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Rovereto (Tn). Alla Caritro proiezione del film “La scoperta di Spina, città etrusca” e incontro dell’archeologo Battisti col regista Bornazzini per iniziativa dell’Accademia roveretana degli Agiati

rovereto_agiati_film-la-scoperta-di-spina_locandinaIl 3 aprile 1922, durante lo scavo di un canale di scolo in Valle Trebba, una delle Valli di Comacchio da poco prosciugata, vennero alla luce alcuni oggetti di terracotta di particolare interesse. La soprintendenza alle Antichità e Belle Arti, prontamente informata, annunciò che i reperti provenienti per lo più dalla necropoli della città etrusca di Spina erano di inestimabile valore. Era stata scoperta la città etrusca di Spina. Venerdì 17 febbraio 2023, alle 17.45, nella sala conferenze della Fondazione Caritro di Rovereto, in piazza Rosmini a Rovereto, per iniziativa dell’Accademia degli Agiati in collaborazione con il Rotary club Rovereto Vallagarina, proiezione del film “La scoperta di Spina, città etrusca” di Cesare Bornazzini (Italia, 33’). Il video è dedicato ai protagonisti della scoperta di Spina, ai loro collaboratori, e a tutti quelli che hanno dimostrato e dimostrano attenzione e interesse per l’antico insediamento. Introducono Ermanno Baldo, presidente del Rotary club Rovereto Vallagarina, e Patricia Salomoni, presidente dell’Accademia degli Agiati. Dopo la presentazione del video Maurizio Battisti della Fondazione museo civico Rovereto dialogherà con il regista.

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Le Valli di Comacchio che conservano le tracce dell’antica città etrusca di Spina (foto http://www.rivadelpo.it)

Ha così inizio, in maniera quasi casuale, una storia archeologica di eccezionali rinvenimenti che continua ancora oggi. A dirigere la prima campagna di scavi è inizialmente Augusto Negrioli, al quale succede Salvatore Aurigemma che manterrà la direzione dei lavori fino al 1935 quando viene inaugurato il Regio Museo Archeologico Nazionale di Ferrara a Palazzo di Lodovico il Moro. Dopo la parentesi della guerra, al nuovo soprintendente Paolo Enrico Arias, nominato nel 1946, è affidato il difficile compito della ricostruzione o, meglio, di ridare nuova vita alla Soprintendenza archeologica dell’Emilia – Romagna e al museo di Spina. L’anno successivo, nel 1947, giunge alla direzione del museo Nereo Alfieri e viene così a comporsi quel binomio Arias-Alfieri che dà vita alla seconda campagna di scavi in Valle Pega, un’altra valle da poco bonificata.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per la rassegna “Incontri al museo” conferenza di Vincenzo Bellelli su “Nel mondo dipinto degli Etruschi: le tombe di Tarquinia”

firenze_archeologico_incontri_nel-mondo-dipinto-degli-etruschi_le-tombe-di-tarquinia_bellelli_locandinaPer la decima edizione della rassegna “Incontri al museo”, giovedì 16 febbraio 2023, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Firenze, Vincenzo Bellelli, direttore del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia, presenta “Nel mondo dipinto degli Etruschi: le tombe di Tarquinia”. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

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L’interno della Tomba dei Leopardi nella necropoli di Monterozzi a Tarquinia (foto drm-toscana)

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L’archeologo Vincenzo Bellelli, direttore del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia

Allievo del grande etruscologo Mauro Cristofani, Vincenzo Bellelli è archeologo classico specializzato in etruscologia, con una vasta esperienza professionale maturata nel campo della ricerca, della didattica universitaria e della valorizzazione. I suoi principali filoni di ricerca sono l’archeologia del sacro, la storia e l’archeologia della città etrusca di Cerveteri, la cultura materiale etrusco-italica, i contatti fra mondo greco e mondo etrusco. Vincenzo Bellelli è inoltre direttore della rivista di antichistica del Cnr “Mediterranea”. Ricchissima la sua produzione scientifica, in gran parte dedicata alla civiltà etrusca. Il parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia comprende la necropoli della Banditaccia (Cerveteri), la più estesa dell’area mediterranea, iscritta nel 2004 dall’Unesco nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità insieme alla necropoli di Monterozzi (Tarquinia), famosa per le sue straordinarie tombe dipinte. Il nuovo istituto autonomo comprende inoltre due importanti musei nazionali, il museo Cerite e il museo Archeologico di Tarquinia. Entrambi conservano oggetti molto importanti, come il celebre altorilievo fittile dei cavalli alati provenienti dagli scavi dell’Ara della Regina di Tarquinia e il celeberrimo cratere di Eufronio.

Roma. Per “Dialoghi in Curia” incontro, in presenza e on line, con i docenti dell’università di Siena Alessandro Fo e Filomena Giannotti su “Fra poesia e pandemia: presenze di Enea oggi” nell’ambito della mostra “Il viaggio di Enea. Da Troia a Roma” al Tempio di Romolo nel Foro Romano

roma_dialoghi-in-curia_tra-poesia-e-pandemia_enea-oggi_fo-e-giannotti_locandinaAlla mostra “Il viaggio di Enea. Da Troia a Roma” allestita al Tempio di Romolo, nel Foro romano, è legato un interessante programma di conferenze e visite guidate mirate all’approfondimento di temi specifici o dei luoghi del parco archeologico del Colosseo legati al mito di Enea. Per “Dialoghi in Curia”, promossi dal parco archeologico del Colosseo, giovedì 16 febbraio 2023, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la conferenza “Fra poesia e pandemia: presenze di Enea oggi”. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo; intervengono Alessandro Fo e Filomena Giannotti, studiosi entrambi afferenti al Dipartimento di Filologia e Critica delle Letterature antiche e moderne della università di Siena. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su eventbrite https://www.eventbrite.it/e/522978040397. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo: https://www.facebook.com/parcocolosseo. Oltre a vantare un’incredibile fortuna nell’arte di tutti i tempi e nella letteratura contemporanea, il celebre episodio del secondo libro dell’Eneide, in cui Enea fugge da Troia in fiamme con il padre sulle spalle e il figlioletto per mano, ha ispirato in Italia una serie di riflessioni tra marzo 2020 e marzo 2021. Sullo sfondo della drammatica questione, emersa nel primo dilagare del contagio, circa la distribuzione delle cure in base alle aspettative di vita, saranno presentati vari testi, nati perlopiù nell’ambito della comunicazione di massa e tutti incentrati sulla figura di Enea e sul suo entrare in risonanza con la pandemia da Covid-19. Ne scaturisce la lezione dell’importanza della pietas verso i propri cari, a riprova di quanto l’archetipo di Enea continui ad agire sulla coscienza di noi moderni.

Firenze. All’accademia la Colombaria “Dagli scavi agli archivi”: giornata i studi in ricordo di Piera Bocci Pacini coordinata da Stefano Bruni. In presenza e on line. Il programma

firenze_archeologico_dagli-scavi-agli-archivi_giornata-in-ricordo-di-pietra-bocci-pacini_locandina“Dagli scavi agli archivi” è il titolo della giornata i studi in ricordo di Piera Bocci Pacini che si tiene all’Accademia La Colombaria di Firenze mercoledì 15 febbraio 2023, alle 10.30, con la possibilità di seguire gli interventi tramite la piattaforma Zoom al seguente Link per il collegamento online ID riunione: 854 3816 6690. Il seminario è da Stefano Bruni. Il programma. Gli interventi del mattino, dalle 10.30: Gilda Bartoloni su “Via della Pergola, 41”; Mario Iozzo su “Intuizioni e studi sulla ceramica greca del Museo archeologico di Firenze”; Luigi Donati su “Piera Bocci e le ricerche a Roselle”; Margherita Scarpellini su “Piera Bocci e L’esperienza archeologica aretina”; Maria Elisa Micheli su “Piera Bocci studiosa di Luigi Lanzi”. Nel pomeriggio, dalle 14.30: Fabrizio Paolucci su “Il gruppo di Nisa e Dioniso nel giardino di Boboli”; Bruno Gialluca su “La “adunanza straordinaria” dell’Accademia Fiorentina nella Cappella Pazzi in Santa Croce in memoria di Filippo Buonarroti (20 luglio 1735). Novità dagli archivi”; Stefano Bruni su “Ancora attorno alla figura dell’Antiquario nell’Italia del Settecento”; Cristiana Morigi Govi – Laura Menarini su “Un libro mancato: i disegni dei vasi etruschi dell’Istituto delle Scienze di Bologna”; Clara Gambaro su “Toccatori in penna, disegnatori e architetti in Galleria. Un caso irrisolto di proprietà intellettuale”; Maria Grazia Marzi su “Da un taccuino di Alessandro Della Seta”; Elisabetta Mangani su “La produzione della terra di Siena in comune di Arcidosso”.

Pompei. Alla Domus della Caccia Antica concluso il primo “cantiere pilota di monitoraggio e schedatura conservativa” con il supporto degli studenti dell’università di Torino. Zuchtriegel: “Cambierà la nostra visione di come si evolve il sito”

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Studenti dell’università di Torino monitorano la Casa della Caccia Antica a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Pompei testa un nuovo sistema di monitoraggio del sito con il supporto degli studenti dell’università di Torino. In questi giorni si è infatti concluso il primo “cantiere pilota di monitoraggio e schedatura conservativa” presso la Domus della Caccia Antica, con gli studenti dell’università di Torino afferenti al Corso di laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni culturali, al Dottorato in Scienze archeologiche, storiche, storico artistiche e al Corso magistrale in Archeologia e Storia antica. Consolidare lo stato di conservazione del sito di Pompei, raggiunto con il Grande Progetto Pompei, è l’obiettivo del sistema di monitoraggio e manutenzione programmata che il Parco sta sviluppando e sperimentando in questi mesi. Ai fini della conservazione e di tutte quelle analisi propedeutiche al rilevamento dello stato delle strutture archeologiche e degli apparati decorativi, il Parco sta coinvolgendo sempre più le Università e gli studenti in progetti “di monitoraggio e schedatura”, con l’obiettivo di ricevere supporto per le numerose attività sul campo e al contempo favorire la formazione diretta dei giovani studenti.

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Studenti dell’università di Torino monitorano la Casa della Caccia Antica a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Per tutelare il patrimonio bisogna fare manutenzione programmata, che a Pompei già si fa da quasi un decennio”, sottolinea il direttore generale Gabriel Zuchtriegel. “Ma per farlo in maniera sempre più efficace bisogna sapere dove intervenire in maniera preventiva. E per saperlo, in un sito con 45 ettari e più di 10mila ambienti, molti con affreschi e mosaici, non si può fare a meno di piattaforme e tecnologie digitali. Vogliamo dotare Pompei di un sistema di monitoraggio che sarà strettamente legato alle attività di manutenzione programmata e agli interventi quotidiani di cura del patrimonio. Per comprendere cosa significa, immaginate che invece di navigare lungo le coste conosciute, i marinai cominciano a orientarsi grazie alle stelle e a disegnare carte nautiche, accedendo così a un tipo di conoscenza che cambia la loro visione e permette loro di spingersi al di là del dato empirico, nel mare aperto”.

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Studenti dell’università di Torino monitorano la Casa della Caccia Antica a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Gli strumenti e il sistema di acquisizione dei dati sono stati messi a punto dai funzionari del Parco e nell’ambito di un accordo attuativo finalizzato al monitoraggio del sito di Pompei, vengono testati dagli studenti grazie a un’attività di survey dello stato di conservazione e schedatura conservativa, in questo caso della Domus della Caccia Antica, l’importante complesso archeologico già oggetto di studio e parte dei progetti di ricerca sviluppati a Pompei dall’università di Torino e dal Centro Conservazione e Restauro (CCR) “La Venaria Reale”, a partire dal 2016. Gli studenti sono coordinati da Diego Elia (Dip. di Studi Storici, UniTO) e Daniele Castelli (Dip. di Scienze della Terra, UniTO), da Michela Cardinali (CCR-Laboratori di restauro e Scuola di Alta Formazione) e Arianna Scarcella (CCR-SAF), e sono coinvolti quotidianamente in momenti di confronto con i Funzionari del Parco Archeologico ed i diversi consulenti specialistici per l’analisi interdisciplinare dei manufatti e di condition reporting delle Domus. L’attività didattica ha ricevuto il sostegno dell’Associazione Amici della Reggia e del Centro di Restauro “La Venaria Reale”.

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Il team con gli studenti dell’università di Torino che ha monitorato la Casa della Caccia Antica a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il coordinamento dell’attività e del sistema di acquisizione dati, che prevede anche voli mensili di un drone che fotografa l’intero sito dall’alto, è a cura del Parco archeologico di Pompei: ing. Vincenzo Calvanese (responsabile Ufficio Tecnico), ing. Alessandra Zambrano, dott. Antonino Russo e arch. Raffaele Martinelli, mentre gli interventi di manutenzione sono coordinati dall’arch. Arianna Spinosa sulla base di una programmazione annuale che si prevede essere sempre più accurata grazie ai dati acquisiti. Il progetto si avvale inoltre della collaborazione di un gruppo del Dipartimento di Ingegneria civile dell’università di Salerno, coordinato dal prof. ing. Luigi Petti. “Oggi la qualità del dato non è più il problema”, conclude il direttore, “considerando che abbiamo delle possibilità mai avute nella storia dell’archeologia e del restauro, dai microsensori ai satelliti. La sfida sta nel selezionare i dati significativi e nell’integrarli in un processo operativo che passa dalla conoscenza direttamente all’intervento. Si tratta di una questione sistemica per cui siamo contenti di avere al nostro fianco le università che fanno ricerca in questo ambito, altamente dinamico e interdisciplinare per definizione”.

Pompei. Il parco regala un San Valentino speciale agli abbonati MyPompei: visita esclusiva al cantiere di restauro in fase di completamento della Casa delle Nozze d’argento, maestosa domus pompeiana ricca di decorazioni

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Il cantiere di restauro della Casa delle Nozze d’Argento a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il parco archeologico di Pompei regala un San Valentino speciale a tutti i possessori o i nuovi acquirenti dell’abbonamento “MyPompeii” che il 14 febbraio 2023, per la giornata di San Valentino, potranno accedere al cantiere di restauro in fase di completamento della Casa delle Nozze d’argento, maestosa domus pompeiana ricca di decorazioni, prossima all’apertura. Ai partecipanti saranno illustrati in anteprima i dettagli di un cantiere complesso, ormai quasi al termine, che ha interessato la messa in sicurezza delle strutture, il rifacimento di tutte le coperture e il restauro degli apparati decorativi di una domus aristocratica tra le più solenni di Pompei.

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Ambiente affrescato della Casa delle Nozze d’Argento a Pompei (foto parco archeologico pompei)

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MyPompeii card, abbonamento annuale al parco archeologico di Pompei

La “My Pompeii Card” è la tessera con validità annuale, del costo di 35 euro (8 euro per gli under 25) + 1,50 di prevendita online, che dà diritto all’ingresso in tutti i siti del Parco archeologico di Pompei (Pompei, Villa di Poppea/Oplontis, Antiquarium di Boscoreale e Villa Regina, Ville di Stabia e Museo archeologico di Stabia Libero D’Orsi/Reggia di Quisisana), oltre ad offrire l’opportunità di partecipare a visite straordinarie o iniziative speciali del Parco. I possessori della card saranno contattati dallo staff MyPompeii o potranno dare direttamente la loro adesione alle visite di San Valentino inviando una mail a mypompeiicard@cultura.gov.it, dove riceveranno tutti i dettagli per l’appuntamento.

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Dettaglio di pareti affrescate della Casa delle Nozze d’Argento a Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Amorini che giocano: dettaglio di un affresco della Casa delle Nozze d’Argento a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La casa che deve il suo nome alla visita dei reali Umberto I e Margherita di Savoia nel giorno della celebrazione delle loro nozze d’argento del 1893, si caratterizza per le imponenti soluzioni architettoniche, come le altissime colonne corinzie in tufo dell’atrio (sala di ingresso), ma anche il giardino colonnato (peristilio) cosiddetto di tipo rodio, cioè con il lato settentrionale più alto degli altri, scelta architettonica documentata anche in altre case pompeiane come nella Casa degli Amorini Dorati. Le fontane inserite in tutti i settori, il bagno riscaldabile con vasche all’aperto e i due giardini ai fianchi est e ovest dell’edificio, dovevano consentire una confortevole residenza all’interno del complesso. Per quanto riguarda il proprietario dell’edificio, mentre nulla è certo per la prima fase di vita dell’abitazione è invece molto probabile che, almeno a partire dall’età claudia, questa fosse di proprietà di Lucius Albucius Celsus I (edile in carica negli anni 33-34 d.C.) il quale dovette lasciarla poi in eredità al figlio Lucius Albucius Celsus II (nato tra il 50 ed il 60 d.C. e candidato alla carica di edile tra il 76 ed il 79 d.C.). La casa fu scavata nel 1883, tra il 1891 e il 1893 e ancora nel 1907-’08.

Bologna. Al museo civico Archeologico “Lettere da Pompei. Letture da Ovidio” a cura di archiviozeta, nell’ambito del ciclo di incontri “LO SPLENDIDO INGANNO: intorno alla mostra I pittori di Pompei”

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Maschera tra grappoli d’uva e viti, affresco dalla Casa delle Colombe a mosaico di Pompei, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

“Medea, Didone, Fedra. Ovidio ha immaginato le vostre parole scritte dal profondo del cuore. Noi domenica proviamo a leggerle a voce alta. E lasciamo che per un momento l’amore, la gelosia, l’inquietudine e la rabbia riprendano corpo e voce”. Così Enrica Sangiovanni nell’introdurre “Lettere da Pompei. Letture da Ovidio”, l’appuntamento di domenica 12 febbraio 2023, alle 18, in sala Risorgimento al museo civico Archeologico di Bologna nell’ambito del ciclo di incontri “LO SPLENDIDO INGANNO: intorno alla mostra I pittori di Pompei”. Evento a cura di archiviozeta, introduzione di Anna Dore con Diana Dardi, Gianluca Guidotti, Enrica Sangiovanni. Ingresso: 10 euro intero, 5 euro ridotto under 18. Posti limitati, prenotazione obbligatoria https://www.archiviozeta.eu/libro/lettere-pompei-copia/. Il biglietto non comprende l’ingresso alla mostra che è possibile visitare prima dello spettacolo. In occasione della straordinaria mostra “I pittori di Pompei” archiviozeta propone un’immersione nella letteratura latina che ha ispirato i soggetti di quegli affreschi. Le Lettere da Pompei sono messaggi dalle ceneri del tempo. Ovidio guida e tesse corrispondenze che diventano lettera viva: Medea, Fedra, Didone, ecco le voci che risuonano da quei muri e ci precipitano nel gran teatro del mito. Dopo il successo di novembre archiviozeta torna dunque a grande richiesta – per una sola replica il 12 febbraio 2023 – al museo civico Archeologico di Bologna con “Lettere da Pompei” una lettura tratta dalle Heroides, lettere immaginarie scritte da Ovidio, un’immersione nella letteratura latina che ha ispirato i soggetti di quegli affreschi.

Napoli. Prorogata al 10 aprile la grande mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario” al museo Archeologico nazionale

napoli_mann_mostra-i-bizantini_prorogata_locandinaLunedì 13 febbraio 2023 non sarà l’ultimo giorno. Come, in qualche modo, fatto intuire dal direttore Paolo Giulierini all’inaugurazione il 21 dicembre 2023, la grande mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario” al museo Archeologico nazionale di Napoli, che in meno di due mesi ha richiamato più di 50mila visitatori, è stata prorogata fino al 10 aprile 2023: “Siamo lieti di poter prolungare fino alle festività pasquali una esposizione così preziosa, con un focus su Napoli città bizantina per circa sei secoli, e approfondendo i legami fra Grecia e Italia meridionale. Ringrazio per questo i prestatori stranieri” (vedi Grandi mostre tra 2022 e 2023. Al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario” curata da Federico Marazzi. L’introduzione del direttore Paolo Giulierini | archeologiavocidalpassato). L’esposizione sviluppa in quindici sezioni le fasi storiche successive all’Impero Romano d’Occidente, tra le testimonianze napoletane anche una moneta dedicata a San Gennaro. La mostra è curata da Federico Marazzi con il coordinamento per il MANN di Laura Forte e propone oltre quattrocento oggetti provenienti dalle collezioni del MANN e da prestiti concessi da 57 dei principali musei e istituzioni che custodiscono in Italia e in Grecia materiali bizantini (33 istituti italiani, 22 musei greci isole incluse, Musei Vaticani e Fabbrica di San Pietro).

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Anello in oro e gemma in pasta vitrea proveniente da Senise (PZ)) e conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Grazie alla collaborazione con il ministero ellenico della Cultura, molti dei materiali esposti sono visibili per la prima volta: diversi manufatti sono stati rinvenuti, infatti, nel corso degli scavi per la realizzazione della metropolitana di Salonicco. Altri reperti, concessi in prestito dalla soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, sono stati ritrovati negli scavi della linea 1 della metropolitana. In allestimento sculture, mosaici, affreschi, instrumentum domesticum, sigilli, monete, ceramiche, smalti, suppellettili d’argento, oreficerie ed elementi architettonici danno conto di una complessa realtà, connotata da eccellenze manifatturiere e artistiche. Grazie ai simboli dell’Impero d’Oriente, la creatività del mondo antico “transita”, così, verso il Medioevo, con un linguaggio rinnovato dalla fede cristiana e arricchito da innesti culturali iranici e arabi.

Roma. Visite guidate speciali su prenotazione all’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme con i resti della residenza imperiale dei Severi, alcune domus, l’Anfiteatro Castrense. E una… civetta

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Veduta aerea dell’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme a Rima (foto ssabap-roma)

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Mura Aureliane nell’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma (foto ssabap-roma)

Nel quartiere Esquilino a Roma, all’interno delle mura Aureliane, c’è un’area archeologica che non ci si aspetta. È l’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme che domenica 12 e domenica 26 febbraio 2023, alle 10, sarà aperta alle visite guidate a cura di CoopCulture su prenotazione al link https://bit.ly/3YcYeO2. Ritrovo dei visitatori, muniti di mascherina, al cancello di Jannis Kounellis 10 minuti prima delle 10 con il codice e il foglio di prenotazione per le pratiche d’ingresso. Si consiglia l’utilizzo di scarpe comode. Accompagnati da un archeologo si possono ammirare i resti della residenza imperiale dei Severi, realizzata tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C. Del complesso abitativo apprezzerete la parte più antica con i resti di alcune domus decorate con preziosi mosaici in bianco e nero e con i ritratti dei padroni di casa. Vi imbatterete in alcune strutture relative al palazzo imperiale ampliato nel IV secolo d.C. per volere di Costantino e di sua madre Elena, che costituivano la basilica civile. Nell’area trovate anche le rovine dell’Anfiteatro Castrense, il secondo anfiteatro romano conservato dopo il Colosseo, riservato alla corte imperiale e destinato ad ospitare “solo” 3500 spettatori. Non perdetevi l’interno dell’anfiteatro, occupato dall’orto dei religiosi del vicino monastero.

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Domus conservate nell’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma (foto ssabap-roma)

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Pavimenti musivi nell’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma (foto ssabap-roma)

Comprensorio archeologico di Santa Croce in Gerusalemme. Nel corso dei secoli ha avuto un ruolo centrare, a partire dal V secolo a.C. essendo uno snodo viario tra tre grandi strade, Labicana, Prenestina e Celimontana. Inoltre, era uno dei punti più alti della città e vi confluivano otto acquedotti, tra cui quello Claudio ancora oggi visibile. Dagli inizi del III secolo d.C., con l’imperatore Elagabalo, l’area entra a far parte del demanio imperiale. Dopo il ridimensionamento dovuto alla costruzione delle mura Aurealiane, è con Costantino che l’area torna a splendere. L’imperatore trasforma la villa nel palazzo Sessoriano, il luogo di soggiorno imperiale che diventa il centro della corte di Elena, la madre di Costantino, ed è per suo volere che l’antico atrio della villa severiana venne adattato a cappella Palatina dedicata al culto della Croce di Cristo. Un sito archeologico interessante e da scoprire.

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La civetta che si è “accasata” sulle mura Aureliane nell’area archeologica di Santa Croce di Gerusalemme a Roma (foto fabio caricchia / ssabap-roma)

Domenica i visitatori potrebbero incontrare anche i nuovi inquilini del Palazzo Sessoriano. Una giovanissima civetta ha infatti scelto le mura dell’Acquedotto Claudio come sua residenza. Ancora incerto se si tratti di un maschio o di una femmina: per questo è stato scelto per lei il nome neutro Ela, e anche per celebrare il penultimo princeps della dinastia dei Severi, che in questi luoghi costruì la sua sontuosa residenza privata: l’imperatore Elagabalo.

Napoli. Scoperto ed esplorato dall’associazione Cocceius un tratto, prima sconosciuto alla scienza, dell’antico acquedotto Augusteo della Campania, una delle maggiori opere civili dell’antichità romana: “Significativo tassello alla conoscenza del popolamento antico dei Campi Flegrei”

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Scoperto un tratto inesplorato dell’Acquedotto Augusteo della Campania (foto associazione cocceivs)

Esplorato un lungo tratto dell’Acquedotto Augusteo della Campania. Il 2 Gennaio 2023 l’associazione Cocceivs, grazie all’autorizzazione all’accesso da parte del Commissario Straordinario per la bonifica di Bagnoli e con la collaborazione operativa della società Invitalia, ha rinvenuto un tratto dell’antico acquedotto Augusteo della Campania prima sconosciuto alla scienza. Esso appartiene alla diramazione che, dalla Crypta Neapolitana, portava acqua potabile alla collina di Posillipo e all’isola di Nisida ed è in ottimo stato di conservazione. Lo sviluppo rilevato al momento è pari a 647 metri e tale valore lo qualifica come il più lungo segmento noto dell’Acquedotto Augusteo, presentando inoltre ben dodici spiragli di accesso. “La nuova scoperta”, ricorda Graziano William Ferrari, presidente di Cocceivs, “è stata possibile grazie alla segnalazione di residenti locali che da ragazzini, oltre 40 anni fa, percorrevano già il condotto e ne facevano il loro terreno di gioco”. La maggior parte del percorso è costituita da uno speco largo fra i 52 cm ed il 70 cm, con un rivestimento di intonaco idraulico alto 64 cm alla base dei piedritti, a sua volta ricoperto da uno spesso deposito di calcare. Per lunghi tratti è possibile procedere eretti, ma in corrispondenza degli spiragli laterali vi sono accumuli recenti di terreno di provenienza esterna, che costringono spesso a strisciare o a procedere carponi.

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Scoperto un tratto inesplorato dell’Acquedotto Augusteo della Campania (foto associazione cocceivs)

“Il percorso – descrive Ferrari – è caratterizzato da numerose svolte e curve, dovute in parte agli errori nelle direzioni di scavo fra due squadre di scavo adiacenti, ed in parte alla necessità di evitare zone in cui la roccia incassante è interessata da bancate di materiale poco coerente di origine eruttiva. Una parte degli spiragli di accesso è ostruita dai materiali alluvionali, mentre altri si aprono sulla parete tufacea e sono occultati dalla vegetazione del versante. Il percorso esterno per raggiungere l’ingresso è piuttosto impegnativo, richiedendo diverse arrampicate su terreno incoerente ed un abbigliamento protettivo nei confronti dei rovi. La progressione all’interno dell’ipogeo varia da agevole a estrema, richiedendo così una notevole esperienza speleologica e la padronanza delle tecniche e delle attrezzature idonee. Tutti i sopralluoghi sono stati svolti nel rispetto delle normative di legge per il lavoro in ambienti confinati, con l’impiego di analizzatore di gas multi-sensore certificato. Tuttavia, si osserva una sensibile circolazione d’aria, grazie alla relativa vicinanza alla superficie ed ai numerosi spiragli di accesso”.

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Scoperto un tratto inesplorato dell’Acquedotto Augusteo della Campania (foto associazione cocceivs)

“La struttura ipogea finora esplorata – continua la vicepresidente Raffaella Lamagna – presenta già notevoli elementi di interesse scientifico, che intendiamo approfondire in stretta collaborazione con i dipartimenti universitari competenti e con la soprintendenza ABAP per il Comune di Napoli. Per la prima volta abbiamo a disposizione un lungo tratto continuo di acquedotto antico in ottimo stato ed in cui sarà possibile ricavare una misura accurata del dislivello esistente fra i livelli di scorrimento di due punti fra loro distanti. Ciò permetterà di calcolare con una certa precisione il flusso idrico di progetto e reale. Dal punto di vista geologico, l’ipogeo permette di esaminare direttamente la struttura interna di un consistente tratto del costone tufaceo che sostiene Posillipo. Ciò permetterà di ricavare importanti informazioni sulle sequenze eruttive che hanno formato il costone. Analogamente, l’analisi dei depositi calcarei permette di ricavare informazioni sull’evoluzione del territorio e del clima nell’antichità, con importanti ricadute sulle tendenze evolutive del clima attuale. L’analisi archeologica del manufatto si prospetta di estremo interesse, per determinarne le modalità di realizzazione, la presenza di strutture di controllo del flusso, di diramazioni, di afflussi e di deflussi”. In conclusione, riprende Ferrari, “riteniamo che vi siano ampie prospettive per la definizione di un piano di ricerche e di valorizzazione di questa importante scoperta, che aggiunge un significativo tassello alla conoscenza del popolamento antico dei Campi Flegrei”.

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Scoperto un tratto inesplorato dell’Acquedotto Augusteo della Campania (foto associazione cocceivs)

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Scoperto un tratto inesplorato dell’Acquedotto Augusteo della Campania (foto associazione cocceivs)

L’Acquedotto Augusteo della Campania è una delle maggiori opere civili dell’antichità romana, realizzata negli ultimi decenni del I secolo a.C. per rifornire di acqua dolce non solo il porto della flotta militare a Miseno mediante la celebre Piscina mirabile, ma soprattutto l’intero agglomerato urbano e portuale di Puteoli e le ricche installazioni termali di Baia. Una lunghezza stimata di 105 km del solo asse principale e di 140-150 km con le diramazioni laterali lo rendevano il più lungo acquedotto romano dell’epoca. Inoltre era l’unico a servire numerosi centri urbani, elencati su un’iscrizione rinvenuta presso le sorgenti a Serino. Come gran parte degli acquedotti romani, il suo corso si svolgeva in gran parte in sotterraneo. “Dopo aver circuito Neapolis”, spiega Ferrari, “esso attraversava il costone di Posillipo a lato della Crypta neapolitana, dove abbiamo potuto esplorarne e documentarne un tratto di 130 metri alcuni anni fa. Successivamente esso circuiva la conca di Fuorigrotta verso Agnano e Bagnoli, e si dirigeva verso Pozzuoli. A La Pietra abbiamo scoperto ed esplorato un tratto di 279 metri, mentre a lato di viale Olivetti abbiamo documentato un tratto di 73 metri. Inoltre, sotto l’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli abbiamo esplorato un tratto di acquedotto lungo 163 metri. Infine, all’interno del Parco delle Terme di Baia abbiamo scoperto un altro tratto lungo complessivamente circa 200 metri. Le ricerche svolte nel XVI e nel XIX secolo asserivano l’esistenza di un’importante diramazione che si distaccava dall’asse principale all’uscita della Crypta neapolitana, percorreva il costone di Posillipo sul versante verso Fuorigrotta-Coroglio e presumibilmente raggiungeva Nisida mediante un ponte-canale. Tale diramazione dovrebbe essere lunga circa 5 km, ma di essa era noto solo un tratto lungo circa 250 metri, che si apre a lato di Discesa Coroglio, quindi all’estremità verso mare. Solo nel 2019 è stato esplorato un altro tratto, di circa 250 metri, sempre sotto Discesa Coroglio. Nel 2019 abbiamo realizzato una pubblicazione che illustrava quanto noto fino a quel momento relativamente alla diramazione Fuorigrotta-Coroglio ed alle strutture idrauliche del Pausylipon e di Nisida1. È anche opportuno sottolineare che le sorgenti dell’Acquedotto Augusteo della Campania sono tuttora captate dalla società A.B.C. per l’approvvigionamento idropotabile di Napoli e del circondario”.