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Tesori italiani nel mondo. Ercolano protagonista in due grandi mostre: al Moesgaard Museum ad Aarhus in Danimarca apre “Bound for disaster – Pompeii and Herculaneum”, mentre al Getty museum di Malibù chiude “Buried by Vesuvius: Treasures from the Villa dei Papiri”. Il direttore Sirano: “I reperti ambasciatori della cultura e della storia di Ercolano”

La locandina della mostra “Buried by Vesuvius: Treasures from the Villa dei Papiri” al Getty Museum di Malibu

Si sono appena spenti i riflettori a Los Angeles sulla mostra “Buried by Vesuvius: Treasures from the Villa dei Papiri” del Getty Villa di Malibu, terminata il 28 ottobre con oltre 100mila visitatori, che già il parco archeologico di Ercolano è di nuovo protagonista di un’altra esposizione, in Danimarca. La mostra al Getty Museum, interamente dedicata all’area archeologica di Ercolano e, in particolare, ai tesori rinvenuti nella celebre Villa dei Papiri (della quale la villa di Malibù è stata progettata come una copia) è stata realizzata in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Napoli e l’istituto italiano di Cultura a Los Angeles. In mostra molti dei reperti più spettacolari rinvenuti all’interno della Villa (come vediamo nel video prodotto da Eric Minh Swenson, qui sotto)

con l’inserimento anche di un filmato in computer grafica in grado di rappresentare ai visitatori della mostra tutta la Villa nella sua interezza.

Il manifesto della mostra “Bound for disaster – Pompeii and Herculaneum” al Moesgaard Museum ad Aarhus in Danimarca

La preparazione di un reperto di Ercolano per la mostra in Danimarca (foto Paerco)

E ora la Danimarca. Parte infatti il 6 novembre 2019, e terminerà il 10 maggio 2020, al Moesgaard Museum ad Aarhus in Danimarca la mostra “Bound for disaster – Pompeii and Herculaneum”, che presenta più di 250 reperti provenienti da sette musei e istituzioni culturali italiane. Ingente il patrimonio di materiali da Ercolano, mai esposto in precedenza fuori dall’Italia; le città dell’area vesuviana sono presentate da una prospettiva incentrata sull’impero romano come sovrano dell’Adriatico e del Mediterraneo, quando l’espansione della marina fornì le basi per lo stile di vita romano – una società basata sugli schiavi, in cui beni di consumo, lussi e lavoro forzato scorrevano in quantità enormi attraverso il Mediterraneo e fornivano l’intero impero romano. Pompei ed Ercolano beneficiarono enormemente della loro posizione nel luogo in cui il commercio fiorì – fino a quando il disastro non le colpì. I visitatori potranno vedere rilievi e lapidi recanti iscrizioni che forniscono descrizioni vivide e informazioni sulle relazioni familiari, affreschi con motivi marittimi, paesaggi e situazioni quotidiane, attrezzature militari e marittime e carichi di merci provenienti da destinazioni lontane e il porto commerciale di Napoli. Ci sono anche mosaici e statue in marmo, fontane e figure legate alla mitologia e al culto, insieme a gioielli e altri beni di lusso dell’alta vita dei romani prima del cataclisma.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

“Ritengo i materiali in mostra nelle diverse esposizioni ambasciatori della cultura e della storia di Ercolano”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “testimoni dell’identità del sito che è giusto condividere con un pubblico allargato, quello delle grandi occasioni, un pubblico che va appassionato in ogni parte del mondo grazie ad una sorta di viaggio in avanscoperta compiuto dai reperti del sito archeologico, per una consapevolezza sempre maggiore del tesoro che è la città antica di Ercolano. In particolare la collaborazione con il Museo di Aarhus è stata piena e reciprocamente arricchente sotto ogni punto di vista. Sono inoltre certo che queste mostre, cui il Parco ha contribuito al rigoroso impianto scientifico e alle modalità di esposizione, saranno foriere di nuovi e numerosi visitatori anche verso Parco Archeologico”.

“Effetto Museo. Intrusioni istantanee nei Luoghi dell’Arte”: al museo Archeologico nazionale di Napoli apre la mostra delle fotografie di Massimo Pacifico dove il pubblico nei più granfi musei del mondo è il vero protagonista

Il Mann visto dall’occhio di Massimo Pacifico nella mostra al museo Archeologico di Napoli (foto Pacifico)

Cinquanta fotografie, realizzate nei più importanti istituti culturali del mondo, rappresentano un vero e proprio atto d’amore per il pubblico dei Musei: un Grand Tour postmoderno, grazie al quale si può comprendere quanto l’arte somigli alla vita reale. Presenze silenziose, figure mimetizzate nelle sale, profili contemporanei che riproducono i volti antichi di dipinti e sculture: i visitatori sono i veri protagonisti della mostra “Effetto Museo. Intrusioni istantanee nei Luoghi dell’Arte”, che Massimo Pacifico presenta al Mann dal 31 ottobre 2019 al 6 gennaio 2020, nelle sale 94-95, in prossimità del Plastico di Pompei. Tante le mete del viaggio creativo di Massimo Pacifico: per citarne solo alcune, Metropolitan Museum di New York, British Museum, Tate Britain e Victoria&Albert Museum di Londra, Villa Stuck di Monaco e Germanisches Nationalmuseum di Norimberga, Uffizi, Bargello e Gallerie dell’Accademia di Firenze, Pinacoteca di Brera e Museo del Novecento di Milano; non mancheranno, naturalmente, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ed il Museo e Real Bosco di Capodimonte.

L’invito alla vernice della mostra “Effetto Museo. Intrusioni istantanee nei Luoghi dell’Arte” al museo Archeologico nazionale di Napoli

“Non di rado varco soglie maestose, e fotografo, e molto”, spiega Pacifico. “Con diaframmi aperti e tempi di scatto, per quanto consentito dalla tecnologia, brevi. Ho la pretesa di congelare attimi irripetibili e di produrre immagini semplici, usando un lessico elementare. Tento, alla maniera di Henry Cartier-Bresson, di allineare l’obiettivo all’occhio e al cuore… e anche a quella parte del cervello dove alligna l’ironia”. Massimo Pacifico, originario di Sulmona (Aq), è fotografo professionista dal 1977. Da allora collabora con dozzine di riviste illustrate (di attualità, di viaggi e di stili di vita, italiane, tedesche, americane e giapponesi), realizzando centinaia di reportage dai cinque continenti. Dal 1991 è giornalista professionista. È stato Presidente per 10 anni dell’Airf (Associazione Italiana Reporter Fotografi) della Toscana; v. Presidente per 2 anni del Gist (Gruppo Italiano Stampa Turistica), presidente per 9 anni della Neos Giornalisti di Viaggio Associati. Autore di molti libri (per Electa, Alinari, Fos, Najs et alia) e protagonista in mostre fotografiche internazionali (Algeri, Boston MA, Firenze, Milano, Venezia, Williamsburg VA…). Nel 2005 fonda, a Milano, la rivista mensile VERVE, che dirige fino al 2010, e quindi, nel 2011, la rivista, sempre mensile, BOGART. Dal 2014 cura la pubblicazione online della visual web review BARNUM.

Lo Stedelijk Museum di Amsterdam visto dall’occhio di Massimo Pacifico in mostra al Mann (foto Pacifico)

Nelle sale 94 e 95 del museo Archeologico, i visitatori si “specchieranno” dunque nelle immagini di Pacifico: sarà facile sorridere per l’allegria di una mamma che improvvisa passi di danza con il suo figlioletto al Victoria&Albert Museum, riconoscersi nella concentrazione di due ragazze allo Stedelijk Museum di Amsterdam mentre, al loro fianco, un bimbo improvvisa una fuga, mescolarsi nell’austera sospensione di un’anziana londinese proiettata nel soggetto cavalleresco di una tela. Musei luoghi di vita, dove una coppia scambia sguardi d’intesa tra i capolavori e le maglia rosse dei giovani interrompono il bianco dei busti fermi su una parte; musei spazi metaforici dell’imprevisto, in cui vita reale e vita dell’arte si intrecciano in un gioco di simmetrie e distonie inquadrate dalle foto. “Il pubblico è al centro del dibattito sulla gestione museale”, interviene Paolo Giulierini, direttore del Mann: “comprensione delle tendenze, individuazione e profilazione degli utenti, strategie per migliorare le perfomance degli istituti culturali in termini di valorizzazione del patrimonio. Dietro questi termini, seppur tanto importanti per il management dei musei, chi riusciamo a scorgere? Sono gli uomini, le donne, i ragazzi ed i bambini, catturati dall’obiettivo di Massimo Pacifico: storie personali che incontrano la storia universale espressa dall’arte, per svelare simmetrie e contrasti tra le nostre vite e quelle dei popoli del passato”.

Al museo Archeologico nazionale di Napoli con Erri de Luca al via la rassegna “Lo scaffale del Mann”: otto incontri per otto libri tra arte, letteratura, saggistica ed attualità

Lo scrittore Erri de Luca ospite del museo Archeologico nazionale di Napoli per “Scaffale al Mann” (foto Mann)

Otto eventi e otto libri per riempire “Lo scaffale del Mann”: da mercoledì 23 ottobre 2019 parte al museo Archeologico nazionale di Napoli una rassegna culturale che propone nuovi percorsi di approfondimento fra arte, letteratura, saggistica ed attualità. Ideata dai Servizi Educativi del Museo, la manifestazione (ad ingresso gratuito) sarà organizzata una volta al mese (di mercoledì), da ottobre 2019 sino a maggio 2020. Il primo autore a lasciare una propria opera nella libreria reale (e simbolica) del Mann sarà Erri De Luca, che mercoledì 23 ottobre 2019, alle 17.30, presenta, nel Salone della Meridiana, il romanzo “Impossibile” (Feltrinelli, 2019). Un vero e proprio nostos, quello dello scrittore napoletano, che riprenderà all’Archeologico il suo dialogo tra le dimensioni del passato e del presente: “Bentornato Erri De Luca nel suo Museo necessario, come lo ha definito nelle pagine dedicate al Mann in Consiglio di pellegrinaggio. Siamo onorati di ospitare la presentazione del suo ultimo libro, che apre il nuovo ciclo di incontri “Lo scaffale del MANN” e lo ringraziamo per averci ancora una volta toccato il cuore con la sua forza letteraria ricca di riflessioni sull’ umanità”. Si legge con emozione in “Impossibile”: “Un manifesto del popolo curdo dice che la loro vittoria non dipende dal numero dei nemici uccisi, ma dal numero di quelli che si sono uniti a loro. Anche il nemico può rientrare nella fraternità”. Parole che, attraverso la descrizione del sentimento per lui più politico, appunto la fraternità, ci riportano al dramma dei nostri giorni e a quello a cui il Museo vorrà dar forza nei prossimi anni, alle voci dei vinti”, commenta il direttore del Mann, Paolo Giulierini.

“Musei e media digitali” di Nicolette Mandarano

Secondo appuntamento della rassegna mercoledì 27 novembre 2019, alle 17, con Cristina da Milano e Alessandra Gariboldi, che illustreranno le più moderne strategie di “Audience Development”: lo studio, pubblicato dai tipi di Franco Angeli, ha lo scopo di “mettere i pubblici al centro delle organizzazioni culturali”. Comunicazione e valorizzazione saranno le parole chiave della conferenza di Nicolette Mandarano (11 dicembre 2019, alle 17), che ripercorrerà le pagine del suo “Musei e media digitali” (Carocci Editore) per mostrare quanto gli istituti culturali del terzo millennio siano in grado di puntare su nuove modalità di promozione del patrimonio.

“Pietre dello scanalo. 11 avventure dell’archeologia” di Emanuele Papi

Naturalmente legato alle vicine celebrazioni della Giornata della Memoria, l’evento del 22 gennaio 2020 (alle 17) con la presentazione del libro di Fabio Beltrame “Eroi, traditori e complici nell’inferno nazista” (collana “Presente storico” di “Prospettiva edizioni”): un’analisi lucida che, per il suo alto valore storico, è stata inserita nella Biblioteca dell’United States Holocaust Memorial Museum di New York. I reperti archeologici attraversano i secoli e restituiscono non soltanto le tracce delle epoche in cui sono stati creati, ma anche le storie delle civiltà che li hanno custoditi: mercoledì 5 febbraio 2020 (alle 17) Emanuele Papi (direttore della Scuola Archeologica di Atene) presenterà il suo libro “Pietre dello scandalo. 11 avventure dell’archeologia” (Laterza Editore), descrivendo rigore e passione dello scavo e della ricerca scientifica.

“Lezioni di immortalità” di Flaminia Cruciani

Creatività al femminile nella voce della scrittrice Elena Rossi, che, nell’appuntamento di marzo (mercoledì 4, alle 17) darà voce a storie di migranti e clandestine nel suo “Onda e altri racconti” (Cosmo Iannone Editore). Ad aprile (mercoledì 22, alle 17), Flaminia Cruciani (per anni impegnata nella Missione Archeologica Italiana in Siria, ad Ebla) definirà cosa è la “poetica dell’archeologia”, rappresentata nel suo libro “Lezioni di immortalità” (Mondadori). Conclusione della rassegna (6 maggio, alle 17) con la curiosa indagine di Michele di Gerio su “Archeologia e animali. La narrazione degli autori antichi” (Guida Editore).

“I Musei e questo futuro. Tempi di cambiamento”: convegno internazionale a Venezia con i direttori di grandi musei del mondo sui nuovi scenari europei

La locandina del convegno a Venezia sul futuro dei musei

In che modo si modificheranno i saperi, le conoscenze e dunque i luoghi tradizionalmente depositari della storia e della cultura, come i Musei? In che modo i Musei internazionali devono affrontare e stanno affrontando il tema del cambiamento della società e le nuove dinamiche che interessano lo scenario europeo? La risposta o le risposte tenterà di darle un importante convegno internazionale “I Musei e questo futuro. Tempi di cambiamento” dedicato alla sfide che i grandi musei sono chiamati ad affrontare di fronte ai cambiamenti che stanno interessando la società e l’Europa, sfide in un futuro che è già alle porte. Il convegno, sabato 12 ottobre 2019, dalle 11 alle 16, nel Salone dello Scrutino di Palazzo Ducale a Venezia, è promosso dal Comune di Venezia, la Fondazione Musei Civici di Venezia, il Museo Statale Ermitage ed Ermitage Italia in collaborazione con Villaggio Globale International.

I direttori Paolo Giulierini (Mann) e Michail Piotrovsky (Ermitage)

Il tema del convegno organizzato nell’occasione è di stringente attualità. Le cronache quotidiane, le innovazioni tecnologiche e le tendenze dei costumi, le stesse scelte della politica internazionale sottendono infatti problematiche di enorme rilevanza e mostrano i segni contraddittori del domani e del futuro. Che è già presente. Tutto ciò rende importante la riflessione sulle conseguenze dei cambiamenti in atto. Alla riflessione prenderanno parte – dopo i saluti di Mariacristina Gribaudi presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia e l’intervento introduttivo del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro – il direttore generale del museo statale Ermitage di San Pietroburgo Mikhail Piotrovsky, Gabriella Belli direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia, Paolo Giulierini direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Fatma Nait-Yghil direttrice del museo Bardo di Tunisi, Simone Verde direttore del complesso monumentale della Pilotta di Parma ed Hermann Parzinger presidente della Fondazione del Patrimonio Culturale Prussiano di Berlino.

Visitatori in coda attendono di entrare al museo Archeologico nazionale di Napoli

Testimoni del passato e del presente e nel contempo protagonisti di una relazione forte con la gente, lente privilegiata per interpretare il mondo di oggi e di domani, i grandi Musei sono chiamati ad affrontare le crisi, le trasformazioni culturali, i nuovi linguaggi, i mutamenti di valori; devono confrontarsi con le aperture di frontiere o, viceversa, con l’innalzamento di nuovi muri e nuove emarginazioni; con dialoghi o con cesure internazionali. Proprio per questo i Musei oggi, pur preservando le loro missioni primarie di conservazione, tutela e valorizzazione, hanno trasformato le loro pratiche e le loro proposte culturali per essere più vicini alle comunità di riferimento, e domani? Gli interventi dei relatori aiuteranno a comprendere il nuovo ruolo al quale si preparano le istituzioni culturali europee.

Il convegno internazionale vede affiancati ancora una volta la città di Venezia e il prestigioso museo di San Pietroburgo che, sempre il 12 ottobre, prima del convegno, rinnoveranno ufficialmente il Protocollo d’Intesa che ha sancito la presenza nella città lagunare di “Ermitage Italia”. La filiale italiana del museo russo, con sede alle Procuratie Vecchie in piazza San Marco, è nata sotto l’egida dei rispettivi governi nell’ambito degli accordi bilaterali tra Italia e Russia ed destinata allo studio e alla ricerca sui rapporti artistici, storici e culturali tra i due Paesi.

Archeologia medievale. L’abbazia benedettina di San Vincenzo al Volturno rivela un vero e proprio centro produttivo: sono i risultati della campagna 2019 dell’università Suor Orsola Benincasa col sostegno del Mann

L’abbazia benedettina San Vincenzo al Volturno fu costruita nel 703 (foto Mibac)

Frammento lapideo con un’iscrizione rinvenuta nella campagna di scavo 2019 (foto Mann)

L’abbazia benedettina di San Vincenzo al Volturno era un vero e proprio centro produttivo. È quanto emerso dalla campagna di scavo del 2019, appena conclusa, condotta dall’università Suor Orsola Benincasa, con il sostegno del museo Archeologico nazionale di Napoli ed in collaborazione con la soprintendenza Abap e il Polo Museale del Molise. Nuova luce splende sul sito di San Vincenzo al Volturno, antica abbazia benedettina (la prima edificazione risale al 703), che rappresenta uno straordinario tesoro storico-artistico della provincia di Isernia: gioiello dell’architettura e dell’arte altomedievale (di pregevole fattura gli affreschi ritrovati al suo interno), l’abbazia testimonia la ricchezza dei territori cosiddetti “di confine”, che conobbero una fiorente attività culturale negli intermundia temporali tra le conquiste longobarde e franche in Italia.

Ricostruzione virtuale dell’abbazia benedettina nel IX secolo (foto università Suor Orsola Benincasa)

“Il sostegno del Mann a questo importante scavo rientra nella piattaforma di collaborazione con l’università Suor Orsola Benincasa e le soprintendenze della Campania e del Molise”, spiega Paolo Giulierini, direttore del Mann. “Un percorso iniziato con la mostra sui Longobardi e rivolto alla creazione, al Mann, di una sezione dedicata al Tardo antico che raccoglierà testimonianze dal V al IX secolo d.C.”. E il prof. Federico Marazzi, responsabile scientifico del progetto di scavo nell’area archeologica e docente di “Archeologia medioevale e cristiana” al Suor Orsola Benincasa: “Da oltre un ventennio, diverse generazioni di studenti dell’università Suor Orsola Benincasa si sono formate professionalmente e scientificamente su questo cantiere, in alcuni casi raggiungendo poi esiti assai lusinghieri nelle loro successive carriere. Questo è accaduto perché San Vincenzo è una palestra di qualità impareggiabile per comprendere come inquadrare ed affrontare le indagini di un sito archeologico complesso, che arricchisce il quadro di approfondimento sulla civiltà dell’Alto Medioevo”. Conclude Leandro Ventura, direttore del polo museale del Molise e segretario regionale ad interim per il Molise: “La rinnovata collaborazione con un’istituzione prestigiosa come il Mann e con l’università Suor Orsola Benincasa è un segnale concreto circa la possibilità di fare rete sul territorio fra istituzioni diverse, per creare un sistema di reciproco supporto per la conoscenza e lo studio del patrimonio. L’esperienza e i notevoli risultati delle comuni attività di ricerca degli anni appena trascorsi consentono di sottolineare l’efficacia di questa collaborazione che, quindi, non risulta solo formale”.

Il cantiere di scavo all’abbazia benedettina di San Vincenzo al Volturno (foto Mann)

L’indagine effettuata, realizzata anche con tecnologie avanzate (come le immagini scattate da drone equipaggiato con fotocamera a infrarossi e termica, fornito dall’IMAA-CNR di Tito-PZ), ha permesso di accertare l’estensione verso Sud del complesso archeologico: non soltanto un monastero, ma un vero e proprio quartiere produttivo, dove erano conservati forni per vetri, laterizi e metalli, andava ben oltre il perimetro del chiostro centrale. In particolare, si è capito che, nel corso della ricostruzione avvenuta tra la fine del X secolo e la prima metà del successivo, davanti ed ai piedi alla Basilica Maggiore, fu costruito un quadriportico, con funzioni di diaframma fra l’esterno e l’interno dello spazio monastico (forse si tratta di quello che il Chronicon Vulturnense chiama “chiostro esterno”, attribuito all’azione degli abati Ilario e Giovanni V). Il sito archeologico di San Vincenzo al Volturno conferma, così, la sua importanza come luogo unico in Europa per la conoscenza del patrimonio storico-artistico altomedioevale, soprattutto grazie ai risultati messi in evidenza dagli scavi estensivi condotti in loco.

Il museo Archeologico nazionale di Napoli scende in campo per l’ambiente con la mostra “Capire il cambiamento climatico – Experience exhibition”, mix tra il linguaggio fotografico di National Geographic e le tecnologie digitali immersive e interattive

Il lago Poopo: è l’immagine di Mauricio Lima scelta come “testimonial” della mostra “Capire il cambiamento climatico – Experience exhibition” al Mann

L’immagine scelta di Mauricio Lima per la mostra del Mann è quanto mai eloquente e simbolica nella sua drammaticità: “Il lago Poopo, secondo per estensione in Bolivia dopo il Titicaca, si è prosciugato nel 2015 per cause anche legate alle attività umane: riscaldamento globale e riduzione dei ghiacciai andini che lo alimentavano, siccità prolungate e derivazione di acqua degli immissari per agricoltura e imprese minerarie. Migliaia di persone che abitavano le rive, soprattutto pescatori, sono state costrette a migrare. Il lago si è in parte ricostituito nel 2018 grazie a piogge straordinarie”. Il museo Archeologico nazionale di Napoli scende in campo per l’ambiente, promuovendo, dal 10 ottobre 2019 al 31 maggio 2020, “Capire il cambiamento climatico – Experience exhibition”, uno spazio narrativo ed esperienziale in cui i visitatori scopriranno le cause e gli effetti (attuali e futuri) del riscaldamento globale. Prodotta da OTM Company e Studeo Group, in collaborazione con National Geographic Society, la mostra è realizzata con la curatela scientifica di Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, in un mix tra il linguaggio fotografico di National Geographic e le tecnologie digitali immersive e interattive.

Centinaia di immagini, tra scatti di grandi maestri della fotografia e filmati del National Geographic, saranno il prezioso contributo utilizzato per creare ambienti immersivi, arricchiti da esperienze olfattive e sensoriali: nel percorso di visita, allestito nella sale 90-93 del Mann in prossimità del celebre Salone della Meridiana, il visitatore sarà spinto a farsi parte attiva in un’esperienza che, dall’emozione, porterà alla consapevolezza, invitando all’azione. Le immagini della National Geographic raccontano la profonda trasformazione causata dal riscaldamento globale: dalla fusione dei ghiacci perenni ai fenomeni meteorologici estremi (le ondate di caldo senza precedenti o l’incremento di tempeste e uragani,) dall’intensificarsi dei periodi di siccità all’aumento dei livello dei mari di 3,4 millimetri all’anno. Un allarme concreto per l’intero pianeta, che deve mobilitarsi, anche tramite l’impegno del mondo dell’arte e della cultura. Installazioni digitali, stimoli sensoriali e postazioni interattive coinvolgeranno il visitatore, spingendolo a farsi parte attiva in un viaggio dalle importanti valenze didattiche, civili e sociali.

Napoli. Più di 60mila visitatori hanno scelto la mostra “Assiri all’ombra del Vesuvio” al museo Archeologico nazionale. Ora la mostra “Vola alta, parola. Trent’anni di Colophonarte” e OpenMANNFest

Rilievo con leonessa morente dal Palazzo Nord i Assurbanipal a Ninive. Calco ottocentesco conservato al Mann (foto Graziano Tavan)

Al Mann la mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” fino al 16 settembre 2019

Più di sessantamila visitatori. Tanti sono stati gli ospiti del museo Archeologico nazionale di Napoli che, dopo aver staccato un biglietto per il Mann, ed essersi immersi nella visita della collezione Farnese o dei tesori di Pompei ed Ercolano, hanno deciso di salire la rampa che porta alle sale 90-93 (ve lo ricordate? Quasi un’ascesa alla ziggurath…) per trovarsi a tu per tu con “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”, la mostra organizzata dal Mann in collaborazione con l’università “L’Orientale” di Napoli (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/08/28/al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-la-mostra-gli-assiri-allombra-del-vesuvio-viaggio-multisensoriale-alla-scoperta-di-una-grande-civilta-con-reperti-dai-grandi-musei/).

Effetto speciale a ricostruire le scene tratte dai rilievi assiri (foto Giorgio Albano)

Nel periodo di programmazione della mostra (3 luglio/15 settembre 2019), su 104mila visitatori complessivi dell’Archeologico, il sistema di rilevamento posto all’accesso delle sale 90/93 (in prossimità della Meridiana), ha captato, in particolare, l’ingresso del pubblico interessato a scoprire il fascino dell’antica civiltà mesopotamica, ammirando 45 preziosi reperti (provenienti tra l’altro, da British Museum, Ashmolean Museum, musei Vaticani, museo Barracco, musei civici di Como e musei Reali di Torino) ed i calchi ottocenteschi del Mann. E grazie ai questionari, posti a fine percorso, è stato anche verificato il gradimento degli utenti rispetto agli occhiali multimediali per le ricostruzioni in 3D degli ambienti dei palazzi assiri: il servizio, che rientra nella sezione tecnologica del percorso di visita (coordinamento: prof. Ludovico Solima/università della Campania “Luigi Vanvitelli”), è stato percepito in maniera molto positiva in termini di valore aggiunto apportato alla fruizione complessiva della mostra.

Invito per la mostra “Vola alta parola. Trent’anni di Colophonarte” al Mann

Chiusa la mostra “Assiri”, non certo la programmazione del Mann. Mercoledì 18 settembre 2019 (alle 17), il vernissage della mostra “Vola alta, parola. Trent’anni di Colophonarte”, dove sarà ripercorso il viaggio culturale della casa editrice bellunese, nota, in Italia ed all’estero, per i raffinati libri d’artista, realizzati con i contributi di importanti autori internazionali (solo per citarne alcuni: Mimmo Paladino, Enrico Castellani, Arnaldo Pomodoro, Lucio Del Pezzo, Giuseppe Maraniello, Kounellis, Enrico Baj, Emilio Isgrò, Giorgio Griffa, Roberto Barni, Giulio Paolini, Ferdinando Scianna, Hermann Nitsch, Corneille, Eduardo Arroyo, Claude Viallat, François Morellet, Medhat Shafik, Michel Kenna).

Locandina dell’OpenMann Fest al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 19 al 22 settembre 2019

E dal 19 al 22 settembre 2019, al via l’OpenMANNFest: per quattro giorni, sarà possibile, esclusivamente presso la biglietteria del museo, sottoscrivere a prezzi promo l’abbonamento annuale all’Archeologico (15 euro per adulti, 10 per giovani tra i 18 ed i 25 anni, 30 per una coppia di over 25). L’OpenMANN Fest è stato programmato non soltanto in occasione della festività di San Gennaro (dalle 9 alle 19, l’ingresso al Mann sarà gratuito, mentre dalle 20 alle 23 il museo resterà aperto con ticket a 2 euro), ma anche delle Giornate Europee del Patrimonio. Il 21 ed il 22 settembre, saranno in calendario, infatti, alcuni eventi culturali per festeggiare gli European Heritage Days: sabato 21 (ore 18), presentazione del volume “Gli ultimi giorni del comandante Plinio” di Alessandro Luciano; per l’apertura serale (orario: 20-23; costo: 1 euro), nel Giardino delle Fontane (ore 21), in programma il concerto dei dipendenti dell’Archeologico intitolato “DivertissMANN”. Spazio per il pubblico di giovanissimi (8-12 anni), nel laboratorio didattico “Archaeology for kids”, previsto per domenica 22 settembre (ore 11): partendo dalla mostra “Mann on the moon”, la fantasia dei più piccoli sarà guidata in un suggestivo racconto delle stelle, realizzato in collaborazione con l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte e la Biblioteca Nazionale di Napoli (l’evento, condotto dalla prof. Alessandra Pagliano, rientra nella preview della manifestazione “La notte dei ricercatori 2019). E durante le aperture serali (19 e 21 settembre) sarà possibile degustare gli aperitivi preparati dal MANNCaffé (le consumazioni non saranno incluse nel ticket di ingresso al MANN).