Cosa ci porta il 2021. Finalmente una data per l’attesa mostra-evento alla Domus Aurea “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: è l’11 marzo. Quindi un anno dopo la prima programmazione

L’avviso mette in guardia gli interessati: per l’emergenza sanitaria mondiale le date della mostra sono in corso di aggiornamento. Ma finalmente c’è un’indicazione: 11 marzo 2021 – 30 ottobre 2021. E questo potrebbe essere l’eredità che si porta in dote il nuove anno: la grande mostra-evento “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” che quindi verrebbe aperta nella Domus Aurea esattamente un anno dopo la prevista programmazione. L’8 marzo 2020, pochi giorni dopo la vernice della grande mostra su Raffaello alle Scuderie del Quirinale, per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio (Urbino, 1483 – Roma, 1520), doveva aprire a Roma negli spazi della Domus Aurea (sala Ottagona e ambienti limitrofi), un evento espositivo dedicato al tema delle grottesche, con straordinari apparati interattivi e multimediali. Ma lo scoppio della pandemia e il conseguente lockdown hanno cancellato la mostra prima ancora di aprire. Si era poi parlato di agosto 2020, quando si ipotizzava che la situazione sanitaria potesse essere migliorata. E ora finalmente una data. Sarà la volta buona?

Mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: render Sala Ottagona. Allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot
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La sala Ottagona della Domus Aurea di Nerone (foto PArCo)

Il progetto, curato dal professor Vincenzo Farinella con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio, promosso da Parco archeologico del Colosseo e prodotto da Electa, intende narrare l’eccezionale storia della riscoperta della pittura antica sepolta nelle “grotte” dell’originaria Domus Aurea di Nerone. Una storia che comincia intorno al 1480, quando alcuni pittori, tra i primi Pinturicchio, Filippino Lippi e Signorelli, si calano nelle cavità del colle Oppio – definite appunto grotte – per recarsi, a lume di torce, ad ammirare le decorazioni pittoriche di antichi ambienti romani. La mostra si svilupperà nella Sala Ottagona, vero e proprio capolavoro dell’architettura romana imperiale, e nei cinque ambienti limitrofi, oltre alle Stanze di Achille a Sciro e di Ettore e Andromaca ancora preziosamente affrescate e dove si possono ammirare tracce delle cosiddette “grottesche”.

Particolare di una “grottesca” della Stanza delle Maschere nella Domus Aurea (foto parco archeologico del Colosseo)

Il linguaggio multimediale si alterna tra videomapping immersivi che ricostruiscono opere di Raffaello, animazioni, scenografie digitali che raccontano aneddoti sugli artisti del ‘500, arte generativa e morphing, archivi e collage digitali di elementi decorativi grotteschi e d’ispirazione surrealista. Il progetto dell’allestimento interattivo e multimediale è curato dallo studio milanese di Interaction e Exhibit Design Dotdotdot. Alla mostra si accompagna il catalogo edito da Electa, che ripercorre la riscoperta della Domus Aurea e l’invenzione delle grottesche grazie allo straordinario impulso di Raffaello.

Patto per l’arte e per la città di Napoli: siglata una collaborazione triennale tra Mann e Madre. Il 2021 sarà dedicato al Mediterraneo. In attesa della riapertura, capolavori dell’archeologia associati a opere del contemporaneo salutano il nuovo anno proiettati sui portoni dei due musei

MANN-madre 2021 per l’arte: il Cavallo Mazzocchi (bronzo, da Ercolano) con Mimmo Paladino, Senza titolo (cavallo)

Tra il Mann e il Madre siglato un patto per l’arte e per la città di Napoli. E in attesa della sua presentazione ufficiale alla riapertura dei musei, dal 30 dicembre 2020 al 10 gennaio 2021 sui portoni dei due istituti saranno proiettate delle immagini che simbolicamente assoceranno capolavori archeologici ad opere del contemporaneo. Con la firma di un protocollo d’intesa, il museo Archeologico nazionale  di Napoli e la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee/Museo Madre, due istituti impegnati in attività di valorizzazione internazionale e fortemente presenti nel proprio territorio, hanno dato vita infatti a progetto comune di collaborazione triennale che, nel 2021, avrà come tema il Mediterraneo. Il protocollo d’intesa includerà anche percorsi di formazione di nuove professionalità, summer school e residenze, destinate a studenti universitari ma anche a giovani creativi nonché borse di studio e premi per alunni, ricercatori e artisti.

MANN e Madre saluteranno il nuovo anno con una proiezione simbolica ed augurale su entrambi portoni di ingresso. Le immagini scelte saranno quelle di alcuni capolavori dell’archeologia custoditi al Mann (dal Toro Farnese alla Venere Callipigia, dalla Battaglia di Isso alla Flora, dalla Megalografia di Boscoreale al Cavallo Mazzocchi, per citarne solo alcuni), in suggestivo dialogo con alcune delle opere che, ospitate nel museo regionale di via Settembrini, sono firmate da protagonisti dell’arte contemporanea (da Mimmo Paladino a Francesco Clemente, da Daniel Buren a Rebecca Horn, da Mathilde Rosier a Jannis Kounellis). In un gioco di movimento e dissolvenze, le proiezioni in loop partiranno ogni giorno (30 dicembre 2020 – 10 gennaio 2021), dall’imbrunire fino alle 22, e saranno accompagnate da una campagna social sulle piattaforme digitali dei due Musei: per contraddistinguere la condivisione di contenuti, scelto il logo comune ‘Mann/Madre/2021/per l’arte’.

MANN-madre 2021 per l’arte: Flora (affresco da Stabiae) con Mathilde Rosier, Le massacre du printemps

“MANN e Madre non intendono solo sviluppare le connessioni tematiche esistenti tra archeologia ed arte contemporanea, in un percorso già precedentemente sperimentato con singole esposizioni, ma soprattutto fare rete per aiutare lo sviluppo di un vero distretto culturale”, spiegano il Direttore del Mann, Paolo Giulierini, e la presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee/Museo Madre, Laura Valente. Distanti poco meno di un chilometro, i due istituti hanno sede in palazzi monumentali e sono punto di riferimento per i cittadini del centro storico di Napoli. Entrambi i musei, negli ultimi anni, si sono posti come soggetti attivi in rapporto con le istituzioni territoriali per promuovere politiche sociali rivolte alle fasce più svantaggiate. “La collaborazione, già a partire dal 2021, si concretizzerà, così, in progetti espositivi integrati pienamente nel quartiere, con attività didattiche e di inclusione per le giovani generazioni. Il primo anno la progettualità ruoterà attorno al tema del Mediterraneo”, concludono Giulierini e Valente, “e coinvolgerà i massimi esperti e curatori ma anche giovani creativi under 35, proprio in nome di un’archeologia contemporanea che sappia far dialogare segni, relazioni e visioni differenti”.

Cultura in lutto. Alla vigilia di Natale si è spenta a 65 anni nella sua Venezia la professoressa iranista e islamologa Anna Vanzan, un’orientalista innamorata dell’Iran e della sua cultura

Anna Vanzan, iranista e islamologa, si è spenta a 65 anni nella sua Venezia

“Il volo dell’Austrian Airlines si abbassa verso Teheran mentre la voce della hostess ricorda alle passeggere di coprirsi il capo in osservanza alle regole della Repubblica islamica d’Iran. Una ragazza Iraniana si sistema il foulard intorno al viso sussurrando: lo odio…” Si apre così il libro “Diario persiano. Viaggio sentimentale in Iran” (2017), il diario di viaggio di Anna Vanzan, un’orientalista innamorata dell’Iran e della sua cultura. Quel libro, tra le decine scritte dalla nota iranista e islamologa veneziana (senza contare le traduzioni di opere che illuminano sull’Iran e l’Islam e che altrimenti sarebbero rimaste a noi sconosciute), è un po’ il manifesto del suo approccio alle culture, alla storia, all’arte, alla popolazione: una lettura rigorosa e disincantata, lontana dagli stereotipi, fatta dal di dentro, vivendo in quei luoghi, condividendone la lingua, stringendo rapporti culturali, studiandone profondamente la storia nel divenire e nei secoli. Anna Vanzan si è spenta, nel silenzio, la vigilia di Natale 2020, nella sua Venezia dove era nata 65 anni fa. Laureata in lingue orientali a Ca’ Foscari, Anna Vanzan si era occupata dei Paesi islamici e in particolare di donne e di genere. Aveva anche un dottorato in studi sul Vicino Oriente ottenuto all’università di New York. Ha insegnato in atenei italiani e stranieri, da ultimo all’università Ca’ Foscari di Venezia. Redattrice della rivista Afriche & Orienti, ha collaborato con testate giornalistiche e programmi radiofonici nazionali e esteri. È stata autrice di numerosi articoli pubblicati in riviste italiane e internazionali. Traduttrice di letteratura persiana contemporanea, nel 2017 ricevette dal ministero della Cultura (MIBACT) il premio alla carriera per opera traduttiva e diffusione della cultura persiana in Italia.

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La copertina del libro “Diario persiano. Viaggio sentimentale in Iran” di Anna Vanzan (2017, Il Mulino)

Quando nel 2017 ha scritto il suo personale “Diario persiano”, ha tratteggiato un affresco dell’Iran, da cui esce un Paese ben diverso da quello usuale, cioè un Paese chiuso e reazionario, che vuole le donne sempre strette nel loro nero chador. “La società iraniana”, scriveva, “che nel pubblico finge sottomissione al regime, nel privato conduce una vita assai libera, tra feste, divertimenti notturni e una certa disinvoltura sessuale”. Anna Vanzan ha descritto l’Iran con le sue contraddizioni quotidiane, entrando nelle case, incontrando persone che svelano una realtà multiforme e straordinaria, inaspettatamente vicina ma ancora sfuggente allo sguardo occidentale. In quell’Iran, che avevo avuto modo di conoscere negli anni, mi sono ritrovato. Dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso, infatti, ho frequentato spesso persone e luoghi dell’Iran per raccogliere materiale con l’obiettivo di scrivere, insieme con altri amici archeologi ed esperti italiani e iraniani, quella che sarebbe diventata la prima guida archeologica sui “Tesori di Persia” scritta in italiano e non traduzione da un’opera straniera. Fu in quell’occasione che ebbi modo di conoscere la professoressa Anna Vanzan. Non era archeologa, è vero, ma i suoi consigli, i suoi contatti, le sue indicazioni storiche, sociologiche, linguistiche, furono preziosissime. E comunque non disdegnava digressioni sull’Antica Persia. “Presentare la civiltà dell’Iran preislamico”, scriveva nel suo Diario persiano, “significa soprattutto sottolineare la grande continuità culturale che ha caratterizzato questo Paese, ancora oggi diviso in numerose etnie (azeri, baluci, arabi, curdi e altri), parlante diverse lingue (il persiano è la lingua madre soltanto di una minoranza) e professante svariate religioni, visto che accanto alla maggioranza sciita convivono anche sunniti, ebrei, armeni e altri cristiani. Ma, più ancora, significa illustrare le ragioni per cui oggi gli iraniani si sentono comunque tutti eredi di Ciro e profondamente iraniani: vale a dire, secondo l’accezione originale del termine, nobili, buoni”.

OLTRE TUTTO, il Capodanno in streaming della città di Roma, un’esperienza da vivere unicamente in digitale. Dal Colosseo all’Ara Pacis più di venti artisti tra performance artistiche e musicali, e spettacolari installazioni

Mancano due giorni a OLTRE TUTTO, il Capodanno in streaming della città di Roma, un’esperienza da vivere unicamente in digitale ma fatta di emozioni reali. Tra performance artistiche e musicali, e spettacolari installazioni, OLTRE TUTTO sarà il modo per immaginare insieme l’anno che verrà. OLTRE TUTTO è promosso da assessorato alla Crescita culturale nell’ambito di ROMA Culture in collaborazione col ministero dei Beni e Attività culturali e del Turismo e col parco archeologico del Colosseo, Accademia nazionale di Santa Cecilia, Casa del Cinema, Fondazione Cinema per Roma, Fondazione Musica per Roma, Azienda speciale Palaexpo, Romaeuropa Festival, Teatro dell’Opera di Roma, associazione Teatro di Roma, con il supporto di Acea Gruppo, con la regia e il coordinamento artistico di Francesca Macrì e Claudia Sorace, con il coordinamento organizzativo di Zetema Progetto Cultura srl.

OLTRE TUTTO è un’esperienza completamente digitale che ci accompagnerà nel 2021. Dal Colosseo all’Ara Pacis, a palazzi storici, performance artistiche e culturali in streaming su www.culture.roma.it e sulla pagina Facebook Culture Roma e del Parco archeologico del Colosseo la notte del 31.12 dalle 22, con Manuel Agnelli feat. Rodrigo d’Erasmo, Carl Brave, Diodato, Elodie, Tim Etchells, Gemitaiz, Michela Murgia, Gianna Nannini, Alfredo Pirri, Radio India, Tomàs Saraceno, Francesco Bruni, Chiara Caselli, Mauro Covacich, Adriana Ferreira, Chiara Francini, Fratelli d’Innocenzo, Augusta Girardi, Maria Giovanna Luini, Sandra Savaglio, Igiaba Scego, Chiara Valerio, e il Laboratorio di Scenografia del Teatro dell’Opera di Roma.

“State sul divano, ma almeno festeggiamo insieme!” è l’invito di Manuel Agnelli a seguire il Capodanno di Roma. La voce di Manuel Agnelli e il violino di Rodrigo D’Erasmo nel cuore rinascimentale di Roma: Palazzo Braschi.

L’evento digitale della notte di Capodanno di Roma tocca anche il Parco archeologico del Colosseo: Diodato si esibirà nel cuore del Palatino, tra le alte mura dello Stadio degli Imperatori. La voce calda e avvolgente di Diodato risuonerà così al centro dei sette colli.

“Lapilli sotto la cenere”. Con la 15.ma clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Francesco Sirano torna nella Casa dei Rilievi dionisiaci, nella zona nord-occidentale dell’antica Ercolano. Seconda parte: i rilievi dionisiaci

Il direttore del parco archeologico di Ercolano nel grande salone della Casa dei Rilievi dionisiaci (foto Paerco)

Con la 15.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere” dedicata all’esplorazione di realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili al pubblico, il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, torna nella Casa dei Rilievi dionisiaci, nella zona nord-occidentale dell’antica Ercolano. Dopo aver visitato diversi ambienti con vista sul mare, Sirano ci mostra il grande salone dove furono rinvenuti i rilievi che danno il nome alla casa.

Dal cortile si torna alla terrazza che dava in origine verso il mare, e si entra attraverso una grande anticamera nel salone principale della Casa dei Rilievi dionisiaci che danno il nome all’abitazione. “Questo grandioso salone – spiega Sirano – è l’esito di successive trasformazioni della casa. Anche la copertura, in un primo momento a volta a tutto sesto e poi a semplice falda, è stata trasformata. Il pavimento è in mosaico nero con delle cornici di tessere bianche. Le pareti sono tutte dipinte, decorate nel cosiddetto IV stile pompeiano, e appartengono all’ultima fase di vita della casa. Grandi riquadri architettonici con tantissimi dettagli, candelabri, figure mostruose, scandivano dei pannelli. Gran parte di questa decorazione era stata già smontata, crollata prima dell’eruzione. Poi durante gli scavi, che sono stati qui condotti, molti frammenti sono stati recuperati e messi in deposito. La caratteristica di questa decorazione è rappresentata dall’inserzione di alcuni rilievi che danno il nome all’abitazione all’interno della decorazione dipinta”. Si tratta dei cosiddetti typoi, degli inserti che conosciamo anche attraverso le fonti letterarie, molto apprezzati dagli antichi romani. “È un modo di decorare completamente diverso da quello che oggi noi faremmo nella casa”, continua Sirano: “un insieme di elementi a rilievo e di elementi invece su due dimensioni, la parte dipinta. Ma serviva proprio per animare, dare più vita alle pareti, creando un ambiente estremamente vivace come doveva essere il grande salone di rappresentanza, probabilmente sede di banchetti sontuosi”.

Satiro che beve da una coppa e fanciulla che riempie un rython da una fonte: dettaglio di uno dei rilievi trovati nella Casa dei Rilievi dionisiaci di Ercolano (foto Paerco)

Entrambi i rilievi, trovati nel salone, sono stati realizzati nel cosiddetto stile neo-attico. “Il primo rilievo”, fa notare Sirano, “ci riporta al mondo dionisiaco e del dio Bacco, i piaceri del vino, la festa: c’è un satiro, seduto su una roccia, che sta bevendo da una coppa. Un altro personaggio del corteggio dionisiaco, questa volta una donna, sta riempiendo un rhyton, che è un vaso fatto a forma di corno (ve ne sono anche in metalli preziosi), e lo sta riempiendo direttamente da una fontana a forma di leone. Ne uscirà acqua o ne uscirà più probabilmente vino? E sul lato destro della scena un satirello versa da una brocca vino in modo molto elegante direttamente nella coppa che tiene nella sinistra e quasi accenna a un passo di danza”.

Il rilievo dalla Casa dei Rilievi dionisiaci di Ercolano il cui soggetto è ancora dibattuto dagli studiosi (foto Paerco)

Il tema dionisiaco ci accompagna anche nell’altro rilievo. “Questo ha una scena più complessa e intrigante”, sottolinea Sirano. “Quattro figure, tre femminili e una maschile, sono rivolte in modo differenziato. Due figure femminili, le riconosciamo dagli abiti, hanno i capelli corti alla stessa maniera, sono legate in qualche modo perché una appoggia la mano sulla spalla dell’altra, e sono rivolte verso un piedistallo sul quale si trova la statua di Dioniso con il kantharos, il tipico vaso di questo dio, nella mano. E una di queste figure ha in mano uno strano strumento appuntito con cui tocca, sfiora il kantharos, ma conosciamo bene quale sia la funzione precisa. Un uomo barbato con abiti solenni si trova verso il centro del rilievo. Quindi deve essere un personaggio che ha una sua importanza in questa piccola storia che ci viene raccontata: probabilmente si completava con uno scettro, una lancia che teneva alta con la sua mano destra. Infine una figura femminile con i capelli lunghi, danzante nell’estasi del vino probabilmente o della danza, chiude il quadro sul lato destro. Si tratta di una scena di festa con un momento anche rituale in onore di Dioniso, come si è pensato in un primo momento? O si tratta di altro? Alcuni studiosi hanno approfondito questa tematica e hanno pensato che possa riprodursi qui una scena – quasi la fine – di un mito greco abbastanza raro, quello delle figlie di Preto. Secondo questa ipotesi la figura centrale sarebbe quella dell’indovino Melampo che avrebbe guarito dalla pazzia due delle tre figlie di Preto, una delle quali sarebbe poi morta. In questa maniera sarebbe diventato insieme a suo fratello re di Argo. C’è anche una terza ipotesi: questa sarebbe una scena delle Baccanti di Euripide”. A chi poteva appartenere una casa così splendida, articolata su terrazze, affacciata sul golfo di Napoli? Si chiede Sirano. “Il ritrovamento di frammenti dell’iscrizione con una dedica a Claudia Ottavia, la figlia dell’imperatore Claudio, ha fatto pensare alla famiglia dei Mammi Massimi, una famiglia molto importante di Ercolano, il cui esponente Lucio Mammio Massimo aveva proprio dedicato un ciclo in onore degli imperatori Giulio Claudi nell’Augusteo”.

Egitto. Grande affluenza di pubblico al tempio di Karnak per l’allineamento solare sull’asse principale del tempio di Karnak il giorno del solstizio d’inverno

Il pubblico lungo il viale delle sfingi segue il sorgere del sole tra i piloni del tempio di Karnak (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Per seguire un fenomeno che si ripete da migliaia di anni a Karnak sono affluiti a decine, egiziani e stranieri, nel rispetto delle norme di sicurezza per l’emergenza sanitaria (allontanamento sociale, mascherine e disinfettanti): la celebrazione dell’allineamento solare sull’asse principale del tempio di Karnak, fenomeno che si verifica il 21 dicembre di ogni anno, che coincide con l’inizio della stagione invernale. L’evento è stato accompagnato dall’esibizione di ballerini folcloristici, boy scout e musica della Misr Company for Sound and Light.

21 dicembre, solstizio d’inverno: il sole è allineato al centro dei piloni del tempio di Karnak (foto ministry of Tourism and Antiquities)

“Questo fenomeno”, ha spiegato Mostafa Al-Sagheer, direttore del Tempio di Karnak, “rivela quanto fosse avanzata l’abilità degli antichi egizi nel combinare l’astronomia con l’architettura e la loro precisione nel continuare con essa durante i 2000 anni necessari per costruire il Tempio di Karnak. Ha aggiunto che il sole sorge sopra la sacra barca di Amon Ra che fu costruita dal re Filippo Arrideo, fratello di Alessandro Magno, è perpendicolare all’asse principale di Karnak che si estende da Est a Ovest, penetrando gli ingressi dal sesto al primo piloni, così come la grande sala ipostila in modo che il visitatore possa vederla al porto di Karnak di fronte alla facciata principale del tempio”.

Auguri speciali in tutto il mondo con la MArTA Christmas Card: insieme al messaggio augurale si regala il tour virtuale in 3D del museo Archeologico nazionale di Taranto

La Marta Christmas Card è l’idea per le festività del museo Archeologico nazionale di Taranto

È attiva la MArTA Christmas Card, una vera e propria cartolina virtuale personalizzabile che consente di raggiungere amici e familiari in tutte le parti del mondo e inviare insieme al proprio messaggio augurale anche un link per compiere un vero e proprio viaggio nel tempo, tra i circa 20mila anni di storia contenuti nel museo Archeologico nazionale di Taranto. “Oggi tutti i musei del mondo fanno i conti con la pandemia”, interviene Eva Degl’Innocenti, direttrice del MArTA, per spiegare la singolare iniziativa che nella frenesia dello shopping natalizio, mette in vetrina proprio la cultura con un viaggio, anche se virtuale, all’interno delle sale di uno dei musei archeologici più importanti del mondo. “Il MArTA ha deciso di trasformare questo momento di crisi in una opportunità di riscatto e contribuire a portare Taranto, il suo buon nome e le sue ricchezze, oltre gli ostacoli geografici, logistici, e soprattutto oltre gli stereotipi che spesso l’accompagnano. C’è una città ricca di cultura e di storia da riscoprire e il museo Archeologico nazionale ne è la porta d’accesso principale”.

MArTA Christmas Card: l’icona sul sito del museo da dove iniziare per il regalo “speciale”

Come funziona. Attraverso il sito www.museotaranto.beniculturali.it si potrà accedere al servizio cliccando direttamente sul banner con l’icona identificativa della MArTA Christmas Card. Compilando un form semplice e facendo la propria donazione, sarà possibile acquistare il tour virtuale in 3D del Museo (circa 6mila metri quadri di esposizione, comprese le sale degli Ori e quelle dell’atleta di Taranto, ndr) e inviarlo, insieme al proprio messaggio augurale, alla e-mail della persona che si vuole raggiungere.

#buonconsiglioadomicilio. Claudio Strocchi descrive alcune magnifiche sculture lignee tardogotiche: sacri legni scolpiti, intagliati, dipinti del XV secolo

Dettaglio dei rilievi scolpiti di un altare a portelle del XV conservato al Castello del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)

Nuovo appuntamento con i video #buonconsiglioadomicilio per la regia di Alessandro Ferrini: Claudio Strocchi del settore Storico-artistico del museo del Buonconsiglio con “Sacri legni scolpiti, intagliati, dipinti del XV secolo” ci svela la storia di alcune magnifiche sculture lignee tardogotiche, tra queste una Schöne Madonna e un altare a portelle del maestro brissinese Hans Klocker.

Il Castello del Buonconsiglio è l’erede del museo civico di Trento, del museo nazionale e del museo provinciale d’arte. Le collezioni sono costituite da capolavori. Claudio Strocchi ci porta nella sezione dedicata all’arte del Rinascimento, sia italiano sia di stampo germanico, dove si possono notare medaglie risalenti al ‘400, in particolare le medaglie del Pisanello, ma anche opere della produzione vetraria di Murano, come il piatto da parata e il calice di vetro. Tra i capolavori che si possono ammirare nella sala vi sono anche esempi di Schöne Madonne, la Bella Madonna, una tipologia di scultura con la raffigurazione della Madonna in piedi che tiene il bambino. In particolare al centro della bacheca c’è una Madonna eretta sulla falce di luna con un Bambino estremamente grazioso in una posa decisamente dinoccolata, un Bambino completamente ignudo – come da tradizione – che viene mostrato ai fedeli. Esempi di questo genere, che derivano dalla tradizione germanica, vengono utilizzati anche per gli altari a portelle”.

Altare a portelle con quattro rilievi di tema mariano e al centro il gruppo scultoreo con l’Incoronazione della Vergine (foto Buonconsiglio)

“Uno dei capolavori dell’arte dell’intaglio che si possono ammirare – continua Strocchi – è costituito dai quattro rilievi di tema mariano e dal gruppo scultoreo con l’incoronazione della Vergine. Le opere sono state recentemente restaurate e ricomposte, e permettono di capire quello che era la disposizione dei manufatti all’interno di un altare a portelle appositamente realizzato verso la fine del ‘400 per l’altar maggiore della chiesa conventuale di San Marco a Trento. Le opere vennero realizzate dall’artista brissinese Hans Klocker, un artista attivo tra il 1478 e il 1500. I soggetti raffigurati dedicati alla vita della Vergine sono ispirati a incisioni presumibilmente eseguite in area tedesca dal cosiddetto maestro E.S. Sappiamo che l’altare di Hans Klocker venne smontato all’inizio dell’Ottocento nel momento in cui il convento di San Marco venne soppresso. I quattro pannelli con le storie della Vergine arrivarono al municipio di Trento perché la loro appartenenza alle collezioni comunali è documentata dal 1843. Il gruppo dell’Incoronazione, dopo varie peregrinazioni, arriva invece alla chiesa di Gardolo da cui è stato prelevato alcuni anni fa per essere restaurato e conseguentemente esposto al Castello del Buonconsiglio. La composizione allestitiva attuale, con i quattro rilievi che presentano quattro episodi della vita della Vergine e il gruppo dell’Incoronazione al centro, allude alla disposizione originaria, così come si trovava nella chiesa di San Marco a Trento”.

Altare a portelle di provenienza ignota con, al centro dello scrigno, la Vergine su una falce di luna, conservato al Castello del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)

L’altare a portelle o flügel altar era una struttura molto complessa. “Era costituito da una cassa o scrigno, che conteneva sculture”, ricorda Strocchi, “aveva due sportelli mobili, ed era appoggiata a un basamento o predella all’interno del quale vi erano ancora sculture. In questo caso vediamo nello scrigno la Madonna con Bambino affiancata da due santi mentre nella predella vediamo il Cristo con i dodici apostoli. Ma c’è un altro esempio di scrigno d’altare con sculture lignee. Si tratta di un manufatto la cui provenienza è ignota, che risulta appartenere alle collezioni del castello sin dal 1934. In particolare poniamo l’attenzione alla figura centrale della Madonna con Bambino, una figura femminile eretta sulla falce di luna che dal punto di vista tipologico si ricollega alla Bella Madonna che abbiamo visto in precedenza, una tipologia di origine nordica tedesca”.

Torino, secondo appuntamento con le “Passeggiate musicali” al museo Egizio: “Mon coeur s’ouvre a ta voix” per violino e archi, dall’opera “Sansone e Dalila” di Camille Saint-Saëns

Secondo appuntamento con la nuova stagione delle “Passeggiate musicali” al museo Egizio di Torino in collaborazione con Melos Arte Musica: in “cartellone”  il brano “Mon coeur s’ouvre a ta voix” per violino e archi, dall’opera “Sansone e Dalila” di Camille Saint-Saëns. L’esotismo, la contrapposizione tra perdizione redenzione, incontrati nella Thaïs di Massenet della prima “Passeggiata” tornano anche nel brano di questo secondo appuntamento: un arrangiamento per violino e archi del celebre duetto amoroso “Mon coeur s’ouvre à ta voix” di Camille Saint-Saëns, tratto da “Sansone e Dalila”. L’opera lirica in tre atti, ispirata al famoso episodio biblico, fu rappresentata per la prima volta a Weimar, in lingua tedesca, nel 1877, ma dovette attendere alcuni anni prima di essere considerata una delle rappresentazioni più riuscite del compositore francese. Il brano proposto con Edoardo De Angelis (violino), Giuseppe Santoro (viola) e Manuel Zigante (violoncello) viene eseguito nel secondo atto, quando Dalila, sulle note del “Mon coeur s’ouvre à ta voix”, mette in atto tutta le sue doti seduttorie per convincere Sansone a cedere al suo fascino e a rivelargli il segreto della sua forza.

Pompei. Nuova scoperta eccezionale nella Regio V: torna alla luce un termopolio (una tavola calda dell’epoca) intatto, con ricche decorazioni di nature morte, rinvenimenti di resti alimentari, ossa di animali e di vittime dell’eruzione. Il direttore del parco archeologico Osanna descrive la scoperta. E il ministro Franceschini: “Pompei esempio di tutela e gestione”

Una Nereide in groppa a un cavallo marino ben visibile a decoro del bancone della tavola calda attirava l’attenzione dei potenziali avventori che nella piccola piazzetta di Pompei, si godevano la frescura di una fontana:  lì si potevano trovare bevande e cibi caldi per poter pranzare fuori casa senza problemi. A Pompei queste tavole calde, molto simili ai nostri street food, che i romani chiamavano con termine greco termopoli (thermopolium), erano molto diffuse – se ne contano un’ottantina -, ma è certo che quello scoperto nella Regio V, e annunciato oggi, 26 dicembre 2020, da Massimo Osanna, direttore generale ad interim del parco archeologico di Pompei, è particolarmente importante: “Una scoperta eccezionale”, è stata definita anche dal ministro ai Beni e alle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini. “Il termopolio della Regio V, una delle antiche tavole calde di Pompei, con l’immagine della Nereide a cavallo”, spiegano gli archeologi, “già parzialmente scavato nel 2019, è riaffiorato per intero con altre ricche decorazioni di nature morte, rinvenimenti di resti alimentari, ossa di animali e di vittime dell’eruzione”.

Veduta d’insieme del termopolio venuto alla luce durante gli scavi nella Regio V del parco archeologico di Pompei (foto Luigi Spina)
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Le anfore trovate davanti al bancone del termopolio della Regio V scoperte nel 2019 (foto Parco archeologico di Pompei)

L’impianto commerciale era stato indagato solo in parte nel 2019, durante gli interventi del  Grande Progetto Pompei per la messa in sicurezza e consolidamento dei fronti di scavo storici (vedi: Pompei. Nuova scoperta dallo scavo della Regio V: è emerso un termopolio (tavola calda) con “l’insegna commerciale” e anfore davanti al bancone | archeologiavocidalpassato). Considerate l’eccezionalità delle decorazioni e al fine restituire la completa configurazione del locale, ubicato  nello slargo all’ incrocio tra il vicolo delle Nozze d’argento e il vicolo dei Balconi, si è deciso estendere il progetto e di  portare a termine lo scavo dell’intero ambiente. Di fronte al termopolio, nella piazzetta antistante, erano già emerse una cisterna, una fontana, e una torre piezometrica (per la distribuzione dell’acqua), dislocate a poca distanza  dalla bottega già nota per l’affresco dei gladiatori in combattimento (vedi: Pompei: nuova eccezionale scoperta nel cantiere della Regio V. Nel sottoscala di una bottega con alloggio (forse con prostitute) riemerge l’affresco realistico di due gladiatori: uno, soccombendo, chiede la grazia | archeologiavocidalpassato).

Il bancone del termopolio della Regio V dal lato che dà sulla piazzetta con fontana di Pompei (foto Luigi Spina)
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L’altro lato del bancone del termopolio scoperto nella Regio V di Pompei con decorazione di anatre, un gallo e un cane da guardia al guinzaglio (foto Luigi Spina)

Le decorazioni del bancone – le prime emerse dallo scavo – presentano sul fronte, l’immagine  di una  Nereide a cavallo in ambiente marino, e sul lato  più corto l’illustrazione, probabilmente, della bottega stessa alla stregua di un’insegna commerciale. Il ritrovamento, al momento dello scavo, di anfore poste davanti al bancone rifletteva non a caso l’immagine dipinta. In questa nuova fase di scavo, sull’ultimo braccio di bancone portato alla luce sono emerse altre pregevoli scene di nature morte, con rappresentazioni di animali, probabilmente macellati e venduti nel locale. Frammenti ossei, pertinenti gli stessi animali, sono stati inoltre rinvenuti all’interno di recipienti ricavati nello spessore del bancone contenenti cibi destinati alla vendita. Come le due anatre germane esposte a testa in giù,  pronte ad essere preparate e consumate, un gallo  e  un cane al guinzaglio, quasi un monito alla maniera del famoso Cave Canem. Una sbeffeggiante iscrizione graffita “Nicia cineade cacator” si legge sulla cornice che racchiude il dipinto del cane: Nicia ( probabilmente un liberto proveniente dalla Grecia) Cacatore, invertito! Forse lasciata da un buontempone che aveva voluto prendere in giro il proprietario o da qualcuno che lavorava nel termopolio.

Ossa umane scoperte dietro il bancone del termopolio della Regio V di Pompei (foto Luigi Spina)

Altro dato interessante è il rinvenimento di ossa umane, ritrovate, purtroppo, sconvolte a causa del passaggio di cunicoli realizzati nel XVIII secolo da scavatori clandestini in cerca di oggetti preziosi. Alcune sono pertinenti ad un individuo di almeno 50 anni, che verosimilmente al momento dell’arrivo della corrente piroclastica era posizionato su un letto o una branda, come testimoniano il vano per l’alloggiamento del giaciglio e una serie di chiodi e residui di legno rinvenuti al di sotto del corpo. Altre ossa, ancora da indagare sono di un altro individuo, e sono state  rinvenute all’interno di un grande dolio, forse qui riposte sempre dai primi scavatori.

Decorazione del termopolio della Regio V di Pompei con anfore appoggiate al bancone e sopra materiale da dispensa e trasporto (foto Luigi Spina)

Inoltre nel termopolio è stato rinvenuto diverso materiale da dispensa e da trasporto: nove anfore, una patera di bronzo, due fiasche, un’olla di ceramica comune da mensa. Il piano pavimentale di tutto l’ambiente è costituito da uno strato di cocciopesto (rivestimento impermeabile composto da frammenti in terracotta), in cui  in alcuni punti sono stati inseriti frammenti di marmi policromi (alabastro, portasanta, breccia verde e bardiglio). I termopoli, dove si servivano bevande e cibi caldi, come indica il nome di origine greca, conservati in grandi dolia (giare)  incassati nel bancone in muratura, erano molto diffusi nel mondo romano, dove era abitudine consumare il prandium (il pasto) fuori casa.

“Oltre a trattarsi di una ulteriore testimonianza della vita quotidiana a Pompei”, dichiara il direttore Massimo Osanna, “le possibilità di analisi di questo termopolio sono eccezionali, perché per la prima volta si è scavato un simile ambiente per intero ed è stato possibile condurre tutte le analisi che le tecnologie odierne consentono. I materiali rinvenuti  sono stati, infatti,  scavati e studiati sotto ogni aspetto da un team interdisciplinare composto da: antropologo fisico, archeologo, archeobotanico, archeozoologo, geologo, vulcanologo. I materiali saranno ulteriormente analizzati in  laboratorio e  in particolari i resti rinvenuti nei dolia (contenitori in terracotta) del bancone, rappresenteranno dei  dati eccezionali per capire cosa veniva venduto e quale era la dieta alimentare”.

“Con un lavoro di squadra, che ha richiesto norme legislative e qualità delle persone”, interviene il ministro Dario Franceschini, “oggi Pompei è indicata nel mondo come un esempio di tutela e gestione, tornando a essere uno dei luoghi più visitati in Italia in cui si fa ricerca, si continua a scavare e si fanno scoperte straordinarie come questa”.

Dettaglio delle due anatre germane dipinte davanti al bancone del termopolio della Regio V di Pompei (foto Luigi Spina)

“Le prime analisi confermano come le pitture sul bancone rappresentino, almeno in parte, i cibi e le bevande effettivamente venduti all’interno del termopolio”, spiega Valeria Amoretti, funzionario antropologo del parco archeologico di Pompei: “tra i dipinti del bancone sono raffigurate due anatre germane, e in effetti un frammento osseo di anatra è stato rinvenuto all’interno di uno dei contenitori, insieme a suino, caprovini, pesce e lumache di terra, testimoniando la grande varietà di prodotti di origine animale utilizzati per la preparazione delle pietanze. D’altro canto, le prime analisi archeobotaniche hanno permesso di individuare frammenti di quercia caducifoglie, probabilmente pertinente a elementi strutturali del bancone. Sul fondo di un dolio – identificato come contenitore da vino sulla base della bottiglia per attingere, rinvenuta al suo interno –   è stata individuata la presenza di fave, intenzionalmente frammentate/macinate. Apicio nel De re Coquinaria (I,5) ce ne fornisce il motivo, asserendo che venivano usate per modificare il gusto e il colore del vino, sbiancandolo”.

Dettaglio del cane al guinzaglio dipinto davanti al bancone del termopolio della Regio V di Pompei (foto Luigi Spina)

Nell’angolo tra le due porte (angolo nord occidentale della stanza) del termopolio è stato rinvenuto uno scheletro completo di cane. “Non si tratta di un grande cane muscoloso come quello dipinto sul bancone”, spiega l’antropologa, “ma di un esemplare estremamente piccolo, alto 20-25 cm alla spalla, pur essendo un cane adulto. Cani di queste piccolissime dimensioni, sebbene piuttosto rari, attestano selezioni intenzionali avvenute in epoca romana per ottenere questo risultato”.

Ossa umane appartenute a un uomo di 50 anni trovate nel termopolio della Regio V di Pompei (foto Luigi Spina)

Erano presenti inoltre, all’interno della stanza – e in particolare dietro al bancone dove sono state trascinate dai primi scavatori – un buon numero di ossa umane pertinenti ad un individuo maturo -senescente, di almeno 50 anni di età.  Una prima analisi permette di associare queste ossa trascinate a ciò che resta di un individuo rinvenuto nell’angolo più interno della bottega, che verosimilmente al momento dell’arrivo della corrente piroclastica era posizionato al di sopra di un letto o una branda, come testimoniano il vano per l’alloggiamento del giaciglio e una serie di chiodi e residui di legno rinvenuti al di sotto del corpo.

Ossa umane ritrovate all’interno di un dolio del termopolio della Regio V di Pompei (foto Luigi Spina)

“Ancora da indagare – conclude Amoretti – sono le ossa pertinenti ad almeno un altro individuo, rinvenute all’interno di un grande dolio, probabilmente risistemate in tale posizione sempre dai primi scavatori. Questi sono solamente i primi dati macroscopici forniti dallo scavo in corso, ma non saranno sicuramente gli ultimi: infatti i reperti prelevati e portati in laboratorio, verranno ulteriormente indagati tramite indagini specifiche in dipartimenti e università in convenzione, che permetteranno di affinare sempre più i dati a nostra disposizione e quindi la conoscenza del termopolio e del sito”.