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Parco archeologico di Pompei. Le ville dell’area vesuviana di Torre Annunziata, Boscoreale e Stabiae interamente accessibili (con l’App) a persone con disabilità uditiva grazie al progetto E.LIS.A. (Enjoy LIS Art)

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Il gruppo di visitatori sordi che ha effettuato la prima visita in LIS alla villa di Poppea a Oplontis presenti Gabriel Zuchtriegel e Lucia Fortini (foto parco archeologico pompei)

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I grandi pannelli elettronici che guidano le visite nelle ville vesuviane per le persone con disabilità uditiva (foto parco archeologico pompei)

Le ville dell’area vesuviana di Torre Annunziata, Boscoreale e Stabiae, tesori archeologici che completano la conoscenza del territorio oltre Pompei, sono ora interamente accessibili a persone con disabilità uditiva. Il 1° dicembre 2022 sono stati inaugurati gli itinerari culturali in Lingua dei segni nei siti esterni del parco archeologico di Pompei con presentazione nella Villa di Poppea di Oplontis (Torre Annunziata). Proprio la grande villa residenziale della metà del I secolo a.C., probabilmente appartenuta a Poppea Sabina, seconda moglie dell’imperatore Nerone, ha accolto un nutrito gruppo di visitatori sordi che ha effettuato la prima visita in LIS presenti il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel; il presidente dell’ENS Consiglio regionale Campania, Gioacchino Lepore; e l’assessore regionale a Scuola Politiche sociali e Politiche giovanili, Lucia Fortini.

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La brochure per guidare le persone con disabilità uditiva nelle ville vesuviane (foto parco archeologico pompei)

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App per visita guidata nelle ville vesuviane per persone con disabilità uditiva (foto parco archeologico pompei)

Grazie al progetto “Enjoy LIS Art – Percorsi multimediali inclusivi sul patrimonio artistico e culturale della Campania accessibili per le persone sorde” promosso dalla Regione Campania assessorato alla Scuola, alle Politiche sociali e alle Politiche giovanili in collaborazione con ENS – Ente Nazionale per la protezione e assistenza dei sordi – in questi siti sono oggi a disposizione itinerari multimediali accessibili e universali per la rimozione delle barriere alla comprensione e alla comunicazione, che consentono una visita multisensoriale delle ville del suburbio pompeiano, dalle lussuose dimore di otium di Oplontis a Torre Annunziata (Villa di Poppea) e Stabiae (Villa Arianna e Villa San Marco) alla fattoria rustica di Boscoreale (Villa Regina). Il visitatore sarà accompagnato passo dopo passo alla scoperta della storia di ciascuna villa e dei dettagli architettonici e decorativi dei vari ambienti attraverso video racconti in Lingua dei segni, presenti nella sezione E.LIS.A dell’App MyPompeii del Parco archeologico, scaricabile gratuitamente o attraverso i monitor presenti nei principali ambienti delle Ville.

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L’incontro di persone con disabilità uditiva alla Villa di Poppea di Oplontis (foto parco archeologico pompei)

Il progetto E.LIS.A. è stato realizzato con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio per le Politiche in favore delle persone con disabilità. L’ENS – ENTE NAZIONALE SORDI ha fortemente voluto l’implementazione del progetto E.LIS.A. per la valorizzazione delle risorse culturali disponibili per fruizione universale, anche da parte delle persone affette da sordità o ipoacusia. La collaborazione con gli Ambiti Territoriali della Campania ha reso più efficace e produttivo l’intervento rivolto alle comunità locali più fragili. L’IFEL Campania si è occupata del project management e del supporto tecnico e amministrativo dell’iniziativa. Il partenariato vede coinvolti oltre al parco archeologico di Pompei, anche il museo Archeologico nazionale di Napoli e il museo e real bosco di Capodimonte, con l’obiettivo di mettere in rete politiche comuni di itinerari culturali inclusivi.

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Danilo Ragona e Luca Paiardi sulla loro carrozzina attraversano una strada di Pompei sui passaggi pedonali sopraelevati (foto parco archeologico di Pompei)

Questo progetto si aggiunge alle molteplici azioni che il parco archeologico di Pompei ha messo in campo negli ultimi anni per assicurare le migliori condizioni di fruizione dei siti archeologici, al fine di promuovere uno sviluppo inclusivo della cultura. Tra questi l’itinerario “Pompei per tutti”, inaugurato nel 2016, che prevede un percorso agevolato con abbattimento delle barriere architettoniche, è stato il primo intervento all’interno del sito di Pompei finalizzato a migliorare i livelli di fruizione della città antica nella sua interezza e complessità. Anche negli altri siti del territorio vesuviano gestiti dal parco archeologico di Pompei sono in corso interventi volti a migliorare l’accessibilità fisica a tali luoghi.

Roma. Alla Società Dante Alighieri presentazione del libro di Valentino Nizzo “Gli Etruschi in Campania. Storia di una (ri)scoperta dal XVI al XIX secolo” (Electa) nato dall’esperienza della mostra “Gli Etruschi e il MANN”: “Un’occasione importante per riscoprire e restituire al grande pubblico l’anima etrusca delle collezioni del Mann”

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La locandina della mostra “Gli Etruschi e il Mann” al Mann (12 giugno 2020 – 31 maggio 2021)

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Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia alla mostra “Gli Etruschi e il MANN” (foto Mann)

Mercoledì 7 dicembre 2022, alle 17.30, nella sala del Primaticcio di Palazzo Firenze, in piazza di Firenze 27 a Roma, sede centrale della Società Dante Alighieri, presentazione del libro “Gli Etruschi in Campania. Storia di una (ri)scoperta dal XVI al XIX secolo” (Electa editore, 2020) di Valentino Nizzo, al quale ha lavorato in parallelo con l’allestimento della mostra “Gli Etruschi e il MANN” al museo Archeologico nazionale di Napoli, fortemente voluta dal direttore Paolo Giulierini e nata da una virtuosa collaborazione con il parco archeologico di Pompei e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Dopo i saluti introduttivi di Alessandro Masi, segretario generale della Società Dante Alighieri, dialogheranno con Valentino Nizzo, lo scrittore e critico letterario Arnaldo Colasanti e il direttore del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia Vincenzo Bellelli. Per la partecipazione si raccomanda la prenotazione all’email eventi@dante.global. “Quell’esperienza”, ricorda Nizzo, “è stata una occasione importante per riscoprire e restituire al grande pubblico l’anima etrusca delle collezioni del Mann, costituita sia da reperti acquisiti al di fuori della Campania sia da materiali di provenienza locale che, solo successivamente, hanno rivelato il loro cuore etrusco. La riscoperta degli Etruschi in Campania costituisce infatti un caso emblematico, fatto di conquiste, sconfitte, amnesie, negazioni o rimozioni e popolato, come una favola, di fantasmi e miraggi. Eppure le testimonianze letterarie offrivano in proposito un quadro univoco, anche se frammentario, stratificato e di non facile ricomposizione, vista la miscela di culture che caratterizzò la regione sin dalle sue origini, rendendone non facile la decifrazione”.

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Cista in bronzo da Palestrina conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (fine IV-inizio III sec. a.C.) (foto Mann)

 

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Copertina del libro “Gli Etruschi in Campania” di Valentino Nizzo (Electa)

 

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Una delle “scoperte” nei depositi del Mann: coppia di orecchini in oro, lamina, applicazioni a stampo, filigrana (produzione dell’Etruria meridionale) della seconda meta del VI sec. a.C. (foto Mann)

Libro “Gli Etruschi in Campania” di Valentino Nizzo.  “In questo saggio”, spiega l’autore, “ho cercato di offrire uno sguardo per molti versi inedito attraverso quasi quattro secoli, nel corso dei quali l’archeologia, affermatasi definitivamente come scienza storica, solo alla fine del XIX secolo è stata finalmente in grado di risolvere l’enigma, restituendo agli Etruschi della Campania quella consistenza che una parte della critica aveva loro negato o, sul fronte opposto, ridimensionando alcune distorsioni ideologiche che avevano portato addirittura ad attribuire una paternità etrusca ai vasi che oggi sappiamo essere attici, ai templi greci di Poseidonia/Paestum o al filosofo Pitagora. Sullo sfondo giganteggia la storia del museo Archeologico nazionale di Napoli, protagonista e, spesso, anche vittima di questo articolato processo di riconquista di un frammento importante del nostro passato. Alla fine dell’800, infatti, lo scetticismo con il quale si rinnegava la veridicità del dominio etrusco della Campania aveva portato archeologi esperti a dubitare dell’autenticità della seconda iscrizione etrusca per importanza e lunghezza, la tegola di Capua, ritenuta un falso e lasciata liberamente emigrare a Berlino. Da Giambattista Vico a Vincenzo Cuoco, da Leandro Alberti a Johann Joachim Winckelmann, da Alessio Simmaco Mazzocchi a Marcello Venuti, da Stanisław Kostka Potocki a Pietro Vivenzio, da Andrea De Jorio a Raffaele Garrucci, da William Hamilton a Stefano Borgia, da Francesco Bianchini a Michele Arditi, da Raffaele Gargiulo a Désiré Raoul Rochette, da Alessandro Castellani a François Lenormant, da Giulio Minervini a Giuseppe Fiorelli, da Michał Tyszkiewicz a Theodor Mommsen, da Giustiniano Nicolucci a Wolfgang Helbig, da Giulio de Petra a Innocenzo Dall’Osso, da Julius Beloch a Friedrich von Duhn, da Paolo Orsi a Ettore Pais, da Antonio Sogliano a Giovanni Patroni: molti sono i protagonisti – conclude – di questo racconto corale di circa 400 anni che ho tentato di comporre attraverso il filtro degli Etruschi e delle loro testimonianze materiali e immateriali”.

Pompei. Il ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli in visita agli scavi della città antica seguendo il percorso senza barriere architettoniche. Incontro con I ragazzi di Plinio

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Il ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli con il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel in vista a Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Il direttore Gabriel Zuchtriegel col ministro alle Disabilità Alessandra Locatelli a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, è stata in visita oggi, martedì 29 novembre 2022, a Pompei per conoscere i sistemi di accessibilità e le iniziative di inclusione del Parco archeologico di Pompei. Il ministro, accolto dal direttore del parco archeologico Gabriel Zuchtriegel, ha iniziato la visita dall’ingresso di piazza Anfiteatro seguendo il percorso senza barriere architettoniche “Pompei per tutti”, itinerario di oltre 3 km, inaugurato nel 2016, che consente a persone con difficoltà motoria di attraversare l’intera area archeologica dall’Anfiteatro al Foro, con visita ai principali monumenti della città antica. Il percorso è di anno in anno implementato con l’inserimento di ulteriori iniziative che consentono di migliorare il livello di accessibilità, non solo fisica, del sito archeologico fino all’apertura di nuove aree ed edifici, come la recente Villa di Diomede, complesso residenziale a due piani, reso interamente visibile a tutti i visitatori, al pari delle opportunità. “I musei come luoghi di benessere e non solo custodi della storia. È questa ormai una delle missioni, sociali, di ogni luogo di cultura. Per questo è importante renderli sempre più accoglienti e soprattutto inclusivi e accessibili a tutti i visitatori”, dichiara il direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel. “Il Parco sta lavorando in questa direzione, per il superamento delle barriere alla visita, non solo fisiche ma anche sensoriali attraverso supporti tecnologici, ma soprattutto grazie al prezioso contributo di associazioni del settore e altre istituzioni”.

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Il ministro alle Disabilità Alessandra Locatelli incontra I Ragazzi di Plinio a Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Il direttore Gabriel Zuchtriegel e il ministro alle Disabilità Alessandra Locatelli con I Ragazzi di Plinio a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Per l’occasione, il ministro ha anche incontrato I ragazzi di Plinio, bambini e adolescenti con autismo e disabilità cognitiva del Centro riabilitativo di Pompei, che nell’ambito di una convenzione promossa dal Parco archeologico con la Cooperativa sociale Il Tulipano stanno seguendo un percorso formativo di agricoltura sociale finalizzato all’inserimento lavorativo, che prevede la raccolta della frutta nei giardini delle domus, nel vivaio e nei frutteti dell’area archeologica. Tra le iniziative del parco archeologico di Pompei è stato anticipato anche il progetto delle App in Lingua dei segni – progetto E.LIS.A, Enjoy LIS Art- realizzato congiuntamente alla Regione Campania e all’Ens (Ente nazionale Sordi), in rete con il museo di Capodimonte e Mann (museo Archeologico nazionale di Napoli). Il progetto che sarà presentato il 1° dicembre 2022, ha previsto la realizzazione di App in lingua dei segni per persone con sordità, con percorsi multimediali inclusivi in tutti i siti archeologici del territorio vesuviano gestiti dal Parco archeologico di Pompei.

Pompei. 150 pecore nel pianoro non scavato della città antica: il parco archeologico adotta l’eco pascolo per una manutenzione sostenibile del verde. Zuchtriegel: “Un ritorno alla più grande tecnologia di tradizione: la natura”

Centocinquanta pecore al pascolo nell’area verde della città antica di Pompei, in quella vasta porzione di territorio ancora non scavato, ricoperto al di sopra della cenere e del lapillo, da una estesa vegetazione da manutenere. Un accordo sperimentale per attività di eco-pascolo di ovini, della durata di 9 mesi, consentirà in maniera ecosostenibile e senza alcuna spesa per l’amministrazione, il mantenimento delle superfici a prato, nel pieno rispetto delle caratteristiche naturalistiche delle aree, assicurando il contenimento delle malerbe e la concimazione naturale dei terreni. “A volte l’innovazione più grande è il ritorno alle nostre radici”, dichiara il direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel. “Così Pompei, attraverso il recupero della più antica ed efficiente tecnologia di tradizione, la “Natura”, affronta in maniera sostenibile la gestione e manutenzione degli spazi verdi del sito”.

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, ha promosso l’ecopascolo (foto silvia vacca)

Si tratta di un metodo alternativo e altamente efficace che sfrutta la capacità delle greggi di ripulire e bonificare i prati garantendo risparmio e al contempo influendo sull’impatto ambientale. Le pecore, difatti, non necessitano di energia elettrica quanto un macchinario, pertanto non c’è nessun costo né inquinamento. L’erba tagliata in maniera industriale normalmente diventa un rifiuto a tutti gli effetti da smaltire. Una pecora, invece, ingerisce l’erba che mastica e la ricicla fertilizzando il prato che ricco di materia organica e microrganismi è la migliore assicurazione contro allagamenti e siccità. Del tutto superflui, naturalmente, gli erbicidi.

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Ecopascolo a Pompei: gregge al pascolo nel pianoro della città antica (foto parco archeologico pompei)

Dai vigneti che producono il vino, alla gestione e coltivazione degli ulivi e produzione d’olio in collaborazione con Unaprol e Aprol Campania, al programma di imboschimento con Arbolia (Bosco antico di Piazza Anfiteatro e presso Villa di Diomede), ai progetti di agricoltura sociale con la raccolta della frutta a cura di bambini e adolescenti con disabilità e autismi, nell’ambito di percorsi formativi di inserimento al lavoro (Associazione Il Tulipano), fino al vivaio della flora pompeiana che riproduce specie ed essenze secondo  riferimenti storici archeologici, l’attività dell’eco pascolo si inserisce nel più ampio progetto di Azienda agricola Pompei che il Parco archeologico sta mettendo in campo. Un grande progetto finalizzato a una gestione autosufficiente del grande Patrimonio naturale di cui le aree archeologiche sono custodi e che ha tra gli obiettivi anche di far sì che queste attività produttive diventino motore di sviluppo economico locale, sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale e legale.

Torino. Debutta il 24 novembre il podcast “Alla ricerca della vita”, un progetto del museo Egizio, prodotto da Piano P: 6 episodi, a cadenza settimanale, con protagonisti altrettante voci e racconti di archeologi, antropologhe, conservatori e genetiste

torino_egizio_podcast-alla-ricerca-della-vita_locandinaUn viaggio tra musei e laboratori in 6 episodi, con protagonisti altrettante voci e racconti di archeologi, antropologhe, conservatori e genetiste. È “Alla ricerca della vita” il podcast del Museo Egizio, che debutta sulle principali piattaforme il 24 novembre 2022 per raccontare, a cadenza settimanale fino alla fine di dicembre, come mummie e resti umani siano al centro di cure di archeologi, antropologhe e restauratori e genetiste, pronti a tutelarli e a ricostruire le loro storie, così lontane nel passato, eppure, così simili alle nostre, in musei, parchi archeologici e laboratori scientifici. A condurci in questo viaggio “Alla ricerca della vita”, è la giornalista scientifica Giulia Alice Fornaro, che collabora con “Le Scienze”, “Mind” e “la Repubblica”, ed è redattrice del portale frida.unito.it dell’università di Torino con cui ha contribuito alla produzione di diversi podcast, tra cui “Da clima a fondo”, che ha ricevuto la Menzione speciale “Rossella Panarese” del Climate Change Communication Award 2021 assegnata in collaborazione con Radio3 Scienza.

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L’archeologo Paolo Del Vesco, curatore al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Prodotto da Piano P, piattaforma italiana di podcast giornalistici da 4 milioni di visitatori, “Alla ricerca della vita” parte proprio da Torino, dal museo Egizio, dove il curatore ed egittologo Paolo Del Vesco ci racconta di una mummia di un’adolescente di 4mila fa, conservata ed esposta al museo Egizio, per poi allargare lo sguardo agli studi, alla ratio e alle implicazioni etiche alla base delle scelte espositive del Museo, improntate alla preservazione e al rispetto di mummie e resti umani. Un tema di grande complessità su cui la comunità scientifica internazionale si è più volte interrogata, anche a partire dalla scelta del Manchester Museum nel 2008, di coprire alcune mummie in esposizione, scelta che generò aspre critiche da parte del pubblico. I visitatori chiesero a gran voce di svelare nuovamente le mummie, non per curiosità morbosa, ma perché rivendicavano il diritto alla conoscenza. Un fatto che a cascata aprì una riflessione all’interno della comunità degli egittologi e diede il la a sondaggi nei musei europei.

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Sala “Alla ricerca della vita” nel museo Egizio di Torino: una delle sei mummie scelte e studiate per presentare le varie fasi della vita nell’Antico Egitto (foto museo egizio)

La riflessione coinvolse anche i curatori del museo Egizio e portò poi all’inaugurazione di un nuovo percorso espositivo, nell’estate del 2021, dopo la pandemia, intitolato proprio “Alla ricerca della Vita” (vedi Torino. Il museo Egizio apre la nuova sala “Alla ricerca della vita” con una teca allestita per contenere 91 mummie. Tra queste, sei scelte per raccontare le varie fasi dell’esistenza, dalla gravidanza all’età avanzata, nell’Antico Egitto. Riflessione sull’esposizione di resti umani e implicazioni etiche | archeologiavocidalpassato). Si tratta di un percorso permanente che mette sotto i riflettori 6 mummie di uomini e donne dell’antico Egitto, nelle diverse tappe dell’esistenza e in epoche differenti, dalla fase in cui la vita è appena sbocciata fino alla morte, da un feto a una persona anziana, con l’obiettivo dichiarato di spostare l’attenzione del visitatore sulla vita e sulla quotidianità nell’antichità, per accendere un faro su aspetti storiografici meno noti e sulle implicazioni etiche dell’esposizione delle mummie. Come a dire, che nel museo Egizio più antico al mondo, che nel 2024 celebrerà il suo bicentenario, le collezioni non sono un’entità statica. E anzi manufatti e mummie spesso sono al centro di ricerche, indagini a cavallo tra scienza e archeologia, sul filo della memoria, dell’etica e quindi della cura.

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Alice Paladin, antropologa fisica di Eurac Research (Bolzano)

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Cristina Cattaneo, professore di Medicina legale all’università di Milano

 

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Erika Grasso, antropologa culturale e africanista al Maet (unito)

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Martina Terzoli, tra gli amuleti del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Dal museo Egizio il focus si sposta su Pompei, dove Valeria Amoretti, responsabile del Laboratorio di Scienze applicate del parco archeologico di Pompei ricostruisce le varie fasi del recupero di resti umani nello scavo archeologico: dal rinvenimento, alla documentazione, all’immagazzinamento. Il lavoro su questo tipo di reperti comporta l’intervento di più esperti. Non appena un archeologo trova dei resti interviene l’antropologo fisico, per evitare che nessun elemento o dato vada perso nelle operazioni di recupero. L’analisi dei resti umani antichi, visti come dei veri e propri archivi biologici dell’umanità è al centro della puntata dedicata ad Alice Paladin, responsabile del Laboratorio di antropologia dell’Istituto per lo studio delle mummie dell’Eurac Research di Bolzano. La ricostruzione dell’identità e della memoria è invece il tema toccato da Cristina Cattaneo, responsabile scientifica del Labanof (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense) di Milano. E infine il significato e il trattamento in altre culture dei resti umani sono al centro della puntata in cui l’ascoltatore incontra Erika Grasso, antropologa culturale e africanista presso il Maet (il museo di Antropologia ed Etnografia del Sistema museale di ateneo dell’università di Torino). Per l’ultima puntata del podcast si torna al museo Egizio, dove la curatrice Martina Terzoli ci accompagna alla scoperta degli amuleti, specchio dell’identità degli antichi egizi, delle loro paure e delle loro credenze, piccoli oggetti che accompagnavano le persone in vita, ma anche alla morte.

Pompei. Maltempo, rinviata la riapertura della Casa dei Vettii a Pompei

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Dettaglio degli affreschi restaurati della Casa dei Vettii a Pompei (foto silvia vacca)

Slitta l’attesa riapertura della Casa dei Vettii a Pompei prevista martedì 22 novembre 2022 (vedi Pompei. Ultimato il restauro, martedì alla presenza del ministro Sangiuliano riapre al pubblico la Casa dei Vettii, tra le più ricche e famose della città antica | archeologiavocidalpassato). Poche righe nella tarda mattinata di lunedì 21 novembre 2022 da parte del ministero della Cultura, ripresa dal parco archeologico di Pompei: “A causa delle avverse condizioni meteorologiche, previste a partire da questa sera anche in Campania, la riapertura della Casa dei Vettii a Pompei è rinviata a data da destinarsi. Nei prossimi giorni sarà comunicata una nuova data per l’inaugurazione, a cui interverrà il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano”.

Pompei. Ultimato il restauro, martedì alla presenza del ministro Sangiuliano riapre al pubblico la Casa dei Vettii, tra le più ricche e famose della città antica

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I restauratori danno gli ultimi ritocchi agli affreschi prima dell’apertura della Casa dei Vettii a Pompei (foto silvia vacca)

Ci siamo. Il momento tanto atteso è vicino. I restauratori danno gli ultimi ritocchi in vista dell’apertura della Casa dei Vettii, una tra le più ricche e famose di Pompei, posta sotto la protezione di Priapo dio della prosperità, dipinto a destra della porta, che simboleggia la prosperità economica dei proprietari, i fratelli Aulus Vettius Restitutus e Aulus Vettius Conviva, liberti, divenuti ricchi grazie al commercio. Martedì 22 novembre 2022, alle 11.45, il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, sarà al Parco archeologico di Pompei per la riapertura della Casa dei Vettii. Interverranno il direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna; il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel.

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Il triclinio della Casa dei Vettii a Pompei (foto parco archeologico pompei)

I fratelli Aulus Vettius Conviva e Restitutus erano i proprietari della splendida Casa dei Vettii, due ex-liberti arricchitisi con il commercio, due “uomini nuovi” di Pompei, entrati a far parte dell’oligarchia cittadina attraverso la nomina a importanti cariche pubbliche. La loro è una casa di vecchia costruzione, completamente ristrutturata in età augustea e ancora migliorata forse proprio quando i due fratelli l’hanno acquistata, prima del terremoto del 62 d.C. Amadeo Maiuri, ex-direttore degli scavi di Pompei, la considerava come quella “che meglio rappresenta, nella sua lussuosa decorazione parietale e nella graziosa composizione scenografica del giardino, il lusso mercantile degli ultimi decenni di vita della città”. Ora, finalmente, grazie a impegnativi lavori di restauro, è pronta a riaprire i battenti, per tornare ad accogliere fra le sue bellezze i nuovi ospiti di Pompei.

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La Casa dei Vettii è posta sotto la protezione di Priapo, raffigurato all’ingresso della domus a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La signorile Casa dei Vettii è posta sotto la protezione di Priapo, dio dal grande fallo dipinto a destra del portone e simbolo della prosperità dei proprietari della casa. Vi si accede dal vicolo dei Vettii, e subito entrando si apprezza la maestosità di questa domus. La planimetria della casa presenta una novità nell’architettura pompeiana, proprio all’ingresso: l’assenza del tablino, tradizionalmente presente sul fondo dell’atrio, per cui quest’ultimo svolge una funzione centrale di rappresentanza e di passaggio diretto all‘elegante e lussureggiante peristilio. La maggior parte degli affreschi della casa risale agli interventi condotti dopo il terremoto, e mostra una scelta accurata dei soggetti, generalmente collegata alla funzione degli ambienti. Gli ospiti vengono accolti all’ingresso, con la figura di Priapo. Si passa poi nell’atrio, dove si trovano fanciulli intenti a compiere sacrifici ai Penati, raffigurati nello zoccolo, alludenti al culto degli antenati, da sempre connesso a questo ambiente dell‘abitazione. Inserite nei pressi della grande cassaforte in bronzo, dove erano custoditi gli oggetti preziosi e gli averi dei proprietari, è la personificazione di Fortuna, alla quale degli amorini rivolgevano onorati sacrifici.

Pompei. Aperte al pubblico la Villa di Diomede e la Casa dei Dioscuri: il parco archeologico amplia la fruizione della città antica con sistemi innovativi di accessibilità per disabili e giardini lussuosi ricostruiti

Una villa fuori porta con giardino scavata ancora nel Settecento, e una casa lussuosa nel cuore della città antica: il parco archeologico amplia i percorsi di fruizione di Pompei attraverso l’accesso alla Villa di Diomede e alla Casa dei Dioscuri, due grandi edifici di Pompei che da mercoledì 9 novembre 2022 sono aperti al pubblico al termine degli interventi di messa in sicurezza e restauro, con sistemi innovativi di accessibilità per disabili e giardini lussuosi ricostruiti. Con queste attese aperture, il parco archeologico avvia la restituzione alla fruizione di grandi dimore che, oltre ad aggiungersi all’offerta di visita della città antica,  prevedono il potenziamento dei percorsi dedicati alle persone con disabilità con una percorribilità fino al 90%, come nel caso dei  due piani del complesso della Villa di Diomede e la rigenerazione dei giardini della Casa dei Dioscuri – attraverso una nuova interpretazione dei dati archeologici e una vera e propria materializzazione delle pitture di giardino della casa, oggi quasi invisibili ma testimoniate dai disegni dei visitatori ottocenteschi – vero fulcro della vita domestica e dell’organizzazione spaziale e visuale della lussuosa dimora. Garantire l’accessibilità e l’inclusione sempre maggiore di tutti i visitatori e in più edifici di Pompei, è una priorità che il parco archeologico sta perseguendo ed affinando in tutti i suoi progetti di restauro. A questo si affianca la valorizzazione dei giardini e delle aree verdi in generale, che sono parte integrante del paesaggio della città antica.

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Massimo Osanna, direttore generale dei Musei (foto parco archeologico pompei)

“Queste aperture chiudono definitivamente i restauri del Grande progetto Pompei a cui risale la progettazione di entrambe le domus, che dall’inizio si è orientata nella direzione della piena accessibilità e della completa fruizione dei monumenti da parte di tutti i visitatori, al pari delle opportunità. A questo si aggiunge la grande attenzione anche ai giardini e alle aree verdi in generale, parti integranti della domus”, dichiara il direttore generale dei Musei, Massimo Osanna. “L’approccio adottato con il Grande progetto Pompei si conferma essere stato un modello di sostenibilità, che sin dai primi progetti ha dato priorità al valore della multidisciplinarietà e alla collaborazione tra le diverse competenze archeologiche, architettoniche, ingegneristiche, botaniche e di restauro”.

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico Pompei)

“Il compito di noi archeologi è di raccontare l’eccezionalità della vita comune, che a Pompei possiamo ricostruire grazie a reperti unici, tra cui i calchi delle vittime e di oggetti d’uso quotidiano, ma anche di rendere accessibile e comune per tutti, quello che in antico era molto esclusivo”, interviene il direttore del parco archeologico Gabriel Zuchtriegel: “apriamo oggi due dimore eccezionali, appartenenti all’élite dell’antica Pompei, nell’ottica di una sempre maggiore inclusione, che non è solo quella fisica, di abbattimento delle barriere, ma anche culturale e sociale. Attraverso i giardini e gli spazi verdi, possiamo offrire delle esperienze che consentono una comprensione più ampia della realtà storica di Pompei e del suo territorio. Ricordo che oltre al progetto di riqualificazione delle aree verdi che ha visto collaborare bambini e adolescenti con autismo e altre forme di disabilità, nei lavori di manutenzione e restauro dei giardini della casa dei Dioscuri hanno collaborato anche alcuni giovani che grazie l’istituto della messa alla prova, nell’ambito di una convenzione tra Parco e il tribunale di Torre Annunziata, hanno svolto lavori di pubblica utilità. Dopo gli importanti risultati ottenuti con il Grande Progetto Pompei, ora ci impegniamo a rendere il territorio sempre più partecipe della nostra visione, e le due case che oggi consegniamo alla fruizione pubblica ne sono un’espressione esemplare”.

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Inaugurazione della villa di Diomede a Pompei con la coop sociale Il Tulipano (foto parco archeologico pompei)

Presso la Villa di Diomede sono stati presenti bambini e adolescenti con autismo e disabilità cognitiva del Centro riabilitativo di Pompei. Nell’ambito di una convenzione promossa dal Parco archeologico con la Cooperativa sociale Il Tulipano, i ragazzi e le loro famiglie stanno seguendo un percorso di agricoltura sociale che comprende la raccolta della frutta nei giardini delle domus, nel vivaio e nei frutteti dell’area archeologica – a cominciare da melograni e mele cotogne per poi proseguire con i frutti del biancospino, gli agrumi, le sorbole – e la trasformazione con ricette desunte da autori antichi come Plinio, in succhi e marmellate.

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Il giardino della Villa di Diomede a Pompei con la piscina centrale (foto parco archeologico pompei)

 

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Ricostruzione della Villa di Diomede a Pompei (parco archeologico pompei)

Villa di Diomede. Villa di Diomede, posta lungo la via dei Sepolcri, presso la necropoli di Porta Ercolano, è tra i primissimi edifici scavati nel sito di Pompei, tra il 1771 e il 1775. L’aspetto attuale della villa, secondo gli studi più recenti, è la sintesi della sovrapposizione di diverse fasi edilizie, che hanno portato alla realizzazione di un complesso residenziale organizzato in tre differenti nuclei architettonici, sorti su diverse terrazze poste a quote differenti, degradanti verso il mare. Il primo nucleo è composto dal quartiere residenziale, formato da ambienti diversi di soggiorno disposti attorno al peristilio superiore, superato il quale era possibile giungere, attraverso una scala, al peristilio inferiore, posto ad una quota più bassa e composto da 17 colonne per lato, che circondavano il giardino, al cui centro si apre una piscina con nicchie rettangolari e curve, con il lato nord absidato. In asse con la piscina, ma rivolta verso sud, trova posto una terrazza sopraelevata ai cui angoli erano poste colonne in laterizio. L’ultimo nucleo è composto dall’ampio criptoportico che funge da sostruzione per il giardino oltre che da deposito. La villa, dalla sua scoperta risalente al 1771 sotto la direzione di Francisco La Vega, fino ad oggi ha subito numerosi interventi di restauro, che hanno modificato l’originaria opera architettonica.

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Le colonne del peristilio della Villa di Diomede a Pompei prima dei restauri (foto parco archeologico pompei)

La struttura appare realizzata con l’uso di materiali locali, quali il calcare del Sarno, i tufelli, la schiuma di lava, il tufo grigio, il tufo giallo ed i laterizi legati con malta di calce idraulica ed inerti di origine vulcanica. Nel corso del tempo i giunti delle pietre sono stati più volte stilati con malte cementizie e le piattabande in legno sono state sostituite. Buona parte delle murature presentavano ampie superfici coperte da vegetazione infestante, patine biologiche, erosioni, mancanze di materiali, esfoliazioni ed efflorescenze saline. Gli interventi del progetto di restauro hanno interessato prevalentemente il consolidamento delle volte degli ambienti che custodiscono elementi decorativi parietali e pavimentali, il restauro delle apparecchiature murarie, la conservazione delle stratificazioni dei restauri realizzati a partire dal XVIII secolo, la costruzione di nuove coperture archeologiche a protezione di ambienti completi di intonachi e degli elementi decorativi parietali, la verifica e la sostituzione degli architravi esistenti, il restauro e la manutenzione di elementi metallici, la sostituzione dei cancelli e balaustre, il  consolidamento delle creste murarie, la pulizia archeologica degli ambienti interni e degli spazi destinati ai percorsi di collegamento alle funzioni della villa, il recupero egli intonaci e dipinti murari.

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Le colonne del peristilio della Villa di Diomede a Pompei con le pedane per i disabili (foto parco archeologico pompei)

Un intervento significativo è stato riservato alla fruizione della Villa, in particolare per consentire un accesso “totale” ai diversamente abili, dotando il percorso di visita di un elevatore esterno e un sistema d pedane che consentono di superare gli ostacoli del sito. Il sistema di accesso alla Villa è stato poi agganciato al progetto più ampio di accessibilità di Pompei, con la nuova sistemazione del varco di Porta Ercolano e la passeggiata da Porta Ercolano a Porta Vesuvio che verrà realizzato nei prossimi mesi. Per le persone con disabilità è riservato l’accesso dalla strada esterna su via villa dei Misteri, previo contatto con i seguenti numeri di telefono: 081.8575400/333 o 081.8575347. Il personale di accoglienza Ales fornirà all’ingresso, le indicazioni per il percorso di visita e l’utilizzo dell’elevatore esterno. Il progetto di restauro di Villa di Diomede, risalente al 2016, è stato finanziato con fondi del GPP, nell’ambito del Programma Operativo Interregionale FESR “Attrattori culturali, naturali e turismo” Obiettivo Convergenza 2007/2013.

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Scorci nella Casa dei Dioscuri a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Casa dei Dioscuri. Scavata tra il 1828 e il 1829, la Casa dei Dioscuri, nella Regio VI, è una delle più vaste e prestigiose di Pompei, celebre per la ricchezza delle pitture di IV stile e la sua organizzazione interna con ampi spazi aperti dai continui rimandi prospettici. Ancora oggi, nonostante molte pitture siano state nel passato staccate e ricollocate al museo Archeologico di Napoli, si può godere della volontà di creare decorazioni insolite e adatte alle vaste dimensioni degli ambienti, valutando quindi il gusto di una committenza tra le più colte di Pompei. L’abitazione è dotata di due atri, collegati da un elegante peristilio di tipo rodio, cioè con il braccio settentrionale scenograficamente più elevato rispetto agli altri, dal quale si vede una profonda vasca utilizzata per giochi di acqua e sul quale si affaccia un elegante ambiente di soggiorno le cui pareti erano in origine rivestite di marmo, fatto non comune a Pompei.

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L’atrio principale della Casa dei Dioscuri a Pompei (foto parco archeologico pompei)

L’atrio principale è dotato di 12 colonne in tufo e su di esso si aprono ambienti sontuosi, adibiti al ricevimento e al convivio chiusi sul fondo da un piccolo giardino; l’atrio secondario è quasi interamente occupato dagli ambienti di servizio e da quelli dedicati al riposo. La decorazione parietale è opera della stessa bottega che ha lavorato nella vicina Casa dei Vettii, le pitture più significative sono visibili al museo Archeologico nazionale di Napoli, compresi i quadretti all’ingresso con i Dioscuri Castore e Polluce, che hanno dato il nome alla casa e le cui copie sono state recentemente ricollocate in situ.

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La lussuosa Casa dei Dioscuri a Pompei dopo i restauri (foto parco archeologico pompei)

Gli interventi sulla casa sono consistiti nella realizzazione di nuove coperture archeologiche, leggere e reversibili, per l’intera estensione della casa, la risistemazione di alcune falde di copertura nonché la revisione delle strutture metalliche per poter rendere nuovamente fruibile il monumento. A seguito del completamento del cantiere sono stati eseguiti interventi di messa in sicurezza degli apparati decorativi parietali e pavimentali. Il progetto di recupero della Casa ha stimolato la rigenerazione dei giardini della domus – quello del peristilio e quello dello pseudoperistilio dorico – con nuove interpretazioni dei dati archeologici e archeobotanici degli scavi del passato, degli spunti e dell’analisi dell’architettura e dei suoi rapporti interni, nonché degli apparati decorativi originari trasmessi dal taccuino di schizzi dello studioso e viaggiatore inglese Sir William Gell, testimone dei primi scavi intorno al 1830.

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Il giardino restaurato della Casa dei Dioscuri a Pompei (foto parco archeologico pompei)

 

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Gli schizzi di William Gell del peristilio della Casa dei Dioscuri a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Nei giardini lo spazio verde dialogherà idealmente con gli affreschi ricchi di nastri decorativi a carattere botanico, ratificando il ruolo originale del peristilio come paradeisos privato. Al fine di garantire la filiera corta quale buona pratica ambientale ormai peculiare del Parco Archeologico di Pompei, anche per i nuovi giardini della Casa dei Dioscuri è stato possibile utilizzare gran parte delle specie vegetali tra quelle allevate nel nuovo Vivaio della Flora Pompeiana alla Casa di Pansa. Il giardino del semiperistilio dorico interpreta e materializza la decorazione pittorica che ornava le pareti e che oggi è ancora possibile vedere negli schizzi di William Gell secondo un’idea di base che parte dal concetto di continuità del giardino rispetto alla decorazione dipinta (la stessa continuità tra le colonne libere del peristilio “vero” e le semicolonne dell’ala posteriore “finta”. Il giardino vegetale è la prima quinta, reale, fatta dalla successione di rose antiche sarmentose che si arrampicano intorno alle colonne, seguite da una fascia di prato con fioriture spontanee e dove l’incannucciata separa le bulbacee, i piccoli fruttiferi allevati a coppa tra le linee spezzate dei cancella di legno che accompagnano lo sguardo verso il filare di piccoli cipressi e le pitture retrostanti.

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Ambienti affrescati della Casa dei Dioscuri a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il giardino del peristilio s’inserisce nella corrente neo-pittorica del paesaggio contemporaneo, con rimandi allo storicismo, caratteristico dei giardini pompeiani realizzati nel Novecento. Il giardino presenta un disegno ben definito e storicizzato che rimanda allo stile di altri giardini di domus vicine come quella degli Amorini dorati con una scelta delle specie che vuole richiamare l’opulenza e il lusso della dimora patrizia: Ars topiaria con la classica siepe di Ruscus molto bassa, evitando di coprire i punti di fuga e la prospettiva sugli affreschi delle pareti circostanti e sulla grande vasca in posizione opposta; elementi che disegnano la verticalità accompagnando il colonnato con forme topiarie di Tasso e Cipresso, eleganti non invasive sottili a garanzia del principio di equilibrio. All’interno dei letti disegnati dalla siepe sono fioriture di Rosa, Iris, Narcisi per la primavera, campanule e lavanda per il periodo estivo con due strutture topiarie fatte di canne di fiume a sostenere Lonicera caprifolium.

Parco archeologico di Pompei. Scoperto a Villa Arianna un serbatoio in piombo decorato dell’antico sistema idrico: elemento straordinario per conservazione e decorazioni a vista. Sarà visibile al pubblico in “Cantieri aperti”

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Il serbatoio in piombo, trovato a Villa Arianna di Stabia, parte dell’antico sistema idrico (foto parco archeologico pompei)

Ricorda un po’ il nostro bollitore o scaldabagno che dir si voglia. Ma quel serbatoio in piombo decorato trovato a Villa Arianna di Stabia ha duemila anni ed è un reperto straordinario per le caratteristiche di conservazione e per le decorazioni a vista. Così anche l’antica Stabiae restituisce eccezionali reperti sulla vita quotidiana di epoca romana. Elementi del sistema idrico, tra cui appunto un serbatoio in piombo decorato, sono riemersi nel corso dei lavori per la fruizione ampliata e l’abbattimento delle barriere architettoniche in corso a Villa Arianna. La pulizia archeologica condotta nel peristilio piccolo (giardino colonnato) della Villa ha permesso di riportare nuovamente alla luce questo elemento, già individuato circa un decennio fa, che faceva parte dell’antico sistema di distribuzione dell’acqua all’interno dell’edificio. Ora questo reperto unico, posto nel giardino a pochi passi dall’ingresso dell’atrio, sarà visibile all’interno del cantiere per alcune settimane prima della definitiva musealizzazione in situ, a partire da mercoledì 26 ottobre 2022 dalle 15 alle 16 nell’ambito delle iniziative dei “Cantieri aperti” del parco archeologico di Pompei, senza obbligo di prenotazione. Ingresso gratuito.

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Il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel (foto parco archeologico di pompei)

Il serbatoio, in particolare, rappresenta uno straordinario rinvenimento per l’area vesuviana, per lo stato di conservazione e perché rinvenuto nella sua posizione originaria che consente insieme agli altri tratti rinvenuti, di apprezzarne il funzionamento, che era quello sia di regolare il flusso dell’acqua sia di smistarlo nei vari ambienti della villa. Collegate al pezzo centrale sono emerse due tubazioni che alimentavano rispettivamente l’impianto termale della villa e il gioco d’acqua che probabilmente abbelliva l’impluvio (vasca centrale di raccolta delle acque) presente nell’atrio. Le decorazioni infine ornavano la struttura che doveva essere parzialmente a vista, per permettere l’accesso alle due chiavi di arresto che consentivano di regolare il flusso dell’acqua o di chiuderlo completamente per permettere le operazioni di manutenzione degli impianti.

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L’antico serbatoio in piombo con le chiavi di arresto ritrovato a Villa Arianna dell’antica Stabia (foto parco archeologico pompei)

“Un serbatoio come questo, con le sue chiavi di arresto, rientra in quella tipologia di impianti e apprestamenti che possono sembrare quasi moderni per come sono fatti e che hanno sempre destato stupore sin dalle prime scoperte tra Stabia, Pompei e Oplontis”, sottolinea Gabriel Zuchtriegel direttore del parco archeologico di Pompei. “Gli antichi anche in questo caso non hanno rinunciato a un elemento ornamentale, un astragalo in rilievo, che forse caratterizzava la bottega che l’ha prodotto, a mo’ di un marchio moderno, e che in ogni caso doveva essere visibile, poiché il serbatoio fu collocato al di sopra del livello di calpestio. Un ulteriore esempio di come accessibilità, conoscenza e tutela si integrano, che andremo a raccontare al pubblico in corso d’opera nell’ambito dei cantieri aperti del Parco”.

I ragazzi di Pompei in tournée. Dopo il successo al Teatro Grande, gli studenti protagonisti dello spettacolo “Uccelli”, col progetto “Sogno di volare”, raccolgono applausi al teatro Arena del Sole – Ert di Bologna

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Progetto “Sogno di volare”: i ragazzi di Pompei con “Uccelli” raccolgono applausi anche a Bologna (foto parco archeologico pompei)

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Foto di gruppo dei ragazzi di Pompei a Bologna impegnati con “Uccelli” nel progetto “Sogno di volare” (foto parco archeologico pompei)

Grande successo “in trasferta” per gli studenti delle scuole di Pompei e Torre del Greco che partecipano al progetto “Sogno di volare”. Dopo il successo estivo al teatro grande di Pompei con la commedia “Uccelli” di Aristofane, per la regia di Marco Martinelli, i ragazzi si sono esibiti al Teatro Arena del Sole – Ert di Bologna sabato 22 e domenica 23 ottobre 2022. Lo spettacolo, prima produzione teatrale del Parco archeologico di Pompei , realizzata in collaborazione con Ravenna Festival, Teatro delle Albe/Ravenna, Teatro di Napoli-Teatro Nazionale e Giffoni Film Festival, rientra in un ampio progetto “Sogno di volare”, finalizzato a coinvolgere i giovani e le scuole del territorio e stabilire un legame concreto tra le antiche testimonianze e i giovani fruitori, in un percorso volto alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio storico-archeologico e nato nell’ambito di un protocollo di intesa stipulato, in attuazione del Piano strategico, lo scorso aprile tra il Parco archeologico di Pompei, il Grande Progetto Pompei/Unità Grande Pompei e l’Ufficio scolastico regionale della Campania.

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Progetto “Sogno di volare”: i ragazzi di Pompei con “Uccelli” sul palco del Teatro Arena del Sole a Bologna (foto parco archeologico pompei)

Dopo Pompei, lo spettacolo che ha la regia di Marco Martinelli, musiche di Ambrogio Sparagna e disegno luci di Vincent Longuemare, professionisti della scena teatrale di fama internazionale, è andato in scena anche al teatro delle Albe di Ravenna e ora a Bologna. “Per molti di questi ragazzi Pompei era sconosciuta o nota solo attraverso le gite scolastiche”, sottolinea il direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel. “Adesso è un luogo loro, che con orgoglio portano in giro per tutta Italia come veri ambasciatori del territorio. Questo è il vero successo dell’iniziativa, oltre alla qualità dello spettacolo che ha riscontrato un fortissimo entusiasmo da parte del pubblico”.

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Progetto “Sogno di volare”: i ragazzi di Pompei con “Uccelli” nel Teatro Grande di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il progetto continuerà quest’anno con un nuovo spettacolo in programma a fine maggio nuovamente sulla scena del Teatro Grande di Pompei. E a breve sarà presentato tutto il percorso dalle prime prove alla messa in scena documentato dal Giffoni Film festival attraverso un docufilm cura di Marcello Adamo e Luca Apolito per raccontare questa straordinaria esperienza di vita dei ragazzi e la loro partecipazione attiva a diretto contatto con luoghi della cultura.