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Cabras (Or). Alla vigilia della grande mostra “Tyrrhenòs e Sardò. Principi Etruschi e Guerrieri Nuragici: storia di due popoli e del mare che li unisce” a cura di Paolo Giulierini, Daniele Maras, Giorgio Murru e Raimondo Zucca, al museo “Marongiu”, il direttore Maras fa qualche anticipazione e invita tutti a visitarla

I Greci la chiamavano “l’Isola dalle vene d’argento”: la Sardegna era una terra ricca di risorse minerarie, al centro delle rotte che attraversavano il Mediterraneo antico. Proprio il commercio dei metalli rappresentò una delle principali connessioni tra Sardegna ed Etruria. Navi, uomini e merci solcavano il Tirreno dando vita a una fitta rete di relazioni. È da questo dialogo che prende forma la mostra “Tyrrhenòs e Sardò. Principi Etruschi e Guerrieri Nuragici: storia di due popoli e del mare che li unisce” a cura di Paolo Giulierini, Daniele Maras, Giorgio Murru e Raimondo Zucca, nella nuova sala del museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras (Or), che verrà inaugurata per l’occasione, da sabato 18 luglio a lunedì 9 novembre 2026. La mostra, promossa dalla Fondazione Mont’e Prama, in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Firenze e il Comune di Cabras, propone un percorso che racconta il legame tra due grandi civiltà del Mediterraneo attraverso reperti, manufatti e testimonianze archeologiche.

A poche ore dall’inaugurazione, il direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze e co-curatore della mostra Daniele Maras ci regala qualche anticipazione sulla mostra “Tyrrhenòs e Sardò” invitando il pubblico a visitarla.

“Le statue a grandezza naturale di Casale Marittimo e della Pietrera, cioè le più antiche sculture a grandezza naturale dell’Italia peninsulare”, spiega Daniele Maras, “andranno a incontrare, tra poco, i Giganti di Mont’e Prama. Quindi le più antiche sculture a grandezza sopra il vero dell’Occidente mediterraneo. È un incontro spettacolare all’interno di una grande iniziativa. Una mostra organizzata dalla Fondazione Mont’e Prama insieme con il museo Archeologico nazionale di Firenze dal titolo Tyrrhenòs e Sardò. Principi Etruschi e Guerrieri Nuragici: storia di due popoli e del mare che li unisce. Speriamo che tutti possano partecipare e invitiamo tutti a essere presenti a questa grande iniziativa che porta la Sardegna e la Toscana di nuovo a essere unite dopo migliaia di anni di tempo”.

Aulla (Ms). Per Notti dell’Archeologia nel chiostro dell’abbazia di San Caprasio presentazione del libro “Mare Nostrum. Mistero e meraviglie, miti e leggende del Mediterraneo” di Paolo Giulierini

Lunedì 6 luglio 2026, alle 21.15, nel chiostro dell’abbazia di San Caprasio ad Aulla (Ms), nel cuore della Lunigiana, incontro con Paolo Giulierini per presentare il suo libro “Mare Nostrum, mistero e meraviglie, miti e leggende del Mediterraneo” (Giunti editore), organizzato dall’Associazione Amici di San Caprasio nell’ambito delle Notti dell’Archeologia, ciclo di conferenze serali dedicate all’archeologia, alla storia e al patrimonio del territorio apuano.

Copertina del libro “Mare Nostrum, mistero e meraviglie, miti e leggende del Mediterraneo” di Paolo Giulierini

Mare monstrum. Mistero e meraviglia: miti e leggende del Mediterraneo. Sulle rive del Mediterraneo sono fiorite le civiltà che hanno dato vita all’Europa, alla nostra cultura condivisa, a religioni, leggende, credenze che tuttora sopravvivono in varie forme: “mostri” nel senso originario di cose prodigiose, leggendarie, magiche, da vedere: animali e uomini dai poteri e dall’aspetto sovrannaturale, invenzioni di viaggiatori fantasiosi, pregiudizi di popoli verso altri popoli, invenzioni di menti talentuose, mondi paralleli irti di insidie. Aneddoti, scoperte, racconti e un’ampia documentazione visiva. Le storie raccolte in questo libro parlano – attraverso l’arte del mondo egizio, fenicio, greco, etrusco e romano – di curiosità, di vicende sorprendenti di viaggi e di esplorazioni svolte in tempi remoti, di migrazioni, di legami e inimicizie fra popoli, di come venivano visti e descritti gli “stranieri”, oppure flora e fauna “esotiche”, di luoghi immaginari, di riti misteriosi, di commerci di oggetti dai confini del mondo, di cibi, spezie e ricette.

Cabras (Or). Entra nel vivo la quinta edizione del Festival internazionale dell’Archeologia, dedicato al racconto dell’archeologia mediterranea, alla ricerca scientifica e al dialogo tra culture, territori e comunità, promosso dalla Fondazione Mont’e Prama: ecco il ricco programma della tappa al museo “Marongiu”

Dal 24 al 29 giugno 2026 la Fondazione Mont’e Prama accoglie studiosi e appassionati nel segno della ricerca e della partecipazione con la quinta edizione del Festival Internazionale dell’Archeologia, una manifestazione che negli anni si è affermata come uno degli appuntamenti culturali più rilevanti dedicati al racconto dell’archeologia mediterranea, alla ricerca scientifica e al dialogo tra culture, territori e comunità. Il Festival si è aperto mercoledì 24 giugno 2026 a Santu Lussurgiu (Or), nella cornice della Chiesa di San Leonardo de Siete Fuentes, con una serata inaugurale dedicata al rapporto tra storia locale e grande storia mediterranea. Protagonisti studiosi di rilievo internazionale come Giampaolo Mele e Franco Cardini, seguiti dal concerto Amaius, produzione originale che unirà le sonorità di Elena LeddaMauro Palmas e altri importanti musicisti sardi. Con il Festival Internazionale dell’Archeologia, la Fondazione Mont’e Prama conferma ancora una volta il proprio impegno nel costruire un modello culturale capace di mettere in relazione ricerca, territorio, comunità locali e grandi reti internazionali, facendo della Sardegna un punto di riferimento nel dibattito contemporaneo sulla valorizzazione del patrimonio culturale mediterraneo.

Dal 25 al 28 giugno 2026 il Festival si sposta a Cabras (Or), nel nuovo parco del museo civico “Giovanni Marongiu”, trasformando ancora una volta il Sinis in uno spazio di confronto culturale internazionale. Al centro del programma ci saranno i grandi temi del mare come luogo di connessione tra civiltà, le nuove ricerche archeologiche in corso nel territorio di Mont’e Prama e Cabras, il dialogo tra archeologia, tutela del patrimonio e cooperazione scientifica internazionale. Tra gli ospiti attesi figurano, tra gli altri,  e numerosi archeologi, storici, ricercatori e rappresentanti delle istituzioni culturali sarde, italiane ed europee. Una particolare attenzione sarà dedicata anche ai grandi progetti espositivi e scientifici promossi dalla Fondazione Mont’e Prama, al percorso di valorizzazione internazionale della civiltà nuragica e al racconto delle nuove campagne di ricerca che stanno contribuendo a ridefinire la conoscenza del patrimonio archeologico del Sinis.

Gran finale lunedì 29 giugno 2026 nel Teatro di Tharros (Or), con un evento speciale che unirà archeologia, musica e spettacolo: il tributo a Ennio Morricone e Carl Orff, con l’esecuzione dei Carmina Burana da parte dell’Orchestra Roma Sinfonietta e del Coro Polifonico Pierluigi da Palestrina di Cabras, in uno dei luoghi più iconici del patrimonio culturale sardo.

PROGRAMMA DI GIOVEDÌ 25 GIUGNO 2026. Alle 20.30, a Cabras, nuovo parco del museo civico G. Marongiu, presenta e conduce: Ambra Pintore.“Tra il Sinis e Ustica”: l’accordo di collaborazione tra la Fondazione Mont’e Prama e la Fondazione Sebastiano Tusa. Linee di studio e di ricerca con Anthony Muroni (presidente della Fondazione Mont’e Prama), Valeria Li Vigni (presidente della Fondazione Sebastiano Tusa), Ennio Turco (soprintendente del Mare), Roberto La Rocca (archeologo subacqueo della soprintendenza del Mare); “Storie dal Mare” con Attilio Mastino (storico, epigrafista, saggista, già rettore dell’università di Sassari), Ferdinando Maurici (storico, saggista), Pascal Arnaud (professore dell’università di Lione, massimo esperto di navigazione nel Mediterraneo); “Andar per mare. Terre, navi, rotte, uomini e Dei” con Massimo Cultraro (archeologo, egeista, direttore di ricerca CNR), Louis Godart (storico, filologo, accademico dei Lincei), Silvia Romani (storica, professoressa università statale di Milano). Introduzione e Intervallo musicale a cura della cantautrice Chiara Effe

PROGRAMMA DI SABATO 27 GIUGNO 2026. Alle 20.30, a Cabras, nuovo parco del museo civico “G. Marongiu”, presenta e conduce: Ambra Pintore.“Dioniso. Il Dio dei Misteri” di Cristoforo Gorno con Cristoforo Gorno (scrittore, autore e conduttore televisivo), Giorgio Ieranò (professore dell’università di Trento, saggista, traduttore teatrale), Laura Larcan (giornalista de Il Messaggero); “Ricerche archeologiche nel Sinis di Cabras. La prospezione archeologica e geofisica nella Laguna di Cabras.  Nuove acquisizioni” con Pier Giorgio Spanu (professore dipartimento Storia Scienze dell’uomo e della Formazione, università di Sassari), Rita Auriemma (professoressa dipartimento di Beni culturali, università del Salento), Maria Mureddu (archeologa, Fondazione Mont’e Prama, direttrice scientifica progetto di ricerca), Paolo Emanuele Orrù (professore dipartimento di Scienze della Terra, università di Cagliari), Filiberto Chiabrando (professore dipartimento di Architettura e Design, Politecnico di Torino); “Lo scavo archeologico al Nuraghe Cannevadosu” con Raimondo Zucca (archeologo, epigrafista, già professore università di Sassari), Maura Vargiu (archeologa, funzionaria SABAP per l’area metropolitana di Cagliari e le provincie di Oristano e Sud Sardegna), Nicoletta Camedda (archeologa, Fondazione Mont’e Prama, direttrice di scavo); “L’ipogeo di San Salvatore si racconta” con Paola Derudas (archeologa, università di Lund), Nicoletta Camedda (archeologa, Fondazione Mont’e Prama, curatrice dell’Ipogeo di San Salvatore). Introduzione e intervallo musicale a cura di Federica Urracci Trio: “Un viaggio tra canzone d’autore, atmosfere soul e arrangiamenti eleganti” con Federica Urraci (voce), Alessio Sanna (tastiere) e Guglielmo Moro (percussioni)

PROGRAMMA DI DOMENICA 28 GIUGNO 2026. Alle 20.30, a Cabras, nuovo parco del museo civico G. Marongiu, presenta e conduce: Ambra Pintore. “Archeomafie: l’aggressione criminale e la salvaguardia dell’eredità culturale” con Tsao Cevoli (archeologo e giornalista), Lidia Vignola (archeologa, scrittrice, comunicatrice scientifica), Elena Anna Boldetti (soprintendente SABAP per l’area metropolitana di Cagliari e le provincie di Oristano e Sud Sardegna), Monica Stochino (soprintendente SABAP per le provincie di Sassari e Nuoro); LE MOSTRE DELLA FONDAZIONE: “La riunione del corpus statuario di Mont’e Prama” con Anthony Muroni (presidente della Fondazione Mont’e Prama), Andrea Abis (sindaco di Cabras), Luca Cheri (archeologo, direttore scientifico della Fondazione Mont’e Prama); Tyrrhenòs e Sardò. Principi Etruschi e Guerrieri Nuragici: storia di due popoli e del mare che li unisce” con Paolo Giulierini (archeologo, etruscologo, direttore del museo di Cortona, direttore scientifico della mostra), Daniele Maras (archeologo, etruscologo, direttore del MAN di Firenze), Raimondo Zucca (archeologo, epigrafista, già professore università di Sassari), Giorgio Murru (archeologo, storico, Fondazione Mont’e Prama, direttore del Menhir museum di Laconi); “Tharros. Time Upon Time al Museo Diocesano Arborense” con S.E. Mons. Roberto Carboni (arcivescovo della Diocesi di Oristano), Silvia Oppo (architetto, direttrice del museo diocesano Arborense), Luca Cheri (archeologo, direttore scientifico della Fondazione Mont’e Prama, curatore della mostra), Ilaria Orri (archeologa, Fondazione Mont’e Prama, curatrice della mostra); Sardegna Isola Megalitica – Barcellona. Una straordinaria esperienza” con Viviana Pinna (archeologa, Fondazione Mont’e Prama, curatrice dell’area archeologica di Mont’e Prama), Stefano Giuliani (archeologo, DRM, direttore dell’Antiquarium Turritano), Manuela Puddu (archeologa, responsabile dell’Ufficio Didattica Educazione e Ricerca del MAN di Cagliari), Nicoletta Buffon (amministratore delegato di Villaggio Globale International). Introduzione e Intervallo musicale a cura di Angelica Perra Trio: “Estratti musicali dallo spettacolo Parole di Pietra – omaggio a Maria Lai” con Angelica Perra (flauto e voce), Gianluca Pischedda (violoncello e voce), Massimo Satta (chitarra).

Archeologia in lutto. Si è spento a 73 anni l’archeologo Giulio Ciampoltrini, per oltre 30 anni era stato funzionario della Soprintendenza Archeologica operando soprattutto a Lucca e provincia, occupandosi prevalentemente di archeologia etrusca e romana, di epigrafia tardoantica, della monetazione antica e della presenza longobarda in Toscana. Il cordoglio di colleghi e amici

L’archeologo di Giulio Ciampoltrini venuto a mancare il 30 maggio 2026 a 73 anni (foto dal profilo FB di giulio ciampoltrini)

Un altro grave lutto ha colpito il mondo della cultura. Sabato 30 maggio 2026, all’età di 73 anni, si è spento a Grosseto l’archeologo Giulio Ciampoltrini, per oltre 30 anni era stato funzionario della Soprintendenza Archeologica operando soprattutto a Lucca e provincia. Lascia la moglie Paola Rendini, anche lei archeologa. Ha operato prevalentemente in Toscana, occupandosi prevalentemente di archeologia etrusca e romana, di epigrafia tardoantica, della monetazione antica e della presenza longobarda in Toscana. È autore di oltre 400 pubblicazioni. Nato a Castelfranco di Sotto, in provincia di Pisa, il 25 settembre 1952, Ciampoltrini, dopo la laurea in Lettere conseguita all’università di Pisa nel 1975, ha proseguito la sua formazione alla Scuola di Specializzazione in Archeologia della stessa università e, successivamente, ha frequentato il corso di perfezionamento alla Scuola Normale Superiore tra il 1976 e il 1980. Oltre agli scavi, che hanno costituito il suo interesse principale, ha curato l’allestimento scientifico di mostre e musei, fra cui il museo nazionale di Villa Guinigi di Lucca.Sotto la sua direzione scientifica si ottiene la definitiva sistemazione della collezione archeologica nel 2004. Il 10 maggio 2004, insieme a Elisabetta Abela e Susanna Bianchini, ha curato la realizzazione del Convegno intitolato Nella terra del tempo. Gli scavi archeologici nel Complesso Galli Tassi di Lucca, di cui vengono pubblicati gli Atti nella Rivista di Archeologia, Storia e Costume, anno XXXIV, nn. 1-2, 2006, (ed. agosto 2006), a cura dell’Istituto Storico Lucchese. Il suo riesame dei mosaici nella chiesa dei Santi Giovanni e Reparata gli è valsa la pubblicazione nel 2005 nella rivista francese edita a Roma La mosaïque gréco-romaine. IX.Fu membro corrispondente dell’istituto nazionale di Studi Etruschi e Italici e dell’Accademia dei Sepolti di Volterra. Unanime il cordoglio tra i colleghi.

L’archeologo Giulio Ciampoltrini (foto dal profilo FB di claudio calastri)

Claudio Calastri, casa editrice Ante Quem. Certe notizie arrivano di sera, inaspettate e sgradevoli come il caldo di questi giorni. È morto Giulio Ciampoltrini, archeologo di razza, straordinario studioso della Maremma, della Lucchesia e della Toscana tutta. Ci siamo conosciuti ormai trent’anni fa, durante le sudate ore della mia tesi sull’agro di Cosa, quando ebbi modo di ascoltare da lui centinaia di racconti, spunti di riflessione, approfondimenti di ricerca, salaci punzecchiate a colleghi. Da allora non abbiamo mai smesso di sentirci e di vederci, nelle mie puntate alla Regia Soprintendenza alle Antichità della Toscana, lui e Paola sempre insieme, e in altre uscite pubbliche. Ci eravamo sentiti solo qualche settimana fa, per l’ennesimo confronto sui ruderi del Porto Cosano della Tagliata e sulla Domitiana positio a Santa Liberata; la voce era affaticata, ma non credevo, non sapevo. Spero di riuscire a portare a termine, insieme ai colleghi della SABAP Grosseto, un progetto di cui abbiamo parlato tante volte: riportare a Torre Saline alla foce dell’Albegna la magnifica statua in nudità eroica conservata ad Alberese, da lui magistralmente attribuita all’imperatore Gallieno in uno dei suoi tanti studi, rimasto fondamentale per l’archeologia di questa terra. Volevo telefonarti per parlartene, Giulio, ma non ho fatto in tempo. Un grande abbraccio a Paola.

CONFEDERAZIONE ITALIANA ARCHEOLOGI. La Confederazione Italiana Archeologi si unisce al cordoglio della famiglia per la prematura scomparsa del dottor Giulio Ciampoltrini, funzionario archeologo per oltre trent’anni della Soprintendenza Archeologica della Toscana. Nato a Castelfranco di Sotto, in provincia di Pisa, profondamente legato al suo territorio, nella sua lunga carriera ha diretto numerose campagne di scavo e di restauro, organizzato e curato mostre archeologiche e contribuito alla progettazione scientifica di musei statali (si ricordi il Museo Nazionale di Villa Guinigi a Lucca) e enti locali; è stato autore di oltre 400 pubblicazioni. Dal carattere talvolta spigoloso, era persona di grande cultura e competenza; l’archeologia toscana perde uno studioso di grande spessore.

L’archeologo Giulio Ciampoltrini (foto dalla pagina FB del maf)

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI FIRENZE. Ci ha lasciati Giulio Ciampoltrini, grande studioso, arguto, sagace e penetrante, come solo lui sapeva essere. I corridoi del museo archeologico di Firenze e dell’allora Soprintendenza, per anni hanno sentito risuonare la sua voce, sempre insieme a quella della compagna di vita e di lavoro, Paola Rendini. Lassù all’ultimo piano degli uffici di via della Pergola, in quella stanza che condividevano, si sapeva sempre di trovarli, per confrontarsi, discutere e riflettere. Grazie di tutto Giulio e un abbraccio a Paola da tutti noi.

PARCO ARCHEOLOGICO DI ROSELLE. Ci ha lasciato Giulio Ciampoltrini, già funzionario archeologo per la Soprintendenza Archeologica Toscana e appassionato studioso. Ci uniamo al ricordo e al cordoglio per la famiglia e la comunità scientifica.

MUSEO ARCHEOLOGICO E D’ARTE DELLA MAREMMA. Ci uniamo al cordoglio della comunità scientifica per la perdita di Giulio Ciampoltrini, funzionario Archeologo per oltre trent’anni della Soprintendenza Archeologica della Toscana. Sui suoi innumerevoli articoli e pubblicazioni molti di noi si sono formati durante la carriera universitaria ed hanno continuato a studiare nel loro lavoro al museo. È stato un onore collaborare con lui nel 2022 in occasione della mostra “Una terra di mezzo. I Longobardi e la nascita della Toscana”.

MUGAR – MUSEO DELLA GARFAGNANA ARCHEOLOGICA. Ciao Giulio, se gran parte delle vetrine e dei magazzini sono pieni lo dobbiamo a te. Andremo avanti cercando di studiare e valorizzare sempre al meglio il tuo lavoro.

Massimo Baldacci, pensionato UniPi. Vengo a sapere con grande dolore della morte di Giulio Ciampoltrini: ai tempi del Liceo e poi dell’Università ci siamo scambiati idee, esperienze di studio e anche scherzi e battute. Poi l’ho visto sempre più raramente, e ultimamente ci sentivamo quasi solo su Facebook. Ma abbiamo sempre mantenuto sentimenti di reciproca amicizia. Un’ altra parte della mia giovinezza che se ne va.

L’archeologo Giulio Ciampoltrini (foto dal profilo FB di cristian pardossi)

Cristian Pardossi, Castelfranco di Sotto. Lo incontrai per la prima volta agli inizi degli anni Duemila, per la presentazione di uno dei tanti volumi che Giulio ha scritto e curato per la nostra collana “DSL – Documenti di Storia Locale”, dimostrando sempre un grande attaccamento per il suo paese natale anche se la professione e la vita lo avevano portato a vivere altrove. Mi ricordo anche la battuta fulminante che mi fece, con quel suo stile e quella postura che poi avrei imparato a conoscere negli anni: “Copertina rossa e immagini in bianco e nero. Sobrio, non c’è che dire. Sembra una di quelle pubblicazioni che giravano ai tempi di Enver Hoxha”. Negli anni successivi ci è capitato più volte di ridere su questo primo incontro, che poi chissà se davvero fu quello il primo: quando ho saputo che Giulio era figlio di Rina, la signora che abitava sull’angolo tra largo Carlo Alberto e via Dante dove abitavano i miei nonni, ho pensato che sicuramente ci saremo incontrati negli anni precedenti – lui a trovare la mamma a cui era molto legato, io bambino a casa dei nonni o in giro a giocare in strada per le vie del centro. Dopo quel libro ne sono venuti altri (memore della prima battuta facevo attenzione anche alla veste grafica!), e con il passare delle pagine è aumentata anche la stima reciproca, corroborata da diverse occasioni di collaborazione – ultima per quanto mi riguarda il tentativo poi interrotto dal cambio di legislatura di mettere insieme un’opera nuova sulla storia di Castelfranco dalle origini ai giorni nostri, dove provai a coinvolgere tra gli altri anche lui. Anche quando le occasioni di incontro si sono fatte più rare quella stima non è venuta meno; in questo caso si può dire che ci è venuto in soccorso proprio Facebook, dove abbiamo potuto confrontarci su alcune questioni inerenti la storia di Castelfranco ma anche su vicende politiche più contemporanee, ognuno consapevole della differenza di opinioni che c’era tra noi. Se ne va una persona colta, un profondo conoscitore della storia antica, un archeologo appassionato e competente: sono innumerevoli gli scavi che ha promosso e a cui ha preso parte, come le persone che grazie a lui si sono appassionate e avvicinate all’ archeologia. Come ricordavo all’ inizio, tra le centinaia di pubblicazioni che ha curato, ci sono anche quelle che figurano nella collana della nostra biblioteca e che invito tutti ad andare a consultare. Ma il contributo di Ciampoltrini al suo/nostro paese non si è limitato alla produzione scritta: Giulio è stato tra i protagonisti di quella stagione – forse la più effervescente della nostra storia recente – che portò all’apertura dei nostri piccoli musei, alla ritrovata attenzione verso la storia della Chiesa “della compagnia”, all’ avvio di nuovi scavi sul nostro territorio, offrendosi più di una volta insieme a colleghi, amici e appassionati – ricordo Daniele Casini, Roggero e Gabriele Manfredini e gli altri amici del Gruppo Archeologico Valdarno Inferiore, Giancarlo Nanni, Andrea Vanni Desideri, Augusto Andreotti, Savino Ruglioni, Giacomo Buoncristiani e tanti altri – per guidare i castelfranchesi vecchi e nuovi alla scoperta della storia di questo territorio. Mancheranno la sua competenza e la sua preparazione, ma i testi e gli studi che ci ha lasciato (è un privilegio che tocca a pochi) continueranno a essere un punto di riferimento per chi vuol conoscere la nostra storia. Per questo credo che la nostra comunità gliene debba essere grata. Alla moglie, ai familiari e agli amici le mie più sincere condoglianze.

Helga Di Giuseppe, archeologa. Che grande dolore oggi appendere del tuo viaggio. Sei una delle persone che ho stimato di più in archeologia per le tue conoscenze, la tua libertà e la tua rara umanità. Un grande dolore, ma ci rivedremo per farci ancora tante risate insieme. Un grande abbraccio Giulio.

Vittorio Mascelli, museo Gregoriano etrusco-musei Vaticani. E così se ne va anche Giulio Ciampoltrini. lo voglio ricordare con queste parole che sono tra quelle più lucide che ho letto in suo ricordo. Giulio era uno studioso dai vasti interessi, capace di spaziare dagli etruschi al medioevo in un battito di ciglia, caratterizzato da una spiccata passione per i territori d’origine. La sua cifra stilistica era l’ironia, ma un’ironia non accessibile a tutti, socratica, criptica, estremamente pungente, ma mai malevola e talora incomprensibile a chi non entrava in sintonia con il suo pensiero. Ho letto con sgomento che il suo carattere è stato definito “spigoloso” ma Giulio certo non lo era. Era decisamente un uomo di carattere che però aveva dalla sua un intelletto sottile, deciso e di una inaspettata sensibilità. Sempre presente in quella sala studio adiacente al suo ufficio che in tanti anni ha condiviso con Paola, resta una delle figure indelebili della mia formazione che hanno contribuito a spronare con sarcasmo le indecisioni e le paure di noi giovani sopraffatti spesso dalle “uterine” cazziate di personaggi ambigui. Giulio aveva ben chiare le difficoltà della vita e nonostante tutto aveva sempre una parola di sarcastico conforto. Se ne va con lui un ulteriore pezzo della gioventù che ho condiviso con tanti amici e colleghi. Sarebbe bello riuscire ad esser anche solo metà di quel che è stato lui per tanti di noi. A Paola il nostro più affettuoso pensiero in questi difficili momenti.

Elena Santoro, presidente Etruria Nova onlus. Ciao Giulio, oggi l’archeologia italiana perde un grande professionista. Sei stato un punto di riferimento importante durante tutti gli anni del progetto Marsiliana.

L’archeologo Giulio Ciampoltrini (foto dal profilo FB di paolo giulierini)

Paolo Giulierini, archeologo. Ciao Giulio… oggi è un sabato veramente crudele. Non mancavi mai nella Biblioteca di via della Pergola; archeologo elegante, colto, ironico, sei stato un funzionario e uomo dello Stato modello.

Leonardo Giovanni Terreni, archeologo. Purtroppo, poche ore fa, ci ha lasciato Giulio Ciampoltrini! Un sincero amico e un grande archeologo e ricercatore. Sono costernato. Condoglianze e un abbraccio affettuoso a sua moglie Paola Rendini.

ARCHAEOREPORER. Ci sono archeologi che si identificano con una specializzazione. Giulio Ciampoltrini apparteneva a una generazione diversa: quella degli ispettori archeologi di formazione enciclopedica, capaci di muoversi con la stessa competenza tra preistoria, età etrusca, mondo romano e medioevo, leggendo il territorio nella sua lunga durata storica. Con la sua scomparsa, avvenuta nelle scorse ore, l’archeologia toscana perde una delle figure che più profondamente ne hanno segnato la ricerca e la tutela negli ultimi decenni. Per molti anni funzionario di quella che fu la Soprintendenza Archeologica della Toscana, negli uffici di via della Pergola a Firenze, Ciampoltrini è stato molto più di un ispettore. La sua presenza sul territorio, soprattutto nella provincia di Lucca ma non soltanto, ha accompagnato generazioni di archeologi, amministratori, studiosi e ricercatori. A distinguerlo era una curiosità intellettuale rara, che lo portava a interessarsi a ogni periodo storico e a ogni tipo di evidenza archeologica, senza confini disciplinari rigidi. Accanto all’attività di tutela, che svolgeva con una conoscenza diretta e capillare del territorio, Ciampoltrini ha sviluppato un’intensa attività scientifica. Decine e decine di saggi, articoli e contributi hanno documentato nel tempo scavi, ritrovamenti, interpretazioni e riletture storiche, lasciando una traccia concreta e duratura del suo lavoro. Non era il funzionario che si limitava agli aspetti amministrativi della professione: era uno studioso che trasformava sistematicamente l’esperienza maturata sul campo in ricerca e conoscenza condivisa. Per questo la sua figura ha lasciato un segno che va oltre la Soprintendenza. Le sue pubblicazioni hanno contribuito in modo determinante alla conoscenza archeologica della Toscana e il suo lavoro è stato un punto di riferimento non soltanto per i colleghi della tutela, ma anche per il mondo della ricerca universitaria e dell’accademia.

Maria Angela Turchetti, direzione regionale Musei della Toscana. Anni di Soprintendenza archeologica passati anche insieme a Giulio Ciampoltrini e a Paola Rendini… Tanti ricordi e momenti di confronto e condivisione, in biblioteca, in ufficio all’ultimo piano di via della Pergola o sul territorio orbetellano, grossetano e chiusino… Tanti studi, ovunque Giulio Ciampoltrini avesse svolto il suo lavoro da funzionario archeologo, attivissimo nell’interpretare a 360° i territori di cui si è occupato, attraversando epoche e tematiche. Ho apprezzato e ammirato la mente brillante e la vasta produzione scientifica, lo sforzo costante a pubblicare ogni scoperta archeologica anche apparentemente non eclatante… così da lasciare anche e soprattutto on line, su academia.edu. una messe importante di dati… Un pensiero e un abbraccio forte a Paola, inseparabile compagna, nella vita come nel lavoro.

Elena Sorge, funzionario archeologa sabap-pi-li. Ci ha lasciato Giulio Ciampoltrini… 15 anni di vita praticamente in comune con lui e Paola la sua meravigliosa compagna di vita e di tante opere. I nostri uffici erano separati solo da una parete e potevamo discutere anche così a distanza scambiarci informazioni e pareri. Quante discussioni… Grazie di tutto Giulio… era bello anche litigare con te.

Flavia Zisa, archeologa università di Enna. Una notizia ferale mi giunge dalla mia amata Firenze, di un maestro, amico, confidente e gentilissimo archeologo che non c’è più. È un dramma che mi colpisce profondamente.  Ci eravamo sentiti da poco, parole durissime sulle notizie siciliane dei Bronzi, come dargli torto. Sono nata archeologicamente nella sua stanza, ovvero, nella LORO stanza, perché io imparai tutto dalla moglie, Paola Rendini, allieva di Di Vita che me la presentò e che mi ha istruita nell’archeologia non accademica ma del lavoro, del materiale, degli scavi, delle prime catalogazioni, della polvere, dei magazzini e della sapienza. Li vedevo sempre insieme, nella stessa stanza di Soprintendenza in via della Pergola. Come sia stato possibile unire due persone in matrimonio, nell’archeologia e nella stessa stanza di Soprintendenza e per decenni è un mistero per tutti noi che ogni giorno si apriva quella porticina della loro stanza stracolma di fascicoli e di libri. Il mio primo incarico all’Archeologico di Firenze, sul relitto del Campese, che mi diede la gioia unica di toccare materiale arcaico da tutto il Mediterraneo, dalla Fenicia all’Etruria. Il mio cuore è stracolmo di amore e dolore, ora che ricordo. La città di Firenze, l’archeologia, i tantissimi amici e moltissimo anche io soffriamo per la mancanza di Giulio Ciampoltrini. Mai nella vita ho avuto un problema con Giulio e con la sua dolcissima moglie, ed è cosa rarissima in decenni di amicizia e colleganza. Ma quanto rispetto c’è stato!! Ringrazio Elena Sorge per avermi subito avvista.  In questi momenti, ha ragione: siamo famiglia. Distrutta.

Nicoletta Barocca, archeologa. Voglio ricordarti così Giulio Ciampoltrini, con il mare di Talamone che tanto amavi e che ogni volta commentavi con tanto amore…. Non voglio pensare che tu vada via. Fa troppo male…

Simona Pozzi, archeologa sabap-gr. Caro Giulio Ciampoltrini la Maremma ti sarà sempre riconoscente per aver contribuito allo studio del suo passato e alla valorizzazione nel suo presente. Io personalmente ti sarò sempre grata per avermi insegnato con la tua ironia e il tuo acume a vivere e amare il mio lavoro da statale. Faccio a nome mio e dei colleghi della sede della Soprintendenza di Grosseto via Mazzini, le più sentite condoglianze alla moglie e nostra collega archeologa dott.ssa Paola Rendini

Lisa Rosselli, UniPi. Che grande dispiacere Giulio… studioso validissimo ed eclettico e persona generosa.

Cinzia Murolo, Rasenna Echoes. Ciao Giulio, mi mancheranno le nostre chiacchierate etrusche…

Roberto Petriaggi, archeologo. Il mio pensiero va al caro collega e amico Giulio Ciampoltrini che, come ho appreso improvvisamente poco fa, se ne è andato, lasciandoci soli in questo mondo tribolato e disonesto, troppo angusto per il suo Spirito libero e giusto. Ora si libra, nello spazio infinito, per sempre… “nella stagione che stagioni non sente”.

Paolo Liverani, UniFi. Un collega di grande valore, una grande mancanza.

Rosario Casillo, scrittore. Credimi Giulio ti voglio ricordare con l’ultima immagine che ho di te quando t’incontrai per caso a Firenze sui lungarni. Rimanemmo entrambi sorpresi di quell’incontro e il tuo sorriso che ricambiava il mio rimarrà sempre impresso nel mio cuore. Oggi le lastre del nostro paese hanno perso una grande persona. Spero che tu sia insieme a mamma Rina e a babbo Osvaldo.

Santino Alessandro Cugno, archeologo parco Appia antica. Un grandissimo dispiacere

Anna Iliana Casini, docente. Senza di lui non avrei fatto le mie tesi…grazie Giulio! buon viaggio. Commossa.

Valentino Nizzo, Università l’Orientale. Giulio era giustamente orgoglioso delle sue pubblicazioni. Le rendeva regolarmente disponibili sul suo vivacissimo profilo academia. Spesso le raccoglieva in forma monografica con un nuovo titolo per facilitare la ricerca degli studiosi ed evitare che si perdesse tra i mille rivoli del suo sapere. Era infatti un poliedrico e prolifico studioso. Attento. Puntuale. Curioso. Originale. Pativa un po’ la sua versatilità, non riuscendo a riconoscersi in nessun specifico inquadramento disciplinare. Meriti di altri tempi. Dei funzionari di una volta. Che sapevano leggere i territori affidatigli da tutte le prospettive possibili. Giulio era così e anche molto simpatico e ironico. Almeno nel mio sentire. Le volte che ho avuto il piacere di incontrarlo e ascoltarlo.

Torino. Al museo Egizio, per Salone OFF 2026, presentazione del libro “MANN. Architettura, storie, restauro” a cura di Bianca Gioia Marino (Editori Paparo), con Daniela Esposito e Paolo Giulierini

Lunedì 11 maggio 2026, alle 18, in sala conferenze del museo Egizio di Torino (ingresso da via Maria Vittoria 3M), Daniela Esposito e Paolo Giulierini presentano il libro “MANN. Architettura, storie, restauro” a cura di Bianca Gioia Marino (Editori Paparo) nell’ambito del programma del Salone OFF 2026. Daniela Esposito, docente di Restauro architettonico, si occupa di tutela e recupero del patrimonio storico; Paolo Giulierini, archeologo, è stato direttore del MANN, dove ha promosso progetti di rilancio e innovazione museale. L’evento è gratuito con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/mann-architettura-storie….

Copertina del libro “MANN. Architettura, storie, restauro” a cura di Bianca Gioia Marino

MANN. Architettura, storie, restauro. L’edificio del Mann, registro materiale di molteplici trasformazioni culturali e testimone di avvicendamenti che hanno segnato la storia urbana e sociale della città di Napoli, ha orientato uno studio a più dimensioni riguardo a diversi ambiti tematico-interpretativi, come l’edificio nelle sue componenti materiche e strutturali nonché storiche, il complesso di relazioni urbane e storico-sociali che hanno contribuito, nel corso del tempo, a stratificare l’identità dell’edificio museale. L’obiettivo della ricerca MAN.TRA – grazie a una convenzione tra il dipartimento di Architettura (DiARC) dell’università di Napoli “Federico II” e il museo Archeologico nazionale di Napoli – è stato uno studio multidimensionale di un edificio che, prima sede pubblica dell’università di “Federico II”. Studium fondato e voluto a Napoli, nel 1224, da Federico II di Svevia per formare la classe dirigente dello Stato, fu poi, dopo alterne vicende, destinato a funzione museale.

Cortona (Ar). Al centro convegni Sant’Agostino “Enea a Cortona”: giornata di incontri, racconti, immagini e performance, nell’ambito della Cultural Route of the Council of Europe: occasione per riscoprire il mito di Dardano con Virgilio e riflettere sul mito e la storia degli Etruschi e il rapporto con la tradizione troiana

Lo sapevate che il viaggio di Enea è anche un ritorno a Cortona? Giovedì 23 aprile 2026, alle 10, al centro convegni Sant’Agostino in via Guelfa 40 a Cortona, “Enea a Cortona”: giornata di incontri, racconti, immagini e performance, nell’ambito della Cultural Route of the Council of Europe, organizzata dal Comune di Cortona e dall’associazione la Rotta di Enea: occasione per approfondire i valori contenuti nell’opera di Virgilio, poeta europeo per eccellenza, per valorizzare il patrimonio culturale condiviso, per riflettere sul mito e la storia degli Etruschi e il rapporto con la tradizione troiana.

Il logo dell’associazione Rotta di Enea

La giornata dedicata ad Enea non solo ospita interventi di archeologi, storici, esperti, ma anche momenti di spettacolo, fotografie e documentari, grazie ai contributi del curatore artistico Andrea Cocchi, con la partecipazione degli studenti di Cortona impegnati nella riscoperta del mito di Dardano. “Con Enea a Cortona”, dichiara il presidente della Rotta di Enea Giovnni Cafiero, “si celebra un aspetto importante del patrimonio culturale europeo, che affonda le sue radici nel Mediterraneo Antico. Enea ritorna là dove era partito Dardano in un percorso circolare che restituisce con il mito il concreto avanzare della civiltà europea attraverso l’incontro, lo scambio, la mescolanza; ed è importantissimo che tutto questo avvenga con il coinvolgimento delle istituzioni, delle comunità e dei giovani europei”. La Rotta di Enea è itinerario culturale europeo dal 2021. Il “gemellaggio” Cortona- Enea è legato a Dardano. Virgilio narra infatti che Dardano, figlio di Zeus e della Pleiade Elettra. era nato nella etrusca città di Corythum, individuata come Cortona, e da qui emigrò in Samotracia e poi nella Troade, dove i suoi discendenti fondarono Troia. Secondo Virgilio Enea dovrà cercare l’Antica Madre, percorrendo a ritroso la rotta dell’antenato Dardano. La struttura dell’Eneide si fonda su una certezza: Enea ripercorre a ritroso, da Troia all’Italia, il viaggio compiuto dall’avo Dardano. Il viaggio di Enea è un ritorno, un nòstos simbolico dell’eroe nella terra degli antenati, guidato dai sacri Penati.

La giornata dedicata a Enea a Cortona si apre alle 10 con i saluti del sindaco Luciano Meoni e altri interventi istituzionali. Intervengono tra gli altri Giovanni Cafiero presidente dell’Associazione Rotta di Enea, gli archeologi Filippo Coarelli su Il Mito di Enea a Roma e Sandra Gatti su Etruschi e Troiani. La manifestazione è arricchita dal reading teatrale a cura del Liceo artistico Luca Signorelli, da un documentario su Dardano e un video su Enea ritratto da Pietro da Cortona negli affreschi di Palazzo Pamphili a Roma. Le conclusioni sono affidate a Paolo Giulierini, dirigente area amministrativa e cultura del Comune di Cortona, già direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. “L‘adesione alla rotta di Enea da parte del Comune di Cortona”, secondo Paolo Giulierini, “è un naturale ritorno all’idea della città come crocevia delle rotte di personaggi mitici come lo stesso Enea, Ulisse, il re pelasgo Nanas”. Nel pomeriggio la visita alla mostra fotografica di Mattia Crocetti “Diario di Enea” e un casting su “Volti Eterni” per cercare volti antichi tra i contemporanei.

 

 

Cabras (Or). Pasqua tra i Giganti: al museo “Marongiu” per la prima volta riuniti in un’unica esposizione le 25 statue scoperte a Mont’e Prama insieme a 15 modelli di nuraghe e un betile. Muroni: “Oggi Cabras riabbraccia la sua storia”. Le anticipazioni (riunione Giganti e mostra Etruschi e Nuragici, due civiltà in dialogo/confronto) ad “archeologiavocidalpassato.com” del presidente Fondazione Mont’e Prama

I Giuganti di Mont’e Prama riuniti nel percorso provvisorio al museo civico Archeologico “Giovanni Marongiu” di Cabras (foto nicola castangia / fond. mont’e prama)

Pasqua tra i Giganti a Cabras. Per la comunità scientifica e per tutti i residenti, che hanno avuto la possibilità di vederli in anteprima il 3 e 4 aprile 2026: per la prima volta tutti i Giganti di Mont’e Prama riuniti in un’unica esposizione al museo civico Archeologico “Giovanni Marongiu” di Cabras (Or): l’intero complesso scultoreo dei Giganti di Mont’e Prama, precedentemente diviso tra laboratori di restauro e il museo Archeologico nazionale di Cagliari. il percorso espositivo è stato ufficialmente aperto al pubblico domenica 5 aprile 2026. Venticinque le statue, a cui si aggiungono quindici modelli di nuraghe e un betile, per un totale di quaranta reperti. Un evento atteso, reso possibile grazie alla collaborazione tra diverse Istituzioni. E da maggio i Giganti di Mont’e Prama saranno in dialogo con i principi etruschi in una grande mostra.

tourismA 2026: da sinistra, Piero Pruneti, Anthony Muroni, Paolo Giulierini, Ilaria Portas, Giorgio Murru, Nicola Castangia (foto graziano tavan)

È stato proprio il presidente della Fondazione Mont’e Prama, incontrato a Firenze, in occasione di tourismA 2026, dove è intervenuto su “Ricerca e valorizzazione nel Parco archeologico naturale del Sinis (Cabras – Or)” con Paolo Giulierini archeologo, Giorgio Murru archeologo, il fotografo Nicola Castangia e l’assessore regionale ai Beni culturali della Regione Sardegna Ilaria Portas, ad anticipare ad archeologiavocidalpassato.com le novità che avrebbero interessato il museo di Cabras nella primavera 2026.

“Nell’ultimo anno – spiega Muroni ad archeologiavocidalpassato.com – il museo di Cabras è passato da 500 mq dedicato alle esposizioni a 1500 mq. Dunque triplicati gli spazi. Questo ci consente di fare tutta una serie di attività nuove. La prima, riunire finalmente il complesso statuario monumentale di Mont’e Prama a Cabras. Era una promessa che il ministero aveva fatto nel 2021 con l’istituzione della Fondazione Mont’e Prama. Va riconosciuto al ministero, alla soprintendenza, al museo Archeologico nazionale di Cagliari di aver mantenuto l’impegno assunto. E in queste ore le statue sono già tutte a casa. Ora si deve studiare un allestimento temporaneo che sarà pronto nei giorni precedenti la Pasqua e avremo finalmente questa novità. L’avere così tanti spazi ci consente anche di fare mostre temporanee. La prima tra queste, un bellissimo dialogo tra i principi etruschi e nuragici. Un dialogo tra due civiltà che sono state unite più che divise dal mar Mediterraneo. Ci sono stati tanti scambi, tanti spazi che hanno condiviso, e nella mostra che sarà curata dal direttore scientifico Paolo Giulierini e ospitata a Cabras dal mese di maggio al mese di ottobre, avremo veramente la possibilità su un’esposizione di 500 mq di scoprire davvero tante analogie, tange possibilità di studio e di dialogo”.

Scoperti per caso nel 1974 a Mont’e Prama, i Giganti rappresentano la più imponente testimonianza della statuaria antropomorfa del Mediterraneo antico che, grazie ad un lavoro certosino di restauro, si presenta al pubblico nella forma di pugilatori, arcieri e guerrieri. Colossi di pietra, alti oltre due metri, che hanno riscritto la protostoria della Sardegna e del Mediterraneo, portando la civiltà nuragica al centro del dibattito archeologico globale. Oggi, queste figure monumentali non sono solo reperti, ma simboli identitari della Sardegna nel mondo. Questa nuova esposizione traccia un percorso inedito, ripensato da zero, che offrirà ai visitatori una esperienza di visita nuova. I Giganti si potranno ammirare temporaneamente nell’attuale Sala del Paesaggio, tra giochi di luci e ombre sorteggiate da albe e tramonti, in attesa di essere trasferiti definitivamente, nel corso del prossimo anno, nell’ala del Museo progettata appositamente per accoglierli.

Anthony Muroni al centro del gruppo della Fondazione Mont’e Prama davanti ai Giganti riuniti al museo di Cabras (foto nicola castangia / fond. mont’e prama)

Pasqua 2026: tutti in fila per ammirare i Giganti riuniti al museo di Cabras (foto fond. mont’e prama)

“Oggi Cabras riabbraccia la sua storia”, afferma Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama. “Per la prima volta, i Giganti di Mont’e Prama sono esposti tutti insieme in un unico, suggestivo spazio espositivo. Si tratta di una veste temporanea, senza apparato iconografico, in attesa che la mostra, nella sua versione definitiva, prenda casa nella Sala dei Giganti, il prossimo anno La nuova Sala del Paesaggio, fresca di un intervento infrastrutturale che ne ha permesso il raddoppio in tempi record, si affaccia sulla laguna che porta sulla collina di Mont’e Prama. Una scelta voluta e dovuta alla volontà di mantenere saldo il legame tra il complesso monumentale e il luogo in cui tutto ebbe inizio, con la scoperta del 1974. La riunificazione è il frutto di una sinergia istituzionale senza precedenti che ha visto collaborare il ministero della Cultura, la Regione Sardegna, la soprintendenza, il Comune di Cabras e i musei nazionali di Cagliari. Questa operazione non è solo un atto museale, ma la restituzione di un’identità collettiva ad un territorio che vede, nei suoi Giganti, gli ambasciatori della cultura nel mondo”.

Museo civico di Cabras: la luce del tramonto accarezza i Giganti di Mont’e Prama riuniti (foto nicola castangia / fond. mont’e prama)

“La riunificazione di tutti i Giganti di Mont’e Prama al museo di Cabras”, sostiene Andrea Abis, sindaco di Cabras, “è il compimento di un percorso lungo e complesso di rivendicazione culturale, legittimità scientifica e attenzione all’interesse economico territoriale Sono stati anni difficili, carichi di momenti in cui questo traguardo appariva lontano, complicato, persino irraggiungibile, eppure oggi possiamo dire tutti insieme di avercela finalmente fatta. Restituiamo al suo luogo di origine, Cabras e il Sinis, ma in fondo a tutta la Sardegna, un patrimonio identitario unico, simbolo di un’eredità che ci appartiene e che abbiamo il dovere di custodire”.

L’assessore regionale Ilaria Portas davanti ai Giganti riuniti al museo di Cabras (foto da FB – profilo ilaria portas)

“Oggi è una giornata che resterà scolpita nella storia della nostra Isola”, commenta Ilaria Portas, assessore regionale ai Beni culturali. “Per la prima volta dal loro ritrovamento nel 1974, i Giganti di Mont’e Prama sono finalmente riuniti tutti insieme, in un’unica sala, nel cuore del Museo Giovanni Marongiu di Cabras. Vedere queste 25 statue monumentali, accompagnate dai modelli di nuraghe e un betile, occupare finalmente lo stesso spazio è un’emozione che tocca nel profondo la nostra identità. Non è solo un’esposizione archeologica, è il ritorno a casa di un popolo. Come assessora, voglio sottolineare con forza che questo risultato straordinario è il frutto di cooperazione. Se oggi possiamo ammirare questo complesso scultoreo unico nel Mediterraneo tutto insieme, è merito di una sinergia senza precedenti tra la Regione autonoma della Sardegna, il ministero della Cultura, il Comune di Cabras, la Fondazione Mont’e Prama, la Soprintendenza e i Musei Nazionali di Cagliari museo Archeologico nazionale di Cagliari. Ognuno ha contribuito in modo giusto e generoso, dimostrando che quando le istituzioni remano nella stessa direzione, la Sardegna vince. Questo è il segnale chiaro di come vogliamo continuare a investire: con una visione che mette al centro il nostro inestimabile patrimonio archeologico come motore di sviluppo e di orgoglio per tutto il territorio. I Giganti, le statue più antiche d’Europa e del Mediterraneo occidentale – conclude -, tornano a guardarsi negli occhi e a dialogare con noi, e come ha affermato oggi Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama Oggi Cabras riabbraccia la sua storia“.

 

Vetulonia (Gr). al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” l’incontro “Etruschi e Contemporaneo. Il Giano Bifronte di Gino Severini e il Culsans etrusco del Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona – MAEC”, in occasione dei 60 anni dalla scomparsa del Maestro Gino Severini

Giovedì 26 febbraio 2026, alle 16.30, al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi”, in occasione dei 60 anni dalla scomparsa del Maestro Gino Severini, l’incontro “Etruschi e Contemporaneo. Il Giano Bifronte di Gino Severini e il Culsans etrusco del Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona – MAEC”, con l’intento di onorare e celebrare la memoria di questo grande artista, uno dei grandi protagonisti dell’arte del Novecento. Introduce Elena Nappi, sindaco del Comune di Castiglione della Pescaia con delega alle politiche culturali. Intervengono Paolo Bruschetti, presidente dell’Accademia Etrusca; Giulio Paolucci, direttore del MAEC; Paolo Giulierini, dirigente area Cultura del Comune di Cortona. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Apertura straordinaria del museo fino alle 18.

 

Cortona (Ar). Al MAEC “La Domenica in mostra!” Visite tematiche con l’esperto: Rocchini, Bruschetti, Paolucci, Giulierini, Angori. Uno spazio di racconto, approfondimento e dialogo in occasione della mostra “Gli Etruschi in Olanda. A 40 anni dal Progetto Etrusch”. Ecco il programma

Grifo della Collezione Corazzi al Maec nella mostra “Etruschi in Olanda” (foto maec)

“La Domenica in mostra!” Visite tematiche con l’esperto al museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona – MAEC: ogni domenica il museo diventa uno spazio di racconto, approfondimento e dialogo. In occasione della mostra “Gli Etruschi in Olanda. A 40 anni dal Progetto Etruschi”, il MAEC propone un ciclo di visite guidate tematiche con studiosi ed esperti, pensate per accompagnare il pubblico dentro i temi, le storie e i personaggi che attraversano l’esposizione. Un percorso che intreccia archeologia, collezionismo, viaggi, relazioni internazionali e nuove interpretazioni del mondo etrusco. Visite comprese nel biglietto d’ingresso. Attività gratuita per i residenti.

Il programma. Domenica 25 gennaio 2026, alle 11: Seduzione etrusca: collezionisti, viaggiatori e spie tra Cortona e l’Olanda con Patrizia Rocchini; domenica 1° febbraio, alle 11: La riscoperta degli Etruschi dopo il progetto del 1985 con Paolo Bruschetti; domenica 15 febbraio, alle 11: La collezione Corazzi con Giulio Paolucci; domenica 1° marzo, alle 11: Dai bronzi di Leida ai santuari extraurbani di Cortona con Eleonora Sandrelli; domenica 8 marzo, alle 11: Gli Etruschi, il grifo e una nuova interpretazione con Paolo Giulierini; domenica 15 marzo, alle 11: Collezionisti cortonesi tra Sette e Ottocento con Sergio Angori.

Il MAEC – Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona presenta la mostra “Gli Etruschi in Olanda. A 40 anni dal Progetto Etruschi”, un’esposizione che celebra lo storico legame tra Cortona e la città di Leida, nel segno della cultura etrusca e della collaborazione internazionale. Il progetto espositivo, promosso dal Comune di Cortona e dall’Accademia Etrusca, in collaborazione con il Rijksmuseum van Oudheden di Leida, segna un nuovo capitolo nella valorizzazione del patrimonio archeologico e nella memoria dell’“Anno degli Etruschi” del 1985, un momento chiave nella storia culturale della Toscana e dell’Italia, quando l’archeologia da conoscenza per pochi iniziò un percorso di maggiore condivisione pubblica. 

Sala Severini con l’atelier e il Giano bifronte (foto maec)

La mostra ripercorre, attraverso cinque sezioni, l’evoluzione del pensiero archeologico e del collezionismo dal Settecento a oggi. Si parte dal “Progetto Etruschi” (1985), per affrontare il crescente interesse per l’archeologia (1727–1826) con la nascita dell’Accademia Etrusca e la riscoperta delle origini. Da qui, nella terza sezione, si giunge in Olanda e quindi alla collezione etrusca di Leida, mediante un viaggio dei reperti cortonesi verso il Rijksmuseum e la storia del collezionismo europeo. Quarta tappa è quella della valorizzazione del patrimonio culturale nazionale con le grandi scoperte archeologiche del territorio cortonese e le collaborazioni internazionali più recenti per concludere sul tema dell’influenza degli Etruschi sull’arte contemporanea, con opere come il Giano di Gino Severini e la “Collezione Statuette Ginori – Progetto Etruschi 1985”. 

Fanciullo con oca della Collezione Corazzi al Maec nella mostra “Etruschi in Olanda” (foto maec)

Il fulcro dell’esposizione è la restituzione temporanea di importanti reperti etruschi della Collezione Corazzi, provenienti dal Rijksmuseum di Leida. Un ritorno simbolico a Cortona, luogo d’origine dei manufatti, che rappresenta un atto di memoria e una nuova forma di cooperazione culturale tra Italia e Paesi Bassi. Come nel 1985, anche questa mostra intende generare partecipazione, dialogo e consapevolezza collettiva sul valore del patrimonio storico e artistico. L’iniziativa anticipa inoltre le celebrazioni per i 300 anni dell’Accademia Etrusca di Cortona (1727–2027).

Cortona (Ar). Al MAEC presentazione del libro “Pompei. La città incantata” di Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei

Domenica 21 dicembre 2025, alle 16.30, al museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona – MAEC, presentazione del libro “Pompei. La città incantata” (Feltrinelli) di Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei. Attraverso le rovine, l’arte e i silenzi dell’antica città sepolta dal Vesuvio, Zuchtriegel ci accompagna in un viaggio che intreccia passato e presente: amore e perdita, sacro e potere, vita quotidiana e memoria. Pompei diventa così uno specchio del nostro tempo, un luogo capace ancora di interrogare il presente e le nostre biografie. Un incontro per riflettere su cosa l’antico ha ancora da dirci oggi, tra archeologia, storia sociale e esperienza personale. Introdurranno la presentazione il sindaco del Comune di Cortona, Luciano Meoni; Paolo Bruschetti e Paolo Giulierini. Al termine della presentazione è previsto il firma copie con l’autore.

Copertina del libro “Pompei. La città incantata” di Gabriel Zuchtriegel (Feltrinelli)

Pompei. La città incantata (Feltrinelli). Ogni giorno Gabriel Zuchtriegel passeggia per i vicoli dell’antica città di Pompei, distrutta e sepolta viva in meno di due giorni nel 79 d.C. Sopralluoghi, scavi, progetti di restauro e di accessibilità lo portano a contatto con la fragilità di un sito unico al mondo, con la bellezza dell’arte antica e con la caducità della vita umana. Di fronte ai calchi delle vittime dell’eruzione del Vesuvio, ma anche alla scultura di un bambino pescatore dormiente che gli ricorda suo figlio, si pone la domanda: “Cosa c’entra con noi Pompei? Che ha da dirci l’antico oggi?”. Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico, conduce i lettori in un viaggio attraverso i secoli in una città incantata, dove magicamente si mescolano passato e presente. Un viaggio fatto di scoperte, dai primi scavi settecenteschi fino ai ritrovamenti più recenti, che gettano nuova luce sulla vita degli schiavi e dei poveri nella città e nel suo territorio. L’autore ripercorre la storia dell’archeologia moderna, intrinsecamente legata a quella di Pompei, che in principio si interessa quasi esclusivamente delle opere d’arte estratte dal suolo, per poi scoprire man mano che il vero tesoro tramandatoci dalle ceneri del Vesuvio comprende molto di più: antichi rituali, culti misterici, trasgressioni ed erotismo, la storia sociale e culturale di una civiltà, le sue ossessioni e speranze. Temi che sono strettamente intrecciati con il nostro presente e con la biografia di ciascuno di noi, come Zuchtriegel dimostra parlando anche delle sue esperienze personali e professionali, senza omettere dubbi e difficoltà incontrate durante un percorso che lo ha portato da un piccolo paese nella Germania del Sud al sito archeologico più famoso del mondo.