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Il TG2 Dossier sabato fa tappa al Mann con la puntata “Museo Archeologico Nazionale, scrigno di civiltà” curata da Laura Pintus, in replica domenica

Una bambina con maglioncino giallo apre le porte della Collezione Magna Grecia: forse da qui inizia, simbolicamente, il viaggio del Tg2 Dossier, che fa tappa al Mann nella puntata “Museo Archeologico Nazionale di Napoli, scrigno di civiltà”, in onda su Rai 2 sabato 17 aprile 2021 alle 23.30 e in replica domenica 18 aprile 2021 alle 10.10. La puntata sarà disponibile su Rai Play. Quarantacinque minuti di bellezza per raccontare l’istituto di Napoli ed i legami che si intrecciano tra i capolavori del Sud Italia: l’attento ed efficace percorso, curato da Laura Pintus, rappresenta il Mann a trecentosessanta gradi, tra collezioni permanenti, esposizioni temporanee e grandi progetti di ricerca.

Il direttore Paolo Giulierini e la giornalista Laura Pintus nel backstage al Mann della puntata di TG2 Dossier “Museo Archeologico Nazionale di Napoli, scrigno di civiltà” (foto mann)
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Gli elmi della mostra “I Gladiatori” nel laboratorio di restauro del Mann nel backstage della puntata di TG2 Dossier “Museo Archeologico Nazionale di Napoli, scrigno di civiltà” (foto mann)

Trait d’union del programma è il dialogo con i protagonisti della vita del Museo: dal direttore Paolo Giulierini, che guida la giornalista alla scoperta dei tesori museali, agli archeologi, ai restauratori, agli addetti alla custodia dei tesori dischiusi dai depositi. Non mancano, naturalmente, incursioni nel backstage della mostra “Gladiatori”: nel laboratorio di restauro dell’Archeologico, infatti, sono state curate “le ferite” degli splendidi elmi bronzei, esposti oggi nel Salone della Meridiana per il grande allestimento. E poi spazio agli interventi per restaurare il Mosaico di Alessandro, ai programmi di valorizzazione per i più piccoli con le pubblicazioni a fumetti, alla storia dei capolavori della statuaria Farnese: un percorso ricchissimo, che svela un volto inedito del Museo.

L’antro della sibilla a Cuma (foto Jazz and Conversation)

Dal Mann ai legami con il territorio: il Tg2 Dossier traccia un itinerario suggestivo tra passato e presente, ritrovando usi e costumi in cui rispecchiarsi ancor di più oggi, in tempi di pandemia. La puntata si sofferma anche su tante eccellenze del territorio, per definirne la matrice identitaria, pur nelle differenze storico-artistiche:  da Cuma a Palazzo Reale, da Santa Maria Capua Vetere a Ercolano, un inno alla bellezza che, all’epoca del Covid e del lockdown degli istituti culturali, infonde speranza per il futuro.

“Al MANN, la genesi e i primordi del teatro antico”: Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli protagonista della puntata n. 10 del podcast “Voci di MeMus” col teatro San Carlo

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, durante la registrazione del podcast “Voci di MeMus” (foto mann)

 “Siamo all’interno del museo Archeologico nazionale intimamente legato nella storia e nella genesi al Teatro di San Carlo”, a parlare è Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, protagonista del decimo episodio di “Voci di Memus”, la prima serie podcast del Teatro di San Carlo di Napoli il cui decimo episodio è disponibile da sabato 10 aprile 2021 a partire dalle 10 sulle piattaforme Spotify, Spreaker e Apple Podcast. Si alterneranno “al microfono” nei prossimi appuntamenti: Eduardo Nappi, per molti anni responsabile dell’Archivio Storico del Banco di Napoli; Angela Tecce, Presidente della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporenee.

Backstage del podcast “Voci di MeMus” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Già l’opera con cui viene inaugurato il San Carlo il 4 novembre 1737, “Achille in Sciro” di Domenico Sarro, sancisce l’idea di legare la classicità al tema del teatro, un legame presente anche in numerosi elementi decorativi, dal gruppo scultoreo di Partenope posto sulla sommità della facciata del Niccolini fino al Velario dipinto dal Cammarano che sovrasta la Sala con la sua storica raffigurazione di Apollo che presenta i poeti a Minerva. Questo tema della classicità che lega i due Istituti fu anche propiziato dall’attività di Re Carlo che un anno dopo l’inaugurazione del Teatro di Ercolano dava avvio alla straordinaria campagna di scavo presso la Città di Ercole e 10 anni dopo a Pompei (1748).  In questo itinerario all’interno del MANN, sono tanti i riferimenti al mondo antico che legano il teatro all’archeologia e da cui è possibile scorgere la genesi del teatro. 

Backstage del podcast “Voci di MeMus” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Voci di MeMUS” (https://www.spreaker.com/show/voci-di-memus-conversazioni-in-rete ) è un ciclo di podcast che racconta il dietro le quinte del Lirico napoletano, l’evoluzione del costume e della società che da sempre ruota intorno al Teatro e agli artisti che hanno popolato le sue stagioni. Un’apertura virtuale, un racconto “interattivo” fatto da collezionisti privati e personaggi che hanno vissuto il Teatro dall’interno, ma anche da rappresentanti di altri musei e di istituzioni. “Voci di MeMUS”, progetto di narrazione partecipativa a cura di Giovanna Tinaro e Dinko Fabris, è sostenuto dalla Regione Campania UOD 01 “Promozione e Valorizzazione dei Musei e delle Biblioteche”.

Napoli. In occasione del Dantedì 2021 il museo Archeologico nazionale presenta on line della mostra “Divina Archeologia” (dal 14 settembre), mitologia e storia della Divina Commedia nelle collezioni del Mann. Giulierini: “Racconteremo Dante e il mondo classico. E anche il rapporto del nostro territorio con Virgilio e l’immaginario del Sommo Poeta”

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Il direttore del Mann, Paolo Giulierini (foto Graziano Tavan)

#Divinarcheologia: con questo hashtag, in occasione del Dantedì 2021 e delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Alighieri, il museo Archeologico nazionale di Napoli presenterà in anteprima digitale, su Facebook ed Instagram, alcune opere dell’esposizione dedicata a “Mitologia e storia della Divina Commedia nelle Collezioni del Mann”. La mostra “Divina Archeologia”, realizzata con il contributo della Regione Campania, aprirà il 14 settembre 2021 e resterà in calendario sino a marzo 2022. ”Annunciamo nel DanteDì  la data simbolica scelta  per l’inaugurazione della mostra, il 14 settembre”, spiega Paolo Giulierini, direttore del Mann. “Come è noto, Dante morì a Ravenna  il 14 settembre 1321, e una collaborazione importante è stata attivata con il Classis Ravenna- Museo della città e del territorio. Tanti sono i miti, gli eroi, i  personaggi della storia antica che si incontrano nella Divina Commedia, e il Mann è una miniera di riferimenti iconografici. Pochi sanno che un’immagine di Dante con veste purpurea e corona d’alloro campeggia su una volta del nostro Museo, opera ottocentesca dell’artista Paolo Vetri.  Divina Archeologia sarà anche l’occasione per celebrare il legame fortissimo  tra Virgilio e Napoli, dove si trova la sua tomba: prima di San Gennaro il poeta latino era considerato un ‘protettore’ della città e un mago, come testimonia il celebre mito dell’uovo di Virgilio. Un percorso che ci porterà con una serie di podcast dedicati, anche fuori dal Mann, fino al lago d’Averno e non solo. E  inviteremo istituti e docenti a tenere lezioni  su Dante nelle nostra sale e nell’auditorium”. 

Diomede, scultura marmorea proveniente da Cuma e conservata al Mann (foto Luigi Spina)

L’anteprima digitale della mostra partirà giovedì 25 marzo 2021, alle 8.30: scelta come simbolo della campagna la statua marmorea di Diomede, proveniente da Cuma e “immortalata” in uno splendido scatto di Luigi Spina. L’eroe greco fu fido compagno di Ulisse nel furto del Palladio: anche per questa impresa, in cui mostrò coraggio e, al contempo, grande capacità di ordine inganni, è collocato con Ulisse nell’ottava bolgia del cerchio dei fraudolenti (Inferno, XXVI).

Affresco da Pompei con la scena del cavallo di Troia e Ulisse conservato al Mann (foto Luigi Spina)
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L’affresco con Achille a Sciro dalla Casa dei Dioscuri di Pompei, conservato al Mann (foto Mann)

Dal mito di Diomede a quello di Ulisse: al più celebre viaggiatore di tutti i tempi sarà dedicato il post con l’affresco che rappresenta una scena della guerra di Troia; nel reperto, ritrovato a Pompei, è raffigurato il momento simbolico del dramma, quando, cioè, i Troiani portano all’interno delle mura il cavallo di legno, condannando in tal modo la città alla distruzione. L’inganno del cavallo è una delle trame per cui l’Alighieri punisce idealmente Ulisse nella prima cantica della Commedia. Più volte nominato in relazione a Ulisse ed al Centauro Chirone, c’è anche Achille che, inserito tra i Lussuriosi dell’Inferno, è uno dei protagonisti del Dantedì virtuale del Mann; saranno postati online due affreschi: “Achille a Sciro” (dalla Casa dei Dioscuri di Pompei), che ritrae il momento in cui Ulisse e Diomede smascherano l’eroe, mandato presso la corte di Licomede per sfuggire alla guerra di Troia; Achille è in abiti femminili al centro della scena e regge lo scudo, trattenuto da Ulisse (a destra) e Diomede (a sinistra). 

L’affresco da Ercolano con Achille e il centauro Chirone, conservato al Mann (foto Giorgio Albano)

Ancora, sarà condiviso l’affresco con Achille ed il centauro Chirone, citato nel XII canto dell’Inferno: il centauro Chirone fu maestro del Pelide ed, in questo affresco da Ercolano, è raffigurato giovanissimo mentre apprende l’arte della lira. I personaggi presentati nell’anteprima digitale del Dantedì sono solo alcuni dei protagonisti della mostra “Divina Archeologia”: grazie all’esposizione, sarà possibile viaggiare con mitologia, archeologia e letteratura, in un suggestivo dialogo tra i versi del poeta ed i reperti del Mann.  

Paestum. Nuove misure anti-Covid, la XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico posticipata all’autunno 2021. Istituiti un Comitato di Indirizzo e un Comitato scientifico per fare della Bmta la vetrina internazionale dell’offerta archeologica della Campania

L’area archeologica di Paestum (foto Pa-Paeve)
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Ugo Picarelli, direttore della Bmta

paestum_BMTA-21-Firma_ita (1)Nuove disposizioni per far fronte alla pandemia, e nuovi provvedimenti per garantire lo svolgimento della XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico che ora slitta a ottobre 2021, praticamente a un anno dalla programmata data di svolgimento. A seguito infatti dell’ultimo Dpcm del 02/03/2021 del Presidente del Consiglio dei Ministri, che sarà in vigore fino al 6 aprile 2021, non c’erano più le condizioni che la Borsa mediterranea del Turismo Archeologico potesse svolgersi dall’8 all’11 aprile 2021, dopo aver già rinunciato nel 2020 alle date in programma dal 19 al 22 novembre. Pertanto, gli enti promotori – Regione Campania, Comune di Capaccio Paestum, Parco Archeologico di Paestum e Velia – in occasione del recente incontro con la Direzione della Bmta hanno posticipato la XXIII edizione all’autunno: da giovedì 30 settembre a domenica 3 ottobre 2021, al fine di assicurare soprattutto sicurezza, ma anche soddisfazione di risultati. La nuova data consentirà anche ai tanti visitatori e addetti ai lavori di vivere Paestum e la bellezza del sito Unesco in un mese particolarmente ambito per il clima, rispetto alla data tradizionale di novembre, che sancirà la definitiva ripartenza del nostro Bel Paese e del turismo in chiave più esperienziale, sostenibile e rivolto alla domanda di prossimità, tematiche tutte a cui la Borsa si ispirerà in questa edizione. “Sono grato al sindaco Franco Alfieri”, interviene il direttore Ugo Picarelli, “di considerare la Bmta un importante veicolo di sviluppo della destinazione Capaccio Paestum, che naturalmente potrà migliorare con il suo rilancio. Sono fortemente grato al presidente della Regione Vincenzo De Luca e all’assessore al Turismo Felice Casucci per aver confermato la Bmta nel calendario ufficiale delle fiere della Regione Campania per il 2021, ma soprattutto per l’impegno di sostenerla maggiormente e accrescerne l’importanza, considerandola una opportunità di relazioni, di processi condivisi, di progettualità per il territorio regionale e per acquisire risorse e stringere accordi di partenariato internazionale nell’ambito del turismo e dei beni culturali”.

Incontri, conferenze, workshop: ricchissimo il programma in questi anni della borsa mediterranea del turismo archeologico
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Il sindaco di Capaccio Paestum, Franco Alfieri (foto bmta)

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Felice Casucci, assessore regionale al Turismo

Nell’incontro, al fine di rilanciare la Bmta e farne la vetrina internazionale dell’offerta archeologica della Campania in termini di turismo culturale e di valorizzazione del patrimonio in un’ottica di sistema e di condivisione di buone pratiche, è stato istituito il Comitato di Indirizzo, che vedrà protagonisti la Regione con l’assessore al Turismo Felice Casucci e il direttore generale per le Politiche culturali e il Turismo Rosanna Romano, il Comune di Capaccio Paestum con il sindaco Franco Alfieri, il Parco di Paestum e Velia con il direttore Gabriel Zuchtriegel e il Consigliere di Amministrazione Alfonso Andria. Al Comitato di Indirizzo sarà affiancato il Comitato Scientifico, costituito dai Parchi (Pompei con il neo direttore, Ercolano con Francesco Sirano, i Campi Flegrei con Fabio Pagano) e dai musei Archeologici (il Mann di Napoli con Paolo Giulierini), dalla direzione regionale Musei del Ministero della Cultura con Marta Ragozzino e dal Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni con Tommaso Pellegrino. “Grazie alla Regione Campania”, spiega il sindaco Franco Alfieri, “rilanciamo la Bmta. Il Masterplan del Litorale Sud Salerno e l’apertura dell’Aeroporto proietteranno Capaccio Paestum alla ribalta internazionale, per cui nei prossimi tre anni dobbiamo far crescere il nostro territorio, migliorare i servizi e riqualificare al meglio strutture private e aree pubbliche”. E l’assessore regionale Felice Casucci: “Abbiamo condiviso con il sindaco di Capaccio Paestum di far diventare Paestum attraverso la Bmta la regia dell’offerta del turismo culturale campano in ambito archeologico, nell’intento di sviluppare dall’autunno 2021 e per il primo semestre 2022 la domanda di prossimità nazionale ed europea, in attesa della ripartenza definitiva della domanda intercontinentale dall’estate 2022, mettendo in luce i prestigiosi siti Unesco, quelli in procinto di candidatura (i Campi Flegrei) e l’ampio patrimonio culturale che minore non è, ma che attende solo di essere valorizzato secondo prodotti turistici esperienziali e sostenibili. Inoltre, l’offerta enogastronomica campana trova nella dieta mediterranea e nella pizza napoletana, patrimoni immateriali dell’Unesco, il valore aggiunto, unico e autentico, da consegnare ai turisti che scelgono le nostre destinazioni archeologiche”.

Il parco archeologico di Paestum, patrimonio Unesco
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Mounir Bouchenaki, presidente onorario della Borsa mediterranea del Turismo archeologico (foto bmta

Infine, gli enti promotori, su indicazione del fondatore e direttore, Ugo Picarelli, hanno nominato presidente onorario Mounir Bouchenaki, per attribuirgli riconoscimento a quanto fatto per il territorio salernitano e legittimare il suo costante ruolo di ambasciatore della Bmta nel mondo. Da direttore del Patrimonio culturale e poi da direttore del World Heritage Centre dell’Unesco ratificò l’istruttoria finale per l’inserimento nella Lista del Patrimonio dell’Umanità nel 1997 della Costa d’Amalfi e nel 1998 del Parco nazionale del Cilento con le aree archeologiche di Paestum e Velia e la Certosa di Padula, e da vice direttore generale per la Cultura dell’Unesco, da direttore generale dell’Iccrom e da consigliere speciale del direttore generale dell’Unesco accreditò la Bmta presso i ministri del Turismo e della Cultura di tutti i continenti, favorendone la partecipazione di tanti unitamente ai vertici dell’Unwto di Madrid e accrescendone sin dalla prima edizione del 1998 il livello scientifico internazionale. “Sono particolarmente felice”, commenta Mounir Bouchenaki, “perché ho sempre ritenuto la Borsa di Paestum una preziosa best practice internazionale per far conoscere la bellezza di paesi anche tanto lontani e quanto sia importante sviluppare il dialogo interculturale attraverso la valorizzazione del patrimonio archeologico; inoltre, da cittadino onorario di Capaccio Paestum, il mio contributo è un gesto d’amore”.

Napoli. Aperto il cantiere di restauro del Mosaico della Battaglia di Isso o Mosaico di Alessandro, simbolo del Mann, in partnership con università e Tim con soluzioni digitali in via sperimentale per nuove tecniche di restauro. Sarà visibile ai visitatori

Restauratori al lavoro sul grande mosaico di Alessandro al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Marco Pedicini)

L’annuncio ai primi di gennaio di quest’anno: due mesi per un intervento sulle tessere musive, una pausa, e due mesi per consolidare il supporto retrostante il “Gran Musaico”. Al via la campagna di restauro del Mosaico della Battaglia di Isso, capolavoro che rappresenta un simbolo universalmente noto, dei tesori custoditi dal museo Archeologico nazionale di Napoli. E la prima fase del restauro del celebre mosaico di Alessandro, che inizialmente doveva partire alla fine di gennaio 2021, è iniziata il 4 marzo 2021. Alla partenza del cantiere hanno partecipato Paolo Giulierini (direttore del Mann), Amanda Piezzo (direttore Tecnico lavori restauro mosaico), Antonio De Simone (direttore scientifico dei lavori), Maria Teresa Operetto (responsabile Laboratorio restauro Mann) e Claudia Carrer (partnership, Alliances/ Project Manager Tim) (vedi Napoli. Al via il restauro del Mosaico della Battaglia di Isso, capolavoro simbolo, universalmente noto, dei tesori del Mann. Entro luglio 2021, sarà ultimato il cantiere aperto al pubblico. Il direttore Giulierini: “Scriviamo una pagina importante per la storia del Museo e la conservazione dei beni culturali” | archeologiavocidalpassato).

Paolo Giulierini, direttore del Mann, all’apertura del cantiere del mosaico di Alessandro (foto Marco Pedicini)

“Ci vuole coraggio per affrontare un restauro di questo tipo, il coraggio che ci trasmette questo grande personaggio, che si lanciò alla conquista del mondo“, interviene il direttore del Mann, Paolo Giulierini. “Un coraggio che in parte è mancato nei tempi passati, quello di porsi il problema del mosaico di Alessandro. Ringrazio il prof. Antonio De Simone che mi ha subito sottolineato l’ urgenza e l’ importanza di questo restauro,  il nostro architetto Amanda Piezzo. Il Museo, con il suo laboratorio di restauro guidato proprio da oggi da Maria Teresa Operetto, per questa impresa non si è chiuso in se stesso. Lavoriamo insieme a importanti partner scientifici, Università,  alla Tim in collaborazione con NTT DATA e una tecnologia che si coniuga con il miracolo quotidiano delle mani dei nostri restauratori. Sarà un restauro ‘trasparente’, visibile ai visitatori alla riapertura dei musei ed in alcune fasi anche on line. Tutti insieme ci prendiamo questa grande responsabilità, in coordinamento con l’ Istituto centrale per il restauro (ICR) diretto da Alessandra Marino, che ringrazio. Tra un anno organizzeremo la grande mostra Alessandro e la via delle indie, con la Regione Campania. Perché il nostro Museo, simbolo dell’archeologia italiana nel mondo,  guarda a Oriente e ad Occidente”.

Soluzioni digitali sperimentali proposte da Tim a supporto del restauro tradizionale (foto Marco Pedicini)

Tim contribuisce a riportare allo splendore originale il prezioso mosaico della Battaglia di Isso, in collaborazione con il Mann e con il supporto di NTT DATA. Grazie alle soluzioni innovative sviluppate e all’utilizzo della propria soluzione di Virtual e Augmented Reality, il progetto unisce le abilità umane del restauratore alle tecniche digitali più avanzate, per consentire – in una modalità fortemente innovativa, tra le prime al mondo – il restauro del Mosaico della Battaglia di Isso del 330 a.C. Tim mette a disposizione soluzioni digitali in via sperimentale che consentono l’utilizzo di nuove tecniche per il restauro, grazie all’elaborazione simultanea dell’enorme quantità di dati e parametri tecnici acquisiti nel corso della fase diagnostica preliminare. Sarà possibile infatti riprodurre, secondo vari livelli sul corpo del mosaico, tutte le informazioni tecniche utili per eseguire il restauro.

Smart glasses in dotazione ai restauratori del mosaico di Alessandro al Mann (foto Marco Pedicini)

Gli applicativi, insieme ad una consolle di controllo, consentiranno di utilizzare un visore intelligente da indossare per inquadrare la parte d’interesse del mosaico sulla quale si intende lavorare: il restauratore in questo modo avrà sempre le mani libere per operare e, cosa più importante, potrà lavorare sulla parte posteriore del mosaico controllando in ogni momento gli effetti eventuali prodotti negli strati anteriori dello stesso. Successivamente, grazie alla bassa latenza abilitata dal 5G, tutte le operazioni di restauro potranno essere seguite simultaneamente non solo dai tecnici nel museo tramite un grande schermo ma anche da altri tecnici collegati da remoto da tutto il mondo seguire e intervenire. Le soluzioni innovative adottate per il Mosaico consentiranno in futuro di aggiungere nuovi contenuti all’esperienza turistica dei visitatori, che potranno ammirare l’opera in presenza o a distanza, creando percorsi di realtà aumentata e immersivi, con modelli 3D e video.

Dopo Venezia 77, il film di Doriana Monaco “Agalma”, vita al museo Archeologico nazionale di Napoli, in prima visione su Sky Arte e on demand su NOW TV

Poster del film “Agalma” di Doriana Monaco in prima visione su Sky Arte e on demand su NOW TV

Un vortice di attività ci conduce nel museo Archeologico nazionale di Napoli attraverso un racconto intimo in cui le opere d’arte del mondo antico si rivelano come materia viva. Il luogo dove l’umanità che ha creato un patrimonio inestimabile incontra l’umanità impegnata a preservarlo. È il film “Agalma”, vita al museo Archeologico nazionale di Napoli, film documentario scritto e diretto da Doriana Monaco con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni: già selezionato alle 17esima edizione delle Giornate degli Autori di Venezia 77 (vedi Il film documentario di Doriana Monaco “Agalma”, vita al museo Archeologico nazionale di Napoli, in anteprima nella sala “Notti Veneziane – L’Isola degli Autori” alla 17.ma edizione delle Giornate degli Autori di Venezia 77 | archeologiavocidalpassato), sarà trasmesso in prima visione domenica 28 febbraio 2021 su Sky Arte (Canali 120 e 400) alle 22.15 e in streaming su NOW TV, dal 1° marzo 2021 disponibile on demand.

Doriano Monaco regista del film documentario “Agalma” (foto Angelo Antolino)

Prodotto da Antonella Di Nocera (Parallelo 41 Produzioni) e Lorenzo Cioffi (Ladoc) con il museo Archeologico nazionale di Napoli diretto da Paolo Giulierini, produzione esecutiva di Lorenzo Cioffi e Armando Andria, con il contributo di Regione Campania e la collaborazione di Film Commission Regione Campania, il film è frutto di tre anni di lavoro sulla quotidianità  di uno dei più importanti musei del mondo, che ha aperto le porte alla giovane regista allieva di FilmaP – Atelier di cinema del reale di Ponticelli.  Agalma è anche un omaggio al classico Viaggio in Italia di Roberto Rossellini: al centro del racconto c’è il rapporto segreto e sempre nuovo che nasce tra i visitatori e le meraviglie dell’antichità greco-romana, ma anche il respiro appassionato di chi pianifica ogni giorno la vita del Museo. Tutto fa emergere il Mann come un grande organismo produttivo, che rivela la sua natura di cantiere materiale e intellettuale. In squadra con la regista Doriana Monaco, i fonici Filippo Puglia e Rosalia Cecere, il compositore Adriano Tenore, gli aiuti regia Marie Audiffren ed Ennio Donato e per la post produzione la montatrice Enrica Gatto e la colorist Simona Infante. Il film ha ricevuto la menzione speciale al Perso Lab 2019. 

Sinossi: “Agalma” (dal greco “statua”, “immagine”) coglie la bellezza del museo Archeologico nazionale di Napoli non solo nell’evidenza dei suoi incantevoli tesori di arte classica, ma anche nelle relazioni intime e invisibili che si realizzano al suo interno. Nell’illusoria immobilità del grande edificio borbonico che ospita il Museo, un vortice di attività offre nuovo respiro a statue, affreschi, mosaici e reperti di varia natura. Il film osserva ciò che accade ogni giorno negli ambienti del Museo, soffermandosi sulla quotidianità dei lavoratori, alle prese con interventi delicatissimi che necessitano di cura e tempo, e manutenzione costante. Le opere che vivono e vibrano da secoli sono monitorate come corpi viventi. Tutto ciò accade mentre giungono visitatori, sotto l’occhio apparentemente impassibile delle opere che sono protagoniste e spettatrici a loro volta del grande lavorio umano. 

Sul set del film documentario “Agalma” sul Mann di Doriana Monaco (foto di Angelo Antolino)

“Dopo tanti documentari prodotti in questi 20 anni di attività”, spiegano i produttori Antonella Di Nocera e Lorenzo Cioffi, “siamo molto felici che sia un’opera prima realizzata da una donna e da una equipe di giovani talenti a raggiungere una visibilità importante e una diffusione nazionale su Sky Arte. È ancora più importante per noi perché l’autrice, Doriana Monaco, è stata scoperta nell’ambito di un percorso formativo, la FilmaP – Atelier di cinema del reale. Agalma è un documentario di osservazione e creazione che rivela la vita del museo nel suo farsi, applicando un rigore estetico non comune nel cinema documentario. Il progetto rappresenta un cerchio che si chiude perché unisce due compagini produttive, espressione del territorio e di un coerente lavoro sul documentario, ma con forti legami internazionali, il contributo della Legge cinema regionale, la crescita dei giovani e la valorizzazione di un luogo fiore all’occhiello del patrimonio culturale campano”.

Il direttore Paolo Giulierini sul set del film “Agalma” di Doriana Monaco (foto Angelo Antolino)

“Il progetto Agalma è stato realizzato nell’ambito del nostro piano di digitalizzazione, poco prima della chiusura dei musei imposta dalla pandemia nel 2020”, interviene Paolo Giulierini, direttore Mann. “Abbiamo voluto raccontare il museo Archeologico nazionale di Napoli, custode delle meraviglie di Pompei ed Ercolano, della collezione Farnese, delle armi dei Gladiatori, dei tesori della Magna Grecia, come una comunità viva nel cuore della città, una vera e propria fabbrica della cultura. Realizzato con immensa passione da Doriana Monaco, impreziosito dalle voci importanti di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni, Agalma può rappresentare idealmente il grande lavoro di tutti musei italiani, invitandoci a riflettere sul loro ruolo centrale nella ripartenza del Paese”.

Roma. Al Colosseo inaugurata la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” frutto della collaborazione del parco archeologico del Colosseo, del parco archeologico di Pompei e del museo Archeologico nazionale di Napoli e di Electa che ha promosso negli anni molti approfondimenti sulla città vesuviana. Esposte oltre 100 opere

Oltre 100 reperti esposti nella mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo (foto PArCo)
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Massimo Osanna, Alfonsina Russo e Paolo Giulierini all’inaugurazione della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo (foto PArCo)

Finalmente. Questa mattina, nel secondo ordine del Colosseo, è stata inaugurata la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” dal direttore del parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo, dal direttore del parco archeologico di Pompei Massimo Osanna e dal direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli Paolo Giulierini. La mostra si visita dal 9 febbraio al 9 maggio 2021 con il normale biglietto di ingresso “24h – Colosseo, Foro Romano, Palatino”. Una storia mai tentata prima del lungo rapporto tra Roma e Pompei, che prova a restituire in maniera compiuta il complesso dialogo che lega le due realtà più famose dell’archeologia italiana, dalla Seconda guerra sannitica all’eruzione del 79 d.C. Un racconto dall’alto valore scientifico, basato sulla ricostruzione delle relazioni sociali e culturali rintracciabili in particolare attraverso la ricerca archeologica. La mostra, curata da Mario Torelli, diventa anche l’occasione per ricordare il grande archeologo scomparso il 15 settembre 2020. Studioso del mondo antico a tutto campo, ma anche intellettuale impegnato, Torelli è stato un padre fondatore della nuova scuola archeologica italiana, trasmettendo ai molti suoi allievi la passione militante per una conoscenza interdisciplinare e senza frontiere.

La locandina della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo dal 9 febbraio al 9 maggio 2021
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L’ingresso monumentale dell’Antiquarium di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

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Un elmo di gladiatore delle collezioni del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

“Pompei 79 d.C. Una storia romana” porta al contempo avanti un innovativo percorso di ricerca sulla città vesuviana, percorso che ha accompagnato il Parco archeologico di Pompei attraverso numerose rassegne, tutte con l’organizzazione di Electa, nel corso delle quali Pompei è stata messa a confronto con le diverse identità culturali che hanno intrecciato la sua duplice storia: dal mondo antico (Egitto, Greci ed Etruschi) alla riscoperta moderna, che dal Settecento in poi ha segnato in profondità l’arte e la cultura europea. L’esposizione è promossa dal Parco archeologico del Colosseo, che si è avvalso della collaborazione scientifica del parco archeologico di Pompei e del museo Archeologico nazionale di Napoli. Frutto quindi della sinergia tra alcune delle maggiori istituzioni del panorama archeologico nazionale, la rassegna al Colosseo si inserisce in una stagione espositiva tra l’avvenuta apertura del nuovo allestimento dell’Antiquarium del parco archeologico di Pompei (vedi Pompei. Aperto il nuovo Antiquarium: 11 sale che raccontano la storia della città antica e introducono alla visita del sito. Ecco come si articola il percorso espositivo | archeologiavocidalpassato) e con la mostra sugli spettacoli gladiatori in programma la prossima primavera al museo Archeologico nazionale di Napoli, la data più probabile sembra quella del 31 marzo 2021 (vedi Cosa porta il 2021. Fissata per l’8 marzo (11 mesi dopo le previsioni) la vernice della mostra-evento “I Gladiatori” al museo Archeologico nazionale di Napoli: anteprima sui social del Mann dei principali reperti esposti nelle sei sezioni | archeologiavocidalpassato).

Vetrina della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo (foto PArCo)

Le circa 100 opere accuratamente selezionate per la mostra dalla forte identità visiva affidata a Lorenzo Mattotti, e con il progetto di allestimento e grafico a cura di Maurizio Di Puolo, illustrano in maniera emblematica il dialogo tra i due centri, facendo emergere il progressivo allineamento di Pompei ai modelli culturali che si impongono a Roma nel corso della formazione del suo dominio mediterraneo. Una lunga storia che comincia nel momento in cui la Roma repubblicana inghiotte nella sua orbita molte comunità campane, alla fine del IV secolo a.C., e prosegue per quattro secoli, fino ai drammatici momenti dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Non un confronto, impensabile per dimensioni e realtà storica dei due centri, ma piuttosto una narrazione di come l’Urbe costituisca un modello per la città più famosa della sua sterminata periferia, la quale a sua volta, attraverso il paradossale caso di una distruzione conservativa, ci permette di guardare al mondo romano come nessun altro sito dell’antichità.

La statua di Eumachia apre la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” (foto PArCo)

La mostra è suddivisa in tre grandi sezioni – la fase dell’alleanza, la fase della colonia romana, il declino e la fine –, intervallate da intermezzi dedicati a due momenti cruciali che hanno segnato la lunga storia di Pompei: l’assedio romano dell’89 a.C. e il terremoto del 62 d.C. Si inizia quindi con la lunga fase che vede Pompei, piccolo centro portuale del mondo sannitico, fedele alleata di Roma nella sua espansione mediterranea: le guerre di conquista; i commerci internazionali; l’affermazione in Italia di una nuova cultura caratterizzata dall’ostentazione del lusso; le questioni legate all’identità e alla “forza della tradizione”, a partire dal ruolo della religione. Il racconto prosegue poi con la profonda trasformazione che investe Pompei e il mondo romano nel corso del I secolo a.C., dalle guerre civili alla nascita dell’impero: la fondazione violenta a Pompei di una colonia di veterani dell’esercito romano, con i conseguenti mutamenti sociali e culturali; la riorganizzazione imposta da Augusto, che si serve di forme innovative per promuovere la coesione sociale (culto imperiale) e la comunicazione visiva delle parole-chiave del nuovo regime (arte augustea); il ruolo delle classi dirigenti locali nel mantenere il consenso verso Roma e la mobilità sociale, con l’emergere di nuove classi di arricchiti (liberti). Chiude quindi il percorso il repentino declino della città vesuviana, compreso tra il violento terremoto del 62 d.C. e la definitiva distruzione del 79 d.C. È così che Pompei continua a raccontarci, in un modo che non trova confronti, la sua storia e quella di Roma, fino alla tragica fine avvenuta in un momento in cui, mentre la capitale dell’impero è impegnata a sfidare il tempo con le realizzazioni di una metropoli senza precedenti – a cominciare dal Colosseo – il piccolo centro vesuviano troverà nella sua distruzione conservativa la via per passare alla storia.

Napoli. “MANN in colours”, lo studio dei colori nelle statue antiche si arricchisce di ECOValors, il progetto di ricerca per tutelare la policromia originale delle sculture: al centro degli studi i nanomateriali ed i principi di green chemistry per giungere a un protocollo per il futuro. Mann e università di Roma Tor Vergata insieme

Al via al museo Archeologico nazionale di Napoli il percorso di indagine ECOValors nell’ambito del progetto di ricerca “MANN in colours” (foto mann)

Il mondo antico era un’esplosione di colori, immagine che contrasta con quella “candida” giunta fino a noi e che tanto ci affascina, sia essa di templi o di sculture. Ma quell’immagine potrebbe riprendere forma, digitale se non reale, per alcune statue della collezione Farnese del museo Archeologico nazionale di Napoli al termine del percorso dell’indagine ECOValors nell’ambito del progetto di ricerca “MANN in colours” che dal 2018 studia i colori che abbellivano i capolavori classici, oggi soltanto apparentemente bianchi ai nostri occhi. Finora ha indagato una ventina di statue marmoree delle nostre collezioni per individuarne l’antica colorazione: blu egizio, lacca di garanza, pigmenti d’oro, ocra gialla sono solo alcuni dei pigmenti riscontrati. Venerdì 5 febbraio 2021, è stato presentato il nuovo e importante itinerario di indagine che arricchisce “MANN in colours”, “ECOValors” (Ecosustainaible project for Conservation and Valorization of color traces on Marble sculptures), prestigiosa collaborazione che unirà, per un biennio, il museo Archeologico nazionale di Napoli e il dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche dell’università di Roma Tor Vergata. E con un obiettivo ambizioso: giungere a un protocollo che poi il ministero possa validare per ogni futuro intervento per lo studio e la conservazione delle tracce di colore nella statuaria antica. All’incontro sono intervenuti Paolo Giulierini (direttore del Mann),  Orazio Schillaci (rettore dell’università di Roma Tor Vergata), Vincenzo Tagliaferri (pro- rettore alla Terza Missione e Trasferimento tecnologico/ Università Tor Vergata), Cristiana Barandoni (responsabile scientifico “ECOValors” per il Mann) e Federica Valentini (ricercatore dipartimento di Chimica, università Tor Vergata).

MANN in colours: nella Figura Dionisiaca della collezione Farnese ha rivelato l’uso di blu egizio, terra rossa e miscela con ocra gialla (foto mann)

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Il direttore del Mann, Paolo Giulierini (foto Graziano Tavan)


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Orazio Schillaci, rettore dell’università Roma Tor Vergata

“Lo studio della policromia  antica, in particolare sulla statuaria, è un viaggio meraviglioso che abbiamo intrapreso da tre anni con MANN in Colours, ancora più coinvolgente perché ci consente di condividere ogni scoperta con i nostri visitatori”, commenta Giulierini. “Ma se, dal passato, affiorano più colori di quanti potevamo immaginarci, il futuro non potrà prescindere dal verde. Ed è molto significativo che il progetto satellite ECOValors con l’università Tor Vergata, utilizzi per la sua ricerca  quella che oggi viene definita Green Chemistry.  Lavorare su conservazione e sostenibilità, indagare temi come qualità dell’aria e agenti inquinanti in relazione al nostro patrimonio, è una sfida più che mai attuale e necessaria”. E il rettore Schillaci: “L’università Tor Vergata è sempre stata molto aperta alle collaborazioni esterne, perché considera prioritario, nella propria mission, il riscontro a diverse esigenze di conoscenza:  i risultati di questo lavoro sono evidenti e si devono, innanzitutto, al taglio multidisciplinare dell’approccio scelto. La cultura, non solo scientifica, sarà la chiave di volta per ripartire e costruire il futuro con fiducia. Ricerca, didattica e terza missione saranno termini fondamentali in questo percorso”.

MANN in colours: La Venere in bikini e, a destra, l’ingrandimento mostra le tracce di pigmenti verdi (foto man)
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Cristiana Barandoni, responsabile scientifico di ECOValors per il Mann (foto mann)

Sorprendenti le prime evidenze venute alla luce con le indagini: come illustra Barandoni, “sul tronco della celebre Venere in Bikini, ad esempio, sono stati recuperati numerosi pigmenti in verde; si è compreso, ancora, che la veste della dea era originariamente abbellita con lacca di garanza e blu egizio, connotando la tipologia iconografica di Afrodite con sandalo. Numerose tracce d’oro sul mantello rimarcano quanto sontuosa dovesse apparire agli occhi degli antichi questa piccola statuetta. A questo si aggiunge  che fu usata biacca (bianco di piombo) per uniformare la pelle della Venere (lo stesso dicasi per l’Erote ai suoi piedi), in modo da creare uno strato omogeneo per l’applicazione successiva dei colori”. Ancora sorprese “in gradazione” sono emerse dalla Venere Marina: la statua è stata irradiata con luce ultravioletta e la fluorescenza rosata, che ne deriva, è segno inequivocabile dell’antico utilizzo di lacca di Robbia; inoltre, la VIL (luminescenza visibile indotta) ha permesso di riscontrare tracce di blu egizio. Anche la Figura Dionisiaca della Collezione Farnese ha dato risultati sorprendenti, evidenziando l’uso di blu egizio, terra rossa e miscela con ocra gialla. Dall’emozione della scoperta alla necessità di preservare il colore: sempre in continuità con “MANN in colours”, interviene ECOValors, che ha come obiettivo principale quello di indagare chimicamente i pigmenti in matrici policrome composite, il loro stato di conservazione, le tecniche di stesura dei colori, le materie prime utilizzate e la loro provenienza geografica. Durante le indagini saranno impiegati anche dispositivi di superficie non invasivi, in grado di identificare l’interazione tra la materia scultorea e gli agenti atmosferici, rilevati negli ambienti museali. 

MANN in colours: la fluorescenza rosata nella Venere Marina dimostra l’uso di lacca di Robbia (foto mann)
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Federica Valentini, ricercatore dipartimento di Chimica, università Tor Vergata

Il Progetto “ECOValors” si articolerà in cinque fasi successive: 1. Diagnostica con tecniche fisiche non invasive, in alta definizione, per il riconoscimento delle tracce di colore nelle statue (le attività saranno condotte dallo staff di ricerca di “MANN in colours”); 2. Monitoraggio del microclima nell’ambiente museale dove le opere scultoree sono conservate e campionamento di agenti gassosi, polveri sottili ed agenti biodeteriogeni: questi due step di ricerca saranno effettuati in collaborazione con il prof. Ivo Allegrini (Envint srl) ed il Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale dell’Università degli Studi di Perugia; 3. Studio delle velocità di deposizione di agenti chimici inquinanti (ambienti museali indoor), responsabili dei processi di danneggiamento delle superfici di interesse archeologico; 4. Caratterizzazione molecolare, necessaria a stabilire la composizione chimica dei pigmenti; 5. Sperimentazione e validazione delle policromie da conservare a lungo termine, mediante Nanomateriali eco-sostenibili, compatibili con i supporti e altamente selettivi nel riconoscimento (a livello molecolare). Questo momento della ricerca è realizzato in rete con Carlo Bugli srl. “Ulteriore scopo di ECOValors”, spiega Valentini, “è la creazione di un protocollo, una sorta di best practice, che possa essere da modello per la scelta di specifici interventi di salvaguardia del colore nelle statue antiche: in tal senso, i Nanomateriali (materiali con dimensioni inferiori a 100 nanometri e che presentano proprietà diverse da oggetti macroscopici), usati grazie ai principi di Green Chemistry, costituiscono uno strumento utile e sicuro per gli archeologi ed i restauratori. Le attività di studio e ricerca multidisciplinare costituiranno un importante punto di riferimento anche per opere non esclusivamente provenienti dal mondo classico”. 

Campania “gialla”. Lunedì 18 riapre il museo Archeologico nazionale. Possibile visitare collezioni permanenti e mostre in programma: Lucy, Etruschi, Heroes, Fuga dal museo. Omaggio ai primi visitatori. Il direttore Giulierini: “L’arte e la bellezza ci preparano alla rinascita. Il Museo sempre più vostro”

La locandina “Bentornati al Mann” per la riapertura del museo il 18 gennaio 2021

La Campania in “fascia gialla” e il museo Archeologico nazionale di Napoli da lunedì 18 gennaio 2021 riapre al pubblico. ”La riapertura dei musei nelle zone gialle,  con la massima attenzione alla sicurezza per visitatori e dipendenti, è un segnale fortissimo che ci fa  sentire tutti una orgogliosa comunità. Dove l’arte e la bellezza curano lo spirito e ci preparano alla rinascita.  In questi giorni difficili il vostro ‘Museo’ è ancora più vostro, dei cittadini di Napoli e della Campania. Vi invitiamo a viverlo in tranquillità, non solo come una casa accogliente, ma anche come il più straordinario dei viaggi, quello nella nostra storia. Bentornati”: così il direttore del Mann, Paolo Giulierini, anticipa il benvenuto ai visitatori che, dal 18 gennaio, torneranno a varcare la soglia del Mann. Lunedì 18, come segnale augurale, i primi venti visitatori del Museo avranno in dono la pubblicazione “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, che racchiude il progetto di ricerca dedicato da Enzo Petito e Luigi Spina ai soffitti affrescati dell’Archeologico. Come previsto dalle disposizioni governative, il museo Archeologico nazionale di Napoli sarà aperto da lunedì al venerdì con i soliti orari (dalle 9 alle 19.30); il sabato e domenica, l’Istituto resterà chiuso. Nel rispetto della vigente normativa anti-Covid, grazie alle misure già adottate dopo il primo lockdown nazionale, sarà di nuovo possibile ammirare, in tutta sicurezza, le collezioni permanenti e le esposizioni del Museo.

Al Mann la mostra a fumetti “Lucy. Sogno di un’evoluzione” di Tanino Liberatore (foto Mann)

Tra le mostre, “percorribili” sino ad oggi solo in anteprima virtuale, da non perdere “Lucy. Sogno di un’evoluzione” di Tanino Liberatore. L’allestimento, realizzato in collaborazione con COMICON nell’ambito del progetti Obvia, è presentato nella sezione Preistoria e Protostoria del Mann: qui il “Michelangelo del Fumetto”, Tanino Liberatore, presenta i suoi lavori (disegni a matita e schizzi), ispirati ai ritrovamenti in Etiopia (1974) di un esemplare femminile di una giovane Australopithecus afarensis, capace già di camminare in posizione quasi eretta e chiamata Lucy dalla canzone Lucy in the Sky with Diamond dei Beatles.

Banner della mostra “Heroes of change” al museo Archeologico nazionale di Napoli: il cavaliere (foto mann)

Ancora un’incursione nell’arte contemporanea: nel Giardino delle Fontane del Museo, sono esposti i grandi stendardi dell’exhibit “Heroes of change”, promossa in rete con Amnesty International Italia per valorizzare le creazioni degli studenti della scuola “Nicolini- Di Giacomo” sui temi della Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Una vetrina della mostra “Gli Etruschi e il Mann” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Da rivivere, naturalmente, il viaggio alla scoperta della grande mostra “Gli Etruschi e il MANN” che, con i suoi seicento reperti, in parte inediti, racconta il meltin’ pot culturale innestato dalla antica popolazione italica nella nostra regione. Per un’incursione nell’attualità, è ancora visibile “KENE/Spazio”, allestimento dedicato al progetto di inclusione sociale promosso in Mali dal giovane artista Mohamed Keita, mentre passeggiando nelle sale degli affreschi ci si potrà confrontare con le creazioni contemporanee di “Aritmia” di Andrea Anastasio.

L’allestimento della mostra “Fuga dal museo” di Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla nella galleria Principe di Napoli (foto Mann)

Dentro le sale dell’Archeologico con uno sguardo proteso verso la città: è stata prorogata, sino alla fine di febbraio, l’installazione in galleria Principe di Napoli dei fotomontaggi “Fuga dal Museo” di Dario Assisi e Riccardo M. Cipolla; le opere, in originale o riproduzione, contraddistinguono anche la rete dei Negozi Amici del Mann. I clienti dei punti vendita convenzionati (l’elenco degli esercizi è sul sito web del Museo), conservando lo scontrino del proprio acquisto, avranno ticket ridotto (8 euro) per l’Archeologico.

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Molto apprezzato l’abbonamento “Open Mann”, un unicum nei musei autonomi nazionali

Sempre sino alla conclusione di febbraio, sarà possibile aderire alla campagna promozionale degli abbonamenti OpenMANN (10 euro per adulto, 15 per coppia di over 25 anni, 5 per studenti universitari e giovani tra 18 e 25 anni non compiuti); i titolari di card in corso di validità riceveranno una dilazione dei termini di scadenza, dilazione corrispondente al periodo di chiusura dell’istituto.