Argenta (Fe). Open day del cantiere di scavo archeologico con visite guidate alla villa romana (forse una mansio) scoperta nel 2019 col ritrovamento di materiale ceramico di età imperiale

Passeggiata nella storia. Sabato 11 Dicembre 2021, dalle 10 alle 15​ ad Argenta (FE), open day del cantiere di scavo archeologico con visite guidate allo scavo della villa romana di Argenta: una occasione davvero da non perdere per chi desidera saperne di più di Argenta in età romana. Per raggiungere l’area della villa romana, seguire le indicazioni per il Gap War Cemetery (cimitero inglese), via Piangipane. In base alle disposizioni anti-COVID è necessario indossare la mascherina anche all’aperto. Per info: Benedetta Bolognesi +39 339 535 5279. Si tratta di un edificio ricco e frequentato, di notevolissima importanza, riconducibile all’età romana imperiale tra il II e il III secolo dopo Cristo: lo aveva intuito subito nel 2019 Chiara Guarnieri della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio dopo il ritrovamento di alcuni frammenti in ceramica (e non solo) in aperta campagna alle porte di Argenta. Sono quindi state avviate delle ricerche sistematiche dirette dall’archeologa Flavia Amato con la collaborazione del Gruppo Archeologico Ferrarese, il coinvolgimento di volontari argentani e il sostegno economico del Comune, che hanno permesso di conoscere la reale estensione del sito archeologico: i materiali rinvenuti, in particolare le monete, che coprono un arco temporale dal II secolo avanti Cristo al VII secolo dopo Cristo, e le ceramiche di piena età imperiale attestano la continuità di frequentazione di quella che forse fu una struttura legata al commercio e ai trasporti dall’età repubblicana fino all’epoca in cui fiorirono ad Argenta l’abitato di Palmanova e la Pieve di San Giorgio.  A fine ottobre 2021, dopo lo stop imposto dalla pandemia, sono riprese le ricerche archeologiche con l’apertura di due saggi di scavo grazie ai quali sono state portate alla luce alcune sottofondazioni di murature, oltre ad una vasca con pavimentazione a mattoni a spina di pesce di cui ancora non si conosce la funzione.

Roma. Il parco archeologico del Colosseo ha inaugurato il nuovo impianto di illuminazione delle pendici meridionali del Colle Palatino realizzato grazie alla collaborazione con Acea Gruppo-Areti

Nuova luce sul Palatino. Il parco archeologico del Colosseo, in collaborazione con Acea Gruppo-Areti e con il Municipio Roma I Centro di Roma Capitale, ha presentato alla città il nuovo impianto di illuminazione delle pendici meridionali del Colle Palatino, realizzato grazie alla collaborazione di Acea-Areti, che ha voluto offrire al parco archeologico del Colosseo, e quindi alla città di Roma, una visuale rinnovata delle pendici meridionali del Colle Palatino. “Rispetto al precedente impianto”, spiegano al parco archeologico del Colosseo, “l’attuale presenta un innovativo sistema integrato di protezione contro le sovratensioni elettriche. Mantenendo inalterato il concept illuminotecnico originale, tutti i proiettori sono stati sostituiti con apparecchi di ultima generazione, dotati di appositi apparati aventi la funzione di filtro di rete per le sovratensioni fino a 10 kV e i campi elettrici generati da scariche atmosferiche. La cura per l’arte e per i monumenti ha portato all’impiego di elementi a ridotto impatto estetico, ideati e ingegnerizzati su misura per l’intervento. L’impianto realizzato, oltre a garantire maggiore resistenza ai fenomeni atmosferici, consentirà una diminuzione dei consumi elettrici pari al 15%. Il progetto, segno di come la luce possa essere strumento di conoscenza e di comunicazione emotiva di una realtà archeologica dalla forte componente monumentale, esalta la grandiosità delle cosiddette arcate severiane del palazzo imperiale palatino che si affacciava sul Circo Massimo, facendole emergere, di notte, dal fondo scuro e avvolgente della pendice del colle. Una prospettiva notturna profondamente identitaria che viene restituita alla città”.

Altino (Ve). A due anni dall’inaugurazione di “Antenati altinati” la mostra si arricchisce di una installazione sonora e visiva “Stratigrafie sonore” che dà voce a quella folla muta che dava il benvenuto a chi giungeva nella città romana immedesimando il visitatore moderno in un passato ormai remotissimo. Piccola guida alla mostra

Urna cineraria a cassetta da Altino con l’iscrizione di Melete nella mostra “Antenati altinati” al museo Archeologico nazionale di Altino (foto graziano tavan)

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Marianna Bressan, direttrice del museo e area archeologica di Altino, nella mostra “Antenati altinati” (foto graziano tavan)

“Sono loro, gli antenati altinati. I loro monumenti funerari, semplici stele o mausolei colossali, isolati o raggruppati in recinti di famiglia, affollano le necropoli, ovvero le città dei morti, che per secoli si espandono lungo la via Annia sia verso Padova sia verso Aquileia, la strada per Oderzo, la via Claudia Augusta, diretta oltre le Alpi verso il Danubio. Per ricordarli, i loro cari ancora vivi incidono i nomi, i titoli, i mestieri. Li fanno parlare per loro: frammenti di vite vissute, di progetti realizzati o spezzati, di storie in cui ancora oggi, dopo duemila anni, possiamo immedesimarci, come fossero nostre”.

Il percorso espositivo della mostra “Antenati altinati” al museo Archeologico nazionale di Altino (foto graziano tavan)

altino_archeologico_stratigrafie-sonore_antenati-altinati_invitoA due anni dall’inaugurazione la mostra “Antenati altinati” si arricchisce di una installazione sonora e visiva, “Stratigrafie sonore”, opera di Samir Sayed Abdellattef e Giacomo Vidoni, artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Questa installazione introduce nel percorso della mostra la stratigrafia sonora, per spingere a una maggiore immedesimazione in un passato ormai remotissimo. In tal senso, il lavoro artistico si pone in armonia con quanto le scelte allestitive provano a ricreare: la percezione degli spazi della necropoli romana, attraverso la distribuzione delle sculture, e il contatto con le persone cui erano dedicati i monumenti funerari, attraverso la prospettiva soggettiva di presentazione degli stessi. Appuntamento al museo Archeologico nazionale di Altino domenica 12 dicembre 2021, alle 15.30.

Stele a pseudoedicola con i ritratti di Clemens, Clarus, Prisca e Fuscus, da Altino nella mostra “Antenati altinati” (foto graziano tavan)
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Coronamento del monumento funerario di Arisba, schiava di Paconia, da Altino nella mostra “Antenati altinati” (foto graziano tavan)

Ecco che prende forma la voce di Iucundus, che visse ad Altino ai tempi degli imperatori Tiberio e Claudio, con la compagna Iucunda. “Da vivo ho preparato la tomba per Helvia Iucunda”, racconta. “Giunta la mia ora, ho riposato per secoli accanto a lei”. O ancora quella del navarca, il comandante della flotta militare, che al termine dell’ultima impresa, mostra la corazza appoggiata alla gamba destra, con al centro la Gorgone che terrorizza il nemico ed esalta il suo valore militare. Ma ci sono anche Clemens, Clarus, Prisca e Fuscus, il più anziano dei quattro fratelli che vivevano ad Altino al tempo degli imperatori Augusto e Tiberio, come Chresimus sepolto accanto a loro. “I nostri genitori”, fanno sapere al viandante, “ci hanno unito a loro nel sepolcro, ma non puoi vedere i loro volti né conoscerne il cognome, perché il tempo ha rovinato il nostro ritratto di famiglia. Hanno obbedito all’imperatore Augusto, che vuole famiglie numerose e premia le donne con quattro figli, concedendo loro il diritto di amministrare i loro beni”. Voci che vengono da lontano, come quella di Arisba che viene dall’isola di Lesbo, nell’Egeo settentrionale. “Vissi ad Altino”, ricorda, “quando era imperatore Marco Aurelio. Ero schiava di Paconia, che un giorno mi ha concesso la libertà. Sono vestita a festa e ben pettinata, con i capelli ondulati, raccolti e con la riga in mezzo: all’epoca imitavamo tutte l’acconciatura dell’imperatrice Faustina. I due Tritoni, che ti mostrano la mia immagine”, indica al viandante, “mi assicurano nell’Aldilà gioia spensierata e beatitudine eterna”.

Nuovi scavi a Piuro, la Pompei delle Alpi: il prof. Fabio Saggioro (università di Verona) fa il bilancio dell’ultima campagna di scavo. Trovate tracce di epoca tardo-romana, eccezionali per il piccolo borgo distrutto e cancellato dalla frana del 1618

Il prof. Fabio Saggioro, dell’università di Verona, e il sito archeologico di Piuro (foto univr)

È chiamata la Pompei delle Alpi: parliamo di Piuro, oggi un piccolo comune diffuso in provincia di Sondrio al confine con la Svizzera. Ma quattro secoli fa, quando era un florido centro dove si incrociavano commerci tra le aree al di qua e al di là delle Alpi, fu vittima di una frana che cancellò il paese e uccise tutti i suoi abitanti. E Piuro alla storia. È proprio qui, a Mot del Castel di Piuro, che dal 2015 è attivo uno studio archeologico – che comprende anche il territorio della Val Bregaglia – grazie a un accordo tra soprintendenza Archeologica e università di Verona che ha coinvolto il Comune di Piuro per analizzare le dinamiche insediative e ambientali di una valle alpina, caratterizzata da imponenti trasformazioni del proprio sistema paesaggistico, negli ultimi 2000 anni. Il Progetto Archeologico Piuro è guidato dal prof. Fabio Saggioro, docente di Archeologia medioevale all’università di Verona, con un team di ricercatori e ricercatrici, studentesse e studenti. Ed è proprio Saggioro a tracciare un primo bilancio dell’ultima campagna di scavo, tra settembre e ottobre 2021 (quella del 2020 è saltata per la pandemia), che ha portato a dei ritrovamenti appartenenti all’epoca tardo romana. Si tratta di una scoperta quanto mai inattesa e sorprendente per la storia del piccolo borgo.

Lo scavo archeologico di Piuro alla fine della campagna 2021 (foto univr)
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La moneta tardo-antica trovata a Piuro (foto univr)

Grande è stato lo stupore quando gli scavi hanno portato alla luce sepolture e strutture murarie di enormi dimensioni, precedenti alla fase del villaggio e indicanti, quindi, come ad un certo punto, probabilmente intorno all’VIII secolo d.C., il villaggio si sia sviluppato su un’area funeraria. “L’orizzonte cronologico di queste sepolture e di questa struttura”, afferma Saggioro “sembra rimandare all’epoca tardo romana, aprendo quindi uno scenario nuovo: origini molto complesse che forse si legano a quella fase di instabilità della fine del mondo romano e l’inizio del medioevo”. Sono sempre più numerosi gli indizi che suggeriscono una frequentazione dell’area già in età tardoantica e altomedievale. A riprova è emersa dagli scavi una moneta dell’imperatore tardoantico Teodosio, riconducibile alla fine del IV secolo d.C. “Piuro si conferma un crocevia di uomini e merci per un lungo periodo che va dalla fine dell’età romana al tardo medioevo”. Saggioro  spiega come Piuro sia noto soprattutto per la violenta frana che lo colpì nel 1618, catalizzando la maggior parte dell’attenzione degli studiosi nei secoli successivi. Mettere a fuoco Piuro, tuttavia, vuol dire anche raccontare una parte della storia delle Alpi e, per questa ragione, lo studio si è rivolto alle caratteristiche paleo-ambientali, cioè i cambiamenti avvenuti nel corso dei secoli e come l’uomo vi si sia adattato.

La definizione di “Piuro, Pompei delle Alpi”, ricorda Saggioro, nasce intorno agli anni Cinquanta del secolo scorso, quando una serie di studiosi, scrittori soprattutto di area tedesca, recuperano la storia di questo piccolo paese in val Chiavenna, poi Bregaglia, vicino al confine con la Svizzera, paese che nel 1618 fu teatro di quello che ancora oggi è considerato il più grande disastro alpino in epoca storica, e fece – a seconda delle stime – circa un migliaio di morti, legato a un’enorme frana che si staccò dal monte Conto e travolse tutto il paese: sopravvissero pochissime persone, probabilmente meno o intorno alla decina. E l’associazione tra il disastro naturale e la scomparsa di questo insediamento ,che all’epoca era un insediamento anche economicamente molto importante, creò il parallelismo con Pompei (delle Alpi), anche perché proprio in quel periodo cominciavano le prime ricerche archeologiche sull’area di Piuro. “Quindi questa definizione nacque un po’ da tutta questa serie di fattori”.

I nuovi scavi di Piuro, la Pompei delle Alpi (foto univr)

Piuro ha una triplice importanza dal punto di vista delle scoperte, sottolinea Saggioro. “Una è legata al fatto proprio della sua storia, cioè della grande frana che travolse ogni cosa. L’eco di questa grande frana colpì soprattutto l’Europa centrale perché gli abitanti di Piuro erano ramificati in moltissime piazze commerciali europee, e questo creò una forte eco emotiva in tutta Europa. Sappiamo però pochissimo della storia di Piuro perché in realtà su questa frana si è poi catalizzata tutta l’attenzione degli studiosi nei secoli successivi. E quindi mettere a fuoco Piuro vuol dire raccontare una parte della storia delle Alpi. Il nostro lavoro, oltre a quello di studiare la frana, è anche quello di usare Piuro come caso studio di un villaggio alpino: come funzionavano questi villaggi negli ultimi 1500 anni? Quali sono le loro caratteristiche? Come l’uomo si è adattato all’ambiente montano?”. L’altro aspetto molto importante delle ricerche a Piuro è che “Piuro nel Medioevo è al centro di un’area estrattiva molto importante legata alla produzione della pietra ollare che è un materiale particolarmente significativo per i secoli centrali del Medioevo. Lo troviamo diffuso in tutta la pianura padana, in area tirrenica, in area adriatica, ed è uno di quei materiali che forse ci aiuta a capire meglio lo sviluppo dell’economia altomedievale e, come l’anno definito alcuni studiosi, l’origine anche un po’ dell’economia europea”. E ultimo, ma non ultimo aspetto, è quello del rapporto tra uomo e ambiente. “È chiaro che il disastro naturale, la frana, ha delle dinamiche che sono connesse appunto all’ambiente, e quello che noi stiamo facendo è proprio anche studiare le caratteristiche paleo-ambientali, come sono cambiate nel corso del tempo, e come l’uomo si è adattato o ha gestito queste trasformazioni è un tema ovviamente centrale, nonché attuale per la nostra società, che è stato poco esplorato, e noi – conclude – su questo ci stiamo lavorando moltissimo”.

Roma. Riprende “Canti di pietra” al Foro Romano, finalmente in presenza: Franco Nero legge Gabriele Tinti alla fonte di Giuturna nel giorno in cui gli antichi romani celebravano i Tiberinalia per il dio Tevere

Riparte il ciclo Canti di Pietra, promosso dal parco archeologico del Colosseo e curato dallo scrittore e poeta Gabriele Tinti, in collaborazione con Hotel Splendide Royal Roma della Roberto Nardi Collection. L’appuntamento si terrà l’8 dicembre 2021, ricorrenza dell’antica festività romana Tiberinalia, dedicata al fiume, il dio Tevere: alle 11, alla Fonte di Giuturna, nel Foro Romano, l’ospite d’eccezione, l’attore Franco Nero, leggerà le poesie di Gabriele Tinti ispirate alle opere d’arte, ai miti e alle leggende di una tra le più importanti sorgenti d’acqua presenti nel contesto arcaico del Foro Romano. L’evento è aperto a tutto il pubblico in possesso di biglietto di accesso al PArCo. “In questo contesto del Foro Romano, così ricco di storia e di mito, riparte il ciclo di Canti di Pietra”, commenta Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. “Dopo un lungo periodo in cui si sono avvicendati Alessandro Haber, Michele Placido, James Cosmo, Stephen Fry, Marton Csokas e Robert Davi che nel corso del 2020 hanno prestato la loro arte per celebrare le antiche divinità del Pantheon romano e alcuni dei più celebri monumenti del PArCo, sempre in modalità online, ripartiamo finalmente in presenza, offrendo ai nostri visitatori l’emozione della lettura di Franco Nero che farà rivivere la storia e la statuaria un tempo presente nel Foro Romano”.

La fonte di Giuturna al Foro Romano (foto PArCo)

Al centro del bacino quadrato della fonte, monumentalizzato con un rivestimento di marmo, vi era un piedistallo destinato a sostenere il gruppo statuario dei Dioscuri, proprio in questi giorni in fase di nuovo allestimento. Parte del reading sarà ispirato a quest’opera, ancora oggi il simbolo dell’amore fraterno. Ulteriori statue decoravano il complesso architettonico posto dietro la fonte, più volte rimaneggiato e rifatto: una di essa rappresenta Esculapio, il dio della medicina, forse per ricordare le virtù medicamentose delle acque, e un’altra rappresentava Apollo. La lettura evocherà queste divinità e la statuaria un tempo presente in questa area del Foro.

Udine. “Nuove scoperte dell’università di Udine nel Kurdistan iracheno: acqua, vino e divinità dell’antica Mesopotamia”: incontro in presenza a Palazzo Antonini e on line in diretta streaming

paestum_XXIII-bmta_international-archaeological-discovery-award_locandinaDodici imponenti rilievi rupestri raffiguranti il sovrano e i grandi dei d’Assiria lungo un grande canale d’irrigazione scavato nella roccia rappresentano l’ultimo eccezionale risultato delle ricerche della missione archeologica dell’università di Udine e della direzione delle Antichità di Duhok guidata dal professor Daniele Morandi Bonacossi e dal dottor Hasan Ahmed Qasim in una terra, la Mesopotamia del nord, cruciale per la storia rimasta inesplorata per decenni a causa della complessa situazione politica che l’ha caratterizzata fino ad anni recenti. Era il dicembre 2019 quando il progetto di ricerca, tutela, restauri, valorizzazione, formazione e cooperazione internazionale fu presentato a Roma nella sede di rappresentanza della Regione Friuli-Venezia Giulia. Una scoperta che non passò inosservata tanto che nel 2020 la giuria internazionale dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” le ha assegnato il premio di scoperta, consegnato solo a fine novembre 2021 (causa Covid) alla XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico di Paestum (vedi Paestum, XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico: assegnato alla scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto” la 7ma edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, scelta tra le cinque più importanti del 2020. A novembre sarà consegnato anche il premio della 6° edizione (saltato per il Covid) andato alla scoperta di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti gli dèi dell’Antica Mesopotamia presso il sito di Faida (Iraq) | archeologiavocidalpassato).

Rilievo 7 a Faida (Kurdistan iracheno) dell’VIII-VII sec. a.C. (foto di Alberto Savioli / LoNAP)
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Il logo del progetto archeologico regionale “Terre di Ninive” (“Land of Nineveh Archaeological Project”)

Giovedì 9 dicembre 2021, alle 16, a cura del Progetto Archeologico Regionale Terra di Ninive (PARTEN), incontro su “Nuove scoperte dell’università di Udine nel Kurdistan iracheno: acqua, vino e divinità dell’antica Mesopotamia”: in presenza nella sala Gusmani di Palazzo Antonini a Udine (per partecipare di persona – max 60 posti – scrivere una mail a francesca.simi@uniud.it); oppure on line con la diretta streaming: https://youtu.be/x5kL1NRmcD8. Programma. Saluti di Roberto Pinton, magnifico rettore dell’università di Udine; Linda Borean, direttrice del Dipartimento di Studi umanistici e del Patrimonio culturale; Fabrizio Cigolot, assessore Cultura del Comune di Udine; Giuseppe Morandini, presidente della Fondazione Friuli; Guido Giordano, Dipartimento di Scienze, sezione Geologia, università Roma Tre; Francesco Zorgno, ArcheoCrowd srl; Paolo Girardi, ceo di 3DTarget; Alessia Rosolen, assessore Lavoro, Ricerca e Università della Regione Friuli Venezia Giulia. Seguono gli interventi; Daniele Morandi Bonacossi, direttore del Progetto PARTEN e professore di Archeologia del Vicino Oriente antico, università di Udine, su “Presentazione dei risultati e delle nuove scoperte del Progetto Archeologico Regionale Terra di Ninive 2019-2021”; Francesca Simi, vicedirettrice del Progetto PARTEN e assegnista di Ricerca, università di Udine, su “Archeologia Pubblica e protezione del patrimonio archeologico in uno scenario post-bellico”; Alessandro Cecili, responsabile Tecnico di Lab GIS, Dipartimento di Scienze, Università Roma Tre, su “Presentazione della visita virtuale di Faida”.

Veduta d’insieme col drone dell’area di scavo dei rilievi 5-10-6-7 a Faida, nel Kurdistan iracheno (foto Alberto Savioli / LoNAP)
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Daniele Morandi Bonacossi, direttore della missione dell’università di Udine, davanti al rilievo 4 scoperto a Faida, nel Kurdistan iracheno (foto Alberto Savioli / LoNAP)

Durante l’incontro saranno presentati i più recenti risultati dell’attività di scavo che vede gli archeologi del Progetto Archeologico Regionale Terra di Ninive del DIUM impegnati nell’investigazione della regione di Duhok, nel Kurdistan iracheno settentrionale. Si tratta del frutto di un paziente lavoro di documentazione, analisi e conservazione di un patrimonio culturale di straordinaria rilevanza, che ci ha restituito testimonianze di uno dei più antichi acquedotti noti, di un’area di produzione vinaria su scala “industriale” di 2700 anni fa (probabilmente, di nuovo, la più antica che conosciamo, almeno per quel che riguarda la Mesopotamia). L’area di produzione messa in luce comprendeva 14 vasche di grandi dimensioni scavate nella roccia: l’uva veniva spremuta in quelle superiori, di forma rettangolare, e il succo così ottenuto scorreva verso il basso e veniva raccolto in pozzetti circolari posti al di sotto. Da qui veniva poi versato in grandi giare, dove lo si lasciava fermentare. Il ritrovamento rappresenta una conferma importante del forte aumento della domanda di vino da parte delle élite assire tra VIII e VII secolo a.C., fino ad ora documentato solo dalle fonti scritte e dall’analisi di resti archeobotanici di vinaccioli rinvenuti in numerosi siti coevi nella vasta regione un tempo appartenuta all’impero assiro. Il ritrovamento ha permesso soprattutto di recuperare i dodici rilievi rupestri monumentali appartenenti al complesso di Faida che, come detto, è valsa al coordinatore del progetto, il prof. Daniele Morandi Bonacossi, l’edizione 2019 dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”. Durante l’evento sarà lanciata la visita virtuale dei rilievi assiri di Faida: The Virtual Tour of Faida to be launched soon! – Terra di Ninive.

Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “Dalla Sicilia all’Egitto, un’archeologia del commercio nel Medioevo centrale (X-XII sec.)” a cura di Alessandra Molinari dell’università di Roma Tor Vergata. Ecco come seguirlo

L’appuntamento è mercoledì 8 dicembre 2021, alle 17 ora italiana (18 ora egiziana) per il webinar “Dalla Sicilia all’Egitto: un’archeologia del commercio nel Medioevo centrale (X-XII sec.)” a cura di Alessandra Molinari dell’università di Roma Tor Vergata, promosso dal Centro archeologico italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata italiana al Cairo. La conferenza potrà essere seguita attraverso Microsoft Teams al link 
https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_MjA5YTg2MDYtYmFkNy00M2FjLTk0YzQtZjY5NDFlODY2MGM1%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22babdcf46-9524-4ae8-ae30-59e751a8a656%22%7d (istruzioni: 1- clicca sul link; 2- scegli “continua su questo browser”, non sarà necessario scaricare alcuna applicazione; 3 – fai clic su partecipa e sarai nella sala riunioni; 4- Se ti iscrivi da cellulare, dovrai installare l’app).

Roma. Il parco archeologico del Colosseo lancia la campagna “A Natale fai un dono speciale ad amici, figli, parenti, regala la Membership Card del PArCo” sostenuta da un testimonial d’eccezione, Carlo Verdone

“A Natale fai un dono speciale ad amici, figli, parenti, regala la Membership Card del PArCo: scegli la formula più adatta ai tuoi amici: YOUNG, INDIVIDUAL o FAMILY & FRIENDS. Regala una dimensione esclusiva del PArCo, dei suoi monumenti, dei suoi eventi riservati”: è l’invito che il parco archeologico del Colosseo a far parte di una comunità attiva e curiosa, entrando nel cuore di Roma: il parco archeologico del Colosseo non è infatti solo il sito archeologico, ma anche una grande area verde che si estende per più di 40 ettari nel cuore della città. Un contesto paesaggistico nel quale magnifici alberi convivono con i monumentali resti archeologici, creando un luogo unico al mondo. “Donando la Membership card”, continua l’invito del PArCo, “tu sostieni le attività di questo luogo unico al mondo e regali ai tuoi amici l’ingresso illimitato per 12 mesi all’area del Palatino, Foro Romano e Colosseo; regali la possibilità di scoprire in anteprima le mostre, partecipare alle attività in programma e beneficiare di numerosi vantaggi. Ma soprattutto regali uno strumento di compartecipazione attiva alla cura di un territorio che appartiene a tutti noi”.

E oggi la Mermership Card del parco archeologico del Colosseo ha un testimonial d’eccezione, un cittadino romano veramente speciale: Carlo Verdone che racconta l’unicità del Parco archeologico del Colosseo. Anche lui fa parte di questa comunità attiva e curiosa di questo luogo unico al mondo.

Natale 2021 al museo Archeologico nazionale di Napoli: Presepe continuum, nuove mostre (da Dante al giocattolo nel mondo antico) e una nuova campagna di abbonamento OpenMANN per essere protagonisti nel 2022 con tre nuove sezioni, la Campania Romana, e grandi mostre, dalla Sardegna Megalitica e alla civiltà bizantina

Il Presepe continuum 2021 dell’associazione Presepistica napoletana dedicato ai 160 anni dell’Unità d’Italia, nell’atrio del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Che Natale sarebbe senza il Presepe continuum del museo Archeologico nazionale di Napoli? E il Presepe continuum che per tutte le festività si può ammirare nell’Atrio del museo, è solo una delle proposte culturali per cittadini e turisti con cui il Museo si prepara alle festività natalizie. Il suggestivo presepe realizzato dall’Associazione Presepistica Napoletana è dedicato quest’anno ai 160 anni dall’Unità d’Italia: i grandi protagonisti del Risorgimento nazionale vengono rappresentati tra vicoli e botteghe, mentre trova spazio, nella ricostruzione dell’omonima piazza, anche la statua dell’Alighieri, innalzata proprio per celebrare l’Unità del paese. 

L’ingresso della mostra “Divina archeologia” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Tante le novità espositive che partiranno da questo mese: da lunedì 6 dicembre 2021 apre al pubblico “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia nelle collezioni del MANN”, che lega i reperti del Museo ai personaggi del poema dantesco. Da venerdì 10 dicembre 2021 (vernissage alle 16), spazio alla riflessione sul divertimento, tra passato e presente: la mostra “Giocare a regola d’arte”, curata da Paolo Giulierini ed Ermanno Tedeschi, accosterà cinquanta reperti ad altrettante creazioni contemporanee, per raccontare le simmetrie con il mondo dell’infanzia dei nostri antenati. Dal 20 dicembre 2021, in occasione del centenario dalla morte di Enrico Caruso, da non perdere un interessante allestimento su vita e fortuna del celebre tenore. Per gli appassionati di fotografia, tre percorsi al Museo: “19.34. Fotografie di Antonietta de Lillo. La storia in presa diretta” con un emozionante reportage sul terremoto del 1980 in Irpinia; “Solve et coagula”, che raccoglie sovraimpressioni digitali realizzate da Alessandra Cardone; “Naples. Sense of place” di Alex Trusty, racconto per immagini della città e del litorale flegreo.

Locandina della campagna promozionale dell’abbonamento OpenMANN Family

Dal 6 dicembre 2021 riparte anche la campagna di abbonamento all’Istituto. Il claim scelto è “Vieni al Mann a dicembre e torna per tutto il 2022”.  Da lunedì 6, in biglietteria e on-line, è possibile acquistare la card annuale a prezzi promo: 16 euro per un adulto, 28 euro per due over 25 anni (opzione family), 3 euro per ragazzi dai 18 ai 24 anni e per tutti gli studenti universitari, senza limiti di età. L’abbonamento OpenMann ha la validità di 365 giorni dalla data di attivazione e consente accessi illimitati al Museo, per visitare mostre temporanee e collezioni permanenti. Dal 4 dicembre 2021 al 6 gennaio 2022, chi sottoscriverà una card family potrà partecipare gratuitamente, sino ad esaurimento posti, ai laboratori didattici per bambini proposti da Coopculture. Inoltre, l’abbonamento garantisce di visitare con il 25% di sconto gli oltre trenta siti culturali della rete Extramann, ricevendo una newsletter mensile con le offerte dedicate. Tra le strenne natalizie prodotte dal Museo anche il volume a fumetti “Nico e l’elmo del Gladiatore” (Electa) e il calendario della Scuola Italiana di Comix.

Locandina della campagna promozionale “Vieni al MANN a dicembre e torna tutto il 2022”

Sottoscrivendo un abbonamento OpenMann, si potrà naturalmente seguire l’intensa vita culturale del Museo nel 2022: prevista non solo la riapertura di tre sezioni storiche, la Sezione Tecnologica Romana (autunno), Cuma e Neapolis (dicembre), ma anche il nuovo allestimento della Campania Romana (luglio). Dall’11 giugno 2022 il Museo ospiterà la mostra “Sardegna Isola Megalitica”, affiancata dall’experience virtuale proposta da NURAGICA per viaggiare nel tempo alla scoperta della civiltà nuragica. In ottobre, focus espositivo sull’alba e il tramonto di Bisanzio.

Firenze. Conto alla rovescia per la settima edizione di TourismA 2021, il salone dell’Archeologia e del Turismo culturale. Ecco qualche appuntamento spulciato dal ricco programma di tre giorni di eventi e incontri

Il Palacongressi di Firenze gremito per TourismA 2020 (foto AV)

firenze_tourisma_foto-archeologia-vivaOrmai ci siamo. È iniziato il conto alla rovescia. Mancano una decina di giorni alla settima edizione di TourismA 2021, il salone dell’Archeologia e del Turismo culturale in scena al Palazzo dei Congressi di Firenze dal 17 al 19 dicembre 2021, per un’immersione totale nella storia e nelle testimonianze del passato: decine di incontri e centinaia di relatori, dalle grandi scoperte alle proposte di musei e parchi, dall’arte all’ambiente ai borghi e siti Unesco, ai nuovi itinerari, alle tecnologie d’avanguardia. Ingresso gratuito. Verifica green pass e registrazione obbligatoria all’ingresso (vedi modalità di accesso). Prenotazioni solo per le scuole. Novità e grandi ritorni tra i “big”: Franco Cardini, Andrea Carandini, Louis Godart, Giuliano Volpe, Cristoforo Gorno, Giorgio Manzi, Massimo Osanna, Mario Tozzi, Paolo Giulierini, Alberto Angela… E per i più piccoli i laboratori di archeologia sperimentale (prenotazione diretta). Importante appuntamento per il turismo culturale: spazi espositivi e proposte di valorizzazione / promozione sono al centro di “tourismA 2021” con Stand e Box poster di operatori e agenzie turistiche, parchi, poli museali, editoria e università; Buy Cultural Tourism. A “tourismA 2021” il 4° Workshop del Turismo Culturale riservato a buyers e sellers; viaggi di cultura e archeologia. Programmi di viaggio con interventi dei vari curatori scientifici nella Rassegna di itinerari turistico-culturali. Vediamo qualche proposta di TourismA 2021, spulciando nel ricco programma.

Il sassofonista Stefano Cocco Cantini (foto AV)

17 dicembre 2021, alle 9.15, Auditorium: LA MUSICA PERDUTA DEGLI ETRUSCHI. Grande ritorno a “tourismA 2021” del sassofonista Stefano “Cocco” Cantini e dell’etruscologa Simona Rafanelli. I due esperti apriranno il XVII Incontro Nazionale di Archeologia Viva nel grande auditorium del Palacongressi di Firenze.

L’area archeologica di Cirene in Libia (foto AV)

17 dicembre 2021, alle 11.45, sala Onice: RITORNO IN LIBIA. La settima edizione di “tourismA” si apre con il convegno ITER sulla ricerca italiana all’estero nel ricordo del suo ideatore Ettore Janulardo. Fra i relatori è Oscar Mei (Università di Urbino) direttore della Missione a Cirene e Tripoli con un intervento su “Archeologia in Libia (dopo dieci anni di guerra)”.

Il sito preistorico di Poggetti Vecchi frequentato dall’uomo di Neanderthal e da elefanti (foto AV)

17 dicembre 2021, alle 12.00, Auditorium: NEANDERTHAL VS ELEFANTI. A “tourismA” l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria presenta la mostra virtuale “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. Neanderthal ed elefanti nella Maremma toscana, la sfida del clima” con una spettacolare “visita guidata” sul grande schermo dell’auditorium del Palacongressi di Firenze.

Il parco archeologico di Ostia antica presente alla settima edizione di TourismA (foto AV)

17 dicembre 2021, alle 14.15, sala Onice: OSTIA ANTICA Il Parco archeologico: patrimonio culturale, società e territorio: dal ruolo del parco alle opportunità per il territorio di Fiumicino, dal nuovo museo delle Navi al marchio europeo del Patrimonio.

Ricerche archeologiche subacquee nei fondali pugliesi (foto AV)

17 dicembre 2021, alle 15.00, Auditorium: LA PUGLIA E IL MARE. Un nuovo centro di ricerche per conoscere e valorizzare i paesaggi costieri e subacquei: ne parlano a “tourismA” Rita Auriemma, Luigi De Luca, Danilo Leone, Maria Turchiano e Giuliano Volpe, nell’ambito del XVII Incontro Nazionale di Archeologia Viva.

Ricostruzione del forno preistorico per la produzione di rame sul passo Redebus ad Acqua Fredda (foto AV)

17 dicembre 2021, alle 15.40, sala Limonaia: TURISMO NELLA PREISTORIA. A tourismA 2021, convegno dell’IIPP sulle potenzialità turistiche delle aree preistoriche. Spettacolari i casi di studio in programma, fra cui il sito di Passo Redebus in Trentino con forni per la produzione del rame presentati da Franco Marzatico e Luisa Moser.

Panorama del Montenegro (foto AV)

18 dicembre 2021, alle 9.40, Auditorium: BERE E FUMARE AI CONFINI DELL’IMPERO. A “tourismA 2021” convegno SCAVARE IL PRESENTE a cura di Giuliano Volpe. Interviene fra gli altri Sauro Gelichi: “Tabacco e caffè in una città del Montenegro in età moderna”.

Lo scavo di Campo 65 di Altamura in Puglia (foto AV)

18 dicembre 2021, alle 10.00, Auditorium: SCAVARE IL PRESENTE. In Puglia il Campo 65 di Altamura: prima campo di prigionia, poi campo di addestramento di partigiani titini, infine campo profughi. Ne parlerà Giuliano De Felice (Università di Bari) a “tourismA” nell’ambito del convegno “Scavare il presente” curato da Giuliano Volpe e dallo stesso De Felice.

L’iscrizione rupestre di età romana a Trenčín in Slovacchia (foto AV)

18 dicembre 2021, alle 10.00, sala Onice: LA SLOVACCHIA A TOURISMA. Clima, Patrimonio Unesco, i confini dell’Impero romano sul Danubio centrale e una storia nascosta: la veduta di Bratislava in Palazzo Vecchio.

Il laboratorio dell’Opificio delle Pietre dure a Firenze (foto AV)

18 dicembre 2021, alle 10.20, sala Verde: CONSERVARE IL PATRIMONIO. Marco Ciatti, soprintendente Opificio delle Pietre Dure, e James Bradburne, direttore Pinacoteca di Brera, sono in programma a “tourismA 2021” nel convegno “Conservare e valorizzare il patrimonio culturale” a cura 4CH.

Cristoforo Gorno, autore e conduttore televisivo: a lui è stato assegnato il premio Francovich 2021 (foto AV)

18 dicembre 2021, alle 12.00, Auditorium: RAVENNA E GORNO PREMIATI A TOURISMA. Il Premio “R. Francovich” 2021, per la comunicazione museale e la divulgazione del Medioevo, attribuito dalla SAMI – Società Archeologi Medievisti Italiani, è andato al Museo Classis Ravenna, realizzato dalla Fondazione RavennaAntica, e all’autore e conduttore televisivo Cristoforo Gorno. Il prestigioso riconoscimento verrà consegnato dal presidente SAMI prof. Paul Arthur nell’ambito del prossimo “tourismA”.

Particolare della Colonna Traiana a Roma (foto AV)

18 dicembre 2021, alle 16.20, Auditorium: TRAIANO PRINCIPE IDEALE. Ne parlerà a “tourismA” il professor Livio Zerbini presentando il suo ultimo libro nell’ambito del XVII Incontro Nazionale di Archeologia Viva.

Scavo archeologico di un sito indigeno in Corsica (foto AV)

19 dicembre 2021, alle 9.30, sala Onice: CORSICA INDIGENA. Domenica 19 dicembre l’Università e la Collettività di Corsica organizzano a “tourismA” (Palacongressi di Firenze) un convegno su “Mobilità e contatti nel Tirreno durante il I millennio a.C.”.

Copertina del libro “L’ultimo Neanderthal racconta. Storie prime della storia” (Il Mulino) di Giorgio Manzi

19 dicembre 2021, alle 11.30, Auditorium: L’ULTIMO NEANDERTHAL. Ne parlerà Giorgio Manzi, paleoantropologo alla Sapienza Università di Roma, nell’ambito del XVII Incontro Nazionale di Archeologia Viva.

Simona Rafanelli, direttrice del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, ed Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, all’inaugurazione della mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” (foto MArTa)

19 dicembre 2021, alle 14.30, sala Onice: TARAS E VATL, Città di mare e antichi porti del Mediterraneo. Simona Rafanelli, direttore museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, ed Eva Degl’Innocenti, direttore museo Archeologico nazionale di Taranto, parlano del progetto culturale Taras e Vatl, delle due mostre rispettivamente a Vetulonia e Taranto, e del convegno al MArTa.

Alberto Angela e Piero Pruneti a TourismA 2020 (foto AV)

19 dicembre 2021, alle 17.00, Auditorium: ALBERTO ANGELA. Come da tradizione, il divulgatore scientifico e scrittore, Intervistato da Piero Pruneti direttore di Archeologia Viva, chiuderà l’Incontro Nazionale di Archeologia Viva. Ma quest’anno, l’intervento non sarà in presenza ma da remoto a evitare rischi di contagio per probabili assembramenti.