Bologna. All’università, e on line via Teams, due seminari su “Riscoprire la Tunisia romana. Cartagine e Thugga” con Silvia Bullo (université de Carthage)

Il teatro romano di Thugga in Tunisia (foto graziano tavan)
“Riscoprire la Tunisia romana. Cartagine e Thugga”: nelle giornate di mercoledì 3 e venerdì 5 aprile 2024, nella sede di S. Giovanni in Monte del dipartimento di Storia culture civiltà dell’università di Bologna, la professoressa Silvia Bullo (université de Carthage) terrà, su invito della professoressa Antonella Coralini, due seminari dedicati alle città della Tunisia romana. Casi di studio, Cartagine e Thugga: il 3 aprile 2024, ore 13-15, aula Fumagalli, “Che cosa resta di Cartagine?”; il 5 aprile 2024, ore 13-15, aula Fumagalli, “Thugga: da capitale numida a colonia romana”. Entrambi i seminari potranno essere seguiti anche via Teams, nell’aula virtuale del corso di Archeologia e storia dell’arte romana (prof.ssa Antonella Coralini).
Padova. Al Liviano la conferenza internazionale “Limes Numidicus. Researches along the Roman frontier of Algeria”, in presenza e on line. Due giornate sull’archeologia e il paesaggio delle aree limitanee dell’Algeria romana su due scale differenti: dalle ricerche che il Dipartimento Beni Culturali sta conducendo sul sito di Gemellae sul limes romano, alle tematiche della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale della Numidia romana

Conferenza internazionale “Limes Numidicus. Researches along the Roman frontier of Algeria”: appuntamento a Padova il 29 e il 30 novembre 2023, in sala Sartori al Palazzo Liviano dell’università di Padova in piazza Capitaniato 7. Le due giornate si focalizzano sull’archeologia e il paesaggio delle aree limitanee dell’Algeria romana a due scale differenti. La prima giornata sarà dedicata alle ricerche che il Dipartimento Beni Culturali sta conducendo sul sito di Gemellae, importante caposaldo del tratto del limes romano che si appoggia alle propaggini del pre-Sahara nell’area degli Ziban / Oued Djedi, a Sud dell’attuale Biskra (la Vescera romana); la seconda giornata prevede interventi di più ampio respiro da parte di docenti algerini delle facoltà di Architettura e di Archeologia, degli Enti algerini di ricerca e dei rappresentanti della scuola inglese e tedesca, incentrati sulle tematiche della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale della Numidia romana. Sono invitati a partecipare i dottorandi, gli specializzandi, gli studenti e tutti gli interessati. La conferenza può essere seguita anche on line su ZOOM https://unipd.zoom.us/j/81974942733.
PROGRAMMA 29 NOVEMBRE 2023 – DBC’s researches at the site of Gemellae: 14.30, apertura; 14.40, Paola Zanovello, Jacopo Turchetto (università di Padova) “The site of Gemellae: the historical and topographic framework”; 15, Andrea Meleri (università di Padova) “Gemellae 1857-1977: 120 years of researches”; 15.20, Jacopo Turchetto, Caterina Previato (università di Padova) “The urbanistic organisation”; 15.40, Caterina Previato (università di Padova) “Construction techniques, materials and their supply”; 16, pausa; 16.30, Emanuela Faresin, Francesca Adesso, Giuseppe Salemi (università di Padova) “Gemellae: from invisible to visible. Virtual reconstractionproposals”; 16.50, Giovanni Cagnoni (università di Padova) “From historical researches to current participatory valorization projects”; 17.10, Armando De Guio (università di Padova) “How to marry a Berber princess … or a Berber shepherd: flying into the future in the blue Baradez’s skies”; 17.30, discussion.
PROGRAMMA MATTINO 30 NOVEMBRE 2023 – Researches in Roman Numidia: 9, Alan Rushworth (The Archaeological Practice Ltd in Newcastle upon Tyne) “The Limes Gemellensis: current knowledge and questions”; 9.20, Yacine Rabah Hadji (Université d’Alger 2) “Archaeological sites in the Limes Numidiensis, some questions and thoughts”; 9.40, Steve Bödecker (LVR Bonn), Eckhard Deschler-Erb (University of Cologne) “The ‘fabrica’ of the legionary fortress of Lambaesis; the re-discovered documentation of unpublished excavations of 1972/1973: first results and outlook”; 10, Yasser Nassim Benzagouta, Meriem Seghiri (CRAT, Algerie) “New technologies as means to preserve Heritage in the face of natural and anthropogenic risks”; 10.20, discussion; 11, pausa; 11.30, Souad Slimani, Hanane Kherbouche (Université de Constantine 2) “L’eau et le Limes dans le Hodna”; 11.50, Ahecine Zineddine Saouli, Aomar Dali, Rachida Dali (Université de Biskra) “Heritage protection plans (PPMVSA) as a strategy of protecting Roman sites alongside the Limes in Algeria”; 12.10, Fatima Zohra Bahloul (Université de Batna 1) “The Roman forum of Timgad: a new survey and preliminary analysis”; 12.30, discussion.
PROGRAMMA POMERIGGIO 30 NOVEMBRE – Roman ambiences: new perspectives: 15, Azeddine Belakehal (Université de Biskra) “Reading Roman ambiences from antique visual resources”; 15.20, Hana Djouadi (Université de Biskra) “Roman baths: Ambiences and architectural devices”; 15.30, Asma Achraf Zendagui (Université de Biskra) “Roman domestic ambiences: State of the art”; 15.40, Manal Ghenai (Université de Biskra) “The Roman forum’s ambiences: The cinematographic imagination”; 15.50, Racha Mokrane (Université de Biskra) “The dome as a symbol of the Divine light: Virtual restitution of the Authentic Ottoman Ketchaoua mosque’s dome in Algiers”; 16, Ouiem Guergueb (Université de Biskra) “Locational interrelations between Berber collective granary citadels and Roman forts in the Aurès massif”; 16.10, Dorsaf Zid (ENAU Tunis) “Survivals of Antique ambiences in the place of the Roman basins in Gafsa, Tunisia”; 16.20, Nour Ben Dali (ENAU Tunis) “Roman sacred buildings in the Maghreb: ambiences related specificities”; 16.30, pausa; 17, tavola rotonda e discussione finale.
Bolzano. Si è spento a 83 anni Lucio Rosa, regista, documentarista, giornalista: “Un veneziano con l’Africa nel cuore”. Nato a Venezia, dal 1975 aveva fondato Studio Film TV: oltre 250 produzioni tra documentari, reportage fotografici, programmi televisivi. E un desiderio che non ha potuto esaudire: tornare nell’amata Africa, off-limits dopo le primavere arabe

Il regista Lucio Rosa tra i Mursi in Etiopia (foto lucio rosa)
L’Africa perde un amante. Venezia un veneziano che non ha mai dimenticato la sua città natale. Il cinema archeologico, ma non solo, un grande regista. Io perdo un amico. Lucio Rosa, regista, documentarista, giornalista, si è spento il 2 novembre 2023 a Bolzano, dove dal 1975 aveva fondato STUDIO FILM TV, azienda di produzione cinematografica e televisiva. Ha compiuto 83 anni il 1° maggio: era nato a Venezia nel 1940. I funerali alle 14.25 martedì 7 novembre 2023 direttamente al cimitero di Bolzano. I primi allarmi sul suo stato di salute me li aveva confidati lui stesso poco più di un anno fa. “Caro Graziano, devo rallentare un po’ la mia attività. Mi si è aggravato un vecchio problema ai polmoni. Qualche volta l’ossigeno scarseggia, e ciò mi limita. Sono pieno di voglia di fare”. Mostre fotografiche, film, nuove esperienze: idee e progetti non gli sono mai venuti meno. Ma ce n’era uno che rimaneva il suo desiderio e il suo cruccio: tornare nella sua amata Africa, naturalmente con la sua altrettanto amata Anna, la moglie che lo ha accompagnato e sostenuto in tutti i suoi viaggi, e che ora lascia nel dolore. Se da più di dieci anni non aveva più messo piede in Libia, in Etiopia, in Mauritania, non era per l’età ma per la situazione geo-politica che si è creata in seguito alle primavere arabe.

Il regista Lucio Rosa accanto alle foto della sua mostra allestita all’interno del museo Etnografico di Licodia Eubea (foto Graziano Tavan)
Il materiale edito di Lucio Rosa è notevole, oltre 250 produzioni tra documentari, reportage fotografici, programmi televisivi, che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. Da “Uomini di pietra. Statue stele e massi incisi dell’età del Rame nell’arco alpino meridionale” a “L’ultima cena di Oetzi”, da “Bilad Chinqit. Il paese di Cinguetti” a “Il segno sulla pietra. Il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome”; da “Babinga. Piccoli uomini della foresta” a “Pokot. Un popolo della savana”: tanto per citare qualche titolo.

Il ritaglio dell’articolo sul Gazzettino su “Un veneziano con l’Africa nel cuore” che Lucio Risa gradì particolarmente

Il regista Lucio Rosa (a sinistra) intervistato da Beppe Mora (foto Upad)
C’è un filo conduttore che lega moltissimi dei lavori prodotti da Lucio (e Anna): l’Africa. E proprio un titolo a un mio articolo pubblicato nell’agosto 2004 sulla pagina della Cultura de Il Gazzettino “Un veneziano con l’Africa nel cuore” che annunciava il nuovo viaggio tra Libia e Algeria per girare immagini e testimonianze che avrebbero poi dato vita, due anni dopo, al film “Il segno sulla pietra. Il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome”, sarebbe diventato per Lucio il suo refrain nel quale si identificava e che amava “citare” in ogni occasione, come nel 2021 nell’intervista di Beppe Mora per la serie “Uno dei nostri grandi”, ospite della Fondazione Upad di Bolzano (vedi Bolzano dedica un’intervista a Lucio Rosa (“Uno dei nostri grandi”): oltre 65 anni di carriera tra cinema e fotografia: “Il ragazzo con la Nikon” si racconta con l’entusiasmo e la passione di sempre. L’intervista è on line sui canali social di Upad | archeologiavocidalpassato).

Il regista Lucio Rosa, il “ragazzo con la Nikon (foto lucio rosa)
È il gennaio 2019 quando Lucio Rosa, assemblando migliaia di foto di antichi villaggi, antiche dimore, antichi magazzini berberi, realizza “Il ragazzo con la Nikon”, un film di 30 minuti, rigorosamente in bianco e nero, senza riprese ma montato con le fotografie da lui realizzate in Libia nel corso degli anni, omaggio d’amore alla Libia, per lui dal 2013 irraggiungibile. Dietro il grande obiettivo della sua Nikon fa capolino Lucio “un giovane” che lancia un messaggio di speranza all’inizio dell’anno: “Oggi sono giorni bui. Ma verrà la luce e ritornerò da te, cara Libia”. Il tempo non gliel’ha permesso (vedi Il regista Lucio Rosa regala un messaggio di speranza al 2019 con il nuovo film “Il ragazzo con la Nikon”, realizzato assemblando migliaia di foto di antichi villaggi, antiche dimore, antichi magazzini berberi: omaggio d’amore alla Libia che oggi per lui è “irraggiungibile” | archeologiavocidalpassato).

Vita in un accampamento Babinga (foto Lucio Rosa)
Non potendo tornare in Africa, le sue ultime produzioni hanno puntato a denunciare la grave situazione in cui versano alcune popolazioni dell’Africa a rischio estinzione nell’indifferenza generale. Nel 2019 a Bolzano la mostra-denuncia “Addio Babinga, piccoli uomini della foresta” su un popolo di pigmei dell’Africa centrale cancellato dalla storia (vedi “Addio Babinga, piccoli uomini della foresta”: a Bolzano mostra fotografica-denuncia di Lucio Rosa su un popolo di pigmei dell’Africa centrale cancellato dalla storia | archeologiavocidalpassato). E nel 2020, sempre a Bolzano, la mostra “ETIOPIA. Lontano, lungo il fiume”, reportage sui gruppi etnici (molti a rischio estinzione) che popolano la bassa valle del fiume Omo (vedi “ETIOPIA. “Lontano”, lungo il fiume”: a Bolzano la mostra fotografica di Lucio Rosa, reportage sui gruppi etnici (molti a rischio estinzione) che popolano la bassa valle del fiume Omo | archeologiavocidalpassato).

Uomini Karo lungo la riva orientale del fiume Omo (foto lucio rosa)
Da questo reportage nasce nel 2021 l’ultimo film di Lucio Rosa “Etiopia. Lontano lungo il fiume”, scelto per il RAM film festival, la rassegna cinematografica di Rovereto, e per la rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica di Licodia Eubea: foto e immagini, rese più potenti dal viraggio in B/N, raccontano un viaggio che testimonia l’agonia dei popoli indigeni della valle dell’Omo la cui esistenza è gravemente minacciata (vedi “Etiopia. Lontano lungo il fiume”: l’ultimo film di Lucio Rosa è stato scelto per la rassegna di Rovereto e per la rassegna di Licodia Eubea. Foto e immagini, rese più potenti dal viraggio in B/N, raccontano un viaggio che testimonia l’agonia dei popoli indigeni della valle dell’Omo la cui esistenza è gravemente minacciata | archeologiavocidalpassato).

Dario Di Blasi, direttore artistico di rassegne del cinema archeologico
Dario Di Blasi, curatore per anni della Rassegna del cinema archeologico di Rovereto e del Firenze Film Festival, esperto di cinema archeologico, ricorda così Lucio Rosa: “Ci ha lasciati oggi Lucio Rosa, veneziano residente a Bolzano. Un amico, fotografo, regista, produttore di coinvolgenti e interessanti filmati di archeologia arte ed etnografia ma soprattutto un uomo che nutriva un amore sconfinato per l’Africa presente in tante sue opere ambientate in Libia ed Etiopia. Ho appreso molte cose da Lucio in particolare rigore e professionalità. Ho imparato a riconoscere le opere cinematografiche fatte bene. Grazie Lucio”.
Venezia. Alla Fondazione Giancarlo Ligabue un altro riconoscimento internazionale: il catalogo in inglese della mostra “Power and Prestige” ottiene a Parigi il premio PIERRE MOOS, per il libro d’arte per Africa, Oceania, Asia e Americhe

La copertina del catalogo Skira della mostra “Power and Prestige”
Un’altra importante attestazione è giunta in questi giorni alla Fondazione Giancarlo Ligabue con l’assegnazione del premio Internazionale del Libro d’Arte “Pierre Moos” istituito fin dal 2009 dalla rivista Tribal Art Magazine con l’obiettivo di mettere in risalto la qualità, la diversità e la ricchezza dell’editoria, in lingua francese o inglese, specializzata nel campo delle arti di Africa, Oceania, Asia e Americhe. Per l’anno 2022, la più importante rivista internazionale d’arte tribale e antropologia ha infatti assegnato il premio all’edizione inglese del catalogo della mostra “Power and Prestige” (ed Skira), esposizione co-promossa dalla Fondazione guidata da Inti Ligabue con il Musée du quai Branly di Parigi e realizzata in prima sede a Venezia e poi a nella capitale francese. Il premio è stato deciso da una giuria di giornalisti ed esperti presieduta da Stephane Martin, tra le più autorevoli personalità nel panorama museale, presidente di “Parcour des Mondes” 2023.

Inti Ligabue, presidente della Fondazione Giancarlo Ligabue, e Steven Hooper curatore della mostra “Power and Prestige” e del catalogo, a Parigi con il premio Internazionale del Libro d’Arte “Pierre Moos” (foto fondazione ligabue)
Proprio a Parigi è volato il 7 settembre 2023 Inti Ligabue – nell’ambito della fiera internazionale “Parcour des Mondes” cui il premio è associato, con Christie’s come partner – per ricevere il trofeo insieme a Steven Hooper curatore della mostra e del catalogo. L’esposizione dedicata ai rari e sconosciuti bastoni del comando dell’Oceania – preziosi oggetti simbolici, strumenti rituali e vere e proprie opere d’arte, allestita a Palazzo Franchetti tra il 2021 e il 2022, aveva permesso di studiare e di portare all’attenzione del pubblico manufatti di incredibile fascino e valore storico e artistico, espressione delle diverse culture dei mari del Sud, sfatando l’idea che si trattasse semplicemente di armi.

Bastoni di comando esposti nella mostra “Power and Prestige” promossa dalla Fondazione Giancarlo Ligabue (foto fondazione ligabue)
Mostra e catalogo hanno riunito e documentato per la prima volta in Italia e in Europa ben 126 bastoni del comando: mazze di straordinaria bellezza con diverse funzioni, realizzate nel XVIII e XIX secolo, una decina delle quali appartenenti alla Collezione Ligabue. Il catalogo poi ha potuto contare su un’apposita campagna fotografica degli artefatti in mostra prestati da oltre 20 musei e collezione internazionali e, grazie ai nuovi e dettagliati studi a firma di alcuni tra principali esperti in materia, è diventato un punto di riferimento imprescindibile per l’arte oceanica.

Inti Ligabue tra alcuni bastoni di comando della Collezione Ligabue esposti nella mostra “Power and Prestige. Simboli del comando in Oceania” (foto di James Mollison)
“Questa attestazione è un onore e credo premi non solo il rigore scientifico del volume che vede, accanto a Steven Hooper, autori come Gaye Sculthorpe, capo della sezione Oceania del British Museum , Emmanuel Kasarhérou presidente del quai Branly, ma anche il coraggio di aver promosso una mostra interamente dedicata a oggetti tanto speciali rileggendone completamente il significato e la valenza”, ha commentato Inti Ligabue Presidente della Fondazione Giancarlo Ligabue, “e al tempo stesso è un monito a continuare nella strada intrapresa della ricerca, della conoscenza e della divulgazione che da 50 anni portiamo avanti come Ligabue nel rispetto della diverse culture; un monito a operare per tenere viva in noi e nella società la curiosità del sapere e la voglia di scoprire tanti meravigliosi mondi”.
Varese. Il film “Mamody, l’ultimo scavatore di baobab” vince il premio del pubblico e quello della giuria tecnica al Varese Archeofilm 2023. Menzione per “L’anello di Grace”

Manifesto del film “Mamody. The last baobab digger / Mamody. L’ultimo scavatore di baobab” di Cyrille Cornu

I premi al Varese Archeofilm 2023 (foto firenze archeofilm)
L’ambiente vince al Varese Archeofilm 2023. Il Festival del cinema di Archeologia Arte Ambiente ed Etnologia di Varese si è concluso in Sala Montanari con l’affermazione assoluta del film “Mamody, l’ultimo scavatore di baobab”, di Cyrille Cornu (Francia, 48’) imperniato sulla tematica ambientale dell’acqua come bene cardine del futuro dell’uomo: l’altopiano di Mahafaly, nel sud-ovest del Madagascar, è una terra estremamente arida. Qui le piogge cadono solo poche volte all’anno. In queste condizioni di vita molto difficili, gli abitanti del piccolo villaggio di Ampotaka hanno trovato una soluzione unica per immagazzinare l’acqua. Al film Mamody, l’ultimo scavatore di baobad” sono andati entrambi i premi previsti: quello del pubblico (Premio Varese Archeofilm) e quello della giuria tecnica (Premio Castiglioni).

La biga etrusca di Monteleone di Spoleto trafugata dall’Italia 120 anni fa e ora esposta al Met di New York come Golden Chariot (foto etru)
Una menzione speciale della giuria è andata al film “L’anello di Grace” di Dario Prosperini (Italia, 66’), con la seguente motivazione: “Incentrata su un cold case di oltre un secolo fa, “L’anello di Grace” è un’opera prima che si basa su un profondo e articolato lavoro di ricerca sulle fonti. Il film, grazie a un taglio da inchiesta, dipana efficacemente un racconto complesso con buon senso del ritmo e della suspence e col valore aggiunto di portare alla conoscenza del grande pubblico la storia della sottrazione indebita di un eccezionale patrimonio dello Stato”.
Roma. In Campidoglio la prima Giornata dell’Archeologia italiana all’Estero promossa dal Maeci: 246 missioni archeologiche, antropologiche e etnologiche italiane con 180 direttori. Il vice presidente del Consiglio Tajani: “Gli archeologi italiani sono gli ambasciatori ad honorem senza feluche e con gli scarponi da deserto”
“Siete i nostri ambasciatori perché portate il nostro saper fare e aprite porte di dialogo e di confronto in Paesi importanti per noi”. Così Antonio Tajani, vice presidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, nel salutare i direttori delle 246 missioni archeologiche, antropologiche & etnologiche italiane all’estero riuniti nell’aula Giulio Cesare del Campidoglio a Roma per la prima Giornata dell’Archeologia Italiana all’Estero, per condividere esperienze e risultati delle attività di ricerca, scavo e restauro condotte nei 5 continenti.

I direttori di missioni archeologiche italiane all’estero con le autorità e i tecnici ministeriali sulla terrazza del Campidoglio (foto maeci)

L’aula Giulio Cesare del Campidoglio dove si è aperta la prima Giornata dell’Archeologia italiana all’Estero (foto maeci)
L’iniziativa, organizzata dal Maeci in collaborazione con il Comune di Roma, ha voluto manifestare l’eccellenza italiana nella ricerca archeologica all’estero che le Missioni archeologiche finanziate dalla Farnesina (246 nel 2022) conducono da decenni nei cinque continenti, con l’obiettivo di accrescere presso il grande pubblico e le competenti istanze parlamentari una maggior consapevolezza e attenzione su tale eccellenza italiana. Dopo i saluti del “padrone di casa”, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (“Straordinaria la capacità dell’Italia nel mettere a servizio le proprie competenze”), e l’intervento di Tajani (“Gli archeologi italiani sono gli ambasciatori ad honorem senza feluche e con gli scarponi da deserto”), ha parlato il ministro alla Cultura Gennaro Sangiuliano (“Grazie all’archeologia ritroviamo le nostre radici, la nostra identità, un tassello dell’immaginario italiano che vogliamo proiettare nel mondo. E sono tantissimi i contributi dati alla ricerca storica dal 1909, anno dell’istituzione della scuola archeologica”), con un video-messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (“Le nostre missioni contribuiscono a valorizzare una parte del patrimonio storico e artistico, scrigno di ricchezze da conservare e trasmettere alle future generazioni”).
Le testimonianze dei capi missione hanno confermato che l’eccellenza italiana in questo campo è riconosciuta in tutto il mondo. Non solo nelle aree di presenza storica, come il bacino del Mediterraneo e il Medio Oriente, ma anche in Sudamerica, in Asia orientale, fino al Giappone. Come si diceva nel 2022 sono state 246 le missioni archeologiche italiane condotte da 184 direttori in 66 Paesi. Di queste missioni 42 sono impegnate in 37 siti Unesco presenti in 20 Paesi. Grazie al Maeci sono impegnate all’estero 55 tra università, istituzioni di ricerca ed enti privati. Sono circa 3000 gli studiosi e i ricercatori italiani e stranieri coinvolti. E per il 2023 sarebbe state proposte oltre 280 missioni archeologiche all’estero per le quali dovrebbe esserci una copertura delle spese intorno al 70%. E dietro a queste iniziative ci sono circa 400 accordi di collaborazione tra istituzioni italiane e straniere.
Firenze. Al via la quinta edizione di Firenze Archeofilm: per cinque giornate, dal 1° al 5 marzo 2023, mattino, pomeriggio e sera, il meglio della produzione mondiale sui temi di archeologia, arte e ambiente. Ecco il programma
Nelle sale dello storico Cinema La Compagnia, a Firenze in via Cavour 50 rosso, è tutto pronto per la quinta edizione di Firenze Archeofilm, il grande cinema che racconta la vicenda dell’Uomo, promosso da Archeologia Viva (Giunti editore) con il patrocinio e la collaborazione dell’università di Firenze e la partecipazione del museo e istituto fiorentino di Preistoria “Paolo Graziosi”: direttore Giuditta Pruneti, responsabile della comunicazione Giulia Pruneti, collaborazione tecnica Luigi Forciniti, consulente cinematografico V edizione Dario Di Blasi. Per cinque giornate, dal 1° al 5 marzo 2023, mattino, pomeriggio e sera, il meglio della produzione mondiale sui temi di archeologia, arte e ambiente. In programma un’ottantina di film: 63 in concorso, tra cui moltissime anteprime, provenienti da 16 nazioni diverse, e 15 nella sezione “Original Sound” con film in lingua originale (greco, spagnolo, francese, portoghese, turco). Domenica 5 marzo, a conclusione della rassegna, saranno assegnati i seguenti premi: premio “Firenze Archeofilm” 2023 al film più votato dal pubblico; premio “Università di Firenze”: giuria composta da docenti dell’università di Firenze: Silvia Pezzoli (docente di Scienze della comunicazione), Domenico Lo Vetro (docente di Archeologia preistorica); premio “Studenti UniFi” per il miglior cortometraggio: giuria coordinata da Diego Brugnoni; premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi” al miglior film di archeologia preistorica: giuria composta da Massimo Tarassi (storico, dirigente Cultura della Provincia di Firenze, membro del CdA del museo e istituto fiorentino di Preistoria), Domenico Lo Vetro (docente di Archeologia preistorica), Fabio Martini (archeologo, docente all’università di Firenze e presidente del museo e istituto fiorentino di Preistoria); premio Archeologia Viva per la comunicazione del patrimonio.
MERCOLEDÌ 1° MARZO 2023. Proiezioni dalle 9.45 alle 13: “Il giuramento di Ciriaco” (Andorra, Olivier Bourgeois, 73’), “Un sogno di Himera” (Italia, Gianfrancesco Iacono, 5′), “Arte rupestre in Valle d’Aosta” (Italia, Joseph Péaquin, 22′), “Il dono dei ghiacciai. Come le ere glaciali hanno plasmato l’Europa” (Germania, Heiko De Groot, 52’), “Painting by numbers” (Australia, Radheya Jegatheva, 5’). Dalle 14.30 alle 19.30: “L’oro di Venezia” (Italia, Nicola Pittarello, 55’), “Medina Azahara, la perla perduta di Al-Andalus” (Francia, Stéphane Bégoin, Thomas Marlier, 52’), “Persepolis – Chicago” (Iran, Orod Attarpour, 40’), “La Via Romana” (Portogallo, Rui Pedro Lamy, 18’), “Baia, la città sommersa” (Italia, Marcello Adamo, 52’), “L’anello di Grace” (Italia, Dario Prosperini, 66′).
GIOVEDÌ 2 MARZO 2023. Proiezioni dalle 10 alle 13: “Al tempo dei dinosauri” (Francia/Giappone, Pascal Cuissot in collaborazione con Yusuke Matsufune e Kazuki Ueda, 52’), “Le pitture dell’anfiteatro di Pompei” (Italia, Pietro Galifi della Bagliva, 5’), “Pupus” (Italia, Miriam Cossu Sparagano Ferraye, 33’), “Morte sul Nilo II” (Spagna, Manuel Pimentel Siles e Manuel Navarro Espinosa, 29’), “Nobody” (Stati Uniti, Mia Incantalupo, 5’), “The pillar of strenght” (Malesia, Ayie Ibrahim, 8’), “Il Moro” (Italia, Daphne Di Cinto, 22’), “Terra dei Padri” (Italia, Francesco di Gioia, 12’). Dalle 14.30 alle 19.30: “Non chiudere gli occhi. Ascolta l’anima di un territorio: Valle Camonica, la Valle dei segni” (Italia, Davide Bassanesi, 3’), “Neanderthal, sulle orme di un’altra Umanità” (Francia, David Geoffroy, 52’), “I giganti del mare” (Italia, Daniele Di Domenico, 38’), “Uzbekistan, un viaggio senza tempo in Asia Centrale” (Francia, Jivko Darakchiev, 54’), “Looking into Helenistic Pergamon” (Turchia, Serdar Yılmaz, 5’), “Le Pietre e le Parole. Ritratto di Raniero Gnoli” (Italia, Adriano Aymonino, Silvia Davoli, 20’), “L’ultima bottega” (Italia, Alessio Consorte, 8’), “One fine day in Troy” (Turchia, Ülkü Sönmez, 28’), “Arte paleolitica… La nostra storia” (Italia, Regia: Elisabetta Flor, 20’), “I templi sulle colline” (Indonesia, Himawan Pratista, 5’), “Un luogo infinito. La Certosa di Firenze” (Italia, Luigi M. dell’Elba, 53’).
VENERDÌ 3 MARZO 2023. Proiezioni dalle 10 alle 13: “Cacciatori di tombe. Il mistero della mummia dipinta” (Regno Unito, Stephen Mizelas, James Franklin, 44’), “Gilgamesh” (Iran, Hossein Moradizadeh, 10’), “Il Cavallo di Maiuri” (Italia, Marco Flaminio, 20’), “Il tesoro” (Regno Unito, Samantha Moore, 8’), “Paglicci. La grotta delle meraviglie” (Italia, Vito Cea, 4’), “Ateius e la Terra Sigillata Italica” (Italia, Pietro Galifi, 5’), “Dino Marinelli. Il Custode della Memoria” (Italia, Elena Giogli, 67’). Dalle 14 alle 19.30: “Memorie di un mondo sommerso” (Svizzera, Philippe Nicolet, 58’), “Il Signore delle Nevi” (Italia, Nello Correale, 52’), “La terracotta preistorica” (Italia, Saverio Caracciolo, 28’), “Bloody Skin” (Iran, Regia: Ebad Adibpour, 16’), “Spina e i destini di una laguna” (Italia, Eugenio Farioli Vecchioli, Amalda Ciani Cuka, Graziano Conversano, 52’), “Blue Truck, Yellow Earth” (Cina, Im Sungha, William Y Liu, Ziwei Xu, 27’), “Storie Sepolte” (Italia, Nicolangelo De Bellis / HGV Italia srl, 10’), “Investigatori del passato. Momenti di archeologia in Ticino” (Svizzera, Regia: Erik Bernasconi, Giorgio De Falco, 26’).
SABATO 4 MARZO 2023. Proiezioni dalle 10 alle 13: “Stromboli: a provocative island” (Francia, Pascal Guérin, 11’), “Perù, sacrifici nel Regno di Chimor” (Francia, Jérôme Scemla, 52’), “L’antica nave del vino” (Italia, Riccardo Cingillo, 28’), “La stele mancante” (Francia, Marie-Anne Sorba, Jean-Marc Cazenave, 8’), “La vera storia dei pirati” (Francia, Stéphane Bégoin, 52′), “The Kiss” (Francia, Ali Zare Ghanatnowi, 8’). Dalle 15 alle 19.30: “Le ossa raccontano” (Stati Uniti, Matthew Wilbur, 10’), “Mamody, l’ultimo scavatore di baobab” (Francia, Cyrille Cornu, 48’), “Syrinx” (Francia, Mallory Grolleau, 9’), “Jurassic Cash” (Francia, Xavier Lefebvre, 52’), “Faragola. Un mondo ritrovato” (Italia, Claudio D’Elia, 15′), “La città perduta di Tutankhamon rivelata” (Regno Unito, Charles Poe, 44’), “Water is Life” (Turchia, Anıl Gök, 5’), “La Dama di Elche: la storia in breve” (Spagna, Arly Jones, Sami Natsheh, 6’), “I misteri della grotta Cosquer” (Francia, Marie Thiry, 56’).
DOMENICA 5 MARZO 2023. Proiezioni dalle 10 alle 13: “Firenze città d’acque” (Italia, Massimo Becattini, Sandro Nardoni, Luciano Nocentini, 66’), “Pablo di Neanderthal” (Italia, Antonello Matarazzo, 60’), “Panorami sommersi: le origini di Venezia” (Italia, Samuele Gottardello, 52’). Alle 16, “Olimpus” (Italia, Pasquale D’Amico, 3’), “Sagrada Familia, la rivoluzione di Gaudì” (Francia, Marc Jampolsky, 52’). Interviene: Stéphane Millière presidente @Gedeon Programmes. Cerimonia di Premiazione: Premio “Firenze Archeofilm”, Premio “Università di Firenze”, Premio “Studenti UniFi”, Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria”, Premio “Archeologia Viva” per la comunicazione del patrimonio. A seguire proiezione del film vincitore di “Firenze Archeofilm 2023”.
Pirati, dinosauri e ambiente protagonisti della sesta edizione di Varese ArcheoFilm, festival internazionale del film di archeologia, arte, ambiente, etnologia, organizzata dal Comune di Varese, museo Castiglioni, associazione Conoscere Varese, Archeologia Viva, Firenze Archeofilm, associazione Ce.R.D.O, con il patrocinio di università Insubria e con il sostegno di Fondazione Comunitaria del Varesotto. Quattro serate, dal 6 al 9 settembre 2023, in Sala Montanari (Ex cinema Rivoli), in via dei Bersaglieri a Varese, a ingresso libero; sette film che concorrono al premio Città di Varese, assegnati al film più gradito al pubblico, e al premio Alfredo e Angelo Castiglioni, al film scelto dalla giuria; due film fuori concorso; e quattro incontri-intervista con il direttore di Archeologia Viva Piero Pruneti a ospiti speciali legati al tema della serata: mercoledì ai pirati, giovedì ai dinosauri, venerdì all’ambiente, e sabato alla retrospettiva sul lavoro dei due fratelli archeologi Alfredo e Alberto Castiglioni. Film selezionati da Marco Castiglioni, presidente dell’associazione Conoscere Varese e direttore del museo Castiglioni. Conduce il festival Giulia Pruneti di ArcheologiaViva.




Nel Nord del Sudan, è attiva la missione archeologica italiana a Jebel Barkal diretta dal 2011 dal prof. di Emanuele Marcello Ciampini, egittologo di Ca’ Foscari. La missione archeologica a Jebel Barkal opera sul sito tutti gli anni. L’area data in concessione alla Missione italiana ha una notevole estensione ed è stata finora investigata in modo sistematico solo per una percentuale non molto alta, forse poco più del 15%. È una missione che lavora da più di 50 anni, ma ci sono stati dei periodi con interventi un po’ a spot; solo negli ultimi anni si è cercato di sfruttare al massimo un tempo che si aggira intorno alle 4/5 settimane per ogni missione. In occasione della prima edizione della Giornata dell’Archeologia Italiana all’Estero, la newsletter dell’ateneo veneziano CfNews ha approfondito col professor Ciampini la situazione in Sudan e l’attività di ricerca guidata da Ca’ Foscari, incerta per il 2023. Ecco alcuni passaggi dell’intervista curata da Sara Moscatelli.




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