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Giornate europee del Patrimonio: al museo Archeologico nazionale di Napoli entrata a 1 euro, concerto del Festival Barocco Napoletano, laboratorio didattico “Scriba per un giorno”

Affresco con Giove ed Europa conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

È un hashtag quasi socratico, che riveste un indubbio fascino per le istituzioni culturali e per il pubblico: in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio (#Gep2020), #imparareperlavita sarà il filo conduttore social (e non solo) per un fine settimana da trascorrere all’insegna dell’arte. Sabato 26 e domenica 27 settembre 2020, anche il museo Archeologico nazionale di Napoli parteciperà alla manifestazione internazionale promossa dalla Commissione Europea e valorizzata dal Mibact: prevista, come da tradizione ormai consolidata, l’apertura serale del sabato (dalle 20 alle 23; l’ultima emissione di ticket sarà alle 22), con la possibilità di visitare collezioni permanenti ed esposizioni al prezzo simbolico di 1 euro, salvo le gratuità di legge. “L’Europa è per noi la cornice istituzionale di riferimento all’interno della quale ci muoviamo, sia rispetto ai valori mutuati dalla classicità, come la democrazia, sia rispetto ai finanziamenti che ci giungono, tramite Mibact o Regione, da Bruxelles. Celebrare l’Europa, di cui il Mann possiede la più bella rappresentazione su affresco, e il suo patrimonio, è un atto di grande valore”, commenta il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini. In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio saranno fruibili le collezioni permanenti del Museo (eccezion fatta per gli ambienti chiusi a causa dell’Emergenza Covid) e la mostra “Gli Etruschi e il MANN”.

Laboratori didattici al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

In calendario, due appuntamenti che seguiranno il fil rouge di #imparareperlavita: naturalmente, vi sarà un laboratorio didattico per bambini, che impareranno ad essere “Scriba per un giorno”; l’evento, in programma domenica 27 settembre 2020, alle 11, sarà articolato nella visita guidata alla Sezione Egizia, cui seguirà un momento di esercizio pratico alla scoperta della scrittura geroglifica. Il percorso, realizzato da Coopculture in collaborazione con i Servizi Educativi del Museo, sarà organizzato secondo le disposizioni anti-Covid e sarà necessario inoltrare adesione obbligatoria all’indirizzo mail prenotazioni@coopculture.it (per informazioni, possibile contattare, sino a venerdì, ore 9-12, anche i Servizi Educativi del Museo al numero 0814422328).

Concerto del Festival Barocco Napoletano al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Eppure il tema delle Giornate Europee del Patrimonio sottintenderà anche una dimensione più generale di propensione all’apprendimento: per sottolineare l’importanza della curiosità e dell’attitudine sempre incline a cogliere le simmetrie tra arti diverse, sabato sera (allee 20.30, sala del Toro Farnese) sarà proposto un concerto della rassegna “Festival Barocco Napoletano”. L’Ensemble Barocco Accademia Reale (soprano: Erin Wakerman; direttore e violino barocco di concerto: Giovanni Borrelli) eseguirà musiche di Pergolesi, Haendel, Bach, Mascitti e Purcell, all’ombra del gruppo scultoreo più imponente pervenutoci dall’antichità (anche per questo evento, prenotazione obbligatoria sino ad esaurimento posti, scrivendo a info.fbn@libero.it).

Al Mann per la rassegna “I luoghi di Napoli: magie e incanti” incontro all’insegna del dialogo tra letteratura, teatro e musica. Protagonisti lo scrittore Pierluigi Razzano e l’attore Renato Carpentieri, musiche di Gianluigi Trovesi e Marco Remondini

Il giardino delle fontane al museo Archeologico nazionale di Napoli ospita l’evento “Memoria e memorie” (foto Mann)

In uno degli scenari più suggestivi della città, la rassegna “I luoghi di Napoli: magie e incanti” proporrà un nuovo incontro all’insegna del dialogo tra letteratura, teatro e musica. Appuntamento mercoledì 23 settembre 2020, alle 19.30, al museo Archeologico nazionale di Napoli, con “Memoria e memorie”, quando lo scrittore Pier Luigi Razzano commenterà le letture della serata e le affiderà all’inconfondibile interpretazione di Renato Carpentieri. Seguendo il filo conduttore della rassegna, il racconto incontrerà la musica di importanti protagonisti della scena contemporanea italiana e internazionale:  Gianluigi Trovesi ai clarinetti e Marco Remondini al violoncello. L’evento del 23 settembre all’Archeologico si innesta sul solco dalla collaborazione tra la Fondazione Premio Napoli  e il Mann: già in passato, le due istituzioni hanno promosso una programmazione condivisa di alcuni eventi culturali.

Lo scrittore Pier Luigi Razzano e la copertina del suo libro “Infiniti stupori” dedicato al Mann

Giornalista e scrittore, Pierluigi Razzano ha dedicato numerose pubblicazioni al rapporto tra Napoli e la  cultura dell’Ottocento e del Novecento: Razzano, con i suoi testi, ha seguito intellettuali, filosofi, poeti, che hanno visitato la città o vi hanno soggiornato, scoprendone il fascino e le ricchezze. Al Mann, in particolare, lo scrittore ha dedicato “Infiniti stupori”, una pubblicazione raffinata che si configura come una particolarissima “visita guidata” alle collezioni del Museo, attraverso lo sguardo di Dumas, Flaubert, Gautier, Melville e Conrad. Mercoledì sul palco, per interpretare con la propria voce i testi di Razzano, vi sarà l’attore cinematografico “prescelto” da Amelio, Martone, Moretti, Salvatores, i Taviani, ma anche da giovani cineasti: prima di diventare un volto familiare al pubblico televisivo per la sua partecipazione alle serie TV più seguite, Renato Carpentieri è stato un protagonista della stagione in cui Napoli si è affermata come centro internazionale di teatro sperimentale. Nella serata al Mann, tra teatro e letteratura, non mancherà la musica generata dai “legni” di due illustri solisti: al violoncello vi sarà Marco Remondini ed ai clarinetti Gianluigi Trovesi; il duo è nato qualche anno fa con l’appellativo di “Troveremo” che, scaturendo dall’incrocio dei nomi degli artisti, allude anche al comune percorso musicale, capace di spaziare dalle melodie antiche alle sonorità contemporanee.

Napoli. Al Mann torna la grande tradizione della fiaba con la presentazione del libro “Il cane di fuoco” di Massimo Andrei

La locandina della presentazione del libro “Il cane di fuoco” di Massimo Andrei al Mann

L’attore Massimo Andrei (foto Mann)

Un ritorno, che è sempre scoperta: giovedì 17 settembre 2020, alle 17, nel Giardino delle Fontane del museo Archeologico nazionale di Napoli, Massimo Andrei presenta il suo libro “Il cane di fuoco” (Colonnese Editore). Dopo aver proposto, al Museo, il ciclo di incontri “Diversi amori”, il pluripremiato attore e noto voto della web-serie “Snack, uno spuntino di riflessione” sceglie l’Archeologico come tappa del suo tour letterario: chiave di volta della silloge dei racconti è l’ispirazione sempre colta, alla ricerca delle suggestioni provenienti dalla tradizione napoletana. La presentazione de “Il cane di fuoco” sarà introdotta dal direttore del Mann, Paolo Giulierini; al dibattito prenderanno parte Andrea di Maria (noto interprete della webserie “Casa Surace”), Gianni Montesarchio (docente all’università “La Sapienza” di Roma) e Rosaria Rizzo (Colonnese Editore). Letture a cura di Massimo Andrei ed Andrea di Maria, con musiche di Eduarda Iscaro. Per info e prenotazioni contattare il numero 081459858 o scrivere un’e-mail ad info@colonnese.it. Tante le possibilità di lettura del libro: i racconti de “Il cane di fuoco” rievocano mondi fantastici, in cui le rose parlano, i carciofi protestano, le cozze si confessano come antiche “malefemmine”. Nel solco della grande eredità narrativa di Giambattista Basile, Massimo Andrei traccia un itinerario simbolico in cui emergono luoghi insoliti e personaggi bizzarri: si spazia, così, dalla cornice fiabesca all’apologo che fa riflettere, strizzando l’occhio al folclore della Napoli di “cuntìsti” e “parlettère”. Andrei ama definire la sua scrittura come “bio”, perché diviene quasi un percorso teatrale, in cui autore e lettore dialogano anche tramite le pagine del volume.

Napoli. Dal 12 settembre parte ogni 15’ la nuova linea Anm 3M che collega i tre importanti musei e siti culturali cittadini: Museo e Real Bosco di Capodimonte, museo Archeologico nazionale di Napoli e Catacombe di San Gennaro. Soddisfatti Bellenger, Giulierini e padre Loffredo

Il nuovo bus della linea 3M che a Napoli collega il museo Archeologico nazionale di Napoli, il Museo e Real Bosco di Capodimonte e le Catacombe San Gennaro (foto dal sito http://www.ilriformista.it)

3M come i tre musei che collega: Capodimonte, Mann e Catacombe. È la nuova linea urbana di Napoli che collega, in meno di 15 minuti, tre importanti musei e siti culturali cittadini: il museo Archeologico nazionale di Napoli, il Museo e Real Bosco di Capodimonte e le Catacombe San Gennaro. La linea 3M sarà operativa tutti i giorni, dal 12 settembre 2020, tra le 7 e le 20 circa (ultima partenza dal Museo e Real Bosco di Capodimonte-Porta Miano alle 20.05)  con un minibus di recentissima acquisizione. Il percorso circolare prevede fermate a corso Amedeo di Savoia, via Santa Teresa degli Scalzi, via Pessina, via Conte di Ruvo, via Costantinopoli, piazza Museo e ritorno verso Capodimonte. Il Museo e Real Bosco di Capodimonte avrà due fermate: Porta Miano (capolinea) e Porta Piccola, con un’ulteriore fermata intermedia su via Miano. “L’iniziativa di ANM”, commenta Paolo Giulierini, direttore del Mann, “consolida ancora di più il virtuoso rapporto tra Catacombe, Capodimonte e Mann, nell’ottica della valorizzazione del concetto di profonda interrelazione tra rete culturale e infrastrutture: Napoli sta trovando applicazioni pratiche virtuose in tal senso a prescindere dal fatto che il soggetto gestore sia Stato, ente locale o privato”.​ E Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte che da anni si batte per un’intensificazione del trasporto pubblico locale a beneficio dei visitatori della Reggia e della sua importante collezione, ma anche per i tantissimi fruitori del Real Bosco, ancora più numerosi in questo periodo post Covid: “Finalmente con questo servizio si capirà che la leggendaria lontananza di Capodimonte è solo una mancanza di collegamenti. Capodimonte non è più lontano dal Centro di Napoli che il Louvre del 14°, 16° o 20° arrondissement di Parigi, non è più lontano della National Gallery per i londinesi che vivono a Holland Park, a Notting Hill o Camden town. Semplicemente a Londra e Parigi ci sono gli autobus e la metropolitana. Ringrazio perciò ANM e Comune di Napoli per questo collegamento che unisce i musei, la cultura e quindi rafforza la civiltà della Città”. Pienamente soddisfatto anche padre Loffredo, direttore delle Catacombe di Napoli: “Siamo felici della notizia, il trasporto pubblico urbano è parte dell’esperienza del visitatore che sceglie la nostra città e i luoghi della nostra cultura. È un dovere accogliere al meglio i nostri visitatori e metterli in condizione di raggiungere facilmente la collina di Capodimonte. Questo permette anche una migliore collaborazioni tra le nostre istituzioni culturali”.

Palermo. Apre a Palazzo Reale la mostra “Terracqueo”, la grande mostra sul Mediterraneo, un tutt’uno di terra e mare: in 324 reperti l’emozionante narrazione di un immenso patrimonio archeologico che racconta dell’incontro e dello scontro tra popoli che hanno solcato il Mediterraneo e abitato le sue terre

Il logo delal mostra “Terracqueo” dal 16 settembre 2020 a Palazzo Reale di Palermo

Dalla geologia ai miti mediterranei, dalla colonizzazione greca ai fenici, dal commercio alla globalizzazione dei giorni nostri. Civiltà e guerre. In una sola parola: “Terracqueo”, la grande mostra sul Mediterraneo, un tutt’uno di terra e mare, che apre il 16 settembre 2020 a Palazzo Reale di Palermo. Non una semplice esposizione ma un racconto, creato dalla Fondazione Federico II e dal comitato scientifico multidisciplinare costituito per l’occasione, in collaborazione con il dipartimento dei Beni culturali e il Centro regionale per il Restauro e con la sinergia tra enti museali e istituzionali siciliani e nazionali come la speciale collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Napoli. Un prezioso e proficuo supporto, poi, anche dai musei Capitolini di Roma, dal museo Etrusco di Volterra, dalla soprintendenza del Mare, dal museo Archeologico “Salinas” di Palermo, dal Parco Archeologico Museo Lilibeo, dal museo Pepoli di Trapani, dal museo Archeologico “Paolo Orsi” di Siracusa e dal museo “G.G. Gemmellaro” di Palermo. “Terracqueo” è l’emozionante narrazione di un immenso patrimonio archeologico che racconta dell’incontro e dello scontro tra popoli che hanno solcato il Mediterraneo e abitato le sue terre. Attraverso 324 reperti e 8 sezioni, la Fondazione continua nel lavoro di ricerca dando vita a mostre originali non preconfezionate, che mirano a narrare il contesto socio culturale e catapultare il visitatore in un viaggio tra i secoli rendendolo parte attiva del percorso.

Terracqueo per la Fondazione Federico II rappresenta molto di più di un momento artistico e culturale”, spiega il presidente della Fondazione Federico II Gianfranco Miccichè. “Ancora una volta Palazzo Reale diventa il simbolo della coesistenza dei popoli del Mediterraneo. Nell’arte e nella bellezza si manifesta una pacifica convivenza tra popoli di diversa cultura e religione. Ogni reperto presente a Palazzo Reale per Terracqueo contribuisce a mostrare il Mediterraneo come la più grande fabbrica d’idee del mondo: dalla filosofia, all’arte, alle scienze, alla medicina, all’organizzazione politica, tutto concorre al raggiungimento di principi senza barriere e senza pregiudizi”. E Patrizia Monterosso, direttore generale della Fondazione Federico II: “Il Mediterraneo è un’area dove il mare e la terra si fondono come principio generatore di un sistema fatto di equilibri. Si potrebbe affermare che il Mediterraneo è esso stesso un’opera d’arte che noi abbiamo ribattezzato Terracqueo. Qui Occidente e Oriente si contaminano in modo alchemico: la pace oltre la guerra e la terra oltre il mare, tutto a rappresentare un comune denominatore. Le società del Mediterraneo entrarono spesso in conflitto tra loro, ma l’aspetto dicotomico tra guerra e pace paradossalmente rappresentò la scintilla per creare civiltà avanzate e raffinatissime. Una forte contaminazione, che ha preservato gli elementi vitali di ogni singola cultura. Contro le dottrine del totalitarismo, la mediterraneità è una filosofia del pensiero in grado di affermarsi come elemento propositivo verso la libertà. Terracqueo non vuole essere una mera esposizione di reperti, ma un racconto della vera anima del Mediterraneo, dalla storia geologica fino ai giorni nostri. Non a caso la Fondazione Federico II ha istituito un comitato scientifico multidisciplinare. Il risultato è che ogni reperto proveniente dal mare racconta la vita sulla terraferma e ogni reperto della terraferma narra le storie del mare”.

Il Mediterraneo visto dalla medina di Algeri nella foto di Lucia Casamassima

La mostra “Terracqueo” è articolata in nove sezioni: Un mare di storia, Un mare di migrazioni, Un mare di commerci, Un mare di guerra, Un mare da navigare, Un mare di risorse, Archeologia subacquea: tra passato e presente, Il mediterraneo oggi, Panormus cittá tutto porto. L’ultima sezione, intitolata “Il Mediterraneo. Oggi”, è una mostra nella mostra. Un viaggio lungo otto mesi in 17 Paesi ha dato vita ad un reportage firmato dal giornalista Carlo Vulpio e dalla fotografa Lucia Casamassima, che nell’allestimento di Terracqueo diventa un’istallazione immersiva in grado di rituffare il visitatore nel presente: non solo attraverso i suoi 46 mila chilometri di litorale, quello è solo l’affaccio sul mare, ma anche nel suo “spazio dilatato” (come lo chiama Maurice Aymard), cioè in quelle aree interne e distanti dalle rive mediterranee – in Africa e in Asia, ma anche nell’Europa balcanica – che vivono in diretta relazione con tutto ciò che avviene in questo luogo, definito “il più grande condominio del mondo”.

Il cratere del Venditore di Tonno conservato al museo Mandralisca di Cefalù (foto fondazione Federico II)

Tre i reperti simbolo della mostra Terracqueo: Cratere del Venditore di tonno. Proviene dal museo Mandralisca di Cefalù il cratere del Venditore di tonno, opera di un artigiano del cosiddetto “gruppo di Dirce”, attivo nella prima metà del IV sec. a.C. in un’area che si è inclini a localizzare in Sicilia. È palese testimonianza di come il tonno sia protagonista della storia siciliana. Nel cratere si può ammirare una scena ritagliata con modalità fortemente realistiche dove un venditore di pesce sta affettando un tonno su un ceppo, e il compratore per concludere l’acquisto è provvisto di una moneta. La scena risulta essere di grande attualità: anche nei mercati rionali odierni è possibile osservare scene dello stesso genere. Non casualmente Aristotele ci racconta della ciclica provenienza del tonno da oltre le ”colonne d’Ercole”.

Il gruppo scultoreo “Nereide su pistrice” del I sec. d.C. conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Nereide su pistrice dal Mann. Databile ai primi decenni del I secolo d.C., il gruppo scultoreo venne ritrovato nella villa che Publio Vedio Pollione fece costruire sulla collina un tempo chiamata Pausilypon, oggi Posillipo: rappresenta una giovane donna con il capo rivolto a sinistra, posta sul dorso di un mitologico animale marino. La raffinata esecuzione rimanda a tematiche classiche di altissima scuola, la veste è scolpita regalando al fruitore un effetto che sembrerebbe votato alla trasparenza concedendo una resa che riconduce a un tessuto bagnato dalla brezza. I muscoli appena evidenziati mostrano la continuità con la linea rilevata dal resto della figura. Il mostro è un “Ketos”, più noto come pistrice, rappresentato con un corpo di cavallo con la testa di drago, con dorso e coda di serpente marino. La sezione equina mostra una possente muscolatura indice del movimento, la sezione superiore è invece dotata di una sovrapposizione di squame. L’area serpentina diviene liscia e possente soprattutto nell’area in cui siede la Nereide. La particolarità della Nereide di Posillipo è che non rientra in schemi confrontabili, esclusa la possibilità che possa derivare da un modello ellenico del IV-III secolo a. C. di derivazione scopadea. La statua fu oggetto di restauri e integrazioni per quanto concerne alcuni dettagli anatomici durante la metà dell’800.

L’Atlante Farnese tra i capolavori della collezione farnese al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Atlante Farnese del museo Archeologico nazionale di Napoli. L’Atlante Farnese da sempre fonte di grande interesse da parte degli studiosi, rappresenta una perfetta sintesi tra la passione per l’arte classica e la ricerca scientifica in merito allo studio delle costellazioni. Ritrovato, intorno al 1546, presso le terme di Caracalla a Roma, è una copia romana del II secolo d.C. e viene descritto puntualmente nel 1550 da Ulisse Aldrovandi che ne decanta il valore artistico. Lo stesso Aldrovandi e l’antico disegno del XVI secolo di Stefanus Winandus Pighius raccontano di un’opera marmorea con un globo con i corpi celesti scolpiti, ma priva di volto, braccia e gambe; tale descrizione diverrà la chiave di lettura più importante per rilevare i restauri apportati già a partire dalla fine del Cinquecento sull’Atlante a opera di Guglielmo Della Porta, scultore legato alla famiglia Farnese. L’astronomo Bianchini associò la copia romana dell’Atlante all’iconografia di una moneta, coniata intorno al 158 d.C. sotto l’imperatore Antonino Pio, dove veniva messa in evidenza la presenza oltre che di Giove anche probabilmente di Atlante con il globo sulle spalle, quasi a mostrare una metafora per evidenziare lo sforzo e il valore dell’imperatore. Gli eventi storici condussero, così come volle Carlo di Borbone (figlio di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese), al trasferimento della collezione Farnese a Napoli a conclusione di un progetto che rese il Regno delle Due Sicilie una tra le più grandi fucine archeologiche del tempo, durante gli anni in cui vennero scoperte e riportate alla luce Ercolano e Pompei.

11.ma edizione di Aquileia Film Festival: è on line la conversazione di Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, con Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Da Cortona a Napoli, l’esperienza di un giovane direttore che ha cambiato l’approccio al più grande museo archeologico d’Italia e la sua connessione con la città e il mondo

Tutto esaurito nelle piazze di Aquileia per l’edizione 11 dell’Aquileia Film Festival (foto fondazione Aquileia)

Paolo Giulierini, direttore del Mann, intervistato da Piero Pruneti all’Aquileia Film Festival (foto fondazione Aquileia)

È stata la conversazione del 29 luglio 2020, seconda giornata dell’11.ma edizione di Aquileia Film Festival, organizzato dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze ArcheoFilm, e il patrocino del Comune di Aquileia e il sostegno di Vini Jermann (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/07/27/al-via-l11-ma-edizione-di-aquileia-film-festival-2020-ma-attenzione-e-obbligatoria-la-prenotazione-gratuita-on-line-del-posto-ecco-tutto-il-programma-delle-cinque-serate/). Protagonista Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli,  intervistato da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. A poco più di un mese di distanza dall’evento, la Fondazione Aquileia mette a disposizione la registrazione dell’incontro così da dare la possibilità a quanti non erano presenti ad Aquileia o non lo hanno seguito in streaming di “partecipare” alla conversazione.

Paolo Giulierini racconta la sua esperienza a Napoli, direttore del più importante museo archeologico d’Italia e tra i più importanti al mondo, lui cortonese, etruscologo, partito dall’esperienza di direttore del museo dell’Accademia etrusca di Cortona, una realtà decisamente più piccola ma aperta al mondo e alle collaborazioni con le più grandi e prestigiose istituzioni mondiali, dall’Ermitage di San Pietroburgo al Louvre di Parigi al British museum di Londra. Proprio questa “apertura” e questa esperienza sono stati fondamentali nella nuova avventura napoletana portando in breve tempo il museo Archeologico nazionale di Napoli a essere protagonista attivo sulla scena culturale di Napoli, della Campania, dell’Italia e del mondo. L’incontro aquileiese è stata l’occasione per parlare degli etruschi in generale e degli etruschi del Sud in particolare, una presenza poco nota ma estremamente importante per capire i rapporti delle popolazioni italiche prima di Roma. E ovviamente non si poteva non parlare della grande mostra “Etruschi al Mann”, che si può visitare fino al maggio 2021) risultato di anni di ricerca nei depositi del museo dove sono stati trovati migliaia di reperti etruschi provenienti dalla Campania, frutto di scavi ottocenteschi e novecenteschi, e di acquisizioni del museo. Dalla tradizione all’innovazione nella comunicazione e nell’approccio al museo. Ecco dunque il video game prodotto dal Mann “Father and son”, scaricato già da 5 milioni di utenti nel mondo, che offre un modo diverso per conoscere un grande museo. E poi il cinema, con la produzione di un film, “Agalma”, in anteprima alla mostra del cinema Venezia 77, che non è un documentario storico, ma una finestra sulla vita quotidiana di un museo, con i dietro le quinte e il pubblico. Perché, come conclude Giulierini, un museo “deve tornare a regalare emozioni”.

Il film documentario di Doriana Monaco “Agalma”, vita al museo Archeologico nazionale di Napoli, in anteprima nella sala “Notti Veneziane – L’Isola degli Autori” alla 17.ma edizione delle Giornate degli Autori di Venezia 77

La locandina del film documentario “Agalma” di Doriana Monaco

“Agalma”, vita al museo Archeologico nazionale di Napoli,  film documentario scritto e diretto da Doriana Monaco con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni, selezionato alla 17.ma edizione delle Giornate degli Autori di Venezia 77, sarà proiettato in anteprima assoluta mercoledì 9 settembre 2020 alle 21.30 nella sala “Notti Veneziane – L’Isola degli Autori” (via Pietro Buratti 1, Lido di Venezia). Prodotto da Antonella Di Nocera (Parallelo 41 Produzioni) e Lorenzo Cioffi (Ladoc) con il museo Archeologico Nazionale di Napoli diretto da Paolo Giulierini, produzione esecutiva di Lorenzo Cioffi e Armando Andria, con il contributo di Regione Campania e la collaborazione di Film Commission Regione Campania, il film è  frutto  di tre anni di lavoro sulla quotidianità  di uno dei più importanti musei del mondo, che ha aperto le porte alla giovane regista allieva di FilmaP – Atelier di cinema del reale di Ponticelli.  “Agalma” è anche un omaggio al classico  “Viaggio in Italia” di  Roberto Rossellini, oggi più che mai significativo: al centro del racconto c’è  il rapporto segreto e sempre nuovo che nasce tra i visitatori e le meraviglie dell’antichità greco-romana, ma anche il respiro appassionato di chi pianifica ogni giorno la vita del museo. Tutto fa emergere il Mann come un grande organismo produttivo, che rivela la sua natura di cantiere materiale e intellettuale. In squadra con la regista, i fonici Filippo Puglia e Rosalia Cecere, il compositore Adriano Tenore, gli aiuti regia Marie Audiffren ed Ennio Donato e per la post produzione la montatrice Enrica Gatto e la colorist Simona Infante. Il film ha ricevuto la menzione speciale al Perso Lab 2019.

Sinossi. Nell’illusoria immobilità del grande edificio borbonico che ospita il Museo Archeologico Nazionale, un vortice di attività offre nuovo respiro a statue, affreschi, mosaici e reperti di varia natura. Il film osserva ciò che accade ogni giorno negli ambienti del museo, soffermandosi sulla quotidianità dei lavoratori, alle prese con interventi delicatissimi che necessitano di cura e tempo, e manutenzione costante. Le opere che vivono e vibrano da secoli sono monitorate come corpi viventi. Tutto ciò accade mentre giungono visitatori da ogni parte del mondo, popolando le numerose sale espositive sotto l’occhio apparentemente impassibile delle opere che sono protagoniste e spettatrici a loro volta del grande lavorio umano. Tutto fa emergere il museo come grande organismo produttivo, che rivela la sua natura di cantiere materiale e intellettuale. Agalma (dal greco “statua”, “immagine”) coglie la bellezza del Museo non solo nell’evidenza dei suoi incantevoli tesori di arte classica, ma anche nelle relazioni intime e invisibili che si realizzano al suo interno.

Doriano Monaco regista del film documentario “Agalma” (foto Angelo Antolino)

Il direttore Paolo Giulierini sul set del film “Agalma” di Doriana Monaco (foto Angelo Antolino)

Sul set del film documentario “Agalma” sul Mann di Doriana Monaco (foto di Angelo Antolino)

Restauratori sul set del film documentario “Agalma” di Doriana (foto Angelo Antolino)

Note di regia. “Prima di varcare la soglia del museo Archeologico”, scrive la regista Doriana Monaco, “avevo individuato come centro della mia ricerca la natura frammentaria delle opere classiche e, di conseguenza, del mondo antico. Il film nasceva con l’intento di avvicinarmi il più possibile a quel mondo e a quelle opere, ponendo l’accento sul fatto che si trattasse per lo più di reperti “riemersi in superficie”, quasi mai integri, che nel corso dei secoli hanno subito continue metamorfosi fisiche e interpretative anche attraverso l’azione del restauro. Il punto di partenza è stato dunque rendere visibili questi frammenti su corpi di statue, ceramiche, affreschi e mosaici. Superfici irregolari, crepe, corrosioni, pezzi mancanti sono diventati segni specifici della narrazione. Con mia sorpresa quando sono approdata al museo lo scenario era tutt’altro che immobile, in virtù dei numerosi cambiamenti in corso che mi hanno catapultato in un universo dinamico. Seguire la vita del museo per quasi tre anni mi ha dato l’opportunità di scoprire un universo altrimenti inaccessibile – penso al mondo sommerso dei depositi – e filmare momenti memorabili come lo spostamento della scultura dell’Atlante Farnese, il ritorno della statua di Zeus dal Getty Museum o l’allestimento della mostra sulla Magna Grecia nelle sale con i pavimenti costituiti dai mosaici di Pompei”. E continua: “L’archeologia come materia viva, dunque, ecco uno dei temi del film. La necessità era quella di trovare una chiave che sovrapponesse lo sguardo archeologico a quello cinematografico, depurandolo dall’elemento divulgativo che spesso accompagna i documentari archeologici per affidare il più possibile il racconto a trame visive. Un’altra traccia di riferimento è stata un fotogramma del film Viaggio in Italia di Roberto Rossellini in cui la protagonista Katherine, interpretata da Ingrid Bergman, si ritrova al cospetto della scultura colossale dell’Ercole Farnese. La visita di Katherine/Bergman all’interno del museo Archeologico avviene, per usare le parole di Giuliana Bruno nel suo Atlante delle emozioni, “attraverso un contatto viscerale, quasi fisico, con sculture che arrivano a turbare il suo animo”. A quello sguardo ho affidato il simbolo del percorso di scoperta e iniziazione. Ed è in qualche modo ciò che vorrei che lo spettatore provasse entrando in relazione con questi oggetti tramite “uno sguardo che si fa contatto”, vederli il più vicino possibile. Un’ulteriore stratificazione è conferita dal testo in voice over che attraversa il film, costruito sul racconto in prima persona di alcune opere del museo, letto da Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni. Nel mondo antico era consuetudine che le statue recassero iscrizioni in prima persona, di modo che fosse l’opera stessa a dire da chi era stata realizzata e per quale ragione. Ho mutuato così il linguaggio archeologico della descrizione dell’opera rielaborandolo a favore del racconto. Zeus ci parla di un ritrovamento, Atlante di una metamorfosi, Hermes della sua condizione di frammento, le danzatrici del mito che si mette in scena, mentre i Tirannicidi sono spettatori a loro volta delle vicissitudini umane che si agitano nel museo. Agalma è la relazione tra l’opera e chi la osserva e ne è osservato. Lo sguardo della statua diviene luogo di possibilità interpretative, punti di vista e nuove visioni che si riflettono nello sguardo del visitatore a sua volta intercettato dal cineocchio, rievocando il ruolo performativo che la cultura greco-romana riconosceva alle immagini”.

Il ministro Franceschini, il generale della Guardia di Finanza Carrarini e il direttore Giulierini applaudono il ritorno in Italia dello “Zeus in trono”

Le opere ci parlano. Zeus in trono. La statua risale al I secolo a.C. e rappresenta l’iconografia classica del dio greco. Proviene probabilmente dalle acque del golfo flegreo. Un lato è ricoperto da incrostazioni marine, l’altro lato è liscio, si ipotizza seppellito nella sabbia. Dal 1992 al 2017, dopo essere finita in un giro di ricettatori, è stata esposta al Getty Museum di Los Angeles. Nel 2012, in seguito all’analisi di un frammento di marmo ritrovato a Bacoli, si è accertata la corrispondenza con lo spigolo del bracciolo del trono di Zeus. La statua ha fatto ritorno nel giugno 2017 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli per poi trovare la sua dimora definitiva al Castello di Baia.

Lo spostamento dell’Atlante Farnese sul set di “Agalma” (foto Angelo Antolino)

Atlante Farnese. La statua, in marmo, raffigura il titano Atlante che sorregge sulle spalle con estrema fatica la sfera celeste, sulla quale sono rappresentate le costellazioni. Rinvenuta nelle terme di Caracalla, a Roma, intorno al 1546, non si conosce il suo autore ma si sa che è una copia romana di un originale greco databile attorno al II sec. d.C. La statua, per un breve periodo esposta nell’atrio centrale del museo, si trova ora nella Sala della Meridiana. Il film ne ha seguito il delicato spostamento.

Hermes, busto in terracotta, nella collezione Magna Grecia al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Hermes. Il busto maschile di terracotta è parte del nuovo allestimento permanente dedicato alla Magna Grecia. Fa parte dei reperti ritrovati a Canosa di Puglia ed era molto probabilmente di destinazione funebre. Le ali presenti sul copricapo fanno pensare che si tratti di Hermes, il messaggero delle divinità.

Una lastra della Tomba delle Danzatrici scoperta a Ruvo di Puglia, oggi nella collezione Magna Grecia del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

Le Danzatrici. Il 15 novembre 1833 fu scoperta a Ruvo di Puglia una tomba, detta delle Danzatrici per il soggetto della sua decorazione pittorica. Cinque anni dopo la scoperta, le lastre furono staccate dalle pareti della tomba e vendute al Real Museo Borbonico. La rappresentazione del corteo delle danzatrici che incedono con le braccia intrecciate rievoca la danza rituale presente nel mito di Teseo che assume, in ambito funerario, la funzione simbolica di evocare il “passaggio di stato” dalla vita alla morte.

Il gruppo dei Tirannicidi nella collezione Farnese del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

I Tirannicidi. Le due sculture in marmo, parte della collezione Farnese, furono rinvenute nella Villa Adriana e giunsero a Napoli nel 1790. Si tratta di una delle tante copie romane realizzate nel ll secolo a.C. degli originali greci in bronzo. Rappresentano Armodio e Aristogitone che liberarono Atene dalla tirannide diventando così i simboli della democrazia ateniese. Si tratta delle prime due sculture della storia dell’arte arte greca che rappresentano personaggi realmente esisti.

La grande mostra “Thalassa” ha chiuso al museo Archeologico nazionale di Napoli con 150mila presenze (20mila in agosto: esauriti gli ingressi contingentati). Ma le storie dal Mediterraneo continuano a Palermo dove apre la mostra “Terracqueo” con l’Atlante Farnese simbolo dell’evento

L’Atlante Farnese simbolo e fulcro della mostra “Thalassa” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

La locandina della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” prorogata al 31 agosto 2020

La grande mostra “Thalassa. Meraviglie sommerse dal Mediterraneo” ha chiuso il 31 agosto 2020 con 150mila presenze. Ma il racconto sul Mediterraneo continua a Palermo dove il 16 settembre 2020, a Palazzo Reale, aprirà la mostra “Terracqueo” con un testimonial caro ai visitatori del Mann, l’Atlante Farnese. “150mila persone. Thalassa è la dimostrazione della centralità del tema del Mediterraneo, dal mondo antico sino ai giorni nostri”, commenta Paolo Giulierini, direttore del Mann. “È il primo passo per candidare il Mann a punto di riferimento culturale degli Istituti similari che affacciano sul Mare Nostrum, a partire da Palazzo Reale di Palermo, in cui si allestirà,  dal prossimo 16 settembre, la mostra Terracqueo, che, diversa nel titolo, condivide la stessa visione del Mediterraneo”.

L’Atlante Farnese sarà a Palermo simbolo della mostra “Terracqueo” (foto Luigi Spina)

Pubblico in fila per entrare al museo Archeologico nazionale di Napoli in agosto 2020 (foto Mann)

“Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”: in programma al Mann dallo scorso dicembre sino a fine agosto, la mostra non soltanto ha rappresentato una vera e propria summa di tesori scoperti grazie alle ricerche dell’archeologia subacquea, ma ha permesso di fare squadra, a livello scientifico e programmatico, tra le istituzioni pubbliche e private che valorizzano la cultura del Mediterraneo. 150mila visitatori nell’arco di otto mesi, segnati anche dal doloroso lockdown per l’emergenza Coronavirus: 20mila presenze ad agosto, periodo in cui il Museo ha avuto il tutto esaurito quotidiano nell’ambito degli ingressi contingentati per le misure anti-Covid. E, restando sui numeri, 400 opere per narrare la cultura antica, che, proprio grazie al mare, trovò molteplici e cangianti forme di integrazione: tra i capolavori di “Thalassa”, sarà l’Atlante Farnese ad essere trait d’union con la mostra “Terracqueo”, che avrà come simbolo la splendida scultura marmorea del Mann. Non soltanto simbolici viaggi artistici nelle sale degli istituti culturali italiani: da mercoledì 2 settembre 2020, al museo Archeologico nazionale di Napoli riapre il bookshop. Un’occasione in più per approfondire conoscenze, con una vasta gamma di titoli presentati in diverse traduzioni.

Il MANN a Venezia 77 con “Agalma” film documentario di Doriana Monaco sulla quotidianità e le attività all’interno di uno dei musei archeologici più importanti del mondo

La locandina del film documentario “Agalma” di Doriana Monaco

Il museo Archeologico nazionale di Napoli sarà presente alla 77.ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2-12 settembre 2020) con “Agalma”, un film documentario scritto e diretto da Doriana Monaco con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni. “Agalma”, vita al museo Archeologico nazionale di Napoli, è stato infatti selezionato alla 17esima edizione delle “Giornate degli Autori”. Il film documentario descrive la quotidianità e le attività all’interno di uno dei musei archeologici più importanti del mondo. Un racconto intimo in cui le opere d’arte si rivelano come materia viva, in un luogo dove l’umanità che ha creato un patrimonio inestimabile incontra l’umanità impegnata giorno per giorno a preservarlo.

Sul set del film documentario “Agalma” sul Mann di Doriana Monaco (foto di Angelo Antolino)

Prodotto da Antonella Di Nocera (Parallelo 41 Produzioni) e Lorenzo Cioffi (Ladoc) con il museo Archeologico nazionale di Napoli diretto da Paolo Giulierini, produzione esecutiva di Lorenzo Cioffi e Armando Andria, con il contributo di Regione Campania e la collaborazione di Film Commission Regione Campania, sviluppato in FilmaP- Atelier di cinema del reale, “Agalma” è un documentario unico nato dalla creatività di un gruppo di giovani e appassionati talenti campani. In squadra con la regista, i fonici Filippo Puglia e Rosalia Cecere, il compositore Adriano Tenore, gli aiuti regia Marie Audiffren ed Ennio Donato e al montaggio il lavoro di Enrica Gatto e della colorist Simona Infante.

“Essere in selezione alle Giornate degli Autori è un grande onore per questa opera prima. Agalma è un documentario di osservazione e creazione che racconta il museo Archeologico nazionale di Napoli come non l’abbiamo mai visto, luogo in continua tensione tra l’incanto del passato e le passioni del presente”, spiegano i produttori Antonella Di Nocera e Lorenzo Cioffi. “Il film rivela del museo la vita nel suo farsi, applicando un rigore estetico non comune nel cinema documentario e uno sguardo che poteva nascere solo da occhi curiosi. Quando abbiamo iniziato a girare, agli inizi del 2018, con la nomina del direttore Paolo Giulierini, che ha mostrato da subito fiducia nel progetto, il Mann stava attraversando una fase di rinnovamento non solo nel restauro e nella riorganizzazione, ma anche nella costruzione di un nuovo modello di gestione con l’idea del museo come un corpo vivente in tutte le sue forme e attività. Ciò ha significato il confronto continuo, quasi quotidiano, con nuove prospettive di narrazione del film: i frammenti sono divenuti frammenti viventi più del previsto e hanno guidato l’immaginario per la crescita del film. Prova ne è la straordinaria riapertura della sezione Magna Grecia, avvenuta “sotto i nostri occhi” proprio nel luglio 2019, che si è fatta spazio nel racconto filmico. Il progetto rappresenta un cerchio che si chiude perché unisce una compagine produttiva, espressione del territorio ma con forti legami internazionali, il contributo della legge cinema regionale, la crescita e promozione dei talenti locali e la valorizzazione di un luogo fiore all’occhiello dell’offerta culturale campana”.

Il direttore Paolo Giulierini sul set del film “Agalma” di Doriana Monaco (foto Angelo Antolino)

“Ringraziamo i selezionatori delle Giornate degli Autori”, interviene il direttore Paolo Giulierini. “La presenza, in questo momento, di un film come Agalma a Venezia assume un particolare significato. Raccontiamo la “vita” all’interno di uno dei più” importanti musei archeologici del mondo, il Mann, ma ci sentiamo di rappresentare tutti gli sforzi e il lavoro dei musei italiani per ribadire oggi più che mai il proprio ruolo centrale nella ripartenza del paese. Il progetto Agalma è uno dei primi realizzati nel nostro piano di digitalizzazione e non poteva esserci miglior partenza per premiare l’ impegno di tutta la nostra squadra verso nuove sfide. La decima musa, quella delle arti cinematografiche, è di casa nel nostro museo, da Rossellini a Ozpetek, e ispira oggi il nostro racconto attraverso due voci importanti, quelle di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni. Ringrazio la regista Doriana Monaco e i produttori Antonella Di Nocera e Lorenzo Cioffi per la grandissima professionalità dimostrata in questi anni di lavoro insieme e la Regione Campania che ha sostenuto, con la consueta sensibilità verso la comunicazione dei nostri beni culturali, questo ambizioso lavoro”.

Doriano Monaco regista del film documentario “Agalma” (foto Angelo Antolino)

Restauratori sul set del film documentario “Agalma” di Doriana (foto Angelo Antolino)

Sinossi. Agalma (dal greco “statua”, “immagine”) coglie la bellezza del Museo non solo nell’evidenza dei suoi incantevoli tesori di arte classica, ma anche nelle relazioni intime e invisibili che si realizzano al suo interno: il rapporto segreto e sempre nuovo che nasce tra i visitatori e le meraviglie dell’antichità greco-romana, il respiro appassionato di chi pianifica ogni giorno la vita del museo. Nell’illusoria immobilità del grande edificio borbonico che ospita il museo Archeologico nazionale, un vortice di attività offre nuovo respiro a statue, affreschi, mosaici e reperti di varia natura. Il film osserva ciò che accade ogni giorno negli ambienti del museo, soffermandosi sulla quotidianità dei lavoratori, alle prese con interventi delicatissimi che necessitano di cura e tempo, e manutenzione costante. Le opere che vivono e vibrano da secoli sono monitorate come corpi viventi. Tutto ciò accade mentre giungono visitatori da ogni parte del mondo, popolando le numerose sale espositive sotto l’occhio apparentemente impassibile delle opere che sono protagoniste e spettatrici a loro volta del grande lavorio umano. Tutto fa emergere il museo come grande organismo produttivo, che rivela la sua natura di cantiere materiale e intellettuale.

Lo spostamento dell’Atlante Farnese sul set di “Agalma” (foto Angelo Antolino)

Note di regia. “Seguire la vita del museo per quasi tre anni mi ha dato l’opportunità di scoprire un universo altrimenti inaccessibile – penso al mondo sommerso dei depositi – e filmare momenti memorabili come lo spostamento della scultura dell’Atlante Farnese, il ritorno della statua di Zeus dal Getty Museum o l’allestimento della mostra sulla Magna Grecia nelle sale con i pavimenti costituiti dai mosaici di Pompei. L’archeologia come materia viva, ecco uno dei temi del film. La necessità era quella di trovare una chiave che sovrapponesse lo sguardo archeologico a quello cinematografico, depurandolo dall’elemento divulgativo che spesso accompagna i documentari archeologici per affidare il più possibile il racconto a trame visive. Agalma è la relazione tra l’opera e chi la osserva e ne è osservato. Lo sguardo della statua diviene luogo di possibilità interpretative, punti di vista e nuove visioni che si riflettono nello sguardo del visitatore a sua volta intercettato dal cineocchio, rievocando il ruolo performativo che la cultura greco-romana riconosceva alle immagini”.

Ferragosto 2020. Qualche idea per passare le “Feriae Augusti” nel segno dell’archeologia e dintorni da Treviso a Napoli, da Torino a Bologna, da Roma a Reggio Calabria

Il Riposo di Augusto, Feriae Augusti, da cui Ferragosto, venne istituito dall’imperatore Augusto nel 18 a.C.. In quello stesso mese si festeggiavano i Vinalia Rustica (il vino dell’anno precedente e il raccolto d’uva da venire), i Nemoralia (la sospensione della caccia) e i Consualia (Conso era il dio della terra e della fertilità), ed era il periodo di riposo (detti anche Augustali) per animali e uomini alla fine dei lavori agricoli. Nel corso dei festeggiamenti, in tutto l’impero si organizzavano corse di cavalli e gli animali da tiro, buoi, asini e muli, ma anche i cani da caccia, venivano dispensati dal lavoro e agghindati con fiori. La festa originariamente cadeva il primo agosto; lo spostamento a metà mese si deve alla Chiesa Cattolica che volle far coincidere la ricorrenza laica con la festa religiosa dell’Assunzione di Maria. Il 15 agosto ricorre anche la data in cui, nel 1275, 745 anni fa, morì Lorenzo Tiepolo, doge in Venezia eletto il 23 luglio 1268. Era figlio terzogenito del doge Giacomo Tiepolo (1229-1249) e di Maria Storlato. Giace a Venezia nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo dove si trovano le spoglie anche del padre e del fratello Giovanni. Sabato 15 e domenica 16 agosto 2020 a villa Tiepolo Bassi a Carbonera di Treviso visita guidata “Ferragosto. In onore di Augustus e in memoria del Doge Lorenzo Tiepolo” alle 11 (presentarsi alle 10:50) con ingresso da via Brigata Marche, 24 – Carbonera (TV). Prenotazione obbligatoria: 329 7406219 / info@villatiepolopassi.it. Informazioni: parcheggio auto interno, la visita si effettua anche in caso di pioggia. Raccomandazioni: indossare la mascherina, mantenere la distanza interpersonale di almeno 1 metro, evitare strette di mano, abbracci e baci, eseguire le azioni corrette quando si starnutisce o tossisce, avvisare il personale in caso di problemi di salute, soprattutto stati influenzali o febbrili.

Una spettacolare immagine dall’alto del Colosso, icona di Roma

“Vacanze egiziane”: dal 31 luglio al 31 agosto 2020 il museo Egizio di Torino aperto tutti i giorni

Qualche altra idea per un Ferragosto nel segno dell’archeologia. Il parco archeologico del Colosseo  sabato 15 agosto 2020 sarà regolarmente aperto con orario 10.30-19.15 (ultimo ingresso alle 18.15). E da venerdì 14 agosto 2020 è nuovamente aperto al pubblico l’ingresso al PArCo dall’Arco di Tito. Sempre da venerdì 14 sarà possibile prenotare le visite al PArCo per il mese di settembre. Del museo Egizio di Torino già abbiamo ricordato l’iniziativa “Vacanze egiziane” che prevede l’apertura del museo per tutto il mese di agosto, e quindi anche a Ferragosto, con orario 9-10.30. E per i bimbi c’è un evento speciale “Storie egizie” promosso da Spazio Zerosei del museo Egizio. Sabato 15 agosto 2020, dalle 10 alle 16, c’è “Chi era la dea delle stelle?”: con una lettura all’ora, i piccoli visitatori potranno ascoltare storie diverse e affascinanti sui miti e le leggende dell’antico Egitto, nella magica atmosfera del museo Egizio di Torino. La partecipazione è gratuita, su prenotazione: https://bit.ly/spazio-egizio-form-prenotazioni. I bambini da 0 a 6 anni dovranno essere accompagnati da un genitore che dovrà indossare la mascherina, ci sarà comunque spazio per stare comodi e in sicurezza, nel rispetto delle distanze e delle normative; le storie durano 15/20 minuti, quindi si raccomanda la puntualità per iniziare la lettura tutti insieme; all’ingresso dello spazio sarà misurata la temperatura e occorrerà firmare il modulo di autocertificazione; l’area con fasciatoio, libri, poltrona allattamento è a disposizione e periodicamente igienizzata; i bagni all’interno di Spazio sono accessibili e periodicamente igienizzati.

L’Atlante Farnese simbolo e fulcro della mostra “Thalassa” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

La locandina della mostra “Gli Etruschi e il Mann” al Mann (12 giugno 2020 – 31 maggio 2021)

Ferragosto al museo Archeologico nazionale di Napoli: da non perdere le grandi mostre “Thalassa” e “Gli Etruschi e il MANN”. Un tuffo simbolico tra le meraviglie sommerse del Mediterraneo e un viaggio senza tempo alla scoperta delle antiche civiltà che popolarono il nostro territorio: anche a Ferragosto, con i soliti orari (ore 9-19.30), cittadini e turisti potranno esplorare le bellezze delle collezioni permanenti e delle esposizioni del museo Archeologico nazionale di Napoli. “I primi giorni di agosto hanno già fatto segnare un netto superamento dei numeri dei visitatori dell’intero mese di luglio”, commenta il direttore dell’Archeologico, Paolo Giulierini. “Il museo è vivo e offre due splendide mostre (‘ Gli Etruschi e il MANN’ e ‘Thalassa’) e si prepara al rilancio di settembre, quando verrà presentato il prossimo piano strategico e sarà inaugurata l’ala del Braccio Nuovo”. Per chi resta a Napoli, Ferragosto sarà anche occasione per visitare, a prezzi promo, il museo con ticket dei siti Extramann (sul nostro portale, il dettaglio dei siti che fanno parte della rete). Riservato a chi è tornato o è in partenza verso l’isola azzurra, l’accordo che lega il MANN alla villa San Michele e al museo Casa Rossa di Anacapri: anche in questo caso, scontistica integrata per un viaggio imperdibile nel nome dell’arte. Le vie del mare porteranno all’Archeologico anche grazie alle convenzioni siglate con Snav e Traghetti Lines; infine, sempre in tema di promozione turistica in quest’estate 2020, anche gli ospiti di strutture associate Federalberghi Napoli ed Unione Industriali di Napoli riceveranno due euro di riduzione per visitare il MANN.

I Bronzi di Riace nell’allestimento al museo archeologico della Magna Grecia a Reggio Calabria

Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria Restano ancora pochi posti disponibili prima di registrare il “tutto esaurito” per poter visitare nel mese di agosto. È già completo il calendario degli ingressi programmati fino a ferragosto. La prenotazione è obbligatoria, telefonando al numero di telefono: 320.7176148, o al nuovo numero 320.7620091. È stato temporaneamente sospeso, per questo mese, il servizio di prenotazione online. Le norme governative e regionali di prevenzione dalla diffusione e dal contagio da COVID-19 (Coronavirus) hanno imposto le nuove regole di prenotazione obbligatoria e le limitazioni agli ingressi, in forma contingentata, per gruppi composti da massimo 10 persone, scaglionati in turni di visita ogni 15 minuti. Le misure di sicurezza nel rispetto di un protocollo condiviso comportano l’impossibilità di soddisfare tutti coloro che desidererebbero potere ammirare i Bronzi di Riace, protagonisti assoluti del ricco patrimonio archeologico e culturale calabrese, insieme ai Bronzi di Porticello e agli altri “tesori” della collezione museale. I giorni di apertura ordinaria del MArRC al pubblico sono dal martedì alla domenica. Ma proprio per venire incontro alle numerose richieste dei tanti “ammiratori” e dare a tutti una maggiore opportunità, la direzione ha scelto di aprire il museo alle visite in via straordinaria anche i prossimi lunedì 17 e 24 agosto 2020, il mese che registra la massima affluenza e il più elevato numero di richieste nell’arco dell’anno.

La mostra “Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna” riprogrammata dal 6 giugno al 29 novembre 2020

Musei aperti per ferie. Anche quest’anno l’Istituzione Bologna Musei offre molteplici proposte, fruibili in sicurezza, per un’estate all’insegna dell’arte e della cultura: le collezioni permanenti, le mostre temporanee, gli eventi, le attività e i nuovi contenuti dell’app MuseOn, scaricabili gratuitamente, per creare un’esperienza di visita più coinvolgente  attraverso percorsi ricchi di informazioni e curiosità. I musei civici aperti a Ferragosto 2020: museo civico Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), dalle 10 alle 20; museo civico Medievale (via Manzoni 4), dalle 10 alle 18.30.