In attesa della grande mostra al museo Archeologico nazionale di Napoli, ecco “Gladiatori” (Franco Cosimo Panini Editore) , racconto illustrato per i più giovani. La guida disponibile anche in inglese, acquistabile on line

La copertina della pubblicazione per ragazzi “Gladiatori” (Franco Cosimo Panini Editore) sulla mostra al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Gladiatori, il viaggio parte con i più giovani: in attesa della grande mostra programmata al museo Archeologico nazionale di Napoli,  dal 25 marzo 2021 sarà in libreria il racconto illustrato  pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore (48 pagine, 8 euro); il volume, tradotto in inglese, sarà acquistabile online, sul sito francopaniniragazzi.it. La pubblicazione, dedicata a bambini e ragazzi, nasce da un progetto e da un’idea dei Servizi Educativi del Mann (responsabile: Lucia Emilio/ staff: Elisa Napolitano ed Annamaria di Noia), con la collaborazione dell’Ufficio Mostre (Laura Forte); le illustrazioni sono firmate da Mario Testa per la Scuola Italiana di Comix. Al lettore, tocca anche la possibilità di entrare nelle maglie nel racconto: le pagine “colora le venationes”, “crea il tuo gladiatore con gli stickers del libro” o il cruciverba a tema rappresentano un modo concreto per imparare senza rinunciare alla fantasia del gioco e del disegno.

Una pagina della pubblicazione “Gladiatori” (Franco Cosimo Panini Editore) sulla mostra al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Una giornata da Gladiatore: parte da un’unità temporale, che svela le tante attività per organizzare gli spettacoli nell’anfiteatro, questa originale narrazione per immagini e parole. La storia si sviluppa su piani diversi, che si intrecciano grazie alla suggestione dei disegni ed alla proposta di quiz didattici e giochi a tema: la cornice è rappresentata dalle avventure dell’editor Marcus Lucretius Rufus, organizzatore di spettacoli di Gladiatori. In una giornata tipo, il personaggio deve selezionare i combattenti, scegliere ed allestire l’anfiteatro dove farli sfidare, predisporre i momenti di intrattenimento musicale e selezionare le fiere per le venationes: durante queste attività, il protagonista ha l’occasione di aprire vere e proprie finestre di approfondimento dedicate ai giovani lettori.

Il trace, una delle tipologie di gladiatori: dalla pubblicazione “Gladiatori” (Franco Cosimo Panini Editore) sulla mostra al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Dalle classi dei Gladiatori all’architettura degli antichi anfiteatri, dalla tipologia di armi utilizzate negli scontri e nelle parate alla fama dei Gladiatori, il volume intercetta temi che riescono a combinare dimensioni temporali soltanto apparentemente distanti: tra questi motivi, che includono una riflessione sull’attualità, le risse tra “tifoserie” diverse durante i giochi e la gladiatura al femminile. Nel libro non manca un focus sul gladiatore Spartaco che, dalla antica scuola di Capua, si fece paladino della libertà in una rivolta per abbattere il regime di schiavitù imposto da Lentulo.

#buonconsiglioadomicilio. Anna Paola Mosca presenta preziosi ornamenti di Età romana provenienti dal sito di Mechel in val di Non (Trento)

La sala del castello del Buonconsiglio che ospita i reperti di età romana dal sito di Mechel in val di Non (foto buonconsiglio)

Nuovo appuntamento, è il 31.mo, con i video #buonconsiglioadomicilio per la regia di Alessandro Ferrini: Anna Paola Mosca dei Servizi Educativi ci svela alcuni magnifici gioielli di epoca romana conservati nelle collezioni archeologiche del museo del Castello del Buonconsiglio provenienti dal sito di Mechel in val di Non.

Diverse collezioni archeologiche che sono conservate nel museo sono collegate al territorio trentino e documentano la storia dell’archeologia locale collegata alla macrostoria e permettono di delineare un quadro dell’organizzazione insediativa nelle vallate del Trentino. “Oggi analizziamo oggetti d’ornamento, splendidi gioielli che provengono dal distretto territoriale di Cles in Val di Non”, spiega Anna Paola Mosca. “Queste splendide fibule, cioè spille destinate a sostenere, a chiudere, abbellire vari capi d’abbigliamento, sono state recuperate a Mechel (Meclo) nel corso di scavi effettuati alla fine dell’Ottocento. Provengono dalla località Valle Importa ubicata poco a monte dell’attuale paese di Mechel alla periferia di Cles. Il sito era stato individuato da Luigi de Campi, avvocato politico e anche archeologo, originario della valle di Non. La portata delle scoperte effettuate da Luigi de Campi fu eccezionale in quanto gli scavi hanno permesso di documentare una continuità di vita dell’area archeologica dal Bronzo recente fino all’età romana. Luigi de Campi era convinto di avere individuato una necropoli, a causa degli strati di ceneri e della presenza di ossa combuste, mentre ora generalmente si ritiene che il sito fosse destinato a luogo di culto sulla base delle ossa di animali rinvenute, e a causa della presenza di oggetti di piccole dimensioni”.

Alcune fibule di età romana esposte al castello del Buonconsiglio provenienti dal sito di Mechel in val di Non (foto buonconsiglio)

“Le fibule in argento o in bronzo, conservate al Buonconsiglio”, continua Anna Paola Mosca, “sono nella maggior parte lavorate con la tecnica con alveoli o cavità che vengono scavati sulla superficie dell’oggetto metallico con l’uso del bulino o del punzone e vengono riempiti di smalto vitreo. Le fibule vengono poi riscaldate fino a quando lo smalto si scioglie e una volta raffreddate vengono levigate e lucidate. Queste fibule possono essere finite con particolari di vetro o di pietre preziose. Dovevano essere oggetti di ornamento raffinati, allegri e colorati, ispirati alle forme e ai colori della natura ma erano anche prodotti di lusso e indicatori di prestigio sociale. Nella cerniera di queste fibule possiamo ritrovare il motivo della losanga con decorazione a cerchielli decorati o del quadrato con appendici circolari con lavorazioni a smalto di vari colori. Sono presenti anche fibule a cerniera discoidale piatta con bande concentriche con bottone centrale sporgente decorato a smalto arancio, nero, bianco, blu. Deliziose sono le fibule con gli animali ritratti con naturalismo – continua Anna Paola Mosca -, come quella con la cerniera raffigurante una lepre in corsa, o quella a cavallo marino con tracce di smalto rosso bruno sul corpo. In alcuni esemplari di fibule la cerniera è conformata a civetta che risalta nei grandi occhi resi a incisione con funzione apotropaica. Sulla coda una decorazione realizzata a punzone e delle graffiature suggeriscono la presenza di piume. Dall’area di Mechel provengono anche 169 perle in pasta vitrea. Sono perle sferiche, costolate, di colore azzurro turchese: 57 di queste si trovano riunite a formare una collana esposta in vetrina. Sempre dall’area di Mechel proviene la fibula a tenaglia pure esposta nelle vetrine del museo”.

Anello d’oro con castone da Mechel in val di Non (foto buonconsiglio)

Nella zona di Cles sono attestate anche delle necropoli dislocate principalmente lungo la viabilità che prosegue verso i passi alpini. “Da una di queste necropoli, scoperta nel 1847, proviene lo splendido anello d’oro con castone inciso con scena di pesca. La verga anulare si allarga a forma di foglia in prossimità del castone ovale dove è inserita della pasta vitrea stratificata azzurro blu ad imitazione del più prezioso calcedonio. Vi è incisa la figura seduta di un pescatore con la canna e un pesce all’amo. Questa tipologia di anello ricorre nell’oreficeria tarda soprattutto nel II e III sec. d.C. Il distretto territoriale di Mechel – conclude Anna Paola Mosca – doveva la sua fortuna nell’antichità al fatto di essere collegato sia alla viabilità alpina che a quella di fondovalle. Manufatti potevano arrivare tramite le idrovie padane e il lago di Garda e la viabilità antica”.

Al via A.M.A. Archeo, Music & Art, sei concerti realizzati nei di luoghi storici e paesaggistici del territorio flegreo durante il lockdown in collaborazione con il parco archeologico dei Campi Flegrei: visibili on line a cadenza quindicinale sui canali social dell’associazione Jazz and Conversation

Gli interni dell’anfiteatro flavio di Pozzuoli set di una performance di Archeo Music and Art (foto Jazz and Conversation)

AMA_archeo-music-and-arts_logoArtisti d’eccezione, del mondo jazz contemporaneo e non solo, si sono esibiti nel parco archeologico dei Campi Flegrei in alcuni suggestivi siti per regalare momenti unici di musica con la visione di bellezze straordinarie, di luoghi storici e paesaggistici del territorio flegreo. Un’occasione importante per poter continuare a godere delle emozioni delle arti, in questo momento di sospensione delle attività dal vivo e di chiusura dei luoghi di cultura, a causa dell’emergenza sanitaria in corso. È nato così A.M.A. Archeo, Music & Art, tre parole che racchiudono il senso del nuovo format musicale e artistico nei siti archeologici e monumentali dei Campi Flegrei. Un incontro tra arte, musica e archeologia da fruire on-line. E dal 22 marzo 2021 sui canali social (Fb e YouTube) dell’associazione Jazz and Conversation, saranno on-line ogni quindici giorni, le sei registrazioni delle performance realizzate in questo periodo di lockdown.

Carmine Ioanna, straordinario fisarmonicista, all’Anfiteatro Flavio, Pozzuoli; Eleonora Strino, talento assoluto chitarra jazz, al cosiddetto Tempio di Serapide, Pozzuoli; Marco De Tilla, Virginia Sorrentino, speciale coppia di artisti (contrabbasso e voce), al Rione Terra, Pozzuoli; Pietro Condorelli, grande maestro e docente di chitarra jazz al Conservatorio di Napoli, al Museo archeologico dei Campi Flegrei, Castello di Baia; Daniele Sepe, straordinario sassofonista, alla Piscina Mirabilis, Bacoli; Flo, singolare e accattivante talento vocale, alle Antiche Terme romane di Baia, Bacoli.

L’antro della sibilla a Cuma, set di una performance di Archeo Music and Art (foto Jazz and Conversation)
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Concerto di De Tilla e Sorrentino nell’anfiteatro flavio di Pozzuoli (foto Jazz and Conversation)

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Pietro Condorelli nel museo Archeologico dei Campi Flegrei al Castello di Baia (foto Jazz and Conversation)

Il progetto e la produzione sono a cura dall’associazione di promozione sociale Jazz and Conversation, impegnata da anni a manifestare la cultura nei Campi Flegrei, attraverso un percorso in cui la musica incontra il territorio ed è capace di fare del monumento, della sua storia e del suo paesaggio, un vero e proprio tempio della musica. Il format proposto si è concretizzato grazie alla collaborazione del parco archeologico dei Campi Flegrei, che ha consentito la realizzazione dei numerosi eventi nei siti archeologici flegrei. L’obiettivo, oltre a quello di contribuire alla diffusione delle manifestazioni culturali che non è stato possibile svolgere in presenza a causa della pandemia, è anche quello di dare un piccolo, ma concreto e immediato, sostegno al settore dello spettacolo dal vivo che, da oltre un anno, ha visto interrotte le proprie attività. Si ringraziano, inoltre, per il patrocinio morale e per la disponibilità logistica il Comune di Pozzuoli, il Comune di Monte di Procida e il Comune di Bacoli.

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Il fisarmonicista Carmine Ioanna (foto Jazz and Conversation)

Gli artisti. Carmine Ioanna, 33 anni, è un musicista irpino con uno spiccato talento per la fisarmonica. Oggi ha una fama internazionale ed è impegnato in tour fuori confine. Conosciamolo meglio. “Sono originario di Ponteromito”, dice, una piccola frazione tra i comuni di Nusco e Montemarano. Le sue sono melodie che ama definire sincere, pure, come estratte da una radice creativa viva e autentica, come questa terra, che lo ha influenzato e arricchito di tradizioni: “Mi basterebbe che arrivasse questo a chi si ferma per ascoltarmi. L’Irpinia segna le mie origini e le origini te le porti addosso in modo indelebile, per sempre. Ho cominciato proprio così, dai canti e dalle musiche popolari e credo sia stata una buona palestra, fondamentale”.

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Eleonora Strino, chitarrista jazz (foto Jazz and Conversation)

Eleonora Strino. Ha iniziato a suonare la chitarra da adolescente e dalla prima volta che ha sentito Jim Hall suonare con Bill Evans ha capito che voleva diventare una chitarrista jazz. Ha studiato al conservatorio di Napoli, poi al Conservatorium Van Amsterdam con Martin Van Itterson, Jesse Van Ruller e Maarten Van de Gritten. Eleonora ha iniziato la sua carriera professionale come prima chitarra nell’orchestra del compositore italiano Roberto De Simone, oggi è un talento assoluto nel panorama della chitarra jazz. 

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Marco De Tilla e Virginia Sorrentino, contrabbasso e voce (foto Jazz and Conversation)

Marco De Tilla e Virginia Sorrentino, due importanti figure della musica jazz italiana, rispettivamente contrabbasso e voce, hanno deciso di unire le loro straordinarie doti artistiche in questa originale esperienza musicale (dopo la scelta di vivere insieme come coppia anche nella vita), regalando al pubblico sempre nuove emozioni, senza tralasciare le esperienze professionali con le loro formazioni di origine.

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Pietro Condorelli, maestro jazzista (foto Jazz and Conversation)

Pietro Condorelli, maestro riconosciuto del jazz italiano, dal 1980 svolge attività concertistica e professionale sia in Italia che all’estero. Ha collaborato con importanti esponenti del jazz internazionale come Lee Konitz, Paolo Fresu, Franco Cerri, Giulio Capiozzo, Gary Bartz, George Cables, Jimmy Wood, Fabrizio Bosso, Charles Tolliver, Bob Mover, segnalandosi come uno dei migliori chitarristi jazz italiani. È inoltre titolare della cattedra di jazz presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli.

Daniele-Sepe_Foto-Natalino-RussoDaniele Sepe. Originale e poliedrico musicista campano, apprezzato a livello nazionale e internazionale. La sua musica, sempre in bilico tra reggae, folk, world music, jazz, rock, fusion, blues, musica classica. Una sua caratteristica costante è il modo quasi “zappiano” di affrontare la scrittura e l’arrangiamento. Daniele Sepe così definisce il proprio stile: “La musica è fatta di tante cose molto diverse fra di loro, così come fa un bravo regista affrontando diversi generi, pensa a Kubrick, dall’horror alla fantascienza ad un film storico, tutti fatti bene, io spero di fare cose molto diverse fra di loro e tutte fatte bene”.

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Flo, cantautrice e attrice (foto Jazz and Conversation)

Flo. Cantautrice, attrice di teatro e imprevedibile entertainer, Flo è un’artista che seduce grazie ad una vocalità viscerale e una scrittura originale e suadente. Instancabile avventuriera, nella musica e nella vita, viaggia alla continua ricerca di confini da oltrepassare, storie da ascoltare ed emozioni da sfidare. Le sue performance sono ritmo che coinvolge, racconto che affascina, rito, danza, impulsi di vitalità e passione. Un affascinante equilibrio tra l’estasi, la malinconia e la teatralità tipiche del Sud Italia.

“Storie di vita”: la rubrica prodotta da Streamcult, in streaming e on demand, è condotta da Dario Di Blasi che stavolta incontra Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di villa Giulia, per conoscere meglio gli Etruschi: il loro rapporto con Roma, i contatti con i coloni greci, la lingua, le donne…

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Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm

Secondo appuntamento con la rubrica “Storie di vita” da seguire on line in streaming e on demand, una rubrica che utilizza le relazioni e i rapporti di conoscenza acquisiti nel mondo dell’archeologia e del cinema da Dario Di Blasi, curatore per più di 30 anni di manifestazioni cinematografiche dedicate all’archeologia, all’etnografia e all’antropologia culturale, direttore del Firenze Archeofilm. Prodotta da StreamCult in collaborazione con la Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, “Storie di vita” è un format di approfondimento culturale che vedrà importanti personalità del campo dell’archeologia, della cinematografia e della cultura raccontarci le loro esperienze, le loro passioni e il loro lavoro.

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Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto Mann)

Appuntamento martedì 23 marzo 2021 alle 17 con Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di villa Giulia a Roma, in streaming sul sito www.streamcult.it e sui canali social di StreamCult (Facebook e YouTube). La stessa puntata resterà visibile on demand per permettere a chiunque, nelle settimane a seguire, di poterla vedere. “Mi sono stati sempre simpatici i popoli nemici di Roma”, interviene Dario Di Blasi, “come Annibale e i cartaginesi o i popoli che hanno fatto ombra ai Romani perché hanno subìto immancabilmente una sorta di damnatio memoriae che ci ha impedito di conoscerli compiutamente; tra questi gli Etruschi”. Di Blasi ne parla con Valentino Nizzo, direttore di uno straordinario museo che raccoglie parte della memoria di questo straordinario popolo la cui cultura non aveva nulla da invidiare con tutti i coevi popoli mediterranei. “In questo incontro con Valentino Nizzo ci ho messo tutta la mia curiosità per gli Etruschi”, continua Di Blasi. “Per comprendere il rapporto con gli altri popoli di quel periodo. Con Roma conflitto o cosa altrimenti?  Quanto rimase della loro cultura nella vita, nella cultura, nella religione di Roma? Gli Etruschi avevano una loro lingua ma perché non una scrittura? Anche con i colonizzatori greci che frequentarono il Tirreno fu scambio, conflitto o altro?  L’autonomia delle donne etrusche e il rapporto molto più paritario con gli uomini fu veramente una realtà? Tante curiosità da appagare! Il comportamento di Roma nel cancellare quasi del tutto la loro memoria non mi condiziona, mi stimola!”. 

“Stringimi forte, abbracciami” di Giorgio Conte sarà la colonna sonora delle campagne del ministero della Cultura per promuovere la riapertura dei luoghi della cultura

“Stringimi forte, abbracciami” sarà la colonna sonora della ripresa del patrimonio culturale italiano: la canzone di Giorgio Conte accompagnerà infatti la campagna delle riaperture. Lo ha annunciato il ministro della Cultura, Dario Franceschini, nel ringraziare il cantautore e compositore piemontese: “Grazie a Giorgio Conte e ad Ala Bianca Group per aver donato questa bellissima e struggente canzone che sarà la colonna sonora delle future campagne del ministero della Cultura per promuovere la riapertura dei luoghi della cultura”. E il ministro nella prima Giornata Nazionale in memoria delle vittime del Covid-19 ha condiviso su Twitter il brano inedito donato al MiC da Giorgio Conte. Il brano, con le parole e la musica di Conte e l’arrangiamento di Alessandro Nidi, è pubblicato a questo link https://youtu.be/06S9FkP0cw8; il video ha come protagonisti i Sonics Aerial Acrobatics, eccellenza italiana nel mondo. “Ora più che mai l’esistere richiede fiducia, solidarietà e umanità, anche se costretti a fare acrobazie, ma torneremo ad abbracciarci”, dichiara l’artista Giorgio Conte. “Adesso c’ è da traversare il deserto, da fronteggiare l’ emergenza, ci aspettano ancora mesi bui”, conclude Franceschini. “Ma finita la crisi per la cultura ci sarà una sorta di Rinascimento, ci aspettiamo una ripresa dei consumi, un po’ come è avvenuto nel settore dei libri, una spinta verso la ricerca di consumi nuovi. Cultura e spettacolo sono fra i settori che hanno sofferto di più, ma per il settore c’è un grande spazio di crescita”.

“Tesori dalle collezioni: un esempio di pittura pompeiana… a Rovereto”: appuntamento on line con Barbara Maurina proposto dalla Fondazione museo civico di Rovereto

Esempi di pittura pompeiana conservati al museo civico di Scienza e Archeologia di Rovereto (foto fmcr)
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La locandina dell’incontro con Barbara Maurina per “Tesori dalle collezioni”

Lo sapevate che si possono vedere esempi di pittura pompeiana anche a Rovereto? Basta andare al museo di Scienza e archeologia per scoprire che tra i reperti ci sono anche reperti che ci possono illustrare la pittura pompeiana. Ma in questo periodo che il museo è chiuso per disposizioni anti-covid la risposta ce la dà la rubrica on line “Tesori dalle collezioni” proposta dalla Fondazione museo civico di Rovereto. L’appuntamento è domenica 21 marzo 2021 alle 11 sui canali social, YouTube e Facebook, del museo con “Un esempio di pittura pompeiana… a Rovereto”. La conservatrice per l’Archeologia della Fondazione museo civico di Rovereto, Barbara Maurina, ci porta alla scoperta della pittura murale romana attraverso gli splendidi affreschi conservati al museo: vedremo così come erano fatti gli intonaci e le decorazioni che li ricoprivano e come le mode pittoriche partendo da Roma si diffondessero contemporaneamente in tutto l’impero romano.

16 agosto 1972, il sub Mariottini scoprì nel mar Ionio i Bronzi di Riace. L’anno prossimo saranno passati 50 anni. Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria si lavora per #BronzidiRiace2022: incontro strategico tra il direttore e l’assessore alla Cultura. In attesa di promuovere i Bronzi di Riace nel mondo, il MArRC promuove in classe la storia e il patrimonio archeologico della Calabria antica

Agosto 1972: il ritrovamento dei Bronzi di Riace da parte del sub Stefano Mariottini

Era il 16 agosto 1972 quando un giovane sub dilettante romano, Stefano Mariottini, si immerse nel mar Ionio a 230 metri dalle coste di Riace Marina. Quando, a 8 metri di profondità, fu attratto da un qualcosa che emergeva dalla sabbia del fondo marino: sembrava un braccio. Non si sbagliava. Era il braccio sinistro di quella che poi sarebbe stata denominata statua A: aveva scoperto le statue di due guerrieri considerati tra i capolavori scultorei più significativi dell’arte greca, e tra le testimonianze dirette dei grandi maestri scultori dell’età classica. Stefano Mariottini aveva scoperto i Bronzi di Riace.

I Bronzi di Riace esposti in una speciale sala del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

L’anno prossimo, 2022, saranno quindi cinquant’anni da quella straordinaria scoperta. Il tempo stringe. E il capoluogo calabro non vuole giungere impreparato. Va in questa direzione l’incontro di mercoledì 17 marzo 2020 svoltosi al MArRC tra il direttore del museo Carmelo Malacrino e l’assessore alla Cultura del Comune di Reggio Calabria Rosanna Scopelliti, con la presenza del professore Daniele Castrizio, già componente del comitato scientifico del museo e professore ordinario all’università di Messina. “È stata un’occasione preziosa per unire entusiasmi e idee per continuare a promuovere la cultura del territorio con risultati sempre maggiori”, dichiara Malacrino. “Una comunione di intenti con l’assessore Scopelliti e con tutta l’amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà, che permetterà di promuovere un’offerta culturale inclusiva e ben strutturata. In particolare in questa fase strategica per il MArRC, in cui stiamo iniziando a delineare il quadro delle celebrazioni dei 50 anni dalla scoperta dei Bronzi di Riace, patrimonio mediterraneo. Una ricorrenza che immaginiamo di altissimo profilo scientifico e che sarà un’occasione da non perdere per valorizzare, in completa sinergia, non solo la città, ma tutta la Calabria, l’area dello Stretto e lo straordinario patrimonio archeologico della Magna Grecia”.

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Da sinistra, Carmelo Malacrino, Rosanna Scopelliti e Daniele Castrizio (foto MArRC)

E l’assessore Rosanna Scopelliti: “Ci siamo confrontati sull’idea di città e su come una realtà importante come il MArRC, dove sono custoditi i Bronzi di Riace, possa diventare strategica per favorire l’offerta turistica e culturale del territorio cittadino e dell’intera provincia. E proprio sulla valenza culturale dei Bronzi convergerà la sinergia con il Museo per dare vita a una serie di iniziative volte a promuovere questo evento di grandissimo rilievo non solo per il nostro territorio, ma che ha ampio respiro su scala mondiale. È un percorso quello col MArRC che prosegue anche in questo “secondo tempo” dell’amministrazione Falcomatà, con la prospettiva condivisa di offrire alla comunità cittadina e a chi sceglie la nostra città come meta turistica, un’esperienza che punti alla riscoperta della nostra identità e delle radici del territorio in cui viviamo”. All’incontro era presente anche il professor Daniele Castrizio, noto studioso e conoscitore dei Bronzi di Riace e dei beni culturali conservati in Museo. “L’evento dell’agosto 2022 non può prescindere da un coordinamento importante”, afferma Castrizio, “perché i Bronzi costituiscono il nostro punto di riferimento a livello mondiale e la ricorrenza necessita un coordinamento di alto livello. Il cinquantesimo dovrà essere un momento di massima divulgazione didattica per rendere note e accessibili al grande pubblico tutte le opere del Museo. Tutto ciò che di straordinario abbiamo nelle collezioni del MArRC dovrà essere legato ai Bronzi e dovrà viaggiare assieme a essi. Questo è il grande contributo divulgativo che può e deve maturare dall’anniversario del recupero delle due statue”.

Lezioni a distanza sulle testimonianze archeologiche conservate al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

In attesa di promuovere i Bronzi di Riace nel mondo, il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria entra in classe per far conoscere la storia e il patrimonio archeologico della Calabria antica. In videoconferenza con gli allievi del liceo classico “Ludovico Ariosto” di Reggio Emilia, Maurizio Cannatà funzionario archeologo del MArRC  ha tenuto due lezioni dal titolo “Initium mirandi graecarum artium opera (Livio XXV, 40, 2). Roma e i Greci d’occidente (VIII-I sec. a.C.)” e “Dall’arte greca all’arte classica. Roma, la Grecia e i Bronzi di Riace” con l’obiettivo di divulgare le testimonianze archeologiche conservate in museo. “Collaborare con le scuole è uno degli obiettivi principali dei Servizi Educativi del Museo”, commenta il direttore Malacrino. Seguendo l’indirizzo indicato dal Ministro Franceschini, già da tempo il Museo ha avviato proficue sinergie utili alla divulgazione del sapere antico e all’educazione alla tutela per patrimonio culturale. La rete e la tecnologia digitale ci consente di raggiungere istituti anche al di fuori dei confini della regione per mostrare le bellezze custodite nel Museo. Con la pandemia la scuola italiana si è dovuta reinventare, facendo grandi passi avanti sul piano della digitalizzazione – aggiunge Malacrino -. Ma soffre della possibilità di realizzare i viaggi di istruzione. Un’assenza che sentiamo anche al MArRC, in particolare in questi giorni di chiusura al pubblico. Ci manca molto la presenza dei tanti studenti che normalmente in questo periodo affollano le sale espositive, con i loro sguardi meravigliati tra le vetrine delle nostre collezioni o davanti ai magnifici Bronzi di Riace e di Porticello”. Un’occasione imperdibile per riflettere insieme ai ragazzi sul mondo antico e sul suo sistema dei valori. “Una lezione”, – aggiunge Maurizio Cannatà. “È stata incentrata sul fascino della Grecia e la sua indiscussa superiorità artistica e culturale presso i Romani già dalle vittoriose campagne militari nel Mediterraneo orientale del II-I secolo a.C. In quegli anni, infatti, Roma giunge a controllare buona parte del mondo ellenistico, nato dalla disgregazione dell’impero di Alessandro Magno. Un secondo appuntamento, invece, ha riguardato la storia dei Bronzi di Riace. Due tra i rari originali in bronzo attribuibili ai grandi maestri della Grecia classica e sopravvissuti all’oblio dei secoli, restituiti dallo Jonio calabrese dove si interruppe misteriosamente il loro viaggio. La loro storia – conclude Cannatà- è paradigmatica di quella straordinaria migrazione di cultura dal mondo delle poleis greche alla Roma imperiale, una delle radici più profonde della cultura occidentale”.

Egitto. Il ministero dà l’annuncio atteso da mesi e rinviato più volte: il 3 aprile ci sarà la parata d’oro per le vie del Cairo, cioè lo spostamento in corteo di 22 mummie reali dal museo Egizio al nuovo museo nazionale della Civiltà Egizia. “Un evento unico, irripetibile”

“Un evento unico che il mondo attende…”. Il ministero per il Turismo e le Antichità dell’Egitto ne è sicuro. È la Pharaohs’ Golden Parade, la parata reale, cioè lo spostamento di 22 mummie reali dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia di Al-Fustat al Cairo e dovrebbe essere inaugurato (e il condizionale è d’obbligo) entro quest’anno, 2021. Del resto anche lo stesso spostamento in pompa magna, con un corteo per le vie della città del Cairo, era stato annunciato nel 2019 da Zahi Hawass e avrebbe dovuto tenersi nell’estate di quell’anno. Poi fissato per marzo 2020, e nuovamente rinviato per lo scoppio della pandemia. È passato “qualche” mese, ma stavolta sembra la volta buona. Da giorni la capitale egiziana è attraversata da un convoglio speciale che sta mettendo a punto le prove generali della parata faraonica. “Non perdete questo evento impareggiabile, succede una volta nella vita”, annuncia il ministero. “Restate sintonizzati sui nostri canali social per la parata d’oro dei faraoni il 3 aprile 2021!”

Le mummie reali erano state scoperte nel 1881 in una cachette di Deir el Bahari. Tra queste 18 faraoni e 4 regine del Nuovo Regno, con nomi famosi come Tutmosi, Amenofi, Seti, Ramses. E dal 1902 sono ospitate nella “sala delle mummie” del museo Egizio del Cairo. Ma la sala non fu sempre aperta al pubblico. Il primo fu re Fouad I (1917-1936) che decise di sottrarle alla vista dei visitatori. E lo stesso fece il presidente Sadat (1971-1980), ritenendo che fosse più appropriato concedere la pace dovuta alle mummie, ponendo anche la questione della loro ri-sepoltura. La sala espositiva rimase quindi chiusa fino al 1982. Nel 1985 è stata riaperta al pubblico una selezione di mummie di re e regine del Nuovo Regno di cui è visibile solamente il volto, come si vede nel video realizzato nel dicembre 2020 da L’Alba News, sito di notizie in tempo reale con approfondimenti su fatti più importanti accaduti in Egitto, Italia, mondo arabo, ed estere. E ora 22 mummie reali raggiungeranno la loro nuova dimora, il museo nazionale della Civiltà Egizia. Sarà proprio il 3 aprile 2021? Lo vedremo presto.

Paestum. On line il monitoraggio sismico del tempio di Nettuno, il tempio meglio conservato della Magna Grecia: progetto del parco archeologico e dell’università di Salerno, finanziato dall’Art Bonus. E intanto dagli scavi sul tempio emerge la storia della sua costruzione

È on line il monitoraggio sismico del tempio di Nettuno a Paestum. Il tempio meglio conservato della Magna Grecia da marzo 2021 è soggetto a un monitoraggio sismico continuo grazie a una collaborazione tra il Parco Archeologico di Paestum e Velia (l’arch. Antonella Manzo, già responsabile dell’ufficio Unesco del parco archeologico, che ha curato il progetto) e il dipartimento di Ingegneria civile dell’università di Salerno (prof. Luigi Petti). I lavori sono stati diretti dall’arch. Luigi Di Muccio della Soprintendenza ABAP di Caserta e Benevento. Il progetto innovativo era stato presentato l’autunno scorso in occasione del bilancio della campagna di raccolta fondi sul portale “ArtBonus” (vedi Paestum. Tempio di Nettuno: con l’ArtBonus finanziato un progetto di monitoraggio dei micro-movimenti con sensori di tecnologia avanzata. E un nuovo scavo svela la storia del lungo cantiere, tra il VI e V sec. a.C., tra progettazione e ripensamenti | archeologiavocidalpassato). L’intervento è stato infatti finanziato con l’aiuto di sostenitori privati attraverso la piattaforma ArtBonus del ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo.

Sistema di monitoraggio del tempio di Nettuno a Paestum (foto pa-paeve)

Quattordici punti di misura, realizzati con sensori di ultima tecnologia, sviluppati nell’ambito della ricerca sulle onde gravitazionali, sono stati posizionati sulle parti alte dell’edifico di V sec. a.C. e nel sottosuolo, per misurare in tempo reale ogni minimo movimento della struttura millenaria. La precisione degli accelerometri è tale da poter registrare non solo attività sismiche, ma anche l’impatto del traffico e persino del vento sul tempio. Tali dati, dal momento che vengono raccolti in maniera sistematica, aiuteranno a elaborare un modello del comportamento dinamico dell’edifico e saranno fondamentali per rintracciare cambiamenti strutturali, non visibili a occhio nudo, che potrebbero rappresentare un rischio. “Si tratta di un’integrazione virtuosa tra ricerca applicata e tutela”, commenta l’ing. Luigi Petti dell’ateneo salernitano, “che impiega tecnologie e sensori altamente innovativi, sviluppati dal professore Fabrizio Barone per applicazioni nei settori della sismologia e della geofisica, integrando le conoscenze di molti settori scientifici, tra cui l’archeologia, l’architettura, la geologia e l’ingegneria strutturale. Tali attività rientrano in un progetto di ricerca più ampio, a cui partecipano, tra l’altro, le università di Roma La Sapienza e di Kassel in Germania. È, inoltre, iniziata una collaborazione con l’ISPRA per attività di monitoraggio sui beni culturali”.

Rilievo elaborato nell’ambito delle attività congiunte di ricerca PAEV-DICIV (Unisa) con il supporto dei professori Luigi Petti e Salvatore Barba, dell’arch. Alfredo Balasco e del dott. Salvatore Ciro Nappo (foto pa-paeve)

I dati messi in rete sul sito del Parco. Il datacenter dell’università di Salerno, d’intesa con il parco archeologico, consentirà l’accesso ai dati a enti di ricerca da tutto il mondo, previa stipula di una convenzione non onerosa. Intanto, una parte dei dati è accessibile liberamente in tempo reale sulla pagina del sito istituzionale del Parco Archeologico di Paestum e Velia: https://www.museopaestum.beniculturali.it/monitoraggio-sismico-del-tempio-di-nettuno/. “In questa maniera”, commenta Maria Boffa, funzionaria per la comunicazione del Parco, “ci si può connettere da tutto il mondo per seguire il comportamento dinamico del tempio di Nettuno in tempo reale. Ovviamente i dati messi on line sono in uno stato crudo e parziale e per accedere ai dataset completi bisogna effettuare un’apposita richiesta. Per avere un’idea di cosa esattamente stiamo parlando, si può fare una prova e osservare in video una oscillazione del monumento in diretta proprio nell’orario di transito del Frecciarossa, oppure quando la situazione meteorologica a Paestum non è delle migliori. In tal modo, speriamo di sensibilizzare il pubblico verso un campo di ricerca che a lungo è stato riservato agli addetti ai lavori e far capire come la tecnologia può aiutare nella tutela del patrimonio”.

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Scavi archeologici al tempio di Nettuno di Paestum (foto pa-paeve)

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Dallo scavo al tempio di Nettuno riemerge la storia della sua costruzione (foto pa-paeve)

Novità dagli scavi lungo le fondazioni. Per il posizionamento dei sensori nel sottosuolo sono stati effettuati nuovi scavi lungo le fondazioni del monumento. Le indagini, coordinate dai funzionari archeologi Daniele Rossetti e Francesco Scelza, hanno riservato più di una sorpresa agli studiosi. “Può sembrare strano”, sottolinea il direttore del Parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, “ma sono i primi scavi stratigrafici controllati e documentati in maniera corretta sul tempio di Nettuno, uno dei monumenti dorici più famosi del mondo antico. E a volte sono proprio i monumenti più celebri – che sembrano stranoti anche se in realtà non lo sono – che nascondono ancora delle sorprese. Nel nostro caso, è soprattutto la cronologia che abbiamo potuto chiarire grazie alla fortuna di trovare una stratigrafia intatta che ancora contiene la storia del cantiere del tempio. In passato, Dieter Mertens ipotizzò sulla base di alcuni dettagli del podio che il tempio originariamente fosse stato progettato come un periptero di 8 x 19 colonne, per poi essere riprogettato in una forma più ‘moderna’ con 6 x 14 colonne. I nostri scavi hanno dimostrato che tutta la parte delle fondazioni effettivamente risale al periodo tardo-arcaico, circa mezzo secolo prima della terminazione del progetto intorno al 460 a.C. Come nelle grandi cattedrali del medioevo, anche qui dobbiamo immaginare un cantiere che si protraeva per più generazioni, con ripensamenti, aggiustamenti e cambiamenti in corso d’opera. Inoltre, lo scavo ci ha messo nella condizione di ricostruire come la costruzione del tempio abbia comportato una rimodulazione del paesaggio circostante. Prima di iniziare la costruzione, l’area dove sarebbe sorto il tempio era stata livellata, però senza abbassare il livello molto al di sotto del piano di campagna. Su un sottile strato di sabbia di mare, riscontrato in tutti e quattro i saggi lungo le fondazioni, furono poi messe le fondamenta che erano dunque quasi completamente al di sopra del piano di campagna. Solo successivamente furono coperti di terreno, creando così una specie di collinetta artificiale intorno al podio del tempio che si può apprezzare ancora oggi. Tutto ciò ha arricchito in maniera straordinaria la nostra conoscenza del tempio dorico meglio conservato della Magna Grecia; è un episodio che ancora una volta fa capire come tutela e ricerca siano due facce della stessa medaglia”.

Il tempio di Nettuno a Paestum, il tempio meglio conservato della Magna Grecia (foto pa-paeve)
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Il progetto ArtBonus “Il tempio di Nettuno si muove – partecipa ad un viaggio unico al mondo!” premiato alla XVI edizione di LuBeC – Lucca Beni Culturali 2020 perché nella top ten dei progetti ArtBonus più votati (foto pa-paeve)

Il progetto finanziato con Artbonus. I lavori per la messa in opera del sistema di monitoraggio sono stati finanziati con donazioni arrivate attraverso il portale Artbonus del ministero della Cultura che prevede sgravi fiscali a chi sostiene la tutela e la valorizzazione di beni culturali. Tra i maggiori contribuenti la famiglia di Sabato D’Amico, titolare dell’omonima azienda di Pontecagnano, e Roberto Savarese di Sorrento Sapori e Tradizioni Srl. “Donare per la realizzazione del progetto di monitoraggio ci ha fatto sentire custodi della storia”, dichiara Sabato D’Amico. “Con la nostra azienda cerchiamo di affermare il made in Italy in tutto il mondo e a contribuire allo sviluppo di questo territorio della Piana del Sele, così ricco di risorse naturali e di cultura. Essere un mecenate significa creare un rapporto saldo con importanti realtà come il Parco Archeologico di Paestum e Velia che quotidianamente tutelano e valorizzano i nostri beni culturali per scrivere un progetto di crescita di più ampio respiro che guarda al futuro”. Come evidenzia il direttore, il progetto, in virtù della sua polivalenza “è un esempio concreto di quanto si riesce a fare in un’ottica di integrazione virtuosa tra tutela, ricerca e coinvolgimento del territorio grazie alle possibilità che si sono aperte con la riforma dei beni culturali e con la legge Artbonus”.

Al m.a.x. museo di Chiasso (Svizzera) la mostra “La reinterpretazione del classico: dal rilievo alla veduta romantica nella grafica storica”, quasi duecento incisioni raccontano la produzione incisoria dell’antico nel Settecento e nell’Ottocento

La locandina della mostra “La reinterpretazione del classico: dal rilievo alla veduta romantica nella grafica storica” al m.a.x. museo di Chiasso (Svizzera) fino al 12 settembre 2021

chiasso_m.a.x.-museo_logo“La reinterpretazione del classico: dal rilievo alla veduta romantica nella grafica storica” è la nuova mostra proposta al m.a.x. museo del Centro culturale di Chiasso (Svizzera) dove rimarrà aperta fino al 12 settembre 2021. E, annunciano gli organizzatori, si potrà visitare anche il 19 marzo (festa in Canton Ticino), a Pasqua e Pasquetta, ma non il venerdì e il sabato santo. L’esposizione, a cura di Susanne Bieri e Nicoletta Ossanna Cavadini, ha potuto contare sulla sinergia con il museo Archeologico nazionale di Napoli, la biblioteca dell’Accademia di architettura USI di Mendrisio, la biblioteca cantonale di Lugano, l’associazione Avvenire dell’Antico (AdA) e una fitta rete di collezionisti privati. L’esposizione, che s’inserisce nel filone della “grafica storica”, ha l’obiettivo di presentare la produzione incisoria dell’antico nel Settecento e nell’Ottocento ripercorrendo il fenomeno storico della reinterpretazione e della fortuna critica del classico. Nella seconda metà del Settecento, la nascita del Neoclassicismo teorico portò alla riscoperta dello studio dell’Antico e dei monumenti classici. Winckelmann, considerato il padre della storia dell’arte moderna, pubblicò nel 1767 i Monumenti antichi inediti in cui vennero unite per la prima volta – a corredo della parte scritta – le incisioni, che raffiguravano opere classiche delle Collezioni romane con l’intento di illustrare l’antico. Il passo da Winckelmann a Piranesi è breve: il grande artista e incisore veneziano a Roma trovò la fonte dell’antico che gli permise di dare origine a incredibili e visionarie interpretazioni, con lo scopo dichiarato di stimolare l’immaginazione degli artisti contemporanei. La diffusione delle incisioni “in folio” contribuì molto a creare una documentazione di viaggio del Grand Tour con splendide vedute che ricordavano ai viaggiatori i luoghi attraversati e inoltre li aiutavano a identificare i monumenti descritti nelle guide. Si passa quindi all’apertura verso le prime espressioni romantiche del “Panorama” in cui è fondamentale la forma dell’illusionismo visivo, con un effetto di grande suggestione scenografica. La veduta romantica diventa così anche una fantasia di monumenti.

Veduta del Foro romano in una stampa Luigi Rossini (foto centro culturale chiasso)
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La mostra “La reinterpretazione del classico” al m.a.x. museo di Chiasso (foto max museo)

Nelle sale del m.a.x. museo è possibile ammirare quasi duecento incisioni all’acquaforte, a bulino e puntasecca di rara bellezza, stampe acquarellate, litografie e cromolitografie. Sono esposte, fra le altre, le incisioni volute da Johan Joachim Winckelmann per rappresentare l’antico, le stupende acqueforti di Giovanni Battista e Francesco Piranesi, le suggestive incisioni di Luigi Rossini e molte vedute, fra cui quelle di Nicolas-Marie-Joseph Chapuy, di Johann Jakob Wetzel, e paesaggi delle città europee mete del Grand Tour, affiancati ad alcuni pregevoli reperti archeologici (monete, medaglie e marmi). Esposta in bacheca vi è inoltre una raccolta di incisioni di Luigi Rossini, resa sfogliabile in formato digitale, con un sistema No-Touch.