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Firenze. TourismA 2022: le date del Salone dell’Archeologia e del Turismo culturale (30 settembre – 2 ottobre 2022) e prime anticipazioni

Il Palacongressi di Firenze, sede di TourismA il salone dell’Archeologia e del Turismo culturale (foto AV / Giunti)

tourismA 2022. La macchina a Firenze è (già) in moto… E si possono già segnare la data sull’agenda: 30 settembre – 2 ottobre 2022. Il gruppo di lavoro di Archeologia Viva procede a pieno ritmo per selezionare le molte proposte per il prossimo Salone dell’Archeologia e del Turismo Culturale che sarà sempre ospitato nella monumentale e centralissima cornice del Palacongressi di Firenze capace di offrire ampi spazi espositivi e congressuali. I grandi temi di “tourismA 2022” sono orientati ad approfondire il dibattito su un turismo culturale e ambientale impegnato a proporre mete inedite e modalità per ridurre l’impatto sulle risorse del pianeta. In tal senso sarà orientato anche il workshop per gli operatori turistici già fissato per venerdì 1° ottobre 2022.

Gli spazi degli stand espositivi di TourismA al Palacongressi di Firenze (foto AV/Giunti)

Nei tre giorni della manifestazione sono previsti circa 40 momenti congressuali che vedono al centro le grandi scoperte e la partecipazione dei protagonisti dell’archeologia. Parallelamente grande spazio viene dato alle risorse locali e alla valorizzazione delle realtà virtuose che operano nei piccoli comuni italiani proponendo nuovi sorprendenti itinerari. Non mancherà il tradizionale momento delle missioni archeologiche italiane che operano in altri Paesi (anche i più difficili) con il sostegno del ministero degli Affari Esteri per la presentazione di una serie di sensazionali scoperte dalla Turchia al Pakistan, dall’Egitto all’Armenia, dall’Iraq all’Oman. Grande spazio anche all’archeologia virtuale che vede la partecipazione delle realtà pubbliche e private impegnate nello sviluppo di sistemi d’avanguardia per vivere fantastici viaggi nel tempo dall’età contemporanea fino alla più lontana preistoria.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia iniziato l’esame spettroscopico dell’elmo di Vulci. Nizzo: “Potrebbe essere stato realizzato a Perugia, e non a Vulci come finora ipotizzato”

L’elmo di Vulci sottoposto a esame spettroscopico al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma (foto etru)

L’elmo di Vulci torna in prima pagina, con nuove “scoperte”: potrebbe essere stato realizzato a Perugia, e non a Vulci come finora ipotizzato. È passato solo un mese da quando Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, annunciava la scoperta al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia un’iscrizione nascosta all’interno di un elmo di 2400 anni fa, rinvenuto nel 1930 a Vulci, nella tomba 55 della necropoli dell’Osteria, iscrizione che ha restituito il nome di un guerriero e un frammento della sua possibile storia (vedi Roma. Scoperta al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia un’iscrizione nascosta all’interno di un elmo di 2400 anni fa, rinvenuto nel 1930 a Vulci: ci ha restituito il nome di un guerriero e un frammento della sua possibile storia | archeologiavocidalpassato), e già sono iniziate le analisi spettroscopiche.

L’elmo di Vulci, conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, all’esame degli esperti dell’IFN – Istituto nazionale di Fisica nucleare, Laboratorio di Frascati (foto etru)

“Grazie all’IFN – Istituto nazionale di Fisica nucleare, Laboratorio di Frascati, con il quale abbiamo sottoscritto un protocollo di intesa”, spiega Valentino Nizzo, “il nostro elmo e altri oggetti appartenenti allo stesso corredo funerario e custoditi nella medesima vetrina, sono sottoposti a un’indagine molto particolare che consentirà di determinare se sono stati realizzati con la stessa lega metallica”. Le indagini, svolte con la tecnica della spettrofotometria a raggi X – XRF, consentiranno di approfondire lo studio anticipato sul numero di gennaio di Archeologia Viva nel quale vengono avanzate nuove ipotesi in merito al luogo di manifattura degli elmi di questa forma, anche alla luce delle possibili interpretazioni dell’iscrizione recentemente scoperta e nascosta all’interno del paranuca dell’elmo.

Il direttore Valentino Nizzo accanto all’elmo da Vulci mostra il numero di Archeologia Viva (foto etru)

“Di fatto, sembra possibile che l’elmo non sia stato prodotto a Vulci come finora si è ritenuto”, anticipa il direttore del museo Etrusco, “ma a Perugia, dove è documentato il maggior numero di esemplari di questo tipo. E tale provenienza potrebbe essere confermata dal gentilizio restituito dall’iscrizione HARNSTE che trova riscontri in una iscrizione latina di Perugia e, forse, ha un nesso con l’antica città umbro-etrusca di Aharna, dai più identificata con l’attuale centro di Civitella d’Arna, vicinissima a Perugia. Insomma, le indagini non finiscono e ci aiuteranno ad aggiungere nuovi elementi alle nostre scoperte”. Ai primi di gennaio, Nizzo aveva annunciato una diretta per dare qualche informazione in più sulla storia di questo elmo (vedi Roma. “L’importanza di chiamarsi Harnste”: Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, annuncia una diretta Fb per approfondire e dare risposte sull’eccezionale scoperta dell’iscrizione all’interno di un elmo di 2400 anni fa rinvenuto a Vulci nel 1930 | archeologiavocidalpassato), e rispondere ad alcune domande: qual è la sua importanza storica e archeologica? Cosa racconta e cosa consente di ipotizzare la nuova iscrizione? Com’è stata interpretata? Ci sono altre possibili spiegazioni oltre quelle finora divulgate? Per chi non ha avuto modo di seguirla, ecco il video completo.

Arrivederci al 2022: la XXIV Borsa mediterranea del turismo archeologico a Paestum sarà a fine ottobre, l’ottava edizione di TourismA a Firenze probabilmente a ottobre

Le due grandi kermesse dedicate all’archeologia in Italia danno appuntamento al 2022. A cominciare dalla Borsa mediterranea del turismo archeologico di Paestum i cui organizzatori, alla chiusura della XXIII edizione, hanno ringraziato e annunciato le nuove date: “Desideriamo ringraziare gli espositori, i relatori, i giornalisti, i visitatori per aver partecipato alla XXIII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e quanti ci hanno seguito anche da lontano. Ci auguriamo che le iniziative della BMTA 2021 abbiano suscitato interesse e gradimento. Vi diamo appuntamento alla XXIV edizione, che avrà luogo da giovedì 27 a domenica 30 ottobre 2022 a Paestum presso il Tabacchificio Cafasso”.

A salutare i graditi ospiti e dare loro appuntamento al prossimo anno è stato lo stesso Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, dal palco dell’auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze, non appena salutato Alberto Angela, che ha chiuso – come da tradizione – TourismA, la tre giorni del Salone fiorentino di archeologia e turismo Culturale. Ma se la settima edizione, causa restrizioni anti-Covid 19, è slittata da febbraio a dicembre 2021, l’ottava non potrà necessariamente rispettare il calendario tradizionale della terza settimana di febbraio 2022. Così Pruneti ha dato un arrivederci prudenzialmente generico “a tra dieci mesi”. TourismA 2022 tornerà dunque a ottobre? Lo vedremo nei prossimi mesi. Intanto godiamoci il promo omaggio del regista veneziano Alberto Castellani intervenuto a Firenze nell’ambito di Tourisma 2021.

Firenze. TourismA ’21 apre con una coinvolgente presentazione della musica etrusca perduta. L’etruscologa Rafanelli e il sassofonista Cocco Cantini non solo hanno ripercorso dieci anni di Progetto musica etrusca, ma hanno portato nuove scoperte: gli Etruschi accordavano gli strumenti come Mozart ed erano capaci di eseguire al contempo melodia e accompagnamento

L’etruscologa Simona Rafanelli e il sassofonista Stefano “Cocco” Cantini sul palco dell’auditorium del Palacongressi di Firenze per Tourisma 2021 (foto graziano tavan)

Accordavano gli strumenti come Mozart ed erano capaci di eseguire al contempo melodia e accompagnamento. Chi? Gli Etruschi 2600 anni fa. Se l’etruscologa Simona Rafanelli e il sassofonista  e musicista Stefano “Cocco” Cantini volevano stupire il pubblico selezionato e preparato del Palacongressi di Firenze, ci sono riusciti perfettamente. E Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, con tutto lo staff della Giunti Editore non poteva trovare argomento migliore, la musica perduta degli Etruschi, per aprire ufficialmente e alla grande la settima edizione di Tourisma, il salone dell’Archeologia e del Turismo culturale. Alle 9.30, di questa mattina, venerdì 17 dicembre 2021, nel grande auditorium che si riempiva alla spicciolata mentre fuori una lunga coda affrontava i rigorosi controlli secondo le normative anti Covid, è stata Simona Rafanelli, direttore del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, a introdurre il Progetto Musica etrusca, nato nell’ambito della Rete Museale della Maremma di Grosseto e con il sostegno della Regione Toscana. “Sono passati dieci anni da quando è iniziato il nostro “viaggio” alla ricerca di quelle sonorità, e siamo ancora i più apprezzati in questo particolare campo di ricerca”, ha ricordato con un certo orgoglio: “Molti sono i progetti, infatti, dedicati al recupero della musica etrusca, ma noi siamo gli unici che ci basiamo su dati archeologici e non su ricostruzioni di strumenti realizzati osservando le pitture di Tarquinia o i rilievi di Chiusi. I nostri strumenti sono invece la riproduzione perfetta di quegli strumenti è stata possibile grazie al piccolo lotto di strumenti a fiato, in legno di bosso e in avorio, recuperato nelle acque della Baia del Campese, dal relitto di una nave affondata circa duemilaseicento anni orsono, attualmente esposto nell’Antiquarium della Fortezza spagnola di Porto Santo Stefano, che costituisce ad oggi la principale fonte documentaria archeologica”.

Il suplu (suonatore di strumenti): particolare della Tomba dei Leopardi a Tarquinia (foto archeologia viva)

Del resto che la musica facesse parte integrante anche della vita degli Etruschi ce lo ricorda, ad esempio, Aristotele (“Gli Etruschi praticavano il pugilato, fustigavano i servi e impastavano il pane a suon di musica”) e trova puntuale conferma nelle immagini raffigurate sulla superficie dipinta dei vasi o delle tombe di Chiusi, Tarquinia e Orvieto. “Ma una volta riprodotti i flauti, non sapevamo come gli Etruschi riuscissero a usarli”, spiega Cantini: “se si soffia in un tubicino l’aria esce dalla parte opposta silenziosamente. Bisogna creare una vibrazione che produca un suono nella canna”. Purtroppo tutti gli affreschi, se pur bellissimi, mostrano tutti i suonatori col flauto in bocca, impedendo di capire come era il bocchino. Tutti, eccetto uno. “Si tratta della suonatrice sulla parete di fondo della tomba Francesca Giustiniani”, ha annunciato Rafanelli. E Cantini: “Qui il pittore di 2600 anni fa ha dipinto il flauto che si sta avvicinando alla bocca. Così ho capito che gli Etruschi usavano un’ancia semplice. E una volta realizzata, siamo riusciti a riprodurre gli stessi suoni che percepivano gli Etruschi. È fantastico!”.

Ma non è finita. Accordavano come Mozart. Tra le “deduzioni” più straordinarie a cui sono giunti i due studiosi, Cantini e Rafanelli, vi è che l’accordatura dei suoni, avveniva esattamente come facevano i grandi della Musica, Mozart ad esempio per citarne il massimo genio. “Cioè”, continua Cantini, “anche senza il diapason, ma andando solo con la sensibilità dell’orecchio, riuscivano a riprodurre il suono a una frequenza di 432 Hertz, come sappiamo noi oggi con strumenti di misurazione. E quello che è clamoroso è che anche gli auloi trovati a Paestum, pur producendo un suono diverso perché sono più lunghi, rispettano la stessa frequenza di 432 Hertz”. Cantini è andato anche più in là. Melodia e accompagnamento tutto in uno. Dalla gestualità stessa del suonatore sugli affreschi, il posizionamento delle sue mani a coprire i fori sulle due canne che compongono il doppio strumento a fiato, la novità più strabiliante: gli Etruschi suonavano l’unico strumento al mondo capace di eseguire al contempo melodia e accompagnamento. E dal palco di TourismA Cantini ne ha dato una dimostrazione coinvolgente. “Se è ancora evidentemente impossibile comprendere, in assenza di “spartiti” dell’epoca, quali fossero le melodie intonate dai fiatisti nelle diverse occasioni del vivere sociale, laico e religioso”, concludono Cantini e Rafanelli, “questo Progetto ha consentito di ritrovare la voce reale – ed unica – degli strumenti rimasti ad oggi muti. Rompendo di fatto un silenzio durato almeno duemilaseicento anni”.

Firenze. La musica perduta degli Etruschi apre ufficialmente la settima edizione di “tourismA”, il Salone dell’Archeologia e del Turismo culturale. Ancora in presenza. 250 relatori condurranno gli appassionati in un fantastico viaggio nel tempo e nello spazio. E si farà il punto sulle eclatanti scoperte archeologiche degli ultimi anni, con uno sguardo attento al patrimonio di casa nostra

firenze_tourisma-21_locandinaSaranno le note della perduta musica degli Etruschi eseguite dal noto sassofonista Stefano “Cocco” Cantini (qui nel video di Maremma Toscana del 2014 alla presentazione del libro “Patriarchi di Maremma”) e introdotte dall’etruscologa Simona Rafanelli ad aprire ufficialmente nell’auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze la settima edizione di “tourismA”, ancora in presenza, il Salone dell’Archeologia e del Turismo culturale dal 17 al 19 dicembre 2021 al Palazzo dei Congressi di Firenze.  L’evento, il più importante e partecipato del settore a livello europeo – organizzato come sempre da Archeologia Viva (Giunti Editore) – farà il punto sulle eclatanti scoperte archeologiche degli ultimi anni e con uno sguardo attento al patrimonio di casa nostra. “Il Covid non ha fermato la voglia di cultura”, spiegano gli organizzatori, “con il desiderio di tornare a viaggiare, come e più di prima, nei luoghi che hanno fatto la storia in Italia e nel mondo”.

TourismA ’21 vuol dire immersione totale nella storia e nelle testimonianze del passato con decine di convegni e centinaia di relatori; incontri ravvicinati con i protagonisti della ricerca e della divulgazione; laboratori di archeologia sperimentale per piccoli e grandi; spazi espositivi e proposte per leggere visitare viaggiare; Buy Cultural Tourism 4° Workshop del Turismo Culturale; rassegna Viaggi di cultura e archeologia.

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Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, con Alberto Angela sul palco di TourismA (foto archeologia viva)

Dopo quasi due anni di collegamenti da remoto, “tourismA” si svolgerà completamente in presenza nel rispetto rigoroso delle normative anti Covid, ma puntando sulla normalità e sul piacere di tornare a incontrarsi e parlarsi “dal vivo”. In programma duecentocinquanta relatori che – nella consolidata tradizione di “tourismA” ci condurranno in un fantastico viaggio nel tempo e nello spazio. Tra i big di questa edizione: il direttore generale Musei ed ex soprintendente di Pompei Massimo Osanna, il direttore della Pinacoteca di Brera James Bradburne, l’archeologo e presidente del Fai Andrea Carandini, l’esperto in civiltà micenea Louis Godart, il geologo e noto conduttore tv Mario Tozzi, l’altro autore e volto televisivo Cristoforo Gorno, il medievista Franco Cardini, il paleoantropologo Giorgio Manzi e l’acclamatissimo Alberto Angela che chiuderà come di consueto – ma questa volta necessariamente in video per evitare assembramenti – la kermesse fiorentina.  

Alcuni membri del team della missione archeologica italiana in Afghanistan (foto ica)

Nei tre giorni di lavori ci sarà spazio per i reportage delle missioni archeologiche italiane all’estero con un focus sul ritorno in Libia dei nostri archeologi a dieci anni dalla guerra (e dalla morte di Gheddafi) e una panoramica sull’Afghanistan dove il ritorno dei talebani ha fatto nuovamente alzare il livello di guardia per i beni culturali di quel Paese. La convivenza “forzata” tra Neanderthal ed elefanti (ricostruita grazie a recenti ritrovamenti in un’area termale della Maremma toscana) sarà invece al centro di una mostra virtuale ambientata 170mila anni fa; sempre al Neanderthal e al suo “destino annunciato” sarà rivolo l’intervento del noto paleoantropologo Giorgio Manzi. Al geologo del CNR e popolare conduttore tv Mario Tozzi toccherà invece spiegare come mai e nonostante tutto “Il clima cambia ma i Sapiens no…”. Al tema della genetica è strettamene collegato anche l’atteso intervento dell’antropologo David Caramelli che lavorando sul DNA ha “scovato” la vera origine degli Etruschi dopo anni di arroventati dibattiti tra gli esperti. Grande spazio alla promozione turistica della Regione Toscana attraverso un convegno ad hoc (venerdì mattina) che farà il punto sulla valorizzazione di parchi e musei, arte e ambiente, borghi e siti Unesco, nuovi itinerari con particolare attenzione al patrimonio etrusco, best practice turistica e nuove scoperte archeologiche.

I resti dei barconi di Lampedusa (foto archeologia viva)

I relitti dei barconi di Lampedusa così come ciò che buttiamo nella spazzatura tutti i giorni sono testimonianze inconfutabili del nostro vissuto e della nostra epoca, nonché materiale prezioso per l’archeologia contemporanea. Per questo “tourismA” presenta in anteprima assoluta il risultato delle campagne di ricognizione tra i rottami dei naufragi nel canale di Sicilia (un progetto dell’università di Pisa) e gli studi sugli oggetti “parlanti” come gli effetti personali rinvenuti nel campo profughi di Altamura (Puglia). Prigionieri, operai e migranti raccontano un’altra storia, la “storia dei muti”, quella altrimenti destinata al dimenticatoio nell’overdose quotidiana delle informazioni e nella disattenzione di comodo.

Il ricco bookshop all’interno di TourismA (foto archeologia viva)

Significative le presenze straniere (dalla Polonia alla Slovacchia, Croazia, Malta, Giordania…) e soprattutto con le principali realtà di casa nostra che propongono itinerari pensati per un pubblico che vuol tornare a viaggiare, questa volta con una maggiore coscienza ambientale e un’attenzione sempre più concentrata sulle realtà monumentali inedite del Bel Paese. Grande attesa dunque per il 4° workshop del turismo culturale, un unicum a livello europeo per far incontrare gli operatori del settore su domanda e offerta di viaggi, esperienze e nuovi itinerari.

Firenze. Mancano 45 giorni a tourismA 2021, il Salone internazionale dedicato alla comunicazione archeologica e al turismo culturale al Palacongressi. Qualche anticipazione

Il Palacongressi di Firenze gremito per Tourisma 2020 (foto AV)

Quarantacinque giorni: tanti ne mancano al grande appuntamento negli spazi congressuali e fieristici del Palacongressi di Firenze: la settima edizione di “tourismA”, il Salone internazionale dedicato alla comunicazione archeologica e al turismo culturale, dal 17 al 19 dicembre 2021, promosso da Archeologia Viva (Giunti Editore), in collaborazione con Firenze Fiera. Dopo il durissimo periodo del Covid è tutto pronto per celebrare la ripartenza con tre intere giornate di eventi indimenticabili: decine di convegni e centinaia di relatori su temi che spaziano dalle grandi scoperte archeologiche alle proposte di valorizzazione di musei e parchi, dall’arte all’ambiente ai borghi e siti Unesco, ai nuovi itinerari, alle tecnologie d’avanguardia. Tanti gli ospiti particolari, fra cui Andrea Carandini, Louis Godart, Giuliano Volpe, Eike Schmidt, Cristoforo Gorno, Massimo Osanna, Paolo Giulierini, Franco Cardini, Alberto Angela… e con la partecipazione straordinaria di Rai Cultura. E per i più piccoli tornano a grande richiesta i laboratori di archeologia sperimentale. Turismo culturale: spazi espositivi e proposte di valorizzazione/promozione sono al centro di “tourismA 2021” con stand e box poster di operatori e agenzie turistiche, parchi, poli museali, editoria e università (vedi: https://www.tourisma.it/settore-espositivo/); Buy Cultural Tourism. A “tourismA 2021” il 4° Workshop del Turismo Culturale riservato a buyers e sellers (vedi: https://www.tourisma.it/4-workshop-del-turismo-culturale/); viaggi di cultura e archeologia: è possibile presentare programmi di viaggio con interventi dei vari curatori scientifici dei tour nella Rassegna di itinerari turistico-culturali (vedi: https://www.tourisma.it/rassegna-di-itinerari-turistico…/). Ingresso gratuito. Verifica green pass e registrazione obbligatoria direttamente all’ingresso. Ingresso fino a esaurimento posti in linea con le normative Covid. Prenotazioni solo per le scuole.

Lugano (Svizzera). A Massagno la prima edizione di “TICINO ARCHEOFILM. Festival del cinema archeologico”, in occasione del 35° dell’Associazione Archeologica Ticinese (AAT)

Per la prima volta nella Svizzera italiana, giovedì 28 e venerdì 29 ottobre 2021 a Massagno (Lugano), al cinema LUX art house, in occasione del 35° dell’Associazione Archeologica Ticinese (AAT), appuntamento con “TICINO ARCHEOFILM. Festival del cinema archeologico”, organizzato da AAT con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm. Ingresso libero e gratuito.

Frame del film “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca

Giovedì 28 ottobre 2021. Alle 14, proiezioni per le scuole. Introduzione di Moira Morinini Pè, archeologa e vice-Presidente dell’AAT. Apre il film “Il mondo di Cheope / Le monde de Kheops” di Florence Tran (Francia,  52’). La piramide di Cheope. La grandiosità dell’edificio affascina e suscita le spiegazioni più irrazionali (alieni, società segrete…). La maggior parte di queste teorie si fondano sulla negazione pura e semplice di due secoli di ricerca scientifica. È il momento di raccontare la ricerca vera, l’indagine scientifica: esporre i fatti, mostrarli, fornire le chiavi di lettura che permettano di coinvolgere, allo stesso tempo, la passione e lo spirito critico degli spettatori. Segue il film “Il suono di quel battito / The Sound of that Beat” di Mirko Furlanetto (Iraq, Italia, 5’). Questo breve docufilm nasce dal fumetto “La strada di Baghdad”: la ragazza rappresentata ormai adulta accompagna per la prima volta il figlio al museo. Lo scopo è spiegare che cosa è un museo a un piccolo visitatore. Alle 20, proiezioni per il pubblico. Introduzione di Giovanni Kappenberger, glaciologo, meteorologo. Apre il film “Lago di Ginevra: lo tsunami gigante / Lake Geneva: the giant tsunami” di Laurent Graenicher (Francia/Svizzera, 52’). Un millennio e mezzo fa, Ginevra fu distrutta da un’onda gigantesca. Grazie alle indagini condotte dagli scienziati e con l’aiuto di immagini e animazioni generate al computer, capiremo cosa successe in quell’epoca e, in particolare, che una catastrofe della stessa portata potrebbe ripetersi nello stesso luogo, ma anche in ogni lago del mondo. Segue il film “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca (Francia, 52’). Nel sud del Perú, ai piedi della catena delle Ande, i Nazca costruirono città e disegnarono un’immensa rete di linee geometriche e geoglifi. Chi e cosa rappresentano queste figure enigmatiche visibili solo dal cielo e quale è il loro significato? Un team di archeologi di tutto il mondo sta sfruttando le ultime tecnologie per scoprire uno dei più grandi segreti dell’umanità. Le ultime campagne di scavo hanno portato alla luce nuove mummie, tessuti favolosi, ceramiche e misteriosi teschi allungati…

Frame del film “Le ultime ore di Pompei” di Pierre Stine

Venerdì 29 ottobre 2021. Alle 14, proiezioni per le scuole. Introduzione di Benedetta Giorgi Pompilio, laureata in storia dell’arte, mediatrice culturale, membro del Comitato AAT. Apre il film “Ingegneria romana: città II” di Jose Antonio Muniz (Spagna 2018, 56’). Il documentario descrive la capacità dei Romani di accettare e assimilare ogni tipo di conoscenza, indipendentemente dalla sua provenienza, per poi perfezionarla e applicarla alla realizzazione di prodigiose strutture architettoniche per edificare le straordinarie città dell’Impero. Segue il film “Achille nell’isola di Skyros / Aquiles en la isla de Skyros” di J.L. Gomez Merino (Spagna, 5’). Dalle raffigurazioni presenti nella ceramica greca a un’animazione realizzata con i più recenti programmi di grafica: cinque minuti per raccontare l’avventura di Achille nell’isola di Skyros, nascosto tra le figlie del re per evitare il suo destino di guerra e di morte, e poi scoperto e smascherato dall’astuto Ulisse. Per diventare infine l’eroe della guerra di Troia che tutti conosciamo. Alle 20, proiezioni per il pubblico. Introduzione di Andrea Bignasca, archeologo, direttore dell’Antikenmuseum di Basilea, membro del Comitato AAT. Apre il film “Le ultime ore di Pompei / Les dernières heures de Pompei” di Pierre Stine (Francia, 90’). Pompei è il più grande e rinomato sito archeologico al mondo. Nel 2018 e 2019 si sono  svolte importanti missioni di ricerca: si tratta degli scavi più estesi mai effettuati negli ultimi settant’anni. Affreschi vividi, case maestose, tragici destini fossilizzati dalla lava, testimonianze incise nella pietra, tesori inestimabili sono stati rinvenuti ai piedi del Vesuvio e hanno reso queste indagini il più grande evento archeologico del XXI secolo. Il documentario si rivela essere un punto di riferimento che segue, grazie agli accessi esclusivi sul cantiere, oltre un anno di scavi che gettano nuova luce sulla città antica più celebre al mondo. Segue il film “Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano / “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse” di Angès Molia, Raphaël Licandro (Francia, 26’). Sugli altopiani iraniani si trova la culla di una delle più grandi civiltà di costruttori   dell’antichità: i Persiani. Qui hanno edificato un capolavoro di architettura: Persepoli. Fino a oggi si pensava che il sito si limitasse alla sua terrazza imponente, utilizzata dai “re dei re” solo qualche mese all’anno. Ma le recenti scoperte dell’archeologo italiano Pierfrancesco Callieri e del suo collega iraniano Alireza Askari rivelano uno scenario completamente diverso, quello di una città tra le più ricche del mondo antico: un Eden tra le montagne persiane.

Firenze Archeofilm 2021. Proclamati i film vincitori: il premio del pubblico ai segreti di Nazca; il premio dell’università di Firenze ai templi salvati dell’Egitto; il premio del museo fiorentino di Preistoria ai misteri di Cabeço da Mina; menzione al film iraniano sui Bakhtiari

Firenze Archeofilm 2021: la cerimonia di premiazione. Da sinistra, Fabio Martini, Stefania Ippoliti, Alessandra Petrucci, Giulia Pruneti, Piero Pruneti, Dario Di Blasi (foto Firenze Archeofilm)

Archiviata la terza edizione di Firenze Archeofilm. In cinque giorni al Cinema La Compagnia di Firenze per l’edizione 2021 dell’evento più atteso del grande Cinema di Archeologia Arte Ambiente, organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore), è stata proiettata una sessantina di film selezionati a livello mondiale tradotti e doppiati in italiano e in original sound (60 film in concorso, 10 film “original sound”, 20 prime visioni nazionali) che hanno concorso per i 3 premi in palio. E domenica 12 settembre 2021 il momento clou con la proclamazione dei film che si sono aggiudicati il Premio “Firenze Archeofilm”, il Premio “Università di Firenze”, e il Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi”, alla presenza di Fabio Martini, professore emerito Archeologia preistorica; Stefania Ippoliti, responsabile cinema Sistema Toscana; Alessandra Petrucci, rettrice dell’università di Firenze; Giulia Pruneti, responsabile comunicazione FA/AV; Piero Pruneti, direttore AV; Dario Di Blasi, direttore artistico FA.

Frame del film “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca

Premio “Firenze Archeofilm” del pubblico al film “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca (Francia, 2018; 52’). Nel sud del Perù, ai piedi delle Ande, i Nazca costruirono città e disegnarono un’immensa rete di linee geometriche e geoglifi. Chi rappresentavano queste figure enigmatiche visibili solo dal cielo e qual era il loro significato? Un team di archeologi di tutto il mondo sta sfruttando le ultime tecnologie per scoprire uno dei più grandi segreti dell’umanità. Le loro ultime campagne di scavo hanno portato alla luce nuove mummie, tessuti favolosi, ceramiche e misteriosi teschi allungati…

Frame del film “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lamaitre

Premio “Università di Firenze” al film “Egitto: i templi salvati / Egypt: saving temples” di Olivier Lamaitre (Francia, 2018; 53’). Nel 1954 la costruzione di una nuova diga minacciava l’intera Nubia e oltre venti antichi santuari: alcuni templi furono smantellati in fretta e trasferiti su isole artificiali, altri furono spediti all’estero in città come Madrid, Torino o New York. Nel film, ricco di animazioni 3D, vengono presentanti anche i documenti di archivio che illustrano gli ingegnosi piani di salvataggio e le estenuanti operazioni di lavoro degli operai del cantiere. Questa la motivazione della giuria: “Il premio viene assegnato per il sapiente uso dei filmati e dei documenti d’archivio, grazie ai quali il documentario illustra gli sforzi e le energie politiche, imprenditoriali e scientifiche messe in campo per salvare le preziose vestigia archeologiche ed architettoniche dell’Antico Egitto, un patrimonio messo al sicuro dalla risalita delle acque del Nilo e tramandato così alle generazioni future. A questo si aggiunge la capacità di costruire un dialogo con la realtà del ‘900 e per aver raccontato, con competenza ed equilibrio tra ricerca e divulgazione, una storia esemplare che rappresenta uno stimolo per chi crede nella necessità e nel dovere di conservare la memoria delle antiche civiltà passato”.

frame del film “I misteri di Cabeço da Mina / Os Enigmas do Cabeço da Mina” di Rui Pedro Lamy

Premio “Museo Fiorentino di Preistoria” al film “I misteri di Cabeço da Mina / Os Enigmas do Cabeço da Mina” di Rui Pedro Lamy (Portogallo, 2019; 27’). Il film descrive un enigmatico sito archeologico dove è stata scoperta una rara serie di statue-menhir con fattezze antropomorfe. Il documentario collega la realtà geografica e quella storica della regione circostante ad alcune affascinanti scoperte effettuate nella bellissima Vale da Vilariça, nella regione settentrionale del paese. Questa la motivazione della giuria: “Il film si è distinto per il rigore scientifico nella illustrazione del contesto monumentale, per il linguaggio accessibile che facilita la comprensione di quanto è emerso dal sito archeologico, per il valore tecnico. Importante è il collegamento con la realtà ambientale e sociale, indicativo di una visione ampia dell’archeologia come strumento di conoscenza e di identità civica”.

firenze_archeofilm_2021_locandinaMenzione speciale dell’università di Firenze al film “Bakhtiari sulle pendici di Oshtrankuh / Bakhtirihaey Damaneh Oshtrankuh” di Mohammadreza Hafezi (Iran, 2019; 40’). Film etnografico di forte impatto naturalistico e umano che va alla scoperta di una remota realtà. Penetrando del cuore di un Iran poco conosciuto, documenta le tra[1]dizioni e le usanze della piccola tribù dei Bakhtiari. Questa la motivazione della giuria: “Oltre all’interessante ed originale contenuto, il film si distingue per la tensione del racconto, il rigore formale, l’uso sorvegliato dei suoni e della musica, l’ottimo coordinamento tra voce narrante e inquadrature”.

Al via la quarta edizione di Varese Archeofilm festival internazionale del cinema di archeologia arte ambiente etnologia: quattro giornate nei Giardini Estensi con due film a serata e un incontro con un ospite sui temi presentati dai documentari

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I Giardini Estensi a Varese sede del Varese Archeofilm (foto Archeologia Viva)

Il docufilm “Libri di sabbia”, regia di Maurizio Fantoni Minnella, giovedì 2 settembre 2021 apre la quarta edizione di Varese Archeofilm Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente Etnologia, Premio “A. Castiglioni”, allestito da giovedì 2 a domenica 5 settembre 2021, alle 20.30, negli splendidi Giardini Estensi di Varese, ingresso gratuito. Organizzazione generale: Marco Castiglioni; selezione filmati: Dario Di Blasi, Marco Castiglioni; direzione editoriale: Giuditta Pruneti; conduzione delle serate: Giulia Pruneti. Evento organizzato da: Comune di Varese, Museo Castiglioni, Archeologia Viva – Giunti Editore, Firenze Archeofilm, Ce.R.D.O., Associazione Conoscere Varese. Archivio cinematografico: Firenze Archeofilm

Frame del film “Libri di sabbia” di Maurizio Fantoni Minnella
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Il regista Maurizio Fantoni Minnella (foto varesepolis.it)

Il programma, giovedì 2 settembre 2021. Si inizia alle 20.30, come detto, con il film “Libri di sabbia” di Maurizio Fantoni Minnella (Italia, 52’). A Chinguetti e Ouadane, due delle quattro antiche città carovaniere del deserto della Mauritania, si conservano gelosamente antichi volumi e manoscritti che testimoniano l’elevato grado di civiltà raggiunto durante i secoli dalla cultura sahariana. Questo film ne ripercorre la suggestiva e misteriosa bellezza attraverso il racconto che di essa fanno i bibliotecari, custodi di un patrimonio inestimabile e raro. Il deserto è cultura, fascino e sopravvivenza. Per questo ci appare sempre più vicino. Ospite: Maurizio Fantoni Minnella scrittore, saggista, documentarista, critico cinematografico, pubblicista, fotografo. Segue il film “L’Era glaciale. Ritorno al futuro / Ice Age. Back to the future” di Anna Afanasyeva (Russia, 43’). Russia, il nord estremo, al confine tra la Chukotka e la Yakutia. In questi spettacolari paesaggi, lo scienziato russo Sergei Zimov, uno dei massimi esperti al mondo dello studio del permafrost, ha condotto un esperimento climatico unico dal cui risultato dipende il futuro della specie umana.

Frame del film “70 milioni di mummie animali: il segreto oscuro dell’Egitto / 70 million animal mummies: Egypt’s dark secret” di Jon Eastman
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L’egittologa Donatella Avanzo all’interno della tomba di Tutankhamon ricostruita a Jesolo (foto Graziano Tavan)

Seconda giornata, venerdì 3 settembre 2021. Apre, alle 20.30, il film “70 milioni di mummie animali: il segreto oscuro dell’Egitto / 70 million animal mummies: Egypt’s dark secret” di Jon Eastman (Regno Unito, 60’). Grazie alla moderna tecnologia medica applicata alle mummie animali egizie dei musei di tutto il mondo, gli esperti stanno scoprendo la verità sullo strano ruolo degli animali nelle antiche credenze egizie. Nel film incontriamo scienziati che lavorano in Egitto e che stanno esplorando le antiche catacombe, dove erano state originariamente sepolte le mummie, per scoprire perché gli antichi Egizi mummificarono milioni e milioni di animali. Ospite: Donatella Avanzo egittologa. Segue il film “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca (Francia, 52’). Nel Sud del Perù, ai piedi delle Ande, i Nazca costruirono città e disegnarono un’immensa rete di linee geometriche e geoglifi. Chi rappresentavano queste figure enigmatiche visibili solo dal cielo e qual era il loro significato? Un team di archeologi di tutto il mondo sta sfruttando le ultime tecnologie per scoprire uno dei più grandi segreti dell’umanità. Le loro ultime campagne di scavo hanno portato alla luce nuove mummie, tessuti favolosi, ceramiche e misteriosi teschi allungati…

Frame del film film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno

nicolò-bongiornoTerza giornata, sabato 4 settembre 2021. Apre, alle 20.30, il film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno (Italia, 100′). Il Ladakh è una regione dell’India in profonda trasformazione che sta affrontando un percorso di rigenerazione culturale costantemente in bilico tra il richiamo di una tradizione arcana e uno sviluppo rampante, che mette a rischio l’ambiente e snatura i suoi abitanti. Menti coraggiose vogliono superare questo dualismo proponendo una mediazione virtuosa per restare se stessi senza chiudersi al mondo, valorizzando gli stimoli di una modernità che non implichi una mutazione antropologica. Possiamo, come Occidentali, imparare da questo laboratorio sociale, economico e culturale che è oggi il Ladakh? Ospite: Nicolò Bongiorno regista, produttore cinematografico, produttore televisivo. Segue il film “Mare Nostrum: storie dal mare di Roma” di Guido Fuganti (Italia, 21’). Docu-film dedicato al commercio trans-marino verso Roma all’inizio del II secolo d.C., durante l’impero di Traiano. Tre personaggi, un Armatore, un Capitano di naviglio fluviale (navis caducaria) e un Addetto del Corpus dei Mensores di Ostia, discutono di un carico di frumento e di altre merci che devono raggiungere Roma attraverso il Tevere.

Frame del film “L’Eldorado dei faraoni” di Pippo Cappellano (foto Archeologia Viva)
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L’archeologa Serena Massa e l’esploratore e cineasta Angelo Castiglione (foto ARONAnelWEB.it)

Quarta giornata, domenica 5 settembre 2021. Apre, alle 20.30, il film “L’Eldorado dei faraoni” di Pippo Cappellano (Italia, 50’). Da dove proveniva l’immensa quantità d’oro che, per secoli, rese enorme il potere dei Faraoni? Un viaggio alla ricerca delle antiche miniere della Nubia e delle rovine della mitica Berenice Pancrisia, centro vitale di una regione così ricca di prezioso metallo da essere considerata per secoli l’Eldorado dei Faraoni. Ospiti: Angelo Castiglioni archeologo, etnologo, antropologo, scrittore, cineasta e documentarista; Serena Massa archeologa, docente all’università Cattolica, responsabile scavi archeologici di Adulis in Eritrea. Segue il film “Pagine di preistoria” di Angelo e Alfredo Castiglioni (Italia, 24′). L’Antropologia studia l’uomo. Cosa c’è di più entusiasmante che immergersi nel passato e ritrovarlo nelle popolazioni “primitive”, specchio delle nostre lontane origini? Fu questo il motivo che spinse nel 1974 i fratelli Castiglioni a raggiungere gli Indios Mahekototeri del gruppo Yanoama, navigando con un “bonghito”, una piccola imbarcazione, l’Alto Rio Orinoco in Venezuela. Restarono con i Mahekototeri a lungo scoprendo, giorno dopo giorno, le incredibili pagine della loro vita. Il soggiorno non fu né facile né senza pericoli. Anche le difficili condizioni ambientali crearono un’infinità di problemi ai due ricercatori e al delicato materiale cinematografico. Riuscirono tuttavia a raccogliere immagini di straordinarie situazioni, alcune fino ad allora mai documentate: la caccia in foresta, l’inalazione della polvere allucinogena, l’endocannibalismo, la consumazione della polvere delle ossa dei defunti, le controversie sociali risolte a colpi di bastone.

Alla prima edizione di Centuripe Archeofilm vincono gli Incas: il Premio Augusto al film francese “Choquequirao” di Agnes Molia e Nathalie Laville in una serata magica segnata dall’eruzione dell’Etna

Piero Pruneti, Giulia Pruneti, Salvatore La Spina e Antonio Natali alla consegna del Premio Augusto del Centuripe Archeofilm 2021 (foto Archeologia Viva)
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Piazza Duomo di Centuripe (En) gremita di pubblico durante le proiezioni (foto Archeologia Viva)

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Frame del film “Choquequirao” di Agnes Molia e Nathalie Laville

Ci voleva anche un’improvvisa eruzione dell’Etna durante l’ultima sera del Centuripe Archeofilm durante la consegna del Premio Augusto per rendere ancora più emozionante il momento ai numerosi spettatori presenti nella spettacolare cornice di piazza Duomo, il “balcone” di Centuripe (En) sul vulcano. Il “Premio Augusto” di Centuripe Archeofilm 2021 è andato al film francese “Choquequirao” di Agnes Molia e Nathalie Laville (Francia, 26’; consulenza scientifica: Thibault Saintenoy – Produzione: Christie Molia). Gli Incas, gli ultimi arrivati sulla scena andina, nel XV secolo costruirono il più grande impero che l’America avesse mai visto. Senza conoscere né la scrittura né la ruota si rivelarono geniali architetti, costruendo enormi edifici in pietra e terrazze a più livelli per l’agricoltura. A ritirare simbolicamente il premio da Giulia Pruneti che ha condotto le tre serate e Piero Pruneti direttore di Archeologia Viva che ha curato le conversazioni, il sindaco di Centuripe Salvatore La Spina e l’ex direttore degli Uffizi Antonio Natali.