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Napoli. Al museo Archeologico nazionale al via Fuoriclassico: un fitto calendario di incontri con tre progetti collaterali in un approccio multidisciplinare per giovani e studiosi

napoli_mann_fuoriclassico_locandinaLa natura e l’artificio: per la quarta edizione, la rassegna “Fuoriclassico. La contemporaneità ambigua dell’antico” parla il linguaggio del presente, pur guardando al passato. Il tema scelto per la manifestazione 2022, infatti, è una vera e propria incursione nelle tematiche che accompagnano il nostro quotidiano: incursione dotta e divulgativa al tempo stesso, per intrecciare filosofia, storia, letteratura e, new entry di quest’anno, economia. Gli incontri saranno una full immersion di sapere in una programmazione fitta, anche serale, dal 30 settembre al 2 ottobre 2022: gli scenari scelti per dibattiti e performance saranno la sala del Toro Farnese e l’auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli. L’edizione 2022 di Fuoriclassico sarà dedicata a Mia Filippone, preside e vicesindaca di Napoli da poco scomparsa. La rassegna, fortemente voluta e sostenuta economicamente dalla direzione del Mann, è coordinata dall’Ufficio Museografia e Documentazione storica (responsabile: Andrea Milanese, staff: Ruggiero Ferrajoli); la manifestazione è realizzata in collaborazione con l’associazione culturale “A voce Alta”, diretta da Marinella Pomarici; Gennaro Carillo (ordinario al Dipartimento di Scienze umanistiche dell’università Suor Orsola Benincasa di Napoli) è il direttore artistico di Fuoriclassico. Tutti gli incontri saranno condotti da Alessia Amante e Marcella Maresca.

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Il musicologo Giovanni Bietti (foto oficina ocm)

Gli eventi iniziano venerdì 30 settembre 2022: ad aprire i lavori, alle 16 in auditorium, il direttore del museo, Paolo Giulierini.  A seguire (alle 16.30, sempre in auditorium), l’economista Luigino Bruni sarà protagonista di un incontro dedicato ad Antonio Genovesi. Nella sala Toro Farnese, alle 18.30, il musicologo e musicista Giovanni Bietti si domanderà se è possibile rappresentare la natura in forma di musica: l’esperto dedicherà il suo intervento a I suoni della natura. Dal Rinascimento ai nostri giorni. In chiusura di giornata, alle 20.30 nella sala Toro Farnese, il pubblico potrà ascoltare la poetessa Mariangela Gualtieri, con un rito sonoro di recitazione della poesia a memoria.

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L’attrice Elena Bucci

La mattina di sabato 1° ottobre 2022 attenderanno il pubblico in auditorium, alle 10, Edoardo Camurri, scrittore e giornalista della RAI, e Silvia Ferrara, filologa e studiosa di preistoria: si rifletterà insieme sul rapporto tra natura e cultura. A seguire (alle 12, auditorium), da non perdere un intervento a cura dell’architetta Annalisa Metta e dello scrittore Giorgio Vasta: si parlerà degli sviluppi del contesto urbano in una “città selva”. Il pomeriggio si ripartirà in auditorium alle 16 con Fernanda Alfieri, storica moderna, e Giulio Busi, ebraista e storico del Rinascimento. Alle 17.30, sempre in auditorium, sarà ospite il filosofo Emanuele Coccia, che si occuperà dell’unitarietà delle forme di vita nell’universo naturale. Ad arricchire la riflessione, il contrappunto attoriale di Anna Della Rosa, che leggerà alcuni brani da Lucrezio, Anna Maria Ortese e Raffaele La Capria. Successivamente, un focus sul mondo artistico con la storica dell’arte Anna Ottani Cavina che alle 19, in auditorium, rifletterà sulla distinzione tra paesaggi. A chiudere la giornata, alle 20.30 in sala Toro Farnese, Elena Bucci, attrice e allieva di Leo de Berardinis, reciterà le poesie di Emily Dickinson.

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Aldo Schiavone, antichista

Domenica 2 ottobre 2022, i lavori apriranno alle 10, in auditorium, con Niccolò Scaffai, studioso di critica letteraria, e Vincenzo Trione, storico dell’arte, che mostreranno come l’arte contemporanea sia influenzata dall’evento più eclatante del nostro tempo, quello della crisi ecologica. Sempre in Auditorium alle 12, incontro con i filosofi Pietro Del Soldà e Ilaria Gaspari. Il pomeriggio della domenica sarà inaugurato da Matteo Palumbo, storico della letteratura e critico letterario, e Anna Bonaiuto, attrice: alle 16 in auditorium, ecco una rilettura degli echi lucreziani in Leopardi. Il ricco programma della domenica continuerà alle 17.30 in auditorium, con Corrado Bologna, filologo romanzo, e Valentina Carnelutti. Il saluto finale, a conclusione delle tre giornate di discussione, sarà affidato all’antichista Aldo Schiavone (alle 19, auditorium).

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Giulia Milanese e Maria Flora De Ioanni di “A voce alta”

Alla programmazione principale di Fuoriclassico si aggiungono tre progetti sempre concentrati su natura e artificio. Sabato 1° e domenica 2 ottobre, alle 11, Mariaflora De Ioanni e Giulia Milanese cureranno una lettura drammatizzata a partire da alcuni celebri miti raccontati nelle “Metamorfosi” di Ovidio. Lo spettacolo è consigliato per i bambini dagli otto anni in su. L’ingresso è gratuito ed è gradita la prenotazione scrivendo a: fuoriclassico@gmail.com. Inoltre, Fuoriclassico coinvolgerà gli studenti delle scuole superiori, in particolare i ragazzi e le ragazze della classe 5E del liceo classico statale Vittorio Emanuele II-Garibaldi: gli allievi, durante i giorni del festival, inviteranno il pubblico ad una riflessione sui temi della rassegna, a partire da alcune domande da loro immaginate. In occasione della manifestazione, sarà visibile l’installazione COMPLEXUS – nelle transizioni dell’invisibile: Il progetto nasce da una collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli ed è il frutto del lavoro creativo del Corso di Nuove Tecnologie dell’Arte.

Al via la mostra “I Greci prima dei Greci. Alle origini della presenza ellenica nel Golfo di Napoli” articolata in tre sedi: museo civico di Procida, museo Archeologico nazionale di Napoli e parco archeologico dei Campi Flegrei

napoli_baia_mostra-greci-prima-dei-greci_locandinaIl museo Archeologico nazionale di Napoli, il parco archeologico dei Campi Flegrei, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Napoli e il museo civico di Procida “Sebastiano Tusa” partecipano a Procida Capitale Italiana della Cultura 2022 condividendo il progetto della mostra “I Greci prima dei Greci. Alle origini della presenza ellenica nel Golfo di Napoli” (29 settembre – 31 dicembre 2022). La mostra ripercorre le tappe fondamentali della presenza greca nel golfo di Napoli, che tanta parte ebbe nello sviluppo socio-economico e culturale della Campania antica e, più in generale, nella formazione della cultura occidentale. La mostra sarà presentata al pubblico giovedì 29 settembre 2022, alle 12, al Castello di Baia (Bacoli, via Castello n.39), con un secondo momento inaugurale nel pomeriggio, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Napoli.

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Una fase dell’allestimento al museo Archeologico nazionale di Napoli della mostra “I Greci prima dei Greci” (foto mann)

Il percorso espositivo si articola in modo complementare nelle sedi coinvolte e prende avvio al museo civico di Procida, dove si presenta il ruolo di Vivara nella media età del Bronzo quale importante snodo commerciale nella rete di traffici marittimi attivi nel bacino del Mar Mediterraneo. Sull’isolotto giunsero dalla Grecia intraprendenti mercanti micenei, alla ricerca di materie prime, soprattutto metalli. Il racconto prosegue con un focus dedicato alla civiltà micenea e alle attestazioni materiali riconducibili a questa cultura nel Golfo di Napoli, con particolare riguardo alle evidenze da Vivara e, nell’entroterra, dal sito di Afragola. Si passa poi a illustrare la ripresa dei contatti tra Egeo e area campana nella prima metà dell’VIII secolo a.C., dopo la cesura riscontrata a partire dallo scorcio del II millennio a.C. Con la nascita di Pithekoussai, infine, si introduce il tema della colonizzazione greca in Occidente. L’itinerario si conclude al parco archeologico dei Campi Flegrei (museo Archeologico dei Campi Flegrei al Castello di Baia e al parco archeologico di Cuma), dove s’illustra la fondazione di Cuma, che rappresenta il definitivo stanziamento sulla terraferma di genti elleniche in Campania. Qui i Greci impiantarono una vera e propria città, leggibile in ogni sua parte (abitato, necropoli, santuari).

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Ceramica micenea in situ nello scavo archeologico di Vivara (foto archivio MCP Missione Vivara)

La prima tappa della mostra, al museo civico di Procida, si svilupperà nella sezione “Storia antica dell’isola di Procida” e, in particolare, nella sala III, dedicata al porto-approdo di Vivara, alla vita quotidiana, agli incontri e agli scambi. Nel corso della media età del Bronzo Vivara, grazie alla sua posizione strategica e alla sua particolare conformazione morfologica, divenne uno dei centri più importanti nell’ambito dei traffici marittimi che collegavano la Grecia micenea con il Mediterraneo occidentale. Le imbarcazioni provenienti dall’Egeo approdavano presso l’antico porto-approdo vivarese (oggi sommerso) portando grandi giare adatte all’uso quotidiano ma anche vasi finemente decorati con pittura brillante, caratterizzati da motivi floreali, cerchi concentrici, spirali e bande, oggi testimoniati dal ritrovamento di numerosi frammenti ceramici. A raccontare la presenza greco-micenea sull’isolotto sono anche preziosi oggetti ornamentali, manufatti in bronzo e numerose tracce riconducibili alla lavorazione dei metalli. L’area flegrea ha visto un’intensa frequentazione dei primi naviganti egei fin dalla prima metà del II millennio a.C., frequentazione che sembra interrompersi per poi riprendere con quella che viene definita la prima colonizzazione greca in Occidente, avvenuta nel corso dell’VIII secolo a.C., prima con l’impianto di Pithekoussai e poi nel secondo quarto dell’VIII sec. a.C. con la fondazione di Cuma. Il museo civico di Procida ospiterà alcuni reperti provenienti da una delle tombe più antiche indagate proprio presso l’antica colonia greca di Cuma, i cui approfondimenti saranno affrontati presso le sedi espositive del parco archeologico dei Campi Flegrei.

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Oggetti in bronzo da Vivara conservati nella sezione Preistoria e Protostoria del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto giorgio albano)

Il racconto al Mann si articolerà nelle sezioni permanenti “Preistoria e Protostoria” e “L’isola d’Ischia”, mediante il dialogo tra una selezione di reperti e apparati didattici già in allestimento e oggetti custoditi nei depositi, svelati al pubblico per l’occasione. Il percorso prenderà avvio nella sala CXXIX con un’introduzione dedicata alla civiltà micenea, supportata da un piccolo saggio della sua arte: tre vasi di fattura egea appartenenti al ricchissimo patrimonio “sommerso” del Mann, accompagnati da brevi cenni sulla storia della loro acquisizione. Addentrandosi nella sezione “Preistoria e Protostoria”, la narrazione proseguirà nella sala CXLVII: qui si presenteranno i dati a disposizione sulle interazioni tra i Micenei e l’area del Golfo di Napoli durante l’età del Bronzo, partendo dalle testimonianze di Vivara (Bronzo medio) – in esposizione permanente – e, per l’entroterra, dai materiali archeologici provenienti dal sito di Afragola (Bronzo recente e finale), messi a disposizione dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli. Alcuni manufatti di provenienza egea, appartenenti a corredi funerari dalle necropoli di Capua e Cuma (sala CXXVII), offriranno lo spunto per illustrare la fase dei contatti tra Egeo e Campania nella prima età del Ferro. Nella sala CXXV della sezione “Isola d’Ischia”, infine, si descriverà la nascita di Pithekoussai, primo episodio della colonizzazione greca in Occidente.

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Oggetti da Cuma conservati al museo Archeologico dei Campi Flegrei nel castello di Baia (foto di vittorio infante)

Il percorso espositivo del PAFLEG riguarda il tema del consolidamento della presenza greca nel territorio flegreo e coinvolge il parco archeologico di Cuma e il museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia, con l’obiettivo di tracciare un percorso di approfondimento che racconti i luoghi connessi all’arrivo dei Greci a Cuma e le interrelazioni culturali che quest’approdo genera. Tale racconto si declina nel Museo in un’esperienza immersiva che interessa ciò che si suole definire “cultura materiale”, non luoghi ma oggetti, che custodiscono storie, serbano la memoria di viaggi e ripercorrono rotte marittime. In questo percorso tra le sale del Museo della sezione Cuma (in particolare, sale 5-10) sarà possibile scoprire come il “greco” è fatto di aspetti molto diversificati, di tante città che vantano prodotti di eccellenza e che in qualche modo nelle stive di navi si incontrano e approdano a Cuma e nelle isole. Qui, dove ogni cosa parla un linguaggio greco, dalle evidenze strutturali agli oggetti di uso quotidiano, avvengono ancora altri incontri con le genti dell’entroterra e si viene a creare un’eccezionale relazione interculturale, della quale gli oggetti conservano la memoria e registrano la diffusione, ma che di fatto è concepita da uomini.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale giornata di studi “Multisensorialità e tecnologia per l’accessibilità e l’inclusione: esperienze a confronto” in presenza all’auditorium e in streaming

napoli_mann_giornata.studi_multisensorialità-e-tecnologia_locandinaInsieme per l’accessibilità: mercoledì 28 settembre 2022, dalle 9.30, all’auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli giornata di studi “Multisensorialità e tecnologia per l’accessibilità e l’inclusione: esperienze a confronto”, in diretta Facebook sulla pagina istituzionale del Mann, interpretariato in LIS. Ecco il programma della mattinata. Alle 9.30, registrazione partecipanti; 9.45, introduzione e saluti di Paolo Giulierini, direttore del Mann. Esperienze a confronto: Tiziana D’Angelo, parco archeologico di Paestum; Eva Degl’Innocenti, MArTA-museo Archeologico nazionale di Taranto; Filippo Demma, parco archeologico di Sibari; Antonio Ernesto Denunzio, Gallerie d’Italia; Carmelo Malacrino e Claudia Ventura, MArRC -museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria; Annamaria Mauro, museo nazionale di Matera; Fabio Pagano, parco archeologico dei Campi Flegrei; Paolo Giulierini e Annamaria Di Noia, museo Archeologico nazionale di Napoli. Il racconto di un progetto: Stefania Mancuso, Omniarch sas; Elena Console, TEA srl: Luciana Loprete, IRIFOR Catanzaro. Conclusioni: Aldo Grassini, museo Tattile statale Omero di Ancona; Elisabetta Borgia, Ministero della Cultura – Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali.

Napoli. La Collezione Farnese del Mann è digitale: oggi in auditorium e in diretta Fb si presenta il progetto che entro metà ottobre renderà disponibili in 3D i capolavori in marmo. Il progetto ha intrecciato le più moderne tecnologie di fotogrammetria e gli studi sul colore delle statue antiche

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Rielaborazione 3D di Caracalla conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Ci siamo! Lunedì 26 settembre 2022, alle 17, nell’auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli, viene presentato il progetto sulla Collezione Farnese digitale, anche in diretta Facebook. “Il Mann è in prima linea nel processo di digitalizzazione che sta impegnando i musei italiani, spiega il direttore Paolo Giulierini. “Stiamo lavorando sulle collezioni e, con un programma specifico, sul patrimonio dei depositi. Accanto a noi partner scientifici, università internazionali e società ad alta tecnologia come l’americana Flyover Zone, pioniera nella creazione di realtà virtuali. Ricostruzione e tutela procedono insieme in questo processo. E accanto all’aspetto specialistico c’è naturalmente quello legato alla promozione e quindi allo sviluppo di nuove piattaforme, basti pensare ad app e videogames, settore questo nel quale il Mann è stato antesignano. Grazie alla tecnologia oggi è possibile fruire dei capolavori a distanza, così come arricchire la propria visita ‘in presenza’ con contenuti speciali. Il progetto ‘La Collezione Farnese digitale’ è una parte importante di questo affascinante percorso verso il Mann del futuro”.

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Rielaborazione 3D del Toro Farnese conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Migliaia di fotografie per ciascuna delle sessantadue sculture selezionate tra i capolavori della Collezione Farnese del Mann; per l’Ercole, gli scatti sono stati tremila; per il Toro, circa quindicimila, suddividendo il gruppo in ventinove milioni di punti e in una maglia di quattordici milioni e mezzo di triangoli: nei primi mesi del 2021, ha preso avvio così il lungo e paziente processo di digitalizzazione in 3D dei marmi più celebri del museo Archeologico nazionale di Napoli. Il progetto, che ha intrecciato la ricerca sull’antica cromia dei marmi promossa da MANN in Colours e le tecnologie messe a disposizione dalla società statunitense Flyover Zone, ha dato origine a un grande database digitale, disponibile entro la prima metà di ottobre sul sito https://sketchfab.com/FlyoverZone/collections/farnese-collection.

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Rielaborazione 3D dell’Ercole Farnese conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Basteranno pochi clic, dunque, per accedere agli accurati modelli 3D delle sculture, avendo un duplice vantaggio: in primis, si potrà avere accesso anche alle zone meno fruibili delle opere, come ad esempio le estremità o i particolari dei volti. I visitatori, ad esempio, vedranno da vicino gli occhi dell’Ercole e, per la prima volta, sarà possibile “entrare” letteralmente nel Toro Farnese, apprezzando a tutto tondo ogni singola figura che compone la grande scultura. Gli stessi modelli verranno utilizzati per realizzare delle dettagliate didascalie digitali: qui si troveranno tutte le informazioni sui colori originali delle opere.  E, ancora, il database sarà un ponte scientifico verso altri progetti di ricerca: da una parte, l’Ecosistema digitale della Regione Campania, per mettere in rete il patrimonio del territorio; ancora, l’ambiente virtuale di Caracalla Baths Reborn che, sempre in collaborazione con Flyover Zone, consentirà di riposizionare le sculture, anche colorate, nella sede originaria delle Terme di Caracalla a Roma.

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Rielaborazione 3D della Flora Farnese conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“La percezione che le statue antiche un tempo fossero colorate è ancora troppo poco diffusa; attingere al mezzo digitale con il fine di illustrare non solo i risultati scientifici ma conferire al grande pubblico il messaggio che il colore aveva in origine è necessario alla corretta educazione al patrimonio”, afferma Cristiana Barandoni, l’archeologa che ha coordinato il progetto di digitalizzazione delle sculture Farnese, partendo dai risultati del progetto “MANN in colours”. In team con la ricercatrice, Bernard Frischer (Flyover Zone), uno dei primi archeologi internazionali a occuparsi di digitalizzazione delle statue, e l’architetto Davide Angheleddu, direttore dei processi di fotogrammetria per la società statunitense. Nel prossimo dicembre, la valorizzazione della collezione Farnese e dei depositi si arricchirà della presentazione dei risultati sui colori dei marmi.

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Cristiana Barandoni all’opera tra le statue della Collezione Farnese del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Cuore centrale del progetto di modellazione fotogrammetrica Collezione Farnese”, continua Barandoni, “la cui campagna di acquisizione ad opera dell’architetto Davide Angheleddu si è avviata ad inizio 2021 in seno al progetto MANN in Colours che come sapete è la ricerca sul colore antico di una serie di opere straordinarie custodite al Museo, tra le quali i capolavori della Farnese. Parola d’ordine di MANN In Colours è inclusione, ovvero permettere alle persone di entrare nella nostra #expertroom ad indagini in corso; creare spazi per laboratori didattici per le scuole (ne svolgeremo uno durante la manifestazione #famu); lavorare a stretto contatto con il laboratorio di restauro…e molto altro ancora. Con Farnese Digitale andiamo oltre e cerchiamo di rendere “permanente” la conoscenza della celebre collezione, con particolare attenzione al tema colore: numerosi sono gli sforzi prodotti a livello europeo dai musei che fanno ricerca in questo settore, per diffondere la consapevolezza che le sculture, così come le architetture, un tempo erano assai diverse da come le percepiamo noi oggi. Il MANN vuole dare un contributo non temporaneo – come le mostre – bensì permanente: poiché il colore era una componente sostanziale della vita quotidiana del mondo antico, di pari importanza deve essere il ruolo odierno che il Museo esercita nella sua diffusione. Farnese Digitale è una proposta concreta e fattibile, sostenibile e adatta alla complessità della Collezione; i modelli 3D realizzati dalla Società saranno impiegati all’interno di nuove didascalie narrative e in modo semplice e intuitivo racconteranno storia, eventi, restauri tutto da uno speciale punto di vista, quello del colore, includendo questo tema in modo permanente nel percorso di visita”.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale per le Giornate europee del Patrimonio apertura serale a 1 euro, concerto dedicato all’impegno ambientale, visita guidata all’Altro Mann, laboratori per bambini

giornate-europee-del-patrimonio_gep_2022Giornate europee del Patrimonio 2022: torna anche al museo Archeologico nazionale di Napoli l’atteso appuntamento annuale per scoprire i tesori dei nostri musei. Tema dell’edizione di quest’anno è il “Patrimonio culturale sostenibile- Un’eredità per il futuro”: un invito a partire dall’arte per promuovere un atteggiamento consapevole di approccio alla natura. Il programma delle #GEP2022 del Mann è curato dai Servizi Educativi del Museo (responsabile: Giovanni Vastano/ staff: Annamaria Di Noia, Miriam Capobianco, Elisa Napolitano, Antonio Sacco, Angela Vocciante).

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La band musicale Not Just Fella’s protagonista al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Nell’ambito della tradizionale apertura serale, in programma sabato 24 settembre 2022 dalle 19 al costo simbolico di 1 euro, il Mann propone il concerto dei Not Just Fella’s. La band, composta da Rita Genny (voce), Fabio Mingardi (batteria), Gaetano Severini (basso), Ferdinando Zaccaria (tastiere) e Salvatore Vitale (chitarre), a partire dalle 21 proporrà brani di artisti da tempo impegnati nel sociale e nella difesa dell’ambiente: Patty Smith, Anouk e Cold Play, per citarne solo alcuni.

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La copertina del libro “Piccolo diario napoletano” di Paola Tesei

Nel Giardino delle Camelie (alle 19), da non perdere l’omaggio alla città in occasione della presentazione del libro “Piccolo Diario Napoletano. Un viaggio sentimentale” (Edizioni il Papavero) di Paola Tesei: la bellezza del paesaggio e della cultura partenopea sarà ripercorsa tra prose liriche, acquerelli e disegni.

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Al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “L’altro MANN” curata da Marialucia Giacco (foto valentina cosentino)

Per le Giornate Europee del Patrimonio, non manca il classico itinerario guidato all’evento espositivo di punta del museo Archeologico nazionale di Napoli: sabato 24 settembre, alle 11, da non perdere la visita dedicata all’allestimento “L’altro MANN” con la curatrice Marialucia Giacco. La prenotazione è obbligatoria (via mail: man-na.comunicazione@cultura.gov.it/ telefonica, dalle 9.30 alle 16: tel. 0814422329) e l’appuntamento per iniziare il percorso è al secondo piano, nella sezione Affreschi.

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Al museo Archeologico nazionale di Napoli i laboratori musicali per i bambini più piccoli (foto mann)

Ancora, domenica 25 settembre, nell’ambito delle proposte MANNforbabies, ecco due laboratori musicali pensati per piccolissimi visitatori (alle 10.30: bimbi da 0 a 3 anni; alle 11.30, bimbi dai 3 ai 6 anni): filo conduttore della mattinata sarà il gioco musicale come modalità di avvicinamento all’arte. I percorsi, che avranno prenotazione obbligatoria (via mail: man-na.comunicazione@cultura.gov.it/ telefonica, dalle 9.30 alle 16: tel. 0814422329), saranno condotti dai musicisti Margareth Ianuario e Daniele Barone e da Elivra Ermann (Nati per la musica- Campania).

Bologna. Ci siamo: al museo civico Archeologico apre la mostra “I pittori di Pompei” con i capolavori provenienti dal museo Archeologico nazionale di Napoli

Ci siamo. Domani, 23 settembre 2022, al museo civico Archeologico di Bologna apre l’attesa mostra “I pittori di Pompei”, che offre fino al 19 marzo 2023 una prospettiva inedita per esplorare i gusti e i valori della società del I secolo d.C., attraverso capolavori proveniente dal museo Archeologico nazionale di Napoli. Nel passare in rassegna i migliori esempi di pittura romana, con cui gli artisti dell’epoca decoravano le domus del Poeta Tragico, dell’Amore punito, o la villa di Fannio Sinistore a Boscoreale, così come nello scoprire gli strumenti del mestiere, la mostra, composta di oltre 100 opere, racconta l’unicità di un mondo e le peculiarità di quei pictores la cui arte segna nel giro di pochi secoli una vera e propria rivoluzione, tanto da essere considerati, secondo le parole di Plinio il Vecchio, di “proprietà dell’universo”. A cura di Mario Grimaldi e prodotto da MondoMostre, l’esposizione è il risultato della collaborazione culturale e scientifica tra Comune di Bologna | museo civico Archeologico e museo Archeologico nazionale di Napoli (vedi Bologna. Manca giusto un mese alla grande mostra “I pittori di Pompei” al museo civico Archeologico di Bologna con oltre 100 capolavori provenienti da quella che è considerata la più grande pinacoteca dell’antichità al mondo, il museo Archeologico nazionale di Napoli. Ecco le prime anticipazioni | archeologiavocidalpassato).

Napoli. Al museo Archeologico nazionale si presenta all’auditorium il progetto quinquennale MetaMuseo, l’universo digitale del Mann, in collaborazione con l’Indiana University: digitalizzare 400 reperti da rendere fruibili al pubblico

napoli_mann_MetaMuseo_presentazione-progetto_locandinaUn universo digitale a portata di tutti: è quanto si propone il progetto “MetaMuseo”, l’universo digitale del Mann, che viene presentato lunedì 12 settembre 2022, alle 17, in una tavola rotonda all’Auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli, trasmessa anche in diretta Facebook sulla pagina istituzionale dell’Archeologico. È ai nastri di partenza il progetto che, nel prossimo quinquennio, unirà il museo Archeologico nazionale di Napoli alla Luddy School of Informatics dell’università dell’Indiana: proprio l’istituzione americana sosterrà la parte preponderante dell’impegno finanziario della ricerca, che avrà lo scopo non solo di digitalizzare, ma soprattutto di rendere immediatamente fruibili a studiosi e pubblico manufatti lontani dalle luci delle sale espositive. “Il Metamuseo è un nuovo livello da raggiungere nella valorizzazione dei depositi per associare di nuovo i contesti, seppur in forma digitale. Lo facciamo con una nuova prestigiosa collaborazione internazionale, nello spirito di una ricerca condivisa con il mondo”, commenta il direttore del Mann, Paolo Giulierini che interviene alla tavola rotonda con Joanna Mirecki Millunchick, preside della Luddy School of Informatics Computing and Engineering (Indiana University); Bernard Frischer, professore di Informatics Computing and Engineering, co-director Virtual World Heritage Lab. (Indiana University); Cristiana Barandoni, direttore progetto MetaMuseo e Principal Investigator Mann; Gabriele Guidi, professore di Informatics alla Luddy School of Informatics Computing and Engineering, co-director Virtual World Heritage Lab. (Indiana University) e Principal Investigator IU.

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Cristiana Barandoni, Principal Investigator per il MANN e ideatrice del MetaMuseo (foto IU)

“Quando passeggiamo tra le sale espositive dei musei, quello che vediamo non è tutto quello che vorremmo osservare”, interviene Cristiana Barandoni. “Esiste un patrimonio sommerso, un luogo dove si conservano le risorse invisibili, in generale ciò che i musei non hanno mai pensato di esporre, per motivi di spazio, di studio, di conservazione etc. Spesso sono reperti meno noti, ma altrettanto importanti per la ricerca, che per sopravvivere hanno bisogno di essere protetti. E conosciuti. Sono quelle opere a cui è stato tolto il diritto di esercitare la loro funzione nel presente. Un patrimonio di storia che tenteremo di far uscire dall’oblio in maniera permanente, non più solo attraverso lo strumento delle mostre che, per sua natura, non può che essere temporaneo e effimero. Un’opportunità di collaborazione internazionale che non poteva non essere colta. Un’opportunità di rispondere compiutamente alla nuova definizione di museo. Parafrasando Muttillo, cercheremo di riconoscere al deposito — allo stesso titolo degli spazi espositivi — un ruolo dinamico e poliedrico che parte dalla conoscenza del materiale, stimola la ricerca e si trasforma in luogo della valorizzazione. Una sfida difficile e problematica soprattutto per i depositi di materiale archeologico. Il Mann intende affrontare questa sfida con un nuovo importante progetto: il MetaMuseo”.

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I depositi museali del Mann delle cosiddette Cavaiole (foto mann)

La realizzazione del MetaMuseo seguirà passaggi ben definiti nel progetto di studio: Cristiana Barandoni (Principal Investigator per il MANN e ideatrice del MetaMuseo), in collaborazione con Floriana Miele (funzionaria archeologa e responsabile dell’Ufficio catalogo del Mann), selezionerà nei depositi i quattrocento reperti da digitalizzare, differenti per tipologia di materiali e contesti. A seguire, il complesso iter della riproduzione in 3D, coordinata dai professori Bernard Frischer e Gabriele Guidi, entrambi Co-direttori del Virtual World Heritage Laboratory. Si partirà dall’acquisizione immagini di ogni opera, per generare il set più completo possibile di punti di vista della loro superficie. Da qui, la generazione di nuvole di punti tridimensionali, che rappresenteranno un campionamento della superficie del reperto. Le nuvole di punti saranno la premessa per la produzione di un modello superficie (modello mesh): in sintesi, un insieme di  poligoni che, nel complesso, presenteranno la forma dell’oggetto. Decisivo, per garantire la fruibilità al pubblico, il passaggio alla mesh texturizzata, che restituirà l’aspetto visuale del manufatto, custodito in un repository digitale. Il MetaMuseo avrà anche un taglio didattico, perché alle campagne di studio e acquisizione immagini parteciperanno allievi ed esperti:

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Progetto MetaMuseo: studiosi impegnati nella rilevazione dei reperti dai depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Sono lieto che il nuovo collega, il prof. Gabriele Guidi, arrivato nella nostra università nel gennaio 2022 dal Politecnico di Milano, possa mettere a disposizione la sua vasta esperienza in questo progetto con il MANN. Il MetaMuseo è innovativo e offrirà ai nostri studenti e laureati una fonte infinita di argomenti per le loro ricerche”, aggiunge Bernard Frischer​. La prospettiva di lavoro resta, in ogni caso, legata in primis alla conservazione dei manufatti: “Il MetaMuseo è un progetto che vuole tutelare e proteggere il patrimonio sommerso del Museo composto da reperti invisibili, ovvero non esposti per motivi di spazio, studio, conservazione. Sono forse opere meno note, ma altrettanto importanti per la ricerca: queste testimonianze, per sopravvivere, hanno bisogno di essere protette. E conosciute. Progettare e realizzare un’idea innovativa grazie alla collaborazione e al supporto economico dell’Università dell’Indiana è un’opportunità che non poteva non essere colta”, conclude Cristiana Barandoni.

Bologna. Il museo civico Archeologico è un gran cantiere per l’allestimento della mostra “I pittori di Pompei”: oltre 100 capolavori dal museo Archeologico nazionale di Napoli

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Locandina della mostra “I pittori di Pompei” al museo Archeologico nazionale di Bologna dal 23 settembre 2022 al 19 marzo 2023

Al museo civico Archeologico di Bologna c’è un gran fermento. Cosa sta succedendo? È iniziato alla grande l’allestimento della mostra “I pittori di Pompei” in programma dal 23 settembre 2022 al 19 marzo 2023. E quindi stanno arrivando i capolavori pittorici da Napoli. E alcuni sono di dimensioni notevoli, come mostra il video (vedi https://www.facebook.com/MuseoCivicoArcheologicoBologna/videos/459833336054405) girato dal personale dell’Archeologico, che in questi giorni deve fare i conti anche con gli spazi e le architetture della sede museale bolognese. Alla fine saranno oltre 100 i capolavori esposti provenienti da quella che è considerata la più grande pinacoteca dell’antichità al mondo, il museo Archeologico nazionale di Napoli. La mostra, curata da Mario Grimaldi e prodotta da MondoMostre, è stata resa possibile grazie a un accordo di collaborazione culturale e scientifica tra Comune di Bologna | museo civico Archeologico e museo Archeologico nazionale di Napoli. Alcuni degli splendidi affreschi che arricchivano le antiche domus romane di Pompei e delle altre città dell’area vesuviana saranno esposti a Bologna permettendo un excursus sulla società del I secolo d.C. a partire dalla figura dei pictores, sul cui ruolo aleggia una nuvola di mistero ancora oggi non del tutto svelato (vedi Bologna. Manca giusto un mese alla grande mostra “I pittori di Pompei” al museo civico Archeologico di Bologna con oltre 100 capolavori provenienti da quella che è considerata la più grande pinacoteca dell’antichità al mondo, il museo Archeologico nazionale di Napoli. Ecco le prime anticipazioni | archeologiavocidalpassato).

Ischia. “Il rapporto tra il mondo greco e quello etrusco in ambito coloniale” con Nizzo (Etru)  (Mann) e Giulierini: nuovo appuntamento all’Archeologico di Lacco Ameno del progetto “Kepos 2022 paesaggi e archeologia” promosso dalla Fondazione Walton

lacco-ameno_archeologico_progetto-kepos_giulierini-nizzo_locandina“Ci fu un tempo nel quale quasi tutta l’Italia fu sotto il dominio degli Etruschi”, così Catone il Censore nel II secolo a.C. ricordava ancora quella che era stata la potenza degli Etruschi, dal Tirreno all’Adriatico, mari che anche agli occhi dei Greci avevano un “cuore” e un “nome” etrusco, come attesterà ancora nel I secolo a.C. Tito Livio. Gli storici greci come Polibio erano altrettanto consapevoli di questa originaria potenza riconducendone le ragioni al controllo di due vaste e fertili pianure, epicentro strategico della loro economia. Parte da queste suggestioni “Il rapporto tra il mondo greco e quello etrusco in ambito coloniale”, il nuovo appuntamento del percorso culturale del progetto Kepos “Incontri su archeologia e paesaggio”, organizzato dalla Fondazione Walton e Giardini La Mortella. Giovedì 8 settembre 2022, alle 18.30, al museo Archeologico di Pithecusae a Villa Arbusto di Lacco Ameno sull’isola d’Ischia, dopo i saluti istituzionali, parleranno il direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, Valentino Nizzo (se supera il tampone finale per il Covid) su “I popoli del mare. Greci e Etruschi nel Tirreno”, e il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini su “I popoli della pesca tra Greci e Etruschi: mito e storia”. Modera Mariangela Catuogno, responsabile scientifico del progetto Kepos. Nizzo ripercorrerà attraverso il mito, le fonti letterarie e la straordinaria evidenza archeologica di Pithekoussai e di Cuma, i moventi e le dinamiche di questo lungo processo e la dialettica dei rapporti, degli scambi e degli scontri che impegnarono Greci, Etruschi e Italici dall’VIII fino al V secolo a.C., quando con la seconda battaglia di Cuma del 474 a.C. le ambizioni etrusche nel Tirreno meridionale subiscono una gravissima battuta di arresto che segnò per sempre l’inizio di una nuova epoca. Giulierini spiegherà quel delicato rapporto tra il mare e la pesca. Del resto pescare nel mondo antico significa, a differenza di altre pratiche, come l’agricoltura, condurre una lotta quotidiana per il sostentamento in un ambiente tutt’altro che asservito, pieno di elementi sconosciuti, infidi e talora mortali, tali da ribaltare il concetto di preda e predatore, come nel noto caso del cratere di Ischia. Gli Etruschi e i Greci sono presentati a confronto rispetto alle fonti letterarie, agli ambienti di pesca, all’evoluzione degli utensili e delle tecniche utilizzate, ai sistemi organizzativi e alle economie degli abitati e delle città costiere, che spesso giungono a battere monete con effigiate creature marine. Pescare è, dunque, un’esperienza con mille sfaccettature: riguarda solo le classi umili abituate a pesci di piccola taglia ma, talora, personaggi delle élites che compiono atti di eroismo contro “mostri del mare”, alla base dello sviluppo di raffigurazioni su tombe o classi vascolari al limite della mitologia.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale apre la mostra “Il diritto del più forte. Il dialogo degli Ateniesi e dei Melii in Tucidide. Alessandro Baricco e il MANN per MARetica”: cinque suggestivi reperti “mai visti” per riflettere su concetti come democrazia, libertà, giustizia, e sulla follia della guerra

napoli_mann_mostra-il-diritto-del-più-forte_locandina-invitoNel cuore dell’Egeo, un’isola greca di origine vulcanica diviene il simbolo di un’antichissima lotta di libertà: siamo nel 416 a.C. e, nella piccola Melo (oggi Milos, in italiano Milo), si svolgono le trattative fra i magistrati locali e gli ambasciatori ateniesi. Perno dello scontro, raccontato in uno dei più celebri dialoghi di Tucidide, è la pretesa neutralità dei cittadini melii, che non intendono sottoporsi all’egemonia ateniese nel duro conflitto in corso con Sparta. Parte da questo antefatto storico la mostra “Il diritto del più forte. Il dialogo degli Ateniesi e dei Melii in Tucidide. Alessandro Baricco e il MANN per MARetica”: l’esposizione, in programma nelle sale cosiddette della Farnesina da giovedì 8 settembre 2022 (inaugurazione alle 12) al 9 gennaio 2023, stringe ancor di più quel filo rosso tra letteratura e arte che, nello scorso anno, aveva legato le opere del museo Archeologico nazionale di Napoli ai versi di Omero e alla rivisitazione contemporanea di Alessandro Baricco. Nel percorso, curato da Marialucia Giacco (responsabile Ufficio Mostre Italia/Estero, Mann), grazie all’apparato didascalico le opere stabiliscono un ideale dialogo con le pagine di Tucidide. E, proprio seguendo la scrittura dello storiografo greco, venerdì 9 settembre 2022, alle 21, nell’ambito della rassegna MARetica, Paolo Giulierini e Alessandro Baricco si confronteranno sui conflitti che hanno caratterizzato il nostro passato e il nostro presente. Un calco della doppia erma di Erodoto-Tucidide, in prestito dal Mann, accompagnerà il dialogo tra i due intellettuali.

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La doppia erma di Erodoto/Tucidide, opera del II secolo d.C. (foto Mann)

“Il Mann rinnova con entusiasmo la collaborazione con MARetica, presidente della Giuria lo scrittore Alessandro Baricco”, commenta il direttore del Museo, Paolo Giulierini, ripensando l’uomo a partire dal mare (che è la mission della rassegna di Procida) e insieme proponendo una ‘sponda’ napoletana in queste giornate ricche di riflessioni. La piccola ma preziosa mostra, che si collega a quella che lo scorso anno dedicammo ad Omero, Iliade, è il tassello di una sinergia che porterà sull’Isola capitale della cultura, nella suggestiva Terra Murata, un nostro calco della doppia Erma di Erodoto-Tucidide il cui originale è in prestito al Palais della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in Lussemburgo (vedi La doppia erma di Erodoto/Tucidide dal museo Archeologico nazionale di Napoli alla Corte Europea di Giustizia: è la terza “ambasciatrice” del Mann in mostra temporanea al Palais lussemburghese, nuova prestigiosa collaborazione internazionale col progetto Obvia dell’università Federico II | archeologiavocidalpassato). Sarà l’occasione per viaggiare insieme nel tempo, da Atene contro Milo ed attraverso la lezione della storia antica, riflettere sul significato attuale di concetti come democrazia, libertà, giustizia, e sulla follia della guerra”.

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Terracotta con il mito di Atteone punito dalla dea Artemide: rilievo “melio” (V sec. a.C.) appartenente alla collezione Santangelo del Mann (foto mann)

In allestimento, cinque suggestivi reperti “mai visti” provenienti dai depositi museali: si parte dal rilievo “melio”, appartenente alla collezione Santangelo del Mann e databile alla seconda metà del V sec. a.C. La terracotta, che rappresenta il mito di Atteone punito dalla dea Artemide, fa parte della classe dei rilievi cd. melii: il nome deriva dall’isola di Melo, che ne ha restituito la maggior parte degli esemplari noti con prevalente destinazione funeraria.

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Anfora attica a figure nere con guerrieri in corsa (560-530 a.C.) proveniente dall’Etruria e conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Si prosegue con un’anfora che rappresenta guerrieri in corsa: questa ceramica attica a figure nere proviene dall’Etruria e risale al 560-530 a.C. Il momento di avvio di una battaglia è impresso su due anfore attiche a figure rosse con guerrieri all’assalto: la prima proviene da Nola (520-500 a.C.) e la seconda, ancora, è attribuita al pittore di Berlino (da Capua, 480-460 a.C.). In chiusura, il marmo con busto di stratega proveniente da Ercolano: l’opera risale al I sec. d.C. ma si rifà a un modello greco del V sec. a.C.