Archivio tag | Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea

Licodia Eubea (Ct). Per la quarta giornata del XIV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico protagonista lo storico dell’arte Fabrizio Federici col suo “Mo(n)stre) per l’Incontro con l’Antico” tra le due sezioni di proiezione con sette film (tra cui una prima nazionale e una assoluta

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Lo storico dell’arte Fabrizio Federici creatore del sito “Mo(n)stre” (foto fcca)

Per sabato 12 ottobre 2024, quarta giornata del XIV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) il programma accanto ai sette film in concorso (cinquei prime regionali, una prima nazionale e una prima assoluta) un nuovo “Incontro con l’Antico”: protagonista Fabrizio Federici, lo storico dell’arte toscano, ricercatore all’università di Firenze, e creatore del profilo social virale in cui “storia dell’arte e cultura pop si incontrano, e si prendono a borsettate”, subito diventato virale, e che oggi conta più di 83mila follower su Facebook e quasi 24mila su Instagram.. Alle 19.15, al teatro della Legalità, Federici parlerà appunto di “Mo(n)stre. Ironia e comunicazione del patrimonio culturale”. Il segreto del suo successo? Riuscire a raccontare l’attualità, l’arte e il patrimonio culturale con ironia attraverso meme graffianti, freddure e giochi di parole che riescono a catturare un pubblico ampio ed eterogeneo.

I FILM DI SABATO 12 OTTOBRE 2024. Alle 16.30, ad aprire la prima sessione di proiezioni è il film, in prima assoluta, “The first Asgard of Wutai Mountain” Cina 2024, 9′) di Zhang Hai. Dei tanti templi immersi nelle foreste del monte Wutai, il primo Asgard, ovvero la prima dimora celeste, è il Tempio di Tai Lu. Si tratta di un tempio della dinastia Ming, per il quale non sono mai state condotte ricerche. Nel 1683, durante la dinastia Qing, accanto al Tempio di Tai Lu venne costruito il Palazzo Kangxi. Nell’autunno del 1938, entrambi gli edifici vennero bruciati durante l’invasione delle truppe giapponesi. Nel 2022 il Maestro Haichun divenne abate del Tempio di Tai Lu e decise di avviare un nuovo progetto di restauro.

Segue in prima regionale il film “Artémis le temple perdu” (Svizzera 2023, 52′) di Sébastien Reichenbach. L’ubicazione del santuario di Artemide ad Amarynthos è stata a lungo uno degli ultimi grandi enigmi archeologici dell’antichità greca. Questo grande Artemision è menzionato in vari testi antichi, che addirittura specificano la distanza tra il santuario e la città di Eretria. Nonostante gli sforzi delle tante spedizioni scientifiche a partire dalla fine del XIX secolo, nessuna traccia del santuario o del suo tempio è stata mai trovata, lasciando il mistero irrisolto.

Quindi in prima nazionale il film “The Custodian” (Turchia 2022, 33′) di Mehmet Fatih Guden. Perché non possiamo essere tutti come Mehmet Coban? Dopo il genocidio armeno del 1915, a distanza di oltre un secolo, i tanti monasteri e le strutture ecclesiastiche lasciate dal popolo armeno in Anatolia sono ancora oggetto di saccheggio e distruzione. Questo documentario racconta la storia di Mehmet Coban, imam della moschea del villaggio, e della sua scelta di proteggere l’antico monastero armeno di Varakavank, nel villaggio di Bakraçlı della città di Van, nel Kurdistan turco. Lo fa da quarant’anni, seguendo l’esempio del padre.

Chiude il pomeriggio, in prima regionale. Il film “Guercino. Uno su cento” (Italia 2023, 64′) di Giulia Giapponesi. La storia di Guercino, il pittore dei sentimenti e maestro del Seicento, è intrecciata con quella della sua cittadina natale Cento, a cui rimase sempre fedele nonostante il successo. Un legame reciproco che è riaffiorato durante il terremoto del 2012, quando l’intera comunità locale corse a salvare le opere del pittore per poi inviarle in un viaggio incredibile nei musei del mondo, dall’Italia fino al Giappone, nel nome dell’amore per l’arte e della solidarietà tra i popoli.

Le proiezioni riprendono alle 21.15, con tre film in prima regionale. Apre il film “Villa Rosa” di Alessandro Tricarico (Italia 2023, 23′) di Alessandro Tricarico. Villa Rosa è un cortometraggio sperimentale che abbraccia l’arte urbana, la rovina, la fiction, il documentario, il romanzo storico, la fotografia e molto altro ancora. Gli eventi raccontati risalgono al 1943, quando Foggia fu quasi completamente distrutta dai bombardamenti alleati. In quegli anni si costruiva Villa Rosa, il cui nome è una dedica del proprietario alla memoria della moglie che, morta prematuramente, non riuscì a vederla ultimata.

Segue il film “Bansky e la ragazza del Bataclan” (Italia-Francia 2023, 52′) di Edoardo Anselmi. Per quanto possa sembrare strano, una anonima porta d’emergenza di una sala concerti può raccontare la storia di una comunità. Con pochi tratti di vernice spray, può addirittura diventare il simbolo di una nazione. Ma nella società dell’immagine e dei consumi tutto, anche un’icona, ha un valore di mercato, e può stimolare i desideri più oscuri. Il film ripercorre l’incredibile viaggio dell’opera iconica realizzata da Banksy al Bataclan, che simboleggia l’orrore del terrorismo e il paradosso della street art e di Banksy stesso.

Chiude la serata il film “Sui tetti di chi dorme” (Italia 2024, 15′) di Antonello Murgia Pisano. Tuvixeddu è la più grande necropoli punica del Mediterraneo. Ciò che rimane della necropoli è soltanto un frammento di bellezza sopravvissuto ai soprusi del tempo, della storia e dei costruttori. È un cimitero dove si ha l’impressione che sia notte anche di giorno. Degli eterni fantasmi, come inquilini sfrattati, raccontano questo dramma: sussurri e grida di questa fugacità. E fanno loro i versi tratti da “La sera del dì di festa” di Giacomo Leopardi: “e pensar come tutto al mondo passa e quasi orma non lascia”.



Licodia Eubea (Ct). Terza giornata del XIV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico: non solo film (undici tra mattina, pomeriggio e sera), ma anche workshop per le scuole, una masterclass di critica cinematografica, e il concerto-proiezione “Cinema in Note” con al pianoforte il maestro Salvino Strano

licodia-eubea_festival-2024_concerto-in-note_locandinaPer venerdì 11 ottobre 2024, terza giornata della XIV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct), il cinema si fa note, in un programma sempre molto ricco: undici film (nove prime regionali, una prima nazionale e una prima assoluta), workshop “HeriTales. Raccontare il Patrimonio” (al mattino) per le scuole tenuto dall’archeologa Concetta Caruso sull’acquisizione di consapevolezza del patrimonio culturale locale; masterclass di critica cinematografica “Leggere, interpretare e raccontare l’audiovisivo” (nel pomeriggio) a cura di Fabio Fancello, comunicatore culturale e dottorando dell’università di Catania. Ma l’appuntamento clou è il concerto-proiezione, alle 21.30, all’ex chiesa di San Benedetto e Santa Chiara di Licodia Eubea. Dopo il successo della scorsa edizione, torna anche quest’anno il concerto per pianoforte del maestro Salvino Strano, anche autore di colonne sonore originali per opere teatrali e cinematografiche: “Cinema in Note” è un omaggio alla nostra Storia e a quella del nostro cinema, attraverso le colonne sonore dei film che l’hanno raccontata meglio. In programma immagini di alcuni tra i più bei film della nostra storia cinematografica come “Il Gattopardo” di Luchino Visconti, “Novecento”di Bernardo  Bertolucci, “Amarcord” di Federico Fellini, “La leggenda del Piave” di Riccardo Freda e “Allonsanfan” dei fratelli Taviani.

I FILM DI VENERDÌ 11 OTTOBRE 2024. Alle 9, apre la mattinata il film in prima nazionale di “Rondele. Wielka zagadka sprzed 7000 lat” (Polonia 2021, 54’) di Krzysztof Paluszyn. Questa docufiction è un viaggio attraverso il territorio polacco ed europeo che risale a circa 7000 anni fa. Le scene svolte all’aperto, le accurate inquadrature, l’uso di ricostruzioni, rievocatori e animazioni in 3D faranno rivivere quel mondo lontano. Protagoniste del film sono le rondelle, ancora poco conosciute e studiate, tra i più antichi esempi di architettura monumentale in Europa, risalenti a 7 millenni fa.

Segue il film in prima regionale “The kiss” (Francia 2022, 8′) di Ali Zare Ghanatnowi. Un cortometraggio animato racconta la storia di un amore proibito restituito da un antico bassorilievo. I temi esplorati sono quelli dell’amore, della separazione e dell’incrollabile potere della connessione attraverso il tempo.

Quindi un’altra prima regionale col film “Diving in Aegean History” (Grecia 2023, 12′) di Stelios Apostolopoulos. Il film segue la prima indagine archeologica subacquea sistematica intorno all’Isola di Kasos.  Il luogo ha avuto un’intensa attività marittima dall’età omerica fino al secolo scorso. L’archeologa marittima Xanthie Argiris è alla guida di una squadra di archeologi, scienziati e operatori tecnici che si immergono alla ricerca di antichi relitti. Il gruppo sta completando il quarto anno di ricerca subacquea dell’area: scandagliando 60 km di costa sono stati individuati dieci relitti che abbracciano interi millenni di storia fino ai giorni nostri. In 220 immersioni e 320 ore sott’acqua, è stata recuperata una selezione di 108 reperti archeologici. Lo studio della posizione dei relitti e del materiale aggiunge tessere al grande mosaico della mappa archeologica subacquea del Mar Egeo

Ancora una prima regionale con il film “La donna longobarda” (Italia 2023, 25′) di Sandra Lopez Cabrera e Simone Vrech. Il docufilm analizza la condizione femminile nella società longobarda tra il VI e l’ VIII secolo d.C. attraverso gli occhi di una donna del villaggio di Romans. Grazie agli interventi di storici ed archeologi, e soprattutto grazie al lavoro di ricostruzione dei rievocatori storici di Invicti Lupi, il pubblico avrà la possibilità di approfondire la sua conoscenza riguardo tutte le fasi della vita di queste nostre antenate.
Si gioca in casa con l’altra prima regionale in programma, il film “Psittacus” (Italia 2023, 9′) di Lorenzo Daniele. Un gruppo di cinque ragazzi smarrisce un pappagallo che appartiene ad una di loro. Attraverso la tecnica dello storytelling, i protagonisti raccontano la propria esperienza alla ricerca del volatile, tra ambienti urbani ed extraurbani. Si ritrovano a Brucoli, un borgo marinaro caratterizzato da un fiordo naturale e lì entrano all’interno di una grotta. Quando escono fuori, tutto è cambiato e si trovano immersi nel Medioevo. Il pappagallo, psittacus in latino, continua a lasciare tracce di sé, spingendo i ragazzi in una ricerca dentro il Tempo e la Storia ai limiti dell’onirico.

Chiude la mattinata in prima regionale il film “Odyssea. L’Histoire de notre évolution” (Francia 2024, 28′) di Sébastien Duhem. Un film che racconta la storia della nostra evoluzione, dal Neolitico sino alla fine dell’Impero romano d’Occidente.
Nel pomeriggio, alle 16.30, le proiezioni si aprono col film “Saria. Islands on the Edge” (Grecia, 2022) di Yorgos Savoglou e Dionysia Kopana. Saria è un’isola a nord di Karpathos, cosparsa di rovine e resti di antichi insediamenti. Qui oggi abitano solo capre selvatiche e uccelli rapaci. Nonostante ciò, alcune persone continuano a visitarla. Ogni anno, il 27 luglio, i pellegrini fanno rivivere la festa di San Pantaleone. Minas e Giannis vengono ad aprire le loro case nell’insediamento ormai abbandonato di Argos, dove hanno trascorso la loro infanzia. Yannis e Kostas, falegnami e fratelli di una grande famiglia della città di Olimpo, hanno i loro alveari sull’isola e si spostano in continuazione avanti e indietro in barca da Diafani, il porticciolo dell’Olimpo. Tutti questi personaggi si incontrano insieme ai turisti estivi si incontrano su quest’isola selvaggia e affascinante.

Segue in prima assoluta il film “Viaje a Itaca” (Spagna 2024, 27′) di Juan Prado. Per dare alla sua vita una nuova direzione, un giovane regista decide di unirsi all’ultima spedizione del professor Alejandro Gándara prima della pensione. Da Troia a Itaca, il viaggio li spingerà in un territorio sconosciuto dove i confini tra passato e presente sembrano sfumare. Un film che cerca un dialogo con quanti ci hanno preceduto, vivi o morti, per interrogarli su cosa sia genuinamente umano. E per vedere se, dopo tanto tempo e dopo tanti cambiamenti, c’è qualcosa che potrà continuare a sopravvivere.

Quindi in prima regionale il film “Le cime di Asclepio” (Italia 2024, 18′) di Filippo Ticozzi. Un museo si sta svuotando. Ciò che normalmente lo abita cambia posizione e prospettiva. Possono oggetti, statue, cimeli morire?
Ancora una prima regionale con il film “Franco Mezzena. L’Archeologia raccontata con il sorriso” (Italia 2021, 42′) di Nicola Castangia e Andrea Fenu. Dall’incontro tra l’archeologo Franco Mezzena, scopritore dell’area megalitica di Saint Martin de Corleans ad Aosta, con l’archeologo Giorgio Murru, direttore del Menhir Museum di Laconi, nasce questo documentario dove Franco Mezzena racconta la sua scoperta avvenuta nel lontano 1969 e, con il suo sorriso luminoso, ci fa viaggiare tra mito e realtà trascinandoci nel mondo del megalitismo e tra le entusiasmanti avventure degli Argonauti, di Cadmo, di Giasone e della figura di Eracle sollecitando, con maestria e profonde conoscenze, il confronto tra il sito megalitico di Aosta e la Sardegna preistorica.

Chiude il pomeriggio in prima regionale il film “A villa dos centauros” (Portogallo 2023, 25′) di Raul Losada. Ad Alcácer do Sal è stata scavata nel 2023 una lussuosa domus romana. Lontano dal trambusto del porto, era il rifugio ideale per le élite dell’Impero. Nel corso delle indagini è stato scoperto qualcosa di unico per il Portogallo, una rara rappresentazione della centauromachia, molto simile a quello nella Villa di Adriano a Tivoli. Questa scoperta nella lontana Lusitania, a molte miglia da Roma, ci mostra quanto fosse intensamente romanizzato il territorio portoghese, e come fosse in sintonia con l’iconografia dell’intero Impero.

Licodia Eubea (Ct). Parte con i primi cinque film (1 prima nazionale, 1 assoluta) la XIV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico. E apre la mostra fotografica “Nescienza”

licodia-eubea_XIV-festival-comunicazione-e-cinema-archeologico_manifesto-locandinaCi siamo. Mercoledì 9 ottobre 2024 si inaugura la XIV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea, ideato e diretto da Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele – archeologa e sceneggiatrice lei, regista ed autore lui – kermesse nata dalla sinergia tra le associazioni culturali ArcheoVisiva e Archeoclub di Licodia Eubea “Mario Di Benedetto”. Alle 17, al teatro della Legalità, apertura ufficiale: con i direttori artistici ci saranno Giacomo Caruso, presidente dell’Archeoclub di Licodia Eubea; Santo Randone, sindaco di Licodia Eubea; Giuliana Pepi, assessore comunale al Turismo sport e spettacolo e Donatella Irene Aprile, soprintendente dei Beni culturali di Catania. E poi si entra subito nel vivo con la proiezione di 5 dei 40 i film in programma (di cui 4 fuori concorso).

Si parte con la prima nazionale “Naachtun. Le Royaume Maya révélé” (Francia 2024; 90′) del regista francese Jean-Baptiste Erreca, specializzato nella produzione di documentari dedicati all’archeologia e all’etologia. Gli archeologi pensavano di aver scoperto quasi tutto della civiltà Maya. La nuova tecnologia Lidar, capace di rilevare strutture sepolte ha invece rivelato numerose costruzioni ancora inesplorate. La città di Naachtun è di particolare interesse per un team di ricercatori del CNRS. L’area indagata è immensa e ostile, ma gli archeologi adesso sanno dove cercare. Quali scoperte li attendono? Ad oltre mille anni dal suo declino, la città di Naachtun non ha ancora finito di svelare i suoi segreti.

Segue la proiezione in prima regionale di “Calattubo. Memorie da salvare” (Italia 2024; 33′) dell’antropologo e documentarista palermitano Lorenzo Mercurio che racconta l’area archeologica di Alcamo (Tp) ricca di testimonianze che evidenziano la presenza umana almeno dalla preistoria, fino al terremoto del Belìce (1968), attraverso la voce di alcuni componenti dell’associazione che la cura e ne rende fruibile una parte.

Dalle 21.15 nel Teatro della Legalità si potrà assistere alla prima proiezione assoluta di “Palombara. Il borgo delle ciliegie” (Italia 2024, 40′) dei documentaristi Diego D’Innocenzo (che presenzierà alla proiezione) e Francesco Giannetti, un documentario completamente inedito sul rapporto millenario tra la Sabina e l’antica Roma, letto attraverso un elemento particolare: la frutta. Dal ratto delle Sabine ad opera di Romolo, fino ad oggi, la Sabina è stata una parte essenziale della civiltà romana. Ricostruiamo questo percorso attraverso i prodotti agricoli che arrivarono dalle provincie dell’Impero e scopriamo così l’origine geografica ed etimologica di molti dei frutti che oggi troviamo sulla nostra tavola.

Segue la prima regionale del film “Il serparo” (Italia 2024, 16′) di Alessio Consorte dedicato al borgo abruzzese che celebra la Festa di San Domenico Abate, santo protettore dal morso dei serpenti. Questa antica tradizione vede gli abitanti del luogo catturare le serpi per rendere omaggio al Santo, perpetuando un rito che si tramanda da secoli. Il regista segue da vicino il Serparo più anziano del paese, il signor Tonino Chiocchio, custode di saperi e segreti tramandati di generazione in generazione.

Chiude la serata la prima regionale di “Quest for Midas” (Turchia 2023) documentario del regista e produttore turco Kadir Uluç che ha seguito per un giorno il lavoro di una squadra di archeologi impegnata sugli scavi di Gordion, a 70 chilometri da Ankara, in Turchia. La missione, guidata dal Professore Brian Rose, ha aperto le cortine del tempo con l’entusiasmo e la consapevolezza di scrivere la Storia. Il documentario include, inoltre, il lavoro svolto in passato, i progetti per il futuro e di come la scelta di uno stile di vita alternativo da parte di Brian Rose si sia trasformata nel tempo in amore e passione.

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Locandina della mostra fotografica “Nescienza” dell’artista sperimentale Daniele Cascone

Tra le due sezioni di proiezioni nei locali dell’ex chiesa di San Benedetto e Santa Caterina sarà inaugurata la mostra fotografica “Nescienza” dell’artista sperimentale Daniele Cascone. Il concetto di nescienza, proveniente dal latino nescientia, qui è inteso ben oltre la mera mancanza di conoscenza. Incarna una profonda forma di ignoranza, l’incapacità radicata di afferrare il vero significato della nostra esistenza. Questa dimensione di non-conoscenza è il nucleo su cui si costruisce il senso di assurdità che pervade la nostra esperienza. Le opere dell’artista – propenso a sperimentare mescolando tecniche digitali con strumenti tradizionali interessandosi a fotografia, stop-motion e video – pur appartenendo a periodi, stili e riflessioni differenti, contengono degli elementi di raccordo: il legame con i simboli, il gusto per l’assurdo e il bizzarro e, non meno importante, il sottile legame ai temi esistenziali, di cui quella nescienza sopra citata, è un aspetto centrale.

 

 

Licodia Eubea (Ct). Al via la XIV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia con 40 film, incontri, tavole rotonde, attività di formazione e intrattenimento che si confrontano sul tema “Un patrimonio da salvare”: ne parlano i direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele

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Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, direttori artistici del festival di Licodia Eubea (foto rica)

“Il nostro Patrimonio culturale è in pericolo”, dicono Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, direttori artistici del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct), “chi dovrebbe fruirne lo maltratta e chi dovrebbe valorizzarlo non lo tutela. Noi abbiamo l’obbligo morale di proteggerlo dalla dimenticanza e di consegnarlo alle future generazioni attraverso un linguaggio che valorizzi il lavoro degli archeologi. In questi anni abbiamo potuto constatare che una certa grammatica filmica legata al patrimonio culturale arriva al grande pubblico solo attraverso il giusto linguaggio: stili e registri che è necessario saper maneggiare. È per questo motivo che il nostro festival affianca all’arte del cinema altre attività, come incontri con specialisti del settore, mostre e workshop”. Ecco il leitmotiv, condensato nell’espressione “un patrimonio da salvare”, della XIV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico, nato dalla sinergia tra le associazioni culturali ArcheoVisiva e Archeoclub di Licodia Eubea “Mario Di Benedetto”, in programma a Licodia Eubea da mercoledì 9 a domenica 13 ottobre 2024 e, per la prima volta, prevede una finestra a Chiaramonte Gulfi (Rg), sabato 19 ottobre 2024, dedicata al cinema documentaristico siciliano. “C’è un filo rosso che si dipana attraverso la kermesse cinematografica, gli incontri e le tavole rotonde, le attività di formazione e di intrattenimento”, continuano Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele. “Ogni segmento del ricco cartellone di questa edizione festivaliera si confronta con la tematica un patrimonio da salvare, tanto urgente quanto complessa, e la comunica secondo un linguaggio rinnovato. Ne sono un esempio i quaranta film selezionati, tra prime assolute, nazionali e regionali: non solo documentari classici, ma anche cortometraggi, docufiction e ibridazioni ispirate al mondo della street art e della fotografia”.

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Il teatro della Legalità a Licodia Eubea, sede delle proiezioni del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico (foto graziano tavan)


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Locandina della mostra fotografica “Nescienza” dell’artista sperimentale Daniele Cascone

Quaranta i film in programma (di cui 4 fuori concorso), provenienti da ogni parte del mondo, saranno proiettati sin dalla prima giornata, il 9 ottobre 2024, subito dopo l’inaugurazione in programma al Teatro della Legalità alle 17, e che vedrà la partecipazione dei direttori artistici insieme a Giacomo Caruso, presidente dell’Archeoclub di Licodia Eubea, le autorità cittadine e Donatella Irene Aprile, soprintendente dei Beni culturali di Catania. Un elmo dorato decorato da foglie scure che richiamano motivi antichi, simboli di vita e di continuità di un’archeologia viva e pulsante, è l’elegante immagine dell’edizione 2024 realizzata dall’illustratore Pierluigi Longo che, sintetizzando il concept della XIV edizione, invita a riflettere sulla relazione tra storia e modernità. A seguire, nei locali dell’ex chiesa di San Benedetto e Santa Caterina, sarà inaugurata la mostra fotografica “Nescienza” dell’artista sperimentale Daniele Cascone.

Tra i film in cartellone, provenienti da Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Polonia, Svizzera, Grecia, Turchia, Bulgaria e persino Cina, 24 saranno proiettati in prima regionale, 6 in prima nazionale e 4 film in prima assoluta. Al termine della cinque giorni il  Festival della Comunicazione e del cinema archeologico assegnerà tre riconoscimenti: il premio “Archeoclub d’Italia” al film più gradito dal pubblico; il premio “ArcheoVisiva” a un film votato dalla giuria internazionale di qualità (composta da Massimo D’Alessandro, autore e regista; Giulia Iannello, project manager di Magma – mostra di cinema breve; Maria Turco, funzionaria archeologa della soprintendenza dei Beni culturali di Catania; e Vasileios Loules, regista greco) e il premio “Antonino Di Vita” (dedicato al famoso archeologo, nume tutelare del festival) assegnato dal comitato scientifico a un professionista che ha speso la propria attività nella promozione e nella valorizzazione della conoscenza del patrimonio culturale.

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Le Grotte di Licodia Eubea (Ct) (foto archeoclub vittoria)

licodia-eubea_festival-2024_incontro-le-grotte-di-licodia-eubea_locandinaIl legame con il territorio è parte integrante di un festival che ambisce a far diventare “centro” una “periferia” come Licodia Eubea, con l’obiettivo di valorizzare un luogo ai margini della provincia catanese ma che può vantare bellezze archeologiche, naturalistiche e paesaggistiche come pochi altri. In un’ottica di scambio, il Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico affianca al premio cinematografico un’attività di promozione del territorio attraverso passeggiate, aperitivi con i prodotti enogastronomici della tradizione locale (in programma tutte le sere per permettere al pubblico anche di incontrare le delegazioni artistiche dei film in concorso), laboratori didattici rivolti alle scolaresche  e masterclass per professionisti della comunicazione ma, soprattutto, il festival quest’anno dedica al territorio l’incontro: “Le grotte di Licodia Eubea. Ricerca, tutela e valorizzazione di un territorio” (giovedì 10 ottobre 2024, alle 18) al quale parteciperanno Maria Turco, funzionaria archeologa della soprintendenza dei Beni culturali di Catania; Orazio Palio, docente di Preistoria e Protostoria all’università di Catania; e Antonio Barone autore ed esperto Pnrr Beni Culturali del comune di Licodia Eubea.

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Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, direttori artistici del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (foto fcca)

“Il risultato – concludono Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele – è uno sguardo plurale, lontano dai luoghi comuni e dagli stereotipi a cui la società contemporanea si sta lentamente abituando. Di più. È un invito ad essere presenti e partecipi, una call to action rivolta a tutti i membri della nostra società, nessun escluso. Riusciremo così a salvarlo, questo nostro patrimonio? Chissà. Comunque ci avremo provato”.

Noto (Sr). Al museo Antropologico di Testa dell’Acqua “MATcinemArt”: aperitivo e proiezione del film “Askòs – Il canto della Sirena”, terzo appuntamento itinerante del XIV Festival della Comunicazione del Cinema Archeologico di Licodia Eubea

noto_MATcinemArt_aperitivo-e-film_locandinaUn aperitivo al tramonto, un’atmosfera magica, un film avvincente, scritto e diretto magistralmente, tanta bella gente tutta quanta insieme. Ecco gli ingredienti di “MATcinemArt”, terzo appuntamento itinerante inserito nella programmazione del XIV Festival della Comunicazione del Cinema Archeologico di Licodia Eubea (9-13 ottobre 2024). Quando? Domenica 15 settembre 2024, a partire dalle 19, al museo Antropologico MAT di Testa dell’Acqua (Noto, Sr). L’evento, in collaborazione con l’Ecomuseo degli Iblei, rientra nella ricca programmazione del festival di Licodia Eubea che dal 2011 ospita appassionatamente documentari e film d’autore che esplorano la storia, le civiltà antiche, le scoperte archeologiche e i complessi legami fra il patrimonio culturale e le comunità. Si inizia dunque alle 19 con l’aperitivo al tramonto, e alle 20 proiezione del film documentario “Askòs. Il canto della Sirena” di Antonio Martino (Italia, 2023, 63′) che affronta il delicato tema del trafugamento e del traffico illecito dei beni culturali: fenomeno diffuso, radicato e sommerso, noto come “archeomafia”.

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Il film “Askòs. Il canto della Sirena” di Antonio Martino

“Askòs. Il canto della Sirena”. Nel 1983 in un bosco fuori la città di Crotone, un contadino, trova per caso una tomba antica e tra i tanti reperti rinvenuti trova anche un oggetto a forma di uccello, poi volgarmente definito dal contadino la “Papera”. Molto presto scopre che l’oggetto potrebbe avere un valore economico, cosi lo rivende ad un ricettatore di Bari per 10 milioni di lire e una mucca. Subito dopo viene portato in Svizzera e acquistato da un gruppo di multinazionali del farmaco per 400 milioni di lire. Successivamente, attraverso altri passaggi, l’oggetto viene acquistato dal Getty Museum di Malibù per 2 miliardi di lire. La “Papera” in realtà è un Askòs, un reperto funerario magno-greco risalente al IV-V secolo A.C. Rappresenta una sirena (arpia) e costituisce uno dei rari oggetti che possono essere legati direttamente alla dottrina di Pitagora, che fondò la scuola di sapere proprio a Crotone. I segreti della civiltà magno greca, relativi alla storia di Crotone, restano ancora un mistero. Nonostante sia un’area di altissimo interesse archeologico i siti di interesse vengono abbandonati a se stessi. Gli anni Ottanta, periodo in cui la sirena fu rinvenuta clandestinamente, erano gli anni della piena industrializzazione del territorio crotonese. La cultura del denaro, del progresso e del materialismo sfrenato, che stava cambiando radicalmente il territorio crotonese negli ultimi 70 anni, non considerò l’archeologia una cosa importante, la quale venne ignorata oppure distrutta per favorire la costruzione di strade e di infrastrutture. Questo favorì la nascita di bande di tombaroli, che in contatto con ricettatori internazionali, iniziarono il traffico di reperti archeologici. Quattro personaggi raccontano la storia dal loro punto di vista, offrendo una visione diversificata del problema dell’archeologia e dell’importanza di proteggere il patrimonio ancora nascosto nel sottosuolo, costantemente minacciato da scavi illegali e commercio clandestino.

Il documentario di Antonio Martino, scritto con Francesco Mollo e prodotto da Lago Film in collaborazione con Solaria Film, ha già ottenuto il premio “ArcheoVisiva” nell’ottobre 2023 alla XIII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico; il premio Università di Firenze alla VI edizione del Firenze Archeofilm nel marzo 2024, e nel maggio 2024 una menzione speciale per la sceneggiatura alla XII edizione dell’Agon Festival di Atene

Licodia Eubea (Ct). Ecco il manifesto del XIV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico. E c’è la prima novità: la kermesse di allunga di un giorno e fa tappa a Chiaramonte Gulfi (Rg)

licodia-eubea_XIV-festival-comunicazione-e-cinema-archeologico_manifesto-locandinaAlessandra Cilio e Lorenzo Daniele, direttori artistici e vera anima del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct), da tempo ci hanno abituato alle sorprese. Perché se la data della XIV edizione del festival era già nota da tempo, cioè dal 9 al 13 ottobre 2024, con la presentazione ufficiale del manifesto 2024, scopriamo che la kermesse allarga i propri orizzonti e così nel calendario si deve aggiungere il 19 ottobre 2024 quando il festival si sposta nella bella Chiaramonte Gulfi, cittadina in provincia di Ragusa sui monti Iblei in posizione panoramica con vista sull’Etna, a 25 chilometri da Licodia. Intanto, come si diceva, è stato presentato il manifesto della XIV edizione del festival, frutto della creatività dell’artista Pierluigi Longo e del grafico Attilio Patania. “A noi piace tantissimo – commenta la direzione artistica -, perché rispecchia lo spirito di quest’annata, che si prospetta ricca di novità e di sorprese”.

Licodia Eubea (Ct). Il Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico è entrato a far parte nella grande famiglia dell’associazione Festival italiani di Cinema (Afic)

licodia-eubea_festival-della-comunicazione-e-del-cinema-archeologico_associazione-festival-cinema-italiano_home-page-aficLe date della XIV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea (Ct) sono note da tempo: 9 – 13 ottobre 2024. Ma stavolta per il festival licodiese sarà un po’ diverso perché da febbraio 2024 il festival di Licodia Eubea è entrato a far parte nella grande famiglia dell’associazione Festival italiani di Cinema (Afic) nata nel 2004 come polo di aggregazione di quelle manifestazioni cinematografiche italiane che riconoscono l’importanza e il valore di far parte di un network informativo che sia anche luogo di scambio ed elaborazione progettuale. “Onorati e felici di essere entrati in Afic”, il commento dei direttori artistici del Festival, Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, “con l’impegno a contribuire alla valorizzazione dei Festival Cinematografici del nostro Bel Paese”.

licodia-eubea_festival-2024_manifesto-locandina“Il Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea – si legge nella scheda pubblicata da Afic – è un festival internazionale dedicato al cinema storico, archeologico ed etnoantropologico che non trova confronti nel panorama italiano per varie ragioni: per il significativo numero di prime nazionali e internazionali in concorso; per la complessità del programma, articolato in proiezioni, conversazioni con specialisti e autori, sezioni tematiche ed attività collaterali volte a valorizzare le tipicità del territorio in cui la manifestazione ha luogo. La partecipazione di autori, registi e operatori del settore provenienti da tutto il mondo fa sì che la manifestazione rappresenti un vero e proprio ponte tra la produzione audiovisiva e i suoi fruitori.

“Obiettivi primari del Festival sono: rendere la disciplina archeologica “pubblica”, intendendo con questa espressione un’apertura dell’archeologia a tutte le pieghe della società civile: dagli scolari agli studenti universitari, dai curiosi agli appassionati e agli studiosi, dai cittadini ai turisti; promuovere film e documentari di difficile circuitazione che raramente trovano distribuzione nelle sale cinematografiche o nelle reti televisive.

“Il Festival si svolge ogni anno nel mese di ottobre a Licodia Eubea, un autentico borgo della provincia di Catania, che sorge su una altura dei monti Iblei, da dove l’occhio spazia sino al mare Africano. Qui il visitatore del Festival può godere di momenti di relax, tra cultura, storia ed enogastronomia”.

Bolzano. Si è spento a 83 anni Lucio Rosa, regista, documentarista, giornalista: “Un veneziano con l’Africa nel cuore”. Nato a Venezia, dal 1975 aveva fondato Studio Film TV: oltre 250 produzioni tra documentari, reportage fotografici, programmi televisivi. E un desiderio che non ha potuto esaudire: tornare nell’amata Africa, off-limits dopo le primavere arabe

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Il regista Lucio Rosa tra i Mursi in Etiopia (foto lucio rosa)

L’Africa perde un amante. Venezia un veneziano che non ha mai dimenticato la sua città natale. Il cinema archeologico, ma non solo, un grande regista. Io perdo un amico. Lucio Rosa, regista, documentarista, giornalista, si è spento il 2 novembre 2023 a Bolzano, dove dal 1975 aveva fondato STUDIO FILM TV, azienda di produzione cinematografica e televisiva. Ha compiuto 83 anni il 1° maggio: era nato a Venezia nel 1940. I funerali alle 14.25 martedì 7 novembre 2023 direttamente al cimitero di Bolzano. I primi allarmi sul suo stato di salute me li aveva confidati lui stesso poco più di un anno fa. “Caro Graziano, devo rallentare un po’ la mia attività. Mi si è aggravato un vecchio problema ai polmoni. Qualche volta l’ossigeno scarseggia, e ciò mi limita. Sono pieno di voglia di fare”. Mostre fotografiche, film, nuove esperienze: idee e progetti non gli sono mai venuti meno. Ma ce n’era uno che rimaneva il suo desiderio e il suo cruccio: tornare nella sua amata Africa, naturalmente con la sua altrettanto amata Anna, la moglie che lo ha accompagnato e sostenuto in tutti i suoi viaggi, e che ora lascia nel dolore. Se da più di dieci anni non aveva più messo piede in Libia, in Etiopia, in Mauritania, non era per l’età ma per la situazione geo-politica che si è creata in seguito alle primavere arabe.

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Il regista Lucio Rosa accanto alle foto della sua mostra allestita all’interno del museo Etnografico di Licodia Eubea (foto Graziano Tavan)

Il materiale edito di Lucio Rosa è notevole, oltre 250 produzioni tra documentari, reportage fotografici, programmi televisivi, che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. Da “Uomini di pietra. Statue stele e massi incisi dell’età del Rame nell’arco alpino meridionale” a “L’ultima cena di Oetzi”, da “Bilad Chinqit. Il paese di Cinguetti” a “Il segno sulla pietra. Il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome”; da “Babinga. Piccoli uomini della foresta” a “Pokot. Un popolo della savana”: tanto per citare qualche titolo.

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Il ritaglio dell’articolo sul Gazzettino su “Un veneziano con l’Africa nel cuore” che Lucio Risa gradì particolarmente

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Il regista Lucio Rosa (a sinistra) intervistato da Beppe Mora (foto Upad)

C’è un filo conduttore che lega moltissimi dei lavori prodotti da Lucio (e Anna): l’Africa. E proprio un titolo a un mio articolo pubblicato nell’agosto 2004 sulla pagina della Cultura de Il Gazzettino “Un veneziano con l’Africa nel cuore” che annunciava il nuovo viaggio tra Libia e Algeria per girare immagini e testimonianze che avrebbero poi dato vita, due anni dopo, al film “Il segno sulla pietra. Il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome”, sarebbe diventato per Lucio il suo refrain nel quale si identificava e che amava “citare” in ogni occasione, come nel 2021 nell’intervista di Beppe Mora per la serie “Uno dei nostri grandi”, ospite della Fondazione Upad di Bolzano (vedi Bolzano dedica un’intervista a Lucio Rosa (“Uno dei nostri grandi”): oltre 65 anni di carriera tra cinema e fotografia: “Il ragazzo con la Nikon” si racconta con l’entusiasmo e la passione di sempre. L’intervista è on line sui canali social di Upad | archeologiavocidalpassato).

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Il regista Lucio Rosa, il “ragazzo con la Nikon (foto lucio rosa)

È il gennaio 2019 quando Lucio Rosa, assemblando migliaia di foto di antichi villaggi, antiche dimore, antichi magazzini berberi, realizza “Il ragazzo con la Nikon”, un film di 30 minuti, rigorosamente in bianco e nero, senza riprese ma montato con le fotografie da lui realizzate in Libia nel corso degli anni, omaggio d’amore alla Libia, per lui dal 2013 irraggiungibile. Dietro il grande obiettivo della sua Nikon fa capolino Lucio “un giovane” che lancia un messaggio di speranza all’inizio dell’anno: “Oggi sono giorni bui. Ma verrà la luce e ritornerò da te, cara Libia”. Il tempo non gliel’ha permesso (vedi Il regista Lucio Rosa regala un messaggio di speranza al 2019 con il nuovo film “Il ragazzo con la Nikon”, realizzato assemblando migliaia di foto di antichi villaggi, antiche dimore, antichi magazzini berberi: omaggio d’amore alla Libia che oggi per lui è “irraggiungibile” | archeologiavocidalpassato).

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Vita in un accampamento Babinga (foto Lucio Rosa)

Non potendo tornare in Africa, le sue ultime produzioni hanno puntato a denunciare la grave situazione in cui versano alcune popolazioni dell’Africa a rischio estinzione nell’indifferenza generale. Nel 2019 a Bolzano la mostra-denuncia “Addio Babinga, piccoli uomini della foresta” su un popolo di pigmei dell’Africa centrale cancellato dalla storia (vedi “Addio Babinga, piccoli uomini della foresta”: a Bolzano mostra fotografica-denuncia di Lucio Rosa su un popolo di pigmei dell’Africa centrale cancellato dalla storia | archeologiavocidalpassato). E nel 2020, sempre a Bolzano, la mostra “ETIOPIA. Lontano, lungo il fiume”, reportage sui gruppi etnici (molti a rischio estinzione) che popolano la bassa valle del fiume Omo (vedi “ETIOPIA. “Lontano”, lungo il fiume”: a Bolzano la mostra fotografica di Lucio Rosa, reportage sui gruppi etnici (molti a rischio estinzione) che popolano la bassa valle del fiume Omo | archeologiavocidalpassato).

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Uomini Karo lungo la riva orientale del fiume Omo (foto lucio rosa)

Da questo reportage nasce nel 2021 l’ultimo film di Lucio Rosa “Etiopia. Lontano lungo il fiume”, scelto per il RAM film festival, la rassegna cinematografica di Rovereto, e per la rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica di Licodia Eubea: foto e immagini, rese più potenti dal viraggio in B/N, raccontano un viaggio che testimonia l’agonia dei popoli indigeni della valle dell’Omo la cui esistenza è gravemente minacciata (vedi “Etiopia. Lontano lungo il fiume”: l’ultimo film di Lucio Rosa è stato scelto per la rassegna di Rovereto e per la rassegna di Licodia Eubea. Foto e immagini, rese più potenti dal viraggio in B/N, raccontano un viaggio che testimonia l’agonia dei popoli indigeni della valle dell’Omo la cui esistenza è gravemente minacciata | archeologiavocidalpassato).

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Dario Di Blasi, direttore artistico di rassegne del cinema archeologico

Dario Di Blasi, curatore per anni della Rassegna del cinema archeologico di Rovereto e del Firenze Film Festival, esperto di cinema archeologico, ricorda così Lucio Rosa: “Ci ha lasciati oggi Lucio Rosa, veneziano residente a Bolzano. Un amico, fotografo, regista, produttore di coinvolgenti e interessanti filmati di archeologia arte ed etnografia ma soprattutto un uomo che nutriva un amore sconfinato per l’Africa presente in tante sue opere ambientate in Libia ed Etiopia. Ho appreso molte cose da Lucio in particolare rigore e professionalità. Ho imparato a riconoscere le opere cinematografiche fatte bene. Grazie Lucio”.

Licodia Eubea (Ct). Alla XIII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico la giuria di qualità premia il film “Askòs” e il pubblico “Il Rinascimento nascosto”. Al prof. Ieranò il premio Antonino Di Vita

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Lo staff della XIII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (foto graziano tavan)

Alla fine tutti sul palco per un grazie corale allo staff che dietro i vulcanici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, direttore artistici, hanno permesso che la XIII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico girasse al meglio in ogni suo aspetto, senza lasciare al caso il minimo dettaglio. E l’applauso tributato dal pubblico che ha assiepato il Teatro della Legalità di Licodia Eubea (Ct) ne è stato il riconoscimento, giunto al termine della cerimonia di premiazione, momento clou dell’ultima sera.

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Il sindaco di Licodia Eubea Sandro Randone, al centro, con il premio Archeoclub. Da sinistra, Lorenzo Daniele, Angela Roberto, Santo Randone, Giacomo Caruso, Alessandra Cilio e l’assessore Giuliana Pepi (foto graziano tavan)

 

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Frame del film “Il Rinascimento nascosto. Presenze africane nell’arte” di Cristian Di Mattia

Premio Archeoclub d’Italia. Il pubblico ha mostrato di apprezzare molto i film proposti, e la classifica finale ha decretato il vincitore con pochi decimali di differenza. Il premio è stato assegnato al film “Il Rinascimento nascosto. Presenze africane nell’arte” di Cristian Di Mattia (Italia 2023, 90’), che ha ottenuto una votazione media di 9,4. Davanti al film “Sari, sei metri di eleganza” di Diego D’Innocenzo (Italia 2023, 40’) con voto medo 9.1, e terzi ex aequo “Isatis” di Alireza Dehghan (Iran 2021, 75’) e “Uomini e dei: il mare e il sacro” di Massimo D’Alessandro (Italia 2023, 42’) con voto medio 8.8. Il premio è stato consegnato da Angela Roberto, presidente dell’Archeoclub d’Italia di Agrigento.

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La consegna del Premio AudioVisiva 2023 per il film “Askòs. Il canto della sirena”. Da sinistra, Dionysia Kopana, Lada Laura, Francesco Mollo e Antono Martino (foto graziano tavan)

Premio Archeovisiva. Viene conferito dalla giuria internazionale di qualità, composta dalla regista greca Dionysia Kopana e dalla direttrice del Festival internazionale del cinema archeologico di Spalato Lada Laura, presenti in sala, e dalla regista bolognese Sabrina Monno collegata in video. Il premio è stato assegnato al film “Askòs. Il canto della sirena” di Antonio Martino (Italia 2023, 62’): dopo aver fatto il giro del mondo l’Askòs delle Murge, un prezioso reperto trafugato nel 1988, torna a casa nel museo Archeologico nazionale di Crotone. Quattro personaggi raccontano le loro vite trascorse insieme all’archeologia e il loro legame con questo difficile recupero. Il premio è stato consegnato da Lada Laura al regista Antonio Martino e allo sceneggiatore Francesco Mollo, presenti in sala.

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Frame del film “Askòs, il canto della Sirena” di Antonio Martino

Ecco la motivazione: “È un film caratterizzato da un approccio registico sensibile e da una profonda conoscenza del linguaggio cinematografico. L’autore adopera con maestria e attenzione le immagini di repertorio e le integra nel racconto in un modo organico che valorizza il lato emozionale della storia. La musica, sapientemente scelta, completa l’atmosfera del film, aggiungendo profondità al racconto.

La regista greca Dionysia Kopana e la direttrice del Festival internazionale del cinema archeologico di Spalato Lada Laura, membri della Giuria internazionale di Qualità alla XIII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico, per archeologiavocidalpassato.com fanno un bilancio della loro esperienza di giurati. “Abbiamo visto molti film, film molto belli”, spiega Dionysia Kopana, “ecco perché per noi non è stato facile decidere qual è il migliore ecco perché abbiamo deciso di dare una menzione speciale a un cortometraggio e abbiamo deciso di dare il premio al film Askos perché abbiamo scoperto che si trattava di un tema molto molto speciale, e per me è stato moto interessante il modo in cui ha inserito nel film il materiale d’archivio. L’archivio è la mia materia. E mi è piaciuto molto che fosse così: un film su come la vita moderna cambia il vecchio modo di vivere”. Continua Lada Laura: “Sul film che doveva essere premiato quest’anno al Festival sono totalmente d’accordo con Dionysia. È un film che valorizza la tradizione e tutti gli sforzi della popolazione locale, degli abitanti, e mostra il loro attaccamento e il loro sentimento per il patrimonio culturale. E tutte le battaglie che devono affrontare. E alla fine dà loro la grande soddisfazione di avere ciò che appartiene a loro a casa loro”.

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Frame del “In the beginnig” di Shaun Clark

Come accennava Dionysia Kopana, per la prima volta la giuria di qualità ha assegnato anche una menzione speciale, andata al film “In the beginnig” di Shaun Clark (Gran Bretagna 2022, 11’): il grido rivolto al mondo di una donna avvolta dall’oscurità testimonia la ricerca senza tempo della propria identità e del proprio posto nel mondo nel susseguirsi delle epoche. La giuria ha apprezzato “l’immaginazione e l’approccio creativo”.

“Abbiamo anche deciso”, spiega Lada Laura, “perché ci sono film di durata diversa, argomenti diversi, approcci diversi, abbiamo avuto la libertà di assegnare una menzione speciale al film “In the beginnig” perché ha un approccio fantasioso, creativo e fresco, molto semplice, e noi pensiamo che se lo meriti, che sia giusto”.

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Maria Antonietta Rizzo Di Vita consegna il Premio Antonino Di Vita 2023 a Giorgio Ieranò dell’università di Trento (foto graziano tavan)

Premio Antonino Di Vita. Assegnato a chi spende la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio storico artistico e archeologico. Il premio è stato consegnato da Maria Antonietta Rizzo Di Vita a Giorgio Ieranò, professore ordinario di Letteratura greca all’università di Trento, saggista e traduttore teatrale, ma anche giornalista e apprezzato comunicatore culturale per case editrici come Feltrinelli, Einaudi e La Terza. I suoi ambiti di ricerca spaziano dalla mitologia alla lirica corale greca e al teatro e alla sopravvivenza dell’antico nelle letterature moderne. Ecco la motivazione. “Per la grande capacità di raccontare con acutezza ed efficacia il mondo antico e i miti che lo popolano alla luce del nostro tempo, dando così vita a un fruttuoso dialogo fra epoche, offrendo spunti di riflessione inediti su quella pluralità di atteggiamenti, tensioni e sentimenti che caratterizzano da sempre l’animo umano”.

Licodia Eubea (Ct). Nella quinta e ultima giornata del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico protagonista la Sicilia, con l’Archeoclub e il documentario siciliano. In serata consegna dei premi ai film in concorso

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Frame del film “Askòs, il canto della Sirena” di Antonio Martino

Il Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) giunge al gran finale con una giornata, quella di domenica 15 ottobre 2023, in cui insieme ai premi per i film selezionati dal pubblico o dalla giuria tecnica internazionale protagonista è la Sicilia, con lo spazio dell’Archeoclub d’Italia e quello del documentario siciliano. Le proiezioni al Teatro della Legalità iniziano alle 16 con il film in prima nazionale “Walking with Ancients” di Robin Bicknell (Canada 2023, 82’). Alle 17.20, in prima regionale, il film “The time they spent here” di Edward Owles (Regno Unito 2023, 10’). Alle 17.30, in prima internazionale, il film “Askòs, il canto della Sirena” di Antonio Martino (Italia 2023, 62’), che chiude i documentari in concorso.

licodia-eubea_festival-2023_l-archeoclub-si-racconta_locandinaAlle 18.30, per “L’Archeoclub si racconta”, incontro con Angela Roberto, presidente dell’Archeoclub d’Italia di Agrigento – luoghi di Empedocle. La sede si occupa di studio e ricerca, di riqualificazione urbana, del recupero delle tradizioni orali e della storia attraverso l’arte e lo spettacolo, con una particolare attenzione ai beni culturali e paesaggistici. Collabora con l’Ente parco archeologico e paesaggistico Valle dei Templi, con il giardino botanico del Libero Consorzio Provinciale di Agrigento, con l’Arcidiocesi di Agrigento e con i comuni di Agrigento, Porto Empedocle e Realmonte.

licodia-eubea_festival-2023_film-diario-di-uno-scavo_locandinaAlle 19, per la “Finestra sul Documentario Siciliano”, il film fuori concorso “Diario di uno scavo in Sicilia” di Amalda Ciani Cuka ed Eugenio Farioli Vecchioli (Italia 2023, 58’). In uno scavo archeologico lavorano professionisti che parlano uno stesso linguaggio. Ma cosa accade se a scavare con loro ci sono dei minori stranieri e italiani, ospiti di una comunità, giovani che tentano di costruirsi un futuro? Può uno scavo diventare occasione di socializzazione e l’archeologia tema del dialogo? Archeologi, medici, antropologi, studenti e i giovanissimi ospiti di una comunità si ritrovano in Sicilia alla necropoli di Chiaramonte Gulfi per condividere un’esperienza singolare.

Alle 20.30, al Teatro della Legalità, la cerimonia di premiazione. PREMIO “ARCHEOCLUB D’ITALIA”, al film più votato dal pubblico presente in sala. Consegna il premio Angela Roberto, presidente dell’Archeoclub d’Italia di Agrigento.

PREMIO “ARCHEOVISIVA”, al film migliore scelto dalla giuria internazionale di Qualità composta dalla regista greca Dionysia Kopana; Lada Laura direttrice del MFAF, il Festival internazionale del cinema archeologico di Spalato; la regista e sceneggiatrice bolognese Sabrina Monno. Consegna il premio Lada Laura.

PREMIO “ANTONINO DI VITA” – L’ORACOLO, assegnato a chi spende la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio storicoartistico e archeologico. Consegna il premio Maria Antonietta Rizzo Di Vita, docente di Etruscologia e Antichità italiche, università di Macerata.