Nella Palestra Grande agli scavi la mostra “Pompei e gli Etruschi”: 800 reperti provenienti da musei italiani e europei. 2^ parte: dalla Pompei – città nuova etrusca – in una Campania multietnica fino al suo tramonto, e alla memoria di alcune usanze etrusche

Una suggestiva immagine dell’allestimento della mostra “Pompei e gli Etruschi”

La locandina della mostra “Pompei e gli Etruschi” alla Palestra Grande di Pompei fino al 2 maggio 2019

Sei sale per conoscere le prime influenze etrusche in Campania prima di Pompei. Siamo a metà del viaggio proposto dalla grande mostra “Pompei e gli Etruschi” aperta alla Palestra Grande degli scavi di Pompei, fino al 2 maggio 2019, a cura del già direttore generale Massimo Osanna e di Stéphane Verger, directeur d’études à l’École Pratique des Hautes Etudes di Parigi, promossa dal parco archeologico di Pompei, in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Napoli, il Polo museale della Campania e l’organizzazione di Electa. Ora siamo arrivati al VI sec. a.C. quando scopriamo una Pompei – città nuova etrusca – in una Campania multietnica, che seguiamo fino al suo tramonto, e alla memoria di alcune usanze etrusche che si conservarono ancora per qualche tempo. Materiali in bronzo, argento, terracotte, ceramiche, da tombe, santuari e da abitati, consentono di analizzare e mettere a confronto più elementi per affrontare le controverse dinamiche della presenza etrusca in Campania.

A confronto le piante delle città arcaiche di Pompei e Selinunte (foto Graziano Tavan)

Fondare une città all’epoca della prima Pompei: c. 600 a.C. (Sala 6) Qual è il contesto in cui Pompei viene fondata? In quell’epoca si assistette alla nascita di altre nuove città in Etruria e nel mondo greco: la fondazione di Poseidonia (Paestum) da parte degli Achei nella piana del Sele è grosso modo contemporanea a quella di Pompei. Per gli Etruschi, come avveniva a Roma, fondare una città presupponeva di seguire una procedura religiosa rigorosa con lo scopo di stabilire il nuovo spazio abitato nell’ordine del cosmo. La città diventava in questo modo una proiezione sulla terra delle diverse zone del cielo, sedi delle grandi divinità del pantheon etrusco. Si determinavano i confini della città ed eventualmente si erigevano le mura, come accadde a Pompei. Erano quindi realizzate la rete viaria e la divisione in quartieri e in isolati residenziali. A Pompei la trama urbana all’epoca dell’eruzione del 79 d.C. conserva a grandi linee la struttura della città arcaica, che assomiglia peraltro a quella di altre città greche ed etrusche di contemporanea fondazione.

Anello con sigillo raffigurante il suicidio di Aiace Argento e corniola) dal santuario di Fondo Iozzino (foto Graziano Tavan)

I santuari etruschi di Pompei: VI secolo a.C. (Sala 7) Nella prima metà del VI secolo a.C. vennero fondati anche i principali santuari (di Apollo e di Atena). I recenti scavi nel santuario extraurbano del Fondo Iozzino, nel quartiere del porto, hanno portato alla luce una grande quantità di materiale di epoca arcaica: armi e servizi per le libagioni rituali offerti da Etruschi che hanno inscritto il loro nome in lingua e scrittura etrusca. Anche nelle altre città etrusche situate in Campania sono noti luoghi di culto importanti con caratteristiche simili a quello del Fondo Iozzino. La tegola inscritta di Capua riporta uno dei testi religiosi più importanti del mondo etrusco, nel quale può essere identificato un calendario rituale.

Antefissa di tetto templare da maschera gorgonica proveniente dal santuario di Fondo Patturelli di Capua (foto Graziano Tavan)

Ultimi frustuli di grandi templi arcaici campani: VI secolo a.C. (Sala 8) Alcuni piccoli frammenti di decorazioni architettoniche in terracotta del VI secolo a.C., rinvenuti nei santuari di Pompei, possono essere accostati a esemplari molto meglio conservati ritrovati a Cuma, a Capua e in altri centri del nord della Campania e dimostrano l’esistenza di grandi edifici di culto etruschi costruiti dalle stesse maestranze. Il confronto con i grandi templi arcaici dell’Etruria meridionale e del Lazio dimostra che la Campania etrusca arcaica ha sviluppato uno stile architettonico proprio che, attraverso Cuma, è molto influenzato dall’architettura sacra della Magna Grecia.

Set da simposio in bronzo presenti nei corredi funebri: vasi in bronzo etruschi e vasi greci figurati (foto Graziano Tavan)

Il tramonto della Pompei Etrusca. Etruschi, Italici e Greci al simposio: c. 510-450 a.C. (Sala 9) Alla fine dell’epoca arcaica, a Nord della penisola sorrentina si svilupparono nuovi centri lungo la strada tra la valle del Sarno e la piana del Sele: Nocera da un lato e Fratte dall’altro. Le necropoli hanno restituito importanti servizi da banchetto formati da vasi greci figurati di grandissima qualità e vasi di bronzo etruschi importati da Vulci. Le iscrizioni attestano una popolazione mista di Italici, Etruschi e Greci che si incontravano al simposio, come i convitati raffigurati sulle pareti della celebre Tomba del Tuffatore di Poseidonia (Paestum). L’insediamento acheo era ormai diventato un importante polo di diffusione culturale.

Elmi etruschi deformati dell’epoca della battaglia di Cuma provenienti da Vetulonia (foto Graziano Tavan)

Dalla fondazione di Neapolis alla battaglia di Cuma: c. 510-450 a.C. (Sala 10) Nello stesso momento, gli equilibri militari e politici tra le grandi potenze che si spartivano il Tirreno cambiarono. Gli Etruschi subirono diverse sconfitte da parte degli eserciti di Cuma. Quest’ultima fondò una nuova città, Neapolis (Napoli), che fece rapidamente sue le reti commerciali che avevano in precedenza contribuito alla prosperità di Pompei. La battaglia navale di Cuma, nel 474 a.C., segnò la fine del controllo etrusco sui commerci nel Tirreno. Fu l’inizio di una crisi profonda che colpì l’insieme del mondo etrusco. I grandi conflitti della fine dell’epoca arcaica favorirono l’emergere di un nuovo tipo di soldato cosmopolita, con un armamento misto (greco, etrusco, italico, ma anche iberico), che si mise al servizio delle grandi potenze del momento, anticipando l’arrivo del mercenariato di epoca classica ed ellenistica.

Lastra dipinta con cavaliere armato della tomba a camera 58 dalla necropoli Andriuolo di Paestum (foto Graziano Tavan)

Campani, Sanniti e Lucani: la fine della Campania etrusca: c. 450-300 a.C. (Sala 11) A partire dalla metà del V secolo, una nuova componente etnica fece il suo ingresso sulla scena campana. Si trattava di gruppi tribali originari del Sannio, nell’attuale Abruzzo, che si stabilirono nella piana del Sele (a Pontecagnano e a Paestum) e forse nella periferia della pianura campana, contribuendo all’emergere di una nuova componente culturale, politica e militare mista, composta da Italici di origini diverse: Campani e Sanniti, ma anche Lucani provenienti dalla Puglia e dalla Basilicata. Dalla fine del V secolo a.C., i nuovi arrivati si stabilirono nelle città campane, che fossero greche o etrusche, e vi svilupparono una cultura originale, fortemente impregnata di un ellenismo adattato alle realtà tribali del mondo italico. La lingua osca tendeva a sostituirsi al greco e all’etrusco.

Situla etrusca del VI-V sec. a.C. con aggiunta in epoca romana di anse mobili a testa di fauno e piedini a forma di leoni alati (foto Graziano Tavan)

Mantenere la memoria etrusca degli insediamenti del Vesuvio (Sala 12) L’eredità etrusca scomparve rapidamente, anche se per qualche tempo si conservarono alcune usanze specificamente etrusche nel consumo di vino durante il simposio. A Pompei e nelle città vesuviane qualche antica famiglia aristocratica conservava senz’altro il ricordo di un lontano passato etrusco, come testimonia un vaso di bronzo proveniente dalle prime collezioni del museo di Napoli. Si tratta di una situla realizzata a Orvieto nel VI o V secolo a.C. alla quale nel I secolo sono stati aggiunti dei piedi che riproducono leoni alati e degli attacchi di anse ornate di teste di fauno. L’oggetto doveva essere ancora visibile in qualche grande dimora di Pompei o Ercolano nel momento dell’eruzione del 79 d.C.

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  1. Italina Bacciga dice :

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