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Roma. Al museo delle Civiltà la conferenza di Roberto Dan in presenza e in streaming “Tra i regni di Colchide e Urartu. Tre anni di ricerca di ISMEO in Georgia”

A partire dal 2017 è stata avviata l’esplorazione di una vasta regione, il Samtskhe-Javakheti, posta nella Georgia meridionale. Questa si trova all’incrocio di importanti vie di comunicazione come quella che permetteva il raggiungimento dell’area costiera del mar Nero, la leggendaria Colchide, o quella che metteva in collegamento l’altopiano Armeno e l’Asia minore con le immense steppe a nord della catena montuosa del Grande Caucaso. Di questo parla la conferenza di Roberto Dan “Tra i regni di Colchide e Urartu. Tre anni di ricerca di ISMEO in Georgia” promossa in presenza e in streaming al museo delle Civiltà a Roma-Eur per il ciclo di conferenze “Ripensare il mondo. Il confronto tra culture nella formazione delle civiltà”. Appuntamento giovedì 5 maggio 2022, alle 16.30, in sala conferenze “F.M. Gambari” del Muciv e online sul canale YouTube, link https://youtu.be/9_BvrYFi6Wo. Con l’obiettivo di esplorare sistematicamente questa regione è stata creata la missione archeologica Samtskhe-Javakheti Project, un progetto congiunto georgiano (AAG, Università di Tbilisi) – italiano (ISMEO) di investigazione di un’area che è rimasta ai margini della ricerca archeologica ed è ancora oggi ampiamente inesplorata. I primi anni di attività sono stati dedicati all’indagine del cosiddetto plateau del Javakheti, un’area di grande bellezza ricca di evidenze archeologiche rilevanti e di notevole impatto architettonico. Gli obiettivi della missione sono molteplici, la realizzazione della prima carta archeologica della regione; lo studio delle comunità protostoriche e dei processi di incremento della complessità sociale; l’analisi dell’impatto dello stato di Urartu sulle comunità protostoriche durante la media Età del Ferro; le dinamiche di interazione tra le comunità locali e l’impero Achemenide; l’inquadramento crono-tipologico dei monumentali complessi fortificati spesso impropriamente definiti come “ciclopici”. Nel corso della presentazione saranno introdotte e discusse le principali problematiche di natura storica e archeologica affrontate nei primi tre anni e le prospettive future della ricerca.

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Roberto Dan (Ismeo)

Roberto Dan ha conseguito laurea e dottorato in Archeologia del Vicino Oriente Antico presso la “Sapienza” Università di Roma. È specialista dell’Età del Ferro (Urartu, Mannea, Achemenidi), in particolar modo di Caucaso Meridionale e Iran con scavi e attività archeologiche svolte in Armenia, Georgia, Turchia e Iran. È direttore della Missione Archeologica nel Caucaso Meridionale – ISMEO, progetto di ricerca che include tre differenti progetti scientifici di ricognizione e scavo in Armenia (Kotayk Survey project dal 2013 e Vayots Dzor Project dal 2016) e Georgia (Samtskhe-Javakheti Project dal 2017). È autore di due monografie a proprio nome, due volumi in curatela e oltre 100 articoli scientifici che spaziano da ambiti protostorici all’archeologia Achemenide.

“L’inarchiviabile – Radici coloniali strade decoloniali”: al museo delle Civiltà di Roma-Eur e on line, dialogo con artista e curatrici dell’omonima mostra al Goethe-Institut Rom, nell’ambito del programma “Depositi aperti. Come immaginare un museo decoloniale”

roma_muciv_L-inarchiviabile-Radici-coloniali-strade-decoloniali_locandinaVenerdì 29 aprile 2022, dalle 16 alle 18, in sala Conferenze “F. Gambari”, nuovo appuntamento in presenza e on line al museo delle Civiltà a Roma-Eur per il ciclo “Depositi aperti. Come immaginare un museo decoloniale”, su “L’inarchiviabile – Radici coloniali strade decoloniali”, dialogo con artista e curatrici della mostra “L’inarchiviabile – Radici coloniali strade decoloniali”, in collaborazione con Goethe-Institut Rom. Ingresso gratuito, con prenotazione obbligatoria (obbligo Super green pass e mascherina FFP2). Si potrà seguire l’incontro in presenza o da remoto, sempre con prenotazione obbligatoria. Info e prenotazioni: https://museocivilta.cultura.gov.it/…/linarchiviabile/… L’incontro costituirà un’occasione per riflettere sulle relazioni tra eredità coloniali presenti nelle collezioni museali e ricerche artistiche che affrontano metodologie decoloniali. Insieme alle artistə e alle curatrici della mostra “L’inarchiviabile – Radici coloniali strade decoloniali”, organizzata dal Goethe-Institut Rom nell’ambito del progetto Transcultural Attentiveness, condivideremo criticità, prospettive e problematiche comuni e divergenti, mettendo in questione l’idea di archivio come dispositivo di memoria e strumento di produzione e affermazione del potere coloniale.

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La mostra “L’inarchiviabile – Radici coloniali strade decoloniali” allestita al Goethe-Institut Rom (foto alessandro lanzetta)

L’incontro è stato preceduto, giovedì 28 aprile 2022, da una visita guidata alla mostra “L’inarchiviabile. Radici coloniali strade decoloniali”, a cura di Viviana Gravano e Giulia Grechi, con opere di Luca Capuano / Camilla Casadei Maldini, Leone Contini, Binta Diaw, Délio Jasse ed Emeka Ogboh. La mostra è al Goethe-Institut Rom in via Savoia 15 a Roma con ingresso gratuito. La complessità dell’assetto coloniale, e il modo in cui continua a tradursi in una colonialità pervasiva e onnipresente, non riesce ad essere racchiusa all’interno di un archivio, sia esso quello di un museo etnografico, con il suo controverso patrimonio, o quello di una città, con la sua odonomastica e le sue architetture. C’è qualcosa che eccede l’archivio stesso, in tutto questo, qualcosa che resta inarchiviabile, e che mette in discussione l’archivio stesso come modalità di organizzazione, di narrazione e di controllo della memoria e dell’identità che ci sono proprie. L’archivio stesso, d’altra parte, è uno dei dispositivi attraverso i quali la colonialità ha continuato a riprodurre se stessa. Alcuni oggetti, alcuni corpi, alcune voci eccedono l’archivio, sfuggono alla sua grammatica. E dunque, in che modo ci interrogano, in che modo sfidano le narrazioni che elaboriamo per dirci chi siamo?

“Razzismo coloniale e identità negate”: dialogo con Vittorio Longhi al museo delle Civiltà di Roma-Eur e on line nell’ambito del programma “Depositi aperti. Come immaginare un museo decoloniale”

Il 23 aprile 2022, dalle 16 alle 18, in sala Conferenze “F. Gambari”, nuovo appuntamento in presenza e on line al museo delle Civiltà a Roma-Eur per il ciclo “Depositi aperti. Come immaginare un museo decoloniale”, su “Razzismo coloniale e identità negate”. Dialogo con Vittorio Longhi per discutere di razzismi coloniali e identità negate a partire dal suo libro “Il colore del nome”. Ingresso gratuito, con prenotazione obbligatoria (obbligo Super green pass e mascherina FFP2). Si potrà seguire l’incontro in presenza o da remoto, sempre con prenotazione obbligatoria. Info e prenotazioni: https://museocivilta.cultura.gov.it/…/razzismo…/… L’incontro affronterà una delle conseguenze dell’espansione coloniale italiana in Eritrea: la presenza di italo-eritree e italo-eritrei, figlie e figli di madri africane e di padri italiani che spesso non ne riconoscevano la paternità. Insieme a Vittorio Longhi, giornalista e autore de “Il colore del nome. Storia della mia famiglia. Cent’anni di razzismo coloniale e identità negate” (Solferino Editore, Milano, 2021), si parlerà di afrodiscendenza, di cittadinanze negate, di razzismo coloniale e postcoloniale. Rifletteremo sulle ripercussioni che il dominio coloniale italiano, inteso come sistema patriarcale e discriminatorio, ha avuto sulle biografie di persone in bilico tra Eritrea e Italia.

Il ministero della Cultura lancia la campagna social “La cultura unisce il mondo” ed esprime la piena e incondizionata solidarietà all’Ucraina: ecco una carrellata di musei e parchi archeologici che hanno aderito all’iniziativa

Il Colosseo illuminato con i colori della bandiera dell’Ucraina (foto PArCo)

ministero-cultura_contro-la-guerra_locandinaAl via la campagna social con le opere del patrimonio culturale italiano per ricordare il dolore della guerra e il valore della pace. Il ministero della Cultura guidato da Dario Franceschini, con la campagna digitale “la cultura unisce il mondo”, che coinvolge musei, biblioteche, archivi e istituti culturali statali, ricorda che l’Italia ripudia la guerra ed esprime la piena e incondizionata solidarietà all’Ucraina. Con gli hashtag #cultureunitestheworld e #museumsagainstwar il sistema museale nazionale e la rete degli archivi e delle biblioteche stanno condividendo immagini significative riguardanti il dolore e la sofferenza della guerra o, al contrario, l’armonia e la prosperità del tempo di pace. Tante le realtà museali che hanno già aderito: dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, con la decorazione del frontone di un tempio che sorgeva nell’antico santuario portuale di Pyrgi raffigurante la lotta bestiale degli alleati Tideo e Capaneo sotto le mura di Tebe, al museo Archeologico nazionale di Orvieto, con una testa equina lapidea che ricorda la stravolta espressione del cavallo del Guernica, dal museo Egizio di Torino, con l’amuleto ankh di lunga vita e protezione, al museo di Capodimonte, con l’Allegoria della Giustizia di Giorgio Vasari, dalle statue di Villa Adriana a Tivoli, fino alle opere della Galleria Borghese, del museo nazionale Romano, del museo Omero di Ancona, di Palazzo Grimani a Venezia e di Palazzo Reale di Genova. La campagna è iniziata nei giorni scorsi con l’illuminazione con i colori della bandiera dell’Ucraina del Colosseo.

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Dettaglio del frontone dell’antico santuario portuale di Pyrgi conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. La decorazione del frontone di un tempio che sorgeva nell’antico santuario portuale di Pyrgi, sul Tirreno a pochi chilometri da Cerveteri. La scena è densamente popolata di figure e copriva la testata posteriore della trave di colmo del tetto del tempio A; quest’ultimo costruito intorno al 470 a. C. era dedicato a Thesan, dea etrusca dell’aurora. L’artista con uno sforzo di estrema sintesi e originalità riesce a raccontare le storie di due personaggi del mito, Tideo e Capaneo, di cui bisogna conoscere l’antefatto. Siamo sotto le mura della città di Tebe, dove Eteocle e Polinice, i due figli maledetti di Edipo, lottano per il potere: Eteocle, che allo scadere del suo turno di regno non ha voluto cedere il trono al fratello come pattuito, è asserragliato con i Tebani nella città, mentre fuori i guerrieri provenienti da Argo, chiamati in aiuto da Polinice, ne tentano l’assalto. Come sempre gli dei assistono allo scontro ed intervengono. E infatti al centro della scena Zeus adirato scaglia il suo fulmine contro Capaneo che ha bestemmiato gli dei, mentre sulla sinistra alla vista di Tideo, che pur ferito a morte azzanna il cranio di Melanippo, la dea Atena si allontana disgustata con la pozione che avrebbe dato l’immortalità al suo protetto. La nudità di Tideo e Capaneo sottolinea la bestialità dei loro atti e la loro punizione è la punizione di ogni comportamento improntato al disprezzo degli dei e delle leggi degli uomini (hybris), in chiave politica è una condanna della tirannide e un monito a non violare mai i valori della civiltà per lasciarsi prendere da brutalità e barbarie.

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Dettaglio scodella in sigillata da Taranto conservata al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)

Il museo Archeologico nazionale di Taranto si schiera contro ogni guerra e contro ogni violenza condividendo un reperto, decorato con colombe, simbolo e augurio di Pace, esposta nella Sala XXV, vetrina 73. Si tratta di una scodella in sigillata africana D da Taranto rinvenuta nell’ipogeo funerario di Palazzo Delli Ponti, 1990. All’interno croce gemmata, marginata e decorata con una serie di cerchi concentrici, ai lati tre colombe. Prima metà del VI sec. d.C.

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Amuleto ankh conservato al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il museo Egizio di Torino è contro ogni forma di guerra, violenza e discriminazione. L’amuleto ankh aveva lo scopo di conferire protezione e lunga vita. Condividiamo questa immagine per ricordare la bellezza della vita, l’importanza della pace e del dialogo tra i popoli.

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Rython a testa d’asino del museo Archeologico nazionale di Orvieto (foto drm-umbria)

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Testa di cavallo impazzito: dettaglio di “Guernica” (1937) di Pablo Picasso (foto da Flikr, licenza Creative Commons)

Il museo Archeologico nazionale di Orvieto propone un’associazione di idee tra un rhytòn configurato a testa d’asino (ca. 460 a.C.) da Campo della Fiera, Tempio C, e un particolare di Guernica dipinto da Pablo Picasso nel 1937. Il richiamo di questa testa con la stravolta espressione del cavallo del Guernica non è nulla di più che una suggestione derivata dal nostro substrato culturale. Ma rende con efficacia l’atmosfera dei giorni che stiamo vivendo.

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I Bronzi di Riace messaggeri di pace dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria aderisce alla campagna digitale promossa dal ministero della Cultura per ricordare il dolore della guerra e il valore della pace. Su tutti i social del MArRC, infatti, saranno pubblicate le immagini dei reperti del museo accompagnati dagli hashtag ufficiali #laculturaunisceilmondo e #museumagainstwar, per esprimere la condanna dell’invasione russa e piena e incondizionata solidarietà al popolo ucraino. “Abbiamo deciso di avviare la campagna social con i Bronzi di Riace che esprimono, in tutto il pianeta, il valore identitario della Calabria”, commenta il direttore Carmelo Malacrino. “Possano le due statue assumere, nel cinquantesimo anno dalla loro scoperta, il valore di simboli della pace e dell’unione tra i popoli. Quanto sta accadendo in questi giorni in Ucraina ci lascia sgomenti – aggiunge Malacrino -. Oggi più che mai siamo qui per ribadire che l’umanità non ha bisogno di guerre. Ci auguriamo che le tristi immagini che i media ci stanno sottoponendo in queste ore, possano essere sostituite da quelle della speranza. Il Museo e i reperti d’arte che custodisce, possano, attraverso la bellezza, ricordarci sempre i valori dell’unità e della fratellanza”.

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La statua della Concordia dall’Edificio di Eumachia in Pompei lancia un messaggio di pace dall’atrio del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto luigi spina)

Nell’atrio del museo Archeologico nazionale di Napoli, alta e imponente, attende i visitatori. È la statua della Concordia Augusta che è stata installata proprio all’ingresso del Mann. Un gesto simbolico, voluto dal direttore Paolo Giulierini per accompagnare queste drammatiche giornate di negoziati e guerra fra Russia e Ucraina. Ancora una volta, dall’arte antica proviene un messaggio di perenne attualità: la scultura marmorea della Concordia (dall’edificio di Eumachia, Pompei, I sec. d. C.) venne realizzata per celebrare la pace e la stabilità, che si candidavano a essere valori guida del principato augusteo dopo un periodo doloroso di guerre civili. Un messaggio che, scolpito nella pietra, ci parla soprattutto oggi. Lo spostamento della statua in Atrio è raccontato sui social del Mann con l’hashtag #Museumsagainstwar, lanciato dal ministero della Cultura quando è stata invasa l’Ucraina.

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La de Minerva, dettaglio del Salone delle Scienze, al museo delle Civiltà a Roma-Eur (foto muciv)

Al museo delle Civiltà a Roma, nel salone delle Scienze “Mario Tozzi” che presenta elementi decorativi relativi alla scienza. Al centro campeggia la figura di Minerva, dea protettrice delle scienze. I suoi più consueti attributi (l’elmo, la lancia, lo scudo) sono abbandonati da una parte: un chiaro messaggio di pace e di speranza in tempo di guerra.

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Il messaggio social “La cultura unisce il mondo” dal museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)

Anche il museo Archeologico nazionale di Verona aderisce alla campagna contro la guerra. A pochi giorni dall’inaugurazione nell’ex caserma asburgica San Tomaso lancia sui social lo slogan “La cultura unisce il mondo”.

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Dal parco archeologico del Colosseo il messaggio “La cultura unisce il mondo” (foto alessandro serranò)

Il parco archeologico del Colosseo aderisce alla campagna lanciata dal ministero della Cultura “La Cultura Unisce il Mondo – L’Italia ripudia la guerra” illuminando il Colosseo con i colori della bandiera dell’Ucraina.

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Aiace Telamonio porta sulle spalle il corpo di Achille: dettaglio della raffigurazione del Vaso François al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

Il museo Archeologico nazionale di Firenze per “La cultura unisce il mondo” propone la scena più drammatica dipinta sul Vaso François, raffigurata simmetricamente su entrambe le anse, con sapienti variazioni. Il lato più crudo e vero della guerra! L’imponente Aiace Telamonio, cugino e fedele compagno di Achille, ed uno dei più valorosi eroi greci, trasporta il corpo inerte dell’eroe caduto in battaglia. L’enorme guerriero senza vita ha le braccia e le gambe distese nell’abbandono della morte e la lunghissima chioma aristocratica pende quasi fino al suolo. Questo resta di Achille, che a una vita lunga e serena ne preferì una breve ma gloriosa…la guerra non ha risparmiato neppure lui!

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Il tempio di Nettuno nel parco archeologico di Paestum con i colori della bandiera dell’Ucraina (foto pa-paeve)

Il parco archeologico di Paestum e Velia aderisce alla campagna “L’Italia ripudia la guerra” ed esprime la piena e incondizionata solidarietà all’Ucraina, Paese colpito nella propria legittima sovranità. Così il Tempio di Nettuno si colora di blu e giallo in segno di vicinanza.

“Africana. Tra stereotipi coloniali e narrazioni contemporanee”: dialogo con Chiara Piaggio e Igiaba Scego al museo delle Civiltà di Roma-Eur e on line nell’ambito del programma “Depositi aperti. Come immaginare un museo decoloniale”

“Africana. Tra stereotipi coloniali e narrazioni contemporanee”: dialogo con Chiara Piaggio e Igiaba Scego nell’ambito del programma “Depositi aperti. Come immaginare un museo decoloniale” e del progetto Europeo “Taking Care” https://takingcareproject.eu/. Appuntamento sabato 19 febbraio 2022, alle 16, al Museo delle Civiltà di Roma-Eur, Sala conferenze “F. Gambari”. Ingresso gratuito, con prenotazione obbligatoria. Si potrà seguire l’incontro in presenza o da remoto, sempre con prenotazione obbligatoria. Per prenotarsi, scrivere entro il 18 febbraio 2022 a: rosaanna.dilella@beniculturali.it. L’incontro sarà un’occasione per riflettere sugli immaginari e gli stereotipi coloniali che lo sguardo occidentale, anche attraverso le esposizioni museali, ha costruito sul continente africano. Insieme a Chiara Piaggio e Igiaba Scego, curatrici di “Africana. Raccontare il continente al di là degli stereotipi” (Feltrinelli 2021), conosceremo più da vicino la complessità, la vitalità e la pluralità rappresentate nei lavori di scrittori africani, che con i loro linguaggi innovativi aprono finestre sulla contemporaneità e forniscono potenti strumenti di decolonizzazione.

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Copertina del libro “Africana. Raccontare il continente al di là degli stereotipi”

“Africana. Raccontare il continente al di là degli stereotipi”. Africana è uno strumento per capire quanto l’Africa non vada coniugata al singolare, ma al plurale. Uno strumento di difesa contro gli stereotipi e contro tutte quelle visioni che ancora vogliono descrivere questo enorme continente, così vario al suo interno, come una lunga distesa di capanne. Africana aprirà le porte al lettore, sia a quelli che già sono appassionati delle letterature del continente sia a quelli completamente a digiuno, delle tante Afriche dentro l’Africa. Un continente moderno, giovane e creativo come pochi. Un continente dove la letteratura scorre come un fiume in piena e si smarca da sguardi stereotipati e da etichette consegnate dall’esterno, per raccontarsi qui in prima persona. Troviamo autori di grande fama internazionale come Adichie, Wainaina, Bulawayo, ma anche una nuova ondata di scrittori emergenti. Voci diverse tra loro che, attraverso storie quotidiane, metropolitane, ironiche, impegnate, sperimentatrici e futuriste, ci riportano la pluralità dell’Africa. Con una freschezza letteraria che riempie di meraviglia.

Roma-Eur- Al museo delle Civiltà per il Darwin day incontro su “Neanderthal e iene: i reperti di Grotta Guattari del Museo delle Civiltà”: incontro ravvicinato con l’Uomo del Circeo nel laboratorio di Bioarcheologia

Paleosuolo della Grotta Guattari a San Felice del Circeo (Lt) dove fanno ricerche gli archeologi della soprintendenza e dell’università di Roma Tor Vergata (foto Mic)

Era il 24 febbraio 1939. Dei lavoratori stavano togliendo delle pietre da una proprietà del cav. A. Guattari lì dove una frana aveva bloccato l’ingresso alla grotta al Circeo. Tolti i massi, gli operai entrarono. In fondo alla grotta, in un antro terminale poi denominato “Antro dell’Uomo”, assieme a quello che fu interpretato come un approssimativo cerchio di pietre, il proprietario scoprì un cranio evolutivamente attribuibile all’Homo Neanderthalensis, ben conservato, mentre in superficie furono ritrovate due mandibole, conosciute come Guattari 2 e 3. Il cranio si presentava quasi completo tranne la perdita di porzioni ossee pertinenti l’area orbitale destra e parte del margine del forame occipitale, il punto in cui il cranio si articola con la colonna vertebrale. Vennero immediatamente condotti degli scavi dal prof. Alberto Carlo Blanc e Luigi Cardini. Ma non solo, tutt’attorno è stata rinvenuta una gran quantità di ossa fossili di animali preistorici (iene, rinoceronti, ippopotami, elefanti, cervi, buoi primigeni, cavalli). Reperti che oggi sono gelosamente custoditi al museo nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma che oggi fa parte del museo delle Civiltà di Roma-Eur. E recentemente sono stati scoperti i reperti fossili di altri nove uomini di Neanderthal, oltre alle iene anche i resti di elefante, rinoceronte, orso delle caverne e dell’uro, il grande bovino estinto. A oltre ottant’anni dalla scoperta della Grotta Guattari a San Felice Circeo (Lt), questi rinvenimenti sono fondamentali per lo studio dell’uomo di Neanderthal e del suo comportamento (vedi Preistoria. Eccezionale scoperta nella Grotta Guattari al Circeo (Lt) a 80 anni dai primi ritrovamenti neanderthaliani: trovati da Sabap e università Roma Tor Vergata i reperti fossili di altri nove uomini di Neanderthal, e i resti di iene, elefante, rinoceronte, orso delle caverne e dell’uro, il grande bovino estinto. Il Circeo si conferma fondamentale per la conoscenza dell’uomo di Neanderthal a livello europeo e mondiale | archeologiavocidalpassato).

La locandina dell’incontro “Neanderthal e iene” al Muciv di Roma-Eur

Giovedì 10 febbraio 2022, alle 17, al museo delle Civiltà di Roma-Eur, si parla di “Neanderthal e iene: i reperti di Grotta Guattari del Museo delle Civiltà”. Per celebrare infatti il Darwin Day (12 febbraio), il Servizio di Bioarcheologia accoglie il pubblico nel suo laboratorio per mostrare e raccontare gli importantissimi reperti provenienti dai primi scavi di Grotta Guattari a partire dal 1939. L’attività prevede una visita introduttiva all’esposizione temporanea della preistoria. La partecipazione all’incontro è gratuita. L’ingresso al Museo è a pagamento. Per agevolazioni e gratuità vedi https://museocivilta.cultura.gov.it/prepara-la-visita/. Appuntamento al piano terra, alla biglietteria del Museo, in piazza Guglielmo Marconi 14, Roma-Eur. Numero massimo di partecipanti 10. È richiesta la prenotazione: 06 549 52 257 o mu-civ.mostre@beniculturali.it. L’accesso al Museo è consentito previa esibizione del Green Pass rafforzato, inoltre, nel corso dell’incontro è obbligatorio l’uso della mascherina FFP2.

Ministero della Cultura: nominati nuovi direttori di musei autonomi. Tiziana D’Angelo al parco archeologico di Paestum, Andrea Viliani al museo delle Civiltà di Roma, Enrico Rinaldi al parco archeologico di Sepino, Vincenzo Bellelli al parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia

Tiziana D’Angelo è la nuova direttrice del parco archeologico di Paestum e Velia (foto nottingham.ac.uk)

Tiziana D’Angelo, 38 anni, milanese, è la nuova direttrice del parco archeologico di Paestum e Velia. Archeologa di formazione internazionale (Phd Harvard), esperta di arte e archeologia della Magna Grecia, insegna all’università di Nottingham (GB), ha conseguito il dottorato di ricerca in archeologia classica all’università di Harvard nel 2013. “Dopo diciassette anni di studio ed esperienze professionali come archeologa all’estero, l’opportunità di lavorare con i Beni Culturali in Italia e di farlo in un sito come Paestum, a cui sono fortemente legata a livello scientifico, è un’occasione straordinaria”, dichiara la nuova direttrice. “Sono arrivata a Paestum da dottoranda, per studiare le splendide lastre funerarie dipinte esposte nel Museo o conservate nei depositi. Gli anni successivi ho avuto la fortuna di collaborare con il Parco di Paestum e Velia a diversi progetti, sotto la direzione di Gabriel Zuchtriegel. Sotto la sua guida il Parco è cresciuto moltissimo e ho intenzione di proseguire questo percorso virtuoso, restituendo a Paestum e Velia, e alla realtà dei Beni Culturali in generale, almeno una parte di quello che mi hanno dato in tutti questi anni”. Il Parco Archeologico di Paestum e Velia, iscritto dal 1998 nella lista del patrimonio mondiale UNESCO, ha competenza territoriale sul museo e sull’area archeologica di Paestum, sul Museo narrante di Hera Argiva alla foce del Sele, sull’area dell’ex stabilimento della Cirio, sulle mura di cinta e su altre aree archeologiche di competenza. Il Parco ha il compito di arricchire, conservare e valorizzare le collezioni e i monumenti archeologici e storico-artistici al fine di contribuire alla salvaguardia, alla ricerca e alla fruizione sostenibile del patrimonio culturale.

Tiziana D’Angelo riceve prestigiosi premi e borse di studio che le consentono di trascorrere un anno di ricerca a Roma, come Mary Isabel Sibley Fellow in Greek Studies della Phi Beta Kappa Society di Washington (2011-12), e un anno a Los Angeles come Predoctoral Fellow al Getty Research Institute (2012-13). Appena conseguito il dottorato, è prima a Berlino, come borsista di ricerca dell’Archaeological Institute of America e del Deutsches Archäologisches Institut (2013), e poi a New York, dove lavora nel Dipartimento di Arte Greca e Romana del Metropolitan Museum of Art in qualità di Jane and Morgan Whitney Postdoctoral Fellow (2013-14). Nel 2014 risulta vincitrice di una Lectureship in Classical Art and Archaeology a tempo determinato presso la University of Cambridge (2014-18) e durante questi anni è anche Fellow, Director of Studies in Classics e Tutor a St Edmund’s College, Cambridge. Da settembre 2018 è Assistant Professor in Ancient Greek and Roman Art presso la University of Nottingham, Department of Classics and Archaeology. La dottoressa D’Angelo ha partecipato a campagne di scavo in Italia e Turchia, ha collaborato a progetti di mostre allestite in musei italiani e stranieri e alla realizzazione di alcuni documentari.

Tiziana D’Angelo fa parte dei sei nuovi direttori di musei autonomi nominati al termine del concorso internazionale come annunciato dal ministro della Cultura Dario Franceschini. Con lei Ilaria Ester Bonacossa per il nuovo museo dell’Arte Digitale a Milano, Andrea Viliani al museo delle Civiltà di Roma, Enrico Rinaldi per il parco archeologico di Sepino, Vincenzo Bellelli per il parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia, Axel Hemery alla Pinacoteca di Siena. La commissione, che ha valutato 156 candidati, era presieduta da Stefano Baia Curioni, professore associato di storia economica presso la Università Commerciale “Luigi Bocconi” di Milano e esperto di economia della cultura, e composta da Nadia Barrella, professoressa ordinaria di museologia presso l’università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”; Valérie Huet, professoressa di storia antica presso l’Università della Bretagna Occidentale e Centro “Jean Bérard”; José María Luzón Nogué, Real Academia de Belòlas Artes de San Fernando, già direttore del Museo del Prado; Antonia Pasqua Recchia, già segretario generale del ministero della Cultura. “L’incrocio tra autonomia e qualità dei direttori ha permesso di compiere importanti passi avanti nella modernizzazione del sistema museale e nel rafforzamento della tutela e della produzione scientifica”, commenta Franceschini. “Ringrazio la commissione per l’accurato lavoro svolto in questi mesi che ha portato alla nomina da parte del direttore generale musei, Massimo Osanna, di sei nuovi direttori, cinque italiani e uno francese”.

Andrea Viliani, 48 anni, di Casale Monferrato, è il nuovo direttore del Museo delle civiltà di Roma. Storico dell’arte, è responsabile e curatore del Centro di Ricerca Castello di Rivoli. Ha precedentemente ricoperto l’incarico di direttore generale e artistico della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee/MADRE di Napoli (2013-2019) presso cui ha curato e organizzato importanti mostre internazionali; dal 2009 al 2012 Viliani è stato direttore della fondazione Galleria Civica-Centro di ricerca sulla contemporaneità di Trento. Il museo delle Civiltà raccoglie le collezioni dei seguenti musei: museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”; museo delle arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria”; museo dell’alto Medioevo “Alessandra Vaccaro”; museo d’arte orientale ‘Giuseppe Tucci’; museo italo africano ‘Ilaria Alpi’ (ex Museo Coloniale). La nascita del museo delle Civiltà si inserisce nella visione di grandi musei internazionali incentrati sull’uomo e le sue culture, per la valorizzazione di patrimoni e testimonianze delle diverse identità e memorie.

Enrico Rinaldi, 53 anni, è il nuovo direttore del parco archeologico di Sepino. Archeologo specializzato in restauro dei monumenti, ha diretto a lungo progetti di manutenzione programmata a Ostia e Pompei. Professore a contratto alla Scuola Superiore Meridionale dell’università di Napoli “Federico II”, lavora attualmente alla direzione generale Musei. Il parco archeologico di Sepino, istituito solo nel 2021, comprenderà l’omonima area archeologica, con i resti dell’antica città romana sorta nella valle del Tammaro, e il museo della città e del territorio, siti che complessivamente nel 2019 hanno visto oltre 27mila visitatori. 

Vincenzo Bellelli, 53 anni, di Potenza, è il nuovo direttore del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia. Archeologo di fama internazionale, dirigente di ricerca al CNR in servizio all’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, è responsabile scientifico degli scavi archeologici nell’area urbana di Cerveteri. Il parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia comprende la necropoli della Banditaccia, la più estesa dell’area mediterranea, iscritta nel 2004 dall’Unesco nella lista del patrimonio dell’umanità; il museo Archeologico nazionale di Tarquinia, che ha sede nell’antico Palazzo Vitelleschi; la necropoli di Monterozzi. Tali siti complessivamente hanno registrato oltre 153.000 visitatori nel 2019.

“Eredità problematiche. Musei etnografici tra mediazione del patrimonio e decolonizzazione”: dialogo con Giulia Grechi e Vito Lattanzi al museo delle Civiltà di Roma-Eur e on line. Riflessione e confronto su su sguardi, strumenti e prospettive di curatela nei processi di mediazione e decolonizzazione dei patrimoni etnografici

Come esporre, presentare e gestire le eredità problematiche conservate nei musei di etnografia? Quale il ruolo del curatore nel mediare, rimediare e decostruire le narrazioni che circondano oggetti raccolti durante le diverse fasi dell’esplorazione, dell’imperialismo e della conquista coloniale europea sugli altri continenti? Quale il contributo critico dell’antropologia e delle arti contemporanee in una prospettiva decoloniale? Se ne discute sabato 15 gennaio 2022 al museo delle Civiltà a Roma-Eur nell’incontro “Eredità problematiche. Musei etnografici tra mediazione del patrimonio e decolonizzazione”: dialogo con Giulia Grechi e Vito Lattanzi introdotto e moderato da Gaia Delpino e Rossana Di Lella. Sarà un’occasione per riflettere e confrontarci – insieme anche a Simona Bodo – su sguardi, strumenti e prospettive di curatela nei processi di mediazione e decolonizzazione dei patrimoni etnografici. Appuntamento sabato 15 gennaio 2022, dalle 16 alle 18, al museo delle Civiltà, sala conferenze Filippo Maria Gambari, museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”. Ingresso gratuito, con prenotazione obbligatoria. Si potrà seguire l’incontro in presenza o da remoto. Per prenotarsi, scrivere a: rosaanna.dilella@beniculturali.it. Nei recenti lavori di Vito Lattanzi, “Musei e antropologia. Storie, esperienze, prospettive” (2021, Carocci editore), e di Giulia Grechi, “Decolonizzare i musei. Mostrazioni, pratiche artistiche, sguardi incarnati” (2021, Mimesis edizioni) possiamo trovare una riserva di riflessioni teoriche, di sguardi e di strumenti di applicazione nelle pratiche curatoriali e nei processi di mediazione e decolonizzazione dei patrimoni etnografici. L’incontro metterà in dialogo le prospettive dei due autori partendo da progetti realizzati al museo delle Civiltà e tentando di ampliare la riflessione oltre le specificità dei patrimoni etnografici.

L’incontro rientra nel programma “Deposti aperti. Come immaginare un museo decoloniale?”, un’installazione-laboratorio nata per dare avvio a un processo partecipativo che proseguirà per tutto il 2022, con la finalità di creare occasioni di confronto, dialogo e discussione sulle collezioni, sull’eredità del colonialismo e sui suoi immaginari. Sarà un percorso che ci porterà a pensare collettivamente la nuova sezione dedicata alle collezioni coloniali, dove verranno presentati oggetti e documenti dell’ex Museo coloniale di Roma.

Roma-Eur. Il museo delle Civiltà ricorda Filippo Maria Gambari a un anno dalla sua scomparsa presentando il libro “Riscopriamo Angera. La collezione Pigorini Violini Ceruti”: evento esclusivamente on-line in diretta streaming

roma_muciv_libro-Riscopriamo-Angera_copertinaA un anno dalla scomparsa del direttore, Filippo Maria Gambari, Il museo delle Civiltà di Roma-Eur vuole ricordarlo presentando il volume “Riscopriamo Angera. La collezione Pigorini Violini Ceruti”: evento esclusivamente online venerdì 19 novembre 2021, alle 17, in diretta Streaming https://youtu.be/JLyPxjYVlSk. Il volume è dedicato alla collezione archeologica donata al Comune di Angera da Ugo Violini e Maria Grazia Ceruti nel 2017. Il patrimonio di famiglia, ora a disposizione della Comunità, comprende reperti archeologici, angeresi e non solo, appartenuti al celebre archeologo Luigi Pigorini, avo del donatore. A questi manufatti, che costituiscono il primo nucleo di beni archeologici di proprietà del Comune di Angera (VA), si aggiungono alcune lettere autografe di Luigi Pigorini, sconosciute ed edite per la prima volta in questo volume, pubblicate – tra i suoi ultimi contributi al campo degli studi – da Filippo Maria Gambari.

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Filippo Maria Gambari, direttore del Museo delle Civiltà di Roma-Eur, morto il 19 novembre 2020 (foto Muciv)

Filippo Maria Gambari, dalla primavera del 2017 è stato direttore del museo delle Civiltà, assicurando la complessa e ambiziosa creazione del museo autonomo dall’unione di quattro importanti musei: il Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”, Arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria”, Arte orientale “Giuseppe Tucci”, Alto Medioevo “Alessandra Vaccaro” ai quali si è in seguito aggiunto l’Italo Africano, intitolato a “Ilaria Alpi”. Nella concretizzazione di questo museo si è speso fino all’ultimo sempre con sincero e quotidiano entusiasmo e con grande professionalità e fiducia nei suoi collaboratori, nella convinzione che la sua missione fosse quella di rendere possibile quello che per molti è ritenuta solo un’utopia: un museo che metta al centro l’uomo e la sua forza civilizzatrice.

Alcuni reperti della collezione Pigorini-Violini-Ceruti nel museo civico Archeologico di Angera (Va) (foto civici musei di angera)
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Filippo Maria Gambari al museo civico Archeologico di Angera (Va) (foto civici musei angera)

Programma. Saluti istituzionali di Loretta Paderni, funzionario delegato dalla direzione generale Musei alla direzione del museo delle Civiltà; e di Alessandro Paladini Molgora, sindaco di Angera. Interventi: Barbara Grassi, funzionario archeologo SABAP CO-LC, su “Filippo M. Gambari, Soprintendente in Lombardia”; Cristina Miedico, MUDEC – museo delle Culture (Milano), su “Filippo M. Gambari ad Angera, tra culti, menù, itinerari e donazioni”; Anna Bernardoni, civico museo Archeologico di Angera (VA), su “L’allestimento della Collezione Pigorini Violini Ceruti, tra ricerca, accoglienza e partecipazione”; Mario Mineo, funzionario archeologo, museo delle Civiltà, su “Quattro lettere inedite di Luigi Pigorini”; Paolo Boccuccia, funzionario archeologo, museo delle Civiltà, su “Un convegno per ricordare Filippo M. Gambari”; Gaspare Baggieri, funzionario demoetnoantropologo, museo delle Civiltà, su “Noi del MuCiv a Dakar- un video girato in presa diretta: Filippo Maria Gambari a gennaio del 2020 firma l’accordo di collaborazione col Musée des Civilisations Noires à Dakar”.

Roma-Eur. Al museo delle Civiltà si presenta (anche in diretta streaming) il libro “L’eredità umana e scientifica di Mario Bussagli” che raccoglie gli atti del convegno tenutosi nel 2017 in occasione del centesimo anniversario della nascita del grande studioso di Arte orientale, allievo di Giuseppe Tucci

Locandina dell’incontro al Muciv per la presentazione del volume “L’eredità umana e scientifica di Mario Bussagli”

Venerdì 15 ottobre 2021, alle 16.30, in presenza in sala conferenze Pigorini al museo delle Civiltà di Roma-Eur, e in diretta streaming https://youtu.be/O8keeHCsGn0, presentazione del volume “L’eredità umana e scientifica di Mario Bussagli” (Roma 2021) a cura di Marco Bussagli, Paola D’Amore, Pierfrancesco Fedi, Laura Giuliano, Massimiliano A. Polichetti, Filippo Salviati per la collana Il Novissimo Ramusio 27, in co-edizione con il museo delle Civiltà. Dopo i saluti di benvenuto di Loretta Paderni (MuCiv), funzionario delegato dal direttore generale Musei, intervengono Adriano Rossi, presidente di ISMEO-Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente; Massimiliano A. Polichetti (MuCiv), coordinatore del museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”; Laura Giuliano (MuCiv), curatrice della sezione India e Sud-Est asiatico del museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”; Claudio Strinati, già soprintendente storico dell’arte del ministero della Cultura. Saranno presenti Marco Bussagli e i curatori del volume.

roma_palazzo-brancaccio_convegno-ereditù-mario-bussagli_locandinaNel 2016, in occasione del centesimo anniversario della nascita di Mario Bussagli (1917-1988), il figlio Marco e un gruppo di allievi di prima e seconda generazione, tutti collegati con la Sapienza università di Roma e/o con il museo nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ (poi confluito nel museo delle Civiltà e di cui Mario Bussagli ebbe la direzione transitoria nei primi mesi dalla sua istituzione nel 1957-1958), proposero al Dipartimento ISO della Sapienza e a ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente la co-organizzazione di un convegno sulla figura dello studioso. Il volume “L’eredità umana e scientifica di Mario Bussagli” (Il Novissimo Ramusio 27, ISMEO- MuCiv, Roma 2021) a cura di Marco Bussagli, Paola D’Amore, Pierfrancesco Fedi, Laura Giuliano, Massimiliano A. Polichetti e Filippo Salviati, raccoglie gli Atti di quel convegno articolato in tre giornate (21 – 23 settembre 2017) e destinato a concludersi nel giorno del genetliaco dello studioso che, nato nel 1917, avrebbe compiuto cento anni, se – il 14 agosto del 1988 – una prematura scomparsa non l’avesse sottratto all’affetto e alla stima dei suoi cari, dei suoi amici e dei suoi colleghi.

Copertina del libro “L’eredità umana e scientifica di Mario Bussagli”

Il volume raccoglie trentaquattro contributi a firma di colleghi, allievi e amici del professor Bussagli, che affiancano ricordi personali e aneddoti alla discussione delle più recenti tendenze degli studi archeologici e storico-artistici di cui si è occupato per decenni Mario Bussagli. In particolare studi legati a fenomeni artistici dell’India e dell’Asia Centrale e particolarmente all’arte del Gandhāra, aree d’elezione nelle ricerche bussagliane, si accompagnano – negli Atti che si presentano – all’interesse per il Tibet e agli influssi orientalistici nell’arte occidentale.

Il ritratto dell’orientalista Mario Bussagli accanto a una scultura dell’arte del Gandhara (foto muciv)

Mario Bussagli si formò presso la Scuola Orientale della Sapienza come allievo di Giuseppe Tucci, per divenire poi, dalla fine degli anni Cinquanta, ordinario della Cattedra di Storia dell’Arte dell’India e dell’Asia Centrale. Studioso di fama internazionale, egli “[…] seppe come pochi unire al rigore della ricerca scientifica un raro garbo di divulgatore. Senese di origine, la parlata toscana gli prestò un’innata facilità di parola e di scrittura, che rendono le sue opere, anche quelle più astruse, di lettura facile e piacevole. I suoi interessi spaziarono dall’arte dei Kushana, dell’India e della Cina fino alla natia Siena, nella cui arte e cultura seppe individuare influssi e motivi di origine orientale, rimasti finora inosservati. L’entusiasmo che Mario Bussagli seppe sempre infondere ai suoi discepoli, non rimase senza frutto e non pochi sono i suoi allievi e allieve che continuano, in cattedra, la tradizione da lui iniziata. […]” (Raniero Gnoli, in Le Grandi Scuole della Sapienza, Roma 1994).