad “Australie: l’aventure des premiers hommes” e a “Carpentieri e falegnami nell’età del bronzo. Tecniche costruttive, strutture abitative di una popolazione vissuta migliaia di anni fa nei Siti Unesco di Bande di Cavriana e Castellaro Lagusello”, dunque alle case di produzione Contact Films e Zefiro Film-Museo Archeologico Alto Mantovano. La menzione speciale Archeoblogger 2015 e la menzione speciale CinemAMoRe 2015, novità di quest’anno, sono andate rispettivamente a “Tà gynaikeia. Cose di donne” di Lorenzo Daniele e a “Mustang – The hidden kingdom/Mustang, il regno nascosto” di Patrice Landes. La presenza, nella giuria internazionale, della regista iraniana Mahvash Sheikholeslami, ha permesso finalmente agli organizzatori – a distanza di quattro anni – di consegnarle il premio “Paolo Orsi” che le era stato assegnato appunto nel 2011 per il film “Kool Farah” ma non aveva mai avuto la possibilità di ricevere.

Ma vediamo meglio i film premiati. “Petra – Lost city of stone. Petra – perduta città di pietra” di Gary Glassman, prodotto da Providence Pictures nel 2015, descrive la città perduta di Petra al confine di tre grandi deserti e ricca di monumenti tra i più spettacolari e più misteriosi del mondo antico, città che rappresenta un formidabile enigma. Oggi gli studi internazionali avviati da oltre vent’anni cominciano a dare frutti sorprendenti: dalle sabbie e dalle leggende che l’avvolgono emerge un’autentica capitale del deserto. Due i vincitori del XII premio Paolo Orsi. “Australie: l’aventure des premiers hommes” di Martin Butler e Bentley Dean, prodotto nel 2013 da Contact Films. 60mila anni fa, un ostinato gruppo di Homo Sapiens, dopo aver percorso la costa sud dell’Asia, compie la prima grande traversata oceanica e giunge in Australia. Al lago Mungo sono stati scoperti il più vecchio sito di incinerazione, la più vecchia ascia lucidata e la più vecchia mappa del mondo. Mutate condizioni climatiche causano condizioni di vita estremamente dure a cui il gruppo risponde con un’esplosione di arte e di progresso tecnologico. La giuria lo ha premiato per “le qualità tecniche di quest’opera che sommate al forte valore di testimonianza ci consegnano eccellente e toccante film”. Ex aequo il film “Carpentieri e falegnami nell’età del bronzo. Tecniche costruttive, strutture abitative di una popolazione vissuta migliaia di anni fa nei Siti Unesco di Bande di Cavriana e Castellaro Lagusello” di Mario Piavoli, prodotto nel 2015 da Zefiro Film-Museo Archeologico Alto Mantovano. Sulla base di quanto rinvenuto e documentato nel corso degli scavi condotti sulla palafitta di Bande di Cavriana e nell’abitato lacustre di Castellaro Lagusello (di recente inseriti nel patrimonio Unesco), il film illustra le fasi di lavoro, le tecniche costruttive e la fedele ricostruzione di alcuni elementi delle strutture abitative di una popolazione vissuta nell’entroterra meridionale del lago di Garda migliaia di anni fa. La giuria ha apprezzato proprio le immagini di questo film italiano: “Alcuni uomini costruiscono una casa come se non avessero mai fatto altro… e noi gli siamo accanto, migliaia di anni fa”.