“Interno Pompeiano e Archivio dello Spazio”: progetto fotografico per raccontare l’anima di Pompei attraverso lo sguardo di Luigi Spina. Due fasi: foto in bianconero (vie e visioni prospettiche), foto a colori (interni delle domus a luce naturale). Alla fine ci sarà una mostra fotografica sull’immagine più intima della città antica

Un progetto fotografico per raccontare l’anima di Pompei, attraverso lo sguardo di Luigi Spina. “Interno Pompeiano e Archivio dello Spazio” è il nome della duplice ricerca artistica che sarà realizzata dal fotografo all’interno degli scavi di Pompei in due fasi. L’una attraverso fotografie in bianconero, con le sequenze delle vie e le visioni prospettiche delle case pompeiane; e l’altra che introduce il colore nella rappresentazione degli interni degli edifici pompeiani. I due progetti di ricerca hanno avuto il sostegno tecnico di un marchio celebre e prestigioso. Hasselblad, la famosa casa produttrice di fotocamere professionali, ha messo a disposizione di Luigi Spina una delle sue ammiraglie: l’Hasselblad H6D 100 C con ottiche, l’accessorio, essenziale, per il controllo del decentramento e basculaggio. Le foto, al termine del lavoro, costituiranno un nuovo patrimonio visivo per il Parco e il sito di Pompei e potranno essere oggetto di una mostra fotografica per presentare l’immagine più intima e profonda della antica città, ricercata e emersa attraverso questo progetto.

“Pompei è la città delle mutazioni, dei cambiamenti. È proprio il fattore temporale, lo scorrere degli anni, che restituiscono una diversa visione della città”, sottolinea il direttore uscente del Parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, promotore del progetto. “Dalla metà del Settecento, disegnatori, pittori, filosofi, poeti, letterati, viaggiatori e poi i fotografi hanno subito il fascino della città sepolta. Hanno percepito la dimensione della catastrofe storica e umana. L’immagine fotografica, medium contemporaneo del nostro presente, è fisiologicamente legata alla città del vulcano. Il duplice progetto fotografico di Luigi Spina è una ricerca autoriale, una ricerca visiva epica, mai prima tentata, per le ovvie finalità scientifiche. Il termine enciclopedico è la parola che più riesce a dare il senso della dimensione della antica città e in questo caso al lavoro di Spina. Pompei è una soglia temporale che ci offre la possibilità di poter conoscere ogni aspetto della vita romana. Un autentico sapere enciclopedico”.

Il Parco archeologico di Pompei, da sempre attento alle diverse forme d’arte e in particolare alla fotografia, promuove la ricerca artistica, in questo caso attraverso uno dei più apprezzati fotografi d’arte italiani, che a più riprese, ha già indagato la bellezza della città di Pompei. L’obiettivo di “Interno Pompeiano” è restituire una dimensione umana degli interni delle domus, rispettando la loro esistenza come spazi attuali, senza gli abitanti di un tempo: le famiglie. L’autore si affiderà alla mutevolezza della luce e alle declinazioni del tempo. Gli ambienti delle domus saranno colti nella loro luce naturale quotidiana, senza aggiunta di artifici. Lo scopo è di coglierne l’intima vitalità, restituendo agli scavi – non solo luogo archeologico – la dimensione originaria di spazio esistenziale, progettato e costruito per la società del tempo.

Le Regiones saranno indagate in modo da restituire all’osservatore l’immensità e la diversità dei luoghi pompeiani. Emergerà una nuova visione urbana, fatta di sequenze di interni che saranno interrotti da vedute della rete viaria, degli incroci, del Foro. In questo senso la ricerca di Spina si estende in tutte le direzioni con lo scopo di offrire una nuova immagine della città.

“Interno Pompeiano” si completa con “Archivio dello Spazio”, che indaga e penetra con maggior attenzione le domus mostrandone il tessuto costruttivo e decorativo. Dalle Regiones, alle Insulae fino alle abitazioni sarà un viatico della conoscenza materica, volto ad approfondire lo spazio antico, mostrandone le superfici nella loro esistenza contemporanea. Nella sua inventariazione e restituzione sensibile delle materie architettoniche pompeiane, “Archivio dello Spazio” collaborerà anche con il primo progetto del Parco archeologico di Pompei dedicato alle arti contemporanee, “Pompeii Commitment. Materie archeologiche”.
Paestum. Il museo Archeologico nazionale è “autism friendly”: confermato anche per il 2021 le visite gratuite inclusive “Un tuffo nel Blu”


Il museo di Paestum è autism fiendly
A Paestum si celebra la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo 2021 con la conferma delle visite gratuite inclusive “Un Tuffo nel Blu” per tutto il 2021. Il progetto, nato nel 2018, è stato ideato e realizzato dall’associazione Cilento4all-Il Tulipano Art Friendly in collaborazione con il Parco archeologico di Paestum e Velia: si tratta di percorsi di fruizione museale aperti a bambini e ragazzi con disturbi dello spettro autistico o con disabilità cognitiva e alle loro famiglie, associazioni, contesti scolastici. Mentre la pandemia globale continua per il secondo anno consecutivo, il Parco archeologico di Paestum e Velia ribadisce la sua funzione sociale e accoglie l’esigenza di queste categorie speciali di utenti inserendo nella propria offerta museale le visite nel museo di Paestum, fruibili non appena i luoghi della cultura saranno nuovamente aperti. Con il percorso “Un Tuffo nel Blu” il Parco archeologico di Paestum è Velia è diventato un sito culturale autism friendly e ha consentito fino ad oggi ad oltre ottanta minori, unitamente ai loro familiari e compagni di classe, di poter fruire in modo personalizzato ed individualizzato del museo come ambiente di apprendimento e di benessere.
“Quando abbiamo riaperto il 18 maggio dell’anno scorso, dopo il primo lockdown del 2020”, ricorda Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, “Un tuffo nel blu è stato il primo progetto che abbiamo riavviato, proprio lo stesso giorno della riapertura del sito al pubblico. Per persone con autismo, soprattutto giovani e bambini, e per le loro famiglie, l’emergenza sanitaria è tutt’altro che facile da gestire e hanno tutto il mio rispetto e la mia ammirazione per quello che affrontano in questi tempi. Vogliamo rinnovare il nostro impegno con l’edizione di Un tuffo nel blu nel 2021, ricordando che non si tratta di un progetto per persone con autismo, ma di un progetto inclusivo per tutti, e dunque anche per persone con autismo. Il nostro motto è che ‘disabili’ non sono le persone, ma casomai le istituzioni che non riescono a far sentire tutti a loro agio”. E Giovanni Minucci, coordinatore di Cilento4all\Tulipano art friendly, commenta: “Non appena verranno riaperti i musei, avremo una nuova occasione per sperimentare nuovi percorsi inclusivi di fruizione e di attività laboratoriali anche attraverso l’uso delle tecnologie digitali”. Nell’attesa della riapertura, il Parco offre progetti di didattica a distanza gratuiti per studenti di tutte le età. Per informazioni e prenotazioni: http://www.museopaestum.beniculturali.it/didattica-al-parco/
Egitto. Al Cairo è arrivato il giorno della grande parata dei faraoni col trasferimento di 22 mummie reali dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia di Fustat. Emessa una serie di francobolli commemorativi col QR Code interattivo. Oggi conosciamo altri sei protagonisti del corteo
L’attesa per la parata d’oro dei Faraoni è finalmente giunta al termine! È il 3 aprile 2021: il giorno fissato per la Parata d’Oro dei Faraoni. Alle 18, le 22 mummie reali attraverseranno le strade del Cairo, dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà egizia a Fustat. La parata sarà accompagnata da salve d’onore e fuochi d’artificio che si preannunciano “magnifici”. Un corteo seguirà le mummie reali ed è previsto, a margine, un ricco programma di festeggiamenti. Il trasferimento delle mummie reali sarà conforme ai rigorosi standard di sicurezza e protezione per il trasporto di manufatti. Le mummie, in ottimo stato di conservazione, verranno collocate in contenitori sterili e inserite all’interno di speciali teche che ne garantiranno la perfetta conservazione. Verranno poi caricate su carrozze appositamente progettate per l’evento. Una volta arrivate al museo nazionale della Civiltà egizia, le mummie reali saranno soggette a restauro per circa 15 giorni nel laboratorio del museo: verranno preparate per la loro installazione all’interno delle nuove teche nella Royal Mummies Hall, “decorata in modo da assomigliare alla Valle dei Re”, l’area nel sud dell’Egitto dove ci sono le tombe reali. Ora non resta che seguire l’evento in diretta a questo link https://www.youtube.com/channel/UCbEs… o a questo link https://bit.ly/31sZGA6. Nell’attesa, il ministero del Turismo e delle Antichità “svela” i nomi di re e regine le cui mummie andranno a stare nella nuova dimora a Fustat: oggi facciamo la conoscenza di altri sei protagonisti della “Golden parade” del 3 aprile 2021.

La mummia del re Siptah, scoperta nel 1898 nella Tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re, sarà trasferito con le mummie reali nella parata d’oro dei Faraoni dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia. Il re Siptah salì al trono da ragazzo, posto lì da un potente funzionario di nome Bay. Poiché era troppo giovane per governare da solo, la sua matrigna Tawosret, moglie di Seti II, ha assunto il ruolo di reggente.

La mummia del re Ramses III, scoperta nel nascondiglio di Deir el-Bahari (TT 320) nel 1881, sarà trasferita con 22 mummie reali nella parata d’oro dei faraoni dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà egizia a Fustat. Considerato l’ultimo dei grandi “faraoni guerrieri” del Nuovo Regno, Ramses III ha combattuto molte battaglie importanti ed è ricordato come abile nell’arte della guerra. Nonostante le sue grandi vittorie e successi, cadde vittima di un complotto ideato da una moglie minorenne, Tiye, per mettere suo figlio Pentawer sul trono. Diversi papiri raccontano di questa “cospirazione dell’harem” per uccidere il re, che coinvolse vari ufficiali, membri dell’harem reale e funzionari dell’alta corte. Una recente TAC della mummia ha rivelato che la trachea, l’esofago e i grandi vasi sanguigni del collo sono stati recisi, uccidendolo. Forse per assicurarsi che il re sarebbe stato guarito completamente nell’aldilà, un occhio dell’amuleto di Horus è stato posto sul bordo inferiore destro della ferita.

La mummia del re Ramses IV, scoperta nel 1898 nella Tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re, è tra le 22 mummie trasferite dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia nella Parata d’Oro dei Faraoni. Sebbene suo padre sia stato assassinato da cospiratori che cercavano di prendere il trono per il figlio di una regina minore, il legittimo principe ereditario, Ramses IV, riuscì a mantenere la corona. Durante il suo breve regno, ha fatto molto per onorare la memoria di suo padre e continuare le sue politiche.

La mummia del re Ramses V, scoperta in buone condizioni di conservazione nel 1898 nella Tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re, è tra le 22 mummie trasferite dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia nella Parata d’Oro dei Faraoni. Il re Ramses V, figlio di Ramses IV della XX dinastia, Nuovo Regno, aprì le cave di arenaria a Gebel Silsila e inviò spedizioni nelle miniere del Sinai per ottenere rame e turchese. Gli studi hanno indicato che è morto intorno ai 35 anni.

La mummia del re Ramses VI, trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re, sarà trasferita durante la parata d’oro dei faraoni. Il re Ramses VI, uno dei figli di Ramses III, governò per otto anni.

La mummia del re Ramses IX fu scoperta nel 1881 nel nascondiglio di Deir el-Bahari. Ma il luogo di sepoltura originale di Ramses IX in realtà fu la tomba KV 6, una tomba splendidamente dipinta che conserva ancora oggi i suoi colori- Poi la sua mummia fu spostata più volte prima di essere nascosta nel nascondiglio di Deir el-Bahari. Ottavo re della XX dinastia, Nuovo Regno, Ramses IX era il nipote di Ramses III. I suoi principali contributi furono al Tempio del Sole a Heliopolis; ha anche decorato la parete nord del Settimo Pilone del complesso di Amon-Ra a Karnak. La sua mummia sarà trasferita dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia il 3 aprile 2021.

Uno dei francobolli commemorativi col QR Code emessi dall’Egitto per la parata delle mummie (foto ministry of Tourism and Antiquities)
Per celebrare l’evento, il ministero delle Comunicazioni e dell’Informatica ha emesso una serie di francobolli commemorativi. Ma non saranno francobolli “normali”. Per la prima volta su francobolli egiziani ci sarà un QR Code per offrire una ricca esperienza interattiva. Chi possiederà questi francobolli, infatti, potrà acquisire tutte le informazioni necessarie sulla parata d’oro dei faraoni in modo innovativo e attraente. Il set di francobolli commemorativi è composto da tre francobolli, ciascuno dei quali misura 3 cm x 5 cm, e ha un valore di 5 sterline egiziane (0.27 euro) per ogni francobollo, mentre la carta commemorativa misura 8 cm per 12 cm e ha un valore di 5 sterline egiziane, e la targa commemorativa include 22 francobolli con immagini di tutti i re che saranno trasferiti misura 20 x 21 cm, e ogni francobollo vale 5 sterline. Si noti che tutte le versioni offset sono multicolore, assicurate contro la contraffazione e sono dotate della tecnologia “QR Code”.
Verona. Chiuso il primo lotto del grande restauro dell’Arena: i risultati si vedono a occhio nudo. Nel giorno di passaggio di consegne dell’anfiteatro romano alla Fondazione per la stagione lirica, sopralluogo e bilancio del progetto da 14 milioni di euro

Finiti i primi lavori nel grande progetto di restauro dell’Arena di Verona che si prepara a riaccogliere un milione di visitatori l’anno. E i risultati sono visibili a occhio nudo. La suddivisione dei lavori in lotti e la concentrazione dei lavori da novembre ad aprile è funzionale all’ottimizzazione delle complesse attività di cantiere oltre che a garantire l’attività della Fondazione Arena durante la stagione estiva. E quindi, oggi, 2 aprile 2021, giorno del passaggio di consegne, con l’anfiteatro che entra nelle disponibilità di Fondazione Arena per i preparativi legati alla stagione lirica ed extra lirica, è stato possibile fare un primo bilancio dell’andamento dei lavori con un sopralluogo delle autorità coinvolte. L’occasione perfetta per verificare sul posto lo stato di avanzamento dei lavori, che quest’anno tuttavia non si fermano nemmeno durante il periodo estivo, ma andranno avanti senza intralciare gli spettacoli. I risultati del lavoro già effettuato sono ben visibili ad occhio nudo. I gradoni stanno tornando al loro colore originario, sono stati ripuliti dalla patina logorante del tempo oltre che sigillati per evitare le infiltrazioni d’acqua. Lo stesso per gli arcovoli, grazie a maestranze specializzate e all’utilizzo dei materiali più idonei alle caratteristiche del monumento, per la quale sono effettuate dettagliate indagini e rilievi sulle strutture e sugli interventi realizzati in passato. Quella in corso all’anfiteatro arena è un’opera di restauro senza precedenti, destinata a segnare la storia del monumento stesso e a farne non solo un luogo di spettacolo e musica, ma un vero e proprio museo. Un intervento che rimarrà nei secoli, per il contesto in cui viene realizzato, per gli obiettivi da raggiungere e per l’investimento che li rende possibili. Un progetto ambizioso di valorizzazione e fruizione dell’arena, avviato nel 2019 grazie al finanziamento di 14 milioni di euro messi a disposizione da Unicredit Banca e Fondazione Cariverona con l’Art Bonus.

A maggio saranno pronti i primi tre dei dieci nuovi bagni che andranno a sostituire quelli attuali, datati fine anni Cinquanta e oramai in un grave stato di conservazione. Per i servizi igienici è stata adottata la tecnica di lavorazione in esterna, che prevede la realizzazione delle celle in cantiere e la messa in posa sul pavimento senza intaccare la parte muraria e architettonica. Poi ci sono gli interventi che non si vedono, ma che sono fondamentali per una riqualificazione moderna e complessiva dell’arena come quella che verrà completata entro i prossimi tre anni. Si tratta dell’opera ingegneristica che si è concentrata in particolare a livello ipogeo, dove sono stati realizzati ex novo gli impianti idrico, fognario ed antincendio, ormai del tutto obsoleti, e propedeutici al proseguo dei cantieri. A tutto ciò si aggiungono le opere di riqualificazione museale. Sono queste, infatti, uno degli obiettivi strategici dell’intervento Art bonus, per migliorare la fruibilità dell’Arena come monumento visitabile nei suoi spazi principali, compresa la galleria mediana che, durante la stagione invernale con lo stop agli spettacoli, potrà essere percorsa nella sua totalità. Già allo studio della Soprintendenza e del settore Musei Civici l’individuazione di soluzioni metodologiche per l’allestimento di appositi spazi informativi e dedicati alla comunicazione multimediale, nei quali i visitatori possano ricevere approfondimenti relativi all’anfiteatro, alla sua storia e alla sua duplice natura di luogo della cultura e luogo di spettacolo.

In Arena si sono dati appuntamento il sindaco di Verona Federico Sboarina, l’assessore ai Lavori pubblici Luca Zanotto, il soprintendente Archeologia, Belle arti e Paesaggio Vincenzo Tinè, il direttore generale di Fondazione Cariverona Giacomo Marino e la Regional Manager NordEst di Uncredit Luisella Altare. Presenti anche l’assessore alla Cultura Francesca Briani e il sovrintendente di Fondazione Arena Cecilia Gasdia. “Assistiamo a qualcosa di storico e che resterà nei secoli”, ha detto il sindaco. “Questo intervento ci permette non solo di restituire l’anfiteatro alla sua originaria bellezza, ma anche di proiettarlo in una nuova dimensione, quella museale, che contribuirà a renderlo ancora più unico e straordinario. È arrivato il tempo di prepararsi alla stagione lirica che inizierà il 19 giugno 2021 con lo spettacolo diretto dal maestro Muti, lavoriamo per il pubblico della lirica e dei concerti ma anche per il milione di visitatori che ogni anno entrano in Arena. Non posso che essere estremamente orgoglioso di quanto fatto finora, anche durante la pandemia, e degli obiettivi che ci siamo posti con questo progetto. Riscriviamo la storia del nostro anfiteatro, lo facciamo attraverso la sinergia di istituzioni del territorio, consapevoli di ciò che l’arena rappresenta per la nostra città dal punto di vista storico, artistico, culturale oltre che economico”. E l’assessore Zanotto: “Si tratta di un cantiere davvero complesso e articolato, che richiede una cura e un’attenzione particolare. Nel giro di pochi anni avremo un anfiteatro messo a nuovo, visibilmente più bello grazie al restauro dei gradoni e degli arcovoli, ma anche più funzionale e sicuro, con un nuovo sistema tecnologico adeguato alle esigenze del teatro all’aperto più famoso al mondo. Senza parlare dei nuovi servizi igienici, quelli attuali non sono più adeguati anche a causa della scarsa manutenzione degli anni passati. Oggi consegniamo il monumento a Fondazione Arena, il cantiere vero e proprio riprenderà in autunno ma i lavori non si fermeranno del tutto nemmeno durante l’estate. Il nostro obiettivo è terminate l’opera nei tempi stabiliti, siamo in carreggiata nonostante l’emergenza sanitaria”. “L’Art bonus ha innescato un meccanismo di tutela e conoscenza dell’anfiteatro che si completerà con la realizzazione del percorso museale”, ha aggiunto il soprintendente Tinè. “Ora sono finalmente visibili i primi risultati, un progetto frutto di un lungo lavoro preliminare, a cui la Soprintendenza ha dato un contributo non banale e che coglie l’opportunità di rendere visibile il restauro e la storia del monumento, compresa la più recente funzione di teatro all’aperto per gli spettacoli di lirica e di musica pop”.

“Un intervento sostanziale su uno dei luoghi iconici del patrimonio artistico italiano e simbolo nel mondo della nostra Verona”, ha affermato Marino. “Notevole il lavoro relativo alla parte ingegneristica, quello che non si vede ma è essenziale per conservare l’Arena e valorizzarla al meglio. Oggi abbiamo voluto essere qui per condividere con la città quanto realizzato finora, bene l’approccio metodologico del ‘minimo intervento’, garantisce di mantenere intatta la bellezza del manufatto. Fondamentale anche il progetto museale, con un milione di potenziali visitatori all’anno, l’Arena si appresta a diventare un signor museo”. Soddisfazione per l’avanzamento dell’opera è stata espressa anche dal Regional Manager Nord Est di UniCredit Luisella Altare, che sottolinea come “sostenere i lavori di ristrutturazione dell’Arena di Verona è per UniCredit motivo d’orgoglio. Il nostro intervento non solo è coerente con la convinzione che lo straordinario patrimonio artistico e culturale italiano costituisca un volano di sviluppo economico e sociale per tutto il Paese ma, vuole essere una nuova, concreta, dimostrazione della nostra attenzione e del nostro legame con questo territorio”. Infine la sovrintendente Gasdia: “Mai come quest’anno aspettavamo questo giorno. Tra poco cominceremo le operazioni di allestimento del palco e dei gradoni, i veronesi sentiranno i martelli in azione. Per noi è un segnale forte verso il ritorno a quella normalità che tutti aspettiamo e per la quale non abbiamo mai smesso di lavorare”. “L’auspicio è di riaprire al più presto tutti i musei, i teatri e i luoghi di cultura”, ha concluso l’assessore Briani. “Il percorso museale dell’arena arricchirà ancora di più l’offerta culturale della nostra città”.
Il Parco archeologico dei Campi Flegrei allarga la sua squadra e si prepara alla riapertura con un’offerta culturale ampliata. Firmato l’accordo sul partenariato pubblico-privato per la nuova gestione e valorizzazione dei siti di Piscina Mirabilis (Bacoli) e Macellum (Pozzuoli)

Firmato l’accordo sul partenariato pubblico-privato per la nuova gestione e valorizzazione dei siti di Piscina Mirabilis (Bacoli) e Macellum (Pozzuoli). L’accordo consentirà di avviare una più efficace attività di valorizzazione dei due siti del Parco dei Campi Flegrei, attraverso la collaborazione dei due partner selezionati: L’ATI Macellum (composta da La Terra dei Miti srl, Associazione Amartea, Graficamente srl e Aporema onlus) e l’ATS StraMirabilis (composta da Associazione Culturale Misenum, Cooperativa sociale Tre Foglie, Coop4Art Consorzio di Cooperative Sociali). “Con questa iniziativa il Parco conferma la capacità di sperimentare approcci innovativi”, ha dichiarato il direttore del Parco dei Campi Flegrei, Fabio Pagano: “È l’inizio di un nuovo percorso per rilanciare con più forza, convinzione e partecipazione il nostro straordinario patrimonio. Appena possibile il Parco riaprirà i suoi luoghi con un’offerta ampliata e con una famiglia allargata. Ringrazio le amministrazioni comunali di Pozzuoli e di Bacoli che hanno costantemente supportato e sostenuto questo progetto. Un ringraziamento particolare a Marco D’Isanto e Stefano Consiglio per averci accompagnato in quest’avventura e per proseguire il cammino intrapreso insieme a noi”.
L’iter ha preso il via nel mese di ottobre del 2019, quando è stato pubblicato un Avviso pubblico finalizzato ad acquisire manifestazioni di interesse per la valorizzazione dei due siti non aperti regolarmente al pubblico, invitando operatori economici ed enti senza scopo di lucro a candidarsi per la sottoscrizione di un accordo di partenariato ai sensi di quanto previsto dall’ art. 151, c.3 del D.Lgs n. 50/2016. Attraverso l’Avviso pubblico il Parco, nell’ambito della costruzione del piano strategico, ha inteso intraprendere in via sperimentale “un programma di apertura alla pubblica fruizione, valorizzazione e promozione dei due siti” mediante il concorso di soggetti privati, con l’obiettivo di migliorare la conoscenza e l’accessibilità del patrimonio e di accrescere la consapevolezza dell’eredità culturale, stimolando la partecipazione della comunità e il coinvolgimento degli operatori culturali. Il modello di gestione proposto, aperto e flessibile, è concepito come un processo di collaborazione tra il Parco e i partner, impegnati nella definizione di strategie condivise e nella costruzione di un ampio programma di attività, che sarà pienamente realizzato con la riapertura dei luoghi della cultura. Il piano prevede l’apertura dei siti in alcuni giorni definiti della settimana, visite guidate, laboratori e iniziative rivolte a diversi pubblici, che avranno l’opportunità di vivere all’interno dei due siti archeologici momenti di approfondimento culturale e molteplici esperienze.

“L’accordo di partenariato appena firmato”, commenta Mariù Caputi, capofila de La Terra dei Miti, “rappresenta per l’Ati Macellum l’inizio di una serie di attività di valorizzazione che abbiamo in programma da un anno, ma che la pandemia ha purtroppo rallentato. Non vediamo l’ora di partire per rendere concreta la visione di futuro che ha avuto il Parco Archeologico dei Campi Flegrei nell’intraprendere un nuovo percorso per la gestione di questo sito archeologico, il c.d. Tempio di Serapide, un monumento che ha affascinato studiosi, antiquari, eruditi e scienziati all’epoca degli scavi e che ancora oggi stupisce i suoi visitatori. L’obiettivo comune è di comunicare il valore culturale che ci trasmette ad un più vasto pubblico possibile, soprattutto in collaborazione con la comunità locale, accogliendo in pieno i principi della Convezione di Faro recentemente ratificata dalla Camera di Deputati”.

Vincenzo Porzio, responsabile comunicazione di StraMirabilis: “In questo momento così difficile, la firma dell’accordo partenariale tra l’ATS StraMirabilis ed il Parco Archeologico dei Campi Flegrei ci riempie di speranza e voglia di ripartire. Siamo sicuri che il nostro impegno si tramuterà in opportunità per l’intera comunità di Bacoli. La Piscina Mirabilis è un sito archeologico straordinario e speriamo che le nostre iniziative possano renderlo un’esperienza da fare almeno una volta nella vita. Ringraziamo il direttore Fabio Pagano per questa opportunità e auguriamo un buon lavoro a tutto il suo staff che ci accompagnerà durante il progetto di valorizzazione. Non vediamo l’ora di iniziare!”.
Egitto. Al Cairo mancano due giorni alla grande parata dei faraoni del 3 aprile col trasferimento di 22 mummie reali dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia di Fustat. Il Governo avvia una campagna promozionale e annuncia dirette tv e on line. Oggi conosciamo altri sei protagonisti del corteo

Meno due. Tanti sono i giorni che ci dividono dalla “parata d’oro dei faraoni” del 3 aprile 2021 che “sarà un evento globale”: il Governo egiziano ne è convinto, e non vuole lasciare nulla al caso. Così dalla sera di giovedì 1° aprile 2021 il ministero del Turismo e delle Antichità lancerà un’importante campagna pubblicitaria per promuovere la processione delle mummie reali sulle piattaforme dei social media arabi e internazionali, in particolare nei principali mercati per il turismo dell’Egitto. “Questa campagna promozionale”, assicura l’ing. Ahmed Youssef, amministratore delegato dell’Autorità Experience Egypt, “comprenderà la traduzione di tutto il materiale promozionale e dei filmati dell’evento in 14 lingue diverse, da collocare sulle pagine ufficiali dei siti di social media Instagram, Facebook, Twitter e YouTube nel mercato arabo e internazionale”. L’obiettivo sono alcuni importanti mercati esportatori di turismo in Egitto; tra questi Paesi ci sono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bielorussia, Ucraina, Inghilterra, Giappone e Stati Uniti d’America, Italia, Francia e Germania. La processione delle mummie reali sarà trasmessa in diretta da diversi canali televisivi internazionali e arabi, oltre al live streaming sul canale YouTube ufficiale del Ministero e dell’Authority Experience Egypt. E in attesa del grande evento il ministero del Turismo e delle Antichità “svela” i nomi di re e regine le cui mummie andranno a stare nella nuova dimora a Fustat: oggi facciamo la conoscenza di altri sei protagonisti della “Golden parade” del 3 aprile 2021.

La mummia del re Amenhotep III, trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re a Luxor, fa parte delle 22 mummie reali protagoniste della parata d’oro dei faraoni. Il re Amenhotep III è il figlio del re Thutmose IV, della XVIII dinastia (Nuovo Regno). Quando si entra nel museo Egizio di Tahrir, si incontra una meravigliosa enorme statua del re Amenhotep III e di sua moglie, la regina Tiye, simbolo del loro forte legame e del loro potere eterno. E a Kom el-Heitan (Tebe Ovest), il suo tempio funerario era fronteggiato da enormi statue oggi conosciute come i Colossi di Memnone. Il re Amenhotep III ha lasciato molti monumenti importanti, tra cui un gran numero di statue.

La mummia della regina Tiye, scoperta nel 1898 nella Tomba di Amenhotep II (KV 35), nella Valle dei Re, a Luxor, sarà tra le 22 mummie reali trasferite dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia a Fustat. La regina Tiye era la figlia di Yuya e Tjuya del Nuovo Regno, e la grande moglie reale di Amenhotep III, uno dei faraoni di maggior successo dell’Egitto.

La mummia del re Seti I, scoperta nel 1898 nella Tomba di Amenhotep II (KV 35) a Deir El Bahari, è una delle mummie trasferite nella parata d’oro dei faraoni il 3 aprile 2021 dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia di Fustat. La tomba del re Seti I, figlio del re Ramses I, fondatore della XIX dinastia, Nuovo Regno, è una delle tombe reali più belle nella Valle dei Re, che conserva ancora i suoi colori sgargianti. Seti I condusse una battaglia contro gli Ittiti. Le sue gesta e le sue vittorie militari furono accuratamente registrate nel Tempio di Amon a Karnak.

La mummia di Ramses II, scoperta nel nascondiglio di Deir el-Bahari (TT 320), a ovest di Luxor nel 1881, è tra le 22 mummie reali dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia nella parata d’oro dei faraoni del 3 aprile 2021. Ramses II succedette a suo padre Seti I e godette di un lungo regno. Governando per 67 anni, ha lasciato un’eredità ben documentata. Ricordato come un grande guerriero, il re Ramses II è probabilmente il più famoso dei faraoni del Nuovo Regno. Ha firmato con gli Ittiti il primo trattato di pace conosciuto nella storia, registrato sulle pareti dei templi di Karnak. Ha registrato su più monumenti la sua battaglia di Qadesh, che ha combattuto contro gli Ittiti nel quinto anno del suo governo. Questo faraone costruì templi quasi ovunque in Egitto. I più famosi dei quali sono Abu Simbel e il Ramesseum (dedicato al suo culto funerario). La sua grande moglie reale era Nefertari, per la quale costruì un tempio vicino al suo ad Abu Simbel.

La mummia di re Merenptah, scoperta nel 1898 nella Tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re, Luxor, è una delle 22 mummie reali trasferite dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia, in un evento senza precedenti il 3 aprile 2021. Re Merenptah era il figlio del grande Ramses II, della XIX dinastia, Nuovo Regno. A causa del lungo regno di suo padre, salì al trono in età avanzata. Partecipò a numerose campagne militari. Risale al suo regno “il pannello della vittoria”, uno dei manufatti più importanti, esposto nel Museo Egizio di Tahrir.

La mummia del re Seti II, il quinto re della XIX dinastia, fu trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re a Luxor, all’interno di molti strati di lino eccezionalmente fine. Per la maggior parte, i tratti del viso di Seti II sono ben conservati. Il 3 aprile, la mummia del re sarà trasferita dal museo Egizio di Tahrir nella processione delle mummie reali al museo nazionale della Civiltà Egizia.
Al museo civico di Montebelluna “Archeologia del territorio a Montebelluna”: giornata di studi archeologici dalla mostra “Sapiens. Da cacciatore a cyborg” dopo un’impegnativa campagna di studi sulle nuove scoperte archeologiche del territorio e la revisione delle collezioni nei depositi. Webinar gratuito su Zoom

Archeologia del territorio a Montebelluna: giornata di studi archeologici dalla mostra “Sapiens. Da cacciatore a cyborg”, a cura di Emanuela Gilli e Benedetta Prosdocimi. Evento on line organizzata dal museo civico di Montebelluna (Tv) insieme alla competente soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per parlare di archeologia, ricerca, tutela e valorizzazione. Partner scientifici: università di Padova – Dipartimento di Beni Culturali; università di Ferrara – Dipartimento di Studi Umanistici; università Ca’ Foscari Venezia – Dipartimento di Studi Umanistici; università di Verona – Dipartimento di Culture e Civiltà. Tutto questo grazie alla mostra “Sapiens. Da cacciatore a cyborg” allestita al Museo Civico di Montebelluna dopo un’impegnativa campagna di studi sulle nuove scoperte archeologiche del territorio e la revisione delle collezioni nei depositi. Appuntamento mercoledì 31 marzo 2021, mattino: 10.15-12.30 / pomeriggio: 16.30-18.30. Webinar gratuito su piattaforma Zoom. È possibile iscriversi ad entrambe le sessioni oppure ad una soltanto. Iscrizione obbligatoria a info@museomontebelluna.it oppure chiamando lo 0423300465. PROGRAMMA. Ore 10.15: Apertura dei lavori e saluti istituzionali, interviene Fabrizio Magani soprintendente ABAP-Ve-Met; ore 10.30-12.30 | SESSIONE 1 – Pre-Protostoria: “Valorizzare il patrimonio tra tutela, ricerca e comunicazione. Il caso della mostra Sapiens. Da cacciatore a cyborg” con Emanuela Gilli (museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna), Benedetta Prosdocimi (soprintendenza ABAP-Ve-Met) e Giorgio Vaccari (museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna). “Art Bonus per lo studio delle collezioni litiche preistoriche del museo civico di Montebelluna” con Nicolò Scialpi (università di Ferrara), Marco Peresani (università di Ferrara). “L’indagine di strutture con indicatori di attività artigianale dell’Età del ferro a Montebelluna-Via Mercato Vecchio” con Veronica Groppo archeologa, Gaspare De Angeli archeologo, Paolo Reggiani (Paleostudy). “Lo studio della tomba 410 dell’Età del Ferro dalla necropoli di Montebelluna-Posmon. Dati archeologici e antropologici a confronto” con Benedetta Prosdocimi funzionario archeologo SABAP-Ve-Met, Nicoletta Onisto antropologa. Ore 16:30-18:30 | SESSIONE 2 – Età Romana: “Montebelluna, una società multiculturale: il caso delle spade celtiche da tombe romane dalla necropoli di Posmon” con Pier Giorgio Sovernigo archeologo. “Microstorie di romanizzazione. Lo studio della tomba 304 dalla necropoli di Montebelluna-Posmon” con Claudia Casagrande archeologa, Giovannella Cresci Marrone (università Ca’ Foscari Venezia), Anna Marinetti (università Ca’ Foscari Venezia), Nicoletta Onisto archeologo (antropologo) professionista, e Michele Asolati (università di Padova). “La fucina romana di Montebelluna. Dallo scavo alla ricostruzione virtuale” con Maria Stella Busana (università di Padova), Denis Francisci (università di Padova), Emanuel Demetrescu (istituto di Scienze del Patrimonio Culturale-CNR). “Nuovi dati sul centro romano di Montebelluna. Il fondo Amistani a Mercato Vecchio” con Attilio Mastrocinque (università di Verona), Luca Arioli archeologo, e Alfredo Buonopane (università di Verona).
Napoli. Ci siamo: al museo Archeologico nazionale vernice (on line) dell’attesa mostra “Gladiatori”, che sarà l’evento del 2021. Sarà visitabile alla riapertura del Mann. Centosessanta reperti raccontano l’affascinante mondo dei protagonisti delle arene con focus sugli anfiteatri campani. In più la sezione “Gladiatorimania”


Il 31 marzo 2021 presentazione on line della mostra “Gladiatori” al Mann
Sarà come essere in un anfiteatro a tifare per i propri beniamini giù nell’arena: i gladiatori. Lo spazio dei ludi gladiatorii non è il Colosseo ma il Salone della Meridiana del museo Archeologico nazionale di Napoli dove, dal 31 marzo 2021 al 6 gennaio 2022, è allestita l’attesa e pluriannunciata mostra “Gladiatori”. Doveva essere l’evento dell’anno 2020. Presentata alla grande in occasione di Tourisma 2020, la vernice di “Gladiatori” era prevista per l’8 aprile 2020 (vedi “Preistorici, Etruschi e Romani…il Mann si fa in tre”: a TourismA il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli presenta le novità del 2020: l’apertura della sezione Preistoria e Protostoria, e l’inaugurazione delle mostre su Etruschi e Gladiatori | archeologiavocidalpassato). Ma la pandemia ha stravolto tutto. E così “Gladiatori” sarà la mostra del 2021 (vedi Cosa porta il 2021. Fissata per l’8 marzo (11 mesi dopo le previsioni) la vernice della mostra-evento “I Gladiatori” al museo Archeologico nazionale di Napoli: anteprima sui social del Mann dei principali reperti esposti nelle sei sezioni | archeologiavocidalpassato). Inizialmente programmata per l’8 marzo 2021, col perdurare delle misure anti-covid, e le Regioni in fascia rossa, quindi con spostamenti limitati e musei chiusi, la vernice è stata fissata definitivamente per mercoledì 31 marzo 2021. On line, ovviamente. Con un impegno e una certezza: “Gladiatori” sarà visibile dalla riapertura del Mann (si spera il prima possibile). In attesa, nuove incursioni sulla mostra saranno offerte sui canali social del museo Archeologico nazionale di Napoli.


“Gladiatorimania” è l’originale sezione aggiunta al Mann per la mostra “Gladiatori” (foto mann)
La mostra “Gladiatori” è stata promossa con il sostegno della Regione Campania e avrà approfondimenti ad hoc nell’Ecosistema Digitale per la Cultura della Regione Campania (https://cultura.regione.campania.it ) ; partner dell’esposizione è Intesa Sanpaolo. Il progetto scientifico dell’allestimento è a cura di Valeria Sampaolo (già conservatore al museo Archeologico nazionale di Napoli), mentre il coordinamento è di Laura Forte (responsabile Ufficio Mostre al Mann e Archivio Fotografico del Mann). “Gladiatori” è frutto di un’intensa rete scientifica interistituzionale: la prima tappa dell’allestimento è stata presentata all’Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig di Basilea in Svizzera, ed è nata dalla volontà di narrare la fortuna degli antichi spettacoli in tutte le aree dell’Impero Romano; al museo Archeologico nazionale di Napoli l’esposizione si arricchisce del focus sugli Anfiteatri Campani e, ancora, del taglio interattivo di “Gladiatorimania”.

In questi giorni i preparativi al Mann proseguono a ritmo serrato. Tutto deve essere pronto per il 31 marzo, anche se per ora reziari, secutores, mirmilloni e traci rimarranno in un’arena silenziosa, senza il sostegno del pubblico. Cuore dell’allestimento sono centosessanta reperti che, nel Salone della Meridiana, risultano suggestivi tasselli di un affascinante viaggio di ricerca in sei sezioni: 1) Dal funerale degli eroi al duello per i defunti; 2) Le armi dei Gladiatori; 3) Dalla caccia mitica alle venationes; 4) Vita da Gladiatori; 5) Gli Anfiteatri della Campania; 6) I Gladiatori “da per tutto”.

Parte integrante dell’itinerario è la “settima sezione” tecnologica che, intitolata significativamente “Gladiatorimania” e concentrata nel Braccio Nuovo del Museo, costituisce un vero e proprio strumento didattico e divulgativo per rendere accessibili a tutti, adulti e ragazzi, i diversi temi della mostra.

Tra le partnership prestigiose di “Gladiatori” non poteva mancare, naturalmente, il parco archeologico del Colosseo, che è unito al Mann da un protocollo d’intesa per valorizzare la comune programmazione culturale. “Gladiatori”, inoltre, conclude un percorso di ricerca che ha previsto la collaborazione con il parco archeologico di Pompei per la realizzazione di itinerari espositivi sui legami tra l’antica città vesuviana e gli Egizi, i Greci, gli Etruschi e Roma.


La copertina del catalogo Electa della mostra “Gladiatori” al museo Archeologico nazionale di Napoli
L’esposizione “Gladiatori” è accompagnata da un catalogo edito da Electa. Il volume illustra le “macchine da guerra dell’antichità”, il cui mito perdura attraverso i secoli, attraverso gli oggetti, anche di uso quotidiano, che ne documentano la straordinaria popolarità. I saggi restituiscono la vita dei gladiatori, descrivendo, a esempio, le tecniche di combattimento, lo svolgimento degli spettacoli, che comprendevano diverse forme di caccia con tutte le specie di animali; ma anche le zone di provenienza, le abitudini alimentari e sociali, riflettendo così il lato umano dei lottatori. Nel volume sono inclusi sia aggiornamenti e novità sugli anfiteatri della Campania e sui rinvenimenti pompeiani, sia approfondimenti sulla diffusione di argomenti gladiatorii nella vita quotidiana dell’antichità. Il catalogo si conclude con la presentazione, per la prima volta in Italia dopo il recente restauro, del grande pavimento a mosaico da Augusta Raurica, nei pressi di Basilea, che dimostra come nessun angolo dell’impero fosse esente dal tifo per i gladiatori.
Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con Flavia Frisone, dell’università del Salento, sulla storia del colosso di Eracle: “Un eroe per la Magna Grecia. Eracle, Taranto e la politica dell’immagine”

Storia del colosso di Eracle e di una identità da ritrovare: è il tema affrontato il 31 marzo 2021 per l’ultimo appuntamento di marzo dei “Mercoledì del MArTa”. Alle 18, sul canale YouTube e sulla pagina Facebook del museo Archeologico nazionale di Taranto la prof.ssa Flavia Frisone, dell’università del Salento, introdotta dalla direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti, parlerà di “Un eroe per la Magna Grecia. Eracle, Taranto e la politica dell’immagine”. “La conferenza”, anticipa la direttrice Eva Degl’Innocenti, “permetterà di mettere in luce i processi socio-culturali e geo-politici della costruzione identitaria della città di Taranto in diverse fasi della sua storia”.


La prof.ssa Flavia Frisone dell’università del Salento
I leoni di San Marco a Venezia, il Colosseo a Roma, o l’Arena a Verona, ma anche la statua della libertà a New York e l’Opera House di Sidney. Da sempre le città vengono riconosciute soprattutto grazie ai simboli iconici espressi attraverso la statuaria o l’architettura. Accadde anche a Taranto, che – va ricordato – tra IV e III sec. a.C. è stata la capitale culturale del Mediterraneo occidentale: ebbene, nel IV a.C. i tarantini commissionarono proprio ad uno dei più grandi maestri di arte statuaria, Lisippo, la grande statua in bronzo di Eracle, alta circa 5 metri e posizionata sull’acropoli. L’Eracle bronzeo fu per tanto tempo il simbolo di una città che seppe raggiungere splendore e potenza, fino alla definitiva conquista da parte dei Romani con il generale Quinto Fabio Massimo: con la caduta sotto i Romani, Taranto fu spogliata anche di numerosi monumenti e ricchezze. Fu proprio in quegli anni che la statua dell’eroe, simbolo e immagine della potenza tarantina, finì per adornare l’area del Campidoglio, prima di arrivare con le crociate a Costantinopoli ed essere rifusa. “Seguiremo le testimonianze di quella che costituisce una vera e propria costruzione identitaria della città in diverse fasi della sua storia”, spiega Flavia Frisone, “per divenire, attraverso culti, nomi, immagini, una precisa strategia comunicativa e diplomatica che accompagnò l’affermazione di Taranto come città egemone dell’Italia meridionale greca e non greca. Il tema è solo apparentemente erudito e “antiquario” – conclude –. Esso pur parlandoci della specificità di linguaggio delle relazioni politiche e diplomatiche antiche, rivela la modernità di alcuni percorsi storici o, forse, il cuore antico di quelli che oggi chiamiamo processi di globalizzazione”.









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