Dall’Uomo di Neanderthal a Guido d’Arezzo: a Roma per i “Venerdì del Muciv” incontro sull’origine della musica “La prima scienza delle note, tra gli Etruschi, Pitagora e i Celti”
Come nasce la musica? È davvero una scoperta casuale che si origina da percussioni e strumenti idiofoni o fin dai primordi esperisce dei tentativi di misurazione delle distanze tonali? È possibile che un flauto in osso realizzato dall’Uomo di Neanderthal in Slovenia ricostruisse già empiricamente nelle scelte delle distanze tra i fori un tentativo pur molto approssimativo di apprezzare degli intervalli tonali fissi per modulare una qualche melodia, derivata inizialmente dall’imitazione degli effetti canori? E quando nascono gli accordi e la ricerca armonica? Domande cui tenterà di dare una risposta Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà a Roma, venerdì 21 giugno 2019, nell’incontro “La prima scienza delle note, tra gli Etruschi, Pitagora e i Celti”, alle 16.30, nella sala delle conferenze del museo delle Civiltà, nell’ambito del ciclo “I Venerdì del MuCiv”.
Partendo da questi interrogativi si potrà arrivare ad approfondire l’utilizzo delle prime arpe preistoriche diffuse fin dall’età del Rame nel Mediterraneo per analizzare il rapporto matematico tra la lunghezza delle corde e la misura degli intervalli tonali, alla definizione pitagorica del tono come unità di misura corrispondente alla distanza tra l’intervallo di quarta e l’intervallo di quinta (cioè tra fa e sol, se si parte dal do), sulla base di calcoli geometrici e matematici. Si potrà continuare verificando la diffusione dalle corti dei principi dell’Etruria Padana presso le popolazioni celtiche cisalpine e transalpine dell’arpa “celtica”. Insomma si cercherà di indagare un mondo insospettato ma molto precoce, che precede lungamente l’invenzione della notazione musicale sul tetragramma da parte di Guido d’Arezzo a Pomposa intorno all’anno 1000. Si potrà seguire così la nascita ed il primo sviluppo primordiale della musica lungo due binari paralleli, quello dell’armonia costruita su proporzioni e rapporti matematici e quello della costruzione istintiva ed artistica del “rapimento” musicale, ben accostati da Dante nel canto XIV del Paradiso: E come giga e arpa, in tempra tesa / di molte corde, fa dolce tintinno / a tal da cui la nota non è intesa, / così da’ lumi che lì m’apparinno / s’accogliea per la croce una melode /che mi rapiva, sanza intender l’inno.
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Tag:celti, Filippo Maria Gambari, flauto paleolitico di Divje Babe in Slovenia, Guido d'Arezzo, museo delle Civiltà di Roma, musica, Musica perduta degli Etruschi, Pitagora, uomo di Neanderthal, venerdì del Muciv
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Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de Il Gazzettino di Venezia, per il quale ho curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ho collaborato e/o collaboro con riviste specializzate come Archeologia Viva, Archeo, Pharaos, Veneto Archeologico. Curo l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (con testi in italiano)


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