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Lezioni di yoga all’ombra dei templi dorici di Paestum: cultura orientale e occidentale si incontrano

Lezioni di yoga all’ombra dei templi dorici di Paestum (foto pa-paeve)

Tornano per il terzo anno consecutivo le lezioni di yoga all’ombra dei templi dorici di Paestum, organizzate dall’associazione Madhava con il Parco Archeologico di Paestum e Velia. Dal 30 giugno 2020 cultura orientale e occidentale si danno appuntamento a Paestum, con lo yoga nei templi. In calendario sono state fissate due lezioni a settimana – ogni martedì e giovedì – dalle 18 alle 19; prima lezione il 30 giugno 2020, presso l’area del “Parco dei Piccoli” nell’area archeologica di Paestum. A seguire i partecipanti ai corsi, ci saranno gli insegnanti Luciano Bufano e Stefania Zerella, entrambi professionisti di esperienza ventennale, che gestiranno direttamente le prenotazioni per le lezioni nei templi; l’accesso all’area archeologica sarà consentito previo acquisto del biglietto di ingresso giornaliero o con l’abbonamento Paestum&Velia – ancora in promozione a 20 euro – con il quale si potranno visitare i due siti archeologici di Paestum e Velia liberamente per un anno intero. Prenotazione obbligatoria. Per le lezioni del martedì contattare Stefania: 3384777750. Per le lezioni del giovedì contattare Luciano: 3383491264.

“L’idea di coniugare due culture differenti in uno scenario così suggestivo come il Santuario meridionale di Paestum è nata qualche estate fa”, dichiara il maestro, Luciano Bufano. “L’energia positiva che si percepisce tra le antiche mura di Paestum aiuta a far maturare quella pace interiore necessaria per praticare una disciplina come lo yoga. Tutti coloro che hanno partecipato alle scorse lezioni di yoga nei templi sono ancora oggi entusiasti: l’esperienza che si vive in un luogo così pregno di sacralità è indescrivibile e rappresenta uno spunto di crescita per tutti, compresi gli insegnanti”.

Il museo delle Navi Antiche di Pisa tra i big del turismo alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico: “In cinque mesi di apertura già 13mila visitatori. È la nuova offerta turistica della città”

La cosiddetta Nave D esposta al museo delle Navi Antiche di Pisa (foto Sabap Pi-Li)

La XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico si tiene a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019

Le navi romane di Pisa sono approdate a Paestum. C’è anche il museo delle Navi Antiche di Pisa tra i big del turismo internazionale presenti alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, dal 14 al 17 novembre 2019, con centinaia di espositori da oltre 20 paesi esteri, più di 70 conferenze e incontri, decine di migliaia tra visitatori, buyer ed operatori da tutto il mondo. La partecipazione di Cooperativa Archeologia, che gestisce il museo con la direzione della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Pisa e Livorno, e ha seguito il progetto di recupero e restauro delle navi, è promossa dal Comune di Pisa che investe in quello che attualmente è il più grande museo di imbarcazioni antiche esistente con un’esposizione che in soli cinque mesi di attività ha oltrepassato le 13mila presenze, proponendolo come polo catalizzatore per l’intero territorio. Inaugurato lo scorso giugno, il complesso agli Arsenali Medicei sul lungarno pisano, con i suoi 4700 metri quadri di superficie espositiva e le 47 sezioni divise in 8 aree tematiche, accoglie sette imbarcazioni di epoca romana, databili tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C., di cui quattro sostanzialmente integre, e circa 800 reperti per un museo che racconta un millennio di commerci e marinai, rotte e naufragi, navigazioni, vita di bordo e della storia della città di Pisa.

Museo delle Navi Amtiche di Pisa: la sala con le anfore ritrovate sugli antichi relitti (foto Sabap Pi-Li)

Una nave da carico ritrovata a Pisa (foto Sabap Pi-Li)

L’ambizioso progetto di recupero e restauro, un unicum nel settore per tecniche e tecnologie messe in campo, ha richiesto oltre vent’anni. Il grande lavoro di progettazione dell’esposizione, inoltre, si è svolto grazie alla costante sinergia e alla pluriennale collaborazione con gli autori dell’exhibition design: il risultato è una narrazione museale innovativa che avvicina il pubblico all’archeologia anche attraverso la rimozione di barriere visibili che separano l’utente dai reperti, rendendoli apparentemente a portata di mano del visitatore. La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, unico salone espositivo al mondo del patrimonio archeologico e di ArcheoVirtual, l’innovativa mostra internazionale di tecnologie multimediali, interattive e virtuali, è una ulteriore opportunità per il polo pisano di porsi in un asset strategico per il turismo internazionale.

Una grande anfora esposta al museo delle Navi Antiche di Pisa (foto Sabap Pi-Li)

Le spoglie del marinaio e del cane ritrovate durante lo scavo delle navi romane (foto Sabap Pi-Li)

“La recente apertura del museo delle Navi Antiche di Pisa senza dubbio contribuirà sempre di più a far crescere l’offerta turistica della città”, interviene Paolo Pesciatini, assessore al Turismo del Comune di Pisa. “Il sostegno alla partecipazione del Museo alla Borsa del Turismo Archeologico, fortemente voluta dal sindaco Michele Conti, fa parte della nostra strategia di promozione turistica che, anche attraverso un’adeguata pubblicizzazione del nuovo straordinario Museo, vuol far conoscere e diffondere le bellezze della città nella loro totalità. Infatti, a Paestum, al nostro stand, oltre al materiale specifico del Museo stesso, c’è anche materiale promozionale dell’intero nostro territorio: città e litorale. In questo modo seguiamo il programma di promozione ‘Pisa oltre la Torre’ che mira a far conoscere ai visitatori l’offerta permanente e complessiva pisana. È il primo passo, questo, di una serie di azioni sinergiche e di collaborazioni, già avviate fra l’amministrazione comunale e il Museo, che saranno consolidate nel tempo e, quindi, nelle strategie future”. E il direttore scientifico del museo e responsabile di progetto per la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Pisa e Livorno, Andrea Camilli: “Il Museo, che presenta un approccio museografico innovativo, mirato alla ‘sdrammatizzazione’ del reperto e alla sua ricontestualizzazione, si vuole porre come un rinnovato rapporto tra città e territorio. L’eccezionalità dei reperti provenienti dalle navi aumenta esponenzialmente l’attenzione del visitatore grazie alla vicinanza di questo con i reperti”.

Al via a Paestum la XXII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico: allo stand del Mann l’anteprima della grande mostra “Thalassa. Meraviglie sommerse del Mediterraneo”, quattrocento reperti riemersi dalle acque che dialogano con tecnologia e ricostruzioni

La XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico si tiene a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019

Dodici eventi unici al mondo tutti in una Borsa, 70 tra conferenze e incontri, con la partecipazione di 300 relatori e 100 operatori dell’offerta: al via la XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico che si svolgerà a Paestum, tra Centro Espositivo Savoy Hotel, Basilica, Museo nazionale, Parco archeologico da giovedì 14 a domenica 17 novembre 2019. Promossa e sostenuta da Regione Campania, Città di Capaccio Paestum, Parco Archeologico di Paestum, ideata e organizzata dalla Leader srl con la direzione di Ugo Picarelli, la BMTA si conferma un format di successo, testimoniato dalle prestigiose collaborazioni di organismi internazionali quali UNESCO, UNWTO e ICCROM: per quattro giorni sarà l’occasione di incontro e di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo culturale e al patrimonio per gli addetti ai lavori, per gli operatori turistici e culturali, per i viaggiatori, per gli appassionati, oltre che opportunità di business con il Workshop con i Buyer esteri selezionati dall’ENIT e i Buyer nazionali dell’offerta del turismo culturale ed archeologico.

L’efebo in bronzo, uno dei tesori recuperati dal relitto di Antykithera, oggi conservato al museo Archeologico nazionale di Atene

Parte dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, il viaggio del Mann verso la mostra “Thalassa. Meraviglie sommerse del Mediterraneo”: non è un caso, infatti, che l’esposizione, in programma al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 5 dicembre 2019 al 9 marzo 2020, trovi un primo ed importante momento di divulgazione proprio nell’ambito della prestigiosa manifestazione di Paestum. Dal 14 al 17 novembre 2019 lo stand del Mann racconta al pubblico del Salone, tramite pannelli e video promo, i contenuti, le caratteristiche e le innovazioni tecnologiche che hanno portato alla realizzazione della mostra “Thalassa”: quattrocento reperti, provenienti da prestigiose istituzioni italiane ed internazionali (tra queste, il museo Archeologico di Atene, che presta circa trenta opere provenienti dal famoso relitto di Antikythera, prima imbarcazione scoperta nel Mediterraneo proprio agli albori del Novecento) tracceranno la natura polisemantica di un Mare nostrum che, già nell’antichità, aveva un profondo valore simbolico, culturale ed economico.

La firma del protocollo d’intesa per la mostra “Thalassa” nel luglio 2018 tra Paolo Giulierini (per il museo Archeologico nazionale di Napoli e il Parco Archeologico dei Campi Flegrei), Sebastiano Tusa, purtroppo scomparso tragicamente nel marzo 2019 (per l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana – Regione Sicilia) e Salvatore Agizza (per Teichos- servizi e tecnologie per l’archeologia)

“Thalassa non è solo una mostra sul Mediterraneo antico ma è, soprattutto, un esempio di metodo”, spiega il direttore del Museo, Paolo Giulierini, che ha inaugurato lo stand. “Al centro del nostro lavoro ci sono la ricerca scientifica, il sostegno tra enti statali e territoriali, l’apporto delle Università, le professionalità dei giovani archeologi, le azioni innovative di aziende tecnologiche private. Le costellazioni del cosmo celeste dell’Atlante Farnese, simbolo della mostra, non sono dunque solo un riferimento alle rotte nel mondo antico ma, per noi, equivalgono ad una guida verso un nuovo corso. Nelle molte sezioni troverete temi legati al Mediterraneo antico, nelle quali dialogano reperti archeologici riemersi dalle acque, tecnologia, ricostruzioni: dai tesori al commercio, dal mito all’economia, dalla vita di bordo alle ville d’otium fino ai rinvenimenti nelle acque profonde il visitatore potrà avere un quadro aggiornato dello stato dell’arte dell’archeologia subacquea del Meridione. Vi saranno naturalmente anche le nuove scoperte provenienti dall’area portuale di Neapolis. “Thalassa” disegna, nel complesso, rotte culturali tra tanti siti campani, del Meridione e di altri paesi mediterranei. Si tratta di una connessione storica che però deve rafforzare l’idea che il Mare Nostrum sia un ponte e non una separazione. In questo senso vanno intese anche le mostre collaterali, che ci parlano di migranti napoletani e Ischitani fra fine Ottocento e primi del Novecento”.

Una nereide su pistrice proveniente dalla villa romana imperiale sommersa del Pausilypon (Posillipo) di età augustea, sarà esposta in “Thalassa” (foto Mann)

Elmo in bronzo dal relitto della nave romana di Albenga (foto soprintendenza Archeologia della Liguria)

Molteplici, dunque, i filoni tematici che saranno approfonditi dalla mostra “Thalassa”: se un focus ad hoc sarà dedicato all’archeologia subacquea, dagli albori degli studi negli anni Cinquanta del Novecento (tra i primi ritrovamenti, le statue del porto di Baia, le migliaia di lucerne dal porto di Pozzuoli, l’elmo dal relitto di Albenga) alla sperimentazione tecnologica del terzo millennio (grazie a robot e strumentazioni raffinate, è possibile oggi conoscere la ricchezza degli abissi del Tirreno), l’esposizione si connoterà come una vera e propria enciclopedia, per immagini, della vita e della cultura antica dedicata al mare. Indispensabile, per delineare questa summa di significati, l’analisi dei carichi delle imbarcazioni che sono affondate in epoca antica: in “Thalassa”, sarà possibile ammirare raffinati gioielli in oro, pregiate coppe di vetro, parti di statue bronzee ed oggetti della vita di bordo del relitto di Antykithera, così come sezioni di nave ed anfore vinarie del relitto rinvenuto nel 1990 a largo di Punta Licosa.

La dea Lakshmi in avorio proveniente da Pompei di età tiberiana (foto Mann)

Cratere a figure rosse della seconda metà del V sec. a.C. (foto Mann)

Il mare era, dunque, la via per eccellenza dei commerci, la sconfinata distesa d’acqua che veniva solcata da costa a costa o con traversate più lunghe: a questa dimensione sarà legata la presenza, nel percorso di visita, di utensili per la preparazione e conservazione del cibo, anfore per il trasporto di olio, vino e garum, così come di lingotti di piombo che, dalla penisola iberica, raggiungevano Roma, testimoniando la ricchezza dei più importanti mercati delle province romane; eccezionale l’esposizione di lingotti in oricalco, prezioso materiale citato da Platone nei racconti su Atlantide. Eppure il Mediterraneo era, per gli antichi, non soltanto trait d’union, reale e simbolico, tra popolazioni diverse (testimoniano una suggestiva prassi di contaminazione culturale l’applique d’oro del sito protostorico di Vivara, le coppette del II millennio a.C. provenienti dal relitto di Lipari, la dea Lakshmi in avorio proveniente da Pompei), ma base per il sostentamento delle comunità locali: nella sezione dedicata a “Il mare e le sue risorse”, saranno esposti strumenti provenienti da Pompei, Ercolano e dalle acque di Pantelleria, utilizzati per pesca di cetacei, tonno e corallo; su un’anfora saranno leggibili addirittura resti di pesce, forse garum. Naturalmente, il Mare Nostrum sarà anche raccontato attraverso i luoghi dell’otium, grazie alle sculture ritrovate sui fondali della Grotta Azzurra, ninfeo di età romana, così come ai raffinati affreschi provenienti da Pompei, Ercolano e Stabiae.

La mostra “Corto Maltese. Un viaggio straordinario” al Mann

Eppure la mostra “Thalassa” andrà oltre la matrice archeologica, per promuovere un messaggio dall’alto valore culturale e didattico, ben incardinato nella programmazione culturale dell’Archeologico, come sottolinea il direttore Paolo Giulierini: “Il mare è anche avventura, fascino dell’esotico, crocevia di culture: per questo ‘Verso thalassa’ abbiamo ospitato la mostra su Corto Maltese nel quadro del progetto Obvia e questo spiega il calendario di eventi che accompagnerà i giorni iniziali dell’ esposizione. Il mare è, infine, ambiente da tutelare: nel percorso si succedono le fasi antiche e quelle future del Mediterraneo mentre, praticamente a fianco, la mostra -Capire il cambiamento climatico-, realizzata con il National Geographic, ci parla di quanto le plastiche e le altre forme di inquinamento insidino le nostre acque”. Il progetto espositivo di “Thalassa” è nato nel più ampio framework di collaborazione con l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana: questa rete di ricerca è stata resa possibile dall’impegno del prof. Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale, scomparso tragicamente nella sciagura aerea di marzo 2019. “Teichos. Servizi e tecnologie per l’archeologia”, ancora, ha promosso l’esposizione, che è stata realizzata anche in sinergia con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei. La mostra ha ottenuto il patrocinio morale di: ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Campania, Comune di Napoli ed Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale (Napoli-Salerno-Castellammare di Stabia).

Nella Palestra Grande agli scavi la mostra “Pompei e gli Etruschi”: 800 reperti provenienti da musei italiani e europei. 2^ parte: dalla Pompei – città nuova etrusca – in una Campania multietnica fino al suo tramonto, e alla memoria di alcune usanze etrusche

Una suggestiva immagine dell’allestimento della mostra “Pompei e gli Etruschi”

La locandina della mostra “Pompei e gli Etruschi” alla Palestra Grande di Pompei fino al 2 maggio 2019

Sei sale per conoscere le prime influenze etrusche in Campania prima di Pompei. Siamo a metà del viaggio proposto dalla grande mostra “Pompei e gli Etruschi” aperta alla Palestra Grande degli scavi di Pompei, fino al 2 maggio 2019, a cura del già direttore generale Massimo Osanna e di Stéphane Verger, directeur d’études à l’École Pratique des Hautes Etudes di Parigi, promossa dal parco archeologico di Pompei, in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Napoli, il Polo museale della Campania e l’organizzazione di Electa. Ora siamo arrivati al VI sec. a.C. quando scopriamo una Pompei – città nuova etrusca – in una Campania multietnica, che seguiamo fino al suo tramonto, e alla memoria di alcune usanze etrusche che si conservarono ancora per qualche tempo. Materiali in bronzo, argento, terracotte, ceramiche, da tombe, santuari e da abitati, consentono di analizzare e mettere a confronto più elementi per affrontare le controverse dinamiche della presenza etrusca in Campania.

A confronto le piante delle città arcaiche di Pompei e Selinunte (foto Graziano Tavan)

Fondare une città all’epoca della prima Pompei: c. 600 a.C. (Sala 6) Qual è il contesto in cui Pompei viene fondata? In quell’epoca si assistette alla nascita di altre nuove città in Etruria e nel mondo greco: la fondazione di Poseidonia (Paestum) da parte degli Achei nella piana del Sele è grosso modo contemporanea a quella di Pompei. Per gli Etruschi, come avveniva a Roma, fondare una città presupponeva di seguire una procedura religiosa rigorosa con lo scopo di stabilire il nuovo spazio abitato nell’ordine del cosmo. La città diventava in questo modo una proiezione sulla terra delle diverse zone del cielo, sedi delle grandi divinità del pantheon etrusco. Si determinavano i confini della città ed eventualmente si erigevano le mura, come accadde a Pompei. Erano quindi realizzate la rete viaria e la divisione in quartieri e in isolati residenziali. A Pompei la trama urbana all’epoca dell’eruzione del 79 d.C. conserva a grandi linee la struttura della città arcaica, che assomiglia peraltro a quella di altre città greche ed etrusche di contemporanea fondazione.

Anello con sigillo raffigurante il suicidio di Aiace Argento e corniola) dal santuario di Fondo Iozzino (foto Graziano Tavan)

I santuari etruschi di Pompei: VI secolo a.C. (Sala 7) Nella prima metà del VI secolo a.C. vennero fondati anche i principali santuari (di Apollo e di Atena). I recenti scavi nel santuario extraurbano del Fondo Iozzino, nel quartiere del porto, hanno portato alla luce una grande quantità di materiale di epoca arcaica: armi e servizi per le libagioni rituali offerti da Etruschi che hanno inscritto il loro nome in lingua e scrittura etrusca. Anche nelle altre città etrusche situate in Campania sono noti luoghi di culto importanti con caratteristiche simili a quello del Fondo Iozzino. La tegola inscritta di Capua riporta uno dei testi religiosi più importanti del mondo etrusco, nel quale può essere identificato un calendario rituale.

Antefissa di tetto templare da maschera gorgonica proveniente dal santuario di Fondo Patturelli di Capua (foto Graziano Tavan)

Ultimi frustuli di grandi templi arcaici campani: VI secolo a.C. (Sala 8) Alcuni piccoli frammenti di decorazioni architettoniche in terracotta del VI secolo a.C., rinvenuti nei santuari di Pompei, possono essere accostati a esemplari molto meglio conservati ritrovati a Cuma, a Capua e in altri centri del nord della Campania e dimostrano l’esistenza di grandi edifici di culto etruschi costruiti dalle stesse maestranze. Il confronto con i grandi templi arcaici dell’Etruria meridionale e del Lazio dimostra che la Campania etrusca arcaica ha sviluppato uno stile architettonico proprio che, attraverso Cuma, è molto influenzato dall’architettura sacra della Magna Grecia.

Set da simposio in bronzo presenti nei corredi funebri: vasi in bronzo etruschi e vasi greci figurati (foto Graziano Tavan)

Il tramonto della Pompei Etrusca. Etruschi, Italici e Greci al simposio: c. 510-450 a.C. (Sala 9) Alla fine dell’epoca arcaica, a Nord della penisola sorrentina si svilupparono nuovi centri lungo la strada tra la valle del Sarno e la piana del Sele: Nocera da un lato e Fratte dall’altro. Le necropoli hanno restituito importanti servizi da banchetto formati da vasi greci figurati di grandissima qualità e vasi di bronzo etruschi importati da Vulci. Le iscrizioni attestano una popolazione mista di Italici, Etruschi e Greci che si incontravano al simposio, come i convitati raffigurati sulle pareti della celebre Tomba del Tuffatore di Poseidonia (Paestum). L’insediamento acheo era ormai diventato un importante polo di diffusione culturale.

Elmi etruschi deformati dell’epoca della battaglia di Cuma provenienti da Vetulonia (foto Graziano Tavan)

Dalla fondazione di Neapolis alla battaglia di Cuma: c. 510-450 a.C. (Sala 10) Nello stesso momento, gli equilibri militari e politici tra le grandi potenze che si spartivano il Tirreno cambiarono. Gli Etruschi subirono diverse sconfitte da parte degli eserciti di Cuma. Quest’ultima fondò una nuova città, Neapolis (Napoli), che fece rapidamente sue le reti commerciali che avevano in precedenza contribuito alla prosperità di Pompei. La battaglia navale di Cuma, nel 474 a.C., segnò la fine del controllo etrusco sui commerci nel Tirreno. Fu l’inizio di una crisi profonda che colpì l’insieme del mondo etrusco. I grandi conflitti della fine dell’epoca arcaica favorirono l’emergere di un nuovo tipo di soldato cosmopolita, con un armamento misto (greco, etrusco, italico, ma anche iberico), che si mise al servizio delle grandi potenze del momento, anticipando l’arrivo del mercenariato di epoca classica ed ellenistica.

Lastra dipinta con cavaliere armato della tomba a camera 58 dalla necropoli Andriuolo di Paestum (foto Graziano Tavan)

Campani, Sanniti e Lucani: la fine della Campania etrusca: c. 450-300 a.C. (Sala 11) A partire dalla metà del V secolo, una nuova componente etnica fece il suo ingresso sulla scena campana. Si trattava di gruppi tribali originari del Sannio, nell’attuale Abruzzo, che si stabilirono nella piana del Sele (a Pontecagnano e a Paestum) e forse nella periferia della pianura campana, contribuendo all’emergere di una nuova componente culturale, politica e militare mista, composta da Italici di origini diverse: Campani e Sanniti, ma anche Lucani provenienti dalla Puglia e dalla Basilicata. Dalla fine del V secolo a.C., i nuovi arrivati si stabilirono nelle città campane, che fossero greche o etrusche, e vi svilupparono una cultura originale, fortemente impregnata di un ellenismo adattato alle realtà tribali del mondo italico. La lingua osca tendeva a sostituirsi al greco e all’etrusco.

Situla etrusca del VI-V sec. a.C. con aggiunta in epoca romana di anse mobili a testa di fauno e piedini a forma di leoni alati (foto Graziano Tavan)

Mantenere la memoria etrusca degli insediamenti del Vesuvio (Sala 12) L’eredità etrusca scomparve rapidamente, anche se per qualche tempo si conservarono alcune usanze specificamente etrusche nel consumo di vino durante il simposio. A Pompei e nelle città vesuviane qualche antica famiglia aristocratica conservava senz’altro il ricordo di un lontano passato etrusco, come testimonia un vaso di bronzo proveniente dalle prime collezioni del museo di Napoli. Si tratta di una situla realizzata a Orvieto nel VI o V secolo a.C. alla quale nel I secolo sono stati aggiunti dei piedi che riproducono leoni alati e degli attacchi di anse ornate di teste di fauno. L’oggetto doveva essere ancora visibile in qualche grande dimora di Pompei o Ercolano nel momento dell’eruzione del 79 d.C.

A Troia aperto il nuovo museo dell’antica Ilio: il 2018 è stato dichiarato dalla Turchia l’anno di Troia, nel ventennale dell’iscrizione nella lista del Patrimonio dell’Umanità. L’anniversario ricordato alla XXI Bmta di Paestum, altro sito Unesco sempre dal 1998

Il 2018 è stato proclamato dalla Turchia “l’anno di Troia” (foto haberizlenim.com)

Il direttore degli scavi di Troia, Rustem Aslan (al centro) con la targa ricevuta alla XXI Borsa mediterranea del Turismo archeologico (a sinistra il segretario Ugo Picarelli) per il ventennale dell’iscrizione nella lista dei siti Unesco

Il 2018 è stato proclamato dalla Turchia l’anno di Troia. Una scelta non casuale perché quest’anno ricorre il ventennale dall’inserimento del sito di Troia nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco. La ricorrenza è stata ricordata nel corso della XXI Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum, sito possiamo dire “gemello” perché diventato Patrimonio dell’Umanità nello stesso anno: il 1998. “Troia, tra l’Asia e l’Europa, tra il mar Egeo e il mar Nero, importantissima nell’età del Bronzo”, è stato sottolineato a Paestum, “riporta ai poemi di Omero e lascia aperto l’interrogativo sulla sua distruzione o una delle sue distruzioni: che sia stato il cavallo oppure no, è oggetto ancora di discussione”. L’area archeologica di Troia ha appena inaugurato un nuovo museo dal design moderno, e continua a essere interessata da scavi archeologici, soprattutto dopo l’arrivo del nuovo direttore Rustem Aslan, che proprio alla XXI Bmta – nell’ambito dell’incontro in collaborazione con l’Ufficio Cultura e Informazioni dell’Ambasciata di Turchia – ha ricevuto una targa per celebrare i vent’anni del sito nella lista dell’Unesco.

Un’affascinante visione del nuovo museo di Troia a Çanakkale (foto troya2018.com)

Per tutto il 2018 sono state molte le iniziative, nazionali e internazionali, culturali, scientifiche e sportive, patrocinate dal ministero della Cultura e del Turismo turco per sensibilizzare il turismo verso l’antica città di Troia nella provincia nord-occidentale di Çanakkale. E i numeri sono stati confortanti: nel primo semestre del 2018 il numero di turisti è più che raddoppiato rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente. Ma di certo l’evento destinato a rinnovare l’attenzione sul sito di Troia è stata l’apertura, ai primi di novembre 2018, del museo dedicato all’antica città di Ilio, al confine del villaggio di Tevfikiye. Il progetto, scelto tra i 150 presentati al National Architectural Design Competition, è stato quello sviluppato dall’architetto Omer Selcuk Baz della Yalın Architecture. I lavori furono avviati nel 2013. L’area archeologica dista dal museo un migliaio di metri che si percorrono, a piedi o con una navetta, su una stradina – immersa in un grande giardino – pavimentata con blocchi di pietra che ricorda molto quelle delle antiche città ellenistiche.

L’archeologo tedesco Manfred Osman Korfmann, per 17 anni direttore degli scavi a Troia (foto arkeologjihaber)

Il cosiddetto Grande diadema con pendenti dal Tesoro di Priamo, oggi al museo Puskin di Mosca

Aprire un museo sul sito archeologico di Troia è stato il sogno a lungo accarezzato dall’archeologo tedesco Manfred Osman Korfmann, morto nel 2005 per un tumore all’età di 63 anni, il quale era divenuto famoso nel suo Paese, la Germania, per aver promosso nuovi scavi nell’antica Troia. Infatti dal 1988, anno in cui il governo turco gli aveva rilasciato un permesso di scavo esclusivo, al 2005, anno della sua morte, Korfmann ha diretto lo scavo di 13mila mq di superficie con l’aiuto di 370 archeologi, portando alla luce – tra l’altro – la parte inferiore della città di Troia e parte delle mura difensive. Ma il sogno di Korfmann era di riportare a Troia le testimonianze più significative del sito, conservate da decenni fuori dalla Turchia, come il famoso Tesoro di Priamo, scoperto da Heinrich Schliemann, e che oggi, dopo varie vicissitudini, è esposto al museo Puskin di Mosca. Ovviamente il sogno di Korfmann è rimasto tale. Delle tante richieste di rimpatrio inoltrate solo il Penn Museum (Pennsylvania) ha risposto affermativamente restituendo nel 2012 24 oggetti in oro.

Reperti in oro esposti nelle vetrine del nuovo museo di Troia (foto Arkeofili)

Veduta d’insieme delle sale espositive del nuovo museo di Troia (foto dunyabizim.com)

Sculture provienti dal sito archeologico di Troia esposte nel nuvo museo

Ma allora cosa possiamo ammirare nel nuovo museo di Troia? La maggior parte dei reperti esposti nel nuovo museo proviene da quattro musei turchi: solo il museo di Istanbul e quello di Topkapi hanno rifiutato il trasferimento dei pezzi originali proponendo delle copie, ma il ministero della Cultura ha respinto al mittente la proposta, ribadendo l’importanza di garantire ai visitatori solo il meglio, “per poter essere di esempio – è stato scritto – ai sette musei esteri che conservano i reperti contrabbandati della leggendaria Troia”. Il Museo, costruito su un’area coperta di circa 11mila metri quadrati, ha la forma di un grande cubo rivestito in pannelli di acciaio color ruggine, “colore che ricorda – spiegano gli architetti progettisti – le ceramiche riportate alla luce dal vicino sito archeologico e rimanda ad una storia vissuta: materiale e design architettonico che evocano quindi una connessione tra passato e presente. La struttura – continuano – è accessibile tramite una rampa che conduce al piano interrato; si ha come l’impressione di accedere alle sale espositive attraverso una spaccatura del sottosuolo: man mano che ci si avvicina alla struttura, che si vede però all’orizzonte, il paesaggio e la terra scompaiono gradualmente, lasciando alla vista solo porzioni di cielo. All’interno, una rampa elicoidale conduce il visitatore agli spazi espositivi e alla terrazza sul tetto. La verticalità riprodotta dalla rampa rappresenta la stratificazione archeologica. Dai punti di risalita interni, attraverso delle aperture sulle facciate, si può godere della bellissima vista del paesaggio circostante ricco di campi e reso suggestivo dalle rovine di Troia”.

Al via a Paestum la XXI Borsa mediterranea del Turismo archeologico: 100 espositori di cui 20 Paesi esteri, circa 60 tra conferenze e incontri, 300 relatori, 120 operatori dell’offerta. Ecco i momenti da non perdere nel ricco programma

Dodicimila visitatori, 100 espositori di cui 20 Paesi esteri, circa 60 tra conferenze e incontri, 300 relatori, 120 operatori dell’offerta, 100 giornalisti accreditati: ecco i numeri della XXI edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico in programma a Paestum da giovedì 15 a domenica 18 novembre 2018, promossa e sostenuta da Regione Campania, città di Capaccio Paestum, parco archeologico di Paestum. La Bmta, ideata e organizzata dalla Leader srl con la direzione di Ugo Picarelli, si conferma un evento originale nel suo genere: luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo culturale e al patrimonio; occasione di incontro per gli addetti ai lavori, gli operatori turistici e culturali, i viaggiatori, gli appassionati; un format di successo testimoniato dalle prestigiose collaborazioni di organismi internazionali quali Unesco e Unwto. La location per il Salone Espositivo, il Programma Conferenze e il Workshop ENIT e AIDIT sarà il centro espositivo del Savoy Hotel, a soli 2 km dal parco archeologico, dal museo e dalla basilica, dove avranno luogo le altre sezioni (ArcheoExperience, ArcheoLavoro, la mostra ArcheoVirtual, le Visite Guidate). Vediamo un po’ il ricco programma.

L’archeologo Paolo Matthiae, scopritore di Ebla in Siria

A Paestum l’international archaeological discovery Award intitolato a Khaled al-Asaad

Eventi al centro espositivo del Savoy Hotel. Giovedì 15 novembre 2018, “Buone pratiche di orientamento e alternanza scuola-lavoro per la promozione del turismo culturale”, a cura della direzione generale Ufficio scolastico regionale per la Campania Miur; “Le regioni e le nuove camere di commercio insieme per la valorizzazione dei beni culturali e la promozione del turismo”, incontro pubblico tra assessori regionali – turismo e beni e attività culturali – con i presidenti delle Camere di Commercio, in collaborazione con Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e Unioncamere; “Ecosistema digitale per la cultura della Regione Campania: esperienze, buone prassi e programmi in corso”, a cura della direzione generale per le politiche culturali e il turismo della Regione Campania. Venerdì 16 novembre 2018, “Il patrimonio culturale in Africa Orientale. La Farnesina e le ricerche italiane in Etiopia ed Eritrea”, a cura della direzione generale per la promozione del Sistema Paese del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale; “Gemellaggio tra Paestum e Palmira”, alla presenza di Paolo Matthiae che portò alla luce l’antica città di Ebla e di una delegazione siriana, tra cui Talal al-Barazi governatore di Homs e Mohamad Saleh ultimo direttore per il Turismo di Palmira, per suggellare il legame con la “Sposa del Deserto” che tornerà fruibile dal 2019, come da poco annunciato (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/09/07/palmira-riaprira-ai-turisti-entro-lestate-2019-lannuncio-del-governatore-di-homs-a-un-anno-e-mezzo-dalla-sua-definitiva-liberazione-dallisis-a-montereale/); “Il dialogo interculturale valore universale delle identitá e del patrimonio culturale #pernondimenticare il Museo del Bardo, 18 marzo 2015 e #unite4heritage for Palmyra”, con Moncef Ben Moussa direttore del museo del Bardo di Tunisi all’epoca dell’attentato del marzo 2015 (attuale direttore per lo Sviluppo dei musei), Irina Bokova già direttore generale Unesco e Mounir Bouchenaki consigliere speciale del direttore generale Unesco; 4a edizione dell’International archaeological discovery award “Khaled al-Asaad”, alla presenza di Omar Asaad, figlio dell’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, la consegna del premio alla scoperta archeologica più significativa del 2017: la “piccola Pompei francese” di Vienne (sulle sponde del Rodano, a circa 30 km a sud di Lione), una città romana di circa 7mila mq abitata dal I sec. d.C., con ville di lusso arredate con mosaici, statue monumentali e uffici pubblici, esistita per tre secoli e distrutta da una serie di incendi improvvisi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/11/05/vienne-la-piccola-pompei-francese-e-la-scoperta-archeologica-dellanno-premiata-con-linternational-archaeological-discovery-award-khaled-al-asaad-2018-pr/); “Distretti turistici: sviluppo del territorio tra zona a burocrazia zero e politiche comunitarie”, a cura dell’assessorato Sviluppo e promozione del Turismo della Regione Campania e del coordinamento regionale Distretti turistici della Campania; “Incontro con i buyer esteri selezionati dall’Enit e nazionali dell’Aidit”, in collaborazione con Enit, Aidit di Federturismo e Trenitalia; venerdì 16 e sabato 17 novembre 2018, “20 anni di Paestum e Troia quali siti Unesco”, celebrazione del 20° anniversario dell’iscrizione nella Lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità dell’Unesco delle aree archeologiche di Paestum e Troia.

Rüstem Aslan, responsabile dell’area archeologica di Troia

Gli incontri con i protagonisti, dedicati ai siti archeologici del mondo. Sabato 17 novembre 2018: Rüstem Aslan, responsabile dell’area archeologica di Troia (in collaborazione con l’ufficio cultura e informazioni dell’ambasciata di Turchia); Dan Bahat, per decenni l’archeologo ufficiale di Gerusalemme (in collaborazione con l’Ufficio nazionale israeliano del Turismo); Marie Bardisa, conservatrice Grotta di Chauvet; Azedine Beschaouch, segretario scientifico del comitato internazionale di Coordinamento per la Salvaguardia e lo Sviluppo di Angkor – Cambogia; Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo.

La famosa lastra di copertura della Tomba del Tuffatore esposta al museo Archeologico nazionale di Paestum

Il Workshop Enit e Aidit al centro espositivo del Savoy Hotel

Premio Paestum Archeologia “Mario Napoli”. Assegnato a quanti contribuiscono, con il loro impegno, alla valorizzazione del patrimonio culturale, alla promozione del turismo archeologico e al dialogo interculturale. Dal 2018, in coincidenza del 50° anniversario della scoperta della Tomba del Tuffatore, il premio è intitolato all’archeologo Mario Napoli che, il 3 giugno 1968, data del ritrovamento dell’unica testimonianza in ambito greco di pittura non vascolare, dirigeva la soprintendenza Archeologica di Salerno, Avellino e Benevento. Ricevono il Premio per il 2018: Irina Bokova, già direttore generale Unesco; Sackona Phoeurng, ministro della Cultura del Regno di Cambogia; Paolo Verri, direttore generale Fondazione Matera-Basilicata 2019. Da non perdere il Salone Espositivo, l’unico al mondo dedicato al patrimonio archeologico con la presenza di istituzioni, enti, Paesi Esteri, Regioni, organizzazioni di categoria, associazioni professionali e culturali, aziende e consorzi turistici. La stretta collaborazione con le Regioni ha determinato una notevole partecipazione: Abruzzo, Basilicata (APT Agenzia Promozione Territoriale), Calabria, Campania, Lazio (Agenzia Regionale per il Turismo), Sicilia (assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana e assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo). Rappresentate anche altre regioni italiane: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna. Da sottolineare l’autorevole presenza del MiBAC, con uno stand di oltre 300 mq nel quale è previsto un ricco programma di incontri, e la partecipazione per la prima volta di Roma Capitale. Tra i 100 espositori, previsti come ogni anno numerosi Paesi esteri: Albania, Azerbaigian, Cambogia, Croazia, Ecuador, Estonia, Etiopia, Georgia, Giordania, Grecia, Israele, Mongolia, Montenegro, Perù, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Tunisia, Turchia, Uzbekistan. Inoltre, come in passato, la Borsa ha ritenuto di dare attenzione rilevante a Palmira dedicandole uno spazio nel Salone Espositivo. Per quanto riguarda l’aspetto economico, nel rispetto del nome Borsa, il Workshop di sabato 17 novembre dedicato al turismo culturale si arricchisce dei buyer nazionali dell’Aidit Associazione Italiana Distribuzione Turistica di Federturismo Confindustria, che si aggiungono a quelli europei selezionati dall’Enit provenienti da 7 Paesi (Austria, Belgio, Germania, Olanda, Regno Unito, Spagna, Svizzera).

La mostra di ArcheoVirtual al museo Archeologico di Paestum presenterà lo stato dell’arte del digitale nei musei archeologici

Eventi alla Basilica, Parco e Museo Archeologico di Paestum. Attraverso i Laboratori di archeologia sperimentale nei pressi del Museo Archeologico, ArcheoExperience permette di rivivere le antiche tecniche utilizzate per creare gli oggetti adoperati dai nostri lontani antenati e ora conservati nelle vetrine dei musei archeologici, testimoni della cultura materiale che ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo: la lavorazione dell’ambra nella Preistoria, la vita delle Legioni romane, l’arte del vasaio dalla Magna Grecia ad oggi, la produzione di calzature in pelle, lucerne in terracotta e gioielli nell’antichità. La mostra di ArcheoVirtual al museo Archeologico presenterà lo stato dell’arte del digitale nei musei archeologici in collaborazione con l’Itabc Istituto per le Tecnologie applicate ai Beni culturali Cnr e la direzione generale Musei del ministero per i Beni e le attività culturali. La mostra vuole essere un laboratorio interattivo e stimolante in cui le applicazioni siano strumento di comunicazione culturale e di promozione turistica ad ampio spettro, abbracciando il pubblico più eterogeneo e gli ambiti più diversi. I visitatori potranno, solo per fare alcuni esempi, camminare nei templi di Paestum all’epoca della loro costruzione, sorvolare la Valle del Tevere in un viaggio attraverso il tempo, o difendere il Castello Sforzesco nei panni di un arciere virtuale. ArcheoVirtual, attraverso la mostra e il workshop di sabato 17 novembre, intende valorizzare le soluzioni tecnologiche che hanno reso i luoghi della cultura più appetibili per il grande pubblico e più leggibili in termini di comprensione e sensibilità culturale.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum

Archeolavoro presso la Basilica da giovedì 15 a sabato 17 novembre 2018: orientamento post diploma e post laurea con presentazione dell’offerta formativa a cura delle università presenti nel Salone: Alma Mater Studiorum università di Bologna, università Cattolica del Sacro Cuore, università di Salerno, università Europea di Roma, università Giustino Fortunato, Universitas Mercatorum; presentazione delle figure professionali e incontri con i protagonisti dedicati a scuole e università con la partecipazione di Ciro Buonajuto, sindaco di Ercolano; Mario Caligiuri, direttore del Master in Intelligence università della Calabria: Lorenzo Nigro, archeologo e associato dipartimento di Scienze dell’Antichità – Sezione di Orientalistica “Sapienza” università di Roma; Francesco Scoppola, direttore generale Educazione e Ricerca MiBAC; Giusy Sica, Founder Re-Generation (Y)outh e Dina Galdi consulente in politiche del turismo; Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano; Luigi Vicinanza, presidente della Fondazione Cives; Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum; ArcheoTeatro, workshop di orientamento e formazione a cura dell’Accademia Magna Graecia di Paestum con la direzione artistica di Sarah Falanga. E ancora: giovedì 15 e venerdì 16 novembre, Masterclass a cura di Universitas Mercatorum riservate ai diplomati; venerdì 16 novembre, premio “Antonella Fiammenghi” per la migliore tesi di laurea sul turismo archeologico.

Vienne, “la piccola Pompei francese”, è la scoperta archeologica dell’anno premiata con l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad 2018, promosso dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e da Archeo. La consegna a Paestum alla XXI Bmta

Pavimento a mosaico della domus di Thalie a Vienne: la scoperta nel 2017 della città romana è stata premiata con l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad 2018

Nel tell di Abu Tbeirah in Iraq è stato scoperto il più antico porto di una città sumerica: la scoperta archeologica premiata con lo Special Award del pubblico Fb della Bmta

È la città romana di Vienne, già ridenominata “la piccola Pompei francese”, la scoperta archeologica dell’anno cui è stato assegnato l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad 2018, giunto alla quarta edizione, premio promosso dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e da Archeo. Il premio sarà consegnato a Benjamin Clément, il ricercatore associato del Laboratorio ArAr Archéologie et Archéométrie dell’università di Lione che guida i lavori, venerdì 16 novembre 2018, a Paestum, nel corso della XXI BMTA in programma dal 15 al 18 novembre 2018, alla presenza di Omar, archeologo e figlio di Khaled al-Asaad. Per l’archeologo Clément si tratta “senza dubbio del ritrovamento di un sito romano più importante degli ultimi 40 o 50 anni”. Le cinque scoperte del 2017 candidate alla vittoria erano il ginnasio ellenistico ad Al Fayoum (Egitto), la “piccola Pompei francese” di Vienne (Francia), il più antico porto di una città sumerica ad Abu Tbeirah (Iraq), la Domus del Centurione dagli scavi della metro C a Roma (Italia), la città romana sommersa nel golfo di Hammamet (Tunisia) (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/07/27/ginnasio-ellenistico-al-fayoum-egitto-piccola-pompei-vienne-francia-il-piu-antico-porto-di-una-citta-sumerica-abu-tbeirah-iraq-domus-del-centurione-roma-italia-citta-romana-sommersa-h/). Invece lo “Special Award”, il Premio alla scoperta con il maggior consenso sulla pagina Facebook della BMTA, è stato assegnato al più antico porto di una città sumerica, rinvenuto ad Abu Tbeirah in Iraq da parte della missione archeologica italo-irachena, diretta da Franco D’Agostino e Licia Romano dell’università “Sapienza” di Roma.

A Paestum l’international archaeological discovery Award intitolato a Khaled al-Asaad

L’International Archaeological Discovery Award, il premio intitolato a Khaled al-Asaad, direttore dell’area archeologica e del museo di Palmira dal 1963 al 2003, che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo, la prima testata archeologica italiana, hanno inteso dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche attraverso un premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). Nella prima edizione (2015) il premio è stato assegnato a Katerina Peristeri per la Tomba di Amphipolis (Grecia); la seconda edizione (2016) all’INRAP Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (Francia), nella persona del presidente Dominique Garcia, per la scoperta della Tomba celtica di Lavau; nel 2017 a Peter Pfälzner Direttore della missione archeologica che ha scoperto la città dell’Età del Bronzo presso il villaggio di Bassetki nel nord dell’Iraq.

Veduta aerea del mosaico della domus di Thalie nel sito archeologico di Vienne

Veduta aerea dello scavo archeologico con St. Colombe e Vienne sullo sfondo

Vincitrice dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad 2018 è dunque risultata la “piccola Pompei francese” di Vienne (sulle sponde del Rodano, a circa 30 km a sud di Lione), una città romana di circa 7mila mq abitata dal I sec. d.C., con ville di lusso arredate con mosaici, statue monumentali e uffici pubblici, esistita per tre secoli e distrutta da una serie di incendi improvvisi. La città di Vienne, già famosa per il suo teatro romano e per un tempio, fu un importante nodo nella strada che collegava la Gallia settentrionale con la provincia della Gallia Narbonensis, la Francia meridionale di oggi. Il sito è stato scoperto nell’aprile 2017, in seguito all’inizio di lavori di costruzione per un complesso abitativo. Molti degli oggetti ritrovati si sono presentati, non solo in ottimo stato di conservazione, ma in quello stato di situazione pietrificata da un istante all’altro, proprio di un sito abbandonato all’improvviso per un’emergenza. In questo, oltre che nella tipologia degli ambienti rinvenuti, sta la similitudine con la città devastata dall’eruzione vesuviana. Tra le strutture sopravvissute, un’imponente casa con pavimentazione a mosaico e un grande edificio pubblico con una fontana monumentale, una struttura atipica per i tempi, molto probabilmente la Schola di retorica e/o di filosofia che gli studiosi sanno venisse ospitata a Vienne.

Ginnasio ellenistico (Al Fayoum, Egitto), piccola Pompei (Vienne, Francia), il più antico porto di una città sumerica (Abu Tbeirah, Iraq), Domus del Centurione (Roma, Italia), città romana sommersa (Hammamet, Tunisia): sono le cinque scoperte archeologiche candidate alla vittoria della 4ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”. Aperto il voto popolare. La premiazione alla XXI Bmta

Alla Bmta di Paestum l’international archaeological discovery Award intitolato a Khaled al-Asaad

Il ginnasio ellenistico rinvenuto ad Al Fayoum (Egitto), la piccola Pompei di Vienne (Francia), il più antico porto di una città sumerica ad Abu Tbeirah (Iraq), la Domus del Centurione dagli scavi della metro C a Roma (Italia), e la città romana sommersa nel golfo di Hammamet (Tunisia), sono le cinque scoperte archeologiche candidate alla vittoria della 4ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, promosso dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e da Archeo, che sarà consegnato a Paestum il 16 novembre in occasione della XXI BMTA, dal 15 al 18 novembre 2018, alla presenza di Fayrouz, figlia di Khaled al-Asaad. Lo hanno annunciato i promotori, Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo, che hanno inteso dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche attraverso un Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” – giunto alla quarta edizione e intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale – è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. Il direttore della Borsa Ugo Picarelli e il direttore di Archeo Andreas Steiner hanno condiviso questo cammino in comune, consapevoli che “le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”. Il Premio, dunque, si caratterizza per divulgare uno scambio di esperienze, rappresentato dalle scoperte internazionali, anche come buona prassi di dialogo interculturale. Il Premio sarà assegnato alla prima scoperta archeologica classificata, secondo le segnalazioni ricevute da ciascuna testata, che indicherà cinque scoperte in ordine di preferenza, tutte avvenute nell’anno precedente. La somma delle indicazioni di ogni testata determinerà l’assegnazione del riconoscimento. Sarà attribuito, inoltre, uno “Special Award” alla scoperta archeologica che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico attraverso la pagina Facebook della Borsa (www.facebook.com/borsamediterraneaturismoarcheologico) nel periodo 18 luglio – 18 ottobre. E allora cerchiamo di conoscere meglio queste scoperte archeologiche.

Il ginnasio ellenistico scoperto nei pressi dell’oasi di al-Fayyum in Egitto

Egitto: il ginnasio ellenistico rinvenuto ad Al Fayoum. Presso Al Fayoum, l’oasi più grande dell’Egitto, nota come “il giardino dell’Egitto”, a 130 km a sud-ovest del Cairo, nell’antico villaggio di Philoteris, l’odierna oasi di Madinat Watfa vicino al Qarun Lake, archeologi tedesco-egiziani del Fayum Survey Project hanno rinvenuto il primo ginnasio ellenistico conosciuto in Egitto. La presenza di gymnasia in Egitto era già attestata da fonti scritte, soprattutto nei papiri tolemaici, ma non se n’era mai trovata traccia. Gli scavi hanno portato in luce elementi architettonici riconducibili a una pista da corsa, una palestra, ma anche giardini e altri luoghi di ritrovo. “Il ginnasio”, spiega Aymen Ashmawi, capo del dipartimento delle Antichità dell’Antico Egitto al ministero delle Antichità, “comprendeva una grande sala riunioni, allora con tante statue, una sala da pranzo e un cortile. La pista da corsa era quasi di 200 mt, per le tipiche gare di 180 metri negli stadi. Intorno all’edificio sontuosi giardini”. E Cornelia Römer, responsabile degli scavi per conto dell’Istituto Archeologico Germanico (DAI) aggiunge: “Questi ginnasi erano finanziati privatamente da persone ricche, desiderosi che i loro villaggi diventassero ancora più greci. In questi luoghi i giovani greci dell’alta società si allenavano negli sport, imparavano a leggere e scrivere, e godevano di discussioni filosofiche”. Questa sensazionale scoperta, prima nel suo genere, mostra chiaramente l’impatto che la vita greca ebbe in Egitto; Alessandro Magno fu il primo a introdurla in Egitto e in seguito migliaia di coloni greci vi giunsero attratti dal nuovo regno tolemaico, che prometteva pace e prosperità.

A Vienne, in Francia, è stata scoperta una città romana del I sec. d.C. distrutta da incendi come Pompei

Francia: una piccola Pompei a Vienne. Il ritrovamento di una città romana, di circa 7mila mq abitata dal I sec. d.C., con ville di lusso arredate con mosaici e statue monumentali e uffici pubblici, frequentata per tre secoli e distrutta da una serie di incendi improvvisi, è avvenuto nelle vicinanze di Vienne, sulle sponde del Rodano, a circa 30 km a sud di Lione, capitale dei Galli. Per Benjamin Clement, l’archeologo ricercatore associato al Laboratorio ArAr, Archéologie et Archéométrie, che guida i lavori, “è senza dubbio lo scavo di un sito romano più importante degli ultimi 40 o 50 anni”. La città di Vienne, già famosa per il suo teatro romano e per un tempio, fu un importante nodo nella strada che collegava la Gallia settentrionale con la provincia della Gallia Narbonensis, la Francia meridionale di oggi. Il sito è stato scoperto nell’aprile 2017, in seguito all’inizio di lavori di costruzione per un complesso abitativo. Molti degli oggetti si sono presentati, non solo in ottimo stato di conservazione, ma in quello stato di razionalità nel disordine, di ambiente pietrificato da un istante all’altro, proprio di un sito abbandonato all’improvviso per un’emergenza. Ecco perché, insieme alla tipologia degli ambienti ritrovati, è stata fatta la similitudine con la città devastata dall’eruzione vesuviana. Tra i ritrovamenti un’imponente casa dei Baccanali, all’interno della quale c’è una pavimentazione a mosaico che mostra una processione di menadi e satiri; e in un’altra area un bellissimo mosaico dipinge Talia, musa protettrice della commedia, rapita dal dio-satiro Pan; c’è poi un grande edificio pubblico con una fontana monumentale, una struttura atipica per i tempi, molto probabilmente la Schola di retorica e/o di filosofia, che gli studiosi sanno venisse ospitata a Vienne.

Nel tell di Abu Tbeirah in Iraq è stato scoperto il più antico porto di una città sumerica

Iraq: il più antico porto di una città sumerica ad Abu Tbeirah. La scoperta di un porto risalente al III millennio a.C. nella parte Nord-Ovest del tell di Abu Tbeirah (di 130×40 mt circa, vicino all’antica linea di costa del golfo arabico, una posizione importante all’interno di un ambiente paludoso e a ridosso del mare) da parte della missione archeologica italo-irachena, diretta da Franco D’Agostino e Licia Romano dell’università La Sapienza di Roma, scrive un nuovo capitolo della storia della Mesopotamia, superando l’immaginario comune che identifica le antiche città attorniate da distese di campi di cereali, irrigati da canali artificiali. Le città sumeriche erano tutte organizzate attorno al polo templare/palatino e collegate tra di loro tramite canali, dotate per questo di un porto che consentisse la gestione dei contatti e dei commerci. Il porto è un bacino artificiale, una zona più depressa, circondata da un massiccio terrapieno con un nucleo di mattoni d’argilla, con due accessi che lo mettevano in comunicazione con la città e che sono chiaramente visibili anche dalle immagini satellitari di Google. Si tratta del porto più antico sinora scavato in Iraq, visto che le uniche testimonianze di strutture portuali provengono da Ur, di duemila anni più tarde. La connessione del sito con le paludi sumeriche non esclude che il porto non fosse deputato esclusivamente alla funzione di ormeggio delle barche e di gestione dei commerci con le altre città, ma anche riserva d’acqua e immensa vasca di compensazione delle piene del fiume, nonché fulcro di varie attività dell’insediamento connesse all’utilizzo della risorsa idrica. La scoperta apre nuovi scenari di ricerca sulla vita delle città del sud della Mesopotamia, ma anche sulle ragioni del loro abbandono. La forte connessione con le paludi del delta, quindi con un ambiente estremamente sensibile ai cambiamenti climatici e al regime delle precipitazioni, potrebbe chiarire i motivi della riduzione e poi scomparsa dell’insediamento di Abu Tbeirah alla fine del III millennio a.C., un momento in cui in diverse parti del mondo si registra un cambiamento climatico importante, il cosiddetto 4.2 ka BP event, cioè un evento di 4200 anni fa.

I lavori per la Metro C a Roma hanno portato alla luce la Domus del Centurione

Italia: la Domus del Centurione dagli scavi della metro C a Roma. Mosaici in bianco e nero suggestivi, pavimenti di ardesia e marmo bianco, pitture sulle pareti, i resti di una fontana. Tutto questo è stato rinvenuto a dodici metri di profondità, nel corso degli scavi del cantiere della Metro C. Si tratta di una scoperta straordinaria in un’area, nei pressi della stazione della metropolitana di Amba Aradam, che dalla primavera del 2016 restituisce strutture legate al mondo militare. Il rinvenimento più recente, è stato definito la Casa del Comandante. Dagli scavi sono riemersi mosaici bianchi e a figure nere, geometrie, alberi, un satiro e un amorino, che lottano o danzano sotto un tralcio d’uva, un uccello su un ramo e perfino un’antica fontana, e due edifici della caserma con i dormitori dei soldati imperiali. La struttura potrebbe aver ospitato le milizie speciali, ovvero, i servizi segreti dell’imperatore. Per gli archeologi, Simona Morretta e Rossella Rea, della soprintendenza speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, guidata da Francesco Prosperetti, il rinvenimento sarebbe parte integrante del complesso militare, risalente agli inizi del II secolo d.C., nel pieno dell’età adrianea. Protagonista della scoperta è la Domus del Comandante della caserma, un edificio rettangolare di circa 300 mq, in cui sono riconoscibili i gradini di accesso al corridoio, il pavimento di opus spicatum (i mattoncini a spina di pesce tipici dell’epoca), le 14 stanze intorno a una sorta di cortile centrale, i resti di una fontana con vasche, arricchita, probabilmente, da sculture decorative. Incredibili i pavimenti a quadrati di marmo bianco e ardesia, in opus sectile, e intorno le pareti decorate con intonaci colorati o bianchi. Una delle stanze doveva essere riscaldata alla luce del rinvenimento delle suspensurae, pile di mattoni che formavano un’intercapedine per il passaggio dell’aria calda. Lo scavo ha riportato alla luce anche i resti di una scala realizzata successivamente per salire al piano superiore che ospitava, probabilmente, uffici o altri dormitori di soldati. Inoltre, è stata individuata un’area di servizio con pavimenti in mattoncini, vasche, canalizzazioni dell’acqua e una soglia in travertino, destinata ad accogliere le merci da conservare, e ancora, oggetti di uso comune come anelli d’oro, un manico d’avorio intarsiato di un pugnale, amuleti e i bolli laterizi che hanno consentito di datare i resti. I due nuovi edifici, come il dormitorio dei soldati, furono abbandonati e poi rasati a un metro e mezzo di altezza dopo la metà del III secolo, quando nel 271 si cominciarono a costruire le fortificazioni delle Mura Aureliane. L’importanza della scoperta si deve alla complessità e allo stato di conservazione dei CASTRA, nonché alla loro posizione, che integra tutta la cintura di edifici militari rinvenuta tra il Laterano e il Celio, un vero e proprio quartiere militare. I resti sono stati smontati e saranno rimontati all’interno della stazione museo, definita “la stazione archeologica della metropolitana più bella del mondo”.

Nel golfo di Hammamet in Tunisia sotto il mare è stata scoperta una città romana

Tunisia: una città romana sommersa nel golfo di Hammamet. Una città romana sommersa, Neapolis, con il suo reticolo di cardi e decumani che si estende per circa 20 ettari sotto il mare del Golfo di Hammamet in Tunisia è stata scoperta da archeologi sardi, tunisini e algerini, nell’ambito della nona di una serie di missioni archeologiche iniziate nel 2010 da parte del Consorzio Uno per gli studi universitari di Oristano, gli archeologi Raimondo Zucca e Pier Giorgio Spanu del dipartimento di Storia, Scienze dell’uomo e della Formazione dell’università di Sassari e il professor Mounir Fantar dell’INP Institut National du Patrimoine di Tunisi. L’area è una sorta di zona industriale della già ben nota Colonia Iulia Neapolis ed è caratterizzata dalla presenza di un gran numero di vasche, dove si procedeva alla salagione di grandi quantità di pesce (in particolare sardine ma anche piccoli tonni), che venivano sistemate all’interno di anfore di terracotta, caricate sulle navi per vari paesi del Mediterraneo. L’avventura era cominciata nel 2009 sulla base di una proposta del professor Zucca, che dopo aver studiato la Neapolis sarda, di fronte al Golfo di Oristano, mirava a studiare anche la gemella e omonima città africana. I rilievi anche subacquei e aerei eseguiti nel corso della missione appena conclusa hanno permesso di completare la planimetria della città sommersa, che rappresenta circa un terzo dell’intera Colonia Iulia Neapolis. Grazie alla scoperta di un grosso frammento di lastra calcarea utilizzata per una iscrizione plateale, la missione ha anche permesso di individuare, tra le rovine della città di terraferma, quella che potrebbe essere la 27a piazza forense romana (la 4a in territorio africano) con il suo tempio dedicato a Giove Capitolino, la sua Curia e la sua Basilica giudiziaria. Un rovinoso terremoto avvenuto più o meno a metà del IV secolo d.C. avrebbe sommerso proprio quella parte della città, aspetti attualmente da svelare anche con la partecipazione di archeosismologi e geomorfologi subacquei.

Archeologia subacquea alla Bmta di Paestum: l’ultima frontiera arriva con la realtà aumentata. Tablet con sensori subacquei per ammirare la città sommersa di Baia

Il parco archeologico della città sommersa di Baia

Tablet con sensori subacquei per ammirare, nel corso della visita-immersione, come era la Villa con ingresso a Protiro al Parco Archeologico della Città Sommersa di Baia in età romana: è l’ultima frontiera della sfida per la fruibilità del patrimonio in fondo al mare presentata alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico dal direttore del nucleo per gli interventi di Archeologia subacquea (NIAS), Barbara Davidde, nel corso della conferenza “Ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale sommerso mediterraneo” organizzata in collaborazione con la soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Uno strumento interattivo che valorizzerà e renderà ancora più suggestiva ed emozionale la visita nel sito, sviluppato dall’istituto superiore per la conservazione e il restauro MiBACT grazie al progetto internazionale Mareculture finanziato con fondi europei.

I tablet con sensori subacquei sono l’ultima frontiera dell’archeologia subacquea

La realtà aumentata sott’acqua è solo l’ultima di una lunga serie di tecniche innovative che negli ultimi anni hanno permesso non solo di tutelare, ma anche di rendere accessibili ai turisti i tesori sul fondo del Mediterraneo. “Il turismo subacqueo è diventata una realtà effettiva soprattutto nelle piccole aree”, ha evidenziato Sebastiano Tusa, archeologo e soprintendente del Mare Regione Siciliana, “l’interesse sempre più vasto, unito allo sviluppo di tecniche e metodiche, hanno fatto sì che oggi tutti possono fare immersioni e ammirare i reperti sotto il mare. In Sicilia, per assicurarci che tutto ciò avvenga in sicurezza, abbiamo stretto accordi con i diving club che ci aiutano anche nella custodia e nell’ottimizzazione della visita installando, ad esempio, i pannelli informativi accanto ai reperti”. Ben 27 i Parchi realizzati in 12 anni dalla speciale soprintendenza che dirige, vere e proprie aree archeologiche subacquee visitabili e godibili anche grazie a palmari che si possono mettere al polso e che, con un sensore puntato sui pannelli informativi, offrono al turista sub tutte le descrizioni e informazioni utili.

La villa romana sommersa ad Epidauro in Grecia

Sistemi elettroacustici, osservazione diretta con i sommergibili e immersione tradizionale il circuito integrato utilizzato dai più autorevoli specialisti a livello internazionale dell’archeologia subacquea intervenuti alla conferenza, mostrando le meraviglie ammirabili nei fondali del Mediterraneo, dalla Villa sottomarina a Epidauro e la Britannic, la sorella del Titanic, affondata nelle vicinanze di Kea presentati dalla studiosa greca  Angeliki Simosi (Director of The Ephorate of Underwater Antiquities Hellenic Ministry of Culture and Sports), agli oltre 150 siti tra sarcofagi, pietre da macina, relitti navali, colonne e capitelli sotto le coste della Turchia mostrati da Harun Ozdas (Institute of Marine Sciences and Technology Università di Izmir “Dokuz Eylül”). “Buone pratiche che l’Unesco riunirà in un unico registro per renderle accessibili a tutti gli studiosi” ha assicurato Arturo Rey de Silva, Associate Specialist for the Underwater Cultural Heritage Programme dell’Unesco. “La sistematizzazione delle conoscenze, la ricognizione e standardizzazione delle buone pratiche sarà la nostra futura missione”, ha concluso Elena Calandra direttore dell’istituto centrale per l’Archeologia, direzione generale ABAP Archeologia, Belle Arti e Paesaggio MiBACT, mentre il neo segretario generale del MiBACT Carla di Francesco ha ipotizzato un potenziamento del nucleo per gli Interventi di Archeologia subacquea  dell’ICA per sviluppare strutture, mezzi, intelligenze e formazione utili alla valorizzazione del patrimonio sommerso italiano.

Scoperta archeologica dell’anno: l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” 2017 sarà assegnato a Paestum dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e da Archeo a Peter Pfälzner per aver scoperto in Iraq la grande città dell’Età del Bronzo presso il piccolo villaggio curdo di Bassetki. Presenti i tre figli archeologi di Khaled Asaad

i resti di una grande città del Bronzo scoperta in Iraq, vicino al villaggio curdo di Bassetki dalla missione dell’università di Tubinga

Cinque le nomination all’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, per la scoperta archeologica dell’anno, e tutte particolarmente importanti e significative: la grande città dell’Età del Bronzo presso il piccolo villaggio curdo di Bassetki, Iraq; l’edificio della barca di Sesostri III e i graffiti di 120 navi ad Abido, Egitto; la prima opera architettonica dei Neanderthal in una caverna di Bruniquel, Francia; la città indo-greca di Bazira, Pakistan; le 400 tavolette di epoca romana ritrovate nella City di Londra, Regno Unito (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/06/21/annunciate-le-cinque-grandi-scoperte-archeologiche-del-2016-in-lizza-per-il-terzo-international-archaeological-discovery-award-khaled-al-asaad-promosso-da-borsa-mediterranea-del-turi/). Venerdì 27 ottobre 2017, alle 20.30, alla Borsa mediterranea del turismo archeologico, nell’area archeologica di Paestum, l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” verrà assegnato alla scoperta della città dell’Età del Bronzo nel Kurdistan iracheno da parte di Peter Pfälzner. A pochi giorni dall’inizio della Bmta (26-29 ottobre 2017), prime anticipazioni sull’attesa kermesse che quest’anno festeggia il ventennale con un programma particolarmente ricco di eventi. E tra questi sicuramente da non perdere è l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” che insieme ad altri due momenti (l’incontro “#pernondimenticare il Museo del Bardo, 18 marzo 2015” con la partecipazione del direttore Moncef Ben Moussa; “#unite4heritage for Palmyra”, la serie di incontri sulla distruzione del patrimonio culturale e sulla disintegrazione delle identità) dà un senso al fatto che la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico sin dall’inizio sia riconosciuta da Unesco e Unwto quale best practice di dialogo interculturale.

Il manifesto dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo, la prima testata archeologica italiana – lo ricordiamo -, hanno inteso dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche attraverso un Premio annuale, giunto alla terza edizione, assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della Borsa: Current Archaeology (Regno Unito), Antike Welt (Germania), Dossiers d’Archéologie (Francia), Archäologie der Schweiz (Svizzera). Il premio, International Archaeological Discovery Award, è stato intitolato a Khaled al-Asaad, direttore dell’area archeologica e del museo di Palmira dal 1963 al 2003, che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, e oggi è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. Nella 1ª edizione (2015) il Premio è stato assegnato a Katerina Peristeri per la Tomba di Amphipolis (Grecia); la 2ª edizione (2016) all’INRAP Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (Francia), nella persona del presidente Dominique Garcia, per la scoperta della Tomba celtica di Lavau.

Il momento della consegna dell’International archaeological discovery Award 2016 a Paestum

Quest’anno ad assegnare l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” a Peter Pfälzner, coordinatore della missione archeologica e direttore del dipartimento di Archeologia del Vicino Oriente dell’IANES (Institute Ancient Near Eastern Studies) dell’Università di Tubinga in Germania, per la scoperta della grande città dell’Età del Bronzo nel nord dell’Iraq situata presso il piccolo villaggio curdo di Bassetki nella regione autonoma del Kurdistan, fondata intorno al 3000 a.C. e la cui storia si è protratta per 1200 anni, interverranno tre ospiti speciali: Waleed, Fayrouz e Omar, cioè i tre figli di Khaled al-Asaad, tutti e tre archeologi. Waleed, ultimo direttore dell’area archeologica e del museo di Palmira, era stato catturato insieme al padre e poi rilasciato dall’Isis nel 2015. Una prigionia di sei lunghi mesi fatta di violenze psicologiche e anche fisiche. Fayrouz, archeologa, vive a Berlino dove sta completando un master all’università in attesa di tornare in patria. Con il padre e con il fratello maggiore Waleed, che ne aveva ereditato il ruolo di direttore del sito, Fayrouz lavorava quotidianamente. Omar, archeologo, era presente con la madre al momento del rapimento del padre.