Verona. Con un anno di ritardo (causa Covid e lockdown) apre a Porta Palio la mostra “I Mondiali di Italia ’90 e la scoperta della necropoli romana” per celebrare il trentennale della scoperta della necropoli romana di Porta Palio lungo la via Postumia, più di 1400 sepolture, durante i lavori dei Mondiali Italia ’90

È passato un anno, di pandemia e di chiusure. Ma stavolta ci siamo: venerdì 17 dicembre, alle 16.30, all’interno di Porta Palio a Verona, apre il percorso espositivo “I Mondiali di Italia ’90 e la scoperta della necropoli romana” (17 dicembre 2021 – 9 gennaio 2022), pensato appunto l’anno scorso per celebrare il trentennale della scoperta della necropoli romana di Porta Palio lungo la via Postumia, più di 1400 sepolture, durante i lavori dei Mondiali Italia ’90 (vedi Verona. Nel trentennale della scoperta della necropoli romana di Porta Palio lungo la via Postumia, più di 1400 sepolture, durante i lavori dei Mondiali Italia ’90, mostra archeologica di Comune e Soprintendenza, rinviata per Covid-19. Intanto un video promo | archeologiavocidalpassato). Era il 20 dicembre 1989 quando, durante i lavori per la realizzazione dei sottopassi per i Mondiali ‘Italia ’90, gli archeologi cominciarono a trovare le prime sepolture della necropoli romana di Porta Palio che alla fine dello scavo archeologico saranno appunto più di 1400. Di qui l’anno scorso l’idea del soprintendente Vincenzo Tiné e dell’assessore ai Rapporti Unesco Francesca Toffali di celebrare la speciale ricorrenza con la realizzazione di una mostra, frutto appunto della collaborazione tra il Comune di Verona – assessorato Rapporti Unesco e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza. Ora la mostra diventa realtà.

Archeologi al lavoro nello scavo al cantiere del sottopasso di Porta Palio a Verona nel 1990 (foto Sabap-Vr)
L’esposizione ripercorre le tappe delle scoperte archeologiche del 1990, ricordando i protagonisti e descrivendo le caratteristiche delle necropoli di Porta Palio, di via Albere e della Spianà. Questi grandi cimiteri popolari veronesi hanno significativamente incrementato le conoscenze scientifiche sui rituali di sepoltura di età romana, riservando anche alcune sorprese. Tra queste le modalità anomale di sepoltura per persone giovani morte in modo improvviso o violento e alcuni corredi che fanno intravedere l’orgoglio dei defunti di appartenere a genealogie risalenti ai Veneti antichi. La mostra è curata, per la Soprintendenza, da Brunella Bruno e Giulia Pelucchini; per il Comune di Verona da Ettore Napione, responsabile dell’ufficio UNESCO; per l’Università di Pavia, da Francesca Picchio, coordinatrice scientifica del laboratorio DAda LAB che, assieme a Francesca Galasso, ha elaborato i disegni, i modelli tridimensionali e le ricostruzioni digitali. La mostra del 2021 si svolgerà in collaborazione con la Società di Mutuo Soccorso di Porta Palio.

In occasione dei Mondiali del 1990, il sindaco Gabriele Sboarina aveva colto l’occasione di modernizzare la viabilità di accesso allo stadio al fine di migliorare la viabilità complessiva di Verona. Per uno strano, ma non imprevedibile, destino, quell’adeguamento urbanistico e infrastrutturale coincise con la scoperta di un lungo tratto della via Postumia antica, proveniente dall’arco dei Gavi (l’odierno corso Cavour). La via romana era qui associata ad una grande necropoli, databile tra il I e il III secolo d.C. e riservata per lo più ai ceti popolari. Quegli scavi ebbero come protagonisti il direttore del Nucleo Operativo di Verona della Soprintendenza Archeologica del Veneto, Giuliana Cavalieri Manasse, e l’archeologo inglese Peter J. Hudson per la cooperativa Multiart, incaricata di eseguire le indagini. Il quadro delle scoperte avvenute tra il 1990 e il 1991 è impressionante anche nei numeri. L’area presso Porta Palio, scavata su una superficie di 3500 mq, ha messo in luce 536 sepolture, costituite per l’87% da incinerazioni e per il 17% da inumazioni. La zona nell’area della Spianà, tra via Prima traversa Spianà (a Nord) e via Albere (a Sud), indagata su una superficie di 8600 mq, ha portato all’identificazione di 807 tombe: 766 incinerazioni e 41 inumazioni. Tra il 2008 e il 2009 furono portate alla luce altre 104 sepolture, quasi tutte ad incinerazione, proseguendo lungo via Albere.
Roma. Una mongolfiera sopra il Foro Romano annuncia la grande mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità”. La vita e la personalità dell’archeologo e architetto viene raccontata attraverso quattro sezioni, nei luoghi dove ha principalmente operato e di cui ha definito l’attuale fisionomia: il Foro Romano e il Palatino


Una foto del Foro Romano realizzata da Giacomo Boni col pallone frenato (foto Archivio Fotografico Storico PArCo)
Questa mattina una mongolfiera si è alzata dal Foro Romano, davanti alla Basilica di Massenzio, attirando l’attenzione dei turisti presenti nell’area archeologica e su via dei Fori Imperiali (vedi Facebook). Una nuova attrazione turistica? Non proprio. O, meglio, un modo per promuovere la grande mostra che il Parco archeologico del Colosseo dal 15 dicembre 2021 dedica alla figura di Giacomo Boni (Venezia, 1859 – Roma, 1925) e al tempo stesso ricordare le imprese proprio dell’archeologo Giacomo Boni che nei primi anni del Novecento fotografò l’area archeologica centrale con l’innovativa tecnica del pallone frenato. In questi primi giorni di apertura della mostra, si parla di una settimana, salendo sulla mongolfiera (l’installazione è stata resa possibile con il contributo di Q8) si potrà provare l’ebrezza di vedere dall’alto i fori, il Palatino, il Colosseo, ricordando l’utilizzo che ne ha fatto Boni. Anche in questo pioniere di innovazioni tecnologiche nel campo della ricerca e del restauro, Giacomo Boni impiega il pallone frenato per scattare delle vedute aeree del Foro e restituire in questo modo una visuale d’insieme delle tracce archeologiche che stavano emergendo dagli scavi, creando così le basi per una nuova modalità di documentazione e comunicazione dello scavo archeologico.


Locandina della mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità” al Foro Romano e al Palatino dal 15 dicembre 2021 al 30 aprile 2022
La mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità” (15 dicembre 2021 – 30 aprile 2022), curata da Alfonsina Russo, Roberta Alteri, Andrea Paribeni con Patrizia Fortini, Alessio De Cristofaro e Anna De Santis, con l’organizzazione e la promozione di Electa, rappresenta un ricordo di Giacomo Boni, convinto sostenitore della necessità di tutelare e valorizzare l’insieme degli straordinari monumenti che caratterizzano l’area archeologica centrale di Roma e ha, dunque, posto le premesse per l’istituzione del Parco archeologico del Colosseo. Il catalogo Electa, edito in occasione della mostra, riunisce numerosi saggi che ripristinano tutta la poliedrica e moderna personalità di Giacomo Boni, facendo il punto sulla ricezione e l’eredità della sua figura ripercorrendo anche il contesto politico, culturale e artistico nel quale è cresciuto e si è affermato.

Autodidatta, con una formazione di disegnatore nei cantieri veneziani, col tempo diviene archeologo e architetto sviluppando metodi innovativi di scavo – a cominciare da quello stratigrafico – di restauro, di documentazione e di valorizzazione. Comprende l’importanza di condividere con il grande pubblico il valore delle scoperte che hanno ridisegnato l’aspetto del Foro Romano ricorrendo a un linguaggio nuovo, non accademico, e alla fotografia. Tra le scoperte si ricordano quelle del Tempio di Vesta; il complesso della fonte sacra di Giuturna; la chiesa medievale di Santa Maria Antiqua con il ciclo pittorico bizantino; il sepolcreto arcaico, che ha consentito di stabilire una vita protostorica nell’area del Foro Romano; il Lapis Niger, luogo che gli autori antichi riferiscono alla saga di Romolo. Per il Palatino approfondisce i temi della flora, interesse che lo accompagna tutta la vita e di cui resta traccia nell’ordinamento del giardino degli Horti farnesiani, e in quel roseto che porta ancora il suo nome e dove è sepolto.

Giacomo Boni è stato anche un colto rappresentante dell’ambiente intellettuale e cosmopolita dell’epoca, illustrato da eccellenti prestiti in mostra che favoriscono la narrazione degli aspetti meno conosciuti della sua personalità. Già in giovane età, il credito acquisito presso eminenti figure della cultura anglosassone, a cominciare da John Ruskin e William Morris, le stimolanti e influenti amicizie veneziane e milanesi – in particolare Primo Levi e Alberto Carlo Pisani Dossi – e, grazie a quelle, l’ingresso nei circoli intellettuali sostenitori di Francesco Crispi lo portano a Roma. In un contesto culturale in cui si intrecciano la passione per l’archeologia e l’interesse per la contemporanea arte inglese, risulta incoraggiata dall’operato di Boni una nuova visione dell’Antico che l’arte simbolista porta al pieno sviluppo all’inizio del Novecento. Il progetto museografico realizzato in quegli anni per il Foro Romano e il Palatino da Giacomo Boni è pertanto il risultato di una molteplicità di interessi e incontri, e si presenta straordinariamente attuale e innovativo: forse il primo esperimento di parco archeologico in cui natura, resti antichi, ricostruzioni filologiche, rievocazioni e divulgazione tendono a fondersi in armonia.

Le sezioni: Tempio di Romolo. Vengono ripercorsi gli anni della formazione e i rapporti con la cultura anglosassone durante il periodo veneziano (1879–1888), l’arrivo a Roma con l’incarico presso la Direzione Generale Antichità e Belle Arti (1888–1898) e i successivi all’ufficio scavi del Foro Romano che portano a grandi scoperte. E ancora dal 1907 quando il Palatino viene accorpato al Foro, fino all’anno della morte. Oltre a opere di De Carolis e Cambellotti, al centro del tempio è esposto il pallone frenato utilizzato con straordinaria intuizione da Boni per effettuare le vedute fotografiche degli scavi dall’alto.

Le sezioni: Complesso di Santa Maria Nova. La sezione della mostra è dedicata in generale all’attività archeologica di Boni al Foro Romano e in particolare al museo forense, da lui voluto e inaugurato nel 1908. Si inscrive nel racconto di questa figura atipica di archeologo, anticipatrice per molti versi, che ha trasformato lo studio dell’archeologia. Sono stati messi in luce i suoi criteri espositivi, riproposti dei contesti di scavo come il sepolcreto arcaico di cui aveva fatto realizzare un plastico – adesso restaurato e in mostra – e come l’insieme delle sculture che decoravano la fontana di Giuturna. Sono anche esposte delle teche disegnate dallo stesso Boni e con l’organizzazione dei reperti da lui disposta. Risulta in questo modo evidente il suo principio: rispettare l’integrità dei complessi riportati alla luce. Tutti i materiali sono ugualmente fondamentali: che si tratti di manufatti, resti antropologici, botanici, faunistici. Un metodo che ha sviluppato lo studio dei reperti anche da un punto di vista etnoantropologico. Importante sottolineare anche il luogo scelto da Boni per istituire l’Antiquarium: all’interno del chiostro quattrocentesco del complesso di Santa Maria Nova. I restauri di allora, avviati proprio per consentire l’esposizione dei reperti, portano alla luce non solo le trasformazioni dal trecento al settecento del chiostro stesso, ma anche parte della pavimentazione del pronao della cella dedicata alla dea Roma. Tutti elementi che il percorso di mostra oggi ripropone, grazie anche a un recente intervento di manutenzione del complesso e di ristrutturazione delle sale espositive che restituisce al grande pubblico questi spazi, chiusi al pubblico da più di dieci anni.

Le sezioni: Santa Maria Antiqua e rampa domizianea. Si racconta il ritrovamento della chiesa e del ciclo pittorico altomedievale di matrice bizantina, dopo l’abbattimento della chiesa secentesca di Santa Maria Liberatrice. Una scoperta, riccamente documentata dal gruppo di lavoro di Boni, e da cui prende avvio un filone neo-bizantino che investe le arti e l’architettura dell’epoca.

Le sezioni: Uccelliere farnesiane. È in questa sezione che emerge con forza l’aspetto meno noto del grande archeologo e architetto: il ruolo avuto negli ambienti culturali italiani ed europei degli inizi del Novecento. Ben introdotto nei circoli mondani e culturali della capitale – si ricordano i rapporti con il socialismo umanitario romano, costanti dopo il primo incontro nella redazione della “Nuova Antologia” con Giovanni Cena, Sibilla Aleramo, Duilio Cambellotti – e definito poeta, e profeta, da Eleonora Duse, Ugo Ojetti e Benedetto Croce per la capacità di ricostruire il mito delle origini dell’antica Roma. Le scoperte che ridisegnano il Foro e il suo pensiero suggestionano il simbolismo romano, la cui onda lunga penetra nel Novecento, alimentando il Liberty della capitale e arrivando almeno al 1913, con l’affermarsi delle Secessioni e delle Avanguardie. L’approccio al mondo classico fatto di simboli, rievocazioni, allusioni cifrate è evidente nelle opere esposte di Bottazzi, Cambellotti, Dalbono, Discovolo, Grassi, Maldarelli, Netti e Sartorio, molte delle quali provenienti da collezioni private. Spicca la tela “Gli archeologi” di Giorgio de Chirico, segno della memoria storica sempre presente. Boni dal 1910 si ritira a vivere nelle Uccelliere, e lo ricorda l’esposizione di una selezione di arredi originali della sua casa-studio. A completamento della narrazione della vita di Giacomo Boni, oltre alle quattro sezioni della mostra nel Foro Romano sono posizionati dei totem nei luoghi di maggior intervento e di scoperte, che hanno consentito una nuova lettura dell’area archeologica centrale e della storia dell’antica Roma.
Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “Università del Salento a Soknopaiou Nesos (El-Fayyum): scavi dei templi” a cura di Paola Davoli dell’università del Salento (Lecce). Ecco come seguirlo

L’appuntamento è martedì 14 dicembre 2021, alle 17 ora italiana (18 ora egiziana) per il webinar “Università del Salento a Soknopaiou Nesos (El-Fayyum): scavi dei templi” a cura di Paola Davoli dell’università del Salento (Lecce), promosso dal Centro archeologico italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata italiana al Cairo. La conferenza potrà essere seguita attraverso Microsoft Teams al link https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_MTI5Mzg2MzktMGE5MC00MWYxLWE2ZWYtY2Y1OWI0ZGM3ZTE0%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22babdcf46-9524-4ae8-ae30-59e751a8a656%22%7d (istruzioni: 1- clicca sul link; 2- scegli “continua su questo browser”, non sarà necessario scaricare alcuna applicazione; 3 – fai clic su partecipa e sarai nella sala riunioni; 4- Se ti iscrivi da cellulare, dovrai installare l’app).


Paola Davoli (università del Salento)
Il progetto “Soknopaiou Nesos” del Centro di Studi Papirologici dell’università del Salento (Lecce), di cui Paola Davoli condivide la direzione, è nato nel 2001, con lo scopo di documentare il sito tramite moderne tecniche di indagine topografica ed archeologica, e si è ampliato grazie ai numerosi ritrovamenti coinvolgendo così specialisti in uno studio ampio ed interdisciplinare. Gli scavi, infatti, hanno portato alla luce significativi papiri ed edifici che rappresentano una delle più importanti fonti di informazione sull’Egitto Greco-Romano anche grazie al loro eccellente stato di conservazione.
Bologna. Dopo l’anno di stop per pandemia, il Gruppo archeologico bolognese ripropone “IMAGINES. Obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico giunta alla 19.ma edizione: due giornate con film introdotti dagli esperti e dai protagonisti, con il film di Alberto Castellani in prima internazionale

Il Gruppo archeologico bolognese, dopo un anno di stop forzato, non ha voluto mancare con il tradizionale appuntamento di fine autunno atteso dagli appassionati, nel rispetto della normativa anti Covid-19: parliamo di “IMAGINES. Obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico giunta alla 19.ma edizione, organizzata insieme al museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro, in programma il 18 e 19 dicembre 2021 nella sala eventi della Mediateca Comunale di San Lazzaro di Savena (Bo). Un’edizione in forma ridotta, ma non per questo meno ricca: tre film per giornata introdotti da esperti, con una premiere internazionale: il film, in due parti, “Verso Canaan” di Alberto Castellani. Ingresso libero e gratuito fino ad esaurimento posti con una promozione speciale: al termine di ogni giornata di IMAGINES sarà estratto fra i presenti un abbonamento annuale alla rivista Archeologia Viva. Inoltre, domenica 19 sarà estratta la partecipazione gratuita ad un viaggio di un giorno organizzato da Insolita Itinera per il Gruppo Archeologico Bolognese. È obbligatorio il Green Pass che sarà richiesto e controllato all’ingresso della Mediateca. È obbligatorio l’uso della mascherina per tutta la durata della manifestazione.

Il programma di sabato 18 ottobre 2021. Alle 15.30, apre la rassegna il film “ Verso Canaan”, prima parte, di Alberto Castellani (Italia 2021, 50’) introdotto dallo stesso Alberto Castellani, regista e documentarista di film di argomento storico archeologico. Alcune tavolette di argilla, scoperte in Egitto ad Amarna, sono tra i primi documenti, risalenti al XIV secolo a.C., che riportano le parole “Terra di Canaan”. L’espressione richiama la biblica “Terra Promessa”, un luogo a lungo conteso prima della conquista del popolo ebraico iniziata dopo la drammatica esperienza dell’Esodo. Il filmato intende documentare il ruolo dei molti popoli, Cananei, Amorrei, Ittiti, Filistei, Fenici, Aramei, che cercarono di insediarsi in quella regione. Il programma, realizzato tra Israele, Turchia, Siria, Creta, Egitto e Arabia Saudita, e con la partecipazione di numerosi musei europei ed extraeuropei, intende ricostruire questa lunga storia, spesso drammatica, riportata più volte nella Bibbia.

Segue il film “Le tre vite di Aquileia” di Giovanni Piscaglia (Italia 2019, 57’) introdotto dall’archeologa e travel designer Erika Vecchietti. I resti di quella che fu al tempo dell’impero romano la quarta città d’Italia, capitale della X Regio augustea, giacciono ai lati della statale 352, che qui prende il nome di via Giulia Augusta e percorre l’antico tracciato del cardine massimo. Fondata dai Romani nel 181 a.C., la sua storia si dipana attraverso tre vite, tre lunghe fasi storiche: l’Aquileia romana, l’Aquileia cristiana e l’Aquileia più recente divenuta Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Dopo l’intervallo, chiude le proiezioni il film “Palikè” di Gaspare Mannoia (Italia, 30’) introdotto da Giuseppe Mantovani, vice-presidente del Gruppo archeologico bolognese. Una Sicilia inedita quella che il regista descrive in questo filmato, poco frequentata dal turismo. Nella piana di Catania sorge un santuario fondato dagli antichi Siculi dedicato ai fratelli Palici, figli di Zeus, nei pressi del quale fu fondata la città di Palikè.

Il programma di domenica 19 dicembre 2021. Alle 15.30, apre la rassegna il film “Verso Canaan”, seconda parte, di Alberto Castellani (Italia 2021, 50’), introdotto dallo stesso Alberto Castellani, regista e documentarista di film di argomento storico archeologico. Segue il film “Creta e la civiltà minoica. Gli insediamenti costieri” di Claudio Busi e Roberto Sarti (Italia 2020, 60’) introdotto da Claudio Busi, viaggiatore e film-maker. Un viaggio nell’isola di Creta dove nel secondo millennio a.C. è fiorita una straordinaria civiltà che ha lasciato testimonianze di grandiosi palazzi, mirabili affreschi e oggetti di grande pregio artistico. Dopo aver descritto in un precedente filmato i principali centri palaziali, in questo filmato Claudio Busi illustra i principali antichi insediamenti costieri dell’isola.

Dopo l’intervallo, chiude la rassegna la proiezione del film ”Vittoria alata. Il ritorno di un simbolo” di Davide Rinaldi (Italia 2020, 29’), introdotto da Erika Vecchietti, archeologa e travel designer. Dopo un restauro durato più di due anni presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze la “Vittoria alata”, simbolo della città di Brescia, è tornata nel rinnovato Capitolium. Scoperta nel 1826, la statua, definita dallo scrittore francese Valèry “La più grande e la più bella di tutte la statue in bronzo”, torna a incantare il pubblico nel nuovo allestimento museale.
Roma. Tra il Foro romano e il Palatino fervono i lavori per completare l’allestimento della mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità” promossa dal parco archeologico del Colosseo

Locandina della mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità” al Foro Romano e al Palatino dal 15 dicembre 2021 al 30 aprile 2022
Al parco archeologico del Colosseo, dal complesso di Santa Maria Nova che sarà aperta per la prima volta al pubblico alle Uccelliere Farnesiane, fervono i lavori per completare l’allestimento della mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità” (vedi https://www.facebook.com/parcocolosseo/videos/583617956072135): dal 15 dicembre 2021 al 30 aprile 2022 il parco archeologico del Colosseo dedica una grande mostra alla figura di Giacomo Boni (Venezia, 1859 – Roma, 1925) nei luoghi in cui l’archeologo e architetto operò principalmente: il Foro Romano e il Palatino. Curata da Alfonsina Russo, Roberta Alteri, Andrea Paribeni con Patrizia Fortini, Alessio De Cristofaro e Anna De Santis, organizzazione e promozione di Electa editore, la mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità” si articola in quattro sezioni: l’attività archeologica e il museo forense, nel Complesso di Santa Maria Nova; la vita di Boni, al Tempio di Romolo; la scoperta della chiesa e del ciclo pittorico bizantino, a Santa Maria Antiqua e nella rampa domizianea; il contesto culturale e artistico del primo Novecento, nelle Uccelliere farnesiane. Ne scaturisce la visione complessiva di un uomo che autodidatta, con una formazione di disegnatore nei cantieri veneziani, col tempo diviene archeologo e architetto sviluppando metodi innovativi di scavo – a cominciare da quello stratigrafico –, di restauro e di valorizzazione. Attento divulgatore delle proprie scoperte archeologiche che rivelano una Roma prerepubblicana e medievale, si dimostra precursore anche nel campo della documentazione degli scavi e della comunicazione nell’utilizzo delle fotografie dall’alto, con l’uso del pallone aerostatico.
Torino. Al museo Egizio presentazione, in presenza e in streaming on line, del libro “I carnet degli egittologi” di Chris Naunton: dai primi viaggiatori ai cacciatori di tesori agli illustri studiosi attraverso i loro taccuini originali

L’antico Egitto è da sempre fonte di fascinazione sin dalla più tenera età, l’idea di scoprirne i tesori, dipanarne la storia partecipando a rocambolesche spedizioni una fantasia irrinunciabile. “I carnet degli egittologi” di Chris Naunton, edito da Ippocampo Editore contribuisce proprio alla costruzione di questo immaginario: una raccolta delle storie delle donne e degli uomini che per primi hanno dissotterrato tesori e templi, portando alla luce una civiltà che pareva dimenticata per sempre. Per presentare il volume lunedì 13 dicembre 2021, alle 18, nella sala Conferenze del museo Egizio Andrea Fanciulli, il curatore dell’edizione italiana del libro, dialogherà con l’autore Chris Naunton in collegamento da remoto, per dipanare i segreti che hanno portato alla creazione di questa splendida narrativa. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Conferenza in inglese con traduzione simultanea. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.


L’egittologo di Chris Naunton
“I carnet degli egittologi” di Chris Naunton. Monumentali rovine e templi semisepolti dalla sabbia si ergono qua e là nella sconfinata Valle del Nilo. La bellezza di quel maestoso paesaggio incantò i primi viaggiatori, presto seguiti da cacciatori di tesori e illustri studiosi: alla meraviglia subentrò l’urgenza di documentare le scoperte, attraverso schizzi e descrizioni ricche di pathos. I primi avventurieri ebbero il merito di attirare l’attenzione dell’Occidente verso la civiltà dell’Antico Egitto, fino ad allora ignorata. Spettò poi agli egittologi dare un senso a ogni reperto, grazie anche alla collaborazione di architetti, artisti, ingegneri e fotografi… senza dimenticare la manodopera incaricata degli scavi. Le illustrazioni di questo libro sono tratte quasi interamente dai taccuini originali. Il risultato è una narrazione in presa diretta di quella eccezionale stagione, documentata attraverso le testimonianze dei suoi maggiori protagonisti, uomini e donne dalle storie più diverse. Alcuni, come Athanasius Kircher, furono esimi studiosi che mai videro l’Egitto, altri, come il gigante Belzoni, uomini energici pronti a calarsi in gallerie sotterranee fra mummie e ossa umane. Ad accomunarli tutti fu la stessa profonda passione per la grande civiltà dei faraoni, lentamente riportata alla luce dopo un oblio più che millenario.
Taranto. Al museo Archeologico nazionale “Spirit of Gospel”, secondo concerto della III rassegna musicale “InCanto al MArTA” con L.A. Chorus diretto da Graziano Leserri

Secondo concerto, il 12 dicembre 2021, con la III Edizione della Rassegna Musicale “InCanto al MArTA”, nell’ambito del progetto del museo Archeologico nazionale di Taranto, della ICO Orchestra della Magna Grecia e di L.A. Chorus. Nella sala antistante l’aula multimediale del MArTA, al terzo piano del museo, alle 12, il direttore Graziano Leserri, insieme a L.A. Chorus, proporrà un repertorio affascinante, ricco di stimoli musicali e linguistici costituito dall’autentico repertorio swing e jazz. “Spirit of Gospel” è il titolo della proposta che, malgrado riproponga un progetto repertoriale, oggi suona di riscoperta delle radici, con arrangiamenti vocali e strumentali di grande interesse e impasti sonori di forte impatto. L.A. Chorus per l’occasione sarà formato da sei artisti del coro e sarà accompagnato da un trio strumentale al fine di ricreare una effervescente proposta musicale.
Doppio appuntamento per il gran finale della rassegna di musica da camera “Autunno Musicale – Suoni & Luoghi d’arte”: protagonista il violinista Erzhan Kulibaev al mattino nella Cappella Palatina della Reggia di Caserta, e al pomeriggio al museo Archeologico di Calatia a Maddaloni (Caserta)

Doppio appuntamento, domenica 12 dicembre 2021, con il violinista Erzhan Kulibaev, premio Manhattan International Music Competition, per la chiusura di “Autunno Musicale – Suoni & Luoghi d’arte”, la rassegna organizzata dall’associazione “Anna Jervolino” e dall’Orchestra da Camera di Caserta, sotto la direzione artistica di Antonino Cascio, e realizzata con il contributo del Mic – direzione generale Spettacolo e dalla Regione Campania. Alle 11.15 il violinista Erzhan Kulibaev (che sostituisce il violinista Kevin Zhu, trattenuto da sopravvenuti motivi di salute), accompagnato dall’Orchestra da Camera di Caserta diretta dal maestro Antonino Cascio, si esibirà nella Cappella Palatina della Reggia di Caserta, eseguendo musiche di Mozart e Schubert. Alle 18, invece, l’appuntamento è al museo Archeologico di Maddaloni con la sezione A-Solo della rassegna, in cui Kulibaev eseguirà al violino musiche di Nicolò Paganini. I concerti al museo Archeologico di Maddaloni prevedono l’obbligo di Green Pass e mascherina. Il costo dei biglietti è di 6 euro Intero; 3 euro ridotto (per giovani fino a 30 anni).

Il violinista Erzhan Kulibaev (foto autunno musicale)
Il violinista Erzhan Kulibaev si è diplomato al Conservatorio Tchaikovsky di Mosca e si è perfezionato alla Scuola Superiore di Musica Reina Sofia di Madrid e al Mozarteum di Salisburgo. Premiato in diversi concorsi, nel 2016 ottiene il Primo Premio con particolare distinzione alla Manhattan International Music Competition di New York e la Golden Medal alla Berliner International Music Competition. Ha tenuto concerti in diversi Paesi ed è stato ospite di importanti sale e festival tra cui Carnegie Hall di New York, Teatro Mariinsky di San Pietroburgo, St. James Church Piccadilly di Londra. Ha suonato da solista con rinomate orchestre e ha inciso un cd con musiche da camera di Józef Krogulski e Józef Nowakowski per l’Istituto Chopin di Varsavia. Attualmente è docente presso la Scuola Superiore di Musica Katarina Gurska di Madrid.
Archeologia in lutto. Si è spenta a 87 anni a Bologna la prof.ssa Raffaella Farioli Campanati, docente emerita dell’Alma Mater: ha insegnato Archeologia cristiana e medievale per oltre un trentennio dando un grande contributo all’archeologia post-classica

Archeologia in lutto. È scomparsa la prof.ssa Raffaella Farioli Campanati, docente emerita dell’Alma Mater: si è spenta il 9 dicembre 2021 nella sua casa di Bologna. Avrebbe compiuto 87 anni due giorni dopo, l’11 dicembre. Ha insegnato Archeologia cristiana e medievale per oltre un trentennio dando un grande contributo all’archeologia post-classica. Ne dà notizia il Magazine dell’università di Bologna. Raffaella Farioli si è laureata con il massimo dei voti nel 1959 all’università di Bologna sotto la guida di Giuseppe Bovini; è stata assistente volontario (1960-1963), assistente incaricato (1964) e assistente di ruolo (1965-1972) alla cattedra di Archeologia Cristiana nell’università di Bologna, negli stessi anni risultando anche vincitrice di prestigiose borse di studio (1960, Università di Belgrado, Istituto di Archeologia; 1961, Mainz, Kunstgeschichtlisches Institut der J. Gutenberg; 1964, Ercolano, Fondazione A. Maiuri; 1965, Ministero della Pubblica Istruzione). Conseguita nel 1967 la libera docenza, nell’a.a. 1968/69 è stata professore incaricato di Antichità greche e romane e dal 1969 al 1973 di Storia dell’arte bizantina all’università di Bologna. Dall’a.a. 1972/73, a seguito della vincita del concorso nazionale a cattedra in Archeologia Cristiana bandito dall’università di Pisa, ha svolto la propria attività di insegnamento come professore straordinario di Archeologia Cristiana nello stesso ateneo. Conseguito l’ordinariato, dal 1976/77 ha tenuto la cattedra di Archeologia cristiana e medievale alla Facoltà di Lettere dell’università di Bologna, dove ha esercitato quindi per trentaquattro anni il proprio magistero, ricco di produzioni scientifiche, incarichi istituzionali di alto prestigio e di quotidiano impegno nella trasmissione del sapere. È stata coordinatore del Dottorato di Ricerca in Archeologia Tardoantica e Medioevale con sede amministrativa unica nell’università di Bologna e dal XIV ciclo del Dottorato di ricerca in Archeologia romana, tardoantica e medioevale, in seguito divenuto Dottorato di ricerca in Archeologia. Dal 1989 al 2006 è stata anche docente di Archeologia e storia dell’Arte tardoantica e proto-bizantina alla Scuola Archeologica Italiana di Atene.

“I mosaici pavimentali di Castione Marchesi”, uno degli studi pubblicati di Raffaella Farioli
Dal 1975 al 1995 è stata direttore dell’Istituto di antichità ravennati e bizantine con sede a casa Traversari in Ravenna, ove ha dato incremento al patrimonio librario della biblioteca specialistica, ha diretto gli annuali Corsi internazionali di cultura sull’arte ravennate e bizantina (dal XXV), la pubblicazione dei relativi atti, la rivista Felix Ravenna e la collana di monografie Biblioteca di Felix Ravenna; ha promosso congressi nazionali e internazionali, tra i quali il III Colloquio internazionale sul Mosaico antico (1980), il I Colloquio Nazionale dell’Associazione Nazionale per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (AISCOM), i congressi internazionali La Siria araba da Roma a Bisanzio (1988, con la relativa mostra sugli scavi di Bosra) e Ideologia e cultura artistica tra Adriatico e Mediterraneo orientale (IV-IX secolo): il ruolo dell’autorità ecclesiastica alla luce di nuovi scavi e ricerche (Bologna-Ravenna 26-29 novembre 2008).

Lo scavo di Mitropolis a Gortina, sull’isola di Creta (foto unibo)
Responsabile degli scavi dell’Istituto di Antichità ravennati e bizantine in Libia (basilica di Breviglieri (el Khadra, 1968-1969), ha diretto a partire dal 1977 la pionieristica missione archeologica italiana a Bosra (Siria), svolta annualmente con il patrocinio del ministero degli Esteri e della Direzione Generale delle Antichità e dei Musei della R.A.S.; qui ha promosso anche i restauri della chiesa dei SS. Sergio, Bacco e Leonzio. A Mitropolis (Gortina, Creta) ha diretto dal 1991 al 2006, per incarico della Scuola Archeologica Italiana di Atene e in accordo con la Soprintendenza bizantina di Creta, lo scavo archeologico della basilica episcopale. Già presidente dell’Associazione Nazionale per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (AISCOM), è stata componente del consiglio dell’Association Internationale pour l’étude de la mosaique antique (AIEMA, Paris), socio corrispondente del Deutsche Archäologische Institut (DAI, Berlin), socio effettivo dell’Istituto siciliano di Studi bizantini e neoellenici (Palermo), socio emerito della Deputazione di Storia patria per le province di Romagna (Bologna), membro onorario della Christian Archaeological Society di Atene e accademico effettivo dell’Accademia Teatina delle Scienze. Dal 1960 ha realizzato oltre 300 pubblicazioni di livello qualitativamente straordinario, tra cui sei monografie.


“Valorizzare il patrimonio culturale: la sfida di coniugare sostenibilità, innovazione e territorialità”. Sarà questo il focus dell’appuntamento di sabato 11 dicembre 2021, alle 17.30, nella caverna della Grave delle Grotte di Castellana (Ba), un’occasione di incontro e confronto fra mondo dell’università, della ricerca scientifica e del settore culturale, voluto dalle Grotte di Castellana in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA, e il supporto dell’università di Bari “Aldo Moro” e del Politecnico di Bari. L’evento sancirà anche l’avvio di una partnership strategica tra il museo MArTA e le Grotte di Castellana, due grandi attrattori pugliesi. Grazie agli interventi dei relatori, inoltre, si metterà in evidenza il tema della valorizzazione del patrimonio, seguendo le tre direttrici della sostenibilità, dell’innovazione e della territorialità, affinché da un’illuminata gestione di un bene culturale o paesaggistico si possa favorire lo sviluppo sociale, culturale ed economico di un territorio. L’evento gratuito si svolgerà, in ottemperanza alle misure in vigore di contenimento del Covid-19, all’interno delle Grotte di Castellana. Sarà possibile assistere in presenza all’evento previa prenotazione all’indirizzo e-mail
Per i saluti istituzionali interverranno il sindaco di Castellana Grotte, Francesco De Ruvo; il prof. Stefano Bronzini, rettore dell’università di Bari “Aldo Moro”; il prof. Francesco Cupertino, rettore del Politecnico di Bari; il prof. Riccardo Pagano, direttore del dipartimento Jonico dell’università di Bari “Aldo Moro”; l’avv. Agusto dell’Erba, presidente della federazione italiana delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali e presidente della BCC CRA di Castellana Grotte; la senatrice Patty L’Abbate, componente della commissione Territorio, Ambiente e Beni ambientali del Senato della Repubblica; l’onorevole Ubaldo Pagano, componente della commissione Bilancio della Camera dei Deputati; e il presidente del CdA delle Grotte di Castellana, Victor Casulli. Relatori dell’appuntamento saranno la direttrice del MArTA Eva Degl’Innocenti, il prof. Giuliano Volpe dell’università di Bari “Aldo Moro” e presidente emerito del Consiglio superiore dei Beni culturali e paesaggistici del ministero della Cultura, il prof. Stefano Dell’Atti dell’università di Foggia, e il prof. Stefano Miani dell’università di Udine. A introdurre e moderare sarà il prof. Vincenzo Pacelli dell’università di Bari “Aldo Moro”.
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