Bellezza e ornamento, cosmesi e alimentazione: la rosa, il fiore più celebrato al mondo, protagonista del libro “La rosa antica di Pompei” con lo studio degli affreschi delle domus e dei risultati degli scavi archeologici. Forse originaria dell’Antica Persia. Il libro viene presentato a villa Silvana di Boscoreale

Le rose di Pompei in un affresco dalla domus del Bracciale d'Oro a Pompei

Le rose di Pompei in un affresco dalla domus del Bracciale d’Oro a Pompei

Simbolo di bellezza e di seduzione, pianta ornamentale, preziosa per i profumi e per l’alimentazione: la rosa, il fiore più celebrato al mondo, era protagonista nelle decorazioni delle domus dell’antica Pompei, nelle coltivazioni e nella cosmesi dei suoi abitanti. Questo straordinario connubio tra un fiore unico e un luogo unico e senza tempo come gli scavi di Pompei ha condotto a uno studio di ricerca scientifico sulla presenza e sull’utilizzo di questo pregiato fiore nell’antica città di Pompei e nell’area vesuviana a cura del Laboratorio di Ricerche Applicate della soprintendenza di Pompei con la collaborazione del dipartimento di Agraria dell’università Federico II. Il risultato di questo approfondimento ha dato vita alla pubblicazione del volume “La Rosa Antica di Pompei” edito da L’Erma di Bretschneider, che sarà presentato domenica 15 maggio 2016 alle 10,30 nell’incantevole scenario del giardino a roseto di Villa Silvana, seicentesca dimora nobiliare a Boscoreale (solo su invito). Per l’occasione si esibirà in un suggestivo intermezzo, il maestro Peppe Barra, che ha dedicato al tema della rosa pompeiana un momento unico di canto, musica e poesia, Recitar Cantando: “Sognando La Rosa”. Alla presentazione interverranno Massimo Osanna, soprintendente di Pompei, Matteo Lorito direttore del dipartimento di Agraria dell’università Federico II e gli autori del libro, Ernesto De Carolis, direttore del laboratorio di Ricerche applicate della soprintendenza di Pompei, Gaetano Di Pasquale, ricercatore di Botanica archeologica del dipartimento di Agraria dell’università Federico II e Alessia D’Auria, Adele Lagi, responsabile Unesco della soprintendenza Pompei e Carlo Avvisati, giornalista e cultore di storia e costume dei territori vesuviani. Ospite della giornata il professore Mario Torelli. Nel pomeriggio, alle 17, la Villa sarà aperta al pubblico e i maggiori vivaisti nazionali esporranno le loro rose più belle negli stand che saranno allestiti nei giardini della villa nobiliare.

La copertina del libro "La rosa antica di Pompei" edita da L'Erma di Bretschneider

La copertina del libro “La rosa antica di Pompei” edita da L’Erma di Bretschneider

Il volume “La Rosa Antica di Pompei” (L’Erma di Bretschneider) è un piacevole excursus della storia della rosa, della sua origine e presenza a Pompei nelle sue più svariate forme: forse potrebbe essere arrivata dall’antica Persia. Dalle raffigurazioni nella pittura pompeiana, laddove le pareti dipinte con piante e fiori arricchivano e abbellivano ancor più gli ambienti e ne dilatavano illusionisticamente gli spazi, ai suoi aspetti mitici; come simbolo di seduzione e di grazia, per la sua bellezza e il suo aroma, la rosa era in particolare associata alla dea Afrodite. Il suo uso come pianta ornamentale o nell’alimentazione, per la salute e il benessere, o ancora in cosmesi, come testimonia il ritrovamento di numerose ampolline contenenti profumi (Lekythoi) e le svariate botteghe e laboratori di produzione di profumi di Pompei. Ma anche un racconto sulla storia, la coltivazione e le specie diffuse in tutto il Mediterraneo, fino alle ipotesi sull’identità della rosa Pompeiana; per concludere con le tradizioni, i segreti e le magie sotto il Vesuvio, i versi e le canzoni dedicate al bel fiore.

La rosa Gallica Versicolor era già presente nella Pompei di duemila anni fa

La rosa Gallica Versicolor era già presente nella Pompei di duemila anni fa

Annamaria Ciarallo, appassionata biologa di Pompei, da anni si interessa delle essenze presenti nella città romana duemila anni fa. Proprio studiando pollini e legni, e le tracce lasciate dalle radici nel suolo, attraverso le rappresentazioni dei motivi vegetali negli affreschi della Casa del Bracciale d’Oro, scoperta a metà degli anni ’70 del secolo scorso, la biologa ha scoperto che a Pompei era già rappresentata e quindi esistente, sia la Rosa Gallica che la Rosa Gallica Versicolor. Le indagini palinologiche rivelarono che nella cosiddetta Casa del Profumiere, meglio nota come Giardini d’Ercole, erano coltivate rose. Queste insieme a gigli e viole, costituivano le essenze per la preparazione dei profumi, la cui base oleosa era fornita dagli ulivi coltivati nello stesso giardino. Un olio profumato, l’oleum rosarum, veniva tratto da rose macerate prima in olio, poi in vino e successivamente spremute.

“Il Nilo a Pompei”: affresco dalla Casa del Bracciale d'’Oro, esposto nella mostra al museo Egizio di Torino

“Affresco dalla Casa del Bracciale d’’Oro

La Rosa rossa a fiore doppio, secondo gli autori del libro “La rosa antica di Pompei”, è certamente quella più presente nell’antica Pompei, sia nelle rappresentazioni che nei richiami degli autori classici; essa è stata variamente identificata, in passato, come una pianta imparentata con la Rosa gallica. E avanzano un’ipotesi suggestiva: possibile escludere che in una Rosa rossa, rifiorente e profumata vi sia un contributo di qualche rosa orientale? “In epoca romana”, spiegano, “in Italia si coltivava diffusamente il pesco (Prunus persica), una specie di origine cinese che i romani conobbero quando arrivarono in Persia dove era stato da tempo introdotto; la Rosa Antica di Pompei non potrebbe aver percorso la stessa strada?”. Al momento si tratta di ipotesi che necessitano di studi più approfonditi, ma la risoluzione del mistero è certamente possibile.

Rovereto. Al via i “Venerdì dell’archeologia” con tre archeologi Daniele Morandi Bonacossi, Franco Marzatico e Pierfrancesco Callieri sull’archeologia a rischio. Si inizia con il Kurdistan iracheno

La locandina dei "Venerdì dell'archeologia" a Rovereto

La locandina dei “Venerdì dell’archeologia” a Rovereto

Al via a Rovereto “I venerdì dell’archeologia 2016” promossi dalla Fondazione museo civico di Rovereto, Società museo civico Rovereto, Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto. Tre appuntamenti con tre protagonisti dell’archeologia: Daniele Morandi Bonacossi, Franco Marzatico, Pierfrancesco Callieri. “Un modo per allargare lo spazio della rassegna di ottobre durante tutto l’anno”, spiega il direttore Dario Diblasi che, insieme a Barbara Maurina, conservatore archeologo del museo civico roveretano, ha organizzato questi incontri. “Non dimentichiamo che ottobre è uno dei mesi più gettonati per le missioni archeologiche, specie in Vicino Oriente, e quindi non è sempre possibile avere presente i protagonisti di queste ricerche. Ciò che invece si può fare a maggio con meno problemi logistici”. Il filone seguito anche quest’anno è quello dell’archeologia a rischio, con particolare attenzione agli scavi in zone di guerra o in Paesi dove non è sempre facile muoversi o avere informazioni. “Il nostro obiettivo è fare conoscere al grande pubblico eccellenze nella ricerca archeologica, di cui da noi non si parla molto”. Tutti gli incontri si tengono nella sede della fondazione Museo Civico di Rovereto, in borgo Santa Caterina, sala convegni “Fortunato Zeni”, con inizio alle 20.30. Ingresso libero.

L'archeologo Daniele Morandi Bonacossi in missione in Kurdistan

L’archeologo Daniele Morandi Bonacossi in missione in Kurdistan

Si inizia mercoledì 13 maggio 2016 con Daniele Morandi Bonacossi, docente dell’università di Udine, direttore negli anni della missione archeologica italiana in Assiria e del progetto archeologico regionale Terra di Ninive (Iraq settentrionale), la missione archeologica dell’università di Udine a Mishrifeh/Qatna (Siria) ed è co-direttore della missione italo-siriana di ricognizione archeologica di superficie nel deserto della Palmirena Occidentale (Siria). Oggi è operativo in Kurdistan con la “Terre di Ninive” dove mette a frutto la sua attività di ricerca che s’incentra prevalentemente sullo studio dell’interazione fra uomo, ambiente, risorse e strategie di sussistenza (Archeologia dei Paesaggi) e della cultura materiale e dell’organizzazione delle società complesse fra il Tardo Calcolitico e l’età del Ferro soprattutto in Siria e nel Levante settentrionale, in Anatolia sud-orientale e Iraq settentrionale. A Rovereto porterà tutta la sua esperienza di archeologo e di testimone del dramma che sta vivendo il Vicino Oriente, tra Siria e Iraq, devastati da guerre civili e terrorismo. Emblematico il titolo scelto per la serata “Archeologia in frantumi? ricerche nel Kurdistan”. L’obiettivo della missione e del progetto è “ricostruire la formazione ed evoluzione del paesaggio culturale e naturale di una regione strategica della Mewsopotamia settentrionale, a cavallo tra le province di Ninive (la moderna Mosul) e Dohuk dal Paleolitico all’età islamica, e a garantirne valorizazzioen e tutela in forme innovative”. Ma di questi tempi non è facile operare. “Ci troviamo a operare in una zona molto ampia”, ha spiegato l’archeologo in un’intervista rilasciata nei giorni scorsi al Corriere del Trentino, “i cui confini meridionali si trovano a una decina di chilometri dal fronte in cui combattono Peshmerga e Isis. Noi ci troviamo ovviamente in una zona controllata dai primi”. Morandi Bonacossi mette in guardia però dal giungere a facili conclusioni vedendo le immagini drammatiche che ogni giorno si riversano sull’Occidente: “Le devastazioni dell’Isis possono apparire dissennate ai nostri occhi, ma hanno cause e ragioni profonde” che saranno ben illustrate nell’incontro di Rovereto.

Franco Marzatico

Franco Marzatico

Pierfrancesco Callieri

Pierfrancesco Callieri

Secondo appuntamento con “I venerdì dell’archeologia” sarà il 20 maggio con Franco Marzatico, soprintendente dei Beni culturali della Provincia di Trento, già direttore del castello del Buon Consiglio, e un passato sul campo nelle ricerche archeologiche. Marzatico parlerà di “Agitare prima dell’uso? Nuovi orizzonti del museo”. Si torna in Vicino Oriente con il terzo appuntamento, venerdì 27 maggio, quando interverrà il prof. Pierfrancesco Callieri, docente dell’università di Bologna, grande esperienza in missioni archeologiche tra Pakistan e Iran, e dal 2005 co-direttore della missione archeologica dell’università di Bologna in Iran (Iranian-Italian Joint Archaeological Mission in Fars). Proprio da questa ricerca e dalla sua recente scoperta a Tol-e Ajori, a un passo da Persepoli, prenderà le mosse la serata su “Mostri mesopotamici e iconoclastia: la porta di Ishtar a Persepoli”.

“Il coraggio degli Antichi Veneti”: al museo Archeologico nazionale di Altino lo scrittore Federico Moro presenta il suo libro-trilogia

Il nuovo museo archeologico nazionale di Altino

Il nuovo museo archeologico nazionale di Altino

"Il coraggio degli Antichi Veneti" di Federico Moro

“Il coraggio degli Antichi Veneti” di Federico Moro

L’epica degli antichi veneti protagonista venerdì 13 maggio 2016 al museo archeologico nazionale di Altino. Nella nuova sede di via S. Eliodoro 56, ad Altino (Ve), sarà ospite alle 18 lo scrittore Federico Moro che presenterà il suo libro “Il coraggio degli Antichi Veneti. L’avventura. L’epopea. L’eredità perduta”, che raccoglie la trilogia completa dei thriller storici ambientati nel Veneto del III sec. a.C, costruiti sulla misteriosa figura di Nerka Trostiaia, la Gran Sacerdotessa del Santuario di Pora-Reitia di Ateste, diventata punto di riferimento per i Veneti nella loro lotta contro i Celti grazie alle estasi mistiche che la rendono la “voce della Dea”. In questi romanzi Federico Moro sfrutta a pieno tutte le sue potenti armi di scrittore: la verosimiglianza nella ricostruzione storica e la velocità adrenalinica nei combattimenti. “L’avventura” è il primo episodio della trilogia de “Il coraggio degli Antichi Veneti”. Le nazioni dei Celti sono riunite con l’obbiettivo di distruggere l’Armata e le città dei Veneti. La flotta dello spartano Cleonimo risale il Medoacus verso il Santuario di Lova seminando dolore e devastazione. Spetterà a Nerka Trostiaia assumere il comando della pericolosa missione per salvare il popolo veneto. Quindi c’è “L’epopea”, secondo episodio della saga. La morte corre lungo il fiume Plavis, falciando guerrieri veneti e scompaginando l’avanzata delle centurie romane. Toccherà al giovane Lucio Decimo Mure svelare i retroscena dei delitti che si diramano dal Santuario di Trumusiate a Lagole. Chiude la trilogia “L’eredità perduta”. Anno 452 d.C., gli Unni di Attila sono sotto le mura di Altino: esigono la consegna del misterioso Tesoro di Reitia. Solo “l’uomo senza paura”, Orso Galbaio, può salvare la città dall’attacco risolvendo l’arcano che sta dietro alla scritta “In Altino occultus est”. Federico Moro è nato a Padova, ma vive e lavora a Venezia. Di formazione classica e storica, intervalla ricerca e scrittura letteraria, saggistica e teatrale. È membro della Società Italiana di Cultura Classica e della Società Italiana di Storia Militare. Saggistica: “Venezia in Guerra” (2005), “Ercole e il Leone” (2008), “Labirinto Ducale” (2011), “Angelo Emo” (2012). Romanzi: “Donne all’Asta” (2002), “L’Oro e l’Argento” (2005), “Il Fulmine e il Ciclamoro” (2007), “Flagellum Dei” (2008). Spettacoli teatrali: “Fra Terra e Acqua” (2005), “Lo scudo di pietra” (2005), “Giganti, viaggio in Utopia” (2010), “Parole di pietra” (2012). Per Helvetia ha pubblicato: “La voce della Dea” (2003), “Storie a pelo d’acqua” (2004); “La custode dei segreti” (2005).

Esposta temporaneamente al museo archeologico Salinas di Palermo la Testa di Ade “Barbablu”, trafugata dal sito siculo-greco di Morgantina negli anni ’70-’80 e restituita nel gennaio 2016 dal Getty Museum di Los Angeles

La Testa di Ade, nota anche come "Barbablu", trafugata da Morgantina negli anni '70-'80

La Testa di Ade, nota anche come “Barbablu”, trafugata da Morgantina negli anni ’70-’80 del Novecento

“Barbablu” star temporanea del museo Salinas di Palermo. La Testa di Ade, più nota appunto col nomignolo “Barbablu” per il caratteristico colore blu della sua folta barba a riccioli, colore che richiama il concetto di eternità per l’assimilazione appunto dell’azzurro con il colore del cielo, è esposta da mercoledì 11 maggio 2016 al museo archeologico Salinas di Palermo, con orario 9.30-19 (dal martedì alla domenica, ingresso libero). Lo annuncia l’assessore regionale dei Beni Culturali, Carlo Vermiglio. “In qualità di custodi giudiziari, d’intesa con il sostituto procuratore di Enna, Francesco Rio, e il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, con il direttore del museo Salinas, Francesca Spatafora, abbiamo deciso di restituire alla fruizione del pubblico “Barbablù”, la famosa Testa di Ade, trafugata negli anni ’70 dal sito archeologico di Morgantina e rientrata in Italia il 29 gennaio scorso. Il capolavoro dell’arte greco-ellenistica rappresenta un momento positivo e importante per la ricerca archeologica e soprattutto una vittoria per la legalità”.

Il teatro greco nel sito archeologico di Morgantina (Aidone, Enna)

Il teatro greco nel sito archeologico di Morgantina (Aidone, Enna)

La vicenda della Testa di Ade è emblematica. Il reperto era stato trafugato, come detto, alla fine degli anni Settanta del Novecento dall’area archeologica di Morgantina, nel territorio di Aidone, in provincia di Enna, importante città siculo-greca che, tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80, è stata oggetto di numerosissimi scavi clandestini con conseguente trafugamento di inestimabili capolavori dell’arte greca (la coppia di acroliti arcaici, la colossale statua tardo-classica della dea, il tesoro di argenti ellenistici), illecitamente esportati e restituiti all’Italia negli ultimi anni, tutti attualmente custoditi nel museo Archeologico di Aidone.

Il momento della restituzione a Los Angeles della Testa di Ade da parte dei responsabili del Getty Museum alle autorità italiane

Il momento della restituzione a Los Angeles della Testa di Ade da parte dei responsabili del Getty Museum alle autorità italiane

Ma come si è giunti a scoprire che quella Testa di Ade che nella seconda metà degli anni Ottanta viene esposta con tutti gli onori al Paul Getty museum di Los Angeles era frutto di scavi clandestini? L’eccezionale risultato è dovuto all’intuito e alla preparazione di una archeologa siciliana Serena Raffiotta, figlia dell’ex procuratore di Enna Silvio Raffiotta, da sempre in prima linea nella lotta per il recupero dei beni archeologici trafugati. Raffiotta studiando alcuni reperti in frantumi abbandonati dai tombaroli durante scavi clandestini a Morgantina, aveva notato quattro “riccioli” (recuperati tra il 1978 e il 1988). A distanza di diversi anni, nell’ambito di una collaborazione – avviata dal 2011 – tra il dipartimento dei Beni culturali della Regione Sicilia e il museo californiano è stato possibile compararli con la “testa” custodita al Getty. Si è così scoperto che quei riccioli appartenevano alla Testa di Ade, dimostrando così che “Barbablu” proveniva da scavi clandestini di Morgantina. Il Paul Getty Museum di Los Angeles l’aveva acquistata nel 1985 e collocata nella Getty Villa di Malibù.

La Testa di Ade a Palermo dove è stata riportata dal nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

La Testa di Ade a Palermo dove è stata riportata dal nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

Il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, che ha operato in sinergia con il dipartimento dei Beni culturali e su coordinamento della procura di Enna, ha acquisito i riscontri documentali utili per formalizzare la richiesta di rogatoria internazionale, poi indirizzata alle autorità statunitensi. La piena collaborazione con il dipartimento di Giustizia Usa e il Paul Getty Museum ha permesso, dopo l’espletamento delle procedure giudiziarie, l’organizzazione della missione di recupero. Il 24 gennaio 2016 militari del Nucleo di Palermo, insieme al sostituto procuratore Francesco Rio, titolare delle indagini, sono pertanto partiti alla volta di Los Angeles, facendo rientro il 29 gennaio scorso all’aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo, con la Testa di Ade.

Il museo archeologico di Aidone che conserva i tesori di Morgantina, destinazione finale della Testa di Ade

Il museo archeologico di Aidone che conserva i tesori di Morgantina, destinazione finale della Testa di Ade

In attesa del ritorno definitivo al museo archeologico di Aidone che conserva i tesori di Morgantina, Barbablu è esposto al museo Salinas di Palermo. Il procuratore generale Massimo Palmeri ha ricostruito la storia di Barbablu. Determinante è stato, per il rientro della statua, il ruolo del sostituto Augusto Rio che ha avviato le procedure per la rogatoria internazionale ed è andato personalmente a Malibù a riprendere il reperto archeologico. “Le indagini che abbiamo avviato non sono concluse”, spiega Rio. “Vogliamo risalire a chi a suo tempo possa avere trafugato la statua”. Il comandante dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio di Palermo, Luigi Mancuso, ha parlato di momento importante nel contrasto del traffico internazionale di opere d’arte e di come il lavoro dei carabinieri sia puntato all’individuazione di reti nazionali ed internazionali, alla ricerca e al recupero dei beni culturali trafugati: “Tutto ciò ha consentito di creare una vera e propria banca dati capace di indicare quali siano i beni trafugati e la loro effettiva provenienza. L’attività scientifica che è alla base del nostro lavoro diventa poi lo strumento probatorio per consentire il recupero dei beni”.

Preistoria. La fronte sporgente, le sopracciglia arcuate, il naso molto grande e schiacciato: eccolo il volto ricostruito dell’Uomo di Altamura, un neanderthal vissuto 150mila anni fa, il cui scheletro è ancora imprigionato nella grotta di Lamalunga. Suggestiva la ricostruzione proposta dai paleo-artisti olandesi Adrie e Alfons Kennis. Il paleoantropologo Manzi: “Ma quello scheletro deve ancora dirci molte cose”

Fronte sporgente, sopracciglia arcuate, naso schiacciato: ecco il volto dell'uomo di Altamura, un Neanderthal di 150mila anni fa

Fronte sporgente, sopracciglia arcuate, naso schiacciato: ecco il volto dell’uomo di Altamura, un Neanderthal di 150mila anni fa

La fronte sporgente, le sopracciglia arcuate, il naso molto grande e schiacciato (forse dovuto a un adattamento alla penultima glaciazione), il cranio allungato posteriormente: dopo 150mila anni è tornato ad avere un volto l’uomo di Altamura, e un corpo: tarchiato, bacino largo, una statura non elevata, circa 1 metro e 65 centimetri. Lo scheletro fossile dell’antico Neanderthal ritrovato nella grotta di Lamalunga nell’ottobre 1993 è stato infatti ricostruito a grandezza naturale dai paleo-artisti olandesi Adrie e Alfons Kennis, fra i più qualificati al mondo in ricostruzioni paleoantropologiche: “Ci abbiamo lavorato circa un anno. Abbiamo ricevuto dall’Italia i dati digitali sulla scansione laser e li abbiamo ricostruiti usando il silicone. Per barba e capelli ci siamo fatti mandare dal Canada del pelo di bue muschiato”. La ricostruzione iperrealistica, appunto con tanto di capelli lunghi, baffi e barba incolta, è stata svelata al pubblico in una cerimonia emozionante con le autorità del comune in provincia di Bari, e i paleoantropologi Giorgio Manzi dell’università di Roma La Sapienza (“Vederlo mi ha fatto un effetto straordinario. È davvero suggestivo. La ricostruzione è totalmente ispirata alle informazioni raccolte finora dagli scienziati. Siamo solo all’inizio di un percorso”), Maryanne Tafuri, Fabio Di Vincenzo, Antonio Profico e David Caramelli, dell’università di Firenze (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/04/25/preistoria-luomo-di-altamura-ha-un-volto-sara-svelato-il-26-aprile-2016-realizzato-da-paleo-artisti-a-un-anno-dalla-scoperta-del-suo-dna-era-un-antico-neanderthal-di-150mila-anni-fa-prog/). Proprio Manzi e Caramelli dal 2009 coordinano il progetto condotto da un gruppo interdisciplinare in collaborazione con autorità locali e la soprintendenza Archeologia della Puglia, sull’Uomo di Altamura, i cui risultati sono stati pubblicati solo un anno fa, confermando si tratta di un fossile di Neanderthal.

Adrie e Alfons Kennis, i due fratelli olandesi, paleo-artisti (qui con una loro "creatura") che hanno realizzato l'uomo di Altamura

Adrie e Alfons Kennis, i due fratelli olandesi, paleo-artisti (qui con una loro “creatura”) che hanno realizzato l’uomo di Altamura

“Il progetto della ricostruzione voluto dal Comune di Altamura e gestito in stretta collaborazione con la soprintendenza Archeologia della Puglia”, interviene il sindaco, Giacinto Forte, “rappresenta una anteprima della Rete museale Uomo di Altamura, di prossima inaugurazione”. L’operazione di ricostruzione iperrealistica dell’Uomo di Altamura, che si è avvalsa di tutti i dati raccolti dai ricercatori in 5-6 anni di lavoro e dalla soprintendenza Archeologia della Puglia, è costata circa 80-90mila euro ed ha impegnato i due esperti paleo-artisti olandesi per diversi mesi. Quello di Altamura è forse il più antico Neanderthal del mondo scoperto finora, vissuto circa 150mila anni fa. “Gli artisti”, sottolinea il prof. Manzi, “lo hanno rappresentato così, con una espressione che rivela quasi un ghigno, quasi voglia dirci sto aspettando che mi veniate a liberare dalla mia prigione di calcare”. La posa dell’uomo di Altamura, con il peso tutto su una gamba e le mani unite dietro alla schiena, è stata infatti scelta con cura dai fratelli Kennis che raccontano: “Non volevamo che la posizione sembrasse artificiale. Abbiamo immaginato un uomo della Papua Nuova Guinea o della Mongolia di oggi intento a fissare dei turisti al giorno d’oggi. Con lo stesso sguardo fiero e perplesso allo stesso tempo”. Conclude Manzi: “È una ricostruzione suggestiva. Ma non significa che questo Neanderthal lo abbiamo capito totalmente. Lo scheletro, questo reperto di straordinaria importanza, deve ancora dirci tante cose”.

L'uomo di Altamura ancora "imprigionato" nella grotta di Lamalunga

L’uomo di Altamura ancora “imprigionato” nella grotta di Lamalunga

Nel corso dell’incontro è stata anche mostrata la ricostruzione 3D del cranio dell’Uomo di Altamura, estratto virtualmente dal suo scrigno carsico nell’ambito dello stesso progetto di ricostruzione. Un primo e unico frammento dello scheletro, estratto fisicamente nel 2009 da una scapola, ha consentito di raccogliere dati sul Dna, quantificare alcuni aspetti sulla morfologia e risalire ad una data: è stato così possibile collocare cronologicamente l’Uomo di Altamura in un intervallo finale del Pleistocene Medio compreso tra i 172 e i 130mila anni.

I Bronzi di Riace non sono più soli. Dopo dieci anni di lavori, aperto il nuovo museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (MarRC): 4 piani, 200 vetrine con tesori dal paleolitico all’età romana. Viaggio nell’affascinante storia dell’archeologia calabrese

Il manifesto ufficiale dell'inaugurazione del MarRC il 30 aprile 2016

Il manifesto ufficiale dell’inaugurazione del MarRC il 30 aprile 2016

Il taglio del nastro del nuovo museo archeologico nazionale di Reggio Calabria alla presenza del premier Matteo Renzi

Il taglio del nastro del nuovo museo archeologico nazionale di Reggio Calabria alla presenza del premier Matteo Renzi

Scorcio delle nuove sale espositive del MarRC (foto Maria Mento)

Scorcio delle nuove sale espositive del MarRC (foto Maria Mento)

I Bronzi di Riace non sono più soli. A due anni e mezzo dal loro ritorno a Palazzo Piacentini (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2013/12/21/oggi-riapre-a-reggio-calabria-il-museo-archeologico-della-magna-grecia-la-casa-dei-bronzi-di-riace/), il 30 aprile 2016 è stato finalmente inaugurato il nuovo museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, il MarRC (secondo la nuova moda di chiamare con una sigla le nostre eccellenze culturali), già noto come museo archeologico nazionale della Magna Grecia. Il progetto di ristrutturazione del museo nazionale e di restauro della sede reggina, un edificio progettato, fra i primi in Italia, ai soli fini dell’esposizione museale, sulla centrale piazza De Nava, opera di Marcello Piacentini, uno dei massimi architetti del periodo fascista, che lo concepì in chiave moderna dopo aver visitato i principali musei di Europa, era stato avviato dieci anni fa dall’allora ministro ai Beni culturali Francesco Rutelli nel secondo governo Prodi. Non è dunque fuori luogo che la data del 30 aprile 2016 sia da considerarsi storica, come hanno sottolineato con la loro presenza il premier Matteo Renzi e il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini. “Un giorno di festa”, ribadisce Nicola Irto, presidente del consiglio regionale della Calabria. “Il più importante museo della nostra regione viene restituito alla piena fruizione del pubblico. Nel lungo periodo in cui è rimasto aperto solo in minima parte, il Marc è riuscito a diventare il primo del Mezzogiorno d’Italia per numero di visitatori, attratti dalla straordinaria bellezza dei Bronzi di Riace e da altre testimonianze di inestimabile valore dell’arte magnogreca”. E aggiunge: “Il fatto di averlo atteso così a lungo, probabilmente, ha fatto comprendere a tutti noi quanto sia prezioso per Reggio Palazzo Piacentini, i cui lavori di ristrutturazione rientravano nell’ambito delle opere programmate per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Adesso il museo, sotto la guida del direttore Carmelo Malacrino, può tornare a essere l’elemento qualificante dell’offerta turistica e culturale della Città metropolitana e di tutta la regione”.

Palazzo Piacentini sede del MarRC, realizzato negli anni Trenta de Novecento dall'architetto Piacentini per ospitare le ricche collezioni magnogreche

Palazzo Piacentini sede del MarRC, realizzato negli anni Trenta de Novecento dall’architetto Piacentini per ospitare le ricche collezioni magnogreche

Una corona d'oro esposta nel nuovo museo archeologico di Reggio Calabria

Una corona d’oro esposta nel nuovo museo archeologico di Reggio Calabria

“Il museo nazionale di Reggio Calabria è il più grande attrattore culturale calabrese, uno dei principali musei italiani, la cui valenza è stata sancita anche dalla recente riforma ministeriale”, gli fa eco il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio. “La sua riapertura, con il rinnovato allestimento dell’intero percorso espositivo, rende fruibile una raccolta di reperti di inestimabile valore, che costituisce la testimonianza più completa del retaggio della Magna Grecia. Un museo che custodisce i Bronzi di Riace, simbolo della Calabria e dell’arte antica a livello planetario ma che non sono gli unici protagonisti dell’immenso repertorio visitabile. Migliaia di manufatti, provenienti da tutta la regione, a volte di dimensioni monumentali, compongono un patrimonio archeologico unico, che il mondo ci invidia. Per tutti i calabresi è un motivo di vanto. Per questo abbiamo fortemente sostenuto la tanto attesa riapertura dell’intero museo, possibile anche grazie all’allestimento finanziato dalla Regione Calabria, che riporta questa prestigiosa collezione al centro dell’attenzione internazionale. Abbiamo programmato ingenti risorse sulla tutela e la valorizzazione dei beni culturali – continua-, anche per offrire opportunità di lavoro nella salvaguardia dei siti e degli istituti di cultura calabresi. Stiamo completando la definizione delle aree di rilevanza strategica culturale per spendere oculatamente i fondi delle risorse comunitarie della nuova programmazione 2014-2020, appena partita con i primi bandi. Nel Pon Cultura abbiamo puntato, assieme al ministero sul circuito archeologico della Magna Grecia, per valorizzare al meglio siti di grande rilevanza, in un’ottica finalmente di sistema. Le possibilità tracciate anche nei contenuti del Patto della Calabria rappresentano una occasione imperdibile per sostenere il tessuto economico e sociale calabrese, anche in ottica di promozione turistica. Per tutto questo, il 30 di aprile costituisce, certamente, per la Calabria una data molto importante”.

La vista mozzafiato sullo Stretto dalla caffetteria del nuovo museo archeologico di Reggio Calabria

La vista mozzafiato sullo Stretto dalla caffetteria del nuovo museo archeologico di Reggio Calabria

La grande copertura in vetro del cortile interno, progettata dallo studio ABDR

La grande copertura in vetro del cortile interno, progettata dallo studio ABDR

“Nel progetto di restauro del nuovo museo archeologico di Reggio Calabria siamo riusciti fondere insieme l’archeologia, il paesaggio, la tecnologia più avanzata. Una ricchezza di temi e una complessità di programmi che rende davvero unico questo progetto”, interviene Paolo Desideri, architetto e fondatore dello studio ABDR (Arlotti, Beccu, Desideri, Raimondo),che ha curato il restauro del MarRC. “Un concentrato di primati e di sorprese che ha caratterizzato ogni scelta di noi progettisti. Dal nuovo allestimento museale che accompagna la narrazione espositiva, alla nuova lobby che funziona come grande polmone bioclimatico dell’edificio, alla sorprendente tensegrity che supporta la copertura vetrata del cortile interno, alla nuova caffetteria che apre alla spettacolare vista dello stretto, al sofisticato impianto di filtrazione dell’aria della sala bronzi, il museo è oggi in grado di riprendersi la scena che gli compete nel circuito dei grandi musei internazionali, e addirittura di primeggiare grazie ai suoi tesori”.

La sala che espone i Bronzi di Riace, star del museo e simbolo della Calabria

La sala che espone i Bronzi di Riace, star del museo e simbolo della Calabria

La famosa lastra Griso Laboccetta tra i capolavori esposti al MarRC

La famosa lastra Griso Laboccetta tra i capolavori esposti al MarRC

Il museo di Reggio Calabria si presenta con 4 livelli di esposizione permanente (il piano terra era stato inaugurato dall’ex ministro Bray, con il trasferimento dei Bronzi di Riace dalla sede del Consiglio Regionale della Calabria, al museo nel 2013) e circa 200 vetrine, i cui reperti spaziano dal Paleolitico alla tarda età romana. Il direttore, Carmelo Malacrino, che ha assunto le funzioni dal primo ottobre 2015, ha deciso di arricchire l’offerta anche con un grande mosaico con scena di palestra, del II-III secolo a.C., ritrovato sotto Palazzo Guarna, sul lungomare di Reggio Calabria, e rimasto fino ad oggi nei depositi del museo. I costi dell’ingresso sono di 8 euro per l’intero, 5 euro il ridotto. Ogni mercoledì, invece, in promo, i biglietti costeranno di meno, 6 euro l’intero e 4 euro il ridotto. Rete ferroviaria italiana ha poi dedicato un nuovo look alla stazione Lido di Reggio Calabria, arricchita da una cartellonistica efficace per indirizzare i visitatori a Palazzo Piacentini. “È una nuova immagine del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria”, spiega il direttore Carmelo Malacrino, “quella che offriamo dal 30 aprile. Un museo che si apre all’area dello Stretto, nel cuore del Mediterraneo, storico crocevia di culture e tradizioni. Al MArRC l’archeologia si traduce in curiosità e suggestioni, accompagnando i visitatori nell’affascinante storia dell’antichità calabrese. Con uno sguardo al futuro e ad eventi e mostre di livello internazionale. Un luogo vitale e inclusivo, in cui tutti i calabresi possano ritrovare le loro radici identitarie. L’auspicio è di dare inizio a una nuova avventura da vivere insieme per conoscere, raccontare e trasmettere una grande storia”.

“L’ombra degli etruschi”: a Prato una mostra ricostruisce le radici etrusche dei popoli a nord dell’Arno, tra pianura e collina

Le stele esposte nella mostra "L'ombra degli Etruschi" nel museo di Palazzo Pretorio a Prato

Le stele esposte nella mostra “L’ombra degli Etruschi” nel museo di Palazzo Pretorio a Prato

Trenta reperti, alcuni mai visti, una produzione di pregio tra cippi, stele e bronzetti per raccontare una storia ricca di suggestioni, che ricostruisce le lontane radici etrusche di Prato, un tesoro archeologico da Fiesole ad Artimino passando per Gonfienti. La mostra “L’ombra degli Etruschi. Simboli di un popolo fra pianura e collina”, allestita negli spazi a piano terra del museo pratese di Palazzo Pretorio, in programma fino al 30 giugno, è dedicata alle popolazioni etrusche stanziate a Nord del fiume Arno, lungo la direttrice della piana di Firenze-Prato-Pistoia, del Mugello/Val di Sieve e del Montalbano. Una produzione unica. L’allestimento, curato dall’architetto Francesco Procopio, punta a catturare l’attenzione del visitatore evocando suggestioni di altre epoche: un gioco di luci e ombre per esaltare il nucleo dei materiali pratesi (bronzetti e coppa attica) e il profilo austero ed elegante delle “pietre fiesolane”. E per orientare meglio il visitatore in questo viaggio nel tempo e nello spazio c’è una gigantesca mappa che mostra la collocazione geografica dei reperti, ricostruendo al tempo stesso i principali collegamenti etruschi. I monumenti sepolcrali esposti provengono in buona parte dalle collezioni del museo Archeologico di Firenze (come lo straordinario cippo di Settimello o la stele di via di Camporella) oltreché dal museo di Casa Buonarroti di Firenze (stele di Larth Ninie), dal museo Archeologico di Artimino, dal museo di Fiesole, dal museo di Dicomano e dalla Villa Medicea di Cerreto Guidi.

Bronzetto etrusco votivo dalla collezione Guasti Badiani esposto nella mostra di Prato

Bronzetto etrusco votivo dalla collezione Guasti Badiani esposto nella mostra di Prato

“La maggior parte dei bronzetti votivi – spiegano gli organizzatori – proviene da una collezione privata, cui si affianca un inedito che arriva dagli scavi di Gonfienti (area Interporto) e mai esposto prima. Questi reperti erano destinati a un ceto medio “allargato” piuttosto che all’aristocrazia etrusca; venivano prodotti in loco e rappresentavano la dedica dell’offerente alla divinità. Due esemplari si distinguono per l’alta qualità artistica e per la ricchezza dei dettagli: l’Offerente di Pizzidimonte conservato al British Museum di Londra dalla fine dell’Ottocento, di cui si espone una riproduzione e il giovane nudo, forse proveniente dalla stessa area, che faceva parte delle collezioni più antiche del museo Archeologico nazionale di Firenze. La seconda sezione (Figure di pietra) illustra la produzione delle “pietre fiesolane”, parte integrante dei tumuli sacri che costellavano le grandi vie di comunicazione fluviali e terrestri lungo il corso dell’Arno e dei suoi affluenti. Terre di viaggio e luoghi sacri per gli etruschi che non di rado si fermavano lungo il cammino per pregare”.

La kylix attica a figure rosse del pittore ateniese Douris conservata a Prato

La kylix attica a figure rosse del pittore ateniese Douris conservata a Prato

Per chi desidera approfondire i temi affrontati dalla mostra come la distribuzione sul territorio, l’iconografia e la storia degli studi, delle iscrizioni e dei collegamenti culturali, è disponibile il catalogo (edito da Edifir – Edizioni Firenze) in cui per la prima volta viene pubblicato l’intero repertorio aggiornato delle “pietre fiesolane” (circa cinquanta esemplari) con le ultime scoperte. Preziosa la collaborazione dell’etruscologo Adriano Maggiani sulle iscrizioni etrusche presenti sulle pietre e dell’archeologo Gregory Warden per una nuova scoperta dall’area di Vicchio.

Primo maggio speciale a Chiusi: aperta eccezionalmente la Tomba del Granduca nella “passeggiata archeologica” proposta dal museo nazionale Etrusco nelle necropoli etrusche

La Tomba del Granduca a Chiusi è aperta eccezionalmente il Primo Maggio 2016

La Tomba del Granduca a Chiusi è aperta eccezionalmente il Primo Maggio 2016

Primo Maggio 2016 speciale a Chiusi. Nella “passeggiata archeologica” proposta dal museo nazionale Etrusco di Chiusi, sarà visitabile eccezionalmente la Tomba del Granduca, di proprietà privata, proprio grazie alla generosa disponibilità del suo proprietario, ingegner Silvio Baldetti. Ne dà notizia il notiziario della soprintendenza Archeologia della Toscana (vedi https://archeotoscana.wordpress.com/2016/04/29/1-maggio-2016-visita-eccezionale-alla-tomba-del-granduca-di-chiusi/). La tomba del Granduca scoperta il 6 febbraio 1818 in alcuni terreni di proprietà del Granduca di Toscana, da cui trae il nome, si trova a circa 2 chilometri a nord-est di Chiusi, su una collinetta vicina alla casa colonica della Paccianese, che all’epoca faceva appunto parte della fattoria Granducale di Dolciano, a breve distanza dalla strada per il lago di Chiusi. Il dromos, del quale non rimane traccia, fu messo in luce nel 1858. “Il sepolcro”, spiegano in soprintendenza, “è formato da una camera rettangolare con volta a botte e banchine lungo le pareti, scavata nell’arenaria e interamente rivestita con blocchi di travertino secondo una tecnica costruttiva ben attestata in epoca ellenistica in area chiusina. L’ingresso è costituito da una porta in pietra a doppio battente. All’interno furono trovate otto urne in travertino appartenenti a membri dell’illustre famiglia dei Pulfna Peris, che utilizzò l’ipogeo tra gli inizi e il terzo quarto del II secolo a.C.”.

L'anello stradale creato negli anni '20 del '900 per visitare le tombe etrusche delle necropoli di Chiusi

L’anello stradale creato negli anni ’20 del ‘900 per visitare le tombe etrusche delle necropoli di Chiusi

Affreschi nella Tomba della Scimmia di Chiusi

Affreschi nella Tomba della Scimmia di Chiusi

Come si diceva, la visita straordinaria della tomba del Granduca rientra nella “Passeggiata archeologica”, una visita guidata alle necropoli etrusche lungo un “anello” stradale aperto alla fine degli anni ’20 del ‘900 che tocca le più importanti tombe note del Chiusino, tra cui le tombe dipinte della Scimmia e del Colle, del V sec. a.C., e la tomba del Pozzo (o del Leone) che purtroppo conserva solo poche tracce degli affreschi originali. Le visite guidate sono dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Preistoria. L’Uomo di Altamura ha un volto. Sarà svelato il 26 aprile 2016. Realizzato da paleo artisti a un anno dalla scoperta del suo dna: era un antico Neanderthal di 150mila anni fa. Progetto per la musealizzazione dell’Uomo di Altamura

L'Uomo di Altamura, fossile di Homo neanderthalensis trovato nel 1993 nella grotta di Lamalunga nelle Alte Murge

L’Uomo di Altamura, fossile di Homo neanderthalensis trovato nel 1993 nella grotta di Lamalunga nelle Alte Murge (Puglia)

Ottobre 1993: durante una delle esplorazioni del gruppo speleologico del Club Alpino Italiano in una grotta nel sistema carsico di Lamalunga, nell’Alta Murgia, scoperta dal CARS (Centro Altamurano Ricerche Speleologiche) già nel 1989, gli speleologi Lorenzo Di Liso, Marco Milillo e Walter Scaramuzzi trovano casualmente uno scheletro fossile di un uomo che ben presto sarebbe stato noto a tutti come Uomo di Altamura. Quindici anni dopo, nel 2009, il progetto condotto da un gruppo interdisciplinare coordinato da Giorgio Manzi, paleoantropologo della Sapienza di Roma, e da David Caramelli dell’Università di Firenze, in collaborazione con autorità locali e la soprintendenza Archeologia della Puglia, avvia un nuovo ciclo di ricerca sull’Uomo di Altamura, i cui risultati, come vedremo, sono stati pubblicati solo un anno fa, confermando si tratta di un fossile di Neanderthal.

La grotta di Lamalunga con la posizione, in fondo, dei resti fossili dell'Uomo di Altamura

La grotta di Lamalunga con la posizione, in fondo, dei resti fossili dell’Uomo di Altamura

Dalla scoperta intanto sono passati più di vent’anni e lo scheletro fossile dell’uomo di Altamura giace ancora “imprigionato” nelle stesse formazioni calcaree che ne hanno preservato le ossa fino ai giorni nostri. Le nostre conoscenze però nel frattempo sono cambiate. Ora gli scienziati sanno che quelle ossa sono appartenute a un uomo preistorico che precipitò in un pozzo dove morì successivamente di stenti; le gocce di calcare che le ricoprirono, le protessero anche dall’usura del tempo. I resti furono ritrovati alla fine di una galleria stretta della grotta: le diverse parti dello scheletro appaiono distribuite su un’area lunga e ristretta. Il rivestimento di calcare conferisce al tutto un aspetto singolare, che ricorda le formazioni dei coralli. Il cranio, rovesciato e parzialmente inclinato a sinistra, mostra buona parte della faccia, con le orbite bene in vista.

Una ricostruzione a disegno dell'Uomo di Altamura che visse 150mila anni fa

Una ricostruzione a disegno dell’Uomo di Altamura che visse 150mila anni fa

Ma c’è una novità. Gli scienziati sono riusciti a dare un volto all’Uomo di Altamura vissuto circa15mila anni fa: il suo viso, con tanto di capelli, barba e baffi, sarà presentato in anteprima mondiale alla stampa nazionale e internazionale il 26 aprile 2016. L’Uomo di Altamura rappresenta uno scheletro umano di morfologia «arcaica» e probabilmente completo; appartiene a una specie estinta del genere Homo, probabilmente a Homo neanderthalensis. Il 26 aprile sarà presentata la ricostruzione a grandezza naturale dello scheletro della grotta di Lamalunga, realizzata sulla base di una analisi rigorosamente scientifica dai paleo-artisti olandesi Adrie e Alfons Kennis, fra i più qualificati al mondo in ricostruzioni paleoantropologiche, nelle quali si combinano dati scientifici e interpretazione artistica. Sarà inoltre mostrata la ricostruzione 3D del cranio dell’Uomo di Altamura, estratto virtualmente dal suo scrigno carsico nell’ambito dello stesso progetto di ricostruzione.

Lo scheletro fossile dell’uomo di Altamura giace ancora “imprigionato” nelle stesse formazioni calcaree che ne hanno preservato le ossa fino ai giorni nostri

Lo scheletro fossile dell’uomo di Altamura giace ancora “imprigionato” nelle stesse formazioni calcaree che ne hanno preservato le ossa fino ai giorni nostri

La realizzazione dei Kennis arriva a un anno dalla pubblicazione sulla rivista internazionale “Journal of Human Evolution” dei risultati raggiunti dallo studio di Manzi e Caramelli secondo i quali lo scheletro fossile di Altamura, tuttora imprigionato in formazioni calcitiche, presenta caratteristiche morfologiche e paleogenetiche che lo identificano come appartenente alla specie Homo neanderthalensis. La stessa ricerca lo colloca cronologicamente in un intervallo finale del Pleistocene Medio compreso tra 172 e 130 mila anni, dunque in una fase antica dell’esistenza di questa specie umana estinta. Attraverso l’uso di metodologie innovative e tecnologicamente avanzate, il gruppo di ricerca ha potuto prelevare dalla grotta (in condizioni di massima sicurezza e assoluta sterilità) una parte di osso umano rappresentato da un frammento di scapola, relativo alla porzione della spalla. Sebbene rappresenti solo una piccola parte dello scheletro, che resta tuttora imprigionato nella grotta, le informazioni che esso ha potuto rivelare sono di estrema importanza scientifica. Tanto la morfologia della superficie articolare quanto l’analisi del Dna estratto dall’osso, hanno infatti confermato che l’Uomo di Altamura era un Neanderthal, la specie vissuta in tutta Europa tra almeno 200mila e circa 40mila anni fa. Le datazioni eseguite sul campione e su vari frammenti di stalattiti con la tecnica dell’Uranio-Torio hanno indicato che il sistema carsico di Lamalunga ha iniziato a essere attivo prima di 189mila anni fa e che le formazioni calcitiche stratificatesi sulle rocce e sullo scheletro umano hanno iniziato a deporsi fra 172 e 130mila anni fa, nel pieno della penultima glaciazione quaternaria.

La ricostruzione dell'Uomo di Altamura quando viveva nella grotta

La ricostruzione dell’Uomo di Altamura quando viveva nella grotta

Per quanto esistano in Europa e nel Vicino Oriente diversi campioni fossili riferibili a Homo neanderthalensis, nessuno può eguagliare per grado di completezza e stato di conservazione il reperto pugliese. “I risultati dell’analisi paleogenetica”, spiega David Caramelli, protagonista della ricerca con il suo team del Dipartimento fiorentino di Biologia e, in particolare, con la ricercatrice Martina Lari, “hanno registrato la presenza di Dna endogeno, anche se altamente frammentato. Questi primi dati genetici permettono, fra l’altro, di considerare lo scheletro di Altamura come il più antico Neanderthal da cui siano state estratte porzioni di materiale genetico (mtDna) e dunque un ottimo candidato per analisi genomiche di grande interesse”.

Il manifesto della presentazione-evento del volto dell'Uomo di Altamura il 26 aprile 2016

Il manifesto della presentazione-evento del volto dell’Uomo di Altamura il 26 aprile 2016

E ora l’Uomo di Altamura ha anche un volto. “Presentiamo al mondo intero”, annuncia il sindaco di Altamura, Giacinto Forte, “il vero volto dell’Uomo di Lamalunga. La Città di Altamura si candida a diventare una delle capitali turistiche della Regione Puglia. C’è ancora tanto da fare ma la strada che abbiamo intrapreso è quella giusta. Ringrazio la soprintendenza Archeologia della Puglia, il Polo Museale della Puglia, la Regione Puglia e tutti coloro che si stanno impegnando con l’Amministrazione Comunale per il raggiungimento di questo traguardo. A breve – aggiunge Forte – anche la cava dei dinosauri, bene di importanza mondiale, sarà restituito alla comunità internazionale, affinché anche l’entroterra murgiano, assieme al Salento e al Gargano, possa ricoprire un ruolo di primo piano nell’offerta turistica della Regione Puglia». L’evento rappresenta una vera e propria anteprima della Rete Museale Uomo di Altamura, di prossima inaugurazione, sulla quale saranno fornite alcune anticipazioni il prossimo 26 aprile. Il completamento della Rete Museale è stato finanziato con fondi del PO FESR 2007-2013 dell’Unione Europea e della Regione Puglia, Programma Stralcio Area Vasta Murgia, chiamato «Completamento di Palazzo Baldassarre e Musealizzazione dell’Uomo di Altamura per la fruizione virtuale in tre siti» realizzato dal Comune di Altamura, 6 Settore Lavori Pubblici in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologia della Puglia.

25 Aprile: festa della Liberazione all’insegna della cultura. Aperti siti, parchi e musei archeologici statali in tutta Italia. Ecco l’elenco

Il ministro alla cultura Dario Franceschini annuncia per il 25 Aprile un lunedì speciale con musei aperti

Il ministro Dario Franceschini annuncia per il 25 Aprile un lunedì speciale con musei aperti

“Il 25 aprile musei, monumenti e siti archeologici statali saranno aperti per una Festa della Liberazione all’insegna della cultura”. Così il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, nell’annunciare per lunedì 25 aprile 2016, giorno consueto di chiusura, l’apertura straordinaria di oltre 320 luoghi della cultura statali. Dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia agli Uffizi di Firenze, dal Museo Egizio di Torino agli Scavi di Pompei, dalla Galleria Borghese di Roma al Museo di Capodimonte a Napoli, dal Colosseo alla Reggia di Caserta molti saranno i siti che cittadini e turisti potranno visitare in occasione del 25 aprile. Ecco l’elenco completo delle aperture straordinarie con gli orari di siti, parchi e musei archeologici in tutta Italia.

ABRUZZO

L'anfiteatro romano di Amiternum (L'Aquila)

L’anfiteatro romano di Amiternum (L’Aquila)

Museo Archeologico nazionale d’Abruzzo – Villa Frigerj (CHIETI): 9-20; area archeologica di Iuvanum (MONTENERODOMO, Ch): 8-14; sito archeologico di Forcona (CIVITA DI BAGNO, Aq): 8:30-13:30 e 14:30-19:30; area archeologica Teatro ed Anfiteatro di Amiternum (L’AQUILA): 8:30-19:30; area archeologica di Alba Fucens (MASSA D’ALBE, Aq): 8-14; museo Archeologico nazionale di Campli (CAMPLI, Te): 9-20

BASILICATA

L'area archeologica di Metaponto (Matera)

L’area archeologica di Metaponto (Matera)

Parco e museo dell’area archeologica di Metaponto (BERNALDA, Mt): 9-mezz’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale “Domenico Ridola” (MATERA): 9-20; parco archeologico di Herakleia e museo nazionale della Siritide (POLICORO, Mt): 9-mezz’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale e teatro romano dell’Alta Val d’Agri (GRUMENTO NOVA, Pz): 9-mezz’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale del Melfese “Massimo Pallottino” (MELFI, Pz): 9-20; museo Archeologico nazionale (MURO LUCANO, Pz): 10:30-12:30 e 17:30-20; museo Archeologico nazionale della Basilicata “Dinu Ademesteanu” (POTENZA): 9-20; catacombe Ebraiche di Venosa (VENOSA, Pz): 9-14; area archeologica di Venosa (VENOSA, Pz): 9-un’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale (VENOSA, Pz): 9-20.

CALABRIA

La sala a microclima controllato dove sono esposti i Bronzi di Riace nel museo della Magna Grecia

La sala a microclima controllato dove sono esposti i Bronzi di Riace nel museo della Magna Grecia

Museo e parco Archeologico nazionale di Scolacium (ROCCELLETTA DI BORGIA, Cz): museo, 9-13; parco, 8:30-un’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale di Amendolara (AMENDOLARA, Cs): 9-13:30; museo Archeologico nazionale della Sibaritide (CASSANO ALL’IONIO, Cs): 9-19:30 (chiusura biglietteria 19); museo Archeologico di Scalea (SCALEA, Cs): 9-19:30; museo Archeologico nazionale di Crotone (CROTONE): 9-19:30; museo e parco Archeologico nazionale di Capo Colonna (CROTONE): museo, 9-13 e 15-19; parco, 8:30-un’ora prima del tramonto; museo e parco Archeologico nazionale (LOCRI, Rc): 9-19:30; museo e parco Archeologico dell’Antica Caulonia (MONASTERACE, Rc): museo chiuso; parco, 9-un’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale (REGGIO DI CALABRIA): 9-20; museo Archeologico di Rosarno (ROSARNO, Rc): 9-19; museo statale (MILETO, Vv): 10-18; museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” (VIBO VALENTIA): 9-20 (chiusura biglietteria 19:30)

CAMPANIA

Il parco archeologico di Paestum, patrimonio Unesco

Il parco archeologico di Paestum, patrimonio Unesco

Museo del Palazzo della Dogana dei Grani (ATRIPALDA, Av): 9-13 e 16-20; area archeologica dell’Anfiteatro (AVELLA, Av): 9:30-13 e 14-19; parco archeologico dell’antica Aeclanum (MIRABELLA ECLANO, Av): 9-14; sezione paleontologica all’ex convento San Felice (BENEVENTO): 9-13 e 15-19; area archeologica del teatro Romano di Benevento (BENEVENTO): 9-un’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale del Sannio Caudino (MONTESARCHIO, Bn): 9-19:30 (ultimo ingresso 19); museo Archeologico nazionale dell’Antica Allifae (ALIFE, Ce): 8:30-19:30; antiquarium del Castello Ducale, teatro e criptoportico di Sessa Aurunca (SESSA AURUNCA, Ce): 10-13 e 16-19; museo Archeologico di Calatia (MADDALONI, Ce): 9-20 (ultimo ingresso 19:30); anfiteatro Campano e museo dei Gladiatori (S. MARIA CAPUA VETERE, Ce): 9-un’ora prima del tramonto (ultimo ingresso 17:50); museo Archeologico statale dell’Antica Capua e Mitreo (S. MARIA CAPUA VETERE, Ce): museo, 9- 19:30 (ultimo ingresso 18:30); mitreo, 9-un’ora prima del tramonto (ultimo ingresso 17:50); museo Archeologico dell’Agro Atellano (SUCCIVO, Ce): 8:30-19:30; museo Archeologico di Teanum Sidicinum (TEANO, Ce): 8:30-19:30; museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia (BACOLI, Na): 9-14:20 (ultimo ingresso 13); parco archeologico di Baia (BACOLI, Na): 9-19:20 (ultimo ingresso 18:20); antiquarium di Boscoreale (BOSCOREALE, Na): 8:30-9:30 (chiusura biglietteria 18); scavi di Ercolano (ERCOLANO, Na): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 18); parco archeologico del Pausilypon e grotta di Seiano (NAPOLI): solo visite guidate, 10, 11 e 12; parco e tomba di Virgilio (NAPOLI): 9-19; museo Storico Archeologico (NOLA, Na): 9-14; scavi di Pompei (POMPEI, Na): 9-19:30; anfiteatro Flavio (POZZUOLI, Na): 9-18; parco archeologico di Cuma (POZZUOLI, Na): 9-19:20 (ultimo ingresso 18:20); Villa di Poppea – Oplontis (TORRE ANNUNZIATA, Na): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 18); parco archeologico di Elea – Velia (ASCEA, Sa): 9-un’ora prima del tramonto; area archeologica di Paestum (CAPACCIO, Sa): 8:30-19:30 (ultimo ingresso 18:50); museo Archeologico nazionale di Paestum (CAPACCIO, Sa): 8:30-19:30 (ultimo ingresso 18:50); museo Archeologico di Eboli e della Media Valle del Sele (EBOLI, Sa): 8:30-13:30; antiquarium e villa romana di Minori (MINORI, Sa): 8-19; museo Archeologico nazionale di Pontecagnano (PONTECAGNANO FAIANO, Sa): 9-19 (ultimo ingresso 18:30); ipogeo del complesso monumentale di San Pietro a Corte (SALERNO): 10-19; museo Archeologico nazionale della Valle del Sarno (SARNO, Sa): 9-19.

EMILIA ROMAGNA

L'area degli scavi del sito etrusco di Marzabotto

L’area degli scavi del sito etrusco di Marzabotto

Museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” e area archeologica (MARZABOTTO, BO): museo, 9-18:30; area archeologica, 8-19; museo Archeologico nazionale di Ferrara (FERRARA): 9:30-17; museo Archeologico nazionale di Sarsina (SARSINA, Fc): 8:30-13:30; area archeologica e antiquarium di Veleia (LUGAGNANO VAL D’ARDA, Pc): 9-19; museo nazionale di Ravenna (RAVENNA): 8:30-19:30; villa romana di Russi (RUSSI, Ra): 9-19 (ultimo ingresso 18:30).

FRIULI-VENEZIA GIULIA

Il museo Archeologico nazionale di Aquileia

Il museo Archeologico nazionale di Aquileia

Aree archeologiche, foro romano e porto fluviale (AQUILEIA, Ud): 8:30-19; museo Archeologico nazionale di Aquileia (AUILEIA, Ud): 14-19:30; museo Paleocristiano di Monastero (AQUILEIA, Ud): 8:30-13:30; museo Archeologico nazionale (CIVIDALE DEL FRIULI, Ud): 9-14 (chiusura biglietteria 13:30)

LAZIO

Tumuli etruschi nella necropoli della Banditaccia a Cerveteri

Tumuli etruschi nella necropoli della Banditaccia a Cerveteri

Il Colosseo è al centro della grande area archeologica di Roma

Il Colosseo è al centro della grande area archeologica di Roma

Museo archeologico nazionale “G. Carettoni” e area archeologica di Casinum (CASSINO, Fr): 9-un’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale di Formia (FORMIA, Lt): 8:30-19:30; comprensorio archeologico e antiquarium di Minturnae (MINTURNO, Lt): 8:30-19:30; museo Archeologico nazionale di Sperlonga e Villa di Tiberio (SPERLONGA, Lt): 8:30-19:30 (ultimo ingresso 18:30); area archeologica di Lucus Feroniae (CAPENA, Rm): 8-un’ora prima del tramonto; museo nazionale Archeologico Cerite (CERVETERI, Rm): 8:30-19:30 (ultimo ingresso 18:30); necropoli della Banditaccia (CERVETERI, Rm): 8:30-17:30; museo Archeologico nazionale (CIVITAVECCHIA): 8:30-19:30; terme Taurine o di Traiano (CIVITAVECCHIA): 9-13; area archeologica Villa di Orazio (LICENZA, Rm): 7:30-19:30; museo delle Navi Romane (NEMI, Rm): 9-19 (ultimo ingresso 18); museo Archeologico nazionale di Palestrina (PALESTRINA, Rm): 9-20 (ultimo ingresso 19); santuario della Fortuna Primigenia (PALESTRINA, Rm): 9-18 (ultimo ingresso 17); area archeologica di Veio – santuario etrusco dell’Apollo (ROMA): 8-14; circuito archeologico “Colosseo, Foro Romano e Palatino” (ROMA): 8:30-19:15 (ultimo ingresso 18:15); complesso archeologico di Malborghetto (ROMA): 9-13 e 14:30-17 (ultimo ingresso 16:30); museo nazionale Romano – Crypta Balbi (ROMA): 9-19:45 (ultimo ingresso 18:45); museo della via Ostiense (ROMA): 9:30-13:30 (ultimo ingresso 13); museo nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci” (ROMA): 9-19:30 (ultimo ingresso 19); museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (ROMA): 8:30-19:30 (ultimo ingresso 18:30); museo nazionale Preistorico ed Etnografico “L. Pigorini” (ROMA): 9-18 (ultimo ingresso 17:30); museo nazionale Romano – Palazzo Massimo alle Terme (ROMA): 9-19:45 (ultimo ingresso 18:45); museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano (ROMA): 9-19:30 (ultimo ingresso 18:45); museo nazionale Romano – Palazzo Altemps (ROMA): 9-19:45 (ultimo ingresso 18:45); Pantheon (ROMA): 9-13; scavi di Ostia Antica e museo (ROMA): 8:30-19:15 (ultimo ingresso 18); Terme di Caracalla (ROMA): 9-19:15 (ultimo ingresso 18:30); mausoleo di Cecilia Metella (ROMA); 9-19:30 (ultimo ingresso 18); area archeologica di Capo di Bove (ROMA): 9-18:30 (ultimo ingresso 18); Villa dei Quintili (ROMA): 9-19:30 (ultimo ingresso 18:30); Antiquarium di Pyrgi e area archeologica (SANTA MARINELLA, Rm): 8:30-19; area archeologica di Villa Adriana (TIVOLI, Rm): 9-19; area del Foro e Domus Privatae della Città Romana di Volsinii (BOLSENA, Vt): 8:30-13:30; Tomba Francois (CANINO, Vt): 9-18; museo Archeologico dell’Agro Falisco e Forte Sangallo (CIVITA CASTELLANA, Vt): 8-19 (ultimo ingresso 18); anfiteatro romano (SUTRI, Vt): 9-18; museo Archeologico nazionale (TARQUINIA, Vt): 8:30-19:30; necropoli dei Monterozzi, area del Calvario (TARQUINIA, Vt): 8:30-19:30; museo Archeologico nazionale (TUSCANIA, Vt): 8:30-19:30; necropoli “Madonna dell’Olivo” (TUSCANIA, Vt): 9:30-12:30 e 15-17; visite guidate: 10:30 e 15:30; area archeologica Antica Città di Ferento (VITERBO): 10-19; museo nazionale Etrusco di Rocca Albornoz (VITERBO): 8:30-19:30 (ultimo ingresso 18:30)

LOMBARDIA

Una visione aerea della villa romana di Sirmione, nota come Grotte di Catullo

Le Grotte di Catullo

Museo nazionale della Preistoria della Valle Camonica (CAPO DI PONTE, Bs): 14-18; parco archeologico nazionale dei Massi di Cemmo (CAPO DI PONTE, Bs): 8:30-13:30; parco nazionale delle Incisioni Rupestri (CAPO DI PONTE, Bs): 8:30-13:30 (chiusura biglietteria 13); museo Archeologico nazionale della Val Camonica (CIVIDATE CAMUNO, Bs): 8:30-13:30; villa romana e antiquarium (DESENZANO DEL GARDA, Bs): 8:30-19:30; Grotte di Catullo di Sirmione (SIRMIONE, Bs): 8:30-14 (chiusura biglietteria 13:30); museo Archeologico nazionale di Mantova (MANTOVA): 8:30-13:30; parco archeologico e antiquarium (CASTELSEPRIO, Va): 9:45-18 (chiusura biglietteria 19)

MARCHE

Museo archeologico di Ancona

Museo archeologico nazionale di Ancona

Museo Archeologico nazionale delle Marche (ANCONA): 8:30-19:30; museo Archeologico statale (ARCEVIA, An): 8:30-13:30; antiquarium statale (NUMANA, An): 8:15-19:30 (chiusura biglietteria 19); museo Archeologico statale (ASCOLI PICENO): 8:30-19:30; museo Archeologico statale (CINGOLI, Mc): 8:15-13:15; museo Archeologico statale (URBISAGLIA, Mc): 8-14.

MOLISE

Il teatro di Pietrabbondante

Il teatro di Pietrabbondante

Museo Sannitico (CAMPOBASSO): 8:30-14:30 e 15-17:30; anfiteatro romano (LARINO, Cb): 8-13; area archeologica di Sepino (SEPINO, Cb): 9:30-15 e 15:30-17:30; museo nazionale del Paleolitico di Isernia (ISERNIA): 8:30-19:30; area archeologica del Santuario Italico e Teatro Sannitico (PIETRABBONDANTE, Is): 10-19; museo Archeologico di Venafro (VENAFRO, Is): 8-19.

PIEMONTE

L'ostrakon con la danzatrice dipinta, uno dei pezzi più famosi conservati al museo Egizio di Torino

Museo Egizio di Torino

Area archeologica di Libarna (SERRAVALLE SCRIVIA, Al): 10-16; area archeologica di Bene Vagienna (BENE VAGIENNA, Cn): 9-19; area archeologica di Industria (MONTEU DA PO, TO): 13-19; Anfiteatro di Segusio e area archeologica (SUSA, TO): 10-18; museo delle Antichità Egizie (TORINO): 8:30-19:30.

PUGLIA

Il museo archeologico nazionale di Taranto (Marta)

Il museo archeologico nazionale di Taranto

Museo nazionale Archeologico (ALTAMURA, Ba): 8-19:45; museo Archeologico nazionale e Castello (GIOIA DEL COLLE, Ba): 8:30-19:30; parco archeologico di Monte Sannace (GIOIA DEL COLLE, Ba): 8:30-15; museo nazionale Archeologico di Jatta (RUVO DI PUGLIA, Ba): 8:30-13:30; museo Archeologico nazionale e zona archeologica di Egnazia (FASANO, Br): 8:30-19:30; museo Archeologico nazionale (TARANTO): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19)

SARDEGNA

Bronzetto della civiltà dei nuraghi in mostra a Cagliari

Bronzetto della civiltà dei nuraghi in mostra a Cagliari

Area archeologica di Nora (PULA, Ca): 9-20; museo Archeologico nazionale (CAGLIARI): 9-20 (ultimo ingresso 19:15); sepolcro “Grotta della Vipera” (CAGLIARI): 9-19:30; area archeologica “Su Nuraxi” (MEDIO CAMPIDANO – BARUMINI): 9-13 e 14-19; complesso archeologico di Tamuli e necropoli ipogeica di Filigosa (MACOMER, Nu): 10-19:30; area archeologica “Nuraghe Losa” (ABBASANTA, Or): 9-19:30: area archeologica di “Tharros” (CABRAS, Or): 9-19:30; ipogeo di San Salvatore di SINIS (CABRAS, Or): 9:30-18; museo Archeologico ed Etnografico “G.A. Sanna” (PERFUGAS, Ss): 9-14 (ultimo ingresso 13.30); museo Archeologico e Paleobotanico (PERFUGAS, Ss): 9-13 e 15-19; museo civico Archeologico (OZIERI, Ss): 9-13 e 15-19; complesso archeologico di Nuraghe Santu Antine (TORRALBA, Ss): 9-un’ora prima del tramonto

TOSCANA

L'area archeologica di Vetulonia

L’area archeologica di Vetulonia

Museo Archeologico nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” (AREZZO): 13:30-19:30 (ultimo ingresso 19); area archeologica del Sodo e Tomba di Camucia (CORTONA, Ar): 8-14 (ultimo ingresso 13:15); museo Archeologico nazionale di Firenze (FIRENZE): 8:30-14 (ultimo ingresso 13:15); museo Archeologico nazionale di Cosa (ANSEDONIA, Gr): 10:15-18:30 (ultimo ingresso 18); area archeologica di Vetulonia (CASTIGLIONE DELLA PESCAIA, Gr): 10-19 0 (ultimo ingresso 18:30); area archeologica di Roselle (GROSSETO): 10:15-18:45 (ultimo ingresso 17:45); museo Archeologico nazionale di Castiglioncello (ROSIGNANO MARITTIMA, Li): 10:30-12:30; museo Archeologico nazionale di Chiusi (CHIUSI, Si): 9-20 (ultimo ingresso 19:30); museo Archeologico di Siena (SIENA): 10:30-16:30

UMBRIA

Tempietto del Clitunno

Tempietto del Clitunno

Tempietto sul Clitunno (CAMPELLO SUL CLITUNNO, Pg): 8:30-19:30; teatro romano e antiquarium (GUBBIO, Pg): 10-19:30; ipogeo dei Volumni e necropoli del Palazzone (PERUGIA): 9-18:30; museo Archeologico nazionale (PERUGIA): 8:30-19:30; museo Archeologico nazionale e teatro romano (SPOLETO, Pg): 8:30-19:30; necropoli etrusca “Crocifisso del Tufo” (ORVIETO, Tr): 10-19; museo Archeologico nazionale (ORVIETO, Tr): 8:30-19:30: area archeologica di Carsulae (TERNI): 8:30-19:30

VENETO

Sculture al museo archeologico nazionale Concordiese

Sculture al museo archeologico nazionale Concordiese

Museo nazionale Atestino (ESTE, Pd): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19); museo Archeologico nazionale di Adria (ADRIA, Ro): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19); museo Archeologico nazionale (barchessa di Villa Badoer) (FRATTA POLESINE, Ro): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19); basilica paleocristiana di Concordia Sagittaria (CONCORDIA SAGITTARIA, Ve): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19); area archeologica del Ponte Romano Terme delle Mura e Domus dei Signini (CONCORDIA SAGITTARIA, Ve): 10-13 e 15-18 (solo su prenotazione); museo Archeologico nazionale Concordiese (PORTOGRUARO, Ve): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19); museo Archeologico di Quarto d’Altino (QUARTO D’ALTINO, Ve): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19); area archeologica della Porta-Approdo di Strada e Domus (QUARTO D’ALTINO, Ve): 10-13 e 15-18 (solo su prenotazione); museo Archeologico di Venezia (VENEZIA): 8:15-19:15; area archeologica del criptoportico capitolino (VERONA): 15-17; area archeologica del criptoportico (VICENZA): 10-12 e 15-18; area archeologica della Cattedrale (VICENZA): visite guidate 10, 15:30 e 16.30