Verona. Dopo un lungo restauro e decenni di attesa, apre il nuovo museo Archeologico nazionale nell’ex caserma asburgica San Tomaso: si inizia con la ricca sezione di Preistoria e Protostoria, con lo Sciamano di Fumane, simbolo del museo


Le eleganti architetture dell’ex caserma asburgica, sede del nuovo museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)
Se si apre il sito del museo Archeologico nazionale di Verona e si clicca alla voce “orari”, la risposta è secca: temporaneamente chiuso per restauri. Una situazione che permane da sempre, da decenni: perché in realtà non è mai stato aperto. Da quando lo Stato ha individuato l’ex caserma asburgica di San Tomaso affacciata sull’Adige a Verona come sede dell’istituendo museo Archeologico nazionale per coprire una storica lacuna della città scaligera, dove non c’è alcun museo statale ma solo civici, tutti gli interventi sono stati indirizzati al recupero e al restauro del grande edificio, adiacente alla chiesa di S. Tomaso Cantuariense, una delle testimonianze di architettura civile austriaca meglio conservate a Verona, per renderlo idoneo all’esposizione delle ricchissime testimonianze provenienti dalle ricerche archeologiche effettuate nella città e nel territorio veronese negli ultimi quarant’anni, articolate in un arco temporale che va dalla preistoria alla protostoria, alla fase celtica, alla romanizzazione, fino all’età romano-imperiale. Ma, dopo vari annunci, stavolta ci siamo. Giovedì 17 febbraio 2022, alle 11.30, sarà inaugurato il nuovo museo Archeologico nazionale di Verona nell’ex caserma asburgica San Tomaso alla presenza del direttore regionale Museo Veneto, Daniele Ferrara; del direttore dell’Archeologico, Giovanna Falezza; del soprintendente Abap di Verona, Vincenzo Tinè. Interverrà il prof. Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura.

Si comincia con l’apertura al pubblico dell’importante Sezione riservata alla Preistoria e Protostoria. Dal Neolitico all’età del Rame, del Bronzo e del Ferro, con l’esposizione, tra gli altri, dei materiali provenienti anche dai siti palafitticoli UNESCO del veronese. Il percorso espositivo della sezione Preistoria e Protostoria, anche grazie a ricostruzioni fisiche e virtuali, video e altri mezzi di comunicazione multimediale, narra le principali componenti storiche del veronese, compreso tra 50mila anni fa e il 100 a.C. In generale il percorso espositivo si articola in una serie di sottosezioni dedicate alle principali epoche della preistoria-protostoria del territorio veronese, dal Paleolitico (rappresentato dalla famosa pietra dipinta, nota come lo “Sciamano”, proveniente dalla Grotta di Fumane), passando attraverso il Neolitico e l’età del Rame, fino all’età del Bronzo, con l’esposizione dei materiali provenienti dai siti palafitticoli UNESCO del veronese, e l’età del Ferro. L’obiettivo è quello di far percepire il ruolo formativo di questo territorio rispetto al centro urbano di Verona, la cui nascita è l’esito di un percorso storico di lunga durata. L’allestimento si sviluppa in modo unilineare e senza interferenze, partendo dalla sala di orientamento (accessibile dalla scalinata e dall’ascensore) attraverso le diverse sale dei due bracci del terzo piano (dal Paleolitico all’età del Bronzo) fino a confluire nel terzo braccio (dedicato all’età del Ferro).
Roma-Eur- Al museo delle Civiltà per il Darwin day incontro su “Neanderthal e iene: i reperti di Grotta Guattari del Museo delle Civiltà”: incontro ravvicinato con l’Uomo del Circeo nel laboratorio di Bioarcheologia

Era il 24 febbraio 1939. Dei lavoratori stavano togliendo delle pietre da una proprietà del cav. A. Guattari lì dove una frana aveva bloccato l’ingresso alla grotta al Circeo. Tolti i massi, gli operai entrarono. In fondo alla grotta, in un antro terminale poi denominato “Antro dell’Uomo”, assieme a quello che fu interpretato come un approssimativo cerchio di pietre, il proprietario scoprì un cranio evolutivamente attribuibile all’Homo Neanderthalensis, ben conservato, mentre in superficie furono ritrovate due mandibole, conosciute come Guattari 2 e 3. Il cranio si presentava quasi completo tranne la perdita di porzioni ossee pertinenti l’area orbitale destra e parte del margine del forame occipitale, il punto in cui il cranio si articola con la colonna vertebrale. Vennero immediatamente condotti degli scavi dal prof. Alberto Carlo Blanc e Luigi Cardini. Ma non solo, tutt’attorno è stata rinvenuta una gran quantità di ossa fossili di animali preistorici (iene, rinoceronti, ippopotami, elefanti, cervi, buoi primigeni, cavalli). Reperti che oggi sono gelosamente custoditi al museo nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma che oggi fa parte del museo delle Civiltà di Roma-Eur. E recentemente sono stati scoperti i reperti fossili di altri nove uomini di Neanderthal, oltre alle iene anche i resti di elefante, rinoceronte, orso delle caverne e dell’uro, il grande bovino estinto. A oltre ottant’anni dalla scoperta della Grotta Guattari a San Felice Circeo (Lt), questi rinvenimenti sono fondamentali per lo studio dell’uomo di Neanderthal e del suo comportamento (vedi Preistoria. Eccezionale scoperta nella Grotta Guattari al Circeo (Lt) a 80 anni dai primi ritrovamenti neanderthaliani: trovati da Sabap e università Roma Tor Vergata i reperti fossili di altri nove uomini di Neanderthal, e i resti di iene, elefante, rinoceronte, orso delle caverne e dell’uro, il grande bovino estinto. Il Circeo si conferma fondamentale per la conoscenza dell’uomo di Neanderthal a livello europeo e mondiale | archeologiavocidalpassato).

Giovedì 10 febbraio 2022, alle 17, al museo delle Civiltà di Roma-Eur, si parla di “Neanderthal e iene: i reperti di Grotta Guattari del Museo delle Civiltà”. Per celebrare infatti il Darwin Day (12 febbraio), il Servizio di Bioarcheologia accoglie il pubblico nel suo laboratorio per mostrare e raccontare gli importantissimi reperti provenienti dai primi scavi di Grotta Guattari a partire dal 1939. L’attività prevede una visita introduttiva all’esposizione temporanea della preistoria. La partecipazione all’incontro è gratuita. L’ingresso al Museo è a pagamento. Per agevolazioni e gratuità vedi https://museocivilta.cultura.gov.it/prepara-la-visita/. Appuntamento al piano terra, alla biglietteria del Museo, in piazza Guglielmo Marconi 14, Roma-Eur. Numero massimo di partecipanti 10. È richiesta la prenotazione: 06 549 52 257 o mu-civ.mostre@beniculturali.it. L’accesso al Museo è consentito previa esibizione del Green Pass rafforzato, inoltre, nel corso dell’incontro è obbligatorio l’uso della mascherina FFP2.
A Montecchio Maggiore (Vi) quarta e ultima tappa della mostra itinerante “La scansia di casa mia. 2500 anni fa” con i reperti di un villaggio dell’età del Ferro scoperto nel 1981. In una delle case recuperiamo aspetti della vita alla metà del I millennio a.C.: nella “scansia” coppe, tazze e boccale, stoviglie in ceramica ben conservate

La mostra archeologica itinerante “La scansia di casa mia 2500 anni fa” si sposta a Montecchio Maggiore, alla Galleria Civica S. Vitale: quarta e ultima tappa di un “viaggio” che ha toccato Trissino, Castelgomberto e Sovizzo. Appuntamento sabato 5 febbraio 2022, alle 17, per l’inaugurazione, durante la quale sarà presentato e distribuito gratuitamente il fascicolo che raccoglie i pannelli esposti. La mostra, curata dal museo di Archeologia e Scienze Naturali “G. Zannato” – Sistema Museale Agno-Chiampo, sarà visitabile fino al 6 marzo 2022, il sabato e la domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 14 alle 19, con ingresso libero nel rispetto della normativa sanitaria vigente. “Questa mostra rende ancora una volta tangibile la capacità del Sistema Museale di valorizzare il patrimonio del nostro territorio”, commenta l’assessore alla Cultura, Claudio Meggiolaro. “Un itinerario che ha permesso di trasmettere casa per casa la conoscenza dell’archeologia e dell’antico”. L’allestimento è stato curato da Annachiara Bruttomesso, conservatrice archeologa del museo Zannato e da Angela Ruta Serafini, già direttrice del museo nazionale Atestino, con la collaborazione dell’archeologa Fiorenza Bortolami e del conservatore naturalista Roberto Battiston, che ha curato la grafica della mostra e l’editing dei video.

È un vero e proprio viaggio indietro nel tempo di 2500 anni, quello che la mostra propone, per entrare in una casa dell’antico villaggio di Trissino, scoperto nel 1981 durante i lavori di ampliamento del cimitero comunale e parzialmente messo in luce dagli scavi archeologici condotti fino al 1990. Le case del villaggio erano caratterizzate da profondi scassi nella roccia, che ospitavano probabilmente fresche cantine. Per alcune di esse, sigillate da incendi e molto ben conservate, si pensò alla musealizzazione in loco, poi non realizzata a causa della collocazione all’interno dell’attuale cimitero. Per questo tra il 2014 e il 2015, le strutture furono consolidate, restaurate e documentate con rilievo laser-scanner 3D e infine protette con tessuto non tessuto, sabbia e terra. Proprio perché l’antico villaggio non è più visibile, la mostra vuole restituirne la memoria, offrendo l’occasione di scoprire la vita di 2500 anni fa. La scansia del titolo, ricostruita sulla base dei dati di scavo con il suo servizio di coppe, tazze e boccale sorprendentemente conservati, è il focus della mostra. Un grande dolio sapientemente ricomposto da molti frammenti, la ricostruzione di un telaio e alcune macine completano il suggestivo angolo della casa. Reperti e pannelli ricostruiscono la vita quotidiana dell’antico villaggio veneto ai confini con il mondo dei Reti, mettendone in luce i diversi aspetti. Non mancano due brevi ma suggestivi video: “Immagini da una scoperta” che racconta la storia degli scavi e “Un filmato da una nuvola di punti” che propone le immagini ricavate dal rilievo laser scanner 3D dell’antico villaggio.
Anche per questa tappa conclusiva della mostra sono in programma alcuni incontri culturali. Ecco il calendario. Venerdì 18 febbraio 2022, alle 20.30: “Com’è arrivato un vaso greco a Trissino?”, incontro con l’archeologa Federica Wiel Marin, che prenderà spunto dal frammento di ceramica attica esposto in mostra per illustrare i rapporti commerciali e culturali tra la Grecia e il Veneto nell’antichità; giovedì 24 febbraio 2022, alle 20.30, incontro con il professor Michele Asolati, docente di numismatica all’università di Padova; sabato 5 marzo 2022, alle 16.30, incontro-laboratorio con Franco Mastrovita su lavorazione della lana nel mondo antico.
Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “Wadi Rasras: un eccezionale sito di arte rupestre nel deserto a est di Assuan” a cura della prof.ssa Maria Carmela Gatto dell’Accademia polacca delle Scienze, e del prof. Antonio Curci dell’università di Bologna. Ecco come seguirlo

L’appuntamento è martedì 1° febbraio 2022, alle 17 ora italiana (18 ora egiziana) per il webinar “Wadi Rasras: un eccezionale sito di arte rupestre nel deserto a est di Assuan” a cura della prof.ssa Maria Carmela Gatto dell’Accademia polacca delle Scienze, e del prof. Antonio Curci dell’università di Bologna, promosso dal Centro archeologico italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata italiana al Cairo. La conferenza potrà essere seguita attraverso Microsoft Teams al link https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_ZjA2NDQ1NmYtODc3Zi00MzI1LTkxYzEtOTI1NzY3NTdjZTU4%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22babdcf46-9524-4ae8-ae30-59e751a8a656%22%7d (istruzioni: 1- clicca sul link; 2- scegli “continua su questo browser”, non sarà necessario scaricare alcuna applicazione; 3 – fai clic su partecipa e sarai nella sala riunioni; 4- Se ti iscrivi da cellulare, dovrai installare l’app).

“In seguito alle ricognizioni effettuate nel tra il 2018 e il 2020 insieme al dott. Sayed el-Rawy (Ispettorato di Aswan), nell’ambito del Progetto Archeologico Assuan-Kom Ombo (AKAP) in aree selezionate nella regione tra Assuan e Kom Ombo”, scrivono Antonio Curci, Maria Carmela Gatto, Serena Nicolini in “Ricerche italiane e scavi in Egitto. RISE VIII. 2020” a cura di Giuseppina Capriotti Vittozzi, “Wadi Ras Ras è diventato uno dei siti di maggiore interesse tra le aree di concessione nel deserto orientale per l’enorme quantità di arte rupestre e per la presenza di numerosi ripari sotto roccia che meriteranno un’analisi più dettagliata. Sebbene al momento siano state fatte solo poche giornate di ricognizione per valutare l’estensione dell’arte rupestre ed essa necessiti di un’analisi molto più dettagliata, alcuni pannelli meritano una breve descrizione per la loro unicità. In particolare, è stato possibile documentare una scena posizionata al di sotto di un piccolo riparo che mostra figure incise e, eccezionalmente, figure animali e umane dipinte in rosso e bianco, che cronologicamente risultano antecedenti quelle incise. Tra le numerose incisioni rupestri presenti lungo lo wadi è molto probabile che siano presenti motivi decorativi risalenti all’Epipaleolitico, oltre naturalmente ad una grande quantità di scene riferibili all’iconografia predinastica, con barche e animali ampiamente attestati. Assai particolare risulta una scena di caccia con elefanti, cani, cacciatori e alcune figure femminili, riconoscibili per la presenza del seno. Sono molto numerosi, infine, i pannelli con segni e simboli geometrici che sono solitamente interpretati come testimonianze del passaggio di carovane di cammellieri. L’abbondanza delle raffigurazioni rupestri presenti a Wadi Ras Ras e il loro ampio arco cronologico richiederanno in futuro maggiori studi di approfondimento”.
Firenze. TourismA 2022: le date del Salone dell’Archeologia e del Turismo culturale (30 settembre – 2 ottobre 2022) e prime anticipazioni

tourismA 2022. La macchina a Firenze è (già) in moto… E si possono già segnare la data sull’agenda: 30 settembre – 2 ottobre 2022. Il gruppo di lavoro di Archeologia Viva procede a pieno ritmo per selezionare le molte proposte per il prossimo Salone dell’Archeologia e del Turismo Culturale che sarà sempre ospitato nella monumentale e centralissima cornice del Palacongressi di Firenze capace di offrire ampi spazi espositivi e congressuali. I grandi temi di “tourismA 2022” sono orientati ad approfondire il dibattito su un turismo culturale e ambientale impegnato a proporre mete inedite e modalità per ridurre l’impatto sulle risorse del pianeta. In tal senso sarà orientato anche il workshop per gli operatori turistici già fissato per venerdì 1° ottobre 2022.

Nei tre giorni della manifestazione sono previsti circa 40 momenti congressuali che vedono al centro le grandi scoperte e la partecipazione dei protagonisti dell’archeologia. Parallelamente grande spazio viene dato alle risorse locali e alla valorizzazione delle realtà virtuose che operano nei piccoli comuni italiani proponendo nuovi sorprendenti itinerari. Non mancherà il tradizionale momento delle missioni archeologiche italiane che operano in altri Paesi (anche i più difficili) con il sostegno del ministero degli Affari Esteri per la presentazione di una serie di sensazionali scoperte dalla Turchia al Pakistan, dall’Egitto all’Armenia, dall’Iraq all’Oman. Grande spazio anche all’archeologia virtuale che vede la partecipazione delle realtà pubbliche e private impegnate nello sviluppo di sistemi d’avanguardia per vivere fantastici viaggi nel tempo dall’età contemporanea fino alla più lontana preistoria.
XXIV Borsa mediterranea del Turismo archeologico di Paestum: le date (27-30 ottobre 2022) e prime anticipazioni


La locandina della Borsa mediterranea del Turismo archeologico 2022 di Paestum
Mancano ancora otto mesi, ma si può già fissare la data sull’agenda. La XXIV Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico si terrà da giovedì 27 a domenica 30 ottobre 2022 a Paestum al Tabacchificio Cafasso. La Regione Campania, la Città di Capaccio Paestum e il parco archeologico di Paestum e Velia annunciano infatti che promuovono la XXIV edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, che si svolgerà al Tabacchificio Cafasso, all’area archeologica e al museo nazionale, alla Basilica da giovedì 27 a domenica 30 ottobre 2022. La manifestazione, unico appuntamento al mondo del suo genere, è un format di successo testimoniato da 7mila visitatori, 150 espositori tra cui 20 Paesi esteri, 100 tra conferenze e incontri con 550 tra moderatori e relatori in 5 sale in contemporanea, 30 buyer tra europei e nazionali, 140 operatori dell’offerta, 120 giornalisti. Obiettivo dell’iniziativa è promuovere le destinazioni turistico-archeologiche, favorire la commercializzazione, contribuire alla destagionalizzazione e incrementare le opportunità economiche e gli effetti occupazionali. La Borsa è l’unico appuntamento al mondo che consente l’incontro delle Organizzazioni Governative, delle Istituzioni e degli Enti Locali con il business professionale, gli addetti ai lavori, i viaggiatori, gli appassionati, il mondo scolastico e universitario, i media.

La Bmta si conferma un rilevante momento di approfondimento e divulgazione di temi inerenti il turismo culturale e la fruizione, gestione e valorizzazione dei beni culturali, un grande contenitore con 12 sezioni: ArcheoExperience, i Laboratori di Archeologia Sperimentale con le tecniche utilizzate dall’uomo per realizzare i manufatti di uso quotidiano; ArcheoIncoming, spazio espositivo e Workshop in qualità di Buyer dei tour operator specialisti del turismo archeologico per l’incoming verso le destinazioni italiane; ArcheoIncontri per conferenze stampa e presentazioni di progetti culturali e di sviluppo territoriale; ArcheoLavoro, orientamento post diploma e post laurea a cura delle Università; ArcheoStartup, presentazione di neo imprese per l’innovazione nel turismo culturale e nella valorizzazione dei beni culturali in collaborazione con Associazione Startup Turismo; ArcheoVirtual, Workshop e Mostra multimediale sulle applicazioni digitali e sui progetti di archeologia virtuale in collaborazione con ISPC Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR; conferenze in cui si confrontano organizzazioni governative e di categoria, istituzioni ed enti locali, associazioni culturali e professionali; incontri con i protagonisti, il grande pubblico con i più noti divulgatori culturali, archeologi, direttori di musei, accademici, giornalisti; International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, il premio alla scoperta archeologica dell’anno intitolato all’archeologo di Palmira; premi “Antonella Fiammenghi”, “Paestum Mario Napoli”, “Sebastiano Tusa” alle personalità impegnate a favore dell’archeologia, del dialogo interculturale, del patrimonio sommerso e ai laureati con tesi sul turismo archeologico e sull’archeologia subacquea; salone espositivo, unico al mondo delle destinazioni turistico-archeologiche, su 4mila mq; workshop con i buyer europei selezionati dall’ENIT e i buyer nazionali di ArcheoIncoming e l’offerta del turismo culturale e archeologico.

Nel sottolineare l’importanza che il patrimonio culturale riveste come fattore di dialogo interculturale, d’integrazione sociale e di sviluppo economico, la Borsa promuove la cooperazione tra i popoli attraverso la partecipazione e lo scambio di esperienze: Egitto, Marocco, Tunisia, Siria, Francia, Algeria, Grecia, Libia, Perù, Portogallo, Cambogia, Turchia, Armenia, Venezuela, Azerbaigian, India sono stati negli anni i Paesi Ospiti e dal 2015 l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, il Premio intitolato al Direttore del sito archeologico di Palmira: la Borsa e Archeo in collaborazione con le riviste media partner internazionali Antike Welt (Germania), AiD Archäologie in Deutschland (Germania), Archéologia (Francia), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia) selezionano e premiano la scoperta archeologica dell’anno. Dal 2021 il Premio Internazionale “Sebastiano Tusa” alla scoperta archeologica subacquea, alla carriera, alla mostra dalla valenza scientifica internazionale, al progetto più innovativo, al contributo giornalistico in termini di divulgazione.
Ministero della Cultura: nominati nuovi direttori di musei autonomi. Tiziana D’Angelo al parco archeologico di Paestum, Andrea Viliani al museo delle Civiltà di Roma, Enrico Rinaldi al parco archeologico di Sepino, Vincenzo Bellelli al parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia

Tiziana D’Angelo, 38 anni, milanese, è la nuova direttrice del parco archeologico di Paestum e Velia. Archeologa di formazione internazionale (Phd Harvard), esperta di arte e archeologia della Magna Grecia, insegna all’università di Nottingham (GB), ha conseguito il dottorato di ricerca in archeologia classica all’università di Harvard nel 2013. “Dopo diciassette anni di studio ed esperienze professionali come archeologa all’estero, l’opportunità di lavorare con i Beni Culturali in Italia e di farlo in un sito come Paestum, a cui sono fortemente legata a livello scientifico, è un’occasione straordinaria”, dichiara la nuova direttrice. “Sono arrivata a Paestum da dottoranda, per studiare le splendide lastre funerarie dipinte esposte nel Museo o conservate nei depositi. Gli anni successivi ho avuto la fortuna di collaborare con il Parco di Paestum e Velia a diversi progetti, sotto la direzione di Gabriel Zuchtriegel. Sotto la sua guida il Parco è cresciuto moltissimo e ho intenzione di proseguire questo percorso virtuoso, restituendo a Paestum e Velia, e alla realtà dei Beni Culturali in generale, almeno una parte di quello che mi hanno dato in tutti questi anni”. Il Parco Archeologico di Paestum e Velia, iscritto dal 1998 nella lista del patrimonio mondiale UNESCO, ha competenza territoriale sul museo e sull’area archeologica di Paestum, sul Museo narrante di Hera Argiva alla foce del Sele, sull’area dell’ex stabilimento della Cirio, sulle mura di cinta e su altre aree archeologiche di competenza. Il Parco ha il compito di arricchire, conservare e valorizzare le collezioni e i monumenti archeologici e storico-artistici al fine di contribuire alla salvaguardia, alla ricerca e alla fruizione sostenibile del patrimonio culturale.

Tiziana D’Angelo riceve prestigiosi premi e borse di studio che le consentono di trascorrere un anno di ricerca a Roma, come Mary Isabel Sibley Fellow in Greek Studies della Phi Beta Kappa Society di Washington (2011-12), e un anno a Los Angeles come Predoctoral Fellow al Getty Research Institute (2012-13). Appena conseguito il dottorato, è prima a Berlino, come borsista di ricerca dell’Archaeological Institute of America e del Deutsches Archäologisches Institut (2013), e poi a New York, dove lavora nel Dipartimento di Arte Greca e Romana del Metropolitan Museum of Art in qualità di Jane and Morgan Whitney Postdoctoral Fellow (2013-14). Nel 2014 risulta vincitrice di una Lectureship in Classical Art and Archaeology a tempo determinato presso la University of Cambridge (2014-18) e durante questi anni è anche Fellow, Director of Studies in Classics e Tutor a St Edmund’s College, Cambridge. Da settembre 2018 è Assistant Professor in Ancient Greek and Roman Art presso la University of Nottingham, Department of Classics and Archaeology. La dottoressa D’Angelo ha partecipato a campagne di scavo in Italia e Turchia, ha collaborato a progetti di mostre allestite in musei italiani e stranieri e alla realizzazione di alcuni documentari.

Tiziana D’Angelo fa parte dei sei nuovi direttori di musei autonomi nominati al termine del concorso internazionale come annunciato dal ministro della Cultura Dario Franceschini. Con lei Ilaria Ester Bonacossa per il nuovo museo dell’Arte Digitale a Milano, Andrea Viliani al museo delle Civiltà di Roma, Enrico Rinaldi per il parco archeologico di Sepino, Vincenzo Bellelli per il parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia, Axel Hemery alla Pinacoteca di Siena. La commissione, che ha valutato 156 candidati, era presieduta da Stefano Baia Curioni, professore associato di storia economica presso la Università Commerciale “Luigi Bocconi” di Milano e esperto di economia della cultura, e composta da Nadia Barrella, professoressa ordinaria di museologia presso l’università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”; Valérie Huet, professoressa di storia antica presso l’Università della Bretagna Occidentale e Centro “Jean Bérard”; José María Luzón Nogué, Real Academia de Belòlas Artes de San Fernando, già direttore del Museo del Prado; Antonia Pasqua Recchia, già segretario generale del ministero della Cultura. “L’incrocio tra autonomia e qualità dei direttori ha permesso di compiere importanti passi avanti nella modernizzazione del sistema museale e nel rafforzamento della tutela e della produzione scientifica”, commenta Franceschini. “Ringrazio la commissione per l’accurato lavoro svolto in questi mesi che ha portato alla nomina da parte del direttore generale musei, Massimo Osanna, di sei nuovi direttori, cinque italiani e uno francese”.

Andrea Viliani, 48 anni, di Casale Monferrato, è il nuovo direttore del Museo delle civiltà di Roma. Storico dell’arte, è responsabile e curatore del Centro di Ricerca Castello di Rivoli. Ha precedentemente ricoperto l’incarico di direttore generale e artistico della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee/MADRE di Napoli (2013-2019) presso cui ha curato e organizzato importanti mostre internazionali; dal 2009 al 2012 Viliani è stato direttore della fondazione Galleria Civica-Centro di ricerca sulla contemporaneità di Trento. Il museo delle Civiltà raccoglie le collezioni dei seguenti musei: museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”; museo delle arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria”; museo dell’alto Medioevo “Alessandra Vaccaro”; museo d’arte orientale ‘Giuseppe Tucci’; museo italo africano ‘Ilaria Alpi’ (ex Museo Coloniale). La nascita del museo delle Civiltà si inserisce nella visione di grandi musei internazionali incentrati sull’uomo e le sue culture, per la valorizzazione di patrimoni e testimonianze delle diverse identità e memorie.

Enrico Rinaldi, 53 anni, è il nuovo direttore del parco archeologico di Sepino. Archeologo specializzato in restauro dei monumenti, ha diretto a lungo progetti di manutenzione programmata a Ostia e Pompei. Professore a contratto alla Scuola Superiore Meridionale dell’università di Napoli “Federico II”, lavora attualmente alla direzione generale Musei. Il parco archeologico di Sepino, istituito solo nel 2021, comprenderà l’omonima area archeologica, con i resti dell’antica città romana sorta nella valle del Tammaro, e il museo della città e del territorio, siti che complessivamente nel 2019 hanno visto oltre 27mila visitatori.

Vincenzo Bellelli, 53 anni, di Potenza, è il nuovo direttore del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia. Archeologo di fama internazionale, dirigente di ricerca al CNR in servizio all’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, è responsabile scientifico degli scavi archeologici nell’area urbana di Cerveteri. Il parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia comprende la necropoli della Banditaccia, la più estesa dell’area mediterranea, iscritta nel 2004 dall’Unesco nella lista del patrimonio dell’umanità; il museo Archeologico nazionale di Tarquinia, che ha sede nell’antico Palazzo Vitelleschi; la necropoli di Monterozzi. Tali siti complessivamente hanno registrato oltre 153.000 visitatori nel 2019.
Padova. Giornata inaugurale (in presenza e on line) dell’anno accademico della Scuola di Specializzazione in Beni archeologici dell’università di Padova diretta da Massimo Vidale. Intervento di Dario Di Blasi su “Archeologia e cinema”

L’Anno Accademico 2021/2022 della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’università di Padova, diretta da Massimo Vidale, nell’ambito del Dipartimento dei Beni culturali diretto da Jacopo Bonetto, apre ufficialmente con una giornata inaugurale in presenza nell’aula Sartori del Palazzo Liviano di Padova e on line (su piattaforma zoom, link ID 832 2706 9671). Appuntamento giovedì 27 gennaio 2022 al quale sono invitati a partecipare i dottorandi, gli specializzandi, gli studenti e tutti gli interessati. Si inizia alle 9, con i saluti e la presentazione della giornata da parte del prof. Massimo Vidale. Alle 9.20, intervento della dott.ssa Alessandra Lighezzolo (Ufficio stage e tirocini Università di Padova); 10, presentazione dei corsi per l’A.A. 2021/2022 da parte dei docenti; 12.30, intervento del dr. Dario Di Blasi (direttore artistico di Firenze Archeofilm) sul tema “Archeologia e cinema”. Alla mattinata parteciperà la dott.ssa Elena Pettenò (soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Βelluno, Padova e Treviso).
A Sovizzo (Vi) terza tappa della mostra itinerante “La scansia di casa mia. 2500 anni fa” con i reperti di un villaggio dell’età del Ferro scoperto nel 1981. In una delle case scopriamo aspetti della vita alla metà del I millennio a.C.: nella “scansia” coppe, tazze e boccale, stoviglie in ceramica ben conservate

A Sovizzo è tutto pronto per la terza tappa della mostra archeologica itinerante: dopo Trissino (vedi A Trissino (Vi) prima tappa della mostra itinerante “La scansia di casa mia. 2500 anni fa” con i reperti di un villaggio dell’età del Ferro scoperto nel 1981. Si entra così in una delle case scoprendo interessanti aspetti della vita alla metà del I millennio a.C.: nella “scansia” coppe, tazze e boccale, stoviglie in ceramica sorprendentemente ben conservate | archeologiavocidalpassato) e Castelgoberto, la mostra “La scansia di casa mia. 2500 anni fa” arriva nella sala conferenze del municipio di Sovizzo (Vi) dall’8 al 23 gennaio 2022. Appuntamento sabato 8 gennaio, alle 11, per l’inaugurazione. La mostra sarà visitabile il sabato 9.30 – 11.30, la domenica 10 – 12, il lunedì 9.30 – 11.30. Ingresso libero nel rispetto della normativa vigente a tutela della salute pubblica. Anche per questa terza tappa è prevista una conferenza di approfondimento: venerdì 21 gennaio 2022, alle 20.45, nella sala conferenze del Municipio, incontro con la prof.ssa Giovanna Gambacurta dell’università di Venezia sul tema: “Interpretare la volontà degli Dei: la divinazione nel Veneto preromano”.


La locandina della mostra itinerante “La scansia di casa mia. 2500 anni fa”
Cosa potremmo trovare varcando la soglia di una casa di 2500 anni fa? “A questa domanda possiamo rispondere rimanendo nel nostro territorio”, spiega Annachiara Bruttomesso, direttrice del museo di Archeologia e Scienze naturali “G. Zannato” di Montecchio Maggiore (Vi), “grazie ad alcune straordinarie testimonianze dell’età del Ferro: in particolare la casa di Trissino che dà il titolo alla mostra. Come in una piccola Pompei, un antico incendio ha distrutto l’edificio, ma ha conservato al suo interno numerosi oggetti interessanti, in gran parte interi! La mostra “Un giorno in una casa di 2500 anni fa” offre quindi uno spaccato completo della vita dell’età del Ferro: il necessario per preparare e conservare il cibo, per filare e tessere, per vestirsi tutti i giorni e per ornarsi nei i giorni di festa… Alcune “misteriose” sigle incise gettano luce sui riti e sulla scrittura, mentre altri oggetti testimoniano gli scambi economici che l’antica Trissino intesseva. E ancora, un grande dolio, contenitori per cibi e bevande, e una decina di tazze, trovate allineate lungo la parete, hanno consentito di ricostruire un suggestivo angolo della casa e di immaginare le abitudini dei suoi abitanti. La mostra documenta infine le caratteristiche del villaggio di Trissino, con case profondamente incassate nella roccia, in una posizione che consentiva l’accesso a numerose risorse oltre al controllo della vallata. La mostra – conclude – è adatta a tutte le classi dell’Infanzia, primaria e secondaria con contenuti e il linguaggio opportunamente calibrati. La durata della visita, comprensiva di attività laboratoriale, è di 1h30m”.





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