Vigevano. Al museo Archeologico nazionale della Lomellina raccolta per la prima volta in mostra la Collezione Strada, quasi 30 secoli di storia raccontati in oltre 260 reperti

La Collezione Strada è in mostra al museo Archeologico nazionale della Lomellina a Vigevano
Quasi 30 secoli di storia raccontati in oltre 260 reperti: è la Collezione Strada che dal 10 febbraio al 4 dicembre 2023 è esposta in tutta la sua completezza nella più antica delle Scuderie del Castello Sforzesco di Vigevano nella mostra a cura di Emanuela Daffra, Rosanina Invernizzi, Elisa Grassi, Stefania Bossi, su iniziativa promossa e organizzata dalla direzione regionale Musei Lombardia. La collezione Strada è stata recentemente acquisita dal ministero della Cultura e da questo affidata al museo Archeologico nazionale della Lomellina a Vigevano. L’acquisizione al patrimonio dello Stato è avvenuta a seguito di un esproprio per pubblica utilità, reso possibile dal decennale lavoro dell’ora soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Como Lecco Monza Brianza Pavia Varese, con l’appoggio determinante della direzione generale Archeologia, Belle arti e Paesaggio, per garantire la conservazione unitaria, lo studio e l’esposizione al pubblico della collezione raccolta da Antonio Strada (1904-1968), custodita fino al 2021 nel Castello di Scaldasole, dimora di famiglia.

Terrecotte figurate della Collezione Strada esposte al museo Archeologico nazionale della Lomellina a Vigevano (foto drm-lombardia)
La Collezione Strada è costituita da 260 oggetti appartenenti ad un arco cronologico che va dalla preistoria all’età rinascimentale, ma particolarmente ricca in relazione all’età della romanizzazione della Lomellina (II-I secolo a.C.) e alla prima epoca imperiale (I-II secolo d.C.). Per la maggior parte rinvenute a seguito di lavori agricoli, sono testimonianze che quasi certamente provengono da corredi funerari e il loro stato di conservazione è in molti casi eccellente. Si va dalle ceramiche di uso comune, alle terrecotte figurate, agli oggetti d’ornamento, agli utensili di metallo. E ai vetri. Tra questi spicca un pezzo eccezionale nella produzione vetraria del I secolo d.C.: una coppa in vetro verde chiaro, con decorazioni a girali d’acanto e tralci di vite, unico esemplare integro tra i pochissimi a noi noti, cinque in tutto, dal maestro vetraio Aristeas. Una meraviglia di fattura mediorientale destinata ad una famiglia facoltosa e di rango. Sempre tra i vetri, materiale distintivo della collezione, vanno citate, per integrità e qualità, anche la pisside in vetro blu e l’anforetta porpora con decorazione piumata in bianco.

L’allestimento della Collezione Strada al museo Archeologico nazionale della Lomellina (foto drm-lombardia)

Emanuela Daffra, direttore regionale Musei Lombardia (foto drm-lombardia)
“Questa esposizione completa è, insieme, il passaggio intermedio di un percorso e l’apice pubblico della collezione”, spiega Emanuela Daffra, direttore regionale Musei della Lombardia. “Dopo l’anteprima, che ha immediatamente offerto ai nostri visitatori i reperti più importanti ed integri, questa mostra è voluta per permettere a studiosi e appassionati di conoscere la totalità dei pezzi, tutti restaurati per l’occasione. Sarà un affondo importante sulla storia del collezionismo privato in Lomellina, che ora giunge ad arricchire il patrimonio collettivo e la storia del territorio. Anche per questo abbiamo voluto una ampia durata ed una ricca serie di attività per pubblici diversi. Al termine della mostra, con cognizione di causa, i nuclei più significativi confluiranno nell’esposizione permanente del museo imponendone una rilettura, a testimonianza di come il patrimonio archeologico non sia immobile”.

Stefania Bossi, direttrice del museo della Lomellina, alla presentazione della Collezione Strada (foto drm-lombardia)
E Stefania Bossi, direttrice del Museo: “Tutti i reperti della Collezione sono esposti in un’unica sala che viene caratterizzata, anche dal punto di vista grafico e visivo, rispetto agli altri spazi museali. L’allestimento sarà concepito in modo da enfatizzare i pezzi più importanti, gli altri reperti saranno raggruppati per tipologie. I pannelli guideranno il visitatore evidenziando non solo la sequenza di lettura dei reperti, ma anche le reciproche connessioni con il resto della collezione museale”.

Collezione Strada: Coppa biansata in vetro soffiato in stampo, decorata a baccellature e girali vegetali. Al centro la firma dell’autore Aristeas (secondo quarto del I sec. d.C.) (foto Luciano Caldera e Luigi Monopoli / drm-lombardia)
Strada non si limitò a raccogliere i reperti rinvenuti nei suoi possedimenti. “L’esposizione completa degli oggetti ci permettere di cogliere anche i modi della formazione della raccolta, che si configura come collezione di collezioni”, spiega Rosanina Invernizzi, co-curatore scientifico della mostra. “Ai reperti già posseduti dai suoi antenati, Antonio Strada aggiunse altri nuclei acquistati da collezionisti del territorio della Lomellina: tra essi, in particolare, la raccolta Steffanini di Mortara (che comprendeva la coppa di Aristeas) e la raccolta Volpi-Nigra di Lomello, che includeva anche reperti di provenienza magno greca. Altri piccoli nuclei furano aggiunti nel tempo frutto di acquisti, doni o scambi. Non mancano, come spesso accade nelle collezioni, pezzi falsi o di dubbia antichità, ma nell’insieme la raccolta Strada ci mostra un quadro di attivi scambi tra i proprietari e soprattutto quell’interesse per le antichità patrie caratteristico degli anni tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento”.

Collezione Strada: Angelo Rossi, curatore del Progetto allestimento e grafica, e Giovanna Brambilla, responsabile mediazione del patrimonio e dei progetti territoriali (foto drm-lombardia)
L’apertura della mostra è poi per il museo occasione preziosa per ridisegnare il proprio rapporto con il territorio proponendosi, grazie alla progettazione affidata a Giovanna Brambilla, come importante presidio culturale per la cittadinanza. Attraverso la costruzione di reti non solo con altre realtà museali ma anche con biblioteche, associazioni, scuole, guide, educatori, sarà possibile mettere a disposizione di tutti – bambini e famiglie, classi e adulti, persone curiose o vulnerabili, migranti o insegnanti – percorsi e strumenti per esplorare il museo e aprirsi a nuovi sguardi sulla città. Importante, in questo fine lavoro di tessitura sul territorio, è il sostegno del Rotary Club Mede Vigevano alle attività educative. Dopo il lungo periodo di esposizione, i reperti della Collezione Strada, selezionati, diverranno parte integrate del percorso museale del museo Archeologico nazionale della Lomellina.
Cremona. Al museo del Violino apre la mostra “Pictura… Tacitum Poema. Miti e paesaggi dipinti nelle domus di Cremona” sui frammenti recuperati, restaurati e riconnessi, e messi in dialogo con reperti eccezionali provenienti da tutta Italia

È una mostra di storie, oltre che di Grande Storia, come quella della terribile “Battaglia di Cremona” che nel ’69 dopo Cristo, l’Anno dei 4 Imperatori, abbandonava sulle rovine della città, “una catasta di corpi che sfiora in altezza i frontoni del tetto”, come annotò Plutarco. Storie come quelle splendidamente raccontate sui muri delle ricche residenze cremonesi, dilaniate dalla violenza della battaglia e annerite dagli incendi. Testimoniate da migliaia e migliaia di frammenti riemersi, un ventennio fa, dal sottosuolo. Frammenti recuperati, restaurati e riconnessi, messi in dialogo con reperti eccezionali provenienti da tutta Italia. Frammenti che, dopo lunghi anni di studi, analisi e restauri, ci vengono restituiti nel loro significato e nella loro bellezza anche grazie ai confronti con alcuni affreschi, presenti in mostra, provenienti da Pompei, Roma, Ostia e Verona, e con scenografiche ricostruzioni multimediali. Il museo Archeologico San Lorenzo di Cremona organizza a partire dal 10 febbraio 2023, al padiglione Amati del museo del Violino, la mostra “Pictura… Tacitum Poema. Miti e paesaggi dipinti nelle domus di Cremona”, a cura di Nicoletta Cecchini, Elena Mariani, Marina Volonté. Un’esposizione che indaga il tema delle pitture parietali in epoca romana valorizzando i resti provenienti dalle Domus di piazza Marconi e di via Colletta. Il titolo si rifà alla celebre frase attribuita a Cicerone “Si poema loquens pictura est, pictura tacitum poema esse debet” (“se la poesia è una pittura parlante, la pittura dev’essere una poesia silenziosa”). La mostra, che racconta la raffinata cultura artistica cremonese di quei tempi e ne fa rivivere gli aspetti quotidiani, rimarrà aperta fino al 21 maggio 2023, nei seguenti giorni e orari: mercoledì, giovedì, venerdì 11–17 / sabato, domenica e festivi 10–18. Da aprile il Museo del Violino sarà aperto anche il martedì dalle 11 alle 17. È disponibile un catalogo che racconta la mostra e approfondisce il tema della pittura delle domus cremonesi.

Frammenti di intonaco dipinto dalla Domus del Ninfeo a Cremona (foto drm-lombardia)
Migliaia di frammenti di intonaco dipinto, venuti alla luce nello scavo della Domus del Ninfeo di piazza Marconi, oltre a costituire un’importantissima testimonianza dell’evoluzione della pittura romana in Cisalpina dagli inizi del I secolo a.C. al 69 d.C., raccontano le tante storie della casa e dei suoi proprietari. Esempio straordinario ne è la “Stanza di Arianna”, un cubiculum (camera per dormire) sulle cui pareti erano raffigurati diversi momenti del mito cretese: prima abbandonata da Teseo dopo l’impresa dell’uccisione del Minotauro, in seguito scoperta da Dioniso addormentata sulla spiaggia dell’isola di Nasso, Arianna appare infine sposa trionfante del dio stesso. Da un altro scavo, in via Colletta, provengono le decorazioni della Domus dei Candelabri dorati, anch’esse testimoni di quanto fosse diffusa nelle dimore cremonesi la raffinata cultura artistica derivata dall’ellenismo.

Apparizione di Dioniso ad Arianna (I sec. d.C.) affresco dalla Casa dei Capitelli colorati o Casa di Arianna di Pompei, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Le pitture ritrovate nel 2002 negli scavi di piazza Marconi, e in quelli successivi, testimoniano di una raffinata cultura artistica e, insieme, le tante storie della casa e le passioni dei suoi proprietari. Accanto al tema di Arianna, gli affreschi cremonesi riportano a quelli del culto dei lari ed evidenziano un gusto per l’Egitto, entrambi temi ben rappresentati negli affreschi della Domus di Candelabri dorati, altra sfarzosa residenza cremonese oggetto della mostra. Al larario dipinto sulle pareti di questa domus vengono affiancati in mostra preziosi bronzetti votivi dall’Archeologico di Mantova, e Lari da quello di Ostia insieme a un dipinto con il medesimo soggetto da Pompei. Così come il fregio cremonese con nani e pigmei viene raffrontato a una analoga raffigurazione da Ostia. Le rappresentazioni di gusto nilotico ci raccontano di come, già in epoca antica, il fascino della civiltà egizia riscuotesse ampio seguito. Anche qui un importante raffronto con reperti egizi concessi dall’Archeologico di Firenze. Come gli affreschi pompeiani, concessi dal museo Archeologico nazionale di Napoli, propongono un confronto visivo sul Mito di Arianna. Sullo stesso tema, lo splendido coperchio di sarcofago proveniente dalla Villa d’Este di Tivoli e una testa rinascimentale di Arianna dormiente, da Firenze. A completare questa emozionante mostra sono la ricostruzione immersiva della Stanza di Arianna e una serie di postazioni video che documentano le vicende di scavo nella Cremona Romana e il lavoro di restauro e ricerca che sui reperti sono stati condotti dal Centro per la Conservazione e Restauro de “La Venaria Reale” e dal Laboratorio Arvedi dell’università di Pavia. Il naturale completamento del percorso espositivo allestito al museo de Violino è offerto nel museo Archeologico in San Lorenzo. Qui i brani della vicenda romana cremonese trovano il loro completamento.
Pompei. Incontro con il commissario prefettizio di Scafati per la tutela del Parco del Polverificio Borbonico. Tra gli altri progetti del parco archeologico: la riqualificazione dell’ex Essiccatoio, la bonifica dell’area verde e l’agricoltura sociale

Il Real Polverificio Borbonico a Scafati in un panorama dominato dal Vesuvio (foto parco archeologico pompei)
Dalla valorizzazione del Real Polverificio Borbonico alla riqualificazione dell’ex Essiccatoio, dalla bonifica dell’area verde all’agricoltura sociale: sono molti i progetti in cantiere al parco archeologico di Pompei. “Tutti gli interventi messi in campo e altri che ne verranno”, dichiara il direttore Gabriel Zuchtriegel, “rientrano in una strategia del parco archeologico di Pompei che ha quale orizzonte il recupero completo del complesso monumentale, secondo un piano di intervento complessivo che, nell’obiettivo primario di restituire al Pubblico e alla Comunità il bene, vuole anche riattivarne le sue vocazioni storiche con una particolare attenzione alle potenzialità agricole e alle eccellenze naturali del territorio. E nell’ottica di rilancio del territorio, l’azione congiunta con le Istituzioni è fondamentale”.

Il Real Polverificio Borbonico a Scafati (Pompei) (foto parco archeologico pompei)
La gestione e valorizzazione del complesso e del parco del Real Polverificio Borbonico di Scafati sono tra gli interventi che il parco archeologico di Pompei che ha competenza sull’area, sta mettendo in campo già dal 2019, e che sono stati oggetto anche dell’incontro dell’altro giorno tra il prefetto Antonio D’Acunto, commissario prefettizio del Comune di Scafati, e il direttore Gabriel Zuchtriegel. Un incontro utile per esaminare le azioni già intraprese e in fase di avvio come la riqualificazione dell’Ex essiccatoio iniziato in questi giorni e il progetto di agricoltura sociale, al fine di valorizzare congiuntamente uno tra i più bei complessi monumentali con annesso parco storico e naturale dell’area, e contrastare atti di vandalismo che nel tempo hanno colpito il luogo. Il complesso del Real Polverificio fu trasformato già dopo il 1870 in Istituto Sperimentale dei Tabacchi e, chiuso definitivamente dopo il terremoto del 1980, ha subito un progressivo abbandono con vandalizzazione degli edifici e lo sversamento illegale di rifiuti.

Il viale dei Platani nel parco del Real Polverificio Borbonico che, alla fine della bonifica, sarà restituito alla comunità (foto parco archeologico di pompei)

Agricoltura sociale: raccolta di mele e melograni a Pompei con la coop sociale Il Tulipano (foto parco archeologico pompei)
Già nel 2019 il Parco ha avviato la bonifica di oltre 300 tonnellate di rifiuti con una serie di interventi collaterali per la messa in sicurezza e bonifica dell’area a Parco, estesa per quasi 12 ettari. Nel 2021-2022 è stata avviata la bonifica e manutenzione della vasta area verde con la cura di una prima parte del viale di platani a doppio filare. L’attuale cantiere di riqualificazione dell’area sudoccidentale del Parco, con l’investimento di circa 1,5 milioni di euro e oggi nelle fasi finali, permetterà di restituire alla fruizione pubblica oltre 5 ettari del complesso. Proprio in quest’area, peraltro, sarà organizzata l’attività di agricoltura sociale che il Parco in collaborazione con la cooperativa sociale Il Tulipano che si occupa di ragazzi con disabilità cognitive e autismo e l’azienda agricola Di Landro, ha impostato quale oggetto del bando di Confagricoltura di cui sono stati vincitori.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, ha promosso l’ecopascolo (foto silvia vacca)
Un altro importante intervento di riqualificazione avviato in questi giorni, interesserà il Padiglione dell’ex Essiccatoio dei Tabacchi, al margine dell’area riqualificata. Si tratta di uno straordinario edificio a navata unica, ampio circa 60×13 metri e a tutta altezza, con un volume di circa 9.800 mc., esempio estremamente interessante di architettura industriale contemporanea. Risalente agli anni Cinquanta del Novecento l’edificio sarà oggetto di una complessa riqualificazione strutturale che lo porterà ad ospitare una parte dei depositi archeologici visitabili del Parco di Pompei, nonché sede di mostre temporanee ed eventi. Il cantiere della riqualificazione strutturale è stato avviato con un impegno di circa 1,5 milioni di euro, quale preludio all’intervento di organizzazione e allestimento dei depositi di cui è oggi in corso la progettazione con un impegno di spesa per le opere, già programmate dal Parco archeologico di Pompei, per oltre 2,6 milioni di euro.
Torino. Accordo quadriennale tra Alpitour World e il museo Egizio: Alpitour World in quattro anni investe 800mila euro per sostenere progetti culturali e di rinnovamento dell’Egizio per il bicentenario del 2024. Le interviste di Christian Greco e Pier Ezhaya

Accordo museo Egizio – Alpitour World: da sinistra, Tommaso Bertini, Pier Ezhaya e Christian Greco (foto graziano tavan)
Il viaggio è iniziato. Con una tappa prestigiosa da raggiungere al meglio, cioè il bicentenario della nascita del museo Egizio di Torino, il più antico al mondo sulla civiltà dei faraoni, e un obiettivo ambizioso: portare il museo fuori dal museo e la città e il mondo dentro il museo, trasmettendo il valore della scoperta, del viaggio – fisico e simbolico – e della cultura. Si può leggere così l’accordo di collaborazione siglato fra Alpitour World e il museo Egizio: entrambe le realtà, infatti, pur essendo radicate storicamente a Torino, hanno un orizzonte internazionale e sono mosse dalla volontà di creare occasioni di incontro per costruire ponti tra popoli, culture e Paesi. Entrambe inoltre hanno intrapreso un percorso di trasformazione, fondato sui valori di innovazione, responsabilità, centralità e inclusione delle persone.


Rendering della Piazza Egizia, nuova piazza urbana coperta, al museo Egizio di Torino (progetto OMA di Rotterdam)
Il museo Egizio ogni anno richiama visitatori da tutto il mondo: solo nel 2022 ha sfiorato i 900mila ingressi, risultando il museo più visitato della città e superando anche i risultati del 2019. Terzo museo più visitato in Italia nel 2021, il museo Egizio è nato nel 1824 e vanta la seconda collezione di antichità egizie del mondo, nonché la più importante al di fuori dell’Egitto. Nell’aprile 2015, il Museo ha portato a compimento un importante progetto di rinnovamento, coniugando le esigenze della ricerca scientifica con quelle di fruizione del pubblico. Attualmente lo spazio museale è di circa 10600 mq e presenta 11mila oggetti esposti secondo un criterio cronologico che va dal 4900 a.C. al 750 d.C., su circa 44mila reperti conservati. Ora il Museo si appresta nuovamente a cambiare volto: il piano per il bicentenario del 2024 impegnerà 20 milioni di euro (vedi Torino. Per le celebrazioni del bicentenario il museo Egizio cambia volto e si apre alla città: il cortile diventa la Piazza Egizia, urbana e coperta con accesso libero al tempio di Ellesija. Ecco i dettagli del progetto dello studio OMA di Rotterdam vincitore del concorso internazionale indetto dalla Compagnia di San Paolo | archeologiavocidalpassato).

Il tempio di Ellesiya ricostruito al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
Il viaggio che unirà Alpitour World, il primo gruppo turistico italiano, al più antico museo di antichità egizie del mondo, il museo Egizio, prevede un piano strategico di quattro anni, del valore di 800mila euro, durante i quali Alpitour World sosterrà alcuni importanti progetti culturali e di rinnovamento dell’Egizio, in vista del bicentenario del Museo nel 2024. Un’iniziativa storica per Alpitour World che, per la prima volta, stanzia un investimento così importante per essere parte di un percorso culturale, di cambiamento e innovazione intrapreso dall’Egizio, un progetto di ampio respiro e di restituzione alla città, che ridisegnerà lo spazio di accesso al Museo, la Galleria dei Re, l’ipogeo e il Tempio di Ellesija, per farli divenire sempre più luoghi di incontro, di scambio, di condivisione e anelli di congiunzione tra digitale e fisico, in un continuum con la città e il territorio. “Siamo grati ad Alpitour World di averci preso a bordo e di averci selezionato come un compagno di viaggio affidabile per i prossimi 4 anni”, commenta la presidente del museo Egizio, Evelina Christillin. “Questo accordo è la rappresentazione plastica di come cultura e turismo non viaggino su binari paralleli, ma anzi insieme possano concretizzare progetti di divulgazione, inclusione di nuovi pubblici e innovazione”.
“Oggi”, spiega il direttore dell’Egizio Christian Greco ad archeologiavocidalpassato.com, “siamo a celebrare un partenariato importante che vede il museo Egizio intraprendere un nuovo viaggio assieme ad Alpitour che ha voluto sposare il nostro progetto culturale, ha creduto a tre parole chiave della nostra programmazione culturale, ovvero inclusione accessibilità e condivisione, e ci aiuterà in questi anni a rendere più aperto e accessibile il museo Egizio. E cominceremo subito questa estate con sette serate che vengono offerte a coloro che non avranno modo di andare in vacanza e che potranno venire in museo gratuitamente a fruire delle nostre collezioni, e al contempo con loro avremo durante quest’estate anche la possibilità di condividere la ricerca che facciamo con dei totem che permetteranno di vedere la digitalizzazione della nostra collezione. Poi Alpitour ci aiuta in un altro nostro progetto importantissimo che è quello di portare il museo fuori dal museo. Molto spesso – lo abbiamo visto durante il periodo del Covid – il museo era quasi un fortino chiuso. Noi abbiamo una serie di iniziative che ci portano fuori. Da anni andiamo nelle scuole, andiamo negli ospedali. Ma adesso, grazie ad Alpitour, andremo anche nei villaggi turistici facendo progetti di formazione per i bambini che si trovano nei villaggi e che possono quindi avere un accrescimento culturale, imparare il luogo in cui sono, imparare l’importanza la complessità della storia e la sua stratificazione. E poi un viaggio che ci accompagnerà – sempre in quest’ottica di apertura, di rendere il museo accessibile aperto a tutti – anche nei lavori di ristrutturazione del 2024. Quindi un viaggio che inizia oggi e che ci porta a lavorare assieme a loro in un’ottica di condivisione de risultati”.
“Oggi è un giorno molto importante”, conferma ad archeologiavocidalpassato.com Pier Ezhaya, direttore generale tour operating Alpitour World, “perché questa alleanza con il museo Egizio è il primo passo di un percorso che è iniziato il 24 novembre 2022 col nuovo logo e la nuova corporate identity del gruppo che mira a far sì che l’azienda non si occupi solo di produrre come deve fare i risultati economici ma anche di occuparsi di ciò che accade attorno a lei. Quindi la cultura è sicuramente un tema molto importante e il museo rappresenta uno spazio formidabile per poter dare corpo a queste nobili intenzioni che son appunto nate con il nuovo percorso del 24 novembre”. E Tommaso Bertini, direttore marketing Alpitour World, dichiara: “Mi piace pensare ad Alpitour World come a un mecenate culturale – dichiara – un’azienda che guarda al valore umano, oltre che a quello di business. Ci sono molti modi per viaggiare: partendo con un aereo verso un paese straniero, oppure volando indietro di millenni, a pochi passi da casa, per ammirare opere, manufatti e usanze di altre epoche. Qualunque sia la sua forma, viaggiare è ciò che più apre la mente: siamo orgogliosi di poter prendere parte a questo intreccio virtuoso che unisce realtà del territorio alla città di Torino”.

Visitatori alla Galleria dei Re al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)
Oltre a partecipare al progetto di rivisitazione dell’allestimento storico-scientifico della Galleria dei Re (per il quale, per ora, non c’è ancora un rendering disponibile), Alpitour World ha previsto anche delle iniziative per favorire l’inclusione, l’accesso alle visite e alla formazione dei più piccoli. Attività realizzate nello specifico dal Brand Francorosso, marchio di Tour Operating nato nel 1953 a Torino, specializzato sull’Egitto sin dagli anni ’70 e con un approccio di ricerca, rispetto e curiosità verso i luoghi e le popolazioni visitate.
Fra luglio e agosto, Francorosso organizzerà “Speciale Estate by Francorosso”, un ciclo di sette appuntamenti gratuiti al museo Egizio; realizzerà dei progetti di edutainment insieme al team scientifico e didattico del Museo per raccontare le civiltà del passato agli ospiti più piccoli dei suoi SeaClub. Allo studio, infine, una collaborazione sul progetto espositivo “Liberi di imparare”, che prevede in mostra le copie di alcuni reperti del Museo, realizzate dai detenuti delle sezioni scolastiche della Casa Circondariale dell’Istituto tecnico “Plana” e del Primo Liceo Artistico, nell’ambito di un progetto didattico realizzato dal Museo con l’istituto penitenziario “Lorusso Cutugno” e l’Ufficio del Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Torino.
Rovereto. RAM film festival 2023, ci sono le date e il tema del focus: dal 4 all’8 ottobre con “Sguardi sul clima”. Aperte le iscrizioni dei film
Per avere un’idea del numero dei produttori e registi e della qualità dei film che animeranno l’edizione 2023 del RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie bisogna aspettare ancora qualche mese. C’è tempo infatti fino al 31 maggio 2023 per inviare la candidatura di un film attraverso la piattaforma Filmfreeway: ISCRIVI IL TUO FILM >. Ma qualche anticipazione già si può fare. Intanto ci sono le date, che si possono segnare sull’agenda. Il RAM film festival 2023 si terrà a Rovereto dal 4 all’8 ottobre 2023. Sullo schermo e sul palco del teatro Zandonai si racconteranno l’archeologia e il patrimonio culturale attraverso il cinema. Ma non solo: oltre al palinsesto di film e documentari ci saranno incontri con gli esperti, visite e tanto altro ancora. E poi si può già annunciare il focus dell’edizione 2023 che sarà #sguardisulClima. “La Fondazione Museo Civico – ricordano i promotori – organizza dal 1990 un Film Festival, dal 2021 denominato RAM – Rovereto Archeologia Memorie, dedicato all’archeologia e al patrimonio culturale materiale e immateriale. La formula del Festival roveretano prevede proiezioni, incontri, esposizioni, corsi di formazione, visite guidate alla scoperta del territorio e molto altro, in una contaminazione tra conoscenza, emozione e informazione. Il focus 2023 ha per titolo “Sguardi sul clima” ed è un riflettore puntato sull’emergenza climatica con una lente specifica sui rischi che corre il patrimonio culturale mondiale. Il focus vuole far crescere la consapevolezza sulle sfide che il cambiamento del clima comporta per la tutela di siti e monumenti nel futuro che cambia. Nella stessa settimana – concludono -, gli utenti del film festival potranno scoprire la città e i suoi musei, e fruire di visite guidate, escursioni sul territorio, il tutto firmato RAM”.
Napoli. Il logo del Mann diventa un brand: il museo Archeologico nazionale lancia il bando internazionale per il merchandising del marchio MANN e dei loghi legati a diverse attività del museo. Tra i contratti-pilota le sete della Maison Cilento o le foto di Luigi Spina

La presentazione del bando internazionale per il merchandising del marchio MANN: da sinistra, Antonella Carlo, responsabile Ufficio Comunicazione Mann; Paolo Giulierini, direttore del Mann; Stefania Saviano, segretario amministrativo del Mann; Antonio Leo Tarasco, capo Ufficio Legislativo Mic (foto valentina cosentino)
Il logo del Mann diventa un brand. Così il museo Archeologico nazionale di Napoli lancia il bando internazionale per il merchandising del marchio MANN e dei loghi legati a diverse attività del Museo (MANN for kids, MANN for planet e MANN international). Il bando internazionale è stato presentato lunedì 6 febbraio 2023 nell’incontro in auditorium “Il marchio Mann. Il valore del brand” da Paolo Giulierini (direttore del Mann), Stefania Saviano (segretario amministrativo dell’Archeologico) e Antonio Leo Tarasco (capo Ufficio Legislativo Mic), che ha sottolineato: “Spesso si fa confusione tra il logo e il marchio, che è il logo registrato. Accanto alle procedure di registrazione, è necessario lavorare per accrescere e valorizzare la notorietà di un marchio. Bene che l’Archeologico abbia investito in questo percorso”.

Prodotti a marchio Mann: le fotografie di Luigi Spina (foto valentina cosentina)
Che imprenditoria e arte facciano squadra per la valorizzazione del patrimonio culturale non è un connubio nuovo per il museo Archeologico nazionale di Napoli, che da tempo ha lanciato dei contratti-pilota legati alla promozione del marchio MANN. Pensiamo, ad esempio, alle sete della Maison Cilento o ai cammei di D’Elia, alle fotografie di Luigi Spina o alle sculture della Fonderia Nolana del Giudice: tutti prodotti di merchandising che hanno intrecciato personaggi, opere e suggestioni del Museo, brand selezionati dopo un’attenta valutazione delle singole policy aziendali, i quali hanno legato il logo registrato dell’Istituto alla diffusione di prodotti di qualità. E, ancora, proprio prima del Natale 2022, l’Archeologico ha stipulato un protocollo d’intesa con l’Unione Industriali di Napoli per intercettare le migliori potenzialità imprenditoriali del territorio.

Marchio Mann: da sinistra, Antonio Leo Tarasco, Stefania Saviano e Paolo Giulierini (foto valentina cosentino)
Ora, con un bando internazionale in pubblicazione, la vocazione sperimentale diventa sistema, come sottolinea il direttore del Mann, Paolo Giulierini: “Icone italiane assolute, i capolavori archeologici del Mann sono parte dell’immaginario collettivo. Un patrimonio identitario che può generare economia con lo sviluppo sui mercati globali di merchandising di qualità, anche con il coinvolgimento dell’alto artigianato territoriale, costituendo nuove interessanti fonti di finanziamento per il Museo. Primo passo è stato la registrazione del marchio per l’Italia, l’Europa, gli Stati Uniti, Cina e Giappone, Paesi questi dove siamo presenti ormai stabilmente con numerose grandi mostre. Ricordiamo inoltre che il Mann grazie ai suoi immensi depositi è il primo museo archeologico prestatore nazionale con oltre il 70% di opere, e che insieme ai nostri reperti ‘ambasciatori’ viaggia anche l’Italia, il suo apparato comunicativo. Oggi, dopo un periodo di sperimentazione su prodotti di eccellenza, con questo innovativo bando internazionale, siamo pronti alla prossima sfida: riuscire a coniugare cultura del patrimonio e imprenditoria, tutela dell’immagine e promozione”.

Prodotti a marchio Mann: le sete della Maison Cilento (foto valentina cosentino)
Ben definito l’iter per diventare “licenziatario”, ovvero “concessionario in uso” del marchio Mann e dei loghi legati a diverse attività del Museo (Mann for kids, Mann for planet e Mann international): necessario presentare un progetto creativo strutturato e un piano economico da sottoporre alla valutazione di un Comitato, costituito dal Direttore, dallo staff amministrativo e tecnico-scientifico dell’Archeologico, con un’eventuale integrazione di competenze dall’esterno. A seguito dell’approvazione dell’idea e del primo modello, l’azienda, che potrà avere sede non solo in Europa, ma anche in Australia, USA, Giappone e Cina, avrà licenza di realizzare e commercializzare il prodotto a marchio MANN, versando al Museo delle royalty. La procedura di approvazione e la definizione dei contratti terrà conto del bilancio sociale aziendale e dei canoni culturali che animano le iniziative proposte.

Mostra delle sete della Maison Cilento: da sinistra, Paolo Giulierini, Ugo Cilento e Stefania Saviano (foto valentina cosentino)
Tra il merchandising di qualità, si diceva, ci sono le sete della Maison Cilento, casa sartoriale nata nel 1780, in una Napoli capitale europea della cultura, che venne riconosciuta prima dai Borbone, in seguito da Savoia. Proprio delle sete della Maison Cilento si è da poco conclusa una mostra nella sala del Plastico di Pompei che ha raccontato non solo il design che la Maison Cilento ha dedicato al Mann, ma soprattutto i legami tra arte e moda. Legami che hanno 250 anni di vita e, guarda caso, riportano al periodo in cui, in Campania, trionfava la stagione delle grandi scoperte archeologiche e del rilancio dello straordinario patrimonio culturale del territorio. La collaborazione tra il Mann e la Maison Cilento, come sottolinea il direttore del museo, Paolo Giulierini, nasce nel 2020, anno della pandemia: per quelle festività natalizie, la Maison della Riviera di Chiaia lanciò una linea di foulard e cravatte con le principali “icone” dell’Archeologico. Tra sete e pieghe, ecco apparire, dunque, il Toro e l’Arcole Farnese, la Venere in bikini, la pseudo-Saffo e il mosaico con le colombe; oggi non soltanto la linea si arricchisce con raffinate creazioni dedicate alla sezione Epigrafica e alla testa di Palmira, ma soprattutto prende finalmente corpo il progetto espositivo. Che guarda ad un passato in cui l’eleganza era scandita quotidianamente da stira-cravatte e suppellettili capaci di garantire la cura “millimetrica” dei dettagli di bellezza.
Padova. Al Liviano il prof. Francesco Meo (università del Salento) tiene il seminario “Dalla ricerca archeologica alla valorizzazione di un centro indigeno della Puglia meridionale: il caso di Muro Leccese (Lecce)”: qualche anticipazione


Francesco Meo sullo scavo a Muro Leccese (foto muro leccese archaeological project)
Lunedì 6 febbraio 2023, alle 9.30, in sala Sartori del Palazzo Liviano (università di Padova), in piazza Capitaniato 7 a Padova, la ricerca archeologica a Muro Leccese è protagonista, con un seminario tenuto da Francesco Meo (università del Salento) nell’ambito del Corso di dottorato in Storia, Critica e Conservazione dei Beni culturali del dipartimento dei Beni culturali dal titolo “Dalla ricerca archeologica alla valorizzazione di un centro indigeno della Puglia meridionale: il caso di Muro Leccese (Lecce)”.

Frammento di cratere greco trovato a Muro Leccese (foto dgapab)
“Il seminario”, anticipa il prof. Meo, “sarà articolato in due parti. Nella prima, il focus sarà la ricerca archeologica condotta dal dipartimento di Beni culturali dell’università del Salento nel centro messapico di VIII-III secolo a.C. I Messapi sono la popolazione locale che convive con la vicina colonia greca di Taranto e che viene poi sottomessa dai Romani nel III secolo a.C. Ci si soffermerà in particolare sui risultati che gli ultimi anni di scavi archeologici hanno consentito di portare alla luce: un’area residenziale in cui spicca un edificio di 1300 metri quadri e una serie di strutture produttive legate a esso e al quartiere abitativo costruito attorno. Novità di estremo interesse sono quelle emerse nell’ultimo anno perché si sta portando alla luce un edificio sacro che non ha finora confronti con quel territorio. Ma gli scavi hanno restituito anche le tracce della violenta distruzione della città messapica che, nel IV secolo a.C., aveva un’estensione di oltre 100 ettari e controllava la costa più a Est d’Italia, compresa tra Otranto e Castro, ora divenute due rinomate località balneari del Salento”.

Visita al museo di Borgo Terra a Muro Leccese (foto muro leccese archaeological project)

“Nella seconda parte del seminario – continua Meo – si illustreranno le tappe della valorizzazione del sito pluristratificato che, oltra alla città messapica, vede anche un castello con il suo borgo medievale, numerosi menhir, chiese bizantine di cui una con il più antico ciclo al mondo di affreschi bizantini sul Santo Vescovo, il palazzo di un principe, due chiese barocche di particolare pregio e due conventi cinquecenteschi. Si partirà, pertanto, dalla nascita del Museo di Borgo Terra nel Palazzo del Principe Protonobilissimo nel 2004 passando al suo ampliamento al borgo retrostante, all’apertura dell’ala messapica nel 2017, a quella del parco archeologico messapico nel 2019, fino alle nuove prospettive di valorizzazione e fruizione delle aree attraverso nuovi bandi, alcuni dei quali già vinti, per la messa in rete di tutti i beni di un Paese, Muro Leccese, che ha meno di 5mila abitanti”.
Pompei. Firmato da Parco archeologico, Procura generale di Napoli, Avvocatura generale di Napoli e Procura di Torre Annunziata nuovo protocollo di intesa per combattere gli abusi edilizi in aree tutelate

Firma protocollo d’intesa tra Parco archeologico, Procura generale di Napoli, Avvocatura generale di Napoli e Procura di Torre Annunziata: da sinistra, Gabriel Zuchtriegel, Luigi Riello, Antonio Gialanella, e Nunzio Fragliasso (foto parco archeologico pompei)
Un nuovo protocollo di intesa per combattere abusi in aree tutelate è stato firmato il 26 gennaio 2023 tra il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, il procuratore generale della Repubblica di Napoli, Luigi Riello, l’avvocato generale della Repubblica di Napoli, Antonio Gialanella, e il procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso al fine di procedere, in un comune sforzo, alla demolizione giudiziale di immobili abusivi nelle aree intorno al sito Unesco di Pompei. L’obiettivo è preciso: sostenere il ripristino della legalità violata dagli abusi edilizi perpetrati nel tempo su territori e paesaggi, parte di contesti dal grande valore storico archeologico, ma anche per ripristinare le condizioni di decoro dei luoghi, per la tutela, la conservazione e valorizzazione dei beni culturali che caratterizzano l‘area vesuviana. Il Protocollo consentirà alla Procura Generale e alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata di accedere ai finanziamenti del Parco per procedere agli ordini giudiziali di demolizione e al contestuale ripristino dei luoghi, imposto dal vincolo archeologico e paesaggistico. Intervento che spesso impone un grande sforzo economico che le Procure non sono sempre in grado di sostenere, con il solo ricorso ai finanziamenti da parte dei Comuni tramite il Fondo per le Demolizioni istituito presso la cassa Depositi e Prestiti. Il Protocollo si inserisce sulla scia dei precedenti accordi già stipulati con la Procura di Torre Annunziata nel 2019 e poi nel 2021 finalizzati al contrasto al saccheggio e al traffico di opere d’arte e di reperti archeologici depredati, attraverso un tempestivo e reciproco scambio di informazioni e un’attività congiunta di ispezione dei siti archeologici oggetto di scavo clandestino.
“Dobbiamo essere consapevoli che gli abusi edilizi in aree di interesse culturale rappresentano non solo un’infrazione della legge vigente, cominciando dall’art. 9 della Costituzione che ci impone di tutelare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, dichiara il direttore di Pompei, Gabriel Zuchtrigel. “Ogni abuso edilizio intorno ai nostri siti culturali è anche una mancata occasione di sviluppo culturale, sociale ed economico di un territorio e dunque di una comunità che ci vive. Pertanto è un tema che ci riguarda tutti e su cui la società civile e le istituzioni devono essere compatte, per non precludere un futuro a territori caratterizzati da una bellezza e da una potenzialità unica nel mondo”. E il procuratore della Repubblica Fragliasso: “Questo ulteriore protocollo sancisce la proficua sinergia con il Parco archeologico di Pompei nel contrasto ad ogni forma di illegalità. E dimostra che solo in uno scambio reciproco di competenze e mezzi le Istituzioni possono raggiungere risultati concreti, non solo nella salvaguardia del patrimonio archeologico nazionale, ma anche nel restituire la giusta dignità ai territori e ai cittadini attraverso il ripristino della legalità e il riconoscimento del valore storico e culturale dei luoghi”. Chiude il procuratore generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Napoli, Luigi Riello: “In una regione in cui oltre il 64% degli immobili è abusivo, la sottoscrizione di questo Protocollo d’intesa tra Procura Generale, Procura di Torre Annunziata e Parco Archelogico di Pompei finalizzato a finanziare le demolizioni dei manufatti illegittimamente edificati nel perimetro del Parco – significa aver concretizzato un virtuoso ed importante esempio di sinergia istituzionale che avrà l’effetto di meglio preservare e migliorare un territorio di straordinaria bellezza che costituisce una rara preziosità nel mondo”.






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